ALMANACCO DEI "MISTERI D'ITALIA"

Le notizie del 2000

(dove non e' citata un' altra fonte, la notizia e' tratta dall' agenzia Ansa)
 


 
 
 
 

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La autobombe del 1993
18 gennaio - La corte d' assise di Firenze rigetta la richiesta di rito abbreviato formulata dai difensori di Toto' Riina e Giuseppe Graviano al processo stralcio per le autobombe del 1993 a Firenze, Milan e Roma e giudica infondata anche l' eccezione di incostituzionalita' da essi sollevata successivamente. Gli avvocati, Giangualberto Pepi per Graviano e Luca Cianferoni per Riina, nei giorni scorsi avevano chiesto l' applicazione del rito abbreviato in base al pacchetto di norme sul giudice unico e che avrebbe consentito di evitare la condanna all' ergastolo. Per i giudici la richiesta del rito abbreviato, per essere efficace, avrebbe dovuto essere formulata prima dell' inizio dell' istruttoria dibattimentale, mentre il processo e' gia' nella fase di discussione. Sulla base di tale decisione, come avevano preannunciato, i difensori hanno sollevato eccezione di incostituzionalita'. Secondo i difensori, infatti, si e' determinato un “vuoto legislativo” non prevedendo una norma transitoria che consenta di accedere al rito alternativo nei processi in cui sia conclusa l' istruttoria dibattimentale. Ma i giudici fiorentini, riunitisi in camera di consiglio, hanno ritenuto infondata l' eccezione di costituzionalita'. I giudici si ritirano poi in camera di consiglio per la sentenza. Il processo era iniziato nel febbraio 1999, una sessantina le udienze svolte. Il pm ha chiesto sia per Riina che per Graviano la pena dell' ergastolo. Il processo principale per gli attentati del '93, che provocarono 10 morti, decine di feriti e danni miliardari al patrimonio artistico nazionale, si era chiuso con 14 condanne all' ergastolo piu' altre condanne minori. 

21 gennaio – I giudici della corte d' assise di Firenze emettono la sentenza del processo stralcio per gli attentati con autobombe del 1993 a Firenze, Roma e Milano. Condanna all’ ergastolo per Salvatore (Toto’) Riina e Giuseppe Graviano e condanne rispettivamente a sette anni e sei mesi e ad un anno e mezzo a Giuseppe Monticciolo e Alfredo Bizzoni.
I giudici hanno in sostanza accolto le richieste del pm Giuseppe Nicolosi e Alessandro Crini quanto alle condanne all'ergastolo per Riina e Graviano,accusati anche dei falliti attentati a Maurizio Costanzo, sempre nel '93, e al pentito Totuccio Contorno a Formello nel 1994, e di sette anni e mezzo per il pentito Giuseppe Monticciolo. Tre anni e mezzo era invece la richiesta della pubblica accusa per Alfredo