Almanacco dei misteri d' Italia


L' uccisione del commissario Calabresi
le notizie del 2004: novembre-dicembre
11 novembre 2004 - SOFRI: FASCICOLO GRAZIA AL QUIRINALE
ANSA:
SOFRI: FASCICOLO GRAZIA AL QUIRINALE
ROMA, 11 NOV - Il fascicolo relativo all'istruttoria per la grazia ad Adriano Sofri e' stato trasmesso dal ministero della Giustizia al Quirinale. La notizia, trapelata da indiscrezioni, ha trovato conferma in ambienti parlamentari.
La richiesta di istruire un fascicolo sull'ex leader di Lotta Continua, condannato a 22 anni di reclusione per l'omicidio del commissario Calabresi, era stata rivolta il 30 marzo scorso dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi al ministro della Giustizia Roberto Castelli.
Una volta conclusa l'istruttoria, il Guardasigilli ha inviato il fascicolo al Quirinale con una sua lettera di accompagnamento. Nel dossier ci sono i pareri negativi sulla concessione della grazia all'ex leader di Lotta Continua espressi dalla Procura Generale di Milano e dal giudice di Sorveglianza di Pisa (pareri tecnici e non vincolanti) e una relazione ricognitiva scritta dall' ufficio competente del ministero della Giustizia.
La contrariera' del ministro della Giustizia a un atto di clemenza a Sofri e' nota ed e' stata piu' volte esplicitata in pubblico dallo stesso Castelli, cosi' come per la clemenza a Ovidio Bompressi, anch'egli condannato per l'omicidio del commissario Calabresi. Pero', a differenza di Sofri, che non ha mai voluto chiedere la grazia, Bompressi, per due volte, attraverso i propri familiari, lo ha fatto.
Il fascicolo su Bompressi - anche questo chiesto lo scorso marzo dal Quirinale - e' invece gia' all'attenzione di Ciampi dalla fine del mese scorso. All'interno vi sono i pareri aggiornati della Procura generale di Milano (negativo) e del giudice di sorveglianza di Massa (moderatamente positivo, in considerazione delle condizioni di salute di Bompressi, che e' agli arresti domiciliari).

SOFRI: SULLA GRAZIA LA PAROLA PASSA A CIAMPI
FASCICOLO A QUIRINALE, IN ARRIVO ANCHE CARTE SU GRAZIA A MESINA
Il fascicolo sulla grazia ad Adriano Sofri e' arrivato al Colle, all'attenzione del Capo dello Stato che gia' dalla fine del mese scorso ha sul suo tavolo le carte sull'istruttoria per la clemenza a Ovidio Bompressi. Spettera' ora a Carlo Azeglio Ciampi prendere una decisione su un caso politico-istituzionale che si trascina ormai da due anni. Cosi' come presto il presidente potrebbe prendere in esame un'altra richiesta di grazia, quella per il noto bandito sardo Graziano Mesina.
Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, pervicacemente contrario alla grazia ai due ex esponenti di Lotta Continua, condannati a 22 anni di carcere per il delitto del commissario Calabresi, piu' volte ha fatto notare in passato che ci sono altri casi di detenuti comuni che hanno chiesto la clemenza, ma per i quali in pochi si sono mossi come per Sofri e Bompressi. E di questo il Guardasigilli avrebbe parlato con Ciampi nel suo ultimo colloquio al Quirinale, lo scorso 21 ottobre. Non e' escluso che in quell'occasione Castelli, oltre ad aver fatto il punto sui casi Sofri e Bompressi, abbia fatto accenno alla sua intenzione di dare parere favorevole alla richiesta di grazia presentata da Mesina. L'istruttoria sull'ex "primula rossa" del banditismo sardo - secondo quanto si e' appreso - e' stata conclusa dagli uffici tecnici di Largo Arenula che avrebbero proposto di accogliere la richiesta di grazia di Mesina, che ha trascorso 40 anni in carcere per il cosiddetto meccanismo del cumulo delle pene.
Il nodo politico-istituzionale piu' delicato da sciogliere resta pero' quello dei due ex esponenti di Lotta Continua. La richiesta di aprire un'istruttoria su Sofri era stata rivolta il 30 marzo scorso dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi al ministro della Giustizia Roberto Castelli, assieme a quella di avere le carte sul caso Bompressi. Castelli aveva incassato "per cortesia istituzionale", e aveva messo in moto gli uffici tecnici di Largo Arenula.
Il fascicolo su Bompressi e' stato trasmesso al Quirinale alla fine di ottobre: all'interno i pareri aggiornati della Procura generale di Milano (negativo) e del giudice di sorveglianza di Massa (moderatamente positivo, in considerazione delle condizioni di salute di Bompressi, che e' agli arresti domiciliari).
Nel dossier su Sofri, accompagnata da una lettera del Guardasigilli, ci sono i pareri negativi sulla concessione della grazia all'ex leader di Lotta Continua espressi dalla Procura Generale di Milano e dal giudice di Sorveglianza di Pisa (pareri tecnici e non vincolanti) e una relazione ricognitiva scritta dall'ufficio competente del ministero della Giustizia.
Tra il caso Bompressi e quello Sofri esiste comunque una differenza: il primo, attraverso i suoi familiari, ha chiesto la grazia ben due volte per motivi di salute (Castelli ha gia' detto di no una volta); il secondo si e' sempre rifiutato di presentare domanda.
E' difficile prevedere ora cosa accadra': Ciampi dira' di si' alla grazia mentre Castelli non controfirmera' aprendo cosi' uno scontato conflitto alla Corte Costituzionale? Tra le ipotesi c'e' anche quella che a controfirmare non sia il Guardasigilli ma il presidente del Consiglio. Se e' vero che l'art. 87 della Costituzione da' a Ciampi il potere di concedere la grazia e di commutare le pene, resta sempre un limite, quello previsto dall'art. 89 della Carte per cui "nessun atto del presidente della Repubblica e' valido se non e' controfirmato dai ministri proponenti, che se ne assumono la responsabilita"". Ma, per sua esplicita e reiterata ammissione, Castelli questa responsabilita' sino ad ora non l'ha voluta proprio prendere.

