Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2003 |
11 febbraio 2003 - STRAGE BRESCIA: SI' AD ARRESTO ZORZI
"Il Nuovo"
Piazza della Loggia, sì all'arresto di Zorzi
Il tribunale del Riesame di Brescia accoglie la richiesta di carcerazione per Zorzi. Da anni in Giappone, è tra i principali imputati per la strage del '74 in cui morirono 8 persone.
BRESCIA - Il Tribunale del Riesame di Brescia ha accolto la richiesta d'arresto per Delfo Zorzi, uno dei principali imputati per la strage del 1974 in piazza della Loggia che causò 8 morti e 100 feriti.
"Pericolo di fuga e rischio d'inquinamento delle prove", dicono i requisiti riconosciuti, in base ai quali Zorzi dovrebbe essere arrestato. Arresto molto improbabile, dal momento che Zorzi si trova da anni in Giappone.
Il rischio dell'inquinamento delle prove per Zorzi, è dovuto alla vicenda che vede coinvolto l'ex pentito Martino Siciliano. Dopo essere stato arrestato, Siciliano aveva ammesso di aver ricevuto da Delfo Zorzi del denaro per ritrattare la sua versione dei fatti. Le dichiarazioni di Martino Siciliano avevano portato all'iscrizione nel registro degli indagati di Gaetano Pecorella, presidente della Commissione Giustizia della Camera, legale di Zorzi.
Martino Siciliano fu scarcerato con obbligo di dimora in una località sull'Appennino emiliano. Località dalla quale è però fuggitoproprio pochi giorni prima del suo interrogatorio con la formula dell'incidente probatorio.11 febbraio 2003 - STRAGE BRESCIA: TORNA IN CARCERE MAURIZIO TRAMONTE
ANSA:
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso contro la richiesta di proroga della custodia cautelare di Maurizio Tramonte, uno degli indagati per la strage di piazza della Loggia a Brescia. Tramonte, noto come 'Fonte Tritone', era tornato in liberta' per decorrenza dei termini nel luglio scorso, dopo essere stato arrestato per inquinamento prove. I magistrati Roberto Di Martino e Francesco Piantoni si erano pero' rivolti al Tribunale del Riesame che aveva accolto la richiesta di proroga della custodia cautelare in carcere. Successivamente i legali di Tramonte, gli avvocati Mita Mascialino ed Elena Bellogini avevano presentato ricorso in Cassazione, che pero' ha accolto la tesi della Procura.11 febbraio 2003 - ZORZI IN TRIBUNALE A TOKYO
"Il Manifesto"
Tokyo, le "ammissioni" di Zorzi in tribunale
"E' vero, ero conosciuto dai servizi giapponesi già nell'83". Prima di ottenere la cittadinanza
Hagen Roi Alias Delfo Zorzi: condannato per piazza Fontana, dall'89 è cittadino giapponese e i magistrati non riescono ad ottenerne l'estradizione
PIO D'EMILIA
TOKYO
"E' vero. Nel 1983, poche giorni prima della visita di Pertini in Giappone, fui contattato dai servizi giapponesi. Mi chiesero se avevo intenzione di creare problemi. Li rassicurai...". E Delfo Zorzi venne lasciato tranquillo. La polizia giapponese era dunque a conoscenza del passato di Zorzi. Ma si limitò a verificarne la conversione in uomo d'affari e lo lasciò in pace. Non lo disturbò neanche tre anni dopo, quando l'Italia ne chiese per la prima volta l'estradizione, in seguito alla condanna a dieci anni (poi annullata) per ricostituzione del partito fascista: reato politico, dissero, non è previsto nel nostro codice. E nel 1989, per evitare ulteriori problemi, il grande passo. Zorzi dà impulso alla domanda di naturalizzazione che viene approvata a tempo di record. Zorzi diventa giapponese. Sayonara. Ma se il Giappone vuole "scaricare" Zorzi, da ieri lo può fare senza temere di attentare ai diritti di un sincero amante dei ciliegi in fiore, giunto nel Sol Levante come novello Lafcadio Hearn e non, come sostiene la magistratura italiana, per sottrarsi alla giustizia. Sono le due di pomeriggio. Tribunale di Tokyo. Delfo Zorzi entra di nuovo dal portoncino riservato agli imputati. Ma non ammanettato. A scortarlo in aula - gremita di nuovo di cittadini italiani residenti in Giappone, qualche giornalista ed un funzionario della nostra ambasciata - sono infatti i suoi avvocati, ben cinque, che fanno il loro ingresso in un trionfo di profumi, vestiti firmati, valigette in pelle, presumibilmente griffate. Sembra si vada a discutere di marchi, esclusive, commissioni. Invece no. Si parla di Piazza Fontana. Ogni volta che Zorzi apre bocca, fa un'ammissione, confermando la maggior parte delle circostanze contestate ai giornalisti. Assieme agli avvocati, non si sa bene a che titolo, sfila il professor Romano Vulpitta, suo ex professore all'Orientale di Napoli e oramai da anni socio, o forse solo prestanome, di alcune delle sue società. Finché si tratta di confermare la sua presenza ad un certo pranzo (quello che lo stesso Vulpitta, all'epoca funzionario europeo, organizzò in onore di Giorgio Almirante, nel 1975, circostanza finalmente ammessa) o il fatto che, sotto lo pseudonimo di Alfredo Rossetti, Zorzi inviasse corrispondenze da Tokyo all'organo della DC, Il Popolo, va bene. Ma quando si tratta di spiegare perché ritenga diffamante essere descritto come appartenente al "movimento d'opinione" Ordine Nuovo o perché, nel presentare la sua richiesta di naturalizzazione, abbia omesso di citare i suoi precedenti penali, Zorzi è in difficoltà. Perché, gli chiede un avvocato a bruciapelo, non torna in Italia e subisce il processo? Diamine. "Perché nel giugno 1995 riferii tutto quello che sapevo al giudice Pradella, a Parigi. Non c'è alcun ulteriore contributo che io possa dare al processo...".
A fine udienza Zorzi era però esausto, e l'impressione è che si sia pentito di non aver usufruito dell'assistenza di un interprete ufficiale. Finirà forse per pagare un prezzo molto alto, per aver voluto impressionare la Corte circa la sua sincera giapponesizzazione. Forse è bene ricordare che Delfo Zorzi, alias Hagen Roi, in questo processo è il querelante, la parte offesa. Un imprenditore di successo il cui business e la cui credibilità sono stati "dolosamente e ingiustamente danneggiati" da una serie di articoli diffamatori. Articoli apparsi sulla stampa giapponese, un paio dei quali a firma di chi scrive, in cui si sostengono fatti noti e meno noti, come la dubbia acquisizione della cittadinanza giapponese, le troppo ricorrenti "sbadataggini" che, se tali fossero, trasformerebbero un agguerrito teorico della destra eversiva e un imprenditore di successo in un emerito cretino. Lei ha avuto per anni un doppio passaporto? "Si, ma non pensavo che fosse un reato... volevo sapere se ero sotto inchiesta, per questo ne ho chiesto il rinnovo anche dopo essere diventato giapponese". E come mai ha continuato a servirsi del nostro consolato, per autenticare la sua firma in calce alle procure? Non poteva rivolgersi alle autorità giapponesi? "Già. Forse sono stato un po' ingenuo. Ma l'ho fatto su consiglio dei miei avvocati. Mi dissero vai in ambasciata, in mezz'ora te la cavi". E bravo Gaetano Pecorella. Questa si chiama istigazione a delinquere. A parte il fatto - sottolineato dal mormorio della sala - che una tale sollecitudine nell'espletamento delle pratiche consolari, francamente, non risulta. "Una procura? Nel mio caso, venti giorni", assicura una cittadina.8 marzo 2003 - ARCAI A GIORNALE DI BRESCIA SU SENTENZA STRAGE
"Il Giornale di Brescia"
LA SENTENZA INTEGRALE DELLA CORTE D'ASSISE DI MILANO
Ancora sulle testimonianze della strage di piazza Loggia
Finalmente ho ricevuto la sentenza integrale della Terza Corte di Assise di Appello di Milano, n. 43-02, del 27 settembre 2002, nella quale sono contenute notizie che i cittadini di Brescia hanno il diritto di conoscere, a causa della connessione con l'eterna istruttoria per la Strage del 28 maggio 1974. Quella Corte di Assise ha infatti dovuto valutare l'attendibilità di due testimoni ritenuti fondamentali nei procedimenti per la strage del 15 maggio 1973 davanti alla Questura di Milano e per la strage di Brescia, il transfuga Martino Siciliano e il malatissimo Carlo Digilio, naturalmente pronunciandosi soltanto nel merito della prima. I cittadini bresciani di certo non hanno dimenticato che la prima scellerata istruttoria per la strage di casa fu depistata dalle dichiarazioni anche di Ugo Bonati che, pur essendo reo confesso, era stato manipolato dall'allora capitano Delfino quale "teste della Regina", che alla fine venne però perseguito come autore: un pool di tre pubblici ministeri, del quale faceva parte il dott. Pietro Luigi Caiazzo, chiese a suo carico l'emissione del mandato di cattura, che fu spiccato dal giudice istruttore Michele Besson: ma il Bonati divenne latitante subito dopo avere ricevuto, in un campo di aviazione del meridione, da un distinto signore giunto da Milano, un milione di lire e forse anche documenti falsi di identificazione. E scomparve definitivamente. Su conformi richieste dei tre pubblici ministeri, il giudice Besson dichiarò il Bonati del tutto inattendibile sia come teste che come coautore confesso della strage. Orbene, giudice a latere della Corte di Milano ed estensore della sentenza che ci interessa è appunto il dott. Caiazzo, buon esperto di testimonianze a tassametro, che ha trattato con particolare cautela e rigore le posizioni dei cosiddetti testimoni Martino e Digilio. Quanto al Martino ricordo che Manlio Milani ed io stesso lo abbiamo identificato, su questi stessi giornali, come fotocopia del Bonati a tutti gli effetti. Nella sentenza di Milano la posizione di Siciliano è trattata in particolare a pagine 191-194, 214, 215 in relazione alla strage di Milano. La conclusione della serrata analisi logico-giuridica è questa: Martino Siciliano è inattendibile perché ha offerto "un crescendo di dichiarazioni"; sospetto, in quanto "derivato dal fatto che ha riferito circostanze generiche, che costituivano un vero e proprio cliché del personaggio Bertoli come era stato da molti e anche dalla stampa rappresentato": rappresentato cioè falsamente. Insomma Siciliano ha fotocopiato a tassametro falsità. Siciliano è altrettanto inattendibile quando accusa Digilio, che chiama zio Otto, di