§ 5 - La telefonata effettuata nel settembre 1983 per conto del sen. Andreotti allo scopo di informarsi sulle condizioni di salute di Giuseppe Cambria, socio dei cugini Salvo.

 

 

Dal 5 settembre 1983 all’8 settembre 1983 Giuseppe Cambria, socio dei cugini Antonino ed Ignazio Salvo nella SATRIS S.p.A., rimase ricoverato per una crisi cardiaca presso la Divisione di Cardiologia dell’Ospedale Civico di Palermo.

In questa Divisione, nel periodo in esame, prestavano servizio i medici dott. Cesare Scardulla e dott. Gaspare Messina (cfr. le deposizioni rese dai medesimi e dal teste isp. Salvatore Bonferraro all’udienza del 23 gennaio 1997).

Il dott. Scardulla, nella sua deposizione testimoniale, ha riferito che Giuseppe Cambria, durante il ricovero, riceveva numerose visite di parenti ed amici, tra cui il direttore sanitario dell’Ospedale, dott. Giuseppe Lima (fratello dell’on. Salvo Lima), ed i cugini Antonino e Ignazio Salvo. Questi ultimi, secondo quanto ha specificato il teste, "stavano lì con una frequenza (…) assidua, erano ogni giorno là". Il teste ha, poi, aggiunto di non avere un ricordo netto della presenza dell’on. Salvo Lima nella predetta circostanza.

Il dott. Messina, nella sua deposizione testimoniale, ha confermato che tra le persone che si recavano a far visita al Cambria vi erano il dott. Giuseppe Lima, Antonino Salvo, Ignazio Salvo, ed ha aggiunto di avere notato anche l’on. Lima.

Anche Giuseppe Cambria, nel verbale di dichiarazioni rese al P.M. in data 2 maggio 1996 (atto acquisito all’udienza dell’11 dicembre 1998), ha precisato di avere ricevuto, durante la sua degenza, parecchie visite di parenti ed amici, tra i quali "i cugini Salvo, il dott. Beppe Lima, probabilmente l’on. Salvo Lima".

Il dott. Messina ha, poi, dichiarato che, mentre era addetto al turno di guardia pomeridiano in uno dei giorni in cui si trovava ricoverato il dott. Cambria, rispose ad una comunicazione telefonica attraverso l’apparecchio collocato nella sala che ospitava la centrale di monitoraggio dei pazienti. L’interlocutore si presentò come appartenente alla segreteria del sen. Andreotti, domandò se nel medesimo reparto si trovasse ricoverato il Cambria, assunse informazioni sul suo stato di salute, e chiese se nella stanza del paziente vi fosse qualche persona con cui egli potesse conferire. Conseguentemente il dott. Messina, dopo avere fornito alcune informazioni generali sulle condizioni di salute del Cambria, lasciò in attesa l’interlocutore, si recò nella stanza dove si trovava il degente, avvertì qualcuno dei presenti della telefonata precisandone la provenienza, ed accompagnò uno di essi presso l’apparecchio telefonico per consentirgli di conferire con l’autore della comunicazione.

Sul punto, il teste all’udienza dibattimentale del 23 gennaio 1997 ha reso le dichiarazioni di seguito riportate:

MESSINA GASPARE Io ero di guardia in reparto e ho preso il telefono perché squillava ed io ... in Ospedale quando squilla il telefono... ero là vicino al telefono e l’ho preso. Dall’altro lato del telefono una voce maschile mi ha detto, si è presentato come la segreteria dell’Onorevole Andreotti... non so se all’epoca era onorevole o senatore, e mi ha chiesto notizie sul paziente Cambria e poi mi ha chiesto se c’era qualcuno vicino al paziente con cui potere parlare. Io ho posato il telefono e sono andato a vedere se c’era qualcuno. C’era diverse persone però non ricordo chi fossero, cioè i volti... ho detto della telefonata e qualcuno è venuto a rispondere. Dopo di che mi sono allontanato e questo è quello che...

P.M. Ritorniamo un attimo sulla telefonata. La telefonata lei la prende personalmente...

MESSINA GASPARE Si.

P.M. E’ la voce di un uomo.

MESSINA GASPARE Si.

P.M. Questo uomo che cosa le dice?

MESSINA GASPARE Si è presentato come Segreteria dell’onorevole Andreotti però io non... non ho identificato la voce di... dell’onorevole insomma. Ancora oggi non penso che fosse la sua anche perché avrei avuto... avrei serbato un ricordo ancora più... più vivo".

(…)

P.M. Ritorniamo lasciando da parte chi era all’altro capo del telefono perché già abbiamo acquisito le contestazioni. Comunque la persona che era all’altro capo del telefono le chiese notizie sulla salute di Cambria lei ha detto?

MESSINA GASPARE Si.

P.M. Che cosa le chiese esattamente?

MESSINA GASPARE se era ricoverato e se c’erano particolari problemi. Noi generalmente per telefono non diamo delle.. diciamo, delle indicazioni piene... diciamo la situazione è stabile, sotto controllo, non ci sono problemi e basta.

P.M. Quindi chiese notizie proprio sullo stato della malattia di Cambria.

MESSINA GASPARE Se era ricoverato là e se c’erano problemi particolari. Sullo stato della malattia.

P.M. E lei quindi fece una diagnosi, disse che tipo di cure stavate facendo... Che cosa disse a questa persona?

MESSINA GASPARE No, io.. chiaramente in questi casi si rifà al motivo del ricovero. Era ricoverato per un dolore anginoso, per accertamenti. E poi mi chiese, forse per.. non so, voleva notizie più particolari, se era presente qualcuno vicino al paziente se potevo chiamarlo. Io sono andato là a chiamarlo. (…) ho fatto il giro perché si esce da una parte obbligata e sono andato nella stanza.

P.M. Andò nella stanza e quindi parlò con Cambria?

MESSINA GASPARE No, ho parlato... ho detto "C’è una telefonata per..."... ho detto... sicuramente avrò detto così, non lo ricordo in particolare, sono passati quattordici anni.

P.M. Disse chi aveva telefonato quando andò nella stanza? Nel chiamare...

MESSINA GASPARE Si, si, sicuramente.

PRESIDENTE Sicuramente?

MESSINA GASPARE Si, si.

P.M. Cambria era in grado di alzarsi dal letto?

MESSINA GASPARE No.

P.M. E di andare a rispondere?

MESSINA GASPARE No, non era in grado di alzarsi, era monitorizzato.

P.M. Se non era in grado di alzarsi e di andare a rispondere lei ricorda che qualche altro andò a rispondere al telefono oppure lei tornò da solo al telefono?

MESSINA GASPARE No, è venuto qualcuno dietro di me.

P.M. Era un uomo o una donna?

MESSINA GASPARE No, non l’ho presente (…)

Escusso dal P.M. in data 2 maggio 1996, il dott. Messina aveva affermato quanto segue: "Non ricordo in questo momento se parlai personalmente con l’onorevole Andreotti o con una persona della sua Segreteria che, per conto dell’onorevole Andreotti, mi chiese notizie sulla salute del Cambria".

In pari data, sottoposto a confronto con il dott. Scardulla, il dott. Messina aveva esplicitato: "è assolutamente certo comunque che le notizie sul Cambria mi furono chieste personalmente da Andreotti o da qualcuno della sua segreteria personale per conto di Andreotti. Il nome di Andreotti mi fu fatto espressamente. Questo lo ricordo perfettamente".

Da questi atti di indagine emerge, dunque, che il dott. Messina conservava il dubbio sull’identità dell’interlocutore, restando incerto se si trattasse del sen. Andreotti o di qualche altro soggetto appartenente alla sua segreteria personale, il quale comunque domandava informazioni sulle condizioni di salute del Cambria per conto del sen. Andreotti.

Essendogli stato contestato, nel corso della deposizione dibattimentale, il suesposto contenuto del verbale di assunzione di informazioni e del verbale di confronto del 2 maggio 1996, il teste Messina ha ribadito, seppure in termini più sfumati, la sua incertezza, affermando quanto segue: "il dubbio della voce poteva esistere e continua ad esistere. (…) Nel senso che io non ho identificato nella voce la voce dell’onorevole Andreotti. (…) l’altra persona mi ha detto della Segreteria di Andreotti però non posso non avere il dubbio che possa essere stato lo stesso Andreotti che non voleva parlare con me".

Il dott. Messina ha, inoltre, reso le dichiarazioni di seguito riportate:

MESSINA GASPARE (…) Oltretutto io poi (...) ho ripensato al fatto per diverso tempo e ho detto "Ma per quale motivo l’On. Andreotti doveva telefonare a me direttamente, medico di guardia sconosciuto, quando poteva avere notizie tramite il direttore Sanitario Lima che era una persona che lui sicuramente conosceva".

P.M. Senta, io prima di fare la contestazione definitiva le vorrei chiedere di focalizzare il suo ricordo se quando....

PRESIDENTE Su questa contestazione che cosa chiedete?

P.M. Sto facendo un ulteriore prova. Se lei ricorda se nel corso di quella telefonata parlò... all’altro capo del telefono, con una o con due persone?

MESSINA GASPARE No, con una persona. Sicuramente con una voce.

P.M. Con una sola voce. Non con due voci in successione.

MESSINA GASPARE No, però consideri che io ho passato il telefono poi e non so....

P.M. Che vuol dire? E’ passato... racconti questa altra parte della vicenda.

MESSINA GASPARE Nel senso che sono andato a chiamare qualcuno là dentro che poi è venuto a rispondere.

P.M. E lei ha assistito a questa altra parte?

MESSINA GASPARE No.

(…)

P.M. Lei ricorda se nella stanza di Cambria,in occasione di questa telefonata andò a chiamare uno dei cugini Salvo?

MESSINA GASPARE No, non ricordo.

P.M. Lo può escludere?

MESSINA GASPARE Sono andato a chiamare qualcuno dei familiari che era presente ma non ricordo assolutamente.

P.M. Allora ricorda che era un familiare? Perché se lei dice "Ricordo qualcuno dei familiari" siccome i Salvo non erano familiari di Cambria, già circoscrive il numero delle persone.

MESSINA GASPARE Qualcuno dei presenti.

P.M. Qualcuno dei presenti.

Lei può escludere che cui fosse uno dei Salvo presente?

MESSINA GASPARE No, non lo posso escludere.

P.M. Quindi è possibile che lei abbia chiamato uno dei Salvo.

(…)

MESSINA GASPARE Si.

Il teste ha aggiunto che il giorno successivo parlò con i colleghi (tra cui vi era il dott. Scardulla) della predetta conversazione telefonica, evidenziando che "il personaggio che era ricoverato doveva essere importante perché aveva telefonato pure Andreotti"; non specificò che si trattava della segreteria, poiché aveva "identificato nella segreteria l’interessamento dell’onorevole Andreotti".

Il dott. Scardulla nella sua deposizione testimoniale ha ricostruito nei seguenti termini l’episodio:

P.M. Ricorda se durante la degenza del Dottor Giuseppe Cambria in questa Divisione di Cardiologia si verificò un fatto particolare che le fu raccontato da Messina e che colpì la sua attenzione?

SCARDULLA CESARE Sì il fatto particolare fu che diciamo che la notizia che aveva telefonato l'onorevole Andreotti per chiedere notizie del Cambria.

P.M. Chi gliela diede questa notizia? A lei chi la diede?

SCARDULLA CESARE Questa notizia la dette il Dottore Messina ma fu una notizia che tutto sommato si sparse

(…)

P.M. Allora torniamo su questo punto, che cosa le disse esattamente allora in quella occasione, durante la degenza di Giuseppe Cambria, Messina a proposito di questa telefonata?

SCARDULLA CESARE Che aveva telefonato l'onorevole Andreotti per chiedere notizie del Dottore Cambria, che lui poi si era recato nella stanza del Cambria per passare la telefonata cioè perché venissero a rispondere. E naturalmente io gli chiesi: "Vero! Con il paziente?"

Dice: "No c'erano delle persone nella stanza, mi ha chiesto dei Salvo":

P.M. Il soggetto chi è? "Mi ha chiesto dei Salvo?"

SCARDULLA CESARE L'Onorevole Andreotti, secondo quello che lui mi disse all'epoca.

P.M. Quindi il Messina aveva ricevuto personalmente la telefonata.

SCARDULLA CESARE Messina aveva ricevuto personalmente la telefonata.

P.M. A proposito di questa telefonata, questo è il racconto del fatto, Messina fece qualche commento su questa telefonata che aveva ricevuto?

(…)

SCARDULLA CESARE No lui che io ricordo riferì semplicemente questo, poi i commenti diciamo vennero dopo cioè vennero nel prosieguo diciamo delle giornate che seguirono ed anche nei momenti che seguirono perché naturalmente questa notizia si sparse e suscitò commenti vari. Voglio dire che all'epoca quindi nell''83 la cosa non aveva una rilevanza particolare se non una rilevanza di colore nell''83, la rilevanza di colore era dell'interesse di una personalità assolutamente importante, nazionale che telefonava per chiedere informazioni su un paziente ricoverato. Devo dire (…) che i commenti nascevano anche da una diversa posizione di porsi rispetto a quegli anni, rispetto a quegli ambienti ed a quello che succedeva nell'ospedale perché quando io ho detto che era prassi consolidata di vedere l'onorevole Lima (…), di vedere il fratello, che queste persone naturalmente se c'è una personalità ..si ricoverava loro venivano, entravano, non era un fatto.... era un fatto evidente che il nostro ospedale come tanti altri ospedali di Palermo facevamo riferimento ad alcune correnti politiche.

P.M. Il suo ospedale a quale corrente politica..

SCARDULLA CESARE Il mio ospedale era una corrente Limiana e poi Lima aveva come punto di riferimento l'onorevole Andreotti.