Bizzoni, accusato di favoreggiamento. Il processo principale si era concluso il 6 giugno 1998 con 14 condanne all' ergastolo piu' altre condanne minori. Una sentenza che in sostanza aveva accolto le richieste dei pm Gabriele Chelazzi e Giuseppe Nicolosi. Tra i condannati all' ergastolo: Leoluca Bagarella, Filippo Graviano, ed i latitanti Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro. Una condanna a 20 anni, tra l' altro, era stata inflitta a Giovanni Brusca. “E i mandanti esterni delle stragi?”. E' la domanda che torna a porre l' Associazione delle vittime in un comunicato fatto circolare nell' aula bunker. “Il lavoro di indagine sui mandanti a volto coperto - ha risposto il procuratore della repubblica di Firenze Antonino Guttadauro - prosegue. Io stesso mi sono preoccupato di applicare all' inchiesta i magistrati Giuseppe Nicolosi e Gabriele Chelazzi che porteranno avanti questo lavoro con Alessandro Crini. Ma oggi siamo qui per parlare della condanna di Salvatore Riina e di Giuseppe Graviano - ha proseguito Guttadauro - della quale mi ritengo soddisfatto e che e' la dimostrazione che i magistrati in questi anni hanno lavorato bene”. “La sentenza di oggi - ha commentato l' avvocato di parte civile Danilo Ammannato - e' importantissima perche' otto giudici hanno riconosciuto che Riina era l' ideatore e Graviano l' organizzatore, cosi' come nel processo principale otto giudici avevano individuato gli esecutori. Ora c' e' da capire chi fosse il loro interlocutore”. Gli avvocati di Riina e Graviano, Luca Cianferoni e Giangualberto Pepi, hanno gia' annunciato ricorso in appello. “Questa e' una sentenza di regime, un tappo definitivo sulla verita' delle stragi”, ha commentato Pepi. Salvatore Riina e' stato condannato all' ergastolo per le stragi di mafia del 1993, ma assolto per il fallito attentato a Totuccio Contorno a Formello, nel 1994. Il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, presente in veste ufficiale, come parte civile, commenta: “Oggi sono stati condannati gli ideatori ed i mandanti mafiosi ma ora e' necessario approfondire se c' e' stato anche chi ha foraggiato o spalleggiato questo disegno politico. Un disegno che cercava di infrangere la spinta di innovazione di quegli anni. Quella di oggi e' una sentenza politica perche' la mafia, con la strategia stragista del 1993 faceva politica ed intendeva intervenire e condizionare la politica del nostro Paese. L' obiettivo di fondo del messaggio mafioso era l' invito allo Stato a non insistere nel cercare di scoprire e colpire l' organizzazione mafiosa con le sue varie ramificate complicita' nella politica, negli affari e nella finanza”. 