essere stato l'esperto armaiolo del gruppo eversivo veneto, ma per averlo a suo dire appreso da Delfo Zorzi; dal quale aveva anche appreso che il Digilio "per adattare un silenziatore alla canna di una pistola calibro 9 riduceva il calibro 9 a 7,65". Impresa non da poco, se lo avesse saputo l'amico Beretta gli avrebbe dato un grosso premio. La posizione testimoniale di Carlo Digilio è esaminata in ogni suo risvolto alle pagine 199-210; vi sono anche comprese le dichiarazioni fatte in sede di incidente probatorio al Gip di Brescia nell'ambito del procedimento per la Strage di Brescia. La rigorosa analisi oggettiva e soggettiva si conclude col rigetto di ogni dichiarazione di Digilio in un crescendo di stroncature. Per esempio: a) "oltre a essere clamorosamente smentito da..., è smentito anche da altre fondamentali risultanze..."; b) la riprova che Digilio si sia totalmente inventata la storia (...) si ricava anche dall'esame obiettivo delle sue dichiarazioni, infarcito di "sostanziali contraddizioni", "inspiegabili mutamenti di versioni", "ripetuti e ingiustificati mutamenti di versioni", "contraddizioni su punti essenziali"; c) nelle dichiarazioni rese a Brescia in relazione alla strage di Milano, "sono impressionanti le modifiche apportate alla sua originaria versione"; d) "restano gravi interrogativi sulle ragioni per le quali Digilio si è inventato questa storia"; e) "dopo la malattia Digilio ha temuto fortemente di perdere i benefici previsti dal programma di protezione al quale era sottoposto (...) "l'organismo defedato e il forte timore di perdere tutti i benefici sono stati la molla che ha spinto Digilio a fare rivelazioni..." fasulle. Nelle mie sentenze di Milano io ho sempre definito personaggi come Martino Siciliano e Carlo Digilio, senza mezzi termini, "testimoni a tassametro", che il generale piduista Palumbo, lasciato impunito dalla presidente Tina Anselmi "per rispetto all'Arma", pagava con tante lire per tante righe di blaterazioni inventate, oppure dettate a tavolino da suoi ufficiali tipo Delfino. Mi sia lecito affermare che finché nell'istruttoria per la Strage si alternano "testimoni a tassametro" non conosceremo neppure un briciolo di verità. Accadrà anzi che coloro che tirano i fili dei depistaggi riusciranno a convincerci che la strage di Brescia non c'è mai stata, se non come oscura leggenda metropolitana. Ce la siamo inventata Manlio Milani e il sottoscritto. Il signor sindaco Corsini voglia gentilmente rimuovere da piazza della Loggia quella sorta di monumentino che non ricorda nulla neppure ai piccioni. GIOVANNI ARCAI11 marzo 2003 - STRAGE BRESCIA: SI E' COSTITUITO MARTINO SICILIANO
ANSA:
Si e' costituito ed e' rientrato in Italia dalla Francia Martino Siciliano, ex pentito e indagato per la strage di piazza della Loggia.
Siciliano era sottoposto a un programma di protezione e aveva l' obbligo di dimora in un centro dell'appennino emiliano da dove era fuggito in Francia verso la fine del novembre scorso, pochi giorni prima dell'interrogatorio con la formula dell' incidente probatorio a cui avrebbe dovuto essere sottoposto nell'ambito delle indagini sulla strage di piazza Loggia.
Siciliano, dopo essere rientrato dalla Francia in treno, sarebbe stato preso in consegna dalle forze dell'ordine che lo stanno portando a Brescia. A consigliare fortemente all'ex pentito di costituirsi sarebbe stato il legale di fiducia Fernanda Bozzola. La decisione e' maturata negli ultimi dieci giorni.Martino Siciliano, ex pentito e indagato nell' inchiesta per la strage di piazza della Loggia che si e' costituito oggi ai Ros dei carabinieri, dal tardo pomeriggio e' in carcere a Canton Mombello a Brescia.
Al proprio avvocato ha confidato di essersi costituito per "rispetto nei confronti delle vittime della strage e dell'autorita' giudiziaria del suo ex paese". Al suo legale ha detto inoltre di essere convinto di poter dare "un contributo processuale". Il procuratore di Brescia ha espresso "soddisfazione" aggiungendo "l'impegno e' ora quello di arrivare al processo nel piu' breve tempo possibile. Abbiamo raggiunto tanti buoni risultati".Le fughe improvvise e gli altrettanto improvvisi ripensamenti sono una costante del percorso giudiziario di Martino Siciliano, pentito storico delle inchieste sull'eversione nera degli anni '70, che dopo essere fuggito in Francia nel novembre dello scorso anno, alla vigilia dell'incidente probatorio davanti ai magistrati di Brescia che indagano sulla strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974 (8 morti e cento feriti), ha deciso di costituirsi.
Siciliano, testimone chiave per la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 per la quale sono stati condannati all' ergastolo Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, e per quella di Piazza della Loggia, s'era dato alla latitanza dopo che i magistrati bresciani lo avevano scarcerato per decorrenza termini, dopo l'arresto per favoreggiamento di Zorzi. Un gesto tipico da Martino Siciliano. Da anni residente in Colombia era ritornato a Milano per deporre al processo di Piazza Fontana ma il giorno fissato per la testimonianza se n'era andato, scrivendo una lettera al suo legale per spiegare che il suo era un atto di protesta contro lo Stato che per la sua collaborazione gli dava "una miseria".
Siciliano era ritornato alla ribalta quando nell'aprile del 2002 aveva fatto recapitare ai magistrati di Brescia un memoriale per scagionare Delfo Zorzi e per ritrattare anche tutte le sue dichiarazioni in relazione alla strage di Brescia. Nel memoriale Siciliano aveva scritto di essere pronto a farsi interrogare per rogatoria in Francia o in Colombia. Nel giugno dello scorso anno, pero', era arrivato il colpo di scena: i carabinieri del Ros lo avevano arrestato a Milano su ordine di custodia cautelare della magistratura di Brescia. Grazie a Giuseppe Fisanotti, personaggio veronese in passato legato all'estrema destra, i magistrati bresciani, scoperto che Siciliano era tornato in Italia e non credendo ad una parola del memoriale, avevano intercettato le sue conversazioni. Il pentito aveva raccontato a Fisanotti di avere ricevuto fin dal 1997 compensi da Delfo Zorzi. Aveva anche raccontato che al processo per la strage di Piazza Fontana, il 20 settembre del 2000, non si era presentato perche' Delfo Zorzi gli aveva promesso denaro cosi' come glielo aveva promesso per il memoriale (500 mila dollari).
Una storia complicata che ha fatto finire nei guai anche i legali di Delfo Zorzi, Gaetano Pecorella e Antonio Franchini, e quello dello stesso Siciliano, Fausto Maniaci. Martino Siciliano nelle conversazioni con Fisanotti, intercettate dai carabinieri, aveva spiegato di avere intrattenuto rapporti con i legali dell' ordinovista veneto, da molti anni diventato cittadino giapponese dove vive con il nome di Hagen Roy. Anche i legali sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura di Brescia con l'accusa di favoreggiamento e l'8 ottobre dello scorso anno il Gip Francesca Morelli aveva dichiarato la loro incompatibilita' nella difesa di Zorzi.12 marzo 2003 - STRAGE BRESCIA: DAI GIORNALI
"Brescia oggi"
EVERSIONE NERA. Una storia complicata di dichiarazioni e ritrattazioni. Il testimone-chiave su Delfo Zorzi era latitante da novembre
Strage di Brescia, si è costituito l' ex pentito Siciliano
Milano. Si è costituito ed è rientrato in Italia dalla Francia Martino Siciliano, ex pentito e indagato per la strage di piazza della Loggia a Brescia. Siciliano era sottoposto a un programma di protezione e aveva l'obbligo di dimora in un centro dell'appennino emiliano da dove era fuggito in Francia in novembre, pochi giorni prima dell'interrogatorio con la formula dell'incidente probatorio a cui avrebbe dovuto sottoporsi nell'ambito delle indagini sulla strage che il 28 maggio 1974 provocò otto morti e cento feriti. Siciliano, rientrato dalla Francia in treno, è stato preso in consegna dalle forze dell'ordine e portato a Brescia, dove è stato rinchiuso nel carcere di Canton Mombello. A consigliare fortemente all'ex pentito di costituirsi sarebbe stato il legale di fiducia Fernanda Bozzola. La decisione è maturata negli ultimi giorni.
L'ex pentito all'avvocato ha confidato di essersi costituito per "rispetto nei confronti delle vittime della strage e dell'autorità giudiziaria del suo ex paese". Al suo legale ha detto inoltre di essere convinto di poter dare "un contributo processuale". Il procuratore di Brescia, Giancarlo Tarquini, ha espresso "soddisfazione" aggiungendo "l'impegno è ora quello di arrivare al processo nel più breve tempo possibile".
Le fughe improvvise e gli altrettanto improvvisi ripensamenti sono una costante del percorso giudiziario di Martino Siciliano, pentito storico dell'eversione nera degli anni '70. Siciliano, testimone chiave per la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 per la quale sono stati condannati all'ergastolo Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, e per quella di Piazza della Loggia, si era dato alla latitanza in seguito alla scarcerazione decisa dai magistrati bresciani per decorrenza termini, dopo l'arresto per favoreggiamento di Zorzi.
Un gesto tipico di Siciliano. Da anni residente in Colombia, l'ex pentito era ritornato a Milano per deporre al processo di Piazza Fontana, ma il giorno fissato per la testimonianza se n'era andato, scrivendo al suo legale per spiegare che il suo era un atto di protesta contro lo Stato che per la sua collaborazione gli dava "una miseria".
Siciliano era salito di nuovo alla ribalta nell'aprile 2002 facendo recapitare ai magistrati di Brescia un memoriale per scagionare Zorzi e per ritrattare anche tutte le sue dichiarazioni in relazione alla strage di Brescia. Nel memoriale Siciliano scrisse di essere pronto a farsi interrogare per rogatoria in Francia o Colombia. Nel giugno scorso, però, era arrivato il colpo di scena: i carabinieri del Ros l'avevano arrestato a Milano su ordine della magistratura di Brescia.
