LE DICHIARAZIONI DI BENEDETTO D’AGOSTINO SUGLI INCONTRI TRA GIULIO ANDREOTTI E MICHELE GRECO NELLA SALETTA RISERVATA DELL’HOTEL NAZIONALE A ROMA
L‘esistenza di presunti rapporti ed incontri diretti tra l’odierno imputato ed il noto esponente di Cosa Nostra Michele Greco e’ venuta in rilievo nel corso del dibattimento a seguito della deposizione resa dal noto imprenditore palermitano Benedetto D’Agostino, proprietario della SAILEM.
Tratto in arresto alla fine di novembre del 1997 con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, il D’Agostino nel corso del suo primo interrogatorio al GIP (la mattina del 28 novembre) accennava che era sua intenzione rendere al P.M. di Palermo dichiarazioni che riguardavano il Sen.Andreotti.
Nel corso del pomeriggio di quello stesso giorno (28 novembre), il D’Agostino, interrogato dal P.M., ha raccontato per la prima volta l’episodio, rilevante nel presente processo, del quale era stato diretto protagonista.
Egli, sentito nel presente dibattimento all’udienza del 13 gennaio 1998, ha in sintesi riferito che:
(udienza del 13 gennaio 1998 pag. 8 e ss.)
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Dunque, io ho conosciuto Michele Greco nel 1977, perchè mi fu presentato da mio padre presso i nostri uffici al porto. Fu una presentazione e dopodichè io li lasciai; quando il Greco se ne andò, mio padre mi mise al corrente che, oltre ad essere un grosso produttore e commerciante di agrumi, apparteneva a una famiglia molto importante palermitana, "intisa", cioè la famiglia...la famosa famiglia Greco di Ciaculli. Io....
P.M.:
Quando lei, scusi, usa il termine famiglia, lo usa nel termine corrente di componenti un nucleo parentale o in altro senso?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
No, parentale, cioè come cognome dei Greco, come famiglia Greco, in questo senso
P.M.:
Scusi, lei ha detto è una famiglia 'ntisa, può esplicitare meglio quello che vuol dire?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Per quello che allora evidentemente si sapeva di Michele Greco e cioè il passato dei suoi familiari, cioè quello che era stato forse negli anni '60 o '70, non mi ricordo, io ero abbastanza giovane, tutto quello che era successo degli attentati, insomma si sapeva che era una famiglia che comunque aveva avuto dei trascorsi mafiosi
P.M.:
Vada avanti
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Dunque...io Greco l'ho rivisto dopo la morte di mio padre, dopo qualche mese...
P.M.:
Suo padre ha detto che è morto?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
E' morto il 25 giugno del '78. E mi venne a fare di nuovo...mi fece visita in ufficio, dove era stato con mio padre e fu quasi...così, una visita di condoglianze nel senso...mi disse che era stato in chiesa ai funerali di mio padre però, vista la moltitudine di gente, non era riuscito a farsi vedere o a fare le condoglianze e venne dopo qualche mese, non mi ricordo più quando. Devo dire...vorrei dire qua, in questa sede, come ho già dichiarato, che in quel periodo il Greco girava liberamente in città e si metteva in mostra nel senso che usava...era solito camminare con una macchina abbastanza appariscente, era una Ferrari blu scura, macchina con cui veniva...è venuto quel giorno in ufficio dopo la morte di mio padre; era una persona che si incontrava a Mondello, era una persona che chiaramente nulla faceva - secondo me - trasparire rispetto a quello che poi è stato detto dalle dichiarazioni o che è venuto fuori dalle dichiarazioni di Buscetta.
Subito dopo il D’Agostino proseguiva raccontando l’episodio che ha rilevanza nel presente processo:
Successivamente, un incontro che ho avuto con Michele è stato qualche tempo dopo, in occasione degli scioperi che l'Alitalia, i piloti dell'Alitalia fecero credo nel 1980, sciopero che durò per qualche mese, cosiddetto "aquila selvaggia" e come antefatto le posso dire che chi doveva recarsi a Roma per lavoro era normalmente...prendeva la nave la sera per Napoli per poi prendere l'indomani mattina direttamente il treno dalla stazione di Mergellina e recarsi quindi nella città di Roma....
P.M.:
Questo perchè c'era questo periodo di sciopero aereo?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Questo c'era questo periodo di sciopero aereo che creava dei problemi alla partenza, cioè nell'andare da Palermo a Roma, viceversa da Roma su Palermo questo problema non c'era, perchè evidentemente su Fiumicino erano meglio organizzati, mentre dall'aeroporto di Punta Raisi in effetti non si sapeva mai se l'aero partiva o non partiva, insomma era un disagio per chi doveva lavorare non indifferente. Per cui io ricordo bene che in quel periodo feci la spola con Roma usando questi mezzi di locomozione, quindi la nave la sera e il treno l'indomani mattina; in una di queste occasioni, non mi ricordo il giorno esatto perchè sono passati tra l'altro anche 18 anni, quindi...dovrebbe essere stato l'inverno del 1980, quindi il mese di febbraio o marzo, in una di queste occasioni incontrai sulla nave per Napoli, al self service bar della nave, Michele Greco, il quale era sulla nave e si stava recando a Napoli e aveva al seguito questa sua bellissima macchina, questa Ferrari blu scura che stava portando a Roma per un tagliando tecnico. Siamo stati lì a parlare, mi offrì qualcosa al...e, sapendo che dovevo andare a Roma, si offrì di darmi un passaggio l'indomani mattina. Fu molto pressante nè io ebbi la...onestamente non volevo fargli questo sgarbo, per cui acconsentii,anche se sapevo che avremmo perso tempo, perchè una cosa era arrivare con il treno al centro di Roma, una cosa è con il raccordo anulare entrare in città e...Per cui l'indomani mattina ho avuto modo di stare, lungo tutto il tragitto, a chiaccherare con Michele Greco in macchina, con lui, lui guidava e io ero seduto accanto...la macchina era due posti, quindi...abbiamo preso l'autostrada e iniziammo a parlare così, del più e del meno...E in buona sostanza in questa chiacchierata,.....
P.M.:
Mi scusi, siccome lei ha detto in buona sostanza, se per cortesia può essere quanto più analitico possibile invece di andare per sintesi, se può riferire...se le è possibile, spezzoni di frasi, parole...invece della sintesi, l'analisi, grazie
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Iniziammo a parlare del più e del meno. Io seppi in quella occasione che...quali erano gli hobby di Michele Greco, cioè il tiro al piccione, la caccia; seppi l'attività che svolgeva, cioè questa produzione e commercializzazione di agrumi, che avveniva su larga scala...aveva un buon numero di dipendenti e esportava in Europa questo prodotto agricolo che lui produceva; seppi del suo attaccamento religioso, seppi di questo figlio unico, Giuseppe, che aveva il pallino del cinema...che voleva fare il regista....seppi che lui non era d'accordo perchè reputava questo mestiere un mestiere inutile, che comunque, visto l'entusiasmo del figlio, lo voleva...arrivato a un certo punto non poteva farne a meno e quindi accondiscendeva, avrebbe voluto in buona sostanza che avesse seguito le orme paterne, cioè le orme di Michele Greco nella commercializzazione dei prodotti agricoli, così come aveva fatto anche il padre di Michele Greco. Quindi tutta questa serie di discorsi....nei particolari, io altri particolari non....
P.M.:
No, va bene....
D'AGOSTINO BENEDETTO:
E così per strada poi parlammo di macchine, aveva la passione appunto per le macchine, sedevamo su una Ferrari 3000, quindi una macchina abbastanza veloce, a quel tempo non c'era neanche il limite di velocità, quindi camminavo pure allegramente, fra parentesi...E dopodichè, man mano che chiacchieravamo, arrivati a un certo punto mi chiese se...cioè mi chiese a Roma dove abitassi la sera, cioè dove albergassi. Sapeva che avevo un ufficio a Roma, ai Parioli, tra l'altro lo scopo dell'accompagnata fu pure quella che l'officina Ferrari, dove doveva andare lui, aveva sede in viale Parioli, a poca distanza dai miei uffici che sono a Piazza Don Minzoni, in linea d'aria saranno 300 metri, per questo pure mi convinse a farmi accompagnare. Chiedendomi a Roma dove alloggiavo, gli dissi che continuavo ad occupare, anche se un po’ scomodo, l'albergo Nazionale che era stato l'albergo di mio padre da sempre, a Piazza Montecitorio e quando io gli dissi che occupavo l'albergo Nazionale e che dormivo là, mi disse, dice, io conosco bene l'albergo Nazionale perchè, anche se non è il mio albergo, perchè io scendo in alberghi in via Veneto, o l'Excelsior o qualche altro sito comunque in via Veneto, io conosco bene l'albergo Nazionale perchè all'albergo Nazionale ho incontrato - perchè conosco - il Presidente Andreotti. Devo dire che evidentemente da questa sua frase, cioè lui capì che io rimasi un po’ sorpreso...non so, forse sarà stato un mio gesto, una mia...restai, ci fu un po’ di stupore in questo....E successivamente lui, forse evidentemente per... mi raccontò che il Presidente Andreotti era solito, la domenica pomeriggio, visionare in una saletta privata dell'albergo Nazionale delle pellicole che lui richiedeva direttamente al .. o sceglieva direttamente e le richiedeva al Cavaliere Gemini, che era proprietario dell'albergo Nazionale, nonchè presidente di una associazione di distribuzione di pellicole a livello nazionale, per cui la domenica pomeriggio si vedevano e in privato il Cavaliere Gemini faceva visionare queste pellicole al Presidente Andreotti. Questo avveniva la domenica pomeriggio, mi disse e mi disse che lui era stato qualche volta...me lo disse in maniera quasi esplicita, era stato qualche volta a...in questa saletta con il Presidente Andreotti, perchè - dice - vediamo i films e poi restiamo a chiacchierare. Io non...cioè io presi questa notizia, questa sua informazione, lui parlava e io prendevo atto di quello che diceva, mi incuriosì solo il discorso dell'esistenza o meno della saletta, infatti successivamente poi in albergo stesso, con uno dei portieri dell'albergo che .....è a me più vicino, nel senso più....gli chiesi dell'esistenza di questa saletta
P.M.:
Vuole dire il nome di questo portiere d'albergo?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Di Forti, Antonio Di Forti, mi confermò questa...l'esistenza di questa sala di proiezione, privata, con pochi posti a sedere e mi confermò che in effetti l'Onorevole Andreotti la domenica pomeriggio soleva, con il Cavaliere Gemini, farsi proiettare questi films in maniera....
