ALMANACCO DEI "MISTERI D'ITALIA"

Le notizie del 2000

(dove non e' citata un' altra fonte, la notizia e' tratta dall' agenzia Ansa)

 


 
 
 
 

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25 gennaio - Entrano in camera di consiglio i giudici del tribunale dei minorenni di Bologna che dovranno emettere la sentenza del processo a Luigi Ciavardini, il romano ex esponente dei Nar, amico di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, accusato di aver partecipato alla strage alla stazione di Bologna. Ciavardini, che oggi e' sposato e ha due figli, allora non aveva ancora 18 anni. La camera di consiglio, che viene tenuta in un albergo, dovrebbe durare alcuni giorni. Il Pm Massimiliano Serpi ha chiesto una condanna a 12 anni di carcere (e' partito da 30 anni, ma c' e' la continuazione con la condanna a 18 anni che Ciavardini sta finendo di scontare per l' omicidio Amato); secondo la sua ricostruzione, all' attentato partecipo' anche Gilberto Cavallini e ha annunciato per questa ultima posizione la trasmissione degli atti alla Procura del Tribunale. Per i difensori - le arringhe conclusive le hanno tenute Alessandro Pellegrini e Gian Franco Bordoni, della difesa fa parte anche Gianni Correggiari - invece dal processo e' emerso chiaramente che manca la prova del coinvolgimento di Ciavardini nell' attentato. I difensori hanno anche ricordato che Ciavardini, Mambro e Fioravanti hanno sempre sostenuto che il 2 agosto '80 erano ad un mercato a Padova: "abbiamo chiesto una verifica al Tribunale ed abbiamo avuto una risposta dal Comune di Padova che ci ha confermato che quel giorno c' era il mercato". 

30 gennaio - Luigi Ciavardini e' assolto dal Tribunale dei Minori di Bologna dall' accusa di aver partecipato alla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, ma condannato a tre anni per banda armata. La sentenza e' stata letta nel tardo pomeriggio dopo cinque giorni di camera di consiglio. Ciavardini sta finendo di scontare con un affidamento in prova una condanna a 18 anni per l' omicidio Amato e altri reati. Ciavardini (che non era presente alla lettura della sentenza) ha ricevuto la prima comunicazione giudiziaria per la strage nel 1986, poi il Pm chiese l' archiviazione, ma venne ugualmente portato a giudizio: dopo 14 anni di iter giudiziario e dopo 20 anni dalla strage e' arrivata l' assoluzione. Resta la condanna per banda armata. "E' un' accusa che cadra' in appello - ha sottolineato l' avv.Alessandro Pellegrini, del collegio di difesa insieme a Gian Franco Bordoni e a Gianni Correggiari - anche perche' nella prospettazione dell' accusa la banda armata era finalizzata alla strage".

31 gennaio - Paolo Bolognesi, presidente dell' Associazione familiari vittime della strage, all' indomani dell' assoluzione di Ciavardini dichiara che "Il rischio di ricominciare il processo per la strage alla Stazione di Bologna non sussiste. Abbiamo seguito molto attentamente gli atti e la riapertura del processo e' un rischio che non si corre. Pensavamo a qualcosa che portasse alla condanna dell' imputato. Ieri la Corte, nel dubbio, ha preferito assolvere Ciavardini con una formula che ricorda molto l' insufficienza di prove". La speranza da parte di esponenti di An di rifare il processo, con sentenza passata in giudicato, cioe' quello a Mambro e Fioravanti, e' grande - ha concluso Bolognesi -, ma farebbero meglio ad essere cauti".

3 febbraio - Muore in un incidente stradale Massimiliano Fachini neofascista padovano assolto in appello dopo la condanna all'ergastolo decisa in primo grado dalla corte d'Assise di Bologna nel luglio 1988. Anche dopo l'annullamento della sentenza d'appello da parte della Cassazione, Frachini non era piu' rientrato nel processo bis per la strage. 

7 febbraio - Il presidente Carlo Azeglio Ciampi, nella prima tappa di una visita a Bologna e in Romagna, ricorda le vittime della strage alla stazione di Bologna. Il presidente sosta in raccoglimento di fronte alla lapide che riporta i nomi delle vittime, poi, accompagnato dalla moglie, ha stretto la mano e scambiato alcune frasi con i rappresentanti delle associazioni dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto e di quella di Ustica. 

3 marzo - Nei mesi scorsi, Paolo Bellini, 47 anni, l' ex militante di estrema destra che avrebbe avuto contatti anche con i servizi segreti finito poi in carcere poco meno di un anno fa per una serie di delitti avvenuti nel reggiano, ha parlato per ore ed ore al Procuratore capo di Bologna Ennio Fortuna e al Pm Paolo Giovagnoli che insieme all' aggiunto Luigi Persico si occupano dei fatti di terrorismo: Bellini, che dopo l' arresto si e' anche accusato dell' assassinio di Alceste Campanile e del mobiliere fiorentino Giuseppe Fabbri, ha parlato agli inquirenti anche della strage alla stazione di Bologna. “Bellini - ha spiegato un inquirente - ha detto qualcosa di nuovo ma non particolarmente significativo. Non ci sono nuovi filoni o nuovi autori. Le sue dichiarazioni confermano le piste della Procura di Bologna. Il colore e' sempre quello, almeno sembra”. Le dichiarazioni di Bellini sono state messe nel fascicolo, sempre aperto, sulla strage alla stazione di Bologna. “E' stato accertato molto sulla strage del 2 agosto - ha detto Fortuna - ma c' e' ancora tanto da accertare, per questo c' e' ancora un fascicolo aperto; prima e dopo Bellini sono state sentite e verranno sentite altre persone”. 

7 marzo - In una intervista al Tg1, Francesca Mambro dice che lei e Giusva Fioravanti, se dovessero emergere elementi su cui fondare l' istanza, chiederanno la revisione del processo per la strage di Bologna. “E' importante non dimenticare”, ha detto Francesca Mambro, che si e' detta “fortunata” per quelle amicizie che l' hanno aiutata a “non soccombere”. E' importante non dimenticare, ha aggiunto, affinche' quello che e' successo non accada piu'. Mambro ha poi aggiunto che il perdono delle vittime “non va cercato” perche' non lo si puo' “imporre. Io sono stata perdonata - ha concluso - e gliene sono grata”. Paolo Bolognesi, presidente dell' Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna, ha replicato che “Per riaprire i processi ci vogliono prove; finora Mambro e Fioravanti hanno proposto solo depistaggi, e con i depistaggi si dovrebbe rimanere in galera”. “Siccome siamo in un paese carnevalesco - ha aggiunto Bolognesi - Mambro puo' rilasciare interviste a 'Repubblica' che le da' ampio spazio, e al Tg1, pagato dagli italiani, che le da' ampio spazio per una televisione pubblica diseducativa. I parenti delle vittime non hanno dimenticato e non hanno intenzione di dimenticare - ha concluso Bolognesi - se Mambro vuole il perdono, lo vada a chiedere agli 85 che ha ucciso il 2 agosto 1980”. 

8 marzo – Presentato a Roma il libro “Il bacio sul muro” di Francesca Mambro, in cui racconta gli anni di carcere duro e l' isolamento attraverso le ricette scambiate con le altre detenute. Di se stessa dice: “Per la prima meta' della mia vita ho aggredito il mondo. Per la seconda meta', inevitabilmente, il mondo ha aggredito me”. Francesca Mambro dice anche:“Sono stata condannata piu' volte all'ergastolo. Quasi sempre giustamente”, ma rifiuta di essere considerata responsabile della strage alla stazione di Bologna. Alla presentazione sono presenti Furio Colombo, Giusva Fioravanti, Anna Laura Braghetti, Pablo Echaurren, suor Gervasia di Rebibbia, Ombretta Fumagalli Carulli, Marco Pannella, Clara Sereni. 

11 marzo – Presentato il libro “Storia di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro” di Piero Corsini, giornalista di Mixer, edito da Tullio Pironti. 

29 marzo - Ovidio Bompressi, parlando con i giornalisti poco dopo aver lasciato il carcere di Pisa, dice di essere “completamente d' accordo” con quanto sostenuto da Giuliano Ferrara in una intervista pubblicata oggi sul “Giornale nuovo”, dove il direttore del Foglio confida in un “gesto di coraggio” da parte del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in vista del suo ottantesimo compleanno, indicando proprio i nomi, oltre che di Bompressi, Sofri e Pietrostefani, anche di Mambro, Fioravanti e Maurizio Ferrari, il primo arrestato del nucleo storico delle Brigate rosse. “Non posso che auspicare una soluzione per Fioravanti, per Mambro - ha detto Bompressi - e per chiunque abbia pieno diritto a quello che puo' essere considerato un intervento in qualche modo riparatorio di anni e anni di molta sofferenza e di un percorso giudiziario assolutamente non privo di grandi incertezze e di grandi falsificazioni”. 

30 marzo - L' associazione dei familiari tra le vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 polemizza con Ovidio Bompressi che aveva auspicato la grazia anche per Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. “Vogliamo ricordare che lo stesso Sofri ha ripetuto piu' volte - dice il presidente dell' associazione Paolo Bolognesi - che chi volesse accostarsi alla sua vicenda processuale dovrebbe farlo dopo aver letto con attenzione le carte processuali. Questa e' una regola di onesta' intellettuale che deva valere per tutti, anche per chi, magari implicitamente, vuole contestare la sentenza che condanna Mambro e Fioravanti quali esecutori della strage”. Bolognesi poi ricorda che Fioravanti e' stato condannato a sei ergastoli, per gli 85 morti e i 200 feriti della strage e per altri otto omicidi, e che ha inoltre accumulato complessivamente 134 anni e otto mesi per vari reati. Sei ergastoli anche per Mambro (la strage e 11 omicidi) oltre ad 84 anni e 8 mesi per reati vari. “Per ogni morte causata - sottolinea Bolognesi - Fioravanti ha trascorso in carcere due mesi e 10 giorni; Mambro due mesi. Bompressi avrebbe dichiarato che il diritto alla grazia si conquista con un percorso di sofferenza. Secondo noi il diritto alla grazia non si conquista con la sofferenza delle vittime e dei loro cari, ma con un percorso di verita’”.

31 marzo – In un’ intervista al Tempo, il terrorista internazionale Ilich Ramirez Sanchez, noto come “Carlos” dice:“Ho soggiornato in Italia quando ero giovane, negli anni Settanta” e lascia intendere di conoscere alcuni particolari sul sequestro Moro e la strage di Bologna. Sul caso Moro, Carlos dice:“Per quello che ne so, si e' trattato di un'operazione gestita totalmente dalle Br”. A proposito della bomba alla stazione di Bologna, l'ex terrorista nega di essersi trovato nel capoluogo emiliano intorno a quel giorno, e specifica: “Non sono mai stato a Bologna  negli anni Ottanta”. Sul disastro di Ustica, infine,si dice convinto che “e' stato provocato da un missile aria-aria della Nato”.

3 aprile - Nell' Aula Magna di Santa Lucia, rappresentazione teatrale “Due agosto - retroscena di una strage”, realizzata consultando le 600 mila pagine di documenti e atti processuali raccolti dall' Associazione familiari vittime strage. Alla rappresentazione, firmata dall' Associazione Interdisciplinare della Arti di Milano, segue un dibattito su “Quali i mandanti e quali i diritti umani violati?”.

5 aprile - L'Ufficio di presidenza della Commissione stragi ha deliberato una missione a Parigi per ascoltare, in rogatoria internazionale, Ilich Ramirez Sanchez, noto come “Carlos”, che ha gia' fornito la disponibilita', tramite il suo legale, a rispondere alle domande dell'organismo d'inchiesta. Sara' probabilmente una delegazione della Commissione a recarsi Oltralpe per incontrare Carlos, in presenza di magistrati francesi che gli rivolgeranno le domande precedentemente concordate, che dovrebbero riguardare il terrorismo italiano e le brigate rosse, la strage di Bologna e la vicenda Moro. E' prevista una complessa procedura con la traduzione in francese della domanda che viene dalla commissione e poi la risposta di Carlos, probabilmente in inglese, con successiva traduzione prima in francese e poi in italiano.

21 maggio - E' annunciata per il 15 Giugno, alle ore 18, presso la Libreria Einaudi a Milano in via Festa del perdono la conferenza stampa di presentazione del libro "10,25:cronaca di una strage.Stazione di Bologna" del giornalista Daniele Biacchessi (Edizioni Gamberetti). Oltre all'autore interverranno Paolo Bolognesi (Presidente della Associazione Nazionale tra i familiari delle vittime delle stragi e dell'Associazione 2 Agosto), Manlio Milani (vittime strage di Brescia), Giovanna Kelly (vittime di via dei Georgofili), Luigi Passera (vittime di Piazza Fontana), Federico Silicato (avvocato delle parti civili al processo sulla strage di Piazza Fontana in corso a Milano), Danila Tinelli e Maria Iannucci (familiari di Fausto e Iaio).

7 giugno - Entrano in camera di consiglio i giudici della Corte di Assise di Bologna che devono emettere la sentenza del processo sui depistaggi e i controdepistaggi della strage alla stazione del 2 agosto 1980. Il Pm Paolo Giovagnoli nella sua requisitoria ha chiesto la condanna di tutti e quattro gli imputati: 12 anni di reclusione per Massimo Carminati, l' ex capo della banda della Magliana e amico di Valerio Fioravanti, che assieme alla moglie Francesca Mambro fu condannato all' ergastolo per la strage; 8 per Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del centro Sismi di Firenze; quattro per Umberto Nobili, maggiore del Sios dell' aeronautica; due anni per Ivano Bongiovanni, delinquente comune con simpatie per la destra estrema. La sentenza e' prevista attorno al fine settimana.