Grazie a Giuseppe Fisanotti, personaggio veronese in passato legato all'estrema destra, i magistrati bresciani, scoperto che Siciliano era tornato in Italia e non credendo ad una parola del memoriale, ne avevano intercettato le conversazioni. Il pentito aveva raccontato a Fisanotti di avere ricevuto fin dal 1997 compensi da Zorzi. Aveva anche raccontato che al processo per la strage di Piazza Fontana, il 20 settembre 2000, non si era presentato perché Zorzi gli aveva promesso denaro come glielo aveva promesso per il memoriale (500 mila dollari). Una storia complicata che ha messo nei guai anche i legali di Delfo Zorzi, Gaetano Pecorella e Antonio Franchini, e quello dello stesso Siciliano, Fausto Maniaci.
Martino Siciliano nelle conversazioni con Fisanotti, intercettate dai carabinieri, aveva spiegato di avere intrattenuto rapporti con i legali dell' ordinovista veneto, da molti anni diventato cittadino giapponese dove vive con il nome di Hagen Roy.
Anche i legali sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura di Brescia con l'accusa di favoreggiamento e l'8 ottobre dello scorso anno il Gip Francesca Morelli aveva dichiarato la loro incompatibilità nella difesa di Zorzi.13 marzo 2003 - STRAGE BRESCIA E RITORNO SICILIANO
"Il Giornale di Brescia"
"Torno per rispetto alle vittime delle Stragi" ha detto martedì il pentito di piazza Loggia. Lo aveva già ribadito dalla Francia
Dalla latitanza Martino Siciliano telefonò a Milani
Interrogatori in vista per il "collaboratore"
Martino Siciliano, collaboratore di giustizia nell'ambito dell'inchiesta sulle Stragi di Piazza Loggia e Piazza Fontana, ha spiegato di essersi costituito alla autorità italiane (l'uomo, accusato di favoreggiamento nei confronti di Delfo Zorzi, è rientrato dalla Francia martedì ed è stato preso in consegna dai Ros) per rispetto alle vittime delle Stragi. Un atteggiamento che ieri Manlio Milani, presidente dell'associazione familiari caduti di Piazza della Loggia, ha detto di considerare con attenzione. "Una motivazione - ha spiegato Milani - di cui è giusto prendere atto con grande rispetto. Come ho già avuto occasione di dire a Tokio a Delfo Zorzi, ascolterò con attenzione e senza alcun pregiudizio quanto Martino Siciliano avrà da dire. Mi auguro che tutto ciò possa rivelarsi utile ai fini del disvelamento della verità su quel periodo". Nel corso della sua latitanza in Francia (il pentito si era allontanato da un paese dell'Appennino emiliano, dove era sotto sorveglianza, alla vigilia dell'incidente probatorio nel quale avrebbe dovuto ripercorrere la sua testimonianza su Piazza Loggia e sulle ritrattazioni effettuate per favorire l'ex amico Delfo Zorzi) Martino Siciliano ha telefonato più di una volta a Manlio Milani, manifestando l'intenzione di tornare a fine febbraio e di ribadire quanto sapeva di quegli anni in cui operava negli ambienti della Destra veneta.
Siciliano in quelle conversazioni telefoniche avrebbe confermato a Milani l'intenzione di tornare anche in segno di rispetto per le vittime delle stragi, proprio come ha ribadito poche ore dopo aver superato la frontiera ed essere stato accompagnato in carcere dai carabinieri. Oggi, probabilmente, Martino Siciliano riceverà la visita del suo avvocato Maria Fernanda Bozzola e nei prossimi giorni potrebbe essere ascoltato dal giudice per le indagini preliminari Francesca Morelli e dai magistrati che stanno conducendo l'inchiesta, il procuratore aggiunto Roberto Di Martino e il sostituto Francesco Piantoni.
Non è escluso che nelle prossime settimane Siciliano torni a sedersi in un'aula di tribunale per ribadire quanto sa degli anni della tensione e delle strategie eversive che avrebbero caratterizzato le azioni di Ordine Nuovo in Veneto. Un incidente probatorio che era stato chiesto qualche mese fa dagli stessi avvocati (Gaetano Pecorella, Fausto Maniaci, Antonio Franchini e Lodovico Mangiarotti) chiamati in causa dalle dichiarazioni di Martino Siciliano, quando ha spiegato i motivi tutti economici che lo avevano spinto a ritrattare le dichiarazioni contro Delfo Zorzi. m.tor.15 marzo 2003 - STRAGE DI BRESCIA: SICILIANO VUOLE INCONTRARE MILANI
"Il Giornale di Brescia"
Strage: Martino Siciliano vuole incontrare Manlio Milani
SI PROFILA UN FACCIA A FACCIA TRA L'EX PENTITO E IL PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE DELLE VITTIME
Manlio Milani, presidente dell'associazione vittime della strage
Martino Siciliano vuole incontrare Manlio Milani. L'ex pentito, considerato un testimone importante nell'inchiesta sulla strage di piazza Loggia, ha espresso il desiderio di parlare faccia a faccia con il presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime dell'attentato che il 28 maggio 1974 provocò otto morti e cento feriti. Forse questo incontro ci sarà, ma in ogni caso quando Siciliano sarà stato interrogato dai magistrati che ancora indagano sulla strage. Tre giorni fa Martino Siciliano è rientrato in Italia e si è costituito. Ora si trova in carcere perchè nell'ambito dell'inchiesta sulla strage di Brescia è accusato di favoreggiamento e si era allontanato dalla sua residenza, dove aveva l'obbligo di rimanere, alla fine del novembre 2002. Siciliano, la cui "carriera" di collaboratore e di testimone in varie inchieste sulle stragi "nere" degli anni 60-70 è stata tutta costellata di fughe, ritorni e cambi di atteggiamento non sempre comprensibili, aveva fatto sapere tramite il suo avvocato di essere tornato per "rispetto nei confronti delle vittime della strage e nei confronti della giustizia del suo ex paese". Si era poi saputo che durante i tre mesi e mezzo trascorsi in Francia, l'ex collaboratore che ha la cittadinanza transalpina, aveva telefonato più di una volta a Milani e, a suo dire, quei colloqui avevano avuto un peso fondamentale nella decisione di tornare. Siciliano però era sparito dall'Italia alla vigilia di un importante interrogatorio: doveva essere sentito davanti al Gip con la formula dell'incidente probatorio; cioè come durante un processo e le sue dichiarazioni avrebbero avuto un valore definitivo di prova, sempre che fossero state ritenute attendibili e veritiere. Ora, quasi sicuramente, l'iuncidente probatorio verrà effettuato e Manlio Milani ha fatto sapere di essere interessato a incontrare Martino Siciliano solo dopo quell'atto, per evitare qualsiasi tipo di strumentalizzazione. Manlio Milani, a proposito dei colloqui telefonici avuti con l'ex pentito, ha detto di averlo sentito teso, a tratti spaventato. "Io - spiega Milani - mi sono limitato a dirgli ciò che avevao detto anche a Delfo Zorzi in Giappone: torni in Italia e dica ciò che ha da dire all'autorità giudiziaria".20 aprile 2003 - PECORELLA: SU DI ME INDAGHI MILANO
"Il Giornale di Brescia"
Il parlamentare è iscritto nel registro degli indagati per le ritrattazioni di Martino Siciliano sulla strage
Pecorella: su di me indaghi Milano
"Il reato di favoreggiamento di Delfo Zorzi sarebbe iniziato davanti al gip del capoluogo"
L'on. Gaetano Pecorella ha chiesto alla Procura di Brescia di trasmettere a Milano gli atti dell'inchiesta che vede indagato lo stesso Pecorella per favoreggiamento nei confronti dell'ex ordinovista veneto Delfo Zorzi, ora imprenditore in Giappone. L'istanza è stata depositata l'altro ieri negli uffici della Procura di Brescia dai legali di Pecorella, avvocati Filippo Sgubbi e Fabrizio Corbi. Secondo i pm bresciani Roberto di Martino e Francesco Piantoni - titolari della terza inchiesta sulla strage di piazza della Loggia (8 morti e oltre 100 feriti il 28 maggio '74 durante una manifestazione antifascista) - il presidente della Commissione Giustizia della Camera avrebbe avuto un ruolo nella ritrattazione di Martino Siciliano, pentito storico dell'eversione di destra, che l'anno scorso fece giungere ai magistrati bresciani un memoriale in cui ritrattava tutte le sue precedenti dichiarazioni nei processi sulle stragi di piazza Fontana, piazza della Loggia e della Questura di Milano. Questa decisione, secondo l'accusa, sarebbe stata determinata da cospicui versamenti di denaro da Zorzi a Martino Siciliano. Per i legali di Gaetano Pecorella, il momento in cui si concretizzerebbe eventualmente il reato ipotizzato dalla Procura, sarebbe la mancata presentazione di Siciliano al giudice per le indagini preliminari di Milano nell'ambito delle inchieste sulle stragi milanesi. Un fatto accaduto nel capoluogo lombardo dove, pertanto, Pecorella chiede che venga trasferita l'inchiesta sul presunto favoreggiamento che vede coinvolto anche l'ex legale di Martino Siciliano. Per il pentito, recentemente rientrato in Italia dopo una fuga dall'obbligo di dimora in una località sugli Appennini, la Procura di Brescia ha chiesto nei giorni scorsi l'interrogatorio con la formula dell'incidente probatorio nell'ambito dell'inchiesta sulla strage bresciana.3 maggio 2003 - STRAGE BRESCIA: DAI GIORNALI
"Giornale di Brescia"
Iniziativa del ministro dopo una lettera dei familiari delle vittime. Lunedì Siciliano dal gip
Castelli: nuovi passi su Zorzi
Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, affronterà la questione dell'estradizione di Delfo Zorzi con il collega giapponese nel corso della riunione del G8 della Giustizia, in programma lunedì prossimo a Parigi. "Mentre - sono parole del ministro - la delicata questione del risarcimento delle vittime dei reati sarà affrontata a livello europeo". A sollecitare il ministro sulle due questioni (Zorzi è stato condannato all'ergastolo per la strage di piazza Fontana), una lettera dell'Associazione familiari delle vittime della strage di Piazza della Loggia, di cui è presidente Manlio Milani. Quest'ultimo, nella sua lettera, faceva presente che sull'estradizione di Zorzi le ultime notizie da parte governativa risalgono all' agosto 2002, quando con una lettera il ministro "senza nascondere le difficoltà del caso, sottolineava i vari passi effettuati presso il governo giapponese affinchè la cittadinanza concessa a Zorzi, " fatto realmente ostativo all'estradizione", venisse " riconsiderata dalle autorità nipponiche, poichè tra l'altro, essa è il frutto di un mendacio nelle dichiarazioni rese nel procedimento di naturalizzazione, come risulta dalle indagini dell'autorità giudiziaria italiana"". Milani - che a sua volta aveva sostenuto tale argomentazione negli incontri avuti con le autorità governative giapponesi a Tokyo - chiedeva a Castelli, " se a circa un anno di distanza da quella lettera fosse possibile far conoscere alla città gli ulteriori interventi fatti dal governo ". Il presidente dell'associazione - parlando poi della proposta di legge per le vittime dei reati, consegnata a Castelli nel giugno 2002 dall'Osservatorio nazionale delle vittime di reato - chiede va quali fossero state le iniziative intraprese per una sua discussione in Parlamento. Milani faceva presente a Castelli che dal novembre scorso - quando alla Camera dei Deputati si è tenuta da parte dell'Unione familiari delle vittime per stragi una conferenza stampa per illustrare i contenuti della legge per l'assistenza, il sostegno e la tutela delle vittime dei reati - c'è stato "il silenzio totale da parte del ministero". Il presidente dell'Associazione concludeva chiedendo a Castelli se "essendo Brescia una città ferita da una strage terroristica tutt'ora impunita, non abbia il diritto di conoscere le iniziative da lei intraprese nel merito. Tanto più che quella proposta di legge elaborata presso il ministero da lei presieduto, rientra nel quadro di tutela dei diritti e della sicurezza dei cittadini". Intanto è fissato per lunedì prossimo l'inizio dell'interrogatorio con la formula dell'incidente probatorio nei confronti del pentito Martino Siciliano nell'ambito dell'inchiesta sulla strage di piazza della Loggia. Per l'interrogatorio il gip Francesca Morelli ha previsto complessivamente 14 udienze. L'ultima è stata fissata per il 29 maggio, giorno successivo all'anniversario dell'attentato. Martino Siciliano avrebbe dovuto essere interrogato già nello scorso dicembre, ma alcuni giorni prima era fuggito in Francia per costituirsi solo l'11 marzo scorso. Da quel giorno è rinchiuso a Canton Mombello. L'accusa - rappresentata dal procuratore aggiunto Roberto Di Martino e dal sostituto Francesco Piantoni - chiede che Siciliano venga esaminato relativamente ai fatti di cui ha già ampiamente parlato, e cioè sull'ipotesi di un coinvolgimento nella organizzazione e nella esecuzione della strage di Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Giangastone Romani, Marcello Soffiati, Giovanni Melioli, Pino Rauti ed Ermanno Buzzi. Inoltre Siciliano dovrà rispondere anche sui suoi rapporti coi legali di Delfo Zorzi e spiegare se questi rapporti lo abbiano spinto a tenere un comportamento processuale che - per quanto riguarda le stragi di Piazza Fontana e di Piazza della Loggia - risultasse favorevole all'ex ordinovista veneto."Brescia Oggi"
Questa volta è in carcere, per scongiurare la fuga dell'ultimo minuto
Strage, Martino Siciliano inizierà a parlare lunedì
Fissate quattordici udienze in via Collebeato per l'incidente probatorio del pentito. È accusato di aver ritrattato le sue dichiarazioni perchè pagato da Zorzi, l'ex ordinovista ora in Giappone
Questa volta i rischi che non si presenti all'appuntamento (a meno di un clamorosa evasione dal carcere) non dovrebbero esserci, visto che non si trova più ospite di un ameno albergo dell'Appennino, ma dell'assai meno accogliente casa circondariale di Canton Mombello. Per Martino Siciliano, uno dei pentiti di spicco dell'eversione nera degli anni '70, è arrivato il momento di vuotare il sacco sulla Strage di piazza della Loggia. Lo farà da lunedì mattina e per 14 udienze davanti al giudice per le indagini preliminari Francesca Morelli, che ha convocato le parti per l'incidente probatorio alla maxi aula del Centro polivalente di via Collebeato. Diversamente da quanto accaduto con Carlo Digilio, che ha risposto alle domande di accusa e difesa in video conferenza, Martino Siciliano siederà personalmente sul banco dei testimoni, assistito dal suo avvocato Maria Fernanda Bozzola.
Fra i banchi, gli avvocati dei 19 indagati: alcuni accusati di concorso in strage (Maurizio Tramonte, Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Francesco Delfino, Arturo Francesconi Sartori, Serac Guerin, Giovanni Maifredi, Pino Rauti, Angelo Pignatelli, Maurizio Zotto, Lelio di Stasio, Roberto Rinani, Ariosto e Fiorenzo Zanchetta, Carlo Digilio), altri di favoreggiamento nei confronti di Delfo Zorzi (oltre a Martino Siciliano, gli avvocati Fausto Maniaci, Gaetano Pecorella, Antonio Franchini, Lodovico Mangiarotti). Proprio su questo punto Martino Siciliano dovrà contrastare il fuoco di fila delle difese che hanno sempre negato di aver dato o promesso denaro a Siciliano per conto di Delfo Zorzi affinchè ritrattasse le dichiarizioni fatte sulla Strage di piazza della Loggia e su piazza Fontana contro l'esponente ordinovista veneto, oggi danaroso uomo di affari in Giappone. Intercettato dai carabinieri dei Ros, Siciliano ha spiegato di aver ricevuto denaro per fare scena muta davanti ai giudici che gli chiedevano di confermare le dichiarazioni accusatorie fatte in precedenza, così come fu pagato per consegnare un memoriale in cui diceva di aver detto certe cose senza rendersi conto di rovinare una persona per bene.
Più contenuto sarà il contributo che Martino Siciliano potrà dare alla ricostruzione della Strage di Brescia, anche perchè si è sempre limitato a confermare l'inquadramento generale entro il quale l'attentato di piazza Loggia si è sviluppato. L'incidente probatorio di Siciliano dovrebbe concludersi il 29 maggio, il giorno dopo il 29esimo anniversario dell'eccidio.
m.tor.5 maggio 2003 - ZORZI: SU ESTRADIZIONE CASTELLI INCONTRA MINISTRO GIAPPONE
ANSA:
Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ha incontrato oggi a Parigi, in margine al vertice del G8 Giustizia e Interni, il collega giapponese Akio Harada, con il quale ha affrontato la questione dell'estradizione di Delfo Zorzi, uno dei presunti autori della strage di Piazza Fontana. Harada - ha riferito Castelli - "ha ribadito che Zorzi e' cittadino giapponese, quindi Tokyo non puo' procedere ad un'estradizione per un suo cittadino. Non e' mai accaduto. Bisognerebbe che gli venisse tolta la cittadinanza giapponese, ma anche questo non e' mai accaduto". Castelli ha aggiunto che dal colloquio con il ministro giapponese e' emerso che "ci sarebbe bisogno di elementi nuovi, che noi per ora non possiamo fornire. Ma - ha aggiunto il ministro - stiamo anche traducendo tutti gli atti del processo in giapponese, un grosso sforzo che testimonia come il governo stia facendo di tutto per arrivare all'estradizione di Zorzi".6 maggio 2003 - STRAGE DI BRESCIA: INCIDENTE PROBATORIO PER SICILIANO
"Giornale di Brescia"
Strage di piazza Loggia: iniziato ieri nell'aula bunker di via Collebeato l'incidente probatorio per il testimone
Siciliano: "Così Zorzi mi pagava"
Alberto Pellegrini
È uno dei principali testimoni nell'inchiesta sulla strage di piazza Loggia e in altri processi di eversione "nera" degli anni 60-70. Ma ieri Martino Siciliano, finalmente davanti a un giudice bresciano per un interrogatorio con valore di prova, ha parlato di fatti molto più recenti, non così tragici, ma forse più attuali e "scottanti". Il contestato collaboratore di giustizia ha infatti risposto a domande esclusivamente sugli ultimi anni della sua "collaborazione" e in particolare sui suoi rapporti con Delfo Zorzi, l'ex ordinovista veneto principale imputato per le stragi di Brescia e di piazza Fontana. Martino Siciliano, ex amico di Zorzi, iniziò a collaborare con il giudice milanese Guido Salvini parlando proprio di Zorzi, ma ha poi tenuto un comportamento contraddittorio cambiando versione, scomparendo dalla circolazione e arrivando lo scorso anno a farsi arrestare per favoreggiamento. In quella occasione sono rimasti coinvolti nell'inchiesta, sempre per favoreggiamento, anche il difensore di Siciliano, l'avvocato Fausto Maniaci, e i difensori di Delfo Zorzi, gli avvocati Antonio Franchini e Gaetano Pecorella (quest'ultimo è anche deputato di Forza Italia e presidente della Commissione giustizia della Camera). A causa di questo coinvolgimento come indagati Pecorella e Francini hanno dovuto lasciare la difesa di Delfo Zorzi e Maniaci quella di Siciliano perchè il Gip Francesca Morelli ha stabilito l'incompatibilità del ruolo di indagati con quello di difensori di altri indagati nella stessa inchiesta. L'udienza di ieri, davanti al Gip Francesca Morelli, è durata tutto il giorno e si è svolta a porte chiuse; non si conoscono quindi i particolari della deposizione di Martino Siciliano, ma si è saputo che il collaboratore rientrato recentemente dalla Francia dopo una ennesima "fuga", ha sostanzialmente confermato quanto aveva già detto ai pm bresciano Francesco Piantoni e Roberto Di Martino, dopo l'arresto per favoreggiamento. Anche ieri quindi al centro del racconto di Siciliano non c'è stata l'eversione neofascista e le stragi di trent'anni fa, ma si è parlato di quel memoriale fatto giungere ai pm di Brescia (tramite i difensori di Delfo Zorzi) nella primavera dell'anno scorso. In quelle pagine Siciliano ritrattava tutto, scagionando Delfo Zorzi da qualsiasi coinvolgimento sia nella strage milanese di piazza Fontana che in quella di piazza Loggia. Gli inquirenti bresciani però, davanti a quello strano memoriale, avviarono alcuni accertamenti che li convinsero che Siciliano era stato indotto a ritrattare, con pressioni o addirittura con pagamenti in denaro, e quindi accusarono di favoreggiamento lui e i legali coinvolti in questa poco chiara vicenda. Anche ieri quindi Siciliano ha ammesso che quel memoriale è falso, che sono al contrario vere le accuse che aveva mosso all'ex amico ora diventato miliardario e cittadino giapponese col nome di Hagen Roy. Martino Siciliano aveva detto, e ieri pare lo abbia confermato, di aver ricevuto denaro da Zorzi fin dalla fine degli anni '90; i soldi gli venivano consegnati tramite il suo avvocato e pare tramite i difensori dello stesso Delfo Zorzi. L'incidente probatorio con la deposizione di Martino Siciliano prosegue oggi per tutta la giornata e poi continuerà giovedì. Sono già fissate numerose udienze fino al 29 maggio, ma è probabile che l'interrogatorio del collaboratore si esaurisca prima.24 maggio 2003 - FRATTINI ANNUNCIA NUOVI PASSI PER ESTRADIZIONE ZORZI