(…)

P.M. Perfetto. Lei ricorda, ritorno ancora una volta perché lei capisce la rilevanza del fatto, se puo' fare uno sforzo di memoria, le parole con le quali il Dottore Messina le raccontò di questa telefonata

(…)

SCARDULLA CESARE Le cose più vive nella mia testa, quello che io ricordo era la circostanza.. lui si trovava... ha preso la telefonata nella centralina (…) quella stanza a vetri diciamo che è il punto nevralgico. e lui mi disse che la telefonata l’aveva ricevuto là, che era andato nella stanza e poi aveva avvertito e che erano andati a rispondere al telefono.

(…)

P.M. A proposito di Andreotti, le parole esatte che lui usò nel raccontarle questa telefonata quale furono?

SCARDULLA CESARE Non potrei dire le parole esatte...

P.M. Allora quello che ricorda.

(…)

SCARDULLA CESARE "Ha telefonato Andreotti, voleva notizie di... del dottore Cambria, io sono andato nella stanza perché... perché dovevo passare al telefono..." - "Chi l’ammalato?" - "No, i Salvo"... questo è quanto.

P.M. Questo le disse. E perché glielo raccontò intanto? (…)

SCARDULLA CESARE Io credo che lui lo raccontò come lo avrebbe potuto raccontare un’altra persona al posto suo, (…) molto probabilmente... dico, non era un fatto (…) di tutti i giorni (…) questo fatto diciamo veniva annoverato come le telefonate storiche (…) del reparto, di persone che avevano una loro rilevanza.

P.M. Lei si sorprese quando apprese questa notizia da parte del dottore Messina?

SCARDULLA CESARE Mah, io non mi sorpresi particolarmente. Non mi sorpresi perché non mi sembrava una cosa dell’altro mondo. Non mi sembrava una cosa dell’altro mondo perché sapevamo benissimo qual’era appunto il riferimento politico del nostro Ospedale, dal direttore sanitario al fratello, della corrente che loro interpretavano, al referente nazionale della loro corrente e perché in altre occasioni era capitato che si era sentita, diciamo, la presenza anche di Roma in certe situazioni che si venivano a creare, per esempio, nell’ambito del reparto.

Essendogli stato contestato che nel verbale di assunzione di informazioni del 2 maggio 1996 egli stesso aveva precisato di avere appreso dal collega Messina che "Andreotti aveva chiesto inoltre di parlare con uno dei cugini Salvo o con Beppe Lima", il teste ha confermato che, nel corso della comunicazione telefonica, l’interlocutore aveva "chiesto di parlare o con uno dei Salvo o con Beppe Lima", ed ha specificato che questi soggetti "erano, in sostanza, le persone che erano sempre là".

La deposizione del dott. Scardulla coincide, quindi, con quella del dott. Messina per quanto attiene alle indicazioni fornite da quest’ultimo ai colleghi sull’identità della persona che aveva telefonato per informarsi sullo stato di salute del Cambria; al riguardo, il teste Messina ha chiarito di avere raccontato che la comunicazione telefonica proveniva dal sen. Andreotti, e di avere taciuto (considerandola irrilevante rispetto all’effettivo significato dell’episodio) la circostanza che l’interlocutore si era presentato come appartenente alla segreteria dello stesso uomo politico.

Si riscontra, invece, una divergenza tra le deposizioni rispettivamente rese dai due testi in ordine all’individuazione delle persone con cui l’autore della comunicazione telefonica aveva chiesto di conferire. Al riguardo, il dott. Messina ha riferito che l’interlocutore aveva genericamente domandato di parlare con qualcuno dei soggetti presenti al capezzale del dott. Cambria e non ha manifestato un preciso ricordo neppure sull’identità della persona che egli aveva poi accompagnato presso l’apparecchio telefonico, mentre il dott. Scardulla ha precisato che l’interlocutore aveva "chiesto di parlare o con uno dei Salvo o con Beppe Lima".

Quest’ultima indicazione sembra dotata di maggiore valenza dimostrativa, sia perché si inserisce in un contesto mnemonico più specifico, persistente e dettagliato, sia perché trova rispondenza in ulteriori elementi di convincimento con essa pienamente coerenti.

Deve infatti osservarsi che il dott. Scardulla, il quale ha appreso il contenuto della conversazione telefonica dal collega Messina a brevissima distanza di tempo dal fatto, ha manifestato un ricordo più netto rispetto a quello della fonte di riferimento proprio con riguardo ad una circostanza (la richiesta dell’interlocutore di conferire con uno dei cugini Salvo ovvero con il dott. Giuseppe Lima) che si pone in univoca correlazione con due dati incontrovertibilmente accertati: l’assidua presenza dei cugini Salvo e del dott. Giuseppe Lima presso la Divisione di Cardiologia contestualmente al ricovero del Cambria, ed i saldi rapporti (di carattere personale e politico) che legavano il sen. Andreotti ai cugini Salvo ed al fratello del dott. Giuseppe Lima, l’on. Salvo Lima. Entrambi questi elementi inducono a ritenere perfettamente verosimile che a proseguire la conversazione telefonica con il soggetto che chiedeva informazioni per conto del sen. Andreotti sia stato proprio uno dei cugini Salvo ovvero il dott. Giuseppe Lima.

La precisione e la costanza del ricordo manifestato dal dott. Scardulla sono altresì desumibili dal fatto che egli nel febbraio 1996 riferì spontaneamente il predetto episodio al dott. Michele Vullo (suo amico e dirigente dell’organizzazione sindacale cui egli era iscritto) ed al dott. Claudio Clini (direttore di una rivista destinata agli iscritti al sindacato) in termini sostanzialmente identici a quelli che caratterizzano la sua successiva deposizione davanti all’autorità giudiziaria.

Il dott. Vullo, nella deposizione testimoniale resa all’udienza del 23 gennaio 1997, ha infatti dichiarato quanto segue:

VULLO MICHELE Sì, avevamo cenato e si discuteva un po' del calo di tensione che c'era attorno ai temi della lotta alla mafia in questa città e soprattutto al calo di tensione attorno alle vicende della pubblica amministrazione ed io sostenevo, cosa che ho sostenuto anche in altre occasioni, che questa è una città strana. Cioè nel senso che è una città in cui tutti sanno di tutto, nel senso che in questi anni, soprattutto dopo le stragi, come responsabile della CGIL funzione pubblica regionale, in più occasioni ho avuto modo di parlare con operatori dipendenti, lavoratori della pubblica amministrazione della sanità in particolare. Tra l'altro sono stato responsabile dal 1986 al 1993 del settore sanitario dentro la CGIL, dal '93 ad oggi sono il segretario generale della funzione pubblica, quindi mi occupo di un po' di tutto il pubblico impiego. Quindi si ragionava sul fatto che c'è una conoscenza diffusa tra la gente di quanto accade e soprattutto della illegalità diffusa in questa città che però è difficile....tra l'altro noi quando abbiamo avuto occasione di trovare documentazioni a questi illeciti che abbiamo sempre, come dire, inviato i nostri esposti alla Procura di Palermo, cioè è difficile far diventare questo.... come definirlo, questo giro di voci "concretezza"

Ed a tal proposito venne fuori poi il ragionamento su una vicenda che era relativa ad una telefonata che era stata fatta ai primi degli anni '80.

P.M. Ecco, vuole dire chi parlò in questa telefonata quella sera.

VULLO MICHELE Il Dott. Scardulla parlò di questa telefonata e riferì che un suo collega aveva ricevuto agli inizi degli anni '80 una telefonata dall'allora onorevole Andreotti mentre era ricoverato presso la cardiologia, l'unità coronarica del Civico il Dott. Cambrìa, il Dott. Cambrìa che era socio in affari dei cugini Salvo.

E, durante questo ricovero, c'era una massiccia presenza non solo dei Salvo all'interno dell'unità coronarica, ma anche di altri esponenti politici e dirigenti dell'allora Ospedale Civico.

Arrivò questa telefonata..... e lui riferì che un suo collega aveva detto di avere ricevuto questa telefonata direttamente dall'onorevole Andreotti che chiedeva informazioni sullo stato di salute del Dott. Cambrìa e che poi successivamente si fece passare uno dei cugini Salvo.

P.M. Questo collega dello Scardulla, dottore che aveva ricevuto questa telefonata le disse Scardulla come si chiamava?

VULLO MICHELE Sì, noi abbiamo chiesto chi era questo medico e poi ci disse che si trattava del Dott. Gaspare Messina.

(…)

P.M. Ed allo Scardulla lo aveva raccontato personalmente il Messina?

VULLO MICHELE Sì, sì, non solo allo Scardulla, ma pare che quando arrivò questa telefonata fu oggetto di ..... non dico di discussione, ma fu riferito perché evidentemente non era una cosa di ogni giorno ricevere una telefonata di tale importanza.

(…)

AVV. BONGIORNO (…) io le contesto che lei non ha affatto dichiarato questo precedentemente perché il 2 maggio '96, innanzi al Procuratore della Repubblica lei ha riferito il fatto in modo diverso. E allora: "Durante la degenza del Cambrìa era pervenuta nel reparto una telefonata dell'onorevole Andreotti il quale aveva chiesto notizie sulla salute del Cambrìa e poi aveva chiesto di parlare con Beppe Lima o con uno dei cugini Salvo.

Non ha affatto riferito che addirittura uno dei Salvo andò a parlare con l'onorevole Andreotti, questa è una novità di oggi!

VULLO MICHELE No, io confermo quanto dichiarato perché si fece passare Peppe Lima ed uno dei cugini Salvo, questo è quanto è emerso in quella discussione.

AVV. BONGIORNO No, e allora le ripeto innanzi tutto oggi ha detto che si fece passare... l'onorevole Andreotti si fece passare uno dei Salvo, qui in termini alternativi dice: "Chiese di parlare con Beppe Lima o con uno dei cugini Salvo".

VULLO MICHELE Chiese di parlare, immagino che dopo la richiesta di parlare....

AVV. BONGIORNO No "immagino", lei mi deve dire quello che ricorda del racconto del Dott. Scardulla, quindi la prego di riflettere, mi interessa proprio in maniera precisa e dettagliata.

VULLO MICHELE Io confermo quanto scritto nel verbale in cui viene riferito che l'onorevole Andreotti chiese di parlare con Lima e con uno, perché questo non lo so.....

AVV. BONGIORNO Ma "e" o "o", cioè disse: "Io voglio parlare con Beppe Lima e con uno dei Salvo....

VULLO MICHELE No, evidentemente ci fu un susseguirsi, almeno ...

AVV. BONGIORNO Guardi, non voglio "evidentemente", lei mi dovrebbero riferire le parole esatte dello Scardulla, non le sue deduzioni.

VULLO MICHELE Io quello che ricordo, perché è difficile ricordare a distanza di anni le parole esatte, comunque chiese di parlare con Beppe Lima ed uno dei cugini Salvo.

AVV. BONGIORNO Allora innanzi tutto io chiedo l'acquisizione di questo verbale nella parte in cui resta la difformità perché qui c'è una richiesta alternativa "Beppe Lima o uno dei cugini Salvo".

Soltanto per questo, per il resto lui me lo conferma.

PRESIDENTE Allora rettifica quello che aveva dichiarato stamattina, vero?

VULLO MICHELE Io ricordo perfettamente che il ragionamento era .... si fece passare Beppe Lima ed uno dei cugini Salvo.

AVV. BONGIORNO Si fece passare?

VULLO MICHELE Chiese di parlare, per carità, chiese di parlare, però poi dal racconto veniva fuori che ci fu un avvicendarsi di personaggi, probabilmente parlò anche con qualcun altro che chiaramente non lo so...

(…)

PRESIDENTE Senta, lei, prima di continuare, deve raccontare fatti realmente accaduti, i "probabili", i "presumo", i "credo", i "ritengo" non contano.

VULLO MICHELE Va bene, i fatti sono che fu riferito che l'onorevole Andreotti chiese di parlare con Beppe Lima ed uno dei cugini Salvo.

PRESIDENTE E allora è solo in questa parte che c'è una differenza, solo nella "o".

AVV. BONGIORNO Nella "o".

PRESIDENTE Invece che nella "e".

AVV. BONGIORNO Ed il problema dell'avvicendarsi, invece, non fu detto in quella occasione?

VULLO MICHELE No, assolutamente.

(…)

PRESIDENTE Senta Dottore Vullo, (…) lei ha detto che nel racconto di Scardulla l'onorevole Andreotti chiese di parlare con Beppe Lima e od o con i Salvo.

VULLO MICHELE Sì.

PRESIDENTE Poi Scardulla le disse se effettivamente ci fu questo, se ci parlò o no?

VULLO MICHELE Il problema è che erano presenti dal racconto che è stato fatto, dentro la stanza tra l'altro un po' atipico rispetto ad una unità coronarica, dentro la stanza in cui era ricoverato questo Dottor Cambria, erano presenti sia Lima, i Salvo, immagino anche altre persone era una specie di..

PRESIDENTE Lasci stare immagino.

VULLO MICHELE Sicuramente erano presenti Lima e i cugini Salvo al momento della telefonata, al momento della telefonata erano presenti sicuramente sia i cugini Salvo sia Lima.

PRESIDENTE Ora dico, Scardulla le disse se effettivamente ci fu questo colloquio telefonico oppure no? Questa era la domanda.

VULLO MICHELE No questo...

PRESIDENTE Non glielo disse.

VULLO MICHELE Assolutamente

PRESIDENTE Va bene.

VULLO MICHELE Sinceramente non gliel'ho nemmeno chiesto.

La preminente rilevanza probatoria della ricostruzione dei fatti esposta dal dott. Scardulla è desumibile, oltre che dalle intrinseche caratteristiche del ricordo manifestato dal teste e dai suindicati riscontri esterni, anche dalla circostanza che il teste Messina non ha escluso di avere effettivamente chiamato uno dei cugini Salvo per accompagnarlo a rispondere alla telefonata ed ha riconosciuto l’incertezza della propria memoria in ordine all’episodio in esame (esplicitando: "questa vicenda io l’avevo quasi dimenticata, ho dovuto fare mente locale per ricordare un po’ e ricostruire la… in pochissimo tempo, cioè nel tempo dell’interrogatorio. Perché allora io l’indomani ne avevo parlato con i miei colleghi dicendo… manifestando così il fatto che il personaggio che era ricoverato doveva essere importante perché aveva telefonato pure Andreotti, però intendendo nella mia… cosa la "segreteria" identificandola con l’Onorevole Andreotti. E poi (…) di questa telefonata non se ne parlò più, non ne ho parlato più ed è stata quasi messa nel dimenticatoio").

