Almanacco dei misteri d' Italia


L' uccisione del commissario Calabresi
le notizie del 2004: aprile
1 aprile 2004 - SOFRI: CIAMPI SCRIVE A CASTELLI
ANSA:
SOFRI: CIAMPI SCRIVE A CASTELLI, PREPARA LA GRAZIA
QUIRINALE PRENDE IN CONSIDERAZIONE ANCHE CONFLITTO ATTRIBUZIONE
di Alberto Spampinato
Dopo l'inatteso naufragio parlamentare della legge Boato, Carlo Azeglio Ciampi ha deciso di esercitare lo stesso il potere di grazia in modo autonomo rispetto al ministro della Giustizia. Lo ha fatto con un gesto clamoroso: una richiesta di istruttoria su Adriano Sofri trasmessa l'altro ieri per lettera al Guardasigilli Roberto Castelli.
L'iniziativa di Ciampi rappresenta una doppia novita': una innovazione della procedura e della prassi finora seguita, e la conferma che il presidente considerava la legge Boato opportuna ma non indispensabile. Lo aveva detto chiaramente, il 30 dicembre scorso, quando aveva puntato sul quel provvedimento, riaffermando allo stesso tempo che l'articolo 87 della Costituzione attribuisce il potere di grazia al presidente della Repubblica e anche Bossi e Castelli convenivano su questa sua prerogativa.
L'altra novita', sul piano normativo, e' l'invocazione da parte del Quirinale dell'art.681 del Codice di procedura penale, che prevede la concessione della grazia anche in assenza di una specifica richiesta dell'interessato o di suoi congiunti, e la volonta' di esercitare la clemenza anche in assenza di una proposta del Guardasigilli (e' il caso di Sofri). Ora, usando un suo potere di iniziativa autonomo, il capo dello Stato chiede al ministro di aprire, se non lo ha gia' fatto, una istruttoria su Sofri e di presentargli i risultati. Allo stesso tempo, per un "necessario approfondimento", Ciampi chiede a Castelli, il fascicolo sulla domanda di grazia presentata da Ovidio Bompressi, l'altro esponente di Lotta Continua condannato insieme a Sofri per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi.
Il ministro e' notoriamente contrario a un provvedimento di clemenza nei confronti del detenuto di Pisa, e in base a questo suo convincimento finora non ha voluto istruire la pratica per sottoporla al capo dello Stato, titolare del potere di grazia ai sensi dell'art.87 della Costituzione. Ora, ha annunciato in serata, lo fara', ma solo per cortesia istituzionale. Ciampi invece, da oltre due anni, ha lasciato chiaramente intendere che considera meritevoli di clemenza sia Sofri che Bompressi.
Finora il comportamento di Castelli - condiviso sul piano politico dal suo partito, la Lega Nord, e da Alleanza Nazionale - ha legato le mani a Ciampi. Il capo dello Stato, per evitare uno scontro istituzionale, prima ha sperato che il ministro maturasse un diverso orientamento, poi ha confidato nell'intervento chiarificatore del Parlamento attraverso la legge Boato. Fallite entrambe queste soluzioni pacifiche, e mentre Marco Pannella si prepara a iniziare uno sciopero della sete per denunciare "lo scandalo" della grazia negata a Sofri, Ciampi ha preso carta e penna e ha messo in mora il Guardasigilli.
La sua mossa, nella sostanza ha messo in conto anche un eventuale scontro aperto. Trascorsi i tempi tecnici necessari (soprattutto per istruire ex novo il caso Sofri), di fronte all'eventuale inerzia del ministro Castelli, infatti, il Quirinale sembra pronto a sollevare il conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato presso la Corte Costituzionale.
L'appeasement serale di Castelli fa sembrare questa eventualita' meno probabile di quanto era apparsa in un primo momento, quando alla determinazione del capo dello Stato il Guardasigilli aveva risposto con un atteggiamento poco conciliante. Stamani, non appena la presidenza della Repubblica ha reso noto l'iniziativa di Ciampi, il ministro ha reagito minimizzando. "Su Sofri - ha detto - non mi e' mai stato chiesto un fascicolo in particolare. Periodicamente noi scambiamo informazioni con il Quirinale sulla questione delle grazie". Si ha l'impressione che queste parole abbiano irritato il Quirinale. Poche ore dopo, infatti, una fonte autorizzata ha reso noto il testo integrale della lettera inviata da Ciampi a Castelli martedi' 30 marzo scorso; dal quale risulta evidente, oltre alla fermezza della doppia richiesta, una sorta di richiamo al ministro leghista, che da ottobre a oggi non ha piu' trasmesso al Quirinale alcuna informazione relativa a provvedimenti di grazia.
" Debbo ritenere - e' la chiosa di Ciampi - che nessun altro provvedimento in materia sia stato da lei adottato dopo quella data. In caso contrario, le saro' grato se vorra' disporre per la trasmissione alla Presidenza della Repubblica della relativa documentazione". Ciampi ricorda inoltre di aver inviato a Castelli un'altra lettera, il 15 ottobre dell'anno scorso, per "conoscere la conclusione di tutte le istruttorie in materia di grazia", e di aver ottenuto in risposta "le relazioni concernenti 26 casi ad esito negativo". Fra queste, c'e' quella relativa a Bompressi. In proposito, Ciampi nota "conclusioni non univoche dell'Ufficio ministeriale competente" e per un "necessario approfondimento" chiede la trasmissione dei fascicolo.

SOFRI: CIAMPI IN CAMPO, CASTELLI INCASSA 'PER CORTESIA'
PANNELLA CONFERMA, SCIOPERO SETE A MENO DI GESTI INEQUIVOCABILI
Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi rompe il silenzio sulla vicenda della grazia ad Adriano Sofri e chiede ufficialmente al Guardasigilli di aprire l'istruttoria per la concessione della grazia all'ex leader di Lotta Continua. Roberto Castelli prima minimizza la richiesta ("non mi ha chiesto nessun fascicolo in particolare"), ma poi acconsente. Anche se solo "per cortesia istituzionale".
L'opposizione intera e gran parte della Cdl salutano con entusiasmo l'iniziativa. Ma Marco Pannella avverte: lo sciopero della sete lo faro' lo stesso per paura di "trabocchetti". A meno che non ci sia "un gesto che inequivocabilmente dimostri che il presidente e' tornato libero di fare quello che vuole, quello che la Costituzione gli chiede e gli consente di fare".
La notizia della decisione del Quirinale di chiedere a Via Arenula il fascicolo relativo all'istruttoria sulle istanze di grazia di Ovidio Bompressi e di Adriano Sofri (se questa "non e' stata ancora avviata la invito ad aprire la procedura...") arriva in tarda mattinata a Palazzo Montecitorio ormai deserto. Ma crea ugualmente lo scompiglio tra le forze politiche che fanno a gara per commentare con favore quella che viene definita dai piu' come "la discesa in campo di Ciampi".
Per molti esponenti del centrosinistra anche la decisione di Marco Pannella di cominciare lo sciopero della sete per protesta avrebbe avuto "un suo peso" sull'iniziativa del Colle. Cosi' come la lettera aperta pubblicata oggi dal 'Corriere della Sera' su una pagina 'offerta' da Giuliano Ferrara.
"L'iniziativa di Ciampi - commenta il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio - puo' servire a rompere un cortocircuito paradossale. Tutti si dicono favorevoli alla grazia per Sofri, ma poi viene puntualmente bloccata dalla Lega e An. Vogliamo sperare che Castelli metta fine a questo boicottaggio di quello che ormai non sarebbe piu' solo un atto di clemenza, ma di civilta"".
Analogo il commento del senatore dei Ds Guido Calvi che a Palazzo Madama aveva ripresentato una proposta di legge in tema di grazia, dopo che il testo presentato da Marco Boato alla Camera era stato affossato da quasi tutta la Cdl. La lettera di Ciampi, dichiara, potrebbe porre rimedio "al grave ricatto istituzionale posto in atto dal Ministro della Giustizia e sciogliere questa vicenda". Tutti i Ds, dal segretario Piero Fassino al capogruppo alla Camera Luciano Violante, concordano:
l'iniziativa del Quirinale "e' molto importante" e positiva.
Il capogruppo dello Sdi Ugo Intini dichiara che Ciampi di fatto "ha sbloccato la situazione", mentre il leader dell' Ap-Udeur Clemente Mastella invita il Guardasigilli a rispettare le prerogative del Quirinale. Antonio Di Pietro infine avanza un sospetto: non e' che Ciampi vuole vedere "se fino ad ora per il modo in cui Castelli si e' occupato delle istruttorie sulle istanze di grazia e' ravvisabile un abuso d'ufficio?".
"Finalmente Ciampi ha fatto sentire la propria voce e ha battuto un colpo - dichiarano Franco Corleone e Silvio Di Francia da sempre sostenitori della grazia a Sofri e solidali con Pannella nelle sue azioni di protesta a favore del provvedimento di clemenza - una sentenza del Tar ha dato torto a Castelli imponendogli di trasmettere al Capo dello Stato il fascicolo della domanda di grazia di Bompressi. Ora il Quirinale chiede il fascicolo completo: ed e' una buona notizia". Anche Marco Boato plaude e sottolinea che Ciampi sta esercitando una sua prerogativa.
Il fronte della Cdl non e' cosi' compatto. Il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri ribadisce quella che e' sempre stata la linea sostenuta da An durante l'esame del testo Boato alla Camera: la grazia puo' anche essere concessa, ma va richiesta. Mentre il coordinatore del partito Ignazio La Russa e' un po' piu' 'morbido': la concessione della grazia, osserva, "non sarebbe uno scandalo" purche' vengano rispettate le regole previste dalla Costituzione.
Anche il sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti 'legge' l'iniziativa del Colle in chiave moderata. La richiesta di Ciampi, afferma, e' legittima e "l'assunzione di responsabilita' politica" che spetta al ministro della Giustizia per l'eventuale atto di clemenza "puo' anche essere surrogata dal presidente del Consiglio". I protagonisti della vicenda comunque "non devono farsi coinvolgere dalle emozioni e responsabilita' politiche".
Di tutt'altro avviso il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli (Lega) che parla invece di "iniziativa curiosa" e dichiara che "se si volessero fare delle pressioni su Castelli sarebbe davvero preoccupante".
Anche in Forza Italia non si sbilanciano. E il commento e' affidato al presidente della commissione Giustizia Gaetano Pecorella che fa un'analisi tecnica della situazione ("Il capo dello Stato agisce secondo quanto prevede la normativa vigente") e a Carlo Taormina che giudica "molto positivamente" la presa di posizione del Quirinale. "Forse - osserva - la battaglia parlamentare che c'e' stata sul testo Boato, soffocata dal cieco giustizialismo, a qualche cosa e' servita...".

SOFRI: DALLA CONDANNA DEFINITIVA AD OGGI
L'iniziativa di oggi del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi riapre la vicenda della grazia per Adriano Sofri, che sembrava bloccata dalla bocciatura della legge Boato:
- 24 gennaio 2000: la Corte d'Appello di Venezia rigetta l'istanza di revisione del processo e conferma la condanna a 22 anni. Adriano Sofri torna in carcere a Pisa.
- 12 luglio 2000: Ovidio Bompressi presenta domanda di grazia.
- 5 ottobre 2000: la Cassazione rigetta il ricorso e la condanna a 22 anni diventa definitiva.
- 8 agosto 2001: il ministro della Giustizia Castelli respinge la domanda di grazia di Bompressi e decide di non inoltrare la richiesta al presidente della Repubblica.
- 18 febbraio 2002: Bompressi ripresenta la domanda di grazia.
- 8 novembre 2002: in una lettera al Foglio, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ritiene che "sia matura una decisione favorevole alla grazia" per Sofri.
- 11 giugno 2003: la corte europea dei diritti dell' uomo respinge il ricorso di Sofri, Bompressi e Pietrostefani che chiedevano la revisione del processo denunciando la violazione del diritto ad un processo equo.
- 18 luglio 2003: in un comunicato, Berlusconi dice di essere "favorevole, e non da oggi, alla grazia per Adriano Sofri e per altri detenuti. E in tal senso ha rivolto i suoi auspici".
- 9 agosto 2003: depositata alla Camera una proposta di legge, che ha come primo firmatario Marco Boato, in base alla quale concedere la grazia spetta solo al Presidente della Repubblica.
- 20 agosto 2003: negli ambienti del Quirinale, in riferimento alle dichiarazioni di Marco Pannella (che ha fatto anche uno sciopero della fame) sull' autonomia del Quirinale nel concedere la grazia, si precisa che "in mancanza del consenso del ministro della Giustizia a voler controfirmare l' eventuale decreto presidenziale di concessione della grazia, non e' costituzionalmente possibile emanare il suddetto decreto presidenziale, in quanto sarebbe 'non valido".
- 30 dic 2003: un comunicato del Quirinale rende noto che il presidente Ciampi, che ha seguito "con particolare attenzione" la questione relativa alla grazia a Sofri e Bompressi, ha preso contatti con il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini per informarsi sui tempi dell'iter della proposta Boato.
- 3 febbraio 2004: la commissione Affari Costituzionali della Camera approva la proposta di legge Boato.
- 11 febbraio 2004: nell' udienza al Tar su un ricorso della famiglia di Bompressi emerge che il ministero della Giustizia avrebbe respinto la richiesta di grazia e che la decisione sarebbe stata comunicata il 21 ottobre scorso dal questore di Massa Carrara, ma Bompressi, la moglie, la figlia e i difensori non hanno "mai ricevuto nulla".
- 17 mar 2004: la Camera, con i voti praticamente compatti della Casa delle Liberta', boccia il pdl Boato. Il giorno dopo, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ribadisce la sua posizione favorevole alla grazia ma dice che "In Italia non esiste un regime, un dittatore che puo' imporre ai deputati della Cdl o del partito una decisione". Giuliano Ferrara, in un editoriale sul Foglio attacca la "destra cialtrona" e parla di "tradimento della parola data su una questione di coscienza".
- 31 marzo 2004: Marco Pannella annuncia che dara' il via allo sciopero della sete se nulla cambia per il ristabilimento dei poteri costituzionali del presidente della Repubblica.

