IL PRESUNTO INCONTRO TRA GIULIO ANDREOTTI E SALVATORE RIINA A PALERMO NEL 1987
§ 1 – Le dichiarazioni di Baldassare Di Maggio.
Un’altra vicenda che, nella prospettazione dell’accusa, assume primario rilievo per dimostrare l’esistenza anche negli anni ’80 di intensi rapporti tra Giulio Andreotti e l’associazione mafiosa denominata Cosa Nostra e’ quella di un presunto incontro verificatosi a Palermo nel 1987 tra l’imputato e Salvatore Riina in persona.
L’accusa ha trovato fondamento nelle dichiarazioni di Baldassare Di Maggio che a quell’incontro assume di avere accompagnato Salvatore Riina e di essere stato quindi testimone diretto.
Le dichiarazioni di Baldassare Di Maggio sono state piuttosto articolate e spesso contraddittorie sia nel corso delle indagini che al dibattimento anche in ragione del fatto che il predetto all’inizio della sua collaborazione ha volutamente taciuto quanto a sua conoscenza sull’incontro tra Andreotti e Riina e su cio’ che poteva comunque indurlo a riferire di tale incontro.
Proprio in epoca contestuale e successiva al suo primo esame dibattimentale (dicembre 1996), peraltro, la complessiva attendibilita’ del Di Maggio – nuovamente tratto in arresto nell’ottobre del 1997 per gravissimi reati tra i quali anche omicidi - e’ stata messa in discussione essendo state accertate varie dichiarazioni menzognere, talora ammesse dallo stesso interessato, una determinazione piu’ volte esplicitata di calunnia, e progetti (realizzati) di inquinamento di processi attraverso deposizioni concordate con altri collaboratori.
Tali aspetti attengono alla attendibilita’ intrinseca del dichiarante che deve precedere la verifica dell’attendibilita’ della dichiarazione e quella in ordine alla sussistenza di riscontri esterni.
In conformita’ alla giurisprudenza della Suprema Corte (cfr. Cass. Sez. Unite n.1653 del 22 febbraio 1992), infatti, "ai fini di una corretta valutazione della chiamata in correita' a mente del disposto dell'art. 192, comma terzo, cod. proc. pen.", oltre al problema della credibilita’ del dichiarante ("in relazione, tra l'altro, alla sua personalita', alle sue condizioni socio-economiche e familiari, al suo passato, ai rapporti con i chiamati in correita' ed alla genesi remota e prossima della sua risoluzione alla confessione ed alla accusa dei coautori e complici"), il giudice deve "verificare l'intrinseca consistenza, e le caratteristiche delle dichiarazioni del chiamante, alla luce di criteri quali, tra gli altri, quelli della precisione, della coerenza, della costanza, della spontaneita'" procedendo solo successivamente all’esame dei riscontri cosiddetti esterni (cfr. anche Cass. Sez.VI sent. n.7240 del 17 giugno 1998 secondo cui la chiamata in correita', per assurgere al rango di prova pienamente valida a carico del chiamato, ai fini dell'affermazione della penale responsabilita' di costui, abbisogna anche di "una positiva valutazione in ordine … alle caratteristiche delle dichiarazioni accusatorie, sotto il profilo della loro precisione, coerenza, costanza, spontaneita' ").
Stabilita dunque con l’art.192, comma terzo, c.p.p. una vera e propria limitazione della liberta' di convincimento del giudice, fissando il divieto di attribuzione del valore di prova alla sola chiamata in correita', quando non sia accompagnata da "altri elementi di prova che ne confermano l'attendibilità", la Suprema Corte ha pertanto ribadito che il giudice, dopo avere risolto il problema della credibilita' del dichiarante (in relazione, tra l'altro, alla sua personalita', alle sue condizioni socio-economiche e familiari, al suo passato, ai rapporti con i chiamati in correita' e alla genesi remota e prossima della sua risoluzione alla confessione e all'accusa dei coautori e complici) deve in secondo luogo "verificare l'intrinseca consistenza e le caratteristiche delle dichiarazioni del chiamante alla luce di criteri come quelli della precisione, della coerenza, della costanza, della spontaneita'", procedendo infine all’esame dei riscontri cosiddetti esterni (Cass. Sez.I sent. n.13272 del 17 dicembre 1998).
E’ stato infatti autorevolmente affermato che "non si puo' procedere ad una valutazione unitaria della chiamata in correita' e degli "altri elementi di prova che ne confermano l'attendibilita'" se prima non si chiariscono gli eventuali dubbi che si addensino sulla chiamata in se', indipendentemente dagli elementi di verifica esterni ad essa" (cfr. Cass. Sez. Unite cit.).
Ed invero, tanto piu’ consistenti dovranno essere gli "altri elementi di prova" che confermano una chiamata di correo, quanto meno positivo sia risultato l'accertamento sulla credibilita' e sull'attendibilita' intrinseca, e viceversa (Cass. Sez. I sent. n. 1801 del 25 febbraio 1997).
I riscontri esterni, infatti, possono non avere carattere individualizzante solo in caso di elevata attendibilita' intrinseca della chiamata in correita' e di pregnante valore confermativo delle circostanze inerenti al fatto per cui si procede, laddove detto carattere e' da considerare invece indispensabile quando non sia possibile un tranquillizzante riconoscimento dell'attendibilita' intrinseca ed estrinseca delle dichiarazioni accusatorie a causa della presenza, in esse, di errori, contraddizioni e incoerenze (cfr. Cass. Sez. I sent. n.4584 del 18 agosto 1997).
Per una completa e corretta analisi e valutazione delle dichiarazioni di Baldassare Di Maggio sembra opportuno seguire anche un criterio cronologico di esposizione tenendo conto del fatto che nel corso del controesame condotto dalla difesa alle udienze del 12 e 13 dicembre 1996 sono state formulate al predetto innumerevoli contestazioni ed alcuni verbali a tal fine utilizzati sono stati poi acquisiti al fascicolo del dibattimento.
Uomo d’onore della famiglia di San Giuseppe Jato sin dal 1981, Baldassare Di Maggio, per volere di Salvatore Riina, divenne "reggente" del mandamento subito dopo l’arresto, dopo una lunga latitanza, di Bernardo Brusca (25 novembre 1985) e fino a quanto questi fu ammesso al regime degli arresti domiciliari il 24 novembre 1988 (dal 22 febbraio 1988 era agli arresti ospedalieri: cfr. sentenza di appello del maxiprocesso vol.1 pag.11).
Nel maggio del 1992, anche a causa di contrasti sorti con Giovanni Brusca, egli decise di lasciare la Sicilia e, dopo un mese circa trascorso in Canada, si trasferì in Piemonte.
L’8 gennaio 1993 venne tratto in arresto dai Carabinieri a Borgo Manero (Piemonte) perche’ trovato in possesso di un’arma illegittimamente detenuta e decise immediatamente di collaborare temendo per la propria vita nel caso in cui fosse stato tradotto in carcere.
Le prime dichiarazioni confessorie sono state rese proprio ai Carabinieri, tra i quali il Gen. Delfino, la stessa notte dell’arresto (9 gennaio 1993 alle ore 2,00), ed il Di Maggio ha subito fornito utili indicazioni che hanno condotto all’immediato arresto di Salvatore Riina avvenuto effettivamente a Palermo qualche giorno dopo (15 gennaio 1993).
Tali dichiarazioni e quelle rese successivamente al P.M. di Palermo sono utilizzabili in quanto integralmente confermate (pag.21 bobina n.1 verbale n.4 in produzione P.M.) nel corso dell’esame dibattimentale reso dal Di Maggio il 6 luglio 1993 dinanzi alla Corte di Assise di Palermo nel processo a carico di Greco Michele ed altri (cosiddetto processo per i delitti politici Reina, Mattarella, La Torre).
Il relativo verbale dibattimentale e’ stato prodotto dal P.M. ed acquisito al fascicolo del dibattimento (verbale di prova di altro procedimento n.4 in produzione P.M.).
Deve a tal riguardo evidenziarsi che in quel dibattimento il Di Maggio ha confermato tra l’altro anche il verbale di "spontanee dichiarazioni" reso ai Carabinieri il 9 gennaio 1993, di guisa che tale verbale, pur con le precisazioni compiute dal dichiarante nel corso dei successivi interrogatori all’A.G., e’ pienamente utilizzabile.
Orbene, proprio in tale primo verbale di dichiarazioni del 9 gennaio 1993 il Di Maggio gia’ accennava ad un episodio che, negli interrogatori successivi, sarebbe diventato preliminare proprio rispetto all’incontro tra Andreotti e Salvatore Riina di cui soltanto dopo qualche mese avrebbe parlato.
Egli testualmente riferiva di avere fatto da tramite tra il Riina e Ignazio Salvo "per combinare un incontro con Lima Salvo per discutere del maxiprocesso", incontro collocato genericamente negli anni "86/87".
In quell’occasione il Di Maggio chiariva anche la causale dell’incontro affermando che "si doveva discutere il passaggio del processo ad altra sezione perche’ in quel frangente vi erano giudici a latere (o popolari) non disponibili ad essere contattati" (pag.9 del verbale del 9 gennaio 1993).
Il Di Maggio poi aggiungeva di avere personalmente incontrato i cugini Antonino e Ignazio Salvo in due occasioni (avvenute a distanza di circa due mesi l’una dall’altra) avendo provveduto ad accompagnarli ad incontri con Bernardo Brusca e Salvatore Riina, all’epoca latitanti, avvenuti in contrada Aquino di Monreale e in localita’ "Ammuse" (rectius Dammusi), e che dopo quelle due occasioni non aveva piu’ visto i Salvo.
Il 18 gennaio 1993 il Di Maggio tornava sull’argomento e riferiva al P.M., "a precisazione di quanto verbalizzato davanti ai CC il 9 gennaio 1993" che:
A precisazione di quanto verbalizzato davanti ai CC. il 9.1.1993, relativamente all'interessamento di RIINA Salvatore per l'andamento del c.d. maxi-processo, devo dire che in una occasione io fui incaricato personalmente dal RIINA di andare da SALVO Ignazio e dirgli di contattare l'On. LIMA Salvo e di incaricare il parlamentare di "contattare il nostro comune amico", al quale dovevano essere altresì portati i saluti del RIINA, perchè si interessasse dell'andamento del maxi-processo; fin dalle prime battute, infatti, si era capito che questo andava male per gli imputati.
Io conoscevo già SALVO Ignazio, che mi era stato presentato come "uomo d’onore" da qualcuno dei BRUSCA, forse Giovanni, che avevo accompagnato a casa del SALVO, sita nei pressi della "Statua" di via Libertà.
Anche in quell'occasione andai a casa del SALVO Ignazio, che forse era detenuto agli arresti domiciliari; ero accompagnato da BRUSCA Emanuele, ed alla presenza di quest'ultimo riferii letteralmente il messaggio del RIINA Salvatore. Il SALVO disse che avrebbe provveduto, ma io non ne seppi più nulla.
I due altri incontri da me avuti con SALVO Ignazio e Nino, in entrambi i quali li accompagnai dal BRUSCA Bernardo (la prima volta) e dal BRUSCA Bernardo e dal RIINA (la seconda volta) sono avvenuti prima dell'arresto del BRUSCA stesso e, quindi, prima che io mi recassi a casa di SALVO Ignazio, per l'incarico di cui ho detto.
In nessuna di queste due precedenti occasioni assistetti ai colloqui, nè i SALVO mi furono presentati come "uomini d’onore".
L'incontro tra me ed il SALVO, a casa di questi, venne organizzato da BRUSCA Emanuele per il tramite di un parente - omissis - da Salemi, "uomo d’onore", da noi conosciuto proprio come "il nipote dei SALVO".
Il – omissis - lo avevo conosciuto circa sei mesi prima dell'incontro, e mi era stato ritualmente presentato da BRUSCA Giovanni; mostrava allora circa 40 anni, alto circa m. 1,70, ma più robusto e più rotondo in viso di me; vestiva elegantemente e non so che lavoro facesse.
Il soggetto indicato come "nipote dei Salvo" (il cui nome nel verbale prodotto al dibattimento del processo per i delitti politici, prodotto dal P.M. nel presente processo, e’ coperto da omissis) si identifica, secondo quanto e’ stato poi detto esplicitamente dal Di Maggio, in Paolo Rabito.
Ma proprio nel corso dell’interrogatorio reso al P.M. il 18 gennaio 1993 il Di Maggio ha riferito una circostanza che e’ stata oggetto al dibattimento di reiterate contestazioni da parte della difesa come appresso sara’ evidenziato.
