Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2002 |
2 luglio 2002 - SERVIZI SEGRETI: DALL' 11 LUGLIO RIFORMA IN COMMISSIONE SENATO
ANSA:
Da giovedi' 11 luglio le Commissioni Affari Costituzionali e Difesa del Senato inizieranno l'esame del disegno di legge governativo sulla riforma dei servizi segreti. "I recenti attentati terroristici - spiega il presidente della Commissione Difesa Domenico Contestabile (Fi) - hanno imposto una accelerazione nella riforma dei servizi in Italia ed e' intendimento del Senato concluderne l'esame quanto prima".3 luglio 2002 - VIGNA CHIEDE SUPERPROCURA ANTITERRORISMO
"Il Manifesto"
Antiterrorismo, Vigna insiste
"Serve una super procura nazionale". Castelli: il governo è diviso
Vigna insiste. "Come c'è per la mafia, servirebbe in Italia anche una procura nazionale antiterrorismo". Il governo ci sta pensando. Il procuratore nazionale antimafia Piero Luigi Vigna ha ripetuto le sue convinzioni a margine di un'audizione alla commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti. In serata ne ha parlato anche con il presidente della Repubblica, che lo ha ricevuto al Quirinale. "C'è un'evidente connessione - ha detto Vigna - tra traffici mafiosi, in particolare quello degli stupefacenti, ed il finanziamento delle attività terroristiche. Io ho fatto da tempo la richiesta di una procura antiterrorismo, attendo ancora una risposta". Il ministro della giustizia si è sentito chiamato in causa. "E' un progetto che stiamo valutando dall'anno scorso - ha detto Castelli -, si tratta di una questione molto delicata, che presenta pro e contro. Nel governo non tutti sono d'accordo sul modo di costruirla e sulla sua reale necessità".
Le perplessità non sono solo nel governo. Uno che ieri si è espresso contro il progetto di Vigna è Giovanni Salvi, pm del pool antiterrorismo della procura di Roma. "Forme di coordinamento sono necessarie - ha detto Salvi - mi preoccupa però la verticalizzazione della struttura". Secondo Salvi "il lavoro degli anni passati ha dimostrato che la diffusione sul territorio delle procure ha consentito di sviluppare capacità investigative e processuali molto elevate". Salvi ha poi parlato anche delle indagini per gli omicidi Biagi e D'Antona. "Lavoriamo in coordinamento, e su questo fronte non ci sono mai state interruzioni. Ci siamo imbattuti in difficoltà notevoli per l'omicidio D'Antona a causa di questa estrema frammentazione dei gruppi che ne rende difficile l'individuazione, ma alla fine riusciremo a ottenere risultati".8 luglio 2002 - INVENTO' DA TORINO COMPLOTTO FALANGE ARMATA, CHIESTI 15 ANNI
ANSA:
Il pubblico ministero Marcello Tatangelo ha chiesto 15 anni di carcere per un uomo processato con l' accusa di avere inventato l' esistenza di una campagna terroristica contro lo Stato italiano da parte di "Falange Armata". L' imputato, Cosimo Zaccaro, 47 anni, risponde di calunnia e turbativa dell' attivita' di pubblica sicurezza. L' uomo, arrestato il 12 dicembre 1998, era un confidente di una unita' speciale torinese della Guardia di Finanza, e, secondo le accuse, forniva notizie alle Fiamme Gialle al solo scopo di intascare il relativo compenso. Ma per perseguire l' obiettivo aveva orchestrato una manovra in grande stile: spedi' al fax del Capo della Polizia una richiesta estorsiva di un miliardo di lire, organizzo' un finto attentato dinamitardo al Palazzo di Giustizia di Milano, chiamo' in causa il parlamentare Mario Borghezio (che risulto' estraneo). Il processo continuera' il 18 settembre con l' arringa dell' avvocato difensore, Vincenzo Coluccio. Due sottufficiali della Guardia di Finanza che tenevano i contatti con Zaccaro si sono costituiti parte civile.9 luglio 2002 - TERRORISMO: RELAZIONE SEMESTRALE CESIS
"Il Messaggero"
La relazione semestrale del Cesis: ci sono gruppi "serbatoio", pericolosi perché vogliono accreditarsi con i terroristi
"Le Br cercano altri bersagli facili"
I Servizi: colpiranno ancora, senza rischiare troppo. E gli Nta puntano alla Lega
di ROSANNA SANTORO
ROMA - Le nuove Br uccideranno ancora. Cercheranno di ottenere "il massimo risultato con il minimo rischio". Ancora una volta, dunque, "colpiranno i consulenti del governo", più indifesi e senza scorta. Come erano Massimo D'Antona e Marco Biagi. E' questo l'ultimo allarme lanciato dal Cesis, il Comitato di coordinamento dei servizi segreti, sulla scorta dei rapporti di Sisde e Sismi. E nelle 60 pagine dell'ultima relazione riservata del Cesis, inviata al Comitato parlamentare di controllo sui servizi, viene segnalato un altro allarme: i Nuclei territoriali anti-imperialisti potrebbero compiere attentati contro la Lega, proprio per "accreditarsi con le nuove Br".
La relazione semestrale parte con un'analisi: "Il delitto Biagi è in continuità con quello di D'Antona. Ma mentre D'Antona è stato ucciso nell'ambito di un attacco alla politica neocorporativa, Biagi è stato giustiziato per il suo progetto di rimodellazione sociale e politica individuato nel libro bianco. Il rischio è che le Br procedano sulla loro linea, tornando a colpire tecnici del governo". E ancora: "Sia i Nipr (Nuclei di iniziativa proletaria rivoluzionaria) che gli Nta, autori di rivendicazioni dei due omicidi, sono su una linea di emulazione e rapporto con le Br. Per accreditarsi gli Nta, radicati nel Nordest, potrebbero rivolgere la loro offensiva contro il fronte federalista". Poi un altro allarme: "A latere dei gruppi terroristici, va osservato che gli episodi di propaganda e intimidazione verificatisi utilizzando l'omicidio Biagi, fanno ipotizzare l'esistenza di sacche di simpatia ideologica nei confronti del terrorismo. C'è il rischio che le Br facciano opera di proselitismo in alcuni di questi gruppi, quali Carc, Cpc e Linearossa". I primi due riferimenti sono ai Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, il cui leader Giuseppe Maj è irreperibile dal maggio '99, cioè da poco dopo l'omicidio D'Antona, e ai Collettivi proletari per il comunismo, in cui sono confluiti esponenti dei Carc. Mentre Linearossa ha avuto molti contatti con Iniziativa comunista, il cui segretario Norberto Natali è indagato, assieme ad altre due militanti, per l'omicidio D'Antona. E non basta: "Le nuove Br hanno rapporti con gli irriducibili detenuti. In questo quadro va letta la rivendicazione dell'omicidio Biagi fatta il 28 marzo in un'aula da Maria Cappello e Fabio Ravalli".
Il Cesis fa anche un'analisti sui no global: "Dopo il G8 di Genova si è registrata una spaccatura tra la componente moderata, di cui fanno parte i cattolici e Lilliput, e l'area radicale, che comprende autonomi, anarco-insurrezionalisti, Black Bloc, squatters. In posizione intermedia il Laboratorio dei disobbedienti: Tute bianche e centri sociali".
Un capitolo è dedicato al terrorismo internazionale: "E' sempre presente la minaccia contro obiettivi Usa e dei Paesi Nato rappresentata dalle formazioni di Bin Laden. E' in corso un'intensa attività di finanziamento nei Paesi occidentali per la realizzazione di attentati. Croazia e Macedonia potrebbero essere i rifugi dei membri di Al Qaeda. Mentre in Bosnia c'è una concentrazione di attività ipotizzabili come minaccia islamica. Si registra poi un incremento delle attività di contrabbando in Bosnia e in Albania, dove è in corso una campagna di arruolamento degli integralisti islamici".10 luglio 2002 - SERVIZI SEGRETI: FRATTINI, STOP A FUGA NOTIZIE
"Il Nuovo"
Frattini ai servizi: "Stop alla fuga di notizie"
Il ministro per la Funzione pubblica bacchetta gli 007: "rendere pubbliche informazioni riservate non solo crea allarmismi, ma nuoce alle indagini". E annuncia di star studiando una soluzione col premier.
ROMA - Niente più fughe di notizie dai servizi segreti. A rimproverare gli 007 italiani è il ministro per la funzione pubblica Franco Frattini, che annuncia di aver messo a punto, di concerto con i responsabili della Difesa, una proposta da sottoporre al presidente del Consiglio perché "si valutino iniziative volte alla individuazione delle responsabilità per la rivelazione di notizie che riguardano atti classificati e che pertanto non possono essere resi pubblici".
"Leggo con sconcerto ancora una volta notizie che riguardano rapporti riservati dei nostri servizi pubblicate sugli organi di stampa - afferma il ministro riferendosi all'allarme sul terrorismo internazionale degli ultimi, ma anche ad alcuni aspetti delle indagini sull'uccisione di Marco Biagi - La pubblicazione di note riservate, documenti classificati, parti di relazioni riservate, al di là di contenuti che spesso vengono riportati inesattamente, ovvero in modo parziale, costituisce sempre obiettivo danno sia alle investigazioni in corso, sia all'attività istituzionale dei nostri servizi, sia alla strategia complessiva, non solo nazionale, di contrasto al terrorismo. E può provocare allarmismi ingiustificati o dare una visione distorta della verità".
"E' bene poi confermare con grande chiarezza -conclude Frattini, a cui il presidente del Consiglio ha assegnato la delega ai servizi segreti - che la sola relazione che può essere legittimamente conosciuta dal pubblico è la relazione semestrale al Parlamento che sarà presentata tra qualche settimana".10 luglio 2002 - TERRORISMO: RELAZIONE CESIS, DAI GIORNALI
"L' Arena"
LA MINACCIA TERRORISMO. Il rapporto dei servizi segreti: colpiranno bersagli facili per avere massimo risultato con minimo sforzo
"Altri uomini di governo nel mirino Br"
A rischio le figure dei consulenti e soprattutto alcuni esponenti della Lega
Roma. Preoccupazione negli ambienti governativi per l'allarme lanciato dal Cesis (il Comitato di coordinamento dei servizi segreti) nella sua relazione semestrale, inviata al Comitato parlamentare di controllo sui Servizi, circa la possibilità che il terrorismo possa uccidere di nuovo e quanto prima. Nel mirino, infatti, ancora una volta ci sarebbero i cosiddetti "consulenti", vale a dire le persone più esposte ed indifese. Secondo i Servizi, le Br cercheranno di colpire ottenendo "il massimo risultato con il minimo sforzo". Un motivo in più perchè, già da tempo, il servizio scorte della capitale nonchè di altre città a rischio come Milano, Torino, Bologna, Padova e Napoli abbia rafforzato la protezione sia di alcune personalità che svolgono incarichi di riguardo nell'ambito del governo, anche appartenenti alla Lega, sia di magistrati e di sindacalisti.
Ora proprio perchè - come risulta dalla relazione - l'assassinio di Marco Biagi sarebbe stata una continuità di quello di Massimo D'Antona, negli ambienti investigativi si vuole evitare di ripetere gli errori del passato.
Una delle novità che emerge dal rapporto è che tra gli obbiettivi delle Br ci sarebbero anche esponenti della Lega. Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord e vice presidente del Senato osserva: "Purtroppo nel nostro caso le minacce sono già passate dalle parole ai fatti, dalla bomba alla nostra sede di Padova ai diversi atti violenti contro sezioni e militanti, fino all'uccisione del professor Biagi, consulente del ministro leghista del Welfare Roberto Maroni. Che non si trattasse di episodi isolati, di atti compiuti da quattro matti fanatici, noi lo abbiamo sempre sostenuto. E adesso il Cesis conferma le nostre preoccupazioni".
Ieri l'Ulivo ha illustrato in una conferenza stampa il provvedimento di legge per l'istituzione di una commissione d'inchiesta bicamerale sul terrorismo a partire dal 1988 con obiettivo tra l'altro di capire per quale ragione ancora non sono stati individuati i killer di D'Antona e di Biagi. L'ex capo dello stato Francesco Cossiga ha presentato a palazzo Madama un ddl sulla costituzione di un Comitato parlamentare per i problemi e le attività riguardanti il terrorismo interno ed internazionale (Copat). E intanto i Servizi cercano di far luce sulla strategia delle brigate rosse e dei loro principali fiancheggiatori (Nipr e Nta).
Le "aree calde" vanno dal Triveneto alla Toscana, alla Lombardia. Zone da tempo considerate da sempre serbatoi del terrorismo, dove le cellule estremistiche contano più proseliti. La chiave è la stessa: le tensioni sociali. Ci si trova di fronte ad una nuova galassia, ancora non messa a fuoco, con la capacità di rimanere silente a lungo e probabilmente senza contatti con il mondo esterno.
Per esempio i Nuclei territoriali anti-imperialisti potrebbero compiere attentati contro esponenti della Lega per accreditarsi con le nuove Br. "A latere dei gruppi terroristici - si legge inoltre nelle 60 pagine del rapporto - va osservato che gli episodi di propaganda ed intimidazione verificatesi utilizzando l'omicidio Biagi, fanno ipotizzare l'esistenza di sacche di simpatia ideologica nei confronti del terrorismo. C'è il rischio che le Br facciano opera di proselitismo in alcuni di questi gruppi, quali Carc, Cpc e Linearossa".
Inoltre "le nuove Br hanno rapporti con gli irriducibili detenuti. In questo quadro va letta la rivendicazione dell'omicidio Biagi fatta il 28 marzo in un'aula da Maria Cappello e Fabio Ravalli".
In un panorama di questo genere, bisogna evitare le strumentalizzazioni o di "civettare" con il terrorismo come ha rimarcato l'ex presidente della Commissione Stragi, Giovanni Pellegrino.
