Almanacco dei misteri d' Italia


La strage della stazione di Bologna
le notizie del 2002
11 gennaio 2002 - NUOVO SITO "PORTALE DELLA MEMORIA"
Il Centro di Documentazione Storico Politico, costituito dall'Istituto Storico Regionale per la storia della Resistenza Ferruccio Parri e la Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, hanno messo in rete il "PORTALE DELLA MEMORIA" che può essere visionato presso il suo sito Web: www.cedost.it . In questa sezione del sito - spiega un comunicato - è contenuto, fra l'altro, l'archivio elettronico "Cronologia italiana 1945-1999: cronologia  delle stragi, del terrorismo e dei progetti eversivi avvenuti in Italia dal 1945 ai giorni nostri". Questo strumento informatico è composto da circa 2000 schede informative sugli eventi relativi a stragi, attentati terroristici e trame oscure della storia dell'Italia repubblicana. Ad ognuna di queste "schede-evento" sono collegati: riferimenti bibliografici, indagini giudiziarie, quadro istituzionale e un dizionario delle organizzazioni citate. L'archivio sarà via via aggiornato fino ad arrivare ai giorni nostri. A breve sarà inserito un ulteriore archivio "Violenza politica in Europa 1969 - 1989", una cronologia dei fatti di terrorismo europeo correlata da bibliografia e documenti. Anche questa cronologia verrà costantemente aggiornata.

30 gennaio 2002 – LIBRO SU ASSOCIAZIONE FAMILIARI VITTIME STRAGE DI BOLOGNA
L’ Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 annuncia che venerdi' 1 febbraio, alle 21, presso l' auditorium delle scuole di Altedo, verra' presentato il libro "Un attimo......vent'anni", di Daniele Biacchessi, edito da Pendragon. Il libro è la storia dell'Associazione familiari vittime della strage del 2 agosto 1980 e delle battaglie civili che ha portato avanti durante i vent'anni della sua attività. Racconta le esperienze degli uomini e delle donne che le hanno dato vita e dei rapporti, non sempre facili, tra familiari e Stato. L'autore narra le vicende legate alla strage, partendo dalle storie personali delle vittime e dai minuti che precedettero l'esplosione; poi i soccorsi, l'inizio delle indagini, e via via tutto quello che è accaduto fino ad arrivare ai giorni nostri, con uno stile che è più da romanzo che da saggio per la tensione e il coinvolgimento emotivo che queste pagine sprigionano. Contiene inoltre interviste inedite ai familiari e a quanti hanno conosciuto nel corso di questi anni l'operato dell'Associazione: politici, avvocati, giornalisti, magistrati.

31 gennaio 2002 - STRAGE BOLOGNA; MOSTRA FOTOGRAFICA
"Il Resto del Carlino"
La strage è in posa
Sarà inaugurata venerdì prossimo alle 11 all'istituto di istruzione superiore 'Keynes', a Castel Maggiore, in via Bondanello 30, una speciale mostra fotografica "con percorsi poetici, letterari e didattici" realizzata da Marco Vaccari del Circolo 'G. Dozza-Atc' di Bologna sul tema 'Memoria del 2 agosto 1980: la strage alla stazione di Bologna'.
Nel corso della manifestazione il gruppo teatrale degli studenti dell'istituto interpreterà alcuni brani tratti liberamente dal testo di Marco Vaccari 'Bologna 2 agosto 1980: c'ero anch'io' e dall'opera teatrale 'Omissis', di Stefano Paiusco e Raja Marazzini.
Interverranno il sindaco Gabriella Ercolini, Stefano Oggioni, dirigente scolastico del 'Keynes', e Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione fra i famigliari delle vittime della strage. Sono inoltre stati invitati varie altre autorità, funzionari della pubblica istruzione e personaggi della cultura.
La mostra, a ingresso libero, resterà aperta sino al 23 febbraio con i seguenti orari: lunedì e giovedì dalle 8 alle 17, venerdì e sabato dalle 8 alle 13.
Per informazioni telefonare allo 051.713202 o scrivere a piolanti@isicm.bo.it.
l. d. a.

1 febbraio 2002 - STRAGE BOLOGNA: L' OROLOGIO RESTA COSI'
"Il Resto del Carlino"
L'orologio della strage resta dov'è
L'orologio in stazione resterà per sempre il triste simbolo della strage: tragico ricordo di quella mattina - erano le 10.25 - del due agosto del 1980. "E' stato deciso assieme ai dirigenti delle Fs - conferma Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime -. Entro marzo una targa sarà applicata sotto l'orologio per evitare che gli utenti della stazione si confondano".

8 febbraio 2002 - STRAGE BOLOGNA; RIMESSA LAPIDE DANNEGGIATA
Alla presenza del sindaco Giorgio Guazzaloca, e' stata rimessa in piazza del Nettuno la lapide di cristallo che ricorda le vittime delle stragi (Italicus, 2 agosto 1980 e Rapido 904) e che era stata gravemente danneggiata da alcuni vandali durante i festeggiamenti della notte di Capodanno. Il presidente dell' Associazione familiari vittime del 2 agosto, Paolo Bolognesi, ha detto che da novembre aspetta di leggere la proposta di legge di An sull' abolizione del segreto di stato. "Ho ricevuto un fax di risposta - ha detto Bolognesi presentando il calendario delle staffette podistiche in programma il 2 agosto - nel quale si dice che il testo e' ancora in stampa. Quando seppi della proposta di legge scrissi subito al gruppo parlamentare di An per chiedere di leggerla, per sapere di cosa si trattava, perche' se e' una buona legge e' ottimo: io la devo ancora avere, da novembre". Per Bolognesi, questo comunque non e' l' unico problema. "Arriveremo a ricordare solo i morti - ha aggiunto Bolognesi - quando saranno arrivate giustizia e verita', quando le vittime saranno trattate da esseri umani, quando la legge sul segreto di stato sara' approvata e non solo discussa. Se voi vedete le cose dette nei miei discorsi, in quelli di Torquato Secci prima, sono sempre le stesse: io mi stanco di ripetere sempre le stesse cose". Dunque non e' l' associazione - ha chiarito Bolognesi - a fare polemica: "perche' se alla fine qualcuno vuole fare delle polemiche sulle cose che io dico, dovrebbe fare invece polemiche non con me, ma con quelli che non fanno le cose che io chiedo".

18 febbraio 2002 - UNIONE FAMILIARI VITTIME PER STRAGI SU OSSERVATORIO
Comunicato delle Associazioni familiari vittime delle stragi di: Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Treno Italicus, Stazione di Bologna del 2 Agosto 80, Rapido 904, Via dei Georgofili Firenze:
Il 12 Aprile 2001 il Ministero della Giustizia insediava l' "Osservatorio sui problemi e sul sostegno delle vittime dei reati", strumento permanente chiesto con forza da diversi anni dai familiari delle vittime con il compito di
 1. dare esecuzione alla legge-quadro del Consiglio dell'Unione Europea del 15.03.2001 per adeguare  il  codice di procedura penale in favore di tutte le vittime dei reati;
 2. procedere alla ricognizione e alla rilevazione delle esigenze delle vittime, sia nel momento del loro coinvolgimento nell'azione giudiziaria, sia in riferimento alle diverse situazioni verificabili per effetto degli specifici programmi di assistenza per esse previste.
 L'Osservatorio, composto da rappresentanti di associazioni di vittime dei reati, esperti di vittimologia e rappresentanti del Ministero della Giustizia e del Ministero dell'Interno, deve provvedere alla individuazione dei problemi delle vittime e alla elaborazione di proposte organizzative e normative.
 Al 31 dicembre 2001 l'Osservatorio ha svolto 14 sedute di cui 4 plenarie, ha realizzato con la collaborazione del CENSIS un'"INDAGINE SULLE VITTIME DI REATO ORGANIZZATE IN ASSOCIAZIONI". Ha inoltre predisposto una bozza di "legge-quadro per l'assistenza, il sostegno e la tutela alle vittime dei reati", bozza di legge che tiene conto della decisione quadro del Consiglio della Unione Europea del 15.03.2001 e inviata al Ministro Roberto Castelli il 21 dicembre 2001 con richiesta di un urgente iter parlamentare.
 Per il 6 Febbraio 2002 era già prevista la prima seduta plenaria dell'anno, ma poiché il Ministero non ha ancora provveduto al rinnovo, i lavori sono bloccati.
 Questo "blocco" rischia di vanificare l'impegnativo lavoro svolto sino ad ora, impedisce la tutela alle vittime di reato e non ottempera al dettato dell'art. 17 della decisione quadro del Consiglio dell'Unione Europea di adeguare il codice di procedura penale entro il termine del 22.03.2002.
Il Presidente
Paolo Bolognesi
Il comunicato è inoltre sottoscritto da: Maria Falcone Presidente Fondazione Falcone; Avv. Michele Costa  Presidente Comitato Direttivo Fondazione Gaetano Costa; Rosanna Rossi Zecchi Presidente Associazione Vittime Banda della Uno Bianca; Franco Corazza Presidente Associazione Parenti Vittime "Istituto Salvemini"; Maurizio Puddu Presidente Associazione Italiani Vittime del Terrorismo.

22 febbraio 2002 - TORNA IN CARCERE CARMINATI
"Il Messaggero"
GUAI GIUDIZIARI PER L'EX NAR
"Raggiunto" da un cumulo di pena,
Massimo Carminati torna in carcere
Era libero in attesa di giudizio per il furto nella Banca di Roma all'interno del Tribunale. E' finito lo stesso in manette per una serie di reati commessi negli anni passati. Un cumulo pena per il quale dovrà scontare in carcere 3 anni e sette mesi. Ad essere arrestato, pochi giorni fa, è stato Massimo Carminati, 44 anni con un passato di ex Nar e presunto appartenente alla Banda della Magliana. E' stato anche processato e assolto in I grado per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli e coinvolto, sempre assolto in Appello, per il presunto depistaggio sulla strage di Bologna.
Ad arrestare Massimo Carminati è stata la polizia. Gli agenti si sono appostati nei pressi di un'abitazione sulla via Cassia frequentata dall'ex terrorista di destra. Hanno aspettato qualche giorno prima che si facesse vivo il ricercato. Poi, per lui sono scattate le manette per vecchi reati passati in giudicato. Deve rispondere di rapina e lesioni.
Il suo nome balzò di nuovo alle cronache per il furto nel caveau della Banca di Roma dove un banda di cassettari riuscì ad aprire circa 100 cassette di sicurezza. Il maxi saccheggio avvenne nella notte tra il 16 e il 17 luglio di tre anni fa all'interno della città giudiziaria. La polizia romana, coordinata dalla magistratura di Perugia, dopo mesi d'indagini, arrestò oltre 20 persone per il furto al caveau. S'ipotizzò anche che potesse essere stato su commissione per intercettare qualche carteggio nascosto nelle cassette di sicurezza. Proprio in quell'occasione scattarono le manette per Massimo Carminati e boss della Banda della Magliana. La stessa sorte toccò a cinque carabinieri presunti complici della banda.
M. D. R.

26 febbraio 2002 - FAMILIARI STRAGI; VIA IL SEGRETO DI STATO PER DELITTI STRAGE E TERRORISMO
L' Unione familiari vittime per stragi, in una conferenza stampa a Montecitorio, annuncia la riproposizione di una legge di iniziativa popolare finalizzata proprio ad abolire il segreto di Stato da tutti i delitti di strage e terrorismo: "nessun documento deve essere sottratto al magistrato che indaga". "Questa legge venne gia' presentata nel 1984, corredata da 100.000 firme, ma non e' stata mai discussa dal Parlamento", ha spiegato Paolo Bolognesi presidente dell'Unione vittime per stragi, che raccoglie le associazioni delle stragi di Piazza Fontana, di Piazza della Loggia, del treno Italicus, della stazione di Bologna, del rapido 904 e di via dei Georgofili. La proposta di legge e' composta di un articolo unico, con il quale si prevede di aggiungere alla legge n. 801 del '77 l'art. 15 bis. Questo stabilisce che "Il segreto di Stato non puo' essere opposto in alcuna forma nel corso dei procedimenti penali relativi: a) ai reati commessi per finalita' di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico; b) ai delitti di strage previsti dagli articolo 285 e 422 del codice penale". In conferenza stampa e' intervenuto anche Manlio Milani, presidente dell'associazione della strage di Piazza della Loggia, che ha ricordato di aver scritto nel novembre scorso una lettera al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ("senza avere finora risposta"), in merito all'estradizione di Delfo Zorzi. Milani, in particolare, e' tornato a denunciare la "commistione tra funzione pubblica e attivita' privata di un'autorevole esponente della maggioranza: Gaetano Pecorella, da un lato presidente della Commissione giustizia della Camera, uomo delle Istituzioni, e, dall'altro, difensore di Zorzi, uno stragista che non vuole essere estradato". "Anche nelle stragi, come vedete, c'e' dunque conflitto d'interessi", ha commentato Paolo Bolognesi. Per Falco Accame, presidente dell'Anavafaf (l'Associazione nazionale dei familiari delle vittime arruolate nelle forze armate), chiedere l'abolizione del solo segreto di Stato non serve per arrivare alla verita' nei fatti di terrorismo e nelle stragi. "Ci sono infatti una gran quantita' di documenti, forse migliaia - ha detto - che vengono normalmente sottratti alla conoscenza del giudice, senza che su di essi sia opposto il segreto. Si tratta di quei documenti, classificati e non, che vengono sistematicamente distrutti, occultati, o che non figurano nemmeno nel protocollo. In questo caso - secondo Accame - il reato da perseguire dovrebbe essere quello di 'depistaggio', che pero' non esiste nel codice penale italiano".

