Almanacco dei misteri d' Italia
|
le notizie del 2002 |
15 gennaio 2002 - STRAGI: DUE ORDINI CUSTODIA PER AUTOBOMBA VIA PALESTRO
La magistratura di Firenze firma due ordini di custodia cautelare in carcere (richiesti dal procuratore di Firenze Francesco Fleury e dai suoi sostituti Nicolosi e Crini) per la strage di Via Palestro avvenuta a Milano nel 1993. Riguardano i fratelli Giovanni Formoso (gia' in carcere per associazione di stampo mafioso ed alcuni omicidi) e Tommaso Formoso, arrestato il giorno precedente a Milano. Sono accusati di avere curato l' organizzazione logistica dell' attentato. Giovanni Formoso, 47 anni, che sta scontando l' ergastolo nel carcere di Secondigliano (Napoli) per l' uccisione di due presunti appartenenti alla cosca mafiosa di Misilmeri, Pieruccio Lo Bianco e Salvatore Mitrano, oltre che della strage di via Palestro e' accusato anche di concorso nelle stragi di quella stessa notte, fra il 26 e il 27 luglio 1993, alle chiese di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro, a Roma. Il fratello, Tommaso Formoso, 48 anni, e' accusato invece solo per la strage di Milano. Secondo l' accusa, Tommaso Formoso avrebbe messo a disposizione dell' organizzazione mafiosa un annesso agricolo di sua proprieta', nelle campagne di Caronno Pertusella (Varese), a pochi chilometri da Arluno (Milano), dove viveva, in cui sarebbe stata allestita, con l' esplosivo arrivato dalla Sicilia, l' autobomba fatta esplodere in via Palestro. Giovanni Formoso, ha spiegato il procuratore aggiunto Francesco Fleury durante un incontro con la stampa, sarebbe stato uno dei boss della cosca di Misilmeri e uomo di fiducia dei frateli Graviano e di Leoluca Bagarella, che lo avrebbe direttamente spedito al nord per "seguire" la campagna di terrorismo mafioso della primavera-estate 1993. E, per quanto riguarda Milano, sarebbe stato il referente dell' organizzazione e avrebbe accompagnato o mandato Cosimo Lo Nigro e Francesco Giuliano nella proprieta' del fratello per curare l' arrivo dell' esplosivo e l' allestimento dell' autobomba. Con gli ordini di custodia cautelare emessi nei confronti dei fratelli palermitani Giovanni e Tommaso Formoso, il quadro degli organizzatori, degli esecutori e dei basisti delle stragi mafiose del 1993 tra Firenze, Roma e Milano, e' ormai quasi completo. Secondo la procura fiorentina e la Dia, anche la strage di via Palestro a Milano, quella che nelle inchieste e nei processi fiorentini era rimasta piu' sfumata, e' stata praticamente ricostruita, ora che tracce di pentrite e T4, gli esplosivi utilizzati nelle stragi del 1993, sono state trovate, a vari anni di distanza, nel pollaio di Caronno Pertusella di proprieta' di Tommaso Formoso. Il locale sarebbe stato utilizzato, secondo gli inquirenti, come base logistica per imbottire di esplosivo la Fiat Uno che la notte del 27 luglio 1993 venne fatta esplodere davanti al Padiglione d' arte contemporanea di via Palestro, provocando la morte di quattro vigili del fuoco e di un cittadino marocchino e il ferimento di dodici persone. Il nome di Giovanni Formoso era stato fatto, ma in modo molto generico, da alcuni pentiti. Pietro Carra, l' uomo che aveva trasportato l' esplosivo dalla Sicilia nel "continente", aveva portato gli inquirenti ad Arluno gia' nel settembre del 1995. E Antonio Scarano aveva raccontato che Francesco Giuliano e Cosmo Lo Nigro, di ritorno da Milano dopo la preparazione dell' autobomba, gli avevano raccontato di essere stati alloggiati in un magazzino agricolo pieno di pulci, un vecchio pollaio adibito a conigliera. Sulla base di questi pochi elementi, la Dia aveva avviato una serie di indagini - che il procuratore aggiunto Francesco Fleury, elogiando il lavoro degli investigatori, ha definito "estremamente complesse" -, fino a mettere in luce nelle scorse settimane, con una serie di rilievi balistici, la presenza di tracce degli esplosivi che sarebbero stati scaricati sul terreno di Tommaso Formoso. A questo punto resta nell' ombra, hanno spiegato Fleury e il pm della Dda Beppe Nicolosi, un solo elemento: chi porto' in via Palestro la Fiat Uno imbottita di esplosivo e chi guidava l' auto di appoggio del gruppo di fuoco mafioso che opero' a Milano poche ore prima che a Roma altri uomini della stessa struttura facessero esplodere autobombe contro le basiliche di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro. L' inchiesta e i processi fiorentini sui mandanti, gli organizzatori e gli esecutori (26 condanne confermate in appello, con 15 ergastoli inflitti a boss come Toto' Riina, Bagarella, Filippo e Giuseppe Graviano, Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro) avevano ricostruito la strategia del terrorismo mafioso,cominciato con l' attentato a Maurizio Costanzo, passato per la strage di Via dei Georgofili, a Firenze, e concluso con il progetto (fallito) di far saltare in aria un pullman pieno di carabinieri davanti allo stadio Olimpico, a Roma - e i ruoli dei vari boss nelle stragi. Mancava il tassello della strage di via Palestro, con cui ora il mosaico di quella sanguinosa stagione, almeno a livello organizzativo ed esecutivo, sembra quasi definitivamente delineato. Non si sa invece a che punto siano le indagini sui cosiddetti mandanti "a volto coperto" delle stragi. Una possibile presenza ipotizzata sulla base di una serie di elementi, fra cui la presunta "trattativa" fra la Cosa Nostra di Toto' Riina e Leoluca Bagarella e settori delle istituzioni statali. Un versante su cui hanno indagato in questi anni anche i magistrati delle procure di Palermo e Caltanissetta e su cui la procura fiorentina ha sempre mantenuto un riserbo assoluto. A chi oggi, nella conferenza stampa, chiedeva se su questo fronte ci fossero sviluppi, il pm Nicolosi si e' limitato a rispondere con una battuta: "In quell' inchiesta ci sono cose indicibili".21 gennaio 2002 - MAFIA: VIOLANTE, C'E' LO STESSO CLIMA DEL '92
