§ 2 – I rapporti intrattenuti da Salvatore Lima con esponenti mafiosi
Al fine di verificare se il sen. Andreotti abbia arrecato, personalmente o avvalendosi dell’opera di altre persone, un consapevole contributo diretto ad assicurare l’esistenza ed il rafforzamento dell’organizzazione mafiosa, occorre prendere in esame i contatti intercorsi tra l’illecito sodalizio e l’on. Salvo Lima.
In proposito, significativi elementi di convincimento si traggono dalle convergenti dichiarazioni – intrinsecamente attendibili per la loro spontaneità, coerenza logica ed univocità – rese, in modo del tutto autonomo e disinteressato, da una pluralità di collaboratori di giustizia sulla cui credibilità soggettiva possono formularsi giudizi positivi per le ragioni esposte nella Sezione I e nel capitolo relativo ai rapporti tra il sen. Andreotti e Michele Sindona.
Va, peraltro, osservato che, sulla base dei principi enunziati nel capitolo III, nell’esame dei diversi fatti che formano oggetto della presente pronunzia, occorre procedere ad una valutazione frazionata delle dichiarazioni accusatorie provenienti dai collaboratori di giustizia; conseguentemente l'attendibilità del dichiarante, anche se denegata per una parte del suo racconto, non ne coinvolge necessariamente tutte le altre, che reggano alla verifica giudiziale della conferma, in quanto suffragate da idonei elementi di riscontro esterno; così come, per altro verso, la credibilità ammessa per una parte dell'accusa non può significare in modo automatico attendibilità per l'intera narrazione.
Dagli elementi di prova acquisiti si desume che già prima di aderire alla corrente andreottiana, l'on. Lima aveva instaurato un rapporto di stabile collaborazione con "Cosa Nostra".
All’associazione mafiosa egli era vicino anche per la sua estrazione familiare, poiché suo padre, Vincenzo Lima, era un "uomo d’onore" della "famiglia" di Palermo-Centro, che faceva capo ai fratelli Angelo e Salvatore La Barbera.
Convergono sul punto le deposizioni rese dai collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta, Francesco Di Carlo ed Angelo Siino.
Tommaso Buscetta, escusso all’udienza del 9 gennaio 1996, ha riferito che Vincenzo Lima, il quale gli fu presentato ritualmente come "uomo d’onore" della "famiglia" di Palermo, aveva "raccomandato" il figlio ai fratelli La Barbera perché lo sostenessero elettoralmente.
Le dichiarazioni rese dal collaborante sull’argomento sono di seguito riportate:
DOMANDA - Lei ha conosciuto anche il padre di Lima?
RISPOSTA - Io l'ho conosciuto sì, il padre di Lima anche lui era uomo d'onore, faceva parte della famiglia di Palermo ed era stato uno di quelli che hanno raccomandato suo figlio ai fratelli La Barbera e Angelo La Barbera era suo rappresentante.
DOMANDA - In che senso aveva raccomandato Lima?
RISPOSTA - Elettoralmente, perché i fratelli La Barbera si interessavano veramente di Lima a quell'epoca.
DOMANDA - In che modo si interessava?
RISPOSTA - Sempre alla solita maniera, io non so come dovrei spiegarlo, l'interessamento politico è una cosa difficile che cambia, perlomeno in Sicilia non c'è né il pacco della pasta, né il paio di scarpe. In Sicilia è l'influenza che il rappresentante di una borgata ha su quel rione, ed allora su quel rione quasi si possono stabilire i voti che ci saranno per la Democrazia Cristiana.
DOMANDA - La domanda era per capire se lo avevano aiutato nella carriera politica.
RISPOSTA - Lo avevano aiutato, è logico, era uno dei suoi candidati Lima.
DOMANDA - Dei suoi di chi?
RISPOSTA - Dei fratelli La Barbera.
DOMANDA - Il padre di Lima da chi le fu presentato?
RISPOSTA - Io non lo ricordo perché questa è una domanda che si fa sempre, in tutti i processi ascolto questo: da chi le fu presentato? L'importante è averlo avuto presentato, ma non è necessario conoscere la persona che me lo presentò.
INTERVENTO DEL PRESIDENTE –
Lei risponda alla domanda. Se lei ricorda da chi le è stato presentato o non lo ricorda. Non faccia commenti sulle domande.
RISPOSTA - Non lo ricordo.
DOMANDA - Comunque le fu presentato ritualmente come uomo d'onore?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - Le fu presentato una sola volta o più volte?
RISPOSTA - Come più volte? Una volta. Una volta è sufficiente.
Dalle suesposte affermazioni del Buscetta emerge, quindi, lo stretto nesso di dipendenza tra l’affiliazione di Vincenzo Lima a "Cosa Nostra" e l’interessamento spiegato dai fratelli La Barbera in favore di Salvo Lima.
L’inserimento di Vincenzo Lima nella cosca mafiosa di Palermo Centro, riconducibile ai fratelli La Barbera, è stato confermato dal collaboratore di giustizia Francesco Di Carlo, il quale ha riferito quanto segue:
P.M.: (…) lei ha fatto riferimento già all'onorevole Lima e ha detto che l'onorevole Lima non era amico vostro, non era uomo d'onore. Sa se qualcuno della sua famiglia lo è stato o lo era?
DI CARLO F.: Per quello che mi risulta, perché io non lo conosciuto, era il padre Cosa Nostra. Il padre di Lima era Cosa Nostra.
P.M.: Sa a quale famiglia, di quale famiglia faceva parte?
DI CARLO F.: Faceva parte della vecchia famiglia di La Barbera Palermo Centro. I La Barbera, fratelli La Barbera, i famosi fratelli La Barbera.
Anche il collaboratore di giustizia Angelo Siino ha dichiarato di avere appreso da alcuni esponenti mafiosi che il padre dell’on. Lima era un "uomo d’onore" della "famiglia" di Palermo Centro, ed ha rilevato che quindi il medesimo uomo politico godeva di una particolare considerazione nell’ambito di "Cosa Nostra", specificando quanto segue:
SIINO A.: (…) è un periodo ancora dove io ero abbastanza giovane (…). Io di riunioni politiche me ne ricordo diverse dove partecipò sia LIMA, sia dove partecipò l'allora ... era Ministro mi pare allora, FRANCO RESTIVO. C'erano anche delle altre riunioni dove partecipava GIOIA, dove c'era anche l'Onorevole CERAMI. Insomma ce ne sono state di tutti i tipi e colori a cui io vi ho partecipato.
P.M.: Signor SIINO, mi scusi, la domanda era incentrata sull'Onorevole LIMA.
SIINO A.: Sì.
P.M.: Quali ricorda in quel periodo e ad esempio, per collocarlo un pò nel tempo se è in grado di dire se LIMA era già stato eletto Sindaco di Palermo oppure siamo addirittura ...
SIINO A.: Prima.
P.M.: Prima che venisse ...
SIINO A.: Sì, sì, ed è stato eletto ... In che anno è stato eletto non me lo ricordo io, comunque sicuramente era prima perchè ...
P.M.: '58 ...
SIINO A.: No, allora era diciamo intorno qualche anno prima, '57, '58, perchè ero sempre ragazzino. Lui mi pare che prima di essere eletto Sindaco di Palermo fu per, non lo so, aveva un incarico di partito, per cui chiaramente già girava come consigliere comunale, oppure fu proprio in occasione della sua elezione a consigliere comunale. Comunque c'erano le solite mega mangiate nei posti più disparati della Conca d'oro, anche ...
P.M.: Ecco, ci vuole descrivere quindi questa ... queste occasioni che sta ricordando, chi c'era insieme a LIMA in queste riunioni?
SIINO A.: Io mi ricordo che c'era anche oltre LIMA c'erano degli altri personaggi che non ricordo, personaggi pseudo politici. I mafiosi invece me li ricordo. C'era NINO RICCO, NINO SORCE, c'erano un altro che si chiamava LO VERDE, c'erano dei personaggi della zona che si chiamavano CIRAFICI, insomma c'erano un sacco di gente. C'erano i COTTONE, intendo dire i COTTONE originari di Villabate e c'erano parecchi personaggi a cui lui era molto legato, che lo tenevano in grandissima considerazione. Tanto è il fatto anche ...
P.M.: Che significa lo tenevano in grandissima considerazione?
SIINO A.: Cioè praticamente quello che io sento ... quello che si diceva allora è che LIMA fosse figlio di un uomo d'onore, di un uomo d'onore appartenente alla famiglia di Palermo centro. E per cui praticamente era tenuto in certa considerazione, mafiosamente parlando. Cioè poi che era un ragazzo sveglio, dicevano che andava forte, si sarebbe fatto e cose di questo genere. In effetti lui camminava sempre con un codazzo di personaggi che ... politici e non, che praticamente erano anche riconducibili a mafiosi, ci camminava con BRANDALEONE, camminava con altri personaggi della zona di Corso dei Mille, camminava con GUTTADAURO, GUTTADAURO era il padre dell'attuale ... del medico, di GIUSEPPE GUTTADAURO, CARLO GUTTADAURO e l'altro fratello non so come si chiama. Comunque camminava con tutti questi personaggi.
La statura delinquenziale di Vincenzo Lima non era sfuggita alle forze dell’ordine: dalla deposizione resa dal teste isp. Salvatore Bonferraro all’udienza del 22 maggio 1996 si evince, infatti, che a carico di Vincenzo Lima risultano diversi precedenti di polizia e giudiziari, relativi al periodo dal 1910 al 1958. Contro di lui vennero sporte numerose denunce (tra l’altro, per i reati di minacce, furto aggravato, favoreggiamento, porto di rivoltella senza licenza, truffa, lesioni, insolvenza fraudolenta). In data 30 settembre 1931 egli fu denunciato all'Autorità Giudiziaria per rispondere del reato di tentato omicidio in danno del vigilato speciale Arturo Mingoia, di varie estorsioni, di associazione per delinquere finalizzata alla consumazione di reati contro il patrimonio e la persona, e di favoreggiamento nei confronti dei latitanti Salvatore Scrima e Giuseppe Ingrassia; tra gli imputati in tale processo, figuravano Gaetano Pennino e Gioacchino Pennino, rispettivamente padre e nonno dell'attuale collaboratore di giustizia Gioacchino Pennino. Il tentato omicidio era stato commesso dai latitanti Scrima e Ingrassia, per vendetta nei confronti del Mingoia. Il teste Bonferraro ha precisato che "fallito questo tentativo (…) lo Scrima con la complicità del Lima, del Marrone Vincenzo ed altri, pensò di ricostituire una nuova organizzazione criminale che si andava formando in quegli anni con la denominazione di nuova Sicilia, che si riproponeva la ricostituzione della mafia che già era stata debellata (…) dalle energiche azioni di Polizia di quegli anni del Prefetto Mori". All’esito del relativo processo, Vincenzo Lima venne assolto dalle imputazioni di tentato omicidio e di estorsione; venne pure prosciolto, per amnistia, dai reati di favoreggiamento e di associazione per delinquere.
Questa vicenda giudiziaria era conosciuta anche dal collaboratore di giustizia Gioacchino Pennino, il quale nel suo esame dibattimentale, essendogli stato domandato se avesse conosciuto il padre dell’on. Lima, ha dichiarato: "io non ho conosciuto il padre di… sapevo che si chiamava VINCENZO in quanto mio padre mi ebbe a dire che il predetto, negli anni '30, (…) era stato inquisito con mio padre per un'associazione a delinquere e di cui era il capolista".
I contatti di Salvo Lima con esponenti di "Cosa Nostra" furono, dunque, favoriti dalla sua estrazione familiare, ed accompagnarono tutte le fasi della sua carriera politica.
Salvo Lima, in particolare, instaurò, sin dal periodo in cui era Sindaco di Palermo, con Tommaso Buscetta rapporti improntati allo scambio tra appoggio elettorale e concessione di favori.
Il Buscetta, all’udienza del 9 gennaio 1996, ha ricostruito l’origine e l’evoluzione dei suoi rapporti con Salvo Lima specificando che quest’ultimo gli era stato presentato intorno alla fine degli anni ’50 da esponenti mafiosi di rilievo, come Ferdinando Brandaleone, Gioacchino Pennino "il vecchio" (zio dell’omonimo collaboratore di giustizia), ed i fratelli La Barbera. Ha chiarito che in quel periodo Salvo Lima aderiva alla corrente di Giovanni Gioia e si apprestava a divenire Sindaco di Palermo. Ha evidenziato di essere divenuto amico di Salvo Lima e di averlo frequentato spesso mentre costui ricopriva la carica di Sindaco di Palermo. Ha esplicitato che il medesimo uomo politico gli inviava ogni anno i biglietti per tutta la stagione operistica del Teatro Massimo di Palermo. Ha aggiunto di essersi recato più volte, insieme con i predetti soggetti affiliati a "Cosa Nostra", nell’abitazione di Salvo Lima, dove si svolgevano riunioni con altri uomini politici.
Le dichiarazioni rese sull’argomento dal collaborante sono di seguito riportate:
DOMANDA – (…) Vuole riferire i fatti che sono a sua conoscenza sui rapporti tra esponenti di Cosa Nostra ed esponenti del mondo politico a far data dal suo ingresso in Cosa Nostra? Cioè, lei entra in Cosa Nostra, quando si accorge che esistono rapporti tra la politica e Cosa Nostra, e in che modo se ne accorge?
RISPOSTA - Io entro a far parte giovanissimo in Cosa Nostra, (…) e comincio ad entrare nell'appoggiare i politici verso la fine degli anni '50. Il mezzo me lo offre un membro della famiglia mia stessa di Cosa Nostra che si chiama Ferdimando Brandaleone e un altro è Gioacchino Pennino, per dirlo più chiaramente, "Il vecchio", sono loro che mi fanno conoscere i primi politici e Ferdinando Brandaleone, ombra di Salvo Lima, sempre, in tutti gli anni, che ho saputo sempre ombra di Salvo Lima e membro della famiglia di Porta Nuova che mi fanno conoscere il mondo politico.
DOMANDA - Fermiamoci un attimo, prima di andare avanti. Vuole dirci quello che sa su Ferdinando Brandaleone e poi quello che sa su Gioacchino Pennino il vecchio?
RISPOSTA - Ferdinando Brandaleone, l'ho già detto, era membro della famiglia di Porta Nuova, famiglia a cui appartenevo, era figlio dell'iniziatore della Borgata di Porta Nuova che era il rappresentante e si chiamava Carlo Brandaleone, padre di Ferdinando Brandaleone.
(…)
DOMANDA - Aveva un fratello Ferdinando Brandaleone?
RISPOSTA - Sì, ma non era uomo d'onore, era un fratello assessore, credo, comunque ai miei tempi non era ancora assessore, ho saputo che dopo è diventato assessore. Mi sembra che si sia suicidato il fratello di Brandaleone.
DOMANDA - Passiamo ora a Gioacchino Pennino, chi era, e che ruolo aveva all'interno di Cosa Nostra?