10 marzo 2001 - STRAGE DI BOLOGNA: CONDANNATO CIAVARDINI
"Il Resto del Carlino"
STRAGE DI BOLOGNA
L'ULTIMA CONDANNA
BOLOGNA - Assolto in primo grado, condannato a trent'anni in appello.
Luigi Ciavardini, l'amico di Mambro e Fioravanti, a due anni dalla sentenza che l'aveva giudicato estraneo alla strage di Bologna del due agosto 1980, si è visto ribaltare il verdetto.
Dopo un giono di camera di consiglio, al termine di un processo durato poco più di una settimana, il terrorista 'nero' che ha da poco finito di scontare vent'anni di carcere per l'uccisione del giudice Amato e del poliziotto Evangelisti, dovrà tornare dietro le sbarre.
Alla stazione, hanno deciso ieri i giudici Blois, Materia e De Santis, quando la micidiale bomba scoppio e spazzò in un soffio ottantacinque persone in attesa del treno e ne ferì altre duecento, il ragazzino Ciavardini c'era. Ed era lì per uccidere.
Terroristi per amici
Non è emerso, dal dibattimento, quale mai sia stato il suo ruolo, ma la corte d'appello di Bologna ha recepito la discussa sentenza di condanna per Francesca Mambro e Cristiano Fioravanti e, visto che Ciavardini stesso ha dichiarato in aula che proprio quel giorno, a Padova, era stato in compagnia dei due amici terroristi, s'è trovato nei guai.
Ha tre figli piccoli Ciavardini, un lavoro onesto e una moglie che gli vuol bene, ma ora, ventidue anni dopo lo strazio e la morte che investirono la stazione ferroviaria di Bologna, ha perso tutto. Certo, c'è ancora la Cassazione, ma Ciavardini ha paura di dover tornare in cella.Si è sempre protestato innocente, e anche ieri pomeriggio, dopo aver saputo della condanna mentre era a Roma, lo ha voluto ribadire: "Certo, sono stupito. Io non ho messo nessuna bomba, è incredibile questa sentenza, io sono innocente. Per gli errori che ho commesso ho pagato un conto salato, vent'anni di galera sono tanti ma è stato giusto così. Però non devo pagare anche per ciò che non ho fatto. Questa sentenza è un errore". Ma più che di errore i suoi legali, Gian Franco Bordoni, Alessandro Pellegrini e Gabriele Bordoni, parlano di "orrore".
"Sono innocente"
Quando scoppiò la bomba Luigi Ciavardini aveva 17 anni e le mani sporche di sangue. Eppure, invischiato nelle prime indagini sull'esplosione di Bologna, parecchi anni fa il pm Ricciotti chiese e ottenne per lui l'archiviazione da tutte le accuse.
E' con la sentenza definitiva che ha condannato Mambro e Fioravanti che per Ciavardini ricominciano i guai. Siamo nel '98. Di lui adesso si dice che potrebbe essere stato uno dei ragazzi cui il commando di morte affidò la valigia con l'esplosivo.
Sarebbe stato anche lui, si dice, a depositare l'ordigno nella sala d'aspetto della seconda classe. E si dicono tante cose, ma in realtà testimoni non ce ne sono. E mentre Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione delle vittime del 2 agosto, parla di "tassello mancante finalmente andato a posto", i legali di Ciavardini non usano mezzi termini. "Questa sentenza - dicono - è l'ultimo ossequio al teorema giudiziario più feroce e bislacco degli ultimi decenni, già demolito, in grande parte, nei precedenti processi del 2 agosto. Sentenza triste e deludente - ribadiscono gli avvocati - che allontana ancora di più la speranza che i veri autori e l'effettivo movente della strage siano individuati".
In quel terribile giorno Fioravanti avrebbe coordinato le operazioni travestito da turista tedesco, la Mambro avrebbe fatto da palo con la chioma tinta di rosso e un gruppo di ragazzotti, scelti perché dessero meno nell'occhio (ipotizza l'accusa), avrebbe portato la bomba dentro la stazione. "Io - dice Ciavardini - non potevo essere tra quelli anche per un semplice motivo, il mio viso era solcato da una profonda cicatrice. Impossibile passare inosservato".
di Biagio Marsiglia

11 marzo 2002 - COSSIGA A RADIO RADICALE
Intervenendo a Radio Radicale, l' ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga di8ce:"Se fosse necessaria la mia firma per la grazia a Sofri la metterei volentieri". Cossiga definisce anche "uno dei piu' grandi errori giudiziari" la sentenza sulla strage di Bologna. "Il caso e' chiuso giuridicamente. Poi - ha aggiunto Cossiga - un giorno quando realizzeremo un vero stato di diritto potremo forse riaprirlo". "Io ho gia' chiesto scusa ad An, quando allora si chiamava ancora Msi, per aver detto alla Camera in un impeto di antifascismo che la strage di Bologna era stata causata dai fascisti. Non comprendo perche' l'amministrazione di Bologna abbia voluto mantenere la targa che accusa i fascisti". "Io so che una persona - ha aggiunto Cossiga - nonostante fosse del commando che rapi' Moro, una che stimo perche' e' una donna di coraggio, venne da me e mi disse appena uscita dal carcere: 'Non vengo qui a difendere la posizione dei nostri brigatisti rossi, ma vengo qui a dirle, da ex terrorista, che uno dei piu' grandi errori giudiziari commessi e' stato quello di condannare Fioravanti e la Mambro come mandanti e autori della strage di Bologna'. Io credo - ha sottolineato Cossiga - che sia uno degli episodi piu' brutti della malagiustizia italiana. Perche' una Corte d'assise, dopo che questi erano gia'stati assolti, non ha saputo resistere alla pressione politica della sinistra bolognese". C'e' stata - ha concluso Cossiga - "una logica leninista per la quale questi debbono essere gli autori della strage e quindi sono".
Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, critica le dichiarazioni di Cossiga:"Che un presidente della Repubblica abbia ricevuto una terrorista rossa, omicida e considerata irriducibile, e' una cosa scandalosa per tutti il popolo italiano. Che poi si basi sulle dichiarazioni di una terrorista, irriducibile e assassina per avallare il depistaggio dei servizi segreti che cercavano di avallare l'innocenza della Mambro e di Fioravanti, e' non solo scandaloso per i familiari, ma per tutto il popolo italiano. Infine sarebbe bene che Cossiga, che era presidente del Consiglio il 2 agosto del 1980 - ha detto ancora Bolognesi - chiarisse una volta per tutte il fatto che aveva tutti i vertici dei servizi iscritti alla P2 che e' stata pesantemente coinvolta nel depistaggio della strage per avallare l'innocenza dei due terroristi fascisti Mambro e Fioravanti".
"Le dichiarazioni del sen. Cossiga sono molto gravi - ha detto Davide Ferrari, presidente del Gruppo Ds per l' Ulivo in Comune di Bologna - Giungono a poche ore da una sentenza contro uno degli esecutori della strage del 2 Agosto. Cossiga non contesta la sentenza e, nonostante cio', assurdamente' da per scontata l'innocenza dei correi Mambro e Fioravanti". "Per Cossiga le sentenze non contano - ha aggiunto - Guai chi tocca l' eversione degli anni di piombo. La magistratura se ne tenga alla larga ed il popolo dimentichi. Al contrario, Bologna non dimentica. Occorrera' vigilanza verso questo nuovo attacco alle garanzie democratiche: diritto di indagine, certezza della pena per i colpevoli, tutti, anche per i piu' vicini agli apparati deviati dello Stato. Intanto diciamo chiaro: la lapide non si tocca". Per Massimiliano Mazzanti, consigliere comunale di An, invece "le parole di Cossiga risuonano come una conferma della giustezza di una dura, durissima battaglia per la verita' che ho condotto e conduco coerentemente fin dagli esordi del mio impegno politico. Anche al di la' di alcune sentenze, anche recentissime, della magistratura, a livello politico - quello che mi compete - i risultati sono sempre piu' numerosi e univoci e testimoniano la fallacita' e la falsita' di teoremi per altro intoccabili. Nessun prezzo politico sara' troppo pesante da pagare se la verita' e la coscienza della verita' continueranno a farsi strada come stanno facendosi strada in questi giorni".
Per il capogruppo di An in Commissione Giustizia, Enzo Fragala', invece la sentenza di condanna a carico di Ciavardini e' "vergognosa". Le parole di Cossiga sulla strage di  Bologna "rappresentano verita' incontestabili e sono un atto d'accusa contro una parte della sinistra rispetto a quanto accaduto nel processo". "Condannare in appello a trent'anni Luigi Ciavardini, assolto in primo grado, e' - prosegue Fragala' - il 'coniglio a sorpresa' tirato fuori da quella lobby politica e giudiziaria che ha viziato in questi anni il processo per usarlo politicamente come una scura contro la destra". La revisione del processo, secondo Fragala', a questo punto diventa "il simbolo di una battaglia per lo Stato di diritto nella speranza di trovare sostenitori trasversali anche a sinistra. Non vorremmo, infatti, assistere allo spettacolo indecente di chi proclama, a revisione avvenuta, l'innocenza di Sofri e Bompressi e si rifiuta di dare la stessa opportunita' a Mambro e Fioravanti".

13 marzo 2002 – UNIONE FAMILIARI VITTIME PER STRAGI PER PRESENZA IN CASSAZIONE A DISCUSSIONE FINALE SU AUTOBOMBE 1993
Un comunicato dell’ Unione delle Associazioni familiari vittime delle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Treno Italicus, Stazione di Bologna del 2 Agosto 80, Rapido 904, Via dei Georgofili Firenze informa che il giorno 15 marzo 2002 alle ore 10,00 e' fissata presso la suprema corte di cassazione di roma, prima sezione penale, la discussione finale sui fatti di strage della primavera-estate del 1993. Il comunicato sottolinea l'importanza storica di tale appuntamento in quanto nelle due sentenze di firenze sono stati condannati come esecutori materiali i vertici di cosa nostra e ritiene di estrema importanza che la societa' civile e l'opinione pubblica possano seguire ed essere informati su questa fondamentale importante scadenza per la legalita' democratica e per l'accertamento della verita' sulle stragi del 1993.
Chiunque voglia partecipare puo' farlo – afferma ancora il comunicato - la presenza di pubblico a processi come questo puo' essere una manifestazione civile del desiderio di verita' e giustizia che percorre il paese.

4 aprile 2002 - MOTIVAZIONE SENTENZA APPELLO PER DEPISTAGGI STRAGE BOLOGNA
"Il Nuovo"
Strage Bologna, Benincasa assolto: non ci fu calunnia
La Corte di Assise di Appello di Bologna aveva assolto a dicembre l'ex capo del sismi di Firenze, imputato di calunnia verso Gelli. Ecco perchè.
BOLOGNA - Sono state depositate le motivazioni della sentenza della Corte di Assise di Appello di Bologna che, nel dicembre scorso, ha assolto l'ex direttore del centro Sismi di Firenze, Federigo Mannucci Benincasa per i depistaggi delle indagini sulla strage alla stazione del 2 agosto 1980.
"Il coinvolgimento di Licio Gelli nella strategia stragista che ha insanguinato il nostro Paese nel corso degli anni '70 e all'inizio degli anni '80, e segnatamente nella strage alla stazione di Bologna, deve ritenersi definitivamente acclarato. La discrasia tra tale certezza, giudizialmente acquisita, e l'imputazione in esame è tanto evidente che non pare metta conto insistervi''. In pratica non si può incolpare Benincasa di calunnia verso Gelli perché, per la giustizia, è chiaro che quest'ultimo sia coinvolto nella strage di Bologna.
Benincasa è stato accusato di calunnia nei confronti del Maestro della Loggia P2 a causa di una lettera anonima in cui Gelli era indicato come il responsabile di alcuni delitti, fra i quali appunto la strage alla stazione. Benincasa, però, è stato assolto perché, hanno specificato i giudici, per la configurazione del reato di calunnia "non è sufficiente che manchi la prova della colpevolezza dell'accusato - ossia di Gelli - ma è necessario raggiungere la prova positiva della sua innocenza". Cioè: per condannare Benincasa, Gelli avrebbe dovuto essere completamente estraneo alle vicende narrate nella lettera. E così non è, quindi l'ex ufficiale non è colpevole.
Contro questa sentenza hanno proposto ricorso in Cassazione le parti civili, la Procura Generale, l'Avvocatura dello Stato e la difesa di Benincasa, per ottenere un'assoluzione con formula piena.
La sentenza in questione ha assolto anche l'ex capo della banda della Magliana, Massimo Carminati, anche lui accusato di calunnia, questa volta, però, nei confronti di due cittadini stranieri che avrebbero lasciato una valigia con armi ed esplosivo, ritrovata il 13 gennaio 1981 sul treno 514 Taranto-Milano. Secondo i giudici le parti lese dalla calunnia non sono state identificate con certezza. "Manca - hanno scritto i giudici - qualsiasi prova circa la reale esistenza dei soggetti falsamente incolpati". Inoltre, non è stato provato "al di là di ogni ragionevole dubbio, che i nominativi di questi soggetti corrispondano a persone realmente esistenti".
Carminati e Benincasa, inoltre, erano accusati anche di altri reati per i quali sono stati assolti, ma solo per motivi di prescrizione e non con formula piena. Si fa riferimento a reati di armi per l'ex capo della banda della Magliana, e a quelli di favoreggiamento, abusi e omissioni d'ufficio e rivelazione di segreti d'ufficio per l'ex capo del centro Sismi di Firenze.
I giudici hanno sottolineato che Benincasa "si interessò attivamente alla strage di Bologna, fin dal giorno stesso del gravissimo fatto, senza avvertire i superiori e il suo omologo bolognese, con il quale sarebbe stato ovvio - e non per mere ragioni di cortesia - instaurare una sollecita collaborazione. Ed è altresì vero che l'imputato indusse il consulente tecnico a rivelargli la composizione dell'esplosivo usato per confezionare l'ordigno deflagrato nella stazione, comunicandola poi a Santovito - all'epoca generale del Sismi - che egli ben conosceva come "gelliano", sicchè non poteva ignorare il cattivo uso che poteva essere fatto di quelle informazioni illegittimamente acquisite. Le spiegazioni di tali suoi comportamenti, fornite dall'imputato, non sono persuasive; né una certa ambiguità connaturale alla sua professione, può giustificare palesi sconfinamenti nella illegalità". In pratica Benincasa è colpevole ma non può essere condannato per questi reati, perché è decorso troppo tempo dalla loro commissione.

4 aprile 2002 - STRAGE BOLOGNA: DEPISTAGGI; PARTI CIVILI CRITICANO SENTENZA
ANSA:
"Merita censura sotto diversi profili, in parte tecnici e in parte generali, per aver omesso di esaminare una grande quantita' di elementi di fatto". E' il commento dell' avv. Paolo Trombetti, uno dei legali di parte civile, dopo il deposito delle motivazioni della sentenza della Corte d' Assise d' Appello di Bologna. Motivazioni che - ha aggiunto Trombetti - "ci convincono sempre piu' a ricorrere in Cassazione. La Suprema Corte dovra' valutare la fondatezza della sentenza, che auspichiamo venga annullata". Critico anche l' avv. Fausto Baldi, dell' Avvocatura dello Stato: "C' e' delusione - ha commentato - perche' e' stata esaminata una limitatissima parte dei fatti, e sono state ignorate questioni che erano state ben sviluppate in primo grado. E' una sentenza fatta bene dal punto di vista tecnico, ma certo singolare. Sono state poi ignorate anche tutte le argomentazioni che da parte dell' Avvocatura erano state esposte in una memoria di circa 200 pagine".

