Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2004: maggio-novembre |
13 maggio 2004 - CIAMPI: DOMANI MEDAGLIA D'ORO A CALABRESI
"Il Corriere della sera"
Domani la consegna delle onorificenze, proprio mentre i dossier sulla grazia di Bompressi e Sofri sono all'esame di Colle e Guardasigilli
Ciampi, medaglia d'oro a Calabresi
Premio alla memoria del commissario e di altri 9 poliziotti uccisi. La scelta di sottolineare la condanna del terrorismo
ROMA - Dieci storie che ci riportano molto indietro nel tempo, dieci uomini dimenticati nel buio degli anni di piombo. Per cancellare l'amnesia calata su di loro, il presidente della Repubblica annuncia il riconoscimento "alla memoria" di altrettante medaglie d'oro. Erano appartenenti alla Polizia di Stato caduti sotto il fuoco del terrorismo rosso e nero, e già questo è un segnale (il più alto, istituzionalmente) per rilanciare il significato di una lotta che purtroppo non è finita. E fra quelli che saranno onorati domani (alla festa della Polizia, appunto) c'è il commissario Luigi Calabresi. L'unico il cui nome rimbalzi periodicamente sui giornali per l'eterna querelle sulla grazia alle persone condannate in via definitiva per il delitto: Ovidio Bompressi, Giorgio Pietrostefani e, soprattutto, Adriano Sofri. Il dossier sul primo dei tre è già da qualche settimana all'attenzione degli uffici giuridici del Quirinale, che riesamineranno la bocciatura espressa dal Guardasigilli, mentre il fascicolo dell'ex leader di Lotta continua è appena stato aperto dal ministero ed è dunque destinato ad approdare sul tavolo di Ciampi soltanto fra qualche mese. Ora, la coincidenza tra le polemiche politiche che hanno accompagnato il provvedimento di clemenza (comunque non richiesto da Sofri) e la medaglia a Calabresi apre alcuni interrogativi sul decreto per le medaglie firmato ieri. Insomma: che senso ha premiare il sacrificio di Calabresi proprio quando è in agenda, e forse in dirittura d'arrivo, la scarcerazione di coloro che diversi tribunali hanno ritenuto assassini e mandanti?
Il significato, a sondare il Colle, è doppio.
Da una parte, quello al commissario milanese e alle altre nove vittime è il risarcimento simbolico a quanti s'impegnarono nella lotta al terrorismo, pagando il prezzo più alto. Insomma, un atto dovuto e purtroppo tardivo per certe difformità nei criteri di valutazione e nelle procedure delle commissioni delegate a queste pratiche (per intenderci: la memoria dell'agente della Polfer Emanuele Petri, ucciso l'anno scorso dalla brigatista Lioce, è stata onorata rapidamente grazie alla scorciatoia di un m otu proprio presidenziale, mentre stavolta la proposta è nata su impulso del ministro degli Interni).
Dall'altra parte il messaggio di Ciampi sottinteso a quest'iniziativa intende far capire all'opinione pubblica frastornata e magari contraria alla grazia che, qualunque sia l'esito del caso Sofri, il giudizio dello Stato sulla stagione del terrorismo non può cambiare. Specie oggi che assistiamo a qualche sanguinoso tentativo di replica.
Il comunicato con cui il Quirinale rievoca il sacrificio di Luigi Calabresi, Federico Masarin, Leonardo Falco, Giovanni Ceravolo, Antonio Niedda, Giuseppe Ciotta, Prisco Palumbo, Antonio Custra, Salvatore Lanza, Salvatore Porceddu anticipa anche che l'esame per analoghi riconoscimenti è in corso. Riguarderà appartenenti all'Arma dei carabinieri e della polizia penitenziaria, caduti sul fronte dell'eversione negli anni Settanta.
Marzio Breda13 maggio 2004: MEDAGLIE A VITTIME; BERARDI, QUALE CRITERIO SCELTE?
ANSA:
TERRORISMO: MEDAGLIE A VITTIME; BERARDI, QUALE CRITERIO SCELTE?
"Quale criterio e' stato usato al Quirinale per assegnare le medaglie d'oro alla memoria dei poliziotti vittime del terrorismo?". A chiederlo e' Bruno Berardi, presidente dell'associazione nazionale familiari delle vittime del terrorismo, secondo il quale "ancora una volta ci sono stati da parte delle istituzioni due pesi e due misure e
sono state trascurate altre vittime che in quegli anni di piombo
hanno perso la vita''.
L'associazione esprime dunque ''sdegno'' per quello che definisce ''un trattamento differenziato tra vittime di serie A e B''.13 maggio 2004 - UCCISIONE CALABRESI: DAI GIORNALI
"La Repubblica"
LA TESTIMONIANZA
Così parlava poche settimane prima di essere assassinato: "Sono nella tempesta, ma non ho paura"
L´ultimo sfogo del commissario "Che Paese è diventato questo?"
Andava al lavoro senza pistola: "E´ inutile che vada armato, tanto se mi vorranno uccidere mi colpiranno alle spalle"
Conosceva Pinelli. Gli donò un libro, "Mille milioni di uomini". Fu ricambiato con l´ "Antologia di Spoon river"
Senza prove fu accusato di essere un assassino: "Il commissario Finestra", "Sarai suicidato", "Agente della Cia"
"Da due anni sto sotto questa tempesta" disse. "E lei non può immaginare che cosa ho passato e sto passando. Se non fossi cristiano, se non credessi in Dio, non so come potrei resistere. Non posso più fare un passo. È bastato che mi vedessero uscire dall´obitorio dove era stato portato Feltrinelli, per sostenere che avevo già cominciato a trafficare attorno al cadavere dell´editore, con i candelotti di dinamite... ".
Calabresi parlava rapido, sicuro, ma come rivolto a se stesso. Si domandò: "Che Paese è mai diventato questo? A volte ti vien voglia di...". Allegra lo ascoltava in silenzio. Poco prima avevamo discusso dei piccoli nuclei di terroristi rossi che, mese dopo mese, prendevano forza e diventavano più aggressivi. Allegra borbottò: "Speriamo che non comincino a sparare sui poliziotti". Guardai Calabresi e gli chiesi se avesse paura. "Paura no, perché ho la coscienza tranquilla" rispose. "Però è terribile lo stesso. Potrei farmi trasferire da Milano, ma da Milano non voglio andarmene. No, non ho paura. Ogni mattina esco di casa tranquillo. Vado al lavoro sulla mia 500, senza pistola e senza protezioni. Perché dovrei proteggermi? Sono un commissario di polizia... ". Mi guardò sorridendo. Ma nella stanza c´era un silenzio gonfio di imbarazzo, un senso di disagio.
Quel giorno di maggio, mentre Calabresi veniva portato anche lui all´obitorio, decisi di raccontare il nostro colloquio nel servizio che avrei scritto per la Stampa. Il direttore, Alberto Ronchey, mi aveva chiesto una pagina sulla storia del commissario assassinato. Ma mentre riordinavo le idee, e le carte del mio archivio, mi resi conto che, prima di una certa data, la vita di Calabresi era stata di una normalità assoluta.
Romano di nascita, famiglia medio-borghese, liceo classico, laurea in giurisprudenza con una tesi sulla mafia. Il concorso per entrare in polizia come vicecommissario, l´arrivo a Milano nel 1965, il servizio all´ufficio politico, nel 1968 la nomina a commissario aggiunto. Una passione intelligente per il lavoro. Molte letture. E una vita privata felice: la moglie Gemma, due figli piccoli, un terzo in arrivo. Poi spuntò il giorno che avrebbe cambiato l´Italia. E che sarebbe stato anche l´inizio della condanna a morte di Calabresi.
Milano, 12 dicembre 1969, bomba alla Banca nazionale dell´Agricoltura, la strage di piazza Fontana. Quella sera incontrammo il commissario nel bar dinanzi alla questura. Incalzato dalle nostre domande, ci trasferì una sua impressione: che l´attentato doveva essere cosa di anarchici. Era un ambiente che conosceva bene. Gli avevano affidato l´area della sinistra extraparlamentare. E sapevamo che cercava di capirla, nelle idee e nelle persone. Studiava quel che scrivevano. Parlava con tutti, e il mio ricordo aggiunge: senza alterigia né ostilità ottuse.
Calabresi conosceva bene soprattutto un anarchico sui quarant´anni: Pino Pinelli, ferroviere, capo smistamento allo scalo Garibaldi. Lui e Allegra l´avevano visto in tanti cortei. E anche in questura, dopo averlo convocato. Non erano rapporti tesi, anzi. Per il Natale del 1968 gli avevano regalato un libro, Mille milioni di uomini di Enrico Emanuelli. Pinelli aveva ricambiato, mandando a Calabresi una copia del suo libro preferito: l´Antologia di Spoon River.
Pinelli venne chiamato in questura la sera del 12 dicembre. Ci andò da solo, sul motorino Benelli, seguito dalla 850 Fiat della polizia. Un tragitto lento, attraverso una Milano attonita, nebbia, smog, fari di auto, semafori rossi, adagio adagio, verso la sua fine. Pinelli morì tre notti dopo, precipitando dalla finestra dell´ufficio di Calabresi, dentro un´aiuola stenta, coperta di neve sporca. Una morte, oscura, ancora oggi mai chiarita. Seguita da un´incauta conferenza stampa del questore Marcello Guida, dove Pinelli venne definito suicida e complice nella strage. A fianco del questore con altri funzionari, Calabresi pronunciò appena una frase: "Lo credevamo incapace di violenza, invece... È risultato legato a persone sospette".
Quel che accadde dopo, lo ricordo come un incubo, un sogno angoscioso durato più di due anni, impossibile da rievocare in poche righe. Un linciaggio feroce, anche se al rallentatore. Una follia che contagiò migliaia di persone. Un´infamia consapevole, capace di generare il mostro del terrorismo di sinistra. Senza una prova, Calabresi fu accusato di essere l´assassino di Pinelli. E non soltanto da Lotta Continua, ma da tanti altri che avrebbero dovuto riflettere prima di controfirmare una pena capitale.
Il commissario Finestra. Calabresi sarai suicidato. Il poliziotto che insegna alla figlia come tagliare la testa alla bambola anarchica. Calabresi agente della Cia. Calabresi wanted, ricercato. Una tempesta di lettere anonime spedite al suo indirizzo di casa. Telefonate orrende. Centinaia di articoli per indicarlo al disprezzo e alla giusta vendetta. Un processo intentato da lui al giornale Lotta Continua, per diffamazione, che diventa una mattanza, in un clima da Colosseo: tigri nell´arena e il morituro che non può difendersi.
Odio allo stato puro, quello di cui ci lamentiamo oggi è uno scherzo da asilo infantile. Calabresi ha una famiglia salda che non si lascia travolgere. E una giovane moglie che sarà il suo scudo più forte. Ma il commissario pensa ai sottufficiali che erano con lui la notte della morte di Pinelli. Mi dirà: "La loro vita, i sacrifici delle loro mogli, può immaginarseli... Io, ringraziando Dio, ho trovato in me stesso, nei miei principii, nell´educazione che ho ricevuto, la forza di superare questa prova".
Quel giorno, nella stanza in questura, ebbi per un istante la sensazione della preda braccata, dell´uomo che sente tendersi attorno a sé una trappola senza scampo. Anni dopo, ho saputo che la moglie Gemma gli chiedeva: "Perché vai al lavoro senza rivoltella?". E Calabresi, alzando le spalle, tranquillo: "È inutile che vada armato. Tanto, se mi vorranno uccidere, mi colpiranno alle spalle".
Avvenne così, trentadue anni fa. Quanto al resto, sappiamo com´è andata. La tardiva confessione di Leonardo Marino. Gli arresti nell´agosto 1988. Sette processi od otto, chi lo ricorda più? La condanna per Ovidio Bompressi, Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri, il solo oggi in carcere. Il tutto ancora adesso rinchiuso in un freezer di contrapposizioni cattive. Con due Italie sempre inchiodate a quell´età crudele. Speriamo che il gesto di Carlo Azeglio Ciampi le aiuti a cambiare."Il Messaggero"
QUELLA MATTINA DI 32 ANNI FA
Il 17 maggio 1972 viene ucciso sotto la sua casa di Milano il commissario Luigi Calabresi. Tre anni prima l'anarchico Giuseppe Pinelli, accusato della strage di Piazza Fontana, era morto precipitando da una finestra della Questura di Milano. La Polizia aveva parlato di suicidio, Lotta Continua aveva accusato Calabresi. Nel 1988 la confessione del pentito Leonardo Marino porta all'arresto di Sofri, Bompressi e Pietrostefani. Nel '90 i tre sono condannati a 22 anni in primo grado. A 27 anni dal delitto Calabresi e dopo sette sentenze, viene accolta la richiesta di revisione del processo. La Corte d'appello di Venezia conferma però la condanna a 22 anni, che la Corte di Cassazione rende definitiva il 5 ottobre del 2000.13 maggio 2004 - MEDAGLIA D'ORO A CALABRESI
"La Padania"
Ciampi assegna una medaglia d'oro al commissario Luigi Calabresi e ad altri nove poliziotti ammazzati in servizio negli "anni di piombo"
ROMA - Una medaglia d'oro al Merito Civile, alla memoria del commissario capo Luigi Calabresi, ucciso dai terroristi il 7 maggio 1972, è stata conferita dal presidente della Repubblica Ciampi su proposta del Ministro del'Interno, Pisanu. Ciampi ha conferito altri nove alti riconoscimenti alla memoria di appartenenti alla Polizia di Stato caduti per fatti di terrorismo negli "anni di piombo", fra il '72 e il 78.
Per l'omicidio Calabresi sono stati condannati in via definitiva Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani. L'agente Masarin è una delle quattro vittime della bomba lanciata dall'anarchico Gianfranco Bertoli davanti alla Questura di Milano il 17 maggio 1973, mentre all'Interno il presidente del Consiglio Mariano Rumor commemorava il commissario Calabresi, a un anno dalla morte. Leonardo Falco e Giovanni Ceravolo furono uccisi a Empoli da Mario Tuti, esponente di Ordine Nuovo, all'epoca incensurato. Erano andati a casa sua a controllare la sua collezione di armi, regolarmente denunciata. L'agente Rocca rimase ferito. Antonio Niedda, in servizio di pattuglia, fu ucciso il 4 settembre 1975 dal brigatista Picchiurra, fermato a un posto di blocco. Il brigadiere Giuseppe Ciotta, dell'ufficio politico della Questura di Torino, era stato individuato dalle Brigate Rosse come bersaglio. Prisco Palumbo era l'autista del capo del nucleo antiterrorismo della Questura di Roma, Alfonso Noce.
