Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2001 (dove non e' citata un' altra fonte, la notizia e' tratta dall' agenzia Ansa) |
15 gennaio - Paolo Bellini, Giulio Bonaccio e Vincenzo Vasapollo, accusati di due omicidi, una strage e un tentato omicidio, arrestati un paio di anni fa dalla Dda di Bologna per una serie di delitti che insanguinarono Reggio Emilia tra il 1998 e il 1999, erano stati scarcerati per una complicata vicenda giudiziaria. Una vicenda che e' frutto anche dei tanti passaggi che il fascicolo processuale relativo ai tre ha fatto: prima dal Gip di Bologna, che si dichiaro' incompetente a giudicare, poi dal Gip di Reggio Emilia che sollevo' la questione davanti alla Cassazione; quindi la Cassazione ha rimandato tutto al Gip di Bologna, del quale ha stabilito la competenza, dando comunicazione anche alla Dda. Nell' ultima fase i termini per reiterare il provvedimento di custodia in carcere per i tre (20 giorni a partire dal 13 dicembre) si sono avvicinati pericolosamente, fino a scadere. La Cassazione si era pronunciata il 20 novembre scorso. Il 13 dicembre e' giunto il fascicolo all' ufficio del Gip di Bologna e parallelamente e' giunta una comunicazione della Cassazione alla Dda. Un foglio, quello della suprema corte, che reca solo il nome di Bellini con l' aggiunta di un "+ 2". Sul foglio non ci sono le accuse e - hanno fatto presente in Procura - non c' e' il simbolo delle sbarre (un cancelletto) che per consuetudine di cancelleria viene apposto per segnalare che si tratta di detenuti. Cosi' alla Dda nessuno si e' reso conto di cosa si trattava in realta'. Ne' dall' ufficio del Gip nessuno avrebbe avvisato la Procura dei termini che stavano per scadare. Il foglio della Cassazione dal 13 dicembre cosi' ha giaciuto per un mese, forse complice anche il periodo natalizio, nella cancelleria della Dda. Invece per far rimanere i tre in carcere il Pm doveva rinnovare entro 20 giorni la custodia in carcere, facendo richiesta al Gip. Nel frattempo, cosi', si e' arrivati all' ultimo giorno utile in cui la Procura antimafia poteva reiterare la carcerazione dei tre. E il 9 gennaio i difensori di Bonaccio, Luigi Stortoni e Giulio Bigi, hanno presentato al Gip istanza di scarcerazione. Sul tavolo del Procuratore Antimafia di Bologna Italo Materia il foglio sarebbe arrivato solo il 12 gennaio: troppo tardi. Cosi' sabato scorso i tre sono tornati liberi: il Gip non ha potuto decidere altrimenti. Ha comunque posto degli obblighi, fra cui il divieto di espatrio. I tre sono accusati di strage per il lancio di una bomba nel bar Pendolino di Reggio, nel dicembre '98 con 11 feriti, e dei successivi omicidi di Giuseppe Abramo e Oscar Truzzi. Bellini poi ha confessato una serie di altri omicidi, a partire da quello di Alceste Campanile, lo studente di Lotta Continua assassinato nel '75 e ha parlato anche della strage di Bologna. La Procura di Bologna ha disposto immediati accertamenti per capire come sia potuto succedere che i tre sono tornati liberi.
Giulio Bonaccio, Vincenzo Vasapollo e Paolo Bellini sono pero' poi stati di nuovo arrestati. La Dda di Bologna, infatti, ha richiesto e ottenuto dal Gip la custodia in carcere di Bonaccio e Vasapollo. Gli arresti dei due sono stati eseguiti nel pomeriggio dagli agenti della sezione criminalita' organizzata della Questura di Bologna. Bellini, invece, era gia' vigilato dalle forze dell' ordine ad altro titolo. In pratica non e' mai tornato in liberta'. Sia Vasapollo che Bonaccio sono stati arrestati nelle loro abitazioni.26 gennaio - Sergio Picciafuoco e' stato assolto con formula piena in appello, "per non aver commesso il fatto", dall' accusa di ricettazione di documenti falsi, uno stralcio dal processo principale per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980; in primo grado era stato condannato a tre anni e tre mesi di reclusione. A renderlo noto e' stato il suo legale, l' avvocato Marcantonio Bezicheri. Secondo l' accusa i documenti attribuiti a Picciafuoco, 55 anni, residente a Castelfidardo (Ancona), erano uno degli elementi d' indizio sul suo collegamento con una 'centrale' di falsificazione di documenti per eversori e terroristi. Bezicheri ha sostenuto in appello che, come era gia' accaduto per l' accusa di strage, anche questa condanna non si fondava su prove, ma sulla coincidenza della presenza di Picciafuoco in Austria nel momento in cui da quel Paese, nel 1981, fu spedito un plico indirizzato a un romano contenente una dozzina di passaporti palesemente falsificati, oltre a missive in tedesco e ad alcuni traveller' s cheques. Su quei passaporti era applicata la foto di un uomo che - afferma Bezicheri - somigliava vagamente a Picciafuoco.
29 gennaio – Articolo di Silvana Mazzocchi su “La Repubblica”:
“L'appuntamento è davanti al Pantheon, qualche minuto dopo le tredici. Il tempo di arrivare dalla sede del Partito radicale dove lavorano per l'associazione che si batte contro la pena di morte, "Nessuno tocchi Caino". Lei è Francesca Mambro, libera per maternità; lui è suo marito, Valerio Fioravanti, fuori di giorno, detenuto di notte, nel carcere di Rebibbia. Sembrano una coppia qualsiasi, mano nella mano, lei con il suo pancione di sette mesi portato con disinvoltura sotto il giaccone blu e lui che la accudisce con la sollecitudine dell' innamorato del primo giorno. L'occasione dell'incontro è la loro ultima fatica letteraria, la più sorprendente. O forse la più consona per chi, come Francesca, scrive di sé: "Noi che siamo vivi e siamo dannati". Sono trenta pagine di carteggio, il loro contributo al libro Magnificat, una raccolta d'interventi sui versetti del canto evangelico-liturgico di felicità della Vergine Maria. Il volume (Magnificat, Marietti 1821) lo ha ideato e curato Rosetta Stella, femminista, ex dirigente dell'Udi, tra le fondatrici della rivista Via Dogana della libreria delle donne di Milano, studiosa del pensiero della differenza sessuale incrociato alle forme della spiritualità cristiana. Stella ha affidato un versetto ciascuno a diciassette personaggi credenti o laici, "ritenuti ideali". Tra gli altri, Vittorio Foa e sua figlia Anna Foa, la scrittrice Melania Mazzucco e il giornalista Giuliano Zincone, la storica Lucetta Scaraffia e il teologo Pietro Coda. E' accaduto che i due ex ragazzi dei Nar (che devono scontare l'ergastolo per le loro colpe riconosciute, ma anche per la strage di Bologna del 1980, un eccidio terribile che Mambro e Fioravanti hanno sempre respinto), siano stati chiamati ad intervenire su quel versetto che recita: "Di generazione in generazione la sua misericordia". "Rosetta", spiega Francesca, "ha pensato a me, a noi, perché colpita dal nostro "grido d'innocenza" per gli 85 morti di Bologna. L'avevo conosciuta molti anni fa, quando venne a Rebibbia per tenere un seminario tra le detenute, organizzato dal Circolo culturale Virginia Woolf". Conferma Rosetta Stella: "Quando ho cominciato a lavorare al progetto del Magnificat ho voluto affidare ad una serie di persone da me individuate un versetto del canto di Maria, una donna che dice dio, che descrive dio. E, per uno dei due versetti che riguardano la misericordia (l'altro lo ha svolto Melania Mazzucco), ho pensato a Francesca. In seguito, come era giusto, è stato coinvolto Valerio. Perché li ho scelti? Mi ero convinta e sono tuttora convinta della loro innocenza. Anzi, l'esito dei processi per Bologna mi ha fatto ritenere che fossero proprio le persone giuste per parlare di misericordia. Loro si sono trovati ad un crocevia. La misericordia in una sorta di gioco a doppia partita: quella ricevuta per le colpe che hanno riconosciuto e quella che, dopo aver inutilmente chiesto di essere ascoltati con il loro grido d'innocenza, sono stati comunque chiamati a dare". Per parlare di misericordia, Francesca e Valerio hanno scelto la formula del carteggio. "All'epoca, tre anni fa, Valerio non era ancora ammesso al lavoro esterno", racconta Francesca, "e noi ci siamo scritti ogni giorno per anni". Le fa eco Valerio: "Era anche l'unico mezzo concreto per lavorare insieme conservando però sfumature diverse". Dice Francesca: "Valerio è più razionale". Replica lui: "Francesca è più drammatica". E aggiunge: "Comunque è stata una grande occasione per riflettere. Bisogna smettere di ritornare sempre al passato e cominciare finalmente a guardare al futuro". Eppure nelle loro lettere il passato è protagonista. Scrive Francesca: "Misericordia? Sono andata a vedere sul dizionario...è un sentimento di comprensione, di pietà. E' il disporre l'animo al perdono". Più pragmatico Valerio: "E se invece la misericordia fosse la segreta speranza che qualcuno, prima o poi, si dimentichi di te?". Infine, quella che ambedue definiscono "la stupefacente circostanza". Proprio mentre è in corso il lavoro per il Magnificat, una ragazza, Laura, chiama Francesca per chiederle notizie sull'associazione "Nessuno tocchi Caino". La cerca più volte, s'incontrano, si conoscono. Improvvisamente Laura si libera della verità. "Io sono la cugina di uno che voi avete ammazzato tanti anni fa,"le dice tutto di un fiato "e come un fiume in piena". E aggiunge: "Sono cresciuta con il dolore di mia madre e della famiglia per la sua morte... però io non voglio parlare con te per giudicarti. Anzi , anche se ora sai chi sono voglio sapere e andare avanti". Al ristorante dove ci siamo fermati nessuno riconosce i due ex ragazzi dei Nar. Dice Francesca: "La nascita di nostra figlia ha anche lei molto a che fare con la misericordia". La bimba si chiamerà Arianna ed è attesa per l'ultima settimana di marzo. Vivrà con sua madre finché avrà un anno. Nel marzo 2002 Francesca tornerà in carcere”.12 febbraio - Francesco Rutelli arriva a Bologna con il treno sul quale sta facendo la campagna elettorale e come primo atto ha voluto rendere omaggio alle vittime della bomba del 2 agosto 1980. Ad accoglierlo, il presidente dell' Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto Paolo Bolognesi che, a nome dell' Unione dei familiari delle vittime di tutte le stragi, gli ha consegnato una lettera con la richiesta di inserire nel suo programma una serie di impegni, primo fra tutti l' abolizione del segreto di Stato nei delitti di strage e terrorismo. Bolognesi ha precisato ai giornalisti che l' ufficio di programma di Rutelli, a cui la lettera e' stata inviata gia' da alcuni giorni, ha gia' risposto accogliendo tutte le richieste. Rutelli ha incontrato brevemente anche Rosanna Zecchi, del Comitato familiari vittime della banda della "Uno bianca" che, stringendo la mano al candidato dell' Ulivo, gli ha detto: "Il centrosinistra ci ha dato una grossa mano". Davanti ai parenti delle vittime arrivati a salutarlo, fra i quali anche Daria Bonfietti, parlamentare dell' Ulivo e presidente dell' Associazione familiari vittime della strage di Ustica, Rutelli ha commentato con amarezza: "La Uno Bianca, Ustica, sono tutte vicende che lasciano l' amaro in bocca".
20 febbraio - "Il Corriere della sera" pubblica in prima pagina un fondo di Ernesto Galli della Loggia che polemizza con un' ennesima presentazione del libro del presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino.