4 maggio 2002 - RIFORMA SERVIZI SEGRETI: MINISTRO FRATTINI SU APERTURA ARCHIVI
"Il Nuovo"
Frattini: apriremo gli archivi sulla strage di Bologna
Il ministro torna sulla riforma dei Servizi segreti e sulla riduzione dei tempi per il segreto di Stato. Andreotti: serve una struttura europea, il vero pericolo è Echelon.
MILANO - "Mi piacerebbe se quest'anno, il due agosto, commemorando la strage di Bologna, potessimo avere già gli archivi dei Servizi segreti aperti su quella vicenda, come chiedono i familiari delle vittime. Il segreto di Stato adesso durerà 15 anni. Abbiamo voluto dare una risposta a questa domanda che molti facevano da trent'anni su altri casi scottanti, da Ustica alle vicende legate agli Anni di Piombo".
Il ministro della Funzione pubblica Franco Frattini, in un'intervista al Messaggero annuncia così la sua intenzione di "aprire gli archivi" su alcune delle vicende più oscure della recente storia d'Italia. Senza seguire alcuna procedura eccezionale: "Appena la legge sarà in vigore il segreto di Stato cadrà automaticamente. Chiunque ha un'interesse ufficiale a quelle vicende, potrà fare richiesta per avere quegli atti: una commissione parlamentare, un magistrato, oppure un ministero".
Frattini si sofferma poi su altre novità introdotte dalla riforma dei Servizi segreti (che prevede per gli agenti anche la "licenza" di violare la legge, anche se non di uccidere) del provvedimento. In particolare sulle nuove competenze della Commissione parlamentare di controllo sui servizi: "Non sarà solo informata sulle linee generali dell'attività dei Servizi ma riceverà addirittura un resoconto dettagliato delle attività specifiche di intelligence, comprese le operazioni sotto copertura. Eserciterà poteri mai avuti, cioè la possibilità di esaminare nel merito l'atto segreto".
"Non so quale sia la necessità di una riforma, ora i servizi sono guidati abbastanza bene". Molto più cauto il senatore a vita Giulio Andreotti, intervistato dal Corriere della sera. Andreotti auspica la creazione di una struttura sovranazionale: "Si potrebbe pensare a una struttura europea. La cosa che mi ha scandalizzato in passato è quando ho saputo di quel sistema Echelon per cui alcuni Paesi hanno steso una rete di intercettazioni telefoniche del tutto al di fuori delle regole conosciute". Non pensa solo agli Usa, ma "anche a Inghilterra e Australia. In un rapporto del Parlamento europeo c'è scritto che la signora Thatcher faceva sorvegliare i ministri. Un rapporto sconcertante".

4 maggio 2002 - RIFORMA SERVIZI SEGRETI: FAMILIARI STRAGE BOLOGNA, NON BASTA RIDURRE IL SEGRETO DI STATO A 15 ANNI
ANSA:
"Ogni iniziativa che limiti il segreto di Stato va bene, ma se parliamo di stragi e terrorismo il segreto va abolito in ogni caso, non solo dopo 15 anni". E' questo il commento di Paolo Bolognesi, presidente dei familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, all' intervista del Ministro Franco Frattini, che al Messaggero ha detto che sarebbe bello se il prossimo anniversario gli archivi fossero gia' aperti. "Non conosco nei dettagli la legge che il Consiglio dei ministri ha varato - ha detto Bolognesi - ho letto sui giornali che riduce a 15 anni il limite oltre il quale cessa il segreto di Stato. Il nostro obiettivo e' diverso: quando si parla di stragi e terrorismo, non puo' essere opposto il segreto di Stato che, di fatto, protegge gli autori di tali delitti". Il presidente dell' associazione 2 agosto '80 (85 morti, 200 feriti) ha ricordato che il 25 luglio '84 fu presentata una proposta di legge di iniziativa popolare, con le firme di 100.000 cittadini, che e' stata ripresentata alla Camera lo scorso febbraio, sottoscritta da 115 deputati. "Questa legge - ha ricordato - prevede che quando un giudice indaga su stragi e terrorismo, non debba trovare alcun tipo di ostacolo. La differenza e' questa, nell' idea del Consiglio dei ministri c' e' solo questa questione dei 15 anni. Io non parlo del segreto di Stato in termini assoluti, ma nei casi di stragi e terrorismo esso e' servito a proteggere i mandanti e gli ispiratori politici".

8 giugno 2002 - MORTO AVVOCATO VASSALLO
"Il Mattino di Padova"
E' morto l'avvocato Vassallo
E' deceduto l'altra notte in ospedale il noto penalista Andrea Vassallo, al quale il 24 novembre dello scorso anno l'Ordine degli Avvocati aveva conferito la "toga d'oro". Vassallo, 81 anni, era vedovo e padre di una figlia. In passato era stato anche consigliere dell'Ordine ma la sua fama è legata soprattutto all'esercizio della professione. Un esercizio forense, il suo, dai tratti distintivi rimarchevoli perchè legato ad una "scuola penale" rigorosa nelle procedure e nel contempo permeata di una "cultura giuridica" in grado di garantire spessore intellettivo all'agire. Non a caso Vassallo ha partecipato a numerosi processi di rilevanza nazionale. Difese anzitutto Masssimiliano Fachini, allora implicato nella Strage di Bologna. E difese anche uno dei Nocs del sequestro Dozier a Padova. Pur interprete di una cultura tipica della destra storica, ha trovato convinti estimatori anche in colleghi di diverso impianto ideologico, pronti a riconoscergli onestà intellettuale e capacità critica. Ma Vassallo era anche un uomo di cultura, con trascorsi interessanti nel mondo del cinema e del teatro. In gioventù aveva militato con successo nella Compagnia teatrale universitaria.

26 maggio 2002 - MOSTRE SU STRAGE DI BOLOGNA
"La Gazzetta di Modena"
Strage, il ricordo si fa mostra
Bologna, gli artisti riempiono gli spazi della stazione
I parenti delle vittime "Presto la verità verrà a galla"
Claudia Zamorani
BOLOGNA. Commemorare per non dimenticare. Dopo 22 anni, sono ancora senza un nome i mandanti della strage della stazione di Bologna. Che altro rimane da fare, quindi, ai parenti degli 85 morti e dei 200 feriti se non mantenere viva la memoria dei propri cari e cercare di abbattere il muro di cemento armato del segreto di Stato? "Lo Stato, in tutto questo tempo, ha fatto tante promesse ma non le ha mai mantenute. Le vittime, purtroppo, stanno sempre in secondo ordine". Con le parole amare della signora Anna Pizzirani, membro del Consiglio direttivo dell'associazione dei parenti delle vittime della strage di Bologna, una figlia ferita nell'esplosione della bomba, è iniziata ieri la commemorazione delle vittime del 2 agosto. A circa un mese dall'anniversario della strage, a due giorni da quello di un'altra vergogna che si chiama Ustica, il giorno del raduno romano dell'Osservatorio di tutte le vittime di stragi d'Italia, ieri l'associazione dei parenti delle vittime della strage di Bologna ha aggiunto un altro tassello al mosaico del ricordo, una staffetta tenace contro l'oblio e l'insabbiamento della verità.
E ha voluto farlo proprio lì, nel luogo del massacro, nella sala d'aspetto che prende il nome dal fondatore dell'associazione - Torquato Secci - davanti alla lapide che non si stanca mai di snocciolare i nomi delle vittime e al doppio squarcio del muro, preservato martoriato, così come era dopo l'esplosione, in mezzo al via vai distratto e caotico dei passeggeri alla ricerca di un treno: proprio come in quel caldo giorno d'estate.
Avvalendosi - per il sesto anno consecutivo - della collaborazione degli allievi dell'Accademia di belle Arti che, con le loro performance, hanno occupato ogni anfratto della stazione: binari, sottopassaggio, atrio. E di occupazione loro se ne intendono, visto che è da più di dieci giorni che occupano l' Accademia, come protesta contro il limbo in cui è piombato l'istituto da più di tre anni, per la mancata applicazione della legge che ne dovrebbe regolamentare la gestione. Quel limbo che diventa anche il trait d'union con i parenti delle vittime, rimasti tra quelli che sono sospesi, in attesa della verità, chissà per quanto ancora. "L'arte è politica - incalza il professor Roberto Daolio - Non si può parlare di estetica se non c'è etica". Ma quando l'etica si fa timida e fa acqua da tutte le parti, quando la giustizia va in vacanza e la puzza diventa miasma, quando le istituzioni costruiscono falsi epitaffi per nascondere ingombranti verità, allora che altro rimane da fare a quei poveri cristi se non dar voce alla propria indignazione, anche col rischio che la loro si trasformi in una inutile battaglia contro i mulini a vento? Ma lo Stato dov'è? "Sento che presto la verità verrà a galla", commenta la Pizzirani. Forse però, nonostante il suo ottimismo e la fiducia, meriterebbe - e con lei tutti i parenti ma, prima ancora, le vittime - qualcosa di più di una flebile speranza. Giustizia, per esempio.

30 giugno 2002 - DAGOSPIA SU CENA MAMBRO E FORAVANTI CON SQUITIERI
"Dagospia"
STRANO TERZETTO
Nei giorni scorsi, all'ora di pranzo dal Bolognese, il ristorante salotto di piazza del Popolo irrinunciabile vetrina di potenti, esponenti del Palazzo, bella gente e vip alti... chi c'era a quel tavolo all'angolo della sala principale? Un terzetto davvero improbabile: il noto regista Pasquale Squitieri più Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, i due noti ex terroristi condannati all'ergastolo (più di uno) per la strage di Bologna e altri gravissimi delitti. Com'è noto, i due si sono sposati e hanno anche messo al mondo un erede: e godono di un permesso di lavoro che gli permette di star "fuori" di giorno. Vedere la coppia nera in un posto come il Bolognese, lo confessiamo, fa effetto. E comunque, fossero stati loro due soli... magari avevano voglia di mangiar bene in un ristorante di classe, e hanno scelto il Bolognese. Invece erano a tavola in compagnia di Squitieri: perchè? La curiosità è tanta e grande. Escludendo una insospettabile antica frequentazione, l'unica l'ipotesi è che possa essersi trattato di un pranzo di lavoro: Francesca e Giusva hanno scritto un soggetto cinematografico e hanno pensato a Squitieri? Oppure è Squitieri che ha in testa un film al quale i due, in qualche modo, potrebbero collaborare? Chissà, vallo a sapere.

16 luglio 2002 - STRAGE BOLOGNA: FRANCIA CONCEDE ESTRADIZIONE GELLI PER DEPISTAGGIO
"Il Nuovo"
Estradizione per Gelli: potrebbe tornare in carcere
Il Consiglio di Stato francese ha concesso l'estradizione all'ex capo della P2 che, ora, potrebbe tornare dietro le sbarre. Deve scontare 10 anni per il depistaggio nelle indagini sulla strage alla stazione di Bologna.
MILANO - Licio Gelli potrebbe tornare in carcere. Il Consiglio di Stato francese ha votato a sorpresa l'estradizione dell'ex capo della P2, condannato a dieci anni per i depistagli sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto del 1980. Ora, Gelli si trova in stato di "detenzione domiciliare" per motivi di salute nella sua villa di Arezzo, dove sta scontando dodici anni di reclusione per la bancarotta del Banco Ambrosiano.
Licio Gelli, 83 anni, potrebbe quindi tornare in cella. L'ultima parola spetta però al Tribunale di Sorveglianza di Firenze, che dovrà valutare lo stato di salute dell'ex Venerabile Maestro. Di fatto, comunque, il verdetto dei magistrati francesi costringono Gelli a rimanere detenuto fino al 2013, quando avrà 94 anni. Il provvedimento del Consiglio di Stato d'Oltralpe, firmato un anno fa da Jospin, è ora inappellabile.

ANSA:
Il tribunale di sorveglianza di Firenze non ha al momento ricevuto alcuna richiesta di esecuzione della condanna a 10 anni di carcere per Licio Gelli, a cui il Consiglio di Stato francese, come rende noto oggi il Corriere della Sera, ha dato il via libera. La condanna per la quale la Francia ha concesso l' estradizione e' quella relativa all' imputazione di calunnia, inflitta a Gelli per il depistaggio sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Secondo gli avvocati Michele Gentiloni e Luca Saldarelli, i legali di Gelli, che sta finendo di scontare, in detenzione domiciliare a Villa Wanda ad Arezzo, la condanna per il crac Ambrosiano, l' ex venerabile della P2 non puo' tornare comunque in carcere. Per i due difensori, il via libera francese non e' sufficiente per l' esecuzione della condanna a 10 anni, perche' occorre il si' all' estradizione anche da parte della Svizzera, gia' negato in passato. Inoltre, spiegano, le condizioni di salute di Gelli, ricoverato anche recentemente, sono incompatibili col carcere e l' ordinanza con cui il tribunale di sorveglianza di Roma, successivamente confermata dal tribunale di sorveglianza di Firenze, aveva disposto la detenzione domiciliare non prevede limiti di pena. Gia' il tribunale di sorveglianza di Firenze, ricorda ancora l' avvocato Saldarelli, si era occupato della sentenza per il depistaggio sulla strage di Bologna, in occasione dell' estradizione concessa dalla Francia un anno e mezzo fa, ritenendo in ogni caso di non modificare il regime di detenzione domiciliare.

16 luglio 2002 - COMUNICATO ASSOCIAZIONE FAMILIARI VITTIME STRAGE BOLOGNA SU ESTRADIZIONE GELLI
L'estradizione di Licio Gelli, Gran Maestro della Loggia Massonica P2, per il reato di depistaggio decisa dal Governo Francese è motivo di grande soddisfazione per i Familiari delle Vittime che vedono cadere il muro di protezione politica nei confronti di chi ha fomentato ed attuato l'intossicazione delle indagini sulla Strage del 2 Agosto 1980, che causò 85 morti e 200 feriti.
Ci si augura che chi ancora, in Italia, si attarda a sostenere l'ingiusta tesi assolutoria portata avanti personalmente da Licio Gelli e dai suoi sostenitori abbia, per il futuro, la dignità di tacere.

24 luglio 2002 - STRAGI: 50 SENATORI PRESENTANO DDL, ABOLIRE SEGRETO STATO
ANSA:
Abolire il segreto di Stato per i reati di strage e di terrorismo. E' quanto prevede un disegno di legge presentato dal senatore diessino Walter Vitali, ex sindaco di Bologna, insieme ad altri 50 senatori di vari gruppi parlamentari (Ds, Margherita, Verdi, Prc, Udeur, Udc, Autonomie e anche un senatore di Forza Italia, Guglielmo Castagnetti). L' iniziativa "trasversale" punta ad inserire nella legge sui servizi segreti del 1977 un articolo secondo cui il segreto di Stato "non puo' essere opposto in una alcuna forma nel corso di procedimenti penali relativi ai reati commessi per finalita' di terrorismo o di eversione dell' ordine democratico e ai delitti di strage". Una prima proposta di legge per eliminare il segreto di Stato fu presentata dall' associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna nel 1984. "Abbiamo voluto ripresentare questo disegno di legge - ha spiegato Vitali - proprio mentre le commissioni Difesa e Affari costituzionali hanno appena cominciato a discutere la riforma dei servizi segreti, sulla base di un testo del Governo che limita la portata del segreto di Stato e ne accorcia la durata, e che noi giudichiamo importante ma non sufficiente. Insistiamo invece sulla necessita' di abolire il segreto di Stato nei casi di strage e di terrorismo, perche' in questi casi non sono stati infrequenti gli interventi dei servizi segreti per depistare le indagini". "Crediamo che lo Stato - ha detto Paolo Bolognesi, presidente dell' Unione familiari vittime per stragi - non possa concedere protezione per reati, come quelli di strage e di terrorismo, che colpiscono al cuore lo Stato".

