SEZIONE II - I rapporti tra il sen. Andreotti e l’on. Salvatore Lima

§ 1 – La carriera politica di Salvatore Lima e la sua adesione alla corrente andreottiana

 

 

Tra il sen. Andreotti e l’on. Salvatore Lima si sviluppò, dopo le elezioni politiche del 1968, un legame politico particolarmente stretto, che perdurò ininterrottamente fino al 12 marzo 1992, quando l’on. Lima fu ucciso in un agguato di chiara matrice mafiosa.

La carriera politica di Salvatore Lima aveva, comunque, avuto inizio parecchi anni prima della sua adesione alla corrente andreottiana.

Salvatore Lima fu eletto per la prima volta Consigliere Comunale di Palermo nel 1951. Nel 1954 aderì alla corrente fanfaniana ("Nuove Cronache"). Nel 1956 fu eletto nuovamente al Consiglio Comunale di Palermo ed assunse quindi le cariche di Vice Sindaco e di Assessore ai Lavori Pubblici ed all’Urbanistica. Ricoprì la carica di Sindaco di Palermo dal 7 giugno 1958 al 6 novembre 1960, dal 4 aprile 1961 al 28 gennaio 1963, e dal 21 gennaio 1965 al 1° luglio 1966. Dal 1961 al 1968 assunse l'incarico di Segretario Provinciale della Democrazia Cristiana di Palermo. Nelle consultazioni politiche del 19 maggio 1968 fu eletto alla Camera dei Deputati per la circoscrizione della Sicilia Occidentale (comprendente le province di Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani), nelle liste della Democrazia Cristiana; egli, in questa occasione, ottenne 80.387 voti di preferenza (v. la deposizione resa dal teste isp. Salvatore Bonferraro all’udienza del 22 maggio 1996 ed i documenti nn. 99, 100 e 102).

A seguito delle elezioni politiche del 1968, l’on. Lima, entrato in contrasto con l’on. Giovanni Gioia, lasciò la corrente fanfaniana ed aderì a quella facente capo al sen. Andreotti, nella quale rimase inserito fino alla propria morte.

Tale vicenda è stata descritta nei seguenti termini dal teste on. Mario D’Acquisto (esponente politico palermitano strettamente legato all’on. Lima) all’udienza del 19 giugno 1996:

D’ACQUISTO M.: (…) Lima e Gioia costituivano un binomio inscindibile nel periodo in cui io li conobbi e la loro alleanza politica andò avanti senza interruzioni fino alle elezioni, se non erro, del 1968...

(…)

P.M: I loro referenti politici nazionali chi erano?

D’ACQUISTO M.: In quel periodo referente politico nazionale di entrambi era l'onorevole Fanfani.

P.M: Quindi nel '68, se ben ricorda, cosa avvenne?

D’ACQUISTO M.: Nel '68 sia Lima che Gioia furono candidati, entrambi, alla Camera dei Deputati e Lima sopravanzò Gioia di pochi voti, sia questa circostanza che, però, era indicativa di un malessere più profondo, sia altre circostanze politiche determinarono una frattura fra i due, in quel periodo, quindi, Lima si pose il problema, non riuscendo a trovare più nel gruppo fanfaniano quella collocazione ottimale che cercava, di trovare altri referenti politici nazionali, con i quali potesse portare avanti la sua linea e quindi ci fu, attraverso l'onorevole Evangelisti che se ne fece sponsor, l'ingresso di Lima, nella corrente capeggiata dall'onorevole Andreotti.

P.M: Ecco. Un flash sul rapporto tra l'onorevole Evangelisti e l'onorevole Andreotti. Come mai Evangelisti fu sponsor di questo ingresso, lo vuole chiarire?

D’ACQUISTO M.: Si, molto semplice rispondere a questa domanda, perchè l'onorevole Evangelisti era uno dei collaboratori più vicini al Presidente Andreotti e quindi curava in gran parte tutte le questioni inerenti alla vita della corrente.

P.M: Che cosa intende, ecco, o per lo meno se vuole chiarirci che cosa era la vita della corrente andreottiana, in quel periodo e che ruolo aveva all'interno di questa vita della corrente l'onorevole Evangelisti?

PRESIDENTE: Siamo nel '68?

P.M: Siamo nel '68, si, sostanzialmente nel momento in cui si crea questa frattura.

D’ACQUISTO M.: Ma, la corrente dell'onorevole Andreotti era una corrente che aveva una sua vitalità molto pronunciata, aveva un leader prestigioso, l'onorevole Evangelisti, si può dire che fosse il motore organizzativo di questa corrente, colui che teneva i rapporti con l'esterno, che cercava di allargare i confini della corrente stessa, di rafforzarla.

P.M: Ecco.

D’ACQUISTO M.: Io l'ho visto come un collaboratore leale, molto attento del presidente Andreotti.

P.M: Ecco, onorevole, lei ha detto cercava di allargare i confini di questa corrente, sempre con riferimento a quel torno di anni, quindi '68, '70, la corrente andreottiana, prima che vi aderisse l'onorevole Lima aveva degli altri adepti in Sicilia e se è si, quali?

D’ACQUISTO M.: Ma, non ricordo se ci fosse qualche adepto, se c'era, comunque, non aveva un ruolo significativo. Senza dubbio, in Sicilia, l'adesione dell'onorevole Lima e successivamente, poi, dell'onorevole Drago rafforzò molto la presenza andreottiana nell'isola.

(…)

P.M: E allora... Ecco, cerchiamo di arrivarci attraverso ricordi di sua esperienza personale. Lei, fino a quando l'onorevole Lima milita nella corrente fanfaniana, in quale corrente milita?

D’ACQUISTO M.: Io militavo insieme con Gioia e Lima nella corrente fanfaniana.

P.M: Quindi eravate tutti al'interno della stessa corrente.

D’ACQUISTO M.: Certamente.

P.M: Quando l'onorevole Lima decide di passare alla corrente andreottiana, lei lo segue in questa scelta?

D’ACQUISTO M.: Si, c'è stata una spaccatura, il gruppo, grosso modo si divise, possiamo dire, al 50 per cento, alcuni andarono insieme a Lima a compiere questo nuovo passo, mentre gli altri restarono con Gioia e quindi sostanzialmente con Fanfani.

Dalle suesposte dichiarazioni si desume, dunque, che l’ingresso nella corrente andreottiana dell’on. Lima fece seguito direttamente alla frattura tra costui e l’on. Giovanni Gioia, avvenne per effetto dell’opera di mediazione e di impulso svolta dall’on. Evangelisti, e comportò un notevole rafforzamento della "presenza andreottiana" in Sicilia.