SOFRI: ASSOCIAZIONE VITTIME TERRORISMO,CIAMPI NON DIA GRAZIA
L'associazione vittime del terrorismo ribadisce di essere contraria alla liberazione ritorno in liberta' di Adriano Sofri e sollecita il capo dello Stato "a non accordare la grazia oltremodo non richiesta neanche dal detenuto stesso mantenendo tutte le condanne sancite dall'ordinamento giudiziario nei confronti dell'ex capo di Lotta continua". Lo ha detto in serata il presidente dell'Associazione, Bruno Berardi.

SOFRI: LA GRAZIA, COSA PREVEDE IL CODICE
Nel Codice Penale l'istituto della grazia e' regolamentato dall'articolo 174, che dice: "l' indulto, o la grazia, condona in tutto o in parte la pena inflitta, o la commuta in un' altra specie di pena stabilita dalla legge. Non estingue le pene accessorie, salvo che il decreto disponga diversamente, e neppure gli altri effetti penali della condanna".
L'articolo 681 del Codice di Procedura Penale regolamenta, invece, in cinque commi i provvedimenti relativi alla grazia:
"la domanda di grazia, diretta al Presidente della Repubblica - prevede il comma 1 - e' sottoscritta dal condannato o da un suo prossimo congiunto o dal convivente o dal tutore o dal curatore ovvero da un avvocato o procuratore legale ed e' presentata al ministro di Grazia e Giustizia".
"Se il condannato e' detenuto, o internato - dice il comma 2
- la domanda puo' essere presentata al magistrato di sorveglianza, il quale, acquisiti tutti gli elementi di giudizio utili e le osservazioni del procuratore generale presso la Corte di Appello del distretto ove ha sede il giudice competente, la trasmette al ministro con il proprio parere motivato. Se il condannato non e' detenuto o internato, la domanda puo' essere presentata al predetto procuratore generale il quale, acquisite le opportune informazioni, la trasmette al ministro con le proprie osservazioni".
"La proposta di grazia - si legge nel comma 3 - e' sottoscritta dal presidente del Consiglio di disciplina ed e' presentata al magistrato di sorveglianza, che procede a norma del comma 2".
Al comma 4 si aggiunge che "la grazia puo' essere concessa anche in assenza di domanda o proposta. Emesso il decreto di grazia, il pubblico ministero presso il giudice competente ne cura l'esecuzione, ordinando, quando e' il caso, la liberazione del condannato e adottando i provvedimenti conseguenti".
"In caso di grazia sottoposta a condizioni - dice, infine, il comma 5 - si provvede a norma dell'art.672 comma 5", che sancisce che amnistia e indulto condizionati hanno l'effetto di sospendere l'esecuzione della sentenza o del decreto penale fino alla scadenza del termine stabilito nel decreto di concessione o, in assenza di questo, fino alla scadenza del quarto mese dal giorno della pubblicazione del decreto. Amnistia e indulto condizionati si applicano definitivamente se, alla scadenza del termine, e' dimostrato l'adempimento delle condizioni o degli obblighi ai quali la concessione del beneficio e' subordinata.