20 febbraio - Alla presentazione del libro di Giovanni Pellegrino dal titolo "Segreto di Stato", il presidente del Consiglio Giuliano Amato dice che quella che noi abbiamo vissuto e' stata la storia di un "paese non normale", con due comunita' politiche con delle varianti estremistiche a sinistra e a destra, in cui esistevano "due patrie", una legata all'occidente, l'altra all'est comunista. Questo fatto consenti' la nascita di due Gladio, entrambe difensive, una bianca e una rossa. "Questa e' l'ipotesi che mette avanti Pellegrino, una ipotesi aspra da accettare: era comodo interpretare la storia - prosegue il premier - sostenendo che l'illegalita' stava tutta da una parte". "Io non sono mai appartenuto al Pci, anzi, ma capisco che digerire un libro di questo genere e' difficile. Il volume di Pellegrino rappresenta un controcanto che non si puo' leggere correttamente solo mettendo in evidenza le illegalita' di certi apparati come la P2. La lettura storica di quegli anni che riconduce tutto a Gladio suona poco credibile anche se altrettanto poco credibile suona il fatto che i gladiatori fossero solo 600". Secondo Amato, non si puo' pensare che tutte le stragi siano state figlie dell'anticomunismo. "Alcune si', ma ci furono anche le stragi della manovalanza estremista scaricata da certi apparati. E questa potrebbe essere una spiegazione per Piazza della Loggia". Amato, nel ricordare il suo "stupore" per gli attacchi ricevuti quando parlo' delle stragi inesplicate dell'Italicus e della stazione di Bologna, vede bene l'ipotesi di "coltivare" un dubbio, cosi' come fa Pellegrino, senza doverlo "appendere al grappolo delle stragi tutte uguali". Di qui, la distinzione che il premier fa tra le stragi di chiara finalita' anticomunista, quelle che nascono dalle rotture all'interno "dell'impasto eversivo" che si era creato nel nostro paese e, quelle che non si spiegano e per le quali la risposta non deve essere necessariamente "provinciale". Per Amato le stragi dell'Italicus e della stazione di Bologna "forse si collocano sul versante di un quadrante internazionale...E' bene fermarsi qua per l'incarico che momentaneamente ricopro, anche se gli stessi Papi quando parlano dei loro incarichi dicono 'pro tempore'". "La strage dell'Italicus, dice Pellegrino, rimane inesplicabile - ha tra l'altro detto il premier - e sono anch'io convinto di cio'. Non sappiamo la motivazione della strage di Bologna anche se conosciamo chi materialmente l'ha fatta". Di queste stragi si puo' anche ipotizzare una matrice che non e' proprio 'provinciale'". Impostare cosi' queste vicende, ha ancora detto Amato riferendosi al libro di Pellegrino, consente di "coltivare un dubbio senza doverlo appendere al grappolo delle stragi tutte uguali". Amato ritiene inoltre plausibile l'ipotesi che l'eventuale presa del potere da parte del Pci potesse essere bloccata dall'Urss stessa per non avere fastidi dagli americani su altri fronti, "nello spirito di Yalta". Cosi' come, per quanto riguarda il periodo delle Brigate Rosse, il presidente del Consiglio parla di una infatuazione "irresponsabile" da parte di una certa borghesia, di cui facevano parte anche professori universitari: una infatuazione dunque che nasceva da "ruoli superiori" a quelli che erano i tradizionali elettori del Pci. "Gli incontri nella casa a Prati e le rivelazioni su Firenze sono di grande interesse. Mi hanno impressionato tanto da rendermi scettico sulla possibilita' che una soluzione politica possa permetterci di arrivare alla verita'". "Se uno era partecipe non lo dice, anche se puo' avere le garanzie che non sara' condannato. Nel libro ci sono episodi di grande rilevanza legati alle Brigate rosse, episodi legati alla vicenda Moro e caduti nel nulla. A Roma si sta indagando su due giovani in motocicletta che erano in via Fani - ha ancora detto Amato - ma non si e' ancora indagato su fatti acquisibili da altre procure e molto piu' rilevanti". Amato ha anche citato l'ipotesi del "doppio ostaggio" per quanto riguarda il caso Moro. "Si era capito - ha affermato nel commentare il libro di Pellegrino - che Moro stava dando informazioni alle Brigate rosse". Amato sostiene anche che abbiamo il dovere "di continuare comunque a cercare la verita"' sulle stragi. "E' un dovere che va al di la' di cio' che possono fare i giudici". "Anche su Ustica bisogna arrivare a capire quello che e' successo. C'e' un diritto alla verita'" senza porsi limiti del tipo "taci il nemico ti ascolta", ha ancora detto il premier sottolineando come Pellegrino nel suo libro cerca di uscire da una visione "manichea" di queste storie. Il presidente Ds Massimo D'Alema definisce "singolare" la polemica aperta da Ernesto Galli della Loggia sul "Corriere della Sera". "Scrivere libri non rappresenta una lesione per le prerogative del Parlamento. Non significa sottrarre al Parlamento doveri e prerogative. Questo libro e' una iniziativa di lotta politica e civile e documenta le difficolta' della commissione stragi di arrivare ad una chiave di lettura complessiva condivisa al suo interno. Una certa polemica che non ha senso da parte di chi professa liberalismo anzi se n'e' fatto cattedra. Speriamo che in futuro non ci vietino i dibattiti", ha detto sorridendo, aggiungendo poco dopo: "c'e' una ventata liberale inquietante nel paese". D'Alema ha condiviso pienamente il giudizio che esce dal volume, ma ora chiede "qualche elemento in piu"'. E si rivolge, direttamente e indirettamente, a Francesco Cossiga. "Una volta Cossiga mi riferi', e non e' un segreto, una sua valutazione conclusiva su questa vicenda: 'abbiamo difeso la democrazia possibile' nel quadro di un mondo che era quello. I margini di sovranita' erano quelli. Io sono disposto ad accettare questa conclusione, ma prima di arrivarci vorrei conoscere qualcosa sulla parte precedente. Per curiosita' di verita', non per malizia". D'Alema ha chiesto di conoscere "qualche altro passaggio", "pur avendo ben chiaro - ha rilevato - che la sentenza e' di assoluzione, sentenza che mi sento di condividere fin d'ora". Questo passaggio del presidente dei Ds fa riferimento alla "parte non scritta" del volume di Pellegrino, cioe' quella che non ha trovato dei riscontri tali per essere contenuta nel volume. Il libro puo' essere letto, secondo D'Alema, come "una sentenza". "C'e' pero' - ha concluso - un bisogno di verita', non per fare conti con il passato o per cercare le responsabilita' di Tizio o Caio, ma per liberare il futuro del Paese". Per questo D'Alema condivide l'invito ad uno scambio: verita' sulle stragi e la vicenda Moro in cambio della non punibilita' giudiziaria. Giunti a questo punto, dice l'ex presidente del Consiglio, non e' piu' il caso di andare a cercare le singole responsabilita' giudiziarie, ma si puo' ricercare la verita' garantendo una non punibilita'. "Quello proposto dal sen.Pellegrino - dice D'Alema - e' un obiettivo condivisibile".
13 marzo – E’ presentato a Roma “Magnificat”, libro al quale hanno contribuito anche Francesca Mambro e Giusva Fioravanti. “Siamo stati perdonati – dichiara la Mambro - dalle nostre vittime vere. Abbiamo perdonato chi ci ha attribuito la strage di Bologna, con cui non c'entriamo nulla. Anche io e Valerio abbiamo avuto un po' di misericordia”. Il volume e' un commento a piu' voci sul 'Magnificat', la preghiera di Maria raccontata nel Vangelo secondo Luca. Ogni singola frase viene spiegata e analizzata da una persona, tra cui Giuliano Zincone e Vittorio Foa. A Mambro e Fioravanti sono toccate le parole 'di generazione in generazione la sua misericordia'. Perche'? “E' stata scelta dalla curatrice del libro, Rosetta Stella – spiega Mambro - io e Valerio l'abbiamo commentata in forma di epistolario e abbiamo parlato del nostro presente. Per noi e' stato un modo per ritornare su quello che da sempre e' il nostro dramma, cioe' ribadire il nostro grido di innocenza sulla strage di Bologna”. Francesca Mambro, oramai “a poche settimane dal parto”, ha accettato subito la proposta: “Non ho avuto dubbi - dice - perche' mi fidavo di Rosetta. L'ho conosciuta in carcere, dove faceva volontariato. Con lei mi sono trovata molto bene: quando sono uscita dal carcere mi ha proposto questa cosa e a mia volta ho chiesto a Valerio di partecipare. All'inizio lui era un po' titubante: finche' sei in carcere e' difficile riuscire ad essere attenti a tutto. Ma poi ha accettato”. Paura di critiche per aver partecipato alla stesura di questo libro? “Non ci penso. Credo di aver fatto del mio meglio per spiegare agli altri, a chi aveva intenzione di capire e ascoltare, quello che e' successo alla nostra vita e come e' cambiata dopo venti anni di carcere”.
20 marzo - L' ex capo dell' ufficio del Sid, Gianadelio Maletti, arriva alle 9.45 all' aula bunker di piazza Filangeri, a Milano, dove si svolge il processo per la strage di piazza Fontana. Maletti, condannato a 14 anni di reclusione per depistaggio e a 15 anni di reclusione nel processo per la bomba davanti alla questura di Milano, ha ottenuto un salvacondotto di 15 giorni per poter deporre. Maletti da 21 anni vive in Sud Africa dove dal 1980 ha anche ottenuto la cittadinanza. Durante l’ interrogatorio Maletti dice che "E' probabile che la Cia abbia aiutato movimenti eversivi italiani che facevano comodo alla politica americana" e spiega i rapporti che esistevano all'epoca tra il Sid e la Cia. Rapporti sostanzialmente di "sudditanza" da parte del servizio italiano nei confronti di quello americano. A quanto ha raccontato Maletti, insomma, gli agenti della Cia poco o nulla riferivano ai nostri servizi, anche se indagavano sulle questioni italiane. Per fare un esempio, ha citato Edgardo Sogno. "Sogno - ha detto Maletti - ha avuto rapporti con uomini della Cia. Stava raccogliendo le fila per un golpe, di questo ne ha parlato con la Cia che pero' non ha informato i nostri servizi. Questa mi pare una politica scaltra tra alleati". Maletti ha anche spiegato che il servizio americano aveva avuto precise informazioni sulla vicenda della 'Rosa dei Venti'. All'inizio dell' udienza le difese di Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi hanno sollevato un' eccezione sulla possibilita' di sentire l' ex generale del Sid. Secondo gli avvocati delle difese, Maletti dovrebbe essere sentito come testimone e quindi giurare; secondo il pm, invece, Maletti doveva essere sentito come indagato in procedimento connesso. La Corte ha deciso di sentire Maletti in quest'ultima veste. Maletti racconta anche che il Sid aveva infiltrati in Ordine Nuovo e in Avanguardia Nazionale:”Avevamo infiltrati e informatori". Il generale ha spiegato alla corte che, per i servizi, era "normale" infiltrare le organizzazioni di estrema destra, e dice anche che "Il servizio americano contribuiva a finanziare a livello economico il Sid". "Il servizio americano –per Maletti - ha avuto anche una parte importante nella costituzione di Capo Marrargiu". L' ex capo del reparto D del Sid ha riferito che la Cia in Italia aveva molte basi, e tra queste erano operative anche le caserme della Setaf e della Ftase. "Nel 1971 ho appreso che anni prima, attraverso il passo del Brennero, era arrivato dell' esplosivo direttamente dalla Germania per una cellula veneta di destra" afferma anche l' ex capo del reparto D del Sid, spiegando di avere appreso questa notizia nel 1971 direttamente dal capo centro del servizio a Padova. Conversando con i giornalisti durante la pausa dell'udienza, Maletti dice anche:"Ho sempre avuto la sensazione che ci sia stata una matrice e un appoggio oltre frontiera. Certo, non penso ai tedeschi" ha detto ancora Maletti, aggiungendo "L'aiuto non poteva venire che da la'. Pensate che negli Stati Uniti ci sono tutt'oggi gruppi neonazisti". Maletti, che aveva parlato del suo trasferimento durante l' udienza, e' ritornato su questo punto conversando con i giornalisti: "Nel '75 sono stato trasferito. C'e' stato in me un senso di frustrazione, perche' per la strage di Piazza Fontana, come servizio non ci interessavamo piu', in quanto si occupava l'autorita' giudiziaria. C'erano pero' stati altri attentati e io stavo indagando su gruppi dell'eversione di destra e di sinistra". Sul ruolo della Cia e dei servizi militari statunitensi, Maletti ha un' idea chiara: "Aiutavano i movimenti eversivi italiani che facevano comodo alla politica americana". Lo facevano in modo prepotente, senza coinvolgere i servizi italiani: "Un esempio questo - ha detto Maletti - di sovranita' limitata. Loro sostenevano economicamente il Sid ma non davano alcuna informazione". Le basi degli agenti della Cia, proprio come ha detto Digilio, erano le caserme della Ftase e della Setaf di Verona e Vicenza. Anche su questo punto ha detto di non avere prove, ma ha aggiunto: "Io so che le cose stanno cosi' anche perche' ho fatto un corso di due anni negli Usa. Lo so per esperienza, lo so perche' sapere quelle cose era il mio mestiere". L'ex generale ha anche confermato che il servizio segreto italiano infiltrava le organizzazioni di estrema destra. "Tutti infiltravano tutti. Era un groviglio inestricabile". E ha anche ricordato che tra le fonti c'era quella denominata 'Tritone', ovvero l'ordinovista Maurizio Tremonte, ora