Almanacco dei misteri d' Italia


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le notizie del 2004
8 gennaio 2004 - LIBRO SU POLIZIA E PROTESTA
"Il Corriere della sera"
ANTEPRIMA La più completa storia delle forze dell'ordine dalla Liberazione alle recenti manifestazioni del movimento no global
Potere e cittadini: il pendolo della polizia
Polizia del re o polizia dei cittadini? Braccio armato del potere o organo statuale garante dei diritti? Il primo studio completo sull'ordine pubblico in Italia dalla Liberazione a oggi, Polizia e protesta edito da Il Mulino, si apre con la lunga repressione, in molte circostanze sanguinosa (109 civili uccisi in scontri e incidenti tra il '47 e il '54), guidata dal ministro dell'Interno democristiano Scelba, e si chiude con i gravi episodi che macchiarono il comportamento degli uomini in divisa durante il G8 del 2001 a Genova (ministro il berlusconiano Scajola): fermi arbitrari, sevizie e pestaggi ai fermati, falsificazione di prove. Sembrerebbe quasi che in cinquant'anni nulla sia cambiato nel nostro Paese e che la polizia sia invariabilmente uno strumento violento nelle mani dei governi. In realtà i due autori del saggio, Donatella della Porta e Herbert Reiter, spiegano, attraverso una documentazione ricca di statistiche, ricostruzioni, atti parlamentari, interviste, come il rapporto tra ordine pubblico e libertà di manifestazione abbia vissuto fasi alterne, segnate da passi avanti (in complesso, nettamente prevalenti) e regressioni, sullo sfondo di un quadro legislativo sempre piuttosto ambiguo. Il delicato equilibrio, mai giunto, a differenza che in Inghilterra, al consolidamento di norme e prassi, da noi risulta legato a una serie di variabili in continua oscillazione. Determinante è chi comanda, certo, il colore dell'esecutivo. Ma pesano anche la linea più o meno intransigente dell'opposizione, la capacità di controllo dei sindacati, l'affacciarsi sulla piazza di nuovi soggetti e movimenti sociali, l'organizzazione e la mentalità delle forze dell'ordine.
L'inizio fu difficile perché l'Italia repubblicana dovette fare i conti con la continuità pressoché integrale della polizia fascista, e bisogna peraltro sottolineare che fece pochissimo per alleggerire quell'eredità.
Al termine dei processi celebrati nei primi tre mesi dopo la Liberazione vi furono appena tre poliziotti "dispensati dal servizio", ossia espulsi, e la percentuale degli epurati venne mantenuta sempre bassa nella convinzione che il coinvolgimento con il regime fosse stato generale e fossero da colpire soltanto i casi più eclatanti per non smobilitare l'intero corpo.
Ancora più significativa risultò la mancata revisione del Testo unico di Pubblica Sicurezza come se una democrazia potesse avvalersi indifferentemente delle regole usate da una dittatura. Dc e Pci, forzati alleati di governo, avevano prospettive diverse e non riuscirono a mettersi d'accordo, sperando ciascun partito di poter riscrivere più tardi il Testo a proprio piacimento. Modello di polizia, dunque, immutato: centralizzata, militarizzata, con ampio margine discrezionale sul campo. La concezione autoritaria del fascismo andava oltre l'ordine pubblico materiale per puntare a quello ideale, inteso come omogeneizzazione del pluralismo a determinati valori. Così ripresero a funzionare gli uffici politici nelle questure e il casellario delle schedature.
Unica novità l'introduzione della Celere, con i suoi spiegamenti in massa e la forza d'urto nello scioglimento delle manifestazioni (cariche, lacrimogeni, caroselli), che si rivelò poi utile strumento coercitivo per la politica inaugurata da Scelba e proseguita lungo il decennio successivo (ministro, dal '55, il dc Tambroni). Lo spartiacque era stato l'esito delle elezioni nel '48: sconfitta del fronte popolare, passaggio dei comunisti a un'opposizione dura e frequente ricorso alla piazza. La tragica prova generale si ebbe con lo sciopero nazionale dopo l'attentato a Togliatti: 6 agenti e 11 dimostranti uccisi.
C'è da notare che fino al '69 non si sarebbe registrata più alcuna vittima tra i poliziotti in servizio d'ordine mentre ancora molti cittadini sarebbero morti. Per esempio, durante la protesta contro la serrata delle Fonderie riunite a Modena, quando gli agenti aprirono il fuoco, ammazzando 6 persone. Una strage. L'indomani l'irriducibile Scelba telegrafò ai prefetti: "Il Paese esige ordine, sicurezza et tranquillità". Gli autori dello studio caratterizzano questo periodo come una "guerra civile fredda", che si dipanava in parallelo con la forte contrapposizione internazionale. Tra reale pericolo e psicosi aggiunta, la polizia perseguiva un "nemico interno", da fermare ad ogni costo. Denunciava, arrestava, proibiva comizi e cortei della sinistra, adducendo l'insufficienza del preavviso. Vigilava sull'affissione di manifesti e perfino sulla raccolta di fondi. Fu bloccato un volantino-appello dell'Udi per l'assistenza invernale ai poveri finché non venne cancellata la frase "aiutiamo i disoccupati" lasciando la più neutra "aiutiamo i bisognosi".
I numerosi scioperi, di braccianti al Sud come di operai al Nord, erano giudicati atti pressappoco sovversivi, indipendentemente dalle motivazioni sociali ed economiche. La Dc, in effetti, muoveva dal presupposto che il Pci volesse utilizzare le libertà costituzionali per arrivare al potere e sopprimerle. E lo "scelbismo" nutriva la certezza che i comunisti avessero quadri paramilitari segreti e un piano insurrezionale già predisposto. Il fatto che il piano probabilmente esistesse, se non altro in chiave difensiva per i casi di golpe o messa al bando, non significa, tuttavia, che ogni manifestazione ne fosse un'azione preparatoria. Si è parlato per quel periodo di "democrazia protetta", ma dall'altro lato sembrò una "democrazia limitata".
Pur aperti dai gravissimi incidenti durante le diffuse dimostrazioni contro il congresso missino a Genova che provocarono la caduta del governo di centro-destra guidato da Tambroni (9 morti), gli anni Sessanta segnarono un miglioramento nel rapporto tra polizia e piazza. Cambiò innanzitutto il quadro romano perché il Psi, dopo avere a lungo fiancheggiato i comunisti, acconsentì ad avviare, accanto alla Dc, la stagione del centro-sinistra. L'uccisione di un operaio a Ceccano, nel '62, alimentò per la prima volta nelle file della maggioranza la richiesta di una nuova politica dell'ordine pubblico. Si cominciò a discutere sulla limitazione nell'uso delle armi e il ministro dell'Interno Taviani, pure democristiano ma di orientamento diverso dai predecessori, disse che gli agenti dovevano "sentirsi al servizio della legge e degli stessi cittadini". Sta di fatto che dall'ottobre '62 al '68 non ci furono altre vittime.
Il governo tentò anche di riformare il modello di polizia, ma le divergenze, tra le ali estreme di Dc e Psi, risultarono insanabili: legge approvata al Senato e mai alla Camera. A oltre vent'anni dal fascismo le norme del Testo di Ps sarebbero rimaste perfettamente inalterate se non fosse intervenuta la Consulta che, tra il '56 e il '65, aveva emesso 12 sentenze di illegittimità costituzionale per altrettanti articoli.
L'autunno caldo nelle fabbriche e la contestazione studentesca, sul finire del decennio, tornarono a inasprire i comportamenti della polizia. Per quanto riguarda le dimostrazioni sindacali fu applicata una decisa repressione preventiva, fitta di denunce e divieti, ma si evitarono, dopo i morti di Avola e di Battipaglia, altri scontri gravi e con il tempo si giunse a strategie di mediazione e negoziato. La protesta giovanile restò, invece, una spina nel fianco.
Contro le tecniche di guerriglia urbana le precedenti esperienze della Celere si rivelarono spesso inutili. Ricorda un agente: "Era come se i ragazzi si prendessero gioco di noi". Gioco tragico perché entrambi i fronti subirono molte vittime: dallo studente milanese Franceschi alla romana Giorgiana Masi, dalla guardia Annarumma al sottufficiale Custrà.
Mentre incominciava il terrorismo br e proseguivano le stragi propiziate da estrema destra e servizi deviati, sempre più frequentemente scendevano in strada i commandos di autonomi con le fatidiche P38. In quel clima si registrò un mutamento molto importante nello scenario politico. Il Pci del compromesso storico si avvicinò alla Dc e appoggiò apertamente il governo in difesa della democrazia, contro l'insidia dei gruppi più radicali.
Gli anni '80 e '90 più che alla storia, data la vicinanza, appartengono alla cronaca e si dimostrano per lo studio meno interessanti giacché il panorama dell'ordine pubblico perse complessità. Una relativa pace sociale, la consacrata responsabilizzazione dei sindacati e della polizia, che ottiene finalmente nell'81 la sua riforma. I nuovi sfidanti sono i centri sociali e gli ultras degli stadi, affrontati come facinorosi, teppisti, fautori di violenza fine a se stessa. A parte gli abusi e la battaglia al G8 di Genova (morte di Carlo Giuliani), fino a oggi ordinaria amministrazione. Ci sarebbe, semmai, da preoccuparsi per il futuro. L'insofferenza alla crisi degli strati più bassi, gli scioperi selvaggi e i blocchi stradali, le minacce di tolleranza zero non lasciano presagire tempi tranquilli. Polizia del re o dei cittadini?
Il libro di Donatella della Porta e Herbert Reiter, "Polizia e protesta", uscirà la prossima settimana da Il Mulino (pagine 364, 24)

20 gennaio 2004 - RODOTA', NO A CONTROLLO TRAFFICO SU INTERNET
ANSA:
TERRORISMO: RODOTA', NO A CONTROLLO TRAFFICO SU INTERNET
GARANTE PRIVACY, IN GIOCO LIBERTA' COSTITUZIONALI
"Non e' opportuno estendere l'obbligo di conservazione dei dati telefonici al traffico su Internet" soprattutto perche' sono in gioco "liberta' costituzionali". Il presidente dell'autorita' garante della privacy Stefano Rodota' davanti alla Commissione Giustizia della Camera ha apertamente criticato la misura contenuta nel decreto del governo che ha anche ampliato a 60 mesi l'obbligo di conservare i dati telefonici, per indagini legate a mafia e terrorismo.
Una misura, quella su Internet, che "per le sue modalita' non trova oggi riscontro in nessun paese democratico", aveva scritto qualche giorno fa in una lettera inviata a tutti i parlamentari. E oggi Rodota' ha ribadito a voce le "preoccupazioni" dell'organo che vigila sulla protezione dei dati personali.
Bisogna ripensare questa scelta innanzitutto per "motivi di ragionevolezza- ha spiegato ai deputati in un'audizione durata quasi due ore- visto che questa materia implica liberta' costituzionali: di comunicazione, associazione e manifestazione del pensiero. Dall'esame del traffico su Internet infatti, anche senza toccare i contenuti, si puo' apprendere molto dei gusti, delle preferenze e delle opinioni di un soggetto".
Ma ad opporsi a questa innovazione ci sono anche ragioni di ordine pratico: "c'e un problema di fattibilita' di questo tipo di raccolta. Gestire tutto il traffico in rete e' infatti un'operazione enorme, che non c'e' da nessuna parte del mondo, per ragioni tecniche ed anche economiche. I costi sono infatti stimati tali da non poter essere sopportati dai gestori dei servizi".
Ma ancora non basta: la norma sul controllo del traffico su Internet potrebbe essere facilmente aggirata, ha avvertito Rodota'. "C'e' il rischio reale di una migrazione: basta che un soggetto abbandoni un provider italiano e si colleghi ad uno straniero per sfuggire a questa disciplina".
Non e' comunque solo la questione Internet a preoccupare il garante della privacy. Un altro problema e' rappresentato dall'allungamento del termine di conservazione dei dati del traffico telefonico. "Una conservazione di questo tipo, per un periodo di tempo cosi' lungo e che riguarda una quantita' di dati stimabile quantitativamente tra i 500 e i 600 miliardi, va accompagnata da nuove e piu' adeguate garanzie" ha ammonito Rodota'.

21 gennaio 2004 - ILARIA ALPI: TAORMINA PRESIDENTE COMMISSIONE
ANSA:
ILARIA ALPI: TAORMINA PRESIDENTE COMMISSIONE
Il deputato di Forza Italia Carlo Taormina e' stato eletto presidente della commissione bicamerale d'inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin che si e' costituita oggi.
   Vice presidenti sono stati eletti la parlamentare della Lega Giovanna Bianchi Clerici e il deputato dei Ds Raffaello De Brasi.
   I segretari sono Michele Ranieli (Udc), Domenico Tuccillo (Margherita), Mauro Bulgarelli (Verdi-Gruppo Misto).
   Gli altri componenti della commissione, in tutto 20, sono per An Vincenzo Fragala' (capogruppo), Pietro Cannella e Ugo Lisi.
   Per i Democratici di Sinistra: Giuseppe Caldarola (capogruppo), Carmen Motta e Roberta Pinotti.
   Per Forza Italia Roberto Lavagnini (capogruppo), Francesco Nitto Palma, Giulio Schmidt (unico giornalista professionista della commissione), Giovanni Deodato, Giuseppe Cossiga. Rappresenta la Lega Nord solo Giovanna Bianchi Clerici.
   Per la Margherita c'e' anche Rosy Bindi (capogruppo). Rappresenta il Gruppo Misto, oltre a Bulgarelli (capogruppo) anche Bobo Craxi (Nuovo Psi).
   Elettra Deiana e' l'esponente del Prc.
   Domani mattina si riunira' l'ufficio di presidenza della commissione che potra' indagare sulla morte della giornalista del Tg3 e del suo operatore per non piu' di 6 mesi.
   I commissari avranno invece solo 60 giorni di tempo per redigere la relazione finale.

ILARIA ALPI: ACCAME, COMMISSIONE INDAGHI SU AGENTI GLADIO
La Commissione d' inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi indaghi sui legami che potrebbero esserci tra l' assassinio della Alpi e dell' operatore Miran Hrovatin e la presenza in Somalia di agenti dei servizi segreti. Lo chiede Falco Accame, ex presidente della commissione Difesa della Camera.
   Accame sottolinea in particolare l' uccisione del maresciallo Vincenzo Li Causi, addestratore di Gladio, avvenuta in Somalia due giorni prima della sua partenza per l' Italia, il 12 novembre del 1993. Sulle cause della sua morte ci sono versioni divergenti e, secondo l' ex presidente della commisione Difesa, "e' molto grave che siano rimasti dei vuoti su questa vicenda e sulle possibili connessioni con il caso Alpi".