Anche il teste on. Attilio Ruffini (già esponente di spicco della corrente dorotea in Sicilia) all’udienza del 20 giugno 1996 ha evidenziato che l’adesione dell’on. Lima alla corrente andreottiana fu conseguenza di un dissidio con l’on. Giovanni Gioia, verificatosi nel 1968 per ragioni connesse all’esito delle elezioni politiche.

Le dichiarazioni rese al riguardo dal predetto teste sono di seguito trascritte:

RUFFINI A.: Lima nel '68 lasciò la corrente fanfaniana, si la lasciò probabilmente per quello che si sentì o si sentiva dire...

PRESIDENTE: Cosa? Non abbiamo capito.

RUFFINI A.: L'onorevole Lima lasciò la corrente fanfaniana perchè l'onorevole Gioia non sopportò di essere stato sopravanzato dai voti dell'onorevole Lima.

P.M.: Ecco, onorevole, voglio dire questo distacco di Lima incise sul potere della corrente di Gioia in quella fa se storica?

RUFFINI A.: Certo incise perchè Lima si staccò dai fanfaniani e aderì alla corrente del Presidente Andreotti.

P.M.: Oh!

RUFFINI A.: Poi successivamente, siccome lei mi diceva, siccome il Presidente mi diceva i tempi, poi successivamente nel '75 quando l'onorevole Gullotti da doroteo divenne moroteo e anche l'onorevole Fasino più o meno la stessa... assieme credo, l'onorevole Drago che è un deputato di Catania e che era il braccio destro di Gullotti nella corrente dorotea entrò nella Corrente Andreottiana e quindi rafforzò la posizione della corrente.

(…)

P.M.: Ed il '68 è l'anno dell'apparizione sulla scena politica nazionale di Salvo Lima.

RUFFINI A.: Salvo Lima era già un personaggio politico di rilievo insomma per cui era...

P.M.: Ma un personaggio politico di rilievo a livello regionale o a livello nazionale?

RUFFINI A.: A livello regionale.

P.M.: A livello regionale. Quindi quello è il primo...

RUFFINI A.: Era stato sindaco di Palermo, era...

P.M.: Si. Dico, quindi, quello è il primo anno in cui si candida ad una consultazione politica nazionale.

RUFFINI A.: Primo anno.

Convergono con le dichiarazioni del teste Ruffini le seguenti affermazioni del collaboratore di giustizia Gioacchino Pennino, esaminato all’udienza del 15 dicembre 1995:

PENNINO G.: (…) SALVO LIMA rimase alla corrente fanfaniana fino al 1968. In quel... proprio nel '68 transitò nella corrente che fa capo all'On. ANDREOTTI e che vi rimase fino alla morte. E rammento che io non facevo parte di questa corrente, in quanto svolgevo l'attività di sindacalista e all'epoca ero vicino (…) alle posizioni dell'On. SINESIO, On. MUCCIOLI, in parte all'On. NICOLETTI. E trapelò all'esterno vistosamente questa rottura in quanto in quella ricorrenza elettorale SALVO LIMA riportò più voti elettorali del suo capo corrente.

PRESIDENTE: precisi la ricorrente (rectius ricorrenza: n.d.e.) elettorale.

PENNINO G.: 19... le elezioni nazionali.

PRESIDENTE: del?

PENNINO G.: 1968.

(…)

PENNINO G.: del '68. In quell'occasione vi fu una palese rottura e, addirittura, il grosso accorpamento che faceva capo all'On. GIOIA ebbe il primo scossone. Si ebbe a dividere in tanti gruppi. Difatti una parte degli aderenti a tale gruppo, insieme all'On. LIMA, confluirono nella corrente che faceva capo a ROMA all'On. ANDREOTTI, altri, rammento per esempio l'On. NICOLETTI, (…) si distaccò dal correntone, insieme (…) al Sen. AVELLONE (…). Questi due costituirono la corrente in Sicilia che faceva capo all'On. DONAT CATTIN.

Parzialmente difforme è la ricostruzione dell’accaduto esposta dal teste on. Nicola Signorello, il quale all’udienza del 21 maggio 1998 ha dichiarato quanto segue:

ONOREVOLE SIGNORELLO

(…) in Sicilia erano presenti tutte le correnti, nel senso: la corrente maggiore fino a un certo anno, anzi predominante, è stata la corrente fanfaniana, successivamente, con la crisi della corrente fanfaniana, vale a dire col distacco di LIMA da GIOIA, la corrente fanfaniana si indebolisce, il gruppo che diventa preminente in questa situazione, è quello Doroteo, per intenderci Nino GULLOTTI. Ma c’erano i basisti, c’erano i forzanuovisti, c’erano gli scelbiani, c’erano tutti! In Sicilia...

AVVOCATO COPPI

A quale anno... a quale anno...

ONOREVOLE SIGNORELLO

Come... come... scusi, eh! Come in tutte le regioni d’Italia, eh! Non è che la Sicilia fosse una cosa diversa

AVVOCATO COPPI

A quale anno si riferisce, onorevole, quando lei parla di questa rottura nell’ambito della corrente fanfaniana tra GIOIA e LIMA e a questa presenza di tutte queste altre correnti, qui in che anno siamo, grosso modo?

ONOREVOLE SIGNORELLO

No, qui siamo esattamente nel ‘68, perché sono le elezioni...

AVVOCATO COPPI

Nel ‘68

ONOREVOLE SIGNORELLO

Vi sono le politiche del ‘68, io ho l’esperienza del ‘76...

AVVOCATO COPPI

Aspetti poi arriviamo rapidamente, ma ci arriviamo per piccoli gradi . La corrente LIMA e gli uomini che facevano capo a lui, confluiscono nella corrente andreottiana?

(…)

ONOREVOLE SIGNORELLO

LIMA era l’uomo di fiducia della corrente fanfaniana e come tale faceva il sindaco della città di Palermo

AVVOCATO COPPI

Quando però si separa da GIOIA...

