Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2004 |
3 gennaio 2004 - STRAGE GEORGOFILI: PARENTI VITTIME, RIINA NON PIAGNUCOLI
ANSA:
STRAGE GEORGOFILI: PARENTI VITTIME, RIINA NON PIAGNUCOLI
I POLITICI CHE LO HANNO VISITATO HANNO PERSO LA LORO DIGNITA'
"Ai politici che nel primo giorno dell'anno 2004, in pieno clima augurale e fortemente emotivo, hanno sentito il bisogno di andare in carcere a visitare ed ascoltare le richieste di Salvatore Riina, solo una cosa puo' essergli successo, hanno perso la loro dignita' di uomini e di politici": e' quanto afferma Giovanna Maggiani Chelli, vicepresidente della associazione tra i familiari delle vittime della strage di via Georgofili, commentando la visita nel carcere milanese di Opera dell' on. Maurizio Turco, presidente dei deputati radicali al parlamento europeo.
Riina - secondo quanto riferito da Turco - si e' lamentato delle condizioni in cui e' detenuto e nel breve colloquio avuto attraverso lo spioncino della sua cella ha fatto presente al parlamentare che "ha tre by-pass e che nell'ultimo anno e' stato colpito da due infarti e che, quindi, trova assurdo che una persona di 74 anni come lui, in quello stato di salute, dopo 11 anni in isolamento, non debba avere condizioni di detenzione piu' dignitose".
"Mai ho avuto fiducia nella politica quando il tema da affrontare e' il tritolo stragista italiano - afferma Giovanna Maggiani Chelli - ma adesso si e' toccato il fondo,un fondo dal quale la politica sotto ricatto, non riesce piu' a risalire, contribuendo giornalmente a rendere sempre piu' vane le nostre speranze di giustizia. Il regime del carcere duro detto 41 bis - prosegue - e' una pena severa , ma giusta, necessaria davanti a crimini perpetrati contro l'umanita' come le stragi del 1993.
L' uomo di 'cosa nostra' in carcere - prosegue - invece di piagnucolare chiedendo una condizione detentiva piu' dignitosa, deve avere il coraggio di ritrovarla da solo la sua dignita', pensando seriamente a Dario Capolicchio, Caterina Nencioni e Nadia Nencioni, morti bruciato vivo il primo e infilzate e schiacciate da tonnellate di solai crollati le seconde. L'uomo anziano e malato di 'cosa nostra' - continua - non e' per questo esente dalle sue responsabilita', deve collaborare con la giustizia e dirci quali sono stati i politici che gli hanno promesso che il 41 bis sarebbe stato abolito e che loro gli esecutori materiali delle stragi del 1993, sarebbero tornati di li' a poco a casa, e che comunque dal carcere avrebbero potuto continuare a far uscire foglietti e squillare telefonini".4 febbraio 2004 -AUTOBOMBE 1993: MESSANA SI COSTITUISCE
ANSA:
MAFIA: AUTOBOMBE 93: MESSANA SI COSTITUISCE A CC PRATO
Si e' consegnato spontaneamente ai carabinieri di Prato Antonino Messana, 67 anni, uno degli imputati condannati per la strage mafiosa del '93 di via dei Georgofili a Firenze. L' uomo e' stato condotto nel carcere della Dogaia, dove dovra' scontare una pena a 20 anni, 7 mesi e 10 giorni per strage, devastazione, detenzione e porto esplosivo, furto aggravato.
Il 30 gennaio scorso, infatti, la Corte di cassazione aveva respinto il ricorso avverso alla sentenza di condanna emessa dalla Corte d' assise d'appello di Firenze, che confermava quella di primo grado. Messana, originario di Trapani e residente a Prato, era accusato di aver fornito agli esecutori dell' attentato la base logistica nel pratese per la strage.5 febbraio 2004 - SOFRI: COMUNICATO FAMILIARI VITTIME STRAGE GEORGOFILI
Comunicato dell' "Associazione Tra I Familiari delle Vittime di Via dei Georgofili"
A questo punto qualcuno ci dica cosa dobbiamo fare per farci ascoltare.
La proposta di legge dell'On.Le Boato che ha sentito il bisogno di far graziare CHIUNQUE in questo Paese, ha innescato in noi sentimenti che da sempre abbiamo combattuto , fin dalle prime ore quando i nostri parenti sono stati travolti dal tritolo stragista.
Se la proposta Boato passerà,il Capo dello Stato potrà d'ora in avanti, far uscire dalla prigione qualunque persona indipendentemente dal delitto commesso.
Non uno spazio è stato dedicato in questi giorni alle vittime delle stragi Italiane, volutamente oscurate , zittite, sbeffeggiate, affinché la loro voce non potesse in alcun modo superare quella dei terroristi , degli stragisti e dei loro sostenitori.
Tutto quanto sopra per arrivare a pareggiare una partita che non può ancora essere chiusa, perché manca LA VERITA' e i terroristi lo sanno anche troppo bene, così come i loro amici giornalisti e politici.
In nome di che cosa dovremmo accettare di chiudere una partita giocata esclusivamente sulla nostra pelle,le vittime del tritolo stragista -terrorista- eversivo?
Chi dovremmo perdonare,per non essere tacitati di essere persone vendicative? Coloro che professando dottrine false come i denari di Giuda, hanno provveduto con l'ausilio dei loro amici ripeto giornalisti e politici, a nascondersi dietro di noi le vere vittime ?
Oggi si "incontrano" in Parlamento Vittime e Carnefici, questa è la dimostrazione pratica che non ci sono parole atte a definire l'affronto che ci viene fatto, e come se non bastasse il Governo,che come ogni Governo fa finta di combattere il terrorismo,non ha saputo trovare il denaro sufficiente per coprire , attraverso una legge giusta,le esigenze delle nostre vittime-.
Non si trova il denaro?Non ci crediamo, siamo invece convinti che non lo si voglia trovare per poter infilare quante volte sarà ancora necessario il coltello nelle nostre piaghe.
Cordiali saluti.
Giovanna Maggiani Chelli
Associazione Tra I Familiari delle Vittime di Via dei Georgofili
27 maggio 93- Firenze
www.strageviadeigeorgofili.org7 febbraio 2004 - COMUNICATO ASSOCIAZIONE FAMILIARI VITTIME STRAGE GEORGOFILI
La proposta di legge che introduce alcuni benefici per le vittime del terrorismo e stragi torna, dopo varie discussioni, nella commissione Affari Costituzionali di Montecitorio, perché sono sorti problemi riguardanti la copertura finanziaria della proposta stessa.
A tal proposito i familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili comunicano che il giorno 11 Febbraio alle ore 12 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati ,insieme ai familiari delle vittime di stragi e terrorismo appartenenti ad altre Associazioni, incontreranno in conferenza stampa politici e giornalisti.
L'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili sempre più convinta della necessità di un'intesa sulle norme in argomento, chiede alle Istituzioni , alle Amministrazioni Comunali e Regionali della Toscana e della Liguria,di attivarsi al fine di sostenere l'iter di quella proposta di legge che da sempre le vittime delle stragi aspettano.
Cordiali saluti
Giovanna Maggiani Chelli
Vice Presidente
Associazione tra i familiari delle Vittime della Strage di via dei Georgofili13 febbraio 2004 - AUTOBOMBE 1993, ASSOLUZIONI PER STRAGE GEORGOFILI
ANSA:
MAFIA: AUTOBOMBE '93, ASSOLUZIONI PER STRAGE GEORGOFILI
Il tribunale di Lucca ha assolto l' imprenditore milanese Agostino Tosonotti e il titolare di una ricevitoria di Palermo, Filippo Imperatori, dall' accusa di favoreggiamento nei confronti dei mandanti e degli esecutori delle stragi mafiose della primavera-estate 1993 a Firenze, Roma e Milano.
I due imputati avevano dato in fitto nel 1993 una villetta di Forte dei Marmi a Giuseppe e Filippo Graviano (condannati a Firenze all' ergastolo per le stragi) che la avrebbero usata come base in preparazione della strage di via Georgofili. Per i giudici del tribunale lucchese l' accusa non avrebbe portato sufficienti elementi per ritenere provato nei loro confronti il reato di favoreggiamento.COMUNICATO ASSOCIAZIONI FAMILIARI VITTIME STRAGE VIA GEORGOFILI
I familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili, appresa la notizia che il Tribunale di Lucca ha assolto i Signori Agostino Tosonotti e Filippo Imperatore, dall'accusa di favoreggiamento nei confronti dei "mandati interni a cosa nostra" e degli esecutori della strage terroristica eversiva del 27 Maggio 1993, ribadiscono l'importanza del proseguo delle indagini, per arrivare a smascherare i "mandanti esterni a cosa nostra" per il massacro di Firenze.
La notte del 27 Maggio 1993 l'organizzazione criminale "cosa nostra" ha fatto detonare nel cuore di Firenze 250 chilogrammi di tritolo, provocando cinque morti e 41 feriti, è impensabile che per un'operazione di una simile portata, la mafia non abbia goduto dei più svariati "favori".
Giovanna Maggiani Chelli
Vice Presidente Associazione tra i familiari delle vittime
della strage di Via dei Georgofili4 marzo 2004 - STRAGI: LEGGE VITTIME; FAMILIARI, GRAVE CONDOTTA DEL GOVERNO
ANSA:
STRAGI: LEGGE VITTIME; FAMILIARI, GRAVE CONDOTTA DEL GOVERNO
BOLOGNESI, PROPOSTE ON.MANTOVANO LA GETTANO ALLE ORTICHE
"Le proposte del sottosegretario Mantovano disattendono le assicurazioni del ministro Giovanardi e di altri esponenti del Governo, che avevano assicurato alle vittime, in piu' occasioni, l'appoggio alla legge": i parenti delle vittime delle stragi giudicano "grave il comportamento del Governo" sulla legge che prevede nuove norme a favore delle vittime delle stragi e del terrorismo.
"Apprendiamo dal resoconto stenografico della seduta di ieri della Commissione Affari Costituzionali della Camera le proposte del sottosegretario on.Alfredo Mantovano che ha di fatto gettato alle ortiche l'intera legge unificata elaborata dagli onorevoli Bielli e Bornacin", afferma in una nota Paolo Bolognesi, presidente dell' Associazione dei familiari delle vittime delle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Italicus, della stazione di Bologna, Rapido 904 e Via dei Georgofili.
"E' sconcertante che una legge votata unanimemente alla Commissione Affari Costituzionali, e che il Governo aveva avvallato - sottolinea Bolognesi - non abbia poi trovato adeguata copertura nella finanziaria che doveva rispondere positivamente a quelle sacrosante richieste fatte dai familiari delle vittime e avvallate dal Governo e da tutte le forze politiche".STRAGI: MANTOVANO, RISARCIMENTI CON PARAMETRI NASSIRIYA
IL SOTTOSEGRETARIO, UNA RISPOSTA DI GIUSTIZIA ALLE VITTIME
Respinge le accuse di aver gettato alle ortiche la legge per il risarcimento ai familiari delle vittime di stragi, assicura di avere utilizzato gli stessi parametri impiegati dopo la strage di Nassiriya e conclude: "E' stata data una risposta di giustizia". Cosi' il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano commenta le critiche mosse dall'Associazione dei familiari delle vittime di stragi alla proposta presentata ieri in Commissione Affari Costituzionali.
Il sottosegretario ricorda che la proposta "Bielli-Bornacin" prendeva in considerazione come parametro di risarcimento quello che venne fatto per le vittime del Cermis e che era elevatissimo: oltre un miliardo e 400 milioni di euro. "Una cifra del genere (pari a un decimo dell'ultima Finanziaria) - spiega Mantovano - non avrebbe mai trovato una copertura finanziaria". Per questo, ha spiegato ancora il sottosegretario, "il Viminale ha lavorato per garantire tutti i benefici previsti dalla proposta di legge, sia fiscali, sia previdenziali, sia per quanto riguarda l'assistenza in giudizio e psicologica, facendo riferimento ai parametri utilizzati per la strage di Nassiriya ed ai risarcimenti garantiti ai familiari delle vittime civili di quella strage". Ed ha aggiunto:
"Nessuno, a quanto ne so, ha avuto qualcosa da ridire su quei risarcimenti". La copertura necessaria per la legge e' cosi' scesa a 118 milioni di euro, una cifra che, sottolinea Mantovano, ha molte piu' possibilita' di trovare una copertura finanziaria. "Con la mia proposta - conclude Mantovano - ho dato alla legge una veste che consente in modo piu' realistico e adeguato il finanziamento".STRAGI: ASSOCIAZIONE MEMORIA, CREDIAMO IN IMPEGNO MANTOVANO
"Non si puo' attaccare qualcuno senza avere delle certezze in mano": lo ha dichiarato Mariella Magi, presidente dell' Associazione memoria dei caduti per il terrorismo e per le stragi delle forze dell'ordine e dei magistrati, commentando le critiche mosse al sottosegretario all' Interno, Alfredo Mantovano, dall' Associazione dei familiari delle vittime delle stragi, in relazione ai risarcimenti destinati ai parenti dei caduti previsti dalla legge.
