§ 3 – Le dichiarazioni di Brusca Enzo Salvatore e Brusca Emanuele
Il 20 maggio 1996 i fratelli Giovanni ed Enzo Salvatore Brusca, dopo anni di latitanza, venivano tratti in arresto in provincia di Agrigento.
L’1 ottobre successivo Brusca Enzo Salvatore, fratello di Emanuele e di Giovanni e figlio di Bernardo Brusca, quest’ultimo capomandamento sin dai primi anni ’80 di San Giuseppe Jato e da sempre fedele alleato di Salvatore Riina, dunque appartenente ad una delle famiglie mafiose piu’ importanti di Cosa Nostra, iniziava a collaborare con l’A.G. ed il 19 ottobre successivo riferiva circostanze che refluivano sul racconto di Di Maggio Baldassare fino ad allora rimasto isolato nelle sue accuse al Sen.Andreotti riguardo al noto incontro con Salvatore Riina.
La collaborazione di Enzo Salvatore Brusca e’ stata preceduta e caratterizzata, almeno nella sua fase iniziale, da reticenze, menzogne, persino progetti, concordati con il fratello Giovanni, di inquinamento di processi e falsi pentimenti.
Proprio l’altalenante sequenza dei suoi interrogatori ha indotto la difesa, dopo una articolata serie di contestazioni dibattimentali, a chiedere l’acquisizione dei verbali di interrogatorio resi da Brusca Enzo Salvatore, richiesta che all’udienza del 28 luglio 1997 e’ stata accolta con il consenso dello stesso P.M.:
AVV. COPPI: ………Signor Presidente, io adesso poi lascio naturalmente la parola all'avvocato SBACCHI, però non posso non fare richiesta di acquisizione integrale di tutti questi verbali. Perchè integrale? Intanto perchè mi pare che il Tribunale già anche altre volte abbia manifestato la necessità di avere un quadro nel quale poi valutare le dichiarazioni che sono state rese da un imputato di reato connesso. Noi abbiamo, come vede, all'interno dello stesso verbale abbiamo delle dichiarazioni contrastanti. Ne abbiamo avuto un esempio anche adesso. sapeva, non sapeva, etc. etc. Ma soprattutto, come ho già detto prima, noi abbiamo, per un certo periodo di tempo delle dichiarazioni del BRUSCA, una versione che è poi totalmente smentita dallo stesso BRUSCA in sede di altre indagini preliminari, con il riconoscimento in questa sede di avere detto allora il falso. Ma non è certamente che le parti, la difesa per prima e poi il Tribunale quando verrà il suo momento, quindi la difesa per prima solo in senso cronologico, ci si possa acquietare al fatto che un imputato di reato connesso dica che oggi si ricorda di aver detto il falso, che allora ha fatto un invenzione e via dicendo, spiegandone anche le ragioni. Sta di fatto che il contrasto tra le dichiarazioni ...
PRESIDENTE: E allora avvocato elenchi per ordine le date di questi verbali di cui chiede l'acquisizione.
AVV. COPPI: Sì Presidente, sono praticamente tutti. Sono praticamente tutti a partire, dunque ... aspetti che faccio prima a seguire i miei appunti se lei mi consente. Allora: 19 ottobre del 1996, prima ancora 7 ottobre del 1996, 19 ottobre del 1996, 9 novembre del 1996, 3 gennaio del 1997.
…………
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero su queste richieste formulate dall'avvocato COPPI ha da dire qualcosa?
P.M.: A prescindere dall'osservazione rituale secondo cui la contestazione non è su tutti i punti, però siamo d'accordo sostanzialmente con la tesi della difesa, perchè è anche interesse del Pubblico Ministero che agli atti del processo sia acquisito tutto con la massima completezza. del resto è proprio in una logica di trasparenza e di completezza e di sottoposizione al Giudice di tutti gli elementi comunque utili, che si muovono queste acquisizioni istruttorie di questa giornata.
PRESIDENTE: va bene, allora ...
P.M.: Siamo sostanzialmente d'accordo al di là delle sottigliezze.
PRESIDENTE: E allora il Tribunale dispone l'acquisizione dei verbali testè indicati dall'avvocato COPPI.
L’utilizzabilita’ dei suddetti verbali acquisiti al fascicolo del dibattimento consente quindi di ricostruire analiticamente la genesi delle dichiarazioni accusatorie mosse dal Brusca, seppur indirettamente e "de relato", nei confronti del Sen.Andreotti.
Deve preliminarmente rilevarsi che Brusca Enzo Salvatore, secondo quanto emerso nel corso del presente dibattimento, non ha ancora acquisito lo status di collaborante e nel processo cd. Agrigento, nel quale era accusato anche di omicidio, a fronte di una richiesta del P.M. di condanna a poco piu’ di otto anni di reclusione, la Corte di Assise gli ha inflitto una pena di diciassette anni di reclusione:
AVV. SBACCHI: No. Allora le dico: lei sa che il Pubblico Ministero al processo AGRIGENTO ha chiesto le attenuanti dell'articolo 8 per lei, che si chiede per i collaboratori di giustizia? Il processo AGRIGENTO, dove lei era imputato di quanti omicidi, scusi?
BRUSCA ENZO S.: Uno.
AVV. SBACCHI: Uno solo. E lei sa che ha chiesto otto anni e quattro mesi con le attenuanti dell'articolo 8?
BRUSCA ENZO S.: Sì.
AVV. SBACCHI: Allora lei è collaborante a tutti gli effetti, giusto?
BRUSCA ENZO S.: Non sono io a stabilirlo, mi scusi.
PRESIDENTE: Avvocato, ancora non è stato ammesso al ...
AVV. SBACCHI: Al programma di protezione.
PRESIDENTE: Al programma di protezione.
AVV. SBACCHI: Però lei non lo sa questo fatto.
BRUSCA ENZO S.: Non sono io a stabilirlo.
AVV. SBACCHI: Non lo sa.
………
P.M.: L'ultima domanda: lei sa se la sentenza AGRIGENTO in primo grado è stata già emessa?
BRUSCA ENZO S.: L'ho appresa dal giornale, però non so di preciso quando. So dal giornale che mi hanno dato 17 anni, però non l'ho avuto ancora confermato.
P.M.: Sa se quella richiesta che era stata fatta per lei dal Pubblico Ministero di applicazione dell'articolo 8 della nota legge le è stata riconosciuta dalla Corte d'Assise oppure no?
BRUSCA ENZO S.: No, ancora non ... Dai giornali ho sentito dire: tutti e due collaboranti. Però se è vero, se non è vero, il discorso mi è stato aumentato, cioè da 8 a 17, quindi ...
P.M.: Quindi lei non sa però ufficialmente se le è stata concessa l'attenuante dell'articolo 8 oppure no.
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: Sì che cosa significa?
BRUSCA ENZO S.: Che non sono a conoscenza.
La situazione tuttora non definita dello status del Brusca impone dunque una particolare cautela nella valutazione delle sue dichiarazioni provenienti da soggetto la cui scelta di collaborazione, secondo quanto dedotto nel presente processo, non e’ stata ancora riconosciuta in termini di rassicurante certezza.
Procedendo dunque all’analisi delle sue dichiarazioni deve rilevarsi che il primo accenno alla vicenda che qui interessa e’ stato compiuto dal Brusca il 19 ottobre 1996, pochi giorni dopo l’esternazione della sua volonta’ di collaborare.
La stessa genesi dei riferimenti, contenuti in quel verbale, al processo a carico del sen. Andreotti risulta alquanto singolare.
Il Brusca infatti, come ha chiarito al dibattimento, si sarebbe letteralmente fatto "sfuggire" un accenno alle conoscenze in suo possesso concernenti l’odierno imputato, in quanto, secondo la sua versione, in una pausa dell’interrogatorio di quel giorno nel quale si era parlato anche del Di Maggio, mentre si procedeva alla stesura del verbale riassuntivo, il legale del Brusca avrebbe informalmente commentato l’ormai nota vicenda del "bacio" esprimendo la sua incredulita’ al riguardo.
Poiche’ il Brusca a quel punto aveva replicato affermando che invece era tutto vero, il P.M. lo aveva immediatamente sollecitato a riferire quanto a sua conoscenza sulla vicenda ("Cioè a me mi scappa la frase "E' vero" ed il Pubblico Ministero sente la frase e dice: "Ma lei che ne sa?" E al che io ho ...").
Messo alle strette, il Brusca aveva allora raccontato, falsamente, che il Di Maggio gli aveva personalmente confermato che l’incontro tra Riina e Andreotti era avvenuto davvero ed egli vi aveva personalmente assistito.
In realta’, per come lo stesso Brusca ha ammesso nei suoi successivi interrogatori, egli non aveva mai parlato con il Di Maggio di quell’incontro, ma la sua conoscenza della vicenda era soltanto collegata all’ascolto di alcuni colloqui intervenuti in carcere tra il di lui fratello Emanuele ed il loro padre Bernardo Brusca sui quali appresso si tornera’ analiticamente.
Brusca Enzo Salvatore ha anche fornito una giustificazione di quella sua iniziale menzogna, spiegando che egli non aveva voluto riferire la verita’ temendo che l’ammissione che il fratello Emanuele aveva fatto da tramite tra il padre in carcere e Toto’ Riina latitante potesse refluire negativamente sulla sua posizione processuale nel processo cd. Agrigento nel quale Brusca Emanuele era accusato di concorso in omicidio proprio per avere portato fuori dal carcere messaggi e mandati di morte provenienti dal genitore:
BRUSCA ENZO S.: Quindi tramite il discorso che era l'argomento del giorno in cui io ero interrogato, cioè davanti al Pubblico Ministero stavamo facendo un interrogatorio, stavo deponendo, nel momento di verbalizzazione, gli argomenti trattati fra cui erano DI MAGGIO, il mio avvocato rimane dubbioso, gli sembra una balla il discorso del bacio.
P.M.: Mi scusi, tenga conto che il Tribunale non sa niente di quello che è successo. Per cui se può essere molto ordinato e analitico. Il Pubblico Ministero lo stava interrogando su altri argomenti, che succede a un certo punto? Lei che fa?
BRUSCA ENZO S.: Erano argomenti che riguardavano DI MAGGIO.
P.M.: E lei che dice ad un certo punto?
BRUSCA ENZO S.: Finisce l'interrogatorio, giusto? Quindi si fa il verbale di come si chiama, riassuntivo. E siccome si era parlato di argomenti di DI MAGGIO, il mio avvocato si mostra perplesso sul fatto del bacio, gli sembra fantasia. Al che io dico: "No, guardi avvocato che è vero" e lì mi ha preso in contropiede il Pubblico Ministero e dice: "Perchè, lei che ne sa?"
P.M.: Allora mi scusi, vediamo di capire: quindi, c'è un verbale riassuntivo, si sta facendo questo verbale riassuntivo, c'era una pausa, nel corso di questa pausa il suo avvocato così, per curiosità personale, se sto sbagliando mi corregga, le chiede: "Ma che cosa ne sa del bacio?" e nasce questo discorso. Ho capito bene?
BRUSCA ENZO S.: Sì. Cioè a me mi scappa la frase "E' vero" ed il Pubblico Ministero sente la frase e dice: "Ma lei che ne sa?" E al che io ho ...
P.M.: Allora lei che fa a questo punto?
BRUSCA ENZO S.: Tenendo paura perchè mio fratello Emanuele era imputato all'AGRIGENTO.
P.M.: Nel processo AGRIGENTO?
BRUSCA ENZO S.: Nel processo AGRIGENTO, mi scusi, io sono un pò ignorante, nel processo AGRIGENTO, era imputato.
P.M.: Imputato per che cosa?
BRUSCA ENZO S.: Perchè dice che portava messaggi di morte da dentro a fuori al carcere.
P.M.: Quindi imputato anche per omicidi?
BRUSCA ENZO S.: Concorso in omicidio.
P.M.: E quindi che cosa c'entra suo fratello Emanuele con questa storia?
BRUSCA ENZO S.: Ora, siccome questa accusa è falsa, cioè mio fratello portava certe notizie, certe cose, per esempio per interessarsi del terreno, anche di soldi, cioè, sporchi, per comprarlo, si interessava di queste cose, però come discorsi di omicidi non ne ha mai affrontato, perchè mio padre lo teneva in disparte di certi tipi di discorsi, cioè non lo voleva in mezzo. Quindi io facendo questa deposizione, cioè quello che ho detto adesso, avevo la paura che condannavo a mio fratello Emanuele, cioè mi sentivo che condannavo un innocente, per cui ...
P.M.: Mi scusi un attimo, lei lo ha chiaro in testa, ma dobbiamo renderlo più chiaro anche per chi lo ascolta per la prima volta. Lei aveva paura che raccontando la storia come l'ha raccontata stamattina la posizione di suo fratello Emanuele sarebbe stata compromessa al processo AGRIGENTO. Ci vuole chiarire perchè raccontando la storia come l'ha raccontata stamattina, lei temeva che la posizione di suo fratello Emanuele sarebbe stata compromessa in quel processo? Può essere più chiaro su questo argomento.
BRUSCA ENZO S.: Perchè una volta che ha fatto da tramite tra RIINA e mio padre per questo discorso ...
P.M.: Questo discorso che raccontato stamattina?
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: Una volta che ha fatto questo?
BRUSCA ENZO S.: Era logico che poteva fare anche da tramite per omicidi. E siccome io essendo fratello, quando mi credevano che non era vero che mio fratello aveva fatto tramite per omicidi? Questo era il ragionamento che facevo io.
P.M.: E allora sulla base di questo ragionamento lei che cosa ha fatto quando ha raccontato sul fatto?