Il capogruppo dei Ds Luciano Violante, in un filo diretto a Radio Radicale, lancia l'allarme:"Ora c'e' lo stesso clima dell'82 e del '92 quello delle stragi in cui morirono La Torre e Dalla Chiesa prima e Falcone e Borsellino poi..." e parla di un documento "pubblico, depositato alle Camere" nel quale si parla di una riunione mafiosa del '95 nella quale l'allora capo di Cosa Nostra Provenzano disse che entro 7 anni le cose si sarebbero sistemate. "E i sette anni - osserva Violante scadono proprio adesso...". "Parlo di un clima - dichiara Violante - caratterizzato dall'affievolimento forte dell'esigenza istituzionale e politica della lotta alla mafia e nel dire questo penso alle recenti dichiarazioni del ministro Lunardi. In questo clima c'era un attacco permanente alla magistratura. E poi c'e' una coincidenza che mi preoccupa molto e che emerge da un documento del Viminale pubblico e presentato alle Camere. In questo documento si parla di una riunione riservata di Cosa Nostra avvenuta nel '95 durante la quale il boss mafioso Provenzano disse che nell'arco di 7 anni avrebbero sistemato tutto. E i 7 anni cadono proprio quest'anno nel 2002". Alla domanda se allora il presidente del Consiglio possa aver contribuito in qualche modo alla realizzazione di questa 'profezia' di Provenzano, Violante afferma: "Non lo so, per questo ci sono gli specialisti di queste cose, ma certamente i 7 anni scadono adesso...". Violante dichiara che adesso come allora "c'e' una campagna contro la magistratura e una sorta di esaltazione della convivenza e del rapporto mafia-Stato e mafia-politica". "Basti pensare - sottolinea - all'atteggiamento di Carlo Taormina e a quello del governo sul mandato di cattura europeo. O alle interferenze del ministro della Giustizia Castelli sul processo di Milano. Bisogna stare attenti: se passa la linea Castelli saltano anche alcuni processi alla criminalita' organizzata nel Mezzogiorno...". "Bisogna stare attenti - ripete Violante - non tanto per una stupida denuncia, ma perche' si capisca che il sistema politico nel suo insieme non deve creare le condizioni per l'isolamento di chi fa il proprio dovere perche' se questi vengono isolati poi sono uccisi...". Il Presidente della Commissione Antimafia, sen. Roberto Centaro (Forza Italia), commenta:"E' la solita tattica del centrosinistra. La lotta alla mafia non si e' affatto affievolita e il clima non puo' assolutamente essere paragonato a quello delle stragi contro La Torre e Dalla Chiesa e tantomeno a quello del '92 quando vennero uccisi Falcone e Borsellino. Violante, nonostante sia divenuto Presidente dell'Antimafia pochi mesi dopo Capaci e Via D'Amelio, evidentemente non tiene conto di tutti i successi ottenuti dalle forze dell'ordine e dalla magistratura che hanno inferto colpi durissimi al fenomeno". "Violante - continua Centaro - dovrebbe riflettere sul fatto che il fenomeno mafioso , rispetto a dieci anni fa, e' ben piu' conosciuto grazie alle indagini svolte ed a quelle in corso. La sua analisi contrasta clamorosamente con quella dei procuratori di Palermo e di altri uffici di prima linea, che parlano di inabissamento e non di ripresa del confronto stragista. La guardia e la tensione vanno tenute comunque alte e vanno assicurati ai magistrati ed alle forze di polizia mezzi e serenita' per lavorare, evitando polveroni inutili".22 gennaio 2002 - DIBATTITO IN COMMISSIONE ANTIMAFIA
Durante la discussione sul programma di lavoro della Commissione antimafia, Massimo Brutti e Giuseppe Lumia (Ds) dichiarano che la commissione deve approfondire e capire cosa successe nel periodo "stragista" di Cosa Nostra nel 92-93. "Bisogna avviare - ha detto Brutti - una indagine sulle stragi mafiose, per capire il significato di quell'attacco e che cosa ne sappiamo oggi. E per capire anche se e' possibile che quelle condizioni si possano riprodurre". "Capire cosa si e' sviluppato dopo le stragi del 92-93 - ha detto Lumia - . Quasi dieci anni dopo la politica deve avere il coraggio e la determinazione per capire cosa e' avvenuto in quegli anni, i collegamenti e le eventuali coperture. Bisogna poi capire la vicenda di Bernardo Provenzano, e come sia possibile che un personaggio del genere sia ancora latitante, e anche in questo caso capire le coperture di cui ha goduto, indagando a 360 gradi". I due esponenti dell'opposizione si sono poi detti nettamente contrari a qualsiasi ipotesi di dissociazione da parte dei boss mafiosi. "Sarebbe rovinoso - ha spiegato Lumia - e sarebbe un tentativo di mettere una pietra tombale sulle stragi e sui patrimoni mafiosi. E sarebbe un tentativo di recuperare l'idea di una possibile convivenza con la mafia. Deve essere assolutamente chiaro che l'unica via e' la collaborazione". Brutti dice anche che la mafia "non ha avuto i vantaggi che si aspettava da certe previsioni garantiste, soprattutto per i detenuti, e questo puo' dare spazio ad una ripresa dell' ala piu' militare". Lumia ha sottolineato che "sotto la guida di Bernardo Provenzano, Cosa Nostra si e' ristrutturata, ha attraversato uno dei periodi peggiori della sua storia, si e' reinserita nel giro degli affari. E questi sono i vantaggi ottenuti dalla gestione di Provenzano. Ma tra gli svantaggi bisogna senz'altro inserire il fatto che non ha ottenuto un miglioramento nelle condizioni carcerarie per i boss mafiosi. E questo potrebbe provocare ulteriori problemi". I deputati di An Enzo Fragala' e Nino Lo Presti dichiarano di essere favorevoli ad un' indagine di questo tipo sulle stragi mafiose degli anni 90. "E' arrivato il momento infatti - affermano - di capire quale fosse l'ultima indagine portata avanti da Falcone poco prima di morire nella strage di Capaci. Un'indagine che lo porto' in Russia e che lo convinse della necessita' di richiedere valigie di documenti dell'ex Pcus riconducibili al Pci che in Italia non giunsero mai per la sua prematura e tragica scomparsa". "E' questo - sottolineano Fragala' e Lo Presti - un retroscena mai approfondito di cui parlo' solo Giulio Andreotti". I deputati di An chiedono quindi di fare chiarezza anche sulla strage di via D'Amelio e sul clima "di forte instabilita' politica" che porto' all'elezione al Quirinale di Oscar Luigi Scalfaro. "La mafia - aggiungono - reagisce quando e' colpita frontalmente e snidata dal territorio e non quando la si colpisce per anni con processi che non la riguardano come quelli contro Andreotti, Contrada, Dell' Utri, Musotto e Mannino".18 febbraio 2002 - UNIONE FAMILIARI VITTIME PER STRAGI SU OSSERVATORIO
Comunicato delle Associazioni familiari vittime delle stragi di: Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Treno Italicus, Stazione di Bologna del 2 Agosto 80, Rapido 904, Via dei Georgofili Firenze:
Il 12 Aprile 2001 il Ministero della Giustizia insediava l' "Osservatorio sui problemi e sul sostegno delle vittime dei reati", strumento permanente chiesto con forza da diversi anni dai familiari delle vittime con il compito di
1. dare esecuzione alla legge-quadro del Consiglio dell'Unione Europea del 15.03.2001 per adeguare il codice di procedura penale in favore di tutte le vittime dei reati;
2. procedere alla ricognizione e alla rilevazione delle esigenze delle vittime, sia nel momento del loro coinvolgimento nell'azione giudiziaria, sia in riferimento alle diverse situazioni verificabili per effetto degli specifici programmi di assistenza per esse previste.