Mantovano ha respinto le accuse di aver gettato alle ortiche la legge per il risarcimento ai familiari delle vittime di stragi, assicurando di avere utilizzato gli stessi parametri impiegati dopo la strage di Nassiriya.
"Noi - ha spiegato Magi - abbiamo piena fiducia nelle istituzioni. Per questo appoggiamo la decisione del sottosegretario e siamo fermamente convinti del fatto che portera' sicuramente a termine l'impegno preso". "Per noi - ha concluso - e' importante il riconoscimento del valore dei nostri caduti, che sono stati per troppo tempo dimenticati e che con la loro morte hanno contribuito a rendere libero il nostro Paese".5 febbraio 2004 - COMUNICATO UNIONE FAMILIARI VITTIME STRAGI
COMUNICATO
UNIONE FAMILIARI VITTIME PER STRAGI
Associazioni delle stragi di: Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Treno Italicus, Stazione di Bologna del 2 Agosto 80, Rapido 904, Firenze Via dei Georgofili
COMUNICATO STAMPA Dopo le dichiarazioni fatte all'ANSA dal Sottosegretario Onorevole Alfredo Mantovano il 4 marzo 2004 prendiamo atto che l'impianto della legge frutto dell'unificazione dei progetti di legge degli Onorevoli Bielli e Bornacin dal titolo: 'NUOVE NORME IN FAVORE DELLE VITTIME DEL TERRORISMO E DELLE STRAGI' non verrà modificata e ci auguriamo non sia una promessa mancata come le rassicurazioni dei suoi colleghi di Governo.
Vogliamo precisare che:
1. L'impegno finanziario non è di 1400 milioni di euro , ma di 400 milioni, cifra molto diversa da quella indicata dal Sottosegretario (uno svarione non da poco e decisamente determinante).Dal progetto di legge unificato, si evinceva chiaramente (vista l'ipotesi finanziaria indicata in 400 milioni), come non si ipotizzava l'utilizzo dei parametri delle vittime del Cermis.
2. Gli impegni presi ripetutamente in varie occasioni da esponenti del Governo erano precedenti la stesura della finanziaria.
3. Il 2 agosto 2003 nel discorso fatto a nome del Governo l'Onorevole Pisanu ha detto tra l'altro''Il Governo si impegnò anche a favorire ulteriori misure di sostegno, contenute in due proposte di legge d'iniziativa parlamentare, che la Commissione Affari Costituzionali della camera ha accolto proprio nei giorni scorsi'. Successivamente si sono susseguiti gli impegni di vari esponenti del Governo tra i quali il Ministro Giovanardi.
4. Dopo l'eccidio di Nassiriya,del 12 novembre 2003 durante la conferenza stampa del 2 dicembre 2003 tenuta presso la sala stampa della Camera dei Deputati, dai familiari delle vittime del terrorismo, dagli stessi, è stato detto che il decreto era il solito intervento emergenziale e che la legge in discussione avrebbe compreso anche i casi come Nassiriya.
5. Gli elenchi presentati dal Ministero dell'Interno presentano gravi lacune quali:
§ Le stragi di via dei Georgofili e di via Palestro del 1993 che pur essendo stragi con finalità di terrorismo ed eversive, non sono comprese in quegli elenchi.
§ Per la strage di Bologna, anziché 200 feriti, forse per un refuso, ne compaiono solo 20.
Al Sottosegretario Onorevole Alfredo Mantovano chiediamo: perché dopo tanti impegni così autorevoli, la finanziaria non ha preso minimamente in considerazione la legge'
Questa vicenda denota ancora una volta, come tutte le occasioni siano buone per apparire a fianco delle vittime negli anniversari, ma quando, il Governo viene chiamato ad essere concretamente al loro fianco, tutto viene reso più difficile da un comportamento grottescamente superficiale e mercantile giocato sulle spalle delle vittime e dei feriti.
Il Presidente
Paolo BolognesiANSA:
STRAGI: LEGGE VITTIME; PARENTI GEORGOFILI, ANCHE NOI IN ELENCHI
Gli elenchi dei nominativi che possono servire a quantificare il costo della proposta di legge Bornacin-Bielli, devono contenere, "se mai fossero stati tolti, i nomi dei morti e dei feriti di via dei Georgofili perche' 250 chilogrammi di tritolo in tempo di pace non potevano e non dovevano passare inosservati neppure alle forze dell'ordine, e non possiamo minimamente pensare che nelle istituzioni sia venuto meno anche il senso di responsabilita"'.
E' quanto chiede l'Associazione fra i familiari delle vittime di via dei Georgofili intervenendo in merito alla proposta di legge per il risarcimento delle vittime delle stragi e del terrorismo.
L'Associazione spiega inoltre di dover fare alcune precisazioni alla risposta data ieri dal sottosegretario all'interno Alfredo Mantovano ai familiari delle stragi in Italia, che ha respinto le accuse di aver gettato alle ortiche la legge per il risarcimento ai parenti delle vittime, assicurando di avere utilizzato i parametri impiegati dopo la strage di Nassiriya. "Innanzitutto la morte e le sofferenze delle nostre vittime - spiega l'Associazione - valgono ben di piu' di una finanziaria, e questo nostro Paese dovrebbe essere ben grato di sopportarla, visto il prezzo pagato dai nostri parenti". Inoltre, "senza nulla togliere alle vittime di Nassiriya, perche' sempre vittime sono e tali resteranno, c'e' una sostanziale differenza fra chi parte coscientemente per andare in territorio straniero in guerra e chi dorme nel suo letto pensando all'esame di architettura che il mattino dopo dovra' discutere", come nel caso dello studente Dario Capolicchio, 22 anni, una delle cinque vittime dell'attentato di via dei Georgofili.
"Nessuno - l'ultima precisazione dell'Associazione - ha chiesto 3 miliardi e 800 milioni di vecchie lire a morto, come furono risarcite le vittime del Cermis, ma solo un miliardo delle vecchie lire. Inoltre il testo di legge Bornacin-Bielli prevedeva finalmente anche un giusto risarcimento ai feriti invalidi delle stragi".10 marzo 2004 - AUTOBOMBE 1993: GRAVIANO, ESTRANEO STRAGI, NON SI VUOLE VERITA'
ANSA:
AUTOBOMBE '93: GRAVIANO, ESTRANEO STRAGI, NON SI VUOLE VERITA'
'NON VENDO ANIMA' A CHI GLI CHIEDE SUOI PRESUNTI CONTATTI MILAN
Giuseppe Graviano, ritenuto capo del mandamento di Brancaccio, contesta i pentiti che lo accusano e dichiara di essere estraneo alle autobombe del 1993, per le quali afferma: "Non si vuole conoscere la verita' sulle stragi". Aggiunge inoltre che la "mia anima non la vendo a nessuno", riferendosi a chi gli chiede sempre quella che definisce "la stessa musica", ovvero la storia dei suoi presunti contatti al Milan per aiutare Giuseppe D'Agostino (arrestato con lui a Milano il 27 gennaio 1994), volti ad assicurare al figlio un futuro da calciatore.
Giuseppe Graviano, difeso dall'avvocato Giangualberto Pepi, ha parlato stamani in videconferenza dal carcere di Terni per l'interrogatorio al processo in corso a Firenze per il fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma nell'autunno 1993, coimputato Toto' Riina.
Graviano ha parlato dei giorni successivi al suo arresto, quando, cosi' ha affermato, gli veniva detto che se non avesse collaborato sarebbe stato accusato delle stragi, che gli avrebbero applicato il regime del 41 bis. Ha ricordato che la prima ordinanza per le stragi gli fu notificata mentre era in carcere a Pianosa dove appena arrivato, ha detto, decise di collaborare Vincenzo Sinacori, uno dei pentiti che lo accusano e che "invece sa la verita', sa che Giuseppe Graviano non c'entra. Sinacori ha detto su di me bugie e ve lo dimostro". Per questo ha chiesto ai giudici di poter fare un confronto con Sinacori, richiesta poi rigettata.
Sull'oggi, spiega che, durante la detenzione a Terni, sono andati a trovarlo il procuratore nazionale antimafia Piero Luigi Vigna e anche il procuratore di Palermo Piero Grasso. "Tutti la stessa musica - ha spiegato -: perche' volevo fare giocare questo ragazzo nel Milan". "Potete fare tutto quello che volete del mio corpo - ha aggiunto -, ma l'anima non la vendo a nessuno".
"Sono stato educato - ha detto ancora - a non fare del male, a non far fare del male. Sto mettendo a disposizione i mezzi per arrivare alla verita". "Qualsiasi esito di questo processo - ha detto ancora - non mi cambia nulla. Ho altre condanne con fine pena mai, economicamente mi hanno gia' preso tutto, ho fatto sei anni di isolamento mentre la legge ne prevede al massimo tre, sono sorvegliato 24 ore al giorno dalle telecamere. Come detenuto sto peggio dei talebani a Guantanamo. Mi hanno rigettato anche la richiesta di un insegnante per la matematica. Non vi sorprendete se fra un po' mi ammalero' per lo stress".
La prossima udienza e' stata fissata per il 24 marzo prossimo, quando parleranno i pm Giuseppe Nicolosi e Alessandro Crini per la requisitoria.11 marzo 2004 - AUTOBOMBE 1993: FAMILIARI VITTIME A GRAVIANO, RACCONTI LA VERITA'
ANSA:
AUTOBOMBE '93: FAMILIARI A GRAVIANO, RACCONTI LA VERITA'
"Probabilmente non conosciamo ancora tutta la verita'" sulle stragi con autobombe del '93, per questo Giuseppe Graviano "non commettera' alcuna azione indegna se questa verita' ce la dira' in un'aula di giustizia, anzi rendera' giustizia" alle vittime. E' il commento dell' Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, alla deposizione, avvenuta ieri, di Giuseppe Graviano al processo in corso a Firenze per il fallito attentato allo stadio Olimpico dell'autunno di 11 anni.
Graviano si e' detto estraneo alle stragi, sostenendo che non si vuole arrivare alla verita'. Graviano ieri ha anche detto che la sua anima non e' in vendita. "Vendere l'anima - e' la replica dell'Associazione - e' un'espressione della quale ci permettiamo di dire che Giuseppe Graviano non ne ha compreso il siglificato, altrimenti si renderebbe conto che l'ha gia' venduta tanto tempo fa, quando a qualcuno ha promesso uno 'scellerato' favore e non ha trovato il coraggio di farne il nome apertamente".22 marzo 2004 - AUTOBOMBE 1993: ASSOCIAZIONE GEORGOFILI, NO SOLO VITTIME MAFIA
ANSA:
AUTOBOMBE '93: ASSOCIAZIONE GEORGOFILI,NO SOLO VITTIME MAFIA
Quella di via dei Georgofili, il
27 maggio 1993, non fu "una strage prettamente mafiosa, bensi' prima di tutto fu una strage con finalita' di terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale, come recita la sentenza della Cassazione". E' quanto afferma l'Associazione tra i familiari delle vittime di via dei Georgofili, con riferimento all'intervista a Rita Borsellino pubblicata oggi sull'Unita', nella quale la sorella del giudice elenca fra le vittime "per mano mafiosa" le vittime dell'attentato di via dei Georgofili, che definisce "strage mafiosa".
"Pur comprendendo lo spirito con il quale la strage di via dei Georgofili viene chiamata in causa - spiega l'Associazione -, non si puo' e non si deve ridurre la strage del 27 maggio 1993 a un puro fatto di mafia".24 marzo 2004 - AUTOBOMBA OLIMPICO, CHIESTA CONDANNA RIINA E GRAVIANO
ANSA:
MAFIA: AUTOBOMBE; OLIMPICO,CHIESTA CONDANNA RIINA E GRAVIANO
Quattro mesi di isolamento diurno, da aggiungere ai due anni e otto mesi di isolamento a cui erano gia' stati condannati, come misura accessoria alla pena dell' ergastolo, nel processo d' appello per le stragi con autobombe del 1993. Questa la pena chiesta oggi dai pm Alessandro Crini e Giuseppe Nicolosi per Giuseppe Graviano e Toto' Riina al nuovo processo in corte d' assise a Firenze per il fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma del 31 ottobre 1993.
