§ 2 – L’influenza politica dei cugini Salvo ed i loro rapporti con la corrente andreottiana.
I cugini Antonino e Ignazio Salvo, organicamente inseriti nell'organizzazione mafiosa, esercitarono per un lungo periodo una fortissima influenza sulla vita politica siciliana.
Il loro controllo del sistema esattoriale in Sicilia, sottoposto ad una particolare regolamentazione che prevedeva un aggio ampiamente superiore a quello praticato nel restante territorio nazionale e una "tolleranza" sui tempi di versamento di parte delle somme riscosse, assicurava ai Salvo la disponibilità di enormi importi di denaro, reinvestibili in altre attività.
I Salvo, conseguentemente, riuscivano ad incidere profondamente sull’esito delle competizioni elettorali e sulle decisioni assunte in varie sedi istituzionali.
In proposito, sono significative le seguenti affermazioni contenute nella deposizione testimoniale resa dall’on. Giuseppe D’Angelo in data 11 febbraio 1985 davanti al Giudice Istruttore presso il Tribunale di Palermo dott. Giovanni Falcone (il cui verbale, prodotto il 17 novembre 1998 dal P.M., è stato acquisito con ordinanza del 15 dicembre 1998):
"
Prendo visione della documentazione che (…) è stata trovata in una cassetta di sicurezza di pertinenza di Antonino Salvo, e mi permetto di far rilevare che dalla stessa emerge evidente la prova che i miei progetti sono stati affossati per effetto della elargizione di somme di danaro. In particolare, per quanto attiene a un documento a stampa con l’intestazione Assemblea Regionale Siciliana e contenente l’elenco di tutti i deputati regionali e la indicazione "sì – no- astenuti", faccio presente che trattasi di un documento ufficiale dell’ARS e più precisamente, di uno statino contenente l’annotazione di una votazione, che viene tenuto e riempito dal segretario dell’Assemblea per annotare i risultati di una votazione. Più precisamente, lo stampato è senz’altro ufficiale, ma non escludo che possa trattarsi di uno stampato sottratto a chi lo custodiva ed usato da persona diversa dal segretario dell’Assemblea, evidentemente per far sapere a chi di dovere il risultato di una determinata votazione".
La posizione di grande potere acquisita dai cugini Salvo è stata sottolineata dal teste on. Giacomo Mancini, che, all'udienza del 31 ottobre 1996, ha dichiarato quanto segue:
M.: Lei alla data del 1977 (…) sapeva chi erano i cugini Salvo?
MANCINI G.: Come? Comandavano la Sicilia! Perchè non lo dovevo sapere io!
P.M.: No, siccome altri non lo sanno.
MANCINI G.: Lo sapevano anche a Torino chi erano. Erano i personaggi più importanti della Sicilia, i quali avevano le esattorie siciliane che tutti i governi della Sicilia gli avevano dato, quelli democristiani, quelli democristiani con i socialisti, quelli comunisti, tutti avevano investito sulla grande potenza dei fratelli Salvo.
In funzione del perseguimento dei loro interessi, i cugini Salvo realizzarono una complessa ed efficace strategia di condizionamento dei partiti politici e delle istituzioni in Sicilia, assicurando il loro appoggio finanziario e elettorale a diverse componenti della Democrazia Cristiana siciliana.
Particolarmente forte era il sostegno offerto dai cugini Salvo alla corrente andreottiana, il cui leader in sede locale era l'on. Salvo Lima, a loro legato da un solido rapporto di amicizia personale.
I cugini Salvo, peraltro, appoggiarono anche la corrente dorotea, nelle aree geografiche in cui non era presente la corrente andreottiana (come la Provincia di Trapani) e nelle competizioni elettorali in cui erano candidati esponenti dorotei a loro particolarmente vicini (come l'on. Ruffini).
Il teste on. Mario Fasino (il quale in passato ha ricoperto le cariche di Presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana, Presidente della Regione Siciliana, Assessore regionale), escusso all'udienza del 20 giugno 1996, ha affermato che i cugini Salvo avevano un rilevantissimo peso politico all'interno della Democrazia Cristiana siciliana ed "erano in grado di muovere dalla metà ai due terzi dell'intera rappresentanza democristiana dell'A.R.S."; ha chiarito che "era un problema che nasceva dal loro potere economico, quindi come supporto a candidature e come rapporti personali con alcuni dei deputati o con parecchi deputati del gruppo parlamentare di vari settori"; ha, inoltre, dichiarato quanto segue:
P.M.: I Salvo esercitavano un potere all'interno della D.C. siciliana?
FASINO M.: Certo.
P.M.: Questo potere da che cosa derivava onorevole?
FASINO M.: Derivava dalle relazioni che avevano intessuto nel corso del tempo con i vari settori della Democrazia Cristiana, partivano da Trapani e si espandevano, soprattutto, nella Sicilia occidentale.
E oltre che a queste relazioni, oltre, cioè che queste relazioni vi era qualche altra causa che provocava un... o che determinava un aumento di questo potere?
FASINO M.: Ma, c'era la possibilità, per loro, di offrire, di dare dell'occupazione e poi dei sostegni elettorali, durante le campagne elettorali.
PRESIDENTE: Quindi economici?
FASINO M.: Economici, benzina, fac-simili, manifesti, insomma, queste cose che sono sostegni economici.
P.M.: Riesce ad indicarci quale parte dell'elettorato siciliano i Salvo, i cugini Salvo riuscivano ad influenzare o quello che sostenevano economicamente o mediante assunzione di persone?
FASINO M.: Sostenevano i candidati, i candidati si cercavano gli elettori.
P.M.: Questi candidati a quali correnti appartenevano, se è in grado di dirlo?
FASINO M.: Ma, erano sparsi (…) come singoli tra le varie correnti, certamente il nucleo più consistente era quello degli amici dell'onorevole Lima.
P.M.: E questo sempre?
FASINO M.: Per quello che mi consta, durante le elezioni.
P.M.: Quindi per la sua persona esperienza sempre, durante le elezioni.
PRESIDENTE: Siamo su Palermo o su altre province?
FASINO M.: No, io posso parlare di Palermo, Presidente.
PRESIDENTE: Di Palermo. Palermo, per le regionali?
FASINO M.: Per le regionali, sempre.
A causa del lungo tempo trascorso, il teste non è riuscito ad indicare nominativamente i deputati regionali eletti con l'aiuto determinante dei cugini Salvo; ciò non esclude, comunque, la validità delle sue affermazioni (fondate sulla sua diretta esperienza politica) in ordine alla misura della complessiva influenza esercitata dai Salvo sugli esponenti della Democrazia Cristiana presso l'Assemblea Regionale Siciliana.
Il condizionamento esercitato dal gruppo di pressione facente capo ai cugini Salvo sulla vita politica regionale era ben noto all'on. Piersanti Mattarella (già deputato regionale e Presidente della Regione Siciliana, ucciso in un agguato mafioso il 6 gennaio 1980), che esprimeva valutazioni assai negative su di loro nelle sue conversazioni con il fratello Sergio.
Di particolare interesse sono le circostanze riferite dall'on. Sergio Mattarella, che, esaminato quale testimone all'udienza dell'11 luglio 1996, ha dichiarato quanto segue:
P.M.: Suo fratello conosceva i cugini Ignazio e Nino Salvo e se li conosceva che tipo di rapporti vi erano?
MATTARELLA S.: Li conosceva certamente perchè sono stato tra l'altro Presidente della Regione e Deputato Regionale essendo i Salvo titolari delle esattorie ovviamente li conosceva, tra l'altro non so se tutte e due ma uno dei due certamente, perchè lo ricordo anch'io, e cioè Nino Salvo frequentava sovente i congressi della Democrazia Cristiana e non solo... frequentava qualche volta i congressi della Democrazia Cristiana. I rapporti erano, come dire, conflittuali sia sul piano politico di partito perchè erano schierati in posizione contrapposta, sia sul piano politico generale perchè Piersanti interpretava il nome dei Salvo (…) come elementi negativi di corrosione e di corruzione della vita politica regionale.
P.M.: Suo fratello le ebbe a parlare espressamente dei Salvo a questo proposito lei ha detto "Li interpretava come elementi di corruzione nella vita politica" se ho ben capito, cosa le disse dei Salvo se le disse qualche cosa?
MATTARELLA S.: Si, naturalmente ne parlavamo, ne abbiamo parlato più volte; la valutazione era questa (…). Ne abbiamo parlato più volte naturalmente; il giudizio, l'opinione che ne esprimeva era di un sospetto, una valutazione di probabile, verosimile rapporto con ambienti mafiosi ma l'elemento principale quello su cui... era quello di un ruolo di inquinamento e corruzione della vita politica regionale, di un gruppo di pressione che dotato di molti mezzi finanziari e clientelari cercava di condizionare e sovente vi riusciva la vita politica regionale.
(…)
P.M.: E allora se potesse sinteticamente indicare episodi culminanti di questa contrapposizione tra suo fratello e i cugini Salvo.
MATTARELLA S.: Si, c'era... i Salvo erano nell'ambito della Democrazia Cristiana vicini all'Onorevole Lima ma formalmente nella loro provincia di Trapani che era la loro provincia erano, come dire, collocati e coordinavano, dirigevano la corrente dorotea.
P.M.: Ecco, mi scusi onorevole se la interrompo perchè questo è un punto che va chiarito subito. A Trapani nella corrente dorotea lei ha detto però "Erano vicino all'onorevole Lima" in che senso erano vicini all'Onorevole Lima? A Palermo erano vicini all'Onorevole Lima, a Trapani, in Sicilia?
MATTARELLA S.: Complessivamente il rapporto politico più intenso politicamente era (…) notoriamente con l'Onorevole Lima pur essendo a Trapani nella loro provincia dove non c'era infatti solo negli ultimissimi anni una corrente andreottiana, erano a Trapani collocati nell'ambito doroteo ed era un gruppo che di fatto dirigevano (…) ma il rapporto politico non soltanto a Palermo ma anche in sede regionale più stretto lo avevano con l'Onorevole Lima i Salvo nella Democrazia Cristiana.
P.M.: Ecco può riferire episodi concreti che dimostrino questo fatto, cioè che i Salvo appoggiavano Lima alla corrente andreottiana?
MATTARELLA S.: Ma era una cosa notoria, sono degli episodi uno per esempio è quando vi fu nel '60... a fine '68 vi fu la frattura nella corrente fanfaniana di Palermo tra Gioia e Lima e vi fu, non ricordo se fine del '68 o primi del '69, vi fu il Comitato Provinciale in cui si realizzò lo scontro e i Salvo erano notoriamente e palesemente in appoggio alla candidatura espressa da Lima per la sede provinciale che era, se non ricordo male, quella del dottor Dino...
(…)
MATTARELLA S.: Mi pare, non ne sono certo, ma mi pare che fosse Carmelo Dino il candidato.
P.M.: Comunque è certo che il candidato alla (…) segreteria provinciale era un candidato dell'onorevole Lima anche se non è certo sul nome?
MATTARELLA S.: Erano contrapposte due candidature una espressa dalla corrente fanfaniana Gioia era l'onorevole Muratore e l'altra espressa dal gruppo che si era distaccato dai fanfaniani capitato da Lima che era se non ricordo male Carmelo Dino, i Salvo erano palesemente in appoggio alla parte dei Lima ed erano (…) notoriamente ad aiutare questa aspirazione di vincere la battaglia del partito che invece perse in quella circostanza perchè appoggiato dalle piccole minoranze vinse la parte di Gioia e il segretario l'Onorevole Muratore.
P.M.: Mi scusi, quando lei (…) dice "notoriamente" si riferisce a notizie che ha appreso da altri esponenti del partito, i Salvo parlarono con qualcuno della Direzione del Partito per intenderci?
MATTARELLA S.: Si, adesso non sono in grado di ricordare i singoli comportamenti ma allora si sapeva e si diceva che i Salvo erano intervenuti per appoggiare anche parlando con qualche componente del Comitato Provinciale e comunque appoggiavano... era un fatto notorio insomma, non era una sorpresa per nessuno. Voglio dire questo era stato uno dei motivi per cui i due morotei Piersanti Mattarella e l'altro del Comitato Provinciale si schierarono in appoggio alla candidatura (…) espressa dai fanfaniani perchè ritenevano la parte, la segreteria ispirata da Gioia meno oppressiva delle piccole minoranze di quanto sarebbe stata una segreteria ispirata da Lima e ritenevano l'appoggio dei Salvo a Lima un fatto dirimente per quanto riguardava la loro collocazione.
P.M.: Dirimente perchè? Mi scusi, qual'era il pericolo costituito da Lima, un pericolo politico o un pericolo di altra natura?
MATTARELLA S.: Perchè per quel che prima ho detto, perchè si riteneva i Salvo un elemento di inquinamento della vita politica regionale e con le pressioni che esercitavano dalla loro opposizione e perchè c'era questa storia con... "storica" naturalmente nella storia di un partito in sede locale e questa storia era in contrapposizione con i Salvo da parte del gruppo moroteo.
P.M.: Quindi la scelta tra il candidato (…) della corrente fanfaniana e il candidato della corrente limiana-andreottiana fu determinata a favore del candidato della corrente fanfaniana se abbiamo ben capito anche perchè Lima era appoggiato dai Salvo?