P.M.:
Mi scusi, lei da quanto tempo alloggiava a quella data all'Hotel Nazionale?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Sicuramente dalla morte di mio padre, quindi dal '78, quindi un paio d'anni...però già conoscevo...
P.M.:
E prima del '78, con suo padre, non aveva mai alloggiato in questo albergo?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Sì...raramente, quelle poche volte che andavo con mio padre a Roma
P.M.:
E in tutto questo tempo non aveva mai avuto notizia dell'esistenza di una saletta all'interno di questo albergo?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
No, mai...anche perché...poi tra l'altro non l'ho mai vista, mi interessava così, per mia curiosità sapere se l'esistenza; appurato questo, non...
P.M.:
Ma il Di Forti, quando lei chiese di questa saletta, le disse qualche cosa?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
No....non mi disse niente
P.M.:
Le chiese come mai chiedeva questa informazione?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
No, perchè non era una cosa riservata...ritengo, cioè era una cosa che evidentemente il Cavaliere Gemini usava per il suo mestiere, cioè essendo un distributore, evidentemente usava la saletta per il suo mestiere e quindi visionava le pellicole che poi mandava in distribuzione in Italia, sui circuiti nazionali
P.M.:
Senta, le ho fatto questa domanda perchè il 28 novembre del '97 lei ha riferito questo dettaglio, cioè che chiede poi al portiere dell'esistenza di questa...
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Sì
P.M.:
....saletta, no?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Sì
P.M.:
E poi ha detto: "Aggiungo in sede di verbalizzazione riassuntiva che il Di Forti si meravigliò che io fossi a conoscenza di tale fatto che aveva natura riservata", cioè che Andreotti andava a vedersi il film......
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Sì, in effetti lui...sì, ha ragione, per quanto riguarda...io mi riferivo solo all'ubicazione della saletta, cioè all'esistenza della saletta. In effetti, quando poi dissi che...di Andreotti, lui restò un po’ meravigliato, dice com'è che lei sa...ma la mia domanda era intanto così, per levarmi questa curiosità sull'esistenza della saletta cinematografica, perché conoscendo l'albergo Nazionale, non...infatti questa saletta era nel sotterraneo, in uno scantinato, non era in maniera palese nella hall dell'albergo, non si ci poteva accedere dalla hall facilmente, era una sala riservata
Il controesame del D’Agostino sull’argomento e’ stato contraddistinto da una serie innumerevole di contestazioni e di contrasti procedurali tra le parti soprattutto con riferimento a quel passaggio del suo esame nel quale il dichiarante aveva affermato che il Greco gli aveva detto "in maniera quasi esplicita" che qualche volta aveva visionato i films in quella saletta con l’On.Andreotti restando alla fine a chiacchierare con lui ("mi disse che lui era stato qualche volta... me lo disse in maniera quasi esplicita, era stato qualche volta a...in questa saletta con il Presidente Andreotti, perchè - dice - vediamo i films e poi restiamo a chiacchierare"):
(udienza del 13 gennaio 1998 pag. 1994 e ss.)
AVVOCATO BONGIORNO:
Avvocato Giulia Bongiorno. Allora, io vorrei alcune precisazioni da lei. Oggi, rispondendo alle domande del Pubblico Ministero, lei si è espresso in questi termini per quanto riguarda il famoso incontro a questa … in questa saletta, ha detto queste parole: "Mi disse - chiaramente con riferimento a Greco - che conosceva Andreotti, mi disse in modo quasi esplicito che era stato nella saletta con Andreotti", ho riportato fedelmente le parole, penso che il Tribunale potrà....
PRESIDENTE:
Sì, quasi esplicito lo ricordiamo....
AVVOCATO BONGIORNO:
Perfetto, prima ha detto "mi disse che conosceva" e poi ha detto "quasi esplicito" ed è questo oggetto proprio di una precisa domanda, Michele Greco le disse in modo chiaro ed esplicito "io mi sono incontrato con il Senatore Andreotti in una saletta"?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Sì
AVVOCATO BONGIORNO:
E allora, io le contesto che in data 28 novembre 1997 lei ha così dichiarato: "Io a Roma risiedevo di notte all'albergo Nazionale a piazza Montecitorio - da pagina sei - a Piazza Montecitorio che è la residenza di mio padre. Avevamo una stanza fissa lì, la numero 71, ci vissi, quindi ho continuato e sto continuando a frequentare l'albergo Nazionale. Ci dissi ma lei lo conosce? Lo conosco bene e.... mi fece capire, me lo disse quasi esplicitamente che all'albergo Nazionale lui incontrava il Senatore Andreotti", quindi il primo punto che lei dice mi fece capire....un momento perchè faccio le contestazioni complete. Andando avanti lei dice che le raccontò che il senatore Andreotti - quindi questo in maniera esplicita - andava al cinema eccetera...e poi di nuovo: "mi fece capire Michele Greco che era stato qualche domenica pomeriggio all'albergo Nazionale a parlare con il Senatore Andreotti", quindi per due volte lei dice "mi fece capire, mi fece capire"; ma per fare una contestazione completa, le dico ancora che più avanti, esattamente a pagina 15, lei per la terza volta dice: "Mi fece capire, cioè sì che avevano parlato, cioè non è che mi disse abbiamo parlato di questo e di quello?", quindi io le leggo un verbale in cui lei per tre volte dice "mi fece capire" e le contesto difformità rispetto a quello che mi ha detto adesso
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Sì, proprio perché lei lo legge per tre volte, è una maniera mia di esprimermi....è il discorso "ritengo" di prima, che il Presidente mi ha....rimproverato per questo, giustamente. Dico per me...mi fece capire e mi disse, io l'ho espresso, infatti per ben tre volte ho detto sempre mi fece capire, però mi ha detto. Quindi, se lei lo vuole detto in italiano corretto, mi ha detto
AVVOCATO BONGIORNO:
Quindi le ha detto, quindi Michele Greco - secondo quello che ci sta dicendo oggi - le ha detto, le parlava esplicitamente, è così?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Sì, eravamo noi due in macchina e quindi...
AVVOCATO BONGIORNO:
E quindi le parlava esplicitamente...
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Sì
AVVOCATO BONGIORNO:
E allora io le contesto che quando il Pubblico Ministero le ha detto ma che cosa significa le fece capire, attraverso quali parole, lei non ha risposto come mi sta rispondendo ora, ma ha detto: "Sa, Michele Greco non è che parlava?"
PRESIDENTE:
Non è che?
AVVOCATO BONGIORNO:
Parlava....
D'AGOSTINO BENEDETTO:
No, aspetti, io non me lo ricordo....l'interrogatorio è del 28 novembre, quindi non so...lei sta leggendo cosa? Il resoconto....
AVVOCATO BONGIORNO:
Io le ho letto l'interrogatorio in cui lei dice mi fece capire, mi fece capire, mi fece capire...
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Sì
AVVOCATO BONGIORNO:
Lei mi risponde....
PRESIDENTE:
La registrazione è
D'AGOSTINO BENEDETTO:
La registrazione
AVVOCATO BONGIORNO:
La registrazione. Lei mi risponde guardi che era un mio modo di dire, in realtà non volevo dire quello che c'è scritto qui....
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Sì
AVVOCATO BONGIORNO:
...ma io volevo dire che lui me l'ha detto esplicitamente
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Sì
AVVOCATO BONGIORNO:
....io le dico che secondo quello che risulta a verbale, lei quando il Pubblico Ministero le ha detto ma insomma che significa mi fece capire? Non è che ha detto non volevo dire mi fece capire, ha detto Michele Greco non è che parlava?
