25 gennaio - Entrano in camera
di consiglio i giudici del tribunale dei minorenni di Bologna che dovranno
emettere la sentenza del processo a Luigi Ciavardini, il romano ex esponente
dei Nar, amico di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, accusato di aver
partecipato alla strage alla stazione di Bologna. Ciavardini, che oggi
e' sposato e ha due figli, allora non aveva ancora 18 anni. La camera di
consiglio, che viene tenuta in un albergo, dovrebbe durare alcuni giorni.
Il Pm Massimiliano Serpi ha chiesto una condanna a 12 anni di carcere (e'
partito da 30 anni, ma c' e' la continuazione con la condanna a 18 anni
che Ciavardini sta finendo di scontare per l' omicidio Amato); secondo
la sua ricostruzione, all' attentato partecipo' anche Gilberto Cavallini
e ha annunciato per questa ultima posizione la trasmissione degli atti
alla Procura del Tribunale. Per i difensori - le arringhe conclusive le
hanno tenute Alessandro Pellegrini e Gian Franco Bordoni, della difesa
fa parte anche Gianni Correggiari - invece dal processo e' emerso chiaramente
che manca la prova del coinvolgimento di Ciavardini nell' attentato. I
difensori hanno anche ricordato che Ciavardini, Mambro e Fioravanti hanno
sempre sostenuto che il 2 agosto '80 erano ad un mercato a Padova: "abbiamo
chiesto una verifica al Tribunale ed abbiamo avuto una risposta dal Comune
di Padova che ci ha confermato che quel giorno c' era il mercato".
30 gennaio - Luigi Ciavardini e' assolto
dal Tribunale dei Minori di Bologna dall' accusa di aver partecipato alla
strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, ma condannato a tre
anni per banda armata. La sentenza e' stata letta nel tardo pomeriggio
dopo cinque giorni di camera di consiglio. Ciavardini sta finendo di scontare
con un affidamento in prova una condanna a 18 anni per l' omicidio Amato
e altri reati. Ciavardini (che non era presente alla lettura della sentenza)
ha ricevuto la prima comunicazione giudiziaria per la strage nel 1986,
poi il Pm chiese l' archiviazione, ma venne ugualmente portato a giudizio:
dopo 14 anni di iter giudiziario e dopo 20 anni dalla strage e' arrivata
l' assoluzione. Resta la condanna per banda armata. "E' un' accusa che
cadra' in appello - ha sottolineato l' avv.Alessandro Pellegrini, del collegio
di difesa insieme a Gian Franco Bordoni e a Gianni Correggiari - anche
perche' nella prospettazione dell' accusa la banda armata era finalizzata
alla strage".
31 gennaio - Paolo Bolognesi, presidente
dell' Associazione familiari vittime della strage, all' indomani dell'
assoluzione di Ciavardini dichiara che "Il rischio di ricominciare il processo
per la strage alla Stazione di Bologna non sussiste. Abbiamo seguito molto
attentamente gli atti e la riapertura del processo e' un rischio che non
si corre. Pensavamo a qualcosa che portasse alla condanna dell' imputato.
Ieri la Corte, nel dubbio, ha preferito assolvere Ciavardini con una formula
che ricorda molto l' insufficienza di prove". La speranza da parte di esponenti
di An di rifare il processo, con sentenza passata in giudicato, cioe' quello
a Mambro e Fioravanti, e' grande - ha concluso Bolognesi -, ma farebbero
meglio ad essere cauti".
3 febbraio - Muore in un incidente stradale
Massimiliano Fachini neofascista padovano assolto in appello dopo la condanna
all'ergastolo decisa in primo grado dalla corte d'Assise di Bologna nel
luglio 1988. Anche dopo l'annullamento della sentenza d'appello da parte
della Cassazione, Frachini non era piu' rientrato nel processo bis per
la strage.
7 febbraio - Il presidente Carlo Azeglio
Ciampi, nella prima tappa di una visita a Bologna e in Romagna, ricorda
le vittime della strage alla stazione di Bologna. Il presidente sosta in
raccoglimento di fronte alla lapide che riporta i nomi delle vittime, poi,
accompagnato dalla moglie, ha stretto la mano e scambiato alcune frasi
con i rappresentanti delle associazioni dei familiari delle vittime della
strage del 2 agosto e di quella di Ustica.
3 marzo - Nei mesi scorsi, Paolo Bellini,
47 anni, l' ex militante di estrema destra che avrebbe avuto contatti anche
con i servizi segreti finito poi in carcere poco meno di un anno fa per
una serie di delitti avvenuti nel reggiano, ha parlato per ore ed ore al
Procuratore capo di Bologna Ennio Fortuna e al Pm Paolo Giovagnoli che
insieme all' aggiunto Luigi Persico si occupano dei fatti di terrorismo:
Bellini, che dopo l' arresto si e' anche accusato dell' assassinio di Alceste
Campanile e del mobiliere fiorentino Giuseppe Fabbri, ha parlato agli inquirenti
anche della strage alla stazione di Bologna. “Bellini - ha spiegato un
inquirente - ha detto qualcosa di nuovo ma non particolarmente significativo.
Non ci sono nuovi filoni o nuovi autori. Le sue dichiarazioni confermano
le piste della Procura di Bologna. Il colore e' sempre quello, almeno sembra”.
Le dichiarazioni di Bellini sono state messe nel fascicolo, sempre aperto,
sulla strage alla stazione di Bologna. “E' stato accertato molto sulla
strage del 2 agosto - ha detto Fortuna - ma c' e' ancora tanto da accertare,
per questo c' e' ancora un fascicolo aperto; prima e dopo Bellini sono
state sentite e verranno sentite altre persone”.
7 marzo - In una intervista al Tg1, Francesca
Mambro dice che lei e Giusva Fioravanti, se dovessero emergere elementi
su cui fondare l' istanza, chiederanno la revisione del processo per la
strage di Bologna. “E' importante non dimenticare”, ha detto Francesca
Mambro, che si e' detta “fortunata” per quelle amicizie che l' hanno aiutata
a “non soccombere”. E' importante non dimenticare, ha aggiunto, affinche'
quello che e' successo non accada piu'. Mambro ha poi aggiunto che il perdono
delle vittime “non va cercato” perche' non lo si puo' “imporre. Io sono
stata perdonata - ha concluso - e gliene sono grata”. Paolo Bolognesi,
presidente dell' Associazione tra i familiari delle vittime della strage
di Bologna, ha replicato che “Per riaprire i processi ci vogliono prove;
finora Mambro e Fioravanti hanno proposto solo depistaggi, e con i depistaggi
si dovrebbe rimanere in galera”. “Siccome siamo in un paese carnevalesco
- ha aggiunto Bolognesi - Mambro puo' rilasciare interviste a 'Repubblica'
che le da' ampio spazio, e al Tg1, pagato dagli italiani, che le da' ampio
spazio per una televisione pubblica diseducativa. I parenti delle vittime
non hanno dimenticato e non hanno intenzione di dimenticare - ha concluso
Bolognesi - se Mambro vuole il perdono, lo vada a chiedere agli 85 che
ha ucciso il 2 agosto 1980”.
8 marzo – Presentato a Roma il libro “Il
bacio sul muro” di Francesca Mambro, in cui racconta gli anni di carcere
duro e l' isolamento attraverso le ricette scambiate con le altre detenute.
Di se stessa dice: “Per la prima meta' della mia vita ho aggredito il mondo.
Per la seconda meta', inevitabilmente, il mondo ha aggredito me”. Francesca
Mambro dice anche:“Sono stata condannata piu' volte all'ergastolo. Quasi
sempre giustamente”, ma rifiuta di essere considerata responsabile della
strage alla stazione di Bologna. Alla presentazione sono presenti Furio
Colombo, Giusva Fioravanti, Anna Laura Braghetti, Pablo Echaurren, suor
Gervasia di Rebibbia, Ombretta Fumagalli Carulli, Marco Pannella, Clara
Sereni.
11 marzo – Presentato il libro “Storia
di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro” di Piero Corsini, giornalista
di Mixer, edito da Tullio Pironti.
29 marzo - Ovidio Bompressi, parlando con
i giornalisti poco dopo aver lasciato il carcere di Pisa, dice di essere
“completamente d' accordo” con quanto sostenuto da Giuliano Ferrara in
una intervista pubblicata oggi sul “Giornale nuovo”, dove il direttore
del Foglio confida in un “gesto di coraggio” da parte del Presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in vista del suo ottantesimo compleanno,
indicando proprio i nomi, oltre che di Bompressi, Sofri e Pietrostefani,
anche di Mambro, Fioravanti e Maurizio Ferrari, il primo arrestato del
nucleo storico delle Brigate rosse. “Non posso che auspicare una soluzione
per Fioravanti, per Mambro - ha detto Bompressi - e per chiunque abbia
pieno diritto a quello che puo' essere considerato un intervento in qualche
modo riparatorio di anni e anni di molta sofferenza e di un percorso giudiziario
assolutamente non privo di grandi incertezze e di grandi falsificazioni”.
30 marzo - L' associazione dei familiari
tra le vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980
polemizza con Ovidio Bompressi che aveva auspicato la grazia anche per
Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. “Vogliamo ricordare che lo stesso
Sofri ha ripetuto piu' volte - dice il presidente dell' associazione Paolo
Bolognesi - che chi volesse accostarsi alla sua vicenda processuale dovrebbe
farlo dopo aver letto con attenzione le carte processuali. Questa e' una
regola di onesta' intellettuale che deva valere per tutti, anche per chi,
magari implicitamente, vuole contestare la sentenza che condanna Mambro
e Fioravanti quali esecutori della strage”. Bolognesi poi ricorda che Fioravanti
e' stato condannato a sei ergastoli, per gli 85 morti e i 200 feriti della
strage e per altri otto omicidi, e che ha inoltre accumulato complessivamente
134 anni e otto mesi per vari reati. Sei ergastoli anche per Mambro (la
strage e 11 omicidi) oltre ad 84 anni e 8 mesi per reati vari. “Per ogni
morte causata - sottolinea Bolognesi - Fioravanti ha trascorso in carcere
due mesi e 10 giorni; Mambro due mesi. Bompressi avrebbe dichiarato che
il diritto alla grazia si conquista con un percorso di sofferenza. Secondo
noi il diritto alla grazia non si conquista con la sofferenza delle vittime
e dei loro cari, ma con un percorso di verita’”.
31 marzo – In un’ intervista al Tempo,
il terrorista internazionale Ilich Ramirez Sanchez, noto come “Carlos”
dice:“Ho soggiornato in Italia quando ero giovane, negli anni Settanta”
e lascia intendere di conoscere alcuni particolari sul sequestro Moro e
la strage di Bologna. Sul caso Moro, Carlos dice:“Per quello che ne so,
si e' trattato di un'operazione gestita totalmente dalle Br”. A proposito
della bomba alla stazione di Bologna, l'ex terrorista nega di essersi trovato
nel capoluogo emiliano intorno a quel giorno, e specifica: “Non sono mai
stato a Bologna negli anni Ottanta”. Sul disastro di Ustica, infine,si
dice convinto che “e' stato provocato da un missile aria-aria della Nato”.
3 aprile - Nell' Aula Magna di Santa Lucia,
rappresentazione teatrale “Due agosto - retroscena di una strage”, realizzata
consultando le 600 mila pagine di documenti e atti processuali raccolti
dall' Associazione familiari vittime strage. Alla rappresentazione, firmata
dall' Associazione Interdisciplinare della Arti di Milano, segue un dibattito
su “Quali i mandanti e quali i diritti umani violati?”.
5 aprile - L'Ufficio di presidenza della
Commissione stragi ha deliberato una missione a Parigi per ascoltare, in
rogatoria internazionale, Ilich Ramirez Sanchez, noto come “Carlos”, che
ha gia' fornito la disponibilita', tramite il suo legale, a rispondere
alle domande dell'organismo d'inchiesta. Sara' probabilmente una delegazione
della Commissione a recarsi Oltralpe per incontrare Carlos, in presenza
di magistrati francesi che gli rivolgeranno le domande precedentemente
concordate, che dovrebbero riguardare il terrorismo italiano e le brigate
rosse, la strage di Bologna e la vicenda Moro. E' prevista una complessa
procedura con la traduzione in francese della domanda che viene dalla commissione
e poi la risposta di Carlos, probabilmente in inglese, con successiva traduzione
prima in francese e poi in italiano.
21 maggio - E'
annunciata per il 15 Giugno, alle ore 18, presso la Libreria Einaudi a
Milano in via Festa del perdono la conferenza stampa di presentazione del
libro
"10,25:cronaca di una strage.Stazione di Bologna" del giornalista Daniele
Biacchessi (Edizioni Gamberetti). Oltre all'autore interverranno Paolo
Bolognesi (Presidente della Associazione Nazionale tra i familiari delle
vittime delle stragi e dell'Associazione 2 Agosto), Manlio Milani (vittime
strage di Brescia), Giovanna Kelly (vittime di via dei Georgofili), Luigi
Passera (vittime di Piazza Fontana), Federico Silicato (avvocato delle
parti civili al processo sulla strage di Piazza Fontana in corso a Milano),
Danila Tinelli e Maria Iannucci (familiari di Fausto e Iaio).
7 giugno
- Entrano in camera di consiglio i giudici della Corte di Assise di Bologna
che devono emettere la sentenza del processo sui depistaggi e i controdepistaggi
della strage alla stazione del 2 agosto 1980. Il Pm Paolo Giovagnoli nella
sua requisitoria ha chiesto la condanna di tutti e quattro gli imputati:
12 anni di reclusione per Massimo Carminati, l' ex capo della banda della
Magliana e amico di Valerio Fioravanti, che assieme alla moglie Francesca
Mambro fu condannato all' ergastolo per la strage; 8 per Federigo Mannucci
Benincasa, ex direttore del centro Sismi di Firenze; quattro per Umberto
Nobili, maggiore del Sios dell' aeronautica; due anni per Ivano Bongiovanni,
delinquente comune con simpatie per la destra estrema. La sentenza e' prevista
attorno al fine settimana.
