L’OMICIDIO DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIANA PIERSANTI MATTARELLA. GLI INCONTRI DEL SEN. ANDREOTTI CON STEFANO BONTATE ED ALTRI ESPONENTI DI COSA NOSTRA A CATANIA E PALERMO
Secondo la ricostruzione accusatoria del P.M. sussisterebbe una stretta relazione tra l’omicidio del Presidente della Regione Siciliana on. Piersanti Mattarella, avvenuto a Palermo il 6 gennaio del 1980, e due incontri del senatore Andreotti con esponenti di primo piano di Cosa Nostra tra i quali in particolare Stefano Bontate.
L’uccisione di Piersanti Mattarella era stata preceduta alcuni mesi prima da un altro omicidio in pregiudizio di un uomo politico, Michele Reina, segretario provinciale della Democrazia Cristiana, assassinato a Palermo il 9 marzo 1979.
La tesi dell’accusa si fonda principalmente sulle dichiarazioni di Francesco Marino Mannoia il quale, nel corso dell’interrogatorio reso al P.M. in sede di commissione rogatoria internazionale il 3 aprile 1993 negli Stati Uniti, riferiva di essere venuto a conoscenza, perche’ rivelatogli da Stefano Bontate, di un primo incontro avvenuto in un periodo imprecisato (primavera – estate del 1979) ed in una riserva di caccia sita in una localita’ imprecisata della Sicilia, tra Giulio Andreotti, Salvo Lima, indicato come uomo d’onore "riservato" della famiglia mafiosa di viale Lazio, i cugini Salvo, Stefano Bontate ed altri esponenti di vertice di Cosa Nostra per discutere del problema Mattarella.
Il Marino Mannoia in particolare (pag.13 e segg.) affermava che:
"…L’onorevole Salvatore Lima era un uomo d’onore della antica famiglia di Matteo Citarda di viale Lazio.
Egli quindi, anche per tale qualita’ e non soltanto per l’importante ruolo svolto nell’ambito della Democrazia Cristiana palermitana e nazionale, intratteneva stretti rapporti con i piu’ importanti esponenti di Cosa Nostra.
La sua qualita’ di uomo d’onore fu sempre tenuta "riservata", e cioe’ accessibile soltanto a pochissimi esponenti dell’organizzazione.
Per meglio comprendere le ragioni di questo omicidio (la commissione rogatoria era stata effettuata nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Salvo Lima: n.d.e.), bisogna conoscere quale fosse la natura dei rapporti tra Cosa Nostra ed il mondo politico fin dal periodo in cui era rappresentante della famiglia di Santa Maria di Gesu’ Bontate Paolo, detto "Don Paolino", padre di Stefano.
A quell’epoca i rapporti con gli uomini politici erano tenuti principalmente da Bontate Paolino, Rimi Vincenzo e Salamone Antonino.
………
Gia’ Paolino Bontate, ad esempio, intrattenne rapporti con Mattarella Bernardo, il quale era assai vicino a Cosa Nostra, anche se non ricordo se fosse un uomo d’onore.
I rapporti con il mondo politico furono intensificati da Bontate Stefano, dopo che egli divenne rappresentante prendendo il posto del padre.
……
Ritornando ai rapporti instaurati con il mondo politico da Bontate Stefano, ho appreso da lui stesso che egli dapprima stabili’ relazioni assai strette con l’onorevole Rosario Nicoletti (che disponeva di una villa adiacente al fondo Magliocco), e – attraverso il canale del vecchio Matteo Citarda e di Albanese Giuseppe – con l’onorevole Salvatore Lima, che come ho detto era appunto uomo d’onore della famiglia del Citarda.
Successivamente sfruttando il canale rappresentato dai cugini Salvo Antonino e Salvo Ignazio (uomini d’onore della famiglia di Salemi, essi pure "riservati"), il Bontate instauro’ intimi rapporti anche con Mattarella Piersanti.
Escludo comunque che quest’ultimo fosse un uomo d’onore, poiche’ altrimenti l’avrei appreso da Bontate Stefano, il quale, come ho detto, non mi tacque mai i suoi rapporti con il Mattarella.
Questi rapporti con i detti uomini politici erano intrattenuti non soltanto da Bontate Stefano, ma anche da altri esponenti di Cosa Nostra, quali ad esempio Riina Salvatore e Calo’ Giuseppe.
In particolare, Riina, Calo’ ed altri esponenti di Cosa Nostra vicini a Riina avevano rapporti di "intimita’" con l’onorevole Lima e con Ciancimino Vito.
………
Lo stato dei rapporti tra Cosa Nostra ed il mondo politico comincio’ a mutare nel periodo immediatamente precedente gli omicidi di Michele Reina e di Piersanti Mattarella.
………
La ragione di questo delitto risiede nel fatto che Mattarella Piersanti – dopo avere intrattenuto rapporti amichevoli con i cugini Salvo e con Bontate Stefano, ai quali non lesinava i favori – successivamente aveva mutato la propria linea di condotta.
Egli, entrando in violento contrasto ad esempio con l’onorevole Rosario Nicoletti, voleva rompere con la mafia, dare "uno schiaffo" a tutte le amicizie mafiose e intendeva intraprendere una azione di rinnovamento del partito della Democrazia Cristiana in Sicilia, andando contro gli interessi di Cosa Nostra e dei vari cugini Salvo, ingegner Lo Presti, Maniglia e cosi’ via.
Rosario Nicoletti riferi’ a Bontate.
Attraverso l’onorevole Lima, del nuovo atteggiamento di Mattarella fu informato anche l’onorevole Giulio Andreotti.
Andreotti scese a Palermo, e si incontro’ con Bontate Stefano, i cugini Salvo, l’onorevole Lima, l’onorevole Nicoletti, Fiore Gaetano ed altri. L’incontro avvenne in una riserva di caccia sita in una localita’ della Sicilia che non ricordo. Si trattava pero’ della stessa riserva di caccia in cui altre volte si erano recati Bontate Stefano, i cugini Salvo, Calderone Giuseppe e Pizzuto Gigino.
Ho appreso di questo incontro dallo stesso Bontate Stefano, il quale me ne parlo’ poco tempo dopo che si era svolto, in periodo tra la primavera e l’estate del 1979 e comunque in epoca sicuramente posteriore all’omicidio di Michele Reina.
Il Bontate non mi disse quale fosse stato in dettaglio il tenore dei colloqui intercorsi tra i presenti, ne’ quale fosse stato l’atteggiamento assunto dall’onorevole Andreotti.
Egli mi disse soltanto che tutti quanti si erano lamentati con Andreotti del comportamento di Mattarella, e aggiunse poi: "Staremo a vedere".
Alcuni mesi dopo fu deciso l’omicidio del Mattarella.
La decisione fu presa da tutti i componenti della commissione provinciale di Palermo, e su cio’ erano perfettamente concordi il Riina, il Calo’, l’Inzerillo ed il Bontate. Erano perfettamente d’accordo, anche se formalmente estranei alla decisione, i cugini Salvo Antonino e Salvo Ignazio.
………
Per quanto riguarda l’esecuzione materiale dell’omicidio, io sapevo che sarebbe stato commesso, ma non vi ho preso parte. Ho appreso pero’ dal Bontate che parteciparono Federico Salvatore (il quale era a bordo di un’autovettura), Davi’ Francesco (uomo d’onore di una famiglia che in questo momento non ricordo, e di mestiere pasticcere), Rotolo Antonino, Inzerillo Santino ed altri che in questo momento non ricordo.
………
Alcuni mesi dopo l’omicidio del Mattarella, io mi recai con Bontate Stefano e Federico Salvatore in una villetta, intestata (almeno cosi’ mi sembra di ricordare) ad un Inzerillo zio di Salvatore."
Le dichiarazioni di Francesco Marino Mannoia in ordine a questo secondo incontro, cui egli aveva personalmente partecipato, saranno successivamente riprese ed esaminate in maniera piu’ analitica.
Soffermando quindi l’attenzione sulle dichiarazioni "de relato" relative al primo incontro – la fonte esclusiva delle conoscenze del Marino Mannoia e’ Stefano Bontate - giova subito evidenziare che il collaborante, assai generico sull’epoca del fatto - collocata tra la primavera e l’estate del 1979, dopo l’omicidio di Michele Reina – inizialmente non e’ stato in condizione soprattutto di precisare il luogo ove detto incontro si sarebbe svolto essendosi limitato ad affermare che Andreotti "scese a Palermo" e che la riunione avvenne in una "riserva di caccia sita in una localita’ della Sicilia" che egli tuttavia non ricordava, aggiungendo comunque che si trattava "della stessa riserva di caccia in cui altre volte si erano recati Bontate Stefano, i cugini Salvo, Calderone Giuseppe e Pizzuto Gigino".
Proprio la genericita’ dei riferimenti del Marino Mannoia sul luogo dell’incontro aveva indotto il P.M. ad estendere i suoi accertamenti a tutte le riserve di caccia esistenti in Sicilia frequentate da esponenti di Cosa Nostra producendo anche ampia documentazione (cfr. doc. nn. 1993, 1994 e 217 della lista depositata dal P.M. il 7 maggio 1996).
Orbene, Francesco Marino Mannoia al dibattimento (novembre del 1996) e’ riuscito a ricordare ben due particolari di quella conversazione con Bontate, risalente al 1979, che tre anni e mezzo prima (aprile del 1993) non rammentava, e cioe’ due dati essenziali proprio per la localizzazione del luogo del presunto incontro, suscitando le inevitabili contestazioni della difesa sull’inspiegabile ritorno di questo ricordo dei frammenti di una episodica confidenza di oltre 17 anni prima: la proprieta’ della riserva di caccia e la zona ove la stessa insisteva.
E che si sia trattato di una occasionale ed isolata confidenza, risalente al 1979, e’ confermato dal fatto che Francesco Marino Mannoia non ha mai riferito di essere tornato sull’argomento con Stefano Bontate il quale pertanto gli parlo’ di quell’incontro soltanto in quell’unica riferita occasione.
Nel corso delle udienze del 4 e 5 novembre 1996 egli dunque ha riferito per la prima volta che la riserva di caccia di cui aveva parlato era di proprieta’ dei Costanzo e si trovava nel "catanese".
Rispondendo alle domande del P.M., Francesco Marino Mannoia ha infatti dichiarato (udienza del 4 novembre 1996 pag.61):
P.M. SCARPINATO: Signor MANNOIA, affrontiamo un altro argomento. Lei, sa quali sono state le motivazioni dell'omicidio dell'Onorevole PIERSANTI MATTARELLA? Cosa sa su questo omicidio?
MANNOIA F.: le motivazioni dell'omicidio, dell'Onorevole MATTARELLA?
P.M. SCARPINATO: sì.
MANNOIA F.: le motivazioni sono state quelle che in un primo tempo l'Onorevole MATTARELLA, purtroppo, non lesinava favori a BONTADE, ai SALVO, in un secondo tempo, voleva scrollarsi di dosso queste amicizie scomode, e aveva manifestato chiaramente, al NICOLETTI le sue intenzioni di scrollarsi di dosso questa amicizia. Successivamente, addirittura, il NICOLETTI riferì al BONTADE, che MATTARELLA era andato a lamentarsi a ROMA, per, appunto, per scrollarsi di dosso queste amicizie. Voleva... voleva portare un rinnovamento, voleva cambiare, diciamo, tutto il sistema della democrazia, portare un rinnovamento, appunto, scrollandosi di dosso queste amicizie.
P.M. SCARPINATO: MATTARELLA quindi, se ho capito bene, si era rivolto a ROMA? Sa a chi si era rivolto a ROMA?
MANNOIA F.: no, questo io non lo so.
P.M. SCARPINATO: andiamo avanti. E quindi cosa succede?
MANNOIA F.: allora da lì, naturalmente, è scaturito il bisogno di informare, di riunirsi tutta la commissione, per esaminare questo atteggiamento del... del MATTARELLA. Riunita la commissione, diciamo, decisero di, diciamo, si decise di far venire il Senatore ANDREOTTI a PALERMO. Quando io dico a PALERMO, intendo in SICILIA.
P.M. SCARPINATO: e sa se il Senatore ANDREOTTI venne in SICILIA?
MANNOIA F.: io appresi da STEFANO BONTADE, verso la primavera, estate del '79, che vi fu un incontro, in una tenuta di caccia, una tenuta di caccia, la stessa tenuta di caccia, il quale STEFANO BONTADE insieme ai cugini SALVO e a PIPPO... a GIUSEPPE CALDERONE, si recava spesso. Fu un incontro fra STEFANO BONTADE, l'Onorevole ANDREOTTI, SALVO LIMA, NICOLETTI, GAETANO FIORE ed altri, fra i quali altri uomini d'onore.
P.M. SCARPINATO: a questo incontro erano presenti i cugini SALVO? A questo incontro nella riserva di caccia.