15 giugno – Presentato a Milano il libro “10.25, cronaca di una strage” scritto dal giornalista Daniele Biacchessi “per sostenere la causa contro il segreto di Stato e per ricordare le vittime invisibili delle stragi”. Paolo Bolognesi, presidente dell' Associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980, ha detto che  “Mentre la Mambro viene chiamata dalla Rai a fare da testimonial per la festa dell' 8 marzo noi aspettiamo ancora l' abolizione del segreto di Stato”. Biacchessi ha detto che “molti libri vengono raccontati dalla parte dei carnefici, per capire e spiegare cos' h successo, ma a me non interessa sapere se e' stato Fioravanti a mettere la bomba alla stazione di Bologna, voglio capire come e' avvenuto il passaggio delle vittime alla consapevolezza o alla rassegnazione”. Erano presenti anche Luigi Passera, presidente dell' associazione delle vittime di Piazza Fontana e Federico Silicato, avvocato di parte civile nel processo per la strage alla Banca Nazionale dell' Agricoltura, che ha tracciato un quadro dei collegamenti tra  le grandi stragi che hanno insanguinato l' Italia tra il '69 e l' 80. “L' estrema destra eversiva veneta - ha affermato - ha lavorato per 15 anni al servizio di una strategia eterodiretta, sicuramente non nata all' interno dello stesso gruppo, ma coordinata da istituzioni dello Stato”. 

20 giugno – Polemiche per la presenza di Ovidio Bompressi al Senato per la conferenza stampa per illustrare l'iniziativa del “digiuno pubblico” a favore dell'amnistia. E’ presente anche Francesca mambro. Il presidente del Senato, Nicola Mancino, ha invitato i senatori ad “evitare comportamenti che possono nuocere all' immagine e al prestigio dell' istituzione parlamentare”. L' ufficio stampa di Palazzo Madama precisa che le conferenze stampa, cui e' solitamente destinata una sala al piano terra, sono promosse in piena autonomia dai gruppi parlamentari o dai singoli senatori, i quali si assumono direttamente una responsabilita' delle affermazioni rese e delle persone invitate a partecipare, senza che cio' possa coinvolgere minimamente il Senato della Repubblica”.

21 giugno - Ovidio Bompressi, allo stand allestito a Castel Sant'Angelo davanti all'ingresso della Fiera del Libro, dove da mezzogiorno e' cominciato il “digiuno di solidarieta' con i detenuti nelle carceri e per un provvedimento di amnistia-indulto” dice:“Non intendevo certo offendere, con la mia presenza, ieri, alla conferenza stampa in Senato, l' istituzione del Parlamento”. “La mia partecipazione all'iniziativa - ha detto Bompressi, commentando le polemiche scoppiate ieri dopo la conferenza stampa - era ed e' una testimonianza della condizione carceraria sulla quale si voleva e si vuole richiamare l'attenzione per l'approvazione di un provvedimento di indulto nel segno di quei valori di riconciliazione e di umanita' che sono anche il messaggio di questo Giubileo. Mi dispiace che qualcuno abbia usato pretestuosamente questa mia presenza e abbia voluto cosi' ignorare il senso profondo dell'iniziativa”. Proprio stamane Bompressi ha saputo che il tribunale di sorveglianza ha respinto la sua richiesta di poter partecipare fino a mezzanotte al digiuno a Castel Sant'Angelo. Bompressi puo' uscire alle 8 di mattina dalla sua abitazione romana in cui e' agli arresti domiciliarie, e deve rientrarvi alle 19. Francesca Mambro ha detto:“Sono da due anni impiegata dell' associazione 'Nessuno Tocchi Caino' che ha aderito al digiuno. Ieri ero alla conferenza stampa al Senato per lavoro. C' era tanta gente ieri, compreso l' intero ufficio stampa e il segretario dell' associazione '"Nessuno tocchi Caino' - ha detto - ma hanno notato solo me e Bompressi”.

5 luglio - Inaugurato "Sotto il segno della solidarieta'", contenitore di eventi organizzato alla stazione di Bologna dall' Associazione tra i familiari delle vittime, per il 20° anniversario della strage. Gli studenti dell' Accademia di Belle Arti, coordinati dai docenti Roberto Daolio e Mili Romano, hanno realizzato 18 diverse opere d' arte esposte in vari punti della stazione che i paseggeri piu' attenti non potranno non notare: dall' obliteratrice in cera, alle finte pubblicita', al contrabbassista che trasforma in musica i rumori dei treni, alla videoguida che ripercorre la storia della stazione, interrompendosi, con un 'buco nero', proprio il 2 agosto di venti anni fa. Le opere rimarranno esposte fino al 29 luglio. Ad arricchire le celebrazioni ci saranno poi tre serate di danza e musica, 'Live Dance', che si svolgeranno nella zona del transatlantico del piazzale ovest, l' 11, il 19 e il 28 luglio.

8 luglio - Daniele Biacchessi continua la presentazione del suo libro "10,25 cronaca di una strage". In un comunicato, Biacchessi afferma:"La strage alla stazione di Bologna del 2 agosto '80 e' il piu' grave attentato terroristico avvenuto in Italia. Morirono 85 persone,molti erano giovanissimi.Oltre 200 rimasero feriti.Una bomba ad altissimo potenziale venne fatta esplodere nella sala d'aspetto di seconda classe. L'orario,10,25,e il giorno,2 agosto,dimostrano il chiaro intento di uccidere piu' persone possibili.Gli attentatori collocarono l'ordigno all'interno di una valigia che venne piazzata proprio vicino al muro portante della sala d'aspetto.Dopo lo scoppio parte della stazione crollo'.Le inchieste dei magistrati e di polizia giudiziaria che seguirono la strage,furono condizionate da decine di depistaggi da parte degli uomini dei servizi segreti italiani.Dopo cinque gradi di giudizio processuale,sono stati condannati,in via definitiva,gli esecutori materiali della strage Francesca Mambro e Valerio Fioravanti e i depistatori Licio Gelli,Francesco Pazienza,Giuseppe Belmonte e Pietro Musumeci.Rimane comunque il problema delle vittime e della loro battaglia per togliere definitivamente il segreto di Stato e gli omissis da tutte le inchieste per strage e terrorismo.Una battaglia giusta,non ancora vinta perchè il disegno di legge,presentato al Senato nel luglio del 1984 dall'Unione dei familiari vittime delle stragi,non è mai stato discusso dal parlamento.Il libro,"10,25 cronaca di una strage", Edizioni Gamberetti, 25000 lire,vuole essere uno strumento di memoria per le future generazioni. Narra di quel dolore mai sopito,diventato per alcuni rassegnazione e silenzio,per altri trasformato in impegno sociale e politico.Quello che leggerete è un libro sulla consapevolezza.Non è un libro sugli aspetti giudiziari della vicenda,già trattati da altri colleghi giornalisti e scrittori.Vuole essere, a vent'anni da quella strage,uno spunto di riflessione su quel mondo degli invisibili che per anni cercano una giustizia troppo spesso negata".

20 luglio - Il senatore di An Alfredo Mantica, membro della Commissione stragi, dice che il governo francese ha accettato la richiesta di rogatoria internazionale avanzata dalla commissione per acquisire la testimonianza del terrorista internazionale Carlos, detenuto a Parigi nel carcere della Sante', che sostiene di avere cose inedite da raccontare sulla strage di Bologna, di cui il prossimo 2 agosto ricorre il 20/o anniversario. La rogatoria e' programmata per l' autunno in una data compresa fra il 20 settembre e il 20 ottobre. La richiesta di audizione di Carlos era partita proprio da Mantica e dall' altro parlamentare di An in Commissione, Enzo Fragala', ai quali il terrorista aveva inviato una lettera. 

27 luglio - Sara' un 20/o anniversario “senza troppo rumore, anche se c'e' uno zero a renderlo piu' significativo”. E' Paolo Bolognesi, presidente dell' Associazione vittime della strage del 2 agosto 1980, a caratterizzare all' insegna di una “composta riflessione” il programma di appuntamenti che segneranno il ricordo della bomba di 20 anni fa, responsabile di 85 morti e 200 feriti. “L' elemento di novita' - ha continuato Bolognesi - sara' per noi far parlare dal palco di Piazzale Medaglie d' Oro una ragazza che nel 1980 era appena nata e oggi ha 20 anni”. Il 2 agosto le celebrazioni seguiranno “una tradizione consolidata”, ha detto il vice sindaco Giovanni Salizzoni, che probabilmente sostituira' nel corteo Giorgio Guazzaloca  “che vorrebbe tanto esserci ma potra' soltanto se i medici glielo permetteranno”, ha spiegato. Da Piazza Nettuno il corteo, con i gonfaloni delle citta' “ma senza bandiere di partito” ha raccomandato Bolognesi, raggiungera' il piazzale della stazione dove, dopo un minuto di silenzio in ricordo delle vittime, parleranno Bolognesi, Salizzoni e i rappresentanti delle istituzioni. Poi ci sara' la deposizione delle corone e la partenza del treno speciale per San Benedetto Val di Sambro. L’ appuntamento finale sara' il concerto serale in Piazza Maggiore, all' interno del 'Concorso internazionale di composizione del 2 agosto', vinto dal bolognese Marco Biscarini. Il concerto di quest' anno “avra' come protagonista assoluto il sax”, ha spiegato Fabrizio Festa, organizzatore dello spettacolo. Ma non un sax qualsiasi: a esibirsi sul palco, infatti, ci sara' l' americano Michael Brecker, “da 30 anni il migliore al mondo, vincitore di 7 grammy, protagonista con Paul Simon di un leggendario concerto a Central Park”, ha sottolineato ancora Festa. Un' esibizione , che avra' come protagonisti anche l' Orchestra sinfonica dell' Emilia-Romagna e la canzone interpretata da Leni Stern, cantautrice americana, scritta proprio per il 20/o anniversario, che si conclude con l' elenco dei nomi dei bambini vittime della bomba. Ma le celebrazioni non si concentrano soltanto nella giornata del 2 agosto: il programma, infatti, inizia sabato con la partenza della staffetta podistica che, da piu' parti d' Italia e dall' estero, confluira' a Bologna il 2 agosto, “perche' - ha spiegato Bolognesi - contrariamente a quello che si pensa, anziche' calare, la gente aumenta”. E anche il 1/o agosto “in tutte le citta' che hanno avuto delle vittime sara' organizzato un ricordo speciale”, ha spiegato. A Bologna ci saranno l' inaugurazione di una mostra fotografica sulle immagini del 2 agosto, al centro di Vialarga, e la presentazione di un romanzo sulla strage, 'Bologna Blues', dello scrittore americano Robert Hellenga.

29 luglio - Il viso di Marina Gamberini, sconvolto da una smorfia di dolore, ma anche di paura e di rabbia, e' l' immagine-simbolo della strage di Bologna. Ha fatto il giro del mondo la foto di quella ragazza di 20 anni in barella appena estratta dalle macerie della stazione con gli occhi sbarrati e la bocca spalancata in un grido che sembra lacerare l' aria. Un' immagine che la tormenta da 20 anni. In stazione e' tornata per la prima volta pochi giorni fa a portare un manifesto in vista dell'anniversario: “Sono entrata da dietro, ma ho alzato gli occhi e ho visto l' orologio. Erano le 10:25. Sono rimasta impietrita. Sono uscita di corsa”. Marina Gamberini oggi di anni ne ha 40 e da quel 2 agosto 1980 lotta con le sofferenze che le produce una ferita di 10 cm al cranio - vertigini che la inchiodano al letto per giorni - ma soprattutto con le crisi di panico, la depressione, “i buchi neri” in cui precipita improvvisamente sentendo un rumore o anche solo incontrando qualcuno. Vent' anni passati fra ospedali, psicologi e sedute di ipnosi per cercare di riprendersi una vita che da quel giorno e' cambiata per sempre. “Questa non e' la mia vita, e' un' altra che io non ho scelto”. Non le piace essere identificata con quella foto, ma sa che non le puo' sfuggire perche' da 20 anni quel marchio di vittima della strage di Bologna e' diventata la sua identita': “Mi sento diversa ed e' per questo che per tanto tempo l'ho nascosto”. Si e' sposata, cinque anni fa ha avuto un figlio, ma non e' riuscita a trovare il filo della normalita': “Il rapporto con mio marito l' ho costruito insieme all' analista. Ci sono giorni in cui mi chiudo in casa e non voglio vedere nessuno. Metto in crisi qualsiasi cosa, anche quello che va bene. E' una lotta quotidiana. Per anni non ho voluto affezionarmi a nessuno per paura di perderlo”. Nella strage Marina ha perso sei colleghe e per anni ha combattuto contro il senso di colpa: “perche' io ero viva e le mie colleghe no. E' solo per loro che sono qui a parlare di quella maledetta foto”. Poi, mentre era incinta, ha perso entrambi i genitori: “Erano la mia cappa protettiva”. Ha partorito sotto la tenda ad ossigeno, in preda a una crisi di panico di quelle che ancora oggi la portano ogni tanto in ospedale. Adesso lavora in Comune come impiegata, ma non le piace: “Sono assistente all' infanzia, ma quando mi proposero di lavorare in un asilo dissi di no. Ero imbottita di psicofarmaci, come facevo a stare con i bambini? Capisce quando dico che la mia vita e' stata espropriata?”. Davanti a lei e' difficile pronunciare la parola perdono: “Fioravanti e Mambro hanno scelto di uccidere e adesso lavorano insieme per 'diritto di familiarita” perche' sono sposati. Sono seguiti dallo psicologo e dall' assistente sociale. Io lo psicologo me lo devo pagare. Ed e' cosi' umiliante fare un paragone fra me e dei criminali”. 