BRUSCA ENZO S.: Ho cercato di dire, diciamo, la verità soltanto che il fatto era avvenuto e mi sono aggrappato agli specchi, cioè ho cercato di ... per tenere fuori mio fratello Emanuele.
P.M.: E che cosa ha fatto per tenere fuori suo fratello Emanuele da questa storia?
BRUSCA ENZO S.: Ho detto che il discorso me l'aveva raccontato DI MAGGIO.
P.M.: Cioè che questo stesso discorso che ci ha detto stamattina glielo aveva fatto DI MAGGIO invece che Emanuele?
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: E quindi lei adesso ... "DI MAGGIO mi ha raccontato ..." si ricorda che cosa disse a proposito di quello che ...
BRUSCA ENZO S.: Non mi ricordo, è stata una cosa così, detta in un momento di emergenza. Per questo non mi ricordo che cosa ho detto.
P.M.: Ho capito. Quindi diciamo ha raccontato che DI MAGGIO le aveva confidato che questo incontro tra ANDREOTTI e RIINA c'era stato.
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: E dopo avere raccontato questa storia che non rispondeva alla verità, lei cosa ha fatto?
BRUSCA ENZO S.: Dopo tempo, riflettendo e maturando un pò, consigliandomi anche con l'avvocato, l'avvocato mi ha imposto, dice: "Tu devi dire tutta la verità e non ti preoccupare che la giustizia trionfa" Ed io mi sono ... cioè appena ho avuto la prima occasione, il primo interrogatorio, al Pubblico Ministero ho ammesso che avevo mentito.
P.M.: Cioè cosa ha detto al Pubblico Ministero? Ha detto: "Io non ho detto la verità, intendo dire la verità"?
BRUSCA ENZO S.: Ho detto: "Guardi che in quella circostanza le ho mentito". Si è un pò incavolato, però ...
P.M.: Chi, il Pubblico Ministero?
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: E quindi l'ha fatto spontaneamente cioè nessuno è venuto a contestarle, dice: "Abbiamo la prova che lei ha detto il falso", l'ha fatto spontaneamente.
BRUSCA ENZO S.: Sì, ho detto: "Mi prendo tutte le conseguenze di quello che ho fatto, ho sbagliato e ..." Però le faccio presente che ero all'inizio della mia collaborazione, quindi è un travaglio tutto ... Cioè, quindi per questo ho commesso anche questo fatto.
P.M.: E lei ha spiegato al Pubblico Ministero in quella circostanza, spontaneamente ha raccontato: "Guardate che io quella storia non ve l'ho raccontata così come è andata", perchè aveva messo DI MAGGIO come fonte della sua conoscenza, invece che Emanuele, gliel'ha spiegato al Pubblico Ministero?
BRUSCA ENZO S.: Sì, gliel'ho chiarito come in questo minuto. Spero di essere stato abbastanza chiaro.
P.M.: Perchè voleva salvare suo fratello Emanuele.
BRUSCA ENZO S.: No salvare, cioè io a mio fratello Emanuele l'ho accusato per i suoi reati, non per quello che non ha commesso. Cioè non è che io lo volevo ... Io non volevo condannare un innocente. Cioè mio fratello o un altro estraneo, nella mia veste io non mi sento di ... un innocente in galera. Nè un criminale fuori nè un innocente in galera.
P.M.: Quindi non voleva aggravare la posizione di suo fratello Emanuele per gli omicidi.
BRUSCA ENZO S.: Perfetto.
P.M.: Senta, ma chiarito questo, chiarito quindi che non è vero che DI MAGGIO le confidò che c'era stato questo incontro tra ANDREOTTI e RIINA, comunque lei, che sapeva questa storia per averla appresa nel corso di questi colloqui, chiese mai qualche cosa a DI MAGGIO su ANDREOTTI?
BRUSCA ENZO S.: No, no, mai. E chi si permetteva? Cioè io so, sono a conoscenza che mio fratello Emanuele e DI MAGGIO non si parlano, sanno che nessuno dei due è a conoscenza, perlomeno il DI MAGGIO sa che mio fratello Emanuele non ne è a conoscenza, e io vado a fare questo discorso, significa, va, vendermi mio padre e mio fratello. Mai al mondo.
P.M.: DI MAGGIO non fece mai un accenno, anche vago, ad ANDREOTTI, parlando con lei?
BRUSCA ENZO S.: No, non ho avuto mai occasione di ... Io quello che ho detto lì ho mentito tutto, mi dispiace.
…………
AVV. COPPI: E lei non lo sa, d'accordo. Senta, lei ha detto che al termine di un interrogatorio, mentre si stava per procedere al verbale riassuntivo il suo avvocato le disse o le dimostrò alcune perplessità sulla storia del bacio. Ma l'interrogatorio aveva avuto per oggetto l'incontro del Senatore ANDREOTTI con RIINA ed il bacio?
BRUSCA ENZO S.: No, erano questioni riguardanti il DI MAGGIO, però non riguardanti il bacio.
AVV. COPPI: E perchè, per quel che lei ricorda il suo avvocato tirò fuori la storia del bacio, allora, se non se ne era parlato fino a quel momento in sede di interrogatorio?
BRUSCA ENZO S.: Cioè, non è che lo tirò fuori. Cioè in base ad una perplessità sulle dichiarazioni del DI MAGGIO, il mio avvocato ha dedotto anche questo, penso, ed io gli ho risposto che era vero.
AVV. COPPI: Quindi fu un iniziativa del suo avvocato che non aveva niente a che vedere con l'interrogatorio che si era svolto fino a questo momento, giusto?
BRUSCA ENZO S.: Un dubbio. Non è che ... Un dubbio. Com'è quando due parlano? Non è che c'era ... L'interrogatorio già era chiuso, stava verbalizzando. In attesa che si chiude il verbale, cioè che la stampante stampa tutto, ci sono 5, 6 minuti di tempo. In questa attesa ha detto questa battuta e mi è scappata la conferma.
Dall’esame del verbale del 19 ottobre 1997, acquisito all’udienza del 28 luglio 1997, in realta’ sembra emergere – considerato che ampia parte del verbale risulta coperta da "omissis" - che fu il Brusca di sua iniziativa, nel contesto di ben altro discorso, ad introdurre la vicenda che riguarda il Sen.Andreotti citata proprio testualmente a titolo di "esempio" ("Per esempio noi andiamo al discorso Andreotti cioe’ perche’ dico che … perche’ noi abbiamo detto …che c’e’ stato l’incontro tra Andreotti e Riina…me lo ha confidato Di Maggio": pag.146)
L’esposizione dei fatti da parte del Brusca risulto’ quel giorno tutt’altro che chiara:
BRUSCA E.: Di fatto, cioe’, io non e’ che ho con certezza, che per esempio ci sono stati contatti oppure … pero’ io posso capire l’ambiente come (inc.). Per esempio noi andiamo al discorso Andreotti, cioe’, perche’ dico che .. perche’ noi abbiamo detto…
P.M.: (inc.)
BRUSCA E.: ..che c’e’ stato l’incontro tra Andreotti e Riina.
P.M. E come lo sa lei…
BRUSCA E.: Me lo ha confidato Di Maggio.
P.M. Di Maggio a lei ha confidato che c’e’ stato un incontro tra Andreotti e Riina?
BRUSCA E.: Si.
………
BRUSCA E.: E allora lui mi ha raccontato che, anzi mi sembra strano com’e’ che non l’ha fatto presente, perche’ questa cosa non e’ una cosa che capita tutti i giorni, che una volta, dice, ‘u sai cu e’ chi …cioe’ si faceva bello, non so se mi sembra che l’ho visto alla televisione, non mi ricordo il frangente comunque (inc.) con la FIAT UNO e mi ha raccontato questo particolare, che c’era un … (inc.) a Riina, dice (inc.) Andreotti e mi cunto’ questo particolare che hanno cercato l’appuntamento, che e’ arrivato, cioe’ si sono incontrati a Palermo, che e’ arrivato, cioe’ si sono incontrati a Palermo, non so dove, non so precisare dove, difatti ‘iddu dice io mi scantavu che era per una trappola per farlo arrestare, pensava, come mai iddu mi veni a cercare. E poi. Dice ci pari ca Riina era fissa, dice, ca ci iu a vinniri a chiddi … difatti Riina, dici, ripeto, forse ‘u posto unn’era Palermo, se avissi stato (inc.), l’avissi affucatu, cioe’ queste testuali parole, e c’e’ stata la ribellione che si e’ votato per i socialisti, cioe’ in base a quest’affronto che aveva fatto …cioe’ che il Riina l’aveva preso come ‘na pigghiata pi’ fissa, pigghiata pi’ fissa, dice, se non ti hanno fatto pressione, cioe’ non so se riesco ….
P.M.: Io, devo dire la verita’, sono un po’ confuso. Cerchiamo forse di fare ordine in tutta questa vicenda, perche’ lei gia’ capira’ che e’ una faccenda molto delicata. Lei ha detto che nell’84….comunque prima dell’87…
BRUSCA E.: Cioe’ io non posso precisarvi, cioe’ io ho avuto diversi colloqui….
P.M.: Con Di Maggio.
BRUSCA E. S.: …con Di Maggio difatti, a volte a me mi sembrava …mezza parola, io non e’ che la prendevo subito, la prendevo pure dopo tempo …siccome aveva bisogno come sfogo…
….
BRUSCA E. S.: Quindi tutto…quindi fuori di questi colloqui, cioe’ non e’ che e’ stato tutto in un unico frangente, cioe’ in una situazione soltanto, cioe’, per esempio, una volta (inc.) cioe’ sono stati diversi situazioni che mi hanno riportato all’idea di questa …c’e’ stata l’ammissione che chiaramente lui…..
P.M.: Ma Di Maggio ha ammesso chiaramente che Riina e Andreotti si sono incontrati?
BRUSCA E. S.: Si, si sono incontrati.
P.M.: A lei?
BRUSCA E. S.: Si.
P.M.: E le ha detto dove a Palermo, ma non le ha detto come.
BRUSCA E. S.: No, neanche a Palermo, mi ha detto si vittiru cu…
P.M.: Ah, nemmeno a Palermo.
BRUSCA E. S.: No, non mi ha spiegato dove, mi ha spiegato solo che se avrebbero avuto lo spazio, il Riina l’avrebbe…
P.M.: In questa circostanza?
BRUSCA E. S.: Perche’ si e’ sentito preso in giro, dice ‘a cu veni a pigghia pi’ fissa, perche’ ci pare che lui ….cioe’ non gli e’ piaciuta la …
P.M.: Ma l’incontro chi lo volle Riina o Andreotti?
BRUSCA E. S.: Andreotti.
P.M.: Fu Andreotti che ..
BRUSCA E. S.: Addirittura dici che parravanu (inc.) questa persona (inc.) addirittura avissi a fari ‘u Presidente du Consiglio, cioe’ questi tipi di discorsi di qua e a quel punto dici: se ti dico una cosa tu mancu ci criri! Ci dissi: che cosa? Dici, ‘u sai cu e’ che ‘u manno’ a chiamare? E mi ha fatto il nome di …dice: Andreotti cioe’ a me mi sembravano barzellette, cioe’…poi col tempo ho capito che era un discorso serio, cioe’ che era vera e mi ha spiegato che e’ stato Andreotti a ..addirittura chiddu cercava appuntamento cu iddu. A cu vole pigghiari pi’ fissa? Ci parse …ci paria che aveva un campagnolo, dici chiddu un ci vulia (inc.) e questo di qua il discorso, difatti c’e’ stato che si e’ cercato referenti nel …con Martelli. So che questi contatti con Martelli ci sono stati, non so con chi, non so come, non ce lo so spiegare.
P.M.: Col partito socialista.
BRUSCA E. S.: Col partito socialista.
P.M.: Oh, bene. Allora per quello che lei ha capito quest’incontro tra Riina e Andreotti e’ databile prima o dopo le elezioni dell’87?
BRUSCA E. S.: Prima delle elezioni dell’87, perche’, da quello che mi ha detto Di Maggio, e’ stato….il votare socialista e’ stato per darci uno schiaffo morale a Andreotti.
A quel punto il P.M. che procedeva all’interrogatorio, consapevole della opposta ricostruzione del Di Maggio secondo cui l’incontro era stato invece successivo alle elezioni del 1987, poneva al Brusca una domanda oggettivamente suggestiva, ma questi ribadiva di essere sicuro che il voto ai socialisti in quelle elezioni era stata proprio una reazione per l’atteggiamento di Andreotti nell’incontro:
P.M.: Ecco, dico, faccio l’ipotesi, non e’ possibile che Andreotti dopo il voto socialista, sia sceso per cercare di capire cio’ che era successo?
BRUSCA E. S.: Cioe’ forse mi sembra che sia stato prima, cioe’ non lo posso definire, perche’ anche noi nell’87…..
……
BRUSCA E. S.: (inc.) Cioe’ non posso essere precisamente nei tempi….cioe’ io….io penso, puo’ darsi anche che mi sbagli, che sia avvenuto dopo…io sono sicuro che sia avvenuto prima…
P.M.: Prima delle vo…
BRUSCA E. S.: …si e’ votato per reazione contro la DC, perche’ si e’ sentito preso in giro, ci fu…
Da queste prime confuse mezze rivelazioni del Brusca emerge tuttavia gia’ un dato palesemente confliggente non solo con la versione del Di Maggio, ma anche e soprattutto con la tesi del P.M. secondo cui l’incontro a casa di Ignazio Salvo sarebbe avvenuto nel settembre del 1987, dunque in un momento successivo alle elezioni del giugno 1987, proprio quale reazione allo "schiaffo" ricevuto dalla DC ad opera di Cosa Nostra in quella competizione elettorale.