Antonio Custrà fu ucciso mentre tentava di impedire una "spesa proletaria" a un supermercato Pam di Milano. Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu erano in servizio di vigilanza all'esterno del carcere di Torino. Furono uccisi all'alba del 15 dicembre '78 dalle Brigate Rosse.14 maggio 2004 - CALABRESI: MEDAGLIA D'ORO ALLA MEMORIA
ANSA:
CALABRESI: VEDOVA, AFFRONTO' CON DIGNITA' ANNI LINCIAGGIO
GRAZIE A CIAMPI E PISANU PER MEDAGLIA RICONOSCIMENTO
"Ringrazio il presidente Ciampi e il ministro Pisanu per il riconoscimento dato a mio marito, non solo per la vita stroncata, non solo per la dedizione, l'onesta' con cui lui ha sempre lavorato, ma anche e soprattutto per la grande dignita' con cui lui, da solo, affronto' quei terribili anni di linciaggio che lo portarono alla morte". A commentare cosi' la medaglia d'oro alla memoria di Luigi Calabresi, e' stata la vedova, signora Gemma che oggi ha ritirato l'onoreficenza assegnata dal Presidente della Repubblica su indicazione del ministro dell'Interno, Pisanu, in occasione delle Festa della Polizia.
"Penso che questa medaglia - ha detto ancora Gemma Calabresi
- sia il chiaro segno che la memoria non si e' perduta e che per guardare al futuro con fiducia sia molto importante riuscire ad onorare degnamente le vittime cadute per servire le istituzioni della Repubblica". Dunque, ha concluso," e'necessario superare il passato ma sempre con una memoria presente che aiuta a non ripetere gli stessi errori".
Gemma Calabresi questa mattina, dopo essere stata ricevuta al Quirinale, insieme ai due figli, ha partecipato alla cerimonia per il 152ø anniversario della fondazione della Polizia di stato in piazza del Popolo a Roma.18 maggio 2004 - SOFRI: CASTELLI, GIUSTO ONORARE CALABRESI MA NON CAMBIO IDEA
ANSA:
SOFRI: CASTELLI, GIUSTO ONORARE CALABRESI MA NON CAMBIO IDEA
Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, non cambia idea e continua a dirsi contrario alla grazia ad Adriano Sofri. "Bene ha fatto Ciampi a onorare la memoria del commissario Calabresi - ha detto il Guardasigilli in un'intervista a TgLa7 che andra' in onda nell'edizione notturna - il capo dello Stato ha colmato un grave ritardo" dello Stato, che sarebbe dovuto intervenire molti anni prima. "Ma sulla grazia Sofri - ha concluso - non cambio idea, non vedo nessun nesso tra le due cose".
Sempre nel corso dell'intervista al TgLa7 che andra' in onda nell'edizione notturna, il ministro Castelli ha aggiunto: "La cosa stupefacente e' che si dia una medaglia a Calabresi a cosi' lunga distanza dal suo sacrificio. Cosi' Ciampi ha fatto una cosa ottima e condivisibile e ha colmato un vuoto di uno Stato che forse fatica troppo a riconoscere i meriti dei suoi leali servitori".25 maggio 2004 - LETTERA DE RITA AL CORRIERE SU SOFRI
"Il Corriere della sera"
risponde Paolo Mieli
Sofri, la grazia e l'errore della "verticalizzazione"
So bene, caro Mieli, che quando una vicenda è passata non interessa più nessuno. Credo però che sia impegno civile un residuo di attenzione sugli esiti dell'appello firmato da quattro grandi giornalisti, con cui si intendeva riaprire il dibattito sulla grazia ad Adriano Sofri e sulla riconduzione alla esclusiva responsabilità del capo dello Stato del potere di grazia. Forse contrariamente alle attese dei firmatari, il dibattito non c'è stato: non nei giornali, tranne qualche tradizionale polemica fra giornali "cognati"; non nella politica, tranne tradizionali divaricate inimicizie partitiche; non in Parlamento, visto che la vicenda della legge Boato rendeva inutile tornarci sopra. In conclusione abbiamo riscontrato poca o nulla dialettica d'opinione di massa. Difformemente alle attese dei firmatari, è scattata invece una corsa alla verticalizzazione delle possibili soluzioni: il Consiglio dei ministri è stato giudicato troppo pericolosamente numeroso, meglio far decidere il premier utilizzando la Legge 400; i quindici membri della Corte sono apparsi troppo numerosi per immaginare come avrebbero deciso; la stessa "Presidenza" al Quirinale è stata considerata troppo articolata rispetto al solitario potenziale giudizio di Ciampi. Alla fine non una dialettica di massa nè una responsabilità oligarchica ma un'investitura a tre persone (Pannella, Berlusconi e Ciampi) in un'attenzione mediatica che ne ha esaltato il ruolo e più ancora lo stile con cui lo si è esercitato, fra lettere, comunicati, incontri riservati e telefonate notturne. Una tendenza pericolosa, dovesse essere imitata. Forse a evitarne la ripetizione potrebbe bastare che questa volta non abbia avuto successo; ma non sarebbe male se i quattro firmatari dell'appello iniziale fossero maestri anche di sospetto quando qualcuno verticalizza i problemi, specialmente quelli costituzionali.
Giuseppe De RitaCaro De Rita, effettivamente anche io sono rimasto sorpreso per come quella vicenda (che è tutt'altra cosa dalla concessione della grazia ad Adriano Sofri, la quale pure era negli auspici dei quattro firmatari di quell'appello) si sia risolta nel nulla. E, come lei, ritengo che il tutto sia imputabile alla "verticalizzazione" di quel problema, cioè alla ricerca del colpo di durlindana atto a tagliare il nodo che invece, a ogni evidenza, andrebbe pazientemente sciolto da organismi "orizzontali" preposti alla bisogna.
La questione era (e ancora oggi è): a chi spetta il potere di grazia? Soltanto al capo dello Stato o a lui in concorso con il ministro di Giustizia? I pareri dei costituzionalisti, in proposito, non erano concordi e conta poco la circostanza che i più - tra cui anche Andrea Manzella e qualche altro buon amico di Carlo Azeglio Ciampi - ritenessero che quel potere, a dispetto di come è stato esercitato per cinquant'anni, sia da intendersi come esclusivo del capo dello Stato. Leopoldo Elia, ad esempio, sostenne con buoni argomenti che le cose non stanno affatto così. E questo ai miei occhi è sufficiente per giustificare il Ciampi che ha scelto di non impugnare la spada e di lasciare che il caso sia risolto, "orizzontalmente", dalla Corte costituzionale. Sono interamente d'accordo con Ciampi: tocca alla Corte decidere. Anche se il verdetto - in coerenza con quel che scrisse qualche decennio fa il presidente della Consulta Gustavo Zagrebelsky - dovesse essere sfavorevole a chi come me ritiene che il potere di grazia spetti esclusivamente all'inquilino del Quirinale.
In ogni caso, ripeto, sulla questione di principio lei, caro De Rita, ha ragione: in situazioni delicate e complicate come questa, meglio diffidare dell'istinto che ci induce a mettere il caso nelle mani di un uomo solo così da potergli dire "fai tu, fatti valere, dimostra chi sei". Soprattutto se poi non si hanno le forze di proseguire nella campagna per far sì che comunque a una decisione si arrivi.31 maggio 2004 - INTERROGAZIONE SU GRAZIA A BOMPRESSI
ANSA:
SOFRI: GRAZIA BOMPRESSI;DS E VERDI, STRANA CONDOTTA MINISTERO
CALVI E ZANCAN, A FAMILIARI E AVVOCATI NEGATO ACCESSO AGLI ATTI
Sulla grazia a Ovidio Bompressi la condotta del ministero della Giustizia "e' stata frutto delle decisioni personali del ministro Castelli, delle deliberazioni collegiali del Consiglio dei Ministri o di direttive del Presidente del Consiglio?". E' il quesito su cui si basa l' interrogazione dei deputati Guido Calvi (Ds) e Giampaolo Zancan (Verdi) al Presidente del Consiglio e al Ministro della Giustizia.
I due parlamentari chiedono perche' "una decisione del Ministero della giustizia sulla domanda di grazia di Ovidio Bompressi, presentata dai suoi familiari, insieme con i pareri di supporto dell'Ufficio III-grazie e della Direzione generale degli affari penali, non sia mai stata formalmente ed integralmente notificata all' interessato, ai suoi familiari ed ai loro difensori ed anzi ne sia stata impedita persino la visione presso la Direzione Generale per il Contenzioso ed i Diritti Umani".
Calvi e Zancan pongono la questione "se un tale impedimento corrisponda ai principi di legalita' e trasparenza che dovrebbero informare l'azione della Pubblica Amministrazione in uno Stato di diritto" e chiedono per quali ragioni gli atti impugnati, come richiede la legge, "non siano stati depositati congiuntamente con la costituzione in giudizio del Ministero della giustizia". Ma al Ministero della Giustizia si chiede "perche', quali che siano le opinioni sul potere di grazia e dei rapporti tra Ministro e Presidente della Repubblica, abbia ritenuto di comunicare all' interessato l' inesistenza dei presupposti per la concessione della grazia, prima ancora di trasmettere i suoi pareri al Quirinale"
Nell' interrogazione, infine, si ricorda, tra l' altro, che "presso la Direzione Generale del Contenzioso e dei Diritti Umani non vi e' copia non solo dell'intero fascicolo della grazia per Bompressi, benche' a codesta Direzione Generale fosse stato restituito dal Tar del Lazio, ma neppure degli atti impugnati, ben conosciuti dalla Direzione che ha formulato le controdeduzioni per il Consiglio di Stato" e che, quindi "si prospetta una decisione senza che i difensori della famiglia Bompressi abbiano mai potuto vedere i provvedimenti impugnati, che tuttavia dovevano essere impugnati per evitare l' inammissibilita' per tardivita'".1 giugno 2004 - "IL CASO SOFRI" DI CAZZULLO
"Il Corriere della sera"
IL LIBRO
Aldo Cazzullo e il "caso Sofri", dalla condanna alla tregua civile
Che cosa sono stati gli anni Settanta e Lotta continua? Quali sono le ragioni della condanna di Adriano Sofri? Quali le ragioni della sua difesa? E della grazia? Se ne discute oggi pomeriggio, alle 17, al residence Ripetta di via Ripetta 231, alla presentazione del libro di Aldo Cazzullo "Il caso Sofri. Dalla condanna alla "tregua civile"". Ne parleranno il sindaco Walter Veltroni, che negli Anni Settanta ha cominciato la sua militanza politica, nelle file della Fgci; Giampaolo Pansa, che su Lotta continua e sul suo leader ha maturato un giudizio piuttosto severo, pur esprimendosi a favore della liberazione di Sofri; ed Erri De Luca, che prima di diventare uno scrittore di successo fu il capo del servizio d'ordine romano di Lotta continua, e pur protestando l'innocenza di Sofri ha condannato quella che ha definito la "linea dei trasecolati". De Luca rimprovera cioè ai suoi antichi compagni di non voler riconoscere che l'omicidio Calabresi nasce negli ambienti dell'estrema sinistra, anche se a questa considerazione De Luca aggiunge: "Chiunque può averlo ucciso, ma non Marino". Il dibattito sarà moderato dall'editorialista del Corriere della Sera Paolo Franchi, anche lui attivo nella politica degli Anni Settanta e attento storico e osservatore delle vicende dell'epoca e delle sue conseguenze sull'attualità. Sarà presente l'autore, Aldo Cazzullo, inviato del Corriere, che nel libro inquadra la grazia a Sofri come momento di "tregua civile": una zona franca dove le fazioni in lotta per il potere nell'Italia di oggi possano parlare senza percuotersi, una fase del difficile processo che dovrebbe portare al riconoscimento reciproco di legittimità tra i due schieramenti che appaiono al momento divisi più che mai, e anche un modo per confrontarsi liberamente su anni decisivi per la nostra storia.3 giugno 2004 - ERRI DE LUCA: GRAZIA A SOFRI E BOMPRESSI PER SAPERE VERITA'
"Il Corriere della sera"
L'intervento di Erri De Luca
"Sofri e Bompressi liberi e si saprà la verità sull'omicidio Calabresi"
MILANO - "Intendevo semplicemente dire e ritengo di aver detto che la liberazione di Sofri e Bompressi è la condizione necessaria, magari non sufficiente ma certamente necessaria, per sapere finalmente tutta la verità sull'omicidio Calabresi". Così Erri De Luca, il giorno dopo. Ed è una spiegazione che lo scrittore argomenta volentieri dopo che martedì sera, intervenendo alla presentazione del libro di Aldo Cazzullo su Il caso Sofri , aveva espresso un concetto che da molti presenti era stato sintetizzato così: "Prima liberate Sofri e Bompressi, poi diremo la verità". Naturale che la prima domanda rivoltagli all'indomani sia stata: diremo chi? "Beh - sorride lui - la sintesi è stata forse un po' eccessiva... Io non lo so, evidentenmente, chi conosce la verità. Ma so che per raggiungere la verità su una storia bisogna che tutti i suoi personaggi stiano sullo stesso piano, alla pari: e quindi liberi. Liberi anche di parlare, a quel punto, senza il bisogno di difendersi o difendere qualcuno". Vuol dire che gli stessi Sofri o Bompressi, secondo De Luca, una volta liberi potrebbero raccontare qualcosa che in tutti questi anni hanno taciuto? "Loro e altri, perché no. La loro libertà è la premessa perché si apra finalmente un dibattito senza reticenze". Ma non c'è stato, il dibattito, anche prima che Sofri andasse in carcere? "Certo, ma sempre un dibattito squilibrato. La reticenza è un diritto, quando ci si deve difendere in un processo. E l'unica verità che è stata raggiunta, finora, è appunto quella giudiziaria: sufficiente per lo Stato, ma approssimata per difetto rispetto alla realtà". Per questo, conclude De Luca, la parola che potrebbe dire Ciampi è decisiva: "Perché la concessione della grazia, e quindi la liberazione di Sofri e Bompressi, sarebbe non soltanto un atto di conciliazione, la sottoscrizione di una tregua civile, ma un modo per far sì che sul caso Calabresi cessino finalmente di parlare esclusivamente le sentenze. Attraverso la grazia, Ciampi può gettare finalmente una premessa nuova in direzione della verità".