29 luglio - Il presidente della Regione Lazio Francesco Storace ha inviato una lettera al sindaco di Bologna, Giorgio Guazzaloca, per ringraziarlo dell'invito alla solidarieta' e a partecipare alla cerimonia del ventesimo anniversario della strage alla Stazione di Bologna, il 2 agosto. Nella lettera Storace sostiene che “la strage di Bologna e' solo l'episodio piu' eclatante dell'insieme di oscure vicende criminali che hanno insanguinato l'Italia negli anni piu' bui del dopoguerra, anche per responsabilita' di apparati dello Stato che hanno contribuito, talvolta in modo decisivo, a depistare le indagini e comunque a occultare la verita'. Non e' possibile, non solo per il rispetto dovuto alle vittime, ma anche per aprire una pagina nuova nella storia del Paese rinunciare alla ricerca della verita', accontentandosi del sacrificio di qualche capro espiatorio per archiviare uno dei capitoli piu' dolorosi e inquietanti del dopoguerra”. “Francesca Mambro e Valerio Fioravanti - prosegue ancora Storace - sono comunque gia' stati condannati all'ergastolo per altri reati, per i quali hanno riconosciuto e ammesso, fin dal momento dell'arresto, le loro dirette responsabilita', mentre per la strage di Bologna hanno sempre professato con forza la loro innocenza”. “Per questi motivi - conclude Storace - occorre lavorare affinche' una valutazione serena delle responsabilita' possa trovare spazio nella storia, anche la piu' tragica, del Paese”.

30 luglio – Parte da Milano una staffetta organizzata dall' Associazione gruppi amatori podistici (Agap) per unire idealmente quattro tra i principali luoghi dello stragismo in Italia: via Palestro e piazza Fontana a Milano, piazza della Loggia a Brescia e la stazione ferroviaria di Bologna. Di fronte alla lapide che in piazza Fontana ricorda le 16 vittime della strage del 12 dicembre 1969 alla Banca Nazionale dell'Agricoltura, i podisti hanno deposto una corona di fiori prima di una breve cerimonia. “La staffetta - ha detto il presidente dell' Asap, Gianluigi Labo' - e' una civile protesta contro quelle istituzioni che si ostinano a coprire colpevoli e mandanti del tremendo eccidio di Bologna. Con essa chiediamo che la giustizia faccia il suo corso”. Alla staffetta si alterneranno corridori milanesi, bresciani ed emiliani. Dopo una sosta, questa sera, a Paullo, domani tocchera' Brescia per terminare a Bologna il 2 agosto, giorno in cui ricorrera' il ventennale della strage alla stazione.

31 luglio - Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha inviato al presidente dell' Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, Paolo Bolognesi, un messaggio per commemorare la tragedia. “A 20 anni dalla strage della stazione di Bologna – scrive Ciampi - ricordiamo le vittime di un atto di violenza disumana che ha segnato profondamente la coscienza della nazione. La partecipazione all' iniziativa anche dei familiari delle vittime di tutte le altre stragi con finalita' terroristiche che hanno insanguinato la storia della Repubblica, contribuisce a dimostrare quanto alto ed intenso sia il sentimento di giustizia che deve guidare la ricerca della verita' e la ricostruzione della storia di quella terribile stagione”. “Con il trascorrere del tempo - si legge ancora nel messaggio - devono essere piu' forti il dovere della memoria e la solidarieta' verso le famiglie delle vittime. Anche da cio' dipende la speranza di preservare la societa' del futuro da ogni intolleranza. Con commozione - conclude il presidente della Repubblica - rivolgo a tutti i partecipanti alla manifestazione un pensiero e un saluto affettuosi”. 

31 luglio - In occasione della manifestazione per il XX anniversario dell'attentato alla stazione di Bologna, il presidente del Senato, Nicola Mancino, ha invitato al sindaco di Bologna un messaggio nel quale esprime a tutti i partecipanti la solidarieta' e la vicinanza del Senato e sua personale. “Nonostante la violenza e la gravita' degli attacchi terroristici subiti in quegli anni terribili - scrive Mancino - l'Italia non si e' mai piegata al disegno destabilizzatore; al contrario, ha rafforzato gli istituti  democratici, migliorato le condizioni di vita dei cittadini, consolidato il proprio prestigio a livello internazionale. Tutto questo pero' non deve farci dimenticare che non siamo riusciti a fare piena luce sulle dinamiche, gli esecutori e sui complici occulti delle stragi, ancora sostanzialmente impunite”. “Anche di fronte al recente riemergere di minacce di natura terrorista - conclude il presidente del Senato - l'appuntamento del 2 agosto a Bologna rappresenta una fondamentale occasione di meditazione e di impegno, che, proprio perche' coinvolge innanzitutto le istituzioni, deve essere accompagnato da una larga e sentita partecipazione dei cittadini”. Anche il presidente della Camera Luciano Violante invia un messaggio al sindaco di Bologna Guazzaloca. “In questo paese – scrive Violante - la legalita' e' costata la vita. Lo stragismo, il terrorismo e la mafia hanno ucciso per terrorizzare i cittadini e per eliminare chi difendeva la legalita' democratica e repubblicana”. L' impegno permanente dei cittadini di Bologna e dell' associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980, la loro domanda civile di verita' e di giustizia, dimostrano che l' Italia piu' forte - afferma Violante - e' quella che concepisce “la legalita' come valore fondante della cittadinanza, che ha fiducia in una societa' retta da regole. Lo stesso impegno civile, la stessa determinazione che ci hanno permesso di battere il disegno eversivo dello stragismo terrorista, sono oggi necessari per affermare pienamente il rispetto della legalita' nelle strade e nelle case, sui luoghi di lavoro”. Il presidente dell' Associazione familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980, Paolo Bolognesi, commentando il contenuto del messaggio inviato dal presidente del Senato Nicola Mancino al sindaco di Bologna, dice che “E' importante che la seconda carica dello Stato faccia una dichiarazione che ricalca quello che noi diciamo da 20 anni”. “Speriamo che il 3 agosto le massime autorita' dello Stato non dimentichino quello che hanno detto il 2 o nei giorni immediatamente precedenti - ha aggiunto Bolognesi - perche' l' Associazione dei familiari ha il potere di denunciare le cose che non vanno, ma loro hanno il potere di risoverle”. 

1 agosto – In un’intervista al “Giornale”, Francesca Mambro e Valerio Fioravanti dicono che “Sono passati vent'anni da qualcosa che non ci riguarda, una strage a cui siamo completamente estranei”. “Ci hanno condannato alcuni magistrati in un clima di 'distrazione' generale - sottolinea Fioravanti - ci ha condannato buona parte della stampa, che si e' ricordata del garantismo solo con il caso di Sofri, Bompressi e Pietrostefani”. “Il processo e' stato fatto male - aggiunge Francesca Mambro - la verita' non e' quella scritta sulle carte. Si e' cercata una verita' di Stato, ma un giorno la politica capira' che non puo' continuare all'infinito a prendere in giro il paese, cosi' come ha fatto con i parenti delle vittime”. “Non chiederemo mai la grazia - concludono - dovremmo chiederla per le cose che abbiamo fatto non per cio' di cui non siamo responsabili”. 

1 agosto - Lo scrittore americano Robert Hellenga presenta a Bologna il suo romanzo “Bologna blues”, edito da Diabasis e tradotto da Rita Severi. Nel romanzo lo scrittore immagina di essere il padre di una delle vittime della strage, un professore del Midwest americano che va a Bologna per assistere al processo, ma anche per rivivere gli ultimi giorni della figlia. “Non e' stato facile pubblicare questo romanzo in Italia, nessuno lo voleva. E' stato rifiutato da Mondadori, da Feltrinelli e da altre importanti case editrici”, ha raccontato la traduttrice. Nel testo inglese la parola strage e' rimasta scritta in italiano, cosi' come non sono stati tradotti termini come depistaggio o mandanti: “Sono parole proprie della nostra incivilta’”, ha spiegato la traduttrice. Dal libro forse sara’ tratto anche un film prodotto da una casa cinematografica americana. Al termine della presentazione del libro dello scrittore americano Robert Hellenga sulla strage di Bologna, il presidente dell' Associazione familiari delle vittime Paolo Bolognesi replica all' intervista rilasciata al “Giornale” dai due terroristi condannati come esecutori materiali della strage “Puo' succedere solo in un Paese-barzelletta – dice Bolognesi - che due assassini come Francesca Mambro e Valerio Fioravanti facciano attivita' politica”. Per Bolognesi, che polemizza con chi invita al perdono e alla riconciliazione, “Lei ha ucciso 96 persone, lui 93 e hanno entrambi sei ergastoli, ma vanno fuori e fanno attivita' politica. Questa e' una cosa indegna per un Paese civile. Hanno fatto due mesi di carcere per ogni morto ammazzato”. “Francesca Mambro - ha protestato Bolognesi - e' diventata addirittura testimonial dell' 8 marzo, festa della donna, e pochi giorni fa era con Stefania Craxi ad Amalfi per un dibattito. Se questa non e' incivilta'...”. A Mambro e Fioravanti, che sostengono che la sentenza di condanna e' maturata in un clima di “distrazione” generale, replica: “Se anche dopo 20 anni non c'e' distrazione, non credo proprio che ci fosse all' epoca del processo”. “Quest' anno poi ci sono state altre due sentenze importanti - ha sottolineato Bolognesi - quella che ha assolto Luigi Ciavardini dall' esecuzione della strage ma lo ha condannato per banda armata, che ha ribadito ancora di piu' le accuse e le prove contro Mambro e Fioravanti, e quella del cosiddetto processo sui depistaggi che ha condannato il capocentro del Sismi di Firenze Federigo Mannucci Benincasa e Massimo Carminati, che era un uomo della banda della Magliana, dei Nar e soprattutto grande amico e sodale di Mambro e Fioravanti”. A chi invita al perdono e parla di riappacificazione, Bolognesi risponde che il perdono e' un fatto “privato e personale”, mentre la riconciliazione non puo' esistere senza prima essere arrivati a tutta la verita': “Il perdono riguarda l' intimo delle persone e chiederlo cosi' ostentatamente e' un' altra violenza fatta alle vittime. La riconciliazione invece investe tutta la nazione, ma come si fa a parlare di riconciliazione quando non sappiamo ancora chi sono i mandanti e gli ispiratori politici della strage? C'e' chi ha giocato con le bombe e ha costruito le sue fortune politiche, ma non sappiamo ancora chi e'. Abbiamo ancora chi ha utilizzato politicamente le stragi e probabilmente fa ancora attivita' politica. Tra l' altro si e' visto che il terrorismo e le stragi sono uno strumento di lotta politica che, cambiando manovalanza, puo' sempre essere usato”. “A Storace che parla di capri espiatori dico di leggersi le carte del processo, ma soprattutto di ricordare al mondo che lui, Mambro e Fioravanti militavano nella stessa sezione dell' Msi di via Sommacampagna”, replica poi Bolognesi alla lettera del presidente della Regione Lazio Francesco Storace. Storace replica a sua volta:”Bolognesi confonde dolore e fazione”. “La definizione capri espiatori riferita a Francesca Mambro e Valerio Fioravanti - dice Storace - non e' mia ma del Consiglio regionale del Lazio che la uso' in una mozione approvata all'unanimita'. Presidente della Regione era Badaloni, io non posso che condividere quella tesi”.

1 agosto - Il lavoro dei soccorritori, la fatica e i volti segnati dal dolore tra le macerie la mattina del 2 agosto '80, raccolti in cinquanta foto. Tra le manifestazioni per il ventennale della strage alla stazione la mostra fotografica, allestita nella galleria del centro commerciale di Vialarga, vuole ricordare la solidarieta' dei bolognesi, la risposta forte alla violenza della bomba. Le immagini del fotoamatore Marco Vaccari, dipendente dell' azienda di trasporti cittadina, fermano la sala d' aspetto, gli autobus dell' Atc usati come carri funebri, il volto di un militare di leva con lo sguardo smarrito e una scarpa in mano, alternate a frasi di Torquato Secci (lo scomparso presidente dell' associazione familiari vittime, un figlio di 24 anni morto sotto le macerie) e di altri testimoni. All' inaugurazione sono intervenuti tra gli altri il presidente della provincia di Bologna, Vittorio Prodi, il vicesindaco Giovanni Salizzoni, il presidente dell' Associazione familiari Paolo Bolognesi. La mostra sara' aperta fino a sabato 5. “L'importante e' stabilire cosa e' importante ricordare e cosa dimenticare - ha detto l' italianista Ezio Raimondi - Spero che queste foto facciano riflettere le migliaia di persone che transitano tutti i giorni in un centro commerciale. Chi quel giorno c' era ha l'obbligo di ricordare, i giovani di conoscere”. 