4 febbraio 2004 - POLIZIA: BORSE STUDIO A TRE ORFANI DI CADUTI
ANSA:
POLIZIA: CONSEGNATE BORSE STUDIO A TRE ORFANI DI CADUTI
(ANSA) - ROMA, 4 FEB - Tre borse di studio ad altrettanti orfani di poliziotti caduti in servizio. Ad assegnarle, per un totale di 1.394,43 euro, e' stato il Fondo di assistenza del personale della Pubblica Sicurezza con il contributo dell' Associazione costruttori edili di Roma e provincia. L'Associazione, dal 1991, ha offerto uno stanziamento pari a circa 90.000 euro con i cui interessi vengono erogate le somme necessarie al mantenimento agli studi degli orfani delle vittime del terrorismo e della criminalita' e ai figli dei poliziotti in pensione per infermita' contratta nel corso del servizio.
Le tre borse di quest'anno, consegnate nel corso di una breve cerimonia, presso il Circolo funzionari della Polizia di Stato a Roma, sono state concesse a Daniela Di Leonardo, orfana dell' agente scelto Giovanni Di Leonardo, deceduto il 1 maggio 1985 per un attentato terroristico dei Nuclei Armati Rivoluzionari avvenuto sull' autostrada Roma-L' Aquila nei pressi di Castel Madama; a Massimiliano Galluzzo, orfano dell' agente Antonio Galluzzo, morto il 25 giugno 1982 in un agguato sul tratto autostradale Roma est; Raffaella Sammarco, orfana dell' agente Franco Sammarco, vittima di un attentato delle Brigate Rosse l' 8 giugno 1982 a Roma.

5 febbraio 2004 - VITTIME TERRORISMO:TORNA IN COMMISSIONE PDL SU BENEFICI
ANSA:
VITTIME TERRORISMO:TORNA IN COMMISSIONE PDL SU BENEFICI
COMMISSIONE BILANCIO AVEVA ESPRESSO PARERE NEGATIVO SU COPERTURA
Torna nella commissione Affari Costituzionali di Montecitorio la proposta di legge che introduce una serie di benefici per le vittime del terrorismo.
La decisione e' stata comunicata nell'Aula di Montecitorio, al termine della discussione generale, dal presidente della commissione Affari costituzionali Donato Bruno (Fi) per il parere negativo espresso sul provvedimento dalla della commissione Bilancio, che ha indicato problemi riguardo alla copertura finanziaria.

5 febbraio 2004 - ASSOCIAZIONI FAMILIARI VITTIME PER LEGGE BORNACIN E BIELLI
COMUNICATO UNIONE FAMILIARI VITTIME PER STRAGI
Associazioni delle stragi di: Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Treno Italicus, Stazione di Bologna del 2 Agosto 80, Rapido 904, Firenze Via dei Georgofili
Mercoledì 11 febbraio 2004 alle ore 12,00
SALA STAMPA CAMERA DEI DEPUTATI - PALAZZO MONTECITORIO - È INDETTA UNA CONFERENZA STAMPA
SOSTEGNO ALLE VITTIME DEL TERRORISMO, NON SOLO A PAROLE, MA CON FATTI CONCRETI
La legge unificata degli Onorevoli Bornacin e Bielli: "NUOVE NORME IN FAVORE DELLE VITTIME DEL TERRORISMO E DELLE STRAGI" è in discussione nell' Aula di Montecitorio.Spetta ora al Governo garantire l'adeguata copertura finanziaria per fare in modo che finalmente si dia positiva risposta alle attese di coloro che al terrorismo hanno già pagato tanto.
Aderiscono e saranno presenti oltre ai rappresentanti delle Associazioni che formano l'Unione Vittime per Stragi anche rappresentanti di:
Associazione Memoria dei caduti,per fatti di terrorismo,delle forze dell'ordine e dei magistrati
ASSOCIAZIONE ITALIANA VITTIME DEL TERRORISMO
SI INVITANO I PARLAMENTARI DI TUTTI I GRUPPI A PARTECIPARE
IL PRESIDENTE
Paolo Bolognesi

11 febbraio 2004 - A ROMA, CONFERENZA STAMPA ASSOCIAZIONI VITTIME STRAGI
ANSA:
SOFRI: ASSOCIAZIONE VITTIME, NON SIAMO MERCE DI SCAMBIO
 "Noi non siamo qui per mercanteggiare perche' non siamo e non saremo mai merce di scambio". Lo ha detto in una conferenza stampa alla Camera il presidente dell' Associazione dei familiari delle vittime delle stragi di terrorismo Paolo Bolognesi riferendosi al disegno di legge Boato per la grazia ad Adriano Sofri.
Nessuno, hanno detto i membri dell' associazione che riunisce i familiari delle vittime di piazza Fontana, piazza della Loggia, Stazione di Bologna e delle altre stragi italiane, puo' e deve pensare di far passare la legge per l'ex leader di Lotta Continua utilizzando come merce di scambio quella sulle vittime del terrorismo, ancora arenata in Commissione.
"Quella per Sofri - ha detto Bolognesi - e' una legge ad personam che serve per dare trattamenti favorevoli a tutti i terroristi. Noi non siamo qui per patteggiare o mercanteggiare, non siamo e non vogliamo essere assolutamente una merce di scambio". "Se a livello parlamentare vogliono fare questi giochi e' un problema loro - ha concluso Bolognesi - ma i due sono discorsi nettamente distinti e la priorita' e' la nostra legge".

TERRORISMO: ASS. VITTIME DA GIOVANARDI, DUBBI SU PDL BOATO
(ANSA) - ROMA, 11 FEB - "Non puo' essere concepibile la concessione della grazia in assenza di una esplicita richiesta dell'interessato o dei suoi familiari": e' quanto hanno convenuto i rappresentanti delle sue associazioni di rappresentanza e tutela delle vittime del terrorismo ed il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, in un incontro nel corso del quale sono state manifestate "serie e gravi perplessita' sui contenuti del progetto di legge Boato" finalizzato alla concessione della grazia a Sofri.
"Gli esponenti delle associazioni (Associazione italiana vittime del terrorismo e dell'eversione contro l'ordinamento costituzionale dello Stato e l'Associazione in memoria dei caduti per fatti di terrorismo, delle forze dell'ordine e dei magistrati) hanno inoltre manifestato la loro indignazione per tutta l'attenzione che si rivolge a questa questione, mentre piu' scarsa e' l'attenzione sulle legittime istanze a tutela delle vittime e dei loro familiari colpiti dai fatti di terrorismo".
"Al termine dell'incontro - si legge in una nota del ministro - si e' convenuto di dare ulteriore impulso al progetto di legge all'esame della Camera per tutelare in modo adeguato le giuste istanze delle vittime del terrorismo".

TERRORISMO: ASS.VITTIME; CHIAREZZA SU LEGGE, BASTA PROMESSE
BOLOGNESI, SERVIAMO SOLTANTO PER ANNIVERSARI E FUNERALI
(ANSA) - ROMA, 11 FEB - Chiedono una risposta "chiara e sollecita", si dicono "delusi e allibiti" dai politici per le promesse fatte e non mantenute, ribadiscono che la priorita' deve essere la legge per le vittime del terrorismo e non la grazia a Sofri, un provvedimento "ad personam, favorevole a tutti i terroristi".
I membri dell'Unione dei familiari delle vittime delle stragi di terrorismo - l'associazione che riunisce i superstiti e i familiari di piazza della Loggia, piazza Fontana, Italicus, Stazione di Bologna, Rapido 904, via dei Georgofili - lo hanno ripetuto in una conferenza stampa alla Camera, sostenendo che non e' possibile continuare a rinviare ulteriormente l' approvazione del provvedimento che riconosce un sostegno alle vittime del terrorismo, ora bloccato per mancanza di copertura finanziaria. "A novembre - ha detto il presidente Paolo Bolognesi - destra e sinistra ci avevano detto che la legge era in via di approvazione, il governo con il ministro Pisanu aveva dato parere favorevole al provvedimento e lo stesso Berlusconi aveva dato il suo appoggio". La legge pero' si e' bloccata a causa della mancanza di copertura finanziaria. "Siamo stanchi di sentire parole e promesse - ha aggiunto Bolognesi - servono i fatti, e in questo caso i fatti sono i soldi".
Assicurazioni all'associazione sono arrivate sia dal centrodestra che dal centrosinistra. "C'e' una gran differenza tra i dati delle associazioni e quelli del ministero dell'Interno - ha spiegato l'esponente di An Giorgio Bornacin - e le difficolta' di copertura potrebbero derivare proprio dalla confusione di questi dati". La legge comunque, ha assicurato Bornacin, dovra' essere approvata al piu' presto. "Dovra' andare di pari passo con il disegno di legge Boato. Tutto il mio gruppo e' d'accordo e oggi ne parlero' a Fini. Se cade l'una - ha concluso - cadra' anche l'altra". Secondo il deputato dei Ds Valter Bielli, la legge tornera' ora in Commissione e "spetta al ministero dell'Interno e dell'Economia sbrogliare la vicenda e assicurare un'adeguata copertura finanziaria".

11 febbraio 2004 - WWW.MISTERIDITALIA.IT DIVENTA A PAGAMENTO
dalla Newsletter di Misteriditalia:
Dal 9 febbraio scorso Misteri d'Italia è diventato un sito a cui è possibile accedere solo per abbonamento. Una scelta difficile e molto pensata la nostra, ma - dopo oltre quattro anni di attività - eravamo arrivati ad un bivio: crescere o lentamente morire. I costi di gestione, l'avarizia del sitema Internet che per ora attira solo marginalmente gli investimenti pubblicitari, la fisionomia e i contenuti del nostro sito, la mole di lavoro a cui lo stesso ci costringe rischiavano di far rallentare il costante aggiornamento delle attuali 28 sezioni di cui misteri d'Italia si compone (ma altre se ne aggiungeranno), oltre alla gestione di una Newsletter periodica CHE RESTERA' GRATUITA. Il risultato, a lungo andare, sarebbe stato un fatale impoverimento di Misteri d'Italia. Abbiamo così scelto di fare un salto difficile, ma che ci auguriamo proficuo.
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NOTA DELL' ALMANACCO DEI MISTERI D'ITALIA: Ci dispiace che la scelta del sito www.misteriditalia.it, collega e concorrente, vada in questo senso. Noi rimaniamo un sito "free" per scelta e perche' non pensiamo che gli eventuali abbonati portino ad incassare una cifra che valga a compensare la perdita di lettori.

12 febbraio 2004 - CAMERA: TORNA IN COMMISSIONE DDL SU VITTIME TERRORISMO
ANSA:
CAMERA: TORNA IN COMMISSIONE DDL SU VITTIME TERRORISMO
Il disegno di legge che prevede risarcimenti per le vittime del terrorismo e delle stragi torna in commissione. Lo ha deciso pochi minuti fa la Camera dei deputati. La richiesta di un rinvio e' stata avanzata dal presidente della commissione Affari costituzionali Donato Bruno.
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi ha assicurato che il problema della copertura finanziaria per questo provvedimento sara' inserito, gia' dalla riunione di domani mattina, nell'agenda delle priorita' del Consiglio dei ministri.
Il diessino Walter Bielli si e' detto favorevole al ritorno in commissione del provvedimento a patto che non si tratti di un "rinvio sine die". Il testo, ha suggerito, torni in Aula martedi' pomeriggio. Bielli ha inoltre detto che legare questo Ddl alla proposta di legge sulla grazia e' un atteggiamento "scorretto e grave".
Una considerazione che ha trovato d'accordo il deputato di Alleanza nazionale Teodoro Buontempo, che ha affermato di provare vergogna. "C'e' la volonta' precisa di boicottare questa legge - ha strillato - la richiesta di rinvio puzza lontano un miglio dell'ennesimo tentativo di affossare questo provvedimento".
Il breve dibattito in Aula e' stato concluso dal presidente della Camera, che ha affermato di associarsi alla preoccupazione di chi teme che il provvedimento possa essere rinviato o rimandato troppo a lungo: "Mi associo alle preoccupazioni dei colleghi - ha detto Pier Ferdinando Casini - credo che questo sia un disegno di legge da portare alla decisione finale, sperando possa essere positiva".

TERRORISMO:DA PENSIONI A SANITA', IL DDL PER LE VITTIME
Le vittime di atti terroristici saranno equiparate alle vittime di guerra e verra' riconosciuto loro il danno biologico. Di conseguenza sara' garantita ai parenti l'assistenza psicologica e legale a carico dello stato. Queste le principali novita' contenute nel Disegno di legge sulle nuove norme in favore delle vittime del terrorismo, provvedimento rinviato oggi in commissione dall'Aula di Montecitorio per mancata copertura finanziaria. Di queste misure potranno godere anche le vedove e gli orfani delle vittime.
NORME UGUALI PER TUTTI. Il Ddl stabilisce norme identiche da applicare a tutte le vittime del terrorismo e delle stragi: dipendenti pubblici o privati, lavoratori autonomi o liberi professionisti. Le vittime del terrorismo vengono equiparate a tutti gli effetti agli invalidi di guerra.
INVALIDITA' E PENSIONI. Agli invalidi per atti di terrorismo viene riconosciuto un aumento figurativo di dieci anni di versamenti contributivi, a valere sull'anzianita' e sulla misura pensionistica. I criteri e le misure validi per il computo della pensione privilegiata ordinaria liquidata ai militari inabili a causa di servizio saranno applicati anche alle vittime del terrorismo: sia per la pensione indiretta o di reversibilita' a favore dei loro superstiti (in caso di morte), sia per la pensione di invalidita' permanente in grado uguale o superiore all'80%.
FIGLI DELLE VITTIME. Una quota di posti di lavoro nel settore della pubblica amministrazione dovra' essere riservata ai figli delle vittime.
AGEVOLAZIONI FISCALI. Sono previste agevolazioni fiscali sulle pensioni di invalidita' che possono arrivare fino all'esenzione totale dall'Irpef.
RIVALUTAZIONE INVALIDITA'. Le invalidita' di qualsiasi grado riportate a causa di un atto terroristico dovranno essere rivalutate tenendo conto dell'eventuale aggravamento delle condizioni fisiche o psichiche dell'interessato e del danno biologico e morale. Andra' riconguagliato, con effetto retroattivo, ogni punto percentuale di invalidita' a 19.625,36 euro. Questo varra' anche per le indennita' erogate dalle precedenti leggi in materia.
SPESE SANITARIE. L'attuale esenzione dai ticket sanitari sara' estesa a ogni altra spesa farmaceutica e a qualsiasi prestazione, diretta o indiretta, del servizio sanitario nazionale.
PATROCINIO DELLO STATO. Per le procedure di natura penale, civile, amministrativa e contabile e' garantito il patrocinio a totale carico dello Stato.
ITER. Il Disegno di legge, sul quale c'e' una grande attesa da parte dei familiari delle vittime, e' stato rinviato in commissione. Questa mattina in Aula il ministro per Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi si e' impegnato a inserire il problema della copertura finanziaria nelle priorita' dell'agenda del Consiglio dei ministri a partire gia' dalla riunione di domani. I Ds chiedono che il provvedimento sia portato in Aula e votato martedi' della prossima settimana.