L'Osservatorio, composto da rappresentanti di associazioni di vittime dei reati, esperti di vittimologia e rappresentanti del Ministero della Giustizia e del Ministero dell'Interno, deve provvedere alla individuazione dei problemi delle vittime e alla elaborazione di proposte organizzative e normative.
Al 31 dicembre 2001 l'Osservatorio ha svolto 14 sedute di cui 4 plenarie, ha realizzato con la collaborazione del CENSIS un'"INDAGINE SULLE VITTIME DI REATO ORGANIZZATE IN ASSOCIAZIONI". Ha inoltre predisposto una bozza di "legge-quadro per l'assistenza, il sostegno e la tutela alle vittime dei reati", bozza di legge che tiene conto della decisione quadro del Consiglio della Unione Europea del 15.03.2001 e inviata al Ministro Roberto Castelli il 21 dicembre 2001 con richiesta di un urgente iter parlamentare.
Per il 6 Febbraio 2002 era già prevista la prima seduta plenaria dell'anno, ma poiché il Ministero non ha ancora provveduto al rinnovo, i lavori sono bloccati.
Questo "blocco" rischia di vanificare l'impegnativo lavoro svolto sino ad ora, impedisce la tutela alle vittime di reato e non ottempera al dettato dell'art. 17 della decisione quadro del Consiglio dell'Unione Europea di adeguare il codice di procedura penale entro il termine del 22.03.2002.
Il Presidente
Paolo Bolognesi
Il comunicato è inoltre sottoscritto da: Maria Falcone Presidente Fondazione Falcone; Avv. Michele Costa Presidente Comitato Direttivo Fondazione Gaetano Costa; Rosanna Rossi Zecchi Presidente Associazione Vittime Banda della Uno Bianca; Franco Corazza Presidente Associazione Parenti Vittime "Istituto Salvemini"; Maurizio Puddu Presidente Associazione Italiani Vittime del Terrorismo.26 febbraio 2002 - FAMILIARI STRAGI; VIA IL SEGRETO DI STATO PER DELITTI STRAGE E TERRORISMO
L' Unione familiari vittime per stragi, in una conferenza stampa a Montecitorio, annuncia la riproposizione di una legge di iniziativa popolare finalizzata proprio ad abolire il segreto di Stato da tutti i delitti di strage e terrorismo: "nessun documento deve essere sottratto al magistrato che indaga". "Questa legge venne gia' presentata nel 1984, corredata da 100.000 firme, ma non e' stata mai discussa dal Parlamento", ha spiegato Paolo Bolognesi presidente dell'Unione vittime per stragi, che raccoglie le associazioni delle stragi di Piazza Fontana, di Piazza della Loggia, del treno Italicus, della stazione di Bologna, del rapido 904 e di via dei Georgofili. La proposta di legge e' composta di un articolo unico, con il quale si prevede di aggiungere alla legge n. 801 del '77 l'art. 15 bis. Questo stabilisce che "Il segreto di Stato non puo' essere opposto in alcuna forma nel corso dei procedimenti penali relativi: a) ai reati commessi per finalita' di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico; b) ai delitti di strage previsti dagli articolo 285 e 422 del codice penale". In conferenza stampa e' intervenuto anche Manlio Milani, presidente dell'associazione della strage di Piazza della Loggia, che ha ricordato di aver scritto nel novembre scorso una lettera al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ("senza avere finora risposta"), in merito all'estradizione di Delfo Zorzi. Milani, in particolare, e' tornato a denunciare la "commistione tra funzione pubblica e attivita' privata di un'autorevole esponente della maggioranza: Gaetano Pecorella, da un lato presidente della Commissione giustizia della Camera, uomo delle Istituzioni, e, dall'altro, difensore di Zorzi, uno stragista che non vuole essere estradato". "Anche nelle stragi, come vedete, c'e' dunque conflitto d'interessi", ha commentato Paolo Bolognesi. Per Falco Accame, presidente dell'Anavafaf (l'Associazione nazionale dei familiari delle vittime arruolate nelle forze armate), chiedere l'abolizione del solo segreto di Stato non serve per arrivare alla verita' nei fatti di terrorismo e nelle stragi. "Ci sono infatti una gran quantita' di documenti, forse migliaia - ha detto - che vengono normalmente sottratti alla conoscenza del giudice, senza che su di essi sia opposto il segreto. Si tratta di quei documenti, classificati e non, che vengono sistematicamente distrutti, occultati, o che non figurano nemmeno nel protocollo. In questo caso - secondo Accame - il reato da perseguire dovrebbe essere quello di 'depistaggio', che pero' non esiste nel codice penale italiano".27 febbraio 2002 - FAMILIARI VITTIME GEORGOFILI, FORSE PISTA MAFIA
Una nota dell' Associazione tra i familiari delle vittime di via dei Georgofili a Firenze a proposito dell'attentato a Roma afferma che "Pur considerando l'importanza dell'apertura a tutte le valutazioni possibili da parte di chi indaga senza preconcetto alcuno, noi vittime del 1993 non escludiamo che il messaggio contenuto nell'attentato possa essere mafioso". L'Associazione ricorda inoltre che il 15 marzo prossimo presso la prima sezione della Corte di Cassazione di Roma si terra' il processo "agli uomini di 'Cosa nostra' che il 27 maggio 1993 eseguirono su input dei capi storici dell' organizzazione mafiosa, fra cui Bernando Provenzano e Matteo Messina Denaro, ancora oggi latitanti, la strage con autobomba di via dei Georgofili".13 marzo 2002 – UNIONE FAMILIARI VITTIME PER STRAGI PER PRESENZA IN CASSAZIONE A DISCUSSIONE FINALE SU AUTOBOMBE 1993
Un comunicato dell’ Unione delle Associazioni familiari vittime delle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Treno Italicus, Stazione di Bologna del 2 Agosto 80, Rapido 904, Via dei Georgofili Firenze informa che il giorno 15 marzo 2002 alle ore 10,00 e' fissata presso la suprema corte di cassazione di roma, prima sezione penale, la discussione finale sui fatti di strage della primavera-estate del 1993. Il comunicato sottolinea l'importanza storica di tale appuntamento in quanto nelle due sentenze di firenze sono stati condannati come esecutori materiali i vertici di cosa nostra e ritiene di estrema importanza che la societa' civile e l'opinione pubblica possano seguire ed essere informati su questa fondamentale importante scadenza per la legalita' democratica e per l'accertamento della verita' sulle stragi del 1993.