MANNOIA F.: sì. Sì, erano presenti l'Onorevole LIMA, NICOLETTI, i cugini SALVO, STEFANO e GAETANO FIORE, ed altri uomini d'onore.
P.M. SCARPINATO: lei sa di chi era questa riserva di caccia?
MANNOIA F.: è la stessa riserva di caccia che il BONTADE mi ha invitato diverse volte ad andarci, per provare i cani, andare a caccia, ma io non ero appassionato di caccia e quindi non ci sono mai andato. Lui spesso ci si recava anche con GIGINO PIZZUTO, e con i cugini SALVO, era la riserva di caccia dei COSTANZO.
P.M. SCARPINATO: dei COSTANZO. E i COSTANZO sa chi sono?
MANNOIA F.: i COSTANZO sono degli imprenditori catanesi che sono... erano nelle mani di... di PIPPO CALO' e di PIPPO CALDERONE e anche buoni rapporti con STEFANO BONTADE.
P.M. SCARPINATO: ho capito. Senta, quand'è che lei apprende, intanto da chi, apprende di questo incontro nella riserva di caccia e quando lo apprende.
MANNOIA F.: io apprendo di questo incontro alla riserva di caccia, successivamente, dopo, lo stesso giorno, l'indomani. Io vorrei, purtroppo è passato molto tempo, e vorrei essere più preciso possibile per quanto concerne sia i miei ricordi, soprattutto i miei ricordi, e soprattutto quello che io già ho dichiarato.
P.M. SCARPINATO: e...
MANNOIA F.: io, io ho credu... credo di ricordare che in quella riunione, vi erano anche i SALVO. Spero di non avere ricordato male.
P.M. SCARPINATO: io le ho chiesto, chi è che le ha raccontato di questa riunione?
MANNOIA F.: personalmente STEFANO BONTADE.
P.M. SCARPINATO: ecco, quanto tempo dopo che si era verificata questa riunione nella riserva di caccia, STEFANO BONTADE ne parlò a lei?
MANNOIA F.: pochissimo tempo dopo.
P.M. SCARPINATO: cosa intende per pochissimo?
MANNOIA F.: pochissimo, intendo lo stesso giorno o l'indomani.
P.M. SCARPINATO: ecco, vuole riferire al Tribunale, facendo il massimo sforzo di ricostruzione della memoria, che cosa le disse esattamente STEFANO BONTADE? Che cosa era accaduto nel corso di quella riunione? Che cosa era stato detto ad ANDREOTTI e che cosa ANDREOTTI aveva detto agli altri?
MANNOIA F.: in quella riunione avevano... avevano manifestato naturalmente, dopo che specialmente si era saputo, STEFANO fu informato dal NICOLETTI che il... l'Onorevole, diciamo, PIO LA TORRE e l'Onorevole MATTARELLA si era andato a lamentare a ROMA, appunto, volevano che, diciamo, l'Onorevole ANDREOTTI, intervenisse su questa situazione, perché il BONTADE nonostante era una persona, diciamo, che non trascurava niente, non era certamente un sanguinario, non voleva fare cose di cui certamente non era gradito. E allora, in quella occasione, chiesero appunto, all'Onorevole ANDREOTTI di volere intervenire su quella situazione, tanto che lui mi disse, con una... con una frase abbastanza un po', diciamo, alterato, dice: "staremo a vedere".
P.M. SCARPINATO: chi glielo disse "staremo a vedere"?
MANNOIA F.: STEFANO BONTADE.
P.M. SCARPIN: ho capito. Senta...
PRESIDENTE: ma, scusi Pubblico Ministero. Insomma che cosa avrebbe dovuto fare l'Onorevole ANDREOTTI?
MANNOIA F.: l'Ono... diciamo, l'Onorevole... la riunione è avvenuta per, diciamo, far presente all'Onorevole ANDREOTTI, il comportamento del... del...
PRESIDENTE: del MATTARELLA.
MANNOIA F.: ...del MATTARELLA. E quindi, stare a vedere cosa sarebbe accaduto, se avrebbe intervenuto per fare cambiare questo modo di comportarsi del MATTARELLA.
P.M. SCARPINATO: questa riunione nella riserva di caccia, avvenne prima o dopo dell'omicidio di MICHELE REINA che avvenne nel marzo del '79?
MANNOIA F.: dopo.
P.M. SCARPIN: dopo.
MANNOIA F.: siamo nel.. primavera-estate del '79.
P.M. SCARPINATO: ecco, dopo questa riunione nella riserva di caccia, che cosa accade? Lei ha detto che STEFANO BONTADE le disse: "staremo a vedere". E che cosa accade dopo?
MANNOIA F.: dopo, dopo qualche mese, io so che, sempre da STEFANO BONTADE, che no... la situazione, diciamo, precipitò, nel senso che hanno riunito la commissione e deliberato definitivamente la decisione di eliminare MATTARELLA.
P.M. SCARPINATO: lei sa all'interno, se all'interno della commissione vi furono voci discordanti oppure se fu una decisione unanime?
MANNOIA F.: la decisione fu unanime, però il BONTADE non era felice per questa scelta.
P.M. SCARPINATO: perché non era felice?
MANNOIA F.: il BONTADE era di un altro stampo, un altro... un'altra natura, anche se lui era criminale come tutti... tutti noi. E, lui, avrebbe voluto che la cosa si potesse cercare di risolvere magari, con il tempo diversamente, ma i fatti di quel momento hanno portato a questa decisione unanime, appunto, a de... a deliberare l'eliminazione del MATTARELLA.
P.M. SCARPINATO: senta, STEFANO BONTADE le disse se in ordine alla decisione di uccidere PIERSANTI MATTARELLA, i cugini SALVO avevano espresso una loro opinione? Avevano espresso la loro volontà?
MANNOIA F.: no, i cugini SALVO, non hanno avuto certamente un ruolo, né all'interno della commissione, e all'esterno io non lo so, diciamo, che posizione hanno preso.
PRESIDENTE: quindi la commissione era presieduta in quel periodo da BADALAMENTI allora?
MANNOIA F.: sì.
PRESIDENTE: era questo il periodo? O no? O non più di BADALAMENTI?
P.M. SCARPIN: chi c'era in commissione in questo periodo?
MANNOIA F.: no, quando parliamo già di questa riunione, allora...
PRESIDENTE: sì.
MANNOIA F.: ...il capomanda... il capo commissione è MICHELE... MICHELE GRECO. GAETANO BADALAMENTI è capo commissione nel periodo dell'Onorevole ALDO MORO.
P.M. SCARPINATO: senta, per sussidio alla sua memoria, il 3 aprile del 1993, quando lei ha raccontato questo episodio al Pubblico Ministero, nel corso di una commissione rogatoria...
MANNOIA F.: no, io, senta, mi scusi Avvocato...
P.M. SCARPINATO: sì.
MANNOIA F.: ...erano certamente d'accordo i cugini SALVO, a questa, diciamo, situazione, ma non so quale ruolo abbiano avuto di specifico loro, in questa decisione.
P.M. SCARPINATO: ho capito. Che i cugini SALVO erano d'accordo, lei lo ha saputo da qualcuno o è una sua deduzione?
MANNOIA F.: no, STEFANO mani... manifestò chiaramente, diciamo, la... la decisione, la volontà di tutti coloro che hanno deciso questo.
P.M. SCARPINATO: e le disse espressamente che i cugini SALVO erano d'accordo?
MANNOIA F.: sì, ma non hanno avuto ruolo all'interno della commissione...
P.M. SCARPINATO: certo.
MANNOIA F.: ...decisionale.
Nel corso del controesame la difesa dell’imputato ha chiesto al Marino Mannoia di chiarire le ragioni per le quali egli nel corso delle indagini nel 1993, quando il ricordo della conversazione del 1979 con Bontate avrebbe dovuto essere piu’ nitido in quanto piu’ recente, non avesse affatto rammentato e precisato che la riserva di caccia si apparteneva ai Costanzo di Catania e si trovava proprio in quella zona, mentre cio’ era riuscito invece a ricordare dopo altri tre anni e mezzo (udienza del 5 novembre 1996 pag.99):
AVV. COPPI: d'accordo, d'accordo. Lei ha già detto che questo incontro sarebbe avvenuto in una tenuta di caccia, d'accordo?
MANNOIA F.: sì.
AVV. COPPI: ci sa indicare la località precisa, con le coordinate geografiche, di questa tenuta di caccia? Ce la vuole indicare con la stessa precisione della famosa villetta, in modo da consentire anche a noi un sopralluogo in questa tenuta di caccia?
MANNOIA F.: io, precisa e coordinata, non posso, diciamo, esaudire il suo pensiero, perché ho detto che tante volte BONTADE mi ha invitato ad andare in quella tenuta di caccia, ho detto anche che non ci sono andato perché non sono appassionato di caccia, e... la riserva è quella dei COSTANZO, che si trova nel catanese, ma io non so l'ubicazione esatta, se è a CATENA NUOVA, se si trova in un'altra zona del catanese, io questo non lo so indicare perché non ci sono mai andato. ...
…………
AVV. COPPI: mi sa indicare almeno la parte della SICILIA dove si trovava questa tenuta e mi sa soprattutto dire perché se lo ricorda adesso e non lo ha precisato quando è stato sentito per la prima volta su questo punto? Come mai la sua memoria si risveglia solo adesso ed è in grado di dire che si trattava della tenuta dei COSTANZO e in zona di CATANIA, mentre queste cose, se non erro, e chiedo scusa di sbagliare, peraltro lei non le ha dette il 3 aprile del '93, quando ha deciso di rivelare quanto sapeva sugli incontri tra BONTADE ed ANDREOTTI? Come mai questo rigurgito di memoria soltanto adesso?
PRESIDENTE: ha capito la domanda?
MANNOIA F.: sì, capito, anche se è molto lunghissima l'articolazione.
AVV. COPPI: e allora?
MANNOIA F.: io quando feci già la dichiarazione che il BONTADE si riunì in una riserva di caccia, in quale in precedenza lui si era recato altre volte insieme, diciamo, a CALDERONE ed altri, già è quasi scritta la riserva dei COSTANZO. Se mi sono ricordato successivamente dopo, perché STEFANO mi si... e era la stessa riserva quale STEFANO mi aveva invitato a me, è una riserva di caccia dei COSTANZO nel catanese, ma io non ci sono mai andato. Ma è quasi scritto il nome...
AVV. COPPI: mi consenta!
MANNOIA F.: ...della riserva.
AVV. COPPI: mi consenta. Ma se per lei è così ovvio che facendo i nomi di SALVO, CALDERONE e PIZZUTO, si intende necessariamente che la tenuta...
MANNOIA F.: che la stessa riserva in...
AVV. COPPI: ...che la tenuta è quella di COSTANZO, perché questa deduzione così ovvia non l'ha fatta allora? Quando le hanno chiesto dove si trovava questa tenuta. Perché lei risponde in questi termini, se il Presidente mi consente la precisazione, volta a sollecitare la sua memoria: "l'incontro avvenne in una riserva di caccia, sita in una località della SICILIA che non ricordo".
PRESIDENTE: "che non ricordo", sì.
AVV. COPPI: bastava dire: in una tenuta di caccia dei COSTANZO, in zona di CATANIA. E l'avremmo trovata...
…………
PRESIDENTE: insomma la prima volta lei non ha detto che si trovava nel catanese. Questa è la contestazione...
AVV. COPPI: e che non era dei COSTANZO.
PRESIDENTE: ...e che era dei COSTANZO.
MANNOIA F.: sì, in quel m... in quel momento quella è la dichiarazione...
PRESIDENTE: eh!
MANNOIA F.: ...che alla luce di ora, con questa aggiunta, non c'è tanto di modifica...
AVV. COPPI: va be'.
MANNOIA F.: ...perché è palesemente chiaro, la riserva dove si... andava con GIUSEPPE CALDERONE e con GIGINO PIZZUTO e questo e quell'altro, è la riserva dei COSTANZO.
AVV. COPPI: era tanto chiaro che, finché non ce l'ha detto lei, nessuno l'ha capito. Quindi...
MANNOIA F.: e va be', Av...
AVV. COPPI: ...io chiedo anche su questo punto l'allegazione del verbale...
MANNOIA F.: e va be', Avvocato.
AVV. COPPI: ...Signor Presidente, per l'evidente contrasto che vi è.
MANNOIA F.: per me è normale.
…………
AVV. COPPI: io sa... sulla base delle dichiarazioni che lei ha reso, le volevo chiedere se questa tenuta era vicina o lontana a PALERMO, visto che lei non ricordava nulla. Adesso diciamo che questa tenuta si trova in zona CATANIA, d'accordo?
MANNOIA F.: sì.