TERRORISMO: DDL VITTIME; GRANDI(DS), VERGOGNA E' DEL GOVERNO
"La vergogna e' di chi, con responsabilita' politiche di Governo, non ha consentito l'approvazione di questa legge". Lo ha detto Alfiero Grandi, onorevole Ds, intervenendo sulla proposta di legge che riconosce un sostegno alle vittime del terrorismo.
"La proposta di legge e' tornata in Commissione perche' il Governo non ha risolto il problema del finanziamento - ha ricordato il deputato - Sia ben chiaro che la vergogna dipende da un ministro dell'Interno che non sa indicare le cifre delle vittime, da un ministro dell'Economia che ritiene che non ci sia la copertura e da una Presidenza del Consiglio che ha l'obbligo, non attuato fino a questo momento, di garantire la collegialita' del Governo nella risposta. Quindi, la vergogna innanzitutto e' quella di chi, con responsabilita' politiche di Governo non ha, fino a questo momento, consentito l'approvazione di questa legge".
"Dopo di che - ha aggiunto - bisogna ricordare che qualcuno ha rinunciato ad emendare il provvedimento proprio per accelerarne l'iter, ma questo non ci ha portato alla sua conclusione. Se di rinvio si deve parlare, deve essere a data certa. Pertanto chiedo al Presidente di fissare, con l'accordo dei gruppi, all'ordine del giorno l'iscrizione del disegno di legge in modo tale che, nonostante non siano venute le risposte del ministro dell'Interno, del ministro dell'Economia e delle finanze e della Presidenza del Consiglio, saremo comunque in grado di varare questo provvedimento".
Grandi ha poi ricordato che al termine della discussione il ministro Carlo Giovanardi ha preso l' impegno per il Governo a trovare la necessaria copertura. "Mi auguro - ha aggiunto - che questa sia la volta buona. Le vittime del terrorismo e i loro familiari hanno diritto ad una risposta positiva ed immediata, dopo anni di inutile attesa".

14 febbraio 2004 - AEREO ANCONA-ROMA: PM CHIUDE INDAGINI
ANSA:
AEREO ANCONA-ROMA: UN INTRIGO DALLE MOLTE FACCE
PM CHIUDE INDAGINI, DUE ARTIFICIERI E MEDICO RISCHIANO PROCESSO
Da presunto atto terroristico, a giallo-rosa e, ancora, a episodio ridimensionato nella portata, ma curiosamente alimentato da due moventi convergenti. Cio' che alcuni psicologi definirebbero una "sincronia". Sarebbe questa, secondo l'ipotesi del pm Irene Bilotta, l'evoluzione del "caso Atr", l'aereo Ancona-Roma a bordo del quale il 12 giugno 2003 fu trovato un ordigno, che oggi il magistrato, nell'avviso di chiusura delle indagini, definisce pero' "finto".
A scoprirlo, nascosto nel giubbotto salvagente sotto il sedile 11/a, due artificieri della polizia, Giuseppe Cocci e Massimiliano Paoltroni, finiti nel mirino del pm per simulazione delle tracce di delitti di strage, procurato allarme e interruzione di pubblico ufficio, insieme con il medico anconetano Sergio Gentili, per il quale pero' gli addebiti sono solo due: procurato allarme e interruzione di pubblico servizio. I tre indagati avranno 20 giorni di tempo per presentare memorie a loro discolpa. Trascorsi i quali, il pm potra' formulare le richieste di rinvio a giudizio.
Questa la storia: poco prima del rinvenimento del finto ordigno, alle 14:30 di quel 12 giugno, una telefonata anonima al Nucleo elicotteri dei carabinieri di Falconara invito' i militari a controllare l'aereo in partenza per Roma "per evitare disgrazie". Il velivolo, un Atr 42 Alitalia, era appena atterrato, in ritardo, all'aeroporto 'Sanzio' proveniente dalla capitale e sarebbe dovuto ripartire per Roma. Dopo l'uscita dei passeggeri, un primo controllo degli agenti della polizia di frontiera, di un funzionario dell'Enac e di un addetto dell'Aerdorica con lo 'sniffer', non dette alcun esito. Intorno alle 15:20 salirono a bordo da soli i due artificieri della polizia: salto' fuori il presunto ordigno (due cilindretti collegati a una batteria con dei fili) che venne fatto brillare in un'area isolata dell'aeroporto - nel timore che fosse una bomba a tempo - prima che venissero effettuati altri rilievi e prima che giungesse sul posto il magistrato di turno, Irene Bilotta.
Pochi giorni dopo la prima, clamorosa svolta: si scopre che a fare la telefonata anonima, con una normale scheda da un apparecchio pubblico, era stato un insospettabile e irreprensibile ginecologo dell'ospedale pediatrico Salesi di Ancona, Sergio Gentili, 60 anni, sposato e padre di due figli grandi. Al magistrato il medico racconta di non sapere nulla della bomba e di avere solo tentato di non far partire per Roma la donna di cui era innamorato: Stefania Faroni, vedova di un collega, Paolo Pallucchini, morto da pochi mesi dopo essere stato in coma per anni. Lei, bella, bionda, fisico da top model e una bimba piccola, era in procinto di imbarcarsi su quell'aereo per volare in Sardegna, da un altro uomo.
Ma anche su questo versante "rosa" la vicenda non manca di colpi di scena: nell'inchiesta finisce anche l'ex comandante provinciale dei carabinieri di Ancona Rosario Aiosa, amico intimo di Gentili, che ne ha raccolto lo sfogo-confessione, ma, a causa di un esame medico, non ne ha verbalizzato la deposizione nei tempi di legge.
E, caso ancora piu' strano, la vedova Pallucchini aveva denunciato allo stesso ufficiale dei carabinieri, solo poche settimane prima, il ritrovamento di un vero e proprio arsenale - armi vecchie e nuove, munizioni, esplosivi - in un casolare abbandonato nella sua tenuta sulle colline di Falconara. Armi di proprieta' del medico defunto, appassionato collezionista secondo il pm Bilotta, che nel frattempo si rivolge a un super esperto di esplosivi della polizia di Roma, lo stesso della strage di Capaci. Dalla consulenza del perito arriva una nuova sorpresa: il presunto ordigno e' confezionato con polvere pirica, avrebbe potuto esplodere e provocare danni, forse anche gravi, ma non e' certo una bomba. Il prosieguo delle indagini riserva un ulteriore sviluppo inatteso: l'iscrizione nel registro degli indagati dei due artificieri che avevano fatto brillare la falsa bomba con una fretta giudicata sospetta da alcuni investigatori. A complicare ulteriormente l'intrigo, altre ipotesi di ogni tipo, comprese voci di un coinvolgimento, mai provato, dei servizi segreti.
Ma per il sostituto procuratore Bilotta, lo stesso che sta seguendo indagini delicate sulle fideiussioni a favore di societa' calcistiche, la pista giusta e' "la piu' semplice": un uomo geloso da un lato, dall'altro due artificieri desiderosi di mettersi in luce e che forse hanno colto l'occasione favorevole dopo la telefonata anonima. Della posizione di Aiosa, nel frattempo uscito dall'Arma per motivi di salute, si sta invece occupando il procuratore della Repubblica di Ancona Vincenzo Luzi.

19 febbraio 2004 - QUATTRO BOSSOLI IN UNA BUSTA PER ANTONIO DI PIETRO
ANSA:
QUATTRO BOSSOLI IN UNA BUSTA PER ANTONIO DI PIETRO
C'ERA ANCHE VOLANTINO 'CELLULA OFFENSIVA RIVOLUZIONARIA'
Quattro bossoli in una busta chiusa, accompagnati da un volantino firmato 'Cellule di offensiva rivoluzionaria', sono stati recapitati oggi alla sede di Pisa di Italia dei Valori.
A renderlo noto e' lo stesso Di Pietro che aveva in programma di andare a Pisa proprio domani, come prima tappa di un tour elettorale della Toscana.
"Quattro bossoli cal. 9x21 per l'inaugurazione del vostro covo" e' l'intestazione del volantino che e' segnato dalla classica stella a cinque punte delle vecchie BR.
"Con questo chiaro avvertimento - si legge nel volantino - vogliamo dimostrare la nostra totale avversione alla presenza in citta' del movimento Italia dei Valori' e la nostra determinazione ad agire contro di esso e i suoi rappresentanti". Di Pietro e' contestato dalle 'cellule di offensiva rivoluzionaria' per la sua 'apertura' alla riforma Biagi e per il progetto 'Citta' sicure', definito quest'ultimo "un piano di militarizzazione delle strade in chiave anti-proletaria".

BOSSOLI A DI PIETRO: COR, DA PISA A ROMA AZIONI INCENDIARIE
LE CELLULE DI OFFENSIVA RIVOLUZIONARIA COMPARSE ESTATE SCORSA
Le "Cellule di offensiva rivoluzionaria" (Cor), che si firmano con una stella a cinque punte bianca in un cerchio nero, compaiono per la prima volta in Toscana l'estate scorsa, rivendicando un piccolo attentato incendiario a Pisa avvenuto nella notte fra il 14 e il 15 luglio al sindacato Ugl, criticato perche' firmatario del Patto per l'Italia.
Da allora la stessa sigla si e' attribuita la paternita' di altre sette azioni incendiarie, quasi tutte fra Pisa e provincia e due a Roma, e l'invio di bossoli 9x21 ad un giornalista della Nazione di Pisa, alla redazione di Panorama e ora a Di Pietro, con una busta inviata alla sede pisana di Italia dei valori.
Secondo gli investigatori la sigla sarebbe da ricondurre all'area anarco-insurrezionalista. In alcune rivendicazioni, spesso inviate ai giornali, viene espressa solidarieta' anche ai brigatisti detenuti Nadia Lioce, Roberto Morandi e Simone Boccaccini e a "tutti i prigionieri rivoluzionari", da "supportare con l'azione e la propaganda armata".
In un documento si cita invece Mario Galesi, la cui morte e' da "vendicare" come quella di Carlo Giuliani. Nei documenti c'e' infine sempre l'invito a costruire "ovunque cellule di offensiva rivoluzionaria" e a "combattere insieme".
La seconda uscita del "Cor" e' del 22 luglio scorso con l'invio di un bossolo al giornalista della Nazione, contestato per un articolo sull'attentato all'Ugl.
Il 30 settembre viene incendiato il portone della casa a Pisa di un giovane consigliere circoscrizionale di An. L'obiettivo e' colpire i giovani di An per aver promosso una colletta per le spese legali dei poliziotti indagati per il G8 di Genova.
Nella notte fra il 30 e il 31 ottobre un incendio viene appiccato nel cantiere edile, a San Lorenzo alle Corti a Cascina, per la costruzione della nuova caserma dei carabinieri. Il 25 novembre viene dato fuoco al portone della sede pisana della Edilcostruzioni, che sta eseguendo i lavori per l'Arma. Si vuole colpire chi costruisce per "gli aguzzini dello Stato".
L'ultima azione incendiaria a Pisa e' del 30 gennaio, ai danni dell'agenzia "Man at work", contro il "business del lavoro interinale che rende i proletari schiavi".
Alla notte fra il 28 e 29 dicembre scorso risalgono invece i due attentati incendiari a Roma alle sedi di An e di FI all'Appio Tuscolano, rivendicati dal Cor. Ai primi di gennaio invece viene inviato un bossolo 9x21 alla redazione di Milano di Panorama, accompagnato da una lettera di minacce nei confronti di tre giornalisti del settimanale, definiti "infami" per alcuni articoli in cui si parla di terrorismo723m ma anche dell'impegno dei militari italiani in Iraq. La firma e' della Cellula romana del Cor: nella lettera si afferma che "anche a Roma si e' costituita una Cellula di Offensiva Rivoluzionaria che dalla capitale puo' seguirvi piu' da vicino".

20 febbraio 2004 - ROMANZO NOIR SU SERIAL KILLER E SERVIZI DEVIATI
ANSA:
SERIAL KILLER E SERVIZI DEVIATI NELL'ITALIA ANNI '70
(NOTIZIARIO LIBRI)
(di Paolo Petroni)
- GIORGIO DE RIENZO, 'L'INDAGINE' (MARSILIO, PP. 270 - 16,00 EURO).
Il noir sembra essere l'unico colore che oggi si possa dare a una vera costruzione romanzesca in senso tradizionale. Una sfida, perche' costruire una bel romanzo e in piu' dotarlo di suspance e intreccio a soluzione non e' facile, che ha raccolto anche Giorgio De Rienzo, rifacendosi a uno dei misteri piu' appassionati di fine '900, quello relativo ai delitti del cosiddetto Mostro di Firenze, proprio in questi giorni tornati all'onore delle cronache, ma dandogli anche una coloritura piu' dichiaratamente politica, intrecciandoli con un'inchiesta sui servizio segreti deviati, nell'Italia che vive le tensioni aspre e sotterranee della vigilia del compromesso storico.
Cosi', come sempre piu' spesso accade, un romanzo di questo tipo finisce per raccontare la nostra realta' e farsi metafora, oltre del mistero della realtà in senso piu' esistenziale, del mistero, ambiguita', doppifondi e doppigiochi dei tempi in cui ci troviamo ancora a vivere, e che certe inchieste giornalistiche o rendiconti storici non possono portare a fondo per mancanza di dati oggettivi.
Certo De Rienzo sposta tutto dalla toscana al Piemonte e mette sulle tracce della 'verita" Giovanni Montaldo, un questore appena andato in pensione, quindi ormai al riparo da ricatti e giochi di potere e che, alla sue spalle, ha anche l'impegno in un ufficio che si occupava di smascherare spie venute d'oltrecortina. Si apre cosi' una lotta che coinvolge e che allo stesso tempo necessita' di una fine tranquillizzante, letteraria. Perche' coperture eccellenti di figuri biechi e che, comunque, si lasciano alle spalle cadaveri, per di piu' orrendamente mutilati, allusioni a sette segrete o massoniche, non e' qualcosa che possa rassicurare sul mondo in cui viviamo.
Per fortuna Montaldo ha una figlia avvocato disposta a dargli una mano, partecipando a un fine gioco degli inganni reciproci, proprio mentre altri gli stanno tendendo una trappola, a dimostrare che certe tentazioni e certe persone (la P2 ieri e oggi torna facilmente alla memoria) non sono mai cambiate e non hanno mai smesso di tramare contro la legalita' e la giustizia democratica, a qualsiasi prezzo e disposte a utilizzare qualsiasi mezzo (o personaggio).
Allora ecco che partecipare alla lotta di provocazioni e intelligenza tra il serial killer e il questore e appassionarsi da essa diventa naturale , specie se il narratore riesce a farcela seguire con il fiato sospeso, con partecipazione.

