Almanacco dei misteri d' Italia


Le autobombe del 1993
le notizie del 2005

22 gennaio 2005 - TORNA IN CARCERE BELLINI, SI AUTOACCUSO' OMICIDIO CAMPANILE
ANSA:
TORNA IN CARCERE BELLINI, SI AUTOACCUSO' OMICIDIO CAMPANILE
Per una sentenza divenuta definitiva, Paolo Bellini, 50 anni, di Reggio Emilia, e' tornato in carcere. Bellini si era autoaccusato di diversi omicidi, compreso quello di Alceste Campanile, giovane di 'Lotta Continua' ucciso a colpi di pistola nel 1975 a Reggio Emilia.
Bellini e' stato arrestato dopo il pronunciamento della Cassazione che ha confermato una condanna a 22 anni. E' ritenuto autore di una serie di delitti commessi a Reggio Emilia negli anni Novanta, di gran parte dei quali si e' autoaccusato. Era sotto protezione in una caserma dei carabinieri tenuta segreta, inserito in un programma per i collaboratori di giustizia.
Tra i delitti dei quali si e' proclamato autore, ci sono quello del mobiliere fiorentino Giuseppe Fabbri, ucciso nell' '88 nella sua villa di Scandicci, e l'omicidio di Campanile, per il quale nei giorni scorsi Bellini e' stato raggiunto da un avviso di garanzia: senza autori accertati per cosi' tanti anni, la morte del giovane e' stata al centro di molte polemiche politiche, a destra e a sinistra.

1 febbraio 2005 - ATTENTATO VIA PALESTRO: CHIESTA CONFERMA ERGASTOLO
ANSA:
ATTENTATO VIA PALESTRO: CHIESTA CONFERMA ERGASTOLO
E' cominciato stamani davanti alla Corte d'assise d'appello il processo di secondo grado per la strage compiuta il 27 luglio 1993 in via Palestro a Milano dove un'automobile imbottita di esplosivo, venne fatta saltare nei pressi del Padiglione d'Arte Contemporanea, provocando la morte di cinque persone e il ferimento di altre 12.
L'accusa ha chiesto la conferma della pena per gli imputati, i fratelli palermitani Giovanni e Tommaso Formoso, accusati di strage e devastazioni varie, e condannati in primo grado all'ergastolo. L'episodio, sulla base delle indagini svolte dagli inquirenti, rientrava in una trama criminale organizzata dalla mafia, per indurre il governo ad ammorbidire le norme sulla detenzione carceraria di personaggi accusati di mafia. In questo programma, erano stati compiuti attentati anche a Firenze e a Roma (tra i bersagli, il giornalista Maurizio Costanzo e lo stadio Olimpico). Per la catena di stragi, il processo principale si era svolto a Firenze dove erano stati mandati a giudizio i presunti mandanti e gli esecutori di vari attentati. Tra i condannati nel capoluogo toscano, dove furono 15 gli ergastoli, anche Toto' Riina, Leoluca Bagarella, Bernardo Provenzano e i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano e Giovanni Brusca.
Oggi, in aula a Milano, era presente soltanto Giovanni Formoso mentre il fratello Tommaso era in collegamento videoconferenza da Napoli. Nella causa, sono costituiti parte civile la Presidenza del Consiglio e i Comuni di Milano e di Roma. Dopo la relazione, svolta dal presidente del collegio giudicante Sergio Valio, i difensori hanno chiesto la rinnovazione del dibattimento per acquisire nuovi documenti, ma la Corte ha respinto l'istanza ed e' iniziata la discussione. Il sostituto procuratore generale, Bruno Fenizia, ha chiesto la conferma dell'ergastolo. Poi hanno parlato i patroni di parte civile. Domani, dopo le arringhe difensive, potrebbe essere emessa la sentenza.