1 agosto - Il primo servizio trasmesso dalla redazione locale della Rai pochi minuti dopo l'esplosione della bomba alla stazione di Bologna, il 2 agosto del 1980, sara' proposto domani sul sito delle Teche Rai (www.Teche.Rai.it). 

1 agosto - A vent'anni dalla strage della stazione di Bologna, domani sara' proposto su Radiotre lo speciale di Enrico Deaglio “Due agosto 1980, Bologna, ore 10,25”, in onda alle 10.25. Regia di Elio Sabella.    Seguira' alle 21.00, nel corso di 'Radiotre Suite', in collegamento diretto da Piazza Maggiore a Bologna, il concerto finale della sesta edizione del concorso internazionale di composizione '2 agosto' dedicato alla memoria delle vittime di tutte le stragi. Il programma di Deaglio ricostruisce, con materiali di repertorio (giornali radio e speciali radiofonici e televisivi dell'epoca) e inediti raccolti in questi mesi, quella drammatica giornata in cui morirono 85 persone e piu' di 200 restarono ferite. In primo piano: le voci di vittime e testimoni impegnati nei soccorsi, le storie nate venti anni fa e che durano ancora, la rabbia, la paura, il dolore che e' ancora vivo, la verita' che ancora non arriva. “Mi ha sempre colpito - dice Deaglio in una nota Rai - accanto al numero dei morti, quello, enorme, dei feriti... Mentre la verita' ancora ci sfugge e tanti vogliono dimenticare, mi e' sembrato importante recuperare queste storie, riallacciare il filo, lunghissimo ormai, che inizia da quella mattina insanguinata”.

1 agosto -  L'attentato alla stazione di Bologna e’ uno degli argomenti scelti da Umberto Broccoli dagli archivi delle Teche della Rai e che saranno riproposti domani alle 14.08 su Radio 1 Rai nel programma “Con parole mie. Sent'Ieri”, una rilettura critica dei fatti del giorno per non cancellare del tutto dalla memoria il recente passato.

1 agosto - Enzo Fragala', capogruppo di An in commissione Stragi si rivolge al presidente della commissione Pellegrino “affinche' non si lasci nulla di intentato al fine di arrivare ad una verita' che sia esclusivamente giudiziaria e non piu' ideologica. Esistono infatti molti punti oscuri nella sentenza di condanna per Mambro e Fioravanti che perfino Pellegrino definisce indiziaria”. “Lo dobbiamo ai parenti delle vittime - prosegue Fragala' - ed anche a Francesca Mambro e a Valerio Fioravanti, 'mostri' che oggi sono 'rinati' e migliori di tante brave persone che rimangono indifferenti al dolore degli altri”. “Con questo non vogliamo ignorare l'indignazione di Paolo Bolognesi ma ci chiediamo se lo scagliarsi contro un esponente della destra, ormai forza di governo, non sia una manifestazione non di dolore ma ancora oggi di residuo di odio ideologico”. “Vogliamo ricordare al presidente dell'Associazione parenti delle vittime. un'altra indignazione, quella dell'avvocato Montorsi, difensore di parte civile, per la contiguita' tra magistrati del processo, avvocati di parte civile e la federazione del Pci bolognese”. “Non e' questa, crediamo, la verita' che puoi' essere accettata per dare una spiegazione a quelle 85 vite annientate”.

1 agosto - Il "Corriere della sera" pubblica un articolo sulla strana malattia di Massimo Sparti, l'accusatore di Fioravanti e Mambro, scarcerato nel 1982 per un tumore fulminante, ma ancora in vita.

1 agosto - "Io sono in pensione, Carlo sta per andarci e senza di noi non so che fine farebbe quel cartellone pubblicitario sfregiato dalla bomba. Vi prego salvatelo": per 20 anni il vecchio manifesto dell' Ente Provinciale del Turismo di Bologna e' rimasto appeso nell' ufficio del ferroviere Dante Negroni che, insieme al suo collega Carlo Palazzo, lo recupero' fra le macerie della stazione di Bologna. Il pannello stava per finire in una discarica con i calcinacci e le poltroncine della sala d' attesa squarciate dalla bomba. Senza chiedere il permesso a nessuno, se lo caricarono sulle spalle e lo portarono nel loro ufficio, l' ufficio-controllori. Da quel momento non se ne sono mai separati. Per 20 anni hanno fatto i 'guardiani' della memoria, ma alle soglie della pensione lo hanno consegnato all' Associazione dei familiari delle vittime per timore che andasse perduto: "Fa un po' parte della nostra vita", spiega Negroni, che il 2 agosto '80 era partito dalla stazione solo due ore prima della strage e proprio dal primo binario. E' merito loro se adesso la vecchia gigantografia del Teatro Comunale di Bologna campeggia di nuovo nella sala d' attesa ricostruita come il resto dell' ala della stazione sbriciolata dalla bomba: insieme alla lapide e al segno dello squarcio, ricorda a tutti i viaggiatori che il 2 agosto 1980 quella fu la tomba di 85 vittime innocenti. 

2 agosto - La verita' giudiziaria che a volte e' riuscita a indicare i colpevoli, non basta: occorre una "verita' compiuta", quella che indica i "perche' di fondo", "coloro che hanno ispirato le stragi" di una "lunga stagione" della storia di Italia; e "questo ancora non siamo riusciti a capirlo". Il presidente del Consiglio Giuliano Amato, parlando dal palco eretto davanti alla stazione di Bologna nella cerimonia per il 20/o anniversario della strage, ha riconosciuto ai familiari delle vittime "un credito di verita' e di giustizia" che non si prescrive mai, anche quando come in questo caso, si trovano gli esecutori materiali, ma non le ragioni di fondo. Amato ha parlato dei giovani, ha raccolto la proposto lanciata dal sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca per istituire nelle scuole una giornata della memoria, "non solo per ricordare, ma anche per ricostruire. E' la memoria collettiva - ha detto - che custodisce questi fatti". Ma il presidente del consiglio ha insistito anche sulla necessita' di offrire ai giovani modelli positivi: "La democrazia non puo' essere fondata sulla violenza. La democrazia e' battaglia delle idee. Ho colto segni di indebolimento della democrazia in politica quando non c'e' un' idea che combatto, ma un avversario che offendo, una persona da odiare, una parte politica che insulto. Li considero prodromi del fascismo che e' giusto segnalare in una giornata come questa". Amato ha quindi riconosciuto che e' "umiliante" per chi come lui rappresenta lo Stato ammettere che in molte stragi (ha ricordato anche quella di Ustica con annesse  "bugie, verita' celate, omissioni") ci "sono state dall' interno dello Stato connivenze, menzogne, appoggi". Quindi il principale dovere resta ancora quello - ha ribadito - "di capire cio' che sta al di la' delle verita' giudiziaria", "che non necessariamente e' una verita' compiuta". Il presidente del Consiglio ha citato quindi Sandro Pertini, il suo esempio nella lotta di Liberazione e la sua lezione su "quanto fosse costata la liberta"'. "Ai giovani non possiamo consegnare l' oblio.  Fino a quando ci saranno delle ombre lunghe che si proiettano - ha concluso il presidente del consiglio - noi abbiamo il dovere di promettere e continuare a cercare la verita’". Il presidente dell' associazione familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980, Paolo Bolognesi dice invece:"Nessuno, politicamente, ha pagato per la morte di quegli 85 innocenti, nessuno in Parlamento, in questi vent' anni trascorsi, ha chiesto conto delle responsabilita' politiche all' on.Cossiga, che il 2 agosto 1980 era Presidente del Consiglio e quindi responsabile della sicurezza del Paese. Anzi, da allora ha ricoperto le massime cariche del Paese: Presidente del Senato, Presidente della Repubblica - ha aggiunto Bolognesi - dimostrando platealmente che al massimo grado di responsabilita' politica corrisponde una totale irresponsabilita' materiale al limite dell' impunita’". Il presidente dell' Associazione familiari ha criticato i politici in generale, colpevoli di non passare dalle parole ai fatti:"gli impegni presi dai parlamentari svaniscono come neve al sole all' indomani delle cerimonie", ha protestato avvertendo il Parlamento che "i familiari non accetteranno l' oblio del silenzio e continueranno costantemente a chiedere che ogni responsabilita' venga accertata. "Ancora una volta ripetiamo alla classe politica che gli anni di piombo si chiuderanno solo con la verita' smascherando chi ha utilizzato il terrorismo", ha detto Bolognesi. I processi hanno portato a "importanti e decisivi pezzi di verita, ma la verita' completa manca da 20 anni" e il silenzio permane sui mandanti e gli ispiratori politici della strage, ha denunciato il presidente dell' Associazione familiari che ha ribadito la matrice fascista della strage ricordando le condanne di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti come esecutori materiali, e di Gelli, Pazienza e due altri ufficiali del Sismi per i depistaggi delle indagini. Per i familiari delle vittime "e' avvilente" che Mambro e Fioravanti, "che hanno costruito la propria notorieta' sul sangue e sulla morte di vite innocenti", siano trattati da detenuti modello. "E' una vergogna - ha detto Bolognesi fra gli applausi della piazza - che pesa come un macigno sulla credibilita' delle istituzioni e alimenta il sospetto che i due siano stati premiati per il loro silenzio". Fra coloro che sanno e non parlano, Bolognesi ha citato anche Roberto Fiore, allora leader di Terza Posizione e oggi segretario di Forza Nuova, il movimento di estrema destra che in maggio ha tenuto una manifestazione proprio a Bologna: "Averlo permesso non e' un segno di democrazia, ma di totale assenza di memoria sulle vicende che hanno insanguinato la nostra citta’". Sul palco anche una ragazza di 20 anni, Rossella Cocchi, scelta per rappresentare i giovani sul palco delle autorita' per la commemorazione della strage, che giustifica i suoi coetanei assenti tra le file dei manifestanti, perche', dice, "nessuno ci insegna a ricordare". "I giovani non vengono a manifestazioni come queste perche' non sanno, non conoscono. Anch'io e' la prima volta che partecipo alla commemorazione del 2 agosto". "Il problema e' che a scuola non si riesce a studiare la storia cosi' recente - ha detto dopo la manifestazione -  e con gli amici non sono certo questi gli argomenti di cui si discute il sabato sera”. Rossella si e' avvicinata alla storia della strage grazie a una tesina che fatto a scuola - frequenta l'Istituto tecnico per geometri Pacinotti -  e nel suo discorso dal palco ha ribadito il bisogno dei giovani ad essere stimolati nello studio del passato. "Per me la strage  era qualcosa che apparteneva alla storia passata - ha detto dal palco - lontana dalla mia generazione, ma i ricordi, le emozioni, che mi sono state trasferite da un ferroviere che era il servizio quel 2 agosto mi hanno fatto subito capire che quella strage non era poi così lontana, tutta la disperazione e il dolore sono ancora vivi in tante persone, e meritano il rispetto di ognuno di noi". Qualche fischio c’ e’ stato per il presidente del Consiglio Giuliano Amato e per il sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca. Amato ha subito replicato: "Non serve fischiare". Il ministro di Grazia e Giustizia Piero Fassino, rispondendo ai cronisti dopo la cerimonia, e' tornato sul significato della giornata "nella quale bisogna non soltanto ricordare, ma riaffermare un impegno dello Stato e di tutte le istituzioni a ricercare la verita' e trasmettere memoria di quello che e' accaduto. Avendo sempre presente che la strage di Bologna, come le molte altre stragi che hanno insanguinato il Paese, sono il prezzo che ha pagato la democrazia italiana: questo prezzo non puo' essere dimenticato da nessun cittadino. Uno dei compiti che noi abbiamo - ha concluso - e' quello di trasmettere memoria. La mia generazione e' cresciuta nei valori della democrazia, grazie al fatto che le generazioni precedenti hanno trasmesso la memoria della lotta antifascista, partigiana e di liberazione: noi abbiamo il dovere di trasmettere che cosa sono stati questi 50 anni, quanti progressi l' Italia abbia fatto, ma anche quali prezzi abbia pagato". Gian Carlo Caselli, direttore del Dipartimento dell' amministrazione penitenziaria, ha detto che l’Italia e' "un Paese con delle straordinarie qualita', ma anche con alcune ombre: ombre che riguardano momenti, pezzetti della nostra storia, da Portella della Ginestra in poi. Ombre che bisogna risolvere anche perche' se ci fossero state complicita' da parte di pezzi delle istituzioni, ecco un aspetto ancora piu' inquietante e grave che va cancellato perche' altrimenti quel che e' successo potrebbe in forma diversa, magari riprodursi". "Il nostro e' un Paese con delle straordinarie positivita' - ha continuato l'ex procuratore capo di Palermo - che ha saputo reagire a momenti difficilissimi: il fascismo, la crisi economica, il terrorismo, la mafia, le stragi. Uscendo da buchi neri nei quali qualcuno voleva infilarci e traendone anche potenzialita' per andare avanti in positivo". E' tornata sul 'perdono', dopo le polemiche dei giorni scorsi, Lidia Secci, vedova di Torquato, primo presidente dell' Associazione familiari: "Il perdono e' un termine che non e' scritto nei codici - ha commentato nel corteo - e i codici sono l' insieme delle norme che regolano la nostra convivenza civile. E quindi dobbiamo attenerci a quelli". Il leader del Ccd Pierferdinando Casini ha detto:"Credo che ciascuno debba fare un esame di coscienza, forse la classe politica ha sottovalutato questo fenomeno. Vi e' stata una carenza di attenzione e prevenzione e forse ciascun apparato dello Stato deve riflettere autocriticamente. Pero' oggi questa stagione e' finita e ne viviamo un' altra dai contorni molto diversi, anche sul piano internazionale. Penso che serva la memoria, ma serve soprattutto l' impegno di prevenzione per il futuro". Secondo il leader del Ccd, la vita democratica del Paese "deve vedere tutti assieme, sia la destra come la sinistra, perche' la difesa delle istituzioni e' un patrimonio che appartiene a tutti". Casini ha poi commentato l' attacco del presidente dell' Associazione familiari delle vittime a Cossiga: "Provo tristezza per le accuse, ripetute quanto immotivate, al presidente Cossiga". Il corteo per la commemorazione della strage di Bologna e' partito verso la Stazione alle 9 da Piazza Maggiore. Cinquemila i partecipanti. I manifestanti sono arrivati in piazza Medaglie d'oro, quella della stazione, alle dieci. Sotto il palco tutto drappeggiato di azzurro c'era una unica scritta: "Per non dimenticare". Il primo a parlare e' stato Bolognesi, presidente dell' Associazione delle vittime, dietro il quale c' era Marina Gamberini, la ragazza della foto-simbolo della strage oggi quarantenne. Bolognesi ha terminato il discorso alle 10,25 in punto. L' ora e il minuto della bomba. E' seguito un minuto di silenzio chiuso dal fischio di un treno. Silenziosa la presenza della Rete Contropiani - il movimento contro la globalizzazione - alla manifestazione per la strage di Bologna. In 85, tanti quante le vittime dell' esplosione del 2 agosto, con una maschera bianca e un numero sulla fronte hanno accolto il corteo in Piazza Medaglie d'oro. Niente fischi o dichiarazioni, solo un cartello per dire:"Noi sappiamo chi e' STATO". Le maschere senza espressione sono state scelte come "risposta al volto di pietra del segreto di stato e della retorica celebrativa", si legge nel volantino distribuito, che chiede "giustizia e verita'". Alla fine della manifestazione i Contropiani hanno deposto le maschere e i cartelli sotto la lapide della sala d'aspetto della stazione.