27 febbraio 2004 - STRAGI: AZIONE GIOVANI CHIEDE ABOLIZIONE SEGRETO DI STATO
ANSA:
STRAGI: AZIONE GIOVANI CHIEDE ABOLIZIONE SEGRETO DI STATO
(Partira' domani la campagna 'Mai piu' segreto di stato' promossa da 'Azione giovani' e 'Azione universitaria', con cui le due organizzazioni giovanili di An, attraverso una petizione, chiederanno al governo di "abolire immediatamente il segreto di stato, per sapere la verita' sulle troppe stragi impunite". Lo rende noto un comunicato a firma delle due sigle.
La campagna, si legge nel comunicato, partira' domani a Roma con una raccolta di firme, in occasione dell'anniversario della morte di Mikis Mantakas, "militante del Fronte della gioventu' (Msi) ucciso il 28 febbraio 1975 da un commando di estremisti di sinistra". "Proprio a lui - continua il comunicato - verra' dedicata l'iniziativa contro il segreto di stato, che si inquadra all'interno di una campagna piu' ampia per arrivare ad una vera pacificazione nazionale, per non dimenticare piu' i ragazzi uccisi negli anni di piombo e per fare finalmente luce sulle stragi impunite".

27 febbraio 2004 - ASSOCIAZIONE VITTIME; BASTA PROMESSE DDL, RENDIAMO MEDAGLIE
ANSA:
TERRORISMO:ASS.VITTIME;BASTA PROMESSE DDL,RENDIAMO MEDAGLIE
Troppe promesse non mantenute per il ddl per le vittime del terrorismo, che ora sono pronte a restituire le medaglie d'oro ricevute per il sacrificio dei loro cari, "unico vero 'risarcimento' che ci e' stato dato in tutti questi anni". E' quanto afferma Mariella Magi Dionisi - vedova dell'agente di polizia Fausto Dionisi ucciso da Prima Linea a Firenze e medaglia d'oro al valore civile -, presidentessa di "Memoria", associazione che riunisce le famiglie dei servitori dello Stato vittime del terrorismo.
La protesta di Mariella Magi Dionisi, a nome di "Memoria", si lega alle difficolta' di copertura finanziaria del ddl, tornato per questo in commissione affari costituzionali di Montecitorio. "Se vi 'costiamo' troppo - commenta la vedova Dionisi rivolgendosi alle forze politiche - dopo che non avete saputo ne' difendere le vite dei nostri cari ne' soccorrere i loro familiari, se il valore dei nostri morti per voi non e' un valore da riconoscere, tagliateci pure come spesa non necessaria. Risparmierete fondi per continuare a pagare pensioni ai latitanti, offrire il gratuito patrocinio in processi ai terroristi, carceri super accessoriate e studi universitari ai detenuti, o per soccorrere altri popoli dimenticando i vostri cittadini".
Anche l'Associazione tra i familiari delle vittime di via dei Georgofili interviene, affermando che "sono state tradite le aspettative di chi dalla strage di via dei Georgofili e' uscito massacrato nel fisico e nell'anima".

29 febbraio 2004 - SIGNORACCI: MEZZO SECOLO DI NERA
"Il Messaggero"
Signoracci, mezzo secolo di "nera" Cesare racconta la storia della città vista dall'obitorio, dal terrorismo alla malavita
di ANTONELLA STOCCO
QUEL RICORDO amaro, il cadavere di Aldo Moro sul tavolo settorio, gli è rimasto nel cuore al culmine dei nostri anni di piombo. Quando si raccoglievano i morti per strada e veniva da piangere davanti alle spoglie del giudice Occorsio che era anche un amico, assassinato da Ferri e Concutelli. Era il '76. Un ricordo lontano: la bellezza abbagliante di Christa Wanninger, la modella tedesca uccisa nel bel mezzo della dolce vita, il 2 maggio del '63, dalle parti di via Veneto. Nel bel mezzo della malavita, arrivavano di giorno e di notte i morti ammazzati nella guerra per bande che insanguinava la capitale. La guerra ai tempi della "morgue" all'Isola Tiberina, sotto i bombardamenti, l'hanno raccontata gli scampati alle esecuzioni naziste salvati da Renato, Ernesto e Arnaldo Signoracci che li nascondevano sul tetto dell'obitorio, nei cassoni dell'acqua. Il resto, mezzo secolo di storia "nera" di Roma, è nella memoria di Cesare Signoracci, figlio di Arnaldo e pronipote di Giovanni, capostipite della leggendaria dinastia dei "tecnici preparatori" dell'obitorio romano.
Da domani Cesare Signoracci è in pensione; dice il direttore dell'Istituto di medicina legale della Sapienza, Paolo Arbarello, che gli telefonerà tutti i giorni "perché senza di lui non so come faremo". E allora l'ultimo sabato di lavoro, con fuori una grandine che sembra neve, diventa la giornata del ricordo collettivo. Dei ritagli di storia raccontati da Arbarello e dal direttore dell'obitorio Giancarlo Umani Ronchi, da Massimo Signoracci che è il cugino di Cesare. Poi ci sono Arnaldo e Daniele, figlio e nipote, quinta generazione che comincia a lavorare adesso. Si commuove il professor Ozrem Carella che ha ritrovato una foto degli anni '40: suo padre Antonio e il nonno di Cesare Signoracci insieme in posa in un raggio di sole. Sullo sfondo la facciata del vecchio obitorio, in cortile una vasca di ferro piena di pesciolini. Perché i bambini si fermassero incantati, perché non vedessero padri e fratelli in quelle stanze bianche, nelle bare ancora aperte.
Dice Cesare Signoracci che quando è sceso in fondo al cunicolo maledetto di Vermicino per recuperare il corpo di Alfredino Rampi si è messo a piangere anche lui e non riusciva a smettere. Che i morti bambini hanno ricevuto tutti un'ultima carezza e lui è sicuro che l'hanno sentita. Che non si può fare questo mestiere senza pietà e senza dolcezza: "Un giorno mi hanno portato Romoletto er faticone. Lo conoscevo bene, faceva il madonnaro e campava di elemosine. Era morto sul greto del Tevere e mentre lo vestivo pensavo che senz'altro se ne era andato in paradiso grazie a quella sua specialità, a quelle Madonne meravigliose che disegnava sui marciapiedi, con la corona, il manto azzurro, le colombe. Ne ho visti tanti, di poveracci, passare di qui. Tanti ragazzi ammazzati dall'eroina, suicidi per una bocciatura. Tanti detenuti portati con le manette davanti alla bara della madre. Allora provo quel male dentro che mi raccontava mio nonno e allora non capivo".
Non capiva, Cesare Signoracci da ragazzino, ma osservava e imparava. Come si fa a restituire un volto che sembra intatto all'ultimo sguardo di una famiglia. Con pazienza e con amore, con un velo di cipria. Con un tocco di luce sono tornati a splendere, per un momento, i capelli biondi di Luciano Re Cecconi, scambiato per rapinatore e assassinato da un orefice. E non è stata solo la formalina a consegnare all'eternità tre Papi, Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo I, imbalsamati dai fratelli Signoracci. "C'era tanta devozione - racconta Cesare -. C'era la passione con cui la mia famiglia ha attraversato 120 anni di storia di questa città". C'era ancora Renato Signoracci, il padre di Massimo; un sorriso per tutti e sempre quella voglia di scherzare anche dopo quarant'anni di obitorio e 40mila salme passate nelle sue mani.
C'era Arnaldo: lo chiamavano "il Tarzan del fiume" per via degli aspiranti suicidi che ripescava dal Tevere e rianimava nella "morgue" dell'isola Tiberina. Arrivava in sala settoria elegante e profumato, con un fazzoletto di seta. "Mio padre mi ha insegnato ad avere paura dei vivi e non dei morti" dice Cesare e dopo cinquant'anni passati a guardare nello specchio scuro della città dei delitti gli dispiace ancora ricordare la morte di Pasolini e quel corpo irriconoscibile, sembrava un annegato. Poi sono cominciati ad arrivare i fonogrammi della polizia con quel nome stampigliato sopra.
E che storia quella storia dei marchesi Casati con lei, Anna Fallarino, così bella anche morta....Poi il giallo Marta Russo e quelle tragedie di tutti noi, l'ultima è stata la strage di Nassyrija. Era appena ieri. Domani Cesare Signoracci sarà un pensionato e gli sembra strano. Ma continuerà a lavorare: al libro sulla storia della medicina legale della Sapienza che, dice il professor Umani Ronchi, è fatto di ricordi, di autopsie scritte a inchiostro e vecchie di un secolo. Come gli scheletri malinconici e impolverati appesi lassù, nel sottotetto dell'obitorio che un tempo era un museo e un vanto. Fuori c'è scritto "inagibile", per le infiltrazioni d'acqua, e chissà se arriveranno mai i soldi per poterlo restituire alla città.

3 marzo 2004 - ILARIA ALPI: TAORMINA ANNUNCIA RIESUMAZIONE CADAVERE
ANSA:
ILARIA ALPI: TAORMINA, NUOVA PERIZIA COMPORTA RIESUMAZIONE
"Respingo al mittente le critiche. L' ufficio di presidenza ha deciso di effettuare una nuova perizia medico legale. E la decisione e' stata presa in modo assolutamente corretto".
E' la replica di Carlo Taormina, presidente della commissione parlamentare di inchiesta su Ilaria Alpi, alle affermazioni del suo vice, Raffaello De Brasi, il quale ha parlato di "iniziativa personale del presidente".
"Sono certo che l'on. De Brasi - ha aggiunto Taormina - vuole, come tutti, accertare la verita' ed individuare i mandanti di questa strage. La perizia e' stata disposta sulla base dei risultati delle varie analisi finora effettuate, dalle molteplici perizie svolte nei vari processi, con risultati a volte opposti. Ricordo che in una perizia si stabiliva che Ilaria Alpi era stata colpita da proiettili sparati da arma a canna corta, a contatto con il corpo. Un' altra perizia stabiliva invece che si era trattato di un kalasnikov, con un colpo sparato da una distanza notevole". "Per stabilire - ha aggiunto il deputato di Forza Italia - in che modo il corpo di Ilaria Alpi fu attinto dai proiettili non c'e' altra soluzione che provvedere ad analisi comparata delle perizie medico legali e, quindi, procedere alla riesumazione del cadavere, per esaminare i reperti che sono a disposizione. Ricordo peraltro che del probabile esame se ne' e' parlato anche in commissione parlamentare nel corso dell'audizione dei genitori della Alpi".

ILARIA ALPI: TAORMINA ANNUNCIA RIESUMAZIONE CADAVERE
Per risalire ai mandanti degli omicidi dell' inviata del Tg 3 Ilaria Alpi e dell' operatore Miran Hrovatin e' indispensabile ripartire dalle perizie. Ne e' convinta la commissione parlamentare d' inchiesta il cui presidente, Carlo Taormina (FI), ha annunciato oggi che e' stata predisposta la riesumazione del corpo della giornalista.
Sulla questione ha pero' frenato il vicepresidente Raffaello De Brasi. "Si tratta di un' iniziativa personale - ha detto - del presidente. La commissione d' inchiesta non ha deciso di riesumare il cadavere della giornalista uccisa a Mogadiscio". Su un punto le affermazioni di Taormina e di De Brasi hanno coinciso: l' affidamento all' Istituto di medicina legale di Roma e ad un esperto balistico dell' incarico di ricominciare tutto daccapo con le perizie sul corpo dell' inviata del Tg3.
Ma in serata Taormina, apprese le dichiarazioni del suo vice, ha rincarato la dose. "Respingo al mittente le critiche - ha affermato - l' ufficio di presidenza ha deciso di effettuare una nuova perizia medico legale. E la decisione e' stata presa in modo assolutamente corretto. Sono certo che l'on. De Brasi vuole, come tutti, accertare la verita' ed individuare i mandanti di questa strage. La perizia e' stata disposta sulla base dei risultati delle varie analisi finora effettuate, dalle molteplici perizie svolte nei vari processi, con risultati a volte opposti. Ricordo che in una perizia si stabiliva che Ilaria Alpi era stata colpita da proiettili sparati da arma a canna corta, a contatto con il corpo. Un' altra perizia stabiliva invece che si era trattato di un kalasnikov, con un colpo sparato da una distanza notevole". "Per stabilire - ha aggiunto il deputato di Forza Italia - in che modo il corpo di Ilaria Alpi fu attinto dai proiettili non c'e' altra soluzione che provvedere ad analisi comparata delle perizie medico legali e, quindi, procedere alla riesumazione del cadavere, per esaminare i reperti che sono a disposizione. Ricordo peraltro che del probabile esame se ne' e' parlato anche in commissione parlamentare nel corso dell' audizione dei genitori della Alpi".
La notizia annunciata da Taormina e' stata commentata dai genitori della giornalista assassinata il 20 marzo 1994 a Mogadiscio. "Siamo addolorati all' idea che dopo tanti anni nostra figlia non possa ancora stare in pace - hanno detto Luciana e Giorgio Alpi - ma se questo e' indispensabile a fare chiarezza, per risalire ai responsabili della morte di Ilaria, allora ci dobbiamo rassegnare". I genitori della giornalista hanno poi espresso "soddisfazione" per il lavoro svolto finora dalla Commissione augurandosi che "si vada avanti fino a quando non sara' scoperta completamente la verita'. La riesumazione non ci fa piacere, ci sono a disposizione tutte le carte riguardanti le perizie, ma capiamo che forse la Commissione ha bisogno di questi nuovi esami".

4 marzo 2004 - STRAGI: LEGGE VITTIME; FAMILIARI, GRAVE CONDOTTA DEL GOVERNO
ANSA:
STRAGI: LEGGE VITTIME; FAMILIARI, GRAVE CONDOTTA DEL GOVERNO
BOLOGNESI, PROPOSTE ON.MANTOVANO LA GETTANO ALLE ORTICHE
"Le proposte del sottosegretario Mantovano disattendono le assicurazioni del ministro Giovanardi e di altri esponenti del Governo, che avevano assicurato alle vittime, in piu' occasioni, l'appoggio alla legge": i parenti delle vittime delle stragi giudicano "grave il comportamento del Governo" sulla legge che prevede nuove norme a favore delle vittime delle stragi e del terrorismo.
"Apprendiamo dal resoconto stenografico della seduta di ieri della Commissione Affari Costituzionali della Camera le proposte del sottosegretario on.Alfredo Mantovano che ha di fatto gettato alle ortiche l'intera legge unificata elaborata dagli onorevoli Bielli e Bornacin", afferma in una nota Paolo Bolognesi, presidente dell' Associazione dei familiari delle vittime delle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Italicus, della stazione di Bologna, Rapido 904 e Via dei Georgofili.
"E' sconcertante che una legge votata unanimemente alla Commissione Affari Costituzionali, e che il Governo aveva avvallato - sottolinea Bolognesi - non abbia poi trovato adeguata copertura nella finanziaria che doveva rispondere positivamente a quelle sacrosante richieste fatte dai familiari delle vittime e avvallate dal Governo e da tutte le forze politiche".

