§ 4 – L’incontro tra il sen. Andreotti e Antonino Salvo presso l’Hotel Zagarella in data 7 giugno 1979

 

 

A conclusione della campagna elettorale per le elezioni europee del 1979, nelle quali era candidato l’on. Salvo Lima, il 7 giugno 1979 si svolse un comizio al cinema Nazionale di Palermo, con la partecipazione del sen. Andreotti (allora Presidente del Consiglio dei Ministri).

Il sen. Andreotti, che era giunto all’aeroporto di Palermo alle ore 17,18 con un volo aereo proveniente da Roma, tenne presso il cinema Nazionale un discorso di sostegno alla candidatura dell’on. Lima (v. la deposizione resa dal teste Pulizzotto all’udienza del 22 maggio 1996).

Dalla documentazione fotografica acquisita e dalla deposizione resa all’udienza del 20 giugno 1996 dal teste on. Attilio Ruffini (il quale ha riconosciuto diverse persone effigiate nelle fotografie) si evince che al comizio erano presenti, tra gli altri, Vito Ciancimino ed Antonino Salvo.

Antonino Salvo si trovava in piedi, nella platea del cinema (v. documento n. 204, fotografia n.2). Invece Vito Ciancimino si trovava sul palco, vicino al sen. Andreotti, ed esprimeva il proprio consenso al discorso del Presidente del Consiglio sorridendo e plaudendo alle sue parole (v. documento n. 137).

La partecipazione di Antonino Salvo alla manifestazione elettorale esprimeva chiaramente il suo sostegno alla candidatura dell’on. Lima per il Parlamento Europeo.

Dopo il comizio, il sen. Andreotti si recò presso l’Hotel Zagarella, nel territorio di Santa Flavia, dove prese parte, come ospite d’onore, ad un incontro conviviale, cui presenziarono circa trecento persone; in tale occasione era presente anche Antonino Salvo; il banchetto ebbe inizio intorno alle ore 21 e si protrasse per circa 2 ore e 30 minuti (come si evince dalla deposizione resa all’udienza del 10 ottobre 1996 dal teste Vittorio De Martino, che nel 1979 era direttore e gestore dell’albergo).

La presenza del sen. Andreotti, insieme ad Antonino Salvo, nel suddetto albergo, è attestata da due immagini fotografiche tratte da altrettanti negativi consegnati in data 19 novembre 1993 dalla fotografa palermitana Letizia Battaglia a personale della Sezione Anticrimine di Palermo del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri (documento n. 137).

In particolare, la prima fotografia (tratta dal negativo n.14) raffigura il sen. Andreotti, con accanto l’on. Lima, nella hall dell’albergo; immediatamente dietro l’imputato, sulla sinistra, è riconoscibile Antonino Salvo.

Nella seconda fotografia (tratta dal negativo n.23) il sen. Andreotti è ritratto mentre si incammina all’interno dell’albergo, insieme ad Antonino Salvo, all’on. Attilio Ruffini (allora Ministro della Difesa), all’on. Piersanti Mattarella (allora Presidente della Regione Siciliana), ed all’on. Salvo Lima.

Non è rimasto dimostrato in termini di certezza che al suddetto incontro conviviale abbia preso parte anche Ignazio Salvo.

In proposito, deve evidenziarsi come gli unici testimoni che hanno menzionato la presenza di Ignazio Salvo - e cioè Giovanni Mazzella (allora in servizio presso l’Hotel Zagarella come secondo maitre) e il dott. Girolamo Di Giovanni (allora Prefetto di Palermo) - abbiano mostrato notevoli incertezze mnemoniche proprio su tale punto.

In particolare, Giovanni Mazzella, sentito dal P.M. in data 9 agosto 1993, aveva dichiarato: "Nel periodo in cui ho lavorato allo Zagarella, ricordo di un buffet, rimastomi particolarmente impresso per il notevole spiegamento di forze di polizia. Tale spiegamento era dovuto alla presenza del Sen. Giulio Andreotti. Ricordo che allo stesso buffet erano presenti anche Salvo Ignazio e Salvo Antonino, però non sono in grado di dire se i Salvo e il Sen. Andreotti si fossero incontrati prima o se sedessero in quella occasione allo stesso tavolo".

Lo stesso Mazzella, tuttavia, nella deposizione testimoniale resa all’udienza del 29 ottobre 1996, ha sostenuto di non ricordare se i cugini Salvo fossero presenti.

Conseguentemente, il verbale di sommarie informazioni rese dal Mazzella in data 9 agosto 1993 è stato acquisito al fascicolo per il dibattimento, nelle parti utilizzate dal P.M. per contestare la sua deposizione dibattimentale.

Le originarie affermazioni del Mazzella sono, però, rimaste prive di riscontro in elementi di convincimento dotati di sicura efficacia dimostrativa.

In proposito, occorre premettere che il teste Di Giovanni, all’udienza del 26 settembre 1996, rispondendo alle domande postegli dal P.M., ha affermato che al ricevimento erano presenti entrambi i cugini Salvo, i quali si trovavano all’ingresso dell’albergo al momento dell’arrivo del sen. Andreotti.

Tuttavia il medesimo teste, sentito dal P.M. in data 17 dicembre 1993, aveva riferito quanto segue: "al ricevimento dell'hotel Zagarella ricordo bene la presenza di uno dei cugini Salvo, e precisamente di quello più robusto, con pochi capelli, cioè di Nino Salvo. Non ricordo, invece, se fosse presente Ignazio Salvo".

Essendogli state contestate dalla difesa le suesposte dichiarazioni, il dott. Di Giovanni ha confermato le affermazioni compiute in sede dibattimentale, senza però fornire una logica spiegazione della diversità del ricordo da lui manifestato, a distanza di quasi tre anni dalla prima deposizione, in ordine alla presenza di Ignazio Salvo. Sul punto, infatti, il dott. Di Giovanni ha specificato che il proprio attuale ricordo nasceva dalla visione di alcune fotografie, riferendo quanto segue:

DI GIOVANNI G.: No, no, confermo quello che ho detto adesso, non foss'altro perchè successivamente a quell'interrogatorio ho visto pure le fotografie, era là all'ingresso.

PRESIDENTE: E c'erano tutti e due?

DI GIOVANNI G.: Sì, secondo me, sì, per il mio ricordo successivo alla dichiarazione, perché ho visto una fotografia.

PRESIDENTE: In cui c'erano tutti e due?

AVV. BONGIORNO: Ha visto una foto in cui c'era Ignazio Salvo?

DI GIOVANNI G.: Mi pare di sì, io adesso non lo so, la fotografia non l'ho nemmeno presente.

In proposito, non può trascurarsi di considerare che nel corso dell’istruttoria dibattimentale non è stata acquisita alcuna fotografia che ritragga Ignazio Salvo all’ingresso dell’albergo al momento dell’arrivo del sen. Andreotti. Ne consegue che possono sorgere dei dubbi sulla esattezza del ricordo manifestato dal teste in sede dibattimentale, non essendo possibile individuare ciò che, dopo la data del 17 dicembre 1993, ha suscitato nella sua memoria una diversa ricostruzione dell’episodio.

Peraltro, lo stesso teste, a seguito delle contestazioni mossegli dalla difesa, ha evidenziato la propria incertezza mnemonica, precisando: "può darsi che allora mi sbaglio adesso, non glielo so dire, io non me lo ricordo".

