CAPITOLO V

IL PRESUNTO INCONTRO A ROMA TRA GIULIO ANDREOTTI E FRANK COPPOLA NEL 1970





Secondo l’accusa il primo incontro del quale si e’ avuta notizia nel presente processo tra l’imputato ed esponenti di Cosa Nostra sarebbe avvenuto nel 1970 con il noto Frank Coppola, uomo d’onore della famiglia mafiosa di Partinico.

A parlarne al dibattimento (udienza dell’8 aprile 1998) e’ stato il collaboratore di giustizia Federico Corniglia, soggetto appartenente alla malavita milanese con collegamenti anche internazionali, avendo fatto parte a lungo della banda capeggiata dall’italo-argentino Osvaldo Cocucci.

Esperto nel settore delle falsificazioni di titoli obbligazionari, di documenti bancari e di riconoscimento, il Corniglia nel corso della sua lunga attivita’ criminale e’ entrato in contatto anche con esponenti della mafia ed ha operato principalmente tra Milano e Roma.

L’inizio della sua collaborazione con l’A.G. di Milano risale al giugno del 1997, ed il 3 luglio 1997 il Corniglia accennava al P.M. di Milano l’episodio del quale parlera’ diffusamente nel corso del presente dibattimento.

La suddetta collaborazione e’ direttamente collegata ad una serie di pesanti condanne inflitte al Corniglia nell’ambito dei numerosi processi nei quali e’ rimasto coinvolto (cfr. nota Centro Criminalpol Lombardia del 5 settembre 1997 acquisita all’udienza dell’8 aprile 1998).

E’ stato lo stesso collaboratore ad affermare di avere accumulato condanne per circa 50 anni di reclusione ("Sì, guardi io ho accumulato 50 anni. … Ho 30 anni, più 11, più 7, più 2, sono 50 anni"), con un "fine pena" attuale che e’ previsto per il 2024.

Arrestato il 9 marzo 1992 dopo un lungo periodo di latitanza, il 2 gennaio 1993 il Corniglia veniva condannato dal Tribunale di Milano ad anni 16 di reclusione nel processo penale a carico di Morabito Santo Pasquale ed altri per traffico di droga.

Con sentenza del 27 gennaio 1995 la Corte di Appello di Milano infliggeva al Corniglia 11 anni di reclusione e lire 90 milioni di multa per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed il 7 febbraio 1997 il Tribunale di Milano emetteva nei suoi confronti un decreto di sequestro dei beni applicandogli altresi’ la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno nel suo comune di residenza per 4 anni.

Ma la condanna piu’ severa interveniva pochi mesi dopo quando l’11 giugno 1997 la Quarta Sezione della Corte di Assise di Milano infliggeva al Corniglia la pena complessiva di anni 30 di reclusione e lire 80 milioni di multa per il sequestro di persona a scopo di estorsione di Evelina Cattaneo e per traffico di stupefacenti (eroina).

Era proprio pochi giorni dopo tale condanna, infatti, che il Corniglia decideva di avviare un rapporto di collaborazione con l’A.G. (la condanna e’ dell’11 giugno ed il telegramma indirizzato al P.M. di Milano per essere sentito e’ del 17 giugno), determinata da ragioni di opportunismo secondo quanto dallo stesso immediatamente ammesso agli inquirenti (cfr. verbale 3 luglio 1997 dinanzi al P.M. di Milano, acquisito all’udienza dell’8 aprile 1998):

"Dico subito, per evitare qualsiasi equivoco, che la mia scelta deriva principalmente se non esclusivamente da ragioni di opportunita’ dato che ho superato i sessant’anni ed il carcere non e’ piu’ per me sopportabile"
 
 
E tali motivazioni sono state ribadite anche nel corso dell’esame reso a questo Tribunale l’8 aprile 1998 (pag.66): AVVOCATO BONGIORNO:

Senta, lei ha iniziato a collaborare con la giustizia perché si è pentito dei crimini commessi oppure quasi esclusivamente per ragioni di opportunità?

CORNIGLIA FEDERICO:

No, no, io ho già dichiarato che io…. Mi sono deciso a collaborare per potere usufruire delle norme previste dal decreto legge.

PRESIDENTE:

Dal decreto legge sui collaboratori?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sui collaboratori, sì.
 
 

Federico Corniglia nel corso della sua lunga attivita’ criminale ha dichiarato di avere conosciuto numerosi esponenti di spicco di Cosa Nostra (Luciano Leggio, Gerlando Alberti, Stefano Bontate) tra i quali Frank Coppola con il quale entro’ in rapporti a Milano nel 1967-1968.

Nel 1970, periodo in cui si era recato varie volte a Roma soggiornandovi temporaneamente, il Corniglia era andato a trovare in alcune occasioni Frank Coppola nella sua abitazione di Ardea e nella sua tenuta di Pomezia.

E proprio in tale periodo il collaborante era stato protagonista dell’episodio che assume rilievo nel presente processo.

Egli ha in sintesi riferito che:

(udienza dell’8 aprile 1998 pag.33 e segg.)
PUBBLICO MINISTERO:

Lei sa se Frank COPPOLA aveva relazioni con uomini politici?

CORNIGLIA FEDERICO:

No. Ho solo… ho solo assistito a un incontro, a un incontro che ora spiegherò, con l'Onorevole ANDREOTTI.

PUBBLICO MINISTERO:

Cioè tra Frank COPPOLA e l'Onorevole ANDREOTTI.

CORNIGLIA FEDERICO:

ANDREOTTI.

PUBBLICO MINISTERO:

Ecco, se può essere quanto più analitico possibile.

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì.

PUBBLICO MINISTERO:

Nel riferire questo episodio.

CORNIGLIA FEDERICO:

Anche perché l'incontro mi è rimasto talmente impresso nella memoria che ho una visione… ricordo come se fosse successo ieri. Lui…

PUBBLICO MINISTERO:

Il soggetto per cortesia.

CORNIGLIA FEDERICO:

Lui, COPPOLA, mi dette appuntamento una mattina alle otto e un quarto, otto e venti presso l'albergo FLORA di via Veneto. Questo appuntamento mi è stato dato la sera prima, però non dicendomi dove e come, mi disse "guarda mi devi fare una cortesia, mi devi accompagnare domani mattina, dato che tu hai una macchina bassa, devo vedere una persona ma non voglio tanto farmi vedere." Io allora avevo una FIAT DINO, la FIAT Dino 2400 spider.

PUBBLICO MINISTERO:

La FIAT Dino era una macchina con due posti o con quattro posti?

CORNIGLIA FEDERICO:

Con due posti, spider.

PUBBLICO MINISTERO:

Ed era una macchina bassa?

CORNIGLIA FEDERICO:

Molto bassa, sì.

PUBBLICO MINISTERO:

Cioè aveva il tetto più basso del normale?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, sì aveva una capotte.

PUBBLICO MINISTERO:

Senta perché COPPOLA aveva bisogno di una macchina…

CORNIGLIA FEDERICO:

Prima di tutto perché non guidava.

PUBBLICO MINISTERO:

No dico, perché aveva questa preoccupazione di non farsi vedere?

CORNIGLIA FEDERICO:

Adesso non…

PUBBLICO MINISTERO:

Non se lo ricorda.

CORNIGLIA FEDERICO:

Non glielo so dire ma comunque lui era sempre schivo, aveva sempre i fotografi, aveva sempre… era sempre sul chi va là, quando girava in Roma.

PUBBLICO MINISTERO:

Quindi le da questo appuntamento senza dirle con chi si deve incontrare e dove la deve portare.

CORNIGLIA FEDERICO:

No.

PUBBLICO MINISTERO:

La sera precedente.

CORNIGLIA FEDERICO:

Esatto.

PUBBLICO MINISTERO:

Dopo di che c'è l'appuntamento all'hotel FLORA e che cosa accade?

CORNIGLIA FEDERICO:

Dunque, lui mi dice: "guarda non è che dobbiamo andare molto lontano, ti faccio strada". E mi instrada, scendiamo via Veneto, dopo… passata la… subito dopo passata l'ambasciata d'America, mi fa girare a sinistra e subito la prima o la seconda a destra, mi fece imbucare questa via, che era una via, mi ricordo allora, a senso unico, che poi seppi chiamarsi via San BASILIO e questa via poi sbucava all'angolo di via Veneto con piazza Barberini. Imboccata questa via mi disse "andiamo un pò avanti" e ad una certa altezza, quasi a tre quarti di questa via mi fece parcheggiare e mi fece spegnere il motore, dice qui aspettiamo dieci minuti, dice un quarto d'ora perché devo vedere una persona. Io ho aspettato, ad un certo momento….

