Strage di Bologna
1991-1995
1991
1992
1993
1994
1995
1991

5 febbraio - L' ex "superteste" delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna, il latitante toscano Elio Ciolini, le cui "rivelazioni" risultate infondate coinvolsero politici, finanzieri e giudici, e' stato condannato a nove anni di carcere (quattro condonati) per calunnia. Il tribunale ha ammesso al risarcimento del danno in sede civile il ministro degli esteri Gianni De Michelis e il finanziere Umberto Ortolani, mentre le altre parti lese, tra cui il vicepresidente del consiglio Claudio Martelli, Gianni Agnelli, il petroliere Attilio Monti, l' ex procuratore di Roma Achille Gallucci, Licio Gelli, il neofascista Stefano Delle Chiaie, avevano gia' rinunciato a perseguire civilmente Ciolini. Nel racconto al giudice istruttore di Bologna Aldo Gentile, fatto nel 1982 nel carcere svizzero di Champ Dollon dove era rinchiuso, Ciolini disse che la strage di Bologna era stata decisa da Gelli, con l' acquiescenza di Monti, Ortolani e Gallucci, per coprire una colossale operazione finanziaria Eni-Petronim, ed affidata agli uomini di Delle Chiaie. La decisione sarebbe stata presa durante una riunione della "Loggia Montecarlo", inserita nella "Trilateral", un' associazione realmente esistente ma che Ciolini descrisse come un' organizzazione terroristica mondiale che aggregava eminenti personalita'. L' operazione fu sorretta - disse ancora Ciolini - da un versamento di 575 milioni a favore dell' on. Martelli, ma le ricevute bancarie svizzere fornite si rivelarono falsificate. Il Pm Libero Mancuso, che aveva chiesto la condanna a dieci anni, ha sostenuto che l' obiettivo di Ciolini, "inserito nello stesso ambiente che ha inteso screditare", era quello di evitare che i mandanti e gli esecutori della strage fossero assicurati alla giustizia. "Che Ciolini abbia inventato tutto e abbia scelto da solo gli obiettivi e' un' idea folle". Il magistrato ha fatto l' esempio delle calunnie contro Martelli e De Michelis, che ricordano - ha detto - certe manovre della P2 contro uomini del Psi. Mancuso ha citato l' esempio di un appunto sequestrato a Castiglion Fibocchi a Licio Gelli, relativo a un presunto versamento di tre milioni di dollari dal conto svizzero del finanziere Guido Calvi a Martelli ma diretto a Bettino Craxi. L' inchiesta scaturita da quell' appunto e' stata archiviata - ha aggiunto il Pm - ma e' in corso un nuovo procedimento su querela di Martelli nei confronti di Gelli, per una lettera scritta al deputato socialista dall' ex "venerabile" alcuni mesi fa dal contenuto ritenuto "ricattatorio". Mancuso aveva chiesto al tribunale di attendere l' esito di quest' inchiesta o di acquisire direttamente i documenti bancari che l' autorita' elvetica ha detto di essere disponibile a fornire. Secondo Mancuso, Ciolini ha fatto quello che gli diceva di fare l' avvocato fiorentino Federico Federici, morto alcuni anni fa, che da alcune indagini - ha concluso il Pm - e' risultato che prendesse ordini direttamente da Licio Gelli. 

15 aprile - Il Gip del tribunale dei minorenni di Bologna Luigi Martello si e' riservato di decidere se disporre ulteriori indagini relative al procedimento a carico del neofascista Luigi Ciavardini per la strage di Bologna del 2 agosto 1980. La richiesta del supplemento di indagini e' stata avanzata questa mattina nel corso dell' udienza preliminare dagli avvocati di parte offesa. Il Pm e il legale di Ciavardini, che all'epoca della strage era minorenne, hanno chiesto l' archiviazione del procedimento. In particolare, secondo la parte offesa, sarebbe necessario chiarire i rapporti tra Ciavardini e Francesco Mangiameli (l' estremista di destra ucciso dai suoi camerati) e tra Ciavardini e Sergio Picciafuoco. Un teste infatti, sempre secondo i legali, avrebbe riferito che Picciafuoco frequentava Radio-Mantakas, un' emittente privata di Osimo di estrema destra, e che c' era anche un "certo Luigi" che potrebbe essere Ciavardini. E' stata avanzata anche la richiesta di sentire Vincenzo Vinciguerra e Amos Spiazzi. Quest' ultimo dovrebbe essere interrogato in merito ai contenuti di un' intervista che rilascio' subito dopo la strage al settimanale "l' Espresso". La parte offesa ha infine chiesto che la decisione sul conto di Ciavardini venga presa solo dopo la sentenza della Cassazione sul procedimento principale, cioe' quello sull' attentato alla stazione. Il procedimento a carico di Ciavardini, che il 2 agosto 1980 non aveva ancora compiuto 18 anni, e' infatti uno stralcio dell' inchiesta sulla strage alla stazione, e fa riferimento ai reati di banda armata e strage. Ciavardini e' stato condannato recentemente in appello a 10 anni e sei mesi per concorso nell' omicidio del giudice romano Mario Amato, per il quale erano gia' stati condannati all' ergastolo i terroristi neri Gilberto Cavallini, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Questi ultimi due erano stati condannati all' ergastolo in primo grado per la strage di Bologna e in appello erano stati assolti dall' accusa principale e condannati per banda armata. 

22 aprile - Un supplemento di indagini e' stato disposto dal Gip del Tribunale per i minorenni di Bologna Luigi Martello nei confronti del neofascista Luigi Ciavardini, sotto inchiesta per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, avvenuta quando aveva 17 anni. Il giudice ha accolto solo parzialmente le richieste dei difensori di parte civile che volevano approfondimenti ad ampio raggio sulla figura di Ciavardini e sui suoi legami con altri personaggi della destra eversiva e della criminalita' comune inquisiti nell' ambito del processo principale per la strage, di cui quello contro il neofascista costituisce uno stralcio. Gli accertamenti (che il Pm, il quale invece aveva chiesto l' archiviazione del procedimento, dovra' concludere entro il 30 settembre) riguardano l' audizione di un testimone, le cui generalita' per motivi di sicurezza vengono tenute segrete. Il testimone ha parlato recentemente ai giudici di legami tra Sergio Picciafuoco, uno dei quattro condannati all' ergastolo in primo grado e poi assolto in appello per quella strage, e Radio Mantakas, un' emittente di Osimo vicina all' estrema destra, che potrebbe essere stata frequentata anche da Ciavardini. Secondo l' accusa Ciavardini sarebbe stato il tramite tra Picciafuoco e i coniugi dei Nar Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, anche loro prima condannati e poi assolti per la strage. Il giudice ha disposto inoltre l' acquisizione degli atti di altri procedimenti a carico di Ciavardini. 

28 dicembre - L' ex "superteste" nelle indagini sulla strage alla stazione di Bologna, il fiorentino Elio Ciolini, 45 anni, le cui rivelazioni in merito alla strage, che coinvolgevano politici, finanzieri e giudici appartenenti a un' ipotetica "Loggia Montecarlo", risultarono infondate, e' stato arrestato dai carabinieri del Ros e del nucleo operativo a Firenze e si trova adesso nel carcere di Sollicciano. L' uomo, latitante, era ricercato su ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Bologna il 28 novembre scorso, in seguito alla sentenza che lo aveva condannato a nove anni (di cui quattro condonati) di reclusione per i reati di calunnia e truffa allo Stato. Ciolini, che secondo i carabinieri si trovava da alcuni mesi in Italia, e' stato fermato mentre usciva dall' abitazione della sorella di sua madre, in via Palazzo dei Diavoli, dove aveva preso alloggio da qualche tempo insieme alla convivente peruviana, Carmen Rosa Cubas Pera, di 29 anni. Ciolini si faceva passare per un peruviano, Bruno Ribera, ma aveva anche una carta d' identita' italiana falsificata. I carabinieri hanno denunciato la convivente, la zia di Ciolini Fiorenza Baccioni di 55 anni, il marito Franco Valencetti di 59, e la loro figlia Fabiana di 18, per favoreggiamento. Durante una perquisizione nella casa i carabinieri hanno sequestrato agende, documenti ed appunti di Ciolini. Ciolini era stato rinviato a giudizio dal giudice istruttore Vito Zincani "per l' ampia manovra di inquinamento e depistaggio capace di paralizzare l' intera attivita' investigativa diretta ad individuare gli autori della strage". Mentre era detenuto in Svizzera per truffa, Ciolini, in una deposizione ai giudici di Bologna fatta nel 1982, si defini' agente dei servizi segreti francesi, racconto' - successivamente ritratto' le sue "rivelazioni", cosa che non gli ha evitato la condanna per calunnia - che il finanziere Umberto Ortolani, il petroliere Attilio Monti e l' ex procuratore di Roma Achille Gallucci facevano parte della "Loggia Montecarlo", emanazione della "P2", e accuso' gli appartenenti alla Loggia (tra cui Licio Gelli, Umberto Calvi, Romano Battelli e l' avvocato Federico Federici) di avere organizzato la strage di Bologna, eseguita dagli uomini del neofascista Stefano Delle Chiaie. "L' organizzazione terroristica mondiale 'Trilateral', di cui la 'Loggia Montecarlo' faceva parte, era - secondo la deposizione del "superteste" - responsabile anche delle stragi di piazza Fontana, del treno Italicus e del golpe Borghese". Elio Ciolini, ex dipendente delle Poste, era conosciuto dalla Questura di Firenze per una serie di truffe. Della ritrattazione di Ciolini il giudice Zincani parla nel rinvio a giudizio come di un "tardivo e maldestro tentativo di coinvolgere gli stessi magistrati destinatari della sua falsa testimonianza, indicandoli come consapevoli strumenti di una manovra di inquinamento delle indagini". Obiettivo di Ciolini, secondo Libero Mancuso, pubblico ministero al processo, "inserito nello stesso ambiente che ha inteso screditare", era quello di "evitare che i mandanti e gli esecutori della strage fossero assicurati alla giustizia. Che Ciolini abbia inventato tutto ed abbia scelto da solo gli obiettivi e' un' idea folle". D' accordo anche il giudice Zincani secondo il quale, pero', accanto al movente del depistaggio c' erano anche quelli di ottenere i benefici della liberta' personale e denaro dallo Stato. Stanno ancora proseguendo le indagini per accertare chi fossero i complici di Ciolini nel mettere in piedi il depistaggio, visto che "non sembra possibile sostenere - si legge ancora nel rinvio a giudizio - che la sola persona di Ciolini sia stata in grado di provocare conseguenze di cosi' ampia portata". 