Egli, infatti, tornando a parlare della riunione convocata da Salvatore Riina alla vigilia delle elezioni politiche nazionali del giugno del 1987 (nella quale Cosa Nostra decise di votare per il P.S.I. per "dare uno schiaffo alla D.C."), ha precisato che detta riunione avvenne "in epoca posteriore" all’incontro con Ignazio Salvo nel corso del quale egli gli aveva riferito il messaggio del Riina (pag.43 verbali allegati al verbale di prova n.4):
Confermo quanto già riferito nel verbale ai CC. del 9.1.1993 relativamente alla riunione avente per oggetto il comportamento da tenere in occasione delle elezioni politiche………A domanda della S.V., posso dire che tale riunione si colloca in epoca posteriore al mio incontro con SALVO Ignazio, al quale avevo riferito l'esplicito messaggio di RIINA Salvatore.
Il 17 febbraio 1993 il Di Maggio, contrariamente a quanto avrebbe riferito successivamente, escludeva in maniera decisa di avere mai conosciuto l’on.Salvo Lima (verbale contestato dal P.M. all’udienza del 13 dicembre 1996, pag.66):
"
Soltanto il 16 aprile 1993, infine, il Di Maggio riferiva compiutamente e per la prima volta dell’incontro cui aveva assistito tra l’on.Andreotti, Salvo Lima e Salvatore Riina a casa di Ignazio Salvo, e ritornava sull’argomento soltanto nel successivo interrogatorio del 16 dicembre 1993.
I relativi verbali, utilizzati dalla difesa dell’imputato per le numerose contestazioni mosse nel corso del dibattimento, sono stati acquisiti all’udienza del 12 dicembre 1996 (pagg.182 e 239 dell’udienza del 12 dicembre 1996) per le parti in cui il Di Maggio ha ritenuto di non confermare le relative dichiarazioni.
Nel corso dell’interrogatorio reso al P.M. il 16 aprile 1993, Baldassare Di Maggio riferiva, dunque, per la prima volta l’episodio affermando in sintesi che:
Il 16 dicembre 1993 Baldassare Di Maggio ritornava sull’argomento e, secondo quanto emerso nelle successive contestazioni operate al dibattimento, in sintesi riferiva che:
Nel presente processo Baldassare Di Maggio ha reso il suo esame alle udienze del 12 e 13 dicembre del 1996 (un nuovo esame e’ stato poi reso nel gennaio del 1998) ed ha in sintesi riferito che:
(udienza del 12 dicembre 1996 pag.39)
P.M. SCARPIN.: ecco. Poi ci sono state altre occasioni in cui lei ha incontrato i cugini SALVO insieme o separatamente?
DI MAGGIO B.: no, insieme poi no. Io ho incontrato co... poi IGNAZIO SALVO.
P.M. SCARPIN.: uhm. Vuole raccontare questo incontro?
DI MAGGIO B.: TOTO' RIINA mi manda da IGNAZIO SALVO, accompagnato da MANUELE BRUSCA, e a portare una notizia, diciamo, a IGNAZIO SALVO. E allora, e mi accompagna MANUELE BRUSCA, e andiamo nella casa di IGNAZIO SALVO, che si trova vicino alla statua, in VIA LIBERTA', comunque una traversa là nei paraggi. E allora siamo andati con MANUELE BRUSCA là, e siamo... ad aspettare fuori c'era PAOLO RABITO. E... e allora siamo entrati dal ca... dal garage; dal garage siamo... tramite un'ascensore siamo arrivati all'attico. Così siamo entrati e... e ho parlato con IGNAZIO SALVO. Il messaggio che gli dovevo dare... e RIINA mi ha detto, dice: "mandaci i saluti, gli dai i saluti a IGNAZIO SALVO, e gli dici che va a salutare l'amico comune, e gli dice che si inte... e l'Onorevole ANDREOTTI non fa niente per interessarsi per il Maxi-Processo". E allora in quell'occasione gli dovevo riferire un'altra cosa; e così ho fatto allontanare MANUELE BRUSCA, dicendogli che "'U ZU TOTO'" vuole un appuntamento con l'Onorevole LIMA, eh... con l'Onorevole ANDREOTTI. E così ho passato il messaggio.
P.M. SCARPIN.: ho capito. Senta lei...
PRESIDENTE: lei in che...
P.M. SCARPIN.: un attimo PRESIDENTE:, mi scusi.
PRESIDENTE: no, prego.
P.M. SCARPIN.: se mi consente, vorrei condurre questo passaggio delicato. Lei ha parlato di PAOLO RABITO.
DI MAGGIO B.: sì.
P.M. SCARPIN.: la persona... E ci vuole dire chi è questo PAOLO RABITO?
DI MAGGIO B.: PAOLO RABITO è della "famiglia" di SALEMI, diciamo nipote, pronipote, comunque lo chiamava zio, di IGNAZIO SALVO.
P.M. SCARPIN.: quindi era uomo d'onore.
DI MAGGIO B.: sì.
P.M. SCARPIN.: ecco, lei ha detto quindi che per conto di RIINA chiede a IGNAZIO SALVO di procurare un appuntamento con ANDREOTTI. Ecco. E poi questo appuntamento si verificò o no?
DI MAGGIO B.: sì.
P.M. SCARPIN.: vuole raccontare che successe?
DI MAGGIO B.: successe che un giorno viene all'officina a chiamarmi ANGELO LA BARBERA, dicendo di... un giorno... e non ricordo che giorno era, nel primo pomeriggio, verso le due, due e mezza, dice: "devi prendere la macchina, devi venire là, al pollaio", che sarebbe dietro la CASA DEL SOLE. E così dice, "però devi venire pulito, vestito ben pulito". E allora io quel giorno, vestito pulito, vado là, arrivo prima nel pollaio, aspetto; nel frattempo arriva TOTO' RIINA e PINO SANSONE. Così SALVATORE RIINA si mette sopra la macchina con me e ci siamo avviati; e mi ha detto, dice: "dobbiamo andare nella casa di IGNAZIO SALVO". E così siamo andati nella casa di IGNAZIO SALVO. Ad aspettare davanti al cancello, diciamo di dietro, perché di dietro c'era un ingresso che va verso i garage.
PRESIDENTE: che significa "di dietro"?
DI MAGGIO B.: no la strada principale.
PRESIDENTE: non dalla strada principale.
DI MAGGIO B.: no. Era la strada che... diciamo, laterale.
P.M. SCARPIN.: quindi vuol dire che non era l'ingresso principale? Era un ingresso secondario? E' questo che vuol dire?
DI MAGGIO B.: sì, sì.
P.M. SCARPIN.: uhm. Andiamo avanti!
DI MAGGIO B.: e allora siamo and... c'era là ad aspettare PAOLO RABITO, ci ha aperto il cancello, e siamo entrati direttamente con la macchina sotto il garage. Così ci siamo messi sull'ascensore e siamo saliti io, PAOLO e TOTO' RIINA all'attico, dove è arrivato IGNAZIO SALVO, ci è venuto a salutare. E allora abbiamo percorso il corridoio, e siamo entrati nel salotto. E lì così vidi l'Onorevole LIMA e l'Onorevole ANDREOTTI. E allora, loro si sono alzati, l'Onorevole ANDREOTTI e LIMA. E RIINA li appronta e... e li bacia; un bacio sulle guance, uno a destra e uno a sinistra. E così dice: "questo è BALDUCCIO". Io gli dò la mano, lo saluto, e RIINA mi dice: "vattene là dentro". E me ne sono andato nella stanza, diciamo, nella cucina. Nella cucina dove c'era PAOLO RABITO, e sono stato là con PAOLO RABITO a parlare del più e del meno, e così dopo un po' di tempo, viene "'U ZU IGNAZIO", SALVO, mi viene a chiamare, dice: "vieni, a salutare, che dovete andare via". Così sono andato là dentro, ho salutato, RIINA ha salutato di nuovo, e ci ha accompagnato all'ascensore. Dall'ascensore siamo andati in garage, abbiamo preso la macchina, e ce ne siamo andati. E allora, per la strada RIINA, diciamo, non mi disse la conversazione che hanno avuto, quello che non hanno avuto, però mi ha detto questo discorso, di tenerlo abbastanza chiuso. Poi mi domanda di suo compare, come stava, come non stava, della mia famiglia, discorsi così.
P.M. SCARPIN.: senta, torniamo un attimo indietro. Ci vuole descrivere la stanza nella quale lei vide, quando entrò con RIINA, l'Onorevole ANDREOTTI e l'Onorevole LIMA?
DI MAGGIO B.: sì. E allora, si... si accedeva a questo corridoio, sulla... sul lato destro, c'era questo so... soggiorno, era un soggiorno grande, diciamo, due... tipo due stanze, belle grandi. Dove entrando, alla mia sinistra c'era una libreria, sempre a sinistra c'era una scrivania, poi c'erano sul lato, la libreria, i divani, poi c'erano... sul lato destro c'era un tavolo, e dei tappeti per terra. Poi guardando sopra sul lato destro, c'era un grande terrazzo con tanti fiori.
P.M. SCARPIN.: lei ricorda come era vestito ANDREOTTI?
DI MAGGIO B.: mah, non ricordo, però mi sembra un tipo scuro, un vestito scuro.
P.M. SCARPIN.: senta, lei ha detto che gli ha stretto la mano.
DI MAGGIO B.: sì.
P.M. SCARPIN.: si è reso conto dell'altezza di ANDREOTTI? Più o meno, ci può dire quando lo ha visto che altezza aveva?
DI MAGGIO B.: mah, altezza vera è, diciamo, era abbastanza alto, diciamo. Però l'altezza qua... non lo so dire, perché mica io metto a misurare le persone!
P.M. SCARPIN.: ho capito. Abbastanza alto. Senta, vuole descrivere ora la stanza nella quale lei attese, insieme a PAOLO RABITO che si concludesse l'incontro?
DI MAGGIO B.: una grande cucina, con un grande tavolo... una, diciamo, una stanza, una cucina da pranzo.
P.M. SCARPIN.: quanto tempo durò questo incontro?
DI MAGGIO B.: mah, non guardavo l'orologio, ma però penso dalle due ore, alle tre ore, qualcosa del genere.
P.M. SCARPIN.: uhm, uhm. Senta, quando si svolse questo incontro?
DI MAGGIO B.: quando si svolse? Nell'87.
P.M. SCARPIN.: c'era... questo incontro avvenne prima o dopo la sentenza di primo grado del Maxi-Processo? Quella del PRESIDENTE: GIORDANO, per intenderci.
DI MAGGIO B.: no, prima della sentenza.
P.M. SCARPIN.: questo incontro avvenne prima o dopo le elezioni politiche del 1987 delle quali lei ha parlato?
DI MAGGIO B.: ma mi sembra che... dopo le elezioni.
P.M. SCARPIN.: dopo le elezioni. IGNAZIO SALVO era libero o era agli arresti domiciliari?
DI MAGGIO B.: era agli arresti domiciliari.
P.M. SCARPIN.: e questo fatto non creava delle difficoltà? Andare lei e RIINA a casa di una persona che era agli arresti domiciliari, controllato dalla Polizia?
AVV. COPPI: ci opponiamo PRESIDENTE:, ci opponiamo...
P.M. SCARPIN.: allora...
PRESIDENTE: Pubblico Ministero, evitiamo di fare queste domande di tipo suggestivo. La difesa ha ragione nell'opporsi.
P.M. SCARPIN.: allora proponete...
PRESIDENTE: gli faccia una domanda in maniera... insomma, non la posso suggerire io la domanda!
P.M. SCARPIN.: questo fatto provocò delle difficoltà?
DI MAGGIO B.: no, no, perché a parte tutto, non creava difficoltà se una persona era agli arresti domiciliari, e... era tranquillamente, perché io ho visto, diciamo, sono stato a casa di BRUSCA, e magari i Carabinieri, o telefonavano per dire se era tutto apposto, o suonavano al citofono per dire: "è tutto apposto?", e se ne andavano. Senza nessun controllo e né niente.
P.M. SCARPIN.: sì. Senta, lei ha detto che RIINA la incarica di andare da IGNAZIO BRUSCA per portare il messaggio... da IGNAZIO SALVO per potare il messaggio che ha riferito e va insieme a EMANUELE BRUSCA.
DI MAGGIO B.: sì.
P.M. SCARPIN.: perché va insieme a EMANUELE BRUSCA?
DI MAGGIO B.: perché lui conosceva, diciamo, la casa di IGNAZIO SALVO.
P.M. SCARPIN.: che lui conosceva la casa di IGNAZIO SALVO?
DI MAGGIO B.: sì.
P.M. SCARPIN.: lei non c'era mai stato in precedenza nella casa di IGNAZIO SALVO?
DI MAGGIO B.: no.
…………
P.M. SCARPIN.: senta, quando siete arrivati con RIINA... quando siete arrivati con RIINA dinanzi alla casa di IGNAZIO SALVO, no, quando c'era PAOLO RABITO, lei sulla strada ha visto macchine blindate, macchine di rappresentanza, scorte, cose di questo genere?
DI MAGGIO B.: no, no.
P.M. SCARPIN.: quando siete usciti, alla fine dell'appuntamento, ha visto macchine blindate, scorte, poliziotti, qualcuno che stava aspettando?
