CAPITOLO VII
IL PRESUNTO INTERVENTO DEL SEN. ANDREOTTI A FAVORE DELL’IMPRENDITORE PETROLIFERO LAZIALE BRUNO NARDINI
Un altro degli episodi che secondo l'accusa proverebbe l'esistenza di un patto di scambio tra Cosa Nostra e Giulio Andreotti e' quello del presunto intervento svolto dall’imputato in favore dell’imprenditore petrolifero laziale Bruno Nardini, vittima verso la fine degli anni ’70 di richieste estorsive da parte della ’ndrangheta calabrese.
Di tale vicenda ha parlato per la prima volta nel 1995 Antonino Mammoliti - figlio di Mammoliti Francesco (deceduto nel 1955) gia’ capomafia della zona della piana di Gioia Tauro - il quale ha riferito l’episodio rilevante nel presente procedimento e da lui vissuto personalmente.
Giova sin d’ora evidenziare che il Mammoliti costituisce l’unica fonte probatoria relativa alla vicenda in esame che da un lato non ha trovato alcuna conferma nelle dichiarazioni dei numerosi collaboratori di giustizia escussi al dibattimento e dall’altro e’ stata radicalmente smentita dalla deposizione degli altri protagonisti ed in particolare dall’imputato e dal Nardini.
Occorre altresi’ rilevare, ai fini del giudizio sull’attendibilita’ di tale unica fonte di accusa, che il Mammoliti, sentito nelle forme dell’art.210 c.p.p., non e’ neppure un collaboratore di giustizia anche perche’ non risulta che abbia reso dichiarazioni confessorie o comunque utilizzate per l’accertamento di reati e/o l’individuazione degli autori degli stessi, essendosi inspiegabilmente limitato, secondo cio’ che e’ emerso al dibattimento, a riferire quanto a sua conoscenza nell’ambito di due soli processi, quelli a carico di noti uomini politici come l’on.Andreotti e l’on. Giacomo Mancini, tanto che egli attualmente gode di un servizio di protezione solo con specifico riferimento a tali due processi.
Cio’ emerge con evidenza dalla deposizione resa all’udienza del 25 giugno 1997 dal Ten. Col. Angiolo Pellegrini, Capo del Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria, il quale peraltro e’ stato tra i primi a raccogliere le deposizioni del Mammoliti, impropriamente qualificatosi come un "dissociato":
P.M.: Quando è iniziata, che modalità ha avuto e quali contenuti ha avuto questa collaborazione di Mammoliti e se si può definire una collaborazione.
PELLEGRINI A.: Ma io non parlerei... Mammoliti esclude che si tratti... egli si dichiara non essere un collaboratore di giustizia. Egli si dichiara piuttosto un dissociato….
…
P.M.: Lei ha detto che è più un dissociato che un collaboratore, possiamo specificare meglio questo concetto?
PELLEGRINI A.: Ma egli non riferisce in particolare tutti i fatti che attengono la sua vita. Egli a un certo punto dichiara che è fuori dalla n'drangheta, si è tirato fuori dalla organizzazione mafiosa di cui ha fatto parte fino al '79 e da questo momento egli racconta alcuni episodi che gli risultano per avervi partecipato... per avervi assistito personalmente o perchè gli constano personalmente in quanto riferitigli da persone che non potevano a lui mentire e quindi non s'impegna a riferire tutto quello a sua conoscenza. Tra le altre cose egli non è un collaboratore di giustizia, anche perchè non è sottoposto ad un programma di protezione e viene unicamente protetto in questo momento, in quanto testimone già nel processo che ha visto imputato presso il Tribunale di Palmi, Giacomo Mancini e attualmente presso questo processo.
………
AVV. SBACCHI: ……Volevo chiedere, a proposito di Mammoliti, lei ha detto che Mammoliti si è dichiarato non collaboratore, bensì dissociato, che lui continua a vivere nel suo territorio assieme ai familiari e così via di seguito. Questo allora ho capito male io ...
PELLEGRINI A.: I suoi familiari continuano a vivere nel suo territorio.
AVV. SBACCHI: Ho capito. Senta, l'unico processo in cui ha reso testimonianze, il processo a carico dell'Onorevole Mancini?
PELLEGRINI A.: Sì.
Per cercare quindi di comprendere movente ed origini della decisione che lo ha condotto a rendere dichiarazioni cosi’ parziali, oltre che limitate ai soli due processi a carico di noti esponenti politici (che lo hanno comunque condotto, pur con gravi accuse, agli arresti domiciliari), puo’ rinviarsi alle esplicite ammissioni dello stesso Mammoliti il quale, sentito all’udienza del 25 giugno 1996, ha cercato di spiegare la sua attuale e singolare posizione processuale:
P.M.: Signor Mammoliti, quando ha iniziato lei a parlare con i Magistrati?
MAMMOLITI A.: Circa un anno fa.
P.M.: E perchè ha deciso di parlare con i Magistrati?
MAMMOLITI A.: In questa situazione? O in complesso?
P.M.: In complesso, in generale.
MAMMOLITI A.: Perchè voglio stare fuori da determinate situazioni e voglio stare in pace con la legge.
P.M.: Quando lei dice voglio stare fuori da determinate situazioni, a che cosa intende riferirsi?
MAMMOLITI A.: Mi riferisco al mio passato, è logico no?
P.M.: Ha detto che si riferisce al suo passato? E più in particolare cosa intende dire quando dice intendo riferirmi al mio passato?
MAMMOLITI A.: Intendo dire il passato che ho avuto prima, di questa situazione, no?
………
MAMMOLITI A.: Intendo dire che ho avuto un passato un po' scabroso e cerco di stare in pace con la legge.
P.M.: Lei gode di un programma di protezione?
MAMMOLITI A.: Come?
P.M.: Lei ha un programma di protezione?
MAMMOLITI A.: No, non ho nessun programma di protezione.
P.M.: Quindi non ha benefici di carattere economico?
MAMMOLITI A.: No, io attualmente non ho niente. Io sono solo un dissociato e sto testimoniando in determinati processi.
P.M.: Gode comunque di misure di protezione per la sua incolumità fisica?
MAMMOLITI A.: No. Sono agli arresti domiciliari.
P.M.: Signor Mammoliti ...
MAMMOLITI A.: Signor Presidente, io non ho avuto nessun beneficio per le testimonianze che sto facendo. Io sto facendo le mie testimonianze come dissociato per stare in pace con la giustizia.
………
MAMMOLITI A.: Io sono innocente. A me mi devono assolvere, io non ho fatto niente. Io ho solo comprato del terreno.
AVV. SBACCHI: Quindi, mi scusi, non voglio sapere altro, ma la sua collaborazione quindi si limita a che cosa, a Mancini e Andreotti?
MAMMOLITI A.: No, c'è altro che non posso dire.
AVV. SBACCHI: Mancini e Andreotti e altre cose che non può dire. Non ho altre domande.
………
PRESIDENTE: Senta, lei Mammoliti, da quanto tempo è agli arresti domiciliari?
MAMMOLITI A.: Da dicembre del 1955.
PRESIDENTE: 1995, è vero? Non 1955, 1995?
MAMMOLITI A.: 1995.
PRESIDENTE: Sì. Allo stato ha due processi pendenti o uno?
MAMMOLITI A.: Allo stato ho il procedimento in appello di associazione e un altro processo con la imputazione sempre di associazione ed altro nei preliminari, che si devono fare i preliminari.
PRESIDENTE: L'altro processo per che imputazione è? Quello dove si fanno i preliminari?
MAMMOLITI A.: Associazione.
PRESIDENTE: Pure associazione?
AVV. SBACCHI: Ah, avevo sentito sequestro.
MAMMOLITI A.: No, non sono stato imputato mai di sequestro di persona io.
PRESIDENTE: Senta, nel primo processo in primo grado a che anni è stato condannato?
MAMMOLITI A.: A dodici anni.
PRESIDENTE: Per associazione?
MAMMOLITI A.: Associazione ed estorsione.
PRESIDENTE: Senta, ...
MAMMOLITI A.: Prima causa questa.
PRESIDENTE: Senta, lei ha confessato reati da quando collabora con la giustizia?
MAMMOLITI A.: Io sono innocente. Che mi devo ... signor Presidente, io non ho commesso niente, non ho commesso nessun reato.
A fronte dunque di una condanna inflittagli in primo grado a dodici anni di reclusione perche’ ritenuto responsabile dei reati di associazione di tipo mafioso ed estorsione, Mammoliti Antonino continua ad accreditarsi come persona estranea agli addebiti mossigli come pure ad ogni logica ed attivita’ criminale e/o mafiosa (con cio’ dunque escludendo di fatto di essersi dissociato da qualche organizzazione criminale o mafiosa alle quali mai dichiara di avere partecipato).
Cio’, allora, non puo’ che indurre a valutare le sue dichiarazioni con la massima cautela provenendo da un soggetto che, non avendo confessato alcunche’, non ha mostrato alcuna volonta’ di collaborazione con l’A.G. che lo ha sottoposto a diversi processi formulando a suo carico accuse di rilevante gravita’, indicandolo di recente anche come facente parte della "cupola provinciale" di Reggio Calabria.
Si consideri invero che secondo gli inquirenti, almeno fino alla seconda metà degli anni '70, Mammoliti Antonino, insieme ai fratelli Saro e Vincenzo, e’ stato ritenuto membro di una delle famiglie mafiose più importanti della Calabria, unitamente ai Piromalli, a Nico Tripodo e ad Antonio Macrì, quest’ultimo capo riconosciuto della zona ionica della provincia di Reggio.
Per delineare compiutamente la personalita’ del suddetto dichiarante giova infatti rammentare la deposizione resa (udienza del 25 giugno 1997) dal menzionato Ten. Col. Pellegrini il quale, proprio perche’ dal giugno del 1992 e’ Capo del Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria, risulta un profondo e qualificato conoscitore della realta’ criminale di quella regione:
PELLEGRINI A.: Mammoliti Antonino è uno dei figli di Mammoliti Francesco, deceduto nel 1955, vecchio capomafia della zona di Castellaci di Oppido Mamertina e cioè della zona della piana di Gioia Tauro. Il Mammoliti Antonino, insieme ai fratelli Saro e Vincenzo, Vincenzo successivamente deceduto alla fine degli anni '80, ha costituito una delle famiglie più importanti nell'organigramma mafioso della Calabria. Egli infatti, insieme ai Piromalli e a Nico Tripodo e ad Antonio Macrì che era il capo riconosciuto della zona Ionica della provincia di Reggio, ha rappresentato, almeno fino a metà degli anni '70, nella seconda metà degli anni '70 una delle famiglie più importanti della Calabria. Il Mammoliti in particolare adesso ha 59 anni, si accorse del carisma che godeva il padre a frequentare sin da giovane altri componenti della criminalità organizzata calabrese e successivamente assurse a maggiore importanza, quando egli venne accusato di avere vendicato la morte del padre, ucciso nel corso di una faida che esisteva a Castellaci di Oppido Mamertina tra i Mammoliti e i Barbaro e quindi scontò alcuni anni di prigione. Venne condannato se non sbaglio a 12 anni di prigione. Uscito di prigione il Mammoliti strinse sempre più rapporti sia con la famiglia Mazzaferro di Gioia Tauro ma ancor più con la famiglia Piromalli. Allora la famiglia Piromalli era capeggiata da Piromalli Girolamo, vecchio patriarca della famiglia e come ho detto prima il Piromalli insieme al Macrì e al Tripodo Domenico, costituivano la triade che comandava e che aveva il comando di tutta la n'drangheta calabrese. In particolare possiamo dire che il Piromalli era quello... era il capo del locale di... della zona tirrenica della provincia, locale che comprendeva sia la zona di Gioia Tauro, tutta la piana di Gioia Tauro sino alla città di Reggio Calabria, mentre il Macrì era il capo del locale della zona ionica. Questa grande vicinanza soprattutto tra il genitore, tra il padre di Antonino Mammoliti e il Piromalli, consentì al figlio di continuare a frequentare dopo la sua scarcerazione gli esponenti della famiglia Piromalli e soprattutto il patriarca Piromalli Girolamo. Dal '78 al '90 il Mammoliti non riporta alcuna condanna, quindi una volta scarcerato dall'omicidio del padre egli in pratica si ritira nella sua zona pur mantenendo i contatti con Gioia Tauro, ma senza, almeno, riportare condanne e quindi almeno apparentemente senza commettere eclatanti delitti. Nel 1992 egli viene poi di nuovo poi denunciato in quanto... nell'operazione cosiddetta "La pace tra gli ulivi" insieme al fratello Saro e altri esponenti della cosca mafiosa dei Mammoliti, per estorsioni nei confronti principalmente della baronessa Cordo Patri a cui erano stati sottratti dei terreni attraverso il sistema dell'estorsione e poi successivo acquisto.