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1992

4 febbraio - Con la relazione di quasi due ore letta dal consigliere Umberto Feliciangeli e' cominciato oggi nell' aula magna della Cassazione, davanti alle Sezioni Unite penali, presidente Ferdinando Galli Fonseca, il riesame della sentenza d'appello del processo per la strage di Bologna nella quale morirono 85 persone e ne rimasero ferite altre 200. Il relatore ha ricordato quello che accadde il 2 agosto '80 alla stazione di Bologna, quando un' ala dell' edificio fu distrutta da una bomba e ha rammentato gli episodi piu' importanti di un processo durato oltre 10 anni. Gli avvocati delle parti civili, al termine della relazione, hanno spiegato ai magistrati della Suprema Corte i motivi dei loro ricorsi contro la sentenza della Corte d' assise d' appello di Bologna che aveva ridotto le pene degli imputati e annullato i quattro ergastoli decisi in primo grado. Gli avvocati hanno quasi tutti concordato su un punto: la sentenza d' appello "non analizza - come ha detto Enzo Ciardulli Vice Avvocato Generale dello Stato - i fatti nel loro insieme, ma li esamina uno ad uno togliendo ad ogni singolo avvenimento l' effetto probatorio che altrimenti avrebbe avuto. In poche parole, c'e' stato un travisamento dei fatti e un' errata ricostruzione delle prove". Dello stesso avviso anche l' avvocato di parte civile Guido Calvi che ha parlato "di rifiuto da parte dei giudici di Bologna di leggere la strage nel quadro storico dei fatti eversivi in cui e' maturata". L'avvocato dello Stato Ciardulli, nel corso del suo intervento, ha poi contestato quella che sara' una delle tesi della difesa di Stefano Delle Chiaie, accusato di associazione sovversiva con finalita' di terrorismo ed eversione dell' ordine democratico e assolto in primo e secondo grado. Gli avvocati di Delle Chiaie infatti, sostengono che il ricorso in Cassazione non e' mai stato notificato al loro assistito entro i termini stabiliti dalla legge. "In realta' - ha spiegato Ciardulli - si tratta di una storia piuttosto singolare. L' avvocatura dello Stato di Bologna ha passato nei termini il ricorso per la notifica agli ufficiali giudiziari e questi, sempre nei termini, lo hanno notificato a mezzo posta a Delle Chiaie. L' atto pero' e' tornato indietro con la postilla "non consegnato perche' sconosciuto al citofono'. E ora il ricorso rischia di essere considerato inammissibile". Ad assistere alla prima udienza del dibattimento, che probabilmente durera' altri due giorni, c'erano anche Paolo Signorelli, indicato come l' ideologo dell' eversione neofascista e Massimiliano Fachini, condannati all' ergastolo in primo grado e poi assolti in appello. Dopo quasi otto ore di dibattimento si e' conclusa la prima udienza del riesame della sentenza di secondo grado per la strage della stazione di Bologna. La requisitoria del PG e' prevista per domani mattina verso le dieci. Nel pomeriggio i magistrati della suprema corte hanno ascoltato gli avvocati delle parti civili che hanno ribadito l' insufficiente motivazione e l' erronea valutazione della prova della sentenza d' appello. "E' impossibile per ora fare previsioni - ha commentato l' ideologo di destra Paolo Signorelli presente all' udienza - sono cosi' abituato a vedere tutto e il contrario di tutto che davvero non riesco a immaginare come andra' a finire. Un eventuale annullamento della sentenza di secondo grado cadrebbe a concia nell' attuale momento elettorale perche' in una certa parte d' italia, mi riferisco a Bologna, sembra che nulla sia avvenuto, che nessun muro sia crollato e che il comunismo non sia ancora morto". Gli avvocati della difesa saranno ascoltati nell' udienza di domani mattina al termine della requisitoria del sostituto procuratore generale. 

5 febbraio - Il Sostituto Procuratore generale Renato Viale ha chiesto oggi, al termine di una requisitoria durata quasi due ore, l' annullamento della sentenza d' appello del processo per la strage della stazione di Bologna avvenuta nel 1980, confermando in sostanza il giudizio di primo grado. Per giungere alla condanna di quelli che considera i responsabili della strage nella quale morirono 80 persone e ne rimasero ferite altre 200, il sostituto procuratore generale Viale, ritiene necessario un nuovo processo. Solo in questo modo infatti, ha spiegato il Pg nella sua requisitoria, sarebbe possibile ottenere una rilettura piu' attenta degli atti e un' acquisizione piu' esatta e puntuale delle prove. La sentenza d' appello, ha spiegato Viali, carente anche sotto il profilo della motivazione, non ha valutato le prove in modo corretto e non ha inquadrato la strage nel contesto politico eversivo di quegli anni. Ogni fatto, secondo il Pg, e' stato analizzato nella sua singolarita', mentre doveva essere considerato nell' insieme di una vicenda politica ed eversiva piuttosto complessa. Alla luce di questa interpretazione, ha aggiunto ancora Viale, i giudici d' appello non avrebbero prestato la giusta attenzione anche ad altre vicende politiche e processuali di importanza vitale per la comprensione della vera natura di questo attentato. La strage di Piazza Fontana o quella di Peteano, cosi' come le sentenze dei processi per la Loggia P2 o per la Rosa dei Venti, non potevano lasciar spazio a dubbi: nell' Italia di quegli anni esisteva un' associazione eversiva occulta, appoggiata e protetta dai Servizi Segreti che agiva per il sovvertimento delle istituzioni attraverso la lotta armata e la strategia della tensione. Viale, nel corso della requisitoria, ha in sostanza fatto propria la tesi espressa dal Procuratore generale di Bologna nelle motivazioni del suo ricorso, secondo la quale "un' idea, una struttura associativa e un dichiarato obiettivo politico cercavano la loro affermazione attraverso un programma di violenze portato avanti da un braccio armato, clandestino e dislocato in forma di arcipelago non comunicante nelle sue varie articolazioni, ma saldamente unito nel fine da raggiungere e coordinato da una direzione strategica unitaria che dietro le quinte muoveva le fila dell' organizzazione che le generava". Il PG ha quindi chiesto tra l' altro l' annullamento della sentenza assolutoria di secondo grado per Valerio Fioravanti e sua moglie Francesca Mambro, Massimiliano Fachini e Sergio Picciafuoco che in primo grado erano stati invece condannati all' ergastolo. Annullamento della sentenza d' appello anche per Licio Gelli, Francesco Pazienza, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, assolti dal reato di calunnia, dopo aver riportato una condanna a 10 anni ciascuno. Dovra' poi essere rivista anche la posizione di Paolo Signorelli condannato in primo grado a 12 anni per banda armata e assolto in appello. Nel pomeriggio la parola agli avvocati della difesa. Domani non si terra' udienza e la sentenza e' prevista per venerdi' sera. 

12 febbraio - Per la la strage della stazione di Bologna si ricomincia tutto da capo. I giudici delle sezioni unite penali della Corte di cassazione hanno infatto annullato la sentenza della Corte di assise di appello di Bologna che riduceva le pene e assolveva gli imputati condannati in primo grado all' ergastolo. I giudici della corte suprema, dopo 13 ore di Camera di consiglio hanno annullato la sentenza di secondo grado nei confronti di Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Massimiliano Facchini e Sergio Picciafuoco per quanto riguarda i reati di strage, omicidio, porto illegali di esplosivo e attentato ad impianti di pubblica utilita'. I giudici delle sezioni unite penali hanno inoltre annullato la sentenza della corte d' assise d' appello nei confronti di Massimiliano Facchini, sergio Picciafuoco e Roberto Rinani per quanto riguarda il reato di banda armata. Si dovra' rifare un nuovo processo anche per Licio Gelli e Francesco Pazienza sul punto relativo al reato di calunnia e per Giuseppe Belmonte e Pietro Musumeci per quanto concerne la circostanza aggravante del terrorismo contestata in relazione al reato di calunnia. Un' altra sezione della corte di assise di appello di Bologna dovra' adesso riaprire il caso e cercare di fare luce sulla strage che provoco' nella stazione di Bologna la morte di 85 persone e il ferimento di altre 200. "Con questa sentenza - ha detto l' ideologo di destra paolo signorelli - si celebra la vittoria del partito trasversale su quello obliquo". La procura generale di Bologna verra' a conoscenza dell' annullamento con rinvio deciso dalle sezioni unite penali della cassazione soltanto domattina attraverso i giornali. La cancelleria della sezioni unite e' infatti l' unica delle sezioni penali a non avere un fax. Le sezioni unite penali hanno inoltre disposto la cancellazione delle frasi offensive nei confronti della Corte di Assise di Appello di Bologna contenute nei motivi di ricorso dell'avvocatura dello Stato di Bologna. Con la sentenza della corte l' ideologo di destra Paolo Signorelli esce definitivamente assolto dal processo per la strage di Bologna.

16 marzo - Il Gip del Tribunale dei minori di Bologna Luigi Martello ha disposto il rinvio a giudizio del neofascista Luigi Ciavardini per concorso nella strage alla stazione di Bologna del 2 agosto '80 (85 morti e 200 feriti). Ciavardini (ha 29 anni ma nell' agosto '80 ne aveva 17) sara' giudicato dal Tribunale dei minori di Bologna il 20 novembre prossimo. Ciavardini, che e' gia' in carcere per l' omicidio del giudice Mario Amato, ucciso a Roma il 23 giugno 1980 dai Nar (Nuclei armati rivoluzionari), e' accusato della strage in concorso con Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Massimiliano Fachini e Sergio Picciafuoco. I quattro sono stati condannati in primo grado per la strage, assolti in appello e di recente (il 12 febbraio) la Cassazione a sezioni unite ha deciso che il processo venga nuovamente celebrato. "Secondo noi vi era - ha commentato l' avvocato Gianni Correggiari che con il collega Gianfranco Bordoni difende Ciavardini - una assoluta infondatezza sulla notizia di reato per il rinvio a giudizio. L' accusa e' basata su fonti dequalificate, su indizi non certi e su mere congetture". Corregiari ha anche ricordato che il Pm aveva chiesto l' archiviazione della posizione di Ciavardini, poi era stato disposto un supplemento di indagine su richiesta delle parti civili. Secondo Correggiari il rinvio a giudizio non sarebbe stato determinato da elementi emersi durante il supplemento di indagine ma per la sentenza della Corte Costituzionale, intervenuta nel frattempo, che ha molto ristretto i casi in cui e' possibile l' archiviazione per infondatezza di prove. 

21 aprile - Una comunicazione giudiziaria a carico del tenente colonello Federico Mannucci Benincasa, ex responsabile del centro Sismi di Firenze, e' stata emessa dai magistrati incaricati dell' inchiesta-bis sulla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna (85 morti e 200 feriti), il Giudice Istruttore Leonardo Grassi e il Pm Libero Mancuso. Secondo quanto si e' appreso il provvedimento nei confronti di Mannucci Benincasa, che e' stato a capo del Sismi fiorentino per 18 anni, sarebbe in relazione alle nuove indagini sugli ipotizzati depistaggi nella prima inchiesta per la strage. Il nome del tenente colonnello Federico Mannucci Benincasa, originario di Zauia in Libia, era gia' comparso piu' volte nel corso dell' inchiesta sulla strage di Bologna. Il 14 gennaio 1985 il giudice istruttore fiorentino Rosario Minna interrogo' l' ufficiale nell' ambito di un' inchiesta sugli attentati ai treni in Toscana, per cercare di chiarire i suoi presunti rapporti con il latitante Augusto Cauchi: tra le altre cose, il giudice chiese a Mannucci Benincasa di precisare in cosa consistesse l' "attivita' informativa" che risultava aver svolto nel settembre 1980 sulla strage. L' ufficiale, su disposizione dell' allora direttore del Sismi, ammiraglio Fulvio Martini, oppose il segreto di Stato, confermato poi il 28 marzo 1985 dal presidente del consiglio dell' epoca, on. Bettino Craxi. Il 5 dicembre 1989, in un' interrogazione parlamentare, l' on. Luigi Cipriani (Dp) sostenne che "durante il processo per la strage di Bologna, furono messe in atto azioni depistanti da parte di Mannucci Benincasa". Affermazioni che, secondo l' interrogazione, sarebbero avvalorate da una deposizione resa in questo senso ad una commissione parlamentare d' inchiesta dall' ex comandante della prima divisione del Sismi, generale Pasquale Notarnicola. Secondo quanto e' emerso dalle indagini della magistratura bolognese, l' ex capo del Sismi a Firenze avrebbe agito a Bologna con lo pseudonimo di "dottor Manfredi". Sotto quest' identita', Mannucci Benincasa avrebbe contattato alcuni giornalisti - secondo quanto riportato nell' interrogazione redatta da Cipriani sulla base delle deposizioni del generale Notarnicola - dando vita alle presunte "azioni depistanti", tese a mettere in cattiva luce due magistrati che stavano indagando sulla strage. Gli episodi sarebbero avvenuti negli stessi giorni in cui ai giudici bolognesi stava facendo le proprie "rivelazioni" (poi risultate prive di fondamento) l' ex vigile urbano fiorentino Elio Ciolini, che chiamo' in causa per la strage un' inesistente "Loggia Montecarlo", di cui avrebbero fatto parte esponenti di primissimo piano del mondo della politica e della finanza. Il tenente colonnello Mannucci Benincasa e' attualmente sotto inchiesta anche per il disastro di Ustica. All' inizio dello scorso gennaio, l' ufficiale ha ricevuto una delle 13 comunicazioni giudiziarie firmate dal giudice romano Rosario Priore, nelle quali si ipotizzava il depistaggio delle indagini sulla tragedia del Dc-9 dell' Itavia del 27 giugno 1980 (le altre hanno raggiunto, tra gli altri, i generali dell' aeronautica Franco Pisano, Lamberto Bartolucci e Zeno Tascio). 