QUALCUNO PARLA FUORI MICROFONO
AVVOCATO BONGIORNO:
"Michele Greco non è che parlava.....cerchi di fare capire a noi, diciamo in maniera convincente, cioè come se lui e il Senatore fossero, cioè il Senatore che allora non era il Senatore, lo chiamava il Presidente, non mi ricordo se era Presidente del Consiglio in quel periodo, ma in maniera molto - puntini, puntini - dice ci vediamo là, ci vediamo i films, poi parliamo; tra l'altro poi lui mi disse che proprio lo stesso Cavaliere dell'Anicagis lo aveva aiutato", questo poi è un altro discorso, puntini puntini. Quindi lei mi dice innanzitutto sì, Michele Greco non è che parlava? Quindi questa è l'ulteriore contestazione e per ora mi vorrei fermare a questo, cioè Michele Greco parlava in maniera esplicita o no?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Sì, parlava in maniera esplicita....sì
AVVOCATO BONGIORNO:
Senta, mi dica un'altra cosa - così completiamo anche questa contestazione - io per ora le ho detto che lei rispetto - sono due i temi: incontro e colloquio - io finora ho fatto la contestazione sull'incontro, mi fece capire, sull'incontro, ma rispetto ad un colloquio eventuale tra Michele Greco e il Senatore Andreotti - ecco la seconda domanda - allora Michele Greco le disse esplicitamente ho parlato con Andreotti di questo, di questo?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Sì, io questo l'ho detto, lui mi disse in maniera esplicita e sicura ci vediamo i films e poi restiamo a parlare o a chiacchierare
AVVOCATO BONGIORNO:
E allora, anche su questo lei si è espresso diversamente in varie parti del verbale, perché io finora le ho contestato la parte dell'incontro, con riferimento al colloquio vale quello che le ho detto prima a pagina sette dell'interrogatorio, mi fece capire che qualche domenica era andato a parlare con il Senatore Andreotti
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Sì
AVVOCATO BONGIORNO:
Poi ancora dobbiamo andare a pagina 14 e 15....sì, 14 e 15, senta.... il Pubblico Ministero proprio perché lei si esprime sempre dicendo mi fece capire, dice: "Cioè può sforzare la sua memoria? Ricordare parlando di questo fatto, cosa le ha raccontato, spezzoni del dialogo che ha avuto con Andreotti?" e lei dice: "No, lui me lo riferiva come cosa importante, come avvenimento, collocandolo alla mia presenza all'albergo Nazionale, la mia residenza; da lì discendeva il fatto che lui c'era stato, in quanto era stato a vedersi il film con Andreotti", "Ci aveva parlato con Andreotti?", "Sì, sicuramente sì", Scarpinato: "Ma sicuramente? Le disse qualche cosa, le fece capire che ci aveva parlato?", D'Agostino: "Mi fece capire...cioè sì che ci aveva parlato, non è che mi disse abbiamo parlato di questo, abbiamo parlato del futuro dell'Italia meridionale o di altro? Mi disse che aveva questo rapporto perchè si vedeva, cioè....perchè si vedeva, perchè si incontravano", quindi anche qui, da quello che io leggo, le disse che aveva il rapporto perchè si incontravano nella saletta, ma non gli diceva ho parlato di questo o di quello
D'AGOSTINO BENEDETTO:
No, infatti questo io l'ho detto.... non ho chiesto a Greco di che cosa parlavano nei loro incontri, perchè non mi interessava francamente, l'ho detto chiaramente...no non me lo ricordo, non gliel'ho chiesto io, lui parlava e io prendevo atto di quello che mi diceva, questo io mi pare di averlo detto chiaramente....
AVVOCATO BONGIORNO:
E allora, io le ripeto l'ultima volta, così lei mi dice. Allora, io trovo in questo verbale tre mi fece capire e un no, Michele Greco non è che mi parlava, e poi il rapporto lei lo deduce dal fatto che si incontravano, rispetto a questi tre fatti lei che dice? Erano discorsi chiari ed espliciti?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Mi fece capire è una maniera mia di esprimermi, per cui è ripetuta per tre volte in tre pagine diverse e quindi si capisce che uso questo termine abbastanza frequentemente
AVVOCATO BONGIORNO:
Poi, quando dice Michele Greco non è che parlava che vuole dire?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Non è che parlava nel senso che - se io non ricordo male - in quell'interrogatorio il dottore Natoli mi chiese se io sapevo di che argomenti....che argomenti affrontava con il Presidente Andreotti
AVVOCATO BONGIORNO:
No, no, non è su questo che lei dice questo, il dottore Natoli le dice...siccome lei continua dire mi fece capire, il dottore Natoli le dice: che cosa significa le fece capire? Quindi con riferimento proprio a questo incontro
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Sì
AVVOCATO BONGIORNO:
Attraverso quali parole? E lei dice Michele Greco non è che parlava?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
No, non lo capisco, mi scusi avvocato, perchè se non....
AVVOCATO BONGIORNO:
E allora....
PRESIDENTE:
- INCOMPRENSIBILE -
AVVOCATO BONGIORNO:
No, è così, Presidente, io sto leggendo esattamente quello che c'è scritto qui....
PRESIDENTE:
Poi nelle nuove domande....
AVVOCATO BONGIORNO:
Nelle nuove domande farà quello che ritiene, io le ripeto che c'è una specifica....
QUALCUNO PARLA FUORI MICROFONO
AVVOCATO BONGIORNO:
La contestazione è stata letta...qualche tre pagine ho letto di contestazioni, dopodichè io lo ripeto per l'ultima volta, altrimenti chiedo l'acquisizione per difformità rispetto a quello che lei ha detto: "Mi fece capire Michele Greco che era stato qualche domenica pomeriggio all'albergo Nazionale a parlare con il Senatore Andreotti", e correttamente il Pubblico Ministero le dice: "Ma che significa le fece capire? Attraverso quali parole", e lei risponde: "Sa, Michele Greco non è che parlava", dopodiché, successivamente le chiedono di nuovo: "Faccia capire a noi" e lei dice: "Diciamo in maniera convincente, cioè come se lui e il Senatore fossero...il Senatore non era Senatore, lui lo chiamava Presidente, non mi ricordo se era Presidente in quel periodo, ma in maniera molto....- puntini puntini - dice ci vediamo là, ci vediamo...
P.M.:
No, è lei che legge male, mi perdoni avvocato.....
AVVOCATO BONGIORNO:
No, Presidente, scusi...
P.M.:
Mi deve perdonare, - INCOMPRENSIBILE - altrimenti l'ingegnere - INCOMPRENSIBILE - non capisce
P.M.:
Lui non la dice questa parola "ci vediamo"....
AVVOCATO BONGIORNO:
Scusate, allora: "Non mi ricordo se era addirittura Presidente in quel periodo, ma in maniera molto.... - puntini puntini, quindi non si sa il molto - dice.... - virgolette -
QUALCUNO PARLA FUORI MICROFONO
AVVOCATO BONGIORNO:
Posso finire io la contestazione?
PRESIDENTE:
Pubblico Ministero, ma sta leggendo....
P.M.:
Sì, Presidente, ma se lo legge con quel tono.....l'ingegnere....
AVVOCATO BONGIORNO:
Ma addirittura pure il tono mi possono contestare? Presidente, non esageriamo
P.M.:
Avvocato, il tono è l'anima della frase, perchè le stesse parole con un tono hanno un significato....
PRESIDENTE:
- INCOMPRENSIBILE - una frase detta da Michele Greco
AVVOCATO BONGIORNO:
Presidente
P.M.:
Se mi fa finire la precisazione
PRESIDENTE:
Pubblico Ministero, non può interrompere....
AVVOCATO BONGIORNO:
Presidente, allora abbiamo detto che anzitutto qualsiasi cosa io vi leggo dopo, c'è una frase rispetto alla quale io voglio un chiarimento, che è: "No, Michele Greco non è che parlava", che è l'oggetto centrale della mia contestazione; poi per esigenze di completezza e anzi al fine di non essere interrotta dal Pubblico Ministero e per rendere chiaro tutto quello che lui ha detto e vi sto leggendo, pure il pezzo successivo e cioè che virgolettato lui dice anche: "Non mi ricordo se era Presidente del Consiglio, ma in maniera molto, dice, ci vediamo là, ci vediamo i film e poi parliamo". Ma sempre andando avanti, quando il Pubblico Ministero, quindi qua sembrerebbe virgolettato....
PRESIDENTE:
- INCOMPRENSIBILE -
AVVOCATO BONGIORNO:
Perfetto...un momento. Ma quando subito dopo il Pubblico Ministero ritorna per l'ennesima volta su quell'argomento, chiedendogli se poteva sforzare la memoria per dirgli delle parole, perchè non si riesce a capire: "Ha avuto con Andreotti delle conversazioni?" e la risposta è: "No, lui me lo riferiva come cosa importante, come avvenimento, cioè collegando alla mia presenza all'albergo Nazionale, alla mia residenza lì, discendeva il fatto che lui c'era stato in quanto era stato a vedersi il film con Andreotti", "Ci aveva parlato con Andreotti?", "Sì, sicuramente sì", "Ma sicuramente? Le disse, cosa le fece capire?"; "Mi fece capire cioè che ci aveva parlato...cioè non è che mi disse abbiamo parlato di questo, abbiamo parlato di quello, del futuro dell'Italia meridionale, mi disse che avevano questo rapporto perchè si vedeva e perchè si incontravano". Abbiamo una serie di frasi, fra cui alcune virgolettate in cui dice mi disse, ma il nucleo essenziale è questo che lei chiaramente dice: "Michele Greco non è che parlava"; io le chiedo su questo, facendole presente però l'intero contesto, io le dico perché a domanda del Pubblico Ministero mi dica le parole di Greco, lei ha detto Greco non parlava?