(…)

ONOREVOLE SIGNORELLO

Allora, la corrente, qui bisogna distinguere tra la città di Palermo, che ha avuto sempre un rapporto egemone e il Comitato Regionale, cioè la DC di Palermo e la DC regionale. Ci sono sempre state due distinzioni diverse e bisogna distinguere fino a un certo punto quali cose invece si sono omologate tra la città di Palermo e intendo dire il suo retroterra e la città di Catania e intendo dire il suo retroterra. LIMA era uno dei fiori all’occhiello del gruppo fanfaniano, il gruppo fanfaniano era il gruppo maggioritario nella città di Palermo ed era il gruppo maggioritario in senso vasto, nella Sicilia e l’esponente qualificato a questo fine, si faceva capo all’onorevole GIOIA, l’onorevole GIOIA era l’uomo siciliano che stava in direzione del partito poi ha fatto il capo della segreteria di FANFANI, ha fatto, prima di altri, il Ministro, avendo una sua collocazione molto importante, dirò per esempio che in quel periodo, subito dopo, l’altro personaggio che aveva molta forza di rappresentanza era l’onorevole GULLOTTI e ricorderò che non è né il primo nè il secondo governo ANDREOTTI, parlo sempre del ‘72, e GULLOTTI venne chiamato e fece il Ministro dei LAVORI PUBBLICI con ANDREOTTI, è stato credo l’unico siciliano che era... nel Governo comunque era uno dei più autorevoli, che stavano nel Governo ANDREOTTI. In questo quadro, quando LIMA supera nelle elezioni politiche, di pochi voti d’altra parte, GIOIA, avviene la fine del mondo! Perché a questo punto, GIOIA si sente diminuito, perché lui aveva un ruolo, lui giocava un ruolo a livello nazionale anche, lui era il punto di riferimento dei democratici cristiani a Roma, l’onorevole GIOIA e certamente quindi questa cosa la prese anche forse come uno sgarbo e se ne parlava molto liberamente intorno a questo discorso, la convivenza tra GIOIA a questo punto e Salvo LIMA, era impossibile: Salvo LIMA capiva che a quel punto, se rimaneva nella corrente nella quale era stato per anni e anni e anni, le sue possibilità, come dire, di espansione, di affermazione, si chiudevano e si sono dati a dare uno sguardo in giro perché in quel momento preciso c’era una maggioranza che si chiamava il tavolino delle quattro sedie, ma erano quelle cose immaginifiche, perché erano quattro esponenti che erano ANDREOTTI, MORO... no MORO, PICCOLI, RUMOR e COLOMBO, queste erano (…) le cosiddette quattro gambe. Quindi la prima cosa che venne in testa evidentemente a LIMA, era di entrare in una situazione maggioritaria, dove ancora non c’era FANFANI, FANFANI venne dopo! Nel senso a dirigere il rapporto dei dorotei. E quindi, la sua fu una scelta credo di grossa convenienza e opportunità, oltre forse anche di sintonia, di indirizzo di carattere generale. In più, ormai da tutte le parti e non era mica LIMA in Sicilia, da tutte le parti si cominciava a guardare ad ANDREOTTI, come l’uomo che anche nel partito poteva, perché questa era l’idea di molti, che anche nel partito lui potesse svolgere un suo ruolo e che comunque ormai era un uomo lanciato, perché in questo nuovo rapporto di capo gruppo, lui ha svolto un’azione diciamo intensissima, quando facemmo il congresso, lui ripristinò il sistema delle relazioni dei capi gruppo al congresso e sbalordì tutto per l’attività che era avvenuta e che si stava svolgendo. E quindi, ci fu un calcolo preciso, una scelta magari anche sul piano di un orientamento, sulle idee diciamo di fondo di intendere il partito e si fece questa scelta, tanto è che io poi mi ritrovai con loro, con loro intendo dire con i siciliani, amici siciliani, ma in particolare io mi ritrovai con le polemiche, quando ci fu il problema di creare una nuova maggioranza alla Giunta Regionale. (…)

PRESIDENTE

senta onorevole, mi scusi se io la interrompo, ci siamo persi perché lei doveva rispondere alla domanda dell’avvocato COPPI sull’onorevole LIMA che era passato dalla corrente fanfaniana alla corrente andreottiana, questo lei doveva rispondere

ONOREVOLE SIGNORELLO

M’aveva chiesto due cose: se forse ho inteso male, signor PRESIDENTE, e preciso...

PRESIDENTE

Questa era la domanda!

ONOREVOLE SIGNORELLO

Mi aveva chiesto se in Sicilia esistevano le altre correnti e come si esplicavano...

PRESIDENTE

E lei aveva detto si

AVVOCATO COPPI

Esatto

ONOREVOLE SIGNORELLO

Si e ho cercato anche di dire, la forza, perché allora si cambiarono i rapporti di equilibrio e di forza all’interno della Sicilia DC...

AVVOCATO COPPI

perfetto, adesso ci rimettiamo subito in carreggiata. Quindi vorrei sapere innanzitutto questo: lei quindi esclude che sia stato il senatore ANDREOTTI ad invitare LIMA ad entrare nella sua corrente, in occasione di questo contrasto LIMA GIOIA?

ONOREVOLE SIGNORELLO

Ah, in modo assoluto! ma non solo per quanto riguardava LIMA, ma anche per quanto riguardava gli altri...

AVVOCATO COPPI

D’accordo

ONOREVOLE SIGNORELLO

... che chiedevano di entrare nella...

AVVOCATO COPPI

Quindi fu una scelta...

ONOREVOLE SIGNORELLO

Cioè ANDREOTTI, per la sua posizione, invitava alcuni di noi a evitare di largheggiare, di allargare...

AVVOCATO COPPI

La corrente

ONOREVOLE SIGNORELLO

La corrente, ma lui meno che mai cercava qualcuno!

AVVOCATO COPPI

D’accordo

ONOREVOLE SIGNORELLO

Erano gli altri che cercavano, per evidenti ragioni!

AVVOCATO COPPI

Quindi fu in realtà LIMA a cercare di accostarsi alla corrente andreottiana?

ONOREVOLE SIGNORELLO

ma certo!

AVVOCATO COPPI

Benissimo! Adesso vorrei sapere, quale è stato il contributo, l’apporto...

PRESIDENTE

Allora, passò LIMA nella corrente andreottiana? perché non l’ha detto ancora

ONOREVOLE SIGNORELLO

Si

PRESIDENTE

eh!

ONOREVOLE SIGNORELLO

Non nella corrente andreottiana, scusi...

PRESIDENTE

Non l’ha detto

ONOREVOLE SIGNORELLO

Lui passò nella corrente maggioritaria, questa delle quattro gambe e quando queste quattro gambe si scissero, perché si scossero: due gambe da una parte e due gambe dall’altra, LIMA passò con le due gambe dove l’esponente principale era ANDREOTTI.

AVVOCATO COPPI

E questo avvenne?

ONOREVOLE SIGNORELLO

Questo avvenne nello stesso periodo, negli anni ‘70, negli anni dopo il ‘68, avemmo... ‘69!

AVVOCATO COPPI

D’accordo

ONOREVOLE SIGNORELLO

Che facemmo...

PRESIDENTE

L’altra gamba qual è, mi scusi?

ONOREVOLE SIGNORELLO

L’altra gamba era ANDREOTTI-COLOMBO

PRESIDENTE

COLOMBO. Prego...

ONOREVOLE SIGNORELLO

Erano le due gambe

AVVOCATO COPPI

D’accordo

ONOREVOLE SIGNORELLO

L’altra era PICCOLI e RUMOR

(…)

P.M.