STRAGI: MANTOVANO, RISARCIMENTI CON PARAMETRI NASSIRIYA
IL SOTTOSEGRETARIO, UNA RISPOSTA DI GIUSTIZIA ALLE VITTIME
Respinge le accuse di aver gettato alle ortiche la legge per il risarcimento ai familiari delle vittime di stragi, assicura di avere utilizzato gli stessi parametri impiegati dopo la strage di Nassiriya e conclude: "E' stata data una risposta di giustizia". Cosi' il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano commenta le critiche mosse dall'Associazione dei familiari delle vittime di stragi alla proposta presentata ieri in Commissione Affari Costituzionali.
Il sottosegretario ricorda che la proposta "Bielli-Bornacin" prendeva in considerazione come parametro di risarcimento quello che venne fatto per le vittime del Cermis e che era elevatissimo: oltre un miliardo e 400 milioni di euro. "Una cifra del genere (pari a un decimo dell'ultima Finanziaria) - spiega Mantovano - non avrebbe mai trovato una copertura finanziaria". Per questo, ha spiegato ancora il sottosegretario, "il Viminale ha lavorato per garantire tutti i benefici previsti dalla proposta di legge, sia fiscali, sia previdenziali, sia per quanto riguarda l'assistenza in giudizio e psicologica, facendo riferimento ai parametri utilizzati per la strage di Nassiriya ed ai risarcimenti garantiti ai familiari delle vittime civili di quella strage". Ed ha aggiunto:
"Nessuno, a quanto ne so, ha avuto qualcosa da ridire su quei risarcimenti". La copertura necessaria per la legge e' cosi' scesa a 118 milioni di euro, una cifra che, sottolinea Mantovano, ha molte piu' possibilita' di trovare una copertura finanziaria. "Con la mia proposta - conclude Mantovano - ho dato alla legge una veste che consente in modo piu' realistico e adeguato il finanziamento".

STRAGI: ASSOCIAZIONE MEMORIA, CREDIAMO IN IMPEGNO MANTOVANO
"Non si puo' attaccare qualcuno senza avere delle certezze in mano": lo ha dichiarato Mariella Magi, presidente dell' Associazione memoria dei caduti per il terrorismo e per le stragi delle forze dell'ordine e dei magistrati, commentando le critiche mosse al sottosegretario all' Interno, Alfredo Mantovano, dall' Associazione dei familiari delle vittime delle stragi, in relazione ai risarcimenti destinati ai parenti dei caduti previsti dalla legge.
Mantovano ha respinto le accuse di aver gettato alle ortiche la legge per il risarcimento ai familiari delle vittime di stragi, assicurando di avere utilizzato gli stessi parametri impiegati dopo la strage di Nassiriya.
"Noi - ha spiegato Magi - abbiamo piena fiducia nelle istituzioni. Per questo appoggiamo la decisione del sottosegretario e siamo fermamente convinti del fatto che portera' sicuramente a termine l'impegno preso". "Per noi - ha concluso - e' importante il riconoscimento del valore dei nostri caduti, che sono stati per troppo tempo dimenticati e che con la loro morte hanno contribuito a rendere libero il nostro Paese".

4 marzo 2004 - ILARIA ALPI: PITITTO, NON AVREI ARCHIVIATO POSIZIONE SULTANO
ANSA:
ILARIA ALPI: PITITTO, NON AVREI ARCHIVIATO POSIZIONE SULTANO
INCHIESTA MI FU TOLTA CON MOTIVAZIONI FALSE
"Non avrei chiesto l'archiviazione della posizione del sultano del Bosaso per gli omicidi di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Lui sapeva che Ilaria stava indagando sul traffico di armi attraverso le navi della Shifco e quindi poteva avere interesse ad eliminarla".
Lo ha detto il magistrato Giuseppe Pititto, oggi consigliere d'appello presso il tribunale dell' Aquila, ma dal marzo '96 al giugno '97 titolare dell'inchiesta sui fatti di Modadiscio, rispondendo nel pomeriggio alla Commissione parlamentare d'inchiesta che si occupa del duplice omicidio.
"Dietro quei due omicidi - ha detto il magistrato - ci sono interessi molto forti e molto grossi. Un dato e' certo: l'inchiesta mi fu tolta dall'allora procuratore Salvatore Vecchione con motivazioni false e nell'imminenza dell'audizione di due testimoni oculari somali sui quali contavo molto". Pititto, in particolare, ha contestato la motivazione indicata da Vecchione, attuale Procuratore generale di Roma, alla stessa commissione presieduta da Carlo Taormina, secondo la quale il fascicolo assegnato a Pititto fu richiamato e delegato ad altro Pm, Franco Ionta (colui che avrebbe poi sollecitato l'archiviazione per il sultano del Bosaso), per "diversita' di vedute sorte tra Pititto ed il collega Andrea De Gasperis sulla conduzione delle indagini". Al riguardo, Pititto ha escluso contrasti con De Gasperis sottolineando che il collega, primo titolare dell'inchiesta sul duplice omicidio, dopo aver riconsegnato il fascicolo al procuratore in seguito alla delega assegnata allo stesso Pititto, fu invitato a compire un atto istruttorio con lo stesso Pititto, al termine del quale non si verifico' alcuna incompatibilita'. "Non ci poteva essere - ha detto Pititto alla Commissione - alcun contrasto perche' fino a quel momento, era il 13 giugno '97, l'inchiesta l'avevo condotta io. Dopo tre giorni l'indagine mi fu tolta".
Parlando delle incomprensioni con Vecchione, spesso sfociate in reciproche iniziative davanti agli organi disciplinari, Pititto ha parlato esplicitamente di "interferenze" dell'allora Procuratore nelle sue indagini e, in particolare, ha citato il caso del sequestro di un cacciabombardiere (l'inchiesta riguardava presunti difetti strutturali di mezzi aerei militari) sospeso da Vecchione con la motivazione "di non essere stato informato dell'iniziativa". "Dopo che mi fu tolta l'inchiesta - ha aggiunto Pititto - sono morti tre ragazzi in diversi incidenti e forse cio' poteva essere evitato".
La Commissione parlamentare ha annunciato l'intenzione di ascoltare nuovamente Salvatore Vecchione ed ha rinviato alla settimana prossima l'audizione del senatore Guido Calvi, gia' legale per conto della famiglia Alpi, prevista per oggi.

5 febbraio 2004 - COMUNICATO UNIONE FAMILIARI VITTIME STRAGI
COMUNICATO
UNIONE FAMILIARI VITTIME PER STRAGI
Associazioni delle stragi di: Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Treno Italicus, Stazione di Bologna del 2 Agosto 80, Rapido 904, Firenze Via dei Georgofili
COMUNICATO STAMPA Dopo le dichiarazioni fatte all'ANSA dal Sottosegretario Onorevole Alfredo Mantovano il 4 marzo 2004 prendiamo atto che l'impianto della legge frutto dell'unificazione dei progetti di legge degli Onorevoli Bielli e Bornacin dal titolo: 'NUOVE NORME IN FAVORE DELLE VITTIME DEL TERRORISMO E DELLE STRAGI' non verrà modificata e ci auguriamo non sia una promessa mancata come le rassicurazioni dei suoi colleghi di Governo.
Vogliamo precisare che:
1. L'impegno finanziario non è di 1400 milioni di euro , ma di 400 milioni, cifra molto diversa da quella indicata dal Sottosegretario (uno svarione non da poco e decisamente determinante).Dal progetto di legge unificato, si evinceva chiaramente (vista l'ipotesi finanziaria indicata in 400 milioni), come non si ipotizzava l'utilizzo dei parametri delle vittime del Cermis.
2. Gli impegni presi ripetutamente in varie occasioni da esponenti del Governo erano precedenti la stesura della finanziaria.
3. Il 2 agosto 2003 nel discorso fatto a nome del Governo l'Onorevole Pisanu ha detto tra l'altro''Il Governo si impegnò anche a favorire ulteriori misure di sostegno, contenute in due proposte di legge d'iniziativa parlamentare, che la Commissione Affari Costituzionali della camera ha accolto proprio nei giorni scorsi'. Successivamente si sono susseguiti gli impegni di vari esponenti del Governo tra i quali il Ministro Giovanardi.
4. Dopo l'eccidio di Nassiriya,del 12 novembre 2003 durante la conferenza stampa del 2 dicembre 2003 tenuta presso la sala stampa della Camera dei Deputati, dai familiari delle vittime del terrorismo, dagli stessi, è stato detto che il decreto era il solito intervento emergenziale e che la legge in discussione avrebbe compreso anche i casi come Nassiriya.
5. Gli elenchi presentati dal Ministero dell'Interno presentano gravi lacune quali:
§ Le stragi di via dei Georgofili e di via Palestro del 1993 che pur essendo stragi con finalità di terrorismo ed eversive, non sono comprese in quegli elenchi.
§ Per la strage di Bologna, anziché 200 feriti, forse per un refuso, ne compaiono solo 20.
Al Sottosegretario Onorevole Alfredo Mantovano chiediamo: perché dopo tanti impegni così autorevoli, la finanziaria non ha preso minimamente in considerazione la legge'
Questa vicenda denota ancora una volta, come tutte le occasioni siano buone per apparire a fianco delle vittime negli anniversari, ma quando, il Governo viene chiamato ad essere concretamente al loro fianco, tutto viene reso più difficile da un comportamento grottescamente superficiale e mercantile giocato sulle spalle delle vittime e dei feriti.
Il Presidente
Paolo Bolognesi

ANSA:
STRAGI: LEGGE VITTIME; PARENTI GEORGOFILI, ANCHE NOI IN ELENCHI
Gli elenchi dei nominativi che possono servire a quantificare il costo della proposta di legge Bornacin-Bielli, devono contenere, "se mai fossero stati tolti, i nomi dei morti e dei feriti di via dei Georgofili perche' 250 chilogrammi di tritolo in tempo di pace non potevano e non dovevano passare inosservati neppure alle forze dell'ordine, e non possiamo minimamente pensare che nelle istituzioni sia venuto meno anche il senso di responsabilita"'.
E' quanto chiede l'Associazione fra i familiari delle vittime di via dei Georgofili intervenendo in merito alla proposta di legge per il risarcimento delle vittime delle stragi e del terrorismo.
L'Associazione spiega inoltre di dover fare alcune precisazioni alla risposta data ieri dal sottosegretario all'interno Alfredo Mantovano ai familiari delle stragi in Italia, che ha respinto le accuse di aver gettato alle ortiche la legge per il risarcimento ai parenti delle vittime, assicurando di avere utilizzato i parametri impiegati dopo la strage di Nassiriya. "Innanzitutto la morte e le sofferenze delle nostre vittime - spiega l'Associazione - valgono ben di piu' di una finanziaria, e questo nostro Paese dovrebbe essere ben grato di sopportarla, visto il prezzo pagato dai nostri parenti". Inoltre, "senza nulla togliere alle vittime di Nassiriya, perche' sempre vittime sono e tali resteranno, c'e' una sostanziale differenza fra chi parte coscientemente per andare in territorio straniero in guerra e chi dorme nel suo letto pensando all'esame di architettura che il mattino dopo dovra' discutere", come nel caso dello studente Dario Capolicchio, 22 anni, una delle cinque vittime dell'attentato di via dei Georgofili.
"Nessuno - l'ultima precisazione dell'Associazione - ha chiesto 3 miliardi e 800 milioni di vecchie lire a morto, come furono risarcite le vittime del Cermis, ma solo un miliardo delle vecchie lire. Inoltre il testo di legge Bornacin-Bielli prevedeva finalmente anche un giusto risarcimento ai feriti invalidi delle stragi".

5 marzo 2004 - AMNISTIA: DDL COSSIGA, CONCEDERLA PER 'REATI GUERRA FREDDA'
ANSA:
AMNISTIA: DDL COSSIGA, CONCEDERLA PER 'REATI GUERRA FREDDA'
Piena amnistia per i reati di spionaggio, terrorismo ed eversione dell'ordine democratico commessi contro l'Italia e gli stati alleati durante gli anni della 'guerra fredda', commessi entro il 31 dicembre '94. E' la proposta contenuta in un disegno di legge presentato oggi al Senato dal Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga.
"La fine della Guerra - osserva Cossiga - lo scioglimento del Patto di Varsavia e del Comecom, la dissoluzione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e la normalizzazione della vita politica italiana, richiedono che si chiuda definitivamente un capitolo doloroso della storia europea e italiana".
La proposta firmata da Cossiga prevede che sia conferita al Presidente della Repubblica la delega "per la concessione di piena amnistia" per i reati contro la personalita' dello Stato" e commessi per finalita' di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico, compiuti "entro il 31 dicembre 1994 da agenti, anche italiani, dell'Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche e degli altri Stati del Patto di Varsavia, nonche' della Repubblica Popolare di Cina, della Repubblica del Vietnam e della Repubblica della Corea del Nord".
La concessione dell'amnistia "non impedisce l'accertamento dei fatti che costituiscono reato a soli fini di informazione da parte del Sismi e del Sisde" e l'amnistia "non e' rinunciabile".

10 marzo 2004 - BANDA MAGLIANA: ITALIA CHIEDE A GB ESTRADIZIONE MARIOTTI
ANSA:
BANDA MAGLIANA: ITALIA CHIEDE A GB ESTRADIZIONE MARIOTTI
PER SEQUESTRO GRAZIOLI
L'Italia ha chiesto l'estradizione di Enrico Mariotti, l'ultimo latitante della cosidetta banda della Magliana che nel 1977 organizzo' il sequestro e il successivo omicidio del duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere.
Nel corso di un'udienza davanti alla Magistrate Court di Londra l'avvocato Andrew Coleman ha esposto i motivi alla base della richiesta di estradizione, sottolineando che Mariotti, dal 1995 in Gran Bretagna, era amico intimo del figlio del duca, Giulio, che condusse le trattative per il pagamento di 1,5 miliardi di lire del riscatto. Era dunque in posizione privilegiata per informare i rapitori dei movimenti della famiglia. Coleman ha ricordato anche che nel 1997 era stata negata l'estradizione di Mariotti, ma perche' il giudizio italiano non aveva ancora raggiunto il grado definitivo.
Da parte sua Helen Malcolm, legale di Mariotti, ha sottolineato l'estraneita' del suo cliente alla vicenda, mettendo in dubbio la testimonianza del pentito Maurizio Abbatino, grazie alle cui dichiarazioni fu possibile individuare i responsabili del sequestro del duca.
Nel 1995, in primo grado, la seconda corte di assise di Roma aveva condannato all'ergastolo Antonio Montegrande e Giovanni de Gennaro, considerati le menti del rapimento. Mariotti era stato condannato a 22 anni. Ma nel 2000 la corte di assise di appello di Roma ha variato le pene, confermando il carcere a vita solo per De Gennaro, considerato il giustiziere di Grazioli, e condannando Mariotti a 26 anni di carcere per complicita' in sequestro di persona e omicidio.
Il giudice Christopher Patt ha aggiornato l'udienza al 26 marzo prossimo.