AVV. COPPI: si trova in zona CATANIA. Le disse BONTADE se questo incontro avvenne a cielo aperto o se vi era un posto dove sedersi, parlare, discutere col Senatore ANDREOTTI?
MANNOIA F.: no, non mi ha...
AVV. COPPI: non glielo ha detto.
MANNOIA F.: ...detto di questi particolari.
…………
AVV. COPPI: benissimo, d'accordo. Oh, le ha mai descritto questa tenuta di caccia in particolare? In modo tale che lei possa adesso...
PRESIDENTE: questa del catanese, ecco.
MANNOIA F.: no...
AVV. COPPI: in modo che adesso lei possa a noi dire più o meno questa tenuta?
MANNOIA F.: no, non siamo scesi in particolari.
…………
AVV. COPPI: no, ma con riferimento a questa tenuta, le ha mai descritto, al di fuori del colloquio...
MANNOIA F.: no.
AVV. COPPI: ...con ANDRE... relativo ad ANDREOTTI, le hai descritto questa tenuta, invitandolo ad andare a caccia in questa tenuta?
MANNOIA F.: no, non siamo scesi...
AVV. COPPI: quindi lei non è...
MANNOIA F.: ...in particolari.
AVV. COPPI: d'acco... Quindi lei comunque non sarebbe in grado neppure oggi di darci, attraverso le parole di BONTADE, una descrizione di questa tenuta. Siamo d'accordo?
MANNOIA F.: no, non sarei in grado neanche di andarci.
AVV. COPPI: d'accordo, neanche di andarci. Benissimo. BONTADE le disse se in occasione di questo incontro, venne organizzata una battuta di caccia in onore del Senatore ANDREOTTI? Se il Senatore ANDREOTTI si trattenne a pranzo o a cena, se ha dormito nella tenuta di caccia, se c'era un posto dove dormire? Le ha detto niente?
MANNOIA F.: no, si limitò solo a dirmi la natura della riunione e basta.
E’ di tutta evidenza che l’affermazione di Francesco Marino Mannoia secondo cui le indicazioni sulla tenuta di caccia fatte al P.M. il 3 aprile 1993 sarebbero state gia’ sufficienti a far capire che egli parlava della tenuta di caccia dei Costanzo sita nel catanese, risultano tutt’altro che convincenti, anche tenendo conto della singolare espressione utilizzata dal collaborante ("Andreotti scese a Palermo, e si incontro’…") che inequivocamente lasciava pensare ad un arrivo e ad un incontro dell’imputato nel capoluogo siciliano piuttosto che a Catania.
Risultano peraltro assai poco comprensibili le giustificazioni offerte sul punto dal collaborante al dibattimento nel tentativo di spiegare l’espressione utilizzata dinanzi al P.M. ("Andreotti scese a Palermo"), rispetto alla palese correzione operata al dibattimento con l’indicazione di un incontro verificatosi invece a Catania:
Riunita la commissione, diciamo, decisero di, diciamo, si decise di far venire il Senatore ANDREOTTI a PALERMO. Quando io dico a PALERMO, intendo in SICILIA.
Del resto lo stesso P.M. non era affatto riuscito a individuare, neppure approssimativamente, la zona in cui era ubicata la riserva di caccia di cui aveva parlato Francesco Marino Mannoia e prova ne e’ il fatto che all’inizio del dibattimento, e dunque prima della essenziale precisazione del collaborante, era stata acquisita e prodotta la documentazione relativa a tutte le riserve di caccia esistenti in Sicilia (cfr. Doc. n.93 della produzione del P.M. costituito dalle note provenineti dai Comitati Provinciali della Caccia di Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Trapani, Enna, Catania, Ragusa, Siracusa e Messina, relative alle riserve di caccia operanti nelle rispettive province).
Ne’ l’accenno fatto dal Marino Mannoia al P.M. alla circostanza che in questa riserva di caccia altre volte si erano recati il Bontate, i cugini Salvo, Gigino Pizzuto e Giuseppe Calderone, contrariamente a quanto egli afferma al dibattimento, risultava sufficiente ed idoneo a far capire che la riserva di che trattasi era proprio quella dei Costanzo che si trovava nel catanese.
Giova infatti a tal riguardo rilevare che lo stesso Gaspare Mutolo ha citato al dibattimento varie riserve di caccia dove Stefano Bontate ed altri noti esponenti mafiosi, sia palermitani, che catanesi (come Michele Greco e Nitto Santapaola), erano soliti andare, come ad esempio la tenuta del Principe Vanni di San Vincenzo (in territorio di Alia: cfr. sentenza del cd. maxiprocesso bis in produzione del P.M.), o quella di Farinella o la riserva di Antonino Ferro nella zona di Caltanissetta (udienza del 30 maggio 1996 pag.89):
P.M.: Signor Mutolo sa se Stefano Bontate frequentava delle riserve di caccia?
MUTOLO G.: Guardi, Stefano Bontate era un grosso appassionato di caccia. Io so che da sempre, insomma, perché spesso Michele Greco veniva a trovarlo, diciamo, là a Paglia Magliocchi, ci fu un periodo che io e Riccobono stavamo là vicino e quindi spesso lui ci raccontava che andava verso ... nelle riserve di caccia con Santapaola, con Michele Greco e andavano, diciamo, dal principe di San Vincenzo oppure da Farinella oppure da Ferro, insomma in diverse zone di caccia però insomma un appassionato e frequentava tutte le riserve di caccia che erano in Sicilia perché erano tutti di personaggi importanti, insomma o in un modo o in un altro sempre collegati con la mafia.
…………
P.M.: Vuole ripetere quali erano le altre riserve di caccia che frequentava Bontate?
MUTOLO G.: Guardi, quelle che mi ricordo ... andavano in una riserva di caccia che aveva questo principe San Vincenzo, un'altra che aveva un certo Farinella, impresario che per il momento non mi ricordo come si chiama, dopo c'era pure la riserva di caccia che aveva pure un certo Ferro, Antonino Ferro o qualcosa del genere, sempre della zona vicino a Caltanissetta insomma nell'interno della Sicilia, e ci andavano insomma, diciamo, con Santapaola perché a Santapaola, appunto, gli dicono il cacciatore perché era uno che frequentava anche lui, insomma, le riserve di caccia. Ci andavano spesso con Michele Greco, con altri personaggi insomma.
Occorre evidenziare che la riserva del Farinella, cui ha accennato il Mutolo, dovrebbe essere quella di Giuseppe Farinella sita a Pastonello, tra Ganci e San Mauro Castelverde, ove anche Angelo Siino ha dichiarato di essersi recato a caccia proprio con Stefano Bontate.
Anche Antonino Calderone, ovvero il fratello di quel Giuseppe Calderone che Marino Mannoia ha menzionato tra gli accompagnatori di Bontate che erano stati con lui nella riserva di caccia della quale non ricordava la localizzazione, ha fornito indicazioni utili sul punto evidenziando come il Bontate frequentasse, oltre a "La Scia", anche altre riserve di caccia, alcune in compagnia proprio del citato fratello del collaboratore (udienza del 17 settembre 1996 pagg.54 e 107):
CALDERONE A.: Greco detto " l'ingegnere".
P.M.: Quindi viene a Catania e che cosa succede?
CALDERONE A.: Viene a Catania con Giovannello Greco e vanno a caccia a Maleddo, una riserva di caccia che avevamo, ……
…………
P.M.: Lei ha avuto modo di conoscere bene Stefano Bontate?
CALDERONE: Molto bene, molto ma molto bene.
P.M.: Sa se era un cacciatore, se amava la caccia?
CALDERONE: Stefano Bontate, il suo grande vizio, prima veniva la caccia e dopo le sigarette, che fumava molto. Ma prima veniva la caccia.
P.M.: E sa in quali riserve di caccia in genere andava?
CALDERONE: Riserve di caccia, ma andava in tante riserve di caccia. Se lei parla di riserve di caccia, noialtri avevamo una riserva di caccia che era stata fatta da mio fratello, ma la sovvenzionava la impresa Costanzo ed era a Paletto. Mio fratello gli disse:- "Senti Stefano", dal momento che ha fatto la riserva, "Io invito tutti quelli che voglio invitare, ma i palermitani non invito nessuno, li devi invitare tu. I palermitani sono tu che li inviti". E portava tanta gente. Poi come riserva di caccia, questa Scia era e non era riserva, ci hanno buttato le lepri argentine, perciò non si potevano toccare, era una mezza riserva. Stefano c'è stato lì.
…………
P.M.: Senta, poi altre riserve di caccia?
CALDERONE: Altre riserve di caccia, come le dicevo, a Poggio Rosso, c'è la riserva di Traci (Graci: n.d.e.) e poi Nitto si era fatta una riserva ... quando noialtri abbiamo fatto questa riserva di Paletto, lui quasi quasi non era tanto implicato,se n'era fatto un'altra a Cesarò. C'era un'altra riserva, che poi non è riserva a Enna, quella si andava sul lago. Ma si gareggiava per potere prendere l'autorizzazione. E queste erano le riserve che noialtri ...
Altre riserve di caccia frequentate dal Bontate sono state indicate, come gia’ accennato, anche da Angelo Siino e precisamente una ubicata nei pressi di Caltagirone (di Alfio e Cirino Longo) ed un’altra a Mappa vicino Mussomeli (udienza del 17 dicembre 1997 pag.109):
SIINO A.: Poi frequentavamo le riserve di caccia siciliane che erano quelle del bosco della femmina morta che è una zona a cavallo tra Cesarò e Sanfratello, il bosco di Mangalavite. Erano tutte riserve che allora insistevano sui Nebrodi. Abbiamo partecipato anche a cacciate nella riserva di PEPPINO FARINELLA a Pastonello, tra Ganci e San Mauro. Abbiamo partecipato a cacciate nella riserva di certi LONGO, LONGO ALFIO e LONGO CIRINO che era viciniori a Caltagirone. Siamo andati nella riserva del principe di Spadafora a Mappa. Insomma giravamo ...
P.M.: Dove scusi?
SIINO A.: Mappa. Mappa, è un azienda che è vicino Mussomeli ed allora era del principe di Spadafora.
P.M.: Senta ed in queste occasioni eravate soli o c'era qualcuno con voi?
SIINO A.: No, no, c'era un sacco di gente, c'erano ... c'era ALESSANDRO SANVINCENZO, c'erano i TERESI piccoli, cioè sto parlando i figli di Carlo e compagnia bella. Poi chi c'erano? C'erano diversi personaggi poi del suo entourage tipo "Pinzetta" tipo MIMMO TERESI, c'erano ...
P.M.: "Pinzetta" è un soprannome chiaramente.
SIINO A.: Sì, TOTUCCIO FEDERICO.
P.M.: TOTUCCIO FEDERICO.
Giuseppe Pulvirenti, a sua volta, ha menzionato un’altra riserva di caccia nel catanese frequentata da Nitto Santapaola (udienza del 25 settembre 1996 pag.42):
PULVIRENTI G.: Nitto Santapaola lo chiamavano di due maniere, lo chiamavano "bistecca" e lo chiamavano "u cacciature", due soprannomi aveva.
P.M.: Perchè lo chiamavano il cacciatore?
PULVIRENTI G.: Il cacciatore.
P.M.: Perchè lo chiamavano il cacciatore?
PULVIRENTI G.: Perchè lui era un bravo cacciatore. Lui aveva fino all'82-'83 aveva il porto d'armi, andava a caccia e come so io è andato pure nella riserva di coso, di Graci a Daidone, è andato in questa riserva pure a caccia.
P.M.: E in questa riserva di Daidone, lei ha visto o ha saputo che vi fosse andato, vi andasse anche Nitto Santapaola?
PULVIRENTI G.: Sì, sì.
A fronte della pluralita’ di riserve di caccia frequentate dal Bontate, dal Calderone e da altri esponenti di Cosa Nostra, si comprende dunque come la dichiarazione del Marino Mannoia fosse stata tutt’altro che chiara.
Ne’ il collaborante e’ stato in condizione di spiegare in maniera apprezzabile per quale ragione, dato che tutto era gia’, a suo dire, "palesemente chiaro" e "normale" ("già è quasi scritta la riserva dei COSTANZO"), egli non avesse detto subito, direttamente ed esplicitamente, quanto avrebbe poi rivelato solo tre anni e mezzo dopo al dibattimento.
Anche i riferimenti temporali forniti dal collaborante in ordine all’epoca in cui era avvenuto tale incontro sono stati sempre caratterizzati, come si e’ detto, da estrema genericita’ ed approssimazione, avendo il Marino Mannoia parlato soltanto di primavera-estate del 1979, dopo l’omicidio di Michele Reina (commesso il 9 marzo 1979) e dunque di un periodo esteso ben sei mesi (da marzo a settembre).
