ALMANACCO DEI  "MISTERI D' ITALIA"

Le notizie del 2000
(dove non e' citata un'altra fonte, la notizia proviene dall' agenzia Ansa)
 


 
 
 
 

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L' attentato contro papa Giovanni Paolo II
 
 5 gennaio - In seguito all'arresto di Yalcin Ozbey, avvenuto in Belgio nei giorni scorsi, il caso dell' uccisione del giornalista turco Abdi Ipekci potrebbe riaprirsi. Il processo Ipekci si era concluso il 28 maggio 1999 con l'assoluzione per mancanza di prove di Oral Celik, sospettato anche di essere il secondo uomo dell'attentato contro il Papa. Ozbey, uno degli ex capi dei "Lupi grigi", che ha testimoniato nel settembre 1985 al processo romano per l'attentato al Papa, sarebbe stato il terzo uomo dell' attentato contro Ipekci e il ministero della giustizia turco starebbe inviando in Belgio i documenti necessari per poterlo interrogare. Secondo l'avvocato della famiglia Ipekci, costituitasi parte civile contro Celik, la testimonianza di Ozbey era gia' stata presa dalla polizia turca quando questi era stato arrestato in Germania nel 1995. Il tribunale l'aveva richiesta ma non era pero' mai arrivata.

9 gennaio - Il settimanale inglese "Sunday times" pubblica un' intervista con Mehmet Ali Agca, rilasciata al giornalista John Follain nella prigione di Ancona. Agca racconta che al processo per la pista bulgara fece il matto e agevolo' cosi' l' assoluzione degli imputati perche' un agente segreto sovietico si intrufolo' nella sua cella e minaccio' di morte lui e la sua famiglia, in occasione della visita che il magistrato bulgaro Jordan Ormankov gli fece nel carcere romano di Rebibbia nel dicembre 1983. Ormankov si presento' con un interprete di nome Markov Petkov che sarebbe stato un agente di Mosca e gli avrebbe fatto un discorso di questo tenore: "Il Kgb vuole aiutarti. Ma devi distruggere tutto quello che hai detto fino ad ora. Altrimenti distruggeremo te e tutta la tua famiglia". Secondo il "Sunday Times" Agca vivrebbe come "un tormento" quell'episodio di cui ha informato con una lettera Ferdinando Imposimato, il magistrato romano che condusse la prima inchiesta sulla vicenda. "Ali Agca - ha detto a sua volta Imposimato al giornale britannico - rimase scioccato dal fatto che il Kgb era riuscito ad avere accesso a lui in cella. Fu preso dal terrore". A suo avviso "e' ovvio" che il turco godeva dell'appoggio del blocco sovietico, altrimenti non si spiega come mai "aveva otto passaporti falsi, spendeva 4.000 dollari al mese pur non avendo lavoro e viaggiava senza problemi dietro la Cortina di ferro". Secondo il giornale il mandante ultimo dell'attentato sarebbe stato l'allora capo del Kgb e futuro segretario generale del Pcus Yuri Andropov e a supporto cita la testimonianza di un maggiore del servizio segreto poi transfuga in Occidente, Viktor Ivanovic Sheymov, che vide con i suoi occhi un telegramma in cui Andropov ordinava:"Ottenete tutte le informazioni possibili su come avvicinarsi al Papa". Per Sheymov "tutti sapevano che cosa significasse, Andropov voleva assassinare il Papa". L' avvocato di Agca, Marina Magistrelli, precisa all'Ansa che il suo cliente "non ha mai parlato del Kgb, di mandanti bulgari o di minacce dopo l' attentato al Papa nell' intervista rilasciata al Sunday Times nel carcere di Ancona, che e' stata registrata alla presenza di un difensore e non ha riguardato in alcun modo le circostanze dell' attentato". La Magistrelli specifica che "proprio per evitare strumentalizzazioni e falsita', di cui in passato e' piu' volte rimasto vittima, Agca si e' rifiutato per un lungo periodo di dare interviste, tornando di recente su questa decisione ma con l' espresso vincolo che i colloqui con i giornalisti si svolgano davanti al difensore e non contemplino domande su presunti retroscena dell' attentato". Quanto alla lettera al giudice Ferdinando Imposimato da cui sono tratte le frasi sui mandanti bulgari e le minacce dei servizi segreti russi attribuite ad Agca, Magistrelli ha detto:"Non siamo a conoscenza di questa lettera, ne' del periodo al quale risalga (potrebbe non essere recente), ne' su richiesta di chi Agca l' abbia eventualmente scritta. Mi riservo comunque di approfondire la questione e se necessario di ricorrere alla magistratura". Il 10 gennaio Agca, in un messaggio affidato al suo difensore, dichiara:"Non ho scritto nessuna lettera da tanto tempo ne' tantomeno parlato in nessuna intervista su presunti mandanti bulgari o su minacce che avrei ricevuto dai servizi segreti del Kgb dopo l' attentato al papa. Sono stanco di essere usato, di tutto questo rimestare in una vicenda che risale a 20 anni fa". L' avv.Marina Magistrelli aggiunge:"E' ora di dire basta con chi continua a tirar fuori cose vecchie e fumose, facendole passare per nuove, quando delle tante inchieste aperte sull' attentato al Pontefice dopo il processo ad Agca nessuna ha prodotto alcun risultato sul piano giudiziario" e invita la stampa a "non cercare in continuazione ormai improbabili scoop sull' attentato al Papa". 

6 marzo - Il fratello di Mehmet Ali Agca, Adnan, ha stampato migliaia di cartoline raffiguranti il Papa con il suo  attentatore nel 1983 e la scritta “e' ancora in prigione”, per  cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica a favore della  liberazione dell'ex 'lupo grigio'. Adnan, che vive in Turchia ma ha recentemente visitato il fratello in prigione, ha detto all'agenzia 'Anadolu' a Roma di aver gia' fatto stampare tremila cartoline e che le mettera' in vendita “in tutte le localita' turistiche” in Italia, sperando che questo aiuti il fratello. In Turchia Mehmet Ali e' ricercato per l'omicidio del giornalista turco Abdi Ipekci, nel 1979.

7 marzo – Adnan Agca, fratello di Mehmet Ali, dichiara che la detenzione, da oltre 20 anni, di Mehmet Ali Agca “e' uno scandalo” e l'Italia deve “fare giustizia e rispettarne i diritti umani” mentre il Vaticano “deve mantenere le sue promesse” e favorire la liberazione dell'ex 'lupo grigio' in occasione dei duemila anni della nascita di Cristo. Adnan, tornato da un recente viaggio in Italia dove ha visitato il fratello, ha detto che “uomini politici, in particolare cattolici, magistrati e funzionari del ministero della giustizia in Italia” sono favorevoli alla liberazione di Mehmet Ali alla quale si oppongono solo “alcuni procuratori conservatori”. Fra i favorevoli alla scarcerazione, Adnan cita specificatamente il giudice Ferdinando Imposimato. “Le condizioni di detenzione di mio fratello sono cattive - afferma Adnan - che fine hanno fatto i diritti umani?” e aggiunge:“Mio fratello sta persino dimenticando il turco”.

11 marzo – in un'intervista al Tg2, Ali' Agca torna a chiedere la grazia al governo italiano. “Vorrei ricordare - ha detto Agca - che stragisti, brigatisti, fascisti hanno ucciso uomini miti e servitori dello Stato. In Italia al 95% sono in liberta'. L'Italia ha chiesto giustizia e l'ha ottenuta per il trasferimento di Silvia Baraldini. Nel mio caso questa giustizia non e' stata applicata. Voi italiani avete chiesto per Ocalan la grazia al governo turco”. Agca ha aggiunto: “Comunico spesso con il Santo Padre e mi dice che prega ogni giorno per me e come me aspetta anche lui la grazia”. Ali' Agca ha anche detto ai microfoni del Tg2 che ha intenzione di sposarsi: “Ho ricevuto diverse proposte di matrimonio. Ricevo molte lettere da donne e vorrei unirmi in matrimonio con una laureanda in medicina di Smirne che ha 23 anni, e' quella che mi piace di piu’”. “Per quanto riguarda il mio tentato omicidio non ho alcun segreto. Tutto e' stato detto. Ho un forte senso di Dio e non sono piu' schiavo di una ideologia. Sono libero. Ma spero che questo mio calvario presto finisca”.

17 marzo – il deputato dello Sdi ed ex magistrato Ferdinando Imposimato, a Jesi, nelle Marche, per la campagna elettorale, rivolge un invito ad applicare, nel caso di Ali Agca, il Trattato di Strasburgo del marzo 1983 (cui sia l' Italia e la Turchia hanno aderito), che riguarda il trasferimento dei detenuti nei paesi d' origine. Imposimato ricorda che per Silvia Baraldini lo Stato si e' fortemente attivato, giungendo a pagare una somma e a inviare una commissione di giuristi negli Usa, e ha osservato che lo stesso impegno dovrebbe essere messo per Ali Agca, per “dare una risposta positiva alla domanda di trasferimento fatta dal suo avvocato, Marina Magistrelli, nel 1996”. “Agca - ha aggiunto - ha dato prova di grande correttezza in carcere e ha ottenuto piu' volte il perdono del papa; pero' non vuole la semiliberta', poiche' non pensa di riuscire a integrarsi socialmente in Italia, anche per la sua appartenenza religiosa all' Islam. E poi la madre e' anziana e i fratelli non hanno le possibilita' economiche per venire in Italia. Per queste ragioni lo Stato dovrebbe comportarsi con lui come ha fatto con Silvia Baraldini. Non e' giusto restare inerti”.

30 marzo - In una lettera inviata ai parlamentari, l' avvocato di Ali Agca, Marina Magistrelli, sollecita un "interessamento" e un "impegno" perche' le procedure avviate con le richieste di grazia o trasferimento in Turchia o estradizione o semiliberta' per l' attentatore del papa "possano riprendere il loro cammino e giungere finalmente a una definizione". Nella lettera Magistrelli esprime la "speranza" che un interessamento dei parlamentari "possa consentire di superare le >


Trasferimento interrotto.

tacolato la definizione delle questioni che coinvolgono Agca. Pur essendo trascorsi oltre tre anni dalla proposizione di tali richieste - sottolinea il legale - ancora nulla e' stato riferito ad Agca circa la possibilita' che esse vengano accolte. Fino a ora, pur avendo io occasione di partecipare direttamente alla vita politica (come componente dell' esecutivo nazionale dei Democratici, ndr), ho sempre voluto affrontare la questione esclusivamente dal punto di vista giuridico, confidando in una risposta precisa e puntuale da parte delle istituzioni interessate. Il lungo silenzio di queste, tuttavia, mi spinge ora a sottoporre il problema alla vostra attenzione". 

30 marzo - In un' intervista al T3, Ali' Agca torna a chiedere la grazia e un nuovo intervento diretto del Vaticano "Una tragedia comune - ha detto Agca - lega me al Papa: non e misurabile, valutabile secondo i criteri umani". A una domanda del giornalista sul perche' in tre anni non sia ancora successo nulla, Agca ha risposto: "C' e' sicuramente qualche equivoco, qualche impedimento, non so cosa sia". Dal carcere di Montacuto, Agca' si e' rivolto "anche in quest' occasione al Vaticano, soprattutto al Santo Padre. In questo anno del perdono e della riconciliazione nessuno puo' dimenticare che il Santo Padre, la guida morale e spirituale del mondo mi ha perdonato, sinceramente".

5 aprile - In una interrogazione al ministro della Giustizia, i senatori Calvi, Ferrante, Masciani e Poggiolini (Democratici di sinistra) sostengono che consentire ad Ali' Agca di scontare la pena in Turchia, "nonostante l' indubbia gravita' del fatto" di cui il detenuto e' accusato "non sarebbe abnorme, ne' inopportuno, al contrario costituirebbe espressione di giustizia ed umanita'". Secondo i firmatari dell' interrogazione, "le domande avanzate dal detenuto sono tutte ammissibili e giuridicamente fondate" e la grazia "interverrebbe ad oltre 18 anni dal reato, in un momento in cui e' del tutto cessato l' allarme che il delitto aveva causato" e Agca "che il Sommo pontefice ha pubblicamente perdonato", oggi puo' dirsi "una persona completamente diversa da allora. Entrato in carcere a 23 anni, ha dato prova di essersi ravveduto, tenendo in carcere un comportamento irreprensibile ed una condotta conforme alle regole, meritandosi tutti i benefici previsti dal nostro ordinamento e prendendo le distanze dal gruppo politico cui apparteneva in passato". Il trasferimento in un carcere turco, quindi, sarebbe "non un atto di clemenza, ma l'applicazione di una convenzione internazionale" che e' stata "sottoscritta e ratificata sia dall' Italia che dalla Turchia". 

