27 gennaio - Il capitano dei servizi
segreti Antonio La Bruna, 72 anni, muore nell' ospedale di Bracciano. Ufficiale
dei carabinieri, fu coinvolto tra l' altro nel caso Pecorelli, nella vicenda
della Loggia P2 e nel processo per la strage di Piazza Fontana. Era stato
ricoverato il 26 nel reparto di cardiologia, ma e' stato colto da un infarto
nella notte. Con l'aiuto di alcuni giornalisti, La Bruna stava scrivendo
un libro di memorie dal titolo provvisorio "Agli ordini dello Stato. Lo
007 piu' discusso racconta la sua verita"'. Il volume avrebbe svelato i
retroscena delle attivita' anticomuniste alla fine degli anni Sessanta,
le missioni svolte all'estero, le azioni svolte in aiuto di Gheddafi, i
retroscena politici di piazza Fontana e del golpe Borghese, l'azione svolta
in Italia dai servizi stranieri, a partire da quello americano e dal Mossad
israeliano.
4 marzo - Pierluigi Concutelli si sente
male nel carcere romano di Rebibbia ed e' stato portato in ospedale. Secondo
alcune fonti, Concutelli, 55 anni, avrebbe avuto un malore nella sua cella
del settore G8, quello dei terroristi. Portato all'ospedale Sandro Pertini
e' stato sottoposto a Tac ed altri accertamenti da cui sarebbe emerso un
problema circolatorio con valori molto alti di pressione arteriosa. I medici
avrebbero voluto trattenerlo in osservazione. Ma lo stesso Concutelli ha
deciso di ritornare a Rebibbia. Domenica scorsa Concutelli aveva usufruito
di un permesso premio. Concutelli, ex capo di Ordine Nuovo, e' stato condannato
a tre ergastoli per una serie di omicidi, tra i quali quello del giudice
Vittorio Occorsio.,Nel carcere di Novara strangolo' con una corda di nylon,
assieme a Mario Tuti, i terroristi neri Ermanno Buzzi e Carmine Palladino,
implicati nelle indagini sulle stragi di Bologna e di Brescia.
14 aprile - Alcuni teppisti hanno imbrattato
la stele delle vittime della strage di Piazza della Loggia e tagliato i
fiori del vaso alla base del monumento. Il sindaco Paolo Corsini commenta:"un
gesto ignobile e miserabile che offende non solo la memoria dei caduti
della strage di Piazza della Loggia, ma oltraggia l' intera comunita' bresciana.
"La stupidita' e la meschinita' di qualche teppista senza volto hanno trovato
ancora una volta il modo di manifestarsi nei gesti piu' idioti".
18 maggio - Processo per la strage di piazza
Fontana: il maresciallo Fulvio Felli, agente del Sid e del Sismi in Veneto,
che subito dopo la strage di Brescia raccolse informazioni da un collaboratore
del servizio segreto, che aveva come nome in codice 'Tritone', fece una
relazione al Sismi e la invio' al servizio centrale a Roma il 6 luglio
del 1974. La fonte 'Tritone', un esponente della destra veneta, racconto'
all' agente del Sismi che Carlo Maria Maggi, imputato al processo per la
strage di piazza Fontana e, attualmente, indagato per piazza della Loggia
commentando i fatti di Brescia "affermo' che quell'attentato non doveva
rimanere un fatto isolato". Secondo il racconto dell'informatore Maggi
spiego' che "l'attentato non doveva rimanere un fatto isolato perche' il
sistema va abbattuto mediante attacchi continui che ne accentuino la crisi.
L' obiettivo e' di aprire un conflitto interno risolvibile solo con lo
scontro armato". La fonte del Sismi aveva anche riferito di una riunione
svoltasi ad Abano Terme, nel corso della quale Carlo Maria Maggi aveva
esaminato la situazione dopo lo scioglimento di Ordine Nuovo e aveva lanciato
l'idea di costituire un altro gruppo denominato "Ordine Nero" che avrebbe
dovuto agire in clandestinita' e con forme di lotta violenta. Secondo il
rapporto del Sismi, Maggi, dopo la strage di piazza della Loggia a Brescia
avrebbe voluto inviare alla stampa un documento per annunciare azioni terroristiche
e spiegare la linea che Ordine Nero avrebbe tenuto. Tra l'altro la stessa
fonte "Tritone" aveva riferito al maresciallo Felli di avere appreso da
Gian Gastone Romani, ex ordinovista, membro dell'esecutivo nazionale dell'Msi-Dn,
che Pino Rauti si era detto favorevole ad appoggiare l'attivita' degli
ex ordinovisti nella nuova formazione.
28 maggio - Durante il suo intervento dal
palco alla commemorazione della strage di piazza della Loggia il presidente
della provincia di Brescia Alberto Cavalli (Forza Italia) e' contestato
da esponenti del centro sociale Magazzino 47 e da altri di Rifondazione
Comunista. E' intervenuta Olga D'Antona, vedova di Massimo D'Antona, ucciso
dalle Brigate rosse l' anno scorso, che ha detto:"non e' cosi' che si ricordano
le vittime della violenza". "Se questo presidente e' stato votato dalla
maggioranza dei bresciani - ha continuato - e' doveroso ascoltarlo". Quando
Cavalli ha ripreso a parlare e' ricominciata anche la contestazione, per
quanto in tono minore, ed il presidente della provincia e' riuscito a concludere
il suo intervento. Nei giorni precedenti alla manifestazione, c' erano
state delle polemiche in quanto il parlamentare dei Ds Alessandro Pardini,
componente della commissione stragi, aveva chiesto a Cavalli e al presidente
del comitato di controllo dei servizi segreti Franco Frattini (ieri a Brescia)
di "dissociarsi dalle scelte del loro partito"; Forza Italia, infatti,
si era opposta alla conversione del decreto legge che consentiva un altro
anno ai magistrati bresciani per indagare nell' ambito della terza inchiesta
sulla strage di piazza della Loggia. Cavalli aveva risposto dicendo che,
in passato, si era gia' espresso a favore della proroga. A ribadire la
richiesta di giustizia della citta' sono stati Dino Greco, segretario della
camera del lavoro di Brescia e Olga D' Antona, vedova di Massimo, ucciso
dalle Br. Sul palco anche il procuratore della Repubblica, Giancarlo Tarquini.
Dopo avere incontrato i familiari delle vittime, Tarquini ha detto di essere
"fiducioso" nella soluzione positiva della terza inchiesta sulla strage.