MATTARELLA S.: Si.
P.M.: E lei ha detto la capacità di influenza dei Salvo sulla vita politica regionale lei ha degli episodi specifici che può riferire che dimostrino questa capacità di influenza?
MATTARELLA S.: Ma sono cose di...
P.M.: Già negli anni '60 per esempio?
MATTARELLA S.: ...mediamente 30 anni fa e c'è un episodio che è emblematico non so poi quanto io sia in grado, come dire, di comprovarlo ma rientrava tra i fatti non dico notorio sono altre cose, ma tra i fatti di comune conoscenza nella vita politica regionale di allora. Vi era stato a metà anni '60, nei primi anni '60 un Governo Regionale capeggiato dall'Onorevole D'Angelo che da Presidente della Regione aveva, come dire, svolto una lotta molto dura contro le esattorie e contro i Salvo e la gestione che facevano delle esattorie. Il Governo D'Angelo cadde all'improvviso, se non ricordo male nel '64/65 non potendo essere più preciso nelle date, e tutti erano o furono convinti che era stata un'azione dei Salvo degli esattori a togliergli, ad alimentargli una guerra contro, dentro il gruppo della Democrazia Cristiana, dentro la maggioranza. Una cosa eclatante è che poco dopo, due anni dopo vi furono le elezioni regionali e per quello che era comune convinzione e comune opinione D'Angelo non venne rieletto all'assemblea troncando così la sua carriera politica per l'azione che i Salvo fecero nel suo collegio che era Enna dove era sempre stato eletto o a solo o con un secondo candidato che era, che si ricandidava anche egli l'Onorevole Sammarco che era un personaggio di secondo piano anche piuttosto modesto che condusse in quella circostanza la campagna elettorale con grandi mezzi, con grandi possibilità anche di propaganda e riuscì a sopravanzare le preferenze D'Angelo con generale sorpresa e (…) quella volta un solo seggio vide escluso D'Angelo dall'Assemblea Regionale. Ora nè io nè credo altri abbiam visto una modalità di aiuto dei Salvo su Sammarco ma l'opinione comune era che i Salvo erano intervenuti a sostegno della campagna elettorale di Sammarco per fare raggiungere l'obiettivo di non fare eleggere D'Angelo così come tenuti a vantaggio della campagna di altri partiti (…). Il solo fatto che si creasse questa convinzione e venisse alimentata questa convinzione creava un effetto, come dire, di preoccupazione, di allarme ed era di per se un fatto di influenza indebita di corruzione della vita politica regionale e vi era la convinzione diffusa che quando si trattava di avere interventi normativi in esattoria i Salvo intervenissero per premere sui deputati in varie maniere. Io non sono in grado di dire con chi e in che modo, non reo neppure allora in attività politica ma questa era la convinzione che si aveva.
P.M.: Lei sa se i Salvo in un certo periodo personaggi vicino ai Salvo, legati ai Salvo tentarono di intraprendere un'attività bancaria?
MATTARELLA S.: Sì, di questo appunto ho parlato in quella deposizione che ricordo bene e che confermo. Quando (…) fu avanzata da un gruppo di cittadini di Salemi (…) la richiesta di seguire una cassa rurale il primo firmatario di questa è il capo-fila quindi di questa cordata di ricandenti (rectius richiedenti, n.d.e.) era Lo Presti e successivamente sostituito dopo alcuni anni da Gianmarinaro (rectius Giammarinaro: n.d.e.). Era notoriamente una richiesta dell'ambiente dei Salvo e Piersanti Mattarella la bloccò, non la fece coltivare, non la fece concedere tanto che (…) in un'inchiesta giornalistica del giornale l'Ora che si svolse in più puntate indicava questo elemento che è uno delle prove dell'avversione dell'ostacolo che l'azione politica di Piersanti Mattarella rappresentava per l'influenza dei Salvo. E in questo... e non ebbero questa concessione che poi fu, se non ricordo male, ottenuta, concessa dopo la morte di Piersanti Mattarella nell'80 e fu bloccata dalla Banca d'Italia. (…) E fu bloccata dalla Banca d'Italia, fu concessa dalla Regione ma bloccata dalla Banca d'Italia.
P.M.: Lei (…) ricorda il nome di Lo Presti e di Gianmarinaro (rectius Giammarinaro: n.d.e.)?
MATTARELLA S.: Mi sembra Ignazio Lo Presti e Gianmarinaro (rectius Giammarinaro: n.d.e.) Giuseppe perchè era quello che poi fu il deputato regionale della Democrazia Cristiana.
P.M.: Si tratta di quell'Onorevole Giuseppe Gianmarinaro (rectius Giammarinaro: n.d.e.) che è stato eletto alla Regione Siciliana del 1991?
MATTARELLA S.: Si, si.
P.M.: Di quale corrente fa parte l'onorevole Gianmarinaro (rectius Giammarinaro: n.d.e.)?
MATTARELLA S.: Gianmarinaro (rectius Giammarinaro: n.d.e.) faceva prima parte della corrente dorotea che era quella appunto che si raccoglieva intorno ai Salvo quando questo si divise negli ultimi anni nell'arco degli anni '80, non ricordo in quale anno con precisione, divenne andreottiano perchè è vicino a Lima e fu candidato alle regionali come gruppo limiamo appunto, come...
P.M.: Ignazio Lo Presti è la persona scomparsa durante la cosiddetta guerra di mafia?
MATTARELLA S.: Si, dovrebbe essere lui.
P.M.: Senta in base alla sua esperienza politica in campo regionale e in campo nazionale lei ha operato anche a Roma. La notorietà dei Salvo era confinata in ambito palermitano regionale o anche se ne parlava a Roma, erano conosciuti a Roma?
MATTARELLA S.: Quando io sono arrivato dalla Camera nell'83 già era cominciata la fase più critica però la notorietà dei Salvo anche polemiche giornalistiche, penso che fosse conosciuto a Roma, non... che fu soggetto di conversazione o di grande notorietà questo perchè era nell'ambiente politico e adesso con la tensione dei giornali era difficile ignorare chi fossero.
P.M.: Chi fossero dove a Roma?
MATTARELLA S.: Difficile ignorare chi fossero.
P.M.: A Roma.
MATTARELLA S.: A Roma si, penso di si.
Dalla deposizione del teste Mattarella si desume, dunque, la particolare intensità del legame politico instaurato dai Salvo con l'on. Lima.
Convergono su questa indicazione le affermazioni di numerosi testimoni ed imputati di reato connesso.
In particolare, il teste on. Giuseppe Campione (già Presidente della Provincia di Messina, deputato regionale, segretario regionale della Democrazia Cristiana e Presidente della Regione Siciliana), dopo avere menzionato alcuni episodi costituenti espressione della fortissima influenza dei cugini Salvo nella vita politica regionale, ha evidenziato come fosse visibile il loro appoggio in favore della corrente andreottiana (la quale svolgeva una funzione di guida di un'area molto più vasta e finiva per condizionare anche il comportamento di altre forze politiche), ha riferito che i cugini Salvo furono presenti in occasione di una cena con esponenti politici andreottiani organizzata presso l'abitazione dell'on. Lima per stabilire rapporti cordiali con il Presidente della Regione on. Lo Giudice, ha aggiunto che Antonino Salvo prese parte anche ad un incontro conviviale di esponenti siciliani della corrente andreottiana, svoltosi a Roma prima del congresso regionale di Agrigento della Democrazia Cristiana, ed ha specificato di avere appreso, nel 1991-1992, che il deputato regionale andreottiano Giuseppe Giammarinaro era vicino ai Salvo.
Le dichiarazioni rese in proposito dal teste Campione sono di seguito riportate:
CAMPIONE G.: Quando poi D'Angelo dovrà affrontare il tema dell'inchiesta sul comune di Palermo, Nicoletti a quel punto si dimette. Ma già c'è una certa insofferenza nei confronti di un D'Angelo che per esempio nei confronti delle esattorie si mostra particolarmente duro, tant'è che poi D'Angelo non sarà eletto a Enna per intervento degli esattori, i quali preferiranno eleggere un personaggio oscuro, un tale Sammarco, che addirittura batte questo presidente della Regione che invece era un presidente che aveva avuto una grande dimensione anche nazionale.
P.M.: Chi erano questi esattori?
CAMPIONE G.: Ma gli esattori erano i Salvo. I Salvo e quelli che stavano con loro che avevano anche determinato, se vogliamo, la caduta del governo Milazzo, e chi sa forse l'avevano anche favorita in un certo momento, e cioè che comunque erano protagonisti di questa vicenda regionale.
P.M.: I cugini Antonino e Ignazio Salvo?
CAMPIONE G.: Sì, i cugini Salvo che avevano alcuni anche supporti in altre famiglie di esattori messinesi.
P.M.: Quindi questi cugini Salvo avevano questo potere di influenza sulla vita politica regionale?
CAMPIONE G.: Sì, io ricordo che nelle vicende del caso Milazzo, io ero molto giovane, appunto mi occupavo dei giovani, qualche volta lì alle Palme vedevo questo confabulare continuo, anche sulle vicende appunto, soprattutto sulle vicende della politica regionale. E' come se loro in qualche modo fossero un poco protagonisti di queste cose. E poi successivamente questi diventerà molto popolare.
P.M.: Ma con chi li vedeva parlare?
PRESIDENTE:. Vedeva confabulare tra chi?
CAMPIONE G.: Ma dunque, nell'albergo delle Palme aveva molti parlamentari regionali presenti, alcuni realmente protagonisti, altri invece un po' di seconda fila. Però questi in qualche modo gli riferivano dei fatti del giorno. C'era una sorta di analisi dei fatti del giorno. A questa analisi dei fatti del giorno, a questo stabilire o pensare a strategie spesso c'erano presenti anche i Salvo.
PRESIDENTE:. I condeputati regionali?
CAMPIONE G.: Deputati regionali e comunque personaggi di questo ambiente regionale che in qualche modo incideva, fatto di grossi funzionari. Cioè di questa sorta di mix regionale che era un po' l'anticamera delle decisioni, ecco io lo vedevo abbastanza bene.
PRESIDENTE:. Tutti e due?
CAMPIONE G.: Qualche volta uno, qualche volta l'altro, Nino era più presente, Nino Salvo lo vedevo sempre molto più presente, era proprio più visibile la sua presenza. Però voglio dire, tutto questo continuerà, continuerà nel senso che per esempio quando nell'81 si porrà il problema in commissione finanze, di un contributo straordinario per l'esattoria per delle spese aggiuntive che avevano gli esattori siciliani, forse in relazione a problemi di personale, credo che si trattasse di problemi di personale perchè vennero ascoltati in quell'occasione anche i rappresentati del sindacato che poi abbandonarono la seduta dicendo che il problema non li riguardava, doveva essere il governo a decidere, o comunque la commissione, dicevo in quella occasione dopo che i comunisti avevano abbandonato la seduta perchè appunto ritenevano che questo non fosse possibile, dopo una perorazione di Nicoletti molto forte a sostegno di questa necessità del contributo di una cinquantina di miliardi all'esattoria....
P.M.: L'esattoria dei Salvo, mi scusi?
CAMPIONE G.: Certo, l'esattoria che in quel momento c'è in Sicilia, dopo questa necessità di questo contributo dell'assessore Nicoletti, praticamente la cosa passò e nell'anticamera del presidente della Regione, lì dove c'era la stanza del presidente della Regione...
PRESIDENTE:. Chi era il presidente?
CAMPIONE G.: Che era D'Acquisto, o del presidente della commissione finanze, comunque in queste anticamere, c'era presente uno dei rappresentanti dell'esattoria, se non ricordo male Pippo Cambria.
P.M.: Quindi Giuseppe Cambria?
CAMPIONE G.: Giuseppe Cambria. Ma poi era normale vedere i Salvo che uscivano dalla presidenza della Regione, una mattina dovetti recarmi per problemi che riguardavano gli scarichi nella vallata del Mela, e ricordo di avere visto un Nino Salvo arrabbiatissimo che senza salutare nemmeno i commessi, (…) imboccava l'ascensore uscendo dalla stanza di D'Acquisto, cioè questo era un fatto abbastanza costante vederselo presente in luoghi del potere regionale.
(…)
P.M.: Ricorda altri episodi emblematici o sintomatici di un rapporto tra Nicoletti e i Salvo a parte quelli che ha riferito fino ad ora?
CAMPIONE G.: No, questo qui della commissione finanza mi sembrava abbastanza importante (...) diciamo che era voce diffusa che...
(…)
P.M.: (…) quando lei dice voce diffusa circoscriviamo l'ambiente: nell'ambiente della politica?
CAMPIONE G.: Certo nell'ambiente della politica non solo siciliana, ma anche romana. Cioè si era convinti che questo rapporto era un rapporto che c'era. A me, ecco questo per esempio Gullotti lo diceva. Gullotti lo diceva, lì bisogna stare attenti perchè al di là di quello che si vede poi ci sono questi interessi che sono interessi presenti, ecco.
P.M.: Senta, la notorietà dei Salvo, come questa potenza finanziaria, economica che influiva sulla politica regionale, era circoscritta a Palermo, in Sicilia, oppure era nota anche a Roma, nella capitale dove si faceva politica?