L’affidabilità del dott. Scardulla è, poi, stata evidenziata dallo stesso dott. Messina, il quale ha dichiarato: "io stimo il dottore Scardulla perché è una persona preparata e molto equilibrata".

Deve quindi ritenersi pienamente credibile l’affermazione del teste Scardulla, secondo cui l’autore della telefonata chiese di parlare con uno dei cugini Salvo o con il dott. Giuseppe Lima.

Ciò posto, deve osservarsi che l’esame della personalità del dott. Cambria palesa in modo inequivocabile l’intensità dei suoi rapporti personali ed economici con i cugini Antonino ed Ignazio Salvo, e la notevole rilevanza delle relazioni da lui instaurate con esponenti mafiosi di primario rilievo.

In proposito, occorre premettere che la posizione di enorme potere economico-politico dei cugini Salvo era stata costruita mediante una stretta cooperazione con le famiglie Cambria e Corleo nell’esercizio dell’attività esattoriale.

Nell’esame testimoniale reso in data 8 luglio 1983 davanti al Giudice Istruttore presso il Tribunale di Palermo dott. Giovanni Falcone, Ignazio Salvo dichiarò quanto segue in ordine alla situazione societaria della SATRIS S.p.A.: "Sono socio della SATRIS (10% del pacchetto azionario) S.P.A., società che si occupa della gestione di esattorie; altri soci sono Cambria Giuseppe, Cambria Francesco e Cambria Antonino, Salvo Antonino, Corleo Francesca Maria, Iuculano Rosario. In buona sostanza, la SATRIS è di proprietà delle famiglie Salvo, Cambria, Iuculano e Corleo".

Dalla visura camerale acquisita all’udienza del 25 settembre 1997 si desume che la SATRIS S.p.A. (Società per Azioni Tributaria Siciliana) era stata costituita il 29 dicembre 1946 ed aveva iniziato la sua attività in data 11 febbraio 1966. In data 18 luglio 1984 Antonino Salvo si era dimesso dalla carica di consigliere delegato. In data 28 giugno 1990 Giuseppe Cambria fu nominato Presidente e Patrizia Salvo fu nominata consigliere; gli stessi furono confermati nelle rispettive cariche in data 28 maggio 1993.

Nel verbale di assunzione di informazioni rese in data 23 gennaio 1995 davanti al P.M. (atto acquisito all’udienza dell’11 dicembre 1998), Giuseppe Cambria ha dichiarato di essere Presidente del Consiglio di Amministrazione della società SATRIS, del quale erano allora componenti anche suo fratello Guglielmo Cambria e Patrizia Salvo (figlia di Antonino Salvo), ed aveva fatto parte per un certo periodo lo stesso Antonino Salvo.

Dalla deposizione di Giuseppe Cambria si evince, con riguardo alla partecipazione azionaria alla SATRIS S.p.A., che Ignazio Salvo era azionista al 10%, la moglie di Antonino Salvo era azionista al 24%, Luigi Corleo (suocero di Antonino Salvo) era azionista al 10%, Carmelo Cambria (zio del dichiarante) era azionista al 6%, Francesco Cambria (padre dello stesso Giuseppe Cambria) era azionista al 7%, e Iuculano era azionista al 23%.

Giuseppe Cambria ha aggiunto di avere sempre intrattenuto buoni rapporti con i Salvo, di averli frequentati anche "al di là del lavoro", di averli spesso accompagnati presso la segreteria politica dell’on. Lima, e di avere partecipato al matrimonio della secondogenita di Antonino Salvo, Daniela Salvo, nonché alla cerimonia religiosa delle nozze della primogenita Angela Salvo.

Ha specificato che la SATRIS S.p.A. impiegò alle proprie dipendenze per tre o quattro anni con decorrenza dal 1982 o 1983 il figlio dell’on. Lima, Marcello Lima, il quale "si faceva vedere pochissime volte in ufficio, e ciò ovviamente gli era consentito solo in ragione dei particolari rapporti esistenti fra il padre ed i cugini Salvo" (al riguardo, deve comunque osservarsi che, nell’interrogatorio reso in data 5 dicembre 1984 davanti al Giudice Istruttore presso il Tribunale di Palermo, Antonino Salvo aveva affermato: "Circa l’assunzione alla SATRIS di Lima Marcello, che è figlio dell’on. Lima, la cui domanda di assunzione, la S.V. mi dice senza data e senza indicazione dell’iscrizione dell’aspirante all’Ufficio di collocamento, non so dir nulla, poiché, come ho detto delle assunzioni di occupava il dr. Cambria").

Nel verbale di dichiarazioni rese al P.M. in data 2 maggio 1996 (atto acquisito all’udienza dell’11 dicembre 1998) Giuseppe Cambria ha precisato di essere stato "socio di minoranza della SATRIS ed anche direttore dell’esattoria comunale di Palermo, al tempo in cui la gestione era curata appunto dalla SATRIS".

Oltre che sul piano tecnico-amministrativo, Giuseppe Cambria coadiuvava i cugini Salvo nella gestione dei rapporti con gli ambienti politico-istituzionali della Regione Siciliana, come si evince dalla seguenti dichiarazioni rese dal teste on. Giuseppe Campione all’udienza del 17 luglio 1996:

P.M.: Quindi questi cugini Salvo avevano questo potere di influenza sulla vita politica regionale?

CAMPIONE G.: Sì, io ricordo che nelle vicende del caso Milazzo, io ero molto giovane, appunto mi occupavo dei giovani, qualche volta lì alle Palme vedevo questo confabulare continuo, anche sulle vicende appunto, soprattutto sulle vicende della politica regionale. E' come se loro in qualche modo fossero un poco protagonisti di queste cose. E poi successivamente questi diventerà molto popolare.

P.M.: Ma con chi li vedeva parlare?

PRESIDENTE:. Vedeva confabulare tra chi?

CAMPIONE G.: Ma dunque, nell'albergo delle Palme aveva molti parlamentari regionali presenti, alcuni realmente protagonisti, altri invece un po' di seconda fila. Però questi in qualche modo gli riferivano dei fatti del giorno. C'era una sorta di analisi dei fatti del giorno. A questa analisi dei fatti del giorno, a questo stabilire o pensare a strategie spesso c'erano presenti anche i Salvo.

PRESIDENTE:. I con deputati regionali?

CAMPIONE G.: Deputati regionali e comunque personaggi di questo ambiente regionale che in qualche modo incideva, fatto di grossi funzionari. Cioè di questa sorta di mix regionale che era un po' l'anticamera delle decisioni, ecco io lo vedevo abbastanza bene.

PRESIDENTE:. Tutti e due?

CAMPIONE G.: Qualche volta uno, qualche volta l'altro, Nino era più presente, Nino Salvo lo vedevo sempre molto più presente, era proprio più visibile la sua presenza. Però voglio dire, tutto questo continuerà, continuerà nel senso che per esempio quando nell'81 si porrà il problema in commissione finanze, di un contributo straordinario per l'esattoria per delle spese aggiuntive che avevano gli esattori siciliani, forse in relazione a problemi di personale, credo che si trattasse di problemi di personale perché vennero ascoltati in quell'occasione anche i rappresentati del sindacato che poi abbandonarono la seduta dicendo che il problema non li riguardava, doveva essere il governo a decidere, o comunque la commissione, dicevo in quella occasione dopo che i comunisti avevano abbandonato la seduta perché appunto ritenevano che questo non fosse possibile, dopo una perorazione di Nicoletti molto forte a sostegno di questa necessità del contributo di una cinquantina di miliardi all'esattoria....

P.M.: L'esattoria dei Salvo, mi scusi?

CAMPIONE G.: Certo, l'esattoria che in quel momento c'è in Sicilia, dopo questa necessità di questo contributo dell'assessore Nicoletti, praticamente la cosa passò e nell'anticamera del presidente della Regione, lì dove c'era la stanza del presidente della Regione....

PRESIDENTE:. Chi era il presidente?

CAMPIONE G.: Che era D'Acquisto, o del presidente della commissione finanze, comunque in queste anticamere, c'era presente uno dei rappresentanti dell'esattoria, se non ricordo male Pippo Cambria.

P.M.: Quindi Giuseppe Cambria?

CAMPIONE G.: Giuseppe Cambria. Ma poi era normale vedere i Salvo che uscivano dalla presidenza della Regione, una mattina dovetti recarmi per problemi che riguardavano gli scarichi nella vallata del Mela, e ricordo di avere visto un Nino Salvo arrabbiatissimo che senza salutare nemmeno i commessi, eccetera, imboccava l'ascensore uscendo dalla stanza di D'Acquisto, cioè questo era un fatto abbastanza costante vederselo presente in luoghi del potere regionale.

P.M.: Senta, questo Cambria era di Messina?

CAMPIONE G.: Credo che fossero di Floresta i Cambria, come originari di Floresta.

P.M.: In provincia di Messina?

CAMPIONE G.: In provincia di Messina, sì.

P.M.: Ricorda altri episodi emblematici o sintomatici di un rapporto tra Nicoletti e i Salvo a parte quelli che ha riferito fino ad ora?

CAMPIONE G.: No, questo qui della commissione finanza mi sembrava abbastanza importante (…)

La presenza di Giuseppe Cambria, quale rappresentante della società esattoriale, nella predetta sede istituzionale - proprio nel periodo in cui veniva deliberata la concessione di un contributo straordinario per le spese sostenute dagli esattori siciliani - appariva palesemente riconducibile (come ha ritenuto lo stesso teste Campione sulla base della sua diretta esperienza politica) alla più generale azione di condizionamento esplicata dai cugini Salvo sulla vita politica siciliana in funzione del potenziamento del gruppo imprenditoriale facente capo a loro ed alle famiglie Cambria, Iuculano e Corleo.

I rapporti instaurati da Giuseppe Cambria con esponenti di primo piano della corrente andreottiana in Sicilia sono desumibili da numerosi elementi probatori raccolti nel corso del dibattimento.

In particolare, all’udienza del 15 aprile 1998, la teste Giuseppa Puma (moglie di Ignazio Salvo), essendole stato domandato se avesse conosciuto l’on. Lima, ha risposto: "sì, una volta l'ho conosciuto, in casa Cambria mi venne presentato".

All’udienza del 10 febbraio 1998 il teste Calogero Adamo ha riferito che i Salvo e l’on. Lima "si incontravano spesso alla sede del partito", ed ha aggiunto: "io mi ricordo qualche volta che sono stato in via Amerigo Amari oppure in via cosa, poi c'era anche il Corleo, poi c'era anche il cognato di…, poi c'era anche l'altro di Messina, Cambria, erano tutti… insomma, ognuno aveva, insomma il rapporto lo sapevo, era un rapporto che non faceva supporre niente, faceva supporre che chiddi erano una potenza. (…) I signori SALVO erano una potenza (…) deterrenti di voti, perché erano gente che facevano questo lavoro in quanto avevano da difendere i loro patrimoni".

Il teste Antonio Pulizzotto, all’udienza del 24 febbraio 1997, ha riferito di avere rivolto alcune domande all’avv. Antonio Noto Sardegna, il quale - dopo avere preso visione di un articolo giornalistico relativo alla sua partecipazione ad una riunione di gala tenutasi a Mondello in relazione alla candidatura dell’on. Lima alle elezioni europee, nella quale risultava presente anche Giuseppe Cambria – confermò di avervi preso parte.

Dall’esame delle rubriche ed agende telefoniche sequestrate a Giuseppe Cambria si desume, poi, che il medesimo era in possesso dei numeri di tutte le utenze telefoniche intestate all’on. Lima ed all’on. D’Acquisto.

Peraltro, lo stesso Giuseppe Cambria, nel verbale di dichiarazioni rese al P.M. in data 2 maggio 1996, pur escludendo di essersi mai interessato di politica, ha ammesso le circostanze di seguito riportate: "conoscevo bene l’on. Salvo Lima, anche perché la mia villa di Mondello è prossima a quella che lui abitava. Ci incontravamo come amici, e quindi il nostro rapporto era abbastanza frequente".

Significativa è pure la partecipazione del fratello di Giuseppe Cambria, Guglielmo Cambria, alle nozze della figlia dell’on. Merlino, celebrate in data 7 luglio 1980. A questo matrimonio prese parte anche il sen. Andreotti, che fu accompagnato sul luogo mediante un’autovettura blindata della SATRIS S.p.A., la quale, nella circostanza, rimase a sua disposizione per più giorni (sull’argomento, possono richiamarsi le dichiarazioni rese dal teste Filippazzo all’udienza del 24 febbraio 1997).

Come si avrà modo di rilevare nel paragrafo 7, le autovetture blindate della SATRIS S.p.A. venivano utilizzate sia dall’on. Lima sia dal sen. Andreotti per i loro spostamenti in Sicilia.

Presso la suddetta società esattoriale avevano trovato impiego, oltre a persone vicine ad esponenti politici della corrente andreottiana (come il figlio dell’on. Lima e come l’autista di Nicolò Graffagnini, Cavallaro Giuseppe: sul punto, ha riferito il teste Pulizzotto all’udienza del 24 febbraio 1997), anche soggetti legati ad esponenti di "Cosa Nostra" ovvero inseriti nella medesima organizzazione mafiosa.