Sorgeva un contrasto tra le parti sulla correttezza della contestazione in corso in esito al quale il Tribunale decideva ammettendo la domanda formulata dalla difesa:
PRESIDENTE:
Va bene....e allora il Pubblico Ministero si oppone, no? Il Tribunale ritiene corretta la contestazione ai fini della comprensione complessiva della...delle circostanze e quindi ritiene di acquisire... prima vediamo che cosa dice...
AVVOCATO BONGIORNO:
No, comunque sia, se ritiene corretto, già acquisiamo nella parte del mi fece capire. Ora chiedevo l'ulteriore spiegazione....
PRESIDENTE:
Sul mi fece capire...sul mi fece capire....
AVVOCATO BONGIORNO:
E' acquisito. Ora l'ulteriore spie...passaggio di "Michele Greco non parlava"
PRESIDENTE:
Questo ve lo restituisco
AVVOCATO BONGIORNO:
Un momento che ora le faccio la domanda, così viene trascritta bene. Allora a domanda del Pubblico Ministero che significa "mi fece capire", lei ha risposto: "Sa Michele Greco non è che parlava", oggi mi sta dicendo invece che fu esplicito; lei conferma che non parlava oppure fu esplicito?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
No, il non parlava si riferisce ad un'altra cosa...
PRESIDENTE:
Però deve riportare le frasi, quando dice non è che parlava, deve riportare tutte le frasi che gli abbiamo letto
AVVOCATO BONGIORNO:
Tutto da zero ricomincio?
PRESIDENTE:
Non può fare la contestazione e la spezza in questa maniera...
AVVOCATO BONGIORNO:
Presidente, gliele avevo lette tutte le pagi....allora ricomincio tutte...
PRESIDENTE:
Deve - INCOMPRENSIBILE - le parole chiare ed esplicite, quindi a questo deve aggiungere come diceva....
AVVOCATO BONGIORNO:
Cioè solo la successiva frase?
PRESIDENTE:
- INCOMPRENSIBILE - del Pubblico Ministero
AVVOCATO BONGIORNO:
Allora: "Sa Michele Greco non è che parlava", intervento del Pubblico Ministero....
PRESIDENTE:
Ecco
AVVOCATO BONGIORNO:
"Cerchi di fare capire a noi", "Dicia...- risposta sua di nuovo - diciamo in maniera convincente, cioè come se lui e il Senatore fossero, il Senatore che allora non era Senatore, lui lo chiamava Presidente, non mi ricordo se era Presidente del Consiglio in quel periodo, ma in maniera molto...dice ci vediamo là, ci vediamo i film e poi parliamo. Tra l'altro lui poi mi disse....
PRESIDENTE:
Le parole di Michele Greco sono ...le riporta dico
AVVOCATO BONGIORNO:
Le riporta tra virgolette: "Ci vediamo là, ci vediamo i film, poi parliamo. Tra l'altro lui mi disse che proprio lo stesso Cavaliere dell'Anicagis lo aveva aiutato", allora io...la mia contestazione è soprattutto su un punto e cioè se Michele Greco queste cose gliele ha...ha parlato in maniera esplicita o no, perchè io leggo comunque: "Michele Greco non è che parlava", può essere che c'è un contrasto per lui stesso dico
PRESIDENTE:
Lo facciamo chiarire...
AVVOCATO BONGIORNO:
Lo facciamo chiarire...
PRESIDENTE:
Però...però si evince dalla....
AVVOCATO BONGIORNO:
Sì, però Presidente....
PRESIDENTE:
Ci sono delle parole esplicite insomma
AVVOCATO BONGIORNO:
Presidente, però c'è anche...è qui stesso, se vogliamo, che c'è un contrasto per lui dice "non è che parlava", e poi dice un'altra cosa...chiediamo a lui, parlava o non parlava?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Posso parlare? Ma, mi scusi, io intanto non sono abituato a rilasciare questo tipo...quindi se c'è qualche incongruità, io non...sarà stato forse il primo verbale di interrogatorio, il secondo della mia vita, quindi evidentemente...Il Michele Greco non parlava, era perché il dottore Natoli insisteva per sapere gli argomenti che affrontavano i due, l'Onorevole Andreotti e Michele Greco, io questi argomenti non li sapevo, l'ho detto...l'ho ripetuto; quindi il "non è che parlava" significa che non mi diceva niente, io non glieli chiedevo io, perché non me ne fregava niente, scusi la praticità dell'espressione
AVVOCATO BONGIORNO:
Sì, Presidente, però il "Sì Michele Greco non è che parlava", seguito da quelle cose che abbiamo letto, non si riferisce ad altri argomenti, che è oggetto di un'altra parte, ma si riferisce proprio all'incontro nella saletta...
PRESIDENTE:
Comunque, Pubblico Ministero...cioè avvocato ha dato questo chiarimento
AVVOCATO BONGIORNO:
Noi chiediamo l'acquisizione
PRESIDENTE:
Il Pubblico Ministero?
P.M.:
Opposizione, Presidente
PRESIDENTE:
Su questo punto il Tribunale non dispone l'acquisizione
AVVOCATO BONGIORNO:
Michele Greco le disse di essere amico del Senatore Andreotti?
D'AGOSTINO BENEDETTO:
Di essere amico? Che conosceva il Senatore Andreotti, il Presidente Andreotti
Il D’Agostino nel corso del lungo esame e controesame tra l’altro precisava che:
(udienza del 13 gennaio 1998 pag.20)
P.M.:
Senta, in questo contesto discorsivo, che Greco le parla di questa proiezione di films, la saletta riservata, Michele Greco le dice qualche altra cosa che riguarda il figlio?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Per quanto riguarda il figlio, mi disse che in una occasione di queste, visto che aveva come interlocutore...evidentemente c'era il cavaliere Gemini era presente, chiese al Cavaliere Gemini, cioè disse al Cavaliere Gemini...
P.M.:
Il soggetto chi è della frase?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Michele Greco, sì...che aveva intenzione di...non so se è giusto dire così, fare fare un film al figlio, cioè era la prima esperienza cinematografica del figlio e mi disse, Michele Greco, che lo stesso Gemini graziosamente si era messo a disposizione per dargli una mano d'aiuto, visto che il settore...cioè il mestiere del cinematografaro, della cinematogra...del regista è un mestiere difficile, se avesse avuto bisogno o avesse avuto qualche problema, lui era pronto a dargli l'aiuto che gli poteva dare, essendo lui del settore
P.M.:
Mi scusi, e perchè Gemini si era messo a disposizione, diciamo, di Michele Greco? Glielo disse....
AVVOCATO SBACCHI:
- INCOMPRENSIBILE - si oppone alla domanda, perchè si era messo a disposizione....
P.M.:
Glielo disse Mic...se non mi fa finire la domanda, io...Glielo disse Michele Greco perchè Gemini si era messo a sua disposizione?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
No, non me l'ha detto, mi disse che lui aveva detto a Gemini che il figlio voleva intraprendere questa carriera cinematografica e Gemini gli disse io sono del settore, se ha bisogno di qualche cosa, posso aiutarlo io perchè sono del mestiere
(pag.28)
D’AGOSTINO BENEDETTO:
....cioè non so che cosa dire, cioè per me la notizia che mi dava lui, era che conosceva - e di questo ne era contento, di darmi questa notizia - che conosceva il Presidente Andreotti; il Cavaliere Gemini era un inciso, era qualcuno che aveva la saletta dove gli faceva vedere i films, poi per il resto dei rapporti non....
(pag.121)
AVVOCATO BONGIORNO:
Stamattina, rispondendo al Pubblico Ministero lei ha detto esattamente questa frase: "In una di queste occasioni Greco disse a Gemini che aveva intenzione di fare fare un film al figlio", conferma che lei ha detto questo?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Sì
AVVOCATO BONGIORNO:
Quindi quello che dice lei è che Greco le disse io ho detto...ho chiesto a Gemini che mio padre voleva…..che il figlio voleva fare un film; allora io le contesto che lei quantomeno non aveva le idee così chiare il 28 di novembre...
PRESIDENTE:
I commenti no, avvocato
AVVOCATO BONGIORNO:
Allora io le contesto, pagina 7....pagina … ecco qui, pagina 9, gliela leggo tutta: "Diciamo che nelle frequentazioni di Greco presso l'Hotel Nazionale, presente Gemini, pare che in una occasione, non mi ricordo bene però, Gemini gliel'abbia detto io sono a disposizione per aiutarla o glielo disse lui a Gemini, sa mio figlio deve fare un film", cioè qui lei non sapeva l'iniziativa di chi era, cioè se fu Greco a chiedere a Gemini o Gemini a chiedere a Greco
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Pensa che sia una cosa importante questa?
PRESIDENTE:
No, no, no, no....D'Agostino....