CAMPIONE G.: Certo, dicevo che appunto queste cose venivano registrate tranquillamente e devo dire che, quando poi ci furono i passaggi per la pubblicizzazione ci fu una discesa in massa della organizzazione degli esattori nazionali, quasi a difendere questa, venne l'avvocato Senin che io avevo conosciuto perchè era stato segretario generale dell'Unioncamere a Roma, era un veneto, che io ritrovai, mi meravigliai molto, mi trovai come dirigente di questa organizzazione nazionale degli esattori.
(…)
P.M.: Le risulta che qualche o più, o diversi, o tutti i politici romani sapevano chi erano i Salvo a Roma?
CAMPIONE G.: Io ho già detto che componenti della direzione della Democrazia Cristiana, nel parlare della complicazione siciliana, di questo dramma siciliano, facevano riferimento anche a questa anomalia, a questa anomalia che era quella di una presenza...
PRESIDENTE:. Nella direzione nazionale della Democrazia Cristiana?
CAMPIONE G.: Esponenti della direzione nazionale della Democrazia Cristiana. Facevano riferimento a questa anomalia dicendo che in fondo in Sicilia bisognava tenere conto di questi poteri forti che finivano con l'incidere sulla politica.
P.M.: E quando parlano di poteri forti facevano riferimento specifico ai cugini Salvo?
CAMPIONE G.: Agli esattori in maniera specifica, ecco.
PRESIDENTE:. Senta, questi componenti della direzione nazionale che ne parlavano in questi termini che lei ha detto, erano componenti siciliani della direzione nazionale o componenti non siciliani?
CAMPIONE G.: Ma vede, a furia di stare assieme in direzione poi alla fine la distinzione si affievolisce nel senso che all'inizio certamente saranno stati quelli - sono stati, anzi sono stati - quelli che conoscevano di più queste situazioni, ma poi è chiaro che da questo riconoscimento che partiva da esponenti siciliani della direzione del partito, questo discorso si diffondeva e diventava una riflessione più generale della democrazia cristiana. Ecco, per esempio, quando De Mita interverrà per determinare il buon andamento, come poi scriverà Civiltà Cattolica, il buon andamento del congresso di Agrigento, De Mita ha presente che ci sono queste situazioni forti, ha presente che c'è questo, ha presente che c'è poi la vicenda Ciancimino, che comunque deve essere risolta perchè altrimenti il congresso non si potrà fare.
(…)
P.M.: Andiamo ai cugini Salvo, lei sa se i cugini Salvo appoggiavano delle correnti della democrazia cristiana? E in caso affermativo quale corrente appoggiavano, sostenevano?
CAMPIONE G.: Ma la visibilità di questo appoggio sembra riguardare quasi essenzialmente la corrente andreottiana con tutti i riferimenti della corrente andreottiana, cioè la corrente andreottiana era una corrente guida di un'area molto più vasta in cui in una logica che era tutta la stessa poi le persone si differenziavano rispetto ai loro riferimenti romani, per cui c'erano quelli del centro che magari poi discutevano con Piccoli, però alla fine avevano questo rapporto privilegiato con Andreotti. Addirittura la corrente di Andreotti finiva con il condizionare anche il comportamento di altre forze politiche, per esempio non so i repubblicani di Gunnella, ecco, sono molto vicini alla corrente andreottiana a Lima, in particolare, in passato erano stati vicini alla corrente di Gioia, e spesso venivano utilizzati per fare delle cose che le correnti all'interno del partito, o all'interno delle istituzioni non riuscivano a fare, ecco. Si ricorreva a questi supporti esterni che finivano con l'essere dipendenti da questa egemonia palermitana. Così come la corrente di Vizzini, la corrente di Vizzini era...
P.M.: Del partito vuole dire?
CAMPIONE G.: Anzicchè il partito di Vizzini, era tutto collegato alla corrente andreottiana, addirittura avremo degli episodi nel '91 di alcuni candidati che sono impresentabili nella corrente andreottiana in sede regionale e che vengono smistati dall'on.le Vizzini che si presta a metterli in lista per farli eleggere in maniera che poi...
PRESIDENTE:. Chi sono? Chi?
CAMPIONE G.: L'on.le Nicita a Siracusa e l'on.le Lo Giudice ad Agrigento.
P.M.: L'on.le Vizzini che allora era segretario del partito social-democratico italiano?
CAMPIONE G.: Mi pare, sì.
(…)
P.M.: ha mai visto i cugini Salvo, o uno dei due, insieme all'on.le Lima o a esponenti della corrente andreottiana? E se sì in quale occasione?
CAMPIONE G.: Dico, era talmente facile vederli assieme che non ricordo le tante volte che li ho visti assieme. Ricordo alcune perchè avevano particolare significato, ricordo per esempio che quando Lo Giudice...
PRESIDENTE:. Con Lima o altri esponenti, chiarisca meglio?
CAMPIONE G.: Sì, Lima con altri esponenti. Una volta, per esempio, ci fu una sorta di saluto che Lima volle fare al governo Lo Giudice, presidente della Regione, e ci invitò a casa sua a Mondello, e lì c'erano questi personaggi assieme a molti altri.
PRESIDENTE:. Cioè tutti e due i Salvo?
CAMPIONE G.: C'erano i Salvo e c'era anche qualche altro esponente.
P.M.: E scusi, in questa occasione c'era Lima, i Salvo, c'erano esponenti della corrente andreottiana?
CAMPIONE G.: Sì, c'erano esponenti della corrente andreottiana.
P.M.: Ricorda qualcuno di questi esponenti?
CAMPIONE G.: Va be', il D'Acquisto c'era sempre, D'Acquisto con la famiglia.
P.M.: Quindi una sorta di riunione di corrente?
CAMPIONE G.: No, questo era un incontro che doveva servire per stabilire così un rapporto di cordialità con il presidente Lo Giudice, insomma, ecco. Poi ricordo, e invece questa è la cosa che mi è rimasta più impressa, che mentre io tornavo dall'avere elaborato questa mia piattaforma per il congresso di Agrigento e loro avevano finito la riunione a Piazza del Gesù nella quale, appunto, si era deciso di andare avanti con il congresso di Agrigento, prima ancora che arrivasse questa proposta di Mattarella che avrebbe un po' scombussolato gli equilibri che sembravano essersi raggiunti, io andai - stavo all'albergo Jolly, di fronte al Jolly c'è un girarrosto.
PRESIDENTE:. Qui a Palermo?
CAMPIONE G.: A Roma.
PRESIDENTE:. Ah, a Roma.
CAMPIONE G.: E di fronte al Jolly c'è un girarrosto toscano, e quindi molto tardi - dovevano essere le undici o undici e mezza - prima di rientrare in albergo passavo per mangiare lì, e lì incontrai tutta la corrente andreottiana, in parte reduce da questi incontri di Piazza del Gesù, che era a tavola appunto con Nino Salvo e che sembrava fare il punto sulla situazione della giornata, ecco, una sorta di bollettino.
AVV.BONGIORNO: Presidente, mi scusi, sembrava fare il punto, ha sentito le parole? (…)
CAMPIONE G.: A me furono fatti gli auguri di fronte ai Salvo, quindi significa che i Salvo erano informati che si stava discutendo di queste cose politiche.
PRESIDENTE:. Ha detto Nino Salvo?
CAMPIONE G.: Nino Salvo.
PRESIDENTE:. Gli auguri in che senso le furono fatti?
CAMPIONE G.: Nel senso: "ah, ecco abbiamo raggiunto gli accordi, quindi tu sarai il segretario regionale. Bene", qua e là e tutti quanti mi fecero gli auguri. E' chiaro che si stava parlando anche di questo perchè questo era il fatto più importante della giornata, a questo punto era come se la riunione di corrente si fosse trasferita da Piazza del Gesù al ristorante.
PRESIDENTE:. E chi erano i presenti della corrente andreottiana in quella circostanza?
CAMPIONE G.: Ma c'era D'Acquisto, Augello, Merlino, Drago, e Nino Salvo. Forse anche qualche altro.
PRESIDENTE:. E Lima c'era?
CAMPIONE G.: Certo.
P.M.: Quindi, mi scusi erano tutti esponenti...
CAMPIONE G.: Tra l'altro Lima stava lì di casa, Lima stava di casa un po' più avanti, girando dopo l'albergo Flora, ecco.
P.M.: Quindi, mi scusi erano tutti esponenti politici della corrente andreottiana e tra questi vi era Nino Salvo?
CAMPIONE G.: Sì.
(…)
P.M.: Lei ha conosciuto l'on.le Giuseppe Giammarinaro?
CAMPIONE G.: Sì, lo conoscevo perchè era stato un esponente delle giovanili, l'avevo incontrato in qualche congresso, una volta a Firenze anche, e poi quando diventò parlamentare regionale lui fu anche al centro di una vicenda di una commissione che presiedevo io, era la commissione sulle irregolarità elettorali, perchè in aula l'on.le Cristaldi aveva fatto riferimento a delle spese pazzesche durante la campagna elettorale, in parte appunto attribuita all'on.le Giammarinaro. E noi cercammo di capire di che cosa si trattava, anche se poi non riuscimmo a cavare molti ragni dal buco, però voglio dire, questo fatto che appartiene ai verbali dell'Assemblea Regionale e quindi credo agli atti della commissione e questo fatto di una spesa eccessiva in campagna elettorale da parte dell'on.le Giammarinaro.
P.M.: E a quale corrente apparteneva l'on.le Giammarinaro?
CAMPIONE G.: L'on.le Giammarinaro in quella sede, in commissione per le irregolarità elettorali, cioè si sapeva che faceva parte della corrente andreottiana, e in quella sede in commissione elettorali io appresi anche che in commissione era vicino ai Salvo.
P.M.: Apprese che era vicino ai Salvo?
CAMPIONE G.: Vicino ai Salvo. In sede di lavori della commissione dei lavori per le irregolarità elettorali.
PRESIDENTE:. In che anno siamo in questo episodio?
CAMPIONE G.: Qui siamo nel 1992, '91/'92.
Il costante sostegno elettorale offerto dai cugini Salvo ai candidati appartenenti alla corrente andreottiana, in diverse province della Sicilia, è desumibile anche dalla deposizione del teste Francesco Maniglia, il quale negli anni '70 era amministratore della Maniglia S.p.A., operante nel campo dei lavori pubblici non solo in Sicilia, ma anche in altre parti del territorio nazionale ed all'estero.
Il Maniglia, escusso all’udienza del 18 settembre 1996, ha riferito che intorno al 1971-72 conobbe i cugini Salvo, i quali gli furono presentati da Calogero Adamo (rivenditore di imbarcazioni). Instaurò quindi un rapporto di amicizia personale e familiare con i cugini Salvo. Verso il 1973, accettò la proposta, rivoltagli da Antonino Salvo, di divenire socio della Cositur S.p.A., che acquistò la proprietà dell'Hotel Zagarella. Ebbe modo di conoscere e frequentare, insieme ai cugini Salvo, l'on. Claudio Vitalone, con il quale mantenne contatti fino al 1993. Continuò a frequentare Ignazio Salvo fino a circa un mese prima della sua uccisione.
Il teste ha chiarito che i cugini Salvo erano "promotori in Sicilia della corrente andreottiana" e facevano costantemente propaganda elettorale per i candidati andreottiani. Questa circostanza è nota al Maniglia per esperienza personale, poiché i Salvo in occasione delle competizioni elettorali gli consegnavano volantini da distribuire nei suoi cantieri e lo invitavano a sostenere candidati andreottiani delle province di Palermo, Messina e Catania. I Salvo, inoltre, esprimevano giudizi assai positivi sulle qualità del sen. Andreotti e dell'on. Lima, e, parlando di questioni relative alla propaganda elettorale, facevano riferimento esclusivamente alla corrente andreottiana.
Le dichiarazioni più significative rese dal teste sul punto sono di seguito trascritte:
P.M.: Sa se i Salvo si occupavano di politica?
MANIGLIA F.: Sì.
P.M.: Ci vuole dire in che senso e in che modo?
MANIGLIA F.: Loro, era un fatto ufficiale che si interessavano di politica ed erano dei promotori in Sicilia della corrente andreottiana e diciamo il fatto palese era proprio prima delle elezioni perchè loro appunto facevano sempre una propaganda elettorale per dei candidati che erano andreottiani.
P.M.: E le risulta questo personalmente?
MANIGLIA F.: Sì.
P.M.: Vuole raccontare?
MANIGLIA F.: Questo sì perchè mi davano dei volantini anche da distribuire fra le persone del cantiere perchè noi avevamo dei cantieri e lo facevamo anche volentieri in quel periodo, perchè no.
P.M.: E in particolare ricorda quali candidati della corrente andreottiana i Salvo le dissero di sostenere?
MANIGLIA F.: Ma l'Onorevole Lima, c'era anche l'Onorevole Drago, l'Onorevole Merlino, che in provincia di Messina noi avevamo pure qualche cantiere e glieli davamo pure là.
PRESIDENTE: Voi avevate pure cantieri a Catania?
MANIGLIA F.: A Catania... in provincia di Catania abbiamo avuto qualche cosa.