Il magistrato ha parlato di "impegno concreto e solido" dei Pm bresciani
per risultati "in termini abbastanza rapidi" e ha ringraziato parlamento
e governo per la conversione del decreto legge che ha concesso un altro
anno per indagare.
28 maggio - Il presidente della Camera,
Luciano Violante, inviato un messaggio al sindaco di Brescia, Paolo Corsini,
nella anniversario della strage di Piazza della Loggia. "Brescia non dimentica
- scrive Violante - il paese non dimentica gli otto lavoratori uccisi ed
i 100 feriti dal terrorismo stragista del 28 maggio 74 durante una manifestazione
del sindacato. Con le stragi la Repubblica e' stata colpita 2 volte: la
prima volta con le uccisioni ed i ferimenti, la seconda con i depistaggi,
le verita' nascoste per anni. Se le istituzioni repubblicane hanno vinto
la sfida stragista, senza uscire dalla democrazia, molto si deve all' impegno
instancabile contro i terroristi di quel movimento sindacale di cui erano
parte i caduti e i feriti di Piazza della Loggia. Alla capacita' del sindacato
di mantenere dalla parte della democrazia tanti giovani, tante donne e
uomini sottratti in questo modo al rischio della rinuncia e della rassegnazione".
Violante ha ricordato l'uccisione, un anno fa, del professor D'Antona:
"Oggi come ieri la democrazia per continuare a vincere ha bisogno di istituzioni
forti e moderne e di una politica capace di tenere salda la coesione civile
del paese. Ha bisogno dell' unita' contro i terroristi, di far prevalere
la giustizia e di confermare il valore della memoria come espressione della
continuita' tra i vivi e i morti, nell' impegno per gli stessi ideali".
12 giugno - Il consiglio provinciale di
Brescia approva all' unanimita' la mozione del presidente Alberto Cavalli
(Forza Italia), per chiedere la riduzione dei tempi di permanenza del segreto
di Stato. Con questa mozione Cavalli intende “dare attuazione a quanto
promesso dal palco in piazza della Loggia, in occasione della commemorazione
delle vittime” dello scorso 28 maggio. Con questa iniziativa “si domanda
al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Presidenti del Senato e della
Camera, che siano poste in essere tutte le iniziative possibili, sia di
carattere amministrativo che legislativo, per ridurre i tempi di permanenza
del segreto di Stato e, comunque, del segreto su documenti, indizi e relazioni
a tutt'oggi riservati e a rimuovere ogni altro ostacolo al pieno accertamento
della verita’”. “Se si ha ragione di temere che ci siano resistenze negli
organi dello Stato, se ci sono cassetti ancora chiusi - dice la mozione
- lo si dica (come lo si e' detto in passato). Tutti siamo contro lo stragismo
e il terrorismo, tutti salvo gli stragisti - conclude la mozione -; perche'
quindi la stagione dei veleni e dei sospetti possa chiudersi, sono necessarie
decisioni che chiediamo al Governo e al Parlamento”.
30 luglio – Parte da Milano una staffetta
organizzata dall' Associazione gruppi amatori podistici (Agap) per unire
idealmente quattro tra i principali luoghi dello stragismo in Italia: via
Palestro e piazza Fontana a Milano, piazza della Loggia a Brescia e la
stazione ferroviaria di Bologna. Di fronte alla lapide che in piazza Fontana
ricorda le 16 vittime della strage del 12 dicembre 1969 alla Banca Nazionale
dell'Agricoltura, i podisti hanno deposto una corona di fiori prima di
una breve cerimonia. “La staffetta - ha detto il presidente dell' Asap,
Gianluigi Labo' - e' una civile protesta contro quelle istituzioni che
si ostinano a coprire colpevoli e mandanti del tremendo eccidio di Bologna.
Con essa chiediamo che la giustizia faccia il suo corso”. Alla staffetta
si alterneranno corridori milanesi, bresciani ed emiliani. Dopo una sosta,
questa sera, a Paullo, domani tocchera' Brescia per terminare a Bologna
il 2 agosto, giorno in cui ricorrera' il ventennale della strage alla stazione.
31 luglio - Il presidente provinciale bresciano
dell' Anpi, Lino Pedroni, durante la breve cerimonia con la quale e' stata
accolta a Brescia la staffetta podistica “Per non dimenticare”, avanza
la richiesta di considerare imprescrittibili i reati di strage commessi
durante la strategia della tensione, come accade per quelli commessi da
nazisti e fascisti. Pedroni ritiene che i morti della strategia della tensione
siano “nuovi partigiani”. Dopo la deposizione della corona di fiori ai
piedi della stele che ricorda le otto vittime, il presidente del Consiglio
provinciale, Paola Vilardi, ha ricordato come il Consiglio provinciale
abbia votato una mozione in cui si invita il presidente del Consiglio dei
Ministri, e quelli di Camera e Senato, a ridurre i tempi del segreto di
Stato. Il sindaco, Paolo Corsini, ha osservato come la citta' abbia mantenuto
ferma la consapevolezza della “identita' politica ed ideologica” degli
autori della strage e la fede nell' acquisizione della verita' giudiziaria.
4 settembre – Sono 15 i documenti presentati
in commissione Stragi. Nei circa otto mesi di legislatura che restano l'
obiettivo e' quello di arrivare - come prevede il regolamento- ad una relazione
finale per il Parlamento. Oltre a quello dei Ds su “Stragi e terrorismo
in Italia dal dopoguerra al '74”, che in giugno aveva sollevato polemiche,
il primo in ordine di presentazione e' quello del senatore del PPi Luigi
Follieri dal titolo: “Gli eventi eversivi e terroristici degli anni tra
il '69 ed il 1975”. Su “il Piano Solo e la teoria del golpe negli anni
'60” il testo depositato dai parlamentari del Polo Enzo Fragala', Alfredo
Mantica e Vincenzo Manca, autori di altri “dossier” tra cui quello su “Il
parziale ritrovamento dei reperti di Robbiano di Mediglia e la 'Controinchiesta'
Br su piazza Fontana”. Ma Mantica e Fragala', di An, hanno elaborato anche
documenti sugli “Aspetti mai chiariti nella dinamica della strage di Piazza
della Loggia”, su “Il contesto delle stragi. Una cronologia 1968-75”, “Per
una rilettura degli anni '60”, su “La dimensione sovranazionale del fenomeno
eversivo in Italia” e su “I depistaggi di Piazza Fontana”. Fragala' e Mantica,
con Vincenzo Manca e Marco Taradash, si sono occupati quindi anche di Ustica
(“Sciagura aerea del 27 giugno 1980”) e di KGB con “L'Ombra del KGB sulla
politica italiana”. E con altri due parlamentari dell'opposizione, Cosimo
Ventucci e Antonio Leone, hanno poi presentato un documento su “Il
terrorismo e le stragi in Italia”. Solo Mantica, invece, ha depositato
una relazione su “Il problema di definire una memoria storica condivisa
della lunga marcia verso la democrazia nell'Italia post-bellica (Un contributo
dall'esperienza della Commissione per la verita' e la riconciliazione in
Sudafrica)”. “Contributo sul periodo 1969-'74” e' il titolo del testo proposto
dal senatore dei Verdi Athos De Luca. Mentre il deputato dei Ds Walter
Bielli si e' occupato di Mario Moretti: “Nuovi elementi concernenti il
brigatista rosso Mario Moretti e la sua latitanza”. L' obiettivo e' ora
quello di arrivare ad un confronto per “confezionare” testi omogenei da
votare per la relazione finale.
