Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2003 |
16 gennaio 2003 - SCIOPERO FAME FRANCESCO PAZIENZA
"La Padania"
L'ex agente del Sismi Pazienza fa lo sciopero della fame
PARMA - Dal 12 gennaio Francesco Pazienza, l'ex agente del Sismi condannato nel 1995 per il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna e coinvolto nel crak del banco Ambrosiano, ha iniziato uno sciopero della fame ad oltranza nel carcere di Parma dove è detenuto. Da oltre un anno, le istanze per la richiesta dei benefici carcerari, trasmesse alla Magistratura di Sorveglianza di Bologna, vengono puntualmente respinte per cause burocratiche. Questo perché, spiega il legale di Pazienza, l'avvocato Renato Borzone, "il carcere non trasmette al magistrato di sorveglianza le relazioni comportamentali previste dalle leggi penitenziarie. E ciò nonostante le stesse siano state ripetutamente richieste dal magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia e dal Tribunale di sorveglianza di Bologna in numerosi provvedimenti". Definendo la situazione "sconcertante", il difensore di Pazienza, in carcere dal 1996 dopo la condanna inflittagli dalle sezioni unite penali della Cassazione, annuncia l'intenzione di sottoporre "a tutte le sedi, nazionali e internazionali, le gravissime violazioni delle leggi penitenziarie, da chiunque dipendano".
Borzone fa appello inoltre agli organi ministeriali a questo deputati perché "si verifichino e indaghino le ragioni per le quali, nonostante le ripetute, diligenti, richieste ai magistrati dell'Ufficio di Sorveglianza, il carcere di Parma non provveda a trasmettere le relazioni sul trattamento del detenuto previste dalla legge. Impedendo in tal modo - conclude Borzone - il suo diritto non ad avere una decisione favorevole ma ad una decisione nel merito delle sue richieste".30 gennaio 2003 - STRAGE BOLOGNA: CASSAZIONE HA RESPINTO RICORSI SU SENTENZA DEPISTAGGI
ANSA:
"A questo punto solo la storia potra' appurare la verita' su quei fatti": il presidente dell' Associazione familiari vittime della Strage di Bologna, Paolo Bolognesi, commenta cosi' la decisione della Corte di Cassazione (I Sezione Penale) che, sottolinea in una nota, "ha ritenuto inamissibile i ricorsi avversi alla sentenza della Corte di Appello di Bologna che aveva assolto il militare Mannucci Benincasa e l'esponente della Banda della Magliana Massimo Carminati, imputati per alcuni depistaggi compiuti nel corso delle indagini sulla Strage alla stazione del 2 Agosto 1980". Per Bolognesi, e' inoltre "molto grave che l'Avvocatura dello Stato di Roma non si sia presentata e non sia stato cosi' illustrato il ricorso depositato dall'Avvocatura dello Stato di Bologna".4 febbraio 2002 - BLU NOTTE DI LUCARELLI
"La Stampa"
Misteri d'Italia" avvincenti come un giallo Nel "Tunnel" si complicano le mescolanze vero-falso
Blu notte, così non cambi canale
MISTERI italiani avvincenti come un giallo. Davvero. E presentati da uno specialista, Carlo Lucarelli, che il genere lo pratica, lo frequenta, lo scrive, lo coltiva. Un suo libro è pure in mano al commissario Montalbano in uno dei romanzi di Camilleri, citazione preziosa, riconoscimento di "fratellanza" investigativa. Lucarelli frequenta anche la televisione con "Blu notte", adesso dedicato ai misteri d'Italia. La puntata di domenica, l'ultima della serie in onda su Raitre, si occupava della strage di Bologna, 2 agosto 1980, 85 morti, indagini lunghissime, processi, depistaggi, servizi segreti, P2 e tutto l'armamentario connesso a tanti tragici eventi rimasti sospesi. Di cui si sa poco, o di cui si sa troppo, che è quasi la stessa cosa. Riassumere oltre vent'anni in un'ora scarsa non è compito facile, ma "Blu notte" riesce brillantemente nell'intento. Tanto da trasformarsi in uno di quei rari programmi che se cominci a guardarlo, nonché l'ora sia tarda e per seguirlo sia necessario stare attenti, non la smetti più (registi Stefano Chimisso e Fabio Sabbioni). Merito dello scrittore-narratore, che percorre il suo studio azzurro con le sagome dei protagonisti: l'altra sera svettavano il "faccendiere" Pazienza, ma soprattutto Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, infine condannati all'ergastolo. Ma non si seppe mai, in quel groviglio di informazioni e controinformazioni, chi erano i mandanti della strage. Merito, pure, se non si cambiava canale, della coautrice del programma, Giuliana Catamo; e merito dell'inchiesta giornalistica che sosteneva la trasmissione, fornendone l'ossatura. Ne nasceva un lavoro veloce, stringato, tanto più ragionato quanto più breve, come diceva Oscar Wilde: "Oggi non ho tempo per essere brevi". Anche quando si scrive un articolo, è molto più facile andar giù lunghi, scrivere tutto quello che si ha per la testa e per le mani; più complesso è asciugare, scegliere, alleggerire, sveltire lo stile. Quando ci si riesce, il senso del ritmo migliora e migliora anche la voglia di leggere o di seguire del lettore/spettatore. Le inchieste di "Blu notte" sono state realizzate da Francesco La Licata, Guido Ruotolo, Vincenzo Vasile, con la collaborazione di Nicola Bianco. Si aspetta una prossima serie, tra misteri d'Italia e gialli irrisolti, la materia prima non manca. Ultima puntata, sabato, per un altro programma di Raitre, "Il tunnel" di Gilberto Squizzato. Squizzato è un altro che non fa cose di routine. Tutti i suoi lavori televisivi sono sempre dei tentativi di provare vie nuove. Lavorando ai confini tra la cronaca e la finzione. Una fiction "sporca", molto realistica, che dia allo spettatore la sensazione di "entrare" nei ruoli, ai confini tra il videogioco e Internet che ti illude di portarti alla fonte dell'informazione senza l'intervento del mediatore. Nel "Tunnel" (il riferimento è a quello del Gottardo, che andò in fiamme) ci sono storie di finanza e società fantasma, e assicurazioni che non pagano e donne che si alleano. Non è il vero, ma il vero possibile riprodotto, laddove "Sospetti" era proprio finto ma verosimile. Apriti ciel, che confusion. alessandra.comazzi@lastampa.it19 aprile 2003 - STRAGE BOLOGNA: GIP RIAPRE INDAGINI SU RAPPORTO SISMI CONTRO PAZIENZA
"Il Gazzettino"
Ombre sul rapporto informativo del Sismi che servì a condannare per calunnia Francesco Pazienza
Strage di Bologna, il gip riapre le indagini
Roma
Pesano gravi ombre sul rapporto informativo del Sismi che per la strage di Bologna fu uno degli elementi che servirono ad inchiodare Francesco Pazienza con una condanna a dieci anni per calunnia. Per questo, il gip di Roma Giovanni De Donato, ha respinto nei giorni scorsi la richiesta di archiviazione presentata dal pm per le denunce che Pazienza, ex membro del Supersismi di Santovito negli anni '80, ha avanzato contro un alto ufficiale del servizio segreto militare: il generale Demetrio Cogliandro, ai tempi a capo del controspionaggio di Roma, accusandolo di aver redatto un "rapporto falso".Il procedimento contro il generale Fulvio Martini, ex direttore del Sismi, è stato già archiviato perché l'indagato è scomparso di recente. Accogliendo i motivi di opposizione all'archiviazione presentati dal difensore di Pazienza, Roberto Ruggiero, il giudice per le indagini preliminari dispone quindi - nell'ordinanza del 14 aprile - che entro novanta giorni il pm svolga una serie di atti di indagine suppletiva volti a chiarire l'intricata vicenda. Eventualmente anche con "ordine di esibizione" del procedimento presso la procura di Bologna. In primo luogo, il pm dovrà assumere informazioni dal generale dei carabinieri Mario Mori, attualmente direttore del Sisde. Obbiettivo, sapere chi gli consegnò i rapporti informativi su Francesco Pazienza e Pietro Musumeci che poi trasmise al pm Domenico Sica il 22 e 24 novembre 1984.Ciò, scrive il gip, vista "la delicatezza delle questioni e dei principi istituzionali in gioco, il parziale riscontro fornito da Pazienza nel corso del procedimento ad alcune affermazioni relative ad operazioni poco chiare e strumentali compiute nell'ambito del Sismi ai suoi danni in quello che può apparire un conflitto oscuro fra fazioni all'interno dello stesso ambiente gravitante nell'ambito e intorno al Sismi".
Le denunce di Pazienza risalgono al 1996. Una era indirizzata al giudice istruttore di Roma, Rosario Priore e al pm Giovanni Salvi. L'ex agente del Sismi puntava l'indice sul confezionamento "non ufficiale" da parte del servizio, verso la fine del 1984, di un rapporto informativo su di lui e Pietro Musumeci, non datati, ma successivamente indicati dal tenente Colonnello Mario Mori, all'epoca comandante della prima sezione del Reparto Operativo Carabinieri di Roma, come redatti dal colonnello Cogliandro nell'ottobre 1981. Questo secondo due note di trasmissione datate 22 e 24 novembre 1984. Pazienza sottolineava la natura "calunniosa" dei due rapporti, redatti per collegarlo "artatamente a Licio Gelli e alla Cia statunitense, e da cui sarebbe scaturito il mandato di cattura emesso contro di lui dal giudice istruttore di Bologna il 10 dicembre 1985. Una seconda denuncia, Pazienza la presentò all'allora capo della Procura di Roma, Michele Coiro.16 giugno 2003 – COMUNICATO ASSOCIAZIONE FAMILIARI VITTIME STRAGE BOLOGNA
COMUNICATO STAMPA
Divulghiamo con piacere le date del tour italiano dello spettacolo dedicato alla
Strage alla stazione centrale del 2 Agosto 80.
Il Circolo dei filosofi ignoranti (ass.culturale)presenta
Bologna. 2 agosto 1980. 85 morti, 200 feriti
Non dimentichiamoli
Tour italiano
Stefano Paiusco in
2otto80, Stazione di Bologna: OMISSIS
Monologo teatrale in due atti di
Daniele Biacchessi, Raja Marazzini e Stefano Paiusco
Regia: Stefano Paiusco
Organizzazione Rossella Traversa
Ventitre anni dopo la strage, torna sui palchi italiani 2otto80.Stazione di Bologna: Omissis. Si tratta di una nuova edizione aggiornata alle ultime inchieste e processi. Un racconto sotto forma di monologo. In scena la forza evocativa dell'attore Stefano Paiusco, la scenografia essenziale, le luci sempre accese.
Il testo dirompente scritto da Daniele Biacchessi, Raja Marazzini e Stefano Paiusco racconta fatti e circostanze che riguardano tutti. E' la ricostruzione di un periodo tra i più bui della storia italiana più recente. la bomba esplosa il 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna con le sue vittime innocenti, ha provocato una ferita profonda nella democrazia italiana. Partendo dal racconto della strage, lo spettacolo analizza le dinamiche del potere ed il modo con cui l'uomo lo gestisce. E' un grido contro tutte le ingiustizie e le superficialità. E' uno specchio impietoso. E' teatro civile e di denuncia, storia contemporanea raccontata sotto forma di monologo: tutto è ridotto all'essenziale poiché per raccontare una tragedia come questa è difficile trovare artifici teatrali capaci di rendere credibile ciò che è accaduto: come vedrete l'incredibile qui non è la letteratura, è la verità
28 Giugno Marano Lagunare(Udine) ore 21
22 Luglio Bologna (sala d'aspetto stazione) ore 18
24 Luglio Milano (Festa PDCI Lampugnano) ore 21
31 luglio Maranello(Modena) Parco Enzo Ferrari ore 21
Tutto ciò si inserisce nell'ottica di non dimenticare e di fare tutto il possibile affinchè il 2 Aosto alle 10,25 presso il piazzale della stazione il più gran numero di persone siano presenti, assieme ai familiari, per dire no al terrorismo.
IL PRESIDENTE PAOLO BOLOGNESI23 giugno 2003 – COMUNICATO ASSOCIAZIONE FAMILIARI VITTIME STRAGE BOLOGNA
"Sotto il segno della solidarieta’"
Iniziative presso la sala d’attesa Torquato Secci
stazione centrale di Bologna:
Il 30 giugno, alle ore 18,00, lo scrittore Carlo Lucarelli, leggera’ brani tratti dai suoi libri e alcune pagine di testi forniti dall’associazione 2 agosto 1980.
L’8 luglio, alle ore 18,00, verra’ presentato il libro: "La citta’ ferita" di Annalisa Tota. edizione il Mulino.
Saranno presenti oltre all’autrice: il professor Alessandro Cavalli dell’universita’ di Pavia, la professoressa Loredana Sciolla dell’universita’ di Torino, Paolo Bolognesi presidente dell’associazione familiari vittime della strage del 2 agosto 1980. Presiedera’ l’incontro l’avvocato Francesco Berti Arnoaldi Veli presidente del centro di documentazione storico politico sullo stragismo. Sara’ inoltre presente l’attore Stefano Paiusco che leggera’ alcuni brani del libro.
Il 10 luglio, alle ore 11,00, verranno presentati con una conferenza stampa itinerante i lavori degli allievi dell’accademia di bellearti di Bologna, impegnati nella 7° edizione del progetto "accademia in stazione". quest anno dopo un workshop del maestro Luca Vitone dal tema :"l’arte negli spazi pubblici" i lavori verranno presentati al pubblico e alla stampa partendo dalla sala d’attesa attraversando i vari luoghi della stazione prescelti dagli allievi per le loro installazioni.