15 giugno
– Presentato a Milano il libro “10.25, cronaca di una strage” scritto dal
giornalista Daniele Biacchessi “per sostenere la causa contro il segreto
di Stato e per ricordare le vittime invisibili delle stragi”. Paolo Bolognesi,
presidente dell' Associazione dei familiari delle vittime della strage
di Bologna del 2 agosto 1980, ha detto che “Mentre la Mambro viene
chiamata dalla Rai a fare da testimonial per la festa dell' 8 marzo noi
aspettiamo ancora l' abolizione del segreto di Stato”. Biacchessi ha detto
che “molti libri vengono raccontati dalla parte dei carnefici, per capire
e spiegare cos' h successo, ma a me non interessa sapere se e' stato Fioravanti
a mettere la bomba alla stazione di Bologna, voglio capire come e' avvenuto
il passaggio delle vittime alla consapevolezza o alla rassegnazione”. Erano
presenti anche Luigi Passera, presidente dell' associazione delle vittime
di Piazza Fontana e Federico Silicato, avvocato di parte civile nel processo
per la strage alla Banca Nazionale dell' Agricoltura, che ha tracciato
un quadro dei collegamenti tra le grandi stragi che hanno insanguinato
l' Italia tra il '69 e l' 80. “L' estrema destra eversiva veneta - ha affermato
- ha lavorato per 15 anni al servizio di una strategia eterodiretta, sicuramente
non nata all' interno dello stesso gruppo, ma coordinata da istituzioni
dello Stato”.
20 giugno – Polemiche per la presenza di
Ovidio Bompressi al Senato per la conferenza stampa per illustrare l'iniziativa
del “digiuno pubblico” a favore dell'amnistia. E’ presente anche Francesca
mambro. Il presidente del Senato, Nicola Mancino, ha invitato i senatori
ad “evitare comportamenti che possono nuocere all' immagine e al prestigio
dell' istituzione parlamentare”. L' ufficio stampa di Palazzo Madama precisa
che le conferenze stampa, cui e' solitamente destinata una sala al piano
terra, sono promosse in piena autonomia dai gruppi parlamentari o dai singoli
senatori, i quali si assumono direttamente una responsabilita' delle affermazioni
rese e delle persone invitate a partecipare, senza che cio' possa coinvolgere
minimamente il Senato della Repubblica”.
21 giugno - Ovidio Bompressi, allo stand
allestito a Castel Sant'Angelo davanti all'ingresso della Fiera del Libro,
dove da mezzogiorno e' cominciato il “digiuno di solidarieta' con i detenuti
nelle carceri e per un provvedimento di amnistia-indulto” dice:“Non intendevo
certo offendere, con la mia presenza, ieri, alla conferenza stampa in Senato,
l' istituzione del Parlamento”. “La mia partecipazione all'iniziativa -
ha detto Bompressi, commentando le polemiche scoppiate ieri dopo la conferenza
stampa - era ed e' una testimonianza della condizione carceraria sulla
quale si voleva e si vuole richiamare l'attenzione per l'approvazione di
un provvedimento di indulto nel segno di quei valori di riconciliazione
e di umanita' che sono anche il messaggio di questo Giubileo. Mi dispiace
che qualcuno abbia usato pretestuosamente questa mia presenza e abbia voluto
cosi' ignorare il senso profondo dell'iniziativa”. Proprio stamane Bompressi
ha saputo che il tribunale di sorveglianza ha respinto la sua richiesta
di poter partecipare fino a mezzanotte al digiuno a Castel Sant'Angelo.
Bompressi puo' uscire alle 8 di mattina dalla sua abitazione romana in
cui e' agli arresti domiciliarie, e deve rientrarvi alle 19. Francesca
Mambro ha detto:“Sono da due anni impiegata dell' associazione 'Nessuno
Tocchi Caino' che ha aderito al digiuno. Ieri ero alla conferenza stampa
al Senato per lavoro. C' era tanta gente ieri, compreso l' intero ufficio
stampa e il segretario dell' associazione '"Nessuno tocchi Caino' - ha
detto - ma hanno notato solo me e Bompressi”.
5 luglio - Inaugurato "Sotto il segno della
solidarieta'", contenitore di eventi organizzato alla stazione di Bologna
dall' Associazione tra i familiari delle vittime, per il 20° anniversario
della strage. Gli studenti dell' Accademia di Belle Arti, coordinati dai
docenti Roberto Daolio e Mili Romano, hanno realizzato 18 diverse opere
d' arte esposte in vari punti della stazione che i paseggeri piu' attenti
non potranno non notare: dall' obliteratrice in cera, alle finte pubblicita',
al contrabbassista che trasforma in musica i rumori dei treni, alla videoguida
che ripercorre la storia della stazione, interrompendosi, con un 'buco
nero', proprio il 2 agosto di venti anni fa. Le opere rimarranno esposte
fino al 29 luglio. Ad arricchire le celebrazioni ci saranno poi tre serate
di danza e musica, 'Live Dance', che si svolgeranno nella zona del transatlantico
del piazzale ovest, l' 11, il 19 e il 28 luglio.
8 luglio - Daniele Biacchessi continua
la presentazione del suo libro "10,25 cronaca di una strage". In un comunicato,
Biacchessi afferma:"La strage alla stazione di Bologna del 2 agosto '80
e' il piu' grave attentato terroristico avvenuto in Italia. Morirono 85
persone,molti erano giovanissimi.Oltre 200 rimasero feriti.Una bomba ad
altissimo potenziale venne fatta esplodere nella sala d'aspetto di seconda
classe. L'orario,10,25,e il giorno,2 agosto,dimostrano il chiaro intento
di uccidere piu' persone possibili.Gli attentatori collocarono l'ordigno
all'interno di una valigia che venne piazzata proprio vicino al muro portante
della sala d'aspetto.Dopo lo scoppio parte della stazione crollo'.Le inchieste
dei magistrati e di polizia giudiziaria che seguirono la strage,furono
condizionate da decine di depistaggi da parte degli uomini dei servizi
segreti italiani.Dopo cinque gradi di giudizio processuale,sono stati condannati,in
via definitiva,gli esecutori materiali della strage Francesca Mambro e
Valerio Fioravanti e i depistatori Licio Gelli,Francesco Pazienza,Giuseppe
Belmonte e Pietro Musumeci.Rimane comunque il problema delle vittime e
della loro battaglia per togliere definitivamente il segreto di Stato e
gli omissis da tutte le inchieste per strage e terrorismo.Una battaglia
giusta,non ancora vinta perchè il disegno di legge,presentato al
Senato nel luglio del 1984 dall'Unione dei familiari vittime delle stragi,non
è mai stato discusso dal parlamento.Il libro,"10,25 cronaca di una
strage", Edizioni Gamberetti, 25000 lire,vuole essere uno strumento di
memoria per le future generazioni. Narra di quel dolore mai sopito,diventato
per alcuni rassegnazione e silenzio,per altri trasformato in impegno sociale
e politico.Quello che leggerete è un libro sulla consapevolezza.Non
è un libro sugli aspetti giudiziari della vicenda,già trattati
da altri colleghi giornalisti e scrittori.Vuole essere, a vent'anni da
quella strage,uno spunto di riflessione su quel mondo degli invisibili
che per anni cercano una giustizia troppo spesso negata".
20 luglio - Il senatore di An Alfredo Mantica,
membro della Commissione stragi, dice che il governo francese ha accettato
la
richiesta di rogatoria internazionale avanzata dalla commissione per acquisire
la testimonianza del terrorista internazionale Carlos, detenuto a Parigi
nel carcere della Sante', che sostiene di avere cose inedite da raccontare
sulla strage di Bologna, di cui il prossimo 2 agosto ricorre il 20/o anniversario.
La rogatoria e' programmata per l' autunno in una data compresa fra il
20 settembre e il 20 ottobre. La richiesta di audizione di Carlos era partita
proprio da Mantica e dall' altro parlamentare di An in Commissione, Enzo
Fragala', ai quali il terrorista aveva inviato una lettera.
27 luglio - Sara' un 20/o anniversario
“senza troppo rumore, anche se c'e' uno zero a renderlo piu' significativo”.
E' Paolo Bolognesi, presidente dell' Associazione vittime della strage
del 2 agosto 1980, a caratterizzare all' insegna di una “composta riflessione”
il programma di appuntamenti che segneranno il ricordo della bomba di 20
anni fa, responsabile di 85 morti e 200 feriti. “L' elemento di novita'
- ha continuato Bolognesi - sara' per noi far parlare dal palco di Piazzale
Medaglie d' Oro una ragazza che nel 1980 era appena nata e oggi ha 20 anni”.
Il 2 agosto le celebrazioni seguiranno “una tradizione consolidata”, ha
detto il vice sindaco Giovanni Salizzoni, che probabilmente sostituira'
nel corteo Giorgio Guazzaloca “che vorrebbe tanto esserci ma potra'
soltanto se i medici glielo permetteranno”, ha spiegato. Da Piazza Nettuno
il corteo, con i gonfaloni delle citta' “ma senza bandiere di partito”
ha raccomandato Bolognesi, raggiungera' il piazzale della stazione dove,
dopo un minuto di silenzio in ricordo delle vittime, parleranno Bolognesi,
Salizzoni e i rappresentanti delle istituzioni. Poi ci sara' la deposizione
delle corone e la partenza del treno speciale per San Benedetto Val di
Sambro. L’ appuntamento finale sara' il concerto serale in Piazza Maggiore,
all' interno del 'Concorso internazionale di composizione del 2 agosto',
vinto dal bolognese Marco Biscarini. Il concerto di quest' anno “avra'
come protagonista assoluto il sax”, ha spiegato Fabrizio Festa, organizzatore
dello spettacolo. Ma non un sax qualsiasi: a esibirsi sul palco, infatti,
ci sara' l' americano Michael Brecker, “da 30 anni il migliore al mondo,
vincitore di 7 grammy, protagonista con Paul Simon di un leggendario concerto
a Central Park”, ha sottolineato ancora Festa. Un' esibizione , che avra'
come protagonisti anche l' Orchestra sinfonica dell' Emilia-Romagna e la
canzone interpretata da Leni Stern, cantautrice americana, scritta proprio
per il 20/o anniversario, che si conclude con l' elenco dei nomi dei bambini
vittime della bomba. Ma le celebrazioni non si concentrano soltanto nella
giornata del 2 agosto: il programma, infatti, inizia sabato con la partenza
della staffetta podistica che, da piu' parti d' Italia e dall' estero,
confluira' a Bologna il 2 agosto, “perche' - ha spiegato Bolognesi - contrariamente
a quello che si pensa, anziche' calare, la gente aumenta”. E anche il 1/o
agosto “in tutte le citta' che hanno avuto delle vittime sara' organizzato
un ricordo speciale”, ha spiegato. A Bologna ci saranno l' inaugurazione
di una mostra fotografica sulle immagini del 2 agosto, al centro di Vialarga,
e la presentazione di un romanzo sulla strage, 'Bologna Blues', dello scrittore
americano Robert Hellenga.
29 luglio - Il viso di Marina Gamberini,
sconvolto da una smorfia di dolore, ma anche di paura e di rabbia, e' l'
immagine-simbolo della strage di Bologna. Ha fatto il giro del mondo la
foto di quella ragazza di 20 anni in barella appena estratta dalle macerie
della stazione con gli occhi sbarrati e la bocca spalancata in un grido
che sembra lacerare l' aria. Un' immagine che la tormenta da 20 anni. In
stazione e' tornata per la prima volta pochi giorni fa a portare un manifesto
in vista dell'anniversario: “Sono entrata da dietro, ma ho alzato gli occhi
e ho visto l' orologio. Erano le 10:25. Sono rimasta impietrita. Sono uscita
di corsa”. Marina Gamberini oggi di anni ne ha 40 e da quel 2 agosto 1980
lotta con le sofferenze che le produce una ferita di 10 cm al cranio -
vertigini che la inchiodano al letto per giorni - ma soprattutto con le
crisi di panico, la depressione, “i buchi neri” in cui precipita improvvisamente
sentendo un rumore o anche solo incontrando qualcuno. Vent' anni passati
fra ospedali, psicologi e sedute di ipnosi per cercare di riprendersi una
vita che da quel giorno e' cambiata per sempre. “Questa non e' la mia vita,
e' un' altra che io non ho scelto”. Non le piace essere identificata con
quella foto, ma sa che non le puo' sfuggire perche' da 20 anni quel marchio
di vittima della strage di Bologna e' diventata la sua identita': “Mi sento
diversa ed e' per questo che per tanto tempo l'ho nascosto”. Si e' sposata,
cinque anni fa ha avuto un figlio, ma non e' riuscita a trovare il filo
della normalita': “Il rapporto con mio marito l' ho costruito insieme all'
analista. Ci sono giorni in cui mi chiudo in casa e non voglio vedere nessuno.
Metto in crisi qualsiasi cosa, anche quello che va bene. E' una lotta quotidiana.
Per anni non ho voluto affezionarmi a nessuno per paura di perderlo”. Nella
strage Marina ha perso sei colleghe e per anni ha combattuto contro il
senso di colpa: “perche' io ero viva e le mie colleghe no. E' solo per
loro che sono qui a parlare di quella maledetta foto”. Poi, mentre era
incinta, ha perso entrambi i genitori: “Erano la mia cappa protettiva”.