Quella domenica, secondo quanto aveva raccontato, fra gli altri, il pentito Salvatore Grigoli, un pullman carico di carabinieri sarebbe dovuto 'saltare' nel pressi dello stadio nell'ambito della campagna di terrorismo mafioso scatenata nella primavera-estate di quell' anno con le autobombe di Firenze, Roma e Milano. La strage fu evitata solo perche' non funziono' l' innesco che avrebbe dovuto far esplodere 120 chili di tritolo e una cassa piena di chiodi e bulloni, con cui era stata imbottita una Lancia Thema parcheggiata nel luogo dove il pullman dei carabinieri avrebbe dovuto fermarsi.
Il processo nasce da una nullita' formale che la Cassazione aveva rilevato nella sentenza di primo grado - la mancanza nel dispositivo di qualsiasi riferimento all' episodio dell' Olimpico, che pure era stato ampiamente affrontato nel corso dei dibattimenti - con cui Riina e Graviano erano stati condannati, insieme ad altri 13 coimputati, alla pena dell' ergastolo.
Dopo i pm sono intervenuti gli avvocati di parte civile. Patrizia Pinna, per la presidenza del consiglio dei ministri e il ministero della difesa, ha chiesto un risarcimento danni pari a 54 milioni di euro (con una provvisionale di 14 milioni di euro), mentre l' avvocato Andrea Magnanelli, per il Comune di Roma, si e' rimesso per la quantificazione dei danni alla decisione della corte.
I difensori dei due imputati, Luca Cianferoni per Riina e Giangualberto Pepi per Graviano, prenderanno la parola nelle prossime due udienze, il 21 e 22 aprile. I due legali hanno cercato nel corso di questo processo di rilanciare l' ipotesi che dietro le stragi del 1993 potessero esserci delle forze diverse da Cosa Nostra. Fra i testimoni citati dalla difesa, Antonino Giuffre', ad esempio, aveva parlato - ma per sentito dire - di contatti che Graviano avrebbe avuto con i servizi segreti. Ipotesi che i difensori dei due boss rilanceranno nelle loro requisitorie, ma che, secondo la procura fiorentina, non potrebbero mai cancellare la realta' processuale secondo cui quelle stragi furono organizzate ed eseguite dagli imputati di Cosa Nostra. "Gli uffici del pubblico ministero - ha spiegato Nicolosi nella sua requisitoria - stanno cercando di capire se c' e' stato qualche altro che ha istigato, sollecitato o accompagnato gli autori di questa terribile campagna stragista, ma sulla responsabilita' di Graviano o Riina le prove sono schiaccianti".7 aprile 2004 - UNIONE FAMILIARI VITTIME STRAGI, VERGOGNOSO TESTO NUOVA LEGGE
ANSA:
TERRORISMO: UNIONE FAMILIARI, VERGOGNOSO TESTO NUOVA LEGGE
LA COMMISSIONE PEGGIORA LA NORMA, GOVERNO INQUALIFICABILE
La commissione Affari Costituzionali ha approvato ieri gli emendamenti al nuovo testo unificato della legge 'Nuove norme a favore delle vittime del terrorismo e delle stragi' ma "incredibilmente il testo e' stato peggiorato e per molti versi e' stato svuotato da quelli che erano i suoi capisaldi". Lo sostiene l'Unione familiari vittime per stragi (Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Treno Italicus, Stazione di Bologna 2 Agosto 80, Rapido 904, Firenze Via dei Georgofili) in una nota in cui definisce "inqualificabile il comportamento del governo".
"Tutto questo e' stato possibile - scrive il presidente Paolo Bolognesi - perche' il governo, tramite il sottosegretario Mantovano ed il relatore Mongello, ha presentato propri emendamenti, tutti tesi a bloccare quella copertura finanziaria che gli era dovuta. Infatti la cifra a favore delle vittime e' stata talmente ridotta che appare piu' come un contentino che non il dovuto risarcimento a chi e' stato vittima di fatti cosi' tragici".
"Il 18 marzo scorso, durante l'audizione con le associazioni e il governo - prosegue l'Unione - il presidente della commissione aveva chiesto ed auspicato una fattiva collaborazione da parte delle Associazioni. Cio' e' stato fatto, abbiamo fornito al governo i dati esatti dei morti e dei feriti per fatti di terrorismo, che il governo ignorava. Abbiamo elaborato le relazioni tecniche che il Governo volutamente sovrastimava, ma dopo questa leale collaborazione, le Associazioni delle vittime del terrorismo, sono state trattate con vergognosa leggerezza".
"Invitiamo - conclude Bolognesi - i parlamentari di tutti i partiti che hanno appoggiato in piu' occasioni la legge unificata, frutto delle due disegni di legge presentati dagli onorevoli Bornacin e Bielli, ad attivarsi affinche' tutti gli emendamenti vengano recepiti in aula. per riportare il testo almeno alla sua stesura originaria su cui vi era stato in Commissione il consenso unanime di tutti i gruppi".9 aprile 2004 - FAMILIARI VITTIME STRAGI CRITICANO LEGGE RIMBORSI
"Brescia oggi"
La nuova normativa taglia i fondi
Stragi, i familiari contro le norme per i rimborsi
L'Unione familiari vittime per stragi contro le scelte della maggioranza parlamentare. Una nota sostiene: "La Commissione Affari Costituzionali, ha approvato il nuovo testo della legge unificata "Nuove norme a favore delle vittime del terrorismo e delle stragi ". Incredibilmente il testo è stato peggiorato e per molti versi è stato svuotato da quelli che erano i suoi capisaldi. Tutto questo è stato possibile perché il Governo, tramite il sottosegretario on. Mantovano ed il relatore on. Mongello, hanno presentato propri emendamenti, tutti tesi a bloccare quella copertura finanziaria che gli era dovuta. Infatti la cifra a favore delle vittime è stata talmente ridotta,che appare più come un contentino, che non il dovuto risarcimento a chi è stato vittima di fatti così tragici". In sostanza, il risarcimento a queste vittime è stato assimilato a quello che il Governo attribuisce alle vittime di Nassirya, circa 200 mila euro, con una differenza che queste ultime, coperte da assicurazione, otterranno almeno il doppio di quella cifra.
Prosegue la nota: "Il 18 marzo scorso, durante l'audizione con le associazioni, il Governo e il Presidente della Commissione , aveva chiesto ed auspicato una fattiva collaborazione da parte delle Associazioni. Ciò è stato fatto, abbiamo fornito al Governo i dati esatti dei morti e dei feriti per fatti di terrorismo, che il Governo ignorava. Abbiamo elaborato le relazioni tecniche che il Governo volutamente sovrastimava, ma dopo questa leale collaborazione, le Associazioni delle vittime del terrorismo, sono state trattate con vergognosa leggerezza".
L'associazione che raggruppa i familiari delle vittime delle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Treno Italicus, Stazione di Bologna del 2 Agosto 80, Rapido 904, Firenze Via dei Georgofili invita "i Parlamentari di tutti i partiti che hanno appoggiato in più occasioni la legge unificata, frutto delle due disegni di legge presentati dagli on. Bornacin e on. Bielli ad attivarsi affinché tutti gli emendamenti vengano recepiti in aula. per riportare il testo almeno alla sua stesura originaria su cui vi era stato in Commissione il consenso unanime di tutti i Gruppi. Tutto ciò per contrastare con coerenza questo inqualificabile comportamento".
Chiarisce il presidente bresciano Manlio Milani: "Tra le richieste più significative (negate dalle nuove norme) c'è quella che i feriti con almeno il 25% del danno (quelli che hanno la vita irreparabilmente rovinata) siano equiparati ai morti e soprattutto che lo Stato garantisca il gratuito patrocinio negli interminabili processi sulle stragi, altrimenti il rimborso statale rischierebbe di non coprire nemmeno le spese legali per la costituzione di parte civile".17 aprile 2004 - ASSOCIAZIONE GEORGOFILI RICORDA CHELAZZI
ANSA:
GIUSTIZIA: ASSOCIAZIONE GEORGOFILI RICORDA CHELAZZI
IN OCCASIONE PRIMO ANNIVERSARIO MORTE MAGISTRATO FIORENTINO
In occasione del primo anniversario della morte di Gabriele Chelazzi, il magistrato fiorentino della Direzione nazionale antimafia stroncato da un infarto a 59 anni, l'Associazione fra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili esprime alla famiglia "tutta la riconoscenza possibile per il lavoro svolto dall'uomo di legge, affinche' fossero affidati alla giustizia i criminali appartenenti all'associazione mafiosa 'Cosa nostra', che nel 1993, per scopi eversivi, hanno compiuto in questo paese azioni terroristiche senza precedenti storici".
"Oggi - spiega ancora l'Associazione - il pensiero e' rivolto a colui che ha dato dieci anni della sua esistenza per arrivare al completo raggiungimento della verita' sulle stragi del 1993. Piu' che mai sentiamo in questa triste ricorrenza il dovere di chiedere fortemente il proseguo di quelle indagini, affinche' il sacrificio e il lavoro del grande magistrato non sia stato vano".23 aprile 2004 - SENTENZA PROCESSO AUTOBOMBA OLIMPICO
ANSA:
MAFIA: AUTOBOMBE; OLIMPICO, CORTE ASSISE IN CAMERA CONSIGLIO
La corte d' assise di Firenze e' in camera di consiglio per la sentenza del processo a Giuseppe Graviano e Toto' Riina per il fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma del 31 ottobre 1993. I giudici si sono ritirati poco dopo le 9:30, al termine dell' ultima parte dell' arringa dell' avvocato Luca Cianferoni, difensore di Riina.
Il processo nasce da una nullita' formale che la Cassazione aveva rilevato nella sentenza di primo grado - la mancanza nel dispositivo di qualsiasi riferimento all' episodio dell' Olimpico, che pure era stato ampiamente affrontato nel corso dei dibattimenti - con cui Riina e Graviano erano stati condannati, insieme ad altri 13 coimputati, alla pena dell' ergastolo.
La sentenza dovrebbe essere emessa non prima del tardo pomeriggio di oggi.
La domenica del 31 ottobre 1993, secondo quanto aveva raccontato, fra gli altri, il pentito Salvatore Grigoli, un pullman carico di carabinieri sarebbe dovuto 'saltare' nel pressi dello stadio nell' ambito della campagna di terrorismo mafioso scatenata nella primavera-estate di quell' anno con le autobombe di Firenze, Roma e Milano.
La strage, secondo gli inquirenti, fu evitata solo perche' non funziono' l' innesco che avrebbe dovuto far esplodere 120 chili di tritolo e una cassa piena di chiodi e bulloni, con cui era stata imbottita una Lancia Thema parcheggiata nel luogo dove il pullman dei carabinieri avrebbe dovuto fermarsi.
Un progetto che pero', secondo l' avvocato Giangualberto Pepi, difensore di Giuseppe Graviano, sarebbe stato "costruito a tavolino" dalla Dia per rafforzare la matrice mafiosa di una campagna stragista che avrebbe in realta' avuto alle spalle un fronte di forze - settori di massoneria, servizi segreti e forze politiche - estranee a Cosa Nostra. Pepi ha infatti chiesto per Graviano l' assoluzione con la formula "perche' il fatto non sussiste", negando la stessa esistenza di un progetto di attentato all' Olimpico.
Di ispirazione del tutto esterna a Cosa Nostra in relazione alle stragi del 1993 ha parlato anche il difensore di Riina. Secondo l' avvocato Cianferoni lo proverebbe, fra le altre cose, il fatto che uno dei presunti "suggeritori" degli obbiettivi della campagna -, Paolo Bellini, porterebbe a motivazioni "assolutamente non in linea con la strategia mafiosa". "La violenza di quella campagna e' violenza politica, lontana dalla linea di Cosa Nostra", ha concluso Cianferoni chiedendo l' assoluzione di Riina.