"Il Gazzettino"
PIAZZA FONTANA Nuovi passi avanti per l'estradizione del terrorista nero condannato all'ergastolo
"Il Giappone consegnerà Delfo Zorzi"
Franco Frattini ha sollevato il caso Zorzi chiedendo al Giappone che siano fatti "ulteriori passi" nell'inchiesta sulla revoca della cittadinanza al terrorista nero condannato all'ergastolo in contumacia per la strage di piazza Fontana. In un incontro a Parigi con il ministro degli Esteri Yoriko Kawaguchi, il titolare della Farnesina ha chiesto una accelerazione dell'inchiesta aperta dal Giappone nel 2000 per verificare se Zorzi abbia tenuto "una buona condottà" mantenendo il passaporto italiano contro la legge nipponica.Il capo della diplomazia giapponese ha detto di rendersi conto delle implicazioni politiche della vicenda ed ha assicurato che solleverà il tema al ministro della Giustizia nipponico Majumi Moriyama a compiere sollecitamente i passi ulteriori necessari per arrivare ad una definizione della vicenda.Delfo Zorzi infatti è cittadino giapponese sin dal 1989 e ha assunto il nome di Hagen Roi. È sposato con una giapponese e da allora vive a Tokyo dove ha aperto un'attività imprenditoriale di grande successo.Il ministro degli Esteri italiano ha sollevato il caso Zorzi per sottolineare l'attenzione e la sensibilità sulla vicenda di tutto il governo, il Parlamento e dell'opinione pubblica italiana. In sostanza, Frattini ha ricordato al suo omologo giapponese le "aspettative" italiane che le autorità di Tokyo vogliano considerare il vizio dell'acquisizione della cittadinanza giapponese da parte di Zorzi, il quale nel chiedere la cittadinanza nascose alcuni elementi che - se conosciuti - non avrebbero permesso la concessione della cittadinanza. Manca insomma il requisito della buona fede. Naturalmente, la revoca della cittadinanza permetterebbe l'estradizione del terrorista sul quale dal 1997 pende un mandato di cattura internazionale.27 maggio 2003 - STRAGE DI BRESCIA: 29° ANNIVERSARIO
"Brescia Oggi"
29° ANNIVERSARIO. Domani la commemorazione e altre iniziative, oggi un convegno
Strage, Brescia non dimentica
In piazza Dino Greco e Giovanna Chelli. Serata con Ughi
Brescia non vuole dimenticare. L'intera città non vuole dimenticare quella mattina del 28 maggio di ventinove anni fa. Non vuole dimenticare chi quella mattina era in piazza, e non vogliono dimenticare nemmeno i figli di chi quella mattina manifestava in piazza della Loggia. Non vuole dimenticare chi ha sentito il fragore della bomba che uccise 8 persone e ne ferì un centinaio, ma non vuole dimenticare nemmeno chi di quella bomba ha sempre e solo sentito parlare. Oggi, come 29 anni fa, Brescia chiede giustizia. La "memoria" è il motivo dominante per la celebrazione di domani di questo ventinovesimo anniversario della strage di piazza Loggia. E la memoria correrà anche sulle note del violino di Uto Ughi, che si esibirà domani sera alla Chiesa di San Francesco.
Domani alle 11 all'auditorium San Barnaba in piazza Arturo Benedetti Michelangeli è previsto l'incontro "Memoria: antidoto alla violenza" con gli interventi di Alberto Cavalli, presidente della Provincia, Paolo Corsini, sindaco di Brescia, e testimonianze di familiari delle vittime di mafia e terrorismo Umberto Ambrosoli, Giovanna Chelli, Maria Falcone e Mariella Dionisi Maggi.
Le celebrazioni iniziano alle 8.30 con la celebrazione eucaristica al cimitero Vantiniano; alle 9.30 ricevimento a Palazzo Loggia della rappresentanza dei familiari Caduti di piazza della Loggia; alle 9.50 omaggio alla stele dei Caduti. Alle 10 è in programma la commemorazione in piazza della Loggia con gli interventi di Dino Greco, segretario generale della Cgil e Giovanna Chelli, della associazione Familiari vittime Strage di via Georgofili di Firenze, e alle 11 il già citato incontro al San Barnaba.
La giornata prosegue anche la sera. Alle 21.15 nella chiesa di San Francesco D'Assisi è in programma un concerto in memoria dei Caduti della strage di piazza della Loggia con l'Orchestra del Festival pianistico internazionale diretta dal maestro Agostino Orizio, e con un solista d'eccezione: il violinista Uto Ughi.
All'insegna della memoria anche l'incontro organizzato oggi alle 10 nell'aula magna di Giurisprudenza in via San Faustino dagli Studenti democratici con il patrocinio del Crs. Il titolo è "1974-2003 I giovani e la memoria: la strage di Piazza della Loggia. Per non dimenticare". Introduce Antonella Cosmano, rappresentante di Studenti democratici. Intervengono Manlio Milani, presidente dell'Associazione Familiari vittime di piazza Loggia e Alfredo Bazoli. Coordina l'incontro Antonio D'Andrea, docente di Diritto Costituzionale. Seguirà la proiezione del film-documentario: "Ho visto volare una bicicletta".
Un altro concerto per ricordare la strage di 29 anni fa è in programma anche questa sera alla chiesa di San Giovanni, con il patrocinio del Comune di Brescia e la collaborazione della Cgil Scuola: alle ore 21 si esibirà il Coro Filarmonico di Brescia diretto dal maestro Massimo Mazza (nelle pagine degli spettacoli pubblichiamo una più ampia presentazione di questo appuntamento musicale). w.p.- LA STORIA GIUDIZIARIA
Ventinove anni di indagini Otto processi: tutti assolti
Nell'ultima inchiesta venti indagati grazie a qualche pentito
Sono trascorsi quasi 29 anni dalla Strage di piazza Loggia, da allora sono stati celebrati otto processi con un solo risultato: nessun colpevole. La procura della Repubblica di Brescia dal 1993 ha aperto una nuova inchiesta, la terza, che ha fatto finire sul registro degli indagati una ventina di persone: esponenti della destra eversiva veneta, ma anche uomini di spicco come il generale dei carabinieri Francesco Delfino, l'ex parlamentare Pino Rauti e, con l'accusa di favoreggiamento a favore dell'imputato principale, Delfo Zorzi, anche alcuni legali di spicco, compreso l'onorevole Gaetano Pecorella. Ecco le principali tappe della vicenda: il 28 maggio 1974 in Piazza Loggia scoppia una bomba: 8 i morti, oltre cento i feriti. Il 2 luglio 1979 la corte d' assise di Brescia condanna all' ergastolo il neofascista bresciano Ermanno Buzzi e a 10 anni e sei mesi di reclusione Angelino Papa. Nell'aprile 1981 nel carcere di Novara Ermanno Buzzi viene strangolato dai neofascisti Mario Tuti e Pierluigi Concutelli. Il 2 marzo 1982 la corte d'assise d'appello di Brescia assolve Angelino Papa e gli altri neofascisti. Una sentenza che assolve anche il defunto Ermanno Buzzi. Il 30 novembre 1983 la corte di Cassazione annulla con rinvio la sentenza d' appello per 4 imputati: Nando Ferrari, Marco De Amici e per i due fratelli Angelino e Raffaele Papa, mentre il 23 marzo 1984 nasce una nuova inchiesta: Cesare Ferri viene incriminato per la strage con Alessandro Stepanoff e con Sergio Latini.
Il 19 marzo 1985 la corte d' assise d'appello di Venezia assolve Ferrari, De Amici e i fratelli Papa, mentre il 23 maggio 1987 la corte d'assise assolve per insufficienza di prove Cesare Ferri e gli altri imputati Stepanoff e Latini. Il 25 settembre 1987, la Cassazione conferma la sentenza di Venezia e il 10 marzo 1989 la corte d' Assise d' Appello rigetta l'impugnazione dell'accusa e assolve "per non aver commesso il fatto" Cesare Ferri e gli altri due imputati. il 23 novembre 1989 la Cassazione conferma la sentenza su Cesare Ferri e gli altri due.
Il 23 maggio 1993 il giudice istruttore Giampaolo Zorzi chiude anche l' ultimo filone di inchiesta relativo alla cosiddetta "pista Ferri" e spedisce alcuni stralci alla procura. Da questo materiale nasce una terza indagine che si arricchisce di nuovi indagati e del contributo di alcuni pentiti: Carlo Digilio, Martino Siciliano (nei confronti del quale ieri è continuato l'interrogatorio con la formula dell'incidente probatorio ad opera degli avvocati di alcuni indagati), Maurizio Tramonte, che già hanno collaborato alle inchieste sulla Strage di piazza Fontana e davanti alla Questura di Milano. Fra gli indagati principali: Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi.6 giugno 2003 - SOLDI SU CONTI CONVIVENTE PENTITO SICILIANO IN COLOMBIA
"Il Gazzettino"
Decine di migliaia di dollari nelle banche colombiane Ma una donna allontana il sospetto su Zorzi: "I soldi sono miei" Brescia
NOSTRO INVIATO
I soldi glieli hanno trovati, decine di migliaia di dollari versati sul Banco Sudameris in Colombia. E anche la provenienza - casseforti svizzere - in qualche misura coincide. Ma i mittenti del denaro restano al momento sconosciuti, serviranno altre rogatorie per accertare i conti di provenienza. E, soprattutto, c'è una donna, la convivente di Martino Siciliano, a smentire il sospetto di versamenti attribuibili a Delfo Zorzi: "Quei soldi erano miei, avevo venduto case, terreni...".