4 maggio - Oral Celik, sospettato di essere stato il 'secondo uomo' nell'attentato contro il Papa, e' stato ad Ankara in un'inchiesta su un caso di minacce di stampo mafioso nei confronti di alcuni uomini d'affari. Ceik, secondo l'agenzia 'Anadolu', e' stato fermato insieme ad altre tre persone dopo che due uomini d'affari hanno denunciato di essere stati minacciati da alcune persone, fra le quali un parente di Celik, Omer Taner Celik, per non aver pagato in tempo un assegno destinato all'acquisto di maglieria ad Istanbul. Dopo poche ore un giudice decide che Oral Celik puo’ essere rilasciato su cauzione.

5 maggio - Oral Celik paga la cauzione di 500 milioni di lire turche a persona (circa 1.700.000 lire) e lascia la prigione.

9 maggio - Ceyhan Muncu, fratello del giornalista Ugur Muncu, ucciso nel 1993 e di cui le autorita' sostengono di aver trovato gli autori, afferma di non essere convinto che dietro gli assassini ci sia l'Iran, facendo invece un parallelo con l'attentato contro il papa a Roma e ricordando che la vittima aveva indagato su quella vicenda. La polizia ha arrestato nei giorni scorsi nove persone fra le quali gli assassini del giornalista. Secondo la stampa, l'autobomba che uccise Muncu sarebbe stata messa da due agenti segreti iraniani aiutati dagli arrestati che appartengono a un gruppo fondamentalista islamico turco. Ceyhan ricorda quindi che “Ugur ando' in Italia per investigare sull'attentato al papa” e, dopo colloqui con gli inquirenti italiani, individuo' il “legame” fra gli attentatori e  le attivita' della cosiddetta mafia-politica.

9 maggio - L'on. Elio Veltri, ricordando che Agca ha chiesto nel 1997 la grazia, la semiliberta' o, in alternativa, il trasferimento in patria, ai sensi della Convenzione di Strasburgo del 1973, dove sconterebbe altri otto anni di prigione osserva che "Alla fine sarebbero circa trent'anni. Una pena di non poco conto se si considera che, nonostante le intenzioni di Agca di uccidere, il Papa e' stato solo ferito, anche se gravemente. Considerando che terroristi italiani hanno ottenuto di scontare pene alternative al carcere anche dopo una carcerazione piu' breve e che il Papa ha piu' volte perdonato il suo attentatore, si vorrebbero conoscere le ragioni del silenzio del ministero rispetto alle richieste di Agca".

12 maggio - Alla vigilia dell'anniversario dell'attentato del 13 maggio 1981, dal carcere di Montacuto di Ancona, Ali' Agca rivolge una nuova invocazione d'aiuto a Papa Giovanni Paolo II: “Nell'anniversario del drammatico ferimento del Santo Padre, oggi a Fatima - ha scritto Agca - rivolgo un accorato appello: Padre Santo mi aiuti a ritornare nella mia terra, vicino alla mia famiglia e la mia anziana madre: ritengo di aver pagato, con 19 anni di duro carcere, il mio grandissimo errore. Io so che mia madre ti ha inviato una lettera accorata. Santita', ascolta la mia madre, aiutami!”. Fiduciosa che Ali' lasci finalmente la cella e' l'avvocato Marina Magistrelli, suo difensore: “E' scandaloso, e triste - ha detto - che dopo 19 anni Agca si trovi ancora dentro per aver solo ferito il Santo Padre, il quale per primo, e da tanto tempo, lo ha perdonato”.

14 maggio - Ali Agca, parlando in carcere con l'avvocato Marina Magistrelli, dice: "Sono stato strumento inconsapevole di un disegno misterioso: ora lo so con certezza". "Oggi Ali' sa di essere stato parte di questo disegno - dice la Magistrelli riferendosi al terzo segreto di Fatima - e accetta meglio l'errore". 

15 maggio - In un'intervista all'Ansa, Ali' Agca nega di aver appreso dal Papa il contenuto della premonizione nel colloquio di Rebibbia del 1983, ne' spiega perche', gia' nel maggio 1985, invito' i giudici che indagavano sulla pista bulgara e la sparizione di Emanuela Orlandi ad alzare gli occhi sul messaggio di Fatima. Maglietta azzurra, orologio di plastica colorato al polso e il volto abbronzato di chi non rinuncia mai all' ora d' aria, Ali' Agca aspetta nella saletta colloqui di incontrare i giornalisti di altre quattro o cinque testate giornalistiche, autorizzate dal Dipartimento dell' amministrazione penitenziaria a parlare con il turco dopo giorni di attesa. Ma, piuttosto teso e guardingo, assicura di "non avere nessun segreto, e dunque nessuna rivelazione da fare". Quel che gli preme e' ottenere la grazia o essere estradato in Turchia, e per non sbagliare, per non compromettere con qualche reazione avventata il lungo lavoro dei suoi difensori per portarlo finalmente fuori di li', risponde alle domande e contemporaneamente verga le risposte - come a raccogliere i pensieri - su un foglio bianco, con i caratteri allungati di una grafia che lo rappresenta quasi in senso fisico, magro e scavato, ma con gli occhi appuntiti e l' insistenza caparbia di sempre nel sottolineare i passaggi a suo parere cruciali dell' intervista. Il Papa le aveva fatto intuire il segreto di Fatima? "No, assolutamente no. Non mi ha rivelato nulla durante il nostro incontro, sebbene io gli avessi chiesto cosa fosse il terzo segreto. Il Papa - ripete - mantenne un silenzio assoluto. Il che mi aveva causato una profonda delusione, accanto alla grande gioia di essermi incontrato con lui". Cosa ha provato sabato, ascoltando l' annuncio del card. Angelo Sodano da Fatima? Agca ha un sospiro profondo, si agita sulla sedia, la fronte appena imperlata di sudore: "La mia reazione alla rivelazione del segreto e' indescrivibile, vede... e' una cosa umanamente inspiegabile. Posso soltanto riportarmi alle parole del Papa, il quale ha detto che e' tempo di riscoprire Dio". E poi, dall' ex terrorista che della ribalta dei media conosce i meccanismi piu' profondi, spunta un moto di insofferenza per il sensazionalismo che ha circondato la scelta vaticana di rivelare il segreto dei pastorelli: "Il sensazionalismo deve finire, e il popolo deve ritornare alla semplicita' dei principi evangelici, come richiede il messaggio di Fatima". Parola di Ali' il musulmano. Lui, l' esaltato solitario (come si descrive oggi, riandando alle ragioni dell' attentato) o l' esecutore di una strategia di morte e di geopolitica, secondo alcuni armato dai servizi segreti dell' est, o, per altri, della Libia o della stessa Turchia, si professa convinto "da un paio d' anni che Giovanni Paolo II sia un uomo di Dio al centro di un disegno misterioso della Provvidenza contro l' ateismo". Adesso spera di "essere liberato molto presto, di tornare in Turchia, e magari andare a Fatima, a raccogliermi - sussurra - davanti al mistero di Dio". "Non si puo' essere cosi' indifferenti, se non accaniti nei miei confronti", grida agitando i suoi incartamenti. "La mia domanda di grazia aspetta una risposta da quattro anni, e credo che ci siano tutti i presupposti per una mia liberazione". All' opinione pubblica Agca addita un paragone nuovo, a sostegno della sua tesi dei 'due pesi e delle due misure': "Nel 1986 il Governo italiano ha liberato tre killer libici responsabili di diversi omicidi e ferimenti sul territorio italiano. E lo ha fatto dopo che avevano scontato soltanto cinque anni di galera. Una scelta - commenta, nonostante l' avv. difensore lo inviti a essere piu' prudente - dettata da motivi politico-economici, diciamo pure da un pugno di petrolio". "E io? Io che sono stato perdonato dal Papa, come scrive anche il sen. Alberto Monticone, un cattolico, perche' non posso uscire nell' anno del Giubileo, del perdono universale?". 

15 maggio - L' ex giudice istruttore Carlo Palermo, che negli anni '80 condusse a Trento un' inchiesta internazionale sul traffico di armi e droga e che interrogo' anche Ali' Agca come teste, ha da anni una sua teoria sul terzo segreto di Fatima e l' ha spiegata in due libri: "Il quarto livello" del 1996 e "Il papa nel mirino" del 1998, entrambi di Editori Riuniti. Palermo, dopo l' inchiesta di Trento passo' a Trapani dove segui' alcune inchieste di mafia e sfuggi' per miracolo a un attentato. Quindi ebbe alcune esperienze politiche prima a Roma e poi in Trentino ed oggi fa l' avvocato a Trento. "La mia tesi - dice Palermo -, forse spinta dalla mia esperienza dell' attentato e della morte sfiorata, mi ha fatto capire alcune cose: ho concluso che Papa Wojtyla e' stato l' incarnazione e il compimento del cosiddetto terzo mistero di Fatima, nel senso che con la sua missione di pacificazione portata in tutto il mondo, ha contrastato quei conflitti religiosa e politica profetizzata a Fatima e nello stesso tempo e' stato vittima del coalizzarsi di reazioni integraliste che vedevano nella sua attivita' il nemico da battere. Aver portato l' umanita' a superare la soglia del Terzo Millennio - dice Palermo - significa aver vinto quelle forze disgreganti e quindi aver evitato gli eventi catastrofici profetizzati a Fatima. Di qui la decisione del Papa di rivelare il terzo segreto, quando ormai questo si e' concluso positivamente". 

15 maggio - Ali' Agca, rispondendo a Bruno Vespa, durante "Porta a porta", ha detto, "per la prima volta", di avere avuto l' impulso di attentare alla vita del Papa dopo avere visto, su un settimanale, una fotografia che ritraeva Giovanni Paolo II "come un bambino"."Era aprile '81 - ha detto Agca -, ho visto una foto del Papa in un bar di Roma o Milano, non lo so. Ho visto, forse era il settimanale 'Oggi', il Papa con il suo bastone, cosi' buono, mi e' apparso come un bambino, anche adesso lo vedo come un bambino, lo ammiro il Santo Padre. Io ho detto e' impossibile poter fare del male a questo uomo. Ho detto a me stesso, non e' possibile, non puoi sparare a quest' uomo. E poi, e poi e' stato, ricordo anche l' ultimo minuto. L' ultimo minuto ero a San Pietro. Il Papa ha fatto il primo giro. Mi stava rivolgendo le spalle. Non potevo sparare alle spalle di uomo, non era possibile per la mia mentalita'. Allora ho detto questa occasione e' andata. Mi sono detto: 'amico mio, vai a Zurigo, alle 8 c' e' un treno. Domani vai a vivere una nuova vita, butta la pistola nel Tevere, c' e' un fiume, non so se chiama Tevere o no. Me ne andavo, andavo decisamente verso la Stazione Termini". "Ho sentito questo forte applauso - ha aggiunto rispondendo a Vespa -. Ho visto che il Papa davanti a me, a 50 metri. Subito sono andato, come se fosse qualcosa a trascinarmi con forza". "Mi dicevo - ha detto ancora - lo fai, per forza lo devi fare e quindi ecco sono andato. Ho trovato davanti a me il Papa con quella bambina, ho aspettato quindi..."...."non avevo l' istinto omicida, giuro davanti a Dio che non avevo nessun istinto omicida. Quindi ho voluto sparare e basta". Agca sostiene anche che se anche se in mille avessero sparato contro Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro, il Papa si sarebbe salvato, forse anche per l' intervento della Madonna. Rispondendo alla domanda del conduttore sul perche', lui che ha fama di eccellente tiratore, non sia riuscito nella sua missione, Ali' Agca ha detto che "sarebbe troppo facile, diciamo comodo, fare leggenda a posteriori, al fatto compiuto. Ma posso dire, senza offendere il Santo Padre e suor Lucia di Fatima, che io, il Santo Padre e suora Lucia siamo tutti e tre al centro di un misterioso disegno universale di Dio eterno onnipotente. Quindi quella terribile tragedia sarebbe stata realizzata ovunque. Se anche il Papa fosse mandato sul pianeta Marte". "Il Papa - ha aggiunto Agca - sarebbe sopravvissutto comunque, se anche mille persone avessero sparato, sarebbe sopravvissutto. Questa e' la mia certezza, quindi Dio lo ha salvato, magari mediante la Madonna. Quindi quando il Papa dice:'una mano ha sparato ma un' altra mano lo ha fermato' attenzione, non e' semplicemente mano di Ali'".

17 maggio - Il quotidiano turco 'Milliyet' solleva dubbi sul fatto che il terzo segreto di Fatima davvero si riferisca all'attentato al Papa. L'editorialista Dogan Heper, che nel 1979 era redattore a 'Milliyet', scrive che il 26 novembre 1979, dopo essere fuggito dalla prigione dove era recluso per l'assassinio del giornalista Abdi Ipekci, Agca chiamo' il giornale per indicare dove avrebbe trovato una lettera. In questa egli scriveva "Intendo sparare al papa. Questo e' l'unico motivo per cui sono fuggito di prigione". Il giorno dopo la lettera venne pubblicata sul giornale. Heper si chiede, considerato che il Vaticano sapeva che il terzo segreto si riferiva ad un attentato ad un papa e che Agca intendeva uccidere Giovanni Paolo II, "perche' non furono prese misure" e nessuno si occupo' di Agca dato che, mettendo le cose insieme, appariva possibile che l'attentato sarebbe avvenuto il 13 maggio, anniversario di Fatima. Heper si chiede quindi, ricordando anche l'incontro fra il papa e Agca, se la spiegazione del segreto "sia reale o una fabbricazione del Vaticano". 