Le risulta che, il 27 febbraio del ’64 (...) il raggruppamento "primavera" si sciolse come corrente autonoma e che ANDREOTTI confluì nella corrente dorotea?

ONOREVOLE SIGNORELLO

Si, perché...

P.M.

Era quello che lei aveva definito il tavolo a quattro gambe?

ONOREVOLE SIGNORELLO

Si, si, si...

PRESIDENTE

quindi nel?

P.M.

‘64! febbraio... 27 febbraio ‘64. Quindi diciamo, dal 27 febbraio ‘64, ANDREOTTI diventa uno di queste quattro gambe di questa corrente dorotea, gli altri, queste altre quattro gambe, chi erano? A parte ANDREOTTI?

ONOREVOLE SIGNORELLO

PICCOLI, COLOMBO e RUMOR!

P.M.

Ho capito. lei ricorda quale... che percentuale ebbe questa corrente al congresso che si svolse nel giugno luglio del 1969?

ONOREVOLE SIGNORELLO

Beh... era una corrente di tipo maggioritario, ebbe una percentuale notevole, non so se il 37, il 36... il 35, il 38... adesso, sa... la cifra precisa...

P.M.

va bene, certo...

ONOREVOLE SIGNORELLO

Eh, dovrei...

P.M.

Le risulta che al convegno di SAN GINESIO (…) 29 settembre 1969, la corrente dorotea si divise e che a metà ottobre RUMOR e PICCOLI sciolsero la corrente, il cui nome ufficiale era "impegno democratico" e crearono "iniziativa popolare" da cui esclusero COLOMBO E ANDREOTTI?

ONOREVOLE SIGNORELLO

Si, io partecipai ad alcune di queste scenate (…) SAN GINESIO non c’entra niente, o meglio, direttamente non c’entra niente con il problema delle quattro gambe, nell’apparenza, perché a SAN GINESIO si incontrarono DE MITA e il segretario, divenne segretario poi, FORLANI, insieme ad altri miei colleghi, giovani che partecipavano, con l’idea di rompere si,, e questo in questo senso c’entra, di rompere la corrente dorotea, ma di rompere anche il raggruppamento di sinistra e fare un raggruppamento nuovo, maggioritario, in cui le forze giovani potessero come dire, entrare nella direzione, direzione non come membri, ma a dirigere la DEMOCRAZIA CRISTIANA. questo fu, diciamo, il grande avvenimento di allora. Che cosa successe? che da parte dei dorotei, le quattro gambe si scissero...

(…)

P.M.

Lei ricorda se, in occasione di questo evento, di cui abbiamo parlato, ANDREOTTI dichiarò "Sta a vedere che io rimango il solo Doroteo, non essendolo mai stato?"

ONOREVOLE SIGNORELLO

Questo è stato scritto, è stato scritto che era vero nel senso che... un bel giorno, EVANGELISTI ed io siamo stati chiamati dicendo che la corrente si divideva, si doveva dividere e si faceva una riunione dei capi corrente all’EUR, la riunione dei capi corrente era presieduta dall’onorevole SCELBA. C’era FANFANI, c’era MORO, eccetera, non c’era ANDREOTTI. In questa riunione siamo entrati io ed EVANGELISTI. EVANGELISTI disse "E qui che riunione è?", SCELBA, molto cortesemente, disse: "Ho riunito tutti perché c’era un consiglio nazionale che non riusciva ad andare avanti" dice "Ma noi qui non vediamo ANDREOTTI" e lui, SCELBA, disse: "Ma credo che ANDREOTTI sia rappresentato da PICCOLI e da RUMOR che sono presenti." EVANGELISTI rispose "No, non ci rappresentano", perché noi avevamo già avuto l’avviso di sgombero, "No, non ci rappresentano". A quel punto, SCELBA dice "Mi dispiace, fermiamoci, telefoniamo ad ANDREOTTI e facciamo venire ANDREOTTI". Questa era una delle sceneggiate di cui io le parlavo. (…) Si entrò in crisi, poi FORLANI divenne segretario del partito e qui c’è un’altra pagina (…) Dove noi siamo con le due gambe.

(…)

P.M.

Se ho ben capito, nel 1969, dopo il 29 settembre 1969, il senatore ANDREOTTI è senza corrente, perché non c’era "primavera", la corrente dorotea si era divisa e quindi restava...

ONOREVOLE SIGNORELLO

E noi stavamo con COLOMBO

P.M.

E c’è stato anche un periodo in cui anche COLOMBO si è staccato?

ONOREVOLE SIGNORELLO

Dopo ci siamo... poi dopo è venuto un rimescolamento generale delle carte

P.M.

Dopo,. quando, scusi?

ONOREVOLE SIGNORELLO

Dopo il ‘69

P.M.

dopo, quando?

ONOREVOLE SIGNORELLO

Dopo il congresso dopo con la segreteria FORLANI. (…)

P.M.

Cioè che anno, che anno, mi scusi?

ONOREVOLE SIGNORELLO

E siamo nel ‘70

(…)

P.M.

Quindi scusi, ricapitolando, nel ‘sessanta... il 29 settembre del ‘69, c’è questa divisione della corrente dorotea, dopodiché c’è nel ‘70 questo ulteriore distacco COLOMBO ANDREOTTI, nei termini in cui lei ha spiegato

(…)

ONOREVOLE SIGNORELLO

No, ‘70 ancora non c’è il distacco, ancora nel ‘70 non c’è il distacco (…) perché nel ‘70 COLOMBO forma il governo e noi siamo sostenitori del governo COLOMBO. Poi diventa ANDREOTTI successivamente presidente del consiglio nel ‘72...

PRESIDENTE

Ah, quindi il distacco quand’è, onorevole?

ONOREVOLE SIGNORELLO

ma avviene dopo il congresso del ‘72-’73, dopo (…) il patto tra FANFANI e MORO

(…)

P.M.

E’ in questo periodo che l’onorevole LIMA entra nella corrente andreottiana? Cioè, in questo torno di anni: ‘68-’72?

(…)

ONOREVOLE SIGNORELLO

Praticamente nel ‘69 lui arriva

La versione dei fatti enunziata dal teste Signorello si differenzia da quella dei testi D’Acquisto e Ruffini in quanto evidenzia che l’on. Lima, dopo la frattura con l’on. Giovanni Gioia, aderì alla corrente dorotea - facente capo ad una pluralità di esponenti politici (Rumor, Piccoli, Andreotti, Colombo) - ed, a seguito della scissione verificatasi in quest’ultima corrente nel 1969, si inserì nel gruppo il cui principale esponente era il sen. Andreotti. Pertanto, secondo l’on. Signorello, l’ingresso dell’on. Lima nella corrente andreottiana avvenne nel 1969. L’on. Lima rimase legato al sen. Andreotti anche dopo il distacco tra quest’ultimo e l’on. Colombo (verificatosi intorno al 1973).