RISPOSTA - Gioacchino Pennino era figlio di un altro Gioacchino Pennino padre, rappresentante della famiglia di Brancaccio. Prima di passare a lui, a Gioacchino Pennino, alla famiglia di Brancaccio, passò a un'altra persona, cognato o genero di Gioacchino Pennino nonno, e dopo la morte di quest'ultimo il rappresentante della famiglia di Brancaccio divenne Gioacchino Pennino vecchio, inteso per me.
INTERVENTO DEL PRESIDENTE –
E nei confronti dell'attuale collaborante, qual' era il rapporto di parentela?
RISPOSTA - Zio.
(…)
DOMANDA - Riprendiamo il discorso che avevamo lasciato in sospeso poco fa, quando lei ha detto che i primi politici le vengono presentati da questi due personaggi: Ferdinando Brandaleone e Gioacchino Pennino, riprendiamo da qui: chi sono i politici che le vengono presentati, e dove, e in quale occasione?
RISPOSTA - I politici che mi vengono presentati a quell'epoca sono Salvo Lima, poi ne ho uno che lo conosco personalmente che si chiama Trapani che...
DOMANDA - Il nome di battesimo lo ricorda?
RISPOSTA - Giuseppe.
DOMANDA - Era un uomo d'onore o no?
RISPOSTA - Era un uomo d'onore e consigliere della mia famiglia, della famiglia di Cosa Nostra. Uomini d'onore ce n'erano altri, per esempio c'era Antonino Sorci.
DOMANDA - Intende dire uomini d'onore che facevano politica?
RISPOSTA - Che facevano politica, tutti per la Democrazia Cristiana e Antonino Sorci era uomo d'onore e cugino di quell'Antonino Sorci famoso, detto U'ricco a Palermo che era rappresentante di Villagrazia .
DOMANDA - C'erano altri politici uomini d'onore?
RISPOSTA - Sì, ce n'è qualche altro, per esempio c'è il rappresentante del Corso Calatafimi, Giuseppe Guttadavo che è rappresentante, uomo d'onore e che è deputato nazionale, però nei primi tempi è deputato nazionale per la Monarchia, negli anni '50.
DOMANDA - Altri politici uomini d'onore?
RISPOSTA - In questo momento non mi ricordo.
DOMANDA - Ed allora passiamo ai politici che conobbe in quel periodo tramite questi personaggi e che non erano uomini d'onore.
RISPOSTA - Ma dobbiamo passare un po' più nel tempo perché io sto dicendo agli inizi quando io conosco Lima, poi, superato il '60, i politici diventano un po' di più, i posti di riunione avvengono per questi politici di cui parlerò o a casa di Lima o a casa di Gioacchino Pennino, che io chiamo sede naturale della Democrazia Cristiana a Palermo.
DOMANDA - La casa di Gioacchino Pennino?
RISPOSTA - Nella casa di Gioacchino Pennino, se non vado errato, che era in via Sperlinga.
DOMANDA - Mentre la casa di Lima dov'era?
RISPOSTA - La casa di Lima era in via Roma Nuova, sul lato destro, andando verso la Favorita, credo che giù dove lui abitasse ci fosse un negozio grandissimo o l'Upim o la Standa.
DOMANDA - E lei c'è andato molte volte a casa di Lima?
RISPOSTA - Sì, sono stato molte volte. Prima lui abitava in un'altra casa, poi quando furono costruiti questi palazzi che davano su via Roma Nuova lui andò ad abitare ed io andavo insieme a Ferdinando Brandaleone o con Gioacchino Pennino.
DOMANDA - Quindi a casa di Lima e a casa di Gioacchino Pennino, chi ha conosciuto di uomini politici?
RISPOSTA - Di uomini politici ho conosciuto D'Acquisto.
DOMANDA - Il nome di battesimo se lo ricorda?
RISPOSTA - Mario. Ho conosciuto Attilio Ruffini, ho conosciuto Barbaccia.
DOMANDA - Barbaccia come?
RISPOSTA - Non mi viene in questo momento.
DOMANDA - Poi?
RISPOSTA - Poi ho conosciuto Di Fresco (…)
DOMANDA - E che rapporti aveva con queste persone?
RISPOSTA - Rapporti elettorali, cioè far pesare quando si votava, i voti farli affluire ad uno o ad un altro personaggio, ho conosciuto Reina.
DOMANDA - Reina era un politico?
RISPOSTA - Uomo politico che diventò, mi sembra, il primo Presidente della Regione, no no, della Provincia.
DOMANDA - Della Provincia di Palermo?
RISPOSTA - Sì, provinciale di Palermo. Credo che sia stato il primo Presidente.
(…)
DOMANDA - Signor Buscetta, lei ha già accennato al fatto di aver conosciuto l'Onorevole Salvo Lima. Entriamo più nello specifico, in particolare, quando e come lei ha conosciuto Salvo Lima.
RISPOSTA - Ho conosciuto Salvo Lima alla fine degli anni '50, mi è stato presentato da Ferdinando Brandaleone, dai fratelli La Barbera, dallo stesso Gioacchino Pennino, che poi tra l'altro mi ero anche scordato di dirlo, che a quell'epoca l'onorevole più anziano della Democrazia Cristiana a Palermo era Gioia, e tutta questa gente più giovane faceva capo a quell'epoca a Giovanni Gioia.
DOMANDA - Tutta questa gente, intende i politici?
RISPOSTA - Sì, intendo parlare dei politici, ho parlato di Mario
D'Acquisto, ho parlato di Salvo Lima, allora anche lui giovane, ho
parlato di Di Fresco, allora democratico-cristiano, non ho parlato di Ciancimino, ma anche lui a quell'epoca, anche se non faceva capo, e Giovanni Gioia era uno dei giovani che si prestava ad avere voti da parte dei mafiosi, come del resto tutti i parlamentari, escluso i comunisti che non ne cercavano e i fascisti sapevano che non li avevano, e quindi non li cercavano e ci combattevano. Quindi la domanda che mi ha fatto lei?
DOMANDA - Come è quando ha conosciuto Salvo Lima?
RISPOSTA - Conosco Lima alla fine degli anni '50 e lui si candida per consigliere, ha moltissimi voti, e diventa Sindaco del Consiglio comunale di Palermo. Durante il periodo in cui lui è Sindaco, ed io sono a Palermo libero, ci frequentiamo spesso. Ogni anno all'apertura del Teatro dell'Opera Massimo di Palermo mi manda i biglietti per tutta la stagione, diventiamo buoni amici.
(…)
DOMANDA - Quindi i suoi rapporti con Lima diventano rapporti che durano nel tempo?
RISPOSTA - Che durano fino al 1980.
In ordine al livello delinquenziale dei fratelli La Barbera, il Buscetta ha chiarito che Angelo La Barbera era capo della "famiglia" di Palermo Centro, e Salvatore La Barbera era capo del "mandamento" che comprendeva le "famiglie" di Palermo Centro, del Borgo e di Porta Nuova.
Dopo avere evidenziato che il padre di Salvo Lima era affiliato alla "famiglia" di Palermo Centro ed aveva "raccomandato" il figlio ai fratelli La Barbera, i quali lo avevano appoggiato avvalendosi della loro influenza, il collaboratore di giustizia ha illustrato le modalità attraverso le quali veniva offerto agli esponenti politici il sostegno elettorale di "Cosa Nostra", riferendo quanto segue:
RISPOSTA - Prima dovrei spiegare la maniera che si ha di aiutare, i politici molte volte distribuiscono i fac-simili, li lanciano dalla macchina, io non ricordo di aver mai fatto questo. Io ricordo che quando si proponeva l'aiuto al candidato, o il candidato richiedeva l'aiuto di un determinato rione, ci si recava in quel determinato rione in compagnia del candidato, e sempre si trovava il rappresentante di Cosa Nostra della borgata per prendere un caffè, nient'altro, perché la gente potesse vedere che il rappresentante di quel rione aveva ricevuto la visita del Sindaco o del prossimo candidato, e quindi i voti andavano a quel candidato che noi volevamo.
DOMANDA - Può essere più chiaro, forse si è capito, ma siamo un po' più chiari, si prendeva un appuntamento del rappresentante di Cosa Nostra nel rione, ma poi all'appuntamento c'era solo il rappresentante o c'erano altre persone?
RISPOSTA - C'ero io, c'era Gioacchino Pennino, c'era Ferdinando Brandaleone, in certi posti c'erano i fratelli La Barbera.
DOMANDA - Allora, c'era il rappresentante della borgata, c'erano altri uomini d'onore, ma c'erano anche normali cittadini, le persone della borgata oppure erano...?
RISPOSTA - No no, appuntamento con noi loro non ne avevano, ma erano loro che dovevano vedere che il rappresentante della borgata... io dovrei far capire a questa Corte che cosa significa a Palermo, il rappresentante della borgata è, cosa significa per l'umile palermitano il rappresentante della borgata. Significa il Presidente del Tribunale, significa il Presidente dello Stato, significa la legge, significa l'uomo che può amministrare nel bene e nel male la vita di quel rione, perlomeno in quei tempi. Quindi, quando si andava a cercare l'aiuto per il politico da candidare, era al rappresentante della borgata che ci rivolgevamo, era al rappresentante della borgata che si faceva trovare dove noi poi arrivavamo, anche se separati, insieme al sindaco o al candidato che noi portavamo, per far notare che quel rappresentante o quella persona nota a tutti, era l'uomo a cui si doveva fare il favore di votare per quel signore.
DOMANDA - E partecipavano molte persone a queste riunioni?
RISPOSTA - Chi non conosce Palermo non può capire cosa significa, ma la curiosità nella borgata, arrivando delle macchine, arrivando personaggi a livello di La Barbera, noti malauguratamente alla cronaca nera, arrivando il sindaco Lima, o arrivando il dottore Barbaccia, era fonte di gente che vedeva come se fossero comizi.
DOMANDA - E poi i comizi si facevano, qualcuno parlava?
RISPOSTA - Assolutamente no, non ho mai assistito a un comizio.
DOMANDA - C'erano anche dei rinfreschi, si offriva qualcosa alla gente?
RISPOSTA - E' logico, il caffè, il rappresentante di quella borgata predisponeva con anticipazione i rinfreschi che sarebbero stati serviti, caffè, gli spumoni, tutto quello che si può fare per dare il benvenuto a chi si presentava.
DOMANDA - C'erano degli uomini d'onore che erano consiglieri o assessori al Comune di Palermo?
RISPOSTA - Sì, l'ho detto. Credo di averlo detto, o mi sbaglio? Ho detto Giuseppe di Trapani, era assessore e consigliere.
INTERVENTO DEL PRESIDENTE –
Trapani o Di Trapani?
RISPOSTA - Giuseppe Trapani, non Di Trapani. C'era Sorci, c'era Cerami che non era uomo d'onore, perlomeno a quell'epoca non lo era.
Con specifico riferimento al sostegno assicurato da "Cosa Nostra" a Salvo Lima, il Buscetta ha dichiarato di essersi recato, insieme ad altri "uomini d’onore" ed allo stesso uomo politico, nelle zone dove quest’ultimo era interessato ad accrescere il proprio consenso elettorale ed "avrebbe potuto dimostrare di essere amico degli amici" (cioè esternare la propria vicinanza alle "persone che contano"); sul punto, il collaborante ha esposto quanto segue:
DOMANDA - Lei, personalmente, e altri uomini d'onore vi siete impegnati per aiutare Lima elettoralmente?
RISPOSTA - Io sono uno che mi sono impegnato, e Gioacchino Pennino è un altro che si è impegnato, i fratelli La Barbera si sono impegnati. Certo che ci siamo impegnati per fare eleggere.
DOMANDA - Forse lei ripeterà cose che ha già detto, ma è importante ripetere. Come vi siete impegnati, può raccontare episodi specifici?
RISPOSTA - Ci recavamo nelle zone dove si considerasse da parte dell'eletto, che non avesse i voti sufficienti in quel determinato rione, in quella determinata zona non avessero i voti sufficienti per essere a posto con i voti, allora chiedeva a noi...
DOMANDA - Chiedeva, chi è il soggetto?
RISPOSTA - Lui.
DOMANDA - Lui chi?
RISPOSTA - L'interessato ad essere votato, e in questo caso Lima.
DOMANDA - Quindi Lima chiedeva a voi?
RISPOSTA - Chiedeva a noi di recarci in quella zona insieme a lui, dove lui avrebbe potuto dimostrare di essere amico degli amici, così è la parola.
DOMANDA - Amici degli amici cosa intende? Traduciamolo bene.
RISPOSTA - Gli amici sono gli uomini d'onore, amico degli amici è l'amico dell'uomo d'onore, però anche se questo è occulto, è solo l'atteggiamento, è solo la maniera di chi è vissuto, di chi è nato in Sicilia che può capire che cosa intendo dire con questa frase. Amico degli amici è uno che può esternare a chi osserva che lui è vicino alle persone che contano.
DOMANDA - Ed allora queste riunioni nelle borgate, per i motivi che ha spiegato, si sono svolti una volta, due volte, più volte?
RISPOSTA - No, più volte.
DOMANDA - Quelle a cui lei ha partecipato personalmente?
RISPOSTA - Più volte, ma non saprei indicare gli anni, stiamo parlando di cose avvenute 35 anni fa.
DOMANDA - Cosa intende per più volte? 5 volte, 10 volte, 20 volte?
RISPOSTA - Tutte le volte che fosse necessario, ma logicamente siamo andati in molti posti che io ricordi così a memoria, siamo andati in molti posti e il risultato si otteneva. Il candidato che noi appoggiavamo era eletto.
DOMANDA - Oltre a lei, quali altri uomini d'onore partecipavano a queste riunioni elettorali a favore di Lima?
INTERVENTO DEL PRESIDENTE –
Erano riunioni? Perché non l'ha detto il collaborante. Che cosa facevate?
RISPOSTA - Riunioni erano apparizioni, come potrei dirlo, io credo che una riunione si fa, o per fare un discorso oratorio o per...
INTERVENTO DEL PRESIDENTE –
Dica che cosa facevate.
RISPOSTA - Apparivamo in quel posto, in quella zona dove avremmo incontrato il capo mafia di quella zona e che avrebbe visto quella gente di quella borgata il candidato vicino al capo mafia che prendeva il caffè, che prendeva il sorbetto o la camomilla, non saprei indicare cosa prendeva. Però era una cosa che si contava, e addirittura facevamo conti ancora prima che si andasse a votare veramente.
DOMANDA - In che senso facevate conti?
RISPOSTA - Sui voti che si sarebbero riportati in quelle zone che noi visitavamo.
DOMANDA - E da questi conti cosa risultava fuori?
RISPOSTA - Che il nostro candidato era eletto.
DOMANDA - Presidente, ripeto la domanda di poco fa: a
questo tipo di incontri, di apparizioni, come lei l'ha definito, oltre a lei, quali altri uomini d'onore partecipavano accompagnando Lima?
