1991
5 febbraio - L' ex "superteste" delle indagini
sulla strage alla stazione di Bologna, il latitante toscano Elio Ciolini,
le cui "rivelazioni" risultate infondate coinvolsero politici, finanzieri
e giudici, e' stato condannato a nove anni di carcere (quattro condonati)
per calunnia. Il tribunale ha ammesso al risarcimento del danno in sede
civile il ministro degli esteri Gianni De Michelis e il finanziere Umberto
Ortolani, mentre le altre parti lese, tra cui il vicepresidente del consiglio
Claudio Martelli, Gianni Agnelli, il petroliere Attilio Monti, l' ex procuratore
di Roma Achille Gallucci, Licio Gelli, il neofascista Stefano Delle Chiaie,
avevano gia' rinunciato a perseguire civilmente Ciolini. Nel racconto al
giudice istruttore di Bologna Aldo Gentile, fatto nel 1982 nel carcere
svizzero di Champ Dollon dove era rinchiuso, Ciolini disse che la strage
di Bologna era stata decisa da Gelli, con l' acquiescenza di Monti, Ortolani
e Gallucci, per coprire una colossale operazione finanziaria Eni-Petronim,
ed affidata agli uomini di Delle Chiaie. La decisione sarebbe stata presa
durante una riunione della "Loggia Montecarlo", inserita nella "Trilateral",
un' associazione realmente esistente ma che Ciolini descrisse come un'
organizzazione terroristica mondiale che aggregava eminenti personalita'.
L' operazione fu sorretta - disse ancora Ciolini - da un versamento di
575 milioni a favore dell' on. Martelli, ma le ricevute bancarie svizzere
fornite si rivelarono falsificate. Il Pm Libero Mancuso, che aveva chiesto
la condanna a dieci anni, ha sostenuto che l' obiettivo di Ciolini, "inserito
nello stesso ambiente che ha inteso screditare", era quello di evitare
che i mandanti e gli esecutori della strage fossero assicurati alla giustizia.
"Che Ciolini abbia inventato tutto e abbia scelto da solo gli obiettivi
e' un' idea folle". Il magistrato ha fatto l' esempio delle calunnie contro
Martelli e De Michelis, che ricordano - ha detto - certe manovre della
P2 contro uomini del Psi. Mancuso ha citato l' esempio di un appunto sequestrato
a Castiglion Fibocchi a Licio Gelli, relativo a un presunto versamento
di tre milioni di dollari dal conto svizzero del finanziere Guido Calvi
a Martelli ma diretto a Bettino Craxi. L' inchiesta scaturita da quell'
appunto e' stata archiviata - ha aggiunto il Pm - ma e' in corso un nuovo
procedimento su querela di Martelli nei confronti di Gelli, per una lettera
scritta al deputato socialista dall' ex "venerabile" alcuni mesi fa dal
contenuto ritenuto "ricattatorio". Mancuso aveva chiesto al tribunale di
attendere l' esito di quest' inchiesta o di acquisire direttamente i documenti
bancari che l' autorita' elvetica ha detto di essere disponibile a fornire.
Secondo Mancuso, Ciolini ha fatto quello che gli diceva di fare l' avvocato
fiorentino Federico Federici, morto alcuni anni fa, che da alcune indagini
- ha concluso il Pm - e' risultato che prendesse ordini direttamente da
Licio Gelli.
15 aprile - Il Gip del tribunale dei minorenni
di Bologna Luigi Martello si e' riservato di decidere se disporre ulteriori
indagini relative al procedimento a carico del neofascista Luigi Ciavardini
per la strage di Bologna del 2 agosto 1980. La richiesta del supplemento
di indagini e' stata avanzata questa mattina nel corso dell' udienza preliminare
dagli avvocati di parte offesa. Il Pm e il legale di Ciavardini, che all'epoca
della strage era minorenne, hanno chiesto l' archiviazione del procedimento.
In particolare, secondo la parte offesa, sarebbe necessario chiarire i
rapporti tra Ciavardini e Francesco Mangiameli (l' estremista di destra
ucciso dai suoi camerati) e tra Ciavardini e Sergio Picciafuoco. Un teste
infatti, sempre secondo i legali, avrebbe riferito che Picciafuoco frequentava
Radio-Mantakas, un' emittente privata di Osimo di estrema destra, e che
c' era anche un "certo Luigi" che potrebbe essere Ciavardini. E' stata
avanzata anche la richiesta di sentire Vincenzo Vinciguerra e Amos Spiazzi.
Quest' ultimo dovrebbe essere interrogato in merito ai contenuti di un'
intervista che rilascio' subito dopo la strage al settimanale "l' Espresso".
La parte offesa ha infine chiesto che la decisione sul conto di Ciavardini
venga presa solo dopo la sentenza della Cassazione sul procedimento principale,
cioe' quello sull' attentato alla stazione. Il procedimento a carico di
Ciavardini, che il 2 agosto 1980 non aveva ancora compiuto 18 anni, e'
infatti uno stralcio dell' inchiesta sulla strage alla stazione, e fa riferimento
ai reati di banda armata e strage. Ciavardini e' stato condannato recentemente
in appello a 10 anni e sei mesi per concorso nell' omicidio del giudice
romano Mario Amato, per il quale erano gia' stati condannati all' ergastolo
i terroristi neri Gilberto Cavallini, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.
Questi ultimi due erano stati condannati all' ergastolo in primo grado
per la strage di Bologna e in appello erano stati assolti dall' accusa
principale e condannati per banda armata.
22 aprile - Un supplemento di indagini e' stato
disposto dal Gip del Tribunale per i minorenni di Bologna Luigi Martello
nei confronti del neofascista Luigi Ciavardini, sotto inchiesta per la
strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, avvenuta quando aveva
17 anni. Il giudice ha accolto solo parzialmente le richieste dei difensori
di parte civile che volevano approfondimenti ad ampio raggio sulla figura
di Ciavardini e sui suoi legami con altri personaggi della destra eversiva
e della criminalita' comune inquisiti nell' ambito del processo principale
per la strage, di cui quello contro il neofascista costituisce uno stralcio.
Gli accertamenti (che il Pm, il quale invece aveva chiesto l' archiviazione
del procedimento, dovra' concludere entro il 30 settembre) riguardano l'
audizione di un testimone, le cui generalita' per motivi di sicurezza vengono
tenute segrete. Il testimone ha parlato recentemente ai giudici di legami
tra Sergio Picciafuoco, uno dei quattro condannati all' ergastolo in primo
grado e poi assolto in appello per quella strage, e Radio Mantakas, un'
emittente di Osimo vicina all' estrema destra, che potrebbe essere stata
frequentata anche da Ciavardini. Secondo l' accusa Ciavardini sarebbe stato
il tramite tra Picciafuoco e i coniugi dei Nar Valerio Fioravanti e Francesca
Mambro, anche loro prima condannati e poi assolti per la strage. Il giudice
ha disposto inoltre l' acquisizione degli atti di altri procedimenti a
carico di Ciavardini.
28 dicembre - L' ex "superteste" nelle indagini
sulla strage alla stazione di Bologna, il fiorentino Elio Ciolini, 45 anni,
le cui rivelazioni in merito alla strage, che coinvolgevano politici, finanzieri
e giudici appartenenti a un' ipotetica "Loggia Montecarlo", risultarono
infondate, e' stato arrestato dai carabinieri del Ros e del nucleo operativo
a Firenze e si trova adesso nel carcere di Sollicciano. L' uomo, latitante,
era ricercato su ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Bologna
il 28 novembre scorso, in seguito alla sentenza che lo aveva condannato
a nove anni (di cui quattro condonati) di reclusione per i reati di calunnia
e truffa allo Stato. Ciolini, che secondo i carabinieri si trovava da alcuni
mesi in Italia, e' stato fermato mentre usciva dall' abitazione della sorella
di sua madre, in via Palazzo dei Diavoli, dove aveva preso alloggio da
qualche tempo insieme alla convivente peruviana, Carmen Rosa Cubas Pera,
di 29 anni. Ciolini si faceva passare per un peruviano, Bruno Ribera, ma
aveva anche una carta d' identita' italiana falsificata. I carabinieri
hanno denunciato la convivente, la zia di Ciolini Fiorenza Baccioni di
55 anni, il marito Franco Valencetti di 59, e la loro figlia Fabiana di
18, per favoreggiamento. Durante una perquisizione nella casa i carabinieri
hanno sequestrato agende, documenti ed appunti di Ciolini. Ciolini era
stato rinviato a giudizio dal giudice istruttore Vito Zincani "per l' ampia
manovra di inquinamento e depistaggio capace di paralizzare l' intera attivita'
investigativa diretta ad individuare gli autori della strage". Mentre era
detenuto in Svizzera per truffa, Ciolini, in una deposizione ai giudici
di Bologna fatta nel 1982, si defini' agente dei servizi segreti francesi,
racconto' - successivamente ritratto' le sue "rivelazioni", cosa che non
gli ha evitato la condanna per calunnia - che il finanziere Umberto Ortolani,
il petroliere Attilio Monti e l' ex procuratore di Roma Achille Gallucci
facevano parte della "Loggia Montecarlo", emanazione della "P2", e accuso'
gli appartenenti alla Loggia (tra cui Licio Gelli, Umberto Calvi, Romano
Battelli e l' avvocato Federico Federici) di avere organizzato la strage
di Bologna, eseguita dagli uomini del neofascista Stefano Delle Chiaie.
"L' organizzazione terroristica mondiale 'Trilateral', di cui la 'Loggia
Montecarlo' faceva parte, era - secondo la deposizione del "superteste"
- responsabile anche delle stragi di piazza Fontana, del treno Italicus
e del golpe Borghese". Elio Ciolini, ex dipendente delle Poste, era conosciuto
dalla Questura di Firenze per una serie di truffe. Della ritrattazione
di Ciolini il giudice Zincani parla nel rinvio a giudizio come di un "tardivo
e maldestro tentativo di coinvolgere gli stessi magistrati destinatari
della sua falsa testimonianza, indicandoli come consapevoli strumenti di
una manovra di inquinamento delle indagini". Obiettivo di Ciolini, secondo
Libero Mancuso, pubblico ministero al processo, "inserito nello stesso
ambiente che ha inteso screditare", era quello di "evitare che i mandanti
e gli esecutori della strage fossero assicurati alla giustizia. Che Ciolini
abbia inventato tutto ed abbia scelto da solo gli obiettivi e' un' idea
folle". D' accordo anche il giudice Zincani secondo il quale, pero', accanto
al movente del depistaggio c' erano anche quelli di ottenere i benefici
della liberta' personale e denaro dallo Stato. Stanno ancora proseguendo
le indagini per accertare chi fossero i complici di Ciolini nel mettere
in piedi il depistaggio, visto che "non sembra possibile sostenere - si
legge
ancora nel rinvio a giudizio - che la sola persona di Ciolini sia stata
in grado di provocare conseguenze di cosi' ampia portata".
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1992
4 febbraio - Con la relazione di quasi due ore
letta dal consigliere Umberto Feliciangeli e' cominciato oggi nell' aula
magna della Cassazione, davanti alle Sezioni Unite penali, presidente Ferdinando
Galli Fonseca, il riesame della sentenza d'appello del processo per la
strage di Bologna nella quale morirono 85 persone e ne rimasero ferite
altre 200. Il relatore ha ricordato quello che accadde il 2 agosto '80
alla stazione di Bologna, quando un' ala dell' edificio fu distrutta da
una bomba e ha rammentato gli episodi piu' importanti di un processo durato
oltre 10 anni. Gli avvocati delle parti civili, al termine della relazione,
hanno spiegato ai magistrati della Suprema Corte i motivi dei loro ricorsi
contro la sentenza della Corte d' assise d' appello di Bologna che aveva
ridotto le pene degli imputati e annullato i quattro ergastoli decisi in
primo grado. Gli avvocati hanno quasi tutti concordato su un punto: la
sentenza d' appello "non analizza - come ha detto Enzo Ciardulli Vice Avvocato
Generale dello Stato - i fatti nel loro insieme, ma li esamina uno ad uno
togliendo ad ogni singolo avvenimento l' effetto probatorio che altrimenti
avrebbe avuto. In poche parole, c'e' stato un travisamento dei fatti e
un' errata ricostruzione delle prove". Dello stesso avviso anche l' avvocato
di parte civile Guido Calvi che ha parlato "di rifiuto da parte dei giudici
di Bologna di leggere la strage nel quadro storico dei fatti eversivi in
cui e' maturata". L'avvocato dello Stato Ciardulli, nel corso del suo intervento,
ha poi contestato quella che sara' una delle tesi della difesa di Stefano
Delle Chiaie, accusato di associazione sovversiva con finalita' di terrorismo
ed eversione dell' ordine democratico e assolto in primo e secondo grado.