Da segnalare, a proposito di un certo presunto "interdetto culturale" di cui sarebbe stato vittima Biagi (l'accostamento è di Pellegrino) che il Segretario generale della Cgil, Sergio Cofferati, presenterà un esposto-denuncia per sapere chi era la persona che andava a spaventare il professore riferendogli cose inesistenti."Il Messaggero"
La relazione degli 007 indica pericolo di attentati anche a esponenti della Lega. Per la tutela di Biagi accuse alla prefettura di Bologna
"Le br colpiranno obiettivi senza scorta"
I Servizi: cercheranno la massima visibilità con il minimo rischio
ROMA - L'ultima relazione del Cesis al Comitato di controllo sugli 007 lancia due allarmi sul terrorismo. "Il pericolo è che le nuove Br procedano sulla loro linea, che è quella di ottenere il massimo risultato con il minimo rischio, colpendo nuovamente consulenti tecnici del governo". Indifesi e senza scorta. Come D'Antona e Biagi. Inoltre gli Nta potrebbero compiere attentati contro la Lega, "per accreditarsi con le Br". Secondo gli 007 il nuovo terrorismo sta cercando di arruolare uomini pescando nelle organizzazioni di estrema sinistra. La relazione Sorge sulla mancata scorta a Biagi attribuisce le "colpe maggiori alla prefettura di Bologna".Dopo la relazione del Cesis sui possibili bersagli delle Br, gli 007 segnalano nuovi timori anche per il recente cambio al Viminale
"Terrorismo, un'estate ad alto rischio"
I Servizi: la frattura sindacale esaspera le tensioni. Allarme a Genova per l'anniversario del G8
di MASSIMO MARTINELLI
ROMA - Potrebbe essere un'altra estate ad alta tensione, dopo quella dello scorso anno insanguinata dai fatti di Genova. Sembrava che il barometro dell'ordine pubblico segnasse un periodo di tranquillità, che anche il terrorismo fosse andato in vacanza; invece, immancabile, è arrivata nei giorni scorsi un'ennesima informativa riservata dei nostri apparati di intelligence a turbare il sonno dei responsabili della sicurezza in Italia.
Un'analisi secca ha ricordato a tutti che le Brigate Rosse colpiscono soprattutto nei momenti di forte conflitto sociale e quando le istituzioni sembrano indebolite. E in questi giorni, all'improvviso, si sono verificate entrambe le circostanze. I nostri 007 annotano che la frattura all'interno del sindacato, con la Cgil che si pone su un piano diverso, di maggior contestazione rispetto alle altre due sigle confederali, potrebbe convincere i nuovi terroristi a commettere adesso qualche azione eclatante nella speranza di raccogliere il consenso dei lavoratori più esasperati da queste tensioni sociali. Così, gli analisti dell'intelligence parlano esplicitamente di "rischi collegati alla frantumazione del sindacato" e questo allarme si aggiunge all'altro, dello stesso tenore, riferito ieri dal Messaggero e contenuto nella relazione trimestrale riservata che il Cesis ha inviato in Parlamento. In quel documento gli 007 spiegano che le prossime vittime della lotta armata saranno probabilmente consulenti del governo senza particolari tutele, come erano Marco Biagi e Massimo D'Antona. Le Brigate Rosse cercheranno di ottenere la massima visibilità con il minimo rischio perché non hanno più la potenza militare che consentì loro di affrontare una scorta armata come avvenne in via Fani, a Roma. Oppure nell'assalto alla Dc di piazza Nicosia; o ancora in via Prati dei Papa, sempre nella capitale, dove i br uccisero gli agenti che erano in una volante per rapinare un furgone blindato.
E ancora, questo inizio di estate è ritenuto un periodo ad alto rischio-terrorismo per altri due motivi. Il primo è collegato alla situazione attuale al Viminale: il ministro Scajola, che in un anno aveva ormai preso dimestichezza con le leve di comando e sapeva recepire tutti gli imput che arrivavano nel suo ufficio, ha passato la mano. E il nuovo ministro, Beppe Pisanu, avrà bisogno di un breve periodo di ambientamento prima di essere davvero padrone della complessa macchina che controlla l'ordine pubblico in Italia. Ma non solo: con la caduta di Scajola, dice l'analisi dei nostri 007, si è indebolito anche il Dipartimento di Pubblica Sicurezza retto da Gianni De Gennaro. E secondo molti osservatori la poltrona del capo della Polizia traballa come non mai. E questa sensazione, sensata o meno che sia, potrebbe trasmettere all'esterno un'immagine di instabilità e convincere i terroristi a farsi avanti. Il tutto è amplificato dalle voci che trapelano sui media di tensioni interne allo stesso Dipartimento, tra De Gennaro e alcuni dei suoi collaboratori più stretti.
Ma non è tutto. Accanto ai timori per un ritorno estivo della stella a cinque punte, i servizi di intelligence segnalano anche un certo fermento del mondo antagonista in vista dell'appuntamento del 20 luglio prossimo a Genova, quando la città sarà nuovamente invasa dai no-global per la commemorazione della morte di Carlo Giuliani, ucciso negli scontri di piazza durante il G8 dello scorso anno. Da settimane è partito su internet un tam-tam che chiama a raccolta il popolo no-global; e gli esperti dell'antiterrorismo avrebbero intercettato progetti e appuntamenti di gruppi greci, spagnoli e americani che verranno a Genova con l'intenzione di creare disordini. Nella loro informativa, i servizi segreti distinguono nettamente le frange violente dalla stragrande maggioranza pacifista del popolo no global. Tuttavia l'apparato di sicurezza che sarà schierato nel capoluogo ligure per tutta la prossima settimana si prevede imponente. Intanto, proprio ieri, i deputati dell'Ulivo hanno presentato una proposta di legge per istituire una commissione d'inchiesta bicamerale che indaghi sul fenomeno del terrorismo a partire dal 1988, da quando venne ucciso dalle Br il professor Roberto Ruffilli.10 giugno 2002 - COSSIGA PRESENTA DISEGNO DI LEGGE PER COMITATO ANTITERRORISMO
"La Nuova Sardegna"
Il senatore a vita ha presentato un disegno di legge
La proposta di Cossiga: comitato antiterrorismo
ROMA. Mettere a disposizione del governo uno strumento efficiente ed efficace nella lotta contro il terrorismo. Con questo obiettivo Francesco Cossiga ha presentato a Palazzo Madama un Ddl per l'istituzione di un Comitato parlamentare per i problemi e le attività afferenti al terrorismo interno e internazionale, battezzato con la sigla "Copat". Il nuovo comitato proposto da Cossiga ricalca, anche nella struttura della sigla, il Copaco, il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti.
Nella premessa del provvedimento il presidente emerito della Repubblica fa notare che siamo di fronte a una emergenza vista "la gravità del fenomeno del terrorismo internazionale, che i membri della Comunità internazionale hanno ritenuto e ritengono di dover contrastare anche con operazioni militari". Cossiga sottolinea quindi che c'è anche "la minaccia di un risorgere del terrorismo interno" che insieme al terrorismo internazionale "rendono necessaria la più alta collaborazione oltre che dei partiti e movimenti politici dei sindacati e di tutte le forze della società civile, in primo luogo degli organi dello Stato".
Il senatore di diritto a vita osserva che deve essere garantita al governo "una puntuale collaborazione del Parlamento e al Parlamento un costante e puntuale controllo sul governo". Di qui l' idea del Copat, organismo bicamerale agevole perchè composto da soli cinque deputati e cinque senatori, con il compito di collaborare col governo e con le altre amministrazioni dello Stato per studiare il fenomeno del terrorismo, analizzare e valutare tutte le notizie e le informazioni ad esso relative e fare proposte per l' attività di contrasto.
Secondo la proposta di Cossiga il nuovo organismo avrebbe anche i compiti di commissione di inchiesta parlamentare, con gli stessi poteri e limiti attribuiti alla magistratura. Nella sua missione si avvarrebbe della collaborazione del ministero dell' Interno, della polizia, dei carabinieri e della Guardia di finanza, nonchè di quella del Sismi e del Sisde.16 luglio 2002 - CHIESTO RINVIO A GIUDIZIO PAZIENZA
"La Nazione" edizione La Spezia
Pazienza e Centanni sotto processo
per un falso dossier contro Violante LA SPEZIA - Confezionarono, secondo l'accusa, un falso dossier sul sequestro Soffiantini per ricattare l'allora presidente della Camera Luciano Violante. Misero in circolazione il verbale, che doveva rimanere segreto, delle dichiarazioni rese dal pentito Cosimo Cirfeta sulle accuse a Marcello Dell'Utri. Sottrassero i piani di protezione predisposti a favore di Luigi Abete e di diverse personalità e quelli di sicurezza per la visita di esponenti palestinesi. Sono alcuni episodi contenuti nella richiesta di rinvio a giudizio (come riferisce l'agenzia Agi), formulata dalla procura di Roma nei confronti di Francesco Pazienza, l'uomo spezzino d'affari in carcere per calunnia nell'ambito del processo per la strage alla stazione di Bologna, del suo 'collaboratore' spezzino Massimo Centanni, da Giulio Rocconi di Roma e dagli agenti di polizia in servizio nella capitale Massimiliano De Cristofaro e Roberto Fracassi e dell'ispettore della Criminalpol Davide Canzano. Il pm Maria Monteleone ha sollecitato il processo per reati che vanno, a seconda delle posizioni, dalla corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, alla tentata violenza privata, alla tentata truffa aggravata, alla istigazione alla corruzione, alla estorsione, alla violazione della pubblica custodia di cose, al falso, alla rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, alla soppressione, distruzione e occultamento di atti veri. Le indagini, assai complesse, hanno visto all'opera anche gli uomini della Digos della Spezia che, coordinati dal vice questore Stefano Buselli, ricostruirono i rapporti fra Pazienza e lo spezzino Centanni.17 luglio 2002 - INTERVISTA A TRAVAGLIO SU LIBRO DI STORIA MANI PULITE
da www.democrazialegalita.it :
Intervista a Marco Travaglio
a cura di Marco Ottanelli
"La bicamerale: il culmine della bugia"
"Marco, perché scrivere un libro di storia su Mani Pulite?"
Perché la storia non la fa nessuno, anzi hanno sostituito la storia con un mare di balle, inventando falsità e nascondendo verità. Faccio riferimento anche a dati clamorosi, per esempio, nessuno sa in Italia che i condannati dell'inchiesta Mani Pulite condannati in via definitiva sono circa 1300 e che le assoluzioni non superano il 14% dei casi! Altro che fallimento dell'inchiesta!
"Nel vostro libro chiarite definitivamente la vicenda dei "morti per Mani Pulite", sulla quale questione si è aperta una delle più dure offensive mediatiche degli ultimi anni: insomma quanti se ne sono suicidati in carcere, sotto il torchio dei Pubblici Ministeri ?"
Ecco, questa è una bufala totale che però è passata nell'immaginario collettivo. Tutti pensano che i morti siano circa una decina mentre non ce n'è nessuno, nessuno! Non c'è neanche un imputato o un indagato di Mani Pulite che si sia tolto la vita in prigione. L'unico che effettivamente si suicidò in una cella è stato Gabriele Cagliari; la questione è che Cagliari non era stato arrestato nell'ambito di Mani Pulite ma era dentro per lo scandalo Eni-Sai, su ordine del Pm De Pasquale, che con l'inchiesta milanese non c'entra un bel niente. Ricordo che questo è il processo nel quale fu condannato Craxi, mica una cosa da nulla dunque, ma nessuno lo ricorda.
"Allora siamo tutti creduloni, pigri intellettualmente, è in definitiva colpa nostra, o siamo piuttosto vittime della disinformazione?"
Esatto, siamo tutti vittime, la colpa è di chi ha sistematicamente disinformato per otto anni. Non si può pretendere che un comune cittadino vada in tribunale e si legga tutte le sentenze e le motivazioni delle stesse. Io l'ho fatto, ma non è possibile che tutti abbiano il tempo, i mezzi e la possibilità di accedere in prima persona a queste informazioni. Eppure i primi due anni l'informazione l'abbiamo avuta: lo stesso Tg1 dava copertura totale su tutti gli avvenimenti anche con lunghe dirette, e pensa che il direttore all'epoca era Bruno Vespa, mica un comunista rivoluzionario. È che semplicemente dovevano tutti, anche i giornalisti, adeguarsi al clima del periodo. Poi è cominciata la vera, scientifica disinformatja fino ad arrivare al periodo della bicamerale, che è il culmine della bugia. Perché fu proprio con la bicamerale che destra, sinistra, centro cominciarono in perfetto accordo una campagna di delegittimazione della magistratura. Quindi è dal '97 più o meno che le notizie, la verità non passano più.
"Allora non abbiamo praticamente speranza di rimediare a tale situazione?"
No, dobbiamo essere ottimisti perché un sistema come il nostro non può reggere. Gli elementi di speranza ci sono, anche se per adesso sono dovuti solo all'impreparazione e all'incapacità di questa classe dirigente. A parte il caso della legge sulle rogatorie, subito spazzata via dai trattati internazionali, c'è una serie di fallimenti su tutti i temi: la legge sul falso in bilancio sta denigrando il ruolo di Berlusconi agli occhi del suo presunto amico Bush che ha appena approvato una legge durissima sullo stesso tema. Hanno proclamato di fare la lotta alla mafia e immediatamente Bagarella ha fatto il suo famoso proclama dimostrando la debolezza di questo esecutivo. Adesso tentano di approvare una forma estrema di immunità e impunità dei parlamentari, ma basta leggersi le cronache di quando fu abolita proprio l'immunità parlamentare per rendersi conto che coloro che più la volevano, anzi la pretesero erano Fini e Bossi. E lo sai chi fu il relatore della legge che abolì quei privilegi? Casini! Quindi questi Signori sono smentiti con le loro stesse parole.
"cosa pensi dei referendum da farsi sulle leggi vergogna di questo governo, sono una buona cosa, hanno probabilità di successo?"
sì, l'unico strumento sono i referendum, referendum da fare subito e che possono davvero convincere la maggioranza degli italiani. Dobbiamo inoltre contare sulla capacità di coinvolgimento di Sergio Cofferati, sulla sua figura sempre più importante. Lui e i referendum possono dare un segnale che può essere definitivo. In fondo, dati alla mano, quelli che non hanno votato per Berlusconi sono il 55% degli italiani, quindi una maggioranza pronta c'è già. Basta compattarla e non deve essere neanche difficile perché chi non lo vota, Berlusconi, diciamoci la verità, lo detesta. Quindi, non avrebbe nessuna difficoltà questo 55% a dimostrare il suo dissenso e la sua voglia di cambiamento.Lo stesso sito inoltre, su gentile concessione degli autori e della casa editrice, pubblica un brano da "Mani pulite, la vera storia" di Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio (pag.705, €16,50) Editori Riuniti:
Watergate all'italiana
(...) In preparazione, intanto, c'è un nuovo colpo di scena. L'ennesimo "scandalo" che pare fatto apposta per raffigurare l'Italia come un Far West in preda alle scorrerie di bande di magistrati impazziti. L'11 ottobre 1996 Silvio Berlusconi convoca una conferenza stampa e mostra al mondo una microspia trovata tre giorni prima dietro il termosifone della sua residenza romana, proprio nel salone adibito alle riunioni con gli altri leader del Polo. Viste le dimensioni e la tecnologia non molto aggiornata dell'aggeggio, qualche giornale lo ribattezza "cimicione". Ma il Cavaliere giura che è "perfettamente funzionante", in grado di trasmettere "fino a 300 metri di distanza". Poi lancia un drammatico allarme sul fatto di essere spiato e parla di "Procure eversive" che calpestano l'immunità parlamentare e minacciano
la democrazia. Spiega anche di aver avvertito immediatamente, prim'ancora dei carabinieri, "l'amico Massimo": cioè D'Alema, candidato alla presidenza della Bi-camerale. D'Alema assicura subito la sua solidarietà: "È un fatto grave, che testi-monia il clima torbido di un paese inquinato da intrighi, manovre, veleni e sospetti. Bisogna reagire con fermezza, con un colpo di reni, riscrivendo le regole della convivenza civile e democratica".