PRESIDENTE: Provincia di Catania.
MANIGLIA F.: Poca roba però. In provincia di Messina, sì. No so il limite qual'è a Sanfratello, Francavilla di Sicilia, lì abbiamo avuto dei cantieri, Cesarò.
P.M.: Altri palermitani della corrente andreottiana?
MANIGLIA F.: Dottore i nomi per me, ormai le dicevo, è una cosa di tanti anni fa, non li ricordo, però sicuramente quando c'era un candidato andreottiano facevamo della propaganda.
P.M.: E lei in base a queste sue conoscenze dipendenti e cantieri quanti voti era in grado di procurare o di mobilitare?
MANIGLIA F.: Dipende che periodo. C'erano dei periodi in cui avevamo un certo numero di cantieri aperti e allora si arrivava anche a qualche centinaio di voti, e periodi in cui si arrivava a poche decine, secondo il periodo e l'attività di quel minuto.
P.M.: I cugini Salvo, l'uno o l'altro o insieme, le parlarono mai dell'Onorevole Giulio Andreotti?
MANIGLIA F.: Sì, mi parlarono qualche volta che loro avevano una stima particolare nei confronti dell'Onorevole Andreotti, d'altronde erano...
P.M.: No, atteniamoci ai fatti. Che cosa le dissero parlando dell'Onorevole Andreotti?
MANIGLIA F.: Ne parlavano bene in genere le dicevo. Nino in particolare diceva sempre che era una persona di grande cultura, di grande sensibilità, di grande carisma politico.
(…)
P.M.: Ignazio Salvo le disse qualcosa di Andreotti?
MANIGLIA F.: Ma su per giù mi dice... Lo stimava moltissimo e si interessava forse ancora più di Nino durante i periodi elettorali, durante i periodi diciamo in cui la corrente andreottiana doveva essere appoggiata.
P.M.: Bene, lei sa se Andreotti e i Salvo hanno mai avuto occasione di incontrarsi, personalmente o per averlo appreso da altre persone.
MANIGLIA F.: Io personalmente, no, tramite altre persone so che quando ci sono stati questi ricevimenti lì a Zagarella per i congressi e quell'altro si incontravano.
P.M.: Vuole dire quali erano le sue fonti?
MANIGLIA F.: Le mie fonti è mio cognato.
P.M.: Cioè?
MANIGLIA F.: Vittorio De Martino.
PRESIDENTE: Questi incontri sarebbero stati più di uno, da quello che le dice De Martino oppure soltanto uno?
MANIGLIA F.: No, questo non l'ho mai approfondito, ma credo quando c'erano questi convivi, quando c'erano questi ricevimenti, queste sedute della Democrazia Cristiana, che si appoggiavano alla Zagarella, si siano incontrati e basta, altro non le posso dire.
(…)
P.M.: I Salvo, Nino e Ignazio separatamente, entrambi, le parlarono mai della carriera politica di Vitalone?
MANIGLIA F.: Me ne parlarono una sola volta in occasione delle elezioni proprio le prime volte che Vitalone partecipò a delle elezioni per Senatore e mi dissero che aveva avuto un seggio senatoriale da parte della corrente andreottiana in cui era difficile che non venisse eletto, doveva essere eletto sicuramente.
P.M.: Perchè era difficile che non venisse eletto?
MANIGLIA F.: Perchè era un seggio diciamo dove era sicura l'elezione in quel seggio per come sono...
P.M.: Ricorda quali erano...
MANIGLIA F.: Io non capisco molto di politica, le parlo di quello che ho sentito, che mi hanno detto su questo episodio.
P.M.: Lei si ricorda qual'era questo seggio?
MANIGLIA F.: Sì, era un seggio in Basilicata in Calabria, un paesino della Calabria.
P.M.: Ritorniamo un attimo prima, i Salvo le dissero che era difficile che Vitalone non venisse eletto, perchè era un collegio sicuro, a proposito di questo collegio, prima che io le faccia una contestazione, sul modo in cui era stato procurato questo collegio a Vitalone, il modo in cui era stato candidato in quel collegio, ricorda esattamente cosa le dissero?
MANIGLIA F.: Sì, mi dissero: "E' stato messo nel collegio..." quello che è il nome del paese, in questo minuto mi sfugge, dove lui sarà sicuramente eletto.
P.M.: Chi gliel'aveva messo?
MANIGLIA F.: L'Onorevole Andreotti.
P.M.: Ecco, ora io vorrei capire: i Salvo le dissero "L'Onorevole Andreotti ha messo Vitalone in questo collegio" o le dissero "la corrente andreottiana ha messo in questo..."
MANIGLIA F.: No, in quel caso parlarono dell'Onorevole Andreotti.
P.M.: Allora lo vuole dire di nuovo in modo chiaro?
MANIGLIA F.: Sì, l'Onorevole Andreotti ha messo Vitalone in quel collegio per essere sicuramente eletto.
P.M.: E da chi l'avevano saputo loro questo?
MANIGLIA F.: Questo non lo so, però me lo dissero, questa è una cosa che loro mi dissero direttamente a me.
(…)
AVV. SBACCHI: (…) i Salvo amavano parlare di politica? Lei dice che è un neofita in questo campo.
MANIGLIA F.: Sì, gli piaceva di parlare di politica. Ma ne parlavano anche con me.
AVV. SBACCHI: Parlavano di politica in generale?
MANIGLIA F.: Sì.
AVV. SBACCHI: Quindi parlavano di vari personaggi politici?
MANIGLIA F.: Anche.
(…)
AVV. SBACCHI: Allora mi dica quali altri nomi di politici ebbero a fare i Salvo, nel corso delle conversazioni? Non lo so, siccome si parlava Andreotti aveva un grande carisma, un uomo ...
MANIGLIA F.: Mi parlarono una volta di Stagno Dal Contras (rectius D’Alcontres: n.d.e.).
AVV. SBACCHI: E che cosa dissero di Stagno Dal Contras (rectius D’Alcontres: n.d.e.) per esempio?
MANIGLIA F.: Non me lo ricordo, mi parlavano di queste persone.
AVV. SBACCHI: Sì, ma diedero un giudizio su Stagno ...
MANIGLIA F.: No, su Andreotti ovviamente diedero un giudizio proprio perchè io ho cercato di focalizzare cosa mi hanno detto. Su Lima posso dire pure che cosa dicevano. Che avevano un rapporto di grande amicizia con Lima, per esempio.
AVV. SBACCHI: Per esempio. Con Andreotti hanno detto uomo di sensibilità, carisma etc ... Con Lima hanno detto di avere rapporti di amicizia.
MANIGLIA F.: Sì, sempre dicevano che erano di grande amicizia, che è una persona che ha una intelligenza vivace, è un uomo che politicamente era molto valido.
(…)
AVV. SBACCHI: (…) Si parlava solo di Andreotti, o si parlava in generale dei politici?
(…)
MANIGLIA F.: Qualche volta si parlava anche di altri politici. Ma in genere, se si parlava di fatti che bisognava ... la propaganda elettorale, queste cose, si parlava soltanto della corrente andreottiana e niente altro.
Il teste ha altresì riferito che, quando egli venne a trovarsi in una situazione di crisi economica e finanziaria (cui fece seguito il fallimento della Maniglia S.p.A.), i cugini Salvo intervennero per procurargli un aiuto economico, segnalandolo e fornendo referenze valide sul suo conto al Banco di Sicilia ed alla Cassa di Risparmio.
La circostanza che i cugini Salvo avessero esplicato un interessamento in favore della Maniglia S.p.A. è desumibile anche dalla deposizione del teste dott. Matteo Dominici. Quest'ultimo ha dichiarato che, dopo essere stato trasferito, nel 1978, alla Direzione della Sede di Palermo del Banco di Sicilia, si recò ad incontrare Antonino Salvo, il quale, nel congedarlo, gli parlò di sua iniziativa dell'impresa Maniglia, esprimendo "il convincimento che si trattasse di una impresa seria, ben diretta".
In proposito, il teste ha aggiunto: "peraltro in un ambiente come era quello del Sicilbanco allora, nulla posso dire di questi ultimi anni essendomi dimesso fin dal 1980, cioè fortemente condizionato da partiti ed esponenti politici regionali ed anche nazionali, il fatto che i cugini Salvo fossero alle spalle del Maniglia significava per me, in modo chiaro, che dietro l'imprenditore potesse esserci anche l'onorevole Salvo Lima, legatissimo ai due cugini esattori. (…) Io (…) ero e sono stato sempre sicuro che dietro di lui vi era l'onorevole Lima proprio per la sponsorizzazione che del Maniglia facevano i cugini Salvo".
Ha, poi, fornito i seguenti chiarimenti: "io non ho avuto mai contezza che il signor Lima abbia appoggiato il signor Maniglia, semplicemente che, come dicevo io, in quel contesto e in quel momento storico diciamo così, era notorio che (…) i signori Salvo si appoggiassero all'Onorevole Lima. Quindi in definitiva fare questa ricostruzione era quasi automatico".
La ricostruzione dell'episodio operata dal teste Dominici si fondava su un processo deduttivo che discendeva da un fatto notorio nel contesto sociale di riferimento: lo stretto legame intercorrente tra i cugini Salvo e l'on. Lima.
Ne resta, quindi, confermata la diffusa conoscenza dell'intenso rapporto allora esistente tra i Salvo ed il predetto esponente politico.
Particolarmente interessante, ai fini della individuazione dello spessore del suddetto rapporto, è la vicenda relativa alla candidatura del dott. Carlo Flenda (allora Direttore Generale del Banco di Trento e Bolzano) alla carica di Direttore Generale del Banco di Sicilia, nel 1981. Il Flenda si recò, unitamente a Carmelo Gaeta, ad incontrare Antonino Salvo per parlargli della propria candidatura. Successivamente il Flenda ed Antonino Salvo si incontrarono a Roma con l'on. Lima, che si mostrò interessato alla predetta candidatura (v. la deposizione del teste M.llo Antonio Pulizzotto all'udienza del 22 maggio 1996).
Dalla suesposta vicenda emerge chiaramente il legame di interessi tra i cugini Salvo e l'on. Lima, il quale, in questa occasione, dimostrò di essere il referente politico cui veniva indirizzata da Antonino Salvo la segnalazione relativa alla candidatura di un determinato soggetto ad una carica di preminente rilievo nell'ambito di un importante istituto bancario.
Il rapporto di cointeressenza tra i cugini Salvo e l'on. Lima risaliva all'epoca in cui lo stesso esponente politico (allora appartenente alla corrente fanfaniana) si era candidato alla carica di Sindaco di Palermo (da lui ricoperta ripetutamente negli anni 1958-1966), come si evince dalle seguenti dichiarazioni rese dal teste Calogero Adamo all'udienza del 10 febbraio 1998:
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei sa (...) se esisteva un rapporto, e in caso affermativo che tipo di rapporto esisteva, tra i cugini SALVO e l'onorevole SALVO LIMA?
ADAMO CALOGERO: Certo, c'erano rapporti buonissimi.
PUBBLICO MINISTERO: C'erano rapporti buonissimi. Ci dica qualche cosa di piu' per qualificare la natura di questo rapporto, come lo sa che esisteva questo rapporto?
ADAMO CALOGERO: Era notorio.
PUBBLICO MINISTERO: No, notorio, quello che lei ha visto (…) quello che lei sa di persona.
PRESIDENTE: Quello che le risulta a lei.
PUBBLICO MINISTERO: Li ha visti insieme? Ha sentito parlare all'uno o all'altro dei SALVO e di LIMA?
ADAMO CALOGERO: Certo, si incontravano spesso alla sede del partito, io mi ricordo qualche volta che sono stato in via Amerigo Amari oppure in via cosa, o poi c'era anche il CORLEO, poi c'era anche il cognato di..., poi c'era anche l'altro di Messina, CAMBRIA, erano tutti... insomma, ognuno aveva, insomma il rapporto lo sapevo, era un rapporto che non faceva supporre niente, faceva supporre che chiddi erano una potenza.
PUBBLICO MINISTERO: Chiddi chi sono? I SALVO?
ADAMO CALOGERO: I signori SALVO erano una potenza...
PUBBLICO MINISTERO: Erano una potenza in che senso?
ADAMO CALOGERO: ... deterrenti di voti, perche' erano gente che facevano questo lavoro in quanto avevano da difendere i lori patrimoni, i loro...
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa se i cugini SALVO sostenevano politicamente l'onorevole LIMA?
ADAMO CALOGERO: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: E come lo sa?
(…)
ADAMO CALOGERO: Si. Sostenevano l'onorevole LIMA perche'era una persona che a Palermo si sa, era noto a tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuole riferire qualche episodio particolare di questo sostegno politico dato dai SALVO a LIMA, glielo dico perche' lei ne ha riferito uno in particolare, se se lo ricorda, che coinvolge suo fratello.
ADAMO CALOGERO: Si.
PUBBLICO MINISTERO: Vuole riferirlo al Tribunale.
ADAMO CALOGERO: Mio fratello, quando e' stato eletto Consigliere Comunale... ma chistu e' lontano.
PUBBLICO MINISTERO: Raccontiamo questo.