17 maggio - Anche Ali' Agca manda un telegramma di auguri al Papa per il suo ottantesimo compleanno.

28 maggio - Marina Magistrelli, legale di Ali' Agca, il turco che sta scontando nel carcere di Montacuto l' ergastolo per l' attentato al Papa, esprime un giudizio estremamente positivo sul documento che la Santa sede starebbe predisponendo in favore dei detenuti e che potrebbe riguardare anche l' ex lupo grigio, come anche oggi ha fatto intendere il segretario generale del Comitato centrale per il Giubileo, mons. Crescenzio Sepe ricordando che il papa ha gia' perdonato il suo attentatore. "Sarebbe un atto di clemenza concreto - ha osservato Magistrelli riferendosi piu' in generale alle proposte del Vaticano in occasione del Giubileo dei carcerati -, un invito agli stati ad essere clementi, sempre che vi siano prove certe del ravvedimento del detenuto, che detterebbe anche una linea etico-giuridica cui gli stessi stati potrebbero riferirsi". Riguardo al suo assistito, "accolgo con interesse - ha aggiunto - l' atteggiamento del Vaticano nei confronti della vicenda giudiziaria di Agca e le reiterate dichiarazioni sul 'nulla osta' per farlo uscire dal carcere. Un gesto che in occasione del Giubileo acquista un significato di perdono ancor piu' profondo. Credo - ha concluso - che lo stato italiano debba dar corso alla liberazione di Agca, utilizzando tutti gli strumenti di cui dispone per far si' che si reinserisca nel contesto sociale dopo aver scontato la pena in Turchia". 

29 maggio - Giuliano Pisapia presenta una legge per modificare la norma del codice penale sull' attentato al presidente della Repubblica e, quindi, anche nei confronti del Papa da delitto contro la “personalita' dello Stato”, punito sempre con l'ergastolo, ad omicidio considerando quindi il fatto un “delitto contro la persona”.  L'approvazione di questa proposta di legge - ha spiegato Pisapia – consentirebbe di risolvere la vicenda di Ali Agca, condannato all' ergastolo per l'attentato al Papa nel 1981, che ha scontato ben 19 anni di carcere, senza mai usufruire di alcun beneficio e che, come e' noto, e' stato piu' volte e pubblicamente perdonato dal Santo Padre”. In base all'art. 280 del codice penale, che si applica, grazie ai Patti Lateransensi, anche nei confronti del Papa, chiunque attenti alla vita, all'incolumita' o alla liberta' del Capo dello Stato e' punito con l'ergastolo, anche quando dal fatto non sia derivata in concreto “alcuna lesione alla persona offesa”. 

1 giugno - Davanti al Tribunale di sorveglianza di Ancona si svolge l' udienza per la liberazione anticipata, ossia per uno sconto di pena che ogni detenuto puo' periodicamente ottenere in base alla sua condotta carceraria. Il periodo preso in esame e' quello che va dal maggio 1997 al maggio 2000, e se l' istanza verra' accolta (il pg ha dato parere favorevole e il giudice si e' riservato di depositare a giorni la decisione) Agca potra' ottenere un abbuono di nove mesi. Analoghe riduzioni di pena gli sono gia' state riconosciute in passato, ma essendo stato condannato all' ergastolo, l' attentatore di Giovanni Paolo II potra' davvero lasciare il carcere di Montacuto solo se la sua domanda di grazia o di estradizione verra' accolta, o se verra' fatto oggetto di un diverso provvedimento di clemenza. Finora l' ex lupo grigio ha sempre rinunciato ad avvalersi di un altro istituto, la semiliberta', che gli consentirebbe di accedere a un lavoro esterno ma tornando in carcere ogni sera.

5 giugno - Il tribunale di sorveglianza di Ancona concede ad Ali' un ulteriore abbuono di pena di 270 giorni. L' istanza - relativa al periodo maggio 1997-maggio 2000 - era stata presentata l' 1 giugno 1999 dal legale dell' ex lupo grigio, Marina Magistrelli. Agca, che sta scontando l' ergastolo nel carcere di Montacuto, aveva gia' ottenuto in passato analoghe riduzioni, ma e' evidente che la sua liberta' (lasciare il carcere marchigiano, molto probabilmente, per essere trasferito in Turchia, dove deve scontare una condanna per omicidio di un giornalista) e' legata essenzialmente alla grazia o, appunto, all' estradizione. Dunque, i nove mesi 'scalati' sono solo una goccia nel mare, ma testimoniano, fa notare lo studio Magistrelli, il "comportamento esemplare" tenuto finora da Agca in carcere. 

13 giugno - Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi concede la grazia ad Ali Agca. Il ministro della Giustizia, Fassino, contofirma la grazia e firma il decreto di estradizione per Ali Agca in Turchia, come richiesto dalle autorita' turche. "Per me e' veramente un sogno. Non riesco a crederci. Dico grazie al Santo Padre, grazie al Vaticano, grazie al Presidente della Repubblica". Poco dopo il tramonto in un aeroporto blindato a giornalisti e fotocineoperatori, Ali' Agca, scortato dalle auto della polizia fin sotto l' aereo, ha lasciato Ancona a bordo di un Atr 42 turco, giunto nel pomeriggio nello scalo marchigiano insieme ad un volo di stato italiano, un Falcon 50 partito da Fiumicino. Il velivolo e' decollato alle ore 21.31 da una pista semideserta e sorvegliatissima. I cronisti e i pochi curiosi  che si sono resi conto della presenza di un passeggero cosi' speciale, sono stati tenuti fuori dalle reti di recinzione del Sanzio per disposizione della questura. Agca e' rimasto ai piedi dell' aereo una ventina di minuti, in attesa del disbrigo delle ultime formalita', mentre sulla pista atterrava regolarmente l' aereo da Monaco e i passeggeri venivano fatti salire sul pullman diretto allo scalo. Ad attendere sulla pista l' ex lupo grigio c' erano almeno sette funzionari dell' Interpol e dell' ambasciata turca e una decina di funzionari italiani della sicurezza, oltre ai Nocs e alla locale polizia di frontiera. L' aereo e' diretto in Turchia dove Agca dovra' scontare 3.492 giorni per l' uccisione del giornalista Abdi Ipekci. L' avvocato della famiglia Ipekci, Turgut Kazan, ha detto che Agca fu fatto scappare di prigione “con la protezione dello Stato” e quindi “mandato in Italia”, e al suo ritorno in Turchia “sara' accolto come un eroe da certi ambienti”. Secondo l'avvocato, Agca “trascorrera' poco tempo in prigione” grazie ad una amnistia in preparazione. Il fratello Adnan ha detto che la pena potrebbe essere ridotta di tre o cinque anni grazie alla futura amnistia. Il ministro Turk ha tuttavia precisato che il progetto di nuova amnistia non include gli omicidi di primo grado, ne' coloro che hanno gia' beneficiato della precedente amnistia. Secondo l'accusa, il delitto Ipekci sarebbe stato organizzato da Celik, mentre Agca avrebbe sparato. Questo fu lo stesso schema che - secondo i magistrati italiani, che non riuscirono a provarlo - si sarebbe ripetuto in Piazza San Pietro. Celik venne definito all'epoca dalla rivista Time come “il terrorista piu' ricercato del mondo”. Agca apparteneva ai cosiddetti Lupi Grigi, il gruppo estremista gia' legato al partito di estrema destra Mhp, oggi al governo, che dopo la morte del suo fondatore Turkes, e sotto la guida dell'attuale vicepremier Devlet Bahceli, ha ripudiato il passato estremista, anche se una fazione “dura” ancora sopravvive. I Lupi Grigi derivano il loro nome dalla leggenda secondo la quale i turchi, provenienti dall'Asia Centrale, furono condotti sull' altopiano anatolico da un grande lupo, che divenne cosi' il simbolo del nazionalismo di destra. Il capo della “mafia di destra” era considerato Abdullah Catli, morto nel 1997 in un misterioso incidente stradale a Susurluk (Turchia) insieme ad un generale, aprendo il filone dello scandalo mafia-politica, cioe' della collusione fra estremisti di destra, crimine organizzato, servizi deviati e forze politiche. Ad un certo punto qualcuno punto' il dito, come referente di questa organizzazione clandestina, addirittura contro l'ex premier Tansu Ciller. Tale organizzazione, che secondo alcuni avrebbe funzionato anche da “Gladio turca”. 

13 giugno – Per il giudice Rosario Priore “Ali Agca e' stato l' anello di un complotto, ma essendo stato l' ultimo anello di una catena, non e' a conoscenza di tutto; la grazia concessa dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e' la soluzione piu' saggia di questa vicenda”. Pur riconoscendo che della vicenda non tutti gli aspetti sono stati ancora chiariti, Priore ha sottolineato che “Ali Agca ha fornito molte e diverse versioni dei fatti; credo tuttavia che non sia a conoscenza di tutto, puo' forse aver percepito qualcosa del movente”. “Questa - ha aggiunto - e' la soluzione di una vicenda triste e annosa, d' altronde non si possono tenere persone in carcere al fine di farle parlare”. Secondo Priore “alcuni auspicavano una durata della pena ancora piu' lunga proprio allo scopo di spingerlo a dire la verita', ma questo non e' contemplato dal nostro ordinamento”.

14 giugno - L'aereo con a bordo Mehmet Ali Agca arriva a Istanbul all’ 1 e 20 locali (le 00:20 italiane). Ad attendere Agca all'aeroporto c'erano quattro mini-bus della polizia in un ingente spiegamento di forze di sicurezza. Ali Agca viene richiuso nel carcere di massima sicurezza di Kartal, nella parte asiatica di Istanbul. Dovra' scontare 3.492 giorni, cioe' i dieci anni per l'assassinio del giornalista Abdu Ipekci nel 1979 meno i 158 giorni gia' trascorsi dietro le sbarre prima della fuga dalla Turchia. Ha avuto una cella singola a due livelli - quasi di lusso, se paragonata alle normali prigioni turche. Il primo ministro Bulent Ecevit ha definito un evento “molto importante” l' estradizione di Agca affermando che cio' “sollevera' la cortina del segreto sul caso Ipekci, consentendo di chiarire pagine oscure del recente passato”. Secondo Gultekin Turan, il giudice che lo condanno' a morte, “Agca sapeva molto, ma parlo' poco al processo”. “Si dichiaro' colpevole e promise ulteriori spiegazioni, ma poi fuggi” ha detto  Turan sottolineando che “forse voleva lanciare un segnale a qualcuno” affinche' lo aiutasse. Nello stesso carcere sono detenuti diversi esponenti mafiosi, fra cui Alaattin Cakici, gia' stretto collaboratore del defunto Abdullah Catli, il “capo dei capi” della cosiddetta “mafia di destra”, considerato legato ad Oral Celik, che venne sospettato di essere stato il “secondo uomo” dell' attentato al papa. Celik fu assolto lo scorso anno per l' omicidio Ipekci, dopo che un dossier scomparve e il testimone principale ritratto'. Secondo alcune ricostruzioni, furono Catli e Celik ad organizzare la fuga di Agca dal carcere. Oltre a scontare la pena per l'omicidio Ipekci, Agca deve essere giudicato anche per estorsione, reato previsto nell' accordo di estradizione con l' Italia. Il  quotidiano turco “Hurriyet” scrive che l'estradizione in Turchia di Mehmet Ali Agca sarebbe stata decisa durante un incontro a Londra, la settimana scorsa, fra i ministri della giustizia turco, Hikmet Sami Turk e italiano, Piero Fassino. I due ministri avevano partecipato ad una conferenza dei ministri europei della giustizia nella capitale inglese fra il 7 e il 9 giugno, precisa il giornale. Il giornale “Yenibinyil” titola invece “L'uomo di Gladio in Turchia” e scrive che Agca e' tornato con tutti i suoi segreti.

14 giugno – In un’ intervista al quotidiano “La Stampa”, il sen. Giulio Andreotti dice che “Partito Agca, addio verita' sull'attentato al Papa. Perche' e' del tutto evidente che lui se ne va senza aver chiarito, diciamo cosi', l'itinerario politico che lo ha portato a Roma”. In un'intervista al “Corriere della sera” il cardinale Achille Silvestrini definisce la vicenda dell'attentato al Papa “Un mistero che lo stesso Agca ha contribuito ad alimentare”. “Non si e' mai chiarito - dice Silvestrini - da chi fu aiutato e perche'“.