Anche il verbale delle dichiarazioni rese dal Di Giovanni (quale persona informata sui fatti) in data 17 dicembre 1993 è stato pertanto acquisito al fascicolo per il dibattimento, nelle parti utilizzate dalla difesa per contestare la sua deposizione testimoniale. La evidente ed inspiegabile difformità di contenuto che si riscontra tra le diverse dichiarazioni del teste impedisce di attribuire preminente valore dimostrativo alla sua deposizione dibattimentale.

Gli altri testi escussi nel corso del dibattimento non hanno manifestato alcun preciso ricordo in ordine all’eventuale presenza di Ignazio Salvo, sulla quale, quindi, non è stato acquisito un quadro probatorio dotato del carattere della certezza.

Dall’istruttoria dibattimentale sono, comunque, emersi significativi elementi di convincimento in merito alle modalità dell’incontro tra il sen. Andreotti e Antonino Salvo.

All’udienza del 10 ottobre 1996 il teste De Martino ha riferito che Antonino Salvo, dopo avere dato il benvenuto al sen. Andreotti, e dopo avergli stretto la mano, si diresse con quest’ultimo verso il grande salone dell’albergo; quindi, mostrando al sen. Andreotti il salone, Antonino Salvo profferì le parole: "Eccellenza, questa è una sala da 1000 persone". Il teste ha precisato di avere visto l’imputato insieme con Antonino Salvo per sette o otto minuti, ed ha chiarito che con loro vi erano altre persone. Sulla base dell’incontro tra il sen. Andreotti e Antonino Salvo, il De Martino ebbe "la certezza che si conoscessero".

Le dichiarazioni rese sull’argomento dal De Martino sono di seguito riportate:

P.M.: Lei sa se Nino Salvo e Ignazio Salvo conoscevano l'on. Andreotti?

DE MARTINO V.: Non posso saperlo. (…) Sicuramente no, non posso saperlo.

P.M.: E' assolutamente certo di questa risposta?

DE MARTINO V.: Mi domando come avrei fatto saperlo.

P.M.: Va bene, allora le contesto che l'anno 1993 il giorno 31 del mese di agosto alle ore 10,30, nei locali della Procura della Repubblica lei a domanda del P.M. ha risposto: "Posso dire con certezza che Nino Salvo conosceva il senatore Andreotti, mentre non so se vi fosse un rapporto di conoscenza personale tra l'uomo politico e Ignazio Salvo".

DE MARTINO V.: Questa domanda io la ricordo con certezza.

P.M.: Lasciamo stare la domanda, la risposta la ricorda o no?

DE MARTINO V.: Sì, la risposta è stata certamente quella, perché è scritto lì.

P.M.: Quindi conferma questa risposta oppure no?

DE MARTINO V.: Ma era in quell'ambito preciso, io non avevo mai immaginato.

(…)

P.M.: (…) In relazione a questa contestazione che le ho mosso, la sua risposta è, conferma questa risposta oppure no?

PRESIDENTE: Qual'è la sua risposta?

DE MARTINO V.: Ma non posso fare che confermare quello che è scritto lì, dottor Natoli. Però mi fu fatta in un altro contesto, per cui se lei mi dice: "Lei era a conoscenza che conosceva?" Certamente non potevo essere a conoscenza. In quell'episodio lì, quando c'è stato invece l'on. Andreotti a cena, allora, mi fu detto: "Lei ha avuto..."

(…)

PRESIDENTE: Però il teste ha aggiunto io confermo, però... e quindi il però lo dobbiamo sentire pure. Poi lei farà altre domande. Allora lei ha detto: "Posso affermare con certezza"?

DE MARTINO V.: Quello che c'è scritto in quel verbale, sicuramente è reale, perchè l'ho anche firmato, però mi fu chiesto in quella specifica occasione, perchè prima e dopo io non ho mai avuto, non potevo avere, sapere se si conoscessero. (…) Intendo dire, lei mi ha citato una mia dichiarazione in quell'ambito. Dopo che mi ha chiesto se io...

(…)

PRESIDENTE: (…) Allora, vediamo di capirci, vuole rispondere a quella domanda? Che cosa deve dire su questa domanda, sulla conoscenza? Lo vogliamo chiarire? Lei ha detto queste parole, le conferma quelle parole?

DE MARTINO V.: Certo, che le confermo, sono scritte.

PRESIDENTE: E poi stava aggiungendo qualcosa (…).

DE MARTINO V.: Stavo aggiungendo che quella mia dichiarazione fu in ragione di un incontro preciso avvenuto all'Hotel Zagarella in occasione della presenza dell'on. Andreotti. Quindi alla fine, dalla mia sensazione nel vederli insieme ho avuto la certezza che si conoscessero. Ma se lei mi chiede se in quei dieci anni che sono stato lì, se io sapevo che conoscesse, devo rispondere no, in quell'occasione ho avuto la sensazione che si conoscessero, per cui sono due domande completamente diverse.

(…)

P.M.: Quindi ho sentito e chiedo conferma, la parola sensazione stamattina. Di sensazione in questo verbale non ce n'è, c'è questa risposta. A domanda risponde: "Posso dire con certezza che Salvo Nino conosceva il senatore Andreotti, mentre non so se vi fosse un rapporto di conoscenza personale tra l'uomo politico e Salvo Ignazio". Quindi c'è la espressione di una certezza. Ribadisco, conferma questa risposta oppure non la conferma?

(…)

DE MARTINO V.: Confermo quello che c'è scritto.

PRESIDENTE: Con quelle precisazioni?

DE MARTINO V.: In quell'occasione precisa, quindi non potevo saperlo, nè prima nè dopo. Lontano dai miei pensieri.

(…)

P.M.: Allora, visto che ha confermato di poter dire con certezza che Nino Salvo conosceva il senatore Andreotti, le chiedo, sulla base di quale elemento ha fatto questa affermazione?

DE MARTINO V.: Sulla base di quell'incontro, quel giorno.

PRESIDENTE: Sulla base?

DE MARTINO V.: Di quell'incontro di quel giorno.

(…)

PRESIDENTE: Cioè, questa certezza da che cosa le deriva, in base a quella risposta che lei dette in quel verbale?

DE MARTINO V.: Ci fu una manifestazione, un banchetto al quale partecipò l'on. Andreotti, insieme ad altre 300 persone, per cui, in quell'occasione, mentre il dottor Salvo mostrava la sala io ebbi...

PRESIDENTE: Mostrava la sala a chi?

DE MARTINO V.: La sala all'on. Andreotti, perchè lui era l'ospite d'onore, chiaramente, ma c'erano altre 300 persone insieme a lui. La cosa che mi sconfortava di più era il numero delle persone che non era previsto. Per cui io pensavo veramente a tutto altro a far funzionare quella manifestazione. Però il dottor Salvo dette il benvenuto all'on. Andreotti e gli indicava la sala, questa grande sala da 1000 persone, quindi evidentemente io mi riferivo a quell'occasione lì, ho avuto la certezza che si conoscessero, ma non c'avevo (rectius ci avevo: n.d.e.) mai pensato prima.

PRESIDENTE: Che si conoscessero da prima?

DE MARTINO V.: Che si conoscessero. Voglio dire, una persona che dà il benvenuto ad un'altra e gli mostra la sala, la mia sensazione fu quella che si conoscessero. In questa occasione ho avuto questo tipo di sensazione. Riesco a spiegarmi?

PRESIDENTE: Sì.

DE MARTINO V.: Ma non avevo mai pensato nè prima nè dopo. Anche perchè non me l'aveva mai detto il dottor Salvo. Non c'aveva motivo di dirmelo, perchè avrebbe dovuto dirmi questo fatto?