13 novembre 2004 - SOFRI: CIVITAS; STATO E' DEBOLE, CIAMPI NON FIRMI GRAZIA
ANSA:
SOFRI: CIVITAS; STATO E' DEBOLE, CIAMPI NON FIRMI GRAZIA
La richiesta al Presidente della Repubblica di non firmare la grazia per Adriano Sofri e' stata ribadita dal presidente dell' associazione dei familiari delle vittime del terrorismo, "tenuto conto - ha cosi' motivato la richiesta il presidente dell' associazione Bruno Berardi - della sempre piu' debole risposta dello Stato a fatti di cronaca nera e al dilagare dei permessi premio a Brusca e compagni".
Berardi ha anche sostenuto che in alcuni organi di informazione "preferiscono invitare nelle varie trasmissioni ex terroristi che raccontano le loro gesta trascurando le vittime stesse di atti di terrorismo e di mafia che rimangono sempre nell'ombra e non hanno mai la possibilita' di manifestare il loro dolore e il loro sdegno". Berardi ha pure ricordato la sospensione della trasmissione di Raidue 'XII Round' nella quale era ospite Alessandra Mussolini: "Tutto cio' ci rammarica e sollecitiamo ancora una volta i nostri politici ad interessarsi piu' di quelli che lavorano per la difesa dello Stato e delle istituzioni, cercando di non fare pubblicita' a terroristi e mafiosi".

14 novembre 2004 - SOFRI: GASPARRI, CIAMPI NON PUO' FIRMARE GRAZIA SENZA CASTELLI
ANSA:
SOFRI: GASPARRI, CIAMPI NON PUO' FIRMARE GRAZIA SENZA CASTELLI
LAVORIO INQUIETANTE,PERCHE'QUIRINALE CONTINUA A CHIEDERE CARTE?
"Il capo dello Stato non puo' firmare la grazia per Adriano Sofri contro la volonta' del ministro della Giustizia, e' la Costituzione che lo dice ed e' "inimmaginabile" che avvenga una cosa del genere perche' "il Quirinale e' il custode della legalita' costituzionale". Il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, in un'intervista al Quotidiano nazionale che sara' pubblicata domani, non mostra dubbi, la grazia a Sofri non verra' concessa, dal momento che il ministro della Giustizia non e' d'accordo. A meno che non sia lo stesso Sofri a chiederla.
"Credo - sostiene il ministro nell' anticipazione - ci sia un lavorio eccessivo e inquietante, intorno a questa vicenda. Perche' il Quirinale continua a chiedere queste carte? Con quali obiettivi? Il ministro della Giustizia ha ribadito che non intende apporre la firma su un provvedimento di grazia per Sofri e non si capisce come il Quirinale possa andare contro la Costituzione. La Costituzione e' chiarissima, dice che serve anche la firma del ministro della Giustizia".
C'e' anche chi sostiene che la controfirma del ministro della Giustizia sul provvedimento di grazia abbia solo un valore 'tecnico', che sia un po' un atto dovuto e che il potere di decidere spetti al presidente della Repubblica... "Se cosi' fosse - risponde Gasparri - non si capirebbe perche' e' stato chiesto un parere alla magistratura di sorveglianza. Se fosse un atto unilaterale del capo dello Stato non si capirebbe perche' si e' tentato di fare la legge Boato o perche' c'e' stato, senza successo, il tentativo di riformare la Costituzione che tendeva ad escludere la controfirma del ministro della Giustizia".
"Insomma - sottolinea Gasparri - c'e' una chiara reiterata volonta' del Parlamento su questo punto. E poi, non credo che in questa vicenda ci si possa attaccare ai cavilli, quando il terrorismo ha colpito ancora recentemente".