PRESIDENTE: Vuole ripetere il nome della baronessa?
PELLEGRINI A.: Cordo Patri. Successivamente il Mammoliti è stato di nuovo denunciato nel corso di una operazione di servizio svolta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria, quale componente della Cupola mafiosa della provincia di Reggio Calabria. Il Mammoliti tra le altre cose è anche imparentato strettamente in quanto ha sposato una sorella con la famiglia mafiosa di Rugolo, anch'essa di Castellaci di Oppido Mamertina.
……
Il Mammoliti Saverio come dicevo, nel 1979 tentò approfittando della debolezza delle altre cosche che erano coinvolte in questa guerra e dell'eliminazione di due dei personaggi di primo piano della n'drangheta, quali il Macrì e il Tripodo, tentò di assurgere quale capo assoluto della n'drangheta. Per quello che ci risulta e come ho detto ne abbiamo riferito anche nel rapporto Olimpia, nell'informativa Olimpia, fu proprio il Mammoliti Antonino che perorò la sua causa in quanto i capi che erano sopravvissuti ed in particolare il Piromalli, intendeva eliminarlo. E fu proprio il Mammoliti che perorò la sua causa, assicurando che si era trattato di un colpo di teste a che quindi il fratello mai più avrebbe aspirato a diventare il capo della n'drangheta. Quindi è un momento nodale il fatto del '79 quando a un certo punto si verificò proprio questa circostanza, il fratello di Mammoliti cerca di diventare il capo e il fratello interviene assicurando che non avrebbero dato più fastidio nella zona. Sta di fatto come ho detto prima che dal '79 al 1990 del Mammoliti Antonino non risultano denunzie. Risulta una denunzia nel 1990 per danneggiamenti e detenzione illegale di armi e munizioni. Poi quella del '92, come ho detto prima, che fa riferimento all'informativa "Pace tra gli ulivi" per la quale il Mammoliti Antonino venne arrestato il 31 agosto del '92 e successivamente il 22 maggio 1995 condannato in primo grado dalla Corte di Assise di Reggio Calabria a 12 anni di reclusione e successivamente il procedimento Olimpia che lo vede coinvolto per associazione per delinquere e quale facente parte della cupola provinciale di Reggio Calabria.
Orbene, a fronte di tale spessore criminale, quale risulta delineato dalle indagini in corso a suo carico e dalle condanne definitive gia’ riportate, il Mammoliti assume di non avere mai fatto parte della ‘ndrangheta ("Non ero e non sono associato a nessuno") e di avere commesso i remoti reati che si e’ limitato ad ammettere – e per i quali peraltro aveva gia’ riportato condanne definitive - esclusivamente per ragioni di natura personale.
Condannato infatti ad oltre 20 anni di reclusione (12 dei quali scontati in carcere) per l’omicidio e per altri reati commessi a seguito dell’uccisione del padre Mammoliti Francesco, avvenuta nel 1955, Mammoliti Antonino, oggi imputato dei reati di associazione mafiosa, estorsione ed altro, ha infatti dichiarato:
AVV. SBACCHI: Senta, lei che precedenti penali ha? Che condanne passate in giudicato, soprattutto, cioè condanne definitive?
MAMMOLITI A.: Condanne del 1955.
AVV. SBACCHI: Lei per ora sta scontando quale pena?
MAMMOLITI A.: Adesso?
AVV. SBACCHI: Sì.
MAMMOLITI A.: Oggi?
AVV. SBACCHI: Dice che è agli arresti domiciliari, da lei l'ho appreso.
MAMMOLITI A.: Sono imputato di associazione a delinquere.
AVV. SBACCHI: E' imputato per associazione per delinquere oggi?
MAMMOLITI A.: Sissignore.
AVV. SBACCHI: E quindi è detenuto per questo processo?
MAMMOLITI A.: Sissignore.
AVV. SBACCHI: Allora, condanne precedenti. Che condanne ha avuto lei?
MAMMOLITI A.: Nel 1955?
AVV. SBACCHI: Sì.
MAMMOLITI A.: Omicidi.
AVV. SBACCHI: A quanti anni è stato condannato?
MAMMOLITI A.: Sono stato condannato ... non ricordo. Ho fatto dodici anni per mezzo di galera e nove anni e mezzo di libertà condizionata.
PRESIDENTE: Quindi, quanto? Quindici anni?
AVV. SBACCHI: Lei ha scontato quindici anni?
MAMMOLITI A.: Quindici anni credo di galera, e nove anni e mezzo di libertà condizionata.
AVV. SBACCHI: Quindi ventiquattro anni? Non l'ho capito, mi perdoni.
MAMMOLITI A.: Ventiquattro anni per omicidio, mancato omicidio e altre imputazioni.
AVV. SBACCHI: Benissimo. E lei quando è stato arrestato per questo omicidio?
MAMMOLITI A.: Nel 1955.
AVV. SBACCHI: E quando è stato scarcerato?
MAMMOLITI A.: Nel 1968, alla fine del 1968.
AVV. SBACCHI: Senta, questo omicidio che rientrava nella sua attività ... lei è associato a qualche organizzazione? Ecco, cominciamo di lì.
MAMMOLITI A.: Io non sono associato a nessuno. Io i reati che ho fatti, li ho fatti per vendicare mio padre.
AVV. SBACCHI: Perchè suo padre era stato ucciso?
MAMMOLITI A.: Sì, era stato ucciso.
AVV. SBACCHI: Quindi lei non era associato a nessuno?
MAMMOLITI A.: Non ero e non sono associato a nessuno.
AVV. SBACCHI: E allora ... quindi lei della ‘‘ndrangheta che cosa sa dirci?
MAMMOLITI A.: Sono stato come (incomprensibile) da solo.
………
AVV. SBACCHI: E allora, cortesemente, lei ha detto che non è associato a nessuno, alla ‘‘ndrangheta non è associato, se ho capito bene.
MAMMOLITI A.: Nossignore.
AVV. SBACCHI: Non è associato a "Cosa Nostra"?
MAMMOLITI A.: No.
AVV. SBACCHI: Nemmeno. E allora, lei insomma l'omicidio è stato eseguito per vendetta?
MAMMOLITI A.: Sissignore.
Se questa e’ dunque la premessa della deposizione del Mammoliti, con un esplicito rifiuto ad ogni forma di collaborazione giustificato con l’affermazione della propria estraneita’ ad attivita’ criminali e logiche associative e mafiose, ne consegue ovviamente anche una poco credibile dichiarazione di asserita ignoranza di tutto cio’ che attiene alle attivita’ ed alla struttura della ‘ndrangheta nella quale invece, come si e’ visto, gli inquirenti da anni inseriscono il Mammoliti, peraltro in posizione di particolare rilievo anche e non solo per la sua estrazione familiare:
AVV. SBACCHI: Presidente, io desidero sapere esattamente se e che cosa sa della ‘‘ndrangheta calabrese, se è una organizzazione criminale, come è strutturata, chi sono gli adepti e quelli che conosceva lui.
PRESIDENTE: Sa queste notizie?
MAMMOLITI A.: Non lo so, io ero amico di Paolo Di Stefano, amico di Girolamo Piromalli ero amico di centinaia di persone, ma non so come era strutturata questa ‘‘ndrangheta calabrese.
AVV. SBACCHI: Quindi della organizzazione non sa niente?
MAMMOLITI A.: No, anche essendo amico di tutti.
AVV. SBACCHI: Anche essendo amico di tutti. E lei sa se questa è una organizzazione segreta o pubblica?
MAMMOLITI A.: Io ne so quanto ne sa lei, per quello che c'è sui giornali.
AVV. SBACCHI: Cosa?
MAMMOLITI A.: Ne so quanto ne sa lei per averlo ...
PRESIDENTE: No, non può rispondere in questi termini. Lei deve rispondere in maniera corretta, va bene? Se lei non sa niente, dica io non so niente. Se lo sa, risponda. Non può rispondere in questi termini, non è consentito. Va bene, Mammoliti?
MAMMOLITI A.: Non lo so, Signor Presidente.
………
AVV. SBACCHI: No, ma a me interessa i suoi rapporti con Piromalli. Ecco, se lei ci può spiegare che cosa erano le frequentazioni, quando vi vedevate e se lei ha fatto dei ... ha svolto delle attività per conto di Piromalli.
MAMMOLITI A.: No, non ho svolto nessuna attività per conto di Piromalli io. Solo all'inizio ho comprato un terreno suo e niente più. Eravamo amici e basta.
Anche le motivazioni che hanno indotto il Mammoliti a rendere tra le altre le dichiarazioni rilevanti nel presente processo risultano singolari se si considera che egli, pur non rinnegando il suo passato e non confessando alcunche’, ha deciso di riferire l’episodio in esame nel processo a carico del Sen.Andreotti (come i fatti oggetto di interesse nel processo a carico del Sen.Mancini) solo perche’ asseritamente spinto dal desiderio di "stare in pace con la giustizia" ("sto testimoniando in determinati processi….Io sto facendo le mie testimonianze come dissociato per stare in pace con la giustizia"), come se i suoi problemi fossero legati a cio’ che e’ stato oggetto delle sue deposizioni nei citati processi e non gia’ ai ben piu’ gravi fatti per i quali e’ accusato di partecipazione ad associazione mafiosa ed estorsione.
Dovrebbe dunque concludersi che il Mammoliti non sembra nutrire questo preteso desiderio di "stare in pace con la giustizia" per quei gravissimi delitti che piu’ specificamente e direttamente lo riguardano.
Ed infatti la molla che, a dire del Mammoliti, ha fatto scattare la sua scelta di "testimoniare" e’ stata l’avvenuta conoscenza tramite i mass-media della pendenza dei due processi a carico del Sen.Andreotti e dell’On.Mancini:
AVV. SBACCHI: …… Senta, lei quando ha deciso di collaborare. siamo all'anno scorso se ho capito bene, circa un anno, è vero?
MAMMOLITI A.: Sì.
AVV. SBACCHI: Non ha deciso di collaborare circa un anno fa?
MAMMOLITI A.: Sissignore.
AVV. SBACCHI: Benissimo. E allora lei che cosa ha fatto? Mi può ... per avviare la sua collaborazione. Cioè come ha iniziato la sua collaborazione?
MAMMOLITI A.: Ho iniziato, ho chiamato il Procuratore ...
AVV. SBACCHI: Ha chiamato il Procuratore, sissignore.
MAMMOLITI A.: Il Procuratore e abbiamo parlato.
AVV. SBACCHI: E ha parlato. E allora ricorda esattamente che cosa disse nel suo primo interrogatorio e quale è la data del suo primo interrogatorio?
MAMMOLITI A.: Quale è stato il mio primo interrogatorio?
AVV. SBACCHI: Sì.
PRESIDENTE: Si ricorda la data?
AVV. SBACCHI: Del primo interrogatorio.
MAMMOLITI A.: Nossignore, non la ricordo.
AVV. SBACCHI: Può essere 4 luglio del 1995? Potrebbe essere, dico, posso capire che lei non lo ricorda.
MAMMOLITI A.: Io non lo ricordo.
AVV. SBACCHI: Io ho a disposizione un verbale a sua firma del 4 luglio del 1995.
MAMMOLITI A.: Va bè, ma quello può anche essere forse un altro interrogatorio.
AVV. SBACCHI: Non crede che sia il primo? Ce n'è qualche altro prima allora?
MAMMOLITI A.: No, no, quello che c'è stato prima dico.