L’iniziale adesione dell’on. Lima alla corrente dorotea (allora capeggiata da quattro uomini politici di rilievo nazionale, tra cui il sen. Andreotti), essendosi protratta per un periodo assai ridotto (dalla frattura tra l’on. Lima e l’on. Gioia - verificatasi dopo le elezioni del 1968 - al 1969), non è, invece, rimasta impressa nella memoria dell’on. Ruffini e dell’on. D’Acquisto (che pure seguì l’on. Lima nelle sue scelte di corrente).

Non essendovi motivo per dubitare dell’esattezza del ricordo del teste Signorello, l’adesione dell’on. Lima alla corrente capeggiata dal sen. Andreotti deve collocarsi nel 1969.

Tra il sen. Andreotti e l’on Lima si instaurò un rapporto fiduciario, in forza del quale il primo uomo politico si avvaleva del secondo per dirigere la sua corrente in Sicilia. Al riguardo, sono significative le seguenti dichiarazioni rese dal teste D’Acquisto all’udienza del 19 giugno 1996: "nel caso specifico c'era senza dubbio un rapporto fiduciario dell'Onorevole Andreotti con l'Onorevole Lima e quindi l'azione di guida, di direzione politica dell'Onorevole Andreotti nei confronti della corrente si esplicitava e si esprimeva soprattutto attraverso l'Onorevole Lima, che quindi era in definitiva il destinatario di questa opera che io chiamo di direzione politica".

Il rapporto privilegiato sviluppatosi tra il sen. Andreotti e l’on. Lima, e la conseguente assunzione, da parte di quest’ultimo esponente politico, del ruolo di leader della corrente andreottiana in Sicilia, sono stati sottolineati dal teste Ruffini, che ha riferito quanto segue:

P.M.: Per quella che è la sua esperienza personale qual'era il rapporto fra l'onorevole Lima e l'onorevole Andreotti in Sicilia? Lima che cosa rappresentava, ripeto, per quella che è la sua esperienza personale?

RUFFINI A.: Lima era il leader, il capo della Corrente Andreottiana in Sicilia, cioè era l'uno di riferimento del Presidente Andreotti in Sicilia (…). Era (...) il capo della corrente del Presidente Andreotti in Sicilia, anzi l'onorevole Lima enfatizzava un pò questa leadership, questa vicinanza insomma, sottolineava questo rapporto privilegiato che aveva con il Presidente Andreotti e poi questo gli serviva anche per mantenere un maggior prestigio, una maggiore autorevolezza a quel livello dato che (…) l'onorevole Lima non è che faceva particolare vita di partito nel senso che facesse comizi, conferenze, assemblee (…) Allora io quando Lima si vantava o sottolineava o si compiaceva di questo fatto lo trovavo naturale perchè gli dava credito, gli dava...

P.M.: Come manifestava questo rapporto con Andreotti in Sicilia per quella che è la sua esperienza personale?

RUFFINI A.: Come suo rappresentante, cioè lui rappresentava l'onorevole Andreotti in Sicilia, come allora c'è... allora siamo nella fase intermedia della degenerazione correntizia già era l'uomo di Fanfani, io l'uomo di Piccoli...

PRESIDENTE: Come?

RUFFINI A.: Io ero l'uomo di Piccoli ero considerato. Gioia era l'uomo di Fanfani, Lima era l'uomo di Andreotti; questa era... cioè questa... poi naturalmente le situazioni variavano...

(…)

P.M (…) chi voleva rivolgersi, chi si rivolgeva, chi si è rivolto all'onorevole Piccoli in Sicilia? A chi materialmente faceva capo per quella che è la sua esperienza personale?

RUFFINI A.: Posso rispondere? A me certamente.

P.M.: E questo era un dato caratteristico, un dato esclusivo della corrente dorotea oppure riguardava altre correnti e se si quali?

RUFFINI A.: Riguardavano le correnti che c'erano in Sicilia

(…)

P.M.: E chi era l'uomo di Andreotti in Sicilia?

RUFFINI A.: L'ho detto prima l'onorevole Lima.

Anche il teste sen. Francesco Cossiga, escusso all’udienza del 17 giugno 1998, ha evidenziato che "Lima era il capo della corrente andreottiana in Sicilia".

L’on. Giuseppe Campione (già Segretario regionale della Democrazia Cristiana e successivamente Presidente della Regione siciliana), esaminato come teste all’udienza del 17 luglio 1996, nello spiegare le ragioni della grande influenza esercitata dall’on. Lima all’interno della Democrazia Cristiana in Sicilia, ha chiarito che, nell’ambito del gruppo a lui facente capo, l’on. Lima assumeva il ruolo di unico interlocutore del sen. Andreotti; sul punto, il teste ha specificato che l’on. Lima "finiva con l'essere il titolare di questa grande egemonia, titolare di una corrente tutta personale sua, che doveva dare conto soltanto ad Andreotti e nel rapporto con Andreotti c'era soltanto lui, non c'erano i numeri due, non parlavano con Andreotti, ogni tanto qualcheduno riusciva ad immaginare i colloqui con Cirino Pomicino, con altri eccetera, ma lo stesso Lima parlerà con alcuni dei luogotenenti di Andreotti, quando Andreotti appunto si collocava un po' al di sopra di queste cose, però di fatto era lui, lui l'unico interlocutore di Andreotti, gli altri erano soltanto dei numeri due, dei numeri tre. E quindi in questo modo lui aveva questo grande potere sancito da Roma anche, che poi si diffondeva anche sugli altri che avevano riferimento di minore rilievo, che non fosse il riferimento che aveva Lima".

Dopo la sua adesione alla corrente andreottiana, l’on. Lima nelle consultazioni politiche del 7 maggio 1972 fu eletto nuovamente alla Camera dei Deputati con 84.755 voti di preferenza. Nel corso della sesta legislatura, ricoprì la carica di Sottosegretario alle Finanze nel secondo governo Andreotti, nel quarto governo Rumor, nel quinto governo Rumor, e la carica di Sottosegretario al Bilancio nel quarto governo Moro e nel quinto governo Moro. Il 20 giugno 1976 fu eletto per la terza volta alla Camera dei Deputati con 100.792 voti di preferenza.

Il 10 giugno 1979 l’on. Lima fu eletto per la prima volta al Parlamento Europeo, con 305.974 voti di preferenza; entrò quindi a far parte della Commissione per il regolamento e le petizioni. Nel 1984 e nel 1989 fu rieletto al Parlamento Europeo e fu confermato alla Commissione per il regolamento e le petizioni (v. il documento n.99 e la deposizione testimoniale resa dall’isp. Bonferraro all’udienza del 22 maggio 1996).

