Almanacco dei misteri d' Italia


Autobombe del 1993
cronologia dei principali avvenimenti
14 maggio 1993, ore 21.45: a Roma, all' angolo tra via Ruggero Fauro e via Boccioni, nel quartiere residenziale dei Parioli, dopo le 21 un' automobile “Fiat Uno” piena di esplosivo viene fatta saltare causando ingenti danni a un centinaio di appartamenti, tre scuole e una cinquantina di automobili. Poco prima dello scoppio e' passata l' automobile di Maurizio Costanzo che tornava a casa dopo lo spettacolo al teatro Parioli.

27 maggio 1993, ore 1.04: 5 morti (il vigile urbano Fabrizio Nencioni, la moglie Angela, le figlie Nadia, 9 anni e Caterina, sei mesi, lo studente universitario Dario Capolicchio) e 37 feriti a Firenze, in via dei Georgofili, per l’ esplosione di furgone Fiorino Fiat vicino al museo degli Uffizi dove tre dipinti sono perduti per sempre e 173 restano danneggiati, insieme a 42 busti e 16 statue.

27 luglio 1993, ore 23.14:  a Milano, in via Palestro, una strada che costeggia Villa Reale, esplode un' automobile “Fiat Uno” imbottita di esplosivo. 5 morti (i vigili del fuoco Alessandro Ferrari, Carlo La Catena e Sergio Pasotto, il vigile urbano Stefano Picerno, l' extracomunitario Moussafir Driss), 12 feriti e danni ingenti al Padiglione d' arte contemporanea.

28 luglio 1993, ore 00.03 e 00.08: a Roma, esplodono due autobombe, una a piazza San Giovanni in Laterano, causando gravi danni alla Basilica e al palazzo del Vicariato e l’ altra in via San Teodoro, distruggendo il porticato della chiesa di San Giorgio al Velabro e provocando danneggiamenti alle abitazioni vicine. I feriti sono 22 nei due attentati.

10 dicembre 1993 - Il procuratore di Firenze Piero Luigi Vigna definisce “una buona pista” l' ipotesi investigativa avanzata da alcuni organi di stampa secondo la quale Bernardo Provenzano sarebbe il mandate degli attentati di Roma, Firenze e Milano.

14 luglio 1994 - Con l' accusa di strage con finalita' mafiosa, il gip Roberto Macchia emette otto ordini di custodia cautelare per gli attentati di via Fauro, San Giovanni e Velabro, commessi a Roma nel 1993. Tra gli altri, i provvedimenti riguardano Toto' Riina, Leoluca Bagarella e Bernardo Provenzano.

23 dicembre 1994 - Sono unificate a Firenze le indagini sulle autobombe del 1993. Il sostituto procuratore Gabriele Chelazzi, titolare con il collega Giuseppe Nicolosi dell' inchiesta sull' attentato di via dei Georgofili, riceve da Roma tutti gli atti sugli attentati di via Fauro, piazza San Giovanni e via San Giorgio al Velabro. In tutto 65 faldoni, contenenti le indagini condotte dai sostituti romani, Pietro Saviotti (per via Fauro) e Silverio Piro (per le autobombe scoppiate nella notte tra il 27 e il 28 luglio) che si aggiungono ai 90 circa “prodotti” dalla magistratura fiorentina per l' attentato del 27 maggio 1993. Mancano ancora gli atti relativi all' inchiesta dei sostituti milanesi Ferdinando Pomarici e Armando Spataro sull' autobomba di via Palestro, del 27 luglio 1993, che saranno consegnati il 26 gennaio.

22 luglio 1995 - Sette nuove ordinanze di custodia cautelare sono emesse dal gip di Firenze. Tra i destinatari figurano Leoluca Bagarella, i latitanti Bernardo Provenzano e Giovanni Brusca, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, gia' detenuti come i “fiancheggiatori” Antonio Scarano e Aldo Frabetti. Secondo l' organigramma ricostruito dalla procura fiorentina, Provenzano, Bagarella e Brusca sarebbero stati i mandanti delle autobombe. I fratelli Graviano sarebbero stati invece a capo della fase organizzativa, con Filippo impegnato anche nell' esecuzione degli attentati. Scarano e Frabetti, infine, sarebbero stati coinvolti in particolare nella gestione dell' esplosivo utilizzato per le autobombe, che, secondo la procura di Firenze, non avrebbero posto fine alla strategia di Cosa nostra. L' inchiesta sugli attentati si e' arricchita anche degli atti relativi al ritrovamento, il 14 aprile 1994, di 70 chili di esplosivo a Formello (Roma).