PUBBLICO MINISTERO:

Avete aspettato quindi?

CORNIGLIA FEDERICO:

Abbiamo aspettato.

PRESIDENTE:

Senta l'anno, lo ricorda l'anno?

CORNIGLIA FEDERICO:

1970.

PUBBLICO MINISTERO:

Che periodo dell'anno 1970?

CORNIGLIA FEDERICO:

Era subito dopo l'estate, per cui eravamo già i primi… poteva essere la fine di settembre, i primi di ottobre, questo è il periodo.

PUBBLICO MINISTERO:

Ho capito, riprenda il racconto.

CORNIGLIA FEDERICO:

Dunque, come le dicevo, siamo rimasti lì parcheggiati.

PUBBLICO MINISTERO:

Dentro la macchina?

CORNIGLIA FEDERICO:

Dentro la macchina. Saranno passati circa, che posso dire dieci quindici minuti neanche e ad un certo momento… ha aperto lo sportello e si avvia circa otto, nove metri davanti a me, era parcheggiata una macchina Lancia e nello stesso tempo era già uscita una persona da un negozio, che poi riconobbi che era un parrucchiere, perché fuori aveva l'elicoidale, il faro elicoidale. COPPOLA gli andò incontro…

PUBBLICO MINISTERO:

Chi è che uscì da questo negozio di barbiere?

CORNIGLIA FEDERICO:

L'Onorevole ANDREOTTI.

PUBBLICO MINISTERO:

Lei lo riconobbe subito?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, bè era una persona che… pur non avendola vista ma i giornali, si sapeva chi è, immediatamente la riconobbi.

PUBBLICO MINISTERO:

Senta innanzi a questo negozio c'erano delle persone che aspettavano oppure no?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, c'erano già in precedenza due persone, avevo notato, che parlavano fra di loro.

PUBBLICO MINISTERO:

E queste persone quando ANDREOTTI uscì rimasero ferme o seguirono ANDREOTTI?

CORNIGLIA FEDERICO:

No, una si precipitò ad aprire la portiera… posteriore e nello stesso tempo Frank COPPOLA andò dall'altro lato della macchina e aprì la porta, confabulavano.

PUBBLICO MINISTERO:

Scusi un attimo. Intanto che tipo di macchina era quella sulla quale salì a bordo ANDREOTTI?

CORNIGLIA FEDERICO:

Dunque, il ricordo per me era una Lancia, una Lancia che poteva essere una… una Fulvia o una Flavia, cioè… comunque era una Lancia, perché mi ricordo che aveva lo stemma dietro classico delle vetture Lancia.

PUBBLICO MINISTERO:

Le due persone che stavano lì innanzi al negozio di barbiere e che seguono ANDREOTTI, esattamente che cosa fanno quando ANDREOTTI esce?

CORNIGLIA FEDERICO:

Uno, gli ho detto, si precipita ad aprire la porta posteriore.

PUBBLICO MINISTERO:

Destra o sinistra, se lo ricorda?

CORNIGLIA FEDERICO:

La porta…. Come era parcheggiata la macchina, io essendo di dietro era la porta di sinistra.

PUBBLICO MINISTERO:

L'altro cosa fa?

CORNIGLIA FEDERICO:

E l'altro si sta avviando verso la porta del lato guida.

PUBBLICO MINISTERO:

Del lato guida. ANDREOTTI fa in tempo a salire in macchina prima che COPPOLA lo intercetti o no?

CORNIGLIA FEDERICO:

Ma quasi contemporaneamente. No, l'Onorevole ANDREOTTI è già seduto dentro la macchina, nello stesso tempo COPPOLA sta aprendo la portiera

PUBBLICO MINISTERO:

Dalla parte opposta.

CORNIGLIA FEDERICO:

Dalla parte opposta.

PUBBLICO MINISTERO:

Ho capito e COPPOLA entra dentro la macchina per parlare con ANDREOTTI oppure no?

CORNIGLIA FEDERICO:

No, si affaccia dentro con la testa, sta fuori con il corpo, parlano due, tre minuti. Precedentemente, poi ho osservato che, le due persone una aveva aperto la portiera all'Onorevole ANDREOTTI, l'altra che si era avvicinata al lato guida, si ritirano un attimo e ritornano quasi di spalle al negozio.

PUBBLICO MINISTERO:

Si ritirano, cioè vuol dire si appartano, si allontanano?

CORNIGLIA FEDERICO:

Si appartano un attimo, sì lì.

PUBBLICO MINISTERO:

Ho capito e quindi restano a parlare COPPOLA e ANDREOTTI in questa posizione?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, rimane due tre minuti, poi se ne ritorna…

PUBBLICO MINISTERO:

Torna chi, COPPOLA?

CORNIGLIA FEDERICO:

COPPOLA, la macchina riparte.

PUBBLICO MINISTERO:

La macchina di ANDREOTTI?

CORNIGLIA FEDERICO:

La macchina di ANDREOTTI riparte e io mi meravigliai subito… gli esternai subito la mia meraviglia, cioè guarda…

PUBBLICO MINISTERO:

Cioè che cosa gli dissi a COPPOLA, come esternò la sua meraviglia a COPPOLA?

CORNIGLIA FEDERICO:

Come dice?

PUBBLICO MINISTERO:

In che modo esternò la sua meraviglia a COPPOLA?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì rimasi, addirittura, gli dissi, queste persone conosci? No, dice, guarda io, dice, ho avuto una discussione con l'allora ex Sindaco di Roma PETRUCCI, PETRUCCI o PETRELLA adesso non mi ricordo, PETRUCCI mi sembra. E dice, ho dovuto intervenire io, però mi raccomando… Ah, dico, io per me…

PUBBLICO MINISTERO:

Scusi, lei a volte interrompe la frase.

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, mi dica.

PUBBLICO MINISTERO:

Mi raccomando, che cosa mi raccomando?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, mi raccomando, dice, della tua discrezionalità, cioè di non…

PUBBLICO MINISTERO:

Della tua discrezione.

CORNIGLIA FEDERICO:

Della mia discrezione, sì, di non farlo sapere in giro.

PUBBLICO MINISTERO:

Di non fare sapere che cosa in giro?

CORNIGLIA FEDERICO:

Che io avevo assistito a questo incontro.

PUBBLICO MINISTERO:

A questo incontro tra COPPOLA e ANDREOTTI?

CORNIGLIA FEDERICO:

Esatto.

PUBBLICO MINISTERO:

Quindi in sostanza COPPOLA le disse, in estrema sintesi, quale era stato il contenuto della sua conversazione con ANDREOTTI? Mi faccia capire.

CORNIGLIA FEDERICO:

Non ho capito bene.

PRESIDENTE:

Non ha capito.

PUBBLICO MINISTERO:

Cioè in sintesi COPPOLA le spiegò quale era stato il contenuto di questa sua conversazione con ANDREOTTI?

CORNIGLIA FEDERICO:

Quando… no. Quando io gli esternai la mia meraviglia dicendogli " ma conosci anche queste personalità, allora?" No, no, dice, la conosco solo perché io ho dovuto intervenire per una questione di voti, mi dice, per… l'ex Sindaco di Roma, come ho detto io, PETRUCCI.

PUBBLICO MINISTERO:

PETRUCCI.

CORNIGLIA FEDERICO:

Dopo, lui contemporaneamente mi disse: " mi raccomando di questo incontro non se ne deve sapere. Ti ho portato appunto te che sei una persona che posso fidarmi, che hai la piena discrezionalità." È questo.
 
 

Il Corniglia ha quindi precisato che solo in epoca successiva seppe che quel negozio di barbiere si chiamava "Torquato", in quanto nel 1971, mentre era latitante a Roma, egli ne era divenuto cliente.

In alcune occasioni inoltre aveva visto dentro quella barbieria l’on.Andreotti che era solito recarvisi la mattina.

Aggiungeva altresi’ che uno dei lavoranti, che si chiamava Franco, un giorno gli aveva detto che c’erano stati i funerali di Torquato, il proprietario, e da quel giorno egli effettivamente non aveva mai piu’ rivisto dentro il negozio una persona di circa sessant’anni, alto e magro, che egli aveva capito identificarsi nel suddetto Torquato:

(udienza dell’8 aprile 1998 pag.44 e segg.)

PUBBLICO MINISTERO:

Senta, poi questo negozio… lei questo negozio di barbiere sa come si chiama?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, l'ho saputo successivamente.

PUBBLICO MINISTERO:

Perché? Intanto come si chiama e come lo ha saputo successivamente?

CORNIGLIA FEDERICO:

TORQUATO, perché nel 1971…

PUBBLICO MINISTERO:

Si chiama TORQUATO.