AVV. SBACCHI: Ce n'è altri prima?
MAMMOLITI A.: Sì.
AVV. SBACCHI: Senta, lei che cosa ha detto come prima informazione data agli organi di polizia e al Magistrato? Si ricorda?
MAMMOLITI A.: Ma quelle sono altre cose. Non lo so se posso dirlo.
………
AVV. SBACCHI: Allora la domanda più specifica. Lei ha detto di avere appreso dalla radio e dalla televisione e dai giornali che c'era una indagine che riguardava l'Onorevole Andreotti e l'Onorevole Mancini e che voleva riferire su questo?
MAMMOLITI A.: Sissignore, sì.
………
AVV. SBACCHI:…Io volevo sapere, proprio in relazione alla inchiesta Andreotti, che cosa sapeva lei a quella data della inchiesta Andreotti.
AVV. SBACCHI: Che cosa?
AVV. SBACCHI: Sapeva lei della inchiesta, della indagine sul Presidente Andreotti.
MAMMOLITI A.: Che cosa sapevo?
PRESIDENTE: Quando ha deciso di chiamare i Magistrati.
AVV. SBACCHI: Che cosa aveva appreso dai giornali, meglio ... per dire meglio.
MAMMOLITI A.: Sapevo che il Presidente Andreotti era imputato di contatti che ha avuto nella Sicilia e negava i suoi contatti. Allora io ...
AVV. SBACCHI: Ripete? I contatti che aveva avuto con chi?
MAMMOLITI A.: Con i siciliani, non so con chi. Che aveva avuto questi contatti, e allora io nel contesto ho saputo dai giornali, televisione di questa cosa, ho parlato con il Procuratore se gli interessa questo mio interrogatorio.
Le superiori considerazioni, che gia’ legittimano piu’ che fondate riserve sulla attendibilita’ intrinseca del dichiarante, non possono tuttavia esimere dal valutare analiticamente il contenuto delle sue dichiarazioni con specifico riferimento ai fatti oggetto di interesse nel presente processo.
Il Mammoliti ha reso le sue prime dichiarazioni sui fatti al P.M. di Reggio Calabria il 4 luglio 1995 (i verbali, ancorche’ con "omissis", sono stati acquisiti con il consenso delle parti all’udienza del 25 giugno 1996) ed ha in sintesi affermato che:
Nuovamente interrogato dal P.M. di Reggio Calabria l’1 agosto successivo il Mammoliti tornava sull’argomento ed aggiungeva una parte al suo racconto, peraltro particolarmente rilevante, totalmente ed inspiegabilmente taciuta nel precedente interrogatorio.
Egli, infatti, riferiva che circa una settimana dopo l’incontro con Parrello, il Piromalli lo aveva incaricato di recarsi a Palermo per comunicare personalmente a Stefano Bontate l’esito positivo del suo interessamento.
Il Mammoliti ha quindi descritto tutte le modalita’ del suo viaggio a Palermo e dell’incontro con il Bontate alla presenza di altri soggetti a lui vicini tra i quali "Giovanni Bontate, Teresi, tale Spadaro, Albanese".
Il Bontate, appresa la notizia, avrebbe esplicitato in presenza del Piromalli tutta la sua soddisfazione rivolgendosi ai presenti ed esclamando di avere "fatto un altro grande favore al Presidente Andreotti ed ai suoi amici".
Anche in questo secondo interrogatorio il Mammoliti non forniva alcun elemento utile per una piu’ precisa collocazione temporale dell’episodio e si doveva attendere il dibattimento perche il predetto indicasse con estrema precisione l’anno 1977 ("PRESIDENTE: Senta, questo episodio che ha raccontato poc'anzi riguardante la visita nella villa di Bontate, quando è avvenuto? MAMMOLITI A.: Nel 1977").
Il Mammoliti veniva infatti esaminato all’udienza del 25 giugno 1996 e con specifico riferimento all’episodio di che trattasi riferiva quanto segue:
MAMMOLITI A.: …Io posso raccontare con la mia testimonianza che mi son trovato per caso in un contesto, in una discussione tra Girolamo Piromalli, un certo Teresi e un certo Zio Pippo, i quali venendo a casa di Girolamo Piromalli portando i saluti di Stefano Bontate, gli hanno chiesto una grande cortesia. Siccome all'epoca nella Piana di Gioia Tauro si facevano estorsioni e danneggiamenti al petroliere Nardini, gli hanno chiesto il favore di intercedere il signor Girolamo Piromalli affinchè potessero cessare questi danneggiamenti ed estorsioni nei confronti del petroliere Nardini. Dicendo, che il Nardini, diceva il Teresi e questo Zio Pippo, è persona che interessa il Presidente Andreotti, che è, lo ricordo bene, se dicevano parenti o socio o amico del Presidente Andreotti, e che il Presidente Andreotti interessa a Stefano Bontate. Nel contesto della discussione, il signor Teresi diceva al signor Girolamo Piromalli che se per caso devono pagare qualcosa, si interessano i siciliani per fare pagare. Un altro discorso hanno detto, che le telefonate vengono da Palmi, Calabria, che loro lo hanno saputo dai servizi segreti. Al che il Piromalli, rispondendo a questi signori, ha detto di stare tranquilli, di salutargli il signor Bontate, che se la vede lui. Al che i siciliani sono andati via. Passando un paio di giorni, non so quando, quattro, cinque, sei, a me mi chiama il signor Piromalli, anzi preciso: dopo che sono andati via i siciliani, il Piromalli mi manda a chiamare un certo Gaetano Parrello di Palmi, il quale mi dice il Piromalli al Parrello Gaetano che sono venuti siciliani mandati da Stefano Bontate i quali gli hanno detto di recedere nelle estorsioni e minacce nei confronti del petroliere Nardini, perchè il petroliere Nardini, che è amico o non ricordo bene, o parente, o conoscenti, non lo so, del Presidente Andreotti, e che il Presidente Andreotti interessa a Stefano Bontate, e che se devono pagare qualcosa, che se la vedono i siciliani. In questo contesto il Piromalli ha detto al Gaetano Parrello ...
P.M.: Vuole precisare meglio questo cognome? Come ha detto? Parrello? Come si chiamava?
MAMMOLITI A.: Gaetano Parrello di Palmi.
P.M.: Prego, vada avanti.
MAMMOLITI A.: Al che ha detto che in questa situazione di Nardini c'erano interessati i servizi segreti e che già sanno che tutte le telefonate e tutte le cose vengono da Palmi. Al che il Parrello ha accettato e ha detto di stare tranquillo che cedono e non fanno niente più. Passando un po' di giorni, il Piromalli mi manda a chiamare, mi dice se gli faccio la cortesia di andare a Palermo. Non potendo dire di no, ho detto: "Va bè, accetto. A Palermo dove vado? Io Palermo non è che lo so, non sono pratico", gli ho detto. Lui mi dà un numero telefonico e mi dice: "Quando io arrivo alla stazione Agip dell'autostrada, di telefonare a questo numero". Arrivando a Palermo alla stazione Agip faccio il numero telefonico, risponde una persona e gli ho detto che stavo venendo da Gioia Tauro e che sono all'Agip, al Motel Agip di Palermo. Mi metto sulla mia macchina targata Reggio Calabria, dopo mezz'ora tre quarti d'ora, non ricordo di preciso, arrivano tre signori, i quali si sono avvicinati allo sportello e mi hanno detto:-"Lei viene da Gioia Tauro"? Gli ho detto:-"Sì". Dice:-"per cortesia, lasci la macchina dove non la tocca nessuno e viene con noi". Ho chiuso la macchina e sono andato con questi due giovani signori. Andiamo dentro Palermo, io non ero pratico di Palermo ... Abbiamo fatto non so quanto, mezz'ora, venti minuti, non ho calcolato l'orologio, e siamo andati dentro Palermo in un giardino, dove c'erano le ville in costruzione. Abbiamo fatto circa centonovanta, centodieci metri di strada sterrata e siamo, sempre dentro questo giardino di agrumi, e siamo arrivati al cospetto di Stefano Bontate, Giovanni Bontate, Teresi, questo zio Pippo, un certo Albanese e un certo Spataro. Dopo i convenevoli e i saluti, ...
P.M.: Un certo? L'ultimo nome? Signor Mammoliti, vuole ripetere l'ultimo nome che ha fatto? Ha detto un certo Albanese e un certo?
MAMMOLITI A.: Spataro.
P.M.: Va bene, vada avanti.
MAMMOLITI A.: Spataro, Albanese, Teresi, Zio Pippo, Stefano Bontate e Giovanni Bontate e altre persone che io non me lo ricordo chi erano, non è che posso ricordare tutti i nomi! Io là ci sono rimasto circa un'ora, un'oretta così.
P.M.: Va bene, vada avanti nel racconto.
MAMMOLITI A.: Al che gli ho raccontato a Stefano Bontate di portargli i saluti di Girolamo Piromalli e gli ho raccontato di stare tranquillo, che Piromalli ha pacificato tutto, che il signor Nardini non sarà più toccato.
PRESIDENTE: Il signor?
MAMMOLITI A.: Che non sarà più toccato, che sarà lasciato in pace.
PRESIDENTE: Signor Nardini?
MAMMOLITI A.: Sì, petroliere Nardini. Al che Stefano Bontate, rivolgendosi ai suoi amici, ha detto:-"Abbiamo fatto un altro favore al Presidente Andreotti e ai suoi amici". Poi si è rivolto a me, mi ha detto di ringraziare Girolamo Piromalli, di dirgli che qualunque cosa gli occorra dal Presidente Andreotti che si rivolge a lui, Stefano Bontate, e che dopo si sentono tra loro.
Il Mammoliti ha poi proseguito la sua deposizione raccontando cio’ che aveva fatto a Palermo dopo quell’incontro e prima di rientrare in Calabria, aggiungendo anche di avere effettuato dinanzi al P.M. l’individuazione fotografica sia di alcuni dei siciliani incontrati, sia della villa all’interno della quale era avvenuto l’incontro con Stefano Bontate:
P.M.: Questo Teresi lei sa con maggiore precisione chi era, l'aveva visto prima? L'ha riconosciuto?
MAMMOLITI A.: No, io l'ho visto solo da Girolamo Piromalli. Poi, in secondo tempo, terzo tempo, ho saputo che era Mimmo Teresi cognato di Stefano Bontate.
P.M.: Lei aveva mai conosciuto Stefano Bontate, o lo vide per la prima volta quando si recò a Palermo?
MAMMOLITI A.: io lo vidi per la prima volta solo quando sono andato nella villa sua in costruzione, sia a lui che a suo fratello. E dopo non l'ho visto più.
P.M.: C'era pure suo fratello?
MAMMOLITI A.: C'era suo fratello Giovanni pure. Ho fatto il riconoscimento fotografico di tutti e due e degli altri.
P.M.: Ecco, perchè le sono state mostrate delle fotografie dalla polizia. Lei chi ha riconosciuto in fotografia? Si ricorda?
MAMMOLITI A.: Sissignore, ho riconosciuto la villa, il viale, Bontate Stefano e altri, e ho firmato dietro le fotografie.
Ma giova sin d’ora evidenziare che la individuazione della villa ove sarebbe avvenuto l’incontro e’ palesemente viziata dalla circostanza, riferita al dibattimento dal teste Col.Pellegrini, che al Mammoliti sono state mostrate esclusivamente fotografie raffiguranti tre immobili tutti nella disponibilita’ del Bontate.
Ne’ si trascuri di considerare che la villa asseritamente riconosciuta e riprodotta fotograficamente presentava numerose difformita’ (relative al cancello, alla strada non asfaltata ed al fatto che l’immobile nel 1977 era ancora in costruzione) rispetto allo stato dei luoghi rammentato dallo stesso Mammoliti, difformita’ in relazione alle quali le indagini svolte non hanno consentito di accertare se corrispondenti al vero:
P.M.: E' stata individuata la villetta dove sarebbe avvenuto l'incontro a Palermo?