Ha partorito sotto la tenda ad ossigeno, in preda a una crisi di panico
di quelle che ancora oggi la portano ogni tanto in ospedale. Adesso lavora
in Comune come impiegata, ma non le piace: “Sono assistente all' infanzia,
ma quando mi proposero di lavorare in un asilo dissi di no. Ero imbottita
di psicofarmaci, come facevo a stare con i bambini? Capisce quando dico
che la mia vita e' stata espropriata?”. Davanti a lei e' difficile pronunciare
la parola perdono: “Fioravanti e Mambro hanno scelto di uccidere e adesso
lavorano insieme per 'diritto di familiarita” perche' sono sposati. Sono
seguiti dallo psicologo e dall' assistente sociale. Io lo psicologo me
lo devo pagare. Ed e' cosi' umiliante fare un paragone fra me e dei criminali”.
29 luglio - Il presidente della Regione
Lazio Francesco Storace ha inviato una lettera al sindaco di Bologna, Giorgio
Guazzaloca, per ringraziarlo dell'invito alla solidarieta' e a partecipare
alla cerimonia del ventesimo anniversario della strage alla Stazione di
Bologna, il 2 agosto. Nella lettera Storace sostiene che “la strage di
Bologna e' solo l'episodio piu' eclatante dell'insieme di oscure vicende
criminali che hanno insanguinato l'Italia negli anni piu' bui del dopoguerra,
anche per responsabilita' di apparati dello Stato che hanno contribuito,
talvolta in modo decisivo, a depistare le indagini e comunque a occultare
la verita'. Non e' possibile, non solo per il rispetto dovuto alle vittime,
ma anche per aprire una pagina nuova nella storia del Paese rinunciare
alla ricerca della verita', accontentandosi del sacrificio di qualche capro
espiatorio per archiviare uno dei capitoli piu' dolorosi e inquietanti
del dopoguerra”. “Francesca Mambro e Valerio Fioravanti - prosegue ancora
Storace - sono comunque gia' stati condannati all'ergastolo per altri reati,
per i quali hanno riconosciuto e ammesso, fin dal momento dell'arresto,
le loro dirette responsabilita', mentre per la strage di Bologna hanno
sempre professato con forza la loro innocenza”. “Per questi motivi - conclude
Storace - occorre lavorare affinche' una valutazione serena delle responsabilita'
possa trovare spazio nella storia, anche la piu' tragica, del Paese”.
30 luglio – Parte da Milano una staffetta
organizzata dall' Associazione gruppi amatori podistici (Agap) per unire
idealmente quattro tra i principali luoghi dello stragismo in Italia: via
Palestro e piazza Fontana a Milano, piazza della Loggia a Brescia e la
stazione ferroviaria di Bologna. Di fronte alla lapide che in piazza Fontana
ricorda le 16 vittime della strage del 12 dicembre 1969 alla Banca Nazionale
dell'Agricoltura, i podisti hanno deposto una corona di fiori prima di
una breve cerimonia. “La staffetta - ha detto il presidente dell' Asap,
Gianluigi Labo' - e' una civile protesta contro quelle istituzioni che
si ostinano a coprire colpevoli e mandanti del tremendo eccidio di Bologna.
Con essa chiediamo che la giustizia faccia il suo corso”. Alla staffetta
si alterneranno corridori milanesi, bresciani ed emiliani. Dopo una sosta,
questa sera, a Paullo, domani tocchera' Brescia per terminare a Bologna
il 2 agosto, giorno in cui ricorrera' il ventennale della strage alla stazione.
31 luglio - Il presidente della Repubblica,
Carlo Azeglio Ciampi, ha inviato al presidente dell' Associazione tra i
familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, Paolo Bolognesi,
un messaggio per commemorare la tragedia. “A 20 anni dalla strage della
stazione di Bologna – scrive Ciampi - ricordiamo le vittime di un atto
di violenza disumana che ha segnato profondamente la coscienza della nazione.
La partecipazione all' iniziativa anche dei familiari delle vittime di
tutte le altre stragi con finalita' terroristiche che hanno insanguinato
la storia della Repubblica, contribuisce a dimostrare quanto alto ed intenso
sia il sentimento di giustizia che deve guidare la ricerca della verita'
e la ricostruzione della storia di quella terribile stagione”. “Con il
trascorrere del tempo - si legge ancora nel messaggio - devono essere piu'
forti il dovere della memoria e la solidarieta' verso le famiglie delle
vittime. Anche da cio' dipende la speranza di preservare la societa' del
futuro da ogni intolleranza. Con commozione - conclude il presidente della
Repubblica - rivolgo a tutti i partecipanti alla manifestazione un pensiero
e un saluto affettuosi”.
31 luglio - In occasione della manifestazione
per il XX anniversario dell'attentato alla stazione di Bologna, il presidente
del Senato, Nicola Mancino, ha invitato al sindaco di Bologna un messaggio
nel quale esprime a tutti i partecipanti la solidarieta' e la vicinanza
del Senato e sua personale. “Nonostante la violenza e la gravita' degli
attacchi terroristici subiti in quegli anni terribili - scrive Mancino
- l'Italia non si e' mai piegata al disegno destabilizzatore; al contrario,
ha rafforzato gli istituti democratici, migliorato le condizioni
di vita dei cittadini, consolidato il proprio prestigio a livello internazionale.
Tutto questo pero' non deve farci dimenticare che non siamo riusciti a
fare piena luce sulle dinamiche, gli esecutori e sui complici occulti delle
stragi, ancora sostanzialmente impunite”. “Anche di fronte al recente riemergere
di minacce di natura terrorista - conclude il presidente del Senato - l'appuntamento
del 2 agosto a Bologna rappresenta una fondamentale occasione di meditazione
e di impegno, che, proprio perche' coinvolge innanzitutto le istituzioni,
deve essere accompagnato da una larga e sentita partecipazione dei cittadini”.
Anche il presidente della Camera Luciano Violante invia un messaggio al
sindaco di Bologna Guazzaloca. “In questo paese – scrive Violante - la
legalita' e' costata la vita. Lo stragismo, il terrorismo e la mafia hanno
ucciso per terrorizzare i cittadini e per eliminare chi difendeva la legalita'
democratica e repubblicana”. L' impegno permanente dei cittadini di Bologna
e dell' associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto
1980, la loro domanda civile di verita' e di giustizia, dimostrano che
l' Italia piu' forte - afferma Violante - e' quella che concepisce “la
legalita' come valore fondante della cittadinanza, che ha fiducia in una
societa' retta da regole. Lo stesso impegno civile, la stessa determinazione
che ci hanno permesso di battere il disegno eversivo dello stragismo terrorista,
sono oggi necessari per affermare pienamente il rispetto della legalita'
nelle strade e nelle case, sui luoghi di lavoro”. Il presidente dell' Associazione
familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980, Paolo Bolognesi,
commentando il contenuto del messaggio inviato dal presidente del Senato
Nicola Mancino al sindaco di Bologna, dice che “E' importante che la seconda
carica dello Stato faccia una dichiarazione che ricalca quello che noi
diciamo da 20 anni”. “Speriamo che il 3 agosto le massime autorita' dello
Stato non dimentichino quello che hanno detto il 2 o nei giorni immediatamente
precedenti - ha aggiunto Bolognesi - perche' l' Associazione dei familiari
ha il potere di denunciare le cose che non vanno, ma loro hanno il potere
di risoverle”.
1 agosto – In un’intervista
al “Giornale”, Francesca Mambro e Valerio Fioravanti dicono che “Sono passati
vent'anni da qualcosa che non ci riguarda, una strage a cui siamo completamente
estranei”. “Ci hanno condannato alcuni magistrati in un clima di 'distrazione'
generale - sottolinea Fioravanti - ci ha condannato buona parte della stampa,
che si e' ricordata del garantismo solo con il caso di Sofri, Bompressi
e Pietrostefani”. “Il processo e' stato fatto male - aggiunge Francesca
Mambro - la verita' non e' quella scritta sulle carte. Si e' cercata una
verita' di Stato, ma un giorno la politica capira' che non puo' continuare
all'infinito a prendere in giro il paese, cosi' come ha fatto con i parenti
delle vittime”. “Non chiederemo mai la grazia - concludono - dovremmo chiederla
per le cose che abbiamo fatto non per cio' di cui non siamo responsabili”.
1 agosto - Lo scrittore americano Robert
Hellenga presenta a Bologna il suo romanzo “Bologna blues”, edito da Diabasis
e tradotto da Rita Severi. Nel romanzo lo scrittore immagina di essere
il padre di una delle vittime della strage, un professore del Midwest americano
che va a Bologna per assistere al processo, ma anche per rivivere gli ultimi
giorni della figlia. “Non e' stato facile pubblicare questo romanzo in
Italia, nessuno lo voleva. E' stato rifiutato da Mondadori, da Feltrinelli
e da altre importanti case editrici”, ha raccontato la traduttrice. Nel
testo inglese la parola strage e' rimasta scritta in italiano, cosi' come
non sono stati tradotti termini come depistaggio o mandanti: “Sono parole
proprie della nostra incivilta’”, ha spiegato la traduttrice. Dal libro
forse sara’ tratto anche un film prodotto da una casa cinematografica americana.
Al termine della presentazione del libro dello scrittore americano Robert
Hellenga sulla strage di Bologna, il presidente dell' Associazione familiari
delle vittime Paolo Bolognesi replica all' intervista rilasciata al “Giornale”
dai due terroristi condannati come esecutori materiali della strage “Puo'
succedere solo in un Paese-barzelletta – dice Bolognesi - che due assassini
come Francesca Mambro e Valerio Fioravanti facciano attivita' politica”.
Per Bolognesi, che polemizza con chi invita al perdono e alla riconciliazione,
“Lei ha ucciso 96 persone, lui 93 e hanno entrambi sei ergastoli, ma vanno
fuori e fanno attivita' politica. Questa e' una cosa indegna per un Paese
civile. Hanno fatto due mesi di carcere per ogni morto ammazzato”. “Francesca
Mambro - ha protestato Bolognesi - e' diventata addirittura testimonial
dell' 8 marzo, festa della donna, e pochi giorni fa era con Stefania Craxi
ad Amalfi per un dibattito. Se questa non e' incivilta'...”. A Mambro e
Fioravanti, che sostengono che la sentenza di condanna e' maturata in un
clima di “distrazione” generale, replica: “Se anche dopo 20 anni non c'e'
distrazione, non credo proprio che ci fosse all' epoca del processo”. “Quest'
anno poi ci sono state altre due sentenze importanti - ha sottolineato
Bolognesi - quella che ha assolto Luigi Ciavardini dall' esecuzione della
strage ma lo ha condannato per banda armata, che ha ribadito ancora di
piu' le accuse e le prove contro Mambro e Fioravanti, e quella del cosiddetto
processo sui depistaggi che ha condannato il capocentro del Sismi di Firenze
Federigo Mannucci Benincasa e Massimo Carminati, che era un uomo della
banda della Magliana, dei Nar e soprattutto grande amico e sodale di Mambro
e Fioravanti”. A chi invita al perdono e parla di riappacificazione, Bolognesi
risponde che il perdono e' un fatto “privato e personale”, mentre la riconciliazione
non puo' esistere senza prima essere arrivati a tutta la verita': “Il perdono
riguarda l' intimo delle persone e chiederlo cosi' ostentatamente e' un'
altra violenza fatta alle vittime. La riconciliazione invece investe tutta
la nazione, ma come si fa a parlare di riconciliazione quando non sappiamo
ancora chi sono i mandanti e gli ispiratori politici della strage? C'e'
chi ha giocato con le bombe e ha costruito le sue fortune politiche, ma
non sappiamo ancora chi e'. Abbiamo ancora chi ha utilizzato politicamente
le stragi e probabilmente fa ancora attivita' politica. Tra l' altro si
e' visto che il terrorismo e le stragi sono uno strumento di lotta politica
che, cambiando manovalanza, puo' sempre essere usato”. “A Storace che parla
di capri espiatori dico di leggersi le carte del processo, ma soprattutto
di ricordare al mondo che lui, Mambro e Fioravanti militavano nella stessa
sezione dell' Msi di via Sommacampagna”, replica poi Bolognesi alla lettera
del presidente della Regione Lazio Francesco Storace. Storace replica a
sua volta:”Bolognesi confonde dolore e fazione”. “La definizione capri
espiatori riferita a Francesca Mambro e Valerio Fioravanti - dice Storace
- non e' mia ma del Consiglio regionale del Lazio che la uso' in una mozione
approvata all'unanimita'. Presidente della Regione era Badaloni, io non
posso che condividere quella tesi”.
1 agosto - Il lavoro dei soccorritori,
la fatica e i volti segnati dal dolore tra le macerie la mattina del 2
agosto '80, raccolti in cinquanta foto. Tra le manifestazioni per il ventennale
della strage alla stazione la mostra fotografica, allestita nella galleria
del centro commerciale di Vialarga, vuole ricordare la solidarieta' dei
bolognesi, la risposta forte alla violenza della bomba. Le immagini del
fotoamatore Marco Vaccari, dipendente dell' azienda di trasporti cittadina,
fermano la sala d' aspetto, gli autobus dell' Atc usati come carri funebri,
il volto di un militare di leva con lo sguardo smarrito e una scarpa in
mano, alternate a frasi di Torquato Secci (lo scomparso presidente dell'
associazione familiari vittime, un figlio di 24 anni morto sotto le macerie)
e di altri testimoni. All' inaugurazione sono intervenuti tra gli altri
il presidente della provincia di Bologna, Vittorio Prodi, il vicesindaco
Giovanni Salizzoni, il presidente dell' Associazione familiari Paolo Bolognesi.
La mostra sara' aperta fino a sabato 5. “L'importante e' stabilire cosa
e' importante ricordare e cosa dimenticare - ha detto l' italianista Ezio
Raimondi - Spero che queste foto facciano riflettere le migliaia di persone
che transitano tutti i giorni in un centro commerciale. Chi quel giorno
c' era ha l'obbligo di ricordare, i giovani di conoscere”.