P. F."Dagospia"
CLAMOROSO. E' passata sotto silenzio, rinchiusa in un boxino a pagina 18 del Corriere della Sera di ieri, ma probabilmente era la notizia che meritava le prime pagine di tutti i giornali. Erri De Luca, nel corso della presentazione del libro di Aldo Cazzullo su Adriano Sofri, ha affermato: "Liberate Sofri e Bompressi, poi vi diremo la verità". Ma quelli di Lotta Continua sono definitivamente impazziti? Erri De Luca e i suoi amici dicessero la verità che conoscono sull'omicidio Calabresi, tutta e subito.4 giugno 2004 - SOFRI SU DICHIARAZIONI ERRI DE LUCA
ANSA:
SOFRI: SE AVESSI ORDINATO OMICIDIO AVREI COINVOLTO LC
AL FOGLIO, ERRI DE LUCA NON HA TITOLO PER DISSEQUESTRARMI
"Io non ebbi e non ho niente da temere dallþaccusa sull'omicidio di Calabresi: non l'ho ordinato ne' autorizzato. Se l' avessi ordinato o autorizzato, io e solo io, vi avrei coinvolto la responsabilita' di Lotta Continua". Ad affermarlo, domani sulla rubrica 'Piccola Posta' del quotidiano Il Foglio e' Adriano Sofri, riferendosi alle polemiche suscitate dalla frase attribuita allo scrittore Erri De Luca, anche lui come Sofri ex dirigente di Lc, secondo la quale per avere la "verita' umana" sull' assassinio del commissario Luigi Calabresi occorre che siano "restituiti" i corpi di Sofri e di Ovidio Bompressi, entrambi condannati con Giorgio Pietrostefani a 22 anni per l' omicidio del commissario.
Nell' anticipazione resa nota dai curatori del bollettino quotidiano della campagna del "digiuno contro l' oblio" a favore di Sofri e Bompressi l' ex leader di Lotta continua aggiunge: "Quando in fondo a un trafiletto del Corriere della sera di mercoledi' ho letto che Erri De Luca aveva detto 'Prima liberate Sofri e Bompressi, poi vi diremo la verita', benche' il mio pessimismo sia ormai metodico, non ho creduto ai miei occhi".
"Quella intimazione - spiega Sofri - puo' esser pronunciata da un sequestratore, o da un dissequestratore, e in ambedue i casi si sarebbe trattato di un' usurpazione. De Luca non mi tiene sotto sequestro, ne' ha alcun titolo per dissequestrarmi".
"Quanto a quel 'diremo' - dice poi Sofri riferendosi alla frase di De Luca - salvo che sia un banale plurale vanitatis, e' altrettanto arbitrario. Bisogna usare la prima persona singolare. Cosi' per quel 'liberate': si dica io e non noi, si dica tu e tu e tu, e non voi. Erri ama anche, sia pure per un passato che fu, quello si', largamente collettivo, la parola generazione, di cui io diffido. Quando, anni fa, arrivo' a proclamare che 'chiunque di noi avrebbe potuto uccidere Calabresi', mi premurai di obiettare a quella retorica, che era falsa e invadente. Giovedi' ho trovato delle precisazioni di Erri sul Corriere e sul Riformista. Al Riformista (che intitolava 'Dateci Sofri, avrete la verita' su Calabresi') avrebbe detto: 'Per avere la verità umana, non giudiziaria, condizione necessaria e' essere su un piano di parita'. Attenzione, condizione necessaria, non sufficiente... La verita' umana, non quella giudiziaria... Lo sapremo quando saranno liberi, se ne avranno voglia, si capisce'. Sempre secondo il Riformista, la frase originaria di Erri alla presentazione sarebbe stata: 'Vi diremo la verità quando ci restituirete i corpi di Sofri e Bompressi', che - prosegue Sofri - non so se alluda alla natura corporale della reclusione o a un nostro stato postumo. Al Corriere di giovedi' Erri, fra virgolette, avrebbe risposto: 'Intendevo semplicemente dire e ritengo di aver detto che la liberazione di Sofri e Bompressi e' la condizione necessaria, magari non sufficiente ma certamente necessaria per sapere finalmente tutta la verita' sull'omicidio Calabresi... Io non lo so, evidentemente, chi conosce la verità. Ma so che per raggiungere la verità su una storia bisogna che tutti i suoi personaggi stiano sullo stesso piano, alla pari: e quindi liberi. Liberi anche di parlare, a quel punto, senza bisogno di difendersi o difendere qualcuno...'. Titolo del Corriere: 'Sofri e Bompressi liberi e si saprà la verità sull'omicidio Calabresi"".
Quindi ribadisce di non avere ordinato o autorizzato l' assassinio di Calabresi: "Sono stato accusato, condannato, e messo in galera innocente, e dieci ergastoli non scalfirebbero questa verita'. Essa e' del resto la spiegazione dell' irreparabilita' del torto che subisco. Ci sono persone che si autorizzano un piacere o una rassegnazione alla mia galera evocando campagne di stampa o slogan o verita' che io comunque custodirei: io sono in galera perche' sentenze pregiudiziali o proterve o suicide, prevalendo su sentenze opposte, hanno affermato che diedi un mandato di omicidio nel corso di un colloquio che non avvenne mai, e di cui nessun lettore degli atti puo' credere che sia avvenuto, per nessuna ragione, se non per odio, invidia, noia, o altri umanissimi moventi"."Il Riformista" (testo rpreso da "Dagospia")
CALABRESI.
IL VELENO DI VINCINO SU DE LUCA. MUGHINI S'INCAZZA E CHIEDE VERITÀ
Rissa tra ex, Erri accende Lotta continua
Le dichiarazioni di Erri De Luca riportate dai giornali di ieri ("Prima restituiteci Sofri e Bompressi, poi diremo la verità sul caso Calabresi") erano fatte apposta per riaccendere gli animi nel vasto mondo degli ex di Lotta continua.
Dice Paolo Liguori: "C'è una sola verità su Sofri, che Sofri è nel carcere di Pisa privato della libertà. Ci sono state numerose sentenze giudiziarie, tutto sommato meno dannose del chiacchiericcio sulla sua libertà che c'è stato prima durante e dopo. Premessa indispensabile per poter riparlare del caso Sofri, come ha detto De Luca, è che Sofri sia in libertà e in grado di farlo in prima persona. Dopo mille civili tentativi andati a male, chiunque gioca ancora con la persona di Sofri è una carogna".
E per lui è chiaro che non bisogna prendersela con De Luca, ma con chi lo usa.
Una chiarezza che forse è sfuggita a Vincino, che sul Foglio di ieri, peraltro silente, disegnava un omino davanti al carcere di Pisa che domanda al recluso: "Adriano, ma che gli hai fatto a Erri De Luca che ti vuole dentro per sempre? Non hai comprato un suo libro?".
Non solo. A pagina tre il vignettista (anch'egli a suo tempo militante di Lotta continua) dipinge un sobrio trittico intitolato "Miserabili 2004" con Sabina Guzzanti ("un'attricetta dai pessimi autori di satira"), Giampiero Mughini ("una comparsa tv tipo ex grande fratello"), Erri De Luca ("un pistolero stanco che non ha mai fatto un solo giorno di galera dei tanti che si sarebbe meritato") e il seguente commento in calce: "Tre che campano per tenere Sofri in galera qualche anno in più, contenti loro...".
Giampiero Mughini trae la conclusione che per Soffi non c'è nulla di peggio del "sofrismo", la posizione di chi dice che "a Lotta continua erano degli angeli. Lotta continua non era quell'accolita di gentiluomini che vogliono far credere ma un'organizzazione dell'estrema sinistra che ha sfiorato l'abisso, da cui molti si sono meritoriamente ritratti e contro cui hanno compiuto gesti di grandissima forza morale e certo Sofri è uno dei più grandi revisionisti di quella folle stagione".
Ciò non toglie però, per Mughini, che De Luca ha detto una cosa chiarissima: "Sappiamo chi lo ha fatto e prima o poi lo diremo". Dunque dal caso Sofri non si esce "gridando all'ingiustizia del secolo ma dicendo che è allucinante tenere in galera a trentadue anni dai fatti un uomo che non ha nulla ha che fare con l'eventuale colpevole di allora".
Quanto alla polemica che lo riguarda, respinge l'addebito, ma certo non si tira indietro. "Quel mentecatto di Vincino mi accusa di voler tenere Sofri in galera e non ha neppure letto sul Foglio, non su un giornale polacco, miei recentissimi articoli in cui è chiarissima la mia scelta per la clemenza nei confronti di Adriano. Probabilmente Vincino è in grado di disegnare figurette ma non di compitare sillabe".5 giugno 2004 - DICHIARAZIONI DE LUCA: DAI GIORNALI
"Il Corriere della sera"
A DE LUCA
Sofri: niente da temere su Calabresi
Era stato Erri De Luca, scrittore ed ex militante di Lotta Continua, a riaprire la discussione sul caso Calabresi, chiedendo la liberazione di Sofri e Bompressi come "condizione necessaria ma non sufficiente" per sapere la verità. E oggi lo stesso Sofri risponde attraverso la rubrica "Piccola Posta" che tiene sul Foglio : "Io non ebbi e non ho niente da temere dall'accusa sull'omicidio di Calabresi: non l'ho ordinato né autorizzato. Se l'avessi ordinato o autorizzato, io e solo io, vi avrei coinvolto la responsabilità di Lotta Continua". Aggiunge Sofri che dopo aver letto i giudizi riportati di De Luca "benché il mio pessimismo sia ormai metodico, non ho creduto ai miei occhi". Aggiunge Sofri: "Quell'intimazione può esser pronunciata da un sequestratore, o da un dissequestratore, e in ambedue i casi si sarebbe trattato di un'usurpazione. De Luca non mi tiene sotto sequestro, né ha alcun titolo per dissequestrarmi"."Il Riformista"
VERITÀ
Erri, l'errore e l'errante
Anche la verità umana andrebbe bene. Perché ha ragione Erri De Luca, quando dice che "quella giudiziaria, quella è già stata data, è una storia chiusa". Proprio perché la verità giudiziaria sull'assassinio del commissario Calabresi è già stata raggiunta, è possibile oggi concedere la grazia ad Adriano Sofri, applicare a un uomo che lo merita ampiamente un provvedimento di clemenza ad personam. Provvedimento che, come si sa, noi auspichiamo e che riteniamo nei poteri del presidente della Repubblica, non del ministro della giustizia. Del resto, quella verità giudiziaria può anche essere del tutto falsa - è già successo in altre vicende - e il condannato ha ripetuto ieri sul Foglio che è falsa: "Io non ebbi e non ho niente da temere dell'accusa sull'omicidio Calabresi: non l'ho ordinato né autorizzato... Io sono in galera perché sentenze pregiudiziali o proterve o suicide, prevalendo su sentenze opposte, hanno affermnato che diedi mandato di omicidio nel corso di un colloquio che non avvenne mai".
Ma i due piani, quello della verità e quello delle allusioni, non vanno confusi. De Luca, che è un ex militante di Lotta Continua, e di un certo livello, ci lascia capire - l'ha già fatto in passato, ma mai così esplicitamente - che esiste una verità al di là di quella accertata nel processo; e che qualcuno conosce. I due piani sono così diversi che, a leggere Sofri, ne potremmo perfino dedurre che se quest'altra verità esiste, lui non la conosce. Nel qual caso verrebbe da chiedere a De Luca perché non ce l'abbia detta prima, quanto l'imputato era accusato, condannato e imprigionato sulla base di un'altra verità.
Può essere che De Luca sia solo un "fascista rosso, un dannunziano", come lo ebbe a definire un altro suo ex compagno, Gad Lerner, qualche anno fa. Ma se la sua uscita alla presentazione del libro di Cazzullo non è solo l'ennesimo modo di sollevare un po' di onde e un po' di emozioni, di chiacchiere e rimembranze, nella comunità vasta e importante degli ex di Lc, ora deve dircela questa "verità umana". Oppure si taccia per sempre.16 giugno 2004 - ERRI DE LUCA, VERITA' SU ANNI '70 SOLO SENZA PRIGIONIERI
ANSA:
SOFRI: ERRI DE LUCA, VERITA' ANNI '70 SOLO SENZA PRIGIONIERI
(ANSA) - ROMA, 16 GIU - "Quando non ci saranno piu' detenuti e si stara' alla pari, allora si potra' discutere e ascoltare una piu' vasta verita', quella degli uomini e delle donne, senza la camicia di forza di essere giudici o imputati". Erri De Luca, lo scrittore ed ex militante di Lotta continua, spiega cosi' le sue parole pronunciate alcune settimane fa nel corso della presentazione del libro di Aldo Cazzullo sul "Caso Sofri". In quella occasione De Luca disse che per avere la "verita' umana" sull' assassinio del commissario Luigi Calabresi occorre che siano "restituiti" i corpi di Adriano Sofri e Ovidio Bompressi, condannati con Giorgio Pietrostefani a a 22 anni per l' omicidio del commissario: un' affermazione che aveva suscitato polemiche e prese di distanza, tra cui quella dello stesso Sofri che, dal carcere di Pisa, sottolineo' di non avere "ordinato o autorizzato" l' assassinio di Calabresi.
"La storia degli anni Settanta di questo Paese e' stata scritta unicamente dalle sentenze giudiziarie. A quel tempo - spiega ora De Luca su Vanity Fair in edicola domani - l'odio civile sfiguro' i tratti delle istituzioni pubbliche e favori' l'attecchimento della piu' forte sinistra rivoluzionaria del mondo occidentale"."Da militante della sinistra rivoluzionaria di allora, appartengo alla schiera dei dispersi, degli sbaragliati di quel tempo. Senza avere io subito il carico penale di quegli anni che ancora si prolunga con ergastoli e pene seminfinite, so che quei prigionieri stanno pagando il conto del 1900 anche per me. E' un sentimento di correita'..." "Pero' la storia e' piu' larga di un verdetto di tribunale e anche piu' generosa. La storia riconosce anche le ragioni dei vinti. Allora spero di arrivare a vedere il giorno in cui non ci saranno piu' prigionieri dell'odio civile degli anni Settanta".
"Nella presentazione del bel libro di - dice poi De Luca - ho ribadito questa vecchia evidenza: quando saranno e saremo tutti liberi di parlare e di tacere, senza piu' necessita' di legittima difesa, potremmo sapere quello che resta imprigionato e ridotto a fatto giudiziario. Potremo sprigionare la verita', permetterle liberta' di voci. Stare alla pari di fronte alle pene estinte, e' la condizione necessaria per invitare alla nostra tavola la signora Storia''.1 luglio 2004 - I RIFUGIATI IN FRANCIA A RISCHIO ESTRADIZIONE
Pronto l´elenco dei rifugiati in Francia da estradare. Tra gli altri la Cappelli e Pietrostefani
Quattordici già sulla lista nera hanno tutti conti in sospeso
CLAUDIA FUSANI
ROMA - Alle due di ieri pomeriggio si è aperta, dopo ventitrè anni, una breccia nella cosiddetta "dottrina Mitterand", in quel salvacondotto che il presidente francese decise di concedere nel 1981 ai protagonisti degli anni di piombo italiani fuggiti in Francia per evitare le pene previste dalla legislazione d´emergenza.