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Mi scusi...
PRESIDENTE:
No, no, no....lei si deve limitare a rispondere
AVVOCATO BONGIORNO:
Io noto delle difformità....
PRESIDENTE:
Non le è consentito, risponda alla domanda
AVVOCATO BONGIORNO:
Lei deve essere preciso in quello che riferisce
D’AGOSTINO BENEDETTO:
E la domanda qual'è?
AVVOCATO BONGIORNO:
Siccome oggi ha detto che l'iniziativa era di una persona e io voglio verificare anche lei che tipo di ricordi ha, le sto dicendo che c'è una difformità rispetto al suo verbale, in cui dice non so se l'iniziativa è di Gemini o di Greco....
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Ma l'iniziativa di Gemini non può essere, perchè è Greco che fa il film e lo comunica a Gemini e Gemini si mette a disposizione, dice io la posso aiutare perchè sono nel mestiere, perchè faccio questo mestiere
AVVOCATO BONGIORNO:
Io sono d'accordo, io quello che le sto dicendo è....
PRESIDENTE:
Quindi conferma quello che ha detto stamattina insomma, sostanzialmente
AVVOCATO BONGIORNO:
Sì, però con un'altra deduzione la conferma....
D’AGOSTINO BENEDETTO:
No, ma è la stessa cosa che ho detto anche l'altra volta
AVVOCATO BONGIORNO:
"Pare che in un'occasione, non mi ricordo bene però, Gemini gliel'abbia detto, io sono a disposizione per aiutarla, oppure glielo disse lui a Gemini, sa mio figlio deve fare un film"; qui, quando lei per la prima volta parla al P.M. dice o fu Gemini a dire a Greco, oppure fu Greco...
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Ma non lo poteva sapere Gemini
AVVOCATO BONGIORNO:
Sì, ma è lei che lo dice
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Ma non...se me lo fa leggere, perchè io....
AVVOCATO BONGIORNO:
No, glielo leggo io, non c'è bisogno che glielo faccio leggere, perchè le sto dicendo...se lei mi sta in questo momento tutto quello che le dice Greco...
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Sì
AVVOCATO BONGIORNO:
Lei mi deve riferire se Greco le disse l'iniziativa fu di Gemini, oppure l'iniziativa fu di Greco
D’AGOSTINO BENEDETTO:
L'iniziativa fu di Greco, ma è quello che ho detto anche prima, è la stessa cosa, perchè Greco informò Gemini che stava facendo un film, non lo poteva sapere Gemini
AVVOCATO BONGIORNO:
Va bene, però qui resta il contrasto, Presidente...se volete, io ve lo rileggo, perchè resta il contrasto, perchè lui qui me lo dava come alternativa, l'iniziativa è di Gemini o di Greco, ora mi dice che non è possibile, quindi l'acquisizione è sul punto. Presidente, glielo rileggo: "Pare che in un'occasione, non mi...", dico pare....lui adesso sta dicendo che sicuramente l'iniziativa, non è che lo mette in discussione? Pagina nove: "Pare che in un'occasione, non mi ricordo bene però, Gemini gliel'abbia detto, dice io sono disposizione per aiutarla per suo figlio, che deve fare - puntini puntini - o glielo disse lui a Gemini dice sa mio figlio deve fare un film", quindi quando lui riferisce per la prima volta le parole di Greco, mi pone questa alternativa
PRESIDENTE:
Pubblico Ministero....
AVVOCATO BONGIORNO:
E bè, se si oppongono....
P.M.:
Presidente, anche in questo caso....
PRESIDENTE:
Pubblico Ministero, per il parere....
P.M.:
Se anche in questo caso il Tribunale vuole autonomamente leggere da pagina 8 a metà, in modo da non estrapolare quella frase che...conclude un certo discorso
PRESIDENTE:
E' 9, pagina 9 la contestazione?
AVVOCATO BONGIORNO:
La contestazione è nella pagina 9 nella parte da "pare" a "film"...è tra l'altro virgolettato
PRESIDENTE:
E allora, Pubblico Ministero, lei si oppone?
P.M.:
Sì, Presidente
PRESIDENTE:
Il Tribunale ritiene che ci sia un contrasto e perciò dispone l'acquisizione della parte del verbale contestata dal difensore alla pagina 9. Andiamo avanti
(pag.127)
AVVOCATO BONGIORNO:
Quando lei parlò con Di Forti, Di Forti è quella persona alla quale lui chiese...
PRESIDENTE:
E' quella dell'albergo?
AVVOCATO BONGIORNO:
Esatto, alla quale chiese alcune spiegazioni. Lei chiese notizie soltanto circa la frequentazione e la saletta oppure parlò pure di Greco e gli disse ma lei li ha mai visti insieme Greco e Andreotti?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
No, no, di Greco non ho mai parlato con Di Forti
AVVOCATO BONGIORNO:
Lei parlò con Michele Greco altre volte del Senatore Andreotti?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
No, dopo quella occasione
AVVOCATO BONGIORNO:
Senta, lei ha detto, sempre rispondendo alle domande del Pubblico Ministero, che Greco era contento di parlarle del Senatore Andreotti, ho segnato questa frase, che mentre parlavate lui era contento; può esplicitare meglio questo concetto?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Beh....contento.....aveva soddisfazione nel dirmelo per dimostrarmi che aveva conoscenze di gente importante
AVVOCATO BONGIORNO:
E fa....
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Cioè era...non era contento, contento forse con sè stesso, quindi si capiva....
AVVOCATO BONGIORNO:
Si vantava di queste amicizie
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Si vantava di questa amicizia
AVVOCATO BONGIORNO:
Fece il nome di altre persone?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
No
AVVOCATO BONGIORNO:
Senta, ma questo discorso le venne fatto come una sorta di confidenza da tenere riservata oppure come un discorso normalissimo?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
No, un discorso quasi normale
(pag.132)
AVVOCATO BONGIORNO:
Quante volte il Senatore Andreotti si sarebbe incontrato con Greco in questa saletta privata, una o più volte?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Più volte
(pag.153)
AVVOCATO SBACCHI:
Scusi..."un conto è incontrarsi e un conto avere un rapporto", la domanda è questa, Michele Greco le ha detto di avere rapporti con Andreotti?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
No, a me quello che mi ha detto Michele Greco l'ho detto stamattina qua e quindi che lui andava...si vedeva i films con Andreotti e poi si fermavano a chiacchierare...lo conosceva, quindi...non lo so, evidentemente un rapporto lo aveva, avvocato Sbacchi, non lo so....
AVVOCATO SBACCHI:
Evidentemente non mi interessa...
PRESIDENTE:
Questa è una deduzione
AVVOCATO SBACCHI:
Le disse di avere rapporti?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
No, quello che mi ha detto è quello che io le ho detto, poi non posso dire altro....
(pag.162)
AVVOCATO SBACCHI:
……. Senta, lei ha parlato di Di Forti, il portiere dell'albergo
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Sì
AVVOCATO SBACCHI:
E ha detto oggi che il Di Forti si meravigliò che lei sapesse...
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Sì
AVVOCATO SBACCHI:
Dell'esistenza della sala, esatto?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Sì
AVVOCATO SBACCHI:
Oh....a me pare che lei...
D’AGOSTINO BENEDETTO:
No si meravigliò, mi scusi...no...
AVVOCATO SBACCHI:
Questo ha detto
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Dice come lo sa? Non è che si è meravigliato, dice ah …. che è successo, come l'ha saputo? Mi ricordo che mi disse ma lei come lo sa? Finì là....
Occorre adesso evidenziare quali sono gli elementi di riscontro alle dichiarazioni del D’Agostino al fine di stabilire se esse, ai sensi dell’art.192 comma 3 c.p.p., possano essere positivamente valutate quale prova della verità’ del fatto riferito (Giulio Andreotti e Michele Greco si sono incontrati piu’ volte nella saletta riservata dell’Hotel Nazionale in epoca anteriore ai primi mesi – febbraio o marzo – del 1980).
Il teste Comm. Farinacci ha riferito all’udienza del 10 febbraio 1998 l’esito delle indagini svolte ai fini della individuazione dei riscontri alle dichiarazioni del D’Agostino.
Sulla base delle indicazioni fornite da Massimo Gemini, amministratore della società’ proprietaria dell’albergo, e’ stato in particolare accertato che all’interno dell’Hotel Nazionale, ubicato a Roma nella piazza Montecitorio n.131, esiste sin dagli anni sessanta una saletta cinematografica con circa 10-15 posti, non aperta al pubblico, che venne creata da Italo Gemini che la utilizzava per proiezioni private (all’udienza del 10 febbraio 1998 e’ stata acquisita la relativa documentazione fotografica).
Deve precisarsi che Massimo Gemini e’ il nipote di Italo Gemini, gia’ Presidente della Associazione Italiana Generale dello Spettacolo, deceduto nel 1984.
E’ stato del pari accertato, ed ammesso dallo stesso imputato, che effettivamente il Sen. Andreotti sin dalla fine degli anni ’70 era solito frequentare la suddetta saletta cinematografica dell’Hotel Nazionale per assistervi a proiezioni private la domenica pomeriggio organizzate dal Cav. Italo Gemini.