14 giugno – L’ ex giudice e attuale parlamentare dello Sdi Ferdinando Imposimato sostiene che Emanuela Orlandi e' viva e potrebbe essere liberata dopo la concessione della grazia ad Ali Agca. ”Per quanto mi risulta – dice Imposimato -da alcuni contatti avuti assieme a Priore con esponenti dei Lupi Grigi in Svizzera, Emanuela Orlandi, che e' ormai una donna, vive perfettamente integrata in una comunita' islamica. Sicuramente e' vissuta a lungo a Parigi”. Emanuela Orlandi scompare verso le 19 del 22 giugno 1983, dopo essere uscita da una scuola di musica. La ragazza e' la figlia quindicenne di un messo della prefettura della Casa pontificia ed e' cittadina del Vaticano. A maggio era gia' scomparsa un'altra ragazza romana, Mirella Gregori. Un vigile dice di aver visto Emanuela parlare con un uomo a bordo di una 'Bmw' nera. Quella che sembrava la comune scomparsa di una adolescente si trasforma in un “giallo” internazionale che coinvolge in pieno il Vaticano. Roma e' tappezzata di manifesti di ricerca della ragazza. Il Papa interviene con una lunga serie di appelli. Il 5 luglio le prime telefonate, alla famiglia e alla segreteria di Stato Vaticana. Emanuela sarebbe prigioniera di un gruppo terroristico che chiede la liberazione di Agca entro il 20 luglio. L'Ansa riceve la  fotocopia di un documento della ragazza. L'ultimatum scade ma un sedicente “fronte di liberazione anticristiano Turkesh” ne da' un altro. Ad un certo punto la famiglia riceve anche un nastro registrato in cui si sentono i lamenti di una giovane. Il Vaticano mette a disposizione una linea telefonica riservata, per eventuali comunicazioni. Gli investigatori non trascurano la “pista turca” ma non escludono che la ragazza possa essere stata rapita da balordi o che sia finita coinvolta in qualche giro pericoloso. I sedicenti rapitori continuano per un po' a dare qualche labile indizio che Emanuela e' nelle loro mani, ma non danno mai prove incontestabili. Alla vicenda si aggiungono mitomani, balordi e tentate estorsione al Vaticano. Agca, che all’ inizio sostiene di non sapere nulla della storia della Orlandi, in un'udienza del processo, dice che la ragazza “e' stata rapita da agenti bulgari e dai Lupi Grigi” e che la calligrafia di uno dei messaggi e' di Oral Celik, in un'altra di essere stato costretto a “continue invenzioni sul caso per salvare la vita di Emanuela”. Nel 1987 le famiglie Orlandi e Gregori offrono una taglia sostanziosa, ma anche questo appello resta senza risposta. La presenza di Emanuela, negli anni, e' segnalata in diverse localita' ma le rivelazioni non risultano mai attendibili. Nel 1995 Agca cambia versione:”Emanuela Orlandi e' libera in un convento di clausura”. Senza elementi, l'inchiesta viene chiusa nel dicembre 1997. Per il giudice vi e' “il fondato convincimento che il movente politico-terroristico costituisca in realta' un'abile operazione di dissimulazione dell'effettivo movente del rapimento”. Per Vincenzo Parisi, all'epoca vice direttore del Sisde, le indagini sono state viziate da un eccesso di riservatezza da parte della Santa Sede. Marina Magistrelli, avvocato di Agca, commenta:“La stima per il giudice Imposimato mi impone un approccio scrupolosamente ancorato a fatti di rilievo giudiziario. Dopo la sentenza del giudice Rando, che ha indagato sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, ogni intervento sulla vicenda rischia di diventare pretestuoso. Il 19 dicembre 1997 e' stata depositata una sentenza di proscioglimento, nella quale veniva escluso un coinvolgimento dei lupi grigi nel presunto rapimento. Parlando ai microfoni del canale satellitare “Inn”, Marina Magistrelli ricorda che “la dottoressa Adele Rando, al termine di una inchiesta accurata ha prosciolto Agca ed ha escluso qualsiasi responsabilita' di Agca nella vicenda Orlandi. Il resto sono solo chiacchiere”. Ercole Orlandi, padre della ragazza scomparsa, in un’ intervista al Giornale Radio Rai, dice:“Con Ali' Agca libero chissa' che non si apra uno spiraglio anche per noi, che non si possa sapere qualcosa di Emanuela” e di essere fermamente convinto del nesso tra le due vicende. Ercole Orlandi ha ribadito che “questa storia e' piu' grande di noi”.

15 giugno - Mehmet Ali Agca, appena arrivato in Turchia, ha chiesto in giro: “Cakici e' qui?”. Si riferiva ad Alaattin Cakici, uno dei 'padrini' della 'mafia di destra' con il quale Agca era in contatto negli  anni Settanta, recentemente estradato dalla Francia e rinchiuso  nello stesso penitenziario di Kartal. Cakici da parte sua ha fatto pervenire al suo ex amico un “Bentornato Ali”. Ma poche ore dopo ha accusato violenti dolori  allo stomaco per due volte, la seconda oggi, e si e' fatto  ricoverare fuori della prigione. Poi si e' saputo che era comparso  davanti ad un magistrato per un crimine minore. Cakici fu stretto collaboratore di Abdullah Catli, il “capo dei capi” della 'mafia di destra', morto in un  misterioso incidente nel 1997 che fece esplodere lo scandalo delle collusioni  politico-mafiose. La 'mafia di destra' nacque alla fine  degli anni Settanta quando i 'Lupi Grigi' furono usati contro i nazionalisti curdi nel sudest. Grazie al loro potere di fuoco  assunsero piano piano il controllo - con la complicita' del  crimine organizzato e apparentemente di servizi segreti e esercito - del traffico di stupefacenti nella regione, eliminando  la cosiddetta 'mafia di sinistra' legata al Pkk. Agca, dopo essere stato arrestato per l'uccisione di Ipekci fuggi' dalla Turchia all'inizio della fase di espansione mafiosa dell'estremismo di destra. Sia Agca che Cakici si trovano in isolamento in celle a due livelli con aria condizionata. Il primo livello e' riservato ai servizi igienici e il secondo alla camera da letto. Kartal e' considerata la piu' sicura prigione del paese, con videocamere ovunque e rigidi controlli elettronici di sicurezza. Il responsabile dell'informazione della direzione dei penitenziari, Ruchan Akincioglu, ha detto che probabilmente Agca restera' a Kartal 12 o 18 mesi e poi, forse, sara' trasferito in una delle nuove carceri di massima sicurezza che sono in fase di costruzione in sei province turche. Cio' avverrebbe dopo che la magistratura gli avra' confermato 'in presentia' la condanna 'in absentia' per l'uccisione del giornalista Abdi Ipekci e dopo che sara' stato condannato per il reato di estorsione-furto per il quale deve comparire domani davanti ad un tribunale distrettuale ad Istanbul. 

15 giugno – Il quotidiano “Le Figaro” scrive che “L'estradizione di Ali Agca non manchera' di apparire come una contropartita di Roma ad Ankara, in cambio della clemenza turca nei confronti di Abdullah 'Apo' Ocalan. Il “Washington Post” in un articolo di Michael Dobbs, un reporter che ha indagato per anni sulla cosiddetta “pista Bulgara”La verita' sul tentativo di assassinare nel 1981 Giovanni Paolo II forse non verra' mai a galla, soprattutto ora che Mehmet Ali Agca e' stato graziato ed e' tornato in Turchia. L'articolo - cosi' come un libro a suo tempo scritto da Dobbs - giunge alla conclusione che la teoria di un complotto internazionale per assassinare il Papa si basa solo sulle bugie raccontate da Agca e sull'eccessiva attendibilita' che i magistrati italiani danno ai pentiti. Agca viene definito “un maestro nel mentire e nel confondere le acque”; una persona capace di raccontare ai magistrati “cio' che essi volevano sentirsi dire, attingendo alla tradizione cattolica dei pentiti, che sono una delle colonne portanti di un sistema giudiziario ridicolmente inefficiente come quello italiano”. Un consistente aiuto al diffondersi della teoria del complotto venne poi dalla Cia, “che rimase vittima di una sua autonoma campagna di disinformazione” scrive ancora il quotidiano che rilancia l'ipotesi di un Agca attentatore per mandato dell'organizzazione terroristica dei Lupi Grigi, i quali vedevano nel Papa il simbolo dell'occidentalizzazione del mondo. 

15 giugno - Intervenendo sulle dichiarazioni rilasciate da vari esponenti in merito alla vicenda di Emanuela Orlandi, oggi il giudice Rosario Priore ha fatto alcune precisazioni. “Nel corso delle molteplici rogatorie all' estero - ha precisato il giudice - sono stati interrogati nell' inchiesta sull' attentato al sommo Pontefice numerosi Lupi grigi di Austria, Germania, Francia e Svizzera. Questi ultimi, in particolare - ha proseguito il magistrato - erano stati individuati ed arrestati (il gruppo superava i venti affiliati) a seguito di una complessa operazione internazionale condotta dalla polizia federale elvetica e dalle autorita' giudiziarie di Basilea”. Questa operazione era definita Mais Kolben e fu relativa a un traffico durato piu' anni dall' Asia verso l' Europa di ingenti quantitativi di eroina, i cui ricavati servivano per sovvenzionare l' organizzazione armata. “Nel corso delle rogatorie - ha specificato Priore – furono interrogati ed arrestati altri cittadini turchi residenti in Svizzera. Alcuni di loro manifestarono nel corso degli interrogatori - ha concluso il giudice - ipotesi circonstanziate sull' esistenza in vita della Orlandi e sui luoghi dove essa si sarebbe potuta trovare, queste dichiarazioni sono agli atti della relativa inchiesta italiana”.

16 giugno - Testimoniando davanti ad un tribunale turco per un caso di estorsione del 1979, Agca ha detto: “Io sono innocente dell'assassinio di Abdi Ipekci,  ero solo un attore”. Ed ha aggiunto: “I segreti di  quell'omicidio si sono persi con la morte di Bekir Celenk”. E' la prima volta che, per il caso Ipekci, Agca fa  ufficialmente il nome di Celenk. Al processo in Turchia nel 1979, per il quale deve scontare quasi dieci anni, aveva promesso rivelazioni ma, secondo il giudice che lo condanno' probabilmente solo “per lanciare un segnale a qualcuno” perche' lo aiutasse a sparire, come fu. Il nome di Celenk, braccio destro di Abuser Ugurlu, allora 'capo di tutti i capi' della mafia turca, spunto' invece nell'ambito dell'inchiesta sulla 'pista bulgara' per l'attentato al papa, la prima versione di Agca. Celenk avrebbe infatti, secondo le prime ricostruzioni, ospitato, su ordine di Ugurlu, Mehmet Ali in  Bulgaria, dopo la sua fuga da un carcere turco che Ugurlu stesso  avrebbe ordinato. Ma il potere di Ugurlu infastidi' i militari  che, dopo aver preso il potere in Turchia nel settembre 1980, lo  fecero rapire e rinchiudere in prigione. Agca, quando ancora parlava di una 'pista bulgara', poi rinnegata, aveva rivelato al giudice Palermo come la mafia turca,  attraverso Ugurlu e Celenk, scambiasse la droga con le armi  attraverso la famosa societa' bulgara Kintex. La frase di Agca oggi in tribunale, suggerisce che Celenk fosse  collegato all'omicidio Ipekci, avvenuto appena due anni prima  dell'attentato al papa. E Agca fuggi' di prigione a novembre del  1979 in concomitanza con la visita di Wojtyla in Turchia,  annunciando subito che lo avrebbe ucciso. Il quotidiano  'Milliyet', di cui Ipekci era editorialista, scrive oggi che  “probabilmente Agca non sapeva neppure chi fosse Ipekci. Qualcuno gli dette ordini e un'arma”, e si chiede “chi sia questo qualcuno e che cosa faccia ancora ad Ankara”. Per 'Milliyet' e' probabile che i mandanti abbiano fatto fuggire Agca di prigione, dopo l'uccisione  del giornalista, per evitare che parlasse. E successivamente lo  avrebbero coinvolto nell'attentato contro il papa forse perche'  avevano bisogno di qualcuno che sarebbe poi “rimasto in galera  per il resto della sua vita” e non avrebbe rappresentato piu' un  pericolo per loro. Ma poi, conclude l'articolo, “e' accaduto  l'inimmaginabile” e Agca e' stato estradato in Turchia. Fare il nome di Celenk, potrebbe essere per Agca un modo, notano alcuni osservatori, per lanciare segnali a chi puo' o deve  aiutarlo. 