DI MAGGIO B.: no. Non notai niente.
P.M. SCARPIN.: senta, alla fine dell'incontro, quindi, se ho ben capito, IGNAZIO SALVO la viene a chiamare, lei va a salutare.
DI MAGGIO B.: sì.
Lo stesso P.M. procedeva quindi ad un’articolata e complessiva contestazione sulla base delle varie e diverse dichiarazioni rese dal Di Maggio nel corso delle indagini preliminari, evidenziando soprattutto che inizialmente egli aveva detto di non avere mai piu’ rivisto i cugini Salvo dopo i due incontri ad Aquino e a Dammusi, di non avere mai conosciuto o incontrato l’On.Salvo Lima, e chiedendogli altresi’ le ragioni per le quali aveva taciuto sull’incontro tra Riina ed Andreotti:
P.M. SCARPIN.: Signor DI MAGGIO, lei stamane ha riferito questo episodio, nei termini in cui lo ha raccontato. Però, quando lei è stato sentito dai Carabinieri, il 9 gennaio del '93, in sede di spontanee dichiarazioni e quando è stato interrogato dalla Procura di PALERMO, nel gennaio, nel febbraio, del 1993, ha dichiarato, in sede di spontanee dichiarazioni...
PRESIDENTE: allora è una contestazione?
P.M. SCARPIN.: le faccio, una contestazione, sotto la forma della...
PRESIDENTE: o è una contestazione o è una contestazione...
P.M. SCARPIN.: allora diciamo che è una contestazione. Lei ha dichiarato in sede di spontanee dichiarazioni, che con i cugini SALVO aveva avuto soltanto due incontri, e cioè quelli in CONTRADA DAMMUSI e in CONTRADA AQUINO-MONREALE. Poi sentito dalla Procura Repubblica, ha escluso di avere conosciuto l'Onorevole LIMA, e poi nel raccontare che era stato incaricato da SALVATORE RIINA di portare quel messaggio a IGNAZIO SALVO, quando andò insieme a EMANUELE BRUSCA, omise...
……...
P.M. SCARPIN.: allora, verbale di spontanee dichiarazioni del 9 gennaio.
PRESIDENTE: ascolti DI MAGGIO, ascolti.
P.M. SCARPIN.: "in un'occasione mi sono recato con una A112, prestatami da BRUSCA VITINO, a LA FAVORITA, dove ho trovato ad attendermi NINO SALVO e IGNAZIO. Li ho accompagnati in una casetta di campagna in zona AQUINO di MONREALE, dove li attendeva BRUSCA BERNARDO, che era latitante." Io sto leggendo questa parte ma in effetti non dovrei leggerla perché non c'è nessuna difformità rispetto a quello che ha detto ora, perché dovrei andare direttamente alla fine, se dobbiamo essere aderenti...
PRESIDENTE: vada al...
P.M. SCARPIN.: ...alla tecnica, in cui l'unico punto è "dopo dette occasioni, non ho più incontrato NINO SALVO e IGNAZIO." Cioè non ha senso che io legga un verbale che coincide esattamente a quello che ha detto...
PRESIDENTE: Pubblico Ministero, siccome sono acquisite al fascicolo del dibattimento, sia pure con omissis, quindi possiamo noi...
P.M. SCARPIN.: a maggior ragione mi chiedo perché.
PRESIDENTE: va be', quindi il Tribunale...
P.M. SCARPIN.: esatto.
PRESIDENTE: va bene.
P.M. SCARPIN.: quindi tecnicamente, io non lo leggo perché non c'è difformità. Il punto invece in cui, c'è una versione che fu data diversa da quella di oggi, è questa: "dopo detta occasione, - e si tratta quindi dei due incontri di cui ha parlato stamattina - AQUINO e a DAMMUSI..."...
PRESIDENTE: sì, sì, mi pare.
P.M. SCARPIN.: DAMMUSI, "...non ho più incontrato NINO SALVO ed IGNAZIO". E' chiaro? Ecco. Allora, poi 17 febbraio, lei ha dichiarato: "ho letto su un settimanale, di un discorso che mi viene attribuita una dichiarazione, secondo cui, io avrei accompagnato RIINA SALVATORE nella villa di MONDELLO dell'Onorevole LIMA SALVATORE. Tale notizia, assolutamente falsa, e ripeto, che io non ho mai conosciuto l'Onorevole LIMA, né sono mai stato nella sua villa. E a proposito dell'Onorevole LIMA, non posso che confermare quanto già detto, sul mio incontro con SALVO IGNAZIO, su incarico del RIINA, a proposito del Maxi-Processo". Infine, e qui non posso dare lettura, perché non c'è una parte divergente, quando lei ha raccontato dell'incarico di RIINA di portare il messaggio...
PRESIDENTE: non è meglio uno alla volta, che risponde uno alla volta? Perché anche noi facciamo confusione. La prima domanda era quella sui SALVO, che non c'era più stato alcun altro incontro. Vogliamo chiedere...
P.M. SCARPIN.: Signor PRESIDENTE:, mi scusi, siccome la finalità è unica, e non c'è una norma del codice che dice che bisogna farne una a una...
PRESIDENTE: siamo d'accordo, servono per motivi di comprensione...
P.M. SCARPIN.: eh, e per motivi di comprensione...
PRESIDENTE: ...da parte di tutti!
P.M. SCARPIN.: ...io ritengo di doverle fare, e ho finito, in un unico contesto. Infine, e qui non posso fare la contestazione perché manca il verbale, quando lei ha raccontato di essere stato incaricato a portare il messaggio a RIINA, si è fermato sino al punto in cui lei ha raccontato di avere riferito a IGNAZIO SALVO di portare i saluti al comune amico per il Maxi-Processo. La seconda parte, quella dell'appuntamento, non l'ha raccontata. Vuole spiegare, i motivi di tutte queste versioni diverse da quelle che ha reso stamattina?
…………
DI MAGGIO B.: diciamo, perché io prima ho detto che l'avevo visti in due occasioni, tre occasioni, e ora sto raccontando il fatto...
PRESIDENTE: i cugini SALVO.
DI MAGGIO B.: i cugini SALVO...
PRESIDENTE: sì.
DI MAGGIO B.: ...più chiaro. Perché, durante la mia collaborazione, diciamo, e in detenzione extra- carceraria, io ero fortemente preoccupato diciamo, per me e per la mia famiglia, e sopratutto per parlare di un discorso così grosso, diciamo, parlare di LIMA e dell'Onorevole ANDREOTTI, perciò non ero io pronto, per parlare di quel discorso. E allora, quando io ho chiesto incontri, per vedermi con il Procuratore di PALERMO, con CASELLI, per avere certe, diciamo, sicurezze nei miei confronti e nei confronti del... della mia famiglia. E allora, tramite i Carabinieri, dove io ero, e tramite il mio Avvocato, si è venuto a creare questo incontro. Dove lui mi ha ra... rassicurato per me e per la mia fa... e per la mia famiglia e allora in... in quella occasione, io ne parlai. Questo è stato il discorso, perché io non ne volevo parlare prima, perché io ero fortemente preoccupato per questa storia.
P.M. SCARPIN.: quindi non ne parlò per paura?
DI MAGGIO B.: sì.
Anche la difesa dell’imputato muoveva numerose contestazioni al Di Maggio, ponendo in rilievo i molteplici contrasti rilevabili nel raffronto tra le varie dichiarazioni rese dal collaborante nel tempo e con riferimento a vari punti:
a) i rapporti e gli incontri con i cugini Salvo
b) la conoscenza con l’on.Lima
c) la collocazione temporale dell’incontro tra Andreotti e Salvatore Riina a casa di Ignazio Salvo
d) l’oggetto della conversazione tra Andreotti e Riina
e) la durata e le modalita’ dell’incontro
In particolare a seguito delle suddette contestazioni sono emersi i seguenti contrasti.
Quanto alla conoscenza ed ai rapporti con i cugini Salvo si e’ gia’ visto come il Di Maggio avesse inizialmente parlato – il 9 gennaio 1993 – di due soli incontri avvenuti in contrada Aquino ed in localita’ Dammusi aggiungendo subito dopo che egli non aveva mai piu’ visto i Salvo dopo quelle due occasioni.
Per completezza deve rilevarsi come in realta’ proprio in quel primo verbale di spontanee dichiarazioni il Di Maggio avesse pure riferito di essere stato il tramite tra Ignazio Salvo e Salvatore Riina "per combinare un incontro con Lima Salvo per discutere sul maxiprocesso (anno 86/87)".
Ed aveva altresi’ aggiunto che oggetto dell’incontro era stato il "passaggio del processo ad altra sezione" in quanto i giudici (a latere o popolari) erano inavvicinabili (pag.9 verbali allegati al verbale n.4 prodotto dal P.M.):
Io ho fatto da tramite tra RIINA Toto’ e SALVO Ignazio per combinare un incontro con LIMA Salvo per discutere sul maxiprocesso (anno 86/87) in quanto si doveva discutere il passaggio del processo ad altra sezione perche’ in quel frangente vi erano giudici a latere (o popolari) non disponibili ad essere contattati
Si comprendeva quindi che, oltre ai due incontri di Dammusi e Aquino, doveva esservi stata una terza occasione di contatto o incontro con Ignazio Salvo avvenuta tra il 1986 ed il 1987.
Nell’interrogatorio del 18 gennaio 1993 infatti il Di Maggio, stavolta dinanzi al P.M. di Palermo, precisava (in tal senso correggendo quanto riferito il 9 gennaio precedente) che effettivamente una volta, su incarico di Riina, egli si era recato a casa di Ignazio Salvo accompagnato da Emanuele Brusca ed in quell’occasione egli aveva riferito al Salvo il messaggio affidatogli dal Riina, ovvero di contattare l’on.Lima per incaricarlo di "contattare" il "loro comune amico", affinche’ si interessasse "dell'andamento del maxiprocesso" (cfr. pag.40 verbali allegati al verbale n.4 prodotto dal P.M.):
A precisazione di quanto verbalizzato davanti ai CC. il 9.1.1993, relativamente all'interessamento di RIINA Salvatore per l'andamento del c.d. maxi-processo, devo dire che in una occasione io fui incaricato personalmente dal RIINA di andare da SALVO Ignazio e dirgli di contattare l'On. LIMA Salvo e di incaricare il parlamentare di "contattare il nostro comune amico", al quale dovevano essere altresì portati i saluti del RIINA, perchè si interessasse dell'andamento del maxi-processo; fin dalle prime battute, infatti, si era capito che questo andava male per gli imputati.
Io conoscevo già SALVO Ignazio, che mi era stato presentato come "uomo d’onore" da qualcuno dei BRUSCA, forse Giovanni, che avevo accompagnato a casa del SALVO, sita nei pressi della "Statua" di via Libertà.
Anche in quell'occasione andai a casa del SALVO Ignazio, che forse era detenuto agli arresti domiciliari; ero accompagnato da BRUSCA Emanuele, ed alla presenza di quest'ultimo riferii letteralmente il messaggio del RIINA Salvatore. Il SALVO disse che avrebbe provveduto, ma io non ne seppi più nulla.
I due altri incontri da me avuti con SALVO Ignazio e Nino, in entrambi i quali li accompagnai dal BRUSCA Bernardo (la prima volta) e dal BRUSCA Bernardo e dal RIINA (la seconda volta) sono avvenuti prima dell'arresto del BRUSCA stesso e, quindi, prima che io mi recassi a casa di SALVO Ignazio, per l'incarico di cui ho detto.
In nessuna di queste due precedenti occasioni assistetti ai colloqui, nè i SALVO mi furono presentati come "uomini d’onore".
In questo interrogatorio quindi il Di Maggio confermava che vi era stata una terza occasione di incontro seppure con il solo Ignazio Salvo ed alla presenza di Emanuele Brusca, ma riferiva altresi’ una circostanza che avrebbe invece smentito in interrogatori successivi.
Egli infatti affermava il 18 gennaio 1993 al P.M. che, rispetto a quell’incontro svoltosi a casa di Ignazio Salvo con Emanuele Brusca, egli era gia’ stato in quell’abitazione ("Io conoscevo già SALVO Ignazio, che mi era stato presentato come "uomo d’onore" da qualcuno dei BRUSCA, forse Giovanni, che avevo accompagnato a casa del SALVO, sita nei pressi della "Statua" di via Libertà. Anche in quell'occasione andai a casa del SALVO Ignazio…").
In realta’ il Di Maggio in interrogatori successivi ha affermato in maniera decisa che quando si reco’ a casa di Ignazio Salvo per portargli il messaggio di Riina egli era stato accompagnato da Emanuele Brusca proprio perche’ era la prima volta che egli andava a casa del Salvo.
Solo quando il 16 aprile il Di Maggio ha rivelato quanto a sua conoscenza sull’incontro tra Giulio Andreotti e Salvatore Riina, egli ha dunque ammesso anche un quarto (ed apparentemente ultimo) incontro con Ignazio Salvo.