2 agosto - Il fatto che il presidente del Consiglio abbia ammesso che in molte stragi "ci sono state dall'interno dello Stato connivenze, menzogne e appoggi" e', per la senatrice Ds, Daria Bonfietti, "davvero significativo". "E' molto importante - sottolinea la parlamentare che e' anche presidente dell'associazione familiari vittime di Ustica - che il Capo dello Stato attribuisca alle numerose connivenze che, secondo quanto emerge dalle inchieste condotte sulle stragi dal '69 ad oggi, ci sono state nelle istituzioni, le vere responsabilita' politiche delle coperture dei segreti opposti sulla strada della verita"'. "E' vero - osserva - che ci sono uomini delle istituzioni che hanno contribuito a depistare, manipolare e nascondere prove. Cosi' come e' vero che i vertici dell'aeronautica dell'epoca sono stati rinviati a giudizio per alto tradimento nella vicenda Ustica e che due generali Belmonte e Musumeci sono stati condannati definitivamente per la strage di Bologna". "E' vero infine - conclude - che uomini dei Servizi e dell' Ufficio Affari Riservati del Viminale hanno avuto rapporti con la destra eversiva. Che apparati dello Stato hanno agito contro quel giuramento di fedelta' che avevano fatto alla Repubblica. E che si e' fatta battaglia politica ricorrendo all'omicidio di innocenti. Ora - conclude la Bonfietti - si devono individuare non solo i responsabili, ma anche coloro che non potevano non vedere". 

2 agosto - Alfredo Mantica, capogruppo vicario di An al Senato e membro della commissione stragi dichiara:“Avendo letto tutte le carte ritengo che l'argomento della totale estraneita' di Mambro e Fioravanti alla strage di Bologna sia condivisibile e importante”. Secondo Mantica “grave e antidemocratico e' il tentativo di censurare chi invita noi politici a continuare nelle indagini”. “Mi sembra – prosegue Mantica - che l'atteggiamento composto di Mambro e Fioravanti sia la migliore riprova della loro risocializzazione. Questa si' - conclude - che e'una vittoria delle istituzioni e della democrazia, non il proporre per loro qualche nuova persecuzione ad hoc”. 

2 agosto - “Benvenga la giornata della memoria lanciata oggi dal sindaco di Bologna, ma l' idea non e' ne' sua, ne' nuova” e “l' importante e' che sia una giornata in cui ci si ricordi di tutti, anche dei nostri caduti”. Lo ha detto Mariella Magi Dionisi, moglie dell' agente Fausto Dionisi ucciso nel 1978 in un attentato al carcere di Firenze e presidente dell' Associazione Memoria, che raccoglie i familiari delle vittime del terrorismo tra i magistrati e le forze dell' ordine. “Lanciammo la proposta di una giornata della memoria, proprio come il nostro nome, quando fondammo l' associazione, nel febbraio del 1998. Ora - ha detto Mariella Magi Dionisi - siamo felicissimi che Guazzaloca l' abbia rilanciata e speriamo che venga davvero istituita dopo che la proposta e' stata formulata davanti al presidente del consiglio dei ministri. L' importante - ha concluso - e' che sia una giornata della memoria per tutti, anche per i nostri familiari”.

3 agosto - Giovanni Pellegrino, presidente della commissione stragi, commenta alla Festa de l' Unita' di Firenze le dichiarazioni del presidente del consiglio Giuliano Amato ieri nel corso della manifestazione per l' anniversario della strage di Bologna. “Come uomo della sinistra – dice Pellegrino - rimpiango soltanto che abbiamo dovuto attendere quasi la fine di una legislatura per sentire queste parole da un capo del governo, e dal terzo capo del governo di questa legislatura”. “Forse se fossero venute all' inizio della legislatura, il lavoro che abbiamo fatto in commissione stragi sarebbe stato agevolato - ha proseguito Pellegrino - e forse, se questa fosse stata la posizione di tutta la maggioranza, le reazioni isteriche alla presentazione del documento dei Ds in commissione, almeno all' interno della maggioranza, non ci sarebbero state. Anche la magistratura, ha avuto collaborazione dagli apparati che prima non c' era stata. Siamo riusciti a fare sufficiente chiarezza sia sul periodo 1969-1974 e, grazie ad uno sforzo particolare della commissione, anche sull' omicidio Moro. Purtroppo sulla strage di Bologna no: c'e' ancora molto da investigare anche sul contesto storico politico ed internazionale. Cio' non mette in discussione la condanna di Mambro e Fioravanti, ma mandanti e correi della strage restano ignoti e anche la ricostruzione del movente a livello giudiziario non si puo' ritenere soddisfacente”. 

3 agosto - L'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga critica l'intervento del premier Amato a Bologna e sottolinea la sua preoccupazione che possa riprendere “il clima pseudoculturale e pseudostorico della dietrologia”. Cossiga, nel definire “del tutto ingiuste e ingiustificate” le invettive pronunciate dal presidente dell'Associazione Parenti delle vittime, Bolognesi, si dice ormai abituato “a questi umanamente tragici e politicamente disprezzabili rituali di speculazione su morti e lutti”. “Certo vedo - scrive Cossiga con preoccupazione riprendere, anche per la leggerezza delle parole di Amato, il clima pseudo-culturale e pseudo-storico della dietrologia, dovuto anche alla caduta del governo D'Alema, che ha posto fine, speriamo non per sempre, al suo coraggioso e intelligente tentativo di chiudere con il passato”. Francesco Cossiga augura quindi al presidente del Consiglio Amato che “la storiografia dietrologica insieme ad una accanita previsione storico-politica e pseudomorale sul suo passato, non lo porti un giorno o l'altro ad essere moralmente impiccato o costretto ad uccidersi o moralmente e civilmente esiliato in patria, non solo sulla piazza di Bologna, ma su quelle altre piazze in cui sono stati moralmente impiccati o costretti al suicidio o banditi dalla vita civile suoi compagni di partito che molto, molto meno di lui, avevano avuto responsabilita' nella politica e nell' amministrazione del Psi oltre che nella conduzione dei governi guidati da Bettino Craxi”. “Ma io - afferma Cossiga - voglio bene a Giuliano Amato e ne conosco il carattere lieve. Posso ben comprenderne quindi come la gioia di essere presidente del Consiglio e la speranza che ogni giorno di piu' si tramuta in certezza di essere il leader di questo pasticciato sinistra-centro, risvegli in lui quegli aspetti fanciulleschi del suo carattere che lo inducono per una captatio di consenso ad essere servile. Pero', certo - conclude Cossiga -, in questo pasticcio di sinistra-centro e' senz'altro uno dei migliori”. Il presidente del Consiglio Giuliano Amato ribatte: “Sono critiche che francamente non capisco” In una intervista al settimanale “L' Avanti!” della domenica, il presidente del Consiglio spiega: “Io ho parlato di connivenze, bugie e menzogne che venivano dall' interno dello Stato. Ebbene, su Ustica, bugie furono dette anche a me quando ero sottosegretario alla presidenza nel 1985 e me ne occupavo su sollecitazione del presidente Cossiga. Di queste e di altre bugie fornisce prove irrefutabili l' ordinanza del giudice Priore. Quanto alla strage di Bologna, i depistaggi che intervennero sono ormai attestati con sentenza. Proprio chi allora rappresentava lo Stato - conclude Amato - ha il dovere di esprimere almeno il proprio rammarico. E questa non e' davvero demonizzazione”. L’ex presidente Cossiga ribatte ancora:“Non ho aspettato la confusa e ribalda dichiarazione dell'on. Amato per rammaricarmi delle insufficienze oggettive dello Stato senza puntare il dito contro nessuno....”. “Ma forse allora - aggiunge Cossiga in una dichiarazione - l' on. Amato non si occupava di queste cose intento com'era in Italia e in America a costruirsi un avvenire politico a spese del Psi all'ombra del povero Bettino Craxi della cui prematura scomparsa continua cosi' sfacciatamente e subdolamente a profittare”. “E con questo - conclude l'ex Presidente della Repubblica - termino perche' con i ragazzi di strada ho fatto a botte da giovane...”.

3 agosto – Il sen. Antonio Di Pietro commenta le dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuliano Amato ieri a Bologna:“Certo ci vuole una bella faccia tosta...Uno che e' stato al governo di questo Paese per anni e che va a dire quelle cose ai parenti delle vittime della strage di Bologna...Non sai piu' se lo guardi dal davanti o dal didietro...”. “Con quale coraggio - sottolinea Di Pietro - uno che e' stato piu' volte presidente del Consiglio e che quindi e' a conoscenza di certe verita' va a sfottere in quel modo i parenti delle vittime? Piu' che di suo rilancio politico a questo punto sarebbe meglio parlare delle sue dimissioni...L'ammissione di questo tipo di responsabilita' per uno come lui non potrebbe portare che a questo...”. 

3 agosto – Per Vincenzo Ruggero Manca (FI), vicepresidente della Commissione stragi “Un Presidente del Consiglio deve riservare solo alle istituzioni competenti (Commissione stragi e magistratura) esternazioni relative alla verita' politica e a quella giudiziaria”. “Va inoltre rilevato - continua il senatore azzurro - che della promessa fatta dallo stesso presidente Amato di parlare presto a voce della vicenda Ustica a Clinton e Chirac non si e' avuto ancora alcun esito, facendo cosi' temere che la pertinente sollecitudine, rappresentata dall'Ufficio di presidenza della Commissione Stragi, abbia in pratica trovato sordita' se non indifferenza”. “Mi auguro - conclude - che il presidente Amato mostri con i fatti che ha veramente a cuore la verita' sulle stragi”. 

3 agosto - Il vicepresidente della Camera Alfredo Biondi sollecita il presidente del Consiglio a non fare “autocritiche strumentali”, ma “a rimuovere il segreto di stato che copre ancora la gran parte delle vicende connesse alle stragi”. “Sara' bene che il professor Amato, una volta calmata l'eco dei fischi di Bologna, si assume istituzionalmente la titolarita' delle sue gravi affermazioni in ordine ai coinvolgimenti, alle reticenze e compartecipazioni dello stato alle stragi, a partire da quella di Bologna”. “Il presidente del Consiglio - afferma Biondi - puo' e deve rimuovere il segreto di stato che copre ancora la gran parte delle vicende connesse alle stragi. Ci sono dei creditori di giustizia, le vittime e i loro familiari, che attendono, non strumentali autocritiche di comodo, ma affermazioni di verita' e di responsabilita”'. “Il presidente della commissione Stragi e' arrivato a preannunciare le proprie dimissioni a settembre se il segreto di stato non verra' rimosso. Chi, come me, e' stato difensore di parte civile di alcune delle vittime della strage di piazza Fontana, si associa alla richiesta del presidente Pellegrino che chiede ad Amato non dichiarazioni di piazza, ma atti concreti che consentano di dissolvere le ombre lunghe di cui ha parlato a Bologna”.