Il pentito "nero" che si è più volte pentito di essersi pentito, dopo una decina di udienze davanti al gip, ha concluso il rito dell'incidente probatorio, interrogatorio e controinterrogatorio per fissare - a futura memoria e con verbali dal valore di prove - i suoi ricordi così contraddittori e controversi. L'aula-bunker di Brescia ieri ha visto l'epilogo, con l'arrivo delle rogatorie da Bogotà, di questa nuova deposizione-fiume, che non ha riguardato tanto la strage di Piazza della Loggia(1974), quanto il supposto depistaggio legato al memoriale con cui, nel marzo 2002, Siciliano aveva ritrattato le accuse contro Zorzi (latitante in Giappone). Per quell'affare sono stati indagati (favoreggiamento) il suo legale, Fausto Maniaci, e i difensori di Zorzi, il deputato forzista Gaetano Pecorella presidente della commissione Giustizia della Camera e il veneziano Antonio Franchini. Ecco l'ultima verità di Siciliano.
SOLDI IN COLOMBIA.Le rogatorie confermano movimenti per decine di migliaia di dollari sui conti di Siciliano, della convivente e di un prestanome, nel periodo 1998-2001. Il pentito aveva detto che da Zorzi avrebbe dovuto ricevere complessivamente 115 mila dollari in cambio della ritrattazione.
LA CONVIVENTE SMENTISCE.Ma c'è anche il verbale d'interrogatorio della convivente secondo cui 50-60 mila dollari sarebbero il frutto di vendite di proprietà immobiliari, una casa e dei terreni. Su quei conti, poi, sarebbero transitati in passato i 50 mila dollari ricevuti dal Sisde per la collaborazione e alcuni anticipi provenienti dal giudice Salvini.
CANALI SVIZZERI.Eppure c'è anche un canale elvetico. Attraverso il circuito Western Union sarebbero arivati modesti versamenti che Siciliano attribuisce al suo legale, che indica anche (ma il professionista smentisce) quale tramite con l'entourage di Zorzi. Altri bonifici sono arrivati dal Credit Suisse di Chiasso. Si farà una nuova rogatoria (già un paio sono in corso in Svizzera) alla ricerca dei mittenti.
STRANE COINCIDENZE.Secondo l'avvocato di parte civile, Federico Sinicato, le date dei versamenti coinciderebbero con passaggi cruciali del comportamento processuale di Siciliano: il rifiuto di testimoniare, la fuga da Milano alla vigilia dell'interrogatorio in Corte d'Assise per Piazza Fontana, il memoriale di ritrattazione. Siciliano disse di aver ricevuto 15 mila dollari in contanti a Lugano dopo l'inoltro del memoriale: il giorno dopo il deposito del documento a Brescia (9 aprile 2002) risulterebbe un bonifico da lui fatto alla convivente in Colombia (canale Western Union) per l'importo di un milione di lire.
IL RUOLO DEI DIFENSORI.Cosa ha detto Siciliano sugli avvocati? Ha tirato in ballo in modo diretto il proprio difensore, Maniaci, sostenendo che da lui ricevette somme di denaro e notizie riguardanti l'interessamento e le promesse di Zorzi. Non ebbe contatti con Pecorella, ma telefonici con il collega di studio Lodovico Mangiarotti. Parlò al telefono con l'avvocato Franchini, ma quest'ultimo, sospettoso di essere cercato da Siciliano, registrò le conversazioni e ha sfoderato le trascrizioni come un asso nella manica: era il pentito che voleva mettersi in contatto con Zorzi.
Giuseppe PietrobelliPrecisa la difesa: "Le accuse si basano sulle parole, non ci sono riscontri documentari" Brescia
NOSTRO INVIATO
"La verità? Aahh, la verità...". Alza gli occhi al cielo, Martino Siciliano. Agita le manette. E s'infila nel cellulare. Lo hanno guardato a vista dodici agenti di custodia, uno scialo di divise. Ma il personaggio è importante, sgusciante, c'è sempre il rischio che accada qualcosa. La domanda su quale sia la verità in questa storia sempre più torbida, se sia valido il suo primo pentimento o la sua ritrattazione, o ancora la ritrattazione della ritrattazione, Siciliano non ha il tempo di rispondere. Adesso le sue parole costituiscono la verità processuale, saranno utilizzabili nei futuri processi. Eppure è singolare che tutti cantino vittoria.
Soddisfatto il Pm Roberto Di Martino: "Siciliano ha risposto sempre con lucidità e ha confermato quanto aveva detto". La smentita della convivente? "Alcune documentazioni bancarie non sono ancora state acquisite...". Federico Sinicato, parte civile: "Siciliano ha confermato tutto ciò che aveva detto prima della ritrattazione". E i depistaggi? "In Colombia sono state trovate somme di denaro e i pagamenti coincidono con le tappe del processo. I rapporti con gli avvocati riguardano, a suo dire, il suo difensore. Non Pecorella, mentre Franchini ha registrato le conversazioni". Di Siciliano emerge comunque l'immagine di un uomo sempre bisognoso di denaro. E lui stesso ha ammesso che spendeva tutto quello che guadagnava.
E veniamo ai difensori. Carmelo Catalfamo, per l'avvocato Maniaci: "Le accuse di Siciliano si basano sempre e solo sulle sue parole, non ci sono riscontri documentari, al massimo emergono significative disponibilità economiche in Colombia". Marco Zanotti, difensore dell'avvocato Franchini: "Siciliano è caduto e rimane in un baratro di contraddizioni. Ha detto di aver ricevuto soldi dalla Svizzera, ma la convivente subito lo smentisce: 9 su 10 erano soldi di lei, frutto di transazioni immobiliari per 50-60 mila dollari. Gli avvocati di Zorzi non c'entrano niente nelal ritrattazione. Alla fine Siciliano ha detto che egli "pensava" che dietro a tutto ci fosse Zorzi". Eugenio Vassallo, per Franchini: "La rogatoria è importante, perchè è avvenuta davanti a magistrati italiani che si sono recati in Colombia: la versione della convivente lascia pochi dubbi su quale sia la verità sulla provenienza di quel denaro".
Mauro Ronco, difensore del medico giudecchino Carlo Maria Maggi: "È stata dimostrata l'inattendibilità del teste Siciliano". Marcantonio Bezicheri, per Maggi: "Siciliano, in riferimento alla strage di Brescia, aveva detto che in una telefonata del maggio 1984, all'ospedale Giustiniani di Venezia, il medico gli disse: "Quelli che hanno fatto la spesa a Brescia sono gli stessi che l'hanno fatta a Milano". Abbiamo provato con documenti che la telefonata non ci fu perchè Maggi in quel periodo era detenuto e poi fu sospeso dal lavoro. Le accuse sono "prove labiali", non verificate, non valgono niente".
G. P.7 giugno 2003 - STRAGE BRESCIA: PRESIDENTE ASSOCIAZIONE FAMILIARI VITTIME
"Il Giornale di Brescia"
Il presidente dell'Associazione dei familiari dei Caduti nella strage di 29 anni fa ha scritto al premier
Milani a Berlusconi: "Silenzio offensivo nell'anniversario di Piazza della Loggia"
Manlio Milani, presidente dell'Associazione dei familiari dei caduti della strage di Piazza della Loggia, scrive al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, all'indomani della sua visita nella nostra città e a pochi giorni dalla celebrazione del ventinovesimo anniversario dell'attentato del 28 maggio 1974 nel quale morirono otto persone e oltre cento rimasero ferite. Sulla strage, tra l'altro, è in corso la terza inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica sulla pista degli ordinovisti veneti. Indagine che segue le prime due svolte a immediato ridosso del drammatico episodio e qualche anno più tardi. Pubblichiamo di seguito il testo della lettera. "Egregio signor Presidente del Consiglio, il 28 maggio scorso la città di Brescia si è ritrovata, prima in Piazza della Loggia poi nel salone comunale di S. Barnaba, per ricordare la strage avvenuta 29 anni fa nel corso di una manifestazione antifascista organizzata da tutte le forze politiche (escluso l'allora Msi) e sociali della città. Una strage tutt'ora totalmente impunita. Con ampia partecipazione, che il tempo non ha scalfito, i cittadini bresciani si sono ritrovati non soltanto per ricordare le "loro" otto vittime di quell'eccidio, ma anche per ribadire le ragioni che 29 anni fa li videro presenti a quella manifestazione: la difesa di queste Istituzioni, il rifiuto della violenza, la partecipazione, il dialogo. Ragioni che trovano una valenza ancora oggi soprattutto di fronte al ripresentarsi della follia terrorista. "La memoria: antidoto alla violenza" è stato il tema affrontato in questa occasione attraverso le testimonianze di familiari di vittime del terrorismo di vario genere come: Maria Falcone, Giovanna Chelli (strage di via dei Georgofili), Umberto Ambrosoli (figlio di Giorgio, liquidatore della banca di Sindona), Daniela Cutugno (figlia di Lorenzo, guardia carceraria insignita di medaglia d'oro al valor militare). Ad essi si sono aggiunte le riflessioni delle autorità istituzionali locali e delle Organizzazioni sindacali. Tutti uniti nell'impegno a respingere il terrorismo e nel riaffermare il bisogno di verità e giustizia per le stragi come per ogni altro fatto terroristico, senza le quali la vita democratica del Paese continuerà ad esserne condizionata. Con forte disagio abbiamo dovuto constatare la totale assenza di un gesto di solidarietà da parte sua. Lei non ha trovato nemmeno il tempo minimo di far stendere un semplice telegramma di solidarietà a noi e alla città, in memoria di quella strage che, le ripeto, è avvenuta nel corso di una manifestazione antifascista in difesa di quelle Istituzioni che oggi sono da Lei rappresentate. Semplice dimenticanza conseguente all'impegno del Suo ruolo istituzionale? Difficile accettarla dal momento che il 28 maggio Lei ha scelto di volare a Manchester per assistere alla finale di calcio della Coppa dei campioni. Scelta legittima. Ma non si stupisca se di fronte a tale atteggiamento l'iniziale mio disagio si è trasformato in indignazione. Sì, perché con questo atteggiamento, voluto o no non importa, Lei ha offeso noi e la memoria dei nostri cari uccisi in Piazza della Loggia. Ha offeso la ferita di questa città tutt'ora aperta per la mancata giustizia riparatrice. Ha offeso quella speranza di verità che, nonostante il tempo passato, è caparbiamente presente nei cittadini bresciani ma che per concretizzarsi reclama l'attenzione e l'impegno di tutti i livelli istituzionali. Un atteggiamento che ha dato, in sostanza, ulteriore spazio all'idea che debbano essere il silenzio e il disinteresse a prevalere su questi fatti. In questi 29 anni come familiari delle vittime delle stragi, assieme ad altre associazioni, abbiamo continuato ad agire per non far cadere la memoria su quei fatti, a domandare continuamente verità e giustizia, a cercare di trasmettere alle nuove generazioni, attraverso l'esperienza e il peso della violenza che ci ha colpito, il valore della vita, delle istituzioni, del rispetto delle regole e del confronto democratico. Se non l'avessimo fatto avremmo ucciso per la seconda volta chi, con violenza, ci è stato tolto rendendo così inutile il loro sacrificio assieme a quello di tanti difensori dello Stato. Diversamente da noi Lei, signor Presidente, il 28 maggio ha unicamente scelto una partita di calcio ignorando (e ripeto: volutamente o no non conta) il significato che quella data riveste per la memoria di quelle vittime impunite, per la storia di Brescia e del Paese. Da qui la mia indignazione. Mi auguro che possa comprenderla. PS: Stavo per dare alla stampa questa lettera quando ho letto della Sua presenza a Brescia per il 5 giugno. Ho quindi preferito non renderla pubblica immediatamente sperando in un Suo gesto riparatore. Ma inutilmente".12 giugno 2003 - STRAGE BRESCIA: SU POSIZIONE MARTINO SICILIANO