Il ritorno di Cesare Battisti in Italia per scontare gli ergastoli di quattro omicidi firmati dai Pac, non è scontato. Anzi: i suoi legali hanno già fatto ricorso in Cassazione, poi potranno appellarsi al Consiglio di Stato. E l´ultima e definita parola spetterà al governo e al presidente Jacques Chirac.
Ma per i tecnici del ministero della Giustizia che da quasi tre anni, con l´Antiterrorismo del ministero dell´Interno e il magistrato di collegamento a Parigi, lavorano sul gruppo di un centinaio di ex terroristi dell´estrema sinistra rifugiati in Francia, la decisione di ieri è, dicono, "una svolta perché è stato riconosciuto che la giurisdizione italiana ha rispettato i principi del contraddittorio anche negli anni del terrorismo e della legislazione d´emergenza". Un riconoscimento che era sempre stato negato, che era stato il fondamento dell´eccezione Mitterand, e che adesso è il via libera per ottenere l´estradizione anche di altri ex terroristi.
Una lista è già pronta, quattordici persone che da ieri sanno che la loro nuova vita in Francia, ci sono insegnanti, scrittori, madri, padri, potrebbe finire per andare a saldare quel conto con la giustizia italiana rimasto in sospeso per tutti questi anni. Aprono l´elenco Enrico Villimburgo e Roberta Cappelli, il primo condannato per "concorso morale" in almeno dieci omicidi firmati dalla colonna romana delle Br fra cui il colonnello Varisco e il vicepresidente del Csm Vittorio Bachelet; la seconda condannata, sempre in concorso, in altri delitti firmati dalle Br tra cui l´omicidio del generale Enrico Galvaligi e il rapimento del giudice D´Urso. Entrambi hanno chiuso per sempre e da tempo con la lotta armata. Nella lista anche i nomi di Giovanni Alimonti, Enzo Calvitti, Maurizio di Marzio, Vincenzo Spanò, Massimo Carfora, Walter Grecchi, Marina Petrella, Giovanni Vegliacasa, Francesco Nuzzolo, Giancarlo Santilli e Giorgio Pietrostefani, condannato nel 1997 per l´omicidio del commissario Calabresi e fuggito in Francia nel 1999.
L´elenco è il frutto di limature e "compromessi", valutazioni e analisi giuridiche delle varie posizioni processuali. Nel settembre 2002, durante un incontro tra il ministro della Giustizia italiano e il collega Dominique Perben francese, fu stabilito "un metodo" e "un criterio" che rispettasse la volontà del governo italiano di "far pagare il debito con la giustizia a chi è stato condannato per delitti di terrorismo e di sangue" e l´eccezione francese ribadita anche nel 1998 dal primo ministro socialista Lionel Jospin dopo l´entrata in vigore del trattato di Schengen. L´accordo prevedeva un colpo di spugna sui reati commessi prima del 1982 e una valutazione ad hoc, cioè caso per caso, per i fatti più gravi. Il sì all´estradizione di Battisti, spiegavano ieri in via Arenula, "dimostra che è fondata l´impostazione tecnica-giuridica alla base delle nostre richieste". E´ stato riconosciuto che "in quegli omicidi è più forte la componente del delitto comune che non quella del terrorismo". E´ stato superato uno scoglio considerato finora impossibile come la condanna in contumacia. Ed è stato aggirato l´ostacolo del cumulo giuridico delle pene, non riconosciuto dai francesi. Il ritorno in Italia di Battisti è ancora una storia lontana nel tempo. Ma "ieri è stata aperta un´autostrada".7 luglio 2004 - CALABRESI: CI SARA' FRANCOBOLLO ALLA MEMORIA
ANSA:
CALABRESI: CI SARA' FRANCOBOLLO ALLA MEMORIA
Ci sara' il prossimo anno un francobollo dedicato alla memoria del commissario Luigi Calabresi. Parere positivo circa l' emissione e' stato espresso dalla Consulta per l' emissione di carte valori postali del 2005.
Il commissario Luigi Calabresi fu ucciso il 17 maggio 1972 a Milano e per l' omicidio sono stati condannati a 22 anni di reclusione gli ex di Lotta continua Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi.
Nella stessa riunione la commissione, tra l' altro, ha anche espresso parere favorevole in merito all' emissione del francobollo celebrativo della sottoscrizione della Costituzione europea "nel caso questa dovesse avvenire nell' anno in corso, ad integrazione del programma filatelico del 2004".23 luglio 2004 - GRAZIA BOMPRESSI, NUOVO PARERE NEGATIVO PG MILANO
ANSA:
SOFRI: GRAZIA BOMPRESSI, NUOVO PARERE NEGATIVO PG MILANO
Nuovo parere negativo dalla Procura generale di Milano alla concessione della grazia ad Ovidio Bompressi, l'ex leader di Lotta continua condannato in via definitiva - assieme ad Adriano Sofri e a Giorgio Pietrostefani - a 22 anni di carcere per l'omicidio del Commissario Calabresi.
Il parere della procura generale di Milano - secondo quanto si e' appreso - sarebbe stato trasmesso qualche giorno fa al ministero della Giustizia a seguito di una richiesta di aggiornamento di informazioni sulla grazia a Bompressi avanzata dal Quirinale. Il Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, aveva infatti chiesto, lo scorso aprile, al ministro della Giustizia, Roberto Castelli, i fascicoli delle istruttorie condotte sul caso Bompressi ritenendo necessario "un approfondimento" alla luce, tra l'altro, di "conclusioni non univoche dell'ufficio ministeriale competente". Dopo l'inoltro di quei fascicoli (contenenti, tra l'altro, la bocciatura di Castelli alla grazia per Bompressi, formalizzata due volte, una nell'agosto del 2001 l'altra a settembre 2003), il Quirinale avrebbe ritenuto necessario un aggiornamento delle informazioni. Alla procura generale di Milano e' stato pertanto chiesto un nuovo parere, negativo anche questa volta. Non sarebbe ancora arrivato, invece, il parere del magistrato di sorveglianza: Bompressi e' da oltre un anno agli arresti domiciliari a Massa Carrara perche' la detenzione in carcere e' incompatibile con il suo stato di salute psico-fisica.
La procura generale di Milano, nel dare quest'ultimo parere negativo (comunque non vincolante), avrebbe fatto notare che, nel caso di Bompressi, mancherebbe uno dei presupposti indispensabili alla concessione della grazia, vale a dire il pentimento del condannato; allo stesso tempo - si e' inoltre appreso - nelle motivazioni del provvedimento si farebbe riferimento al fatto che in caso di gravi problemi di salute del detenuto esistono comunque altri istituti alternativi, come il differimento della pena o gli arresti domiciliari.SOFRI: GRAZIA BOMPRESSI; PARERE PG NON MERAVIGLIA DIFESA
Nella linea della procura generale milanese sulla vicenda Bompressi "non c' e' nulla di nuovo". Questo il commento dell' avvocato Ezio Menzione, uno dei difensori dell' imputato, alla notizia del nuovo parere negativo del Pg di Milano alla concessione della grazia a Ovidio Bompressi. "Non si tratta di un nuovo orientamento della procura generale - ha aggiunto il legale - ma di un parere gia' reso a suo tempo. La linea rimane quella negativa, semmai con l' andare del tempo i pareri sono diventati piu' scarni e meno motivati".
Quanto alla questione del "pentimento", l' avvocato Menzione respinge nettamente che questo possa essere un presupposto indispensabile per la concessione della grazia. "Ne' la norma ne' la prassi per la concessione della grazia - precisa il legale - richiedono, assolutamente, il pentimento del condannato".SOFRI: ISTRUTTORIE SU GRAZIA NON ANCORA ARRIVATE A MINISTERO
Sulla concessione della grazia ad Adriano Sofri non e' stato dato al momento alcun parere da parte dei due uffici giudiziari competenti, vale a dire la procura generale di Milano e il giudice di sorveglianza di Pisa, dove l'ex leader di Lotta Continua sta scontando la condanna a 22 anni di reclusione per l'omicidio Calabresi.
Dopo la richiesta, lo scorso aprile, da parte del Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, al ministro della Giustizia, Roberto Castelli, di svolgere un'attivita' istruttoria sul caso Sofri, il Guardasigilli ha disposto l'apertura di una procedura di istanza di grazia, richiedendo appunto i pareri agli uffici competenti. Sino ad ora, pero', a Via Arenula non e' arrivato nulla ne' da Milano ne' da Pisa.
In ambienti del ministero viene fatto comunque notare che gli uffici impiegano in media dai tre ai sei mesi per completare le istruttorie, e che ad oggi sono trascorsi poco piu' di tre mesi dal sollecito del presidente Ciampi.26 luglio 2004 - SOFRI: PASSIGLI, ESPOSTO CONTRO CASTELLI CHE BLOCCA GRAZIA
ANSA:
SOFRI: PASSIGLI, ESPOSTO CONTRO CASTELLI CHE BLOCCA GRAZIA
BISOGNA VALUTARE SE ESISTANO O MENO IPOTESI DI REATO
Un esposto alla procura della Repubblica di Roma e' stato presentato dal senatore dei Ds Stefano Passigli contro il ministro della Giustizia Roberto Castelli per verificare se sussistano ipotesi di reato nel comportamento del ministro, che rifiuta la controfirma alla grazia per Adriano Sofri.
Passigli, che illustrera' l'iniziativa domani in una conferenza stampa al Senato, spiega di aver preso l'iniziativa "per superare l'attuale stallo". L'esposto che chiede di "valutare se dalla vicenda emergano o meno ipotesi di reato" e', spiega Passigli, "un modo per accelerare al massimo i tempi di una pronuncia nella convinzione che la controfirma sia da considerare un atto dovuto e l'avvio dell'istruttoria un dovere del ministro, e non una mera cortesia istituzionale".
Passigli, che ricorda "la sensibilita' e grande correttezza del Presidente della Repubblica" e "la generosita' di Marco Pannella", mette sotto accusa "le resistenze ideologiche del ministro Castelli" e "i tartufeschi tentennamenti del presidente Berlusconi, sempre pronto a smentirsi pur di non scontentare parte della sua maggioranza e in particolare la Lega".
"Per questo - conclude Passigli - credo che sia giusto che la magistratura o, eventualmente, la Corte Costituzionale si pronunci sui comportamenti adottati dal ministro Castelli".SOFRI: CASTELLI, CHI C' E' DIETRO INIZIATIVA PASSIGLI?
(ANSA) - ROMA, 26 LUG - "Il sen. Passigli esce allo scoperto, tornando alla carica sul caso Sofri con una iniziativa che parrebbe proprio campata in aria. Ci sarebbe poco da preoccuparsi, se non ci fosse il sospetto che in realta' Passigli sia manovrato da qualcun altro": cosi' il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, replica all'iniziativa promossa dal sen. Passigli sul caso Sofri.
"Mi chiedo - dice Castelli - se dietro a lui, con questa iniziativa, si stiano muovendo forze che agiscono nell'ombra e se la sua mossa non sia in realta' un avvertimento da parte di qualcuno, prima di passare ad altre azioni nei miei confronti. A questo punto e' necessario che l'opinione pubblica si interroghi sul perche' ci sono forze che vogliono Sofri libero a tutti i costi. Credo - conclude Castelli - che su questo punto Passigli debba dire chi e' il 'Picone' di turno che lo manda avanti".27 luglio 2004 - SOFRI: PASSIGLI, ESPOSTO CONTRO CASTELLI
ANSA:
SOFRI:PASSIGLI,ESPOSTO CONTRO GUARDASIGILLI SU POTERE GRAZIA
CASTELLI PLATEALE SU POTERI - INTERVENGA CONSULTA
Un esposto al procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma, Govanni Ferrara, per arrivare ad "accelerare una pronuncia della consulta" sui poteri di grazia del guardasigilli. Un attacco diretto al ministro Castelli che "travalica platealmente i suoi poteri". Un'iniziativa "in solitaria" del senatore dei Ds, Stefano Passigli, che l'ha illustrata stamane nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Madama.
Il senatore ricorre alla magistratura per arrivare a chiarire da un punto di vista procedurale e costituzionale la questione del potere di grazia. Infatti nel suo esposto Passigli pone tre strade: valutare se dalle dichiarazioni e dalle scelte del ministro emergano o meno ipotesi di reato (Passigli ipotizza l'impedimento dei poteri del Presidente della Repubblica e il rifiuto di atti di ufficio) e, se esistessero, aprire una procedura per un reato ministeriale; archiviare la richiesta; oppure arrivare a quell' 'incidente procedurale' che farebbe si' che dell'intera questione si interessasse la Corte costituzionale. Infatti in questo momento, da tre mesi, e' in corso l'istruttoria del ministero dopo che il Presidente della Repubblica aveva pubblicamente richiesto l'apertura della pratica riguardante Sofri.
"Non e' un'iniziativa tuttavia che e' ritagliata su questa questione. Non conosco Sofri, non sono mai stato in carcere a trovarlo. E' una scelta che avrei fatto anche come costituzionalista". L'eventuale ricorso alla Consulta, infatti, se non ci fosse questa iniziativa potrebbe essere attivato solo al termine dell'intera vicenda, quando si arrivasse a quella "non firma" da parte del guardasigilli gia' preannunciata pubblicamente. l'iniziativa di Passigli mira a "stringere i tempi. Spero - dice - che non rimanga per troppo tempo sul tavolo del procuratore. Ho aspettato le elezioni, la crisi di governo per denunziare l'inerzia del ministro. Esattamente un anno fa vi fu una richiesta di grazia bipartisan sottoscritta da 371 deputati, e cioe' dalla maggioranza assoluta della Camera. Il ministro ha avviato l'istruttoria solo dopo la richiesta di Ciampi affermando che la sua era una 'mera cortesia istituzionale', ma annunciando al contempo che non avrebbe controfirmato l'eventuale grazia".
L'esponente dei Ds ha detto che sulla questione, da parte del guardasigilli, si e' sempre registrato "un plateale rifiuto a prendere atto della richiesta proveniente dal Quirinale: una clamorosa inazione". Rispondendo alla critiche fatte ieri dal guardasigilli a proposito del suo preannunciato esposto, Passigli ha bollato Castelli di "incompetenza sul piano del diritto" parlando di una "certa dose di mitomania da parte del responsabile della Giustizia che arriva a chiedersi chi c'e' dietro di me: ci sono soltanto io che voglio sapere se si puo' impunemente non tener conto della nostra Costituzione". "Gli ultimi mesi hanno dimostrato che, senza una pronuncia della Consulta, ne' la sensibilita' e grande correttezza del Presidente della Repubblica, ne' la generosita' di Pannella possono riuscire ad avere ragione delle resistenze ideologiche del ministro Castelli e dei tartufeschi tentennamenti di Berlusconi, sempre pronto a smentirsi pur di non scontentare parte della sua maggioranza e la Lega".SOFRI: CASTELLI, QUAL E' LA LOGGIA MASSONICA DI PASSIGLI?