3 agosto – Il quotidiano “Avvenire” pubblica un' intervista con don Paolo Annoni, 88 anni, sacerdote salesiano, che sostiene che il giorno della strage, nella stazione di Bologna, mentre partecipava ai soccorsi, trovo' un timer, lo consegno' a un poliziotto, ma non fu mai ascoltato dagli inquirenti. “Dopo 20 anni mi sembra strano che uno se ne ricordi solo adesso”. Paolo Bolognesi, presidente dell' Associazione fra i familiari delle vittime, e' scettico sulle affermazioni di don Annoni. Ancora piu' scettico e' Paolo Trombetti, che fu nel collegio di difesa di parte civile il quale esclude che nella bomba alla stazione sia stato usato un timer. “Non c' era un congegno elettrico azionato da un timer - ha detto Trombetti - ma un innesco diverso, chimico se non ricordo male”. Bolognesi da parte sua ha aggiunto che la vicenda della strage, soprattutto ogni 2 agosto in occasione dell' anniversario, stimola fantasia e ricordi non molti attendibili. “Magari ha preso in mano il timer di un frigorifero”, ha aggiunto il presidente dell' associazione. Fatto un po' “strano” anche per Luigi Persico, procuratore aggiunto di Bologna, magistrato nel capoluogo emiliano gia' ai tempi della strage: “Potrebbe trattarsi di un altro congegno - ha risposto dopo che i cronisti gli hanno riferito il contenuto dell' intervista - magari di un treno. Strano comunque che dica queste cose dopo vent' anni e che mai sia stato sentito”. 

3 agosto – In una intervista a “La Repubblica” il senatore a vita Giulio Andreotti dice:“Credo che ci fosse nei servizi segreti, e in alcuni apparati, la convinzione di essere impegnati in una guerra santa, investiti di una missione sacra. Pensavano che qualunque azione, purche' in nome dell'anticomunismo, fosse meritoria”. “Tuttavia - precisa - dobbiamo stare tutti molto attenti, noi che abbiamo governato fino al 1992 e magari anche dopo, come Amato. Perche' e' curioso che proprio uno di noi, che c'eravamo tutti, accrediti l'idea che la classe politica abbia deliberatamente chiuso gli occhi su quel che capitava. O che 50 anni di vita democratica siano solo un susseguirsi di misteri, non e' vero”. “Il premier sbaglia a demonizzare il passato. - ribadisce Andreotti in un' altra intervista al “Corriere della sera” - Se oggi demonizzi il passato, il tuo successore demonizzera' te. E poi Amato dov'era nel 1980? Il suo non mi pare un atteggiamento corretto: alimenta soltanto la sfiducia dei cittadini”. il capogruppo dei deputati del Pdci e vicepresidente della commissione Stragi, Tullio Grimaldi, replicando alle parole di Giulio Andreotti sulla strage di Bologna, dice:“Non si puo' dire sbrigativamente che i servizi segreti si sentivano impegnati come in una 'guerra santa'; qualcuno aveva pure scatenato questa 'guerra santa' e dunque mosso i servizi ad agire in un certo modo. D’ altra parte basterebbe andare a rileggersi un' audizione del gen. Maletti, resa davanti alla delegazione della commissione Stragi in Sudafrica, nella quale Maletti, che era responsabile dell'ufficio 'D', cioe' il cuore dell'intellicence italiana, ammise che i nostri servizi erano indirizzati dagli americani, ai quali rispondevano, e inoltre che egli stesso faceva capo sempre ad Andreotti, anche quando quest'ultimo non aveva piu' responsabilita' dirette ne' come premier, ne' come ministro della Difesa. A sua volta Cossiga, sempre in un' audizione davanti alla commissione Stragi, rivelo' che tutta la strategia del governo dell'epoca era rivolta a neutralizzare e a perseguitare i comunisti, per impedire che potessero arrivare al potere”. Per Grimaldi “e' questa la logica delle stragi in questo paese. Si tratta di andare piu' a fondo e i nomi verranno fuori come semplice conseguenza”. 

3 agosto - Per il segretario dell'Associazione italiana vittime del terrorismo e dell' eversione armata contro lo Stato democratico Giovanni Berardi, figlio del maresciallo di polizia Rosario Berardi, ucciso dalle Brigate rosse il 10 marzo 1978 a Torino "non solo il presidente Amato ma anche l' on. Cossiga e l' on. Andreotti ancora sanno ma ancora tacciono sulle responsabilita' di quegli anni". "La polemica tra di loro - ha aggiunto Berardi sulle dichiarazioni dei tre uomini politici - e' sterile e non ce la danno a bere. Anzi, secondo noi pare sia arrivato il momento in cui dicano e confessino le loro colpe". "Secondo la nostra associazione - ha proseguito Berardi - le omissioni, le coperture e le connivenze che sono state riservate ai mandanti delle stragi di destra, e' chiaro che erano le stesse che sono state riservate ai mandanti del terrorismo di sinistra; anche se noi pensiamo da sempre che il terrorismo e' stato uno solo e che la colorazione e' un fatto secondario. L' attacco allo Stato negli anni di piombo fu comunque portato da organizzazioni eversive, di destra e di sinistra". Berardi ha continuato sottolineando che "siamo ancora in attesa che venga attuata e perfezionata la legge a favore delle vittime del terrorismo. "L' atteggiamento di questi uomini dello Stato - ha concluso - mi convince a tenere ancora coperta in segno di lutto con un drappo nero la lapide a mio padre. Almeno fino a quando non ci sara' data giustizia, fino ad oggi negata, e finche' la verita' non sia detta non solo ai parenti delle vittime ma a tutti gli italiani da questi signori che ancora ricoprono cariche importanti dello Stato".

4 agosto - In un'intervista a "La Repubblica", l'ex generale del Sid Gianadelio Maletti, che da circa 20 anni vive in Sudafrica, svela la sua verita' sulle stragi degli anni '70."La Cia - dice Maletti - voleva creare attraverso la rinascita di un nazionalismo esasperato e con il contributo dell'estrema destra, Ordine nuovo in particolare, l'arresto del generale scivolamento verso sinistra. Questo e' il presupposto di base della strategia della tensione". "La Cia - precisa - ha cercato di fare in Italia cio' che aveva fatto in Grecia nel '67, finanziando i fascisti quando il golpe mise fuori gioco Papandreu. In Italia le e' sfuggita di mano la situazione". "I servizi segreti - continua Maletti - non erano pienamente consapevoli del piano americano, ma lasciarono fare. Esisteva un orientamente sostanzialmente favorevole al progetto". "E il potere politico, che non poteva non sapere, non ci ha mai dato una direttiva. La vera responsabilita' politica nella strategia della tensione - conclude - e' che nessuno ha mai preso delle decisioni, mai nessun uomo politico ha parlato e agito in termini politici". Le stesse cose, in modo molto piu' approfondito, il gen. Maletti le aveva gia' dette il 3 marzo 1997 ad una delegazione della commissione stragi, andata in Sudafrica per ascoltarlo in audizione.

4 agosto - Il portavoce della Cia Tom Crispell, commentando l'intervista di Gianadelio Maletti, dice che "Le accuse secondo cui la Cia sarebbe coinvolta negli attentati in Italia sono semplicemente ridicole". Il funzionario ha precisato che questo e' l'unico commento che l'agenzia intende fare alle dichiarazioni dell'ex generale del Sid. 

4 agosto - L' ex presidente della commssione difesa della Camera Falco Accame, interviene sulle polemiche legate al segreto nei documenti sulle stragi in Italia. Per Accame non si tratta di togliere "il segreto di Stato" a certi documenti, ma quello di rendere visibili i documenti, togliendo anche la classificazione, che significa "vietata divulgazione" o anche "riservato". Accame sottolinea che "a volte il trucco e' stato quello di dichiarare che era stato tolto il segreto, mentre veniva riclassificato come 'riservato'. E chi rivela un documento riservato rischia fino a 15 anni di carcere". "Il segreto di Stato - spiega Accame - viene apposto dallo Stato per impedire ad un magistrato di indagare su certi fatti. Negli ultimi cinquant'anni i casi di apposizione di segreto di Stato (cioe' di opposizione dello Stato alla magistratura) sono stati una ventina. Ma per quanto riguarda la documentazione relativa alla stragi Ustica e simili vi sono molte decine di migliaia di documenti non visibili perche' classificati. Il provvedimento da prendere e' dunque quello di rendere visibili tutti i documenti comunque siano classificati e di aprire gli archivi del ministero dell'Interno, del ministero della Difesa, del ministero degli Esteri, dei Carabinieri e quant'altri in nome di una trasparenza di cui spesso ci si riempie la bocca ma che nei fatti e' la piu' completa intrasparenza". 

4 agosto -  In una conferenza stampa convocata a S.Macuto, il presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino, insieme al capogruppo Ds Walter Bielli, fa il punto dopo l'intervento di Amato a Bologna, l'intervista di Andreotti di ieri e quella di Maletti di oggi. Pellegrino chiede ad Amato di essere "conseguente con le sue parole di Bologna" e di emanare una direttiva perche' si faccia piena luce sul comportamento degli apparati dello Stato e, in particolare, "si aprano gli archivi finora inviolabili dell' Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza". "Chiedo ad Amato - ha detto Pellegrino - e parlo a nome della commissione, degli atti conseguenti alle cose dette a Bologna. Gli chiedo un input, una direttiva che serva a sollecitare, negli apparati dello Stato, una memoria istituzionale ancora torbida: vi sono infatti ancora dei documenti che non sono stati offerti alla commissione, dei funzionari che sanno e che non parlano". In particolare, Pellegrino distingue gli archivi del Viminale, "da tempo non piu' off-limits per i magistrati e la commissione" da quelli dell' Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. "Recentemente - ha ricordato al riguardo Pellegrino - abbiamo ascoltato il gen.Bonaventura, che fu uno dei piu' stretti collaboratori del gen. Dalla Chiesa. Da lui non abbiamo avuto sufficiente chiarezza su fatti, come l'infiltrazione che sappiamo Dalla Chiesa intraprese nei confronti delle Br, di cui il generale informava direttamente il ministro dell' Interno dell' epoca, Virginio Rognoni". Circa le dichiarazioni pubblicate in un'intervista a "la Repubblica" di Maletti, Pellegrino ha sottolineato che esse "trovano riscontro negli archivi. Cio' che ha detto Maletti - ha aggiunto - dimostra che alcune delle critiche che furono rivolte, anche dalla sinistra, alla relazione Bielli, sono ingiustificate: quei fatti sono in gran parte veri". Il presidente Pellegrino ha quindi rivolto un appello affinche', alla luce del nuovo panorama internazionale, si faccia finalmente chiarezza: "Chi sa parli, sono d'accordo nello storicizzare i problemi ma cio' si potra' fare solo in un ambito di verita'". "Le parole di Amato a Bologna - ha concluso Pellegrino - non sono in nessun modo sorprendenti: semmai c'e' da chiedersi come mai i presidenti del Consiglio di centrosinistra, non abbiano detto altrettanto". Pellegrino dice anche che alla luce di quanto detto oggi dal generale Maletti "bisogna rivedere la sentenza di assoluzione del processo sulla strage dell' Argo 16" e che "Sulla strage dell' Italicus ne sapremo di piu' quando Taviani ci fara' conoscere la versione completa delle sue memorie". Lo stesso sen. Giovanni Pellegrino, in una intervista trasmessa al TG3 della Toscana dice:"Quando abbiamo sentito Taviani ci disse: 'io penso che gli attentati sui treni avessero una matrice parzialmente diversa'. Probabilmente - ha detto Pellegrino - gli operatori erano sempre ragazzi della destra radicale. Penso al fallito tentativo di Nico Azzi - ha aggiunto riferendosi all' estremista di destra ferito nella preparazione di un ordigno sul treno Genova-Roma il 7 aprile 1973 - sempre su un treno. Pero', probabilmente, i mandanti e il contesto in cui maturavano quelle stragi non e' lo stesso in cui sono maturate le altre. Taviani - ha proseguito - non ci ha voluto dire niente di piu' e privatamente mi ha detto che avrebbe detto qualcosa di piu' soltanto da morto". "Io - ha poi detto Pellegrino - auguro lunga vita a Taviani, in quel momento pero', probabilmente, sapremo sull' Italicus qualcosa che ancora oggi non sappiamo". Quanto all' ipotesi di sentire ancora Taviani, Pellegrino ha risposto: "Non penso che otteremo nulla. E' una decisione che ha preso e ne parlera' soltanto dopo. Probabilmente lo preoccupano anche ripercussioni che, nel quadro attuale delle alleanze dell' Italia, potrebbero aversi se lui dicesse quello che pensa dell' Italicus". 

4 agosto - Il presidente del Consiglio, Giuliano Amato, ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulle dichiarazioni del gen. Maletti secondo cui dietro le stragi degli anni '70 ci sarebbe la mano della Cia, risponde:"Non ho avuto il tempo di leggere il giornale. Non ho letto l'intervista a Maletti. Non e' una risposta reticente. Non ho proprio aperto i giornali". 

4 agosto - L' on. Mirko Tremaglia (An) ricorda quando Cossiga, presidente della Repubblica, nel marzo 1991, chiese scusa al Msi. "Disse allora Cossiga - dice Tremaglia - che il suo giudizio precedente all'epoca dela strage fu frutto di errate informazioni". Per Tremaglia "e' oggi indispensabile togliere la targa della 'strage fascista' di Bologna perche' simbologia falsa usata contro la verita'". Tremaglia chiede anche una indagine parlamentare "per giungere finalmente ad una conclusione definitiva contro ogni infamia". Quanto ad Andreotti, Tremaglia dice che "fu proprio lui a nominare nel gennaio 1978, con l'avallo del Pci, i capi dei servizi, tutti appartenenti alla P2: il gen. Santovito P2, il gen. Grassini P2, il Prefetto Pelosi P2; e da li' sono partite le informazioni devianti che sono state denunciate dallo stesso capo delo Stato Cossiga".