Gli avvocati di Delle Chiaie infatti, sostengono che il ricorso in Cassazione
non e' mai stato notificato al loro assistito entro i termini stabiliti
dalla legge. "In realta' - ha spiegato Ciardulli - si tratta di una storia
piuttosto singolare. L' avvocatura dello Stato di Bologna ha passato nei
termini il ricorso per la notifica agli ufficiali giudiziari e questi,
sempre nei termini, lo hanno notificato a mezzo posta a Delle Chiaie. L'
atto pero' e' tornato indietro con la postilla "non consegnato perche'
sconosciuto al citofono'. E ora il ricorso rischia di essere considerato
inammissibile". Ad assistere alla prima udienza del dibattimento, che probabilmente
durera' altri due giorni, c'erano anche Paolo Signorelli, indicato come
l' ideologo dell' eversione neofascista e Massimiliano Fachini, condannati
all' ergastolo in primo grado e poi assolti in appello. Dopo quasi otto
ore di dibattimento si e' conclusa la prima udienza del riesame della sentenza
di secondo grado per la strage della stazione di Bologna. La requisitoria
del PG e' prevista per domani mattina verso le dieci. Nel pomeriggio i
magistrati della suprema corte hanno ascoltato gli avvocati delle parti
civili che hanno ribadito l' insufficiente motivazione e l' erronea valutazione
della prova della sentenza d' appello. "E' impossibile per ora fare previsioni
- ha commentato l' ideologo di destra Paolo Signorelli presente all' udienza
- sono cosi' abituato a vedere tutto e il contrario di tutto che davvero
non riesco a immaginare come andra' a finire. Un eventuale annullamento
della sentenza di secondo grado cadrebbe a concia nell' attuale momento
elettorale perche' in una certa parte d' italia, mi riferisco a Bologna,
sembra che nulla sia avvenuto, che nessun muro sia crollato e che il comunismo
non sia ancora morto". Gli avvocati della difesa saranno ascoltati nell'
udienza di domani mattina al termine della requisitoria del sostituto procuratore
generale.
5 febbraio - Il Sostituto Procuratore generale
Renato Viale ha chiesto oggi, al termine di una requisitoria durata quasi
due ore, l' annullamento della sentenza d' appello del processo per la
strage della stazione di Bologna avvenuta nel 1980, confermando in sostanza
il giudizio di primo grado. Per giungere alla condanna di quelli che considera
i responsabili della strage nella quale morirono 80 persone e ne rimasero
ferite altre 200, il sostituto procuratore generale Viale, ritiene necessario
un nuovo processo. Solo in questo modo infatti, ha spiegato il Pg nella
sua requisitoria, sarebbe possibile ottenere una rilettura piu' attenta
degli atti e un' acquisizione piu' esatta e puntuale delle prove. La sentenza
d' appello, ha spiegato Viali, carente anche sotto il profilo della motivazione,
non ha valutato le prove in modo corretto e non ha inquadrato la strage
nel contesto politico eversivo di quegli anni. Ogni fatto, secondo il Pg,
e' stato analizzato nella sua singolarita', mentre doveva essere considerato
nell' insieme di una vicenda politica ed eversiva piuttosto complessa.
Alla luce di questa interpretazione, ha aggiunto ancora Viale, i giudici
d' appello non avrebbero prestato la giusta attenzione anche ad altre vicende
politiche e processuali di importanza vitale per la comprensione della
vera natura di questo attentato. La strage di Piazza Fontana o quella di
Peteano, cosi' come le sentenze dei processi per la Loggia P2 o per la
Rosa dei Venti, non potevano lasciar spazio a dubbi: nell' Italia di quegli
anni esisteva un' associazione eversiva occulta, appoggiata e protetta
dai Servizi Segreti che agiva per il sovvertimento delle istituzioni attraverso
la lotta armata e la strategia della tensione. Viale, nel corso della requisitoria,
ha in sostanza fatto propria la tesi espressa dal Procuratore generale
di Bologna nelle motivazioni del suo ricorso, secondo la quale "un' idea,
una struttura associativa e un dichiarato obiettivo politico cercavano
la loro affermazione attraverso un programma di violenze portato avanti
da un braccio armato, clandestino e dislocato in forma di arcipelago non
comunicante nelle sue varie articolazioni, ma saldamente unito nel fine
da raggiungere e coordinato da una direzione strategica unitaria che dietro
le quinte muoveva le fila dell' organizzazione che le generava". Il PG
ha quindi chiesto tra l' altro l' annullamento della sentenza assolutoria
di secondo grado per Valerio Fioravanti e sua moglie Francesca Mambro,
Massimiliano Fachini e Sergio Picciafuoco che in primo grado erano stati
invece condannati all' ergastolo. Annullamento della sentenza d' appello
anche per Licio Gelli, Francesco Pazienza, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte,
assolti dal reato di calunnia, dopo aver riportato una condanna a 10 anni
ciascuno. Dovra' poi essere rivista anche la posizione di Paolo Signorelli
condannato in primo grado a 12 anni per banda armata e assolto in appello.
Nel pomeriggio la parola agli avvocati della difesa. Domani non si terra'
udienza e la sentenza e' prevista per venerdi' sera.
12 febbraio - Per la la strage della stazione
di Bologna si ricomincia tutto da capo. I giudici delle sezioni unite penali
della Corte di cassazione hanno infatto annullato la sentenza della Corte
di assise di appello di Bologna che riduceva le pene e assolveva gli imputati
condannati in primo grado all' ergastolo. I giudici della corte suprema,
dopo 13 ore di Camera di consiglio hanno annullato la sentenza di secondo
grado nei confronti di Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Massimiliano
Facchini e Sergio Picciafuoco per quanto riguarda i reati di strage, omicidio,
porto illegali di esplosivo e attentato ad impianti di pubblica utilita'.
I giudici delle sezioni unite penali hanno inoltre annullato la sentenza
della corte d' assise d' appello nei confronti di Massimiliano Facchini,
sergio Picciafuoco e Roberto Rinani per quanto riguarda il reato di banda
armata. Si dovra' rifare un nuovo processo anche per Licio Gelli e Francesco
Pazienza sul punto relativo al reato di calunnia e per Giuseppe Belmonte
e Pietro Musumeci per quanto concerne la circostanza aggravante del terrorismo
contestata in relazione al reato di calunnia. Un' altra sezione della corte
di assise di appello di Bologna dovra' adesso riaprire il caso e cercare
di fare luce sulla strage che provoco' nella stazione di Bologna la morte
di 85 persone e il ferimento di altre 200. "Con questa sentenza - ha detto
l' ideologo di destra paolo signorelli - si celebra la vittoria del partito
trasversale su quello obliquo". La procura generale di Bologna verra' a
conoscenza dell' annullamento con rinvio deciso dalle sezioni unite penali
della cassazione soltanto domattina attraverso i giornali. La cancelleria
della sezioni unite e' infatti l' unica delle sezioni penali a non avere
un fax. Le sezioni unite penali hanno inoltre disposto la cancellazione
delle frasi offensive nei confronti della Corte di Assise di Appello di
Bologna contenute nei motivi di ricorso dell'avvocatura dello Stato di
Bologna. Con la sentenza della corte l' ideologo di destra Paolo Signorelli
esce definitivamente assolto dal processo per la strage di Bologna.
16 marzo - Il Gip del Tribunale dei minori di
Bologna Luigi Martello ha disposto il rinvio a giudizio del neofascista
Luigi Ciavardini per concorso nella strage alla stazione di Bologna del
2 agosto '80 (85 morti e 200 feriti). Ciavardini (ha 29 anni ma nell' agosto
'80 ne aveva 17) sara' giudicato dal Tribunale dei minori di Bologna il
20 novembre prossimo. Ciavardini, che e' gia' in carcere per l' omicidio
del giudice Mario Amato, ucciso a Roma il 23 giugno 1980 dai Nar (Nuclei
armati rivoluzionari), e' accusato della strage in concorso con Valerio
Fioravanti, Francesca Mambro, Massimiliano Fachini e Sergio Picciafuoco.
I quattro sono stati condannati in primo grado per la strage, assolti in
appello e di recente (il 12 febbraio) la Cassazione a sezioni unite ha
deciso che il processo venga nuovamente celebrato. "Secondo noi vi era
- ha commentato l' avvocato Gianni Correggiari che con il collega Gianfranco
Bordoni difende Ciavardini - una assoluta infondatezza sulla notizia di
reato per il rinvio a giudizio. L' accusa e' basata su fonti dequalificate,
su indizi non certi e su mere congetture". Corregiari ha anche ricordato
che il Pm aveva chiesto l' archiviazione della posizione di Ciavardini,
poi era stato disposto un supplemento di indagine su richiesta delle parti
civili. Secondo Correggiari il rinvio a giudizio non sarebbe stato determinato
da elementi emersi durante il supplemento di indagine ma per la sentenza
della Corte Costituzionale, intervenuta nel frattempo, che ha molto ristretto
i casi in cui e' possibile l' archiviazione per infondatezza di prove.
21 aprile - Una comunicazione giudiziaria a carico
del tenente colonello Federico Mannucci Benincasa, ex responsabile del
centro Sismi di Firenze, e' stata emessa dai magistrati incaricati dell'
inchiesta-bis sulla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna (85
morti e 200 feriti), il Giudice Istruttore Leonardo Grassi e il Pm Libero
Mancuso. Secondo quanto si e' appreso il provvedimento nei confronti di
Mannucci Benincasa, che e' stato a capo del Sismi fiorentino per 18 anni,
sarebbe in relazione alle nuove indagini sugli ipotizzati depistaggi nella
prima inchiesta per la strage. Il nome del tenente colonnello Federico
Mannucci Benincasa, originario di Zauia in Libia, era gia' comparso piu'
volte nel corso dell' inchiesta sulla strage di Bologna. Il 14 gennaio
1985 il giudice istruttore fiorentino Rosario Minna interrogo' l' ufficiale
nell' ambito di un' inchiesta sugli attentati ai treni in Toscana, per
cercare di chiarire i suoi presunti rapporti con il latitante Augusto Cauchi:
tra le altre cose, il giudice chiese a Mannucci Benincasa di precisare
in cosa consistesse l' "attivita' informativa" che risultava aver svolto
nel settembre 1980 sulla strage. L' ufficiale, su disposizione dell' allora
direttore del Sismi, ammiraglio Fulvio Martini, oppose il segreto di Stato,
confermato poi il 28 marzo 1985 dal presidente del consiglio dell' epoca,
on. Bettino Craxi. Il 5 dicembre 1989, in un' interrogazione parlamentare,
l' on. Luigi Cipriani (Dp) sostenne che "durante il processo per la strage
di Bologna, furono messe in atto azioni depistanti da parte di Mannucci
Benincasa". Affermazioni che, secondo l' interrogazione, sarebbero avvalorate
da una deposizione resa in questo senso ad una commissione parlamentare
d' inchiesta dall' ex comandante della prima divisione del Sismi, generale
Pasquale Notarnicola. Secondo quanto e' emerso dalle indagini della magistratura
bolognese, l' ex capo del Sismi a Firenze avrebbe agito a Bologna con lo
pseudonimo di "dottor Manfredi". Sotto quest' identita', Mannucci Benincasa
avrebbe contattato alcuni giornalisti - secondo quanto riportato nell'
interrogazione redatta da Cipriani sulla base delle deposizioni del generale
Notarnicola - dando vita alle presunte "azioni depistanti", tese a mettere
in cattiva luce due magistrati che stavano indagando sulla strage. Gli
episodi sarebbero avvenuti negli stessi giorni in cui ai giudici bolognesi
stava facendo le proprie "rivelazioni" (poi risultate prive di fondamento)
l' ex vigile urbano fiorentino Elio Ciolini, che chiamo' in causa per la
strage un' inesistente "Loggia Montecarlo", di cui avrebbero fatto parte
esponenti di primissimo piano del mondo della politica e della finanza.