RISPOSTA - Io credo di averlo detto, La Barbera, io stesso, Gioacchino Pennino, l'uomo d'onore del posto, ed altri uomini d'onore del posto, anche della borgata, non è che veniva solo il rappresentante. Logicamente non erano masse, erano numeri, ma era l'importante perché questo numero così limitato poi a sua volta aveva i suoi 50 familiari o i 20 familiari che avrebbero votato secondo quello che stavano vedendo.
Il Buscetta si è poi soffermato sulle riunioni svoltesi nell’abitazione di Salvo Lima, fornendo le seguenti precisazioni:
DOMANDA - Si sono svolte delle riunioni a casa dell'onorevole Salvo Lima che avevano per oggetto la scelta di candidati, le elezioni, discussioni di carattere politico alle quali lei o altri uomini d'onore avete partecipato?
RISPOSTA - Alla scelta dei candidati io non ho mai partecipato, anche perché non ne avrei avuto la competenza, ma le riunioni c'erano a casa di Lima o a casa di Pennino. E a casa di Pennino molto spesso hanno parlato di candidare, per esempio, la candidatura dell'onorevole Barbaccia è stato un fulmine a ciel sereno perché era una candidatura che non si aspettavano, e visto il risultato per l'elezione al Municipio di Palermo, lo zio volle candidarlo per le elezioni nazionali. E quindi non fu poca la battaglia che successe per candidare Franco Barbaccia. Ma io a queste cose non ho partecipato, anche perché io non avevo abbastanza...
DOMANDA - Quando lei dice: non ho partecipato, intende dire che non ha partecipato alla discussione o che non ha partecipato alla riunione?
RISPOSTA - Non ho partecipato alla discussione.
DOMANDA - Ma ha partecipato alla riunione?
RISPOSTA - Sì, ho partecipato alla riunione, ma non trattavo io questi argomenti perché non avevo la capacità, riconosco, non le avevo le capacità per ragionare il giusto o il non giusto.
Il collaboratore di giustizia ha menzionato tre episodi di favoritismo da parte di Salvo Lima, divenuto Sindaco di Palermo, nei confronti di esponenti di "Cosa Nostra":
- il mutamento di destinazione urbanistica di un'area sita "in una zona centrale di Palermo alla fine della via Libertà"; il Buscetta e Salvatore La Barbera, "attraverso l'interessamento del Sindaco Lima", avevano ottenuto la trasformazione da "zona verde" ad "area edificabile", ed avevano poi venduto il terreno al costruttore Salvatore Moncada, anche lui "uomo d'onore";
- la concessione (avvenuta per interessamento di Salvo Lima) della facoltà di edificare due ulteriori elevazioni su un immobile nella cui costruzione era impegnato il Buscetta insieme a tale Annaloro;
- il mutamento di destinazione urbanistica ("da verde ad area edificabile") della villa "Duca d'Orléans" di Palermo; si trattò di un favore fatto dal Lima ad Antonino Sorci, Rosario Mancino ed altri.
Le dichiarazioni del Buscetta sono di seguito trascritte:
DOMANDA - Lei o altri uomini d'onore che tipo di favori avete chiesto, se li avete chiesti, all'onorevole Salvo Lima?
RISPOSTA - I favori che io conosco di Salvo Lima sono, quando lui era Sindaco di Palermo, il cambiare dei terreni da zona verde ad area edificabile, uno di questi favori l'ha fatto a me e a Salvatore La Barbera, un altro favore...
DOMANDA - Andiamo per ordine, il primo, in cosa consisteva questo favore che ha fatto a lei e a Salvatore La Barbera?
RISPOSTA - C'era un'area in una zona centrale di Palermo alla fine della via Libertà, dove era stata definita quell'area zona verde, mentre noi, attraverso l'interessamento del Sindaco Lima, abbiamo potuto trasformarla in area edificabile che poi abbiamo venduto ad un costruttore che si chiamava Salvatore Moncada, anche lui uomo d'onore di Palermo.
DOMANDA - E questo è un esempio, poi?
RISPOSTA - Il secondo esempio che io personalmente ho chiesto l'elevazione di due piani su una costruzione che stavo facendo insieme ad un tale Annaloro, cosa che mi fu accordata per suo interessamento, e a quell'epoca l'assessore...
INTERVENTO DEL PRESIDENTE –
Che significa la costruzione di due piani?
RISPOSTA - Era stata concessa la licenza per esempio di arrivare a 8 piani ed invece poi avevo chiesto il favore di arrivare a 10 piani, e mi è stato concesso.
DOMANDA - Ricorda...?
RISPOSTA - Un'altra, io non ho preso parte in questa, è una zona di Palermo, che era una villa detta Duca d'Orléans che fu trasformata interamente da verde ad area edificabile, e questa era una concessione che veniva fatta ad Antonino Sorci, ad un tale che si chiamava Rosario Mancino ed altri.
DOMANDA - Sorci e Mancino erano uomini d'onore?
RISPOSTA - Erano uomini d'onore tutti e due. Mancino era uomo d'onore a Brancaccio, nella famiglia di Gioacchino Pennino e Sorci era rappresentante, lui, della famiglia di Villagrazia.
DOMANDA - E chi è che fece questo favore?
RISPOSTA - Lima, era il Sindaco.
Il collaboratore di giustizia ha altresì specificato di avere inviato una "lettera di accompagnamento" per Carlo Gambino e Joe Bonanno in occasione di un viaggio di Salvo Lima (allora Sindaco di Palermo) negli Stati Uniti; sul punto, il Buscetta ha riferito quanto segue:
DOMANDA - Lei sa se l'onorevole Lima si recò mai negli Stati Uniti?
RISPOSTA - Sì.
DOMANDA - E come lo sa lei?
RISPOSTA - Io ho fatto una lettera, se così posso chiamarla, di accompagnamento, perché lui dovendosi recare negli Stati Uniti se poteva essere accolto da gente del posto. Io feci una lettera per Carlo Gambino e Jo Bonanno, che avevo conosciuto. Jo Bonanno l'avevo conosciuto nel 1957, mentre Carlo Gambino non l'avevo mai conosciuto, ma avevo conosciuto i fratelli di Carlo Gambino che si chiamavano Paolo e Giuseppe Gambino. Avevo questa conoscenza diretta perché abitando a corso Liguzza a Palermo, non ricordo più il piano dove io abitavo, ma mettendo che io abitavo al secondo piano, al terzo piano abitava la sorella di Carlo Gambino, sposata a Palermo con un uomo d'onore della famiglia del Borgo.
INTERVENTO DEL PRESIDENTE –
Chi era questo Carlo Gambino?
RISPOSTA - Carlo Gambino era il rappresentante della famiglia palermitana di New York.
DOMANDA - Perché questa lettera di accompagnamento, quale scopo, che funzione aveva?
RISPOSTA - La funzione di essere accompagnato in vari posti e sapere, avere qualcuno che poteva indicare, ma io so che loro, a detta dello stesso Sindaco di allora, avevano avuto accoglienze molto festose negli Stati Uniti.
DOMANDA - Cioè Lima aveva avuto accoglienze festose? RISPOSTA - Sì, e al ritorno mi aveva ringraziato.
INTERVENTO DEL PRESIDENTE - In quel periodo era Sindaco?
RISPOSTA - Sì, era sindaco in quel periodo.
Le affermazioni del Buscetta trovano specifica conferma in numerosi elementi di convincimento.
Il rapporto di conoscenza e di amicizia tra il Buscetta e l’on. Lima, e l’importanza che il predetto uomo politico vi attribuiva (qualificando il Buscetta come "uno che conta"), emergono chiaramente dalle dichiarazioni rese, davanti al P.M. di Roma ed al P.M. di Palermo, dall’on. Franco Evangelisti (le cui deposizioni sono state acquisite al fascicolo del dibattimento come atti irripetibili, a seguito del decesso del dichiarante).
Infatti l’on. Evangelisti, nel verbale di esame di persona informata sui fatti reso il 28 maggio 1993 davanti al Pubblico Ministero della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, affermò quanto segue: "ero legato da profonda amicizia con Salvo LIMA e mai avrei sospettato che potesse essere legato a mafiosi. L’unica cosa che ora mi viene in mente è che una volta LIMA mi disse di conoscere bene BUSCETTA e che questi era democristiano.
(…) LIMA mi disse che BUSCETTA era stato iscritto nei gruppi giovanili democristiani".
Nel verbale di assunzione di informazioni del 1° luglio 1993, davanti al Pubblico Ministero della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, l’on. Evangelisti precisò: "confermo, altresì, che Salvo LIMA mi disse – una volta – di conoscere BUSCETTA Tommaso e che quest’ultimo era stato iscritto ai gruppi giovanili della Democrazia Cristiana.
Quando io chiesi a Salvo LIMA che cosa pensasse di BUSCETTA egli disse: "è un mio amico, è uno che conta". LIMA non aggiunse altro; egli era uno che parlava poco, anzi si può dire che parlava con le sopracciglia (…) preciso che io chiesi a Salvo LIMA "non cosa pensasse di BUSCETTA, ma chi fosse BUSCETTA". ".
Il legame tra l’on. Lima ed il Buscetta era emerso anche nel corso dell’istruttoria del c.d. maxiprocesso. Infatti il teste Mario Cammarata, escusso in data 24 giugno 1986 dal giudice istruttore dott. Giovanni Falcone, dichiarò di avere incontrato Tommaso Buscetta in un ricevimento tenutosi presso la villa di Salvo Lima, sita a Mondello, in occasione di una campagna elettorale, e di essersi quindi allontanato, poiché l'ambiente non era di suo gradimento (cfr. la deposizione testimoniale resa dall’isp. Salvatore Bonferraro all’udienza del 22 maggio 1996).
Le risultanze dell’istruttoria dibattimentale hanno consentito di acquisire diversi elementi che forniscono univoco riscontro alle dichiarazioni rese dal Buscetta in ordine alle tre specifiche ipotesi di condotte illegittime attuate da Salvo Lima, mentre era Sindaco di Palermo, in favore di "uomini d’onore".
Infatti, per quanto attiene al primo episodio di favoritismo (consistente nell’interessamento del Sindaco Lima per la trasformazione da "zona verde" ad "area edificabile" di un terreno sito a Palermo "alla fine della via Libertà", poi venduto dal Buscetta e da Salvatore La Barbera al costruttore Salvatore Moncada), dalla deposizione testimoniale resa dall’isp. Brigida Mangiaracina all’udienza del 22 maggio 1996 si desume che l’imprenditore edile Salvatore Moncada, indicato come mafioso dal collaboratore di giustizia Leonardo Vitale, instaurò rapporti di affari con Salvatore La Barbera. Quest’ultimo utilizzava alcuni locali del Moncada come garage per i propri automezzi. Il Moncada scrisse, in data 30 ottobre 1953, una lettera indirizzata alla Questura di Palermo, con cui rappresentava la figura di Salvatore La Barbera (che doveva presentarsi davanti alla Commissione provinciale per l'assegnazione al confino di polizia) come quella di un onesto lavoratore. Nel corso delle indagini esperite a seguito della scomparsa di Salvatore La Barbera nel 1963, all’interno dell'autovettura semidistrutta di costui venne rinvenuta un'agendina tascabile contenente anche i numeri telefonici del Moncada. Nell’ottobre del 1960 il Moncada acquistò da Amedeo Chiaramonte Bordonaro di Gebbiarossa un terreno, attualmente occupato dallo stabile sito a Palermo in via Brigata Verona n.6 all’angolo con via Sicilia n.12. Tale immobile fu costruito dal Moncada, il quale ottenne la relativa licenza edilizia anche se nel terreno erano comprese alcune particelle destinate a verde pubblico ed una particella destinata per la maggior parte ad edificio monumentale e per il resto a verde pubblico. All’epoca Salvo Lima era Sindaco di Palermo e Vito Ciancimino era Assessore comunale ai lavori pubblici.
L’ubicazione dell’immobile (sito nelle vicinanze del tratto finale di via Libertà), la carica allora ricoperta da Salvo Lima, il significato sostanziale dell’intervento dell’amministrazione comunale (concretatosi nel riconoscimento della facoltà di edificare in relazione ad un’area per cui sussisteva una, sia pure parziale, destinazione a verde pubblico) e l’individuazione del destinatario finale del beneficio, corrispondono alle indicazioni fornite dal Buscetta.
L’unico dato che non ha ricevuto conferma in elementi estrinseci è costituito dalla riferita originaria titolarità dell’immobile in capo al Buscetta ed a Salvatore La Barbera, poiché il terreno risulta essere stato ceduto direttamente dal Chiaramente Bordonaro al Moncada. Può tuttavia rilevarsi che il Buscetta e Salvatore La Barbera, notoriamente inseriti nell’organizzazione mafiosa, erano interessati a non fare risultare ufficialmente la loro partecipazione alla vicenda traslativa riguardante l’immobile, evitando di intestare il terreno a proprio nome, secondo una prassi abituale per gli aderenti all’illecito sodalizio. E’, poi, appena il caso di osservare come fosse estremamente agevole, per due esponenti di spicco di "Cosa Nostra", avvalersi di molteplici forme di interposizione fittizia o comunque di occultamento della loro cointeressenza nell’affare.
La circostanza che notoriamente Salvo Lima agevolasse in modo illegittimo il Moncada nella sua attività di imprenditore edile trova conferma nelle seguenti dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo all’udienza del 30 maggio 1996: "i palermitani sanno che per costruire a Palermo e in certe aree ci sono stati diciamo magari dei palazzi che si poteva costruire al settimo piano, al dodicesimo piano. C'erano dei mafiosi fin d'allora, tipo il La Barbera, Salvatore Moncada ed altri, i Graziano, che questi erano mafiosi che purtroppo costruivano grazie diciamo all'intervento dell'On. Lima per cui per esempio in un area dove magari si poteva costruire fino al quinto piano, però con l'interessamento dell'On. Lima allora Sindaco Lima si poteva costruire fino a undicesimo piano".
Il secondo episodio di favoritismo menzionato dal Buscetta (e cioè l’interessamento di Salvo Lima per l’attribuzione della facoltà di edificare ulteriori elevazioni su un immobile nella cui costruzione erano impegnati lo stesso Buscetta e l’Annaloro) ha trovato preciso riscontro nelle dichiarazioni rese dal costruttore Giuseppe Annaloro nel procedimento penale a carico di Angelo La Barbera ed altri 116 imputati, conclusosi con la sentenza del 22 dicembre 1968 della Corte di Assise di Catanzaro (acquisita al fascicolo per il dibattimento).