In sintesi egli nel corso di circa tre mesi ha modificato le proprie dichiarazioni passando da due a piu’ di tre incontri (Dammusi ed Aquino, cui aggiunge un incontro a casa di Ignazio Salvo, peraltro preceduto da altro non meglio precisato incontro nello stesso luogo ma con Giovanni Brusca) ed infine ad una quarta ed ultima occasione di incontro con Ignazio Salvo (con ritrattazione dell’incontro avvenuto con Giovanni Brusca).
Ma nemmeno quella fornita al dibattimento del presente processo e’ l’ultima e definitiva versione del Di Maggio perche’, come si vedra’ appresso, a Perugia nel processo per l’omicidio Pecorelli egli ha aggiunto una quinta occasione di incontro con Ignazio Salvo, stavolta in compagnia del solo Giovanni Brusca.
Nell’elencazione delle molteplici e reiterate contraddizioni del Di Maggio deve poi precisarsi che, sempre in ordine ai rapporti avuti con i Salvo, lo stesso collaborante si e’ piu’ volte palesemente contraddetto (e la difesa non ha mancato di rilevarlo e contestarlo) a proposito dell’occasione in cui i Salvo gli erano stati presentati come uomini d’onore.
Il 18 gennaio 1993 Baldassare Di Maggio ha infatti riferito con estrema precisione, come si e’ visto, che Ignazio Salvo gli era stato presentato come uomo d’onore da Giovanni Brusca che egli aveva accompagnato proprio a casa del Salvo e che in occasione dei due precedenti incontri di Dammusi e di Aquino i Salvo non gli erano stati ritualmente presentati:
Io conoscevo già SALVO Ignazio, che mi era stato presentato come "uomo d’onore" da qualcuno dei BRUSCA, forse Giovanni, che avevo accompagnato a casa del SALVO, sita nei pressi della "Statua" di via Libertà…… In nessuna di queste due precedenti occasioni assistetti ai colloqui, nè i SALVO mi furono presentati come "uomini d’onore".
Esaminato sul punto al dibattimento il Di Maggio ha completamente modificato la sua versione affermando che invece i cugini Salvo gli erano stati presentati come uomini d’onore sin dal primo incontro (Dammusi) e a seguito della contestazione del contenuto radicalmente opposto delle dichiarazioni rese il 18 gennaio 1993, il Di Maggio si limitava ad affermare che egli in detto interrogatorio era "confuso" (udienza del 12 dicembre 1996 pag.123):
AVV. COPPI: nell'incontro di DAMMUSI erano presenti entrambi i cugini SALVO?
DI MAGGIO B.: sì, sì.
AVV. COPPI: lei aveva preso un appuntamento con costoro per proseguire poi per DAMMUSI?
DI MAGGIO B.: no, no, GIOVANNI BRUSCA l'accompagnai in officina, ribatteva la strada con un'altra macchina, e poi l'abbiamo messo, una macchina... uno lui e uno io, e l'abbiamo portato a DAMMUSI.
AVV. COPPI: quindi lei non si aspettava l'arrivo dei due cugini SALVO?
DI MAGGIO B.: no, neanche li conoscevo! Non sapevo chi erano.
AVV. COPPI: ah, quella è stata l'occasione in cui li ha conosciuti?
PRESIDENTE: sì.
…………
AVV. COPPI: ...però lei conferma che in quell'occasione lei conobbe i SALVO, vero?
DI MAGGIO B.: sì.
AVV. COPPI: uhm. E' stata quella l'occasione in cui le vennero presentati i SALVO come uomini d'onore?
DI MAGGIO B.: sì.
AVV. COPPI: in quella occasione?
DI MAGGIO B.: sì.
AVV. COPPI: io leggo in questo verbale del 28... del 18 gennaio però, qualche cosa che mi sembra essere diverso, quando lei dice di essere andato a casa di...
DI MAGGIO B.: un minuto...
AVV. COPPI: ...IGNAZIO...
DI MAGGIO B.: ...un minuto, scusi.
AVV. COPPI: io leggo due cose, che mi sembrano in contrasto con quello che... anzi sono in contrasto con quello che lei ha detto. Lei quando dice di essere andato a casa di IGNAZIO SALVO per portargli i messaggi di RIINA, dice: "io conoscevo già SALVO IGNAZIO, che mi era stato presentato come uomo d'onore da qualcuno dei BRUSCA, forse GIOVANNI, che avevo accompagnato a casa dei SALVO sita nei pressi della STATUA DELLA LIBERTA'". Poi aggiunge: "in nessuna di queste due precedenti occasioni, quindi AQUINO e DAMMUSI, assiste... dunque i SALVO mi furono presentati come uomini d'onore". Invece lei adesso dice, siamo a pag. 41, secondo...
VOCE: sì gli ultimi due righi.
PRESIDENTE: ha capito la contestazione?
DI MAGGIO B.: sì, sì. Sì, ho capito.
PRESIDENTE: risponda.
DI MAGGIO B.: ehm... mi sono stati presentati da GIOVANNI BRUSCA a DAMMUSI, suo padre, non ricordo...
AVV. COPPI: sì, ma adesso lei ha detto che fu quella l'occasione in cui gli vennero presentati come uomini d'onore...
DI MAGGIO B.: sì.
AVV. COPPI: ...mentre il 18 gennaio aveva detto che né in occasione di AQUINO, né in occasione di DAMMUSI, i SALVO gli vennero presentati come uomini d'onore, per di più sembrerebbe che lei conoscesse i SALVO già da altro tempo.
DI MAGGIO B.: no, ehm... ci sarà stata una confusione in questa dichiarazione.
AVV. COPPI: quindi queste dichiarazioni che lei ha reso allora, non corrispondono al vero?
DI MAGGIO B.: no.
AVV. POLLERI: però lei il 18 gennaio non era confuso, perché lei ha detto che era confuso solo il 9 gennaio, il 18 gennaio era bello, tranquillo davanti a dei Magistrati!
DI MAGGIO B.: sì, ma tanto tranquillo non...
AVV. COPPI: tanto tranquillo, no, quindi lei ha fatto confusione?
DI MAGGIO B.: sì, sì.
AVV. COPPI: ha fatto confusione! Quindi prendiamo atto che anche il 18 gennaio lei ha fatto confusione, benissimo. Come siete andati...
PRESIDENTE: comunque, mi scusi, lei conferma che le furono presentati in quell'occasione del...
DI MAGGIO B.: sì, sì a DAMMUSI.
AVV. COPPI: sì, cioè cambia versione, e noi ovviamente chiediamo che il verbale venga allegato, questo...
Ma non si tratta dell’ultima versione del Di Maggio in quanto, interrogato a Perugia nell’ambito del processo per l’omicidio del giornalista Carmine Pecorelli, egli ancora una volta ha affermato, smentendo le dichiarazioni rese nel presente processo, che i cugini Salvo non gli furono presentati come uomini d’onore in occasione dell’incontro a Dammusi, e che invece il solo Ignazio Salvo gli era stato ritualmente presentato a casa di questi solo in epoca successiva, e da parte di Giovanni Brusca (cfr. verbale dell’udienza del processo di Perugia del 13 febbraio 1998, prodotto dal P.M. ed acquisito all’udienza del 15 dicembre 1998):
P.M. dr. Cannevale: ci dice poi se ha incontrato ancora Antonino o Ignazio Salvo?
Teste Di Maggio: io poi ho incontrato diciamo Ignazio Salvo, una volta... diciamo prima... no, è stato diciamo nel periodo dopo che Giovanni Brusca aveva l'obbligo della firma, io lo incontrai insieme a Giovanni Brusca nella sua casa a Palermo, dove Giovanni Brusca in quell'occasione me l'ha presentato e dopo diciamo....
P.M. dr. Cannevale: perché prima diciamo lei l'aveva già incontrato ma non le era stato presentato?
Teste Di Maggio: no, no.
P.M. dr. Cannevale: adesso, guardi, la collocazione temporale, magari la facciamo... adesso facciamogli raccontare i fatti, poi cerchiamo di capire bene anche quando sono accaduti. Quindi mi dica, che è successo? Lei ha incontrato Ignazio Salvo, le è stato presentato?
Teste Di Maggio: sì, mi è stato presentato come uomo d'onore della famiglia di Salemi.
P.M. dr. Cannevale: di?
Teste Di Maggio: di Salemi.
P.M. dr. Cannevale: e chi è... ha detto già chi glielo ha presentato così?
Teste Di Maggio: sì, Giovanni Brusca.
P.M. dr. Cannevale: questa presentazione dove è avvenuta?
Teste Di Maggio: a casa di Ignazio Salvo.
P.M. dr. Cannevale: dove lei è andato con Brusca?
Teste Di Maggio: sì.
P.M. dr. Cannevale: con quale Brusca?
Teste Di Maggio: prima ci sono andato con Giovanni Brusca e dopo ci sono andato con Emanuele Brusca.
P.M. dr. Cannevale: va bene. Che cosa è successo allora nella casa di Ignazio Salvo?
Teste Di Maggio: con Giovanni Brusca? Niente, me l'ha presentato, hanno discusso loro non so di che cosa perché si sono appartati da un'altra parte e poi siamo andati via.
P.M. dr. Cannevale: chi è che si è appartato?
Teste Di Maggio: Giovanni Brusca e Ignazio Salvo.
………… P.M. dr. Cannevale: vediamo di fermarci su qualche particolare su questa cosa. Innanzitutto prima ci ha parlato di un incontro che ha avuto con Ignazio Salvo, nel quale lei era con Giovanni Brusca.
Teste Di Maggio: sì.
P.M. dr. Cannevale: questo quando è successo più o meno?
Teste Di Maggio: questo nel...
P.M. dr. Cannevale: se non vuole dire una data può dire qualche fatto che prima dopo qualcosa, qualsiasi cosa che possa ancorarlo nel tempo?
Teste Di Maggio: nel periodo che lui presenziava al maxiprocesso, '86, inizio '87, in quel periodo mi sembra.
P.M. dr. Cannevale: invece questo altro incontro di cui ci ha parlato, se ho capito bene da Ignazio Salvo andate lei e Emanuele Brusca, è esatto?
Teste Di Maggio: sì.
P.M. dr. Cannevale: mandati da Totò Riina tutti e due?
Teste Di Maggio: sì.
…………
AVV. COPPI: quando avvenne allora la presentazione di Ignazio come uomo d'onore?
Teste Di Maggio: in casa di Ignazio Salvo.
Dunque Baldassare Di Maggio nel processo di Perugia riferisce, peraltro in termini di assoluta certezza, due circostanze di rilievo, smentendo palesemente se stesso e quanto aveva riferito appena un anno prima nel presente dibattimento.
Egli infatti dinanzi alla Corte di Assise di Perugia ha affermato che fu proprio Giovanni Brusca a presentargli come uomo d’onore il solo Ignazio Salvo in quella occasione, mentre a Palermo ha riferito invece che entrambi i cugini Salvo gli erano stati ritualmente presentati diversi anni prima a Dammusi
Ed ha altresi’ riferito nel processo di Perugia che a casa di Ignazio Salvo ando’ per la prima volta con Giovanni Brusca (e solo successivamente con Emanuele Brusca) laddove dinanzi a questo Tribunale ha invece riferito che quando si reco’ nell’abitazione di Ignazio Salvo per portare il messaggio di Riina fu accompagnato da Emanuele Brusca perche’ era la prima volta che vi si recava (12 dicembre 1996 del presente processo):
P.M. SCARPIN.: perché va insieme a EMANUELE BRUSCA?
DI MAGGIO B.: perché lui conosceva, diciamo, la casa di IGNAZIO SALVO.
P.M. SCARPIN.: che lui conosceva la casa di IGNAZIO SALVO?
DI MAGGIO B.: sì.
P.M. SCARPIN.: lei non c'era mai stato in precedenza nella casa di IGNAZIO SALVO?
DI MAGGIO B.: no.
……………
AVV. COPPI: perché lei non aveva bisogno di BRUSCA per arrivare a casa di IGNAZIO SALVO?
DI MAGGIO B.: no, avevo bisogno di BRUSCA.
AVV. COPPI: come?
DI MAGGIO B.: avevo bisogno di BRUSCA.
AVV. COPPI: e perché aveva bisogno di BRUSCA?
DI MAGGIO B.: perché non lo sapevo dove abitava!
AVV. COPPI: ma allora senta, quando lei dice nel verbale del 18 gennaio: "io conoscevo già IGNAZIO SALVO che mi era stato presentato come uomo d'onore da qualcuno dei BRUSCA, forse GIOVANNI, che avevo accompagnato a casa del SALVO, sita nei pressi della STATUA DELLA LIBERTA'", questo...
DI MAGGIO B.: ma lei questa cosa la tira di nuovo fuori, gliel'ho detto poco fa, questa... c'è stato lo sbaglio in questa...
AVV. COPPI: no, questo...