Chi mette in dubbio la serietà dell'allarme viene severamente redarguito dalla stampa di casa Fininvest. "Siamo seri ammonisce Panorama in un editoriale - il fatto che un capo di un partito politico - si chiami Berlusconi, Bianco o D'Alema (diano un'occhiata ai termosifoni) - sia spiato è una circostanza di eccezionale gravità che non può essere archiviata con le freddure o con un dibattito parlamentare". Il 16 ottobre Luciano Violante convoca la Camera in seduta straordinaria. Berlusconi prende la parola in un'aula gremita all'inverosimile. L'ora è drammatica, l'atmosfera carica di tensione, il clima da pre-golpe. "Onorevoli colleghi - scandisce nel silenzio generale il Cavaliere - il fatto è davvero grave: un'attività spionistica ai danni del leader dell'opposizione che, da chiunque sia stata ordita, rientra perfettamente nel panorama non limpido della vita nazionale. Mai, in nessun periodo della storia repubblicana, sono gravate sulla libera attività politica tante ombre e tanto minacciose...". Poi al microfono si alternano leader della maggioranza e dell'opposizione. Solo Maroni e Veltri, malfidati, ipotizzano che il Cavaliere la cimice se la sia piazzata da solo. Maroni si permette una battuta: "Piú che una cimice, pare una mozzarella...". Buttiglione parla invece di "scandalo non inferiore al Watergate". Dini sostiene che "sono a rischio le libertà fondamentali". Mussi invoca un'imprescindibile "riforma dei servizi segreti". E Manconi propone addirittura il licenziamento in tronco di "tutti i vertici di tutti i troppi servizi d'informazione,
intelligence, spionaggio e controspionaggio". Previti mette subito le mani avanti: "I servizi non c'entrano e non si toccano". Gli onorevoli di An Lo Presti, Fragalà, Simeone e Cola invocano una commissione parlamentare d'inchiesta.
Anche Craxi si fa sentire da Hammamet ("Un'azione da professionisti, una sporca operazione a orologeria politica"), mentre Sgarbi coglie l'occasione per chiedere le immediate dimissioni di Antonio Di Pietro da ministro dei Lavori pubblici. Tiziana Maiolo parla di "rapporti occulti e illegali fra politica, magistratura e criminalità".
Mancuso si limita a un laconico commento: "Villani!". Pisanu e Taradash additano le "Procure deviate".
Tra i commentatori, Vittorio Feltri sostiene: "Stupirci per due cimici a Berlusconi? Ci saremmo stupiti se non gliele avessero gettate tra i piedi. [...] Siamo in pieno socialismo reale". E Saverio Vertone: "Abbiamo uno Stato di polizia che supera ogni record del passato. L'Inquisizione non aveva i mezzi tecnologici, ma chi ha piazzato quella microspia ha sicuramente superato Torquemada". Lo sdegno è insomma unanime e la ritrovata unità del Parlamento nella condanna del "cimicione" contribuisce ad accelerare il passo verso la Bicamerale per le riforme, indicata come la panacea di tutti i mali. Qualche settimana dopo, le indagini della Procura di Roma appureranno che la microspia era un ferrovecchio inservibile da anni, per nulla funzionante. E che, a piazzarla in casa Berlusconi, non era stata una "Procura deviata", ma un amico del capo della sicurezza di Berlusconi, incaricato di "bonificare" la residenza romana del Cavaliere. Mestamente archiviata la denuncia del leader forzista, che ipotizzava addirittura i reati di "spionaggio politico, violazione di domicilio, intercettazione abusiva, abuso d'ufficio e attentato ai diritti costituzionali del capo dell'opposizione".19 luglio 2002 - FRANCESCO PAZIENZA: PARZIALE RIDUZIONE PENA PER CONTINUAZIONE
ANSA:
La terza sezione della Corte d'Appello di Milano ha in parte respinto e in parte accolto una richiesta di continuazione tra le pene riferita a condanne subite negli scorsi anni dal 'faccendiere' Francesco Pazienza. La Corte ha respinto la richiesta di Pazienza tendente a ottenere la continuazione tra le condanne ricevute nell'ambito dei processi per la strage di Bologna, l'insolvenza Banco Ambrosiano e altro, ritenendo troppo diversi tra loro i reati a lui attribuiti. Ha invece considerato possibile la concessione della continuazione tra le condanne ricevute a Milano il 10 giugno per il Banco Ambrosiano (8 anni di reclusione) e quella emessa dalla corte d'Appello di Roma il 10/2/1995 (2 anni) per un reato analogo. Da qui la riduzione da 10 a 9 anni della somma complessiva delle due pene. Contro la decisione Pazienza ha annunciato ricorso.24 luglio 2002 - STRAGI: 50 SENATORI PRESENTANO DDL, ABOLIRE SEGRETO STATO
ANSA:
Abolire il segreto di Stato per i reati di strage e di terrorismo. E' quanto prevede un disegno di legge presentato dal senatore diessino Walter Vitali, ex sindaco di Bologna, insieme ad altri 50 senatori di vari gruppi parlamentari (Ds, Margherita, Verdi, Prc, Udeur, Udc, Autonomie e anche un senatore di Forza Italia, Guglielmo Castagnetti). L' iniziativa "trasversale" punta ad inserire nella legge sui servizi segreti del 1977 un articolo secondo cui il segreto di Stato "non puo' essere opposto in una alcuna forma nel corso di procedimenti penali relativi ai reati commessi per finalita' di terrorismo o di eversione dell' ordine democratico e ai delitti di strage". Una prima proposta di legge per eliminare il segreto di Stato fu presentata dall' associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna nel 1984. "Abbiamo voluto ripresentare questo disegno di legge - ha spiegato Vitali - proprio mentre le commissioni Difesa e Affari costituzionali hanno appena cominciato a discutere la riforma dei servizi segreti, sulla base di un testo del Governo che limita la portata del segreto di Stato e ne accorcia la durata, e che noi giudichiamo importante ma non sufficiente. Insistiamo invece sulla necessita' di abolire il segreto di Stato nei casi di strage e di terrorismo, perche' in questi casi non sono stati infrequenti gli interventi dei servizi segreti per depistare le indagini". "Crediamo che lo Stato - ha detto Paolo Bolognesi, presidente dell' Unione familiari vittime per stragi - non possa concedere protezione per reati, come quelli di strage e di terrorismo, che colpiscono al cuore lo Stato".UN COMUNICATO DELL' ASSOCIAZIONE DEI FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE DI BOLOGNA PRECISA:
Alcuni quotidiani locali riportano dichiarazioni dell'On. Raisi che affermano che la nostra Associazione appoggia la proposta di legge del Senatore Vitali.
Precisiamo che ciò non corrisponde alla realtà dei fatti.
Il giorno 24 Luglio 2002 presso la Sala Stampa del Senato della Repubblica è stata ripresentata dall'Unione dei Familiari Vittime per Stragi, la legge di iniziativa popolare dal titolo "ABOLIZIONE DEL SEGRETO DI STATO PER DELITTI DI STRAGE E TERRORISMO" consegnata nel 1984 nelle mani dell'allora Presidente del Senato On. Francesco Cossiga e mai discussa dal Parlamento Italiano.
Per facilitarne la discussione abbiamo raccolto le firme dei Senatori e il primo firmatario è il Sen. Walter Vitali.
Non si tratta perciò di una nuova legge, ma solo ed esclusivamente dell'articolo unico presentato dai Familiari il 25 Luglio 1984.
Il Presidente
(Paolo Bolognesi)25 luglio 2002 - INIZIATIVA SCUOLE BOLOGNA PER MEMORIA VITTIME DEL TERRORISMO
"Il Resto del Carlino"
"Ragazzi, ricordiamo le vittime del terrorismo"
ROMA - "Neppure nel notro Paese dobbiamo dare per scontata la convivenza pacifica e i valori della democrazia". Lo dimostrano le vicende di terrorismo che hanno segnato il nostro passato più prossimo.
Una città-simbolo
Con queste parole il presidente della Camera, Pierferdinando Casini, ha presentato ieri, con il ministro dell'Istruzione Letizia Moratti e con il sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca, un'iniziativa dedicata alle scuole del capoluogo emiliano, ma soprattutto all'approfondimento di temi che toccano da vicino le coscienze.
Dalla strage del 2 agosto del 1980 all'omicidio di Marco Biagi, Bologna ha raccontato all'Italia una storia orribile di paura e sangue. Oggi "è importante partire dalle scuole - ha detto Casini - per sviluppare una riflessione sul terrorismo, sulla memoria delle vittime, sulla capacità di reazione e di solidarietà della società civile".
Il progetto, nato da un'idea del sindaco Guazzaloca, prevede che nel prossimo anno scolastico i giovani degli istituti superiori bolognesi elaborino lavori per ricordare gli avvenimenti che hanno segnato la storia della città. La strage del 2 agosto, l'omicidio Biagi. Dovranno essere prodotti artistici e di documentazione, che poi saranno valutati da una commissione tecnica ed esposti in una mostra prima a Montecitorio e poi, nel 2003, a Bologna, nell'anniversario della strage.
"E' un'iniziativa - ha spiegato il sindaco Guazzaloca - che nasce dall'esigenza di tener vivo il ricordo delle vittime delle stragi e di aumentare il grado di conoscenza delle giovani generazioni. Si tratta di un dovere primario delle istituzioni".
"Non è vero - ha aggiunto il presidente della Camera - che i giovani siano disinteressati alla politica. Sono, al contrario, diventati più esigenti, pongono domande sempre più qualificate e precise alle istituzioni. Con iniziative come queste possiamo aiutarli a riflettere anche sugli aspetti più oscuri della nostra storia politica lontana e recente".
Il valore della persona
Una lontananza che si comprende appieno quando si considera, come ha sottolineato Guazzaloca, che i ventenni di oggi non erano ancora nati quando ci fu l'attentato dell'80.
Ma dinanzi a eventi tanto dirompenti la scuola ha il dovere di intervenire, anche mantenendo viva la memoria. Per questo motivo, il ministro Moratti ha aderito con sollecitudine al progetto e ieri ha ricordato che una società fondata sulla "consapevolezza del valore inestimabile e inviolabile della persona, della sua vita, delle sue idee e del rifiuto di ogni forma di violenza" è l'obiettivo principale che si pone l'intero sistema della formazione.
Silvia Mastrantonio26 luglio 2002 - A TOLENTINO I CARABINIERI HANNO CHIESTO NOMI OPERAI SINDACALIZZATI
ANSA:
Contrariamente a quanto sostenuto dal ministro Castelli, in alcune parti d'Italia i carabinieri avrebbero acquisito l'elenco dei lavoratori iscritti ai sindacati. E' quanto sostiene il senatore Ds Guido Calvi in un'interrogazione al ministro della Difesa Martino. Nell'interrogazione, Calvi cita il caso avvenuto in una fabbrica di poltrone di Tolentino dove "tre appartenenti all' Arma dei Carabinieri, non in divisa, hanno chiesto l'elenco di tutti i dipendenti iscritti ai sindacati", e "la richiesta e' stata legittimata con la necessita' di provvedere al controllo del territorio". "Nonostante l'azienda abbia espresso riserve sulla legittimita' della richiesta, in quanto attinente a dati sensibili coperti dalle norme sulla privacy - racconta ancora Calvi - i carabinieri, dopo aver espresso osservazioni critiche sulla stessa legge, hanno risposto che non ritenevano tali norme applicabili al caso concreto ed hanno provveduto all' acquisizione dell'elenco nominativo degli iscritti al sindacato". "Si tratta di un fatto grave - denuncia il senatore della Quercia - ed e' necessario che il ministro della Difesa accerti la fondatezza della notizia, spieghi le ragioni di tale azione che, se non giustificata da straordinarie esigenze, appare assolutamente intollerabile". La fabbrica alla quale i carabinieri hanno chiesto i nominativi degli iscritti ai sindacati e' la Poltrona Frau di Tolentino, una delle piu' importanti aziende delle Marche, ma richieste analoghe sarebbero state fatte dall'Arma anche in altre imprese della zona. "Un fatto decisamente grave", ha commentato Calvi, che ora informera' dell'episodio l'Autorita' per la privacy e non esclude "un ricorso alla magistratura sulla legittimita' dell' iniziativa dei carabinieri".A proposito di quanto dichiarato dal senatore Ds Guido Calvi circa il fatto che i carabinieri avrebbero acquisito l' elenco di lavoratori iscritti ai sindacati, il ministro della Giustizia, Roberto Castelli precisa, in una nota, di non aver mai affrontato l' argomento.
Rientrerebbe nell' ambito di un "monitoraggio a livello nazionale" l' iniziativa dei carabinieri di Tolentino (Macerata), che in tre aziende della zona - Poltrona Frau, Nazareno Gabrielli e una terza che non e' la Conceria del Chienti, ma un' importante ditta pellettiera - hanno chiesto i nomi degli iscritti al sindacato. E' la motivazione addotta nel documento rilasciato alla Frau dopo l' acquisizione dell' elenco, secondo quanto riferisce il segretario provinciale della Cgil di Macerata Aldo Benfatto, che nel pomeriggio, insieme ai colleghi della Cisl e Uil Franco Patrignani e Roberto Broglia, ha avuto un incontro con il prefetto al quale era stato chiesto ufficialmente un chiarimento sulla vicenda. "A quanto pare - ha detto Benfatto, al termine della riunione - potrebbe esserci stato un errore da parte dei carabinieri di Tolentino. Il prefetto ha ribadito che non si tratta assolutamente di schedature o di indagini mirate. Si parla genericamente di un 'monitoraggio' del territorio nell' ambito di attivita' di prevenzione rispetto a eventuali fenomeni che possono provocare allarme. Ma qui - obietta Benfatto, riferendosi alla realta' maceratese - non c' e' criminalita' organizzata, non ci sono infiltrazioni mafiose. E poi perche' controllare solo queste aziende, e perche' chiedere i nomi degli iscritti al sindacato?". Sempre secondo le spiegazioni fornite ai segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, l' iniziativa dei carabinieri potrebbe intendersi come volta ad acquisire dati numerici nel caso di manifestazioni sindacali, in modo da poter disporre al meglio delle proprie forze. "Ma perche' - si domanda ancora il sindacalista - rivolgersi direttamente alle aziende, quando la consistenza degli iscritti puo' essere verificata all' Ufficio del lavoro? E perche' si parla di 'monitoraggio a livello nazionale?". Resta, insomma, il dubbio sugli effettivi obiettivi, e i criteri, della richiesta da parte dei militari, che nel caso della Nazareno Gabrielli e dell' altra azienda (di cui il sindacato prega di non fare il nome visto che i lavoratori non sono stati ancora messi al corrente dell' episodio) non hanno ricevuto i nomi, in quanto gli interlocutori ai quali si sono rivolti si sono appellati alla legge sulla privacy. Alla Frau, invece, hanno trovato un collaboratore (il direttore era assente) che ha tentato inizialmente di opporsi ma avrebbe poi ceduto vista la "determinazione" dei carabinieri. Le aziende in questione, sembra le uniche interessate dalla richiesta, sono tutte di dimensioni medio grandi: circa 400 dipendenti la Frau, oltre 250 la Gabrielli (pelletterie) e circa 190 la terza.