CORNIGLIA FEDERICO:

TORQUATO sì. Perché poi nel 1971 essendo colpito da ordine di cattura per quella truffa ai danni dell'IMI, io ho vissuto un periodo, perché poi fui arrestato nell'ottobre del 71, fui latitante a Roma e in questo periodo avendo dei problemi di barba mi sono servito da questo parrucchiere.

PUBBLICO MINISTERO:

Questo stesso.

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì.

PUBBLICO MINISTERO:

Dal quale aveva visto uscire…

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, perché abitando alberghi adiacenti a via Veneto… in quell'epoca lì mi era comodo servirmi da quel parrucchiere.

PUBBLICO MINISTERO:

Ha avuto modo di rivedere in questo periodo ANDREOTTI dentro questo negozio di parrucchiere?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, di mattina qualche volta l'ho visto.

PUBBLICO MINISTERO:

Che andava lì a farsi la barba, cosa faceva?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, la barba.

PUBBLICO MINISTERO:

Si ricorda il nome di qualcuno che lavorava in questo negozio per uomo?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, a me mi serviva un lavorante di nome Franco e ricordo anche questo particolare, che… in quell'anno lì, sarà stato settembre, mi disse che si sposava e che io nell'occasione, siccome ammirava sempre le mie cravatte, gli regalai una cravatta.

PUBBLICO MINISTERO:

Ho capito.

PRESIDENTE:

Questo parrucchiere in che via era?

CORNIGLIA FEDERICO:

Via San Basilio.
 
 

(udienza dell’8 aprile 1998 pag.1988 e segg.)
AVVOCATO BONGIORNO:

……Quante volte lei si è recato da questo barbiere?

CORNIGLIA FEDERICO:

Glielo ho già detto.

AVVOCATO BONGIORNO:

Varie volte.

CORNIGLIA FEDERICO:

Nel 1971 varie volte.

AVVOCATO BONGIORNO:

Ho capito. Come sa che il barbiere si chiamava TORQUATO l'ha sentito dire, ha letto un'insegna, come lo sa questo lei?

CORNIGLIA FEDERICO:

No, frequentandolo ho saputo che si chiamava TORQUATO, perché… adesso ricordo un altro particole, perché appunto mi disse, questo lavorante, che era… nel giro di un mese morì il proprietario che era un signore anziano, appunto, lavorava anche lui nel suo negozio.

AVVOCATO BONGIORNO:

Lei TORQUATO lo ha visto materialmente?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, lo vidi.

AVVOCATO BONGIORNO:

Me lo descrive TORQUATO?

CORNIGLIA FEDERICO:

Era uno magro, alto, avrà avuto una sessantina d'anni.

AVVOCATO BONGIORNO:

E morì dopo un mese che lei era lì.

CORNIGLIA FEDERICO:

No, morì… un mese… e… che la malattia. Lui mi disse, questo Franco, che la malattia che… evidentemente ebbe un tumore, che in un mese morì.

AVVOCATO BONGIORNO:

Comunque a me quello che interessa, sul punto lei deve essere chiaro. Mentre era lì, anche se lei era servito da questo Franco, c'era questo TORQUATO, lei lo ha visto, me lo ha descritto, proprio sentiva che qualcuno diceva all'altro TORQUATO, il nome c'era, no?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì.

AVVOCATO BONGIORNO:

Perfetto.

PRESIDENTE:

insomma, lei lo ha visto mentre era…

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, l'ho visto, l'ho visto.

AVVOCATO BONGIORNO:

Quindi lei esclude che sia morto prima del 1970 TORQUATO?

CORNIGLIA FEDERICO:

No, io le sto dicendo che è morto nel 71.

AVVOCATO BONGIORNO:

Va bene. Senta, in questo negozio, lei ha detto che lavorava una persona di nome Franco.

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì.

AVVOCATO BONGIORNO:

Questa persona lei l'ha vista frequentemente, cioè lei era servito sempre da questa persona?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì.

AVVOCATO BONGIORNO:

E questa persona proprio lavorava in quel negozio dove era lei oppure lavorava in vari negozi?

CORNIGLIA FEDERICO:

No, in quel negozio dove…

AVVOCATO BONGIORNO:

Quindi lei lo trovava sempre questo Franco?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, erano quattro o cinque lavoranti.
 
 

(udienza dell’8 aprile 1998 pag.119 e segg.)
AVVOCATO SBACCHI:

E' andata così semplicemente. Poi lei che rapporti ha creato con questi titolari, diciamo, commessi del negozio da barba?

CORNIGLIA FEDERICO:

Niente, un semplice cliente, mi sono servito… una decina, ventina di volte.

AVVOCATO SBACCHI:

Lei ha avuto occasioni di vedere l'Onorevole ANDREOTTI mentre lei era dal barbiere, da questo barbiere TORQUATO?

CORNIGLIA FEDERICO:

Qualche volta sì.

AVVOCATO SBACCHI:

L'ha visto quindi, seduto là.

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì.

AVVOCATO SBACCHI:

Vi siete mai…

CORNIGLIA FEDERICO:

No, no mai, nessun… nessun motivo.
 
 

Una prima considerazione si impone.

Il Corniglia e’ stato assolutamente chiaro nell’affermare che egli, avendo frequentato quel locale per alcuni mesi nel 1971 e fino alla data del suo arresto (novembre 1971), aveva avuto occasione di vedere lavorare all’interno di quel locale il Torquato, descritto come una persona alta e magra di circa 60 anni, e che tale persona non aveva piu’ visto proprio dopo che il lavorante che serviva esso Corniglia, tale Franco, gli aveva riferito una mattina che il Torquato era deceduto per un tumore.

Il P.M. in sede di nuove domande ha cercato di dimostrare che il Corniglia non aveva visto e conosciuto personalmente il Torquato e che l’identificazione di costui con quel soggetto di circa sessant’anni di cui aveva fornito la descrizione, era frutto di una mera deduzione del collaborante.

Ma come si dira’ tale tesi e’ del tutto priva di fondamento.

(udienza dell’8 aprile 1998 pag.133 e segg.)

Ho capito. Senta, ci fu mai qualcuno che le presentò una persona che si chiamava TORQUATO?

CORNIGLIA FEDERICO:

No.

PUBBLICO MINISTERO:

Non ci fu mai una presentazione, qualcuno che le disse questo è il signor TORQUATO?

CORNIGLIA FEDERICO:

No, lo…

PRESIDENTE:

Lo ha?

CORNIGLIA FEDERICO:

L'ho dedotto io, quando poi questo Franco mi ha detto che io lo vidi… il fatto è… é stato così, io sono arrivato lì e ho visto che c'era un'aria un pò triste e ho detto: " ma cos'è che è successo?" E dice, abbiamo fatto il funerale, dice, o ieri o l'altro ieri a TORQUATO. Dico: "ma chi è?" E' il proprietario, quello lì alto, così così, mi spiegò chi era. Ecco come io ho saputo questo TORQUATO.

PRESIDENTE:

E lei lo aveva visto lavorare lì.

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, l'avevo visto, però non sapevo che era TORQUATO, che era il proprietario.
 
 

E’ dunque evidente che il Corniglia ha un ricordo assolutamente nitido proprio del periodo in cui si svolsero i funerali per la morte di Torquato, proprietario del negozio ("c'era un'aria un po’ triste e ho detto: " ma cos'è che è successo?" E dice, abbiamo fatto il funerale, dice, o ieri o l'altro ieri a TORQUATO"), e proprio sulla base della descrizione che quel giorno ebbe a fornirgli il Franco, egli ebbe modo di capire che si trattava di quel signore che egli aveva precedentemente notato piu’ volte all’interno del locale, descrivendolo come "alto, magro, di circa sessant’anni"

E’ del pari certo che il Corniglia ebbe a frequentare quel negozio, e dunque pote’ vedere il Torquato, soltanto nel 1971, e comunque dopo il preteso incontro tra Frank Coppola e Giulio Andreotti (collocato nel settembre-ottobre del 1970).

Si tratta di un particolare di rilevante importanza che incide in maniera decisiva sulla valutazione complessiva della credibilita’ del racconto del collaborante.

Ed infatti le indagini svolte in ordine alle dichiarazioni rese dal Corniglia, il cui esito e’ stato riferito al dibattimento dal teste Farinacci alle udienze del 9 e 14 aprile 1998, hanno consentito di accertare che effettivamente in via San Basilio a Roma esisteva nel 1970, ed esiste tuttora, una barbieria denominata Torquato della quale Andreotti era cliente nel 1970.

Torquato Spaziani, proprietario di due barbierie in via Barberini (dal 1927) ed in piazza San Bernardo (dal 1934), e’ tuttavia deceduto in Roma il 28 giugno 1964.