"Invito il senatore Passigli a dichiarare se sia iscritto a logge massoniche e, se si', a quale". Cosi' il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, replica a Stefano Passigli (Ds) che ha oggi presentato un esposto alla magistratura contro il Guardasigilli in merito alla vicenda della grazia ad Adriano Sofri.SOFRI: PASSIGLI A CASTELLI, MAI ISCRITTO A MASSONERIA
"Come e' ben noto io non sono mai stato iscritto a nessuna loggia massonica. Castelli da' semplicemente i numeri". E' questa la secca risposta che il senatore Stefano Passigli da' al ministro guardasigilli, che gli ha chiesto a quale loggia massonica fosse iscritto. "La sua - aggiunge - e' una ben strana dichiarazione".31 luglio 2004 - COFFERATI VISITA SOFRI IN CARCERE
"La Repubblica"
"Spero che arrivi presto la grazia per lui", dice il sindaco di Bologna
Cofferati in carcere da Sofri
NOSTRO SERVIZIO
"Sono venuto a trovare un amico. Abbiamo parlato di tante cose. Ce n´era del tempo da recuperare. Era un po´ che non ci vedevamo , l´ultima volta non ero ancora sindaco". E´ Sergio Cofferati che parla, ieri, all´uscita del carcere di Pisa. E´ andato a trovare Adriano Sofri, è stato dentro più di due ore. Argomenti, il racconto della campagna elettorale senza tv, la maschera balinese indossata da Cofferati al comizio di festeggiamento, i fatti del giorno. Con il sindaco di Bologna, il deputato dell´Ulivo Ermete Realacci e la cantante Paola Turci. Un terzetto eterogeneo - entusiasti gli altri detenuti che hanno ottenuto dalla Turci due canzoni - a trovare un amico che compie domani gli anni, per l´ottava volta in carcere. Per ricordare la data, i tre visitatori quando escono diffondono una specie di biglietto di auguri, preparato dal "Comitato contro l´oblio e per la grazia" (2.500 persone coinvolte in due anni), promosso da Silvio Di Francia e Franco Corleone, andati anche loro al carcere ieri in mattinata.
Uno strano biglietto di auguri che inizia dichiarando che "non c´è niente da festeggiare" e va avanti citando tutti quelli che si sono pronunciati a favore della grazia e poi non è successo niente. Cofferati dice: "Spero che la grazia arrivi presto". Il biglietto cita i giudici, il presidente del consiglio, il presidente della Repubblica. I giudici che, anche condannando Sofri, si dichiaravano contro il carcere. A Milano nel ?95 quando, il presidente Della Torre sostiene che in caso di condanna avrebbe "chiesto la grazia per tutti gli imputati". A Venezia nel 2000 quando il dispositivo della sentenza della revisione parla di "totale reinserimento dei condannati nella società civile", dell´"enorme lasso di tempo" intercorso dai fatti e di come queste due peculiarità producano un "effetto distorsivo dell´espiazione della pena". Poi la lettera di Berlusconi al Foglio nel 2002 a favore della grazia. Infine quella con cui Ciampi chiede al ministro Castelli le istruttorie su Sofri e Bompressi.
(i.c.)6 agosto 2004 - SOFRI: PARERE NEGATIVO PG MILANO SU CONCESSIONE GRAZIA
ANSA:
SOFRI: PARERE NEGATIVO PG MILANO SU CONCESSIONE GRAZIA
E' negativo il parere della Procura Generale di Milano alla concessione della grazia ad Adriano Sofri. La decisione e' stata depositata oggi dal sostituto procuratore generale, Maria Elena Visconti, che si era consultata anche con il responsabile dell'ufficio, Mario Blandini.
Si tratta di un parere del tutto tecnico, che parte dal fatto che Sofri non ha personalmente chiesto il beneficio, in quanto ha sempre sostenuto di non avere responsabilita' nell'omicidio del commissario di Pubblica Sicurezza, Luigi Calabresi, e di non essere quindi colpevole del delitto per il quale fu condannato a 22 anni di reclusione.
A questo punto il documento sara' trasmesso al giudice di sorveglianza di Pisa, incaricato di effettuare l'istruttoria in quanto Sofri e' detenuto nel carcere della citta' toscana. Poi il fascicolo sara' inoltrato al Ministero della Giustizia, da dove e' partita la procedura.
Il parere della Procura Generale di Milano, competente in materia in quanto luogo dove e' avvenuto l'omicidio del funzionario di polizia e sede dei processi di primo e secondo grado, non sara' vincolante.
A suo tempo la Procura Generale di Milano era stata invitata a fornire il parere anche sulla posizione del coimputato di Sofri, Ovidio Bompressi, e anche in quella occasione era stato negativo.SOFRI: NO PG MILANO ALLONTANA GRAZIA PER EX LEADER LC
PER PROCURA GENERALE IL CONDANNATO AVREBBE DOVUTO FARE RICHIESTA
Per Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua, che in carcere a Pisa sta scontando una condanna a 22 anni di reclusione per l'omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi, e' arrivato un nuovo parere negativo da parte della Procura generale di Milano alla concessione della grazia.
Un parere strettamente tecnico, simile ad altri, e che si basa sul fatto che Sofri, che si e' sempre proclamato innocente, non ha mai chiesto la grazia. Presupposto, questo, ritenuto necessario dalla Procura generale che, nelle motivazioni, ha spiegato proprio che la non richiesta puo' essere giudicata come un mancato ravvedimento da parte di Sofri. Identico parere la Procura generale lo aveva espresso per Ovidio Bompressi il 23 luglio scorso. "Certo - ha commentato l'avvocato Alessandro Gamberini, legale di Sofri - noi non facevamo affidamento sul parere della Procura generale ma e' positivo che la pratica della grazia venga portata avanti".
Come era accaduto per Bompressi, anche per Sofri il parere della Procura generale, che non e' vincolante, verra' trasmesso al ministero della Giustizia a seguito della richiesta di aggiornamento di informazioni sulla grazia ai due ex appartenenti a Lotta Continua, avanzata tempo fa dal capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi.
Tra i primi a prendere posizione e' stato il senatore diessino Stefano Passigli che il 26 luglio scorso ha presentato un esposto alla Procura di Roma contro il ministro della Giustizia per verificare se sussistono ipotesi di reato nel comportamento di Castelli, che rifiuterebbe la controfirma alla grazia a Sofri. "Il parere della Procura generale - ha detto Passigli - non modifica minimamente la questione da me sollevata: il potere di grazia e' prerogativa esclusiva della Presidenza della Repubblica o e' atto dumvirale?". Il ministro Castelli, prima di partire per le vacanze e di conoscere il parere della Procura milanese, non ha voluto parlare di Sofri ma ha polemizzato proprio con Passigli: "Adesso non e' piu' la lobby degli opinion leader come Boato o Ferrara, e' un altro tipo di mondo che mi manda un segnale minaccioso. La lotta non e' piu' parlamentare, ricorrono alla magistratura su fatti inesistenti. Sono stato denunciato perche' non firmo un documento che non esiste".
Marco Pannella ha ribadito cio' che sostiene da tempo: "Per la Costituzione e per le leggi che dovrebbero essere vigenti il potere di grazia appartiene al Presidente della R,epubblica, che esplicitamente, se vuole, puo' e deve concederla anche in assenza di richiesta o di proposta". Vannino Chiti, coordinatore della segreteria Ds, in attesa di leggere le motivazioni ha commentato: "Considero un fatto di non civilta' che un uomo come Adriano Sofri sia ancora, dopo sette anni, in carcere".
"Se il ministro Castelli non fosse animato da pregiudizio contro Sofri - ha detto Silvio Di Francia, uno degli animatori del digiuno di solidarieta' all'ex leader di Lotta Continua - le motivazioni alla base del parere negativo della procura di Milano sarebbero da consegnare alla Commissione disciplinare del Csm". Il Presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, ha giudicato la decisione della magistratura "incomprensibile dal punto di vista del diritto come da quello della ragione". "Profondo rammarico" e' stato espresso da Ermete Realacci, deputato della Margherita, mentre Franco Corleone ha parlato di parere "suicida". "la Procura generale di Milano - ha detto - non si smentisce neppure nel periodo feriale".
L'europarlamentare Marco Rizzo (Pdci), dopo aver espresso fiducia nella magistratura, ha definito il parere negativo "accanimento inutile" e ha auspicato l'intervento risolutore del capo dello Stato. Di decisione "inspiegabile sotto ogni profilo" ha parlato Giuliano Pisapia (Prc).
Di tutt'altro tono il giudizio del ministro delle comunicazioni, Maurizio Gasparri: "Il parere negativo della Procura generale di Milano sull'ipotesi di concessione della grazia ad Adriano Sofri, e' l'ennesimo, sostanziale, atto di conferma che nessun trattamento speciale puo' essere riservato all'uomo ritenuto mandante dell'omicidio del commissario Calabresi".SOFRI: GAMBERINI, NON FACEVAMO AFFIDAMENTO SU PARERE PROCURA
NELLE MOTIVAZIONI, MANCATA RICHIESTA SEGNO DI NON RAVVEDIMENTO
"Certo noi non facevamo affidamento sul parere della Procura generale, ma e' positivo che la pratica della grazia venga portata avanti". Questo il commento dell'avvocato Alessandro Gamberini, difensore di Sofri, alle conclusioni del sostituto procuratore generale Maria Elena Visconti sulla proceduta avviata al ministero per la grazia da chiedere al Presidente della Repubblica in favore di Adriano Sofri.
Nel parere della dottoressa Visconti il fatto che Sofri, tuttora detenuto a Pisa, non abbia voluto formulare direttamente la domanda per il beneficio che gli consentirebbe di tornare in liberta', potrebbe essere interpretato anche come un mancato segno di ravvedimento.SOFRI: PANNELLA, POTERE DI GRAZIA E' DEL CAPO DELLO STATO
NON SI PUO' LASCIARE LA PAROLA A CHI NON COMPETE
"Per la Costituzione e per le Leggi che dovrebbero essere 'vigenti' il potere di grazia appartiene al presidente della Repubblica, che esplicitamente, se vuole, puo' e deve concederla anche in assenza di richiesta o di proposta. E, ovviamente, anche in assenza di 'pareri' che appartengono a riflessi tradizionali, a prassi, formatesi in patente contrasto della lettera e dello spirito della Costituzione". Lo afferma il leader radicale Marco Pannella, intervenendo nel dibattito sul Caso Sofri, riaperto dalla decisione della Procura generale di Milano di dare parere negativo alla concessione della grazia all'ex leader di Lotta continua.
Pannella critica il fatto che "da chi di dovere e di potere continui ad essere lasciata la parola a chi non compete (se non in via istruttoria di istruttorie meramente eventuali e comunque non giuridicamente rilevanti). Sono molto interessato - continua - alle motivazioni del parere della Procura generale di Milano, anche perche' temo che una nuova pagina venga affissa nel museo degli orrori denominato 'Legge, Giustizia, Istituzioni'. Soggetti letteralmente e abitualmente 'fuorilegge', e in gergo giurisdizionale tecnicamente definibili come 'abituali"".
"Siamo adesso in attesa di altri 'pareri' - conclude il leader radicale - fra i quali certamente non ultimo e' quello dell'indaffaratissimo Giudice di sorveglianza... competente. Si fa per dire".SOFRI: BERARDI (DOMUS CIVITAS), PRONTO A NUOVO SCIOPERO FAME
Bruno Berardi, presidente di Domus Civitas, l' associazione che raccoglie parenti di vittime del terrorismo, si dice "sempre vigile e pronto a ricominciare una protesta estrema affinche' non si calpestino leggi a favore dei soliti privilegiati appoggiati da lobbies che tentano in tutti i modi di mettere in liberta' il detenuto Sofri". Nella scorsa primavera Berardi aveva intrapreso uno sciopero della fame contro la possibilita' che all' ex leader di Lotta continua venisse concessa la grazia.
In una dichiarazione Berardi denuncia "tentativi periodici e insistenti di farla franca in barba ad altri detenuti che, con pene minori, stanno scontando anni di carcere fino in fondo". "Sarei pronto a riprendere ogni forma di lotta - conclude Berardi - per evitare che cio' accada".7 agosto 2004 - SOFRI: DAI GIORNALI
"La Repubblica"
LA PRETESA DELL´ABIURA
GIUSEPPE D´AVANZO
IL PARERE negativo della procura generale di Milano alla grazia per Adriano Sofri non sorprende. In questa penosa storia, mai nessuno dei protagonisti o dei comprimari ha mai cambiato opinione in sedici anni. Che l´ufficio giudiziario che ha condannato Adriano Sofri sia fermo nella casella di sempre, nell´estenuante e doloroso gioco dell´oca, era purtroppo prevedibile e previsto. Per di più, il parere della procura generale è soltanto tecnico e non vincolante. È offerto alla valutazione del tribunale di sorveglianza di Pisa che dovrà concludere l´istruttoria da consegnare al Guardasigilli. Alla fine, la decisione di Milano cambia ben poco nella soluzione squisitamente tecnica del problema.
Sono però le ragioni del rifiuto e l´assai probabile uso politico-istituzionale che ne faranno Alleanza Nazionale, la Lega e il ministro Castelli a consigliare, nonostante gli auspici del Capo dello Stato, pessimismo per una rapida e positiva soluzione del caso. A quanto pare, la procura generale motiverà il "no" alla clemenza con due argomenti: Adriano Sofri non ha firmato la domanda di grazia perché si proclama innocente (posso chiedere di essere perdonato per un delitto che non ho commesso?).
La sua ostinazione esclude ogni segno di ravvedimento. Non ci può essere perdono e clemenza se non c´è pentimento e, dunque, un´ammissione di colpevolezza.
Non si può pensare che il sostituto procuratore generale Maria Elena Visconti ignori che il codice di procedura penale, all´articolo 681, prevede che "la grazia può essere concessa anche in assenza di domanda o proposta". Non è stata così l´assenza di una domanda di perdono firmata dal detenuto a convincere il magistrato che Sofri non è "ravveduto". La ragione del rifiuto va cercata nell´ostinazione di Adriano Sofri a dirsi innocente: moralmente colpevole delle "cose truci, feroci e cannibalesche" che portarono all´assassinio di Luigi Calabresi, ma materialmente estraneo al delitto, alla sua organizzazione, alla sua realizzazione. Quest´ammissione di colpa, politica e morale, non deve essere apparsa sufficiente alla procura generale per la quale, con evidenza, c´è bisogno di ben altro. Di una ammissione di colpevolezza che sola può testimoniare quell´atto di sottomissione necessario allo Stato per perdonare.