Chiunque voglia partecipare puo' farlo – afferma ancora il comunicato - la presenza di pubblico a processi come questo puo' essere una manifestazione civile del desiderio di verita' e giustizia che percorre il paese.2 maggio 2002 – COMUNICATO UNIONE FAMILIARI VITTIME PER STRAGI
Associazioni delle stragi di: Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Treno Italicus, Stazione di Bologna del 2 Agosto 80, Rapido 904, Via dei Georgofili Firenze
CONUNICATO STAMPA
L'UNIONE TRA LE ASSOCIAZIONI FAMILIARI VITTIME PER STRAGI INFORMA CHE IL GIORNO 6 Maggio 2002 ALLE ORE 10,00 E' FISSATA PRESSO LA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE DI ROMA, PRIMA SEZIONE PENALE, LA DISCUSSIONE FINALE SUI FATTI DI STRAGE DELLA PRIMAVERA-ESTATE DEL 1993.
chiede che venga dato ampio risalto al comunicato dell'Associazione dei familiari delle vittime di Via dei Georgofili di Firenze che riporta di seguito:
L'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili ancora una volta torna a ricordare l'ulteriore Udienza presso la prima sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, che si terrà a Roma il 6 Maggio 2002.
Uomini appartenenti all'organizzazione "cosa nostra" condannati in appello, quali esecutori e mandanti mafiosi,per le stragi di Roma , Firenze e Milano dell'anno 1993 stanno affrontando l'ultimo grado di giudizio per quei crimini ignobili.
Si richiede tutto l'impegno civile possibile, affinché i morti e i feriti dell'anno dei barbari abbiano giustizia, e si possa in loro nome sperare di poter raggiungere penalmente ,in un prossimo futuro, anche i mandanti esterni all' organizzazione criminale, coloro che hanno comunque la responsabilità di massacri i quali denotano un'arroganza senza predecenti.
Per l'Associazione tra i familiari delle vittime
Della strage di Via dei Georgofili
Luigi Dainelli
Giovanna Maggiani Chelli
Daniela Cecucci
Walter Ricoveri
Patrizia Nencioni
Teresa Consiglia Fiu
Il Presidente
Paolo Bolognesi4 maggio 2002 - AUTOBOMBE 1993; PER BERLUSCONI ARCHIVIAZIONE NEL 1998 A FIRENZE
ANSA:
Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il senatore Marcello Dell' Utri erano stati indagati 5 anni fa dalla Procura di Firenze nell' ambito delle stragi del '93. La loro posizione era stata archiviata il 14 novembre 1998 perche' gli investigatori non erano riusciti, nel termine massimo di durata delle indagini, a riscontrare tutte le accuse. La notizia, che solo adesso trova una conferma ufficiale, e' contenuta nel provvedimento di archiviazione disposto dal gip di Caltanissetta. I pm della procura di Firenze avevano disposto l' iscrizione di Berlusconi e Dell' Utri sotto le sigle 'Autore 1' e 'Autore 2', nell' ambito del procedimento sulle stragi commesse a Roma, Firenze e Milano dal maggio 1993 all' aprile 1994. I pm di Firenze il 7 agosto 1998 avevano chiesto al gip l' archiviazione dell' inchiesta, concludendo, a seguito di complesse indagini, che erano stati acquisiti elementi certi in ordine al fatto che l' interlocutore politico di Cosa Nostra in quel periodo avesse partecipato all' "accordo", intervenuto all' interno dell' organizzazione, al fine di attuare la grave offensiva militare degli anni 1992-1994. Il gip di Firenze aveva accolto la richiesta il 14 novembre 1998, rilevando che "le indagini svolte hanno consentito l' acquisizione di risultati significativi solo in ordine all' avere Cosa nostra agito a seguito di inputs esterni, a conferma di quanto gia' valutato sul piano strettamente logico". "Berlusconi e Dell' Utri - scrive il gip di Firenze – avrebbero intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali cui e' riferibile il programma stragista realizzato, all' essere tali rapporti compatibili con il fine perseguito dal progetto". Il giudice toscano concludeva che, sebbene "l' ipotesi iniziale abbia mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilita"', gli inquirenti non hanno "potuto trovare – nel termine massimo di durata delle indagini preliminari – la conferma delle chiamate de relato e delle intuizioni logiche basate sulle suddette omogeneita’". Secondo gli inquirenti l' indagine archiviata su Berlusconi e Dell' Utri rientrerebbe in un unico disegno che avrebbe previsto una "campagna stragista continentale - si legge nel provvedimento - avente come obiettivo strategico (anche) quello di ottenere una revisione normativa che invertisse la tendenza delle scelte dello Stato in tema di contrasto della criminalita'
mafiosa". Durante le indagini coordinate dai pm fiorentini, erano stati acquisiti diversi elementi che "avvaloravano l' ipotesi di un' unitaria strategia dell' organizzazione mafiosa - e' scritto nel decreto del gip di Firenze - finalizzata a condizionare le scelte di politica criminale dello Stato e a verificare nuovi interlocutori da appoggiare nelle competizioni elettorali".7 maggio 2002 - AUTOBOMBE 1993: LA CASSAZIONE CONFERMA 15 ERGASTOLI
"Il Nuovo"
Autobombe '93, confermati 15 ergastoli
La Cassazione ha confermato 15 condanne, tra cui quelle per Totò Riina e i latitanti Messina Denaro e Provenzano, mandanti ed esecutori delle stragi di Roma, Firenze e Milano del '93 (nella foto).