I due pm Alessandro Crini e Giuseppe Nicolosi avevano ammesso nel corso del processo che dietro le autobombe della primavera-estate 1993 potesse esserci anche qualche altro "suggeritore", come stanno cercando di appurare, insieme alla procura di Caltanissetta, da diversi anni. Ma, secondo la procura fiorentina, una tale eventualita' "non potrebbe mai cancellare la realta' processuale secondo cui quelle stragi furono organizzate ed eseguite dagli imputati di Cosa Nostra". "Gli uffici del pubblico ministero - aveva spiegato Nicolosi nella sua requisitoria - stanno cercando di capire se c' e' stato qualche altro che ha istigato, sollecitato o accompagnato gli autori di questa terribile campagna stragista, ma sulla responsabilita' di Graviano o Riina le prove sono schiaccianti".
I pm Crini e Nicolosi avevano chiesto per i due imputati una condanna a quattro mesi di isolamento diurno, da aggiungere ai due anni e otto mesi di isolamento a cui erano gia' stati condannati, come misura accessoria alla pena dell' ergastolo, nel processo d' appello per le stragi con autobombe del 1993.MAFIA: AUTOBOMBE; OLIMPICO, CONDANNATI RIINA E GRAVIANO
Quattro mesi di isolamento diurno,
da aggiungere ai due anni e otto mesi di isolamento a cui erano gia' stati condannati, come misura accessoria alla pena dell' ergastolo, nel processo d' appello per le stragi con autobombe del 1993. Questa la pena inflitta a Toto' Riina e Giuseppe Graviano dai giudici della corte d' assise di Firenze a conclusione del processo per il fallito attentato allo Stadio Olimpico di Roma del 31 ottobre 1993. La sentenza e' stata letta nell' aula-bunker poco prima delle 16, dopo quasi sei ore di camera di consiglio.
Il processo nasce da una nullita' formale che la Cassazione aveva rilevato nella sentenza di primo grado - la mancanza nel dispositivo di qualsiasi riferimento all' episodio dell' Olimpico, che pure era stato ampiamente affrontato nel corso dei dibattimenti - con cui Riina e Graviano erano stati condannati,insieme ad altri 13 coimputati, alla pena dell' ergastolo.
La domenica del 31 ottobre 1993, secondo quanto aveva raccontato, fra gli altri, il pentito Salvatore Grigoli, un pullman carico di carabinieri sarebbe dovuto 'saltare' nel pressi dello stadio nell' ambito della campagna di terrorismo mafioso scatenata nella primavera-estate di quell' anno con le autobombe di Firenze, Roma e Milano. La strage, secondo gli inquirenti, fu evitata solo perche' non funziono' l' innesco che avrebbe dovuto far esplodere 120 chili di tritolo e una cassa piena di chiodi e bulloni, con cui era stata imbottita una Lancia Thema parcheggiata nel luogo dove il pullman dei carabinieri avrebbe dovuto fermarsi.
Un progetto che pero', secondo l' avvocato Giangualberto Pepi, difensore di Giuseppe Graviano, sarebbe stato "costruito a tavolino" dalla Dia per rafforzare la matrice mafiosa di una campagna stragista che avrebbe in realta' avuto alle spalle un fronte di forze - settori di massoneria, servizi segreti e forze politiche - estranee a Cosa Nostra. Pepi aveva infatti chiesto per Graviano l' assoluzione con la formula "perche' il fatto non sussiste", negando la stessa esistenza di un progetto di attentato all' Olimpico.
Di ispirazione del tutto esterna a Cosa Nostra in relazione alle stragi del 1993 aveva parlato anche il difensore di Riina, l' avvocato Luca Cianferoni, secondo cui quella di oggi sarebbe "una sentenza ingiusta, sia verso l' imputato che verso il paese".
Secondo l' avvocato Cianferoni la natura "esterna" delle motivazioni di quella campagna stragista verrebbe provata, fra le altre cose, anche dal fatto che uno dei presunti "suggeritori" degli obbiettivi della campagna -, Paolo Bellini - porterebbe a obbiettivi "assolutamente non in linea con la strategia mafiosa". "La violenza di quella campagna e' violenza politica, lontana dalla linea di Cosa Nostra", aveva concluso Cianferoni chiedendo l' assoluzione di Riina.
I pm Alessandro Crini e Giuseppe Nicolosi - che avevano sollecitato per i due imputati la pena poi inflitta dalla corte - avevano ammesso nel corso del processo che dietro le autobombe della primavera-estate 1993 potesse esserci anche qualche altro "suggeritore", come stanno cercando di appurare, insieme alla procura di Caltanissetta, da diversi anni. Ma, secondo la procura fiorentina, una tale eventualita' "non potrebbe mai cancellare la realta' processuale secondo cui quelle stragi furono organizzate ed eseguite dagli imputati di Cosa Nostra".
"Gli uffici del pubblico ministero - aveva spiegato Nicolosi nella sua requisitoria - stanno cercando di capire se c' e' stato qualche altro che ha istigato, sollecitato o accompagnato gli autori di questa terribile campagna stragista, ma sulla responsabilita' di Graviano o Riina le prove sono schiaccianti".MAFIA: AUTOBOMBE OLIMPICO; LUMIA, E' UNICO DISEGNO CRIMINOSO
"Anche questa sentenza certifica l'esistenza di un unico disegno criminoso che ha legato gli attentati in Sicilia a Falcone e Borsellino e una serie di altri attentati, riusciti o no, che hanno insanguinato e terrorizzato l'Italia". L'afferma Giuseppe Lumia, capogruppo Ds in commissione Antimafia, commentando la sentenza sul fallito attentato allo stadio Olimpico.
"Ma anche questa sentenza lascia sempre aperto l'interrogativo sul perche' Cosa Nostra abbia deciso ed attuato quella strategia di attacco indiscriminato e violentissimo allo Stato - aggiunge - Cosa sperava di ottenere' Certo non solo l' eliminazione di avversari fortissimi e agguerriti come Falcone e Borsellino, altrimenti si sarebbe fermata subito; molte tracce processuali e molti elementi raccolti in questi anni nelle tante indagini aperte fanno pensare ad una strategia volta a fare pressione per ottenere una sorta di pace con lo Stato, ma chi l'ha condotta per Cosa Nostra e chi l' ha condotta per lo Stato".RAI: BLU NOTTE; PROTESTA FAMILIARI VITTIME MAFIA PER BLOCCO
L' associazione dei familiari delle vittime della strage dei Georgofili, in una nota a commento della sentenza del processo contro Toto' Riina e Giuseppe Graviano per la strage dello Stadio Olimpico, esprimono "tutta la loro perplessita', davanti a posizioni prese dalla Rai nel non trasmettere la puntata del programma 'Blu notte', il cui contenuto riguardava la mafia", programmata per ieri.
Secondo l' Associazione "la parita' di condizioni previste dalla legge in periodo elettorale riguardano i soggetti politici; non risulta che la mafia sia un soggetto politico - aggiunge la nota -, quindi piu' che mai per parte nostra sono incomprensibili tali atteggiamenti".
A proposito della sentenza di oggi della Corte d' assise di Firenze, l' Associazione riconosce "l' importante opera di contrasto alla mafia svolta dai magistrati Giuseppe Nicolosi e Alessandro Crini". Si tratta dei due pm che hanno svolto l' accusa ai processo per le stragi con autobombe del 1993, compresa quella dell' Olimpico, per cui oggi sono stati nuovamente condannati Riina e Graviano.19 maggio 2004 - ANNIVERSARIO MORTE CHELAZZI
ANSA:
MAFIA: RICORDATO A FIRENZE CHELAZZI, PM STRAGI '93
MAGISTRATO, MORTO UN ANNO FA, HA DATO SVOLTA DECISIVA A INDAGINI
La figura di Gabriele Chelazzi, il pubblico ministero fiorentino che ha coordinato le indagini sulle autobombe del '93, e' stata ricordata oggi a Firenze durante una lunga cerimonia (oltre tre ore) nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, presenti tra gli altri il ministro della Giustizia Roberto Castelli e il procuratore nazionale antimafia Piero Luigi Vigna.
Al magistrato, stroncato da un infarto nella notte fra il 16 e 17 aprile dello scorso anno, e' stato dedicato il volume "Il coordinamento delle indagini di criminalita' organizzata e terrorismo", curato da Piero Luigi Vigna, Giovanni Melillo e Armando Spataro, che raccoglie gli interventi di alcuni magistrati come Vittorio Borraccetti, Giancarlo Caselli, Stefano Dambruoso, Paolo Mancuso, Domenico Manzione, Pierluigi Dall'Osso.
Durante la manifestazione, alla quale erano presenti anche la madre, il fratello, la moglie e la figlia di Chelazzi, e' stata riproposta l'intervista rilasciata dal pm a Francesco La Licata e Guido Rutolo nel 2001 per la trasmissione 'Blu Notte'. Nel filmato Chelazzi ricorda come la strage di via dei Georgofili sarebbe dovuta avvenire il 18 o il 19 maggio del 1993. L'autobomba con 250 chili di una miscela composta da tritolo, T4, pentrite, nitroglicerina scoppio' invece alcuni giorni dopo, alle 1.04 del 27 maggio. Problemi organizzativi e di particolare strategia costrinsero il commando di Cosa Nostra a posticipare l'attentato.
Investigatore scrupoloso, magistrato di grande rigore morale e professionale, Gabriele Chelazzi e' il pubblico ministero che ha indagato sull'attentato a Maurizio Costanzo, sulla strage di via dei Georgofili a Firenze, su quella di via Palestro a Milano e sulle due di Roma, a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio al Velabro. Grazie al suo lavoro, e a quello dei colleghi Piero Luigi Vigna, Francesco Fleury e Giuseppe Nicolosi, boss e gregari di Cosa Nostra sono stati condannati definitivamente quali mandanti ed esecutori di quella stagione di terrore. Negli ultimi anni Chelazzi era entrato a far parte della direzione nazionale antimafia ed era stato distaccato nel capoluogo toscano per seguire ulteriori indagini sulle stragi mafiose e sui 'mandanti a volto coperto'.
La "gratitudine della citta' per il lavoro di questo magistrato" e' stata poi espressa nel suo intervento dal sindaco di Firenze Leonardo Domenici. "Il coordinamento delle indagini su criminalita' organizzata e terrorismo - ha aggiunto Domenici - e' un presupposto essenziale per un lavoro efficace e per raggiungere risultati importanti".MAFIA: AUTOBOMBE '93; VIGNA, CI SONO SVILUPPI
Nelle indagini condotte dall'allora sostituto procuratore della Dna Gabriele Chelazzi sui mandanti degli attentati mafiosi del '93, "ci sono sviluppi".
Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Luigi Vigna a margine della manifestazione fiorentina in memoria di Chelazzi, scomparso un anno fa.
"Ci sono stati sviluppi - ha dichiarato Vigna - nel senso che si prosegue in questa attivita' da parte della procura di Firenze e anche con l'applicazione di un magistrato della Direzione nazionale antimafia". Si prevede una conclusione dell'inchiesta in tempi rapidi?, gli e' stato chiesto. "No", ha risposto Vigna.22 maggio 2004 - AUTOBOMBE 1993: NEL MIRINO SPADOLINI E NAPOLITANO ?