In particolare, hanno prestato la propria attività lavorativa alle dipendenze della società esattoriale un nipote di Gaetano Badalamenti (successivamente ucciso, come ha chiarito il teste Pulizzotto all’udienza del 22 maggio 1996), Paolo Rabito ("uomo d’onore" e "consigliere" della "famiglia" di Salemi, in ordine al quale possono richiamarsi le considerazioni sviluppate nella sentenza n. 1336/97 del 3 aprile 1997 della Corte di Appello di Palermo, passata in giudicato il 18 febbraio 1998 ed acquisita al fascicolo del presente dibattimento il 9 giugno 1998, che ha accertato l’inserimento del soggetto nell’associazione mafiosa, nonché la deposizione resa all’udienza del 20 febbraio 1997 dalla teste Brigida Mangiaracina e quella resa all’udienza del 22 aprile 1997 dal collaboratore di giustizia Vincenzo Sinacori), e Giovanni Zanca (il quale fu dipendente della SATRIS dal 1975 al 1980, come ha precisato all'udienza del 19 febbraio 1997 il teste Raffaele Siniscalchi).

Giovanni Zanca, che svolgeva la mansioni di autista di Giuseppe Cambria (il quale ha ammesso tale circostanza nel verbale di assunzione di informazioni del 23 gennaio 1995), fu successivamente condannato alla pena di sette anni di reclusione per i reati di associazione per delinquere semplice, associazione di tipo mafioso e danneggiamento, con la sentenza emessa il 16 dicembre 1987 dalla Corte di Assise di Palermo nell’ambito del procedimento penale a carico di Abbate + 459 (c.d. "maxiprocesso").

Nella medesima pronunzia giurisdizionale si formularono le seguenti osservazioni con riferimento alla posizione di Giovanni Zanca:

"E’ anche egli affiliato al sodalizio criminoso capeggiato dal fratello Zanca Carmelo, ed operante nei quartieri di Brancaccio, Sperone, e, come gli altri aderenti al clan, deve ritenersi attivamente dedito alle attività illecite.

Significativi della estrazione mafiosa dello Zanca sono in primo luogo i vincoli di parentela e di affinità che lo legano ad elementi di primo piano della cosca.

Lo Zanca Giovanni, infatti, oltre che fratello di Zanca Carmelo, è anche germano di Zanca Pietro e Zanca Onofrio, coimputati nel presente procedimento penale nonché cognato di Tinnirello Lorenzo, per averne quest'ultimo sposato la sorella Maria. E’, appena, il caso di rilevare come, nella attuale fase degli equilibri mafiosi, la famiglia Tinnirello sia assurta - come si è visto - ad un ruolo di primo piano, pari quasi a quello dei Marchese. Ma a prescindere dai vincoli di sangue e di affinità, che di per sé soli non potrebbero certamente avere valore probante, va osservato come l'inserimento dello Zanca nella organizzazione criminale di che trattasi emerge chiaramente dalle rivelazioni dei "pentiti" Calzetta Stefano e Sinagra Vincenzo di Antonino.

Ha, infatti, riferito il Calzetta:

Tale confidenza dello Zanca lascia chiaramente intendere come lo stesso fosse a conoscenza della causale dell’omicidio dello Scalici (…).

Lo schieramento dello Zanca Giovanni con i c.d. "gruppi vincenti" nella guerra di mafia scatenatasi contro i clans avversari Bontate – Inzerillo – Badalamenti è, inoltre, testimoniato dall’episodio riferito dal Calzetta e verificatosi il giorno di Natale 1982. In tale giorno, infatti, lo Zanca Giovanni, che si trovava in compagnia del Calzetta, era stato avvicinato da Tinnirello Lorenzo "u turchiceddu" e successivamente da Rotolo Salvatore, i quali concitatamente lo avevano informato che ai Ciaculli era stato visto Greco Giovannello insieme all’ "americano" e che costoro avevano sparato "per dare il cattivo Natale ai Greco". Si era, infatti, verificato che Greco Giovannello, traditore del clan dei Greco di Ciaculli e passato al gruppo Bontate – Inzerillo, aveva tentato una reazione nei confronti dei vincenti sparando a qualcuno della "famiglia" dei Greco (…). In tale circostanza lo Zanca Giovanni aveva immediatamente rintracciato il fratello Carmelo con il quale si era intrattenuto in preda a notevole nervosismo e concitazione (…). Tale comportamento, e soprattutto lo stato di agitazione insorto nello Zanca Giovanni a seguito della notizia della sparatoria verificatasi ai Ciaculli, costituiscono la prova più evidente del suo inserimento nella organizzazione di che trattasi e del suo pieno coinvolgimento nella (…) guerra di mafia.

Tipico del comportamento mafioso è poi l’episodio narrato dal Calzetta, relativo ad un danneggiamento perpetrato dallo Zanca Giovanni.

Ha, infatti, riferito il Calzetta che, nei primi mesi del 1982, con la Fiat 500 dello Zanca Giovanni ed in compagnia di quest’ultimo, si era recato in Via Siracusa. Quivi lo Zanca, sceso dalla propria autovettura, con un grosso coltello da macellaio aveva danneggiato i copertoni di una Fiat 128 che si trovava parcheggiata nella detta via. Durante il ritorno lo Zanca gli aveva confidato che l’autovettura danneggiata apparteneva a certa Sparacino, dipendente dell’esattoria, che aveva avuto dei contrasti con la sig.ra Milillo Nives, collega della Saracino, ed amica dello stesso Zanca Giovanni; il danneggiamento era stato determinato dal fine di punire la Sparacino e di "farsi bello" con la Milillo (…).

Il suddetto episodio ha trovato riscontro sia negli accertamenti di P.G. sia nelle dichiarazioni della Milillo e della Sparacino.

Peraltro, le labiali discolpe addotte dal prevenuto restano smentite da una convergenza di elementi che sorreggono l’accusa, quali quelli che si desumono dalle precise indicazioni fornite sul suo conto da Calzetta Stefano le quali, peraltro, hanno trovato conforto e riscontro obiettivi negli accertamenti degli inquirenti (…) e nelle dichiarazioni di Sinagra Vincenzo (…) e Contorno Salvatore.

Ed invero, il Sinagra Vincenzo lo ha indicato come affiliato alla cosca mafiosa facente capo ai Greco di Ciaculli e particolarmente vicino a Greco Michele (…); da parte sua, Contorno Salvatore lo ha indicato come uomo d’onore della famiglia di Corso dei Mille, al pari dei suoi fratelli".

Giovanni Zanca venne però assolto, per non avere commesso il fatto, dalle imputazioni relative ai reati associativi con la sentenza di secondo grado, emessa il 10 dicembre 1990 dalla Corte di Assise di Appello di Palermo, che inoltre dichiarò non doversi procedere per prescrizione in ordine al delitto di danneggiamento. In tale pronunzia si evidenziò che del medesimo soggetto "aveva parlato Stefano Calzetta, il quale aveva ricordato (…) che lo stesso lavorava alle dipendenze del Cambria (dirigente dell’esattoria dei Salvo) con la significativa mansione di autista che sottendeva quella di "guardia-spalle"; tanto che gli era stata donata una "Range-Rover" di colore rosso che Melo Zanca teneva parcheggiata nei pressi del proprio distributore di benzina: fatti sostanzialmente ancorché indirettamente, ammessi dall’imputato e riscontrati in accertamenti di polizia". Si menzionarono le ulteriori risultanze istruttorie indicate nella sentenza di primo grado. Si aggiunse, tuttavia, quanto segue: "le superiori risultanze non definiscono un quadro indiziario univoco e certo. Infatti (prescindendo dalle dichiarazioni di Marino Mannoia che, all’udienza del 5 gennaio 1990, ha escluso che questo imputato fosse un affiliato), dal tenore dei fatti storici descritti dal Calzetta (e – ripetesi – riscontrati dalle altre fonti solo nel generico riferimento a semplici dati di vita di relazione) non si ricava altro (…) che lo Zanca era un personaggio, tipica espressione della prepotenza di quartiere, introdotto nell’esattoria dei Salvo grazie al "prestigio" del fratello Carmelo, e dunque dedito alle coerenti manifestazioni di intimidazione (ma esse stesse possibilmente sorrette dal titolo familiare e dalle retrostanti coperture millantate o conosciute dagli altri. E tale fisionomia, che certo (…) costituisce il primo gradino di elevazione al rango associativo qualificato, non esprime ancora, tuttavia, un dato univocamente indiziante il raggiungimento di quel diverso livello di inserimento".

La pronunzia assolutoria emessa in grado di appello, dunque, pur escludendo la configurabilità dei reati associativi contestati a Giovanni Zanca, sottolineava come il soggetto in questione fosse stato assunto presso l’esattoria per effetto della sua parentela con il fratello Carmelo Zanca (esponente di spicco della "famiglia" di Corso dei Mille) ed avesse instaurato significative relazioni (seppure non penalmente rilevanti) con il Cambria, per il quale svolgeva anche compiti di protezione personale.

In data 12 novembre 1984 Antonino Salvo viene tratto in arresto mentre si trovava in compagnia di Giuseppe Cambria a bordo di un’autovettura condotta dal dipendente della SATRIS S.p.A. Umberto Salerno (v. la deposizione resa dal teste Bonferraro all’udienza del 30 ottobre 1997 ed il processo verbale di perquisizione personale e sequestro); in questa occasione il personale del Centro Interprovinciale Criminalpol e della Squadra Mobile della Questura di Palermo procedette al sequestro di una agendina tascabile di colore rosso, rinvenuta in possesso di Giuseppe Cambria, nella quale era contenuta l’annotazione dei numeri di due utenze telefoniche relative a "Zanca Gio.".

Uno dei due numeri telefonici (475127) risultava intestato a Carmelo Zanca, fratello di Giovanni, mentre il secondo numero (475054) era intestato a Maria Zanca, sorella di Giovanni e coniugata con Lorenzo Tinnirello, anch’egli inserito nell’organizzazione mafiosa.

Per quanto attiene alla statura criminale di Carmelo Zanca ed ai suoi rapporti con i Salvo ed il Cambria, è sufficiente richiamare le seguenti osservazioni formulate nella suindicata sentenza emessa il 16 dicembre 1987 dalla Corte di Assise di Palermo: "Zanca Carmelo - Viene segnalato come l'elemento di maggior prestigio del clan degli Zanca, il quale si inseriva nella cosca di corso dei Mille capeggiata dal sanguinario Marchese Filippo, strettamente coalizzata con i Greco di Ciaculli e con il gruppo facente capo allo Spadaro Tommaso, cioè quello della Kalsa. […] Va, infine, rilevato come, sempre secondo quanto riferito dal Calzetta, lo Zanca fosse in buoni rapporti con i cugini Antonino ed Salvo Ignazio nonché con Cambria, tant'è che, per suo interessamento, erano stati assunti presso l'esattoria i fratelli Giovanni ed Onofrio, il fratello di Tinnirello Gaetano, un componente della famiglia Alfano, lo stesso Calzetta, ed altre persone segnalate dallo stesso Zanca. Il Cambria aveva regalato a quest'ultimo una autovettura Range Rover, che, considerato l'elevato costo della stessa, testimonia dei vincoli, particolarmente stretti, esistenti appunto tra gli Zanca ed il Cambria".

Con riguardo alle relazioni intercorse tra Giuseppe Cambria ed esponenti di primo piano di "Cosa Nostra", un episodio assai significativo è emerso a seguito dell’arresto di Giovanni Brusca, effettuato in data 21 maggio 1996 in località Cannatello, nel territorio di Agrigento. In questa occasione venne, infatti, sequestrato un orologio Cartier, raffigurato alla pag. 15 dell’album fotografico acquisito all’udienza del 21 luglio 1997.

In ordine alla provenienza dell’orologio, Giovanni Brusca all’udienza del 29 luglio 1999 ha precisato che si trattò di un regalo consegnatogli nei primi mesi del 1994 da Antonio Salvo, il quale specificò che ad inviare il dono era stato il Cambria.

Dalla deposizione di Giovanni Brusca si desume altresì che il Cambria gli era stato presentato nel 1983 dai cugini Salvo come soggetto cui rivolgersi qualora essi fossero incorsi in problemi di natura giudiziaria.

Nel corso del c.d. "maxiprocesso" Giovanni Brusca, su incarico del Riina, incontrò più volte Ignazio Salvo per chiedergli di intervenire, attraverso l’on. Lima ed il sen. Andreotti, per assicurare un esito favorevole della vicenda processuale. A fronte delle risposte evasive date da Ignazio Salvo (il quale sosteneva di non potersi spostare essendo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari), dopo la sentenza di appello il Riina invitò lo stesso Brusca a recarsi da Ignazio Salvo per indurlo a compiere ogni sforzo diretto ad intervenire sul processo e per spingerlo ad incaricare il Cambria di risolvere questo tipo di problemi.

Intorno al 1993 Antonio Salvo riferì a Giovanni Brusca che il Cambria era "sempre a disposizione" e gli inviava i saluti; Giovanni Brusca replicò: "ricambia, me lo saluti e se io l'ho di bisogno poi se ne parla".

Dopo avere ricevuto il predetto regalo, Giovanni Brusca cercò di riallacciare i vecchi contatti (anche con il sen. Andreotti) attraverso il Cambria. Quest’ultimo, però, gli inviò risposte dilatorie.

Per saggiare la effettiva disponibilità del Cambria, Giovanni Brusca nel 1995 gli chiese, attraverso Antonio Salvo, un prestito dell’importo di cinquecento milioni di lire. Frattanto Vincenzo Sinacori e Matteo Messina Denaro avevano chiesto al Favuzza la somma di un miliardo di lire.

Antonio Salvo, successivamente, spiegò a Giovanni Brusca che entrambe le somme di denaro sarebbero state corrisposte dopo la vendita (che sarebbe stata compiuta al più presto) di un fabbricato di proprietà dei Salvo e del Cambria, sito a Palermo in Viale Campania.

Il Brusca ha, poi, riferito in ordine ad un progetto – non portato a termine - di sequestro del Cambria.

Le dichiarazioni rese da Giovanni Brusca sono di seguito riportate:

P.M.: Ritornando quindi al tema del suo primo incontro con IGNAZIO SALVO per il maxi-processo che lei data nel Gennaio 1986, quando torna da Linosa, ricorda il contenuto di questo primo colloquio?

BRUSCA G.: Guardi, i colloqui quelli che in quel periodo io andavo erano sempre maxi-processo (…).