6 agosto - In un'intervista a "La Repubblica", il presidente della Commissione Stragi Giovanni Pellegrino propone un possibile soluzione per saperne di piu' sugli anni tra il 1968 e il 1984. Per Pellegrino "Si potrebbe studiare un meccanismo per cui chi parla, chi racconta di quegli anni, non paga pegno". "Gli anni della sinistra al governo - precisa - sul versante della ricerca completa della verita' sono stati sprecati. Forse per non irritare alcuni apparati o forse per l'ansia di farsi legittimare". "Ora - aggiunge Pellegrino - si puo' trasformare la volonta' politica in direttiva. Diteci cosa sapete, dateci quel che avete: questo dobbiamo chiedere a Carabinieri e Finanza". "Dai dossier non mi aspetto verita' sconvolgenti, ma solo nuovi dettagli. Il quadro d'insieme e' gia' chiaro. - conclude - Non occorre Andreotti per farci sapere che gli apparati di quegli anni si muovevano all'insegna dell'anticomunismo, ne' Maletti per raccontarci del coinvolgimento della Cia". 

6 agosto - Per l' on. Maurizio Gasparri, di An, "e' tempo di abolire la commissione Stragi" e "La proposta del presidente della commissione Stragi, sen. Pellegrino, di concedere una vera e propria immunita' a personaggi pluricondannati, purche' si prestino a vomitare calunnie e menzogne davanti alla commissione va totalmente respinta". Secondo Gasparri, "personaggi come Maletti dovrebbero si' tornare in Italia, ma per saldare finalmente i loro conti con la giustizia. La penosa campagna di disinformazione orchestrata dalla sinistra sul tema delle stragi non incanta nessuno. Hanno iniziato prima gli uomini di Veltroni con una relazione infarcita di bugie, poi ha proseguito Amato con il discorso di Bologna dove ha denunciato depistaggi che tutt'al piu' potrebbe aver realizzato lui, uomo di governo da decenni; ed ora prosegue Pellegrino sempre alla ricerca del sensazionalismo dopo aver brancolato nel buio per anni e anni. Non solo - afferma Gasparri - non bisogna concedere l'immunita' ai calunniatori, ma e' tempo di sopprimere questa commissione stragi che e' servita solo a far lievitare i guadagni del suo presidente e a offrirgli una tribuna dalla quale inondare di sciocchezze la pubblica opinione. La commissione Stragi non solo non ha scoperto nulla ma ha costituito il pretesto per orchestrare campagne di diffamazione e di menzogna". "Il vero depistaggio sui temi del terrorismo e dello stragismo - conclude - lo attuano proprio personaggi come Pellegrino o lestofanti come Maletti che in interviste di questi giorni tornano addirittura a diffondere la menzogna delle Brigate Rosse favorite dagli americani. Un modo per riabilitare terroristi che appartengono invece alla tradizione comunista che prosegue da Togliatti fino ai centri sociali tanto graditi a Rifondazione". 

6 agosto - In un' intervista a "La Repubblica", il gen. Gianadelio Maletti torna a parlare delle stragi e del coinvolgimento dei servizi segreti americani nelle vicende italiane, dicendosi pronto rientrare in Italia e a testimoniare. "Il nostro paese ha pagato un prezzo altissimo - ribadisce - anche in termini di vite umane, per una strategia portata avanti da forze e interessi stranieri". Secondo Maletti non ci sono dubbi: "anche l'assassinio di Aldo Moro, come la stessa azione delle Br, furono indubbiamente alimentati dai servizi segreti americani. Lasciando semplicemente fare". "Alla fine - conclude - la Cia ha abbandonato il terreno. Lasciando in liberta' le sue schegge".

7 agosto - Mario Tassone, presidente nazionale del Cdu e componente della Commissione stragi chiede la convocazione della stessa Commissione "al fine di valutare la portata delle dichiarazioni rese dal presidente Pellegrino sull'impunita' da assicurare a quanti sono stati coinvolti nei fenomeni stragisti, in cambio di rivelazioni che, a questo punto, sarebbero di supporto a certe teorie politiche vicine allo stesso Pellegrino e al suo staff presente in Commissione stragi". Il presidente del Cdu ha inoltre ricordato di aver chiesto, dopo le recenti dichiarazioni di Lumia, lo "smantellamento" della Commissione antimafia che, nel corso di questi anni "si e' rivelata uno strumento non valido nell'offrire al Parlamento obiettivi puntuali nella lotta alla mafia". Per Tassone, dunque, la Commissione antimafia e' "un ente inutile" da sostituire con un organismo parlamentare "meno declaratorio e piu' efficace rispetto alle attese della comunita' nazionale".

22 agosto - Con una lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuliano Amato, il presidente dell' Unione dei familiari delle vittime per stragi, Paolo Bolognesi, chiede di eliminare ogni forma di segreto di Stato sulle stragi e il terrorismo, come indicato dall' Unione vittime con la proposta di legge di iniziativa popolare del 1984, e stabilire inoltre la temporaneita' del segreto di Stato; emanare in tempi strettissimi una direttiva perche' si aprano tutti gli archivi (carabinieri, guardia di finanza, polizia); intervenire a Bruxelles, presso il comitato Nato, perche' siano rimossi i segreti Nato sui fascicoli delle basi in Italia. Bolognesi scrive ad Amato di aver apprezzato il suo intervento il 2 agosto a Bologna, in occasione del ventennale della strage alla stazione. "Finalmente un alto rappresentante delle istituzioni italiane riconosce pubblicamente le responsabilita' di settori dello Stato nelle stragi impunite. Sono state, le Sue, affermazioni che aprono a quella speranza di verita' che noi, familiari delle vittime, non abbiamo mai rinunciato a rivendicare. L' Unione concorda con Lei sul fatto che '... fino a quando queste ombre lunghe del passato si proietteranno su di noi e sul nostro futuro, la nostra democrazia sara' in pericolo...' e che la verita' giudiziaria non e' sufficiente. A tal proposito - prosegue la lettera di Bolognesi ad Amato - Le ricordiamo che per le stragi di piazza della Loggia e del treno Italicus a tutt' oggi non esiste un solo colpevole, mentre per la strage di piazza Fontana attendiamo con fiducia le conclusioni del processo in corso. Ora occorre che le istituzioni sappiano muoversi per dimostrare tutta la volonta' di rompere 'i silenzi interessati' della politica. Come? Eliminando quegli ostacoli che ancora si frappongono sulla strada della verita', facilitando cosi' anche il percorso della Giustizia".

31 agosto - Il ministro della giustizia Piero Fassino incontra il presidente dell' Associazione familiari vittime strage di Bologna, Paolo Bolognesi. Nel corso dell' incontro, Bolognesi consegna al guardasigilli un promemoria sulle principali proposte elaborate dall' Associazione: l' istituzione di un Osservatorio, il gratuito patrocinio a favore dei familiari delle vittime; il riconoscimento del danno psicologico e del danno biologico; l' equiparazione alle vittime di tutte le stragi dei risarcimenti riconosciuti alle vittime del Cermis; l' applicazione delle norme legislative a favore delle vittime e dei loro familiari. Il ministro Fassino ha assicurato l' immediato esame di tali proposte al fine di provvedere all' inserimento nella legge finanziaria degli stanziamenti necessari.

11 settembre - E' on-line WWW.STRAGI80.COM, sito dedicato alle stragi di Ustica e Bologna, realizzato da Fabrizio Colarieti, autore del sito “La strage di Ustica vent'anni dopo”, e da Daniele Biacchessi, autore del libro sulla strage della stazione di Bologna “10,25: cronaca di una strage”; entrambi gli autori sono giornalisti. Il sito e’ esclusivamente dedicato alle stragi dell'estate 1980 per ricordare e tenere viva nella mente di tutti quella tragica estate. Per quanto riguarda i contenuti del portale: la parte dedicata alla strage di Ustica e’ gia’ completa e raccoglie gran parte degli atti moderni sulla strage (circa 6000 pagine di documenti, immagini e filmati). La parte dedicata alla strage di Bologna contiene, anche in questo caso, gran parte degli atti ufficiali e molte testimonianze. All'interno delle due sezioni sono presenti delle gallerie fotografiche sulle stragi e ampie rassegne stampa.

20 settembre - Paolo Bolognesi, presidente dell' Associazione familiari delle vittime della strage di Bologna, alla notizia, pubblicata su “La Repubblica”, che Francesca Mambro aspetterebbe un figlio dal marito Giusva Fioravanti, commenta: “La prima cosa che mi e' venuta in mente e' stata che fra quelle 85 vite spezzate c' era anche una ragazza incinta. Anche lei aspettava un figlio, ma mentre per Mambro e Fioravanti la vita continua, noi stiamo facendo battaglie per la verita' e la giustizia poco ascoltate”. Bolognesi commenta con pacatezza anche la notizia secondo la quale alla Mambro, incinta di tre mesi, e' stata sospesa la pena: “Se la legge lo prevede...Da parte nostra nessuna polemica e niente odio, ma solo una grande tristezza”. Ambra Giovene, avvocato di Francesca Mambro, precisa: “E' un fatto privato, per ora deve restare tale. Se vuole Francesca, se vuole Giusva, parleranno”. All'associazione “Nessuno Tocchi Caino” dove i due, condannati anche per la strage di Bologna (accusa che hanno sempre respinto) lavorano, non rispondono sull' argomento. Francesca Mambro, come prevede la legge, e' fuori da ieri: ha ottenuto la sospensione della pena. Giusva, invece, finito il lavoro, e' ritornato in carcere. Non sono previsti per lui permessi imminenti. Ma quando diventera' papa' potra' uscire per qualche giorno, lo prevede la legge.

27 settembre -  Molto difficilmente la Commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi del terrorismo potra' incontrare, per una rogatoria internazionale, Ilich Ramirez Sanchez, piu' noto come “Carlos”, il terrorista internazionale condannato in Francia all'ergastolo. La decisione, non ancora definitiva, ma molto probabile, nasce da alcune richieste avanzate da Carlos, come la non presenza del magistrato francese durante l'incontro con i parlamentari italiani, fatto questo non possibile data la natura di “rogatoria” che l'interrogatorio dovrebbe avere. Carlos, con una lettera, ha anche chiesto di essere interrogato direttamente dai parlamentari e in italiano. La commissione ha chiesto di verificare la  possibilita' di incontrare Carlos superando le 'clausole' poste dal terrorista che, in questa formulazione, sarebbero difficilmente aggirabili. La commissione dovrebbe recarsi a Parigi il 16 ottobre per affrontare con Carlos temi importanti come il caso Moro, il ruolo del Kgb in Italia, e anche la vicenda della strage di Bologna.

5 ottobre - il presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino, nel corso della presentazione del libro del giornalista Daniele Biacchessi sulla strage alla stazione di Bologna, dice che "La classe politica italiana non ha un reale interesse all'accertamento della verita' sulle stragi" in quanto ciascuna forza politica punta "ad una verita' che giovi al proprio interesse". Pellegrino, nel ripercorrere le difficolta' incontrate dalla commissione da lui presieduta in questi anni, si e' detto amareggiato e ha parlato di "un popolo italiano che non ha coscienza nazionale e che discute del proprio futuro come se non avesse un passato alle spalle". Sulle stragi - ha aggiunto - "ci si augura che, attraverso l'attivita' di indagine, venga fuori un risultato finale che giovi al proprio interesse politico". Fatti di vent'anni fa come la strage di Bologna - ha sottolineato Pellegrino - "sono vissuti come se fossero parte dell'attualita' politica", e altrettanto e' vero per il caso Ustica sul quale "siamo riusciti a far diventare la bomba di destra e il missile di sinistra". Nel definire tutto cio' sintomo "di un elevato grado di stupidita"', Pellegrino ritiene che vi debba essere "uno scatto di umilta' intellettuale che porti alla rinuncia di a priori". E proprio parlando del rapporto tra verita' e giustizia, Pellegrino si e' chiesto se "dopo tanti anni sia davvero possibile fare giustizia" e se "sia vera giustizia quella che viene dopo cosi' tanto tempo". A concordare con Pellegrino sullo scarto che vi e' tra verita' giudiziaria e verita' storica e' stato poi il presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, Franco Frattini: "Alle vittime la giustizia viene data sia dai giudici che da un importante contributo di ricostruzione della verita' storica". Facendo riferimento alla strage nella stazione di Bologna del 1980, Frattini ha premesso di non voler "smontare la sentenza passata in-giudicato che ha condannato Francesca Mambro e Valerio Fioravanti", ne' di voler "tentare di usare pezzi di storia per colpire avversari politici". Tuttavia, ha aggiunto, vi sono degli aspetti della verita' storica ancora inesplorati. Tra questi, il presidente del Copaco individua un traffico internazionale di armi che, proprio tra gli anni settanta-ottanta, vedeva l' Italia crocevia di questi traffici. Secondo Frattini, la commissione Stragi, dovrebbe ascoltare il terrorista internazionale Carlos che, qualche tempo fa, in un' intervista, "parlo' della strage di Bologna, facendo riferimento ad un suo uomo che sarebbe stato in stazione il giorno della strage".