SOFRI: ART 681, C'E' LA GRAZIA ANCHE SENZA DOMANDA
COSI' PROCEDURA SECONDO ARTICOLO RICHIAMATO DA CIAMPI
"La grazia a un condannato puo' essere concessa anche in assenza di domanda o proposta". Cosi' dispone, tra l' altro, l'articolo 681 del codice di procedura penale cui ha fatto riferimento oggi il capo dello Stato.
Lo stesso articolo prevede anche che l' istruttoria per la concessione del provvedimento di clemenza richiede l'acquisizione di tutte le informazioni utili e dei pareri del procuratore generale competente e del magistrato di sorveglianza, nel caso il condannato sia detenuto.
Sotto il titolo "Provvedimenti relativi alla grazia", la norma disciplina nel dettaglio la procedura, a cominciare dalla presentazione della domanda. La domanda di grazia, diretta al presidente della Repubblica - stabilisce l'articolo- deve essere sottoscritta dal condannato o da un suo prossimo congiunto o in alternativa dal convivente, dal tutore, dal curatore o ancora da un avvocato o procuratore legale e va presentata al ministro della Giustizia. Se, pero', il condannato e' detenuto o internato , la domanda puo' essere presentata al magistrato di sorveglianza. E' a questi che tocca acquisire "tutti gli elementi di giudizio utili e il parere del procuratore generale" che opera presso la Corte d'appello del distretto dove ha sede il giudice competente sull'esecuzione della sentenza. Ed e' lui stesso che deve inoltrare la domanda al ministro con il proprio parere motivato.
Diversamente, se il condannato e' libero, la domanda puo' essere presentata al procuratore generale "il quale, acquisite le opportune informazioni, la trasmette al ministro con le proprie osservazioni".
Oltre alla domanda, l'articolo prevede anche la proposta di grazia, che viene sottoscritta dal presidente del consiglio di di disciplina ed e' presentata al magistrato di sorveglianza, che procede come negli altri casi.
La grazia pero' puo' essere concessa anche se non vi sia ne' una domanda ne' proposta. In questa ipotesi, una volta emesso il relativo decreto, il pubblico ministero competente ne cura l' esecuzione, ordinando, quando e' il caso, la liberazione del condannato e adottando i provvedimenti conseguenti.

2 aprile 2004 - SOFRI: DAI GIORNALI
"Il Corriere della sera"
"Tutto partì da piazza Fontana
Poi lanciammo la prima pietra"
Sofri: fu la perdita dell'innocenza anche se tra noi la violenza c'era già Contro Calabresi una lapidazione. Battisti? Stupido andarlo a braccare
DAL NOSTRO INVIATO
PISA - Erano passate da poco le 12 quando l'arcivescovo di Milano Giovanni Colombo guardò le facce immobili dei ministri seduti in prima fila nel Duomo e scandì: "Così non può continuare". Parole pesanti. Eppure da quel 15 dicembre 1969, giorno in cui tutta Milano salutò le vittime della strage di piazza Fontana, sono passati 35 anni. Senza giustizia. "Il mio stato d'animo? È lo stesso che fece scrivere nel 1974 a Pier Paolo Pasolini: "Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre... ma non ho le prove". Lo stesso stato d'animo, ma rovesciato: "Io so i nomi e non me ne frega niente delle prove". Così Adriano Sofri, dal carcere di Pisa dove sconta la condanna per l'omicidio del commissario Calabresi, inizia a ragionare sulla tormentata storia italiana degli ultimi trentacinque anni. Sofri, che allora era già leader di Lotta Continua, si ricorda bene di quel 12 dicembre, da molti indicato come la data di partenza della "strategia della tensione" e della violenza terrorista che ha poi insanguinato l'Italia. "Perdita dell'innocenza. Così abbiamo chiamato quel trauma. Perdita dell'innocenza per un vasto numero di persone (io sono contrario all'abuso del termine "generazione") che casualmente erano anche coetanee".
È da quel giorno che la ferocia del terrore fa irruzione nella vita quotidiana del Paese?
"Sì, ed è difficile capire perché è diventata ordinaria l'esperienza di una violenza bruta, cieca, all'ingrosso. Ma nel dicembre del 1969 non era così. Quella violenza non apparteneva alla nostra esperienza: questione che si esprimeva nell'affermazione "un compagno non può averlo fatto" contenuta nella "Ballata di Pinelli". Affermazione che peraltro ben presto svanì. Va detto che forse vacillò anche il giorno seguente alla strage: era talmente enorme lo choc che ciascuno di noi fu costretto, contro la propria volontà e la propria persuasione, a chiedersi se non potesse davvero esistere qualche pazzo tra di noi che arrivasse a un'infamia di quel genere. Ma quella ferocia non apparteneva al nostro paesaggio di cose possibili. Non solo: noi allora avremmo escluso che anche il nemico potesse fare una cosa del genere. Ma poi è successo. Così abbiamo perduto l'innocenza. Ma oggi mi interrogo sulla sensatezza di questa formula".
Che cosa non la convince più?
"Sia chiaro: la parte di quella formula che rimane ai miei occhi persuasiva è persino ovvia. Ma c'è un versante minore meno esplorato. Si tratta di questa idea: chi è innocente scagli la prima pietra. Ricorda? È l'espediente che Gesù usa per non fare lapidare l'adultera. Questo stratagemma evoca un problema morale straordinario, irrisolto secondo il racconto del Vangelo: è proprio vero che chi è innocente può scagliare la prima pietra?".
Lei vuole dire che piazza Fontana autorizzò voi, gli "innocenti", a scagliare la prima pietra?
"Esatto. Noi oggi ci comportiamo nei confronti del racconto di piazza Fontana come se allora fossimo stati degli innocenti che dunque avevano il diritto di tirare la loro prima pietra. La strage e la piega che prese tutta la vicenda: la montatura contro gli anarchici, la morte di Pinelli... E poi lo scandalo che si esacerbò nei giorni immediatamente successivi: alla violenza indiscriminata della strage si aggiunse la menzogna, il senso del complotto, della persecuzione. Innocenti come eravamo toccava a noi per diritto, diritto che è divenuto poi la nostra dannazione, tirare la prima pietra. Poi quando l'hai scagliata non sei più innocente. E non a caso poi ne tiri un'altra e un'altra ancora. Fino a divenire un lanciatore di pietre. Quasi un lapidatore: persino a noi successe. La campagna contro Calabresi diventò una specie di lapidazione: un'abitudinaria e burocratica attività di lapidazione".
Lapidatori dopo avere scagliato la prima pietra. Ma fino alla prima eravate innocenti...
"In realtà noi non lo eravamo. C'è una canzone dei miei amici della Bandabardot che dice: "Alzi la mano chi ha voglia di sentirsi innocente". Mi piace questo verso perché è una specie di parafrasi dello stratagemma di Gesù. La verità è che l'innocenza come condizione originaria è molto difficile da trovare. Lo choc della strage per noi fu fortissimo, un colpo che ti fa tramortire: ma tuttavia eravamo militanti politici con una grande voglia di fare la rivoluzione da tanti anni. Questo rende contraddittoria e parziale quella definizione di innocenza. Per carità, per un verso ne conserva intatta la validità. Ma per un altro la trasforma in una specie di autoassoluzione un po' troppo indulgente. Mi chiedo: senza la strage di piazza Fontana, avrei tirato la mia prima pietra o no? Secondo me sì. Anzi forse l'avevamo già tirata".
Vuole dire che la violenza era già dentro il movimento?
"Noi non abbiamo cominciato a credere non solo nella necessità ma addirittura nella virtù della violenza dopo il 12 dicembre. Noi ce ne riempivamo la bocca da molto tempo prima. Ed eravamo soltanto epigoni di una lunghissima tradizione del movimento operaio, delle lotte politiche borghesi, della rivoluzione francese, del Risorgimento. Cioè di una tradizione in cui il culto della violenza ribelle e liberatrice era una parte assolutamente essenziale della filosofia politica. Non era soltanto la rassegnazione alla necessità della violenza, alla legittima difesa (se il nemico non rinuncia alle sue armi violente e sopraffattrici, tu ti devi mettere in grado di reagire). Ma era qualcosa di più. Un'idea della violenza come passaggio decisivo e costitutivo dell'uomo nuovo: la violenza emancipatrice, la violenza come levatrice della storia. Un forcipe che deve per forza portare alla luce un mondo nuovo".
Ma perché in Italia avviene una degenerazione della violenza che poi diventerà sempre più gratuita e compiaciuta, fine a se stessa?
"Sicuramente la strage di piazza Fontana è la principale delle spiegazioni. A questo si può aggiungere l'eredità della cosiddetta guerra civile, la degenerazione della Resistenza dopo la fine della guerra, l'anima cattocomunista e così via. Ma tutto questo è tautologico, ogni Paese, così come ogni persona, segue la propria storia. Però se veramente si vuole trovare un punto di rottura quel 12 dicembre resta la data essenziale. Poi nella seconda metà degli Anni '70 noi cominciamo ad andare da un'altra parte. E il terrorismo non più tenuto a bada dall'estremismo politico, che aveva una sua razionalità, esplode. E arrivano le cose orrende, poi le cose feroci, poi le cose gratuite e poi le cose cannibalesche".
Una storia, quella di quegli anni, che sembra non chiudersi mai. Come ci ricorda la vicenda di Cesare Battisti.
"Io sono stupefatto di questa sorta di rivalutazione che c'è oggi di quella storia, un tentativo di attribuire una piccola magnanimità anche dove era mancata del tutto. Per rivalutazione non intendo il parlarne bene, intendo questa attribuzione di un'importanza storica del tutto equivoca. Se tu ammazzi Aldo Moro, hai fatto una cosa grossa, ma la confusione tra "farla grossa" e fare cose storicamente importanti è offensiva, oltraggiosa. Da una parte questo. Dall'altra però l'assurdità di andare a braccare persone che hanno trovato riparo in Francia o in qualunque altra parte del mondo. Due cose, una più stupida dell'altra: la rivalutazione di quei tempi e di quelle azioni, delle loro motivazioni, delle persone che le compirono così come erano allora, e al tempo stesso una specie di accanimento personale nei loro confronti. La nobilitazione che gli intellettuali solidali francesi e loro stessi si danno è assurda. Non c'è nemmeno il bisogno di spiegare il perché, quando una canzone è stonata è stonata. E al tempo stesso il rifiuto di una canzone palesemente stonata non può diventare una ragione per perseguire delle persone che da vent'anni si sono rifatte una vita e che non nuocciono più a nessuno. I reati sono più o meno prescrittibili ma le persone sono prescritte: stiano con il loro passato mediocre a Parigi e lo stato italiano trovi il modo di consacrare con una forma appena dignitosa una realtà umana che è assolutamente indiscutibile".
Roberto Delera

ANSA:
MARINO: SU ADRIANO NON HO MAI MENTITO
INTERVISTA AL GIORNALE
"Un faccia a faccia pubblico? Ma se Berlusconi puo' non incontrare Fassino, perche' io dovrei incontrare Sofri?", si chiede nell'intervista al GIORNALE Leonardo Marino, l'uomo che ha accusato Adriano Sofri di essere il mandante dell'omicidio Calabresi.
"Non c'e' niente da dire - afferma Marino che poi aggiunge:
"Da parte loro l'unica cosa che non potrebbero mai dire e' che sono un bugiardo. Tutti i tribunali, in tutti i gradi di giudizio, mi hanno creduto. Ha fatto ricorso anche a Strasburgo e glielo hanno respinto. Basta. La cosa non mi riguarda piu'. I giudici hanno deciso, e sempre allo stesso modo. Quello che dovevo fare l'ho fatto, ho la coscienza a posto".

SOFRI: CIAMPI-CASTELLI, SI INASPRISCE BRACCIO DI FERRO
CAPOGABINETTO SCRIVE A GIFUNI, C'E' STATA FUGA DI NOTIZIE?
Il braccio di ferro che dura ormai da diversi mesi tra il presidente della Repubblica e il ministro della Giustizia sulla questione della grazia ad Adriano Sofri sembra marciare a passo spedito verso lo scontro istituzionale.
E oggi il Guardasigilli, con un atto irrituale, da' un'accelerata in questo senso: il capo di gabinetto del ministero della Giustizia Settembrino Nebbioso scrive al Segretario generale della Presidenza della Repubblica Gaetano Gifuni per sapere se la diffusione che c'e' stata ieri della lettera trasmessa dal Quirinale a Castelli per chiedere la trasmissione delle carte sulla grazia a Sofri e Ovidio Bompressi "sia stata conseguenza di una spiacevole fuga di notizie o una scelta voluta". E l' iniziativa suscita le proteste dell'opposizione, che ieri aveva applaudito la "scesa in campo di Ciampi", mentre il Colle lascia cadere la cosa come a far capire che non si intende reagire in alcun modo alle provocazioni. In serata pero' si apprende che sarebbe pronta a via Arenula, e dovrebbe partire a breve, la lettera a Ciampi con il si' alla richiesta di istruire la pratica su Adriano Sofri.
"Non si era mai visto - commenta il presidente del gruppo Misto Marco Boato - che un capo di gabinetto di un ministro scrivesse una lettera del genere al Quirinale. Castelli e i suoi piu' stretti collaboratori si fermino prima di raggiungere il ridicolo...".
Duro anche il commento della responsabile Giustizia dei Ds Anna Finocchiaro: "Trovo giusto che Ciampi su una questione cosi' delicata che e' stata anche oggetto di esame alla Camera dei deputati abbia parlato 'expressis verbis', cioe' con parola pubblica. Mi sembra invece che la cortesia istituzionale del ministro Castelli cominci a mostrare qualche crepa...".
Di assenza di equilibrio istituzionale parla invece il responsabile Giustizia della Margherita Giuseppe Fanfani che accusa il Guardasigilli "di non perdere occasione per creare motivi di conflittualita' con le altre istituzioni dello Stato".
"La vicenda della grazia a Sofri - dichiara il capogruppo del Pdci alla Camera Marco Rizzo - si sta trasformando in uno scontro istituzionale. Il centrodestra sta utilizzando questo argomento anche per picconare i poteri e le prerogative della massima autorita' di garanzia di questo Paese...".
Nel centrosinistra sono molti quelli che pensano che si arrivera' a sollevare il conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale. E in questo senso e' significativo anche l'intervento del presidente della Consulta Gustavo Zagrebelsky che oggi dichiara di non volersi pronunciare sulla vicenda "prima che le questioni giungano alla nostra attenzione".
Ma, proprio per evitare un eventuale conflitto, non si esclude che alla fine il presidente del Consiglio decida di firmare al posto del Guardasigilli. O quantomeno cerchi di convincerlo a rispettare la prerogativa del Capo dello Stato di concedere la grazia. Anche il sottosegretario alla giustizia Michele Vietti insiste sul punto e ribadisce che il presidente del Consiglio potrebbe benissimo controfirmare al posto di Castelli.
Il premier intanto conferma la sua posizione, "che e' quella espressa nella lettera al 'Foglio"", a favore dell' atto di clemenza. E in Consiglio dei ministri e' piu' esplicito: "Il voto del Parlamento sulla vicenda Sofri - avrebbe dichiarato durante la riunione secondo quanto riferiscono alcuni partecipanti - ci ha fatto perdere voti. Lo dicono i sondaggi di cui sono in possesso...".
Alcuni nella Cdl mettono in dubbio la validita' del sondaggio e in molti continuano a sparare a zero contro l'iniziativa di Ciampi e contro la grazia a Sofri concessa senza che lui la richieda. Il ministro del Welfare Roberto Maroni conferma di "condividere in pieno la posizione di Castelli". Mentre quello delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, distinguendosi dalla posizione piu' possibilista assunta dal coordinatore di An La Russa, ribadisce che il perdono senza la richiesta "sarebbe un'offesa alle vittime". Il ministro per le Politiche Comunitarie Rocco Buttiglione, invece, dichiara di essere favorevole alla grazia, ma propone la medaglia d'oro per il commissario Luigi Calabresi.
Il leader dei Radicali Marco Pannella intanto non rinuncia alla sua protesta. Dalla mezzanotte di oggi comincera' lo sciopero della fame e da domenica o lunedi' quello della sete. "La decisione di questa iniziativa non violenta - spiega - e' oggi rafforzata da un'evidente manifesta necessita', dall' urgenza di imprimere un'accelerazione agli eventi per non ritrovarci come e' accaduto ai primi di gennaio". Il timore del leader radicale infatti e' che "si ripetano i tre mesi indecorosi" trascorsi dopo che il Capo dello Stato aveva manifestato il suo apprezzamento per una proposta di legge che potesse facilitare l'adozione di un provvedimento di clemenza per l'ex-leader di LC. E Pannella cita la vicenda della proposta di legge Boato, in materia di grazia, affossata alla Camera il 17 marzo scorso. "Il problema - aggiunge - e' anche vedere se il presidente della Repubblica viene messo di nuovo con le spalle al muro, se quelli della Costituzione materiale non stiano preparando una Boato bis...".