PELLEGRINI A.: Dunque, abbiamo realizzato anche un fascicolo fotografico concernente alcune abitazioni facenti capo in qualche modo alla famiglia Bontade e in particolare abbiamo riprodotto fotograficamente la villa di Vernengo Ruggero di via Valenza 15 in cui si tenne il summit mafioso interrotto dalle forze di polizia nell'ottobre 1981, poi è stata riprodotta la villa di Bontate Giovanni nella quale egli stesso nell'88 venne ucciso e una villa vicina le cui intestazioni dei citofono corrispondevano a Vitale, Bontate, Giglio, Vitale e Di Gregorio.
VOCE FUORI MICROFONO
PELLEGRINI A.: Dunque, nella villetta di Bontate Giovanni...
DIFESA: Sì, questo è chiaro, poi?
PELLEGRINI A.: Sì, poi una... l'ingresso di una strada interpoderale conducente ad un'altra villa vicina a quella di Bontate Giovanni e dal citofono si rilevavano i cognomi di Vitale e Bontate, Giglio, Vitale e Di Gregorio, mentre in quella di Bontate Giovanni di cui ho parlato prima, dall'ingresso si rilevavano i cognomi di Bontate, Citarda e Vitale. Poi sono state fatte riprese anche panoramiche della zona e degli ingressi vani della zona. Il Mammoliti nel corso di un verbale di ricognizione fotografica ha riconosciuto o ha dichiarato di potere affermare che la villa in cui avvenne l'incontro con il Bontate era quella contrassegnata dal numero 10 e cioè la villa facente capo a Bontate Giovanni e ha precisato nel suo verbale che i luoghi erano sicuramente cambiati, il cancello di ingresso non era quello, ma si trattava piuttosto di un cancello del tipo di quelli usati per accesso in terreni, in agrumeti o in strade di campagna e che la strada non era asfaltata. Indica che la distanza tra il cancello e la villa era di circa 100 metri. Precisa anche che la villa allora era in avanzata fase di costruzione.
………
AVV. SBACCHI: Mi scusi, il fascicolo fotografico, quello che riguarda le ville diciamo, i luoghi dove si sarebbe incontrato, o i possibili luoghi dove il Mammoliti si sarebbe incontrato con Bontate, secondo quale criterio è stato composto?
PELLEGRINI A.: Secondo quello che risultava dagli atti di polizia giudiziaria o dai vari fascicoli esistenti presso la Questura di Palermo e i carabinieri di Palermo, le abitazioni che potevano essere di interesse di Bontate. Tanto che vennero prese le fotografie della villa di Bontate Giovanni, dove venne ucciso Bontate Giovanni, la villa vicina dove c'è un Bontate Vitale e quindi dovrebbe essere di Bontate Stefano, e la villa in cui vene sorpreso ...
AVV. SBACCHI: Vitale dovrebbe essere la sorella di Bontate Stefano?
PELLEGRINI A.: Sì. Quindi interesse anche per Bontate Stefano, e la villa in cui avvenne il summit di Villagrazia del 1981 e vennero sorprese alcune persone nel 1981.
AVV. SBACCHI: Quindi diciamo erano soltanto foto che riguardavano le ville del gruppo Bontate, chiamiamolo così.
PELLEGRINI A.: Sì.
AVV. SBACCHI: Non c'erano altre ville?
PELLEGRINI A.: Almeno, per quello che risultava ... Negli atti non risultava ...
Orbene, gli accertamenti di p.g. svolti non hanno consentito di verificare se la descrizione del luogo fornita dal Mammoliti corrispondesse alla reale situazione - nel 1977 - della villa individuata in fotografia:
AVV.BONGIORNO: Poi passiamo a un'altra delega che le è stata conferita. Le hanno conferito la delega di verificare se possibile il luogo, cioè la conformazione interna ed esterna negli anni '70 del luogo ove sarebbe avvenuto questo incontro tra Mammoliti e Bontate e gli altri palermitani. E' stato possibile accertare qualche cosa in ... la conformazione interna ed esterna di questi immobili negli anni '70?
PELLEGRINI A.: No.
AVV.BONGIORNO: Non è stato possibile. Avete ... siete riusciti a reperire fotografie di quell'immobile risalente a quell'epoca?
PELLEGRINI A.: No.
………
AVV.BONGIORNO: Avete accertato se l'immobile riconosciuto dal Mammoliti, che è la foto numero 10 abbiamo visto di quest'album fotografico, effettivamente era in via di definizione negli anni '70 così come riferito dal collaboratore?
PELLEGRINI A.: In modo specifico no. Risalendo un po' all'anno di costruzione, doveva essere costruito intorno agli anni '70 però non in modo preciso.
AVV.BONGIORNO: Cioè che accertamento avete fatto sul punto? Perchè io non ho trovato nulla.
PELLEGRINI A.: E' stato chiesto evidentemente nella zona a quale epoca risaliva la costruzione della villa, però non è stato reperito alcun documento ufficiale per dire quando era stata costruita.
……...
AVV. SBACCHI: Mi scusi, tornando al problema della casa della foto numero 10 cui ha fatto cenno lei ieri, si parlava degli accertamenti che sono stati esperiti. E' stata rintracciata concessione edilizia, licenza, qualcosa di questo genere? Ecco, per completare?
PELLEGRINI A.: No.
AVV. SBACCHI: Se avete fatto accertamenti presso il Comune al fine di verificare se fosse stata o meno rilasciata licenza edilizia o concessione o diciamo un qualche documento da cui ...
PELLEGRINI A.: Non abbiamo accertato questo.
AVV. SBACCHI: Non hanno verificato ...
PELLEGRINI A.: No.
A cio’ si aggiunga che i due emissari indicati come "Teresi" e "zio Pippo" non sono stati individuati fotograficamente dal Mammoliti.
Nel corso del controesame svolto dalla difesa si e’ poi cercato di comprendere come mai il ricordo del Mammoliti in ordine all’epoca in cui si era svolto l’episodio ("1977") si fosse improvvisamente ravvivato solo al dibattimento dopo che dinanzi al P.M. egli era stato in condizione soltanto di collocarlo assai genericamente nella "meta’ degli anni ‘70":
PRESIDENTE: Senta, questo episodio che ha raccontato poc'anzi riguardante la visita nella villa di Bontate, quando è avvenuto?
MAMMOLITI A.: Nel 1977.
………
AVV. SBACCHI: Lei ha precisato la data in cui erano avvenuti i fatti di questo incontro in quell'interrogatorio?
MAMMOLITI A.: No, credo di no.
AVV. SBACCHI: E che cosa ha detto esattamente?
MAMMOLITI A.: Che cosa ho detto come testimonianza?
AVV. SBACCHI: Ha detto che lei la data non la poteva precisare?
MAMMOLITI A.: Eh. No, non ho detto questo, non si è parlato di date.
AVV. SBACCHI: Allora posso leggere una contestazione? Spontaneamente dichiara:-"Nel corso degli anni 1970 o meglio agli inizi degli anni '70, fino alla metà Piromalli detto Mommo era alla sua ... alla sua morte, scusi, Girolamo Piromalli detto Mommo, era nella fascia tirrenica personaggio di maggiore influenza". Poi, lasciamo stare, questa era soltanto per una premessa, "Non sono in grado di precisare la data dell'incontro dei siciliani e il Piromalli, trattasi comunque della metà degli anni '70". E' esattamente l'interrogatorio del 4 luglio dinanzi al Pubblico Ministero, Dottore Boemi e al Colonnello Pellegrino, per l'esattezza..
MAMMOLITI A.: Sissignore.
AVV. SBACCHI: Ecco, allora mi spiega come le è sovvenuta la data, la colloca lei nel 1977 questo episodio, l'episodio che ha riferito poc'anzi?
MAMMOLITI A.: Ma avevo detto una generica a quell'interrogatorio. Non è che mi è stato domandato l'anno della data.
AVV. SBACCHI: No, lei ha detto ... "Non sono in grado ...", gliel'ho letto poc'anzi. Lei ha detto:-"Non sono in grado di indicare la data". Ora vorrei sapere in base a quali elementi lei è riuscito a mettere a fuoco questa data.
PRESIDENTE: Ha capito al domanda?
MAMMOLITI A.: No.
AVV. SBACCHI: Desidero sapere perchè prima non era in condizione di precisare la data dell'incontro, e oggi è in condizione di farlo.
MAMMOLITI A.: Vuol dire che all'epoca non lo ricordavo e poi mi è sovvenuta la data.
AVV. SBACCHI: Vuol dire che? Scusi, Presidente.
PRESIDENTE: Vuol dire che?
MAMMOLITI A.: Vuol dire che a quell'interrogatorio non ricordavo la data, non lo so.
PRESIDENTE: E oggi come mai l'ha ricordata? Questo le chiede l'Avvocato Sbacchi.
MAMMOLITI A.: E mi è sovvenuta.
PRESIDENTE: Come?
MAMMOLITI A.: Mi è sovvenuto l'anno perchè ho fatto i calcoli e mi è sovvenuto quell'anno.
AVV. SBACCHI: Ha fatto i calcoli. Ce li spiega che calcoli ha fatto?
MAMMOLITI A.: Ho fatto i calcoli mentali e ho detto che era il 1977, no?
AVV. SBACCHI: I calcoli mentali di che cosa? Scusi, il suo processo oggi per pervenire a questa data ce lo deve rendere noto.
MAMMOLITI A.: Perchè ho fabbricato il '77? Perchè poi alla fine del '77 mi hanno arrestato, vuol dire che è stato nel '77, no? Al '77 poi sono stato arrestato. Vuol dire che è stato prima del dicembre '77. Perciò nell'anno 1977.
La difesa evidenziava altresi’ la circostanza, riferita solo al dibattimento, che il siciliano presentatosi a casa del Piromalli a nome Teresi – che peraltro il Mammoliti non ha riconosciuto nelle foto mostrategli - era invece proprio Girolamo Teresi, cognato di Stefano Bontate, anche perche’ il dichiarante ammetteva non di averne ricordato il nome bensi’ di averlo appreso da qualcuno senza tuttavia essere in condizione di riferire in quali circostanze tale particolare gli fosse stato riferito:
AVV. SBACCHI: Ho capito. Senta, lei ha detto che uno di questi emissari si chiamava Teresi.
MAMMOLITI A.: Sissignore.
AVV. SBACCHI: Mi vuole dire come fa a stabilire che ... e su quali basi ha stabilito che si tratta di Mimmo Teresi, come ha specificato oggi? Perchè allora aveva detto un tale Teresi.
MAMMOLITI A.: Ma ne abbiamo parlato, perchè quando lui si è presentato, ha detto Teresi.
AVV. SBACCHI: Presidente, sempre nell'interrogatorio del 4 luglio aveva detto:-"Ricordo che uno di questi ultimi si chiamava Teresi ed era persona di "... etc ... testualmente così. Oggi ha detto che ha stabilito che si tratta di Mimmo Teresi.
P.M.: Mi scusi, dice che poi ha saputo che era ...
MAMMOLITI A.: E l'ho saputo dopo che era questo qua.
AVV. SBACCHI: E desidero sapere ...
MAMMOLITI A.: L'ho detto oggi ma riprendendo il discorso che ho saputo dopo che questo Teresi ...
AVV. SBACCHI: E come l'ha saputo? Io sono curioso.
MAMMOLITI A.: In un secondo tempo l'ho saputo.
AVV. SBACCHI: Come?
MAMMOLITI A.: L'ho saputo dopo.
AVV. SBACCHI: Da?
PRESIDENTE: L'ha saputo dopo da?
MAMMOLITI A.: Chi me l'ha detto ... ho saputo dopo che questo qua era il cognato di ... il Teresi era il cognato di Bontate.
PRESIDENTE: Sì. E come l'ha saputo, questo vuole sapere l'Avvocato Sbacchi.
MAMMOLITI A.: Non ricordo, Signor Presidente. Non lo ricordo più come l'ho saputo.
AVV. SBACCHI: Quindi a lei hanno fatto vedere un album di fotografie. Lei ha riconosciuto questo Mimmo Teresi?
MAMMOLITI A.: No. Perchè l'album di fotografie onestamente non si riconosceva neanche quasi nè Stefano Bontate, nè Gianni Bontate, perchè le fotografie erano vecchie di anni e anni prima, di quando questi erano ragazzi.