10 marzo 2004 - ILARIA ALPI: TAORMINA MOSTRA REFERTO SCOMPARSO
ANSA:
ILARIA ALPI: TAORMINA MOSTRA REFERTO SCOMPARSO
Un colpo di scena si e' verificato ieri sera alla Commissione per la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, quando il presidente dell'organismo, Carlo Taormina, ha mostrato un documento scomparso da anni, il referto medico del corpo della giornalista stilato sulla nave militare Giuseppe Garibaldi poco dopo la sua morte.
Il documento e' stato esibito nel corso dell'audizione di Guido Calvi, ex avvocato della famiglia Alpi al primo grado di giudizio del processo. Il contenuto del referto era noto ma di esso si erano perdute le tracce, nemmeno al processo e' mai stato esibito. In esso, riferendosi al capo di Ilaria Alpi, viene descritta una "imponente emorragia", un "foro di entrata stellato" del proiettile, al quale non corrisponde "nessun foro di uscita". Infatti il proiettile fu ritenuto.
Il documento e' importante non solo perche' dovrebbe essere il primo esame medico ufficiale fatto sul corpo della giornalista del Tg3 ma perche' e' il primo della serie che sosterra' la tesi di un colpo sparato "a contatto" -come testimonia la tipica forma a stella- da un'arma a canna corta, cioe' una pistola.
Per Guido Calvi questo rappresenta "una ulteriore prova" contro i risultati della superperizia fatta in sede dibattimentale in primo grado, che propendevano per il colpo sparato da distanza da un'arma a canna lunga.

ILARIA ALPI: AVV. CALVI, SUPERPERIZIA ERRONEA E FANTASIOSA
"Erronea e fantasiosa". Cosi' il senatore Guido Calvi, avvocato di Luciana e Giorgio Alpi, i genitori della giornalista Ilaria, ha definito ieri sera l'ultima consulenza, la cosiddetta 'superperizia' sul corpo della giovane, compiuta in sede dibattimentale nel primo grado di giudizio. Calvi e' stato udito dalla Commissione parlamentare che deve accertare le cause della morte della Alpi e dell'operatore Miran Hrovatin, uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994.
Quell'ultima consulenza decreto' che ad uccidere Ilaria Alpi era stato un colpo sparato da grande distanza da un'arma a canna lunga, al contrario di quanto sostenevano altre perizie. Gran parte dell'audizione, condotta dal presidente della Commissione, Carlo Taormina, si e' svolta proprio su questo elemento, perno del processo in Corte d'Assise, che si concluse con l'assoluzione dell'unico imputato, il somalo Hashi Omar Hassan. Infatti, la tesi della superperizia consentiva l'ipotesi formulata nel castello accusatorio e che aveva nella testimonianza dell'autista di Ilaria e Miran, Ali Abdi, un punto fondante. L'altra tesi, quella di un colpo sparato "a contatto", smontava l'accusa ed i sospetti si sarebbero concentrati proprio sull'autista, la persona piu' vicina ai due e quindi colui che avrebbe potuto facilmente ucciderli. L'autista e' stato a lungo in Italia dove aveva vissuto con i sovvenzionamenti della Digos; tornato in Somalia e' morto dopo qualche mese.
Calvi non si e' spinto ad accusare l'autista, come ha fatto nelle scorse sedute uno dei due avvocati di Hassan, Douglas Douale, ma ha parlato di "timore di un capro espiatorio" riferendosi ad Hassan, di una superperizia "inaccettabile" e di vari aspetti "inquietanti" che hanno caratterizzato la vicenda come "la scomparsa delle cassette, il foglietto con numeri di telefono scritti da Ilaria conservato dalla dirigenza della Rai e consegnato alla magistratura circa un anno piu' tardi e lavato dalle macchie di sangue, e tanti altri fatti strani".
Tutte queste valutazioni portarono Calvi a non concludere la sua arringa come parte civile al processo di primo grado. In questo modo sottolineava il disaccordo della parte civile (che rappresentava) con l'impianto accusatorio del pm Franco Ionta ed evitava di chiedere la condanna del somalo associandosi alla richiesta dell'accusa. Calvi ha detto di nutrire forti dubbi sulla colpevolezza di Hassan. Tecnicamente, la scelta di non concludere l'arringa escluse la famiglia dalla possibilita' di costituirsi parte civile in seguito. Esclusione che fu causa di un disaccordo tra Calvi e la famiglia Alpi che si rivolse ad un altro legale. Il senatore ieri sera ha difeso quella scelta sostenendo che era l'unica plausibile.
La Commissione ha sentito fino a tarda notte anche il Procuratore militare Antonino Intelisano ed i giornalisti Alessandro Curzi e Maurizio Torrealta, all'epoca rispettivamente ex direttore e giornalista del Tg3. Curzi ha ricordato che Ilaria "stava lavorando da tempo su cooperazione e sviluppo, con la sensazione che tra questa e il traffico di armi ci fossero legami". Torrealta, che dopo il duplice omicidio ha fatto tante inchieste giornalistiche sul caso, ha spiegato che la gravita' del fatto non era tanto nel traffico di armi dall'Italia alla Somalia, fenomeno risaputo, quanto che questo si svolgesse con navi della cooperazione, finanziate da ministeri italiani.
Anche il giornalista, sulla scorta di documenti in suo possesso, ha confermato che Ilaria sarebbe stata uccisa da un colpo sparato a distanza ravvicinata con una pistola. Torrealta ha infine ricordato che nel viaggio di ritorno delle salme i sigilli del bagaglio di Ilaria furono violati, cosi' come spari' la sua macchina fotografica e, infine, che Miran avrebbe dovuto avere con se' ben piu' delle sei videocassette trovate.

ILARIA ALPI: IL REFERTO STILATO SULLA NAVE GARIBALDI
I referti sugli esami medici compiuti sul corpo di Ilaria Alpi a bordo della nave militare Garibaldi poco dopo la tragedia, descrive, in particolare, una "imponente emorragia da una ferita da arma da fuoco in sede cranica (foro di entrata stellato parietale sinistra, con fuoriuscita di materia cerebrale, non si evidenzia foro di uscita)".
Il documento, firmato dal capo del Nucleo sanitario del Comgrupnav Armando Rossitto, sottolinea che il cadavere di Ilaria e quello di Miran Hrovatin sono stati portati sulla nave alle 16.20 del 20 marzo 1994. In esso, ovviamente, viene rilevata l'assenza di attivita' cardiaca e respiratoria spontanea, nonche' la midriasi fissa.
Inoltre dall'esame risulta un ematoma palpebrale superiore sinistro, presenza di segni emorragici dalle coane nasali, "ferita da arma da fuoco mano dx con perdita di sostanza interfalangea prossimale quinto dito versante ulnare. Ferita da arma da fuoco base falange prossimale quarto dito mano sin versante radiale".
La diagnosi di morte e' "arresto cardio circolatorio conseguente a ferita penetrante da arma da fuoco cranica con spappolamento cerebrale".
Analogamente, per Miran Hrovatin il documento, firmato dallo stesso Rossitto, parla di assenza di attivita' cardiaca e respiratoria spontanea, midriasi fissa, imponente emorragia da una ferita da arma da fuoco in sede cranica (foro di entrata localizzato in sede fronto-parietale dx e foro di uscita in sede parieto-occipitale sin, con vasta deformazione del tavolato osseo e fuoriuscita di materia cerebrale)". Il cadavere mostra anche una "ferita trapassante da scheggia terzo medio avambraccio dx, foro di entrata regione dorsale versante ulnare foro di uscita con scheggia ritenuta versante radiale". Come quella di Ilaria, la diagnosi di morte parla di "arresto cardio circolatorio conseguente a ferita penetrante da arma da fuoco cranica con spappolamento cerebrale".

10 marzo 2004 - NUOVO LIBRO DI LUCARELLI
"La Repubblica"
Vi racconto l´italia dei misteri
Carlo Lucarelli parla del suo nuovo libro
Da Ustica e Bologna al mostro di Firenze e alla morte di due poliziotti
Quello che mi infastidisce è il caso insolubile perché coperto dal segreto
Più che altro adesso faccio lo storico ed esamino il materiale raccolto dai giornalisti
La scrittura qualche volta può cambiare la realtà come provò Scerbanenco
BOLOGNA
LOREDANA LIPPERINI
Ammesso che sia legittimo datare la nascita di una passione, in questo caso tre elementi sono comunque noti. L´anno: il 1977; la stagione: l´estate; il luogo: San Marino. Nei cinema si dava un film di Damiano Damiani, "Io ho paura". C´erano Erland Josephson e Gian Maria Volonté, un giudice che sa troppe cose e viene ucciso, e un brigadiere di polizia che lo vendica facendosi giustizia da sé. Metafora del malessere e della disgregazione di un paese impotente, scrissero i critici. In quell´estate, dunque, il film ha fra i non moltissimi spettatori un ragazzo di diciassette anni (che dunque ne aveva nove all´epoca di piazza Fontana, quattordici nell´anno dell´Italicus, sarà ventenne quando un Dc9 si inabisserà nel mare di Ustica e, poche settimane dopo, la stazione di Bologna salterà in aria). Il ragazzo guarda quel riassunto di trame e controtrame, sbigottisce davanti alle storie di servizi deviati ("ma come", si chiede, "non dovrebbero essere come le spie della vecchia tradizione?"), si stupisce ancora di più quando nota che "torna tutto, tutto, come in un buon giallo, come se si stesse parlando di finzione, di passione fantastica. Che storia, veniva da dire. Ma era vera". Infine, uscendo dal cinema, sente uno degli spettatori dire ad un amico: "Cose che succedono in Italia". E il ragazzo fa: "Ma come? A casa mia? Questo?".
Il ragazzo cresce, scrive, pubblica. Che i suoi romanzi siano ascrivibili al giallo o al noir o al poliziesco o a niente di tutto questo, poco importa: dal momento che il ragazzo è Carlo Lucarelli e oggi è lo scrittore in cui viene identificata la ormai affermata ondata del romanzo italiano di genere. Sono passati più di vent´anni da quel pomeriggio a San Marino, ma le vicende adombrate nel film sono ancora al centro dell´attenzione di Lucarelli: infatti, le ha raccontate in televisione, su Rai Tre, nel programma che conduce. Da "Blu notte. Misteri italiani" nascono due libri: prima Misteri d´Italia e, ora, Nuovi misteri d´Italia, che Stile Libero di Einaudi ha appena mandato in libreria (pagg. 213, euro 13,50). Dentro ci sono i buchi neri del nostro paese, Ustica e Bologna, i mostri di Firenze, e poi Wilma Montesi e Salvatore Giuliano, ma anche Alceste Campanile, il militante di Lotta Continua che morì nella campagna emiliana, e i poliziotti siciliani Agostino e Piazza, e il giornalista Beppe Alfano, e Pier Paolo Pasolini. Storie scelte insieme al gruppo che lavora alla trasmissione (le autrici Giuliana Catamo e Paola De Martiis, i giornalisti Francesco La Licata, Guido Ruotolo, Vincenzo Vasile, Nicola Biondo) "da un elenco enorme, che include tutti i casi che possono raccontare l´Italia. L´idea è quella di creare, ciclo dopo ciclo, un sussidiario nero della nostra storia. Nella nuova serie di Misteri d´Italia, che torna su Rai tre in aprile, ci dedicheremo alle organizzazioni criminali".
Sembra la seconda fase della sua storia di scrittore: nella prima, i suoi romanzi prendevano spunto dalla cronaca nera. Adesso la racconta direttamente.
"Non è così raro per gli autori di giallo o di noir: ma è vero che io soffro particolarmente queste storie. Vivo da giallista, dunque ho un rapporto di amore e di odio con il mistero: nella finzione può essere insoluto, non insolubile. Quello che mi infastidisce qui è che sia insolubile. Non ci sono misteri, ci sono segreti. C´è qualcuno che sa tutto e non lo dice. Questo fa ancora più rabbia. Penso, per esempio, al caso che mi ha colpito di più".
La strage di Bologna.
"Sì, e non solo perché è la mia città, ma perché ha un risvolto particolare. C´è talmente tanto materiale sul momento esatto dello scoppio, che puoi renderti conto di cosa sia stato davvero. Ci sono i filmati delle televisioni private, le immagini, le storie, i volti dei genitori, dei parenti... Piazza Fontana è un buco in terra che devi riempire tu, con l´immaginazione. Qui vengono dati allo scrittore spunti narrativi che riprendono l´emozione di chi c´era. Questo, nella trasmissione, è il mio lavoro. Prima mi marzo 2004 - ANSA:i giornalisti riuniscono gli atti, i libri, i materiali di repertorio, le videocassette. Io leggo, guardo, metto in fila. Prima capitava che facessi l´investigatore per scrivere un romanzo: leggevo le carte relative a un caso di omicidio, pensavo al movimento che doveva essere avvenuto in una stanza, alle disposizioni delle macchie di sangue, e magari dicevo, no, non torna. Adesso, più che altro, faccio lo storico".
C´è una cosa che si dice spesso a proposito del poliziesco, e cioè che si fondi sul senso di impotenza nell´osservazione della realtà: a maggior ragione questo avviene quando il fatto raccontato è vero?
"Sì e no. Sì, perché nel poliziesco capisci che nella realtà la storia che hai raccontato non finirebbe così. E poi, a ben vedere, la storia stessa finisce come vuole lei e non come vuole lo scrittore. Scrivere un noir è come osservare qualcosa stando a mezz´aria. In racconti come quelli di Nuovi misteri d´Italia da una parte l´impotenza è maggiore: quel che stai narrando è accaduto veramente, come potrebbe essere peggio di così? Ma qui hai il contatto con le persone, ragazzi giovani che ti scrivono per chiederti come possono approfondire l´argomento, e quali altri libri possono leggere. Uno di questi, magari, un giorno scoprirà la verità".
Ed è questo che, secondo lei, sta a cuore al lettore? Tempo fa, in un´intervista, Andrea Camilleri ha citato Gramsci e un suo scritto sul romanzo poliziesco, dove ne spiegava il successo con "la precarietà avventurosa della vita reale, che spinge al desiderio di essere consolati, o illusi, da un´avventura finta, predeterminata e con una soluzione".
"È ancora così, anche per i lettori di oggi. Ma non concordo su quel predeterminata: pagina dopo pagina, si scopre quasi sempre che quello che avevi in testa non c´è. A meno che non si parli del giallo classico".
C´è chi sostiene che in Italia non esista il giallo classico, e che in compenso si pubblichino troppi noir.
"Diciamo che ci sono troppi noir brutti. Ma questo è accaduto per ogni genere letterario di successo. Per anni siamo stati inondati da pessimo intimismo minimalista di ragazzini che imitavano i grandi maestri. Certo, sul giallo c´è questo tormentone ciclico per cui non sarebbe letteratura. Ci è tornato, di recente, Filippo La Porta. In questi casi mi coglie una stanchezza tremenda, mi viene da rispondere: sì, giusto, il giallo non è letteratura, è genere. E non ci sono più le mezze stagioni".
Poi c´è anche chi dice che la letteratura, in Italia, non riesce a raccontare il reale, a differenza di quanto avviene in America.
"Rispondo: perché non ci provate? Perché le forze della narrativa che non appartengono al noir non si mettono in campo? E poi non è vero che il nostro American Tabloid non ci sia: ci stiamo avvicinando, un altro passo e arriverà. Ci stanno, ci stiamo andando in tanti: Giancarlo De Cataldo, i Wu Ming, Giuseppe Genna... Bisogna distinguere fra chi vuole praticare il genere e chi vuole fare altre cose dentro il genere. A noi sembra di raccontare la realtà dentro il genere. Non solo: abbiamo l´ambizione di incidere sulla realtà".
Una volta ha chiesto a Ellroy se raccontare la realtà serve a cambiarla.
"Già, ed Ellroy rispose: "Non me lo chiedo e non mi importa. Scrivo per me. Racconto storie". L´ho chiesto anche a Jeffery Deaver. Mi ha risposto: "Io scrivo per la mia carta di credito". Ma non è vero, non è esatto".
E se io lo chiedessi a lei?
"Le risponderei con la parabola di Giorgio Scerbanenco. Nella sua rubrica di posta per un settimanale femminile, riceve un giorno la lettera di una donna che vuole suicidarsi. Lui le scrive di non farlo, e in quella risposta mette tutta l´anima dello scrittore. Il giorno dopo legge in cronaca che la signora ha cercato di suicidarsi lo stesso. Tradimento, si dice Scerbanenco: scrivere, allora, è come mettere la mano davanti alla locomotiva. Non serve a niente. Ma non è finita. Un´altra signora, tempo dopo, gli scrive: vuole suicidarsi. Lui risponde, stavolta meno accorato: signora, non lo faccia. Lei riscrive: io lo faccio lo stesso. Lui insiste: non lo faccia. Insomma, dice infine Scerbanenco, sono tre anni che ci scriviamo, e ovviamente la signora è viva. Allora, la mano davanti alla locomotiva serve a farla almeno rallentare. Il senso della scrittura è quello, credo".