P.M.: Con riferimento a questo frammento di risposta, riesce a ricordare le espressioni che Nino Salvo usò in quella circostanza con l'on. Andreotti?

DE MARTINO V.: Sì, mi è rimasto impresso il gesto della mano: "Eccellenza, questa è una sala da 1000 persone". Questo lo ricordo con certezza.

(…)

P.M. NATOLI: Ritornando un attimo alla visita del locali dell'albergo, durante la quale Nino Salvo mostra i locali più prestigiosi all'on. Andreotti e lei rammenta chiamandolo eccellenza...

PRESIDENTE: P.M. ha parlato solo della sala che contiene 2000 posti.

DE MARTINO V.: 1000 posti.

PRESIDENTE: 1000 posti. Dico ha fatto vedere altri locali, oltre questi?

DE MARTINO V.: No, presidente, quel locale lì, di cui era molto orgoglioso.

PRESIDENTE: Ecco.

P.M.: In questa fase, lei è presente o non è presente? Se è presente dove si trova?

DE MARTINO V.: Dottore Natoli, le ho già detto che la mia preoccupazione più grande era quella di far funzionare le cose, perchè il numero degli invitati era stato raddoppiato e me ne accorsi solo quando erano già lì, per cui certo che ero presente, ma non fisso. Ero lì, andavo in cucina, ritornavo sopra.

P.M.: (…) Le sto dicendo, con riferimento a questo frammento di ricordo, sta mostrando la sala banchetti, dice: "Eccellenza", lei è presente o non è presente? E se è presente dove si trova?

DE MARTINO V.: Certo che sono presente, se ho visto questo gesto vuol dire che ero lì.

PRESIDENTE: E ha sentito pure la frase?

DE MARTINO V.: Ero presente in questa sala.

P.M.: Volevamo essere sicuri che lei fosse presente.

DE MARTINO V.: Ero presente.

P.M.: Era presente. Quindi si trovava a che distanza per potere percepire la frase?

DE MARTINO V.: A due metri, un metro.

P.M.: A due metri, un metro, ecc.. Ricorda se l'on. Andreotti le fu presentato oppure no?

DE MARTINO V.: Non riesco a ricordarlo. Non riesco a ricordarlo.

P.M.: Non riesce a ricordarlo. Quanto durò, per quello che è il suo ricordo, il trattenimento? Questo banchetto?

DE MARTINO V.: Due ore, due ore e mezza circa. Due ore e mezza dall'ingresso.

PRESIDENTE: Da che ora a che ora?

P.M.: Ecco, l'orario chiede il presidente, riesce a ricordarlo quando iniziò?

DE MARTINO V.: Io non vorrei commettere degli errori di ricordo, comunque penso fossero le 21,00 quando cominciò ad arrivare questa gente. Le 21,00.

PRESIDENTE: Più forte.

DE MARTINO V.: Le 21,00, ma non posso ricordarlo con certezza. E quindi un paio d'ore dopo, tutto piano piano cominciò a scemare, quindi verso le 23,00, 23,30.

(…)

AVV.BONGIORNO: Signor Di Martino, lei oggi ha parlato di questo ricevimento all'Hotel Zagarella del 1979. E ha detto di avere visto il Senatore Andreotti ricevuto da Nino Salvo. E questo lei lo aveva detto, così faccio un tipo di contestazione assolutamente completa e corretta, già al Pubblico Ministero il 31 agosto 1993. Però la prima volta che lei è stato sentito, ed è stato sentito dagli ufficiali della DIA in data 20 luglio 1993 in Roma, le è stata posta questa domanda: Ha visto Nino Salvo ricevere l'Onorevole Andreotti? O è stato lei a informarlo della presenza dell'Autorità? Risposta, quindi le leggo le sue dichiarazioni: Non l'ho visto ricevere Andreotti, o intrattenersi con lui. Ma l'ho visto informarsi sull'andamento del ricevimento con il metre (rectius maitre: n.d.e.). Cioè la prima volta in cui le chiedono se lei ha visto Nino Salvo ricevere Andreotti, lei lo nega. Poi successivamente, quando fa queste dichiarazioni al Dottore Natoli, fa questa ulteriore precisazione. Quindi la mia domanda è questa. Perchè inizialmente lei ha detto di non avere visto Nino Salvo ricevere Andreotti? Qui è una sua dichiarazione firmata.

DE MARTINO V.: Vorrei ricordarle che io sono totalmente apolitico e apartitico, per cui un episodio chiestomi con tanta data di differenza, con tanto tempo addietro, evidentemente in me non ha lasciato quasi nulla di ricordi. Devo fare degli sforzi disumani per ricordare momenti, quadri, espressioni. Quindi a primo acchitto evidentemente per me era un fatto che per me non aveva nessuna importanza.

AVV.BONGIORNO: Perchè, lei il Senatore Andreotti altre volte lo aveva visto nel suo albergo?

DE MARTINO V.: No, ma anche se non fosse mai venuto, la mia vita non sarebbe cambiata. A qualunque altra persona avrei fatto un po' di sensazione. Per me no, per me era assolutamente un problema in più.

AVV.BONGIORNO: Quindi lei a distanza di un mese, quando è sentito dal Pubblico Ministero, improvvisamente lo ricorda?

DE MARTINO V.: Non improvvisamente lo ricordo, le ho appena detto che ho fatto degli sforzi per cercare di ricordare, visto che era importante il particolare.

AVV.BONGIORNO: Ho capito. Senta, allora un'altra cosa. Oggi, sempre a domanda del Pubblico Ministero, ha detto che questa presenza del ... Sì, sì, chiedo, scusi Presidente, chiaramente la acquisizione del verbale del 20 luglio, perchè c'è qualcosa di diametralmente opposto, anche se ora ne ha dato la spiegazione, però la dichiarazione è sempre difforme.

(…)

AVV.BONGIORNO: Senta, Nino Salvo in quella occasione si sedette al tavolo dove era seduto il Senatore Andreotti?

DE MARTINO V.: Visivamente non lo ricordo. Era molto vicino.

(…)

AVV.BONGIORNO: Allora dico, il Senatore Andreotti era seduto a un tavolo centrale che lei ricordi?

DE MARTINO V.: Centrale rispetto alla disposizione dei tavoli? Ma no, non si mette un tavolo al centro della sala, quando c'è un buffet.

AVV.BONGIORNO: Ho capito. Ricorda con chi era seduto il Senatore Andreotti?

DE MARTINO V.: No, assolutamente no.

AVV.BONGIORNO: Ho capito. Senta, lei seguiva, ha seguito, quindi ha detto, sebbene una distanza ... stava a una distanza di uno o due metri, rispetto al Senatore Andreotti e Nino Salvo; lei ha colto qualche brandello della loro conversazione?

DE MARTINO V.: No, l'unico che ricordo è quello che ho appena detto.

AVV.BONGIORNO: Ho capito. Lei quindi non ha colto brani della conversazione dai quali potesse dedurre la conoscenza tra i due?

DE MARTINO V.: No.

AVV.BONGIORNO: Quindi quando lei parla di una conoscenza tra i due, è esclusivamente una sua sensazione, non basata su cose sentite dire?

DE MARTINO V.: No, su quello che ho visto ... il gesto che ho visto fare e le parole che ho sentito.

AVV.BONGIORNO: Il gesto che ha visto fare lo induce ... ho capito. Senta, ma Nino Salvo le parole che ha sentito quindi ... "Questa è la sala Ambassador, questa è la sala banchetti", da questo ha dedotto la conoscenza. Senta, Nino Salvo dava del tu al Senatore Andreotti?