30 settembre - I Pm bresciani intendono
interrogare il generale Gianadelio Maletti, ex capo dell'ufficio 'D' del
Sid, attualmente in Sudafrica, nell' ambito dell' indagine sulla strage
di piazza Della. L' iniziativa di sentire Maletti e' collegata ad un' intervista
dell'agosto scorso in cui Maletti sosteneva che la Cia era al corrente
della preparazione degli attentati che sconvolsero l' Italia negli anni
della "strategia della tensione". Affermazioni, quelle dell'ex alto ufficiale,
che in ambienti della Procura vengono definite "in linea" con le risultanze
fin qui ottenute nell' ambito della terza inchiesta sull' eccidio di Brescia.
Ancora non si sa in che modo Maletti verra' sentito: se per rogatoria,
oppure se i Pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni si recheranno in
Sudafrica dove l'ex capo dell'ufficio D si trova da molti anni. La terza
inchiesta sulla strage di piazza Della Loggia, cominciata nel 1993, vede
iscritte nel registro degli indagati una decina di persone. Nonostante
lo stretto riserbo dei magistrati, di cinque si sono saputi da tempo i
nomi. Sono Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Mario Di Giovanni (per questi
tre il termine delle indagini preliminari dovrebbe scadere tra poche settimane),
il generale dei carabinieri Francesco Delfino (all' epoca della strage
comandante del nucleo operativo dei carabinieri di Brescia) e il segretario
del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, Pino Rauti.
6 novembre - Il deputato indipendente di
Rifondazione Comunista Giuliano Pisapia, avvocato ed ex presidente della
Commissione Giustizia della Camera, ha presentato un proposta di legge
per una proroga di sei mesi delle indagini sulla strage di piazza della
Loggia. "Dopo lunghe, difficili e approfondite indagini su uno dei piu'
gravi fatti di terrorismo avvenuti nel Paese, la Procura della Repubblica
di Brescia - afferma Pisapia - si sta avviando alla conclusione di
un' inchiesta che vede gia' indagate numerose persone quali esecutori o
mandanti della strage, nonche' responsabili di tentativi di depistaggio
delle indagini". "Come gia' emerso nel dibattimento di primo grado per
la strage alla Questura di Milano e nel processo in corso per la strage
di piazza Fontana - prosegue Pisapia - anche per la bomba esplosa in piazza
della Loggia sono indagati esponenti neofascisti con coperture anche ad
alto livello". Una proroga di pochi mesi delle indagini, che scadono nelle
prossime settimane, secondo Pisapia "eviterebbe uno sfaldamento del processo
con conseguente impossibilita' di una valutazione unitaria e complessiva
degli elementi di indagine, e con forte e grave rischio di impunita' rispetto
a singole gravissime responsabilita' ad ogni livello".
10 novembre - La Procura di Brescia ha
presentato ricorso in appello contro l'ordinanza del Gip Francesca Morelli
che ha respinto tre richieste di ordini di custodia cautelare per altrettanti
indagati nella terza inchiesta sulla strage di piazza della Loggia del
28 maggio 1974. Le richieste riguardavano l'ex ordinovista mestrino Delfo
Zorzi e l'ex ispettore di Ordine Nuovo per il Triveneto Carlo Maria Maggi,
entrambi imputati al processo per la strage di piazza Fontana, e Maurizio
Tramonte, meglio noto ai servizi segreti come "fonte tritone". Non si conoscono
i motivi per i quali i Pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni avevano
chiesto la cattura dei tre ne' quelli per i quali il Gip ha respinto le
richieste. L' udienza in cui si discutera' il ricorso presentato dalla
Procura non e' ancora stata fissata, mentre l' 11 novembre scadono i termini
delle indagini preliminari per un altro indagato: l'ex neofascista milanese
Mario Di Giovanni. Tra un mese la stessa cosa accadra' per Delfo Zorzi
e Carlo Maria Maggi. Per la terza inchiesta sulla strage, iniziata nel
1993, sono iscritte nel registro degli indagati una quindicina di persone.
Oltre ai tre per i quali e' stata respinta la richiesta di arresto, nei
mesi scorsi si e' appreso che sono iscritti nel registro degli indagati
anche il generale dei carabinieri Francesco Delfino e il segretario dell'Ms
Fiamma Tricolore, Pino Rauti.