2 febbraio 2005 - STRAGE VIA PALESTRO: LUNEDI' LA SENTENZA
ANSA:
STRAGE VIA PALESTRO: LUNEDI' LA SENTENZA
Sara' emessa lunedi' prossimo la sentenza nel processo per la strage di via Palestro, avvenuta a Milano la sera del 27 luglio 1993, quando un'automobile imbottita di esplosivo salto' in aria davanti al Palazzo dell'Arte Contemporanea provocando la morte di 5 persone e il ferimento di altre 13.
Due sono gli imputati a giudizio davanti alla terza corte d'assise d'appello con l'accusa di strage. Si tratta dei fratelli palermitani Tommaso e Giovanni Formoso, che, secondo il capo d'imputazione, avrebbero agito nell'ambito di una trama terroristica organizzata dalla mafia contro lo Stato e nella quale rientrarono gli attentati compiuti a Roma e a Firenze.
Ieri il sostituto procuratore generale Bruno Fenizia aveva chiesto la conferma della condanna all'ergastolo inflitta dai giudici di primo grado. Oggi dai banchi della difesa hanno parlato gli avvocati Raffaele Bonsignore e Salvatore Pirola, che hanno sostenuto l'estraneita' degli imputati nell'episodio della tragica esplosione di via Palestro, ed hanno chiesto l'assoluzione.
Lunedi' prossimo, dopo l'ultima arringa dell'avvocato Savino Mondello, la corte entrera' in camera di consiglio per preparare la sentenza.
Per tutti gli altri attentati che facevano parte della stessa trama mafiosa, il processo si era svolto a Firenze, ed erano stati inflitti 15 ergastoli. Tra i colpiti, Toto Riina e Bernardo Provenzano.

7 febbraio 2005 - STRAGE VIA PALESTRO: CONFERMATI ERGASTOLI
ANSA:
STRAGE VIA PALESTRO: CONFERMATI ERGASTOLI
AUTOBOMBA UCCISE 5 PERSONE A MILANO
Conferma dell'ergastolo: questa la decisione della corte d'assise d'appello di Milano che dopo tre ore e mezza di camera di consiglio ha emesso la sentenza nei confronti dei fratelli palermitani Giovanni e Tommaso Formoso, accusati della strage avvenuta il 27 luglio del 1993 in via Palestro a Milano.
Quel giorno un'automobile imbottita di esplosivo venne fatta saltare davanti al Padiglione di Arte Contemporanea, provocando la morte di cinque persone e il ferimento di altre 12.
I giudici hanno accolto la richiesta del sostituto procuratore generale Bruno Fenizia. Successivamente ci sono state brevi repliche anche da parte dei legali di parte civile e della difesa.
Il processo che si e' concluso oggi, e' uno stralcio di quello svoltosi a Firenze e che vide la condanna di 15 persone all'ergastolo anche per gli attentati di Roma a San Giovanni in Laterano e a Firenze ai Georgofili. Tra i condannati nel capoluogo toscano anche Toto' Riina e Bernardo Provenzano. Nella causa erano costituiti parte civile i comuni di Milano e Roma oltre alla Presidenza del consiglio, al ministero dei Beni Culturali e alla Regione Lazio.

STRAGE VIA PALESTRO: ERGASTOLO PER I FRATELLI FORMOSO
Quando i giudici della Corte d'Assise, nel dicembre del 2003, avevano letto il dispositivo della sentenza che condannava i fratelli Giovanni e Tommaso Formoso all'ergastolo per la strage di via Palestro a Milano, dove il 27 luglio 1993 persero la vita cinque persone (4 vigili del fuoco e un cittadino del Marocco), i parenti avevano urlato 'Siete pazzi'. Oggi altri giudici, quelli d'appello, hanno deciso nello stesso modo, accogliendo le richieste del sostituto procuratore generale Bruno Fenizia che aveva chiesto la conferma della condanna. Il dispositivo, questa volta, e' stato letto senza schiamazzi.
Giovanni e Tommaso Formoso sono quindi stati ritenuti anche dai giudici d'appello, rispettivamente coordinatore e basista della strage. Giovanni Formoso, gia' condannato per mafia e omicidio, era coinvolto anche negli attentati alle basiliche di San Giovanni in Laterano e San Giorgio in Velabro a Roma, contro le quali vennero fatte esplodere auto bomba, proprio come a Milano in via Palestro davanti al Padiglione di Arte Contemporanea. Il processo milanese era uno stralcio di quello celebrato a Firenze negli anni scorsi a mandanti ed esecutori delle stragi mafiose che si sono susseguite nel 1993 a cominciare dall'attentato a Maurizio Costanzo fino a quello fallito allo stadio Olimpico e Roma.
A Firenze i giudici inflissero 15 ergastoli, confermati dalla Cassazione nel 2002, alla Cupola di Cosa Nostra: Toto' Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella, i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro. Il pentito Giovanni Brusca venne condannato invece a 20 anni di reclusione. Movente degli attentati, compreso quello di Milano avvenuto in piena inchiesta 'Mani pulite', costringere lo Stato a scendere a patti sul carcere duro e leggi sui pentiti.
Giovanni e Tommaso Formoso vennero arrestati nel gennaio del 2002, dopo che vennero ritrovate nel pollaio del secondo a Caronno Pertusella (Varese) tracce di pentrite e T4, gli esplosivi utilizzati per le stragi. Secondo gli inquirenti il locale sarebbe stato utilizzato come base logistica per imbottire di esplosivo la Fiat uno che salto' in aria la notte del 27 luglio del 1993 in via Palestro. Il nome di Giovanni Formoso era stato fatto in modo generico da alcuni pentiti. Secondo l'accusa sarebbe stato incaricato da Giuseppe Graviano di collaborare alla preparazione delle stragi di Milano e Roma e di trovare un basista per via Palestro, identificato poi nel fratello Tommaso.