ROMA - Arriva il sigillo della Cassazione sulle condanne decise in appello per le stragi mafiose che sconvolsero Roma, Firenze e Milano nella primavera-estate del 1993. La Suprema Corte conferma quindici condanne all'ergastolo e i nomi dei mandanti delle autobombe: Totò Riina e i boss latitanti Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro, ovvero il vertice di Cosa Nostra, che guidata all'epoca dai Corleonesi, sfidò apertamente lo Stato affinché attenuasse la repressione sulla mafia.
In aula ad ascoltare il verdetto - arrivato dopo più di otto ore di camera di consiglio - la vicepresidente dell'Associazione dei familiari delle vittime Giovanna Maggiani Chelli che ha stretto la mano al procuratore generale: "Adesso però bisogna che cerchino i veri mandanti di queste stragi: la mafia ha fornito solo la manovalanza".
Tra gli ergastoli confermati dalla prima sezione penale della Cassazione, quelli a Totò Riina, Filippo Graviano, Leoluca Bagarella, già condannati in appello. Sono loro i principali responsabili delle stragi di via dei Georgofili a Firenze, di via Palestro a Milano, di Roma (piazza San Giovanni e San Giorgio al Velabro), e del fallito attentato di via Fauro, ai Parioli, sempre nella capitale (23 feriti, danni a un centinaio di appartamenti). Le stragi costarono la vita a dieci persone e ne ferirono altre 106 con gravi danni al patrimonio artistico dello Stato.
L'ATTACCO ALLO STATO. La strategia della tensione della mafia inizia la notte del 27 maggio del '93, quando a Firenze un furgoncino con 100 chili di esplosivo salta in aria tra via dei Georgofili e via Lambertesca, vicino alla Galleria degli Uffizi. Tragico il bilancio: cinque morti, 29 feriti dal crollo della Torre dei Pulci, sede dell'Accademia dei Georgofili, danni al corridoio vasariano degli Uffizi. Due mesi dopo, esattamente il 27-28 luglio, un'altra autobomba esplode a Milano, in via Palestro. Muoiono tre vigili del fuoco, un vigile urbano accorso sul posto, e un giovane marocchino che dormiva su una panchina. Contemporaneamente, a Roma due potenti ordigni esplodono, uno a piazza San Giovanni in Laterano, l'altro davanti alla chiesa di San Giorgio al Velabro. Una decina feriti.
LE INDAGINI. Per gli inquirenti appare subito chiaro che le autobombe sono frutto di un unico progetto. E' la strategia della tensione - ipotizzano i magistrati - orchestrata da Cosa Nostra per allentare la tensione con uno Stato ormai troppo "invadente" negli affari mafiosi. La sfida alla Repubblica è stata decisa dalla cupola mafiosa. A dare l'ordine di piazzare le bombe nei luoghi simbolo dell'arte e della cultura italiana il boss dei boss Totò Riina, che dal carcere e con l'assenso dei capimafia Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro, incarica delle stragi il gruppo di fuoco guidato dal boss Leoluca Bagarella. Nel piano d'attacco rientrano anche i falliti attentati contro Maurizio Costanzo (via Fauro, 14 aprile 1994) e quello contro il collaboratore di giustizia Totuccio Contorno (Formello, 14 aprile 1994). Gli investigatori battono anche la pista dei "mandanti a volto coperto", ovvero l'ipotesi, sostenuta da alcuni pentiti, che insieme alla mafia qualcuno "molto in alto" voleva creare la destabilizzazione.
Le indagini vengono riunite in un unico procedimento che si tiene davanti alla Corte d'Assise di Firenze. Il 9 aprile del 1998 i pubblici ministeri Gabriele Chelazzi e Giuseppe Nicolosi al termine della requisitoria chiedono, oltre a una decina di condanne alla reclusione, quattordici ergastoli. Il carcere a vita riguarda, fra gli altri, Leoluca Bagarella, Matteo Messina Denaro e Bernardo Provenzano. Dicono in aula i pm: "La stagione stragista voluta direttamente da Cosa Nostra ai massimi livelli, dava voce a una strategia con finalità di eversione che in Italia non ha precedenti per sistematicità e accanimento".
LE CONDANNE. La Corte d'Assise di Firenze il 6 giugno del '98 accoglie le richieste dell'accusa, condannando quattordici dei ventisei imputati all'ergastolo. Il carcere a vita riguarda: Leoluca Bagarella, Giuseppe Barranca, Francesco Giuliano, Filippo Graviano, Cosimo Lo Nigro, Antonino Mangano, Matteo Messina Denaro, Bernardo Provenzano, Gaspare Spatuzza, Salvatore Benigno, Giovacchino Calabrò, Cristofaro Cannella, Luigi Giacalone e Giorgio Pizzo. Si tratta di alcuni esponenti di vertice di Cosa Nostra e di una serie di killer che gravitavano intorno alla famiglia di Brancaccio di Palermo. La posizione di Totò Riina e Giuseppe Graviano viene invece stralciata, e per loro la condanna all'ergastolo arriva nel dicembre del '99. Per tutti l'ergastolo viene confermato nella sentenza di appello del 13 febbraio del 2001 (tranne nel caso di Cristoforo Cannella: pena ridotta a trent'anni).
