Caso MORO:
"La borsa del presidente"
romanzo di Alberto Franceschini e Anna Samueli
LA TRAMA
Il romanzo "La borsa del presidente" - ritorno agli anni
di piombo" di Alberto Franceschini e Anna Samueli, edito da Ediesse nel
1997, e' una ricostruzione romanzata di alcuni dei lati oscuri del caso
Moro. La narrazione principale e' interrotta a volte da brani di ricordi
del progonista, stampati in corsivo. Come chiave di lettura, gli autori
hanno inserito all' inizio una frase di Andre' Gide: "Il romanzo e' un
frammento di storia che avrebbe potuto essere; la storia, un romanzo che
si e' svolto nella realta'. Spesso il romanziere merita piu' fede di quanta
ne meritino i fatti". Da una frase (e' passato un anno dall' arresto di
Maccari) si capisce che e' stato scritto o ambientato nel 1994.
Amos Riani e' un ex terrorista che lavora in una societa'
di informatica con l' assistente Marjolaine Coletti, detta Margie, ex tossicodipendente
seguace di teorie orientali e new age. Un giorno viene convocato dal giovane
giudice Giorgio Finzi che gli mostra alcuni reperti trovati in una borsa
del Presidente (Aldo Moro) lasciata in un taxi. La borsa contiene una fotografia
Polaroid di un balcone, una cartolina raffigurante una statua romana, l'
"Ares Sinibaldi", un invito del teatro "Agora'" per la rappresentazione
"O Coelicolae" dell' 1 giugno 1978. Finzi chiede la collaborazione di Riani
che dice di avere bisogno di tempo per decidere. Il giudice da' comunque
a Riani una busta gialla.
Riani va a trovare l' ex senatore Enrico Maraini, appassionato
al caso Moro, che lo convince ad aprire la busta, che contiene la fotocopia
dei documenti. Maraini suggerisce che la foto potrebbe ritrarre un balcone
di via Fani e spiega a Riani tutte le contraddizioni e i dubbi della ricostruzione
ufficiale dell' agguato (le foto scomparse, il tiratore scelto di cui uno
dei testimoni disse "sembrava Tex Willer. Io di armi ne me ne intendo",
il numero dei componenti il commando, le borse di Moro). Subito dopo il
colloquio con Maraini, Riani va in via Fani. Il balcone era proprio quello
del terzo piano del numero 109, dal quale erano state scattate le foto
scomparse. In quel momento, una Bmw nera cerca di investirlo.
Il passo successivo e' la ricerca della statua. Riani
va ai Musei Capitolini dove e' esposto l' "Ares Sinibaldi". Li' incontra
l' ispettore Di Bella, il principale collaboratore di Finzi, che gli suggerisce
di andare a trovare Francesco Sinibaldi, ultimo discendente della famiglia
nobiliare dalla cui collezione privata proviene la statua. Sinibaldi racconta
di come la statua, dopo essere stata portata via dai tedeschi, sia finita
al museo, ma dice pure di essere sicuro che quella esposta e' solo una
copia.
Riani va allora al teatro Agora'. Il direttore controlla
sui registri, ma dello spettacolo non c' e' traccia. C' e' pero' un buco
nella programmazione proprio nei primi sei mesi del 1978. Il direttore
dice poi a Riani che puo' provare a rivolgersi ad uno dei fondatori del
teatro, che all' epoca lavorava li', Raffaele Forlenza. Raffaele Forlenza,
detto "Ciccio" e' una veccha conoscenza di Amos. Era stato vicino al movimento,
ma si era dileguato dalla lotta armata quando si era trattato di fare sul
serio. Riani decide quindi di andare a trovarlo. "Ciccio" dice che il titolo
fa parte del tropo di San Gallo, embrione del teatro medievale e racconta
a Riani che nel gennaio 1978 fu contattato dalla Ncp (Nouvelle Confrerie
de la Passion), una compagnia teatrale francese che lavorava alla riproposta
dei "misteri" liturgici medievali. La Ncp affitto' il teatro per cinque
mesi per le prove di uno spettacolo che doveva cominciare all' inizio di
giugno, ma che non ando' mai in porto. Quando Riani chiede a Forlenza il
nome del regista, "Ciccio" risponde "Ci hai presentato tu". Il regista
era infatti Tommaso Rodi.
Intanto Margie, fingendosi una giornalista, va a parlare
con gli inquilini di via Montalcini e registra il colloquio con la signora
che abitava nell' appartamento sopra il covo. La signora racconta a Margie
che suo figlio aveva fatto cadere il pallone al piano di sotto e che lei
era scesa per chiederne la restituzione. Le ando' ad aprire un signore
di mezza eta', distinto, che gia' qualche volta aveva visto entrare con
le chiavi nell' appartamento dei signori Altobelli. L' uomo non la fece
entrare, ma le restitui' il pallone e lei noto' che teneva in mano dei
fogli scritti in latino.
Riani incontra poi Maraini davanti al Senato e i due si
danno appuntamento per la sera, per una cena nella casa di Maraini, in
campagna. Quando pero' Amos arriva a casa dell' ex senatore, lo trova morto,
strangolato con un filo di nylon. Riani si mette allora a cercare la cartellina
che aveva visto custodita gelosamente da Maraini, ma non riesce a trovarla.
Capisce pero' che in questa sua ricerca ha lasciato impronte dappertutto
e decide di sparire dalla circolazione.