Il tenente colonnello Mannucci Benincasa e' attualmente sotto inchiesta
anche per il disastro di Ustica. All' inizio dello scorso gennaio, l' ufficiale
ha ricevuto una delle 13 comunicazioni giudiziarie firmate dal giudice
romano Rosario Priore, nelle quali si ipotizzava il depistaggio delle indagini
sulla tragedia del Dc-9 dell' Itavia del 27 giugno 1980 (le altre hanno
raggiunto, tra gli altri, i generali dell' aeronautica Franco Pisano, Lamberto
Bartolucci e Zeno Tascio).
5 giugno - Anche se tra terroristi di destra ed
esponenti dei servizi segreti non si e' creata una vera e propria associazione,
c'e' stato comunque un incontro di interessi sotteso "alla contiguita'
e convergenze di condotte". Questo quanto emerge dalla motivazione della
sentenza delle sezioni unite penali della Cassazione sulla strage di Bologna,
che il 2 agosto '80 provoco' la morte di 85 persone e il ferimento di altre
200. La Suprema Corte il 12 febbraio aveva annullato la sentenza d' appello
che riduceva le pene e assolveva gli imputati condannati in primo grado
all' ergastolo. In oltre 200 pagine i giudici delle sezioni unite analizzano
e descrivono i risulati di sei anni di inchieste e di due processi conclusi
con esiti opposti, spiegando il perche' dell' annullamento della sentenza
della Corte d' assise d' appello bolognese. Uno dei punti chiave e' quello
che riguarda l' esclusione dell' aggravante di aver agito per finalita'
di eversione e terrorismo contestata, in relazione al delitto di calunnia,
agli imputati Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte che erano all' epoca
al vertice del Sismi. "La sentenza di secondo grado - si legge nella motivazione
- trascura di considerare che in altra parte dell' esame della complessa
materia del giudizio ha pur riconosciuto la riferibilita' delle condotte
degli uomini dei servizi segreti all' esistenza di contiguita' di azione
e di convergenze tattiche con gli esponenti del terrorismo". Su tale punto,
sostengono i giudici che hanno annullato questa parte della sentenza, "e'
dunque necessario un approfondimento dell' indagine che colmi le lacune".
Un altro aspetto fondamentale e' poi quello che riguarda gli imputati principali
condannati in primo grado all' ergastolo come Valerio Fioravanti e Francesca
Mambro. La Suprema Corte considera infatti che la sentenza d' appello non
ha valutato giustamente le dichiarazioni di Massimo Sparti a proposito
di un colloquio telefonico con Valerio Fioravanti durante il quale il terrorista
nero, dopo aver alluso alla strage di Bologna, gli aveva chiesto dei documenti
falsi. Per i giudici di secondo grado 'Giusva' aveva ammesso con Sparti
un suo coinvolgimento nella vicenda per mera "vanteria" e per ottenere
piu' in fretta i documenti. Non la pensa cosi' invece la Suprema Corte
secondo la quale Fioravanti avrebbe detto la verita' per due motivi: tra
i due esisteva poca confidenza e al terrorista non mancavano certo i modi
per ottenere da Sparti i documenti necessari a far perdere le sue tracce
e quelle di Francesca Mambro. Un altro punto che non convince la Cassazione
e' quello riguardante "la riferibilita' del fatto all' eversione di destra".
Secondo la Suprema Corte infatti i giudici d' appello non hanno motivato
esaurientemente il perche' avessero considerato "arbitrario" il modo di
analizzare fatti, personaggi, documenti e notizie coinvolti nella vicenda.
Ma sono molti i punti della sentenza d' appello che secondo la Cassazione
devono essere approfonditi tra cui la posizione di Sergio Picciafuoco considerata
dai giudici di secondo grado in modo "illogico e carente riguardo a circostanze
rilevanti" e quella di Massimiliano Fachini. Con la sentenza delle sezioni
unite, che ha annullato il verdetto assolutorio, sono rientrati in scena
i terroristi neri Valerio Fioravanti e Francesca Mambro e tutti gli imputati
tra cui Licio Gelli e Francesco Pazienza che si erano visti "rovesciare"
la sentenza emessa dopo il processo di primo grado concluso nell' 88 con
quattro ergastoli ed altre pesanti condanne. L' inchiesta condotta dal
Pm Libero Mancuso e dal giudice istruttore Vito Zancani aveva portato alla
sbarra neofascisti, piduisti e uomini dei servizi segreti. Per strage furono
condannati all' eragstolo Giusva Fioravanti e sua moglie Francesca Mambro,
indicati come gli esecutori, Massimiliano Fachini, accusato di aver fornito
l' esplosivo e Sergio Picciafuoco, personaggio allora sconosciuto alla
cronaca del terrorismo. Per il depistaggio delle indagini furono condannati
a 10 anni Gelli, Pazienza, Musumeci e Belmonte. I giudici li assolsero
invece dall' accusa di associazione eversiva con gli ideologi di destra
Stefano Delle Chiaie e Paolo Signorelli. Nel '90 in appello si rovescio'
il verdetto: cancellati gli ergastoli e le altre condanne. La corte mise
in dubbio la stessa matrice fascista della strage.
9 luglio - Sergio Picciafuoco, assolto nel luglio
del '90 dalla Corte d' Assise d' Appello di Bologna dall' accusa di essere
uno degli esecutori materiali della strage di Bologna insieme con Valerio
Fioravanti, Francesca Mambro e Massimiliano Fachini, e che sara' riprocessato
avendo la Cassazione, il 12 febbraio scorso, annullato la sentenza per
quel che riguarda la loro posizione, e' stato fermato oggi da agenti della
Digos nei paraggi della stazione ferroviaria di Falconara Marittima (Ancona).
Picciafuoco, che e' nato in provincia di Ancona, ad Osimo, 47 anni fa,
non aveva fatto rientro nella casa di lavoro di Sulmona dai primi di giugno,
al termine di un permesso che gli era stato concesso dal giudice di sorveglianza.
A quanto si e' potuto apprendere, l' uomo vi era stato trasferito da una
localita' dall' anconetano, dove aveva violato gli obblighi di liberta'
vigilata. Picciafuoco, a suo tempo definito dagli inquirenti un "personaggio
enigmatico" nonostante egli stesso avesse affermato, comparendo davanti
ai giudici bolognesi, di essere "solo un ladruncolo che ha speso la sua
vita fin dall' eta' di sedici anni a sfuggire alle case di rieducazione",
fu arrestato dalla polizia ferroviaria di Tarvisio (Udine) il 2 aprile
1981, mentre tentava di espatriare servendosi di un passaporto grossolanamente
falsificato. A carico di Picciafuoco, ricercato per una serie di reati
per i quali doveva scontare undici anni di carcere, c' era una comunicazione
giudiziaria per l' attentato alla stazione di Bologna, nel quale era rimasto
lievemente ferito. Durante il processo d' appello emerse che quella stessa
sera, dopo essersi fatto medicare con il nome di Enrico Vailati nell' ospedale
del capoluogo emiliano, Picciafuoco ando' a cena in un ristorante modenese
insieme con un amico, al quale disse di essersi procurato le ferite cadendo
dalla bicicletta. L' uomo si e' sempre difeso dall' accusa di aver collocato
materialmente l' ordigno nella sala d' attesa della stazione, sostendendo
di essere vittima di una serie di sfortunate coincidenze. Fino a quel momento
il suo nome non era mai stato legato al terrorismo e la sua era stata la
storia di un latitante e un evaso che per dieci anni aveva vissuto tra
Saint Moritz e Taormina e in alberghi di tante altre citta'. Nell' ottobre
del 1986, dopo essere stato rinviato a giudizio, l' osimano invio' una
lettera alla redazione anconetana dell' Ansa in cui forniva elementi a
sostegno della sua innocenza. "Ho commesso errori giovanili - concludeva
-, li sto pagando con il proposito di redimermi, ma il trovarmi, assolutamente
innocente e coinvolto in un evento che ripugna alla mia coscienza, mi turba
profondamente".
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1993
15 aprile - Massimo Carminati, esponente storico
della "banda della Magliana", e' stato posto in stato di fermo dalla squadra
mobile di Roma, su richiesta della Procura bolognese, con le accuse di
partecipazione a banda armata e calunnia. Il primo reato si riferisce alla
presunta appartenenza al gruppo neofascista dei Nar di Valerio Fioravanti
e Francesca Mambro, prima condannati all' ergastolo, poi assolti, e ora
in attesa di un nuovo processo d' appello per la strage alla stazione di
Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti e 200 feriti). Il secondo e' relativo
al piu' grave depistaggio dell' inchiesta su quella strage: la valigetta
piena di armi, esplosivo e documenti fatta trovare da ufficiali "deviati"
del Sismi sul rapido Taranto-Milano il 13 gennaio 1981. Per quell' episodio,
che secondo l' accusa servi' a corpire i veri autori dell' eccidio indirizzando
l' inchiesta verso la destra internazionale, sono stati condannati il Gen.Pietro
Musumeci e il col.Giuseppe Belmonte. In primo grado, con la stessa accusa,
erano stati condannati anche il capo della P2 Licio Gelli e Francesco Pazienza.
Carminati, secondo il Pm di Bologna Libero Mancuso, avrebbe fornito per
il depistaggio il fucile mitragliatore trovato con la canna mozzata all'
interno della valigetta. Secondo l' accusa il fucile proverrebbe da quel
deposito trovato il 28 novembre '81 in uno scantinato del Ministero della
Sanita' all' Eur e ritenuto nella disponibilita' della banda della Magliana
e di neofascisti. Nello sgabuzzino furono trovati anche barattoli di esplosivo
pressoche' identici a quelli della valigetta, guanti, passamontagna e altri
oggetti che fecero ritenere che fosse stato effettivamente identificato
il luogo da cui proveniva il materiale del depistaggio. Carminati, secondo
i giudici bolognesi che condussero la prima inchiesta sulla strage, era
"interno" non solo alla banda della Magliana, ma anche ai Nar e ad Avanguardia
Nazionale di Stefano delle Chiaie. Amico di lunga data di Valerio Fioravanti,
di cui fu compagno di liceo, Carminati con lui fu coinvolto anche nell'
inchiesta sull' omicidio del direttore di Op Mino Pecorelli. A riferire
la circostanza ai giudici, che poi archiviarono il caso, fu Cristiano Fioravanti,
fratello di Valerio, che disse di averla appresa dall' altro esponente
dei Nar Alessandro Alibrandi, poi ucciso in uno scontro a fuoco. Secondo
Cristiano, il fratello riferi' ai compagni di cella che Gelli aveva interesse
che Valerio non dicesse nulla su quello che sapeva sul caso Pecorelli.
Per gli inquirenti bolognesi Carminati e' un uomo importante di quella
stagione di legami tra malavita organizzata, neofascisti, piduisti e faccendieri
e potrebbe sapere molte cose sulla strage alla stazione di Bologna. Contro
di lui Mancuso aveva chiesto nei giorni scorsi un mandato di cattura (si
procede con il vecchio rito nell' ambito dell' inchiesta-bis) al giudice
istruttore Leonardo Grassi. Poi, nell' attesa dell' evolversi dell' iter
giudiziario, Mancuso ha dovuto stringere i tempi, disponendo il fermo di
Carminati per pericolo di fuga. A quanto si e' appreso, sarebbe stata imminente
una sua partenza per una localita' imprecisata. Quello di Carminati e'
l' ultimo sviluppo di un' inchiesta che, seppure senza grandi colpi di
scena, continua a riservare delle novita'. Nelle ultime settimane i giudici
bolognesi, che conducono anche l' inchiesta-bis sulla strage dell' Italicus
(4 agosto 1974, 12 morti e 80 feriti) hanno firmato mandati di comparizione
contro alti ufficiali dell' esercito, dell' aviazione e dei carabinieri
per reati connessi all' inchiesta sulla strage di Bologna.