"I MANDANTI A VOLTO COPERTO". I processi vengono portato a termine grazie anche alle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, tra i quali Giovanni Brusca. Ma rimane senza risposta l'ipotesi se dietro le stragi ci siano dei mandanti occulti. A questo proposito si possono ricordare le parole del procuratore generale antimafia Pier Luigi Vigna: "La notte tra il 27 e il 28 luglio 1993 si verificò una circostanza allarmante: un black-out che colpì tutti i telefoni di Palazzo Chigi". E poi: "C'è un parallelismo in quel periodo tra due fenomeni che stavano accadendo. Tangentopoli azzera un certo assetto politico e contemporaneamente Cosa Nostra vuole azzerare i suoi referenti di un tempo. Vedo questi due aspetti paralleli, che meritano riflessione".ANSA:
"Il fatto che a solo nove anni di distanza dalle stragi di mafia del 1993 ci sia una sentenza passata in giudicato e' un risultato straordinario, una vittoria non solo della procura antimafia ma di tutta la societa' civile italiana". E' il commento che, a nome di tutta la Dda fiorentina, il pm Giuseppe Nicolosi da' della conferma di ieri sera della Cassazione della sentenza con cui il 13 febbraio dell' anno scorso la corte d' appello di Firenze aveva inflitto 15 condanne all' ergastolo per la strategia di terrorismo mafioso che Cosa Nostra aveva realizzato nella primavera-estate del 1993 con le autobombe di Roma, Firenze e Milano e che aveva provocato dieci morti e 106 feriti. "Mancano pochi giorni al nono anniversario della strage di Via dei Georgofili, a Firenze - spiega il pm Nicolosi - e il fatto che, nonostante i tempi della giustizia italiana, si sia gia' arrivati a una sentenza passata in giudicato e' un fatto molto importante, non solo per noi inquirenti ma per tutto il paese. Soprattutto tenendo conto del fatto - aggiunge il magistrato - che al centro del procedimento c' erano sette episodi particolarmente complessi, come sono sempre state in Italia le vicende di strage". Un altro magistrato della Dda fiorentina, Alessandro Crini, ha sottolineato come la conferma dell' ergastolo anche per Toto' Riina sia "un elemento chiave", perche', ha spiegato, "sancisce in maniera definitiva la presenza del vertice di Cosa Nostra nel progetto di attacco stragista ai beni culturali del paese". Riina, infatti, era stato arrestato nel gennaio del 1993, alcuni mesi prima che partissero gli attentati, ma il procedimento fiorentino ha accertato in maniera definitiva che quella strategia era stata ispirata direttamente da lui e da altri boss di spicco della mafia, come Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro. Si e' appreso intanto che la Dda fiorentina continua a indagare sulla vicenda, anche dopo l' archiviazione - che risale alla fine del 1998, ma di cui si e' saputo l' altro giorno a Caltanissetta - di un procedimento parallelo aperto a Firenze su presunti mandanti esterni a Cosa Nostra. Il pm Nicolosi ha confermato oggi che "anche dopo quella archiviazione le indagini su quei fatti continuano per accertare eventuali altri profili di responsabilita'".27 maggio 2002 – AUTOBOMBE DEL 1993:CASELLI,DIFFICILI PROVE IMPUTATI ESTERNI MAFIA
ANSA:
Trovare le prove contro i personaggi eccellenti accusati di collusione o concorso esterno alla mafia e' da un lato «obiettivamente piu' difficile perche' queste relazioni sono protette da un segreto quanto piu' possibile rigoroso», dall' altro «constato che quando ci si sposta dai livelli dei mafiosi conclamati ad altri livelli le difficolta' aumentano e molte volte scatta anche la delegittimazione dei magistrati che cercano, pur con i loro limiti, di fare il loro dovere». Lo ha detto l' ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli intervenendo oggi a Firenze al convegno per l' anniversario della strage di via dei Georgofili del '93. Intitolato «Non c' e' memoria senza verita»', il convegno ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Giovanna Chelli, dell' Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili», che ha insistito sulla necessita' di arrivare a scoprire i cosiddetti mandanti esterni degli attentati di nove anni. Giovanna Chelli ha ricordato la recente sentenza della Cassazione che ha confermato la bonta' dei processi di Firenze sugli autori materiali e sui mandanti mafiosi di quegli attentati. «Ma non siamo ancora a tutta la verita' sulle stragi del '93, determinante per la storia attuale di questo paese. Ci sono gravi responsabilita' ancora da chiarire». Al convegno hanno partecipato anche Gabriele Chelazzi, magistrato della procura nazionale antimafia, che da nove anni si occupa dell' inchiesta sulle autobombe del '93, il presidente della Regione Toscana Claudio Martini e il vicesindaco di Firenze Giuseppe Matulli. Quest' ultimo ha annunciato che il Comune, l' anno prossimo, in occasione del decennale dell' anniversario di via dei Georgofili, ha in mente di organizzare un convegno internazionale sulla giustizia. All' incontro ha preso parte anche il giudice Antonino Caponnetto. Un messaggio di solidarieta' ai familiari delle vittime era stato invece inviato dal segretario dei Ds Piero Fassino.26 giugno 2002 - AUTOBOMBE 1993: A FIRENZE RIAPRE HOTEL DI 'CAMERA CON VISTA'
ANSA:
Riapre, dopo un intervento di consolidamento e ristrutturazione durato quattro anni, l'Hotel Degli Orafi reso famoso per l' adattamento cinematografico che James Ivory fece nel 1985 dal romanzo di E.M. Forster "Camera con vista". L' albergo era stato danneggiato dall' esplosione dell' autobomba che la notte del 27 maggio del '93 distrusse l' Accademia dei Georgofili e fece cinque vittime. L' inaugurazione e' fissata per venerdi' 5 luglio dalle 18 alle 21. Numerosi gli ospiti dell'Hotel, viaggiatori comuni venuti da molto lontano, ma anche personaggi provenienti dal mondo del cinema che hanno voluto alloggiare nell'hotel e dormire in quella stanza immortalata nel film di Ivory, che, sovrastando il Corridoio Vasariano, permette di affacciarsi sull' Arno e di godere della vista del Ponte Vecchio e di tutto l'Oltrarno. Per la serata inaugurale saranno presenti due belli per eccellenza: Elenoire Casalegno e Raz Degan.2 luglio 2002 - AUTOBOMBE 1993: SULLA TENTATA STRAGE ALLO STADIO OLIMPICO
ANSA:
Ha una data certa l'attentato fallito a un pullman di carabinieri davanti allo stadio Olimpico di Roma, uno dei sette episodi della strategia stragista di Cosa Nostra realizzata nel '93. Avvenne il 31 ottobre del '93, e cioe' dopo l'attentato di via Fauro a Maurizio Costanzo, la strage di via dei Georgofili a Firenze e quelle di via Palestro a Milano e le due di Roma, a san Giovanni in Laterano e a san Giorgio al Velabro. Una data "ricostruita con esattezza millimetrica" dalle indagini della magistratura e che viene ritenuta "importante" per "depurare la ricostruzione degli attentati da elementi di confusione", come hanno spiegato oggi davanti alla Commissione Antimafia in una breve audizione il procuratore nazionale antimafia Piero Luigi Vigna e Gabriele Chelazzi pm alla stessa Dna, che da 9 anni si occupa delle indagini sulle autobombe del '93. Una strage sfiorata quella dello stadio Olimpico e che doveva avvenire con una macchina imbottita di esplosivo : "non ebbe esiti perche' l'innesco non prese benche' fosse stato dato l'impulso", ha sottolineato Vigna. Ma resta la sua importanza nella strategia stragista di Cosa Nostra, nella quale sia Vigna che Chelazzi fanno rientrare anche un altro episodio, avvenuto qualche mese dopo: l'attentato al tritolo al pentito Contorno a Formello nell'aprile del '94. Episodi diversi ma collegati con le autobombe del '93. Una stagione "senza precedenti nella storia repubblicana", visto che vide sette attentati svolgersi nell'arco di 11 mesi, come ha fatto notare Chelazzi. Per quanto riguarda l'organizzazione interna a Cosa Nostra e l'esecuzione di queste stragi "le responsabilita' sono state individuate una per una", ha sottolineato il magistrato, ma il perche' di quegli attentati "richiede ancora di essere approfondito". Non c'e' dubbio che le motivazioni siano "da ricondurre all'intenzione di Cosa Nostra di indurre le istituzioni dello Stato a rivedere determinate decisioni che si erano concretizzate in atti normativi", ma "bisogna andare piu' in profondita"' per chiarire "tanti piccoli perche', tutti impegnativi". Tra i tanti nodi da approfondire, secondo Chelazzi, c'e' la scelta degli obiettivi, tra loro "disomogenei", e di agire fuori dalla Sicilia.Non solo: va capito perche' quella strategia messa a punto nel '92 fu realizzata un anno dopo, perche' l'attentato fallito dello stadio Olimpico non fu replicato e perche' a un certo punto questi attentati hanno avuto termine. L'audizione continuera' nella prossima settimana in una data che verra' definita nel pomeriggio dall'ufficio di presidenza della Commissione Antimafia.2 luglio 2002 - AUTOBOMBE 1993: CENTARO, VERIFICHEREMO TUTTI I RISVOLTI
ANSA:
Sara' a 360 gradi l'indagine che la Commissione parlamentare antimafia sta svolgendo sulle stragi del '93. L'assicurazione viene dal presidente Roberto Centaro. "Vogliamo verificare tutti i risvolti" ha detto oggi al termine delle audizioni del procuratore nazionale antimafia Piero Luigi Vigna e di Gabriele Chelazzi, il magistrato che da nove anni indaga sulle autobombe. "E' un' attivita' che intendiamo svolgere senza porci limiti di tempo per evitare strozzature - ha garantito Centaro - e acquisiremo tutto cio' che e' acquisibile". Il mirino dovra' essere puntato alle "collusioni politiche di quel tempo che insieme a Cosa Nostra contribuirono a quel clima stragista", secondo Giuseppe Lumia capogruppo Ds in Commissione, che auspica che ci siano "molto coraggio e determinazione". "L'Italia sa solo una parte della verita' - ha sottolineato - Conosciamo la fase militare delle stragi, ma perche' Cosa Nostra decise di adottare una strategia che non ha precedenti e perche' decise di prendere di petto le istituzioni e di colpire fuori dalla Sicilia sono ancora interrogativi che meritano risposta".18 luglio 2002 - BERLUSCONI E DELL' UTRI DI NUOVO INDAGATI PER AUTOBOMBE DEL 1993 ?
"Il Foglio"
Berlusconi e Dell'Utri indagati per strage mafiosa (Firenze, maggio '93) secondo l'agenzia di stampa "il VeLino". Il fascicolo aperto dalla direzione antimafia di Firenze."L' Unita'"
Sui "mandanti di alto livello" delle bombe un'inchiesta della Procura di Firenze: un patto con i boss ?
MAFIA, TRE PENTITI ACCUSANO IL PREMIER
Rivelazione del "velino": Berlusconi e Dell'Utri indagati per le stragi del '93.
(di Gianni Cipriani)
Sono rispettivamente l'Autore 1 e l'Autore 2 delle stragi del 1993 e responsabili delle bombe mafiose di quella triste stagione, dall'attentato di via Fauro contro Maurizio Costanzo, alle bombe di Formello, agli ordigni di Roma, Firenze e Milano che provocarono morte e distruzione. Di chi si tratta? Di Silvio Berlusconi e del suo fido Marcello Dell'Utri, attualmente sotto processo a Palermo con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
La notizia (o forse la non-notizia, dal momento che di Berlusconi e Dell'Utri si parla almeno fin dal 1996) e' stata data ieri dal "Velino" di Lino Jannuzzi, il quale ha sostenuto che presso la Procura di Firenze e' da tempo aperto un fascicolo contro i due big di Forza Italia e che un magistrato della superprocura distaccato presso il capoluogo toscano, Gabriele Chelazzi, ha provveduto all'iscrizione nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato per strage, a seguito di importanti rivelazioni di tre pentiti, ritenuti "attendibili".
Ma come sarebbero andati i fatti, secondo il "Velino" ? La competenza sulle "autobombe del 1993" e' della Procura di Firenze, che a suo tempo ottenne la riunificazione dei vari procedimenti in un'unica indagine, proprio perche' si evidenzio' l'unitarieta' del disegno criminale di Cosa Nostra, che con le bombe voleva ricattare lo Stato, chiedendo l'abolizione del 41 bis e la revisione dei processi che condannavano i boss all'ergastolo. Gli esecutori materiali degli attentati sono stati gia' individuati e condannati con sentenze recentemente diventate definitive. E' sempre rimasto irrisolto, pero', il "nodo" dei mandanti.
Dei' cosiddetti "insospettabili a volto coperto", come si e' sempre sussurrato negli ambienti investigativi.
E non e' mai stato un mistero che, anche a seguito delle rivelazioni di alcuni pentiti, gli inquirenti si erano imbattuti nelle figure di Berlusconi e Dell'Utri, anche perche' si disse che le bombe del 1993 avrebbero preceduto un accordo politico-criminale tra Cosa Nostra e Forza Italia.
Ma tutti i filoni d'indagine, proprio per l'estrema genericita' di alcuni racconti, ovvero la mancanza di riscontri attendibili; avevano portato gli inquirenti ad accantonare l'ipotesi che - va ricordato - riguarda anche le stragi di Capaci e di Via D'Amelio contro Falcone e Borsellino.