Il 22 luglio, alle ore 18.00, l’attore Stefano Paiusco, recitera’ "2otto80 omissis" opera teatrale tratta dalla documentazione processuale riguardante la strage alla stazione di Bologna.19 luglio 2003 - SOFRI: DAI GIORNALI
"Il Corriere della sera"
Trattativa su una lista di quaranta nomi: da Mambro e Fioravanti a Tangentopoli
Alemanno (An): contrario a soluzioni individuali Volontè (Udc): sugli ex-br non si discute
ROMA - "Il presidente del Consiglio è favorevole, e non da oggi, alla grazia per Adriano Sofri e per altri detenuti. E in tal senso rivolge i suoi auspici". A stretto giro di posta dal comunicato del Quirinale, che sottolinea l'attesa di Carlo Azeglio Ciampi della proposta di grazia per l'ex leader di Lotta continua, Silvio Berlusconi ribadisce ufficialmente la sua posizione. Precisando che "la legge italiana riconosce il potere di iniziativa per la grazia come prerogativa esclusiva del ministro Guardasigilli". Ma il ministro delle Riforme, Umberto Bossi, frena: "Il presidente della Repubblica avochi a sé la decisione, cambi la legge e dia lui la grazia a Sofri. Castelli è contrario perché la gente è contraria. Sofri certamente è uno che non è scappato. Ma la gente sa che Sofri è stato un terrorista e allora è contro la grazia". Così, mentre i radicali riprendono la loro battaglia storica in favore del provvedimento, fatta di digiuni a staffetta, e altri cinquanta parlamentari aderiscono a una raccolta di firme iniziata da Enzo Bianco (Margherita) e Sandro Bondi (Fi), arrivando a quota 308, il tema viene riportato al centro del dibattito interno alla maggioranza. Tema spinoso, che l'ha già divisa in due sul cosiddetto indultino. Spaccati tra chi era favorevole a un gesto di clemenza e chi, come An e Lega, voleva tutelare la certezza della pena. Un dilemma che potrebbe trovare una soluzione con un "pacchetto" di provvedimenti di grazia, dei quali quella a Sofri sarebbe solo la capofila. Già si sussurra che la trattativa avrebbe raccolto una lista di quasi 40 nomi con ex terroristi di destra (come Giusva Fioravanti e Francesca Mambro) e sinistra, secessionisti padani e condannati per Tangentopoli.
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, indica una pista: "Berlusconi non ha parlato solo di Sofri". Ma anche "di altri detenuti". "Questo è molto importante - spiega - perché considererei una catastrofe per la famiglia Calabresi e per il senso di giustizia degli italiani se la grazia venisse data senza essere chiesta e se dai più venisse letta come il riconoscimento di una ingiustizia subita". A parlare di "chiusura di una fase storica" è il ministro per le Politiche Agricole di An, Gianni Alemanno: "Io sono contrario a soluzioni individuali", afferma. E aggiunge: "Penso che ci sia ancora un problema per persone di destra e sinistra che continuano a pagare per una fase storica ormai del tutto conclusa". Più cauto il presidente dei senatori di An Ignazio La Russa: "Lasciamo a ciascuno il compito di rispondere al proprio ruolo istituzionale secondo la propria coscienza".
L'ipotesi della grazia "multipla" non convince Luca Volontè (Udc): "Non vedo in carcere persone che appartengano all'epoca degli anni di piombo e che abbiano avuto il ravvedimento di Sofri. E non è il caso di chiudere una partita in cui molti attori non sono ancora convinti di aver fatto male a fare ciò che hanno fatto. E che non hanno ancora detto tutto". Mambro e Fioravanti? "Non sono mica in carcere, hanno permessi, escono". Sugli ex-Br poi Volontè si infuoca: "Non sappiamo ancora chi ha ucciso Aldo Moro. Una volta che si scoprirà chi è stato e andrà in carcere si potrà valutare se c'è stato un pentimento".
In attesa che si chiarisca la posizione di Castelli, si moltiplicano le prese di posizione in favore di Sofri. "Nulla, ma veramente nulla, consente che l'Adriano Sofri, quanto meno quello di oggi, sia dietro le sbarre. E questo il presidente Ciampi ce lo dice e quasi ce lo grida", sottolinea Marco Pannella. "Credo che si possa cambiare pagina - dichiara il leader della Margherita, Francesco Rutelli - per una persona che si è comportata con tanta dignità e di fronte anche alla dignità della famiglia Calabresi". Pietro Folena (Ds) chiede a Berlusconi di "non giocare su due tavoli". "Castelli - dice - non è un suo ministro?". "Preferirei astenermi dal dare una risposta - commenta Andreotti - ma sono favorevole alla clemenza". Secondo il legale della famiglia Calabresi, Luigi Li Gotti, infine, quella di Ciampi "è una comunicazione non dovuta, ma corretta". E "la grazia non riaprirebbe ferite".
Virginia Piccolillo20 luglio 2003 - SOFRI: DAI GIORNALI
"Il Corriere della sera"
FERITE DEL PASSATO / Il caso di Fioravanti, la domanda pendente di Bompressi. Faccia, l'ideologo dei Serenissimi, non vuole il perdono
Dagli altoatesini alla Mambro, storie con poco in comune
ROMA - Per paradossale che possa sembrare, al Quirinale pensavano che il verdetto pronunciato a Strasburgo contro il ricorso di Adriano Sofri aprisse definitivamente la strada per la grazia all'ex leader di Lotta continua. A giugno la Corte europea per i diritti umani ha stabilito che le condanne per il delitto Calabresi di Sofri, Pietrostefani e Bompressi sono state pronunciate nel rispetto di quelle regole che gli imputati ritenevano violate: un altro timbro sulle sentenze già definitive che dava il via libera all'ipotesi di grazia, proprio perché nessuno poteva (né potrebbe) interpretare il provvedimento come una sconfessione dell'operato dei giudici. Nessun quarto grado di giudizio, dunque (che poi sarebbe stato il nono, o il decimo a voler contare anche la Corte europea), ma solo un gesto di clemenza sul caso singolo.
Era stato il predecessore di Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro, a respingere l'idea della grazia proprio per non dare l'impressione di sovrapporsi ai giudici, nel 1997. Ora quel rischio non ci sarebbe più, e per questo il presidente della Repubblica s'è detto pronto alla firma, una volta acquisita la non opposizione della famiglia Calabresi. Ma poi al Quirinale è salito il ministro della Giustizia Castelli, che ha mescolato le carte sul tavolo: perché solo Sofri? E gli altri condannati per reati simili che pure si proclamano innocenti, o sono comunque meritevoli di attenzioni? Spiazzando il Colle, Castelli ha parlato di "un atto di pacificazione" collettivo non limitato ai condannati per il delitto Calabresi, scrivendo poi sulla Padania di essere favorevole a "provvedimenti di grazia per i protagonisti di stagioni cruente che riteniamo superate" che non si fermino a Sofri e ai suoi coimputati (che poi significa Ovidio Bompressi, perché il terzo condannato, Pietrostefani, si è messo fuori gioco con la latitanza).
Il ministro non ha fatto nomi, ma del "pacchetto" si parla da tempo, con tanto di nomi e cognomi degli eventuali, ulteriori "graziandi". Ma a ben vedere, si tratta di situazioni molto diverse tra loro. Innanzitutto non è esatto comprendere l'omicidio del commissario Calabresi (maggio 1972) tra i reati di terrorismo. L'hanno escluso gli stessi giudici che ne hanno condannato i responsabili, non applicando l'aggravante dell'eversione contro i poteri dello Stato. A differenza, tanto per fare due nomi di cui si parla in queste ore, dei verdetti contro Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. I due ex terroristi "neri" hanno sulle spalle svariati ergastoli per omicidi che hanno rivendicato o ammesso davanti alle corti d'assise. Poi c'è la condanna per la strage di Bologna (2 agosto 1980, 85 morti e 200 feriti) per la quale, invece, si proclamano innocenti. Ma quell'ergastolo in più non ha impedito loro, dopo 16 o 17 anni passati dietro le sbarre, di ottenere la semilibertà, uscire di galera ogni giorno per andare al lavoro, mettere al mondo una figlia grazie alla quale oggi la Mambro non è più costretta a rientrare in cella la sera.
Situazione diversa da quella di Sofri, com'è diversa quella dei sedicenti "patrioti Serenissimi" che nel maggio '97 furono protagonisti di un finto assalto armato al campanile di San Marco. Un pugno di uomini che hanno già finito di scontrare la pena, a parte Luigi Faccia il quale è comunque fuori dal carcere. E che in ogni caso comunque non vogliono che si confonda la loro "azione cruenta ma dimostrativa" con "gli atti di ignobile terrorismo omicida perpetrati in Italia in anni passati", come ha detto ieri il segretario della Liga Fronte Veneto.
Terroristi non si definiscono nemmeno gli altoatesini che negli anni Sessanta hanno compiuto attentati di stampo irredentista. L'esponente dell'Union für Südtirol Eva Klotz ieri ha voluto chiamarli "attivisti", rivelando che a quasi quarant'anni dai fatti non si sa più nemmeno dove e quanti siano i condannati per quegli attentati, per lo più riparati all'estero: non possono rientrare in Italia pena l'arresto, condizione ancora diversa da quella di Sofri.
Di brigatisti rossi da inserire nel "pacchetto" finora non s'è parlato, ma anche in quel caso - a parte i "rifugiati" in Francia che, al contrario, l'anno scorso Castelli dichiarò di voler far rimpatriare perché scontino la pena - sembra difficile individuare qualcuno che stia ancora dietro le sbarre a tempo pieno senza essere un irriducibile della lotta armata. Uno potrebbe essere Paolo Maurizio Ferrari, br della prima ora arrestato nel '74, che non ha mai chiesto permessi né benefici di legge, ma da decenni non firma proclami terroristici.
Che cosa avrebbe la sua situazione in comune con quelle dei Serenissimi, per dire, o addirittura di qualche condannato per i reati di Tangentopoli, che pure comparirebbe nelle liste vere o presunte in circolazione? E come non interpretare quest'ultima ipotesi come un modo per chiudere la stagione giudiziaria di Mani Pulite? Rispunterebbero i sospetti di un provvedimento di clemenza antigiudici, proprio quello che Ciampi voleva evitare con Sofri, divenuto possibile (in quel caso) dopo la sentenza di Strasburgo. Nella consapevolezza - al Quirinale, ma evidentemente non al ministero della Giustizia - che la grazia è per definizione uno strumento che serve a risolvere situazioni individuali e particolari, non risolvibili per altra via, difficili da equiparare l'una all'altra come si vede esaminando l'ipotetico "pacchetto" immaginato da chi vagheggia pacificazioni e non meglio definite "situazioni complessive".
Giovanni Bianconi22 luglio 2003 - STRAGE BOLOGNA: POLEMICA ASSOCIAZIONE FAMILIARI-GIOVANARDI
ANSA:
Replica polemica di Paolo Bolognesi, presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980, alla lettera con cui il ministro Carlo Giovanardi il 17 luglio ha restituito il manifesto per l'imminente celebrazione del 23/o anniversario.
"Caro Presidente, Le restituisco il manifesto che mi ha inviato, di cui per evidenti ragioni non condivido il contenuto. Sono convinto - ha scritto Giovanardi - che la giusta battaglia dei familiari delle vittime per la ricerca della verita' venga gravemente danneggiata da affermazioni gratuite ed offensive per il governo e per il Parlamento, sede della sovranita' popolare"
Nel manifesto e' scritto tra l'altro: "I familiari sapranno ancora una volta difendere memoria, verita' e giustizia da riforme di ispirazione piduista volte a distruggerle".
Ieri e' partita la replica di Bolognesi al messaggio di Giovanardi: "Signor Ministro, ricevo la Sua del 17 Luglio e mi accorgo che uno degli aspetti richiamato dal manifesto, la memoria, e' da Lei dimenticato. A tal proposito, Le invio il Memorandum sulla situazione politica Italiana e il Piano di Rinascita Democratica, progetto politico della loggia Massonica P2. Se avra' la pazienza di leggerlo si accorgera' che il manifesto ha espresso una valutazione estremamente coerente con quanto sta avvenendo in questo momento".Prosegue il botta e risposta tra Carlo Giovanardi e Paolo Bolognesi, presidente dell' Associazione familiari vittime della strage di Bologna.
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento ha cosi' replicato, in una lettera, a Paolo Bolognesi che gli aveva inviato una copia del Piano di Rinascita democratica della Loggia massonica P2: "Caro Bolognesi, vedo che insiste nel suo atteggiamento di sterile provocazione nei confronti del Parlamento che lei accusa di voler distruggere (memoria, verita' e giustizia con riforme di ispirazione piduista, come e' scritto nel manifesto che le ho restituito). Mi sono letto il Piano che lei mi ha inviato e vi ho trovato riforme avviate e approvate dal centrosinistra, proposte serie e altre del tutto inaccettabili. Ma - ha sottolineato Giovanardi - tutto questo non ha nulla a che fare con il programma elettorale della Casa delle Liberta', che ha avuto il consenso dei cittadini italiani in libere e democratiche elezioni".
"La mia storia personale di democratico, antifascista e anticomunista - ha proseguito il ministro Giovanardi - mi da' pieno titolo a riconfermare di ritenere le sue affermazioni gratuite e offensive per il governo e per il Parlamento, sede della sovranita' popolare; affermazioni da livoroso militante politico che proprio nulla hanno a che fare con la giusta battaglia dei familiari delle vittime per la ricerca della verita'. Cordiali saluti".24 luglio 2003 - STRAGE BOLOGNA: COMUNICATO ASSOCIAZIONE FAMILIARI VITTIME
COMUNICATO
Tutte le volte che si parla degli esecutori della strage di Bologna, i terroristi fascisti Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, sembra che non abbiano commesso altro e che il loro curriculum criminale se non fosse per quella condanna sarebbe completamente pulito e limpido.
Per fare chiarezza di queste omissioni o dimenticanze è bene sapere quanto segue:
la Mambro ha ucciso 96 persone e, oltre a 6 ergastoli, ha accumulato complessivamente 84 anni e 8 mesi di reclusione per gli ulteriori reati commessi; Fioravanti ha ucciso 93 persone e, oltre a 6 ergastoli, ha accumulato 134 anni e 8 mesi di reclusione per gli ulteriori reati commessi. Non hanno mai mostrato pentimento, non hanno aiutato in alcun modo le indagini, hanno offeso le Corti giudicanti, si sono più volte vantati di non avere alcun rimorso. Con tutto ciò hanno ottenuto comunque trattamenti da detenuti modello.
Le condanne di Francesca Mambro
Sei sono le sentenze che comminano l'ergastolo alla Mambro:
- sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Venezia del 17 gennaio 1985
- sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Bologna del 6 febbraio 1986
- sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Milano del 5 novembre 1987
- sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Roma del 7 aprile 1988
- sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Roma del 3 marzo 1989
- sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Bologna del 16 maggio 1994
Quindi:
ergastolo per l'omicidio di Franco Evangelista (28 maggio 1980)
ergastolo per l'omicidio di Mario Amato (23 giugno 1980)
ergastolo per la strage alla Stazione di Bologna (2 agosto 1980)
ergastolo per l'omicidio di Francesco Mangiameli (9 settembre 1980)
ergastolo per l'omicidio di Enea Codotto e Luigi Maronese (5 febbraio 1981)
ergastolo per l'omicidio di Giuseppe De Luca (31 luglio 1981)
ergastolo per l'omicidio di Mambroarco Pizzari (30 settembre 1981)
ergastolo per l'omicidio di Francesco Straullu e Ciriaco di Roma (21 ottobre 1981)
ergastolo per l'omicidio di Alessandro Caravillani (5 marzo 1982)
La mancata corrispondenza tra numero degli omicidi e numero di ergastoli è dovuta all'applicazione del vincolo della continuazione.