La forza politica acquisita dal deputato siciliano dopo la sua adesione alla corrente andreottiana è evidenziata dalle circostanze riferite dal teste prof. Paolo Sylos Labini all’udienza del 19 giugno 1996.

Il prof. Sylos Labini ha infatti esposto di essere stato, per circa sette anni, componente del Consiglio tecnico-scientifico per la programmazione economica del Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica, e di essersene dimesso nel 1974, a seguito della nomina dell’on. Lima a Sottosegretario al Bilancio. Ministro del Bilancio, all’epoca, era il sen. Andreotti.

Il teste ha chiarito che il suddetto Consiglio tecnico-scientifico, presieduto dal prof. Parravicini, era un organo autonomo, con il compito di fornire indicazioni, suggerimenti e analisi al Ministro del Bilancio e della Programmazione Economica, il quale, in caso di impedimento, era sostituito dal Sottosegretario.

Avendo svolto l’attività di docente per tre anni in Sicilia, il prof. Sylos Labini aveva avuto occasione di ascoltare numerose voci critiche sull’on. Lima; non accontentandosi di ciò, il prof. Sylos Labini si fece consegnare da un parlamentare suo amico gli atti relativi alle richieste di autorizzazione a procedere avanzate nei confronti dell’on. Lima. Avendo studiato questi atti, ed essendosi reso conto che le richieste di autorizzazione a procedere erano ampiamente motivate e riguardavano, in alcuni casi, reati abbastanza rilevanti, il prof. Sylos Labini rimase turbato ed iniziò a nutrire l’idea di rassegnare le dimissioni dal Consiglio tecnico-scientifico per la programmazione economica, rendendone pubbliche le motivazioni. Prima di porre in atto una simile decisione, il prof. Sylos Labini invitò il prof. Andreatta a domandare al Presidente del Consiglio dei Ministri on. Moro se fosse possibile sostituire l’on. Lima nella carica di Sottosegretario al Bilancio, ed a rendergli nota la sua intenzione di rassegnare pubblicamente le dimissioni nel caso di permanenza in carica dell’on. Lima (in proposito, il teste ha esplicitato: "io gliel'avevo detto se Lima resta lì, io do le dimissioni e ne do notizia pubblica").

Dopo avere compiuto la verifica richiestagli, il prof. Andreatta comunicò al prof. Sylos Labini la risposta dell’on. Moro, che è stata così riferita dal teste: "Moro, attraverso Andreatta, mi mandò a dire che si rammaricava se io davo le dimissioni (…). Ma che non si sentiva di fare un'azione per togliere di mezzo Lima, e sostituirlo, mettendosi d'accordo nei modi che lui poteva vedere, (…) perchè disse: "Lima è troppo forte, ed è troppo pericoloso"".

Anche il sen. Andreotti, attraverso il prof. Parravicini, era venuto a conoscenza delle intenzioni del prof. Sylos Labini.

Non avendo ricevuto alcuna notizia in merito ad una eventuale destinazione dell’on. Lima ad un altro incarico, il prof. Sylos Labini in data 10 dicembre 1974 rassegnò le dimissioni, con una lunga lettera indirizzata al prof. Parravicini, che fu integralmente pubblicata sul "Corriere della Sera".

Nella lettera, il prof. Sylos Labini esplicitava di trovarsi in uno stato d’animo di disagio assai grave, e, dopo avere enunziato le ragioni che avevano impedito al Consiglio tecnico-scientifico per la programmazione economica di raggiungere risultati adeguati, rilevava quanto segue: "Le mie speranze hanno ricevuto un nuovo duro colpo, quando ho appreso che l'onorevole Salvatore Lima è stato chiamato a ricoprire la carica di sottosegretario al Bilancio, carica che comporta, di diritto, anche quella di segretario del CIPE. L'operato dell'onorevole Lima nella gestione del comune di Palermo è stato tale da attirare ripetutamente l'attenzione del giudice penale; gli indizi raccolti dal magistrato inquirente sono talmente consistenti da indurre la Camera ad accordare per ben quattro volte l'autorizzazione a procedere. I dichiarati propositi di moralizzazione avrebbero dovuto, a mio parere, impedire di attribuire una responsabilità governativa a una tale persona, soprattutto in un momento di crisi gravissima, in cui il governo chiede sacrifici a tutto il paese.

Ho meditato a lungo nei giorni scorsi. La decisione che ti comunico, perciò, può essere criticata e non condivisa, ma certamente non è avventata. Ho appunto deciso di chiederti di presentare al Ministro del Bilancio, onorevole Giulio Andreotti, le mie dimissioni dal Consiglio Tecnico-Scientifico. Ti prego di chiarirgli che le mie dimissioni sono dettate esclusivamente da quello che a me sembra un dovere di coscienza: penso che, se la coscienza lo esige, si debba dire di no. Voglio sperare che questo mio "no" possa servire per il futuro; ma probabilmente, ancora una volta, mi illudo".

La lettera fu trasmessa, attraverso il prof. Parravicini, al sen. Andreotti, il quale rispose in data 4 febbraio 1975, esprimendo al prof. Sylos Labini il proprio rammarico per le sue dimissioni ed aggiungendo: "pur rispettando le Sue valutazioni sulla formazione del Governo, da un approfondimento del caso specifico penso che avrebbe trovato validi elementi di tranquillizzazione".

E’, peraltro, appena il caso di osservare come la dichiarata impotenza del Presidente del Consiglio dei Ministri a sostituire l’on. Lima – benché si fosse in presenza di una motivazione di indubbia validità e fosse stata preannunziata una ferma presa di posizione pubblica di un insigne economista come il prof. Sylos Labini – costituisca una chiara riprova della notevole forza politica riconosciuta anche da uno dei massimi rappresentanti delle istituzioni, quale era l’on. Moro, all’on. Lima in epoca successiva all’inserimento di quest’ultimo nella corrente andreottiana.

Particolarmente rilevante era, del resto, l’apporto numerico fornito dagli aderenti siciliani alla corrente andreottiana sul piano nazionale.

Precisi elementi di convincimento al riguardo si traggono dalle deposizioni testimoniali dell’on. Sergio Mattarella (il quale in passato ha ricoperto, nella Democrazia Cristiana, le cariche di componente della Direzione Nazionale, di Vice Segretario nazionale e di Commissario Provinciale di Palermo) e dell’on. Giuseppe Campione.

Il teste Mattarella, all’udienza dell’11 luglio 1996, ha riferito quanto segue: "la corrente andreottiana aveva il suo nucleo più forte nel Lazio. Per lungo tempo da quando sorse nel '54, in realtà fu una corrente incentrata nel Lazio con qualche piccola compagine, poi cominciò ad espandersi, via via (…) fino a diventare piuttosto cospicua negli ultimi anni '80, presente anche nelle regioni in cui mai lo era stata (…). L'apporto della componente siciliana (…) se non ricordo male era il secondo dopo quello del Lazio, cioè nell'ambito della corrente andreottiana il contributo congressuale della corrente siciliana è come se fosse dopo quella del Lazio, la più forte".