UN COMUNICATO DELL' ASSOCIAZIONE DEI FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE DI BOLOGNA PRECISA:
Alcuni quotidiani locali riportano dichiarazioni dell'On. Raisi che affermano che la nostra Associazione appoggia la proposta di legge del Senatore Vitali.
Precisiamo che ciò non corrisponde alla realtà dei fatti.
Il giorno 24 Luglio 2002 presso la Sala Stampa del Senato della Repubblica è stata ripresentata dall'Unione dei Familiari Vittime per Stragi, la legge di iniziativa popolare dal titolo "ABOLIZIONE DEL SEGRETO DI STATO PER DELITTI DI STRAGE E TERRORISMO" consegnata nel 1984 nelle mani dell'allora Presidente del Senato On. Francesco Cossiga e mai discussa dal Parlamento Italiano.
Per facilitarne la discussione abbiamo raccolto le firme dei Senatori e il primo firmatario è il Sen. Walter Vitali.
Non si tratta perciò di una nuova legge, ma solo ed esclusivamente dell'articolo unico presentato dai Familiari il 25 Luglio 1984.
Il Presidente
(Paolo Bolognesi)

25 luglio 2002 - INIZIATIVA SCUOLE BOLOGNA PER MEMORIA VITTIME DEL TERRORISMO
"Il Resto del Carlino"
"Ragazzi, ricordiamo le vittime del terrorismo"
ROMA - "Neppure nel notro Paese dobbiamo dare per scontata la convivenza pacifica e i valori della democrazia". Lo dimostrano le vicende di terrorismo che hanno segnato il nostro passato più prossimo.
Una città-simbolo
Con queste parole il presidente della Camera, Pierferdinando Casini, ha presentato ieri, con il ministro dell'Istruzione Letizia Moratti e con il sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca, un'iniziativa dedicata alle scuole del capoluogo emiliano, ma soprattutto all'approfondimento di temi che toccano da vicino le coscienze.
Dalla strage del 2 agosto del 1980 all'omicidio di Marco Biagi, Bologna ha raccontato all'Italia una storia orribile di paura e sangue. Oggi "è importante partire dalle scuole - ha detto Casini - per sviluppare una riflessione sul terrorismo, sulla memoria delle vittime, sulla capacità di reazione e di solidarietà della società civile".
Il progetto, nato da un'idea del sindaco Guazzaloca, prevede che nel prossimo anno scolastico i giovani degli istituti superiori bolognesi elaborino lavori per ricordare gli avvenimenti che hanno segnato la storia della città. La strage del 2 agosto, l'omicidio Biagi. Dovranno essere prodotti artistici e di documentazione, che poi saranno valutati da una commissione tecnica ed esposti in una mostra prima a Montecitorio e poi, nel 2003, a Bologna, nell'anniversario della strage.
"E' un'iniziativa - ha spiegato il sindaco Guazzaloca - che nasce dall'esigenza di tener vivo il ricordo delle vittime delle stragi e di aumentare il grado di conoscenza delle giovani generazioni. Si tratta di un dovere primario delle istituzioni".
"Non è vero - ha aggiunto il presidente della Camera - che i giovani siano disinteressati alla politica. Sono, al contrario, diventati più esigenti, pongono domande sempre più qualificate e precise alle istituzioni. Con iniziative come queste possiamo aiutarli a riflettere anche sugli aspetti più oscuri della nostra storia politica lontana e recente".
Il valore della persona
Una lontananza che si comprende appieno quando si considera, come ha sottolineato Guazzaloca, che i ventenni di oggi non erano ancora nati quando ci fu l'attentato dell'80.
Ma dinanzi a eventi tanto dirompenti la scuola ha il dovere di intervenire, anche mantenendo viva la memoria. Per questo motivo, il ministro Moratti ha aderito con sollecitudine al progetto e ieri ha ricordato che una società fondata sulla "consapevolezza del valore inestimabile e inviolabile della persona, della sua vita, delle sue idee e del rifiuto di ogni forma di violenza" è l'obiettivo principale che si pone l'intero sistema della formazione.
Silvia Mastrantonio

30 luglio 2002 - PRESCRITTA PENA, CAUCHI TORNATO UOMO LIBERO
ANSA:
In Italia puo' nuovamente entrare e uscire quando vuole, ma ormai, spiega il padre Loris, 85 anni, la vita di Augusto Cauchi, 51, e' in Argentina: ''Li' ha la sua famiglia e il suo lavoro. L' ho visto alcuni mesi fa, si e' fermato qualche giorno, ma poi e' tornato a Buenos Aires''. Latitante dal '75, dal dicembre scorso, come anticipato oggi dall' Unita', l' estremista di destra Augusto Cauchi e' tornato un uomo libero per prescrizione della pena. Cauchi aveva in sospeso una condanna a 5 anni per ricostituzione del partito fascista e una a sette anni e mezzo per associazione sovversiva e detenzione di armi. ''Augusto - spiega l' avvocato Maurizio Bianconi di Arezzo, che e' stato uno dei suoi legali - mi ha detto pero' di essere riuscito ad ottenere il cumulo delle pene e quando e' scattata la prescrizione perche' la condanna non e' stata eseguita, e' tornato. Me lo ha spiegato a gennaio scorso, quando mi e' venuto a trovare''. Dopo la fuga dall' Italia Cauchi fu rintracciato in Spagna nel settembre '76. Ma poi spari' nuovamente. Nel 1993 l' arresto a Buenos Aires. L' Argentina nego' pero' l' estradizione. Intanto in Italia si continuava ad indagare sul suo ruolo nel terrorismo nero. Venne anche coinvolto, ma poi prosciolto, per le indagini per la strage dell' Italicus. ''E' da diverso tempo che Augusto ha finito con le sue beghe - commenta il padre Loris -. Ha riavuto i documenti e il passaporto da diverso tempo''. ''Mi ha spiegato che ora in Argentina - prosegue l' avvocato Bianconi - ha un piccola ditta con cui commercializza la candeggina. La sua vita e' laggiu', ormai si sente argentino e fa fatica anche a parlare italiano''.

31 luglio 2002 - STRAGE BOLOGNA: DOPO 22 ANNI RISARCITE ULTIME VITTIME
"Il Resto del Carlino"
"Dopo ventidue anni risarcite le ultime vittime"
In 22 anni era successo solo una volta, nel '95. Quest'anno rischia di essere la seconda: nessun intervento di un esponente del governo o dello Stato è previsto dal palco davanti alla stazione, in Piazza Medaglie d'Oro, alla manifestazione per il 2 agosto, anniversario numero 22 della strage del 1980 e 'Giornata della memoria delle vittime di tutte le stragi'.
Ma Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione 'Familiari delle vittime della strage alla stazione', preferisce cominciare la presentazione della giornata con una notizia lieta: "Ci sono voluti quasi 22 anni, è vero, e questa è la parte meno bella della novità - commenta -. Però, finalmente, sono arrivati i risarcimenti per le ultime quattro vittime della strage del 2 agosto i cui casi erano ancora aperti: tre bambini e un adulto".
Il discorso torna poi sulle eventuali defezioni di venerdì. "Credo vi saranno membri del governo presenti", abbozza il vicesindaco, Giovanni Salizzoni. "E se la presenza non sarà fisica, arriveranno dei messaggi". Uno, in effetti, è già promesso: quello del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che "a motivo di un impegno istituzionale già fissato da tempo" potrà però solo "manifestare la propria ideale partecipazione".
"No, non sono previsti interventi dal palco, oltre a quello del sindaco Guzzaloca e il mio", conferma Bolognesi. Ma evita accuratamente ogni sfumatura polemica, pur nell'anno in cui, dal palco di Piazza Medaglie d'oro, si commemora anche Marco Biagi, ucciso poco più di quattro mesi fa: "Noi ci saremo, e ricorderemo anche Biagi". Un'eventuale assenza da Roma sarà "eventualmente, un problema delle istituzioni a livello centrale". Ma vedrete, aggiunge, "qualcuno ci sarà".
Bolognesi esclude assenze o mancati interventi dovuti al timore dei fischi della piazza, che l'anno scorso sottolinearono impietosi l'intervento del presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini: "Non credo che il problema sia quello. Ma se fosse quello, sarebbero dei cattivi politici".
Per Niccolò Rocco di Torrepadula, consigliere comunale indipendente di destra, "è gravissimo che, proprio nell'anno dell'omicidio Biagi, non sia annunciato un rappresentante del governo con un intervento istituzionale". Un'eventuale "diserzione sarebbe grave e politicamente rilevante", nota Paolo Cento, deputato dei Verdi. "La presenza del governo è fondamentale", afferma Maurizio Cevenini (Ds), vicepresidente del consiglio comunale. E si dice però "certo che il governo, come il Parlamento, saranno rappresentati. Resto però sorpreso da questo anomalo ritardo di comunicazione".
Bolognesi fa sapere altre novità. Per quanto riguarda l'orologio della stazione fermo alla 10,25 (ora dell'esplosione), l'anno scorso riattivato dalle Fs, le lancette resteranno ferme per sempre, simbolo perenne della memoria. E una targa - che sarà scoperta il 2 agosto - spiegherà che quella "è l'ora della strage di Bologna: per non dimenticare".
Da parte della Fondazione Carisbo, intanto, sono stati stanziati 25.000 euro "per la vita dell'associazione", annuncia Bolognesi. E ricorda la ripresentazione, a Camera e Senato, del progetto di legge di iniziativa popolare per l'abolizione del segreto di Stato per i delitti di strage e di terrorismo. "L'augurio è che venga discusso e approvato entro questa legislatura".
di Luca Orsi

31 luglio 2002 - STAFFETTA PER NON DIMENTICARE
"Brescia oggi"
Oggi alle 18.30 sarà in piazza della Loggia. I podisti poi punteranno su Bologna
È partita da piazza Fontana la staffetta per non dimenticare
Sono partiti alle 18 di ieri, da piazza Fontana a Milano, i podisti dell'Agap (Associazione gruppi amatoriali podistici), che in due giorni percorreranno 316 chilometri per arrivare a Bologna nella ricorrenza della strage del 2 agosto 1980. Dopo la posa di due corone di alloro - una del Comune e una dell'Agap - nella piazza che è stata teatro di un'altra strage (Piazza Fontana 1969) e davanti all'assessorato comunale allo sport, Aldo Brandirali, ha ringraziato la ventina di podisti: "Fate con molta fatica qualcosa di importante per noi - ha detto -. Esprimete la memoria, che è una delle qualità più difficili nel nostro tempo, dove tutto è così veloce e sembra inutile fermare l'occhio su qualcosa di significante".
Presenti anche i consiglieri comunali Andrea Fanzago (Margherita) e Marco Cornio (Ds). Per il leader dell'opposizione a Palazzo Marino, Sandro Antoniazzi "la marcia, a pochi mesi dall'omicidio di Marco Biagi, assume un significato ancora più netto. Nè dobbiamo sottovalutare - ha aggiunto - l'oscuro segnale che giunge a seguito dagli ordigni rudimentali ritrovati ieri a Milano e a Monza".
È stato poi il turno di monsignor Vigo, che ha benedetto questa "lunga passeggiata", dicendo: "Non è solo uno sforzo fisico, ma anche morale, perchè vuole ricordare alle coscienze che la violenza non premia. La via giusta è quella della solidarietà". Poi ha recitato il "Padre Nostro" con gli sportivi.
La staffetta podistica ha toccato ieri, in serata, Paullo e oggi alle 18.30 sarà a Brescia, per ricordare la strage di piazza della Loggia.
Poi si dirigerà a Bologna.
"Sono 18 anni - ha detto Evandro Lanzani, 71 anni, il podista più anziano - che organizzo questa staffetta. È l'unica cosa che sappiamo fare, l'unica cosa per ricordare queste stragi impunite". Per Giacomo Rossi, 55 anni, è la prima volta: "Mi sembra bello poter ricordare con un sacrificio sportivo gente morta in modo tragico. Soprattutto, se è vero quello che si dice, quando i responsabili sono ancora latitanti".
In piazza della Loggia oggi depositeranno una corona alla stele dei caduti per la bomba del 28 maggio '74 e i marciatori incontreranno il sindaco e le autorità comunali.

1 agosto 2002 - STRAGE BOLOGNA: FRONTE NAZIONALE, LA STRAGE CONTINUA
ANSA:
"A 22 anni dall'efferato crimine di Bologna, la strage continua", afferma Paolo Signorelli, responsabile giustizia del Fronte sociale nazionale, in un comunicato che annuncia per ottobre un convegno sulle "stragi di stato" e sollecita l'abolizione del segreto di stato. Signorelli afferma che "nessun magistrato ha fornito un qualsiasi rilievo" all'operazione "messa in atto dal Sismi nel luglio 1980", fra la strage di Ustica e quella di Bologna, e "intesa a costruire - afferma Signorelli - una pista falsa per una strage che poi avverra' puntualmente". Mentre "zelanti magistrati di parte - aggiunge Signorelli - continuano indisturbati a sostenere il loro teoremi". "Il fatto che tutte le stragi siano servite per puntellare e stabilizzare maggioranze interne ed equilibri internazionali non impedisce a costoro - dice Signorelli - di insistere nel voler considerare i c.d. neofascisti come gli unici 'ideologicamente' capaci di portare avanti la strategia della morte".

1 agosto 2002 - STRAGE BOLOGNA: BIELLI (DS), DDL IN FAVORE VITTIME TERRORISMO
ANSA:
Un disegno di legge in favore di tutte le vittime del terrorismo e' stato depositato questa mattina al servizio legislativo della Camera dal diessino Valter Bielli. Si tratta anche di un' occasione, come ha spiegato lo stesso parlamentare in un comunicato, "per commemorare e ricordare il 22° anniversario della strage di Bologna che si celebra domani". La proposta di legge prevede che i cittadini rimasti vittima di atti terroristici abbiano gli stessi privilegi accordati agli invalidi civili di guerra e agli ex combattenti per quanto riguarda i trattamenti pensionistici e i relativi benefici fiscali. Gli altri punti contenuti nel ddl riguardano: l' elevazione dell' indennizzo a un miliardo di vecchie lire, rispetto ai 150 milioni previsti dalla normativa vigente; l' elevazione a 38 milioni di vecchie lire per ciascun punto percentuale nella valutazione di invalidita'; l' elevazione a 2 milioni di vecchie lire dell' assegno vitalizio; una maggior tutela per gli stretti familiari, tra i quali anche i figli maggiorenni delle vittime; il riconoscimento del danno biologico; l' assistenza psicologica; il patrocinio legale gratuito; la riapertura dei termini per l' azione di risarcimento.