Brusca invece sostiene di avere sentito che il voto dirottato sui socialisti nelle elezioni del giugno 1987 fu proprio la risposta di Cosa Nostra alla "presa in giro" subita ad opera di Andreotti nel corso del noto incontro con Riina, che pertanto sarebbe avvenuto prima della consultazione elettorale.
Anche l’iniziativa dell’incontro, che secondo il Di Maggio era stata assunta dal Riina, che aveva sollecitato un appuntamento tramite Ignazio Salvo, in questa prima dichiarazione del Brusca si sposta invece sull’imputato.
Il Brusca al dibattimento ha ammesso che tutto cio’ che egli affermo’ in quell’interrogatorio era falso ("Io quello che ho detto lì ho mentito tutto") e tale ammissione egli aveva gia’ compiuto spontaneamente nel contesto di un interrogatorio successivo, il 3 gennaio 1997.
Ma deve rilevarsi per completezza di esposizione che il Brusca, gia’ nuovamente interrogato sull’argomento il 9 novembre 1996, stavolta anche dal titolare delle indagini a carico del Sen.Andreotti, aveva avuto l’occasione per ritrattare la menzogna ed aveva invece continuato a mentire:
P.M.: Comunque lei non ha mai detto a suo fratello "guarda che la storia e’ vera, perche’ a me Di Maggio me la racconto’"?
BRUSCA E.S.: No, no, no, questo mai.
P.M.: E come mai non glielo ha detto?
BRUSCA E.S.: Non c’era… cioe’ puo’ sembrare strano, io penso che ci sono altri collaboratori, cioe’ con mio fratello…. Siamo fratelli, almeno io penso….appunto perche’ c’era questo rapporto, cioe’ tra di noi non c’e’ stato mai dialogo…..
Un dato tuttavia occorre sottolineare.
Dal 19 ottobre 1987 in poi Brusca Enzo Salvatore, che si era lasciato sfuggire di essere a conoscenza di circostanze piu’ che rilevanti sui fatti sino allora riferiti dal solo Baldassare Di Maggio, e di essere stato personalmente destinatario della confidenza di quest’ultimo di avere partecipato al noto incontro, non fu piu’ interrogato al riguardo.
Non gli venne piu’ fatta alcuna domanda specifica, salvo il fugace accenno (gia’ citato) nel verbale del 9 novembre, ne’ si procedette almeno ad un confronto tra Brusca Enzo Salvatore e Baldassare Di Maggio il quale, giova rammentarlo, ha sempre escluso categoricamente di avere parlato a chicchessia dell’incontro tra Andreotti e Riina.
Solo il 3 gennaio 1997 si tornera’ a parlare di quei fatti e soltanto perche’ proprio Brusca Enzo Salvatore si decide a riferirne spontaneamente confessando la sua iniziale menzogna.
Quel 3 gennaio 1997 infatti il Brusca (dinanzi peraltro ad un P.M. diverso da quelli che hanno istruito l’indagine sfociata nel presente processo) decideva di chiarire come stavano realmente le cose, ammettendo di avere parzialmente mentito quando aveva affermato che la sua fonte era Di Maggio Baldassare, in quanto in realta’ egli aveva appreso particolari in ordine all’incontro tra Riina e Andreotti solo ed esclusivamente attraverso i colloqui in carcere cui aveva assistito tra il fratello Emanuele ed il loro padre Bernardo.
Brusca Enzo Salvatore dunque, per averlo sentito nel contesto di tre o quattro colloqui tra il fratello ed il padre svoltisi nell’arco di circa sei mesi, afferma che:
BRUSCA E.S.: …posso spiegare perche’ ho mentito….. non e’ che ho mentito….cioe’ ho mentito volontariamente, pero’ non e’ che ho mentito sotto secondi… anche …cioe’ c’e’ un secondo fine, pero’ posso spiegare qual e’ il motivo che mi ha spinto a comportarmi in questa maniera, riguardante la dichiarazione di Andreotti, su Andreotti e Di Maggio.
P.M.: Si.
BRUSCA E.S.: ..e il genero. Io ho detto la verita’ pero’ ho omesso …ho omesso di dire alcuni particolari che penso che siano importanti per il semplice motivo perche’ siccome io ero presente…. Cioe’ io ero presente ai colloqui che si effettuavano …cioe’ che avvenivano tra me e mio padre all’Ucciardone. Poi siccome il Di Maggio gli dava…diceva che …gli ha dato l’imputazione che mio fratello Emanuele entrava e usciva dal carcere un ordine di morte, cosa che non e’ vera, io pensavo che dicendo…..cioe’ che confermando che io questa notizia l’avevo appresa dentro… in uno di questi colloqui ..avevo… cioe’ valorizzava la tesi del Di Maggio e andavo contro … mio fratello, cioe’ siccome io so che …
A quel punto il Brusca, dopo avere ancora una volta ribadito che Emanuele era escluso da ogni attivita’ criminosa limitandosi ad occupare delle attivita’ imprenditoriali della sua famiglia e di Toto’ Riina, invitato dal P.M. ad una esposizione piu’ ordinata dei fatti, riferiva finalmente cio’ che egli aveva sentito durante i colloqui tra il padre Bernardo ed il fratello:
BRUSCA E.S.: (inc.) Questi discorsi di qua, un giorno mi dice to cumpari ti fa tanti saluti… tanti saluti ri to cumpari (Salvatore Riina: n.d.e.)……Facevo finta di non sentire …..anche se ero girato dall’altro lato ma ascoltavo tutto involontariamente o per curiosita’. Dice…. E ci fa rici, vidi ca chiddu rici cerca l’appuntamento cu … cu … to cumpari. Me patri rici, ma chiddu cui? Rici chiddu mi rissi ca forsi tu l’avresti capito, rici… ma chiddu cu? E mio fratello ha fatto il nome di Andreotti…..Rici io puru ci avia arrivatu a capillu (inc.) rici io perche’ vogghiu …perche’ vuole questo appuntamento con … perche’ ha chiesto questo appuntamento, dice non lo so. Rici ma picchi un ci u rici a chiddu e ci u fannu sapiri tramiti ri iddi, o forse sannu a incuntrari…cioe’…. Poi ho capito di che si trattava di Salvo Lima e Ignazio Salvo. Questo … dopo ho sentito il nome cioe’…. Per il momento … cioe’ non e’ stato fatto il nome subito di queste persone, anzi precisamente Salvo Lima neanche e’ stato fatto il nome, ho capito che era un altro politico, pero’ Nino Salvo e’ stato fatto.
P.M.: Nino o Ignazio Salvo?
BRUSCA E.S.: Nino o Ignazio, non mi ricordo, uno dei due Salvo, quello che aveva gli arresti domiciliari, o perche’ dice "(inc.) si ci amu a fare la perquisizione, cioe’ ora piano piano ci arriviamo. Dice ma come ami rici avi a parrari cu … direttamente cu tia … picchi’, rici, tramite chiddu rici un ci po parrari, rici si ci avi a parrari di presenza. Mio padre questa cosa gli stonava, dice ma come (inc.) rici perfetto..
P.M. Prima di andare avanti, a che epoca risale questo colloquio?
BRUSCA E.S.: Mio padre prima, quando e’ stato arrestato o .. e’ stato tutto il periodo, prima di andare agli arresti ospedalieri, sempre all’Ucciardone, quindi in questo periodo.
P.M.: Quindi nel periodo tra l’arresto di suo padre…
BRUSCA E.S.: Si, no, tra 86-87.
P.M.: 86-87.
BRUSCA E.S.: Io penso, comunque tra 86 – 87
………
BRUSCA E.S.: Si, rici, ….rici ma chiddu ma picchi’ un ci rici a chiddi che mi devono incontrare, rici no dobbiamo parlare direttamente con lui.
….
P.M.: Quindi Riina voleva da suo padre un parere.
BRUSCA E.S.: Un parere come ti sembra questa cosa, che mi mi …
….
BRUSCA E.S.: Cu chiddu un si ci po parrari, si deve parlare direttamente con lui. Strano, rici, non facciamo che e’ qualche altra cosa per farlo arrestare, picchi rici viri ca chistu cu immu sapi fari tutte cose.
P.M.: Chistu cu immu sarebbe quello con la gobba.
BRUSCA E.S.: Si. Al che mio fratello mi domanda ma … no rici c’e’ questo ma … io gia’ capisco che cosa rici … ma ci sono questi rapporti in sostanza ha chiesto … rici con noi….cosi’ apertamente mai, dice poi sacciu che con altri….
P.M.: Questo suo padre (inc.)
BRUSCA E.S.: Si, mio padre che e’ a conoscenza dice…
P.M.: Perche’ Emanuele gli diceva ma esistono rapporti tra Riina e Andreotti di potere…
BRUSCA E.S.: Perfettamente. Dice con noi dice cosi’ apertamente mai, cioe’ in sostanza lui faceva capire che qualche favore ce lo ha fatto, pero’ rici accussi’ rici proprio accussi’ mi stranizza, pero’ dice con altri so che ci sono stati, poi a chi si riferiva e chi non si riferiva lo puo’ sapere mio padre, cioe’ non lo ha detto, mi bastava solo la risposta che mi ha dato, ci rici ca sta attento che a me questo discorso non mi convince. Dopo un altro paio di colloqui, mio padre sempre aveva il pensiero dice…notizie…. Rici ancora niente, rici, stanno vedendo. Dopo un’altra volta gli ha fatto capire che gia’ sapeva dov’e’ che doveva avvenire l’appuntamento… e mio padre ci fa rici … rintra ni Nino o Ignazio, non lo so come se… io penso Nino, poi questo… Dice ma non e’ agli arresti domiciliari? Dice non ci vanno a fare perquisizione? No, rici, arrivano davanzi a porta e …Ah, ho dimenticato di dire, quando rici quando rici ti serve qualche trappola, mio padre … rici un facemu rici ca s’avi a fari arristari… e mio padre ci arrispunniu no rici ci su chiddu che fanno da garanti, quindi si impegnava il Salvo e il Lima a farsi dare (inc.) cioe’ che non succedeva niente.
P.M.: Ancora non sappiamo se era Lima o se erano i Salvo…
BRUSCA E.S.: (inc.) non lo so…cioe’ questo per essere … per precisione Lima non l’ho mai sentito, pero’ Salvo l’ho sentito perfettamente….
…………
P.M.: Comunque doveva essere l’appuntamento tra quelli di Salvo che era agli arresti domiciliari.
BRUSCA E.S.: Si Con uno dei Salvo che era agli arresti domiciliari.
P.M.: (inc.)
BRUSCA E.S.: Di questo sono sicuro al mille per mille…..
…………
BRUSCA E.S.: Nino Salvo. Dice ma … con la scorta e cose come fa? Dice che ci vanno apposta pure dentro il gabinetto... e mio padre si e’ messo a ridere, dice chi problemi ci sunnu rici, rici ammanca a iddu rici a (inc.), cioè faceva capire che con la scorta problemi non ne aveva (inc.) trovava il buco, dice lui abitualmente dice di solito dice quando mangia si chiude un paio di ore a riposare in albergo, dopo faceva capire primo pomeriggio, dice quindi per lui è normale, forse lo lasciano solo e così trova l'opportunità per potere uscire. Rici ma... mio padre era sempre sbalordito.... Diciamo poi... in un altro colloquio mio fratello Emanuele incontra il Di Maggio per strada, perchè ufficialmente (inc.) voleva sapere dal Lima però Emanuele e Di Maggio non avevano mai parlato di questo discorso. Attualmente Di Maggio non sa che mio fratello Emanuele è a conoscenza e ora gli spiego pure perchè. Perchè incontra il Di Maggio, dice dove stai andando così impupato?
P. M.: Che significa così ....
BRUSCA E. S.: Che era vistutu.... bellu elegante. Questo anche perchè mio fratello Emanuele ci aveva un po' di gelosia. In che senso? Perchè il Di Maggio era tutto per Riina e questo stava a dimostrare chi cu nuatri un parrava, cioè con mio fratello Emanuele un parlava, puru ca insistia cu me patri... rici comu, si chiddu un ni riceva iddu...
P. M.: (inc.) anche suo padre....
BRUSCA E. S.: Però dice si chiddu un c'è... mio padre si vantava, dice si me cumpari un nisceva stu (inc.) che comportamento avrebbe. Dici unni stai ennu, nientri mi rissiru i mittirimi u vistitu (inc.), di vistirimi elegante e ghiri in Palermo, non so dove. (Inc.) mi diri.... sicuramente dici appi a dari l'appuntamento, cioè non è che sapeva che l'appuntamento era avvenuto, tramite questo mio fratello Emanuele risaliva che questo appuntamento era avvenuto, perchè sapevano che ci doveva essere l'appuntamento, vedendo il Di Maggio in quelle condizioni...
P. M.: E sapevano che il Di Maggio doveva partecipare a questo appuntamento?
BRUSCA E. S.: No, l'ha tradito, (inc.) non lo so, comunque.... (inc.) mio fratello Emanuele ancora non si era incontrato di nuovo con Riina, però avendo visto a Di Maggio vistuti in quella maniera, a mio padre ci rissi dice è venuto al (inc.) picchi vitti a Di Maggio (inc.) cioè gli dava... cioè lui capiva che l'appuntamento era avvenuto....
P. M.: Ma solo dal fatto che il Di Maggio era vestito elegante?
BRUSCA E. S.: No, perchè aspettava che ci doveva essere un appuntamento a giorni... non lo so io come... (inc.) sapere tutta la storia, giusto?
P. M.: Lei ha assistito di (inc.), lei ha avuto colloqui con suo fratello Emanuele in cui suo fratello Emanuele aveva detto ste cose o sono tutti colloqui tra suo fratello Emanuele e suo padre?