Le dichiarazioni rese sull’argomento dal teste Campione all’udienza del 17 luglio 1996 sono di seguito riportate:

P.M.: Qual'era il peso della componente siciliana nella corrente andreottiana in campo nazionale? Cioè l'apporto di Lima in campo nazionale si può graduare rispetto all'apporto di quello di altre regioni?

CAMPIONE G.: Ma credo che fosse l'apporto più importante perchè subito dopo c'era l'apporto campano, a parte quello romano che era rapporto (rectius l’apporto: n.d.e.) diciamo del massimo.

P.M.: Quindi il primo era il Lazio, poi?

CAMPIONE G.: Il Lazio, la Sicilia e la Campania.

Dalle suesposte dichiarazioni si desume, quindi, che nell’ambito della corrente andreottiana il "peso" numerico della componente siciliana era, tra quelli delle varie regioni italiane, uno dei più rilevanti, restando inferiore soltanto a quello della componente laziale e (secondo il teste Campione) a quello della componente campana.

Il teste on. Attilio Ruffini, all’udienza del 20 giugno 1996, ha chiarito che "la corrente andreottiana in Sicilia aveva una punizione (rectius posizione: n.d.e.) non di maggioranza relativa (…) ma comunque era la seconda, quanto meno la seconda se non la prima la seconda corrente in Sicilia e aveva una percentuale di voti certo superiore alla (…) percentuale di voti nazionali della corrente andreottiana". Il teste ha aggiunto: "grosso modo mi pare di ricordare che la corrente del Presidente Andreotti sul piano nazionale era (…) dal 12 al 15% ecco, mentre sul piano provinciale e regionale era sul 25%. (…) In Sicilia. (…) Quando ci fu anche Drago. (…) Prima era il 25 o 30% a Palermo, certamente fin dall'inizio perchè poi lì avveniva questo fenomeno che il partito veniva controllato anche con posizioni di percentuali di maggioranza relativa, va be’ che occorre la maggioranza assoluta attraverso gli accordi (…) con altre correnti".

Per quanto attiene al "peso" della corrente andreottiana sul piano nazionale, un attendibile punto di riferimento è costituito dalle indicazioni fornite dal teste prof. Vittorio Vidotto (coordinatore della Sezione scienze storiche dell’Istituto per l’Enciclopedia Treccani), il quale ha riferito di avere ricevuto dal sen. Andreotti, tramite la figlia di quest’ultimo, un appunto da cui si desumeva che la corrente facente capo al medesimo esponente politico aveva "oscillato tra il 13,0% (1980) e il 17,8% (1989) dei rappresentanti congressuali".

Dai dati sopra esposti si evince, quindi, che la percentuale dei voti congressuali detenuti dalla corrente andreottiana nella regione siciliana e nella provincia di Palermo era molto superiore alla percentuale nazionale.

I suindicati elementi di convincimento evidenziano che l’on. Lima, per il suo rapporto fiduciario con il sen. Andreotti e per la rilevante percentuale di voti congressuali di cui poteva disporre nell’ambito della corrente andreottiana, aveva acquisito una forte posizione di potere politico, ben nota ai più elevati rappresentanti delle istituzioni.

Il ruolo dominante assunto nella provincia di Palermo dalla corrente andreottiana, capeggiata a livello locale dall’on. Salvo Lima, è evidenziato dalle seguenti affermazioni compiute dal teste on. Vito Riggio all’udienza del 26 novembre 1996:

P.M.: Senta passiamo ora alla corrente andreottiana. (...) lei sa se la corrente andreottiana a Palermo è stata maggioritaria se si in quali periodi?

RIGGIO V.: Si, fino al 1985 il segretario del partito era andreottiano tant'è che fu commissariato suscitando (…) le proteste dei rappresentanti nazionali in direzione, andreottiani e fu commissariato il segretario di Palermo e credo nel...

P.M.: Chi era?

RIGGIO V.: Era stato Michele Reina e poi era stato (...) ucciso nel 1979, e nel 1984 (…) era (...) Nicola Graffagnini, (…) che (...) faceva pubblicamente riferimento al gruppo andreottiano (…).

P.M.: Senta qual'era la percentuale di tessere della corrente andreottiana? Glielo chiedo perchè lei l'ha già indicata.

(…)

PRESIDENTE: Dico in Sicilia o (...) Palermo?

P.M.: Palermo.

RIGGIO V.: Palermo, no perchè era molto diseguale tra Palermo e la Sicilia evidentemente. Cioè a Palermo c'era una presenza rilevante perchè il gruppo andreottiano in quanto esprimeva il segretario provinciale perchè io penso si aggirasse attorno al 25/30% insomma, un terzo del partito.

P.M.: E vi erano esponenti politici ufficialmente diciamo inseriti in altre correnti diverse dalla corrente andreottiana che però diciamo erano in un rapporto di quasi subordinazione rispetto alla corrente andreottiana, si potevano considerare insomma inserite nella corrente andreottiana?

RIGGIO V.: Beh, guardi, qui è un pò difficile dire nel senso che sul piano formale l'appartenenza alle correnti veniva registrata proprio perchè quello era il modello organizzativo. Naturalmente in termini di governo del partito il gruppo maggiore aveva poi, come dire, delle simpatie all'interno dei gruppi che facevano maggioranza, quindi si può in questo senso dire che partendo da una base del 25/30 % si faceva maggioranza perchè si convincevano le altre correnti ad aderire ad un programma o ad una... e quindi questa opera di convincimento riusciva meglio se all'interno di ciascun gruppo c'era chi era, come dire, per l'unità e poi per l'unità significava sostanzialmente per il gruppo di maggioranza insomma.

P.M.: Ad esempio l'Onorevole Franz Gorgone che rapporto aveva con la corrente andreottiana?

RIGGIO V.: beh questo ufficialmente l'Onorevole Franz Gorgone faceva parte di un gruppo diverso dal gruppo andreottiano però insomma lui era uno di quelli che poi convergeva diciamo dal punto di vista...

PRESIDENTE: Di quale gruppo faceva parte?

RIGGIO V.: Credo fosse doroteo (...)

P.M.: Convergeva con la corrente andreottiana.

RIGGIO V.: Si, perchè c'era una maggiora... vede non si riusciva a fare maggioranza senza queste convergenze perchè se si parte dal 25% è indispensabile arrivare almeno al 51.

P.M.: Lei può fare una geografia degli enti delle istituzioni che venivano controllate a Palermo dalla corrente andreottiana?