11 ottobre - Il nuovo processo d' appello per
la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e' stato rinviato,
al termine della prima udienza, a lunedi' 18 ottobre. Lo ha deciso la corte,
accogliendo la richiesta di termini a difesa avanzata stamane dai legali
d' ufficio degli imputati Giuseppe Belmonte ed Egidio Giuliani, nominati
durante l' udienza. I giudici hanno anche spiegato che la loro interpretazione
della sentenza della Cassazione ha imposto la citazione di sette imputati
per il reato di banda armata: Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Massimiliano
Fachini, Sergio Picciafuoco, Gilberto Cavallini, Roberto Rinani ed Egidio
Giuliani. Secondo alcuni invece la sentenza di rinvio avrebbe dovuto riguardare
soltanto Fachini, Picciafuoco e Rinani, essendo passate in giudicato le
condanne degli altri. Il legale di Cavallini ha chiesto pertanto il proscioglimento
immediato del suo cliente. L' avv. Adriano Cerquetti, uno dei legali di
Fioravanti e Mambro, ha annunciato l' intenzione di sollevare eccezione
di nullita' della sentenza della Cassazione. Per il legale, il relatore
della Cassazione avrebbe utilizzato atti del processo Nar 1, che non sarebbero
confluiti in quello di Bologna. Lunedi' arriveranno molto probabilmente
in aula Fioravanti e la Mambro, i coniugi dei Nar accusati della strage,
gli unici ad essere detenuti anche se per altre condanne. Gli altri due
imputati di strage sono Sergio Picciafuoco che e' in liberta' vigilata,
e Massimiliano Fachini. Rinani, scagionato dall' accusa piu' grave, ha
chiesto allo Stato un risarcimento di 100 milioni. Il reato di calunnia
riguarda Licio Gelli e Francesco Pazienza. Per questa accusa i giudici
devono valutare l' aggravante della finalita' eversiva per gli ex ufficiali
del Sismi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. "Siamo marchiati come gli
ebrei, abbiamo nel cuore un marchio che non si puo' piu' cancellare". Comincia,
13 anni dopo la bomba, il secondo processo d' appello per la strage alla
stazione di Bologna, e Umberto Zanetti, che ha perso la moglie sotto le
macerie, e' in aula, assieme ad altri parenti delle vittime: "Non ho piu'
nemmeno la forza per piangere", dice. Ma lo dice tra le lacrime. Palazzo
Baciocchi, aula Bachelet. Si riunisce la corte, presieduta da Giuseppe
Bagnulo. Giurano i giudici popolari, davanti a una folta platea: i parenti
delle vittime, semplici cittadini, il sindaco Walter Vitali, i presidenti
di Provincia e Regione. Vitali ha la fascia tricolore, e il deputato missino
Carlo Tassi, in camicia nera con l' aquila e il pugnale, prima lo apostrofa
("Crede davvero di fare il suo dovere istituzionale?") e poi chiede sarcastico
alla corte chi sia quel giudice popolare (la fascia tricolore e' identica)
seduto tra il pubblico. "Io rappresento la citta', costituita parte civile
nel processo", replica il sindaco. Sono solo due gli imputati presenti,
Massimiliano Fachini e Roberto Rinani, ma la gabbia e' vuota: Valerio Fioravanti
e Francesca Mambro, su cui incombe la condanna all' ergastolo, hanno rinunciato
alla prima udienza, persa nelle formalita' rituali. Sono rimasti in carcere
per sostenere un esame universitario. Mancano anche Licio Gelli, Francesco
Pazienza, gli ufficiali del Sismi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte.
Sergio Picciafuoco, l' enigmatico personaggio accusato assieme a Fachini,
Mambro e Fioravanti di strage, l' unico che il 2 agosto '80 si trovava
certamente alla stazione, fa sapere che e' malato e non puo' partecipare:
neppur cominciato, il processo rischia di slittare, ma i giudici lo dichiarano
contumace. "I poveri imputati si danno malati, noi invece stiamo sempre
bene, perche' siamo sempre qua", commenta amaramente Lidia Secci, moglie
dell' instancabile presidente dell' associazione familiari vittime, che
nella strage ha perso il figlio Sergio. L' udienza intanto si perde nell'
appello degli imputati, dei legali, e nel lungo elenco degli 85 morti e
dei 200 feriti. E poi un altro intoppo. Non c' e' Belmonte, ma non c' e'
neanche il suo avvocato, e si deve cercare faticosamente un difensore d'
ufficio. Il clima pero' e' destinato a infiammarsi quando il processo entrera'
nel vivo. I difensori anticipano le mosse: i legali di Fachini chiederanno
l' audizione di Francesco Cossiga, di Giuseppe Zamberletti, del capo della
Polizia Vincenzo Parisi. Dall' ex presidente della Repubblica vogliono
sapere perche', "chiedendo scusa ai fascisti, disse di avere attribuito
la strage alla destra fuorviato dalle informative dei servizi segreti".
E a Zamberletti spiegazioni sul rilancio della pista libica, fatta davanti
alla commissione parlamentare stragi, dove Parisi parlo' di possibili collegamenti
tra Ustica e Bologna. Le questioni al vaglio della corte sono sostanzialmente
due: le responsabilita' dei fascisti nella strage e i ruoli di servizi
e P2 nel depistaggio delle indagini e nella copertura dei responsabili.
Musumeci e Belmonte, secondo la sentenza annullata dalla Cassazione, agirono
da soli, e per soldi. Secondo i supremi giudici invece va rivalutata la
finalita' eversiva, alla luce delle accertate "convergenze di condotte"
tra terroristi neri, 007 e piduisti. La sentenza della Cassazione invita
la nuova corte a seguire un metodo diverso da quello dei precedenti giudici
nella valutazione degli indizi, considerandoli nel loro insieme, anziche'
singolarmente. Quel criterio porto' la precedente corte d' assise d' appello
a smantellare l' ipotesi accusatoria, azzerando i quattro ergastoli e le
pesanti condanne della sentenza di primo grado. "Ribaltero' tutte le accuse
che mi vengono mosse in un processo che era e rimane politico", dice Fachini,
una condanna all' ergastolo nel primo giudizio che lo indico' come colui
che forni' l' esplosivo. Secondo il neofascista veneto in questo processo
si e' detto di tutto: "In primo grado si parlo' di strage destabilizzante,
nel secondo di strage stabilizzante, ora si dice che la strage sia servita
a rimescolare i rapporti di forza all' interno dei poteri occulti, ma e'
una lettura vecchia. Io credo che la strage sia stata funzionale ai giochi
delle parti e dei partiti di governo". "Non ho mai avuto fiducia nella
giustizia - ribadisce Fachini, sventolando il proscioglimento, firmato
dal giudice Felice Casson per l' esplosivo trovato nel lago di Garda, dal
quale si sarebbe rifornito per la bomba - questo processo e' stato usato
dalla sinistra per avallare il teorema della magistratura, del resto gia'
sconfitto. La strage e' venuta dalle convergenze di interessi politici
tra sinistra e lo Stato, che e' responsabile della strategia della tensione".
Di "processo politico" parla anche l' avv. Antonio Lisi, che difende Picciafuoco:
"Basterebbe rileggere le sezioni unite della Cassazione sull' omicidio
Calabresi e sulla strage. Per Adriano Sofri dissero che non bisognava guardare
il contesto, esattamente il contrario hanno scritto per Bologna. La differenza
e' macroscopica. Io dico che bisogna analizzare piu' a fondo il ruolo dei
servizi". Ai fascisti "vittime degli 007" non crede ovviamente Torquato
Secci: "La verita' e' scritta nelle carte processuali, resta solo da ufficializzare.
In quest' aula oggi sono presenti le cariche istituzionali, oltre a tanti
parenti delle vittime, giunti anche da lontano; e questo e' importante
e confortante, perche' ci da' la carica per nutrire qualche speranza nell'
accertamento della verita'". "Spero sia fatta giustizia - afferma il sindaco
Vitali - e di poter dire il prossimo 2 agosto che sono stati finalmente
individuati autori e mandanti della strage".
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1994
23 marzo - Per la strage di Bologna che il 2 agosto
'80 provoco' 85 morti e 200 feriti, il Procuratore generale del processo
d'appello-bis ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado e la
condanna all' ergastolo di Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Massimiliano
Fachini e Sergio Picciafuoco, considerati gli esecutori materiali dell'
eccidio. La requisitoria si concludera' entro la settimana, ma il Pg Franco
Quadrini ha gia' formulato le prime richieste proponendo anche per tutti
gli imputati di banda armata la conferma delle condanne inflitte in primo
grado. Per Licio Gelli e Francesco Pazienza il magistrato si prepara a
chiedere la conferma della pena a 10 anni per il reato di calunnia, legata
al depistaggio delle indagini, aggravata dalle finalita' eversive. Questa
aggravante va contestata, per Quadrini, anche al gen. Musumeci e al col.
Belmonte, allora al vertice del Sismi, gia' condannati in appello. Dopo
tanti insuccessi e tante impunita', redigere un atto di accusa per un delitto
di strage "puo' apparire una sfida a collaudate regole del gioco, piu'
che un sereno atto di giustizia" - ha detto il Pg durante la requisitoria
- ma Quadrini e' convinto che quella sfida e' possibile vincerla arrivando
alla condanna di tutti gli imputati se i giudici inquadreranno i fatti,
gli indizi e le testimonianze "nel contesto storico-politico della strategia
della tensione, senza perdere il filo unitario che li lega". Un metodo
che i giudici del primo processo d' appello "si sono rifiutati di seguire",
ma che la Cassazione ha riaffermato con forza, annullando la sentenza di
assoluzione e ordinando un nuovo processo. Il Pg ha rivolto critiche durissime
alla corte presieduta da Pellegrino Iannaccone che il 18 luglio 1990 cancello'
i quattro ergastoli e le altre principali condanne, mettendo in dubbio
anche la matrice di destra della strage. Per Quadrini, che anche allora
sostenne la pubblica accusa, quel processo "fu la recita di un copione,
con un evidente travisamento dei fatti" e quindi "un ulteriore ostacolo
all' accertamento della verita"', dopo anni di depistaggi, menzogne e inquinamenti.
Tuttavia il nuovo processo - ha detto il magistrato - ha portato ulteriori
conferme, come la testimonianza di Maurizio Abbatino, il boss pentito della
"Magliana", la banda romana crocevia di criminalita' comune, eversione
nera e servizi segreti: secondo Abbatino un mitra Mab lega i Nar al piu'
clamoroso depistaggio delle indagini sulla strage messo in atto dal Sismi.
LA STRAGE: "serviva a destabilizzare l' ordine
pubblico per stabilizzare l' ordine politico". Fu la "spallata finale al
compromesso storico e all' avanzata della sinistra". Doveva seminare il
terrore "non per spostare a destra l'asse politico del paese, ma per mantenerlo
su posizioni conservatrici di centro".
CHI L' HA VOLUTA: i giovani terroristi dello
spontaneismo armato come Mambro e Fioravanti "volevano fare la rivoluzione",
mentre "i vecchi tramoni" e i servizi segreti in mano alla P2 "reggevano
i fili dietro le quinte" e volevano "consolidare un regime conservatore,
innescando e dissinnescando i movimenti eversivi".
FIORAVANTI E MAMBRO: "i Nar erano l' unico nucleo
armato in Italia capace in quel momento di mettere a segno un attentato
come la strage". Contro la coppia c' e' la testimonianza di Massimo Sparti
("considerata veritiera dagli stessi giudici d' appello"), al quale il
4 agosto Fioravanti avrebbe chiesto documenti falsi e confessato la presenza
a Bologna con un agghiacciante commento: "Hai visto che botto!". Il loro
alibi "e' fallito in maniera catastrofica". Tutto quello che hanno detto
sui loro spostamenti tra il 25 luglio e il 5 agosto "e' falso".
FACHINI: "nella destra eversiva aveva la funzione
specifica di fornire l' esplosivo ed era l' unico ad avere a disposizione
il T4". Secondo il Pg, era legato ai servizi e ha avuto un ruolo centrale
in tutta la strategia della tensione fin dall' epoca di Piazza Fontana,
anche se e' stato assolto in tutti i processi. Le numerose testimonianze
contro di lui infatti "sono sempre state giudicate credibili, ma insufficienti
a farlo condannare perche'considerate separatamente nei singoli processi".
PICCIAFUOCO: un lunga carriera da piccolo malvivente,
e' l' unico che sicuramente e' alla stazione il 2 agosto. Rimane ferito
e si fa medicare all' ospedale sotto falso nome. "Ha giustificato la sua
presenza con una caterva di bugie e di invenzioni" e tutti i documenti
falsi usati durante la sua latitanza "lo riconducono all' area dei Nar".