La Mambro ha inoltre accumulato complessivamente 84 anni e 8 mesi di reclusione per reati quali: furto e rapina (una ventina in tutto), detenzione illegale di armi, violazione di domicilio, sequestro di persona, ricettazione, falso, associazione sovversiva, violenza privata, resistenza e oltraggio, attentato per finalità terroristiche, occultamento di atti, danneggiamento, contraffazione impronte.
Morti attribuibili alla responsabilità di Francesca Mambro: 96.
Anni effettivamente scontati in carcere: 16
Le condanne di Valerio Fioravanti
Sei sono le sentenze che comminano l'ergastolo a Fioravanti:
- sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Venezia del 17 gennaio 1985
- sentenza della Corte d'assise d'Appello di Roma del 30 maggio 1985
- sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Bologna del 6 febbraio 1986
- sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Roma del 7 aprile 1988
- sentenza del Tribunale di Bologna del 27 marzo 1990
- sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Bologna del 16 maggio 1994
Quindi:
ergastolo per l'omicidio di Roberto Scialabba (28 febbraio 1978)
ergastolo per l'omicidio di Antonio Leandri (17 dicembre 1979)
ergastolo per l'omicidio di Mambroaurizio Arnesano (6 febbraio 1980)
ergastolo per l'omicidio di Franco Evangelista (28 maggio 1980)
ergastolo per l'omicidio di Mario Amato (23 giugno 1980)
ergastolo per la strage alla Stazione di Bologna (2 agosto 1980)
ergastolo per l'omicidio di Francesco Mangiameli (9 settembre 1980)
ergastolo per l'omicidio di Enea Codotto e Luigi Maronese (5 febbraio 1981)
La mancata corrispondenza tra numero di ergastoli e numero di omicidi è dovuta all'applicazione del vincolo della continuazione.
Fioravanti ha inoltre accumulato complessivamente 134 anni e 8 mesi di reclusione per reati quali: furto e rapina (una ventina in tutto), violazione di domicilio, sequestro di persona, detenzione illegale di armi, spaccio di stupefacenti, ricettazione, violenza privata, falso, associazione a delinquere, lesioni personali, tentata evasione, banda armata, danneggiamento, tentato omicidio (28 febbraio 1976, 15 dicembre 1976, 9 gennaio 1977, 28 febbraio 1978, 6 marzo 1978), incendio, sostituzione di persona, strage, calunnia, attentato per finalità terroristiche e di eversione.
Morti attribuibili alla responsabilità di Fioravanti: 93.
Anni effettivamente scontati in carcere: 18.25 luglio 2003 - STRAGE BOLOGNA: DAI GIORNALI
"Il Resto del Carlino"
"Le polemiche sono inutili Noi vogliamo i mandanti"
Signora Secci, perché tante 'risse', ad ogni anniversario?
"Io non lo so, non lo so proprio. Certo che mi dispiace. Le polemiche sono troppe, inutili e dannose. Non aiutano a portare avanti la ricerca della verità completa. Perché noi vorremmo conoscere i mandanti della strage".
Lidia Secci ha 79 anni. E' la vedova di Torquato, il presidente, il predecessore di Paolo Bolognesi. Ha la stessa pacatezza del marito. Ha fatto la maestra per una vita. Un'esperienza che le è rimasta dentro: la comunica ancora nel suo modo di parlare e di spiegarsi. Quella mattina alla stazione ha perso il figlio Sergio, che aveva 24 anni e si era laureato al Dams. Fatalità. Doveva andare a Bolzano ma aveva perso la coincidenza. Aspettava. Oggi Lidia Secci vive sola, a Terni. Il primo agosto prenderà il treno per Bologna, come sempre. Al pomeriggio si riunirà il direttivo, nella sede. Assemblea aperta.
Si è detto che potreste abbandonare il palco, quando parlerà Pisanu, se non arriveranno chiarimenti sulla proposta di grazia a Mambro e Fioravanti...
"Vedremo. Le ultime decisioni saranno prese quel giorno".
Il ministro Giovanardi ha definito Bolognesi 'livoroso militante politico'.
"Livoroso mi pare proprio esagerato. E anche il resto. Mi sembra una reazione eccessiva, quella del ministro. Abbiamo più di duecento iscritti, nell'associazione. Ci siamo preoccupati solo del grado di parentela. Abbiamo stabilito che siano figli, genitori, fratelli e coniugi delle vittime".
Quel passaggio del manifesto sulle riforme 'piduiste'.
"Siamo preoccupati per gli attacchi continui alla magistratura, per leggi fatte ad uso e consumo personale. Noi siamo rispettosi della Costituzione. Abbiamo sempre avuto fiducia nel tribunale. Per questo si è arrivati a una conclusione logica del processo".
An vuole la revisione.
"Non è la prima volta che ci provano".
Secondo lei come finisce?
"E' solo un tentativo. Vede, noi abbiamo sempre pubblicato i documenti perché siamo convinti che l'opinione pubblica si debba formare sulle carte, non sulle opinioni personali".
ri. ba."Il Resto del Carlino"
"Contro di me soltanto insulti e manovre politiche"
Non ha l'aria di uno che vuole a tutti i costi scontrarsi su un tema delicato come la commemorazione della strage del 2 agosto alla stazione. Ma il ministro per i rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, insiste: "In questa vicenda mi ci hanno tirato dentro per forza".
Ministro sarà sul palco il 2 agosto?
"No, perchè non è previsto che io ci sia".
C'entra per caso il fatto che da giorni lei sta polemizzando a distanza con il presidente dell'associazione dei famigliari delle vittime?
"Assolutamente no"
Allora perchè tutti questi battibecchi?
"Io sono uno che se ne stava tranquillo e al quale improvvisamente arriva il manifesto della commemorazione elaborato con toni offensivi per il Governo di cui faccio parte".
E si è arrabbiato.
"L'ho rispedito al mittente e cioè al signor Paolo Bolognesi, il quale tre giorni dopo mi ha fatto recapitare il dossier della P2 con altre accuse al Governo".
Si è sentito offeso?
"Certo e non sono disposto a subire attacchi di questo genere anche se provo un grande dolore per le vittime come ogni cittadino italiano".
Perchè Bolognesi secondo lei ha adottato questa linea?
"Evidentemente cerca visibilità".
Possibile che sia tutto qui?
"Guardi, credo che questa vicenda sia solo una strumentalizzazione politica che continuerà forse anche nel giorno della commemorazione"
Vale a dire?
"Qualche giornale per esempio ha già scritto che il Social Forum il 2 agosto organizzerà un comitato di protesta annunciando che Pisanu e il sottoscritto comunque non dovrebbero salire sul palco".
Spalleggiano Bolognesi?
"Io posso solo dire per certo che Bolognesi non fa il presidente del comitato delle famiglie ma fa politica"
Gli altri famigliari delle vittime sono in sintonia con lui?
"Questa tragedia ha colpito, credo persone di tutte le tendenze politiche. Fra i famigliari delle vittime c'è chi vota a sinistra e chi vota per la Cdl. Tutti immagino che siano d'accordo sulla volontaà di cercare la verità. Ma non credo che tutti siano d'accordo con la linea di Bolognesi"
Ne conosce qualcuno?
"Personalmente no anche se credo di essere uno dei politici che ha più collegamenti con le associazioni di vittime delle stragi e del terrorismo".
Si può ricomporre la frattura con Bolognesi?
"Sono stato insultato a freddo senza motivo. Non voglio scuse. Ma non voglio nemmeno passare per colui che ha attaccato. C'è di mezzo anche un fatto personale".
Perchè?
"Sono stato offeso nella mia integrità politica e nella mia coscienza di democratico che nessuno, ripeto nessuno, ha motivo di mettere in dubbio".
Cosa pensa della possibile revisione del processo per Mabro e Fioravanti?
"Non me ne sono mai occupato. Loro si dichiarano innocenti per la strage del 2 agosto ma non dimentichiamo che hanno sulle spalle altri ergastoli e che sono due assassini confessi".
di Beppe Boni25 luglio 2003 - COMUNICATO ASSOCIAZIONE FAMILIARI VITTIME STRAGE BOLOGNA
COMUNICATO STAMPA
Oggi 25 Luglio 2003 sul Resto del Carlino, sulla prima pagina di Bologna, compare il titolo:
2 agosto / Lidia Secci sconfessa Bolognesi.
Non c'è alcuna rispondenza tra il titolo e il contenuto del' intervista rilasciata dalla Signora Lidia Secci, purtroppo la storia della nostra Associazione ci ha abituato alle operazioni di disinformazione.
Ci auguriamo che quello del Resto del Carlino sia solo un errore, per quanto grave e non un fatto voluto.
Il Presidente
Paolo Bolognesi26 luglio 2003 - STRAGE BOLOGNA E PIANO P2
"Il Resto del Carlino"
"No ai fischi
Siamo uniti"
Il piano della P2 non sarà piaciuto al ministro Carlo Giovanardi (che lo aveva ricevuto in regalo dai famigliari delle vittime della strage alla stazione), ma alla gente evidentemente sì. Per soddisfare le "numerose richieste pervenuteci", annuncia infatti Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione, il "piano di rinascita democratica", il progetto politico della loggia massonica P2, è stato messo su internet ed è disponibile sul sito www.cedost.it/testi/piano.htm "Non potevamo certo stampare tutte le copie richieste", precisa Bolognesi. Che in vista della commemorazione lancia un appello: "Per quel giorno in piazza chiediamo silenzio. No a fischi di contestazione, no a bandiere di partito, no a striscioni o scritte offensive. Solo rispetto per i nostri morti. Ci sono 364 giorni all'anno per scontrarsi, quella mattina la gente stia vicino ai famigliari, e basta".
Uno scopo che vede compatta l'associazione. "Per noi il 2 agosto dura tutto l'anno, un anno dopo l'altro - ribadisce Lidia Secci, vedova di Torquato -. Siamo uniti e Bolognesi rappresenta tutti noi familiari".
"Dal parlamento ci hanno fatto sapere - informa il presidente - che lunedì prossimo il governo andrà in aula per spiegare la sua posizione in merito al discorso della grazia a Mambro e Fioravanti. Spero venga fatta chiarezza una volta per tutte, dopodichè basta con questi discorsi. La nostra speranza è solamente una: che il 2 agosto in piazza ci sia più gente possibile".29 luglio 2003 - STRAGE BOLOGNA: 23 ANNI DOPO
ANSA:
(di Giorgia Bentivogli)
La mattina del 2 agosto 1980 una bomba esplode nella sala di aspetto di seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna. E' un sabato di esodo estivo, la sala e' gremita di persone in partenza per le vacanze. Ne muoiono 85, altre 200 rimangono ferite. Per trasportare morti e feriti Bologna, subito mobilitata, utilizza anche gli autobus.
All' inizio si pensa ad un' esplosione accidentale, uno scoppio delle caldaie sottostanti o di una tubatura del gas. Ma le caldaie funzionano benissimo. Non c' e' nessuna perdita di gas.
Lo scoppio e' provocato da esplosivo, collegato ad un innesco, piazzato con ogni probabilita' attorno alle 10.10 vicino ad un muro portante. La palazzina si sbriciola completamente. L' orologio di piazza Medaglie d' Oro si ferma, quel 2 agosto 1980, alle 10.25.
Fin da subito si affaccia l' ipotesi che l' idea della strage sia nata nell' ambiente eversivo della destra romana. Fin da subito, in una Italia scossa poche settimane prima dalla strage del Dc-9 Itavia precipitato nelle acque di Ustica, iniziano i depistaggi per allontanare dalla verita' i magistrati che indagano. Informative dei servizi segreti cercano di orientare l' inchiesta sulla pista del terrorismo internazionale. Una falsa pista di cui sono ispiratori, accerteranno poi le indagini, Francesco Pazienza e Licio Gelli, il Gran Maestro della loggia massonica P2, che nei servizi segreti ha diversi affiliati.
L' 11 aprile 1981 la Digos di Roma arresta Cristiano Fioravanti e Massimo Sparti. Sparti accusa Valerio Fioravanti e Francesco Mambro di essere gli autori della strage: e' la svolta.
Parte il processo. L' 11 luglio 1988 arriva la sentenza del processo di primo grado: quattro ergastoli per gli esecutori materiali (Francesca Mambro, Valerio Fioravanti, Massimiliano Fachini e Sergio Picciafuoco). Dieci anni per depistaggio a Licio Gelli, Francesco Pazienza, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte (entrambi del Sismi). Per banda armata vengono condannati (oltre a Mambro, Fioravanti, Picciafuoco e Fachini) Paolo Signorelli, Roberto Rinani, Egidio Giuliani, Gilberto Cavallini. Due anni dopo, il 18 luglio 1990, con la sentenza di appello, vengono tutti assolti dall' accusa di strage. La Cassazione pero', il 12 febbraio 1992, stabilisce che quel processo va rifatto.
Il 16 maggio 1994 la nuova sentenza di appello conferma l' impianto accusatorio del processo di primo grado. Vengono condannati con l' accusa di aver eseguito la strage Mambro, Fioravanti e Picciafuoco. Per depistaggio Gelli, Pazienza, Musumeci e Belmonte. Per banda armata Fioravanti, Mambro, Picciafuoco, Giuliani e Cavallini.
Nel '95 la Cassazione conferma la sostanza del secondo appello: ergastolo per Mambro e Fioravanti, ritenuti gli esecutori; condanna a 10 anni per depistaggio a Gelli e Pazienza, a 8 anni e cinque mesi a Musumeci, a 7 anni e un mese a Belmonte. Per banda armata conferma di condanna a Mambro, Fioravanti, Cavallini, Giuliani.
Dall' ottobre 2000 Francesca Mambro (condannata da sei sentenze all' ergastolo e a 84 anni di reclusione) ha avuto la pena sospesa per maternita'. Anche Valerio Fiorvanti, che ha sposato in carcere Francesca Mambro, e' stato condannato all' ergastolo da sei sentenze. Oltre a quello per la morte delle 85 vittime della strage del 2 agosto, deve scontarne altri (e 134 anni di carcere) per gli omicidi di otto persone. Ora gode della semiliberta'.