In attesa di leggere le motivazioni del parere dei magistrati di Milano, la convinzione inquieta. Pretendere abiure è coerente con uno Stato totalitario e non lo Stato di diritto "che esige un´adesione solo esteriore alle proprie norme e alle proprie condanne". Quest´adesione, Adriano Sofri l´ha offerta e la offre ogni giorno standosene in galera da sette anni senza chiedere nulla, senza lamentarsi di nulla, rifiutandosi finanche di usufruire dei benefici di legge che gli permetterebbero per lo meno di lavorare fuori dal carcere per alcune ore della giornata. Con ostinazione, questa volta sì, ha accettato di bere fino in fondo il calice che gli è stato somministrato. Rivendica per sé un solo diritto (che per se stesso è anche un dovere): vuole dirsi innocente. Uno Stato di diritto, appagato dalla condanna e dalla pena e dalla nuova vita di quell´uomo punito dopo 28 anni per un delitto di 32 anni fa, rispetta quel diritto. Uno Stato totalitario non lo riconosce e non lo riconoscerà né ora né mai perché vede in quella determinazione a dirsi non colpevole un gesto di ribellione non tollerabile, non perdonabile, una sovversione che esclude la clemenza.
Il peggio non si nasconde nemmeno nella concezione autoritaria dello Stato di cui ha dato sfoggio la procura generale. Il peggio, a ben vedere, non lo si rintraccia nemmeno nell´effetto domino che il parere giudiziario ha già messo in movimento nel mondo politico. Alleanza nazionale trova, nella decisione milanese, la conferma del suo totalitario paradigma politico-culturale. Senza abiura, non ci può essere perdono. "Il silenzio di Sofri dimostra che non c´è nessun ravvedimento, nessun pentimento", ripete Maurizio Gasparri. La posizione di Alleanza Nazionale irrobustisce la volontà del ministro Roberto Castelli di impedire al Capo dello Stato di concedere la grazia o istruendo la richiesta con una conclusione negativa o non controfirmando il provvedimento di clemenza.
L´esito più nefasto della decisione di Milano, il peggio, può essere però ancora un altro: lo slittamento dell´intero caso all´indietro, come in un perpetuo gioco all´oca. Indietro, alla domanda se Sofri sia colpevole o innocente, se il processo sia stato giusto o scorretto. Questa questione è ormai alle nostre spalle. La sola questione da affrontare è che cosa deve essere la pena. Può essere il cieco corrispettivo del reato commesso? Può essere vendetta? E, se la pena ha una funzione di difesa sociale e di "risocializzazione del reo", c´è qualcuno che davvero può pensare di difendersi oggi dalla pericolosità di Sofri? Il capo dello Stato, il presidente del Consiglio, 371 parlamentari di ogni colore politico, il presidente della commissione europea, il parlamento europeo, uomini di cultura e uomini di chiesa, centinaia di migliaia di cittadini pensano che sia giunto il tempo che lo Stato interrompa il suo potere punitivo perché non c´è più ragione per punire, perché quella punizione è orami soltanto una inutile vendetta.
Questo è oggi il caso Sofri non altro nonostante i tentativi di Alleanza Nazionale e le interpretazioni abusive dei poteri del Guardasigilli azzardate da Roberto Castelli. Sono tentativi politici e interpretazioni istituzionali che torneranno a farsi rumorosamente sentire. Che vorranno piegare alla politica il potere della grazia che non è, mai è stato e mai dovrebbe essere della politica.
Ciampi, ormai quattro mesi fa, chiese con una lettera resa pubblica al ministro Castelli di inviargli "i fascicoli" per la concessione della grazia ad Adriano Sofri e Ovidio Bompressi. Tocca a lui riportare la questione al suo nocciolo e far fronte alle distorsioni della politica. Dovrà il presidente della Repubblica chiedere ancora, a difesa delle prerogative che gli concede la Costituzione, che Roberto Castelli gli invii al più presto "i fascicoli". Tocca ancora al capo dello Stato, e soltanto a lui e alla sua coscienza, decidere se quel detenuto di Pisa meriti clemenza e sia degno di tornare in libertà. Nessuno si illuda che la storia sia prossima all´epilogo.9 agosto 2004 - SOFRI: BELPIETRO; LOBBY 'LOTTA CONTINUA' SPINGE PER GRAZIA
ANSA:
SOFRI: BELPIETRO; LOBBY 'LOTTA CONTINUA' SPINGE PER GRAZIA
"E' la lobby di Lotta Continua che spinge per la liberazione di Adriano Sofri. Che ingaggia giuristi improbabili pronti a dichiarare che e' sufficiente un atto del Presidente Ciampi per la scarcerazione, mentre giuristi veri dichiarano che l'atto di grazia senza la firma di un ministro non ha alcuna validita"". Va in affondo, com'e' nel suo stile, il direttore de "Il Giornale", Maurizio Belpietro, intervenendo in un dibattito sul tema della grazia ad Adriano Sofri. L'occasione e' stata offerta dalla manifestazione "Cortina Cultura e Natura 2004" durante il quale e' stato presentato il volume di Aldo Cazzullo "Il caso Sofri" (Mondadori). A riprova delle sue affermazioni, il direttore del quotidiano milanese ha mostrato un'inchiesta del Servizio studi della Camera dei Deputati in cui giuristi del calibro di Paolo Barile e Gustavo Zagrebesky, interpretando la legge sulla concessione della grazia, sostengono che per la sua validita' e' necessario, oltre alla richiesta del Presidente della Repubblica, anche la firma del Guardasigilli.
In merito alla concessione della liberta' ad Adriano Sofri, Belpietro ha inoltre affermato che "la grazia non viene chiesta ne' da Sofri ne' dai suoi parenti (che avrebbero il potere di farlo) perche' se concessa senza richiesta varrebbe come il quarto grado di giudizio". "Ovvero - ha aggiunto Belpietro - sarebbe l'ammissione che lo Stato ha commesso un errore. E' la lobby di Lotta Continua che vuole arrivare a questo".
Di parere diametralmente opposto Aldo Cazzullo. Il giornalista del 'Corriere della Sera' si e' dichiarato favorevole alla concessione della liberta' a Sofri "come un momento di tregua civile, peraltro gia' avviata da Carlo Azeglio Ciampi che recentemente ha chiesto i documenti dei processi e dalla stessa famiglia di Luigi Calabresi". "Il figlio, Mario Calabresi, - ha continuato - lavora come caporedattore di Repubblica e ogni settimana si trova a mettere in prima pagina un pezzo scritto da chi ha ucciso suo padre. E' un segnale di tregua, tanto piu' che Mario Calabresi ha lanciato l'idea di un monumento, un luogo della memoria per le vittime del terrorismo".25 agosto 2004 - SOFRI ESCE IN PERMESSO
ANSA:
SOFRI: PERMESSO; CARTA D'IDENTITA, POI UN BAGNO IN MARE
E' durato poche ore il primo permesso di uscire dal carcere ottenuto da Adriano Sofri, recluso nel 'Don Bosco' di Pisa dopo la condanna a 22 anni per l' omicidio del commissario Luigi Calabresi. Uscito ieri mattina dal carcere attorno alle 9 e' rientrato in serata per trascorrere la notte in cella.
Secondo quanto appreso, durante le ore fuori dal carcere Sofri avrebbe espletato alcune formalita' per ottenere la carta d' identita' dal Comune di Pisa e, insieme alla sua compagna, avrebbe poi fatto un bagno in mare nei pressi di Marina di Pisa.
E' la prima volta che Sofri ottiene un permesso durante i periodi di detenzione che hanno segnato la complessa vicenda giudiziaria legata all' omicidio Calabresi e conclusasi con la conferma definitiva della condanna per lui, per Ovidio Bompressi (fuori dal carcere per motivi di salute) e per Giorgio Pietrostefani, che dopo la sentenza ha lasciato l' Italia. Il periodo piu' lungo di detenzione proprio quello dopo la condanna definitiva: Sofri e' recluso nel carcere di Pisa da 4 anni e sette mesi e in precedenza aveva chiesto un permesso per partecipare ad una manifestazione culturale a Milano, dove avrebbe leggere in Duomo versi di Oscar Wilde. Le polemiche che seguirono gli fecero rinunciare alla richiesta di permesso che aveva presentato al giudice di sorveglianza.
Nella rubrica "Piccola posta" che ogni giorno Sofri tiene su "Il Foglio" solo un accenno indiretto al permesso di cui ha ieri goduto: "Per un vecchio prigioniero non esistono prime volte, pero' esiste una prima volta dopo tanto tempo".SOFRI: ASS VITTIME; BENE PERMESSO, COSI' SA COME E' BELLA VITA
BERARDI, LA STESSA VITA CHE LUI HA FATTO SMETTERE A UN INNOCENTE
"Sono contento che al detenuto Adriano Sofri sia stata offerta la possibilita' di beneficiare di un permesso per vedere la propria famiglia, cosi' si rendera' conto come e bella la vita". Ad affermarlo e' Bruno Berardi, presidente dell' Associazione Domus Civitas che raccoglie familiari delle vittime del terrorismo, riferendosi al permesso di uscire dal carcere di Pisa per un giorno ottenuto dall' ex leader di Lotta continua, condannato a 22 anni per l' omicidio del commissario Luigi Calabresi, del quale ha dato notizia oggi il Corriere della Sera.
"La stessa vita che lui ha fatto smettere ad un innocente, il commissario Calabresi", aggiunge Berardi che, alcuni mesi fa, si impegno' anche in uno sciopero della fame contro l' ipotesi di concessione della grazia a Sofri.1 settembre 2004 - SOFRI, PRIMO GIORNO FUORI
ANSA:
SOFRI: ORA HO LA CARTA IDENTITA', IL DOMICILIO E' IL CARCERE
Uno degli impegni assolti da Adriano Sofri nel suo primo, e per ora unico, giorno di permesso dal carcere ottenuto la scorsa settimana, e' stato quello di avere la propria carta di identita'. "Ovviamente - spiega - non e' valida per l'espatrio".
Sofri racconta di essersi recato al comune di Pisa per ottenere il documento, poiche' dopo alcuni anni di detenzione, spiega, per legge il detenuto acquista la residenza nel comune in cui si trova l'istituto di pena in cui e' recluso. "Infatti sulla mia c'e' scritto residente a Pisa, in via Don Bosco" e cioe' l'indirizzo del carcere pisano in cui Sofri si trova.SOFRI: PRIMO GIORNO FUORI CON LA FIGLIA DELL' 'EX NEMICO'
UN CERCHIO CHE SI CHIUDE DOPO OLTRE 30 ANNI
Prima in Comune per ottenere quella carta d' identita' cui tiene tanto, "ovviamente non valida per l' espatrio", e che indica il suo domicilio all' indirizzo del carcere pisano Don Bosco dove sconta la condanna a 22 ani per l omicidio del commissario Luigi Calabresi. Poi, nel suo primo giorno di permesso una settimana fa, una nuotata ed una giornata tra la bocca d' Arno ed il mare di Marina di Pisa insieme alla sua compagna e a pochissimi amici, tra cui una ragazza alla quale Adriano Sofri e' da tempo molto affezionato e che e' la figlia di un ex-nemico (anche se la definizione non e' sua) e cioe' del parlamentare del Msi Giuseppe Niccolai.
E' come un cerchio che si chiude nella vicenda giudiziaria di Sofri: Giuseppe Niccolai era l' esponente di destra il cui comizio, nel maggio del 1972 a Pisa, fu segnato da violenti scontri tra extraparlamentari di sinistra e forze di polizia nel corso dei quali fu ferito Franco Serantini, il giovanissimo anarchico che mori' pochi giorni dopo proprio nel carcere di Pisa dove oggi Sofri e' recluso. Ma le coincidenze non si fermano qui. La manifestazione di Lotta continua che segui' la morte di Serantini fu quella, sempre a Pisa, durante la quale, secondo il racconto del pentito Leonardo Marino, Sofri dette l' ordine di uccidere Calabresi. Niccolai, dopo quelle accuse, fu uno dei pochi esponenti del Msi e poi di An a dirsi sicuro che Sofri non poteva aver commesso quel gesto.
"Lo fece una prima volta nel 1988, quando comincio' questa vicenda ' racconta Sofri ' e poi mi hanno detto che anche in punto di morte, qualche anno fa, ripete' che non ci credeva", cioe' non credeva alle responsabilita' dell' ex leader di Lc nell' assassinio di Calabresi.
E' stata poi la figlia di Niccolai ad intrattenere una fitta corrispondenza con Sofri in carcere. "In uno di questi contatti ' racconta ' mi fece avere delle lettere che suo padre aveva scritto in prigionia negli Usa. Erano lettere molto toccanti alla moglie, dalle quali emerge un bel ritratto di Niccolai. Chiesi alla figlia l'autorizzazione a pubblicarle sul quotidiano Il Tirreno e ne sono stato, in qualche modo, coeditore", racconta ora Sofri che solo pochi giorni fa ha potuto conoscere la ragazza che insieme ad altri amici gestisce due battelli che incrociano sulla bocca d' Arno. "Uno di questi ' racconta Sofri ' si chiama 'La bella Uliva', come lei".
Della sua prima e fino ad ora unica giornata di liberta' Sofri rivela altri particolari: la scoperta di una "Pisa piu' bella di quanto non ricordassi"; l' incontro con vecchi amici di una cooperativa di pescatori; il piacere di aver goduto dell' incognito anche in Comune, dove ha trovato pero' il modo di salutare il sindaco, Paolo Fontanelli. "Ho nuotato dopo tanti ani e mi sono sorpreso di saperlo ancora fare. Ho avuto modo di vedere una enorme quantita' di animali che da anni non vedevo vivi: uccelli, pesci ed anche delle bellissime meduse. Sarebbe stato bellissimo anche se avessi incontrato soltanto loro. L' unica traccia di tristezza ' racconta ' il volteggiare di elicotteri che cercavano in mare il corpo di un giovane morto dopo aver salvato dei bambini dai flutti".ANSA:
CARCERI: SOFRI, GESTO CLEMENZA? MAI TROPPO TARDI
MA CLASSE POLITICA INCAPACE DI TORNARE INDIETRO
(di Stefano Fabbri).