Orbene, deve sottolinearsi che non si e’ riusciti neppure ad individuare almeno il mese o i due-tre mesi nei quali circoscrivere la ricerca, atteso che il Marino Mannoia non ha mai fornito sul punto alcuna minima indicazione, come del resto avverra’ anche a proposito del secondo incontro cui partecipo’ personalmente.
Il collaborante infatti, con riferimento a tale secondo incontro ed alla genericita’ delle sue indicazioni di natura temporale, seppure per la prima ed unica volta ammesso ad un incontro con uno dei piu’ noti ed importanti uomini politici del paese, non ha tuttavia mantenuto il minimo ricordo neppure del mese in cui cio’ avvenne.
Ma tornando alla disamina delle dichiarazioni relative al primo incontro, deve rilevarsi che un imprevisto aiuto, proprio nella ricerca del periodo nel quale collocarlo, e’ giunto dalla importante decisione di collaborare con l’A.G. adottata da Angelo Siino, soggetto che, pur non essendo mai divenuto uomo d’onore, e’ stato sin dagli anni ’70 depositario di molti importanti segreti di Cosa Nostra, sia per la sua ritenuta affidabilita’ derivante dalla militanza nell’associazione criminale di molti suoi diretti congiunti (tra questi lo zio materno Salvatore Celeste, per molti anni il capo della famiglia mafiosa di San Cipirello), sia soprattutto dalla sua vicinanza proprio con Stefano Bontate.
Egli, sentito alle udienze del 17, 18 e 19 dicembre 1997 nel presente processo, ha infatti affermato che:
Tra le battute di caccia cui il Siino aveva partecipato accompagnando Stefano Bontate, egli ne ricordava una che gli era rimasta particolarmente impressa in quanto era accaduto qualcosa di inusuale che gli era tornato alla mente proprio dopo avere letto sulla stampa delle dichiarazioni rese sul punto da Marino Mannoia (udienza del 17 dicembre 1997 pag.174):
P.M.: Le volevo chiedere: questo ricordo, prima ancora che lei iniziasse a collaborare, ricorda quando le è riaffiorato nella mente?
SIINO A.: Sì, esattamente mi riaffiorò alla mente quando per via dei media ho saputo delle dichiarazioni di MARINO MANNOIA riguardanti appunto una riserva di caccia fantomatica di Catania e del fatto pure che MARINO MANNOIA spesso era nei discorsi di noi carcerati, perchè dicevano ... c'erano persone dell'entourage mafioso che dicevano: "Minchia, ma questo come li sa queste cose?" Erano meravigliati com'è che il MARINO MANNOIA pur non essendo un mafioso di grado alto ma di grado medio non sapeva di tutte queste…
P.M.: Non sapeva o sapeva, scusi.
SIINO A.: Sapeva. Sapeva di cose che loro ritenevano che sapessero in pochi.
P.M.: Quindi quando lei ha letto sui giornali queste dichiarazioni di MANNOIA cos'è successo, ci faccia capire.
SIINO A.: Praticamente mi sovvenne: "ma allora quello che mi ha detto u cchiù, il fatto del cosa, il fatto ..." collegai e ricollegai i fatti che praticamente mi aveva ... cioè avevo vissuto, con il fatto che ha detto MARINO MANNOIA di questa riserva catanese non meglio identificata.
(udienza del 19 dicembre 1997 pag.13)
AVV.COPPI: Quindi lei non ha dato peso allora a questa storia e quando, come e perché lei si è ricordato di questa visita che sarebbe avvenuta da parte di ANDREOTTI nella tenuta di caccia?
SIINO A.: Mi sono ricordato di questa visita quando ne parlò MARINO MANNOIA.
AVV.COPPI: Quando ne ha parlato MARINO MANNOIA in occasione di questo processo?
SIINO A.: Non so se in occasione di questo processo o di altre occasioni, quando io dai giornali appresi questa notizia, cioè io ho appreso che MARINO MANNOIA aveva detto che c'era stato, aveva visto, aveva saputo non so come, non me lo ricordo bene, che il Senatore ANDREOTTI, allora Onorevole Deputato, aveva partecipato ad una riunione in una riserva di caccia.
AVV.COPPI: D'accordo.
SIINO A.: Io ho fatto un'equazione, allora riserva, può essere che era a Scia, così ho pensato... ma questo fatto fu, mi pare, nel '93 o nel '94 che già io ho fatto mente locale su questa cosa, quando dai giornali si seppero dichiarazioni di MARINO MANNOIA e in effetti anche a livello carcerario fu una meraviglia nel dire che il MARINO MANNOIA era super informato, non su questo fatto, su altri fatti che lui diceva, dicevano tutti "ma questo come le sa queste cose?" Un'altra cosa che mi colpì fu quella che il MARINO MANNOIA è stato uno dei pochi a dire che STEFANO BONTATE aveva familiarità con MATTARELLA ed era così, perché ne sono stato... sono stato presente.
Angelo Siino ha in sintesi riferito che:
(udienza del 17 dicembre 1997 pag.111)
P.M.: Signor SIINO, abbiamo interrotto l'udienza parlando delle riserve di caccia. Ora le farò una domanda che rientra nel tema e cioè se lei è mai stato con BONTATE in una riserva di caccia che si trova nei pressi di Catania.
SIINO A.: Sì, sono stato portato in questa riserva di caccia con delle modalità che ora le spiego. Mi pare qualche giorno prima o addirittura il giorno prima perchè con STEFANO BONTATE diciamo c'era un rapporto non proprio paritario, grazioso, amicale, però chiaramente che alle volte dava dei veri e propri ordini, disse: "Preparati per domani che c'è una cacciata" "ah, bene, bene" io ero un gran tifoso di caccia, ero un grande appassionato, per cui mi invitava a nozze. E praticamente mi disse: "Domani andiamo in una riserva a Catania" non so se mi disse mi pare che era una riserva dei COSTANZO, non me lo ricordo se mi fece questa precisazione. Chiaramente per tempo l'indomani mattina ... …… L'indomani mattina o qualche giorno dopo che mi avvisò venne a prendermi, allora mi pare che lui aveva una BMW, una macchina molto potente. Io stavo non nel mio attuale domicilio di Palermo via Marchese Ugo, 74 ma stavo in via Croce Rossa, 81, nello stesso posto dove fu ucciso il povero commissario CASSARA'. Andando verso per uscire dalla città e percorrendo via Libertà abbiamo avuto un incidente stradale all'altezza di via Notarbartolo dove abbiamo avuto uno scontro contro una Fiat 500 che malgrado l'esiguità della macchina, della mole della macchina rispetto a quella nostra, arrecò gravissimi danni alla BMW perchè la prese sulla ruota, facendo andare fuori convergenza. Chiaramente questo fatto determinò le ire di Stefano e debbo dire che anche il proprietario della 500 non capendo con chi aveva a che fare fu piuttosto brusco. Mi ricordo che il BONTATE mi mise in mano dei soldi, molti soldi e disse: "Levati di davanti se no non so che cosa ti succede". naturalmente siamo dovuti tornare indietro a prendere la mia macchina, anch'io avevo una BMW, mi pare una BMW 733, una macchina grossa, una berlina, e mi disse mentre ci siamo avviati per Catania disse: "Sbrigati, sbrigati, che fa t'addurmiscisti?" insomma mi invitava a nozze perchè sono noti i miei trascorsi di corridore, per cui evidentemente abbiamo fatto in un fiat Palermo - Catania. Palermo - Catania che abbiamo fatto, siamo arrivati a Catania, mi pare che c'era della gente che ci aspettava, c'è un posto, un ristorante che mi pare che si chiamasse Torero. Questo ristorante è lungo la strada che conduce da Catania a Siracusa, sulla destra, diciamo pochi ... qualche chilometro prima o 500 metri, 600 metri per il bivio che conduce a quella che viene denominata la Scia, in gergo, degli iniziati catanesi. Iniziati, gente che bazzicava in un certo gruppo. La Scia era un azienda agricola dei COSTANZO, dove siamo andati e siamo entrati, praticamente è un fondo chiuso, allora, non è una riserva di caccia. Il fondo chiuso era contato da una rete metallica in modo che non si poteva scavalcare, per cui in questo fondo non ho visto mai tante lepri come quella volta, c'era ... dissi: "talè, guarda, ma quante ce n'è, ma sono come le pecore". Anche dopo poi Stefano disse che c'erano lepri proprio a iosa, tanto che era quasi ... non era neanche sportivo sparargli. In quel momento ...
…………
P.M.: Signor SIINO, prima che vada avanti nel racconto le voglio chiedere: BONTATE quel giorno ricorda come era vestito?
SIINO A.: Sì, praticamente mi ricordo che quando siamo partiti da Palermo vidi che praticamente il BONTATE era vestito in maniera casual elegante.
P.M.: Cioè casual, scritto casual.
SIINO A.: Sì, casual, elegante. Praticamente noi avevamo delle tenute di caccia, delle tenute di caccia nel senso di vestiti, di belfe, insomma però lui quella giornata era proprio agghindato da cacciatore signorotto. Aveva delle particolari cose firmate, cose e ci dissi: "E dunni amu a gghiri? ma chi c'è a caccia cu u guardio?" cioè nel senso mi riferivo che spesso avevamo partecipato ad altre cacciate tipo in altri posti dove c'era la guardia che ci teneva il fucile, cioè ... lui neanche mi rispose. Vidi che praticamente era sul nervoso, un po’ strano, nervoso, però io ho attribuito questo fatto al fatto che avevamo avuto l'incidente e che avevamo avuto modo di andare veloci verso Catania per cui non più di questo.
P.M.: Quindi riprendiamo il racconto, siete entrati all'interno di questo fondo chiuso, c'erano le lepri.
SIINO A.: Sì, siamo andati ... siamo entrati all'interno di questo fondo chiuso, abbiamo visto queste lepri, c'erano anche delle altre persone palermitane che però ci aspettavano là e praticamente lui invece immediatamente sparì.
P.M.: Lui chi è?
SIINO A.: STEFANO BONTATE.
P.M.: Sparì in che senso sparì?
SIINO A.: Sparì, in un certo senso si allontanò. In effetti questo fatto mi fece in un certo senso meraviglia, perchè sapendo che lui come vedeva caccia impazziva, praticamente io dissi: "Ma dove se ne andò?" Comunque non ci ho fatto molto caso. Praticamente dopo, intorno alle dieci, dieci e mezza si erano fatte, ad un certo punto mentre che noi continuavamo a sparare, successe anche un fatto particolare, io vidi una volpe, una volpe che disturbata chiaramente dagli spari che c'erano, perchè c'erano delle persone che non avevano visto mai questo tipo di abbondanza di selvaggina, per cui sparavano come pazzi. Io vidi che c'era una volpe che si stava arrampicando su questa rete e la fulminai con due fucilate. Naturalmente dopo, intorno alle dieci e mezza arrivò NITTO SANTAPAOLA. Arrivò Nitto con ... però ci fece un saluto da lontano: "salutiamo, salutiamo, salutiamo" e andò verso parte di queste case.
P.M.: Quali case?
SIINO A.: Le case che (incomprensibile) nel fondo Scia. Ci sono delle case che praticamente erano diciamo vicine al posto dove noi cacciavamo, perchè la Scia ha una caratteristica, era ... oltre ad essere un fondo agrumicolo era un azienda a vocazione foraggiera, c'erano dei particolari tipi di irrigatori che mi fu detto erano di provenienza israeliana, cioè erano degli irrigatori enormi con 50 metri di braccio di raggio, per cui 100 metri, giravano in maniera ... con la stessa forza idraulica, giravano in modo che potesse essere irrigato il posto dove ... cioè praticamente dove cadeva l'acqua.
P.M.: Lei li ha visti girare oppure è una descrizione del funzionamento?
SIINO A.: Ma guardi, io mi ricordo che forse qualcuno l'ho visto girare, però ce n'erano alcuni smontati per terra. Mi avevano detto che avevano avuto, così, mi dicevano che avevano avuto qualche problema idraulico perchè usavano un acqua particolarmente dura. Essendo molto calcarea spesso ostruiva gli ugelli impedendo che queste ruote girassero. Allora praticamente il SANTAPAOLA si allontanò verso il posto dove si era allontanato il BONTATE. Però lo vidi andare quasi immediatamente via.
P.M.: Cioè via dal fondo chiuso?