1 agosto - Il primo servizio trasmesso
dalla redazione locale della Rai pochi minuti dopo l'esplosione della bomba
alla stazione di Bologna, il 2 agosto del 1980, sara' proposto domani sul
sito delle Teche Rai (www.Teche.Rai.it).
1 agosto - A vent'anni dalla strage della
stazione di Bologna, domani sara' proposto su Radiotre lo speciale di Enrico
Deaglio “Due agosto 1980, Bologna, ore 10,25”, in onda alle 10.25. Regia
di Elio Sabella. Seguira' alle 21.00, nel corso di 'Radiotre
Suite', in collegamento diretto da Piazza Maggiore a Bologna, il concerto
finale della sesta edizione del concorso internazionale di composizione
'2 agosto' dedicato alla memoria delle vittime di tutte le stragi. Il programma
di Deaglio ricostruisce, con materiali di repertorio (giornali radio e
speciali radiofonici e televisivi dell'epoca) e inediti raccolti in questi
mesi, quella drammatica giornata in cui morirono 85 persone e piu' di 200
restarono ferite. In primo piano: le voci di vittime e testimoni impegnati
nei soccorsi, le storie nate venti anni fa e che durano ancora, la rabbia,
la paura, il dolore che e' ancora vivo, la verita' che ancora non arriva.
“Mi ha sempre colpito - dice Deaglio in una nota Rai - accanto al numero
dei morti, quello, enorme, dei feriti... Mentre la verita' ancora ci sfugge
e tanti vogliono dimenticare, mi e' sembrato importante recuperare queste
storie, riallacciare il filo, lunghissimo ormai, che inizia da quella mattina
insanguinata”.
1 agosto - L'attentato alla stazione
di Bologna e’ uno degli argomenti scelti da Umberto Broccoli dagli archivi
delle Teche della Rai e che saranno riproposti domani alle 14.08 su Radio
1 Rai nel programma “Con parole mie. Sent'Ieri”, una rilettura critica
dei fatti del giorno per non cancellare del tutto dalla memoria il recente
passato.
1 agosto - Enzo Fragala', capogruppo di
An in commissione Stragi si rivolge al presidente della commissione Pellegrino
“affinche' non si lasci nulla di intentato al fine di arrivare ad una verita'
che sia esclusivamente giudiziaria e non piu' ideologica. Esistono infatti
molti punti oscuri nella sentenza di condanna per Mambro e Fioravanti che
perfino Pellegrino definisce indiziaria”. “Lo dobbiamo ai parenti delle
vittime - prosegue Fragala' - ed anche a Francesca Mambro e a Valerio Fioravanti,
'mostri' che oggi sono 'rinati' e migliori di tante brave persone che rimangono
indifferenti al dolore degli altri”. “Con questo non vogliamo ignorare
l'indignazione di Paolo Bolognesi ma ci chiediamo se lo scagliarsi contro
un esponente della destra, ormai forza di governo, non sia una manifestazione
non di dolore ma ancora oggi di residuo di odio ideologico”. “Vogliamo
ricordare al presidente dell'Associazione parenti delle vittime. un'altra
indignazione, quella dell'avvocato Montorsi, difensore di parte civile,
per la contiguita' tra magistrati del processo, avvocati di parte civile
e la federazione del Pci bolognese”. “Non e' questa, crediamo, la verita'
che puoi' essere accettata per dare una spiegazione a quelle 85 vite annientate”.
1 agosto - Il "Corriere della sera" pubblica
un articolo
sulla strana malattia di Massimo Sparti, l'accusatore di Fioravanti e Mambro,
scarcerato nel 1982 per un tumore fulminante, ma ancora in vita.
1 agosto - "Io sono in pensione, Carlo
sta per andarci e senza di noi non so che fine farebbe quel cartellone
pubblicitario sfregiato dalla bomba. Vi prego salvatelo": per 20 anni il
vecchio manifesto dell' Ente Provinciale del Turismo di Bologna e' rimasto
appeso nell' ufficio del ferroviere Dante Negroni che, insieme al suo collega
Carlo Palazzo, lo recupero' fra le macerie della stazione di Bologna. Il
pannello stava per finire in una discarica con i calcinacci e le poltroncine
della sala d' attesa squarciate dalla bomba. Senza chiedere il permesso
a nessuno, se lo caricarono sulle spalle e lo portarono nel loro ufficio,
l' ufficio-controllori. Da quel momento non se ne sono mai separati. Per
20 anni hanno fatto i 'guardiani' della memoria, ma alle soglie della pensione
lo hanno consegnato all' Associazione dei familiari delle vittime per timore
che andasse perduto: "Fa un po' parte della nostra vita", spiega Negroni,
che il 2 agosto '80 era partito dalla stazione solo due ore prima della
strage e proprio dal primo binario. E' merito loro se adesso la vecchia
gigantografia del Teatro Comunale di Bologna campeggia di nuovo nella sala
d' attesa ricostruita come il resto dell' ala della stazione sbriciolata
dalla bomba: insieme alla lapide e al segno dello squarcio, ricorda a tutti
i viaggiatori che il 2 agosto 1980 quella fu la tomba di 85 vittime innocenti.
2 agosto - La verita' giudiziaria che a
volte e' riuscita a indicare i colpevoli, non basta: occorre una "verita'
compiuta", quella che indica i "perche' di fondo", "coloro che hanno ispirato
le stragi" di una "lunga stagione" della storia di Italia; e "questo ancora
non siamo riusciti a capirlo". Il presidente del Consiglio Giuliano Amato,
parlando dal palco eretto davanti alla stazione di Bologna nella cerimonia
per il 20/o anniversario della strage, ha riconosciuto ai familiari delle
vittime "un credito di verita' e di giustizia" che non si prescrive mai,
anche quando come in questo caso, si trovano gli esecutori materiali, ma
non le ragioni di fondo. Amato ha parlato dei giovani, ha raccolto la proposto
lanciata dal sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca per istituire nelle
scuole una giornata della memoria, "non solo per ricordare, ma anche per
ricostruire. E' la memoria collettiva - ha detto - che custodisce questi
fatti". Ma il presidente del consiglio ha insistito anche sulla necessita'
di offrire ai giovani modelli positivi: "La democrazia non puo' essere
fondata sulla violenza. La democrazia e' battaglia delle idee. Ho colto
segni di indebolimento della democrazia in politica quando non c'e' un'
idea che combatto, ma un avversario che offendo, una persona da odiare,
una parte politica che insulto. Li considero prodromi del fascismo che
e' giusto segnalare in una giornata come questa". Amato ha quindi riconosciuto
che e' "umiliante" per chi come lui rappresenta lo Stato ammettere che
in molte stragi (ha ricordato anche quella di Ustica con annesse
"bugie, verita' celate, omissioni") ci "sono state dall' interno dello
Stato connivenze, menzogne, appoggi". Quindi il principale dovere resta
ancora quello - ha ribadito - "di capire cio' che sta al di la' delle verita'
giudiziaria", "che non necessariamente e' una verita' compiuta". Il presidente
del Consiglio ha citato quindi Sandro Pertini, il suo esempio nella lotta
di Liberazione e la sua lezione su "quanto fosse costata la liberta"'.
"Ai giovani non possiamo consegnare l' oblio. Fino a quando ci saranno
delle ombre lunghe che si proiettano - ha concluso il presidente del consiglio
- noi abbiamo il dovere di promettere e continuare a cercare la verita’".
Il presidente dell' associazione familiari delle vittime della strage del
2 agosto 1980, Paolo Bolognesi dice invece:"Nessuno, politicamente, ha
pagato per la morte di quegli 85 innocenti, nessuno in Parlamento, in questi
vent' anni trascorsi, ha chiesto conto delle responsabilita' politiche
all' on.Cossiga, che il 2 agosto 1980 era Presidente del Consiglio e quindi
responsabile della sicurezza del Paese. Anzi, da allora ha ricoperto le
massime cariche del Paese: Presidente del Senato, Presidente della Repubblica
- ha aggiunto Bolognesi - dimostrando platealmente che al massimo grado
di responsabilita' politica corrisponde una totale irresponsabilita' materiale
al limite dell' impunita’". Il presidente dell' Associazione familiari
ha criticato i politici in generale, colpevoli di non passare dalle parole
ai fatti:"gli impegni presi dai parlamentari svaniscono come neve al sole
all' indomani delle cerimonie", ha protestato avvertendo il Parlamento
che "i familiari non accetteranno l' oblio del silenzio e continueranno
costantemente a chiedere che ogni responsabilita' venga accertata. "Ancora
una volta ripetiamo alla classe politica che gli anni di piombo si chiuderanno
solo con la verita' smascherando chi ha utilizzato il terrorismo", ha detto
Bolognesi. I processi hanno portato a "importanti e decisivi pezzi di verita,
ma la verita' completa manca da 20 anni" e il silenzio permane sui mandanti
e gli ispiratori politici della strage, ha denunciato il presidente dell'
Associazione familiari che ha ribadito la matrice fascista della strage
ricordando le condanne di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti come esecutori
materiali, e di Gelli, Pazienza e due altri ufficiali del Sismi per i depistaggi
delle indagini. Per i familiari delle vittime "e' avvilente" che Mambro
e Fioravanti, "che hanno costruito la propria notorieta' sul sangue e sulla
morte di vite innocenti", siano trattati da detenuti modello. "E' una vergogna
- ha detto Bolognesi fra gli applausi della piazza - che pesa come un macigno
sulla credibilita' delle istituzioni e alimenta il sospetto che i due siano
stati premiati per il loro silenzio". Fra coloro che sanno e non parlano,
Bolognesi ha citato anche Roberto Fiore, allora leader di Terza Posizione
e oggi segretario di Forza Nuova, il movimento di estrema destra che in
maggio ha tenuto una manifestazione proprio a Bologna: "Averlo permesso
non e' un segno di democrazia, ma di totale assenza di memoria sulle vicende
che hanno insanguinato la nostra citta’". Sul palco anche una ragazza di
20 anni, Rossella Cocchi, scelta per rappresentare i giovani sul palco
delle autorita' per la commemorazione della strage, che giustifica i suoi
coetanei assenti tra le file dei manifestanti, perche', dice, "nessuno
ci insegna a ricordare". "I giovani non vengono a manifestazioni come queste
perche' non sanno, non conoscono. Anch'io e' la prima volta che partecipo
alla commemorazione del 2 agosto". "Il problema e' che a scuola non si
riesce a studiare la storia cosi' recente - ha detto dopo la manifestazione
- e con gli amici non sono certo questi gli argomenti di cui si discute
il sabato sera”. Rossella si e' avvicinata alla storia della strage grazie
a una tesina che fatto a scuola - frequenta l'Istituto tecnico per geometri
Pacinotti - e nel suo discorso dal palco ha ribadito il bisogno dei
giovani ad essere stimolati nello studio del passato. "Per me la strage
era qualcosa che apparteneva alla storia passata - ha detto dal palco -
lontana dalla mia generazione, ma i ricordi, le emozioni, che mi sono state
trasferite da un ferroviere che era il servizio quel 2 agosto mi hanno
fatto subito capire che quella strage non era poi così lontana,
tutta la disperazione e il dolore sono ancora vivi in tante persone, e
meritano il rispetto di ognuno di noi". Qualche fischio c’ e’ stato per
il presidente del Consiglio Giuliano Amato e per il sindaco di Bologna
Giorgio Guazzaloca. Amato ha subito replicato: "Non serve fischiare". Il
ministro di Grazia e Giustizia Piero Fassino, rispondendo ai cronisti dopo
la cerimonia, e' tornato sul significato della giornata "nella quale bisogna
non soltanto ricordare, ma riaffermare un impegno dello Stato e di tutte
le istituzioni a ricercare la verita' e trasmettere memoria di quello che
e' accaduto. Avendo sempre presente che la strage di Bologna, come le molte
altre stragi che hanno insanguinato il Paese, sono il prezzo che ha pagato
la democrazia italiana: questo prezzo non puo' essere dimenticato da nessun
cittadino. Uno dei compiti che noi abbiamo - ha concluso - e' quello di
trasmettere memoria. La mia generazione e' cresciuta nei valori della democrazia,
grazie al fatto che le generazioni precedenti hanno trasmesso la memoria
della lotta antifascista, partigiana e di liberazione: noi abbiamo il dovere
di trasmettere che cosa sono stati questi 50 anni, quanti progressi l'
Italia abbia fatto, ma anche quali prezzi abbia pagato". Gian Carlo Caselli,
direttore del Dipartimento dell' amministrazione penitenziaria, ha detto
che l’Italia e' "un Paese con delle straordinarie qualita', ma anche con
alcune ombre: ombre che riguardano momenti, pezzetti della nostra storia,
da Portella della Ginestra in poi. Ombre che bisogna risolvere anche perche'
se ci fossero state complicita' da parte di pezzi delle istituzioni, ecco
un aspetto ancora piu' inquietante e grave che va cancellato perche' altrimenti
quel che e' successo potrebbe in forma diversa, magari riprodursi". "Il
nostro e' un Paese con delle straordinarie positivita' - ha continuato
l'ex procuratore capo di Palermo - che ha saputo reagire a momenti difficilissimi:
il fascismo, la crisi economica, il terrorismo, la mafia, le stragi. Uscendo
da buchi neri nei quali qualcuno voleva infilarci e traendone anche potenzialita'
per andare avanti in positivo". E' tornata sul 'perdono', dopo le polemiche
dei giorni scorsi, Lidia Secci, vedova di Torquato, primo presidente dell'
Associazione familiari: "Il perdono e' un termine che non e' scritto nei
codici - ha commentato nel corteo - e i codici sono l' insieme delle norme
che regolano la nostra convivenza civile. E quindi dobbiamo attenerci a
quelli". Il leader del Ccd Pierferdinando Casini ha detto:"Credo che ciascuno
debba fare un esame di coscienza, forse la classe politica ha sottovalutato
questo fenomeno. Vi e' stata una carenza di attenzione e prevenzione e
forse ciascun apparato dello Stato deve riflettere autocriticamente. Pero'
oggi questa stagione e' finita e ne viviamo un' altra dai contorni molto
diversi, anche sul piano internazionale. Penso che serva la memoria, ma
serve soprattutto l' impegno di prevenzione per il futuro". Secondo il
leader del Ccd, la vita democratica del Paese "deve vedere tutti assieme,
sia la destra come la sinistra, perche' la difesa delle istituzioni e'
un patrimonio che appartiene a tutti". Casini ha poi commentato l' attacco
del presidente dell' Associazione familiari delle vittime a Cossiga: "Provo
tristezza per le accuse, ripetute quanto immotivate, al presidente Cossiga".