SOFRI: IL FOGLIO EDIZIONE STRAORDINARIA DOMENICA E LUNEDI'
I COMPENSI DI REDATTORI E COLLABORATORI A PARTITO RADICALE
Il Foglio uscira' in edizione straordinaria anche domenica e lunedi' "con il contributo volontario di redattori e collaboratori e con l'ausilio del personale tecnico. I compensi saranno devoluti al Partito Radicale, nel quadro della campagna per la restituzione al presidente della Repubblica del potere di grazia". Lo annuncia una manchette in prima pagina sul quotidiano.
In una striscia sopra la testata si legge: "grazia e giustizia, un assetato e un presidente. Edizioni straordinarie domenica e lunedi"". Al tema sono oggi dedicate le due intere pagine centrali del Foglio che, sotto il titolo"Le buone ragioni del diritto per la grazia", riportano gli articoli del codice e le regole costituzionali sulla materia, un'antologia di opinioni espresse da giuristi, un testo di Marco Pannella ("Giu' le mani dalla Costituzione e da Ciampi"), prese di posizione di Fassino e di Cohn Bendit e la storia del "caso grazia".

SOFRI: PANNELLA DA STASERA IN SCIOPERO DELLA FAME
DA DOMENICA POTREBBE PARTIRE ANCHE QUELLO DELLA SETE
Da questa sera a mezzanotte riprendera' "l'iniziativa non violenta" da parte del leader dei Radicali italiani Marco Pannella, che ha annunciato oggi in conferenza stampa che iniziera' uno sciopero della fame per il caso "Sofri, Ciampi e Costituzione liberi".
Il leader dei Radicali ha anche sottolineato che tra sabato e domenica potrebbe decidere di iniziare anche lo sciopero della sete. "La decisione di questa iniziativa non violenta - ha detto - e' oggi rafforzata da un'evidente manifesta necessita', dall'urgenza di imprimere un'accelerazione agli eventi per non ritrovarci come e' accaduto ai primi di gennaio".
Uno sciopero della fame ("manifestazione disordinante della speranza"), quindi, "a garanzia che il cammino partito con l'iniziativa di Ciampi prosegua". Il presidente dei Radicali Italiani, ha, sottolineato, infatti, che "quello del presidente della Repubblica e' un segno chiarissimo, che va certamente e oggettivamente nella direzione che riteniamo necessaria e obbligata, ma che va garantito". Di qui l'appello di Pannella perche' vengano messe "giu' le mani dal presidente Ciampi".
Il timore del leader radicale e' quello che "si ripetano i tre mesi indecorosi" consumatisi dopo la manifestazione da parte del capo dello Stato dell'opportunita' di pensare a un provvedimento di clemenza per l'ex-leader di Lotta Continua. E Pannella cita la vicenda della proposta di legge Boato, in materia di grazia, affossata dalla Camera il 17 marzo scorso.
"Il problema - dice - e' anche vedere se il presidente della Repubblica viene messo di nuovo con le spalle al muro, se quelli della Costituzione materiale non stiano preparando una Boato bis".
Riguardo a via Arenula, poi, Pannella ritorna sul concetto dell'obbligatorieta' "da parte del ministro competente (e non proponente) della controfirma dell'atto di grazia perche' altrimenti si viola la legge".
Pannella ricorda infine che l'iniziativa del capo dello Stato e' partita proprio a un giorno (il 30 marzo) dall'avvio del suo annunciato sciopero della sete. E parlando delle preoccupazioni che in molti hanno manifestato per la sua salute ("Marco, non farlo, mi dicono in molti...") ha spiegato, invece, la necessita' della sua iniziativa della quale ha detto di aver parlato ieri sera con lo stesso Sofri.
E a chi gli chiedeva in quale caso revocherebbe la sua decisione ha ribadito: "solo con un gesto che dimostri a tutti che il presidente Ciampi e' tornato libero di fare quello che la Costituzione gli chiede e gli consente di fare".

SOFRI: PANNELLA ANNUNCIA QUERELA AL 'GIORNALE'
Il presidente dei Radicali Italiani, Marco Pannella, ha annunciato oggi la volonta' di querelare il 'Giornale' a causa di un riquadro che compare oggi a pagina 2 del quotidiano di Maurizio Belpietro.
Pannella ha deciso questa azione anche "per ribadire che la mia non e' una lotta, e l'ho detto in mille modi, per vedere Sofri libero, ma Ciampi libero di esercitare un'azione che e' previsto nella nostra Carta Costituzionale".

2 aprile 2004 - LIBRO DI CAZZULLO SU CASO SOFRI
"La Stampa"
NEL LIBRO DI CAZZULLO IL CASO SOFRI COME UNA PAGINA MAI CHIUSA DELLA "TRAGEDIA ITALIANA"
Quello sparo del '72 che "riaccese la guerra civile"
A che servono i libri? A far capire. A volte anche a far capire quello che non si vuole capire, quello che si rifiuta perché è scomodo, perché fa male, perché è meglio così, perchè non è il momento. "Il caso Sofri" di Aldo Cazzullo (Mondadori, 165 pagine, 12 euro) arriva nel momento giusto, si spera, proprio quando Ciampi riassume l'iniziativa. Ma è soprattutto un libro utile perché dimostra che da una vicenda spaventosa si può trarre virtù e speranza. O almeno: se ne ricava un insegnamento civico. Che è già moltissimo. Una lezione sulla gioventù, innanzitutto, e su quanto è facile, e gioioso, e divertente, scherzare con il fuoco. Fondare un mondo, alla fine degli anni sessanta, e chiamarlo: "Lotta continua". Rifiutare la storia dei padri, riderne anzi, coltivare la febbre della rivoluzione e lasciarsi sopraffare a poco a poco dall'avventura dell'uguaglianza, dalle suggestioni di un narcisismo fin troppo operoso, sorretto com'è dall'idea del Bene. Che poi è un male travestito da bene. Il peggiore: "Una grandiosa follia". Quindi, è chiaro, occorrono anche dei capi, e arriva Sofri. Intelligentissimo, fascinoso, fin troppo superbo. La seconda lezione de "Il caso Sofri" è sul potere. Un vero capo può tutto. Vale in Lotta continua come nelle SS, in una tribù come in una multinazionale. Davanti al capo la gente scatta, e pur di farlo contento arriva a indovinare quello che egli forse desidera. Non di rado i leader giocano con le emozioni e i sentimenti altrui. L'odio è, purtroppo, il più efficace. Tanto più potente - ed è un'ulteriore lezione - quanto più elementare, cioè personalizzato. Inutile qui dare conto della storia. Si sa. E' un autentico, terribile dramma. Né l'alleviano i riferimenti letterari: da una parte Shakespeare, Dostoeskij, Pinocchio, la Bibbia; dall'altra una verità processuale controversa nella sua aridità. Cazzullo, che su Lc ha già pubblicato nel 1998 "I ragazzi che volevano fare la rivoluzione", la ricostruisce con equilibrio. Racconta dei "ragazzi", appunto, che andavano perdendosi; dedica un capitolo alle ragioni dell'accusa (e delle sentenze) e un altro capitolo alle ragioni della difesa. Ma il vero tesoro del libro è nel quarto capitolo, tornato proprio ieri d'attualità: la grazia. Sì, no, forse, però. La solita questione, sembrerebbe. Ma forse non è più così. Forse bisogna allargare il campo, inserire quel delitto nella storia più inconfessabile dell'Italia, nel suo peccato originale. Perché quello sparo "riaccende la guerra civile". Quell'assassinio rende conto di "una tragedia mai conclusa davvero". E' da qui che si deve ripartire: dalla frattura, da una linea di divisione che dura ancora oggi. L'anomalia italiana. Che quella divisione sia da mettersi in relazione con il comunismo - come propende l'autore - o con qualcosa che è venuto prima, o addirittura con le fragilità della natura umana, rischia ormai di essere persino fuorviante. Come del resto lacerarsi sull'innocenza e la colpevolezza di Sofri, o sul suo cambiamento. Il salto da compiere è se, con la garanzia di Ciampi, la grazia sia o possa essere vissuta da quanta più gente possibile come un simbolo di "tregua civile" e autentica riconciliazione. L'atteggiamento della famiglia Calabresi è da questo punto di vista prodigioso. Di miracoli, anche, vive la storia. E a cosa servono i libri, a volte, se non a segnalarne le ombre e i bagliori?

"Il Corriere della sera"
Esce martedì da Mondadori "Il caso Sofri. Dalla condanna alla tregua civile", l'ultimo libro dell'inviato del Corriere della Sera Aldo Cazzullo. Nel libro viene ripercorsa la storia di Lotta Continua, dal Sessantotto al caso Moro, il caso Calabresi, con le ragioni dell'accusa e quelle della difesa, vengono ripercorsi i legami trascurati, come quello tra la morte di Pinelli e la morte di Serantini, e le attività della struttura clandestina di Lc. E ovviamente affronta la questione della grazia, cercando una via per "suturare la ferita e individuare un frammento di memoria condivisa".

IL LIBRO
L'occasione di una tregua civile dopo la lunga guerra
Il comunismo è il filo che lega il '45, piazza Fontana, il delitto Calabresi e l'attuale scontro neoideologico
L'assassinio di Luigi Calabresi è lo sparo che riaccende la guerra civile italiana, combattuta con le armi nel biennio '43-45, rinfocolata sulle piazze nel tempo della guerra fredda, e poi mimata a cavallo tra gli anni '70 e gli anni '80. Un simulacro di guerra civile, una riproposizione non necessariamente farsesca di una tragedia mai conclusa davvero. Un tempo in cui le parole partoriscono la violenza, gli inni gioiosi e minacciosi accendono le coscienze che non hanno saputo discernere tra lo slogan e l'azione, la ginnastica rivoluzionaria diventa pratica omicida, e la parte migliore di una generazione si trova a camminare su un filo con il pericolo di cadere nella rovina della droga o di una pratica che chiamano lotta armata ma è solo terrorismo. Non so se la guerra civile italiana, ora che le armi tacciono, sia finita davvero. Lo scontro ideologico degli anni in cui la democrazia liberale e l'economia di mercato si confrontavano con un modello radicalmente alternativo, che le negava in nome della dittatura del proletariato e dell'economia di piano, si ripropone ora in forme che possono apparire grottesche ma nascondono una lotta per la vita e per la morte. La politica italiana è divisa in due schieramenti che non solo si combattono e si contrastano su qualsiasi aspetto della vita pubblica, ma non riconoscono l'uno all'altro la legittimità. Si pratica l'odio. Si alimentano campagne di denigrazione personale. Ci si paragona a Stalin e a Hitler, a Berija e a Goebbels senza alcuna preoccupazione per il rispetto reciproco o anche solo per il ridicolo. Si richiede agli osservatori la militanza: o con me o contro di me. Sullo scontro neoideologico si innestano i pescatori nel torbido. Si inviano pacchi che esplodono nella segreteria del direttore di un tg Mediaset e nella casa del presidente della Commissione europea. Si tornano a bruciare le macchine dei pesci piccoli, ieri i capireparto Fiat, oggi i militari Nato. Si uccidono gli uomini di cerniera, i riformisti a cavallo tra i due schieramenti, i D'Antona e i Biagi (...). E la linea di divisione passa ancora una volta lungo lo stesso crinale su cui si è giocata in piccolo la storia di Lotta continua, il crinale del comunismo.
Per i comunisti degli anni Settanta, inquadrati allora nel Pci o nella sinistra extraparlamentare, il comunismo è oggi un'eco lontana, una parola vuota, un simulacro dietro cui ognuno può intravedere quel che gli stava e gli sta veramente a cuore, la giustizia sociale, i diritti civili, il femminismo, una remota stagione giovanile, oppure, secondo una definizione marxiana molto citata, "il movimento reale che distrugge lo stato di cose presente". In nome del comunismo i ragazzi degli anni Settanta sfilavano in corteo, si scontravano con la polizia e con i fascisti, rapinavano le armerie, minacciavano punizioni ai commissari. Per il timore, o con l'alibi, del comunismo si misero bombe nelle banche, nelle piazze dei comizi sindacali, sui treni, nelle stazioni. Nella prospettiva o nella paura del comunismo si scontrarono braccianti e carabinieri, operai e celerini, funzionari togliattiani e clero pacelliano. Non era solo la liberazione dai nazifascisti a muovere i partigiani delle brigate Garibaldi, così come i loro fratelli maggiori che qualche anno prima erano partiti per la Spagna. Che cosa sognavano gli uomini che occuparono le fabbriche nel biennio rosso? Che cosa paventavano le squadracce e gli agrari che le finanziarono?
Causa o paravento che sia, il comunismo è il filo che lega la guerra intestina italiana, piazza Fontana e le vendette partigiane, i progetti di golpe e la volante rossa, l'avvento cruento e le repressioni del fascismo e il tiro incrociato del terrorismo rosso e nero degli anni Settanta, la guerra '43-'45 che non da molto si è preso a chiamare civile e lo strascico di risentimenti, rancori, speranze tradite e palingenesi mancate che la accompagnano. E neppure ora che la guerra fredda è finita in tutto il mondo il paese si può dire pacificato (...) Mai come ora settori crescenti dell'opinione pubblica italiana - che sotto certi aspetti può apparire disattenta, male informata, rancorosa, eppure ha sensibilità che prescindono da istruzione, cultura, coscienza civile - avvertono l'opportunità e la necessità di una tregua civile. Di costruire una zona franca di valori riconosciuti, di fissare un patrimonio condiviso, di individuare un percorso, un codice, un segno di buona volontà. Un momento di pacificazione. Un luogo dove ci si parli senza percuotersi, come le chiese nell'ordinamento dell'Antico Regime. La grazia a Sofri può essere uno di quei momenti, di questi luoghi.
Per questo la campagna per la libertà di Sofri farebbe bene a prescindere dalle considerazioni sulla sua innocenza, e forse anche dall'argomento - per quanto valido - della distanza di tempo, della lontananza della colpa. Una giustizia che punisce con trent'anni di ritardo un omicidio può apparire ad alcuni come sommamente ingiusta, ad altri esemplare nella sua terribile necessità. La questione è certo personale, riguarda il corpo di un detenuto che non si è mai sottratto alla pena, lo spirito di un uomo che si vuole restituito alla libertà e alla sua famiglia. Ma è anche una questione politica. Come ha compreso la persona che può risolverla, Carlo Azeglio Ciampi.