indagato per la strage di piazza della Loggia a Brescia. Piu' reticente, invece, e' stato sulla riunione del 18 aprile del 1969 avvenuta a Padova, nel corso della quale, secondo Marco Pozzan, che ha poi ritrattato, vennero decisi gli attentati ai treni dell'estate. A quella riunione, secondo il primo racconto di Pozzan, oltre a Freda e Ventura era presente anche Pino Rauti. Su questa vicenda, Maletti non ha detto chi fu la fonte che lo informo' nonostante esista un suo manoscritto nel quale scriveva al capitano La Bruna che non avrebbe fatto quel nome. Di voler tornare in Italia per deporre, a certe condizioni, Maletti aveva parlato all' inizio di agosto del 2000, in un' intervista a “La Repubblica”. Maletti aveva detto:"Ripetero' tutto davanti all' autorita' giudiziaria, purche' ci siano le condizioni. E'chiaro che mi voglio tutelare, ho gia' pagato abbastanza per delle accuse infondate". Ottanta anni ancora da compiere, Maletti e' stato al centro di molte delle vicende piu' oscure della storia italiana. Nato il 30 settembre 1921 a Milano, da una famiglia piemontese di antiche tradizioni militari, finisce anche lui nell' esercito e poi nel Sid, che allora era l' unico servizio segreto italiano. Dirige l' ufficio "D" dal 1971 al 1975 quando il capo del Sid era il gen. Vito Miceli. I due erano divisi da una fiera rivalita', nonostante i nomi di entrambi comparissero poi nelle liste dei presunti iscritti alla loggia massonica P2, trovate nel 1981 negli uffici della Gio.Le. di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi. Quando scoppia lo scandalo P2 Maletti si trovava gia' in Sudafrica. Dalla carica nel Sid, secondo quanto scrisse allora Lino Jannuzzi sul settimanale "Tempo", Maletti fu destituito improvvisamente dopo un' intervista rilasciata allo stesso settimanale in cui parlava di una riorganizzazione delle Brigate rosse "sotto forma di un gruppo ancora piu' segreto e clandestino e costituito da persone insospettabili, anche per censo e per cultura, e con programmi piu' cruenti" e che "i mandanti restavano nell' ombra, ma non direi che si potessero definire 'di sinistra"'. Maletti era gia' stato arrestato per qualche settimana nel 1976, insieme al suo braccio destro, il cap. Antonio Labruna, nel corso delle indagini per la strage di piazza Fontana. Per la strage del 1969 alla Banca nazionale dell' Agricoltura il generale ebbe una condanna definitiva ad un anno per falsita' ideologica in atti pubblici (per il passaporto procurato a Marco Pozzan, all' epoca imputato di strage). Ma il gen. Maletti ha avuto anche altri problemi con la giustizia italiana. Nel 1996 e' passata in giudicato anche la condanna a 14 anni subita nel processo per l' attivita' della P2, per procacciamento di notizie riservate. Di un anno fa e' invece la condanna in primo grado a 15 anni nel processo davanti alla quinta Corte d'Assise di Milano sulla strage davanti la questura di Milano del 1973 per l' accusa di occultamento di notizie riguardanti la sicurezza dello Stato. Nelle motivazioni la sua responsabilita' viene definita "manifesta e gravissima". L'allora capo del reparto 'D' del Sid "seppe dei propositi di attentato a Rumor addirittura prima che venisse perpetrato", omise di riferirli alla magistratura e occulto' documenti e nastri magnetici importanti. Nel 1999 invece il generale era stato assolto nel processo per il disastro dell' "Argo 16", l' aereo dei servizi segreti precipitato nel 1973. Per lui il pm aveva chiesto una condanna a 8 anni per soppressione di atti concernenti la sicurezza dello Stato. Nel 1997, la commissione stragi va in Sudafrica per sentire Maletti (che era gia' stato interrogato a Johannesburg l' anno precedente dai giudici perugini del processo Pecorelli e nel 1991 dal giudice veneziano Casson, che indagava su Gladio). Nell' audizione, durata quasi tutto il giorno, Maletti delineo' un quadro di forte dipendenza dei servizi italiani da quelli americani, e disse di aver informato il ministro della Difesa sul "salto di qualita"' delle Br ma che il suo allarme non venne raccolto. Maletti avrebbe avvalorato anche l' ipotesi di una pluralita' di reti anticomuniste operanti in Italia e detto di aver ricevuto, fino a meta' degli anni ottanta, minacce riconducibili ad ambienti italiani. Maletti accuso' politici italiani di aver chiuso gli occhi, volontariamente e per fini politici, prima nei confronti del terrorismo di destra e poi, quando ne venne denunciata la pericolosita', anche verso le Br. "Ci sono stati episodi, non solo nel Sid - disse Maletti - che fanno pensare che alcune direttive venissero impartite nel senso di tollerare, e di chiudere gli occhi su avvenimenti molto gravi. Con cio' mi riferisco al ministro della Difesa, dell' Interno ed anche alla Presidenza del Consiglio". Piu' o meno gli stessi concetti, Maletti li ripete nell' intervista dell' agosto del 2000:"La Cia voleva creare attraverso la rinascita di un nazionalismo esasperato e con il contributo dell'estrema destra, Ordine nuovo in particolare, l'arresto del generale scivolamento verso sinistra. Questo e' il presupposto di base della strategia della tensione". L' ultima intervista rilasciata da Maletti e' del gennaio di quest' anno, dopo le rivelazioni di un pentito di mafia su un presunto collegamento dell' uccisione del giornalista Mauro De Mauro con il golpe Borghese.
20 marzo – Nel link potete trovare a confronto i resoconti di “Corriere della Sera”, “Stampa”, “Repubblica” e “Messaggero” sull’ interrogatorio del gen. Gianadelio Maletti, al processo per la strage di piazza Fontana.
22 marzo – Il gen. Gianadelio Maletti non si presenta negli uffici della Procura di Brescia per essere interrogato dai pm bresciani titolari dell'inchiesta sulla strage di piazza della Loggia. Si e' saputo, nel frattempo, che la difesa del generale dei carabinieri Francesco Delfino, indagato nell'inchiesta, ha chiesto che Maletti venga sentito con la formula dell'incidente probatorio. Il gip Francesca Morelli non ha ancora deciso se disporlo o meno. Maletti, che e' giunto in Italia con un salvacondotto dovrebbe pero' ripartire per il Sud Africa gia' domani. Pur avendo ottenuto un salvacondotto di 15 giorni, infatti, Maletti e' costretto ad anticipare il suo rientro in quanto poi sara' soppresso il volo diretto Milano Johannesburg. Il generale dovrebbe quindi fare scalo in altri aeroporti e, in teoria, essere arrestato. Della strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974 (8 morti e un centinaio di feriti), l'ex capo del reparto D del Sid, Gianadelio Maletti, non ha mai detto nulla. Il 3 marzo 1997, davanti alla commissione Stragi che lo aveva sentito a Johannesburg, si era limitato a dire che non ricordava nulla. Eppure il generale Gianadelio Maletti era stato nominato capo del Reparto D del Sid nel 1971 ed era rimasto fino al 1975. Alla domanda del senatore Co' se poteva dire qualche cosa sulla strage di Piazza Loggia, Maletti aveva replicato: "No senatore, mi dispiace, ma non ricordo proprio piu' niente di questa questione di piazza Loggia. E' stata purtroppo una delle questioni molto serie e molto gravi, ma non e' stato uno degli elementi della sovversione sul quale noi abbiamo ottenuto successo, se non mi sbaglio: quindi non mi e' rimasto impresso granche' di quella vicenda". Il presidente Giovanni Pellegrino aveva sollecitato Maletti affinche' desse una spiegazione sul ruolo dell'Arma dei carabinieri in relazione alle inchieste sulla strage, sul Mar Fumagalli e sull'uccisione del neofascista Giancarlo Esposti a Pian del Rascino. "A distanza di tanti anni - era stata la risposta dell'ex capo del reparto D del Sid - direi che l'Arma dei carabinieri si e' sempre comportata bene e non so quanti e quali elementi avesse per poter intervenire in modo piu' efficace e se ci fossero state delle limitazioni politiche al suo intervento. Queste sono ipotesi che si possono formulare ma che hanno a mio parere, dette in questo modo da me come soltanto le posso dire, poco valore". A Paolo Corsini, all'epoca parlamentare Ds e membro della commissione Stragi, ora sindaco di Brescia, Maletti aveva risposto di non avere mai conosciuto il generale Francesco Delfino, all' epoca della strage capitano comandante del Nucleo operativo dei carabinieri di Brescia. Delfino, recentemente condannato per truffa in relazione al sequestro dell' imprenditore Giuseppe Soffiantini, aveva condotto le indagini oltre che sulla strage, anche sul Mar Fumagalli. Maletti aveva anche spiegato di non avere avuto conoscenza di eventuali rapporti di Delfino con i servizi italiani e stranieri. Quindi sull'uccisione da parte di Mario Tuti e Pierluigi Concutelli in carcere a Novara di Ermanno Buzzi, l'estremista di destra, condannato all'ergastolo al processo di primo grado per la strage, Maletti aveva replicato di non essersi fatto un'idea. All'insistenza di Corsini, Maletti aveva replicato di non avere seguito quelle vicende. Della strage di piazza della Loggia, l'ex generale, forse, aveva detto piu' cose in un' intervista giornalistica dell' estate scorsa. Parlando del ruolo della Cia nella strategia della tensione, aveva affermato: "La Cia ha cercato di fare cio' che aveva fatto in Grecia nel '67 quando il golpe mise fuori gioco Papandreu. In Italia le e' sfuggita di mano la situazione. L'effetto che alcuni attentati dovevano produrre e' andato oltre. Piazza Fontana, che io sappia, e' andata cosi'. Devo presumere anche per piazza della Loggia, per l'Italicus, per Bologna". E aveva aggiunto: "Riguardo ai politici voglio aggiungere una sensazione che per me e' quasi una certezza. A quel tempo, molti di loro, compreso il Capo dello Stato, Leone, furono costretti ad accettare il gioco".
22 marzo - All'unanimita' e dopo un confronto dai toni pacati la commissione di inchiesta sulle stragi e il terrorismo chiude i lavori, dopo 13 anni, con l'approvazione di un ordine del giorno che autorizza la pubblicazione immediata ed integrale di tutti gli elaborati prodotti dai gruppi o dai singoli commissari (18). Quindi nessuna votazione, nessuna trasmissione di documenti al Parlamento, ma solo la presa d'atto, la "fotografia" della situazione di stallo che si e' venuta a creare e che non ha permesso di arrivare ad un voto. Un verdetto di 'no contest' che chiude un confronto politico-storico aspro che non si e' concretizzato in un giudizio condiviso sui principali temi dei rapporti fra eversione e politica nella storia della Repubblica italiana. La scelta di pubblicare i 18 contributi presentati dai vari gruppi e' stata fatta "ritenendo indubbia l'utilita' e il senso complessivo della esperienza della commissione" dato che il materiale raccolto dalla Commissione "e' di notevole importanza per una valutazione complessiva della storia piu' recente del nostro Paese" Tutti i gruppi hanno condiviso, alla fine, l'ordine del giorno che prende atto della situazione politica che si e' venuta a determinare con l'impossibilita' pratica di esprimere un giudizio. "La mia sconfitta - ha detto al termine Giovanni Pellegrino - presidente della commissione - e il mio rammarico e di non aver potuto concludere con un risultato e giudizio condiviso ma questa commissione non e' niente altro che lo specchio del Paese. Un Paese ancora incapace di guardare al suo passato e di esprimere un giudizio maturo. Mi sarebbe piaciuto che la destra facesse la storia dei rapporti dell'Msi con An e Avanguardia nazionale e che la sinistra narrasse per intero la vicenda del Pci e i contributi dall'Est. Avremmo avuto una storia politica complessiva permeata di pietas. Ma cio' non e' stato possibile". Pellegrino si e' riservato di spiegare come si e' giunti a questo risultato di 'no contest' nella prossima e ultima relazione semestrale che inviera' ai presidenti delle Camere per illustrare il lavoro fatto. La commissione ha anche deliberato i criteri di pubblicazione degli atti. Saranno pubblicati, oltre ai 18 documenti finali, i resoconti stenografici delle sedute e le relazioni semestrali. La commissione ha deliberato la pubblicazione integrale, ma su cd-rom, di tutti i documenti che ha prodotto o che sono stati inviati a San Macuto o comunque che sono stati acquisiti nel periodo tra la X e la XIII legislatura. I documenti coperti da una qualche forma di segreto saranno pubblicati dopo aver verificato la presenza o meno di questa condizione. Sara' pubblicata anche la raccolta della rassegna stampa e gli elaborati prodotti dai collaboratori della commissione. Sono stati esclusi dalla pubblicazione gli scritti anonimi o quelli che sono stati inviati a titolo personale da soggetti privati o pubblici. Gli atti e i documenti originali, compresi quelli per i quali non e' consentita la pubblicazione, verranno versati all'archivio storico del Senato.
Nella X Legislatura la Commissione ha approvato quattro relazioni: Ustica, Caso Moro, Terrorismo in Alto Adige, Gladio; nella XI Legislatura la Commissione ha approvato tre relazioni (sull'attivita' svolta nel periodo giugno '93 - febbraio '94, relazione sulle stragi meno recenti, relazioni sugli ultimi sviluppi del caso Moro); nella XIII Legislatura la Commissione ha approvato una relazione sull'omicidio del professor Massimo D'Antona.