18 gennaio 1996 - Tredici ordini di custodia cautelare sono eseguiti nel corso di un' operazione della Dia di Firenze, nell' ambito dell' inchiesta della Direzione distrettuale antimafia toscana sugli attentati con autobombe del 1993 a Roma, Firenze e Milano. Con i nuovi provvedimenti salgono a 21 le persone raggiunte da ordinanza di custodia nell' ambito dell' inchiesta sugli attentati del 1993. Gli uomini della Dia, insieme a criminalpol, ros e digos, hanno notificato ordinanze di custodia in carcere a Leoluca Bagarella, Giuseppe Graviano, Giuseppe Barranca, Giuseppe Francesco Giuliano, Cosimo Lo Nigro, Antonio Scarano, Aldo Frabetti, Salvatore Benigno, Antonino Mangano, Vittorio Tutino e Luigi Giacalone. Sono stati invece arrestati due personaggi che entrano per la prima volta nell' inchiesta: si tratta di Giuseppe Santamaria, 29 anni, romano, e Massimo Scarano, 24 anni, figlio di Antonio. Gli ultimi due devono rispondere di detenzione d' esplosivo e favoreggiamento reale, in relazione alla vicenda del mancato attentato a Totuccio Contorno. I due latitanti del nuovo filone d' inchiesta sono Gaspare Spatuzza e Salvatore Grigoli.