Mambro e Fioravanti, che hanno ammesso altri reati loro imputati, hanno sempre negato di aver messo la bomba alla stazione di Bologna. Il loro legale, Alessandro Pellegrini, ha annunciato che non chiederanno la grazia, ma che l' anno prossimo sara' presentata una richiesta di revisione del processo. "A 19 anni dal suo deposito in Parlamento - ha scritto Paolo Bolognesi, presidente dell' associazione che riunisce vittime e loro familiari - la proposta di legge di iniziativa popolare per l' abolizione del segreto di stato per i delitti di strage e terrorismo non e' ancora stata approvata". Per quel 2 agosto 1980 non c' e' ancora ne' un mandante, ne' un perche'".La sala di attesa della seconda classe della stazione di Bologna e' stata ricostruita. Una lapide ricorda le vittime della strage 'fascista'. Senza retorica, elenca semplicemente 85 nomi. A fianco riporta l' eta' che avevano il 2 agosto 1980. Dietro, nel muro, una crepa attraversa il muro. La protegge solo il vetro. E' il segno di una ferita che non si rimargina. Un nervo scoperto, che quando viene toccato, mette in fibrillazione l' intera citta'.
Quest' anno le polemiche sono diverse. C' e' la sollevazione dell' Associazione dei familiari delle vittime che, colpita dal silenzio del governo sull' ipotesi di grazia a Mambro e Fioravanti, minaccia di disertare il palco. Ma c' e' anche il botta e risposta polemico tra l' associazione e il ministro Giovanardi sul manifesto che i parenti delle vittime porteranno in corteo. Dove i familiari hanno scritto che "sapranno ancora una volta difendere memoria, verita' e giustizia da riforme di ispirazione piduista volte a distruggerle". Giovanardi glielo ha rimandato indietro, bollando la frase come "gratuita e offensiva del Parlamento".
Paolo Bolognesi, presidente dell' Associazione, per tutta risposta, ha spedito al ministro il Piano di rinascita democratica, il progetto politico della P2."Si accorgera' - ha scritto al ministro - che il manifesto ha espresso una valutazione estremamente coerente con quanto sta avvenendo in questo momento". Giovanardi ha accusato Bolognesi di aver fatto "affermazioni da livoroso militante politico che proprio nulla hanno a che fare con la giusta battaglia dei familiari delle vittime per la ricerca della verita'".
Ma c'e' anche la polemica di alcuni esponenti di Alleanza nazionale interdetti dalla presenza nel corteo, il prossimo 2 agosto, di Heidi Giuliani, madre di Carlo, ucciso a Genova nelle manifestazioni contro il G8.
A margine anche botta e risposta tra il sindaco Giorgio Guazzaloca e Sergio Cofferati. "Saro' presente al 2 Agosto" aveva annunciato il Cinese. Guazzaloca gli ha fatto sapere che non sarebbe salito sul palco. "Non volevo salire", ha risposto il candidato sindaco del centrosinistra.
Bologna, insomma, fatica a mettere la parola 'fine' sulla strage della stazione. I rappresentanti politici che salgono sul palco per il discorso ufficiale devono, da alcuni anni, patire fischi e contestazioni. E' toccato, nel 2001, al presidente della Camera Pierferdinando Casini. L' anno scorso non sono stati risparmiati il ministro Rocco Buttiglione e il sindaco Guazzaloca. Colpevoli, secondo chi stava in piazza, di aver coperto con i loro discorsi, il fischio della sirena che ogni anno alle 10.25 introduce il rituale minuto di silenzio. Un silenzio che Bologna, in una piazza Medaglie d' Oro ogni anno sotto un sole implacabile, vuole sia osservato in modo religioso. In verita' erano stati gli applausi al discorso di Bolognesi a coprire il silenzio. Ma i fischi sono volati lo stesso.
Bologna non rinuncia ai simboli della strage. Non volle rinunciare nemmeno alla parola 'fascista' scritta sulla lapide in stazione. Filippo Berselli, ora sottosegretario alla difesa, bolognese e dirigente storico di An, propose che l' aggettivo 'fascista' fosse cancellato. Anche l' allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga nel 1991 si era dichiarato d' accordo con l' ipotesi della rimozione. Esplosero le polemiche. L' aggettivo e' rimasto li'.
Anche le Ferrovie dello stato hanno dovuto fare marcia indietro quando hanno toccato un altro simbolo della strage: l' orologio fermo alla 10.25, ora dello scoppio. Per i dirigenti Fs confondeva le idee ai viaggiatori. Nel 2001 lo rimisero in funzione. Dopo pochi giorni venne fermato di nuovo. Ora sotto le lancette immobili c' e' una targa: "Questo orologio segna le 10.25, ora della strage di Bologna. Per non dimenticare".
E Bologna non dimentica. L' anno scorso, il 28 luglio, alle 9.20, quattro boati in rapida successione svegliarono la citta'. Era esplosa la santabarbara di una ditta di munizioni. Nessun ferito. Ma i centralini dei numeri di emergenza vennero sommersi di telefonate. Mancavano pochi giorni al 22/o anniversario della strage. In molti avevano pensato che fosse stata un' altra bomba."Non chiediamo certo la fucilazione del ministro Castelli. Chiediamo solo una parola del Governo che elimini il senso di abbandono dei familiari delle vittime. Ci basta una parola. Altrimenti interpreteremo il silenzio del Governo come un silenzio fragoroso". E sara' protesta, seppure civile ed educata, sul palco delle celebrazioni della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto '80, conferma il presidente dell' Associazione familiari Paolo Bolognesi.
Sala stampa di Palazzo d' Accursio, sede del Comune. Bolognesi e i rappresentanti delle istituzioni, l' assessore regionale Luciano Vandelli, il presidente della Provincia Vittorio Prodi, il vicesindaco Giovanni Salizzoni, presentano il nutrito programma del 23/o anniversario della strage che uccise 85 persone e ne feri' 200 sotto le macerie della sala d' aspetto di seconda classe. Tutti, a partire dallo stesso Bolognesi, hanno a cuore che si parli del programma. Ma dietro le quinte di una vicenda dolorosa pesa la proposta di grazia ventilata nei giorni scorsi, dopo le polemiche su quella ad Adriano Sofri, per Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, che per quella strage stanno scontando l' ergastolo. E rischia di rinfocolare la polemica il silenzio del Governo, ieri in Senato, su questa ipotesi.
"E' come la favola di Fedro, l' agnello e il lupo. Io sono l' agnello, ma sono e rimango molto coriaceo - ha detto Bolognesi - qualcuno (anche nella maggioranza di centrodestra che governa Bologna, ndr) ha definito una farsa il processo, e vuole limitare l' evento-strage a Mambro e Fioravanti. Non ha letto gli atti, le 600.000 pagine che abbiamo messo a disposizione di tutti, anche delle difese. Se la sentenza non avesse individuato anche i ruoli della P2 e dei servizi segreti deviati, non ci saremmo permessi di richiamare nel manifesto del 23/o anniversario il riferimento al Piano di rinascita democratica di gelliana memoria. Chi vuole limitare il tutto a Mambro e Fioravanti vuole semplificare non per far capire, ma per non far capire. Ci sono stati cinque gradi di giudizio. A chi di noi familiari vive fuori Bologna, e sui giornali segue solo quello che finisce sulle pagine nazionali, resta solo un senso di dolore, di abbandono. Quello che il Governo deve eliminare".
In assenza di parole, il primo agosto, quando si riunira' il consiglio dell' Associazione familiari vittime e verra' limato il discorso da fare sul palco, verranno decise le iniziative di protesta: "Abbiamo alcune idee, altre verranno portate in quella sede. Non c' e' solo l' ipotesi che noi si scenda dal palco quando parlera' il ministro dell' Interno Pisanu. Chiarisco pero' che eventuali proteste saranno solo contro il governo, e non contro le istituzioni locali. E che comunque saranno silenziose, senza fischi e schiamazzi. Aggiungo che da sempre mandiamo copia dei nostri manifesti anche alle piu' alte cariche dello Stato. Non come atto di provocazione (il riferimento e' alla polemica col ministro Giovanardi per i riferimenti alla P2 dell' ultimo manifesto, ndr) ma come atto di deferenza verso le istituzioni".
Interpellati sulla grazia, i rappresentanti politici hanno espresso opinioni diverse: "Mettere insieme fatti slegati porta a un mercanteggiamento al di fuori della logica della grazia", ha detto Prodi. "E sarebbe incongruo e incostituzionale", ha detto Vandelli. Salizzoni, rappresentante del Comune che nel processo contro Mambro e Fioravanti era costituito parte civile, ha citato l' Aldo Moro dell' affaire Lockheed: "Quando disse 'non ci faremo processare dalle piazze' faceva una difesa delle istituzioni contro le suggestione della piazza. La grazia nasce nelle istituzioni. Il sindaco o il vicesindaco di Bologna non hanno titolo per esprimere un parere. Se qualche consigliere comunale fa delle battute sul processo, non ci trascinera' nella polemica. Io posso dire che faremo di tutto per tenere duro sulle istituzioni. E aggiungo che una sentenza e' una sentenza. La grazia e' questione di tecnicita' giuridiche e non puo' passare attraverso i fischi di una piazza".31 luglio 2003 - STRAGE BOLOGNA: PER ARRIGHI (AN), INNOCENTI MAMBRO E FIORAVANTI
ANSA:
Francesca Mambro, Valerio Fioravanti, e Luigi Ciavardini, sono innocenti e sono stati condannati solo sulla base di un pregiudizio ideologico e di dichiarazioni assolutamente inattendibili. Lo sostiene Alberto Arrighi, di Alleanza nazionale, secondo cui "a 23 anni da quel maledetto 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, bisogna affermare con chiarezza la verita'".
"Continuare a dichiararli colpevoli significa accusare degli innocenti - prosegue l'esponente di Alleanza nazionale - ma soprattutto vuol dire negare giustizia agli 85 morti di quel tragico giorno. Ci sono molte prove a supporto della tesi innocentista, valutate anche nella commissione parlamentare d' inchiesta sulle stragi, ma casualmente del tutto ignorate dalla magistratura bolognese".31 luglio 2003 - STORACE INCONTRA FRANCESCA MAMBRO, CERCARE LA VERITA'
ANSA:
Il presidente della Regione Lazio Francesco Storace ha incontrato questa mattina l'ex terrorista Francesca Mambro. Lo rende noto un comunicato della Regione secondo il quale il presidente ha ribadito "il proprio impegno politico e istituzionale a proseguire una battaglia di verita' per la strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna". Secondo Storace, "occorre cercare la verita' e non fabbricare capri espiatori. L'orrendo crimine di Bologna trova esecrazione collettiva, ma restano i dubbi su una sentenza che ha sollevato perplessita' persino nelle file della sinistra".
Per il presidente della Regione, "e' ora che si mettano da parte tesi precostituite, che non rendono giustizia alle vittime della strage e vengono utilizzate solo ad evidenti fini di parte".31 luglio 2003 - PISANU SMENTISCE IPOTESI GRAZIA MAMBRO E FIORAVANTI
"Il Gazzettino"
2 AGOSTO 1980 Strage di Bologna, il ministro Pisanu smentisce l'ipotesi di graziare i terroristi Mambro e Fioravanti "Per quel che mi risulta, e ritengo di essere bene informato, nessun esponente del governo Berlusconi ha mai sostenuto l'ipotesi di una domanda di grazia a favore dei terroristi Mambro e Fioravanti". Lo chiarisce il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, intervenendo alla Camera a tre giorni dalla ricorrenza dell'attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 in cui morirono 85 persone, dopo le rivelazioni uscite martedì su un quotidiano. "In materia di terrorismo e stragi -aggiunge il responsabile del Viminale- le posizioni del governo sono note e sono state più volte espresse attraverso i miei ripetuti interventi parlamentari. Sono pronto a ribadire e motivare nuovamente queste posizioni dinanzi al Parlamento e, se mi sarà consentito, anche in occasione della commemorazione della tragedia del 2 agosto a Bologna". Il chiarimento di Pisanu ha soddisfatto l'associazione dei familiari delle vittime: "È la risposta che ci aspettavamo". (nella foto la stazione di Bologna dopo la bomba il 2 agosto '80)"Liberta'"
Il ministro degli Interni Pisanu teme più l'eversione di casa nostra al pericolo degli attentati di matrice islamica
"Le Brigate rosse sono una minaccia"
No alla grazia per i due terroristi neri Mambro e Fioravanti
Roma - Il terrorismo è una minaccia. Non quello internazionale e islamico che resta comunque una minaccia reale e generalizzata in tutti i paesi occidentali. Ma quello di casa nostra, soprattutto terrorismo rosso alimentato da un filo stretto di connessione fra vecchie e nuove Brigate rosse. E' quanto ha sostenuto il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, durante il question time ieri alla Camera. Senza dimenticare lo stragismo, figlio soprattutto del terrorismo nero e mafioso, rischio mai cancellato.
"La minaccia del terrorismo e delle stragi ancora oggi incombe sul nostro Paese - ha spiegato ai parlamentari Pisanu - seppure in misura diversa rispetto agli anni di piombo". Sottovalutare il rischio terrorismo sarebbe, secondo Pisani, "un tragico errore".
"Un errore altrettanto tragico sarebbe compiere atti che avallino questa sottovalutazione", ha aggiunto Pisanu facendo riferimento alle voci di una richiesta di grazia per i terroristi neri Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. "Per quel che mi risulta - ha precisato in proposito il ministro - nessun esponente del governo Berlusconi ha mai sostenuto l'ipotesi di una domanda di grazia in favore dei terroristi Mambro e Fioravanti".
"In materia di terrorismo le posizione del governo sono note - ha spiegato ancora Pisanu. Se potrò le ribadirò in occasione della commemorazione della tragedia del 2 agosto a Bologna.
La solidarietà del governo nei confronti delle vittime di tutte le stragi terroristiche è piena, incondizionata, operante".
La "misura diversa" della minaccia terroristica citata da Pisanu sottintende la convinzione di saperne di più, oggi, del terrorismo di quanto se ne sapeva in passato e comunque prima degli assassini negli ultimi anni di Massimo D'Antona e Marco Biagi. Si sa, per esempio, che "c'è continuità ideologica e pratica fra vecchio e nuovo terrorismo, come attestato da accertamenti formali della magistratura italiana".
Il legame fra presente e passato delle Brigate Rosse non è una convinzione solo del governo. Il medesimo legame è stato descritto un paio di giorni fa, alla Versiliana, dall'ex brigatista rosso Valerio Morucci.