Alla morte di Torquato Spaziani succedettero la moglie e l’unica figlia di guisa che la direzione dei due locali venne assunta da tale Petrazzi Pio.

La barbieria di via San Basilio 62, ove fu trasferito il negozio che era in piazza Barberini, e che mantenne la denominazione "Torquato", venne aperta nel 1966 dal suddetto Pio Petrazzi, anch’egli deceduto il 30 ottobre del 1970 a causa di un tumore.

Tra i lavoranti dipendenti vi era anche il "Franco" indicato dal Corniglia, identificato dalla p.g. in Francesco Berretta che tuttavia ha dichiarato di avere frequentato solo saltuariamente il locale di via San Basilio essendo prevalentemente impegnato in quello di piazza San Bernardo.

Il suddetto Barretta, sentito dalla p.g., ha poi confermato che tra i clienti del negozio di via San Basilio vi era stato effettivamente l’On.Andreotti, circostanza confermata anche da un altro lavorante, Antonino Panfilo, il quale ha precisato che tale frequentazione si e’ protratta fino al 1973-1974 ed e’ ripresa solo dal 1996.

Orbene, sulla base delle risultanze come sopra esposte, deve concludersi che la deposizione del Corniglia, almeno nella parte in cui egli assume di avere visto lavorare nel negozio un soggetto che egli aveva visti e che aveva sentito chiamare "Torquato" e che, in occasione della morte per un tumore, aveva appreso essere il proprietario, e’ sicuramente falsa (AVVOCATO BONGIORNO: Mentre era lì, anche se lei era servito da questo Franco, c'era questo TORQUATO, lei lo ha visto, me lo ha descritto, proprio sentiva che qualcuno diceva all'altro TORQUATO, il nome c'era, no?; CORNIGLIA FEDERICO: .).

Il P.M., pur senza riuscire a spiegare tale manifesta falsita’, ha tuttavia sostenuto, a riprova dell’attendibilita’ del Corniglia, che non era certo una notizia di pubblico dominio quella della frequentazione da parte dell’On.Andreotti della barbieria di via San Basilio.

Ma a cio’ e’ piu’ che agevole replicare che lo stesso Corniglia ha ammesso di avere frequentato quel locale per alcuni mesi nel 1971 e di avervi in piu’ occasioni visto l’On.Andreotti.

Ne’ puo’ ritenersi, come sostiene il P.M., che il Corniglia abbia scambiato il nuovo titolare Pio Petrazzi per "Torquato", in quanto, come sopra esposto, il Petrazzi era gia’ morto (30 ottobre 1970) quando il collaborante nel 1971 comincio’ a frequentare il locale di via San Basilio.

Il P.M. ha anche sostenuto che il Corniglia, a distanza di circa 28 anni dai fatti, potrebbe avere errato a collocare nel tempo l’epoca della sua frequentazione del locale di via San Basilio, indicata nel 1971, ed invece risalente al 1970..

Ma anche tale spiegazione e’ inattendibile ove si consideri che il suddetto titolare ("Torquato", secondo il P.M., confuso dal Corniglia con il vero proprietario Pio Petrazzi) e’ deceduto il 30 ottobre 1970, ovvero tre o quattro settimane dopo l’epoca (fine settembre o primi di ottobre del 1970) del presunto incontro tra Andreotti e Coppola cui il collaborante afferma di avere assistito.

Se si considera che il Corniglia e’ stato sicuro nell’affermare che all’epoca di quell’incontro egli ancora non frequentava quel locale e che, quando comincio’ a frequentarlo, e seppe della morte del "Torquato", egli aveva visto quest’ultimo lavorare nella barberia, deve concludersi che egli, perche’ la sua storia possa essere credibile, avrebbe dovuto iniziare a recarsi in quella barberia proprio qualche giorno dopo avere assistito all’incontro tra l’On.Andreotti e Frank Coppola.

Ma se cosi’ fosse stato, sarebbe stato agevole da parte del Corniglia ricordare ed affermare una tale circostanza precisando che proprio qualche giorno dopo l’incontro egli aveva iniziato a frequentare il locale, laddove invece il collaborante ha affermato in maniera chiara che cio’ avvenne "successivamente", nel 1971 e che il Torquato era sicuramente morto nel 1971.

A fronte di una tale palese menzogna, deve dunque dedursene che il Corniglia, sfruttando il ricordo di questi occasionali e casuali incontri con l’On.Andreotti presso la barbieria di via San Basilio, abbia ricostruito, inventandola in maniera piuttosto maldestra, la storia dell’incontro tra l’odierno imputato e Frank Coppola della quale ha riferito nel presente dibattimento.

Deve peraltro rilevarsi che, secondo quanto dallo stesso dichiarato, egli, un paio di giorni dopo il citato incontro tra Andreotti e Coppola cui aveva assistito a distanza tra la fine di settembre ed i primi di ottobre del 1970, rientro’ a Milano e non ebbe piu’ occasione di rivedere il predetto Coppola per alcuni anni (pag.117 udienza 8 aprile 1998):

AVVOCATO SBACCHI:

… Senta, un'altra domanda sempre che riguarda… Poi lei quando si allontanò da Roma, dopo questo incontro?

CORNIGLIA FEDERICO:

Ma penso dopo un giorno, due giorni.

AVVOCATO SBACCHI:

E fece rientro a Milano e poi quando vide il COPPOLA?

CORNIGLIA FEDERICO:

Dopo quel periodo lì, io sono andato… mi fu spiccato un mandato di cattura per questa truffa.

AVVOCATO SBACCHI:

Quale truffa, quella dei titoli IMI?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì.

AVVOCATO SBACCHI:

O CAPRONI?

AVVOCATO SBACCHI:

Titoli IMI.

AVVOCATO SBACCHI:

Per i titoli IMI -FUORI MICROFONO-

CORNIGLIA FEDERICO:

Dopo l'ho rivisto… dopo diversi anni a lui.
 
 

Ne consegue che l’episodio del presunto incontro di cui il Corniglia ha parlato non puo’ che collocarsi temporalmente nel periodo dal predetto indicato (fine settembre o primi di ottobre 1970) e fu l’ultima occasione, per alcuni anni, in cui egli si incontro’ con Coppola.

Era certamente un periodo in cui il Corniglia risiedeva a Milano, ove infatti fece rientro, mentre il periodo nel quale egli comincio’ a frequentare la barbieria di via San Basilio e’ sicuramente successivo e coincide con il suo trasferimento a Roma e con il periodo di latitanza conseguente all’emissione a suo carico di un provvedimento restrittivo in esecuzione del quale sara’ infine arrestato nel novembre del 1971:

"…poi nel 1971 essendo colpito da ordine di cattura per quella truffa ai danni dell'IMI, io ho vissuto un periodo, perché poi fui arrestato nell'ottobre del 71, fui latitante a Roma e in questo periodo avendo dei problemi di barba mi sono servito da questo parrucchiere"
 
 
Ma anche accantonando per un attimo le suesposte palesi falsita’, non puo’ non evidenziarsi come la dichiarazione del Corniglia, al di la’ della osservazione a distanza del presunto incontro tra Andreotti e Coppola, sia del tutto generica e non verificabile in ordine alle ragioni ed al contenuto di tale preteso colloquio, peraltro durato, per affermazione del collaborante, appena due o tre minuti.

Il Corniglia infatti e’ stato in condizione di riferire soltanto cio’ che ebbe ad accennargli il Coppola al rientro in auto, in maniera quanto mai sintetica, allorquando egli ebbe a chiedergli come mai conosceva una tale "personalita’":

CORNIGLIA FEDERICO: … gli dissi, queste persone conosci? No, dice, guarda io, dice, ho avuto una discussione con l'allora ex Sindaco di Roma PETRUCCI, PETRUCCI o PETRELLA adesso non mi ricordo, PETRUCCI mi sembra. E dice, ho dovuto intervenire io, però mi raccomando…

…………

Quando io gli esternai la mia meraviglia dicendogli " ma conosci anche queste personalità, allora?" No, no, dice, la conosco solo perché io ho dovuto intervenire per una questione di voti, mi dice, per… l'ex Sindaco di Roma, come ho detto io, PETRUCCI.
 
 

Ed anche nel corso del controesame da parte della difesa il Corniglia non ha aggiunto particolari di rilievo (pag.95 udienza 8 aprile 1998): AVVOCATO BONGIORNO:

Non lo sa. Senta… di preciso il contenuto del colloquio tra COPPOLA e ANDREOTTI, me lo può ripetere?

