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Il fatto 2 agosto 1980: un sabato di sole, code in autostrada e alla stazione di Bologna molta gente sui binari ad attendere il treno per andare in vacanza. Alle 10,25 la sala d' aspetto di seconda classe e' squarciata da un'esplosione. Due valige cariche d' esplosivo lasciate nell' angolo tra la sala d' aspetto di seconda classe e i locali annessi della tavola calda della stazione vengono fatte scoppiare per mezzo di un timer. La deflagrazione distrugge tutta l' ala sinistra dell' edificio e investe il treno Adria Express fermo sul primo binario a nove metri di distanza dal luogo dello scoppio. Il bilancio finale della tragedia e' impressionante: 76 morti e oltre 200 feriti, 79 dei quali gravissimi (nove infatti moriranno nei vari ospedali dove erano stati ricoverati, portando cosi' il bilancio complessivo a 85 morti). L' intera citta' rimane per pochi minuti paralizzata; poi con uno slancio totale di solidarieta', migliaia di soccorritori si precipitano sul luogo della tragedia. Gli autobus urbani scaricano i passeggeri e convergono sul piazzale della stazione per essere trasformati sul posto in altrettante ambulanze per il trasporto delle vittime. Il luogo dell' esplosione viene immediatamente circondato da un cordone di agenti mentre si organizzano i primi soccorsi. Sui marciapiedi interni e' un caos indescrivibile di valige, i documenti, carrelli rovesciati, tra vaste chiazze di sangue e vetri in frantumi. L' opera di recupero e riconoscimento delle vittime e' resa estremamente difficile sia per lo stato di alcuni corpi (quelli delle persone piu' vicine all' epicentro dello scoppio) sia per la mancanza, su molti, dei documenti. E' una giornata di traffico estivo e molti sono abbigliati in pantaloncini e maglietta. Il numero delle vittime aumenta continuamente. L' elenco di sangue parla subito di almeno dieci morti, poi di 20, di 30, mentre le sirene lacerano l' aria, le ambulanze fanno la spola con gli ospedali attrezzati per l' emergenza e gli autobus dell' Atc diventano improvvisati carri funebri per l' obitorio. All' istituto di medicina legale i corpi sono sistemati nelle celle frigorifere, che alla sera non basteranno. Due ore dopo lo scoppio, quando ancora non era stato localizzato il punto dell' esplosione, 46 cadaveri si trovavano allineati sotto i resti della pensilina della stazione, sommariamente ricoperti con teli e addirittura giornali. Tre ore piu' tardi la questura accertava il numero di 76 vittime decedute sul colpo e 203 feriti. Tra le vittime, moltissimi i giovani, i ragazzi e i bambini, anche alcuni stranieri di passaggio. Alle 23 e 59 della sera, dopo un sopralluogo effettuato dagli artificieri, cade ogni dubbio sull' origine terroristica dello scoppio (in un primo momento si era parlato dell' esplosione delle caldaie della tavola calda). Tutti i treni su Bologna sono dirottati sui binari piu' lontani e su quelli secondari e i treni internazionali in transito hanno ritardi di molte ore. In serata arrivano il presidente della repubblica Pertini e il presidente del consiglio Cossiga. Nel rimuovere le macerie all' 1 e 20 di notte viene trovato ancora in vita ma seriamente ferito un bambino dell' eta' di sette anni. Sui giornali finisce la foto di una donna ferita che urla dalla barella, con gli occhi sbarrati; diventera' il simbolo di una strage. |
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