DI MAGGIO B.: perché a me mi sono stati presentati da GIOVANNI BRUSCA però secondo me c'è uno sbaglio, a casa dei SALVO.
PRESIDENTE: perché lei ha...
AVV. COPPI: guardi che lei non sta comprendendo quello che io le ho detto, lo sbaglio intanto lei lo ha riferito al problema della presentazione, io le sto dicendo un'altra cosa, lei ha dichiarato: "io conoscevo già SALVO IGNAZIO, che mi era stato presentato - lasciamo stare da chi - che avevo accompagnato a casa del SALVO". Allora io voglio sapere se questo accompagnamento è quello di cui stiamo parlando adesso, o se lei già in altre occasioni, aveva potuto andare a casa di IGNAZIO SALVO?
DI MAGGIO B.: no, no, in quell'occasione.
AVV. COPPI: quindi in quell'occasione, quindi lei non sapeva dove era la casa di IGNAZIO SALVO?
DI MAGGIO B.: sì.
La palese contraddittorieta’ delle dichiarazioni del Di Maggio emerge dunque con manifesta chiarezza proprio con riferimento sia alle occasioni di incontro con i Salvo sia riguardo all’epoca ed alle modalita’ di presentazione dei Salvo come uomini d’onore.
Le sue dichiarazioni sono dunque caratterizzate da una tale reiterata contraddittorieta’ da renderle in piu’ punti del tutto inaffidabili, difettando proprio del requisito essenziale dell’attendibilita’ intrinseca.
b) la conoscenza con l’on. Lima
La novita’ di maggiore rilievo, aggiunta dal Di Maggio solo il 16 aprile del 1993, e’ stata ovviamente quella dell’incontro a casa di Ignazio Salvo nel corso del quale egli vide l’on.Andreotti e l’on.Salvo Lima intrattenersi a parlare per ore con Salvatore Riina.
E’ stato sottolineato dall’accusa che il Di Maggio effettivamente sin dal 18 gennaio 1993, e dunque appena pochi giorni dopo l’avvio della sua collaborazione con l’A.G., aveva accennato ad un soggetto – il "nostro comune amico" - che Ignazio Salvo doveva far contattare dall’on.Lima e la cui identita’ egli avrebbe infine rivelato solo il 16 aprile successivo quando aveva deciso di raccontare l’episodio dell’incontro.
Non puo’ tuttavia tacersi che il Di Maggio, a seguito delle contestazioni della difesa, ha cercato di giustificare la sua reticenza del 18 gennaio 1993 non esitando ad affermare falsamente di avere in quell’occasione risposto, ai magistrati che lo interrogavano, di ignorare l’identita’ del "comune amico" cui Salvo Lima avrebbe dovuto rivolgersi, laddove invece dall’esame del suddetto verbale di interrogatorio non emerge affatto una circostanza di cosi’ palese rilievo (le richieste del P.M. di rivelare l’identita’ del "comune amico" e l’affermazione del dichiarante di ignorarla):
AVV. COPPI: il 18 gennaio lei aggiunge qualche cosa, perché il 18 gennaio lei dice di essere andato da SALVO IGNAZIO a dirgli di contattare l'Onorevole SALVO LIMA, ed incaricare il Parlamentare di contattare "il nostro comune amico", parole messe tra virgolette, "al quale dovevano essere altresì portati i saluti di RIINA, perché si interessasse dell'andamento del Maxi Processo". Quindi lei il 18 gennaio già introduce una persona, che poi lei identificherà con il Senatore ANDREOTTI, che evidentemente è persona di particolare rilievo perché è una persona a cui LIMA si deve rivolgere; ecco perché lo dico, che non mi convince molto la sua affermazione di questa mattina. E quindi la prego di prendere in considerazione questa contestazione che io le muovo. E cioè lei già il 18 gennaio introduce questa quarta persona nel suo discorso.
PRESIDENTE: dica!
DI MAGGIO B.: sì, in effetti io dalla mia collaborazione... che volevo collaborare a tutti gli effetti; allora, a un certo però poi mi sono preoccupato e io ho messo il punto in questi discorsi. Comunque...
AVV. COPPI: quando...
DI MAGGIO B.: sì.
AVV. COPPI: quando lei ha fatto riferimento a questa... a questo "nostro comune amico" che doveva essere contattato, le venne fatta qualche domanda allo scopo di identificare questo comune amico? Perché dal verbale non risulta nulla.
DI MAGGIO B.: sì, me... me l'avranno detto chi era 'sto comune amico, perciò...
AVV. COPPI: e lei che cosa ha detto?
DI MAGGIO B.: io non ho detto niente.
AVV. COPPI: beh, senta, io... e qui i casi sono due: o questo verbale non riproduce con esattezza quello che è successo quel giorno, o lei oggi sta dicendo una cosa non corrispondente al vero; perché a me pare... ecco perché ho detto che mi pare strano. Qui c'è un riferimento: "contattare il nostro comune amico". Il verbale prosegue, non risulta che le siano state fatte domande su questo punto; invece lei adesso dice che domande le sono state fatte, inviti a...
PRESIDENTE: "me le avranno".
AVV. COPPI: mi avra...
PRESIDENTE: "me le avranno".
AVV. COPPI: "me le avranno, ma io non ho detto niente". Allora io voglio che lei sia più preciso. Intanto cominciamo a stabilire se parlando con dei Magistrati, perché adesso siamo di fronte a Magistrati, quando lei ha parlato di contattare "il nostro comune amico", lei è stato invitato a precisare chi fosse il comune amico. Qui mi deve rispondere con un sì o con un no.
DI MAGGIO B.: io... loro me l'hanno detto, ma io non l'ho detto chi era il comune amico.
AVV. COPPI: quindi loro, i Magistrati, le hanno chiesto di precisare...
DI MAGGIO B.: chi era.
AVV. COPPI: e lei non ha risposto. Ha spiegato perché non intendeva rispondere?
DI MAGGIO B.: no, no.
AVV. COPPI: e i Magistrati si sono acquietati a questo suo "no"?
DI MAGGIO B.: sì, sì, non lo sapevo io chi era.
AVV. COPPI: non sapeva cosa?
DI MAGGIO B.: gli ho detto che non lo sapevo chi era.
AVV. COPPI: che non sapeva chi fosse "il nostro comune amico"?
DI MAGGIO B.: sì.
AVV. COPPI: benissimo. Questo però a verbale non risulta. Lei rileggendo il verbale si è accorto che nel verbale non venivano riportare delle sue dichiarazioni e domande?
PRESIDENTE: lei l'ha riletto il verbale?
DI MAGGIO B.: no, non l'ho riletto.
AVV. COPPI: va bene. Però l'ha firmato?
DI MAGGIO B.: sì, sì.
E’ ben vero che in quell’interrogatorio del 18 gennaio 1993 egli aveva comunque deciso di non aggiungere altro, tanto che ha dovuto mentire affermando anche di non avere saputo piu’ nulla del seguito della vicenda dopo che Ignazio Salvo, recepito il messaggio trasmessogli da Riina per il tramite di esso Di Maggio, aveva assicurato che avrebbe provveduto.
E la conferma della volonta’ di continuare a tacere anche negli interrogatori successivi al 18 gennaio 1993 (e prima del 16 aprile 1993) su quanto egli sapeva in ordine all’episodio dell’incontro con Andreotti, si trae dalla circostanza che il Di Maggio ancora il 17 febbraio 1993 mentiva precisando spontaneamente di non avere mai conosciuto l’On.Lima:
Ho letto su un settimanale, di un discorso che mi viene attribuita una dichiarazione, secondo cui, io avrei accompagnato RIINA SALVATORE nella villa di MONDELLO dell'Onorevole LIMA SALVATORE. Tale notizia, assolutamente falsa, e ripeto, che io non ho mai conosciuto l'Onorevole LIMA, né sono mai stato nella sua villa. E a proposito dell'Onorevole LIMA, non posso che confermare quanto già detto, sul mio incontro con SALVO IGNAZIO, su incarico del RIINA, a proposito del Maxi-Processo
Ma se questa menzogna ammessa dal Di Maggio appare funzionale, come si e’ detto, al proposito che egli fino a quel momento voleva mantenere di non parlare con l’A.G. dell’incontro con Lima, Riina e Andreotti a casa di Ignazio Salvo, le numerose contraddizioni che appresso saranno analiticamente evidenziate investono invece direttamente proprio le rivelazioni del collaborante in merito al suddetto incontro.
c) la collocazione temporale dell’incontro tra Andreotti e Salvatore Riina a casa di Ignazio Salvo
Le dichiarazioni di Baldassare Di Maggio sull’epoca in cui si sarebbe svolto l’incontro tra l’odierno imputato e Salvatore Riina sono state caratterizzate da una irrimediabile e reiterata contraddittorieta’ al punto che persino l’anno in cui l’episodio dovrebbe essere collocato e’ stato oggetto di innumerevoli contestazioni, richieste di chiarimento e rettifiche.
E per ricostruire analiticamente la serie di dichiarazioni rese dal Di Maggio sul punto occorre prendere le mosse proprio dalle sue iniziali dichiarazioni, cui gia’ si e’ fatto cenno, sulla riunione che Salvatore Riina convoco’ alla vigilia delle elezioni politiche del 14 giugno 1987 per dare le proprie indicazioni di voto in favore del P.S.I., riunione cui partecipo’ personalmente proprio il collaborante.
Tale riunione assume un rilievo centrale in quanto lo stesso Di Maggio ad essa ha fatto riferimento allorquando, dal 16 aprile 1993 in poi, ha rivelato l’episodio dell’incontro tra Riina e Andreotti a casa di Ignazio Salvo ed ha cercato di collocarlo nel tempo.
Giova rilevare che alla suddetta riunione (con le indicazioni di Riina di votare per il P.S.I.) era presente anche Antonino Madonia che e’ stato arrestato il 6 maggio 1987, quindi tale riunione non puo’ che essere avvenuta prima di tale data:
P.M.: NATOLI: sì. Signor DI MAGGIO, lei ha parlato ieri di una riunione di capimandamento e di reggenti di mandamento, come lei, organizzata da SALVATORE RIINA prima delle elezioni politiche del 1987. Tra questi... tra i presenti vi era pure ANTONINO MADONIA?
DI MAGGIO B.: sì.
P.M.: NATOLI: ed allora PRESIDENTE:, in relazione a questo, chiediamo di produrre un documento costituito dal certificato di detenzione dell'ANTONINO MADONIA, attraverso il quale si può dedurre che, essendo stato arrestato l'ANTONINO MADONIA il 6 maggio del 1987, abbiamo un limite temporale al quale ancorare la famosa riunione
Secondo la versione finale offerta al Tribunale da Baldassare Di Maggio, l’incontro tra Andreotti e Riina sarebbe avvenuto certamente qualche mese dopo le elezioni del giugno 1987 e prima della pronuncia (16 dicembre 1987) della sentenza di primo grado nel cd. maxiprocesso.
A cio’ deve aggiungersi che il Di Maggio ha precisato che l’incontro segui’ di appena quindici giorni o un mese quello in cui egli aveva riferito riservatamente ad Ignazio Salvo la richiesta di Salvatore Riina di fissare un appuntamento con l’uomo politico:
P.M. SCARPIN.: ………. Senta, quando si svolse questo incontro?
DI MAGGIO B.: quando si svolse? Nell'87.
P.M. SCARPIN.: c'era... questo incontro avvenne prima o dopo la sentenza di primo grado del Maxi-Processo? Quella del PRESIDENTE: GIORDANO, per intenderci.
DI MAGGIO B.: no, prima della sentenza.
P.M. SCARPIN.: questo incontro avvenne prima o dopo le elezioni politiche del 1987 delle quali lei ha parlato?
DI MAGGIO B.: ma mi sembra che... dopo le elezioni.
AVV. COPPI: ……… l'incontro che lei ha avuto con IGNAZIO SALVO per trasmettergli le richieste di RIINA, e il successivo incontro a quattro con il bacio, non è trascorso molto tempo?
DI MAGGIO B.: mah, non lo so, quindici, un mese...
PRESIDENTE: quindici giorni, un mese.
AVV. COPPI: quindici giorni, un mese. Quindi è trascorso un mese o quindici giorni fra questi due incontri, d'accordo.
………….
AVV. COPPI: adesso le faccio questa domanda e la prego di rispondere a questa. Rispetto all'inizio del Maxi-Processo, che penso lei ricorderà, il suo intervento presso IGNAZIO SALVO, quando io parlo di intervento presso IGNAZIO SALVO faccio sempre riferimento all'intervento per combinare l'incontro, così ci capiamo subito. Questo suo intervento su IGNAZIO SALVO quando avvenne?
DI MAGGIO B.: ma nel corso del Maxi-Processo, se era...
AVV. COPPI: sì, ma io le ho fatto la domanda, rispetto all'inizio, quando avvenne.