P.M.: Chi la mandava? Chi è che la incaricò di recarsi da IGNAZIO SALVO per trattare questo argomento?

BRUSCA G.: Salvatore RIINA

P.M.: E vi fu soltanto un contatto o ve ne furono anche altri?

BRUSCA G.: Guardi non lo so perché sono stati tantissimi.

P.M.: Si ricorda (…) quale risposta ricevette da Ignazio SALVO e quali furono a sua volta i commenti di RIINA?

BRUSCA G.: Le risposte... quelli da Ignazio SALVO erano sempre negative e... o perlomeno li facevano comparire sempre negative, RIINA si diceva sempre che lo doveva uccidere che si stava maturando il tempo per farsi ammazzare. Quindi (…) lo sfruttava fino ad arrivare a un certo punto per poi alla fine ucciderlo. Infatti io mi trovavo in una posizione che dovevo andare da Ignazio SALVO anche sapendo che RIINA lo voleva uccidere.

P.M.: Mi scusi, quale era la richiesta che lei doveva fare ad Ignazio SALVO per incarico di RIINA?

BRUSCA G.: Di intervenire sul maxi-processo cercando i suoi amici pure di arrivare tramite LIMA, tramite ANDREOTTI, cioè cercare tutti quelli che erano le sue possibilità di potere intervenire verso il maxi-processo per avere un buon esito.

P.M.: E quali fu... quale fu la risposta di Ignazio SALVO?

BRUSCA G.: Che dice ora vediamo, per ora non vediamo, per ora mi viene difficile, per ora non mi posso muovere, per ora mi viene difficile incontrare LIMA, mi viene difficile andare a cercare questo, e sempre risposte evasive negative e metteva sempre ostacoli davanti agli occhi o... intralciava il cammino perché diceva che non era più come prima, non gli veniva più difficile com... prima gli veniva molto più facile intervenire verso i suoi amici ora gli veniva molto più difficile, ma vediamo quello che posso fare.

P.M.: (…) ci furono dei contatti con questo specifico oggetto dopo la sentenza di appello del maxi-processo?

BRUSCA G.: Ma guardi, io come ho detto e spesso e volentieri dovevo tornare un pochettino indietro, spesso e volentieri siccome lui essendo agli arresti domiciliari, mi diceva ci dici che prende a Pippo CAMBRIA un suo ex socio a un suo no ex socio, a un suo socio, ci manda u dutturi CAMBRIA per risolvere questi problemi, perché lui dice che non si poteva muovere. Per quanto riguarda la sua domanda che mi ha fatto quando io sono andato, quando già la sentenza del maxi uno in appello, io già riprendo nuovamente i contatti con Ignazio SALVO di potere intervenire sulla sentenza (…) di Cassazione... (…) E... intervenire su CARNEVALE o su gli amici suoi e di fare il massimo quello che potevano fare in maniera e... in maniera più possibile che poteva, cioè adoperando qualsiasi mezzo e qualsiasi canale, cioè adoperando i suoi vecchi amici cioè ANDREOTTI, VITALONE, o anche soldi cioè adoperare tutti i mezzi per potere avere un buon fine e intervenire su CARNEVALE o che potessero assegnare preventivamente il processo a CARNEVALE.

P.M.: Questo colloquio che dopo la sentenza di appello del maxi-processo quindi più o meno ricorda in che periodo si svolge?

BRUSCA G.: A... credo che siamo nel 91.

(…)

.M.: Ora, dopo la sentenza di appello del maxi-processo, quindi RIINA la manda per le per... per un'altra volta da Ignazio SALVO per insistere per questo aggiustamento RIINA... riesce a ricordare esattamente quali parole le dice RIINA in proposito?

(…)

BRUSCA G.: Di andare da Ignazio SALVO e di dire di fare il massimo di potere intervenire su questo processo e mandare, prendere... prendere il dottore CAMBRIA o mandarci qualcuno che parlasse con... prendere LIMA e mandarglielo, fare i miracoli per potere intervenire su questo maxi o con le sue amicizie politiche o anche con soldi, cioè adoperare le qualunque, cioè cercare di fare il massimo per ottenere un buon risultato di questo processo. Cioè veda di fare... sforzarsi il massimo come meglio potere per potere fare questa cosa, cioè gli diamo l'ultima chance vediamo se questi vogliono aderire o ci danno una mano di aiuto o se no propria realmente lo devo.. sono costretto ad ucciderlo.

P.M.: Ecco, lei ha parlato di amici suoi, la domanda è: RIINA, dico Salvatore RIINA con le sue parole fece espressamente il nome di LIMA e ANDREOTTI?

BRUSCA G.: Tutti li fece quello, cioè li nominò tutti.

P.M.: Fece anche il nome di VITALONE?

BRUSCA G.: CAMBRIA, VITALONE, LIMA, cioè li nominò tutti.

P.M.: Quindi la richiesta di RIINA era specifica di fare intervenire tramite SALVO queste persone.

BRUSCA G.: Sì.

(…)

P.M.: Lei ha già menzionato nel corso delle sue risposte, il nome di Giuseppe CAMBRIA.

BRUSCA G.: Sì.

P.M.: Lei lo ha conosciuto oppure ne ha soltanto sentito parlare, cosa può dirci di lui?

BRUSCA G.: L'ho conosciuto nell'83, 1983 84, e... su... predisposizione di Salvatore RIINA e di mio padre e dei cugini SALVO, in quanto si che doveva creare un incontro a Palermo, perché se loro avessero avuto dei problemi giudiziari...

P.M.: Loro chi sono?

BRUSCA G.: I SALVO, i cugini SALVO...

P.M.: I cugini SALVO...

BRUSCA G.: Io avrei avuto il punto di riferimento che io ero il suo socio Pippo CAMBRIA, Giuseppe CAMBRIA.

P.M.: Chi glielo disse questo specificatamente tutti e due i cugini o uno dei due?

BRUSCA G.: Tutti e due i cugini.

P.M.: Tutti e due i cugini, riesce a ricordare esattamente che cosa le dissero?

BRUSCA G.: Quando poi abbiamo creato l'incontro che è stato negli uffici di Ignazio SALVO, vicino (…) piazza Vittorio Veneto, abbiamo creato l'incontro, c'erano tutti e due i cugini, fanno entrare a Pippo CAMBRIA e me lo presentano come dire era la (...) stessa nostra persona, se chissà noi abbiamo dei problemi di rivolgerci a Pippo CAMBRIA, o cerchi a Pippo CAMBRIA che è la nostra stessa persona.

P.M.: Scusi questa... questa è la nostra stessa persona era una formula di presentazione e... o... oppure no?

BRUSCA G.: No, siccome i cugini SALVO erano uomini d'onore, se avrebbero detto la stessa cosa me l'avrebbero presentato come uomo d'onore, ma siccome no... Pippo CAMBRIA non era uomo d'onore me lo presentò come la stessa persona che quello che poi svolgevano i cugini SALVO e... lo potevo andare a chiedere a Pippo CAMBRIA perché quello che era nella loro conoscenza Pippo CAMBRIA sapeva tutti e tutto

P.M.: E... e quindi... le ripeto la domanda, è una formula di presentazione diversa da... è la stessa cosa che significa è un uomo d'onore, quindi è una formula di presentazione che lei sente anche in altre occasioni? Oppure è semplicemente un modo di dire?

BRUSCA G.: No, tra uomini d'onore quando si presenta un altro uomo d'onore si dice la stessa cosa, se i cugini SALVO me lo avrebbero presentato come Cosa Nostra mi avrebbero detto la stessa, cosa ma siccome sapevano o e sappiamo che non è uomo d'onore, quindi non potevano adoperare le... quelle parole, adoperavano la nostra stessa persona in quanto non era uomo d'onore, però Pippo CAMBRIA non è che lo sapeva che appartenevano a Cosa Nostra, quindi la nostra stessa persona per dire che tutto quello che noi sappiamo, tutto quello che noi rappresentiamo Pippo CAMBRIA è la stessa cosa.

P.M.: Quindi sarebbe stato una sorta di alter ego dei cugini SALVO se loro non fossero o... più stati in grado di e... corrispondere alle vostre richieste?

(…)

BRUSCA G.: Perfetto.

P.M.: Nel... Quindi questo avviene lei dice nel 1983.

BRUSCA G.: Sì.

P.M.: Dall'83 in poi lei vede più Pippo CAMBRIA oppure no?

BRUSCA G.: No, non lo vedo più.

P.M.: Ha modo di e... rivolgersi a Pippo CAMBRIA dopo il 1983 sia pure per interposta persona?

BRUSCA G.: Io ho di avere un altra volta contatti con Pippo CAMBRIA, cioè Giuseppe CAMBRIA con interposta persona, siamo nel 1993, 93, 94 ma credo nel 93 dopo la morte di Ignazio SALVO con Antonio SALVO il nipote di Ignazio SALVO (…) uomo d'onore della famiglia di Salemi.

P.M.: Di Salemi. Quindi che cosa avviene in questa circostanza? Come c'entra il dottore CAMBRIA?

BRUSCA G.: Io comincio, o per lo meno, c'è Antonio SALVO che mi cerca, che mi vuole parlare. (…) Mi vedo con Antonio SALVO, (…) ancora non si sapeva della notizia chi aveva ucciso lo zio, (…) al che subito andiamo a finire sul comportamento dello zio, dice che io non voglio sapere, cioè non mi interessa chi è stato, chi non è stato, neanche voglio sapere chi ha ordinato l'omicidio dello zio, perché capisco che mio zio ha sbagliato, mio zio non si è impegnato in prima persona a... nel maxi processo o per altri fatti, mio zio ha pensato solo (...) per se..., purtroppo chi sbaglia paga e purtroppo mio zio ha sbagliato e si è dovuto prendere questa punizione. (…) subito Antonio SALVO dice sai io (…) ho problemi con mio cugino Gaetano SANGIORGI, ho problemi nella famiglia mafiosa di Salemi, mi sento un pochettino trattato male, mi sento un pochettino... un po' osservato, ma io sono a disposizione, io di qua, io di la... e ci dico quali sono i problemi, dice ma non vorrei che per colpa di mio zio dovrei pagare qualche conto. Ci dico no, stai tranquillo, non ti preoccupare, non ti creare nessun problema, dice poi c'è mio cugino TANI dice, da un periodo a questa parte lo trovo un pochettino più aggressivo, più arrogante nei confronti della famiglia di sangue, cioè verso la suocera, i cognati, problemi... problemi economici, Gaetano SANGIORGI fa i suoi risentimenti, dice c'è una situazione un pochettino critica, dice, e io vorrei... vorrei una mano di aiuto sotto questo versante. (…) Comunque, c'erano pure dei problemi, al che a un dato punto io dico ma che si dice Pippo CAMBRIA, che si dice che non si dice, a si dice, dice ti manda a saluti, io non so se me li... se è vero che me li mandava o non me li mandava, ti manda i saluti, è sempre a disposizione e ci dissi: ricambia, me lo saluti e se io l'ho di bisogno poi se ne parla. E il primo approccio...

P.M.: Quindi è lei che rifa' il nome di Pippo CAMBRIA?

BRUSCA G.: Sì. Si io rifaccio il nome di Pippo CAMBRIA in questa occasione...

(…)

P.M.: Abbiamo detto siamo nel 93 dopo ovviamente l'uccisione di Ignazio SALVO.

BRUSCA G.: Sì, perché io con Gaetano SANGIORGI già ne avevo parlato per altri fatti con Antonio SALVO questa è la prima occasione

P.M.: Sì.

BRUSCA G.: Quindi finito. Dopo di che ci dissi non ti preoccupare lo riassicuro, gli mando i saluti a Pippo CAMBRIA e ci dobbiamo rivedere un'altra volta. (…) io, essendo che era stato arrestato Salvatore RIINA, essendo che non avevo in quel momento a quale santo pregare o acchiapparmi, cioè mi ricordo della vecchia... della vecchia presentazione per dire se non ci siamo noi cerca al dottore CAMBRIA che è la nostra stessa persona, anche se capivo che era una cosa molto debole e molto fragile, però tentai... tentai di riprendere i vecchi... i vecchi contatti, se mi riusciva poterli prendere. Quindi comincio io a fargli i nomi di Peppe CAMBRIA, gli mando i saluti, lui me li ricambia, fino a che, a un dato punto il Pippo CAMBRIA... siamo che io nelle dichiarazioni ho sbagliato data, ho saltato un po' le date, ho fatto un po' di confusione, siamo già fine 94 e siamo sotto Natale e poi io mi rivedo con Antonio SALVO a Febbraio... febbraio marzo, perché era già passato Natale e mi manda un orologio, mi regala un orologio.

P.M.: Quindi febbraio marzo del 95.

BRUSCA G.: Del 94, ho sbagliato, io ho dichiarato 95, ma siamo 94.

(…)

P.M.: Siamo festività...

BRUSCA G.: Natalizie...

P.M.: Natalizie del 94, mi pare che lei...

BRUSCA G.: Fine 93 inizio 94.

P.M.: A quindi festività Natalizie di fine 93.

BRUSCA G.: Sì.

P.M.: E lei si rivede ai primi del 94 con Antonio SALVO.

BRUSCA G.: Con Antonio SALVO.

PRESIDENTE: Benissimo.

BRUSCA G.: Mi rivedo febbraio marzo.

P.M.: Sì.

BRUSCA G.: Con Antonio SALVO e in quell'occasione dice ci dovevamo vedere prima, non è stato possibile, dice il dottore CAMBRIA ti manda questo orologio, cioè questo pensiero, e mi manda un orologio, un Pachard (rectius Pasha: n.d.e.) Cartier. Al che (...) me lo da solo esclusivamente solo nella custodia di pelle, non c'era garanzia, non c'era lo scatolo quello che normale c'è, e ci sono rimasto un pochettino male, quasi quasi glielo stavo ritornando indietro, per dire ma...

P.M.: Perché c'è rimasto male?

