Almanacco dei misteri d' Italia


Ali Agca e l' attentato contro papa Giovanni Paolo II
le notizie del 2005
17 gennaio 2005 - EMANUELA ORLANDI: DOSSIER LEGALE FAMIGLIA A PROCURA ROMA
ANSA:
EMANUELA ORLANDI: DOSSIER LEGALE FAMIGLIA A PROCURA ROMA
DA DOCUMENTI RISULTEREBBE CONFERMA IPOTESI TERRORISTICA
Un voluminoso dossier contenente, tra l'altro, una indagine svolta all'estero, e' stato consegnato oggi alla procura di Roma in riferimento alla istanza di riapertura dell'inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Il dossier, che conterrebbe una serie di riscontri e documenti sulla cosiddetta pista terroristica che, e' stato consegnato al procuratore aggiunto di Roma Italo Ormanni dal legale della famiglia Orlandi, l'avvocato Massimo Krogh.
Nei mesi scorsi lo stesso avvocato Krogh aveva presentato al pm Simona Maisto, una istanza per la riapertura del caso sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la ragazza sparita agli inizi degli anni '80, figlia di un dipendente della prefettura del Vaticano.
L'istanza fa riferimento a una inchiesta stralcio sulla scomparsa di Emanuela Orlandi che e' ancora all'attenzione del pm Simona Maisto che conduce le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Italo Ormanni. Nell'istanza si faceva riferimento a presunte motivazioni di natura terroristica che potrebbero essere state alla base della sparizione della ragazza. Secondo quanto si e' appreso i documenti che saranno ora esaminati dal pm Ormanni, che dovra' decidere se riaprire ufficialmente il caso, comproverebbero i fini terroristici del rapimento di Emanuela Orlandi: la giovane donna, secondo quanto risulterebbe dall'esame dei documenti, sarebbe stata rapita come ostaggio da scambiare con Mehmet Ali Agca', l'attentatore del Papa, nel timore che lo stesso Agca' rivelasse i presunti mandanti dell'attentato a Giovanni Paolo II.
Emanuela Orlandi fu rapita 22 anni fa a Roma anni di ritorno dalla scuola di musica. La ragazza, che aveva 15 anni, era figlia di un impiegato della prefettura della casa pontificia, morto lo scorso anno. Emanuela venne vista salire a bordo di una Bmw nera. La nota per l' ultima volta, mentre parla con il conducente dell' auto, un vigile urbano in servizio davanti al Senato. Della ragazza , da quel giorno, nessuna traccia. Il presunto rapimento dell' estate del 1983 e' finito in questi anni con l'intrecciarsi con le vicende e le inchieste collegate all' attentato contro papa Wojtyla. Il dossier presentato al pm Ormanni rimetterebbe in relazione il rapimento di Emanuela Orlandi alla figura di Agca'.

24 gennaio 2005 - PAPA: 'MEMORIA E IDENTITA" RACCONTA L'ATTENTATO DEL 1981
ANSA:
PAPA: 'MEMORIA E IDENTITA" RACCONTA L'ATTENTATO DEL 1981
E' IL SUO TESTAMENTO, DICE AL TIMES EDITORE INGLESE
Giovanni Paolo II racconta in prima persona i momenti dell'attentato del 1981 con le sue riflessioni su quei drammatici momenti, nel suo nuovo libro 'Memoria e identita', che sara' in libreria a marzo. Lo scrive il quotidiano britannico Times, citando l'editore Lord Weidenfeld, che pubblica nel Regno Unito il libro che e' stato gia' presentato il 6 ottobre alla fiera del libro di Francoforte dal portavoce vaticano, Joaquin Navarro Valls.
"E' nell'ultimo capitolo, che e' molto commovente", ha dichiarato Weidenfeld, spiegando che il Papa "descrive il giorno dell'attentato nel dettaglio. Si trovo' improvvisamente davanti alla morte. Era consapevole del fatto che un tizio gli stava sparando per ucciderlo. Egli descrive cosa passo' per la sua mente in quei momenti".
'Memoria e identita", secondo quanto gia' anticipato a Francoforte,, e' "un'opera di filosofia della Storia", nella quale Karol Wojtyla riflette sulle grandi questioni contemporanee. Scritto dal Papa in polacco ed italiano, e' stato tradotto in inglese la scorsa primavera.
Per Lord Weidenfeld, che fu coinvolto nei dialoghi filosofici tenutisi nel 1993 a Castel Gandolfo che in qualche modo diedero il via all'idea di questo libro, "questo e' il suo testamento. E' una sorta di eredita' nella quale egli affronta alcune delle questioni che lo preoccupano, come il futuro della Chiesa, l'essenza del nazionalsocialismo, l'essenza del comunismo e le varianti del male".

3 febbraio 2005 - PAPA: ALI AGCA DALLA PRIGIONE AUGURA GUARIGIONE
ANSA:
PAPA: ALI AGCA DALLA PRIGIONE AUGURA GUARIGIONE
(ANSA) - ANKARA, Mehmet Ali Agca, l'autore dell'attentato al papa del 1981, ha inviato attraverso il suo avvocato un messaggio a Giovanni Paolo II augurandogli una rapida guarigione.
"Caro Papa - si legge nel messaggio - entrambi abbiamo sofferto per il compimento di un disegno divino universale. Ti auguro una pronta guarigione. Ti ringrazio per avere rivelato il 13 maggio 2000 il terzo segreto di Fatima".
Agca si sofferma su toni millenaristici: "Caro Papa, tu devi ora confermare che siamo vicini alla fine del mondo. Quella attuale e' l'ultima generazione dell'umanita' sul pianeta terra. E' per questo che Dio ti dara' la salute e una forza miracolosa per gli anni a venire... In ogni caso ti bacio, Karol Wojtyla, e ti invio i miei migliori auguri".
Agca, che ha ottenuto il perdono dal papa, e'stato estradato in Turchia nel 2000. dove sconta una pena per rapina e un'altra per omicidio.

13 febbraio 2005 - FATIMA: MORTA SUOR LUCIA
ANSA:
FATIMA: MORTA SUOR LUCIA, ULTIMA TESTIMONE
Suor Lucia, l'ultima superstite dei tre pastorelli ai quali la Madonna era apparsa a Fatima (Portogallo centrale), e' morta oggi. Lo ha annunciato l' agenzia di stampa portoghese Lusa, citando una fonte religiosa.
Suor Lucia, al secolo Lucia de Jesus dos Santos, aveva 97 anni. E' morta nel convento di Coimbra (Portogallo centrale), alle 17:25 ora locale (18:25 in Italia).
Lucia aveva assistito alle apparizioni della Vergine, a partire dal 13 maggio 1917 - in piena Prima guerra mondiale - assieme ai cugini Francisco e Jacinta Martos, tra loro fratelli. Entrambi sono morti da tempo.
Ai tre pastorelli la Madonna avrebbe rivelato i cosiddetti tre segreti di Fatima, a lungo oggetto di congetture ed esegesi da parte di teologi e studiosi, cattolici e no.
Il santuario mariano di Fatima e' uno dei luoghi piu' venerati del Cattolicesimo.
Nata nel 1907, Lucia de Jesus dos Santos era entrata nel 1921 - ad appena 14 anni di eta' - nel monastero di Vilar, a Oporto. Nell'ottobre 1928 aveva preso i voti temporanei, il 3 ottobre 1934 quelli perpetui.
Nel 1948 era entrata nel convento del Carmelo di Santa Teresa, assumendo il nome di sorella Maria Lucia de Jesus y del Corazon Immaculado.
I tre pastorelli di Cova da Iria (Portogallo centrale) avevano riferito di aver assistito a diverse apparizioni della Madonna, in quello che poi venne riconosciuto dalla Chiesa cattolica come il Miracolo di Fatima.

FATIMA: SUOR LUCIA, UNA VITA LUNGA E SILENZIOSA (PROFILO)
Si e' spenta oggi, 13 febbraio - a tre mesi esatti dall'88 anniversario della prima apparizione della Madonna a lei, bambina, e ai suoi due cuginetti - Suor Lucia, la religiosa portoghese ultima superstite dei tre pastorelli che assisterono a quello che sarebbe stato poi riconosciuto dalla Chiesa cattolica come il miracolo di Fatima.
Suor Lucia, al secolo Lucia de Jesus dos Santos, era nata il 22 marzo 1907. Dal 1948 viveva nel convento del Carmelo di Santa Teresa, a Coimbra (Portogallo centrale), dedicandosi alla preghiera e alla contemplazione. Da anni era cieca e sorda.
Aveva 10 anni la piccola Lucia quel 13 maggio 1917 - in piena Prima guerra mondiale - quando riferi' di aver visto per la prima volta, nella localita' nota come Cova da Iria, la Vergine. Era in compagnia dei cugini Jacinta e Francisco Marto, tra loro fratelli, di 9 e 7 anni rispettivamente.
Suor Lucia fu l'unica dei tre pastorelli ad affermare che la
Madonna le aveva parlato e le aveva confidato un segreto. I suoi
cuginetti riferirono di aver visto la Vergine, ma di non averla
sentita parlare,
Dopo quel 13 maggio, il fenomeno si ripete' il 13 di ogni mese, fino al 13 ottobre, data dell'ultima apparizione rivelata.
I cuginetti di Lucia morirono prematuramente, non molto tempo dopo le apparizioni: Jacinta nel 1919, Francisco nel 1920.
Dal 1917, la vita di Lucia e' trascorsa praticamente segregata, dedita alla preghiera e alla meditazione. Ai fedeli, agli studiosi non cattolici, ai giornalisti e' stato in genere vietato di incontrarla. La clausura e' il prezzo che la pastorella ha pagato per un segreto che, pur senza alcuna intenzione, avrebbe potuto sfuggirle.
Il clero portoghese accolse dapprima con scetticismo l' annuncio delle apparizioni della Vergine, mentre la voce si diffondeva, e fedeli e curiosi affluivano in sempre maggior numero alla Cova da Iria. Solo il 13 ottobre 1930, 13 anni esatti dopo l'ultima comparsa ai pastorelli, il vescovo di Leiria (con giurisdizione su Fatima) disse ufficialmente che "le apparizioni erano degne di credito" e autorizzo' la celebrazione del culto della Vergine di Fatima. Da allora, progressivamente, il santuario di Fatima ha assunto grandi dimensioni e notorieta' internazionale, come luogo di pellegrinaggio e di fede, divenendo nel contempo un centro turistico di grande ampiezza e attrattiva, sotto l' amministrazione della diocesi di Leiria.
L'anno scorso, il santuario di Fatima ha accolto 3,75 milioni di pellegrini, giunti da tutto il mondo.
Suor Lucia aveva vissuto per qualche anno in Spagna prima di ritornare in Portogallo e prendere i voti di Carmelitana nel 1949. La religiosa lascia due opere: un libro di Memorie e un altro sugli 'Appelli del messaggio di Fatima'.
Papa Giovanni Paolo II, nella sua visita a Fatima nel 1991 - nel decennale del suo ferimento in Piazza San Pietro a opera di Ali Agca - si intrattenne con lei per un quarto d'ora e la invito' ad andarlo a trovare. Il 13 maggio 2000, nel 19/o anniversario dell'attentato, il Papa beatifico' Jacinta e Francisco Marto.

FATIMA: SUOR LUCIA, LA DEPOSITARIA DEL TERZO SEGRETO
E' stata la depositaria di uno dei "misteri" piu' conosciuti al mondo, il terzo segreto di Fatima, l'ultima testimone diretta di una delle rarissime apparizioni della Madonna veramente venerate dalla Chiesa cattolica, e in particolare da Giovanni Paolo II: suor Lucia, deceduta oggi a 97 anni, la piccola pastorella che nel 1917 insieme a due cugini vide la "signora vestita di bianco" e' stata una presenza importante nel pontificato di Wojtyla, che il 13 maggio 1982, esattamente ad un anno di distanza dall'attentato di Ali' Agca, ando' a Fatima per incontrare l'anziana suora carmelitana, allora ancora depositaria di quel segreto, poi svelato nel 2000, che proprio dell'attentato al papa parlava.
Il terzo segreto di Fatima, un foglietto di poche righe, non e' piu' un segreto da quando fu pubblicato il testo integrale, scritto da suor Lucia e noto prima del Giubileo ai papi, da Giovanni XXIII a Giovanni Paolo II: in sintesi si parlava del "vescovo vestito di bianco" che cade a terra "come morto" e' Karol Wojtyla, colpito da Ali' Agca; c'e' poi la lotta, finita in Urss e nell'est europeo, ma che altrove continua, dei "sistemi atei contro la Chiesa e i cristiani" e la sofferenza dei "testimoni della fede" nel '900.
Da sempre al centro di mille congetture, il terzo segreto stupi' anche nel momento in cui fu svelato: all'epoca si parlo' di "colpo di scena", avvenuto nella spianata del santuario di Fatima davanti al papa e ad oltre 600 mila persone, la maggioranza delle quali forse all'inizio neppure se ne accorge. E' il 13 maggio 2000, giorno della beatificazione dei due pastorelli, Francisco e Giacinta, che con suor Lucia videro la Madonna: due bimbi analfabeti che si sono fidati ciecamente di quanto Maria diceva e chiedeva loro.
E nel santuario sorto nella zona delle apparizioni, del "miracolo del sole", e che attira ogni anno milioni di fedeli e' la statua dove il papa ha voluto fosse incastonata nell'aureola della Vergine, la pallottola estratta dal suo intestino. Quella pallottola che, secondo Giovanni Paolo II, avrebbe solo sfiorato i suoi organi vitali grazie soltanto alla intercessione della Madonna.
Due anni fa suor Lucia parlo' del terzo segreto di Fatima, spiegando che tutto era ormai noto: "Tutto e' stato pubblicato, non c'e' piu' nulla di segreto'. A chi parlava di nuove rivelazioni disse: 'Non c'e' niente di vero. Se avessi avuto nuove rivelazioni non le avrei dette a nessuno, ma le direi direttamente al Santo Padre".
Suor Lucia aggiunse solo un particolare inedito al racconto della visione profetica avuta nel 1917: durante la visione la Vergine "che emanava uno splendore, teneva nella mano destra un cuore e nella mano sinistra un rosario". Secondo la spiegazione di suor Lucia cio' significava che "la devozione al cuore immacolato di Maria e' il mezzo di salvezza per tutti i tempi difficili della Chiesa e del mondo" e che "il cuore aperto a Dio, purificato dalla contemplazione di Dio e' piu' forte dei fucili e delle armi di ogni specie".