SIINO A.: Sì, sì, sì, via dal fondo chiuso, con una macchina ... Mi ricordo che lui mi pare avesse una Renault ... era una Renault di quelle grosse che erano simili ad una Renault due volumi, non quelle tre volumi, che era la migliore macchina che aveva allora la Renault, mi pare che era una Renault 30, una cosa di questo genere. Praticamente poi che cosa è successo, che io continuai a cacciare e ad un certo punto abbiamo sentito un rumore di macchine, un rumore di macchine a livello di tre, quattro, cinque macchine, a questo livello. Macchine che arrivarono in un certo senso sgommando, si sono fermate con stridio di freni e c'è stato uno sbattere di sportelli ... cosa insomma così, non è che ci avevo fatto granché caso. Ad un certo punto c'era con me che mi accompagnava nella cacciata una specie di guardiano, una specie di guardia giurata che aveva un soprannome. Il soprannome di questa guardia giurata era "u cchiù" o "u sciù", una cosa di questo genere. Ma penso più "u cchiù", perchè "u cchiù" è una specie di uccello del malaugurio che c'è in Sicilia, per cui praticamente è un modo di chiamare la civetta dei catanesi. E praticamente questo signore ad un certo punto ci dissi: "Ma che cosa c'è che c'è tutto questo baccano?" pardon signor Presidente, mi disse: "Minchia, c'è ANDREOTTI". Io debbo dire che mi sembrò così ... ANDREOTTI che ci doveva fare qua. Che non potevo capire, pensare cosa poteva venirci a fare ANDREOTTI in una riserva di caccia a Catania, dei cavalieri COSTANZO. Non ci feci per niente caso, però così ... Io penso che ... cominciarono ad arrivare dei personaggi del catanese.
P.M.: Mi scusi, ha detto penso.
SIINO A.: No, no, arrivarono, è un modo di intercalare, mi scusi. Arrivarono dei personaggi del catanese e penso che ... penso, ecco c'era anche NITTO SANTAPAOLA, però non ne sono sicuro, cioè ...
P.M.: Mi scusi, NITTO SANTAPAOLA lei ha detto che era andato via?
SIINO A.: Sì, ma poi era ... secondo me era ritornato, perchè ...
P.M.: Questo secondo me ...
SIINO A.: Mi scusi, questo secondo me c'entra stavolta. Secondo me perchè c'erano degli esponenti del gruppo catanese che naturalmente venivano solamente se c'era SANTAPAOLA, se no questi qua difficilmente si sarebbero affacciati alla Scia, anche perchè c'era una diatriba con l'allora conduttore di questa azienda che mi pare che fosse un genero dei COSTANZO. Per cui evidentemente io ho avuto l'impressione che il SANTAPAOLA ...
PRESIDENTE: No, l'impressione non ...
SIINO A.: Non posso essere sicuro signor Presidente, questo è la come si chiama. Però io al 99 per cento sono convinto che c'era.
P.M.: Continui.
SIINO A.: Poi insolitamente si ritardò il pranzo, la mangiata, di una mezz'ora. Perchè generalmente intorno alle due si smetteva di cacciare per fare la mangiata di rito, perchè dopo questa situazione, dopo la cacciata, dovunque andavamo c'erano queste mangiate pantagrueliche. Quella volta si ritardò. Prima di cominciare a mangiare c'era una lunga tavola preparata con ogni ben di dio, il ... ho sentito di nuovo, ho sentito di nuovo uno sgommare, un partire di macchina, di motori imballati e dopo qualche cinque, dieci minuti vidi spuntare il BONTATE. Non vidi SANTAPAOLA. Praticamente abbiamo mangiato abbondantemente con questi esponenti catanesi, se vuole signor Presidente le posso ...
…………
SIINO A.: Bene. Allora praticamente abbiamo mangiato con Stefano, ci siamo un po’ soffermati, Stefano prima di mangiare così tanto per gradire ammazzò un paio di lepri e disse: "Talè come i pecuri sunnu, lassamu iri va" non è tipo ... cioè non era una caccia entusiasmante, sportiva, era troppo ... c'era troppa differenza, per cui evidentemente è chiaro, non era cosa ... E sempre era, debbo dire strano, teso, nervoso. Subito dopo un brevissimo riposino, abbiamo fatto una mezz'ora così, dopo avere mangiato, anche questo fu un fatto strano perchè sempre c'erano gozzoviglie, spari, cose. Perchè generalmente dopo la mangiata c'era esibizione di tiro. Sparavamo ai piattelli o a qualche altra cosa così che ci veniva in mente di sparare. Siamo andati a Palermo. Nell'andare a Palermo così mi sovvenne, ma più che altro come curiosità, come fatto del tutto incidentale ci domandai: "Stefano, ma chi mi dissero che c'era, ANDREOTTI". Stefano si voltò di scatto, mi diede due scappellotti affettuosi però, nel senso affettuosi e mi disse: "minchia, ma sempre tutti cosi vai vidennu eh, ma ..." chiaramente capii di avere fatto una mezza gaffe, non ho approfondito la cosa.
PRESIDENTE: Vuole tradurre questa espressione dialettale?
SIINO A.: Sì, mi disse: "Ma sempre che vai vedendo tutto, sempre che ti vai immischiando, sempre che ti vai infilando" questo intese dire. E praticamente mi diede questi due scappellotti, proprio fece così, così e mi disse: "lascia stare". capii che non dovevo più infilarmi in questa cosa.
A questo punto il Siino, sollecitato sul punto dalle parti, riusciva a circoscrivere il periodo nel quale era accaduto l’episodio di cui stava parlando:
P.M.: In che anno si è verificato questo episodio?
SIINO A.: Esattamente nel '79. nel '79 e il periodo è un poco ... il periodo del '79 è più difficile da identificarlo, il '79 lo so perchè poi noi abbiamo smesso di parlarci con STEFANO BONTATE per una questione che abbiamo avuto, nell'anno dopo.
P.M.: Va bene, di cui parleremo. Senta siamo nel 1979, vediamo di stabilire alcuni paletti ...
PRESIDENTE: Aspetti Pubblico Ministero. Eravamo in estate, eravamo in inverno?
P.M.: Signor Presidente mi scusi, volevo proprio fare questa domanda.
PRESIDENTE: Siccome c'ha le fotografie.
P.M.: No. Vediamo di stabilire alcuni paletti temporali. Questo episodio si è verificato prima o dopo del viaggio di SINDONA in Sicilia?
SIINO A.: Prima.
P.M.: Prima del viaggio di SINDONA in Sicilia.
SIINO A.: Anche uno dei motivi per cui me lo ricordo. Ci sono stati dei particolari, delle situazioni particolari che mi ricordano che proprio fu il '79 quale ... sicuramente fu dopo l'uccisione di "Cannarozzo", perchè un altro personaggio che c'era a questa cosa era SALVUCCIO MARCHESE. SALVUCCIO MARCHESE era sia parente del COSTANZO, sia parente del "Cannarozzo", per cui ... Il "Cannarozzo" è ... era l'ex capo mafia di Catania prima di NITTO SANTAPAOLA. Non mi viene, ora quando me lo ricordo glielo dico.
P.M.: Senta questo episodio si è verificato prima o dopo l'omicidio di MICHELE REINA, segretario provinciale della Democrazia Cristiana?
SIINO A.: Senza dubbio dopo.
P.M.: Dopo.
SIINO A.: Dopo. Diciamo che sia stato tra la venuta di SINDONA e l'omicidio REINA.
P.M.: Quindi tra il 9 marzo '79 che è la data dell'omicidio di MICHELE REINA e l'agosto del '79. Ho capito. Questo è il massimo di ...
SIINO A.: Anche perchè c'è un motivo signor Presidente, l'apertura della caccia allora era non come ora a fine agosto ma era attorno a giugno, a luglio la cosa. Sarebbe facilissimo, perchè malgrado la liberalità che c'era nel portare i fucili, insomma, un certo riguardo l'avevamo a non portare dei fucili così a vista. Solo se era aperta la caccia. Doveva essere aperta la caccia o comunque non è che poi ci spaventassimo tanto di portare i fucili a vista di tutti. Per cui mi ricordo di questo fatto. Comunque c'era già caldo.
P.M.: Signor SIINO, le do un altro riferimento temporale.
SIINO A.: Sì.
P.M.: Lei è un ex corridore. La gara automobilistica delle 12 ore di Campobello si era ... nel 1979 si era già svolta oppure no?
SIINO A.: No, era da svolgersi.
P.M.: Lei sa quando si svolgeva questa gara automobilistica, le 12 ore?
SIINO A.: Ma praticamente questa gara si svolgeva nelle ultime giornate di luglio o nei primi di agosto, secondo gli anni, secondo quando gli organizzatori praticamente disponevano di organizzarla. Penso che sì, senza dubbio fu prima.
P.M.: Prima.
SIINO A.: Perchè poi una gara, un rally richiede un certo periodo di allenamenti, ricognizioni e cose di questo genere. Allora io correvo con la buonanima di GAETANO BARRESI, figlio di MICHELE BARRESI, per cui evidentemente mi ricordo che ci siamo andati ... ci andavamo già quasi ogni domenica in precedenza, per cui questo lo facevamo ... Comunque senza dubbio prima.
P.M.: Mi scusi signor SIINO, mi scusi se la interrompo. Dalle nostre indagini risulta che nel 1979 questa gara cui abbiamo fatto riferimento, che era la quindicesima edizione si svolse nei giorni 14 e 15 di luglio 1979.
SIINO A.: Perfetto.
P.M.: Rispetto a queste due date ...
SIINO A.: Allora senza dubbio massimo allora giugno, luglio, primissimi di luglio, non può essere dopo, perchè poi per una ragione che le dirò, per la questione del sequestro ... cioè del finto sequestro SINDONA e la sua venuta in Sicilia, io mi eclissai immediatamente dopo la ... quando si fece questa gara, cioè dopo questa gara io ho avuto un incontro così e mi sono eclissato per un po’ di tempo.
Il Siino, anche nel corso del controesame da parte della difesa, ha ribadito il contesto temporale nell’ambito del quale andava collocato l’episodio de "La Scia" (udienza del 18 dicembre 1997 pag.239):
AVV. COPPI: Lei mi aiuti nelle risposte. Lei si ricorda di essersi incontrato con BONTATE per una partita di caccia, e che è la partita di caccia di cui abbiamo parlato in questi giorni.
SIINO A.: Sì.
AVV. COPPI: Ecco, lei ha ricordato l'anno dicendo che si trattava del 1979.
SIINO A.: Sicuramente.
AVV. COPPI: Come mai ricorda con tanta esattezza l'anno?
SIINO A.: Praticamente risalendo ad alcuni fatti che sono successi quest'anno e nell'anno precedente, fatti che sono successi dopo, praticamente sono riuscito a ricostruire esattamente la data, esattamente, insomma ... il periodo su per giù, perchè esattamente non glielo so dire.
AVV. COPPI: Ecco, il periodo su per giù allora ce lo vuole ripetere, per cortesia?
SIINO A.: Un periodo che va dal giugno al luglio, esattamente ... cioè tra giugno e luglio, tra la fine di giugno e i primi di luglio.
AVV. COPPI: Dell'anno 1979?
SIINO A.: Sì.
AVV. COPPI: Questo lo ha ricordato grazie a quali meccanismi di riesumazione dei fatti?
SIINO A.: Praticamente il meccanismo che il 14 di luglio o il 15 di luglio, non mi ricordo esattamente, ho preso parte alla 12 ore di Campobello. Poi praticamente ho fatto che ... allora la stagione di caccia iniziava verso una certa data, che era stato subito dopo l'omicidio REINA. Insomma, ci sono state diverse cose che praticamente mi hanno permesso di identificare ... abbiamo identificato assieme, io non ... come sono andati i fatti. Ieri, durante il controesame, tra quello che mi ha detto il Pubblico Ministero, tra quello che ho ricordato io, penso di averlo messo ... insomma, identificato il periodo con una certa approssimazione. Certamente non quella di giorni, non glielo posso dire.
AVV. COPPI: Quindi lei rettifica quello che aveva dichiarato nell'interrogatorio del 12 luglio 1997?
SIINO A.: Non lo ricordo quello che ho dichiarato in quell'interrogatorio.
AVV. COPPI: Adesso glielo leggo. Quando aveva detto:- "Praticamente è successo questo, che una giornata indefinita del 1979 ...", è la pagina ...
AVV. SBACCHI: Non c'è, nemmeno nelle mie copie.
AVV. COPPI: 1, poi c'è omissis ... non so quanti ... e poi sarebbe la 3 se l'omissis è solo di una pagina.
P.M.: Sì, sì, io ho le copie come le sue.
AVV. COPPI: Sarebbe la terza. Allora quindi praticamente è successo questo, che una giornata indefinita del 1979. Questo me ne ricordo, l'anno già allora, perchè abbiamo avuto anche un incidente stradale. Adesso precisa che si tratta di giugno-luglio.
SIINO A.: Professore, lei ha assistito all'interrogatorio di ieri.
AVV. COPPI: Sì, certo.
SIINO A.: E praticamente io con ... ricordando certe date, io sono riuscito a cercare di ricordare con una certa approssimazione. Ma io mai avevo riferito la data quando ero stato.
AVV. COPPI: Il 1979 sì.
SIINO A.: Sì, il 1979 sì.