27 luglio 2002 - ELENCHI ISCRITTI A SINDACATO: RIMOSSO COMANDANTE CC TOLENTINO
ANSA:
Il comandante della Compagnia carabinieri di Tolentino e' stato rimosso dal suo incarico dal Comando generale dell'Arma "al termine di una rapida inchiesta". Nel suo "operato", sottolinea il Comando generale dell'Arma, sono stati "riscontrati profili di responsabilita'". Si chiude cosi', almeno per il momento, la vicenda - denunciata dal senatore diessino Guido Calvi, e che anche oggi ha suscitato reazioni polemiche - dell'acquisizione da parte dei carabinieri di un elenco di lavoratori iscritti ai sindacati nell'azienda "Poltrona Frau" di Tolentino. La notizia della rimozione del comandante della Compagnia della citta' marchigiana arriva in serata, dopo una dura presa di posizione del prefetto di Macerata, Piero Giulio Marcellino, incaricato dallo stesso ministro dell'Interno Pisanu di "accertare quanto accaduto e di riferire". Ed il prefetto - riferisce il Viminale - dopo aver sentito il comandante provinciale dei carabinieri di Macerata, ed aver ieri convocato una riunione con i segretari provinciali dei sindacati confederali, e' giunto alla conclusione che "l' episodio e' stato generato da una improvvida, deplorevole e ingiustificabile iniziativa del Comando della compagnia dei carabinieri di Tolentino, per la quale e' in corso l'accertamento delle relative responsabilita'". Accertamento, dunque, che si e' evidentemente concluso a tempo di record, con la decisione del Comando generale dell'Arma, che ha voluto sottolineare come l'iniziativa "non e' riferibile ad alcuna disposizione emanata a livello centrale, ma solo ad un'iniziativa locale". In giornata, comunque, non erano mancate le prese di posizione, soprattutto da parte dei sindacati, i quali avevano tuttavia mostrato di non volersi accontentare della motivazione ufficiale, subito fornita, e cioe' quella di un' iniziativa autonoma del comandante di quella stazione. "Quanto accaduto, che si sia trattato di una iniziativa locale o che si tratti di un' operazione a livello nazionale, e' di una gravita' inaudita; quindi andremo avanti unitamente per fare chiarezza su tutta la vicenda", hanno detto i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil di Macerata in una conferenza stampa alla quale ha preso parte anche il sindaco Luciano Ruffini per esprimere solidarieta' alla cittadinanza. E per martedi', per dare una risposta "ferma e compatta", il sindacato ha annunciato una manifestazione pubblica nella cittadina. Lo stesso segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, era sceso in campo per definire quella dei carabinieri "un'iniziativa priva di senso", ed aveva chiesto di accertare "al piu' presto le responsabilita'". "Preoccupato" si e' invece detto il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, che, annunciando un'interrogazione parlamentare, ha chiesto di sapere chi ha disposto l'attivita' dei carabinieri e se questa "rientri in un piano organico" e sia da mettere in relazione alla situazione che si e' creata dopo la firma del Patto per l'Italia".
30 luglio 2002 - ALLARME PER POSSIBILE RILANCIO TERRORISMO
"La Stampa"
"EPISODI DI EMULAZIONE CHE POTREBBERO ANNUNCIARE PROSSIME AZIONI"
"Grandi manovre per rilanciare il terrorismo" Allarme al Viminale: siamo alla vigilia di nuove alleanze tra le varie sigle
ROMA
NON dovevano esplodere, è vero. Ma non per questo gli esperti del Viminale non sono preoccupati. Anzi, interpretano i due ordigni fatti ritrovare davanti alla filiale Fiat di Milano e, soprattutto, alla Cisl di Monza come ulteriori segnali di "effervescenza", di "grandi manovre in corso" all´interno della nebulosa terroristica che vanno nella direzione del "compattamento", della "mobilitazione" di quell´area. L´ipotesi dei vertici dell´Antiterrorismo è che stiamo attraversando una fase "molto delicata", forse "prodromica a delle vere e proprie alleanze tra le varie sigle terroristiche". Insomma, un quadro per nulla rassicurante anche se gli analisti non sottovalutano episodi e particolari che porterebbero in una direzione meno allarmante. Intanto, gli episodi di Milano e Monza hanno colpito gli esperti dell´Antiterrorismo per "l´estrema artigianalità degli ordigni", che "non dovevano scoppiare": "Sembrano costruiti - aggiunge l´analista - da un dinamitardo fai-da-te". Ma l´attenzione sugli ordigni non distoglie gli esperti dall´interpretare il messaggio dell´azione simbolica: "E´ un´azione dimostrativa - sono convinti - per mettere in evidenza l´attenzione di questa nebulosa ai problemi del mondo del lavoro". Non è questa certamente una novità. In tutti i documenti, le azioni dimostrative o gli attentati, come quello alla Cisl di Milano del 6 luglio del 2000 - rivendicato dai Npr rappresentò l´inizio della tragica odissea del giuslavorista bolognese, Marco Biagi, assassinato dalle Br - i terroristi hanno sempre avuto come punto di riferimento il mondo del lavoro, gli accordi sindacali, i Patti stipulati tra le varie istituzioni. La novità è che a partire dall´episodio di Monza la valutazione che fanno gli esperti dell´Antiterrorismo è che queste azioni sono mirate soprattutto al mondo della Cisl. "Su dieci azioni - telefonate di minacce, avvertimenti, attentati e falsi ordigni ritrovati -, otto hanno come obiettivo la Cisl e i suoi dirigenti, due la Uil. E´ vero che la Cisl è stata l´organizzazione che più si è esposta per il Patto per l´Italia ma quello che ci preoccupa di più e che stiamo analizzando - aggiungono al Viminale - è che dopo la firma dell´accordo degli inizi di luglio, si sta assistendo a molte defezioni di iscritti dalla Cisl". Dunque, l´episodio di ieri potrebbe "parlare" agli scontenti della Cisl, indirizzare la loro attenzione a un mondo ben preciso. Ieri, una delle ipotesi prese in considerazione dagli inquirenti e investigatori milanesi era quella che i possibili autori degli episodi di Milano e Monza erano da ricercare tra gli anarco-insurrezionalisti, divisi al loro interno in due correnti: Solidarietà internazionale e Cooperativa artigiana. Al Viminale, non credono a questa pista: "Noi ci aspettavamo una rivendicazione che venisse dal Nord-Est". Non in particolare dagli Nta, i Nuclei territoriali antimperialisti, ma da tutta un´area che "ruota attorno a queste sigle": "Sono episodi di emulazione che potrebbero annunciare prossime azioni". Dunque, gli Nta sembrano aver assunto un ruolo centrale - almeno per l´attenzione (e la preoccupazione) che gli dedicano gli investigatori - in questa fase "di passaggio", "prodromica" a una rifondazione dell´universo terroristico. Le tre pagine di un documento Nta ritrovato nei giorni scorsi sembrano rappresentare un punto di svolta molto importante. "La prima novità di quel documento - spiegano all´Antiterrorismo - sta nelle modalità di diffusione. Dal 1995 in poi, al di là delle azioni militari, gli Nta hanno sempre avuto una produzione e diffusione di documenti e volantini in media di due, tre all´anno. Il loro ritrovamento è sempre stato preceduto da una telefonata anonima. Questa volta, invece, il documento è arrivato al destinatario via posta prioritaria". Naturalmente, il documento degli Nta annuncia altre novità: la decisione di essere pronti a un´azione politica e militare, di interloquire sempre di più a distanza ravvicinata con le Brigate Rosse e le altre sigle, l´annuncio che la militanza terroristica è doppia, fatta di regolari e irregolari. Ma all´investigatore preme sottolineare più la novità della modalità di diffusione del testo Nta: "Si sentono "osservati"? Temono di poter commettere degli errori? Oppure si tratta di un segnale che la strategia è cambiata? Forse vi sono state delle defezioni interne alla struttura?". Domande a cui si sta cercando di dare una risposta. L´ipotesi dell´Antiterrorismo è che in realtà le varie sigle terroristiche - Br, Npr, Nipr, Nta - stiano entrando in una fase operativa diversa: "E´ vero che dalla lettura dei diversi documenti - conclude l´esperto dell´Antiterrorismo - noi leggiamo un´unica mano, e dunque un´unica elaborazione comune, ma finora le varie strutture militari avevano operato in compartimenti stagni molto definiti. Ora, quelle paratie potrebbero alzarsi". Insomma, sembra essere una fase decisiva, dove gli errori potrebbero essere fatali.1 agosto 2002 - CENNI DI BIOGRAFIA DI ROGNONI, VICEPRESIDENTE CSM
ANSA:
Eletto al Csm su indicazione della Margherita, il nuovo vice presidente di Palazzo dei marescialli Virginio Rognoni, ha alle spalle tre esperienze da ministro, di cui una da Guardasigilli ed e' stato esponente di spicco della Democrazia Cristiana. Originario di Corsico, in provincia di Milano, Rognoni ha 78 anni, ha insegnato Istituzioni di diritto processuale civile all' Universita' di Pavia ed ha mosso i primi passi in politica in questa stessa citta', come assessore comunale e vice sindaco. E' stato ininterrottamente, per quasi trent'anni deputato, dal '68 al '94, e per tre anni ha guidato il gruppo della Dc alla Camera. Il suo primo incarico governativo risale al '78, quando viene nominato ministro dell'Interno; una poltrona su cui Rognoni rimarra' per cinque anni. Tre anni dopo una nuova esperienza di ministro; questa volta come Guardasigilli, ma per un periodo di tempo molto piu' limitato: un anno scarso. Infine nel '90 Rognoni torna al governo (il settimo Andreotti) alla guida del ministero della Difesa. Ci rimarra' sino al '92.1 agosto 2002 - STRANO FURTO A CGIL MILANO
"La Provincia Pavese"
Strano furto alla Cgil di Milano
Spariti gli elenchi degli iscritti. L'inchiesta è stata affidata
al pubblico ministero Pomarici del pool anti-terrorismo
MILANO. Dopo gli ordigni esplosivi, gli strani furti. La sede della Cgil-funzione pubblica è stata visitata nella notte da ladri interessati soltanto alle memorie dei computer e ai dati contenuti. Sono scomparsi elenchi degli iscritti, recapiti e numeri di telefono di dirigenti, delegati e funzionari sindacali.
E poi note spese e di bilancio di nessunissimo interesse se non quello di scegliere all'interno del sindacato chi sia più rappresentativo e tenerne sotto controllo le attività e i tempi. Il furto è parso talmente atipico e degno di suscitare i peggiori sospetti che l'inchiesta è stata affidata al pubblico ministero Ferdinando Pomarici, del pool antiterrorismo. Dopo la rivendicazione dell'altro giorno, firmata dal Fronte rivoluzionario per il comunismo, il nuovo episodio allarma il mondo politico e sindacale. Letto alla luce dei dati portati l'altra sera al Senato dal ministro dell'Interno Pisanu, il furto non sembra essere altro che un tassello dell'offensiva contro il mondo sindacale e del lavoro nel suo complesso e non solo contro Cisl e Uil che hanno firmato il patto per il lavoro.
Nel calcolo presentato dal ministro sono stati ben 23 gli episodi di intimidazione mossi contro il sindacato negli ultimi tempi. "Sono stati 23 gli episodi in danno di sedi sindacali - aveva detto il ministro - di cui 7 alla Cgil, 9 alla Cisl e 7 alla Uil". Da mettere nel conto anche 15 episodi messi a segno contro imprese industriali, il ministro ha elencato le 79 telefonate minatorie di cui sono stati fatti segno rappresentati sindacali. "Di queste 40 a sindacalisti della Cgil, 14 ad esponenti della Cisl e 24 a rappresentanti di altre sigle sindacali". Il ministro ha anche assicurato "la massima cura" nell'analisi di ogni singolo fatto da parte degli investigatori. Non si capisce se fra questa "massima cura" e le richieste ripetute a molte sedi sindacali provinciali di consegnare alle Digos gli elenchi degli iscritti ci sia qualche relazione. Dove sono state sollevate obiezioni, nelle Marche e ad Avellino, si è preferito chiudere la questione parlando di "equivoco", ma certo è che attorno al mondo del lavoro stanno accadendo molte cose e molte di queste non aiutano a ritrovare armonia fra le sigle sindacali. Continua, intanto, lo studio del documento di 11 pagine di rivendicazione spedite l'altro giorno dal Fronte rivoluzionario per il comunismo. Si cercano espressioni esaminando altri testi, sia i documenti precedenti dei terroristi che molto del materiale sequestrato nelle varie inchieste contro il terrorismo rosso. Quello che preoccupa di più è quell'accenno alla semiclandestinità come metodo, già comparsa come concetto in documenti dei Carc diffusi all'epoca dell'omicidio di Massimo D'Antona, tre anni fa. ( l.v.)2 agosto 2002 - COSSIGA COMMENTA NOMINA DI ROGNONI
"La Stampa"
L´EX CAPO DELLO STATO COMMENTA LA NOMINA DELL´UOMO CHE FU SUO SUCCESSORE AL VIMINALE Cossiga: "Io Rognoni lo conosco molto bene" "La sua elezione? È la vittoria di sinistra giacobina e magistratura associata"
ROMA PRESIDENTE
Cossiga, ha saputo? Nuovo vicepresidente del Csm è Virginio Rognoni, suo successore al ministero dell´Interno e compagno di impegno politico nella sinistra dc. Immagino lei ne abbia grande stima.
"Immagina bene: ho eticamente grande stima di Rognoni sotto due aspetti: il sesso, e il denaro".
Eticamente?
"Eticamente. E taccio il resto per carità di patria e per non infierire".
E politicamente?
"Considero la sua elezione una netta vittoria della sinistra giacobina della magistratura associata, del giustizialismo e della filosofia dell´emergenzialismo".
Però fu un buon ministro dell´Interno. O no?
"Lei si sbaglia. Rognoni non è mai stato ministro dell´Interno".
Come no? Subito dopo di lei, dal giugno `78 al luglio `83.
