ALMANACCO DEI "MISTERI D'ITALIA"

Le notizie del 2000

(dove non e' citata un' altra fonte, la notizia e' tratta dall' agenzia Ansa)
 


 
 
 
 

Cronologia

Personaggi

Bibliografia

Links

Piazza della Loggia
27 gennaio - Il capitano dei servizi segreti Antonio La Bruna, 72 anni, muore nell' ospedale di Bracciano. Ufficiale dei carabinieri, fu coinvolto tra l' altro nel caso Pecorelli, nella vicenda della Loggia P2 e nel processo per la strage di Piazza Fontana. Era stato ricoverato il 26 nel reparto di cardiologia, ma e' stato colto da un infarto nella notte. Con l'aiuto di alcuni giornalisti, La Bruna stava scrivendo un libro di memorie dal titolo provvisorio "Agli ordini dello Stato. Lo 007 piu' discusso racconta la sua verita"'. Il volume avrebbe svelato i retroscena delle attivita' anticomuniste alla fine degli anni Sessanta, le missioni svolte all'estero, le azioni svolte in aiuto di Gheddafi, i retroscena politici di piazza Fontana e del golpe Borghese, l'azione svolta in Italia dai servizi stranieri, a partire da quello americano e dal Mossad israeliano. 

4 marzo - Pierluigi Concutelli si sente male nel carcere romano di Rebibbia ed e' stato portato in ospedale. Secondo alcune fonti, Concutelli, 55 anni, avrebbe avuto un malore nella sua cella del settore G8, quello dei terroristi. Portato all'ospedale Sandro Pertini e' stato sottoposto a Tac ed altri accertamenti da cui sarebbe emerso un problema circolatorio con valori molto alti di pressione arteriosa. I medici avrebbero voluto trattenerlo in osservazione. Ma lo stesso Concutelli ha deciso di ritornare a Rebibbia. Domenica scorsa Concutelli aveva usufruito di un permesso premio. Concutelli, ex capo di Ordine Nuovo, e' stato condannato a tre ergastoli per una serie di omicidi, tra i quali quello del giudice Vittorio Occorsio.,Nel carcere di Novara strangolo' con una corda di nylon, assieme a Mario Tuti, i terroristi neri Ermanno Buzzi e Carmine Palladino, implicati nelle indagini sulle stragi di Bologna e di Brescia. 

14 aprile - Alcuni teppisti hanno imbrattato la stele delle vittime della strage di Piazza della Loggia e tagliato i fiori del vaso alla base del monumento. Il sindaco Paolo Corsini commenta:"un gesto ignobile e miserabile che offende non solo la memoria dei caduti della strage di Piazza della Loggia, ma oltraggia l' intera comunita' bresciana. "La stupidita' e la meschinita' di qualche teppista senza volto hanno trovato ancora una volta il modo di manifestarsi nei gesti piu' idioti".

18 maggio - Processo per la strage di piazza Fontana: il maresciallo Fulvio Felli, agente del Sid e del Sismi in Veneto, che subito dopo la strage di Brescia raccolse informazioni da un collaboratore del servizio segreto, che aveva come nome in codice 'Tritone', fece una relazione al Sismi e la invio' al servizio centrale a Roma il 6 luglio del 1974. La fonte 'Tritone', un esponente della destra veneta, racconto' all' agente del Sismi che Carlo Maria Maggi, imputato al processo per la strage di piazza Fontana e, attualmente, indagato per piazza della Loggia commentando i fatti di Brescia "affermo' che quell'attentato non doveva rimanere un fatto isolato". Secondo il racconto dell'informatore Maggi spiego' che "l'attentato non doveva rimanere un fatto isolato perche' il sistema va abbattuto mediante attacchi continui che ne accentuino la crisi. L' obiettivo e' di aprire un conflitto interno risolvibile solo con lo scontro armato". La fonte del Sismi aveva anche riferito di una riunione svoltasi ad Abano Terme, nel corso della quale Carlo Maria Maggi aveva esaminato la situazione dopo lo scioglimento di Ordine Nuovo e aveva lanciato l'idea di costituire un altro gruppo denominato "Ordine Nero" che avrebbe dovuto agire in clandestinita' e con forme di lotta violenta. Secondo il rapporto del Sismi, Maggi, dopo la strage di piazza della Loggia a Brescia avrebbe voluto inviare alla stampa un documento per annunciare azioni terroristiche e spiegare la linea che Ordine Nero avrebbe tenuto. Tra l'altro la stessa fonte "Tritone" aveva riferito al maresciallo Felli di avere appreso da Gian Gastone Romani, ex ordinovista, membro dell'esecutivo nazionale dell'Msi-Dn, che Pino Rauti si era detto favorevole ad appoggiare l'attivita' degli ex ordinovisti nella nuova formazione. 

28 maggio - Durante il suo intervento dal palco alla commemorazione della strage di piazza della Loggia il presidente della provincia di Brescia Alberto Cavalli (Forza Italia) e' contestato da esponenti del centro sociale Magazzino 47 e da altri di Rifondazione Comunista. E' intervenuta Olga D'Antona, vedova di Massimo D'Antona, ucciso dalle Brigate rosse l' anno scorso, che ha detto:"non e' cosi' che si ricordano le vittime della violenza". "Se questo presidente e' stato votato dalla maggioranza dei bresciani - ha continuato - e' doveroso ascoltarlo". Quando Cavalli ha ripreso a parlare e' ricominciata anche la contestazione, per quanto in tono minore, ed il presidente della provincia e' riuscito a concludere il suo intervento. Nei giorni precedenti alla manifestazione, c' erano state delle polemiche in quanto il parlamentare dei Ds Alessandro Pardini, componente della commissione stragi, aveva chiesto a Cavalli e al presidente del comitato di controllo dei servizi segreti Franco Frattini (ieri a Brescia) di "dissociarsi dalle scelte del loro partito"; Forza Italia, infatti, si era opposta alla conversione del decreto legge che consentiva un altro anno ai magistrati bresciani per indagare nell' ambito della terza inchiesta sulla strage di piazza della Loggia. Cavalli aveva risposto dicendo che, in passato, si era gia' espresso a favore della proroga. A ribadire la richiesta di giustizia della citta' sono stati Dino Greco, segretario della camera del lavoro di Brescia e Olga D' Antona, vedova di Massimo, ucciso dalle Br. Sul palco anche il procuratore della Repubblica, Giancarlo Tarquini. Dopo avere incontrato i familiari delle vittime, Tarquini ha detto di essere "fiducioso" nella soluzione positiva della terza inchiesta sulla strage. Il magistrato ha parlato di "impegno concreto e solido" dei Pm bresciani per risultati "in termini abbastanza rapidi" e ha ringraziato parlamento e governo per la conversione del decreto legge che ha concesso un altro anno per indagare. 