FATIMA: PER PAPA FU MADONNA A DEVIARE COLPO AGCA
QUEL PROIETTILE ORA E' INCASTONATO NELL'AUREOLA DELLA STATUA
Giovanni Paolo II e' convinto di dovere la propria vita alla Madonna di Fatima dopo l' attentato del 13 maggio 1981, quando Ali Agca gli sparo' in Piazza San Pietro. Quella pallottola, a quanto ha detto lo stesso papa, avrebbe solo sfiorato gli organi vitali grazie all' intercessione della Madonna di Fatima.
Wojtyla ha avuto modo di dire che quando venne colpito dal proiettile non bado' da principio al fatto "che quello era proprio l'anniversario del giorno in cui Maria era apparsa ai tre fanciulli a Fatima, in Portogallo".
Ma appena uscito dalla sala operatoria dopo il lungo intervento per le ferite all'intestino, era stato il suo segretario don Stanislao Dziwisz a fargli rilevare la coincidenza di date: il Papa aveva allora chiesto un dossier su Fatima, la cui lettura accompagno' la convalescenza del pontefice al Gemelli.
Da allora Giovanni Paolo II ha maturato la convinzione di dovere la vita alla Vergine, e tale convinzione ha espresso pubblicamente piu' di una volta prima del viaggio nel 2000 durante il quale sono stati proclamati beati i due pastorelli Francisco e Jacinta Marto testimoni delle apparizioni insieme a Lucia Dos Santos.
Prima, il 13 maggio '82, a un anno dall'attentato, e' andato a Fatima "per ringraziare la Madonna del suo intervento per la salvezza della mia vita e per il recupero della salute", e lo stesso ha fatto nel '91, dieci anni dopo; in quella occasione, annunciando il viaggio nella cittadina portoghese isse: "la Madonna mi ha donato 10 anni di vita". E in piu' di un occasione ha detto di "considerare tutto il tempo dopo quel 13 maggio un dono della provvidenza per intercessione della Madonna di Fatima".
Nell'82, a Fatima, ha consacrato il mondo al cuore immacolato di Maria, una delle richieste di questa ai piccoli veggenti. E a suggello della sua devozione Giovanni Paolo II ha donato al santuario di Fatima la pallottola estrattagli dall'intestino, che dall'84 e' incastonata nell'aureola della corona della statua della Madonna. La fascia bianca insanguinata che portava il giorno dell'attentato e' invece nel santuario polacco di Jasna Gora, la cui Vergine e' venerata da secoli come simbolo della nazione.
E le parole di Ali' Agca il 27 dicembre dell' 83 nel carcere di Rebibbia a Karol Wojtyla, che va a trovarlo e a portargli di persona il suo perdono rappresentano una domanda che riassume il legame particolare e significativo che c'e' tra il Papa e la Madonna di Fatima: "Perche' lei non e' morto? Io so di aver mirato giusto, so che il proiettile era devastante e mortale... Perche' allora non e' morto? Cos'e' che dicono 'Fatima'?".

14 febbraio 2005 - MORTE SUOR LUCIA: DAI GIORNALI
"La Repubblica"
IL RACCONTO
Fra suor Lucia dos Santos e Giovanni Paolo II un rapporto di confidenza. Nel Duemila la rivelazione della profezia su Agca
E papa Wojtyla svelò il terzo mistero "Cadrà un vescovo vestito di bianco"
il manoscritto
MARCO POLITI
CITTA´ DEL VATICANO - Sono stati i colpi fatali di Alì Agca, quel 13 maggio 1981, a guidare l´attenzione di Karol Wojtyla verso la "Signora bellissima" di Fatima. Di colpo Giovanni Paolo II collegò la data del 13 maggio, festa della Madonna di Fatima, con l´azione miracolosa della Vergine che - Wojtyla lo ha sempre sostenuto - deviò la traiettoria della pallottola mortale. Quella pallottola ha poi voluto che fosse incastonata tra le perle e gli ori della statua della Madonna apparsa ai tre pastorelli portoghesi. Un anno dopo l´attentato, rimesso in sesto, si sarebbe recato in Portogallo per rendere personalmente grazie alla Madre celeste. Un anniversario turbolento, perché sotto il segno di un nuovo tentativo di attacco ad opera di un prete tradizionalista armato di un´arrugginita baionetta.
Ma intanto, prima ancora di prendere il volo per Lisbona, Karol Wojtyla si era fatto portare al suo letto nel Gemelli il plico del "terzo segreto" e fu così che l´intreccio drammatico delle profezie di suor Lucia entrò a vele spiegate nel fiume impetuoso del pontificato wojtyliano.
Strana storia questa delle visioni di suor Lucia. Se le apparizioni della Madonna risalgono infatti al 1917, è soltanto nel 1941 che Lucia Dos Santos, fattasi suora nel 1928, scrive i suoi resoconti su richiesta del vescovo mons. Correia De Silva. Le prime due parti vengono trasmesse a Pio XII che le rende pubbliche nel 1942, in occasione della consacrazione del mondo al "Cuore Immacolato" di Maria. La terza sarà invece il terribile, fantasmatico "terzo segreto di Fatima". Apocalittico, sconvolgente, minaccioso. Aperto ad ogni spettro: guerre, eresie, scismi, inondazioni e terremoti, roghi atomici.
Se il primo segreto si colloca ancora nel contesto dell´infanzia dei tre pastorelli: la visione dell´inferno, il secondo è già colorato delle paure che percorsero il cattolicesimo di fronte all´Urss. Vi era descritta la fine della guerra e lo scoppio di un nuovo conflitto e soprattutto l´ascesa di una Russia atea, artefice di persecuzioni contro i cristiani: unica speranza di salvezza restava la consacrazione della terra dei bolscevichi al "cuore immacolato di Maria", pegno di conversione finale.
Fu papa Pacelli, durante la guerra, a seppellire per primo il "terzo segreto" negli archivi vaticani. Anche sulla base dell´informazione che se ne doveva parlare solo dopo il 1960. (Ci sarebbe voluto quasi mezzo secolo perché un inviato vaticano, l´allora vescovo Bertone, scoprisse che la data non era stata affatto indicata dalla Madonna, ma decisa dalla veggente).
Giovanni XXIII e Paolo VI hanno mostrato un fermo disinteresse per il mistero dell´ultimo "messaggio". Di papa Luciani si sa soltanto che avendo visitato suor Lucia un anno prima della morte di Paolo VI, ne tornò sconvolto dalla profezia che sarebbe diventato pontefice. E intanto andavano crescendo i moniti apocalittici di quanti accusavano i papi romani di nascondere per paura il "terzo segreto".
Poi, crollata l´Urss e aprendosi il mondo al passaggio nel terzo millennio, Karol Wojtyla sente che il momento è venuto. Tornando a Fatima il 13 maggio dell´anno 2000, si fa precedere dall´annuncio che il segreto sarà rivelato. "Desidero ancora una volta di più - dichiara dinanzi a seicentomila fedeli venuti per assistere alla beatificazione dei tre pastorelli - celebrare la bontà del Signore verso di me quando, duramente colpito quel 13 maggio, fui salvato da morte". Tocca al cardinale Sodano evocare al termine del rito la visione del vescovo di Roma che "cade a terra come morto sotto i colpi di arma da fuoco" avendo intorno una moltitudine di "cadaveri martirizzati". Così il terzo segreto verrà immediatamente presentato e propagandato come affresco potente degli orrori del Novecento senza Dio.
Finchè qualche settimana dopo appare sulla scena, lucido e ironico, il cardinale Ratzinger incaricato della perizia ufficiale delle 52 righe della profezia. "Il velo del futuro non viene squarciato" comunica sorridente alla stampa. "Nessun grande mistero svelato". Si apprende così che le celebri apparizioni sono "una percezione interiore" di Lucia. Mentre la figura del "vescovo vestito di bianco" ucciso insieme a tanti altri a colpi di frecce e di fucili, mentre il suo sangue è raccolto da due angeli in un vaso di cristallo, potrebbe essere chiunque. "Mi sembra che il Papa - afferma diplomaticamente Ratzinger - veda la sua sofferenza e io mi identifico con questa visione".
Tutto qui? Nell´80, affermano alcuni cattolici tedeschi, Giovanni Paolo II aveva accennato a Fulda a risvolti più inquietanti del "terzo segreto". Tanto basta perché ancor oggi vi sia chi chiede "tutta la verità" sul mistero. E la leggenda continua.

20 febbraio 2005 - AGCA SCRIVE AL VATICANO "RIVELATE CHI È L´ANTICRISTO"
"La Repubblica"
L´attentatore turco ritorna sul segreto di Fatima dopo la morte di suor Lucia
Ali Agca scrive al Vaticano "Rivelate chi è l´Anticristo"
DAL NOSTRO INVIATO
MARCO ANSALDO
ISTANBUL
A pochi giorni dalla morte di suor Lucia e alla vigilia dalla pubblicazione del libro di Giovanni Paolo II contenente i pensieri del Papa sull´attentato del 13 maggio 1981, Mehmet Ali Agca lancia un messaggio in cui invita il Vaticano a parlare. In una lettera inviata a Repubblica, l´attentatore del Pontefice, dal 2000 rinchiuso nel carcere di Istanbul, chiede che la Santa Sede riveli il nome dell´uomo considerato come l´Anticristo.
Lettera aperta dopo la morte della veggente portoghese custode della misteriosa predizione
Ali Agca scrive al Vaticano "Rivelate chi è l´Anticristo"
L´attentatore del Papa torna sul segreto di Fatima
Il giudice Priore, che indagò sull´attentato: "È una sorta di ricatto: se la Santa Sede non parla, dice, lo farà lui"
Il cardinal Bertone aveva confermato: il pontefice vede un legame tra il terzo mistero e il suo tentato omicidio
(SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
Il messaggio, in perfetto italiano e scritto da Agca di suo pugno, è datato 15 febbraio 2005, due giorni dopo la notizia della morte di suor Lucia, la veggente del III segreto di Fatima di cui questa settimana sono stati celebrati i funerali in Portogallo. Ed è proprio con un riferimento alla religiosa che Mehmet Ali apre il suo documento, intitolato a lettere maiuscole "Lettera aperta al Vaticano". "Io esprimo il mio cordoglio per la morte della suora Lucia di Fatima - si legge nello scritto - Il segreto di Fatima è collegato anche alla fine del mondo". E continua: il "31 dicembre 1992 oppure 1993 durante la celebrazione del Te Deum, il Papa ha detto: poiché sono venuti molti Anticristi la fine del mondo è vicina. Adesso il Vaticano deve rivelare al mondo il nome dell´uomo considerato dal Vaticano come "l´Anticristo finale". Cosicché l´umanità possa ravvedersi ed affrontare meglio questo periodo della fine del mondo". La lettera si conclude con queste parole: "Io Ali Agca non ho paura di essere maledetto dall´umanità. Peraltro gli ebrei definiscono Gesù di Nazaret come l´Anticristo da duemila anni". Firmato: "Mehmet Ali Agca".
Insistente nella missiva il riferimento a Fatima. Dopo la morte di suor Lucia, monsignor Tarcisio Bertone, vescovo di Genova e rappresentante del Vaticano mercoledì scorso ai funerali della veggente, ha ricordato come il pontefice consideri il III segreto di Fatima, per tutto il secolo scorso gelosamente custodito dai Papi che si sono succeduti sulla cattedra di San Pietro, legato all´attentato di cui è stato vittima.
Nei passi finora trapelati dal libro di Giovanni Paolo II, Agca è citato tre volte. La prima, quando subito dopo i colpi di pistola il Papa ferito si rivolge al suo assistente don Stanislao Dziwisc, mormorando di voler perdonare l´attentatore. La seconda, riguardante il misterioso unico colloquio fra i due, avvenuto nel carcere di Rebibbia, in cui il pontefice vede il killer come preso da un autentico rovello religioso poiché non riusce a spiegarsi perché avesse sbagliato tiro. La terza, infine, quando il Papa si augura che Agca trovi la fede.
"Nel documento c´è una novità - commenta il giudice Rosario Priore, per molti anni titolare dell´inchiesta sull´attentato e ancora oggi attento osservatore delle cause che hanno prodotto i fatti del 13 maggio - e cioè le parole riguardanti il Te Deum, quando Agca invita il Vaticano a rivelare il nome dell´Anticristo. Negli interrogatori questo elemento si poteva forse intravedere, ma il turco non lo ha mai detto esplicitamente. Ora Agca è come se dicesse: il Vaticano sa, il Vaticano parli. Ho l´impressione - continua Priore - che questo tipo di messaggi siano finalizzati a una sorta di ricatto, un invito a parlare. Altrimenti, è sottinteso, "lo faccio io". Quasi come se Agca invitasse a dire: "intendiamoci sul parlare, sia io che voi sappiamo, e allora diciamolo"".
Il giudice Priore, che conosce molto bene l´attentatore per averlo interrogato decine di volte e lo considera "una delle persone più intelligenti che abbia mai conosciuto", guarda alla lettera come a uno scritto di "follia molto lucida". "Questo tipo di pulsione religiosa - commenta - era già presente in Agca anni fa. Era difficile con lui condurre un interrogatorio solo su un piano "laico". Le sue risposte erano zeppe di riferimenti religiosi. Ora credo che con il deterioramento della salute del Papa, questi messaggi si infittiranno e, forse, diverranno più pesanti".