L’Annaloro, infatti, nell’esame testimoniale reso il 28 novembre 1963 davanti al Giudice istruttore presso il Tribunale di Palermo dott. Cesare Terranova, dichiarò quanto segue:
"
Buscetta Vincenzo volle partecipare con me alla costruzione di un edificio in Via Cirrincione angolo Via Sampolo. (…) Avevo presentato al comune il relativo progetto per la costruzione di un edificio di sette piani oltre l’attico. L’approvazione era stata concessa per un edificio di sei piani oltre l’attico perché nelle more era intervenuto un provvedimento dell’amministrazione comunale con cui la zona prima intensa veniva dichiarata semi intensa. Poiché mi ero reso conto che Buscetta Tommaso certamente per motivi elettorali era in rapporto con personalità politiche locali, mi rivolsi a lui perché cercasse di farmi ottenere l’approvazione integrale del progetto.(…) Avevo visto una volta Buscetta Tommaso parlare col Sindaco Lima davanti l’abitazione di costui in via Marchese di Villabianca, lo avevo visto inoltre in compagnia dell’On/le Gioia e dell’On/le Barbaccia, anzi a quest’ultimo fui presentato dallo stesso Buscetta allorché volevo farmi operare di tonsille. Il predetto On/le Barbaccia in quella occasione era in compagnia di uno zio, di cui non ricordo il nome, compare del Buscetta. Buscetta Tommaso inoltre si vantava spesso e si compiaceva delle sue relazioni altolocate oltre che con personalità locali anche con personalità di Roma. Una volta ebbe a dirmi di essere amico degli On/li Andreotti e Scelba.
Per l’approvazione del progetto che venne effettivamente approvato integralmente in un secondo tempo mi rivolsi anche ad un mio amico a nome Villasevaglios, impiegato del Banco di Sicilia, collega del Sindaco Lima e con costui in buoni rapporti, nonché al Rag. Mostacci, impiegato all’Ufficio dei vigili urbani, acquirente di un appartamento, il quale si offerse spontaneamente di aiutarmi. Ottenuta l’approvazione Buscetta Tommaso mi chiese di vendergli due appartamenti al settimo piano e mi offrì la somma di L. 13 milioni. Accettata la proposta mi disse che mi avrebbe pagato solo L. 8 milioni trattenendo L. 5 milioni a titolo di compenso per l’approvazione del progetto (…) Tale somma a suo dire era destinata anche agli "amici" del comune senza però che in proposito facesse alcun nome".
Nel successivo esame testimoniale reso il 9 dicembre 1963 davanti al Giudice istruttore presso il Tribunale di Palermo dott. Cesare Terranova, l’Annaloro aggiunse:
"ripetutamente Buscetta Tommaso a parte quanto io stesso ebbi a constatare (…) ebbe a parlarmi dei suoi amichevoli rapporti con l’On/le Gioia e col Sindaco Lima. Sono convinto in proposito della veridicità di Buscetta Tommaso perché una volta lo vidi passeggiare con l’On/le Gioia tenendolo sotto braccio. Non conoscevo il predetto parlamentare e fu lo stesso Buscetta a dirmi poi che si trattava di detto On/le Gioia. Per quanto riguarda il Sindaco Lima li vidi parlare insieme. Ritengo invece che Buscetta Tommaso si sia vantato senza alcun fondamento della conoscenza degli On/li Andreotti e Scelba. Per quanto riguarda costoro, una volta, tornando da Roma, mi disse di essere stato con loro a pranzo".
Dalla deposizione testimoniale resa dall’isp. Brigida Mangiaracina all’udienza del 22 maggio 1996 si evince che l’istanza tendente all’aggiunta del piano ammezzato e del settimo piano era stata presentata nell’agosto 1961 dall’Annaloro (al quale nel marzo dello stesso anno era stata rilasciata una licenza che lo autorizzava alla costruzione di uno stabile composto da scantinato, piano terra, 6 piani elevati). Benché tale richiesta non fosse conforme alle previsioni del regolamento edilizio, la Commissione Edile del Comune di Palermo il giorno successivo alla presentazione dell’istanza espresse parere favorevole, ponendo talune condizioni; venne quindi rilasciata al predetto costruttore la licenza riguardante l'aggiunta del piano ammezzato e del settimo piano.
La sentenza del 22 dicembre 1968 della Corte di Assise di Catanzaro assolse, per insufficienza di prove, Tommaso Buscetta dall’imputazione di concorso in estorsione continuata (consistente nell’avere costretto Giuseppe Annaloro a cedergli, per l’importo di L.5.000.000, due appartamenti del valore di oltre 10.000.000), ma affermò la sua responsabilità penale in ordine al reato di associazione per delinquere, evidenziando quanto segue: "Buscetta Tommaso, intromessosi con autorevole malefica influenza negli affari commerciali del fratello Buscetta Vincenzo, fabbricante di vetri, ha fatto sentire il timore del suo prestigio di mafioso al costruttore Annaloro Giuseppe. Quest’ultimo ha chiarito di aver compensato Buscetta Tommaso con la somma di cinque milioni per avere ottenuto l’approvazione di un progetto edilizio per l’autorevole intercessione dell’imputato presso il Sindaco del Comune di Palermo dell’epoca nonchè di alcuni parlamentari secondo quanto lo stesso imputato aveva riferito all’Annaloro, spiegando che quel compenso egli aveva versato a suoi amici".
Nella medesima pronunzia, inoltre, si rilevò la carenza di prova in ordine al rapporto societario tra l’Annaloro ed i fratelli Tommaso e Vincenzo Buscetta, ma si aggiunse: "non può però escludersi che gli stessi abbiano potuto operare congiuntamente, di fatto, in affari poi conclusisi, secondo l’assunto dell’Annaloro in dibattimento, con un danno per quest’ultimo, valutato in lire 3.200.000, ch’egli avrebbe dovuto accollarsi pro bono pacis onde evitare conseguenza per lui più dannose.
Deve ammettersi che la narrazione dell’Annaloro relativa ai rapporti di affari avuti con i fratelli Buscetta, ha, attesa la dovizia di circostanze fornite, un apparente fondamento di verità. L’esistenza di quei rapporti comuni risulta implicitamente ammessa dallo stesso imputato Buscetta Vincenzo il quale ne ha solo contestato le lamentate irregolarità".
Dalla sentenza del 22 dicembre 1968 della Corte di Assise di Catanzaro si trae, dunque, puntuale conferma proprio del fatto che l’Annaloro aveva corrisposto la somma di £. 5.000.000 per ottenere l’approvazione di un progetto edilizio attraverso l’intercessione del Buscetta presso il Sindaco del Comune di Palermo e presso alcuni parlamentari.
Il terzo comportamento di illecito favoritismo (cioè quello che, secondo le affermazioni del Buscetta, fu realizzato da Salvo Lima nei confronti di Antonino Sorci, Rosario Mancino ed altri, in relazione al mutamento di destinazione urbanistica della villa "Duca d'Orléans" di Palermo) ha trovato conferma nelle seguenti dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Gioacchino Pennino in ordine al coinvolgimento del Lima, del Sorci e di altri soggetti in una speculazione edilizia riguardante un terreno sito nei pressi della Villa d'Orleans: "mi ha parlato di questo, credo, se non rammento male GIACINTO MAZZARA e mi disse, facendo il nome di GIOIA pure insieme a quello di LIMA, a quello di TOMMASO BUSCETTA, di mio zio, non rammento se fosse fatto anche quello dei fratelli LA BARBERA, che furono al centro di una speculazione a quell'epoca, che aveva, come oggetto, un terreno che era sito nei pressi della VILLA D'ORLEANS. Al centro di quella operazione c'era pure (…) un certo NINO SORCE detto "‘U RICCU", il ricco "'U RICCO", che io ho saputo essere uomo d'onore ma che non ho mai conosciuto. L'oggetto di questa speculazione, io non ne so con precisione i contenuti ma, trattandosi di un terreno doveva essere una speculazione edilizia. Mi disse proprio, in particolare, l'interlocutore che me ne parlò, mi disse: ci avevano tanto denaro e di stancavano di contarlo, in contanti. Ecco questo il particolare che rammento. Non so dire altro o in merito perché non mi è stato riferito nè avevo interesse a chiedere".
Nella sentenza del 22 dicembre 1968 della Corte di Assise di Catanzaro si specificò che Rosario Mancino aveva "impiegato forti somme per l’acquisto di suoli edificatori (lire 14 milioni per Ha. 14 di terreno nella villa d’Orleans…)" ed aveva reso dichiarazioni del seguente contenuto: "Angelo La Barbera, versando circa dieci milioni e conferendo materiale, costruì in società col Mancino numerosi appartamenti sul terreno che questi aveva acquistato nella Villa d’Orleans".
Gli stretti rapporti instaurati da Salvo Lima, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60, con i fratelli La Barbera, Ferdinando Brandaleone, Gioacchino Pennino (zio dell’omonino collaboratore di giustizia) e Tommaso Buscetta, e la partecipazione degli ultimi due soggetti ad una delicata riunione di carattere politico svoltasi presso l’abitazione del Lima, sono desumibili dalle seguenti dichiarazioni rese dal collaborante Gioacchino Pennino all’udienza del 15 dicembre 1996:
PENNINO G.: (…) la mia famiglia dal 1956 cominciò a votare per la Democrazia Cristiana, in quanto un mio cugino acquisito il Dottor FRANCESCO BARBACCIA, acquisito in quanto aveva sposato la figlia di una sorella di mio padre fu candidato alle elezione comunali su invito di mio zio GIOACCHINO PENNINO e di SALVO LIMA. Fu candidato alla Democrazia Cristiana alle elezioni comunali del 1956, risultando primo eletto. Appunto in quell'occasione io cominciai avere rapporti con l'ambiente della Democrazia Cristiana, fu in quell'occasione che ebbi a conoscere anche LIMA, fu in quell'occasione che ebbi anche a conoscere mi rammento, BRANDALEONE, FERDINANDO BRANDALEONE e noi ci operammo tutti per le elezioni di mio cugino che fu il primo eletto, successivamente lo stesso cugino nel '58 fu candidato alle elezioni nazionali e venne eletto, mentre dal '63 non risultò eletto però poi subentrò ad un parlamentare che decedette, e credo che fosse l'Onorevole ALDISIO, e quindi cominciai non ad essere attivista diretto, ma a occuparmi della Democrazia Cristiana. Questi rapporti e questa gravitazione nel mondo della Democrazia Cristiana aumentarono soprattutto alla fine degli anni '50, quando... mentre io frequentavo il tiro a volo avevo una amicizia particolare con... allora avvocato e poi senatore GIUSEPPE CERAMI. Lo stesso era socio del Circolo della Stampa e questo fatto era risaputo anche dagli altri frequentatori, quindi dal BUSCETTA, (...) da mio zio GIOACCHINO, per cui un giorno fui invitato a casa dell'Onorevole SALVO LIMA che allora abitava in un palazzo costruito dal Banco di Sicilia, che era sito tra la Via Lazio e il Verde Terrasi, il Verde Terrasi esattamente dovrebbe essere o la continuazione del Viale Piemonte o l'inizio del Viale Campania (…). In quell'occasione io fui invitato per il rapporto di amicizia, anche se c'era una differenza di età fra me e PIPPO CERAMI, fui invitato a casa del predetto (…) LIMA, dove c'erano mio zio GIOACCHINO e TOMMASO BUSCETTA, l'oggetto di quell'invito era politico. Si desiderava che il CERAMI non entrasse in giunta, perché CERAMI non faceva parte del grosso correntone cui aderiva la maggior parte degli operatori della DC di allora il correntone di fanfaniano, faceva parte del gruppo FASINO del gruppo FASINO, e allora si voleva convincere il CERAMI e poi tramite il CERAMI anche ERNESTO DI FRESCO a non entrare in giunta, se non rammento male, invece gli stessi entrarono nella Giunta, quindi era per motivi politici questa riunione. Successivamente FERDINANDO BRANDALEONE che con...
PRESIDENTE: la Giunta da chi era presieduta?
PENNINO G.: no, questo non lo so, non le saprei dire, io presumo...
PRESIDENTE: però in che anni siamo?
PENNINO G.: siamo sempre fine anni '50, vicino al '60. Io non rammento se fosse presieduto allo stesso LIMA perché LIMA era subentrato ad un Sindaco che era deceduto se non rammento male, però mi allaccio proprio a questo mio dire, perché FERDINANDO BRANDALEONE che aveva nei confronti di mio zio e lo stesso LIMA, dei rapporti di affinità sul piano politico e sul piano personale insieme a MASINO BUSCETTA e i fratelli LA BARBERA, FERDINANDO BRANDALEONE mi ebbe a invitare negli anni... proprio nel '60 a frequentare una sezione della DC che allora aveva i locali fra la VIA ROSOLINO PILO e la VIA RUGGERO VII°, questa sezione fungeva da comitato elettorale per il LIMA che si riproponeva nella veste di Sindaco alle elezione che si erano indette nel... che erano state indette nel '60, e là io ebbi modo di conoscere e frequentare numerosi personaggi che poi ebbero delle affermazione dalla Democrazia Cristiana, fra questi mi ha dato ricordare MURATORE GIACOMINO che poi fu consigliere regionale eh..., era assessore regionale rammento agli enti locali, il senatore RIGGIO, NINO RIGGIO che fu..., era intimo amico mio, fu prima Presidente della provincia e poi Senatore, il defunto MICHELE REINA che fu Presidente della provincia e poi Segretario Provinciale della DC, e PAOLINO BEVILACQUA che era medico e mio collega, che fu Sindaco di Palermo e Senatore, mi rammento di MATTA e così tanti altri, del fratelli di BRANDALEONE che mi sempre si chiamasse GIUSEPPE e che fu candidato a quelle elezione, fu eletto e poi disgraziatamente si suicidò, in quel contesto non..., invece non ebbi mai l'occasione d'incontrare l'Onorevole GIOIA in quell'epoca.
Il Pennino ha inoltre riferito di avere preso parte, su invito di Ferdinando Brandaleone, a due riunioni tenute in zone periferiche di Palermo: una riunione che si svolse presso una Sezione della Democrazia Cristiana sita nella borgata della "Rocca", con la partecipazione, tra gli altri, dei fratelli La Barbera, del Buscetta, dei fratelli Mancino, e dello zio del collaborante, giunti sul luogo al seguito di Salvo Lima; ed un’altra riunione che si tenne nella borgata di Croceverde-Giardini, presso l’abitazione di Piddu Greco ‘u tenente (padre di Michele e Salvatore Greco), con la presenza dei suddetti individui e di Nicola Greco.
Il Pennino ha confermato la qualità di "uomini d’onore" di Ferdinando Brandaleone e di Francesco Barbaccia, ed ha aggiunto di essere stato invitato da Gioacchino Testa e Giacinto Mazzara – i quali agivano in nome e per conto dello zio del collaborante, di Ferdinando Brandaleone e di Salvo Lima – a candidarsi alle elezioni provinciali del 1960. Avendo egli rifiutato la proposta, vennero candidati, al suo posto, alcuni suoi parenti, tra cui Giovanni Di Giuseppe, appartenente alla "famiglia" di Brancaccio.