18 marzo 2004 - TABULATI TELEFONICI: SVISTA NELLA NUOVA LEGGE
"Il Corriere della sera"
Occorre il sì del gip, indagini rallentate
Una svista nella nuova legge Sarà più difficile per i pm ottenere i tabulati telefonici
MILANO - Una svista nella legge, una dimenticanza nel testo , un vuoto normativo. Fatto sta che le Procure di tutta Italia, al pari degli Uffici dei giudici delle indagini preliminari, stanno cercando un modo per superare l'imprevisto cono d'ombra, sicuramente non voluto, della nuova legge sui tabulati telefonici: e cioè l'impossibilità pratica, per non poche ore della giornata, di acquisire in via d'urgenza questi preziosi dati d'indagine proprio nei casi in cui più sarebbero indispensabili. Quando, ad esempio, perdere anche solo poche ore prima di sapere chi abbia telefonato a chi, dove e in che momento, può fare la differenza tra un assassino catturato e uno libero, tra un attentato sventato e uno compiuto. Il problema è nato il 18 febbraio in sede di conversione del decreto legge n.354 del 24 dicembre 2003 in materia di conservazione, per fini di giustizia, dei dati concernenti il traffico telefonico. Il dibattito si è molto concentrato sul termine massimo di conservazione (da parte delle società telefoniche) di questi dati "per finalità di accertamento e repressione dei reati", inducendo infine il legislatore a ritenere che un punto di equilibrio tra esigenze d'indagine e diritti della privacy potesse essere lo stabilire l'obbligo per le società telefoniche di non distruggere i dati per 4 anni. Sempre troppo poco per chi (additando ad esempio la fondamentale importanza dei tabulati nella cattura dei terroristi assassini di D'Antona) paventa la distruzione di efficaci possibilità d'indagine insieme alla distruzione di questi dati; sempre troppo per chi invece ritiene prioritaria la privacy.
Il problema è che al legislatore è comunque sfuggito un aspetto, pratico ma cruciale, nel momento in cui ha introdotto il nuovo obbligo per il pm, che prima acquisiva da solo i tabulati, di chiedere al giudice preliminare l'autorizzazione ad acquisirli. E' lo stesso modello già in vigore per le intercettazioni, che il pm deve farsi sempre autorizzare dal gip. Ma mentre in caso di assoluta urgenza il pm può disporre immediatamente l'intercettazione, chiedendone in un secondo momento al gip la conferma autorizzativa, il legislatore si è dimenticato di prevedere la stessa possibilità per i tabulati. Sicché anche in caso d'assoluta urgenza il pm non può più acquisire da solo i tabulati, ma deve comunque farsi autorizzare dal gip.
Problema: ma come si fa di notte, quando (mentre un pm c'è sempre), non è previsto alcun gip di turno? O di sera, o anche dal pomeriggio in poi, o la domenica, o nelle feste, quando le cancellerie del gip (anche di un gip che sia teoricamente presente) sono chiuse?
La normativa è entrata in vigore da poco, ma già non stanno mancando i casi in cui il problema, con tutta l'urgenza magari di un delitto in piena notte, si impone. Al punto che in sedi giudiziarie come Milano, dove proprio oggi si terrà una riunione tra i dirigenti della Procura e dell'Ufficio gip, in attesa che il legislatore si avveda della lacuna e vi ponga al più presto rimedio, ci si arrangia come si può. Puntando su una interpretazione "per analogia" con le regole delle intercettazioni. E giungendo per disperazione, come già accaduto pochi giorni fa, ad adottare un "trucco" che, in base al tenore letterale della norma, è comunque palesemente fuorilegge: presentarsi alla società telefonica e mostrare un "ordine di esibizione" del tabulato che è urgente consultare.
lferrarella@corriere.it
Luigi Ferrarella

19 marzo 2004 - I 'NUOVI MISTERI D'ITALIA' RACCONTATI DA LUCARELLI
ANSA:
I 'NUOVI MISTERI D'ITALIA' RACCONTATI DA LUCARELLI (NOTIZIARIO LIBRI)
CARLO LUCARELLI: 'NUOVI MISTERI D'ITALIA' (EINAUDI; PP.213; 13.50) Grande affabulatore televisivo, Lucarelli torna in libreria pubblicando la seconda tornata dei suoi - e nostri - 'Misteri d'Italia'.
Questa volta pero' non racconta storie di cronaca, bensi' i grandi intrighi che hanno segnato la vita repubblicana: dalla Strage di Bologna, a quella di Ustica, dall'omicidio d Pier Paolo Pasolini a quelli di Alceste Campanile, Beppe Alfano, di Wilma Montesi, dal bandito Giuliano ai delitti del Mostro di Firenze (anzi dei Mostri, dice Lucarelli). Dalla tv alla pagina scritta, la capacita' di Lucarelli di entrare nelle storie - a volte complicate e tortuose - esce quasi intatta. Certo, manca la gestualita', la fisicita' dell'autore e anche i 'flash black' visivi cosi' efficaci sul piccolo schermo, tuttavia la costruzione delle storie non perde mai la sua avvincente semplicita' che nasce dalla rigorosa aderenza ai fatti.
Il passaggio dalla tv al libro per Lucarelli "si puo' fare. Si possono aprire maggiormente le storie, soffermarsi meglio sui personaggi e aggiungere documenti".
"Si puo' rendere il repertorio - aggiunge l'autore - con maggiore fedelta' facendolo passare attraverso il filtro della soggettivita' di chi scrive".
Nella sua cavalcata nelle storia d'Italia, Lucarelli non ha tralasciato nulla e i suoi Misteri hanno per questo un'oggettiva difficolta': o sono molto complicati, visti i loro risvolti economici e politici, o sono troppo noti. In entrambi i casi, l'autore ha ripercorso gli avvenimenti con una certezza: "con le strutture letterarie del romanzo giallo si puo' far diventare avvincente anche il riciclaggio di denaro sporco, si puo' mettere in scena e quindi rendere comprensibile anche la strategia della tensione".
Ovviamente quella dell'autore non e' una pura esercitazione letteraria: nei racconti di Lucarelli c'e' una indignazione morale e la volonta' etica di non rassegnarsi al fatto che i misteri restino tali. La stessa "rabbia e preoccupazione" contenute nelle lettere e nelle e.mail che - come dice lui stesso racconta - sono arrivate in redazione per protestare "come sono potute andare e ancora vanno le cose in questo strano e assurdo Paese di misteri e segreti".
La stessa rabbia e preoccupazione che - confessa Lucarelli - lo hanno spinto a scrivere il libro.

23 marzo 2004 - I "NUOVI MISTERI D'ITALIA" di CARLO LUCARELLI
"La Gazzetta del sud"
Carlo Lucarelli: "Nuovi misteri d'Italia" Dal video alla pagina con inalterata rabbia
Carlo Lucarelli Nuovi misteri d'Italia Einaudi pagine 213 - euro 13,50
Pina Taberini Grande affabulatore televisivo, Lucarelli torna in libreria pubblicando la seconda tornata dei suoi - e nostri - "Misteri d'Italia". Questa volta però non racconta storie di cronaca, bensì i grandi intrighi che hanno segnato la vita repubblicana: dalla Strage di Bologna, a quella di Ustica, dall'omicidio d Pier Paolo Pasolini a quelli di Alceste Campanile, Beppe Alfano, di Wilma Montesi, dal bandito Giuliano ai delitti del Mostro di Firenze (anzi dei Mostri, dice Lucarelli). Dalla tv alla pagina scritta, la capacità di Lucarelli di entrare nelle storie - a volte complicate e tortuose - esce quasi intatta. Certo, manca la gestualità, la fisicità dell'autore e anche i "flash black" visivi così efficaci sul piccolo schermo, tuttavia la costruzione delle storie non perde mai la sua avvincente semplicità che nasce dalla rigorosa aderenza ai fatti. Il passaggio dalla tv al libro per Lucarelli "si può fare. Si possono aprire maggiormente le storie, soffermarsi meglio sui personaggi e aggiungere documenti". "Si può rendere il repertorio - aggiunge l'autore - con maggiore fedeltà facendolo passare attraverso il filtro della soggettività di chi scrive". Nella sua cavalcata nelle storia d'Italia, Lucarelli non ha tralasciato nulla e i suoi Misteri hanno per questo un'oggettiva difficoltà: o sono molto complicati, visti i loro risvolti economici e politici, o sono troppo noti. In entrambi i casi, l'autore ha ripercorso gli avvenimenti con una certezza: "con le strutture letterarie del romanzo giallo si può far diventare avvincente anche il riciclaggio di denaro sporco, si può mettere in scena e quindi rendere comprensibile anche la strategia della tensione". Ovviamente quella dell'autore non è una pura esercitazione letteraria: nei racconti di Lucarelli c'è una indignazione morale e la volontà etica di non rassegnarsi al fatto che i misteri restino tali. La stessa "rabbia e preoccupazione" contenute nelle lettere e nelle e-mail che - come lui stesso racconta - sono arrivate in redazione per protestare "come sono potute andare e ancora vanno le cose in questo strano e assurdo Paese di misteri e segreti".

26 marzo 2004 - BANDA MAGLIANA: PRIMO PASSO VERSO ESTRADIZIONE MARIOTTI
ANSA:
BANDA MAGLIANA: CONCESSA IN PRIMO GRADO ESTRADIZIONE MARIOTTI
Il giudice della Magistrates Court di Bow Street di Londra, Christopher Patt, ha concesso oggi l'estradizione chiesta dall'Italia di Enrico Mariotti, l'ultimo latitante della cosidetta banda della Magliana che nel 1977 organizzo' il sequestro e il successivo omicidio del duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere.
Condannato definitivamente dalla giustizia italiana a 26 anni di carcere per complicita' in sequestro di persona ed omicidio, Mariotti - da anni latitante nel Regno Unito - potra' ricorrere in appello all'Alta Corte entro 15 giorni. L'ultima parola spettera' comunque al ministro degli Interni, David Blunkett.

BANDA MAGLIANA: PRIMO PASSO VERSO ESTRADIZIONE MARIOTTI
IN GRAN BRETAGNA DAL 1995,CONDANNATO IN ITALIA A 26 ANNI CARCERE
La giustizia italiana vince il primo round nella battaglia per l'estradizione di Enrico Mariotti, l'ultimo latitante della banda della Magliana che nel 1977 organizzo' il sequestro e il successivo omicidio del duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere. Un giudice inglese oggi ha detto si' alla richiesta presentata dall'Italia.
La decisione e' pero' tutt'altro che definitiva. I legali di Mariotti hanno gia' annunciato che il loro cliente - dal 1995 nel Regno Unito e condannato definitivamente dalla giustizia italiana a 26 anni di carcere per complicita' in sequestro di persona e omicidio - ricorrera' in appello all'Alta Corte entro i 15 giorni fissati dalla legge.
"Non siamo sorpresi, in un certo senso ce lo aspettavamo, considerato che questo giudizio avviene solamente sulla base di documenti italiani", ha osservato Mariotti, che si dichiara innocente e vittima di un errore di giustizia.
Il giudice Chrisopher Pratt, della Magistrates Court di Bow Street, ha respinto le eccezioni opposte dalla difesa di Mariotti, principalmente di natura formale. La corte ha confermato - sulla base dell'Extradition Act del 1989 - la validita' dei documenti, l'identita' dell'imputato, il fatto che risulta latitante alla giustizia italiana e che e' stato condannato in un grado di giudizio definitivo. In base al sistema inglese questo grado di giudizio non e' sostanziale, nel merito del caso non si entra fino al secondo grado, quello davanti all'Alta Corte. Tutto cio' fermo restando che l'ultima parola spetta al ministro degli Interni David Blunkett, che deve decidere se firmare o meno l'atto di estradizione.
Giulio Grazioli, figlio del duca ucciso e un tempo amico di Mariotti, ha accolto con soddisfazione la sentenza di oggi.
Raggiunto telefonicamente dall'Ansa, ha detto che "e' un segno della buona volonta' del governo britannico" nel collaborare con l'Italia, osservando che finalmente "c'e' la soddisfazione di vedere che la giustizia ha fatto un passo avanti".
Lo scorso 10 marzo, nel corso di un'udienza alla Magistrate Court della City, l'avvocato rappresentante lo stato italiano, Andrew Coleman, aveva esposto i motivi alla base della richiesta di estradizione, sottolineando che Mariotti era amico intimo di Giulio Grazioli, il quale condusse le trattative per il pagamento di 1,5 miliardi di lire del riscatto. Grazie a quest'amicizia Mariotti era in una posizione ideale per informare i rapitori sui movimenti della famiglia.
Helen Malcolm, legale di Mariotti, aveva sottolineato pero' l'estraneita' del suo cliente alla vicenda, mettendo in dubbio la testimonianza del pentito Maurizio Abbatino, grazie alle cui dichiarazioni fu possibile individuare i responsabili del sequestro del duca.