BRUSCA E. S.: E mio padre, io non ho mai parlato... cioè questi li ho appreso essendo…
P. M.: Ascoltando...
BRUSCA E. S.: Ascoltando ho capito... cioè ho sentito (inc.)
P. M.: (inc.) le orecchie per vedere... (inc.)
BRUSCA E. S.: No, io essendo presente, ascoltando... cioè questi sono diversi colloqui, non e’ che e’ un colloquio soltanto, cioe’ forse non mi sono spiegato, cioè sono almeno tre o quattro colloqui.
P. M.: Quindi primo colloquio c'è quella notizia che...
BRUSCA E. S.: Quella è la notizia che stona....
P. M.: E suo padre per esempio dice a Emanuele che a lui non piace la storia.
BRUSCA E. S.: Non si voleva convincere, dice (inc.) chiddu ca ti po cuntari....
P. M.: Suo fratello Emanuele invece dice a suo padre che RIINA aveva deciso di incontrarlo.
BRUSCA E. S.: No, gli dà chiarimenti, gli ha detto dov'è l'appuntamento e tutte cose, cioè con la scorta e tutte ste belle cose. Quindi niente, cioè eravamo in questo colloquio, dice sicuramente è dovuto avvenire, picchi vitti a Di Maggio accussì accussì e mi pari rici ca ri tutti... forse glielo ha chiesto Riina... non ricordo se il Riina aveva chiesto se poteva usufruire del Di Maggio e mio padre dice talè picchì ri tutti giusto giusto a iddu rici, chistu ca chi sapemu chi pisci è, già ci vulia (inc.) picchì un nu scarta a navutru? Rici a iddu vosi... per questo mio fratello Emanuele ricollegava....
P. M.: Quindi allora suo fratello Emanuele già era a conoscenza del fatto che....
BRUSCA E. S.: Si.
P. M.: Di Maggio avrebbe dovuto accompagnare Riina a questo colloquio?
BRUSCA E. S.: Sì sì.... mi ricordo, perchè mio padre si è lamentato dice picchì sta scartannu a chistu rici, avutri non ne ha, dice vosi a iddu. E mio padre a questo che lo aveva visto (inc.) rici ma a tia nenti t'ha dittu? No rici a mia nenti mi ha dittu e mio padre rimeva un poco.... un anticchiedda siddiatu, rici bellu....
…………
Dopo... mi sembra un paio (inc.) dopo qualche mesetto arriva e dice tanti saluti da tuo compare (inc.) e mio padre subito dice notizie ti ni retti? Dice no rici... mi ha comunicato che l'incontro.... Andreotti aveva voluto questo incontro... cioè a me dice chiddu, cioè io prendo (inc.) . Dice chiddu vosi un appuntamento perchè non si fidava di... ri chiddi dui e mio padre docu l'ha perso di più di Salvo, picchì dalle (inc.) iddu ricia chiddu ri du paisi da di Salemi. Dopo questa (inc.) si è capito che uno era Ignazio Salvo, l'altro non l'ho capito chi è che era, rici... perchè a mio padre gli stonava che non si fidava di queste persone, rici ma sicuro chiddu, si dalla descrizione ho capito che era Ignazio Salvo, cioè un ulteriore conferma non... Ignazio o Nino... Chi stava ricennu?... Ah, mi disse chi cosa vulivi, dice niente lo volevo incuntrare per dirgli che dici.... al maxi processo rici un po fari nienti, rici picchì rici ha avuto poco pressione. Mio padre dice chi pressione avia a aviri, gliel'ho detto una volta, glielo dovevo dire tutti i iorna, sa vuole che ci mandiamo tutti i giorni, ce lo fa sapere che noi ci mandiamo tutti i giorni dietro la porta. Ma mio padre dice un mi piaci stu riscussu, (inc.) com'è sta situazione? Rici accussi mi rissi, rici avutri così? No rici chistu sulu mi rissi, rici picchi un si stiravavu u coddu? Poi (inc.) sti avutri così e non... non... un ci u riri rici (inc.) stu riscussu, dice non mi convince. L'ultima volta che c'è stata questa discussione in mezzo...
P. M.: E ma mi scusi, con chi incontro, secondo quella che è la ricostruzione che nello stesso ha fatto Di Maggio... sarebbe avvenuta alla presenza dei Salvo..
……….
sapiri (inc.). Che stavo dicendo? Ah, dopo tempo, si incontrano con...
P. M.: Tutti questi discorsi avvengono prima che suo padre va agli arresti ospedalieri?
BRUSCA E. S.: Sì sì... questo prima ancora della sentenza del Maxi processo. Perchè? Perchè quasi alla fine del Maxi... la sentenza del maxi processo, mio padre... nell'ultimo periodo che mio padre si trovava all'Ucciardone gli fa domanda... ma dice... cioè parlavano della sentenza cosa... accussì neanche il Colonnello Mattina, rici notizie ni arrivano? Rici no, rici non avemu aggiornamento di Andreotti rici.
P. M.: Quindi questi discorsi avvengono prima della conclusione del maxi?
BRUSCA E. S.: Sì sì.
P. M.: Sentenza di primo grado stiamo parlando?
BRUSCA E. S.: Prima che mio padre va a finire agli arresti domiciliari e prima ancora del... della sentenza del Maxi.
………
P. M.: E allora, quindi diciamo primo colloquio in cui lei sente parlare di questa vicenda e quando suo fratello Emanuele (inc.)
BRUSCA E. S.: (inc.)
P. M.: Quando suo fratello Emanuele porta a suo padre la notizia che Andreotti ha chiesto di parlare con Riina e Riina vuole da suo padre una specie di consiglio. "tu che cosa ne pensi".
BRUSCA E. S.: Perfetto.
P. M.: Suo padre dice che ha delle perplessità qua sopra perchè gli sembra una trappola. Altro colloquio in cui suo fratello Emanuele gli dice che ha parlato con Riina e (inc.) gli dice che i Salvo o comunque chi, come lei ha detto, avrebbero garantito che non si tratta di una trappola per Riina...
BRUSCA E. S.: E che non aveva problemi con la scorta.
P. M.: E che non aveva problemi con la scorta.
BRUSCA E. S.: (Inc.)
P. M.: …… Allora io sto provando a ricapitolare. Quindi abbiamo detto primo colloquio ne abbiamo parlato. Secondo colloquio in cui suo fratello Emanuele tranquillizza suo padre sulla base di quello... delle notizie che ha avuto, ma io vorrei capire una sola cosa. A Riina arrivò questo messaggio di suo padre che non era tanto convinto di questo....?
BRUSCA E. S.: Non glielo so dire, penso che per esserci stato un secondo incontro, vuol dire che mio fratello Emanuele doveva portare la risposta, per avere diciamo la controrisposta che diceva automaticamente è (inc.), cioè se io faccio sempre l'esempio che....
P. M.: Quindi questa è la prima volta che lei (inc.) a dichiarare che sulla base della questione della risposta che Emanuele portò che tranquillizzava suo padre. Terzo colloquio... in cui gli si dice che forse (inc.) è disposto a incontrare (inc.) perchè ha visto (inc.)
BRUSCA E. S.: Vestito da festa.
P. M.: Vestito da festa. Perchè già aveva saputo....
BRUSCA E. S.: Che era a conoscenza
P. M.: Che Balduccio doveva accompagnare Riina a quell'incontro, ma aveva già saputo che (inc.) in casa di Salvo, (inc.) di un colloquio?
BRUSCA E. S.: No.
P. M.: Il secondo colloquio?
BRUSCA E. S.: Scusi c'è la garanzia, il fatto lui ci dice ... dice che quello non restava agli arresti domiciliari dice, come fa, se ci fanno la perquisizione mentre che trovano a tutti la dentro, dice che fa non succede il finimondo? Dice no, non ce ne sono problemi, arrivano, si fa vedere e se ne vanno, non ne fanno perquisizioni. Dice c'è quando si fermano davanti la porta e c'è quando si infilano, dice vuol dire che è sicuro, chissa come... cioè mio padre ha fatto questa osservazione, quindi dice tutti questi fattori dov'è che avvenivano, questo prima ancora di... che è avvenuto l'appuntamento. Poi quando c'è il discorso che Balduccio dice... dice mi ha detto di mettermi ... di vestirmi pulito e lo devo andare a trovare, questo avviene, cioè che aveva l'intuizione di tutti quei discorsi sono avvenuti prima, dopo c'è la fine di tutto il discorso, dopo che qualche periodo, non so forse un mese è passato da quando loro si sono incontrati Riina e mio fratello e gli porta la notizia che dice Andreotti mi ha voluto incontrare perchè dice.... dice non si poteva muovere perchè diciamo ha avuto poca pressione.
P. M.: Poca pressione da parte dei Salvo?
BRUSCA E. S.: Dei Salvo e da come si chiama, perchè ci dobbiamo dietro la porta, dice glielo ha detto una volta così... dice ci dovevo andare tutti i giorni, dice (inc.) detto questo perchè non sapeva (inc.), mio padre per questo è impazzito, dice ma a chi piglia per i fondelli, dice iddu se lo beve questo discorso... dice Riina se lo è bevuto questa....
P. M.: (inc.) Benissimo.
BRUSCA E. S.: Cioè questa era una stizza che...
P. M.: Quindi, diciamo, che grossomodo tutto si è consumato nello spazio di 3-4 colloqui.
BRUSCA E. S.: No. 3-4 colloqui per fare il discorso, ma sono quasi un 6 mesi che abbiamo avuto tutto questo....
P. M.: Un 6 mesi di discussione. Spazio di 3-4 colloqui nell'arco di 6 mesi.
Esposto dunque il contenuto delle dichiarazioni rese al P.M. da Brusca Enzo Salvatore, deve ora valutarsi la portata delle sue rivelazioni secondo quanto riferito e confermato al dibattimento nel presente processo.
Il Brusca e’ stato esaminato all’udienza del 28 luglio 1997 ed ha riferito i fatti in piu’ punti in maniera difforme rispetto alle pregresse dichiarazioni.
Egli in sintesi ha precisato quanto segue:
Giova in primo luogo evidenziare cio’ che il Brusca ha spiegato in ordine alle modalita’ con cui egli aveva sentito in carcere i discorsi intervenuti tra il fratello Emanuele ed il padre Bernardo:
P.M.: Ecco, fermiamoci un attimo qui, ma suo padre parla con Emanuele e lei o parla con Emanuele soltanto e lei orecchia, ci faccia capire?
BRUSCA ENZO S.: No, no, solo con Emanuele, io ero troppo piccolo per arrivare a certi tipi di discorsi. Io, siccome ci trovavamo dentro un aula per i colloqui all'Ucciardone, non potevo fare a meno di sentire, perchè ero spalla con spalla, quindi tutto quello che dicevano ... Non so se ha presente un aula del ...
P.M.: Ci può descrivere quest'aula dell'Ucciardone com'è, com'era allora, in modo da capire bene come è avvenuto questo colloquio.
BRUSCA ENZO S.: Sì, era tipo un bancone un pò più lunghetto di questo che ho qui davanti, che prendeva tutta la sala e in questa stanza c'erano sei detenuti e i vari familiari di tutti questi detenuti che facevano colloquio e stavamo stretti. Cioè tra una famiglia e l'altra c'era lo spazio di una persona. E stavamo in piedi.
P.M.: Senta, e tra i detenuti e i familiari c'era un tavolo, c'era un divisorio?
BRUSCA ENZO S.: Un tavolo, io ho detto bancone, un tavolo di questa grandezza che ho qui davanti, un pò più largo, e c'era una specie di vetro alto un venti centimetri in mezzo e basta.
P.M.: E quando parlavate stavate in piedi, stavate seduti?
BRUSCA ENZO S.: Sì, sì, in piedi.
P.M.: E accostavate le teste? Ci descriva un attimo di più questa ...
BRUSCA ENZO S.: Cioè non è che ci potevamo stringere proprio, perchè c'era la guardia che ci guarda, però a distanza di un mezzo metro di distanza tra una persona e l'altra. Cioè di fronte, frontalmente, perchè spalla con spalla stavamo noi familiari.
P.M.: Senta, quante guardie c'erano in questa stanza?
BRUSCA ENZO S.: Certe volte una, certe volte due.
P.M.: E dove stavano queste guardie?
BRUSCA ENZO S.: Accanto c'era un muro e c'era una specie di finestra con un vetro fine e loro stavano là dietro.
P.M.: Ma potevano ascoltare le guardie quello che voi vi dicevate?
BRUSCA ENZO S.: Va bene, c'era sempre il pericolo ... Non lo so se erano in grado, cioè, io non sono stato mai dall'altra parte del vetro, però c'era il pericolo di microspie, c'era il pericolo ... quindi si parlava proprio ... più gesti e cose per intenderci. Cioè se era una persona che non era nel discorso, capiva di che cosa si parlava, non poteva capire.
P.M.: Ho capito. Quindi diciamo era un linguaggio che lei capiva perchè i riferimenti che si facevano li capiva, ma non era estremamente ...
BRUSCA ENZO S.: Perchè purtroppo sono cresciuto in quell'ambiente, quindi in quel linguaggio.
…………
AVV. COPPI: ma lei ha sentito tutto il discorso tra suo padre e suo fratello.
BRUSCA ENZO S.: Ma non è che potevo ... Perchè anche dimostrare che uno sta attento, può essere anche cattiva educazione dentro Cosa Nostra, quindi quello che ...
AVV. COPPI: Ma scusi, questo era un colloquio al quale partecipavate tutti quanti quelli che erano stati ammessi, quindi a parte sua madre o meno, lei e suo fratello eravate stati ammessi al colloquio, d'accordo?