Le dichiarazioni rese dal Pennino sull’argomento sono di seguito trascritte:
PENNINO G.: In quell'epoca fui invitato a un paio di riunioni che si svolgevano nelle borgate di Palermo, proprio su invito di FERDINANDO BRANDALEONE, FERDINANDO BRANDALEONE e difatti mi rammento che fui invitato alla Rocca, la Rocca è una borgata alla periferia di Palermo prima di arrivare a Monreale dove c'era una sezione della DC, io la potei notare per quello che mi ha dato rammentare che arrivarono numerose macchina (…) di "codazzo", al seguito di LIMA e di FERDINANDO BRANDALEONE con cui io parlavo di norma, e fra gli altri c'erano i fratelli MANCINO, i fratelli LA BARBERA, mio zio, TOMMASO BUSCETTA, rammento che in loco c'erano due persone che gravitavano nell'ambiente del Circolo della Stampa, un certo GIOACCHINO TESTA e un certo RIZZO. Anzi a proposito del RIZZO debbo dire che era gestore di un bar che era proprio a Piazza Rocca si trovava.
P.M. SCARP.: Piazza?
PENNINO G.: Piazza Rocca del Corso Calatafimi in fondo, e in quell'occasione alla locale sezione queste persone che avevano un modo di proporsi all'esterno particolare, rammento che SARO MANCINO aveva un grosso sigaro avana, te lo mostrava con esibizionismo e con proposizione arrogante all'esterno...
PRESIDENTE: questo MANCINO chi era?
PENNINO G.: ROSARIO MANCINO era un amico di mio zio, un amico di BRANDALEONE e un amico di LIMA, col fratello molto vicino per rapporti di affinità agli stessi, nessuno mi ha mai detto che fosse uomo d'onore.
PRESIDENTE: e l'altro come si chiamava?... L'altro fratello?
PENNINO G.: ENZO, VINCENZO. Poi c'era un terzo fratello dei MANCINO che frequentava invece il tiro a volo.
PRESIDENTE: quindi questi MANCINO erano uomini d'onore o no?
PENNINO G.: a me non è stato mai partecipato da nessuno che fossero uomini d'onore e non posso dire, anche se presumo che lo potessero essere dato le loro frequentazione e dato il modo di comportarsi. Mentre i fratelli LA BARBERA ANGELO e SALVATORE io ho saputo successivamente che erano uomini d'onore, così come FERDINANDO BRANDALEONE, anche se faceva politica era uomo d'onore, così come TOMMASO BUSCETTA così come anche il... il TESTA GIOACCHINO, del RIZZO non so dire se fosse uomo d'onore o meno, tutta questa gente...
P.M. SCARP.: e il Dottore FRANCESCO BARBACCIA?
PENNINO G.: era uomo d'onore nella "famiglia" di BADALAMENTI. Nella sezione questa gente, mentre LIMA parlava, mentre veniva presentato agli altri, praticamente gli accompagnavano al predetto ed esibivano la loro presenza la esibivano in maniera manifesta con proposizione precisa, erano conosciuti sicuramente da molti locali era questo scomportamento di questo gruppo. Successivamente fui anche invitato ad una riunione che si svolse a Croce Verde Giardini a casa del defunto PIDDU GRECO, GRECO PIDDU è... dovrebbe essere il... il diminuitivo di GIUSEPPE, ma di questo non sono sicuro, era il padre di MICHELE e SALVATORE GRECO che se non rammento male aveva... era soprannominato il "TENENTE", se non rammento male, mi sembra di avere sentito PIDDU 'U TENENTE però di questo è un ricordo vago, Presidente vago. In quella casa oltre questo predetto "codazzo" mi rammento che c'erano anche presenti un certo GRECO "altissimo"...
PRESIDENTE: predetto "codazzo" che significa, che c'erano le stesse persone che erano in quella riunione alla Rocca?
PENNINO G.: esattamente, eccetto... il "codazzo" di quelli che arrivarono e al seguito di SALVO LIMA di FERDINANDO BRANDALEONE non il RIZZO ed il GIOACCHINO TESTA che aspettavano localmente, era sempre questa compagnia che si.... e insieme a questi rammento che c'era anche un certo ARTURO VITRANO che era frequentato pure del Circolo della Stampa, mi rammento perché era un giovane alto, aitante e possente e uno dei GRECO esattamente il COLA lungo che era anch'esso aitante e che lo chiamavano COLA GRECO, alto e aitante di questo rammento. Ho avuto sentore che ci sono state numerose riunioni di questo tipo in altre borgate e luoghi della città, ma io non ho presenziato, quindi non posso dire altro in merito. Successivamente alle elezioni comunali seguirono le elezioni provinciali.
PRESIDENTE: siamo sempre?
PENNINO G.: 1960 (…) allora in quel contesto vennero a casa mia proprio due appartenenti a quel gruppo il predetto TESTA e un certo GIACINTO MAZZARA (…), a venirmi a proporre a nome di mio zio, di FERDINANDO BRANDALEONE e di LIMA di candidarmi a queste elezioni, io prima perché nel '60 non ancora non ero laureato e quindi non potevo assolutamente dedicarmi a questa attività, anche se è remunerata, anche se poteva rappresentare per un giovane un motivo di compiacimento e di ambizione e poi perché non mi piacevano quei due personaggi che erano portatori di una ambasciata da parte di un mondo che io non accettavo in cuor mio, per cui rifiutai l'offerta, a mio posto vennero canditati dei miei parenti fra cui un altro medico il Dottor LO VERDE SALVATORE che fu poi eletto consigliere provinciale, venne candidato anche un altro mio parente GIOVANNI DI GIUSEPPE che poi io seppi essere anche lui uomo d'onore (…), era figlio di una sorella di mio padre, che poi io ho saputo successivamente essere uomo d'onore perché mi è stato presentato uomo d'onore della "famiglia" di BRANCACCIO, ambedue insieme al fratello di CICCIO BARBACCIA, LUIGI BARBACCIA anch'egli medico furono eletti tutti e tre come consigliere provinciale.
(…)
P.M. SCARP.: (…) la domanda era: se c'erano interferenze di "COSA NOSTRA" nella vita delle sezioni della DEMOCRAZIA CRISTIANA e nello svolgimento dei congressi provinciali della DEMOCRAZIA CRISTIANA e in genere la vita delle correnti e del partito.
PENNINO G.: eh, eh, appunto. Glielo debbo anche aggiungere alcune cose. C'erano anche delle correnti. Addirittura (...) dei personaggi che erano aderenti a "COSA NOSTRA" che addirittura facevano parte del partito, alla segreteria provinciale. All'uopo cito FERDINANDO BRANDALEONE, uomo d'onore, FRANCESCO MINEO dott. FRANCESCO MINEO di BAGHERIA che faceva parte del Comitato Provinciale della DEMOCRAZIA CRISTIANA. (…) il dottore FRANCESCO MINEO (…) era nella DEMOCRAZIA CRISTIANA del gruppo andreottiano
(…)
P.M. SCARP.: specificando per ciascuno di questi nominativi se è possibile chi le disse che erano uomini d'onore?
PENNINO G.: per esempio FERDINANDO BRANDALEONE, io conosco, l'ho conosciuto dagli anni... nei primi anni '60 addirittura '50, FERDINANDO BRANDALEONE mi fu detto da GIOVANNI LO IACONO che apparteneva a una "famiglia" mafiosa di Palermo, non mi si specificò la "famiglia", e poi me lo disse anche MINEO, lo dissero altri. Me lo disse MINEO, me lo dissero altri, per esempio il dottore SORCE ANTONINO, che io ho conosciuto perché era medico, e che avrebbe fatto politica nel PARTITO MONARCHICO e forse anche nella DEMOCRAZIA CRISTIANA, mi fu detto da GIACINTO MAZZARA, rammento che era suo cliente, da un suo parente CICCIO SORCE che era uomo d'onore, e dallo stesso LO IACONO, PICONE, quello, quella persona, quel medico di cui ho parlato presidente alla Cassa di Soccorso all'AMAP, mi fu riferito appunto da LO IACONO che faceva parte, che faceva... era uomo d'onore
(…)
P.M. SCARP.: senta, tra gli uomini politici e uomini d'onore, e tra gli uomini d'onore in genere, quali erano quelli vicino a SALVO LIMA, con i quali SALVO LIMA aveva un rapporti di frequentazione, di conoscenza di amicizia?
PENNINO G.: eh, i due cugini, SALVO, FERDINANDO BRANDALEONE e MINEO FRANCESCO, quelli che mi ha dato conoscere a me.
(…)
AVV. SBACCHI: (…) Senta, lei che rapporti aveva con BRANDALEONE?
PENNINO G.: rapporti...
AVV. SBACCHI: FERDINANDO lei ha detto.
PENNINO G.: ...di stima e di cordialità.
AVV. SBACCHI: stima e cordi... cioè...
PENNINO G.: anche perché, anche perché avevamo la differenza di età considerevole fra me e FERDINANDO BRANDALEONE, che risalgono alla lontana fine degli anni '50 e che poi nel tempo si sono, si sono sempre prolungati tent'è che io nella sezione di Via Rosolino Pilo ho conosciuto, non so se me lo presentò anche il fratello GIUSEPPE che mi sembra che fosse insegnante di scuola o qualcosa del genere che si candidò pure alle comunali e che poi si suicidò poveraccio, poi (…) ho sentito parlare anche da LO IACONO, da GIOVANNI LO IACONO il coassociato del padre di FERDINANDO BRANDALEONE che si chiamava CARLO e (...) a dire del BRANDALEONE era anch'egli uomo d'onore di una "famiglia" di Palermo di cui non so precisare una cosa, non so precisare esattamente e fra l'altro che il BRANDALEONE era anche nella stessa "famiglia" (…) del defunto Assessore nella DC TRAPANI che era un proprietario di una fabbrica di birra, qualcosa del genere che era pure uomo d'onore nella stessa "famiglia".
AVV. SBACCHI: mi scusi quindi lei si frequentava con FERDINANDO BRANDALEONE, questo intendevo.
PENNINO G.: gliel'ho detto i rapporti cordiali ne che io... non ero amico perché non avevo frequentazione, c'era uno scarto di età e anche di ambienti (…), che io frequentavo i miei coetanei, frequentavo i professionisti i medici, era uno scarto generazionale, quindi era di grande rispetto, li incontravo sempre, ho sempre sentito parlare di lui nell'ambito della politica e di "COSA NOSTRA", come una persona di grande rispetto...
I contatti intercorsi tra Salvo Lima ed i fratelli La Barbera (ed, in generale, con i più importanti esponenti di "Cosa Nostra") sono stati confermati anche dal collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo, il quale ha riferito quanto segue:
P.M.: Durante la sua permanenza in Cosa Nostra ha avuto per caso modo di apprendere notizie sul conto dell'Onorevole Salvo Lima e in caso positivo quali notizie ha appreso?
MUTOLO G.: Guardi, quello che io ho appreso dell'Onorevole Salvo Lima in seno a Cosa Nostra erano le conversazioni che si facevano che Salvo Lima era da moltissimi tempi, diciamo, in stretto contatto con esponenti di Cosa Nostra in quanto nel lontano 1950, 1960, c'erano a Palermo i fratelli La Barbera. Da lì insomma l'On. Salvo Lima ha avuto sempre i rapporti con i componenti più importanti di Cosa Nostra.
P.M.: Scusi, i fratelli La Barbera, vuole indicare i nomi dei fratelli La Barbera?
MUTOLO G.: Uno si chiamava Salvatore che è scomparso e un altro si chiamava Angelo che è stato ucciso in un carcere di Napoli. Erano diciamo i capi famiglia e il capo mandamento di Palermo centro. Erano persone di Partanna Mondello, erano molto legate diciamo alla famiglia dei Riccobono, del fratello Pino che è stato ucciso, insomma, c'era uno stretto legame quindi erano persone che Riccobono sempre ricordava anche quando è stato ucciso Angelo in galera che si commentava che una morte in quella maniera non era giusto insomma che un personaggio del genere potesse fare.
P.M.: Lei ha detto: "si diceva" o qualcosa del genere o "ho sentito parlare dei rapporti tra l'On. Lima e Cosa Nostra" Vuole riferire al Tribunale da chi ha sentito queste notizie e in che occasioni, se per caso è in grado di ricordarlo?
MUTOLO G.: Guardi, le occasioni erano tante, i personaggi che io ne ho sentito parlare molto frequentemente diciamo riallacciandomi ai periodi prima dell'80 erano Stefano Bontate, Mimmo Teresi, Riccobono, Badalamenti, insomma, il cognato di Stefano Bontate, un certo Vitale che era un massone, insomma, ma tanti altri, non era un segreto che l'On. Salvo Lima fosse in contatto con i mafiosi, perchè era diciamo nel nostro territorio, aveva un villino a Valdesi quindi era un personaggio che si muoveva sempre dentro casa nostra.
P.M.: Per quali motivi parlavate, se vi erano dei motivi particolari, dell'On. Salvo Lima tra voi uomini d'onore o comunque tra le persone delle quali lei ha ricordato i nomi pocanzi? Vi erano dei motivi?
MUTOLO G.: Guardi, le occasioni potevano essere per esempio che si parlava delle costruzioni che si facevano a Palermo perchè Mimmo Teresi in quel periodo è uno dei più grossi, diciamo, per personaggi, che costruiscono, che hanno delle società con i Bontate ed altre persone. Se ne parlava in casi diversi quando c'era da aggiustare qualche processo, quando c'era qualche cosa, qualche intervento che si doveva fare al Tribunale di Palermo, insomma, le occasioni erano diverse, insomma. (…) Ma sempre da personaggi importanti.
P.M.: Un attimo soltanto signor Mutolo, quindi lei ha fatto riferimento a due materie, diciamo, per le quali sentiva parlare dell'On. Lima in seno a Cosa Nostra, licenze edilizie, motivi di costruzione e processi. Se vuole riferire, se è in grado di farlo, con maggiore determinatezza al Tribunale episodi concernenti la vita amministrativa del Comune di Palermo e quindi le licenze edilizie e poi passare a quello che ha definito l'aggiustamento dei processi. Quindi cominciamo con le licenze edilizie e la vita amministrativa in genere se è in grado di dire più analiticamente qualche cosa al riguardo.
MUTOLO G.: Guardi signor giudice, lei che è palermitano o i palermitani sanno che per costruire a Palermo e in certe aree ci sono stati diciamo magari dei palazzi che si poteva costruire al settimo piano, al dodicesimo piano. C'erano dei mafiosi fin d'allora, tipo il La Barbera, Salvatore Moncada ed altri, i Graziano, che questi erano mafiosi che purtroppo costruivano grazie diciamo all'intervento dell'On. Lima per cui per esempio in un area dove magari si poteva costruire fino al quinto piano, però con l'interessamento dell'On. Lima allora Sindaco Lima si poteva costruire fino a undicesimo piano e quindi i commenti erano questi insomma. (…)
La circostanza che il Mutolo abbia sentito parlare dei rapporti intercorrenti tra l’on. Lima e "Cosa Nostra" da una pluralità di esponenti mafiosi di primario rilievo (segnatamente, il Bontate, il Teresi, il Riccobono, il Badalamenti) rende evidente l’affidamento che l’illecito sodalizio riponeva nel predetto uomo politico.