15 novembre - Il gip di Brescia Francesca
Morelli decidera' nei prossimi giorni se interrogare, con la formula dell'incidente
probatorio, Carlo Digilio, nell'ambito dell'inchiesta sulla strage di Piazza
Loggia. L'incidente probatorio e' stato chiesto dai pm Roberto Di Martino
e Francesco Piantoni a causa delle cattive condizioni di salute di Digilio,
personaggio legato all'eversione nera ed ora collaboratore di giustizia,
le cui dichiarazioni sono risultate fondamentali nel processo per la strage
della Questura di Milano e che sono al vaglio dei giudici della seconda
Corte d'assise di Milano, davanti ai quali si sta celebrando il processo
per la strage di piazza Fontana. Digilio, detto 'Zio Otto', con le sue
dichiarazioni ha coinvolto nove persone che ora potranno presentare opposizione
alla richiesta di incidente probatorio. Tra le persone coinvolte da Digilio
c'e' anche Felix Marie Guillon, meglio noto come 'Guerin Serac', francese,
ex direttore del centro spionistico legato alla Cia e camuffato dall' agenzia
di stampa 'Aginter Press'. Digilio ha chiamato in causa anche Giovanni
Maifredi, genovese, ex guardia del corpo del ministro Taviani e indagato
per il Mar di Carlo Fumagalli (anche Fumagalli e' stato sentito nei mesi
scorsi dai pm bresciani sulla strage). Inoltre ha coinvolto Arturo Francesconi
Sartori, padovano, e Angelo Pignatelli, ex ufficiale dei carabinieri, processato
e poi assolto perche' accusato del depistaggio delle indagini sulla strage
di Peteano. Interessati dell'eventuale incidente probatorio sono anche
Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, entrambi imputati al processo per la strage
di piazza Fontana e l'ex collaboratore dei servizi Maurizio Tramonte, meglio
noto come 'Fonte Tritone'. Digilio ha chiamato in causa anche il generale
dei carabinieri Francesco Delfino, all'epoca della strage comandante del
nucleo operativo dei carabinieri di Brescia. Per quanto riguarda l'esistenza
del cosiddetto 'Nostro Servizio' (la struttura parallela ai servizi segreti)
gli atti inviati dai pm bresciani alla Commissione stragi proverrebbero
in gran parte dall'archivio affari riservati del Viminale. A quanto si
e' appreso i sospettati di appartenere al Sid parallelo sarebbero stati
ad un livello “piu' alto” rispetto ai presunti ideatori ed esecutori materiali
dell'eccidio.
15 novembre - Il gip di Brescia Francesca
Morelli decidera' nei prossimi giorni se interrogare, con la formula dell'incidente
probatorio, Carlo Digilio, nell'ambito dell'inchiesta sulla strage di Piazza
Loggia. L'incidente probatorio e' stato chiesto dai pm Roberto Di Martino
e Francesco Piantoni a causa delle cattive condizioni di salute di Digilio,
personaggio legato all'eversione nera ed ora collaboratore di giustizia,
le cui dichiarazioni sono risultate fondamentali nel processo per la strage
della Questura di Milano e che sono al vaglio dei giudici della seconda
Corte d'assise di Milano, davanti ai quali si sta celebrando il processo
per la strage di piazza Fontana. Digilio, detto 'Zio Otto', con le sue
dichiarazioni ha coinvolto nove persone che ora potranno presentare opposizione
alla richiesta di incidente probatorio. Tra le persone coinvolte da Digilio
c'e' anche Felix Marie Guillon, meglio noto come 'Guerin Serac', francese,
ex direttore del centro spionistico legato alla Cia e camuffato dall' agenzia
di stampa 'Aginter Press'. Digilio ha chiamato in causa anche Giovanni
Maifredi, genovese, ex guardia del corpo del ministro Taviani e indagato
per il Mar di Carlo Fumagalli (anche Fumagalli e' stato sentito nei mesi
scorsi dai pm bresciani sulla strage). Inoltre ha coinvolto Arturo Francesconi
Sartori, padovano, e Angelo Pignatelli, ex ufficiale dei carabinieri, processato
e poi assolto perche' accusato del depistaggio delle indagini sulla strage
di Peteano. Interessati dell'eventuale incidente probatorio sono anche
Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, entrambi imputati al processo per la strage
di piazza Fontana e l'ex collaboratore dei servizi Maurizio Tramonte, meglio
noto come 'Fonte Tritone'. Digilio ha chiamato in causa anche il generale
dei carabinieri Francesco Delfino, all'epoca della strage comandante del
nucleo operativo dei carabinieri di Brescia. Per quanto riguarda l'esistenza
del cosiddetto 'Nostro Servizio' (la struttura parallela ai servizi segreti)
gli atti inviati dai pm bresciani alla Commissione stragi proverrebbero
in gran parte dall'archivio affari riservati del Viminale. A quanto si
e' appreso i sospettati di appartenere al Sid parallelo sarebbero stati
ad un livello “piu' alto” rispetto ai presunti ideatori ed esecutori materiali
dell'eccidio.
15 novembre – Alcuni quotidiani pubblicano
notizie
su una relazione tecnica per la Procura di Brescia, giunta a San Macuto,
il palazzo nel centro di Roma che ospita gli uffici della commissione stragi.
Nei documenti la struttura viene chiamata semplicemente "il noto Servizio".
In giornata il documento viene reso noto. Il 'noto servizio' sarebbe una
struttura parallela, un servizio composto da imprenditori, industriali,
ex ufficiali o badogliani o “repubblichini”, come ad esempio lo scomparso
Giorgio Pisano', ma anche religiosi, come Padre Zucca, entrato nelle cronache
per per aver trafugato la salma di Benito Mussolini a Milano. E Adalberto
Titta, l'uomo che entrava e usciva a suo piacimento dalle carceri italiane
durante le frenetiche trattative con le Br di Giovanni Senzani che avevano
nelle loro mani l'assessore Dc Ciro Cirillo, ma anche Tom Ponzi, l' investigatore
privato che si afferma fosse legato alla destra estrema. Il “noto servizio”
poteva contare su un buon numero di uomini (164 nel 1972) che costavano
diversi miliardi l'anno e che avevano il compito di predisporre anche i
piani per uccidere uomini politici (con finti incidenti stradali) o per
fare rapimenti (tra gli obiettivi, il sindaco di Milano Aniasi, ma anche
Mario Capanna e Giangiacomo Feltrinelli). Uomini che si appoggiavano prevalentemente
ai carabinieri, ma anche al Sid, avendo un rapporto mediato - come si afferma
in piu' punti nelle “veline” citate dalla relazione - con Giulio Andreotti.