Queste sono le relazioni presentate e non messe ai voti nell' ultima legislatura:
Sen. Follieri (Ppi) - "Gli eventi eversivi e terroristici degli anni tra il 1969 e il 1975";
On. Fragala' (An) - "Il Piano solo e la teoria del golpe negli anni '60";
Gruppo Ds - "Stragi e terrorismo in Italia dal dopoguerra al 1974";
Sen. Mantica (An) - "Il parziale ritrovamento dei reperti di Robbiano di Mediglia e la 'Controinchiesta Br su Piazza Fontana";
Sen. Mantica (An) - "Aspetti mai chiariti nella dinamica della strage di Piazza della Loggia - Brescia 28 maggio 1974";
Sen. Mantica (An) - "Il contesto delle stragi. Una cronologia 1968-1975";
Sen. Manca (Fi) - "Relazione sulla sciagura aerea del 27 giugno 1980' (Ustica)";
Sen Manca (Fi) - "Il terrorismo e le stragi in Italia";
Sen. De Luca (Verdi) - "Contributo sul periodo 1969-1974";
Sen Mantica (An) - "Il problema di definire una memoria storica condivisa della lunga marcia verso la democrazia nell'Italia post-bellica";
Sen. Mantica (An) - "Per una rilettura degli anni '60";
On. Taradash (Fi) - "L'ombra del Kgb sulla politica italiana";
Sen. Mantica (An) - "La dimensione sovra-nazionale del fenomeno eversivo in Italia";
Sen. Bielli (Ds) - "Nuovi elementi concernenti il brigatista rosso Mario Moretti e la sua latitanza";
Sen. Mantica (An) - "La strage di Piazza Fontana, storia dei depistaggi: cosi' si e' nascosta la verita' ";
De Luca (Verdi) - "Il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro";
On. Bielli (Ds) - "La controversa figura di Giorgio Conforto";
Sen. Manca (Fi) - "Il terrorismo e le stragi impunite in Italia".22 marzo - In una clinica privata di Roma nasce Arianna, la figlia di Francesca Mambro e GiuseppeValerio Fioravanti, gli ex terroristi neri condannati definitivamente all'ergastolo per la strage di Bologna e a diversi altri ergastoli per altri episodi di terrorismo. Mambro e Fioravanti hanno ammesso le loro colpe per altri delitti ma hanno sempre respinto l'accusa di essere gli autori materiali della strage alla stazione di Bologna. La nascita e' avvenuta con un parto cesareo.
17 aprile - La procura di Roma chiede l' archiviazione del procedimento per calunnia nei confronti del generale dei carabinieri Demetrio Cogliandro e dell'ex direttore del Sismi Fulvio Martini, accusati da Francesco Pazienza di aver rilasciato una serie di dichiarazioni che sarebbero state successivamente utilizzate nel corso del processo per la strage di Bologna. A chiedere l'archiviazione al Gip e' stato il pubblico ministero Davide Iori, secondo il quale non ci sono elementi certi e univoci della colpevolezza dei due.
26 aprile - "La Repubblica" intervista Alberto Franceschini sulle nuove “Brigate rosse”:
"Non è brigatismo anni '70 sono isolati e senza seguito"
Parla Alberto Franceschini, terrorista "storico" ora in libertà
l'intervista
GIOVANNI MARIA BELLU
ROMA - "Non credo che esistano le condizioni storiche e politiche per un ritorno del terrorismo. Parlo del terrorismo come l'Italia l'ha conosciuto, e come noi l'abbiamo praticato, negli anni '70. Mi sconcerta notare che il mondo politico lo evoca, lo richiama a sproposito, lo rimette in agenda. Bene, se c'è una possibilità che il terrorismo ritorni, questa possibilità può passare proprio attraverso l'uso strumentale che se ne fa nel dibattito politico". Alberto Franceschini, 53 anni, è stato assieme a Renato Curcio uno dei fondatori delle Brigate Rosse. Mai condannato per fatti di sangue, ha trascorso diciotto anni in carcere prima di dissociarsi. Dal '92 è libero per aver interamente scontato la pena e lavora per l'Arci, a Roma. Come fa a conciliare questa sua convinzione con fatti come l'omicidio D'Antona? "Non intendo minimizzare. Potranno esserci altri fatti, anche molto gravi. Questo nessuno può escluderlo. Dico che c'è una differenza fondamentale rispetto agli anni '70. Allora c'era un movimento rivoluzionario di massa, c'erano centinaia di migliaia di giovani che volevano abbattere lo Stato. Noi inserimmo le nostre azioni in quel contesto, creammo contraddizioni nei gruppi extraparlamentari contrari alla lotta armata. Loro parlavano della rivoluzione, noi potevamo dire di aver cominciato a farla". Anche oggi c'è un movimento antisistema di massa, quello contro la globalizzazione. "Ma è pacifista, non violento. Non è egemonizzabile attraverso azioni terroristiche. Quando noi cominciammo a incendiare le auto dei capireparto della Pirelli, sapevamo di colpire persone invise agli operai, sapevamo di agire in un ambiente che non ci era pregiudizialmente ostile". D'Antona è stato ucciso da un gruppo che si richiama alla vostra esperienza, pochi giorni fa c'è stato l'attentato a Roma... "Io credo che i fatti vadano tenuti distinti. L'omicidio D'Antona avvenne nel momento in cui l'Italia interveniva nei Balcani. Penso che gli autori di quel delitto ragionassero secondo lo schema: "L'Italia va in guerra, noi portiamo la guerra in Italia". Forse prevedevano che il conflitto si sarebbe esteso. Insomma, partivano da una analisi del tutto sballata, da un abbaglio analogo a quello preso da noi a proposito dell'immancabile crollo del sistema imperialista. Sono convinto che la scoperta dell'errore abbia messo in crisi il loro disegno. Quanto agli attentati più recenti, certo vanno esaminati con attenzione, ma mi pare eccessivo parlare di un 'ritorno del terrorismo', e trovo pericoloso e irresponsabile l'accostamento tra queste vicende e quelle del passato". Ma sono i nuovi terroristi a richiamarsi a voi... "Questa continuità è individuabile forse nell'omicidio d'Antona, e non riguarda il gruppo storico delle Br ma gli autori di azioni compiute quando noi eravamo in carcere. Quanto agli attentati più recenti, vedo altre sigle. Accostarle alle storia delle Br e farle entrare nell'agenda politica può solo favorire questi gruppi. Faccio una constatazione: pochi giorni fa Berlusconi ha evocato il terrorismo e sono comparsi i volantini. Sia chiaro: non voglio fare dietrologia. Ma dico che per inviare quei volantini da Fiumicino a sei indirizzi diversi basta una persona. E quella persona con un gesto così facile ha ottenuto le prime pagine. E' un meccanismo molto pericoloso. Lo conosco bene: a un certo punto anche noi ci siamo entrati". Intende dire che non agivate più a partire da un "programma rivoluzionario" ma dalla eco che le vostre azioni potevano suscitare? "Proprio così. All'inizio la stampa ci lasciava indifferenti. Avevamo modi più diretti per verificare il consenso nelle aree politiche che ci interessavano. Poi, direi dopo il sequestro Moro, cominciammo a elaborare i programmi sulla base degli scenari dei mass media. Se si crea una aspettativa di terrorismo, qualcuno può essere tentato di dare una risposta. Anche perché sa che con poca fatica, poco rischio, può incidere pesantemente sul gioco politico. Temo che il can can di questi giorni abbia messo a rischio le persone meno protette, gli obiettivi più facili, più vulnerabili".14 giugno – “Il Corriere della sera”
STRAGE DI BOLOGNA
Gelli, sì francese all'estradizione: rischia il carcere
ROMA - Licio Gelli ha perduto l'immunità della Francia e dovrà scontare la condanna definitiva a dieci anni di carcere per calunnia nell'inchiesta sui depistaggi per la strage alla stazione di Bologna. Il primo ministro Jospin e il ministro della Giustizia Lebranchu hanno firmato il decreto di estensione dell'estradizione e ieri la Procura generale della Corte d'appello di Milano ha notificato all'ex capo della P2 il provvedimento. Gelli è attualmente agli arresti domiciliari ad Arezzo: deve scontare la parte conclusiva della condanna a 12 anni di reclusione per il crac del vecchio Banco Ambrosiano. Il suo difensore, Michele Gentiloni, stava per presentare la domanda per l'affidamento ai servizi sociali ma la decisione di Parigi rischia di far slittare la liberazione dell'ex Venerabile Maestro. L'avvocato di Gelli spera però di bloccare l'efficacia dell'estradizione. "Rispettiamo integralmente la decisione del governo francese ma ricorreremo al Consiglio di Stato transalpino per la violazione della convenzione europea sull'estradizione", annuncia Gentiloni. Secondo il quale il provvedimento notificato all'ex capo della P2 è nullo "perché il mio cliente non è stato informato dell'avvio della procedura estradizionale".18 giugno - Per Valerio Fioravanti, uno dei redattori del Rapporto 2001 sulla pena di morte nel mondo elaborato da Nessuno tocchi Caino, la condanna a morte, in generale pene molto severe, non sono un deterrente efficace contro il dilagare della criminalita'; l'esperienza degli Stati Uniti lo dimostra. "Negli Stati Uniti - spiega Fioravanti, che da circa due anni e' stato ammesso al lavoro esterno al carcere proprio presso questa associazione - la legge e' particolarmente dura, ma il tasso di criminalita' e' 30 volte superiore al nostro. Un Paese di 250 milioni di abitanti ha 2 milioni di persone in carcere: in proporzione, l'Italia dovrebbe avere 500 mila persone dietro le sbarre, mentre ne ha solo 57mila. Le cause della grande criminalita' americana possono essere molteplici: di certo, le pene durissime che ci sono, compresa quella di morte, non servono minimamente ad abbassarla". Secondo Fioravanti "questa situazione non porta, purtroppo, gli americani ad essere contro la pena di morte, ma solo a chiedere regole piu' garantiste. Cioe' non mettono ancora in discussione il fatto che la gente venga ammazzata dallo Stato, ma vogliono essere sicuri che vadano uccisi solo i veri colpevoli. E' un po' sgradevole, ma comunque e' sempre un passo avanti". L'ex Nar, che dice di "conoscere bene ed amare" gli Usa, dove ha pure vissuto, sottolinea che gli Stati Uniti sono "un Paese cattivo, ma che vive la propria cattiveria alla luce del sole, in cui gli errori giudiziari non vengono occultati. La Cina fa in un giorno le stesse esecuzioni che l'America fa in un anno, e senza alcuna trasparenza. In ogni caso - aggiunge - il trend degli stati abolizionisti e' positivo e il vero punto di svolta ci sara' proprio quando gli Usa decideranno di eliminare la pena di morte: sara' un esempio che dovra' essere seguito".
20 giugno - "La Gazzetta di Modena"
Strage di Bologna, asta di quadri per le casse dell'associazione
BOLOGNA. Un' asta di opere d' arte, quadri o riproduzioni in tiratura limitata firmate dagli autori, è in programma il 28 e 29 giugno alle 20.30 nella sala d' Ercole del Comune di Bologna, a sostegno dell' Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione del 2 agosto 1980 (85 morti e oltre 200 feriti). Molti gli artisti (anche Folon, Mattotti, Schnabel) che hanno donato opere all' associazione nel corso degli anni, da alcune delle quali sono state tratti i manifesti apparsi sui muri della città in occasione delle commemorazioni della strage. E molte opere sono state vendute in precedenza per contribuire ai costi sostenuti dall'associazione, che ha circa 40 milioni di spese l' anno, ha spiegato il presidente Paolo Bolognesi, presentando l' iniziativa. Ora andranno all' asta, battuta dal gallerista Forni, intorno ai 400 pezzi firmati anche da Turcato, Vedova, Murer, Cuniberti, De Hieronymus, Sarmento, che saranno esposti in sala d' Ercole fin da tre giorni prima. Si partirà da basi d'asta, ha detto Bolognesi, tra le 50.000 lire e le 800.000, nel precisare che i fondi vengono cercati per "proseguire le attività ancora per molti anni, tutti quelli che saranno necessari per ottenere verità e giustizia". Non ci sarà il primo manifesto commemorativo, per il quale a Guttuso fu chiesta solo l' autorizzazione alla pubblicazione dell' immagine, ma ci saranno cinque riproduzioni firmate dell' orologio di Folon fermo alle 10.25 (l' ora in cui scoppiò la bomba nella sala d' aspetto di seconda classe), il primo manifesto che inaugurò nel 1984 la serie d' autore. E alcuni pezzi a tiratura limitata del Cristo di Schnaael che sollevò non poche polemiche. Alle due serate hanno aderito diversi artisti: tra questi, il cantante Paolo Mengoli e il comico Gene Gnocchi. Annunciato all' asta anche il sindaco Giorgio Guazzaloca.30 giugno - "Il Giorno"
Taviani e i misteri d'Italia
BOLOGNA - Se lo sentiva. Paolo Emilio Taviani lo sentiva che stava morendo. E per questo aveva predisposto ogni cosa. In cima alla pila di cartelline verdi che raccoglievano i diari, sul tavolo del suo studio, i figli hanno trovato un appunto vergato pochi giorni prima che l'ictus se lo portasse via: "In caso di mia malattia (o peggio) consegnate queste carte alla casa editrice il Mulino, seguendo queste istruzioni...". Il "peggio" è accaduto. Così, "secondo le istruzioni", pochi giorni dopo i funerali, un ispettore di polizia in pensione - per anni uomo di fiducia del senatore -, si è presentato a Bologna, al civico 37 di Strada Maggiore, per consegnare i diari nelle mani Ugo Berti Arnoaldi Veli, direttore della sezione storia del Mulino, e dal 1997 anello di collegamento tra l'ex ministro e la casa editrice.