Ora, secondo il "Velino", l'ipotesi avrebbe ripreso forza, anche a seguito di nuove testimonianze di "tre nuovi" pentiti: Pietro Romeo, Gioacchino Pennino, e Giovanni Giammaritano che avrebbero chiamato in causa Berlusconi. Un quarto, Giovanni Ferro, avrebbe fatto nuove rivelazioni sul conto di Dell' Utri. Inoltre secondo l'agenzia' di Jannuzzi, nel fascicolo sarebbero state acquisite le testimonianze dei 42 pentiti che accusano l'ex big di Publitalia al Processo di Palermo.
Ora, tutto si puo' dire fuorche' questi pentiti siano "nuovi". Basti ricordare che Pennino, definito il "Buscetta della politica" e' un collaboratore ormai storico, il cui utilizzo processuale e' stato di volta in volta incerto.
Fin qui il "Velino". Che ha rispolverato la vicenda giudiziaria che da circa cinque anni aleggia intorno alla politica e al dibattito sul (presunto) ruolo politico della giustizia.
C'e' da ritenere che se la notizia e' uscita proprio adesso, una ragione ci sara'. Chissa' se e' collegata al processo palermitano a Dell'Utri e alle ultime acquisizioni, trasmesse proprio dalla Procura di Firenze.
Certo e' che su una materia cosi' delicata e - giochi di parole a parte - esplosiva, gli inquirenti si sono mossi sempre con estrema cautela. Del resto da un po' di tempo esiste il sospetto di rivelazioni pilotate, destinate ad essere smentite alla prima seria verifica processuale, con il risultato di trasformarsi in strumento di delegittimazione delle procure e di "indignazione" da parte dei poveri, innocenti calunniati. La vicenda tirata fuori dal "Velino", secondo alcuni, proprio per questo dovrebbe essere valutata con estrema prudenza.28 luglio 2002 - AUTOBOMBE DEL 1993: COMMEMORATE VITTIME ATTENTATO MILANO
La Stampa"
Il vicesindaco De Corato alla commemorazione delle cinque vittime "La legge va cambiata Le famiglie di chi è morto facendo il proprio dovere non possono aspettare nove anni"
MILANO ricorda le cinque vittime di via Palestro nel nono anniversario della strage. È stato il vicesindaco, Riccardo De Corato, a intervenire davanti alla lapide che ricorda i morti, dopo la deposizione delle corone, presenti i rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell´ordine. "Lo scorso maggio - ha ricordato il vicesindaco - la sentenza è passata in giudicato. La Cassazione ha condannato definitivamente gli autori mafiosi di questo folle attentato. Ora sussistono anche tutti i requisiti legali perché ai parenti delle vittime siano legittimati i risarcimenti del Fondo per la solidarietà alle vittime di reati di stampo mafioso. All´inizio di quest´anno i familiari sono stati risarciti, ma in via provvisoria, perché l´amministrazione del Fondo riteneva di dover attendere il giudizio della Cassazione". Alla cerimonia hanno preso parte, tra gli altri, il presidente del Consiglio provinciale, Roberto Caputo, il vicepresidente del Consiglio comunale, Pietro Rutelli, il senatore della Margherita, Nando Dalla Chiesa. "La normativa - ha aggiunto al termine De Corato - è farraginosa e da rivedere. Non si possono aspettare nove anni per i risarcimenti, che rappresentano il segnale minimo che lo Stato deve ai parenti di persone che sono morte compiendo il loro dovere. Bisognerebbe autorizzare i risarcimenti già dopo la sentenza di primo grado". Nel suo discorso De Corato ha ricordato le cinque vittime: tre pompieri, un vigile urbano e un cittadino del Marocco, che quando esplose l´autobomba era addormentato su una panchina vicina. "L´attentato di via Palestro - ha concluso il vicesindaco - fu un attacco ai valori della società civile, alle istituzioni, alla cultura. Un tentativo di destabilizzare lo Stato subito soffocato dall´intervento deciso della magistratura e delle forze dell´ordine".
r. v. m.11 dicembre 2002 - TERRORISMO: LIBRO DI FLAMINI SU 46 ANNI DI STRAGI IN ITALIA
ANSA:
Primo maggio 1947 - 27 luglio 1993, da Portella delle Ginestre a via Palestro: quarantasei anni di stragi che hanno insanguinato l'Italia. Un libro per ricordare le vittime, cominciando, da Giovanni Megna, 18 anni, uccisa in Sicilia dai sicari del bandito Giuliano a Driss Moussafir, 44 anni, morta nell'ultimo attentato avvenuto a Milano. Il libro "Il terrorismo e le sue maschere: l'uso politico delle stragi" scritto dal giornalista e saggista Gianni Flamini ed edito da Pendragon e' stato presentato stasera a Napoli da Claudio Nunziata, il pubblico ministero che ha condotte le indagini di importanti inchieste sulle stragi, tra cui quella del Treno 904. La pubblicazione e' stata promossa dalle Associazioni dei Familiari delle Stragi: Stazione di Bologna, Firenze Via dei Georgofili, Treno Italicus, Treno 904. "Il titolo ed il sottotitolo di questo volume - ha spiegato il presidente dell'Associazione Familiari delle vittime della strage della Stazione di Bologna, Paolo Bolognesi - dicono gia' tutto. Il libro fa vedere le connessioni che dal 1947 al 1993 ci sono state nell'utilizzo politico delle stragi. Si vedono cioe' coloro che sono stati i mandanti e gli ispiratori politici di questi fatti. Sono coloro che hanno usato il terrorismo per sconvolgere la vita politica italiana". "Il terrorismo - ha aggiunto Bolognesi - e' ancora utilizzato, basti pensare all'omicidio di Biagi o agli ultimi attentati di Genova che fanno ricordare alcune stragi del passato. Il terrorismo e' uno strumento di lotta politica e pertanto e' a comando". "I dati storici - ha sottolineato Flamini - dimostrano che le stragi sono cominciate sul versante della mafia e sono proseguite su quello del terrorismo nero, poi rosso e poi nero e rosso insieme per tornare infine alla mafia e chiudere un ciclo. Il mio libro narra di molti anni di stragi in cui hanno perso la vita tantissime persone. Ieri per esempio, passeggiando per Bologna, ho visto scritto su di un muro 'Servono altre stragi': e' un fatto molto negativo, il terrorismo non porta da nessuna parte".
@ scrivi all' almanacco dei "misteri d'Italia"
Le notizie del 2000
Le notizie del 2001
Cronologia degli avvenimenti piu' importanti
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|