21 febbraio 2005 - CARDINALE MARTINS RISPONDE AD AGCA
"La Repubblica"
L´INTERVISTA
Dopo l´appello alla Chiesa dell´attentatore del Papa interviene il prefetto della Congregazione per la causa dei santi
"L´Anticristo? E´ solo una leggenda"
Il cardinale Martins risponde ad Agca: il segreto di Fatima non ne parla
Esiste semmai l´Antiuomo come Hitler e Stalin che hanno fatto molto male ai loro fratelli
Negli scritti di suor Lucia si parla di ideologie anticristiane ma quello è un altro concetto
ORAZIO LA ROCCA
CITTÀ DEL VATICANO - "Ma quale Anticristo? L´Anticristo non esiste. E´ solo frutto di fantasia. Forse sarebbe meglio parlare di antiuomo, cioè di personaggi reali che hanno fatto tanto male all´uomo, come avvenuto nel secolo scorso con figure come Hitler e Stalin che hanno fatto uccidere milioni di persone innocenti".
Il cardinale Josè Saraiva Martins, portoghese, prefetto della Congregazione per la Cause dei santi, quando sente evocare l´Anticristo si mette a ridere. E in questo atteggiamento di indifferenza non è da escludere che il porporato metta in gioco anche la sua competenza in materia di santità, essendo - dopo il Papa - la più alta autorità vaticana in materia di santi e beati. "Non ci credo e non ci ho mai creduto", dice con fermezza, commentando l´ultima attenzione mediatica esplosa intorno all´Anticristo evocato da Alì Agca nella lettera che - come ha anticipato ieri Repubblica - ha inviato al Papa in occasione della morte di suor Lucia, la terza veggente di Fatima. Entrambi portoghesi, il cardinale Saraiva Martins ha conosciuto bene suor Lucia. I due si sono visti diverse volte. Non è da escludere che il porporato - in virtù della sua carica pontificia - abbia anche letto le carte della suora.
Eminenza, perché non crede nell´Anticristo? Alì Agca ne ha parlato tante volte. Possibile che sia tutto un bluff?
"Non ci credo per il semplice motivo che non c´è nessun dato oggettivo che possa dimostrare l´esistenza di questa figura. Che poi ne parli Agca non significa proprio nulla. Vedo che spesso si evoca la presenza di un Anticristo, qua e là, ma è una cosa astratta, senza senso. Forse sarebbe più giusto parlare di Antiuomo, perché ci sono persone che con i loro gesti e le loro azioni operano o hanno operato contro la dignità e la vita dell´uomo. Come i dittatori, specialmente quelli più despoti e sanguinari. Basti guardare al secolo passato, segnato da figure come Hitler e Stalin, che, come purtroppo sappiamo e la storia ricorda, mandarono a morte milioni e milioni di uomini, donne e bambini".
Antiuomo, cioè uomo pronto a fare del male a un altro uomo?
"Antiuomo nel senso di persona che fa del male ai suoi fratelli. O, in senso figurato, di male insito nella natura umana perché risalente al peccato originale. Su questo versante è certamente più giusto parlare del male identificato nel Maligno, che, però è stato sconfitto da Gesù quando è risorto dopo la morte in croce. Un vero cristiano questa verità non la deve mai dimenticare".
Lei, eminenza, ha conosciuto molto bene suor Lucia di Fatima. Può essere vero che, come scrive Alì Agca, il terzo segreto di Fatima debba ancora essere rivelato del tutto, specialmente nella parte in cui eventualmente si fa riferimento all´Anticristo?
"Negli scritti di suor Lucia non c´è nessun accenno all´Anticristo. Si parla, come sappiamo, delle persecuzioni contro la Chiesa del secolo scorso, delle ideologie anticristiane, dei martiri che hanno contrassegnato la vita di tanti cristiani, specialmente missionari, ma non si parla di Anticristi o di figure simili".
Quindi, del terzo segreto di Fatima non c´è nient´altro da scoprire?
"Non penso. Sono certo che tutto quello che c´era da sapere è stato svelato il 13 maggio 2000, quando tra l´altro si parlò di un vescovo vestito di bianco caduto come morto sotto colpi di armi da fuoco. Sento che qualcuno avanza l´ipotesi dell´esistenza di altri segreti. Sono sicuro che non c´è nient´altro da svelare. E, tantomeno, di presunti nomi di Anticristi. Del terzo segreto di Fatima è stato svelato tutto quel 13 maggio in Portogallo, davanti al Santo Padre. Il resto è solo fantasia. Come è fantasia, mista però ad ignoranza, continuare a parlare di un Anticristo".

22 febbraio 2005 - PAPA: LIBRO; ATTENTATO SU COMMISSIONE DI UN'IDEOLOGIA
ANSA:
PAPA: LIBRO; ATTENTATO SU COMMISSIONE DI UN'IDEOLOGIA
L'attentato del 13 maggio 1981, compiuto da Ali Agca, fu "commissionato" e fu opera di "una delle ultime convulsioni delle ideologie della prepotenza, scatenatesi nel XX secolo" . Lo scrive Giovanni Paolo II nel suo libro 'Memoria e identita". "La sopraffazione - spiega - fu praticata dal fascismo e dal nazismo, cosi' come dal comunismo. La sopraffazione motivata con argomenti simili si e' sviluppata anche qui in Italia: le Brigate Rosse uccidevano uomini innocenti e onesti".
Raccontando poi il suo colloquio del 1983 con Agca in carcere, scrive: "Ali' Agca, come tutti dicono, e' un assassino professionista. QUesto vul dire che l'attentato non fu un'iniziativa sua, che fu qualcun altro a idearlo, che qualcun altro l'aveva a lui commissionato".
"La sopraffazione - spiega Giovanni Paolo II - fu praticata dal fascismo e dal nazismo, cosi' come dal comunismo. La sopraffazione motivata con argomenti simili si e' sviluppata anche qui in Italia: le Brigate Rosse uccidevano uomini innocenti e onesti".
Raccontando poi il suo colloquio del 1983 con Agca in carcere, scrive: "Ali' Agca, come tutti dicono, e' un assassino professionista. Questo vuol dire che l'attentato non fu un'iniziativa sua, che fu qualcun altro a idearlo, che qualcun altro l'aveva a lui commissionato".

PAPA: LIBRO; IL 13 MAGGIO 1981 DI WOJTYLA E DZIWISZ
Il 13 maggio 1981 come andarono veramente le cose. Lo raccontano, in sei pagine di particolare emozione, Giovanni Paolo II e il suo segretario personale, mons. Stanislao Dziwisz, nel libro 'Memoria e identita".
GIOVANNI PAOLO II - Tutto cio' e' stata una testimonianza della grazia divina. Vedo qui una certa analogia con la prova a cui fu sottoposto il cardinale Wyszynski durante la sua detenzione. L' esperienza del Primate di Polonia, tuttavia, duro' oltre tre anni, mentre la mia soltanto un periodo piuttosto breve, alcuni mesi. Agca sapeva come sparare, e sparo' certamente per colpire. Soltanto, fu come se qualcuno avesse guidato e deviato quel proiettile...". Cosi' inizia il racconto che il Papa e il suo segretario fanno dell' attentato.
STANISLAW DZIWISZ - Agca sparo' per uccidere. Quel colpo avrebbe dovuto essere mortale. La pallottola trapasso' il corpo del Santo Padre, ferendolo nel ventre, al gomito destro e all' indice sinistro. Poi il proiettile cadde tra il Papa e me. Udii due spari ancora, furono ferite due persone che stavano vicino a noi.
Domandai al Santo Padre: "Dove?". Rispose: "Al ventre".
"Fa male?" "Fa male".
Vicino non c' era alcun medico. Non c' era tempo per pensare. Trasferimmmo immediatamente il Santo Padre nell' ambulanza e a grandissima velocita' ci recammo al Policlinico Gemelli. Il Santo Padre pregava sottovece. Poi, gia' durante il percorso, perse conoscenza.
Della vita o della morte decisero vari elementi. Prendiamo la questione del tempo, il tempo per raggiungere l' ospedale: alcuni minuti in piu', un piccolo ostacolo per strada e sarebbe stato troppo tardi. In tutto questo e' visibile la mano di Dio. Ogni cosa lo indica.
GIOVANNI PAOLO II - Si', ricordo quel viaggio verso l' ospedale. Per un po' di tempo rimasi cosciente. Avevo la sensazione che ce l' avrei fatta. Stavo soffrendo, e questo era un motivo per temere - nutrivo pero' una strana fiducia.
Dissi a don Slanislaw che perdonavo l' attentatore. Quello che accadde all' ospedale, ormai non lo ricordo.
STANISLAW DZIWISZ - Quasi immediatamente dopo l' arrivo al Policlinico, il Santo Padre fu portato in sala operatoria. La situazione era molto seria. L' organismo del Santo Padre aveva perso molto sangue. La pressione sanguigna calava in modo drammatico, il battito cardiaco si sentiva appena. I medici mi suggerirono di amministrare l' Unzione degli Infermi. Lo feci prontamente.
GIOVANNI PAOLO II - Praticamente ero ormai dall' altra parte.
STANISLAW DZIWISZ - Poi fu fatta una trasfusione di sangue.
GIOVANNI PAOLO II - Le ulteriori complicazioni e il
prolungamento di tutto il processo di cura furono, del resto, conseguenza di quella trasfusione.
STANISLAW DZIWISZ - L' organismo rigetto il primo sangue. Si
trovarono tuttavia dei medici dello stesso ospedale, che diedero
il loro sangue al Santo Padre. Questa seconda trasfusione ando' bene. I medici fecero l' intervento senza credere nella sopravvivenza del Paziente. Non si occuparono per niente, com' era comprensibile, del dito trapassato dal proiettile. "Se sopravvivera', qualcosa si fara' successivamente per questo problema". di dissero. La ferita al dito, in realta', si rimargino' poi da sola, senza alcuna cura particolare.
Dopo l' intervento, il Santo Padre fu trasferito in sala di rianimazione. I medici temevano l' infezione che, in quella situazione, avrebbe potuto avere un esito letale. Alcuni organi interni del Santo Padre erano compromessi. L' operazione era stata molto impegnativa. Di fatto, tutto si rimargino' in modo perfetto, senza alcuna complicazione, mentre si sa che dopo interventi cosi' complessi esse non sono infrequenti.
GIOVANNI PAOLO II - A Roma il Papa morente, in Polonia il lutto... Nella mia Cracovia gli universitari organizzarono una manifestazione: la "marcia bianca". Quando andai in Polonia, dissi: "Sono venuto per ringraziarvi per la "marcia bianca". Sono stato anche a Fatima, per ringraziare la Madonna".
O mio Dio! Fu una dura esperienza. Mi svegliai soltanto all' indomani, verso mezzogiorno. E dissi a don Stanislaw: "Ieri non ho recitato la compieta".
STANISLAW DZIWISZ - Per essere precisi, Ella, Santo Padre, mi chiese: "Ho recitato la compieta?". Pensava infatti che fossimo ancora nel giorno precedente.
GIOVANNI PAOLO II - Non mi rendevo affatto conto di quello che sapeva don Stanislaw. A me non venne detto quanto la situazione fosse grave. Inoltre per un bel po' di tempo restai semplicemente privo di conoscenza.
Al risveglio il mio morale non era tanto giu'. Almeno all' inizio.
STANISLAW DZIWSZ - I tre giorni successivi furono terribili. Il Santo Padre soffriva moltissimo. Infatti aveva drenaggi e tagli dappertutto. Ciononostante la convalescenza procedette molto velocemente. All' inizio di giugno, il Santo Padre torno0 a casa. Non gli fu imposto neppure di osservare una specifica dieta.
GIOVANNI PAOLO II - Come si vede, ho un organismo piuttosto forte.
STANISLAW DZIWISZ - Soltanto piu' tardi l' organismo fu attaccato da un pericoloso virus, e cio' fu in conseguenza della prima trasfusione oppure dell' indebolimento generale. Al Santo Padre era stata somministrata un' enorme quantita' di antibiotici per proteggerlo contro l' infezione. Questo ridusse sensibilmente le difese immmunitarie. Fu cosi' che si sviluppo' un' altra malattia. Il Santo Padre fu di nuovo trasferito all' ospedale.
Grazie alle cure mediche intensive, lo stato della sua salute miglioro' a tal punto che i medici decisero che si poteva procedere ad un ulteriore intervento a completamente delle operazioni chirurgiche fatte nel giorno dell' attentato. IL Santo Padre scelse come data quella del 5 agosto, il giorno della Madonna della Neve, che nel calendario liturgico e' ricordata come Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore.
Anche quella seconda fase di cure fu superata. Il 13 agosto, tre mesi dopo l' attentato, i medici emisero un comunicato in cui si informava della conclusione delle cure ospedaliere. Il Paziente pote' tornare definitivamente a casa.
Cinque mesi dopo l' attentato il Santo Padre torno' in piazza San Pietro per incontrare nuovamente i fedeli. Non manifesto' alcuna ombra di paura, ne' alcuno stress, anche se i medici avevano avvertito che cio' avrebbe potuto verificarsi.

PAPA: LIBRO; ATTENTATO COMMISSIONATO IDEOLOGIE PREPOTENZA
TALI SONO FASCISMO, NAZISMO E COMUNISMO
Pista bulgara o no, Giovanni Paolo II ritiene che una "ideologia della prepotenza", che per lui sono fascismo, nazismo o comunismo "commissiono"" l'attentato compiuto da Ali Agca il 13 maggio 1981. In 'Memoria e identita' il Papa, per la prima volta offre cosi' le sue convinzioni in materia di responsabilita' di quell'atto. Poche righe, quasi di sfuggita, perche' il suo interesse e' piuttosto sul significato spirituale che ha avuto ed ha per lui, l'intervento della "potenza piu' alta" che lo salvo'.
"Torniamo - scrive - all'attentato: penso che esso sia stato una delle ultime convulsioni delle ideologie della prepotenza, scatenatesi nel XX secolo. La sopraffazione - aggiunge - fu praticata dal fascismo e dal nazismo, cosi' come dal comunismo. La sopraffazione motivata con argomenti simili si e' sviluppata anche qui in Italia: le Brigate Rosse uccidevano uomini innocenti e onesti". Raccontando poi il suo colloquio del 1983 con Agca in carcere, scrive: "Ali' Agca, come tutti dicono, e' un assassino professionista. Questo vuol dire che l'attentato non fu un'iniziativa sua, che fu qualcun altro a idearlo, che qualcun altro l'aveva a lui commissionato".
Dell'attentato Giovanni Paolo II aveva parlato piu' volte, soprattutto per affermare la sua convinzione che il proiettile mortale era stato deviato dalla mano della Vergine, che quel giorno si venera nella sua apparizione a Fatima, e che proprio l'attentato costituisce il "terzo segreto". "E' stata una testimonianza della grazia divina", scrive ancora nel libro.
Sulla parte "materiale" dell'attentato si conoscono due suoi interventi, entrambi riferiti alla "pista bulgara", per escludere responsabilita' del "popolo". In una udienza del 1995 al primo presidente bulgaro democraticamente eletto, Jelio Jelev, il Papa, secondo quanto racconto' lo stesso Jelev, non dette un giudizio sulla attendibilita' della pista bulgara ma, affermo': "la colpa e' sempre personale, un intero popolo non puo' avere delle colpe, anche se ci fossero". Il 24 maggio 2002, poi, durante il viaggio in quel Paese, secondo quanto riferito dal portavoce vaticano Joaquin Navarro, rispondendo ad una domanda del presidente Parvanov sulla "pista", "non ci ho mai creduto - avrebbe risposto - perche' ho troppa stima del popolo bulgaro".
Ora, nel libro, il segretario del Papa, mons. Stanislaw Dziwisz afferma che "l'attentato nella dimensione umana e' rimasto un mistero: non l'ha chiarito il processo ne' la lunga carcerazione dell'attentatore".
In Vaticano, sull'attentato c'e' sempre stata una consegna del silenzio. Ma nell'estate del 1995 il cardinale segretario di Stato, Agostino Casaroli disse che quello di Agca "sicuramente non e' stato un gesto isolato". Pochi mesi dopo, nel gennaio 1996 "Chi ha complottato, se c'e' stato un complotto? Certo e' che non e' stato l'atto di un isolato". Ancora nel 1996, nell'anniversario dell'attentato, L'Osservatore romano parlava di "inquietanti e variegati interrogativi".
Dal canto suo, il card. Achille Silvestrini, all'epoca del fatto "ministro degli esteri" del Papa, nel maggio 2001 rilevava che "quel terribile attentato cadde in un momento in cui la persona del Papa era esposta in prima linea in un confronto con i regimi comunisti, in particolare in Polonia, dove aveva dato il suo incoraggiamento a Solidarnosc. Era spontaneo allora come adesso pensare all'ipotesi che l'obiettivo di questo atto terroristico potesse essere in qualche modo legato con la tensione che c'era tra Est ed Ovest e con la figura del Papa che, dopo il viaggio trionfale in Polonia del 1979, aveva svegliato nella sua patria e nei paesi dell'Est un desiderio e una speranza di liberta'. Senza dover ricorrere alla domanda 'Cui prodest?' (a chi giova?) di ispirazione machiavellica, non era difficile pensare che il Papa rappresentasse un ostacolo per quei regimi comunisti. In piu' in Polonia, in quello stesso mese di maggio, era ammalato gravemente il cardinale Stefan Wyszynski (primate della Chiesa polacca e grande oppositore del regime, n.d.r.). La scomparsa di due personalita' di quel livello e prestigio, di quel significato, avrebbe avuto come effetto di mettere una pietra tombale sull'esistenza della Polonia. Come escludere il sospetto dell'interesse dei regimi dell'Est all'avverarsi di una soluzione simile?".