28 maggio - Il presidente della Camera, Luciano Violante, inviato un messaggio al sindaco di Brescia, Paolo Corsini, nella anniversario della strage di Piazza della Loggia. "Brescia non dimentica - scrive Violante - il paese non dimentica gli otto lavoratori uccisi ed i 100 feriti dal terrorismo stragista del 28 maggio 74 durante una manifestazione del sindacato. Con le stragi la Repubblica e' stata colpita 2 volte: la prima volta con le uccisioni ed i ferimenti, la seconda con i depistaggi, le verita' nascoste per anni. Se le istituzioni repubblicane hanno vinto la sfida stragista, senza uscire dalla democrazia, molto si deve all' impegno instancabile contro i terroristi di quel movimento sindacale di cui erano parte i caduti e i feriti di Piazza della Loggia. Alla capacita' del sindacato di mantenere dalla parte della democrazia tanti giovani, tante donne e uomini sottratti in questo modo al rischio della rinuncia e della rassegnazione". Violante ha ricordato l'uccisione, un anno fa, del professor D'Antona: "Oggi come ieri la democrazia per continuare a vincere ha bisogno di istituzioni forti e moderne e di una politica capace di tenere salda la coesione civile del paese. Ha bisogno dell' unita' contro i terroristi, di far prevalere la giustizia e di confermare il valore della memoria come espressione della continuita' tra i vivi e i morti, nell' impegno per gli stessi ideali". 

12 giugno - Il consiglio provinciale di Brescia approva all' unanimita' la mozione del presidente Alberto Cavalli (Forza Italia), per chiedere la riduzione dei tempi di permanenza del segreto di Stato. Con questa mozione Cavalli intende “dare attuazione a quanto promesso dal palco in piazza della Loggia, in occasione della commemorazione delle vittime” dello scorso 28 maggio. Con questa iniziativa “si domanda al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Presidenti del Senato e della Camera, che siano poste in essere tutte le iniziative possibili, sia di carattere amministrativo che legislativo, per ridurre i tempi di permanenza del segreto di Stato e, comunque, del segreto su documenti, indizi e relazioni a tutt'oggi riservati e a rimuovere ogni altro ostacolo al pieno accertamento della verita’”. “Se si ha ragione di temere che ci siano resistenze negli organi dello Stato, se ci sono cassetti ancora chiusi - dice la mozione - lo si dica (come lo si e' detto in passato). Tutti siamo contro lo stragismo e il terrorismo, tutti salvo gli stragisti - conclude la mozione -; perche' quindi la stagione dei veleni e dei sospetti possa chiudersi, sono necessarie decisioni che chiediamo al Governo e al Parlamento”.
 

30 luglio – Parte da Milano una staffetta organizzata dall' Associazione gruppi amatori podistici (Agap) per unire idealmente quattro tra i principali luoghi dello stragismo in Italia: via Palestro e piazza Fontana a Milano, piazza della Loggia a Brescia e la stazione ferroviaria di Bologna. Di fronte alla lapide che in piazza Fontana ricorda le 16 vittime della strage del 12 dicembre 1969 alla Banca Nazionale dell'Agricoltura, i podisti hanno deposto una corona di fiori prima di una breve cerimonia. “La staffetta - ha detto il presidente dell' Asap, Gianluigi Labo' - e' una civile protesta contro quelle istituzioni che si ostinano a coprire colpevoli e mandanti del tremendo eccidio di Bologna. Con essa chiediamo che la giustizia faccia il suo corso”. Alla staffetta si alterneranno corridori milanesi, bresciani ed emiliani. Dopo una sosta, questa sera, a Paullo, domani tocchera' Brescia per terminare a Bologna il 2 agosto, giorno in cui ricorrera' il ventennale della strage alla stazione.

31 luglio - Il presidente provinciale bresciano dell' Anpi, Lino Pedroni, durante la breve cerimonia con la quale e' stata accolta a Brescia la staffetta podistica “Per non dimenticare”, avanza la richiesta di considerare imprescrittibili i reati di strage commessi durante la strategia della tensione, come accade per quelli commessi da nazisti e fascisti. Pedroni ritiene che i morti della strategia della tensione siano “nuovi partigiani”. Dopo la deposizione della corona di fiori ai piedi della stele che ricorda le otto vittime, il presidente del Consiglio provinciale, Paola Vilardi, ha ricordato come il Consiglio provinciale abbia votato una mozione in cui si invita il presidente del Consiglio dei Ministri, e quelli di Camera e Senato, a ridurre i tempi del segreto di Stato. Il sindaco, Paolo Corsini, ha osservato come la citta' abbia mantenuto ferma la consapevolezza della “identita' politica ed ideologica” degli autori della strage e la fede nell' acquisizione della verita' giudiziaria. 