AVV. SBACCHI: Ma guardi che sono morti nell'81, quindi non creda che ...
MAMMOLITI A.: Le ho viste per circa un'ora queste cinque persone. Non è che gli potevo fare una fotografia in faccia!
Ma cio’ che suscita particolari riserve e’ la stessa dichiarazione del Mammoliti secondo cui egli, che come si e’ detto si dichiara, nonostante le gravissime accuse formulate nei suoi confronti, asseritamente estraneo a qualsiasi attivita’ criminale della ‘ndrangheta ed a logiche associative mafiose, e dunque semplice frequentatore della casa del Piromalli a mero titolo di amicizia, solo in quella unica lontana occasione (ed in un’altra non meglio precisata circostanza riguardante l’On. Mancini a carico del quale ha deciso di deporre) sarebbe stato coinvolto da quest’ultimo in un suo "affare", peraltro cosi’ delicato e riservato:
AVV. SBACCHI: Sì. Senta, lei ha avuto modo di assistere ad altri incontri tra Piromalli e mafiosi o capi della ‘‘ndrangheta diciamo, elementi della criminalità organizzata?
MAMMOLITI A.: No.
AVV. SBACCHI: Solo quello?
MAMMOLITI A.: Sì.
AVV. SBACCHI: Solo questo di Teresi?
MAMMOLITI A.: Sì, sì.
AVV. SBACCHI: E nessun altro.
MAMMOLITI A.: No. Poi altre discussioni che abbiamo avuto nel processo diciamo Mancini ...
………
PRESIDENTE: Vi frequentavate, l'Avvocato vuole sapere questo? Vi frequentavate? Avevate rapporti di frequentazione con Piromalli?
MAMMOLITI A.: No, certo che avevamo ... l'ho spiegato, avevamo rapporti di frequentazione.
AVV. SBACCHI: Sì, vi vedevate frequentemente? Ogni giorno, una volta la settimana, ogni mese?
MAMMOLITI A.: Di tanto in tanto, non ogni giorno! Una volta la settimana, due volte la settimana ... in questo senso era, no?
AVV. SBACCHI: E per quali ragioni? Lei non lavorava per lui e non era delinquente come lui. Allora mi spieghi.
MAMMOLITI A.: Eravamo amici, Signor Avvocato.
………
PRESIDENTE: E allora ... A domanda del Presidente. Senta Mammoliti, quella fu l'unica volta che lei ebbe incarico da Piromalli di svolgere questa attività, questo incombente?
MAMMOLITI A.: A questo livello sì.
PRESIDENTE: Non a questo livello, altre volte era stato ... ha avuto incarichi dal Piromalli del genere?
MAMMOLITI A.: No, del genere no.
PRESIDENTE: In generale? Aveva avuto altri incarichi, anche di livello più basso, dico da Piromalli? Per affari della famiglia, o no?
MAMMOLITI A.: Non mi sovviene attualmente, attualmente non mi sovviene niente.
PRESIDENTE: Dopo questo, ne ebbe altri incarichi?
MAMMOLITI A.: No, perchè dopo io sono stato in galera e lui è stato ammalato, è stato pure imputato assieme a me e poi lui è morto.
Passando piu’ specificamente alla disamina del contenuto delle dichiarazioni del Mammoliti, occorre rilevare che le indagini svolte conducevano alla individuazione dell’imprenditore romano vittima dell’estorsione identificato in Nardini Bruno, proprietario di numerose societa’ che gestivano oltre 90 impianti di distribuzione di carburante molti dei quali proprio nella provincia di Reggio Calabria.
Si accertava altresi’ che effettivamente il Nardini nel 1977 era stato vittima di alcune richieste estorsive, nonche’ di danneggiamenti in cinque dei suoi impianti in Calabria (a Palmi e Vibo Valentia), immediatamente e regolarmente denunciati ai Carabinieri di Viterbo, citta’ di residenza del Nardini.
Il Ten. Col. Pellegrini ha invero riferito al dibattimento che i Carabinieri di Viterbo, con l’attiva collaborazione della parte offesa che aveva denunciato gia’ l’8 agosto 1977 di avere ricevuto il 3 agosto precedente la prima richiesta di denaro, avevano predisposto una serie di intercettazioni telefoniche per cercare di individuare la zona di provenienza delle telefonate di contenuto estorsivo.
Nella notte del 20 agosto erano stati effettuati cinque attentati ai danni degli impianti del Nardini e nei giorni successivi erano giunte ulteriori richieste di pagamento di denaro per un importo sceso da un miliardo a 800 milioni di lire.
Nel corso delle indagini si era quindi accertato che le telefonate provenivano dalla zona di Palmi e che venivano effettuate tramite allacciamenti volanti alla rete telefonica.
In occasione di uno dei controlli erano stati fermati due fratelli, tali Cagliostro - parenti di quel Gaetano Parrello, citato dal Mammoliti, indicato come il capo della cosca mafiosa operante a Palmi - i quali non avevano giustificato in modo convincente le ragioni della loro presenza nella zona dalla quale era partita l’ultima telefonata estorsiva.
Gli elementi raccolti non avevano tuttavia consentito di predisporre e presentare all’A.G. un rapporto di denuncia a carico dei predetti.
Il teste Pellegrini ha infine precisato che l’ultima telefonata estorsiva era giunta ad una utenza di Viterbo il 26 ottobre 1977, anche se il 9 gennaio successivo vi era stata una ulteriore telefonata da parte di ignoti che si qualificavano come gli "stessi amici di prima" e che chiedevano di essere tenuti "sempre presenti".
La dichiarazione del Mammoliti e’ stata dunque riscontrata sostanzialmente solo nella parte in cui riferisce di una estorsione patita dall’imprenditore Bruno Nardini, effettivamente posta in essere nell’anno (1977) che il predetto Mammoliti ha infine ricordato seppure solo al dibattimento.
E tale conoscenza da parte del Mammoliti puo’ trovare, come si dira’, origine nel fatto che, secondo la versione del Nardini, proprio Girolamo Piromalli – cui il Mammoliti assume di essere stato particolarmente vicino - risulto’ il soggetto che riscosse alla fine il prezzo, pur ridotto, di quella estorsione.
Dall’esame del Nardini e delle altre risultanze acquisite al dibattimento non sono emersi tutti quegli ulteriori ed essenziali elementi di riscontro che avrebbero potuto asseverare la deposizione del Mammoliti al punto da ritenere credibile e provato l’episodio da questi raccontato.
Deve in primo luogo evidenziarsi che il Nardini, che pure non ha esitato a ricostruire i fatti relativi all’estorsione patita nel 1977, ha tuttavia, contrariamente a quanto assunto dal Mammoliti, riferito l’esito della vicenda in maniera ben diversa e tutt’affatto positiva per lui, come avrebbe dovuto invece verificarsi ove l’intervento di Cosa Nostra sollecitato da Andreotti in favore dell’imprenditore fosse realmente avvenuto.
Egli infatti ha riferito che alla fine si convinse ad aderire alle pur ridotte pretese dei suoi estorsori pagando personalmente diverse decine di milioni di lire (tra 60 e 80 milioni di lire) proprio nelle mani di quel Girolamo Piromalli che nella versione dell’accusa e del Mammoliti avrebbe fatto invece da intermediario accogliendo il favore chiestogli da Bontate nell'interesse di Andreotti, per fare cessare le richieste estorsive e che invece, secondo le dichiarazioni del Nardini, avrebbe addirittura riscosso personalmente il pizzo, rivelandosi dunque come l’ispiratore ed il responsabile di quell’attivita’ delittuosa:
NARDINI B.: ….Però un certo giorno ricevo una telefonata, ricevo una telefonata con la persona... che naturalmente non conoscevo, con un forte accento calabrese, il quale mi disse che io in CALABRIA avevo fatto il comodo mio e che era l'ora di piantarla con fare il comodo proprio, che bisognava cam... vedere le cose diversamente, e cioè che bisognava pagare 1.000.000.000 (unmiliardo) "tondo tondo" dice lui. Io naturalmente avvertii il Comando dei Carabinieri di Viterbo di questa cosa, perché si vedesse come si poteva fare per uscirne, uscirne con... con la maggiore tranquillità; e si trovò infatti, poi, come venivano fatte le telefonate. Si... si rimase d'accordo che io avrei portato per le lunghe le telefonate il più possibile, per poter dar tempo poi di trovare... la... i nomi e i telefoni... coloro che telefonavano. E... le telefonate venivan tutte da ville che erano nella collina antistante il PALMI calabro, ville non abitate durante un certo periodo dell'anno e veniva... venivano così atta... allacciati, si allacciavano a un telefono dal campo e con i morsetti all'uscita della linea, per cui praticamente ogni... ogni volta cambiavano, non... non era facile quindi trovare... trovare il momento giusto; e intanto continuammo a discutere sulla... sulla somma da pagare e, somma che arrivammo a concordare da 1.000.000.000 (unmiliardo) a 150.000.000 (centocinquantamilioni), che io non avevo ancora intenzione di pagare però. Si face... si... si ce... stabiliti i 150.000.000 (centocinquantamilioni) si cominciò a discutere di come si poteva arrivare a passare, a da... a dare questi denari, a fare questo pagamento. E il telefono, la telefonata durò... durò molto a lungo, e d'improvviso tacque. Io fui convinto che finalmente sa... erano riusciti a trovarli, perché no capivo se no come mai per una questione così abbastanza delicata si dovesse... si fosse troncato. E credevo che ormai la situazione fosse... fosse chiarita. Purtroppo, invece, mi dissero che non avevano, non... non l'aveva chiarita per niente perché avevano interrogato due persone che erano lì intorno... intorno alla villa, non avevano perquisito la macchina per cercare se c'era il telefono e morsetti e... niente, l'interrogarono e li lasciarono imme... immediatamente. Io ho... pensai allora che si trattassero di informatori, perché mi pareva impossibile che non avessero fru... frugato nella macchina per vedere se c'era i morsetti e il telefono e anche per...
PRESIDENTE: che vuol dire informatori?
NARDINI B.: informatori, dico che... pensie... pensiero mio però, però, pensiero mio non... che fossero degli informatori dei... dei Carabinieri.
PRESIDENTE: ho capito. Confidenti allora, ho capito. Va bene, continui, continui.
NARDINI B.: grazie. Eh... qui... quindi...
PRESIDENTE: quindi era arrivato al punto che le telefonate erano cessate.
NARDINI B.: le telefonate erano cessate perché...
PRESIDENTE: sì.
NARDINI B.: ...praticamente erano cessate e... però io ormai disperavo di poter risolvere il problema. Io ci avevo, l'ho detto prima, una trentina di impianti al sole, soggetti ad essere... fatti saltare per aria, quindi do... dovetti vedermi... e tutelarmi senza bisogno di ricorrere... ricorrere ai Carabinieri, perché non... non c'era stato quella... quell'intessamento, forse forzato, ma che... che ci doveva essere. E...
PRESIDENTE: sì, continui, continui Dottore.
NARDINI B.: uhm... con un nostro trasportatore, parlai con un nostro trasportatore che stava... che stava a VIBO VALENTIA e che non era della 'NDRANGHETA, sicuramente non apparteneva alla 'NDRANGHETA, ma aveva mani in pasta un po' dovunque e lo pregai di interessarsi perché si arrivasse a un accordo con quelli della 'NDRANGHETA, accordo che fu raggiunto sulla base di 80.000.000 (ottantamilioni); 80.000.000 (ottantamilioni) che io pagato regolarmente e da quel momento non ho avuto più nessuna seccatura in CALABRIA con quegli 80.000.000 (ottantamilioni). Mi dissero che le... quello che io le consegnai personalmente, perché quel trasportatore volle che le consegnassi personalmente io a un... uno che si chiamava PIROMALLI. PIROMALLI è presi... nome abbastanza noto, insomma, in ogni modo... e così la questione co... su questo aspetto è finita. Per me è finita pagando quegli 80.000.000 (ottantamilioni) e non ho avuto più nessuna seccatura, una seccatura... seccatura di so... di sorta; mentre... mentre si facevano le varie telefonate fecero saltare sei impianti, ma qua... quando ancora le telefonate si facevano, sei impianti in CALABRIA, un impianto a ROMA, un impianto a VITERBO, buttarono una bomba... una bomba-carta sulla porta di casa del Presidente della società, insomma fu un periodo per me abbastanza...