Tra questi uomini troviamo nomi noti del mondo politico-affaristico, come
Felice Fulchignoni, ma anche illustri sconosciuti. Una struttura parallela
che nasce con la fuga del generale Roatta, nel marzo 1945. Nei documenti
compare anche Jordan Vesselinov, un bulgaro che potrebbe aver avuto un
ruolo centrale nel finanziamento dei gruppi estremisti di destra, massone
coperto, e consuocero di Igor Markevitch, l'uomo di cui si e' parlato lo
scorso anno come possibile “anfitrione” delle Br. Nella relazione, che
espone in gran parte informative sul 'noto servizio', si indicano come
uomini centrali della struttura Padre Zucca, Pisano', Titta, Fulchignoni
e Sigfrido Battaini, che si appoggiavano prevalentemente su un ufficiale
dei carabinieri a Milano (il maggiore Pietro Rossi), con un ufficio in
via Statuto, e uno a Roma. “Battaini - e' scritto in una informativa -
dispone di notevoli masse di denaro e tiene il proprio deposito armi, munizioni
e automezzi presso la caserma dei Carabinieri di via Moscova. Il servizio
dispone anche di un aereo e di un elicottero che sono depositati presso
un campo di aviazione in territorio svizzero, a pochi chilometri dal confine
italiano”. Si cita il “noto servizio” per piazza Fontana, la strage di
Brescia, il Mar di Fumagalli, l'attivita' del 'bombardiere nero' Gianni
Nardi, con un riferimento anche ai sequestri, al riciclaggio dei soldi
derivanti da sequestri (Cristina Mazzotti) e ai contatti con lo storico
boss mafioso Luciano Liggio. La struttura, almeno nelle carte citate nella
relazione inviata da Brescia a San Macuto, avrebbe avuto un rapporto privilegiato
con Giulio Andreotti (si citano soprattutto carte degli anni Settanta),
e si riportano informative e veline che attribuiscono al senatore a vita
il ruolo di fomentatore della destra eversiva (cui arrivano armi ed esplosivi)
tramite alti ufficiali dell'Arma (ad esempio il generale Jucci, che inizio'
il rapporto con la Libia all'inizio degli anni Settanta) e guastatori che
operavano in Sardegna (un riferimento a Capo Marrargiu, sede di Gladio?).
Sulla base di molte vecchie testimonianze, di riscontri documentali e di
verifiche incrociate sui documenti ritrovati negli archivi da Aldo Giannuli,
il perito dei magistrati di Brescia Roberto De Martino e Francesco Piantoni,
si afferma in sostanza che sotto la denominazione di “noto servizio”, locuzione
questa che potrebbe sottendere un ben preciso nome, si e' nascosta la struttura
definita come “Super-Sid” e “Supersismi”, e che si ipotizzo' essere la
struttura italiana di Stay Behind, cioe' Gladio. E si ricorda tra l'altro
che Andreotti, presentando Gladio a San Macuto, titolo' la sua relazione
“Il 'cosiddetto Sid parallelo' e l'operazione Gladio”: cioe' un “servizio
segreto clandestino, irregolare”, ma comunque “innestato sul tessuto istituzionale”.
E si sostiene che questa struttura possa aver ospitato al suo interno personaggi
di primo piano dell'eversione degli anni Settanta; che l'azione di alcuni
personaggi, indicati come membri della struttura, possa essersi intrecciata
con la strage di piazza Fontana; che questo servizio possa essere in qualche
modo “connesso” alla strage di Piazza della Loggia (“anche se non necessariamente
come mandante o organizzatore”), al punto che le indagini hanno potuto
portare a questa struttura. Adalberto Titta, ex maggiore dell' aeronautica
morto otto mesi dopo il rilascio di Ciro Cirillo per un infarto che il
giudice Carlo Alemi, che ha indagato sul rapimento Cirillo, definisce “strano”,
compare come collaboratore esterno del Sismi nella trattativa con la Nuova
Camorra organizzata di Raffaele Cutolo per arrivare alla liberazione dell'
assessore Dc napoletano sequestrato dalle Brigate rosse il 27 aprile 1981.
Titta era in ottimi rapporti con l' avv. Francesco Gangemi, testimone di
nozze di Cutolo. Un paio di settimane dopo il rapimento, Titta, insieme
al col. Belmonte, accompagno' nel carcere di Ascoli Piceno l' ex sindaco
di Giugliano, Giuliano Granata, collaboratore di Cirillo, il camorrista
Vincenzo Casillo (in contatto con i servizi segreti e poi ucciso dall'
esplosione di un'autobomba) e Corrado Iacolare, per trattare l' intervento
di Cutolo. Cutolo in seguito ha affermato che Titta gli mostro' un 'foglio
di scarcerazione', ma che lui si fece “una risata perche' capivo che la
cosa non era possibile”. In seguito il giudice Alemi ha dichiarato che
diversi di quelli che in un modo o nell'altro avevano partecipato alla
trattativa o ne erano al corrente, tra cui Casillo, Titta, Nicola Nuzzo,
Luigi Bosso, Salvatore Imperatrice, Aldo Semerari, Maria Fiorella Carraro
sono morti “prematuramente”, di morte naturale, suicidi o assassinati.
Il nome di Felice Fulchignoni e' comparso nelle cronache il 25 gennaio
1985, quando fu arrestato nell' ambito dell' inchiesta della magistratura
milanese sulle tangenti pagate dalla societa' di costruzioni edilizie Icomec
per ottenere appalti di opere pubbliche. Originario di Messina, all' epoca
Fulchignoni aveva 70 anni, ed era un uomo d' affari e giornalista professionista,
molto legato al segretario del Psdi Pietro Longo (il cui nome era nei presunti
elenchi della P2 sequestrati a Castiglion Fibocchi). Con Longo, Fulchignoni,
alcuni anni prima, aveva fondato una agenzia giornalistica. Nella sua abitazione
furono sequestrati circa settecento fascicoli contenenti informazioni,
tra l' altro, sull' attivita' di grandi imprese e sulla costituzione di
societa' all' estero. Fulchignoni fu accusato di concorso in concussione
per una somma di oltre un miliardo e mezzo, versati dalla Icomec per essere
inserita nell' elenco delle ditte che partecipavano all' appalto per la
costruzione della centrale idroelettrica di Edolo (Brescia). La sua posizione
fu pero' stralciata per gravi motivi di salute. Nella vicenda furono coinvolti
diversi personaggi finiti poi in “Tangentopoli” come Gianfranco Troielli,
Massimo Berruti, Antonio Natali, Fortunato Nigro e Salvatore Curcio. La
Procura di Brescia apre, con l'invio in Commissione stragi del rapporto
sul 'noto servizio', la struttura parallela che avrebbe operato in Italia
dal '43 al '90, una partita forse decisiva per capire quale e' stata la
portata della 'politica occulta' nel gioco democratico nel nostro Paese
e costringe anche, se venisse verificata, a rivedere la questione Gladio
ed anche lo scontro politico che la contraddistinse. Se e' vero che quello
dell'ottobre 1990 fu "un osso" gettato da Andreotti per tutelare altre
strutture, questa in particolare, verrebbero confermati gli elementi, indiziari
e anonimi, che sembrano collegare il 'noto servizio' al senatore a vita
che quando invio' San Macuto il suo dossier per illustrare Gladio lo titolo',
con una malizia che ora fa riflettere, "Il cosiddetto 'Sid parallelo' e
l'operazione Gladio". L'ipotesi da cui si parte - una struttura civile,
infarcita di ex Salo', imprenditori, religiosi, e uomini 'dell'ombra',
posti all'incrocio tra affari e politica e che e' intervenuta in tanti
ambiti, ben oltre il limite della raccolta di informazioni e anche con
presunte uccisioni - e' ben grave e poggia per ora solo sulle veline
e vecchi riscontri documentali "coerenti" con carte trovate in archivi.