Come se entrasse di nuovo in clandestinita', Amos si trucca,
si tinge i capelli ed usa documenti falsi, ma prima di nascondersi va di
nuovo a trovare Forlenza e riesce a farsi dire che dalla Francia il regista
lo aveva cercato e gli aveva chiesto di comunicargli qualsiasi novita'
ad un fermo posta di Venezia. Riani allora spedisce al fermo posta una
busta contenente un foglio bianco (sistema gia' usato con lui da Rodi)
e parte in treno per Venezia. Si apposta poi nell' ufficio di fermo posta
della stazione e pedina la ragazza (si chiama Gilda Rovasi) che ritira
la busta, finche' lei entra in una casa. Dopo poco un uomo gli fa cenno
di salire. Si tratta di un' altra sua vecchia conoscenza, Dante Fabbri,
uno dei componenti del nucleo originario del terrorismo italiano, poi trasferitosi
a Parigi. Dante confessa a Riani che e' stato il suo gruppo, attraverso
Ettore Ghia, a guidare la formazione terrorista di Amos, che altrimenti
sarebbe rimasta un gruppetto di estremisti che bruciavano le macchine.
Riani dice di aver capito che "Tex Willer", il tiratore scelto presente
in via Fani, era un professionista infiltrato da Ghia, proprio grazie alle
regole rigide della compartimentazione. Infine Fabbri dice che la propria
sicurezza, e quella degli altri del suo gruppo, sono garantite dal possesso
di materiale scottante. Riani sta in guardia, ormai sicuro che l' altro
gli racconti tutto questo perche' ha intenzione di eliminarlo. Proprio
in quel momento entra Gilda ed Amos ne approfitta per colpire Dante con
un pugno. Segue una lotta in cui ha la peggio Fabbri, colpito con violenza
alla testa da un ferro da stiro. Nel dubbio di averlo ucciso, Amos e Gilda
fuggono insieme, ma prima Amos prende dal portafogli di Dante una fotografia
che ritrae un uomo distinto di mezza eta' nell' atto di prendere una borsa
da una Fiat 130 nera. I due tornano a Roma e Margie li nasconde nel retrobottega
di un negozietto di erboristeria a Trastevere, chiuso perche' senza luce
per morosita'. La fedele collaboratrice consegna ad Amos anche un paccho
indirizzato a lui. Quando Amos lo apre scopre che gli e' stato mandato
da Maraini prima di essere ucciso. Il pacco contiene quello che Maraini
chiamava "il bestiario" (le sue schede sui personaggi coinvolti nel caso),
una lettera e un documento: Nella lettera Maraini dice di essere sicuro
che la prigione era stata scoperta e racconta di aver incontrato un senatore
"che all' epoca del rapimento ricopriva una carica importante e che era
amico personale, non solo collega di partito, del presidente". Al senatore,
Maraini racconta quello che pensa di aver scoperto e gli chiede di "spiegare
a tutti come sono andate davvero le cose" perche' "a differenza degli altri,
lui ha un conto aperto con la propria coscienza". Maraini scrive anche
di aver confessato al senatore di aver dato all' Ansa, prima di entrare
nel suo ufficio, la notizia del ritrovamento della borsa. Il documento
e' la deposizione di uno dei testimono di via Fani, con due righe sottolineate:"C'
era anche un uomo distinto, sui 60 anni, in giacca e cravatta. Si aggirava
tra le auto e i cadaveri impartendo con autorita' disposizioni di soccorso
ai passanti sopraggiunti" e una annotazione di Maraini:"Disposizioni di
soccorsi o ordini ? Notarmuzi ???". Riani trova nel bestiario l' indirizzo
di Notarmuzi, che vive a Fregene, va li' e lo trova sulla spiaggia. Minacciandolo
con una vecchia pistola che tiene in tasca costringe il vecchio ufficiale
a sedersi e parlare. Al generale, Riani racconta la sua ipotesi: tutti
quelli che avevano interesse a che le cose non cambiassero, sia gli uomini
del potere che i "rivoluzionari del tanto peggio tanto meglio" erano d'
accordo che il Presidente andava eliminato, ma ucciderlo ne avrebbe fatto
un eroe, mentre un rapimento avrebbe distrutto la sua credibilita', cosi'
l' agguato viene protetto e l' ostaggio va ai terroristi e la borsa con
i documenti importanti ai servizi. Poi la prigione viene individuata, si
avviano trattative segrete…A questo punto il generale interrompe Riani
e da' la sua versione. Con una metafora gli spiega che hanno controllato
fin dall' inizio il fenomeno del terrorismo eliminando le persone piu'
pericolose (per primi Riani e Valeria Fondi). Gli conferma poi che il progetto
politico del Presidente metteva in pericoli gli equilibri interni ed internazionali,
che avevano tentato di fermarlo con uno scandalo, ma "lui riusci' ad entrare
in possesso di documenti che non abbandonava mai e che avrebbero compromesso
l' intero sistema politico". Notarmuzi ebbe quindi l' incarico di favorire
il sequestro e di recuperare i documenti, poi la scoperta della prigione
e le trattative ingarbugliano tutto. Qualcuno pensa che la liberazione
sia gia' cosa fatta, ma "ce n' era anche qualcuno che gia' sapeva cosa
avremmo trovato nella Renault rossa". Poi Notarmuzi da' a Riani delle indicazioni.