BRUSCA ENZO S.: Sì.
AVV. COPPI: A quanta distanza eravate l'uno dall'altro?
BRUSCA ENZO S.: Spalla con spalla.
AVV. COPPI: Quindi educazione o non educazione, lei era in grado di sentire le parole o faceva uno sforzo per non sentirle?
BRUSCA ENZO S.: Mi scusi, lei dimentica i gesti. Non è che era un discorso chiaro, aperto, c'è un modo di intendere, qualche parola presa e ... Cioè, io che conoscevo le persone, conoscevo i fatti, ho analizzato, cioè capivo quello che dicevano.
AVV. COPPI: Quindi lei ha capito comunque tutto quello che loro si dicevano.
BRUSCA ENZO S.: Quello che sono riuscito a capire.
AVV. COPPI: Quindi potrebbero esserci cose che non ha capito.
BRUSCA ENZO S.: Certo.
AVV. COPPI: Certo. Cose più approfondite che magari oggi mi sarebbero utili, però non ...
Il Brusca, quindi, esaminato dal P.M., esponeva quanto a sua conoscenza:
P.M.: Un altra domanda: lei all'interno di Cosa Nostra ha mai sentito parlare di ANDREOTTI GIULIO?
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: Ecco, ci vuole dire ordinatamente, in ordine cronologico e con molta precisione, da quando, in quali occasioni e tutto quello che sa, insomma.
BRUSCA ENZO S.: Io posso ricordare il periodo che ha avuto inizio il discorso, che ricordo che mio padre ha deposto al maxi processo, quindi può essere settimana più settimana meno, da quando è iniziato. Però quando è finito non riesco a focalizzare meno, eravamo al colloquio.
P.M.: Eravamo chi? Il soggetto deve dire sempre quando parla.
BRUSCA ENZO S.: Io, mio fratello Emanuele e mia madre.
P.M.: Eravate al colloquio?
BRUSCA ENZO S.: Siamo andati al colloquio a trovare a mio padre.
P.M.: Dove, in quale carcere?
BRUSCA ENZO S.: All'Ucciardone.
P.M.: Che succede?
BRUSCA ENZO S.: All'inizio del colloquio i saluti ed inizia mio fratello Emanuele: "Tanti saluti da tuo compare" tuo compare è RIINA, cioè per noi sottinteso perchè era lui l'unico compare che riconosceva come saluti, nel senso, nel dialetto che c'era, nel gergo che usavamo. Dice: "C'è quello che vuole fare ... vuole un appuntamento con tuo compare". Mio padre gli domanda: "Quello chi?" dice: "Quello". E mio padre ritorna: "Quello non lo capisco" e mio fratello gli fa il nome, dice: "ANDREOTTI". E quella è stata l'unica volta che io l'ho sentito con questo nome. Al che mio padre rimane un pò stupito, sgrana un pò gli occhi e dice: "Come mai?" dice: "Ha bisogno di parlare con lui direttamente".
P.M.: Con lui chi?
BRUSCA ENZO S.: Ormai era sottinteso. Cioè una volta che era stato fatto il nome, con RIINA. Cioè era ANDREOTTI che voleva parlare con RIINA, dal discorso. Al che gli dice: "E perchè gli vuole parlare lui direttamente? Non c'è chi è che fa da tramite?" non mi ricordo la frase precisa, comunque: "Non c'è chi è che può fare da tramite?" dice: "Ha bisogno di parlargli lui direttamente" Al che mio padre gli domanda dove. Io in questo momento mi è sfuggito, perchè non è che ero ... cioè ero vicino e ascoltavo, però non ho capito il luogo preciso. Però ho capito che si trattava di una persona che era agli arresti domiciliari, perchè mio padre gli fa ... o mio padre o mio fratello, dice: "Non c'è la paura che gli fanno perquisizioni?" dice: "No, quando arrivano basta che lo vedono se ne vanno, girano tunnu" in siciliano, cioè lo guardano e se ne vanno e non fanno perquisizione.
P.M.: Scusi un attimo.
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: Dice: "Quando arrivano ..."
BRUSCA ENZO S.: I carabinieri.
P.M.: "guardano questa persona agli arresti domiciliari ..."
BRUSCA ENZO S.: E se ne vanno, cioè non perquisiscono, non vanno oltre.
P.M.: Ho capito, vada avanti nel racconto.
BRUSCA ENZO S.: Al che mio padre sempre insiste: "Ma non ha quelli che ci vanno pure dentro il gabinetto?" in questo senso intendeva dire, cioè, le guardie del corpo. Dice: "No, c'ha la scusa che mangia in camera ed ha un paio d'ore di spazio, quindi questo problema non c'è". Mio padre ancora ad insistere, dice: "Ma non facciamo che è un tranello, sento odore di bruciato" dice: "No, c'è chi è che garantisce, a posto" allora dice: "Da parte mia ..." Questo, il primo io me lo ricordo perfettamente, perchè si immagina, un discorso del genere, mi è rimasto impresso. Il resto dei discorsi me li ricordo anche, anche se vagamente, però non riesco a focalizzare in quel periodo.
P.M.: Quindi questo è un primo colloquio?
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: Quello che viene detto nel corso di questo primo colloquio è quello che ci ha raccontato in questo momento?
BRUSCA ENZO S.: Sì.
Orbene, dal raffronto tra le prime dichiarazioni al P.M. rese da Enzo Salvatore Brusca e la versione poi fornita nel presente dibattimento emerge subito una prima rilevante contraddizione.
Il Brusca ha in primo luogo precisato che egli ha un ricordo assolutamente preciso del contenuto del primo colloquio ("il primo io me lo ricordo perfettamente, perchè si immagina, un discorso del genere, mi è rimasto impresso").
In occasione di questo primo colloquio, quindi, egli afferma di avere sentito parlare persino delle modalita’ con le quali Andreotti sarebbe riuscito a sottrarsi al controllo della sua scorta per partecipare all’incontro (" mio padre sempre insiste: "Ma non ha quelli che ci vanno pure dentro il gabinetto?" in questo senso intendeva dire, cioè, le guardie del corpo. Dice: "No, c'ha la scusa che mangia in camera ed ha un paio d'ore di spazio, quindi questo problema non c'è").
Nell’interrogatorio del 3 gennaio 1997 il Brusca aveva invece riferito che in occasione del primo colloquio il padre – cui Emanuele aveva riportato la richiesta di un parere da parte del Riina sull’incontro che Andreotti aveva richiesto - aveva manifestato tutte le sue perplessita’ al riguardo, mandando a dire a Riina di stare attento: "ci rici ca sta attento che a me questo discorso non mi convince".
Soltanto in un colloquio successivo al primo, quindi, il fratello Emanuele aveva comunicato al padre, per averlo appreso da Riina, che l’incontro sarebbe avvenuto a casa di una persona agli arresti domiciliari, senza che vi fossero problemi per eventuali controlli da parte della polizia, e che Andreotti avrebbe trovato il pretesto per congedare la sua scorta: "…Dopo un altro paio di colloqui, mio padre sempre aveva il pensiero dice…notizie…. Rici ancora niente, rici, stanno vedendo. Dopo un’altra volta gli ha fatto capire che gia’ sapeva dov’e’ che doveva avvenire l’appuntamento……. Dice ma … con la scorta e cose come fa? Dice che ci vanno apposta pure dentro il gabinetto... e mio padre si e’ messo a ridere, dice chi problemi ci sunnu rici, rici ammanca a iddu rici a (inc.), cioè faceva capire che con la scorta problemi non ne aveva (inc.) trovava il buco, dice lui abitualmente dice di solito dice quando mangia si chiude un paio di ore a riposare in albergo, dopo faceva capire primo pomeriggio, dice quindi per lui è normale, forse lo lasciano solo e così trova l'opportunità per potere uscire. Rici ma... mio padre era sempre sbalordito".
Ma al di la’ della suesposta divergenza cio’ che preme evidenziare e’ che comunque il Brusca e’ sempre stato costante nel riferire che questo colloquio nel quale venne richiesto a Brusca Bernardo un parere sull’incontro con Riina sollecitato da Andreotti, avvenne proprio in concomitanza con l’interrogatorio che il genitore rese nel dibattimento del maxiprocesso, iniziato il 10 febbraio del 1986.
BRUSCA ENZO S.: Io sapendo il periodo '86-'87, giusto, quindi so che questo fatto per certo è avvenuto. Io ricostruendo sul periodo, colloco il periodo a dichiarazioni che mi invento su ... cioè che mi ha confidato DI MAGGIO. Non so se sono stato chiaro. Cioè io ho la certezza del periodo in cui è avvenuto.
AVV. COPPI: Benissimo.
BRUSCA ENZO S.: E dico che in quel periodo DI MAGGIO me l'ha confidato.
AVV. COPPI: Il periodo quindi per lei è 1986 - '87.
BRUSCA ENZO S.: Dall'86 all'87.
Se si considera che gli interrogatori degli imputati del maxiprocesso si sono svolti prevalentemente nel marzo del 1986 (cfr. vol.5 sentenza pag. 576) e che comunque l’istruttoria dibattimentale e’ stata dichiarata chiusa dal Presidente il 7 marzo 1987 (pag. 602), deve concludersi che l’interrogatorio di Bernardo Brusca (in concomitanza del quale Brusca Enzo Salvatore afferma di avere sentito parlare per la prima volta il fratello Emanuele ed il padre dell’incontro tra Andreotti e Riina: "ricordo che mio padre ha deposto al maxi processo, quindi può essere settimana più settimana meno, da quando è iniziato") e’ sicuramente antecedente al marzo 1987.
Se ne deve dunque dedurre che gia’ a quell’epoca – ben prima quindi delle elezioni del giugno del 1987, e senza alcun riferimento all’esito di quelle votazioni come invece sostiene il P.M. utilizzando le pur contraddittorie dichiarazioni del Di Maggio e quelle, di cui appresso ci si occupera’, di Emanuele Brusca – Andreotti aveva sollecitato un incontro con Riina ed aveva fatto sapere che avrebbe approfittato del riposo per il pranzo per congedare dall’albergo la scorta e presentarsi all’appuntamento.
Per porre ulteriormente in evidenza la palese incompatibilita’ di tale versione con le dichiarazioni del Di Maggio e’ sufficiente rammentare che secondo quest’ultimo fu Riina, proprio tramite il Di Maggio, a chiedere ad Ignazio Salvo la fissazione di un appuntamento con Andreotti e che l’incontro poi effettivamente avvenne 15 giorni o un mese dopo.
Se si considera che il P.M., come si e’ detto, colloca l’incontro tra il Riina e l’imputato in termini di assoluta certezza nel mese di settembre del 1987, risulta evidente la completa divergenza tra i fatti riferiti dal Brusca, asseritamente avvenuti diversi mesi prima, e la tesi accusatoria.
Proseguendo nella sua deposizione il Brusca riferiva in ordine a cio’ che aveva ascoltato nei colloqui successivi, svoltisi "a diversi mesi di distanza dal primo":
P.M.: Bene, allora questo è il primo colloquio, andiamo al successivo colloquio. Che succede in questo colloquio successivo, chi siete, dove siete e che cosa vi dite.
BRUSCA ENZO S.: Chi siamo, io vado per ... cioè perchè a volte ho fatto colloqui solo con mio fratello, a volte ... Quindi vado per logica di essere sempre ... Il primo me lo ricordo che eravamo io, mia madre e mio fratello Emanuele. Il secondo mi sembra che eravamo gli stessi o eravamo io ed Emanuele soltanto. Cioè, non ho una cognizione precisa poi i colloqui a venire chi eravamo.
P.M.: Cioè non ricorda nel secondo colloquio se c'era o non c'era sua madre?
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: Mentre invece ricorda che c'era lei ed Emanuele.
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: Ho capito. Vada avanti, che succede?
BRUSCA ENZO S.: Certo, perchè era Emanuele che portava le risposte e che parlava, quindi, io ascoltavo. Gli porta la risposta che ...
P.M.: Mi scusi, ogni volta che lei parla, per cortesia dovrebbe mettere il soggetto della frase. Gli porta, chi gli porta la risposta?
BRUSCA ENZO S.: Emanuele, mio fratello Emanuele.
P.M.: Porta la risposta a suo padre Bernardo?
BRUSCA ENZO S.: Perfetto. E' avvenuto il colloquio dentro il carcere, giusto? Quindi si fa l'incontro con RIINA, gli porta il parere di mio padre e riporta in carcere a mio padre, sempre Emanuele, la risposta di RIINA. Sono stato chiaro fino adesso?
P.M.: Quindi suo fratello Emanuele aveva portato a RIINA il parere di suo padre e ora riporta a suo padre quello che gli ha detto RIINA. Vuol dire questo?
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: Ecco, e che succede? Ci racconti in dettaglio esattamente il contenuto di questo dialogo tra suo fratello Emanuele e suo padre Bernardo.
BRUSCA ENZO S.: Prima gli fa notare che gli ha parlato da solo, non alla presenza di DI MAGGIO, cioè si è lamentato un poco mio fratello Emanuele perchè dice: "Gli ha fatto fare anticamera", cioè che l'ha messo un pò da parte. Poi quando sono ...
P.M.: Mi scusi un attimo, suo fratello Emanuele si è lamentato con suo padre Bernardo del fatto che il RIINA gli aveva fatto fare anticamera perchè parlava con DI MAGGIO?
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: Abbiamo capito bene?
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: Vada avanti, prosegua.
BRUSCA ENZO S.: Perchè dice: "Se deve parlare a solo, una volta invita ad uno e una volta invita ad un altro. Non c'è bisogno di fare anche ..." Perchè mio fratello Emanuele non si voleva fare vedere che parlava anche da solo con RIINA, anche per questo motivo. Quando entra assieme a parlare ...