Ha sempre negato qualsiasi legame con l' eversione nera, "ma ci sono testimonianze
che lo indicano come simpatizzante di Terza Posizione".
25 marzo - Il piu' grave depistaggio delle indagini
sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto '80, la collocazione
di una valigetta piena di armi ed esplosivo sul treno Taranto-Milano il
13 gennaio '81, e' l' ultimo atto di "simulazione di una triade di potere"
composta da Loggia P2, servizi segreti e destra radicale. Lo ha sostenuto
il Pg Franco Quadrini durante l' ultima udienza della sua lunga requisitoria
nel processo d' appello-bis, con la quale ha chiesto la conferma della
sentenza di primo grado per tutta la parte sopravvissuta all' esame della
Cassazione. Dopo i quattro ergastoli per gli esecutori materiali della
strage, i coniugi Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, Sergio Picciafuoco
e Massimiliano Fachini e le condanne per i componenti della banda armata
ad essa sottesa, il Pg ha chiesto la conferma dei dieci anni di carcere
inflitti per calunnia aggravata da finalita' eversive al capo della P2
Licio Gelli, il "vero capo dei servizi segreti di allora", e a Francesco
Pazienza, uomo messo dalla loggia "al vertice del Sismi". E di conseguenza
ha chiesto che i vertici del Sismi dell' epoca, gen.Pietro Musumeci e col.Giuseppe
Belmonte, gia' condannati in via definitiva per calunnia, debbano rispondere
dell' aggravante della finalita' eversiva. Furono loro cioe' gli ispiratori
e gli esecutori di un depistaggio delle indagini mirato a proteggere i
veri autori con il suggerimento di una fantomatica pista internazionale.
"Proprio nell' ultimo atto di simulazione questa triade di potere - ha
detto Quadrini - si e' ritrovata unita e compatta a nascondere la sconcertante
e devastante realta' del profondo e inestricabile intreccio di rapporti
che, in nome dell' eversione, si era instaurato tra Gelli, Pazienza, servizi
di sicurezza dello Stato e i referenti del terrorismo". I primi giudici
di appello, la cui sentenza di generale assoluzione fu annullata quasi
globalmente dalla Cassazione che dispose il nuovo giudizio, attribuirono
alla collocazione della valigetta un "fine personale di lucro" degli agenti
segreti, e non il vantaggio assicurato con essa agli indagati per la strage.
Ed esclusero responsabilita' di Gelli e Pazienza. La suprema corte critico'
tale decisione, denunciando "contraddizioni ed illogicita' nella motivazione"
e la "carenza di un esame complessivo delle risultanze processuali". Per
superare questa visione frammentaria, Quadrini ha ricostruito la storia
della P2, l' affermarsi di Gelli in questa loggia supersegreta, l' occupazione
da parte dei "fratelli" dei posti di potere, i loro legami con gli ambienti
terroristici. L' obiettivo di Gelli, secondo Quadrini, era quello contenuto
nel "piano di rinascita democratica" scritto nel '76: non il ribaltamento
del potere, ma il suo controllo e condizionamento verso forme piu' conservatrici,
contro il progredire delle sinistre e il compromesso storico. Il terrorismo,
gli attentati, le stragi erano funzionali al progetto, perche', destabilizzando
l' ordine pubblico, finivano, ha detto Quadrini, per stabilizzare quello
politico. Nella destra radicale aveva intanto preso piede una nuova idea
dell' azione, che fini' con l' accettare anche la strage come mezzo per
indebolire il sistema e "attirare le masse". Un progetto al quale, secondo
il Pg, lavoravano gli ultimi leader dell' eversione nera, Massimiliano
Fachini e Paolo Signorelli, che si costrui' attorno a Terza Posizione e
alla rivista "Costruiamo l' azione" e che fini' col trovare l' adesione
anche dei movimenti dello spontaneismo armato, in cui spiccava la figura
di Valerio Fioravanti. Ma intanto si saldava la cerniera tra terroristi
e P2. Una cerniera che secondo Quadrini fu rappresentata dal criminologo,
poi ucciso dalla camorra, Aldo Semerari, piduista, collaboratore dei servizi
segreti e legato anche alla "banda della Magliana". La matrice di destra
del piu' grave eccidio fu riconosciuta dagli stessi esponenti "puri" dello
spontaneismo armato che capirono come l' obiettivo finale non era quello
di abbattere il sistema e che i neofascisti furono usati come "pedine"
del progetto gelliano di consolidamento del potere. E fu proprio l' influenza
di Signorelli a neutralizzare il progetto dei neofascisti "puri" di uccidere
Gelli, identificato ormai in un "burattinaio
dissacratore" delle loro idealita' eversive.
Lo stesso Fioravanti, per Quadrini, ma solo a strage avvenuta, "prendeva
coscienza di questa sconcertante realta"', si "rendeva conto di essere
stato uno strumento di quel potere e di avere obbedito a uomini di 'regime"'.
Fioravanti aderi' al progetto di "ripulire l' ambiente dai falsi rivoluzionari"
proponendosi di eliminare Fachini, dopo che altri avrebbero ucciso Gelli
e Signorelli. Il culmine dell' attivita' di inquinamento avvenne al vertice
del Sismi del gen.Santovito, di cui Pazienza era "l' alter ego" e che fini'
col diventare il vero capo di Musumeci e Belmonte. E il Sismi era il vero
"anello di congiungimento tra Gelli e Pazienza". "Quell' intreccio di potere"
si attivo' subito dopo la strage per indirizzare le indagini verso un terreno
insondabile come la pista internazionale. Un "gruppo di potere che, dietro
le quinte, muoveva le azioni di quanti si esaltavano ad un progetto rivoluzionario
e di queste si giovava per raccogliere la sua remunerazione politica":
dopo avere assunto il controllo delle posizioni chiave del potere, introdurre
modifiche costituzionali relative a ordinamento giudiziario, Governo e
Parlamento, sul modello di quanto avvenuto in Francia nel '58, quando si
avvio' il nuovo corso del gen.De Gaulle. Il processo prosegue nelle prossime
udienze con le arringhe di parte civile.
16 maggio - Tre ergastoli sono stati inflitti
dalla Prima sezione della Corte d' assise di Bologna per la strage alla
stazione del 2 agosto 1980 ai presunti autori materiali Valerio Fioravanti,
Francesca Mambro e Sergio Picciafuoco. Assolto da questa accusa l' ideologo
nero veneto Massimiliano Fachini, che e' uscito indenne dal processo, dopo
l' ergastolo che aveva subito in primo grado. Condannati per il depistaggio
delle indagini (calunnia aggravata da finalita' eversive) anche Licio Gelli,
Francesco Pazienza e gli ex vertici del Sismi, Pietro Musumeci e Giuseppe
Belmonte. Condanne anche per la banda armata romana, mentre da questa accusa
sono definitivamente usciti i neofascisti veneti. La sentenza e' stata
letta poco dopo le 15,30 dal presidente dalla Corte Giuseppe Bagnulo, visibilmente
stanco dopo una camera di consiglio di 12 giorni in un albergo di Pianoro,
giunta alla 59/a udienza del processo (80 quelle del precedente processo
d' appello). L' aula non era molto affollata, ma l' annuncio dell' uscita
dei giudici, anziche' con le 24 ore d' anticipo prefissate, e' venuto solo
stamane. Fin dalle prime battute si e' letta la soddisfazione del Pg Franco
Quadrini, che ha intuito dagli articoli di codice citati la sostanziale
conferma della sentenza di primo grado, quella dei quattro ergastoli e
della condanna di neofascisti, piduisti e ufficiali "deviati" dei servizi
segreti. E infatti quella sentenza dell' 11 luglio '88, annientata poi
da una clamorosa assoluzione il 18 luglio '90 nel primo processo d' appello
(annullato a sua volta in cassazione il 12 febbraio '92), ha sostanzialmente
retto al nuovo giudizio. Del lotto di 11 imputati rimasti (quattro di strage,
quattro di calunnia, tre di banda armata) nove sono stati condannati, e
solo per quattro di loro si e' avuta una parziale riduzione di pena. Solo
per i neofascisti veneti Massimiliano Fachini (unico presente, oggi) e
Roberto Rinani si e' avuta assoluzione con formula piena: ma con quel secondo
comma dell' art.530 del nuovo codice di rito che sostituisce la vecchia
insufficienza di prove, hanno fatto notare dopo la lettura pubblica accusa
e parti civili. Secondo la nuova pronuncia, la bomba nella sala d' aspetto
di seconda classe dello scalo bolognese, fu dunque collocata dai "ragazzini
terribili" dei Nar di Fioravanti e Mambro. E dal "delinquentello comune"
(di cui pero' sono emersi indizi di una "politicizzazione" e di contatti
con la destra eversiva), Sergio Picciafuoco, l' unico di cui si ha prova
che fosse in stazione quel giorno. Sotto il falso nome di Bruno Vailati,
si fece addirittura medicare per una lieve ferita. Dei tre condannati all'
ergastolo, e' l' unico a piede libero e infatti la Corte gli ha ordinato
di presentarsi alle 19 di ogni lunedi', mercoledi' e sabato, al Comando
dei Carabinieri di Castelfidardo (Ancona), dove Picciafuoco, originario
di Osimo, risiede. Non sono stati ritenuti invece sufficienti gli indizi
a carico del quarto imputato di strage, Fachini. L' ideologo nero, secondo
l' accusa (Quadrini chiese l' ergastolo anche per lui), avrebbe fornito
l' esplosivo alla banda armata sottesa alla strage. Ma contro di lui, alla
fine di un' istruttoria durata 14 anni, erano rimaste in pratica solo le
accuse di un pentito, Presilio Vettore e una serie di indizi minori. Importante
e' comunque la pronuncia in merito alla calunnia aggravata da finalita'
di terrorismo, per la quale erano imputati il capo della P2, Gelli, il
suo "braccio destro", Pazienza, ritenuto il capo del Supersismi, e i due
ufficiali del servizio segreto, Musumeci e Belmonte. Caduta l' accusa di
associazione eversiva che avrebbe legato terroristi neri, servizi segreti
e P2, era questa la sola accusa che manteneva un collegamento tra gli autori
della strage e i loro protettori. Il reato fa infatti riferimento all'
operazione "terrore sui treni", con la quale il Sismi di Giuseppe Santovito
(e dunque di Pazienza e Gelli) avrebbe depistato le indagini indirizzandole
verso una fantomatica pista internazionale. L' episodio per il quale il
capo della P2 e il "faccendiere" hanno visto confermata la condanna a dieci
anni subita in primo grado e' quello della valigetta piena di armi, documenti
ed esplosivo (identico a quello usato in stazione) fatta ritrovare il 13
gennaio '81, a Bologna, sul rapido Taranto-Milano. Rinviava a neofascisti
francesi e tedeschi: per proteggere quelli "nostrani", secondo l' accusa;
per i vaghi riferimenti ai Nar serviva invece proprio ad "incastrare" Mambro
e Fioravanti, secondo la difesa. Per la Corte e' vera la prima ipotesi:
la P2, che aveva in pratica nominato i vari vertici dei servizi segreti
- cosi' sostiene Quadrini - "uso"' il terrorismo nero a fini stabilizzanti.
Voleva utilizzare lo "sdegno" per gli attentati per rafforzare l' ordine
politico, e portare ad una riforma dell' ordinamento costituzionale. Ma
occorreva, allo scopo, assicurare l' impunita' dei terroristi, che al contrario
speravano, con le bombe, di rovesciare il sistema. Esiste dunque prova
per i giudici che uomini dello Stato tramarono contro l' accertamento della
verita' (come emergerebbe anche dall' inchiesta bis, curata dal Giudice
Leonardo Grassi) e non lo fecero per soldi, come sostenne la precedente
sentenza d' appello. Per la calunnia, allora furono condannati a tre anni
solo Musumeci e Belmonte: i due ufficiali agirono, per quei giudici, per
lucrare il premio stanziato dal Governo per remunerare una fonte confidenziale.