Dopo il colloquio con il generale, Riani torna al negozio
e lascia partire Gilda per il Sudamerica. Dopo un po' alla saracinesca
bussano Finzi e Di Bella. Finzi chiede a Riani la foto e gli rivela che
la borsa e' stata fatta ritrovare nel febbraio 1991 e che e' stata tenuta
segreta fino a quando Maraini non ha dato la notizia all' Ansa. Riani consegna
la foto e Finzi gli regala la sua penna stilografica. Riani si fa poi portare
da Margie ad una fermata dell' autobus 780 e lo prende fino al capolinea
(che all' epoca era in piazza di Monte Savello). Amos scende sul marciapiede
della banchina che costeggia il Tevere e con un seghetto, seguendo le istruzioni
di Notarmuzi, forza un cancello metallico. Al di la' c' e' un tunnel, poi
una scala a pioli che porta ad una botola. Oltre la botola una cantina
ex rifugio antiaereo, ancora una scala di pietra ed eccolo in un altro
ambiente, ancora sotterraneo, pieno di vecchi mobili e schedari. Sempre
seguendo le istruzioni di Notarmuzi, Amos riesce a trovare i documenti
contenuti nella borsa del presidente, ma viene distratto da un foglietto
azzurrino con una nota burocratica sull' avvenuta esecuzione di Valeria
Fondi: "Fondi Valeria (indesiderabile) 5.6.75 Raggiunta cascina segnalata
a seguito intervento Compagnia territoriale. Ore 11.45: operazione eseguita
secondo ordini stabiliti. Fondi Valeria (archiviare)". Mentre sta per andar
via si accorge che nel magazzino c' e' anche la statua originale dell'
Ares Sinibaldi. A questo punto Amos Riani rimette a posto i documenti del
Presidente. Lasciandovi sopra la penna stilografica di Finzi (nella quale
aveva scoperto una microspia) e decide di portare via con se' solo il foglietto
su Valeria. Il romanzo si conclude cosi': "Riani esito'. Per un attimo.
Si chiese se Valeria meritasse davvero di tornare nell' armadio. Avevano
creduto negli stessi errori, loro due. Per questo lei, ora, gli apparteneva.
Fu cosi' che Amos Riani, portando Valeria con se', si immerse nella botola
che lo avrebbe ricondotto al Tevere: Nell' armadio, sui documenti del presidente,
aveva lasciato la Mont-Blanc nera.".
UNA MIA CHIAVE DI LETTURA:
Amos Riani - ALBERTO FRANCESCHINI
Ettore Ghia - MARIO MORETTI
Valeria Fondi - MARA CAGOL
Enrico Maraini - SERGIO FLAMIGNI
Raffaele Forlenza - LAMBERTO PACE
Dante Fabbri - DUCCIO BERIO O VANNI MULINARIS
Tommaso Rodi - CORRADO SIMIONI
Il presidente M - ALDO MORO
Il senatore incontrato da Maraini - FRANCESCO COSSIGA
"Ares Sinibaldi" - Ares LUDOVISI
Giorgio Finzi - ?
Vincenzo Notarmuzi - DELFINO ?
ALCUNI BRANI SIGNIFICATIVI
Dialogo tra Riani e Finzi:
"Signor giudice, per quello che mi riguarda la partita
e' chiusa. Certo, avrei molte domande da fare a Ghia, e non solo a lui:
Ma, sinceramente, non voglio rischiare di coinvolgere persone che non sono
state inquisite solo per chiarirmi le idee..." "Sincerita' per sincerita',
Riani: io sono fermamente convinto che quasi tutti quelli che facevano
parte del suo gruppo e non sono stati arrestati hanno avuto rapporti con
i Servizi".
Maraini parla con Riani:
"Dunque, tra i particolari che contraddicono la vesione
ufficiale c' e' soprattutto la perizia effettuata in via Fani: sul lato
sinistro della strada, assieme ad un caricatore e un paio di baffi posticci,
sono stati rinvenuti ben 49 bossoli, esplosi da un' unica arma che non
e' mai stata ritrovata. I quattro 'aviatori', dal lato destro, hanno invece
esploso complessivamente 42 colpi. I terroristi arrestati in seguito hanno
giustificato la cosa sostenendo che ad un certo punto uno degli 'aviatori'
ha aggirato le due macchine, raggiungendo il lato sinistro, da dove ha
continuato a sparare..." "Assurdo. Avrebbe rischiato di venire colpito
dai suoi stessi compagni".
Riflessione di Riani:
Perche' i compagni si erano vestiti da aviatori ? Una
delle regole fondamentali in situazioni del genere e' proprio cercare di
rendersi il piu' possibile anonimi per evitare di venire descritti e quindi
riconosciuti. Ettore Ghia, invece, si era procurato addirittura delle uniformi
insolite e visibilissime, come la testimonianza stessa dimostrava. Doveva
avere avuto una ragione molto valida per correre un rischio del genere...
Ancora riflessioni di Riani
Ma era la frase del custode a ronzargli ancor piu' insistentemente
nella testa:"Non era in divisa.." Improvvisamente capi' l' unica ragione
per la quale Ettore Ghia aveva potuto far indossare ai compagni un' uniforme:
non dovevano affatto passare inosservati. Al contrario, volevano essere
notati. E chi vuole farsi notare durante una sparatoria lo fa solo per
farsi riconoscere da qualcun altro che potrebbe rischiare di colpirlo e
non deve. Qualcuno che non lo conosce.