PRESIDENTE: rispetto... lei lo sa quando è iniziato il Maxi-Processo? Perché appunto la domanda è così, rispetto all'inizio del Maxi-Processo, quando è avvenuto questo incontro.
DI MAGGIO B.: no, non mi ricordo.
AVV. COPPI: ma lei sa quando è iniziato, appunto, il non ricordo, è il non ricordo, risponde alla domanda mia o alla domanda del PRESIDENTE:?
PRESIDENTE: no, no, non ricorda quando è iniziato il Maxi-Processo.
AVV. COPPI: allora glielo dico io quando è iniziato il Maxi-Processo. Il Maxi-Processo è iniziato il 10 febbraio del 1986. Ecco, rispetto al febbraio del 1986, lei ricorda quando è avvenuto questo intervento? Quindi, le riformulo la domanda. Cioè, l'inizio del Maxi-Processo, mi pare, c'era una discordanza tra l'Avvocato Sbacchi e me, ma è di giorni, quindi diciamo, il Maxi-Processo inizia il 10 febbraio 1987, comunque in quei giorni, ecco, rispetto al febbraio del... (voci in sottofondo).
PRESIDENTE: va bene, però poco fa l'avevo detto...
AVV. COPPI: '86.
PRESIDENTE: sì.
AVV. COPPI: ecco, rispetto al 10 febbraio '96, il suo intervento su IGNAZIO SALVO quando avvenne?
DI MAGGIO B.: bah, nell'87 intervenne.
AVV. COPPI: nell'87?
DI MAGGIO B.: sì, sì, ma non so se era nel finire o... non lo so se era nel finire il Maxi-Processo.
AVV. COPPI: ma lei ricorda quando è stata emessa la sentenza del Maxi-Processo? Glielo hanno ricordato già i miei contraddittori questa mattina. Lei ricorda? Lo posso dire no? Siamo...
DI MAGGIO B.: no...
AVV. COPPI: ...che è del dicembre dell'87, quindi collocando questo intervento nell'arco temporale che va dal febbraio dell'86 al dicembre dell'87, siamo più vicini al dicembre dell'87 o al febbraio dell'86?
PRESIDENTE: lei ha detto nell'87, ma quando?
DI MAGGIO B.: eh, appunto. No, non ricordo di preciso.
AVV. COPPI: quindi lei non è in grado, nell'arco di due anni, di collocare questo incontro.
PRESIDENTE: no, no, ha detto '87, però non sa dire, se all'inizio, se alla fine o se è a metà.
AVV. COPPI: sì, sì, quindi potrebbe essere gennaio dell'87, come dicembre dell'87, d'accordo? Eh, se non se lo ricorda mi deve rispondere per forza di sì!
DI MAGGIO B.: no, non lo ricordo.
AVV. COPPI: non lo ricorda. Rispetto, all'incarico che lei ha ricevuto da RIINA, di contattare IGNAZIO SALVO sempre per combinare il successivo incontro, lei quando ha dato esecuzione alla richiesta di RIINA? Cioè quando, in poche parole, è andato da IGNAZIO SALVO per riferirgli quanto RIINA desiderava?
DI MAGGIO B.: mah, penso o in giornata, o il giorno successivo, non mi ricordo.
AVV. COPPI: d'accordo, benissimo. L'incontro del Senatore ANDREOTTI, dell'Onorevole LIMA, di RIINA e del Dottor SALVO, dopo quanto tempo avvenne rispetto al contatto che lei ebbe con SALVO, perché SALVO organizzasse questo incontro? Sono stato chiaro?
DI MAGGIO B.: sì, sì. Mah, dai 15 ai 20 giorni.
…………
AVV. COPPI: ………… la riunione organizzata da RIINA per dare ordine di votare. Siccome lei ha detto che è avvenuta un mese, due mesi prima delle elezioni, e le elezioni sono del 14 giugno del 1987, vorrei essere d'accordo con lei, che questa riunione deve essere avvenuta tra la metà di aprile e la metà di maggio del 1987! A seconda che sia avvenuta un mese o due mesi prima!
DI MAGGIO B.: sì, sì.
AVV. COPPI: siamo d'accordo. Rispetto, quindi a questa riunione che collochiamo tra metà aprile e metà maggio, lei ci può dire quando ha preso contatti con IGNAZIO SALVO per organizzare il famoso incontro?
DI MAGGIO B.: ma mi... mi sembra dopo le elezioni.
AVV. COPPI: no, la domanda è: quando lei prese contatto con IGNAZIO SALVO, per concordare l'incontro, rispetto alla riunione? Che torno a ripeterle, lei stesso colloca tra aprile e maggio. Avanti, un piccolo sforzo di memoria, Signor DI MAGGIO.
DI MAGGIO B.: ma, non ricordo.
AVV. COPPI: anche perché guardi, lei lo ha già detto, sa! Quindi o mi dice la stessa cosa che ha detto, o se no io le faccio la contestazione.
DI MAGGIO B.: mi sembra dopo le elezioni.
…………
AVV. COPPI: quindi oggi lei che cosa sostiene?
DI MAGGIO B.: quello che gli ho detto poco fa.
AVV. COPPI: cioè che l'incontro con IGNAZIO SALVO sarebbe avvenuto quando?
DI MAGGIO B.: dopo le elezioni.
AVV. COPPI: dopo le elezioni. Quanto tempo dopo le elezioni?
DI MAGGIO B.: non lo so, due, tre mesi, non ricordo di preciso.
…………
AVV. COPPI: due o tre mesi dopo le elezioni. D'accordo? Però rimane fermo che fra i due incontri sarebbero trascorsi solo 15 o 20 giorni?
DI MAGGIO B.: fra?
PRESIDENTE: fra i due incontri.
AVV. COPPI: fra i due incontri.
DI MAGGIO B.: sì, i due incontri.
Emerge dunque con assoluta chiarezza che la sequenza dei fatti cui Di Maggio ha fatto riferimento e’ la seguente:
Se dunque questi sono stati i riferimenti temporali offerti dal Di Maggio al dibattimento per consentire di accertare l’epoca in cui l’episodio oggetto di esame ebbe a verificarsi, deve rilevarsi come tali riferimenti temporali nel corso delle indagini preliminari erano stati tutt’affatto precisi e costanti, potendosi rilevare una incomprensibile altalena "temporale" nelle indicazioni fornite dal collaborante.
E le numerose contraddizioni sono state ovviamente oggetto di ripetute contestazioni ad opera della difesa dell’imputato.
Deve in primo luogo evidenziarsi che in uno dei primi interrogatori resi all’A.G., il 18 gennaio 1993, Di Maggio aveva addirittura affermato che l’incontro a casa di Ignazio Salvo, cui era presente anche Emanuele Brusca, e che come si e’ detto precede di appena quindici giorni o un mese quello tra Andreotti e Riina, si era svolto in epoca certamente anteriore alla riunione convocata dal Riina stesso per il voto al PSI, riunione che ovviamente deve precedere le elezioni politiche del giugno del 1987 (verbale di interrogatorio del 18 gennaio 1993):
Confermo quanto gia’ riferito nel verbale ai CC del 9.1.1993 relativamente alla riunione avente per oggetto il comportamento da tenere in occasione delle elezioni politiche……A domanda della S.V. posso dire che tale riunione si colloca in epoca posteriore al mio incontro con Salvo Ignazio, al quale avevo riferito l’esplicito messaggio di Riina Salvatore.
Sulla base di tale indicazione del Di Maggio, dunque, la sequenza temporale poi esposta al dibattimento risulterebbe del tutto ribaltata, e dunque le elezioni del giugno 1987, e la riunione presieduta da Riina per il voto al PSI, sarebbero successive ai due incontri a casa di Ignazio Salvo, con la conseguenza che dunque detti incontri sarebbero avvenuti nei primi mesi del 1987 (e non oltre l’aprile di quell’anno).
La rilevanza di tale contraddizione si coglie con evidenza ove si consideri che il P.M., come si vedra’, ha collocato in termini di assoluta certezza l’incontro tra Andreotti a Riina a casa di Ignazio Salvo nel mese di settembre del 1987.
Se a cio’ si aggiunge che il Di Maggio al dibattimento ha persino affermato che alla riunione in vista delle elezioni del giugno 1987 Bernardo Brusca non era presente perche’ era agli arresti domiciliari, regime cui fu sottoposto invece oltre un anno e mezzo dopo, ovvero dal settembre del 1988, si ha l’ennesima conferma della incapacita’ del Di Maggio di fornire dati temporali certi, e dunque della sua inattendibilita’ sul punto (udienza del 12 dicembre 1996 pag.211):
AVV. COPPI: … Sono domande volte a stabilire la credibilità di questa fonte di prova, ecco perché faccio queste domande. A quell'incontro di natura politica, quello in cui RIINA diede ordine o chiese che si votasse per il PARTITO SOCIALISTA, era presente BERNARDO BRUSCA?
DI MAGGIO B.: no!
AVV. COPPI: perché non era presente?
DI MAGGIO B.: perché era agli arresti domiciliari.
Era inevitabile che la difesa si soffermasse a lungo su tale palese contraddizione (udienza del 12 dicembre 1996 pag.191):
PRESIDENTE: questa è una contestazione allora?
AVV. COPPI: certo. A domanda della Signoria Vostra "posso dire che tale riunione, - ed è pacifico che si tratta della riunione che chiameremo politica, così almeno la facciamo corta, - tale riunione si colloca in un'epoca posteriore al mio incontro con SALVO IGNAZIO, al quale avevo riferito l'esplicito messaggio di RIINA SALVATORE". Quindi il 18 gennaio, lui colloca il suo approccio con IGNAZIO SALVO, in epoca anteriore alla riunione politica, quindi in un'epoca che deve essere per forza anteriore perlomeno al 15 maggio! Siamo d'accordo tutti su questo punto almeno con riferimento alle dichiarazioni del 18 gennaio? Allora lei oggi dice che questa riunione sarebbe avvenuta addirittura dopo le elezioni, mentre qui, lei colloca questo incontro, addirittura prima della riunione politica! Che sarebbe avvenuta, secondo lei, tra il 15 aprile e il 15 maggio.
………….
DI MAGGIO B.: il discorso perché oggi, vah, sono stato più chiaro nelle mie cose. Prima facevo sempre fatica a collocare le cose nel tempo. Questo è il discorso.
…………
DI MAGGIO B.: no, intanto... nei processi, io sono stato più chiaro e ho ricordato così in quel processo. Pure in altri processi sono stato più preciso.
AVV. COPPI: quindi oggi lei che cosa sostiene?
DI MAGGIO B.: quello che gli ho detto poco fa.
AVV. COPPI: cioè che l'incontro con IGNAZIO SALVO sarebbe avvenuto quando?
DI MAGGIO B.: dopo le elezioni.
AVV. COPPI: dopo le elezioni. Quanto tempo dopo le elezioni?
DI MAGGIO B.: non lo so, due, tre mesi, non ricordo di preciso.
…………
AVV. COPPI: due o tre mesi dopo le elezioni. D'accordo? Però rimane fermo che fra i due incontri sarebbero trascorsi solo 15 o 20 giorni?
DI MAGGIO B.: fra?
PRESIDENTE: fra i due incontri.
AVV. COPPI: fra i due incontri.
DI MAGGIO B.: sì, i due incontri.
Il P.M. ha cercato di contrastare le contestazioni della difesa eccependo che gia’ nella fase delle indagini preliminari (il 16 aprile 1993) il Di Maggio aveva rettificato le sue iniziali indicazioni temporali.
Ma se con tale osservazione vuole affermarsi che, dopo quella iniziale dichiarazione del 18 gennaio 1993, il Di Maggio nelle sue dichiarazioni successive e’ stato sempre costante e certo nel riferire che l’incontro Riina-Andreotti e’ stato successivo alle elezioni del giugno 1987, cio’ non corrisponde al vero.
Ed infatti, proprio nel corso dell’esame reso dinanzi alla Corte di Assise di Perugia il 13 febbraio 1998, il Di Maggio, contrariamente a quanto affermato il 16 aprile 1993 ed anche nel presente dibattimento, ha rimesso in discussione tutto non essendo piu’ affatto sicuro della sequenza degli avvenimenti, e dunque del fatto che l’incontro con Adreotti sia stato certamente successivo alle elezioni del giugno del 1987:
P.M. dr. Cannevale: senta, nell'87 lei ha collocato già questa mattina alcuni fatti, cioè una riunione della commissione disposta da Riina per decidere di votare socialista, nei termini in cui ha spiegato lei prima e poi successivamente le elezioni che sono state qualche tempo dopo; rispetto a questi fatti che sono dell'87 lei ricorda se questo incontro di cui ci ha parlato adesso a casa di Ignazio Salvo è avvenuto prima o dopo?
Teste Di Maggio: mi sembra dopo, mi sembra da questo incontro.
P.M. dr. Cannevale: le sembra o è sicuro?
Teste Di Maggio: no, per essere sicuro, non sono sicuro, però non mi ricordo.