Il corteo per la commemorazione della strage di Bologna e' partito verso
la Stazione alle 9 da Piazza Maggiore. Cinquemila i partecipanti. I manifestanti
sono arrivati in piazza Medaglie d'oro, quella della stazione, alle dieci.
Sotto il palco tutto drappeggiato di azzurro c'era una unica scritta: "Per
non dimenticare". Il primo a parlare e' stato Bolognesi, presidente dell'
Associazione delle vittime, dietro il quale c' era Marina Gamberini, la
ragazza della foto-simbolo della strage oggi quarantenne. Bolognesi ha
terminato il discorso alle 10,25 in punto. L' ora e il minuto della bomba.
E' seguito un minuto di silenzio chiuso dal fischio di un treno. Silenziosa
la presenza della Rete Contropiani - il movimento contro la globalizzazione
- alla manifestazione per la strage di Bologna. In 85, tanti quante le
vittime dell' esplosione del 2 agosto, con una maschera bianca e un numero
sulla fronte hanno accolto il corteo in Piazza Medaglie d'oro. Niente fischi
o dichiarazioni, solo un cartello per dire:"Noi sappiamo chi e' STATO".
Le maschere senza espressione sono state scelte come "risposta al volto
di pietra del segreto di stato e della retorica celebrativa", si legge
nel volantino distribuito, che chiede "giustizia e verita'". Alla fine
della manifestazione i Contropiani hanno deposto le maschere e i cartelli
sotto la lapide della sala d'aspetto della stazione.
2 agosto - Il fatto che il presidente del
Consiglio abbia ammesso che in molte stragi "ci sono state dall'interno
dello Stato connivenze, menzogne e appoggi" e', per la senatrice Ds, Daria
Bonfietti, "davvero significativo". "E' molto importante - sottolinea la
parlamentare che e' anche presidente dell'associazione familiari vittime
di Ustica - che il Capo dello Stato attribuisca alle numerose connivenze
che, secondo quanto emerge dalle inchieste condotte sulle stragi dal '69
ad oggi, ci sono state nelle istituzioni, le vere responsabilita' politiche
delle coperture dei segreti opposti sulla strada della verita"'. "E' vero
- osserva - che ci sono uomini delle istituzioni che hanno contribuito
a depistare, manipolare e nascondere prove. Cosi' come e' vero che i vertici
dell'aeronautica dell'epoca sono stati rinviati a giudizio per alto tradimento
nella vicenda Ustica e che due generali Belmonte e Musumeci sono stati
condannati definitivamente per la strage di Bologna". "E' vero infine -
conclude - che uomini dei Servizi e dell' Ufficio Affari Riservati del
Viminale hanno avuto rapporti con la destra eversiva. Che apparati dello
Stato
hanno agito contro quel giuramento di fedelta' che avevano fatto alla Repubblica.
E che si e' fatta battaglia politica ricorrendo all'omicidio di innocenti.
Ora - conclude la Bonfietti - si devono individuare non solo i responsabili,
ma anche coloro che non potevano non vedere".
2 agosto - Alfredo Mantica, capogruppo
vicario di An al Senato e membro della commissione stragi dichiara:“Avendo
letto tutte le carte ritengo che l'argomento della totale estraneita' di
Mambro e Fioravanti alla strage di Bologna sia condivisibile e importante”.
Secondo Mantica “grave e antidemocratico e' il tentativo di censurare chi
invita noi politici a continuare nelle indagini”. “Mi sembra – prosegue
Mantica - che l'atteggiamento composto di Mambro e Fioravanti sia la migliore
riprova della loro risocializzazione. Questa si' - conclude - che e'una
vittoria delle istituzioni e della democrazia, non il proporre per loro
qualche nuova persecuzione ad hoc”.
2 agosto - “Benvenga la giornata della
memoria lanciata oggi dal sindaco di Bologna, ma l' idea non e' ne' sua,
ne' nuova” e “l' importante e' che sia una giornata in cui ci si ricordi
di tutti, anche dei nostri caduti”. Lo ha detto Mariella Magi Dionisi,
moglie dell' agente Fausto Dionisi ucciso nel 1978 in un attentato al carcere
di Firenze e presidente dell' Associazione Memoria, che raccoglie i familiari
delle vittime del terrorismo tra i magistrati e le forze dell' ordine.
“Lanciammo la proposta di una giornata della memoria, proprio come il nostro
nome, quando fondammo l' associazione, nel febbraio del 1998. Ora - ha
detto Mariella Magi Dionisi - siamo felicissimi che Guazzaloca l' abbia
rilanciata e speriamo che venga davvero istituita dopo che la proposta
e' stata formulata davanti al presidente del consiglio dei ministri. L'
importante - ha concluso - e' che sia una giornata della memoria per tutti,
anche per i nostri familiari”.
3 agosto - Giovanni Pellegrino, presidente
della commissione stragi, commenta alla Festa de l' Unita' di Firenze le
dichiarazioni del presidente del consiglio Giuliano Amato ieri nel corso
della manifestazione per l' anniversario della strage di Bologna. “Come
uomo della sinistra – dice Pellegrino - rimpiango soltanto che abbiamo
dovuto attendere quasi la fine di una legislatura per sentire queste parole
da un capo del governo, e dal terzo capo del governo di questa legislatura”.
“Forse se fossero venute all' inizio della legislatura, il lavoro che abbiamo
fatto in commissione stragi sarebbe stato agevolato - ha proseguito Pellegrino
- e forse, se questa fosse stata la posizione di tutta la maggioranza,
le reazioni isteriche alla presentazione del documento dei Ds in commissione,
almeno all' interno della maggioranza, non ci sarebbero state. Anche la
magistratura, ha avuto collaborazione dagli apparati che prima non c' era
stata. Siamo riusciti a fare sufficiente chiarezza sia sul periodo 1969-1974
e, grazie ad uno sforzo particolare della commissione, anche sull' omicidio
Moro. Purtroppo sulla strage di Bologna no: c'e' ancora molto da investigare
anche sul contesto storico politico ed internazionale. Cio' non mette in
discussione la condanna di Mambro e Fioravanti, ma mandanti e correi della
strage restano ignoti e anche la ricostruzione del movente a livello giudiziario
non si puo' ritenere soddisfacente”.
3 agosto - L'ex presidente della Repubblica
Francesco Cossiga critica l'intervento del premier Amato a Bologna e sottolinea
la sua preoccupazione che possa riprendere “il clima pseudoculturale e
pseudostorico della dietrologia”. Cossiga, nel definire “del tutto ingiuste
e ingiustificate” le invettive pronunciate dal presidente dell'Associazione
Parenti delle vittime, Bolognesi, si dice ormai abituato “a questi umanamente
tragici e politicamente disprezzabili rituali di speculazione su morti
e lutti”. “Certo vedo - scrive Cossiga con preoccupazione riprendere, anche
per la leggerezza delle parole di Amato, il clima pseudo-culturale e pseudo-storico
della dietrologia, dovuto anche alla caduta del governo D'Alema, che ha
posto fine, speriamo non per sempre, al suo coraggioso e intelligente tentativo
di chiudere con il passato”. Francesco Cossiga augura quindi al presidente
del Consiglio Amato che “la storiografia dietrologica insieme ad una accanita
previsione storico-politica e pseudomorale sul suo passato, non lo porti
un giorno o l'altro ad essere moralmente impiccato o costretto ad uccidersi
o moralmente e civilmente esiliato in patria, non solo sulla piazza di
Bologna, ma su quelle altre piazze in cui sono stati moralmente impiccati
o costretti al suicidio o banditi dalla vita civile suoi compagni di partito
che molto, molto meno di lui, avevano avuto responsabilita' nella politica
e nell' amministrazione del Psi oltre che nella conduzione dei governi
guidati da Bettino Craxi”. “Ma io - afferma Cossiga - voglio bene a Giuliano
Amato e ne conosco il carattere lieve. Posso ben comprenderne quindi come
la gioia di essere presidente del Consiglio e la speranza che ogni giorno
di piu' si tramuta in certezza di essere il leader di questo pasticciato
sinistra-centro, risvegli in lui quegli aspetti fanciulleschi del suo carattere
che lo inducono per una captatio di consenso ad essere servile. Pero',
certo - conclude Cossiga -, in questo pasticcio di sinistra-centro e' senz'altro
uno dei migliori”. Il presidente del Consiglio Giuliano Amato ribatte:
“Sono critiche che francamente non capisco” In una intervista al settimanale
“L' Avanti!” della domenica, il presidente del Consiglio spiega: “Io ho
parlato di connivenze, bugie e menzogne che venivano dall' interno dello
Stato. Ebbene, su Ustica, bugie furono dette anche a me quando ero sottosegretario
alla presidenza nel 1985 e me ne occupavo su sollecitazione del presidente
Cossiga. Di queste e di altre bugie fornisce prove irrefutabili l' ordinanza
del giudice Priore. Quanto alla strage di Bologna, i depistaggi che intervennero
sono ormai attestati con sentenza. Proprio chi allora rappresentava lo
Stato - conclude Amato - ha il dovere di esprimere almeno il proprio rammarico.
E questa non e' davvero demonizzazione”. L’ex presidente Cossiga ribatte
ancora:“Non ho aspettato la confusa e ribalda dichiarazione dell'on. Amato
per rammaricarmi delle insufficienze oggettive dello Stato senza puntare
il dito contro nessuno....”. “Ma forse allora - aggiunge Cossiga in una
dichiarazione - l' on. Amato non si occupava di queste cose intento com'era
in Italia e in America a costruirsi un avvenire politico a spese del Psi
all'ombra del povero Bettino Craxi della cui prematura scomparsa continua
cosi' sfacciatamente e subdolamente a profittare”. “E con questo - conclude
l'ex Presidente della Repubblica - termino perche' con i ragazzi di strada
ho fatto a botte da giovane...”.
3 agosto – Il sen. Antonio Di Pietro commenta
le dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuliano Amato ieri a Bologna:“Certo
ci vuole una bella faccia tosta...Uno che e' stato al governo di questo
Paese per anni e che va a dire quelle cose ai parenti delle vittime della
strage di Bologna...Non sai piu' se lo guardi dal davanti o dal didietro...”.
“Con quale coraggio - sottolinea Di Pietro - uno che e' stato piu' volte
presidente del Consiglio e che quindi e' a conoscenza di certe verita'
va a sfottere in quel modo i parenti delle vittime? Piu' che di suo rilancio
politico a questo punto sarebbe meglio parlare delle sue dimissioni...L'ammissione
di questo tipo di responsabilita' per uno come lui non potrebbe portare
che a questo...”.
3 agosto – Per Vincenzo Ruggero Manca (FI),
vicepresidente della Commissione stragi “Un Presidente del Consiglio deve
riservare solo alle istituzioni competenti (Commissione stragi e magistratura)
esternazioni relative alla verita' politica e a quella giudiziaria”. “Va
inoltre
rilevato - continua il senatore azzurro - che della promessa fatta dallo
stesso presidente Amato di parlare presto a voce della vicenda Ustica a
Clinton e Chirac non si e' avuto ancora alcun esito, facendo cosi' temere
che la pertinente sollecitudine, rappresentata dall'Ufficio di presidenza
della Commissione Stragi, abbia in pratica trovato sordita' se non indifferenza”.
“Mi auguro - conclude - che il presidente Amato mostri con i fatti che
ha veramente a cuore la verita' sulle stragi”.
3 agosto - Il vicepresidente della Camera
Alfredo Biondi sollecita il presidente del Consiglio a non fare “autocritiche
strumentali”, ma “a rimuovere il segreto di stato che copre ancora la gran
parte delle vicende connesse alle stragi”. “Sara' bene che il professor
Amato, una volta calmata l'eco dei fischi di Bologna, si assume istituzionalmente
la titolarita' delle sue gravi affermazioni in ordine ai coinvolgimenti,
alle reticenze e compartecipazioni dello stato alle stragi, a partire da
quella di Bologna”. “Il presidente del Consiglio - afferma Biondi - puo'
e deve rimuovere il segreto di stato che copre ancora la gran parte delle
vicende connesse alle stragi. Ci sono dei creditori di giustizia, le vittime
e i loro familiari, che attendono, non strumentali autocritiche di comodo,
ma affermazioni di verita' e di responsabilita”'. “Il presidente della
commissione Stragi e' arrivato a preannunciare le proprie dimissioni a
settembre se il segreto di stato non verra' rimosso. Chi, come me, e' stato
difensore di parte civile di alcune delle vittime della strage di piazza
Fontana, si associa alla richiesta del presidente Pellegrino che chiede
ad Amato non dichiarazioni di piazza, ma atti concreti che consentano di
dissolvere le ombre lunghe di cui ha parlato a Bologna”.
3 agosto – Il quotidiano “Avvenire” pubblica
un' intervista
con don Paolo Annoni, 88 anni, sacerdote salesiano, che sostiene che il
giorno della strage, nella stazione di Bologna, mentre partecipava ai soccorsi,
trovo' un timer, lo consegno' a un poliziotto, ma non fu mai ascoltato
dagli inquirenti. “Dopo 20 anni mi sembra strano che uno se ne ricordi
solo adesso”. Paolo Bolognesi, presidente dell' Associazione fra i familiari
delle vittime, e' scettico sulle affermazioni di don Annoni. Ancora piu'
scettico e' Paolo Trombetti, che fu nel collegio di difesa di parte civile
il quale esclude che nella bomba alla stazione sia stato usato un timer.