L’intenso legame che univa Salvo Lima ad Angelo La Barbera non era, del resto, sfuggito all’attenzione degli organi giudiziari.
In particolare, il teste Bonferraro all’udienza del 22 maggio 1996 ha specificato che nella sentenza-ordinanza di rinvio a giudizio emessa dal giudice istruttore presso il Tribunale di Palermo dott. Cesare Terranova in data 23 giugno 1964 a carico di Angelo La Barbera ed altri 42 imputati si evidenziava che il mafioso Vincenzo D'Accardi si era rivolto ad Angelo La Barbera per chiedergli una raccomandazione, sul presupposto che quest’ultimo conoscesse Salvo Lima, ed intrattenesse con lui rapporti tali da potere chiedergli favori.
Sul punto, nella sentenza del 22 dicembre 1968 della Corte di Assise di Catanzaro si rilevava quanto segue: "l’autorevolezza dei fratelli La Barbera emerge da una circostanza ammessa (udienza 4 dicembre 1967) dal La Barbera (Angelo: n.d.e.) secondo la quale egli aveva ricevuto da D’Accardi Vincenzo (il mafioso ucciso nell’aprile 1963) la richiesta di intercessione per fare assumere al lavoro un amico del D’Accardi presso il comune di Palermo; la richiesta venne passata al La Barbera Salvatore che il Sindaco dell’epoca, Lima, ammise di aver conosciuto".
Si sono, inoltre, già menzionate le ulteriori risultanze istruttorie confluite nel processo conclusosi con la sentenza del 22 dicembre 1968 della Corte di Assise di Catanzaro.
Dalle dichiarazioni del teste Bonferraro emergono anche altri elementi probatori che denotano la rilevanza dei rapporti intercorsi tra Salvo Lima e Salvatore La Barbera.
Precisamente, da una informativa del 4 febbraio 1963 si desumeva che Salvo Lima, Ferdinando Brandaleone e Salvatore La Barbera avevano alloggiato dal 9 al 12 gennaio del 1963 presso l’Hotel Mediterraneo di Roma.
Inoltre, da un'indagine svolta dal giudice istruttore del Tribunale di Palermo dott. Aldo Vigneri era emerso che l’esponente mafioso Gioè Imperiale, il quale aveva formulato un’istanza diretta ad ottenere la concessione di un distributore di un carburante, era entrato in contatto con Salvatore La Barbera, che gli aveva assicurato il proprio interessamento presso il Sindaco di Palermo per fargli ottenere questa concessione. Dalla deposizione dell’isp. Bonferraro e dalla documentazione acquisita si evince che:
- il Gioè Imperiale gestì nei primi anni '60 un distributore di carburanti unitamente a Salvatore La Barbera;
Gli stretti rapporti di collaborazione e di fiducia instauratisi tra Salvo Lima e Ferdinando Brandaleone sono altresì desumibili dalla deposizione resa all’udienza del 19 giugno 1996 dal teste on. Mario D’Acquisto, il quale ha esplicitato quanto segue:
D’ACQUISTO M.: Della vita organizzativa del partito c'era... se ne occupavano alcuni collaboratori nei quali Lima riponeva la massima fiducia, tra cui posso ricordare Nicola Graffagnini, Girolamo Di Benedetto, e altri, allora il senatore Nino Riggio, i fratelli Brandaleone.
P.M: Il nome dei fratelli Brandaleone, per piacere, lo vuole... se lo ricorda, lo vuole indicare?
D’ACQUISTO M.: Si, i fratelli Brandaleone erano due, uno si chiamava Giuseppe e l'altro Ferdinando.
Il teste D’Acquisto ha altresì affermato di avere preso parte, intorno alla fine degli anni ’50, ad una pluralità di riunioni di partito o manifestazioni politiche nelle quali erano presenti Gioacchino Pennino (zio dell’omonimo collaboratore di giustizia) e Tommaso Buscetta, e doveva certamente essere intervenuto anche Salvo Lima. In proposito, il teste ha reso le seguenti dichiarazioni:
P.M: Sempre con riferimento a quei suoi primi anni di attività, le pongo questa domanda. Ricorda per caso, di avere conosciuto, di avere incontrato in quegli anni Tommaso Buscetta.
D’ACQUISTO M.: Ho reso...
P.M: parliamo proprio dei primissimi anni '60, potremmo dire fino al 1963, ecco.
D’ACQUISTO M.: ma, penso, forse che questo ricordo risalga alla fine degli anni '50. Comunque, come ho già avuto modo di dire (…) in altra testimonianza, ricordo di avere incontrato, talvolta, nella sede della Democrazia Cristiana o in occasione di manifestazioni politiche organizzate...
P.M: Cortesemente, la sede della Democrazia Cristiana in qual momento, dove era ubicata, se riesce a ricordarlo?
D’ACQUISTO M.: Se non mi sbaglio era in via Principe di Belmonte, se non mi sbaglio.
P.M: In via Principe di Belmonte.
D’ACQUISTO M.: Se non mi sbaglio, ma è qui... bisognerebbe fare un riscontro di date, comunque, ripeto, nella sede delle Democrazia Cristiana o in manifestazioni pubbliche organizzate dalla Democrazia Cristiana ricordo di avere incontrato il signor Gioacchino Pennino, che non è l'attuale collaboratore di giustizia, ma credo che ne fosse lo zio, il quale, talvolta era accompagnato da un giovanissimo che, adesso, io ricostruisco da quello che ho letto sui giornali, che ho sentito dalle dichiarazioni dello stesso Buscetta che questo giovane dovesse essere proprio il Buscetta. Quindi non c'è stato mai un incontro personale, non c'è stata una conoscenza diretta però ho il ricordo di questa presenza, sia pure occasionale, della quale ho già riferito e continuo a riferire in questa sede.
P.M: Ciò avvenne quante volte, evidentemente con approssimazione dovuto al tempo trascorso?
D’ACQUISTO M.: Ma, sarà avvenuto... poche volte, senz'altro, 4 o 5 volte, (…) non posso definirlo perchè sono ricordi molto lontani e citati, adesso, dall'importanza dei processi che si stando conducendo, ma...
P.M: In queste occasioni, nel corso di queste manifestazioni pubbliche del partito, era presente anche quel Gioacchino Pennino al quale lei ha fatto riferimento, zio del collaboratore?
D’ACQUISTO M.: Si, era presente in quanto la funzione di questo giovane che io identifico, adesso, in Buscetta, era quella di accompagnarlo quindi...
P.M: Quindi erano presenti...
D’ACQUISTO M.: ...non c'era l'uno se non c'era l'altro.
P.M: ...sia Pennino che Buscetta.
D’ACQUISTO M.: Si.
P.M: Era presente (…) anche l'onorevole Lima a queste circostanze alle quali il suo ricordo accenna?
D’ACQUISTO M.: Presumo, in genere, si...
PRESIDENTE: Onorevole se lo ricorda lo dice, il presumo non ha valore nel dibattimento.
D’ACQUISTO M.: Posso dire, affermativamente, che l'onorevole Lima partecipava molto intensamente a tutte le riunioni che si svolgevano nel partito e che la Democrazia Cristiana organizzava pubblicamente.
P.M: Onorevole, per sollecitare il suo ricordo, eventualmente, nell'esame testimoniale da lei reso al nostro ufficio il 19 luglio del 1995, lei ha dichiarato: "Come ho detto, io ho conosciuto Pennino accompagnato da un giovane che, ora, ritengo di potere identificare in Buscetta, in circostanze in cui era presente nei luoghi anche l'onorevole Lima". I luoghi sono quelli da lei...
D’ACQUISTO M.: Si, si, i luoghi sono quelli...
P.M: ...ricordati.
D’ACQUISTO M.: ...le circostanze sono quelle.
P.M: Ecco.
D’ACQUISTO M.: Io non ho (…) il ricordo, Presidente, visivo, fisico, di Lima che partecipa a quella determinata riunione, però il ragionamento che io ho fatto e che mi ha indotto a quelle dichiarazioni e che mi ha indotto, questa mattina, a questa precisazione è un ragionamento che conduce a pensare e a ritenere che in quelle riunioni ci fosse anche l'onorevole Lima, ecco. Quindi è il frutto di un ragionamento, non di una fotografia visiva.
P.M: per la verità c'è da dire che continua la testimonianza o la deposizione dell'onorevole in questi termini: "Quindi, anche se io non ho, in questo momento, il ricordo di aver visto Lima parlare con Buscetta, ritengo abbastanza probabile che, come dice etc... etc... Lima lo conosceva e lo abbia pure incontrato.".
(…)
D’ACQUISTO M.: Comunque, avendo dato una lettura integrale di tutta la mia deposizione (…) io la posso riconfermare senz'altro.
(…)
PRESIDENTE: Che significa ritengo probabile?
D’ACQUISTO M.: Io ho tentato di chiarirlo, io sono arrivato all'affermazione che testè il P.M. ha letto, perchè nelle circostanze nelle quali io ricordo di avere visto il Pennino, talvolta accompagnato dal Buscetta, la presenza dell'onorevole Lima era, direi quasi, inevitabile, perchè si trattava (…) di quelle manifestazioni, di quelle riunioni in cui l'onorevole Lima, certamente, era presente perchè non posso pensare che una persona sempre presente non ci fosse proprio in quelle occasioni.
Il collaboratore di giustizia Angelo Siino all’udienza del 17 dicembre 1997 ha affermato che Gioacchino Pennino senior (il quale "aveva un carisma e uno spessore mafioso notevole" e partecipava spesso a "riunioni anche con esponenti di alto rango della mafia quale Piddu tenente (…) il padre di Michele Greco"), dopo essere stato legato all’on. Pivetti, si avvicinò all’on. Giovanni Gioia e a Salvo Lima; che Salvo Lima, prima di essere eletto Sindaco di Palermo, partecipava (come altri uomini politici) ad incontri conviviali con esponenti mafiosi come Antonino Sorci, tale Lo Verde, i Cirafici, i Cottone e "parecchi personaggi a cui lui era molto legato, che lo tenevano in grandissima considerazione"; che una tale considerazione dipendeva anche dalla notizia che allora circolava in merito al fatto che "Lima fosse figlio di un uomo d'onore (…) appartenente alla famiglia di Palermo centro"; che Salvo Lima "camminava sempre con un codazzo di personaggi (…) riconducibili a mafiosi", tra cui Brandaleone.
Le dichiarazioni del Siino sull’argomento sono di seguito riportate:
P.M.: (…) A queste persone e segnatamente a GIOACCHINO PENNINO Senior, lei vide frequentare soltanto mafiosi o anche persone appartenenti ad altre categorie sociali?
SIINO A.: No, frequentavano anche esponenti della Palermo bene, frequentavano qualche politico. Io mi ricordo allora che questo PENNINO era legatissimo all'allora Onorevole PIVETTI che mi pare che fosse monarchico
(…)
P.M.: Ho capito, quindi oltre all'Onorevole PIVETTI lo vedeva ...
SIINO A.: Sì, poi ad un certo punto si cominciò anche ad avvicinare all'Onorevole GIOIA, all'Onorevole LIMA.
P.M.: All'Onorevole GIOIA quale?
SIINO A.: (...) GIOIA GIOVANNI, non l'avvocato Luigi. GIOIA GIOVANNI. Praticamente anche a personaggi della zona, poi a personaggi tipo SPAGNOLO. SPAGNOLO era l'ex Sindaco di Palermo. Fu per un sacco di tempo Sindaco di Palermo. Anche lui era di provenienza monarchica. E praticamente tutti questi personaggi.
P.M.: Senta signor SIINO, e queste frequentazioni che ha appena finito di menzionare dove avvenivano?
SIINO A.: Ma avvenivano sempre in queste ...
P.M.: O perlomeno li dove le ha viste?
SIINO A.: Cioè praticamente in queste splendide case che avevano, case siciliane, bagli, masserie che c'erano nell'allora Conca D'Oro attorno alla zona di Corso dei Mille, alla zona di Maredolce, alla zona di ... Allora GIOVANNI GIOIA, non so perchè, ma poi l'ho capito, il fratello era amministratore delle proprietà TAGLIAVIA che avevano parecchie ...
P.M.: Il fratello del ...
SIINO A.: L'avvocato Luigi.
P.M.: Luigi.
SIINO A.: L'avvocato Luigi (...) amministrava per conto di questa famiglia, TAGLIAVIA, una serie di appezzamenti di terreno, ed in alcuni di questi si riunivano questi personaggi. Ma certamente non gli mancavano i posti.
P.M.: No, no, io desideravo che lei precisasse dove lei personalmente li ha visti, non ...
SIINO A.: Sì, dove li ho visti esatto è stata una volta in una proprietà di Corso dei Mille, cioè che era dietro Corso dei Mille, tra il Maredolce e il Corso dei Mille. Non mi ricordo di chi era, non so di chi era, anche perchè non è che ero ... Era abbastanza giovane.
P.M.: Senta, in questo periodo per caso ... Prego.
PRESIDENTE: In questa circostanza chi ha visto? Siccome lei ha detto: "Una volta sono stato" e chi ha visto in questa circostanza?
SIINO A.: Sì, ho visto il PENNINO, ho visto PIDDU TENENTE, ho visto certo ABBATE che era giovane allora che poi ho rivisto in altre occasioni.
P.M.: Scusi, e questo ABBATE è ancora vivente oppure no?
SIINO A.: No, no, è stato ucciso.
P.M.: E' stato ucciso. Poteva essere PINUZZO ABBATE?
SIINO A.: Sì, era PINUZZO ABBATE.
P.M.: Di quale zona era se lo ricorda?
SIINO A.: Di Roccella.
P.M.: Di Roccella, perfetto vada avanti.
SIINO A.: Roccella ... c'erano anche degli altri personaggi (…).
(…)
P.M.: Senta, nel ... lei ha fatto riferimento a riunioni politiche o comunque sia ad incontri ai quali partecipavano anche i politici in questo periodo.
SIINO A.: Sì.
P.M.: Lei ha visto in qualcuna di queste occasioni l'Onorevole LIMA? (…) Lei ha già fatto accenno all'Onorevole LIMA che allora forse non era ancora Onorevole. Che cosa ... quando lo ha visto, chi altri c'era, con riferimento al periodo che sta rievocando.