La condanna degli ufficiali era definitiva per quel reato e il nuovo processo
riguardava solo la valutazione della finalita' eversiva dell' atto. Sono
stati dichiarati colpevoli e per la continuazione del reato (vi e' sentenza
anche della Corte di Roma) il computo e' diventato di otto anni, cinque
mesi e 15 giorni per il primo, sette anni, 11 mesi e 15 giorni per il secondo.
L' ultimo reato per il quale vi e' stata condanna e' quello di banda armata,
formata, per l' accusa, da fascisti veneti e romani per fare l' attentato.
Riguardava Fachini e Rinani e i "romani" Mambro, Fioravanti, Egidio Giuliani
e Gilberto Cavallini. Assolti i primi due, confermata la condanna a 15
e 16 anni per i "coniugi dei Nar", condannati a 11 e 8 (anziche' 13 e 10)
gli ultimi due: ma la condanna di Cavallini sancisce, per Quadrini, il
suo ruolo di collegamento tra i due gruppi e Fachini e Rinani sono assolti
per l' insufficienza di indizi. Gli imputati dovranno risarcire le parti
civili.
31 maggio - Sergio Picciafuoco, l' estremista
di destra condannato all' ergastolo per la strage della stazione di Bologna
che si era reso irreperibile dallo scorso 29 aprile, e' stato arrestato
questa sera ad Ancona da agenti della Digos. Picciafuoco, che e' stato
bloccato nella pizzeria "Paloma", non ha opposto resistenza. In tasca aveva
solamente 10 mila lire e, per tentare di non farsi riconoscere, si era
rasato la barba. Picciafuoco, che si era sottratto all' obbligo di
firma presso la caserma dei carabinieri di Castelfidardo (Ancona), dove
si era stabilito in casa di una sorella, e' stato rinchiuso nel carcere
di Montacuto. Un asilo abbandonato in una zona centrale di Ancona, a ridosso
del porto, dove sorge anche un frequentato hotel: questo il rifugio dove
Sergio Picciafuoco, il 49/enne osimano condannato all' ergastolo per la
strage alla stazione di Bologna arrestato ieri, si sarebbe nascosto per
diversi giorni da quando, a fine aprile, si era reso irreperibile. Nel
locale, gli agenti della Digos hanno trovato un materasso e due-tre sacche
contenenti i vestiti dell' estremista di destra, in parte puliti, in parte
sporchi. Il luogo non sarebbe stato indicato dall' uomo, ma individuato
dagli stessi investigatori, che avevano circoscritto la zona in base ai
suoi movimenti. Anche la paninoteca in cui e' stato arrestato, infatti,
si trova nell' area portuale del Mandracchio e Picciafuoco vi era gia'
stato altre volte. Gli agenti lo hanno preso alle spalle mentre vi stava
entrando, intorno alle 22,30: vestito "decorosamente", in jeans e maglietta,
barba rasata per non farsi riconoscere (ha tenuto solo i baffi), occhiali
legati a una cordicella, Piacciafuoco non ha detto una parola, solo qualche
battuta quando e' stato portato in questura, dove e' parso "rassegnato
ma soprattutto seccato". In tasca aveva poche migliaia di lire e una regolare
carta di identita'. Secondo gli inquirenti, dal 29 aprile ad oggi, l' estremista
non si sarebbe sostanzialmente mosso dalle Marche. Il primo periodo di
tempo lo avrebbe trascorso a Numana o a Sirolo, lungo la costa anconetana,
poi si sarebbe recato per alcuni giorni a Roma, probabilmente presso un
amico, e infine, dopo la lettura della sentenza di condanna emessa dalla
Corte d' Assise d' Appello di Bologna, forse sentendosi non al sicuro,
sarebbe rientrato ad Ancona. Ottimo conoscitore del territorio, dove solitamente
si spostava in sella a un motorino o con mezzi pubblici, l' osimano ha
cercato di dare il meno possibile nell' occhio, dormendo nell' alloggio
di fortuna e magari, qualche notte, in una carrozza abbandonata nei pressi
della stazione ferroviaria, e mangiando nei locali nei dintorni del porto.
Sulla sua scelta di sottrarsi alla cattura restando nelle Marche si stanno
ora facendo molte ipotesi: Picciafuoco, che viene descritto come un "cane
sciolto", un solitario, privo di amicizie e con pochi legami familiari
(una sorella, Mirella, presso cui aveva eletto il proprio domicilio, a
Castefidardo, pur vivendo da solo in una casa di campagna poco distante
da Osimo Stazione, e un altro parente), probabilmente non poteva contare
su molti appoggi, anche se si pensa che ad Ancona aspettasse qualcuno.
Le indagini, adesso, dovranno stabilire proprio questo: quali contatti
abbia avuto o pensasse di stabilire.
6 giugno - Richiesta di proscioglimento dall'
accusa di strage per i neofascisti Stefano Delle Chiaie, Marco Ballan,
Adriano Tilgher (strage stazione 2 agosto '80 e strage treno Italicus 4
agosto '74) e per Maurizio Giorgi (2 agosto '80); archiviazione per altri
neofascisti indiziati di strage, tra i quali Augusto Cauchi. Richiesta
di rinvio a giudizio per reati legati al depistaggio delle indagini per
l' ex direttore del centro Sismi di Firenze, Federico Mannucci Benincasa,
per il maggiore del Sios dell' aeronautica Umberto Nobili, per Ivano Bongiovanni
e per Massimo Carminati, componente della banda della Magliana e amico
d' infanzia di Valerio Fioravanti. Prescrizione per l' ex comandante carabinieri
di Arezzo, Domenico Tumminello, per il col.Ignazio Spampinato e per Vincenzo
Vinciguerra, il neofascista reo confesso della strage di Peteano. Queste
le richieste formulate a conclusione dell' inchiesta-bis unificata sulle
stragi della Stazione (85 morti e 200 feriti) e dell' Italicus (12 morti
e 48 feriti) dal Pm Libero Mancuso (ora passato alla giudicante) nella
sua requisitoria scritta. Il Giudice Istruttore Leonardo Grassi, che ha
condotto insieme a Mancuso l' inchiesta sulle due stragi, ha depositato
oggi la requisitoria che fino al 23 luglio sara' a disposizione dei difensori.
Dopo le controdeduzioni della difesa Grassi decidera' entro luglio: potra'
fare una sentenza di proscioglimento e o un' ordinanza di rinvio a giudizio.
Grassi, che ha concluso cosi' l' istruttoria (l' inchiesta e' stata condotta
con il vecchio rito), ha depositato anche la perizia di Giuseppe de Lutiis
sulle strutture di guerra non ortodosse (da Gladio alla Rosa dei Venti,
a strutture con uomini dei servizi, a gruppi al confine tra l' istituzionale
e il non istituzionale). Il Pm Mancuso nella sua requisitoria ha chiesto,
tra l' altro, la trasmissione di atti alle Procure dei Tribunali di Roma
e Firenze. Alla Procura romana dovrebbero andare gli atti relativi ad attivita'
cospiratoria che avrebbero condotto personaggi legati ai servizi segreti,
mentre a quella del capoluogo toscano dovrebbero essere trasmessi - in
base alla richiesta del Pm che comunque dovra' essere vagliata da Grassi
- atti su Elio Ciolini, piu' volte coinvolto in depistaggi. Secondo quanto
si e' appreso, le richieste di proscioglimento e archiviazione dall' accusa
di strage per il gruppo legato ad Avanguardia Nazionale sarebbero state
decise dal Pm in modo molto articolato. Infatti a carico dei neofascisti
sarebbero stati raccolti diversi elementi ma sarebbe mancato l' ultimo
anello per poter arrivare al giudizio. Maggiori elementi, invece, sarebbero
stati raccolti per il ruolo centrale avuto da uomini dei servizi segreti
e degli organi dello stato nei depistaggi che da sempre hanno caratterizzato
le inchieste su Italicus e strage del 2 agosto '80. L' ex direttore Sismi
di Firenze, nel capo di imputazione, era accusato di favoreggiamento, rivelazione
di segreti e calunnia, per aver aiutato Augusto Cauchi a sottrarsi alle
indagini sui fatti eversivi e per aver calunniato Licio Gelli, indicandolo
come mandante di omicidi e stragi. A questa attivita' avrebbe concorso
anche Nobili. Mannucci avrebbe inoltre contribuito, con il defunto capo
del Sismi Giuseppe Santovito, a indurre il col.Ignazio Spampinato a rivelare
il contenuto della perizia che, in qualita' di esperto balistico, gli era
stata affidata dai giudici di Bologna per analizzare l' esplosivo usato
alla stazione. Carminati a sua volta avrebbe fornito al Sismi le armi e
l' esplosivo (del tipo usato per la strage) che vennero trovati a bordo
del treno Taranto-Milano il 13 gennaio '81, e che fu un altro depistaggio.
Di un altro depistaggio e' accusato anche Ivano Bongiovanni. La prescrizione
per il col.Spampinato e' relativa proprio all accusa di aver rivelato i
risultati della perizia. Prescrizione anche per l' accusa di favoreggiamento
a carico dell' ex ufficiale dei carabinieri Tumminello, e per quelle di
favoreggiamento e falsa testimonianza a carico di Vincenzo Vinciguerra,
che avrebbe taciuto e mentito per aiutare gli autori della strage del 2
agosto.
4 agosto - Proscioglimento o archiviazione dell'
accusa di strage per alcuni neofascisti, rinvio a giudizio di alcuni ufficiali
dei servizi segreti o delle forze armate e di altri personaggi legati ai
depistaggi delle inchieste sulle stragi del 2 agosto '80 alla stazione
di Bologna e sul treno Italicus del 4 agosto '74. Questa la conclusione
dell' inchiesta bis unificata sui due attentati depositata dal Giudice
Istruttore (si procede con il vecchio rito) di Bologna Leonardo Grassi
che ha praticamente accolto le richieste del Pm Libero Mancuso e del suo
successore Paolo Giovagnoli.
Strage 2 agosto (85 morti e 200 feriti)
e reati connessi: proscioglimento per Stefano Delle Chiaie, Adriano Tilgher,
Maurizio Giorgi, Marco Ballan.
Strage Italicus (12 morti e 48 feriti)
e reati connessi: proscioglimento per Stefano Delle Chiaie e Adriano Tilgher,
archiviazione per Augusto Cauchi e altri neofascisti.
Rinvio a giudizio (la data del processo
davanti alla Corte d' Assise sara' fissata dal presidente del Tribunale)
per i depistaggi delle indagini dell' ex direttore del centro Sismi Firenze
Federigo Mannucci Benincasa, del maggiore del Sios dell' Aeronautica Umberto
Nobili, del delinquente comune con simpatie di destra Ivano Bongiovanni
e di Massimo Carminati, esponente della banda della Magliana e amico d'
infanzia di Giusva Fioravanti. Prescrizione per Domenico Tuminello, ex
comandante Carabinieri di Arezzo, per il reato di favoreggiamento; Mannucci
Benincasa e il Col. dell' esercito Ignazio Spampinato per il reato di rivelazione
di segreto di ufficio.
Non procedibilita' per "bis in idem" nei
confronti dei neofascisti Piergiorgio Marini e Giuseppe Ortenzi dei reati
di banda armata e associazione sovversiva.
Proscioglimento perche' il fatto non costituisce
reato dall' accusa di favoreggiamento e falsa testimonianza di Vincenzo
Vinciguerra, il neofascista reo confesso della strage di Peteano. Per questo
reato (aver taciuto come testimone davanti alla Corte d' Assise del processo
per il 2 agosto e ad altre autorita') i Pm avevano chiesto il rinvio a
giudizio.
Grassi ha ordinato una duplice trasmissione
di atti. Alla Procura di Firenze quelli relativi ad Elio Ciolini, l' ex
"superteste" del procedimento finito imputato per calunnia, perche' valuti
l' eventuale concorso nel reato di un funzionario del Sismi identificato
solo con il cognome. A quella di Roma gli atti relativi ad ipotesi di reato
di attentato contro la Costituzione e cospirazione politica per Licio Gelli,
gen. Gianadelio Maletti, cap.Antonio Labruna, Col.Giancarlo D' Ovidio,
gen.Pietro Musumeci, col. Giuseppe Belmonte, Mannucci Benincasa e Nobili.
Altri ufficiali sono morti.