“Non c' era un congegno elettrico azionato da un timer - ha detto Trombetti
- ma un innesco diverso, chimico se non ricordo male”. Bolognesi da parte
sua ha aggiunto che la vicenda della strage, soprattutto ogni 2 agosto
in occasione dell' anniversario, stimola fantasia e ricordi non molti attendibili.
“Magari ha preso in mano il timer di un frigorifero”, ha aggiunto il presidente
dell' associazione. Fatto un po' “strano” anche per Luigi Persico, procuratore
aggiunto di Bologna, magistrato nel capoluogo emiliano gia' ai tempi della
strage: “Potrebbe trattarsi di un altro congegno - ha risposto dopo che
i cronisti gli hanno riferito il contenuto dell' intervista - magari di
un treno. Strano comunque che dica queste cose dopo vent' anni e che mai
sia stato sentito”.
3 agosto – In una intervista
a “La Repubblica” il senatore a vita Giulio Andreotti dice:“Credo che ci
fosse nei servizi segreti, e in alcuni apparati, la convinzione di essere
impegnati in una guerra santa, investiti di una missione sacra. Pensavano
che qualunque azione, purche' in nome dell'anticomunismo, fosse meritoria”.
“Tuttavia - precisa - dobbiamo stare tutti molto attenti, noi che abbiamo
governato fino al 1992 e magari anche dopo, come Amato. Perche' e' curioso
che proprio uno di noi, che c'eravamo tutti, accrediti l'idea che la classe
politica abbia deliberatamente chiuso gli occhi su quel che capitava. O
che 50 anni di vita democratica siano solo un susseguirsi di misteri, non
e' vero”. “Il premier sbaglia a demonizzare il passato. - ribadisce Andreotti
in un' altra intervista
al “Corriere della sera” - Se oggi demonizzi il passato, il tuo successore
demonizzera' te. E poi Amato dov'era nel 1980? Il suo non mi pare un atteggiamento
corretto: alimenta soltanto la sfiducia dei cittadini”. il capogruppo dei
deputati del Pdci e vicepresidente della commissione Stragi, Tullio Grimaldi,
replicando alle parole di Giulio Andreotti sulla strage di Bologna, dice:“Non
si puo' dire sbrigativamente che i servizi segreti si sentivano impegnati
come in una 'guerra santa'; qualcuno aveva pure scatenato questa 'guerra
santa' e dunque mosso i servizi ad agire in un certo modo. D’ altra parte
basterebbe andare a rileggersi un' audizione
del gen. Maletti, resa davanti alla delegazione della commissione Stragi
in Sudafrica, nella quale Maletti, che era responsabile dell'ufficio 'D',
cioe' il cuore dell'intellicence italiana, ammise che i nostri servizi
erano indirizzati dagli americani, ai quali rispondevano, e inoltre che
egli stesso faceva capo sempre ad Andreotti, anche quando quest'ultimo
non aveva piu' responsabilita' dirette ne' come premier, ne' come ministro
della Difesa. A sua volta Cossiga, sempre in un' audizione davanti alla
commissione Stragi, rivelo' che tutta la strategia del governo dell'epoca
era rivolta a neutralizzare e a perseguitare i comunisti, per impedire
che potessero arrivare al potere”. Per Grimaldi “e' questa la logica delle
stragi in questo paese. Si tratta di andare piu' a fondo e i nomi verranno
fuori come semplice conseguenza”.
3 agosto - Per il segretario dell'Associazione
italiana vittime del terrorismo e dell' eversione armata contro lo Stato
democratico Giovanni Berardi, figlio del maresciallo di polizia Rosario
Berardi, ucciso dalle Brigate rosse il 10 marzo 1978 a Torino "non solo
il presidente Amato ma anche l' on. Cossiga e l' on. Andreotti ancora sanno
ma ancora tacciono sulle responsabilita' di quegli anni". "La polemica
tra di loro - ha aggiunto Berardi sulle dichiarazioni dei tre uomini politici
- e' sterile e non ce la danno a bere. Anzi, secondo noi pare sia arrivato
il momento in cui dicano e confessino le loro colpe". "Secondo la nostra
associazione - ha proseguito Berardi - le omissioni, le coperture e le
connivenze che sono state riservate ai mandanti delle stragi di destra,
e' chiaro che erano le stesse che sono state riservate ai mandanti del
terrorismo di sinistra; anche se noi pensiamo da sempre che il terrorismo
e' stato uno solo e che la colorazione e' un fatto secondario. L' attacco
allo Stato negli anni di piombo fu comunque portato da organizzazioni eversive,
di destra e di sinistra". Berardi ha continuato sottolineando che "siamo
ancora in attesa che venga attuata e perfezionata la legge a favore delle
vittime del terrorismo. "L' atteggiamento di questi uomini dello Stato
- ha concluso - mi convince a tenere ancora coperta in segno di lutto con
un drappo nero la lapide a mio padre. Almeno fino a quando non ci sara'
data giustizia, fino ad oggi negata, e finche' la verita' non sia detta
non solo ai parenti delle vittime ma a tutti gli italiani da questi signori
che ancora ricoprono cariche importanti dello Stato".
4 agosto - In un'intervista
a "La Repubblica", l'ex generale del Sid Gianadelio Maletti, che da circa
20 anni vive in Sudafrica, svela la sua verita' sulle stragi degli anni
'70."La Cia - dice Maletti - voleva creare attraverso la rinascita di un
nazionalismo esasperato e con il contributo dell'estrema destra, Ordine
nuovo in particolare, l'arresto del generale scivolamento verso sinistra.
Questo e' il presupposto di base della strategia della tensione". "La Cia
- precisa - ha cercato di fare in Italia cio' che aveva fatto in Grecia
nel '67, finanziando i fascisti quando il golpe mise fuori gioco Papandreu.
In Italia le e' sfuggita di mano la situazione". "I servizi segreti - continua
Maletti - non erano pienamente consapevoli del piano americano, ma lasciarono
fare. Esisteva un orientamente sostanzialmente favorevole al progetto".
"E il potere politico, che non poteva non sapere, non ci ha mai dato una
direttiva. La vera responsabilita' politica nella strategia della tensione
- conclude - e' che nessuno ha mai preso delle decisioni, mai nessun uomo
politico ha parlato e agito in termini politici". Le stesse cose, in modo
molto piu' approfondito, il gen. Maletti le aveva gia' dette il 3 marzo
1997 ad una delegazione della commissione stragi, andata in Sudafrica per
ascoltarlo in audizione.
4 agosto - Il portavoce della Cia Tom Crispell,
commentando l'intervista di Gianadelio Maletti, dice che "Le accuse secondo
cui la Cia sarebbe coinvolta negli attentati in Italia sono semplicemente
ridicole". Il funzionario ha precisato che questo e' l'unico commento che
l'agenzia intende fare alle dichiarazioni dell'ex generale del Sid.
4 agosto - L' ex presidente della commssione
difesa della Camera Falco Accame, interviene sulle polemiche legate al
segreto nei documenti sulle stragi in Italia. Per Accame non si tratta
di togliere "il segreto di Stato" a certi documenti, ma quello di rendere
visibili i documenti, togliendo anche la classificazione, che significa
"vietata divulgazione" o anche "riservato". Accame sottolinea che "a volte
il trucco e' stato quello di dichiarare che era stato tolto il segreto,
mentre veniva riclassificato come 'riservato'. E chi rivela un documento
riservato rischia fino a 15 anni di carcere". "Il segreto di Stato - spiega
Accame - viene apposto dallo Stato per impedire ad un magistrato di indagare
su certi fatti. Negli ultimi cinquant'anni i casi di apposizione di segreto
di Stato (cioe' di opposizione dello Stato alla magistratura) sono stati
una ventina. Ma per quanto riguarda la documentazione relativa alla stragi
Ustica e simili vi sono molte decine di migliaia di documenti non visibili
perche' classificati. Il provvedimento da prendere e' dunque quello di
rendere visibili tutti i documenti comunque siano classificati e di aprire
gli archivi del ministero dell'Interno, del ministero della Difesa, del
ministero degli Esteri, dei Carabinieri e quant'altri in nome di una trasparenza
di cui spesso ci si riempie la bocca ma che nei fatti e' la piu' completa
intrasparenza".
4 agosto - In una conferenza stampa
convocata a S.Macuto, il presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino,
insieme al capogruppo Ds Walter Bielli, fa il punto dopo l'intervento di
Amato a Bologna, l'intervista di Andreotti di ieri e quella di Maletti
di oggi. Pellegrino chiede ad Amato di essere "conseguente con le sue parole
di Bologna" e di emanare una direttiva perche' si faccia piena luce sul
comportamento degli apparati dello Stato e, in particolare, "si aprano
gli archivi finora inviolabili dell' Arma dei Carabinieri e della Guardia
di Finanza". "Chiedo ad Amato - ha detto Pellegrino - e parlo a nome della
commissione, degli atti conseguenti alle cose dette a Bologna. Gli chiedo
un input, una direttiva che serva a sollecitare, negli apparati dello Stato,
una memoria istituzionale ancora torbida: vi sono infatti ancora dei documenti
che non sono stati offerti alla commissione, dei funzionari che sanno e
che non parlano". In particolare, Pellegrino distingue gli archivi del
Viminale, "da tempo non piu' off-limits per i magistrati e la commissione"
da quelli dell' Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. "Recentemente
- ha ricordato al riguardo Pellegrino - abbiamo ascoltato il gen.Bonaventura,
che fu uno dei piu' stretti collaboratori del gen. Dalla Chiesa. Da lui
non abbiamo avuto sufficiente chiarezza su fatti, come l'infiltrazione
che sappiamo Dalla Chiesa intraprese nei confronti delle Br, di cui il
generale informava direttamente il ministro dell' Interno dell' epoca,
Virginio Rognoni". Circa le dichiarazioni pubblicate in un'intervista a
"la Repubblica" di Maletti, Pellegrino ha sottolineato che esse "trovano
riscontro negli archivi. Cio' che ha detto Maletti - ha aggiunto - dimostra
che alcune delle critiche che furono rivolte, anche dalla sinistra, alla
relazione Bielli, sono ingiustificate: quei fatti sono in gran parte veri".
Il presidente Pellegrino ha quindi rivolto un appello affinche', alla luce
del nuovo panorama internazionale, si faccia finalmente chiarezza: "Chi
sa parli, sono d'accordo nello storicizzare i problemi ma cio' si potra'
fare solo in un ambito di verita'". "Le parole di Amato a Bologna - ha
concluso Pellegrino - non sono in nessun modo sorprendenti: semmai c'e'
da chiedersi come mai i presidenti del Consiglio di centrosinistra, non
abbiano detto altrettanto". Pellegrino dice anche che alla luce di quanto
detto oggi dal generale Maletti "bisogna rivedere la sentenza di assoluzione
del processo sulla strage dell' Argo 16" e che "Sulla strage dell' Italicus
ne sapremo di piu' quando Taviani ci fara' conoscere la versione completa
delle sue memorie". Lo stesso sen. Giovanni Pellegrino, in una intervista
trasmessa al TG3 della Toscana dice:"Quando abbiamo sentito Taviani ci
disse: 'io penso che gli attentati sui treni avessero una matrice parzialmente
diversa'. Probabilmente - ha detto Pellegrino - gli operatori erano sempre
ragazzi della destra radicale. Penso al fallito tentativo di Nico Azzi
- ha aggiunto riferendosi all' estremista di destra ferito nella preparazione
di un ordigno sul treno Genova-Roma il 7 aprile 1973 - sempre su un treno.
Pero', probabilmente, i mandanti e il contesto in cui maturavano quelle
stragi non e' lo stesso in cui sono maturate le altre. Taviani - ha proseguito
- non ci ha voluto dire niente di piu' e privatamente mi ha detto che avrebbe
detto qualcosa di piu' soltanto da morto". "Io - ha poi detto Pellegrino
- auguro lunga vita a Taviani, in quel momento pero', probabilmente, sapremo
sull' Italicus qualcosa che ancora oggi non sappiamo". Quanto all' ipotesi
di sentire ancora Taviani, Pellegrino ha risposto: "Non penso che otteremo
nulla. E' una decisione che ha preso e ne parlera' soltanto dopo. Probabilmente
lo preoccupano anche ripercussioni che, nel quadro attuale delle alleanze
dell' Italia, potrebbero aversi se lui dicesse quello che pensa dell' Italicus".
4 agosto - Il presidente del Consiglio,
Giuliano Amato, ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulle dichiarazioni
del gen. Maletti secondo cui dietro le stragi degli anni '70 ci sarebbe
la mano della Cia, risponde:"Non ho avuto il tempo di leggere il giornale.
Non ho letto l'intervista a Maletti. Non e' una risposta reticente. Non
ho proprio aperto i giornali".
4 agosto - L' on. Mirko Tremaglia (An)
ricorda quando Cossiga, presidente della Repubblica, nel marzo 1991, chiese
scusa al Msi. "Disse allora Cossiga - dice Tremaglia - che il suo giudizio
precedente all'epoca dela strage fu frutto di errate informazioni". Per
Tremaglia "e' oggi indispensabile togliere la targa della 'strage fascista'
di Bologna perche' simbologia falsa usata contro la verita'". Tremaglia
chiede anche una indagine parlamentare "per giungere finalmente ad una
conclusione definitiva contro ogni infamia". Quanto ad Andreotti, Tremaglia
dice che "fu proprio lui a nominare nel gennaio 1978, con l'avallo del
Pci, i capi dei servizi, tutti appartenenti alla P2: il gen. Santovito
P2, il gen. Grassini P2, il Prefetto Pelosi P2; e da li' sono partite le
informazioni devianti che sono state denunciate dallo stesso capo delo
Stato Cossiga".