"Il Gazzettino"
Mestre
Il testimone è stato comprato. E siccome i soldi sono stati trovati e il testimone ha raccontato per filo e per segno che cosa è successo, ecco che può tornare il libertà. Così Martino Siciliano teste chiave dell' inchiesta sulla strage di piazza Fontana che il 12 dicembre del 1969 ammazzò 16 persone e ne ferì altre 89, è stato scarcerato. Libero di tornare in Colombia dove si è fatto una famiglia con l'entreneuse che ha conosciuto anni fa a Favaro, al night club Excelsior. "Sono venute meno le esigenze di custodia cautelare - spiega l'avvocato del pentito, Fernanda Bozzola - Nell'incidente probatorio il mio cliente è stato convincente ed ha detto tutto quel che sapeva". La questione non è da poco perchè il mestrino Siciliano ha raccontato ai giudici di aver ricevuto una valanga di quattrini da Delfo Zorzi, anche lui mestrino e condannato all'ergastolo per la strage di piazza Fontana, per ritrattare le accuse. E siccome i due - Siciliano e Zorzi - avevano passato una parte della giovinezza insieme, tra il Liceo classico Franchetti di Mestre e l'organizzazione neo-fascista Ordine Nuovo che ha firmato buona parte delle stragi di innocenti nel nostro Paese, la ritrattazione di Siciliano aveva consentito a Zorzi di gridare al complotto finalmente svelato. E se le accuse di Siciliano contro Zorzi erano false, come aveva scritto Siciliano nel suo memoriale, allora anche il processo che condannava Zorzi all'ergastolo per la strage di piazza Fontana doveva essere buttato alle ortiche. Peccato che poi Siciliano abbia ritrattato la ritrattazione quando è saltato fuori, da intercettazioni ambientali, telefoniche e da un testimone, che aveva ricevuto una valanga di quattrini. Messo alle strette Siciliano ha confessato: "Sono stato pagato". E sono saltati fuori i soldi. "L'incidente probatorio - riassume l'avvocato Federico Sinicato, che rappresenta i familiari delle vittime della strage di piazza Fontana - ha accertato che a Siciliano sono arrivati 135 mila dollari". Una parte minima - circa 20 milioni di lire - Siciliano l'ha ricevuta direttamente dal suo avvocato, Fausto Maniaci, il quale si sarebbe giustificato di questo curioso meccanismo per cui un avvocato paga il suo cliente invece di essere pagato, dicendo che si era impietosito per le continue richieste di Siciliano che diceva di avere bisogno di soldi e di essere alla fame. Adesso i giudici di Brescia devono, con una rogatoria in Svizzera, accertare di chi siano tutti quei quattrini che partivano da Chiasso per finire nelle tasche di Siciliano in Colombia. Intanto le carte dell'incidente probatorio relativo al versamento di tutti questi soldi a Siciliano verranno acquisite nel processo d'Appello per la strage di piazza Fontana. E così all'affaire piazza Fontana bisogna aggiungere un altro capitolo e questa diventa la storia più intricata che sia mai stata scritta, con un pentito come Siciliano che per anni collabora con la Giustizia, poi si pente di essersi pentito e poi si ripente di nuovo. E non è detto che questa sia l'ultima puntata. Maurizio Dianese20 giugno 2003 - STRAGE BRESCIA: INCONTRO MANLIO MILANI CON PENTITO SICILIANO
"Il Giornale di Brescia"
Colloquio di Manlio Milani con il pentito Martino Siciliano subito dopo la sua scarcerazione
Un incontro per capire le stragi
L'ex ordinovista: "Non ho mai ucciso ed oggi sono una persona a rischio"
Manlio Milani alla manifestazione per l'anniversario della strage di piazza Loggia
Alberto Pellegrini
Due vite diametralmente opposte, ma segnate per sempre dagli stessi avvenimenti. Due uomini diversi in tutto, ma stranamente accomunati dall'essere stati contrapposti, praticamente nemici in una stagione lontana ma tristemente ancora attuale. Sono Manlio Milani, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage di piazza Loggia, e Martino Siciliano, ex ordinovista, coinvolto come pentito ma anche come indagato in vari processi per le stragi fasciste degli anni '60-70. Manlio Milani che in piazza Loggia perse la moglie e Martino Siciliano che in quegli anni era amico e collaboratore stretto di Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi, i due ordinovisti veneti condannati per la strage milanese di piazza Fontana e principali imputati nell'inchiesta ancora in corso per la strage di piazza della Loggia. I due si sono incontrati lunedì 16 giugno nello studio dell'avvocato di Siciliano, poche ore dopo la scarcerazione dell'ex ordinovista che aveva concluso, la settimana scorsa, l'incidente probatorio davanti al giudice bresciano Francesca Morelli, nel quale aveva precisato i termini della sua travagliata collaborazione con la giustizia. Il colloquio tra i due non è durato molto, poco più di mezz'ora, ma è stato un momento intenso e non facile per entrambi. L'imbarazzo era evidente, per le scelte diametralmente opposte del passato. "Martino Siciliano - racconta Milani - non sembrava spaventato dalla mia presenza. Era tranquillo e calmo, non come Zorzi quando lo incontrai in Giappone". L'ex ordinovista, già nelle prime battute, ha voluto precisare di non aver mai ucciso, di avere fatto una scelta di violenza e di aver partecipato ad attentati e azioni terroristiche come la bomba alla scuola slovena di Trieste, ma senza vittime. La prima parte del colloquio ha affrontato l'attualità, la scelta di Siciliano di tornare in Italia per smentire il suo memoriale che ritrattava le accuse a Zorzi e agli altri componenti di Ordine Nuovo. "Una scelta assolutamente da rispettare - spiega Milani - perchè a questo punto Siciliano poteva restarsene in Francia (è cittadino francese), poteva starsene zitto e invece è tornato dicendo di averlo fatto per rispetto alle vittime delle stragi e non c'è motivo di non credergli". Martino Siciliano, secondo Manlio Milani, aveva evidentemente bisogno di liberarsi di un peso, di pagare in qualche modo un debito. Siciliano, a causa delle sue scelte recenti, ora si sente un fantasma: "Sono una persona a rischio - ha detto a Milani -, vorrei tornare in Colombia dove c'è mia figlia, ma in quel Paese si può scomparire facilmente senza lasciare tracce. Mi sento perso, completamente solo - ha ribadito - ho la sensazione di non essere più nessuno". Lo smarrimento dell'ex ordinovista che ha rivisto integralmente le sue scelte passate è emerso anche da alcune frasi quasi incidentali nel colloquio: "Mi dispiace di non aver ascoltato mio padre - ha esclamato - ma oggi è tardi per avere rimpianti o ripensamenti di questo tipo". Poi, inevitabilmente, il colloquio si è spostato sulle scelte di 30, 40 anni fa e Milani e Siciliano hanno rievocato, tramite le loro diverse esperienze, il clima di scontro di quegli anni, le scelte radicali spesso senza ritorno che portarono molti giovani a scegliere la violenza come arma politica. Siciliano sembra oggi aver maturato una consapevolezza molto interessante: "Oggi c'è gente che usa i fatti di allora per speculazioni politiche per il presente - ha detto - utilizzando anche gente come me". "Occorrerebbe rivedere quelle esperienze - dice oggi Milani - rileggere quegli anni per capire. E Siciliano, gli va dato atto di ciò, non attribuisce responsabilità ad altri per la sua vita. Certo - prosegue Milani - Siciliano ammette che i suoi capi erano Zorzi e Maggi, ma ha oggi il coraggio di assumersi le proprie responsabilità personali". E per il presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage di piazza Loggia, che il 28 maggio '74 provocò la morte di 8 persone e il ferimento di altre cento, la strada di Siciliano è non solo da rispettare, ma forse può essere un utile esempio: "Il comportamento di Martino Siciliano - conclude Manlio Milani - è sicuramente molto importante. Dobbiamo essergli grati di avere indicato in qualche modo un percorso possibile per capire. È un segnale anche per tutta la città di Brescia: i tempi sono maturi per parlare di queste cose; e perchè i protagonisti parlino bisogna che qualcuno li ascolti".31 ottobre 2003 - GLI ANNI DI PIOMBO RACCONTATI AI RAGAZZI
ANSA:
GLI ANNI DI PIOMBO RACCONTATI AI RAGAZZI
(NOTIZIARIO LIBRI)
Una ferita ancora aperta, tanti misteri da chiarire, un passato che torna presente con le nuove Br. Non e' facile tra adulti parlare degli anni di piombo, figuriamoci rivolgersi agli adolescenti. Ci hanno provato due donne: l'ex brigatista Geraldina Colotti, una dura e pura ancora detenuta a Rebibbia, che ne 'IL SEGRETO' (Mondadori) immagina un carteggio tra una brigatista e la figlia, e Paola Zannoner, scrittrice per ragazzi che in 'QUEL GIORNO PIOVEVA' rievoca la strage di piazza della Loggia, a Brescia.