AVV. COPPI: Adesso diciamo, comunque non è nella seconda metà di luglio, se lei prende come riferimento quell'evento sportivo. Siamo ...
SIINO A.: Certamente potrebbe essere stato, ma non può essere stato perchè poi si avvicinò l'arrivo di SINDONA, per cui non può essere stato.
AVV. COPPI: Quindi diciamo prima metà di ...
SIINO A.: Prima metà di luglio, fine di giugno, prima della fine di giugno, può essere stato il 20, può essere stato il 15, può essere stato luglio, i primi giorni di luglio. Certamente non dopo i primi giorni di luglio, massimo sette, otto, perchè poi io partivo per preparare le gare.
Le suesposte precisazioni di natura temporale offerte dal Siino al dibattimento hanno dunque consentito di circoscrivere in ambiti sufficientemente precisi il periodo di tempo nel quale collocare l’episodio riferito dal collaborante, episodio peraltro che non puo’ che essere lo stesso di cui e’ risultato a conoscenza, sulla base delle confidenze ricevute dal Bontate, anche Francesco Marino Mannoia.
Del resto sia il P.M., che le difese hanno concordato sul punto, affermando che Marino Mannoia ("de relato") ed Angelo Siino hanno parlato del medesimo episodio, non potendo immaginarsi due distinte e ravvicinate presenze del Sen.Andreotti in una riserva di caccia dei Costanzo nel catanese per incontri con Bontate e i cugini Salvo, nel medesimo contesto temporale (primavera-estate del 1979 per Marino Mannoia; fine giugno o primi giorni di luglio del 1979 per Siino).
Ai fini della collocazione temporale dell’episodio in esame, dunque, a fronte delle generiche e dunque poco utili dichiarazioni del Marino Mannoia, soccorrono le essenziali indicazioni fornite dal Siino il quale, con una – stavolta comprensibile - progressione mnemonica agevolata da alcuni preziosi riferimenti del P.M., e’ riuscito ad individuare, pur con un comprensibile margine di approssimazione, il periodo di tempo che interessa.
Proprio sulla base dell’indicazione fornita dal P.M. in merito alla data della corsa automobilistica ("12 ore di Campobello") cui il Siino ha partecipato anche quell’anno (e che si e’ svolta il 14 e 15 luglio 1979), il collaborante e’ stato in condizione di precisare che l’episodio si e’ svolto certamente prima di quella competizione e dunque tra la fine di giugno ed i primi giorni di luglio:
…..Allora senza dubbio massimo allora giugno, luglio, primissimi di luglio…
…praticamente sono riuscito a ricostruire esattamente la data, esattamente, insomma ... il periodo su per giù, perchè esattamente non glielo so dire. ……..
….Un periodo che va dal giugno al luglio, esattamente ... cioè tra giugno e luglio, tra la fine di giugno e i primi di luglio.
…… il 14 di luglio o il 15 di luglio, non mi ricordo esattamente, ho preso parte alla 12 ore di Campobello. Poi praticamente ho fatto che ... allora la stagione di caccia iniziava verso una certa data, che era stato subito dopo l'omicidio REINA. Insomma, ci sono state diverse cose che praticamente mi hanno permesso di identificare ... abbiamo identificato assieme, io non ... come sono andati i fatti. Ieri, durante il controesame, tra quello che mi ha detto il Pubblico Ministero, tra quello che ho ricordato io, penso di averlo messo ... insomma, identificato il periodo con una certa approssimazione.…….
….Prima metà di luglio, fine di giugno, prima della fine di giugno, può essere stato il 20, può essere stato il 15, può essere stato luglio, i primi giorni di luglio.
Certamente non dopo i primi giorni di luglio, massimo sette, otto, perchè poi io partivo per preparare le gare.
Questa ultima precisazione del Siino si rivela quanto mai rilevante perche’ impone, stante la certa indicazione del collaborante, di non estendere l’indagine che appresso sara’ svolta oltre il giorno 8 luglio 1979 (domenica).
E che la indicazione sia certa ed il ricordo corretto e’ confermato dal rilievo che il Siino, cosi’ come peraltro dallo stesso affermato esplicitamente ("perchè poi io partivo per preparare le gare"), proprio il 14 e 15 luglio successivo ha partecipato alla gara automobilistica di cui si e’ detto ed occorrono alcuni giorni per effettuare gli "allenamenti", le "ricognizioni" del percorso, le prove della competizione e le necessarie complesse verifiche tecniche.
Del resto e’ lo stesso Siino ad avere detto, proprio con riferimento alla gara automobilistica "12 ore di Campobello" che egli ricordava di esserci andato con il copilota per fare le prove, come di consueto, "quasi ogni domenica" prima:
Perchè poi una gara, un rally richiede un certo periodo di allenamenti, ricognizioni e cose di questo genere. Allora io correvo con la buonanima di GAETANO BARRESI, figlio di MICHELE BARRESI, per cui evidentemente mi ricordo che ci siamo andati ... ci andavamo già quasi ogni domenica in precedenza, per cui questo lo facevamo ... Comunque senza dubbio prima.
Prima di procedere, quindi, alla individuazione di una giornata nella quale verificare se sia stato possibile per il Sen.Andreotti essere presente a Catania per quell’incontro di cui ha parlato il Siino (e prima ancora il Marino Mannoia), occorre evidenziare anche le risultanze relative all’orario nel quale, secondo le dichiarazioni del Siino, una simile presenza dell’imputato ebbe a verificarsi.
Le indicazioni sul punto sono state alquanto approssimative pur potendosi, con un comprensibile margine di approssimazione, affermare che l’arrivo delle autovetture e la presenza di Andreotti fu segnalata (da "u’ cchiu’" o "u’ sciu’") al collaborante verso le ore 11-11,30 o 12 di quella mattina e che la presenza dell’uomo politico si protrasse fino a poco prima del pranzo che anzi, proprio per quella causa, fu quel giorno ritardato di circa mezz’ora rispetto all’orario consueto che era le 14.
E’ ben vero che lo stesso Siino ha precisato che non puo’ essere certo che Andreotti sia andato via proprio quando egli, circa mezz’ora prima del pranzo (e dunque verso le 14), senti’ nuovamente il rombo di alcune vetture che ripartivano allontanandosi ("ho sentito di nuovo, ho sentito di nuovo uno sgommare, un partire di macchina, di motori imballati e dopo qualche cinque, dieci minuti vidi spuntare il BONTATE"), ma risulta piu’ che ragionevole ritenere che l’imputato, giunto con il citato seguito di autovetture, si sia alla fine allontanato proprio con le stesse modalita’ con cui era giunto sul posto.
Non e’ un caso infatti che proprio subito dopo la partenza "rombante" di quelle vetture sia ricomparso, secondo il Siino, anche Stefano Bontate dopo un’assenza prolungatasi per tutta la mattina.
Dunque la durata della permanenza del Sen. Andreotti a "La Scia" oscilla tra le due ore e le due ore e mezza (tra le ore 11,30-12 e le ore 14 circa):
AVV. COPPI: ……Intanto cerchiamo di puntualizzare nel tempo di quella mattina, nell'orario di quella mattina, l'arrivo di queste automobili. Voi eravate lì, mezz'ora più mezz'ora meno, certamente da prima delle otto.
SIINO A.: Certamente.
AVV. COPPI: Ecco, rispetto al vostro orario di arrivo, quando arrivano queste automobili?
SIINO A.: Intorno alle undici, undici e mezza.
AVV. COPPI: Adesso glielo cerco, mi pare che in verbale abbia parlato di circa mezzogiorno, siamo lì.
SIINO A.: Posso ...
AVV. COPPI: Se lei si fida della citazione a memoria, se no glielo trovo.
SIINO A.: Professore, veramente, mi creda, io non riesco a essere così preciso, è stato alle undici e mezza, mezzogiorno, le undici.
AVV. COPPI: Signor SIINO, io sono il primo a rendermi conto che parliamo di fatti, se accaduti, accaduti vent'anni fa. Quindi non si preoccupi.
SIINO A.: Se accaduti ...
AVV. COPPI: Io le faccio le domande, poi lei risponde come si ricorda. Questo è ovvio.
SIINO A.: Ho risposto.
AVV. COPPI: Vediamo allora se lei non ricorda undici, undici e mezza, mezzogiorno, possiamo dire comunque che erano trascorse diverse ore rispetto al momento in cui lei era arrivato ed ha cominciato la sua cacciata?
SIINO A.: Sì.
AVV. COPPI: Erano passate diverse ore.
SIINO A.: Sì.
AVV. COPPI: Durante queste ore, lei ha visto STEFANO BONTATE che fine avesse fatto?
SIINO A.: No.
AVV. COPPI: Quindi lei lo ha visto solo quella mattina allontanarsi verso la casa.
SIINO A.: Ho detto che poi l'ho rivisto quando le macchine se ne andarono. Sparò pochi colpi e poi ce ne siamo ... abbiamo mangiato, abbiamo fatto un breve riposino e ce ne siamo andati.
AVV. COPPI: Benissimo. Allora, questo per la sua memoria, il primo agosto del 1997 lei aveva detto così:- "Automobili rombanti, diciamo che era attorno a mezzogiorno". Adesso se le dico che lei ha dichiarato attorno a mezzogiorno, è in grado di confermarlo che si trattava ...
SIINO A.: Sarà stato ... le dico, può essere stato le undici e mezza, può essere mezzogiorno, può essere le undici, intorno a quell'orario.
AVV. COPPI: No, sa, se le undici ...
PRESIDENTE: Comunque, lo conferma questo?
SIINO A.: Sì.
AVV. COPPI: Allora conferma che si trattava di mezzogiorno.
SIINO A.: Undici e mezza, mezzogiorno.
AVV. COPPI: Va bene. Tanto non è una mezz'ora più o una mezz'ora meno. Il Tribunale ha capito. Adesso vediamo ... lì c'è stata anche una mangiata, come voi l'avete definita.
SIINO A.: Sì.
AVV. COPPI: Adesso, con riferimento all'orario della mangiata, lei è in grado di dirci quanto tempo prima della mangiata arrivò, sempre approssimativamente, questo corteo di macchine?
SIINO A.: Un due ore e mezza. Alle due e mezza abbiamo mangiato, su per giù.
…………
AVV.COPPI: Le risulta il tempo, a questo punto, la durata del soggiorno di ANDREOTTI in questa tenuta quella mattina?
SIINO A.: Dalle undici e mezza a quando ho sentito ripartire le macchine, ma non che c'era ANDREOTTI, questo non mi risulta.
Come si e’ gia’ evidenziato analiticamente a proposito della testimonianza resa da Vito Di Maggio, la difesa dell’imputato, per confutare la tesi di accusa relativa agli incontri a Catania del Sen.Andreotti con esponenti di Cosa Nostra, ha opposto in via principale un argomento fondato sulla impossibilita’ del predetto di recarsi nella citta’ etnea a causa dei suoi molteplici impegni sia pubblici che privati di quel periodo.
La verifica della fondatezza di tale tesi difensiva deve dunque richiamare e comprendere le considerazioni gia’ svolte con riferimento al periodo esaminato per la testimonianza Di Maggio (20 giugno -1 luglio 1979), dovendosi successivamente estendere tale verifica, tenuto conto delle suesposte precisazioni di natura temporale offerte dal Siino, anche ad alcuni giorni precedenti (dal 15 giugno) e successivi (fino all’8 luglio).
Il periodo da esaminare e’ dunque compreso tra il 15 giugno e l’8 luglio del 1979.