(torna ad inizio
pagina)
1995
25 febbraio - Le "rivelazioni" di Valerio Fioravanti
all' amico Massimo Sparti sulla propria presenza in stazione, in compagnia
della moglie Francesca Mambro, in occasione del "botto" del 2 agosto '80;
l' analoga presenza "inspiegata" di Sergio Picciafuoco; le "premonizioni"
dell' estrema destra romana e veneta; gli strani omicidi di contorno. E
un mitra Mab che lega indissolubilmente i Nar al Sismi del gen. Santovito,
controllato direttamente da Licio Gelli e Francesco Pazienza. E' questa
la linea di ragionamento della Corte d' assise d' appello di Bologna che
ha depositato 466 pagine di motivazione della sentenza che il 16 maggio
'94 condanno' all' ergastolo, per la strage, Fioravanti, Mambro e Picciafuoco,
assolse da quell' accusa l' ideologo nero padovano Massimiliano Fachini,
e dichiaro' la paternita' (10 anni ciascuno) di Gelli e Pazienza nei depistaggi
sull' inchiesta del piu' grave eccidio del dopoguerra (85 morti e 200 feriti).
Un' opera dalle finalita' "terroristiche", aggravante riconosciuta anche
agli ufficiali deviati del Sismi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. La
sentenza, al termine di un processo cominciato il 10 ottobre '93, durato
57 udienze, dopo una camera di consiglio di undici giorni confermo' sostanzialmente
quella di primo grado dell' 11 luglio '88, ribaltata dalla generale assoluzione
del primo processo d' appello il 18 luglio '90, poi annullata dalla Cassazione
il 12 febbraio 1992. L' impianto accusatorio, in parte modificato in corso
di processo, vedeva attorno all' attentato tre "cerchi concentrici": un'
associazione eversiva, composta da neofascisti e servizi deviati, una banda
armata costituita "appositamente", la strage vera e propria. L' associazione
avrebbe dovuto coprire gli autori per imprimere una svolta autoritaria
al paese, "antidemocratica e anticomunista". La prova preminente del processo
sta nelle dichiarazioni di Sparti, malavitoso romano "sempre pronto a dare
una mano" ai neofascisti. Per Valerio e il fratello Cristiano Fioravanti,
era una specie di "papa"'. L' uomo riferi' che attorno al 4 agosto 1980
Fioravanti gli chiese documenti falsi per lui e la moglie, che erano stati
notati in stazione vestiti da turisti tedeschi e commento': "Hai visto
che botto". Per asseverare l' urgenza dei documenti, non esito' a minacciare
di morte il figlio di Sparti. Secondo i giudici il malavitoso romano e'
credibile, perche' confido' subito i suoi dubbi su Valerio a Cristiano
(che confermo'), perche' ha avuto riscontro di altri testi e perche' sono
provati i tentativi di farlo ritrattare. Fu inoltre spontaneo: quando parlo'
confesso' un suo ruolo in altri delitti e non era ancora prospettata la
possibilita' di vantaggi premiali. Valerio poteva ben confidarsi con lui,
che era un "papa"', ma il fatto era cosi' grave che non esito' a minacciarlo.
Un altro indizio scaturisce dalla "strana telefonata" di Luigi Ciavardini,
amico dei Fioravanti e ora sotto processo per la strage al tribunale dei
minori (all' epoca aveva 17 anni), alla fidanzata. Le disse di spostare
un viaggio previsto da Roma a Venezia il 2 agosto. Per quella telefonata
Valerio "voleva ucciderlo", ma alla fine ci fu un baratto. Se lui avesse
"taciuto" sulla strage, sarebbe stato "coperto" in relazione all' omicidio
del giudice Amato. Il palermitano Francesco Mangiameli fu ucciso per davvero
"perche' sapeva qualcosa sulla strage". Lo dimostra, secondo l' accusa,
un volantino di "Terza Posizione" in cui veniva definito l' 85/a vittima
della strage. E poi c'e' la questione dell' alibi degli imputati, che non
hanno mai chiarito i loro movimenti in quei giorni, i documenti della Destra
sulle stragi, il convegno dell' istituto Pollio a Roma del '65, che individuava
Bologna come simbolo dell' affermazione comunista, la testimonianza di
Presilio Vettore, che dimostrava come la destra padovana, in particolare
Roberto Rinani, che non poteva non essere controllato da Fachini, sapeva
in anticipo di un fatto che sarebbe finito su "tutte le prime pagine dei
giornali", l' inchiesta del col.Amos Spiazzi, che percepi' premonizioni
della strage anche nella destra romana. E alcuni attentati (Acea, Centrale
latte Roma, Laurentina, Sezioni Psi e Pci) dimostrano per i giudici la
predisposizione alla strage dei Nar. I Nar, scrive la Corte, non furono
vittime dei depistaggi del Sismi, che anzi si adopero' per "escluderli
dal novero dei sospettati". E la strage non e' un delitto che si confessa,
per ovvie ragioni: e' "un fardello troppo pesante", espone a rischi gravissimi.
La confessione "implicherebbe il coinvolgimento di altri responsabili di
piu' alto rango". Picciafuoco, ferito in stazione e fattosi curare sotto
falso nome, non e' un "delinquente comune". Sono provati i suoi contatti
con "Terza Posizione" e Radio Mantakas, emittente ascolana vicina alla
destra eversiva. Non ha mai dato spiegazioni convincenti sulla sua presenza
in stazione. Per quanto riguarda Rinani e Fachini, le rivelazioni di Vettore,
confermate dall' amica Jeanne Cogolli, non bastano da sole a dare la prova
di un loro coinvolgimento nella strage. Fachini veniva indicato come fornitore
dell' esplosivo T4 usato per la bomba, ma da questa accusa e' stato assolto
a Roma: per i giudici di Bologna "non si puo' che prenderne atto". Il T4
era comunque troppo facile da reperire. Anche se si fosse dimostrato che
Fachini lo deteneva, sarebbe stato un indizio "scarso". Ne' sono provati
i suoi contatti con Fioravanti. L' assoluzione e' per insufficienza di
indizi. Il capitolo finale della sentenza riguarda la calunnia di Gelli,
Pazienza, Belmonte e Musumeci, culminata nella valigetta piena d' armi
e di esplosivo fatta trovare sul Taranto-Milano il 13 gennaio '81. Indirizzava
le indagini sulla strage verso la pista internazionale, verso il gruppo
tedesco Hoffmann, il francese Fane, e a Stefano Delle Chiaie. Secondo i
giudici c'e' la prova che il vero capo del Sismi fosse Pazienza, che si
adopero' per una serie di iniziative "in antitesi alle indagini bolognesi".
Fu in un incontro a Ciampino, il 9 gennaio '81 tra lui, Santovito, Musumeci
e Belmonte che fu deciso di consegnare l' informativa "Terrore sui treni"
al gen.Notarnicola. La sua iniziativa coincide con quelle di Gelli, in
grado di condizionare i servizi (in particolare il Sisde), i cui capi erano
quasi tutti affiliati alla P2. La testimonianza di Elio Cioppa attribuisce
anche a Gelli il "patrocinio" della pista internazionale e il complesso
indiziario indica nel Venerabile "l' artefice delle deviazioni": c' era
"piena comunita' di intenti" tra lui e Pazienza. Questi, "da buon mercenario",
si butto' a capofitto nella deviazione "per il tornaconto che avrebbe avuto
assecondando il potentissimo Gelli". Quella valigetta conteneva il Mab
che, secondo il pentito Maurizio Abbatino, fu preso da Massimo Carminati
nel deposito della banda della Magliana. "Il viaggio del mitra Mab - scrivono
i giudici - e' un filo conduttore che porta dai Nar di Mambro e Fioravanti
direttamente ai servizi", e' la prova della loro collaborazione. E "l'
operazione-valigetta" aveva una portata "altamente terroristica".
16 maggio - Si e' aperto questa mattina davanti
alla Corte di Assise di Bologna (presidente Maurizio Millo, giudice a latere
Iolanda Ricchi) il processo per i depistaggi delle indagini sulla strage
alla stazione del capoluogo emiliano del 2 agosto '80. Il processo e' nato
dalla riunificazione delle inchieste-bis sulla strage di Bologna e su quella
del treno Italicus del 4 agosto '74. Restano cosi' imputati due ufficiali
dello Stato, l' ex direttore del centro Sismi di Firenze Federigo Mannucci
Benincasa e il maggiore del Sios dell' Aeronautica Umberto Nobili, oltre
al "delinquente comune con simpatie di destra" Ivano Bongiovanni e a Massimo
Carminati, esponente della banda della Magliana e amico d' infanzia di
Valerio Fioravanti, condannato - quest' ultimo - per la strage alla stazione.
All' apertura del processo in aula, pero', erano presenti solo Bongiovanni
e Nobili. C' erano invece i parenti delle vittime. "E' inevitabile la nostra
perseveranza - ha spiegato Torquato Secci, presidente dell' associazione
familiari delle vittime - nel difendere il diritto alla vita di 85 innocenti.
Purtroppo l' attenzione della stampa su questi fatti ci sembra scomparsa
e per noi e' doloroso fare questa constatazione. Ci sono ancora pericoli
che esisteranno sino a quando non si estirperanno le radici di questa malapianta".
Il vicepresidente dell' associazione Paolo Bolognesi ha avuto accenti polemici
nei confronti del' ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che
all' epoca della strage di Bologna era presidente del Consiglio: "Per Ustica
il sen.Cossiga ha detto che era stato fregato. Ora ha detto la stessa cosa
per la strage alla stazione - ha affermato Bolognesi - E dire che in entrambi
i casi era presidente del Consiglio". L' udienza ha visto la discussione
per la costituzione delle parti civile, cui, in alcuni casi, si sono opposti
i difensori degli imputati. I legali di Carminati hanno anche avanzato
una richiesta di incompetenza territoriale, cui si e' opposto il Pm Paolo
Giovagnoli. Sulle questioni deve pronunciarsi la Corte.
17 maggio - Il processo sui depistaggi delle indagini
sulla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna passa alla corte
di assise di Roma. Lo ha deciso dopo sei ore di camera di Consiglio la
scorsa notte la corte di assise di Bologna davanti alla quale ieri si era
aperto il processo. I giudici bolognesi hanno accolto un' istanza di incompetenza
territoriale avanzata dai difensori di Massimo Carminati, l' ex capo della
banda della Magliana, amico di Giusva Fioravanti, imputato insieme a due
ufficiali dello Stato e a un delinquente comune con simpatie di destra.
Nell' ordinanza la corte bolognese dichiara "la propria incompetenza per
territorio a giudicare di tutti i reati di cui all' ordinanza di rinvio
a giudizio e dispone la trasmissione degli atti relativi a tali reati alla
corte di assise di Roma, competente per territorio". I difensori di Carminati
avevano sollevato la questione ritenendo che la competenza per il reato
contestato al loro assistito fosse di Roma, poiche' l' esponente della
banda della Magliana procuro' nella capitale il mitra utilizzato per depistare
le indagini. L' accusa - sostenuta dal Pm Paolo Giovagnoli - aveva replicato
spieagando che non e' determinabile il luogo dove la banda armata si costitui',
ma che e' Bologna il luogo dove consumo' l' ultimo reato, cioe' la strage
della stazione. La Corte (presidente Maurizio Millo, giudice a latere Iolanda
Ricchi) ha pero' considerato gia' spezzato il vincolo tra la strage e i
depistaggi, che hanno originato due processi separati. Quindi per la vicenda
del depistaggio il reato piu' grave e' quello di banda armata, che sarebbe
stata organizzata e promossa a Roma. Un fenomeno romano - secondo i giudici
- che pero' non ha escluso legami anche con neofascisti veneti e toscani.
Il processo, nato dalla riunificazione delle inchieste-bis sulla stragi
di Bologna e del treno Italicus del 4 agosto '74, cosi' passa alla Corte
d' Assise della capitale. Ma se verra' nuovamente sollevata una questione
di incompetenza territoriale spettera' alla Cassazione decidere in maniera
definitiva dove celebrare il processo. Oltre a Carminati sono imputati
l' ex direttore del centro Sismi di Firenze Federigo Mannucci Benincasa,
il maggiore del Sios dell' Aeronautica Umberto Nobili e Ivano Bongiovanni.