DE MARTINO V.: Non mi pare se gli dava dell'Eccellenza non credo. Non è successo di poter capire se era tu o lei.

AVV.BONGIORNO: E allora io le contesto che in data 31 agosto 1993 è stato molto chiaro nel dire che:-"Rammento perfettamente che chiamandola Eccellenza e Onorevole, Nino Salvo mostrò all'uomo politico la sala congressi". Quindi dico, se io chiamo una persona Eccellenza, è difficile poi ...

PRESIDENTE: Come? Non ho capito.

DE MARTINO V.: No, ho appena detto che per chiamarlo Eccellenza, sicuramente significava il lei. L'ho appena detto.

AVV.BONGIORNO: D'accordo, allora non lo contesto, lo aveva già dichiarato. Senta, lei ha visto altre volte il senatore Andreotti all'Hotel Zagarella?

DE MARTINO V.: Mai.

AVV.BONGIORNO: Lei ha visto altre volte insieme a Nino Salvo con il senatore Andreotti?

DE MARTINO V.: Mai.

(…)

AVV.BONGIORNO: Al ricevimento erano presenti entrambi i cugini Salvo?

DE MARTINO V.: Io ricordo soltanto il Dottor Nino Salvo.

AVV.BONGIORNO: Ha mai visto il Senatore Andreotti con Ignazio Salvo?

DE MARTINO V.: Mai.

AVV.BONGIORNO: Senta, ricorda questo momento in cui Nino Salvo mostrò questa sala Ambassador o sala banchetti al Senatore Andreotti in quale momento si colloca della serata? Cioè appena arriva il Senatore Andreotti, durante la cena, cioè si alza e gli fa vedere il banchetto, gli fa vedere la sala, oppure dopo?

DE MARTINO V.: Credo di ricordare che fu all'inizio.

AVV.BONGIORNO: Quando arriva il Senatore Andreotti.

DE MARTINO V.: Sì.

AVV.BONGIORNO: E per quanto tempo dura questo momento in cui lei li vede insieme?

DE MARTINO V.: Sette, otto minuti.

AVV.BONGIORNO: Ricorda se durante, se in questo momento loro erano circondati anche da altre persone?

DE MARTINO V.: Sì, c'era insieme a loro altre persone, come si vede dalla foto del resto.

(…)

AVV.SBACCHI: Dottore Di Martino, scusi, quindi vorrei un po' ricostruire questo momento. Nel momento dell'arrivo del Senatore Andreotti, lei c'era?

DE MARTINO V.: Se ricordo bene, arrivai mentre saliva quelle scale che dividono la strada col salone.

AVV.SBACCHI: Quindi il Senatore Andreotti arriva e ci fa il cammino del Senatore Andreotti, per favore?

DE MARTINO V.: C'era una tale confusione, Avvocato, che non ricordo questo.

AVV.SBACCHI: Dico, dove lo vede dirigere lei il Senatore Andreotti?

DE MARTINO V.: Ma lì è semplicissimo. Si fanno tre scalini dalla strada dove la macchina lo ha lasciato ...

AVV.SBACCHI: Quindi diciamo, scusi, ingresso dell'albergo ...

DE MARTINO V.: Non l'ingresso principale dell'albergo.

AVV.SBACCHI: Perfetto.

DE MARTINO V.: Perchè questo salone ha un ingresso anche dalla strada di accesso. Quindi basta fare tre scalini e si è nel salone.

AVV.SBACCHI: Ho capito. Quindi questo è un momento e lei lo ricorda.

DE MARTINO V.: Sì.

AVV.SBACCHI: Quindi vede il Senatore Andreotti che arriva e del suo ingresso nel salone.

DE MARTINO V.: Sì.

AVV.SBACCHI: E' in quella occasione che Nino Salvo pronuncia le parole che lei ha detto, Eccellenza?

DE MARTINO V.: No, dopo un po', quando è entrato. Credo che si dettero la mano quando è entrato, poi si sono diretti verso il salone e lui mostrava il salone.

AVV.SBACCHI: Allora dico in quel momento?

DE MARTINO V.: In quel momento, nel momento in cui è entrato nel salone.

AVV.SBACCHI: E nel momento in cui è entrato, ho detto ... questo, Eccellenza, questa è una sala di mille persone?

DE MARTINO V.: Sì.

AVV.SBACCHI: Ho capito. Senta, lei parlava del giardino di inverno poc'anzi, e diciamo lì avete allocato degli ospiti, se ho capito bene.

DE MARTINO V.: Il giardino di inverno è una prosecuzione. Cambia arredamento, cambia tutto, ma è una prosecuzione di questo grande salone delle feste.

AVV.SBACCHI: E' una prosecuzione. Quindi, diciamo, rispetto a quel salone, quell'Ambassador di mille posti, esatto?

DE MARTINO V.: Sì, spesso si serve l'aperitivo, si serviva l'aperitivo lì e poi si passava nel salone. E' una prosecuzione naturale.

AVV.SBACCHI: Sono separati i due locali?

DE MARTINO V.: C'è un passaggio tra l'uno e l'altro.

(…)

AVV.SBACCHI: Ecco. Mi scusi, una domanda, lei dei contatti Andreotti-Salvo Antonino, perchè ha escluso che ci fosse Ignazio, quindi non credo di dover tornare sull'argomento, che cosa ci può dire? Che cosa vide e che cosa ... anche se l'ha detto, lo ripeta per favore.

(…)

DE MARTINO V.: Certo, Eccellenza, questa vede, questo è il salone da mille persone.

AVV.SBACCHI: Allora io ora le chiedo, lei può con certezza affermare che il Senatore Andreotti e Salvo si conoscessero?

DE MARTINO V.: Che significa con certezza? Quello che ho visto mi ha fatto pensare che si conoscessero.

AVV.SBACCHI: Ho capito. Torniamo ora a questo ...

DE MARTINO V.: Io persone estranee magari fanno un minimo ...

AVV.SBACCHI: No, dico, le risulta qualche altro fatto?

DE MARTINO V.: Assolutamente no.

Del tutto analogo fu il convincimento sviluppato dal teste Sebastiano Conte (in servizio presso l’Hotel Zagarella come secondo barman nel 1979), il quale all’udienza del 18 febbraio 1998 ha dichiarato di avere visto che, dopo il convivio, Antonino Salvo ed il sen. Andreotti discendevano le scale, raggiungevano il porticato e si dirigevano verso la piscina dell’albergo; in questa circostanza, Antonino Salvo ed il sen. Andreotti parlavano tra di loro ed erano seguiti, a distanza di uno o due metri, da sei o sette persone; il Conte, che prestava servizio nel bar (ubicato sotto il porticato), si avvicinò ad Antonino Salvo per chiedere se gradivano un caffè o altro; Antonino Salvo rispose negativamente con un gesto della mano, ed il Conte quindi si allontanò; Antonino Salvo ed il sen. Andreotti proseguirono quindi nel loro percorso. Il Conte ritenne che Antonino Salvo ed il sen. Andreotti si conoscessero avendoli visti in atteggiamento amichevole.

Le dichiarazioni rese sull’argomento dal teste Conte sono di seguito riportate:

P.M.: (…) cosa ricorda della presenza di ANDREOTTI, in questa occasione?

CONTE SEBASTIANO: No, ricordo solamente che, dopo pranzo, scesero giù sotto i portici e io mi avvicinai perchè vidi che c'era molta gente, c'era il nostro proprietario...

P.M.: "Il nostro proprietario", sarebbe SALVO?