16 febbraio – 15 dei 26 imputati detenuti del processo principale per le autobombe del 1993 avrebbero potuto essere scarcerati per decorrenza dei termini perche’ gli atti non sono stati trasmessi in tempo utile per la celebrazione del processo d' appello, ma nessuno degli imputati tornera' in liberta' perche’ tutti sono detenuti per altra causa. L' ordinanza, depositata oggi dalla corte d' assise d' appello di Firenze, riguarda tra gli altri Leoluca Bagarella, Filippo Graviano e Giovanni Brusca. La corte d' assise d' appello, rilevando che le esigenze cautelari non sono venute meno, ha imposto il divieto di espatrio e l' obbligo di dimora. Nell' ordinanza si prende atto che “al 6 dicembre '99 e' scaduto il termine di carcerazione relativo alla fase del processo d' appello (un anno e mezzo dalla data della sentenza della corte d' assise), processo che questa corte non ha potuto celebrare per la ragione che a quella data e fino al 1 febbraio 2000 gli atti si trovavano ancora presso la cancelleria del primo giudice”. 

28 aprile - Nella motivazione della sentenza che il 21 gennaio ha condannato Riina e Giuseppe Graviano all' ergastolo nel processo bis per le autobombe del 1993 si legge che le stragi a Firenze, Roma e Milano (10 morti), facevano parte di "un attacco allo Stato lucidamente previsto e deliberato" da Toto' Riina, la cui qualita' di capo costituisce "l' essenza della sua colpevolezza", anche se era in carcere quando furono commessi gli attentati attribuiti alla mafia. "Nulla accadeva in Cosa nostra - si afferma nella sentenza, che si fonda in particolare sulle dichiarazioni di vari pentiti, tra cui Giovanni Brusca - che Riina non sapesse. In prima o per interposta persona portava avanti le trattative nella direzione di vanificare la nuova stagione dell' antimafia. Brusca era il suo figlioccio e se ne considerava il 'delfino'. Poteva contare sull' assoluta fedelta' del 'cane da caccia' Bagarella, autentico depositario dell' 'essere' corleonese, sulla dedizione di Messina Denaro e dei trapanesi, sulla forza d' urto militare che i Graviano erano in grado di garantire a Brancaccio, su inusitate quantita' di armi ed esplosivo". "E' assurdo pensare - e' scritto - che quest' immane e terrificante apparato di uomini e mezzi, unificato e predisposto da Riina", dopo il fallimento della trattativa del "papello", si sarebbe dissolto per "l' incidente di percorso costituito dalla neutralizzazione di chi ne era stato l' artefice. Riina e' responsabile della pianificazione organica del terrorismo di Cosa nostra, quali che ne potessero esserne gli obiettivi contigenti. La sua azione si configura come conditio sine qua non dei crimini" del '93. Per Graviano, si afferma che "i 'ragazzi' di Brancaccio non si sarebbero impegnati quasi per un anno nelle stragi sul continente, senza l' ordine dei loro diretti superiori". Sulla ricorrente domanda rivolta ai testi dalla difesa su un presunto coinvolgimento di servizi segreti, massoneria o forze politiche, si rileva come sia caduta nel vuoto o che gli accenni siano stati cosi' "labili o sfuggenti da rendere improponibile anche la sola ipotesi del dubbio".    Hanno annunciato appello Giangualberto Pepi, legale di Graviano, e Luca Cianferoni, che con Mario Grillo difende Riina. Per Cianferoni "la sentenza si contraddice con l' assoluzione di Riina per il fallito attentato a Contorno nel '94, cioe' il piu' tipico attentato mafioso. In sentenza si afferma poi che con l' arresto Riina non ebbe piu' contatti con il mondo. E poi non si spiega chi suggeri' gli obiettivi del '93". 

26 maggio - Via famiglia Nencioni e via Dario Capolicchio: potrebbero essere questi i nomi delle due strade che Firenze vuole dedicare alle vittime della bomba mafiosa del 1993 in via dei Georgofili. Lo ha annunciato il sindaco Leonardo Domenici nel corso del suo intervento alla manifestazione di commemorazione delle vittime della strage. "Questa sera vogliamo ricordare  ha detto - che i nomi di Dario Capolicchio, Angela Fiume Nencioni, Caterina, Fabrizio e Nadia Nencioni rimangono sempre nella nostra memoria. La citta' non li vuole e non li deve dimenticare. Non vuole dimenticare la notte del 27 maggio 1993. Ritrovarci qui, in questa Piazza, tutti insieme, significa per noi inviare ai mandanti e agli autori di quell infame strage un messaggio: la democrazia e' piu' forte di qualunque violenza, la citta' di Firenze e' sempre unita contro gli assassini".Dopo aver ricordato le sentenze di condanna degli autori della strage, il sindaco di Firenze ha sottolineato che "all inizio degli anni 90 la strategia della mafia era di attacco frontale allo Stato e alla democrazia. Cosa Nostra ha usato la forma piu' violenta, piu' barbara per colpire la nuova Italia che cercava di uscire dalla notte della prima Repubblica. Quella strategia e' stata sconfitta, grazie al lavoro, spesso silenzioso, di tanti inquirenti e magistrati. Ma ancora oggi rimangono ancora oscuri i volti di chi ha indirizzato e foraggiato la mano mafiosa ma noi vogliamo vederli". 