5 giugno - Anche se tra terroristi di destra ed esponenti dei servizi segreti non si e' creata una vera e propria associazione, c'e' stato comunque un incontro di interessi sotteso "alla contiguita' e convergenze di condotte". Questo quanto emerge dalla motivazione della sentenza delle sezioni unite penali della Cassazione sulla strage di Bologna, che il 2 agosto '80 provoco' la morte di 85 persone e il ferimento di altre 200. La Suprema Corte il 12 febbraio aveva annullato la sentenza d' appello che riduceva le pene e assolveva gli imputati condannati in primo grado all' ergastolo. In oltre 200 pagine i giudici delle sezioni unite analizzano e descrivono i risulati di sei anni di inchieste e di due processi conclusi con esiti opposti, spiegando il perche' dell' annullamento della sentenza della Corte d' assise d' appello bolognese. Uno dei punti chiave e' quello che riguarda l' esclusione dell' aggravante di aver agito per finalita' di eversione e terrorismo contestata, in relazione al delitto di calunnia, agli imputati Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte che erano all' epoca al vertice del Sismi. "La sentenza di secondo grado - si legge nella motivazione - trascura di considerare che in altra parte dell' esame della complessa materia del giudizio ha pur riconosciuto la riferibilita' delle condotte degli uomini dei servizi segreti all' esistenza di contiguita' di azione e di convergenze tattiche con gli esponenti del terrorismo". Su tale punto, sostengono i giudici che hanno annullato questa parte della sentenza, "e' dunque necessario un approfondimento dell' indagine che colmi le lacune". Un altro aspetto fondamentale e' poi quello che riguarda gli imputati principali condannati in primo grado all' ergastolo come Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. La Suprema Corte considera infatti che la sentenza d' appello non ha valutato giustamente le dichiarazioni di Massimo Sparti a proposito di un colloquio telefonico con Valerio Fioravanti durante il quale il terrorista nero, dopo aver alluso alla strage di Bologna, gli aveva chiesto dei documenti falsi. Per i giudici di secondo grado 'Giusva' aveva ammesso con Sparti un suo coinvolgimento nella vicenda per mera "vanteria" e per ottenere piu' in fretta i documenti. Non la pensa cosi' invece la Suprema Corte secondo la quale Fioravanti avrebbe detto la verita' per due motivi: tra i due esisteva poca confidenza e al terrorista non mancavano certo i modi per ottenere da Sparti i documenti necessari a far perdere le sue tracce e quelle di Francesca Mambro. Un altro punto che non convince la Cassazione e' quello riguardante "la riferibilita' del fatto all' eversione di destra". Secondo la Suprema Corte infatti i giudici d' appello non hanno motivato esaurientemente il perche' avessero considerato "arbitrario" il modo di analizzare fatti, personaggi, documenti e notizie coinvolti nella vicenda. Ma sono molti i punti della sentenza d' appello che secondo la Cassazione devono essere approfonditi tra cui la posizione di Sergio Picciafuoco considerata dai giudici di secondo grado in modo "illogico e carente riguardo a circostanze rilevanti" e quella di Massimiliano Fachini. Con la sentenza delle sezioni unite, che ha annullato il verdetto assolutorio, sono rientrati in scena i terroristi neri Valerio Fioravanti e Francesca Mambro e tutti gli imputati tra cui Licio Gelli e Francesco Pazienza che si erano visti "rovesciare" la sentenza emessa dopo il processo di primo grado concluso nell' 88 con quattro ergastoli ed altre pesanti condanne. L' inchiesta condotta dal Pm Libero Mancuso e dal giudice istruttore Vito Zancani aveva portato alla sbarra neofascisti, piduisti e uomini dei servizi segreti. Per strage furono condannati all' eragstolo Giusva Fioravanti e sua moglie Francesca Mambro, indicati come gli esecutori, Massimiliano Fachini, accusato di aver fornito l' esplosivo e Sergio Picciafuoco, personaggio allora sconosciuto alla cronaca del terrorismo. Per il depistaggio delle indagini furono condannati a 10 anni Gelli, Pazienza, Musumeci e Belmonte. I giudici li assolsero invece dall' accusa di associazione eversiva con gli ideologi di destra Stefano Delle Chiaie e Paolo Signorelli. Nel '90 in appello si rovescio' il verdetto: cancellati gli ergastoli e le altre condanne. La corte mise in dubbio la stessa matrice fascista della strage.

9 luglio - Sergio Picciafuoco, assolto nel luglio del '90 dalla Corte d' Assise d' Appello di Bologna dall' accusa di essere uno degli esecutori materiali della strage di Bologna insieme con Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Massimiliano Fachini, e che sara' riprocessato avendo la Cassazione, il 12 febbraio scorso, annullato la sentenza per quel che riguarda la loro posizione, e' stato fermato oggi da agenti della Digos nei paraggi della stazione ferroviaria di Falconara Marittima (Ancona). Picciafuoco, che e' nato in provincia di Ancona, ad Osimo, 47 anni fa, non aveva fatto rientro nella casa di lavoro di Sulmona dai primi di giugno, al termine di un permesso che gli era stato concesso dal giudice di sorveglianza. A quanto si e' potuto apprendere, l' uomo vi era stato trasferito da una localita' dall' anconetano, dove aveva violato gli obblighi di liberta' vigilata. Picciafuoco, a suo tempo definito dagli inquirenti un "personaggio enigmatico" nonostante egli stesso avesse affermato, comparendo davanti ai giudici bolognesi, di essere "solo un ladruncolo che ha speso la sua vita fin dall' eta' di sedici anni a sfuggire alle case di rieducazione", fu arrestato dalla polizia ferroviaria di Tarvisio (Udine) il 2 aprile 1981, mentre tentava di espatriare servendosi di un passaporto grossolanamente falsificato. A carico di Picciafuoco, ricercato per una serie di reati per i quali doveva scontare undici anni di carcere, c' era una comunicazione giudiziaria per l' attentato alla stazione di Bologna, nel quale era rimasto lievemente ferito. Durante il processo d' appello emerse che quella stessa sera, dopo essersi fatto medicare con il nome di Enrico Vailati nell' ospedale del capoluogo emiliano, Picciafuoco ando' a cena in un ristorante modenese insieme con un amico, al quale disse di essersi procurato le ferite cadendo dalla bicicletta. L' uomo si e' sempre difeso dall' accusa di aver collocato materialmente l' ordigno nella sala d' attesa della stazione, sostendendo di essere vittima di una serie di sfortunate coincidenze. Fino a quel momento il suo nome non era mai stato legato al terrorismo e la sua era stata la storia di un latitante e un evaso che per dieci anni aveva vissuto tra Saint Moritz e Taormina e in alberghi di tante altre citta'. Nell' ottobre del 1986, dopo essere stato rinviato a giudizio, l' osimano invio' una lettera alla redazione anconetana dell' Ansa in cui forniva elementi a sostegno della sua innocenza. "Ho commesso errori giovanili - concludeva -, li sto pagando con il proposito di redimermi, ma il trovarmi, assolutamente innocente e coinvolto in un evento che ripugna alla mia coscienza, mi turba profondamente". 

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1993

15 aprile - Massimo Carminati, esponente storico della "banda della Magliana", e' stato posto in stato di fermo dalla squadra mobile di Roma, su richiesta della Procura bolognese, con le accuse di partecipazione a banda armata e calunnia. Il primo reato si riferisce alla presunta appartenenza al gruppo neofascista dei Nar di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, prima condannati all' ergastolo, poi assolti, e ora in attesa di un nuovo processo d' appello per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti e 200 feriti). Il secondo e' relativo al piu' grave depistaggio dell' inchiesta su quella strage: la valigetta piena di armi, esplosivo e documenti fatta trovare da ufficiali "deviati" del Sismi sul rapido Taranto-Milano il 13 gennaio 1981. Per quell' episodio, che secondo l' accusa servi' a corpire i veri autori dell' eccidio indirizzando l' inchiesta verso la destra internazionale, sono stati condannati il Gen.Pietro Musumeci e il col.Giuseppe Belmonte. In primo grado, con la stessa accusa, erano stati condannati anche il capo della P2 Licio Gelli e Francesco Pazienza. Carminati, secondo il Pm di Bologna Libero Mancuso, avrebbe fornito per il depistaggio il fucile mitragliatore trovato con la canna mozzata all' interno della valigetta. Secondo l' accusa il fucile proverrebbe da quel deposito trovato il 28 novembre '81 in uno scantinato del Ministero della Sanita' all' Eur e ritenuto nella disponibilita' della banda della Magliana e di neofascisti. Nello sgabuzzino furono trovati anche barattoli di esplosivo pressoche' identici a quelli della valigetta, guanti, passamontagna e altri oggetti che fecero ritenere che fosse stato effettivamente identificato il luogo da cui proveniva il materiale del depistaggio. Carminati, secondo i giudici bolognesi che condussero la prima inchiesta sulla strage, era "interno" non solo alla banda della Magliana, ma anche ai Nar e ad Avanguardia Nazionale di Stefano delle Chiaie. Amico di lunga data di Valerio Fioravanti, di cui fu compagno di liceo, Carminati con lui fu coinvolto anche nell' inchiesta sull' omicidio del direttore di Op Mino Pecorelli. A riferire la circostanza ai giudici, che poi archiviarono il caso, fu Cristiano Fioravanti, fratello di Valerio, che disse di averla appresa dall' altro esponente dei Nar Alessandro Alibrandi, poi ucciso in uno scontro a fuoco. Secondo Cristiano, il fratello riferi' ai compagni di cella che Gelli aveva interesse che Valerio non dicesse nulla su quello che sapeva sul caso Pecorelli. Per gli inquirenti bolognesi Carminati e' un uomo importante di quella stagione di legami tra malavita organizzata, neofascisti, piduisti e faccendieri e potrebbe sapere molte cose sulla strage alla stazione di Bologna. Contro di lui Mancuso aveva chiesto nei giorni scorsi un mandato di cattura (si procede con il vecchio rito nell' ambito dell' inchiesta-bis) al giudice istruttore Leonardo Grassi. Poi, nell' attesa dell' evolversi dell' iter giudiziario, Mancuso ha dovuto stringere i tempi, disponendo il fermo di Carminati per pericolo di fuga. A quanto si e' appreso, sarebbe stata imminente una sua partenza per una localita' imprecisata. Quello di Carminati e' l' ultimo sviluppo di un' inchiesta che, seppure senza grandi colpi di scena, continua a riservare delle novita'. Nelle ultime settimane i giudici bolognesi, che conducono anche l' inchiesta-bis sulla strage dell' Italicus (4 agosto 1974, 12 morti e 80 feriti) hanno firmato mandati di comparizione contro alti ufficiali dell' esercito, dell' aviazione e dei carabinieri per reati connessi all' inchiesta sulla strage di Bologna. 