4 settembre – Sono 15 i documenti presentati in commissione Stragi. Nei circa otto mesi di legislatura che restano l' obiettivo e' quello di arrivare - come prevede il regolamento- ad una relazione finale per il Parlamento. Oltre a quello dei Ds su “Stragi e terrorismo in Italia dal dopoguerra al '74”, che in giugno aveva sollevato polemiche, il primo in ordine di presentazione e' quello del senatore del PPi Luigi Follieri dal titolo: “Gli eventi eversivi e terroristici degli anni tra il '69 ed il 1975”. Su “il Piano Solo e la teoria del golpe negli anni '60” il testo depositato dai parlamentari del Polo Enzo Fragala', Alfredo Mantica e Vincenzo Manca, autori di altri “dossier” tra cui quello su “Il parziale ritrovamento dei reperti di Robbiano di Mediglia e la 'Controinchiesta' Br su piazza Fontana”. Ma Mantica e Fragala', di An, hanno elaborato anche documenti sugli “Aspetti mai chiariti nella dinamica della strage di Piazza della Loggia”, su “Il contesto delle stragi. Una cronologia 1968-75”, “Per una rilettura degli anni '60”, su “La dimensione sovranazionale del fenomeno eversivo in Italia” e su “I depistaggi di Piazza Fontana”. Fragala' e Mantica, con Vincenzo Manca e Marco Taradash, si sono occupati quindi anche di Ustica (“Sciagura aerea del 27 giugno 1980”) e di KGB con “L'Ombra del KGB sulla politica italiana”. E con altri due parlamentari dell'opposizione, Cosimo Ventucci e Antonio Leone, hanno poi presentato un documento su  “Il terrorismo e le stragi in Italia”. Solo Mantica, invece, ha depositato una relazione su “Il problema di definire una memoria storica condivisa della lunga marcia verso la democrazia nell'Italia post-bellica (Un contributo dall'esperienza della Commissione per la verita' e la riconciliazione in Sudafrica)”. “Contributo sul periodo 1969-'74” e' il titolo del testo proposto dal senatore dei Verdi Athos De Luca. Mentre il deputato dei Ds Walter Bielli si e' occupato di Mario Moretti: “Nuovi elementi concernenti il brigatista rosso Mario Moretti e la sua latitanza”. L' obiettivo e' ora quello di arrivare ad un confronto per “confezionare” testi omogenei da votare per la relazione finale.

30 settembre - I Pm bresciani intendono interrogare il generale Gianadelio Maletti, ex capo dell'ufficio 'D' del Sid, attualmente in Sudafrica, nell' ambito dell' indagine sulla strage di piazza Della. L' iniziativa di sentire Maletti e' collegata ad un' intervista dell'agosto scorso in cui Maletti sosteneva che la Cia era al corrente della preparazione degli attentati che sconvolsero l' Italia negli anni della "strategia della tensione". Affermazioni, quelle dell'ex alto ufficiale, che in ambienti della Procura vengono definite "in linea" con le risultanze fin qui ottenute nell' ambito della terza inchiesta sull' eccidio di Brescia. Ancora non si sa in che modo Maletti verra' sentito: se per rogatoria, oppure se i Pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni si recheranno in Sudafrica dove l'ex capo dell'ufficio D si trova da molti anni. La terza inchiesta sulla strage di piazza Della Loggia, cominciata nel 1993, vede iscritte nel registro degli indagati una decina di persone. Nonostante lo stretto riserbo dei magistrati, di cinque si sono saputi da tempo i nomi. Sono Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Mario Di Giovanni (per questi tre il termine delle indagini preliminari dovrebbe scadere tra poche settimane), il generale dei carabinieri Francesco Delfino (all' epoca della strage comandante del nucleo operativo dei carabinieri di Brescia) e il segretario del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, Pino Rauti.

6 novembre - Il deputato indipendente di Rifondazione Comunista Giuliano Pisapia, avvocato ed ex presidente della Commissione Giustizia della Camera, ha presentato un proposta di legge per una proroga di sei mesi delle indagini sulla strage di piazza della Loggia. "Dopo lunghe, difficili e approfondite indagini su uno dei piu' gravi fatti di terrorismo avvenuti nel Paese, la Procura della Repubblica di Brescia  - afferma Pisapia - si sta avviando alla conclusione di un' inchiesta che vede gia' indagate numerose persone quali esecutori o mandanti della strage, nonche' responsabili di tentativi di depistaggio delle indagini". "Come gia' emerso nel dibattimento di primo grado per la strage alla Questura di Milano e nel processo in corso per la strage di piazza Fontana - prosegue Pisapia - anche per la bomba esplosa in piazza della Loggia sono indagati esponenti neofascisti con coperture anche ad alto livello". Una proroga di pochi mesi delle indagini, che scadono nelle prossime settimane, secondo Pisapia "eviterebbe uno sfaldamento del processo con conseguente impossibilita' di una valutazione unitaria e complessiva degli elementi di indagine, e con forte e grave rischio di impunita' rispetto a singole gravissime responsabilita' ad ogni livello".

10 novembre - La Procura di Brescia ha presentato ricorso in appello contro l'ordinanza del Gip Francesca Morelli che ha respinto tre richieste di ordini di custodia cautelare per altrettanti indagati nella terza inchiesta sulla strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974. Le richieste riguardavano l'ex ordinovista mestrino Delfo Zorzi e l'ex ispettore di Ordine Nuovo per il Triveneto Carlo Maria Maggi, entrambi imputati al processo per la strage di piazza Fontana, e Maurizio Tramonte, meglio noto ai servizi segreti come "fonte tritone". Non si conoscono i motivi per i quali i Pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni avevano chiesto la cattura dei tre ne' quelli per i quali il Gip ha respinto le richieste. L' udienza in cui si discutera' il ricorso presentato dalla Procura non e' ancora stata fissata, mentre l' 11 novembre scadono i termini delle indagini preliminari per un altro indagato: l'ex neofascista milanese Mario Di Giovanni. Tra un mese la stessa cosa accadra' per Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi. Per la terza inchiesta sulla strage, iniziata nel 1993, sono iscritte nel registro degli indagati una quindicina di persone. Oltre ai tre per i quali e' stata respinta la richiesta di arresto, nei mesi scorsi si e' appreso che sono iscritti nel registro degli indagati anche il generale dei carabinieri Francesco Delfino e il segretario dell'Ms Fiamma Tricolore, Pino Rauti.