Un gesto di clemenza nei confronti dei detenuti che affollano le carceri? "Non e' mai troppo tardi". Anche se "questa classe politica ha bruciato i vascelli alle sue spalle, e' diventata ostaggio delle proprie parole" ed e' 'incapace di tornare suoi propri passi". Adriano Sofri, recluso nel carcere Don Bosco di Pisa, non parla della sua situazione e di quella grazia che in molti vorrebbero per lui, condannato a 22 anni per l' omicidio del commissario Luigi calabresi. Ma accetta di rispondere alle domande dell' Ansa su quel gesto di clemenza, come l' indulto o l' amnistia, piu' volte riecheggiato anche attorno alle proteste delle scorse settimane negli affollati carceri italiani.
Maglietta rossa e pantaloni beige e' ancora sudato quando entra nella saletta dei colloqui del carcere: "Stavo giocando a pallone e ho fatto due gol. Il secondo li ha lasciati a bocca aperta", dice con orgoglio l' ormai ultrasessantenne ex leader di Lotta continua che ha gia' scontato oltre 7 anni, tra un grado di giudizio e l' altro e da 4 anni e sette mesi e' recluso dopo la conclusione della sua lunga vicenda giudiziaria.
"Si', non e' mai troppo tardi. Ma la clemenza ha due facce, una non meno importante dell' altra. La prima - dice - e' quella inevitabile per il tormento di corpi reclusi, del quale il sovraffollamento e' il dato che colpisce di piu', in una situazione oltraggiosa per detenuti e per la polizia penitenziaria, per chi in carcere ci e' costretto e per chi ci lavora. L' altra faccia riguarda chi sceglie di compiere questo gesto di clemenza, cioe' chi ne fa dono con generosita'. Ma il fatto che da 12 anni a questa parte la nostra societa' non riesca, addirittura per legge, a pensare ad una giornata di perdono e di festa, che non sia riuscita a farlo neanche nell' anno giubilare e dopo le parole del Papa in Parlamento, ha fatto male ai detenuti e a chi lavora in carcere, ma anche ala societa' dei liberi". Uno degli ostacoli che per ora sembra insormontabile, fa capire Sofri, e' la norma che lo stesso Parlamento si e' data e cioe' quella della necessita' di una maggioranza di due terzi per il disco verde ad un gesto di clemenza che riguardi i reclusi. Una maggioranza "introvabile per togliere un anno di galera", spiega, superiore addirittura a quella necessaria alle riforme costituzionali. In pratica, dice ancora Sofri, ci si e' "mutilati anche dal punto di vista legale" della possibilita' di un gesto di generosita'. E di generosita', aggiunge, ne manca anche in altre occasioni. Anche quando si critica Francesca Mambro che prende la parola al Meeting? "Le persone che hanno pagato il loro conto devono essere messe in grado di dire la loro. E' comprensibile l' obiezione delle vittime o di coloro che sono eredi dele vittime. Ma e' un errore tradurre questo sentimento di offesa in un desiderio di silenzio. C'e' una differenza radicale tra mettere dele persone nell' impossibilita' di nuocere e non dare loro la possibilita' di parlare". Ma soprattutto Sofri pensa "a quanto viene scritto e detto a proposito di Baldoni e Quattrocchi, il primo definito come una persona in cerca di brividi e l' altro come mercenario. E' l' esibizione di contrapposizioni incredibili che altro non sono che pretesti per menare le parole e le mani. E la clemenza e' il contrario di questo", afferma facendo capire che in questo quadro generale sembra difficile, se non impossibile, giungere ad una novita' positiva per i detenuti.
"Ogni tanto - racconta - osservo alla Messa il momento in cui c'e' l'invito a scambiare un segno di pace. Un gesto che, qui in carcere, ha qualcosa di piu' intenso che altrove. Detenuti gia' condannati, quelli malati in carrozzina, le recluse, agenti di polizia penitenziaria, operatori: e' tutto un intrecciarsi di mani tra giovani magrebini e vecchi siciliani, tra agenti e ragazzi in isolamento che si sono tagliati con le lamette, il prete con l' uxoricida... E se e' possibile un segno di pace in carcere deve essere possibile anche altro".9 settembre 2004 - INTERVISTA A ERRI DE LUCA
"Sette" del Corriere della sera
di Claudio Sabelli Fioretti
ERRI DE LUCA
Perche' non dico chi ha ucciso Calabresi
"Perche' c'e' ancora il pericolo di mandare qualcuno in galera. Si potra' parlare di quegli anni quando non ci saranno piu' prigionieri". Lo scrittore-alpinista ex Lotta Continua si arrampica per i sentieri del suo passato rivoluzionario senza fare sconti a nessuno. A cominciare da se stesso. E per lui sono tutti uguali:"Io non faccio differenza fra Liguori e Deaglio".
Rivoluzionario. Operaio. Muratore. Scrittore. Alpinista. Io sono "numeroso", ha detto una volta Erri De Luca, 54 anni, oggi semplicemente autore di libri di successo e arrampicatore di difficili vie dolomitiche. Cominciamo da rivoluzionario. Quando, come, perché? Dice: "Ero di Lotta Continua e Lotta Continua era un movimento rivoluzionario. Era un movimento che credeva nelle possibilità rivoluzionarie dell'Italia anni Settanta e che agiva di conseguenza".
Lotta Continua si sciolse nel 1976. Tu andasti a fare l'operaio. Altri cominciarono la loro carriera. Chi nei giornali, chi nell'industria, chi nelle televisioni.
"No, il grande blocco di quelle decine di migliaia che eravamo è rimasto lì, inapplicabile alla vita civile, inutilizzabile per i poteri. Inservibile. Tanti anni di antagonismo ci avevano reso intrattabili e inassimilabili. Molti si sono demoliti con le droghe, altri sono entrati nelle formazioni armate. Ma la gran parte sono rimasti lì, nei mestieri che facevano, insegnanti, operai".
Marcenaro, Rinaldi, Liguori, Lerner, Capuozzo, Briglia, Pietrostefani, Sofri, Ravera, Deaglio "operai"?
"Alcuni sono riusciti a entrare in un circuito di visibilità e di rappresentanza. Ma sono quelli che numericamente, nelle analisi organolettiche, vengono chiamati "tracce". Zero virgola zero zero zero zero uno".
E la grande parte, il nove virgola nove nove nove nove?
"Sono rimasti lì dove erano, senza fare né carriera né fortuna. Desaparecidos, politicamente assenti. Quelli che sono al potere oggi sono quelli che erano latitanti ai tempi di Lotta Continua. Disertori".
Tracce, dici tu. Ma tracce molto visibili.
"Tracce fastidiosamente visibili".
E sono andati dovunque. A destra, a sinistra?
"Io non faccio tanta differenza tra il dovunque di Liguori e quello di Deaglio".
La scelta di Deaglio sembra più coerente.
"Per me non fa differenza se uno va con i socialisti e l'altro con i democristiani".
Tu hai continuato ad avere rapporti con quelli di Lotta Continua?
"Ho rapporti con un mucchio di compagni che vengono da lì e che nessuno conosce. Più a lungo di questi militi ignoti ho avuto rapporti con Ovidio Bompressi. Siamo stati amici per la pelle".
Le tue origini sono borghesi o proletarie?
"Un misto. La mia era una famiglia borghese impoverita dalla guerra. Abitavamo in un quartiere popolare di Napoli. Un'infanzia da bambino povero col fastidio di essere comunque un privilegiato, uno che a sei anni andava a scuola invece che a lavorare, che non andava scalzo, che in classe non era rasato a zero per via dei pidocchi, che parlava italiano e non napoletano".
Amori napoletani?
"Nessuno. Napoli mi ha dato altri sentimenti, le collere, le vergogne, lo schifo, le commozioni. Sentimenti fondanti, di quelli che ti attrezzano il sistema nervoso".
Ad un certo punto hai mollato tutto.
"Me ne sono andato a 17 anni, come un evaso, non sapevo niente di quello che c'era fuori, non sapevo che esisteva una generazione che si stava muovendo, ci sono finito dentro per cooptazione perché era lì, era in mezzo alle strade".
Cos'è che ti soffocava a Napoli?
"La scuola, la città, la presenza degli americani, tutte le persone che incontravo mi volevano vendere qualche cosa in napolamericano, non ne potevo più".
Hai lasciato Napoli e?
"Sono andato a Roma. Facevo il fattorino, il fotografo, vivevo in una camera ammobiliata. Cominciavano le prime manifestazioni, le prime battaglie di strada, le prime questure, le prime amicizie".
Come avvenne l'incontro con Lotta Continua?
"Eravamo un gruppetto spontaneo. Una cinquantina di agitatori, agitati, agitanti. Andavamo ad occupare case sfitte, portavamo l'elettricità nelle case, lottavamo contro l'Enel. Ci chiamavamo Gruppo Agitazione Operai Studenti, Gaos. Ad un certo punto decidemmo che ci piaceva Lotta Continua e dicemmo: siamo noi Lotta Continua a Roma. Venne Mauro Rostagno e ci disse: va bene, siete Lotta Continua".
Chi c'era con voi?
"Ricordo Paolo Ramundo e Mimmo Cecchini che poi è il marito di Stella, la sorella di Adriano Sofri".
C'era anche Paolo Liguori.
"Straccio. Era un bravissimo capo, uno a cui piaceva parlare e che ci sapeva fare, era un capo naturale. Era ambizioso e Lotta Continua lo mortificò. Venne Pietrostefani a Roma e lo sbatté a fare il militante davanti all'Alfa Sud di Secondigliano".
Pietrostefani che tipo era?
"Il peggiore di tutti. Come persona e come atti. Non mi è mai piaciuto e gliel'ho sempre detto in faccia. Ha sfruttato la sua posizione di potere dentro Lotta Continua in modo borghese".
Tu diventasti capo del servizio d'ordine di Lotta Continua di Roma, un servizio ai limiti della legalità?
"No, no. Un servizio completamente dentro all'illegalità. Lotta Continua era tutta illegale, l'illegalità era la pratica diffusa".
Spiegati meglio.
"Proteggere dei latitanti era illegale, scontrarsi con le forze dell'ordine era illegale, fabbricare delle bottiglie incendiarie era illegale".
Quante molotov hai fatto?
"Eravamo una bella fabbrica in piena produzione".
Con la connivenza dei benzinai?
"I benzinai erano tutti amici nostri. E noi eravamo dei clienti robusti".
Giravate armati?
"Tutta la nostra attività era una attività armata".
Tipo pistole?
"Noi le avevamo sì: facevano parte della necessità della presenza in piazza contro i fascisti e nei cortei. Dopo il '75 è diventata pratica comune".
Tutti armati?
"No, quelli autorizzati, solo quelli autorizzati".
Perché molti di Lotta Continua raccontano il loro passato cancellando tutto questo?
"Si dissociano, dalla loro storia, dall'evidenza. E io li perseguito ricordandogli i dettagli".
Che cosa succede quando li perseguiti ricordandogli i dettagli?
"Gli guasto qualche momento di digestione. Poi gli passa, gli passa".
Hai fatto qualcosa che se ti avessero beccato ti avrebbe portato in galera?
"Come tutti".
Non sto parlando di molotov.
"Come tutti, come tutti. Abbiamo condiviso il peggio di quel tempo. Le azioni di quell'epoca erano a nome e a titolo collettivo. Non è che ci fossero militanti innocenti ed esecutori colpevoli. Non c'erano dirigenti ignari e dirigenti mandanti. Per questo ho scritto che molte persone sono in prigione o in esilio a scontare anche per me. E finché per qualcuno c'è uno strascico penale io non sono in pace con quel passato".
Un colpo di spugna su cose così pesanti? Ci sono stati dei morti.
"Da tutte le parti ci sono stati dei morti".
Ma alcuni non volevano combattere: se ne stavano pacifici a vivere la loro vita.
"Anche le vittime delle stragi se ne stavano pacifici a vivere la loro vita. E quelli che li hanno ammazzati sono tranquilli al posto loro. Da una parte impunità e dall'altra punizioni?"
Quando Lotta Continua, al congresso di Rimini, fu sciolta, tu eri d'accordo?
"No, per me era una diserzione".
Lo scioglimento di Lotta Continua ha frenato o favorito il passaggio di molti alla lotta armata?
"Molti mi chiedevano il da farsi. Nel mio piccolo, avendo avuto la responsabilità di alcune centinaia di militanti del servizio d'ordine di Lotta Continua di Roma, la mia scelta di non ficcarmi dentro una banda armata ha risparmiato delle conseguenze penali e penose a molti compagni".
E le armi che fine hanno fatto?
"Che io sappia quelli che le detenevano le hanno passate ai gruppi combattenti. Se chiudi un giornale passi la tipografia a quelli che vogliono farne un altro. Le armi le passi a quelli che vogliono sparare".
Dove le avevate rimediate le armi?
"E che domande? La mia risposta sarebbe da collaboratore di giustizia".
Le avevate comprate? Le avevate rubate?
"Lotta Continua non comprava niente, non faceva acquisti".
C'è qualche slogan di cui ti sei pentito?
"Avevo un rapporto un po' delicato con le parole, per me le parole avevano un peso, un significato e dovevano trasformarsi in atti, per cui tutti gli slogan esagerati io li tacevo, non li pronunciavo".
Alle assemblee parlavi?
"All'inizio ero un introverso. Poi ho imparato. Quella era una scuola che insegnava a parlare ai muti. Comunque non mi piacevano gli interventi lunghi. Quando avevo detto il necessario mi fermavo".
Anche adesso non sei un grande parlatore. Ma quando parli le polemiche sono automatiche.
"Non piace ai reduci che io dica che Lotta Continua era un organismo rivoluzionario. O che dica: "Ognuno di noi avrebbe potuto uccidere Calabresi"".
Tu avresti potuto uccidere Calabresi?
"Ma certamente. Quando dico noi, includo anche me".
Sei stato fortunato.
"Magari non ero a Milano, non ero nel gruppo delle persone che hanno realizzato quell'attentato".
L'ultima che hai detto è: "Vi diremo la verità quando ci restituirete i corpi di Sofri e di Bompressi".
"No. Quella è stata un'utile semplificazione tanto per fare un po' di casino come è abituata a fare, attraverso i titoli, la tua professione".
Dacci l'interpretazione autentica.
"Si potrà parlare di quegli anni quando non ci saranno più prigionieri. Quando saremo tutti liberi potremmo sapere la verità su Calabresi".
Fai capire che sai chi ha ucciso Calabresi.
"Io questa frase non l'ho pronunciata. Se lo avessi voluto dire lo avrei detto".
Tu lo sai chi ha ammazzato Calabresi?
"Preferisco non risponderti. Non mi sento libero di parlare di questo".
C'è il pericolo di mandare qualcuno in galera?
"Anche: ne parleremo quando non avrà più rilevanza penale".
Sapere chi ha ammazzato Calabresi è importante.