PAPA: LIBRO; RATZINGER, ALI' ACGA MI HA SCRITTO PIU' VOLTE
VOLEVA SAPERE PERCHE' AVEVA FALLITO NELL'UCCIDERE WOJTYLA
L'attentatore del Papa Ali' Acga ha scritto "piu' volte" al cardinale Joseph Ratzinger cercando di indagare sul terzo segreto di Fatima. Lo ha rivelato il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede nel corso della presentazione, oggi a Roma, di "Memoria e identita"", l'ultimo libro del Papa.
Ratzinger ha spiegato che Ali' Acga, "aveva sentito parlare di Fatima e del terzo segreto ed era convinto che nel segreto potesse esserci la risposta ad una questione tecnica per lui incomprensibile".
La questione tecnica che il terrorista turco si poneva era come mai egli avesse potuto fallire nell'uccidere il Papa. "Ali' Acga - ha osservato il cardinale - si e' occupato soltanto del problema tecnico: 'Come mai non ha funzionato una cosa in cui io ero maestro'. Non e' salito a livello morale, non si e' posto il problema del bene e del male".
Il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ha confermato che Ali Agca "mi ha scritto diverse volte, sempre indagando su Fatima, ma il livello della sua riflessione e della sua comprensione si e' sempre fermato al piano tecnico".
Anche il portavoce vaticano Joaquin Navarro-Valls ha sottolineato come "l'unico interesse di Ali' Agca, come risulta dal racconto che fa il Santo Padre del loro colloquio in carcere, era capire perche' non e' riuscito ad assassinare il Papa".
"Quest'uomo era entrato in una logica che ci aiuta a capire anche l'ultima lettera che dice di aver scritto al Vaticano, e che invece noi abbiamo letto su un giornale: aveva sentito parlare di Fatima, del segreto, di una predizione della fine del mondo - ha osservato Navarro - e da questo ha costruito una sua visione delle cose, il cui ultimo motivo e' l'Anticristo".
"Per questo - ha concluso Navarro - e' interessante leggere dal racconto diretto del Papa quale era il contesto del loro colloquio in carcere, quando gia' erano passati alcuni anni dall'attentato in piazza san Pietro".

23 febbraio 2005 - MITROKHIN: GUZZANTI, DA RIVEDERE INCHIESTA SU ATTENTATO PAPA
ANSA:
MITROKHIN: GUZZANTI, DA RIVEDERE INCHIESTA SU ATTENTATO PAPA
"Riapriremo subito il caso dell'attentato al Papa, anche attraverso l'acquisizione di documentazione processuale relativa a quell'odioso crimine, ripartendo dalla pista sovietica, Kgb ma anche Gru (il servizio segreto militare russo), dopo quanto lo stesso sommo Pontefice ha certificato circa l'origine ideologica del delitto quando scrive di "convulsioni delle ideologie della prepotenza". E' quanto afferma il presidente della commissione Mitrokhin, senatore Paolo Guzzanti, all'indomani della presentazione del libro di Giovanni Paolo II, 'Memoria e identita", nel quale il Pontefice, parlando dell'attentato del 13 maggio 1981, afferma che si tratto' di "una delle ultime convulsioni delle ideologie totalitarie scatenatesi nel XX secolo". "Nella ricostruzione di questo delitto l'unica cosa che non e' mai mancata e' il movente -afferma Guzzanti- essendo apparso ovvio fin dal primo momento che l'assassino politico aveva sfrontatamente firmato il crimine lasciandoci sopra le proprie impronte digitali: il pontificato di Giovanni Paolo II, come ha ricordato opportunamente e tempestivamente l'on. Massimo D'Alema in questi giorni, e' stato la causa prima del collasso del comunismo, e lo fu nel momento del suo massimo sforzo aggressivo militare contro le democrazie occidentali: uno sforzo che fu vanificato dalla turbolenza e poi dalla paralisi della Polonia cattolica raccolta intorno al Papa, a Solidarnosc e a Lek Walesa".L'effetto Polonia, osserva dunque il presidente della commissione Mitrokhin, "si proietto' come minaccia di un effetto domino su tutte le colonie sovietiche in Europa prospettando un disastro non piu' governabile, malgrado l'auto-colpo di Stato del generale Jaruzelskij a Varsavia". "Gli altri due elementi che procurarono il collasso del comunismo reale, come ha riconosciuto lo stesso Gorbaciov, furono lo schieramento dei missili da crociera deciso dall'Italia (con la violenta opposizione del PCI) e dalla Germania in risposta agli SS20 sovietici schierati aggressivamente sui Balcani e infine lo studio di fattibilita' di uno scudo spaziale ad alta tecnologia creato dal fisico ungherese Edward Teller e fatto proprio del presidente Ronald Reagan". "I tre elementi portarono alla caduta del muro di Berlino, ma il collasso del sistema comunista -conclude Guzzanti- comincia dalla Polonia cattolica unita intorno al suo pontefice, il cui corpo paga da un quarto di secolo con dolore quotidiano le piaghe procurate dal sicario e dai suoi mandanti".

24 febbraio 2005 - MITROKHIN: GUZZANTI, NOVITA' CLAMOROSE SU ATTENTATO AL PAPA
ANSA:
MITROKHIN: GUZZANTI, NOVITA' CLAMOROSE SU ATTENTATO AL PAPA
DA PARTE DEL QUOTIDIANO CATTOLICO 'AVVENIRE'
"Sono clamorose, nuove e devastanti le rivelazioni del quotidiano cattolico 'L'Avvenire', il quale pubblica stralci di documenti finora parzialmente segreti che illustrano i dettagli del piano sovietico per eliminare fisicamente il Papa polacco, qualora fossero fallite le operazioni 'Pogoda' e 'Infektsija' (Infezione) volte a screditare la Chiesa cattolica". Il giudizio e' di Paolo Guzzanti, senatore di Fi e presidente della commissione Mitrokhin.
"Tali nuovi documenti, insieme alla certezza espressa dal Sommo Pontefice che dietro la mano del sicario vi fossero mandanti ideologici, e dunque inequivocabilmente comunisti, mostrano in tutta evidenza - aggiunge Guzzanti - la necessita' di riaprire il caso; e ricordo che la Commissione Mitrokhin e' obbligata dalla sua legge istitutiva a svolgere ogni indagine possibile su tutte le attivita' illegali dei servizi segreti sovietici in Italia. Dunque, la commissione parlamentare d'inchiesta sul dossier Mitrokhin sara' da me investita del compito di procedere a tutte le acquisizioni, le testimonianze e le indagini utili per fare luce sull'oscuro delitto del 13 maggio 1981".
"Mi auguro - aggiunge - che altrettanto voglia sollecitamente fare l'Autorita' giudiziaria riaprendo il caso per quanto di sua competenza".

24 febbraio 2005 - EMANUELA ORLANDI: AVV. KROGH, LIBRO PAPA CONFERMA NOSTRE TESI
ANSA:
EMANUELA ORLANDI: AVV. KROGH, LIBRO PAPA CONFERMA NOSTRE TESI
VENTI GIORNI FA DA LEGALE FAMIGLIA DOSSIER A PROCURA ROMA
"Il libro del Papa, conferma le nostre tesi sul rapimento di Emanuela Orlandi". Lo ha detto il legale della famiglia Orlandi, avvocato Massimo Krogh, che nelle scorse settimane ha presentato alla procura della Repubblica di Roma un voluminoso dossier contenente, tra l'altro, in riferimento all'istanza di riapertura dell'inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, un'indagine svolta all'estero sulla cosiddetta pista bulgara o pista terroristica.
"Il libro del Pontefice contiene - spiega l'avvocato Krogh
- spunti che danno forza e incoraggiano le nostre tesi". Tesi, secondo le quali, il rapimento di Emanuela non fu compiuto a scopo estorsivo ma aveva obiettivi terroristici". Il procuratore aggiunto Italo Ormanni e il pm Simona Maisto, avevano ricevuto nei mesi scorsi una istanza dal legale della famiglia Orlandi, nella quale si chiedeva la riapertura del caso. Circostanza che e' al vaglio degli inquirenti.
Il dossier consegnato nelle scorse settimane conterrebbe una serie di riscontri e documenti sulla cosiddetta pista terroristica sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la ragazza sparita agli inizi degli anni '80, figlia di un dipendente della prefettura del Vaticano. Una delle ipotesi fatte negli anni scorsi e' che la giovane,secondo quanto risulterebbe anche dall' esame dei documenti del dossier, sarebbe stata rapita come ostaggio da scambiare con Mehmet Ali Agca', l'attentatore del Papa, nel timore che lo stesso Agca' rivelasse i presunti mandanti dell'attentato a Giovanni Paolo II.
Emanuela Orlandi fu rapita 22 anni fa a Roma anni di ritorno dalla scuola di musica. La ragazza, che aveva 15 anni, era figlia di un impiegato della prefettura della casa pontificia, morto lo scorso anno. Della ragazza, da quel giorno, si e' persa ogni traccia. Il presunto rapimento e' finito poi in questi anni con l'intrecciarsi con le vicende e le inchieste collegate all' attentato contro papa Wojtyla. Il dossier presentato al pm Ormanni rimetterebbe in relazione il rapimento di Emanuela Orlandi alla figura di Agca'.

25 febbraio 2005 - ATTENTATO PAPA, MOSCA NEGA COINVOLGIMENTO KGB
ANSA:
PAPA: LIBRO; ATTENTATO 1981, MOSCA NEGA COINVOLGIMENTO KGB
"Che c'entriamo noi?": i servizi segreti russi smentiscono in modo categorico che ci possa essere stato lo zampino di Mosca nell'attentato del 1981 contro Giovanni Paolo II.
"Per me - ha dichiarato oggi all'Ansa il colonnello Boris Labusiev, portavoce dell'Svr, il servizio di spionaggio all'estero e cioe' la "Cia russa" - la gente che rilancia le voci di una partecipazione dei servizi segreti sovietici all'attentato al papa deve essere ricoverato nella corsia numero 6".
In Russia la Corsia numero 6 (titolo di uno dei piu' celebri racconti di Anton Cechov) e' sinonimo di manicomio.
Il colonnello non ha voluto comunque commentare in concreto il contenuto del libro uscito tre giorni fa in cui il pontefice sostiene che l'attentato compiuto da Ali Agca fu commissionato da una "ideologia della prepotenza".
Anche dopo il crollo dell'Urss e del sistema comunista le autorita' russe hanno sempre negato in modo perentorio che il Kgb (il defunto servizio di sicurezza sovietico) sia in qualche modo implicato nel tentato assassinio del papa.
Nel 1997, in risposta a notizie pubblicate dalla stampa tedesca, l'intelligence russa aveva definito "maligne, provocatorie e assolutamente infondate" le"insinuazioni" su un presunto ruolo del Kgb nell'attentato.

PAPA:GUZZANTI, MOSCA NEGA? SVR CI METTA A DISPOSIZIONE CARTE
BOTTA E RISPOSTA SU RESPONSABILITA' ATTENTATO AL PONTEFICE
"Se il rappresentante dell'Svr e' cosi' sicuro di poter escludere qualsiasi coinvolgimento dell'ex Kgb e del Gru nel tentato omicidio del papa ci facesse conoscere cortesemente le procedure che ha seguito, le inchieste svolte e ci metta a disposizione documenti, testimonianze e quant'altro": cosi' il senatore azzurro Paolo Guzzanti replica, in un intervento per il 'Giornale' di domani, al colonnello Boris Labusiev portavoce dell'Svr (ossia la 'Cia russa') che ha categoricamente escluso qualsiasi coinvolgimento del Kgb nella"attentato al Papa.
"E con l'occasione - aggiunge Guzzanti - potrebbe far dono all'Italia anche di un elenco completo di tutti i 'Quisling' italiani che hanno collaborato non gia' al generoso progetto di una societa' socialista, cosa che fa parte della tradizione democratica italiana, ma all'ipotesi solidissima di un governo di occupazione militare sovietico. Quando avremo la gioia di ricevere documenti di questa natura potremo veramente rallegrarci sulla collaborazione dell'Svr e sulla serieta' delle dichiarazioni del suo portavoce".

1 marzo 2005 - MITROKHIN: GUZZANTI CHIEDE CARTE SU ATTENTATO AL PAPA
ANSA:
MITROKHIN: GUZZANTI CHIEDE CARTE SU ATTENTATO AL PAPA
KUZICHKIN, CONTATTO DI AGCA' A TEHERAN, PRESENTE IN CASO MORO
Il presidente della Commissione Mitrokhin, senatore Paolo Guzzanti, ha chiesto in via preliminare l'acquisizione delle sentenze relative all'attentato al Sommo Pontefice del 1981. I motivi per cui Guzzanti ha preso la decisione di riaprire le indagini sul grave attentato sono tre. Il primo, spiega il presidente della Commissione Mitrokhin, sta "nell'attualita' e nella assoluta novita' di quanto scritto e detto per la prima volta da Giovanni Paolo II circa la sua certezza di un mandante ideologico dietro la mano armata del sicario Ali' Agca, con evidente allusione all'Unione Sovietica e alle sue polizie segrete".
Il secondo motivo sta, osserva Guzzanti, "nella nuova e piu' precisa prospettiva storica del movente: secondo i documenti militari oggi in possesso delle potenze occidentali, e in particolare della Germania che acquisi' gli archivi della Volksarmee tedesco, e dell'Austria, il cui territorio neutrale doveva essere violato, la Polonia aveva un altissimo valore strategico come base di una invasione dell'Europa occidentale. E dunque il valore della destabilizzazione di quella colonia sovietica in Europa sotto i colpi della guida spirituale di Karol Wojtila e di Lech Walesa appare oggi scolpito in tutta evidenza".
Il terzo motivo sta "nell'evidente e clamoroso legame fra il tentato omicidio del papa e il dossier Mitrokhin, nella persona di Vladimir Kuzichkin il cui nome compare nella scheda n. 83 intestata a Sergei Sokolov, il falso studente che seguiva Aldo Moro e che poi ritroviamo ufficiale del Kgb a Teheran. Vladimir Kuzichkin e' stato indicato dal sicario Ali' Agca come suo punto di riferimento a Teheran".
Appare dunque - dice ai giornalisti il senatore di Fi - "allarmante ed evidente che esista una connessione, nella rete degli agenti sovietici illegali all'estero che tiene insieme sia il rapimento con la piu' spettacolare operazione di commando mai vista in Europa, ed eliminazione fisica dell'onorevole Aldo Moro, e il tentativo accuratamente preparato e casualmente fallito di liquidare l'uomo che stava facendo crollare il sistema comunista in Europa".