27 luglio - Durante la celebrazione del settimo anniversario dell'attentato di via Palestro nel quale, il 27 luglio del 1993, morirono cinque persone il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato (An) lancia un appello “al governo e al Parlamento” perche' siano accelerate le procedure per il risarcimento alle famiglie delle vittime di stragi di mafia. De Corato, ricordato che le inchieste della magistratura hanno accertato la matrice mafiosa degli attentati del 1993 a Firenze, Roma e Milano “nel tentativo di erodere la fiducia della gente nello Stato”, ha sottolineato come “le istituzioni risposero prontamente a quel tentativo di destabilizzazione”, perche' i responsabili sono stati individuati e condannati. Il vicesindaco ha ricordato che le procedure burocratiche per accedere al fondo di 20 miliardi previsto dalla legge del 1999 sono complesse e che i legali delle famiglie hanno chiesto al Comune di contribuire alle spese per seguire la pratica. Ma soprattutto De Corato ha auspicato che anche altre Istituzioni si adoperino per sollecitare governo e Parlamento a modificare la norma sui risarcimenti per renderla realmente operativa. “Stabilire provvedimenti a livello teorico senza renderli operativi non giova allo Stato che rischia di apparire poco credibile - ha detto - e non giova alle vittime, che si sentono beffate”. Alla cerimonia era presente, tra gli altri, il Procuratore Generale Francesco Saverio Borrelli, che fu tra i primi ad arrivare sul luogo dell' attentato, che avvenne in uno dei momenti piu' delicati dell' inchiesta di Mani Pulite. Il magistrato ha detto di essere convinto che su quell'episodio “si e' fatta giustizia” perche' sono stati individuati i responsabili (14 ergastoli e altri pesanti condanne inflitte dalla Corte d'Assise d'Appello di Firenze nel 1998), ma ha anche auspicato che lo Stato si adoperi per far si' che le famiglie delle vittime abbiano presto dei risarcimenti effettivi.

3 agosto - Giovanna Maggiani Chelli, che fa parte dell' Associazione familiari delle vittime della bomba del 1993 in via dei Georgofili a Firenze, dichiara:“Il governo si sente umiliato davanti alla mancanza di verita' completa sulla strage di Bologna. Noi ci sentiamo presi in giro: avvenimenti analoghi, molto piu' recenti, ancora una volta risentono della ragion di Stato”. “Almeno ci sia risparmiata l' ipocrisia”, ha aggiunto Giovanna Maggiani Chelli, madre della fidanzata di Dario Capolicchio, una delle vittime della strage in cui anche la figlia della donna rimase coinvolta. 

30 settembre - In una lettera inviata al presidente della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato, delle commissioni giustizia e antimafia, al presidente del consiglio dei ministri e al ministro della Giustizia, i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili a Firenze, in previsione dell' apertura a Firenze, il 23 ottobre, del processo d' appello per le stragi delle autobombe del 1993 a Firenze, Roma e Milano, chiedono un decreto legge del governo che escluda, in via di eccezione, il rito abbreviato per i delitti di strage e per gli omicidi aggravati da finalita' di terrorismo o mafiose, per evitare la "conseguenza mostruosa che capi ed esecutori mafiosi delle autobombe del '93" possano chiedere alla prima udienza del processo d' appello il giudizio alternativo "per ottenere cosi' l' abolizione dell' ergastolo comminato in primo grado, dopo due anni di lungo dibattimento". I familiari ricordano che "mafia e capi mafiosi hanno i riflettori puntati su questo processo perche' l' abolizione dell' ergastolo per i reati di strage era una richiesta del 'papello' di Riina nel 1992". 

5 ottobre - Dopo sette anni viene riaperta a Firenze, dopo lunghi e complessi lavori di restauro, la chiesa di Santo Stefano al Ponte, danneggiata dalla bomba di via dei Georgofili. I lavori, costati circa tre miliardi e mezzo, hanno riguardato il consolidamento del cupolino e del tetto che lasciavano penetrare pericolose infiltrazioni d' acqua, il ripristino delle superfici lapidee e marmoree all' interno della chiesa, l' eliminazione delle barriere architettoniche e la sistemazione dei vari impianti. I restauri, eseguiti con il contributo determinante di prefettura e Regione Toscana, sono stati diretti dall' architetto Laura Baldini Giusti sotto la supervisione del sovrintendente per i beni ambientali e architettonici, Mario Lolli Ghetti. L' edificio sara' utilizzato sia per il culto che per ospitare manifestazioni culturali.