Riani entra in casa di Maraini:
Appoggiata alla spalliera del divano una grande lavagna
bianca, sulla quale, a pennarello nero, era scritto:
AGGUATO PRIGIONE
MORTE
T.Willer?
furgone
10 c.Sk.V261
polaroid
Altobelli
1 c. Brow. 9 mm
borsa
perche' nella Renault ?
Colloquio tra Maraini e Riani:
"Insomma - continuo' Maraini senza neppure riprendere
fiato - gli stessi che hanno organizzato un' azione come quella di via
Fani avrebbero lasciato incustodito il furgone con cui dovevano trasportare
il Presidente alla prigione. E se nel frattempo glielo rubavano o, che
ne so, una macchina gli si parcheggiava davanti in doppia fila ? Potevano
almeno piazzare qualcuno di guardia" "Forse non avevano abbastanza uomini"
osservo' Amos sarcastico e sempre piu' attratto dal fascicolo nero di cui
adesso era visibile solo il bordo. Maraini questa volta se ne accorse;
istintivamente appoggio' una mano protettrice sul plico. "Far scendere
da un' auto un uomo che hai appena rapito e costringerlo a salire su un'
altra non deve essere una cosa da niente. E loro dicono di averlo fatto
in piazza Madonna del Cenacolo, una delle piu' trafficate a quell' ora.
A poche centinaia di metri da via Fani, con l' allarme generale e tutto
il resto..." "Ci sono testimoni ?" "Nessuno. E anche del furgone si sono
perse le tracce, mentre le altre auto utilizzate nel sequestro sono state
ritrovate. Un furgone rubato di cui si conoscevano tipo, luogo, colore,
luogo in cui era stato abbandonato e che sparisce nel nulla" "Quasi non
fosse mai esistito" "Perlomeno non in quel modo. La solita nebbia di via
Montalcini. Piu' ci si avvicina alla prigione..." Il telefono si mise a
squillare dalla stanza vicina; la mano del senatore, nervosa, scatto' verso
il fascicolo nero. Ma si trattenne: per nessuna ragione al mondo Enrico
Maraini avrebbe lasciato un discorso a meta'. "...piu' tutto si fa confuso:
spariscono tracce, non si trovano testimoni, le ricostruzioni diventano
ancora meno attendibili".
Ancora dialogo tra Riani e Maraini:
"Tattica di contenimento - continuo' a stuzzicarlo -
E' logico che i compagni abbiano sostenuto di essere stati gli stessi in
via Montalcini e nel furgone. Anche se e' difficile crederci: chi effettua
il trasferimento dell' ostaggio e soprattutto chi gestisce la prigione,
e quindi la prepara, la abita e viene visto dai vicini, non puo' essere
nessuno di quelli che hanno direttamente preso parte al sequestro. Per
una ragione molto semplice: se qualcuno venisse catturato o ucciso durante
l' azione, la sua identificazione renderebbe inutilizzabile il nascondiglio.
Ma ormai il nome del signor Altobelli e' venuto fuori..." "Un anno fa,
e' venuto fuori ! Quando qualche magistrato ha finalmente cominciato a
fare le domande giuste - la foga del discorso gli stava regalando un bel
colorino vermiglio. - Cosa hanno fatto allora i tuoi compagni ? Si sono
rimangiati la loro bella omerta', hanno ammesso che si', in effetti un
terzo uomo nella prigione c' era e hanno anche detto come si chiamava.
Un' ex brigatista irregolare che e' stato subito arrestato e che all' inizio
ha pure tentato di negare tutto" Amos soggignava:"Te lo devo spiegare io
che il modo migliore per bloccare un' indagine e' indicare un colpevole
?" "La questione - ribatte' Maraini che in materia non avrebbe mai accettato
correzioni - non e' tanto capire il comportamento dei brigatisti, ma perche'
in effetti non siano mai state svolte indagini approfondite, avallando
cosi' di fatto quella che tu chiami 'tattica di contenimento'. E questo,
mio caro, non vale solo per il periodo del sequestro o quello immediatamente
successivo. Ma pure oggi, quando si sbandiera ai quattro venti che in via
Montalcini non c' e' piu' nulla da scoprire".
Un altro dialogo tra Riani e Maraini:
"Ho dato un occhiata al comunicato numero 6" attacco'
Amos dopo aver vuotato una tazzina di caffe' ormai freddo. "Ci hai trovato
qualcosa di interessante ?" chiese Maraini sistemandosi sui cuscini con
una piccola smorfia di dolore. "Un cambiamento troppo violento della tattica"
"Alludi alla decisione delle BR di non rendere piu' pubblici gli interrogatori
del Presidente ?" "Anche, ma soprattutto alla frase 'non ci sono clamorose
rivelazioni da fare'. E' come ammettere che il sequestro e' stato inutile"
"Si smentiscono da soli qualche riga dopo - obietto' Maraini - quando annunciano
che l' interrogatorio aveva smascherato le 'turpi complicita' del regime
e additato con fatti e nomi i veri e nascosti responsabili'. Dunque qualcosa
il Presidente deve averlo pur detto..." Il comunicato numero 6 era quello
che annunciava la condanna a morte dell' ostaggio, e cominciava con la
frase 'Aquesto punto facciamo una scelta'. "Perche' sono stati costretti
ad una scelta, Enrico ? In fin dei conti le cose non gli andavano tanto
male: i partiti si scannavano sulla questione del trattare o non trattare.