"Il Mattino"
Storia di un uomo che divide l'Italia
GENEROSO PICONE
C'è un punto nel libro dedicato da Aldo Cazzullo a "Il caso Sofri. Dalla condanna alla "tregua civile"" (in uscita martedì per Mondadori, pagg. 166, euro 12) che aiuta a capire probabilmente meglio di ogni altra riflessione le ragioni per cui l'ex leader di Lotta Continua da detenuto merita tanta attenzione da parte dell'opinione pubblica e un così forte interesse politico e istituzionale. "Il caso Sofri, che lo si voglia o no, - scrive l'inviato del "Corriere della sera" - è parte di quella storia che non finisce, è lo strascico più visibile degli anni Settanta, la lacerazione dalla carica simbolica più forte, il paradosso vivente di un'epoca, che appare remotissima, in cui alcune delle migliori intelligenze del paese pensarono davvero di poter fare la rivoluzione in Occidente". Quindi, "tenere in carcere uno dei protagonisti di quel mondo perduto significa perpetuarne gli errori anziché le conquiste". Vuol dire "perpetuare le divisioni, rinunciare a un punto di incontro tra gli schieramenti, privarsi di un simbolo di riconciliazione".
Tregua civile, la definisce Cazzullo. Non nel senso di una dichiarazione di irresponsabilità collettiva, di una dismissione delle coscienze, di un azzeramento della memoria. Troppo dolore, troppi drammi, troppo sangue: quanto successo in Italia negli anni Settanta non può avere un simile esito. Ma indispensabile è compiere uno sforzo laico di conoscenza e magari di comprensione di un delicatissimo periodo della storia nazionale, dei fatti e dei comportamenti, dei contesti e degli intrecci.
Quanto questo sia possibile, è difficile da immaginare. Intanto, la vicenda Sofri rimane legata, anche nei giudizi di oggi, a quella anomalia antica dell'Italia repubblicana - l'esistenza cioè del più grande partito comunista d'occidente - riverberata negli anni Novanta-Duemilla come lascito di un anticomunismo comunque viscerale, di un timore fobico degno di lontane guerre, di una paura che in Sofri ha trovato un'icona, un fantasma, un nemico.
Si può, per queste ragioni, lasciarlo in carcere e gettare la chiave?, è l'interrogativo di Cazzullo. E ancora: è lecito tenerlo in galera in base a una lettura sbilenca della vicenda di Lotta Continua che - il giudizio di Cazzullo è netto - non fu una banda armata, come i giudici di Milano hanno ipotizzato, ma neppure una pacifica associazione per i diritti civili, come alcuni suoi dirigenti l'hanno definita dopo. Fu invece uno straordinario luogo d'incontro di esperienze generazionali, culturali e sociali diverse e differenti, in cui non fu estranea la mitologia della violenza ma nemmeno assunse a pratica condivisa e di massa. Se chi uccise Calabresi lo fece in nome di quest'ambiguità - cui Sofri si è sempre fatto carico - sarebbe bene guardare all'esempio della famiglia del commissario. Al figlio Mario, che ha chiesto soltanto che nell'Italia di oggi ci sia un qualcosa che onori il ricordo delle vittime del terrorismo. Un posto dove poter piangere, tutti, e celebrare la tregua civile di una comunità riconciliata.

"La Repubblica"
UN INSTANT-BOOK DI ALDO CAZZULLO
ALLE RADICI DEL CASO SOFRI
La ricostruzione della vicenda e una lettura discutibile della "guerra civile"
SIMONETTA FIORI
Proprio nel giorno in cui il presidente Ciampi sollecita al Guardasigilli l´avvio della procedura di grazia, esce da Mondadori un instant-book su Il caso Sofri che patrocina la causa della liberazione. Lo firma l´inviato del Corriere Aldo Cazzulo, già autore d´un saggio sul gruppo di Lotta Continua, apprezzato per misura e ricerca documentaria. Da quel libro trae in parte nutrimento questo nuovo su Sofri, che ripropone la complessa vicenda di Lc soffermandosi in particolare sull´omicidio Calabresi, per il quale Sofri è stato condannato a ventidue anni di carcere: le ragioni dell´accusa sono messe a confronto con quelle della difesa, dopo un´introduzione che restituisce in modo vivido il clima di quegli anni. Il capitolo che suscita maggiori riserve è quello dedicato alle "ragioni della grazia", specie per l´analisi storica del Novecento italiano di su cui si regge la costruzione di Cazzullo.
La tesi espressa dal libro è più o meno questa. Ad Adriano Sofri spetta senza alcun dubbio la grazia. Ma non - come sostengono gli innocentisti - perché egli sia realmente libero da colpa. E neanche - come sostiene una larga zona d´opinione tra cui Repubblica, il giornale di cui Sofri è una delle firme più autorevoli - perché la sensibilità etico-politica maturata nella stagione adulta ne fanno una persona radicalmente diversa dall´uomo che, secondo una sentenza definitiva, commise il delitto oltre trent´anni fa. No, per Cazzullo la ragione della grazia a Sofri sta altrove: liberandolo da un´odiosa prigionia, si mette fine a una estenuante guerra civile di cui il delitto Calabresi è un capitolo significativo. La liberazione di Sofri assurge così a simbolo d´una "tregua civile", una sponda salvifica rispetto al rigoglioso fiume di violenza scaturito nientemeno che dal biennio rosso (i consigli di fabbrica, l´Ordine Nuovo, Antonio Gramsci), riaffiorato nel 1943-45 con le bombe della Brigata Garibaldi contro il nazifascismo ma anche in sostegno della rivoluzione rossa, serpeggiante nella lunga stagione della guerra fredda con le opposte fazioni pronte all´uso delle armi, esploso negli anni Settanta con il terrorismo politico - guerra civile inaugurata proprio dall´assassinio di Luigi Calabresi - e proseguito tenace fino ai nostri giorni, con le due Italie divise e contrapposte rispetto a Berlusconi.
Guerra civile strisciante e permanente, dunque. Una tesi espressa da Silvio Berlusconi, e sulla quale Cazzullo concorda, con una sola obiezione rivolta al premier: quella d´essere anche lui responsabile dell´attuale clima di contrapposizione frontale. Il crinale lungo il quale passerebbe la linea di divisione tra le due Italie in guerra - secondo l´autore de Il caso Sofri - è il comunismo: "Causa o paravento che sia, il comunismo è il filo che lega la guerra intestina italiana, piazza Fontana e le vendette partigiane, i progetti di golpe e la Volante rossa, l´avvento cruento e le repressioni del fascismo e il tiro incrociato del terrorismo rosso e nero degli anni Settanta". Il caso Sofri sarebbe parte di questa storia che non finisce. La grazia potrebbe rappresentare "un momento di pacificazione", nella direzione impressa dal presidente della Repubblica (ma una personalità con la formazione di Ciampi potrebbe condividere questa analisi?).
Se discutibile e non veridica appare l´interpretazione storica della "guerra civile permanente" - una macedonia di vicende e soggetti lunarmente distanti, in cui la violenza scaturisce sempre da "sinistra", la destra eversiva come reazione al pericolo rosso, le "squadracce fasciste" mosse dal timore del comunismo - risulta assai più condivisibile il capitolo che riguarda le vittime del terrorismo, le loro famiglie spesso dimenticate: da uno Stato distratto, ma anche dai media, più attenti alle contorsioni dei carnefici. Cazzullo non tralascia di ricordare che il delitto di Luigi Calabresi, oltre che caratterizzare un passaggio cruento della storia italiana, ha segnato nel dolore privato una famiglia, capace poi di elaborare pubblicamente il lutto in modo esemplare. "Se la ferita della permanenza di Sofri in carcere potrà essere sanata", conclude, "lo si dovrà innanzitutto all´atteggiamento straordinario tenuto dalla famiglia Calabresi". Questo sì simbolo di tregua e civiltà.

3 aprile 2004 - SOFRI: DAI GIORNALI
"Il Corriere della sera"
IL CAPOGRUPPO DS
"Adriano è colpevole ma ora torni libero Noi ci battiamo per sostenere il Quirinale"
ROMA - "Lo Stato non ha la prerogativa del perdono e deve, piuttosto, indirizzare la propria azione verso una forma di "conciliazione repubblicana" che non cancella il conflitto ma elimina i reciproci pregiudizi". Luciano Violante dice questo riferendosi anche alla grazia che potrebbe essere concessa ad Adriano Sofri: "Io penso che sia colpevole. Ho letto alcune sentenze che mi hanno convinto. Ma Sofri è meritevole della grazia anche perché si è sottoposto volontariamente al carcere: per quale motivo, dunque, non dovremmo avviarci verso una soluzione che guarda in avanti, verso la ricostruzione di una progressiva coesione del Paese?". Puntualizza il presidente dei deputati della Quercia: "Siamo disposti a combattere fino in fondo una battaglia per restituire al presidente della Repubblica il potere pieno di concedere la grazia e di commutare le pene". Ma l'impegno dei Ds va oltre Sofri e riguarda "tutti i detenuti che si trovano in analoghe condizioni" dell'ex leader di Lotta continua condannato per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi.
Partiamo dal ministro Castelli che non controfirmerà l'eventuale provvedimento di grazia del capo dello Stato.
"La controfirma non comporta la condivisione dell'atto. Altrimenti, in tutti i casi in cui un ministro non è d'accordo potrebbe rifiutarsi di firmare: a quel punto, il capo dello Stato sarebbe privo di qualsiasi potere autonomo. La controfirma è un atto puramente ricognitivo e il ministro non può opporre un suo diniego: Castelli è legittimamente contrario ma, in base alla Costituzione, deve comunque firmare, in forza della sua responsabilità politica. Se così non fosse, in materia di grazia avremmo una situazione singolare: l'eventuale decisione del capo dello Stato, che rappresenta l'unità nazionale, potrebbe essere bloccata dal pregiudizio politico di un ministro che è solo espressione di un partito e di una maggioranza".
La lettera inviata dal capo dello Stato al Guardasigilli fa entrare la questione in un collo di bottiglia?
"Questo non vuol dire che il Capo dello Stato concederà la grazia, ma si è certamente messo in moto un procedimento che era bloccato".
Fino a che punto siete disposti a sostenere una battaglia per la grazia a Sofri?
"Siamo disposti a fare una battaglia fino in fondo con l'obiettivo di restituire un potere pieno al capo dello Stato. Anche Pannella sostiene questa linea".
Pannella, però, lo fa con lo sciopero della fame e della sete. Sareste disposti a tanto?
"Rispetto queste forme di lotta, ma non sono le mie".
Tra i Ds, l'ex leader di Lc suscita diffidenza. C'è chi dice: "Noi, il partito della fermezza che negli anni di piombo tenne la schiena dritta".
"Schiena dritta non vuol dire testa ottusa. Io sono tra quelli che tennero la schiena dritta. Però vedo una persona che si presenta spontaneamente in carcere, che sconta la pena senza chiedere nulla, che partecipa alla vita collettiva con un'intensa attività intellettuale. Ecco, quando vedo che il tempo non è trascorso invano dall'omicidio del commissario Calabresi, penso al percorso per avviare una "conciliazione repubblicana"".
Che non è il perdono .
"Il perdono appartiene alla vittima, alla sfera morale e religiosa, non alla sfera laica. Se poi la vittima ritiene di non perdonare, lo Stato deve stare attento: altrimenti, invece di creare coesione genera una lacerazione".
Il comportamento della famiglia Calabresi è stato esemplare.
"Assolutamente esemplare".
Perché l'Ulivo al governo non ha proposto la grazia per Sofri?
"Allora la grazia sarebbe sembrata un'ottava istanza (Sofri è stato sottoposto a 7 processi, ndr), troppo a ridosso del giudizio di revisione".
Dino Martirano