"La Stampa"
STRAGI DI MAFIA Nel mirino Spadolini e Napolitano
Guido Ruotolo
ROMA
C' e' stato un momento, all'indomani delle stragi di Roma e Milano, in cui, nello smarrimento generale, il delirio della mafia cosiddetta "corleonese" arrivò a pianificare un disegno "politico" che passava per la realizzazione di una strage di innocenti, in pieno giorno, in luoghi affollati, e il clamoroso omicidio di un esponente delle più alte cariche dello Stato: Giovanni Spadolini o Giorgio Napolitano, nel 1993 presidenti del Senato e della Camera dei deputati. Una congiura che, secondo l'allarme allora lanciato dal servizio segreto militare, il Sismi, doveva scattare nei giorni di Ferragosto del 1993. Fu una nota riservata, inviata appena due giorni dopo le stragi del 27 luglio di Roma e Milano, a mettere in fibrillazione tutti gli apparati di sicurezza. Secondo una fonte che il servizio definiva "credibile", "tra il 16 ed il 20 agosto ci sarà un attentato che non sarà portato a monumenti o a teatri, ma a persone. A livello grosso. Una strage. Poi si faranno ad uno grosso (inteso in senso di personalità politica). Spadolini e Napolitano, uno vale l'altro. Gli autori sono sempre i soliti: quelli là (riferito ai "corleonesi") d'accordo coi "grossi" (riferito ai politici) e coi "massoni"". Il servizio mostra di dare una certa importanza alla segnalazione, non solo perchè attiva immediatamente la procedura d'allarme, ma soprattutto perchè invia a Napoli, luogo dov'era stata raccolta la confidenza, un funzionario che interroga personalmente l'informatore, a quanto pare un operatore del porto in contatto con un elemento della mafia agrigentina. Lo 007 inviato a Napoli, ottiene l'ulteriore precisazione che ad organizzare l'attentato potrebbe essere un gruppo di "corleonesi" gravitanti attorno all'influenza dell'allora latitante Piero Aglieri. Una strage non più contro monumenti o teatri ma tra la gente. Proprio in quei giorni - ma lo si accerterà anni dopo - gli stragisti di Roma e Milano inviavano una rivendicazione anonima in cinque copie a cinque indirizzi: "Da oggi in poi colpiremo in pieno giorno...". Ma perché questo accanimento? Cosa era successo ancora? L'inchiesta di Gabriele Chelazzi - il pm fiorentino morto d'infarto un anno fa - sui mandanti esterni delle stragi del Continente, accerterà che proprio alla vigilia dei tre "botti" romani e milanesi erano stati prorogati i "famigerati" 41 bis, il carcere duro per i mafiosi. Ecco il motivo per cui prende corpo un nuovo salto di qualità nell'offensiva stragista. Si colpiscono a Roma i simboli della Chiesa, si colpisce a Milano in via Palestro il Museo di arte moderna. In realtà, secondo le indicazioni dell'inchiesta Chelazzi, si voleva colpire il Palazzo della stampa, nella vicina piazza Cavour, ma per un problema tecnico l'autobomba esplose in via Palestro. La Chiesa e l'informazione, dunque, erano gli obiettivi di quel 27 luglio del 1993, "colpevoli" entrambi di aver girato le spalle di fronte alla Guantanamo di Cosa nostra, il carcere duro applicato a Pianosa e anche a L'Asinara. Andavano in processione dai parroci e dai vescovi, in quelle settimane, i familiari degli uomini d'onore a raccontare delle "mazzate", delle "perquisizioni corporali" anche di donne e di bambini che volevano incontrare mariti, fratelli o padri. I cappellani delle carceri non esprimevano "solidarietà" alle vittime delle "torture" e delle "umiliazioni", si rifiutavano anche di confessare e di celebrare per loro la Comunione. Per il pm fiorentino Gabriele Chelazzi addirittura l'omicidio di don Pino Puglisi, del 15 settembre a Brancaccio, Palermo, potrebbe rientrare nella strategia di Cosa nostra nei confronti di una Chiesa "insensibile" alle invocazioni di "giustizia" da parte di Cosa nostra. E il pentito Antonino Giuffré sembra avergli dato ragione: "C'è un discorso umano a cui la Chiesa dovrebbe essere sensibile. La Chiesa ha degli obblighi nei nostri confronti...". Solo in quell'agosto del '93, la "congiura del silenzio" mostrò le sue "crepe". Primi reportage giornalistici dalla Guantanamo di Cosa nostra, Pianosa, mostrarono al Paese una realtà fino allora nascosta. Il 41 bis, dunque, vero problema della mafia. Ipotesi fantasiosa? Non sembra. Nelle ore successive ai "botti" di Roma e Milano, il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza presieduto dall'allora ministro dell'Interno Nicola Mancino, delegò a un gruppo di lavoro interforze l'analisi degli eventi. Il 6 agosto, quel forum tracciò un primo bilancio, esprimendo delle valutazioni sulle causali e sugli esecutori e mandanti delle stragi, senza dubbio Cosa nostra: "La fortissima tensione all'interno del crimine organizzato trova riscontro nella situazione del carcerario. Evidenti sono gli effetti demolitori del prestigio dei vertici criminali, derivanti dall'applicazione del regime detentivo differenziato. L'articolo 41 bis, nella sua applicazione mentre determina l'impossibilità di gestire dall'interno le organizzazioni criminali, starebbe inducendo molti detenuti a rivedere il proprio comportamento, sviluppando forme di collaborazione con l'autorità giudiziaria". Insomma, fu subito chiaro qual era la posta in gioco. Non fu solo intuito investigativo, evidentemente. Gli apparati di sicurezza e di intelligence avevano trovato conferme interne al mondo segreto di Cosa nostra. Ne era convinto anche il pm Chelazzi, che in una nota alla Dia rileva con stupore che il tema del "carcerario" era già al centro delle analisi, delle informazioni, delle valutazioni del forum interforze nella nota del 6 agosto 1993: "Giova rammentare - si sofferma Chelazzi - che, contrariamente alla previsione - largamente diffusa in ambito penitenziario - secondo cui i provvedimenti di sottoposizione al regime differenziato non sarebbero stati rinnovati alla scadenza, il 16 luglio 1993, il ministro di Grazia e Giustizia, su proposta del Dap (l'amministrazione penitenziaria, ndr), ha proceduto alla proroga di sei mesi di 244 dei provvedimenti a suo tempo adottati. E' significativa la circostanza che detti provvedimenti sono stati notificati tra il 20 e il 27 luglio del 1993". Le bombe di Roma e Milano, dunque, scoppiano quando l'ultima proroga del 41 bis viene notificata agli uomini d'onore detenuti a Pianosa e a L'Asinara. Per fortuna, in quel Ferragosto del 1993 non si consumarono né gli attentati contro i presidenti di Camera e Senato e neppure la strage che doveva colpire vittime innocenti. Probabilmente, quella strage si cercò di portarla a termine due mesi dopo allo stadio Olimpico di Roma, il 31 ottobre 1993. Una autobomba piazzata in via dei Gladiatori doveva esplodere al passaggio di due bus carichi di carabinieri ma l'esplosione non ci fu per un difetto nel congegno di accensione. Una vendetta di Leoluca Bagaralla contro il "pacco" dei carabinieri, e cioé il non rispetto degli accordi raggiunti nel corso della trattativa, aperta a cavallo delle stragi di Capaci e di via D'Amelio, tra ufficiali del Ros e Cosa nostra, attraverso l'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino? Chelazzi non ha avuto il tempo di concludere la sua inchiesta. Ma il coinvolgimento istituzionale nel tentativo di "trattare" con la mafia è rimasto codificato nelle carte che ha lasciato. Non abbastanza, probabilmente, per avere peso processuale ma sufficiente a convincere il magistrato della necessità che il Parlamento si assumesse l'onere di non rimuovere ciò che accadde in quel 1993. Fu interrotto all'Antimafia e rimandato ad una successiva audizione. Per quasi un anno aspettò una riconvocazione, ma arrivò prima l'infarto.Ciampi: "Ero preoccupato, c'era un clima teso"
Il racconto ai magistrati Vigna e Chelazzi nella casa di Santa Severa, nell'agosto '96
ROMA
Il clima politico e istituzionale di quel '93 è un cardine delle numerose inchieste sulle stragi, sia quelle archiviate sia le altre non ancora concluse. Ai magistrati si presentò la necessità di ascoltare i protagonisti politici e istituzionali di quel momento, non foss'altro che per scartare ipotesi che paventavano avvenute spinte autoritarie "alla cilena". Per ricostruire quel periodo storico e, soprattutto, la "notte delle bombe", fu necessario un colloquio con Carlo Azeglio Ciampi, che da presidente del Consiglio quella notte presidiò palazzo Chigi. Piero Luigi Vigna e Gabriele Chelazzi andarono nella sua casa di Santa Severa, il 2 agosto 1996. I magistrati fiorentini che indagavano sulle stragi mafiose del '93, volevano da Ciampi un ricordo di quella notte "drammatica" del 27 luglio 1993, quando contemporaneamente scoppiarono le bombe a Milano e a Roma. "In quei giorni di tre anni fa - spiegò Ciampi che nel '96 era il ministro del Tesoro - lo sciopero degli autotrasportatori ci preoccupava enormemente in quanto si avvertivano carenze negli approvvigionamenti dei generi alimentari e dei carburanti. Vi erano manifestazioni d'insofferenza da parte della popolazione che vedeva in qualche modo turbato l'inizio del periodo feriale. Il pomeriggio del 27 luglio, in maniera che andò al di là delle mie aspettative, gli autotrasportatori cedettero e accettarono gli aumenti tariffari proposti dal governo: meno della metà di quanto essi chiedevano. Ricordo che venni qui a Santa Severa estremamente contento, andai al cinema con mia moglie e rientrato poco dopo le 23,30 mi giunse la telefonata del ministro dell'Interno, Nicola Mancino, che mi informava dello scoppio della bomba a Milano con cinque morti. Seguirono una serie di telefonate e mentre parlavo con il segretario generale Manzella, che era a Roma, pregandolo di predisporre per una mia partenza per Milano l'indomani mattina, venni informato di esplosioni nella capitale".
Nel racconto di Ciampi traspare tutta la saggezza di un uomo delle istituzioni che, in quanto tale, è molto attento a non indurre gli interlocutori nell'errore di amplificazioni immotivate. Ma, nel contempo, le sue parole trasmettono tutta l'angoscia, tutta l'irrequietezza che, in quella tragica notte, attraversarono i vertici istituzionali del Paese. Proseguiva così il suo racconto: "Subito dopo ricontattai il ministro dell'Interno e seppi delle due esplosioni a Santa Maria Maggiore e a San Giorgio al Velabro. Mentre ero al telefono, sulla derivazione di palazzo Chigi, cadde la comunicazione; continuò a funzionare il telefono personale di famiglia. Immediatamente mi recai a Roma. Poco dopo l'una di notte ero a palazzo Chigi dove trovai tutto in ordine con l'eccezione dell'impianto telefonico: anche nel mio ufficio di Roma non funzionava il collegamento col centralino del Palazzo mentre funzionava quello con la "batteria" telefonica del Viminale. Come voi sapete, nel corso della notte vi furono una serie di riunioni fra cui quella del Comitato per l'ordine e la sicurezza, furono fatte varie ipotesi, e non sto a dilungarmi sul seguito della nottata. Per quanto riguarda il black-out telefonico disposi un'indagine che fu affidata al generale Umberto Rossi e che si concluse alcuni giorni dopo con una spiegazione di esclusivo carattere tecnico".
Notte drammatica, di riunioni, riflessioni, valutazioni. La mattina dopo il presidente del Consiglio Ciampi si presentò in Parlamento, dicendo: "È contro questa trasformazione, è contro questa concreta prospettiva di uno Stato rinnovato che si è scatenata una torbida alleanza di forze che perseguono obiettivi congiunti di destabilizzazione politica e di criminalità comune". Tre anni dopo i magistrati Vigna e Chelazzi chiedono a Ciampi se quella sua valutazione fosse stata il frutto della riunione notturna del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza. "Quanto io dissi in Parlamento - rammentò Ciampi - fu il riflesso dello stato d'animo e delle vicende drammatiche vissute quella notte e anche di un senso di forse esagerata insoddisfazione perché non si era stati capaci, dopo Firenze (27 maggio '93) e dopo via Fauro (14 maggio '93), di prevenire fatti analoghi o anche di avanzare delle concrete interpretazioni di quanto stava accadendo nel Paese".
f.l.l. -g. ru.24 maggio 2004 - AUTOBOMBE 1993: FAMILIARI, ANTIGONE PER RICORDARE STRAGE
ANSA:
AUTOBOMBE '93: FAMILIARI, ANTIGONE PER RICORDARE STRAGE
IL 26 MAGGIO IN PIAZZA DELLA SIGNORIA
L' Antigone rappresentato in piazza della Signoria a Firenze per ricordare la strage di via dei Georgofili. L' appuntamento, organizzato in collaborazione con l' Associazione familiari delle vittime, e' il 26 maggio.
Saranno i ragazzi dei licei scientifici Rodolico e Castelnuovo di Firenze a portare in scena il lavoro teatrale.
I familiari delle vittime ricorderanno con loro interventi gli undici anni passati alla ricerca di giustizia per i loro morti e i loro feriti. Un'orchestra accompagnera' il trascorrere del tempo fino all'1,04, l' ora dell' esplosione, quando in via dei Georgofili le istituzioni fiorentine deporranno una corona in ricordo del tragico evento.27 maggio 2004 - STRAGI 1993: FIRENZE; ULIVO DI 250 ANNI IN VIA DEI GEORGOFILI
ANSA:
STRAGI '93: FIRENZE; ULIVO DI 250 ANNI IN VIA DEI GEORGOFILI
Un ulivo proveniente dalla Maremma, di circa 250 anni, in via dei Georgofili, nel luogo dove 11 anni fa un attentato mafioso provoco' la morte di cinque persone, la famiglia Nencioni e lo studente Dario Capolicchio.
