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La vicenda di Emanuela Orlandi
Emanuela Orlandi scompare verso le 19 del 22 giugno 1983,
dopo essere uscita da una scuola di musica. La ragazza e' la
figlia quindicenne di un messo della prefettura della Casa
pontificia ed e' cittadina del Vaticano. A maggio era gia'
scomparsa un'altra ragazza romana, Mirella Gregori. Un vigile dice
di aver visto Emanuela parlare con un uomo a bordo di una 'Bmw' nera. Quella
che sembrava la comune scomparsa di una adolescente si trasforma in un
''giallo'' internazionale che coinvolge in pieno il Vaticano. Roma e' tappezzata
di manifesti di ricerca della ragazza. Il Papa interviene con una lunga
serie di appelli. Il 5 luglio le prime telefonate, alla famiglia e alla
segreteria di Stato Vaticana, che mette a disposizione un'utenza telefonica
riservata. Emanuela sarebbe prigioniera di un gruppo terroristico che chiede
la liberazione di Agca entro il 20 luglio. L'Ansa riceve la fotocopia
di un documento della ragazza. L'ultimatum scade ma un sedicente ''fronte
di liberazione anticristiano Turkesh'' ne da' un altro. Ad un certo punto
la famiglia riceve anche un nastro registrato in cui si sentono i lamenti
di una giovane. Gli investigatori non trascurano la ''pista turca'' ma
non escludono che la ragazza possa essere stata rapita da balordi o che
sia finita coinvolta in qualche giro pericoloso. I sedicenti rapitori continuano
per un po' a dare qualche labile indizio che Emanuela e' nelle loro mani,
ma non danno mai prove incontestabili. Agca, in un'udienza del processo,
dice che la ragazza ''e' stata rapita da agenti bulgari e dai Lupi Grigi''
e che la calligrafia di uno dei messaggi e' di Oral Celik, in un'altra
di essere stato costretto a ''continue invenzioni sul caso per salvare
la vita di Emanuela''. Nel 1987 le famiglie Orlandi e Gregori offrono una
taglia sostanziosa, ma anche questo appello resta senza risposta. La presenza
di Emanuela, negli anni, e' segnalata in diverse localita' ma le rivelazioni
non risultano mai attendibili. Alla vicenda si aggiungono tentate estorsione
al vaticano. Nel 1995 Agca cambia versione:''Emanuela Orlandi e' libera
in un convento di clausura''. Senza elementi, l'inchiesta viene chiusa
nel luglio 1997. Per il giudice vi e' ''il fondato convincimento che il
movente politico-terroristico costituisca in realta' un'abile operazione
di dissimulazione dell'effettivo movente del rapimento. Per Vincenzo Parisi,
all'epoca vice direttore del Sisde, le indagini sono state viziate da un
eccesso di riservatezza da parte della Santa Sede. A meta' del 2000 ancora
il giudice Ferdinando Imposimato dichiara:''Per quanto mi risulta da alcuni
contatti avuti assieme a Priore con esponenti dei Lupi Grigi in Svizzera,
Emanuela Orlandi, che e' ormai una donna, vive perfettamente integrata
in una comunita' islamica. Sicuramente e' vissuta a lungo a Parigi''. Ma
di questo e del collegamento delle vicende Orlandi-Agca, sembra rimasto
l'unico sostenitore.
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