16 giugno - Il capo della polizia turca, Turan Genc, invita Mehmet Ali Agca a dire tutto quello che sa per far luce sull'assassinio del giornalista Abdi Ipekci. Genc ha ricordato che ieri Agca si e' dichiarato innocente sostenendo che “i segreti dell'omicidio Ipekci sono stati sepolti con Bekir Celenk”. “ Ma - ha fatto notare il capo della polizia – possono esserci  altri che conoscono questi segreti e speriamo che l'uccisione di  Ipekci sia chiarita”. Un invito ad Agca a parlare e a denunciare “chi si e' servito di lui” gli e' giunto anche dall'ex Lupo Grigio Muhsin Yazicioglu, oggi leader del Partito della Grande Unita' (Bbp, destra filoislamica). Yazicioglu, citato dal quotidiano 'Yenibinyil' ricorda ad Agca che l'estremismo di destra, che in passato ha provocato molti  morti e violenze, “ha pagato un prezzo pesante” per questo e  “abbiamo perso una generazione”. “Agca - continua Yazicioglu - ha sofferto abbastanza. E' stato strumentalizzato e ancora non si sa chi si e' servito di lui. Per questo deve parlare”. Anche l'avvocato della famiglia Ipekci, Turgut Kazan, ha affermato che il caso puo' essere riaperto se Agca parla. Ma a tal  fine, ha detto, lo stato non deve fargli sconti di pena “Perche'  solo sapendo di dover passare altri dieci anni in prigione, puo' spingerlo a parlare”. 

18 giugno – In un'intervista al settimanale Focus il giudice Rosario Priore, per anni titolare dell'inchiesta su Ali Agca dice che esistono ancora oggi probabilmente circoli politici che non hanno alcun interesse che sia fatta piena luce sull'attentato al Papa del maggio 1981 e che intendono proteggere a oltranza i mandanti. “Chiunque sostenga che l'attentato sia stata opera di un singolo individuo si prende gioco dell'opinione pubblica e della giustizia – dice Priore - “Agca fu la persona incaricata dell'esecuzione dell'attentato, ma alle sue spalle vi era una complessa organizzazione con vari livelli”. Il terrorista turco tuttavia, aggiunge pero’ Priore, “non conosceva i suoi mandanti”. Il giudice Priore afferma quindi di aver ottenuto, dopo la caduta del Muro di Berlino, documenti utili all'inchiesta “da Berlino, Praga e Sofia, nessuno pero' da Mosca”. Da tale documentazione, precisa, e' emerso che “la Bulgaria chiese appoggio a Berlino est contro la campagna internazionale di stampa ai danni di Sofia”. 

19 giugno - Il quotidiano 'Yenibinyil' scrive che i servizi segreti turchi (Mit) avrebbero informato in anticipo le autorita' che i 'Lupi Grigi' stavano preparando nel gennaio 1979, cioe' un mese prima dell'uccisione del giornalista Abdi Ipekci, “un sensazionale attacco” e che a tal fine si sarebbero probabilmente serviti di un uomo chiamato Mehmet Ali. Il Mit, che secondo il giornale rivela il fatto in un rapporto redatto dopo l'attentato al papa nel 1981, afferma che Yilma Durak, allora responsabile della sezione di Istanbul del partito di estrema destra Mhp (di cui i 'Lupi Grigi' erano un'emanazione) era stato incaricato, forse direttamente dal presidente del partito Alparslan Turkes, di trovare un “attivista” per il “sensazionale attacco”. L'incarico sarebbe stato dato ad un certo Mehmet Ali, originario di Malatya, cui mancavano due denti. Il Mit non sapeva, all'epoca, che oggetto dell'attacco sarebbe stato Ipekci, ma informo' le autorita'. 'Yenibinyil' aggiunge che il Mit accerto' poi che Agca si era fatto rifare i denti nel 1979. Nel rapporto dei servizi, secondo il giornale, si afferma anche che, poco prima dell'attentato al Papa, Abdullah Catli, poi divenuto capo della cosiddetta “mafia di destra”, Oral Celik e Agca compirono una rapina in una banca di Vienna. Inoltre i servizi furono informati di conversazioni telefoniche fra Agca e il presidente della federazione dei Lupi Grigi in Europa, Musa Celebi, il cui nome sarebbe emerso poi nelle indagini sull'attentato a piazza San Pietro. Secondo Mehmet Elktamis, presidente della commissione di indagine mafia-politica, Agca e' uno “strumento” che fa ancora paura e “sara' liberato presto”.

19 giugno - A margine della presentazione del libro 'Pontificie universita' e atenei romani', nel centro stampa dell' Agenzia per il Giubileo il sen. Giulio Andreotti dice di temere che ormai non si possa piu' far luce sull' organizzazione che ha voluto l' attentato al Papa, trova “inquietante” il fatto che Agca sia tornato in Turchia con i suoi segreti e ricorda che la pista bulgara fu liquidata dallo stesso Ali Agca e gia' durante il processo non trovo' riscontri. Andreotti ha detto di non voler commentare la decisione di concedere la grazia. “Pero' - ha aggiunto - e' inquietante che non si sia riusciti a conoscere lo sfondo di quello che Ali Agca ha fatto, cioe' questo personaggio che, come lui stesso ha poi raccontato, ha fatto viaggi da quando e' venuto via dal carcere turco in ogni capitale europea. In ognuna trovava un punto di riferimento, trovava danaro, trovava accoglienze. E' rimasto un grande punto interrogativo, sapere qual e' questa organizzazione. Ho letto nei giornali turchi, dalle agenzie che c'e' una spinta anche li', che cercano di indurlo a chiarire un po' di piu'. Il fatto pero' che lui sia voluto tornare in Turchia significa che lui pensa che la situazione sia molto diversa dal momento in cui lui ne venne fuori”. “Insomma - ha proseguito Andreotti - e' un personaggio singolare, perche' quando uno dice io sono Gesu' Cristo, non so se e' un modo di recitare o se sia un invasato, comunque e' inquietante sapere che ci fosse questa organizzazione attiva che ha mirato a uccidere il Papa, della quale attraverso i processi non si e' venuti a capo. Pero' detto questo, un numero di anni notevole lui li ha scontati e quindi capisco che non e' che si poteva tenere; c'era un problema della famiglia, due volte la mamma era venuta dal Santo Padre, quindi c'era un problema umano che pure va rispettato, pero' rimane uno dei mistari piu' inquietanti che abbiamo avuto negli ultimi 30 anni”. “Lui stesso – dice ancora Andreotti - nel suo libro di memorie la pista bulgara l'ha liquidata in due righe, e per la verita' anche nel corso del processo ci furono degli atti abbastanza singolari, per esempio la piantina della casa di Antonov che lui aveva disegnato e poi si e' visto che non corrispondeva e invece corrispondeva ad altri appartamenti dello stesso edificio, ma ormai purtroppo temo che sia storia passata e che non sia possibile arrivare ad avere una illuminazione”.

20 giugno – “Famiglia cristiana” pubblica un’intervista a Marina Magistrelli, avvocato di Ali Agca, che racconta come e' riuscita a far ottenere la grazia al suo assistito e assicura:“non e' tutto merito mio”. “La Santa Sede – dice la Magistrelli - si e' sempre comportata con linearita': all'Italia la competenza giudiziaria, a se' il perdono. E quando l'Italia ha chiesto il nulla osta lo ha dato”. Ma l'accelerazione finale, precisa l'avvocato e' arrivata proprio grazie al ministro della Giustizia Piero Fassino che, dice Magistrelli, “e' uno che non crea problemi: li risolve”. L'avvocato, nell'intervista, ricorda poi la difficile scelta di assumere la difesa dell'attentatore del Papa: “Dal punto di vista professionale nessun problema. Dal punto di vista personale mi sono chiesta se era giusto o no difendere l'attentatore del Papa. Ero la vicepresidente dell'azione cattolica di Ancona. Avevo insegnato religione. Non e' normale difendere chi ha tentato di difendere il Papa”.

20 giugno – La stampa turca pubblica una ricostruzione, per gran parte inedita, delle premesse dell’attentato al Papa basata su un rapporto dei servizi segreti civili turchi, il Mit, stilato nel 1982. Secondo il rapporto Agca incontra Musa Celebi, capo dei Lupi Grigi in Europa, il quale gli dice che la mafia ha stanziato una somma di tre milioni di marchi per uccidere il papa e gli conferma che lui e' stato scelto per la missione. E' il secondo incontro fra i due, il primo era avvenuto nel dicembre 1980 a Milano. Questa volta Agca, che e' stato in Bulgaria dove ha incontrato il 'boss' mafioso Bekir Celenk, annuisce e se ne va. In aprile Agca si trova a Maiorca. Da qui telefona a Celebi, che si sposta da una capitale europea all'altra, e gli dice: “ho ricevuto i soldi, parto per l'Italia”. Un mese dopo Ali spara al papa polacco. I tre milioni di marchi pagati ad Agca, rivela il rapporto del Mit, provenivano da Celenk, braccio destro di Abusur Ugurlu, 'capo di tutti i capi' della mafia. Ugurlu mori' in una prigione turca all'inizio degli anni Ottanta dopo essere stato rapito da un commando militare a Sofia. Celenk fu invece estradato e mori' anche egli, in circostanze misteriose, in un carcere di Ankara. Ma nel 1981 Celenk era molto potente. Aveva, secondo alcune ricostruzioni, fatto fuggire Agca, per ordine di Ugurlu, dal carcere di Istanbul dove era stato rinchiuso per l'omicidio di Ipekci e gli aveva dato rifugio in Bulgaria. Celenk era la 'connessione' tra la mafia turca e la Bulgaria comunista nello scambio armi contro droga attraverso la famosa societa' Kintex. Il Mit aggiunge anche che poco prima dell'attentato al papa, Agca, Oral Celik e Abdullah Catli compirono una rapina in una banca di Vienna. I servizi segreti turchi stilarono il rapporto nel 1982 e lo trasmisero alle autorita' in relazione all'uccisione del giornalista Abdi Ipekci.

21 giugno - Mehmet Ali Agca denuncia il ruolo di “agenti bulgari e agenti comunisti” nel quadro di un “complotto di forze internazionali” nell'uccisione del giornalista turco Abdi Ipekci, chiedendo “un nuovo processo”. Il fratello Adnan Agca ha detto che “mio fratello deve essere liberato se volete che parli. Egli accusa agenti bulgari e agenti comunisti, influenti sulla Turchia, quando parla di forze internazionali”. “Vogliamo un nuovo processo” ha detto Adnan sottolineando che Ali “ha informazioni e documenti” che proverebbero quanto afferma e che “li rivelera' al momento opportuno”.

24 giugno  - L' avv. Massimo Krogh, che insieme con il collega Gennaro Egidio assiste Ercole Orlandi, padre di Emanuela Orlandi, dice che ''nella famiglia Orlandi e' sempre fortissima la speranza e addirittura il convincimento che Emanuela sia ancora viva''. Krogh ha precisato che la liberazione di Agca ha rafforzato quest' idea ed aumentato le speranze, anche sulla scorta di una lettera della cui esistenza si e' appreso soltanto in questi giorni. Il legale si e' riferito all' articolo pubblicato oggi dal quotidiano “La Repubblica” sulla lettera scritta da Mehmet Ali' Agca a Ercole Orlandi nella quale il detenuto turco afferma che Emanuela e' viva e sta bene. Prima di parlare dell' esistenza della lettera, Ercole Orlandi ha chiesto e ottenuto l' autorizzazione da un parente di Agca. Quindi, lo ha detto per la prima volta a una giornalista turca che lo ha intervistato per un settimanale del suo paese. ''Lo ha fatto - ha spiegato l' avv. Krogh - per ricordare ad Agca questa sorta di promessa di tre anni fa''. Sulla vicenda Ercole Orlandi ha parlato oggi con il Tg2, precisando di aver incontrato alcuni anni fa a Roma il fratello di Agca. ''Se io mi fossi dato da fare per la liberazione di Ali Agca - ha detto il padre della ragazza - lui si sarebbe dato da fare per Emanuela. Ora che Agca e' libero, vedremo se lui veramente mantiene la parola e fa qualcosa in base alla lettera. Sono in attesa di avere una qualche risposta''. Nella lettera a Ercole Orlandi, al quale chiese di tenerla assolutamente segreta, Agca scrisse, tra l' altro: ''Io assicuro tutta la vostra famiglia che Emanuela sta bene, la sua integrita' fisica e morale viene garantita assolutamente. E' una piccola questione di tempo, un giorno Emanuela ritornera' a voi''.