4 aprile 1996 - La Direzione distrettuale antimafia di Firenze ha concluso l' inchiesta principale sugli attentati con autobombe del 1993 a Roma, Firenze e Milano attribuiti a Cosa Nostra, chiedendo alcune decine di rinvii a giudizio. I magistrati fiorentini, insieme alla Dia, hanno individuato i presunti mandanti, organizzatori ed esecutori materiali della catena di attentati. Della stessa strategia, secondo i magistrati, facevano parte un fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma avvenuto nell' autunno del 1993 e il tentativo di uccidere con un ordigno il pentito Totuccio Contorno. Gli inquirenti fiorentini, che hanno in corso un' inchiesta bis sui possibili “mandanti a volto coperto”, hanno individuato nei vertici di Cosa Nostra gli ideatori e gli esecutori degli attentati. Sono 34 uomini ed una donna gli imputati per i quali la Dda di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio per gli attentati del 1993. Il ruolo di mandanti e' stato assegnato dagli inquirenti ai corleonesi Toto' Riina, Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella, al latitante Giovanni Brusca e al presunto boss di Alcamo Giuseppe Ferro, per anni “reggente” di Cosa Nostra nel comprensorio di Trapani. I responsabili operativi degli attentati, per gli investigatori, sarebbero stati invece i fratelli Giuseppe, Filippo e Benedetto Graviano, capi del “mandamento” di Brancaccio: a loro sarebbe toccato in particolare il compito di selezionare gli uomini per le stragi. I compiti di trasportare gli esplosivi, di eseguire i sopralluoghi, di fornire i mezzi per gli spostamenti sarebbero stati ripartiti tra un gruppo di 11 persone: Matteo Messina Denaro (un altro presunto esponente di spicco della mafia di Alcamo), Antonino Mangano, Cosimo Lo Nigro, Giuseppe Barranca (tutti strettamente legati a Bagarella), Cristofaro Cannella, Luigi Giacalone, Giorgio Pizzo, Antonio Scarano, Aldo Frabetti ed i collaboratori di giustizia Pietro Carra ed Emanuele Di Natale. Il gruppo operativo che avrebbe eseguito materialmente gli attentati, secondo gli inqurenti, era invece composto di sei uomini di fiducia dei vertici corleonesi. Si tratta di Salvatore Benigno, Vincenzo Ferro, Vittorio Tutino e Francesco Giuliano e dei latitanti Gaspare Spatuzza e Salvatore Grigoli. Quest' ultimo, accusato tra l' altro di essere il presunto assassino del parroco di Brancaccio don Giuseppe Puglisi, secondo le rivelazioni dei pentiti Pietro Romeo e Antonino Calvaruso potrebbe essere stato ucciso. Le indagini hanno permesso di individuare anche chi agi' materialmente nei vari attentati. In via Fauro gli esecutori materiali sarebbero stati Spatuzza, Giuliano e Benigno, con il supporto logistico di Cannella, Lo Nigro, Barranca e Scarano. In via dei Georgofili, a parcheggiare il furgone Fiorino con l' esplosivo sarebbero stati Spatuzza e Giuliano, che avrebbero agito a Firenze con il supporto di Lo Nigro. Lo stesso terzetto sarebbe il responsabile degli attentati alle chiese di Roma (con il supporto di alcuni imputati minori), mentre non e' ancora chiaro chi opero' in via Palestro a Milano. Tutto il gruppo operativo, insieme al pentito Pietro Romeo, fu utilizzato invece per il fallito attentato a Salvatore Contorno. A completare l' organico delle stragi ci sono poi nove presunti fiancheggiatori. Particolarmente gravi sono le posizioni di Pietro Siclari e Umberto Maniscalco, che avrebbero preparato le auto per gli attentati alle chiese di Roma e Alfredo Bizzoni, che avrebbe fornito appartamenti a Roma per gli attentatori. Due giovani romani, Giuseppe Santamaria e Massimo Scarano, sono accusati di aver collaborato alla preparazione dell' attentato a Contorno, mentre l' ex muratore Antonino Messana, cognato del boss Giuseppe Ferro, e' ritenuto un basista della strage di via dei Georgofili. Tra gli imputati figurano poi l' imprenditore milanese Carlo Enrico Tosonotti e il titolare di una ricevitoria ippica di Palermo, Agostino Imperatore: i due uomini, molto conosciuti nel mondo delle corse dei cavalli, sono accusati di aver favorito la latitanza dei fratelli Graviano mettendo a loro disposizione nell' estate del 1993 una villa a Forte dei Marmi. L' ultima posizione riguarda l' unica donna implicata nella vicenda, Angela Correra, 36 anni, di Palermo, accusata di favoreggiamento personale aggravato dalle finalita' di mafia: il padre della donna era stato perquisito nell' ambito dell' inchiesta e la donna, secondo l' accusa, avrebbe mostrato a Pietro Carra gli atti di quella perquisizione, nei quali figuravano i nomi di alcuni indagati.

12 novembre 1996 - Comincia poco prima della 10, nell' aula bunker dell' ex carcere fiorentino di Santa Verdiana, il processo per le stragi del 1993 a Roma, Firenze e Milano e per il fallito attentato del 1994 al pentito Totuccio Contorno. In aula sono presenti 12 dei 28 imputati, tra i quali, Toto Riina, Leoluca Bagarella ed i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano. Ha rinunciato invece a comparire Giovanni Brusca. Nel bunker, all' apertura del processo presieduto da Armando Sechi, e' presente anche una cinquantina di parti civili, tra le quali molti familiari delle vittime delle stragi. In rappresentanza del comune di Firenze, che si e' costituito contro gli imputati, e' presente il sindaco Mario Primicerio. Al banco dell' accusa, i pm Gabriele Chelazzi e Giuseppe Nicolosi, che hanno condotto l' inchiesta, sono stati affiancati stamani dal procuratore nazionale antimafia Piero Luigi Vigna e dal procuratore aggiunto di Firenze Francesco Fleury.