10 ottobre - Per i deputati di Alleanza nazionale Enzo Fragala' e Alberto Simeone “sembra pertinente la proposta di un atto di clemenza ad personam per Adriano Sofri a patto che si bilanci e si estenda a Mambro e Fioravanti al fine di affrontare simbolicamente la questione politica e sociale legata agli anni di piombo”. “Si tratterebbe in sostanza - aggiungono i parlamentari – di provvedimenti che esaltino gli esempi positivi di persone come Sofri, Mambro e Fioravanti recuperate, al di la' dell' esito giudiziario, alla cultura della vita e della solidarieta'. Sarebbe una dimostrazione di forza di uno Stato che risponde premiando chi ha ripudiato la violenza e la lotta armata e diverrebbe un messaggio dirompente anche per i nuovi terrorismi. Ovviamente ribadiamo la necessita', piu' volte espressa, di adeguati risarcimenti e riconoscimenti ai parenti delle vittime del terrorismo, senza i quali ci sentiamo di escludere ogni logica di riconciliazione nazionale tra chi uccideva o istigava e chi subiva”. “L' unica cosa che ci permettiamo di chiedere – concludono gli esponenti di An - e' che finisca il canto ossessivo degli apolegeti alla Palombelli che hanno trasformato Sofri in un' icona nella quale nemmeno lui sembra riconoscersi”.

10 ottobre - Indro Montanelli, Vittorio Feltri e Giuliano Ferrara sottoscrivono una dichiarazione sul caso giudiziario di Adriano Sofri nella quale chiedono che al condannato venga concessa la grazia. I tre giornalisti, che chiedono di poter incontrare i leader dei due maggiori schieramenti parlamentari, i presidenti delle Camere e il Capo dello Stato, affermano nella dichiarazione:“Il processo per l'omicidio di Luigi Calabresi e' finito. Le sue conclusioni fanno testo, quale che sia l'opinione di ciascuno sulla sostanza della questione aperta con l'arresto e l'incriminazione di Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani. La famiglia Calabresi in tutti questi anni ha cercato, nel dolore, la verita' e la giustizia, senza spirito di vendetta. Tutto sembra tornare a posto. Salvo un'anomalia rilevante, drammatica, che riguarda la vita di Adriano Sofri, l'unico in carcere per il delitto. Sofri afferma da tredici anni la sua non colpevolezza per un crimine compiuto ventotto anni fa. Ha avuto nel processo una condotta assolutamente esemplare, scegliendo per due volte una reclusione senza speranza. Soccombe l'imputato, ma l'uomo ha fatto fronte con lucidita' alle sue responsabilita' e al significato della sua storia personale, compresa la franca ammissione di colpa nella campagna di odio verso il commissario Calabresi. La detenzione di Sofri fino alla scadenza della pena, il 2018, non ha piu' alcun collegamento con la funzione costituzionale della pena stessa. Se messa a confronto con la situazione giuridica di molti altri cittadini italiani, appare addirittura un segno di inspiegabile accanimento. La conclusione di un processo e la giustizia non coincidono necessariamente. E' per questo che esiste un potere di Grazia che accompagna il dovere di compiere secondo coscienza l'azione penale. Crediamo che nel caso di Adriano Sofri questo potere debba essere usato. E chiediamo di esporre questa nostra convinzione ad alcune autorita' politiche e alle massime cariche istituzionali”. Ezio Menzione, legale di Ovidio Bompressi, giudica quello di Indro Montanelli, Vittorio Feltri e Giuliano Ferrara un “intervento assennato”. “E' bene che si crei un fronte che solleciti la responsabilita' politica, cioe' il ministero, e chi ha la possibilita' di dare la grazia, cioe' il Presidente della Repubblica”, ha detto Menzione, aggiungendo che i tre giornalisti “sono di un' area che non puo' certo essere sospettata di connivenza politica con la sinistra”. “Certo - ha aggiunto - penso che piu' facilmente possa intervenire la grazia per chi, come Bompressi, sta male ed ha receduto dal processo. Ma le cose sono tra loro intersecate: spero nella grazia per tutti e tre”. Menzione si e' anche detto d' accordo su quanto detto oggi dai parlamentarei di An Enzo Fragala' e Alberto Simeone, che si sono detti favorevoli alla grazia nei confronti di Sofri purche' il provvedimento di clemenza sia esteso anche a Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. “Una cosa simile  - ha detto Menzione - la sottoscriverei subito”. 

21 ottobre – A "Risate sul patibolo", una commedia sulla pena di morte tradotta da Furio Colombo che andra' in scena a Roma dal 22 novembre al Teatro Spazio Uno, hanno partecipato come consulenti Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. "Non capisco perche' tanto interesse su di me" dice la Mambro" che ha collaborato, sempre insieme al marito dal quale attende un figlio, anche al testo dello spettacolo "Un ragionevole dubbio"  sullo stesso tema e che andra' in scena dal 26 ottobre sempre nel Teatro di Trastevere. "Lavoro nell' Associazione Nessuno Tocchi Caino che da' il patrocinio alla manifestazione insieme ad Amnesty International e alla comunita' di Sant'Egidio, quindi si tratta di normale amministrazione. Per il compito che svolgo all'interno dell'associazione capita spesso che venga chiesto un parere. Abbiamo semplicemente fatto degli incontri agli inizi di settembre con la responsabile del teatro, Manuela Morosini ed alcuni attori dell'Associazione Il Melograno. Abbiamo fornito consigli e fatto osservazioni sui testi per aiutarli a capire meglio il tema. Tutto qui". Dal Diario del sito di Barbara Palombelli si apprende che un altro Br, Valerio Morucci ha scritto una sceneggiatura. "Gli ho consigliato di mandarla in lettura - scrive la giornalista - alla coraggiosa produttrice Rita Rusic”.

14 novembre – E’ annunciata per il 24 novembre, alla Sala Consiliare del Comune di Rieti (ore 17), la presentazione di “Un libro e un portale Internet per non dimenticare le stragi di Stato”. Fabrizio Colarieti e Daniele Biacchessi presentano www.stragi80.com, Il primo portale Italiano dedicato alle stragi di Ustica e Bologna. Oltre agli autori interverranno Walter Bielli, parlamentare, membro della commissione Stragi e relatore del documento Ds su stragi e terrorismo; Paolo Bolognesi, presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna; Sandro Provvisionato, caporedattore del Tg5. Moderera’ il dibattito Gianfranco Paris, direttore di "Mondo Sabino" e legale di parte civile al processo sulla strage di Ustica.

15 novembre - Tra le otto liste che partecipano all'elezione "on line" (sul sito www.radicali.it) di 25 nuovi componenti del Comitato di coordinamento radicale, c' e' anche la lista "Radicali 3000 - Antiproibizionisti sulla scienza, sulla droga, su tutto" in cio si presenta Francesca Mambro, e quella "radicali per la liberta' in cui c' e' Valerio Fioravanti.

28 novembre - L' associazione familiari vittime della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna ha scritto al presidente del Consiglio Giuliano Amato e al ministro della Pubblica istruzione Tullio De Mauro per chiedere che sia realizzata nel 2001 la "Giornata della memoria" nelle scuole italiane. L' idea fu avanzata dal sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca nell' ultima commemorazione della strage. "Tale proposta - scrive rivolto ad Amato il presidente dell' associazione Paolo Bolognesi - condivisa da noi e altre associazioni familiari vittime per stragi, e' stata da lei ripresa e accolta perche', come lei ha detto, 'ai giovani non possiamo consegnare l' oblio. Fino a quando ci saranno delle ombre lunghe che si proiettano noi abbiamo il dovere di promettere e continuare a cercare la verita". L' associazione ritiene "importante fissare al piu' presto un incontro perche', senza nulla togliere alle cerimonie del 2 agosto, sia discussa la realizzazione di questa iniziativa per l' anno 2001".

28 novembre - In un' intervista all' Opinione, Giuseppe Zamberletti, sottosegretario agli Esteri all' epoca delle stragi di Ustica e Bologna, ribadisce la convinzione che le due stragi costituiscano la rappresaglia libica alle iniziative di politica estera dell'Italia. "Se Bologna e' la vendetta libica contro l'Italia - dice Zamberletti - Ustica rappresenta la minaccia". Il riferimento e' alla firma dell'accordo "in base al quale l'Italia avrebbe garantito la neutralita' dell'isola", afferma Zamberletti, che il 2 agosto 1980, il giorno della strage di Bologna, era a Malta proprio per siglare l'atto. "I libici - ricorda Zamberletti - mi dissero che ritenevano l'accordo con Malta un atto ostile contro la Libia e che inquadravano l'iniziativa in una strategia di accerchiamento confermata dalla decisione di installare i missili nucleari a Comiso. Se Bologna e' la vendetta libica contro l'Italia, Ustica rappresenta la minaccia. Fossi stato un leader militare come Gheddafi forse avrei fatto lo stesso. Il problema e' che io non sono stato in grado di percepire quel segnale. E alla bomba sul Dc9 e' seguita quella alla stazione di Bologna". Secondo Zamberletti,"su Ustica c'e' stata un'azione di depistaggio, ma a favore del missile" e "per coprire la bomba". Se infatti i servizi segreti italiani "hanno bene interpretato sia la minaccia di Ustica sia la vendetta di Bologna, non avevano alcun interesse ad indagare in quella direzione e provocare un grosso incidente internazionale. C'era dunque una ragion di stato. Fuggire dalla pista libica - prosegue Zamberletti - significava mantenere intatte le condizioni per la ripresa dei buoni rapporti con la Libia". Zamberletti non sa dire "se ci sia stato l'intervento della classe politica". "Di sicuro - conclude - uomini come il generale Santovito non erano burattini. Era gente che aveva un grosso senso delle Istituzioni".

8 dicembre - Dal voto on-line, con cui e' stata rinnovata una parte del comitato di coordinamento dei radicali, esce una situazione di sostanziale equilibrio tra sostenitori dell' alleanza con il centrodestra e sostenitori del dialogo con il centrosinistra. I primi prevalgono, ma di poco: hanno avuto sette eletti, contro i sei riconducibili al centrosinistra. Gli altri tredici nuovi componenti del comitato (in tutto si trattava di eleggere 25 consiglieri) non appartengono invece ad alcuno schieramento. In una delle liste che si richiamavano al centrodestra e' stato eletto Valerio Fioravanti. Francesca Mambro e' stata eletta in un' altra lista antiproibizionista che non si richiama ad alcuno schieramento.

13 dicembre - L' Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna reagisce con indignazione alla notizia che Francesca Mambro e Valerio Fioravanti siano stati eletti, via Internet, nel Comitato di coordinamento del partito Radicale. “A questa notizia - si legge in una nota diffusa dall' Associazione - non si e' avuto nessun decente sussulto ne' da parte delle Istituzioni, ne' da parte dei partiti politici. E' vergognoso che proprio oggi, epoca di facili revisionismi, tutto cada nell' oblio delle convenienze elettorali e si permetta a due assassini di fare politica. Vogliamo a tutti rammentare che la Mambro ha ucciso 96 persone, ha avuto sei ergastoli piu' 84 anni per altri reati; che Fioravanti ha ucciso 93 persone, ha avuto 6 ergastoli piu' 134 anni per altri reati. La loro attuale nomina all' interno di un partito politico e' d' incitamento alla emulazione di maestri che hanno causato gravissimi lutti a cittadini inermi e che hanno attentato alla stabilita' della democrazia”.   I familiari delle vittime hanno annunciato che continueranno a far sentire la loro voce “additando all' opinione pubblica ogni vergognoso spettacolo inteso ad insultare i cittadini onesti. Non vogliamo correre il rischio - hanno concluso - di essere rappresentati da elementi che nulla hanno a che fare con una convivenza civile e pacifica”.

13 dicembre - A Foggia, alla presentazione del libro “Il bacio sul muro” di Francesca Mambro, Giusva Fioravanti dice che le condanne possono servire ma spesso “i processi non sono fatti bene” e non portano a condanne giuste. “Sappiamo che un criminale trattato in una certa maniera - ha detto Fioravanti - puo' essere recuperato, ma sappiamo anche che le accuse che vengono portate nei processi spesso sono fatte male”. “Noi di Nessuno tocchi Caino - ha aggiunto - rappresentiamo entrambe le istanze. Noi siamo stati colpevoli di molte cose, ma siamo stati anche condannati ingiustamente per la vicenda di Bologna. Noi mediamo tra il cittadino che dice che bisogna punire bene ma noi vogliamo anche dire di stare attenti perche' non sempre, non tutti i processi sono fatti bene”. “Noi - ha concluso - ne conosciamo di molti e d' altronde la giustizia umana non e' perfetta e quindi non deve essere portata alle estreme conseguenze”. Per Fioravanti inoltre “Panizzari non sembrava la persona piu' adatta per ottenere la grazia”. “Esiste - ha detto - una dichiarazione mia e di Francesca Mambro di due anni fa, all' epoca della grazia, nella quale sostenevamo che Panizzari non sembrava la persona piu' adatta per ottenerla”. “Le carceri italiane - ha aggiunto - pullulano di gente che muore per malattie, gente che ha reati molto meno gravi, ma che nessuno aiuta perche' non sono prigionieri politici o perche' non sono famosi. C' e' tanta gente che avrebbe bisogno di un po' di aiuto, ma che non ne riceve”.
 
 
 
 
 

 
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