ANSA:
SOFRI: CASTELLI ANNUNCIA LETTERA PER META' SETTIMANA
PANNELLA POTREBBE SMETTERE DI BERE MARTEDI' O MERCOLEDI'
"A meta' settimana, perche' ho bisogno di un po' di tempo per mettere in ordine la questione cosi' come la vedo io, affidero' a uno scritto quello che e' secondo me la materia del contendere". Il ministro Guardasigilli, Roberto Castelli, il giorno dopo le polemiche piu' dure con il Quirinale sulla grazia a Ovidio Bompressi e Adriano Sofri, prende tempo. "Siamo di fronte a un quesito di carattere costituzionale - spiega - che, tra l'altro, non ha precedenti nella storia della Repubblica, e quindi la questione e' abbastanza complicata e meritevole, credo, di considerazioni meditate". Di fronte all'ipotesi, avanzata da molti organi di stampa, che il suo ministero sia su una rotta di collisione con il Quirinale (con un conflitto di attribuzione di fronte alla Consulta), Castelli sembra aver sposato, almeno per oggi, la linea della cautela.
"Difendo le mie idee - sottolinea - ma questo non significa, l'ho gia' detto, in nessun modo coartare la possibilita' costituzionale del presidente della Repubblica".
Il ministro, comunque, non rinuncia a denunciare un attacco mediatico nei suoi confronti: "Tutto viene strumentalizzato - dice - e questo e' il solito attacco di tutto quel vasto schieramento di opinion maker che oggi ferocemente vuole che io acconsenta a dare la grazia a questo detenuto".
Castelli ha dalla sua tutto il Carroccio. Non a caso questa mattina il quotidiano del partito di Bossi, 'la Padania', mette in prima pagina la foto del Guardasigilli con la scritta 'Ministro Castelli, tegn dur'. E all'interno del giornale trova spazio l'intervento del vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, che sostiene che "la grazia a Sofri senza la firma del ministro" sarebbe "un attentato alla Costituzione".
Sulla questione del provvedimento di clemenza per l'ex-leader di Lotta Continua, Alleanza Nazionale anche oggi ribadisce il suo secco 'no'. Con il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri che denuncia che la grazia senza una richiesta (e quindi senza un'assunzione di colpa) da parte di Adriano Sofri, rappresenterebbe "un gravissimo vulnus alle forze dell'ordine". Le quali, per Gasparri, "non accetterebbero un provvedimento unilaterale" che rappresenterebbe di fatto "una sconfessione della loro azione". Sulla stessa linea anche il presidente della commissione Esteri della Camera, Gustavo Selva, che, ricordando la bocciatura a Montecitorio, il 17 marzo scorso, della proposta di legge Boato, argomenta che sulla questione "in Parlamento una maggioranza si e' gia' pronunciata". In controtendenza, invece, il ministro Altero Matteoli, che difende il Colle e l'iniziativa di Ciampi dei giorni scorsi giudicandola "un suo sacrosanto diritto, direi quasi un suo sacrosanto dovere".
Dal fronte Udc, dopo che ieri Marco Follini e Rocco Buttiglione (che chiede anche il conferimento di una medaglia al valor civile al Commissario Calabresi) si sono pronunciati favorevolmente sulla grazia, oggi arriva lo stop del ministro per i Rapporti col Parlamento Carlo Giovanardi che ribadisce la necessita' della domanda da parte del detenuto e mette in guardia dal pericolo di un conflitto tra Quirinale e via Arenula. "Il Parlamento si e' gia' espresso - e' il suo ragionamento - sul principio che e' necessaria la domanda dell'interessato per la concessione della grazia: opinione condivisa dalla stragrande maggioranza dell'opinione pubblica. Il voler perseguire lo stesso risultato senza domanda, e con la contrarieta' del Guardasigilli, mette in crisi il rapporto tra istituzioni e cittadini, con gravissime conseguenze sulla credibilita' delle istituzioni". Il sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti, invece, sottolinea come la concessione della grazia sia, a suo avviso, un potere "esclusivo" del capo dello Stato. E che potrebbe essere esercitato percio' anche di fronte al formale parere negativo del ministro.
Dal centrosinistra arriva invece un invito unilaterale al premier Berlusconi (che ieri ha ribadito di aver gia' espresso la propria opinione nel merito) a prendere in mano la situazione rispondendo alla collegialita' di indirizzo dell'esecutivo presente nel dettato costituzionale. "Berlusconi non faccia il Ponzio Pilato", invita il verde Paolo Cento, mentre il responsabile giustizia dello Sdi, Enrico Buemi, dice di ritenere che la strada imboccata dal Capo dello Stato di "obbligare il ministro della Giustizia a predisporre l'istruttoria sul caso" sia quella giusta da percorrere.
Il presidente dei deputati della Quercia, Luciano Violante, ripropone l'assioma dell'obbligatorieta' della controfirma per Castelli (nella sua accezione di 'ministro competente'). "Io penso che Sofri sia colpevole - afferma - ma che meriti la grazia, e Castelli, pur legittimamente contrario, in base alla Costituzione deve comunque firmare in forza della sua responsabilita' politica". Sull'Unita' di domani, sara' pubblicata poi un'intera pagina, a cura dei Ds, con il titolo 'Con Sofri', la frase "La liberta' di pensare rende un uomo libero?". Come firma il simbolo della Quercia.
Intanto il leader dei Radicali Italiani, Marco Pannella, e' da ieri notte in sciopero della fame per il caso 'Ciampi, Sofri e Costituzione liberi!'. Pannella ha ribadito che martedi' o mercoledi' potrebbe anche decidere di smettere di bere. Solidarieta' al leader radicale e' stata manifestata da Angelo Panebianco, Pierluigi Battista, Ernesto Galli della Loggia e Paolo Mieli in una lettera pubblicata sul 'Foglio'. E durante la giornata molti altri intellettuali hanno dato la loro adesione all'iniziativa a sostegno della protesta di Pannella.

SOFRI:CASTELLI, ATTACCO MEDIATICO PER FARMI CONCEDERE GRAZIA
AFFIDERO' A UNO SCRITTO MATERIA DEL CONTENDERE
"A meta' settimana, perche' ho bisogno di un po' di tempo per mettere in ordine la questione cosi' come la vedo io, affidero' a uno scritto quello che e' secondo me la materia del contendere". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, che, invitato ad una trasmissione di Radio Padania per parlare del caso Sofri e le polemiche con il presidente della Repubblica, ha risposto che preferisce non fare piu' dichiarazioni per evitare che vengano poi strumentalizzate.
"Quindi io chiedo scusa se oggi non voglio esprimermi su questo argomento - ha detto - se non dicendo che e' il solito attacco di tutto quel vasto schieramento mediatico di opinion leader e di opinion maker che oggi ferocemente vuole a tutti i costi che io acconsenta a dare la grazia a questo detenuto".
"La mia colpa qual e'? La grande colpa di non piegare la schiena e di continuare a difendere le mie idee - ha aggiunto Castelli - Questo non significa assolutamente che io voglia in qualche modo, l'ho gia' detto e l' avevo scritto, in nessun modo coartare la possibilita' costituzionale del Presidente della Repubblica in materia di grazia. Ma siccome la questione e' complessa, preferisco scriverla".
"Siamo di fronte ad un quesito di carattere costituzionale che tra l'altro non ha precedenti nella storia della Repubblica - ha detto ancora il ministro - e quindi la questione e' abbastanza complicata e ovviamente meritevole, credo, di considerazioni meditate".
"Naturalmente poi vedo che tutto viene strumentalizzato, distorto ma questo e' assolutamente normale - ha detto ancora il Guardasigilli -. Ad esempio vedo il Corriere che titola 'Castelli: perche' la lettera resa pubblica', come se io avessi chiesto conto di un'azione del Quirinale - ha detto il ministro -. Ovviamente e' una bugia, a questo purtroppo siamo abituati e si sa che il nuovo direttore del Corriere e' fortissimamente legato a Sofri e quindi stanno cercando, i giornali, di montare una polemica e un attacco contro di me".
Per quanto riguarda la lettera Castelli ha spiegato: 'in realta' ho semplicemente cercato di acquisire notizie relativamente a quella lettera che e' stata poi pubblicata dai giornali di ieri'.

SOFRI: SUL 'FOGLIO' INTELLETTUALI SOLIDALI CON PANNELLA
BATTISTA-GALLI DELLA LOGGIA-MIELI-PANEBIANCO, CI FIDIAMO DI LUI
Pierluigi Battista, Ernesto Galli della Loggia, Paolo Mieli e Angelo Panebianco si schierano "dalla parte" di Marco Pannella alla vigilia dell'inizio dello sciopero della sete sulla vicenda dei poteri di grazia del presidente della Repubblica connessa al caso di Adriano Sofri.
"Solidarieta"" e' il titolo del riquadro in prima pagina del 'Foglio' firmato dai quattro giornalisti e intellettuali.
"Ci fidiamo di Marco Pannella e della sua storia di difensore battagliero e irriducibile della legge e del diritto - scrivono Battista, Galli della Loggia, Mieli e Panebianco - Ancora una volta Pannella ha trovato la strada giusta per conciliare le esigenze della grazia e della giustizia con la rivendicazione della legalita' sancita dalle norme della costituzione. Siamo dalla sua parte - concludono - mentre si accinge allo sciopero della sete per dimostrare l'insostenibilita' dell'immobilismo e dell'indifferenza".

4 aprile 2004 - SOFRI: DAI GIORNALI
ANSA:
SOFRI: DA STASERA PANNELLA INIZIA LO SCIOPERO DELLA SETE
Come preannunciato nelle scorse ore, Marco Pannella questa sera iniziera' lo sciopero della sete. Il leader storico dei Radicali "berra' l'ultimo bicchiere d'acqua" durante la sua conversazione settimanale con Massimo Bordin, in diretta su Radio Radicale a partire dalle 22:00.

SCIOPERO SETE DI PANNELLA ACCELERA DIBATTITO SU SOFRI
NUMEROSI APPELLI AL LEADER RADICALE PERCHE' NON RISCHI VITA
Marco Pannella alla fine ha deciso, rendendo drammatica la sua protesta con lo sciopero della sete, oltre al digiuno che gia' osserva da un paio di giorni. Sordo a tutti gli appelli a non compiere questo passo, che potrebbe avere un epilogo drammatico, Pannella ha atteso la conclusione della tre giorni della convention dei radicali per bere un ultimo bicchiere d'acqua nella postazione della radio del partito all'Hotel Ergife, durante uno dei suoi abituali fili diretti con gli ascoltatori.
Il gesto dell'anziano leader inevitabilmente dara' una brusca accelerazione al confronto sul potere di grazia, che alla fine significa se far uscire o no dal carcere Adriano Sofri. I medici che hanno visitato Pannella sono stati molto chiari nel manifestare "la piu' viva preoccupazione per il rischio, elevato fin dall'inizio, di complicazioni improvvise, di gravita' imprevedibile e di incerto controllo e trattamento". Lo stesso Pannella e' consapevole dei rischi che corre e ha cercato di rassicurare la platea dell'Ergife: "Staro' attento, ma e' anche vero che si gioca senza rete, ed e' cosi' che si deve giocare...".
Pannella non fa che ripetere che lo scopo della sua protesta non e' la scarcerazione di Sofri, ma l'attribuzione al solo capo dello Stato del potere di concedere la grazia. Una battaglia, quindi, "perche' il presidente della Repubblica possa, se crede, graziare o anche non graziare quel detenuto, perche' gli sia reso un potere che e' suo".
Ma siccome si sa benissimo che Ciampi e' favorevole al gesto di clemenza, mentre il Guardasigilli Castelli e' fieramente avverso, la questione viene da tutti tradotta in un si' o no alla grazia per Adriano Sofri.
La maggioranza di coloro che sono contrari, condividendo la posizione di Castelli, oggi hanno preferito tacere. Ha fatto eccezione il senatore dell'Udc Maurizio Ronconi, che ha ricordato come solo pochi giorni fa il Parlamento abbia escluso che si possa concedere la grazia ad un detenuto che non ne fa richiesta. E anche questo si sa: Sofri non intende assolutamente domandarla. Ma proprio per questo, secondo Ronconi, non c'e' motivo di riservare all'ex leader di Lotta Continua un "trattamento privilegiato", ne' "un Paese civile puo' seguire le emozioni del momento".
Molto piu' attivo, invece, lo schieramento pro-Sofri. Il "Foglio" di Giuliano Ferrara sta continuando a raccogliere adesioni di intellettuali e personalita' dello spettacolo a sostegno della battaglia pannelliana, e anche Francesco Cossiga ha manifestato solidarieta' al leader radicale che pure, un tempo, aveva chiesto di metterlo sotto processo. L'ex presidente della Repubblica incalza Ciampi ("il capo dello Stato, che ha avuto il coraggio di mettere in moto la macchina, adesso deve avere il coraggio di andare fino in fondo"), sollecitandolo a preparare il decreto di grazia e di inviarlo a Castelli. E Cossiga indica anche le possibili conseguenze politiche di questa iniziativa: "Se il ministro non lo controfirma, allora o si adegua e dice che la colpa e' del governo, mettendo in difficolta' Berlusconi, oppure solleva conflitto davanti alla Corte Costituzionale".
Il presidente del Consiglio, secondo Cossiga, rischia cosi' di essere trascinato al centro delle polemiche sul caso Sofri, che la protesta di Pannella rendera' ben piu' drammatiche e concitate. Ed e' facile profeta, se gia' oggi il verde Pecoraro Scanio ha chiamato in causa proprio Berlusconi, sollecitandolo a sollevare il ministro Castelli dal suo incarico almeno per il tempo necessario a concedere la grazia a Sofri.
E quest'ultima battaglia di Pannella ha trovato solidarieta' in entrambi gli schieramenti. Il segretario dei Ds Piero Fassino ha condannato l'atteggiamento "ostruzionistico" del Guardasigilli, anche se e' parso ancor piu' preoccupato per le conseguenze che puo' avere lo scontro: "Pannella - ha detto - non puo' mettere a rischio la sua vita". Piu' duro il giudizio del segretario del Pdci Oliviero Diliberto sul ministro della Giustizia ("si sta comportando in modo indecente, come suo solito"). Mentre il liberale Raffaele Costa, deputato di Forza Italia, e' preoccupato per la salute di "Marco" e ha cercato di fermarlo con un affettuoso appello: "Il tuo sacrificio e' frutto di generosita' e potra' anche accelerare l'iter della grazia a Sofri, ma potrebbe costarti caro: non sei piu' un giovanotto liberal-radicale".

SOFRI: SCIOPERO FAME BERARDI CONTRO IPOTESI GRAZIA
PRESIDENTE FAMILIARI VITTIME TERRORISMO, SI VUOLE VIOLARE LEGGE
Per la concessione della grazia a Sofri digiuno a favore (di Marco Pannella), ma anche digiuno contro (di Bruno Berardi). Il presidente dell'associazione familiari vittime del terrorismo rende noto, in un comunicato, che "sta attuando lo sciopero della fame contro la liberazione del detenuto Sofri". Si tratta -spiega- di "una forma di protesta contro di chi vorrebbe violare le leggi dello Stato italiano in materia di grazia".

5 aprile 2004 - SOFRI: DAI GIORNALI
ANSA:
SOFRI: PANNELLA INIZIA SCIOPERO SETE
"Un brindisi a tutti i compagni e le compagne Radicali e a quelli che hanno un tantino sete (spero se la tengano) di cose piu' felici e piu' feconde. Grazie perche' non mi sento assolutamente solo". E' finita da poco la consueta conversazione domenicale a Radio Radicale e un Marco Pannella gia' visibilmente piu' asciutto dopo lo sciopero della fame iniziato venerdi' prende in mano un bicchiere, pronuncia questa frase, e da' un sorso. L'ultimo. Parte cosi' la sua iniziativa nonviolenta per il ripristino del "principio di legalita"". Per quello che i Radicali hanno ribattezzato il caso 'Sofri, Ciampi e Costituzione liberi!'
Settantaquattro anni e qualche bypass, insomma, condizioni di salute che, a sentire i suoi medici non gli permetteranno di protrarre a lungo la sua battaglia. Durante la trasmissione di questa sera tra l'altro e' intervenuto anche il medico personale del leader dei Radicali, Marco Boglino.
"Marco, datti una regolata - gli ha detto - anche perche' certamente tra due o tre giorni starai peggio. Non ce ne hai per troppi giorni, non possiamo essere troppo ottimisti...". Boglino tra l'altro ha fatto riferimento a una frase pronunciata in precedenza da Pannella che adombrava la possibilita' che il Quirinale possa pensare ad andare rapidamente a un conflitto di attribuzione di fronte alla Consulta con il ministero della Giustizia sulla questione della grazia a Sofri.
Interpellato dal direttore di Radio Radicale Massimo Bordin sul futuro della sua azione infatti Pannella ha sottolineato:
"Non ho la sfera di cristallo..." ma anche fatto riferimento ai giornali di questi giorni che "a volte hanno un potere divinatorio" e hanno citato in molti nei giorni scorsi la possibilita' di un conflitto di attribuzione tra il Quirinale e via Arenula. A questo proposito Pannella si e' domandato:
"Quanto tempo ci vuole per andare al conflitto di attribuzione?" e ha sottolineato che "si costruisce una via d'uscita sapendo che quel conflitto puo' essere risolto immediatamente con un'udienza urgente della Corte Costituzionale". Pannella poi riguardo alla propria decisione di smettere di bere ha detto che e' nata dalla necessita' di "dire basta, dare corpo al rifiuto della mancanza di legalita"".
"Spero - ha continuato - che riusciamo a recuperare a tutto il Paese un momento di decenza giuridica". Infine ha sottolineato: "Il bersaglio da battere e' questo immondo assetto partitocratico che assale la realta' del nostro Paese. Una partitocrazia che e' ladra di diritto e a questo noi dobbiamo porre un termine".