P.M.: Quando entra chi?
BRUSCA ENZO S.: Mio fratello Emanuele con RIINA, da quello che racconta sempre mio fratello Emanuele, giusto?
P.M.: Sì.
BRUSCA ENZO S.: Gli espone il parere di mio padre e RIINA gli fa presente che voleva come compagnia il DI MAGGIO, però di non dire niente al DI MAGGIO, di tenersi chiuso, di non parlarne, di non esserci contatto fra di loro due, cioè l'Emanuele doveva essere a conoscenza per tramite di mio padre però al DI MAGGIO non gli doveva fare capire che lo sapeva, che era a conoscenza di questo discorso.
P.M.: Quindi mi scusi, Emanuele doveva far finta con DI MAGGIO di non sapere niente di questa storia, ho capito bene?
BRUSCA ENZO S.: Perfetto, sì.
P.M.: vada avanti.
BRUSCA ENZO S.: Con il DI MAGGIO e con tutti.
P.M.: Ho capito. E che succede poi? Il contenuto del colloquio è tutto qui oppure ...
BRUSCA ENZO S.: No, a quanto pare, forse è stato il giorno che è avvenuto l'incontro ...
P.M.: Scusi, siamo per ora dentro questo colloquio.
BRUSCA ENZO S.: Sì, siamo dentro questo colloquio, a diversi mesi di distanza dal primo.
P.M.: Diversi mesi di distanza sa dire quanti? Uno, due, tre, cinque, sei?
BRUSCA ENZO S.: No, no, mi ricordo che i colloqui sono tre, però i periodi ... Io mi ricordo l'iniziale, cioè più o meno il periodo ... perchè mi ricordo che mio padre ha deposto, cioè la frase che ha detto che è rimasta un pò impressa, cioè: "Io mi occupo di formaggi, di vino ..."
P.M.: Questo è quello che suo padre ha detto al maxi processo?
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: E quello è il punto di partenza.
BRUSCA ENZO S.: Perfetto.
P.M.: Poi qualche mese dopo c'è quest'altro secondo colloquio.
BRUSCA ENZO S.: Più di un mese, più ...
P.M.: Dopo qualche mese abbiamo detto.
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: Ecco, mi scusi, questo secondo colloquio che avviene a qualche mese di distanza dal primo, il contenuto di questo colloquio è quello che ci ha detto fino ad ora o si è detto qualche altra cosa nel corso di quel colloquio?
BRUSCA ENZO S.: No, io per ora sono all'incontro con ... Sono risposte che porta mio fratello Emanuele da RIINA. Quindi e il resoconto, cioè che ... Devo raccontare di nuovo tutto daccapo?
BRUSCA ENZO S.: No, no, io volevo sapere se questo resoconto è tutto quello che Emanuele dice a suo padre Bernardo in quell'occasione oppure dice qualche altra cosa in più in quel colloquio?
BRUSCA ENZO S.: Questo è il secondo. C'è il resoconto poi all'ultimo. Ora sto finendo. A quanto pare mio fratello Emanuele andò dal DI MAGGIO vestito bene, cioè di settimana lavorante, lo trova elegante, vestito da cerimonia in sostanza.
P.M.: Lo trova dove?
BRUSCA ENZO S.: In un bar.
P.M.: A San Giuseppe Jato?
BRUSCA ENZO S.: Sì. Mi sembra da CAMPANOTTA TOTUCCIO si siano incontrati. E mio fratello Emanuele mi dice: "U vidi si mi dissi niente?", cioè in italiano: "Lo vedi che non mi ha detto niente, lo vedi se mi dice qualche cosa, se mi mette a conoscenza di questo fatto?".
P.M.: Scusi un attimo, suo fratello Emanuele dice a suo padre Bernardo: "Lo vedi se DI MAGGIO mi ha detto niente?" Sono questi i soggetti?
BRUSCA ENZO S.: Perfetto, dice: "Non mi mette a conoscenza di questo discorso".
P.M.: Scusi, ma suo fratello Emanuele aveva visto DI MAGGIO elegante e allora?
BRUSCA ENZO S.: Aveva intuito che stava avvenendo l'incontro, che doveva esserci l'incontro, per questo. Cioè aveva capito perchè aspettavano ... Cioè dopo che si è incontrato con RIINA a quanto pare mio fratello aveva avuto l'esito che di lì a poco sarebbe avvenuto l'incontro.
P.M.: Scusi, ma suo fratello Emanuele quando ha visto DI MAGGIO elegante, chiese a DI MAGGIO: "Perchè sei così elegante, dove vai?"
BRUSCA ENZO S.: Una domanda così. Dice: "No, perchè, uno non si può vestire così?" la risposta è stata del DI MAGGIO. Dice: "Oggi mi andava di vestirmi così e mi sono vestito così".
P.M.: Ho capito, ma DI MAGGIO come si vestiva normalmente? Voglio dire, cosa c'era di strano nel fatto che DI MAGGIO era elegante?
BRUSCA ENZO S.: DI MAGGIO è raro portare ... cioè io non l'ho mai visto in vestito, all'infuori di qualche matrimonio, qualche cosa, poi sempre jeans, una felpa periodo invernale o giubbotto oppure jeans e maglietta periodo estivo. E' raro che anche di domenica, un jeans più nuovo, più elegante, diciamo, ma sempre jeans e maglietta.
P.M.: Quindi se abbiamo capito, Emanuele resta colpito del fatto di vedere DI MAGGIO elegante.
BRUSCA ENZO S.: Perfetto.
P.M.: Ma DI MAGGIO per caso dice a suo fratello Emanuele dove stava andando, in quale luogo?
BRUSCA ENZO S.: No, no, non specifica. Gli dice solo: "Perchè, non mi posso vestire così?" Almeno, da quello che gli ha raccontato questo è.
P.M.: Ho capito, vada avanti.
BRUSCA ENZO S.: Al che mio padre venendo a conoscenza che aveva scelto il DI MAGGIO mio padre si lamenta: "Perchè, altri non ne aveva da chi potersi fare accompagnare? Giusto giusto da DI MAGGIO?".
P.M.: Quindi RIINA non aveva altri da cui farsi accompagnare?
BRUSCA ENZO S.: Siccome era una cosa molto importante, cioè l'aveva la fiducia in DI MAGGIO, però cercava una persona più tarata, diciamo, già più provata all'interno di Cosa Nostra, dice: "Però fa lui, tutto quello che fa lui, va bene". E finisce lì.
P.M.: Questo colloquio.
Secondo Brusca, pertanto, nel corso del secondo colloquio, il di lui fratello Emanuele avrebbe riferito al genitore:
Anche con riferimento al contenuto di questo secondo colloquio ascoltato da Brusca Enzo Salvatore deve sottolinearsi un primo dato che confligge insanabilmente con la tesi principale dell’accusa.
Come si e’ detto, infatti, il P.M. ritiene che l’incontro avvenne quasi certamente il 20 settembre 1987 in occasione della presenza di Andreotti a Palermo per la Festa dell’Amicizia della DC.
Ebbene, non puo’ non rilevarsi che il Brusca sostiene di avere sentito il proprio fratello parlare del casuale incontro con Di Maggio vestito elegantemente in una giornata di "settimana lavorante" ("mio fratello Emanuele andò dal DI MAGGIO vestito bene, cioè di settimana lavorante, lo trova elegante, vestito da cerimonia in sostanza").
Fu proprio il fatto di avere notato il Di Maggio "vestito da cerimonia" in un giorno lavorativo – cosa del tutto insolita - che colpi’ Brusca Emanuele facendogli dedurre che proprio quel giorno egli era impegnato nell’accompagnamento del Riina all’incontro con l’imputato a casa di Ignazio Salvo.
Lo stesso Brusca Enzo Salvatore ha infatti chiarito di non avere mai visto Di Maggio in vestito tranne che per qualche matrimonio o ricorrenza, in quanto questi era solito indossare "jeans", felpe, giubbotti o magliette.
Se peraltro si volesse prestare credito alle dichiarazioni di Brusca Enzo Salvatore sul punto, la tesi del P.M. - che individua in via principale come giorno dell’incontro tra Andreotti e Riina il 20 settembre 1987 – troverebbe una ulteriore smentita in quanto tale giorno era una domenica, mentre il predetto Brusca fa riferimento ad una giornata di "settimana lavorante".
Occorre poi sottolineare che sussiste un’altra rilevante divergenza tra le dichiarazioni del Brusca al P.M. il 3 gennaio 1997 e la versione fornita al dibattimento, proprio sull’atteggiamento del Di Maggio in occasione del casuale incontro con Emanuele Brusca.
Al P.M. infatti Brusca Enzo Salvatore aveva riferito di avere sentito dal fratello Emanuele che il Di Maggio, alla richiesta dei motivi per i quali era vestito cosi’ elegantemente, aveva replicato dicendo che gli avevano detto di "mettersi il vestito" e di "andare a Palermo": "Dici unni stai ennu, nientri mi rissiru i mittirimi u vistitu (inc.), di vistirimi elegante e ghiri in Palermo, non so dove" (ovvero "dove stai andando? Niente, mi dissero di mettermi il vestito, di vestirmi elegante e di andare a Palermo, non so dove")
.Al dibattimento invece Brusca Enzo Salvatore ha mutato versione affermando che il fratello Emanuele aveva riferito al padre che Di Maggio in quell’occasione, alla sua richiesta sul perche’ si fosse vestito in quel modo, aveva eluso la domanda affermando che non vi era una ragione particolare ("Dice: "No, perchè, uno non si può vestire così?" la risposta è stata del DI MAGGIO. Dice: "Oggi mi andava di vestirmi così e mi sono vestito così").
Quanto al terzo e ultimo colloquio il Brusca ha affermato che nell’occasione il fratello fece il resoconto al padre Bernardo dell’incontro tra Andreotti e Riina per come quest’ultimo gliene aveva riferito:
BRUSCA ENZO S.: Perfetto. E arrivò alla fine, il resoconto.
P.M.: Quindi è un altro colloquio ancora?
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: Che avviene a quanta distanza da questo secondo colloquio?
BRUSCA ENZO S.: Tutto questo è avvenuto da quando mio padre ha deposto fino a prima della sentenza del maxiprocesso, in tutto questo arco di periodo.
P.M.: Quindi '86 - '87.
BRUSCA ENZO S.: Perfetto, non so collocarlo nei periodi precisi, purtroppo.
P.M.: Va bene, e cosa succede nel corso di questo terzo colloquio?
BRUSCA ENZO S.: Sempre il solito: "Tanti saluti di tuo compare", i convenevoli.
P.M.: Chi siete questa volta se lo ricorda?
BRUSCA ENZO S.: Io ed Emanuele sicuro perchè ho assistito, gli altri che erano presenti non sono in grado di focalizzare bene.
P.M.: Ho capito. Quindi Emanuele dice: "Tanti saluti da tuo compare" e poi?
BRUSCA ENZO S.: I soliti preliminari. E gli da il resoconto, gli dice che l'incontro è avvenuto.
P.M.: L'incontro tra chi, i soggetti.
BRUSCA ENZO S.: Tra RIINA e ANDREOTTI. Cioè non lo fa il nome, è avvenuto l'incontro, quindi ormai è sottinteso con chi doveva avvenire l'incontro. Cioè una volta che già aveva lo spunto del discorso, si andava cioè, per una cosa certa, cioè una cosa ormai fondata.
P.M.: Cioè non c'era bisogno di fare il nome di ANDREOTTI, vuol dire questo?
BRUSCA ENZO S.: Perfetto.
P.M.: Vada avanti, l'incontro c'era stato.
BRUSCA ENZO S.: E dice: "E che cosa ..." dice: "Aveva bisogno di parlare direttamente con lui".
P.M.: Con lui chi?
BRUSCA ENZO S.: Col RIINA.
P.M.: Sì.
BRUSCA ENZO S.: "Perchè per quello che gli doveva dire non glielo poteva mandare a dire tramite quelli" dice, e in questo periodo ho appreso il nome SALVO, però non mi ricordo a chi si riferiva, SALVO soltanto e basta.
P.M.: Scusi, dice: "Non glielo poteva mandare a dire tramite quelli".
BRUSCA ENZO S.: Perfetto, sì.
P.M.: In questa circostanza lei sente il nome SALVO?
BRUSCA ENZO S.: Sì. Non mi ricordo come è venuto fuori, com'è uscito, comunque è uscito fuori questo nome. Un accenno, forse mio padre gli ha domandato chi e c'è stato questo nome.
P.M.: Lei ha sentito SALVO.
BRUSCA ENZO S.: Sì, solo, e basta.
P.M.: E allora? Continui il racconto.
BRUSCA ENZO S.: Dice ... e a quanto pare il discorso era che per il maxi processo non poteva fare niente perchè aveva ricevuto poca pressione, quindi non poteva mandare a dire che aveva ricevuto poca pressione, dice: "Lo dovevo dire direttamente", però si impegnava che al maxi ... cioè in appello l'avrebbe mezzo smontato il processo e in Cassazione l'avrebbe eliminato del tutto. E mio padre si lamenta, dice: "Dobbiamo aspettare dieci anni?" dice: "Così ha detto". Ed ho visto un momento, uno scatto di ira.
P.M.: Di chi?
BRUSCA ENZO S.: Di mio padre, cioè fra se e se. Dice: "A che l'aveva in mano ..." però ...
P.M.: No, dica la frase, a che l'aveva in mano?
BRUSCA ENZO S.: "Ci putia stirare u coddu", cioè ...
P.M.: Lo può tradurre in italiano, per cortesia?