M lanciava accuse durissime ai suoi colleghi di partito:'il mio sangue
ricadra' su di voi..' . Se i compagni avessero aspettato ancora un po',
rendendo pubblica anche solo qualcuna di quelle 'turpi complicita' del
regime', la tanto sbandierata compattezza dello Stato sarebbe andata a
farsi benedire..."...................................................."C'
e' una sola spiegazione, Enrico: i compagni erano stati scoperti. Polizia
e carabinieri disponevano di tutti gli elementi necessari per individuare
la prigione e l' avevano individuata. Poco prima del 15 aprile, la data
del comunicato numero 6. Non puo' che essere andata cosi'".
Ancora un dialogo tra Riani e Maraini:
Lo informo' di quanto aveva appena scoperto: "Il regista
dello spettacolo all' Agora' ha frequentato la prigione e condotto alcuni
degli interrogatori del Presidente." Il senatore smise di sudare; Riani
decise di concedergli un attimo di respiro: "Te la ricordi Margie, la staffetta
partigiana?", chiese appoggiando sul tavolo il registratore Sony. Maraini
se la ricordava eccome, ma questo non basto' a rilassarlo. Prima che Amos
spingesse sul tasto , fece pero' in tempo a domandargli: "Il
regista... faceva parte dell'organizzazione?" "Non della mia." La voce
dell' inquilina di via Montalcini si materializzo' nel retro-bar: "...la
volta che sono scesa a suonare dai signori Altobelli per recuperare la
palla di mio figlio: era caduta sul loro terrazzo. Non mi apriva nessuno,
ma ho avuto la sensazione che l' appartamento non fosse vuoto. Stavo per
andarmene, quando dalle scale e' salito quell' uomo, un po' accaldato e
con un pacco di carte e di libri in mano. Un bell' uomo, sa? Sui quarantacinque
anni, alto e robusto. Elegante. Lo avevo gia' visto un paio di volte entrare
o uscire dall'appartamento degli Altobelli. Credevo fosse un amico di famiglia,
per questo non mi sono stupita quando ha tirato fuori le chiavi e ha aperto
la porta. E' stato gentilissimo." Voce di Margie, incredula: "L' ha lasciata
entrare in casa?" Donna: "Ha detto che era troppo in disordine. Ma e' normale,
no? Neppure io farei entrare della gente con la casa sottosopra. Comunque
la palla me l'ha ridata." . La cameriera porto' i cappuccini;
masticava gomma americana e lancio' ad entrambi un' occhiata impertinente.
Quando furono di nuovo liberi di ascoltare, Amos riavvolse la cassetta
per qualche secondo; quella mattina l' aveva riascoltata tante volte da
azzeccare ormai al primo colpo la frase che cercava: "Sara' stato due,
tre settimane prima che trovassero il corpo di... del Presidente. Quell'uomo
no, pero'. Lui non l' ho piu' rivisto..." . "Aspetta! La cosa
piu' interessante la dice prima!" Maraini girava il cucchiaino nel suo
caffe' con movimenti sempre piu' lenti. Donna: "...anche se
avessi notato qualcosa di strano come facevo a immaginare una cosa del
genere di quei due...Per non parlare di quell'altro, quello della palla.
Non aveva neppure piu' l' eta', per fare certe cose. E poi, le pare, un
terrorista che legge il latino?" Margie: "Come, il latino?" Donna: "Quel
giorno della palla, mentre apriva la porta si e' chinato e io senza volere
ho guardato i fogli che aveva in mano: erano scritti in latino. Comunque
tutto questo l' avevo gia' detto allora alla polizia..." . "Che
ne dici?" Riani gia' si spazientiva per l' indifferenzadel senatore. "Di
cosa?" "Non riconosci lo stile? Il latino,l' eta', la prontezza, la faccia
tosta, la compagnia teatrale che viene dalla Francia..." "Credevo cercassimo
prove, non rivincite personali." Amos trangugio' il primo sorso di cappuccino:
ormai era diventato freddo. "Ne sono sicuro, Enrico. Gia' la storia dell'
Agora' mi sarebbe dovuta bastare:scegliere un mistero medievale come copertura
di un sequestro! E un' idea che per Tommaso vale una firma!" "Stai dicendo
che a rapire il Presidente non siete stati voi?" "Non solo noi." Maraini
degluti' con un certo vigore. "Ammettiamo che abbia ragione tu: ci sono
persone implicate nel sequestro che ancora nessuno conosce, come fino a
qualche anno fa quel poveraccio che faceva Altobelli. Solo che questi sono
nomi di caratura ben diversa, per proteggere i quali se ne possono appunto
sacrificare altri. Ma se era davvero tanto autorevole e ben organizzato,
il tuo regista, che bisogno aveva di andare in via Montalcini? Avrebbe
corso un rischio assurdo, mentre c' era gia' qualcuno a condurre gli interrogatori
per lui." "Non ha resistito alla tentazione,ti dico. Avere la possibilita'
di confrontarsi con uno come M... C' e' andato, Enrico, sono sicuro che
c' e' andato!" "Solo perche' ha studiato dai gesuiti e conosce il latino?"
"Perche' lo conosco".