22 novembre - I giudici delle sezioni unite penali
della Corte di Cassazione hanno cominciato oggi l'esame dei ricorsi presentati
contro la sentenza della corte d'assise d'appello di Bologna che ha condannato
all'ergastolo per la strage di Bologna Valerio Fioravanti, Francesca Mambro
e Sergio Picciafuoco e con l'accusa di depistaggio, Licio Gelli, Francesco
Pazienza e gli ex ufficiali del Sismi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte.
E' la seconda volta che le sezioni unite penali della suprema corte devono
pronunciarsi sulla strage nella quale il 2 agosto del 1980 morirono 80
persone e ne rimasero ferite altre 200. "La sentenza della Corte d'Assise
di Bologna - ha spiegato uno dei difensori di parte civile, Guido Calvi
- c'e' apparsa solida e ben motivata. I motivi di ricorso infatti non sono
riusciti neppure a scalfirla. L'auspicio e' che le sezioni unite rigettino
i ricorsi. Dopo 16 anni - ha aggiunto ancora Calvi - al quinto giudizio
e al secondo delle sezioni unite, mi sembra sia impensabile un ulteriore
rinvio considerando la mole delle prove e l'assoluta logicita' delle argomentazioni
della sentenza di merito". In aula sono presenti alcuni dei familiari e
degli amici dei ricorrenti tra cui il fratello di Francesca Mambro e l'ideologo
di destra Paolo Signorelli.
22 novembre - Rigetto di tutti i ricorsi e annullamento
della sentenza per quanto riguarda la posizione di Massimiliano Fachini
e Roberto Rinani. E' questa la richiesta avanzata del procuratore generale
Sebastiano Suraci durante l' esame dei ricorsi presentati dagli imputati
condannati in appello per la strage di Bologna. "Ho affermato - ha spiegato
Suraci - la piena validita' della sentenza di rinvio per quanto riguarda
l' affermazione di responsabilita' di tutti gli imputati di strage e in
piu' - ha aggiunto - ho chiesto un nuovo giudizio di merito per i due imputati
Fachini e Rinani, assolti dai giudici di merito. Ho poi ritenuta valida
la ricostruzione dei fatti operata dalla corte di Bologna circa l' azione
di depistaggio messa in atto dai servizi segreti manovrati in maniera decisiva
da Gelli e Pazienza che si avvelevano dell' appartenenza alla P2 dei direttori
dei due servizi, il gen.Santovito e Grassini, per far fallire le indagini
verso quegli ambienti della destra eversiva romana apparsi subito i veri
responsabili della strage". La richiesta del Pg e' stata criticata dal
fratello di Francesca Mambro, Italo. "Liquidare, cosi' come ha fatto il
Pg, in cinque minuti una condanna per strage nei confronti di tre persone
- ha spiegato - non so se sia una cosa che soddisfa appieno la giustizia
e l' opinione pubblica". In aula c' erano tra gli altri il padre di Fioravanti
e Massimiliano Fachini.
23 novembre - Le sezioni unite penali della Corte
di Cassazione hanno confermato la sentenza d'appello che ha condannato
all'ergastolo per la strage di Bologna Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.
Per Sergio Picciafuoco, invece, la Corte ha disposto l'annullamento della
sentenza con rinvio a Firenze. La Cassazione ha poi confermato la sentenza
di assoluzione per Massimiliano Fachini e le condanne per Licio Gelli (dieci
anni di reclusione), Francesco Pazienza (dieci anni) e gli ex ufficiali
del Sismi Pietro Musumeci (otto anni e cinque mesi) e Giuseppe Belmonte
(sette anni e undici mesi). "La sentenza e' giusta, ma tardiva nei confronti
di Sergi Piccafuoco - ha commentato il suo difensore Marcantonio Bezicheri
- ma profondamente ingiusta nei confronti di Francesca Mambro e Valerio
Fioravanti. Questa decisione non puo' che lasciare dell' amarezza". Amaro
il commento di Paolo Signorelli presente alla lettura del dispositivo:
"Si tratta di una sentenza compromissoria voluta da chi continua a dirigere
i giochi in relazione a stragi che non hanno assolutamente matrice fascista
come in particolare quella di Bologna, che compare sullo scenario in relazione
al massacro di Ustica. Si condannano due indifendibili e si fa addirittura
scomparire dal teorema l' esecutore materiale, il povero ladro Piccafuoco,
presente per sbaglio alla stazione di Bologna". Duro anche il commento
di Massimiliano Fachini, ormai definitivamente assolto dall'accusa di strage:
"Valerio e Francesca sono le ulteriori due vittime della strage di Bologna.
Non e' un caso che li abbiano voluti condannare. Lo hanno fatto perche'
non vogliono che si conosca mai la verita"'. Positivo invece il giudizio
dell' avvocato di parte civile Guido Calvi:"Mi sembra - ha detto - che
siamo di fronte ad un passo importante". Si tratta di una verita' accertata,
rimangono ancora diverse cose da chiarire, ma il passo piu' importante
verso la verita e' stato fatto". "Non e' possibile, non e' possibile e'
uno schifo" e ancora "Francesca e Valerio non sono degli stragisti, non
lo sono mai stati". Italo Mambro non e' riuscito a trattenere lo sconforto
alla lettura del dispositivo che non ha nemmeno ascoltato fino in fondo.
E' uscito dall' aula con le mani fra i capelli, seguito dagli altri due
fratelli della Mambro, Mario e Mariano. Attonito e senza parole, il padre
di Valerio Fioravanti e' invece rimasto impassibile. Dopo pochi minuti
si sono allontanati tutti insieme i parenti e gli amici di Valerio Fioravanti
e Francesca Mambro, senza dare ascolto ai giornalisti che li seguivano
per avere un commento alla sentenza. Il senatore di An Antonio Lisi, l'
altro difensore di Sergio Picciafuoco, ha commentato la decisione sostenendo
che "il teorema accusatorio confezionato per Picciafuoco e' crollato interamente
dinanzi alle sezioni unite della Cassazione. Non e' stato sufficiente essere
presenti in stazione per essere condannati per il reato di strage. Sarebbe
stato il mantenere l' ergastolo il piu' clamoroso errore giudiziario della
giustizia italiana". "Forse Francesca, per questo Natale avrebbe potuto
avere un permesso - ha aggiunto l' avvocato Ambra Giovene che nel giudizio
di merito aveva difeso Francesca Mambro e Valerio Fioravanti - magari anche
solo di 24 ore. Ormai e' l' unica ad essere rimasta in carcere. Tutte,
a cominciare dall' ex Br Anna Laura Braghetti, sono in regime di semiliberta'.
E invece con questa sentenza non uscira' mai piu'. Questa decisione, per
la Mambro e' come una pietra tombale". Raggiunto telefonicamente il fratello
di Francesca Mabro ha poi accettato di commentare il dispositivo delle
sezioni unite ribadendo che "Francesca e Valerio non c'entrano nulla con
questa strage". "Loro, con questa sentenza - ha detto - sono diventati
l' 85/ma e l' 86/ma vittima della strage. E il tempo ci dara' ragione,
dimostrera' l' assoluta estraneita' di loro due a questi fatti". Il dispositivo,
letto in aula dal presidente Aldo Vessia, e' arrivato dopo circa tre ore
e mezza di camera di consiglio. "La sentenza emessa dalla Corte di Cassazione
nel processo sulla strage alla stazione di Bologna, che ha confermato la
condanna all' ergastolo per Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, genera
un sentimento di profonda angoscia in tutti coloro che, al di la' degli
schieramenti ideologici e politici, hanno ritenuto labili e contraddittori
gli elementi d' accusa portata nei loro confronti". Lo ha detto l' avvocato
Alessandro Pellegrini, difensore di Massimiliano Fachini. "I due giovani
sono stati condannati senza che neppure si conosca esattamente quale sarebbe
stata la loro condotta - ha sottolineato Pellegrini - nella causazione
dell' attentato: esecutori materiali, fornitori dell' esplosivo, ispiratori,
mandanti? E quale sarebbe stato il movente che li avrebbe ispirati? Domande
senza risposta. La conferma dell' assoluzione per Massimiliano Fachini,
infine, pone termine a un calvario durato 15 anni, di cui 10 in carcere
in stato di custodia cautelare: chi mai potra' risarcirlo per questo?".
25 novembre - Francesco Pazienza e' stato arrestato
questo pomeriggio alle 17 nella sua abitazione di Lerici (La Spezia) in
conseguenza della sentenza di giovedi' della Cassazione, che ha reso definitiva
la condanna a 10 anni per aver depistato le indagini sulla strage alla
stazione di Bologna del 2 agosto '80. L' ordine di carcerazione a carico
di Pazienza e' stato firmato dal Pg Franco Quadrini, che aveva sostenuto
l' accusa nei due processi d' appello per la strage, il quale ha dato l'
ordine di eseguirlo ai Carabinieri del nucleo di Polizia giudiziaria di
Bologna, comandato dal Ten.Col. Rizzo. Ad eseguire poi materialmente l'
arresto sono stati i militari della Compagnia di Sarzana, competente territorialmente
su Lerici. Secondo quanto si e' appreso, Pazienza e' stato poi portato
nel carcere di La Spezia. L' ordine di carcerazione per Pazienza e' scattato
in quanto deve scontare un residuo di almeno tre anni e sette mesi. Se
il conteggio del residuo di pena fatto sulla base della carcerazione preventiva
gia' scontata e delle eventuali riduzioni intervenute nel frattempo per
indulto fosse stato inferiore ai tre anni l' uomo d' affari ligure non
sarebbe tornato dietro le sbarre. Sono ancora da decidere le posizioni
degli ex ufficaili Sismi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, a carico
dei quali la Cassazione ha confermato, sempre per depistaggio, le pene,
rispettivamente a otto anni e cinque mesi e sette anni e 11 mesi. I conteggi
per i due sono ancora in corso. Non potra' invece avere esecuzione la condanna
a 10 anni, sempre per depistaggio, a carico di Licio Gelli, poiche' l'
estradizione del "venerabile" dalla Svizzera in Italia vale solo per il
"crack" del Banco Ambrosiano, processo ancora in attesa di sentenza. Pazienza
a fine anni '70 entro' in contatto con il generale Santovito, allora capo
del Sismi, organismo di cui sarebbe entrato a far parte. Un volta nel servizio
segreto militare - secondo l' accusa - sarebbe diventato il vero capo del
Supersismi, una sorta di "servizio segreto nel servizio segreto". E da
capo del Supersismi insieme a Licio Gelli avrebbe architettato l' operazione
"terrore sui treni", che porto' ad un clamoroso depistaggio sulla strage
alla stazione: il ritrovamento, avvenuto il 13 gennaio '81, di una valigetta
con esplosivo a bordo del rapido Taranto-Milano. La scoperta dell' esplosivo
avvenne quando il convoglio era fermo alla stazione di Bologna. L' obiettivo
era depistare le indagini verso un pista "internazionale" che portava in
Germania e in Francia. Pugliese di Monteparano (Taranto) una laurea in
medicina con lode, conoscitore di piu' lingue, Pazienza ha oggi 49 anni.
Di lui i giornali parlarono per la prima volta quando si interesso' di
un viaggio negli Usa di una delegazione Dc guidata dall' allora segretario
Flaminio Piccoli. La missione riusci' brillantemente grazie ai suoi buoni
legami con l' amministrazione Reagan. I suoi rapporti con gli Usa vanno,
infatti, indietro nel tempo, quando Pazienza faceva da consulente a grandi
imprese di tutto il mondo. Secondo quanto spiego' lo stesso Pazienza, proprio
i rapporti d' affari lo portarono in contatto con Santovito. Fu il generale
capo del Sismi ad accreditare l' uomo di affari negli ambienti politici
ed economici, a cominciare da Roberto Calvi. Dopo la morte di Calvi, nel
giugno '82, e l' uscita di Santovito dal Sismi, Pazienza si defilo', e
lascio' l' Italia dove molti magistrati si stavano occupando di lui: dalle
Seychelles a Panama, da Panama agli Stati Uniti. A New York venne arrestato
in base ad un mandato di cattura della Procura di Milano per bancarotta
fraudolenta. Arrestato anche per il depistaggio della strage, Pazienza
nei mesi scorsi e' tornato alla ribalta delle cronache per aver presentato
una querela contro Ali Agca che lo aveva coinvolto nell'inchiesta sulla
scomparsa di Emanuela Orlandi.
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