Secondo le dichiarazioni del teste Massimo Gemini (esaminato all’udienza del 29 aprile 1998), il quale ha appreso tali notizie conversando con lo zio, la partecipazione del Sen.Andreotti era circondata da una "normale riservatezza" (pag.31 udienza del 29 aprile 1998).
La presenza di Andreotti in quella saletta peraltro risulta anche dall’esame sia delle agende dell’imputato relative agli anni 1978 e 1979 (Doc. n.20 produzione del P.M.), sia del libro da lui scritto dal titolo "Gli anni della solidarieta’ – I diari dal 1976 al 1979" (Doc. n.82 bis acquisito all’udienza del 24 giugno 1997).
A titolo esemplificativo giova citare le pagine delle agende di Andreotti nelle quali figurano le seguenti annotazioni:
Il teste Farinacci ha altresi’ effettuato accertamenti con riferimento ad eventuali presenze di Michele Greco a Roma presso l’Hotel Excelsior negli anni 1976, 1977 e 1978 ma tutte con esito negativo.
E’ stata invece riscontrata la presenza di Michele Greco a Roma presso l’Hotel Excelsior ove risulta avere alloggiato solo nelle seguenti date:
Orbene, giova rammentare che secondo la versione fornita dal D’Agostino, Michele Greco ebbe a precisare chiaramente che gli incontri con il Sen.Andreotti nella saletta riservata dell’Hotel Nazionale sarebbero avvenuti solo la domenica pomeriggio e che cio’ era accaduto piu’ di una volta:
...mi raccontò che il Presidente Andreotti era solito, la domenica pomeriggio, visionare in una saletta privata dell'albergo Nazionale delle pellicole che lui richiedeva direttamente al .. o sceglieva direttamente e le richiedeva al Cavaliere Gemini, che era proprietario dell'albergo Nazionale, nonchè presidente di una associazione di distribuzione di pellicole a livello nazionale, per cui la domenica pomeriggio si vedevano e in privato il Cavaliere Gemini faceva visionare queste pellicole al Presidente Andreotti. Questo avveniva la domenica pomeriggio, mi disse e mi disse che lui era stato qualche volta... me lo disse in maniera quasi esplicita, era stato qualche volta a...in questa saletta con il Presidente Andreotti, perchè - dice - vediamo i films e poi restiamo a chiacchierare.
E con altrettanta chiarezza e precisione il D’Agostino aveva gia’ confermato tale circostanza anche nell’interrogatorio reso al P.M. il 28 novembre 1997:
"……Ci dissi ma lei lo conosce? Lo conosco bene e....mi fece capire, me lo disse quasi esplicitamente che all'albergo Nazionale lui incontrava il Senatore Andreotti"… "mi fece capire Michele Greco che era stato qualche domenica pomeriggio all'albergo Nazionale a parlare con il Senatore Andreotti"
Emerge dunque con assoluta chiarezza che gli incontri tra Michele Greco ed il Sen.Andreotti possono e devono essere avvenuti soltanto nel pomeriggio di una domenica.
Ebbene, l’unica domenica nel quinquennio 1976-1980 in relazione alla quale le compiute indagini di p.g. hanno riscontrato la presenza di Michele Greco a Roma e’ il 4 marzo 1979.
Ma proprio con riferimento a tale unica data, nell’agenda del Sen.Andreotti non figura alcuna annotazione relativa ad una sua presenza all’Hotel Nazionale.
E’ possibile che quel giorno il Sen.Andreotti omise di annotare nella sua agenda di dovere andare o di essere stato all’Hotel Nazionale a visionare un film nella saletta riservata ivi esistente, ma resta il fatto che il P.M. ha dunque offerto al Tribunale la prova di una unica possibilita’ di incontro tra l’imputato e Michele Greco il quale invece ha con estrema sicurezza vantato, secondo le parole riportate dal D’Agostino, di essersi intrattenuto in quella saletta con Andreotti piu’ di una volta (ha testualmente riferito "qualche domenica pomeriggio", "qualche volta", "piu’ volte") soffermandovisi anche a chiacchierare con lui al termine delle proiezioni.
Non e’ stato dunque acquisito l’essenziale riscontro almeno delle presenze di Michele Greco a Roma in giorni corrispondenti a domeniche, anche perche’ l’indagine e’ stata limitata all’Hotel Excelsior.
E’ ben vero che l’abitudine dell’imputato di trascorrere spesso la domenica pomeriggio in quella saletta riservata dell’Hotel Nazionale non era indubbiamente notizia nota a chiunque.
Ma non puo’ a tal riguardo non rilevarsi che il D’Agostino non e’ stato sentito nella qualita’ di testimone nel presente processo, bensi’ in quella di indagato di reato connesso essendo stato sottoposto ad indagine ed arrestato proprio per il delitto di concorso esterno in associazione di tipo mafioso in relazione a condotte poste in essere in favore di Cosa Nostra.
Ne consegue che il criterio di valutazione delle sue dichiarazioni non puo’ che essere quello stabilito dall’art.192 comma 3 c.p.p. secondo cui quanto da lui riferito costituisce prova dei fatti narrati solo se adeguatamente riscontrato da altri elementi di prova che ne confermino l’attendibilita'.
Si consideri altresi’ che si tratta comunque di una dichiarazione "de relato", il cui valore probatorio e’ comunque di rango inferiore rispetto ad una rappresentazione diretta, e nella quale la ricostruzione del racconto fatto al D’Agostino da Michele Greco non e’ stato esente da incertezze e contraddizioni stante la suesposta "altalena", tra riferimenti espliciti e semplici allusioni (cioe’ semplificando tra i "mi fece capire" ed i "mi disse espressamente").
Persino lo stesso P.M. nel corso dell’esame reso dal D’Agostino il 28 novembre 1997, a fronte delle vaghe espressioni utilizzate dal dichiarante, piu’ volte lo richiamava alla chiarezza ("Ma che significa le fece capire? Attraverso quali parole" … "Faccia capire a noi"…"Ma sicuramente? Le disse, cosa le fece capire?"… "che cosa significa le fece capire?").
Era proprio in occasione di uno di questi richiami ad una maggiore chiarezza che il D’Agostino utilizzava quella espressione ("Sa, Michele Greco non è che parlava",) che ha dato luogo al dibattimento ad innumerevoli contestazioni.
Giova a tal riguardo riportare fedelmente quanto affermato dal D’Agostino sul punto indubbiamente piu’ importante (pag.14) della sua deposizione al P.M. il 28 novembre 1997 (il relativo verbale e’ utilizzabile in quanto e’ stato oggetto di contestazione ed acquisito all’udienza del 13 gennaio 1998):
Scarpinato: Cioè può sforzare la sua memoria, ricordare quanti piu’ dettagli possibili parlando di questo fatto, Michele Greco cosa le ha raccontato, cioe’ spezzoni del dialogo che ha avuto con Andreotti, conversazioni?"
D’Agostino: No, lui me lo riferiva come cosa importante, come avvenimento, cioe’, collegandolo alla mia presenza all'albergo Nazionale, quindi dalla mia residenza li’ discendeva il fatto che lui c'era stato, in quanto era stato a vedersi il film con Andreotti.
Scarpinato: Ci aveva parlato con Andreotti?
D’Agostino: Si, sicuramente si…
Scarpinato: Ma, sicuramente….le disse qualche cosa che le fece capire che lui ci aveva parlato?
D’Agostino: Mi fece capire che … cioe’ si, che ci aveva parlato, cioe’ non e’ che mi disse "abbiamo parlato di questo, abbiamo parlato del futuro dell’Italia meridionale o di altro", mi disse che aveva questo rapporto, perche’ lo vedeva, perche’ si incontravano…
Scarpinato: Scusi un conto e’ incontrarsi in una saletta, un conto e’ avere un rapporto, perche’ io mi posso incontrare in una saletta e posso avere una persona che e’ stata chiamata, un conto e’ il rapporto, il rapporto significa che quantomeno io ci parlo con una persona, scambio una conversazione …
D’Agostino: Sa, io non ero nelle condizioni di potere fare delle domande a Michele Greco, anche perche’, dico, si, per quanto fossimo seduti su una Ferrari blu, per quanto lui fosse vestito bene, pero’ era sempre per me Michele Greco, quindi sa, nel porgere le domande, e’ chiaro che io ero molto circospetto, molto…..
Emerge dunque con estrema chiarezza, tanto che il P.M. nel corso di quell’interrogatorio avvertiva l’esigenza di evidenziargli la palese differenza esistente tra il vedere una persona in una sala e l’intrattenere invece con essa un rapporto o una conversazione, che il D’Agostino, piuttosto che averlo appreso esplicitamente da Michele Greco, "capì" che quest’ultimo e Andreotti avevano parlato tra loro.
Come si e’ visto al dibattimento quel ripetuto "mi fece capire" e’ diventato un "me lo disse in maniera quasi esplicita", dando luogo a numerose contestazioni e richieste di chiarimento.
Occorre poi rilevare che il D’Agostino, secondo quanto offerto alla conoscenza del Collegio, non puo’ neppure ritenersi un collaboratore di giustizia in quanto nulla e’ stato dedotto dal P.M. con riferimento ad eventuali dichiarazioni del predetto ammissive di proprie e/o altrui responsabilita’ penali e di eventuali positive verifiche effettuate su quanto da lui riferito all’A.G..