24 novembre 2004 - CIAMPI A CASTELLI, INTENDO GRAZIARE BOMPRESSI
ANSA:
CIAMPI A CASTELLI, INTENDO GRAZIARE BOMPRESSI
IL GUARDASIGILLI HA ESPRESSO LA SUA OPINIONE CONTRARIA
Carlo Azeglio Ciampi, su proprosta del ministro Castelli, ha firmato tre provvedimenti di grazia, a favore di Graziano Mesina, Luigi Pelle' e Aldo Orru'. Un comunicato del Quirinale rende noto inoltre che il presidente della Repubblica aveva gia' reso noto, l'8 novembre scorso al Guardasigilli la sua determinazione di concedere la grazia della pena detentiva residua a Ovidio Bompresi, e lo aveva invitato a inviargli in relativo decreto. Stamani al Quirinale, Castelli ha detto al capo dello Stato di essere contrario alla clemenza per Bompressi e conseguentemente di non essere in grado di inviargli il relativo decreto. Il presidente della repubblica ne ha preso atto e si e' riservato di assumere le proprie decisioni.
La notizia e' stata resa nota con il seguente comunicato del Quirinale:
Il presidente della Repubblica ha ricevuto questa mattina al Palazzo del Quirinale il ministro della Giustizia, senatore Roberto Castelli. In tale occasione il capo dello Stato ha firmato i decreti di concessione della grazia in favore di Luigi Pelle', di Aldo Orru' e di Graziano Mesina, inviatigli in precedenza dallo stesso ministro. Si rende noto altresi' che l' 8 novembre scorso il presidente della Repubblica, dopo attento e accurato esame della documentazione fattagli pervenire, su sua richiesta, dal ministro della Giustizia, aveva comunicato al Guardasigilli di essere pervenuto nella determinazione di concedere la grazia della pena detentiva residua a Ovidio Bompressi e lo aveva invitato a inviargli il relativo decreto ai fini della sua emanazione.
Nel corso della udienza di oggi, il ministro Castelli ha fatto presente di essere contrario alla concessione della grazia a Ovidio Bompressi e che, conseguentemente, non e' in grado di inviare al capo dello Stato il relativo decreto. Il presidente della Repubblica ha preso atto di tale comunicazione e si e' riservato di assumere le proprie decisioni.

BOMPRESSI: CASTELLI, NON COMMENTO INIZIATIVE QUIRINALE
"Per deferenza non faccio commenti su possibili azioni che potra' intraprendere il Quirinale. Non considero l' iniziativa del Quirinale un atto di ostilita' verso il guardasigilli ma un' azione chiarificatrice". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Castelli, rispondendo ad una domanda sulle possibili decisioni del presidente della Repubblica dopo l' annuncio del suo no alla controfirma della grazia.
"I motivi per cui non intendo controfirmare la grazia per Bompressi sono simili a quelli per i quali intendo negare la grazia a Sofri".

BOMPRESSI: CASTELLI, NON HA REQUISITI PER GRAZIA
"Non ritengo che Bompressi abbia requisiti per la grazia". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Roberto Castelli.
"Non intendo assumermi - spiega il ministro - la responsabilita' di controfirmare la grazia come prevede l' articolo 89 della Costituzione".

BOMPRESSI: CIAMPI CON ME, SCONCERTO PER CASTELLI
MASSA (MASSA CARRARA), 24 NOV - "Avere il Capo dello Stato che sostiene di aver gia' deciso in senso favorevole e vedersi negare il provvedimento per motivi neppure accampati dal ministro non puo' che suscitare in me amarezza e forte sconcerto". Cosi' Ovidio Bompressi, attraverso il suo legale Ezio Menzione, ha commentato l' intenzione di Ciampi di concedergli la grazia, atto a cui si oppone il ministro della giustizia Roberto Castelli.

BOMPRESSI: CASTELLI, NON MI ASSUMO RESPONSABILITA' CONTROFIRMA
MA NON VA VISTO COME ATTO OSTILITA' VERSO PRESIDENTE REPUBBLICA
Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, e' sempre stato favorevole a una "opzione, o attraverso un atto di legislazione ordinaria o costituzionale" che dia al Presidente della Repubblica il potere esclusivo di grazia, ma siccome attualmente "resta in piedi l' articolo 89 della costituzione secondo il quale il guardasigilli si assume la responsabilita' della grazia, io non intendo assumermi questa responsabilita' ".
Nell' incontro con i giornalisti convocato per spiegare la sua posizione sulla domande di grazia, Castelli ha spiegato che la Camera ha bocciato sia la legge Boato sia la riforma federalista, che prevedevano questa soluzione.
"Di fronte alla mia coscienza - ha aggiunto - ritengo che attualmente Bompressi non abbia i requisiti per avere la grazia e quindi non intendo controfirmare. Poi vedremo cosa succedera'. Questo non deve essere assolutamente visto come un atto di ostilita' nei confronti del presidente della repubblica. Abbiamo preso atto della divergenza di vedute ma resta immutata la mia deferenza sia per la carica sia per la persona".