23 ottobre – Comincia il processo d' assise d' appello, che si tiene a Firenze nell' aula bunker dell' ex carcere femminile di Santa Verdiana, per le stragi con autobombe del 1993. Tutti i boss mafiosi, da Toto' Riina a Giuseppe Graviano, condannati all' ergastolo, in teleconferenza, hanno chiesto di poter usufruire del rito abbreviato che consentirebbe loro di trasformare l' ergastolo in trenta anni di reclusione. La Corte d' assise, presieduta da Arturo Cindolo, dopo la costituzione delle parti e l' ammissione delle riprese televisive del processo, si e' limitata soltanto ad accogliere la richiesta del pg Gaetano Ruello per la riunificazione dei due dibattimenti: quello chiuso il 6 giugno 1998 con 14 condanne all' ergastolo, tra cui Leoluca Bagarella, Filippo Graviano e i latitanti Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro, e il secondo chiuso il 21 gennaio scorso con la condanna, sempre all' ergastolo, di Toto' Riina e di Giuseppe Graviano. Luca Cianferoni, difensore di Riina, si era opposto alla riunificazione, mentre Marco Rocchi, legale di Cristoforo Cannella, aveva chiesto i termini a difesa, poi non concessi dalla Corte. Giangualberto Pepi, legale di Graviano, si era detto disponibile anche alla riunificazione dei due procedimenti, purche' fosse concessa anche la riapertura parziale del dibattimento per poter chiedere cosi' il rito abbreviato. Contro la legge che consente di poter far richiesta di rito abbreviato anche ai condannati per le stragi mafiose, protestano i familiari delle vittime riuniti in associazione. A loro si sono uniti anche il sindaco di Firenze Leonardo Domenici e l' on. Valdo Spini, che hanno sollecitato una norma per evitare l' abbreviato per delitti di strage.

28 ottobre - Processo d' appello per le autobombe del 1993: il pg Gaetano Ruello annuncia gia' che nella sua relazione di lunedi' prossimo, si pronuncera' per l' inammissibilita' del rito abbreviato. Nell' udienza odierna intanto anche i difensori dei latitanti Matteo Messina Denaro e Bernardo Provenzano hanno chiesto l' applicazione dell' abbreviato per i loro assistiti.

30 ottobre - La Corte d' assise d' appello di Firenze sciogliera' solo nella prossima udienza, sabato 4 novembre, il nodo della ammissione al rito abbreviato, collegato alla parziale rinnovazione del dibattimento, per i 16 imputati condannati in primo grado all' ergastolo per la stagione di terrorismo mafioso della primavera-estate 1993 a Firenze, Roma e Milano. Al centro del confronto dell’ udienza odierna la legge 144 del giugno scorso che, in caso di abbreviato, concede una riduzione della pena (a 30 anni) anche  per i condannati all' ergastolo. Il sostituto procuratore generale Gaetano Ruello si e' schierato per la inammissibilita' della richiesta di abbreviato avanzate dai boss - fra cui Toto' Riina e Leoluca Bagarella -. La legge del giugno scorso, secondo il pg, si applicherebbe solo a quei processi d' appello in cui al momento dell' entrata in vigore della legge (l' 8 giugno) era gia' stata disposta una rinnovazione parziale del dibattimento, che non e' il caso dell' appello per le autobombe. Su questa linea si sono schierati gli avvocati di parte civile, mentre gli avvocati della difesa hanno attaccato questa posizione sollevando anche dubbi di incostituzionalita' su una eventuale decisione della Corte di dichiarare inammissibile la richiesta di rinnovo parziale del dibattimento e di concessione dell' abbreviato. Alcuni legali, tra l' altro, hanno messo in rilievo come, a loro parere, la decisione della corte d' assise di riunificare in un unico procedimento i due processi celebrati separatamente in primo grado costituisca implicitamente un rinnovo parziale del dibattimento e quindi una condizione per l' ammissione al rito abbreviato e l' accesso ai benefici della legge del giugno scorso. I difensori hanno chiesto comunque “congrui” termini a difesa visto che nel secondo processo - quello contro Toto' Riina e Giuseppe Graviano - sarebbero state utilizzate varie prove che erano assenti nel precedente processo di primo grado contro altri 26 imputati, fra cui Bagarella e i latitanti Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro.