21 febbraio 2005 - RIINA; FAMILIARI GEORGOFILI, NON C'E' STATA INNOCENZA
ANSA:
MAFIA: RIINA; FAMILIARI GEORGOFILI, NON C'E' STATA INNOCENZA
"Oggi, con il senno di poi, come sempre resta difficile capire se vi furono responsabilita' e da parte di chi. Noi pero' di una cosa siamo certi: neppure per la perquisizione al 'covo di Riina' innocenza non c'e' stata da parte di nessuno, altrimenti oggi avremmo la verita' completa sulla strage del 27 Maggio 1993". Lo ha dichiarato, in una nota, Giovanna Maggiani Chelli vicepresidente dell' associazione tra i familiari delle vittime della strage dei Georgofili.
"Quella verita' che da dodici anni cerchiamo - ha aggiunto - e per il perseguimento della quale ci vengono continuamente annunciate ulteriori indagini le quali vengono poi regolarmente archiviate, perche' evidentemente non sussistono le condizioni per portarle a compimento". "Al momento dell'arresto del boss di 'cosa nostra' - ha detto ancora la vicepresidente - alla strage di Firenze, gia' messa in "cantiere" dalla mafia fin dalla fine del 1992, mancavano ancora 4 mesi e 12 giorni; se le Istituzioni tutte avessero ottemperato fino in fondo al loro dovere, forse si sarebbero potute salvare numerose vite umane e un dolore che non avra' mai fine per i sopravvissuti e i loro familiari".

8 marzo 2005 - MAFIA:'CHI L' HA VISTO', FRUSTRAZIONE VITTIME STRAGE FIRENZE
ANSA:
MAFIA:'CHI L' HA VISTO', FRUSTRAZIONE VITTIME STRAGE FIRENZE
Frustrazione di fronte "all' impotenza dello Stato nella lotta al terrorismo mafioso". E' il sentimento che l' Associazione dei familiari delle vittime della strage di Via dei Goergofili, a Firenze, esprime di fronte al programma "Chi l'ha visto" trasmesso ieri sera da Rai tre e dedicato alla latitanza di Bernardo Provenzano.
In una nota, i familiari delle vittime di via dei Georgofili "esprimono tutta la loro amarezza nel constatare quanto la possibilita' di giustizia per i loro morti sia lontana, se non addirittura impossibile. Nel prendere atto delle difficolta' da parte della Magistratura e delle forze dell' ordine, rese note nel tentativo di arrivare alla cattura di Bernardo Provenzano, reo della strage di Firenze del 27 Maggio 1993, attraverso una trasmissioni dedita alla ricerca di persone scomparse, denunciano ancora una volta la grande frustrazione delle vittime davanti all' impotenza dello Stato nella lotta al terrorismo mafioso ed eversivo".
L' associazione esprime anche "sconcerto - prosegue il documento - nel ravvisare in tutto cio' quanto il lavoro di Gabriele Chelazzi, il magistrato che ha rappresentato l' accusa nella guerra a 'Cosa Nostra' per le stragi del 1993, oggi appaia del tutto vanificato". 

4 maggio 2005 - PIAZZA FONTANA: FAMILIARI GEORGOFILI, RABBIA E SDEGNO
ANSA:
PIAZZA FONTANA: FAMILIARI GEORGOFILI, RABBIA E SDEGNO
I familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, a Firenze, sono “solidali con i familiari delle vittime di Piazza Fontana” e denunciano “ancora una volta l’ impotenza dello Stato nel dare piena giustizia alle vittime delle stragi d’ Italia”.
“La rabbia e lo sdegno di quanti si vedono oggi obbligati a pagare le spese processuali per un gravissimo torto subito - scrive in una nota Giovanna Maggiani Chelli, vicepresidente e portavoce dell’ associazione fiorentina - sono sentimenti che albergano anche dentro tutti noi, convinti come siamo che da sempre nel nostro Paese manca la volonta’ di combattere il terrorismo eversivo che anche in un recente passato, mescolato agli interessi piu’ sordidi, ha mostrato tutta la sua ferocia il 27 maggio 1993 a Firenze”.