6 agosto - In un'intervista
a "La Repubblica", il presidente della Commissione Stragi Giovanni Pellegrino
propone un possibile soluzione per saperne di piu' sugli anni tra il 1968
e il 1984. Per Pellegrino "Si potrebbe studiare un meccanismo per cui chi
parla, chi racconta di quegli anni, non paga pegno". "Gli anni della sinistra
al governo - precisa - sul versante della ricerca completa della verita'
sono stati sprecati. Forse per non irritare alcuni apparati o forse per
l'ansia di farsi legittimare". "Ora - aggiunge Pellegrino - si puo' trasformare
la volonta' politica in direttiva. Diteci cosa sapete, dateci quel che
avete: questo dobbiamo chiedere a Carabinieri e Finanza". "Dai dossier
non mi aspetto verita' sconvolgenti, ma solo nuovi dettagli. Il quadro
d'insieme e' gia' chiaro. - conclude - Non occorre Andreotti per farci
sapere che gli apparati di quegli anni si muovevano all'insegna dell'anticomunismo,
ne' Maletti per raccontarci del coinvolgimento della Cia".
6 agosto - Per l' on. Maurizio Gasparri,
di An, "e' tempo di abolire la commissione Stragi" e "La proposta del presidente
della commissione Stragi, sen. Pellegrino, di concedere una vera e propria
immunita' a personaggi pluricondannati, purche' si prestino a vomitare
calunnie e menzogne davanti alla commissione va totalmente respinta". Secondo
Gasparri, "personaggi come Maletti dovrebbero si' tornare in Italia, ma
per saldare finalmente i loro conti con la giustizia. La penosa campagna
di disinformazione orchestrata dalla sinistra sul tema delle stragi non
incanta nessuno. Hanno iniziato prima gli uomini di Veltroni con una relazione
infarcita di bugie, poi ha proseguito Amato con il discorso di Bologna
dove ha denunciato depistaggi che tutt'al piu' potrebbe aver realizzato
lui, uomo di governo da decenni; ed ora prosegue Pellegrino sempre alla
ricerca del sensazionalismo dopo aver brancolato nel buio per anni e anni.
Non solo - afferma Gasparri - non bisogna concedere l'immunita' ai calunniatori,
ma e' tempo di sopprimere questa commissione stragi che e' servita solo
a far lievitare i guadagni del suo presidente e a offrirgli una tribuna
dalla quale inondare di sciocchezze la pubblica opinione. La commissione
Stragi non solo non ha scoperto nulla ma ha costituito il pretesto per
orchestrare campagne di diffamazione e di menzogna". "Il vero depistaggio
sui temi del terrorismo e dello stragismo - conclude - lo attuano proprio
personaggi come Pellegrino o lestofanti come Maletti che in interviste
di questi giorni tornano addirittura a diffondere la menzogna delle Brigate
Rosse favorite dagli americani. Un modo per riabilitare terroristi che
appartengono invece alla tradizione comunista che prosegue da Togliatti
fino ai centri sociali tanto graditi a Rifondazione".
6 agosto - In un' intervista
a "La Repubblica", il gen. Gianadelio Maletti torna a parlare delle stragi
e del coinvolgimento dei servizi segreti americani nelle vicende italiane,
dicendosi pronto rientrare in Italia e a testimoniare. "Il nostro paese
ha pagato un prezzo altissimo - ribadisce - anche in termini di vite umane,
per una strategia portata avanti da forze e interessi stranieri". Secondo
Maletti non ci sono dubbi: "anche l'assassinio di Aldo Moro, come la stessa
azione delle Br, furono indubbiamente alimentati dai servizi segreti americani.
Lasciando semplicemente fare". "Alla fine - conclude - la Cia ha abbandonato
il terreno. Lasciando in liberta' le sue schegge".
7 agosto - Mario Tassone, presidente nazionale
del Cdu e componente della Commissione stragi chiede la convocazione della
stessa Commissione "al fine di valutare la portata delle dichiarazioni
rese dal presidente Pellegrino sull'impunita' da assicurare a quanti sono
stati coinvolti nei fenomeni stragisti, in cambio di rivelazioni che, a
questo punto, sarebbero di supporto a certe teorie politiche vicine allo
stesso Pellegrino e al suo staff presente in Commissione stragi". Il presidente
del Cdu ha inoltre ricordato di aver chiesto, dopo le recenti dichiarazioni
di Lumia, lo "smantellamento" della Commissione antimafia che, nel corso
di questi anni "si e' rivelata uno strumento non valido nell'offrire al
Parlamento obiettivi puntuali nella lotta alla mafia". Per Tassone, dunque,
la Commissione antimafia e' "un ente inutile" da sostituire con un organismo
parlamentare "meno declaratorio e piu' efficace rispetto alle attese della
comunita' nazionale".
22 agosto - Con una lettera aperta al Presidente
del Consiglio Giuliano Amato, il presidente dell' Unione dei familiari
delle vittime per stragi, Paolo Bolognesi, chiede di eliminare ogni forma
di segreto di Stato sulle stragi e il terrorismo, come indicato dall' Unione
vittime con la proposta di legge di iniziativa popolare del 1984, e stabilire
inoltre la temporaneita' del segreto di Stato; emanare in tempi strettissimi
una direttiva perche' si aprano tutti gli archivi (carabinieri, guardia
di finanza, polizia); intervenire a Bruxelles, presso il comitato Nato,
perche' siano rimossi i segreti Nato sui fascicoli delle basi in Italia.
Bolognesi scrive ad Amato di aver apprezzato il suo intervento il 2 agosto
a Bologna, in occasione del ventennale della strage alla stazione. "Finalmente
un alto rappresentante delle istituzioni italiane riconosce pubblicamente
le responsabilita' di settori dello Stato nelle stragi impunite. Sono state,
le Sue, affermazioni che aprono a quella speranza di verita' che noi, familiari
delle vittime, non abbiamo mai rinunciato a rivendicare. L' Unione concorda
con Lei sul fatto che '... fino a quando queste ombre lunghe del passato
si proietteranno su di noi e sul nostro futuro, la nostra democrazia sara'
in pericolo...' e che la verita' giudiziaria non e' sufficiente. A tal
proposito - prosegue la lettera di Bolognesi ad Amato - Le ricordiamo che
per le stragi di piazza della Loggia e del treno Italicus a tutt' oggi
non esiste un solo colpevole, mentre per la strage di piazza Fontana attendiamo
con fiducia le conclusioni del processo in corso. Ora occorre che le istituzioni
sappiano muoversi per dimostrare tutta la volonta' di rompere 'i silenzi
interessati' della politica. Come? Eliminando quegli ostacoli che ancora
si frappongono sulla strada della verita', facilitando cosi' anche il percorso
della Giustizia".
31 agosto - Il ministro della giustizia
Piero Fassino incontra il presidente dell' Associazione familiari vittime
strage di Bologna, Paolo Bolognesi. Nel corso dell' incontro, Bolognesi
consegna al guardasigilli un promemoria sulle principali proposte elaborate
dall' Associazione: l' istituzione di un Osservatorio, il gratuito patrocinio
a favore dei familiari delle vittime; il riconoscimento del danno psicologico
e del danno biologico; l' equiparazione alle vittime di tutte le stragi
dei risarcimenti riconosciuti alle vittime del Cermis; l' applicazione
delle norme legislative a favore delle vittime e dei loro familiari. Il
ministro Fassino ha assicurato l' immediato esame di tali proposte al fine
di provvedere all' inserimento nella legge finanziaria degli stanziamenti
necessari.
11 settembre - E' on-line WWW.STRAGI80.COM,
sito dedicato alle stragi di Ustica e Bologna, realizzato da Fabrizio Colarieti,
autore del sito “La strage di Ustica vent'anni dopo”, e da Daniele Biacchessi,
autore del libro sulla strage della stazione di Bologna “10,25: cronaca
di una strage”; entrambi gli autori sono giornalisti. Il sito e’ esclusivamente
dedicato alle stragi dell'estate 1980 per ricordare e tenere viva nella
mente di tutti quella tragica estate. Per quanto riguarda i contenuti del
portale: la parte dedicata alla strage di Ustica e’ gia’ completa e raccoglie
gran parte degli atti moderni sulla strage (circa 6000 pagine di documenti,
immagini e filmati). La parte dedicata alla strage di Bologna contiene,
anche in questo caso, gran parte degli atti ufficiali e molte testimonianze.
All'interno delle due sezioni sono presenti delle gallerie fotografiche
sulle stragi e ampie rassegne stampa.
20 settembre - Paolo Bolognesi, presidente
dell' Associazione familiari delle vittime della strage di Bologna, alla
notizia, pubblicata
su “La Repubblica”, che Francesca Mambro aspetterebbe un figlio dal
marito Giusva Fioravanti, commenta: “La prima cosa che mi e' venuta in
mente e' stata che fra quelle 85 vite spezzate c' era anche una ragazza
incinta. Anche lei aspettava un figlio, ma mentre per Mambro e Fioravanti
la vita continua, noi stiamo facendo battaglie per la verita' e la giustizia
poco ascoltate”. Bolognesi commenta con pacatezza anche la notizia secondo
la quale alla Mambro, incinta di tre mesi, e' stata sospesa la pena: “Se
la legge lo prevede...Da parte nostra nessuna polemica e niente odio, ma
solo una grande tristezza”. Ambra Giovene, avvocato di Francesca Mambro,
precisa: “E' un fatto privato, per ora deve restare tale. Se vuole Francesca,
se vuole Giusva, parleranno”. All'associazione “Nessuno Tocchi Caino” dove
i due, condannati anche per la strage di Bologna (accusa che hanno sempre
respinto) lavorano, non rispondono sull' argomento. Francesca Mambro, come
prevede la legge, e' fuori da ieri: ha ottenuto la sospensione della pena.
Giusva, invece, finito il lavoro, e' ritornato in carcere. Non sono previsti
per lui permessi imminenti. Ma quando diventera' papa' potra' uscire per
qualche giorno, lo prevede la legge.
27 settembre - Molto difficilmente
la Commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi del terrorismo potra'
incontrare, per una rogatoria internazionale, Ilich Ramirez Sanchez, piu'
noto come “Carlos”, il terrorista internazionale condannato in Francia
all'ergastolo. La decisione, non ancora definitiva, ma molto probabile,
nasce da alcune richieste avanzate da Carlos, come la non presenza del
magistrato francese durante l'incontro con i parlamentari italiani, fatto
questo non possibile data la natura di “rogatoria” che l'interrogatorio
dovrebbe avere. Carlos, con una lettera, ha anche chiesto di essere interrogato
direttamente dai parlamentari e in italiano. La commissione ha chiesto
di verificare la possibilita' di incontrare Carlos superando le 'clausole'
poste dal terrorista che, in questa formulazione, sarebbero difficilmente
aggirabili. La commissione dovrebbe recarsi a Parigi il 16 ottobre per
affrontare con Carlos temi importanti come il caso Moro, il ruolo del Kgb
in Italia, e anche la vicenda della strage di Bologna.
5 ottobre - il presidente della commissione
stragi Giovanni Pellegrino, nel corso della presentazione del libro del
giornalista Daniele Biacchessi sulla strage alla stazione di Bologna, dice
che "La classe politica italiana non ha un reale interesse all'accertamento
della verita' sulle stragi" in quanto ciascuna forza politica punta "ad
una verita' che giovi al proprio interesse". Pellegrino, nel ripercorrere
le difficolta' incontrate dalla commissione da lui presieduta in questi
anni, si e' detto amareggiato e ha parlato di "un popolo italiano che non
ha coscienza nazionale e che discute del proprio futuro come se non avesse
un passato alle spalle". Sulle stragi - ha aggiunto - "ci si augura che,
attraverso l'attivita' di indagine, venga fuori un risultato finale che
giovi al proprio interesse politico". Fatti di vent'anni fa come la strage
di Bologna - ha sottolineato Pellegrino - "sono vissuti come se fossero
parte dell'attualita' politica", e altrettanto e' vero per il caso Ustica
sul quale "siamo riusciti a far diventare la bomba di destra e il missile
di sinistra". Nel definire tutto cio' sintomo "di un elevato grado di stupidita"',
Pellegrino ritiene che vi debba essere "uno scatto di umilta' intellettuale
che porti alla rinuncia di a priori". E proprio parlando del rapporto tra
verita' e giustizia, Pellegrino si e' chiesto se "dopo tanti anni sia davvero
possibile fare giustizia" e se "sia vera giustizia quella che viene dopo
cosi' tanto tempo". A concordare con Pellegrino sullo scarto che vi e'
tra verita' giudiziaria e verita' storica e' stato poi il presidente del
Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, Franco Frattini:
"Alle vittime la giustizia viene data sia dai giudici che da un importante
contributo di ricostruzione della verita' storica". Facendo riferimento
alla strage nella stazione di Bologna del 1980, Frattini ha premesso di
non voler "smontare la sentenza passata in-giudicato che ha condannato
Francesca Mambro e Valerio Fioravanti", ne' di voler "tentare di usare
pezzi di storia per colpire avversari politici". Tuttavia, ha aggiunto,
vi sono degli aspetti della verita' storica ancora inesplorati. Tra questi,
il presidente del Copaco individua un traffico internazionale di armi che,
proprio tra gli anni settanta-ottanta, vedeva l' Italia crocevia di questi
traffici. Secondo Frattini, la commissione Stragi, dovrebbe ascoltare il
terrorista internazionale Carlos che, qualche tempo fa, in un' intervista,
"parlo' della strage di Bologna, facendo riferimento ad un suo uomo che
sarebbe stato in stazione il giorno della strage".