CORNIGLIA FEDERICO:

Di preciso… Quello che si sono detti non lo so. Quello che mi ha detto è che era una cosa che riguardava a dei voti, una discussione che c'era inerente… appunto, che riguardava questo PETRUCCI, ex Sindaco di Roma. Mi ha solo detto questo, non mi ha detto altro.

AVVOCATO BONGIORNO:

Una discussione che c'era tra PETRUCCI e ANDREOTTI?

CORNIGLIA FEDERICO:

Evidentemente sì.

AVVOCATO BONGIORNO:

No evidentemente, se lei le spiegò questo

CORNIGLIA FEDERICO:

No, non mi spiegò.

AVVOCATO BONGIORNO:

Mi dica le parole precise.

CORNIGLIA FEDERICO:

Ma glielo ho già detto cosa mi disse, mi disse per una questione che c'era fra lui e questo PETRUCCI, questo PETRELLI come si chiamava.

PRESIDENTE:

Lui chi?

CORNIGLIA FEDERICO:

Fra ANDREOTTI e questo PETRUCCI.

AVVOCATO BONGIORNO:

Avente ad oggetto un problema di voti?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, questo mi disse.

AVVOCATO BONGIORNO:

Ho capito. Senta, lei sa se COPPOLA già conosceva il Senatore ANDREOTTI?

CORNIGLIA FEDERICO:

Non lo so.

AVVOCATO BONGIORNO:

Senta, le disse COPPOLA quando lei gli ha detto "conosci queste persone ecc.", le ha detto… mi risponda…. le ha detto se aveva, comunque sia, dei rapporti eccetera o se quella era la prima volta, questo non lo sa?

CORNIGLIA FEDERICO:

Non lo so.

AVVOCATO BONGIORNO:

Ma quando lei ha detto la frase "ma hai da fare con loro", lui che cosa ha risposto?

CORNIGLIA FEDERICO:

Niente, non mi ha detto niente.

AVVOCATO BONGIORNO:

No, quando lei gli ha detto " hai da fare con loro, hai a che fare con queste persone" lui che cosa ha risposto?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, no io gli esternai la mia meraviglia vedendo… lui mi dice "guarda che è una cosa che non riguarda… " ripeto ancora "e' una questione che riguarda PETRUCCI e l'Onorevole ANDREOTTI".

AVVOCATO BONGIORNO:

Sì, all'inizio lei ricorda di avergli detto questa frase: " ma allora che ci hai da fare con loro?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì.

AVVOCATO BONGIORNO:

E lui come rispose?

CORNIGLIA FEDERICO:

E lui mi ha detto questo, che le ho detto poc'anzi.

AVVOCATO BONGIORNO:

Lei ha dichiarato che lui ha risposto "no". "Sì " dico, " ma allora che hai a che fare con loro" Dice "no".

CORNIGLIA FEDERICO:

Evidente… Le sto dicendo che lui ha avuto una… E' andato, non so ancora oggi, non ho mai saputo il perché, che discussione c'era. È logico che lui… lui come… A me mi ha detto, appunto, che era per sedare una questione che c'era fra lui e il PETRUCCI.

AVVOCATO BONGIORNO:

Sì, comunque lei conferma che quando lei gli ha chiesto se c'erano rapporti lui le rispose "no"?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, sì.
 
 

Anche il Collegio ha cercato di fare chiarezza sul punto ma le risposte del collaboratore non hanno aggiunto nulla di significativo a quanto gia’ dichiarato (pag.127 udienza 8 aprile 1998): PRESIDENTE:

Che cosa le disse, appena ritornato nella macchina?

CORNIGLIA FEDERICO:

Allora io esternai la mia meraviglia che lui conoscesse questo personaggio e lui mi disse…

PRESIDENTE:

Che parole disse?

CORNIGLIA FEDERICO:

Testuali: "sì ma guarda è una cosa che non riguarda me, è una questione di voti per il… l'ex Sindaco PETRUCCI", questo disse.

PUBBLICO MINISTERO:

Quindi disse: " ma guarda che è una cosa che non riguarda me, è una questione che riguarda l'ex Sindaco PETRUCCI", questo disse.

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì.

PUBBLICO MINISTERO:

Basta.

PRESIDENTE:

Lei quando fece l'espressione di meraviglia che disse? Lei?

CORNIGLIA FEDERICO:

Io? Questo gli dissi, quello che ho detto adesso.

PRESIDENTE:

Cioè?

CORNIGLIA FEDERICO:

Cioè, io gli esternai la mia meraviglia perché lui….

PRESIDENTE:

Come gliela espresse, come gliela esternò?

CORNIGLIA FEDERICO:

Parlavo con lui, dico" e Ciccio, ma cavoli…"

PRESIDENTE:

Dica, dica…

CORNIGLIA FEDERICO:

"Ciccio ma che conoscenze hai?" dice, mi dice: "calma", sempre con sto sigaro, calma dice, non è questione mia, dice, è una questione che riguarda l'ex Sindaco di Roma, per dei voti. Questo, questo è, signor Presidente.

PUBBLICO MINISTERO:

Va bene.

PRESIDENTE:

Comunque, ci sono due cose, all'avvocato ha detto no e al Pubblico Ministero ha detto sì. Va bene.
 
 

E’ del tutto evidente che il ricordo da parte del Corniglia della concisa risposta del Coppola e’ alquanto incerto se e’ vero che il collaborante: Giova a tal proposito evidenziare che, richiesto dalla difesa di precisare se il Coppola nell’occasione gli disse che la discussione era tra il Petrucci e l’on.Andreotti, il Corniglia inizialmente ha escluso che gli sia stato detto espressamente, ma subito dopo ha invece radicalmente cambiato versione affermando che Coppola gli disse che si trattava di una questione di voti tra Andreotti e Petrucci: CORNIGLIA FEDERICO:

Di preciso… Quello che si sono detti non lo so. Quello che mi ha detto è che era una cosa che riguardava a dei voti, una discussione che c'era inerente… appunto, che riguardava questo PETRUCCI, ex Sindaco di Roma. Mi ha solo detto questo, non mi ha detto altro.

AVVOCATO BONGIORNO:

Una discussione che c'era tra PETRUCCI e ANDREOTTI?

CORNIGLIA FEDERICO:

Evidentemente sì.

AVVOCATO BONGIORNO:

No evidentemente, se lei le spiegò questo

CORNIGLIA FEDERICO:

No, non mi spiegò.

AVVOCATO BONGIORNO:

Mi dica le parole precise.

CORNIGLIA FEDERICO:

Ma glielo ho già detto cosa mi disse, mi disse per una questione che c'era fra lui e questo PETRUCCI, questo PETRELLI come si chiamava.

PRESIDENTE:

Lui chi?

CORNIGLIA FEDERICO:

Fra ANDREOTTI e questo PETRUCCI.

AVVOCATO BONGIORNO:

Avente ad oggetto un problema di voti?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, questo mi disse.
 
 

Si tratta a ben vedere di una dichiarazione, almeno sul punto del contenuto della confidenza ricevuta da parte del Coppola, indubbiamente generica se non contraddittoria, che non puo’ dirsi riscontrata da alcun elemento significativo.

L’accusa ha ritenuto di avere riscontrato questa parte della dichiarazione del Corniglia rievocando i contrasti che in un certo periodo storico opposero Amerigo Petrucci, gia’ sindaco di Roma dal 1964 al novembre del 1967, ad Andreotti, dalla cui corrente il primo ebbe a distaccarsi negli anni ’60, aderendo alla corrente dorotea, e rientrandovi solo verso il 1972.

Ma le risultanze acquisite sul punto sono del tutto generiche.

Il P.M. ha affermato (pag.68 vol.II requisitoria scritta) che Andreotti, il quale non aveva gradito il "voltafaccia" di Petrucci, "aveva utilizzato Claudio Vitalone, la sua posizione e le sue relazioni negli ambienti della magistratura romana per nuocere a Petrucci sul piano giudiziario".

Effettivamente il 20 gennaio 1968 Amerigo Petrucci venne colpito da un mandato di cattura emesso dal G.I. di Roma in relazione ai reati di interesse privato in atti di ufficio e peculato, commessi nel periodo in cui era stato Commissario Straordinario dell’O.N.M.I. .

Ma se la categorica conclusione del P.M. (Andreotti ha "utilizzato" Vitalone per nuocere a Petrucci sul piano giudiziario) deve trovare fondamento nelle dichiarazioni di Vittorio Sbardella, cio’ risulta non corrispondente alle risultanze processuali.

E’ ben vero che lo Sbardella ha dichiarato di avere appreso dal defunto Presidente di quel Collegio che giudico’ Petrucci (tale Bernardi) che durante la camera di consiglio Claudio Vitalone era entrato ed aveva esplicitamente sollecitato una condanna del Petrucci che poi effettivamente intervenne (cfr. pag.41 del verbale di incidente probatorio del 6 aprile 1994 dinanzi al GIP del Tribunale di Perugia).