ADAMO CALOGERO: Quando e' stato eletto Consigliere Comunale mio fratello ROSARIO, che ci leviamo con lui circa venti anni di eta', fu eletto e i signori SALVO che mi conoscevano in seguito che li avevo conosciuti quando sono venuti a Palermo, mi vennero a... insomma a casa a dirmi: Sai, tuo fratello dovrebbe dare il voto a LIMA, che allora non era neanche onorevole, era un Consigliere Comunale, va bene, dice che cosi poteva diventare Sindaco.
PUBBLICO MINISTERO: LIMA poteva diventare Sindaco?
ADAMO CALOGERO: Si. Mio fratello e' stato poi eletto come... all'Assessorato alle Imposte...
PRESIDENTE: Assessore?
ADAMO CALOGERO: Mio fratello, si, comunale.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi i SALVO si rivolsero a lei perche' suo fratello votasse ...
ADAMO CALOGERO: Io interferissi su mio fratello che era...
PUBBLICO MINISTERO: E lei le...
ADAMO CALOGERO: Siccome mio fratello praticamente in questo partito che era u partito che era di Gela, come si chiamava questo onorevole di Gela, se vi ricordate?
PRESIDENTE: Lei lo deve dire.
(...)
ADAMO CALOGERO: E io 'un mu ricordo chiu' come si chiamava chisti ca', era... e' stato l'unico che fu eletto fu mio fratello, percio' questo voto bastava per farlo eleggere a Sindaco il signor LIMA.
PRESIDENTE: In che periodo siamo?
ADAMO CALOGERO: Siamo nel periodo... '65, '64, '60.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi e' sostanzialmente quando LIMA viene eletto Sindaco?
ADAMO CALOGERO: Si.
PUBBLICO MINISTERO: Eletto Sindaco per la prima volta?
ADAMO CALOGERO: Credo di si.
PUBBLICO MINISTERO: E suo fratello non apparteneva alla Democrazia Cristiana?
ADAMO CALOGERO: Era un partito Democratico...era monarchico Cristiano, va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, e i SALVO promisero qualcosa in cambio di questo voto che suo fratello doveva dare a LIMA per l'elezione a Sindaco?
ADAMO CALOGERO: Evidentemente uno ci da un voto...
PRESIDENTE: No, no, che evidentemente. Lei se lo sa ce lo dice, se non lo sa...
ADAMO CALOGERO: Fu eletto, mi ricordo che mio fratello, se gliel'hanno promesso o non gliel'hanno promesso, fu eletto Assessore all'Imposta. Punto e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Le ho chiesto questo perche' il 3 dicembre del '97 lei ha dichiarato: "NINO SALVO mi chiese di intervenire su mio fratello ROSARIO, allora eletto Consigliere Comunale, affinche' desse il suo voto a LIMA. Il SALVO mi disse che a mio fratello sarebbe stato dato un assessorato, cosa che poi in effetti avvenne". Lo conferma?
ADAMO CALOGERO: Certo.
(…)
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda di essersi rivolto (...) a NINO SALVO per ottenere delle cortesie da LIMA? In relazione a una multa.
ADAMO CALOGERO: Si, abbiamo avuto una multa allora con Sicil Auto, delle procure. Allora... lui allora era gia' sottosegretario alle Finanze...
PUBBLICO MINISTERO: Lui chi? LIMA?
ADAMO CALOGERO: LIMA. E naturalmente ci dico ca aiu sta cosa, io aiu una multa ca aiu a pagari, allora io avevo un socio, il notaio ALCIRELLA (rectius Angilella: n.d.e.), e ci dissi, dico, puoi aiutarmi?
PUBBLICO MINISTERO: Ci dissi a chi? A LIMA o a SALVO?
ADAMO CALOGERO: A LIMA, personalmente io, perche' abitava a Mondello, (...) lo conoscevo di quand'era ragazzo. Mi sono rivolto a lui, dice: fammi tutte le fotocopie di queste come si chiama, poi ti diro'. Niente, noi questa contravvenzione l'abbiamo dovuta pagare, che fu 120 milioni, l'abbiamo dovuto pagare, perche' praticamente per questa... cioe' allora c'era una legge specifica che la procura doveva essere fatta non alla persona ma doveva essere fatta alla societa', l'80% erano fatte alla societa' si trovarono un 20% di procure che non erano fatte alla societa' erano fatte a persona, allora ero amministratore e naturalmente c'era questa contravvenzione che e' venuta fuori e non si poteva levare, perche' non si puo' levare, c'e' poco da fare, l'abbiamo pagata, 120 milioni, 122 milioni. Ce li abbiamo fatti rateizzare...
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei ricorda di essersi rivolto a NINO SALVO per questa faccenda?
ADAMO CALOGERO: E lui era l'esattore, allora era diventato (…) l'esattore. Percio' naturalmente io dovevo incassare e allora mandai a raccomandare fammi rimandare ed effettivamente mi ha favorito in qualche ritardo di pagamento, erano rate di 20 milioni, stiamo attenti, non erano (…) quannu una machina custava 1.600.000 lire, oggi costano 50 miliuna sti' machini, immaginate qual'e' la differenza.
PUBBLICO MINISTERO: Signor ADAMO, lei il 3 dicembre del '97 ha dichiarato: "rammento ancora che quando LIMA era sottosegretario alle Finanze, grazie all'intervento in mio favore di NINO SALVO mi fu ridotta una contravvenzione tributaria da lire 150 milioni ad una somma inferiore e mi venne consentita la rateizzazione del pagamento della stessa.
ADAMO CALOGERO: E c'era la legge che lo permetteva, 'un mi fici nuddu favuri.
PRESIDENTE: No, la somma inferiore non l'ha detto, lei.
DIFESA Si, 120 ha detto.
DIFESA 120, Presidente.
PRESIDENTE: 120 ha detto.
DIFESA L'ha detto ora.
ADAMO CALOGERO: Era 150 inizialmente, un conteggio l'hanno portato a 120.
PRESIDENTE: Quindi l'ammontare era 150 e fu ridotta a 120?
ADAMO CALOGERO: Poi c'erano tutti i ritardati pagamenti, queste cose e naturalmente con le leggi ci siamo districati e abbiamo pagato 120 milioni.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, quello che lei ha dichiarato il 3 dicembre e' che LIMA,che era Sottosegretario alle Finanze, intervenne grazie all'intervento in suo favore di NINO SALVO.
ADAMO CALOGERO: Puo' essere.
PRESIDENTE: No puo' essere.
ADAMO CALOGERO: E'. E', puo' essere.
PRESIDENTE: L'ha detto o non l'ha detto?
ADAMO CALOGERO: Si, si, puo' essere, senz'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lo conferma?
ADAMO CALOGERO: Si, lo devo confermare.
La suesposta deposizione del teste Calogero Adamo evidenzia lo scambio di favori che connotava, sul piano politico, il rapporto intercorrente tra i cugini Salvo e l'on. Lima; è particolarmente significativo il fatto che i cugini Salvo abbiano potuto promettere l’assegnazione di un Assessorato a Rosario Adamo, dimostrando così di operare in piena collaborazione con Salvo Lima nella ricerca di appoggi per la candidatura di quest'ultimo a Sindaco di Palermo.
Dalla documentazione acquisita al fascicolo per il dibattimento si desume che Salvo Lima venne eletto Sindaco di Palermo il 7 giugno 1958, il 4 aprile 1961 e il 21 gennaio 1965, che Rosario Adamo fu eletto consigliere comunale il 6 novembre 1960, e che il successivo Consiglio Comunale (nel quale Rosario Adamo non era presente) si insediò il 19 dicembre 1964; ne consegue che l'episodio menzionato dal teste deve collocarsi all'inizio degli anni '60.
Il solido legame politico instaurato con l'on. Lima non impediva ai Salvo si sostenere elettoralmente anche candidati appartenenti alla corrente dorotea, come l'on. Ruffini.
Dalla deposizione testimoniale resa da quest'ultimo all'udienza del 20 giugno 1996 si desume che egli alla fine degli anni '50 conobbe il comm. Francesco Cambria, il quale gli affidò una causa della società esattoriale SARI e gli presentò il dott. Luigi Corleo. Quest'ultimo presentò al Ruffini il proprio genero Antonino Salvo, che egli intendeva avviare all'attività esattoriale. Il Ruffini difese la suddetta società esattoriale in diverse cause e fu nominato membro del Consiglio di Amministrazione della società SIGET, che assunse la gestione dell'esattoria di Palermo. Nel 1963 il Ruffini cessò di esercitare la professione forense e si candidò alle elezioni politiche nazionali nella lista della Democrazia Cristiana, chiedendo ed ottenendo anche l'appoggio elettorale di Antonino Salvo, soprattutto nella provincia di Trapani.
Il Ruffini, dopo essere eletto deputato, ringraziò Antonino Salvo per il sostegno che aveva ricevuto da lui.
L'on. Ruffini dirigeva, insieme all'on. D'Angelo, la corrente dorotea in Sicilia.
Nelle elezioni politiche del 1968 i Salvo appoggiarono, oltre al Ruffini, anche Salvo Lima, che si candidava per la prima volta alla Camera dei Deputati. Lo stesso Antonino Salvo, in presenza del Ruffini, parlò del proprio "rapporto con l'onorevole Lima".
Nelle successive consultazioni elettorali, i cugini Salvo appoggiarono costantemente l'on. Lima, che divenne il loro punto di riferimento politico, anche se i medesimi "intrattenevano rapporti di fatto con una pluralità di partiti e con una pluralità di correnti all'interno dei partiti". In alcuni congressi provinciali della Democrazia Cristiana, Antonino Salvo "si vedeva prevalentemente assieme all'onorevole Lima". Antonino Salvo sostenne l'on. Lima anche nelle elezioni europee del giugno 1979.
I Salvo non presero parte ad alcuna riunione della corrente dorotea. Essi, comunque, nella provincia di Trapani (dove, fino a quando l'on. Ruffini svolgeva attività politica, non era presente la corrente andreottiana), appoggiavano candidati della corrente dorotea, che faceva capo all'on. Grillo, dichiaratamente amico dei Salvo. Questo sostegno elettorale dei cugini Salvo in favore dei candidati appoggiati dall'on. Grillo si manifestò anche nelle consultazioni politiche del 1979 e del 1983. Sul punto, il teste Ruffini ha fornito le seguenti precisazioni:
"n
Nelle elezioni politiche del 1983, comunque, Antonino Salvo "fece la campagna elettorale contro" l'on. Ruffini, che pure era uno dei leaders della corrente dorotea in Sicilia.
Il teste Ruffini ha inoltre specificato che tra il 1969 ed il 1973 i cugini Salvo cominciarono ad essere chiacchierati come "uomini d'affari spregiudicati, come persone che cercavano di condizionare la vita politica". Intorno al 1975 l'on. Fasino si lamentò con l'on. Ruffini rilevando che i cugini Salvo "pretendevano di condizionare l'assemblea regionale". L'on. D'Angelo espresse all'on. Ruffini l'opinione che i Salvo fossero "affaristi e corruttori"; gli raccontò, inoltre, la vicenda relativa alla propria mancata elezione all'Assemblea Regionale Siciliana, risalente ad alcuni anni prima. Sul punto, il teste Ruffini ha esplicitato quanto segue:
"D'Angelo era candidato della provincia di Enna, candidato assieme a lui era un certo onorevole San Marco (rectius Sammarco: n.d.e.). La Democrazia Cristiana ad Enna generalmente prendeva due deputati, ma alternava praticamente qualche volta ne prendeva uno, qualche volta ne prendeva due. Penso che per un certo periodo fossero maggiori le elezioni in cui venivano eletti i due deputati. A detta di D'Angelo i cugini Salvo intervennero nella campagna elettorale cercando da un lato di togliere voti alla Democrazia Cristiana per evitare che la Democrazia Cristiana riconfermasse i due deputati e ne avesse uno solo e d'altro lato appoggiandola a qualche d'uno di San Marco (rectius Sammarco: n.d.e.) in maniera che quell'uno unico che avrebbe dovuto essere eletto dovesse il San Marco (rectius Sammarco: n.d.e.) e così (…) fu che l'onorevole San Marco (rectius Sammarco: n.d.e.) fu eletto deputato e l'onorevole D'Angelo cadde in deputato, cosa che stupì tutti perchè l'onorevole D'Angelo è un personaggio di spicco.(…) Ma il D'Angelo era stato anche (…) Presidente della Regione. (…) D'Angelo probabilmente in questa stessa occasione in cui proprio era in vena di sfoghi (…) diceva "E pensare che son stato io a dare l'esattoria ai Salvo" cosa che era impropria, cioè però lui era Presidente della Regione quando fu bocciato con l'opposizione di D'Angelo e anche di Alessi, di tanti, ma che erano opposizioni all'istituzione dell'Ente Regionale, cioè discutevano che la Regione in materia finanziaria aveva e ha tuttora credo, una competenza piuttosto vasta per cui le leggi nazionali in materia non si applicano in Sicilia, devono essere applicate dalla Regione, dall'Assemblea Regionale che può o recepire la legge nazionale o modificarla in parte o in tutto. Quindi la conferma decennale delle esattorie mentre sul piano nazionale fu una cosa diciamo di routine, era già stata fatata dieci anni prima, è stata fatta dieci anni dopo, qui in Sicilia (…) comportò una battaglia politica perchè credo che fosse di sinistra che sostenevano la necessità di dare l'esattoria ad un Ente Regionale. D'Angelo che temeva un carrozzone o non voleva questo carrozzone si oppose, quindi indirettamente favorì i Salvo e indirettamente perchè i cugini Salvo che diventarono ad un certo punto (…) dal punto di vista economico una cosa considerevole, una potenza".