Anni turbolenti
Era il suo editor. E ora è quasi atterrito da tanto clamore. Non conscio, forse, di avere in mano una bomba. Ma Berti non è d'accordo: "Il punto è proprio questo. Il diario di Taviani non contiene grosse rivelazioni. E chi se le attende resterà deluso. Il nostro obiettivo non era e non è quello di creare un best seller, ma di vendere il libro per quello che è. Questi diari, integrati da un memoriale, sono interessanti perché trattano momenti importanti della storia italiana raccontati da un autorevole protagonista. Questo è lo spirito della nostra collana dedicata alla memoria. Abbiamo iniziato nell'83 con i diari di Dino Grandi e Leo Valiani e proseguiamo su questa strada. Ingannare il lettore, raccontando quello che non c'è, è anche contro i nostri interessi". Eppure, scava scava, si scopre che un capitolo del libro è dedicato alle "Testimonianze sul finanziamento dei partiti". Un altro a "Gladio e ai misteri veri o presunti d'Italia". E un altro ancora ad "Alcune cose mai dette". E se è vero che dei finanziamenti del Pcus al Pci Taviani parlò già in vita, è altrettanto vero che, ad probandum, ha inserito nel suo memoriale anche fotocopie di atti del ministero degli interni, che raccontano di quegli anni turbolenti. Alcune pagine si soffermano anche sul generale De Lorenzo. E a lui Taviani - e questa per molti sarà sì una sorpresa - avrebbe riservato parole di stima e simpatia. Ma nei diari si narra anche degli attentati mancati. Dei terroristi che progettarono di ammazzarlo negli anni di piombo. A destra come a sinistra. Quasi una riabilitazione postuma, da parte di Taviani, della sua teoria degli 'opposti estremismi', da lui stessa smentita negli anni Settanta, quando disse che il terrorismo esisteva solo a destra. E poi c'è il capitolo delle stragi. Anche se per quella di Bologna, il grande 'vecchio' della Dc si è limitato ad un'unica annotazione: "Questa rimane un mistero". Ma se quei diari sono 'solo' una "testimonianza autorevole", perché mai ha voluto acquisirli anche il pubblico ministero della procura di Brescia che indaga sulla strage di piazza della Loggia? "Quando i carabinieri del Ros mi hanno chiamato per chiedermi se avevo già ricevuto le carte di Taviani - racconta Berti - sono rimasto piuttosto stupito. Non credo infatti che lì dentro troveranno una chiave. Ma il magistrato non può saperlo finché non li avrà letti". I comuni mortali potranno leggerli tra un anno, quando saranno pubblicati. "Non prima, perché non vogliamo forzare i tempi".
"Non danneggiare i viventi"
No, non vuole sfruttare l'onda, il Mulino. Anche se Taviani a Berti aveva fatto una promessa: "Se nel 2000 sarò ancora vivo, li pubblichiamo e non se ne parla più". Tant'è che alcuni mesi fa il senatore aveva inviato a Bologna una prima versione dei diari. "Temeva di aver scritto troppo. In realtà aveva scritto poco. O comunque meno di quanto mi attendessi. Per questo gli chiesi di integrarli". Il che non creò ansie a Taviani, che aveva lasciato alcune 'cose' nel cassetto. Documenti e reperti della memoria trattati con cura, perché "il senatore, ancor prima di iniziare a scrivere, mi disse che non voleva danneggiare persone viventi". Il 30 maggio Taviani ha aggiunto un capitolo. Un poscritto: il discorso al Senato. L'ultimo. Poi ha lasciato le 'istruzioni' per il dopo. "Sto per andarmene, lo sento", sembra abbia detto ai figli. Pochi giorni dopo è arrivato l'ictus.
di Marco Ascione6 luglio - "La Gazzetta di Modena"
Strage: opere d'arte in stazione
BOLOGNA. La stazione di Bologna apre le porte all'arte: tra le polemiche. E, nell'ambito delle manifestazioni a sostegno dell'associazione familiari vittime della strage del 2 agosto '80, ospita per il quinto anno l'iniziativa 'Sotto il segno della solidarieta. Da ieri al 28 luglio le opere di 23 giovani artisti dell'Accademia di Belle Arti si approprieranno di alcuni spazi della stazione centrale. Ma proprio il presidente dell'Associazione, Paolo Bolognesi, ha espresso disappunto, durante la presentazione dell'iniziativa, verso Grandi Stazioni, la spa che gestisce la stazione di Bologna e gli altri 12 maggiori scali ferroviari italiani. "I responsabili di Grandi Stazioni - ha commentato - si erano mostrati molto sensibili al nostro progetto. Una disponibilità che poi, nei fatti, non c'è stata. Durante la realizzazione delle opere non abbiamo avuto la collaborazione che ci aspettavamo da parte del personale della stazione".7 luglio - "Il Nuovo"
Arrestato ex Nar a Salerno
Luigi Sortino è stato bloccato dagli uomini della Squadra mobile romana nella città campana. Un anno fa aveva rapinato una banca in via Boncompagni. L'uomo è stato un esponente di punta del terrorismo nero.
ROMA- Accusato di aver compiuto una rapina in una banca della capitale gli agenti della squadra mobile romana hanno arrestato nella periferia di Salerno Luigi Sortino, 47 anni, ex appartenente al gruppo terroristico di estrema destra Nar (Nuclei armati rivoluzionari). Sortino è stato arrestato mentre si trovava nell'abitazione dell'anziana madre dagli agenti della quinta sezione della Mobile romana che hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare richiesta dal sostituto Roberto Staffa della procura della repubblica di Roma.
L'ordinanza si riferisce ad una rapina compiuta un anno fa nell'agenzia del Credito Italiano di via Boncompagni a Roma. In quell'occasione le telecamere a circuito chiuso dell'istituto di credito ripresero due banditi travestiti con parrucche e baffi finti. Proprio da quelle immagini la polizia ha identificato Sortino, il quale è poi stato riconosciuto dai testimoni della rapina. Luigi Sortino, che è stato in passato più volte inquisito nell'ambito delle inchieste sull'estrema destra, si trovava in stato di libertà.7 luglio - La necessita' di abolire il segreto di Stato per scoprire i mandanti politici delle stragi e' stata auspicata dal presidente dell'Unione familiari delle vittime delle stragi, Paolo Bolognesi, in un'intervista rilasciata a Radio 24. "Per quanto riguarda i mandanti politici - ha detto Bolognesi parlando anche dell'ultima sentenza su Piazza Fontana - anche se dal punto di vista politico si intravvedono gli scenari, dal punto di vista giudiziario mancano completamente". Secondo Bolognesi: "E' una lacuna che incide pesantemente sulla democrazia in Italia. Per arrivare ai mandanti politici bisogna abolire il segreto di Stato. Non lo chiediamo solo al governo Berlusconi. Gia' dal 1984 come Unione avevamo presentato la proposta di legge per l'abolizione del segreto di Stato".
8 luglio - Graziella Mascia, deputato di Rifondazione Comunista, visita nel carcere di Regina Coeli Norberto Natali, uno dei detenuti di Iniziativa Comunista in carcere dal maggio scorso. "Roberto Natali - afferma Graziella Mascia - si trova in condizioni di detenzione assolutamente incompatibili con le sue condizioni di salute. Natali, infatti, e' quasi cieco e invalido al cento per cento. Ne avrebbe diritto, ma non puo' invece usufruire ne' di cure adeguate, ne' di quell' accompagnatore che aveva prima della detenzione. Le sue condizioni sono incompatibili con quelle norme che devono essere rispettate anche per coloro che sono in custodia cautelare". Per questo la deputata del Prc ha sollecitato le autorita' preposte "a dar luogo a tutti i provvedimenti improrogabili ed urgenti atti ad eliminare le gravi condizioni di detenzione di Natale".
25 luglio – Un comunicato dell’ “Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980” annuncia lo spettacolo “2 ottobre 1980, stazione di Bologna: OMISSIS”, testo teatrale in due atti di Raja Marazzini e Stefano Paiusco, un racconto sotto forma di monologo interpretato e diretto da Stefano Paiusco. Scritto in più di due anni da Stefano Paiusco, attore monologhista e Raja Marazzini, scrittore milanese, il testo vuole ricostruire un periodo storico tra i più difficili e meno chiari della storia italiana. Partendo dal racconto di quell’orrendo crimine, questo testo dirompente arriva ad analizzare il potere ed il modo in cui l’uomo lo gestisce, a volte anche sulla pelle di altri uomini. Il lavoro è prodotto da “Il circolo dei filosofi ignoranti”, che afferma di dedicarsi “a promulgare l’arte sotto ogni forma. Scrittori, musicisti, pittori, chiunque possiede un talento particolare che incontrerebbe difficoltà di inserimento nei circuiti commerciali tradizionali, può trovare qui un’ isola per far approdare la propria arte senza dover accettare compromessi di qualsiasi natura”.
27 luglio – L “Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980”, in un comunicato firmato dal presidente dell’ associazione, Paolo Bolognesi, e indirizzato ai direttori dei giornali, scrive:
Il prossimo 2 agosto ricorre il 21° anniversario della strage alla stazione di Bologna. 85 morti, e 200 feriti. L' "Associazione tra i familiari delle vittime" continua a chiedere giustizia e verità e l'impegno del nuovo Parlamento alla discussione della legge di iniziativa popolare sull'abolizione del segreto di stato per i reati di strage e terrorismo. Giace nei cassetti del Parlamento dal 1984 e non è mai stata discussa. Si tratta oggi dell'unica possibilità per giungere ai mandanti politici che hanno ispirato queste e altre stragi. Ci appelliamo alla sensibilità e all'impegno civile e democratico degli Organi di informazione perché, in questo 21° anniversario, si dia spazio e visibilità alle mille problematiche dei familiari delle vittime, delle loro richieste, dei loro bisogni. Almeno per un giorno crediamo sia possibile trascurare le interessate menzogne dei due terroristi Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, colpevoli e condannati con sentenze passate in giudicato per la strage alla stazione di Bologna. Essi non sono certo, come sono stati sovente dipinti, gli unici "capri espiatori" di una vicenda insondabile. Per coprire le loro responsabilità e le responsabilità di chi armò la loro mano si sono mossi ( e sono stati condannati) uomini dei Servizi segreti, della P2, della Banda della Magliana. Il solo fatto, che Mambro e Fioravanti siano di recente stati eletti dirigenti di un partito politico dimostra di quali protezioni possano ancora godere. Riteniamo offensivo alla memoria dei morti e delle centinaia di feriti, proseguire nella santificazione di due criminali che, oltre alla strage, sono responsabili delle uccisioni di magistrati, agenti di polizia, carabinieri, avversari politici, semplici cittadini inermi e di decine di rapine e reati di ogni tipo. Nel segnalarLe ciò Signor Direttore, non è certo nostra intenzione insegnare a Lei ed ai Suoi Giornalisti come fare informazione. Né tanto meno suggerirLe quali notizie vadano date o meno ai lettori del Suo giornale. Ci limitiamo solo a segnalarLe, per completezza di informazione, quanto emerso da anni di indagini e di processi (alcuni dei quali ancora in corso), perché crediamo che sia importante che le responsabilità di cui sopra vengano portate a conoscenza dei cittadini. Se in questi anni abbiamo continuato a chiedere giustizia e verità e ancora oggi chiediamo sia fatta piena luce anche su mandanti e ispiratori politici della strage, è perché riteniamo che senza esigenza di memoria e pretesa di giustizia non vi sia vita collettiva che abbia un senso ed un valore. In questi 21 anni l'impegno civile degli Organi di informazione ci ha dato forza, visibilità, ci ha permesso di affrontare battaglie sempre difficili, e comunque spesso vinte nel corso del tempo. Certi di trovare in Lei e nella Sua testata un prezioso alleato per continuare ancora la nostra battaglia di verità e segnalandoLe che i nostri archivi sono a disposizione per ogni richiesta di informazione e approfondimenti, Le porgiamo distinti saluti.30 luglio - Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, invia all' avv. Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980 il seguente messaggio:
"Sono trascorsi ventuno anni dalla strage che insanguino' la citta' di Bologna, ma il ricordo del sacrificio delle vittime e' sempre vivo e presente nella coscienza della Nazione. Esprimo la mia commossa solidarieta' ai loro familiari. E' necessario impegnarsi per coltivare un dovere della memoria che sia di monito e di sprone per una rinnovata responsabilita', in difesa dei valori di giustizia, di liberta', di rispetto delle ragioni della convivenza. Dobbiamo con fiducia operare per costruire una comunita' che sappia promuovere e consolidare una realta' di pace, di concordia, di rinnovamento civile e materiale nel mondo. E' il modo migliore per onorare tutte le vittime innocenti. Con commozione, invio ai presenti alla cerimonia un pensiero e un saluto affettuosi". Messaggi anche da parte del Presidente della Commissione Europea Romano Prodi e della presidente del Parlamento Europeo Nicole Fontaine.30 luglio - Enzo Fragala', capogruppo di AN in commissione Giustizia, chiede che sulla strage di Bologna non ci si perda in retorica ma si cerchi ancora la verita'. La proposta di Fragala' e' che sia la commissione Mitrokhin ad indagare sui fatti di Bologna, perche' la strage va inquadrata "in un contesto storico e politico assai differente da quello descritto nelle sentenze". "Sentenze - continua l'esponente di An - che hanno raggiunto la verita' giudiziaria esclusivamente con le dichiarazioni di pentiti giudicati inattendibili da diversi tribunali". La strada indicata da Fragala' e' quella "del doppio binario: revisione del processo da un lato, per la verifica delle dichiarazioni di Sparti e Digilio, ricostruzione del quadro geopolitico internazionale dall'altro". Mauro Zani, segretario dei Ds dell' Emilia-Romagna, replica: "Leggendo la dichiarazione dell' on.Fragala', a due giorni dal 21/o anniversario del 2 agosto si ha la netta sensazione dell' arroganza della destra nel momento in cui dispone di una maggioranza parlamentare". "Non solo - aggiunge Zani - si inventano ben tre commissioni d' inchiesta contro l' opposizione, negando per la prima volta nel dopoguerra una commissione d' indagine parlamentare proposta dall' opposizione sulla vicenda di Genova, ma si vuole usare la commissione sul caso Mitrokhin per ridisegnare il quadro geopolitico della strade di Bologna. Non c' e' limite alla spudoratezza della destra. Sta a vedere che il revisionismo post-fascista arriva fino al punto da stabilire che la strage di Bologna l' ha fatta il Kgb in combutta con la sinistra. Siamo davvero al di la' del bene e del male. Si spera che nella Casa delle liberta' sia rimasto un barlume di buon senso e che queste sortite, anche in vista della presenza del Presidente della Camera a Bologna, vengano lasciate alla responsabilita' di chi le ha concepite".