15 novembre - Il gip di Brescia Francesca Morelli decidera' nei prossimi giorni se interrogare, con la formula dell'incidente probatorio, Carlo Digilio, nell'ambito dell'inchiesta sulla strage di Piazza Loggia. L'incidente probatorio e' stato chiesto dai pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni a causa delle cattive condizioni di salute di Digilio, personaggio legato all'eversione nera ed ora collaboratore di giustizia, le cui dichiarazioni sono risultate fondamentali nel processo per la strage della Questura di Milano e che sono al vaglio dei giudici della seconda Corte d'assise di Milano, davanti ai quali si sta celebrando il processo per la strage di piazza Fontana. Digilio, detto 'Zio Otto', con le sue dichiarazioni ha coinvolto nove persone che ora potranno presentare opposizione alla richiesta di incidente probatorio. Tra le persone coinvolte da Digilio c'e' anche Felix Marie Guillon, meglio noto come 'Guerin Serac', francese, ex direttore del centro spionistico legato alla Cia e camuffato dall' agenzia di stampa 'Aginter Press'. Digilio ha chiamato in causa anche Giovanni Maifredi, genovese, ex guardia del corpo del ministro Taviani e indagato per il Mar di Carlo Fumagalli (anche Fumagalli e' stato sentito nei mesi scorsi dai pm bresciani sulla strage). Inoltre ha coinvolto Arturo Francesconi Sartori, padovano, e Angelo Pignatelli, ex ufficiale dei carabinieri, processato e poi assolto perche' accusato del depistaggio delle indagini sulla strage di Peteano. Interessati dell'eventuale incidente probatorio sono anche Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, entrambi imputati al processo per la strage di piazza Fontana e l'ex collaboratore dei servizi Maurizio Tramonte, meglio noto come 'Fonte Tritone'. Digilio ha chiamato in causa anche il generale dei carabinieri Francesco Delfino, all'epoca della strage comandante del nucleo operativo dei carabinieri di Brescia. Per quanto riguarda l'esistenza del cosiddetto 'Nostro Servizio' (la struttura parallela ai servizi segreti) gli atti inviati dai pm bresciani alla Commissione stragi proverrebbero in gran parte dall'archivio affari riservati del Viminale. A quanto si e' appreso i sospettati di appartenere al Sid parallelo sarebbero stati ad un livello “piu' alto” rispetto ai presunti ideatori ed esecutori materiali dell'eccidio.

15 novembre - Il gip di Brescia Francesca Morelli decidera' nei prossimi giorni se interrogare, con la formula dell'incidente probatorio, Carlo Digilio, nell'ambito dell'inchiesta sulla strage di Piazza Loggia. L'incidente probatorio e' stato chiesto dai pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni a causa delle cattive condizioni di salute di Digilio, personaggio legato all'eversione nera ed ora collaboratore di giustizia, le cui dichiarazioni sono risultate fondamentali nel processo per la strage della Questura di Milano e che sono al vaglio dei giudici della seconda Corte d'assise di Milano, davanti ai quali si sta celebrando il processo per la strage di piazza Fontana. Digilio, detto 'Zio Otto', con le sue dichiarazioni ha coinvolto nove persone che ora potranno presentare opposizione alla richiesta di incidente probatorio. Tra le persone coinvolte da Digilio c'e' anche Felix Marie Guillon, meglio noto come 'Guerin Serac', francese, ex direttore del centro spionistico legato alla Cia e camuffato dall' agenzia di stampa 'Aginter Press'. Digilio ha chiamato in causa anche Giovanni Maifredi, genovese, ex guardia del corpo del ministro Taviani e indagato per il Mar di Carlo Fumagalli (anche Fumagalli e' stato sentito nei mesi scorsi dai pm bresciani sulla strage). Inoltre ha coinvolto Arturo Francesconi Sartori, padovano, e Angelo Pignatelli, ex ufficiale dei carabinieri, processato e poi assolto perche' accusato del depistaggio delle indagini sulla strage di Peteano. Interessati dell'eventuale incidente probatorio sono anche Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, entrambi imputati al processo per la strage di piazza Fontana e l'ex collaboratore dei servizi Maurizio Tramonte, meglio noto come 'Fonte Tritone'. Digilio ha chiamato in causa anche il generale dei carabinieri Francesco Delfino, all'epoca della strage comandante del nucleo operativo dei carabinieri di Brescia. Per quanto riguarda l'esistenza del cosiddetto 'Nostro Servizio' (la struttura parallela ai servizi segreti) gli atti inviati dai pm bresciani alla Commissione stragi proverrebbero in gran parte dall'archivio affari riservati del Viminale. A quanto si e' appreso i sospettati di appartenere al Sid parallelo sarebbero stati ad un livello “piu' alto” rispetto ai presunti ideatori ed esecutori materiali dell'eccidio.