Dal quadro delineato emerge un mix che vede spuntare il riciclaggio dei
proventi dei sequestri, i progettati rapimenti di esponenti politici, i
contatti con Liggio e l'utilizzo a fini politici della destra eversiva
(Mar, Gianni Nardi) ma anche tracce interessanti che portano a piazza Fontana
e alla strage di Brescia. Sullo sfondo della struttura, sulla base di diversi
passaggi, quasi tutti tratti da informative anonime, il profilo di Giulio
Andreotti, accusato, sulla base di un vecchia velina anonima che e' anche
pubblicata negli atti della Commissione P2, di fomentare e foraggiare i
gruppi della destra eversiva. Il 'noto servizio' comunque sembra poggiare
su snodi importanti, come, ad esempio, il tentativo di fondare un nuovo
partito cattolico a meta' degli anni Settanta che divenne poi l'oggetto
principale, con i riferimenti alle forniture militari alla Libia, del famoso
dossier M.Fo.Biali. Tra gli uomini della struttura spicca Giorgio Pisano',
indicato,piu' volte, come "canale" di contato con i carabinieri che sembrano
essere, nell'architettura delineata dalla relazione, i referenti principali
della struttura civile che aveva mani libere nell'azione pur di mantenere
l'Italia nel campo occidentale evitando, a questo punto con qualsiasi mezzo
utile, l'arrivo al potere della sinistra. Nella caserma di via Moscova,
a Milano, erano le armi della struttura e a due passi vi era la sede principale.
Adalberto Titta sembra assumere i contorni del capo operativo, mentre altri
uomini si adoperano in campo imprenditoriale ed economico. Da citare che
nel 1974, quando tra i primi parlo' di una struttura occulta dei servizi,
Roberto Cavallaro affermo' che il "Sid parallelo" aveva al suo interno
anche imprenditori e questa struttura si infiltrava, utilizzandoli, sia
in gruppi di destra estrema sia di sinistra estrema. A Brescia poi operava,
come ufficiale pagatore del Mar, Jordan Vesselinov, un uomo probabilmente
centrale per capire certi intrecci. Tutto il dossier allude a cose molto
gravi ma poggia su testimonianze e riscontri deboli, per ora: data la notoria
riservatezza di magistrati di Brescia e la loro rigorosita' e' facile intuire
che ben altro ci sia nei cassetti della Procura sul 'noto servizio' e che
quindi si dovranno attendere quei documenti per dare una valutazione compiuta
della ipotesi di quello che sembra essere l'ultimo cassetto della politica
occulta in Italia. Certi nomi, come Adalberto Titta, che e' il vero e proprio
'prezzemolo' del caso Cirillo, e Padre Zucca, che compare in tante
vicende quantomeno complesse ed anche come colui che raccolse un ingente
somma per un eventuale riscatto per salvare la vita ad Aldo Moro, sono
molto indicativi.
15 novembre - Francesco Cossiga commenta
cosi', intervistato dal GR1, le notizie sulla relazione che ha svelato
i contorni del 'noto servizio':"Non so niente di tutto questo; solo che
penso che una procura della Repubblica se ha elementi non deve trasmettere
atti ma iniziare azioni penali e non aspettare l' uscita del libro, che
non gli sara' andato bene, del sen. Pellegrino". Cossiga risponde anche
ad una domanda sulla fondatezza o meno della "strategia della tensione":
"Non sono in grado perche' non ne ho mai saputo nulla e nessuno me lo ha
mai chiesto pur essendomi presentato 68 volte alle commissioni di inchiesta
e all' autorita' giudiziaria".
15 novembre - Vincenzo Manca, videpresidente
della Commissione Stragi e senatore di Forza Italia, invita alla prudenza:.
"Non emerge dalle indagini - afferma Manca - il profilo di una struttura
segreta tale da meritare il nome di Sid parallelo o super Sid. Si intravedono
solo le ombre di un possibile agglomerato, mutevole nel tempo, di 'esperti'
gia' appartenenti a strutture clandestine risalenti all'epoca della Repubblica
Sociale, e di professionisti e di imprenditori organizzati in una struttura
di natura 'volontaristica' forse usata, ma senza che il rapporto ne indichi
specifiche prove a suffragio, da spezzoni di servizi segreti del nostro,
o di altri paesi, in funzioni non specificate di 'anticomunismo militante'".
Vincenzo Manca loda la serieta' dei giudici di Brescia e li invita a proseguire
"nell'attivita' di accertamento su questa materia informando la Commissione
dei progressi fatti ed eventualmente offrendo ai magistrati l'opportunita'
di esporre direttamente in audizione quanto essi ritengono opportuno sull'
argomento".
16 novembre - Il deputato di An Enzo Fragala'
definisce "spazzatura" il documento trasmesso dalla procura di Brescia
alla commissione Stragi nel quale si parla di un super servizio segreto
parallelo e annuncia che la Casa delle Liberta' si opporra' ad ogni richiesta
di proroga delle indagini sulla strage del 1974 in piazza della loggia.
"E' chiaro che la procura - ha detto Fragala' in una conferenza stampa
- ha trasmesso sua sponte quel documento per ottenere l'ennesima proroga
delle indagini sulla strage di Brescia. Ma faro' di tutto affinche' la
Casa delle Liberta' si opponga a questo. Basta, sono passati piu' di 20
anni e' ora di finirla. Anzi chiederemo al ministro della Giustizia come
mai questa indagine continua ancora". Il parlamentare ha quindi detto che
presentera' "un' interpellanza urgente per capire come mai in certe procure
si dia tanta rilevanza a documenti anonimi. Documenti peraltro costruiti
a tavolino". "E' grave - ha aggiunto - che un' indagine cosi' delicata
e importante come quella sulla strage di Brescia sia affidata a magistrati
che si comportano in questo modo". Magistrati che Fragala' definisce "sepolcri
imbiancati" visto che "hanno addirittura aperto un'indagine per capire
come sia stata possibile la fuga di notizie sul documento. Mentre sanno
benissimo che la notizia ai giornali e' arrivata da Brescia non certo dalla
commissione".