Il particolare "monumento", che vuol rappresentare la rinascita simbolica della strada e dell'intera citta' colpita dall' attentato, e' stato scoperto la scorsa notte dal sindaco Leonardo Domenici che era assieme al presidente dell'Accademia dei Geogofili Franco Scaramuzzi.
"Questo ulivo - ha detto il sindaco - ha un significato particolare e rappresenta un modo per rendere omaggio alle vittime innocenti di una strage mafiosa che ha colpito cosi' duramente la nostra citta"".
Prima dello scoprimento il sindaco ha guidato il corteo che e' uscito da Palazzo Vecchio mentre battevano i rintocchi della Martinella, la campana della torre di Arnolfo. Dietro al gonfalone di Firenze, quelli della Regione Toscana, della Provincia di Firenze, le bandiere delle associazioni di volontariato e della societa' Canottieri Firenze.
Nell' ambito delle celebrazioni per l' undicesimo anniversario della strage, stamani sono state deposte delle corone di fiori sulla tomba della famiglia Nencioni, alla Romola, e in quella di Capolicchio, alla Sarzanella.
Nel pomeriggio si e' poi tenuta nel Salone dei Dugento in Palazzo Vecchio la presentazione di un libro dedicato ad Antonino Caponnetto, creatore del primo pool antimafia a Palermo. Il volume, "Antonino Caponnetto, ereo contromano in difesa della legalita"", e' stato curato da Salvatore Calleri, uno degli animatori della Fondazione intitolata al magistrato fiorentino.
"Non e' stata scelta a caso questa data per la presentazione del libro - ha spiegato Calleri -. Oggi ricorre l' undicesimo anniversario della strage di Via dei Georgofili e uno dei pirncipi che il giudice Caponnetto ci ha insegnato e' quello di non dimenticare e di continuare a battersi contro l' illegalita' e la mafia".29 aprile 2004 - AUTOBOMBE 1993: FAMILIARI VITTIME, INDIFFERENZA PER STRAGE
ANSA:
AUTOBOMBE '93: FAMILIARI VITTIME, INDIFFERENZA PER STRAGE
GRAZIE A ISTITUZIONI FIRENZE PER SUPPORTO DATO MANIFESTAZIONI
Ringraziano le istituzioni fiorentine per il supporto dato alle manifestazioni per l'anniversario della strage, ma denunciano anche la "grave indifferenza generale" per quanto avvenuto il 27 maggio di 11 anni fa in via dei Georgofili. A parlare sono i familiari delle vittime della strage del 1993 a Firenze (cinque morti e 41 feriti).
"L'indignazione davanti al terrorismo eversivo, comunque un fatto gravissimo - spiega Giovanna Maggiani Chelli in nome dei familiari delle vittime di via dei Gergofili -, non trova spazi quando a subirlo sono comuni cittadini e soprattutto quando fuori da ogni ideologia, a praticarlo sono criminali senza scrupoli ,i quali si sono insinuati nel sistema politico, economico ed imprenditoriale del Paese".17 giugno 2004 - STRAGI MAFIA: APPELLO FAMILIARI VITTIME VIA GEORGOFILI
ANSA:
STRAGI MAFIA: APPELLO FAMILIARI VITTIME VIA GEORGOFILI
I familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili, "preoccupati dall'assedio vero e proprio cui da lungo tempo e' sottoposta la Magistratura e dalla creazione di situazioni d'immunita' sempre piu' ampie, alle quali si fa ricorso per dare ampio respiro alla mafia", chiedono al Consiglio d'Europa di "valutare con grande attenzione le richieste che vengono inoltrate dal nostro Paese, dove il fenomeno mafioso ha provocato gravissimi lutti". In Italia nel 1993, ricorda l' Associazione, la mafia ha consumato mille chilogrammi di tritolo terroristico contro persone inermi, ed e' ormai piu' di un dubbio che a Firenze la notte del 27 Maggio 1993, 'cosa nostra' non fosse sola ad aggredire lo Stato attraverso la devastazione di 'opere d'arte' le piu' raffinate. "Abbiamo inoltre piu' volte denunciato, spesso con insuccesso, che per le stragi del 1993 sono stati condannati all'ergastolo Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro, ai quali la Corte Suprema di Cassazione ha definitivamente attribuito gli omicidi dei nostri parenti. I suddetti signori sono ancora latitanti dopo undici anni e affinché giustizia sia resa alle famiglie delle vittime delle stragi del 1993, devono essere compiuti tutti gli sforzi possibili - conclude l' Associazione perche' davvero i due 'boss' siano messi nelle condizioni di scontare l'ergastolo loro inflitto".29 giugno 2004 - ASSOCIAZIONE FAMILIARI VITTIME VIA GEORGOFILI SU GIOVANNI BASTONE E SALVATORE FACELLA
COMUNICATO STAMPA
Riceviamo e divulghiamo con piacere il seguente comunicato dell'Associazione tra i familiari delle vittime di Via dei Georgofili:
Il 22 maggio 2003 la stampa riportava che un nuovo 'pentito' tale Salvatore Facella, dall'ottobre precedente collaborava con la giustizia in merito alle stragi del 1993.
Salvatore Facella è colui che nell'ottobre del 1992 procurò a Santo Mazzei uomo del clan mafioso dei 'cursotti' , un proiettile di artiglieria, confezionato in un sacchetto per rifiuti, che fu poi collocato nel giardino di Boboli a Firenze e che risultò in seguito essere stato l'anticamera delle stragi del 1993.
Salvatore Facella ,non fu l'unico uomo di mafia ad essere incaricato di procurarsi un proiettile per intimidire lo Stato, con lui della partita fu tal Giovanni Bastone di Mazara del Vallo.
Giovanni Bastone proprio per la funzione avuta nell'operazione denominata 'proiettile di Boboli',come ampiamente riportato dalla motivazione di sentenza del processo di primo grado per le stragi del 1993, depositata il 21 Luglio del 1999,è un soggetto sicuramente importante ai fini della verità sulle quelle nefandezze che sono state le stragi di Firenze , Milano e Roma.
Eppure Giovanni Bastone di Mazzara del Vallo nato nel 1943, figura in un elenco di persone che da regime carcerario '41 bis', nel 2003 sono passati ad una forma di carcere normale.
E' quindi più che giusto, almeno crediamo, per noi i familiari delle vittime della strage di Firenze del 27 Maggio 1993, porre la questione nei seguenti termini, sperando in una risposta da chi deve:
O Giovanni Bastone come già Salvatore Facella collabora con la giustizia ,sta raccontando dove intendeva recuperare e chi poteva consegnargli un proiettile da collocare a Boboli e in questo caso ha diritto ad usufruire di tutto ciò che la legge prevede per i collaboratori di giustizia; oppure Giovanni Bastone non collabora affatto, e allora non si comprende come mai un soggetto tenutario di un segreto così importante, possa improvvisamente frequentare più persone , parlare con parenti e amici attraverso i quali, può far uscire dal carcere notizie dannose per chi cerca la verità sui morti di Firenze .
Cordiali saluti
Giovanna Maggiani Chelli9 luglio 2004 - MESSAGGI BOSS DETENUTI, FAMIGLIE VITTIME GEORGOFILI
ANSA:
MAFIA: MESSAGGI BOSS DETENUTI, FAMIGLIE VITTIME GEORGOFILI
"Il problema centrale non riguarda tanto le lettere che i mafiosi rei della strage di Firenze del 27 maggio 1993 si scambiano in carcere, ma il ricatto continuo e costante che sta in quella corrispondenza". Lo afferma, in una nota, Giovanna Maggiani Chelli, dell' Associazione familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili, riferendosi alle notizie - pubblicate ieri dal Corriere della sera - su uno scambio di lettere fra vari esponenti di spicco della mafia in carcere, fra cui in particolare Toto' Riina e Leoluca Bagarella.
"Da qui ai prossimi anni - secondo la signora Maggiani Chelli - potranno scrivere lettere della mole di interi romanzi ricattando chi di dovere e ottenendo un poco alla volta quello che vogliono, come avviene da 11 anni a questa parte, e cio' che vogliono e' la liberta' dopo aver macellato i nostri parenti".
"La politica - sostiene ancora la signora Maggiani Chelli - deve smettere di arrogarsi il diritto di esternare frasi sterili, inutili e finalizzate a puri scopi di partito. Ci hanno ucciso i figli e soltanto noi possiamo trovare il coraggio di andare oltre le solite frasi fatte. Noi vogliamo i nomi dei 'mandanti esterni a cosa nostra', i nomi di coloro che stanno celati nelle missive che girano nella carceri e nei proclami fatti dai capi mafia servendosi dello strumento della videoconferenza, come fece Riina il 10 marzo scorso al processo per la mancata strage all' Olimpico. Noi - conclude la nota - vogliamo la verita' e vogliamo che finiscano una buona volta i tormenti in quel senso, cosi' che il perverso gioco non prosegua fino a quando la politica ne avra' bisogno, cioe' per sempre".27 luglio 2004 - STRAGE VIA PALESTRO: ANNIVERSARIO
ANSA:
STRAGE VIA PALESTRO: ANNIVERSARIO NEL SEGNO DELLA LEGALITA'
MONITO ALBERTINI, 'EDUCAZIONE A LEGALITA' COMPITO ISTITUZIONI'
Gli autori e i mandanti della strage di via Palestro, di cui oggi ricorre l'undicesimo anniversario, sono stati individuati e puniti, si sono fatti tanti passi avanti nella lotta alla mafia, ma l'obiettivo finale, quello di scardinare il sistema mafioso, e' ancora lontano e richiede, in primo luogo, l'educazione alla legalita', compito di famiglie e istituzioni. Con questo monito, il sindaco di Milano Gabriele Albertini ha voluto ricordare la strage di via Palestro, nel giorno del suo undicesimo anniversario.
Il richiamo alla legalita' e alla condivisione di valori e' stato fatto proprio anche dal presidente della provincia di Milano, Filippo Penati, presente alla cerimonia commemorativa insieme al questore Paolo Scarpis e ai comandanti dei vigili Urbani e del Fuoco di Milano.
Alle 10, nel punto esatto in cui scoppio' la bomba, nascosta in un'auto, sotto la lapide in ricordo delle cinque vittime, i tre vigili del fuoco Carlo La Catena, Stefano Picerno, Sergio Pasotto, il vigile urbano Alessandro Ferrari e l'immigrato marocchino Driss Moussafir, sono stati deposti corone e mazzi di fiori. Quindi il sindaco Albertini ha tenuto un breve discorso, in cui ha ricostruito il clima politico e sociale della Milano di allora, che "viveva un profondo cambiamento, in cui nasceva - ha detto - un nuovo rapporto tra le istituzioni e la societa' civile: un rapporto all'insegna di una fiducia ritrovata, di una solidarieta' da cui poteva derivare anche un nuovo modello di sviluppo economico". Ricordando le parole di Ciampi, secondo cui 'la mafia e' per sua natura contraria allo sviluppo, vive del sottosviluppo', Albertini ha sottolineato che se nel capoluogo lombardo si e' affermato il 'modello Milano' "e' perche' la nostra citta' ha scelto di percorrere la via di quel cambiamento a cui si opponevano le forze del conservatorismo piu' feroce, anche a costo di pagare un conto elevato, quello che - ha continuato - ci presentarono i mafiosi la notte di undici anni fa".
Oggi, "rendendo omaggio al sacrificio delle vittime - ha proseguito il primo cittadino milanese - vogliamo far sentire alle famiglie la nostra vicinanza e il nostro impegno fattivo di ogni giorno nella lotta alla criminalita'. E' un compito che spetta anzitutto alle istituzioni".
"Sono stati compiuti tanti passi avanti nella lotta alla mafia, ma l'obiettivo finale, quello di scardinare il sistema mafioso, e' ancora lontano e richiede - ha detto il sindaco - il contributo coraggioso di ciascuno di noi, dei cittadini che non sopportano il ricatto della prepotenza, che lo combattono e non si arrendono". "Richiede - ha concluso Albertini - l' educazione alla legalita', che e' compito delle famiglie e delle istituzioni".