6 giugno 1998 - La Corte d' assise di Firenze, presieduta da Gaetano Tommaselli, condanna all' ergastolo 14 dei 26 imputati nel processo per le stragi con le autobombe del 1993 a Roma, Firenze e Milano. La Corte d' assise ha sostanzialmente accolto le richieste dei pm Gabriele Chelazzi e Giuseppe Nicolosi che avevano chiesto 14 ergastoli (tutti concessi), attribuendo la responsabilita' dell' organizzazione e dell' esecuzione delle stragi a Cosa Nostra ed individuando una finalita' di terrorismo ed eversione dell' ordine costituzionale che e' stata riconosciuta dai giudici. Le condanne al massimo della pena riguardano Leoluca Bagarella, Giuseppe Barranca, Francesco Giuliano, Filippo Graviano, Cosimo Lo Nigro, Antonino Mangano, Matteo Messina Denaro, Bernardo Provenzano, Gaspare Spatuzza, Salvatore Benigno, Giovacchino Calabro', Cristofaro Cannella, Luigi Giacalone e Giorgio Pizzo. La posizione di altri due imputati di primo piano, Toto' Riina e Giuseppe Graviano, era stata invece stralciata. La Corte ha riconosciuto l' importanza della collaborazione di molti imputati, concedendo attenuanti che hanno evitato loro l' ergastolo: e' il caso di Giovanni Brusca (20 anni), Giuseppe Ferro, Salvatore Grigoli e Antonio Scarano (18), Vincenzo Ferro (16), Pietro Carra (14) ed Emanuele Di Natale (11). Aldo Frabetti, unico imputato presente in aula insieme al collaboratore di giustizia Grigoli (protetto da un paravento), si e' visto condannare a 12 anni di reclusione, mentre i pm nei suoi confronti ne avevano chiesti solo due. Le altre condanne riguardano Antonino Messana (21 anni), accusato di aver fornito la base logistica a Prato per la strage degli Uffizi e Vittorio Tutino (28 anni). Due infine le assoluzioni, anche in questo caso come era stato richiesto dai pm: si tratta dei romani Massimo Scarano e Giuseppe Santamaria. Per tutti i condannati e' stato ordinato il sequestro dei beni, anche per far fronte al pagamento di provvisionali per decine di miliardi.

23 febbraio 1999 - Aperta e subito rinviata per lo sciopero degli avvocati penalisti la prima udienza del processo stralcio contro Toto' Riina e Giuseppe Graviano per le stragi con autobombe di Firenze, Roma e Milano del 1993. Oltre a Riina e a Giuseppe Graviano, nel processo compariranno come imputati anche Giuseppe Monticciolo, accusato di aver procurato l' esplosivo per l' attentato contro Totuccio Contorno, sventato per caso il 10 aprile 1994, e Alfredo Bizzoni, accusato di favoreggiamento.

22 luglio 1999 – Depositate le motivazioni della sentenza di primo grado. In 1759 pagine, i giudici ripercorrono le fasi che avrebbero portato i mafiosi a progettare e compiere la serie di attentati di sei anni fa, stragi per le quali e' in corso a Firenze il processo stralcio che vede imputati Toto' Riina e Giuseppe Graviano. La campagna di terrorismo mafioso scatenata nella primavera-estate 1993 si accani', per la prima volta nella storia della mafia, contro il patrimonio artistico del nostro paese anche perche' dall'esterno di Cosa Nostra qualcuno insinuo' nella mente di alcuni boss mafiosi l'idea che questo poteva essere un terreno nuovo per “ricattare lo Stato” e lanciare un “attacco in grande stile per piegarlo, con la forza, agli interessi” delle cosche, contro il carcere duro e il pentitismo. Un convincimento che, poi, sarebbe stato rafforzato da “alcune improvvide iniziative 'istituzionali’”. Un'ampia parte della motivazione si sofferma a lungo sulle due inquietanti “trattative” che si svolsero fra la primavera e l' estate del '92: quella fra Paolo Bellini, un ambiguo trafficante di opere d'arte di Reggio Emilia, e Antonino Gioe', uomo di fiducia di Giovanni Brusca, suicidatosi in carcere alcuni giorni dopo il suo arresto, e quella fra il comandante dei Ros, il generale Mario Mori, e Vito Ciancimino.