11 ottobre - Il nuovo processo d' appello per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e' stato rinviato, al termine della prima udienza, a lunedi' 18 ottobre. Lo ha deciso la corte, accogliendo la richiesta di termini a difesa avanzata stamane dai legali d' ufficio degli imputati Giuseppe Belmonte ed Egidio Giuliani, nominati durante l' udienza. I giudici hanno anche spiegato che la loro interpretazione della sentenza della Cassazione ha imposto la citazione di sette imputati per il reato di banda armata: Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Massimiliano Fachini, Sergio Picciafuoco, Gilberto Cavallini, Roberto Rinani ed Egidio Giuliani. Secondo alcuni invece la sentenza di rinvio avrebbe dovuto riguardare soltanto Fachini, Picciafuoco e Rinani, essendo passate in giudicato le condanne degli altri. Il legale di Cavallini ha chiesto pertanto il proscioglimento immediato del suo cliente. L' avv. Adriano Cerquetti, uno dei legali di Fioravanti e Mambro, ha annunciato l' intenzione di sollevare eccezione di nullita' della sentenza della Cassazione. Per il legale, il relatore della Cassazione avrebbe utilizzato atti del processo Nar 1, che non sarebbero confluiti in quello di Bologna. Lunedi' arriveranno molto probabilmente in aula Fioravanti e la Mambro, i coniugi dei Nar accusati della strage, gli unici ad essere detenuti anche se per altre condanne. Gli altri due imputati di strage sono Sergio Picciafuoco che e' in liberta' vigilata, e Massimiliano Fachini. Rinani, scagionato dall' accusa piu' grave, ha chiesto allo Stato un risarcimento di 100 milioni. Il reato di calunnia riguarda Licio Gelli e Francesco Pazienza. Per questa accusa i giudici devono valutare l' aggravante della finalita' eversiva per gli ex ufficiali del Sismi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. "Siamo marchiati come gli ebrei, abbiamo nel cuore un marchio che non si puo' piu' cancellare". Comincia, 13 anni dopo la bomba, il secondo processo d' appello per la strage alla stazione di Bologna, e Umberto Zanetti, che ha perso la moglie sotto le macerie, e' in aula, assieme ad altri parenti delle vittime: "Non ho piu' nemmeno la forza per piangere", dice. Ma lo dice tra le lacrime. Palazzo Baciocchi, aula Bachelet. Si riunisce la corte, presieduta da Giuseppe Bagnulo. Giurano i giudici popolari, davanti a una folta platea: i parenti delle vittime, semplici cittadini, il sindaco Walter Vitali, i presidenti di Provincia e Regione. Vitali ha la fascia tricolore, e il deputato missino Carlo Tassi, in camicia nera con l' aquila e il pugnale, prima lo apostrofa ("Crede davvero di fare il suo dovere istituzionale?") e poi chiede sarcastico alla corte chi sia quel giudice popolare (la fascia tricolore e' identica) seduto tra il pubblico. "Io rappresento la citta', costituita parte civile nel processo", replica il sindaco. Sono solo due gli imputati presenti, Massimiliano Fachini e Roberto Rinani, ma la gabbia e' vuota: Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, su cui incombe la condanna all' ergastolo, hanno rinunciato alla prima udienza, persa nelle formalita' rituali. Sono rimasti in carcere per sostenere un esame universitario. Mancano anche Licio Gelli, Francesco Pazienza, gli ufficiali del Sismi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. Sergio Picciafuoco, l' enigmatico personaggio accusato assieme a Fachini, Mambro e Fioravanti di strage, l' unico che il 2 agosto '80 si trovava certamente alla stazione, fa sapere che e' malato e non puo' partecipare: neppur cominciato, il processo rischia di slittare, ma i giudici lo dichiarano contumace. "I poveri imputati si danno malati, noi invece stiamo sempre bene, perche' siamo sempre qua", commenta amaramente Lidia Secci, moglie dell' instancabile presidente dell' associazione familiari vittime, che nella strage ha perso il figlio Sergio. L' udienza intanto si perde nell' appello degli imputati, dei legali, e nel lungo elenco degli 85 morti e dei 200 feriti. E poi un altro intoppo. Non c' e' Belmonte, ma non c' e' neanche il suo avvocato, e si deve cercare faticosamente un difensore d' ufficio. Il clima pero' e' destinato a infiammarsi quando il processo entrera' nel vivo. I difensori anticipano le mosse: i legali di Fachini chiederanno l' audizione di Francesco Cossiga, di Giuseppe Zamberletti, del capo della Polizia Vincenzo Parisi. Dall' ex presidente della Repubblica vogliono sapere perche', "chiedendo scusa ai fascisti, disse di avere attribuito la strage alla destra fuorviato dalle informative dei servizi segreti". E a Zamberletti spiegazioni sul rilancio della pista libica, fatta davanti alla commissione parlamentare stragi, dove Parisi parlo' di possibili collegamenti tra Ustica e Bologna. Le questioni al vaglio della corte sono sostanzialmente due: le responsabilita' dei fascisti nella strage e i ruoli di servizi e P2 nel depistaggio delle indagini e nella copertura dei responsabili. Musumeci e Belmonte, secondo la sentenza annullata dalla Cassazione, agirono da soli, e per soldi. Secondo i supremi giudici invece va rivalutata la finalita' eversiva, alla luce delle accertate "convergenze di condotte" tra terroristi neri, 007 e piduisti. La sentenza della Cassazione invita la nuova corte a seguire un metodo diverso da quello dei precedenti giudici nella valutazione degli indizi, considerandoli nel loro insieme, anziche' singolarmente. Quel criterio porto' la precedente corte d' assise d' appello a smantellare l' ipotesi accusatoria, azzerando i quattro ergastoli e le pesanti condanne della sentenza di primo grado. "Ribaltero' tutte le accuse che mi vengono mosse in un processo che era e rimane politico", dice Fachini, una condanna all' ergastolo nel primo giudizio che lo indico' come colui che forni' l' esplosivo. Secondo il neofascista veneto in questo processo si e' detto di tutto: "In primo grado si parlo' di strage destabilizzante, nel secondo di strage stabilizzante, ora si dice che la strage sia servita a rimescolare i rapporti di forza all' interno dei poteri occulti, ma e' una lettura vecchia. Io credo che la strage sia stata funzionale ai giochi delle parti e dei partiti di governo". "Non ho mai avuto fiducia nella giustizia - ribadisce Fachini, sventolando il proscioglimento, firmato dal giudice Felice Casson per l' esplosivo trovato nel lago di Garda, dal quale si sarebbe rifornito per la bomba - questo processo e' stato usato dalla sinistra per avallare il teorema della magistratura, del resto gia' sconfitto. La strage e' venuta dalle convergenze di interessi politici tra sinistra e lo Stato, che e' responsabile della strategia della tensione". Di "processo politico" parla anche l' avv. Antonio Lisi, che difende Picciafuoco: "Basterebbe rileggere le sezioni unite della Cassazione sull' omicidio Calabresi e sulla strage. Per Adriano Sofri dissero che non bisognava guardare il contesto, esattamente il contrario hanno scritto per Bologna. La differenza e' macroscopica. Io dico che bisogna analizzare piu' a fondo il ruolo dei servizi". Ai fascisti "vittime degli 007" non crede ovviamente Torquato Secci: "La verita' e' scritta nelle carte processuali, resta solo da ufficializzare. In quest' aula oggi sono presenti le cariche istituzionali, oltre a tanti parenti delle vittime, giunti anche da lontano; e questo e' importante e confortante, perche' ci da' la carica per nutrire qualche speranza nell' accertamento della verita'". "Spero sia fatta giustizia - afferma il sindaco Vitali - e di poter dire il prossimo 2 agosto che sono stati finalmente individuati autori e mandanti della strage". 

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1994

23 marzo - Per la strage di Bologna che il 2 agosto '80 provoco' 85 morti e 200 feriti, il Procuratore generale del processo d'appello-bis ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado e la condanna all' ergastolo di Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Massimiliano Fachini e Sergio Picciafuoco, considerati gli esecutori materiali dell' eccidio. La requisitoria si concludera' entro la settimana, ma il Pg Franco Quadrini ha gia' formulato le prime richieste proponendo anche per tutti gli imputati di banda armata la conferma delle condanne inflitte in primo grado. Per Licio Gelli e Francesco Pazienza il magistrato si prepara a chiedere la conferma della pena a 10 anni per il reato di calunnia, legata al depistaggio delle indagini, aggravata dalle finalita' eversive. Questa aggravante va contestata, per Quadrini, anche al gen. Musumeci e al col. Belmonte, allora al vertice del Sismi, gia' condannati in appello. Dopo tanti insuccessi e tante impunita', redigere un atto di accusa per un delitto di strage "puo' apparire una sfida a collaudate regole del gioco, piu' che un sereno atto di giustizia" - ha detto il Pg durante la requisitoria - ma Quadrini e' convinto che quella sfida e' possibile vincerla arrivando alla condanna di tutti gli imputati se i giudici inquadreranno i fatti, gli indizi e le testimonianze "nel contesto storico-politico della strategia della tensione, senza perdere il filo unitario che li lega". Un metodo che i giudici del primo processo d' appello "si sono rifiutati di seguire", ma che la Cassazione ha riaffermato con forza, annullando la sentenza di assoluzione e ordinando un nuovo processo. Il Pg ha rivolto critiche durissime alla corte presieduta da Pellegrino Iannaccone che il 18 luglio 1990 cancello' i quattro ergastoli e le altre principali condanne, mettendo in dubbio anche la matrice di destra della strage. Per Quadrini, che anche allora sostenne la pubblica accusa, quel processo "fu la recita di un copione, con un evidente travisamento dei fatti" e quindi "un ulteriore ostacolo all' accertamento della verita"', dopo anni di depistaggi, menzogne e inquinamenti. Tuttavia il nuovo processo - ha detto il magistrato - ha portato ulteriori conferme, come la testimonianza di Maurizio Abbatino, il boss pentito della "Magliana", la banda romana crocevia di criminalita' comune, eversione nera e servizi segreti: secondo Abbatino un mitra Mab lega i Nar al piu' clamoroso depistaggio delle indagini sulla strage messo in atto dal Sismi. 
LA STRAGE: "serviva a destabilizzare l' ordine pubblico per stabilizzare l' ordine politico". Fu la "spallata finale al compromesso storico e all' avanzata della sinistra". Doveva seminare il terrore "non per spostare a destra l'asse politico del paese, ma per mantenerlo su posizioni conservatrici di centro". 
CHI L' HA VOLUTA: i giovani terroristi dello spontaneismo armato come Mambro e Fioravanti "volevano fare la rivoluzione", mentre "i vecchi tramoni" e i servizi segreti in mano alla P2 "reggevano i fili dietro le quinte" e volevano "consolidare un regime conservatore, innescando e dissinnescando i movimenti eversivi".
FIORAVANTI E MAMBRO: "i Nar erano l' unico nucleo armato in Italia capace in quel momento di mettere a segno un attentato come la strage". Contro la coppia c' e' la testimonianza di Massimo Sparti ("considerata veritiera dagli stessi giudici d' appello"), al quale il 4 agosto Fioravanti avrebbe chiesto documenti falsi e confessato la presenza a Bologna con un agghiacciante commento: "Hai visto che botto!". Il loro alibi "e' fallito in maniera catastrofica". Tutto quello che hanno detto sui loro spostamenti tra il 25 luglio e il 5 agosto "e' falso".
FACHINI: "nella destra eversiva aveva la funzione specifica di fornire l' esplosivo ed era l' unico ad avere a disposizione il T4". Secondo il Pg, era legato ai servizi e ha avuto un ruolo centrale in tutta la strategia della tensione fin dall' epoca di Piazza Fontana, anche se e' stato assolto in tutti i processi. Le numerose testimonianze contro di lui infatti "sono sempre state giudicate credibili, ma insufficienti a farlo condannare perche'considerate separatamente nei singoli processi". 
PICCIAFUOCO: un lunga carriera da piccolo malvivente, e' l' unico che sicuramente e' alla stazione il 2 agosto. Rimane ferito e si fa medicare all' ospedale sotto falso nome. "Ha giustificato la sua presenza con una caterva di bugie e di invenzioni" e tutti i documenti falsi usati durante la sua latitanza "lo riconducono all' area dei Nar". Ha sempre negato qualsiasi legame con l' eversione nera, "ma ci sono testimonianze che lo indicano come simpatizzante di Terza Posizione". 