26 giugno - Adnan Agca, il fratello dell' attentatore del Papa, dice di condividere l'opinione del padre di Emanuela Orlandi secondo cui la ragazza sarebbe ancora viva, ma ha poi ammesso di non avere nessuna nuova informazione al riguardo. Adnan ha aggiunto che “mio fratello disse due anni fa  che era ancora viva, e adesso anche io so che e' viva”, precisando di “non sapere dove si trovi” ma di “avere fiducia che la polizia turca risolvera' il caso”. Adnan ha pero' ammesso di non avere informazioni nuove o indipendenti e di “non sapere su quali basi si fondi la convinzione” di Ercole Orlandi. Egli ha aggiunto che se “come credono gli Italiani (Emanuela) venne rapita in relazione ad Ali, avrebbe dovuto essere stata rilasciata”. Secondo Adnan “ci sono informazioni segrete su Emanuela Orlandi che il Vaticano non rivela”. Adnan Agca ha anche affermato che la spiegazione data dalla Chiesa al terzo segreto di Fatima “non e' soddisfacente” e che Mehmet Ali “sperava che il Vaticano avrebbe detto la verita’”. Adnan ha detto anche che “la conversazione fra il Papa e Ali deve ancora essere chiarita, ma Ali non puo' farlo per il momento essendo sottoposto alla pressione di forze opposte. Speravamo che il Vaticano avrebbe detto la verita', ma non l'ha fatto”. Secondo Adnan, Ali e' pronto a rivelare tutto “quando sara' liberato”. “E' forse Ali venuto in Turchia per restare in carcere?” si e' chiesto.

26 giugno - L' avvocato Massimo Krogh, che insieme con Gennaro Egidio assiste Ercole Orlandi, il padre di Emanuela precisa che "le speranze del dott. Orlandi nascono sia dalla lettera che Ali Agca gli invio' nel 1997 sia dal fatto che in istruttoria emerse l' ipotesi di un rapimento finalizzato allo scambio con Agca, anche se poi questa ipotesi non resto' confermata. Purtroppo il dott. Orlandi non ha elementi obiettivi in relazione alla vicenda". 

27 giugno - La rete televisiva turca Atv, riferendo sulla rivelazione dell' ultimo mistero di Fatima, commenta che invece "il terzo segreto di Mehmet Ali e' una  ragazza chiamata Emanuela Orlandi, rapita 17 anni fa come risposta  alla cattura di Agca". "Il primo segreto di Agca - secondo la rete televisiva turca - e' stato l'assassinio del giornalista Abdi Ipekci, il secondo l'attentato contro papa Giovanni Paolo II".  Un'altra rete televisiva turca, la Ntv, in una  corrispondenza da Roma riferisce che la stampa italiana ha reagito  con perplessita' alla rivelazione integrale del "terzo segreto' perche' non corrispondente a quando annunciato in precedenza dal cardinal Sodano. Mehmet Ali Agca consegna al fratello Adnan, che lo ha incontrato in prigione, una lettera indirizzata al Vaticano e riguardante la "verita'" sul terzo  segreto di Fatima che la Chiesa non avrebbe rivelato, ma le  autorita' del carcere hanno sequestrato la missiva. Adnan ha detto di non  conoscere il contenuto della lettera scritta da Ali ma che questa "riguarda il rapporto diretto fra lui e il terzo segreto di  Fatima". Secondo Adnan, Ali ritiene che quanto rivelato ieri dal Vaticano non sia la verita' e che le autorita' religiose abbiano avuto "paura" ed abbiano fatto marcia indietro rispetto alle precedenti rivelazioni del cardinal Sodano. "Mio fratello afferma che il terzo segreto e' in diretto rapporto con lui" ha detto Adnan denunciando il sequestro della lettera nella quale Ali ringrazia di nuovo il papa.

4 luglio - Sevket Can Ozbay, l'avvocato di Agca, annunciando che chiedera' un nuovo processo per l'omicidio del giornalista turco Abdi Ipekci nel 1979, della cui morte il suo cliente si dichiaro' colpevole "perche' sotto tortura, afferma che "Per far luce sull'attentato al Papa e sulle altre "cospirazioni in cui fu coinvolto Agca" bisognerebbe indagare anche sul ruolo di Stati Uniti, Iran e Siria. Ozbay - che ha difeso altri Lupi Grigi - pur non escludendo la 'pista Bulgaria-Urss' ritiene che per capire chi potesse esservi dietro le "cospirazioni in cui fu coinvolto Agca, bisogna ricordare che prima del golpe del 1980, agenti americani si infiltrarono in Turchia" per compiervi provocazioni. "E Iran e Siria - aggiunge - hanno sempre sfruttato da parte loro la religione e le sette" nel paese. E conclude: "Uno che non aveva neppure da mangiare, avrebbe fatto qualunque cosa per sopravvivere". 

10 luglio - In una dichiarazione dai toni messianici consegnata al fratello Adnan e diffusa dal suo avvocato, Mehmet Ali Agca accusa il Vaticano di avere "distorto alcuni dei segreti di Fatima" nel quadro d'una lotta per il  potere, ed ha invitato il "caro fratello papa" a dimettersi ed ad unirsi a lui in una crociata contro una chiesa divenuta "la centrale del demonio". Agca ha accusato il Vaticano di avere "organizzato il complotto contro il suo papa" e di aver mentito sui segreti di Fatima, e in particolare sul terzo, perche' rivelavano la sua volonta' di "seguire la strada del demonio, allontandandosi dalla vera religione per divenire una forza politica ed economica".Agca si rivolge a Giovanni Paolo II invitandolo a "dimettersi immediatamente  e tornare in Polonia" perche', afferma, "lei e' un uomo buono e  non puo' restare alla testa del Vaticano, immondizia della storia  e centrale del demonio". Per Agca, Wojtyla dovrebbe, dimettendosi, favorire "l'abolizione del papato che ha tradito la Bibbia, il Messia e Dio stesso" alleandosi con "paesi terroristi... quali la Libia, l'Iran e Cuba". Agca dichiara, nel suo attacco odierno, "una guerra culturale contro il Vaticano" e invita la comunita' internazionale a "rompere le relazioni diplomatiche" con la Santa Sede. Agca si ripropone come "il Messia" e chiede "ai cari fratelli cattolici", che "amo molto", di abbandonare il Vaticano, ma al tempo stesso si rivolge anche a tutti i cristiani  invitandoli a "seguirlo" e assicurando che "faro' cio' che  Lutero e Calvino non hanno compiuto". Ali Agca e' comparso oggi davanti al tribunale di Istanbul per rispondere di estorsione, furto di un'automobile in relazione ad una rapina compiuta nel 1979. L'accusa ha chiesto fino a 24 anni di reclusione. Agca ha chiesto anche, attraverso il fratello Adnan, il trasferimento dal carcere di massima sicurezza di Kartal ad Istanbul, sostenendo di soffrire di problemi polmonari. Durante l' udienza Agca ribadisce di essere innocente  dell' uccisione del giornalista Abdi Ipekci. “Se ci fossero dei testimoni contro di me - ha detto Agca - non sarei stato tanto stupido da venire qui”. “Agca – ha detto anche l' ex Lupo grigio - e' come un Ufo. Lo vedono e tutti credono di conoscerlo”, ma “si tratta solo di favole”. 
 

10 luglio - In un'intervista al TG2, il giudice Rosario Priore, parlando di Ali' Agca, dice:"Secondo me era scontato che non mantenesse la promessa di restare in silenzio una volta abbandonata l'Italia. Egli ama essere al centro dell' attenzione, sulla ribalta. E per quanto riguarda le dichiarazioni non ritengo che siano una bizzarria, una delle solite bizzarrie, ma ritengo che sia un messaggio preciso. Noi abbiamo perso anni a tentare di spiegare quello che diceva. Probabilmente riprende in questo caso un' ipotesi che era emersa nella terza inchiesta, e cioe' quella di una matrice interna all'attentato al Sommo Pontefice".

11 luglio - In un'intervista al quotidiano “Il Tempo”, il giudice Rosario Priore dice che “Sarebbe ora che i francesi tirassero fuori dai loro archivi il fascicolo che rigurada quell'avviso che fecero al Vaticano sull'imminente attentato. ne capiremmo di piu’”. Priore commenta poi il duro attacco di Agca al Vaticano: “era prevedibile che tornasse, e in modo cosi' pesante sulle varie questioni che lo hanno sempre agitato. Probabilmente vuole riprendere la vecchia ipotesi, gia' emersa nelle varie inchieste, di una possibile matrice interna al Vaticano nell'attentato al Pontefice”. 

11 luglio - Il giudice Ferdinando Imposimato, in un' intervista pubblicata da “Milliyet”, dice di continuare a credere che la pista giusta nell'attentato al papa sia quella della collusione fra Mehmet Ali Agca, agenti bulgari e mafia turca. Secondo Imposimato, Agca “diceva la verita”' quando, nella sua prima versione dell' attentato, denuncio' un complotto fra agenti bulgari e mafia turca a piazza San Pietro. “Scoprii la connessione bulgara durante le indagini. Si trattava di una banda di terroristi, spie e mafiosi, che compi' operazioni a
Roma tra il 1979 e il 1980”, afferma Imposimato. Secondo il giudice, “l' organizzatore della banda era Ivan Tomov Dontchev, addetto dell'ambasciata bulgara a Roma” che aveva preparato anche “un complotto contro Lech Walesa, quando questi visito' Roma nel gennaio 1981”. Per Imposimato, Agca lavorava per Dontchev e gli disse il complotto contro il papa era stato organizzato da Dontchev insieme agli agenti bulgari Antonov, Kolev e Ayvazov. 

11 luglio - Il sostituto procuratore generale di Roma Antonio Marini ritiene che Ali Agca non meritasse ne' il perdono del Papa ne' la clemenza. “Io credo – ha aggiunto Marini - che le sue farneticazioni siano un modo per salvarsi la pelle, per salvarsi la vita e accreditarsi presso i suoi compagni”. Per Marini Agca “e' depositario della verita' dell' attentato, ma non ha nessuna intenzione di rivelarla”.

11 luglio - Fonti della Segreteria di Stato vaticana commentano che “la Santa Sede non da' alcuna importanza a queste dichiarazioni, perche' si capisce bene che per Ali' Agca e' un modo per trovare appoggio nel proprio Paese, accreditandosi come musulmano e anticattolico”. “Si capisce bene - aggiungono le fonti - che l'attentatatore del Papa si deve salvare la pelle”.

16 luglio - Il portavoce vaticano Joaquin Navarro Valls, conversando con i giornalisti a Les Combes, dice che e' stato il Papa in persona, non piu' di due mesi fa, a scrivere al presidente della Repubblica italiana, Carlo Azeglio Ciampi, "per comunicare i propri sentimenti rispetto alla prospettiva che l'Italia decidesse o meno un gesto di clemenza nei confronti di Ali Agca". Il portavoce ha anche spiegato che il Papa spiegando i propri sentimenti rispetto a un eventuale gesto di clemenza italiano, "non aveva presente in primo luogo la ricerca della verita"'. "Era un'altra linea di pensiero - ha aggiunto - che animava il Papa nel pensare ad un gesto di clemenza: se in tanti anni la verita' non si e' chiarita...". 

17 luglio – In un’intervista a”La Repubblica” Ali Agca dichiara “Ringrazio il Papa per la mia 'liberazione' . Lui e' un ottima persona ma quelli che sono intorno a lui non rispettano piu' Dio, non rappresentano piu' la religione”. “Occorre svelare - precisa - gli intrighi dentro il Vaticano. Quelli si ammazzano tra di loro, sono capaci di tutto e io ora temo per la mia vita”. Secondo Agca “anche il presidente della Repubblica Ciampi e' un buon cattolico e non deve pentirsi di avermi concesso la grazia e l'estradizione”. L'attentatore del Papa smentisce poi un suo ruolo nel caso Orlandi: “io non c'entro niente. Perche' non fanno un'indagine in Vaticano? perche' il padre della ragazza non ne chiede ragione al mio avvocato italiano Marina Magistrelli che prende ordini dal Vaticano? Pure Suor Lucia sa tutto”. Sul segreto di Fatima l'ex lupo grigio attacca: “voglio la verita'. Perche' hanno cambiato versione nel giro di 40 giorni. E perche' tengono Suor Lucia praticamente sotto sequestro”. Il giorno successivo, Ali Agca precisa di “non avere paura del Vaticano” sostenendo che una sua frase secondo cui si sentirebbe minacciato dalla Santa Sede “e' un'invenzione”. “E' una frase inventata” ha detto Mehmet Ali al fratello Adnan. “Non ho nessuna paura del Vaticano - ha aggiunto l'attentatore del papa - perche' dovrei averne? Ho trascorso 20 anni in prigione in Italia”. Agca, sempre citato dal fratello che lo ha visitato nella prigione di Kartal ad Istanbul, ha detto di “non avercela con tutti in Vaticano” e certamente non con il papa. “Vi sono dei cardinali che possono aiutarmi” ha aggiunto. "La Repubblica pubblica anche un articolo sul denaro che sarebbe stato pagato ad Agca per compiere l'attentato.