26 maggio 2005 – STRAGE GEORGOFILI, IL PM NICOLOSI

 “La Repubblica”

Georgofili, il pm Nicolosi

"Le indagini sulla strage continuano"

Da capire il ruolo di elementi esterni a Cosa Nostra

Dodici anni dopo l´autobomba di via de´ Georgofili, che il 27 maggio 1993 seminò morte e distruzione, le indagini sulle complicità esterne a Cosa Nostra non si sono fermate. Lo conferma il pm Giuseppe Nicolosi, che con il collega Sandro Crini prosegue il lavoro iniziato con Gabriele Chelazzi, scomparso due anni fa. Le indagini hanno consentito di portare alla condanna definitiva mandanti ed esecutori mafiosi della strage di via de´ Georgofili e degli altri attentati del ‘93. I processi hanno dimostrato l´esistenza di convergenze esterne con Cosa Nostra, da parte di elementi interessati alla destabilizzazione dell´Italia. «Ma il nostro problema - spiega Giuseppe Nicolosi - non è storico-politico, è giudiziario. Noi dobbiamo dimostrare se queste cointeressenze si sono tradotte in concorso nelle stragi, se vi è stato un previo accordo, una forma di istigazione, una compartecipazione. Per arrivare a tale dimostrazione è essenziale il contributo delle voci interne a Cosa Nostra e bisogna prendere atto che l´ultimo collaboratore è stato sostanzialmente Giovanni Brusca, salvo gli aggiustamenti di Giuffré. Nonostante questo, le indagini non si fermano. Vi sono dei fronti ancora aperti e tutti gli spunti relativi a eventuali complicità esterne continuano ad essere scandagliati».

In occasione dell´anniversario della strage, gli studenti di sinistra, in collaborazione con la Associazione fra i familiari delle vittime di via de´ Georgofili e la Fondazione Caponnetto, hanno organizzato presso il polo universitario di scienze sociali a Novoli un Forum nazionale sulla mafia, che comincia domani alle 9,30 e si conclude domenica. Partecipano, fra gli altri, il procuratore di Palermo Piero Grasso, i magistrati Luca Tescaroli e Antonio Ingroia, i giornalisti Marco Travaglio e Saverio Lodato. Fra i temi che saranno trattati: «Il saccheggio del territorio», «Mafia e media», «Mafia, politica e P2», «Dell´Utri, Berlusconi e la mafia», «Mafia e Chiesa».

QUELLA BOMBA HA ANCORA DEI MISTERI

Durante i processi abbiamo appurato che l´idea di attaccare i monumenti venne da un certo Paolo Bellini, uomo in contatto con i Carabinieri. Cosa nostra aveva chiesto benefici per alcuni boss in cambio del recupero di opere d´arte. Durante questi contatti Bellini avrebbe detto: pensate a cosa accadrebbe se gli italiani si trovassero senza la Torre di Pisa. Un collaboratore ha spiegato che elaborarono l´idea. Certo, sembra folle. Ma gli attentati ai monumenti ci furono. Poi accertammo altri contatti. Due ufficiali dei Carabinieri entrarono in relazione con Vito Ciancimino per la cattura di Riina e Provenzano. Alcuni momenti nevralgici di quella stagione di sangue restano ancora oscuri. Perché l´attentato fallito a Maurizio Costanzo, in via Fauro, fu attuato il 14 maggio ‘93, due giorni dopo l´insediamento del governo Ciampi, quale esordio dell´ondata stragista di quell´anno? Vi furono ragioni ulteriori che indussero a colpire il giornalista, rispetto alla vendetta per le trasmissioni contro la mafia? Per quale motivo, poi, l´attentato allo stadio Olimpico non fu più rimesso in cantiere? Come mai l´offensiva stragista si fermò, senza che l´obiettivo dell´abolizione del regime carcerario di cui all´articolo 41 bis dell´ordinamento penitenziario fosse stato raggiunto? Quali furono gli ulteriori scopi perseguiti dai vertici dell´organizzazione e con chi furono condivisi? Hanno agito d´intesa sin dall´inizio, o con la speranza di trovare consensi in corso d´opera?