25 marzo - Il piu' grave depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto '80, la collocazione di una valigetta piena di armi ed esplosivo sul treno Taranto-Milano il 13 gennaio '81, e' l' ultimo atto di "simulazione di una triade di potere" composta da Loggia P2, servizi segreti e destra radicale. Lo ha sostenuto il Pg Franco Quadrini durante l' ultima udienza della sua lunga requisitoria nel processo d' appello-bis, con la quale ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado per tutta la parte sopravvissuta all' esame della Cassazione. Dopo i quattro ergastoli per gli esecutori materiali della strage, i coniugi Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, Sergio Picciafuoco e Massimiliano Fachini e le condanne per i componenti della banda armata ad essa sottesa, il Pg ha chiesto la conferma dei dieci anni di carcere inflitti per calunnia aggravata da finalita' eversive al capo della P2 Licio Gelli, il "vero capo dei servizi segreti di allora", e a Francesco Pazienza, uomo messo dalla loggia "al vertice del Sismi". E di conseguenza ha chiesto che i vertici del Sismi dell' epoca, gen.Pietro Musumeci e col.Giuseppe Belmonte, gia' condannati in via definitiva per calunnia, debbano rispondere dell' aggravante della finalita' eversiva. Furono loro cioe' gli ispiratori e gli esecutori di un depistaggio delle indagini mirato a proteggere i veri autori con il suggerimento di una fantomatica pista internazionale. "Proprio nell' ultimo atto di simulazione questa triade di potere - ha detto Quadrini - si e' ritrovata unita e compatta a nascondere la sconcertante e devastante realta' del profondo e inestricabile intreccio di rapporti che, in nome dell' eversione, si era instaurato tra Gelli, Pazienza, servizi di sicurezza dello Stato e i referenti del terrorismo". I primi giudici di appello, la cui sentenza di generale assoluzione fu annullata quasi globalmente dalla Cassazione che dispose il nuovo giudizio, attribuirono alla collocazione della valigetta un "fine personale di lucro" degli agenti segreti, e non il vantaggio assicurato con essa agli indagati per la strage. Ed esclusero responsabilita' di Gelli e Pazienza. La suprema corte critico' tale decisione, denunciando "contraddizioni ed illogicita' nella motivazione" e la "carenza di un esame complessivo delle risultanze processuali". Per superare questa visione frammentaria, Quadrini ha ricostruito la storia della P2, l' affermarsi di Gelli in questa loggia supersegreta, l' occupazione da parte dei "fratelli" dei posti di potere, i loro legami con gli ambienti terroristici. L' obiettivo di Gelli, secondo Quadrini, era quello contenuto nel "piano di rinascita democratica" scritto nel '76: non il ribaltamento del potere, ma il suo controllo e condizionamento verso forme piu' conservatrici, contro il progredire delle sinistre e il compromesso storico. Il terrorismo, gli attentati, le stragi erano funzionali al progetto, perche', destabilizzando l' ordine pubblico, finivano, ha detto Quadrini, per stabilizzare quello politico. Nella destra radicale aveva intanto preso piede una nuova idea dell' azione, che fini' con l' accettare anche la strage come mezzo per indebolire il sistema e "attirare le masse". Un progetto al quale, secondo il Pg, lavoravano gli ultimi leader dell' eversione nera, Massimiliano Fachini e Paolo Signorelli, che si costrui' attorno a Terza Posizione e alla rivista "Costruiamo l' azione" e che fini' col trovare l' adesione anche dei movimenti dello spontaneismo armato, in cui spiccava la figura di Valerio Fioravanti. Ma intanto si saldava la cerniera tra terroristi e P2. Una cerniera che secondo Quadrini fu rappresentata dal criminologo, poi ucciso dalla camorra, Aldo Semerari, piduista, collaboratore dei servizi segreti e legato anche alla "banda della Magliana". La matrice di destra del piu' grave eccidio fu riconosciuta dagli stessi esponenti "puri" dello spontaneismo armato che capirono come l' obiettivo finale non era quello di abbattere il sistema e che i neofascisti furono usati come "pedine" del progetto gelliano di consolidamento del potere. E fu proprio l' influenza di Signorelli a neutralizzare il progetto dei neofascisti "puri" di uccidere Gelli, identificato ormai in un "burattinaio
dissacratore" delle loro idealita' eversive. Lo stesso Fioravanti, per Quadrini, ma solo a strage avvenuta, "prendeva coscienza di questa sconcertante realta"', si "rendeva conto di essere stato uno strumento di quel potere e di avere obbedito a uomini di 'regime"'. Fioravanti aderi' al progetto di "ripulire l' ambiente dai falsi rivoluzionari" proponendosi di eliminare Fachini, dopo che altri avrebbero ucciso Gelli e Signorelli. Il culmine dell' attivita' di inquinamento avvenne al vertice del Sismi del gen.Santovito, di cui Pazienza era "l' alter ego" e che fini' col diventare il vero capo di Musumeci e Belmonte. E il Sismi era il vero "anello di congiungimento tra Gelli e Pazienza". "Quell' intreccio di potere" si attivo' subito dopo la strage per indirizzare le indagini verso un terreno insondabile come la pista internazionale. Un "gruppo di potere che, dietro le quinte, muoveva le azioni di quanti si esaltavano ad un progetto rivoluzionario e di queste si giovava per raccogliere la sua remunerazione politica": dopo avere assunto il controllo delle posizioni chiave del potere, introdurre modifiche costituzionali relative a ordinamento giudiziario, Governo e Parlamento, sul modello di quanto avvenuto in Francia nel '58, quando si avvio' il nuovo corso del gen.De Gaulle. Il processo prosegue nelle prossime udienze con le arringhe di parte civile. 

16 maggio - Tre ergastoli sono stati inflitti dalla Prima sezione della Corte d' assise di Bologna per la strage alla stazione del 2 agosto 1980 ai presunti autori materiali Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Sergio Picciafuoco. Assolto da questa accusa l' ideologo nero veneto Massimiliano Fachini, che e' uscito indenne dal processo, dopo l' ergastolo che aveva subito in primo grado. Condannati per il depistaggio delle indagini (calunnia aggravata da finalita' eversive) anche Licio Gelli, Francesco Pazienza e gli ex vertici del Sismi, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. Condanne anche per la banda armata romana, mentre da questa accusa sono definitivamente usciti i neofascisti veneti. La sentenza e' stata letta poco dopo le 15,30 dal presidente dalla Corte Giuseppe Bagnulo, visibilmente stanco dopo una camera di consiglio di 12 giorni in un albergo di Pianoro, giunta alla 59/a udienza del processo (80 quelle del precedente processo d' appello). L' aula non era molto affollata, ma l' annuncio dell' uscita dei giudici, anziche' con le 24 ore d' anticipo prefissate, e' venuto solo stamane. Fin dalle prime battute si e' letta la soddisfazione del Pg Franco Quadrini, che ha intuito dagli articoli di codice citati la sostanziale conferma della sentenza di primo grado, quella dei quattro ergastoli e della condanna di neofascisti, piduisti e ufficiali "deviati" dei servizi segreti. E infatti quella sentenza dell' 11 luglio '88, annientata poi da una clamorosa assoluzione il 18 luglio '90 nel primo processo d' appello (annullato a sua volta in cassazione il 12 febbraio '92), ha sostanzialmente retto al nuovo giudizio. Del lotto di 11 imputati rimasti (quattro di strage, quattro di calunnia, tre di banda armata) nove sono stati condannati, e solo per quattro di loro si e' avuta una parziale riduzione di pena. Solo per i neofascisti veneti Massimiliano Fachini (unico presente, oggi) e Roberto Rinani si e' avuta assoluzione con formula piena: ma con quel secondo comma dell' art.530 del nuovo codice di rito che sostituisce la vecchia insufficienza di prove, hanno fatto notare dopo la lettura pubblica accusa e parti civili. Secondo la nuova pronuncia, la bomba nella sala d' aspetto di seconda classe dello scalo bolognese, fu dunque collocata dai "ragazzini terribili" dei Nar di Fioravanti e Mambro. E dal "delinquentello comune" (di cui pero' sono emersi indizi di una "politicizzazione" e di contatti con la destra eversiva), Sergio Picciafuoco, l' unico di cui si ha prova che fosse in stazione quel giorno. Sotto il falso nome di Bruno Vailati, si fece addirittura medicare per una lieve ferita. Dei tre condannati all' ergastolo, e' l' unico a piede libero e infatti la Corte gli ha ordinato di presentarsi alle 19 di ogni lunedi', mercoledi' e sabato, al Comando dei Carabinieri di Castelfidardo (Ancona), dove Picciafuoco, originario di Osimo, risiede. Non sono stati ritenuti invece sufficienti gli indizi a carico del quarto imputato di strage, Fachini. L' ideologo nero, secondo l' accusa (Quadrini chiese l' ergastolo anche per lui), avrebbe fornito l' esplosivo alla banda armata sottesa alla strage. Ma contro di lui, alla fine di un' istruttoria durata 14 anni, erano rimaste in pratica solo le accuse di un pentito, Presilio Vettore e una serie di indizi minori. Importante e' comunque la pronuncia in merito alla calunnia aggravata da finalita' di terrorismo, per la quale erano imputati il capo della P2, Gelli, il suo "braccio destro", Pazienza, ritenuto il capo del Supersismi, e i due ufficiali del servizio segreto, Musumeci e Belmonte. Caduta l' accusa di associazione eversiva che avrebbe legato terroristi neri, servizi segreti e P2, era questa la sola accusa che manteneva un collegamento tra gli autori della strage e i loro protettori. Il reato fa infatti riferimento all' operazione "terrore sui treni", con la quale il Sismi di Giuseppe Santovito (e dunque di Pazienza e Gelli) avrebbe depistato le indagini indirizzandole verso una fantomatica pista internazionale. L' episodio per il quale il capo della P2 e il "faccendiere" hanno visto confermata la condanna a dieci anni subita in primo grado e' quello della valigetta piena di armi, documenti ed esplosivo (identico a quello usato in stazione) fatta ritrovare il 13 gennaio '81, a Bologna, sul rapido Taranto-Milano. Rinviava a neofascisti francesi e tedeschi: per proteggere quelli "nostrani", secondo l' accusa; per i vaghi riferimenti ai Nar serviva invece proprio ad "incastrare" Mambro e Fioravanti, secondo la difesa. Per la Corte e' vera la prima ipotesi: la P2, che aveva in pratica nominato i vari vertici dei servizi segreti - cosi' sostiene Quadrini - "uso"' il terrorismo nero a fini stabilizzanti. Voleva utilizzare lo "sdegno" per gli attentati per rafforzare l' ordine politico, e portare ad una riforma dell' ordinamento costituzionale. Ma occorreva, allo scopo, assicurare l' impunita' dei terroristi, che al contrario speravano, con le bombe, di rovesciare il sistema. Esiste dunque prova per i giudici che uomini dello Stato tramarono contro l' accertamento della verita' (come emergerebbe anche dall' inchiesta bis, curata dal Giudice Leonardo Grassi) e non lo fecero per soldi, come sostenne la precedente sentenza d' appello. Per la calunnia, allora furono condannati a tre anni solo Musumeci e Belmonte: i due ufficiali agirono, per quei giudici, per lucrare il premio stanziato dal Governo per remunerare una fonte confidenziale. La condanna degli ufficiali era definitiva per quel reato e il nuovo processo riguardava solo la valutazione della finalita' eversiva dell' atto. Sono stati dichiarati colpevoli e per la continuazione del reato (vi e' sentenza anche della Corte di Roma) il computo e' diventato di otto anni, cinque mesi e 15 giorni per il primo, sette anni, 11 mesi e 15 giorni per il secondo. L' ultimo reato per il quale vi e' stata condanna e' quello di banda armata, formata, per l' accusa, da fascisti veneti e romani per fare l' attentato. Riguardava Fachini e Rinani e i "romani" Mambro, Fioravanti, Egidio Giuliani e Gilberto Cavallini. Assolti i primi due, confermata la condanna a 15 e 16 anni per i "coniugi dei Nar", condannati a 11 e 8 (anziche' 13 e 10) gli ultimi due: ma la condanna di Cavallini sancisce, per Quadrini, il suo ruolo di collegamento tra i due gruppi e Fachini e Rinani sono assolti per l' insufficienza di indizi. Gli imputati dovranno risarcire le parti civili. 