SOFRI: PANNELLA, STO ABBASTANZA BENE, PRONTE 18 QUERELE
GIORNATA A CASA TRA VISITE MEDICHE. CASTELLI? NON MI SORPRENDE
Alla diciassettesima ora di sciopero della sete Marco Pannella non perde la sua combattivita' e annuncia di aver dato incarico ai suoi avvocati di presentare 18 querele "contro molti giornali e alcuni Tg". "Non si puo' continuare a dire infatti - spiega all'Ansa - che io sto facendo lo sciopero della sete per Adriano Sofri. Se qualcuno non l'avesse ancora capito io sto protestando per fare in modo che il presidente della Repubblica si riappropri delle sue prerogative. Sto lottando per difendere la Costituzione e la legalita"".
A parte la polemica con i giornali le condizioni del leader radicale sembrano al momento discrete, anche se i medici non escludono "complicanze improvvise".
"Ho trascorso la mia giornata a casa - racconta - tra visite mediche, incontri e telefonate. Ora sto andando alla trasmissione di Ferrara e poi ad una su Sky piu' tardi...Per ora sto abbastanza bene. C'e' il bollettino medico che spiega...".
Pannella dichiara di non essere sorpreso dalla conferma del ministro Castelli di non voler proporre la grazia per Sofri:
"Lui puo' dare tutti i pareri che vuole - spiega Pannella - ma non essendo lui ministro proponente non hanno peso". "Non essendo ministro proponente, ma competente - aggiunge - la sua firma sull'eventuale atto di clemenza e' un atto dovuto".
"Cosa mi aspetto ora? - risponde il leader radicale - che vengano acquisite garanzie certe sul fatto che il presidente della Repubblica possa tornare ad esercitare le sue prerogative e i suoi poteri in modo pieno e totale..".

SOFRI: CASTELLI RIBADISCE, NO ALLA GRAZIA
PANNELLA RISCHIA CON SCIOPERO SETE, QUIRINALE NON REPLICA
Per la grazia ad Adriano Sofri le cose continuano a complicarsi. Il ministro della Giustizia Roberto Castelli ribadisce a "Porta a Porta" che lui non la proporra' mai. "Non posso in tutta coscienza - dichiara - diventare attore attivo nella proposta di grazia per un detenuto che a mio avviso non e' in condizione di riceverla". "Non sarebbe giusto - sottolinea - nei confronti degli altri detenuti".
E Marco Pannella, alla ventunesima ora di sciopero della sete per difendere le prerogative del presidente della Repubblica, spiega che non intende mollare fin quando non ci saranno "garanzie certe" sul fatto che queste prerogative, come quella appunto di poter concedere la grazia, vengano rispettate. I medici che lo hanno visitato dichiarano che per ora sta abbastanza bene, ma temono che "complicanze improvvise" possano complicare la situazione.
Il Quirinale intanto non interviene. Secondo quanto si apprende, non intenderebbe rispondere alle affermazioni di oggi di Castelli ritenendo la posizione del ministro ormai nota.
Una situazione difficile dunque che potrebbe sbloccarsi, spiegano anche in ambienti della Cdl, o con l'intervento del presidente del Consiglio che potrebbe impegnarsi a controfirmare al posto del Guardasigilli o con quello del capo dello Stato che potrebbe decidere di sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale.
Il presidente emerito della Corte Costituzionale Giuliano Vassalli oggi indica anche un'altra via: quella dello stralcio dal ddl delle riforme costituzionali, ora all'esame della Camera, dell'articolo che prevede che il capo dello Stato possa concedere la grazia senza la proposta e la controfirma del ministro proponente.
Nell'attesa, le forze politiche si dividono e le polemiche, come quella sul "Porta a Porta" di oggi, si accendono.
Sin dalle prime ore della mattina Roberto Castelli, dai microfoni di Radio Padania era stato chiarissimo sulle sue intenzioni. La Costituzione, aveva sottolineato, da' la responsabilita' al ministro della Giustizia di proporre la grazia e di controfirmare l'atto di clemenza. "Il Parlamento - aveva aggiunto - ha cercato di uscire da questa situazione, ma non c'e' riuscito o non ha voluto farlo...". In piu' aveva chiarito che non c'era stato nessuno scontro istituzionale nei giorni scorsi con il Quirinale e che lui aveva pensato alla fuga di notizie (a proposito della lettera ricevuta per avere il fascicolo sulle istruttorie per la grazia resa poi nota dal Colle, ndr) solo perche' i contatti e gli incontri con la presidenza della Repubblica erano stati sino ad allora "riservati". E poi aveva puntato il dito contro Pannella: "Lo stimo, ma non posso tenere conto della sua protesta. Se si dovesse intervenire per via legislativa o amministrativa ogni volta che qualcuno fa uno sciopero della fame non ci sarebbe piu' la democrazia...".
La posizione di Castelli fa irritare non poco l'opposizione. Il presidente dei deputati dei Ds Luciano Violante dichiara ai microfoni di Radio Radicale che il rischio e' che si arrivi ad "un piccolo colpo di Stato": una parte politica piccola infatti, spiega, non puo' in un sistema maggioritario come il nostro limitare le prerogative di un'istituzione neutra e di garanzia. Sarebbe troppo pericoloso per la corretta e democratica tenuta delle istituzioni.
Il capogruppo del Prc in commissione Giustizia alla Camera Giuliano Pisapia non ha dubbi: non c'e' nessuna norma che stabilisca che il ministro della Giustizia debba essere il ministro proponente per la grazia. Tanto e' vero che nel codice di procedura penale non si parla di ministro proponente e si prevede che la domanda di grazia possa essere concessa anche in assenza di domanda o di proposta. Analoga la posizione del leader del Prc Fausto Bertinotti che definisce quella di Pannella "una scelta coraggiosa" e invita Ciampi a compiere l'atto di grazia nei confronti di Sofri che sarebbe un atto di civilta' giuridica di cui tutta l'Italia ha bisogno".
Da An invece si sostiene Castelli e si invita Pannella, come fa Italo Bocchino, a interrompere la sua protesta. Il ministro delle Comunicazioni Gasparri e' perentorio: "Io sto con Castelli. Sono dalla sua parte come ministro e come cittadino a difendere le sue prerogative costituzionali e politiche".
In molti, infine, a cominciare dall'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, invitano Ciampi ad andare fino in fondo questa storia:"E' stato coraggioso, ora vada avanti...".
In una situazione cosi' incandescente le polemiche non si placano. Come quella che riguarda 'Porta a Porta' di questa sera: una trasmissione alla quale e' stato invitato il solo Guardasigilli e si e' fatto una sorta di parallelo tra Sofri e Battisti, l'ex terrorista ora in Francia. La cosa fa gridare allo scandalo l'opposizione. Il diessino Giuseppe Giulietti chiede come sia stato possibile fare questo confronto tra due situazioni "che non c'entrano niente" e punta il dito sul fatto che Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, e' uno dei magistrati che dovrebbe occuparsi dell'istruttoria su Sofri.
Una posizione condivisa dal presidente del gruppo Misto Marco Boato che invita il servizio pubblico a non "mettersi a disposizione" di chi "finora ha calpestato la legge e la Costituzione" limitando le prerogative del capo dello Stato.
E che suscita le critiche del presidente della commissione di Vigilanza Rai Claudio Petruccioli non solo per il caso Sofri, ma anche per la decisione di ospitare domani sera solo il premier e il ministro Lunardi praticamente senza contraddittorio: "Io e Vespa - dichiara - abbiamo idee diverse sul giornalismo e sul buon giornalismo...".

SOFRI: COSSIGA, CIAMPI CORAGGIOSO, SPERO VADA FINO IN FONDO
CDM PUO' DECIDERE SU GRAZIA ANCHE SE MINISTRO E' CONTRARIO
Con la sua iniziativa sul caso Sofri "Ciampi e' stato coraggioso e mi auguro che vada fino in fondo". Lo ha detto l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, in una conferenza stampa tenuta al Cro (Centro di Riferimento Oncologico) di Aviano (Pordenone), dove in mattinata e' stato sottoposto ad accertamenti clinici.
"Qui si mischiano - ha affermato Cossiga - motivi umani con motivi politici e con ragionamenti giuridici, con una confusa interpretazione delle norme. Credo che il capo dello Stato abbia il diritto e il potere di prendere l' iniziativa. Le norme del Codice di Procedura Penale sono state fatte per permettere che la grazia venga data motu proprio, senza che l'interessato la chieda, contrariamente a quanto viene scritto. Ai miei tempi era necessaria anche la firma del ministro Guardasigilli, o che il presidente del Consiglio, avvalendosi di una facolta' espressamente prevista dalle leggi, devolva il problema al Consiglio dei Ministri, che puo' decidere una grazia anche se il ministro della Giustizia e' contrario".
"L'amico Pecorella - ha aggiunto Cossiga - ha detto una cosa non vera, sostenendo che la concessione della grazia sarebbe di competenza del Guardasigilli, perche' tutti i ministri sono competenti della loro materia, salvo che nel caso concreto la questione non venga portata all'attenzione del Consiglio dei ministri. Se, poi, il presidente della Repubblica ritiene che il ministro della Giustizia abbia il dovere di controfirmare il decreto da lui propostogli, oppure ritiene che addirittura non sia necessaria la controfirma, puo' sollevare conflitto davanti alla Corte Costituzionale".
"Io sono amico di Adriano Sofri - ha ricordato Cossiga - e ho sempre detto che per quello che lo conosco non posso credere assolutamente che lui sia mandante di un omicidio come quello del commissario Calabresi, ne' che abbia partecipato a riunioni nel corso delle quali sia stato deciso questo omicidio. Pero', molti di quelli che sono a favore della grazia a Sofri, a mio avviso giustamente, dovrebbero avere il coraggio di pubblicare la lista degli intellettuali italiani che dissero che Calabresi era un assassino, cosa che non deve essere stata senza influenza nell'armare la mano dei ragazzi che hanno ucciso Calabresi. Non dimentichiamo - ha sottolineato Cossiga - che Calabresi fu assolto dall'accusa di avere provocato la morte del povero Pinelli da un magistrato di sinistra, che si chiama D'Ambrosio".
"A Sofri - ha concluso Cossiga - non consiglierei di chiedere perdono, perche' sarebbe come un'ammissione di colpevolezza, ma certamente se condannasse l'atto che ha portato alla morte di Calabresi, forse vi sarebbero meno obiettori alla concessione della grazia".

SOFRI: TUTI, GRAZIA E' NATURALE PERCHE' E' UOMO CAMBIATO
"La grazia a Sofri? E' naturale. E' un uomo cambiato indipendentemente dal fatto che sia colpevole o innocente". Lo ha detto Mario Tuti, ex terrorista nero oggi detenuto in regime di semiliberta', a margine della rappresentazione teatrale "Secondo Qoelet", il testo scritto da Luciano Violante, e messo in scena al teatro Agip Petroli di Livorno da un cast composto da detenuti del carcere livornese delle Sughere.
Tuti ha anche aggiunto che il carcere "ha poco senso quasi per chiunque visto che solo pochissimi, quelli che sono piu' fortunati, piu' forti e hanno piu' sostegni all' esterno, riescono a non peggiorare". E ha spiegato: "Io mi ritengo fortunato, non sono peggiorato molto, ma dalla galera i piu' escono peggiori di quando ci sono entrati. Non perche' ci sia una volonta' che li vuol far peggiorare, ma perche' proprio la struttura di per se' non funziona. La galera puo' essere un parcheggio per qualcuno per un certo periodo, ma non e' la soluzione dei problemi".
Poi, analizzando il testo di Violante, Tuti ha concluso:
"L' uomo e' fatto di bene e di male e l' importante e' non adagiarsi sul male. Per questo dobbiamo abituarci anche a guardare al bene. Purtroppo invece, soprattutto in carcere, si guarda solo al male e si dimentica che anche il piu' disgraziato degli uomini puo' fare un po' di bene".

6 aprile 2004 - SOFRI: DAI GIORNALI
ANSA:
SOFRI: LETTERA APERTA DI GIULIANO FERRARA A BRUNO BERARDI
SONO AMICO DI SOFRI, MA FRATELLO DELLE VITTIME DEL TERRORISMO
Giuliano Ferrara ha scritto una lettera aperta - che comparira' domani sul Foglio - a Bruno Berardi, figlio del maresciallo di polizia Rosario Berardi, ucciso dai terroristi a Torino nel '78, per rivendicare la lotta aperta da lui fatta negli anni '70 contro il terrorismo, ma anche la battaglia di questi mesi per la grazia a Sofri e l'attribuzione al solo Capo dello Stato del potere di concedere la grazia.
A Bruno Berardi, in sciopero della fame contro la campagna di Marco Pannella sulla restituzione del potere di grazia al Capo dello Stato, Ferrara scrive di ricordarsi benissimo del padre quando "fu ammazzato come un cane dalle Br, nel 1978, a due passi da casa mia, a Torino" (in quegli anni il direttore del Foglio era un dirigente del Pci piemontese).
Tuttavia, Ferrara difende gli obiettivi della campagna portata avanti dal suo giornale, e contro la quale Bruno Berardi digiuna per protesta, per la grazia a Sofri ("un atto di clemenza che completa la giustizia e non la smentisce") e per la restituzione al presidente della Repubblica del potere di concederla ("un atto di legalita' costituzionale che ha valore in se"").
Ferrara assicura di essere legato da grande affetto alla memoria del padre di Berardi e di tutte le altre vittime del terrorismo degli anni '70: "Ho cercato di testimoniarlo onestamente e appassionatamente nei dieci anni decisivi della mia vita, tra i venti e i trent'anni, quando non si ha paura di correre ogni tipo di rischio per quel che si considera il simulacro inafferrabile della giustizia". "In anni in cui dormivano o ne combinavano di tutti i colori molte delle bestioline che oggi, a cose fatte, si erigono per bassissime ragioni a supremi carcerieri della Repubblica - sottolinea il direttore del 'Foglio' - io scrivevo articoli, agli atti nella collezione di Repubblica e dell'Unita', sul 'diritto di delazione' nella caccia agli assassini, e organizzavo la delazione e la mobilitazione popolare sotto braccio, operativamente, a persone come il maresciallo Rosario Berardi, suo padre".
"Mi conti pure tra gli amici del detenuto di Pisa, cio' di cui sono orgoglioso - conclude Ferrara - ma abbia la pazienza di informarsi e di constatare che ero fra gli amici, anzi fra i fratelli di suo padre".