PAPA: FRAGALA', NELL'ATTENTATO RUOLO CENTRALE DI KUZICHKIN
FU IL PROBABILE 'MANIPOLATORE' DI ALI AGCA
Vladimir Kuzichkin, viceconsole dell' ambasciata sovietica a Teheran, colonnello del Kgb, avrebbe avuto un ruolo centrale nell'attentato al Papa. E' quanto sostiene Enzo Fragala', capogruppo di An nella commissione Mitrokhin.
"Il nome di Vladimir Kuzichkin, viceconsole dell'ambasciata sovietica a Teheran, colonnello del Kgb e probabile 'manipolatore' del turco Ali' Agca - spiega - compare in uno dei report acquisiti con il dossier Mitrokhin, quello intestato a Sergei Sokolov, l'agente sovietico segnalato dall'allora assistente di Aldo Moro, professor Tritto, come il borsista russo che segui' l'uomo politico fino a poco prima del sequestro. Sokolov - continua - fu il successore di Kuzichkin nella catena di comando del Kgb a Roma, insediandosi dopo di lui nel suo stesso appartamento a Roma, tanto che, secondo il Sismi, i due facevano parte della stessa rete".
E' di tutta evidenza come, sia pure a distanza di anni, conclude Fragala', "gli accertamenti della Commissione Mitrokhin, cosi' come quelli della magistratura prima, stiano restituendo un quadro complessivo e omogeneo che trova conferma nelle parole del Santo Padre".

PAPA: IMPOSIMATO, PONTEFICE CONCORDA SU COMPLOTTO DELL' EST
PER ATTENTATO IN PIAZZA SAN PIETRO,COLLEGAMENTI CON CASO ORLANDI
"Un complotto dell' est: dalla lettura dell' ultimo libro di Giovanni Paolo II emerge che il Pontefice ha condiviso la tesi contenuta nella lettera che gli inviai nell' agosto del 1997": e' quanto dice l' ex magistrato Ferdinando Imposimato che istrui', con i giudici Priore e Martella, il processo relativo all' attentato al Papa, e che ripete il collegamento con la vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi.
Imposimato fa sapere che il 24 settembre 1997 egli, con una lettera, fu esortato dalla Santa Sede "a perseverare nel generoso servizio della verita' e della giustizia".
Il Papa, dunque - aggiunge Imposimato - "non era stato vittima di un folle solitario, ma di un complotto ordito dal Kgb con i servizi bulgari ed i lupi grigi. Lo scopo era di bloccare il Papa impegnato a liberare la Polonia".
"Nell' agosto del 1997 - dice ancora Imposimato - Ali' Agca riconobbe di aver agito su mandato dei bulgari e del Kgb, ed aggiunse di aver dovuto 'distruggere' il processo per l' attentato al Papa per le minacce ricevute nel carcere di Rebibbia nell' ottobre 1983 da due agenti segreti, il colonnello dei servizi bulgari Yordan Ormankov e l' agente del Kgb Markov Petkov. Markov, alla vigilia del processo contro i bulgari - riferisce Imposimato - parlando in turco a Rebibbia, disse ad Agca: 'il kgb ti comunica che ci saranno altri tentativi per la tua liberazione come il caso Orlandi, devi tacere altrimenti prima il cadavere di Emanuela verra' gettato in Piazza San Pietro e poi tu Ali' Agca verrai ammazzato".
Imposimato porta ancora un altro argomento a sostegno della tesi del complotto dell' est: "Gunther Bohnsack, della Stasi (il servizio segreto della Ddr, ndr), mi dichiaro' nel 2000 e nel 2001 a Berlino che 'obiettivo della sezione di cui faceva parte era la destabilizzazione con qualsiasi mezzo del Paesi occidentali, tra cui il Vaticano dato che il Papa era un problema per la Ddr ma anche e soprattutto per l'Unione Sovietica. Bohnsack mi rivelo' che Ormankov e Tetkov erano agenti segreti e si recavano spesso a Berlino dalla Bulgaria per ricevere istruzioni su come 'intimidire' Ali' Agca in occasione delle rogatorie internazionali che dovevano essere eseguite a Roma".

14 marzo 2005 - MITROKHIN: GUZZANTI (FI), TERRORISMO ERA QUINTA COLONNA URSS
ANSA:
MITROKHIN: GUZZANTI (FI), TERRORISMO ERA QUINTA COLONNA URSS
I terroristi italiani rossi e neri erano una quinta colonna dell' Urss, che doveva agevolare l' avanzata delle armate del Patto di Varsavia. I sovietici avevano individuato i dirigenti collaborazionisti per l' Europa, i cui nomi sono nelle parti inedite del dossier Mitrokhin. E' questa la ricostruzione storica fatta oggi a La Spezia dal senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti, nel corso di un convegno sul dossier dell' archivista del KGB.
In questo scenario il presidente della commissione parlamentare sul dossier ha inserito anche il caso Moro, "rapito dalle BR su incarico dei sovietici per carpirgli segreti militari", e l' attentato al papa, "il cui appoggio a Solidarnosc metteva a rischio il paese che doveva servire da base per l' invasione dell' Europa".
"Tra la fine degli anni Settanta e l' inizio degli Ottanta - ha spiegato Guzzanti - l' Urss preparo' i piani per un attacco improvviso all' Europa occidentale. Questi piani furono mostrati nel '91 da Gorbaciov a Cossiga, all' epoca presidente della Repubblica, e sono stati pubblicati in diverse opere di storia militare. L' Unione sovietica avrebbe lanciato bombe atomiche per una potenza pari a 1.050 volte la bomba di Hiroshima e avrebbe invaso l' Europa con 180 divisioni corazzate".
L' Italia secondo Guzzanti sarebbe stata invasa dal Brennero, violando la neutralita' austriaca, da un' armata ungherese e cecoslovacca. "Le direttrici dell' avanzata - ha detto il parlamentare - coincidono con le citta' dove si sviluppo' piu' forte il terrorismo: Trento, Bergamo, Padova, Udine, Reggio Emilia, Milano e Torino. Non solo il terrorismo rosso, ma anche quello nero (come rivelarono i servizi jugoslavi all' ammiraglio Martini) erano gestiti dai sovietici. La funzione dei terroristi era deprimere e disarticolare la societa' italiana, per ostacolare la reazione all' avanzata sovietica".
Secondo il piano, l' Europa doveva essere conquistata in quindici giorni. A quel punto, i sovietici avrebbero messo al potere una classe dirigente collaborazionista. I nomi sono contenuti nella parte del dossier Mithrokin che non e' ancora stata resa pubblica. "L' archivista del KGB ha portato in Occidente 300.000 schede - ha detto Guzzanti - Gli inglesi che la hanno ricevute ne hanno date all' Italia solo 261, il cosiddetto dossier Impedian. Tutto il resto e' sparito. La mia idea e' che contenesse l' intera struttura del governo collaborazionista".
Secondo il parlamentare, Aldo Moro fu rapito dalle BR su incarico dei russi, che volevano carpirgli informazioni militari. "Moro - ha detto - era il fondatore dei servizi segreti italiani e il referente degli americani. Fu interrogato per 55 giorni, con un andirinvieni di corrispondenza, quindi fu ucciso". A far saltare i piani di invasione secondo Guzzanti fu l' elezione di papa Wojtyla: "La base di partenza delle 180 divisioni doveva essere la Polonia. L' appoggio del pontefice a Solidarnosc metteva a rischio questa base. Di qui il tentativo dell' Urss di uccidere il papa".

29 marzo 2005 - PAPA: ATTENTATO '81, BULGARIA PRONTA AD APRIRE GLI ARCHIVI
ANSA:
PAPA: ATTENTATO '81, BULGARIA PRONTA AD APRIRE GLI ARCHIVI
La Bulgaria e' disposta ad aprire i suoi archivi alla commissione parlamentare italiana che sta di nuovo verificando le circostanze dell'attentato del maggio 1981 contro Giovanni Paolo II. Lo ha annunciato il portavoce del Governo bulgaro, Dimitar Tzonev, secondo quanto riporta oggi l'agenzia d'informazione bulgara Mediapool.
In merito alle nuove affermazioni sulla "pista bulgara" nell'attentato contro il Papa, Dimitar Tzonev ha detto ieri che l'attivita' della commissione parlamentare italiana avra' un indirizzo piu' che altro politico o informativo e in nessun modo potrebbe far cambiare la sentenza della Corte italiana in merito all'attentato. Secondo Tzonev il fatto che una commissione parlamentare italiana si stia di nuovo occupando dell'attentato al Papa e della "pista bulgara", non implica "accuse contro la Bulgaria e quindi non richiede una reazione ufficiale" del Paese balcanico.
Dopo la pubblicazione dell'ultimo libro del papa, "Memoria e identita"", nel quale lo stesso Wojtyla ha parlato dell'attentato del maggio 1981, il presidente della Commissione Mitrokhin, senatore Paolo Guzzanti, aveva chiesto in via preliminare l'acquisizione delle sentenze.

PAPA: ATTENTATO '81; FRAGALA' (AN), BENE DECISIONE BULGARIA
"Non si puo' che condividere e apprezzare l' iniziativa del governo bulgaro di aprire e mettere a disposizione della Commissione Mitrokhin gli archivi dei servizi segreti bulgari e dello Stato sugli scenari, le responsabilita', i moventi e i mandanti dell' attentato del maggio 1981 a Papa Giovanni Paolo II". Lo afferma il deputato di An, capogruppo in Commissione Mitrokhin, Enzo Fragala'.
"Chiedero' al prossimo ufficio di presidenza - spiega Fragala' - che la Commissione effettui una rogatoria internazionale a Sofia per studiare ed acquisire i documenti che dovessero avere rilevanza per l' inchiesta della Commissione Mitrokhin sull' attentato al Papa".
"Sara' importantissimo - sottolinea - ricostruire le attivita' dei servizi segreti dell' Est e del Kgb nel progetto e nell' organizzazione dell' attentato al Papa, con particolare riferimento ai rapporti tra Sergei Sokolov, il falso borsista del sequestro Moro e il capo della della Residentura del Kgb di Teheran, Vladimir Kuzichkin, l' arruolamento del turco Ali' Agca, il suo addestramento a Sofia nell' albergo di Stato Vitosha, nei tre mesi precedenti l' attentato, gli appoggi e la rete logistica e le coperture assicurate allo stesso Agca' per garantirne l' impunita' dopo l' attentato".
"Che la nuova Bulgaria, alla vigilia del suo ingresso nella Comunita' europea, intenda rendere omaggio alle sofferenze di Giovanni Paolo II rivelando alla Commissione Mitrokhin e quindi al Parlamento italiano e all' intera opinione pubblica, gli scenari per l' eliminazione di colui che era ritenuto, a buona ragione, il nemico mortale del comunismo - conclude il deputato - e' un segnale importante che dovrebbe far riflettere anche gli altri Paesi dell' ex-Patto di Varsavia sulla necessita' di collaborare a far luce su quel terribile agguato".

30 marzo 2005 - PAPA: ATTENTATO 81'; GUZZANTI INVITA IMPOSIMATO ALLA MITROKHIN
ANSA:
PAPA: ATTENTATO 81'; GUZZANTI INVITA IMPOSIMATO ALLA MITROKHIN
MAGISTRATO ACCETTA AUDIZIONE, MA NON POTRO' PARLARE SU TUTTO
Una audizione di Ferdinando Imposimato in commissione Mitrokhin. L'ha chiesta il presidente della commissione bicamerale Paolo Guzzanti, senatore di Fi, nel corso della trasmissione BaoBab di Radiouno Rai, andata in onda nel pomeriggio, alla quale ha partecipato anche Imposimato.
Guzzanti e il magistrato hanno affrontata la questione dell'attentato al Papa e del coinvolgimento dei Servizi segreti del Patto di Varsavia nel tentato omicidio del Pontefice.
Imposimato ha quindi risposto all'invito dicendosi ""ben disponibile" ad essere ascoltato dalla commissione, avvertendo pero' che su alcuni aspetti della vicenda non potra' parlare, perche' su suo impulso e' stato riaperto il procedimento penale riguardante l'attentato del 13 maggio 1981. La sua audizione sara' quindi parzialmente vincolata dal segreto istruttorio.
A proposito dei documenti, "una parte li avevo gia' letti e ricevuti da tempo - ha detto Imposimato nel corso della trasmissione - che riguardano i rapporti tra Stasi e Bulgaria e ci sono delle cose interessanti". Inoltre, ha sottolineato Imposimato, "fino all'anno scorso, due anni fa, i servizi segreti bulgari non hanno mai voluto collaborare e hanno detto una serie di balle rispetto ai documenti di cui io ero in possesso e rispetto alle cose che avevo accertato parlando con alcuni alti ufficiali della Stasi". Oggi, ha aggiunto, "mi sembra che l'atteggiamento dei bulgari sia cambiato, sembrano disponibili".
Facendo sempre riferimento ai documenti, il magistrato ha inoltre sottolineato che "molte di queste carte sono state in parte cancellate, nel senso che sui nomi ci sono delle cancellature. Pero' io credo che gia' dalle carte emerge una realta' abbastanza importante, nel senso che i bulgari andavano a Berlino a prendere ordini su come agire per inquinare il processo per l'attentato al Papa perche' - ha proseguito Imposimato - temevano che questo processo potesse avere un effetto dirompente dovendosi celebrare il dibattimento davanti a 150 televisioni di tutti i paesi del mondo".