Sono interrogativi che impongono un rinnovato impegno investigativo unitario, che denotano una carenza conoscitiva non accettabile in un Paese democratico e non possono essere lasciati al lavoro degli storici. Ricordare ciò che è accaduto in quel frangente terribile della nostra storia, e in via dei Georgofili in particolare, oltre che essere un tributo doveroso alla memoria delle vittime e dei feriti, significa spazzare via ogni dubbio circa l´eventuale disponibilità di qualcuno ad assecondare la crescente richiesta di mafia che si respira nel Paese.

Luca Tescaroli

26 maggio 2005 - MAFIA: DI PIETRO, DOPO VIA GEORGOFILI NE E’ NATA UN’ALTRA

ANSA:

MAFIA: DI PIETRO, DOPO VIA GEORGOFILI NE E’ NATA UN’ALTRA

‘E’ QUELLA CUI NON SERVONO BOMBE PERCHE’ HA RAGGIUNTO RISULTATI’

 “Da quel momento in poi mi pare sia nata un’altra mafia, quella dentro le istituzioni, quella che fa legge, quella che prende provvedimenti, quella che convive e quella che non ha nemmeno bisogno di mettere la bomba perche’ ha gia’ raggiunto i risultati”. Cosi’ Antonio Di Pietro, in un’intervista all’ emittente Controradio, parla della strage di via dei Georgofili alla vigilia del 12/mo anniversario.

“Mi pare si sia stabilito - afferma - un punto di incontro tra le due realta’, quasi fisicamente, quasi plasticamente. Vale a dire, la potenza mafiosa, in quel caso, e’ riuscita attraverso quella strage a depistare punti di riferimento, indagini in corso, a spostare l’attenzione ad altro. E’ stato il momento piu’ alto in cui la mafia ha cercato di mettersi contro lo Stato”.

Il leader di Italia dei Valori parla anche della stagione di Mani Pulite, e osserva che “mentre al nord lo Stato era sconquassato da un rapporto illecito e criminale tra affari e politica, al sud, specialmente in Sicilia, si era creato un rapporto a tre, affari e politica, governate dal sistema mafioso che era in grado di interagire con tutti e due e di imporre le regole a tutti e due. L’idea che mi sono fatto deriva proprio da quello che ho visto in quel periodo dell’inchiesta”.

MAFIA: FAMILIARI GEORGOFILI, TEMIAMO RESPONSABILITA’ POLITICA

 “Noi crediamo che ci siano mandanti esterni a Cosa Nostra, qualcuno che possa essersi affiancato a lei e temiamo che possano avere avuto o che abbiano responsabilita’ di governo e responsabilita’ di legiferare”.  Lo ha detto Giovanna Chelli, vicepresidente dell’ associazione familiari delle vittime della strage di via Geogofili.

A 12 anni dalla strage, avvenuta alle 1.04 del 27 maggio 1993, a Firenze e’ stato organizzato un convegno per ricordare le vittime. “Come possiamo pensare che chi era a fianco della mafia a perpetrare l’ orrore di via dei Georgofili - ha aggiunto Chelli, a margine del convegno - possa avere una qualsiasi responsabilita’ in questo paese, a tutti i livelli, politici o istituzionali? Chiunque abbia avuto responsabilita’ di questo genere deve andarsene a casa, deve cambiare mestiere, se proprio non si riesce a sbatterlo in galera come Riina”.

“Noi siamo convinti che esistano questi personaggi – ha concluso Chelli - e che potrebbero anche essere all’ interno della politica, delle istituzioni o di organizzazioni economiche“.

 

27 maggio 2005 - STRAGE GEORGOFILI: GRASSO, SPERANZA PER VERITA’ULTIMA A MORIRE

ANSA:

STRAGE GEORGOFILI: GRASSO, SPERANZA PER VERITA’ULTIMA A MORIRE

‘SU ALTRI MANDANTI SERVONO PROVE CERTE, INTUIZIONI NON BASTANO’

 “La speranza nello scoprire dei risvolti che possono portare a un avvicinamento alla verita’ deve essere l’ultima a morire”. Cosi’ il procuratore di Palermo, Pietro Grasso, ha parlato delle indagini sulla strage di via dei Georgofili nel giorno del 12/mo anniversario.