BRUSCA G.: Perché significava cioè senso di fiducia, senso di... cioè che se me lo potevano riuscire a collegare il dottore CAMBRIA, c'era questo... ho capito questo in quel... in quel momento. Comunque io me lo sono preso, me lo sono messo...

P.M.: No, mi scusi, non ho capito io, perché lei ci rimane male...

BRUSCA G.: Perché me lo da...

P.M.: Per questa consegna del regalo in questa forma? Che cosa significava, perché lei ha questa reazione?

BRUSCA G.: Perché cioè tipo... come se... di solito i regali si fanno completi in confezione con tutti gli scatoli, con tutti... le custodie, le garanzie, così almeno i regali io li facevo e li ricevevo da altre persone, dagli stessi SALVO (...) precedentemente. Quindi quando io ricevo l'orologio solo nella custodia di pelle, proprio nudo e crudo, io capisco che c'è senso di paura, senso... chissà se oggi domani viene trovato questo orologio può essere rintracciato, può essere visto, quindi tolgono un po' le prove della provenienza di questo orologio. Questo in sostanza (...) la mia ricostruzione. Quindi vedendo questa mossa io (...) non me lo volevo prendere, ma faccio finta di niente, me lo prendo e me lo metto in tasca, non so se sono stato chiaro. (…) Al che mi prendo questo orologio, lo ringrazio, me lo saluti e lasciando stare quello che io parlavo con Antonio SALVO a solo dico ma possibilità, non possibilità di potere riprendere vecchi contatti...

P.M.: Mi scusi, a questo punto la interrompo io, perché vorrei approfondire il problema di questo orologio. Questo orologio lei lo ha conservato... ce l'ha ancora oppure no?

BRUSCA G.: Sì, ce l'ho a tutti gli altri che mi sono stati sequestrati al momento del mio arresto a Cannatello. Ce li ho assieme a tutti gli altri, perché non ce ne avevo solo questo, ma bensì ce ne avevo un bel po' di orologi, che mi è stato sequestrato al momento del mio arresto a Cannatello, cioè ad Agrigento, il 20 maggio del 1996.

P.M.: Quindi questo orologio è oggetto di sequestro.

BRUSCA G.: Sì.

P.M.: Lei lo ha avuto almeno fino al 20 di maggio del 96.

BRUSCA G.: Sì, e mi è stato sequestrato al momento....

(...)

P.M.: Ecco, quindi è in grado di dare un minimo di descrizione di questo orologio. lei ha indicato il modello...

BRUSCA G.: Un orologio...

P.M.: Marca Cartier, modello Pachard (rectius Pasha: n.d.e.).

BRUSCA G.: Pachard (rectius Pasha: n.d.e.).

P.M.: Che tipo di orologio era?

BRUSCA G.: E' un orologio d'oro, con il quadrante bianco, cinghietta in cuoio, dove (...) la ruotina quella per aggiustare gli orari o dare la corda, (...) Con il brillantino o il smeraldo in punta, con l'aggancio della custodia (...) era avvitato, per andare a avvitare, coprire, per poi svitare per aggiustare l'orario dell'orologio ed era coperto da questo smeraldino, brillantino, quello che è, questo è il Pachard (rectius Pasha: n.d.e.).

P.M.: Senta qualche altra caratteristica tecnica di questo orologio?

BRUSCA G.: All'interno del quadrante credo che ci sia una croce per dividere gli orari, credo che ci siano i... mezzogiorno, le tre... il pomeriggio.. la sera e la mattina, cioè indicava le ore 9, le ore 6, mezzogiorno e le ore 3.

P.M.: Che tipo di orologio era? Era a movimento automatico o a carica manuale?

BRUSCA G.: No, automatico.

P.M.: Era impermeabile oppure no?

BRUSCA G.: Non mi ricordo, ma credo che era impermeabile, però non ne sono certo.

P.M.: Senta, lei sarebbe in grado di riconoscere questo orologio se le venisse mostrato un album fotografico degli orologi che le vennero sequestrati il 20 maggio del 96?

BRUSCA G.: Sì, perché c'è l'unico Cartier Pachard (rectius Pasha: n.d.e.) in questo... perché poi ci sono tutti un'altra serie di orologi.

(…)

P.M.: (...) le è già stato mostrato in sede di indagini preliminari questo fascicolo fotografico?

BRUSCA G.: Sì, e ho indicato quale è l'orologio.

(...)

PRESIDENTE: E allora viene mostrato l'album fotografico degli oggetti rinvenuti nella villa in contrada Cannatello e posti sotto sequestro in data 21.05.96.

P.M.: Quando identifica l'orologio, se vuole indicare la pagina.

BRUSCA G.: Sì. Pagina 15.

PRESIDENTE: L'ufficio dà atto che c'è un orologio

(...)

BRUSCA G.: E' indicato Cartier.

P.M.: Ecco, e poi si leggono pure, se cortesemente ne vuole dare atto, se si tratta di un automatico e se è un impermeabile.

PRESIDENTE: Nell'altra fotografia, della stessa pagina, sulla cassa è indicato automatico e poi Water resistent.

P.M.: Ecco. E allora questo era l'orologio quindi...

BRUSCA G.: Sì.

P.M.: Che le venne dato in regalo. E siamo... lei ha corretto oggi, ai primi mesi del 1994.

BRUSCA G.: Sì.

P.M.: Le disse, per caso, l'Antonio SALVO qualche cosa circa la provenienza di questo orologio, mi scusi la reticenza della domanda ma non vorrei suggerirle la risposta.

BRUSCA G.: No, non mi diede, mi disse che te lo mandava il dottor CAMBRIA, un pensiero del dottor CAMBRIA.

P.M.: Quindi soltanto... soltanto questo, e poi aveva quella caratteristica che era soltanto dentro (...) una custodia...

BRUSCA G.: Quella che mi è stata sequestrata (...) Solo che qua non l'ho vista, ma per come era... mi è stato regalato, l'ho preso e l'ho posato, non l'ho mai messo una volta.

P.M.: Senta, dopo questo momento, quindi questo regalo, (...) lei stava andando avanti nel senso che stava raccontando che voleva riprendere vecchi contatti e si ricorda di quella presentazione, che le avevano fatto i cugini SALVO.

(...)

BRUSCA G.: Al che io ricordando di questa vecchia presentazione, cerco di riprendere i vecchi contatti per quello che capivo che in anticipo che non ci sarebbe niente da potere avere, però tentavo, siccome non avevo niente, niente per niente, dissi, io provo e comincio tramite Antonio SALVO, in più occasioni, perché non è stata solo un'occasione, ma in più occasioni, ogni volta per dire "ma Antonio SALVO, cioè i vecchi contatti di potere riprendere con i SALVO - con i SALVO! - con ANDREOTTI o con i suoi vecchi amici, perché già LIMA era stato ucciso, Ignazio SALVO era stato ucciso, quindi di potere prendere questi contatti. Al che Pippo CAMBRIA ogni volta mi mandava a dire "sai, dice, per ora non ci possiamo muovere, per ora non possiamo cercare a nessuno, perché siamo sotto controllo, siamo sotto mira, siamo... cioè siamo guardati a vista, però per quanto giudiziari, non per essere uccisi o per essere minacciati sotto il profilo di Cosa Nostra", cioè si sentivano osservati, controllati dalla parte delle Autorità Giudiziarie. Quindi io capivo che (...) anche se qualche problema effettivamente ci poteva essere, però mi sentivo, come si suol dire, che erano delle scuse che mi prendevano per non esporsi o per non andare avanti per quelle che erano le sue possibilità. Ma siccome, ripeto, io non avevo nessun altro canale al momento cercavo di sfruttare questo, se mi poteva riuscire a sfruttarlo. Nell'ultimo periodo per vedere se realmente mi stava prendendo in giro o mi dava notizie vere...

P.M.: Scusi, l'ultimo periodo rispetto a che cosa?

BRUSCA G.: '95.

P.M.: Quindi l'ultimo periodo intende lei prima della sua cattura?

BRUSCA G.: Sì, siccome io... per essere sintetico, siccome i contatti che io avevo con Antonio SALVO per altri fatti ogni volta andavamo a finire con Pippo CAMBRIA e i discorsi erano quasi sempre uguali e non mi mandava mai una risposta positiva...

P.M.: Sì.

BRUSCA G.: Quindi li ho sintetizzati per andare a finire poi nel '95.

P.M.: Sì, vada avanti. Nel '95 cosa avviene?

BRUSCA G.: Quindi nel '95 io per vedere se realmente mi stava prendendo in giro o mi stava dando una mano di aiuto, io in quel momento avevo delle difficoltà economiche, gli mando a chiedere un prestito di 500 milioni, un prestito di 500 milioni per vedere se me li dava o non me li dava. Al che quando io faccio questo richiesta ad Antonio SALVO, Antonio SALVO dice "sai, per ora Pippo CAMBRIA non si può muovere ha delle difficoltà", sempre ostacoli davanti per non darmi aiuto (...) in questa mia richiesta. Nel frattempo i mazaresi, per altri fatti, credo, ai SALVO, nella persona di FAVUZZA, gli avevano chiesto anche dei soldi (…) Enzo SINACORI e MESSINA MATTEO DENARO (…) avevano fatto una richiesta, ripeto non so se prestito o a fondo perduto di un miliardo verso FAVUZZA. (…) Al che nel frattempo (…) l'Antonio SALVO ripeto mi metteva sempre ostacoli di davanti "non è possibile, non è possibile, di qua, di là, a destra, a sinistra", fino a che - dissi - me la voglio vedere tutta se si mette a disposizione o non si mette a disposizione. Nel frattempo a me le difficoltà economiche le avevo risolte (…). Però volevo vedere se Antonio SALVO non le portava a termine o il Pippo CAMBRIA mi doveva dare questi soldi. Ad un dato punto Antonio SALVO dice "senti, siccome - dice - in questi giorni, al più presto, dobbiamo vendere, si deve vendere un fabbricato in Viale Campania - dice - appena rientrano di questi soldi...

P.M.: Viale Campania di Palermo?

BRUSCA G.: di Palermo, sì.

P.M.: Di Palermo.

BRUSCA G.: Di proprietà dei SALVO e di Pippo CAMBRIA...

P.M.: Sì.

BRUSCA G.: Dice appena vendiamo questo edificio, accontenterò sia a te dei 500 milioni e del miliardo al... ai mazaresi, cioè ai mazaresi a MESSINA MATTEO DENARO. Anzi le dico di più, che i soldi che mi doveva dare a me Antonio SALVO non erano 500 milioni, ma mi voleva dare di più e a fondo perduto. Al che gli dico "Antonio, ma a me non mi servono a fondo perduto, non sono cose che mi interessano, perché non erano cose della mia zona". (…)

P.M.: Ha finito. Il valore di questo palazzo di quanto era, se lo ricorda?

BRUSCA G.: Dovrebbe essere 50-60 miliardi, 40, non lo so.

P.M.: 50-60 miliardi.

BRUSCA G.: Una cosa del genere.

P.M.: Quindi riassuntivamente...

BRUSCA G.: Poi ma io siccome volevo andare a finire per vedere se me li prestava...

P.M.: Sì.

BRUSCA G.: Non ho potuto arrivare a questo fine, perché poi io sono stato arrestato e la cosa è rimasta a metà.

P.M.: Quindi sostanzialmente non ha saputo se CAMBRIA avrebbe alla fine corrisposto alla sua richiesta oppure no.

BRUSCA G.: Sì.

P.M.: Ha saputo se per caso ha corrisposto alla richiesta dei mazaresi?

BRUSCA G.: No, non glielo so dire.

P.M.: Non lo sa neppure. Quindi questa è (...) la storia dei suoi rapporti con Pippo CAMBRIA.

BRUSCA G.: Sì.

P.M.: Lei è a conoscenza di progetti criminosi nei confronti del CAMBRIA e se sì cosa sa dirci?

BRUSCA G.: Io nel periodo in cui c'era Salvatore RIINA libero e io avevo preso contatti con Gaetano SANGIORGI per l'omicidio di Ignazio SALVO e quindi quando Gaetano SANGIORGI cresce in Cosa Nostra, quindi attraverso il nostro rapporto per l'operazione da portare a termine dello zio, si comincia a progettare di sequestrare Pippo CAMBRIA.

P.M.: Quindi questo progetto di sequestro di Pippo CAMBRIA è anteriore all'omicidio di Ignazio SALVO?

BRUSCA G.: Sì. Siamo agosto, luglio, settembre. Il progetto mentale è prima...

P.M.: Dovrebbe dire l'anno, per piacere.

BRUSCA G.: Del 1992.

P.M.: Per essere certi, le stragi di Capaci e di via D'Amelio ci sono già state?

BRUSCA G.: Sì, già ci sono state.

P.M.: Ho capito. E perché non va a buon fine?

BRUSCA G.: Perché poi viene arrestato Salvatore RIINA, poi viene arrestato Gioacchino LA BARBERA, siccome Gioacchino LA BARBERA poi comincia a collaborare e siccome Gioacchino LA BARBERA conosceva i bunker dove noi lo dovevamo conservare...

P.M.: Cioè tenere sequestrato.

BRUSCA G.: Tenere sequestrato, che uno era in contrada di Altofonte e l'abbiamo distrutto, che era vicino dove il LA BARBERA ha indicato dove... dove ci dovevano essere le armi conservate.

P.M.: Sì.

BRUSCA G.: E abbiamo avuto il tempo di poterlo distruggere, l'altro invece, che non abbiamo distrutto, è quello che ho fatto ritrovare nella casa di MONTICCIOLO Giuseppe a Bommarito, cioè vicino San Giuseppe Jato.

P.M.: Vicino San Giuseppe Jato.

BRUSCA G.: Perché se c'erano dei problemi ad Altofonte, lo avremmo preso e spostato...

P.M.: (...) Perché c'era questo progetto, invece, di sequestrare il CAMBRIA? La finalità qual era, se la conosce?

BRUSCA G.: Primo per fare uno sfregio allo stesso CAMBRIA e ai SALVO e per toglierci soldi, che loro ne avevano a quantità, perché loro sapevamo che loro avevano soldi in Svizzera, quindi di poterci togliere un po' di soldini.