SIINO A.: Ma diciamo che c'è ... è un periodo ancora dove io ero abbastanza giovane, per cui praticamente non ... Fu forse in un periodo successivo che io cominciai a prendere ... a capire esattamente la situazione com'era. Mi sono ricordato di PIVETTI perchè era monarchico, (…) anche PAOLINO BONTATE usciva come monarchico. Poi chiaramente le cose (…) andarono in maniera diversa. Io di riunioni politiche me ne ricordo diverse dove partecipò sia LIMA, sia dove partecipò l'allora ... era Ministro mi pare allora, FRANCO RESTIVO. C'erano anche delle altre riunioni dove partecipava GIOIA, dove c'era anche l'Onorevole CERAMI. Insomma ce ne sono state di tutti i tipi e colori a cui io vi ho partecipato.
P.M.: Signor SIINO, mi scusi, la domanda era incentrata sull'Onorevole LIMA.
SIINO A.: Sì.
P.M.: Quali ricorda in quel periodo e ad esempio, per collocarlo un pò nel tempo se è in grado di dire se LIMA era già stato eletto Sindaco di Palermo oppure siamo addirittura ...
SIINO A.: Prima.
P.M.: Prima che venisse ...
SIINO A.: Sì, sì, ed è stato eletto ... In che anno è stato eletto non me lo ricordo io, comunque sicuramente era prima perchè ...
P.M.: '58 ...
SIINO A.: No, allora era diciamo intorno qualche anno prima, '57, '58, perchè ero sempre ragazzino. Lui mi pare che prima di essere eletto Sindaco di Palermo fu per, non lo so, aveva un incarico di partito, per cui chiaramente già girava come consigliere comunale, oppure fu proprio in occasione della sua elezione a consigliere comunale. Comunque c'erano le solite mega mangiate nei posti più disparati della Conca d'oro, anche ...
P.M.: Ecco, ci vuole descrivere quindi (…) queste occasioni che sta ricordando, chi c'era insieme a LIMA in queste riunioni?
SIINO A.: Io mi ricordo che c'era anche oltre LIMA c'erano degli altri personaggi che non ricordo, personaggi pseudo politici. I mafiosi invece me li ricordo. C'era NINO RICCO, NINO SORCE, c'erano un altro che si chiamava LO VERDE, c'erano dei personaggi della zona che si chiamavano CIRAFICI, insomma c'erano un sacco di gente. C'erano i COTTONE, intendo dire i COTTONE originari di Villabate e c'erano parecchi personaggi a cui lui era molto legato, che lo tenevano in grandissima considerazione. Tanto è il fatto anche ...
P.M.: Che significa lo tenevano in grandissima considerazione?
SIINO A.: Cioè praticamente quello che io sento ... quello che si diceva allora è che LIMA fosse figlio di un uomo d'onore, di un uomo d'onore appartenente alla famiglia di Palermo centro. E per cui praticamente era tenuto in certa considerazione, mafiosamente parlando. Cioè poi che era un ragazzo sveglio, dicevano che andava forte, si sarebbe fatto e cose di questo genere. In effetti lui camminava sempre con un codazzo di personaggi (…) politici e non, che praticamente erano anche riconducibili a mafiosi, ci camminava con BRANDALEONE, camminava con altri personaggi della zona di Corso dei Mille, camminava con GUTTADAURO, GUTTADAURO era il padre dell'attuale ... del medico, di GIUSEPPE GUTTADAURO, CARLO GUTTADAURO e l'altro fratello non so come si chiama. Comunque camminava con tutti questi personaggi.
Il legame del Brandaleone con "Cosa Nostra" ed il suo inserimento nella corrente dell’on. Lima trovano conferma anche nella deposizione del collaboratore di giustizia Francesco Di Carlo, il quale lo ha incluso tra gli esponenti politici affiliati all’organizzazione mafiosa (e precisamente alla "famiglia" di Porta Nuova), ha specificato che anche il padre era "uomo d’onore", ed ha aggiunto che il soggetto in questione si occupava di politica "a livello palermitano" ed era "limiano". L’inesattezza nell’indicazione del cognome dell’esponente politico (che il Di Carlo ha ricordato come "Brantaleone" o "Brancaleone", senza precisarne il nome di battesimo) non impedisce di ritenere che si tratti della stessa persona menzionata dal Buscetta e dal Pennino; va anzi osservato che tale identificazione è imposta dalla convergenza delle restanti informazioni fornite dai tre collaboratori di giustizia in ordine al soggetto in esame.
Le ulteriori notizie esposte dal Buscetta e dal Pennino con riguardo a Ferdinando Brandaleone hanno trovato riscontro nella deposizione testimoniale dell’isp. Alfio Vinchiaturo, il quale ha altresì evidenziato il significativo ruolo esplicato dal medesimo e dal fratello Giuseppe Brandaleone nella vita politica locale.
Il teste Vinchiaturo all’udienza del 22 maggio 1996 ha infatti riferito che Ferdinando Brandaleone (figlio di Carlo Brandaleone) era impegnato politicamente nelle file della Democrazia Cristiana e precisamente della corrente di Lima, rivestì nella Provincia di Palermo le cariche di assessore al personale e all'economato dal 10 gennaio 1962 al settembre 1964, di assessore all'igiene e alla sanità dal 2 ottobre 1970 al 5 aprile 1971, di assessore alle opere delegate dal 2 febbraio 1972 al 28 luglio 1975, di assessore al personale, all’autoparco ed alle espropriazioni dall'1 gennaio 1976 all'1 dicembre 1976, dal 7 dicembre 1976 al 2 giugno 1977, dall'11 giugno 1977 al 28 aprile 1978, dal 20 aprile 1978 al 29 maggio 1978. Il teste ha specificato che il fratello del medesimo, Giuseppe Brandaleone, svolgeva l’attività di insegnante, aderì alla corrente fanfaniana nel 1956, venne eletto Consigliere Comunale, assunse l’incarico di assessore nelle giunte comunali presiedute dal Sindaco Lima, era considerato uno dei luogotenenti più fidati di Salvo Lima, e si suicidò nel 1971. Il teste ha, inoltre, chiarito che i fratelli Brandaleone e Salvo Lima intrattenevano cordiali rapporti di amicizia anche familiare, tanto che quando il figlio di Ferdinando Brandaleone contrasse matrimonio in data 10 dicembre 1968, uno dei testimoni alle nozze fu l’on. Lima.
Lo spessore criminale di Gioacchino Pennino (zio dell’omonimo collaboratore di giustizia) non era sfuggito all’Autorità giudiziaria. Al riguardo, il teste col. Domenico Pomi all’udienza del 5 dicembre 1995 ha riferito che il medesimo soggetto nel 1956 venne assegnato al confino di polizia per la durata di cinque anni (provvedimento, questo, che nel 1957 venne trasformato in diffida, per le precarie condizioni di salute del Pennino); nel 1967 venne sottoposto alla misura della sorveglianza speciale di P.S. con provvedimento definitivo dalla Corte di Appello di Palermo; nel 1968 fu sottoposto a processo davanti alla Corte di Assise di Catanzaro per il reato di cui all’art. 416 c.p. unitamente a numerosi altri imputati, tra cui Tommaso Buscetta, i fratelli La Barbera, Giacinto Mazzara e Gaetano Badalamenti, e riportò la condanna a quattro anni di reclusione. In questo procedimento penale, emersero relazioni dell’imputato Pennino con Rosario Mancino e con Salvatore Greco "l'ingegnere", l’annotazione del numero telefonico del Pennino su un pezzo di carta rinvenuto nell’agenda di Calcedonio Di Pisa (rimasto vittima di omicidio), nonché la circostanza che il Pennino ed il Buscetta erano soliti riunirsi in alberghi di Roma e di Sanremo.
Le indicazioni fornite dal Buscetta sull’ubicazione delle abitazioni di Salvo Lima e di Gioacchino Pennino "il vecchio" hanno trovato puntuale riscontro nelle risultanze delle indagini. Infatti il teste isp. Salvatore Bonferraro all’udienza del 22 maggio 1996 ha precisato che Salvo Lima risiedette anagraficamente dal 4 agosto 1961 al 9 luglio 1979 in un appartamento sito a Palermo in via Marchese di Villabianca (comunemente nota come via Roma Nuova) n. 175, cedutogli dal costruttore Francesco Vassallo. Il teste isp. Alfio Vinchiaturo nella medesima udienza ha riferito che Gioacchino Pennino (zio dell’omonimo collaboratore di giustizia) risiedette dal 15 maggio 1957 al 24 aprile 1963 in un appartamento sito a Palermo in via Sperlinga n. 30.
Con riferimento a Giuseppe Trapani, è interessante notare che dal documento n. 93 si evince che in data 15 dicembre 1929 il medesimo era stato fermato insieme a Vincenzo Lima e ad altri pregiudicati.
L’adesione all’associazione mafiosa di Francesco Barbaccia è stata accertata con la sentenza emessa nei suoi confronti il 30 ottobre 1993 dal Giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Palermo, passata in giudicato il 17 marzo 1994 ed acquisita al fascicolo del presente dibattimento all’udienza del 9 giugno 1998.
Anche le dichiarazioni del Buscetta in merito alla "lettera di accompagnamento" da lui indirizzata ad esponenti mafiosi americani come Joe Bonanno e Carlo Gambino in occasione del viaggio di Salvo Lima negli Stati Uniti d’America hanno trovato significativi riscontri estrinseci.
Il teste Bonferraro, all’udienza del 22 maggio 1996, ha riferito che Salvo Lima si recò negli U.S.A. dal 10 al 29 giugno 1961 con una delegazione comunale composta dal dott. Armando Celone (allora segretario del Comune di Palermo) e dal dott. Paolo Bevilacqua, in occasione della Conferenza Mondiale delle Amministrazioni Locali, ha precisato che è stata acquisita presso il giornale "Il Progresso Italo Americano" una fotografia raffigurante Salvo Lima insieme a Vincenzo Martinez, ed ha chiarito che quest’ultimo "era un grosso personaggio della mafia italo-americana originario (…) di Castellammare del Golfo trapiantato negli USA", aggiungendo: "più volte è emerso nel corso degli anni '60 quale noto boss (…) italo-americano".
Nella medesima udienza è stata acquisita la fotografia, pubblicata sul numero del 26 giugno 1961 del giornale "Il Progresso Italo Americano" che ritrae "V. Martinez da Marsala" tra gli "invitati d’onore al banchetto in onore del Sindaco di Palermo, Dott. Salvatore Lima".
Il teste Armando Celone, escusso all’udienza del 23 ottobre 1996, ha dichiarato che nel corso del viaggio gli fu presentata "una persona che si chiamava Gambino", e che i componenti della delegazione palermitana presero parte a New York ad un pranzo offerto dalla comunità siculo-americana, con la presenza di tale Martinez, di origine siciliana.
Il numero del 25 giugno 1961 del giornale "Il Progresso Italo Americano", acquisito al fascicolo del dibattimento con ordinanza del 15 dicembre 1998, riportava la notizia che, in onore del Sindaco di Palermo Dott. Salvatore Lima, la comunità siculo-americana aveva organizzato un banchetto presso il Commodore Hotel di New York, e che la cerimonia si era chiusa "con un brevissimo discorso di Vincenzo Martinez da Marsala, coordinatore unico del banchetto", il quale aveva consegnato alcuni doni agli ospiti.
Per quanto attiene al sostegno elettorale offerto da "Cosa Nostra" a Salvo Lima, significativi elementi di convincimento emergono dalle risultanze probatorie esaminate dalla sentenza n.6/88 emessa dalla Corte di Assise di Palermo il 16 aprile 1988 nel processo instaurato nei confronti di Abdel Azizi Afifi ed altri 79 imputati (c.d. maxiprocesso-bis).
In tale procedimento penale il collaboratore di giustizia Vincenzo Marsala ("uomo d’onore" della "famiglia" di Vicari e figlio di Mariano Marsala, il quale aveva assunto il ruolo di "rappresentante" della medesima cosca mafiosa) rese le seguenti dichiarazioni:
"Preciso che è da quando avevo circa 25 anni di età che mio padre aveva iniziato a confidarmi alcune delle vicende che lo avevano riguardato. Intendo cioè dire che a partire da quella età mi capitò di accompagnare mio padre e Marsala Giuseppe (testualmente "Peppe") con la mia autovettura da me guidata. A mio padre avevano ritirato la patente e Marsala Giuseppe non guidava la macchina. Sicchè quando si trattava di venire a Palermo mio padre mi pregava di accompagnarli. A quell'epoca il Marsala Peppe era il "capo-mandamento". Ricordo di tali viaggi alcuni particolari.
Una volta accompagnai mio padre e Marsala Giuseppe a casa dell'on. D’Acquisto che abitava a Palermo. Giunti sul posto mio padre e Marsala Giuseppe salirono a casa di D’Acquisto mentre io rimasi nell'autovettura. Questa fu l'unica volta che accompagnai mio padre a casa di D’Acquisto, dove però mi risulta che mio padre si recò altre volte accompagnato da altre persone. I motivi di tali ricorrenti visite erano dovuti all'interesse che mio padre aveva di ottenere la restituzione della patente, cosa della quale mio padre aveva per l'appunto interessato il D’Acquisto.
Altra volta accompagnai mio padre e Marsala Giuseppe a casa di Pergolizzi, esponente democristiano di quell'epoca, al quale mio padre si rivolse pure per ottenere la restituzione della patente.
Se non ricordo male mio padre ebbe alla fine restituita la patente di guida. Ricordo però che in epoca successiva ritirarono nuovamente a mio padre la patente di guida (…).
A proposito delle elezioni politiche ed amministrative in Sicilia, debbo dire che la mafia segue anche in queste vicende alcune precise regole. Si tratta anche in tale occasione di notizie che posso riferire in quanto apprese da mio padre ed anche per essere stato in taluni casi destinatario di precisi ordini. Da sempre, cioè da quando ho cominciato a parlare di queste cose con mio padre, l'unico partito politico per il quale si è votato è stato quello della Democrazia Cristiana, in quanto i suoi uomini e rappresentanti sono stati quelli che hanno protetto maggiormente la mafia. Ricordo in particolare che Marsala Giuseppe appoggiava sempre Lima Salvatore (testualmente "Salvo Lima") e so, per averlo appreso da mio padre, che tutta l'organizzazione appoggiava inoltre diversi altri uomini politici della D.C., come D’Acquisto, Carollo, Fasino.
La regola fondamentale era che era ammessa propaganda politica da parte degli affiliati solo in favore della D.C., mentre era severamente vietato fare propaganda e votare per i comunisti e per i fascisti. Era tuttavia ammesso che si potesse talvolta votare in favore di esponenti di altri partiti politici; ma ciò a titolo puramente personale, per ricambiare favori personali ricevuti, e comunque con divieto di propaganda.