La quarta di copertina del libro della Colotti consiglia il volume a chi ha compiuto 11 anni ma anche 'a chi vuole conoscere il passato per capire meglio il presente'. Il passato e' nascosto nelle buste gialle, chiuse dentro un baule, che raccolgono le lettere che una madre brigatista scrive dal carcere alla figlia Scilla. Un segreto scoperto per caso che cambia la vita di un'adolescente che si ritrova a fare i conti con una verita' dolorosa: essere figlia di una terrorista.
Nel libro della Colotti rivive l'atmosfera di quegli anni bui ma anche il dolore tutto materno di una donna che, pur non rinnegando il suo passato, sa di aver perso un'occasione: quella di fare la madre, di vivere il calore di una famiglia.
In bilico tra ricostruzione della realta' e storia di fantasia, invece, 'Quel giorno pioveva'. C'era un comizio sindacale quel giorno, il 28 maggio 1974, a piazza della Loggia, quando ad un certo punto l'orologio della piazza e la vita si fermo' quando una bomba porto' la morte. "Non sono fatti che ho vissuto in prima persona - ha spiegato Paola Zannoner - Eppure li ho raccontati miscelando la ricostruzione della realta' con la storia di fantasia". Forse perche' era troppo crudo dare un senso alla realta' assurda del terrorismo rivolgendosi agli adolescenti.
Non parla ai piu' giovani ma si snoda sul sottofondo della realta' politica 'rossa' degli anni '70-'80 'L'AMORE E' UNO SCAMBIO DI PERSONA", il libro, edito da Gallo&Calzati Editori, in cui Barbara Alberti coniuga per la prima volta il tema intimista-sentimentale con quello politico. Protagonista e' Margherita, detta Mama, che fa i conti con un'assenza, quella del marito, un brigatista latitante ricercato dalla polizia.8 novembre 2003 - STRAGE PIAZZA LOGGIA: CASSAZIONE RESPINGE RICORSO ZORZI
ANSA:
STRAGE PIAZZA LOGGIA: CASSAZIONE RESPINGE RICORSO ZORZI
La Corte di Cassazione ha respinto nei giorni scorsi il ricorso presentato dai legali di Delfo Zorzi, contro l'ordine di cattura emesso dal Tribunale di Brescia, nell'ambito delle indagini sulla strage di piazza della Loggia.
Zorzi attualmente vive in Giappone, nazione di cui ha anche la cittadinanza. Il ricorso dei legali di Zorzi era stato presentato contro la decisione del Tribunale del Riesame di Brescia, che autorizzava la cattura dell'ex ordinovista. Il procuratore capo di Brescia, Giancarlo Tarquini, commentando la pronuncia della Cassazione, ha detto: "E' una decisione importante, anzi importantissima. Questo anche per quanto riguarda l'estradizione di Zorzi".
E' iniziato circa tre anni fa l'iter giudiziario relativo all'ordine di cattura nei confronti di Delfo Zorzi nell'ambito delle indagini sulla strage di Piazza della Loggia.
Nel 2000 il gip non aveva accolto la richiesta presentata dalla Procura di Brescia, che aveva quindi fatto ricorso al Tribunale del Riesame. La richiesta in sede di riesame venne accolta, ma fu annullata successivamente dalla Corte di Cassazione a cui si erano appellati i legali di Zorzi. L'ordine di cattura e' quindi stato ripresentato davanti al Tribunale del Riesame, che l'ha nuovamente accolto. I difensori di Zorzi hanno quindi presentato ricorso in Cassazione, ricorso che stavolta e' stato respinto.
L'inchiesta, condotta dal procuratore aggiunto Roberto Di Martino e dal sostituto Francesco Piantoni, sulla strage di Piazza della Loggia, durante il 2003, ha registrato importanti passi in avanti. Si e' costituito nel marzo scorso Martino Siciliano, l'ex pentito e indagato che era fuggito in Francia alcuni giorni prima dell'interrogatorio con la formula dell'incidente probatorio. Siciliano, una volta ritornato in Italia, e' stato sottoposto all'interrogatorio con questa formula.
Ora quindi non ci sono piu' vincoli all'ordine di cattura nei confronti di Zorzi. Cio' consente alla Procura di avviare l'iter volto a ottenere l'estradizione dell'ex ordinovista veneto. Analoga richiesta e' gia' stata presentata relativamente al processo per la strage di Piazza Fontana, al termine del quale Zorzi, in primo grado, e' stato condannato all'ergastolo.
"Intendiamo arrivare in tempi brevi alla conclusione dell'inchiesta per chiedere i rinvii a giudizio", ha detto il procuratore di Brescia, Giancarlo Tarquini. Nel mese di dicembre scade la proroga che il Parlamento ha concesso alla Procura di Brescia per il proseguimento delle indagini sulla strage.ANSA:
STRAGE PIAZZA LOGGIA: ZORZI, IL PROBLEMA DELLA ESTRADIZIONE
NEGATA PER PIAZZA FONTANA PERCHE' CITTADINO GIAPPONESE
L' estradizione di Zorzi e' stata gia' richiesta dal Governo italiano alle autorita' giapponesi il 20 marzo 2000, e piu' volte riaffermata, in relazione alla strage di piazza Fontana ma finora la cittadinanza giapponese ottenuta da Zorzi ne ha impedito l'adempimento, visto che la legge giapponese vieta che possa essere consegnato ad autorita' straniere un cittadino nipponico. Unica possibilita' potrebbe essere solo la revoca della cittadinanza giapponese.
Delfo Zorzi e' nato ad Arzignano (Vc) nel 1947 e vive a Tokyo, in Giappone, (dove e' arrivato nella prima meta degli anni '70 con una borsa di studio privata). Ha sposato una donna giapponese, e' titolare di una societa' di import-export nel settore della moda, e dal 1989 e' cittadino giapponese con il nome di Hagen Roi.
Il nome di Zorzi era stato iscritto nel registro degli indagati, con una ipotesi di concorso in strage, gia' l' 8 luglio del '95. Il 30 giugno 2001 la Corte di Assise di Milano lo ha condannato in contumacia all'ergastolo per la strage di piazza Fontana.
Zorzi era stato coinvolto anche nell'inchiesta sulla strage di Peteano (31 maggio 1972), ma, dopo una condanna a dieci anni in primo grado, era stato assolto in appello per insufficienza di prove.
Zorzi, in Giappone, ha sempre condotto una vita molto riservata, evitando appuntamenti ufficiali, anche quelli riservati a uomini d'affari e imprenditori del suo stesso settore. Nel 1995 chiese all'Ambasciata d'Italia a Tokyo il rinnovo del passaporto, che gli fu concesso dopo il nulla-osta accordato dalla Questura competente del suo ultimo recapito in Italia prima di trasferirsi definitivamente in Giappone.4 dicembre 2003 - STRAGE DI BRESCIA VERSO 30/o ANNIVERSARIO
"Brescia Oggi"
L'incontro organizzato alla Bettinzoli dalla Casa della memoria ha aperto le iniziative del trentennale
"Sulla strage avremo la verità"
D'Ambrosio agli studenti: "La strategia della tensione partì da lontano"
La data effettiva è il 3 dicembre, ma la memoria è proiettata verso il 12, giorno della strage di piazza Fontana, emblema di una strategia della tensione che si è dipanata, attraverso fili indissolubili, da Milano a Brescia, dal 1969 a quel 28 maggio del '74 che ancora brucia nella coscienza cittadina. Gerardo D'Ambrosio, già magistrato che istruì il secondo processo per piazza Fontana, ha aperto il lungo anno di memoria per il trentennale della strage di piazza Loggia, con un intervento, all'auditorium Livia Bottardi Milani della scuola media Bettinzoli, organizzato dalla Casa della memoria e cui hanno partecipato 250 ragazzi degli istituti superiori cittadini. Presenti il sindaco, l'assessore Comini, il presidente dell'Associazione familiari vittime di piazza Loggia, Manlio Milani, insieme a Bianca Bardini e Stefania Noventa, le autrici delle due tesi sulle reazioni alla strage del 28 maggio, curate dal prof. Walter Crivellin della Cattolica, e da poco raccolte in un volume edito dalla Casa della Memoria.
Per argomentare su un tema, quello dello stragismo, che non si è ancora assopito nelle pagine rassicuranti dei libri di storia, D'Ambrosio sceglie proprio una prospettiva storica, ricostruendo l'atmosfera del tempo, dal primo governo di centrosinistra guidato da Moro, nel 1964, alla contestazione studentesca, agganciata alle lotte sociali operaie, all'allineamento dello stesso mondo cattolico verso il bisogno di giustizia sociale fatto proprio dalla sinistra, determinanti, secondo il relatore, nell'allarmare il mondo imprenditoriale ed economico, creando l'occasione per rinsaldare il rapporto fra quel mondo e i militari, la polizia, lo stesso Msi e le sue frange violente.
"La strategia della tensione, che si fa risalire a piazza Fontana, in realtà è partita da lontano, già dal 1965, quando, fra gli ambienti di Ordine Nuovo, realtà militari ed economiche, emerse con evidenza il progetto di guerra rivoluzionaria", afferma D'Ambrosio. Una matrice ideologica comune, quella fra piazza Fontana e piazza Loggia, che si differenzia per un dettaglio di significato: "mentre a Milano gli attentati furono diretti a obiettivi della sinistra, per far ricadere la responsabilità sulla sinistra stessa, a Brescia, nel '74, si arriva ad una logica dell'esasperazione in cui la maschera è ormai calata, non si cerca neanche più da parte degli estremisti fascisti di camuffare gli attentati, ma si agisce allo scoperto".
Chiusi con un nulla di fatto i lavori della Commissione stragi, giunto alla sua quinta istruttoria il procedimento per la strage di piazza Loggia, è ancora aperta la via per ricostruire una verità giuridica, che si affianchi e sovrasti quella storico-politica? A differenza di osservatori che ritengono quella del 28 maggio una strage i cui autori rimarranno impuniti, trattandosi di strage di Stato, D'Ambrosio ci crede ancora: "Un fondamento di verità già c'è, ed è quello di una strage a manovalanza di giovani fascisti, collegati probabilmente alla Giovane Italia, emanazione del Msi: è facendo perno su questi elementi che credo una verità in sede giudiziaria potrà e dovrà emergere".
Lisa Cesco
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