Giova tuttavia osservare che la precisa indicazione dello Sbardella non e’ stata sottoposta a quella verifica che sarebbe stata necessaria in quanto, pur essendo deceduto il predetto Presidente Bernardi, sarebbe stato sufficiente individuare ed esaminare gli altri componenti del Collegio che giudico’ Amerigo Petrucci.

Deve peraltro rilevarsi che comunque lo stesso Vittorio Sbardella, sentito il 16 settembre 1993 (cfr. atti irripetibili essendo lo Sbardella deceduto), si era limitato ad affermare che "Claudio Vitalone, sfruttando la sua posizione di magistrato e le sue relazioni nell’ambito della magistratura, con un eccesso di zelo ed a mio avviso andando ben oltre le possibili intenzioni di Andreotti, si adopero’ per nuocere a Petrucci sul piano giudiziario".

Nessun accenno dunque a quel ruolo di "mandante" di Giulio Andreotti che invece il P.M. ha voluto delineare, bensi’ – ma e’ solo una opinione del dichiarante – un probabile eccesso di zelo del Vitalone ben oltre le intenzioni dell’odierno imputato.

E’ stato lo stesso Sbardella peraltro a escludere piu’ in generale qualsiasi conoscenza di fatti in forza dei quali si possa affermare, come invece fa il P.M., che vi fu un mandato specifico di Andreotti a Vitalone per interventi giudiziari su magistrati e in relazione a determinati processi (pag.70 del verbale di incidente probatorio del 6 aprile 1994 dinanzi al GIP del Tribunale di Perugia):

AVV. COPPI: …se puo’ indicare, pero’ badi bene, per scienza diretta, quindi per sua scienza diretta, di interventi specifici dell'On.Vitalone sui magistrati della cassazione per specifici processisu mandato del Sen.Andreotti?

Sbardella: No, non posso dire.
 
 

Anche Giacomo Mancini, esaminato nel presente dibattimento all’udienza del 31 ottobre 1996 (pag.127) ha escluso di essere a conoscenza di qualsivoglia fatto specifico che possa fare ipotizzare che i problemi giudiziari del Petrucci fossero stati determinati dalla corrente andreottiana o che comprovino l’esistenza di un rapporto di scambi di favori politici e giudiziari tra il Sen.Andreotti e Claudio Vitalone: AVV.BONGIORNO: Senta, per quanto riguarda il problema Petrucci, lei è in grado di indicare fatti specifici che possano dimostrare che i problemi giudiziari di Petrucci fossero stati determinati dalla corrente del Senatore Andreotti?

MANCINI G.: Assolutamente no.

AVV.BONGIORNO: Senta, lei è in grado di indicare episodi specifici che dimostrino un rapporto di scambi di favore politici e giudiziari fra il Senatore Andreotti e il Dottore Vitalone?

MANCINI G.: Scambi politici che vuol dire? Erano nello stesso gruppo, nella stessa corrente!

AVV.BONGIORNO: No, no, non ci siamo capiti.

MANCINI G.: Avevano una consonanza di pensiero.

AVV.BONGIORNO: Se lei, e comunque lo ha dichiarato ...

PRESIDENTE: Avevano?

MANCINI G.: Consonanza di pensiero.,

AVV.BONGIORNO: Sì. lei ha dichiarato esattamente il 5 gennaio 1994:-"non sono a conoscenza di episodi specifici che comprovino fra i due", si riferisce a Vitalone e Andreotti, "un rapporto di scambio tra favori politici e favori giudiziari". Io le ho fatto esattamente questa domanda.

MANCINI G.: No.
 
 

Deve poi rilevarsi che il passaggio di Petrucci dalla corrente andreottiana a quella dorotea e’ stato collocato da un altro teste, Nicola Signorello, negli anni ’60 ed il rientro invece in epoca successiva al 1972 (udienza 21 maggio 1998 pag.190 e ss.).

Affermare allora, come fa il P.M., che il presunto contrasto tra Andreotti e Petrucci e’ contestuale al preteso incontro tra l’odierno imputato e Frank Coppola, asseritamente intervenuto per risolverlo, risulta affermazione priva di ogni preciso riscontro, non essendo supportata dalle risultanze processuali che invece hanno posto in rilievo un distacco risalente agli anni ’60 e perdurante fino a dopo il 1972.

Ed anche se si cerca di individuare il preteso contrasto di natura elettorale che sarebbe stato alla base della questione cui accenno’ il Coppola, il risultato e’ ancor piu’ approssimativo in quanto lo stesso teste Farinacci, delegato a compiere le indagini sul punto, non e’ stato in condizione di riferire alcunche’ di processualmente utile per consentire di concludere che vi fosse nell’estate del 1970 un conflitto per ragioni di voto asseritamente sorto tra Andreotti e Petrucci che aveva imposto l’intervento di Frank Coppola.

Secondo talune dichiarazioni del Corniglia, invero, il Coppola si era limitato ad accennare che lui non aveva rapporti con Andreotti, e che era intervenuto esclusivamente per "sedare" una questione sorta tra l’imputato e l’ex Sindaco Petrucci avente ad oggetto "un problema di voti".

Sentito all’udienza del 9 aprile 1998 (pag.67), il Farinacci, infatti, pur avendo accertato che effettivamente il 7 e l’8 giugno 1970 si erano svolte le elezioni regionali nel Lazio, non ha neppure saputo riferire se Andreotti e Petrucci erano in quell’occasione in competizione tra loro:

AVVOCATO BONGIORNO:

Senta, per quanto riguarda l'argomento PETRUCCI, lei ha avuto modo di accertare se PETRUCCI alle elezioni del 70 si presentasse nella stessa lista del Senatore ANDREOTTI?

FARINACCI DOMENICO:

No, questo non l'ho accertato… nel 70 ci furono elezioni…elezioni regionali e non ho accertato se si candidò...
 
 

Il quadro di riferimento di tutta la vicenda narrata dal Corniglia resta quindi estremamente generico e privo di riscontri validi.

Ne’ puo’ trascurarsi di evidenziare che il suddetto collaborante e’ rimasto del tutto isolato nel delineare l’esistenza di un presunto rapporto dell’On.Andreotti con il noto esponente mafioso Frank Coppola al quale nessuno dei pur numerosi collaboratori escussi nel presente processo ha mai fatto cenno quale soggetto in contatto con l’odierno imputato.

Ma anche altre considerazioni inducono a ritenere del tutto inventato l’episodio narrato dal Corniglia.

Molteplici sono le palesi incongruenze del racconto che lo rendono ben poco credibile.

Si rammenti che Frank Coppola era all’epoca indubbiamente il piu’ noto esponente mafioso gravitante sulla capitale e gia’ aveva accumulato sul proprio conto una interminabile serie di arresti, denuncie e condanne.

Eloquente al riguardo la lunga deposizione del teste Farinacci sul punto (udienza del 9 aprile 1998 pag.49 e ss.):

"Allora…allora innanzitutto è da premettere che la vita di Frank COPPOLA può suddividersi genericamente…generalmente in tre grossi periodi: la prima fase dalla nascita fino a quando parte per gli Stati Uniti nel 1926, il periodo che passa negli Stati Uniti fino al '48 quando rientra in Italia e poi l'ultima fase, il suo soggiorno in Italia fino al…all'aprile del 1982 data in cui muore ad Aprilia. Quindi lui nasce nel 1899 e muore nel…il 26 aprile del 1982. …… fin da giovane cominciò ad essere oggetto di attività di indagini e di procedimenti penali…………

Comunque, prima di partire per gli Stati Uniti, lui colleziona tutta una serie di precedenti per…denunciato per….in stato di latitanza per tentato omicidio, colpito da mandato di cattura nel '23 per associazione per delinquere…di nuovo arrestato per tentato omicidio…nel '26 viene di nuovo colpito da mandato di cattura emesso dal Tribunale di Palermo per associazione a delinquere; nel '27 viene di nuovo colpito da mandato di cattura…nel '28 viene…nel '30 viene di nuovo colpito da ulteriore mandato di cattura della Procura della Repubblica perché condannato ad anni tre e mesi quattro di reclusione. Nel…a questo punto lo stesso COPPOLA riferisce di essere partito negli Stati Uniti…essere partito per gli Stati Uniti….