PAPA: ATTENTATO '81; GUZZANTI, ROGATORIA PER ARCHIVI BULGARI
ATTIVATA COMMISSIONE MITROKHIN, SENTIREMO AGCA APPENA LIBERO
Il presidente della commissione Mitrokhin Paolo Guzzanti attende importanti novita' sull'attentato al Papa del 1981 dalla decisione della Bulgaria di aprire gli archivi, "in particolare - spiega - per la messa a disposizione di nuovissimi documenti della Stasi ricevuti dalla Germania". Per questo, Guzzanti annuncia di aver espresso gratitudine alle autorita' di Sofia e di voler portare la prossima settimana all'ufficio di presidenza della commissione le proposte di una rogatoria in Bulgaria per visionare le carte e di una in Turchia "per sentire Ali Agca che sara' presto libero".
Il quadro che emerge dalle ultime rivelazioni, secondo il senatore di Forza Italia, e' chiaro. "Le piu' alte autorita' sovietiche - afferma - presero nel 1981 la devastante decisione di assassinare il Sommo Pontefice dando ordine di affidare l'aspetto operativo e criminale ad agenti bulgari e, come in tutti gli altri casi di terrorismo, lasciando la supervisione alla Stasi tedesca, che provvide alla pianificazione e alla successiva disinformazione che permise di far abortire tutti i tentativi di ricerca della verita"".
"Resta a questo punto da determinare - aggiunge Guzzanti - quale fosse il vero movente di un atto di inaudita violenza criminale che avrebbe fatto puntare tutti i riflettori su Mosca e che dunque presentava elementi di rischio tecnici e politici, ma che venne egualmente pianificato come urgente e indispensabile. Che cosa c'era di tanto urgente per compiere un delitto che avrebbe offeso non soltanto tutti i cattolici ma l'intero mondo civile?".
"Il tipo di pianificazione che oggi ci viene suggerito dalle carte bulgare, secondo le prime attendibili indiscrezioni - osserva il presidente della Mitrokhin - indica quale obiettivo la brutale normalizzazione della Polonia, sia attraverso il colpo di Stato del generale Jaruzelski che con l'uccisione poi fallita di Karol Wojtyla, per poter disporre della completa agibilita' dei suoi territori da usare come retrovie".
La causa di "tanta fretta e tanta violenza" andrebbe dunque cercata "nella necessita' militare di mantenere libere la pianura polacca, dove era concentrata la piu' grande armata convenzionale e nucleare di tutti i tempi, come dimostrano i piani aggressivi adottati dal patto di Varsavia dai primi anni Settanta alla meta' degli anni Ottanta. Tali piani - sottolinea Guzzanti - prevedevano un attacco a sorpresa dell'Europa occidentale, Italia compresa, con uso spregiudicato delle armi nucleari tattiche".
"Perche' l'enorme macchina aggressiva fosse sempre operativa
- osserva ancora - era indispensabile che i moti degli operai cattolici e della popolazione cessassero, senza ricorrere all'invasione che avrebbe soltanto aggravato il problema. L'assassinio del Papa avrebbe dunque soddisfatto prima di tutto le necessita' militari dell'Unione Sovietica; e se questo scenario risultasse ancora una volta confermato, si dovrebbe pensare anche a un coinvolgimento del Gru, il servizio segreto delle forze armate sovietiche, che non si e' mai occupato di politica e ideologia, ma soltanto di pianificazione militare e di delitti connessi ale esigenze militari".

30 marzo 2005 - ATTENTATO PAPA: DOCUMENTI STASI, DOSSIER NON SONO SEGRETI
ANSA:
ATTENTATO PAPA: DOCUMENTI STASI, DOSSIER NON SONO SEGRETI
Metodi Andreev, ex presidente della Commissione Dossier del Parlamento bulgaro che ha esaminato i "lavori sporchi" dei servizi segreti durante il regime comunista di Todor Zhivkov, ha confermato oggi all'Ansa l'invio in Bulgaria di documenti della Stasi, l'ex polizia segreta della Germania Est, non coperti dal segreto e quindi a suo avviso divulgabili.
"A giugno 2002 il governo tedesco ha inviato a Sofia un carteggio di un migliaio di documenti della Stasi risalenti agli anni Ottanta, tra i quali circa 60 cartelle dovrebbero essere dedicate alla cosiddetta 'pista bulgara' per l'attentato al Papa del 1981. Personalmente non li ho letti perche' non so il tedesco, ma secondo una delle mie collaboratrici, le carte dimostrano come la "Darjavna sigurnost" (i servizi segreti bulgari durante il regime comunista, ndr) abbia chiesto l'aiuto della Stasi per dissipare i sospetti in Occidente sul fatto che era stata la Bulgaria a guidare la mano di Ali Agca, l' attentatore contro Papa Giovanni Paolo II in Piazza S.Pietro".
Andreev ha confermato che questi documenti della Stasi non sono coperti dal segreto e non dovrebbe esserci nessun problema a renderli pubblici.
Questa mattina il canale televisivo di Sofia Nova Televizia ha trasmesso un' intervista con Assen Marcevski, interprete ufficiale dell'ambasciata di Bulgaria a Roma all'epoca dell' attentato al Papa e del processo a Roma contro Serguei Antonov, il caposcalo della Bulgarian Air a Roma, accusato dall' attentatore Ali Agca di aver organizzato per ordine del Kgb e dei servizi segreti bulgari la sparatoria di Piazza S.Pietro nel 1981.
A proposito delle affermazioni dell'ex magistrato italiano Ferdinando Imposimato al settimanale Oggi, secondo il quale ci sono ulteriori prove circa il coinvolgimento della Bulgaria nell'attentato al Papa, Marcevski ha espresso dubbi sulla "credibilita' delle prove che l' ex magistrato vanta di avere a sua disposizione". "Lui sta rispolverando fatti e circostanze circa un presunto coinvolgimento della Bulgaria nell' attentato che sono stati confutati tanti anni fa dalla Corte d'Assise di Roma presieduta dal giudice Santiapichi", ha detto Marcevski che, per compiti d'ufficio, fu traduttore e interprete nel corso dell'intera vicenda della "pista bulgara" nell'attentato al Papa.
In una trasmissione alla radio Darik di Sofia anche il "capostazione" negli anni Ottanta della Darjavna sigurnost a Roma, Marin Petkov, ha smentito l'asserzione di Imposimato che Serguei Antonov fosse stato un generale dei servizi segreti bulgari. "Antonov non soltanto non era un alto ufficiale, ma non aveva niente a che fare con i servizi", ha detto Petkov.
Due giorni fa il portavoce del Governo bulgaro, Dimitar Tzonev, aveva detto che la Bulgaria e' disposta ad aprire i suoi archivi alla commissione parlamentare italiana che sta di nuovo verificando le circostanze dell'attentato del maggio 1981 contro Giovanni Paolo II e gli eventuali coinvolgimenti dei servizi segreti bulgari dell' epoca.
Secondo Tzonev, il fatto che una commissione parlamentare italiana si stia di nuovo occupando dell'attentato al Papa e della ,'pista bulgara", non implica "accuse contro la Bulgaria e quindi non richiede una reazione ufficiale" del Paese balcanico.

30 marzo 2005 - ATTENTATO AL PAPA: CARTE EX SERVIZIO SEGRETO GERMANIA EST
"Il Corriere della sera"
Attentato al Papa, il dossier Stasi: bulgari esecutori, Kgb mandante
Carte dell' ex servizio segreto della Germania Est confermano la pista che lega Ali Agca a Sofia e Mosca
ROMA - Il Kgb ordinò l' attentato al Papa, gli 007 bulgari lo eseguirono. Decine di pagine confermano uno scenario che vede il servizio segreto dell' Urss nel ruolo di mandante dell' omicidio, i servizi bulgari in quello degli esecutori (che utilizzarono Agca e gli altri terroristi turchi come sicari) e quelli della ex Ddr alla regia dell' intera operazione e del depistaggio. Carte che il governo tedesco ha scovato negli archivi della Stasi e ha consegnato alla Bulgaria. Il rapporto conferma quanto detto da Giovanni Paolo II: "L' attentato non fu un' iniziativa sua (di Agca, ndr,) fu qualcun altro a idearlo, qualcun altro l' aveva a lui commissionato". Il dossier sarà messo a disposizione dell' Italia e verrà consegnato alla Commissione Mitrokhin, l' organismo che indaga sull' attività dei servizi dell' Est nel nostro Paese.

"Agca, dossier Stasi conferma la pista bulgara"
I documenti della ex Ddr consegnati a Sofia: "Ci sono le prove dei depistaggi per coprire i mandanti"
L' ATTENTATO AL PONTEFICE NUOVE RIVELAZIONI
ROMA - Il Kgb ordinò l' attentato a papa Wojtyla, gli 007 bulgari lo eseguirono, la Stasi collaborò. Sugli spari in Piazza San Pietro finora c' erano tracce e ipotesi. Adesso ci sono i documenti. Decine di pagine che comproverebbero il coinvolgimento, con responsabilità diverse, del Kgb, della Stasi e della Darzavna Sigurnost bulgara. A conferma di uno scenario che vede il servizio segreto dell' ex Urss nel ruolo di mandante dell' omicidio, i servizi bulgari in quello degli esecutori (che utilizzarono Agca e gli altri terroristi turchi come sicari) e quelli della ex Ddr alla regia dell' intera operazione e delle successive manovre di depistaggio. Carte che il governo tedesco ha scovato negli archivi della Stasi, e ha consegnato alla Bulgaria, nell' ambito di un accordo teso ad abbattere la vecchia censura dei regimi dell' ex blocco sovietico. Un rapporto che conferma quanto detto da Giovanni Paolo II nel libro Memoria e identità: "L' attentato non fu un' iniziativa sua (di Agca, ndr,) fu qualcun altro a idearlo, qualcun altro l' aveva a lui commissionato". Il dossier, come ha annunciato il portavoce del governo di Sofia, Dimitar Tzonev sarà messo a disposizione dell' Italia e verrà consegnato alla commissione Mitrokhin, l' organismo che indaga sull' attività dei servizi dell' Est nel nostro Paese, presieduto da Paolo Guzzanti. Ma cosa contengono quelle carte? Le prime indiscrezioni arrivano da un personaggio autorevole: Metodi Andreev, ex presidente della Commissione dossier. "Confermo che quelle carte sono attualmente a Sofia - ha dichiarato all' emittente Radio Nuova Bulgaria -. Secondo i miei calcoli ci sono tra le 10 e le 60 pagine dei più di 1.000 documenti, per lo più lettere, in cui i servizi segreti della Ddr chiedono aiuto e cooperazione ai loro colleghi bulgari per vanificare la versione di una partecipazione della Repubblica balcanica all' attentato al Papa". Un' ipotesi che combacia con quella rilanciata sul settimanale Oggi dal giudice Ferdinando Imposimato che indagò sull' attentato. Parlando con Markus Wolf, il mitico comandante della Stasi, e setacciando gli archivi di quel servizio, Imposimato si è convinto che "l' attentato è stato voluto dal Kgb, che ne affidò l' incarico ai "fratelli" dei servizi dell' ex Ddr e della Bulgaria". "Fallito l' attentato - continua Imposimato - è scattata la seconda fase, l' operazione Papst. Bisognava ricattare il Pontefice e il presidente Pertini per costringerli a liberare Agca che in carcere aveva cominciato a confessare". Secondo l' ex magistrato per questo vennero rapite Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi. L' intero progetto dell' omicidio dello scomodo Papa polacco, secondo le sue fonti, sarebbe nato nel ' 79 durante una riunione in Crimea in cui Andrej Gromiko, plenipotenziario di Breznev, avrebbe rassicurato i timori del collega polacco su Wojtyla dicendo: "Il problema sarà presto risolto". Virginia Piccolillo L' attentato IL PAPA Il 13 maggio 1981, Giovanni Paolo II, mentre in piedi a bordo della sua automobile passa in piazza San Pietro, viene colpito da un proiettile all' addome. A sparare è Alì Agca, terrorista turco dei "Lupi grigi" IL CAPO SCALO Sergjei Antonov (foto), cittadino bulgaro, caposcalo della Balkan Air a Roma, viene arrestato il 25 novembre 1982 con l' accusa di concorso nell' attentato al Papa. Contro di lui prove troppo fumose: viene assolto Accusati AYVAZOV Furono coinvolti anche Todor Ayvazov (foto), ex cassiere dell' ambasciatore a Roma e Jelio Vassielev ORAL CELIK Oral Celik (foto), esponente di rilievo dei Lupi grigi fu sospettato di essere il secondo uomo dell' attentato e poi scagionato
Piccolillo Virginia

L' ultimo mistero del "lupo grigio" "Addestrato nel campo di Carlos"
Fu ingaggiato in Iran da un uomo dell' intelligence sovietica
LA RICOSTRUZIONE
ROMA - Alì Agca, il killer che mirò al cuore di Karol Wojtyla, era stato addestrato dall' organizzazione del terrorista Carlos, Separat. E prima di compiere l' attentato al Papa era stato il pupillo di un ufficiale del Kgb in Iran, un agente scomparso da Teheran proprio pochi giorni dopo le sue rivelazioni sui mandanti bulgari del fallito omicidio del Santo Padre. E' quanto emerge dalla lettura degli atti giunti la scorsa settimana in commissione Mitrokhin sul ruolo del gruppo di Carlos e dal lavoro già svolto sulle vecchie carte dei processi Agca. L' ADDESTRAMENTO - Ad insegnare i primi rudimenti di guerriglia e uso delle armi ad Agca sarebbero stati istruttori bulgari e della Stasi, che facevano parte di Separat. Il gruppo, che forniva supporto e idee a gruppi eversivi di mezza Europa, era stato battezzato un anno prima nello Yemen. E come prima attività, aveva messo in piedi campi di addestramento. Nel ' 77 Agca, appena diciannovenne, arriva in uno di questi campi, in Siria. E' lui stesso a raccontare il seguito ai magistrati romani, nell' 82, prima di ritrattare tutto. LUPI GRIGI - Nel ' 78 Agca viene infiltrato come agente provocatore nell' organizzazione dei Lupi grigi per destabilizzare la Turchia, all' epoca già nella Nato. Lì ha il suo primo incarico da killer: e il primo febbraio del ' 79 uccide il direttore del giornale liberale Milliyet. Lo arrestano, ma pochi mesi dopo fugge. Al giudice italiano spiegherà di essere riuscito a raggiungere l' Iran grazie ad Oral Celik, trait d' union tra il suo gruppo e i servizi segreti bulgari. A Teheran, Agca entra in contatto con il viceconsole dell' ambasciata sovietica Vladimir Andreevich Kuzichkin (cognome che Agca storpierà in Kuzinski): capostazione del Kgb in Iran. Lo stesso che viene citato nel report 83 del dossier Mitrokhin. Alle sue dipendenze, Agca cerca di organizzare un attentato contro Khomeini. Ma fallisce. E allora viene spedito in Bulgaria. Qui soggiorna per due mesi nel miglior albergo di Sofia. A disposizione del rezident del Kgb e di un ufficiale dei servizi bulgari, per mettere a punto l' attentato al Papa. L' ATTENTATO - Il 13 maggio 1981 è in piazza San Pietro. Al passaggio del Pontefice spara. Due colpi che raggiungono Wojtyla, ma non lo uccidono. Arrestato Agca, a caldo, parla di complici ma nel processo rettifica: "Ho agito da solo". Viene condannato all' ergastolo. Ma 11 mesi dopo chiede di parlare con i magistrati per accusare i suoi complici. Tira in ballo Sergjei Antonov, caposcalo Balkan Air a Fiumicino, Oral Celik e altri. MISTERO A TEHERAN - Qui scatta la seconda coincidenza misteriosa, evidenziata in commissione Mitrokhin in un documento del 2003. Poche settimane dopo le rivelazioni di Agca, sparisce in circostanze misteriose da Teheran l' ufficiale del Kgb, Kuzichkin. Riapparirà a Londra qualche mese dopo, nelle mani del servizio segreto britannico MI6. Una defezione che potrebbe nascondere la paura di dover subire le ritorsioni di Mosca per il comportamento di Agca. Intanto il turco continua a parlare fino all' ottobre ' 83. Quando l' inchiesta di Roma si gemella a una indagine bulgara che persegue Agca per diffamazione. E il turco riceve in carcere nel dicembre 1983 la visita di un giudice, Jordan Ormankov, accompagnato da un interprete, che in realtà lo minacceranno: "Il Kgb vuole aiutarti. Ma tu devi distruggere tutto quanto detto finora. O distruggeremo te e la tua famiglia". E come segnale - secondo la ricostruzione - preannuncia di gettare il cadavere di Emanuela Orlandi, cittadina vaticana sparita pochi mesi prima, sul sagrato di San Pietro. Agca non lo mette alla prova. E ritratta. V. Pic.
Piccolillo Virginia