PRESIDENTE: riesce a indicarci il periodo di tempo? Tutti questi fatti in che periodo si sono verificati?
NARDINI B.: mah, io non riesco a indicarlo.
PRESIDENTE: ma...
NARDINI B.: no, no, guardi è diffi... difficile, penso nel '77, penso.
PRESIDENTE: pensa nel '77.
NARDINI B.: penso nel '77, ma non sono in condizioni, forse riguardando... Oh, io ci ho tutto... ci ho tutte le... le registrazioni fatte delle telefonate che ho ricevuto, quelle ce le ho tutte io. Se gli interessa, le posso mandare al Tribunale.
PRESIDENTE: va be'.
P.M. SCARPIN.: Signor NARDINI...
PRESIDENTE: l'autotrasportatore come si chiama?
NARDINI B.: VINCENZO RISO.
PRESIDENTE: VINCENZO RISO. Prego.
P.M. SCARPIN.: Signor NARDINI, noi abbiamo acquisito gli atti di quell'indagine e risulta che la prima telefonata fu fatta il 3 agosto del 1977...
NARDINI B.: va bene allora, son d'accordo.
P.M. SCARPIN.: ...la telefonata con la quale le chiesero 1.000.000.000 (unmiliardo) e che lei l'8 agosto fece la denuncia ai Carabinieri di VITERBO.
NARDINI B.: benissimo.
………
P.M. SCARPIN.: da tutte le intercettazioni che sono state acquisite agli atti, non risulta affatto che vi fu una riduzione della cifra a 150.000.000 (centocinquantamilioni) ma a 800.000.000 (ottocentomilioni). Lei questa trattativa che dice di avere condotta al telefono, è sicuro di averla condotta al telefono, visto che le intercettazioni del telefono, in quel momento pilotate dai Carabinieri, dimostrano qualcosa di diverso?
PRESIDENTE: adesso, è così, ora può rispondere.
NARDINI B.: sono sicuro. Noi arrivammo... altre telefonate a ridurre a 150.000.000 (centocinquantamilioni) e le manderò, se il Tribunale lo vuole, il... il nastro nella quale c'è...
PRESIDENTE: quindi si arrivò a 150.000.000 (centocinquantamilioni) subito oppure dopo...
NARDINI B.: no, no, no, no, no, dopo diverso... diverse telefonate.
PRESIDENTE: e quindi si passò attraverso gli 800.000.000 (ottocentomilioni) oppure no?
NARDINI B.: sì, si passò attraverso gli 800.000.000.
PRESIDENTE: quindi, si passò pure attraverso...
NARDINI B.: prima, prima 1.000.000.000 (unmiliardo) e poi 800.000.000 (ottocentomilioni), poi non ricordo più il resto, non... ma insomma, arrivammo alla fine a 150.000.000 (cento cinquantamilioni).
PRESIDENTE: 150...
P.M. SCARPIN.: Signor NARDINI, comunque questo ulteriore trans, quest'ulteriore trattativa con la quale è arrivata a 150.000.000 (centocinquantamilioni) avviene attraverso conversazioni telefoniche?
NARDINI B.: sì.
P.M. SCARPIN.: agli atti non risultano queste conversazioni telefoniche.
NARDINI B.: non lo so.
PRESIDENTE: lei sostiene di essere in possesso di queste...
NARDINI B.: sì, sì, sì, sì.
PRESIDENTE: ...di queste registrazioni...
NARDINI B.: sì.
PRESIDENTE: ...in cui si parla dei 150.000.000 (centocinquantamilioni)?
NARDINI B.: certo. E' quella nella quale poi, praticamente, si arrivò a... a chiudere... a chiudere i discorsi con i signori della 'NDRANGHETA.
P.M. SCARPIN.: Signor NARDINI, in base a quali argomenti convinse gli estortori a ridurre la cifra iniziale da 1.000.000.000 (unmiliardo) a poi... da 800.000.000 (ottocentomilioni) a 150.000.000 (centocinquantamilioni)?
NARDINI B.: dicendo che ero... non disponevo di capitali, che per me era impossibile arrivarci. Questo era... è la musica di tutte le volte che telefonavano, era questa "non ce la faccio, non ce la posso fare, è una... è una somma di cui non posso disporre, io ci ho diversa roba esposta ma sono esposto... sono esposto con le banche io, quindi non posso farlo", questi sono gli argomenti che avevo.
P.M. SCARPIN.: e quindi si convinsero esclusivamente sulla base di questi argomenti?
NARDINI B.: beh, un po' per volta si arrivò... si arrivò a questa, si sa, a questa... a questo accordo finale. Ci si arrivò non ricordo... non ricordo le varie tappe naturalmente.
P.M. SCARPIN.: eh, Signor NARDINI, perché allora si rivolse a RISO VINCENZO?
NARDINI B.: mah, glielo ho spie... ho cercato di spiegarglielo, non sono... non ci sono riuscito evidentemente. Cioè mi... mi rivolsi a RISO VINCENZO perché praticamente ormai dai Carabinieri non speravo più quel co... quella... quell'aiuto che da principio mi avevan dato.
………
NARDINI B.: ho detto dopo che... fallì la telefonata dei 150.000.000 (centocinquantamilioni), quella per il quale si doveva stabilire dove e come e quando si sarebbe passata questa somma; telefonata che fu molto lunga e che si interrompe improvvisamente, al che diede a me la speranza e, posso dire, la certezza che in pratica ormai ave... avevano trovato i... i telefonisti e quindi io dovevo vivere tranquillo.
………
NARDINI B.: mi rivolsi a RISO VINCENZO quando... quando capii che in...ormai non potevo più ottenere quello, purtroppo, quello che avevo sempre chiesto ai Carabinieri e che loro mi avevan dato con molta... con molta correttezza, veramente. In questa... in questa occasione però le cose andarono diversamente, per cui io mi rivolsi a RISO VINCENZO, che a sua volta, dicendogli di interessarsi per pagamento... del pagamento di una somma che doveva essere molto più bassa dei 150.000.000 (centocinquantamilioni) che aveva detto, e lui concluse per... concluse per me per 80.000.000 (ottantamilioni) e volle che gli fossero consegnati personalmente da me.
………
P.M. SCARPIN.: ma erano ottanta o 60.000.000 (sessantamilioni)?
NARDINI B.: ottanta.
P.M. SCARPIN.: no, perché lei, e questa è una contestazione, il 9 agosto 1995 ha dichiarato: "dopo qualche giorno mi disse - il soggetto è RISO - che forse si sarebbe potuto sistemare tutto attraverso il pagamento della cifra di 60.000.000 (sessantamilioni)" e poi lei dichiara, parla di questo incontro con PIROMALLI "con me c'era il RISO VINCENZO, e arrivati ad una villetta mi incontrai con una persona che successivamente seppi essere GIROLAMO PIROMALLI, detto "MOMMO", al quale consegnai la busta chiusa, contenente i 60.000.000 (sessantamilioni) pattuiti". Quindi erano sessanta o ottanta?
NARDINI B.: può darsi anche che mi sbagli, ma io ritengo che fosse 80.000.000 (ottantamilioni).
PRESIDENTE: ricorda ottanta.
NARDINI B.: ricordo ottanta, però contro... controllerò, controllerò attraverso quei nastri che ci ho io per vedere se erano...
PRESIDENTE: e lei questi ottanta o sessanta, secondo le sue prime dichiarazioni di cui ha parlato il Pubblico Ministero, li consegnò personalmente...
NARDINI B.: a questo PIROMALLI.
PRESIDENTE: a PIROMALLI. Alla presenza di RISO?
NARDINI B.: alla presenza di RISO.
………
P.M. SCARPIN.: eh, dunque, e ci vuole raccontare nei dettagli questo incontro con PIROMALLI? RISO VINCENZO è presente?
NARDINI B.: è presente ma fu un discorso di po... di poco conto proprio, fu un discorso...
P.M. SCARPIN.: e come avviene questo discorso? Chi introduce l'argomento? Come...
NARDINI B.: beh, io ero lì con la... la borsa con dentro... con dentro questi... questi denari e... RISO disse allora: "ecco, io ci ho quei soldi, ve li do, però voglio essere lasciato tranquillo", questo, questo il discorso, il discorso che fu fatto, fu abbastanza breve, eh!
P.M. SCARPIN.: e PIROMALLI cosa disse?
NARDINI B.: eh, PIROMALLI mi chiese addirittura un intervento presso la Corte di Cassazione perché c'era... perché c'era il processo... lui era stato condannato per ergastolo. Io gli dissi che purtroppo non potevo far niente perché era inutile che vendessi fumo e non potevo far niente perché non ci avevo... non ci avevo possibilità, e la cosa finì così. Noi quando... quando io lascia PIROMALLI, dopo pochi minuti, non fu un discorso molto lungo, quello mi baciò.
P.M. SCARPIN.: chi quello?
NARDINI B.: PIROMALLI.
P.M. SCARPIN.: la baciò?
NARDINI B.: sì. Mi sa... nel salutarmi mi baciò e io corrisposi il bacio.
Sull’esito della vicenda e sul reale ruolo svolto dal Piromalli, dunque, e’ emerso al dibattimento un contrasto assolutamente radicale tra le due versioni.
Secondo il Mammoliti l’intervento del Piromalli aveva prodotto l’immediata cessazione sia delle telefonate e delle richieste estorsive, sia degli attentati, e dunque il risultato che al Nardini era stato in sostanza evitato ogni pagamento, e cio’ nonostante gli emissari del Bontate si fossero persino offerti di pagare qualsiasi somma al suo posto:
AVV. BONGIORNO:… E allora, lei ha detto che ... ha dato una data, ha detto tutti questi fatti risalgono al 1977. Ora, dopo questi fatti, le estorsioni in danno del Nardini, cessarono immediatamente?
MAMMOLITI A.: Immediatamente.
AVV. BONGIORNO: Quindi cessarono nel 1977?
MAMMOLITI A.: Hanno cessato dopo l'incontro tra Girolamo Piromalli e Gaetano Parrello, subito.
Il Nardini, invece, afferma con assoluta chiarezza di avere comunque pagato una somma, peraltro assai consistente tenuto conto che si parla di ben 60 o 80 milioni nel 1977, e che questa somma fu versata da lui personalmente nelle mani proprio di Girolamo Piromalli.
A cio’ si aggiunga, ad ulteriore smentita delle affermazioni del Mammoliti, che il 19 gennaio 1978 vi fu una ulteriore telefonata dal contenuto palesemente minaccioso nella quale gli ignoti estorsori manifestarono chiaramente l’intenzione di proseguire la loro attivita’ delittuosa:
AVV. SBACCHI:... Senta, ieri signor Colonnello, lei tra le altre cose, ha parlato di una telefonata ricevuta dall'Avvocato Nardini il 19 gennaio 1978.
TRADUTTORE: Sì.
AVV. SBACCHI: Una telefonata ... Dico, lei ha detto 9. Lei è sicuro della data del 9? O 19 gennaio?
TRADUTTORE: 19 gennaio 1978.
………
AVV. SBACCHI: Cioè in sostanza la domanda è questa, la intercettazione aveva contenuto minaccioso?
TRADUTTORE: Guardi, io la intercettazione ce l'ho e la telefonata intanto non è stata presa dal Nardini, è stata presa dalla centralinista.
AVV. SBACCHI: Va bene, non è questo.
TRADUTTORE: E' stata presa dalla centralinista della (incomprensibile) e hanno dato la telefonata ... lo posso leggere, visto che ce lo abbiamo.
AVV. SBACCHI: Sì, sì.
TRADUTTORE: "Dica all'Avvocato Nardini che siamo gli amici di prima e lo teniamo sempre presente, anzi le dica pure che ha messo nei guai anche altre persone di Vibo Valentia".
AVV. SBACCHI: Va benissimo. Sembrava che fosse un atto di ossequio e non appariva tale.