…… decide di partire per gli Stati Uniti, proprio per sottrarsi ad un provvedimento di Polizia che riteneva imminente nei suoi confronti e partì quindi per gli Stati Uniti. Il periodo che trascorre negli Stati Uniti, lo vede attore di tutta una serie di attività criminali; lui dichiarerà di essere stato un semplice venditore ambulante di ortaggi, in realtà le informative parlano di trafficante internazionale di stupefacenti, di persona schedata dall'F.B.I., conosciuta dal Narcotic Bureau, viene menzionato nel rapporto Mac Cla….Mac Clillan, un rapporto di una Commissione di Inchiesta del Senato Americano dove, che avvalendosi appunto delle investigazioni dell'F.B.I. e del Narcotic Bureau, indicava il COPPOLA come esponente di spicco delle "famiglie" mafiose italo – americane, specificando appunto che era dedito al traffico internazionale di stupefacenti e indicandolo anche quale presunto…presunto sicario. In questo periodo COPPOLA divenne proprietario di una catena di ristoranti, divenne insomma un imprenditore che riuscì a guadagnare molto, anche se…lui ha sempre dichiarato, al rientro in Italia, di avere fatto semplicemente il venditore ambulante di ortaggi. Quando rientra, quando rientra in Italia nel 1948 lui viene espulso dagli Stati Uniti; in realtà il COPPOLA precisa che non fu espulso ma, poiché non riuscì ad ottenere la cittadinanza americana, partì prima di essere…sostanzialmente di essere espulso e quindi di essere mandato via con la forza. Gli Stati Uniti sostanzialmente indussero il…il Governo degli Stati Uniti indusse il COPPOLA a partire proprio perché era evidente che si trattava di personaggio legato ad ambienti mafiosi; lui cercò in tutti i modi di ottenere al cittadinanza statunitense, non ci riuscì e dovette tornare in Italia. Rientra in Italia nel '48, però successivamente viene richiamato negli Stati Uniti da un funzionario del Partito Democratico degli Stati Uniti, tale Maria FRICH…faccio lo spelling…un attimo che controllo….Maria e il cognome è Firenze, Roma, Imola, Como, acca hotel, Maria FRICH di Kansas City. Si trattava di un funzionario del Partito Democratico degli Stati Uniti che, in occasione delle elezioni per la carica di Governatore del Missouri, fece rientrare il COPPOLA, con l'intento appunto di fare partecipare il COPPOLA quale sostenitore a…alle elezioni politiche. Il COPPOLA stesso dichiarò appunto che rientrò negli Stati Uniti che tramite...andò prima in Messico e, tramite questo funzionario del Partito Democratico, ottenne il visto di ingresso negli Stati Uniti. Si trattiene negli Stati Uniti il tempo necessario per svolgere questa sua intensa attività di propaganda elettorale, attività di propaganda elettorale che andò a buon fine, secondo quello che riferisce COPPOLA, in quanto il Governatore da lui sostenuto venne eletto, dopodichè però fu nuovamente costretto dalle Autorità Americane a lasciare gli Stati Uniti. Ritornò in Messico e gli Stati Uniti riuscirono a ottenere che anche dal Messico fosse espulso. Quindi rientra definitivamente in Italia, sempre diciamo inseguito dalla giustizia…dalle Autorità americane che lo fanno allontanare anche dal Messico, rientra in Italia…siamo nel 50…allora, nel gennaio del '48 lui arriva in Italia, sempre nel '48, nell'agosto del '48 torna in Messico, nel '50 è ancora in Messico, rientra in Italia nel '50, nella seconda metà del '50 rientra in Italia. Rientrato in Italia, COPPOLA inizia…ricomincia a collezionare precedenti con la giustizia italiana e un episodio particolarmente importante, anche sintomatico poi di tutta una serie di aspetti, fu l'arresto di Fank COPPOLA per traffico di stupefacenti. Sostanzialmente venne…lui ormai, rientrato in Italia, si stabilì a Pomezia, si stabilì nella zona del Lazio, acquistò dapprima dei terreni a Partinico, ma poi successivamente investì tutti i suoi ...i suoi risparmi, i suoi proventi in un grasso...un grosso appezzamento di terreno, circa 40 ettari, nel Lazio. Nel '52 venne rinvenuto presso la stazione ferroviaria di Alcamo un baule contenente quasi sei chili di eroina. Si trattava di un traffico di stupefacenti riconducibile a Frank COPPOLA, tanto è vero che la Finanza, la Guardia di Finanza che operò quella...quell'azione…ricostruì i fatti stabilendo che quel baule era stato custodito presso la casa…presso l'abitazione di Frank COPPOLA. Sta di fatto che furono effettuate delle perquisizioni in relazione…a Partinico, la casa di Partinico e la casa di Roma, di Frank COPPOLA. La perquisizione effettuata presso la casa di Partinico, fu connotata dal fatto che il COPPOLA, non appena dopo…non appena dopo il sequestro del materiale, abbandonò precipitosamente l'abitazione, tanto è vero che la casa fu rinvenuta con le luci ancora accese, con delle carte bruciate nel camino…E nel corso di questa perquisizione fu trovata numerosa corrispondenza del Frank COPPOLA, corrispondenza che riguardava una serie di personaggi, soprattutto contatti con esponenti italo – americani della mafia degli Stati Uniti, corrispondenza che riguardava anche esponenti politici di rilievo, italiani, di quel periodo……

Abbiamo…dopo questo precedente che è relativo a traffico di stupefacenti, del 1952, COPPOLA fu colpito da tutta un'altra serie di provvedimenti: nel ‘53 fu denunziato per sequestro di persona a scopo di estorsione ai danni dell'avvocato D'ALIA Antonino di Trapani, per favoreggiamento del latitante DE LISI Gaspare e per concorso in omicidio; nel '53 viene arrestato in esecuzione del mandato di cattura per traffico di stupefacenti….

…nel 56 viene condannato dalla Corte di Appello di Palermo a due anni di reclusione per commercio clandestino di stupefacenti; la condanna viene per i sei chili di eroina nel baule…nei bauli trovati ad Alcamo, divenne definitiva, passò in giudicato…..

Il 27 marzo del 1970 il COPPOLA viene arrestato in esecuzione di ordine di custodia precauzionale, il Tribunale sostanzialmente accetta la proposta della Questura; e con decreto del Tribunale di Roma datato 11 aprile 1970 al COPPOLA viene imposta l'applicazione della sorveglianza speciale e il divieto di soggiorno in Sicilia, Calabria, Campania e nel Comune di Roma. Questa misura di prevenzione diverrà definitiva, perché reggerà sia in appello che in Cassazione…...

Successivamente a questo periodo, agli anni 70, il COPPOLA comunque continua…continua a ricevere mandati di cattura in quanto viene arrestato nel 71 su mandato di cattura del Giudice di Palermo per associazione a delinquere, nel 76 viene assolto dalla Corte di Appello di Firenze dal reato di tentato omicidio in danno del Questore MANGANO, perché lui fu imputato appunto di questo reato. Nell'81 viene di nuovo arrestato dalla Squadra Mobile di Roma per traffico di stupefacenti, è imputato di associazione a delinquere nel processo penale a carico di ALBANESE + 113, processo dei 114……e nel '74 viene condannato dal Tribunale di Palermo per associazione per delinquere, fino ad arrivare appunto al 1982 data della sua…data del suo decesso.
 
 

Lo spessore mafioso e criminale del soggetto si evince anche dal rilievo che la prima commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso, istituita con legge 20 dicembre 1962, ritenne di dedicare a Frank Coppola occupandosene in due interi volumi per complessive 2000 pagine circa.

E proprio nel periodo in cui il Corniglia colloca l’episodio del presunto incontro del Sen.Andreotti con Frank Coppola, quest’ultimo era ancora una volta ritornato alla ribalta sia per la vicenda della fuga di Luciano Leggio dalla clinica Villa Margherita, sia per lo scandalo relativo al trasferimento del noto Natale Rimi dal Comune di Alcamo alla Regione Lazio (cfr. esame teste Farinacci udienza 9 aprile 1998).

Si aggiunga che al Coppola con decreto dell’11 aprile 1970 (confermato in appello il 21 dicembre del 70 ed in Cassazione il 12 maggio del 1971) venne applicata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale e del divieto di soggiorno in Sicilia, Calabria, Campania e nel Comune di Roma

Cio’ risulta particolarmente rilevante ai fini che qui interessano in quanto e’ stato accertato che proprio nel periodo del presunto incontro (fine settembre – primi di ottobre del 1970), il Coppola, sorvegliato speciale, era sottoposto a rigorose limitazioni alla sua liberta’ di circolazione ed aveva un espresso divieto di recarsi in Roma.

Ne consegue che, ove si ritenesse credibile la vicenda riferita dal Corniglia, il Coppola si sarebbe recato a Roma contravvenendo agli obblighi impostigli.