1 agosto 2002 - INTERVISTA CIAVARDINI A "PANORAMA"
"Panorama"
Io, stragista per forza
Inquisito, prosciolto e infine, quest'anno, condannato come Mambro e Fioravanti. Ora Luigi Ciavardini aspetta l'ultimo verdetto. E insiste: "Quel giorno alla stazione non c'ero".
di ROBERTO GENOVESI
La casa è costruita in travi di legno scuro ed è circondata da un recinto che racchiude un ettaro di terra con pini e alberi da frutto. Ci sono tre cani e anche una decina di cavalli. Un'oasi di pace a pochi chilometri da Roma che, tempo un mese, non esisterà più. "Ho deciso di vendere i cavalli e di lasciare i cani a qualche amico" dice Luigi Ciavardini "mia moglie, con tre bambini, difficilmente potrebbe occuparsi di questa tenuta se dovessi tornare in galera". Già, perché Ciavardini, 40 anni, di cui già 16 trascorsi oltre le sbarre per una serie di reati politici, è stato condannato in marzo dalla Corte d'appello del tribunale dei minori di Bologna a 30 anni di carcere con l'accusa di essere stato l'esecutore materiale della strage di Bologna del 2 agosto 1980. Allora Ciavardini aveva 17 anni e solo la minore età lo ha salvato dall'ergastolo.
Quella domenica d'agosto morirono 85 persone e oltre 200 rimasero ferite. Come ci si sente nei panni dell'uomo indicato come uno dei più crudeli criminali della storia della Repubblica?
Questo ruolo me lo hanno affibbiato i giudici ma so di essere innocente. Da giovane non sono stato uno stinco di santo, ne ho fatte tante, ma un gesto vile come quello di uccidere tutte quelle persone non avrei mai potuto commetterlo.
Ai giudici lei ha detto che la mattina della strage si trovava a Padova, con un gruppo di persone tra cui anche Francesca Mambro e Giusva Fioravanti
Siamo partiti alle otto da Treviso. Dovevamo incontrare un amico a Padova per "bonificare" delle armi che ancora portavano impressi i numeri di matricola. Siamo rimasti a Padova fino a mezzogiorno e dalla radio abbiamo sentito le prime notizie sulla strage.
Eravate ancora tutti insieme?
Certo. Ed è questo il problema. Secondo i giudici, se è vero che Mambro e Fioravanti sono stati riconosciuti colpevoli, allora la mia testimonianza è falsa e dunque anche io ero con loro a Bologna. Ma in realtà loro erano con me a Padova e, se fosse passata questa tesi, tutto il castello accusatorio nei loro confronti sarebbe caduto. Meglio sacrificare me che ricominciare tutto da capo.
Romano Ricciotti, il procuratore dei minori che in primo grado ha chiesto l'archiviazione del procedimento a suo carico, in un libro intervista di prossima pubblicazione si dice sorpreso della decisione della Corte d'appello e definisce queste testimonianze "voci, e non dichiarazioni precise, peraltro inattendibili per diversi motivi".
Radio carcere, niente di più. La parola di qualche esponente della destra eversiva già in galera contro la mia. Nessuno mi ha visto a Bologna quella mattina. Angelo Izzo dichiarò di aver sentito da Raffaella Furiozzi che a Bologna avevano agito Mambro, Fioravanti e un gruppo di ragazzi di Terza posizione. La Furiozzi disse a sua volta di aver appreso dal fidanzato Diego Macciò (altro esponente dell'eversione nera ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia nel 1985, ndr) che tra quei ragazzi c'eravamo io, Massimiliano Taddeini e Nanni De Angelis. Tuttavia un video amatoriale dimostra senza possibilità di smentita che quella mattina Taddeini e De Angelis erano al campo sportivo di Castel Giorgio, in provincia di Terni, per una partita di football americano.
Ricciotti parla anche di incongruità nella dinamica del viaggio da Treviso a Padova..
Ricciotti si chiede per quale motivo dei quattro partiti da Treviso per andare presumibilmente a mettere la bomba a Bologna, tre (io, Mambro e Fioravanti) sarebbero colpevoli mentre il quarto, Gilberto Cavallini, per la Corte d'appello sarebbe sparito nel nulla. Si è fermato a Padova? E cosa fa credere che lui si sia fermato e io no? Però il procedimento a suo carico è rimasto in piedi anche per altri indizi. Come quello della telefonata a Cecilia Loreti per consigliarle di non prendere il treno per Venezia proprio il giorno della strage... Non è andata proprio così. Non ricordo telefonate fatte in questi termini così come non le ricorda, da quanto risulta dai verbali degli interrogatori, nemmeno la Loreti. E poi è stato accertato che nessun treno diretto dal Sud a Venezia sarebbe passato quel giorno per Bologna.
Crede che la sua fedina penale abbia pesato nelle scelte della magistratura?
Può darsi ma, come ripeto, si tratta di episodi diversi. Nulla a che vedere con una strage. L'omicidio del giudice Mario Amato è conseguenza della mia adesione a quello che chiamo lo spontaneismo armato. Eravamo tutti istintivi e arroganti e pensavamo di essere i buoni in un mondo in cui i cattivi erano quelli che vestivano la divisa o servivano uno Stato da noi ritenuto corrotto. Sbagliavamo, oggi non ne ho dubbi, ma la nostra era una logica di contrapposizione con un nemico visibile e posto sullo stesso nostro piano. Potevamo colpire o essere colpiti ma non avremmo mai accettato la logica dell'imboscata e lo abbiamo dimostrato con la rapina compiuta pochi giorni dopo la strage.
Che vuol dire?
La rapina del 5 agosto all'armeria di piazza Menenio Agrippa di Roma fu un gesto plateale e venne accompagnata da un volantino rivendicativo nel quale si spiegava la logica del nostro gruppo. Ci dissociavamo da azioni scellerate come quelle di Bologna facendo riferimento a quanto già scritto in occasione dell'omicidio Amato: i gruppi dell'eversione armata di destra consideravano negativamente qualunque connivenza, collaborazione o intesa con gli apparati deviati dello Stato. E noi eravamo sicuri che a orchestrare i fatti di Bologna c'erano i servizi deviati. Così come eravamo sicuri che, proprio in tale logica, ci avrebbero dato la colpa di quella strage.
Oggi lei sembra una persona diversa. Come ha passato tutto questo tempo?
Tra carcere, semilibertà e affidamento ai servizi sociali ho anche cercato di ricostruire la mia vita. Mi sono sposato, ho due figlie di cinque e dieci anni e un figlio di sei e oggi lavoro nell'amministrazione di una ditta romana di pony express. Da quando sono tornato in libertà dopo aver scontato la pena per l'omicidio Amato (16 anni con scarcerazione nel 2000 ma nessuna ammissione di colpevolezza, ndr) ho anche lavorato in alcune cooperative cercando di aiutare quelli che somigliavano a me da giovane. Ci sono tanti ragazzi oggi che possono essere salvati con un lavoro, un impegno, una speranza. Io ne ho fatti lavorare tanti, abbiamo fatto la campagna elettorale per deputati e senatori di tutti gli schieramenti, abbiamo attaccato manifesti, distribuito volantini, organizzato eventi. Se tornassi dentro tutto questo andrebbe in fumo.
Che cosa dirà ai suoi figli il giorno in cui la polizia busserà alla sua porta?
Ancora no. Il mio avvocato, Alessandro Pellegrini, ha presentato ricorso in Cassazione. I giudici si dovrebbero riunire agli inizi del 2003. In base alle loro decisioni vedrò cosa fare e cosa dire. Per ora preferisco stare con la mia famiglia e far sentire la mia presenza. Se le cose andassero male potrebbero non vedermi più per lungo tempo.
È vero che ha avuto contatti con alcuni parenti delle vittime?
Ho avuto colloqui e non solo telefonici con alcuni dei parenti delle vittime. Mi hanno cercato loro. All'inizio volevano parlarmi per il desiderio cristiano di perdonarmi, poi tra noi è nata una sincera amicizia e una delle cose che più mi ha colpito è stato sentirli piangere al telefono quando hanno saputo della sentenza d'appello. Spero che un giorno arrivi giustizia, credo ancora che possa succedere qualcosa.
Cos'altro potrebbe accadere?
La Commissione stragi ha esaminato di recente documenti che ipotizzano scenari molto diversi da quelli fino a ora delineati. Se adesso venissero alla luce..

2 agosto 2002 - STRAGE BOLOGNA: INTERVISTA BELLINI
"La Gazzetta di Reggio"
L'ex primula nera in un interrogatorio del '99: "Per trent'anni ho vissuto con gli 007 alle calcagna"
"I Servizi mi chiesero di depistare"
Paolo Bellini parla del suo ruolo nella bomba di Bologna
"Mio padre mi chiese di incontrare un agente segreto"
di Massimo Sesena
"Il mistero della morte che tiene in scacco tutte le religioni del mondo rischia di impallidire di fronte ai misteri della vita di Paolo Bellini". Così nella sua requisitoria, il pm Italo Materia al processo per i delitti di Reggio, presentava Paolo Bellini. E uno dei misteri della vita di Paolo Bellini è sicuramente quello che vuole il suo nome associato alla strage di Bologna, di cui ricorre oggi il ventiduesimo anniversario.
Bellini e la strage di Bologna. Il binomio comincia a circolare a Reggio un anno dopo la strage del 2 agosto 1980, quando la procura della Repubblica di Reggio iscrive il nome dell'ex primula nera nel registro degli indagati. Sulla base di cosa? Informazioni di polizia che raccontano che Bellini - che all'epoca era già al centro di mille misteri (vedere articolo sopra) - in quei giorni bazzicava a Bologna. L'indagine della procura di Reggio - che apriva uno scenario inquietante - si rivelò un clamoroso bluff. In questo interrogatorio, Bellini dà la propria versione su quei fatti. E alla fine, non è meno inquietante: mafia, massoneria, servizi segreti, voto di scambio, eversione nera, strategia della tensione. In alcuni punti, Bellini sembra voler propinare un minestrone immangiabile: disegna scenari in cui si premura, comunque, di sottolineare che non c'entra quasi nulla. Ma alla fine, spiegando quale sarebbe stato il suo ruolo in queste vicende, fornisce una versione che lascia di stucco: Bellini vuol essere creduto, ma al tempo stesso racconta cose incredibili e - quel che è peggio - racconta che il suo lavoro è stato - in quegli anni - quello di rendere credibili le cose incredibili. La mente non può non andare alla recente sentenza che ha condannato Bellini e - pur ritenendolo credibile - ha in gran parte scagionato i suoi presunti correi per i delitti avvenuti a Reggio tra la fine del '98 e i primi mesi del '99.
BELLINI, STIA AI FATTI. "Bellini, lei deve raccontare i fatti". E' il 2 novembre 1999, nella sala interrogatori del carcere della Dozza, a Bologna, il sostituto procuratore antimafia Maria Vittoria De Simone sta interrogando per la nona volta in cinque mesi Paolo Bellini, arrestato la notte del 3 giugno assieme a Vincenzo Vasapollo e Giulio Bonaccio. Bellini sta già parlando da mesi: ha già confessato una decina di delitti, tanto che l'interrogatorio inizia con le preoccupazioni dell'ex primula nera. Bellini è preoccupato per la sua famiglia: non vogliono entrare nel programma di protezione, ma lui teme che possa succedere qualcosa ai suoi cari. Per questo, forse, è nervoso, Bellini, e il pm De Simone lo richiama più volte a non divagare, a stare "ai fatti ai quali ha partecipato lei direttamente".
I RAPPORTI CON GIOE'. Bellini vuole essere creduto da chi lo sta ascoltando ormai da mesi. E dopo aver raccontato i fatti di 'ndrangheta che lo hanno visto nelle vesti di killer, si disegna l'autoritratto di uomo dei misteri.
Di fronte all'ennesimo invito del pm De Simone a raccontare solo fatti di sua diretta conoscenza, Bellini gioca la carta-Gioè, Antonino Gioè, il boss di cosa nostra morto suicida in carcere lasciando un biglietto in cui invitava chi volesse sapere "la verità" a rivolgersi a Bellini, di cui fu compagno di cella. Bellini parla di questi incontri, ma non vuole passare per il "suggeritore di cosa nostra". E non vuole nemmeno passare per l'"uomo dei servizi segreti deviati", un altra delle etichette che gli hanno appiccicato addosso. Non vuole, ma poi ammette che per almeno tre volte i servizi segreti hanno tentato di agganciarlo. E in tutte e tre le volte spunta Bologna e la strage.
BELLINI E I SERVIZI. "Servizi segreti - sbotta a un certo punto dell'interrogatorio Paolo Bellini - Sono trent'anni che mi corrono dietro... Forse, può darsi che io ho avuto un contatto con un servizio segreto, si, può darsi, effettivamente".
Bellini in quel periodo - siamo nell'estate del 1980, prima della strage - è a Bologna: la circostanza la conferma lui stesso, raccontando incidentalmente di un incontro amoroso avuto con una donna: "Era bellissima - dice - eppure non ricordo nulla di quella notte. Ho pensato che mi avesse ipnotizzato, che fosse un'agente segreto d'Israele". Ma se questa è una supposizione fantasiosa di Bellini, il seguito non lo sembra: "Dovevo avere - racconta Bellini al pm - un contatto con un uomo dei servizi segreti, non l'ho potuto avere perché non ci sono andato perché io nella trappola dei servizi segreti non ci sono mai caduto". Ma chi doveva incontrare Bellini? Chi gli aveva organizzato l'incontro con un esponente dei dei servizi segreti? E cosa voleva da lui questo 007? Tutte domande a cui Bellini risponde tra mille difficoltà, nel corso di quello che si presume sia stato un lungo e soffertissimo interrogatorio. "Dovevo andare a questo incontro - dice Bellini - che doveva essere fatto tra me, mio padre, mio fratello e una quarta persona". E chi è? Gli chiede il pm. "Il dottor Ugo Sisti (all'epoca procuratore capo di Bologna, ndr)". Di fatto all'incontro, Bellini non andò, si tirò indietro all'ultimo minuto, "e lì - dice l'ex primula nera - ho rotto i rapporti con la mia famiglia".
L'AFFITTACAMERE. Poi Bellini finisce davvero indagato per la strage di Bologna: una affittacamere di Bologna lo avrebbe indicato tra i suoi clienti in quei giorni antecedenti la strage. "Addirittura - spiega Bellini al pm De Simone - ho dovuto fare il confronto con una donna... Quel giorno entra dentro l'affittacamere, al confronto, è venuta diretta da me, così... mi sembra! Può darsi, no, forse non è lui!". Al confronto era presente - dice Bellini - l'allora sostituto procuratore di Reggio Giancarlo Tarquini, ora capo della Procura bresciana.
IN PUNTO DI MORTE. Tutto finisce in una bolla di sapone, ma a Bellini resta in mente quell'incontro mancato con l'uomo dei servizi segreti. A tal punto, quando il padre di Bellini sta morendo, Bellini gli chiede proprio di quell'incontro. "Mio padre mi disse... quello era un incontro importante. Sai perché era importante? Perché qualcheduno - è la risposta sconcertante che Bellini attribuisce al padre - voleva farti inserire nel sistema per scoprire se era vero che Bologna era un effetto di Ustica... ohuu! Ma dico, stiamo andando nei matti!". Che significa Bologna un effetto Ustica?, chiede il piemme durante l'interrogatorio.
Bellini risponde: "A Ustica è successo quello che è successo, non si sa ancora oggi cosa sia successo. Però se a Bologna". E allora Bologna?, lo incalza il pm. E Bellini: "Se a Bologna succede una cosa più grave ancora dà da dimenticare Ustica, e allora forse si può lavorare meglio, questo è il concetto di quello che mi ha detto mio padre in punto di morte". E suo padre - chiede il pm a Bellini - cosa c'entrava con i servizi segreti? "A me lo chiede? - risponde Bellini - io non lo so, io non lo so, non ne ho la più pallida idea...".
AVANGUARDIA. Ma perché i servizi segreti cercavano Bellini? Bellini prova a darsi una spiegazione che riporta alla luce un altro dei suoi personaggi, quello di Roberto Da Silva: "In un rapporto vecchio (di polizia, ndr) io ero stato citato come noto estremista di destra". Ma ancora prima, Bellini era stato latitante in Sudamerica, in Paraguay, dove all'epoca si nascondevano "molti ricercati per terrorismo, molti latitanti, addirittura anche un generale con la famiglia". Poi Bellini prosegue: "Non dimentichiamo che io in un certo periodo ho conosciuto gente di Avanguardia Nazionale, non sono stato iscritto, ma ho conosciuto benissimo quella realtà". Non solo: "Quando io scappai in Brasile, ho ricevuto un passaporto, e mi era stato dato da quell'organizzazione". Poi Bellini torna in Italia, e i servizi segreti che probabilmente prima l'hanno aiutato a scappare, ora gli presentano il conto, chiedendogli di "indagare" o "depistare" sulla strage di Bologna. Bellini appena tornato in Italia: per tutti si chiama ancora Roberto Da Silva, frequenta ambienti "in" e coltiva l'hobby del volo a Foligno. E vola con un ufficiale dei carabinieri: "Un giorno andiamo a pranzo insieme - dice Bellini - ma tu saresti intenzionato... Cosa pensi dei servizi segreti". Ma Bellini dribbla anche stavolta.