15 novembre – Alcuni quotidiani pubblicano notizie su una relazione tecnica per la Procura di Brescia, giunta a San Macuto, il palazzo nel centro di Roma che ospita gli uffici della commissione stragi. Nei documenti la struttura viene chiamata semplicemente "il noto Servizio". In giornata il documento viene reso noto. Il 'noto servizio' sarebbe una struttura parallela, un servizio composto da imprenditori, industriali, ex ufficiali o badogliani o “repubblichini”, come ad esempio lo scomparso Giorgio Pisano', ma anche religiosi, come Padre Zucca, entrato nelle cronache per per aver trafugato la salma di Benito Mussolini a Milano. E Adalberto Titta, l'uomo che entrava e usciva a suo piacimento dalle carceri italiane durante le frenetiche trattative con le Br di Giovanni Senzani che avevano nelle loro mani l'assessore Dc Ciro Cirillo, ma anche Tom Ponzi, l' investigatore privato che si afferma fosse legato alla destra estrema. Il “noto servizio” poteva contare su un buon numero di uomini (164 nel 1972) che costavano diversi miliardi l'anno e che avevano il compito di predisporre anche i piani per uccidere uomini politici (con finti incidenti stradali) o per fare rapimenti (tra gli obiettivi, il sindaco di Milano Aniasi, ma anche Mario Capanna e Giangiacomo Feltrinelli). Uomini che si appoggiavano prevalentemente ai carabinieri, ma anche al Sid, avendo un rapporto mediato - come si afferma in piu' punti nelle “veline” citate dalla relazione - con Giulio Andreotti. Tra questi uomini troviamo nomi noti del mondo politico-affaristico, come Felice Fulchignoni, ma anche illustri sconosciuti. Una struttura parallela che nasce con la fuga del generale Roatta, nel marzo 1945. Nei documenti compare anche Jordan Vesselinov, un bulgaro che potrebbe aver avuto un ruolo centrale nel finanziamento dei gruppi estremisti di destra, massone coperto, e consuocero di Igor Markevitch, l'uomo di cui si e' parlato lo scorso anno come possibile “anfitrione” delle Br. Nella relazione, che espone in gran parte informative sul 'noto servizio', si indicano come uomini centrali della struttura Padre Zucca, Pisano', Titta, Fulchignoni e Sigfrido Battaini, che si appoggiavano prevalentemente su un ufficiale dei carabinieri a Milano (il maggiore Pietro Rossi), con un ufficio in via Statuto, e uno a Roma. “Battaini - e' scritto in una informativa - dispone di notevoli masse di denaro e tiene il proprio deposito armi, munizioni e automezzi presso la caserma dei Carabinieri di via Moscova. Il servizio dispone anche di un aereo e di un elicottero che sono depositati presso un campo di aviazione in territorio svizzero, a pochi chilometri dal confine italiano”. Si cita il “noto servizio” per piazza Fontana, la strage di Brescia, il Mar di Fumagalli, l'attivita' del 'bombardiere nero' Gianni Nardi, con un riferimento anche ai sequestri, al riciclaggio dei soldi derivanti da sequestri (Cristina Mazzotti) e ai contatti con lo storico boss mafioso Luciano Liggio. La struttura, almeno nelle carte citate nella relazione inviata da Brescia a San Macuto, avrebbe avuto un rapporto privilegiato con Giulio Andreotti (si citano soprattutto carte degli anni Settanta), e si riportano informative e veline che attribuiscono al senatore a vita il ruolo di fomentatore della destra eversiva (cui arrivano armi ed esplosivi) tramite alti ufficiali dell'Arma (ad esempio il generale Jucci, che inizio' il rapporto con la Libia all'inizio degli anni Settanta) e guastatori che operavano in Sardegna (un riferimento a Capo Marrargiu, sede di Gladio?). Sulla base di molte vecchie testimonianze, di riscontri documentali e di verifiche incrociate sui documenti ritrovati negli archivi da Aldo Giannuli, il perito dei magistrati di Brescia Roberto De Martino e Francesco Piantoni, si afferma in sostanza che sotto la denominazione di “noto servizio”, locuzione questa che potrebbe sottendere un ben preciso nome, si e' nascosta la struttura definita come “Super-Sid” e “Supersismi”, e che si ipotizzo' essere la struttura italiana di Stay Behind, cioe' Gladio. E si ricorda tra l'altro che Andreotti, presentando Gladio a San Macuto, titolo' la sua relazione “Il 'cosiddetto Sid parallelo' e l'operazione Gladio”: cioe' un “servizio segreto clandestino, irregolare”, ma comunque “innestato sul tessuto istituzionale”.  E si sostiene che questa struttura possa aver ospitato al suo interno personaggi di primo piano dell'eversione degli anni Settanta; che l'azione di alcuni personaggi, indicati come membri della struttura, possa essersi intrecciata con la strage di piazza Fontana; che questo servizio possa essere in qualche modo “connesso” alla strage di Piazza della Loggia (“anche se non necessariamente come mandante o organizzatore”), al punto che le indagini hanno potuto portare a questa struttura. Adalberto Titta, ex maggiore dell' aeronautica morto otto mesi dopo il rilascio di Ciro Cirillo per un infarto che il giudice Carlo Alemi, che ha indagato sul rapimento Cirillo, definisce “strano”, compare come collaboratore esterno del Sismi nella trattativa con la Nuova Camorra organizzata di Raffaele Cutolo per arrivare alla liberazione dell' assessore Dc napoletano sequestrato dalle Brigate rosse il 27 aprile 1981. Titta era in ottimi rapporti con l' avv. Francesco Gangemi, testimone di nozze di Cutolo. Un paio di settimane dopo il rapimento, Titta, insieme al col. Belmonte, accompagno' nel carcere di Ascoli Piceno l' ex sindaco di Giugliano, Giuliano Granata, collaboratore di Cirillo, il camorrista Vincenzo Casillo (in contatto con i servizi segreti e poi ucciso dall' esplosione di un'autobomba) e Corrado Iacolare, per trattare l' intervento di Cutolo. Cutolo in seguito ha affermato che Titta gli mostro' un 'foglio di scarcerazione', ma che lui si fece “una risata perche' capivo che la cosa non era possibile”. In seguito il giudice Alemi ha dichiarato che diversi di quelli che in un modo o nell'altro avevano partecipato alla trattativa o ne erano al corrente, tra cui Casillo, Titta, Nicola Nuzzo, Luigi Bosso, Salvatore Imperatrice, Aldo Semerari, Maria Fiorella Carraro  sono morti “prematuramente”, di morte naturale, suicidi o assassinati. Il nome di Felice Fulchignoni e' comparso nelle cronache il 25 gennaio 1985, quando fu arrestato nell' ambito dell' inchiesta della magistratura milanese sulle tangenti pagate dalla societa' di costruzioni edilizie Icomec per ottenere appalti di opere pubbliche. Originario di Messina, all' epoca Fulchignoni aveva 70 anni, ed era un uomo d' affari e giornalista professionista, molto legato al segretario del Psdi Pietro Longo (il cui nome era nei presunti elenchi della P2 sequestrati a Castiglion Fibocchi). Con Longo, Fulchignoni, alcuni anni prima, aveva fondato una agenzia giornalistica. Nella sua abitazione furono sequestrati circa settecento fascicoli contenenti informazioni, tra l' altro, sull' attivita' di grandi imprese e sulla costituzione di societa' all' estero. Fulchignoni fu accusato di concorso in concussione per una somma di oltre un miliardo e mezzo, versati dalla Icomec per essere inserita nell' elenco delle ditte che partecipavano all' appalto per la costruzione della centrale idroelettrica di Edolo (Brescia). La sua posizione fu pero' stralciata per gravi motivi di salute. Nella vicenda furono coinvolti diversi personaggi finiti poi in “Tangentopoli” come Gianfranco Troielli, Massimo Berruti, Antonio Natali, Fortunato Nigro e Salvatore Curcio. La Procura di Brescia apre, con l'invio in Commissione stragi del rapporto sul 'noto servizio', la struttura parallela che avrebbe operato in Italia dal '43 al '90, una partita forse decisiva per capire quale e' stata la portata della 'politica occulta' nel gioco democratico nel nostro Paese e costringe anche, se venisse verificata, a rivedere la questione Gladio ed anche lo scontro politico che la contraddistinse. Se e' vero che quello dell'ottobre 1990 fu "un osso" gettato da Andreotti per tutelare altre strutture, questa in particolare, verrebbero confermati gli elementi, indiziari e anonimi, che sembrano collegare il 'noto servizio' al senatore a vita che quando invio' San Macuto il suo dossier per illustrare Gladio lo titolo', con una malizia che ora fa riflettere, "Il cosiddetto 'Sid parallelo' e l'operazione Gladio". L'ipotesi da cui si parte - una struttura civile, infarcita di ex Salo', imprenditori, religiosi, e uomini 'dell'ombra', posti all'incrocio tra affari e politica e che e' intervenuta in tanti ambiti, ben oltre il limite della raccolta di informazioni e anche con presunte uccisioni -  e' ben grave e poggia per ora solo sulle veline e vecchi riscontri documentali "coerenti" con carte trovate in archivi. Dal quadro delineato emerge un mix che vede spuntare il riciclaggio dei proventi dei sequestri, i progettati rapimenti di esponenti politici, i contatti con Liggio e l'utilizzo a fini politici della destra eversiva (Mar, Gianni Nardi) ma anche tracce interessanti che portano a piazza Fontana e alla strage di Brescia. Sullo sfondo della struttura, sulla base di diversi passaggi, quasi tutti tratti da informative anonime, il profilo di Giulio Andreotti, accusato, sulla base di un vecchia velina anonima che e' anche pubblicata negli atti della Commissione P2, di fomentare e foraggiare i gruppi della destra eversiva. Il 'noto servizio' comunque sembra poggiare su snodi importanti, come, ad esempio, il tentativo di fondare un nuovo partito cattolico a meta' degli anni Settanta che divenne poi l'oggetto principale, con i riferimenti alle forniture militari alla Libia, del famoso dossier M.Fo.Biali. Tra gli uomini della struttura spicca Giorgio Pisano', indicato,piu' volte, come "canale" di contato con i carabinieri che sembrano essere, nell'architettura delineata dalla relazione, i referenti principali della struttura civile che aveva mani libere nell'azione pur di mantenere l'Italia nel campo occidentale evitando, a questo punto con qualsiasi mezzo utile, l'arrivo al potere della sinistra. Nella caserma di via Moscova, a Milano, erano le armi della struttura e a due passi vi era la sede principale. Adalberto Titta sembra assumere i contorni del capo operativo, mentre altri uomini si adoperano in campo imprenditoriale ed economico. Da citare che nel 1974, quando tra i primi parlo' di una struttura occulta dei servizi, Roberto Cavallaro affermo' che il "Sid parallelo" aveva al suo interno anche imprenditori e questa struttura si infiltrava, utilizzandoli, sia in gruppi di destra estrema sia di sinistra estrema. A Brescia poi operava, come ufficiale pagatore del Mar, Jordan Vesselinov, un uomo probabilmente centrale per capire certi intrecci. Tutto il dossier allude a cose molto gravi ma poggia su testimonianze e riscontri deboli, per ora: data la notoria riservatezza di magistrati di Brescia e la loro rigorosita' e' facile intuire che ben altro ci sia nei cassetti della Procura sul 'noto servizio' e che quindi si dovranno attendere quei documenti per dare una valutazione compiuta della ipotesi di quello che sembra essere l'ultimo cassetto della politica occulta in Italia. Certi nomi, come Adalberto Titta, che e' il vero e proprio 'prezzemolo' del caso Cirillo, e Padre Zucca, che  compare in tante vicende quantomeno complesse ed anche come colui che raccolse un ingente somma per un eventuale riscatto per salvare la vita ad Aldo Moro, sono molto indicativi.