Ma se cio’ non appare improbabile per un soggetto di quello spessore criminale, cio’ che risulta invece meno credibile e’ che il Coppola chiese di farsi accompagnare al presunto incontro con Andreotti dal Corniglia "per non farsi notare" ("guarda mi devi fare una cortesia, mi devi accompagnare domani mattina, dato che tu hai una macchina bassa, devo vedere una persona ma non voglio tanto farmi vedere").

Ebbene, e’ stato lo stesso Corniglia a riferire che egli all’epoca non utilizzava una anonima utilitaria, bensi’ una Fiat Dino 2400 coupe’ decappottabile, una vettura a due posti sportiva e molto bassa che indubbiamente non era comune e che certamente non passava inosservata.

Ma vi sono altre incongruenze che non possono essere taciute.

La mattina del preteso incontro il Coppola avrebbe atteso il Corniglia, secondo la versione di questi, dinanzi all’Hotel Flora di via Veneto, di guisa che egli, che non guidava l’auto, si fece accompagnare da qualcuno dal luogo del suo soggiorno fuori Roma al luogo dell’appuntamento.

Orbene, se si pensa che il tragitto successivamente percorso dal Coppola nella vettura condotta dal Corniglia (dall’Hotel Flora di via Veneto alla barbieria di via San Basilio) fu di appena poche centinaia di metri, non si riesce a comprendere per quale ragione il predetto Coppola – che per violare il divieto di soggiorno nel Comune di Roma si era necessariamente avvalso dell’aiuto e dell’accompagnamento di qualche persona piu’ che fidata – abbia dovuto fare ricorso al Corniglia anziché’ al soggetto con cui gia’ si accompagnava.

Si aggiunga che l’attesa del Coppola in via Veneto dinanzi all’Hotel Flora rappresento’ un fattore di ulteriore esposizione a rischio del predetto che ben avrebbe potuto essere notato da qualcuno in quella centralissima e frequentatissima via di Roma.

Forse consapevole di tale incongruenza il Corniglia al dibattimento ha cercato di modificare la sua dichiarazione affermando inizialmente - con assoluta sicurezza - che il Coppola lo aveva atteso dentro la hall dell’albergo, ma dopo la puntuale contestazione della difesa, ha dovuto ribadire che invece questi lo attendeva proprio davanti all’Hotel Flora e dunque sul marciapiede (pag.92 udienza 8 aprile 1998).

CORNIGLIA FEDERICO:

No, mi aspettava nella hall dell'hotel FLORA.

AVVOCATO BONGIORNO:

Lei è sicuro che era la hall?

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, come no.

AVVOCATO BONGIORNO:

Quindi lei è sceso dalla macchina.

CORNIGLIA FEDERICO:

No, ho parcheggiato davanti e lui era dentro, uscì e salì nella macchina.

AVVOCATO BONGIORNO:

Senta, io le contesto che nel corso dell'interrogatorio del 19 febbraio 98, pagina 3.

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì.

AVVOCATO BONGIORNO:

Lei a proposito di questo appuntamento dice che il COPPOLA si sarebbe fatto trovare davanti all'hotel FLORA di Roma.

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, davanti, lì comunque sì. Davanti all'hotel FLORA, sui gradini dell'hotel FLORA.

AVVOCATO BONGIORNO:

Allora guardi, non mi dica nella hall. Perché poco fa io le ho detto…

CORNIGLIA FEDERICO:

Sì, va bè…
 
 

Ma un’ultima considerazione, oltre a quanto sin qui esposto, contribuisce a rendere del tutto incredibile la storia raccontata dal Corniglia.

Se, come evidenziato, Frank Coppola era all’epoca uno dei mafiosi piu’ noti a livello nazionale ed internazionale al punto di "meritarsi" ben due dei circa trenta volumi della prima Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso, risulta assolutamente inverosimile che egli, in attesa in via San Basilio, all’uscita di Andreotti dal locale di barbieria, si sia a questi avvicinato pur avendo visto che due soggetti lo attendevano accanto alla vettura.

Era infatti piu’ che probabile che detti soggetti potessero essere appartenenti alle forze dell’ordine addetti alla sicurezza dell’On.Andreotti, con la conseguenza che appariva altrettanto probabile che costoro potessero conseguentemente riconoscere il piu’ che noto pluricondannato, mafioso e sorvegliato speciale, Frank Coppola.

Poco importa che poi effettivamente quei due soggetti non fossero poliziotti o carabinieri (in quanto all’epoca il sen.Andreotti non era ancora scortato) in quanto il Coppola ovviamente non poteva sapere chi fossero e risulta quanto mai improbabile che egli corresse il rischio di farsi riconoscere.

Si consideri al riguardo che lo stesso Corniglia, vedendo quei due soggetti, penso’ trattarsi della scorta dell’On.Andreotti (udienza 8 aprile 1998 pag.1987):

AVVOCATO BONGIORNO:

E queste persone, lei ricorda che nell'interrogatorio ha detto erano due guardie, perché dice due guardie?

CORNIGLIA FEDERICO:

No, due guardie, ho desunto io che erano le… era la scorta, erano chi lo accompagnava. Si sa che allora era Ministro, non so se era Presidente del Consiglio, era scortato da forze di Polizia, l'ho dedotto questo.

Ma nella ricostruzione offerta dal Corniglia al Tribunale accade persino che quei due soggetti, quando il Coppola apri’ lo sportello opposto a quello dal quale il Sen.Andreotti era salito a bordo della sua vettura, invece che intervenire per identificare chi fosse quello sconosciuto, si "ritirarono" e si "appartarono".

Da cio’ il P.M. desume che il Coppola fosse gia’ noto ai due accompagnatori dell’On.Andreotti, ipotizzandosi dunque che quello non fosse neppure il primo incontro tra l’uomo politico e l’esponente mafioso.

E’ del tutto evidente che si tratta di una conclusione cui il P.M. perviene in mancanza di qualsiasi pur minimo riscontro e dunque del tutto infondata.

E’ peraltro lo stesso Corniglia ad affermare che il Coppola, alla sua domanda stupita ("gli dissi, queste persone conosci?"), rispose negativamente escludendo quindi un vero e proprio rapporto di conoscenza con l’odierno imputato. ("No, dice, guarda io, dice, ho avuto una discussione con l'allora ex Sindaco di Roma PETRUCCI, PETRUCCI o PETRELLA adesso non mi ricordo, PETRUCCI mi sembra. E dice, ho dovuto intervenire io").

E proprio con riferimento a tale ultima considerazione non puo’ non sottolinearsi come il Coppola nel corso dei suoi numerosi interrogatori (acquisiti con il consenso delle parti all’udienza del 9 aprile 1998) non ha esitato ad ammettere la conoscenza con importanti uomini politici ai massimi livelli anche istituzionali quali l’On. Vittorio Emanuele Orlando, il Sen.Santi Savarino, Salvatore Aldisio, l’On.Giovanni Palazzolo, conoscenza peraltro riscontrata anche da una serie di documenti (cfr. lettere acquisite alla citata udienza) sequestrati presso la sua abitazione nel corso delle innumerevoli inchieste giudiziarie che lo coinvolsero negli anni (cfr. esame teste Farinacci, udienza 9 aprile 1998, pag. 25 e ss.), ma non ha mai dichiarato di avere conosciuto il Sen.Andreotti.

Peraltro lo stesso teste Farinacci ha escluso (pag. 67) che nel corso di tali perquisizioni siano stati mai rinvenuti documenti, corrispondenza o altro che possa dimostrare o comunque fare ipotizzare l'esistenza di rapporti tra Frank Coppola ed il Sen. Andreotti.

Se dunque, in via soltanto ipotetica, si volesse credere al racconto del Corniglia, il contatto tra Andreotti e Coppola, per stessa ammissione di quest’ultimo, sarebbe stato circoscritto esclusivamente alla trattazione di un non meglio definito problema sorto, per ragioni che non e’ stato possibile neppure per approssimazione individuare, con l’ex Sindaco di Roma Petrucci e non vi e’ neppure il minimo indizio che tale contatto sia stato preceduto o seguito da altri incontri o rapporti di qualsiasi natura e genere.

La conclusione e’ dunque assolutamente univoca.

Al di la’ delle contraddizioni, incongruenze, e talora falsita’, rilevate nel racconto del Corniglia, le sue dichiarazioni, sulla base delle quali dovrebbe esclusivamente fondarsi la tesi dell’accusa di un presunto e non definito rapporto tra l’odierno imputato e l’esponente di Cosa Nostra Frank Coppola, restano comunque del tutto isolate nel contesto dell’intero processo e non provate in quanto prive di ogni idoneo riscontro.