CONTE SEBASTIANO: Si. E mi avvicinai se volevano il caffè, qualche cosa e allora il proprietario nostro fece così, "No grazie". E basta.

P.M.: Andiamo, in modo più dettagliato, su questo episodio.

CONTE SEBASTIANO: Si.

P.M.: ANDREOTTI, in questa circostanza, dove si trovava? Con chi stava parlando?

CONTE SEBASTIANO: Si trovava sulla sinistra di Nino SALVO e parlavano tutti e due

P.M.: Tutti e due

CONTE SEBASTIANO: Si, e di dietro c'era poi tutta la...

P.M.: C'era tutta?

CONTE SEBASTIANO: C'erano vari esponenti che io ... non so, non...

P.M.: Cioè, c'erano altre persone

CONTE SEBASTIANO: Altre persone dietro

P.M.: E quindi ANDREOTTI e SALVO erano davanti e parlavano tra di loro...

CONTE SEBASTIANO: Si

P.M.: ...e dietro c'erano...

CONTE SEBASTIANO: Si: un metro, due metri dietro

P.M.: Rispetto ad ANDREOTTI e SALVO

CONTE SEBASTIANO: Rispetto... si, si.

P.M.: E hanno... per quanto tempo li ha visti parlare?

CONTE SEBASTIANO: Ah, questo non lo so, io me andai indietro e basta.

P.M.: ma, quindi, ci vuole descrivere questa scena? Lei vede ANDREOTTI e SALVO che parlano, lei si trova...

CONTE SEBASTIANO: Ma questo fu dopo il pranzo

P.M.: Alla fine del pranzo

CONTE SEBASTIANO: Si

P.M.: Quindi scendono...

CONTE SEBASTIANO: Scendono giù...

P.M.: Si avviano...

CONTE SEBASTIANO: Io mi stavo avvicinando e...

P.M.: Lei, scusi... si trovava nella sua stazione, nella sua ubicazione di lavoro?

CONTE SEBASTIANO: Si

P.M.: Il bar dove si trovava?

CONTE SEBASTIANO: Sotto i portici

(…)

P.M.: Quindi lei, li vede passare...

CONTE SEBASTIANO: Si

P.M.: ... e quindi fa per avvicinarsi?

CONTE SEBASTIANO: Si: faccio per avvicinarmi, se volevano il caffè

P.M.: A chi lo chiede?

CONTE SEBASTIANO: Al dot...ma non chiesi se... feci...

P.M.: Un gesto?

CONTE SEBASTIANO: Un gesto e il dottore Nino SALVO, mi disse... e basta...

PRESIDENTE: L'Ufficio dà atto che il... il dottore Nino SALVO fece un gesto con la mano...

CONTE SEBASTIANO: Con la mano, che non... in senso negativo, che non voleva niente

P.M.: Lei riuscì a percepire qualche parola, dalla conversazione che si svolgeva...

CONTE SEBASTIANO: No, no...

P.M.: Quanti metri fecero insieme, visto che il tempo non se lo ricorda? Che tragitto gli vide fare? Fino a che scomparvero dalla sua vista?

CONTE SEBASTIANO: No, io... appena che il dottore Nino SALVO fece così, me ne andai indietro, basta, me ne andai (…)

P.M.: Le... le li vede che escono da dove?

CONTE SEBASTIANO: Scendevano le scale

P.M.: E quindi escono da una porta che da...

CONTE SEBASTIANO: Si

P.M.: ...sull'esterno?

CONTE SEBASTIANO: Che da sull'esterno dell'albergo.

P.M.: Ecco. Quando lei si avvicina, erano dinanzi la porta o già avevano fatto qualche metro?

CONTE SEBASTIANO: Già avevano fatto qualche metro

P.M.: Qualche metro, quanto? Un metro? dieci metri?

CONTE SEBASTIANO: E questo non lo so

P.M.: Qualche metro

CONTE SEBASTIANO: Si

P.M.: E quindi lei vede questa scena che ci ha descritto. Dopodiché, si avvicina, Nino SALVO le fa con la mano che non c'è bisogno di niente...

CONTE SEBASTIANO: Si, ma non mi avvicinai proprio vicino, ero un po' distante

P.M.: Un po' distante

CONTE SEBASTIANO: Si

P.M.: Tanto quanto bastava per essere visto da Nino SALVO?

CONTE SEBASTIANO: Si

P.M.: Dopodiché, i due seguiti da queste altre persone, proseguono...

CONTE SEBASTIANO: Si

P.M.: E per quanto tempo li vede proseguire...

CONTE SEBASTIANO: Erano...

P.M.: Quando scompare... scompaiono dalla sua vista?

CONTE SEBASTIANO: Ma appena subito, perchè io mi girai e me ne andai a... alle mie mansioni

P.M.: Lei ha ... captò qualche cosa dal modo in cui Nino SALVO e ANDREOTTI parlavano insieme? Ha capito se stava mostrando qualche cosa, Nino SALVO? Faceva dei gesti? Che cosa ha visto, più esattamene?

CONTE SEBASTIANO: No, gesti non ne ho visti

P.M.: ma le sa se si conoscevano, Nino SALVO e il senatore ANDREOTTI?

CONTE SEBASTIANO: No

P.M.: Oh, ecco... quindi lei ha detto che parlavano da soli e dietro c'erano...

CONTE SEBASTIANO: Dietro c'erano altre ...

P.M.: E, questa altre persone che erano dietro, ad occhio e croce, quanto potevano essere? Due? Le persone che erano dietro

CONTE SEBASTIANO: No, erano molte di più

P.M.: Non due quindi...

CONTE SEBASTIANO: No

P.M.: Quante potevano essere?

CONTE SEBASTIANO: Potevano essere sei, sette

P.M.: sei sette

CONTE SEBASTIANO: Si

P.M.: Oh, io vorrei, però che lei... focalizzasse la sua memoria meglio su un dato, e il dato è questo: le ha dichiarato che si trattava di un pranzo...

CONTE SEBASTIANO: Si

P.M.: In effetti lei ha.. il 7 febbraio del 1994, ha dichiarato "L'occasione in cui vidi i due..."

CONTE SEBASTIANO: Secondo me si conoscevano

P.M.: Secondo lei, si conoscevano

CONTE SEBASTIANO: Si

P.M.: Perchè?

CONTE SEBASTIANO: E perchè... li vidi in senso amichevole, penso, si dovevano... penso, sempre secondo la mia opinione

P.M.: In senso amichevole, che vuol dire?

(…)

P.M.: Ecco, siccome le opinioni non possono essere prese in considerazione, però i fatti si, quali furono i fatti, se ci sono, i comportamenti, i gesti, l'atteggiamento, che determinò in lei questa sensazione.

CONTE SEBASTIANO: Cioè mi fece il sorriso nei miei riguardi...

P.M.: Chi?

CONTE SEBASTIANO: Il dottore Nino SALVO

(…)

AVVOCATO BONGIORNO: Ora, io le segnalo che lei, la prima volta... così faccio poi completa la contestazione, lei è stato sentito due volte...