Maraini a Riani:
"Percorso intrasomatico unidirezionale con lieve obliquita'
mediolaterale: gli hanno sparato tutti i colpi nella stessa direzione,
quando era gia' nella macchina, capito ? Il che vorrebbe dire che lo hanno
costretto a camminare dalla prigione fino al garage, con il rischio che
qualcuno li potesse vedere o sentire, lo hanno fatto accovacciare nel bagagliaio,
gli hanno buttato una coperta addosso e poi gli hanno sparato. Col silenziatore,
certo, ma rischiando di danneggiare la macchina e di renderla poi inutilizzabile".
Dialogo tra Riani e Fabbri:
"Dove lo avete trovato, uno che sparava tanto bene? -Dante
smise di sorridere e divarico' le sopracciglia. - Capo-scorta e autista
eliminati al primo colpo, senza neanche un graffio al Presidente: mira
perfetta, nervi d' acciaio, mano guantata sulla canna della pistola e un
giubbetto azzurro.Lo sai come lo hanno chiamato, gli addetti ai lavori?
Tex Willer." Fabbri apri' il frigorifero e si prese una lattina di Coca.
Appoggiati sulla credenza, la busta verde e il foglio bianco. "Vuoi?" Amos
fece cenno di no con la testa e lo osservo' bere tre sorsate profonde,
col pomo d'Adamo che gli andava su e giu' per il collo. Si asciugo' le
labbra sul palmo della mano: "Il carcere conserva ma confonde le idee,
Riani: il Presidente M l' avete rapito voi." "Tex Willer non era uno dei
nostri. Tex Willer era un esperto, un professionista,di quelli che in Italia
li conti sulle dita di una mano. Unocosi', non ce lo saremmo mai potuti
permettere." "Cristo,non credevo fosse tanto facile infilarvii uno sconosciuto
nei nuclei operativi." "La compartimentazione era stata ideata apposta
per evitare che ci conoscessimo tutti; gli sconosciuti dovevano essere
garantiti da qualcuno della direzione. E tu lo sai meglio di me che Tex
Willer, in via Fani, c' e' arrivato sulla macchina di Ettore." "Una spia,
vero? Tutto qui, quello che sei riuscito a concludere. Ettore non e' una
spia, e' un compagno di un' organizzazione rivoluzionaria, la nostra,che
ha operato per farvi muovere all' interno del nostro progetto politico.
Piu' o meno come facevate voi quando inserivate qualcuno nei collettivi
del movimento studentesco.Senza Ettore, nessuno saprebbe neppure chi sei."
Lo odiava perche' aveva ragione. "Perche' mi hai fatto salire?", disse
lanciando un' occhiata eloquente alla busta verde. "Se fossi in te continuerei
a tenermi fuori dal gioco...", disse Dante con una certa soddisfazione.
"Addestrati, potenti, protetti,internazionali. Soprattutto discreti...
Risparmia il fiato, Fabbri, mi avete gia' preso per il culo una volta."
"Avreste continuato a bruciare macchine e vi avrebbero arrestati tutti,
uno dopo l'altro. Sareste rimasti dei dilettanti che credevano in una rivoluzione
grande come il giardino di casa vostra." Era la stessa espressione usata
in uno dei comunicati che Amos aveva letto in carcere compiacendosi per
l' entrata di forze nuove nella propria organizzazione. "In galera ci sono
finito lo stesso e al momento giusto per lasciare il campo libero a chi
prendeva ordini direttamente da voi. Lo sai che ti dico? - lo fece con
calma, calibrando bene l'effetto. - Aveva ragione Valeria."
Riflessioni di Riani:
La faccia dell'uomo ritratto nella foto di Dante accanto
alla Fiat 130 nera era a fuoco e ben riconoscibile: capelli brizzolati,
sopracciglia spesse, fronte alta e stempiata, con una ruga obliqua che
gliel' attraversava tutta. Il busto era torto in un movimento insolito,
con la mano sinistra puntata in avanti, come a respingere qualcuno che
si avvicinava, mentre la destra non era del tutto uscita dallo sportello
posteriore della Fiat e a guardare bene si vedeva cosa stringeva: il manico
di una ventiquattr' ore. La fotografia, esatto controcampo della polaroid
fatta trovare nella borsa delPresidente, era stata scattata con un teleobiettivo
e sicuramente da mano esperta. "Ci siamo assicurati", aveva detto Dante;
probabilmente sistemando un loro uomo in uno degli appartamenti che si
affacciavano su via Fani, quello al terzo piano del numero 6, con l'incarico
di riprendere la persona che si sarebbe impossessata della borsa e consegnando
quindi il rullino - o una sua copia - alla polizia,dove il messaggio fu
evidentemente recepito e l'imbarazzante ritratto fatto sparire nel nulla.
La lettera di Maraini a Riani:
Amos, avevi ragione: la prigione era stata scoperta.
La tua deduzione non ha fatto altro che confermare il mio sospetto - lo
coltivo da tempo, come capirai sfogliando questo dossier - che degli accordi
esistessero gia' a monte del sequestro. Non ho le prove, come al solito;
ho passato una vita a cercare prove da portare in un' aula di tribunale.
Ma questa volta ho cambiato metodo: stamani, al Senato, ho parlato con
una persona. Un uomo politico che all' epoca del rapimento ricopriva una
carica importante e che era amico personale, non solo collega di partito,
del Presidente. Gli ho detto quello che so e quello che credo di aver capito.