31 maggio - Sergio Picciafuoco, l' estremista di destra condannato all' ergastolo per la strage della stazione di Bologna che si era reso irreperibile dallo scorso 29 aprile, e' stato arrestato questa sera ad Ancona da agenti della Digos. Picciafuoco, che e' stato bloccato nella pizzeria "Paloma", non ha opposto resistenza. In tasca aveva solamente 10 mila lire e, per tentare di non farsi riconoscere, si era rasato la barba.  Picciafuoco, che si era sottratto all' obbligo di firma presso la caserma dei carabinieri di Castelfidardo (Ancona), dove si era stabilito in casa di una sorella, e' stato rinchiuso nel carcere di Montacuto. Un asilo abbandonato in una zona centrale di Ancona, a ridosso del porto, dove sorge anche un frequentato hotel: questo il rifugio dove Sergio Picciafuoco, il 49/enne osimano condannato all' ergastolo per la strage alla stazione di Bologna arrestato ieri, si sarebbe nascosto per diversi giorni da quando, a fine aprile, si era reso irreperibile. Nel locale, gli agenti della Digos hanno trovato un materasso e due-tre sacche contenenti i vestiti dell' estremista di destra, in parte puliti, in parte sporchi. Il luogo non sarebbe stato indicato dall' uomo, ma individuato dagli stessi investigatori, che avevano circoscritto la zona in base ai suoi movimenti. Anche la paninoteca in cui e' stato arrestato, infatti, si trova nell' area portuale del Mandracchio e Picciafuoco vi era gia' stato altre volte. Gli agenti lo hanno preso alle spalle mentre vi stava entrando, intorno alle 22,30: vestito "decorosamente", in jeans e maglietta, barba rasata per non farsi riconoscere (ha tenuto solo i baffi), occhiali legati a una cordicella, Piacciafuoco non ha detto una parola, solo qualche battuta quando e' stato portato in questura, dove e' parso "rassegnato ma soprattutto seccato". In tasca aveva poche migliaia di lire e una regolare carta di identita'. Secondo gli inquirenti, dal 29 aprile ad oggi, l' estremista non si sarebbe sostanzialmente mosso dalle Marche. Il primo periodo di tempo lo avrebbe trascorso a Numana o a Sirolo, lungo la costa anconetana, poi si sarebbe recato per alcuni giorni a Roma, probabilmente presso un amico, e infine, dopo la lettura della sentenza di condanna emessa dalla Corte d' Assise d' Appello di Bologna, forse sentendosi non al sicuro, sarebbe rientrato ad Ancona. Ottimo conoscitore del territorio, dove solitamente si spostava in sella a un motorino o con mezzi pubblici, l' osimano ha cercato di dare il meno possibile nell' occhio, dormendo nell' alloggio di fortuna e magari, qualche notte, in una carrozza abbandonata nei pressi della stazione ferroviaria, e mangiando nei locali nei dintorni del porto. Sulla sua scelta di sottrarsi alla cattura restando nelle Marche si stanno ora facendo molte ipotesi: Picciafuoco, che viene descritto come un "cane sciolto", un solitario, privo di amicizie e con pochi legami familiari (una sorella, Mirella, presso cui aveva eletto il proprio domicilio, a Castefidardo, pur vivendo da solo in una casa di campagna poco distante da Osimo Stazione, e un altro parente), probabilmente non poteva contare su molti appoggi, anche se si pensa che ad Ancona aspettasse qualcuno. Le indagini, adesso, dovranno stabilire proprio questo: quali contatti abbia avuto o pensasse di stabilire. 

6 giugno - Richiesta di proscioglimento dall' accusa di strage per i neofascisti Stefano Delle Chiaie, Marco Ballan, Adriano Tilgher (strage stazione 2 agosto '80 e strage treno Italicus 4 agosto '74) e per Maurizio Giorgi (2 agosto '80); archiviazione per altri neofascisti indiziati di strage, tra i quali Augusto Cauchi. Richiesta di rinvio a giudizio per reati legati al depistaggio delle indagini per l' ex direttore del centro Sismi di Firenze, Federico Mannucci Benincasa, per il maggiore del Sios dell' aeronautica Umberto Nobili, per Ivano Bongiovanni e per Massimo Carminati, componente della banda della Magliana e amico d' infanzia di Valerio Fioravanti. Prescrizione per l' ex comandante carabinieri di Arezzo, Domenico Tumminello, per il col.Ignazio Spampinato e per Vincenzo Vinciguerra, il neofascista reo confesso della strage di Peteano. Queste le richieste formulate a conclusione dell' inchiesta-bis unificata sulle stragi della Stazione (85 morti e 200 feriti) e dell' Italicus (12 morti e 48 feriti) dal Pm Libero Mancuso (ora passato alla giudicante) nella sua requisitoria scritta. Il Giudice Istruttore Leonardo Grassi, che ha condotto insieme a Mancuso l' inchiesta sulle due stragi, ha depositato oggi la requisitoria che fino al 23 luglio sara' a disposizione dei difensori. Dopo le controdeduzioni della difesa Grassi decidera' entro luglio: potra' fare una sentenza di proscioglimento e o un' ordinanza di rinvio a giudizio. Grassi, che ha concluso cosi' l' istruttoria (l' inchiesta e' stata condotta con il vecchio rito), ha depositato anche la perizia di Giuseppe de Lutiis sulle strutture di guerra non ortodosse (da Gladio alla Rosa dei Venti, a strutture con uomini dei servizi, a gruppi al confine tra l' istituzionale e il non istituzionale). Il Pm Mancuso nella sua requisitoria ha chiesto, tra l' altro, la trasmissione di atti alle Procure dei Tribunali di Roma e Firenze. Alla Procura romana dovrebbero andare gli atti relativi ad attivita' cospiratoria che avrebbero condotto personaggi legati ai servizi segreti, mentre a quella del capoluogo toscano dovrebbero essere trasmessi - in base alla richiesta del Pm che comunque dovra' essere vagliata da Grassi - atti su Elio Ciolini, piu' volte coinvolto in depistaggi. Secondo quanto si e' appreso, le richieste di proscioglimento e archiviazione dall' accusa di strage per il gruppo legato ad Avanguardia Nazionale sarebbero state decise dal Pm in modo molto articolato. Infatti a carico dei neofascisti sarebbero stati raccolti diversi elementi ma sarebbe mancato l' ultimo anello per poter arrivare al giudizio. Maggiori elementi, invece, sarebbero stati raccolti per il ruolo centrale avuto da uomini dei servizi segreti e degli organi dello stato nei depistaggi che da sempre hanno caratterizzato le inchieste su Italicus e strage del 2 agosto '80. L' ex direttore Sismi di Firenze, nel capo di imputazione, era accusato di favoreggiamento, rivelazione di segreti e calunnia, per aver aiutato Augusto Cauchi a sottrarsi alle indagini sui fatti eversivi e per aver calunniato Licio Gelli, indicandolo come mandante di omicidi e stragi. A questa attivita' avrebbe concorso anche Nobili. Mannucci avrebbe inoltre contribuito, con il defunto capo del Sismi Giuseppe Santovito, a indurre il col.Ignazio Spampinato a rivelare il contenuto della perizia che, in qualita' di esperto balistico, gli era stata affidata dai giudici di Bologna per analizzare l' esplosivo usato alla stazione. Carminati a sua volta avrebbe fornito al Sismi le armi e l' esplosivo (del tipo usato per la strage) che vennero trovati a bordo del treno Taranto-Milano il 13 gennaio '81, e che fu un altro depistaggio. Di un altro depistaggio e' accusato anche Ivano Bongiovanni. La prescrizione per il col.Spampinato e' relativa proprio all accusa di aver rivelato i risultati della perizia. Prescrizione anche per l' accusa di favoreggiamento a carico dell' ex ufficiale dei carabinieri Tumminello, e per quelle di favoreggiamento e falsa testimonianza a carico di Vincenzo Vinciguerra, che avrebbe taciuto e mentito per aiutare gli autori della strage del 2 agosto. 

4 agosto - Proscioglimento o archiviazione dell' accusa di strage per alcuni neofascisti, rinvio a giudizio di alcuni ufficiali dei servizi segreti o delle forze armate e di altri personaggi legati ai depistaggi delle inchieste sulle stragi del 2 agosto '80 alla stazione di Bologna e sul treno Italicus del 4 agosto '74. Questa la conclusione dell' inchiesta bis unificata sui due attentati depositata dal Giudice Istruttore (si procede con il vecchio rito) di Bologna Leonardo Grassi che ha praticamente accolto le richieste del Pm Libero Mancuso e del suo successore Paolo Giovagnoli. 
  Strage 2 agosto (85 morti e 200 feriti) e reati connessi: proscioglimento per Stefano Delle Chiaie, Adriano Tilgher, Maurizio Giorgi, Marco Ballan.
  Strage Italicus (12 morti e 48 feriti) e reati connessi: proscioglimento per Stefano Delle Chiaie e Adriano Tilgher, archiviazione per Augusto Cauchi e altri neofascisti.
  Rinvio a giudizio (la data del processo davanti alla Corte d' Assise sara' fissata dal presidente del Tribunale) per i depistaggi delle indagini dell' ex direttore del centro Sismi Firenze Federigo Mannucci Benincasa, del maggiore del Sios dell' Aeronautica Umberto Nobili, del delinquente comune con simpatie di destra Ivano Bongiovanni e di Massimo Carminati, esponente della banda della Magliana e amico d' infanzia di Giusva Fioravanti. Prescrizione per Domenico Tuminello, ex comandante Carabinieri di Arezzo, per il reato di favoreggiamento; Mannucci Benincasa e il Col. dell' esercito Ignazio Spampinato per il reato di rivelazione di segreto di ufficio.
  Non procedibilita' per "bis in idem" nei confronti dei neofascisti Piergiorgio Marini e Giuseppe Ortenzi dei reati di banda armata e associazione sovversiva.
  Proscioglimento perche' il fatto non costituisce reato dall' accusa di favoreggiamento e falsa testimonianza di Vincenzo Vinciguerra, il neofascista reo confesso della strage di Peteano. Per questo reato (aver taciuto come testimone davanti alla Corte d' Assise del processo per il 2 agosto e ad altre autorita') i Pm avevano chiesto il rinvio a giudizio.
  Grassi ha ordinato una duplice trasmissione di atti. Alla Procura di Firenze quelli relativi ad Elio Ciolini, l' ex "superteste" del procedimento finito imputato per calunnia, perche' valuti l' eventuale concorso nel reato di un funzionario del Sismi identificato solo con il cognome. A quella di Roma gli atti relativi ad ipotesi di reato di attentato contro la Costituzione e cospirazione politica per Licio Gelli, gen. Gianadelio Maletti, cap.Antonio Labruna, Col.Giancarlo D' Ovidio, gen.Pietro Musumeci, col. Giuseppe Belmonte, Mannucci Benincasa e Nobili. Altri ufficiali sono morti. 