La tesi del Nardini ha peraltro trovato conferma, seppur parziale, nel contenuto delle intercettazioni dalle quali effettivamente si evince una progressiva riduzione della somma richiesta dagli ignoti estortori da un miliardo a trecentomilioni di lire.
Il Nardini si era offerto di pagare solo 150 milioni di lire ("arrivammo alla fine a 150.000.000 (centocinquantamilioni)") ed i malviventi, dopo avere inizialmente opposto un netto rifiuto, avevano finito per accettare questa somma seppure nelle loro intenzioni – contrariamente a quanto invece cercava di fare il Nardini - doveva costituire solo una sorta di anticipo rispetto ad un maggiore complessivo pagamento.
Dalle telefonate delle 18.30 e delle 18.38 dell’1 ottobre 1977 (cfr. trascrizioni depositate all’udienza del 23 settembre 1998) si evince infatti che gli ignoti estortori, pur dopo avere ancora una volta insistito per il pagamento di duecento milioni di lire ("…lei ci mandi 200…) ed avere ottenuto l’ennesimo rifiuto del Nardini, alla fine avevano accettato la proposta di pagamento di 150 milioni di lire (1 ottobre 77 ore 18.30: "Nardini: … pero’ d’altra parte se non ce li ho non li posso fa… non li posso fa… non li fabbrico, abbia pazienza ! Io non posso darvi che que… se li trovo ve li do… ve li mando, ma non sono sicuro di trovarli, no? Altro uomo: Eh! Va bene, allora, entro martedi’…").
Ed e’ significativo che pochi minuti dopo gli estortori avevano richiamato il Nardini ed avevano stabilito le modalita’ per la consegna della somma convenuta senza piu’ fare riferimento al fatto che i 150 milioni di lire da versare fossero solo un primo anticipo, e limitandosi ad "invitare" l’interlocutore a "cercare" di trovare 200 milioni (1 ottobre 77 ore 18.38: "Ma cerchi di trovare due. Va bene?" – Nardini: "Beh, se ce la faccio si!").
Ne consegue che, contrariamente a quanto sostenuto dal P.M., almeno a quella data gli estortori si erano decisi ad accettare, senza intervento di alcuno ed esclusivamente all’esito della trattativa condotta dal solo Nardini, il pagamento della somma di 150 milioni di lire rispetto alla ben piu’ consistente somma inizialmente richiesta (un miliardo).
Il concordato pagamento tuttavia sfumo’ a causa dell’intervento dei Carabinieri e della magistratura che, appreso di quanto avvenuto tramite le intercettazioni in corso, avevano intimato al Nardini di non pagare alcunche’ e cio’ aveva provocato la reazione dei malviventi che il 20 ottobre avevano effettuato un nuovo attentato ad un distributore ed il 26 ottobre successivo avevano troncato i loro contatti con la vittima in modo brusco affermando di avere capito che l’imprenditore non intendeva pagare.
La deposizione del Nardini ha dunque trovato oggettiva e documentale conferma nel contenuto delle intercettazioni almeno per la parte relativa alla riduzione della cifra iniziale da 1 miliardo a 150 milioni di lire, intervenuta solo a seguito delle lunghe conversazioni, spesso burrascose, avute con i suoi estortori:
AVV. COPPI: …Nella prima fase di queste trattative, a parte l 'aiuto ricevuto dai Carabinieri a cui lei ha già fatto riferimento, lei fu solo a condurre la trattativa con questi delinquenti?
NARDINI B.: per telefono? Sì.
AVV. COPPI: sì, ecco. Quindi questa riduzione che lei ha ottenuto rispetto alla richiesta originaria di un miliardo, è frutto della sua attività personale?
NARDINI B.: certo!
E dall’esame del contenuto delle conversazioni telefoniche emerge inconfutabilmente la prova che tale consistente riduzione e’ avvenuta senza che qualcuno fosse intervenuto ad aiutare l’imprenditore e solo con le argomentazioni da questi esposte ai suoi ignoti interlocutori cosi’ come il Nardini ha affermato al dibattimento.
P.M. SCARPIN.: Signor NARDINI, in base a quali argomenti convinse gli estortori a ridurre la cifra iniziale da 1.000.000.000 (un miliardo) a poi... da 800.000.000 (ottocentomilioni) a 150.000.000 (centocinquantamilioni)?
NARDINI B.: dicendo che ero... non disponevo di capitali, che per me era impossibile arrivarci. Questo era... è la musica di tutte le volte che telefonavano, era questa "non ce la faccio, non ce la posso fare, è una... è una somma di cui non posso disporre, io ci ho diversa roba esposta ma sono esposto... sono esposto con le banche io, quindi non posso farlo", questi sono gli argomenti che avevo.
Che il Nardini si sia poi determinato, dopo la brusca interruzione dei contatti telefonici con gli estortori per le ragioni sopra esposte, ed il fallimento delle indagini dei Carabinieri, a trovare, ormai sfiduciato e per "quieto vivere", un accordo con Girolamo Piromalli sottostando alla richiesta di versargli personalmente la somma da lui indicata risulta credibile ancorche’ tale versione sia stata prevedibilmente smentita da Riso Vincenzo, ovvero dalla persona che, secondo la dichiarazione dell’imprenditore, lo avrebbe messo in contatto con il Piromalli pattuendo l’importo finale.
Ma e’ di tutta evidenza che il Riso – che pure ha finito per ammettere di essere stato effettivamente contattato dal Nardini per risolvergli i problemi, cosi’ come aveva gia’ fatto con esito positivo in altra vicenda negli anni 60, di avere conosciuto da sempre il Piromalli con il quale aveva anche preso il caffe’ e di essere stato ai suoi funerali - ben difficilmente avrebbe potuto ammettere anche di essere stato l’intermediario di quella estorsione mentre il Nardini, ove la sua versione dei fatti non fosse vera, avrebbe potuto ben piu’ comodamente affermare, senza tema di smentita da alcuno, che egli alla fine si era piegato a pagare una somma persino superiore a quella indicata consegnandola a sconosciuti in qualche strada solitaria, come solitamente avviene in casi simili.
Tale versione, che non avrebbe potuto essere smentita da alcuno, lo avrebbe messo al riparo da tutte le contestazioni che oggi l’accusa muove nei suoi confronti nel tentativo di asseverare le isolate dichiarazioni del Mammoliti e dunque la tesi non provata di un autorevole intervento del Sen.Andreotti (all’epoca peraltro Presidente del Consiglio in carica) che avrebbe favorito il Nardini grazie alla sua influenza su esponenti di rilievo di Cosa Nostra.
Ma al di la’ dei rilevanti ed insanabili contrasti sopra evidenziati tra la versione del Nardini riscontrata dal contenuto delle intercettazioni da un lato, e le dichiarazioni del Mammoliti dall’altro, cio’ che risulta assolutamente essenziale e’ stabilire se sia stata comunque acquisita la prova della esistenza, all’epoca dei fatti, di effettivi rapporti tra il Sen.Andreotti e l’imprenditore laziale e se tali rapporti, una volta provati, fossero a quell’epoca di natura, frequenza ed intensita’ tali da consentire di concludere che l’imputato avrebbe potuto attivarsi, con le modalita’ e nei termini riferiti dal Mammoliti, per favorire il Nardini, e che soprattutto quest’ultimo potesse avere la consapevolezza della capacita’ dell’uomo politico di fare cessare il tentativo di estorsione in corso proprio perche’ in contatto con la mafia siciliana.
Orbene, l’istruzione dibattimentale compiuta non ha affatto offerto tale essenziale dimostrazione ed ha tutt’al piu’ provato solo che il Nardini conosceva superficialmente il Sen.Andreotti per averlo occasionalmente incontrato ma sempre nel corso di manifestazioni pubbliche.
Il Nardini – che peraltro ha escluso radicalmente di avere mai neppure accennato al Sen.Andreotti o ad altri uomini politici a lui vicini delle richieste estorsive subite – ha dichiarato di avere incontrato l’imputato "non molte volte" ed in occasione di cerimonie o inaugurazioni e comunque durante manifestazioni pubbliche (udienza del 9 ottobre 1996):
P.M. SCARPIN.: riassumendo, lei quante volte ha incontrato, ha parlato personalmente con l'Onorevole ANDREOTTI?
NARDINI B.: ah...ah... non molte volte di certo! A solo, a solo, credo mai. Dico credo, perché... ci metto questo "credo" davanti perché tante volte ci può essere stato, ma mi pare proprio mai. In compagnia con altri può darsi di sì, può darsi diverse volte ma non... non moltissime ecco, non molte volte. Io l'ho sempre ringraziato l'Onorevole ANDREOTTI per quello che ha fatto per il CONSORZIO VAL DI PAGLIA.
Ma il teste Nardini ha soprattutto escluso – ne’ e’ stata acquisita prova contraria che lo smentisca – di essere imparentato o in affari con l’imputato o di averlo comunque frequentato, smentendo dunque decisamente l’affermazione del Mammoliti secondo cui il Nardini sarebbe stato "cognato o socio" del Sen.Andreotti ("…il petroliere era cognato o socio, ora non ricordo bene, del Presidente Giulio Andreotti"), circostanza ribadita dal predetto Mammoliti anche al dibattimento ancorche’ sempre in termini di incertezza nel ricordo (udienza del 25 giugno 1996: il Nardini "è persona che interessa il Presidente Andreotti, che è, lo ricordo bene, se dicevano parenti o socio o amico del Presidente Andreotti…):
AVV. COPPI: esistono dei rapporti di parentela tra lei e il Senatore ANDREOTTI?
NARDINI B.: no.
AVV. COPPI: lei ha avuto rapporti di affari con il Senatore ANDREOTTI?
NARDINI B.: no.
AVV. COPPI: rapporti di amicizia di particolare intimità?
NARDINI B.: no!
AVV. COPPI: le vostre famiglie si frequentano?
NARDINI B.: no!
AVV. COPPI: il Senatore ANDREOTTI ha tenuto a battesimo qualche suo figlio o nipote?
NARDINI B.: no, no!
AVV. COPPI: pronipote?
NARDINI B.: no, no!
AVV. COPPI: niente di tutto questo?
NARDINI B.: niente di tutto questo.
Altrettanto netta la risposta sul punto del teste Pellegrini:
PELLEGRINI: Sì, in merito non sono risultati vincoli di parentela documentali. Noi abbiamo sentito in merito l'Avvocato Nardini Bruno, il quale ha affermato di aver conosciuto il Senatore Andreotti nel periodo in cui, tra il 1950 e il 1960, lo stesso Nardini venne nominato Commissario del consorzio di bonifica Val di Paglia. Riferì anche il Nardini di aver conosciuto l'Onorevole Bonomi e l'Onorevole ... il Senatore Murmura quali altri politici. Come ho detto, gli accertamenti anagrafici sviluppati per risalire ad un eventuale grado di parentela fra il Senatore Andreotti e l'Avvocato Nardini hanno dato esito negativo.
Quanto allo specifico episodio raccontato dal Mammoliti ed al presunto interessamento svolto in suo favore dal Sen.Andreotti per il tramite di Stefano Bontate, la smentita del Nardini e’ stata netta, assoluta ed inequivoca:
AVV. COPPI: non lo sa. In questo episodio, il secondo episodio, 1977, lei ha avuto occasione di chiedere aiuto al Senatore ANDREOTTI, lo ha pregato di interessarsi? Le risulta...
NARDINI B.: mai!
………
AVV. COPPI: la domanda è se, con riferimento a questo secondo episodio, che culminerà con la consegna di denaro da parte sua a PIROMALLI, lei prima, dopo, durante, per cercare di risolvere questo problema si è rivolto al Senatore ANDREOTTI pregandolo di intervenire per risolverle questo problema.
NARDINI B.: mai! Mai!
AVV. COPPI: ecco. Lei stata dicendo, peraltro, che non c'era ragione perché lei si rivolgesse al Senatore ANDREOTTI. Che cosa intendeva precisare?
NARDINI B.: dico, dico questo. Prima di tutto perché, insomma, io ritenevo che il Senatore ANDREOTTI non avesse possibilità di intervenire nei riguardi della "'NDRANGHETA" o della mafia, proprio e anche... e tuttora, tuttora sono di questo... di questo parere. Quindi non vedevo la ragione per la quale io dovessi intervenire presso l'Onorevole ANDREOTTI perché a sua volta intervenisse nella "'NDRANGHETA" e nella mafia.