CONTE SEBASTIANO: Si

AVVOCATO BONGIORNO: Una volta dalla DIA e una volta dalla Procura, la prima volta che lei è stato sentito, ha descritto questa scena, con queste parole: "Ricordo che, ultimata la cena, il presidente ANDREOTTI, circondato da uno strettissimo gruppo di persone, tra le quali Nino SALVO, fece un giro dell'albergo, spingendosi...", eccetera. Cioè, non ha fatto questa disti... lo vuole letto tutto? "Spingendosi nei pressi della piscina dove ebbi modo di vederlo, ebbi altresì modo di notare, in detta occasione, che Nino SALVO, il quale faceva gli onori di casa, si rivolgeva direttamente al presidente ANDREOTTI", e poi c'è un'impressione che non vorrei leggere. Quindi, lei ha riferito questi fatti che i due, comunque sia, parlavano, però rispetto le altre persone, ha detto che queste persone circondavano i due, cioè come se fosse un gruppetto unico

CONTE SEBASTIANO: No, erano... erano divisi.

(…)

AVVOCATO BONGIORNO: Le devo leggere tutto quello che le ha dichiarato, lei è stato sentito due volte: la prima volta ha fatto questa dichiarazione che le ho letto, dicendo "circondato"

CONTE SEBASTIANO: Mi sarò sbagliato

(…)

AVVOCATO BONGIORNO: Quindi, diamo anche le date, così facciamo prima: 30 gennaio 1994, dice che SALVO e ANDREOTTI erano circondati da un ristretto gruppo di persone, circondati. Poi viene sentito di nuovo e viene sentito il (…) 7 febbraio '94, la seconda volta che viene sentito

(…)

PRESIDENTE: da chi? Da chi viene sentito?

AVVOCATO BONGIORNO: Viene sentito dalla Procura della Repubblica di Palermo. Oh, per quanto riguarda questa seconda volta, lei dice, innanzitutto una cosa importante, cioè "confermo integralmente, previa lettura", questo che lei aveva dichiarato prima, le dichiarazioni resa alla P.G. il 20 gennaio '94, "In particolare ribadisco..." ribadisco "Che, allorché vidi l'onorevole ANDREOTTI, nelle circostanze già ricordate, questi era da solo con il dottore Nino SALVO, mentre un gruppo di altre persone, una decina in tutto, si trovava alle loro spalle, ad alcuni metri di distanza". Quindi, quello che io le dico, è: che in un primo momento lei aveva parlato di persone che attorniavano questo gruppo di persone, in una seconda occasione lei, pur dicendo "Ribadisco quello che ho detto prima", fa... da questa... distingue Nino SALVO e ANDREOTTI dall'altro gruppo di persone, che è quello che ha detto oggi. Io le chiedo: lei adesso che cosa ricorda, adesso che le ho letto questi verbali?

CONTE SEBASTIANO: No, ricordo la seconda affermazione, perchè stavano, il dottore Nino SALVO e il signor ANDREOTTI, stavano distaccati di quattro-cinque metri, adesso non lo so di preciso

AVVOCATO BONGIORNO: Si, si

CONTE SEBASTIANO: Però è la seconda... è la seconda affermazione.

AVVOCATO BONGIORNO: Quindi lei adesso esclude che erano circondati da queste persone?

CONTE SEBASTIANO: Si, si

AVVOCATO BONGIORNO: La esclude questa affermazione?

CONTE SEBASTIANO: Si, si

(…)

AVVOCATO BONGIORNO: Allora, dicevamo questo, che lei quindi non riuscì ad avvicinarsi ai due, perchè fu bloccato dal gesto di Nino SALVO

CONTE SEBASTIANO: Si

AVVOCATO BONGIORNO: E lei non ha nemmeno sentito brani della conversazione?

CONTE SEBASTIANO: No

AVVOCATO BONGIORNO: Cioè, che cosa si dicevano, quindi non... non è nemmeno in grado di dire se di davano del tu o del lei?

CONTE SEBASTIANO: No

AVVOCATO BONGIORNO: Poi... torniamo ad un altro fatto: lei ha detto che, rispondendo alle domande del Pubblico Ministero, poi è stato un momento bloccato da noi, che lei ha avuto come questa impressione che si conoscessero, poi il Pubblico Ministero le ha fatto una domanda e le ha detto "Ma, per un sorriso che ho visto". Allora io, siccome è fondamentale una cosa, che lei racconti i fatti, fatti, cioè dati concreti, io le chiedo, Uno: se qualcuno, Nino SALVO o altri, le hanno detto "Nino SALVO e ANDREOTTI sono grandi amici", oppure se lei ha avuto occasione di vedere qualche cosa, qualche fatto, oppure se è solo una sua impressione.

CONTE SEBASTIANO: Solo una mia impressione

AVVOCATO BONGIORNO: D'accordo. Lei ha mai visto Ignazio SALVO, insieme ad ANDREOTTI?

CONTE SEBASTIANO: No

AVVOCATO BONGIORNO: Lei quindi, per quanto tempo ha visto i due insieme?

CONTE SEBASTIANO: E... pochi attimi

AVVOCATO BONGIORNO: Pochi attimi.

CONTE SEBASTIANO: Si.

Il contrasto tra le deposizioni rispettivamente rese dai testi De Martino e Conte nella fase delle indagini e nel corso del dibattimento appare riconducibile ad una progressiva precisazione dei ricordi, per effetto di un graduale approfondimento mnemonico su un fatto accaduto molto tempo prima e non più richiamato, medio tempore, alla loro attenzione. La ricchezza di dettagli e la coerenza logica delle dichiarazioni rese dai suddetti testi nel corso del dibattimento ne denotano, comunque, la piena attendibilità ed il preminente valore dimostrativo.

Gli elementi probatori sopra riassunti dimostrano, dunque, che Antonino Salvo, dopo avere presenziato al comizio svoltosi all’interno del cinema Nazionale di Palermo (nel quale il sen. Andreotti tenne un discorso di sostegno alla candidatura dell’on. Lima), si recò a Santa Flavia, accolse l’imputato all’ingresso dell’Hotel Zagarella dandogli il benvenuto e stringendogli la mano, lo accompagnò presso il grande salone dell’albergo rimanendo con lui per sette o otto minuti insieme ad altre persone, gli mostrò la sala illustrandone la capienza, e, dopo il convivio, si diresse verso la piscina dell’albergo conversando con l’imputato, seguito a breve distanza da altri soggetti.

L’atteggiamento manifestato, in due diversi momenti dell’incontro conviviale, dal sen. Andreotti e da Antonino Salvo, indusse il De Martino ed il Conte a ritenere che i medesimi soggetti si conoscessero già.

Dalle risultanze dell’istruttoria dibattimentale si desume altresì che il ricevimento tenutosi presso l’Hotel Zagarella in occasione della visita del sen. Andreotti fu ordinato da Antonino Salvo, il quale ne sostenne anche le spese.

Ciò si evince dalla deposizione resa all’udienza del 22 ottobre 1996 dal teste Giovan Giuseppe Amalfitano, il quale ha riferito che, nel periodo in cui si svolse il predetto incontro conviviale, egli prestava servizio presso l’Hotel Zagarella come secondo maitre, ed ebbe quindi occasione di vedere il pro-forma (cioè l’ordine di servizio) relativo alla preparazione del banchetto. Ha precisato che nel pro-forma si faceva espresso riferimento alla visita del sen. Andreotti in Sicilia e si specificava che il banchetto era stato ordinato da Antonino Salvo. Ha evidenziato che quest’ultima indicazione corrispondeva anche all’individuazione del soggetto che pagava le spese del banchetto ("chi è che paga è quello lì che ordina il banchetto").