31 luglio - I No Global del Bologna Social Forum annunciano che parteciperanno al corteo in occasione del 21/o anniversario della Strage del 2 agosto con uno striscione con la scritta:"12 dicembre 1969 Milano - 2 agosto 1980 Bologna - 20 luglio 2001 Genova. Stragi e omicidi sono di Stato". I manifestanti sfileranno da Piazza Nettuno fino alla stazione portando al collo un cartello con la scritta "Un altro lutto" e, una volta terminato l' intervento del presidente dell' associazione Familiari delle vittime, abbandoneranno il piazzale Medaglie d'Oro. I No global distribuiranno il testo di una lettera aperta inviata all' Associazione familiari delle vittime in cui spiegano che la loro adesione alla manifestazione non e' un tentativo di strumentalizzazione, ricordano che i piu' anziani di loro hanno sempre partecipato alla giornata della memoria "per ricordare un evento luttuoso, chiedere la verita' e sostenere la legge per l' abolizione del segreto di stato nei reati di strage e di terrorismo, che giace in Parlamento da 17 anni".
1 agosto – Comunicato dell’ Associazione dei familiari delle vittime della strage della stazione di Bologna:
Si avvicina il 21° anniversario della strage alla stazione di Bologna. Anche quest'anno, il 2 Agosto, scenderemo in piazza con immutato dolore per ricordare le vittime di quell'ignobile attentato, le 85 vite innocenti spezzate, ma anche per ricordare ciò che da più parti si vorrebbe cancellare: le responsabilità dei carnefici.
A collocare la bomba furono i terroristi neofascisti Giusva Fioravanti e Francesca Mambro. A depistare le indagini furono il faccendiere Francesco Pazienza, il venerabile Licio Gelli, gli appartenenti al Sismi: il generale Musumeci, il colonnello Belmonte, il capocentro del Sismi a Firenze Federico Mannucci Benincasa , l'intimo amico di Fioravanti ed esponente di spicco della Banda della Magliana Massimo Carminati.
Neofascisti, loggia massonica P2, servizi segreti, Banda della Magliana: una brutta storia italiana a cui noi pretendiamo si arrivi fino in fondo per poter giungere anche ai mandanti e agli aspiratori politici della strage, perché la verità sia completa.
Purtroppo però, e come sempre, c'è chi questa verità non vuole che venga scoperta e divulgata, e tanti, troppi remano in senso contrario al nostro.
Nel manifesto di quest'anno abbiamo scritto:
"FARE CHIAREZZA SUI MANDANTI E' UN DOVERE ISTITUZIONALE.
IL NUOVO PARLAMENTO NE SIA CONSAPEVOLE."
Abbiamo maturato la ragionevole convinzione che non sempre anche al massimo livello istituzionale ci sia stata la consapevolezza della doverosità delle risposte.
Hanno cercato di far credere che la chiusura degli anni di piombo si potesse attuare liberando coloro che erano in carcere, questo è un modo per stravolgere la storia del nostro paese. Quegli anni e quel periodo si chiuderanno solo facendo i conti col nostro passato, con la verità, smascherando e colpendo coloro che hanno utilizzato il terrorismo e le stragi come strumento di lotta politica, i mandanti e gli ispiratori politici.
Dopo aver combattuto contro tanti depistaggi giudiziari, oggi ci troviamo a dover combattere una impari lotta contro uno squallido depistaggio mediatico, mirato a far dubitare l'opinione pubblica della colpevolezza dei terroristi Mambro e Fioravanti, in relazione alla strage di Bologna. A questo ennesimo tentativo di seppellire la verità opponiamo, come sempre, la forza dei fatti: le sentenze passate in giudicato.
Chiunque può capire che non avremmo nessun interesse ad accusare Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, se ci fosse in noi anche solo minimo dubbio che siano estranei alla strage.
Non ci servono capri espiatori. Saremmo felici dopo tanto dolore di lasciare rimarginare nel silenzio le nostre ferite, ma per farlo dovremmo rinunciare alla verità, che consideriamo l'unico modo per onorare realmente i nostri morti e per poter andare avanti.
Non è stato facile per noi affrontare una vicenda giudiziaria lunga e faticosa, ricordare quei momenti che ci hanno segnato nel corpo e ci hanno strappato gli affetti più cari, mentre alle udienze i tanto altruisti Francesca Mambro e Valerio Fioravanti ci ridevano in faccia.
Lasciamo a voi giudicare se questo è un comportamento da innocente accusato ingiustamente, da capro espiatorio, da essere umano. Certamente, è l'atteggiamento di chi sa che se la caverà comunque.
E i fatti hanno dato loro ragione: mentre noi e molti altri feriti e familiari del lungo elenco di vittime innocenti di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti ancora lottiamo per ricostruire una vita mutilata e per ottenere completa verità, tra mille difficoltà ed ostacoli, Mambro e Fioravanti, a dispetto della condanna per la strage di Bologna (loro inflitta sulla base di riscontri e fatti incontrovertibili, che chiunque può consultare sul nostro sito Internet), dei loro 6 ergastoli a testa e dei più di 200 anni di carcere a cui sono stati condannati per una lista lunghissima di reati, hanno finito per scontare per ogni persona uccisa, solo 2 mesi. Non hanno mai collaborato con la giustizia, anzi. Ma proprio per il loro silenzio e le loro menzogne sono stati premiati.
Concedono spesso interviste a TV e giornali, scrivono libri con prefazioni prestigiose, Valerio Fioravanti ha scritto la sceneggiatura di un film sovvenzionato dalla RAI.
L'anno scorso Francesca Mambro che ha reso orfane e vedove decine di donne, è diventata testimonial dell'8 marzo, la festa della donne.
E per Francesca Mambro e Valerio Fioravanti che non hanno nessun scrupolo a sfruttare una notorietà costruita sul sangue e sulla morte di vite innocenti si prepara pure una carriera politica: sono stati infatti eletti come dirigenti di un partito politico, e forse un giorno non lontano si candideranno in Parlamento.
Non riteniamo sia giusto che per simili efferati delitti debbano esservi applicazione di pene così inadeguate.
Si viene meno alla certezza della pena, con grave danno alla credibilità della legge stessa.
In questo paese esiste una forma di garantismo crudele che bolla come giustizialisti coloro che chiedono il rispetto della legge e la certezza delle pene e fa venire meno il principio della responsabilità su cui si basano i presupposti della società civile.
Qualcuno ha detto che la più grande maledizione che possa colpire una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile. Sempre più spesso vediamo che il crimine paga, e più è atroce e più paga.
In un Paese ove due stragisti condannati per 98 omicidi diventano dirigenti di un partito politico, può veramente succedere di tutto.
Dall'aprile di quest'anno, grazie all'impegno della nostra Associazione, da tempo impegnata, assieme ad altre associazioni, nel difendere i diritti di tutte le vittime di delitti è stato insediato presso il Ministero della Giustizia "l'Osservatorio sui problemi e sul sostegno delle vittime dei reati".
È uno strumento utile per conoscere le problematiche delle vittime, e per elaborare proposte legislative che riconoscano loro almeno gli stessi diritti e le tutele riservate agli imputati.
Ci auguriamo che il nuovo Governo dia ampio sostegno a questo strumento che è costato anni di lavoro alle vittime per la sua realizzazione.
Ai nuovi parlamentari ricordiamo che al Senato, da 17 anni, è depositata una legge di iniziativa popolare, presentata dall'Unione Familiari Vittime delle stragi, corredata da 100 mila firme, che deve essere ancora discussa.
Quella legge ha un titolo "ABOLIZIONE DEL SEGRETO DI STATO NEI DELITTI DI STRAGE E TERRORISMO".
I precedenti Parlamenti hanno dimostrato la scarsa volontà di fare chiarezza, di mettere a punto quegli strumenti che permettano di colpire i mandanti e gli ispiratori politici delle stragi e di coloro che per salvaguardare il loro potere hanno costretto il Paese a pagare, con centinaia di morti e feriti, un alto tributo di sangue.
Non si può e non si deve, se vogliamo vivere in un Paese democratico, stravolgere la nostra storia che deve costantemente fare i conti col proprio passato.
Quegli anni si potranno chiudere solo con la verità, tutta la verità mettendo di fronte alle proprie responsabilità coloro che hanno utilizzato il terrorismo e le stragi come strumento di lotta politica.
Il nuovo Parlamento deve inaugurare una nuova stagione di verità, ove non vi sia più spazio per il segreto di stato nei delitti di strage e terrorismo e chi ha attentato alla vita democratica del Paese venga finalmente punito, aprire gli armadi non deve essere solo lo slogan abusato e mai messo in pratica, ma una metodica volontà che si registra con i fatti giorno per giorno.
Finché ciò non avverrà non cesseremo la nostra denuncia, faremo tutto ciò che sarà possibile per smuovere questa classe politica troppo spesso sorda, per farle assumere tutte le sue responsabilità; occorre uscire dalla logica che la verità sul terrorismo e sulle stragi è un lusso che non possiamo permetterci, occorre prendere coscienza che giustizia e verità sono un dovere di tutti i cittadini e soprattutto di coloro che hanno responsabilità parlamentari e di governo.
Anche quest'anno, molti cittadini si stringeranno attorno ai familiari delle vittime ed ai feriti, questo ci da la forza di continuare questa battaglia che è sempre più una battaglia di tutti.
Chiedere tutti che, chi ne ha il potere utilizzi tutti gli strumenti in suo possesso per arrivare alla verità, basta con le comode frasi di circostanza e di compianto sulle bare, vogliamo vedere dei fatti che ancora oggi, dopo 21 anni, non abbiamo visto.
Il 2 agosto tutti a Bologna, per non dimenticare l'eccidio e per chiedere assieme giustizia e verità.1 agosto - Maurizio Puddu, presidente dell' Associazione vittime del terrorismo, auspica che durante la manifestazione del 2 agosto in ricordo della strage di Bologna, cui partecipera' anche il Bologna Social Forum, "non avvengano strumentalizzazioni che farebbero soltanto il gioco degli estremisti e dei violenti". "I fatti di Genova - spiega Puddu - non hanno nulla a che vedere con il terrorismo, ma la violenza va comunque isolata garantendo le forze dell' ordine, che lavorano per la salvaguardia della liberta' di tutti". Domani Puddu sara' a Bologna per partecipare alla manifestazione in occasione del 21/o anniversario della strage terroristica in cui persero la vita 85 persone. "Non potro' partecipare al corteo - annuncia - ma saro' sul palco insieme al presidente dell' Associazione familiari Paolo Bolognesi e alle autorita' per portare la mia solidarieta' alle famiglie che hanno perso i loro cari in quell' attentato". Dopo aver chiarito di essere "sempre a favore della liberta' di manifestare pacificamente", Puddu condanna la violenza espressa da alcune frange di manifestanti a Genova e difende l' operato delle forze dell' ordine. "Chi dissente - afferma - ha il diritto di manifestare pacificamente, non quello di attrezzarsi per fare una guerriglia alla polizia. I violenti vanno isolati e condannati, le forze dell' ordine devono essere garantite nel loro impegno e non minacciate e addirittura assalite. Domani a Bologna - conclude - ci saranno anche i rappresentanti del Bologna Social Forum: "mi auguro che tutto vada per il meglio e che non avvengano strumentalizzazioni che farebbero soltanto il gioco degli estremisti e dei violenti".