16 novembre - L' ex presidente della Repubblica
Francesco Cossiga definisce la consulenza della Procura di Brescia sul
super-servizio segreto parallelo il solito "feulleiton rosso" e si augura
che "la si smetta al piu' presto con queste ricostruzioni storiche e giudiziarie
a trattativa privata". "Non sapevo di cosa si trattasse - dichiara Cossiga
- sono stato in un primo momento indotto a credere che si trattasse di
atti di giustizia. Poi, ho capito che si tratta di uno dei soliti feulleiton
rossi privi di fatti e ricchi piu' di panzane che di fantasie, prodotto
cui si da' il pomposo nome di 'consulenze' nelle quali tanti soldi ha sprecato
l' autorita' giudiziaria da Palermo, e questo me ne duole molto, a Brescia.
E le varie commissioni parlamentari di inchiesta. Spero che la si smetta
con queste ricostruzioni storiche e giudiziarie a trattativa privata".
21 novembre - E' stata fissato per l'11
dicembre dal Gip Morelli l' interrogatorio con la formula dell'incidente
probatorio di Carlo Digilio, testimone chiave della terza inchiesta sulla
strage di piazza della Loggia. Nel processo bresciano la testimonianza
di Digilio coinvolge 8 persone, i cui legali potranno interrogare il collaboratore
di giustizia. Tra queste figurano Guerin Serac, direttore dell'agenzia
Aginter Press, copertura di un centro spionistico legato alla Cia; Gianni
Maifredi, ex guardia del corpo del ministro Taviani gia' coinvolto nell'inchiesta
sul Mar; l'ex ufficiale dei Cc Angelo Pignatelli, coinvolto e poi assolto
nelle indagini sulla strage di Peteano perche' sospettato di depistaggio.
Interessati dalle dichiarazioni di Digilio sono anche Delfo Zorzi, Carlo
Maria Maggi e Maurizio Tramonte, legato ai servizi segreti con il nome
di 'Fonte Tritone'.
25 novembre - Il decreto legge del Consiglio
dei Ministri riguardante, piu' in generale, le misure contro le scarcerazioni
facili, dispone anche una ulteriore proroga di un anno delle indagini per
i reati di strage (compresa quella di Piazza della Loggia a Brescia). I
pm bresciani avranno ancora un anno di tempo per indagare, se il decreto
verra' convertito in legge dalle Camere. Se questo avverra' saranno tre
le proroghe di un anno concesse ex lege per il procedimento nato nel 1993.
Per uno degli indagati nella terza inchiesta sulla strage bresciana, l'
ex neofasista milanese Mario Di Giovanni, i termini delle indagini sono
gia' scaduti, mentre per altri cio' avverra' nel dicembre prossimo.
27 novembre - I giudici del Tribunale del
riesame di Brescia si sono riservati di decidere sul ricorso della procura
di Brescia contro l'ordinanza del Gip Francesca Morelli che ha respinto,
nelle settimane scorse, una richiesta d'arresto per Delfo Zorzi, Carlo
Maria Maggi e Maurizio Tramonte. La richiesta dei Pm Roberto Di Martino
e Francesco Piantoni si basava sul pericolo di inquinamento delle prove
e di fuga.
12 dicembre - I pubblici ministeri bresciani
che indagano sulla strage di Piazza della Loggia hanno rintracciato Yves
Guerin Serac, l'ex legionario titolare dell'Aginter Press, e gli hanno
notificato un'informazione di garanzia. Secondo quel poco che i giornalisti
sono riusciti a sapere, Guerin Serac, personaggio al centro di tutte le
inchieste sulle stragi e sul terrorismo nero, sarebbe stato rintracciato
in Francia dove abita. Ieri a Brescia dove doveva iniziare l' interrogatorio
in incidente probatorio di Carlo Digilio, l'artificiere di Ordine Nuovo,
da anni collaboratore di giustizia, erano presenti i legali di Guerin Serac,
segno appunto che la notifica e' avvenuta. Il titolare dell'Aginter Press
ricorre in tutte le inchieste sull'eversione nera ma mai nessun magistrato
italiano e' riuscito ad interrogarlo, al punto che si pensava addirittura
che fosse morto. Guerin Serac e' stato descritto come teorizzatore della
guerra non ortodossa e la sua agenzia, che aveva sede a Lisbona, era, in
realta', una centrale eversiva.
13 dicembre - E' rinviato al 17 gennaio
l'interrogatorio, con la formula dell'incidente probatorio, di Carlo Digilio,
nell' ambito della terza inchiesta sulla strage di Piazza della Loggia.
Il rinvio, disposto dal gip Francesca Morelli, si e' reso necessario a
causa dell'impossibilita' di essere presente in aula del medico Carlo Maria
Maggi, ex ispettore di Ordine Nuovo per il Triveneto, gravemente ammalato.
Digilio e' comparso per qualche breve istante in videoconferenza. Il calendario
prevede dal 17 gennaio altre 10 udienze che si terranno ogni mercoledi'.
16 dicembre - In un dibattito a Radio Popolare
con il pm Armando Spataro, il presidente della commissione stragi Giovanni
Pellegrino dice che uno dei carcerieri di Moro fu aiutato ad evadere dal
carcere perche' portasse a Mario Moretti, capo delle BR, e potrebbe "essere
sfuggito al controllo". Partecipando ad un dibattito a Brescia sul suo
libro "Il segreto di Stato" con il sen. Alfredo Mantica e il capogruppo
del centrosinistra in Regione, Mino Martinazzoli, sollecitato dai cronisti,
torna sull' argomento. A rivelare questo particolare sarebbe stato "un
autorevole esponente della prima Repubblica", durante un interrogatorio
davanti ad un ufficiale di polizia giudiziaria dei Ros. Il presidente della
Commissione Stragi ha detto che sapeva questo "da tempo". Non ho mai voluto
dirlo - ha concluso – ma il dottor Spataro mi ha messo con le spalle al
muro, ed ho dovuto dirlo!". A Radio Popolare, secondo la trascrizione del
dibattito diffusa dall'emittente, a un certo punto la discussione fra Pellegrino
e Spataro si e' accesa a proposito del presunto ruolo dei carabinieri nella
strategia della tensione, nella vicenda della violenza subita da Franca
Rame, nella gestione della scoperta del covo brigatista di via Monte Nevoso.