15 novembre - Francesco Cossiga commenta cosi', intervistato dal GR1, le notizie sulla relazione che ha svelato i contorni del 'noto servizio':"Non so niente di tutto questo; solo che penso che una procura della Repubblica se ha elementi non deve trasmettere atti ma iniziare azioni penali e non aspettare l' uscita del libro, che non gli sara' andato bene, del sen. Pellegrino". Cossiga risponde anche ad una domanda sulla fondatezza o meno della "strategia della tensione":  "Non sono in grado perche' non ne ho mai saputo nulla e nessuno me lo ha mai chiesto pur essendomi presentato 68 volte alle commissioni di inchiesta e all' autorita' giudiziaria".

15 novembre - Vincenzo Manca, videpresidente della Commissione Stragi e senatore di Forza Italia, invita alla prudenza:. "Non emerge dalle indagini - afferma Manca - il profilo di una struttura segreta tale da meritare il nome di Sid parallelo o super Sid. Si intravedono solo le ombre di un possibile agglomerato, mutevole nel tempo, di 'esperti' gia' appartenenti a strutture clandestine risalenti all'epoca della Repubblica Sociale, e di professionisti e di imprenditori organizzati in una struttura di natura 'volontaristica' forse usata, ma senza che il rapporto ne indichi specifiche prove a suffragio, da spezzoni di servizi segreti del nostro, o di altri paesi, in funzioni non specificate di 'anticomunismo militante'". Vincenzo Manca loda la serieta' dei giudici di Brescia e li invita a proseguire "nell'attivita' di accertamento su questa materia informando la Commissione dei progressi fatti ed eventualmente offrendo ai magistrati l'opportunita' di esporre direttamente in audizione quanto essi ritengono opportuno sull' argomento".

16 novembre - Il deputato di An Enzo Fragala' definisce "spazzatura" il documento trasmesso dalla procura di Brescia alla commissione Stragi nel quale si parla di un super servizio segreto parallelo e annuncia che la Casa delle Liberta' si opporra' ad ogni richiesta di proroga delle indagini sulla strage del 1974 in piazza della loggia. "E' chiaro che la procura - ha detto Fragala' in una conferenza stampa - ha trasmesso sua sponte quel documento per ottenere l'ennesima proroga delle indagini sulla strage di Brescia. Ma faro' di tutto affinche' la Casa delle Liberta' si opponga a questo. Basta, sono passati piu' di 20 anni e' ora di finirla. Anzi chiederemo al ministro della Giustizia come mai questa indagine continua ancora". Il parlamentare ha quindi detto che presentera' "un' interpellanza urgente per capire come mai in certe procure si dia tanta rilevanza a documenti anonimi. Documenti peraltro costruiti a tavolino". "E' grave - ha aggiunto - che un' indagine cosi' delicata e importante come quella sulla strage di Brescia sia affidata a magistrati che si comportano in questo modo". Magistrati che Fragala' definisce "sepolcri imbiancati" visto che "hanno addirittura aperto un'indagine per capire come sia stata possibile la fuga di notizie sul documento. Mentre sanno benissimo che la notizia ai giornali e' arrivata da Brescia non certo dalla commissione".