Deve anzi sottolinearsi che il D’Agostino nel presente dibattimento e’ stato categorico nel respingere l’accusa contestatagli di avere favorito la latitanza proprio del gia’ menzionato Michele Greco (udienza del 13 gennaio 1998 pagg.159 e 175):
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Sì, vi sono state, queste erano le dichiarazioni dei collaboranti, cioè dei pentiti, cioè che io avevo dato...cioè le accuse che mi venivano mosse erano che io avevo dato ospitalità a Michele Greco durante il periodo della latitanza, è questa la sua domanda?
AVVOCATO SBACCHI:
Sì
………
AVVOCATO SBACCHI:
Io le ho chiesto se lei ha dato ospitalità a Michele Greco
D’AGOSTINO BENEDETTO:
No
PRESIDENTE:
Ha detto no....avvocato, ha detto no....andiamo avanti
Cio’ dunque impone la massima cautela nella valutazione delle sue dichiarazioni.
Tanto premesso deve allora evidenziarsi che certamente sin dalla fine degli anni ’70 il D’Agostino e’ stato, con il padre - ed alla morte di questi (20 giugno 1978) anche da solo - un abituale frequentatore dell’Hotel Nazionale presso il quale essi D’Agostino addirittura disponevano sempre della stessa camera che pagavano mensilmente o annualmente.
La circostanza e’ stata confermata sia dall’interessato che dal teste Farinacci (udienza del 13 gennaio 1998 pagg.18; udienza 10 febbraio 1998 pag.44):
P.M.:
Mi scusi, lei da quanto tempo alloggiava a quella data all'Hotel Nazionale?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Sicuramente dalla morte di mio padre, quindi dal '78, quindi un paio d'anni...però già conoscevo...
P.M.:
E prima del '78, con suo padre, non aveva mai alloggiato in questo albergo?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Sì...raramente, quelle poche volte che andavo con mio padre a Roma
FARINACCI DOMENICO:
Quindi allora abbiamo sentito il MASSIMO GEMINI, comunque il nipote di ITALO GEMINI, e' stato comunque... di riferire in ordine alla frequentazione da parte di D'AGOSTINO BENEDETTO, padre e figlio, dicendo appunto che l'ingegner D'AGOSTINO BENEDETTO era cliente abituale dell'albergo e che all'ingegnere appunto perche' era un cliente abituale veniva assegnata abitualmente sempre la stessa ... la stessa stanza………..Anche il barman, VINCENZO TOMASONE, si e' ricordato della assidua frequentazione dell'albergo Nazionale da parte dei D'AGOSTINO, padre e figlio. Il TOMASONE ha riferito che all'ingegner D'AGOSTINO veniva abitualmente data sempre la stessa stanza, la numero 71 al quarto piano, e che praticamente vi era un contratto fisso, l'ingegnere, il D'AGOSTINO aveva un contratto fisso e pagavano o mensilmente o annualmente.
Anche l’esistenza della saletta per proiezioni private, secondo la testimonianza del Gemini, riportata dal Farinacci, era notizia conoscibile a chiunque frequentasse l’albergo se e’ vero che tra i servizi offerti ai propri clienti e pubblicizzati nel depliant dell’Hotel Nazionale vi era anche l’uso di tale sala (udienza 10 febbraio 1998 pag.44-46):
FARINACCI DOMENICO:
Sempre il signor MASSIMO GEMINI ci ha fatto presente che nei locali dell'albergo e' disponibile una sala riunioni…abbiamo acquisito anche un depliant pubblicitario dell'hotel Nazionale dove tra le caratteristiche del... tra i vari tipi di servizi offerti dall'albergo e' proprio menzionata la disponibilita' di una saletta per proiezioni. tra i vari tipi di servizi offerti dall'albergo e' proprio menzionata la disponibilita' di una saletta per proiezioni. Ai... ai...
PRESIDENTE:
Ma non era riservata questa saletta?
FARINACCI DOMENICO:
Si, riservata pero', come dire, ai clienti del...Nel depliant pubblicitario si fa presente ai clienti che tra i vari servizi che puo' offrire l'albergo vi e' una saletta per proiezioni, pero' le proiezioni non sono aperte indistintamente al pubblico, a chiunque voglia accedere, limitatamente se c'e', in questo caso, se ci sono dei clienti che hanno bisogno di una saletta di proiezione possono accedere a questo servizio…
Ed e’ significativo che lo stesso D’Agostino, pur con qualche tentennamento, ha sostanzialmente affermato che, quando ne parlo’ con il Di Forti, portiere dell’Hotel Nazionale, questi rimase meravigliato non gia’ del fatto che egli sapesse dell’esistenza della saletta, bensi’ soprattutto della conoscenza da parte del suo interlocutore dell’abitudine del Sen.Andreotti di recarsi la domenica pomeriggio in quella sala a visionare films con il Cav. Gemini:
P.M.:
Ma il Di Forti, quando lei chiese di questa saletta, le disse qualche cosa?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
No....non mi disse niente
P.M.:
Le chiese come mai chiedeva questa informazione?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
No, perchè non era una cosa riservata...ritengo, cioè era una cosa che evidentemente il Cavaliere Gemini usava per il suo mestiere, cioè essendo un distributore, evidentemente usava la saletta per il suo mestiere e quindi visionava le pellicole che poi mandava in distribuzione in Italia, sui circuiti nazionali
P.M.:
Senta, le ho fatto questa domanda perchè il 28 novembre del '97 lei ha riferito questo dettaglio, cioè che chiede poi al portiere dell'esistenza di questa...
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Sì
P.M.:
....saletta, no?
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Sì
P.M.:
E poi ha detto: "Aggiungo in sede di verbalizzazione riassuntiva che il Di Forti si meravigliò che io fossi a conoscenza di tale fatto che aveva natura riservata", cioè che Andreotti andava a vedersi il film......
D’AGOSTINO BENEDETTO:
Sì, in effetti lui...sì, ha ragione, per quanto riguarda...io mi riferivo solo all'ubicazione della saletta, cioè all'esistenza della saletta. In effetti, quando poi dissi che...di Andreotti, lui restò un po’ meravigliato, dice com'è che lei sa...ma la mia domanda era intanto così, per levarmi questa curiosità sull'esistenza della saletta cinematografica, perché conoscendo l'albergo Nazionale, non...infatti questa saletta era nel sotterraneo, in uno scantinato, non era in maniera palese nella hall dell'albergo, non si ci poteva accedere dalla hall facilmente, era una sala riservata
Deve dunque rilevarsi che l’esistenza della sala e la presenza di Andreotti la domenica pomeriggio in quel luogo per visionare dei films era nota a chiunque avesse occasione di frequentare, con una certa assiduita’ come il D’Agostino, l’Hotel Nazionale.
Un riscontro significativo alle dichiarazioni del D’Agostino sarebbe stato dunque, non soltanto quello essenziale relativo almeno alla effettiva presenza a Roma di Michele Greco in giorni corrispondenti a domeniche, ma anche, ad esempio, quello attestante l’effettiva esistenza di un qualsivoglia contatto o rapporto tra Italo Gemini e Michele Greco, al quale – secondo il presunto racconto fatto dal capomafia al D’Agostino – il Gemini aveva offerto la sua disponibilita’ per aiutare il figlio ad intraprendere la carriera di regista cinematografico.
Su tale aspetto, invece, nessun minimo elemento di riscontro e’ stato addotto dall’accusa al di la’ del fatto, del tutto generico e dunque irrilevante, dell’interesse nel mondo del cinema sia del Gemini, gestore di sale cinematografiche, sia del figlio di Michele Greco.
Resta dunque l’isolata dichiarazione "de relato" del D’Agostino, soggetto che peraltro non puo’ qualificarsi ne’ teste, ne’ collaboratore di giustizia, attestante la (riferitagli) circostanza della presunta esistenza, tra Giulio Andreotti e Michele Greco, di un rapporto di conoscenza (ma nulla di piu’ viene riferito in merito alla natura, lecita o meno, di tali contatti) che peraltro il noto esponente mafioso aveva interesse a vantare ed esplicitare a terzi.
E’ stato infatti lo stesso D’Agostino a riferire che, dal tenore dei discorsi fattigli, si comprendeva benissimo come il Greco intendesse soprattutto vantarsi con il suo interlocutore della conoscenza con un cosi’ noto ed importante esponente politico ("lui me lo riferiva come cosa importante, come avvenimento"… la notizia che mi dava lui, era che conosceva - e di questo ne era contento, di darmi questa notizia - che conosceva il Presidente Andreotti"….....aveva soddisfazione nel dirmelo per dimostrarmi che aveva conoscenze di gente importante….. Si vantava di questa amicizia").
Si consideri al riguardo che tra il Greco ed il D’Agostino, per quanto da quest’ultimo rappresentato, non esistevano rapporti particolarmente intensi o di abituale frequentazione, di guisa che deve dedursene che, se il Greco riteneva di vantarsi con una persona come il D’Agostino di tale importante conoscenza, altrettanto avrebbe dovuto fare e deve avere fatto, per ragioni ben piu’ consistenti che quelle di una mera vanteria, con altri, e soprattutto con i suoi principali referenti in seno a Cosa Nostra .