Alle accuse di Pellegrino, Spataro ha risposto tra l'altro: "Il metodo
di analisi per cui si collega Franca Rame a via Monte Nevoso e' un metodo
non scientifico. Io non difendo i carabinieri, io difendo la verita'. Non
escludo che in talune ipotesi, attraverso tecniche investigative poco corrette,
si siano perseguiti fini non di verita': io dico che in quella operazione
e' stato fatto cio' che era doveroso, corretto". A quel punto Pellegrino
ha ribattuto: "Io mi assumo la responsabilita' di dirle che tra poco si
sapra' che un illustre uomo politico italiano ha affidato a un verbale
di polizia giudiziaria che uno dei carcerieri di Aldo Moro era stato lasciato
evadere perche' portasse a Moretti. E mi assumo la responsabilita' di dire
che, puo' darsi, che anziche' portare a Moretti sia sfuggito al controllo".
"Lei deve ammettere - ha aggiunto Pellegrino rivolto a Spataro - che sarebbe
scientifico, in quel caso, andare fino in fondo e domandarsi perche' questo
e' avvenuto". Pellegrino dice anche che la Procura di Brescia nelle indagini
sulla strage di Piazza della Loggia sta facendo "un buon lavoro". "I magistrati
bresciani - ha detto Pellegrino - completeranno, probabilmente, il lavoro
della Procura di Milano e dei giudici istruttori come Salvini e Lombardi".
La strage di Brescia, per il presidente della Commissione, si colloca infatti
nel quadro degli anni '69-'74, "gia' sufficientemente chiarito", soprattutto
dopo le ultime dichiarazioni dell' ex ministro dell' Interno Taviani, e
per altri particolari contenuti nel libro di Edgardo Sogno. Rivelazioni,
queste, che aiutano "a comprendere e distinguere", per esempio, l' eccidio
bresciano dalla strage della Banca dell' Agricoltura di Milano. "Non sono
infatti uno il remake dell'altro - ha spiegato Pellegrino - anche se indubbiamente
qualche cosa le collega". Piazza Fontana, secondo Pellegrino, ha "un input
politico-istituzionale". L' intenzione non era, come hanno detto Sogno
e Taviani, quella di procurare morti. "I morti derivano da un errore di
posizionamento del timer - ha detto - oppure da un' iniziativa degli esecutori
che hanno voluto portare piu' in la l'aggressione e l' attacco". Le stragi
successive (Questura di Milano, Peteano, Brescia e Italicus) sono, invece
secondo Pellegrino quelle "di una manovalanza" delle organizzazioni di
estrema destra che avevano avuto un lungo rapporto con i servizi segreti.
"Quando i servizi e gli apparati di sicurezza nel loro complesso hanno
disdettato questo patto e cominciato a picchiare sugli alleati di prima
- ha affermato Pellegrino - sono avvenute stragi di tipo reattivo". Queste
ultime non sono, quindi, strettamente stragi di Stato, secondo Pellegrino,
il quale ha detto, pero', che "i depistaggi sono stati indubbiamente di
Stato".
24 dicembre – Il quotidiano online “Il
Nuovo” pubblica un’ intervista di Nino Esposito a Gianpaolo Zorzi,il magistrato
che si occupò della strage di piazza della Loggia a Brescia:
“Prima la bomba al Duomo. Poi, l'attentato alla
sede del Manifesto. Qualcuno già parla di nuova strategia della
tensione. Di rinascita del terrorismo e del ritorno di antichi spettri
del passato. C'è una matrice comune che lega tra passato e presente
vecchi e nuovi gruppi eversivi? Il Nuovo.it , ha intervistato Gianpaolo
Zorzi, il magistrato bresciano che si è occupato della strage di
Piazza della Loggia e conoscitore del terrorismo nero.
Dottor Zorzi si può parlare di nuova strategia
della tensione dopo la bomba di via Tomacelli?
E' ancora presto per dirlo. Ritengo sia imprudente
parlare di strategia, anche se non si può escludere. Ancora una
volta, in presenza di scadenze importanti arrivano le bombe.
Lei vede qualche elemento di continuità
col passato. Tra vecchi neofascisti e nuovi gruppi di estrema destra?
Questo non si può escludere. A differenza
del terrorismo rosso, l'eversione di destra ha goduto, e probabilmente
potrebbe ancora godere, di protezioni da parte di apparati deviati dello
Stato che non sono stati ancora smantellati. Questi pezzi deviati, che
non sono mai stati sconfitti, potrebbero avere oggi interesse a creare
confusione.
Cosa glielo fa pensare?
La storia recente. Ma anche quella venuta fuori
dai processi, dalle sentenze di decine di processi, compresi quelli sulle
stragi. Da Piazza Fontana aIla strage di Bologna. Il quadro emerso in questi
procedimenti ha svelato connivenze e spesso reticenze da parte di uomini
che teoricamente dovevano servire lo Stato e invece...
E invece?
Hanno fatto di tutto per depistare e rallentare
le indagini e i processi. Posso citarle due fatti quando mi occupavo delle
indagini sulla strage di Piazza della Loggia, a Brescia. Due esempi, che
mi hanno fatto capire quanto fossero forti le resistenze di certi "settori"
all'accertamento dei fatti e della verità
A cosa si riferisce?
Ad esempio, alla mia mancata trasferta in Argentina
dove avrei dovuto incontrare una persona. Era un tassello importantissimo,
al punto in cui era l'inchiesta. Questo incontro fu fatto saltare da qualcuno
che non aveva interesse a che ciò avvenisse. La persona...
Chi era?
Era Gianni Guido. Fu messo sull'avviso e non
si fece trovare.
Ma anche sulle indagini fatte dai carabinieri
a Brescia si è detto ci sono zone d'ombra, è vero?
Diciamo che alcune circostanze non ci aiutarono,
ma non fu un fatto casuale. Subito dopo la strage fu lavata la piazza.
Un fatto gravissimo per la raccolta di elementi utili alle indagini. Una
decisione frettolosa, troppo frettolosa, che un qualsiasi investigatore,
anche agli inizi della carriere non farebbe mai.
C'è un nesso tra apparati deviati e questi
episodi?
Ripeto, è difficile dirlo. Quei pezzi
di Stato che non volevano la verità all'epoca non è detto
che abbiano smesso di operare. Non credo siano stati messi incondizione
di non "manovrare" più”.