31 marzo 2005 - ATTENTATO PAPA: FRAGALA', SI CONFERMA RUOLO CERNIERA STASI
ANSA:
ATTENTATO PAPA: FRAGALA', SI CONFERMA RUOLO CERNIERA STASI
CHIEDERO' AUDIZIONE MARTINAZZOLI E ROGNONI
Enzo Fragala', capogruppo di An nella commissione sul dossier Mitrokhin, sottolinea che le ipotesi sull'attentato a Giovanni Paolo II confermano il ruolo di "cerniera" dei servizi della allora Germania est, giocato anche in vicende come quella del terrorista Carlos. Fragala' annuncia anche che intende chiedere l'audizione degli ex ministro della giustizia Mino Martinazzoli e Virginio Rognoni.
La documentazione consegnata dalla Germania alla Bulgaria sul "forte interessamento della Stasi" all'attentato di Ali Agca ripropongono, per Fragala', "l'importante ruolo di cerniera", della Ddr, come emerge anche "sull'eterodirezione del gruppo Separat di Carlos".
In entrambi i casi, per Fragala', "appare chiarissimo che la Stasi ha funzionato in quegli anni da centro di coordinamento del terrorismo internazionale in nome e per conto del Kgb". Secondo Fragala', "tornano sotto varie forme gli incroci fra la vicenda dell'attentato al Papa, e piu' in particolare l' addestramento del killer Ali' Agca, il dossier Mitrokhin ed i nomi in esso contenuti e gli appoggi logistico-finanziari di cui pote' godere Carlos".
Fragala' annuncia quindi l'intenzione di chiedere l'audizione di Rognoni "che, secondo quanto ha rivelato l'ex capo dell' antiterrorismo della Cia, Vincent Cannistraro, si disse convinto che i sovietici fossero i mandanti dell'attentato e i bulgari gli esecutori". Inoltre, "sara' importante ricostruire nel dettaglio i rapporti fra alcuni politici italiani dell'epoca e la Bulgaria" in relazione alla rogatoria chiesta ed ottenuta dalla Bulgaria per ascoltare Agca, per un'accusa di calunnia.
Fragala', che definisce "francamente singolare" questa vicenda, sostiene che fra i bulgari che vennero "vi era l' interprete Markov Petrov il quale altri non era che un agente dei servizi segreti bulgari. Agca racconto' poi al giudice Martella che lo avevano minacciato. E da quel momento iniziarono i suoi depistaggi".
"Per questo - annuncia Fragala' - chiedero' anche l'audizione dell'ex ministro Martinazzoli" perche' spieghi il via libera "ad un'incredibile rogatoria da parte dei bulgari per il risibile reato di calunnia e diffamazione quando gli stessi bulgari erano accusati quali mandanti del tentativo di omicidio di Giovanni Paolo II". "Quella di Martinazzoli, speriamo in buona fede, fu - conclude Fragala' - la classica consegna della pecora al lupo".

31 marzo 2005 - ATTENTATO PAPA: INCONTRO GUZZANTI-AMBASCIATORE BULGARIA
ANSA:
ATTENTATO PAPA: INCONTRO GUZZANTI-AMBASCIATORE BULGARIA
LO ANNUNCIA PER OGGI PORTAVOCE MINISTERO ESTERI SOFIA
"Nell'Ambasciata bulgara a Roma non e' stata finora inoltrata una richiesta da parte italiana per avere accesso agli archivi della 'Darjavna sigurnost' (i servizi segreti del regime comunista in Bulgaria) per raccogliere informazioni circa l'attentato a Papa Giovanni Paolo II". Lo ha detto oggi alla Radio nazionale bulgara il portavoce del ministero degli Esteri della Bulgaria, Maria Donska.
Secondo Donska, questo pomeriggio l'Ambasciatore bulgaro a Roma, Nikola Kaludov, si incontrera' con il presidente della commissione Mitrokhin, il senatore Paolo Guzzanti, per discutere il modo in cui la parte bulgara potrebbe aiutare le autorita' italiane nell'inchiesta sui risvolti internazionali nell'attentato al Papa, permettendo anche l'eventuale accesso agli archivi della 'Darjavna sigurnost'.

MITROKHIN: GUZZANTI, BULGARIA PRONTA A DARCI CARTE SUL PAPA
INCONTRO CON AMBASCIATORE AVVIA PROCEDURA
Paolo Guzzanti, presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul dossier Mitrokhin, ha incontrato oggi l'ambasciatore bulgaro in Italia che gli ha confermato la piena disponibilita' del governo di Sofia a far avere quanto prima le carte riguardanti l'attentato al Papa che provengono dalla Stasi.
Guzzanti scrivera' quanto prima una lettera per avviare la procedura che permettera' di far avviare in Italia la documentazione, ma gia' da ora vi e' la piena disponibilita' del governo bulgaro ad accelerare, per quanto possibile, l'intero iter della procedura.
"Ho incontrato l'ambasciatore bulgaro - dice Guzzanti all' Ansa - per avere conferma di una disponibilita' gia' dimostrata. Questa c'e' stata pienamente. Un funzionario bulgaro, Andreef, ha potuto visionare le carte che ora sono sotto chiave. Queste carte sono arrivate in Bulgaria nell' ambito di una commissione che ha gestito gli scambi intercorsi tra la Stasi e i servizi di Sofia. Si tratta di poco piu' di mille documenti. Io scrivero' quanto prima questa pre-richiesta, che poi sottoporro' all' ufficio di presidenza della commissione, ma gia' vi e' la piena disponibilita' ad accelerare al massimo l'invio delle carte a Roma. Ascolteremo quanto prima anche il magistrato Ferdinando Imposimato, che ha gia' fatto sapere che su alcuni degli elementi non potra' rispondere. Noi siamo interessati alla verita' storica, ma dato che la magistratura sembra interessata a riaprire la questione non vogliamo assolutamente sovrapporci al lavoro dei magistrati italiani".
"Nel mio incontro ho rappresentato la necessita' che si possa fare chiarezza e raggiungere un elemento di verita' finche' il Papa e' vivo. Da parte bulgara ho trovato la stessa identica sensibilita'. Certo, sarebbe bello e interessante se anche gli archivi sovietici dimostrassero la stessa apertura. Certo e' che Putin, l'amico Putin, l'alleato, ha finora irriso le nostre richieste di documentazione. Da quello che abbiamo capito dietro questo attentato vi e' anche una lotta interna al regime sovietico, che vede il Gru, il servizio segreto militare, contrapposto al Kgb, in una lotta intestina che ha come obiettivo quello di accelerare il declino di una classe politica dell' epoca ritenuta ormai inadeguata e superata dalla storia. Da quel che abbiamo capito e che possiamo dedurre dai documenti, risulterebbe che Ali' Agca e' stato addestrato in Siria nell' ambito dell' attivita' del gruppo 'Separat' di Carlos lo Sciacallo, che agiva come uomo di collegamento col gruppo marxista filopalestinese di George Habbas, il Fplp. Una delle basi del gruppo era nello Yemen del Sud ed era gestita direttamente dal Gru. Quindi l'addestramento in Siria rispondeva a una logica di compartimentazione che poteva comunque, alla fine, essere ricondotta ai servizi segreti militari di Mosca attraverso la Stasi, che gestiva Carlos. Ma la ragione ultima dell' attentato al Papa non e' ideologica. Come hanno dimostrato documenti e dichiarazioni, come quelle di Francesco Cossiga, l'importanza della Polonia nei piani di attacco all' Ovest, era fondamentale. Era la vera e propria 'piattaforma di lancio' dei piani di attacco predisposti dai militari sovietici. Quando la Chiesa elegge al soglio di Pietro un polacco, innescando un meccanismo di decompressione del Patto di Varsavia, i militari sovietici reagiscono colpendo colui che ha messo in forse quei piani e quella logica per cui si era costruita una immensa armata, che era l'ossatura di tutto il sistema sovietico".

31 marzo 2005 - CANNISTRARO (CIA) SU ATTENTATO AL PAPA
"Il Corriere della sera"
"Ricordo che Rognoni ci parlò del ruolo del Kgb Sospetti anche di Reagan, la Cia non trovò prove"
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON - Vincent Cannistraro non si sorprenderebbe se si accertasse che l' attentato al papa fu orchestrato dal Kgb sovietico e dall' alleato bulgaro. "In quegli anni ero a Roma - dice l' ex capo dell' antiterrorismo della Cia - e lo sospettammo fin dal principio. L' Urss aveva tutti i motivi per fare assassinare il pontefice: gli stava destabilizzando l' impero. Ma non trovammo prove". Cannistraro non si meraviglierebbe neppure se ora le prove emergessero dai dossier Stasi: "Io lavorai a uno di essi, non quello sul papa: nascondono molte cose che non sappiamo". L' ex 007, capo della Cia in Italia prima del rientro a Washington, spiega che l' attentato rimase un mistero "anche perché non riuscimmo a far disertare nessun leader del Kgb che avesse notizie in merito". I sospetti iniziali furono condivisi dagli italiani? "Certo. Ricordo una visita del nostro senatore Alphonse D' Amato, repubblicano, italoamericano, al vostro ministro dell' Interno Virginio Rognoni. Rognoni si disse convinto che i sovietici fossero i mandanti dell' attentato e i bulgari gli esecutori, mostrò documenti, scese in particolari. D' Amato fu d' accordo con lui su tutto. Il traduttore, un funzionario della nostra ambasciata, Frederick Weelland, ribatté che mancavano le prove. D' Amato s' infuriò, come se Weelland volesse insabbiare la questione. L' inchiesta da lui svolta al Congresso, però, non produsse risultati concreti". Che cosa faceste alla Cia? "Tutto ciò che potevamo, ma non trovammo nulla di conclusivo. Un mio collega, Paul Henze, capo della Cia in Turchia, che si adoperò con noi per svelare il mistero, scrisse un libro sostenendo che era stato un complotto di Mosca e Bucarest. Ma fornì solo indizi ricavati dai documenti italiani, bulgari e turchi che conoscevamo più o meno tutti. Alla Cia restammo spaccati in due, colpevolisti e realisti, quelli che reclamavano prove irrefutabili". Non avevate talpe al Kgb? "Tra i dirigenti sovietici che disertarono in quel periodo non ce ne fu uno che fosse al corrente di quell' operazione, erano compartimenti stagni. Il più grosso, il generale Oleg Kalugan, era stato emarginato dal Kgb, da Mosca era finito a Leningrado. Fui io a interrogarlo per mesi: disse sempre che l' Urss non c' entrava. Tenemmo anche pubblici dibattiti, in cui lo contestai dicendo che tutto puntava al Cremlino". La Casa Bianca esercitò pressioni su di voi? "La Casa Bianca fu in allarme per parecchio. Nel marzo ' 81 c' era stato un attentato anche contro il presidente Reagan. E Reagan collaborava con il papa alla lotta di Solidarnosc in Polonia. Il presidente contava su di noi per anticipare le mosse dell' Urss. Disse poco in pubblico, ma credo che sospettasse che la matrice del complotto fosse sovietica". Come spiega l' esistenza dei dossier Stasi? "I servizi segreti della Ddr furono invischiati in un mucchio di operazioni speciali dalla fine della Seconda guerra mondiale. Mi interessai a una di esse: un' esplosione allo stabilimento farmaceutico della Sandoz, a Basilea, a fine anni ' 80, che inquinò il Reno. Poco tempo prima, a Cernobyl era saltata la centrale nucleare: pessima pubblicità per l' Urss. Risultò che il Kgb volle l' incendio della Sandoz per mostrare che anche i capitalisti danneggiavano l' ambiente". Si aspetta altre rivelazioni? "Sì, e non solo dall' ex Ddr, ma da altri ex Paesi comunisti europei. Stanno venendo alla luce i loro archivi segreti dell' ultimo mezzo secolo, e il loro confronto sarà cruciale. Speriamo che qualche vecchio dirigente del Kgb si sbottoni. Sinora non lo hanno fatto. Yuri Drozhdov per esempio, ex capo dell' ufficio "S", operazioni illegali, non fu molto schietto sul papa". Ennio Caretto Il personaggio CHI È Vincent Cannistraro (nella foto), agente della Cia dal 1964 al 1991, è stato capo della divisione antiterrorismo del servizio segreto Usa e oggi è superconsulente molto ascoltato dal Congresso NEL 1981 Ai tempi dell' attentato contro il Papa, Cannistraro lavorava a Roma. Era il direttore della Cia in Italia
Caretto Ennio