Anche in questa sede deve ribadirsi che:
Giova ricordare che nel corso delle piu’ ampie dichiarazioni spontanee rese dall’imputato all’udienza del 29 ottobre 1998, il Sen.Andreotti ha affermato (pag.36):
…… il MANNOIA proponendosi questa volta come teste de relato e non come testimone diretto, sostiene che prima dell’omicidio MATTARELLA io mi sarei recato in una tenuta di caccia dalle parti di Catania allo scopo di incontrarmi con BONTADE ed altri boss mafiosi, i quali avrebbero dovuto rappresentarmi le loro lamentele circa la linea di condotta assunta da MATTARELLA, il quale per il passato avrebbe fatto piaceri a BONTADE ed altri uomini di "cosa nostra" e nessuno di loro ha fatto un cenno a questa offensiva imputazione ai danni del Presidente MATTARELLA, e successivamente avrebbe mutato indirizzo. Il MANNOIA sostiene che di tale mia visita gli avrebbe parlato lo stesso BONTADE. MANNOIA non indica data in cui tale visita sarebbe avvenuta. Debbo però far presente che un’indicazione temporale viene invece offerta da altro collaboratore, cioè da SIINO, il quale addirittura sostiene di essere stato presente nella tenuta di caccia il giorno in cui mi ci sarei recato. Tralascio ogni considerazione circa la incredibile falsità del SIINO, su cui si intratterranno i miei difensori, a me è sufficiente rilevare che SIINO colloca tale presunta visita… con precisione tale presunta visita nella tenuta di caccia tra la fine di giugno e primi giorni di luglio del 1979. Per completezza e al fine di far piazza pulita di tutte queste fandonie, una volta per tutte aggiungo che anche Vito DI MAGGIO sostiene che in quel periodo di tempo io mi sarei trovato a Catania. Mi limito semplicemente ad osservare che MANNOIA e SIINO non possono allora che riferirsi alla stessa presunta visita, posto che entrambi parlano del 79 e della tenuta di caccia ed entrambi parlano di BONTADE, come della persona che io avrei incontrato in tale occasione. Vorrei farne ironia dicendo che una volta tanto dovrei essere grato a qualcuno dei collaboratori, posto che SIINO con i suoi riferimenti temporali mi permette di dimostrare non solo la falsità delle sue dichiarazioni ma ovviamente anche di quelle di MANNOIA e per questa via di sostenere che la credibilità di MANNOIA circa l’episodio INZERILLO, riceve anche per questo verso una clamorosa smentita. Debbo infatti precisare, e sono in grado di documentarlo, che nell’arco di tempo indicato da SIINO io mi sono trovato all’estero in missione ufficiale e precisamente prima a Strasburgo per il Consiglio Europeo, poi in Giappone per il Vertice Economico dei Paesi Industrializzati e di lì a Mosca, per colloqui con quei governanti. Voglio anche aggiungere che seppure si volesse dilatare il periodo di tempo, sia per quanto riguarda il mese di giugno sia per quanto riguarda quello di luglio, sono in grado di dimostrare giorno per giorno ciò che ho fatto in quel periodo. anche in considerazione del fatto che appena rientrato a Roma si formalizzò la crisi di Governo ed io trascorsi tutti i giorni in contatti più che pubblici con le delegazioni dei partiti e in ulteriori rapporti con l’allora Presidente della Repubblica PERTINI. Inutile dire che la mia attività era ancora di più, se mi si consente l’espressione, pubblica e che il calendario dei miei incontri era ufficiale e a tutti noto. Non solo quindi io non mi sono recato nella tenuta di caccia ma appare evidente non solo la falsità di ciò che hanno dichiarato SIINO e MARINO MANNOIA in ordine a tale presunta visita nella tenuta di caccia, tra l’altro nessuno dei due dice di avermi visto però, ma ambienti tra l’altro questo della caccia che sono a me da sempre estranei. Ciò che MANNOIA ha detto circa la successiva visita a BONTADE in casa INZERILLO, tenuto conto oltre tutto della identità e della causale che MANNOIA vuole attribuire a tali miei due visite, essendo la ragione di tali miei viaggi sempre Piersanti MATTARELLA.
Si e’ gia’ detto che il P.M. nel corso della discussione finale, seppur con specifico riferimento alla vicenda riferita dal teste Di Maggio, ha ritenuto di individuare alcuni giorni (esattamente sette) nei quali l’imputato avrebbe potuto "effettuare un breve viaggio Roma-Catania-Roma" potendosi tutto il viaggio, ad avviso del rappresentante della pubblica accusa, risolvere "nell’arco di sole tre ore" (cfr. Requisitoria scritta Vol.VI Cap.2° pagg.75-77):
Ma e’ evidente che le considerazioni del P.M. devono valere anche con riferimento all’episodio ora in esame che si ritiene avvenuto nel medesimo contesto temporale, nella stessa zona, e con le stesse modalita’ (un viaggio "lampo").
A cio’ deve aggiungersi che il tempo occorrente per il presunto viaggio a Catania e per l’incontro a "La Scia" deve essere dilatato ben oltre le tre ore in quanto, come si e’ visto, la durata della permanenza del Sen. Andreotti in quel posto si protrasse per due ore o due ore e mezza (tra le ore 11,30-12 e le ore 14 circa).
Calcolando i tempi del viaggio in aereo, dunque, l’assenza da Roma dell’imputato deve calcolarsi in almeno 5-6 ore.
I giorni individuati dal P.M. come compatibili sono:
Non e’ il caso di ripetere tutte le approfondite considerazioni che sono state svolte per valutare la possibilita’ che il viaggio di che trattasi si sia svolto nel periodo dal 20 giugno all’1 luglio del 1979, essendo sufficiente al riguardo richiamare la parte della sentenza che se ne e’ occupata a proposito della testimonianza di Vito Di Maggio.
Deve essere altresi’ escluso il 15 luglio 1979 in quanto e’ stato lo stesso Siino a ricordare che in quella data egli ha partecipato alla gara automobilistica "12 ore di Campobello".
Ne consegue che dei 7 giorni indicati dal P.M. ne restano da esaminare soltanto quattro:
E’ necessario, poi, ricordare che il Siino (il Marino Mannoia ne riferisce soltanto "de relato") non ha mai riferito che l’episodio di cui fu protagonista avvenne di domenica, particolare che non sarebbe stato difficile memorizzare.
Si rammenti poi che con riferimento all’intero periodo preso in esame (15 giugno – 8 luglio) e’ emerso quanto segue:
Devono dunque analiticamente esaminarsi le risultanze dibattimentali e documentali per ciascuno dei quattro giorni di che trattasi, evidenziando come la ricostruzione degli impegni dell’imputato sia stata effettuata sulla base della documentazione sui viaggi trasmessa dall’Arma dei Carabinieri (Doc.83), delle dichiarazioni spontanee rese da Andreotti, dei documenti prodotti ed acquisiti in tali contesti, delle agende del Sen.Andreotti (Doc. n.20), del libro "Gli anni della solidarieta’ – Diari 1976-79" (Doc. 82 bis acquisito all’udienza del 24 giugno 1997).
Procedendo quindi nel dettaglio all’analisi degli impegni del Sen.Andreotti nei quattro giorni individuati dal P.M. si deve giungere alle seguenti conclusioni:
Domenica 17 giugno 1979
Nell’agenda del Sen.Andreotti risultano annotati i seguenti impegni: "10 Ungaro", "11 Alibrandi", dopo un nome illeggibile "13.30 a colazione via Martelli 1 bis" e 18-19 "Gemini".
Il P.M. ha evidenziato che dopo le ore 13.30 ("colazione via Martelli 1 bis") e prima delle ore 18 ("Gemini") non figurano altri impegni, adombrando dunque la possibilita’ che in tale arco temporale possa essere avvenuto il viaggio a Catania.
Ma tale evenienza puo’ essere compatibile solo con riferimento all’episodio narrato dal teste Di Maggio il quale ha riferito di una presenza dell’imputato all’Hotel Nettuno di Catania tra le 15 e le 16, ma cio’ e’ gia’ stato escluso essendo stato il fatto collocato dal predetto teste in una data, come si e’ gia’ detto in altra parte della sentenza, certamente successiva al 20 giugno.
E’ del tutto evidente che, ove si volesse verificare la compatibilita’ di tale data (17 giugno 1979) con la presenza del Sen.Andreotti a "La Scia" di Catania, la conclusione non potrebbe che essere negativa visto che l’orario dell’arrivo indicato da Siino (tra le 11 e le 12) confligge irrimediabilmente con gli impegni mattutini dell’imputato (alle 10 Ungaro, alle 11 Alibrandi, alle 13,30 colazione via Martelli 1 bis).
Ne’ peraltro risulta che il P.M. abbia svolto indagini per contestare l’effettivita’ di tali impegni.
Si rammenti che il Sen.Andreotti, proprio con riferimento a tale giorno, si e’ soffermato in sede di dichiarazioni spontanee conclusive (udienza del 12 ottobre 1999):
Non vorrei, però lasciar dubbi su altre due date, di cui ha fatto cenno il Pubblico Ministero in extremis, sempre nell’intento di insinuare una mia possibile trasferta a Catania. Sul 17 giugno 1979, il dottor Scarpinato si sofferma annotando che nell’agenda, in suo possesso, vi è solo l’indicazione di una colazione alle 13:30 in Via Martelli 1 bis, che è l’abitazione di un medico, il professor Mastromarino aggiungo, e l’annotazione di Gemini nel pomeriggio. Ci vuole veramente fantasia per supporre che tra la fine di una colazione e l’appuntamento pomeridiano io possa essere andato e tornato da Catania o da qualunque altra città. Ma c’è di più. E’ arrivato quella sera, tutto documentabile, per questo non facemmo film, il Ministro egiziano Butros Ghali per una visita che si protrasse anche al giorno successivo. Ma a parte l’incontro con il Ministro egiziano prima che ripartisse, figurano anche nell’agenda del 18 giugno – la terza data indicata dal Procuratore – una serie di appuntamenti compresa, alle 17:00, la riunione della Democrazia Cristiana per le candidature dei nuovi Presidenti dei due rinnovati gruppi parlamentari.
Deve dunque escludersi che i suddetti impegni abbiano reso possibile un viaggio a Catania compatibile con gli orari indicati da Angelo Siino.
Lunedi’ 18 giugno 1979
Nell’agenda dell’imputato alla data del 18 giugno figurano varie annotazioni talora illeggibili che riguardano appuntamenti tra le ore 8 e le ore 12 con "Carbone", "Min. Egitto", "Min. Bottiglieri", "Priori ed altri", nonche’ alle ore 17 "RIUNIONE DC".
Nell’agenda del Sen.Andreotti non risulta dunque annotato nulla dopo le ore 12.00 ("Priori ed altri") e prima delle ore 17 ("RIUNIONE DC").
Nel libro "Gli anni della solidarieta’ – Diari 1976-79" alla data del 18 giugno 1979 si legge tra l’altro:
Ho visto oggi il ministro egiziano Boutros Ghali. Illustra le difficolta’ per il negoziato del Medio Oriente e spera che l’Europa convinca i palestinesi e gli siraeliani a cooperare. Mi ha parlato anche delle necessita’ della Somalia.
La circostanza dell’incontro con il ministro egiziano Boutros Ghali e’ stata anche rammentata, come gia’ detto, dallo stesso imputato in sede di dichiarazioni spontanee conclusive (udienza del 12 ottobre 1999):
…Ma a parte l’incontro con il Ministro egiziano prima che ripartisse, figurano anche nell’agenda del 18 giugno – la terza data indicata dal Procuratore – una serie di appuntamenti compresa, alle 17:00, la riunione della Democrazia Cristiana per le candidature dei nuovi Presidenti dei due rinnovati gruppi parlamentari. Questa riunione durò a lungo, esattamente fino alle 22:30, come è verificabile dal verbale perché si tentò invano di arrivare ad una designazione unica. Restarono, invece, in gioco l’onorevole Galloni e l’onorevole Bianco che fu eletto.
Ad evidenziare l’assoluta incompatibilita’ della data in esame con il presunto viaggio a Catania stanno gli orari dei suddetti appuntamenti in quanto il Sen.Andreotti, per potere essere presente alla tenuta "La Scia" tra le ore 11 e le ore 12, non avrebbe potuto che prendere un aereo decollato al piu’ tardi alle 10, mentre dall’agenda si rilevano invece impegni fino a mezzogiorno.
Non puo’ peraltro che ribadirsi come non sia stata fatta alcuna indagine per confutare la tesi difensiva.
Anche questa data dunque va esclusa perche’ incompatibile con il presunto viaggio a Catania.
Mercoledi’ 19 giugno 1979
Non e’ uno dei giorni indicati come compatibili da parte del P.M. .
Nell’agenda dell’imputato in corrispondenza di tale data figurano varie annotazioni, talune illeggibili, attestanti appuntamenti segnati in corrispondenza delle ore comprese tra le 9 e le 20:
ore 9 "Nobili"
ore 11 "Mazzanti"
ore 12 illeggibile
ore 13,30 "da" illeggibile
ore 16 "Dino"
ore 16,30 "prof Sinopoli"
ore 17 "gruppi DC riuniti"
ore 20 "da Lella Mancini"
Nel libro gia’ indicato ("Gli anni della solidarieta’ – Diari 1976-79") alla data del 19 giugno 1979 non figura alcuna notazione.
Gia’ il solo incontro con Mazzanti alle ore 11, senza tenere conto dell’ulteriore impegno fissato per le 12 con una persona il cui nome risulta illeggibile, rende del tutto impossibile una presenza per tempo dell’imputato a Catania appena mezz’ora o un’ora dopo.
Del resto non puo’ che ribadirsi come non sia stato svolto alcun accertamento da parte del P.M. per verificare approfonditamente quanto accaduto quel giorno, ne’, rinunciando all’esame dell’imputato, l’accusa, sulla quale grava l’onere della prova, ha ritenuto di acquisire dal predetto elementi idonei a sviluppare l’indagine e l’essenziale tema di prova.