1 aprile 2004 - SUPPORTO A TURCO DHKP-C, ARRESTI
ANSA:
TERRORISMO: DA ITALIA SUPPORTO A TURCO DHKP-C, ARRESTI/ANSA
Un supporto concreto, dall' Umbria, al Dhkp-C, organizzazione turca di matrice marxista-leninista inserita dall' Unione europea nella lista dei gruppi terroristici: questa - secondo gli investigatori - l' attivita' di una presunta cellula dell' organizzazione, sgominata da polizia e carabinieri coordinati dalla procura di Perugia.
Le ordinanze di custodia cautelare emesse dalla procura sono complessivamente dieci. Sei quelle eseguite. Una di queste ultime riguarda un turco considerato un dirigente dell' organizzazione, che ha una rete logistica operativa in Germania, Francia, Regno Unito, Olanda, Belgio, Austria, Svizzera, Grecia, Romania, Bulgaria, Italia e in Siria, oltre che in Turchia e che si e' resa responsabile di numerosi attentati, alcuni dei quali con l' aiuto di kamikaze.
Fra le persone finite in manette anche Moreno Pasquinelli, portavoce del Campo antimperialista di Assisi. Il reato ipotizzato nelle ordinanze e' quello di associazione con finalita' di terrorismo internazionale. Cinque degli arrestati - due donne e un uomo italiani e un uomo e una donna turchi - sono stati bloccati a Perugia e nelle vicinanze della citta'. Un uomo e' stato arrestato in Turchia, mentre sempre in Turchia un altro indagato e' morto in una sparatoria con le forze di polizia.
Altri arresti, nell' ambito di indagini connesse a quella perugina, sono stati eseguiti in Belgio, Olanda e in Turchia.
Circa 56 mila ore di intercettazioni telefoniche e oltre 600 di decodifica dei dati informatici danno la misura del lavoro compiuto in circa 18 mesi dai carabinieri del Ros e dalla Digos della questura perugina, coordinati dal procuratore della Repubblica Nicola Miriano.
La presunta cellula del Dhkp-C (Partito-fronte di liberazione del popolo rivoluzionario) sgominata aveva un compito di collegamento fra esponenti presenti in Italia e in Europa con le unita' militari dell' organizzazione attive in Turchia.
Questo - secondo gli investigatori - avveniva coordinando le diverse condotte del gruppo, agevolando il flusso di finanziamenti e di armi, suggerendo tecniche di dissimulazione delle comunicazioni e impartendo pacchetti d' ordine ai gruppi operativi in patria. Il collegamento avveniva principalmente per via telefonica e telematica con messaggi protetti con programmi criptati. A Perugia e nel territorio limitrofo - ha spiegato ancora il procuratore Miriano - il gruppo turco ha trovato un' opera di supporto "veramente importante", con la collaborazione, la fornitura di mezzi e denaro da parte dei tre italiani che sono tra gli arrestati, gravitanti in movimenti dell' estrema sinistra, anche in questo caso con connotati marxisti-leninisti di natura antimperialista.
I tre avrebbero fornito all' indagato turco un domicilio in Italia, la possibilita' di utilizzo di telefoni cellulari, denaro, aiuti per trovare un lavoro e una copertura giuridica per ottenere il permesso di soggiorno: una delle arrestate e' infatti la moglie, soltanto formale, del turco. Quest' ultimo viene considerato dagli investigatori un personaggio di spicco, responsabile del Dhkp-C per tutta l'Europa secondo la rete televisiva turca Ntv.
Dalle indagini e' intanto emerso che proprio da Perugia sarebbero partite le rivendicazioni di alcuni attentati compiuti dal Dhkp-C nel 2003 e di quello fallito, il 10 agosto del 2003, vicino al salone dove si celebravano le nozze dell' ultimogenito del primo ministro turco, presente anche Silvio Berlusconi.
"Si consolida l' ipotesi che gruppi o singoli personaggi dell' eversione italiana possano entrare in contatto e collaborare con organizzazioni terroristiche internazionali", ha commentato il ministro dell' Interno, Giuseppe Pisanu. E secondo il procuratore Miriano, quella di oggi e' stata una "importante iniziativa di prevenzione".

TERRORISMO: PERUGIA; 41 ARRESTI IN 5 PAESI,25 IN TURCHIA
LO HA RESO NOTO ALL'ANSA PORTAVOCE MINISTERO INTERNO TURCO
Sono 41 in complesso gli arresti di terroristi legati al gruppo di estrema sinistra turco Dhkp-C eseguiti stamani in cinque paesi: Italia, Turchia, Germania, Belgio e Olanda. Lo ha affermato all'Ansa il portavoce del ministero dell'interno turco Ibrahim Saracoglu che ha precisato che sono 25 i terroristi arrestati in Turchia stamani.
Secondo il portavoce, l'azione, avvenuta alle 5 di stamani in coordinazione tra le polizie dei cinque paesi, e' stata innescata da informazioni inviate dall'intelligence turca alle competenti autorita' dei paesi europei.
Il portavoce non ha confermato ne' smentito che tra gli arrestati in Turchia vi siano alcuni kamikaze addestrati all'estero, come riferito in precedenza dalla Ntv turca. "Non sono informato su questi particolari" - ha detto all'Ansa.
Tra gli arresti c'e' -ha sottolineato il portavoce- quello avvenuto il Belgio della signora Fehriye Erdal, gia' ricercata dalla polizia turca per il suo coinvolgimento in alcuni omicidi, ma che il Belgio si era finora rifiutato di estradare in Turchia.

TERRORISMO: PERUGIA; CHI E' IL PROCURATORE MIRIANO
E' un magistrato con oltre 30 anni di servizio, gia' impegnato in importanti indagini sul terrorismo e la criminalita' organizzata, il procuratore della Repubblica di Perugia Nicola Miriano che ha coordinato l' inchiesta antiterrorismo portata a termine oggi da polizia e carabinieri.
Perugino, 67 anni, Miriano e' magistrato di tribunale dal 15 aprile del 1969. Ha svolto le funzioni di pretore ad Assisi per circa quattro anni. Trasferito presso il Tribunale del capoluogo umbro vi ha svolto per circa 13 anni funzioni di giudice istruttore.
Dal 4 febbraio 1985 al 20 luglio '97 e' stato sostituito presso la procura generale della Repubblica di Perugia.
Il 21 luglio del 1997 e' stato nominato procuratore della Repubblica e procuratore distrettuale antimafia presso presso il Tribunale di Perugia.
Per competenza diretta o per periodi di reggenza, applicazione o supplenza, Miriano ha praticamente svolto tutte le funzioni giudicanti o requirenti di merito (comprese quelle di sorveglianza e minorili).
Come giudice istruttore Miriano si e' occupato di diverse indagini sul terrorismo. Processi analoghi sono poi stati trattati alla procura generale.
Alla guida procura della Repubblica di Perugia il magistrato ha coordinato altre impegnative indagini, anche in relazione alla competenza del suo ufficio sul distretto della Corte di Appello di Roma ed alle funzioni della Dda, Direzione distrettuale antimafia. Nell' ambito dell' attivita' di quest' ultimo organismo, si e' occupato dell' infiltrazione in Umbria della criminalita' organizzata in occasione della ricostruzione post-terremoto e del fenomeno del traffico di esseri umani (per la prostituzione) con ramificazioni anche in altri Continenti.

TERRORISMO: PERUGIA; QUESTI GLI ARRESTATI IN ITALIA/ANSA
Sono sei le persone arrestate - cinque in Umbria e una in Turchia - da polizia e carabinieri nell' ambito dell' operazione denominata "Tracia", coordinata dalla procura di Perugia, che ha permesso di smantellare una presunta cellula italiana dell' organizzazione illegale turca Dhkp-C.
In Umbria - a Perugia, Foligno e Spoleto - sono stati arrestati:
- Er Avni, di 33 anni, considerato uno dei dirigenti dell' organizzazione turca, responsabile del Dhkp-C per tutta l' Europa secondo la rete televisiva turca Ntv;
- Kilic Zeynep, una donna di 34 anni;
- Moreno Pasquinelli, 48 anni, di Foligno, portavoce del Campo antimperialista;
- Maria Grazia Ardizzone;
- Alessia Monteverdi.
Decine di altri arresti, nell' ambito di indagini connesse a quella perugina, sono stati eseguiti in Belgio, Olanda, Germania e Turchia.

1 aprile 2004 - VIGNA, CI VUOLE SUPERPROCURA SU MAFIA E TERRORISMO
ANSA:
TERRORISMO: VIGNA, IN ITALIA CI VUOLE LA SUPERPROCURA
MAGISTRATO SORPRESO DA PERPLESSITA' ALL' INTERNO MAGGIORANZA
Il procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna ha ribadito oggi a Torino la necessita' di una superprocura che coordini le indagini su mafia e terrorismo.
"Il terrorismo come la criminalita' mafiosa - ha commentato a margine di un incontro internazionale sulla tratta di adolescenti e giovani donne dalla Nigeria all' Italia - e' un tipo di criminalita' che io definisco programmatica, non agisce per impulsi momentanei. Vuol dire che tutti i fatti, ovunque avvengano, hanno un legame tra loro. Solo se si raccolgono e si analizzano questi collegamenti e si coordina chi fa le indagini, parlo dei pubblici ministri, si riesce a capire il programma".
Vigna si e' detto sorpreso che su questo tema ci siano delle perplessita' nella maggioranza, nonostante il ministro della giustizia abbia proposto "una cosa estremamente razionale qual' e' il coordinamento delle indagini anche sul terrorismo". "I politici - ha precisato - penso agiscano molto per il potere e hanno l' idea che ogni persona diversa da loro agisca per il potere e non per spirito di servizio. In Italia abbiamo una forza di polizia, cioe' la polizia di stato, che pretende di coordinare i pubblici ministeri, ma questo non e' possibile. Io non mi permetterei di coordinare l' attivita' di iniziativa della polizia di stato, ma vorrei che ci fosse pero' un ufficio giudiziario che coordini gli uffici giudiziari. Se questo nell' Italia d' oggi sembra molto strano non mi riesce che richiamare quello che diceva Voltaire e cioe' che e' molto pericoloso aver ragione quando il governo ha torto".

TERRORISMO: VIMINALE, STUPORE PISANU PER DICHIARAZIONI VIGNA
"Stupore" per "la ruvida e ingiustificata chiamata in causa" del ministero dell'interno, attribuita al procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna, "persona notoriamente equilibrata e composta nelle sue affermazioni". Cosi', secondo quanto riferiscono fonti del Viminale, interpellate dall'Ansa, il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu ha reagito di fronte alle parole del Procuratore nazionale antimafia.
Stamane Vigna, a Torino per un incontro internazionale sulla tratta di esseri umani, ha ribadito la necessita' di una superprocura che coordini le indagini su mafia e terrorismo. E, dicendosi sorpreso per il fatto che ci siano delle perplessita' su questo tema, ha aggiunto: "I politici penso agiscano molto per il potere e hanno l'idea che ogni persona diversa da loro agisca per il potere e non per spirito di servizio. In Italia abbiamo una forza di polizia, cioe' la polizia di stato, che pretende di coordinare i pubblici ministeri, ma questo non e' possibile. Io non mi permetterei di coordinare l' attivita' di iniziativa della polizia di stato, ma vorrei che ci fosse pero' un ufficio giudiziario che coordini gli uffici giudiziari".

2 aprile 2004 - ARRESTI PER TURCHIA: DAI GIORNALI
ANSA:
TERRORISMO: ANTIMPERIALISTI ATTACCANO, E' RAPPRESAGLIA
ARRESTI PER SOSTEGNO A RESISTENZA IRAQ, NON CI FAREMO INTIMIDIRE
L'attacco e' politico. Ed e' una "rappresaglia" per il sostegno "attivo e concreto" alla resistenza irachena. La difesa dunque non puo' che essere politica, e sta nel ribadire tutta la linea del leader dei Campi Antimperialisti Moreno Pasquinelli finito in carcere: lotta ai "centri di potere" filoamericani in Italia e in Europa; al "vero terrorismo", che e' quello americano animato da una violenza "di stupida e bolsa arroganza"; a giudici e investigatori, "che dalla montagna hanno partorito il topolino".
Mentre Pasquinelli dal carcere di Rebibbia annuncia l'inizio dello sciopero della fame per la "mostruosita"" delle accuse nei suoi confronti, gli altri appartenenti ai Campi Antimperialisti spiegano la loro linea politica, "di pieno sostegno ai compagni e ai militanti rivoluzionari turchi" finiti dietro le sbarre in una conferenza stampa a Roma. "Non siamo politically correct, non conosciamo il modo servile di fare politica - esordiscono il fratello di Pasquinelli, Mauro, Leonardo Mazzei ed Enrico Mascelloni - non ci faremo intimidire e, anzi, le nostre idee riceveranno ancora maggiore forza da questo sopruso".
Fatte le premesse, parte l'attacco: "i compagni del Dhkp-C non sono terroristi ma antimperialisti, esuli politici che si sono battuti e si battono contro i regimi antidemocratici che si sono susseguiti in Turchia: quella di terroristi e' un'etichetta che gli Usa appiccicano a chiunque si opponga alla loro politica". Stesso discorso per l'Iraq e per la resistenza irachena, al quale va "il nostro pieno sostegno". "Il fronte della guerra sta perdendo politicamente ma anche militarmente - dicono - ogni giorno aumentano in Iraq le zone liberate dalla resistenza e c'e' un sentimento antiamericano senza precedenti". Non ci si puo' dunque stupire per quello che accade in Iraq e per le continue violenze, perche' "il vero terrorismo e' quello americano delle bombe. Un terrorismo che stupra e offende l'Iraq e la sua popolazione". Sia nel caso della Turchia, sia in quello dell'Iraq, e' quindi praticamente un dovere "rivendicare il diritto alla resistenza".
E' in questo quadro che vanno visti secondo gli esponenti dei Campi gli arresti di Pasquinelli, Ardizzone e Monteverdi. E le intercettazioni? Il supporto logistico? Il 'finto' matrimonio? i bonifici per i turchi? le schede telefoniche prepagate fornite ai presunti terroristi del Dhkp-C? "Nulla - dicono - non c'e' nulla. La montagna ha partorito il topolino. E' un'operazione mediatica e propagandistica". L'unica cosa reale, ribadiscono e' il sostegno ad esuli turchi e alla resistenza irachena: e questo non piace ai "centri di potere" che hanno fatto scattare la "rappresaglia".

TERRORISMO: ARRESTATI IN SILENZIO, NON RISPONDONO A GIP
PASQUINELLI IN SCIOPERO FAME.PISANU,OPERAZIONE STRAORDINARIA
L'unico a parlare e' stato Moreno Pasquinelli, il leader dei Campi