2 agosto 2002 - COMUNICAZIONE DEL PRESIDENTE DELLA ASSOCIAZIONE TRA I FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE DEL 2 AGOSTO 1980 LETTA NEL PIAZZALE DELLA STAZIONE CENTRALE DI BOLOGNA ALLE ORE 10:25 DEL 2 AGOSTO 2002.
Sotto questo orologio, fermo alle 10,25, simbolo perenne del ricordo dell'ora della Strage fascista che causò 85 morti e 200 feriti, ci troviamo riuniti ancora una volta dopo 22 anni per non dimenticare e per testimoniare la nostra richiesta per avere completa verità e giustizia.
Una battaglia difficile e faticosa, che anche quest'anno ha segnato passi indietro e vittorie.
La Corte di Appello di Bologna, annullando la condanna inflitta in primo grado ad alcuni responsabili dei tanti depistaggi che hanno costellato le indagini per la strage, ha stabilito uno sconcertante principio: depistare non è reato.
Il 9 Marzo 2002 si è aggiunto un importantissimo tassello alla verità: Luigi Ciavardini, fedele complice di Mambro e Fioravanti in una lunga serie di rapine e omicidi, è stato condannato a 30 anni di carcere, quale terzo esecutore materiale della strage alla stazione.
Il quadro delle responsabilità di chi commise quell'orrendo crimine si fa dunque più completo: a collocare la bomba furono i terroristi fascisti Mambro, Fioravanti e Ciavardini; a depistare le indagini furono il Gran Maestro della Loggia Massonica P2, Licio Gelli, il faccendiere Pazienza, gli appartenenti al SISMI generale Musumeci e colonnello Belmonte.
A 22 anni dall'ignobile attentato che sconvolse Bologna e l'Italia intera, viene di fatto confermata la matrice fascista.
L'estradizione di Licio Gelli, Gran Maestro della Loggia Massonica P2, per il reato di depistaggio, decisa dal Governo Francese, è motivo di grande soddisfazione per i Familiari delle Vittime che vedono cadere il muro di protezione politica nei confronti di chi ha fomentato ed attuato l'intossicazione delle indagini sulla Strage.
Come sempre, c'è chi questa verità non vuole che venga scoperta e divulgata, chi tenta di liquidare come teoremi prove e fatti incontrovertibili: si tratta soprattutto di chi ha responsabilità più elevate, per la strage e per le sue coperture e teme che si possa arrivare ai mandanti e agli ispiratori politici.
Il Senatore Francesco Cossiga, all'indomani della sentenza di condanna per Ciavardini, si è nuovamente precipitato a sostenere l'innocenza dei terroristi neofascisti e scende in campo in prima persona per difenderli.
Ma Cossiga ha più volte affermato di non sapere nulla sulla strage di Bologna, anzi che ne ha una conoscenza pari a quella dell'uomo della strada.
Eppure Cossiga si dice certo dell'innocenza di Mambro, Fioravanti e Ciavardini.
Mambro e Fioravanti in questi anni non hanno mai parlato e, a costo di negare l'evidenza, non hanno mai detto ciò che sapevano sulla strage da loro commessa né fatto i nomi dei mandanti.
Questo loro silenzio può ben dirsi d'oro, visto che oggi i due terroristi, da tempo di fatto liberi nonostante i 6 ergastoli a testa, pubblicano libri e scrivono articoli su quotidiani nazionali.
Una carriera costruita, oltre che sul sangue di persone innocenti, sul silenzio e sul ricatto.
È lecito chiedersi: chi protegge Mambro, Fioravanti e Ciavardini con l'intento di evitare che costoro scoprano i giochi sporchi di cui sono stati partecipi?.
Nel manifesto di quest'anno abbiamo scritto:
ABOLIRE IL SEGRETO DI STATO
NEI REATI DI STRAGE E TERRORISMO
E' DOVERE DELLE ISTITUZIONI
DIRITTO PER I CITTADINI
Una società realmente civile, uno stato davvero democratico non si fonda sul silenzio, sul ricatto, sull'insabbiamento di verità scomode, ma si sforza di mettere a punto quegli strumenti che permettono di colpire i mandanti e gli ispiratori politici delle stragi e di coloro che, per salvaguardare il proprio potere, hanno costretto il Paese a pagare, con centinaia di morti e feriti, un alto tributo di sangue.
Per questo oggi più che mai occorre approvare quella legge di iniziativa popolare che da 18 anni giace in Parlamento ed è intitolata "Abolizione del segreto di stato per delitti di strage e terrorismo".
Sì, oggi più che mai, perché il 19 Marzo scorso, proprio nella nostra città, lasciato solo da chi aveva il dovere di proteggerlo, è stato vigliaccamente ucciso Marco Biagi.
Marco Biagi, era un professore, uno studioso, una persona per bene, divenuta l'ennesima vittima innocente di chi ancora pensa di poter fare politica col sangue di inermi cittadini.
Questo barbaro omicidio si aggiunge all'uccisione di Tarantelli, Ruffilli, D'Antona.
Coloro che hanno sostenuto che gli anni di piombo potevano sbrigativamente chiudersi con la liberazione dei terroristi in carcere, devono ricredersi e capire che gli anni di piombo si chiudono solo con la verità.
Dopo gli attentati dell'11 settembre a New York ove circa 3.000 innocenti sono stati uccisi, si è scatenato, nel nostro Paese, un fervore antiterroristico.
Purtroppo la stessa intensità non c'è stata nel passato per scoprire e colpire i mandanti e i responsabili politici del terrorismo nostrano.
Ancora oggi nessuno crede sia opportuno punire, almeno politicamente, i responsabili politici che hanno nominato e coperto i direttori dei servizi di sicurezza che, in questi 50 anni, non hanno tutelato i cittadini ma molto spesso hanno tutelato chi aveva commesso stragi e attentati. I direttori dei servizi segreti che si sono succeduti dalla nascita della Repubblica al 1980 sono stati protagonisti di deviazioni relative alle indagini sulle stragi e su atti di terrorismo, tutto ciò deve far riflettere: organi eletti dal Consiglio dei Ministri che si prestavano a deviazioni sistematiche.
Nessuno dei vertici politici succedutisi negli anni ha pagato, almeno politicamente, per questi fatti, anzi molti di loro ancora oggi influenzano la vita politica italiana.
Di recente il Governo ha presentato un disegno di legge che prevede la concessione dei benefici penitenziari solo ai terroristi che collaborano o hanno collaborato con la giustizia: questo ci sembra una risposta seria a un problema che non smette di minacciare la democrazia; ci auguriamo che tale normativa venga applicata a tutti i terroristi vecchi e nuovi.
Una società che non fa i conti fino in fondo col proprio passato è condannata a riviverlo.
Generazioni di giovani si convinceranno che se terroristi sanguinari sono arrivati al successo ammazzando persone innocenti, ciò che hanno fatto non è poi tanto grave se viene presto dimenticato e, che comunque è lecito, pur di arrivare alla notorietà.
Generazioni di giovani si convinceranno che chi ha meno vergogna, coscienza e rispetto per il prossimo viene premiato.
Generazioni di giovani si convinceranno che si possa diventare, come ha scritto un bravo giornalista, "editorialisti per meriti penali".
Noi non vogliamo tutto questo!!!
In Parlamento è stato presentato da parlamentari di tutti i partiti il progetto di legge n. 1447, che, se approvato, premierebbe i terroristi e i mafiosi; esso infatti si prefigge di riaprire tutti i processi svolti prima della modifica costituzionale del '98 chiamata molto sbrigativamente del giusto processo. Questo progetto annulla di fatto il principio della certezza del diritto e abolisce la verità giudiziaria.
Da 22 anni ci battiamo per ottenere completa verità e giustizia, per contribuire a creare una società dove non sia il principio della impunità e della irresponsabilità a dominare, per vivere in un Paese dove finalmente chi sbaglia paga, e lo Stato si incarichi più di sostenere Abele che di spalleggiare Caino.
Per questo la nostra Associazione da tempo impegnata assieme ad altre Associazioni, nel difendere i diritti di tutte le vittime di delitti, è concretamente impegnata nella "Commissione sui problemi e sul sostegno delle vittime dei reati", presso il Ministero della Giustizia. La Commissione ha recentemente proposto al Ministro Castelli una legge-quadro di assistenza alle vittime di tutti i reati, che, riprendendo la normativa europea, offre una sicura tutela alle vittime.
Questa legge propone che il 12 Dicembre di ogni anno sia il "Giorno della Memoria" per ricordare in tutte le Scuole Italiane gli eventi delittuosi che hanno destato il maggior allarme sociale.
Anche l'iniziativa del Presidente della Camera On. Pier Ferdinando Casini va in questa direzione.
L'anno scorso vi è stata la sentenza di primo grado per la strage di Piazza Fontana a Milano; a Brescia sta proseguendo la quarta istruttoria per la strage di Piazza della Loggia. Ci troviamo davanti ad uno stato bifronte che, da un lato dovrebbe chiedere l'estradizione dell'esecutore della strage di Piazza Fontana e del maggior indagato di Piazza della Loggia, il neo fascista Delfo Zorzi, dall'altro lato ha un suo importante rappresentante, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, l'avvocato Gaetano Pecorella che è il suo difensore. La commistione tra funzione istituzionale e ruolo professionale pone in discussione nei fatti la credibilità dell'impegno del Governo Italiano, qui occorre una scelta che evidenzi la volontà politica di conseguire l'obiettivo della consegna dello Zorzi all'autorità Giudiziaria Italiana.
Di fronte a questa lapide, ove è scritta la responsabilità dell'eccidio del 2 Agosto 80, affermiamo che la verità acquisita è patrimonio di tutti: bene ha fatto il Sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca e i Sindaci che lo hanno preceduto a sottrarsi a strumentalizzazioni politiche impedendone qualsiasi manomissione.
Questa piazza, che ogni anno ascolta con viva emozione le nostre parole, che è pronta a sostenerci ogni qual volta si toccano punti di verità sui quali altri non hanno il coraggio di esprimersi pubblicamente, è la nostra forza.
Siete voi che ci permettete di mantenere la memoria su quei tragici eventi con la determinazione necessaria e soprattutto con l'etica e la rettitudine di chi non ha paura delle reazioni scomposte di coloro che preferirebbero la commiserazione alla battaglia per la verità.
Da quel 2 Agosto 1980 noi familiari non abbiamo smesso di impegnarci per creare le condizioni affinché nessuno più dovesse rivivere tragedie come la nostra: lo dobbiamo ai nostri morti, ai nostri feriti, ai nostri figli, e anche a chi, come voi, è sempre al nostro fianco per sostenere le nostre battaglie per la memoria, la verità e la giustizia.
Grazie di essere con noi e di non farci mai mancare la forza per andare avanti.

2 agosto 2002 - STRAGE BOLOGNA: SAN MARINO VUOLE ENTRARE IN ASSOCIAZIONE VITTIME
"Il Resto del Carlino"
"Anche noi vogliamo entrare nell'Associazione vittime delle stragi"
Tocca anche San Marino la strage del 2 agosto che insanguinò la stazione di Bologna. Il messaggio dell'allora Segretario agli esteri, Giordano Bruno Reffi al Presidente Sandro Pertini fu più che un attestato di solidarietà per l'immane tragedia che accomunò "nell'assurdo tragico destino uomini di ogni nazionalità ed anche un figlio di questa Terra". Ma chi era la vittima sammarinese? Lo chiediamo ad Alberto Amati, presidente dei sammarinesi in Emilia Romagna.
"Il prof. Pietro Galassi fu un insigme matematico, già direttore del museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Era uno scienziato ed aveva tessuto e diffuso la sua presenza in San Marino con la discrezione e il silenzio caratteristica di molti illustri emigrati sammarinesi... Quella mattina stava andando a Budapest in vacanza dopo aver passato la sera prima con un gruppo di amici. In quella calda mattina di agosto capitò casualmente in stazione per attendere un treno che non avrebbe mai preso.
I sammarinesi di Bologna sono stati parte attiva in questi ultimi anni?
"Abbiamo partecipato ininterrottamente a tutte le manifestazioni celebrative del 2 agosto fatta eccezione per una ricorrenza in cui il comitato organizzatore e il Comune dimenticarono di invitarci. Prendiamo parte anche a una manifestazione podistica che viene fatta in occasione del 2 agosto, una corsa con partenza da San Marino e arrivo a Bologna. Quest'anno l'arrivo era previsto nel quartiere "Barca" dove caddero i valorosi Carabinieri vittime della banda della Uno bianca. Il nostro grande rammarico è stato non esere potuti entrare nell'associazione vittime delle stragi".
Perchè non ne fate parte?
"Ci è sempre stato negato adducendo quale 'giustificazione' che l'associazione, secondo statuto, è riservata ai soli familiari delle vittime. Riteniamo che farne parte sia un nostro diritto e pertanto quest'anno entreremo. Anche perchè non ci risulta essere più in vita alcun familiare per professore e quindi riteniamo essere titolati a rappresentare il nostro concittadino. Entrando speriamo di contribuire a dar nascere nuone iniziative per rivitalizzare l'associazione che ci sembra accusi gli 'acciacchi' del tempo".