21 luglio - In un' intervista al quotidiano "Zaman", Ali Isiklar, deputato del partito di estrema destra Mhp, dalla cui ala giovanile usci' la formazione dei 'Lupi Grigi', dichiara che Mehmet Ali Agca era "senza ombra di dubbio" un agente dei servizi segreti sovietici. Isiklar afferma che quando nel 1976 "venne chiarito senza ombra di dubbio che Agca era un agente del Kgb, egli venne escluso dall'associazione giovanile idealista (il nome ufficiale dei 'Lupi Grigi')". "L'ordine venne dato dallo stesso Arparslan Turkes (fondatore e defunto leader del Mhp) ed io ne fui testimone diretto", afferma Isiklar.

3 agosto - Mehmet Ali Agca avrebbe scritto una lettera a Abdullah Ocalan la quale, secondo i media turchi, sarebbe arrivata per un errore di indirizzamento in un'altra localita' del Mar di Marmara, ma il fratello dell'attentatore al Papa afferma di non credere che il messaggio sia autentico. Agca, secondo l'agenzia 'Anadolu', avrebbe indirizzato la lettera espressa, impostata il 31 luglio ad Istanbul dove Ali e' detenuto nella prigione di Kartal, a "Abdullah Ocalan, Gelibolu- Imrali". La missiva sarebbe arrivata all'ufficio postale di Gelibolu, sul Mar di Marmara, invece che sull'isola di Imrali dove e' detenuto il leader curdo. La lettera, che non e' stata aperta, sara' inviata alle autorita' competenti, precisa 'Anadolu'. Adnan Agca interrogato dall'Ansa ha detto di non sapere nulla della lettera e di dubitare che sia stata scritta dal fratello, suggerendo l'ipotesi di una provocazione. "Che c'entra Ali con Ocalan? Non abbiamo bisogno di certa gente" ha detto. Dubbi sulla genuinita' della lettera sono espressi anche dall'avvocato di Agca, Sevket Ozbay il quale rileva che le posizioni di Agca, che ha accusato il Vaticano di sostenere il Pkk, e di Ocalan sono contrapposte. L' autenticita' della lettera e' poi confermata da un altro avvocato di Agca, Can Ozbay. Nella lettera, Ali Agca si rivolge ad Abdullah Ocalan chiamandolo "traditore" e invitandolo a pentirsi e a "inginocchiarsi" di fronte alla "terra santa" anatolica.  Nella lettera, secondo l'avvocato, Agca scrive ad Ocalan sottolineando alcune differenze: "il fato ci fece trovare nello stesso momento a Roma, ma mentre tu bevevi whisky in ville di lusso io soffrivo le mie pene in un'orribile cella". Agca fa inoltre riferimento ad una lettera che Ocalan avrebbe scritto al Vaticano, definito da Ali "sostenitore del Pkk e del terrorismo armeno". In questa missiva Ocalan avrebbe lanciato "terribili calunnie contro Agca, la nazione turca e la storia" dice sempre Agca, precisando che e' ad essa che egli ora risponde. Dopo aver inveito contro i "dannati terroristi del Pkk e armeni e le dannate bande di traditori greci e siriani", Agca inneggia alla "eterna fratellanza fra curdi e turchi" nella "unita' della grande nazione turca". 

8 settembre – In coincidenza con una nuova udienza a Istanbul del processo per estorsione e rapina commessi nel 1979, Mehmet Ali Agca, attraverso un testo farneticante firmato “Il Messia” e reso noto dal suo avvocato Can Ozbay, accusa una fazione in seno al Vaticano di avere fatto sparire Emanuela Orlandi allo scopo di impedire la sua liberazione, cui il papa era favorevole, per timore di rivelazioni su imprecisati “scandali”. L’avvocato ha spiegato che nel testo, poco comprensibile, Agca sostiene che nel Vaticano vi sarebbero due forze: una che, al fianco del papa era favorevole alla liberazione di Emanuela e un'altra contraria. Fu quest' ultima fazione a farlo fuggire, sostiene Agca, da una prigione turca nel 1979, apparentemente allo scopo, come sostenuto in precedenti dichiarazioni, di utilizzarlo poi contro lo stesso papa. Tale fazione fece quindi rapire Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, trasferendole nel palazzo del principe del Lienchtestein in base ad un “accordo segretissimo” concluso da esponenti delle gerarchie vaticane. La fazione vicina al papa, sostiene Agca, tento' di farlo trasferire in Costarica con l'accordo del presidente di quel paese. Ma “Il Messia” rifiuto' perche' “dovevo annunciare la fine del mondo a Roma”.

4 ottobre - La commissione stragi ascolta l' ex questore Arrigo Molinari, in pensione dal 1997, che ha chiesto di raccontare la sua verita' sugli anni bui della strategia della tensione. In una lettera al senatore Giovanni Pellegrino, Molinari ha chiesto di essere sentito su quanto e' venuto a conoscenza nel corso della sua carriera. In particolare, Molinari parla del rinvenimento, nella primavera del 1968, al confine italo-francese, di un ingente quantitativo di tritolo di produzione americana proveniente da una base Nato della Francia meridionale. Inoltre riferisce sui rapporti avuti con l' ex vicecapo della polizia Giuseppe Lutri, con il prefetto Federico Umberto d' Amato, con il responsabile di Zona della P2 William Rosati, con il generale Dalla Chiesa e con i responsabili dei servizi segreti del Mossad "di stanza a Genova tra il 1975 e il giugno 1983". Molinari sostiene che l' allora presidente della giunta regionale della Liguria Alberto Teardo del Psi, candidatosi alle elezioni politiche del giugno 1983, era sotto la protezione del Mossad perche' minacciato di morte. Molinari fa riferimento anche a personaggi del terrorismo come l' ideologo Giovanni Senzani e Patrizio Peci. Afferma poi che Ali' Agca, pochi giorni prima dell' attentato a papa Giovanni Paolo II, avrebbe soggiornato per una notte a Genova.

6 ottobre - Il tribunale di Istanbul rinvia al 23 ottobre un processo a Mehmet Ali Agca per l'assenza dell'imputato. Agca viene giudicato per una serie di furti avvenuti nel 1978. Anche sette testimoni convocati per l'udienza non si sono presentati.    L'avvocato di Agca, Sevket Can Ozbay, ha dichiarato che il suo difeso "non intende presentarsi al processo, ribadisce di non avere nulla a che fare con i reati di cui e' accusato, ed e' furioso per essere tirato in ballo con accuse campate in aria".

23 ottobre - L'accusa al processo contro Ali Agca ad Istanbul per rapina in una fabbrica e furto di auto prima della sua fuga da una carcere turco nel 1979, ha chiesto oggi una pena fino a 40 anni. All'udienza, cui Agca non era presente e che e' stata aggiornata al 20 novembre, la procura ha deciso d'altra parte di far cadere l'accusa per un furto a mano armata di una gioielleria, per la prescizione del reato. Non e' chiaro tuttavia perche solo uno dei reati imputati sia soggetto a prescrizione. L'accusa ha chiesto il raddoppio della pena richiesta per la rapina di una fabbrica di soda e il furto di un'automobile, chiedendo da 30 a 40 anni di carcere per Agca.

6 novembre - Mehmet Ali Agca si e' detto pronto a partecipare alla stesura della sceneggiatura di un film sull'attentato a papa Giovanni Paolo secondo e persino, qualora possibile, a interpretare se stesso. Adnan Agca, fratello di Ali, ha detto che il produttore e regista televisivo turco Dundar Kesapli, che vive in Italia, e un regista italiano si sono messi in contatto con lui per proporre all'ex Lupo Grigio detenuto in un carcere di Istanbul di partecipare alla sceneggiatura e addirittura interpretare se stesso. "Ali si e' detto pronto a dare ogni contributo alla realizzazione del film" ha detto Adnan precisando che i registi hanno anche chiesto alle autorita' turche il permesso di incontrare l'attentatore ma finora senza successo. I registi, ha precisato Adnan, giungeranno comunque presto in Turchia per un sopralluogo e tentare nuovamente di incontrare o parlare con Ali. Secondo l'avvocato di Agca, Sevket Can Ozbay, che ha confermato l'esistenza del progetto, i due promotori del film avrebbero gia' incontrato Agca quando era detenuto in Italia.

6 dicembre - Il governo turco presenta in Parlamento un progetto di legge che prevede la liberazione o la riduzione delle pene per circa 30.000 dei 70.000 detenuti nelle carceri del paese, escludendo pero' la maggior parte dei prigionieri politici, tra cui Mehmet Ali Agca.