Quella tragica notte di 11 anni fa e' stata ricordata anche dal questore di Milano, Paolo Scarpis, come "una tra le esperienze piu' pesanti della mia carriera in polizia". Il clima, da allora, e' sicuramente cambiato secondo il questore, che ricorda quegli anni come "un periodo veramente cupo, con l' attacco della mafia alle istituzioni, all' arte, ai cittadini, un periodo di estrema pesantezza, in cui tuttavia, la mattina dopo la strage, un numero sterminato di persone partecipo' alla manifestazione indetta dai sindacati come reazione immediata". "E' stato un periodo duro - ha sottolineato Scarpis - ora abbiamo altre difficolta', altri pericoli, ma abbiamo anche un'altra coesione". "Mi sembra sproporzionato - ha concluso il questore - paragonare quei fatti a quelli di oggi, del terrorismo anarco-insurrezionalista".STRAGE VIA PALESTRO: CERIMONIA RICORDO ANNIVERSARIO
Milano non dimentica la strage di via Palestro, che undici anni fa costo' la vita a cinque persone e la distruzione di parte del Padiglione d'arte contemporanea. Quel tragico giorno e' stato ricordato oggi, in una cerimonia breve, tanto asciutta quanto commovente, cui hanno partecipato il sindaco Gabriele Albertini, il presidente della provincia Filippo Penati, il questore Paolo Scarpis e i comandanti dei Vigili urbani e del Fuoco.
Alle 10, nel punto esatto in cui scoppio' la bomba, nascosta in un'auto, sotto la lapide in ricordo delle vittime, sono stati deposti corone e mazzi di fiori. Quindi il sindaco di Milano, Gabriele Albertini, ha tenuto un breve discorso, in cui ha ricordato che "sono stati compiuti tanti passi avanti nella lotta alla mafia, ma l'obiettivo finale, quello di scardinare il sistema mafioso, e' ancora lontano e richiede - ha detto - il contributo coraggioso di ciascuno di noi, dei cittadini che non sopportano il riatto della prepotenza, che lo combattono e non si arrendono". "Richiede - ha concluso Albertini - l' educazione alla legalita', che e' compito delle famiglie e delle istituzioni".STRAGE VIA PALESTRO; NON ANCORA SPENTA ANSIA GIUSTIZIA
MESSAGGIO ASSOCIAZIONE FAMILIARI VITTIME STRAGE VIA GEORGOFILI
Nonostante "il grande lavoro svolto dalla magistratura nell' affidare nel 2003 alla giustizia anche tutti gli esecutori materiali dell' attentato di Via Palestro con ulteriori due condanne all' ergastolo", l' ansia di giustizia in relazione alle stragi del 1993 non e' spenta. Lo afferma l' associazione dei familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili, a Firenze, in un messaggio in cui ricordano i morti di Via Palestro, a Milano, e di tutti gli altri "vigliacchi attentati".
Lo stralcio processuale relativo alla strage del 27 Luglio 1993, che l' anno scorso si era concluso con altre due condanne all' ergastolo, - precisa il messaggio - "era stato per lungo tempo una speranza in piu' per tutti noi, purtroppo disattesa". Ma, osserva l' associazione, "l' ansia di giustizia che verte alla conoscenza dei nomi di tutti i mandanti, anche quelli esterni a 'Cosa nostra' per le stragi del 1993, e' ancora oggi viva in tutti noi e ci rifiutiamo di credere che una simile speranza possa essere rimasta seppellita sotto migliaia di chili di tritolo".28 luglio 2004 - LEGGE VITTIME TERRORISMO; BONFIETTI, ERRORE ESCLUSIONE USTICA E UNO BIANCA
ANSA:
TERRORISMO: LEGGE SU VITTIME; BONFIETTI(DS), ERRORE MADORNALE
SENATRICE DS, DRAMMATICA L'ESCLUSIONE DI USTICA E UNO BIANCA
"E' stato un errore madornale, politico e tecnico-giuridico" escludere la strage di Ustica e gli episodi della Uno bianca dal provvedimento in favore delle vittime del terrorismo. Lo ha detto la senatrice Ds Daria Bonfietti, presidente dell'associazione vittime di Ustica, commentando il primo via libera alle nuove norme dato ieri dalla commissione Affari Costituzionali della Camera.
"Si tratta di una esclusione drammatica - ha detto Bonfietti
- e non ho idea di come possa essere passato un provvedimento del genere". Le nuove norme - era stato spiegato ieri - non si applicano alle vittime di Ustica e della Uno bianca parche' non c'e' stata in questi casi nessuna sentenza che abbia indicato la matrice terroristica delle stragi: "Se questa e' la giustificazione, si tratta di un errore tecnico-giuridico - ha ribattuto il senatore Ds - perche' tutti i magistrati che hanno indagato su Ustica, l'hanno fatto sempre per il reato di strage".
E' delusa anche Rosanna Zecchi, presidente dell'associazione vittime della Uno bianca, la banda di poliziotti che insanguino' l'Emilia-Romagna fra il 1988 e il '94: "E' una legge che un pochino ci discrimina - ha detto in tono pacato la donna, moglie di un testimone ucciso a sangue freddo dalla banda - perche' alcuni episodi non possono essere che terroristici". Il fatto e' che la sentenza, in pratica, descrive quella banda come un gruppo di uomini che rapino' e uccise solo per fini di lucro:
"Pero' - ha risposto Zecchi - e' un discorso che va bene per la banche, ma mi sembra restino inspiegabili gli assalti ai campi nomadi, gli spari contro gli extracomunitari o gli agguati assassini contro i carabinieri. E che dire della bomba che fece 45 feriti in un ufficio postale a Bologna? Se non e' terrorismo quello". L'unica speranza, ora, e' nell'ordine del giorno (accolto) di Valter Bielli (Ds) che impegna il Governo "compatibilmente con le risorse finanziarie" a estendere anche alle vittime di Ustica e Uno bianca alcuni benefici pensionistici. "Sapevamo che saremmo stati esclusi dal provvedimento - ha aggiunto Zecchi - ma non ci sembrava giusto batterci contro la sua approvazione e rischiare di danneggiare cosi' gli altri famigliari della vittime, che ora potranno usufruire delle nuove norme. Spero, come mi hanno detto alcuni parlamentari, che questo possa essere un punto di partenza anche per noi".
In ogni caso, non si tratta dell'unica stranezza burocratica:
"I genitori dei tre carabinieri assassinati al Pilastro il 4 gennaio '91 rientrano nella legge 407, quella per le vittime del terrorismo e della criminalita' organizzata, le vittime del dovere. Dalla stessa sono invece escluse le famiglie dei due militari caduti a Castelmaggiore, nel 1988: tutti sono stati uccisi dalla banda della Uno bianca, ma la legge copre gli episodi dal primo gennaio 1990. Quei ragazzi non stavano facendo tutti il loro dovere?".29 luglio 2004 - APPROVATA DEFINITIVAMENTE LEGGE PER VITTIME TERRORISMO
ANSA:
TERRORISMO: SI' DEFINITIVO A LEGGE RISARCIMENTO VITTIME
APPROVATO ANCHE ODG SU USTICA, DECIDERA' IL GOVERNO
Via libera definitivo, della commissione Affari costituzionali del Senato, alla legge sul risarcimento delle vittime del terrorismo.
La commissione ha approvato all'unanimita' il disegno di legge che aveva avuto due giorni fa il primo via libera dalla Camera. Con la legge verranno risarcite le vittime e i familiari degli attacchi terroristici compiuti a partire dal 1961. Saranno comprese anche le azioni terroristiche compiute all'estero, e quindi il risarcimento sara' dovuto anche ai familiari delle vittime di Nassiriya. Per quanto riguarda invece Ustica, e' stato approvato un ordine del giorno che rimette al governo la decisione: l'Esecutivo dovra' valutare, in base ai risultati ai quali e' giunta la magistratura, se anche nel caso del Dc9 esploso in volo si puo' parlare di una chiara matrice terroristica.TERRORISMO: VITALI, BENE LEGGE MA ABOLIAMO SEGRETO DI STATO
ODG PER ESTENDERE NORME A VITTIME USTICA E UNO BIANCA
E' un fatto "estremamente significativo" che la commissione Affari Costituzionali del Senato, a pochi giorni dalla ricorrenza della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, abbia "approvato unanimemente e definitivamente in sede legislativa la legge che prevede benefici in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice". Walter Vitali, senatore dei Ds, ricorda che in sede di votazioni sono stati ordini del giorno, sia alla Camera che al Senato, "con i quali si impegna il Governo ad operare affinche' tali benefici si applichino anche alle vittime della strage di Ustica e della banda della Uno Bianca".
"Condivido - aggiunge Vitali - la protesta della Associazione dei familiari del 2 agosto per il recente provvedimento di liberta' condizionale per Valerio Fioravanti. Rispondendo ad una mia interrogazione, il ministero ha reso note le motivazioni del giudice di sorveglianza di Roma ed era del tutto evidente l'assenza del 'sicuro ravvedimento' previsto dalla legge per concedere tale beneficio".
"Credo - dice Vitali - debba essere ripresa e sviluppata con la massima forza la battaglia per l'abolizione del segreto di Stato per i reati di strage. In Senato lo scorso anno cio' non fu possibile e la materia fu rinviata ad un esame piu' approfondito da parte della Camera. Ora che il governo pare intenzionato a riprendere l'iter del provvedimento di riforma dei Servizi di informazione e sicurezza, nel cui contesto e' collocato il tema, vi sono le condizioni per sollecitare di nuovo una profonda modifica della normativa vigente".TERRORISMO: PER VITTIME UN VITALIZIO E UNA 'UNA TANTUM'
ANCHE BENEFICI PENSIONISTICI E ASSISTENZA PSICOLOGICA
Un vitalizio di 1033 euro mensili, un risarcimento una tantum fino a 200 mila euro, ma anche benefici pensionistici e l'assistenza psicologica a carico dello stato. La legge sui benefici alle vittime del terrorismo, approvata oggi dal Senato in via definitiva, si applica a tutte le vittime degli atti di terrorismo e delle stragi compiuti sul territorio nazionale o extranazionale, nonche' ai loro familiari.
I risarcimenti riguardano le vittime delle azioni terroristiche compiute a partire dal primo gennaio 1961: in questo modo rientrano anche gli attentati compiuti in Tirolo negli anni '60. Grazie a un emendamento del governo approvato alla Camera, il risarcimento potra' essere concesso anche ai familiari delle vittime di Nassiriya: i benefici della legge si applicheranno infatti anche alle azioni terroristiche che hanno coinvolto cittadini italiani all'estero a partire dal primo gennaio 2003.
L'una tantum concessa alle vittime degli attentati, sara' proporzionata all'invalidita' riportata: 2000 euro per ogni punto percentuale, con un tetto massimo di 200 mila euro. Il vitalizio sara' invece concesso a tutti coloro i quali hanno subito, per effetto di ferite o lesioni causate da azioni terroristiche, un'invalidita' permanente di almeno un quarto della capacita' lavorativa. Il vitalizio, di 1033 euro mensili, e' concesso anche ai superstiti delle vittime, compresi i figli maggiorenni.
Altri benefici per le vittime degli attacchi compiuti da gruppi di terroristi, riguardano la pensione. Chi ha riportato una invalidita' inferiore all'80% avra' uno "scivolo" di 10 anni. Per chi ha subito un'invalidita' superiore all'80%, viene riconosciuto il diritto immediato alla pensione diretta, calcolata in base all'ultima retribuzione. Tutti i benefici economici per le vittime del terrorismo sono esentasse.
Le vittime e i loro familiari avranno diritto all'assistenza psicologica a carico dello stato. Inoltre e' prevista l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria e farmaceutica sia per gli invalidi vittime di azioni terroristiche, sia per i familiari piu' stretti dei deceduti.
Altra possibilita' prevista dalla legge, e' quella della riapertura dei termini per la costituzione di parte civile: chi non l'ha fatto, avra' tempo un anno dalla data di entrata in vigore della legge, sempre che la sentenza penale del processo non sia stata gia' depositata.