2 agosto 2002 - STRAGE BOLOGNA: MANIFESTI DA SCARICARE VIA INTERNET
"La Gazzetta di Modena"
Stampati 2.500 poster per non dimenticare
I manifesti per il 2 agosto diventano da collezione e si scaricano da Internet
BOLOGNA. Sono 2.500 i manifesti stampati dall'Associazone dei familiari delle vittime per la strage alla stazione di Bologna: 400 sono affissi per le strade della città, gli altri sono stati spediti in Italia e all'estero in tutti i comuni teatro di gravi episodi di terrorismo, oppure inviati ai familiari delle vittime e ai parlamentari. Una piccola parte è ancora presso la sede dell'associazione a disposizione di chi li vorrà.
Perché il manifesto sia diventato oggetto di collezionismo lo spiega Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione vittime 2 agosto. "C'è - dice Bolognesi - chi ha la serie completa stampata in occasione delle varie commemorazioni. Il nostro manifesto puo' anche essere scaricato via Internet". La serie completa si puo' infatti trovare sul sito www.stragi80.com, alla voce manifesti. L'immagine, a parte qualche eccezione, è sempre la stessa - la lapide della stazione di Bologna che ricorda i nomi delle 85 vittime, ma la frase cambia: "Abolire il segreto di Stato nei reati di strage e terrorismo è dovere delle istituzioni, diritto per i cittadini" è quello che si legge quest'anno.
Il segreto di stato sarà ancora una volta un tema centrale. "Dopo l'omicidio di Marco Biagi- spiega Bolognesi - è diventato ancora più attuale".

2 agosto 2002 - STRAGE DI BOLOGNA: 22 ANNI DOPO
"Liberazione"
La strage di Bologna ha rappresentato il crimine più ... La strage di Bologna ha rappresentato il crimine più orrendo mai commesso in Italia dalla destra eversiva. Alle 10.25 del 2 agosto 1980, un sabato di grande esodo estivo, una potentissima esplosione distrusse un'intera ala della stazione di Bologna uccidendo 85 persone e ferendone 200.
La bomba, composta da almeno 20 chili di una miscela devastante, proprio per causare il massimo dei danni possibili, era stata collocata nell'affollatissima sala d'aspetto di seconda classe, in una valigia abbandonata in un angolo, a ridosso di un muro portante. L'intento era quello di far crollare l'intero edificio. Tra le vittime anche 5 bambini, la più piccola Angela Fresu aveva solo 3 anni.
I processi
Per questa strage, dopo cinque processi (otto se si considerano anche quelli celebrati per "concorso" ad altri imputati), furono condannati all'ergastolo come autori materiali Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. A loro, il 9 marzo scorso, si è aggiunto Luigi Ciavardini, all'epoca ancora minorenne, condannato in appello a 30 anni per concorso in strage dal Tribunale dei minori di Bologna. Tutti e tre appartenevano ai Nar (Nuclei Armati Rivoluzionari), sigla che caratterizzò il terrorismo neofascista nella seconda metà degli anni '70, rendendosi protagonista di un numero impressionante di azioni: 104, tra omicidi e attentati, solo fra il 1978 e il 1980. Tra le vittime numerosi giovani militanti di sinistra (fra gli altri, Roberto Scialabba, Valerio Verbano e Ivo Zini), agenti di Polizia (Franco Straullu, Ciriaco Di Roma, Maurizio Arnesano, Franco Evangelista), "camerati" accusati di "tradimento" (Franceso Mangiameli, Luca Perucci, Pino De Luca, Marco Pizzarri) ed il giudice Mario Amato, assassinato a Roma il 23 giugno del 1980. Alla fine della loro "carriera" Francesca Mambro e Valerio Fioravanti collezioneranno rispettivamente 11 e 8 omicidi a testa, oltre la responsabilità per le 85 vittime della strage di Bologna.
Si parlò, per definire il fenomeno dei Nar, di "spontaneismo armato" (piccoli gruppi indipendenti, privi di gerarchie e di centralizzazione) dimenticando come dietro a questa realtà si celassero in verità rapporti assai stretti con alcuni ambienti e soprattutto alcune vecchie figure di primo piano degli anni della "strategia della tensione", dagli "ordinovisti" Massimiliano Fachini e Paolo Signorelli, per finire alla "banda della Magliana" e a Licio Gelli. Uno "spontaneismo" molto pilotato e influenzabile.
Le menzogne di Stato
Solo due anni fa, in occasione dell'anniversario, molto rumore fece il discorso dell'allora Presidente del Consiglio Giuliano Amato che parlò delle "troppe connivenze, bugie e menzogne che venivano dall'interno dello Stato" ricordando gli innumerevoli "depistaggi". Parole che suscitarono molte polemiche.
Alcuni dei numerosissimi tentativi di depistaggio, per lo più orchestrati dai vertici dei nostri servizi segreti, furono anche accertati da una sentenza. Così fu per il rinvenimento, nel gennaio dell'81, sul treno Taranto-Milano di un mitra Mab e di un quantitativo di esplosivo assai simile a quello utilizzato per la strage. Messa in scena volutamente organizzata da due alti ufficiali del Sismi (e della P2) Musumeci e Belmonte per indurre i magistrati ad imboccare un'ennesima falsa pista. Nel 1995 Musumeci e Belmonte, insieme a Licio Gelli, furono condannati definitivamente, rispettivamente a 7 e a 10 anni, per depistaggio.
I Nar
Si è soliti parlare, ancora oggi, di Bologna come di una strage con una verità giudiziaria insoddisfacente. Dalle carte processuali emerge certamente una ricostruzione parziale, ma ciò che è difficilmente contestabile è la responsabilità degli esecutori. La strage fu a lungo ricercata, preparata e più volte tentata dai Nar.
Il 20 maggio 1980, due mesi e mezzo prima, a Roma, in piazza Indipendenza, venne collocata un'autobomba in occasione di un raduno nazionale degli Alpini. Per un difetto l'ordigno non deflagrò. Nella notte fra il 29 e il 30 luglio a Milano esplose in pieno centro, a ridosso di Palazzo Marino (sede del Consiglio Comunale), una Fiat 132 con 14 chili di polvere da mina tipo Anfo. Parti dell'autovettura finirono sui tetti circostanti. Solo per un miracolo non ci furono vittime. Successive dichiarazioni di ex-militanti della destra eversiva (Sergio Calore, Angelo Izzo e Paolo Aleandri) hanno consentito di ricostruire le responsabilità dei Nar in ambedue gli episodi.
Non solo, la strage fu preannunciata. In un rapporto antecedente al 2 agosto, consegnato al Sisde, si parlò dei tentativi dei Nar di reperire ingenti quantitativi di esplosivo. Circolava l'idea di "celebrare la strage dell'Italicus". Diversi esponenti della destra terroristica, da Fachini a Luigi Ciavardini, si erano d'altro canto impegnati proprio nei giorni immediatamente precedenti alla strage ad avvisare amici e conoscenti affinché abbandonassero Bologna prima del 2 agosto (si preparava "qualcosa di grave").
A strage avvenuta circolò subito negli ambienti della destra eversiva (si veda la testimonianza di Walter Sordi e di altri) la notizia della responsabilità di Valerio Fioravanti.
La teoria delle stragi
Settori della destra eversiva, in quegli anni, teorizzavano ancora le stragi, in una sorta di continuità fra vecchi e nuovi gruppi terroristici.
"Il terrorismo, sia indiscriminato che contro obiettivi ben individuati, e il suo potenziale (è stato definito l'aereo di bombardamento del popolo) può essere indicato per scatenare l'offensiva contro le forze del regime - poche decine di militanti, sparsi in piccoli gruppi, possono veramente imporre una svolta decisiva alla lotta rivoluzionaria". Così scriveva Mario Tuti ancora nel giugno del 1979 insieme a Nico Azzi, Francesco De Min, Marzorati ed altri, in un documento fatto poi ritrovare alla fine di agosto del 1980 in una cabina telefonica, proprio a Bologna. Quasi una rivendicazione.
Tuti animava a quel tempo, insieme a Franco Freda, il bollettino dei detenuti dell'estrema destra. "Quex", questa la testata (ispirata ad un personaggio della mitologia nazista che incarnava la purezza ariana), divenne in quegli anni l'organo di esaltazione delle gesta dei Nar. Dietro le nuove generazioni terroristiche riaffiorava la vecchia linea della "guerra civile" tesa a forzare apparati e settori statali.
Una parte della verità
Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini sono stati ritenuti gli autori materiali della strage. Ma le sentenze con ogni probabilità disvelano solo una parte della verità. Come in altre stragi è rimasto ancora una volta nell'ombra il ruolo di altri. Per saperne di più bisognerebbe seguire il percorso dell'esplosivo contenente il micidiale T4, utilizzato nella seconda guerra mondiale dalle forze anglo-americane ed impiegato non solo a Bologna ma anche nelle stragi di Peteano (31 maggio 1972) e di Piazza della Loggia (28 Maggio 1974). Come in tutte le stragi fasciste il percorso delle bombe porta lontano. Forse troppo.
Saverio Ferrari

Paolo Bolognesi è il presidente dell' ... Paolo Bolognesi è il presidente dell' "Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna 2 agosto 1980". Ha assunto questo incarico nel 1996, dopo la scomparsa di Torquato Secci che del'Associazione era stato per lungo tempo il portavoce e l'anima. Raggiungiamo Bolognesi al telefono mentre è già impegnato nei preparativi dell'anniversario della strage: una data, quella del 2 agosto, che per i familiari delle vittime rinnova ogni anno il dolore ma anche la determinazione a continuare la battaglia per la verità e la giustizia.
Nel manifesto e nel messaggio che l'Associazione dei familiari ha diffuso quest'anno torna la richiesta dell"abolizione del segreto di Stato nei reati di strage e terrorismo. Una richiesta che voi fate da anni, a che punto stanno le cose?
Già nel 1984 abbiamo raccolto le firme per l'abolizione del segreto di Stato per questi reati e quest'anno per riprendere la nostra proposta siamo tornati alla Camera e al Senato per aggiungere le firme di senatori e deputati. Si tratta in realtà di un solo articolo che dice che quando c'è in corso un'indagine su stragi e terrorismo non può in nessun caso essere posto il segreto di Stato. E questo per escludere tutte le modalità in cui fin qui è accaduto: la nostra proposta è che non possa essere utilizzato in nessuna forma in questo tipo di indagini. Per noi l'anniversario è perciò anche l'occasione per riproporre, ancora una volta, questa nostra proposta.
In questo anniversario risalta l'assenza, annunciata, dei rappresentanti delle istituzioni nazionali alla cerimonia di Bologna. Come la giudicate?
Sembra che in realtà alla fine qualcuno ci sarà, un rappresentante simbolico che però non prenderà la parola. Noi ci limitiamo a prendere atto di questa situazione, non leggiamo questo comportamento come un abbandono. Anche se spero però che ci sia molta gente sotto al palco, più che sopra il palco: perché se c'è tanta gente, ebbene questo ci consente di andare avanti nella nostra battaglia...
In questo senso il clima generale del paese, con la destra al governo, non potrebbe essere più cupo. Non temete che possa incidere anche sulla vostra battaglia per la verità?
Il clima generale... certo non è un clima bello. Specie per noi, che per tutti questi anni abbiamo letto carte di ogni tipo su questi temi, vedere che quello che stava dietro la strage di Bologna, cioè il "piano di rinascita nazionale" è stato applicato in quasi tutti i suoi punti, non può certo essere visto senza preoccupazioni.
La destra ha scatenato una campagna di massa in nome del revisionismo storico, arrivando anche a negare la responsabilità dei neofascisti nello stragismo...
Certo, hanno provato questa strategia su tutto, e quindi proveranno anche su questi argomenti. Del resto con il Comitato "E se fossero innocenti" (che sosteneva l'estraneità alla strage di Mambro e Fioravanti, ndr) c'avevano già provato anni fa.
Di fronte a questa situazione quale è il messaggio che l'Associazione dei familiari vuole lanciare in questo anniversario?
Credo si debba riuscire ad essere presenti e costantementi impegnati in questa battaglia. .. Quando al governo c'è stato il centrosinistra abbiamo avuto una grande disattenzione su questa vicenda. Non è certo la nostra Associazione che può cambiare da sola il clima del paese.
E la città, i cittadini di Bologna come ricordano, a più di vent'anni, la strage.
La cittrà si stringe attorno ai familiari, sente come un proprio problema la mancanza di giustizia. Intorno a noi c'è un cordone di solidarietà che ci fa andare avanti.
Guido Caldiron