SOFRI: PANNELLA PEGGIORA, SI ATTENDE LETTERA CASTELLI
CENTROSINISTRA ATTACCA IL GOVERNO - FINI, LA GRAZIA SI CHIEDE
"Sto bene, benissimo". Marco Pannella, con l'incoscienza e l'entusiasmo che lo caratterizzano da sempre nelle sue battaglie, interviene per qualche momento al telefono alla trasmissione di Pierluigi Diaco e minimizza sulle sue condizioni di salute. Non minimizzano, pero', qualche ora dopo, i medici che lo tengono sotto controllo da quando, due giorni fa, ha smesso di bere. Pannella deve interrompere immediatamente lo sciopero della fame e della sete, e' il loro verdetto. Ha gia' perso alcuni chili e il bollettino medico delle 19 indica "una condizione di discreta disidratazione con ipotensione ortostatica piu' marcata". Alcuni valori sono sballati e il collegio medico "sollecita all'onorevole Pannella una interruzione immediata del digiuno e la contemporanea astensione da ogni attivita' fisica".
Meno asettico e piu' accorato e' poi l'appello del cardiochirurgo Bino Marino, amico del leader radicale. "Non e' Gesu' Cristo che risuscita. Questo muore". Bino, tra l'altro e' convinto che anche se Pannella fosse ricoverato in ospedale, rifiuterebbe le flebo. "Non possiamo, a quel punto, trattarlo coattivamente - si preoccupa Bino - spacciarlo per un pazzo, ma c'e' un aspetto deontologico da considerare adesso, Pannella e' un malato per definizione, ma lo stanno uccidendo".
Al momento, pero', sia dal Quirinale che da via Arenula, tutto tace. E la battaglia, anche mediatica, del leader radicale oggi e' stata oscurata anche dai tragici fatti di Nassiriya.
Pannella non demorde. Prende carta e penna e scrive a Ciampi e lo scongiura di "ripristinare la legalita"". Ricordando che "a volta anche nella politica sono necessarie determinazione e rapidita' di esecuzione delle scelte che si e' portati a compiere perche' ritenute urgenti e indispensabili".
Il clima di attesa, comunque, si puo' ricollegare anche alla volonta', espressa nei giorni scorsi dal Guardasigilli, di mettere per iscritto la propria posizione con una lettera che potrebbe arrivare domani. Al momento, il ministro, continua ad accusare "la campagna mediatica" di discredito nei suoi confronti e attacca il 'Corriere della Sera' che oggi fa trapelare delle indiscrezioni sul fatto che il ministro leghista non avrebbe avviato l'iter per il fascicolo su Sofri e Bompressi richiesto dal Quirinale. "Ho dato indicazione agli uffici competenti di costituire il fascicolo - puntualizza Castelli - anche se per completarlo, come ho gia' affermato, ci vorra' il tempo necessario per l'acquisizione dei pareri prescritti".
Intanto, tutto il centrosinistra va all'attacco del governo e di Castelli. Con Fassino che apre gli stati generali dei Ds parlando proprio della questione del ripristino del potere di grazia del capo dello Stato e del caso Sofri. Denunciando "il modo incredibilmente contraddittorio con cui questo esecutivo e questa maggioranza stanno gestendo le vicende delle prerogative costituzionali spettanti al capo dello Stato in materia di concessione della grazia".
Molti, da Buemi (Sdi) a Maccanico (Dl) prefigurano la strada del conflitto di attribuzione di fronte alla Consulta tra Quirinale e via Arenula, come possibile via d'uscita. Mentre Fausto Bertinotti, insieme a Paolo Cento, sottolinea la "straordinaria testimonianza di Pannella". "Occorre tradurre - dice il leader del Prc - sul terreno della politica la sua testimonianza e indirizzare tutte le pressioni dell'opinione pubblica perche' a Ciampi venga riconosciuta la facolta' che ha".
Nella Cdl si registra la fermezza di An, con Fini che da Parigi torna a battere il tasto della richiesta della grazia da parte dell'ex leader di Lotta Continua, come presupposto imprescindibile per il provvedimento di clemenza. E il vicepresidente del Consiglio, in questo senso, si dice perfettamente d'accordo con Castelli.
Da Forza Italia, invece, arriva l'appello di Sandro Bondi a Pannella a interrompere la sua azione nonviolenta.
Duro Giovanardi che polemizza con il centrosinistra che dovrebbe "prendere atto di come il Parlamento italiano si e' pronunciato un mese fa sul caso" facendo riferimento all'affossamento da parte della Camera della pdl Boato, il 17 marzo scorso. Il ministro per i Rapporti col Parlamento ricorda anche la protesta di Bruno Berardi.
Dall'altra parte del 'ring mediatico' di questi giorni, rispetto a Pannella, c'e', infatti, il presidente dell'associazione familiari delle vittime del terrorismo, da alcuni giorni in sciopero della fame e che ha minacciato di lasciarsi morire se verra' concessa la grazia ad Adriano Sofri. Giuliano Ferrara gli ha scritto una lettera che domani uscira' sul 'Foglio'. Ferrara ricorda l'amicizia che lo lega al padre di Berardi che "fu ammazzato come un cane dalle Br".
"Mi conti pure tra gli amici del detenuto di Pisa - conclude il direttore del 'Foglio' - ma abbia pazienza di informarsi e di constatare che ero fra gli amici, anzi fra i fratelli di suo padre".

7 aprile 2004 - UNIONE FAMILIARI VITTIME STRAGI, VERGOGNOSO TESTO NUOVA LEGGE
ANSA:
TERRORISMO: UNIONE FAMILIARI, VERGOGNOSO TESTO NUOVA LEGGE
LA COMMISSIONE PEGGIORA LA NORMA, GOVERNO INQUALIFICABILE
La commissione Affari Costituzionali ha approvato ieri gli emendamenti al nuovo testo unificato della legge 'Nuove norme a favore delle vittime del terrorismo e delle stragi' ma "incredibilmente il testo e' stato peggiorato e per molti versi e' stato svuotato da quelli che erano i suoi capisaldi". Lo sostiene l'Unione familiari vittime per stragi (Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Treno Italicus, Stazione di Bologna 2 Agosto 80, Rapido 904, Firenze Via dei Georgofili) in una nota in cui definisce "inqualificabile il comportamento del governo".
"Tutto questo e' stato possibile - scrive il presidente Paolo Bolognesi - perche' il governo, tramite il sottosegretario Mantovano ed il relatore Mongello, ha presentato propri emendamenti, tutti tesi a bloccare quella copertura finanziaria che gli era dovuta. Infatti la cifra a favore delle vittime e' stata talmente ridotta che appare piu' come un contentino che non il dovuto risarcimento a chi e' stato vittima di fatti cosi' tragici".
"Il 18 marzo scorso, durante l'audizione con le associazioni e il governo - prosegue l'Unione - il presidente della commissione aveva chiesto ed auspicato una fattiva collaborazione da parte delle Associazioni. Cio' e' stato fatto, abbiamo fornito al governo i dati esatti dei morti e dei feriti per fatti di terrorismo, che il governo ignorava. Abbiamo elaborato le relazioni tecniche che il Governo volutamente sovrastimava, ma dopo questa leale collaborazione, le Associazioni delle vittime del terrorismo, sono state trattate con vergognosa leggerezza".
"Invitiamo - conclude Bolognesi - i parlamentari di tutti i partiti che hanno appoggiato in piu' occasioni la legge unificata, frutto delle due disegni di legge presentati dagli onorevoli Bornacin e Bielli, ad attivarsi affinche' tutti gli emendamenti vengano recepiti in aula. per riportare il testo almeno alla sua stesura originaria su cui vi era stato in Commissione il consenso unanime di tutti i gruppi".

7 aprile 2004 - SU LETTERA FERRARA A FIGLIO MAR. BERARDI
"Dagospia"
GAFFE - L'ELEFANTINO SCRIVE UNA LETTERA AL FIGLIO DI UN MARESCIALLO UCCISO DALLE BR MA, COME SPESSO GLI CAPITA, CONFONDE IL KILLER CON LA VITTIMA...
Da segnalare la gaffe compiuta oggi dall'elefantino sul "Foglio". A pagina 4, nella rubrica delle lettere, Ferrara scrive al figlio di Berardi, maresciallo di P.S. ucciso dalle BR nel 1978, proprio il giorno in cui si apriva il processo al nucleo storico delle Brigate Rosse. Nella lettera, Ferrara esprime "concretissimo affetto", tra gli altri, all'agente di polizia penitenziaria Cristoforo Piancone, ucciso nel 1978 dalle Brigate Rosse a Torino sotto l'uscio di casa. Pero' l'agente ucciso si chiamava Lorenzo Cotugno, mentre Cristoforo Piancone, nome di battaglia "Gerard", era il suo killer che, nell'occasione, rimase ferito e venne catturato. E' una gaffe terrificante. O un lapsus freudiano. Ma Ferrara, come spesso gli capita, nutre "concretissimo affetto" per le persone sbagliate.

7 aprile 2004 - SOFRI: DAI GIORNALI
"Il Gazzettino"
INCONTRO A PORDENONE Cossiga: "Forse Sofri sa chi è il killer di Calabresi" di LUIGI BACIALLI
-Bipp.. - Triutt triutt.. - Frac..- Firulì.. - Biribip..-
Il Gattosardo non fa le fusa, ma bippa, gracchia, tintinna,trilla. Nelle tasche tiene telefonini di ultima generazione che non stan zitti un attimo.
"Nei Paesi baschi me ne avevano dato uno che, se per esempio sei al ristorante, neutralizza tutti gli altri. Una meraviglia".
L'ex capo dello Stato Francesco Cossiga è a cena all'Ottoboni di Pordenone. Ogni tanto allunga un braccio e prende affettuosamente per la collottola il professor Umberto Tirelli, primario dell'Istituto nazionale tumori di Aviano. Cossiga è uno dei pochi politici che sulle proprie condizioni di salute parlano chiaro. Fu per caso che gli venne scoperto un tumore al colon. Si fece operare e ora sta bene. Dice di soffrire di stanchezza cronica ma a vederlo non sembrerebbe. Gli altri commensali (una dozzina in tutto, tra cui il Prefetto e il Questore di Pordenone, un banchiere, due medici, un commercialista, politici, imprenditori e il sottoscritto) intorno alle 23 incominciano a dar qualche segno di resa.Lui non perde un colpo e andrebbe avanti a parlare sino all'alba. Fioccano da ogni parte del tavolo le domande. E fioccano, soprattutto, le risposte.
"Ricordo quando venni qui subito dopo il terremoto - dice all'antipasto il Picconatore- Moro era un grande stratega in politica, ma dal punto di vista operativo... Nominai Zamberletti commissario, cacciai via un uomo delle istituzioni locali che, con tutti quei morti, mi assillava con le lesioni subite dal suo appartamento. Ricordo la forza dei friulani, fecero cose straordinarie...Poi Zamberletti venne da me: abbiamo trovato armi e munizioni in quantità,rivelò,che poi risultarono essere di Stay behind..".
-Presidente, il ministro Castelli ha appena detto che non proporrà la grazia per Sofri.
"Davvero? Non lo sapevo"
-A questo punto è possibile che Berlusconi avochi a sè la firma del provvedimento?
"Da Presidente della Repubblica, nel 1991, ero stato favorevole alla concessione della grazia a Renato Curcio. Ma l'allora Guardasigilli Claudio Martelli si oppose e convinse tutti gli altri ministri a fare altrettanto. Berlusconi in questo caso potrebbe imporre la sua linea, e non vedo come un ministro della Giustizia possa mettersi contro il Presidente del Consiglio. Capitasse a me lo prenderei a calci nel sedere".
-Perché Sofri non chiede la grazia?
"Beh, perché sarebbe un'ammissione di colpevolezza. Secondo me non è lui il mandante del delitto Calabresi. Lui però, probabilmente, sa chi è stato ad uccidere il commissario di polizia che a quei tempi, oltretutto era, si immagini un po', l'uomo del dialogo con l'estrema sinistra. Io conosco molto bene la famiglia Calabresi, la moglie Gemma, il figlio Mario che è un bravissimo ragazzo e caporedattore di Repubblica (ndr,giornale su cui Sofri scrive). Loro non pretendono che Sofri confessi di aver fatto uccidere un marito e un padre esemplare, a loro basterebbe di sentirgli uscire di bocca una parola di condanna".
-Nel '72 era in corso una martellante campagna denigratoria condotta da Lotta Continua e sostenuta da tutta la sinistra extraparlamentare.
"Certo, Calabresi era stato accusato di aver fatto "suicidare" l'anarchico Pinelli, che in realtà, esasperato dagli interrogatori, si lanciò nel vuoto da un ufficio della Questura di Milano. Per giunta Calabresi non era nemmeno presente quando avvenne il fatto".
-Carlo Azeglio Ciampi in ogni caso ha chiesto a Castelli la documentazione di Ovidio Bompressi, condannato come esecutore materiale del delitto, e dello stesso Sofri.
"Ribadisco, Ciampi è stato coraggioso e dovrebbe andare sino in fondo, anche perché credo abbia il diritto e il potere di prendere l'iniziativa. Certo, la sua parte l'ha fatta anche Pannella, che continua a digiunare. Ciampi teme che se Pannella dovesse andare all'altro mondo mentre fa lo sciopero della fame o della sete gliene verrebbe subito fatta una colpa. A me invece non me ne importerebbe nulla se morisse Pannella. Siamo di due paste diverse io e Ciampi e abbiamo storie politiche differenti. Io nel 48 difendevo con le armi le sedi della Dc, lui si è laureato alla Normale di Pisa e ha fatto per tutta la vita il funzionario di banca. Io sono abituato a ben altro. Il Cossiga con la K e le Esse Esse, quello delle stragi, del caso Moro, la morte di Giorgiana Masi..".
-La Masi rimase uccisa a Roma nel '77 durante gli scontri dei manifestanti con la polizia..
"Eravamo in sei a conoscere la verità, siamo rimasti in cinque perché uno è morto. L'ex capo della Polizia Masone venne da me un giorno e disse: quando potremo dire la verità stapperemo una bottiglia di champagne.L'onorevole Cento insisteva per saperla la verità. L'ho accontentato, da allora non me ne ha più parlato".
-A proposito di terrorismo, come reagirebbero gli italiani a un attentato? C'è già allarme per l'11 aprile..
"Reagirebbero malissimo, chiederebbero la testa del ministro degli Interni e via dicendo. Oggi non c'è una centrale di Al Quaida che guida il terrorismo, ci sono tante cellule che procedono in piena autonomia. Ovviamente c'è una strategia di fondo: guardate la Spagna, hanno colpito volutamente proprio prima delle elezioni. Dovessero compiere un attentato in Italia credo che non lo farebbero a Roma, perché questo Papa non è visto come nemico dell'Islam. Probabilmente colpirebbero Milano, per provocare un risentimento della capitale dell'economia verso la capitale della politica".
Poi il senatore a vita scende le scale aiutato da due uomini della scorta. Si ferma davanti al professor Tirelli, che gli raccomanda di tenersi a dieta.
"Va bene tutto -gli risponde- ma non mi tolga il cioccolato fondente".