Il giudice Terranova, dopo essere stato eletto deputato nel 1976, manifestò al Ruffini la convinzione "che i cugini Salvo a seguito del sequestro Corleo e in relazione al sequestro Corleo si erano compromessi con la mafia".
Sull'appoggio fornito contemporaneamente dai cugini Salvo a candidati della corrente andreottiana e della corrente dorotea ha deposto anche il collaboratore di giustizia Gioacchino Pennino (già segretario di una sezione della Democrazia Cristiana a Palermo), che all'udienza del 15 dicembre 1995 ha reso le dichiarazioni riportate nel paragrafo 1.
In particolare, il Pennino ha evidenziato che i Salvo facevano parte della corrente andreottiana a Palermo, mentre aderivano alla corrente dorotea nella zona di Trapani. I Salvo sostenevano, nelle elezioni nazionali (per le quali la circoscrizione elettorale della Sicilia Occidentale comprendeva le province di Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta), sia alcuni candidati trapanesi loro amici (Lipari e Cascio), sia i candidati della corrente andreottiana (come l’on. D’Acquisto e l’on. Augello). Nelle elezioni comunali, provinciali e regionali essi appoggiavano, nella circoscrizione elettorale di Palermo, esclusivamente candidati della corrente andreottiana, e, nella circoscrizione elettorale di Trapani, candidati loro amici, come Salvatore Grillo.
In merito alle suesposte affermazioni, deve rilevarsi che il sistema di votazione con preferenza multipla, allora vigente per l'elezione della Camera dei deputati, consentiva ai Salvo di appoggiare una pluralità di candidati nella circoscrizione comprendente le province della Sicilia occidentale.
La circostanza che i cugini Salvo per un certo periodo abbiano appoggiato sia l'on. Ruffini sia l'on. Lima, ed in seguito abbiano interrotto i rapporti con il primo uomo politico rafforzando, contestualmente, il loro legame con il secondo, è univocamente desumibile dalle seguenti dichiarazioni rese al P.M. da Giuseppe Cambria nel verbale di assunzione di informazioni del 23 gennaio 1995 (atto acquisito all’udienza dell’11 dicembre 1998, a seguito del rifiuto di rispondere espresso dal medesimo imputato di reato connesso):
"dei cugini SALVO era soprattutto Ignazio che si occupava attivamente di politica, nel senso però che soltanto Ignazio ha anche ricoperto qualche carica di partito che adesso non ricordo. Nello stesso modo invece si prodigavano per sostenere elettoralmente alcuni candidati, sempre dal partito della Democrazia Cristiana.
(…) i SALVO intrattenevano certamente rapporti con molti uomini politici e tra questi forse anche con l’on. ANDREOTTI, anche se ritengo che ciò sia avvenuto sempre per il tramite dell’on. LIMA. Con ciò intendo dire che nulla mi risulta direttamente circa i rapporti esistenti tra i SALVO e l’on. ANDREOTTI, mentre so con certezza che gli stessi erano in ottimi rapporti tanto con l’on. LIMA quanto con l’on. D’ACQUISTO. So infatti che i SALVO erano amici dei predetti LIMA e D’ACQUISTO, e ciò so non soltanto perché ne ho sentito più volte parlare agli stessi SALVO, ma anche perché qualche volta io stesso gli ho visti insieme. Mi riferisco in particolare al periodo in cui i cugini SALVO frequentavano assiduamente la SATRIS, ove avevano propri uffici, e perciò sino alla metà degli anni ‘70 circa. A quell’epoca io, che sono originario di Messina, abitavo stabilmente all’hotel Ponte sito nella via Francesco Crispi e mi capitava spesso di accompagnare entrambi i SALVO, insieme o separatamente, presso la segreteria dell’on. LIMA, che si trovava nella via F.sco Crispi. Ho avuto così modo di constatare direttamente e personalmente l’esistenza di stretti rapporti tra i SALVO ed il LIMA. Ricordo peraltro che il figlio dell’on. LIMA, a nome Marcello, è stato dipendente della SATRIS per circa tre-quattro anni, a decorrere dal 1982 o 1983 se non erro. Per la verità Marcello LIMA si faceva vedere pochissime volte in ufficio, e ciò ovviamente gli era consentito solo in ragione dei particolari rapporti esistenti fra il padre ed i cugini SALVO. Del resto una situazione analoga non si è mai verificata per altri dipendenti della SATRIS.
(…) già prima che con il LIMA ed il D’ACQUISTO con il quale pure i SALVO avevano ottimi rapporti, gli stessi intrattenevano stretti rapporti con altro uomo politico di rilievo, l’on. RUFFINI. Devo dire anzi che i rapporti con RUFFINI, già esistenti sin dai primi anni ‘60, erano "caldissimi". Il RUFFINI abitava nello stesso stabile di SALVO Antonino con il quale perciò aveva modo di incontrarsi che con l’Ignazio. Ad un certo punto, intorno alla fine degli anni ‘70 e comunque al termine della seconda o della terza legislatura del RUFFINI, i rapporti tra i SALVO ed il RUFFINI si sono raffreddati, e forse anche incrinati, all’improvviso. Non conosco le ragioni di ciò ma mi risulta personalmente che mentre in occasione delle prime campagne elettorali entrambi i SALVO hanno svolto attivissima politica a sostegno della candidatura del RUFFINI, ciò non è avvenuto successivamente.
(…) Credo che i SALVO conoscessero già il LIMA prima di interrompere ogni rapporto con il RUFFINI, ma ovviamente da quel momento i rapporti con l’on. LIMA si sono intensificati. Sempre a proposito dei rapporti intrattenuti con il LIMA, mi risulta che SALVO Antonino si recava settimanalmente in casa del LIMA ove questi organizzava "giocate". Non vi si recava SALVO Ignazio perché non era un giocatore.
(…) come ho prima riferito, mi è capitato più volte di accompagnare i SALVO presso la segreteria politica dell’on. LIMA. Ciò facevo in genere al termine del lavoro, e con la mia macchina".
Gli stretti rapporti instaurati dai cugini Salvo con uomini politici appartenenti sia alla corrente andreottiana sia alla corrente dorotea erano ben noti ad esponenti mafiosi come Francesco Di Carlo, che, escusso all'udienza del 30 ottobre 1996, ha reso le dichiarazioni esposte nel paragrafo precedente.
Il notevole spessore del rapporto esistente tra i cugini Salvo e l'on. Lima è desumibile anche da una serie di ulteriori elementi probatori emersi nel corso del dibattimento e menzionati dal teste M.llo Antonio Pulizzotto all'udienza del 22 maggio 1996:
- le fotografie che ritraggono l'on.Lima e Antonino Salvo, l’uno accanto all’altro, in occasione di una riunione del Comitato Regionale della Democrazia Cristiana, tenutasi all’Hotel Zagarella di Santa Flavia il 3 luglio 1976 (cfr. la documentazione fotografica acquisita nella stessa udienza);
- la nota della Questura di Palermo del 17 gennaio 1985, nella quale si riferisce che l'on. Lima partecipò al ricevimento organizzato per le nozze tra Angela Salvo (figlia di Antonino Salvo) e Gaetano Sangiorgi, celebrate il 4 settembre 1976, ed offrì in dono una pirofila d’argento;
- la pubblicazione, sul quotidiano "Il Giornale di Sicilia" del 5 giugno 1979, di due necrologi compiuti rispettivamente da Ignazio Salvo ("Ignazio Salvo profondamente commosso partecipa al dolore degli amici Salvo e Beppe Lima per la scomparsa dell’amato genitore Cav. Vincenzo Lima") e da Antonino Salvo ("Nino Salvo prende viva parte al dolore dei cari amici Salvo e Beppe per la scomparsa del caro padre Cav. Vincenzo Lima"), in occasione della morte di Vincenzo Lima, padre dell’on. Salvo Lima e "uomo d’onore" (documento n. 90, prodotto dal P.M.);
- le fotografie che ritraggono l'on.Lima in occasione del ricevimento svoltosi presso l’Hotel Zagarella il 29 agosto 1981 in occasione delle nozze tra Daniela Salvo (figlia di Antonino Salvo) e Giuseppe Favuzza (fotografie contenute negli albums sequestrati il 21 luglio 1993 nell'abitazione dei coniugi);
- l’annotazione di tutte le utenze telefoniche dell'on. Lima e di un’utenza telefonica del fratello di quest'ultimo, dott. Giuseppe Lima, all’interno dell’agenda telefonica sequestrata presso l’abitazione di Antonino Salvo in occasione del suo arresto, avvenuto in data 12 novembre 1984;
- l'assunzione di Marcello Lima, figlio del predetto uomo politico, presso la SATRIS S.p.A..
L'assunzione del medesimo soggetto non fu, oltretutto, accompagnata dalla effettiva prestazione di attività lavorativa, come si evince dalle convergenti dichiarazioni rese da Giuseppe Cambria nel verbale di assunzione di informazioni del 23 gennaio 1995, acquisito all’udienza dell’11 dicembre 1998, da Gioacchino Pennino all'udienza del 15 dicembre 1995, e da Nicolò Mario Graffagnini all'udienza del 10 giugno 1998.
Giuseppe Cambria ha specificato che Marcello Lima "si faceva vedere pochissime volte in ufficio, e ciò ovviamente gli era consentito solo in ragione dei particolari rapporti esistenti fra il padre ed i cugini Salvo".
Gioacchino Pennino ha riferito quanto segue:
P.M. SCARP.: sa se i cugini SALVO, conoscevano un figlio dell'On.le LIMA?
PENNINO G.: sì, certamente.
P.M. SCARP.: come, perché?
PENNINO G.: no, perché in un paio di occasioni, una volta LIMA, una volta tutti e due mi ebbero a dire che praticamente era un dipendente loro, della esattoria, e gli mandavano lo stipendio senza che lui ci andasse, lavorasse.
P.M. SCARP.: ha altre notizie...
PRESIDENTE: e chi era questo figlio di LIMA?
PENNINO G.: MARCELLO LIMA.
Il teste Graffagnini ha compiuto le seguenti affermazioni:
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
(…) L'Onorevole LIMA, come si sa ha un figlio, che non è che abbia dato gradi soddisfazioni il figlio (…) al padre
PUBBLICO MINISTERO:
Sarebbe LIMA Marcello?
(…)
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Marcello. E lavorava all'esattoria ma non voleva lavorare perché non voleva stare seduto dietro un tavolo, il padre si disperava e certe volte mi diceva ma come debbo fare con mio figlio, in banca non ci vuole andare, all'esattoria non ci vuole andare... ma può stare così? Non può stare così...
Dal complesso degli elementi di convincimento sopra indicati si desume che tra i cugini Salvo e l'on. Lima si sviluppò un solido e duraturo legame di natura personale e politica.
L'enorme influenza esercitata sull'economia e sulla politica siciliana dal centro di potere facente capo ai cugini Salvo (i quali erano stati in grado anche di impedire la rielezione all'Assemblea Regionale Siciliana di un ex Presidente della Regione - l'on. D'Angelo - entrato in contrasto con loro) consentiva ad essi di sostenere elettoralmente esponenti di diverse correnti della Democrazia Cristiana, senza per questo incrinare il loro rapporto privilegiato con l'on. Lima.
In occasione delle competizioni elettorali, i cugini Salvo si attivavano per offrire appoggio non solo all'on. Lima, ma anche ad altri uomini politici facenti parte della corrente andreottiana.
Né può pervenirsi a conclusioni difformi sulla base delle dichiarazioni rese dai testimoni on. Mario D'Acquisto, on. Antonino Drago e dott. Nicolò Mario Graffagnini, tutti appartenenti alla corrente andreottiana.
Sul punto, occorre premettere che l'on. Mario D'Acquisto, all'udienza del 19 giugno 1996, ha evidenziato quanto segue: "dei cugini Salvo uno, Ignazio, era anche un esponente politico della Democrazia Cristiana di Trapani, per un certo periodo fu anche, se non ricordo male, vice-segretario provinciale, poi sia l'uno che l'altro erano degli imprenditori molto noti che si affacciavano a numerosi settori della vita imprenditoriale siciliana e, quindi, le occasioni di incontro sono state numerose quasi sempre inerenti alla loro attività sia politica sia appunto imprenditoriale. Chi me li abbia presentati fisicamente in questo momento non lo ricordo, ma comunque erano diciamo due persone che frequentavano gli ambienti politici palermitani con intensità". In merito all'influenza dei cugini Salvo sulla classe politica siciliana, il teste ha affermato: "non era un'influenza diretta ma, come tutti i grandi imprenditori, un'influenza sulla vita politica senz'altro la esercitavano non in maniera organizzata ma attraverso quel complesso di relazioni che potevano fare capo a loro. (…) Diciamo indirettamente cercavano quando potevano di esercitare anche un'influenza sulle decisioni politiche, è il tipico atteggiamento dell'imprenditore che ha un grosso spessore e che interviene anche nei fatti politici come interviene nei fatti economico-finanziario e nei fatti della vita sociale. (…) Io penso che chiunque di noi sappia perfettamente che cosa significa non solo in Sicilia ma anche in Italia la presenza di una grossa organizzazione economica-finanziaria di quello che in termine più icastico si può chiamare un potentato economico, cerca di influire sulle decisioni anche politiche nella tutela dei propri interessi".