Per il periodo successivo compreso tra il 20 giugno e l’1 luglio 1979 non possono che richiamarsi le argomentazioni gia’ ampiamente svolte nella parte relativa alla testimonianza di Vito Di Maggio e che hanno portato ad escludere la possibilità che l’imputato abbia effettuato un viaggio a Catania in quei giorni, ancorche’ per poche ore.
In relazione alla giornata di domenica 1 luglio 1979 giova soltanto ricordare che alle ore 11 il Sen.Andreotti, Presidente del Consiglio in carica, rientrato il giorno precedente da una lunga permanenza a Tokio e Mosca, ebbe un incontro a Castel Porziano con il Presidente della Repubblica Sandro Pertini proprio alla vigilia dell’affidamento dell’incarico per la formazione del nuovo governo dopo le elezioni del 3 giugno 1979 e l’insediamento della nuova legislatura avvenuto il successivo 20 giugno.
E’ dunque del tutto evidente che il giorno in esame cadde in un momento delicatissimo della vita politica nazionale.
Del pari certo che nel corso dell’incontro a Castel Porziano con il Presidente della Repubblica, il Sen.Andreotti non si sia limitato a discutere degli sviluppi della crisi e dell’imminente incarico (conferitogli formalmente il giorno successivo), ma, come afferma l’imputato, abbia anche riferito in merito ai due importanti appuntamenti internazionali dai quali era appena ritornato (vertice economico dei paesi occidentali industrializzati a Tokio e colloqui italo sovietici sul SALT 2 e la crisi energetica a Mosca).
Ne consegue che e’ del tutto impossibile, se Andreotti alle 11 era a Castel Porziano, che tra le 11 e le 12, come afferma Siino, egli possa essere stato presente a mille chilometri di distanza (a Catania) all’incontro con gli esponenti di Cosa Nostra.
Si tratta allora di verificare se questo presunto viaggio possa essere stato effettuato nei giorni successivi all’1 luglio e comunque non oltre domenica 8 luglio, data indicata come ultima possibile dallo stesso Angelo Siino ("…può essere stato luglio, i primi giorni di luglio. Certamente non dopo i primi giorni di luglio, massimo sette, otto, perchè poi io partivo per preparare le gare".).
Lunedi’ 2 luglio 1979
Nell’agenda dell’imputato alla data del 2 luglio 1979 figurano le annotazioni "incarico" alle ore 11, "Fanfani" alle ore 12 e "Jotti" alle ore 13.
E’ piu’ che evidente il riferimento agli incontri avuti dal Presidente incaricato con i Presidenti di Camera (on.Nilde Jotti) e Senato (on.Amintore Fanfani).
Nel libro ("Gli anni della solidarieta’ – Diari 1976-79") alla suddetta data tra l’altro si legge:
Alle 11 ricevo da Pertini l’incarico per il nuovo governo. Gli ho chiesto se i socialisti gli abbiano manifestato contrarieta’ per il mio tentativo o addirittura veti. Perche’ se fosse stato cosi’ farei perdere e perderei tempo.
Non e’ il caso di immorare sul fatto che in nessun caso Andreotti avrebbe potuto essere a Catania verso le ore 11-12, ne’ lo stesso P.M. lo ha ipotizzato.
Da martedi’ 3 luglio 1979
a sabato 7 luglio 1979
Nei giorni compresi tra il 2 luglio 1979 (conferimento dell’incarico) ed il 7 luglio 1979 (rinuncia all’incarico), Giulio Andreotti e’ impegnato nelle consultazioni con le delegazioni di partito al fine di verificare la possibilita’ di costituire un nuovo governo.
Gli incontri si infittiscono e l’agenda dell’imputato ne e’ la piu’ ampia testimonianza:
L’imputato in ordine a tali giorni ha spontaneamente dichiarato quanto segue (udienza del 12 ottobre 1999):
Il lunedì 2 luglio ricevetti effettivamente l’incarico, che accettai con riserva, ma ero convinto che le mie verifiche servissero solo a far chiarire ai partiti le rispettive posizioni e che avrei, quindi, passato, come usa dirsi, la mano. Craxi mi aveva già confermato la indisponibilità dei socialisti che desideravano un Presidente non democristiano e che già nella valutazione dell’aprile avevano votato contro il Governo. Dopo le accennate visite ai Presidenti delle due Camere, dedicai alcune ore al necessario abbozzo di uno schema per i contatti con tutti i gruppi parlamentari, che iniziò all’indomani e durò fino al mattino del 7 luglio, quando andai a declinare l’incarico. Di tutte queste giornate sono pieni, ora per ora, le agenzie di stampa e i giornali, è strano che il Pubblico Ministero non abbia ricercato almeno il notiziario ANSA che ho qui e che è di facilissima reperibilità. Il 9 luglio Pertini incaricò Craxi, che tentò invano di formare una maggioranza, rinunciò il 24 luglio, gli successe nell’incarico l’onorevole Pandolfi, ma quando già aveva predisposto la lista dei Ministri fu bloccato dai socialisti il primo agosto. I socialisti non si opposero, invece, al nuovo incaricato, Francesco Cossiga, che il 4 agosto formò il Governo. Erano state settimane molto tese, funestate purtroppo dall’assassinio terrorista del Colonnello dei Carabinieri Antonio Varisco. Nel dare le consegne a Cossiga gli raccomandai di tenere ferma la struttura speciale del Generale Dalla Chiesa contro la quale vi erano molte ostilità, politiche e burocratiche.
Nel libro "Gli anni della solidarieta’ – Diari 1976-79" e negli articoli di stampa prodotti dall’imputato vi e’ un ampio resoconto di quei giorni convulsi di consultazioni ed incontri, che riscontra le annotazioni dell’agenda, traendosene dunque la piu’ incontestabile conferma dell’impossibilita’ di un viaggio di Andreotti a Catania proprio in quel periodo.
Non si trascuri di considerare in particolare che proprio in concomitanza dell’orario indicato dal Siino (l’arrivo di Andreotti segnalato tra le 11 e le 12 e la verosimile partenza da "La Scia" verso le 14), Andreotti risulta
E’ dunque da escludere in maniera assoluta che il Presidente del Consiglio incaricato possa essere stato a Catania proprio in uno dei suddetti giorni.
Del resto neppure lo stesso P.M. ha ipotizzato che l’incontro a "La Scia" possa essere avvenuto in uno di questi giorni.
domenica 8 luglio 1979
Resta come unica data ancora da esaminare la domenica 8 luglio 1979.
Deve in primo luogo rammentarsi che l’8 luglio risulta l’ultimo giorno possibile indicato dal Siino che ha parlato dei "primissimi" o dei "primi" giorni di luglio (...Allora senza dubbio massimo allora giugno, luglio, primissimi di luglio…tra la fine di giugno e i primi di luglio……può essere stato luglio, i primi giorni di luglio. Certamente non dopo i primi giorni di luglio, massimo sette, otto, perchè poi io partivo per preparare le gare").
In relazione a tale giorno esiste nell’agenda del sen. Andreotti una sola annotazione alle ore 10 ("Solari"), mentre nel libro non risulta alcun riferimento, come peraltro spesso rilevabile nei giorni che cadono di domenica.
Ma la conseguente generica compatibilita’ di tale giornata con il presunto viaggio non e’ affatto sufficiente a fare ritenere riscontrata la tesi dell’accusa che resta priva di ogni ulteriore elemento di supporto.
Si consideri peraltro che l’8 luglio e’ la domenica immediatamente precedente al 15 luglio in cui ebbe luogo la "12 ore di Campobello" e lo stesso Siino ha precisato che solitamente, proprio nelle domeniche antecedenti le competizioni automobilistiche cui egli partecipava, era solito recarsi sul posto della gara per effettuare con il suo copilota prove e ricognizioni del percorso:
Perchè poi una gara, un rally richiede un certo periodo di allenamenti, ricognizioni e cose di questo genere. Allora io correvo con la buonanima di GAETANO BARRESI, figlio di MICHELE BARRESI, per cui evidentemente mi ricordo che ci siamo andati……ci andavamo già quasi ogni domenica in precedenza, per cui questo lo facevamo.
Dinanzi alla Corte di Assise di Perugia che procedeva per l’omicidio del giornalista Carmine Pecorelli, Angelo Siino e’ stato ancora piu’ esplicito sul punto (udienza dell’ 1 giugno 1998 pag.32):
Avv. Coppi Quindi diciamo 14 e 15 luglio del 1979. Quando lei partecipava ad una gara di questo genere, credo impegnativa perché due giorni, lei si recava sul posto il giorno stesso della gara, si recava qualche giorno prima?
Teste Angelo Siino: praticamente dovevo compendiare la situazione col mio lavoro, cioè nel senso che io utilizzavo le giornate di week-end precedenti, per esempio se era sabato e domenica, utilizzavo i sabato e domenica per fare delle ricognizioni per questa gara.
AVV. COPPI: quindi andava qualche giorno prima, se possibile?
Teste Angelo Siino: no, effettivamente andavamo qualche giorno prima perché la gara generalmente era il sabato, partiva sempre il sabato notte, infatti si chiamava 12 Ore notturne, praticamente partiva sabato notte per cui io andavo lì intorno a venerdì, giovedì per le prove punzonature e dedicavo alle prove i week-end precedenti.
Il Siino ha addirittura ricordato che quell’anno egli era stato particolarmente impegnato negli allenamenti in vista di quella competizione (esame a Perugia, udienza dell’ 8 maggio 1998 pag.1987):
si, perche’ c’era stato il fatto che c’era l’apertura della caccia a giugno e praticamente poi io avevo partecipato a una gara automobilistica che mi aveva impegnato notevolmente per gli allenamenti, per le ricognizioni e cose di questo genere….
E’ certo dunque che il Siino era solito recarsi sul luogo della competizione proprio nel "week-end" (sabato e domenica) precedente alla gara per "dedicarsi alle prove" e che nel suo ricordo proprio quell’anno fu "notevolmente" impegnato negli allenamenti e nelle ricognizioni.
Deve allora ritenersi che (al di la’ del fatto che il Siino non ha mai precisato che quell’incontro fosse avvenuto di domenica) se l’episodio di che trattasi fosse avvenuto quella domenica 8 luglio 1979, egli avrebbe un ricordo piu’ nitido ancorato al fatto che, contrariamente alle sue abitudini sportive, egli quella domenica immediatamente precedente la competizione, invece che essere come di consueto sul percorso di gara a Campobello a fare con il copilota le solite ricognizioni e prove, si era invece recato ad una battuta di caccia nel catanese, ovvero dalla parte opposta della Sicilia.
E tale ricordo sarebbe stato anche facilmente ricollegato per il Siino alla particolarita’ che appena due o tre giorni dopo quella domenica 8 luglio egli si era recato a Campobello per le prove e le verifiche tecniche in programma gia’ da meta’ settimana in vista della gara della domenica.
Gia’ tali considerazioni portano dunque ad escludere che l’incontro sia avvenuto proprio quella domenica 8 luglio 1979.
A tali rilievi deve aggiungersi che, contrariamente a quanto evidenziato dal P.M. con riferimento ad altri giorni (1 luglio in particolare), né per la data dell’8 luglio, nè per altri eventuali giorni del periodo in esame, e’ stato individuato dall’accusa un volo aereo "possibile" al quale ricollegare il necessario viaggio dell’imputato in Sicilia.
La prova e’ pertanto palesemente incompleta anche sotto tale specifico aspetto, di guisa che, ove si volesse collocare il presunto incontro a "La Scia" proprio in quella domenica (8 luglio 1979), o in un qualsiasi altro giorno del periodo esaminato, si dovrebbe ipotizzare che il viaggio dell’allora Presidente del Consiglio in carica sarebbe avvenuto con la dolosa e preordinata cancellazione di ogni pur minima traccia e dunque con l’attiva compiacenza e connivenza della scorta e del personale addetto sia all’aeroporto di partenza che a quello di arrivo.
Un mero richiamo va infine effettuato alla parte della presente sentenza (episodio riferito da Vito Di Maggio) nella quale sono state diffusamente esaminate la testimonianza dell’Ambasciatore Riccardo Sessa e le risultanze delle indagini condotte in ordine ad eventuali viaggi del Sen.Andreotti senza scorta.
All’esito delle approfondite indagini compiute, sono stati individuati ed indicati dal P.M., attraverso la testimonianza del teste Pulizzotto, nell’arco di poco meno di un ventennio, soltanto 4 viaggi asseritamente compiuti dall’imputato senza scorta ma si e’ gia’ evidenziato sia che si trattava soltanto di viaggi all’estero (in Francia ed Algeria), sia la sostanziale infondatezza della conclusione del P.M. in quanto l’on.Andreotti, Presidente del Consiglio in carica o Ministro degli Esteri, aveva comunque goduto in quelle quattro uniche occasioni della vigilanza della polizia del paese ospitante.
Non puo’ che ribadirsi allora la conclusione gia’ esposta in quella sede e cioe’ che non