21 gennaio 2000 – Emessa la sentenza del processo stralcio: ergastolo per Salvatore Riina e Giuseppe Graviano e condanne rispettivamente a sette anni e sei mesi e ad un anno e mezzo a Giuseppe Monticciolo e Alfredo Bizzoni. I giudici della corte d' assise di Firenze hanno in sostanza accolto le richieste del pm Giuseppe Nicolosi e Alessandro Crini quanto alle condanne all'ergastolo per Riina e Graviano,accusati anche dei falliti attentati a Maurizio Costanzo, sempre nel '93, e al pentito Totuccio Contorno a Formello nel 1994, e di sette anni e mezzo per il pentito Giuseppe Monticciolo. Tre anni e mezzo era invece la richiesta della pubblica accusa per Alfredo Bizzoni, accusato di favoreggiamento.

23 ottobre 2000 - davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Firenze (presidente Arturo Cindolo) comincia il processo di secondo grado contro 30 imputati accusati delle stragi commesse con le autobombe a Firenze, Roma e Milano (primavera-estate 1993). La Corte accoglie la richiesta del pg Gaetano Ruello e riunifica i due dibattimenti: quello chiuso il 6 giugno 1998 con 14 condanne all'ergastolo, tra cui Leoluca Bagarella, Filippo Graviano e i latitanti Bernardo Provenzano e  Matteo Messina Denaro, e il secondo chiuso il 21 gennaio 2000 con la condanna, sempre all'ergastolo, di Toto' Riina e Giuseppe Graviano.

13 febbraio 2001 - La corte di assise di appello di Firenze, presieduta dal giudice Arturo Cindolo, conferma 15 dei 16 ergastoli inflitti in primo grado ai presunti organizzatori delle stragi con le autobombe della primavera-estate 1993. La sedicesima condanna all' ergastolo (quella per Cristofaro Cannella) e' stata ridotta alla pena di 30 anni di reclusione perche' l' imputato e' stato prosciolto per l' attentato di via dei Georgofili a Firenze. Fra i 15 imputati per cui e' stato confermato l' ergastolo figurano Toto' Riina, Leoluca Bagarella, i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano e i boss latitanti Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro che, insieme al pentito Giovanni Brusca (per cui e' stata confermata la condanna a 20 anni di reclusione), sarebbero stati i mandanti della strategia di terrorismo mafioso del 1993. I giudici di appello hanno sostanzialmente confermato le sentenze dei processi di primo grado, che si erano conclusi il 6 giugno 1998, con 14 condanne all' ergastolo, e il 21 gennaio 2000, con l' ergastolo anche per Riina e Giuseppe Graviano. L' unica modifica di qualche rilievo, oltre al prosciogilmento di Cannella per la strage di via dei Georgofili (27 maggio 1993), riguarda la posizione di Riina e Giuseppe Graviano in relazione al fallito attentato a un pullman dei carabinieri allo stadio Olimpico, a Roma, progettato per la fine del 1993. I giudici d' appello hanno dichiarato la nullita' della sentenza di primo grado relativamente a quella imputazione. La sentenza ha disposto il rinvio degli atti relativi a quell' episodio alla corte d' assise di primo grado e ha ridotto di quattro mesi per i due boss - da tre anni a due anni e otto mesi - la pena accessoria dell' isolamento diurno. Anche il processo d' appello, cominciato il 23 ottobre scorso, ha quindi accolto le tesi della procura. Il pg Gaetano Ruello, nella sua requisitoria, aveva sostenuto che la strategia di attacco terroristico al patrimonio culturale del paese sarebbe stata decisa dai vertici di Cosa Nostra gia' alla fine del 1992, sulla base, in particolare, di una sollecitazione di Toto' Riina. L' obbietivo, secondo l' accusa, era duplice: "rinsaldare all' interno dell' organizzazione i vincoli di appartenenza, che rischiavano di saltare dopo la crisi determinata dal pentitismo, e lanciare all' esterno un duro messaggio alle istituzioni: o ammorbidite la vostra linea, in particolare sul 41 bis, o Cosa nostra alzera' sempre piu' il tiro con una escalation di violenza e brutalita'".
 
 


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