2 agosto - Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, nell' intervento conclusivo alla cerimonia per il 21° anniversario della strage alla stazione di Bologna, dice: "Le inchieste parlamentari perdono la strada se divengono il modo di contrapporre diverse realta' o per creare "una verita' negoziata" tra le forze politiche". Casini ha ricordato che sulla strage di Bologna le verita' giudiziarie sono state stabilite nel corso di "cinque lunghi processi", ma "queste verita' non bastano", e anche le "commissioni parlamentari di inchiesta non sono state in grado di fare i conti sino in fondo con la terribile portata di questa vicenda". Per questo oggi le commissioni non possono portare a una "verita' negoziata". "Con le inchieste il Parlamento funziona - ha aggiunto - se riesce a proporsi come forza di approfondimento e pacificazione, capace di riunificare il paese". Casini si e' anche impegnato a "fare il possibile perche' il nuovo Parlamento" discuta e decida" sulla proposta depositata da 17 anni in Parlamento sulla modifica della disciplina del segreto di Stato e per la prevenzione delle azioni di depistaggio, una richiesta avanzata puntualmente ogni anno dall'associazione dei familiari delle vittime. La cerimonia per la commemorazione delle vittime era stata aperta dal presidente dell'associazione fra i familiari Paolo Bolognesi che ha avanzato di nuovo e con forza la richiesta che si giunga a conoscere la verita' "smascherando anche i mandanti, gli ispiratori politici della strage". "Purtroppo c'e' chi questa richiesta non vuole che venga divulgata, troppi remano contro", ha osservato fra gli applausi della folla Bolognesi, e ha poi criticato come aveva fatto l' anno passato i trattamenti favorevoli rispetto al regime carcerario di cui hanno goduto molti terroristi fra cui gli esecutori materiali della strage, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, "da tempo di fatto liberi, trattati dai massimi quotidiani nazionali come star". Casini e' stato a lungo fischiato anche se ha continuato il suo intervento senza fermarsi e solo in conclusione ha detto, rivolto ai contestatori: "Questi schiamazzi non umiliano me, ma queste vittime. Il presidente della Camera, scambiando poi alcune battute con i giornalisti a proposito della contestazione, ha aggiunto: "Le proteste sono il sale della democrazia, guai a un paese in cui non si potesse protestare contro le piu' alte cariche istituzionali. La protesta - ha osservato ancora Casini - deve essere civile, perche' se e' incivile non umilia gli esponenti istituzionali ma la ragione profonda per cui siamo qui. Oggi i protagonisti non siamo noi, sono le 85 vittime della strage". Per Mariella Magi Dionisi, presidente dell' associazione "Memoria", che raccoglie i familiari delle vittime provocate dal terrorismo tra le forze dell' ordine e i magistrati, sono stati "vergognosi" i fischi a Casini. "E' stato un comportamento vergognoso perche' eravamo a Bologna per commemorare dei morti e a chiedere verita' e giustizia: due valori che devono accomunare tutti" ha detto Mariella Magi Dionisi, vedova dell' agente di polizia Fausto Dionisi ucciso da un commando di Prima Linea. "I morti - ha aggiunto la presidente di 'Memoria' - hanno bisogno di silenzio, impegno democratico e legalita'. Ma oggi - ha aggiunto - la sensazione piu' brutta e' stata quella di vedere il rischio di un paese spaccato. E questo e' l' aspetto piu' pericoloso".
2 agosto - Nel 21° anniversario della strage di Bologna, Armando Cossutta chiede "che sia finalmente tolto il segreto di stato sui tragici eventi che hanno insanguinato il nostro paese", i cui mandanti, "hanno trovato - afferma - sostegno, appoggi e copertura all'interno del Patto Atlantico". "Se dunque - prosegue il presidente del Pdci - non possiamo che apprezzare le parole pronunciate dal presidente della Camera nell'anniversario della strage di Bologna, con altrettanta nettezza chiediamo che le massime cariche della Repubblica provvedano al piu' presto ad approvare la legge sul segreto di stato", perche' "ai parenti delle vittime della bomba fascista che da 21 anni attendono la verita', alla coscienza civile e democratica di questo paese non si possono offrire buoni intenti e riflessioni sulla stagione delle stragi". Secondo Cossutta, "la strategia della tensione, le stragi di Ustica e di Bologna sono non un male oscuro, ma il frutto di un progetto 'destabilizzate per stabilizzare', per precipitare l'Italia nel caos e bloccare il rinnovamento sociale e politico del paese". "Senza verita' non vi puo' essere, come sento da piu' parti, perdono", prosegue Cossutta, che lancia infine il suo appello: "chi sa deve parlare, gli archivi devono essere aperti, i responsabili e i mandanti devono pagare".
2 agosto - A "Radio Popolare", Libero Mancuso, uno dei magistrati che rappresento' l'accusa al processo di primo grado per la strage alla stazione di Bologna, dichiara che "E' piu' difficile indagare su Genova che sulla strage di Bologna". "E' chiaro - ha detto Mancuso nell'intervista alla radio che ne ha diffuso un sunto - che ogni volta che pezzi dello Stato debbano rispondere di episodi cosi' rilevanti penalmente, scattano protezioni e coperture, anche perche' non si sa mai dove finisce la catena delle complicita' e quindi dell'omerta' di Stato". Per il magistrato bolognese, sempre secondo il sunto diffuso da Radio Popolare, uno dei "dati piu' allarmanti che si sono visti a Genova - ha detto - e' questa sorta di violenza culturale dentro le forze di polizia contro i 'rossi', contro i diversi, contro coloro che non accettano le regole di questo gioco, di uno Stato che vuole diventare sempre piu' regime. Questa e' la cosa piu' allarmante, da sconfiggere politicamente: una cultura reazionaria dentro i corpi dello Stato che non si e' riusciti a sanare malgrado i cinque anni di governo di centro sinistra". Enzo Fragala', di An, definisce "incredibili" le affermazioni di Mancuso. Secondo Fragala', le affermazioni di Mancuso dimostrano due cose: la prima "e' che esiste e persiste la categoria dei procuratori militanti e politicamente schierati", e la seconda "e' che se questo era l'abito mentale di uno dei magistrati che hanno istruito il primo processo per la strage di Bologna", allora "e' assolutamente improcrastinabile una revisione del processo" anche alla luce di alcuni fatti nuovi e "delle notizie e dei riscontri emersi in commissione stragi sul quadro internazionale in cui e' maturata la strage". "Nel merito - conclude Fragala' - il minimo che possa fare il Csm e' aprire un fascicolo per verificare eventuali incompatibilita' ambientali e funzionali del magistrato Mancuso". Anche il ministro della Giustizia, Roberto Castelli interviene sulle dichiarazioni di Mancuso. "Mi domando - si chiede il ministro - quale obiettivita' di giudizio puo' avere un magistrato che rilascia dichiarazioni di questa natura, oltretutto su fatti che nemmeno conosce se non attraverso i media". Castelli conclude annunciando che si riserva di valutare le dichiarazioni di Libero Mancuso anche sotto il profilo della loro rilevanza disciplinare.
16 agosto - Viene riparato l' orologio della stazione di Bologna che segnava le 10.25, le ore e i minuti dell' esplosione della bomba del 2 agosto 1980. L' orologio, ben visibile sul piazzale di accesso, era rimasto fermo sulle 10.25 dal 1996 per un guasto seguito ad uno dei tanti stop dovuti a richieste per riprese televisive o cinematografiche, ma alle Fs erano anche arrivate proteste di viaggiatori fuorviati da quell' orario sbagliato. Per una ragione pratica Grandi Stazioni e Infrastrutture ferroviarie hanno cosi' deciso, mesi fa, la riattivazione che si e' concretizzata oggi. Contraria, da subito, l' Associazione tra i familiari delle vittime e contrari il capogruppo Ds-Due Torri e il vicepresidente del Consiglio comunale Davide Ferrari e Maurizio Cevenini. "Se confermate, le motivazioni delle Fs appaiono risibili", ha detto Ferrari, sostenendo che "devono prendere l' iniziativa il sindaco e il Comune "per porre riparo a questo grave danno alla memoria e alla cultura di Bologna". Ferrari ha proposto una mostra permanente, Cevenini ha chiesto di togliere l' orologio da quella posizione di collocarlo nel piazzale antistante "a memoria permanente della strage". Dalle Ferrovie hanno fatto capire che si trovera' una soluzione per non privare la stazione di quel simbolo.
18 agosto - L' Associazione familiari delle vittime della strage di Bologna ha chiesto a Giancarlo Cimoli, amministratore delegato di Ferrovie Spa, di riportare le lancette dell' orologio della stazione di Bologna alle 10.25, l'ora in cui esplose la bomba che causo' 85 morti e 200 feriti. La richiesta e' contenuta in un telegramma in cui il presidente dell' Associazione, Paolo Bolognesi, ha scritto: "I familiari delle vittime ritengono un fatto grave l' aver voluto cancellare un simbolo della memoria come l' orologio fermo alle 10.25, ora della strage. Chiediamo con forza l' immediato ripristino". Anche i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, a Firenze, chiedono alle Ferrovie che l'orologio della stazione di Bologna sia nuovamente fermato all'ora della strage di ventuno anni fa."L' Associazione per la strage di Firenze - afferma la vice presidente Giovanna Maggiani Chelli - oltre ad esprimere solidarieta' alla citta' di Bologna ribadisce l'importanza della Memoria per le stragi d' Italia e piu' che mai sente il bisogno di portare all'attenzione quanto le stragi di questo Paese non vadano dimenticate neppure per un momento. Non possono essere banali problemi di amministrazione quotidiana a giustificare interventi che denotano gravi distrazioni. Non possiamo minimamente pensare che riattivare l'orologio di Bologna sia stato voler esorcizzare un pericolo che non possiamo purtroppo escludere essere ancora latente". Le Ferrovie dello Stato, dopo le polemiche scaturite dalla decisione di rimettere in funzione l'orologio della Stazione di Bologna, pur difendendo la decisione assunta, rispondono all'appello lanciato dai familiari delle vittime e danno disponibilita' a trovare una soluzione con l'amministrazione comunale. "La decisione - spiegano le Fs in un comunicato stampa – di rimettere in funzione l'orologio della stazione di Bologna e' stata presa dalle Ferrovie dello Stato solo ed esclusivamente per ovviare ad un disagio segnalato da numerosi viaggiatori. Ci rendiamo conto naturalmente - sostengono - che l' orologio e' diventato negli anni il simbolo di una memoria per tutti i bolognesi e siamo quindi pronti a considerare con le autorita' cittadine ogni soluzione che possa restituire l'orologio al suo valore di simbolo. E' profondamente sbagliato immaginare in questa decisione motivi diversi da quelli di una normale funzionalita' della stazione di Bologna".
21 agosto - L' orologio della stazione di Bologna torna a fermarsi alle 10.25, dopo le proteste suscitate dalla rimessa in moto delle lancette. Per evitare comunque ogni confusione, ci sara' anche una dicitura in ricordo di quel mattino, quando alle 10.25 esplose la bomba nella sala d'aspetto di seconda classe. Il presidente dell' Associazione familiari delle vittime, Paolo Bolognesi, ha ringraziato "la stampa e i cittadini che hanno sentito o sostenuto l' associazione in questa ennesima battaglia per non dimenticare".
2 ottobre - "Il Corriere della sera"
Oggi i giudici di Firenze decideranno se concedergli la semilibertà
Tuti: "In Italia il terrorismo è morto"
LIVORNO - "Alleanze tra terroristi italiani e gruppi islamici sono impossibili. Intanto perché il terrorismo in Italia è morto e poi perché le distanze sarebbero inconciliabili. Anche nell'omicidio D'Antona secondo me il terrorismo non c'entra. Ad uccidere il sindacalista è stato qualcos'altro. La stessa oscura entità delle stragi di Bologna, di Piazza Fontana e dell'Italicus. Ma non chiedetemi cosa. Ho condotto indagini dal carcere dove vivo da 27 anni. Adesso siete voi, uomini liberi, che dovete cercare la verità". L'ex terrorista nero Mario Tuti, 54 anni, oggi ergastolano, parla a ruota libera. L'occasione è un concerto nel carcere di Livorno del pianista Ilio Barontini. Tuti, insieme ad alcuni detenuti ha curato le scenografie e una straordinaria proiezione multimediale dedicata a Beatles. Stamani i giudici di Firenze decideranno se concedere e all'ex terrorista la semilibertà, ma a lui sembra non interessare. "Dopo quasi trent'anni di galera - spiega -, fuori c'è solo la realtà virtuale". Tuti rifarebbe tutto quello che ha fatto.
"Cercherei, forse, di non uccidere. Prima di essere arrestato, dovevo assassinare a sangue freddo un avversario. Non l'ho fatto".19 ottobre - Comunicato dell' Associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna:
Nell'inserto del Corriere della Sera del 18.10.2001 si chiamano i terroristi italiani a spiegare il terrorismo internazionale. E' lo stragista Valerio Fioravanti a riproporre la pista araba e libica, già suggerita, a fini di intossicazione delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna del 2 Agosto 1980, con miserabili fandonie, dai nostri servizi segreti guidati da piduisti e dal Gran Maestro della loggia Massonica P2 Licio Gelli. Per questa strage e per questi depistaggi a carico di costoro è stata emessa una condanna definitiva. Non solo, ma si arriva a riproporre, pescandola nei bassifondi delle loro coscienze, la superiorità dell'occidente sul mondo islamico. E' vergognoso che un giornale nazionale come il Corriere della Sera dia spazio a farneticazioni tanto strumentali e volgari.