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1995

25 febbraio - Le "rivelazioni" di Valerio Fioravanti all' amico Massimo Sparti sulla propria presenza in stazione, in compagnia della moglie Francesca Mambro, in occasione del "botto" del 2 agosto '80; l' analoga presenza "inspiegata" di Sergio Picciafuoco; le "premonizioni" dell' estrema destra romana e veneta; gli strani omicidi di contorno. E un mitra Mab che lega indissolubilmente i Nar al Sismi del gen. Santovito, controllato direttamente da Licio Gelli e Francesco Pazienza. E' questa la linea di ragionamento della Corte d' assise d' appello di Bologna che ha depositato 466 pagine di motivazione della sentenza che il 16 maggio '94 condanno' all' ergastolo, per la strage, Fioravanti, Mambro e Picciafuoco, assolse da quell' accusa l' ideologo nero padovano Massimiliano Fachini, e dichiaro' la paternita' (10 anni ciascuno) di Gelli e Pazienza nei depistaggi sull' inchiesta del piu' grave eccidio del dopoguerra (85 morti e 200 feriti). Un' opera dalle finalita' "terroristiche", aggravante riconosciuta anche agli ufficiali deviati del Sismi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. La sentenza, al termine di un processo cominciato il 10 ottobre '93, durato 57 udienze, dopo una camera di consiglio di undici giorni confermo' sostanzialmente quella di primo grado dell' 11 luglio '88, ribaltata dalla generale assoluzione del primo processo d' appello il 18 luglio '90, poi annullata dalla Cassazione il 12 febbraio 1992. L' impianto accusatorio, in parte modificato in corso di processo, vedeva attorno all' attentato tre "cerchi concentrici": un' associazione eversiva, composta da neofascisti e servizi deviati, una banda armata costituita "appositamente", la strage vera e propria. L' associazione avrebbe dovuto coprire gli autori per imprimere una svolta autoritaria al paese, "antidemocratica e anticomunista". La prova preminente del processo sta nelle dichiarazioni di Sparti, malavitoso romano "sempre pronto a dare una mano" ai neofascisti. Per Valerio e il fratello Cristiano Fioravanti, era una specie di "papa"'. L' uomo riferi' che attorno al 4 agosto 1980 Fioravanti gli chiese documenti falsi per lui e la moglie, che erano stati notati in stazione vestiti da turisti tedeschi e commento': "Hai visto che botto". Per asseverare l' urgenza dei documenti, non esito' a minacciare di morte il figlio di Sparti. Secondo i giudici il malavitoso romano e' credibile, perche' confido' subito i suoi dubbi su Valerio a Cristiano (che confermo'), perche' ha avuto riscontro di altri testi e perche' sono provati i tentativi di farlo ritrattare. Fu inoltre spontaneo: quando parlo' confesso' un suo ruolo in altri delitti e non era ancora prospettata la possibilita' di vantaggi premiali. Valerio poteva ben confidarsi con lui, che era un "papa"', ma il fatto era cosi' grave che non esito' a minacciarlo. Un altro indizio scaturisce dalla "strana telefonata" di Luigi Ciavardini, amico dei Fioravanti e ora sotto processo per la strage al tribunale dei minori (all' epoca aveva 17 anni), alla fidanzata. Le disse di spostare un viaggio previsto da Roma a Venezia il 2 agosto. Per quella telefonata Valerio "voleva ucciderlo", ma alla fine ci fu un baratto. Se lui avesse "taciuto" sulla strage, sarebbe stato "coperto" in relazione all' omicidio del giudice Amato. Il palermitano Francesco Mangiameli fu ucciso per davvero "perche' sapeva qualcosa sulla strage". Lo dimostra, secondo l' accusa, un volantino di "Terza Posizione" in cui veniva definito l' 85/a vittima della strage. E poi c'e' la questione dell' alibi degli imputati, che non hanno mai chiarito i loro movimenti in quei giorni, i documenti della Destra sulle stragi, il convegno dell' istituto Pollio a Roma del '65, che individuava Bologna come simbolo dell' affermazione comunista, la testimonianza di Presilio Vettore, che dimostrava come la destra padovana, in particolare Roberto Rinani, che non poteva non essere controllato da Fachini, sapeva in anticipo di un fatto che sarebbe finito su "tutte le prime pagine dei giornali", l' inchiesta del col.Amos Spiazzi, che percepi' premonizioni della strage anche nella destra romana. E alcuni attentati (Acea, Centrale latte Roma, Laurentina, Sezioni Psi e Pci) dimostrano per i giudici la predisposizione alla strage dei Nar. I Nar, scrive la Corte, non furono vittime dei depistaggi del Sismi, che anzi si adopero' per "escluderli dal novero dei sospettati". E la strage non e' un delitto che si confessa, per ovvie ragioni: e' "un fardello troppo pesante", espone a rischi gravissimi. La confessione "implicherebbe il coinvolgimento di altri responsabili di piu' alto rango". Picciafuoco, ferito in stazione e fattosi curare sotto falso nome, non e' un "delinquente comune". Sono provati i suoi contatti con "Terza Posizione" e Radio Mantakas, emittente ascolana vicina alla destra eversiva. Non ha mai dato spiegazioni convincenti sulla sua presenza in stazione. Per quanto riguarda Rinani e Fachini, le rivelazioni di Vettore, confermate dall' amica Jeanne Cogolli, non bastano da sole a dare la prova di un loro coinvolgimento nella strage. Fachini veniva indicato come fornitore dell' esplosivo T4 usato per la bomba, ma da questa accusa e' stato assolto a Roma: per i giudici di Bologna "non si puo' che prenderne atto". Il T4 era comunque troppo facile da reperire. Anche se si fosse dimostrato che Fachini lo deteneva, sarebbe stato un indizio "scarso". Ne' sono provati i suoi contatti con Fioravanti. L' assoluzione e' per insufficienza di indizi. Il capitolo finale della sentenza riguarda la calunnia di Gelli, Pazienza, Belmonte e Musumeci, culminata nella valigetta piena d' armi e di esplosivo fatta trovare sul Taranto-Milano il 13 gennaio '81. Indirizzava le indagini sulla strage verso la pista internazionale, verso il gruppo tedesco Hoffmann, il francese Fane, e a Stefano Delle Chiaie. Secondo i giudici c'e' la prova che il vero capo del Sismi fosse Pazienza, che si adopero' per una serie di iniziative "in antitesi alle indagini bolognesi". Fu in un incontro a Ciampino, il 9 gennaio '81 tra lui, Santovito, Musumeci e Belmonte che fu deciso di consegnare l' informativa "Terrore sui treni" al gen.Notarnicola. La sua iniziativa coincide con quelle di Gelli, in grado di condizionare i servizi (in particolare il Sisde), i cui capi erano quasi tutti affiliati alla P2. La testimonianza di Elio Cioppa attribuisce anche a Gelli il "patrocinio" della pista internazionale e il complesso indiziario indica nel Venerabile "l' artefice delle deviazioni": c' era "piena comunita' di intenti" tra lui e Pazienza. Questi, "da buon mercenario", si butto' a capofitto nella deviazione "per il tornaconto che avrebbe avuto assecondando il potentissimo Gelli". Quella valigetta conteneva il Mab che, secondo il pentito Maurizio Abbatino, fu preso da Massimo Carminati nel deposito della banda della Magliana. "Il viaggio del mitra Mab - scrivono i giudici - e' un filo conduttore che porta dai Nar di Mambro e Fioravanti direttamente ai servizi", e' la prova della loro collaborazione. E "l' operazione-valigetta" aveva una portata "altamente terroristica". 

16 maggio - Si e' aperto questa mattina davanti alla Corte di Assise di Bologna (presidente Maurizio Millo, giudice a latere Iolanda Ricchi) il processo per i depistaggi delle indagini sulla strage alla stazione del capoluogo emiliano del 2 agosto '80. Il processo e' nato dalla riunificazione delle inchieste-bis sulla strage di Bologna e su quella del treno Italicus del 4 agosto '74. Restano cosi' imputati due ufficiali dello Stato, l' ex direttore del centro Sismi di Firenze Federigo Mannucci Benincasa e il maggiore del Sios dell' Aeronautica Umberto Nobili, oltre al "delinquente comune con simpatie di destra" Ivano Bongiovanni e a Massimo Carminati, esponente della banda della Magliana e amico d' infanzia di Valerio Fioravanti, condannato - quest' ultimo - per la strage alla stazione. All' apertura del processo in aula, pero', erano presenti solo Bongiovanni e Nobili. C' erano invece i parenti delle vittime. "E' inevitabile la nostra perseveranza - ha spiegato Torquato Secci, presidente dell' associazione familiari delle vittime - nel difendere il diritto alla vita di 85 innocenti. Purtroppo l' attenzione della stampa su questi fatti ci sembra scomparsa e per noi e' doloroso fare questa constatazione. Ci sono ancora pericoli che esisteranno sino a quando non si estirperanno le radici di questa malapianta". Il vicepresidente dell' associazione Paolo Bolognesi ha avuto accenti polemici nei confronti del' ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che all' epoca della strage di Bologna era presidente del Consiglio: "Per Ustica il sen.Cossiga ha detto che era stato fregato. Ora ha detto la stessa cosa per la strage alla stazione - ha affermato Bolognesi - E dire che in entrambi i casi era presidente del Consiglio". L' udienza ha visto la discussione per la costituzione delle parti civile, cui, in alcuni casi, si sono opposti i difensori degli imputati. I legali di Carminati hanno anche avanzato una richiesta di incompetenza territoriale, cui si e' opposto il Pm Paolo Giovagnoli. Sulle questioni deve pronunciarsi la Corte.

17 maggio - Il processo sui depistaggi delle indagini sulla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna passa alla corte di assise di Roma. Lo ha deciso dopo sei ore di camera di Consiglio la scorsa notte la corte di assise di Bologna davanti alla quale ieri si era aperto il processo. I giudici bolognesi hanno accolto un' istanza di incompetenza territoriale avanzata dai difensori di Massimo Carminati, l' ex capo della banda della Magliana, amico di Giusva Fioravanti, imputato insieme a due ufficiali dello Stato e a un delinquente comune con simpatie di destra. Nell' ordinanza la corte bolognese dichiara "la propria incompetenza per territorio a giudicare di tutti i reati di cui all' ordinanza di rinvio a giudizio e dispone la trasmissione degli atti relativi a tali reati alla corte di assise di Roma, competente per territorio". I difensori di Carminati avevano sollevato la questione ritenendo che la competenza per il reato contestato al loro assistito fosse di Roma, poiche' l' esponente della banda della Magliana procuro' nella capitale il mitra utilizzato per depistare le indagini. L' accusa - sostenuta dal Pm Paolo Giovagnoli - aveva replicato spieagando che non e' determinabile il luogo dove la banda armata si costitui', ma che e' Bologna il luogo dove consumo' l' ultimo reato, cioe' la strage della stazione. La Corte (presidente Maurizio Millo, giudice a latere Iolanda Ricchi) ha pero' considerato gia' spezzato il vincolo tra la strage e i depistaggi, che hanno originato due processi separati. Quindi per la vicenda del depistaggio il reato piu' grave e' quello di banda armata, che sarebbe stata organizzata e promossa a Roma. Un fenomeno romano - secondo i giudici - che pero' non ha escluso legami anche con neofascisti veneti e toscani. Il processo, nato dalla riunificazione delle inchieste-bis sulla stragi di Bologna e del treno Italicus del 4 agosto '74, cosi' passa alla Corte d' Assise della capitale. Ma se verra' nuovamente sollevata una questione di incompetenza territoriale spettera' alla Cassazione decidere in maniera definitiva dove celebrare il processo. Oltre a Carminati sono imputati l' ex direttore del centro Sismi di Firenze Federigo Mannucci Benincasa, il maggiore del Sios dell' Aeronautica Umberto Nobili e Ivano Bongiovanni. 