La legge costera' allo stato circa 128 miliardi di vecchie lire per il 2004, 25 miliardi per il 2005 e 26 a decorrere dal 2006.30 luglio 2004 - STRAGI: PARTITA STAFFETTA MEMORIA MILANO-BRESCIA-BOLOGNA
ANSA:
STRAGI: PARTITA STAFFETTA MEMORIA MILANO-BRESCIA-BOLOGNA
IN 400 SI ALTERNANO FINO A LUNEDI'; ALBERTINI, NON SI DIMENTICA
"Gli italiani non hanno dimenticato: per le stragi di Milano, Brescia e Bologna conosciamo solo una verita' parziale". Con queste parole il sindaco di Milano, Gabriele Albertini, ha dato il via alla ventesima edizione della staffetta di corsa podistica Milano-Brescia-Bologna.
Fino a lunedi', ricorrenza della strage del 1980 alla stazione di Bologna, circa 400 corridori si daranno il cambio, correndo in gruppi di una decina di persone, per percorrere le centinaia di chilometri che verranno coperte dalla staffetta. In molti dei comuni attraversati dalla manifestazione sono stati organizzati diversi appuntamenti pubblici per sostenere la corsa della staffetta della memoria.
"Degli eccidi che oggi commemoriamo, piazza Fontana a Milano, piazza della Loggia a Brescia, stazione di Bologna e via Palestro a Milano, solo per quello di via Palestro - afferma il sindaco di Milano - gli autori e i mandanti sono stati individuati, catturati e puniti. Per gli altri conosciamo solo una verita' parziale, attendiamo ancora di dare un nome ai responsabili, ai mandanti, a chi semino' sofferenze e terrore, cercando con le stragi di scardinare le istituzioni democratiche".15 agosto 2004 - TERRORISMO: FAMILIARI GEORGOFILI, TANTE ANALOGIE CON 1993
ANSA:
TERRORISMO: FAMILIARI GEORGOFILI, TANTE ANALOGIE CON 1993
"Il Ford Transit che girerebbe per l'Italia carico di esplosivo fa tornare in mente quella 'nota riservata' dell' intelligence inviata solo due giorni dopo il 27 Luglio 1993, data della strage di Via Palestro presso la Villa Reale e, a Roma, alle chiese di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano, quando si temeva un attentato per il 15 di Agosto successivo non a monumenti, ma a 'grosse personalita"". Lo afferma, in una nota, Giovanna Maggiani Chelli, vicepresidente dell' Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili che fu compiuta con una carica di esplosivo a bordo di un Fiorino posteggiato vicino agli Uffizi.
La vicepresidente si chiede "cosa hanno fatto di male gli Italiani per meritarsi un Ferragosto all' ombra del terrorismo" ed osserva che "gli italiani hanno fatto l' errore di non aver preteso insieme a noi la Verita' sulle stragi del 1993". "E' sempre apparso fin dalle prime ore - prosegue la nota - un problema tutto nostro, quello delle vittime. Vittime di nefandezze senza precedenti nella storia Repubblicana del nostro Paese, come quella infame strage perpetrata in Via dei Georgofili la notte del 27 Maggio 1993. E ora le operazioni di Polizia di tutti gli apparati di sicurezza, nel tentativo di salvaguardare per quanto possibile, l' incolumita' dei cittadini in questo caldissimo giorno di Agosto, a 11 anni di distanza da analoghi pericoli, costano molto di piu' di quei quattro soldi che sono stati stanziati per la nuova legge sulle vittime del terrorismo".30 novembre 2004 - STRAGI 1992-1993; RIINA NON RISPONDE A INTERROGATORIO PM
ANSA:
MAFIA: STRAGI '92-'93; RIINA NON RISPONDE A INTERROGATORIO PM
Il capomafia Toto' Riina, detenuto nel carcere di Opera a Milano, si e' avvalso della facolta' di non rispondere davanti ai pm delle procure di Caltanissetta e Firenze che indagano sui mandanti occulti delle stragi del '92 e '93.
L'interrogatorio si e' svolto nelle scorse settimane, e oltre ai magistrati dei due uffici giudiziari vi hanno partecipato anche quelli della procura nazionale antimafia. Il boss era stato in un primo momento d'accordo ad incontrare i pm, e la sua audizione era stata concordata in estate, ma per motivi logistici e' stata fissata ad ottobre, ma e' poi slittata a novembre. L' interrogatorio e' avvenuto il giorno dopo in cui i giudici di Milano avevano rigettato la richiesta dei difensori di Riina che chiedevano di non ammetterlo al regime di 41 bis, il carcere duro a cui e' sottoposto il capomafia dal 15 gennaio 1993, data in cui e' stato arrestato.
Riina si e' detto molto adirato per questo "diniego che ha avuto", e anche per questo motivo, si apprende da ambienti giudiziari, non ha voluto rispondere alle domande.
A Caltanissetta e' in corso la terza inchiesta sui mandanti occulti delle stragi di Falcone e Borsellino, mentre Firenze procede per accertare se dietro gli attentati di via dei Georgofili, Milano e Roma, si celano altri personaggi che non sono boss mafiosi. Una inchiesta simile che prende spunto da stralci dell'indagine fiorentina coordinata dal pm della Dna, Gabriele Chelazzi, deceduto due anni fa, e' aperta da un anno a Palermo.1 dicembre 2004 - VITTIME GEORGOFILI, TIMORI PER AUTONOMIA GIUDICI
ANSA:
GIUSTIZIA: VITTIME GEORGOFILI, TIMORI PER AUTONOMIA GIUDICI
L' associazione dei familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili del 27 Maggio 1993, sono preoccupati per i contraccolpi che la riforma approvata stasera dalla Camera potrebbe avere sull' indipendenza della magistratura.
In una nota, i familiari delle vittime della strage in cui persero la vita cinque persone e quarantuno furono ferite, "convinti che i 'mandanti esterni a cosa nostra' per quei massacri vadano ricercati nelle collusioni fra mafia e politica, invocano ancora una volta l' indipendenza e la liberta' della magistratura".
"Preoccupati che il potere Giudiziario non possa piu' operare in piena autonomia - prosegue la nota -,temono che le vittime delle stragi del 1993 non abbiano mai piu' giustizia completa, mentre sono convinti che la verita' sia da perseguire fino in fondo anche nell' interesse del Paese".10 dicembre 2004 - PIAZZA FONTANA: GEORGOFILI, CAPIAMO RABBIA MANCANZA VERITA'
ANSA:
PIAZZA FONTANA: GEORGOFILI, CAPIAMO RABBIA MANCANZA VERITA'
Solidarieta' e' stata espressa dalla Associazione tra i familiari delle vittime di via dei Georgofili ai parenti delle vittime di Piazza Fontana, in occasione del 35/o anniversario della strage.
"Denunciamo ancora una volta la mancanza di verita' sulle stragi d'Italia" scrive in una nota l'Associazione spiegando che "la nostra situazione di parenti delle vittime di via dei Georgofili ben ci fa capire tutto il dolore e la rabbia che ancora sicuramente albergano nei familiari delle vittime di Piazza Fontana".15 dicembre 2004 - TERRORISMO: FAMILIARI GEORGOFILI TEMONO 'BEFFA GOVERNO'
ANSA:
TERRORISMO: FAMILIARI GEORGOFILI TEMONO 'BEFFA GOVERNO'
MANCHEREBBE COPERTURA CAPITOLI SPESA LEGGE AGOSTO SCORSO
I familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili "temono di trovarsi di fronte ad una beffa da parte del Governo" in quanto, spiegano in una nota, i vari capitoli di spesa della legge del 3 agosto scorso contenente nuove norme per le vittime del terrorismo e delle stragi terroristiche, "sarebbero ancora una volta privi di copertura".
"Le vittime rimaste gravemente ferite durante gli attacchi terroristici che hanno insanguinato il nostro Paese sono gia' state chiamate attraverso le Prefetture alle visite collegiali per stabilire le nuove percentuali di invalidita' rispetto agli aggravamenti subiti nel corso degli anni - spiega l' Associazione delle vittime di via dei Georgofili -. Non e' possibile ora a nuove norme approvate e mentre sono gia' in corso le pratiche di accesso alla legge stessa, scoprire che emanare quelle nuove norme fu pura presa in giro".
"Non vogliamo minimamente pensare - prosegue l' associazione
- che le istituzioni, lo Stato che non ha saputo a suo tempo tutelarci davanti alla mafia terrorista ed eversiva, oggi si tiri indietro davanti alle proprie responsabilita' in un modo che non ha precedenti nella storia Repubblicana".
L' Associazione rivolge quindi un appello al presidente della Repubblica e a tutte le istituzioni "affinche' siano rispettati i patti presi con le vittime del terrorismo e le stragi di tale matrice, sanciti con una legge dello Stato".21 dicembre 2004 - STRAGE GEORGOFILI: BOSS CITATI PER RISARCIMENTO DANNI
ANSA:
STRAGE GEORGOFILI: BOSS CITATI PER RISARCIMENTO DANNI
CAUSA CIVILE FAMILIARI VITTIME CONTRO RIINA E GRAVIANO
I boss della mafia Salvatore Riina e Giuseppe Graviano saranno chiamati a risarcire i danni ai familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili e questa sara' la prima volta in cui un tribunale civile dello Stato dovra' decidere su un risarcimento maturato per un reato di strage. Le citazioni per i due boss, entrambi condannati all' ergastolo con sentenza passata in giudicato, saranno inviate a gennaio e riguarderanno proprio l' attentato del 27 maggio 1993, quando a Firenze, a causa dell' autobomba collocata dietro gli Uffizi, morirono cinque persone, ne rimasero ferite 41 e ingenti furono i danni patiti dal patrimonio artistico di Firenze.
Sono stati i parenti delle vittime, riuniti nell' 'Associazione tra i familiari delle vittime di via dei Georgofili', a volere l' azione civile contro i due boss visti come "primi rappresentanti del vertice di Cosa Nostra".
L' iniziativa e' stata illustrata in una conferenza stampa nella sede della Regione Toscana.
"Riteniamo giusto che uomini del gotha di Cosa Nostra paghino in termini monetari il loro debito verso le nostre vittime e perche', sul piano morale, lo dobbiamo ai nostri morti", ha detto a nome dei familiari Giovanna Maggiani Chelli. "Chiuderemo cosi' un capitolo durato 12 anni - ha continuato - per poterne aprire un altro sui mandanti della strage su cui sta indagando il procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna".
La causa civile per ottenere il risarcimento per vittime di un atti terroristico come questo e' un fatto nuovo che si aprira' a valutazioni inedite. "E' la prima volta che un tribunale sara' chiamato a decidere su un danno per reato di strage - ha spiegato l' avvocato Danilo Ammannato - Ma sara' difficilissimo perche', anche se il danno e' gia' accertato in sede penale con sentenza passata in giudicato, si trattera' poi di valutare i danni come conseguenze di un atto di guerra in tempo di pace, cioe' danni elevatissimi da cui la gente e' uscita con l' esistenza distrutta".
Per l' attentato di Firenze, oltre che per le autobombe di Roma e Milano del 1993, sono stati 15 gli ergastoli inflitti, "ma ora - ha spiegato l' avvocato Ammannato che cura le cause insieme agli avvocati Luigi Spina ed Enrica Valle - in sede civile si dovra' stabilire con precisione i danni patrimoniale, biologico, morale ed esistenziale e non si potra', ovviamente, guardare ai soliti parametri di incidenti e infortuni".
Particolare sara' la quantificazione dei risarcimenti. Secondo ricerche dei legali "punti di riferimento relativi a precedenti uguali non esistono, al piu' potrebbero essere il milione di euro stabilito di recente dal tribunale di Marsala a carico di mafiosi per risarcire del tentato omicidio il questore di polizia Rino Germana'; i quattro miliardi di vecchie lire per le vittime dell' incidente del Cermis oppure i risarcimenti per quelle dell' attentato di Nassirya, benche' in questo caso si tratti di militari e carabinieri impegnati in un teatro di guerra".
Oltre ai danni fisici diretti provocati dalla strage (le morti delle piccole Caterina e Nadia Nencioni con i genitori Fabrizio ed Angela, e dello studente Dario Capolicchio piu' i feriti), i legali hanno collegato allo scoppio dell' autobomba anche due suicidi e una decina di casi di persone gravemente ammalate "come eventi direttamente conseguenti al fatto". Tutte vicende che si verificarono negli anni immediatamente successivi alla strage. Oggi, sull' attentato, l' attenzione e' sempre alta visto che la Regione Toscana, con l' assessore Carla Guidi, ha firmato un accordo con l' associazione dei familiari per finanziare la "Casa della memoria", un archivio sulla strage dove sono raccolti documenti ed altro materiale.
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