Giova peraltro osservare che proprio le rettifiche operate nel corso dell’interrogatorio reso al P.M. il 16 aprile 1993 (prima occasione in cui il collaborante si e’ deciso a rivelare cio’ che sapeva sull’incontro Andreotti – Riina) hanno ulteriormente accentuato la contraddittorieta’ dei suoi riferimenti temporali.
Ed infatti il Di Maggio, dopo l’interrogatorio del 18 gennaio 1993, e’ ritornato sull’argomento, come si e’ detto, il 16 aprile 1993 ed in questa sede ha rettificato, seppure parzialmente, le sue indicazioni temporali, affermando che:
Deve sottolinearsi che il Di Maggio anche in questo secondo interrogatorio sull’argomento insisteva nel dire che si era verosimilmente a "fine primavera" (dunque non oltre la fine di giugno) e forniva due indicazioni assolutamente incompatibili tra loro.
Egli affermava infatti che l’incontro era avvenuto nello stesso periodo dell’omicidio di tale Dragotta e mentre il maxiprocesso era in avanzata fase di trattazione.
Orbene, l’omicidio del Dragotta risulta commesso il 22 settembre 1988 mentre il maxiprocesso, iniziato il 10 febbraio 1986, fu definito in primo grado con sentenza pronunciata dalla Corte di Assise di Palermo il 16 dicembre 1987, dunque quasi un anno prima del suddetto omicidio.
Ne consegue che ancora una volta il Di Maggio risulta assolutamente confuso e contraddittorio in ordine alla collocazione temporale dell’incontro, e dunque intrinsecamente inattendibile.
Vero e’ che il 13 dicembre 1993, nuovamente interrogato dal P.M., il Di Maggio abbandona del tutto il riferimento all’omicidio Dragotta ed alla stagione ("fine primavera") – senza che peraltro gli fosse mossa alcuna contestazione sul punto – e sembra introdurre riferimenti temporali finalmente piu’ precisi: l’incontro si verifico’ sicuramente dopo le elezioni del giugno 1987, forse "qualche mese dopo":
L’incontro di cui ho parlato si verificò sicuramente dopo quella riunione di Commissione e dopo anche lo svolgimento delle elezioni in cui noi uomini d’onore votammo per il P.S.I. L’incontro si verificò qualche tempo dopo le elezioni, qualche mese dopo credo, ma non sono in grado di precisare esattamente il periodo. Posso dire soltanto, pensando a come eravamo vestiti, che non c’era freddo.
Ma che le indicazioni del Di Maggio nel dicembre del 1993 fossero tutt’altro che sicure e’ emerso con chiarezza nel corso dei dibattimenti di Palermo e Perugia.
Era infatti ovvio che le palesi contraddizioni emerse gia’ nell’interrogatorio del 16 aprile 1993 fossero oggetto nel presente dibattimento di reiterate contestazioni mosse al Di Maggio da parte della difesa (udienza del 12 dicembre 1996 pag. 203):
AVV. COPPI: dunque, lei ha mai sentito parlare di un certo DRAGOTTA?
DI MAGGIO B.: mah, DRAGOTTA chi?
AVV. COPPI: DRAGOTTA, questo cognome non le dice nulla?
DI MAGGIO B.: di SAN GIUSEPPE JATO?
AVV. COPPI: come?
DI MAGGIO B.: di SAN GIUSEPPE JATO?
AVV. COPPI: veniamo...
PRESIDENTE: non lo sa Avvocato!
AVV. COPPI: ...veniamo alle spiccie. Lei ha mai ucciso una persona che di cognome si chiamasse DRAGOTTA? O partecipato alla sua uccisione?
DI MAGGIO B.: sì, sì.
AVV. COPPI: ecco, allora parliamo di questo DRAGOTTA, indipendentemente da come si chiama. Ricorda quando lei ha partecipato all'uccisione di questo DRAGOTTA?
DI MAGGIO B.: mah, mi sembra nell'87.
AVV. COPPI: guardi che l'omicidio di DRAGOTTA è avvenuto nel settembre dell'88.
DI MAGGIO B.: e pensavo nel... nell'87 io.
AVV. COPPI: è questa la ragione per la quale lei ha detto che l'incontro del Senatore ANDREOTTI con gli altri partecipi sarebbe avvenuto in concomitanza con l'omicidio DRAGOTTA?
DI MAGGIO B.: sì, per... per dare l'orientamento.
AVV. COPPI: per dare l'orientamento! Però era un orientamento di un anno sbalzato, visto che abbiamo appurato che l'omicidio è dell'88.
E’ di tutta evidenza che se fosse credibile la giustificazione del Di Maggio secondo cui egli "per dare l’orientamento" richiamo’ l’omicidio Dragotta perche’ pensava che fosse avvenuto nel 1987, sarebbe stato molto piu’ semplice per lui indicare espressamente l’anno 1987 piuttosto che rinviare ad un delitto erroneamente collocato in quell’anno.
Ma l’assoluta confusione che caratterizza i ricordi del Di Maggio sull’epoca dell’incontro e’ stata confermata anche nel corso della deposizione resa alla Corte di Assise di Perugia dinanzi alla quale, il 13 febbraio 1998, il predetto ha fatto affermazioni del tutto incompatibili tra loro, dapprima ritornando a dichiarare che l’incontro e’ avvenuto nello stesso periodo dell’omicidio Dragotta ("AVV. COPPI: comunque, insomma, lei collega questo incontro grosso modo al periodo dell'omicidio Dragotto, è d'accordo? Teste Di Maggio: sì"), senza peraltro neppure individuare l’anno della consumazione ("lei ricorda adesso quando Dragotto è stato ucciso? Teste Di Maggio: … '86 o '1987 ... penso che nell'1987"), e poco dopo invece dichiarando che tra l’omicidio e l’incontro puo’ esservi stato anche un intervallo di oltre un anno ("P.M.: quindi lei non può dire se l'intervallo di tempo è più meno lungo di un anno. Teste Di Maggio: no").
Ma le continue contraddizioni del Di Maggio non finiscono qui se e’ vero che egli a Perugia ha persino inizialmente escluso, venendo smentito documentalmente, di avere mai parlato di una stagione dell’anno (laddove invece il 16 aprile aveva ipotizzato che si fosse alla fine della primavera), ed ha persino rimesso in discussione quello che sembrava, dopo l’iniziale incertezza, l’unico punto fermo delle sue indicazioni ovvero che l’incontro comunque era avvenuto dopo le elezioni del giugno 1987.
A Perugia infatti Baldassare Di Maggio, rispondendo al P.M., ha espressamente affermato di non essere piu’ sicuro neppure di quell’unico riferimento temporale che sembrava ormai certo (cfr. verbale dell’udienza del processo di Perugia del 13 febbraio 1998, prodotto dal P.M. ed acquisito all’udienza del 15 dicembre 1998):
AVV. COPPI: questi grosso modo sono i tempi, siamo d'accordo? Benissimo. Vediamo adesso se possiamo essere più precisi circa il tempo, non le chiedo proprio il giorno, vediamo di localizzare nel tempo questo incontro. Lei oggi ha parlato più di una volta del 1987, però lei sa che nel corso delle sue dichiarazioni ha reso varie versioni nel tentativo di precisare il tempo, cominciamo a stabilire questo; eravamo di estate, di primavera, di autunno, lo ricorda lei?
Teste Di Maggio: no, no, non lo ricordo.
AVV. COPPI: non lo ricorda?
Teste Di Maggio: non lo ricordo.
AVV. COPPI: perché lei per esempio ha detto una volta che questo incontro sarebbe avvenuto in primavera, lo esclude che si potesse trattare della primavera?
Teste Di Maggio: non l'ho detto io chiaramente in primavera, non ricordo... se era in primavera... io non ricordo ho detto.
AVV. COPPI: adesso lo troviamo. Vede, qui sempre siamo al 12 dicembre, pagina 166, sia pure nel quadro di indicazioni molto sommarie si fa riferimento anche al fatto "mi sembra si trattasse di fine primavera", può essere?
Teste Di Maggio: è possibile.
…………
AVV. COPPI: …Senta, vediamo sempre per essere più precisi, con riferimento ad un omicidio che se non ho capito male è stato commesso da lei, lei ha ucciso, o ha contribuito ad uccidere un certo Dragotto?
Teste Di Maggio: sì, ho contribuito.
AVV. COPPI: è un omicidio al quale lei ha partecipato, quindi?
Teste Di Maggio: sì.
AVV. COPPI: lo ha anche eseguito materialmente?
Teste Di Maggio: no.
AVV. COPPI: però lei c'ha ben presente questo omicidio Dragotto?
Teste Di Maggio: sì.
AVV. COPPI: rispetto all'omicidio Dragotto questo incontro avviene prima, dopo, più o meno in quel periodo di tempo?
Teste Di Maggio: c'è stato.. abbiamo fatto un tentato omicidio e c'è stato mi sembra....
AVV. COPPI: io parlo dell'omicidio, proprio di quando è morto ammazzato.
Teste Di Maggio: no, per ricordarmi il periodo....
AVV. COPPI: lei faccia i suoi calcoli, comunque il tentato omicidio precede l'omicidio, per forza.
Teste Di Maggio: comunque l'omicidio penso Giovanni Brusca presiedeva al maxiprocesso, che andava al maxiprocesso ad assistere per...
AVV. COPPI: mi dica se lei ricorda l'omicidio Dragotto, mi dica se l'incontro Andreotti - Riina è stato prima, dopo o in quel periodo. Perché lei ha già dato un'indicazione in questo senso.
Teste Di Maggio: sì, non ricordo se è stato in quel periodo o dopo l'omicidio Dragotto.
AVV. COPPI: no, lei dice "un poco prima dell'omicidio di certo Dragotto".
Teste Di Maggio: o prima o dopo, non lo ricordo.
P.M. dr. Cannevale: è una indicazione non tassativa, rileggiamo esattamente.
AVV. COPPI: "penso che l'incontro si situi nel tempo all'incirca nello stesso periodo o forse un poco prima dell'omicidio di certo Dragotto", quindi, in questi termini, ma insomma vuol dire che siamo nei pressi dell'omicidio Dragotto, se dice un poco prima o nello stesso periodo, possiamo dire nello stesso periodo.
Teste Di Maggio: no in quel periodo, non ho detto io né prima né dopo, perché non ricordo, diciamo nel tempo, nel periodo.
AVV. COPPI: lei ricorda adesso quando Dragotto è stato ucciso? Ricorda che è stato ucciso nel 1986?
Teste Di Maggio: '86 o '87, c'è stato ...
AVV. COPPI: lei l'ha ammazzato, mica io.
Teste Di Maggio: no, non l'ho ammazzato io.
AVV. COPPI: va bene, insomma, comunque lei lo dovrebbe sapere, comunque lo ricostruiamo facilmente. Io le chiedo se lei ricorda che è stato ucciso nell'86, poi se mi dice che non lo ricorda poi lo appureremo noi se è '86 o '87.
Teste Di Maggio: comunque penso che nell'87... in quel periodo, perché Giovanni Brusca presiedeva al maxiprocesso, in quel periodo è stato.
AVV. COPPI: comunque, insomma, lei collega questo incontro grosso modo al periodo dell'omicidio Dragotto, è d'accordo?
Teste Di Maggio: sì.
………
P.M. dr. Cannevale: vorrei tentare, per quanto è possibile, ma naturalmente siamo sempre nell'ambito dell'approssimazione, di cercare di dare qualche indicazione sulla data di questo famoso incontro nel quale lei ha visto Andreotti. Nel corso dell'esame del Pubblico Ministero, sia pure con una sollecitazione che derivava dalla lettura del suo verbale precedente, lei ha dato una indicazione certa, cioè ha detto: "questo incontro è avvenuto dopo le elezioni politiche dell'87", conferma questo?
Teste Di Maggio: è possibile.
P.M. dr. Cannevale: non ne è sicuro?
Teste Di Maggio: no.
P.M. dr. Cannevale: rispetto a questo omicidio Dragotto oggi ha detto... io non so veramente quando è avvenuto, sinceramente confesso, oggi il professor Coppi ha detto nell'86, le posso fare una contestazione, ma nel verbale di gennaio ha detto nell'88.
AVV. COPPI: non so se sia la vera storia d'Italia, ma nella vera storia d'Italia l'omicidio Dragotto è collocato nell'86.
P.M. dr. Cannevale: quindi è errata questa... conferma l'indicazione di oggi, va bene.
AVV. COPPI: comunque non nell'87.
P.M. dr. Cannevale: non è nell'87, può essere '86 o '88. Allora vorrei capire una cosa, perché non mi è sembrato chiaro, lei può dire per esempio se le do un termine, un modo di formulare la domanda, se dall'omicidio Dragotta, prima o dopo, è passato più o meno... cioè, fra l'omicidio Dragotta e questo incontro c'è un intervallo di tempo che è più di un anno o meno di un anno, è in grado di dirlo per esempio?