RIGGIO V.: Beh parliamo sempre di prima del 1985 perchè appunto c'è questa cesura e quando siamo arrivati noi direi così che l'ospedale cittadino maggiore è l'Ospedale Civico era sempre diciamo in qualche modo in area andreottiana.

P.M.: E chi sono stati i presidenti dell'Ospedale Civico?

RIGGIO V.: E quelli che mi ricordo io c'è stato Martellucci che era una personalità indipendente, ma che fu poi candidato dall'Onorevole Lima quindi aveva dei rapporti sicuramente non so se personali o poi politici con quel gruppo e l'Onorevole Purpura che poi diventò appunto deputato e poi non me ne ricordo altri, però voglio dire almeno per un paio di occasioni si può dire che fosse designato il presidente dal gruppo di maggioranza peraltro.

P.M.: E che rilievo aveva, se aveva un rilievo, ai fini dell'acquisizione del consenso alla Presidenza di un ospedale pubblico?

RIGGIO V.: Ma, guardi, questo in generale il governo di tutti gli enti e segnatamente di quelli che hanno un rapporto diffuso, di massa come è negli ospedali naturalmente consente una quantità (…) di rapporti che evidentemente è rilevantissimo ai fini del consenso, quindi direi che era la maggiore industria cittadina insieme al Teatro Massimo insomma che era un altro luogo nel quale evidentemente il partito di maggioranza designava in generale persone che erano vicine all'esperienza del gruppo andreottiano, se magari tecnici se era il caso o direttamente politici, ma diciamo che la vita della città dal punto di vista delle relazioni si basava su questi due grandi enti l'Ospedale Civico da una parte e il Teatro Massimo dall'altra e lì la presenza (...) del personale politico andreottiano era rilevante fino al 1985.

(…)

P.M.: Per quanto riguarda il Comune e la Provincia?

RIGGIO V.: Ecco per quanto riguarda il Comune anche lì diciamo storicamente il Comune viene diciamo in qualche modo a designare il sindaco che poi viene votato da tutti e in generale il gruppo di maggioranza relativa, quindi ci sono stati sindaci fanfaniani, per esempio credo che il colonnello Marchello pur essendo dall'esterno però veniva in qualche modo nell'area diciamo fanfaniana, Nuove Cronache la corrente dell'Onorevole Gioia, e poi successivamente ci sono dei sindaci che sono designati dagli andreottiani Enzo Bevilacqua per esempio alla fine degli anni '60, ma lo stesso Martellucci che viene un po’, come dire, designato in quella fase nella quale si vanno cercando anche personalità esterne, però il segretario del partito e il gruppo di maggioranza si fa carico anche di questo tipo di designazione. La Provincia nel periodo in cui ci siamo stati noi, cioè nel periodo del commissariamento in sostanza sulla base di un'intesa unitaria viene designato un presidente andreottiano, (…) Mimmo Di Benedetto. Nello stesso periodo in cui al Comune diciamo il sindaco è designato dal gruppo De Mita, cioè dal gruppo della segretaria nazionale dal commissariamento ed è il professore Orlando, quindi diciamo dal 1985 in avanti per quel periodo l'equilibrio si regge tra il Comune che vede la designazione (...) del nuovo gruppo dirigente e la Provincia dove c'è una persona designata dal gruppo andreottiano.

Dalla deposizione del teste Riggio si evince, dunque, che a Palermo la corrente andreottiana non solo deteneva la maggioranza relativa dei voti congressuali, ma riusciva a conseguire la maggioranza assoluta attraverso la convergenza con esponenti politici appartenenti ad altre correnti, esprimeva fino al 1984 il segretario provinciale del partito e collocava propri rappresentanti al vertice di alcuni dei più importanti enti pubblici.

Anche il teste on. Sergio Mattarella ha specificato che l’on. Lima riusciva a dominare il Comitato Provinciale di Palermo della Democrazia Cristiana, in quanto "pur non avendo la maggioranza assoluta, (…) comunque l'intreccio delle relazioni, dei rapporti con gli altri gruppi era tale da consentirgli (…) il pieno controllo del partito come (…) un pacchetto di controllo azionario della società (…), l'influenza che esercitava andava al di là della dimensione del gruppo maggioritario che era (…) in maggioranza relativa".

La capacità della corrente andreottiana siciliana di assumere la leadership di un’area politica molto più vasta, comprendente anche esponenti di primaria importanza di altre forze politiche, è stata sottolineata anche dal teste Campione, il quale ha affermato quanto segue: "la corrente andreottiana era una corrente guida di un'area molto più vasta in cui in una logica che era tutta la stessa poi le persone si differenziavano rispetto ai loro riferimenti romani, per cui c'erano quelli del centro che magari poi discutevano con Piccoli, però alla fine avevano questo rapporto privilegiato con Andreotti. Addirittura la corrente di Andreotti finiva con il condizionare anche il comportamento di altre forze politiche, per esempio non so i repubblicani di Gunnella, ecco, sono molto vicini alla corrente andreottiana a Lima, in particolare, in passato erano stati vicini alla corrente di Gioia, e spesso venivano utilizzati per fare delle cose che le correnti all'interno del partito, o all'interno delle istituzioni non riuscivano a fare, ecco. Si ricorreva a questi supporti esterni che finivano con l'essere dipendenti da questa egemonia palermitana. Così come (…) il partito di Vizzini, era tutto collegato alla corrente andreottiana, addirittura avremo degli episodi nel '1991 di alcuni candidati che sono impresentabili nella corrente andreottiana in sede regionale e che vengono smistati dall'on.le Vizzini che si presta a metterli in lista per farli eleggere".

L’on. Campione ha, inoltre, evidenziato che dopo le elezioni europee del 1984 l’on. Lima svolse consapevolmente il ruolo di "portavoce" del sen. Andreotti all’interno della Direzione nazionale della Democrazia Cristiana; sul punto, il teste ha reso le seguenti dichiarazioni:

P.M.: Senta, dopo le elezioni del 1984, (…) De Mita cercò in qualche modo di ridimensionare il peso di Lima all'interno della D.C.? Quale fu il comportamento di Lima?

CAMPIONE G.: Ma Lima, di fronte a per esempio questi episodi di commissariamenti di De Mita, Lima per conto della corrente andreottiana era quello che polemizzava di più con De Mita, si faceva accompagnare da Evangelisti però di fatto era lui che prendeva le redini di una posizione quasi frontale con De Mita, non ufficialmente in direzione, ma poi al di fuori della direzione. Quindi Lima era consapevole di avere questo ruolo di portavoce all'interno della direzione, portavoce dell'on.le Andreotti all'interno della direzione del partito, tra l'altro ormai Evangelisti si andava appannando, ecco.