"L'Opinione"
La grazia a Bompressi placherebbe la sete di Pannella?
di Vittorio Pezzuto
Quando leggerete questo articolo Marco Pannella avrà ormai superato le 50 ore di sciopero totale della fame e della sete. Una soglia drammatica, che non riguarda soltanto la salute del leader radicale ma innanzitutto l'esercizio delle responsabilità istituzionali di quanti vengono così chiamati al rispetto del dettato costituzionale in materia di potere presidenziale di grazia. Quella che si sta giocando è infatti una seria partita politica in cui ogni giocatore sa di avere poco tempo a disposizione.
Ancora ieri Marco Pannella ha ribadito la sua intenzione di interrompere lo sciopero della fame e della sete solo quando da Carlo Azeglio Ciampi arriverà "un atto concreto, che sia la prova irreversibile della capacità del presidente di compiere e assolvere il suo potere di grazia". Il mancato riferimento al caso di Adriano Sofri è eloquente: quello che interessa a Pannella non è il caso personale del giornalista ma piuttosto che si riaffermi una volta per tutte una teoria della prassi perfettamente aderente alla lettera della Costituzione.
Come uscire nelle prossime ore da questo apparente empasse politico-istituzionale? Una soluzione esiste e si chiama Ovidio Bompressi. La situazione dell'ex esponente di Lotta Continua - anch'egli condannato a 22 anni di reclusione per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi - è infatti decisamente più emblematica di quella del suo molto più famoso coimputato. Perché lui la domanda di grazia l'ha presentata e addirittura due volte (il 12 luglio 2000 e il 18 febbraio 2002).
E il tenace silenzio oppostogli in questi anni dagli uffici del ministro Castelli altro non è che la risposta più efficace alle obiezioni di quanti sostengono che l'affaire Sofri nasca appunto dal rifiuto di questi a presentare analoga istanza. Il vero problema è quindi l'aperto ostruzionismo operato in materia dal ministro della Giustizia così come l'esercizio abusivo da questi praticato di una funzione che la Costituzione attribuisce con tutta evidenza al solo Capo dello Stato. Ora, come si ricorderà, lo scorso 30 marzo il presidente della Repubblica ha richiesto per iscritto a Castelli il fascicolo dell'istruttoria condotta sul caso Bompressi, al fine di poter procedere ad un'approfondita valutazione della sua richiesta.
Fascicolo che il ministro di Giustizia è stato costretto a disseppellire da qualche polveroso cassetto di via Arenula e che, ne siamo certi, ha finalmente oltrepassato il portone del Quirinale. Immaginiamo adesso cosa succederebbe se nelle prossime ore il capo dello Stato - nonostante il parere contrario espresso dal ministro di Giustizia - decidesse di graziare Ovidio Bompressi. Certo, a quel punto Castelli potrebbe negare la controfirma all'atto sollevando contestualmente conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale.
Ma sarebbe una partita rischiosa perché, qualora perdesse in giudizio davanti alla Consulta, l'esponente leghista porrebbe solidissime basi alla sua incriminazione per attentato a organi costituzionali: un reato espressamente previsto dall'articolo 289 del codice penale. La grazia a Bompressi determinerebbe soprattutto l'immediata sospensione dello sciopero della fame e della sete di Pannella. Il leader radicale avrebbe infatti pienamente centrato il suo obiettivo: costringere Ciampi a riappropriarsi del potere presidenziale di grazia e dimostrare anche ai più scettici che la sua battaglia veniva combattuta non tanto in difesa di Sofri ma semmai per il corretto esercizio di un potere da applicarsi eventualmente al più ignoto dei detenuti.

ANSA:
SOFRI: NUOVE ADESIONI A APPELLO 'IL FOGLIO' PER PANNELLA
CI SONO VASCO ROSSI, BAUDO, COSTANZO, GRILLO, HACK, FRACCI
Nuove adesioni all'appello del
'Foglio' a sostegno di Marco Pannella, al terzo giorno di sciopero della sete per chiedere che sia rispettato il principio di legalita' nella vicenda della grazia per il ripristino del principio di legalita' a proposito del potere di grazia del presidente della Repubblica. Esprimono infatti solidarieta' al leader radicale molti personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura. Tra loro Vasco Rossi, Fernando Savater, Adam Michnik, Maurizio Costanzo, Margherita Hack, Beppe Grillo, Carlo Ginzburg, Pippo Baudo, Carla Fracci, Cristina Comencini, Oliviero Toscani, Ornella Vanoni, Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto, Ennio Morricone, Roberto Herlitzka.
L'appello e' stato firmato per primi da Pierluigi Battista, Ernesto Galli della Loggia, Paolo Mieli e Angelo Panebianco. "Ci fidiamo di Marco Pannella e della sua storia di difensore battagliero e irriducibile della legge e del diritto - si legge nell'appello - Ancora una volta Pannella ha trovato la strada giusta per conciliare le esigenze della grazia e della giustizia con la rivendicazione della legalita' sancita dalle norme della Costituzione. Siamo dalla sua parte mentre sta facendo lo sciopero della sete per dimostrare l'insostenibilita' dell'immobilismo e dell'indifferenza".

SOFRI: VIETTI, PER BOMPRESSI CIAMPI PUO' GIA' DARE LA GRAZIA
"Dopo la sollecitazione del capo dello Stato, gli uffici del ministero dovranno istruire la pratica relativa alla grazia di Sofri, il che vuol dire aprire l' istruttoria applicando per analogia i primi commi dell' articolo 681 del codice di procedura, che riguardano il caso in cui la grazia venga richiesta, a questo caso in cui invece la pratica segue un iter d'ufficio". Lo dice a Radio Radicale il sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti, dell'Udc.
"Questo vuol dire - aggiunge Vietti - acquisire i pareri del magistrato di sorveglianza e del procuratore generale e poi curare la trasmissione del tutto al presidente della Repubblica eventualmente con il parere del ministro. Da quel momento, il potere sovrano di concessione o meno della grazia sta tutto nelle mani del capo dello Stato".
La situazione e', invece, gia' chiara per Bompressi nei confronti del quale il presidente della Repubblica puo' gia' concedere la grazia. "Perche' in quel caso - spiega Vietti - l'istruttoria era sostanzialmente compiuta".

SOFRI: RICORSO LEGALI BOMPRESSI CONTRO CASTELLI E MINISTERO
I legali di Giuliana Brogi, moglie
di Ovidio Bompressi, hanno notificato all'Avvocatura Generale dello Stato un altro ricorso contro il ministro della Giustizia Castelli, la dirigente dell'Ufficio Grazie, De Bellis, e la direttrice generale degli affari penali Iannini. Lo ha reso noto il collegio di difesa Bompressi, secondo cui il ricorso sara' trattato a breve in sede cautelare dal Tar del Lazio.
Con questo ricorso i legali della famiglia Bompressi - Besostri di Milano, Menzione di Pisa e Gamberini di Bologna - richiedono, come gia' fatto con il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, la trasmissione integrale del fascicolo Bompressi al Presidente Ciampi. Nella sua nota il collegio di difesa richiama l'attenzione sul fatto che il ricorso di Ovidio Bompressi - condannato insieme ad Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani per l'omicidio Calabresi - "e' stato notificato il 23 febbraio di quest'anno e percio' ha preceduto di piu' di un mese la analoga richiesta del Quirinale. Gia' il Tar Lazio sez. Prima con sentenza del 11 febbraio 2004 aveva censurato il fatto che quanto trasmesso alla Presidenza della Repubblica nell' ottobre 2003 fosse 'documentalmente incompleto' e, quindi, non mettesse in grado il Presidente della Repubblica di compiere le sue autonome valutazioni".
"Contravvenendo ad ogni regola - aggiunge la nota - il Ministero della Giustizia fino a pochi giorni fa non aveva trasmesso il fascicolo al Consiglio di Stato, sezione Terza, per il prescritto parere, benche' la relazione di accompagnamento con le controdeduzioni del Ministero fosse gia' pronta dal 9 marzo, tanto da costringere i legali della famiglia Bompressi a notificare un atto di interpello in data 23 marzo, cioe' ancora una volta prima della richiesta del Quirinale".
"Quello che non capisco - ha dichiarato l'avv. Felice Besostri, che nel collegio di difesa segue le questioni di diritto amministrativo e costituzionale - e' l'ostruzionismo alla giustizia che il Ministero pervicacemente persegue. Un diverso atteggiamento istituzionale gli avrebbe risparmiato il richiamo pubblico della Presidenza della Repubblica. Ovidio Bompressi ed i suoi legali non conoscono ancora il testo ed i motivi della proposta negativa di grazia che risale alla fine di settembre 2003 e che sarebbe stata comunicata in forma succinta 'telefonicamente' al signor Bompressi".
"Non solo - prosegue Besostri -. Il Ministero della giustizia non ha comunicato all'Avvocatura dello Stato di aver proposto il diniego di grazia costringendo il Tar a pronunciarsi inutilmente su un ricorso contro il silenzio rigetto. I casi sono due: o il ministero si vergogna di un provvedimento che per la prima volta dovra' essere vagliato dalla giustizia amministrativa o si vuole impedire la conclusione del procedimento con una decisione del Capo dello Stato".
Il comunicato del collegio di difesa mette in evidenza che "le vicende del caso Bompressi non hanno l'attenzione mediatica del caso Sofri, eppure dalle sue vicende emergono tutte le pretestuosita' di chi si oppone alla grazia ad Adriano, cui va tutta la nostra solidarieta' come al deputato Boato ed a Pannella. Infatti, nel caso Bompressi la domanda c'e' ed e' stata proposta nel febbraio 2002 ed esiste anche la proposta del Ministro. La questione indecisa e' quella della controfirma all' eventuale decreto di grazia del Presidente della Repubblica, ma su questo, come e' chiaramente indicato nel ricorso notificato ieri, competente e' la Corte Costituzionale, nel caso che Castelli non intenda adeguarsi alla prassi di controfirmare anche in caso di dissenso sulla base dei precedenti Gonnella- Gronchi".

SOFRI: PANNELLA, TORNO A BERE SE NOVITA' DA QUIRINALE
BASTEREBBE RICONOSCERE ERRORE AVER DIFESO PRASSI SU GRAZIA
"Se mi giungesse in qualsiasi momento, anche a questo convegno, un segnale, anche non direttamente attinente alla questione sui rapporti tra presidente della Repubblica e presidenza della Repubblica, intanto risponderei con un bicchiere d'acqua". Questa la disponibilita' manifestata da Marco Pannella, al convegno di costituzionalisti promosso dai Radicali, per interrompere il suo sciopero della fame e della sete.
Il leader radicale ha poi spiegato meglio cosa chiede, operando una distinzione tra la persona di Ciampi e la presidenza della Repubblica: "Sarebbe necessario - ha detto - che la presidenza riconoscesse che per errore ha difeso una prassi contraria alla lettera della Costituzione: sarebbe gia' una liberazione del presidente".
Pannella che, e' sembrato in discrete condizioni fisiche, ha parlato per quasi un'ora al convegno. Sul tavolo, proprio di fronte a lui, una bottiglia d'acqua e un bicchiere, rovesciato, che non ha mai toccato.
"Posso semplicemente dirvi una cosa - ha detto rivolto alla platea che vedeva presenti, tra gli altri, Marco Boato, Carlo Taormina, Filippo Mancuso e molti giuristi - ed e' che non mollo perche' mi sono accorto, a posteriori, di crederci, di essere capace di certe cose".
Pannella ha detto anche di non aspirare alla "durezza cristallina" ("anche se la bellezza del cristallo e' che se si rompe lo fa in mille altri cristalli e quindi si perde a forma ma resta la sostanza...") ma di continuare, "come facciamo da nove mesi" a "spremere il frutto miracoloso della dottrina". Sempre, quindi, per il "rispetto della lettera, del dettato della nostra Carta Costituzionale".
Entrando nello specifico del caso Sofri, Pannella ha poi detto di essersene occupato "per avere una risposta alla domanda se il protrarsi della detenzione (e non la detenzione), possa essere compatibile col diritto positivo, con la Costituzione". E ha specificato che "Adriano mi serve per trainare altri nomi sconosciuti".
E alla fine, rispondendo a Mancuso sull'ipotesi di un'iniziativa da parte del Consiglio dei ministri per arrivare poi a un eventuale provvedimento di clemenza, ha detto "sono convinto comunque che il problema dei tempi sia fondamentale, la stessa cosa, dopo dieci giorni, verrebbe subito riassorbita dalle sabbie mobili". Si e' poi seduto fra il pubblico dicendo:
"Torno a sedermi e ad ascoltarvi, a dedicarmi a quell'ascolto che mi nutre".

SOFRI: MEDICI INSISTONO, PANNELLA SI FERMI SUBITO
DA 67 ORE IN SCIOPERO DELLA SETE, OGGI REGISTRATI MANCAMENTI
Marco Pannella deve subito riprendere a bere e osservare "riposo assoluto". E' quanto chiedono i medici che seguono il leader radicale giunto al quinto giorno e alla sessantasettesima ora di sciopero completo della fame e della sete per il ripristino del principio di legalita' a proposito del potere di grazia del presidente della Repubblica. Nel bollettno diffuso alle 18.30, si legge infatti che le condizioni di Pannella "hanno subito un ulteriore progressivo deterioramento". E che nel corso della giornata e' stato piu' volte vicino allo svenimento. Pannella, registrano i medici, anche oggi ha mantenuto "un regime di vita attiva", ma cio' ha aumentato il rischio di complicanze vascolari, "le cui conseguenze potrebbero essere gravissime e irrimediabili". "Le condizioni di Marco Pannella - recita infatti il bollettino - hanno subito un ulteriore progressivo deterioramento".
"Persiste una marcata ipotensione ortostatica - si legge ancora - che ha determinato occasionalmente una sintomatologia pre-lipotimica. Si e' accentuata la contrazione della diuresi e si e' registrato un ulteriore aumento dell'azotemia".