"Questo Stato lo ha già stabilito una volta per tutte. Chi è il mandante, chi l'esecutore. Lo Stato sta già a posto per Calabresi, come per Moro, ma quello che si vuole sapere, ed è una curiosità sana, è qualcosa di più sulle motivazioni, su quello cui la verità giudiziaria non può attingere: la verità storica, una verità che racconti le ragioni dei vinti".
Tutti vogliono fuori Sofri.
"Non è vero affatto. Alla gran parte degli italiani non gliene frega niente".
Anche Sofri se l'è presa con te.
"Non sono in buoni rapporti con Sofri, da molto tempo, dai tempi della Bosnia. Lui era favorevole ai bombardamenti. Ma io non voglio polemizzare con lui".
Vincino ha scritto che non hai mai fatto un giorno di galera dei tanti che avresti meritato.
"Ha ragione. Noi tutti eravamo meritevoli di molti giorni di galera. Lui compreso".
Per chi voti?
"Non voto. Finché ci sono dei prigionieri e degli esiliati in giro, per i reati politici del 1900, io non voto".
Molta gente non vota.
"Perché vede troppa omogeneità. Rutelli vale Berlusconi. Anzi, vale di meno".
Chi è che ti piace a destra?
"Nessuno".
E a sinistra?
"A sinistra c'è un caso misterioso, l'affare Cofferati. Un incidente di percorso che rimane oscuro a noi italiani. Non si capisce cosa sia successo tranne il fatto che uno invece di diventare capo della sinistra di opposizione è diventato sindaco di Bologna".
Il '68 è stato una sconfitta per il Paese?
"L'Italia aveva bisogno di quella febbre e di quella gioventù rivoluzionaria per innescare la sua democrazia. Poi siamo andati al macero, ma in fabbrica, nelle carceri e nelle caserme abbiamo contribuito a conquistare cose importanti".
Avresti potuto scegliere la lotta armata?
"Avrei potuto, sì, ma guarda che noi non facevamo una lotta disarmata. La lotta armata, rispetto a quello che facevamo noi, era diversa solo perché gli altri facevano di quella attività l'unica forma di espressione politica. Per noi quello era semplicemente un accessorio maledetto della grande lotta politica pubblica".
Tu hai scritto a Bompressi una lettera che pubblicò Micromega. E dicevi: "Tu sei estraneo, ma non innocente".
"Nessuno di noi era innocente. Siamo tutti corresponsabili di quello che è successo in quegli anni".
Ma molti si autoassolvono. Dicono: bisogna considerare il contesto.
"Sono contrario alla giustificazione del contesto. È come se quello che ho fatto me lo avessero fatto fare gli altri. No, quello che ho fatto l'ho fatto in piena consapevolezza e senza nessun trascinamento".
Tu hai mai fatto una rapina?
"Sono stato accusato di averle fatte. Non so quante me ne ha attribuite Marino".
Più di quelle che hai fatto?
"Dai Claudio!".16 settembre 2004 - SOFRI: GRAZIA, PARERE NEGATIVO GIUDICE SORVEGLIANZA
ANSA:
SOFRI:GRAZIA,PARERE NEGATIVO GIUDICE SORVEGLIANZA PISA
Anche il giudice di sorveglianza di Pisa, cosi' come aveva gia' fatto il mese scorso la procura generale di Milano, ha dato parere negativo alla concessione della grazia ad Adriano Sofri.
Il parere, del tutto tecnico e non vincolante, e' stato trasmesso all'ufficio competente del ministero della Giustizia che ora dovra' presentare una relazione al Guardasigilli.
Il recente parere negativo del magistrato di sorveglianza - secondo quanto si e' appreso - si baserebbe sul fatto che l'ex leader di Lotta Continua, condannato a 22 anni per l'omicidio del commissario Calabresi, non ha mai chiesto la grazia. La non richiesta, cosi' come aveva gia' sostenuto la procura generale di Milano, potrebbe pertanto essere giudicata come un mancato ravvedimento da parte di Sofri.
Ora l'ufficio grazie del ministero della Giustizia, al quale sono stati trasmessi entrambi i pareri negativi, mettera' a punto una relazione che arrivera' sul tavolo del Guardasigilli, presumibilmente la prossima settimana. La decisione del ministro Castelli appare scontata, visto che si e' sempre detto contrario alla grazia ad Adriano Sofri ("non mi prendo la responsabilita' di un provvedimento che non condivido", e' tornato a dire oggi).
In ogni caso il fascicolo su Sofri, cosi' come quello su Bompressi, dovrebbe poi andare al Quirinale, per dare seguito alla richiesta di informazioni sulla grazia ai due ex appartenenti a Lotta Continua avanzata lo scorso aprile dal Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi.SOFRI:GRAZIA,ANCORA UN NO;E CASTELLI DENUNCIA PRESSIONI
Il venerdi' 17 e' arrivato per Adriano Sofri con un giorno di anticipo: stamani l' anticipazione di un' intervista rilasciata all' 'Espresso' nella quale il ministro Roberto Castelli parla di un "giro di pressioni" per liberare "a tutti costi" l' ex leader di Lotta continua; poi il parere negativo del giudice di sorveglianza di Pisa, la citta' dove si trova il carcere in cui e' recluso, per quanto riguarda la concessione della grazia.
Sofri, rinchiuso nella cella numero 1 al piano terra del carcere Don Bosco da quando e' diventata esecutiva per lui, per Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani la condanna a 22 anni per l' omicidio del commissario Luigi Calabresi, ha saputo dai telegiornali della decisione del giudice pisano, lo stesso che poche settimane fa gli aveva accordato il suo primo permesso per uscire dal carcere per un giorno dopo una detenzione che, complessivamente, dura da oltre sette anni.
Il parere del giudice di sorveglianza pisano, secondo quanto si e' appreso, ricalca le motivazioni con cui anche la procura generale di Milano aveva in precedenza scritto il proprio no in calce alla documentazione che, dopo la tappa di Pisa, sara' consegnata al ministero della Giustizia: Sofri non ha mai chiesto la grazia e tale non richiesta potrebbe essere giudicata come un mancato ravvedimento da parte di Sofri.
Ai due pareri negativi di Milano e Pisa sembra poi scontato che si aggiungera' quello del Guardasigilli, che dovrebbe ricevere la documentazione la prossima settimana. Castelli si e' sempre detto contrario alla grazia a Sofri: "Non mi prendo la responsabilita' di un provvedimento che non condivido", e' tornato a dire anche oggi nell' intervista all' 'Espresso' confermando di aver deciso di non voler controfirmare la grazia.
Il fascicolo su Sofri - cosi' come quello di Ovidio Bompressi
- dovrebbe poi essere inviato da via Arenula al Quirinale, per dare seguito alla richiesta di informazioni sulla grazia ai due ex di Lotta Continua, avanzata lo scorso aprile dal Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi.
Il no del giudice pisano e' stato commentato con disappunto dal legale di Sofri, Alessandro Gamberini: un no i cui motivi, spiega Gamberini "mi paiono non molto ragionevoli per giustificare questa scelta. Ma - ha aggiunto - non posso dire altro perche' non posso conoscere il provvedimento".
Le dichiarazioni del ministro della Giustizia all' 'Espresso' ("La mia posizione e' chiara. Cio' che e' oscuro e' invece questo giro di pressioni. Sembra che Sofri debba essere a tutti i costi liberato") hanno invece suscitato reazioni di segno diverso: il collega di governo Maurizio Gasparri esprime "solidarieta' totale" a Castelli e dice di aver anche lui avvertito "il peso di un lobbysmo che ha superato i livelli della decenza". I verdi Paolo Cento e Fiorello Cortiana dicono di non capire a chi Castelli si riferisca, lo invitano a fare chiarezza sugli autori delle pressioni e soprattutto chiedano che Ciampi sia messo nella condizione di esercitare il diritto a decidere sulla grazia. E a questo proposito e' lo stesso ministro a condividere "pienamente" quanto previsto dal ddl di riforma costituzionale federalista che assegna il potere di grazia al presidente della Repubblica senza la necessita' della controfirma del Guardasigilli.SOFRI: CASTELLI, OSCURO GIRO DI PRESSIONI PER LIBERARLO
NON CONTROFIRMERO' GRAZIA CHE NON CONDIVIDO
Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ribadisce la sua contrarieta' alla grazia ad Adriano Sofri, ma allo stesso tempo solleva dubbi su un "giro di pressioni" per liberare "a tutti i costi" l'ex leader di Lotta Continua.
"Ho deciso di non controfirmare la grazia, che peraltro non e' mai arrivata sul mio tavolo - afferma Castelli in un' intervista a l'Espresso domani in edicola - perche' non mi prendo la responsabilita' di un provvedimento che non condivido. La mia posizione e' chiara. Cio' che e' oscuro e' invece tutto questo giro di pressioni. Sembra che Sofri debba essere a tutti i costi liberato".
All'intervistatrice che gli chiede cosa intenda, il Guardasigilli risponde: "E' lei la giornalista, faccia un' inchiesta. Scopra perche' c'e' stato questo attacco virulento e proditorio nei miei confronti che peraltro non ha sortito alcun effetto e mi ha fatto uscire piu' forte da questa vicenda".SOFRI: CORTIANA, CASTELLI SIA CHIARO, A CHI SI RIFERISCE?
"Non sappiamo a quali oscure pressioni si riferisca il Ministro della Giustizia Castelli, ci auguriamo che non consideri tali le richieste del Presidente della Repubblica, Ciampi". E' quanto afferma il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana dopo le dichiarazioni di stamane del ministro che parla di "oscure pressioni" "La questione Sofri e la possibilita' della grazia, in coerenza con il dettato costituzionale, sono solari e trasversalmente condivise tanto nel parlamento che nel paese. Castelli dica invece con chiarezza a chi si riferisce e intanto - conclude Cortiana - invii le istruttorie richiestagli al Capo dello Stato".16 settembre 2004 - SOFRI: DAI GIORNALI
"La Padania"
L'ex leader di Lotta Continua li ha definiti "carcerieri" in una intervista sul Corsera
L'indignazione della Polizia penitenziaria per gli insulti del detenuto Adriano Sofri
L'annuncio di azioni legali contro Adriano Sofri e il Corriere della Sera e soprattutto la richiesta di un intervento della magistratura e del ministro della Giustizia "affinché venga ridimensionata, se non addirittura vietata, la smisurata cassa di risonanza concessa ingiustificatamente" ad un "condannato e detenuto per gravissimi reati".
Il Sappe (sindacato autonomo della polizia penitenziaria) reagisce con durezza all'intervista di Adriano Sofri al Corriere della Sera, che giudica "offensiva" per l' intero corpo della polizia penitenziaria e con cui ritiene che l'ex leader di Lotta Continua abbia "veramente superato ogni limite".
"Il Sappe, e tutta la Polizia Penitenziaria si ritengono offesi e vilipesi dalle gravi accuse di miopia e sciocca cattiveria indirizzate dal detenuto Sofri al Corpo, per il solo fatto che i poliziotti penitenziari (e non "agenti di custodia" o "carcerieri" come ironicamente ci definisce il carcerato) compiono il proprio dovere elevando rapporti disciplinari a detenuti che infrangono il Regolamento penitenziario - spiega in una nota il sindacato - ".
"Non è più possibile per la Polizia Penitenziaria continuare a subire i farneticanti attacchi che un "signore", condannato e detenuto per gravissimi reati, continua a portare contro un Corpo di Polizia dello Stato e non è più tollerabile che grazie all'uso di mass-media compiacenti un detenuto condannato definitivamente possa continuare ad offendere lo Stato ed i suoi rappresentanti".
Di qui l'intenzione di promuovere "immediate azioni legali nei confronti di Sofri e del Corriere della Sera a tutela dell' onore e del prestigio del Corpo di Polizia Penitenziaria, auspicando che anche il ministro Castelli intervenga a difesa del decoro del Corpo di Polizia che da lui dipende".17 settembre 2004 - SOFRI: CASTELLI, PRATICA RAPIDAMENTE A QUIRINALE
ANSA:
SOFRI: CASTELLI, PRATICA RAPIDAMENTE A QUIRINALE
Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ha preannunciato che la pratica riguardante la richiesta di grazia per Adriano Sofri sara' presentata "rapidamente" al presidente della Repubblica.
"Non appena la pratica sara' completa - ha detto Castelli, stamani a Bergamo per partecipare a un convegno promosso dall' ordine nazionale degli ingegneri -, come sempre ho dichiarato, mi premurero' di presentarla rapidamente al Quirinale".
Ieri il magistrato di sorveglianza di Pisa ha dato parere negativo alla concessione della grazia.SOFRI: PROMOTORI CATENA DIGIUNO, AGIAMO ALLA LUCE DEL SOLE
CORLEONE E DI FRANCIA, VISTI I RISULTATI NON SIAMO LOBBY POTENTE
"Sappiamo, naturalmente, di non essere una lobby potente e influente, visti i risultati fin qui ottenuti: agiamo pero' alla luce del sole per tenere aperto un filo di speranza su una vicenda che riguarda solo la giustizia e il senso di umanita' del nostro Paese". Franco Corleone e Silvio Di Francia, promotori del digiuno a catena per la grazia ad Adriano Sofri, replicano cosi' al ministro della Giustizia Castelli che a proposito di un possibile atto di clemenza per l'ex leader di Lotta Continua ha parlato di un "oscuro giro di pressioni".
"Per una strana ironia del caso, proprio nel giorno in cui il ministro Castelli denuncia oscure e potenti manovre per costringere il presidente Ciampi a concedere la grazia a Sofri - sottolineano Corleone e Di Francia - giunge l'ennesima doccia fredda costituita dal parere negativo del magistrato di sorveglianza di Pisa. Non abbiamo letto la relazione del magistrato di Pisa. Ma se fossero vere le anticipazioni giornalistiche ci troveremmo di fronte ad un caso manifesto di ignoranza del diritto e della dottrina, anche se sappiamo che in questo caso le spinte e le pressioni sono altro rispetto alla scienza, ai fatti e alle norme dei Codici". Il Presidente della Repubblica - osservano i promotori della catena di solidarieta' 'Dall'oblio alla grazia' - "si trovera' comunque a dover compiere una scelta rigorosa di fronte a pareri manifestatamene 'suicidi' e a motivazioni inconsistenti".
Corleone e Di Francia si augurano che "un altro parere, quello del magistrato di Massa relativo ad Ovidio Bompressi, non contrasti con il precedente parere (favorevole) e che giunga al piu' presto al Quirinale. Da quel momento - concludono - per noi la partita si riaprira' e non ci saranno piu' alibi per nessuno".4 ottobre 2004 - SOFRI: SAPPE QUERELA EX LEADER LC, OFFESI E VILIPESI
ANSA:
SOFRI: SAPPE QUERELA EX LEADER LC, OFFESI E VILIPESI
Il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe) ha presentato alla procura di Milano una querela