Il Presidente
Paolo Bolognesi23 ottobre - Il consiglio comunale di Bologna approva un ordine del giorno della maggioranza in cui si auspica che l' associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto "voglia prendere in considerazione l' eventualita' di abolire la parola 'fascista' sulla lapide alla stazione". L' ordine del giorno, presentato dal consigliere Niccolo' Rocco di Torrepadula, e' stato approvato con 10 voti favorevoli e nove contrari, mentre il sindaco Giorgio Guazzaloca era fuori dall' aula. Nel documento si invita inoltre la giunta "a farsi parte attiva presso il governo e il Parlamento per sollecitare la discussione della proposta di legge di iniziativa popolare volta ad abolire il segreto di Stato nei delitti di strage e di terrorismo, e il risarcimento delle quattro vittime che ancora non hanno avuto quanto a loro dovuto". Il segretario della federazione Ds di Bologna, Salvatore Caronna, ha protestato commentando che "per l' attuale maggioranza non contano le sentenze della magistratura (emesse in vari gradi di giudizio) che definiscono quella del 2 agosto una strage di stampo fascista". Paolo Bolognesi, presidente dell' associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna, replica:"E' un auspicio che non sta ne' in cielo ne' in terra. Un' operazione di questo tipo, visto che e' avanzata all' interno del consiglio comunale, e' offensiva per tutta la citta', non solo per le vittime della strage di Bologna. Non si capisce come mai quell' ordine del giorno contenga due cose civili come la sollecitazione a discutere la proposta di legge per abolire il segreto di stato e a fare avere il risarcimento a coloro che, dopo 21 anni, non lo hanno ancora avuto, e poi le mescoli con un simile auspicio. La matrice fascista della strage e' una verita' storica e giudiziaria che non puo' essere contravvenuta perche' lo auspica un ordine del giorno. In secondo luogo bisogna essere molto chiari: un' iniziativa come questa vuol dire fare opera di disinformazione e l' Associazione delle vittime non si prestera' mai a operazioni di questo genere".
24 ottobre - Presso la sala di citta’ del Palazzo comunale di San Lazzaro di Savena (Bologna) e’ presentato il libro “Un attimo, vent’ anni” di Daniele Biacchessi, edizioni Pendragon. Il libro: è la storia dell'Associazione familiari vittime della strage del 2 agosto 1980 e delle battaglie civili che ha portato avanti durante i vent'anni della sua attività. Racconta le esperienze degli uomini e delle donne che le hanno dato vita e dei rapporti, non sempre facili, tra familiari e Stato. L'autore narra le vicende legate alla strage, partendo dalle storie personali delle vittime e dai minuti che precedettero l'esplosione; poi i soccorsi, l'inizio delle indagini, e via via tutto quello che è accaduto fino ad arrivare ai giorni nostri, con uno stile che è più da romanzo che da saggio per la tensione e il coinvolgimento emotivo che queste pagine sprigionano. Contiene inoltre interviste inedite ai familiari e a quanti hanno conosciuto nel corso di questi anni l'operato dell'Associazione: politici, avvocati, giornalisti, magistrati.
24 ottobre - Il sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca, che l'altra notte non era presente nel momento in cui il consiglio comunale votava l'ordine del giorno nel quale si chiedeva ai familiari delle vittime di togliere l' aggettivo 'fascista' dalla lapide che ricorda la strage, ha espresso il proprio parere con una dichiarazione di due righe:"Fino a quando saro' sindaco di Bologna, la lapide che ricorda le vittime della strage del 2 agosto non si tocca. Chi verra' dopo di me, decidera' come meglio crede". Paolo Bolognesi, presidente dell' Associazione tra i familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980, ha definito "importante" la prese di posizione del sindaco. "E' una prima risposta - ha spiegato - che quantomeno tranquillizza l' Associazione. Speriamo che prenda posizione l' intero Consiglio comunale". Niccolo' Rocco di Torrepadula, presentatore dell' ordine del giorno, commenta invece:"Le scomposte, irate, faziose e strumentali reazioni al mio odg che chiede, con forza, l' abolizione del segreto di stato nei delitti di strage e terrorismo, ed il risarcimento alle ultime quattro famiglie delle vittime, e auspica che l' Associazione prenda in considerazione l' eventualita' di togliere la parola 'fascista', dimostrano ancora una volta come equilibrio, buon senso e volonta' di pacificazione e di unita' nazionale, siano termini ancora lontani dalla mentalita' di qualcuno. Nessuno, ed io meno che meno, intende riscrivere la storia. Nessuno vuole togliere le colpe a chi si e' macchiato di delitti cosi' orrendi: peccato che tutti, forse per smania di visibilita' o per mania di protagonismo, si siano affannati a cogliere gli aspetti marginali del mio odg, e non il 'cuore'; tutti i parlamentari che si affannano a condannare l' odg, per quale oscuro, ma non troppo, motivo non utilizzano le loro energie per fare approvare una legge che abolisca finalmente il segreto di stato? Chi si vuole coprire? Il Presidente Bolognesi, che tanto si e', a torto, indignato, farebbe meglio a porsi questi quesiti".
22 novembre - "La Repubblica, edizione di Bologna
Come fa Mannucci Benincasa a dire di essere stato convinto che Licio Gelli fosse un agente d'oltrecortina?" La domanda resta sospesa in un'aula quasi deserta. L'avvocato Pino Giampaolo, parte civile per il Comune di Bologna, veterano dei processi per strage (26 anni fa il primo, l'Italicus) sventola nuove carte. Documenti presentati ai giudici dell'appello per i depistaggi delle indagini sulla bomba alla stazione del 2 agosto 1980, cominciato ieri mattina. Imputati Massimo Carminati, uno dei leader della Banda della Magliana, condannato in primo grado a 9 anni di carcere; Ivano Bongiovanni, (4 e mezzo) un delinquente comune noto per le sue simpatie di estrema destra e considerato molto vicino agli ambienti della Banda della Magliana; e Federico Mannucci Benincasa (4 anni e mezzo) ex capocentro del Sismi di Firenze che in primo grado si è difeso sostenendo tra l'altro di non sapere esattamente chi fosse Licio Gelli, il Venerabile fondatore della Loggia P2. "Pensavo che fosse un agente dell'ex Urss", ha detto. Ma dalle carte raccolte da Giampaolo e dall'avvocato Andrea Speranzoni risulta che al Servizio segreto militare era noto persino che Gelli era legato al Cic, Counter Intelligence Corp, organismo militare statunitense "che certo non poteva essere confuso con analoghe strutture di oltrecortina". Dai documenti, dei quali è stata chiesta l'acquisizione , viene a galla che latitanti di primo piano, come Stefano Delle Chiaie, Augusto Cauchi e Carlo Cicuttini nel '76, nel primo postfranchismo, erano insieme in Spagna per compiere operazioni "sporche", foraggiati da Gelli.6 dicembre - Paolo Bolognesi, presidente dell' Associazione familiari delle vittime della strage del 2 agosto, riferendosi all' avvio della procedura disciplinare da parte del ministro della Giustizia, Castelli, nei confronti del presidente della Corte d'Assise di Bologna (che fu pm al processo di primo grado per la strage alla stazione) per sue dichiarazioni sul G8 di Genova, dichiara:"Non vorrei che l' attacco al giudice Mancuso fosse l'ultimo attacco al processo per la strage del 2 agosto 1980 e che si cominciasse da lui per arrivare poi a chiedere una revisione del procedimento". "Ho telefonato a Mancuso – ha detto Bolognesi - e gli ho espresso la solidarieta' dell' associazione per cio' che ha detto sul G8, ma soprattutto per tutto quello che ha fatto per il processo sulla strage. Quanto alle sue affermazioni su Genova, basta avere visto la tv per capire che non erano certo eccessive. Ma non vorrei che si toccasse Mancuso per toccare indirettamente il processo", ha ribadito. Quest'anno e' successo di tutto: dall' orologio della stazione che si e' tentato di rimettere in funzione, spostando le lancette dalle 10,25, al tentativo di eliminare l' aggettivo 'fascista' dalla targa, aggettivo che noi abbiamo usato nei manifesti solo nel '94 dopo il processo di appello. Percio' non vorrei che questo fosse l'ultimo attacco del 2001". Bolognesi ha ricordato tra l'altro le affermazioni del capogruppo di An in commissione Giustizia alla Camera, Enzo Fragala' che nei giorni scorsi aveva chiesto la revisione del processo sulla strage di Bologna. L’ associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna annuncia anche, per il 12 dicembre, anniversario della strage di Piazza Fontana, nella sala d' aspetto della stazione di Bologna, tra viaggiatori in attesa e treni di passaggio sui binari vicini, uno spettacolo dedicato a un' altra strage, quella del 2 agosto 1980. "Il nostro obiettivo e' fare si' che non si dimentichi un periodo tragico per il paese e abbiamo scelto il 12 dicembre perche' da li' comincio' la strategia della tensione", ha spiegato Paolo Bolognesi. In scena un monologo di 'teatro civile' che tanto successo ha registrato con artisti come Fo o Paolini. L' attore Stefano Paiusco, accompagnato solo da un percussionista, raccontera' la storia scritta dopo tre anni di ricerche d' archivio, documentazione su atti processuali e della commissione Stragi, insieme a Raja Marazzini. L' unica scenografia sara' una piramide fatta di piccole sedie, che saranno occupate progressivamente da nomi coinvolti nella vicenda. Altre invece resteranno vuote ("ma i nomi si potranno intuire lo stesso", ha rilevato Bolognesi), richiamando il titolo della rappresentazione: “2otto80, stazione di Bologna:omissis”. Sempre nella stessa sala d' aspetto (intitolata a Torquato Secci, fondatore dell' associazione familiari), il 20 dicembre sara' messa in scena un' altra ‘orazione civile’:”Volevo solo andare al mare. 2 agosto 1980”, realizzata da Emanuele Alessandri. La rappresentazione avverra' a ridosso dell' anniversario di un' altra strage su un treno, quella del 23 dicembre 1984, sull' appennino bolognese.
17 dicembre - La Corte di assise di appello di Bologna accoglie la rinnovazione dell' istanza dibattimentale al processo di secondo grado per i depistaggi delle indagini sulla bomba alla stazione del 2 agosto 1980. L' avv.Giuseppe Giampaolo, parte civile per il Comune di Bologna, aveva chiesto l' acquisizione di alcuni documenti sulle attivita' del segreto militare: la Corte ha accolto la richiesta salvo per le carte in lingua spagnola. Imputati sono Massimo Carminati, ex capo della banda della Magliana (condannato in primo grado a nove anni di reclusione), Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del centro Sismi di Firenze (4 anni e mezzo), e Ivano Bongiovanni, pregiudicato per reati comuni con simpatie di destra (4 anni e mezzo). Il processo si tiene con il vecchio rito.
21 dicembre - La Corte di Assise di Appello di Bologna assolve Massimo Carminati, della banda della Magliana, e Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del centro Sismi di Firenze, per i despistaggi delle indagini sulla strage alla stazione del 2 agosto 1980, ribaltando la sentenza di primo grado, del giugno 2000, quando Carminati era stato condannato a nove anni di reclusione e Mannucci Benincasa a 4 anni e mezzo. Il Pg Roberto Mescolini aveva chiesto l' assoluzione per Cerminati e la conferma della condanna (a 4 anni e mezzo) per l' ex direttore del centro Sismi. Mannucci e' stato assolto perche' il fatto non sussiste dall' accusa di calunnia, stessa formula per l' assoluzione di Carminati da quella accusa e assoluzione per prescizione per il reato di detenzioni d' armi. In primo grado c' era anche un terzo imputato, Ivano Bongiovanni, pregiudicato per reati comuni con simpatie di destra, che venne condannato 4 anni e mezzo: il suo appello pero' non era stato dichiarato ammissibile nella fase predibattimentale e cosi' non e' figurato nel processo di secondo grado. «E' un processo in cui l' enormita' del tempo trascorso tra i fatti e l' accertamento giudiziale - ha commentato Paolo Trombetti, uno dei legali di parte civile - ha provocato inesorabilmente questa conclusione. Questo dimostra ancora una volta che il problema piu' pressante e' quello dei tempi della giustizia: invece di litigare sarebbe piu' opportuno lavoraci sopra per migliorare questa situazione». L’ avvocato di parte civile Pino Giampaolo commenta:«Gli imbroglioni sono riusciti a truffare anche la corte. Non era stato cosi' in primo grado. Ci vedremo in Cassazione». Per Paolo Bolognesi, presidente dell' associazione familiari delle vittime della strage del 2 agosto '80, «La tecnica del depistaggio ha colpito ancora». «Non possiamo dimenticare che anche qui il segreto di Stato ha avuto un peso notevole - osserva Bolognesi - perche' ha privato la Corte di accertamenti necessari. La battaglia dell' associazione continua».
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