10 ottobre - Per i deputati di Alleanza
nazionale Enzo Fragala' e Alberto Simeone “sembra pertinente la proposta
di un atto di clemenza ad personam per Adriano Sofri a patto che si bilanci
e si estenda a Mambro e Fioravanti al fine di affrontare simbolicamente
la questione politica e sociale legata agli anni di piombo”. “Si tratterebbe
in sostanza - aggiungono i parlamentari – di provvedimenti che esaltino
gli esempi positivi di persone come Sofri, Mambro e Fioravanti recuperate,
al di la' dell' esito giudiziario, alla cultura della vita e della solidarieta'.
Sarebbe una dimostrazione di forza di uno Stato che risponde premiando
chi ha ripudiato la violenza e la lotta armata e diverrebbe un messaggio
dirompente anche per i nuovi terrorismi. Ovviamente ribadiamo la necessita',
piu' volte espressa, di adeguati risarcimenti e riconoscimenti ai parenti
delle vittime del terrorismo, senza i quali ci sentiamo di escludere ogni
logica di riconciliazione nazionale tra chi uccideva o istigava e chi subiva”.
“L' unica cosa che ci permettiamo di chiedere – concludono gli esponenti
di An - e' che finisca il canto ossessivo degli apolegeti alla Palombelli
che hanno trasformato Sofri in un' icona nella quale nemmeno lui sembra
riconoscersi”.
10 ottobre - Indro Montanelli, Vittorio
Feltri e Giuliano Ferrara sottoscrivono una dichiarazione sul caso giudiziario
di Adriano Sofri nella quale chiedono che al condannato venga concessa
la grazia. I tre giornalisti, che chiedono di poter incontrare i leader
dei due maggiori schieramenti parlamentari, i presidenti delle Camere e
il Capo dello Stato, affermano nella dichiarazione:“Il processo per l'omicidio
di Luigi Calabresi e' finito. Le sue conclusioni fanno testo, quale che
sia l'opinione di ciascuno sulla sostanza della questione aperta con l'arresto
e l'incriminazione di Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani.
La famiglia Calabresi in tutti questi anni ha cercato, nel dolore, la verita'
e la giustizia, senza spirito di vendetta. Tutto sembra tornare a posto.
Salvo un'anomalia rilevante, drammatica, che riguarda la vita di Adriano
Sofri, l'unico in carcere per il delitto. Sofri afferma da tredici anni
la sua non colpevolezza per un crimine compiuto ventotto anni fa. Ha avuto
nel processo una condotta assolutamente esemplare, scegliendo per due volte
una
reclusione senza speranza. Soccombe l'imputato, ma l'uomo ha fatto fronte
con lucidita' alle sue responsabilita' e al significato della sua storia
personale, compresa la franca ammissione di colpa nella campagna di odio
verso il commissario Calabresi. La detenzione di Sofri fino alla scadenza
della pena, il 2018, non ha piu' alcun collegamento con la funzione costituzionale
della pena stessa. Se messa a confronto con la situazione giuridica di
molti altri cittadini italiani, appare addirittura un segno di inspiegabile
accanimento. La conclusione di un processo e la giustizia non coincidono
necessariamente. E' per questo che esiste un potere di Grazia che accompagna
il dovere di compiere secondo coscienza l'azione penale. Crediamo che nel
caso di Adriano Sofri questo potere debba essere usato. E chiediamo di
esporre questa nostra convinzione ad alcune autorita' politiche e alle
massime cariche istituzionali”. Ezio Menzione, legale di Ovidio Bompressi,
giudica quello di Indro Montanelli, Vittorio Feltri e Giuliano Ferrara
un “intervento assennato”. “E' bene che si crei un fronte che solleciti
la responsabilita' politica, cioe' il ministero, e chi ha la possibilita'
di dare la grazia, cioe' il Presidente della Repubblica”, ha detto Menzione,
aggiungendo che i tre giornalisti “sono di un' area che non puo' certo
essere sospettata di connivenza politica con la sinistra”. “Certo - ha
aggiunto - penso che piu' facilmente possa intervenire la grazia per chi,
come Bompressi, sta male ed ha receduto dal processo. Ma le cose sono tra
loro intersecate: spero nella grazia per tutti e tre”. Menzione si e' anche
detto d' accordo su quanto detto oggi dai parlamentarei di An Enzo Fragala'
e Alberto Simeone, che si sono detti favorevoli alla grazia nei confronti
di Sofri purche' il provvedimento di clemenza sia esteso anche a Francesca
Mambro e Valerio Fioravanti. “Una cosa simile - ha detto Menzione
- la sottoscriverei subito”.
21 ottobre – A "Risate sul patibolo", una
commedia sulla pena di morte tradotta da Furio Colombo che andra' in scena
a Roma dal 22 novembre al Teatro Spazio Uno, hanno partecipato come consulenti
Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. "Non capisco perche' tanto interesse
su di me" dice la Mambro" che ha collaborato, sempre insieme al marito
dal quale attende un figlio, anche al testo dello spettacolo "Un ragionevole
dubbio" sullo stesso tema e che andra' in scena dal 26 ottobre sempre
nel Teatro di Trastevere. "Lavoro nell' Associazione Nessuno Tocchi Caino
che da' il patrocinio alla manifestazione insieme ad Amnesty International
e alla comunita' di Sant'Egidio, quindi si tratta di normale amministrazione.
Per il compito che svolgo all'interno dell'associazione capita spesso che
venga chiesto un parere. Abbiamo semplicemente fatto degli incontri agli
inizi di settembre con la responsabile del teatro, Manuela Morosini ed
alcuni attori dell'Associazione Il Melograno. Abbiamo fornito consigli
e fatto osservazioni sui testi per aiutarli a capire meglio il tema. Tutto
qui". Dal Diario del sito di Barbara Palombelli si apprende che un altro
Br, Valerio Morucci ha scritto una sceneggiatura. "Gli ho consigliato di
mandarla in lettura - scrive la giornalista - alla coraggiosa produttrice
Rita Rusic”.
14 novembre – E’ annunciata per il 24 novembre,
alla Sala Consiliare del Comune di Rieti (ore 17), la presentazione di
“Un libro e un portale Internet per non dimenticare le stragi di Stato”.
Fabrizio Colarieti e Daniele Biacchessi presentano www.stragi80.com, Il
primo portale Italiano dedicato alle stragi di Ustica e Bologna. Oltre
agli autori interverranno Walter Bielli, parlamentare, membro della commissione
Stragi e relatore del documento Ds su stragi e terrorismo; Paolo Bolognesi,
presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla
stazione di Bologna; Sandro Provvisionato, caporedattore del Tg5. Moderera’
il dibattito Gianfranco Paris, direttore di "Mondo Sabino" e legale di
parte civile al processo sulla strage di Ustica.
15 novembre - Tra le otto liste che partecipano
all'elezione "on line" (sul sito www.radicali.it)
di 25 nuovi componenti del Comitato di coordinamento radicale, c' e' anche
la lista "Radicali 3000 - Antiproibizionisti sulla scienza, sulla droga,
su tutto" in cio si presenta Francesca Mambro, e quella "radicali per la
liberta' in cui c' e' Valerio Fioravanti.
28 novembre - L' associazione familiari
vittime della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna ha scritto
al presidente del Consiglio Giuliano Amato e al ministro della Pubblica
istruzione Tullio De Mauro per chiedere che sia realizzata nel 2001 la
"Giornata della memoria" nelle scuole italiane. L' idea fu avanzata dal
sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca nell' ultima commemorazione della
strage. "Tale proposta - scrive rivolto ad Amato il presidente dell' associazione
Paolo Bolognesi - condivisa da noi e altre associazioni familiari vittime
per stragi, e' stata da lei ripresa e accolta perche', come lei ha detto,
'ai giovani non possiamo consegnare l' oblio. Fino a quando ci saranno
delle ombre lunghe che si proiettano noi abbiamo il dovere di promettere
e continuare a cercare la verita". L' associazione ritiene "importante
fissare al piu' presto un incontro perche', senza nulla togliere alle cerimonie
del 2 agosto, sia discussa la realizzazione di questa iniziativa per l'
anno 2001".
28 novembre - In un' intervista all' Opinione,
Giuseppe Zamberletti, sottosegretario agli Esteri all' epoca delle stragi
di Ustica e Bologna, ribadisce la convinzione che le due stragi costituiscano
la rappresaglia libica alle iniziative di politica estera dell'Italia.
"Se Bologna e' la vendetta libica contro l'Italia - dice Zamberletti -
Ustica rappresenta la minaccia". Il riferimento e' alla firma dell'accordo
"in base al quale l'Italia avrebbe garantito la neutralita' dell'isola",
afferma Zamberletti, che il 2 agosto 1980, il giorno della strage di Bologna,
era a Malta proprio per siglare l'atto. "I libici - ricorda Zamberletti
- mi dissero che ritenevano l'accordo con Malta un atto ostile contro la
Libia e che inquadravano l'iniziativa in una strategia di accerchiamento
confermata dalla decisione di installare i missili nucleari a Comiso. Se
Bologna e' la vendetta libica contro l'Italia, Ustica rappresenta la minaccia.
Fossi stato un leader militare come Gheddafi forse avrei fatto lo stesso.
Il problema e' che io non sono stato in grado di percepire quel segnale.
E alla bomba sul Dc9 e' seguita quella alla stazione di Bologna". Secondo
Zamberletti,"su Ustica c'e' stata un'azione di depistaggio, ma a favore
del missile" e "per coprire la bomba". Se infatti i servizi segreti italiani
"hanno bene interpretato sia la minaccia di Ustica sia la vendetta di Bologna,
non avevano alcun interesse ad indagare in quella direzione e provocare
un grosso incidente internazionale. C'era dunque una ragion di stato. Fuggire
dalla pista libica - prosegue Zamberletti - significava mantenere intatte
le condizioni per la ripresa dei buoni rapporti con la Libia". Zamberletti
non sa dire "se ci sia stato l'intervento della classe politica". "Di sicuro
- conclude - uomini come il generale Santovito non erano burattini. Era
gente che aveva un grosso senso delle Istituzioni".
8 dicembre - Dal voto on-line, con cui
e' stata rinnovata una parte del comitato di coordinamento dei radicali,
esce una situazione di sostanziale equilibrio tra sostenitori dell' alleanza
con il centrodestra e sostenitori del dialogo con il centrosinistra. I
primi prevalgono, ma di poco: hanno avuto sette eletti, contro i sei riconducibili
al centrosinistra. Gli altri tredici nuovi componenti del comitato (in
tutto si trattava di eleggere 25 consiglieri) non appartengono invece ad
alcuno schieramento. In una delle liste che si richiamavano al centrodestra
e' stato eletto Valerio Fioravanti. Francesca Mambro e' stata eletta in
un' altra lista antiproibizionista che non si richiama ad alcuno schieramento.
13 dicembre - L' Associazione tra i familiari
delle vittime della strage alla stazione di Bologna reagisce con indignazione
alla notizia che Francesca Mambro e Valerio Fioravanti siano stati eletti,
via Internet, nel Comitato di coordinamento del partito Radicale. “A questa
notizia - si legge in una nota diffusa dall' Associazione - non si e' avuto
nessun decente sussulto ne' da parte delle Istituzioni, ne' da parte dei
partiti politici. E' vergognoso che proprio oggi, epoca di facili revisionismi,
tutto cada nell' oblio delle convenienze elettorali e si permetta a due
assassini di fare politica. Vogliamo a tutti rammentare che la Mambro ha
ucciso 96 persone, ha avuto sei ergastoli piu' 84 anni per altri reati;
che Fioravanti ha ucciso 93 persone, ha avuto 6 ergastoli piu' 134 anni
per altri reati. La loro attuale nomina all' interno di un partito politico
e' d' incitamento alla emulazione di maestri che hanno causato gravissimi
lutti a cittadini inermi e che hanno attentato alla stabilita' della democrazia”.
I familiari delle vittime hanno annunciato che continueranno a far sentire
la loro voce “additando all' opinione pubblica ogni vergognoso spettacolo
inteso ad insultare i cittadini onesti. Non vogliamo correre il rischio
- hanno concluso - di essere rappresentati da elementi che nulla hanno
a che fare con una convivenza civile e pacifica”.
13 dicembre - A Foggia, alla presentazione
del libro “Il bacio sul muro” di Francesca Mambro, Giusva Fioravanti dice
che le condanne possono servire ma spesso “i processi non sono fatti bene”
e non portano a condanne giuste. “Sappiamo che un criminale trattato in
una certa maniera - ha detto Fioravanti - puo' essere recuperato, ma sappiamo
anche che le accuse che vengono portate nei processi spesso sono fatte
male”. “Noi di Nessuno tocchi Caino - ha aggiunto - rappresentiamo entrambe
le istanze. Noi siamo stati colpevoli di molte cose, ma siamo stati anche
condannati ingiustamente per la vicenda di Bologna. Noi mediamo tra il
cittadino che dice che bisogna punire bene ma noi vogliamo anche dire di
stare attenti perche' non sempre, non tutti i processi sono fatti bene”.
“Noi - ha concluso - ne conosciamo di molti e d' altronde la giustizia
umana non e' perfetta e quindi non deve essere portata alle estreme conseguenze”.
Per Fioravanti inoltre “Panizzari non sembrava la persona piu' adatta per
ottenere la grazia”. “Esiste - ha detto - una dichiarazione mia e di Francesca
Mambro di due anni fa, all' epoca della grazia, nella quale sostenevamo
che Panizzari non sembrava la persona piu' adatta per ottenerla”. “Le carceri
italiane - ha aggiunto - pullulano di gente che muore per malattie, gente
che ha reati molto meno gravi, ma che nessuno aiuta perche' non sono prigionieri
politici o perche' non sono famosi. C' e' tanta gente che avrebbe bisogno
di un po' di aiuto, ma che non ne riceve”.