In altra occasione è capitato che tutta la "famiglia" "portasse" un solo candidato. Ricordo che ultimamente la "provincia" aveva disposto che si dovessero convogliare i voti sul nome di Riggio. Ricordo che mio padre mi disse che era appositamente venuto il "capo-mandamento" Pizzuto Calogero che aveva portato quest'ordine dalla "provincia". A distanza però di poco tempo ci fu un contrordine di votare per Mineo. Vennero infatti a Vicari due individui, padre e figlio, di Bagheria, a bordo di un'autovettura BMW, i quali dissero a mio padre, Macaluso Salvatore ed Ocelli Aurelio (testualmente "Ocelli Lello") che non bisognava più votare per Riggio che "aveva fatto un protesto". Con quest'ultima frase si intende dire di una persona che, in occasioni pubbliche o private, abbia detto o fatto sapere che, se gli succede qualcosa di grave per la propria incolumità fisica, i responsabili vanno ricercati in certi ambienti ed in taluni casi vengono anche indicati con i loro nomi.
In tale occasione ero presente anche io e ricordo che mio padre assicurò i due di Bagheria che si sarebbe votato per Mineo.
Ritengo pertanto che quando arrivavano ordini di voto come il suddetto si trattava di uomini politici che la mafia aveva interesse a collocare in certi posti. Negli altri casi i voti venivano dati a quegli uomini della Democrazia Cristiana che, per il loro potere, potevano garantire il conseguimento di certi vantaggi. (…)
In effetti i contatti con gli uomini politici di cui ho parlato erano mantenuti soltanto da Marsala Giuseppe al tempo in cui egli era il "capo-mandamento". Mio padre non conosceva personalmente alcuna delle persone di cui ho detto, ma ebbe modo di conoscere il D’Acquisto e il Pergolizzi per il tramite di Marsala Giuseppe che glieli presentò. Con l'allontanamento di Marsala Giuseppe caddero questi contatti che aveva mio padre, ma non so dire se poi, per il tramite del nuovo "capo-mandamento" Pizzuto Calogero, ebbe poi modo di avere ulteriori contatti con uomini politici.
In realtà il contatto con gli uomini politici non può essere mantenuto da un qualsiasi affiliato, ma è necessariamente mantenuto soltanto da quelle persone della "famiglia" che, come i "capi-mandamento", hanno un grado elevato nella gerarchia dell'organizzazione.
Ricordo che mio padre in occasione delle diverse competizioni elettorali passò l'ordine di votare e di fare votare per alcuni uomini politici della D.C., tra i quali nel tempo i seguenti: Lima, D’Acquisto, Carollo e Fasino. questi sono i nomi che ricordo, ai quali deve aggiungersi quello di tale Ferrara, che venne appoggiato nelle elezioni di circa quattro o cinque anni fa, ma che non risultò fra gli eletti. Tale Ferrara subentrò tuttavia a un certo onorevole, di cui non so il nome, a seguito della sua morte. Ricordo che il nome di Ferrara era particolarmente sostenuto da Pizzuto Calogero in quanto, per averlo appreso da mio padre, i due si conoscevano. Per la verità il suddetto Ferrara di Lercara Friddi ebbi modo di conoscerlo pure io, dopo che ero stato arrestato dai Carabinieri che mi avevano trovato in possesso di una rivoltella. subii il processo e fui scarcerato; subito dopo mi si voleva ritirare la patente di guida (…) mio padre e Pizzuto Calogero si recarono al Municipio di Lercara Friddi per parlare della mia cosa con il Ferrara che era sindaco. Lo scopo era quello di ottenere che il Ferrara parlasse con i Carabinieri per rappresentare loro le mie necessità. Quando mio padre e Pizzuto uscirono dal Municipio mi presentarono il sindaco Ferrara. Io, invero, ero rimasto fuori ad attendere. In effetti la patente di guida non mi fu più ritirata, anche se il Tenente dei Carabinieri di Lercara Friddi era stato sempre severo nei miei confronti.
In sintesi, per quello che mi risulta, gli appoggi elettorali agli uomini politici di cui (si) è detto venivano dati a quelle persone che, per la loro importanza e per il potere che avevano, erano in grado di fare dei favori (…).
In merito alla visita di Marsala Giuseppe e di mio padre a D’Acquisto e Pergolizzi della quale ho riferito nelle dichiarazioni da me rese il 14/12/1984 al P.M., preciso che il rapporto con quegli uomini politici era tenuto da Marsala Giuseppe. Invero gli uomini politici non davano confidenza a chiunque ma soltanto a persone del livello di un capo-mandamento quale era Marsala Peppe".
D.r. D’Acquisto e Pergolizzi avrebbero dovuto interessarsi per la restituzione della patente a mio padre in cambio dell'appoggio elettorale che Marsala Giuseppe dava loro. Ricordo che Marsala Giuseppe dava a tutti l'indicazione di votare per D’Acquisto, Pergolizzi, Lima Salvo e Ciancimino Vito.
D.r. Dei rapporti tra Ocelli e Ciancimino so soltanto che Ocelli diceva di conoscere Ciancimino; io, in genere, ascoltavo quello che mi diceva e non facevo domande. come ho già dichiarato, mio padre, Macaluso Biagio, Buttacavoli ed altri erano contrari all'ingresso di Ocelli nella "famiglia" e fu Umina Salvatore (testualmente "Turi Umina") ad insistere. Ocelli si adoperava particolarmente per le campagne elettorali di Lima Salvo" (…).
Le suesposte dichiarazioni sono corroborate da numerosi riscontri estrinseci, menzionati nella sentenza emessa dalla Corte di Assise di Palermo il 16 aprile 1988, che si è espressa nei seguenti termini:
"
Nel Rapporto giudiziario del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Palermo dell'11/03/1985 sono specificamente indicati i riscontri che le indagini condotte hanno offerto alle indicazioni del MARSALA, sovente generiche a causa del modesto ruolo dall'imputato svolto in seno all'organizzazione che gli impediva di venire a conoscenza di fatti e circostanze relative ai rapporti con esponenti politici, riservati ai personaggi più autorevoli di Cosa Nostra.E se gli episodi ed i collegamenti emersi dalle dichiarazioni del MARSALA e riscontrati dalle indagini non appaiono sufficienti ad integrare illeciti aventi rilevanza penale, vanno tuttavia, sia pure per sintesi, rassegnati non solo al fine di verificare ancora una volta la sostanziale attendibilità del pentito su fatti di cui è stato spesso mero testimone, ma anche perchè attraverso essi si delinea compiutamente una realtà nella quale l'associazione mafiosa oggetto del presente procedimento risulta immersa e mediante la quale estende la sua nefasta influenza. Premesso che MARSALA Giuseppe ("Peppe"), conosciuto anche da BUSCETTA Tommaso che lo ha indicato come componente della "commissione" negli anni '60 (confr. interrogatorio negli U.S.A. udienza del 27.10.1987, pagg. 20-21), viene dal MARSALA Vincenzo accusato di essere stato "capo-mandamento" nonchè "rappresentante" della "famiglia" di Vicari, fino all'invio nel 1969 al soggiorno obbligato a Conigliano d'Otranto dove morì il 26/09/1972, risulta dalle indagini svolte che il predetto è stato in rapporti frequenti con diversi esponenti politici, così come riferito dal MARSALA Vincenzo.
Ed infatti egli risulta avere intrattenuto rapporti con l'ex-esponente democristiano CIANCIMINO Vito (oggi imputato dei reati di cui agli artt. 416, 416 bis C.P. ed altro nel proc. pen. n° 1817/85 R.G. U.I. pendente in istruttoria), secondo quanto specificamente e documentalmente indicato negli atti della I^ Commissione Parlamentare d'Inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia:
"Alla lista va aggiunto MARSALA Giuseppe, capo-mafia di Vicari, sottoposto al soggiorno obbligato per 4 anni. MARSALA Giuseppe è assegnatario di un quartino dell'Istituto Autonomo Case Popolari, ottenuto su segnalazione di CIANCIMINO. D'altra parte il figlio di MARSALA, MARSALA Salvatore, è dipendente comunale, è stato autista di CIANCIMINO ed è assegnatario di un appartamento delle case popolari. A sua volta il genero di MARSALA, FARINA Carlo, è impiegato all'Azienda Municipalizzata dell'Acquedotto e vi fu assunto per chiamata diretta. CIANCIMINO, nel corso di un procedimento penale, non negò di conoscere MARSALA e non negò che costui si fosse occupato delle sue elezioni".
Emergono, poi, contatti anche con altri esponenti di spicco della Democrazia Cristiana isolana dell'epoca. Prosegue infatti la relazione della Commissione Antimafia (…):
"(…) Nel processo contro TORRETTA Pietro + 120 (…) sono documentate le irregolari assegnazioni di case popolari fatte a mafiosi come GENTILE Nicola, FILIPPONE Gaetano e MARSALA Giuseppe (capo-famiglia di Vicari) e congiunti, da LIMA Salvatore e DI FRESCO Ernesto, con l'interessamento di CIANCIMINO Vito, BRANDALEONE Giuseppe e PIVETTI Ernesto. Il figlio di MARSALA era autista di CIANCIMINO e di DI FRESCO".
E dell'interessamento del DI FRESCO e del LIMA in favore del figlio del noto capo-mafia di Vicari vi è traccia scritta in una emblematica lettera datata 27/06/1959 (…) ed indirizzata al predetto DI FRESCO, all'epoca consigliere comunale di Palermo, dal noto esponente democristiano LIMA Salvatore, all'epoca presidente della commissione comunale per l'assegnazione degli alloggi popolari, con la quale si comunicava che era stato assegnato un alloggio popolare al MARSALA Salvatore ("da te vivamente segnalato")".
Anche dell'onorevole D’Acquisto Mario e degli asseriti contatti con Marsala Giuseppe vi è menzione negli atti della citata Commissione Parlamentare di Inchiesta indicandosi in particolare che il suddetto uomo politico, alla vigilia di una campagna elettorale, sarebbe stato testimone di nozze del figlio del più volte menzionato Marsala Giuseppe, il cui genero sarebbe stato assunto all'Azienda Acquedotto palermitana (come si è già detto per chiamata diretta) all'epoca in cui il D’Acquisto ne era ancora Presidente (…). (…)
Quanto poi agli intimi rapporti del boss Pizzuto Calogero con tale Ferrara, ex sindaco di Lercara Friddi, subentrato all'Assemblea Regionale Siciliana al posto di altro candidato, nel frattempo deceduto, appare sufficiente evidenziare, all'esclusivo scopo della ricerca di riscontro alle indicazioni di Marsala Vincenzo, che nelle tasche del boss ucciso fu rinvenuto tra l'altro un appunto contenente l'annotazione "on.Ferrara 586879 casa, 298802-298804" (…), mentre a casa del Pizzuto venne trovato altro appunto contenente l'annotazione "711024"-Ferrara Antonino.
Questi, sentito dai CC., ha confermato di conoscere Pizzuto Calogero, al quale affermava espressamente di essere legato da vincoli di amicizia (…).
Anche le vicende relative al rilascio della patente di guida al vecchio Marsala Mariano presentano alcuni lati oscuri, accreditando l'ipotesi, non verificata per il lungo tempo trascorso che importerebbe comunque l'estinzione per prescrizione di illeciti penali eventualmente realizzabili, che il predetto abbia goduto o cercato di godere di appoggi e di favoritismi da parte di persone influenti.
E’ sufficiente a tal riguardo rammentare che:
- con provvedimento del 25/11/1959 il Prefetto di Palermo disponeva la sospensione a tempo indeterminato della patente di guida di Marsala Mariano, perché diffidato con ordinanza del 14/06/1958 (…);
- con nota del 06/07/1970 il I Distretto di Polizia della Questura di Palermo richiedeva ai Carabinieri di Vicari il parere in ordine alla richiesta di concessione della patente di guida presentata il 03/03/1970 dal predetto Marsala Mariano (…);
- l'istanza veniva accolta perché i Carabinieri di Vicari esprimevano parere favorevole (condiviso anche dalla Questura con nota del 27/07/1970) necessitando al Marsala la patente di guida per la sua attività di agricoltore e non dovendosi ritenere più capace di abusarne (…);
- con decreto del tribunale di Palermo del 19/07/1971 (meno di un anno dopo il rilascio della patente), però, veniva applicata al Marsala la misura di prevenzione della sorveglianza speciale e conseguentemente, con provvedimento prefettizio del 24/09/1971, la nuova patente, rilasciata il 13/08/1970, veniva revocata.
Appare quanto meno singolare che Carabinieri e Questura abbiano espresso, come si è visto, parere favorevole al rilascio della patente, assumendo che il Marsala si era ormai dedicato ad onesto lavoro, in contrasto con le risultanze di altri atti di Polizia sulla base dei quali il Marsala veniva, proprio nello stesso periodo, proposto per l'applicazione di una misura di prevenzione; ciò rende verosimile il racconto del Marsala Vincenzo che ha ipotizzato l'intervento in favore del padre di alcuni esponenti politici.
E tale tesi appare ulteriormente suffragata dall'esame della nota dei Carabinieri di Vicari del 07/03/1972, (…) indirizzata direttamente e d'ufficio al Prefetto di Palermo, con la quale, premesso che il Marsala aveva presentato il 4 marzo precedente una nuova istanza tendente ad ottenere la restituzione della patente di guida appena revocata, adducendo le solite esigenze di lavoro, veniva espresso parere favorevole al rilascio.
Ebbene, in calce alla nota dei Carabinieri si legge la seguente annotazione interna della Prefettura: "14/03/1972 rispondere al brigadiere che la patente revocata non si può restituire e che in seguito deve scrivere per via gerarchica e se le notizie sono richieste"".
Dalle dichiarazioni di Vincenzo Marsala si evince, dunque, che Giuseppe Marsala (capo del "mandamento" e rappresentante della "famiglia" di Vicari fino al 1969, il quale manteneva i contatti con gli esponenti politici) offriva costantemente il proprio appoggio elettorale a Salvo Lima e diffondeva l’indicazione di votare in favore di quest’ultimo e di altri candidati (segnatamente, D’Acquisto, Pergolizzi, Ciancimino); che anche Mariano Marsala impartì l’ordine di indirizzare il consenso elettorale verso Salvo Lima ed altri esponenti della Democrazia Cristiana (D’Acquisto, Carollo, Fasino, Ferrara); che Aurelio Ocelli si attivava nelle campagne elettorali di Salvo Lima; che in generale il sostegno elettorale di "Cosa Nostra" veniva rivolto verso gli uomini politici che, per il loro potere e la loro importanza, potevano garantire, mediante condotte di favoritismo, il conseguimento di vantaggi per l’associazione mafiosa.
Un significativo comportamento attuato dal Lima a favore di soggetti legati a "Cosa Nostra" è quello, menzionato – come si è detto - nella pronunzia del 16 aprile 1988 della Corte di Assise di Palermo, riguardante l’irregolare assegnazione di case popolari a mafiosi e a loro congiunti.
Sulla base delle risultanze probatorie precedentemente riassunte, è quindi rimasto dimostrato che, anteriormente alla sua adesione alla corrente andreottiana, Salvo Lima aveva già instaurato un intenso rapporto di scambio con una pluralità di articolazioni dell’organizzazione mafiosa, che gli assicuravano il proprio sostegno elettorale e ricevevano da lui molteplici