AVV. COPPI: scusi, Presidente, noi ci dovremmo opporre a questa domanda, perché ha già detto nello stesso periodo, grosso modo.
PRESIDENTE: è una precisazione che fa la parte Pubblico Ministero dicendo.... (Voci sovrapposte) Ha ammesso di non sapere in che epoca questo omicidio sarebbe stato commesso.
P.M. dr. Cannevale: quindi lei non può dire se l'intervallo di tempo è più meno lungo di un anno.
Teste Di Maggio: no.
L’unica conclusione possibile alla luce delle suesposte considerazioni e’ che il Di Maggio non e’ assolutamente in condizione di precisare neppure in termini approssimativi o con riferimento anche al semplice anno, quando si sarebbe verificato l’incontro tra Andreotti e Riina.
Ne’ puo’ essere di aiuto un riferimento all’oggetto del colloquio intervenuto tra l’imputato ed il capomafia in quanto anche su questo punto le dichiarazioni del Di Maggio sono caratterizzate da una palese e reiterata inattendibilita’ intrinseca, risultando continuamente contraddittorie.
d) L’oggetto della conversazione tra Andreotti e Riina
Seguendo anche in questo caso l’ordine temporale delle sue dichiarazioni, infatti, il Di Maggio gia’ nel primo verbale (9 gennaio 1993 ai CC), nell’accennare all’incontro tra Salvo Lima e Salvatore Riina per il quale egli aveva fatto da "tramite" (e giova ricordare che questo incontro e’ quello che nelle dichiarazioni successive precedera’ di circa quindici giorni o un mese l’incontro tra Andreotti e Riina), aveva anche affermato che si doveva discutere del maxiprocesso ed in particolare del "passaggio del processo ad altra sezione" non essendo i giudici disponibili ad essere contattati (pag.9 verbali allegati al verbale n.4 prodotto ex art.238 c.p.p. dal P.M.):
Io ho fatto da tramite tra RIINA Toto’ e SALVO Ignazio per combinare un incontro con LIMA Salvo per discutere sul maxiprocesso (anno 86/87) in quanto si doveva discutere il passaggio del processo ad altra sezione perche’ in quel frangente vi erano giudici a latere (o popolari) non disponibili ad essere contattati
Qualche giorno dopo, in uno dei primi interrogatori resi al P.M. di Palermo (18 gennaio 1993) il Di Maggio provvedeva a rettificare le anzidette affermazioni dichiarando:
A precisazione di quanto verbalizzato davanti ai CC. il 9.1.1993, relativamente all'interessamento di RIINA Salvatore per l'andamento del c.d. maxi-processo, devo dire che in una occasione io fui incaricato personalmente dal RIINA di andare da SALVO Ignazio e dirgli di contattare l'On. LIMA Salvo e di incaricare il parlamentare di "contattare il nostro comune amico", al quale dovevano essere altresì portati i saluti del RIINA, perchè si interessasse dell'andamento del maxi-processo; fin dalle prime battute, infatti, si era capito che questo andava male per gli imputati.
Io conoscevo già SALVO Ignazio, che mi era stato presentato come "uomo d’onore" da qualcuno dei BRUSCA, forse Giovanni, che avevo accompagnato a casa del SALVO, sita nei pressi della "Statua" di via Libertà.
Anche in quell'occasione andai a casa del SALVO Ignazio, che forse era detenuto agli arresti domiciliari; ero accompagnato da BRUSCA Emanuele, ed alla presenza di quest'ultimo riferii letteralmente il messaggio del RIINA Salvatore. Il SALVO disse che avrebbe provveduto, ma io non ne seppi più nulla.
Il 16 aprile 1993, come gia’ detto, il Di Maggio decideva di rivelare compiutamente quanto a sua conoscenza ed in particolare, quanto al contenuto del colloquio intervenuto tra Andreotti e Riina, affermava sostanzialmente che il Riina nulla gli aveva detto al riguardo, ma che egli aveva dedotto che si fosse parlato del maxiprocesso solo sulla base del contenuto del messaggio recapitato poco tempo prima ad Ignazio Salvo al fine di fargli fissare l’appuntamento con l’uomo politico.
Il Di Maggio nella stessa occasione aggiungeva che il maxiprocesso era gia’ in una fase avanzata di trattazione e che dunque non si poneva affatto un problema di "cambiare la giuria" cosi’ come risultava dal suo primo verbale di dichiarazioni rese ai CC il 9 gennaio 1993:
Ritengo, ma tengo a precisare che si tratta solo di una mia deduzione basata sul precedente colloquio col SALVO, avvenuto - come ho detto - circa quindici giorni prima, che l'argomento dell'incontro non possa che essere stato attinente al maxi-processo.
………
Non posso precisare in modo specifico in quale fase fosse il dibattimento del maxi-processo, ma ritengo che esso fosse piuttosto avanti nella sua trattazione, e comunque fosse che andava ad assumere una tendenza sfavorevole per gli imputati.
Escludo, quindi, che si ponesse ancora un problema di "cambiare la giuria", così come sembrerebbe apparire nei verbali redatti dai CC. di Novara, e dei quali, anche su numerosi altri punti, è stata constatata la imprecisione, dovuta sia al mio nervosismo ed alla mia stanchezza, sia al modo affannoso con cui vennero redatti, durante un'intera nottata.
Il 13 dicembre 1993, infine, il Di Maggio ritornava sull’argomento (oggetto del colloquio tra Andreotti e Riina) ribadendo che egli, non avendo udito nulla ne’ appreso qualcosa al riguardo, aveva soltanto formulato una ipotesi allorquando aveva dichiarato che in quell’occasione a casa di Ignazio Salvo si era parlato del maxiprocesso:
Io non ho udito nulla, nè alcuno mi ha riferito qualcosa circa il contenuto del colloquio tra RIINA, ANDREOTTI e gli altri. Nel precedente interrogatorio ho espresso soltanto l’ipotesi che un argomento del colloquio potesse essere stato l’andamento del maxi-processo. Ribadisco che si tratta soltanto di una mia ipotesi, poichè nulla mi è stato detto al riguardo.
Anche su questo punto non potevano mancare le contestazioni della difesa che all’udienza del 12 dicembre 1993 ha, infatti, controesaminato il Di Maggio (pag.151):
AVV. COPPI: d'accordo! Veniamo adesso al contenuto di questi messaggi. Lei ha parlato più volte di questo messaggio che lei porta ad IGNAZIO SALVO, lei sa quale è l'argomento che avrebbe dovuto poi essere trattato nell'incontro? Lasciamo stare la raccomandazione, perché abbiamo capito che la raccomandazione era tutta una finzione per BRUSCA. Con riferimento invece all'incontro che era il vero messaggio che lei trasferiva a IGNAZIO SALVO, lei sapeva quale avrebbe dovuto essere l'argomento che doveva essere trattato in questo incontro?
DI MAGGIO B.: no!
AVV. COPPI: come no? Lei ha dato ben tre versioni diverse su questo punto, quindi, non mi dica che non lo sapeva. Lei ha detto... e adesso gliele contesto, lei ogni volta ha dato delle indicazioni precise su quello, o ha smentito precedenti dichiarazioni, intorno all'argomento del colloquio.
PRESIDENTE: lei non conosceva l'argomento del colloquio?
DI MAGGIO B.: no! L'argomento del colloquio no!
AVV. COPPI: allora perché il 9 gennaio del 1993 lei ha detto che oggetto del colloquio avrebbe dovuto essere la possibilità del trasferimento del Maxi-Processo da una sezione ad un'altra della Corte di Assise?
…………
AVV. COPPI:………lei ha detto che non sapeva qual era l'oggetto del colloquio, e invece, per esempio, il 9 gennaio lei dice che: "l'oggetto dell'incontro che si sarebbe dovuto realizzare era questo: io ho fatto da tramite tra RIINA TOTO' e SALVO IGNAZIO per combinare un incontro con LIMA SALVO, per discutere sul Maxi-Processo, in quanto si doveva discutere il passaggio del processo ad altra sezione, perché in quel frangente vi erano Giudici a Latere, o popolari, non disponibili ad essere contattati". Quindi lei, almeno il 9 gennaio, sapeva benissimo quale doveva essere l'oggetto di questo incontro, oggi dice che non lo sapeva, però il 9 gennaio lo sapeva benissimo, non solo, ma in un successivo interrogatorio lei invece ha detto...
VOCI: (in sottofondo).
AVV. COPPI: ...nel precedente interrogatorio...
VOCI: (in sottofondo).
AVV. COPPI: si tratta...
PRESIDENTE: del?
AVV. COPPI: ...si tratta del 18, lei dice: "nel precedente interrogatorio - quindi quello del 9 - ho espresso soltanto l'ipotesi che un argomento del colloquio potesse essere stato l'andamento del Maxi-Processo", quindi non più il cambio di giuria, o comunque il cambio di sezione, bensì l'andamento. Poi finalmente veniamo al 16 aprile, in cui lei dice: "escludo quindi che si ponesse ancora un problema di cambiare la giuria, così come sembrerebbe apparire, - e come in realtà appare -, nei verbali redatti dai Carabinieri di NOVARA". Ecco, allora lei era perfettamente al corrente dell'oggetto del colloquio almeno in due occasioni, anche se poi tra di loro in contrasto. Una volta si trattava di cambiare la sezione, una volta si trattava di parlare dell'andamento. Poi, il 16 esclude tutto. Allora, oggi ci vuole dire qualche cosa in proposito, chiarire se sapeva qual era l'argomento e spiegarci perché oggi lei ci dice che non sapeva nulla, mentre invece il 9 e il 18 era informatissimo dell'oggetto del colloquio?
…………
AVV. COPPI: il 16 aprile lui dice questo: "non posso precisare in modo specifico... - ecco perché le ho detto che ci sono poi variazioni - non posso precisare in modo specifico in quale fase fosse il dibattimento del Maxi-Processo, ma ritengo che esso fosse piuttosto avanti nella sua trattazione, e comunque fosse... e comunque fosse, che andava ad assumere una tendenza sfavorevole per gli imputati". Quindi, la deduzione che ho già letto e che gli ho contestato. "Escludo quindi che si ponesse ancora un problema di cambiare la giuria, così come sembrerebbe apparire nei verbali redatti dai Carabinieri di NOVARA, e dei quali, anche su numerosi altri punti, è stata constatata la imprecisione dovuta al mio nervosismo e alla mia stanchezza". Quindi, il 9 gennaio ha un ricordo preciso, e invece il 16 aprile esclude che si potesse parlare di ciò, perché ricorda che il processo era in una fase molto avanzata.
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AVV. COPPI: ...dove sarebbe stato levato, quindi, ditemi Voi se Vi basta da qui o se devo anche stabilir... vedere qual era il posto etc.. Comunque, "ritengo, ma tengo a precisare che si tratta solo di una mia deduzione basata su precedente colloquio col SALVO, avvenuto, come ho detto, circa quindici giorni prima - quindi dobbiamo arguire che si tratti dell'accompagnamento di RIINA al famoso incontro col bacio - che l'argomento dell'incontro dell'incontro non possa che essere stato attinente al Maxi Processo. Io non posso essere preciso sulla collocazione temporale dell'incontro di cui ho parlato, perché, come ho detto molte volte, alle Signorie loro, in tutti i miei precedenti verbali... - qui è la collocazione temporale, non ha niente a che vedere col contenuto del colloquio, comunque la leggo - ho un'estrema difficoltà a fissare nel tempo i miei ricordi, non posso essere sicuro neanche se l'incontro sia avvenuto in una determinata stagione dell'anno, anche se mi sembra si trattasse di fine primavera, ricordo comunque con precisione che anche io ero vestito con giacca e cravatta, - tutte cose che non hanno nulla a che vedere con l'oggetto del colloquio -, così come le altre persone che vidi in quell'occasione. Penso che l'incontro si situi nel tempo all'incirca nello stesso periodo, e forse un poco prima dell'omicidio di certo DRAGOTTA, di cui ho già parlato, e non mi pare che si discutesse a casa di SALVO dell'omicidio del DRAGOTTA. Ricordo invece che SALVO IGNAZIO era agli arresti domiciliari". A domanda risponde: "non posso precisare in modo specifico in quale fase il dibattimento del Maxi-Processo", ma questo l'ho già letto, quindi, come vede PRESIDENTE:, ho saltato una parte che non ci ha niente a che vedere con l'oggetto del colloquio. Però lo rileggo, così almeno... "non posso precisare in modo specifico in quale fase fosse il dibattimento del Maxi-Processo, ma ritengo che esso fosse piuttosto avanti nella sua trattazione, e comunque fosse, che andava ad assumere una tendenza sfavorevole per gli imputati. Escludo quindi che si ponesse ancora un problema di cambiare la giuria, così come sembrerebbe apparire nei verbali redatti dai CC di NOVARA, e dei quali, anche su numerosi altri punti è stata constatata la imprecisione dovuta sia al mio ne