"In un bunker i segreti dell' attentato di Agca"
La commissione di Sofia: "Massima sicurezza per custodire le carte della Stasi con le richieste degli agenti bulgari"
L' ATTENTATO AL PONTEFICE LE RIVELAZIONI
ROMA - Una stanza sigillata dove nessuno può entrare. Nemmeno l' attuale presidente della Commissione dossier di Sofia, Tzevda Markova. In quel bunker sono protetti i documenti della Stasi sulla congiura per uccidere papa Wojtyla, orchestrata dal Kgb, portata a termine dagli 007 bulgari con l' aiuto dei terroristi turchi e "protetta" dai servizi segreti della Germania Est. A renderla inaccessibile è stato l' ex presidente della Commissione, Metodi Andreev, "proprio subito dopo - racconta al Corriere - avere scoperto che tra quelle lettere giunte dalla ex Ddr ce ne erano alcune che parlavano dell' attentato al pontefice". "Quella stanza - anticipa - sarà riaperta solo quando la commissione Mitrokhin presieduta da Paolo Guzzanti verrà a prendere quei documenti". L' organismo bicamerale potrebbe sentire presto anche Ali Agca, che tra due anni tornerà in libertà, e il giudice Ferdinando Imposimato che rivela un giallo: dall' archivio della Stasi sono state sottratte alcune carte delicatissime, quelle in cui partiva l' ordine da Mosca di "agire a ogni livello e con ogni azione possibile per uccidere il papa". IL DOSSIER - A ottenere quelle carte da Berlino fu proprio lui, che nel 2002 firmò un accordo con l' omologa tedesca, la Betler, allora presidente della commissione sui dossier della Stasi. E a tutt' oggi Andreev è l' unico ad aver visto quelle carte. Cosa contengono? "È una fitta corrispondenza tra la Stasi e la Darzavna Sigurnost, il servizio segreto bulgaro. In tutto sono 1.000 lettere - spiega Andreev -, tutte, ovviamente, scritte in tedesco. Quando le ricevetti incaricai un' unica persona della commissione di tradurle tutte. E così passarono molti mesi. Alla fine le chiesi cosa hai trovato? E lei mi rispose: c' è qualcosa che riguarda l' attentato al papa. Allora bloccai tutto. Chiusi i documenti in una stanza nella casa della Markova, nuovo presidente della commissione e ne sigillai la porta e le finestre". "DECOLPEVOLIZZARE" - Una di quelle lettere Andreev la ricorda in modo particolare. "Era - spiega lui stesso - la richiesta degli agenti della Darzavna Sigurnost alla Stasi di fare il possibile per decolpevolizzare la Bulgaria e provare di fronte al mondo la sua innocenza e di proteggere i suoi agenti". Ora Metodi Andreev non si spiega perché "nessuno del governo bulgaro sia intervenuto su questo argomento". "La Bulgaria non deve vergognarsi di questa storia" dice. RETROSCENA - E invece le autorità di Sofia hanno fino all' ultimo tentato di evitare di fare i conti con l' opinione pubblica su questa storia. Fino a lunedì scorso. Il portavoce del governo Dimitar Tzonev, non più tardi di lunedì mattina aveva dichiarato che quel dossier non poteva essere reso pubblico. Ne è seguita una sorta di rivolta dei mass media, in particolari delle emittenti radiofoniche che in serata hanno convinto Tzonev alla retromarcia e all' annuncio della consegna. LE CARTE SPARITE - Il dossier bulgaro potrebbe finalmente svelare il mistero delle carte scomparse. Ci sono alcuni documenti negli archivi della Stasi che fanno riferimento a lettere inviate in precedenza, ma di cui non c' è più traccia. Ferdinando Imposimato ne ha scoperte alcune relative proprio all' operazione "Paps": la manovra per insabbiare la "pista bulgara". "C' erano quelle che riferivano di aver dato il via all' operazione come d' accordo. Ma non c' erano quelle che la ordinavano e che dovevano arrivare da Mosca. Wolf mi disse che quelle più delicate erano state distrutte". Tracce dei depistaggi vennero scoperte anche dal giudice Rosario Priore, proprio nell' archivio della Stasi. Una fra tutte: "A Berlino trovammo persino le copie di tutto il nostro processo". Virginia Piccolillo IL DOSSIER E LA NUOVA VERSIONE Nel 1981 Ali Agca tenta di uccidere il papa. Un documento svela nuove ipotesi LA PISTA BULGARA Le carte dell' ex Ddr I documenti Un dossier ritrovato dal governo tedesco negli archivi della Stasi e consegnato alla Bulgaria svela: fu il Kgb, il servizio segreto dell' ex Unione Sovietica, a ordinare l' attentato contro Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981; gli 007 bulgari eseguirono gli ordini con la collaborazione della Stasi. Ali Agca (a destra, a colloquio con il papa in carcere) sarebbe stato usato come sicario LE LETTERE DI SOFIA Secondo Metodi Andreev, ex presidente della Commissione dossier, nelle carte ci sarebbero "tra le 10 e le 60 pagine dei più di mille documenti, per lo più lettere, in cui i servizi segreti della Ddr chiedono aiuto ai bulgari per vanificare la versione di una partecipazione della Repubblica balcanica all' attentato". Il dossier sarà consegnato alla commissione Mitrohkin
Piccolillo Virginia

31 marzo 2005 - L´ULTIMA VERITÀ DI ALI AGCA "AVEVO DEI COMPLICI IN VATICANO"
L´INTERVISTA
Parla l´attentatore di Wojtyla, che sta preparando un libro-rivelazione: "Dicano tutto sul caso Orlandi"
L´ultima verità di Ali Agca "Avevo dei complici in Vaticano"
l´accusa del lupo grigio Senza l´aiuto di sacerdoti e cardinali non avrei potuto mai compiere quel gesto Il diavolo si nasconde dietro quelle mura
DAL NOSTRO INVIATO
MARCO ANSALDO
ISTANBUL - "Il Vaticano ha responsabilità nell´attentato al Papa. Senza l´aiuto di alcuni sacerdoti e cardinali non avrei mai potuto compierlo. Il diavolo è anche dentro quelle mura". Il messaggio è ancora una volta spiazzante, e nemmeno troppo allusivo. A poche settimane dal nuovo ricovero di Giovanni Paolo II e il giorno dopo l´annuncio del governo bulgaro sull´arrivo dei documenti della Stasi, Ali Agca torna a farsi sentire. E lo fa in un´intervista a Repubblica, e con una serie di rivelazioni che l´attentatore del pontefice sta mettendo in un libro. L´ex Lupo grigio, rinchiuso oggi nel carcere di massima sicurezza di Kartal Maltepe, nella parte asiatica di Istanbul, ha steso finora circa 150 pagine di un volume che sarà pronto nei prossimi due mesi. Agca indossa una tuta e scarpe sportive. Ha i capelli ormai tutti bianchi. Ma lo sguardo è pronto e vivace come sempre. Il suo italiano perfetto.
Mehmet Ali Agca, lei al Papa ha sparato. Vuole dire una volta per tutte perché e chi la mandò?
"Perché ho sparato al Papa...? Il mio attentato è stato deciso da Dio santissimo. Nell´incontro avuto nel 1983 a Rebibbia Giovanni Paolo II mi ha svelato che l´attentato era un segno di Dio".
Sì, ma lo stesso pontefice oggi parla di lei come di un "assassino professionista" mosso da "un´ideologia prepotente". Che cosa risponde?
"Io amo e rispetto il Papa polacco. Ma le accuse che muovono attorno a lui, in Vaticano, sono farneticazioni. Ho visto che di recente il cardinale Tonini mi ha definito "un fantasma". Questa è roba da matti. Davvero il diavolo è dentro il Vaticano. Senza l´aiuto di sacerdoti e cardinali non avrei potuto compiere quel gesto. Ma basta, scriverò tutto nel mio libro".
Dunque quel giorno lei doveva uccidere il Papa, ma lo ferì soltanto. Perché?
"Quel 13 maggio 1981 io volevo uccidere il Papa, e anche me stesso. E compiere la mia missione".
E la sua missione quale era? Vuole finalmente dare una versione definitiva di quel che accadde e perché?
"Ma non esiste nessuna ultima versione. Il 13 maggio 1981 nessuno al mondo sapeva del mio attentato. Ricordo perfettamente l´ultimo minuto: avevo rinunciato, ero deciso ad andare alla stazione Termini per tornare a Zurigo con il treno delle 20 e vivere in pace. Ma in quel momento accadde un miracolo, sono improvvisamente tornato indietro e gli ho sparato".
Ma a 24 anni di distanza dal 13 maggio 1981 si rende conto che l´attentato e le circostanze che lo hanno prodotto sono ancora avvolte nel totale mistero?
"L´opinione pubblica e il cittadino comune possono pensare mille cose davanti a disinformazioni sistematiche. Tuttavia per i centri di potere non esiste nessun segreto ma esistono molti tabù, calcoli politici e preoccupazioni varie che la verità finale può provocare. Alcuni temono che possa incominciare il processo del crollo spirituale del muro Vaticano come avvenne per quello di Berlino. E allora, perché la Cia, il Sismi, il Sisde e altri servizi segreti non rivelano tutto sul caso Orlandi...?".
Lo dica lei perché c´è nebbia sul caso di Emanuela Orlandi.
"Negli anni Ottanta alcuni esponenti del Vaticano credevano che io fossi il nuovo messia e per liberarmi hanno organizzato l´intrigo su Emanuela Orlandi ed altre storie che non rivelo".
Lei non rivela... ma dica almeno qualcosa di certo.
"Per capire qualcosa su questo fronte basta allora analizzare il documento datato 14 novembre 1983 del Sisde sul caso Orlandi redatto dall´allora capo della polizia Vincenzo Parisi. Fatelo. E intanto chiedo: nel maggio 2004 la signora Roberta Hidalgo ha fotografato una donna in Vaticano che potrebbe anche essere Emanuela. Perché quella foto non viene pubblicata?".
Agca, lei è consapevole di aumentare la confusione e di aver contribuito ad aggrovigliare questo mistero attraverso continue versioni dubbie e mai una definitiva e credibile?
"Certo che ho contribuito all´aumento della confusione con le mie varie versioni, contraddittorie sia sotto il profilo giuridico sia politico. E recito il mea culpa. Ma era molto difficile agire diversamente in un ambiente e in circostanze particolari, in una situazione in cui si erano intromessi i servizi segreti di mezzo mondo dopo l´attentato al Papa, il caso Orlandi e il mio incontro con il pontefice. Ma io ribadisco che il 13 maggio 1981 nessuno al mondo sapeva in alcun modo del mio gesto. Adesso abbiamo superato il tempo delle menzogne politiche e giuridiche. La cosa più importante è che non ho mai mentito nel campo religioso. Pensate, se allora accettavo una falsa conversione, ero libero in Vaticano fin dal 1983, scambiato con Emanuela oppure graziato dal presidente della Repubblica. Ora invece soffro in cella da 24 anni".
L´incontro in carcere a Rebibbia con il Papa è sempre rimasto un mistero. Giovanni Paolo II ne ha accennato nel suo ultimo libro. Che cosa vi siete detti?
"Il Vaticano aveva proclamato il 1983 come Anno Santo straordinario. Volevano ottenere la mia conversione al cristianesimo. Giovanni Paolo II venne da me anche per questo motivo. Il caso Orlandi fu organizzato solo per questo motivo religioso. Dunque, con il Papa abbiamo parlato di religione: io ho raccontato al Papa la versione divina concessami direttamente da Dio. E il pontefice mi ha creduto. Perciò alla stampa mondiale ha poi detto: "Ho incontrato un fratello che gode della mia fiducia"".
Lei è qui dentro a Kartal Maltepe, da dove già fuggì una volta nel 1979. Non le viene in mente di farlo di nuovo?
"Io non so quando uscirò legalmente da qui. Non ho ancora una situazione giuridica molto chiara. Perciò non so davvero quando sarò libero. Credo che la mia vita e la mia morte biologica, la mia prigionia e la mia libertà siano totalmente nelle mani di Dio. Aspetto".

Il presidente della commissione Mitrokhin Guzzanti presto in Turchia per ascoltare Ali Agca, poi in missione a Sofia
"Attentato al Papa, si riapra l´inchiesta"
L´appello del pm Imposimato. Dossier Stasi, la Bulgaria si difende
Il giudice Priore: "Le carte tedesche possono contenere nuove rivelazioni"
DAL NOSTRO INVIATO
ISTANBUL - La verità sull´attentato che il turco Ali Agca compì nel 1981 contro il Papa è ora più vicina, dopo l´invio in Bulgaria da parte del governo tedesco dei documenti appartenuti alla Stasi, i servizi segreti della Germania Est. Il portavoce bulgaro Dimitar Tzonev ha confermato ieri che Sofia è disposta ad aprire i suoi archivi alla commissione parlamentare italiana Mitrokhin per verificare le circostanze dell´attentato contro Giovanni Paolo II e gli eventuali coinvolgimenti dei servizi dell´epoca. Ma, ha spiegato, il fatto che la commissione si stia occupando della "pista bulgara", non implica "accuse contro la Bulgaria e quindi non richiede una reazione ufficiale".
L´ex presidente della Commissione Dossier del Parlamento di Sofia, Metodi Andreev, che ha esaminato i documenti dei servizi durante il regime comunista, ha spiegato che "nel giugno 2002 il governo tedesco ha inviato in Bulgaria un carteggio di un migliaio di fogli della Stasi risalenti agli anni Ottanta, tra i quali circa 60 cartelle dedicate alla cosiddetta "pista bulgara" per l´attentato al Papa. Personalmente non li ho letti perché non so il tedesco, ma secondo una delle mie collaboratrici, le carte dimostrano come la Darjavna sigurnost (i servizi bulgari durante il regime comunista) abbia chiesto l´aiuto della Stasi per dissipare i sospetti in Occidente sul fatto che era stata la Bulgaria a guidare la mano di Ali Agca".
Per ascoltare direttamente l´attentatore turco partirà presto per Istanbul il presidente della commissione Mitrokhin, Paolo Guzzanti, che la prossima settimana avanzerà anche la proposta di una rogatoria in Bulgaria per visionare le carte. Disponibile a essere ascoltato dalla commissione si è detto il magistrato Ferdinando Imposimato, che a lungo si è occupato del caso. "Fino a pochi anni fa - spiega Imposimato - i servizi bulgari non hanno mai voluto collaborare, dicendo una serie di balle rispetto ai documenti di cui ero in possesso. Oggi mi sembra che il loro atteggiamento sia cambiato. Le inchieste sull´attentato e sul caso di Emanuela Orlandi vanno riaperte".
Anche l´ex giudice istruttore Rosario Priore ricorda come ai tempi della sua inchiesta lui stesso entrò in possesso di documenti della Stasi: "L´ex Germania Est e il governo di Sofia mantenevano contatti volti ad arginare la pista bulgara. Adesso è importante sapere se siano state trovate nuove carte da cui possono emergere con più chiarezza fatti e circostanze che condussero all´attentato".
(m. ans.)

31 marzo 2005 - ATTENTATO PAPA: ENTE TEDESCO ASSOLVE STASI, KGB E BULGARI
ANSA:
ATTENTATO PAPA: ENTE TEDESCO ASSOLVE STASI, KGB E BULGARI
I servizi segreti della vecchia Germania comunista (Stasi), quelli della Bulgaria e il vecchio Kgb sovietico non sono stati coinvolti nell'attentato al papa Giovanni Paolo secondo del maggio 1981. Lo ha detto oggi a Berlino l'Ente federale incaricato degli archivi della Stasi.
"Dai documenti fin qui rinvenuti non e' emerso alcun elemento evidente a dimostrazione del coinvolg