Ma all’esistenza di un cosi’ diretto e personale rapporto tra Michele Greco ed il Sen.Andreotti non ha neppure accennato uno soltanto delle decine di collaboratori esaminati nel presente dibattimento, neppure coloro che operavano, con lo stesso "rango" del Greco, ai vertici di Cosa Nostra (Cancemi, Di Carlo, Di Maggio, Cucuzza, Sinacori) o che per la loro lunga militanza hanno dimostrato di avere molte approfondite conoscenze su aspetti anche particolarmente delicati o riservati del sodalizio mafioso (Buscetta, Calderone, Marino Mannoia, Siino) .
Il P.M. nella sua requisitoria scritta (vol. II capitolo 5° pag.78) ha per la verita’ menzionato una dichiarazione di Giovanni Brusca che dovrebbe, a suo avviso, riscontrare l’esistenza di rapporti tra Michele Greco e Giulio Andreotti, ma tale generica affermazione del Brusca non sembra affatto idonea a fornire quel riscontro che avrebbe dovuto essere di ben altra natura e consistenza per assumere un valore processuale apprezzabile.
All’udienza del 28 luglio 1997 (pag.265 e ss.) Giovanni Brusca ha effettivamente riferito che prima della guerra di mafia del 1981 suo padre Bernardo Brusca e Salvatore Riina avevano in piu’ occasioni manifestato la loro avversione nei confronti di Stefano Bontate, di Gaetano Badalamenti e dello stesso Michele Greco perche’ considerati "tutti una persona" con il Sen.Andreotti:
P.M.: ………Ma intanto le faccio un altra domanda di carattere generale: all'interno di Cosa Nostra lei ha mai sentito parlare di GIULIO ANDREOTTI? E in caso affermativo, in ordine cronologico ci dica in quali occasioni e da chi. In modo molto ordinato.
BRUSCA G.: Dunque, io di GIULIO ANDREOTTI ne sento parlare in prima persona, quindi Cosa Nostra che sarebbe, i contatti che io avevo in quel momento era solo mio madre e SALVATORE RIINA, in maniera così, molto vaga, quando si comincia a cercare dei contatti ... non i contatti, era successo il sequestro CORLEO, il suocero dei SALVO, al che di questo sequestro si cominciano a cercare gli esecutori materiali, chi era stato e chi non era stato. Al che SALVATORE RIINA era interessato a scovare gli esecutori materiali di questo sequestro. Ma non tanto per difendere i SALVO o chi aveva ... o per il CORLEO, difendere il CORLEO, ma bensì, siccome in Sicilia non si dovevano fare sequestri, cioè per vedere chi era stato a commettere questo sequestro senza l'ordine di Cosa Nostra o senza le autorizzazioni di Cosa Nostra. Quindi si cercano gli esecutori, credo che li abbiano scovati poi, li abbiano uccisi tutti uno per uno. Credo che ce ne sia qualcuno solo vivo, quello che poi ha svelato chi è stato, chi non è stato, cioè le persone con cui è avvenuto il sequestro. E da qui sento parlare i SALVO, SALVO, SALVO, LIMA, LIMA ...
P.M.: Da chi sente parlare?
BRUSCA G.: Da mio padre e SALVATORE RIINA.
P.M.: Sente parlare cosa sente dire in quest'occasione?
BRUSCA G.: SALVO, SALVO, LIMA, LIMA, l'Onorevole ANDREOTTI. Cioè loro sono tutti una persona, cioè fanno tutto quello che vogliono per il potere o il momento politico che era in quel periodo.
P.M.: Può essere più preciso? Loro, chi sono loro?
BRUSCA G.: Loro, STEFANO BONTATE, GAETANO BADALAMENTI, MICHELE GRECO, che fino ad ora non ho mai menzionato perchè solo per dimenticanza, i cugini SALVO, Antonino ed Ignazio, l'Onorevole LIMA e da allora anche l'Onorevole ANDREOTTI. Cioè per come parlavano loro li mettevano tutti assieme, cioè come se erano tutti una persona che uno portava all'altro per avere tutti un collegamento tra di loro.
P.M.: Può esemplificare questi discorsi? Può essere più specifico?
BRUSCA G.: Dunque, essendo che SALVATORE RIINA, mio padre, altri gruppi, cioè altre persone vicine al nostro gruppo, cioè si commentava che STEFANO BONTATE, SALVATORE INZERILLO, GAETANO BADALAMENTI, in questo periodo erano molto vicini, anche se con MICHELE GRECO era anche assieme a loro, però era ... stava a centro, non era nè da questa parte e neanche dall'altra parte, e siccome i rapporti con i cugini SALVO li avevano in esclusiva in quel periodo questo gruppo.
P.M.: Cioè il gruppo BONTATE?
BRUSCA G.: BONTATE, INZERILLO, BADALAMENTI e MICHELE GRECO anche, loro facevano e sfacevano tutto quello che volevano, a livello politico, a livello palermitano. A livello palermitano con riferimento l'Onorevole ANDREOTTI a Roma.
Al di la’ delle critiche valutazioni che possono svolgersi sulla credibilita’ in generale di Giovanni Brusca, protagonista per sua stessa ammissione, con menzogne riconosciute e calunnie confessate, di alcuni gravi tentativi di inquinamento proprio nell’ambito del presente processo –rendendo dunque essenziale la massima cautela nella valutazione di ogni circostanza da costui riferita – la sua dichiarazione sul punto risulta di una tale manifesta genericita’ che non consente la minima utile verifica, essendosi limitato il predetto a ricordare lamentele e commenti dei due esponenti mafiosi (Bernardo Brusca e Salvatore Riina), risalenti al periodo del sequestro Corleo (1975), nei quali la loro crescente acredine era indirizzata ad un gruppo di soggetti tutti accomunati in un unico giudizio negativo.
Tra costoro il Brusca, seppure in un secondo momento, ha inserito anche Michele Greco ("…che fino ad ora non ho mai menzionato perchè solo per dimenticanza…"), ancorche’ poco dopo e’ stato proprio lui stesso ad affermare che in realta’ il Greco in quel periodo non stava ne’ con uno schieramento (con Bontate, Inzerillo e Badalamenti) ne’ con l’altro (con i corleonesi di Brusca e Riina): "anche se con MICHELE GRECO era anche assieme a loro, però era ... stava a centro, non era nè da questa parte e neanche dall'altra parte".
Non e’ dunque un caso che lo stesso Giovanni Brusca nel prosieguo del suo esame, tornando sull’argomento, abbia poi del tutto omesso il nome di Michele Greco (udienza del 30 luglio 1997 pag.315):
BRUSCA G.: …..precedentemente si sapeva che l'Onorevole ANDREOTTI era nella disponibilità, cioè era sempre tramite i SALVO, con BADALAMENTI, con INZERILLO, con BONTATE, cioè con il vecchio, con il vecchio... con i perdenti cosiddetti dopo lo schieramento, cioè dopo la guerra di mafia..
In ogni caso il generico accenno al Sen.Andreotti, nel contesto dei discorsi e commenti riportati da Giovanni Brusca, non sarebbe altro comunque che l’opinione dei due esponenti mafiosi che accomunavano in un unico giudizio negativo i mafiosi avversari (Bontate, Inzerillo, Badalamenti, Michele Greco), i cugini Salvo (esattori ed uomini d’onore, dunque cerniera tra potere politico-economico e potere mafioso), l’On.Salvo Lima ed il suo piu’ che noto "riferimento a Roma" Giulio Andreotti.
Ed e’ quanto mai significativo, in ordine alla valenza probatoria della circostanza riferita dal Brusca, che costui ha espressamente chiarito nel corso del suo esame che l’affermazione secondo cui "erano tutti una cosa … tutti una persona" e dunque l’esistenza di un collegamento tra loro, e’ una deduzione conseguente ai discorsi sentiti ("Cioè per come parlavano loro li mettevano tutti assieme, cioè come se erano tutti una persona che uno portava all'altro per avere tutti un collegamento tra di loro…..con riferimento l'Onorevole ANDREOTTI a Roma").
Se dunque si cercava un riscontro alle dichiarazioni del D’Agostino sui presunti contatti di Michele Greco con Giulio Andreotti, non puo’ che rilevarsi come, a fronte di un cosi’ generico ed indiretto accenno fatto da Giovanni Brusca (che una prima volta ha persino dimenticato il nome del Greco e che lo ha dimenticato del tutto una seconda volta), sta per contro il totale silenzio di tutti gli altri innumerevoli collaboratori escussi al dibattimento.
Nulla e’ stato da costoro riferito in merito a questo rapporto di asserita diretta conoscenza ed abituale frequentazione tra Giulio Andreotti e Michele Greco, rapporto che, nella prospettazione offertane dall’imputato di reato connesso Benedetto D’Agostino, sarebbe stato – anche nell’ottica della vanteria evidenziata da quest’ultimo – certamente portato dal Greco a conoscenza dei piu’ importanti capimafia ed uomini d’onore di Cosa Nostra.