"C'è senza dubbio un legame di carattere politico, nel senso che hanno ripreso laddove le altre si erano interrotte", aveva detto Morucci riferendosi alle nuove Brigate Rosse. E ancora: "Le nuove Br stanno soltanto mettendo puntelli per quando la situazione si facesse rivoluzionaria.
E' chiaro che questo è fuori dalla storia". Da Morucci anche un ammonimento, indirettamente raccolto da Pisanu.
"Se ci sono ancora le Brigate rosse - è la tesi dell'ex terrorista - è perché non c'è stato nessun atto di carattere politico che sancisse la fine di un momento storico attraversato dal Paese.
E questo atto non deve essere un'amnistia ma la conseguenza di un dibattito di carattere politico su quegli anni".
"E' la risposta che ci aspettavamo. Non volevamo cose folli: semplicemente che il Governo non fosse in sintonia con l' ipotesi della concessione di ulteriori benefici a Francesca Mambro e Valerio Fioravanti".Così Paolo Bolognesi, presidente della associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna, ha accolto la notizia che il ministro dell' interno Giuseppe Pisanu ha affermato che "nessun esponente del governo Berlusconi ha mai sostenuto l'ipotesi di una domanda di grazia in favore dei terroristi". "Questo rimarcare la solidarietà alle vittime è un atto positivo - continua Bolognesi - è la notizia che ci aspettavamo. Volevamo un tale segnale di solidarietà, non a caso avevamo parlato di "abbandono". Ora però, se un ministro autorevole come quello dell' Interno fa una simile dichiarazione, siamo tranquilli". E' quindi tramontata l' ipotesi di abbandonare il palco,sabato prossimo a Bologna, durante il discorso del rappresentante del Governo? "Io sono il presidente, ma mi devo attenere alla decisione del direttivo che si riunirà venerdì sera - ha voluto aggiungere Bolognesi - saranno valutati tutti gli aspetti. Certo che questa è la notizia che ci aspettavamo. Se queste dichiarazioni fossero arrivate lunedì, ieri mi sarei espresso altrimenti. E ora, per correttezza, devo attendere la decisione degli altri membri della associazione". Con un augurio. "Che le parole del ministro le pubblichino tutti i giornali - ha concluso - in modo che le possano leggere anche i parenti delle vittime che non vivono a Bologna e che così si tranquillizzino. La notizia di una ipotesi di grazia aveva sconvolto tutti".31 luglio 2003 - BARBIERE DELLA SERA: INTERVENTO IN TRE PUNTATE SU CIAVARDINI
"Il Barbiere della sera"
Fascista, terrorista e innocente (I)
di Der Kaiser
Un libro sulla storia di Luigi Ciavardini, il presunto bombarolo della stazione di Bologna
Ventitré anni fa lo scoppio alla stazione di Bologna. Ottantacinque morti e duecento feriti. Quasi cinque lustri di indagini, sentenze, depistaggi, pentimenti, congetture, morti misteriose. Migliaia di documenti processuali, articoli di giornale, libri, memorie, dossier. E non è ancora finita.
Primo perché la condanna degli ex Nar Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro - che si sono sempre dichiarati innocenti - non ha mai convinto pienamente.
Secondo perché c'è ancora un imputato, il presunto autore materiale del massacro, in attesa dell'ultimo grado di giudizio. È Luigi Ciavardini, all'epoca dei fatti diciassettenne e anch'egli militante dei Nar.
Il caso Ciavardini ha appassionato il giovane giornalista romano Gianluca Semprini tanto da farne un libro,"La strage di Bologna e il terrorista sconosciuto". L'opera, edita da Bietti, non è semplicemente un resoconto della parabola umana e terroristica di Ciavardini, ma anche l'occasione per rileggere un periodo della nostra storia che certa parte della magistratura, supportata da ampi spazi della cosiddetta società civile, ha voluto vedere più buio di quel che sia stato: lo stragismo in Italia è sempre stato "nero" per definizione e i terroristi, ben lontani da quel modello di "rivoluzionario duro e puro" che dicevano di incarnare, secondo i giudici, altro non erano che i burattini di qualche Grande Vecchio.
Bruta manovalanza dei servizi segreti deviati e dei poteri forti, con collusioni con la criminalità comune e perfino con la mafia.
A ciò si aggiunga che nella rossa Bologna, durante il settennato del presidente-partigiano Sandro Pertini, e sull'onda lunga dell'emozione del più sanguinoso attentato della nostra storia repubblicana, non potevano non mettere quella lapide sulla violenza "fascista".
Un aggettivo buono per tutte le stagioni e che il sindaco di Bologna, Giorgio Guazzaloca, assieme alla sua giunta ha timidamente proposto di togliere scatenando un putiferio tra gli antifascisti in servizio permanente ed effettivo.
Eppure, prima della caduta del Muro, certi apostoli del comunismo vagavano per il mondo con valigie colme di rubli ed esplosivo. Merito di Semprini è aver messo in luce attraverso interviste, atti giudiziari, e un'attenta selezione del materiale d'archivio, gli innumerevoli aspetti di questa intricatissima vicenda. Un puzzle ricomposto con pazienza che contiene tutti gli elementi quanto meno per scagionare Ciavardini dalla terribile accusa di aver messo la bomba a Bologna.
I RAGAZZINI CHE SPARANO. L'autobiografia di Ciavardini occupa un terzo del libro di Gianluca Semprini: l'ex terrorista - condannato a 14 anni di carcere per gli omicidi dell'agente di polizia Franco Evangelista e del giudice Mario Amato più una lunga serie di rapine -, abbraccia l'ideologia sin da giovanissimo.
La sua è una scelta legata al caso: le scuole romane che frequenta sono quasi tutte "rosse". Schierarsi apertamente a destra in quegli anni significa stare con i più deboli, con quelli che subiscono continue intimidazioni e aggressioni da parte degli studenti e umiliazioni dei professori.
Poi c'è Acca Larenzia, il punto di non ritorno. In quella sera di gennaio del 1978 i brigatisti rossi sparano sui "fascisti", il sistema anche. Viene sconvolta una generazione, la democrazia è riuscita a mettere le pistole in mano a dei ragazzini.
Chi, come Ciavardini non avrà la forza di seguire l'opzione legalitaria di Giorgio Almirante, decide di vendicare la morte dei camerati caduti, degli amici più cari, e si arruola per la guerra civile.
Mentre anche leader in erba come Gianfranco Fini, che ad Acca Larenzia fu ferito a una gamba da un lacrimogeno sparato dalle forze dell'ordine, ribadiscono che alla violenza si debba rispondere con le armi del dialogo, nelle strade italiane non si cammina più tranquilli. Soprattutto a Roma: nelle sedi più calde del Msi, - piazza Tuscolo e via Sommacampagna, ad esempio - c'è un emorragia di giovani. Siamo all'apogeo degli anni di piombo.
Der KaiserFascista, terrorista e innocente (II)
di Der Kaiser
Seconda puntata dedicata al libro sulla storia di Luigi Ciavardini, il presunto bombarolo della stazione di Bologna
ARRIVA LA BOMBA. Immediatamente dopo la carneficina del 2 agosto 1980 le indagini si indirizzano verso l'ambiente di estrema destra. Già alla fine del mese vengono emessi 47 ordini di cattura per strage e associazione sovversiva, destinati soprattutto a militanti di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale come Paolo Signorelli, Sergio Calore e Dario Pedretti.
Una rete a maglie larghissime dalla quale nel corso degli anni e dei processi si libereranno quasi tutti, anche quelli rimasti imprigionati più tardi come Stefano Delle Chiaie e Adriano Tilgher. Il teorema delle toghe, elaborato con una fretta a dir poco sospetta - ma l'opinione pubblica in quegli anni aveva bisogno di un immediato capro espiatorio -, non regge.
Alla fine gli unici a pagare saranno i Nar. O, meglio, Fioravanti, la Mambro e Ciavardini, considerati il braccio armato di qualcuno che, secondo i giudici bolognesi, non voleva "spostare a destra l'asse politico del Paese, ma mantenerlo su posizioni conservatrici di centro".
I fascisti assassini di Stato, insomma. Già sentito. Dei mandanti, però, neanche l'ombra. A dir la verità, anche lo stesso impianto accusatorio contro Fioravanti e la Mambro non sembra granitico.
Nessuno li ha visti a Bologna il giorno della strage e non esistono prove dirette del loro coinvolgimento. Ai due viene contestata una frase - "hai sentito che botto" -, riferita a un delinquente comune, Massimo Sparti, al quale avrebbero confessato anche l'orrendo crimine.
Nonostante un turbinio di dichiarazioni contraddittorie - le più sensazionali coincidenti, guarda caso, con i propri guai giudiziari - e una strana scarcerazione dal Don Bosco di Pisa nel 1982 per un micidiale tumore al pancreas rivelatosi poi una lieve patologia gastrica, Sparti viene creduto.
Mistero nel mistero, le cartelle cliniche di Sparti relative a quel periodo non sono mai state trovate. C'è di più: il medico del carcere pisano che osò sollevare dei dubbi sulla diagnosi dei colleghi, subì un periodo di sospensione. Anche Adriano Sofri, recluso anni dopo al Don Bosco, ha raccolto informazioni tali sull'attendibilità di Sparti da convincersi dell'innocenza della Mambro e di Fioravanti. O, per lo meno, da dubitare fortemente della loro colpevolezza.
Altro elemento decisivo per la colpevolezza dei Nar viene visto nell'esecuzione di Francesco Mangiameli, professore palermitano dirigente di Terza Posizione, considerato da Giusva e soci uno "scribacchino della Rivoluzione", un "demenziale profittatore".
Un regolamento di conti interno all'estremismo nero? Macché. Secondo le toghe Mangiameli sapeva troppo. Sapeva di Bologna e di un coinvolgimento dei Nar nell'omicidio del presidente della regione Sicilia, Piersanti Mattarella. E quindi anche dei loro legami con Cosa nostra. Ma soprattutto aveva la lingua lunga e si confidava con i servizi segreti. Tutto da dimostrare.
Ancora un tassello: una valigia piena di tritolo ritrovata il 13 gennaio 1981 a bordo dell'espresso Taranto-Milano. È un tentativo di depistaggio di due generali del Sismi, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, del capo della P2 Licio Gelli e del faccendiere Francesco Pazienza.
Non si capisce bene a favore di chi, tanto è oscuro l'episodio. Nella valigia c'è anche un mitra che si ritiene appartenuto a Maurizio Carminati, uomo della Banda della Magliana, nonché sodale di Fioravanti.
I magistrati ci vedono un elemento a sfavore di Giusva. E così via fino al 23 novembre 1995 quando, dopo cinque processi, Fioravanti e la Mambro sono condannati all'ergastolo per la strage e rispettivamente a 16 e 15 anni per banda armata. Inevitabile.
Der KaiserFascista, terrorista e innocente (III) (dell' 1 agosto 2003)
di Der Kaiser
Terza e ultima parte dedicata al libro sulla storia di Luigi Ciavardini, il presunto bombarolo della stazione di Bologna
PER SENTITO DIRE. Ciavardini, per la strage alla stazione, viene tirato in ballo con gli stessi sistemi della Mambro e di Fioravanti. Le accuse contro di lui arrivano dal carcere di Paliano - vicino Frosinone - dove alla metà degli anni Ottanta sono reclusi, tra gli altri, Angelo Izzo, il cosiddetto Mostro del Circeo, la torinese Raffaella Furiozzi e il Nar Cristiano Fioravanti, l'enigmatico fratello di Giusva. Colui che mezz'ora dopo il suo arresto si era già pentito, salvo ritrattare e pentirsi di nuovo.
Tutti e tre provengono da famiglie benestanti, hanno aderito all'eversione nera poco più che adolescenti e sono finiti dentro quando la maggior parte dei loro coetanei deve ancora laurearsi. Tutti e tre muoiono dalla voglia di pentirsi e di rifarsi una vita. A più riprese e con versioni contrastanti accusano Ciavardini.
Dicono che a mettere materialmente la bomba sono stati Massimiliano Taddeini e Nazareno De Angelis di Terza Posizione. Non è possibile: i due il giorno della strage giocavano a football americano. C'è addirittura un filmato che li riprende.
Ma Ciavardini è nei guai. Nonostante Izzo basi la sua accusa su una semplice deduzione - se c'erano Taddeini e De Angelis c'era anche Ciavardini: erano inseparabili - che, secondo logica, sarebbe dovuta cadere assieme all'accusa dei due militanti di Tp. Nonostante la Furiozzi riporti le parole dell'ex fidanzato Diego Macciò che non potrà mai confermare perché è stato ucciso in uno scontro a fuoco. Nonostante i pentimenti schizofrenici di Cristiano Fioravanti.
Che dire poi della statura morale dei pentiti che non solo accusano tre innocenti - due sicurissimi per la prova video - ma disonorano anche vecchio un camerata che non potrà più difendersi? Nazareno De Angelis, infatti, è morto in prigione il 5 ottobre 1980, subito dopo il suo arresto. "Suicidato".
Un aggettivo da circondare con metri di virgolette. Il ragazzo fu pestato a sangue dai poliziotti in via Sistina. Poi, portato all'ospedale e frettolosamente dimesso (era semincosciente). Lo sbattono in cella d'isolamento dove poche ore dopo viene trovato impiccato.
Poi ci sarebbe una telefonata di Ciavardini fatta alla fidanzata e a due amici i primi di agosto del 1980. I tre, tutti romani, sarebbero dovuti arrivare in treno a Venezia la sera del 2. Luigi li convince a rimandare la partenza: avrebbero rischiato di saltare per aria anche loro.
Tuttavia, nessuno si ricorda con precisione quella telefonata. Manca un'intercettazione, una prova sicura. Ma Luigi Ciavardini nel marzo 2002 viene condannato dalla Corte d'Appello di Bologna a trent'anni.
La sua colpa più grande, probabilmente è di aver dichiarato che quel 2 agosto si trovava a Padova assieme a Fioravanti e alla Mambro. E se loro sono colpevoli, anche Ciavardini lo deve essere.
Tre fascisti bombaroli sono tre mostri perfetti. Altrimenti bisogna riscrivere la storia giudiziaria della strage di Bologna e, probabilmente, della "strategia della tensione". Un tabù.
LO SCIACALLO. Chi potrebbe essere stato a mettere la bomba se non i Nar, allora?
In passato si è parlato di una pista libica che collegherebbe la strage di Ustica a quella di Bologna. Un sostenitore di questa tesi fu l'ex ministro dell'Industria, il democristiano Antonio Bisaglia che nel 1984 morì sulla sua barca in circostanze misteriose.