16 novembre - L' ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga definisce la consulenza della Procura di Brescia sul super-servizio segreto parallelo il solito "feulleiton rosso" e si augura che "la si smetta al piu' presto con queste ricostruzioni storiche e giudiziarie a trattativa privata". "Non sapevo di cosa si trattasse - dichiara Cossiga - sono stato in un primo momento indotto a credere che si trattasse di atti di giustizia. Poi, ho capito che si tratta di uno dei soliti feulleiton rossi privi di fatti e ricchi piu' di panzane che di fantasie, prodotto cui si da' il pomposo nome di 'consulenze' nelle quali tanti soldi ha sprecato l' autorita' giudiziaria da Palermo, e questo me ne duole molto, a Brescia. E le varie commissioni parlamentari di inchiesta. Spero che la si smetta con queste ricostruzioni storiche e giudiziarie a trattativa privata".

21 novembre - E' stata fissato per l'11 dicembre dal Gip Morelli l' interrogatorio con la formula dell'incidente probatorio di Carlo Digilio, testimone chiave della terza inchiesta sulla strage di piazza della Loggia. Nel processo bresciano la testimonianza di Digilio coinvolge 8 persone, i cui legali potranno interrogare il collaboratore di giustizia. Tra queste figurano Guerin Serac, direttore dell'agenzia Aginter Press, copertura di un centro spionistico legato alla Cia; Gianni Maifredi, ex guardia del corpo del ministro Taviani gia' coinvolto nell'inchiesta sul Mar; l'ex ufficiale dei Cc Angelo Pignatelli, coinvolto e poi assolto nelle indagini sulla strage di Peteano perche' sospettato di depistaggio. Interessati dalle dichiarazioni di Digilio sono anche Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, legato ai servizi segreti con il nome di 'Fonte Tritone'.

25 novembre - Il decreto legge del Consiglio dei Ministri riguardante, piu' in generale, le misure contro le scarcerazioni facili, dispone anche una ulteriore proroga di un anno delle indagini per i reati di strage (compresa quella di Piazza della Loggia a Brescia). I pm bresciani avranno ancora un anno di tempo per indagare, se il decreto verra' convertito in legge dalle Camere. Se questo avverra' saranno tre le proroghe di un anno concesse ex lege per il procedimento nato nel 1993. Per uno degli indagati nella terza inchiesta sulla strage bresciana, l' ex neofasista milanese Mario Di Giovanni, i termini delle indagini sono gia' scaduti, mentre per altri cio' avverra' nel dicembre prossimo.

27 novembre - I giudici del Tribunale del riesame di Brescia si sono riservati di decidere sul ricorso della procura di Brescia contro l'ordinanza del Gip Francesca Morelli che ha respinto, nelle settimane scorse, una richiesta d'arresto per Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte. La richiesta dei Pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni si basava sul pericolo di inquinamento delle prove e di fuga.

12 dicembre - I pubblici ministeri bresciani che indagano sulla strage di Piazza della Loggia hanno rintracciato Yves Guerin Serac, l'ex legionario titolare dell'Aginter Press, e gli hanno notificato un'informazione di garanzia. Secondo quel poco che i giornalisti sono riusciti a sapere, Guerin Serac, personaggio al centro di tutte le inchieste sulle stragi e sul terrorismo nero, sarebbe stato rintracciato in Francia dove abita. Ieri a Brescia dove doveva iniziare l' interrogatorio in incidente probatorio di Carlo Digilio, l'artificiere di Ordine Nuovo, da anni collaboratore di giustizia, erano presenti i legali di Guerin Serac, segno appunto che la notifica e' avvenuta. Il titolare dell'Aginter Press ricorre in tutte le inchieste sull'eversione nera ma mai nessun magistrato italiano e' riuscito ad interrogarlo, al punto che si pensava addirittura che fosse morto. Guerin Serac e' stato descritto come teorizzatore della guerra non ortodossa e la sua agenzia, che aveva sede a Lisbona, era, in realta', una centrale eversiva.

13 dicembre - E' rinviato al 17 gennaio l'interrogatorio, con la formula dell'incidente probatorio, di Carlo Digilio, nell' ambito della terza inchiesta sulla strage di Piazza della Loggia. Il rinvio, disposto dal gip Francesca Morelli, si e' reso necessario a causa dell'impossibilita' di essere presente in aula del medico Carlo Maria Maggi, ex ispettore di Ordine Nuovo per il Triveneto, gravemente ammalato. Digilio e' comparso per qualche breve istante in videoconferenza. Il calendario prevede dal 17 gennaio altre 10 udienze che si terranno ogni mercoledi'.
 