“Grazie all’abilita’ e alla tenacia di tanti magistrati come Vigna, Chelazzi, Nicolosi e tutti coloro che si sono occupati delle stragi del ‘93, tra cui anche io per un certo periodo come applicato alla Procura Nazionale Antimafia - ha spiegato a margine del Forum Nazionale sulla mafia di Firenze - si e’ arrivati a scoprire tutti gli esecutori e i mandanti all’interno della mafia. Ma sull’esistenza di altri mandanti, o comunque di altre persone che hanno contribuito a far nascere l’idea della strage, le intuizioni non bastano”. Grasso ha osservato che “dal punto di vista processuale c’e’ bisogno di prove certe perche’ siamo in un sistema di diritto che ha bisogno di certezze, anche sotto quel profilo”.

Grasso ha anche parlato di “anniversario triste” sottolineando che “e’ bene che i giovani abbiamo memoria di quello che e’ successo per evitare che nel futuro si verifichino stragi come quella”.

13 giugno 2005 – FAMILIARI VITTIME STRAGI: PROTESTA PER RITARDO RISARCIMENTI

“Il Resto del Carlino”

STRAGE BOLOGNA

Ritardi nei risarcimenti, i famigliari protestano a Montecitorio

BOLOGNA, 13 GIUGNO- Dei parenti degli 85 morti e 200 feriti della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, solo 20 hanno ottenuto speciali elargizioni e 30 i vitalizi che spettano loro dopo l'approvazione della legge 206 "Nuove norme a favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice".

La legge, approvata il 29 luglio del 2004, dava 4 mesi alle famiglie delle vittime e a chi e' rimasto infortunato dopo l'attentato di Bologna, (ma anche a quelli di Piazza Fontana, di piazza della Loggia, dell'Italicus, del rapido 904 e dei Georgofili), per fare domanda. Cosa che, spiega il presidente dei familiari delle vittime del 2 agosto, Paolo Bolognesi, "hanno fatto almeno in 150". Non e' detto infatti, che "tutti ce lo abbiano riferito- prosegue Bolognesi-e se consideriamo che del totale dei familiari delle vittime, ne sono morte solo 7, le domande pervenute e Roma possono essere molte di piu' e solamente per Bologna".

La legge del 2004 si va ad aggiungere a quelle degli anni precedenti e fissa il totale massimo da elargire ai membri familiari dei deceduti in una delle stragi a 200 mila euro per ogni vittima e poi a scalare per chi e' rimasto invalido all'80, al 50 o a un percentuale inferiore. Cio' vuol dire che chi ha ricevuto gia' dei risarcimenti, fissati a 100 milioni di lire nel 1980 e rivalutati a 150 milioni nel 1998, ha diritto a cio' che resta dalla detrazione del ricevuto sui 200 mila euro.

"Il problema e' che le rivalutazioni sono state fatte a vantaggio dello Stato, e quindi ogni persona riceve meno di quanto si aspetta". Ma la questione dei risarcimenti alle vittime delle stragi non e' solo questa. C'e' anche "l'enorme ritardo da parte degli uffici di Roma nel corrispondere i rimborsi, i vitalizi e le elargizioni speciali- prosegue Bolognesi- e questo nonostante le domande da Bologna, con la collaborazione della prefettura, siano partite in settembre".

Ecco perche' l'associazione dei familiari del 2 agosto, assieme a tutte le altre che fanno parte dell'Unione familiari vittime per stragi, hanno organizzato una conferenza stampa a Montecitorio per giovedi' prossimo. Lo scopo, coinvolgendo i parlamentari, e' dunque di denunciare la mancata applicazione della legge 206 e l'allargamento dei contenziosi tra i familiari e lo Stato.

 

29 giugno 2005 - GIUSTIZIA: FAMILIARI GEORGOFILI A CIAMPI,GARANTIRE AUTONOMIA

ANSA:

GIUSTIZIA: FAMILIARI GEORGOFILI A CIAMPI,GARANTIRE AUTONOMIA

I familiari delle vittime dell’ attentato mafioso di via dei Georgofili, a Firenze, “chiedono che il Presidente della Repubblica, per quanto attiene alle sue possibilita’ si prodighi per garantire ai magistrati quella liberta’ e quella autonomia necessarie per dare giustizia ai cittadini”.

In una nota dell’ associazione, i familiari delle vittime di via dei Georgofili sottolineano che “liberta’ e autonomia vengono, da parte nostra, chiesti da sempre. Oggi le vediamo messe in discussione piu’ che mai”.

L’ associazione si dice solidale con la magistratura “nella piena convinzione che attraverso il suo operato si possa arrivare alla soluzione della verita’ completa sulle stragi mafiose terroristiche eversive del 1993. Verita’ indispensabile per il bene dell’ intero Paese”.

 


 


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