Coerente con queste conclusioni è il complessivo contenuto delle dichiarazioni rese dal teste De Martino, il quale, pur affermando di non ricordare con certezza se il costo del banchetto sia stato pagato da Antonino Salvo oppure dalla Democrazia Cristiana, ha chiarito che i partiti politici erano soliti versare con anni di ritardo il corrispettivo delle manifestazioni organizzate per loro conto presso l’Hotel Zagarella, ha ammesso (sia pure a seguito delle contestazioni mossegli dal P.M.) di non serbare ricordo del fatto che il credito relativo alla manifestazione del 7 giugno 1979 sia entrato in sofferenza, ed ha aggiunto che il banchetto in questione gli fu commissionato esclusivamente da Antonino Salvo. Su quest’ultimo punto, il De Martino ha dichiarato quanto segue rispondendo alle domande della difesa della parte civile:

AVV. MODICA: Per il Comune di Palermo. Se non ho capito male, durante il periodo in cui era stato Direttore il partito della Democrazia Cristiana ha organizzato presso l'Hotel Zagarella incontri, meeting.

DE MARTINO V.: Sì.

AVV. MODICA: Ecco, in queste occasioni chi, per conto della Democrazia Cristiana, le commissionava la organizzazione di questi incontri?

DE MARTINO V.: Non mi chieda nomi perché tra l'altro non li organizzava ... bastava telefonare al ricevimento, un impiegato qualunque, si fissava una sala, si diceva il numero dei personaggi, dei partecipanti e tutto finiva.

AVV. MODICA: E nella occasione del banchetto di cui abbiamo parlato prima, cui ha partecipato l'Onorevole Andreotti, lei ricevette qualcuna di queste telefonate?

DE MARTINO V.: No, a me lo ha commissionato il Dottor Salvo.

AVV. MODICA: Soltanto il Dottor Salvo?

DE MARTINO V.: Sì, e basta.

Significativa è anche la seguente risposta inizialmente data dal teste alle domande rivoltegli dal P.M. in merito al versamento del corrispettivo del banchetto:

P.M.: (…) Chi pagò le spese di questo buffet?

DE MARTINO V.: Non credo di ricordarlo. Certamente lo pagò il dottor Salvo. Rimase sospeso per un po' di tempo e poi l'avrà liquidato il dottor Salvo.

P.M.: Quando dice il dottor Salvo a chi intende fare riferimento?

DE MARTINO V.: Nino Salvo, perché il mio rapporto di lavoro era soltanto con Nino Salvo.

Il teste ha menzionato ulteriori particolari che denotano il particolare interesse che Antonino Salvo manifestava per il suddetto incontro conviviale. Dalla deposizione del De Martino si evince, infatti, che Antonino Salvo gli preannunziò la visita del sen. Andreotti con alcuni giorni di anticipo e gli disse: "mi raccomando, bisogna fare una bella figura". In nessuna altra occasione Antonino Salvo si era precedentemente intromesso nell’attività gestionale dell’albergo, né lo avrebbe fatto successivamente. Fu quella l’unica volta in cui Antonino Salvo si alterò ed alzò un po’ la voce nei confronti del De Martino, mostrandosi molto agitato perché quest’ultimo non aderiva alla sua richiesta di collocare una parte del buffet davanti al tavolo del sen. Andreotti.

A fronte del suesposto quadro probatorio, l’imputato ha sostenuto che l’incontro con Antonino Salvo presso l’Hotel Zagarella fu il suo unico contatto personale con il medesimo soggetto e fu determinato esclusivamente dal fatto che Antonino Salvo era il proprietario dell’albergo dove si svolgeva il ricevimento.

Sul punto, il sen. Andreotti all’udienza del 29 ottobre 1998 ha spontaneamente dichiarato quanto segue:

"veniamo ai cugini SALVO ed altri temi in qualche modo connessi. Uno degli argomenti sui quali si è maggiormente esercitata l'accusa è quello della mia presunta conoscenza e dei miei presunti rapporti con i cugini Ignazio e Nino SALVO. Ripeto qui, anche a costo di annoiarvi, con assoluta decisione di non aver mai conosciuto e a maggior ragione di non aver mai avuto rapporti con i cugini SALVO. Contro questa mia affermazione, sempre ribadita ogni qualvolta si è parlato di presunti rapporti tra me e questi cugini, non vale addurre come prova negativa una fotografia scattata il 7 giugno 1979 in occasione di un ricevimento all’hotel ZAGARELLA nel quale è ritratto un gruppo di persone, tra cui figuro io tra il Presidente della Regione MATTARELLA e il Ministro della Difesa RUFFINI e a lato una persona, che per la prima volta intesi dal Procuratore LO FORTE che me la mostrava essere la foto di Nino SALVO proprietario dell’albergo. Tale fotografia fu scattata appunto nel corso del ricevimento dato in occasione di un comizio nella campagna elettorale per le elezioni europee del 1979 per il quale ero venuto da Roma poche ore prima. Non si trattò quindi di un invito personale di Nino SALVO nei miei confronti ma, come ho detto, di un ricevimento proposto su iniziativa della Democrazia Cristiana al quale parteciparono centinaia di persone. Quella fu la prima e anche l’ultima volta che incontrai uno dei cugini SALVO e precisamente Nino SALVO. Escludo di aver mai incontrato l’altro cugino, cioè Ignazio. Della presenza di Nino SALVO del ricevimento all’hotel ZAGARELLA del 7 giugno 1979 per me assolutamente insignificante non ho conservato ricordo alcuno. Del resto tutto ciò è assolutamente ovvio e non dovrebbe apparire incredibile, come invece si vuol sostenere da parte dell’accusa, solo che si tenga conto che nella mia vita mi è capitato di incontrare o di essere vicino a migliaia di persone e che, non vorrei apparire immodesto, quando mi reco in qualche luogo si forma sempre attorno a me una qualche ressa e c’è spesso un accorrere di persone che vogliono stringermi la mano, salutarmi, chiedermi autografi o essere fotografate. Quel ricevimento poi era affollatissimo ed io non ho memoria della presentazione di un qualche personaggio particolare ad eccezione di alcuni professori di questa università. Aggiungo che recandomi a quel ricevimento nessuno, perché altrimenti ne serberei un qualche ricordo, mi ha spiegato che l’albergo dove ci dirigevamo (…) per il ricevimento organizzato dalla Democrazia Cristiana era di proprietà della famiglia SALVO, né alcuno mi ha detto che si trattava di una famiglia particolarmente in vista titolare di esattorie. Il teste DE MARTINO ha riferito che Nino SALVO mi avrebbe mostrato un salone dell’albergo magnificandomene le caratteristiche, anche di questo non ho memoria, posto che fatti del genere mi sono capitati centinaia di volte. Non avevo ragione per altro di dubitare che questo sia accaduto, anche in considerazione di quanto ho sopra detto, non posso che aver pensato che la persona che mi scortava doveva essere il proprietario o il direttore dell’albergo. Può darsi che mi abbia mostrato anche la piscina ma con il trambusto che c’era non certo per avere colloqui separati. Aggiungo che neppure il giorno dopo il ricevimento né in altra occasione alcuno mi parlò dei proprietari di quell’albergo, fornendomi indicazioni in proposito. Vorrei inoltre sottolineare che nessuno mi sconsigliò di partecipare a quell’evento. D’altro canto al ricevimento partecipò come ho detto lo stesso Presidente della Regione Piersanti MATTARELLA, un Ministro, molti parlamentari, funzionari pubblici come il Prefetto di Palermo e il Questore e via dicendo. Come è ovvio quella fu una delle tante fotografie, migliaia o forse milioni, che vengono scattate in occasioni del genere e che mi hanno ritratto in compagnia di una infinità di diversi personaggi. Come chiunque può facilmente capire io per più di 50 anni ho rivestito cariche rappresentative e come persona pubblica sono stato fotografato nei più diversi contesti ed in compagnia di soggetti, che anche del tutto casualmente si trovavano accanto a me e quindi nel fuoco dell’obiettivo, senza alcun significato di contiguità extra fotografica. Ciò non significa di conseguenza che io conosca o sia amico o abbia rapporti con tutte le persone che di volta in volta sono comparse in fotografie scattate in occasioni analoghe a quelle nelle quali io compaio. Non ho nessun ricordo di colloqui con Nino SALVO in quell’occasione ed escludo di aver avuto contatti con lui prima o seguito o che da quell’incontro, evidentemente determinato solo dal fatto che egli era il proprietario dell’albergo dove avveniva il nostro ricevimento, non è nata alcuna consuetudine di contatti o di rapporti. (…) Le considerazioni volte a proposito della fotografia scattata il 7 giugno 1979, valgono naturalmente e a maggior ragione per un’altra fotografia, che pure è stata prodotta nel corso del dibattimento, e che ritrae in mezzo alla folla che partecipò al comizio al cinema Nazionale, precedente il ricevimento di cui parliamo, figura ancora una volta Nino SALVO. Come è facile da intendere Nino SALVO è una delle tante persone presenti in quel comizio. Per di più, lo si vede dalla fotografia, in piedi e in fondo alla sala, certamente non ebbe in quell’occasione con me alcun contatto. È del resto significativo che al di là di queste fotografie di cui ho parlato non sia stato possibile, pur avendo messo a soqquadro studi fotografici, anche non in attività di servizio come l'archivio del L’Ora, non è stato possibile introdurre nel processo alcuna prova documentale, cioè fotografie, filmati, resoconti televisivi o altro che ritraggono me in compagnia di qualcuno della famiglia SALVO. La ragione è molto semplice, io non ho avuto alcuna frequentazione con i cugini SALVO e con i loro familiari. Aggiungo che è facile rispondere ad un’eventuale e maliziosa interpretazione dell’assenza di tali documenti, fondata sull’ipotesi di una prudenza che io avrei potuto usare per non farmi ritrarre in compagnia dei SALVO. Non avrei avuto alcuna ragione di nascondere questi rapporti, considerato che per quanto è emerso anche nel corso di questo procedimento i SALVO fino al loro coinvolgimento processuale erano ben considerati nella società siciliana e i loro inviti era ambitissimi e non vi sarebbe stato quindi alcun motivo di nascondere la mia frequentazione con loro. Si sarebbero certamente potute trovare di conseguenza decine e decine di documentazioni fotografiche, così come sono state trovate, per esempio, numerose documentazioni fotografiche che testimoniano di rapporti e di contatti tra me e il defunto Onorevole LIMA o altre personalità siciliane. Così come del resto sono state trovate copiose prove fotografiche di incontro tra lo stesso Onorevole LIMA e i SALVO".