22 novembre - I giudici delle sezioni unite penali della Corte di Cassazione hanno cominciato oggi l'esame dei ricorsi presentati contro la sentenza della corte d'assise d'appello di Bologna che ha condannato all'ergastolo per la strage di Bologna Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Sergio Picciafuoco e con l'accusa di depistaggio, Licio Gelli, Francesco Pazienza e gli ex ufficiali del Sismi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. E' la seconda volta che le sezioni unite penali della suprema corte devono pronunciarsi sulla strage nella quale il 2 agosto del 1980 morirono 80 persone e ne rimasero ferite altre 200. "La sentenza della Corte d'Assise di Bologna - ha spiegato uno dei difensori di parte civile, Guido Calvi - c'e' apparsa solida e ben motivata. I motivi di ricorso infatti non sono riusciti neppure a scalfirla. L'auspicio e' che le sezioni unite rigettino i ricorsi. Dopo 16 anni - ha aggiunto ancora Calvi - al quinto giudizio e al secondo delle sezioni unite, mi sembra sia impensabile un ulteriore rinvio considerando la mole delle prove e l'assoluta logicita' delle argomentazioni della sentenza di merito". In aula sono presenti alcuni dei familiari e degli amici dei ricorrenti tra cui il fratello di Francesca Mambro e l'ideologo di destra Paolo Signorelli. 

22 novembre - Rigetto di tutti i ricorsi e annullamento della sentenza per quanto riguarda la posizione di Massimiliano Fachini e Roberto Rinani. E' questa la richiesta avanzata del procuratore generale Sebastiano Suraci durante l' esame dei ricorsi presentati dagli imputati condannati in appello per la strage di Bologna. "Ho affermato - ha spiegato Suraci - la piena validita' della sentenza di rinvio per quanto riguarda l' affermazione di responsabilita' di tutti gli imputati di strage e in piu' - ha aggiunto - ho chiesto un nuovo giudizio di merito per i due imputati Fachini e Rinani, assolti dai giudici di merito. Ho poi ritenuta valida la ricostruzione dei fatti operata dalla corte di Bologna circa l' azione di depistaggio messa in atto dai servizi segreti manovrati in maniera decisiva da Gelli e Pazienza che si avvelevano dell' appartenenza alla P2 dei direttori dei due servizi, il gen.Santovito e Grassini, per far fallire le indagini verso quegli ambienti della destra eversiva romana apparsi subito i veri responsabili della strage". La richiesta del Pg e' stata criticata dal fratello di Francesca Mambro, Italo. "Liquidare, cosi' come ha fatto il Pg, in cinque minuti una condanna per strage nei confronti di tre persone - ha spiegato - non so se sia una cosa che soddisfa appieno la giustizia e l' opinione pubblica". In aula c' erano tra gli altri il padre di Fioravanti e Massimiliano Fachini. 

23 novembre - Le sezioni unite penali della Corte di Cassazione hanno confermato la sentenza d'appello che ha condannato all'ergastolo per la strage di Bologna Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Per Sergio Picciafuoco, invece, la Corte ha disposto l'annullamento della sentenza con rinvio a Firenze. La Cassazione ha poi confermato la sentenza di assoluzione per Massimiliano Fachini e le condanne per Licio Gelli (dieci anni di reclusione), Francesco Pazienza (dieci anni) e gli ex ufficiali del Sismi Pietro Musumeci (otto anni e cinque mesi) e Giuseppe Belmonte (sette anni e undici mesi). "La sentenza e' giusta, ma tardiva nei confronti di Sergi Piccafuoco - ha commentato il suo difensore Marcantonio Bezicheri - ma profondamente ingiusta nei confronti di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. Questa decisione non puo' che lasciare dell' amarezza". Amaro il commento di Paolo Signorelli presente alla lettura del dispositivo: "Si tratta di una sentenza compromissoria voluta da chi continua a dirigere i giochi in relazione a stragi che non hanno assolutamente matrice fascista come in particolare quella di Bologna, che compare sullo scenario in relazione al massacro di Ustica. Si condannano due indifendibili e si fa addirittura scomparire dal teorema l' esecutore materiale, il povero ladro Piccafuoco, presente per sbaglio alla stazione di Bologna". Duro anche il commento di Massimiliano Fachini, ormai definitivamente assolto dall'accusa di strage: "Valerio e Francesca sono le ulteriori due vittime della strage di Bologna. Non e' un caso che li abbiano voluti condannare. Lo hanno fatto perche' non vogliono che si conosca mai la verita"'. Positivo invece il giudizio dell' avvocato di parte civile Guido Calvi:"Mi sembra - ha detto - che siamo di fronte ad un passo importante". Si tratta di una verita' accertata, rimangono ancora diverse cose da chiarire, ma il passo piu' importante verso la verita e' stato fatto". "Non e' possibile, non e' possibile e' uno schifo" e ancora "Francesca e Valerio non sono degli stragisti, non lo sono mai stati". Italo Mambro non e' riuscito a trattenere lo sconforto alla lettura del dispositivo che non ha nemmeno ascoltato fino in fondo. E' uscito dall' aula con le mani fra i capelli, seguito dagli altri due fratelli della Mambro, Mario e Mariano. Attonito e senza parole, il padre di Valerio Fioravanti e' invece rimasto impassibile. Dopo pochi minuti si sono allontanati tutti insieme i parenti e gli amici di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, senza dare ascolto ai giornalisti che li seguivano per avere un commento alla sentenza. Il senatore di An Antonio Lisi, l' altro difensore di Sergio Picciafuoco, ha commentato la decisione sostenendo che "il teorema accusatorio confezionato per Picciafuoco e' crollato interamente dinanzi alle sezioni unite della Cassazione. Non e' stato sufficiente essere presenti in stazione per essere condannati per il reato di strage. Sarebbe stato il mantenere l' ergastolo il piu' clamoroso errore giudiziario della giustizia italiana". "Forse Francesca, per questo Natale avrebbe potuto avere un permesso - ha aggiunto l' avvocato Ambra Giovene che nel giudizio di merito aveva difeso Francesca Mambro e Valerio Fioravanti - magari anche solo di 24 ore. Ormai e' l' unica ad essere rimasta in carcere. Tutte, a cominciare dall' ex Br Anna Laura Braghetti, sono in regime di semiliberta'. E invece con questa sentenza non uscira' mai piu'. Questa decisione, per la Mambro e' come una pietra tombale". Raggiunto telefonicamente il fratello di Francesca Mabro ha poi accettato di commentare il dispositivo delle sezioni unite ribadendo che "Francesca e Valerio non c'entrano nulla con questa strage". "Loro, con questa sentenza - ha detto - sono diventati l' 85/ma e l' 86/ma vittima della strage. E il tempo ci dara' ragione, dimostrera' l' assoluta estraneita' di loro due a questi fatti". Il dispositivo, letto in aula dal presidente Aldo Vessia, e' arrivato dopo circa tre ore e mezza di camera di consiglio. "La sentenza emessa dalla Corte di Cassazione nel processo sulla strage alla stazione di Bologna, che ha confermato la condanna all' ergastolo per Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, genera un sentimento di profonda angoscia in tutti coloro che, al di la' degli schieramenti ideologici e politici, hanno ritenuto labili e contraddittori gli elementi d' accusa portata nei loro confronti". Lo ha detto l' avvocato Alessandro Pellegrini, difensore di Massimiliano Fachini. "I due giovani sono stati condannati senza che neppure si conosca esattamente quale sarebbe stata la loro condotta - ha sottolineato Pellegrini - nella causazione dell' attentato: esecutori materiali, fornitori dell' esplosivo, ispiratori, mandanti? E quale sarebbe stato il movente che li avrebbe ispirati? Domande senza risposta. La conferma dell' assoluzione per Massimiliano Fachini, infine, pone termine a un calvario durato 15 anni, di cui 10 in carcere in stato di custodia cautelare: chi mai potra' risarcirlo per questo?". 

25 novembre - Francesco Pazienza e' stato arrestato questo pomeriggio alle 17 nella sua abitazione di Lerici (La Spezia) in conseguenza della sentenza di giovedi' della Cassazione, che ha reso definitiva la condanna a 10 anni per aver depistato le indagini sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto '80. L' ordine di carcerazione a carico di Pazienza e' stato firmato dal Pg Franco Quadrini, che aveva sostenuto l' accusa nei due processi d' appello per la strage, il quale ha dato l' ordine di eseguirlo ai Carabinieri del nucleo di Polizia giudiziaria di Bologna, comandato dal Ten.Col. Rizzo. Ad eseguire poi materialmente l' arresto sono stati i militari della Compagnia di Sarzana, competente territorialmente su Lerici. Secondo quanto si e' appreso, Pazienza e' stato poi portato nel carcere di La Spezia. L' ordine di carcerazione per Pazienza e' scattato in quanto deve scontare un residuo di almeno tre anni e sette mesi. Se il conteggio del residuo di pena fatto sulla base della carcerazione preventiva gia' scontata e delle eventuali riduzioni intervenute nel frattempo per indulto fosse stato inferiore ai tre anni l' uomo d' affari ligure non sarebbe tornato dietro le sbarre. Sono ancora da decidere le posizioni degli ex ufficaili Sismi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, a carico dei quali la Cassazione ha confermato, sempre per depistaggio, le pene, rispettivamente a otto anni e cinque mesi e sette anni e 11 mesi. I conteggi per i due sono ancora in corso. Non potra' invece avere esecuzione la condanna a 10 anni, sempre per depistaggio, a carico di Licio Gelli, poiche' l' estradizione del "venerabile" dalla Svizzera in Italia vale solo per il "crack" del Banco Ambrosiano, processo ancora in attesa di sentenza. Pazienza a fine anni '70 entro' in contatto con il generale Santovito, allora capo del Sismi, organismo di cui sarebbe entrato a far parte. Un volta nel servizio segreto militare - secondo l' accusa - sarebbe diventato il vero capo del Supersismi, una sorta di "servizio segreto nel servizio segreto". E da capo del Supersismi insieme a Licio Gelli avrebbe architettato l' operazione "terrore sui treni", che porto' ad un clamoroso depistaggio sulla strage alla stazione: il ritrovamento, avvenuto il 13 gennaio '81, di una valigetta con esplosivo a bordo del rapido Taranto-Milano. La scoperta dell' esplosivo avvenne quando il convoglio era fermo alla stazione di Bologna. L' obiettivo era depistare le indagini verso un pista "internazionale" che portava in Germania e in Francia. Pugliese di Monteparano (Taranto) una laurea in medicina con lode, conoscitore di piu' lingue, Pazienza ha oggi 49 anni. Di lui i giornali parlarono per la prima volta quando si interesso' di un viaggio negli Usa di una delegazione Dc guidata dall' allora segretario Flaminio Piccoli. La missione riusci' brillantemente grazie ai suoi buoni legami con l' amministrazione Reagan. I suoi rapporti con gli Usa vanno, infatti, indietro nel tempo, quando Pazienza faceva da consulente a grandi imprese di tutto il mondo. Secondo quanto spiego' lo stesso Pazienza, proprio i rapporti d' affari lo portarono in contatto con Santovito. Fu il generale capo del Sismi ad accreditare l' uomo di affari negli ambienti politici ed economici, a cominciare da Roberto Calvi. Dopo la morte di Calvi, nel giugno '82, e l' uscita di Santovito dal Sismi, Pazienza si defilo', e lascio' l' Italia dove molti magistrati si stavano occupando di lui: dalle Seychelles a Panama, da Panama agli Stati Uniti. A New York venne arrestato in base ad un mandato di cattura della Procura di Milano per bancarotta fraudolenta. Arrestato anche per il depistaggio della strage, Pazienza nei mesi scorsi e' tornato alla ribalta delle cronache per aver presentato una querela contro Ali Agca che lo aveva coinvolto nell'inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. 

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