P.M.: Scusi, loro avevano soldi in Svizzera chi?

BRUSCA G.: I SALVO e i CAMBRIA, tutti, i soci, tutti e tre soci. Tre, non so se avevano altri soci, ma questi tre erano soci. (…) Guardi, loro hanno avuto provenienza di traffico illecito, provenienza di costruzioni, provenienza di attività agricola, in particolar modo con l'AIMA, con l'affitto dell'AIMA per l'alcool, provenienza con l'esattoria, cioè avevano tante attività, che a loro entravano miliardi a tutto spiano, quindi questi soldi sapevo prima per bocca di Salvatore RIINA, dallo stesso poi Gaetano SANGIORGI, che loro avevano un mare di soldi in Svizzera. Quindi noi cercavamo di sequestrarlo per togliergli un bel po' di soldi.

Nella successiva udienza del 30 luglio 1997 Giovanni Brusca ha aggiunto quanto segue:

P.M. NATOLI: (...) Lei sa se CAMBRIA, parliamo di GIUSEPPE CAMBRIA, voleva vendere il palazzo della ESATTORIA, cioè l'immobile nel quale erano ubicate le esattorie in un certo periodo?

BRUSCA G.: Sì, voleva vendere le esattorie e mi mandò a dire di fare passare la preferenza alle persone del luogo, se erano interessati gli uomini d'onore della zona o se lui se li voleva...

PRESIDENTE: Della zona di dove?

BRUSCA G.: Di PALERMO, perché PIAZZA MARINA è PALERMO centro, PORTA NUOVA.

P.M. NATOLI: E quindi lei ne parla con chi?

BRUSCA G.: Con SALVATORE CANCEMI.

P.M. NATOLI: Con SALVATORE CANCEMI.

BRUSCA G.: E mi manda a dire "non mi interessa, se la può vendere", però al momento in cui vendevano questi locali, gli affari gli andavano bene di pensare per qualche cosa.

Le suesposte dichiarazioni di Giovanni Brusca, dettagliate, precise e logicamente coerenti, hanno trovato univoca conferma in puntuali riscontri estrinseci per quanto attiene alla provenienza dell’orologio in oro Cartier mod. Pasha sequestrato in occasione del suo arresto, alla richiesta del prestito della somma di £.500.000.000 rivolta a Giuseppe Cambria per il tramite di Antonio Salvo, ed al progetto di sequestro del Cambria.

In particolare, dalle deposizioni dei testi M.llo Severino Terlizzi e Magg. Luigi Bruno, e dalla documentazione acquisita all’udienza del 21 luglio 1997, si desume che:

E’ quindi rimasto incontrovertibilmente accertato che l’orologio sequestrato in occasione dell’arresto di Giovanni Brusca era stato acquistato da Giuseppe Cambria.

Il collaboratore di giustizia Vincenzo Sinacori all’udienza del 22 aprile 1997, dopo avere fatto riferimento al coinvolgimento di Gaetano Sangiorgi nell’omicidio di Ignazio Salvo, ha dichiarato quanto segue:

SINACORI V.: (…) TOTO' RIINA, poi, si lamentava di questo fatto che si erano portati a TANI SANGIORGI, perché TANI SANGIORGI, il RIINA diceva: "lo dobbiamo tenere per altre cose"; siccome, ricordo adesso, che sempre in quel periodo si progettava un sequestro ai danni del CAMBRIA, un uomo vicino ai SALVO, e lui mi diceva allora che... si lamentava del fatto che, sia LEOLUCA che GIOVANNI si "puittaro", si sono portati a TANI in questo omicidio, non voleva che veniva coinvolto in determinate cose perché lo voleva... lui voleva fare il sequestro... lui, intendo TOTO' RIINA (…) mi diceva che voleva sequestrare CAMBRIA, in quel periodo, e che l'unica persona che poteva mettere in contatto con il CAMBRIA per riscuotere il riscatto, era il TANI, perché... il TANI SANGIORGI perché c'era un'amicizia (…) quindi, lui lo voleva tenere, lui si lamentava di questo fatto, del fatto che se lo erano portato a fare... a compiere questo omicidio, del fatto che già gli avevano dato delle confidenze tipo di MARTELLI a ROMA, perché lui lo voleva tenere più riservato.

P.M. NATOLI: perché lui lo voleva... lui, sempre TOTO' RIINA lo voleva tenere più riservato.

SINACORI V.: anche se il TANI SANGIORGI non sapeva del sequestro... di questo sequestro, non sapeva niente; e poi a sequestro avvenuto si doveva chiamare per dirgli: "cura questa cosa". Non so se sono stato chiaro.

P.M. NATOLI: non moltissimo, cercheremo di renderlo più chiaro. Intanto, CAMBRIA come si chiama?

SINACORI V.: non lo so come si chiama, so che sono i CAMBRIA quelli dell'esattoria.

P.M. NATOLI: quelli dell'esattoria. E' stato un sequestro eseguito o un progetto di sequestro?

SINACORI V.: no, è stato un progetto di sequestro, ci sono stati due progetti di sequestri; questo, di cui ho già parlato adesso, che siamo con TOTO' RIINA fuori, libero, e poi l'abbiamo ripreso questo discorso, durante la mia latitanza, assieme a GIOVANNI BRUSCA, MATTEO MESSINA DENARO...

(…)

P.M. NATOLI: (…) Lei aveva parlato di progetti di sequestro in danno dell'Esattore CAMBRIA, ha detto che ce n'erano due, ha parlato di un primo progetto, (…) prima dell'arresto di TOTO' RIINA...

SINACORI V.: esatto.

P.M. NATOLI: ...per il quale si pensava eventualmente di utilizzare...

SINACORI V.: TANI.

P.M. NATOLI: ...TANI SANGIORGI, e poi di un secondo progetto...

SINACORI V.: sì.

P.M. NATOLI: ...e io le ho detto: "poi parliamo di questo secondo progetto".

SINACORI V.: sì.

P.M. NATOLI: ce ne vuole parlare?

SINACORI V.: sì.

P.M. NATOLI: quando pensate a questo progetto? Chi siete? Collochi nel tempo...

SINACORI V.: sì.

P.M. NATOLI: ...questo progetto.

SINACORI V.: questo progetto lo colloco nel tempo sempre fine '95, inizi '96, che è un periodo in cui facciamo molti appuntamenti, sempre...

P.M. NATOLI: quindi quando siete latitanti a TRAPANI insieme lei e...

SINACORI V.: MATTEO...

P.M. NATOLI: ...MATTEO MESSINA DENARO?

SINACORI V.: sì, sì.

P.M. NATOLI: uhm. E allora!

SINACORI V.: eh...

P.M. NATOLI: chi è che...

SINACORI V.: siamo presenti...

P.M. NATOLI: ...pensa a questo progetto?

SINACORI V.: siamo io, MATTEO MESSINA DENARO, NICOLA DI TRAPANI, GIOVANNI BRUSCA e forse, se non ricordo male, PINUZZO GUASTELLA.

P.M. NATOLI: dunque, NICOLA DI TRAPANI e PINUZZO GUASTELLA chi sono?

SINACORI V.: sono uomini d'onore di RESUTTANA, e facevano... erano i reggenti a RESUTTANA, dai MADONIA.

P.M. NATOLI: quindi del... RESUTTANA che...

SINACORI V.: dai MADONIA, diciamo.

P.M. NATOLI: quindi, del mandamento di RESUTTANA, già dei MADONIA. Dove siete quando tenete questa riunione?

SINACORI V.: ne... ne abbiamo fatte diverse riunioni; e l'abbiamo fatte tutte tra SALEMI, DATTILO e VALDERICE.

P.M. NATOLI: uhm.

SINACORI V.: io la colloco, penso, a SALEMI. Comunque in uno di questi posti.

P.M. NATOLI: sì.

SINACORI V.: il problema è che si... si parla sempre in queste riunioni di cercare di fare soldi, perché c'era bisogno di soldi; e si parla... parliamo anche di altri sequestri; poi si parla di questo CAMBRIA, che GIOVANNI dice che non ci sono problemi, nel senso che già si sa dove abita, bastava stare una settimana a guardarlo bene là, a mo...

PRESIDENTE: GIOVANNI, chi GIOVANNI?

SINACORI V.: GIOVANNI BRUSCA. ...là a MONDELLO, lo potevamo prendere tranquillamente. E questo era uno che ne poteva dare soldi chissà quanti.

P.M. NATOLI: il CAMBRIA, lei ha detto, era un esattore. Ha sentito parlare di rapporti fra il CAMBRIA... per caso si chiamava GIUSEPPE questo CAMBRIA?

SINACORI V.: no, non lo conosco io; io sentivo parlare di CAMBRIA; non lo so si chiama GIUSEPPE...

P.M. NATOLI: quindi...

SINACORI V.: ...non lo...

P.M. NATOLI: ...di nome non l'ha mai sentito...

SINACORI V.: no, no.

P.M. NATOLI: ...nominare...

SINACORI V.: no.

P.M. NATOLI: ...col nome di battesimo?

SINACORI V.: no.

P.M. NATOLI: quindi questo CAMBRIA sa se era in rapporti con i SALVO? E se sì, in che rapporti era?

SINACORI V.: sì, so che era in rapporti con i SALVO, perché quando si parlava con TOTO' RIINA di fare il sequestro CAMBRIA, il TOTO' RIINA ci diceva che era TANI SANGIORGI eventualmente... perché si conoscevano, erano amici di famiglia, non lo so se erano parenti, non lo so.

P.M. NATOLI: ho capito. Sa se questo Esattore CAMBRIA aveva qualche altro rapporto all'interno di "COSA NOSTRA" eccettuato questo con i SALVO? E se sì, con chi?

SINACORI V.: sì, per quello che mi risulta a me, lui... GIOVANNI BRUSCA mi parlò che conosceva personalmente a CAMBRIA...

P.M. NATOLI: e in che rapporti era con CAMBRIA?

SINACORI V.: sì, me ne parlò innanzi tutto in occasione della... siccome lui, dopo l'arresto di MONTICCIOLO, che si era messo a collaborare, gli erano partiti tutti i posti a PALERMO, mi venne a trovare, che io mi trovavo a TRAPANI, gli cercò... gli cercai io una casa a VALDERICE, e lui stette un paio di mesi là latitante. E in questa occasione lui mi disse che, sia a me che a MATTEO, perché eravamo assieme con MATTEO, MATTEO MESSINA DENARO, in questa occasione lui parlava che voleva chiedere, siccome già aveva chiesto dei soldi ad ANTONIO SALVO, e non ce ne voleva chiedere più perché quello sicuramente non glieli dava, ha pensato di mandare ad ANTONIO SALVO da CAMBRIA a fars... a chiedergli 500.000.000 (cinquecentomilioni). E questo mi risulta personalmente a me perché lui si incontra con ANTONIO SALVO a SALE...

P.M. NATOLI: quindi, scusi, alla domanda principale non ha dato risposta. In che rapporti è GIOVANNI BRUSCA con questo Esattore CAMBRIA? Glielo dice?

SINACORI V.: sì, che si conoscono.

P.M. NATOLI: si conoscono e basta?

SINACORI V.: si conoscono. Lui gli chiede 500.000.000 (cinquecentomilioni) e gli dice a SALVO ANTONIO... gli dice: "mandagli i miei saluti. Gli dici che servono a me, personalmente".

P.M. NATOLI: ho capito. E quindi?

(…)

SINACORI V.: (…) Lui si incontra con ANTONIO SALVO, gli dice di parlare con CAMBRIA, di mandargli... di dargli i suoi saluti, che ci servono 500.000.000 (cinquecentomilioni) perché si deve comprare una casa; ANTONIO SALVO gli dice che... dice che ci va; poi ANTONIO SALVO mi manda un biglietto a me tramite questo MICHELE GUCCIARDI, un uomo d'onore di SALEMI, dove... dove dice che CAMBRIA si trovava fuori in quel periodo, non aveva avuto... perché GIOVANNI mi faceva premura a me; siccome poi GIOVANNI se ne è andato, mi faceva premura come mai questo ancora non si faceva sentire.

P.M. NATOLI: cioè non dava la risposta.

SINACORI V.: sì. E questo... ANTONIO SALVO poi mi mandò un biglietto, dicendomi di fare sapere a GIOVANNI che... che il CAMBRIA momentaneamente era fuori sede, e quando rientrava poi... Poi l'hanno arrestato a GIOVANNI, non ho saputo più niente.

Le suindicate affermazioni del Sinacori (in ordine alla cui credibilità può certamente esprimersi un giudizio positivo in considerazione dei rilievi esposti nel paragrafo 3) si caratterizzano per la loro genuinità, spontaneità, precisione, univocità, coerenza logica, puntualità specifica nella descrizione dei vari fatti, provengono da una fonte del tutto disinteressata, e convergono perfettamente con le dichiarazioni di Giovanni Brusca con riguardo sia alla richiesta del prestito dell’importo di £.500.000.000, diretta da quest’ultimo soggetto al Cambria attraverso Antonio Salvo, sia al progetto di sequestrare il Cambria per fini estorsivi. Su questi episodi, il Sinacori risulta essere venuto in possesso - in occasione di suoi incontri con altri esponenti mafiosi - di elementi conoscitivi ampiamente autonomi rispetto a quelli propri di Giovanni Brusca.

Il Sinacori ha, inoltre, affermato di avere domandato intorno al 1995-1996, insieme a Matteo Messina Denaro, la somma di un miliardo di lire ad Antonio Salvo, il quale si impegnò a parlarne con il Favuzza, ed alcuni giorni dopo comunicò che avrebbe potuto versare tale importo soltanto dopo la vendita (a suo dire, imminente) di un immobile sito a Palermo, il cui prezzo era pari a 50, 60 o 70 miliardi di lire.

Sul punto, il Sinacori ha reso le seguenti dichiarazioni:

P.M. NATOLI: lei ha mai sentito parlare di GIUSEPPE FAVUZZA, e se sì, cosa può dirci?