BRUSCA ENZO S.: "Lo poteva strangolare, a che l'aveva in mano, perchè lo è venuto a prendere in giro. A chi le fa queste barzellette?" Cioè non gli è piaciuto questo discorso.
P.M.: Quindi dice: "Mentre ce l'aveva in mano gli poteva tirare il collo?"
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: Vada avanti.
BRUSCA ENZO S.: Dove ero rimasto? Ah, gli voleva tirare il collo. Al che mio fratello incuriosito dice: "Ma questi rapporti con lui direttamente ..." aspetti, perchè io già l'ho dato per certo, cioè: "Questi rapporti ci sono? Ci sono stati altri incontri?" in sostanza aveva chiesto mio fratello Emanuele e mio padre gli risponde: "No, così diretti, mai, però con altri sono avvenuti."
P.M.: Con altri chi, uomini d'onore?
BRUSCA ENZO S.: Mio padre non ha specificato, con altre persone, cioè con lo stesso genere di persone. Perchè mio fratello Emanuele domanda, cioè: "Hanno avuto questi rapporti? Hanno avuto altri incontri? Si incontrano spesso?" dice: "No, questa è stata la prima volta, l'unica volta, con mio compare. Però con altri ci sono stati". Ora che cosa intendeva dire, se c'erano tramiti, se c'erano ... questo non ...
P.M.: Ho capito. Quindi questo è il contenuto dei colloqui tra Emanuele e Bernardo che lei sente.
BRUSCA ENZO S.: Sì.
P.M.: Lei dice tre colloqui, o potrebbero essere stati anche più di tre, per esempio quattro?
BRUSCA ENZO S.: Io di tre sono sicuri, può darsi che anche quattro, spezzettati, però non ... può darsi che nei primi due ... Questo non sono sicuro. Io mi ricordo, perchè non erano cose che capitano tutti i giorni, quindi per questo mi è rimasto impresso.
………
P.M.: Ho capito. Quindi diciamo, se ho ben capito questi colloqui si sono diluiti nel corso del tempo.
BRUSCA ENZO S.: Sì, dall'86 a prima della sentenza. Io mi ricordo che questo discorso è avvenuto prima della sentenza, perchè mio padre si è lamentato, dice: "Notizie di quello ne ha?" e mio fratello Emanuele dice: "Sempre il vecchio discorso".
P.M.: Sempre il vecchio discorso.
BRUSCA ENZO S.: Sì. Però questo discorso fra loro due, tipo se aveva novità. Dice: "no, sempre ormai è rimasto in quella maniera." E pressava a mio fratello Emanuele per sistemare il maxi processo.
In sintesi il Brusca al dibattimento ha affermato di avere sentito, in questo terzo colloquio, il fratello Emanuele riferire al padre:
Il Brusca ha altresi’ aggiunto che il padre, dopo il resoconto del figlio Emanuele, aveva reagito affermando che si era trattato solo di una presa in giro ed in uno scatto d’ira aveva aggiunto che Riina avrebbe dovuto approfittare dell’occasione per "tirare il collo" all’imputato.
Deve in primo luogo rilevarsi che questo e’ l’unico colloquio nel corso del quale Brusca Enzo Salvatore afferma di avere sentito pronunciare il nome "Salvo" peraltro con esclusivo riferimento all’identita’ di coloro mediante i quali Andreotti non poteva comunicare al Riina cio’ che doveva riferirgli ("Perchè per quello che gli doveva dire non glielo poteva mandare a dire tramite quelli" dice, e in questo periodo ho appreso il nome SALVO però non mi ricordo a chi si riferiva, SALVO soltanto e basta").
Se si considera che in sostanza, nella versione di Brusca Enzo Salvatore, Andreotti avrebbe detto che il suo mancato intervento per l’aggiustamento del maxiprocesso era dovuto solo alla "poca pressione" ricevuta da "quelli", tra i quali appunto uno dei Salvo non meglio identificato, e che questa era la ragione esclusiva per la quale l’imputato non aveva fatto pervenire tale messaggio al Riina attraverso il solito canale, risulterebbe davvero singolare che poi l’incontro ed il suddetto discorso dell’imputato siano avvenuti invece, come sostiene il Di Maggio e ritiene l’accusa, proprio a casa di Ignazio Salvo e dunque in sua presenza.
Ed infatti il Brusca al dibattimento ha escluso di avere sentito dove sia avvenuto l’incontro (sapendo solo che era avvenuto presso qualcuno che era agli arresti domiciliari) ma e’ palesemente entrato in contraddizione con se stesso atteso che al P.M., invece, egli aveva affermato (il 3 gennaio 1997) di essere "sicuro al mille per mille" che l’appuntamento era "con uno dei Salvo che era agli arresti domiciliari" (udienza del 28 luglio 1997):
BRUSCA ENZO S.: "Perchè per quello che gli doveva dire non glielo poteva mandare a dire tramite quelli" dice, e in questo periodo ho appreso il nome SALVO, però non mi ricordo a chi si riferiva, SALVO soltanto e basta.
P.M.: Scusi, dice: "Non glielo poteva mandare a dire tramite quelli".
BRUSCA ENZO S.: Perfetto, sì.
P.M.: In questa circostanza lei sente il nome SALVO?
BRUSCA ENZO S.: Sì. Non mi ricordo come è venuto fuori, com'è uscito, comunque è uscito fuori questo nome. Un accenno, forse mio padre gli ha domandato chi e c'è stato questo nome.
P.M.: Lei ha sentito SALVO.
BRUSCA ENZO S.: Sì, solo, e basta.
…………
AVV. COPPI: E allora percependo il terzo colloquio, quello nel quale si riferisce l'incontro, lei ha percepito anche un allusione, un riferimento al bacio?
BRUSCA ENZO S.: No, ha detto SALVO.
AVV. COPPI: Ha detto?
BRUSCA ENZO S.: SALVO. E' uscito il nome SALVO, però non mi ricordo come è venuto fuori questo nome. Cioè quelli che avevano fatto poca pressione.
PRESIDENTE: Avevano fatto?
BRUSCA ENZO S.: Poca pressione per risolvere i processi.
………
BRUSCA ENZO S.: Io da quello che ho appreso al colloquio, se non ho capito male, era questo, che era ANDREOTTI che chiedeva l'appuntamento, perchè non poteva parlare male di chi erano i tramiti, perchè dice: "Quelli hanno fatto poca pressione, come glielo mando a dire con i tramiti?"
AVV. COPPI: Però, scusi, il tramite, per quello che lei ha detto prima, erano o non erano i SALVO?
BRUSCA ENZO S.: Io ho sentito questa parola SALVO, non so specificare. Cioè per coscienza devo dire la verità, quindi ...
AVV. COPPI: Quindi il Senatore ANDREOTTI non avrebbe voluto parlare male dei SALVO come tramiti, facendo presente che non gli avevano fatto sufficienti pressioni, però l'incontro avviene a casa dei SALVO, è giusto questo?
BRUSCA ENZO S.: In uno con gli arresti domiciliari.
AVV. COPPI: E agli arresti domiciliari chi c'era secondo lei?
BRUSCA ENZO S.: Che ne so?
AVV. COPPI: Non lo sa. Lo sa che Nino era morto a quell'epoca?
BRUSCA ENZO S.: Io non so neanche se era uno dei SALVO. Cioè so che in quel contesto c'era che gli ha chiesto, dice: "Come, quello non è agli arresti domiciliari?" Non è che è stato specificato il nome, se no l'avrei detto. Quindi non so se è uno o un altro.
AVV. COPPI: Quindi, scusi, quando lei ha sentito il nome SALVO.
BRUSCA ENZO S.: E' stato alla fine.
AVV. COPPI: Sì, ma l'ha sentito come il nome della persona presso la cui casa doveva avvenire l'incontro o lo ha sentito per altre ragioni?
BRUSCA ENZO S.: Come tramite. Cioè questa però è una mia deduzione la seconda. Cioè come tramite, erano quelli che avevano fatto poco pressione.
AVV. COPPI: Ma soltanto deduzioni lei ci sa fare, scusi? Lei ...
BRUSCA ENZO S.: Avvocato, se io avessi sentito dire che erano i SALVO che facevano poca pressione io gliel'avrei detto. Io ho sentito dire questo nome e ...
AVV. COPPI: Comunque lei ha sentito dire solo che l'incontro doveva avvenire a casa di uno agli arresti domiciliari, però non ha sentito il nome di IGNAZIO SALVO come padrone di casa, d'accordo?
BRUSCA ENZO S.: No, questo no.
Per evidenziare la insanabile contraddizione giova rammentare cosa aveva invece riferito Brusca Enzo Salvatore al P.M. il 3 gennaio 1997 in occasione dell’interrogatorio durante il quale egli ha affermato di avere finalmente detto tutta la verita’:
P.M.: Comunque doveva essere l’appuntamento tra quelli di Salvo che era agli arresti domiciliari.
BRUSCA E.S.: Si Con uno dei Salvo che era agli arresti domiciliari.
P.M.: (inc.)
BRUSCA E.S.: Di questo sono sicuro al mille per mille….
Il Brusca quindi, a proposito del luogo ove si sarebbe svolto l’incontro tra Andreotti e Riina, ha modificato l’iniziale affermazione caratterizzata da assoluta certezza circa il fatto che l’incontro era avvenuto a casa di uno dei Salvo agli arresti domiciliari, ammettendo invece che egli non ne sapeva nulla, cosi’ evidenziando una tale palese contraddizione da incidere considerevolmente, unitamente a tutti gli altri contrasti gia’ rilevati, sulla stessa attendibilita’ intrinseca del suo racconto.
Brusca Enzo Salvatore, secondo la versione offerta al dibattimento, afferma dunque di non sapere neppure se Ignazio Salvo era presente all’incontro, anche se, credendo al suo racconto, dovrebbe risultare piu’ verosimile una assenza del Salvo visto che era uno di "quelli" che Andreotti avrebbe accusato, dinanzi a Riina, di avere fatto "poca pressione" nei suoi confronti per l’aggiustamento del maxiprocesso.
Ne’ va trascurato di considerare che il Brusca al dibattimento ha anche aggiunto qualcosa che egli non aveva neppure accennato nel corso dei suoi interrogatori al P.M. e cioe’ che Andreotti non si era limitato a giustificarsi per il mancato intervento nel maxiprocesso ma aveva anche assunto precisi impegni con riferimento ai successivi gradi di giudizio ("si impegnava che al maxi ... cioè in appello l'avrebbe mezzo smontato il processo e in Cassazione l'avrebbe eliminato del tutto").
Nell’interrogatorio del 3 gennaio 1997 egli infatti si era limitato ad affermare che Andreotti aveva fatto solo riferimento alla poca pressione ricevuta senza dunque alcun accenno ad impegni assunti per il futuro:
"…chi cosa vulivi, dice niente lo volevo incuntrare per dirgli che dici.... al maxi processo rici un po fari nienti, rici picchì rici ha avuto poco pressione. Mio padre dice chi pressione avia a aviri, gliel'ho detto una volta, glielo dovevo dire tutti i iorna…"
Dal complesso delle dichiarazioni emerge dunque con assoluta evidenza che Brusca Enzo Salvatore non era partecipe alle discussioni che intervenivano tra il fratello Emanuele ed il padre Bernardo e che pertanto egli, occasionale ascoltatore di discorsi altrui, condotti peraltro con la massima circospezione e ricorrendo spesso a cenni e mezze parole, ha soltanto carpito parti di quelle conversazioni.
E’ del pari evidente, quindi, che rispetto ai fatti narrati dal fratello Emanuele Brusca, diretto protagonista della conversazione con il padre Bernardo, e dei quali appresso ci si occupera’, la versione di Enzo Salvatore Brusca avrebbe potuto eventualmente risultare imprecisa o lacunosa.
Deve per contro escludersi che il Brusca possa riferire fatti e contenuti totalmente diversi rispetto a cio’ che invece il fratello ha effettivamente detto al padre.
Si vuole in altri termini evidenziare come non sia possibile che Brusca Enzo Salvatore possa avere sentito ed abbia riferito – come in realta’ e’ poi avvenuto nel presente processo - frasi e fatti che invece il fratello Emanuele esclude categoricamente di avere mai pronunciato o riferito.
Le dichiarazioni di Brusca Enzo Salvatore, invero, appena qualche mese dopo la sua deposizione al dibattimento, sembravano trovare una rilevante conferma in quelle del fratello Emanuele che decideva di riferire cio’ di cui era a conoscenza.
Ma proprio la critica disamina delle dichiarazioni di Brusca Emanuele ha fatto venire in rilievo contrasti e divergenze profonde ed insanabili tra le versioni dei due fratelli, e tra queste ed il racconto gia’ esaminato del Di Maggio.
Appena un mese e mezzo dopo la deposizione di Brusca Enzo Salvatore al dibattimento (28 luglio 1997), dunque, il di lui fratello Emanuele, nelle more scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, decideva di riferire la sua "verità" in ordine alle vicende di cui aveva parlato Enzo Salvatore.
Egli scriveva pertanto una lettera all’A.G. chiedendo di essere sentito ed il 25 settembre 1997 riferiva al P.M. di Palermo che nel tardo pomeriggio di un giorno del settembre 1987 aveva effettivamente incontrato Baldassare Di Maggio "vestito a festa" il quale, chiamatolo in disparte, gli aveva portato i saluti di Salvatore Riina che poco prima si era incontrato con Andreotti.
Di tale confidenza, che aveva suscitato la sua "incredulità", egli aveva fatto "un accenno" al padre Bernardo nel corso di un colloquio di poco successivo all’incontro ed al quale era presente il fratello Enzo Salvatore.
Il padre aveva commentato l’accaduto affermando che Andreotti stava prendendo in giro Riina e che non era il caso che questi perdesse del tempo con lui.