"Rognoni non era ministro dell´Interno. Era l´agente operativo del duo Violante-Caselli. E si deve anche alla sua foga se i due quasi riuscirono a mandarmi davanti alla Corte Costituzionale, con l´accusa ridicola di favoreggiamento di un terrorista".
Che cosa rimprovera a Rognoni in quella circostanza?
"Non spese una parola in mia difesa, anzi cercò, riuscendo, di salvarsi il c...".
Presidente...
"Metta "salvarsi il c..." tra virgolette".
In che modo?
"Facendo fare subito ai miei accusatori dichiarazioni in suo favore".
In ogni caso, fu considerato un buon ministro della Giustizia.
"Ancora. Rognoni non è mai stato ministro della Giustizia".
E´ scritto sulla Navicella: dall´agosto `86 al luglio `87.
"Vedo che lei insiste. Rognoni non era Guardasigilli, bensì agente del duo".
Ma non eravate amici? Nel suo libro "La passione e la politica" lei lo chiama confidenzialmente "Gingio".
"Lo chiamavano così gli esponenti della sinistra democristiana, molti dei quali, compresi quelli attuali, avevano di lui scarsissima stima. Pur volendogli bene, debbo riconoscere che il suo atteggiamento politico è sempre stato improntato all´opportunismo di sinistra. Io ho la coscienza a posto perché, ben conoscendolo, non mi è mai neanche passata lontanamente l´idea di votarlo. In tema di garanzie e certezza del diritto l´ho sempre trovato dall´altra parte della barricata".
Lei chi avrebbe votato?
"Non è una questione di schieramento politico. Certo avrebbero offerto maggiori garanzie Mino Martinazzoli, vero cattolico liberale, e lo stesso Luigi Berlinguer, postcomunista ma sincero democratico riformista, e che non si deve far perdonare di essere stato democratico cristiano. Tra l´altro Rognoni è un debole. Il suo successo è stato certo dovuto all´incapacità dei suoi avversari".
Chi sono invece i suoi alleati?
"Oltre al duo, cui si è aggiunto il suo consigliere giuridico, noto editorialista antiliberale, di cui non faccio il nome in quanto è diffusa opinione che porti male, ci sono i prodiani. Il suo ripescaggio è opera loro, d´accordo con l´ala giustizialista dei Ds e della Margherita. Decisivo è stato il favore non solo dell´Anm, ma anche del Quirinale, che in lui troverà certo un pedissequo braccio e un´utile e leggera foglia di fico".
Che cosa c´entra il Quirinale?
"Ciampi è schierato da tempo con l´Anm: l´ha dimostrato nei suoi ultimi discorsi. E´ pronto a rimbrottare e a riempirsi la bocca con l´indipendenza della magistratura, ma gli importa assai poco dello Stato di diritto e dei diritti dei cittadini".
Non vuole augurare neppure buon lavoro a Rognoni?
"Gli posso certo augurare buona salute e lunga vita, ma non buon lavoro: perché i suoi successi da vicepresidente del Csm saranno altrettante sconfitte per la causa dello Stato di diritto e del giusto processo secondo la legge. Tra l´altro non è neanche dotato di molto coraggio. I suoi referenti sono le persone di cui ha più paura".
E cioè?
"Forse il suo consigliere giuridico, di cui teme l´influsso malefico".
Che cosa accadrà ora nello scontro sulla giustizia?
"L´avvento di Rognoni avrà effetti devastanti, a cominciare dal disegno di legge all´esame del Senato. La stracciatura delle tesi della Casa delle Libertà, di cui è simbolo l´elezione di Rognoni, e l´assunzione del pieno controllo politico del Csm da parte dei giustizialisti daranno vigore alla rinnovata opposizione dell´Associazione magistrati al programma del governo e al provvedimento sul legittimo sospetto".
Che in queste ore viene approvato al Senato.
"Contro la sua immediata iscrizione all´ordine del giorno della Camera vi sarà la ferma opposizione del presidente Casini, d´intesa con il Quirinale. Quando comincerà l´esame di Montecitorio, la Casa delle Libertà dovrà attendersi un durissimo filibustering, sostenuto da girotondi e fors´anche da scioperi dei magistrati che non ostassero le ferie estive degli stessi".
Ferie estive?
"Scriva: le lunghe e ben retribuite ferie estive. E poi, sempre che venga approvata in via definitiva, sulla legge cadrà la mannaia del rinvio del presidente Carlo Azeglio Ciampi. Che, non dimentichi, è circondato quali consiglieri da funzionari civili e magistrati amministrativi e ordinari - e so quel che dico - antigarantisti e giustizialisti".
Lei è spesso critico con il Quirinale, non altrettanto con la presidenza della Camera. Se Casini rallentasse la marcia della legge Cirami commetterebbe un errore?
"Sì. Ma il presidente della Camera ormai è dall´altra parte. E´ la longa manus del Quirinale. E´ entrato in un grande gioco, che presuppone la benevolenza dell´opposizione. E ha saputo far rivivere nella Seconda Repubblica lo spirito doroteo".6 agosto 2002 - RELAZIONE SEMESTRALE DEI SERVIZI AL PARLAMENTO
"Il Nuovo"
"Italia nel mirino di Br e al-Qaeda"
Il rapporto semestrale dei servizi segreti al Parlamento disegna la mappa della doppia minaccia che incombe sul Paese. Le Br "colpiranno ancora", mentre cresce "la colonia integralista islamica in Italia".
ROMA - Una doppia minaccia per l'Italia: i servizi segreti considerano elevato il rischio proveniente dalle nuove Br ma anche da al-Qaeda. E' quanto si sostiene nella 49esima relazione semestrale sull'attività dei servizi trasmessa al Parlamento. Al centro del documento ci sono le due aree dell'eversione, quella interna e quella internazionale, ed entrambe sarebbero pronte a colpire l'Italia. Ai margini del pericolo costituito dalle Br viene annoverata anche l'attività dei gruppi anarchico-insurrezionalisti.
Il terrorismo brigatista. Secondo i Servizi le Br-Pcc continueranno "a pianificare azioni cadenzate nel tempo". Nel mirino, secondo quanto riportato dal quarantanovesimo rapporto semestrale al Parlamento, ci sono i "settori più sensibili dello Stato e, in generale, tutti quegli ambiti in cui si esprimono il dialogo sociale, i propositi riformatori istituzionali, non ultimi quelli in materia di federalismo, previdenza ed istruzione, nonché le politiche di coesione europea ed atlantica". Al primo posto però, ancora di più dopo l'omicidio di Marco Biagi, restano i temi del lavoro: "Sulle problematiche del mondo del lavoro e contro la politica economica del governo - si legge nel documento - continuano poi ad essere mobilitate le componenti oltranziste, intenzionate a radicalizzare i toni del confronto sociale e ad inserirsi strumentalmente nelle situazioni di tensione occupazionale che caratterizzano alcune importanti aziende del Paese". In questa fase di "apparente stasi", le brigate rosse starebbero "verificando i 'risultati politici' dell'omicidio di Bologna, cui peraltro non hanno, sinora, fatto riscontro significativi, manifesti consensi". Il comunicato di rivendicazione dell'attentato a Marco Biagi "sembra contenere una sorta di 'chiamata alle armi', con l'esplicito riconoscimento delle altre formazioni che avrebbero finora sostenuto la 'guerriglia urbana' e l'iniziativa br".
Anarchismo insurrezionalista. Si tratta di un'area antagonista "tornata a mostrare tutta la sua insidiosità nell'azione di piccoli gruppi, perlopiù privi di regole organizzative, protagonisti nel centro-nord di gesti di basso profilo ma di forte impatto contro simboli di varia natura". In questo contesto potrebbe collocarsi per i servizi l'attentato dinamitardo del 26 febbraio scorso in via Palermo, a due passi dal Viminale. Obiettivo e modus operandi "risultano in linea con la propaganda ostile del settore, specie dopo gli avvenimenti del vertice G8 di Genova, verso le strutture di contrasto e detenzione".
La minaccia fondamentalista. Allo stesso tempo l'Italia è sempre più possibile bersaglio del terrorismo internazionale di matrice islamica. E' "accresciuta - si legge nel documento - la possibilità che iniziative assunte dal nostro Paese, interpretate come 'persecutorie', lo facciano rientrare tra gli obiettivi a rischio". Tra i timori più forti quello legato all'uso di armi non tradizionali. "Le indicazioni finora emerse - sostengono i servizi - confermano l'interesse di al-Qaeda per azioni con l'impiego di agenti chimici e biologici ovvero con il ricorso ad ordigni tradizionali associati a sostanze radiologiche". L'organizzazione di Osama bin Laden, resta quindi pericolosa, nonostante la guerra al terrore" scatenata dagli americani: "Nonostante l'intervento militare in Afghanistan abbia inciso in modo significativo sul dispositivo logistico-operativo della formazione", al-Qaeda mantiene "inalterato un elevato potenziale offensivo, potendo tuttora contare sull'attivismo di dirigenti di spicco e su risorse finanziarie messe al riparo dall'azione di contrasto". Si teme poi che il ritorno di combattenti in Afghanistan nelle terre di ultima immigrazione favorisca il sorgere di nuovi centri fondamentalisti.
Gli obiettivi. Vengono elencati i bersagli più disparati: "Si iscrivono in tale contesto - prosegue la relazione - le molteplici segnalazioni su possibili attacchi riferiti ad una pluralità di obiettivi, con particolare riguardo ai vettori del trasporto aereo e marittimo, alle strutture economico-commerciali ed a luoghi dall'elevato valore simbolico, e di ambiti territoriali, Europa inclusa, e quelle relative all'arrivo ed al transito nel Continente di cellule terroristiche. Particolarmente esposti risultano, oltre alle forze internazionali presenti in Afghanistan - in relazione ai segnali sulla riorganizzazione della guerriglia - gli interessi occidentali, specie statunitensi, siti soprattutto nella regione del Golfo, nell'area asiatica e in talune nazioni africane".
La risposta dei Servizi. "La colonia integralista islamica in Italia - spiega il documento - risulta in frequente collegamento con strutture associative confessionali, specie del Nord"; è stata inoltre riscontrata una "intensificazione dell'attività di propaganda e proselitismo attraverso il circuito telematico", l'uso cioè della Rete, e un "incremento dei sentimenti antiisraeliani che potrebbe ispirare azioni di carattere offensivo". Di fronte a questa minaccia l'Intelligence italiana ha "intensificato il monitoraggio delle componenti integraliste, specie d'origine nordafricana, attive in Italia, da tempo evidenziatesi per i contatti con la sponda afgana ed i rapporti con omologhi nuclei individuati in altre nazioni europee". Per i Servizi nel nostro Paese ci sono "reti dormienti" e il "pericolo è legato alla possibilità che i circuiti clandestini offrano appoggio ad elementi operativi provenienti dall'estero". L'attività dei Servizi si è quindi concentrata sui canali di finanziamento del terrorismo internazionale ("Il traffico di armi e di droga o con settori del terziario illecito, specie del falso documentale, contigui ai circuiti migratori clandestini") e il "cyberterrorismo", cioè tutte quelle "iniziative volte a disarticolare strutture critiche informatizzate".19 agosto 2002 - I MAGISTRATI NEL MIRINO DEI LADRI
"Il Messaggero"
PRECEDENTI
Magistrati "nel mirino"
La notizia era di quelle che fanno clamore e fu diffusa il 23 luglio anche se risaliva a tre settimane prima il furto in casa del procuratore di Roma Salvatore Vecchione e del giudice che indagò sulla strage di Ustica, Rosario Priore. Di notte ignoti si erano introdotti nella palazzina dove i due magistrati abitano, in via Ignazio Guidi, dalle parti di piazza dei Navigatori e mentre i proprietari dormivano si erano impossessati di alcuni oggetti di valore.
E' il primo "precedente" di un'estate finora costellata di furti che hanno come vittime rappresentanti delle istituzioni o del mondo imprenditoriale, senza contare il furto subito il 20 luglio scorso dalla figlia del regista Mario Monicelli, nel suo appartamento al rione Monti.
E' sempre del mese di luglio, del 27, il blitz al quartiere Trieste, dove ignoti si introducono in uno stabile di via Ufente e arrampicandosi dal balcone e trovando aperta la porta finestra del bagno si introducono nell'appartamento al secondo piano in cui vivono il direttore generale della Protezione civile nonché capo del dipartimento dei Vigili del fuoco, Mario Morcone e la moglie, vice prefetto e capo della segreteria speciale del gabinetto del ministro dell'Interno.
I ladri si impossessano di carte di credito, telefoni cellulari e altri oggetti preziosi, dopo aver, sembra, narcotizzato la coppia con un spray per agire indisturbati. Alla fine si danno alla fuga senza essere notati. L'escalation di furti estivi costringe il prefetto di Roma Emilio Del Mese a chiedere in un vertice con i rappresentanti delle forze dell'ordine il rafforzamento delle misure di prevenzione. Ma passano solo pochi giorni, e il 5 agosto, un altro magistrato (anche se da poco in pensione) viene preso di mira: si tratta di Vincenzo Pandoldo, giudice di cassazione che mentre è in vacanza con la famiglia riceve la visita dei ladri nella sua abitazione di via Calalzo, nei pressi di via Cortina d'Ampezzo a Vigna Clara. E nelle ultime 48 ore: prima l'irruzione nell'appartamento del consigliere diplomatico del Presidente della Repubblica Ciampi sull'Appia Antica, poi nella notte tra venerdì e sabato il colpo quasi miliardario ai danni dell'imprenditore Gianfranco Marcelli.
G. M.19 agosto 2002 - MORTO ABU NIDAL ?
"Il Nuovo"
E' morto Abu Nidal, terrore degli anni Settanta
Specializzato in attentati terroristici contro israeliani e americani, Abu Nidal è stato trovato morto a Baghdad, ucciso da colpi d'arma da fuoco. Suicidio o omicidio?
TEL AVIV - Abu Nidal, il terrorista che tenne il mondo sospeso nell'incubo tra la fine degli anni Settanta, e metà degli Ottanta, ricercato "numero uno" dagli organismi internazionali, prima dell'avvento di Bin Laden, è morto a Baghdad, da solo.
A darne notizia per prima è stata la stampa israeliana, ma la voce è stata poi confermata da altre fonti tra le quali, anche se non in maniera ufficiale, quelle dalla stessa autorità nazionale palestinese.
Sabri el-Banna, 65 anni, vero nome di Abu Nidal, e il suo gruppo terroristico, "al-Fatah, consiglio rivoluzionario", si erano resi protagonisti di molti dei più sanguinosi attacchi compiuti contro obbiettivi israeliani e occidentali in genere, durante gli anni più duri del terrorismo di matrice palestinese.
Poi, negli anni Novanta, la sua organizzazione era rimasta in minoranza, nello scacchiere mediorientale, e i suoi metodi sanguinari abbandonati.