4 novembre - La corte d' assise d' appello di Firenze rigetta l' istanza del pg Gaetano Ruello, che riteneva inammissibile la richiesta di abbreviato, collegata alla riapertura del dibattimento, perche' la legge 144 del giugno 2000 che la prevede sarebbe stata applicabile solo ai processi il cui dibattimento era gia' riaperto all' entrata in vigore della normativa. La corte ha pero' anche affermato che "allo stato deve escludersi che gli imputati possano essere ammessi a tale rito" perche' non c'e' stata, come sostenuto da alcuni difensori "l' avvenuta implicita rinnovazione del dibattimento, per effetto della riunione" dei due processi di primo grado per le autobombe. "Tale riunione - si spiega - ha soltanto l' effetto di rendere il processo un unicum". La corte d' assise d' appello di Firenze concede invece, rinviando il processo al 25 novembre, i termini a difesa richiesti da alcuni avvocati, in seguito alla riunione in appello dei due distinti processi di primo grado svoltisi per le stragi del '93, imputati tra gli altri Riina, Bagarella, Provenzano, Messina Denaro e due fratelli Graviano. Nel suo provvedimento la corte ha poi effettuato una disamina della legge 144, in cui si rileva "l' ambiguita"' e la formulazione "criptica" della norma sull' applicabilita' del rito abbreviato in appello collegata alla riapertura del dibattimento, testimoniata dal "prospettato intervento legislativo con norma interpretativa". Concludendo l' analisi della normativa, i giudici osservano pero' che "secondo recente insegnamento della Cassazione, non importa stabilire la natura della diminuzione o della sostituzione della pena, ma importa piuttosto rilevare che la normativa si risolve indiscutibilmente in un trattamento penale di favore cosi' che, tenuti presenti gli aspetti sostanziali della disposizione, ogni incertezza non puo' che risolversi a vantaggio degli imputati, almeno secondo lo stato attuale della legislazione e salvo un prospettato intervento legislativo con norma interpretativa".

23 novembre - L' Associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili a Firenze esprime soddisfazione per il decreto antiscarcerazioni del governo che tra i suoi provvedimenti esclude lo sconto di pena legato al rito abbreviato per i piu' gravi delitti puniti con l' ergastolo, come i reati di mafia. "E' stata una nostra battaglia, faticosa. Pensavamo anche di aver sprecato le nostre parole" spiegano Walter Ricoveri e Giovanna Chelli, presidente e coordinatrice dell' Associazione. Il 30 settembre scorso i familiari delle vittime avevano infatti chiesto urgentemente un decreto legge per evitare "la conseguenza mostruosa che capi ed esecutori mafiosi delle autobombe del '93" a Firenze, Milano e Roma, potessero chiedere il rito abbreviato in appello, "ottenendo cosi' l' abolizione dell' ergastolo comminato in primo grado". "Ora auspichiamo - conclude l' Associazione - che il provvedimento diventi definitivo". Il processo d' appello per le stragi del 1993 riprendera' sabato prossimo. Proprio la richiesta del rito abbreviato, collegata alla riapertura del dibattimento, avanzata dagli avvocati degli imputati condannati all' ergastolo in primo grado, tra cui Riina, e' stato oggetto di una battaglia tra difensori e pg Gaetano Ruello. Potrebbe essere la prima occasione per applicare la nuova disciplina sul rito abbreviato, contenuta nel decreto antiscarcerazioni approvato oggi dal Governo, e che lo esclude per gli imputati di gravi delitti.