Brusca Emanuele infine escludeva che il genitore potesse avere pronunciato l’espressione che invece gli attribuiva il fratello Enzo Salvatore ("perche' non gli ha scippato la testa?")
:……Per quanto concerne l’incontro con ANDREOTTI io ricordo che, un giorno, nel tardo pomeriggio, c’era ancora il sole, incontrai Baldassare DI MAGGIO vestito "a festa". Era un fatto rarissimo per cui gli chiesi se si fosse vestito così per un matrimonio o una qualche festa. Lui mi chiamò in disparte e mi disse che mi salutava lo "zio" (Salvatore RIINA), il quale - aggiunse DI MAGGIO - si era appena incontrato con ANDREOTTI. Espressi la mia incredulità dicendogli "vero mi dici?", ma DI MAGGIO mi confermò quanto mi aveva appena detto. In base ai miei ricordi la data di questo fatto è proprio quella che si è letta sui giornali, vale a dire un giorno del settembre 1987. ………Di quanto ho oggi raccontato (incontro con DI MAGGIO nel settembre 1987) feci un accenno a mio padre (detenuto o ricoverato in un reparto ospedaliero, ma sempre detenuto) in un colloquio che, se non ricordo male, fu di poco successivo all’incontro stesso. A questo colloquio era presente mio fratello Enzo che può aver sentito qualcosa. Peraltro la frase "perché non gli ha scippato la testa", che mio fratello Enzo avrebbe riferito come detta da mio padre nella circostanza (stando, almeno, alle notizie di giornale relative a dichiarazioni dibattimentali di Enzo), non appartiene, in realtà, al linguaggio di mio padre. E difatti, mio padre, se ben ricordo disse che ANDREOTTI stava prendendo in giro RIINA e che non era il caso che quest’ultimo perdesse del tempo con lui.
Emerge dunque con assoluta chiarezza che Brusca Emanuele in questa prima deposizione sostanzialmente ha esposto la sua versione dei fatti facendo esplicito riferimento alle notizie giornalistiche che riferivano in ordine alle recenti dichiarazioni dibattimentali del fratello Enzo Salvatore ("stando, almeno, alle notizie di giornale relative a dichiarazioni dibattimentali di Enzo") .
Cio’ e’ stato chiaramente confermato dal Brusca nel suo esame dibattimentale (udienza del 19 novembre 1997 pag.203):
BRUSCA Avvocato, la frase "ci ave a scippare a testa" o qualcosa del genere, io l’apprendo da giornali da stampa, quindi è mio interesse dire in quell’occasione, vera o falsa questa affermazione, perchè non sapevo se era vera o falsa, dire che non è nel linguaggio di mio padre dire questo! Questo era il chiarimento.
PRESIDENTE Quindi non l’ha detto suo padre?
BRUSCA Cioè, io su quel primo colloquio con mio padre questo fatto di scippare la testa io l’apprendo dal giornale; quando il 25 Settembre io dico questa... tra le altre cose proprio perchè parlo senza che nessuno mi fa domande, dico questa frase, non è tipica del modo di parlare di mio padre; questo è il...
PRESIDENTE Quindi suo padre l’ha detta o non l’ha detta?
BRUSCA Per me non l’ha detta.
………
BRUSCA: …Enzo era li ad ascoltare, in base a quello che ho letto dal giornale e da altre cose debbo dire che ha sentito.
Egli poi, in particolare, ha dichiarato di ritenere possibile cio’ che aveva appreso dalla lettura dei giornali ovvero che il fratello avesse sentito i discorsi intervenuti tra lui ed il padre Bernardo ("Enzo era li ad ascoltare, in base a quello che ho letto dal giornale e da altre cose debbo dire che ha sentito"), ma ha escluso che il genitore avesse pronunciato la frase che gli attribuisce Enzo Salvatore, ed ha infine confermato che l’incontro con Di Maggio era avvenuto proprio nella data che "si e’ letta sui giornali", ovvero un giorno del mese di settembre del 1987.
Proprio con riferimento a tale ultimo passaggio delle iniziali dichiarazioni di Brusca Emanuele non puo’ non rilevarsi come questo preciso ricordo di carattere temporale dovrebbe far ritenere che egli abbia conservato di quei fatti un ricordo talmente nitido e preciso da consentirgli persino di ricostruire ed indicare con assoluta precisione il periodo in cui il riferito incontro con Di Maggio era avvenuto.
Ma in realta’ proprio l’assoluta mancanza di ricordi su particolari sicuramente essenziali dell’intera vicenda, che avrebbe riferito soltanto successivamente, e ben piu’ importanti della data dell’incontro, evidenzia invece come tutta la deposizione di Brusca Emanuele e’ stata sicuramente condizionata dalla lettura dei giornali su quanto era gia’ emerso nel corso del presente processo.
Ed infatti il Brusca, in queste sue prime dichiarazioni, non ha riferito assolutamente nulla su quanto era avvenuto prima dell’incontro con Di Maggio Baldassare, affermando dunque che fino al momento dell’incontro egli non sapeva nulla di cio’ che il Di Maggio gli confido’ quel giorno, al punto che egli, infatti, espresse la sua "incredulita’" al riguardo.
E’ incontestabile che il Brusca, determinatosi a riferire quanto a sua conoscenza sulle vicende in esame, ed informato, per sua stessa ammissione, del contenuto delle dichiarazioni rese dal fratello che avevano avuto ampia eco sui giornali, avrebbe dovuto, per essere sufficientemente credibile, ricordare immediatamente ben piu’ che la semplice data dell’incontro e dunque riferire quella serie di importanti particolari che invece sono stati oggetto delle sue deposizioni solo in un momento successivo e solo a seguito della specifica contestazione di cio’ che aveva riferito Enzo Salvatore.
Si consideri peraltro che la sua memoria – grazie alla quale era riuscito persino a ricostruire mese ed anno dell’incontro – era stata gia’ sollecitata non soltanto dalla lettura dei giornali.
E’ stato lo stesso Emanuele Brusca, infatti, a riferire al dibattimento che aveva anche avuto occasione di commentare in carcere con il padre il contenuto delle dichiarazioni del fratello Enzo Salvatore avendone letto sui giornali.
Ma cio’ che deve sottolinearsi e’ che Brusca Emanuele proprio quel giorno del suo primo interrogatorio (successivo alle sue dichiarazioni spontanee), era stato espressamente sollecitato dal P.M. a ricordare e riferire se fosse certo di avere avuto notizia dell’incontro tra Riina e Andreotti solo quando il Di Maggio gliene aveva parlato.
Brusca Emanuele, infatti, specificamente sollecitato proprio sul punto il 25 settembre 1997, ha incredibilmente continuato a non ricordare assolutamente nulla ed a confermare quindi di non avere saputo alcunche’ prima dell’incontro con Di Maggio:
D.R.: Seppi dell’incontro tra il RIINA e ANDREOTTI solo quando me ne parlo’ il DI MAGGIO nella circostanza che ho prima riferito.
E tale importante domanda del P.M. era doverosamente legittimata dalla consapevolezza delle diverse e ben piu’ articolate dichiarazioni rese da Brusca Enzo Salvatore.
Brusca Emanuele era stato pertanto esplicitamente invitato dal P.M. a sforzarsi di ricordare cosa fosse eventualmente avvenuto prima di quell’incontro con Di Maggio.
E l’avere da parte del P.M. sollecitato il ricordo del Brusca proprio sul tema particolare di cio’ che eventualmente gli risultava circa i contatti tra Riina e Andreotti ancor prima delle confidenze ricevute dal Di Maggio, non avrebbe potuto non risvegliare nel dichiarante il ricordo di tutto cio’ che avrebbe invece riferito solo tempo dopo.
Si consideri che appena pochi giorni dopo quel primo interrogatorio Brusca Emanuele, tra l’altro, avrebbe addirittura riferito che era stato proprio Salvatore Riina in persona ad annunciargli che avrebbe incontrato Giulio Andreotti su espressa richiesta di quest’ultimo; che egli ne aveva parlato piu’ volte con il padre Bernardo in carcere prima ancora che l’incontro avvenisse; che al genitore aveva detto che l’incontro si sarebbe svolto a casa di Ignazio Salvo il quale avrebbe fatto da garante contro il rischio di una trappola organizzata dall’uomo politico per fare arrestare il Riina.
Ed ha persino aggiunto che egli attendeva di essere chiamato dal Riina per accompagnarlo all’incontro con Giulio Andreotti.
Una versione, quindi, in assoluto e stridente contrasto con quanto riferito nella sua prima dichiarazione, ovvero di avere appreso dell’incontro Riina-Andreotti solo il giorno stesso in cui gliene aveva parlato Di Maggio.
Alla luce di quanto egli ha invece dettagliatamente riferito appena qualche settimana dopo, tali iniziali omissioni e divergenze risultano del tutto inspiegabili, soprattutto in un soggetto che aveva dimostrato nel suo primo interrogatorio di ricordare persino il mese e l’anno del riferito incontro, e minano fortemente la sua complessiva attendibilita’ intrinseca facendo fondatamente ritenere che le sue dichiarazioni, soprattutto quelle successive, possano essere state sostanzialmente adesive – ancorche’ con palesi contrasti – a quelle del fratello, e dunque tutt’affatto spontanee e credibili.
Ne e’ prova il fatto che al dibattimento Emanuele Brusca, che fino a quel momento aveva parlato dell’incontro con Di Maggio affermando che era avvenuto nel settembre del 1987, ha improvvisamente ricordato persino che era la fine di settembre di quell’anno, con una singolare coincidenza con la tesi dell’accusa secondo cui Riina ed Andreotti si incontrarono appunto il 20 settembre 1987 (udienza del 19 novembre 1997 pagg.43 e 207):
BRUSCA: ……un giorno di fine Settembre, era periodo di vendemmia o stava iniziando la vendemmia……
………
AVV.SBACCHI Senta, lei può dire quando incontrò esattamente il giorno in cui incontrò DI MAGGIO vestito elegante?
BRUSCA: Era fine Settembre dell’87.
Per una migliore comprensione delle suddette considerazioni giova dunque esporre quanto emerso nei successivi interrogatori di Brusca Emanuele.
Il 25 settembre 1997 il Brusca veniva nuovamente interrogato dal P.M. ed in quella occasione, dopo avere confermato quanto gia’ dichiarato, si limitava ad aggiungere che il Di Maggio, in occasione dell’incontro, gli aveva anche confidato che si era svolto a casa di Ignazio Salvo:
A D.R.: Ho già riferito dell’incontro tra ANDREOTTI e RIINA, fatto che ho appreso dal DI MAGGIO, solo perché è la verità.
Oggi preciso che il DI MAGGIO mi disse anche che l’incontro era avvenuto a casa di Ignazio SALVO.
Nell’abitazione di quest’ultimo io ed il DI MAGGIO ci eravamo recati in precedenza più volte, anche per parlare di fatti che concernevano il maxi-processo.
………
L’incontro col DI MAGGIO avvenne durante il settembre del 1987, anche se non ricordo con esattezza il giorno. Dico che era settembre, perché era sicuramente in corso la vendemmia o i preparativi della stessa. Tale incontro, come ho detto in altro interrogatorio, avvenne nel tardo pomeriggio, c’era ancora luce, davanti all’officina di Ciro FICAROTTA.
Anche il riferimento ad Ignazio Salvo, dunque, avrebbe potuto e dovuto sollecitare il ricordo del fatto, riferito solo dopo, che egli sapeva – ben prima che glielo dicesse il Di Maggio – che vi doveva essere l’incontro ("…io aspettavo che RIINA mi comunicasse la data dell’incontro…), che si sarebbe svolto a casa del Salvo e che questi sarebbe stato appunto garante della sicurezza del Riina nel timore (esternato dal padre Bernardo) di eventuali trappole dirette alla sua cattura.
Ma il Brusca ha continuato invece a non ricordare alcunche’ ed a sostenere di avere appreso dell’incontro solo il giorno stesso in cui era avvenuto per averglielo confidato il Di Maggio.
Soltanto la lettura delle diverse e piu’ articolate dichiarazioni rese dal di lui fratello Enzo Salvatore ha avuto asseritamente l’effetto di "risvegliare" improvvisamente una memoria di fatti fino allora sopita:
A questo punto, l’Ufficio rappresenta ad Emanuele BRUSCA che suo fratello Enzo Salvatore ha fornito una versione di questi fatti molto più articolata, nel contesto della quale risulta che esso Emanuele sarebbe a conoscenza di altre circostanze.
Viene, quindi, data lettura delle dichiarazioni rese da Enzo Salvatore BRUSCA in data 3.5.1997 (rectius 3.1.1997: n.d.e.).
Si dà atto che il BRUSCA Emanuele dichiara: il passaggio in cui mio fratello Enzo ha parlato del timore di una "trappola" sta ravvivando in me dei ricordi. Chiedo cortesemente di potere fare una pausa per riordinare i miei ricordi. L’Ufficio sospende l’interrogatorio.
Dopo una pausa di dieci minuti riprendeva l’interrogatorio e stavolta il Brusca dichiarava di avere ricordato e dunque riferiva una imponente serie di fatti fino allora asseritamente dimenticati:
Ora ho ricostruito meglio i miei ricordi. Già prima delle elezioni del 1987, vi era stata una serie di segnali dai quali si coglieva il disinteresse di LIMA per le sorti del maxi-processo. Tale disinteresse si era manifestato anche in altri episodi, concernenti il mancato impegno di LIMA per alcune richieste riguardanti l’assetto di consigli di amministrazione (ad es. quella del Civico di Palermo) e candidature. Per questo motivo, alle elezioni politiche del 1987 ci fu l’impegno di Cosa N