16 dicembre - In un dibattito a Radio Popolare con il pm Armando Spataro, il presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino dice che uno dei carcerieri di Moro fu aiutato ad evadere dal carcere perche' portasse a Mario Moretti, capo delle BR, e potrebbe "essere sfuggito al controllo". Partecipando ad un dibattito a Brescia sul suo libro "Il segreto di Stato" con il sen. Alfredo Mantica e il capogruppo del centrosinistra in Regione, Mino Martinazzoli, sollecitato dai cronisti, torna sull' argomento. A rivelare questo particolare sarebbe stato "un autorevole esponente della prima Repubblica", durante un interrogatorio davanti ad un ufficiale di polizia giudiziaria dei Ros. Il presidente della Commissione Stragi ha detto che sapeva questo "da tempo". Non ho mai voluto dirlo - ha concluso – ma il dottor Spataro mi ha messo con le spalle al muro, ed ho dovuto dirlo!". A Radio Popolare, secondo la trascrizione del dibattito diffusa dall'emittente, a un certo punto la discussione fra Pellegrino e Spataro si e' accesa a proposito del presunto ruolo dei carabinieri nella strategia della tensione, nella vicenda della violenza subita da Franca Rame, nella gestione della scoperta del covo brigatista di via Monte Nevoso. Alle accuse di Pellegrino, Spataro ha risposto tra l'altro: "Il metodo di analisi per cui si collega Franca Rame a via Monte Nevoso e' un metodo non scientifico. Io non difendo i carabinieri, io difendo la verita'. Non escludo che in talune ipotesi, attraverso tecniche investigative poco corrette, si siano perseguiti fini non di verita': io dico che in quella operazione e' stato fatto cio' che era doveroso, corretto". A quel punto Pellegrino ha ribattuto: "Io mi assumo la responsabilita' di dirle che tra poco si sapra' che un illustre uomo politico italiano ha affidato a un verbale di polizia giudiziaria che uno dei carcerieri di Aldo Moro era stato lasciato evadere perche' portasse a Moretti. E mi assumo la responsabilita' di dire che, puo' darsi, che anziche' portare a Moretti sia sfuggito al controllo". "Lei deve ammettere - ha aggiunto Pellegrino rivolto a Spataro - che sarebbe scientifico, in quel caso, andare fino in fondo e domandarsi perche' questo e' avvenuto". Pellegrino dice anche che la Procura di Brescia nelle indagini sulla strage di Piazza della Loggia sta facendo "un buon lavoro". "I magistrati bresciani - ha detto Pellegrino - completeranno, probabilmente, il lavoro della Procura di Milano e dei giudici istruttori come Salvini e Lombardi". La strage di Brescia, per il presidente della Commissione, si colloca infatti nel quadro degli anni '69-'74, "gia' sufficientemente chiarito", soprattutto dopo le ultime dichiarazioni dell' ex ministro dell' Interno Taviani, e per altri particolari contenuti nel libro di Edgardo Sogno. Rivelazioni, queste, che aiutano "a comprendere e distinguere", per esempio, l' eccidio bresciano dalla strage della Banca dell' Agricoltura di Milano. "Non sono infatti uno il remake dell'altro - ha spiegato Pellegrino - anche se indubbiamente qualche cosa le collega". Piazza Fontana, secondo Pellegrino, ha "un input politico-istituzionale". L' intenzione non era, come hanno detto Sogno e Taviani, quella di procurare morti. "I morti derivano da un errore di posizionamento del timer - ha detto - oppure da un' iniziativa degli esecutori che hanno voluto portare piu' in la l'aggressione e l' attacco". Le stragi successive (Questura di Milano, Peteano, Brescia e Italicus) sono, invece secondo Pellegrino quelle "di una manovalanza" delle organizzazioni di estrema destra che avevano avuto un lungo rapporto con i servizi segreti. "Quando i servizi e gli apparati di sicurezza nel loro complesso hanno disdettato questo patto e cominciato a picchiare sugli alleati di prima - ha affermato Pellegrino - sono avvenute stragi di tipo reattivo". Queste ultime non sono, quindi, strettamente stragi di Stato, secondo Pellegrino, il quale ha detto, pero', che "i depistaggi sono stati indubbiamente di Stato".

24 dicembre – Il quotidiano online “Il Nuovo” pubblica un’ intervista di Nino Esposito a Gianpaolo Zorzi,il magistrato che si occupò della strage di piazza della Loggia a Brescia:
“Prima la bomba al Duomo. Poi, l'attentato alla sede del Manifesto. Qualcuno già parla di nuova strategia della tensione. Di rinascita del terrorismo e del ritorno di antichi spettri del passato. C'è una matrice comune che lega tra passato e presente vecchi e nuovi gruppi eversivi? Il Nuovo.it , ha intervistato Gianpaolo Zorzi, il magistrato bresciano che si è occupato della strage di Piazza della Loggia e conoscitore del terrorismo nero.
Dottor Zorzi si può parlare di nuova strategia della tensione dopo la bomba di via Tomacelli?
E' ancora presto per dirlo. Ritengo sia imprudente parlare di strategia, anche se non si può escludere. Ancora una volta, in presenza di scadenze importanti arrivano le bombe.
Lei vede qualche elemento di continuità col passato. Tra vecchi neofascisti e nuovi gruppi di estrema destra?
Questo non si può escludere. A differenza del terrorismo rosso, l'eversione di destra ha goduto, e probabilmente potrebbe ancora godere, di protezioni da parte di apparati deviati dello Stato che non sono stati ancora smantellati. Questi pezzi deviati, che non sono mai stati sconfitti, potrebbero avere oggi interesse a creare confusione.
Cosa glielo fa pensare?
La storia recente. Ma anche quella venuta fuori dai processi, dalle sentenze di decine di processi, compresi quelli sulle stragi. Da Piazza Fontana aIla strage di Bologna. Il quadro emerso in questi procedimenti ha svelato connivenze e spesso reticenze da parte di uomini che teoricamente dovevano servire lo Stato e invece...
E invece?
Hanno fatto di tutto per depistare e rallentare le indagini e i processi. Posso citarle due fatti quando mi occupavo delle indagini sulla strage di Piazza della Loggia, a Brescia. Due esempi, che mi hanno fatto capire quanto fossero forti le resistenze di certi "settori" all'accertamento dei fatti e della verità
A cosa si riferisce?
Ad esempio, alla mia mancata trasferta in Argentina dove avrei dovuto incontrare una persona. Era un tassello importantissimo, al punto in cui era l'inchiesta. Questo incontro fu fatto saltare da qualcuno che non aveva interesse a che ciò avvenisse. La persona...
Chi era?
Era Gianni Guido. Fu messo sull'avviso e non si fece trovare.
Ma anche sulle indagini fatte dai carabinieri a Brescia si è detto ci sono zone d'ombra, è vero?
Diciamo che alcune circostanze non ci aiutarono, ma non fu un fatto casuale. Subito dopo la strage fu lavata la piazza. Un fatto gravissimo per la raccolta di elementi utili alle indagini. Una decisione frettolosa, troppo frettolosa, che un qualsiasi investigatore, anche agli inizi della carriere non farebbe mai.
C'è un nesso tra apparati deviati e questi episodi?
Ripeto, è difficile dirlo. Quei pezzi di Stato che non volevano la verità all'epoca non è detto che abbiano smesso di operare. Non credo siano stati messi incondizione di non "manovrare" più”.
 
 
 
 
 
 
 

 
@ scrivi all' almanacco dei "misteri d'Italia"

 
Homepage
Fontana
Agca
Pecorelli
Calabresi
Mafia
P2
Autobombe
Documenti
Ultimissime
Suicidi
Ustica
Bologna
Treni
Brescia
Questura
Gladio
Varie
Links
Moro