25 novembre - Alla ripresa del processo d' appello contro 27 imputati per gli attentati con autobombe del 1993 a Firenze, Roma e Milano, la corte, presieduta da Arturo Cindolo, chiude la fase preliminare e dispone l' avvio della discussione dando la parola al pg Gaetano Ruello, che dovrebbe concludere la sua requisitoria lunedi' prossimo. Le richieste di abbreviato, fatte dagli imputati all' apertura del processo, quando era ancora operante la possibilita' che, in caso di abbreviato, la pena dell' ergastolo per i boss mafiosi potesse essere ridotta a quella di 30 anni, verrano valutate solo alla fine della discussione, quando la corte decidera' se gli elementi al centro del processo sono sufficienti per arrivare a sentenza oppure se, come hanno chiesto vari difensori, sara' indispensabile una parziale riapertura del dibattimento. Solo in quest' ultimo caso potrebbe scattare la richiesta di accedere al rito abbreviato anche se il recente decreto del governo, diventato operante ieri, esclude per i reati di mafia la riduzione della pena dell' ergastolo in quella di 30 anni di reclusione. La corte ha anche respinto la richiesta, presentata da alcuni legali della difesa, per una sospensione del processo e il suo rinvio per un tempo di almeno 60 giorni per valutare eventuali profili di incostituzionalita' e verificare la sua effettiva conversione in legge.

2 dicembre - La conferma della condanna all' ergastolo per 16 dei 27 imputati per le stragi di mafia con autobombe della primavera-estate 1993 a Firenze, Roma e Milano e' stata chiesta dal pg Gaetano Ruello a conclusione della sua requisitoria al processo d' appello in corso a Firenze. Il rappresentante dell' accusa ha sostanzialmente seguito le linee della sentenza con cui in primo grado erano stati condannati al carcere a vita, fra gli altri, Toto' Riina, Leoluca Bagarella, i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano e i boss latitanti Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro che per il pg, insieme al pentito Giovanni Brusca (condannato in primo grado a 20 anni di reclusione), sarebbero stati i mandanti della stagione di terrorismo mafioso che provoco' nel 1993 dieci morti e 106 feriti. L' unica differenza di rilievo rispetto alla sentenza di primo grado e' stata la richiesta del pg di condanna di Riina anche per il fallito attentato a Formello (Roma) al pentito Totuccio Contorno per cui il boss il Cosa nostra era stato invece assolto. Secondo Ruello la strategia di attacco terroristico al patrimonio culturale del paese sarebbe stata decisa dai vertici di Cosa Nostra gia' alla fine del '92, sulla base in particolare di una sollecitazione di Toto' Riina. L' obbiettivo, per l' accusa, era duplice: rinsaldare all' interno dell' organizzazione i vincoli di appartenenza che rischiavano di saltare dopo la crisi determinata dal pentitismo e lanciare all' esterno un duro messaggio allo Stato: o ammorbidite la vostra linea, in particolare le misure carcerarie fortemente restrittive del 41 bis, oppure noi alzeremo sempre piu' il tiro con una escalation di violenza e di brutalita’”. Questa strategia, secondo il pg Ruello, sarebbe diventata operativa quando Riina era gia' stato arrestato. Il via agli esecutori sarebbe venuto nel corso di una riunione fatta a Bagheria (Palermo) il primo aprile del 1993 in cui Bagarella avrebbe confermato la scelta di colpire al nord e di mirare soprattutto i beni culturali del paese.

16 dicembre - Processo d' appello per le stragi di mafia con autobombe della primavera-estate 1993 a Firenze, Roma e Milano: ominciano le arringhe dei difensori degli imputati: dopo Luigi Li Gotti, che difende Giovanni Brusca, e' stata la volta di Luca Cianferoni nella sua qualita' di difensore di Giuseppe Barranca. Cianferoni e' anche il legale di Toto' Riina. Tra gli imputati, Leoluca Bagarella e Francesco Giuliano hanno gia' ottenuto l' ammissione al gratuto patrocinio. Altri invece come Cristofaro Cannella, Giuseppe Graviano e Gaspare Spartuzza ne hanno fatto richiesta e la loro domanda e' ora subordinata alle informazioni patrimoniali.
 
 
 
 
 
 
 
 

 
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