Di lui, tre anni fa circa, si diceva fosse malato di leucemia. Restano incerte le cause della morte. Secondo alcune fonti potrebbe addirittura essersi suicidato proprio a causa della malattia che ne minava il fisico.
Di fatto, sarebbe stato trovato esanime nel suo appartamento di Baghdad, con ferite da armi da fuoco. Secondo le prime ricostruzioni potrebbe essere morto ben tre giorni prima del ritrovamento.20 agosto 2002 - MORTE ABU NIDAL: DAI GIORNALI
"Il Nuovo"
"Abu Nidal si è suicidato"
Il regime iracheno: "Tramava contro Saddam e quando si è visto smascherato ha scelto di uccidersi". Un sito israeliano: "E' stato ucciso perché sapeva troppo". La soddisfazione degli Usa.
BAGHDAD - Continua a essere avvolta nel mistero la fine di Abu Nidal, il superterrorista responsabile della strage di Fiumicino del 1985 trovato morto ieri a Baghdad. Le autorità irachene hanno fornito una versione singolare: ha scelto di suicidarsi perché era stato smascherato un suo complotto anti Saddam. Secondo la versione ufficiale, Abu Nidal si sarebbe tolto la vita perché sarebbe stato scoperto un suo piano per effettuare azioni contro Saddam in combutta con il Kuwait. "Quando gli sono state mostrate le prove dei suoi piani eversivi ha scelto di suicidarsi" ha affermato una fonte del regime, che però non specifica chi sia stato a mostrargli le prove in questione, né in quali circostanze. Un'uscita di scena che, se non è stata provocata, è stata, a quanto si capisce, quantomeno incoraggiata.
Il dirigente iracheno ha aggiunto che Nidal era entrato in Iraq clandestinamente alcuni mesi fa: scoperto, era stato posto immediatamente agli arresti domiciliari.
Il suicidio è stato confermato da Tareq Aziz, vice premier iracheno. La notizia è stata accolta con soddisfazione dlala Casa Bianca. "Era uno dei più spregevoli e codardi terroristi del mondo" ha detto Ari Fleischer, portavoce del presidente americano Bush "Era responsabile dell'assassinio di almeno 900 persone in 20 paesi diversi. Non ci mancherà". Per gli Usa, "il fatto che l'Iraq abbia dato rifugio sicuro a Abu Nidal dimostra la complicità del regime iracheno nel terrore globale".
Non tutti però sono convinti della versione fornita da Baghdad. Secondo un sito israeliano, Abu Nidal sarebbe stato in realtà assassinato dai servizi iracheni per i segreti in suo possesso che avrebbero provato gli intrecci pericolosi fra il regime iracheno e Al Qaeda.
Ma il mistero si è infittito ulteriormente in serata, quando un portavoce del Fath-Cr, il gruppo fondato da Abu Nidal, ha affermato che il leader è vivo, e che le notizie sulla sua morte sono menzogne dei servizi nemici. E il giallo continua."Il Messaggero"
IL PERSONAGGIO
La "primula rossa del terrore" che insanguinò Fiumicino
L'attacco e la strage allo scalo di Roma dovevano servire a sequestrare un aereo di linea per lanciarlo contro Tel Aviv
di MARCELLA EMILIANI
Con la morte a Baghdad di Abu Nidal, al secolo Sabri Khalil el Banna, se ne va uno degli ultimi terroristi fossili, in quanto imprendibili, che hanno funestato l'umana convivenza negli anni '70 e '80. Sulla coscienza aveva almeno 300 morti e 600 feriti, frutto di attentati in 20 paesi del mondo, attraverso la sua organizzazione: Fatah-Consiglio rivoluzionario. Ai tempi, veniva chiamato dai giornali occidentali "la primula rossa del terrore", e se proprio lo si voleva paragonare a qualcuno si scomodava un altro assassino di chiara fama, Carlos lo Sciacallo, che la Francia è riuscita a trascinare in tribunale solo nel '97, dopo averlo letteralmente comprato dal Sudan dove si era rifugiato. Noi italiani Abu Nidal lo abbiamo condannato all'ergastolo in contumacia nel 1988 per la strage all'aeroporto di Fiumicino del 27 dicembre del 1985 che fece 16 morti, ma le mani su di lui non siamo mai riusciti a metterle, come nessun altro paese del resto, e questo qualcosa vorrà pur dire. Il motto di Abu Nidal era: "Abbiamo un'ideologia, non siamo mercenari", ma il peggior sospetto su di lui era proprio che fosse al soldo delle più ciniche strategie del terrore orchestrate dai paesi arabi negli anni della guerra fredda in Medio Oriente. La sua stella infatti cominciò a declinare proprio a partire dall'inizio degli anni '90, quando con la dissoluzione dell'Urss, diversi paesi arabi che col terrorismo ci avevano "giocato" parecchio arrivarono a più miti consigli. Tra i suoi grandi padrini c'era la Siria di Hafez el Assad che nel '91 - fiutata l'aria che tirava - si fece perdonare gli anni degli attentati in mezza Europa intruppandosi nella grande alleanza messa in piedi da Bush-padre contro Saddam Hussein: e fu la Guerra del Golfo. L'altro sponsor, la Libia di Gheddafi, venne "convinta" a sloggiare la sede dell'organizzazione di Abu Nidal dopo che nel '92 l'Onu le impose pesanti sanzioni per l'esplosione del volo Pan Am 103 su Lockerbie. In pista, tra "i cattivi", restava solo l'Iraq, che infatti l'ha ospitato fino all'ultimo. E con Abu Nidal non è esagerato dire che se ne va anche la memoria storica delle peggiori trame della politica mediorientale degli ultimi decenni, trame molto laiche, che nulla avevano a che vedere col terrorismo di marca fondamentalista che imperversa oggi.
Come era nato un terrorista di tal fatta? Sempre ammesso e non concesso che un'ideologia ce l'avesse, aveva rotto con Arafat nel lontano 1973 quando l'Olp cominciò a prendere in considerazione l'idea di accettare uno Stato palestinese nella sola Cisgiordania invece che sull'intero territorio della Palestina storica. Per Abu Nidal questo era un tradimento e per riaffermare la necessità di condurre una guerra all'ultimo sangue contro Israele cominciò a far attentati in Europa, Asia, Africa, meno che in Israele, tant'è che Arafat è sempre convinto che lui fosse al soldo del Mossad. Certamente la sua organizzazione Fatah-Consiglio rivoluzionario colpì anche obiettivi ebrei ed israeliani (con gli attentati alla sinagoga Neve Shalom di Istambul dell'86 - 22 morti - o il ferimento grave nel giugno '82 dell'ambasciatore israeliano a Londra che fornì "il pretesto" ufficiale a Israele per invadere il Libano lo stesso anno). Ma sotto il fuoco di Abu Nidal, oltre alle decine di civili innocenti in 3 continenti, finirono diplomatici e cittadini giordani, egiziani, sauditi, kuwaitiani e soprattutto fior di politici palestinesi quali Issam Sartawi e Salah Khalaf meglio noto come Abu Iyad, braccio destro di Arafat a Tunisi. Ora che è morto, quale eredità lascia Abu Nidal? Per le lotte torbide e fratricide non c'è bisogno di maestri a nessuna latitudine, ma come non ricordare che il primo a progettare di scagliare un aereo dirottato su una città fu proprio lui? La città doveva essere Tel Aviv e la strage all'aeroporto di Fiumicino doveva servire proprio a impadronirsi di un aereo della El Al.20 agosto 2002 - UN LEGAME TRA G8 E ILARIA ALPI ?
da "Indymedia"
Chi e' il *famoso* Tenente Colonnello dei carabinieri che era in P.zza Alimonda?
by Franti Tuesday August 20, 2002 at 12:13 AM
Laddove si fanno nomi e cognomi.
Abbozzo di un curriculum vitae e alcune curiose coincidenze che legano il caso di Carlo Giuliani a quello di Ilaria Alpi (e ad altri "misteri" insoluti).
La sindrome Somala.
Ce n'è anche per i periti.
PROVE ZERO, COINCIDENZE MOLTE.
Il giorno mercoledì 5 settembre 2001 si svolgeva, presso la commissione di indagine conoscitiva del parlamento sui fatti di Genova, l'audizione del dottor Adriano Lauro, vicequestore aggiunto presso la questura di Roma, e del dottor Maurizio Fiorillo, vicequestore aggiunto presso la questura di Napoli.
In questa audizione vengono ricostruiti i fatti, dal punto di vista dei funzionari in questione, che portano alla morte di Carlo Giuliani. Ad un certo punto si legge:
ADRIANO LAURO, Vicequestore aggiunto presso la questura di Roma. Ero responsabile di un centinaio di carabinieri. Quando erano circa le 16,30 stavamo facendo ritorno ai mezzi lasciati in prossimità della Fiera; avevamo riunito il gruppo dei carabinieri: era giunto sul posto un tenente colonnello che, preposto al loro comando, coordinava le varie squadre. Aveva fatto un appello, perché il personale era abbastanza esausto.
E poco dopo:
Ho saputo dopo, poiché prima lo ignoravo, che quelle due famose camionette erano una del capitano, mio diretto interlocutore nel comando dei carabinieri, e l'altra del famoso tenente colonnello citato prima, che era il coordinatore.
LUCIANO VIOLANTE. Il tenente colonnello era sulla macchina?
ADRIANO LAURO, Vicequestore aggiunto presso la questura di Roma. Sì, era sulla macchina quando se ne è andato. Il capitano stava con me, era il responsabile diretto di quel gruppo, mentre il tenente colonnello coordinava, immagino, più gruppi e quindi andava a verificare.
LUCIANO VIOLANTE. Il colonnello, quindi, era sulla macchina che poi si è allontanata, mentre quella rimasta era senza ufficiale?
ADRIANO LAURO, Vicequestore aggiunto presso la questura di Roma. No, tutte e due le macchine se ne sono andate; viaggiavano insieme.
PRESIDENTE. Il tenente colonnello è andato via su una delle due?
ADRIANO LAURO, Vicequestore aggiunto presso la questura di Roma. Sì, su una delle due, nel momento in cui noi abbiamo detto che ci saremmo diretti verso i mezzi. Successivamente, quando abbiamo avvistato il gruppo di manifestanti e c'è stato lo scontro, loro probabilmente sono arretrati. La sera ho visto delle immagini, delle due camionette che arretravano velocemente e si posizionavano dietro di noi. A quel punto, il tenente colonnello Truglio mi ha detto di essere sceso a piedi, lasciando le due camionette, e di essersi avvicinato al gruppo con i carabinieri. Quando c'è stato l'arretramento credo che lui non vi fosse più (almeno così il tenente colonnello mi ha riferito)...
Vediamo un po', allora, chi e' questo famoso Tenente Colonnello Truglio.
Non e' uno che lascia molte tracce, a dire il vero. Nel web c'e' poco o nulla... sappiamo che nel '98 dirige il GOC (gruppo operativo carabinieri) in Calabria e in tale veste e' sentito dalla commissione antimafia.
Qualcosa in più si trova negli archivi dell'ANSA:
MO: OSSERVATORI, A HEBRON PER PRIMI CONTATTI / ANNUNCIATO
(DELL'INVIATO DELL'ANSA LUIGI SANDRI) - PUNTO 6 C -
(ANSA) - HEBRON (CISGIORDANIA), 11 APR 1994-
La delegazione italiana - accompagnata dal console generale a Gerusalemme, Damiano Spinola - era composta dal ministro Gianfranco Varvesi, capo della Unita' tecnica della cooperazione alla Farnesina, dal ministro Giorgio Baroncelli, vicecapo del servizio del Contenzioso diplomatico, e da due alti ufficiali dell'Arma dei carabinieri, il colonnello Pietro Pistolese ed il maggiore Giovanni Truglio.....
Dunque nell'aprile del '94 il nostro è maggiore (fresco di nomina, pare) e si trova in Palestina. Ma c'è un altro lancio dell'ANSA che e' decisamente più interessante:
SOMALIA: TORTURE; UN SECONDO DIARIO ALL'ESAME DI INTELISANO
(ANSA) - ROMA, 30 agosto 2002 1997 - Oltre al memoriale del maresciallo del Tuscania, Francesco Aloi, il procuratore militare di Roma, che indaga sul comportamento dei soldati intaliani in Somalia, ha ricevuto un secondo diario. Negli ambienti della Procura militare ci si limita a confermare la notizia senza tuttavia entrare nel merito del contenuto di questo nuovo memoriale che, comunque, riferirebbe di atti di violenza di cui si sarebbero resi responsabili militari del contingente Ibis. Nei giorni scorsi - si è appreso dallo stesso Intelisano - il procuratore militare ha avviato una serie di interrogatori in riferimento alle accuse sollevate dal maresciallo Aloi: "Ad oggi - ha assicurato il procuratore Intelisano all'Ansa - non ci sono nomi di ufficiali iscritti sul registro degli indagati". Si vedrà la prossima settimana, quando Intelisano riprenderà gli interrogatori, sempre alla luce del memoriale di Aloi.
Il quotidiano l'Unità, pubblica oggi i nomi di dieci ufficiali che sarebbero contenuti nel memoriale di Aloi come "autori o persone informate delle violenze perpetrate contro la popolazione somala". Si tratterebbe dei colonnelli Roberto Martinelli, Antonino Giampietro e Augusto Staccioli, dei tenenti colonnello Marco Bertolini e Angelo Passafiume, del capitano Giovanni Truglio, dei tenenti Francesco Marra e Claudio Cappello dei colonnelli Michele Tunzi e Leonardo Leso.
Per quanto riguarda il col. Martinelli, della Folgore (all'epoca dei fatti ha comandato il raggruppamento Charlie di stanza a Jalalassi e quello Alfa a Balad), L'Unità scrive che nel diario Aloi sostiene che l'ufficiale "fu pescato con un quantitativo di droga leggera" e che il caso "fece scalpore" ma che il colonnello dichiarò di averla sequestrata. Il colonnello Giampietro, sempre della Folgore (comandò il raggruppamento Alfa), nel memoriale di Aloi viene indicato come "un ufficiale che certamente sapeva di violenze e torture" così come pure del colonnello Staccioli (numero due dopo il generale Loi) del quale Aloi scrive "di una sua totale conoscenza degli abusi ai danni della popolazione somala".
Per quanto riguarda poi il capitano Truglio (comandante del distaccamento dei Cc) Aloi sostiene che "a lui più che ad altri si sarebbe rivolto per indicare fatti e nomi": denunce che - secondo Aloi - rimasero "lettera morta". Dei due tenenti Marra e Cappello, oggi capitani, (comandavano rispettivamente il plotone Cc dell'ambasciata e il plotone Cc del porto) Aloi scrive che avevano "saputo degli abusi" e di averne anche loro "commessi alcuni".