Un altro senatore Dc, Giuseppe Zamberletti, sull'argomento ha scritto un libro pressoché ignorato. È stato ipotizzato anche un ruolo dei servizi segreti israeliani e di quelli americani ma la vera sorpresa degli ultimi anni è Carlos, il superterrorista venezuelano detto lo Sciacallo per anni protetto dai paesi comunisti.
La Francia, paese in cui è detenuto Carlos, avrebbe in mano un rapporto della Stasi, la polizia politica dell'ex Germania dell'Est, che documenterebbe la presenza di una cellula di Carlos nei giorni della strage.
D'altronde, che l'Italia prima della caduta del Muro sia stata un crocevia del traffico internazionale di armi, non è un mistero. Lo stesso Carlos, che per un certo periodo di tempo sarebbe vissuto a Bologna dove frequentava i circoli della sinistra extraparlamentare, in proposito ha fatto delle mezze ammissioni. Una pista interessantissima.
La rogatoria, purtroppo è fallita e il primo a rammaricarsene è stato l'ex presidente della commissione stragi, Giovanni Pellegrino, secondo il quale "gli anni Ottanta e la strage di Bologna sono rimasti sostanzialmente inesplorati".
Pellegrino, ex senatore Ds, è il primo ad augurarsi prima o poi ci sia qualcuno che abbia il coraggio "di percorrere nuove piste investigative".
Ma bisogna fare in fretta: tra pochi mesi ci sarà la sentenza della Cassazione su Ciavardini. Intanto si fa un gran parlare delle concessione della grazia alla Mabro e a Fioravanti, ma non è la stessa cosa.
Quel "fascista" è destinato a rimanere a lungo sulla lapide della sala d'aspetto della stazione di Bologna: è una garanzia, un monito per le future generazioni.
Specialmente se la città sarà amministrata da Sergio Cofferati: allora saremo anche sicuri che l'espressione "Triangolo della morte" ai più giovani ricorderà qualcosa di simile a un'acrobazia circense.
Der Kaiser1 agosto 2003 - MAMBRO E FIORAVANTI ALLA STAMPA
ANSA:
MAMBRO E FIORAVANTI: NOI, PISANU E I TERRORISTI ROSSI
COLLOQUIO CON LA STAMPA
"Fin quando il clima restera' questo, fin quando assisteremo agli insulti contrapposti e agli anatemi, conviene tacere. Non e' ancora tempo di ragionamenti". E' uno dei passaggi del colloquio di Francesca Mambro e Giusva Fioravanti con la STAMPA in tema di grazia e dopo le dichiarazioni del ministro dell'Interno Pisanu in Aula alla Camera ("Nessun esponente del governo Berlusconi ha mai sostenuto l'ipotesi di una domanda di grazia per Mambro e Fioravanti). Mambro e Fioravanti sono stati condannati all'ergastolo per la strage alla stazione di Bologna, 85 morti e 200 feriti, del 2 agosto 1980. Oggi la prima e' agli arresti domiciliari, il secondo in stato di semiliberta'. "Stiamo aspettando che la Cassazione si pronunci sulla condanna di Ciavardini (condannato nel marzo del 2002, in Appello, a 30 anni di reclusione, come esecutore materiale della strage di Bologna, ndr.), e poi lavoreremo alla revisione del processo - fanno sapere i due che il quotidiano torinese definisce la coppia terribile degli anni neri, del terrorismo e delle stragi. "Noi - continuano - abbiamo sempre ammesso le nostre responsabilita'. Abbiamo fatto un passo in piu', anzi due: prima abbiamo detto che quella nostra esperienza era stata una follia e poi, quando si e' presentata l'occasione, vedi Insabato e l'attentato al "Manifesto", abbiamo preso le distanze da questi emuli". Riguardo infine alla strage alla stazione di Bologna, Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, che hanno ammesso altri reati loro imputati, ma hanno sempre negato di aver messo la bomba alla stazione di Bologna, concludono: "Non hanno voluto trovarla la verita', non hanno cercato altrove".1 agosto 2003 - STRAGE BOLOGNA: DAI GIORNALI
"Il Corriere della sera"
LA STRAGE DEL 1980 / Proteste dei familiari. L'ex terrorista: con questo scontro indietro di anni. Alla cerimonia anche lo sfidante di Guazzaloca
Bologna, An riapre polemiche e ferite
Alleanza nazionale e i dubbi sulla colpevolezza di Fioravanti e Mambro. Cofferati: bene Pisanu, niente grazia
ROMA - Domani, sul palco allestito in piazza delle Medaglie d'oro per commemorare le 85 vittime dell'attentato del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, ci saranno il presidente dell'associazione dei familiari, Paolo Bolognesi, il sindaco di centrodestra Giorgio Guazzaloca e il ministro dell'Interno Beppe Pisanu. E giù, tra la folla, arriverà anche Sergio Cofferati, lo sfidante in lizza per riacciuffare nel 2004 il comune perso nel '99 dalla sinistra, che ha voluto elogiare "le opportune parole pronunciate in Parlamento" dal ministro dell'Interno contro la possibilità di concedere la grazia "ai terroristi Mambro e Fioravanti": Pisanu "ha ridato serenità ai familiari e ai cittadini democratici di Bologna dopo l'ipotesi, affacciata dal ministro della Giustizia, di concedere la grazia agli esecutori materiali della strage". Sulla cerimonia, poi, avrà un'eco anche l'auspicio espresso dal presidente della Camera Pierferdinando Casini: "Mi auguro che si ricordino le vittime della strage alla stazione con serenità e compostezza".
Ma ora, alla vigilia del 23° anniversario, gli equilibri ricalibrati con cura da Casini e Pisanu vengono scompaginati dall'organo ufficiale di An, il partito che esprime il vice presidente del consiglio. In un commento di Annalisa Terranova ("2 agosto, il diritto alla verità") pubblicato in prima pagina, Il Secolo d'Italia rilancia i "dubbi sul processo di Bologna" che ha portato alla condanna definitiva di Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, perché considerati gli esecutori della strage, e traccia una linea di collegamento: tra il "dibattito sulla grazia ad Adriano Sofri, che ha lambito Mambro e Fioravanti, e l'imminente scadenza elettorale che vedrà duellare Guazzaloca e Cofferati". Il giornale accusa chi "si fa strumento consapevole o inconsapevole di una manovra pre-elettorale" col rischio di "consegnare Bologna nelle mani di Cofferati, confondendo le acque della storia recente e meno recente". L'accusa è rivolta contro un intervento sull'Unità di Giuliano Giuliani (il padre del ragazzo ucciso da un carabiniere durante il G8) ma sembra non risparmiare anche Casini e Pisanu.
Il Secolo d'Italia chiarisce che i due ex terroristi dei Nar non hanno mai chiesto la grazia: "Perseguono piuttosto la revisione del processo di Bologna per far emergere i molti buchi neri di una sentenza basata sulle confessioni del pentito Sparti, poi "premiato" per la sua collaborazione con la diagnosi di un tumore inesistente che lo ha reso irrintracciabile". Per rafforzare la tesi, il quotidiano diretto da Gennaro Malgieri cita gli scritti di Adriano Sofri e un libro di un "giornalista di sinistra", Gianluca Semprini, che racconta la vicenda del "terrorista sconosciuto" Luigi Ciavardini: ovvero un altro ex Nar condannato in appello per la strage di Bologna (assolto in primo grado dal tribunale per i minorenni) che attende la Cassazione. Francesca Mambro e il marito Giusva Fioravanti, non parlano. Lui è in semilibertà dopo 22 anni di carcere mentre lei è ai "domiciliari" perché ha avuto una bambina: "Sono triste, siamo tornati indietro di anni", è l'unico commento che si concede.
E nel partito di Fini, il governatore del Lazio, Francesco Storace, ha voluto ufficializzare l'incontro che ha avuto con la Mambro: "Occorre cercare la verità e non fabbricare capri espiatori. Basta con le tesi precostituite che vengono utilizzate solo ad evidenti fini di parte". Replica il presidente dell'associazione delle vittime della strage: "Storace frequentava la stessa sezione del Msi dei due, pertanto da un personaggio di questa levatura ci si può aspettare di tutto. Se parla di capri espiatori, non ha letto le carte processuali". Però An non si ferma qui. Si sono fatti avanti anche i deputati Enzo Fragalà e Alberto Arrighi, che ha criticato Pisanu: "Ha sbagliato sotto il profilo storico e politico".
Invece, sulle pagine dell' Unità , oggi Cofferati ringrazia Pisanu e rilancia: "Ora che non è più in campo "l'aberrante tentativo di scambiare la grazia di Adriano Sofri con la sua estensione a detenuti pluriomicidi e più volte condannati all'ergastolo", il 2 agosto può diventare... anche un atto di forte pressione politica perché si facciano ulteriori passi in avanti nell'individuazione delle responsabilità". Per questo l'ex leader della Cgil chiede l'abolizione del segreto di Stato nei reati di strage e di terrorismo". Mentre Guazzaloca fa citare ai suoi collaboratori una dichiarazione del vice sindaco Salizzoni: "Se c'è una sentenza, la sentenza è tale".
Dino Martirano"Liberazione"
"Diciamo no a chi vuole cancellare il passato" Intervista a Paolo Bolognesi Paolo Bolognesi è il presidente dell'Associazione familiari delle vittime della strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980. La pagine più sanguinosa della storia dell'Italia repubblicana. Quel caldo giorno d'estate di 23 anni fa morirono infatti per mano fascista 85 persone e 200 rimasero ferite. Per quel crimine sono stati condannati all'ergastolo i due estremisti di destra Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. E proprio a pochi giorni dall'anniversario della strage la polemica è scoppiata intorno alla proposta di grazia per i due colpevoli fatta dal Guardasigilli Roberto Castelli, condizione posta per arrivare ad un analogo provvedimento nei riguardi di Adriano Sofri. La dichiarazione dell'esponente leghista ha spinto i familiari delle vittime a paventare un loro clamoroso abbandono del palco il giorno della commemorazione e solo l'intervento del ministro degli Interni Giuseppe Pisanu ha portato l'auspicata schiarita. Resta tuttavia il problema di una maggioranza di governo spesso incline a cancellare il passato con un colpo di spugna inaccettabile. "Queste dichiarazioni fatte da Castelli e tante altre discussioni che parlavano di una riapertura del processo - dice Bolognesi - hanno provocato sconcerto soprattutto tra i familiari delle vittime e in tutta la città di Bologna. Teniamo presente che questa formula della pacificazione nazionale, ovvero mandare a casa tutti senza la verità, vuole dire mettere una pietra sopra l'intera partita. E questa è una cosa che non accettiamo nel modo più assoluto. Anzi, faremo in modo che la memoria non porti solo ad una ricorrenza per un evento tragico ma sia accompagnata da conoscenza e coscienza. Conoscenza dei documenti, conoscenza di quello che c'è dietro la strage e via dicendo. E siccome il messaggio politico che c'era dietro quella strage - la P2, il piano di rinascita democratica che in parte si sta attuando adesso - è ancora attuale, si comprende che voler mettere una pietra sopra a tutti i retroscena della strage realizzando un'opera di pacificazione senza la verità ha dei risvolti che ci toccano direttamente."
Voi accusate questo governo di attuare delle riforme di ispirazione piduista e tuttavia, a suo tempo, non avete fatto sconti neanche al centro-sinistra...
Da parte nostra quando il comportamento di un governo non è stato ritenuto corretto per quanto riguarda il tentativo di ricerca della verità abbiamo protestato in modo significativo e anche con esecutivi diversi da quello attuale. Sono note a questo proposito le discussioni con Napolitano, Brutti, con lo stesso Prodi. Il discorso serio è arrivare alla verità sulle stragi e pertanto non guardiamo in faccia a nessuno. Noi nel 1984 abbiamo presentato una proposta di legge per l'abolizione del segreto di Stato per i delitti di strage e terrorismo, questa proposta non è stata ancora approvata e siamo nel 2003. E durante questi lunghi anni ci sono stati anche governi di sinistra. Tutto questo deve far riflettere.
Parlando di Mambro e Fioravanti voglio farti presente quanto ha scritto ieri su Il Manifesto Andrea Colombo riguardo la vicenda processuale, da lui ritenuta "tra le più oscure e scandalose della storia della repubblica." Che cosa pensate di queste dichiarazioni?
Bisognerebbe che gente che fa affermazioni di questo tipo cominci a perdere un po' di tempo a leggersi le carte processuali. E a proposito di Mambro e Fioravanti, anche l'onorevole Cossiga è convinto della loro innocenza. E la grande prova della loro innocenza chi è? E' la terrorista Braghetti. Non credo sia accettabile che un ex presidente della Repubblica riceva chi ha ucciso brutalmente il professor Bachelet, né credo possa fare testo la testimonianza di una brigatista rossa per scagionare queste persone. Questo è un altro modo di scrivere la storia. Noi abbiamo letto i documenti e, tanto per essere chiari, la valutazione sulla vicenda processuale l'abbiamo fatto basandoci sulle carte.
Venendo alla giornata di sabato, malgrado le dichiarazioni di Pisanu si temono contestazioni. Voi che atteggiamento terrete?
Ognuno agirà come meglio crede. Però noi, come familiari, chiediamo che ci sia il massimo della correttezza e soprattutto niente fischi e niente schiamazzi perché aiuterebbero chi non vuole assolutamente arrivare alla verità. Nel modo più assolto non bisogna accettare queste provocazioni.
Vittorio Bonanni2 agosto 1980. Una bomba alla stazione di Bologna uccide 86 persone, ne ferisce 200. Il ricordo dello scrittore ferrarese "Quel giorno avrei dovuto essere lì..." Stefano Tassinari Il primo ricordo, anno dopo anno, è la polvere che copre i rumori dei vetri schiacciati sotto i piedi, e le parole dei sopravvissuti, che cercano un contatto qualsiasi con chi, a differenza di loro, non ha nemmeno una goccia di sangue a rigare il viso. Ma è anche il tempo che passa sopra il senso d'impotenza, l'immagine dei corpi avvolti nei lenzuoli e allineati sulla piattaforma di un autobus, l'andirivieni ordinato di una città solidale, così abituata alle ferite da non perdere mai la testa.