Gli ho chiesto di parlare. Di spiegare a tutti come sono andate davvero
le cose. Ricatto ingenuo, dirai tu, e forse pericoloso. Ma a uno come me,
cui ormai non resta piu' molto tempo per aspettare che la giustizia gli
dia ragione, conviene puntare su quello che qualcuno ha chiamato il "bisogno
di confessarsi" o "la vanita' di raccontare". L' amico del Presidente e'
una contraddizione: ci sono responsabilita' che forse avrebbe voluto evitare
ma nelle quali e' coinvolto con gli altri. Ma, a differenza degli altri,
lui ha un conto aperto con la propria coscienza; potrebbe decidere di assecondarla.
Riflessione di Riani:
"Ci siamo assicurati", aveva detto Dante. E non aveva
bluffato. Per questo in via Fani avevano scattato le foto del rullino scomparso,
perche' dimostravano che quelli della stella a cinque punte, al momento
del sequestro, non erano soli. Per questo avevano fatto indossare delle
divise ai compagni: per renderli ben distinguibili in caso di intervento
'esterno'". Sotto la protezione di un colonnello dei servizi. L' assicurazione
di Fabbri e Tommaso Rodi era la prova che mancava a Maraini.
Dialogo di Riani e Notarmuzi:
La tranquillita' del vecchio cominciava ad irritarlo.
"Le propongo un gioco, generale: io racconto una storia e lascio a lei
l' epilogo." L' altro lo guardo' ironico. "Faccia come crede, non sono
mai stato bravo a raccontare favole." "Vedro' di non annoiarla. C' era
una volta il '68. C' era una volta un movimento di giovani, e tra questi
giovani quelli convinti che la lotta non si dovesse limitare agli slogan.
Invece di fermarli, qualcuno decide di usarli. Li si lascia fare,li si
tiene sotto controllo, si permette loro persino di sequestrare un magistrato.
Ma quando si mettono in testa di rapire il capo del governo, allora no,
allora si decide che vanno bloccati. Servono volti da individuare, simboli
da chiudere nelle gabbie. La gente ha bisogno di guardarli in faccia i
terroristi, sapere come sono fatti. Gli arresti pero' non toccano mai quelli
che segretamente appartengono ad un' altra organizzazione piu' ampia, quelli
convinti che per vincere ci vogliono appoggi, alleanze. E li trovano. Vero,
generale,che li hanno trovati? Nel frattempo la crisi si aggrava, il malcontento
cresce. Il partito d' opposizione rischia di raggiungere la maggioranza
relativa. Molti uomini del potere tremano ma tra loro c' e' anche qualcuno
convinto che l' unico modo per salvare il sistema sia quello di riformarlo,
aprendo all'opposizione. E questo qualcuno e' il Presidente. Tutti coloro
che hanno interesse a che le cose non cambino, compresi i rivoluzionari
del tanto peggio, tanto meglio, si trovano d' accordo su un punto: il Presidente
va eliminato.Come? Ucciderlo ne farebbe un eroe, mentre con il sequestro
e' possibile distruggere la sua credibilita'. E sequestro sia... L' agguato
viene protetto e ci si spartisce il bottino.L'ostaggio ai terroristi, la
borsa... - Amos con calma estrasse di tasca la fotografia e la mostro'
al generale. Le rughe sulla fronte di Notarmuzi si infittirono, - ...la
borsa ai servizi. Segue il coro unanime: il Presidente non e' piu' lui,
il Presidente e' impazzito. Il partito d'opposizione sceglie di accreditarsi
come il piu' fermo difensore della legalita' e dello Stato: non si tratta
con i terroristi, bisogna scoprire la prigione e liberare l' ostaggio.
E la prigione, infatti, viene individuata. Si avviano trattative segrete
per assicurare l' immunita' del Presidente ma anche l'impunita' ai terroristi."
"Posso interromperla?" "Se vuole. Ma non siamo ancora arrivati all'epilogo."
"Io la seguo da tempo, Riani. E mi rallegro che alla fine abbia deciso
di sostituire la logica alla passione. Ma la logica non basta. Lo sa cosa
fanno i contadini delle sue parti quando il Po e' in piena? Alzano le chiuse
e fanno defluire l'acqua nei canali in modo che vada ad irrigare i campi
invece di provocare catastrofi. Agli inizi degli anni settanta il fiume
rischiava di straripare. La famiglia, la scuola, lo Stato: tutto veniva
messo in discussione,non contava piu'. Eravate convinti di poter distruggere
e ricominciare da capo - scosse la testa scettico. - Rinnegare il passato
rende deboli; noi, i contadini, la sapevamo piu' lunga. L'acqua che subito
finisce nei canali e' quella della corrente piu' veloce, la piu' violenta,
la piu' spontanea. Per questo lei e Valeria Fondi siete stati tra i primi
a rimanere intrappolati nella chiusa..." "E com' e' che nella chiusa c'
e' finito pure il Presidente M?" "Il Presidente navigava in ben altro fiume,
Riani. A volte, come posso dire... gli uomini politici si lasciano trascinare
dal desiderio di forzare i limiti del presente e allora occorre riportarli
alla concretezza del possibile. Quello del Presidente era un progetto pericoloso,
metteva in discussione interessi consolidati, e delicati equilibri internazionali.