Del colonnello Tunzi (che non fu in Somalia nel tempo della permanenza del maresciallo Aloi) Aloi scrive che comando' il distaccamento del Tuscania durante il periodo in cui rimasero uccisi Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Aloi si chiede, nel memoriale, perché non fu ordinato ai Cc di andare sul posto del duplice delitto. Infine del colonnello Leso, oggi comandante del Tuscania, il maresciallo scrive - secondo quanto riporta L'Unità - che "non poteva non sapere degli abusi dato che era costantemente informato dal comandante del distaccamento dei carabinieri.
(ANSA). 30-agosto 2002-97 17:04
Bene, bene, bene. Evidentemente questo ultimo lancio dell'ANSA riporta il grado che Truglio ricopriva all'epoca dei fatti somali, visto che il lancio precedente riporta il grado di maggiore ricoperto in Palestina.
Forse non tutti se ne ricordano, ma la spedizione RESTORE HOPE fu la prima "guerra umanitaria", o meglio, la prima volta che argomenti umanitari vennero spesi per giustificare una guerra.
Il contingente italiano che operò in Somalia si macchiò di crimini contro la popolazione civile che furono ampiamente documentati. Panorama in particolare pubblicò alcune foto sconvolgenti
http://www22.mondadori.com/panorama/archivio/26_03_1999/area_2/1633_1.html.
Il caso fu seguito da tutta la stampa (si distinse, tra gli altri, Famiglia Cristiana!) (cfr http://www.ilariaalpi.it/article.php?sid=40) in cui descrive l'andazzo che c'era nel contingente italiano.
Consiglio a tutti la lettura di questo articolo di Famiglia Cristiana, anche perché vi ritroviamo due dei protagonisti di P.zza Alimonda: Il Ten. Col. Truglio (all'epoca Capitano che comandava il distaccamento dei CC in Somalia) e il Cap. Cappello (all'epoca tenente che comandava il plotone dei CC al porto).
Riportiamo dall'articolo in questione:
Alcune donne, forse non fidandosi del comandante dei Carabinieri del Porto Vecchio(il ten. Cappello, ndr), nell'immediata vicinanza del quale si vocifera avvengano parte delle violenze, si presentano all'ex ambasciata chiedendo della polizia militare. Il carabiniere di servizio alla porta, ignaro, le accompagna nel mio ufficio dove queste, terrorizzate e munite a volte di referto medico, manifestano a volte la volontà di denunciare stupri e abusi nei confronti loro e di minori da parte di militari italiani. Io informo del fatto il comandante del distaccamento dei carabinieri preposto all'MP che si identifica nel capitano ...(Famiglia Cristiana non lo scrive ma si tratta del nostro "eroe", ndr), il quale manda puntualmente il tenente ...(il ten. Cappello, ndr) che, presa la denunciante per i capelli, dopo averla trascinata fuori, la malmena".
Entrambi li ritroviamo in P.zza Alimonda, per Truglio vedi sopra, per Cappello vedi
http://www.repubblica.it/online/politica/gottoventidue/carabiniere/carabiniere.html
dove si dice "...Franz (il PM titolare dell'inchiesta. NDR) ha sentito anche il capitano Cappello ed un sottotenente che gestiva rispettivamente la Compagnia ed il plotone in cui era inquadrato Placanica."
Mi pare interessante, no? Hanno fatto carriera insieme. Hanno fatto "esperienza" assieme. Ne hanno viste "di tutti i colori" assieme, come si dice. Le due jeep defender in P.zza Alimonda erano assegnate a loro... ma loro non sappiamo dov'erano. Certamente non distanti dai fatti. Forse addirittura erano molto vicini.
Torniamo per un momento in Somalia, lasciando la parola al maresciallo Aloi: "Mentre sto facendo la doccia al campo degli incursori sento parlare anonimamente e a un certo punto una voce dice testualmente: "Non basterà tutta la popolazione somala a pagare la morte di Stefano. Sarà un semplice controllo demografico della popolazione. Queste m... devono morire tutte". (...) Vedo uscire in gran fretta un blindato 6616 degli incursori. Incuriosito lo seguo a distanza e con mio grande stupore percorrendo le strade affollate di somali vedo tra la gente persone che si accasciano al suolo tra lo stupore di tutti. Perplesso cerco di capire e a un certo punto noto le canne dei fucili spuntare dalle feritoie della blindo. Sparano con fucili silenziati o cartucce subsoniche".
Ancora più interessante. Non significa nulla, ovviamente, ma ci dice che l'uso di armi silenziate con pallottole subsoniche non e' una cosa da agenti segreti, ma pratica che in Somalia si è usata.... forse anche in altri posti...sarebbe interessante sapere che armi sono e che calibro hanno. Pura curiosita'.
Verrebbe da chiederlo al Ten Col Truglio, visto che all'epoca comandava la polizia militare, lui lo saprà di sicuro, ma non siamo in confidenza...
Ma tornando ancora al Maresciallo Aloi e alle sue dichiarazioni :
http://www.ilariaalpi.it/article.php?sid=34
"Trasmettevo per competenza le denunce di violenza sessuale (io ero addetto ad altre mansioni), ma dei miei rapporti non c'è traccia", afferma Aloi. "Ad alcuni episodi di violenza ho assistito. Non si trattava di prostitute, erano per lo più donne che lavoravano al campo e che subivano il ricatto di accondiscendere o essere cacciate. In ogni campo degli italiani c'era l'"angolo dello stupro", un luogo dove avvenivano le violenze. Ilaria Alpi sapeva: una sera mi ha portato a vedere un episodio di stupro. Lei ha scattato anche delle foto con una piccola macchina fotografica che avevamo comprato insieme (una piccola macchina fotografica risulta fra gli oggetti scomparsi dal bagaglio della giornalista, ndr)". Le esecuzioni sommarie: "L'episodio dei 17 buttati a mare è solo uno di quelli a conoscenza dei magistrati. E non c'è solo la mia testimonianza". Il checkpoint Pasta: "Il giorno precedente la battaglia fu violentata e uccisa una donna del clan di Aidid. Molti lo sapevano. Avevamo paura. Ma i nostri comandanti non potevano spiegare le ragioni per cui era inopportuno quel giorno compiere il rastrellamento".
Su Ilaria Alpi si è scritto molto e anche sulle ragioni della sua esecuzione
http://www.ilariaalpi.it/article.php?sid=48 ,
se siete interessati nel weblog http://www.ilariaalpi.it troverete molto materiale.
Ilaria Alpi e il maresciallo Aloi si conoscevano, circolava tra le varie ipotesi sulla morte di Ilaria anche quella che fosse stato un tentativo di bloccare una possibile denuncia pubblica dell'operato dei nostri militari.
I genitori di Ilaria affermano in merito che:
http://www.ilariaalpi.it/article.php?sid=31
"Subito c'è stato da parte nostra un rifiuto. Ci terrorizzava l'idea che Ilaria e Miran avessero pagato per le colpe dei nostri connazionali. Era una terza ipotesi, incredibile, dopo le prime due: la mala cooperazione e il traffico di armi su cui Ilaria stava facendo un'inchiesta, e un agguato degli integralisti islamici. Ma questa terza ipotesi-bomba, che Ilaria sia stata uccisa perché si apprestava a rivelare atti di violenza compiuti dai soldati italiani su uomini e donne somali, ci è apparsa meno incredibile quando abbiamo avuto due riscontri. Ilaria è stata a Mogadiscio sette volte, abbiamo controllato le date, e per 40 giorni la sua presenza ha coinciso con quella del maresciallo Aloi.
Quindi l'ha conosciuto, perché lei conosceva tutti quelli del contingente. Il secondo riscontro sta in due foto che riprendono Ilaria mentre scatta fotografie con la sua piccola automatica, scomparsa anche quella, come tanti altri oggetti e carte che le appartenevano. Ti vengono i cattivi pensieri, forse ha fotografato cose che non doveva vedere e che coinvolgevano soldati italiani. Le rivelazioni di Aloi ci hanno messo in testa un tarlo: se fossero vere spiegherebbero molti comportamenti. Adesso fanno di tutto per denigrare Aloi, eppure è un maresciallo dei Carabinieri, figlio di un maresciallo dei Carabinieri e con altri due fratelli arruolati nell'Arma".
L'inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi è la classica indagine italiana: depistaggi, prove scomparse, perizie dubbie
http://www.ilariaalpi.it/article.php?sid=71
C'è un particolare che mi ha colpito: anche nel caso di Ilaria Alpi c'è un balletto di perizie, come nel caso di Carlo Giuliani
http://www.ansa.it/speciali/specialbuilder/20020626142232264587.html
25 GIUGNO 1996 - per la seconda perizia balistica il colpo contro Alpi fu sparato a bruciapelo da una certa distanza. Alla stessa conclusione arriva la terza perizia il 18 novembre 1997. Per i periti si trattò di un'esecuzione.
Ed ecco che ad un certo punto arriva... indovinate chi?
http://www.tempi.it/archivio/articolo.php3?art=1058
14 Luglio 1999 Nuove rivelazioni sul caso Alpi. Secondo le nuove perizie condotte da Pietro Benedetti e Carlo Torre e presentate al processo contro il somalo Omar Hashi Hassan, la giornalista italiana Ilaria Alpi, assassinata a Mogadiscio il 20 marzo 1994, non sarebbe stata uccisa da un colpo di pistola sparato a bruciapelo, bensì sarebbe stata colpita da distanza "non breve". Le nuove perizie, perciò, smentirebbero l'ipotesi dell'"esecuzione" compiuta con un colpo alla testa.
Carlo Torre! Il perito che scopre che l'estintore ha deviato il colpo di Placanica, anzi no, e' stata una pietra! Anzi a guardare bene sulla chiesa di fronte c'è un buco! Anzi ora prende il passamontagna, lo agita, e voilà! ecco che cade un frammento di proiettile!
Il mago Forrest dei periti (ma quante ne sa!).
Scopriamo così che Carlo Torre si è già occupato di altre clamorose vicende di cronaca giudiziaria dal caso Ilaria Alpi a quelli di Marta Russo e della contessa Agusta. E nel caso della contessa Agusta (e del tesoro di Craxi, quindi, almeno quello che ne resta) si trova a stretto contatto di gomito sapete con chi?
Ma con Marcello Canale, il direttore dell'istituto di medicina penale di genova, quello che fa l'autopsia a Carlo e afferma che era morto, mortissimo un nanosecondo dopo che un proiettile da 9 mm aveva prodotto un foro da 8mm in entrata e addirittura più piccolo in uscita... ma accidenti dov'è il proiettile che ce l'avevo qui un minuto fa? Sparito? vabbè, pazienza. L'importante è che sia chiaro che Carlo era morto stecchito e che NESSUN ALTRO carabiniere sia coinvolto.
C'è poco da fare il mondo è piccolo, e quello dei periti pare minuscolo.
Il mondo dei "misteri" giudiziari è invece un universo in espansione.
Chiudo il cerchio dicendo che il povero Aloi ne passa di tutti i colori
http://www22.mondadori.com/Panorama/mag/news/news4997/italia/italia_ol.shtml
e che la verità sulla morte di Ilaria Alpi è molto lontana, anche grazie, sospetto, al lavoro di qualcuna delle persone nominate sopra.
Il caso di Ilaria Alpi: il Capo del SISDE non svelerà i nomi dei mandanti. La fonte, considerata attendibile dal Servizio segreto civile, ha indicato con nomi e cognomi i mandanti dell'omicidio della giornalista del Tg3, Ilaria Alpi, e dell'operatore Miran Hrovatin, assassinati a Mogadiscio il 20 marzo 1994. Ma ieri, nel nuovo processo davanti alla Corte d'Assise di Roma, il direttore del SISDE, Mario Mori, ha detto di non poterne rivelare l'identità "per motivi di sicurezza".
http://www.lumsanews.it/rassegna%20stampa%5Crassegna%204%20giugno.htm
Ognuno tiri le conclusioni che crede.24 agosto 2002 - NEL 1962 A BARI PROVE DI "STRATEGIA DELLA TENSIONE" ?
"La Repubblica"
Prove di strategia della tensione contro il governo Moro
Agosto '63, i giorni della rivolta Bari scoprì la guerriglia urbana
BEPPE LOPEZ
Prime prove di strategia della tensione? Frutto dell'autoritarismo e del nervosismo di una polizia che non era ancora uscita dagli anni Cinquanta? Torbido tentativo di inquinare le acque della politica, nella città di Moro, mentre il centrosinistra muoveva i primi passi? Infiltrazione di provocatori fascisti? Semplice atto di disperazione e di immaturità democratica dei lavoratori? Una cosa è certa: esattamente quarant'anni fa, nell'agosto 1962, in particolare venerdì 24 e sabato 25, la polizia caricò violentemente gli edili che protestavano sotto la sede dell'Associazione Industriali ma i manifestanti, quella volta, non scapparono. Risposero agli idranti, ai manganelli, ai gas lacrimogeni e alle autoblindo, con le pietre. Uno scontro brutale, sorto per cause e volontà tuttora misteriose, che coinvolse tutta la città e in particolare Bari vecchia. Il popolo si schierò con i lavoratori. Un momento divenuto epico della storia civile cittadina, uno dei suoi momenti più alti - non a caso collegato alla polpa affaristica dello sviluppo edilizio - ma anche una pagina significativa della storia politica italiana e alla svolta morotea di apertura a sinistra e di democratizzazione della vita nazionale.
giovedì 23 agosto 1962
Sembra un giorno come un altro a Bari. E difatti scorre pressocchè tranquillo. È cominciato lo sciopero provinciale dei 18mila lavoratori edili. In città i "fabbricatori" sono quattromila, di cui mille iscritti al sindacato e guadagnano duemila lire al giorno (solo di affitto pagano per un basso di Bari vecchia senza finestra, senz'acqua e senza fognatura fra le 10 e le 15 mila al mese e per una paio di camere nel quartiere murattiano 20mila, a meno che non si arrangino in qualche baracca abusiva della periferia). Durante il corteo - come fa una loro delegazione col Prefetto, che "si adopererà per convocare le parti" - gli operai ribadiscono le proprie richieste: un superminimo di 500 lire al giorno, il pagamento dei tre giorni iniziali del periodo di malattia o di infortunio, la riduzione di tre ore settimanali dell'orario di lavoro, e il rispetto integrale del contratto nazionale. È da almeno un decennio che a Bari non si assiste a lotte di massa. Per la sinistra, siamo ad una svolta delle lotte operaie nel Sud. A Matera, dopo una "durissima lotta vittoriosa", i braccianti hanno strappato aumenti del 45%. Si sa che gli industriali edili, capitanati dall'ingegner Francesco Brunetti, non intendono accogliere queste rivendicazioni. Anzi, su quelle basi, rifiutano semplicemente di trattare. Si prefigura dunque un muro contro muro, ma niente fa presagire ciò che sta per succedere. Anche perché siamo nella città di Aldo Moro, colui che sei mesi fa è riuscito ad imporre a tutta la Dc, ai moderati e ai reazionari la "rivoluzione" del centrosinistra, e cioè l'apertura verso i socialisti e i temi, le richieste e le riforme proprie della sinistra politica e sindacale. E che ovviamente ha tutto l'interesse a risparmiare a Bari e a se stesso comportamenti di chiusura e ostilità autoritaria verso il mondo del lavoro. Ma non tutti la pensano come Moro. L'alfiere della pacificazione con la sinistra ha nemici sia a Roma, nel suo stesso partito, sia a Bari. Si calcola che a Bari siano stati costruiti, negli ultimi dieci anni, 4.500 nuovi palazzi, per un totale di 120mila vani (30mila nel solo 1961). Un boom edilizio senza regole e senza piano regolatore per una città ormai di 320 mila abitanti. Il primo governo nazionale di centrosinistra è nato il 22 febbraio, dopo il congresso democristiano di Napoli, dominato dallo statista pugliese.