Sono decenni che fisso in silenzio le lancette ferme di un orologio ormai antico, incastrato nel lato sano della stazione di Bologna e bloccato su di un attimo che, quando la mia vita era l'esatta metà di quella di oggi, ha separato la frenesia di una vacanza dal vuoto improvviso della morte di tanti. Ero lì quella mattina, ma non nel posto in cui, dalle 10 alle 11, ho trascorso quasi tutti i sabati del 1980, militare di leva in transito tra una caserma di Modena e Ferrara, la mia città d'origine, in cui vivevo allora. Quel posto era una bilancia verde, di quelle che una volta riempivano tutti i luoghi pubblici, simbolo del passaggio tra il dopoguerra della fame e gli anni Sessanta di un consumismo segnato dalle prime preoccupazioni di "mantenere un peso forma". Chissà perché finivo sempre col sedermi sulla sua base, anziché accomodarmi nell'attigua sala d'aspetto della seconda classe, di sicuro più accogliente di quel pezzo di gomma annerito dalle suole di scarpa di migliaia di persone. Eppure mi piaceva guardare il viavai da quella posizione scomoda, aprendo con orgoglio contro gli occhi del mondo le pagine del "Manifesto" e di "Lotta continua", anch'esse icone di una diversità da indossare come una divisa. Sarei dovuto essere proprio lì quella mattina, ad aspettare un treno locale che non partì mai e a condividere con tanti altri una sorte orrenda, ma certe volte, per fortuna, il destino s'inceppa, trasformandosi in una domanda senza risposta, lunga come un'esistenza.
Fatto sta che quel 2 agosto 1980 mi sveglio alle sette, al suono gracchiante e registrato di una tromba, in una camerata calda e nauseante, intrisa del cattivo odore emanato da una cinquantina di cavalli parcheggiati in una stalla, allestita proprio sotto le nostre finestre. In quelle stanze dormivamo in un centinaio, addetti ai servizi per gli ufficiali e i cadetti dell'Accademia Militare di Modena, posta dall'altra parte della strada rispetto alla nostra casermetta di serie B. Io abbastanza privilegiato - per via di una laurea conseguita un anno prima - rinchiuso a calcolare le spese dei carburanti nell'ufficio di un colonnello piemontese, al quale ricordavo il figlio, militante dell'estrema sinistra come me; molti altri meno fortunati, costretti tutto il giorno a pulire i cavalli dei cadetti. Un'ora dopo la sveglia, con in tasca il solito permesso "9-13" da attaccare al "36" del fine settimana, mi ritrovo all'adunata a contestare un tenente più giovane di me, deciso a far pulire i bagni proprio alla recluta appena assegnata al mio ufficio, chiamata dal colonnello a un sabato straordinario di lavoro per chiudere delle pratiche prima delle proprie ferie. Un fatto assolutamente inedito, perché in Accademia il sabato gli uffici restavano sempre chiusi, ma quel 2 agosto 1980 il nostro - l'unico e per la prima volta in una giornata considerata festiva - aprì i battenti. Così, per evitare al collega una sicura punizione (il tenente, infatti, sapendo che di sabato non si lavorava si sentì preso in giro, rifiutandosi anche di effettuare una verifica per non perdere la faccia nei miei confronti "davanti alla truppa") decido di offrirmi al posto suo per svolgere quelle poco attraenti mansioni, con la conseguenza di farmi ritirare il permessino. Intorno alle nove e un quarto, finito il lavoro, indosso la "drop" da libera uscita, esco dal portone principale fingendo di andare in Accademia e scappo, diretto alla stazione per cercare di salire ugualmente sul treno delle nove e trenta, che mi vedo sfilare di fronte al naso. E' la terza coincidenza di una vicenda incredibile, che mi fa imprecare ma, a mia insaputa, mi salva la vita, dato che, se fossi arrivato trenta secondi prima, alle dieci e cinque mi sarei seduto sulla famosa bilancia, a pochi metri dal punto in cui è stata depositata la bomba esplosa alle dieci e venticinque. Ma le coincidenze non finiscono qui. Appena uscito dalla stazione incontro una coppia di conoscenti modenesi, in procinto di recarsi a Bologna in macchina, ma lungo la via Emilia, "per risparmiare i soldi dell'autostrada", il che finirà con l'allungare i tempi del viaggio giusto di quei venti minuti decisivi per evitare una tragedia a me e probabilmente anche a loro.
Quando arriviamo, la stazione è appena saltata in aria, tant'è che percorriamo gli ultimi due chilometri seguendo le prime ambulanze partite dall'ospedale Maggiore. La scena è infernale, nel vero senso della parola. Decine di persone, ferite dalle schegge e ricoperte di sangue, s'aggirano per la piazza chiedendo aiuto; altre sono sdraiate per terra e i loro lamenti si confondono con il suono delle sirene. Sullo sfondo c'è un buco gigantesco, simbolo di una città sventrata, che però reagisce in modo eccezionale, anche attraverso gruppi di volontari, in grado di coadiuvare medici, infermieri, vigili del fuoco e forze di polizia. Noi facciamo quello che possiamo: tamponare il sangue con un fazzoletto e tenere stretta la mano a qualche ferito lieve, cercando di tranquillizzarlo. Che si tratti di un disastro lo si capisce subito, così come si comprende che a provocarlo non è stata l'esplosione di una caldaia (come diranno a caldo gli esponenti del governo), bensì l'ennesima strage di Stato. Guardo le macerie e mi sento inebetito, come sei anni prima in Piazza Maggiore, davanti a dieci delle dodici bare che contenevano le vittime dell'Italicus: quella volta mi risvegliai fischiando il presidente Leone, adesso non posso sfogarmi in alcun modo. Penso ai miei parenti che mi stanno aspettando, alla loro sicura angoscia, all'impossibilità di chiamarli perché le linee telefoniche non funzionano più. Poi penso ai parenti dei morti e la mia preoccupazione mi sembra all'improvviso banale. Passano le ore, scandite da conteggi che nessuno avrebbe mai voluto fare. Passano i corpi senza vita, decine di storie interrotte da qualcosa di mostruoso. Passano ventitré anni, con la memoria strozzata in gola come un urlo, davanti a un palco su cui saliranno anche gli uomini di Berlusconi, gli amici di quelli che la lapide con incisi i nomi dei morti l'hanno presa a picconate. Passa la voglia di essere italiani, di far parte di un Paese che non si vergogna mai abbastanza della propria Storia, a un punto tale da lasciarla interpretare proprio da chi ne ha deviato il corso naturale. Ma non passa la voglia d'indignarsi, di tramutare ancora una volta l'io in noi... nonostante tutto.2 agosto 2003 - STRAGE BOLOGNA: DAI GIORNALI
ANSA:
STRAGE BOLOGNA: COSSIGA, SI' A GRAZIA PER MAMBRO-FIORAVANTI
COFFERATI AVREBBE FATTO MEGLIO A NON ACCUSARE MARCO BIAGI
Francesco Cossiga si schiera in favore della grazia per Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti. "Nulla ho da dire che gia' non abbia detto - spiega l'ex capo dello Stato - in merito alla tragica strage di Bologna. Per aver letto quasi tutti gli atti giudiziari sono convinto che si sia ben lontano dalla verita' e molto mi duole che anche per incaute accuse da me pronunziate genericamente contro i fascisti al Senato, quando ero presidente del Consiglio dei ministri, la magistratura inquirente di Bologna, sempre pavida nei confronti della sinistra di allora, si sia di fatto indirizzata solo in un preciso senso politico".
"Credo - continua Cossiga - che la condanna di Mambro e Fioravanti, cosi' come mi hanno spiegato loro compagni di carcere ex brigatisti, sia un tragico errore giudiziario e politico. Ho una infinta pieta' per le vittime e per i loro familiari, meno per coloro che di parenti delle vittime hanno fatto ormai una indecente professione. I professionisti della sofferenza mi danno il voltastomaco e mi chiedo se sia il caso che i membri del governo, che pure anche oggi si sono esemplarmente comportati, continuino a tenere bordo a questi signori. Lo facciano almeno per rispetto dei morti che sono molto piu' degni di molti che vedo hanno lasciato in vita".
"Non ho avuto paura - aggiunge il senatore a vita - e ho contribuito a combattere, cosa per cui perfino Aldo Moro dalla prigionia nelle carte di Via Montenevoso mi ha dato atto, il terrorismo in Italia accanto ai valorosi compagni del partito comunista italiano e della Cgil, il cui contributo pubblico e riservato di collaborazione politica e operativa alle forze di polizia ed ai servizi di sicurezza e' stato essenziale. Immaginiamoci se ho paura della demagogia dolorosa di questi professionisti del dolore. Per questo ribadisco il mio favore alla concessione della grazia a Mambro e Fioravanti, o almeno alla revisione del processo".
Quindi Cossiga attacca Sergio Cofferati, ex segretario della Cgil e prossimo candidato sindaco per il centrosinistra a Bologna: "Chi ha paura come Cofferati taccia: invece di sostenere tartufescamente a fini elettoralistici l'accusa rivolta allo Stato di aver "lasciato solo" il povero Marco Biagi, assassinato da terrorismo anarco-sindacalista, in quanto sostenitore del 'Libro bianco sul lavoro', e in particolare dell'introduzione del famoso articolo 18, bene avrebbe fatto a non proferire nei confronti di Marco Biagi e delle sue proposte quelle accuse che hanno creato le condizioni per cui Marco Biagi avrebbe avuto bisogno certamente di una maggior tutela".STRAGE BOLOGNA: BOLOGNESI A COSSIGA, CHIARISCA QUELLE VERITA'
Paolo Bolognesi non ha voluto replicare alle parole di Cossiga a proposito della "indecente professione di parenti delle vittime" ma ha chiesto all' ex presidente della Repubblica di chiarire: "Quali sono le verita' che in certi momenti e' meglio non si sappiano?", ha ribadito.
"Mi sono limitato a ricordare quello che Cossiga ha detto in una recente trasmissione televisiva. Noi abbiamo fatto un appello per sapere. Risponda", ha aggiunto il presidente dell' Associazione tra i familiari delle vittime che proprio in occasione dell' anniversario e' stato confermato nella carica dall' assemblea plenaria. Bolognesi e' presidente dal 1996, quando divenne il successore di Torquato Secci.2 agosto 2003 - STRAGE BOLOGNA: PRESIDENTE ASSOCIAZIONE FAMILIARI VITTIME
2 Agosto 1980, sabato, ore 10,25. Un attimo, poi, per tante persone, per tante famiglie ci fu una tragica svolta alla propria vita.
Al dolore, ai sacrifici, di fronte a tutte le inspiegabili situazioni rese ancor più difficili da uno Stato non sempre presente, tutti coloro che furono colpiti, contrapposero, con forza civile, la faticosa battaglia per ottenere giustizia e verità.
Dopo 23 anni siamo qui per ricordare, per non far dimenticare la strage terribile che colpì la nostra città, il nostro Paese e il mondo intero che anela a vivere protetto dalla barbarie.
85 morti e 200 feriti. Cittadini ignari di ciò che a loro stava accadendo; cittadini traditi da chi doveva, per ruolo istituzionale e morale, vegliare su di loro.
Nel manifesto di quest'anno abbiamo scritto:
I FAMILIARI DELLE VITTIME SAPRANNO ANCORA UNA VOLTA DIFENDERE MEMORIA VERITA' E GIUSTIZIA DA RIFORME D'ISPIRAZIONE PIDUISTA VOLTE A DISTRUGGERLE
Le riforme che si stanno attuando nella giustizia, nei servizi segreti, nella stampa stanno ricalcando in modo ossessivo il PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA, il documento politico della Loggia MASSONICA P2, coinvolta ai massimi livelli negli innumerevoli depistaggi che hanno segnato le indagini sulla strage.La Loggia MASSONICA P2 aveva tra i suoi iscritti ministri, deputati, i direttori dei servizi segreti, vertici delle forze armate e di polizia, Giudici e imprenditori in grado di condizionare pesantemente la vita politica italiana.
Anno dopo anno, l'Associazione dei familiari delle vittime si è ritrovata, in questo piazzale, per chiedere verità e giustizia, sostenuta dalla solidarietà e dalla passione civile di tanti cittadini.
Ed è anche grazie a questa perseveranza democratica, che nel tempo sono stati ottenuti importanti risultati sulla conoscenza dei retroscena del micidiale attentato alla stazione.
Conosciamo i nomi degli esecutori materiali: i terroristi fascisti Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. La posizione di Luigi Ciavardini, assolto in primo grado e condannato in appello, è, dopo 23 anni, al vaglio della Suprema Corte di Cassazione. Conosciamo i nomi dei depistatori : il Gran Maestro della Loggia MASSONICA P2 Licio Gelli, il faccendiere Pazienza, il generale Musumeci e il colonnello Belmonte, questi ultimi ai vertici del SISMI, il nostro servizio segreto militare. Il Generale Santovito, Piduista e capo del Sismi, fu raggiunto da plurime prove di colpevolezza non consacrate in una sentenza a causa della sua morte prematura.
Per completare questo triste quadro, che ha visto alleati in nome del terrore e del potere: fascisti, loggia massonica P2 e servizi segreti, mancano ancora i nomi dei mandanti e degli ispiratori politici della strage.
Identificare i responsabili, a tutti i livelli, di quel vile attentato, è un dovere nei confronti, non solo delle vittime innocenti, ma di tutti i cittadini.
È infatti solo con la verità completa e l'accertamento delle responsabilità, che si chiudono gli anni di piombo. Solo così si potrà pensare di voltare definitivamente quella pagina d'orrore e di violenza omicida che ancora oggi pesa sulla vita politica italiana. Quando in una recente intervista televisiva a proposito di quegli anni il Senatore Francesco Cossiga ha detto: "Vi sono sempre delle cose, delle verità, che è meglio che in certi momenti non si sappiano", per l'ennesima volta ha giustificato l'omertà di chi ha ricoperto le più alte cariche dello Stato e ancora oggi partecipa attivamente alla vita politica nazionale. E' una filosofia che ci è assolutamente estranea. Al Senatore Cossiga rivolgiamo un appello: riveli finalmente quelle "Cose" e "Verità" di cui finora non ha voluto parlare.
Diciamo questo perché oggi, dopo 19 anni dal suo deposito in Parlamento, non è stata ancora approvata la proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo "Abolizione del segreto di Stato per i delitti di strage e terrorismo". L'approvazione di quella legge sarebbe un chiaro segnale che si vogliono chiudere gli anni di piombo nell'unico modo possibile: con la verità, tutta la verità. In questi anni il Parlamento ha preferito seguire strade diverse, varando leggi che hanno offerto anche ai terroristi scappatoie, tregue, rinvii, permessi e libertà poco condizionate, per non parlare poi di un generale clima di permissivismo perdonista verso assassini recidivi spesso privi del minimo rimorso. Non possiamo che accogliere positivamente la notizia che il Governo non intende concedere la Grazia per Fioravanti e Mambro. Dal ministro Pisanu sono giunte parole di solidarietà che non ci lasciano indifferenti. Continueremo però a vigilare perché non passino altre forme di clemenza verso chi si è macchiato di crimini gravissimi. Si tratterebbe di una pacificazione solo presunta, perché non si dà pacificazione senza giustizia e verità.