3 agosto 2002 - STRAGE BOLOGNA: BUTTIGLIONE CONTESTATO A COMMEMORAZIONE 2 AGOSTO
"Il Resto del Carlino"
Il vento della protesta spazza via il 2 agosto
BOLOGNA - Il vento della tempesta romana sul disegno di legge sul 'legittimo sospetto' si abbatte sulla commemorazione della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. E la contestazione organizzata contro il governo - ieri rappresentato sul palco di Piazza Medaglie d'oro, di fronte alla stazione, da Rocco Buttiglione, ministro delle Politiche comunitarie e dal sottosegretario alla Difesa Filippo Berselli - finisce per travolgere tutto e tutti. Compreso il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il cui messaggio viene coperto dai fischi di parte della piazza. I primi sonori segni di dissenso volano verso il palco alle 10.25, l'ora della strage che fece 85 morti e 200 feriti. A molti, tra la folla, sembra che il minuto di silenzio non sia stato previsto nella scaletta degli interventi. In realtà, i tre rituali, puntuali e lunghi sibili dei locomotori si perdono nel lungo applauso che segue l'intervento di Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione 'Familiari delle vittime della strage'.
L'innesco
Ma l'equivoco - che lo stesso Bolognesi cercherà poco dopo di spiegare, invitando tutti a un nuovo minuto di silenzio, alle 10.44 - è solo l'innesco di una contestazione contro il governo Berlusconi che in realtà sembra organizzata. Già durante il corteo da Piazza Maggiore alla stazione la rabbia di molti contro il governo si sfoga in parole dure. "Piero, mandali tutti in galera questi por...", gridano al segretario dei Ds, Piero Fassino, applaudito durante il tragitto. In piazza Medaglie d'oro, tra la folla, molti innalzano le prime pagine di tre quotidiani vicini al centrosinistra, con i duri titoli di ieri sul 'legittimo sospetto'. E saltano fuori gli immancabili fischietti. Dopo i primi fischi, è l'inizio del caos. La piazza si accende. Prima fischia il telegramma di Ciampi (anche se, alla lettura del nome del presidente della Repubblica, scandito dallo speaker, si alza un applauso), poi ne fanno le spese il messaggio del presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, e il discorso del sindaco di Bologna, Giorgio Guazzaloca. Le parole lette al microfono si perdono nel caos. I discorsi si intuiscono appena, e i fischi non si placano neppure quando Guazzaloca ricorda Marco Biagi, ucciso il 19 marzo dalle Br a Bologna. Fassino, scuro in volto, si sbraccia dal palco per calmare gli animi. Tutto inutile. I fischi si spengono solo durante il 'secondo' minuto di silenzio, anche se qualcuno urla verso il palco: "Barbari", "fascisti", "via da Bologna". Durissima è poi la contestazione che investe Buttiglione: di oltre dieci minuti di intervento - non annunciato - non si sente una parola. Parte della piazza si svuota. Chi resta, e sono poche centinaia, dà fiato ai polmoni. Anche quando il ministro annuncia che "il governo ha approvato un disegno di legge per l'abolizione del segreto di stato nei delitti di strage e terrorismo", come da tempo chiede l'associazione dei familiari delle vittime, già trasmesso alla Camere.
"Chi ha fischiato è un ragazzino che non capisce. Se non fosse così sarebbe un nemico della democrazia", commenta Buttiglione. E aggiunge: "Quanto hanno pesato i fatti di ieri (giovedì, ndr) non lo so. Mi auguro poco. Ma chi è sempre pronto a parlare di legalità e a dipingere i propri avversari politici come se stessero preparando un colpo di Stato non è totalmente privo di responsabilità quando succedono queste cose. Vorrei ricordare a tutti che il governo Berlusconi non è andato al potere con i manganelli e non si regge al potere con i carri armati".
Esclude invece ogni implicazione politica nelle contestazioni Fassino. "Molti cittadini sono stati irritati da una regia che non ha previsto il minuto di silenzio, com'era tradizione, esattamente alle 10.25", afferma, invocando poi "l'unità contro il terrorismo e l'eversione".
"Questa non è più la commemorazione del 2 agosto", commenta intanto Lidia Secci, vedova del primo presidente dell'associazione 'Familiari delle vittime'. "E' una cosa brutta, una scusa per manifestare nel luogo e nel momento sbagliato. Non è concepibile fischiare anche quando si ricorda Biagi...".
La strage del 2 agosto viene ricordata anche dall'arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi, in un'omelia nella cattedrale di San Pietro: "L'uomo è sconfitto anche quando risuonano sulle nostre piazze e per le nostre strade parole che mirano volutamente a terrorizzare. Minacciare la morte anche solo verbalmente, è già entrare nella logica dell'omicidio. E pare che i seminatori di morte non si stanchino mai".
di Luca Orsi

4 agosto 2002 - COSSIGA ANNUNCIA QUERELA A BOLOGNESI
"Il Resto del Carlino"
Cossiga all'attacco: "Querelo Bolognesi"
BOLOGNA - Nient'altro che "ingiurie e calunnie reiterate negli anni". Francesco Cossiga (nella foto), presidente emerito della Repubblica, giudica così i passaggi a lui 'dedicati' negli ultimi anni da Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione 'Familiari delle vittime del 2 agosto', nei discorsi durante le commemorazioni della strage alla stazione di Bologna, che nel 1980 causò 85 morti e 200 feriti. E fa sapere al nostro giornale di avere deciso di "adire le vie legali" contro il presidente dei familiari e "i suoi indegni interventi propagandistici".
Le vittime
"Lo faccio a tutela del mio buon nome e a tutela delle vittime della strage - spiega Cossiga - crudelmente offese dai terroristi, ma anche da quella che sembra essere una forma di professionismo sui lutti e le sofferenze di tanti innocenti". Venerdì scorso, dal palco davanti alla stazione di Bologna, Bolognesi ha accennato a "chi non vuole che venga scoperta e divulgata" la verità sulla strage, a chi "tenta di liquidare come teoremi prove e fatti incontrovertibili". Con un esplicito riferimento, fra altri, al "senatore Francesco Cossiga".
L'ex capo dello Stato - assistito dagli avvocati Franco Coppi (ordinario di diritto penale alla 'Sapienza' di Roma) e Agostino Gambino (già ministro, docente di diritto commerciale nello stesso ateneo) - eserciterà sia l'azione civile sia quella penale. La prima coprirà "gli ultimi cinque anni di interventi" di Bolognesi. Verranno raccolti tutti i ritagli di stampa sull'argomento, e i legali di Cossiga si riservano di chiedere anche le registrazioni tv. In via separata verrà esercitata l'azione penale, naturalmente per i comportamenti per i quali non sia già prescritto il diritto di querela.
"Ho sempre parlato di fatti oggettivi, mai di illazioni". Bolognesi, negli anni, si è sempre 'difeso' così. E ora preferisce non entrare nel merito della decisione del senatore a vita. "Ognuno è libero di agire come crede. Io aspetto gli eventi", è il suo unico commento.
Non è la prima volta che fra Cossiga (capo del Governo all'epoca della strage) e i familiari si arriva all'incidente diplomatico. Nell'aprile del 1991, il predecessore di Bolognesi alla guida dell'associazione familiari, Torquato Secci, scrisse una durissima lettera al Quirinale. E accusò Cossiga (allora capo dello Stato) di "sapere la verità sulla strage di Bologna". Tre mesi dopo, Cossiga rilasciò una dichiarazione spontanea ai magistrati ribadendo di non essere a conoscenza di alcun elemento relativo a responsabili ed eventuali mandanti.
Altro momento di forte tensione si ebbe nel 1995. Sul manifesto stampato dall'associazione dei familiari delle vittime per le commemorazioni del 15esimo anniversario della strage, il nome di Cossiga apparve accanto a quelli dei dirigenti del Sismi processati per depistaggio. Il governo, alla cerimonia di quell'anno, fu rappresentato solo da un sottosegretario.
Intanto Cossiga anticipa al nostro giornale una prossima iniziativa: un disegno di legge "per istituire un nuovo ordine cavalleresco". Un ordine speciale per le donne. Che, "per sottolineare il carattere nazionalpopolare impresso da questa presidenza della Repubblica" al nostro Paese, si chiamerà Ordine delle comari d'Italia. "Tre i titoli previsti: Comarella, Comare e Gran comare d'Italia. Più una Gran maestra, col titolo di Prima gran comare d'Italia".
di Luca Orsi

12 settembre 2002 - DOVE ERAVATE IL 2 AGOSTO 1980 ?
COMUNICATO ASSOCIAZIONE TRA I FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA DEL 2 AGOSTO 1980
Riceviamo dal Centro di Documentazione Storico Politico sullo Stragismo e diffondiamo questo messoggio che è per noi di grande interesse
Dato il successo qualitativo e quantitativo dell'iniziativa "Dove eravate il due agosto 1980 ?", si è deciso di pubblicare in un libro le testimonianze più rappresentative. Il Cedost ha il progetto, inoltre, di selezionare, tra quelle pubblicate, una decina di testimonianze da utilizzare in rappresentazioni teatrali commemorative della strage del 2 agosto.
Ricordiamo che tutti gli elaborati, della lunghezza massima di 15 righe, possono essere inviate via e-mail all'indirizzo cedost@tiscali.it o via posta ordinaria al Cedost- Centro documentazione storico politica sullo stragismo via Castiglione 25 40124. La raccolta delle testimonianze terminerà il 30 settembre 2002.
Cordiali saluti
Il Presidente
Paolo Bolognesi

16 settembre 2002 - ASSOCIAZIONE FAMILIARI VITTIME STRAGE BOLOGNA SU PASQUALE BELSITO
COMUNICATO DELL' ASSOCIAZIONE TRA I FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA DEL 2 AGOSTO 1980
VIA POLESE 22 40122 BOLOGNA ITALY
www.comune.bologna.it/iperbole/2agost80/
COMUNICATO STAMPA
Dal rapporto sulle attività di Polizia del 2001 si legge: "La ricerca di latitanti finalizzata alla cattura di soggetti, responsabili di delitti atroci e da anni irreperibili, ha portato all'arresto a Madrid di Pasquale Belsito, già militante di spicco dei NAR. L'operazione si è svolta in collaborazione con la Polizia spagnola".
E' il 30 giugno 2001 quando l'UCIGOS in collaborazione con la polizia spagnola individua e arresta a Madrid l'ultimo dei latitanti dei Nuclei Armati Rivoluzionari, Pasquale Belsito. Gli inquirenti lo cercavano dal 5 dicembre 1981. Belsito venne segnalato dai servizi di sicurezza in Francia, Inghilterra, Olanda, Libano, Croazia e vari paesi sudamericani.
Durante la sua lunga latitanza Belsito ha compiuto anche due vere e proprie "esecuzioni" nei confronti di estremisti di destra sospettati di aver collaborato con la polizia. Si tratta di Luca Perucci e di Mauro Menucci. Per entrambi gli omicidi, Belsito è stato condannato all'ergastolo. Un altro ergastolo è stato inflitto all'ex terrorista per aver partecipato ad un conflitto a fuoco a Roma, sempre nell'81, durante il quale persero la vita l'agente di polizia Ciro Capobianco e il terrorista Alessandro Alibrandi. Così come è stato condannato, in contumacia, al carcere a vita dal Tribunale francese per aver ferito gravemente un agente della polizia d'oltralpe durante una rapina. Sette anni di reclusione, invece, per concorso nell'omicidio del sostituto procuratore di Roma Mario Amato.
Fatti criminali attribuibili ai NAR, la cui sigla é responsabile della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
Dal 30 giugno 2001, Pasquale Belsito é detenuto nel carcere di massima sicurezza di Madrid. Poche settimane dopo il suo arresto, ha fatto filtrare dal carcere la sua volontà di collaborare con gli inquirenti sui fatti avvenuti dal '77 all'81. Al momento non risulta che il Governo italiano abbia chiesto l'estradizione di Belsito nel nostro paese, nonostante i recenti accordi anti-terrorismo Italia-Spagna e Italia-Francia. Il ruolo di primo piano di Belsito nella galassia terroristica della destra eversiva, potrebbe svelare alcuni fatti rimasti ancora irrisolti. In particolare dopo la riapertura dell'inchiesta sull'uccisione dei due giovani milanesi Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, e le numerose inchieste e istruttorie ancora in corso sui mandanti della strage di Bologna e sugli esecutori e i mandanti sulla strage di Piazza della Loggia a Brescia.
IL PRESIDENTE
PAOLO BOLOGNESI

15 ottobre 2002 - CHI E' PAOLO STROPPIANA
"La Repubblica" di Torino
Testimone in due processi per stragi, si dissociò da Terza Posizione Emergono trascorsi politici e vecchie vicende processuali per l'impiegato della Bolaffi indagato per l'omicidio di Marina Di Modica
Stroppiana, un passato da camerata
ALBERTO CUSTODERO
Testimoniò al processo sulla strage di Bologna e in quello sulla strage di Piazza Fontana. Ex terrorista nero di Terza Posizione condannato e, poi, qualche anno fa, completamente riabilitato. Ora l'impiegato della Bolaffi è indagato per l'omicidio di Marina Di Modica: chi è Paolo Stroppiana? Fin da ragazzo, Stroppiana si è messo in mostra come attivista politico di destra distinguendosi, poco più che quindicenne in alcuni incidenti davanti ad una scuola. Diciottenne, entrò nel direttivo provinciale del Fronte della gioventù, senza restarvi a lungo. Sette anni dopo, infatti, il suo nome comparì in un ordine di cattura della procura di Torino accusato di appartenere al gruppo di estrema destra NarTerza Posizione. Negli anni Ottanta, comparve come testimone nel processo sulla strage di Bologna e, di recente, in quello sulla strage di piazza Fontana contro Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi. Scontò alcune condanne, alcune per il suo trascorso in Terza Posizione (partecipò a rapine per autofinanziamento), altre, per emissione di assegni a vuoto e lesioni. Nel libro di Giuseppe De Lutiis (Editori Riuniti), che ha pubblicato l'atto d'accusa dei giudici di Bologna contro gli autori della strage che costò la vita a 85 persone, Stroppiana è citato 13 volte. I giudici di Bologna definiscono lui e Mauro Ansaldi come due militanti che "fino a tutto il 1982, sono stati nel cuore della lotta armata, in collegamento con i maggiori esponenti latitanti di Terza Posizione, e quindi sono in grado di riferire cose apprese da fonti in un certo qual modo privilegiate". Un testimone attendibile, Stroppiana, dunque, al punto che i magistrati si lasciano andare in una sorta di complimento sulla sua attendibilità: "le dichiarazioni di Stroppiana e Ansaldi, rese in una serie di procedimenti penali, hanno sempre trovato riscontro". Nel capitolo intitolato "le dichiarazioni dei neofascisti", si elogia ancora il comportamento del duo StroppianaAnsaldi, "i quali hanno collaborato senza alcuna riserva ben decisi a rivelare tutto quanto a propria conoscenza una volta intrapresa la strada della dissociazione da ogni attività eversiva". Stroppiana, a proposito della strage di Bologna, il 9 maggio del 1983 ebbe a dichiarare: "nell'ambiente di Terza Posizione tutti ritenevano che la strage fosse opera di gruppi facenti capo a Signorelli, Fachini e altri, i quali avevano commesso il fatto su incarico di corpi separati e poteri occulti". Nel capitolo dedicato a "GelliPazienza, crimine organizzato, vecchia e nuova destra eversiva fra il 1979 e il 1981", a proposito dei legami fra terrorismo nero, Mafia e P2, Stroppiana, il 28 dicembre del 1984, al pm di Bologna così spiegò il retroscena dell'omicidio di un suo camerata, Francesco Mangiameli, detto Ciccio. "Avevamo accertato che Mangiameli, come noi esponente di Terza Posizione, era stato ammazzato per esclusiva iniziativa di Valerio (Fioravanti Giusva, ndr), poiché era venuto al corrente di rapporti 'strani' con Signorelli e con gli ambienti a lui facenti capo, che noi identificavamo in Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, Lotta al Popolo, e Costruiamo l'azione. Signorelli non tollerava che un movimento come Terza Posizione si assumesse un ruolo autonomo sottraendosi al suo controllo". "Noi precisò Stroppiana eravamo schierati contro la vecchia destra filo stragista che aveva contatti con i servizi segreti".

1 novembre 2002 - LA 7: "ALTRA STORIA" SU STRAGI PIAZZA FONTANA E BOLOGNA
ANSA:
La puntata di "Altra Storia", condotta da Sergio Luzzatto, in onda domani alle 22.45 su La 7, dal titolo "Orrore" e' un viaggio attraverso uno dei periodi piu' bui del nostro Paese segnato da due eventi che hanno sconvolto l'Italia durante i terribili anni di 'piombo': la strage di Piazza Fontana nel 1969 e la bomba alla stazione di Bologna nel 1980. "Altra Storia" - e' detto