Il teste ha, poi, sostenuto che i cugini Salvo avevano un rapporto di collaborazione, frequentazione ed amicizia con l'on. Lima, ma "avevano una posizione politica precisa ed ufficiale che era quella dorotea, erano stati e continuarono ad essere sempre molto vicini (…) come leader politici siciliani all'onorevole Gullotti, all'onorevole Ruffini e hanno sempre appoggiato nelle campagne elettorali i candidati dorotei". Il teste ha aggiunto: "tuttavia nelle elezioni europee quando non c'erano candidati dorotei o comunque quando di fatto i candidati della DC erano due uno per la Sicilia Orientale e uno per la Sicilia Occidentale mi risulta che abbiano dato un appoggio elettorale anche all'onorevole Lima (…) Come tutti i grandi imprenditori cercavano di avere buoni rapporti con i rappresentanti di tutti i partiti, direi nessuno escluso (…) Si, anche tra varie correnti (…), a maggior ragione tra varie correnti. (…) Ma per quanto riguarda gli appoggi elettorali l'appoggio elettorale ufficiale è determinato dai cugini Salvo era per la corrente dorotea soprattutto nella provincia di Trapani dove essi avevano maggiore spazio di manovre diciamo. (…) A Palermo facevano poco o niente, si occupavano pochissimo delle campagne elettorali e, come ho già detto, nelle campagne europee hanno appoggiato l'onorevole Lima, nelle campagne invece regionali e nazionali no (…). Per la provincia di Palermo non li ho mai visti impegnati nè a livello comunale nè a livello provinciale. Ripeto ai livelli regionali e nazionali avevano i loro candidati, comunque loro hanno più volte affermato che essendo dorotei non intendevano partecipare a manifestazioni alla vita della Corrente Andreottiana perché ci avrebbero perduto in serietà".
Le asserzioni compiute dall'on. D'Acquisto in merito all'adesione dei Salvo alla corrente dorotea, al loro esclusivo sostegno a candidati dorotei nelle elezioni nazionali e regionali, al loro scarso impegno elettorale nella provincia di Palermo, al loro rifiuto di partecipare a manifestazioni della corrente andreottiana, non possono considerarsi attendibili in quanto sono palesemente contraddette dai fatti specifici riferiti dal teste Maniglia (il quale ha precisato che i Salvo facevano costantemente propaganda elettorale per i candidati andreottiani, gli consegnavano volantini da distribuire nei suoi cantieri, lo invitavano a sostenere candidati andreottiani delle province di Palermo, Messina e Catania, e, parlando di questioni relative alla propaganda elettorale, facevano riferimento esclusivamente alla corrente andreottiana) e dal teste Campione (che ha riferito che Antonino Salvo prese parte anche ad un incontro conviviale di esponenti siciliani della corrente andreottiana, svoltosi a Roma prima del congresso regionale di Agrigento della Democrazia Cristiana).
La inesatta ricostruzione dell'impegno elettorale dei cugini Salvo, esposta dall'on. D'Acquisto, potrebbe comunque trovare fondamento in una ridotta conoscenza dell'argomento da parte del medesimo uomo politico, il quale ha esplicitato di non essersi occupato in misura rilevante "dell'apparato, delle fasi organizzative, dei problemi strutturali della corrente".
Inconciliabili con la versione dei fatti fornita dall'on. D'Acquisto sono anche le dichiarazioni rese all'udienza del 25 settembre 1996 dal teste on. Antonino Drago, il quale ha chiarito che i cugini Salvo alle elezioni nazionali facevano confluire i voti sia sull'on. Lima, sia su candidati di altre correnti (analoghe precisazioni, come si vedrà, sono state compiute anche dal teste Graffagnini).
Ininfluente è la circostanza, enunziata dall’on. Drago, secondo cui i "voti congressuali" riconducibili ai cugini Salvo nella provincia di Trapani "affluivano al gruppo interno della Democrazia Cristiana che faceva capo all'on. Gullotti".
In proposito, deve osservarsi che una simile situazione, riguardante essenzialmente la vita interna del partito, era chiaramente ricollegabile all'assenza della corrente andreottiana nella provincia di Trapani, e non impediva ai Salvo di manifestare apertamente, nelle varie competizioni elettorali, il loro sostegno ai candidati della corrente andreottiana.
Pure inconducente è la circostanza (riferita dall’on. Drago) che "a Palermo i Salvo non avevano nessuna rappresentanza congressuale". E', infatti, evidente che la posizione dominante assunta dall'on. Lima nell'ambito della Democrazia Cristiana nella provincia di Palermo rendeva del tutto superflua, per i cugini Salvo, l'autonoma disponibilità di "voti congressuali", poiché ogni loro istanza avrebbe potuto essere supportata efficacemente dal predetto uomo politico all'interno degli organismi rappresentativi del partito.
Il teste dott. Graffagnini (già segretario provinciale della Democrazia Cristiana di Palermo dal 1979 al 1984), esaminato all’udienza del 10 giugno 1998, ha sostenuto che "il candidato numero uno dei SALVO era l'Onorevole Attilio RUFFINI, il candidato numero due era l'Onorevole LIMA al quale non davano mai più di 10 mila voti, solo questi per i rapporti personali. (…) Noi avevamo un rapporto (…) di stima personale che si era verificato negli anni tra Ignazio SALVO e Salvo LIMA, uno era stato, non dimentichiamocelo vice segretario provinciale della DC a Trapani e uno segretario provinciale della DC a Palermo, quindi c'erano dei rapporti politici, c'erano rapporti di frequenza, che poi si sono tramutati magari in rapporti di stima. Quindi davano questi voti all'Onorevole LIMA ma mai al candidato della corrente andreottiana, mai". Ha, poi, soggiunto: "i SALVO hanno sostenuto la campagna sempre dell'Onorevole LIMA, tutte le campagne dell'Onorevole LIMA ma non in quanto appartenenti alla corrente, ma in quanto amici personali dell'Onorevole LIMA. La corrente è un'altra cosa, non l'hanno mai sostenuta, non sostenuto D'ACQUISTO, non hanno sostenuto i vari candidati regionali, a suo tempo PURPURA, FERRARA, non l'hanno mai sostenuto, hanno avuto sempre loro candidati".
E' appena il caso di rilevare la inattendibilità di queste ultime precisazioni, che sono inequivocabilmente contraddette dalla suesposte circostanze riferite dal teste Maniglia.
Interrogato sull'argomento, il dott. Graffagnini non ha evidenziato alcun elemento fattuale che ponesse in dubbio la veridicità delle puntuali affermazioni del Maniglia, ed ha semplicemente affermato: "Francesco MANIGLIA non era di solito un frequentatore della nostra segreteria politica, forse si frequentavano fra imprenditori, fra di loro non lo so, ma non era un frequentatore della nostra segreteria politica".
Quest’ultima precisazione risulta assolutamente ininfluente ai fini della ricostruzione degli orientamenti seguiti dai cugini Salvo sul piano elettorale e delle sollecitazioni direttamente rivolte da essi al Maniglia per indurlo ad appoggiare i candidati andreottiani.
Il dott. Graffagnini ha inoltre sostenuto che i cugini Salvo avrebbero respinto la proposta, loro rivolta dall'on. Lima, di partecipare ad incontri conviviali cui era presente il sen. Andreotti.
In particolare, il teste Graffagnini ha riferito quanto segue:
AVVOCATO COPPI:
(…) noi vorremmo sapere da lei, se lei ricorda, di un incontro, un colloquio tra LIMA ed uno dei SALVO in occasione del quale LIMA avrebbe offerto a SALVO una presentazione ad ANDREOTTI, questa è la circostanza. Se lei lo ricorda e quindi tutto quello che lei sa intorno a questo episodio, cercando di collocarlo nei limiti del possibile nel tempo, spiegare queste circostanze e il contenuto di questo colloquio. Così con una domanda sola le diamo la possibilità di rispondere esaurientemente al tema che le è stato proposto.
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Io ebbi a rispondere a questa domanda al processo LIMA all'aula bunker. (…) Io frequentavo la segreteria dell'Onorevole LIMA giornalmente quando lui era qua a Palermo. Una volta mi ricordo, per la verità più volte, 2 o 3 volte si è verificato, ma mi ricordo perfettamente che entrando Ignazio SALVO l'Onorevole LIMA mi ha detto " dai un giro di chiave alla porta." Ha detto: "Ignazio c'è il Presidente a Palermo, stasera siamo a Villa IGIEA, vieni che te lo presento e mangi… e ti fermi a cenare assieme a noi." La risposta di Ignazio SALVO è stata: " Tu sai che noi siamo amici personali, noi non veniamo, io non vengo a questa cena…
PRESIDENTE:
Sai che siamo amici personali, con chi?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Tuoi.
PRESIDENTE:
Tuoi?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Tuoi. "noi non veniamo a questa cena, perché se no domani tutti i giornali diranno…"
PRESIDENTE:
Noi chi?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Io… cioè lui e il cugino possibilmente, non venivano. "io non vengo a questa cena perché se no domani tutti i giornali diranno i SALVO hanno cambiato corrente, noi siamo dorotei e tu lo sai, quindi non veniamo a questa cena. Non insistere perché i rapporti sono personali". E lì si è chiusa.
AVVOCATO COPPI:
Lei ricorda più o meno il periodo in cui è avvenuta questa…
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Io non le posso dire né il giorno né il mese né l'anno, comunque è stato certamente tra il 79 e l'84 insomma… pressappoco lì. Non è una sola volta che il tentativo è stato fatto, io dico così, una volta scherzando, una volta sul serio ma glielo fece.
AVVOCATO COPPI:
Il tentativo di…
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Di presentarglielo all'Onorevole ANDREOTTI.
AVVOCATO COPPI:
E ci fu sempre un rifiuto?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Sì, questa volta più deciso, dice "tu lo sai che siamo amici tuoi personali, la corrente non c'entra, il partito non c'entra, noi non veniamo a questa cena perché se no si dirà domani su tutti i giornali i SALVO hanno cambiato corrente e noi siamo dorotei".
(…)
PUBBLICO MINISTERO:
(...) Ora vediamo un attimo più nello specifico questo episodio che lei ha raccontato questa mattina. Vediamo se possiamo fare uno sforzo per circostanziarlo meglio. Quindi, se ho ben capito, era venuto ANDREOTTI, che stava a Villa IGIEA?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Posso precisare? ANDREOTTI veniva o in occasione di congressi o in occasione di convegni, quando tornava lo stesso giorno, noi lo riaccompagnavamo all'aeroporto; quando invece pernottava, la sera andavamo un gruppetto a fargli compagnia a Villa IGIEA e a pranzare assieme a lui
PUBBLICO MINISTERO:
Ho capito.... E allora vediamo, questo episodio che lei ha riferito, intanto che cosa era venuto a fare quel giorno a Palermo?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Ma guardi, veniva per congressi, per convegni...
(…)
PRESIDENTE:
Che periodo, che periodo?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
E' avvenuta tre volte questa cosa, almeno tre volte me lo ricordo, dal 79 all'84, Presidente...
PUBBLICO MINISTERO:
E allora vediamo di fare uno sforzo, cioè in queste tre volte lei dice, certamente ANDREOTTI era a Palermo
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Certo
PUBBLICO MINISTERO:
Stava a Villa IGIEA...
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Stava a Villa IGIEA...o doveva arrivare e poi la sera lo portavamo, lo accompagnava, non è che veniva un giorno prima? Veniva lo stesso giorno in cui doveva parlare e poi al sera....
PUBBLICO MINISTERO:
E poi andava a dormire... e voi gli facevate compagnia?
(…)
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Sì
PUBBLICO MINISTERO:
Vediamo per ciascuna di queste volte se lei ricorda che cosa, quale era l'occasione politica, la manifestazione che aveva portato ANDREOTTI a Palermo....
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
No, gliel'ho detto prima, io glielo posso dire, o in occasione di campagne elettorali, o in occasione di congressi o di convegni di corrente o pre-congressuali
PUBBLICO MINISTERO:
Lei sta dando una risposta generica, ANDREOTTI, dice, veniva...
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Ma io lì posso arrivare, io quello posso...quello ricordo e quello le dico....