SINACORI V.: di GIUSEPPE FAVUZZA io (...) ne ho sentito parlare, e l'ho conosciuto in un'occasione, perché siamo sempre '95/'96, e mentre MATTEO si trovava con me, parlando dicevamo, siccome GIOVANNI BRUSCA si era fatto prestare dei soldi (...) da ANTONINO SALVO e noi essendo della provincia di TRAPANI, abbiamo pensato bene di chiedergli anche noi dei soldi ad ANTONINO SALVO. E tramite sempre il GUCCIARDI, uomo d'onore di SALEMI, mandavamo a dire ad ANTONINO SALVO che (...) che vogliamo un appuntamento con lui. E nello stesso... e nell'occasione di portare anche questo FAVUZZA, perché noi sapevamo che FAVUZZA era il cognato di TANI SANGIORGI, quindi il genero di... di NINO SALVO, e cugino di ANTONINO SALVO. E sapevamo pure che questo FAVUZZA, lo sapevo io perché me lo diceva sia GASPARE CASCIOLO che MICHELE GUCCIARDI e questo GASPARE FAVUZZA era una vittima, sia di ANTONINO SALVO, quando c'era ANTONINO SALVO, sia (...) di TANI SANGIORGI, quando era TANI SANGIORGI, perché questo non è un uomo d'onore (...). Allora, siccome noi sapevamo che l'ANTONINO SALVO (...) poteva prendere tempo, quando noi dovevamo chiedere dei soldi, gli abbiamo detto (...) di portare anche questo FAVUZZA. E così feci. Ci incontrammo in una campagna di SALEMI, e venne questo GUCCIARDI, (...) l'ANTONINO SALVO e questo FAVUZZA; quando arrivarono abbiamo detto il motivo dell'incontro solo a ANTONINO SALVO, e gli abbiamo detto di fare aspettare il FAVUZZA fuori. Gli abbiamo (...) chiesto, il MATTEO gli ha chiesto che avevamo dei problemi seri, che avevamo bisogno di soldi, che solo lui ci poteva aiutare, ci doveva prestare 1.000.000.000 (un miliardo), lui appena ha sentito 1.000.000.000 (un miliardo), ha fatto come se non aveva neanche i soldi per potere campare; a quel punto io gli dico: "ANTONINO, vedi che ci sono 200.000.000.000 (duecentomiliardi), in nero in SVIZZERA". Lui a questo punto è rimasto un po' scioccato, dicendo: "ma che dici, non è vero", ci dissi: "ANTONINO, vedi che io lo so che ci sono 200.000.000.000 (duecentomiliardi)...", dice: "allora a questo punto - dice - fammi parlare con mio cugino, PEPPE FAVUZZA". Dissi: "no, non ci devi parlare, qua con...", dice: "no, non ci parlo, qui, fatemene anda'" ci dissi: "però questi soldi a noi ci servono al più presto possibile, perché dobbiamo fare un affare...". Lui si prese l'impegno di dire: "va be', ora ci parlo, vediamo se mio cugino PEPPE sa qualcosa", poi se ne andarono, e poi dopo, non lo so, quindici giorni, venti giorni, mi mandò un bigliettino, dicendomi che per il momento non era possibile darci questa somma, se potevamo aspettare, perché loro a PALERMO avevano un immobile in vendita, di cinquanta, sessanta miliardi, non mi ricordo bene, ed era già imminente la vendita, (...) se aspettavamo che vendevano (...) questo immobile ci davano i soldi. Poi mi hanno arrestato, non ho saputo più niente.

(…)

P.M. NATOLI: (...) che cosa c'entrava quella vendita (...) per cinquanta, sessanta miliardi, di un palazzo che dovevano fare i SALVO a PALERMO.

(...)

SINACORI V.: cioè dovevano vendere loro un immobile, un palazzo, a PALERMO, e la cifra si aggirava, per come ci disse ANTONINO SALVO, sui sessanta, settanta miliardi; e nel momento in cui avessero venduto (...) questo immobile, ci avrebbero dato il miliardo che avevano visto noi.

P.M. NATOLI: ho capito. Miliardo che avevate intenzione di restituire, oppure no?

SINACORI V.: no, noi gli abbiamo detto che l'avevamo prestato, però, come glielo dovevamo restituire!

Un ulteriore riscontro alle dichiarazioni di Giovanni Brusca si trae dalla documentazione acquisita all’udienza del 21 luglio 1998, da cui si evince che alla CO.SI.TUR. - Compagnia Siciliana Turismo S.p.A. in data 11 giugno 1990 fu rilasciata la concessione edilizia per la costruzione di un edificio sito a Palermo in Viale Campania.

Il 20 gennaio 1994 la medesima società comunicò che i lavori erano stati ultimati in data 30 ottobre 1993. Tuttavia, in data 31 gennaio 1994, nel corso di un sopralluogo eseguito da personale della Polizia Municipale di Palermo, si constatò che i lavori erano ancora in corso. In data 9 marzo 1995 l’amministratore unico della CO.SI.TUR. - Compagnia Siciliana Turismo S.p.A. (con sede a Palermo in Via Ariosto n.12) dichiarò che la società aveva provveduto al versamento della IV rata degli oneri di urbanizzazione, e che tale versamento era stato effettuato dalla persona incaricata sig.ra Patrizia Salvo (figlia di Antonino Salvo e già amministratore unico della società).

Nell’esame reso all’udienza del 29 aprile 1998, l’indagato in un procedimento connesso Giuseppe Favuzza ha riferito che la CO.SI.TUR. S.p.A., appartenente alla famiglia Salvo, ebbe a realizzare il predetto edificio di dieci piani, sito a Palermo in Viale Campania; ha aggiunto che i lavori di costruzione dell’edificio furono sospesi intorno alla fine del 1993 e non furono più ultimati; ed ha specificato di avere, di fatto, collaborato con altri nell’amministrazione della medesima società.

Queste precisazioni del Favuzza risultano coerenti con le risultanze della documentazione prodotta dal P.M..

Appaiono, invece, palesemente inattendibili le ulteriori asserzioni del Favuzza, il quale, allo scopo di negare l’esistenza di qualsiasi suo contatto con "Cosa Nostra", ha escluso di avere conosciuto il Brusca ed il Sinacori, ed ha persino sostenuto di non avere ricevuto richieste di pagamento del "pizzo" relativamente al predetto immobile, aggiungendo che non gli risulta che tale pagamento sia stato effettuato da altri.

E’ appena il caso di osservare come queste ultime affermazioni del Favuzza siano inequivocabilmente contraddette dal suesposto insieme di elementi probatori, ed appaiano assolutamente inverosimili, tenuto conto del preciso complesso di informazioni posseduto dal Brusca e dal Sinacori (i quali hanno acquisito tali notizie proprio in virtù del loro personale coinvolgimento nei fatti narrati), e delle imposizioni notoriamente attuate da "Cosa Nostra" sulle attività economiche esercitate a Palermo.

Ciò posto, deve rilevarsi che la decisione di Giuseppe Cambria di donare a Giovanni Brusca un orologio di rilevante valore manifesta inequivocabilmente un atteggiamento di ampia disponibilità nei confronti di un esponente di vertice di "Cosa Nostra" ed esprime un chiaro intento di mantenere con il medesimo rapporti improntati a reciproco rispetto e salda collaborazione.

Si tratta, evidentemente, di un contegno che presuppone la previa conoscenza tra Giuseppe Cambria e Giovanni Brusca.

Una analoga valenza sintomatica può attribuirsi alla richiesta del prestito, che risulta accompagnata e seguita da modalità e circostanze perfettamente coerenti con la precedente instaurazione di significative relazioni personali, in forza delle quali Giovanni Brusca era in grado di domandare apertamente una rilevante somma di denaro a Giuseppe Cambria, allo scopo di saggiarne la disponibilità, inviandogli i propri saluti ed operando senza nutrire alcun timore circa la possibilità di presentazione di denunzie ad opera dal destinatario della richiesta, benché a costui fosse ben nota l’identità del soggetto utilizzato come tramite.

Ne risulta quindi confermata l’esistenza di anteriori rapporti, caratterizzati da rilevante intensità, tra i soggetti in questione.

E’, poi, ragionevole ritenere che simili relazioni possano avere avuto inizio in una fase (come quella indicata da Giovanni Brusca, che ha fatto riferimento agli anni 1983-84) in cui i cugini Salvo erano in condizione di avvertire precisi segnali dell’incisiva attenzione degli organi investigativi che avrebbe poi condotto, in data 12 novembre 1984, alla loro cattura, e risultavano pertanto interessati a servirsi di persone a loro strettamente legate, ma non affiliate a "Cosa Nostra", per mantenere - nel caso di sfavorevoli sviluppi delle indagini pendenti a loro carico - i rapporti con i loro referenti mafiosi.

In merito all’individuazione degli esponenti mafiosi cui i cugini Salvo facevano riferimento nel periodo in esame, deve osservarsi che all’udienza del 17 dicembre 1997 il collaborante Angelo Siino ha specificato che i Salvo, dopo l’uccisione di Stefano Bontate, erano stati "aggregati" alla "famiglia" di San Giuseppe Jato ed erano "nelle mani di Bernardo Brusca" (il quale "era quello che gestiva i cugini Salvo").

Dall’insieme degli elementi di convincimento sopra riassunti è possibile dunque desumere che Giuseppe Cambria, già nel 1983, risultava fortemente legato ai cugini Salvo sia sotto il profilo dell’esercizio delle comuni attività imprenditoriali, sia sotto il profilo dell’incisiva influenza esplicata sul piano politico-istituzionale, e manteneva, al pari di loro, intensi rapporti sia con autorevoli esponenti siciliani della corrente andreottiana, sia con soggetti organicamente inseriti in cosche mafiose facenti capo allo schieramento dei "corleonesi".

E’ quindi logico ritenere che la scelta, compiuta da Giuseppe Cambria nelle dichiarazioni rese al P.M. in data 2 maggio 1996 (il cui verbale è stato acquisito all’udienza dell’11 dicembre 1998 a seguito del rifiuto di rispondere espresso dal medesimo imputato di reato connesso), di negare (in contrasto con le ulteriori risultanze probatorie) di avere ricevuto – per il tramite di un medico del reparto cardiologia – la notizia che l’on. Giulio Andreotti aveva telefonato all’ospedale per chiedere informazioni sul suo stato di salute, sia stata motivata dalla consapevolezza dell’irriducibile contraddizione riscontrabile tra l’episodio in esame e la tesi difensiva del sen. Andreotti, che ha escluso di avere intrattenuto rapporti di qualsivoglia natura con i cugini Salvo.

Sul punto, deve infatti osservarsi che la comunicazione telefonica, sebbene materialmente compiuta da un soggetto appartenente alla segreteria personale del sen. Andreotti, esprime inequivocabilmente un preciso interessamento dello stesso uomo politico per le condizioni di salute di una persona strettamente legata ai cugini Salvo sotto ogni profilo (personale, economico-imprenditoriale, politico) ed operante, unitamente a loro, in un medesimo contesto di relazioni con ambienti politici ed esponenti della criminalità organizzata.

Può escludersi con certezza che la richiesta di informazioni sulla salute di Giuseppe Cambria si ricollegasse ad un interessamento di uomini politici diversi dal sen. Andreotti, anche se appartenenti alla sua corrente; non si vede, infatti, quale ragione potesse indurre altri esponenti politici ad evitare di esplicitare il proprio nome, ed a fornire false generalità, in una simile comunicazione telefonica, costituente espressione di cordiale vicinanza ed amichevole solidarietà.

Né si ravvisa il benché minimo motivo che potesse indurre una qualsiasi persona inserita nella segreteria del sen. Andreotti a telefonare per informarsi sulle condizioni di Giuseppe Cambria in mancanza di una iniziativa proveniente dall’imputato.

Il significato dell’episodio era stato esattamente interpretato dal dott. Messina, il quale ha chiarito di avere "identificato nella segreteria l’interessamento dell’onorevole Andreotti". Si tratta, infatti, di una rappresentazione pienamente conforme all’oggettiva valenza di una simile comunicazione telefonica, chiaramente rivolta a manifestare la particolare considerazione in cui l’esponente politico teneva il soggetto allora ricoverato.

Quanto alle ragioni dell’interessamento esplicato dal sen. Andreotti, per il tramite di un componente della sua segreteria personale, nei confronti di Giuseppe Cambria, occorre rilevare che le stesse non appaiono riconducibili a rapporti diversi rispetto a quelli che legavano l’imputato (sotto il profilo personale e sotto il profilo politico) all’importante centro di potere economico-politico facente capo ai cugini Salvo ed ai soggetti loro vicini.

Non sono, infatti, emerse ulteriori situazioni, di conoscenza personale o di altra natura, che potessero indurre il sen. Andreotti a manifestare la propria attenzione verso Giuseppe Cambria nel momento in cui quest’ultimo si trovava ricoverato a seguito di una crisi cardiaca.

Ciò è stato implicitamente ammesso dallo stesso imputato, il quale, nelle dichiarazioni spontanee rese all’udienza del 29 ottobre 1998, ha rilevato che Guglielmo Cambria, presente in occasione delle nozze Merlino-Maiolino, "non era il socio dei SALVO nella SATRIS, quello di cui quando ero ammalato chissà perché chiedere notizie. Ma suo fratello".

Va, infine, considerata assolutamente ininfluente la circostanza che il sen. Andreotti in data 6 settembre 1983 alle ore 18.10 sia partito da Ciampino con un volo del 31° Stormo dell’Aeronautica Militare per recarsi a Madrid, ed abbia fatto rientro a Ciampino il successivo 8 settembre alle ore 00.20 (cfr. la documentazione acquisita il 16 settembre 1997).

Nulla, infatti, esclude che la comunicazione telefonica in questione sia stata effettuata anteriormente all’inizio del viaggio, oppure durante la permanenza all’estero, ovvero - su impulso dello stesso esponente politico - da un componente della sua segreteria rimasto in Italia mentre il sen. Andreotti si recava in Spagna.