Venerdì 24 agosto
Solo fra sette anni, con la strage di Piazza Fontana, l'Italia democratica perderà definitivamente la propria innocenza. Bari democratica e popolare, nel suo piccolo, è destinata a perderla questo venerdì. Nel suo "Calendario storico della città", Alfredo Giovine annota per il 1962 ancora avvenimenti preistorici: "tosare" le matricole non è ancora reato, in febbraio la gallina Bianchina fa un uovo alto dieci centimetri, il consiglio comunale approva il disegno di legge per il risanamento della città vecchia, 104 candeline per la "nonna di Bari" Antonia Massarelli, il 20 agosto arriva in Questura la prima donna poliziotto...
Si intuisce presto, sin dalla mattina di questo secondo giorno di sciopero, che le cose sono destinate ad inasprirsi. Sulla Gazzetta (da cinque mesi diretta da Oronzo Valentini), Brunetti ribadisce con brutalità la linea degli industriali edili: nessuna trattativa. I dirigenti sindacali, che speravano sinceramente di poter arrivare ad una soluzione pacifica della vertenza - grazie anche al nuovo clima politico e al "vantaggio" di operare nella città di Moro - cominciano a temere uno scontro duro e lungo. Ma non prevedono particolari durezze da parte delle forze dell'ordine, né tanto meno l'insorgere di gravi questioni di ordine pubblico. I lavoratori presidiano la sede dell'Associazione Industriali, in corso Vittorio Emanuele, all'angolo con via Melo. Protestano animatamente, gridano, lanciano improperi contro Brunetti e i suoi colleghi. La polizia vigila. Ma alle 10,30 improvvisamente la situazione degenera. Da una parte si darà la colpa ai "teppisti" intrufolatisi fra i manifestanti, dall'altra si parlerà di un comportamento irresponsabile se non cinicamente premeditato da parte del comando di polizia. Non mancheranno nemmeno accenni a "provocatori" professionisti (come peraltro ne conoscerà poi a decine, a centinaia la storia italiana della "strategia della tensione") e all'azione di qualche squadrista neofascista mimetizzatosi fra gli operai.
Fatto sta che la polizia carica i manifestanti, cercando di disperderli. Dalle prime resistenze all'uso degli idranti e poi dei candelotti lacrimogeni il passo è breve. Ma quello che di nuovo avviene, improvvisamente, è che questa volta la gente non si limita a scappare. Qualcuno comincia a rispondere, disselciando la strada e colpendo a sua volta i poliziotti e i carabinieri. Che a loro volta reagiscono, dando vita a veri e propri caroselli con le autoblindo. "Mentre alcuni provocatori cercavano di inasprire gli animi", riferirà il cronista dell'Unità, "i dirigenti sindacali si prodigavano con ogni mezzo per non far degenerare la situazione. Si sono anche sentiti degli spari ma poi la polizia ha smentito di aver fatto uso delle armi da fuoco". La guerriglia è violenta ma dura non più di un'ora e mezza. Verso le 12, gli scontri sembrano terminati. Gli scioperanti raggiungono la Prefettura, protestando contro l'operato della polizia, "unica responsabile degli incidenti". Una loro delegazione viene ricevuta dal Prefetto. A conferma delle loro tesi, fanno notare come lo sciopero si stia svolgendo pacificamente nel resto della provincia.
Sabato 25 agosto
Terzo giorno di sciopero. Manifestanti e forze dell'ordine ricominciano a fronteggiarsi sotto la sede degli industriali. Gli animi sono accesi. Si sa che presso l'Ufficio del Lavoro sono iniziate, su pressione del Prefetto, le trattative fra le parti, ma le posizioni continuano ad essere distanti. Tutta la zona attorno al "grattacielo" della Motta brulica di persone: i lavoratori edili baresi, molti loro colleghi giunti dalla provincia dopo gli scontri di ieri, curiosi, passanti, il solito viavai fra Bari vecchia e Bari nuova... Ad un certo punto l'assembramento pare eccessivo alla polizia o avviene qualche altra cosa che sfugge ai presenti. Certo è che alle 12,20 scatta l'ordine di sgomberare immediatamente la strada. Un po' per la resistenza degli scioperanti, un po' per l'oggettiva difficoltà di ottemperare a quell'ordine, un po' per l'eccesso di determinazione usata dai poliziotti, la scena si trasforma di nuovo in un brutale "carosello". Camionette di corsa, cariche, gente che scappa da tutte le parti, ma anche gruppi di lavoratori che rispondono a colpi di pietra, manifestanti ma anche semplici passanti e ragazzi presi a manganellate. Vengono coinvolte negli scontri, per curiosità o direttamente e sbrigativamente dai poliziotti, persone estranee alla manifestazione. Borghesi indignati, avvocati che gridano contro le prepotenze della polizia, donne del popolo che invitano i giovani a fare vedere che "siete uomini!". I rastrellamenti della polizia si allargano alle viuzze di Bari vecchia, fra le quali hanno cercato riparo i manifestanti e dove comunque abitano numerosissimi lavoratori edili. Una mamma di famiglia prende dal fornello l'acqua bollente per la pasta e la getta su un poliziotto in maschera antigas che è entrato nel vicolo. Facendosi largo con i candelotti lacrimogeni, le camionette girano a tutta velocità, i poliziotti procedono a manganellature, strapazzature e fermi indiscriminati. Questa volta è vera guerriglia urbana. A fine serata - le trattative fra sindacati e industriali ormai sono interrotte (se ne parlerà lunedì a livello nazionale) - le segreterie politiche dei tre partiti al governo, Dc-Psdi-Pri, condannano le violenze attribuendole ai manifestanti (e vagamente ad un insidioso tentativo di sabotare, nella città di Moro, la politica di centro-sinistra). Di tutt'altro avviso il Pci: gli incidenti non sarebbero avvenuti "se i dirigenti delle forze di polizia avessero agito con maggiore senso di responsabilità e se pertanto gli agenti non fossero stati scagliati per ore intere e senza alcuna ragione in una vera e propria caccia all'uomo".
La rivolta degli edili baresi campeggia sulle prime pagine dei giornali, rubando spazio alle conseguenze del recente terremoto in Irpinia e alla notizia del bombardamento dell'Avana da parte di motovedette di "nazionalità sconosciuta" (il 1962 è l'anno della crisi di Cuba). L'Unità titola in prima pagina: "Caccia all'uomo nelle vie di Bari". In un editoriale, l'organo del Pci ammonisce il governo: non può pretendere di essere credibile nell'"apertura" se poi si usa i "metodi adottati nella città dell'on. Moro". Gli inviati scoprono la casbah dalla quale venerdì e sabato sono usciti a frotte donne, ragazzi e bambini, un po' perché costretti dai gas lacrimogeni ad abbandonare bassi e corti, un po' per dare man forte a mariti, figli e fratelli in lotta. A Bari vecchia vivono 30mila persone, ammassate in pochi e piccoli vani senza luce e senza servizi. Nelle carceri di Bari e della provincia sarebbero rinchiuse ancora 200 persone, compresi ragazzini di 13-15 anni e giovani che non hanno niente a che fare né col mondo degli edili né con la loro protesta.
Lunedì 27 agosto
La rivolta di Bari è ancora argomento di prima pagina, insieme agli aerei Usa che volano su Cuba, ai trecento minatori in sciopero arrestati nelle Asturie e alla crisi algerina (il 5 luglio, dopo 16 anni di guerra, l'Algeria si è resa indipendente dalla Francia). È il primo dei nuovi tre giorni di sciopero degli edili. Partecipazione totale in tutta la provincia, chiusi tutti i 400 cantieri della città, polizia rimasta in Questura e in Prefettura: nessun incidente. Intanto, circa un centinaio dei 220 arrestati sono stati rilasciati. La lettura politica nazionale più credibile di quegli avvenimenti arriva da un moderato. Oscar Mammì, sostenendo sulla "Voce Repubblicana" del 28 agosto che proprio i fatti di Bari dimostrano "l'utilità se non la necessità di una sempre più stretta consultazione e collaborazione sindacale tra i partiti impegnati nella politica di centro-sinistra", ne fa risalire le cause sia alle "zone d'ombra della nostra vita sociale", sulle quali la nuova politica intende intervenire con trasparenza e decisione, sia allo "scarso livello di maturità democratica, che è qualche volta dei lavoratori, sempre dei ceti padronali, chiusi nei propri egoismi, e, per di più, oggi interessati a intorpidare la situazione politica". Ecco quello che si voleva fare, non a caso nella città di Moro: "intorpidare la situazione politica".4 settembre 2002 - LIBRO SU UCCISIONE ILARIA ALPI
"Famiglia Cristiana"
MISTERI D'ITALIA
NUOVE PISTE DALLE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DEPOSITATA A ROMA IN LUGLIO
IL CASO ALPI "E ORA I MANDANTI"
Per l'avvocato Domenico d'Amati ci sono informazioni sufficienti, ma ancora non processualmente utilizzabili. Un libro dei nostri cronisti sulla giornalista assassinata.
Non è la parola "fine" che molti pensavano (o speravano) per chiudere definitivamente il caso. La sentenza con cui, il 26 giugno scorso, la seconda Corte d'Assise d'Appello di Roma ha ridotto a 26 anni di reclusione la pena per Hashi Omar Hassan, il somalo ritenuto uno dei killer di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, lascia aperte tutte le strade. In particolare, non affossa la tesi dell'omicidio premeditato.
Ne è convinto l'avvocato Domenico d'Amati, legale dei coniugi Alpi. "Ho letto la motivazione", dice d'Amati. "Ci sono indicazioni che devono essere tenute ben presenti. La prima: le prove sull'esistenza dei mandanti ci sono già, ma al momento non sono processualmente utilizzabili, poiché si tratta di informazioni fornite da fonti che la Digos di Udine e il Sisde non vogliono svelare. Sono due persone diverse, entrambe giudicate attendibili, che - come mandanti - indicano concordemente i membri di un gruppo affaristico composto da italiani e da somali, individuati con nomi e cognomi".
"Se, ora, queste notizie non possono essere utilizzate come prove a carico di qualcuno", continua d'Amati, "possono, anzi devono, costituire degli stimoli a indagare con rinnovato slancio. Infine, trasmettendo al pm romano Franco Ionta i verbali delle deposizioni di Gianpiero Sebri e dell'ex dirigente del Sismi Luca Rajola Pescarini (il primo ha confermato in aula di aver incontrato l'ex generale, che gli avrebbe detto: "È stata sistemata la giornalista comunista"; il secondo ha negato con decisione di conoscere Sebri; la Procura indagherà per falsa testimonianza), la Corte offre un'ulteriore opportunità di far luce sulla tragedia. Io continuo a pensare che il 20 marzo 1994, Ilaria e Miran siano stati uccisi a Mogadiscio per bloccare i servizi realizzati nelle ore precedenti a Bosaso, nel Nordest della Somalia".
L'avvocato d'Amati promette battaglia. "Sto sentendo testimoni preziosi, sto raccogliendo riscontri. E mi chiedo: la Digos di Udine e il Sisde non hanno voluto svelare le loro fonti per garantirne l'incolumità; perché non sono state ancora inserite in un programma di protezione? L'omicidio di due giornalisti, poi, è di per sé stesso un attacco alla libertà di stampa, una minaccia al sistema democratico: come mai polizia, servizi segreti e Procura di Roma sembrano seguire l'evoluzione di questo caso con un sentimento a metà tra il fastidio e la rassegnazione? Confido che, proprio a partire dagli spunti forniti dall'ultima sentenza, sia il pm Ionta che la Digos di Roma, chiamata a svolgere le indagini, intensifichino i loro sforzi per arrivare finalmente alla verità".
Che la Somalia, in quegli anni, fosse un esplosivo crocevia di traffici d'armi, di rifiuti tossici e scorie radioattive lo hanno dichiarato d'altronde numerosi personaggi sentiti da diverse Procure. Dal 1998 Famiglia Cristiana tenta di mettere insieme i tanti tasselli del puzzle. Ora, questo lavoro giornalistico è diventato libro. Alcuni degli elementi raccolti, finora inediti, rimandano ad altri omicidi irrisolti.
Altre morti sospette
È il caso, ad esempio, di un messaggio inviato il 9 novembre 1989 dal Sios (Servizio informazioni) Carabinieri Alto Tirreno-La Spezia al Centro Scorpione di Trapani, la sede siciliana di Gladio comandata dal maresciallo Vincenzo Li Causi, anche lui morto in Somalia in circostanze mai del tutto chiarite, pochi mesi prima di Ilaria Alpi, il 12 novembre 1993. Secondo il diario del maresciallo dei carabinieri Francesco Aloi, i due si conoscevano, si scambiavano informazioni ed erano preoccupati per la loro vita.
Il documento è classificato come riservato: "Nostro operatore Ercole", vi si legge, "est accreditato presso ufficio sped. Oto Melara La Spezia. Est confermato invio materiale vostro Centro come da n. 101/0. Confermata data spedizione. Disporsi adeguate ed efficienti misure copertura visiva in area per detto periodo. Per particolare riservatezza operazione richiedesi presenza Capo Centro Vicari. Eventuali difficoltà mi siano immediatamente esposte avvalendosi mezzi più solleciti. Ulteriori comunicazioni in cifra. Trasferimento da farsi con mezzi di superficie M.M. (Marina militare, ndr) per vostro deposito Favignana. Vostro specifico materiale est trasferito adiacenze ospedaliere Lenzi-Napola. Est necessario attivazione temporanea campo Milo. Immediata risposta in cifra".
"Ercole" sulla via della Somalia
Tradotto in un italiano non militare, il dispaccio afferma che "Ercole" sta per effettuare il trasporto di materiale proveniente dall'Oto Melara, un'industria bellica spezzina, destinato al Centro Scorpione. Data la delicatezza dell'operazione, vie