15 dicembre – Il settimanale “Tempi” pubblica un servizio intitolato “L'impero rosso contro il  Papa” di Richard Newbury:
“Tentativi di infiltrazione in Vaticano, opuscoli del KGB sulla minaccia rappresentata dal Papa polacco, una politica per accentuare contrasti e rivalità nella Chiesa cattolica e fra questa e le altre Chiese: all’inizio degli anni Ottanta il Patto di Varsavia aveva identificato nel pontificato di Karol Wojtyla una minaccia mortale per ilsocialismo reale. E a Mosca erano al potere uomini che non avevano scrupoli a utilizzare l’omicidio pur di conseguire i propri obiettivi politici o di sicurezza. E ora, un superinvestigatore inglese fa il punto sul contesto in cui maturò l’attentato alla vita del Papa. Ecco cosa rivela l’ultimo libro di Nigel West.
"Cia” sta per “Cattolici in azione” secondo Nigel West, autore de “Il Terzo Segreto – la Cia, Solidarnosc e il complotto del Kgb per uccidere il Papa” (Harper Collins, novembre 2000, £.19,99). Nigel West è lo pseudonimo del già deputato conservatore Rupert Allason, vicino ai Servizi Segreti e votato “Esperto degli esperti” dai colleghi scrittori di “storie di spie” per i suoi dodici libri di spionaggio. Attualmente Allason è editore europeo del Giornale di spionaggio e controspionaggio di Washington. Il libro è basato su documenti solo di recente sottratti al segreto di stato, a Mosca, Varsavia e Washington che mostrano il grado di coinvolgimento del Kgb nel fallito tentativo di assassinio di Giovanni Paolo II, il 13 maggio 1981.
 Omicidio politico, abitudine sovietica Papa Giovanni Paolo II è persuaso che “il diavolo ha sparato quel proiettile e la Santa Vergine lo ha fermato”. Una convinzione condivisa da Ali Agca, il suo attentatore. Per il primo Papa di origini slave, che ha conosciuto per esperienza diretta nazismo e comunismo, e “veri credenti cattolici” come Bill Casey, direttore della Cia, il Generale Vernon Walters, i Segretari di Stato Alexander Haig e Judge William Clark, il “diavolo” che ha sparato il proiettile era il Kgb, anche se è difficile rintracciarne le prove. Ad ogni modo, questo del “lavoro sporco” – l’assassinio politico – era un metodo tipico, come mostra West, del Segretario del PCUS Leonid Breznev, del capo del Kgb Yuri Andropov e di Vladimir Kryuchkov, vice di Andropov e suo successore. Quest’ultimo era stato personalmente responsabile dell’assassinio del presidente afghano Hafizmullah Amin nel Natale 1979, l’atto che segnò l’inizio dell’invasione sovietica dell’Afghanistan. Secondo il vecchio capo della sezione di controspionaggio del Kgb, generale Oleg Kalugin, “entro la fine degli anni ’70 il Kgb aveva virtualmente smesso di mettere a segno ‘lavori sporchi’, ma aveva mantenuto in servizio Sergei M. Golubev, membro del Direttorato Tecnico e Operativo che guidava la Kamera, nota anche come Laboratorio 12, creata da Stalin per progettare i metodi di eliminazione degli avversari. L’unità guidata da Golubev inventava nuovi metodi per uccidere, dai veleni che potevano essere versati nelle bevande delle vittime, a gelatine che spalmate sul corpo di una persona inducevano attacchi di cuore”. Erano strumenti già utilizzati, se pure senza successo, contro Alexander Solzenicyn e che avevano aiutato i Ds (Servizi segreti) bulgari ad uccidere nel 1978 Georgi Markov, un loro ex agente che aveva disertato a Londra. Poiché i Ds chiesero assistenza per la “rimozione politica” di Markov, si può supporre che anche la “rimozione” del “dissidente Pontiff” avrebbe richiesto un aiuto logistico. Certamente non sarebbe avvenuta senza che il Kgb ne fosse preventivamente informato, dal momento che, secondo la testimonianza dell’agente Ds Vladimir Kostov, che disertò nel 1977: “tra i membri dirigenti dei Ds c’erano anche un certo numero di funzionari del servizio segreto sovietico di origine bulgara. Abbastanza chiaramente, costoro applicavano in Bulgaria i sistemi che avevano appreso durante il servizio in Urss. In aggiunta, i Ds includevano tra le loro forze dozzine di consulenti sovietici. Questi consiglieri controllavano a stretta distanza le attività dei Ds e le decisioni a ogni livello”.
 Parola d’ordine: infiltrare il Vaticano Comunque, una prova ulteriore della complicità del Kgb nel tentativo di assassinare Giovanni Paolo II è offerta dalla reazione dello stesso Kgb e dell’Sb (il servizio segreto polacco) alla sua elezione. Il giorno seguente l’elezione papale, il residente del Kgb a Varsavia Vitali Pavlov inviò a Mosca questo rapporto: “Wojtyla ha una visione profondamente anticomunista. Senza opporsi apertamente al sistema socialista, ha criticato il modo in cui operano le agenzie statali della Repubblica popolare polacca formulando le seguenti accuse: i diritti umani fondamentali dei cittadini polacchi sono limitati; esiste un inaccettabile sfruttamento degli operai; le attività della Chiesa cattolica sono ostacolate e i cattolici trattati come cittadini di seconda classe; è stata organizzata una pressante campagna per imporre alla società l’ateismo e convertire i cittadini a un’ideologia estranea; la Chiesa Cattolica vede negato il proprio ruolo culturale privando in tal modo la cultura polacca del suo tesoro nazionale”. Il residente del Kgb a Roma Boris Solomatin cominciò a spiare il Vaticano. Contemporaneamente, in Polonia, la spia professionista Oleg Buryen, dietro le mentite spoglie di un editore canadese studioso dei missionari polacchi, contattò padre Josef Tischner, professore di Etica sociale all’università di Lublino, uno degli amici di vecchia data più intimi del Papa. La trionfale visita del Papa in Polonia nel 1979 e la nascita di Solidarnosc, insieme con la dichiarazione a Radio Vaticana che “il nostro obiettivo non è quello di distruggere un sistema politico, ma aiutare la nascita di una nuova società”, disturbarono ulteriormente la leadership sovietica. Il 16 giugno 1980 Pavlov informava Mosca che i suoi “amici” (l’Sb) erano riusciti a stabilire alcuni “contatti” molto vicino al Papa: “i nostri amici hanno importanti posizioni operative a disposizione in Vaticano, e queste gli consentono di avere l’accesso diretto al Papa e alla congregazione romana. Oltre ad agenti professionisti verso i quali Giovanni Paolo II è personalmente ben disposto e che possono ottenere un’udienza in qualsiasi momento, i nostri amici hanno agenti attivi tra i leader degli studenti cattolici che sono in costante contatto con i circoli vaticani e hanno possibilità di azione entro Radio Vaticana e nel Segretariato papale”.
 Al centro di tutto la questione polacca Gli obiettivi di queste spie erano “influenzare il Papa ad un sostegno attivo all’idea di distensione internazionale, di coesistenza pacifica e di cooperazione tra gli stati; esercitare un’influenza favorevole sulla politica del Vaticano in merito a problemi internazionali specifici; accentuare il disaccordo tra il Vaticano e gli Usa, Israele e gli altri Paesi; accentuare le discordie e i contrasti interni al Vaticano; studiare, escogitare e portare a termine operazioni per mandare all’aria i piani del Vaticano sull’aiuto e il sostegno alle chiese e agli insegnamenti religiosi nei paesi socialisti; sfruttare i contatti del Kgb nella Chiesa Ortodossa, e nelle chiese Armena e Georgiana; ideare e realizzare misure che ostacolino l’estensione dei contatti tra queste chiese e il Vaticano; identificare i canali attraverso i quali la Chiesa polacca accresce la sua influenza e rinvigorisce il lavoro della Chiesa nell’Urss”. Durante gli eventi che portarono all’introduzione della legge marziale in Polonia nel dicembre 1981, Breznev guardava con sempre maggior preoccupazione al Papa come a un pericoloso catalizzatore per la rivolta in Polonia, che costituiva “il punto debole della difesa sovietica”. Si dice che Giovani Paolo II avesse scritto personalmente a Breznev al Cremlino, minacciando di tornare in Polonia per guidare la resistenza contro qualsiasi tentativo di occupazione del paese da parte delle forze sovietiche un mese prima di accordare un’udienza al leader di Solidarnosc Lech Walesa, quando Wojtyla rilasciò il memorabile commento “il figlio è venuto a rendere visita al padre”. Inoltre i leader del Patto di Varsavia, come Teodor Zhivkov, Gustav Husak ed Erich Honecker, tenevano il Cremlino sotto una crescente pressione dal novembre 1980, perché si decidesse un intervento risoluto per distruggere il pericolo di una seconda Primavera di Praga mentre era ancora in germoglio. Il 26 novembre, Honecker incalzava Breznev a passare alle vie di fatto: “secondo le informazioni che ci giungono attraverso diversi canali, le forze controrivoluzionarie della Repubblica popolare polacca sono in costante offensiva, e qualsiasi ritardo del nostro intervento contro di esse significherebbe la morte – la morte della Polonia socialista. Ieri un nostro sforzo collettivo poteva essere considerato prematuro; oggi è essenziale e domani potrebbe essere già troppo tardi”. All’incontro del Patto di Varsavia convocato d’urgenza il 5 dicembre, non poteva esservi più alcun dubbio sulla pericolosità della situazione in Polonia per la stessa esistenza di quei regimi, e sulla violenta ostilità di quelli nei confronti del Papa polacco.
 Come la Cia entrò in Vaticano Prima del tentativo di assassinare Papa Giovani Paolo II, il cardinal Casaroli, Segretario di Stato, aveva respinto sdegnosamente i tentativi svolti da Bill Casey per stabilire un contatto tra la Cia e il Vaticano, ma in un secondo momento il Papa accettò di prendere visione di rapporti segreti, con fotografie dei paesi del Patto di Varsavia scattate dai satelliti spia. Per la Cia, il Papa fu una delle cinque persone responsabili della caduta dell’Impero Sovietico. Il generale di origine inglese Vernon Walters, educato in Inghilterra nella scuola “privata” dei gesuiti di Stonyhurst, era entrato nell’esercito americano nel 1941 come soldato semplice, divenne Generale Luogotenente già nel 1972, poi fu nominato Direttore aggiunto della Cia dal Presidente Nixon, finché questo poliglotta divenne Ambasciatore a disposizione del Presidente Reagan. Mentre ricopriva questo ruolo, gli venne assegnata dal Segretario di Stato americano, il cattolico Judge William Clark, la responsabilità di “spiegare al Papa le politiche degli Usa in materia di affari esteri e difesa. L’amministrazione era consapevole che esisteva una convergenza di interessi tra Chiesa Cattolica e Stati Uniti nel tentativo di contenere l’espansione comunista. Secondo le istruzioni ricevute, dovevo illustrare la situazione al Papa basandomi sui migliori rapporti di spionaggio disponibili”. Walters discusse con Giovanni Paolo II “della minaccia che ci derivava dai missili, dalle forze di terra convenzionali, dalla Marina e dall’Aviazione sovietica. Inoltre, quando il momento è stato favorevole, ho affrontato esaurientemente i problemi della Polonia e una volta sono entrato nel merito delle ultime informazioni sui campi di concentramento dell’Urss, che erano ancora operativi. Talvolta il Papa stesso mi indicava quali argomenti presentargli la volta successiva. Mi riceveva sempre da solo e se qualcuno tentava di interrompere le nostre riunioni lo metteva alla porta. I nostri incontri informativi generalmente venivano fissati, attraverso il Nunzio a Washington, dall’Arcivescovo (oggi cardinale) Laghi e dall’Ambasciatore al Vaticano William Wilson. Cercavo di adattare gli incontri in modo da farli durare non più di 40 minuti, compreso il tempo per qualche eventuale domanda che il Papa avrebbe potuto avere piacere di rivolgermi. Le sue domande erano in genere penetranti, e molto acute”. Il 7 giugno 1982 il Presidente Reagan ebbe un incontro di sei ore in Vaticano con Giovanni Paolo.
 Sul Papa un libretto del KGB Oleg Gordievsky, responsabile della residentura del Kgb a Londra, era stato arruolato nel 1973 dai servizi inglesi. Fu lui a mostrare all’MI6 l’opuscolo del Kgb “Misure per neutralizzare l’attività sovversiva del Vaticano”, diffuso tra tutti i responsabili degli uffici del Kgb. In esso si legge: “Negli ultimi anni il Capo della Chiesa Cattolica, insieme ai circoli di destra del Vaticano, stanno organizzando attività sovversive contro i paesi socialisti. In questa prospettiva, i responsabili del nostro Dipartimento attribuiscono massima importanza a un’intensificazione degli sforzi da parte dei membri della nostra organizzazione all’estero per penetrare, utilizzando agenti e altri mezzi operativi, all’interno dei centri cattolici dell’Occidente e per ottenere dati segreti sulle operazioni ostili in fase di preparazione presso il Vaticano, nonché per intraprendere misure attive su vasta scala intese a incitare figure importanti della Chiesa Cattolica a protestare in difesa della pace e per limitare la corsa agli armamenti”. “La tendenza anti-socialista nelle attività vaticane è diventata particolarmente rilevante con l’arrivo al soglio pontificio di Giovanni Paolo II, la cui ostilità verso i paesi della comunità socialista è condizionata sia dalle sue personali convinzioni anti-comuniste e anti-sovietiche, sia dall’influenza esercitata su di lui dai rappresentanti più conservatori del clero cattolico e da figure politiche reazionarie dell’Occidente, specialmente americane… il Papa e il suo entourage stanno facendo ogni sforzo, con ogni mezzo possibile, per cambiare i rapporti stabiliti tra le chiese e gli stati nei paesi socialisti. Alla luce dell’esperienza polacca, stanno cercando in primo luogo di ottenere la completa indipendenza della Chiesa dallo Stato, poi di rafforzare la posizione del clero reazionario nei paesi socialisti e infine di intensificare i sentimenti antisocialisti tra il clero e i fedeli”.
 Il progetto: combattere la Chiesa con la Chiesa In questo contesto matura la visita papale, temuta dal Kgb, alla Polonia, all’Ungheria e alla Jugoslavia, così come i progetti di visitare l’Urss e la Cecoslovacchia. Inoltre “i gruppi orientati a destra del Vaticano hanno da qualche tempo allargato considerevolmente la propria attività sovversiva contro il movimento di liberazione nazionale, soprattutto in America Latina”. E ancora “i principali cattolici reazionari, in cooperazione attiva coi leader dei paesi che guidano la Nato, stanno tentando, con l’appoggio del Pontefice, di indebolire il movimento pacifista. Giovanni Paolo II e i suoi sostenitori in Vaticano cercano di impedire ai cattolici e alle organizzazioni cattoliche di essere coinvolte in questo movimento”. Affrontare le minacce di destabilizzazione in casa propria nel blocco sovietico e il pericolo della fine della teologia della liberazione marxista nel Centro America, richiedevano una reazione del Kgb anche dopo il fallimento dell’attentato al Papa. La risposta consisteva innanzitutto nello spiare, in secondo luogo nelle minacce di un inasprimento delle sanzioni contro la Chiesa se “ci fossero state interferenze negli affari interni dei paesi socialisti” e, in terzo luogo, nel tentativo di dividere e governare “sfruttando, nell’interesse dei paesi socialisti, l’esistenza di qualsiasi dissenso interno al Vaticano, qualsiasi insoddisfazione constatata tra i cardinali più influenti per quello che era, secondo loro, “l’eccessivo entusiasmo” di Giovanni Paolo II per la sua “politica verso l’Est” rispetto ad altri settori dell’attività del Vaticano. Inoltre bisognava ridurre al minimo i rapporti tra “le chiese Ortodossa russa, Georgiana, Gregoriana d’Armenia e le altre chiese cristiane”, e al contrario inasprire qualunque gelosia tra il clero italiano più ostile e la Curia riguardo “l’intenzione del Papa di rafforzare la propria posizione promuovendo polacchi, tedeschi dell’Est e altri non italiani nella gerarchia cattolica”. Sembra che a partire dal 1984 le mire del Kgb siano state ridotte, per intercessione della Vergine Maria direbbe Giovanni II, alla distruzione del carattere dell’avversario piuttosto che della sua vita”.

18 dicembre - I giudici del tribunale di Ankara condannano Ali Agca a 36 anni di carcere per una rapina in una fabbrica di soda e il furto di un'auto, ma grazie ad una serie di condoni di pena, ne dovra' scontare solo sette anni e due mesi di reclusione. L'accusa aveva chiesto una pena variante dai 30 ai 40 anni di reclusione. I suoi legali hanno detto che potrebbero presentare appello anche se la pena per Agca potrebbe essere ulteriormente diminuita se il presidente dovesse firmare l'amnistia gia' approvata dal parlamento.

27 dicembre – Un tribunale turco respinge la richiesta di Ali Agca di poter usufruire dell’ amnistia concessa dalle autorta’ la scorsa settimana e della quale hanno gia' beneficiato migliaia di prigionieri. Il Vaticano non commenta in alcun modo la vicenda. Nessuna interferenza nell'autonomia giudiziaria degli Stati, ma anche nessun interesse per un personaggio al quale la Santa Sede non vuole in nessun modo fare pubblicita'.
 
 
 
 

 
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