Analoghe dichiarazioni sono state rese dall’imputato nel processo instaurato a suo carico davanti alla Corte di Assise di Perugia per l’omicidio del giornalista Carmine Pecorelli. In questa sede, nel corso dell’esame cui è stato sottoposto nelle udienze del 5 e del 6 ottobre 1998 (i cui verbali sono stati acquisiti al fascicolo del presente dibattimento), il sen. Andreotti ha specificato di avere appreso solo in occasione dell’interrogatorio davanti al P.M. che il soggetto allora presentatogli come proprietario dell’albergo era Antonino Salvo, e di essere stato accompagnato, al termine della cena, dal Prefetto di Palermo presso la Prefettura, dove aveva pernottato.

Questa versione dei fatti non appare, però, credibile, per diverse ragioni.

Sul punto, deve anzitutto osservarsi che l’asserita presentazione al sen. Andreotti di Antonino Salvo semplicemente come proprietario dell’albergo presuppone logicamente che quest’ultimo soggetto si fosse limitato ad intervenire soltanto in tale qualità, apprestando tutti i servizi occorrenti per assicurare l’esito positivo della manifestazione e cercando di valorizzare le risorse e le potenzialità dell’Hotel Zagarella.

Dagli elementi di convincimento raccolti emerge, invece, che Antonino Salvo, nel caso concreto, pose in essere, oltre a comportamenti riconducibili alla sua qualità di soggetto interessato alla società proprietaria dell’Hotel Zagarella, anche ulteriori condotte inequivocabilmente inquadrabili in una attività di deciso e aperto sostegno alla candidatura dell’on. Lima per le elezioni europee.

Era certamente questo il significato della presenza di Antonino Salvo al comizio svoltosi all’interno del cinema Nazionale di Palermo, subito prima del ricevimento. Non vi è dubbio, infatti, che Antonino Salvo, recandosi al comizio, intendesse manifestare pubblicamente il suo appoggio alla candidatura dell’esponente politico che il sen. Andreotti era personalmente venuto a supportare tenendo, in suo favore, il discorso conclusivo della campagna elettorale. Se Antonino Salvo fosse stato interessato semplicemente alla buona riuscita del ricevimento ed alla promozione dell’immagine del proprio albergo, avrebbe scelto di rimanere presso l’Hotel Zagarella per seguire meglio la preparazione del convivio (per la cui organizzazione aveva, oltretutto, già mostrato una forte attenzione ed una particolare sollecitudine, ingerendosi energicamente – per la prima ed unica volta – nelle scelte del gestore e direttore dell’albergo).

Chiaramente sintomatico è, poi, il fatto che sia stato lo stesso Antonino Salvo ad ordinare il banchetto ed a sostenerne successivamente il costo. Se si fosse trattato di una normale prestazione alberghiera espletata nei confronti di un partito politico, senza alcun ulteriore interesse di Antonino Salvo, l’ordinativo e la corresponsione del compenso sarebbero stati effettuati da un esponente o da un funzionario del partito. Il contegno effettivamente serbato da Antonino Salvo denota, invece, la reale natura del suo intervento, palesemente finalizzato all’organizzazione ed al finanziamento di un incontro conviviale assai costoso e strettamente connesso al comizio conclusivo della campagna elettorale dell’on. Lima.

Tale essendo il ruolo disimpegnato da Antonino Salvo, e tenuto conto degli intensi rapporti (di carattere politico e di amicizia personale) che lo legavano all’on. Salvo Lima, appare assolutamente illogico che, in presenza di quest’ultimo, Antonino Salvo sia stato presentato al sen. Andreotti esclusivamente come proprietario dell’Hotel Zagarella, sminuendo così vistosamente la rilevante attività da lui svolta – in modo aperto e convinto - in favore del leader della corrente andreottiana in Sicilia, personalmente impegnato nella competizione elettorale.

La ricostruzione dell’accaduto prospettata dall’imputato è altresì contraddetta dagli ulteriori elementi probatori (esaminati nel paragrafo 3) che dimostrano che egli, già nel 1976, conosceva Antonino Salvo così bene da avvertire l’esigenza di inviare un dono nuziale in occasione del matrimonio della figlia del medesimo con il dott. Gaetano Sangiorgi.

Era quindi perfettamente conforme alla realtà la sensazione manifestata dai testi De Martino e Conte, i quali, in considerazione delle modalità dell’incontro, avevano ritenuto che Antonino Salvo ed il sen. Andreotti già si conoscessero.

Le argomentazioni precedentemente sviluppate inducono quindi a riconoscere che l’imputato ha deliberatamente travisato il reale svolgimento dell’episodio, al fine di negare la sussistenza di ogni rapporto personale e politico tra lui ed Antonino Salvo.