PUBBLICO MINISTERO:
La mia domanda invece è specifica, se lei non se lo ricorda... se in occasione di queste volte, ricorda in occasione di queste volte, ricorda che cosa ANDREOTTI era venuto a fare, se non se lo ricorda, dice non me lo ricordo
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Non me lo ricordo
AVVOCATO COPPI:
Ha risposto quattro volte
(…)
PUBBLICO MINISTERO:
Lei ricorda se in queste occasioni ANDREOTTI si trattenne un solo giorno a Palermo o più giorni?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Ma difficilmente l'Onorevole ANDREOTTI si intratteneva più giorni a Palermo
PUBBLICO MINISTERO:
Quindi si trattenne un solo giorno
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Casi rari... non me lo ricordo per la verità
PUBBLICO MINISTERO:
Ricorda... lei ha detto che avvenne questa conversazione, dove avvenne?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Nella segreteria dell'Onorevole LIMA
PUBBLICO MINISTERO:
Sempre? Tutte e tre volte?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Là veniva Ignazio SALVO a trovarlo di mattina
PUBBLICO MINISTERO:
Mi scusi...
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Siccome è avvenuto di mattina, la mattina l'Onorevole LIMA era sempre nella sua segreteria
(…)
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Non è che non andasse Ignazio SALVO in casa dell'Onorevole LIMA, perché io l'ho visto qualche volta in casa dell'Onorevole LIMA
PUBBLICO MINISTERO:
Ecco, siccome questo qui è un processo, dobbiamo essere molto precisi, io vorrei capire se lei mi ha dato questa risposta perché ha ricordato che in tutti questi tre casi la conversazione avvenne nella segreteria dell'Onorevole LIMA, oppure se lei, in via deduttiva, siccome spesso vedeva Ignazio SALVO nella segreteria di LIMA, ritiene che possa essere avvenuta lì
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Per un particolare me lo ricordo(…), perché quando entrava Ignazio SALVO, mi diceva dacci un colpo di chiave alla porta....
PUBBLICO MINISTERO:
Chi lo diceva?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
L'Onorevole LIMA lo diceva a me....
PUBBLICO MINISTERO:
Perché?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Per non fare entrare gli altri, perché lui cercava di convincerlo a venire, ma a casa sua non mi avrebbe detto dai un colpo...un giro di chiave alla porta
PUBBLICO MINISTERO:
Non ho capito perché c'era bisogno di chiudere a chiave la porta...
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Lei sa benissimo... non lo so se lo sa, di solito arrivavano gli amici, aprivano la porta e si facevano vedere dall'Onorevole LIMA... oppure entravano direttamente; in quel momento che lui doveva dirgli vieni questa sera che c'è.... mi ha detto chiudi la porta, non voleva che entrassero altre persone
PUBBLICO MINISTERO:
Perché era un argomento riservato quindi?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
No... lo stava invitando a venire ad un pranzo che non era della sua corrente
(…)
PUBBLICO MINISTERO:
Quindi lei ricorda che avvennero queste conversazioni nella segreteria dell'Onorevole LIMA... si ricorda gli anni?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Dal 79 all'84....
PUBBLICO MINISTERO:
Si ricorda le stagioni dell'anno in cui avvennero queste conversazioni?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Sì, era l'estate certamente
PUBBLICO MINISTERO:
Era d'estate?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Estate...era... a Palermo poi come si fa a dire estate o inverno, tempo buono c'era, me lo ricordo
PUBBLICO MINISTERO:
Non era quindi inverno?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
No, inverno no
PRESIDENTE:
Tutte e tre le volte?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Così ricordo, Presidente...
PUBBLICO MINISTERO:
Tutte e tre le volte
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
D'inverno non veniva a fare comizi l'Onorevole ANDREOTTI, poteva venire qualche volta a fare qualche convegno o qualche comizio al chiuso, ma fuori no...
(…)
PUBBLICO MINISTERO:
Senta, poi quindi c'era questo invito ad andare a cena, no? Poi queste cene si svolsero effettivamente a Villa IGIEA?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Certo
PUBBLICO MINISTERO:
E chi eravate presenti a queste cene alle quali....
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Allora, io le posso dire alcuni nomi, altri non lo ricordo
PUBBLICO MINISTERO:
Sì, se può distinguerli occasione per occasione...
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
LIMA, PURPURA, D'ACQUISTO, DI BENEDETTO, io... BLANDA...non posso andare oltre...
PRESIDENTE:
Sempre tutti...
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Questi eravamo il gruppo che c'eravamo, io...
PRESIDENTE:
Distinguiamo gli episodi però (…) Tre cene....
PUBBLICO MINISTERO:
Dovrebbero tre cene...
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
No, più, più di tre cene...
PRESIDENTE:
No, no, si parla di tre episodi
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Sì, sì...certo
PRESIDENTE:
In cui furono fatte queste dichiarazioni
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Sì, almeno tre....
PRESIDENTE:
E quindi le cene che poi sono avvenute…
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Certo.
PRESIDENTE:
Con ANDREOTTI e…
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Quando glielo diceva, quando sapeva che l'Onorevole ANDREOTTI si doveva fermare e pernottava, allora andava … c'era uno incaricato mi pare BLANDA, fosse BLANDA andare a prenotare, andare a dire a villa IGIEA stasera saremo 10, saremo 11, mai 13 perché c'era qualcuno che era superstizioso, 11 o 12 ma non di più.
(…)
PRESIDENTE:
Mi scusi, quindi lei ha fatto 3 cene a villa IGIEA con ANDREOTTI, lei?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Per la verità ho partecipato a più di 3.
PRESIDENTE:
Va bene.
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
A villa IGIEA sì.
PUBBLICO MINISTERO:
Quindi lei ha partecipato a più di 3 cene con ANDREOTTI a villa IGIEA, sempre in questo periodo 79-84.
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Sì.
(…)
PUBBLICO MINISTERO:
(…) Abbiamo detto che ci sono più di tre cene alle quali lei ha partecipato con ANDREOTTI a villa IGIEA dal 79 all'84. Quanto sono queste più di 3 cene?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
No, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO:
4, 5, 6?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Non ricordo.
PUBBLICO MINISTERO:
Approssimativamente?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Non ricordo, perché le debbo dire il numero se non lo ricordo. Da quanti anni è successa questa cosa?
PUBBLICO MINISTERO:
Più di 3 possono essere 4, oppure più di 4.
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Non lo so, potrebbero essere 4, potrebbero essere 5, potrebbero essere 3… 3 sicuro.
(…)
PUBBLICO MINISTERO:
3 sicure e poi ci sono altre cene oltre queste 3.
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Io ricordo di sì ma non quante.
PUBBLICO MINISTERO:
Allora, andiamo alle cene alle quali LIMA invitò Ignazio SALVO. Intanto sempre e solo Ignazio SALVO invitò?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Lui veniva… quasi sempre.
PUBBLICO MINISTERO:
E ci fu una volta in cui Ignazio SALVO disse io e mio cugino non veniamo oppure parlava sempre per se?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Noi, quando diceva noi si riferiva a lui e suo cugino.
PUBBLICO MINISTERO:
Ho capito.
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Come diciamo come gruppo, come famiglia.
PUBBLICO MINISTERO:
Senta, ecco vogliamo per ciascuno di questi 3 episodi vedere chi eravate poi a cena quella sera? (…) cioè per ciascuno di queste cene.
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Rinuncio a fare questo sforzo perché potrei sbagliare.
PRESIDENTE:
Comunque i nomi che ha fatto poc'anzi, quei nomi che ha fatto…
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
C'erano quasi sempre.
PRESIDENTE:
C'erano quasi sempre. Lo indicato poco fa.
(…)
PUBBLICO MINISTERO:
Lei ricorda a che ora ebbero inizio, a che ora ebbero termine queste cene?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Dopo… dopo gli interventi che si facevano, dopo le manifestazioni di piazza oppure al chiuso, poi si andava a rinfrescare, ricordo che il Presidente andava su nella sua stanza a cambiarsi, perché aveva questa abitudine di cambiarsi perché sudava troppo e poi la… scendevamo giù, quando era pronto mangiavamo. Cioè sempre di sera. Poteva essere tra le 9 e mezza, le 10, dalle 10 alle 11.
PUBBLICO MINISTERO:
Ho capito, questo erano gli orari e poi finivano verso che ora queste cene?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Guardi, non è che guardavo l'orologio quando finiva… salutavamo il Presidente e andavamo a coricarci tutti.
PUBBLICO MINISTERO:
Ho capito. Nel corso di queste cene si parlava di problemi di corrente?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Di problemi politici, ma di problemi ma non impegnativi, così.
PUBBLICO MINISTERO:
Dico, ma si parlava di problemi della corrente andreottiana o no?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
No, che andavamo a raccontare all'Onorevole ANDREOTTI della corrente che lui sapeva chi era, chi non era (…). Parlavamo delle elezioni, se era… c'erano elezioni politiche, parlavamo delle elezioni, su per giù che previsioni si facessero e così parlando… che previsioni si facevano in merito alle elezioni, in merito i nostri candidati.
PUBBLICO MINISTERO:
I nostri, chi?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Candidati della corrente andreottiana.
PUBBLICO MINISTERO:
Quindi si parlava di problemi della corrente andreottiana.
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Ma non come corrente, di candidati, di elezioni in genere. Noi la corrente la distinguiamo, la corrente è una cosa prettamente interna al partito, una cosa nostra, diciamo, di partito. (…) Mentre il partito riguarda tutti, in generale le elezioni per tutte le correnti.
PUBBLICO MINISTERO:
Io le ho fatto questa domanda, perché siccome la risposta che diede Ignazio SALVO, sono… siete andreottiani, si parla… quindi si parla di questioni andreottiane (…) LIMA gli disse ma guarda che non è una cena in cui si parla di problemi della corrente ma è una cena così per parlare d'altro?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Un momento, io non l'ho detto che LIMA ha detto "guarda che non è una cena in cui si parla della corrente". (…) Prima ha detto: "vuoi venire che ti presento, vuoi venire, quante volte te lo devo… che ti presento il Presidente e resti a pranzo con noi?" "No, perché domani il Giornale di Sicilia uscirà i SALVO hanno cambiato corrente e tu sai che noi non cambiamo corrente, siamo amici tuoi sul piano personale ma corrente non ne cambiamo".(…) Possibilmente l'Onorevole LIMA voleva indurli a cambiare corrente ma non c'è riuscito, che doveva dire al suo capo? Che erano amici suoi però non votavano per la corrente?
PUBBLICO MINISTERO:
Erano tanto noti…
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Questo lo sanno tutti.
PUBBLICO MINISTERO:
Quindi dice "domani i giornali escono con la notizia che i SALVO hanno cambiato corrente."?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Sì.
PUBBLICO MINISTERO:
Perché erano tanto noti che una partecipazione ad una cena avrebbe potuto…
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Se c'era un giornalista che dava fuori la notizia, la
potevano dare anche gli altri.
PUBBLICO MINISTERO:
Ed era una cosa rilevante quindi?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Per loro credo che fosse rilevante, perché ci tenevano a dire che erano… erano di PICCOLI, di RUFFINI e quindi volevano restare con quella etichetta.
(…)
PUBBLICO MINISTERO:
(…) tutte le volte che si sono svolte queste cene ANDREOTTI ha pernottato a villa IGIEA, ho capito bene?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Sì, la cena la sera sì.
PUBBLICO MINISTERO:
Quindi questo è un dato, un punto fermo. Quindi tutte le volte che ANDREOTTI ha cenato, ha pernottato, d’accordo.
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Almeno a quanto risulta a me, poi se è partito a mezzanotte, all'una di notte, questo non lo so.
(…)
PUBBLICO MINISTERO:
Intanto io le chiedo, questi dialoghi tra LIMA e Ignazio SALVO sugli inviti a cena, sono stati due o tre?
GRAFFAGNINI NICOLO' MARIO:
Io ho detto almeno tre.
Il P.M. ha quindi contestato al Graffagnini che lo stesso, escusso quale teste all’udienza dibattimentale del 14 febbraio 1995 davanti alla Corte di Assise di Palermo nel processo n. 9/94 instaurato a carico di Salvatore Riina ed altri per l’omicidio dell’on. Lima, aveva reso le dichiarazioni di seguito riportate:
GRAFFAGNINI: Senta i rapporti che a me risulti tra l’onorevole Andreotti e i Salvo non ce ne erano. Io posso ricordare un episodio. Anzi due volte l’ho sentito dire in occasione di una venuta, è venuto ad inaugurare le campagne elettorali oppure a chiuderle l’onorevole Andreotti. Quando l’onorevole Andreotti veniva a Palermo e pernottava a Palermo, lo accompagnavamo a Villa Igea la sera e ci riunivamo non più di dieci dodici persone, a fargli compagnia e si cenava assieme. In una occasione l’onorevole LIMA davanti a me ebbe a dire a uno dei Salvo, Ignazio Salvo, ma perché non vieni che stasera ti presento l’onorevole Andreotti mangi stai con noi c’è il Presidente… Salvo io non posso venire, noi non veniamo, perché noi non siamo andreottiani, noi siamo della corrente di Piccoli e se noi veniamo là che serietà di uomini…
PRESIDENTE: Ho capito ma questo ricorda a quale epoca risale questo episodio?
GRAFFAGNINI: Ma questo episodio risale all’epoca in cui io ero segretario provinciale dal 79 all’84.
PRESIDENTE: Ah Quindi in questo arco di tempo.
GRAFFAGNINI: E anche dopo… sì certo perché poi….
PRESIDENTE: No l’episodio specifico sarà localizzato in quest’arco di tempo.
GRAFFAGNINI: L’onorevole Andreotti è venuto tante volte ora io due volte gliel’ho sentito