Il P.M. ha cercato di supplire alla manifesta carenza probatoria in tema di rapporti tra l’imputato ed il Nardini, tentando di dimostrare, senza peraltro riuscirvi, che il Nardini era persona che gravitava nella corrente andreottiana e che aveva ricevuto nomine ed incarichi rilevanti su segnalazione dell’odierno imputato.
La smentita sul punto del Nardini e’ stata radicale:
P.M. SCARPIN.: …Lei è stato un grande elettore dell'Onorevole ANDREOTTI?
NARDINI B.: beh, bisogna... su questo bisogna vedere. Io non sono stato un grande elettore dell'Onorevole ANDREOTTI. Io ero Commissario Governativo di un Consorzio di Bonifica e avemmo dal Ministero grosse sovvenzioni per lavori, per elettrodotti...
PRESIDENTE: da quale Ministero?
NARDINI B.: AGRICOLTURA. Elettrodotti, acquedotti, una diga che irrigava più di 1.000 ettari di terreno, strade, eccetera e queste cose venivano fatte con l'aiuto, l'appoggio dell'Onorevole ANDREOTTI. E io chiedevo, però, tramite l'Onorevole IOZZELLI, che è morto, e tramite il Comitato Provinciale della DEMOCRAZIA CRISTIANA. Questo era tutto quello che io di rapporti diretti, personali, con l'Onorevole ANDREOTTI non mi ricordo di averne avuti, che mi ricorderei.
P.M. SCARPIN.: la mia domanda era diversa e cioè se lei si è attivato nella qualità di imprenditore, di esponente politico per raccogliere voti in occasione...
NARDINI B.: no.
P.M. SCARPIN.: ...delle competizioni elettorali in favore dell'Onorevole ANDREOTTI. Grande elettore, per "grande elettore" io intendevo questo.
NARDINI B.: no, no, no. No!
………
AVV. COPPI: senta lei ha svolto un'attività politica?
NARDINI B.: beh, politica... no!
AVV. COPPI: quindi se io le chiedessi...
NARDINI B.: politica ha fatto... ho fatto il consigliere comunale di ACQUAPENDENTE e... il capo della minoranza e mi sono divertito a battagliare con la parte comunista ma...
AVV. COPPI: ecco, lei si qualificherebbe appartenente alla corrente andreottiana?
NARDINI B.: no!
AVV. COPPI: uomo di ANDREOTTI?
NARDINI B.: no!
All’udienza del 9 giugno 1996 il dott. Aldo Scognamiglio, dirigente della DIGOS di Viterbo, ha riferito che il Nardini e’ stato Presidente della Camera di Commercio di Viterbo dal 1987 al 1990, Presidente degli ospedali di Acquapendente e di Viterbo, Commissario Straordinario del Consorzio di Bonifica Val di Paglia dal 1957 al 1960, membro del consiglio dei delegati del Consorzio per la zona Vallivo Collinari, Presidente dell’Associazione degli Industriali dal 1976 al 1980:
Ad ulteriore riprova dei rapporti esistenti tra l’imputato ed il Nardini e’ stato dedotto dal P.M. che l’On.Andreotti nel 1988, 1991 e 1992 ha inaugurato le mostre-antiquariato organizzate ogni anno dalla PROMART, societa’ costituita solo nel 1985 ed il cui amministratore e’ il figlio di Bruno Nardini.
Ma proprio con riferimento a tale ultima circostanza e’ sufficiente rilevare che la presenza dell’imputato a quelle mostre risale ad oltre dieci anni dopo la vicenda oggetto di esame e puo’ dunque tutt’al piu’ dimostrare l’esistenza di rapporti, peraltro ancora una volta solo superficiali, alla fine degli anni 80, e non gia’ all’epoca dei fatti (1977).
Le stesse considerazioni valgono con riferimento alla nomina del Nardini alla Presidenza della Camera di Commercio di Viterbo essendo intervenuta solo nel 1987 e peraltro con decreto dell’allora Ministro dell’Industria liberale On.Valerio Zanone.
Anche la presenza del Sen.Andreotti nel maggio del 1977 all’inaugurazione di una diga sul torrente Elvella, cui partecipo’ il Nardini nella qualita’ di membro del consiglio dei delegati del Consorzio per la zona Vallivo Collinari, appare circostanza assai poco significativa se si considera che si tratta comunque di manifestazioni svoltesi nel viterbese ovvero in una zona nella quale la presenza del Sen.Andreotti, per evidenti ragioni elettorali, era piu’ che frequente secondo quanto riferito proprio dallo stesso teste Scognamiglio:
P.M. SCARPIN.: uhm! E' stato anche membro del consiglio dei delegati, del consorzio per la zona VALLIVO COLLINARI?
SCOGNAMIGLIO: sì, infatti! E durante quel periodo venne inaugurata la diga sul torrente ELVELLA, alla quale partecipò pure il Presidente all'inaugurazione... partecipò il Presidente ANDREOTTI, e nell'occasione era presente pure il NARDINI, questo avvenne nel '77, maggio del '77.
P.M. SCARPIN.: lei è dirigente della DIGOS.
SCOGNAMIGLIO: sì.
P.M. SCARPIN.: in base alla sua esperienza professionale, nella zona di VITERBO, la presenza dell'Onorevole ANDREOTTI, allora Onorevole ANDREOTTI, alla inaugurazione di mostre organizzate da società...
SCOGNAMIGLIO: sì.
P.M. SCARPIN.: ...è un fatto ricorrente o no?
SCOGNAMIGLIO: all'epoca era ricorrente, il Presidente ANDREOTTI veniva spesso in provincia di VITERBO.
PRESIDENTE: all'epoca, che intende per epoca?
SCOGNAMIGLIO: quando rivestiva incarichi pubblici, quand'era Presidente del consiglio, Ministro degli Esteri, in numerose occasioni veniva a VITERBO per inaugurare fiere, mostre, filiali di banche, l'inaugurazione filiali di banche.
Il Nardini proprio a proposito di quella inaugurazione ha ancora una volta ribadito la assoluta superficialita’ dei suoi rapporti con l’uomo politico:
P.M. SCARPIN.: nel 1977, il 15 maggio, il 15 maggio del 1977 vi fu una manifestazione della corrente andreottiana a cui partecipò GIULIO ANDREOTTI e che a noi risulta che lei... e chiedo, le faccio una domanda, se lei partecipò in questa occasione a questa manifestazione nella qualità di membro del Consiglio dei delegati in carica del CONSORZIO VALLIVO COLLINARI.
NARDINI B.: io se veniva ANDREOTTI ad ACQUAPENDENTE era mio dovere andare a salutarlo, questa è una cosa certa. Perché seppure tramite l'Onorevole IOZZELLI e tramite il Comitato provinciale era lui mi aveva ottenuto una quantità enorme di benefici per il CONSORZIO, ma poi tutto il resto non lo so. Non so di che cosa si tratti questo VALLIVO MONTANO, non so.
PRESIDENTE: non ricorda di avere fatto parte di questa...
NARDINI B.: ma può darsi, io non lo ricordo. Non so di che cosa si tratta.
PRESIDENTE: quindi dico...
NARDINI B.: ma forse come zona MONTANA, il riconoscimento cioè della parte del CONSORZIO come zona montana.
PRESIDENTE: dico allora in questa circostanza lei incontrò il Senatore ANDREOTTI?
NARDINI B.: incontrai... andai lì, c'era anche lui e battevo le mani come gli altri, tutto qui. Probabilmente, probabilmente lo salutai anche, probabilmente lo salutai anche, insomma. Ma mai, non non avemmo un colloquio molto lungo, un colloquio diretto.
Manca dunque del tutto la prova dell’esistenza all’epoca dei fatti di rapporti di particolare vicinanza, confidenza ed intimita’ tra l’On.Andreotti, in quell’anno 1977 Presidente del Consiglio in carica, e l’imprenditore laziale Bruno Nardini, ne’ tale mancanza di prove puo’ ritenersi sopperita dalle testimonianze del giornalista Nicola Moncada e dell’On.Antonino Murmura.
Il primo, invero, ancorche’ parzialmente smentito dallo stesso Nardini, ha affermato di avere raccolto un’intervista telefonica dall’imprenditore – pubblicata il 27 giugno 1996 sul "Corriere di Viterbo" - nel corso della quale questi si sarebbe definito un grande elettore di Andreotti affermando di avere ricevuto sussidi e finanziamenti dall’imputato ("…gli chiesi come grande elettore sussidi e finanziamenti…").
Tale ultima circostanza (la richiesta di sussidi e finanziamenti), come si e’ gia’ esposto, e’ stata sostanzialmente confermata dal Nardini il quale, se per un verso ha negato di essere stato grande elettore del Sen.Andreotti, al dibattimento ha tuttavia confermato di avere effettivamente sollecitato sovvenzioni con l’appoggio dell’imputato, e per il tramite dell’On.Iozzelli, andreottiano, e del Comitato Provinciale della DC:
P.M. SCARPIN.: …Ricorda se nel corso di questa intervista ebbe a dire che gli chiese come grande elettore sussidi e finanziamenti?
NARDINI B.: è vero. L’ho spiegato, ho cercato di spiegarlo prima. Cioè chiedevo, servendomi dell'Onorevole IOZZELLI e del Comitato Provinciale della DEMOCRAZIA CRISTIANA...
PRESIDENTE: come si chiama?
NARDINI B.: IOZZELLI, IO...
PRESIDENTE: ah, è morto!
NARDINI B.: IOZZELLI. Quindi...
P.M. SCARPIN.: continui, continui, aspetti Presidente.
PRESIDENTE: quindi servendosi, chiedendo attraverso l'Onorevole IOZZELLI...
NARDINI B.: e il Comitato Provinciale della DEMOCRAZIA CRISTIANA. Questo l'avevo detto prima e lo ripeto.
PRESIDENTE: ecco.
NARDINI B.: e un altro che mi aiutò moltissimo quando facevo il Presidente, il Commissario Governativo del Consorzio, era l'Onorevole BONOMI.
PRESIDENTE: quello della COLTIVATORI DIRETTI.
NARDINI B.: della COLTIVATORI DIRETTI. Lui ci arrivava tramite la COLTIVATORI DIRETTI.
Il teste On.Antonino Murmura, a sua volta, ex Sindaco di Vibo Valentia, esaminato all’udienza del 26 giugno 1996, ha soltanto riferito che il Nardini, indicato come "vicino alla Democrazia Cristiana", gli aveva parlato in termini elogiativi dell’imputato che era persona da lui "stimata" e della quale "aveva fiducia sul piano politico".
Ma lo stesso teste, espressamente richiesto, ha precisato che mai il Nardini ebbe a dirgli di avere rapporti personali con il Sen.Andreotti, particolare questo che l’imprenditore non avrebbe avuto difficolta’ a riferire al suo interlocutore nell’occasione in cui il discorso tra loro era caduto proprio sull’odierno imputato.
Se dunque puo’ al piu’ ritenersi provato che il Nardini simpatizzasse e votasse per il partito della Democrazia Cristiana, cio’ non sarebbe mai comunque sufficiente a dimostrare che l’imprenditore era in rapporti diretti ed estremamente confidenziali con l’allora Presidente del Consiglio cosi’ da potergli esternare le sue preoccupazioni per l’estorsione in corso o addirittura sollecitare un suo intervento, consapevole in tale ultimo caso dei contatti del Sen.Andreotti con la criminalita’ mafiosa siciliana.
Resta allora l’isolata dichiarazione del Mammoliti, soggetto che peraltro non puo’ qualificarsi teste, ne’ collaboratore di giustizia, le cui motivazioni a deporre – peraltro solo nel presente processo a carico del Sen. Andreotti e nell’altro processo a carico dell’On. Mancini - suscitano per le ragioni esposte legittime riserve, e la cui versione dei fatti e’ rimasta smentita nei punti essenziali da tutte le altre emergenze dibattimentali, oltre ad essere priva dei necessari riscontri oggettivi.