Cercarono di distruggerlo facendo trapelare la notizia di un suo coinvolgimento
in una storia di finanziamenti occulti al suo partito. Ma lui riusci' ad
entrare in possesso di documenti che non abbandonava mai eche avrebbero
compromesso l' intero sistema politico. Mi diedero quindi l'ordine di favorire
il sequestro e di recuperare i documenti. Dopo di che la mia missione poteva
dirsi conclusa." "E invece la prigione viene scoperta; la notizia,com'
e' ovvio, tenuta segreta e l'incarico di trattare con i terroristi lo affidano
proprio a lei." ..........................Amos allento' la pressione sul
grilletto della pistola; Notarmuzi invece continuo' il`suo discorso come
se niente fosse: "Ad ogni modo se, come sostiene lei, qualcuno ha tentato
di intavolare trattative per salvare l' ostaggio,non deve aver concluso
un granche', visto il tragico modo in cui il sequestro si e' concluso."
Ad Amos brillarono gli occhi: "Lo credevo anch' io. Ma questa mattina mi
e' capitato di salire dopo tanti anni su una R4 come quella in cui e' stato
ucciso il Presidente. Strana macchina, mi sono detto, per trasportare un
cadavere: il bagagliaio dove l' hanno messo comunica con l' abitacolo,
il portello ha un finestrino e chiunque si affianchi all' automobile puo'
vedere cosa c' e' dentro. Una disattenzione imperdonabile, non le pare?
E se invece avessero avuto bisogno proprio di una macchina con quelle caratteristiche?"
......................................."Le faccio questa domanda - continuo'
il generale - perche' non capisco bene la mia posizione in questo momento.
E neppure la sua, se devo essere sincero. Che cosa vuole da me? Che le
confermi la sua versione dei fatti? Che le faccia i nomi dei suoicompagni
che non hanno mai pensato di liberarla davvero?"....................................."Non
l' ho fatto solo per quella pistola, no... Chi ci ha messo di fronte oggi
forse sperava che ci saremmo scannati lasciando nelle sue mani il superstite.
Si sbagliava. Ma evidentemente hanno deciso che e' arrivato il momento
delle rivelazioni e che saremo noi a pagarne le conseguenze. Servizi deviati,
diranno ancora una volta. Ma non eravamo noi, i deviati: noi abbiamo sempre
e solo eseguito ordini - si girava e rigirava i1 bastone fra le mani come
se stesse caricando un'arma. - Non si illuda: non saro' io a spiegarle
come sono andate le cose. Pero' posso dirle che dei suoi amici sapevo tutto,
che potevo arrestarli dopo il ritrovamento del cadavere. E invece ho dovuto
lasciarli andare, perche' altro era l' accordo deciso sopra di me." "Lei
sta dicendo che erano in molti a volere il Presidente morto?" "Sto dicendo
che qualcuno ha voluto giocare al rialzo: quella mattina piu' di un uomo
politico stava seduto alla sua scrivania aspettando una telefonata con
l' annuncio della liberazione, ma ce n' era anche qualcuno che gia' sapeva
cosa avremmo trovato nella Renault rossa. Vede, io ho settantacinque anni.
Ho cominciato con l'Ovra, nel '45 sono passato con gli americani,quindi
sono entrato nei servizi del nuovo Stato italiano Da allora ho contribuito
anch' io a scrivere la storia di questo paese. Ma il mio nome non lo trovera'
nei libri." "Questo la disturba?" "La storia non mi interessa. Il mio orgoglio
molto di piu'. Mi aveva chiesto un epilogo? Le daro' il migliore che possa
immaginare...".
Dialogo tra Riani e Finzi:
"Si e' mai chiesto, signor giudice, come lo hanno ammazzato,
il Presidente?", rilancio' invece Riani. Finzi non si fece trovare impreparato:
"Dieci colpi di mitraglietta e uno di pistola, sparati in garage quando
M era gia' stato fatto coricare nel bagagliaio della R4." "Esatto. Solo
che non gli hanno sparato in garage, ma nell' auto in movimento, in mezzo
al traffico." Finzi fece gesto a Di Bella di spegnere il motore. "Supponiamo
che le trattative non fossero fallite continuo' Riani. Che gli amici del
Presidente avessero raggiunto un accordo: la sua incolumita' contro quella
dei rapitori. Sicuramente avevano preteso un controllo: dopoessersi accertati
che il Presidente fosse salito vivo sulla Renault 4, si fosse accovacciato
nel bagagliaio e fosse stato coperto dal plaid, gli incaricati al controllo
si sono messi a seguire la macchina senza mai perderla di vista. Ma nella
R4, dove l' abitacolo comunica direttamente col bagagliaio,a un certo punto
uno dei terroristi, quello del sedile posteriore, ha tirato fuori la Skorpion.
Gli e' bastato un gesto minimo, impercettibile dall' esterno: ha allungato
il braccio dietro il sedile e sparato una raffica col silenziatore. Dieci
colpi, pochi secondi sul grilletto. Poi forse la Skorpion si e' inceppata
e quello ha usato la pistola. Lo hanno ucciso sotto i loro occhi e non
si sono accorti di niente. Anzi, li hanno pure lasciati andare. Qualcuno
ha giocato al rialzo, signor giudice. Per questo Maraini pensava che avrebbe
potuto convincerlo, l' amico del Presidente, l' uomo di Palazzo Madama:
perche' mentre lui, quel giorno, se ne stava seduto alla sua scrivania
ad aspettare l'annuncio della liberazione,altri suoi colleghi sapevano
gia' cosa avrebbero trovato nella Renault rossa." "Chi gliel' ha raccontata
questa storia, Riani?" "Lui", disse Amos porgendo a Finzi la foto di Notarmuzi
in via Fani.
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