È parso purtroppo evidente che, molti parlamentari, nel promuovere leggi inique e dannose, sono stati mossi più da calcolo politico e misero opportunismo elettorale, che da volontà di giustizia.
Dispiace dover usare questi toni nei confronti di quelli che sono pur sempre organi dello Stato e rappresentanti del popolo ma, così come è giusto averne rispetto, è altrettanto giusto che questo rispetto sia meritato. Perché, poi, a pagare il prezzo di tanta superficialità e miopia politica, sono spesso persone che davvero hanno il senso della giustizia e dello Stato, della difesa di istituzioni democratiche e persone perbene, persone come: Roberto Ruffilli, Massimo D'Antona e, nella nostra Bologna, Marco Biagi, lasciato colpevolmente solo da chi aveva il dovere di proteggerlo e, dopo la sua morte , ripetutamente offeso da uomini ai vertici delle istituzioni.
Persone uccise, cittadini per bene, servitori dello Stato come Emanuele Petri, un poliziotto che faceva semplicemente il suo dovere e che, per farlo fino in fondo, ha pagato con la vita. A lui e all'agente Bruno Fortunato, ferito da brigatisti rossi nella stessa sparatoria, va tutta la nostra riconoscenza e commozione. Siamo vicini alla moglie e al figlio di quel coraggioso poliziotto, vogliamo dire con forza agli organi politici che hanno espresso la loro solidarietà nei giorni della tragedia, che la reale presenza e vicinanza dello Stato ai parenti delle vittime del terrorismo non si limita alla consegna di una medaglia al valore e ad un funerale solenne.
E' con atti concreti, con le leggi, che le istituzioni devono dimostrare la reale volontà di stare dalla parte delle vittime. A questo proposito vogliamo sottolineare che, nell'aprile del 2001, veniva istituito presso il Ministero della Giustizia l'"Osservatorio sui problemi e sul sostegno delle vittime dei reati". Con l'avvento dell'attuale governo l'Osservatorio è stato declassato a Commissione; doveva essere permanente ma è stato rinnovato con grande ritardo ogni 6 mesi, limitandone drasticamente la durata ed oggi è stato definitivamente annullato. La Commissione ha elaborato una proposta di legge denominata "Legge quadro per l'assistenza, il sostegno e la tutela delle vittime dei reati" che, consegnata al Ministro della Giustizia On. Castelli il 30 giugno 2002, è stata completamente dimenticata. I familiari delle vittime, per superare questi incredibili ritardi, si sono recati personalmente a Roma e hanno depositato la legge nel Novembre 2002 alla Camera dei Deputati con la firma di numerosi Parlamentari. La legge deve essere ancora iscritta all'ordine del giorno dei lavori della Commissione Giustizia. Solo pochi giorni or sono abbiamo avuto notizia dell'approvazione all'unanimità, in Commissione Affari Costituzionali della Camera, di un testo di legge unificato che riguarda le vittime di atti di terrorismo e stragi. Saremo vigilanti sull'iter parlamentare in quanto è indispensabile la copertura finanziaria e purtuttavia non possiamo non osservare come la figura della vittima del reato in generale, continua ad essere trascurata. Nello stesso tempo è stato stravolto il principio fondatore d'ogni Stato di diritto che vuole i cittadini uguali di fronte alla Legge.
I fatti dimostrano la lontananza e l'insensibilità di questa maggioranza di fronte ai problemi delle vittime. Sono invece le Vittime dei reati, non chi li commette, che dovrebbero essere seguite ed aiutate, tenendo fede alle dichiarazioni che si fanno durante i funerali di Stato e negli anniversari, altrimenti ci troviamo di fronte a una bassa speculazione politica per sfruttare le luci della ribalta del tragico momento. La memoria di queste vittime non è esibizione, ma rispetto della vita.
Per questo la nostra Associazione, assieme ad altre, si è fatta promotrice dell'inserimento all'interno della Costituzione di un doveroso riconoscimento di tutela della vittima del reato, tema sul quale il nostro paese è in grave ritardo rispetto alle prescrizioni europee. In effetti, il legislatore, anche nel dettare le regole del "Giusto Processo", all'articolo 111 della Costituzione, ha disinvoltamente ignorato l'esistenza stessa della vittima, mostrando ancora una volta il proprio esclusivo interesse per la tutela dell'imputato.
Non chiediamo leggi punitive e persecutorie, ma di tutela, prevenzione ed esemplarità.
Riteniamo diseducativo che, anziché aprire un dibattito in cui si allontanino da incarichi pubblici tutti coloro che hanno avuto in passato posti di responsabilità e hanno aiutato il terrorismo anche con colpevole inerzia, si dia tanto spazio ai terroristi neri e rossi che, spesso ospitati con generosità da giornali e televisioni, si dipingono e vengono dipinti come eroi di una guerra romantica, come giovani idealisti in lotta per un mondo migliore.
Più volte abbiamo denunciato la pericolosità, oltre che l'ingiustizia, di concedere cattedre e platee a terroristi che si sono macchiati di vigliacchi e brutali delitti e che hanno trasformato in una scienza o quasi in un mestiere la loro passata appartenenza alla lotta armata, forti dell'approccio acritico di alcuni giornalisti e dell'appoggio di amici potenti.
Di fronte a questi fatti noi non vogliamo e non dobbiamo perdere il senso dell'indignazione.
Non vogliamo, né dobbiamo abituarci alla rassegnazione: continueremo e daremo voce a tutte le nostre Vittime!
Non vogliamo, né dobbiamo dunque trovare "normale" che la stragista e pluriomicida Francesca Mambro, condannata a 6 ergastoli, ma praticamente libera da anni, proponga un libro con la presenza, il sostegno e l'appoggio di Marcello Veneziani che è stato recentemente nominato nel Consiglio di amministrazione della RAI, la televisione pubblica!
Il mondo dell'informazione ha il dovere di ricordare anche alle giovani generazioni, che Francesca Mambro non è una scrittrice o un'artista, non ha ucciso personaggi di carta o comparse di un film, ma persone in carne ed ossa, con le loro storie, i loro affetti e la loro voglia di vivere.
Non vogliamo, né dobbiamo trovare normale che Gilberto Cavallini, ergastolano pluriomicida e condannato per banda armata in relazione alla strage di Bologna, giri libero ed armato fino ai denti, talmente sicuro di non essere controllato, da portarsi appresso un borsa con armi da guerra!
Questi sono episodi vergognosi che non hanno nulla di normale, che sono indegni di un paese civile e ai quali non vogliamo abituarci. Ricercare verità e giustizia, vuole anche dire avere il coraggio della denuncia.
Non ci abitueremo al mutismo morale di chi pare non distinguere il bene dal male, le vittime dai carnefici, le persone oneste dai delinquenti, e valuta interessanti solo fattori quali la convenienza, l'opportunità, il calcolo. Rimane vivo in noi il ricordo dei nostri cari. Innocenti strappati alla vita. Rimane l'esempio dei tanti eroi civili, eroi che, per proteggere il nostro paese dal terrorismo, hanno pagato in prima persona. Da Emanuele Petri al magistrato Mario Amato, da Guido Rossa ai giudici Vittorio Occorsio ed Emilio Alessandrini, al giornalista Walter Tobagi e potremmo continuare per ore l'elenco di questi nomi di fedeli servitori dello Stato caduti per la difesa dei nostri diritti.
Rimane intatta in noi la riconoscenza per tutte le persone comuni che, quel 2 agosto 1980, scavavano con le mani in quell'inferno di polvere, fumo, macerie e morti, per soccorrere i feriti.
Rimane intatta la gratitudine verso chi, come voi, è ancora una volta al nostro fianco per sostenere le nostre richieste di verità e giustizia che noi continuiamo a proporre per l'onore delle nostre vittime e per la crescita della Democrazia.3 agosto 2003 - STRAGE BOLOGNA: DAI GIORNALI
"La Repubblica"
Ovazione della piazza quando il leader Bolognesi critica le riforme della giustizia e dei media
I familiari accusano il governo Nei suoi progetti torna la P2
la manifestazione Per Cofferati primo corteo da candidato sindaco. 'Tra un anno vogliamo te sul palco'
MICHELE SMARGIASSI
BOLOGNA - Solleone come allora. Sabato come allora. Le 10.25 come allora, come all' ora della bomba. Quando l' orologio digitale della stazione di Bologna si mette d' accordo col suo fratello a lancette fermo da 23 anni, anche il tempo della politica e della verità sembra fare un salto indietro. "Le riforme che si stanno attuando nella giustizia, nei servizi segreti, nella stampa", grida nel microfono Paolo Bolognesi, il presidente dell' Associazione 2 agosto, l' uomo che rappresenta il dolore dei superstiti, "stanno ricalcando in modo ossessivo il "Piano di rinascita democratica" della loggia massonica P2". è un attacco al governo. La piazza pavesata di striscioni (uno dice "Boccassini Colombo l' Italia onesta vi ringrazia") risponde con un' ovazione, applaudono anche molti sindaci tricolorati. Il ministro degli Interni Pisanu, sul palco, non batte ciglio. "La P2 aveva come iscritti deputati, ministri...". Qualcuno ha fatto carriera. Ventitré anni dopo la strage, la P2 che depistò le indagini ha dunque vinto? "Conosciamo i nomi degli esecutori, conosciamo i nomi dei depistatori, mancano i mandanti e gli ispiratori politici della strage". Bolognesi è durissimo, ma come ogni anno il suo discorso è stato approvato da tutti gli altri familiari. Tornati in questa piazza per la ventitreesima volta a chiedere verità. La verità che qualcuno conosce. Bolognesi la chiede all' ex ministro Cossiga: "Riveli finalmente le "cose" e "verità" di cui finora non ha voluto parlare". Non passerà un' ora e avrà la risposta dell' interessato: "I professionisti della sofferenza mi danno il voltastomaco". Bolognesi finisce anche nel mirino di An, che ormai ha intrapreso una campagna per la cancellazione dell' ergastolo ai due condannati. Ma An è anche uno dei partiti che sostengono il sindaco Giorgio Guazzaloca, che quest' anno per la prima volta nel discorso ufficiale definisce "neofascisti" Mambro e Fioravanti. E finisce anche lui strigliato. è un anniversario che spariglia il campo della politica, questo. La piazza se ne accorge: i fischi che tormentano ormai da diversi anni i discorsi dei rappresentanti delle istituzioni, questa volta si fanno selettivi. Schierati dietro un gigantesco striscione con i nomi dei 424 morti di piazza dell' Italia repubblicana, i no-global del Bologna Social Forum ascoltano in silenzio non solo Bolognesi, ma anche Guazzaloca. Haidi Giuliani, madre di Carlo ucciso a Genova durante il G8, porta al collo il cartello col nome di Francesco Lorusso, ucciso a Bologna nel '77. Agostino, padre di Lorusso, porta al collo il nome di Carlo. Tutti hanno sulla bocca una benda banca, simbolo di sdegnato silenzio. Ma se la tolgono quando lo speaker elenca i messaggi ufficiali: il nome di Ciampi passa indenne, su quello di Berlusconi la piazza esplode. E quando, dopo i tre fischi del locomotore dal primo binario e i sessanta secondi di silenzio assoluto, la parola va al ministro, solo una parte dei no-global rispetta l' impegno a lasciare la piazza in silenzio. Un centinaio di "disobbedienti" disobbediscono, issano lo striscione con un verso del De André sessantottino, "Siete lo stesso coinvolti", fischiano, gridano, cantano "Bella ciao". Qua e là altri, non troppi, li imitano. "Pisanu purtroppo paga le responsabilità del governo che rappresenta", commenta Arturo Parisi, vicepresidente della Margherita, "e del suo presidente che non ha titolo alcuno a prendere la parola in un giorno come questo senza che gli venga ricordata la sua appartenenza alla P2". Tra i cittadini che non fischiano ce n' è uno che è bolognese da un solo giorno: Sergio Cofferati. Candidato sindaco del centro-sinistra a elezioni ancora lontane, ha mantenuto la promessa di mischiarsi al corteo, dietro lo striscione dei Familiari. Rispondendo appena alle acclamazioni dei suoi sostenitori ("Sergio il prossimo anno ci vai tu sul palco con la fascia tricolore"). Applaude Bolognesi, applaude Guazzaloca quando ricorda l' assassinio di Marco Biagi, ascolta "con attenzione" Pisanu. Regala anche lui un libro (Il partigiano Johnny di Fenoglio) per i centri anziani passando a visitare l' autobus numero 37, quello che 23 anni fa fece da ambulanza. E prima di salire (evitando il vagone delle autorità, e restando in piedi) sul treno che sale a San Benedetto Val di Sambro per ricordare un' altra strage, lascia anche un suggerimento per la verità che ancora manca: "Per conoscere i mandanti è necessario superare il segreto di Stato nei processi di strage e terrorismo". Anche il vescovo vicario, monsignor Claudio Stagni, che in cattedrale parlerà di perdono, lo farà solo dopo aver ricordato che "conoscere la verità e sapere che la giustizia umana ha condannato i colpevoli non è solo un diritto delle vittime ma è anche un bisogno dello spirito umano"."Liberazione"
2 agosto, la scia di sangue della P2
Scriveremo cose gravi. Ma parleremo solo di fatti su cui sarebbe colpevole tacere.
Ricorre oggi il ventitreesimo anniversario della strage di Bologna. 85 morti, oltre 200 feriti, ancora mistero fitto sui mandanti. Le celebrazioni di questa ricorrenza hanno sempre portato con sé duri contrasti, ma quest'anno le polemiche che l'hanno preceduta sono state più aspre che in passato. E hanno messo a nudo questioni di assoluta rilevanza. Esse si sono addensate intorno a due vicende, in apparenza prive di connessioni. Prima il ministro Giovanardi e alcuni esponenti della giunta comunale di Bologna (centrodestra) hanno attaccato i familiari delle vittime perché il loro manifesto contiene un riferimento a "riforme d'ispirazione piduista" volte a distruggere "memoria, verità e giustizia". Un'ulteriore polemica è divampata quando si è saputo che il ministro Castelli aveva immaginato di proporre la grazia per Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, gli esecutori materiali della strage oggi in semi-libertà, colpevoli (oltre che degli 85