BOMPRESSI: CASTELLI, STATO SALUTE NON BASTA PER GRAZIA
"E' una prassi che le cattive condizioni di salute di un detenuto non siano sufficienti a concedere la grazia". Cosi' ha risposto il ministro della Giustizia, Castelli, a una domanda se non ritenesse maturi i tempi per un suo "gesto umanitario" verso Bompressi. "Faccio notare - ha aggiunto - che Bompressi, proprio per le sue condizioni di salute, attualmente non e' detenuto in carcere".

BOMPRESSI: CIAMPI PER LA GRAZIA, CASTELLI NON CONTROFIRMA
IL MINISTRO, DIVERGENZE MA NESSUNA OSTILITA' VERSO IL QUIRINALE
Da mesi c' erano segnali sempre piu' espliciti che sulla grazia ad Ovidio Bompressi (e, secondo alcuni, di conseguenza a Sofri), il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, avevano orientamenti profondamente diversi. Oggi i nodi sono arrivati al pettine: Ciampi ha chiamato al Quirinale il Guardasigilli per comunicargli di aver deciso di concedere la grazia a tre detenuti - il piu' importante dei quali e' 'Grazianeddu' Mesina - ma di essere intenzionato a graziare anche Bompressi e gli ha chiesto di esprimersi in proposito. Castelli, pur "con deferenza", ha detto che non avrebbe messo la sua firma al decreto.
La notizia e' piovuta come una 'bomba' su una giornata molto particolare per la giustizia italiana per lo sciopero contro la riforma dell' ordinamento proclamato dai magistrati e, per motivi diversi, dagli avvocati. A renderla nota un comunicato del Quirinale in cui si spiega che "l'8 novembre scorso il presidente della Repubblica, dopo attento e accurato esame della documentazione fattagli pervenire, su sua richiesta, dal ministro della Giustizia, aveva comunicato al Guardasigilli di essere pervenuto nella determinazione di concedere la grazia della pena detentiva residua a Ovidio Bompressi e lo aveva invitato a inviargli il relativo decreto ai fini della sua emanazione. Il ministro Castelli ha fatto presente di essere contrario alla concessione della grazia a Ovidio Bompressi e che, conseguentemente, non e' in grado di inviare al capo dello Stato il relativo decreto". In chiusura la nota rileva che "il presidente della Repubblica ha preso atto di tale comunicazione e si e' riservato di assumere le proprie decisioni".
Nel pomeriggio, Castelli riunisce i giornalisti nella sede del ministero, in via Arenula, per spiegare il suo punto di vista, peraltro gia' noto. "Attualmente, ma e' una mia opinione - dice - Bompressi non ha i requisiti per avere la grazia e quindi non intendo controfirmare. Questo non deve essere assolutamente visto come un atto di ostilita' nei confronti del Presidente della Repubblica. Abbiamo preso atto della divergenza di vedute ma resta immutata la mia deferenza sia per la carica, sia per la persona".
Il ministro ricorda di essere sempre stato favorevole a una "opzione, o attraverso un atto di legislazione ordinaria o costituzionale", che dia al Presidente della Repubblica il potere esclusivo di grazia, ma la Camera ha bocciato sia la legge Boato sia la riforma federalista, che prevedevano questa soluzione. Siccome attualmente "resta in piedi l' articolo 89 della Costituzione, secondo il quale il Guardasigilli si assume la responsabilita' della grazia - dice a chiare note - io non intendo assumermi questa responsabilita' ". Una posizione che - precisa - riguarda anche l' eventuale grazia ad Adriano Sofri.
Tra i motivi del 'no', Castelli indica il tempo troppo breve di detenzione, che a suo giudizio, "e' fondamentale". Come esempio ha citato Mesina, che ha passato oltre 38 anni in carcere. Ma anche lo stato di salute non giustifica una grazia. "E' una prassi - sottolinea - che le cattive condizioni di salute di un detenuto non siano sufficienti a concedere la grazia. Bompressi, proprio per le sue condizioni di salute, attualmente non e' detenuto in carcere".
Il Guardasigilli tiene a chiarire che con il Quirinale non ci sono stati attriti. Quello con Ciampi "e' stato un incontro molto cordiale come al solito. La disparita' di vedute non va vista come conflitto personale, non mi addentro nelle considerazioni su come il Presidente abbia reagito al mio no. Io prendo atto di quello che dice e scrive". Tuttavia, rileva:
"Credo sia la prima volta che accade un caso di questa natura, un conflitto di attribuzioni che arriva a questo stadio".
Provocato dai giornalisti, esclude che la vicenda sia stata volutamente affrontata oggi, per "oscurare" lo sciopero dei magistrati. "La data di oggi e' casuale", ha detto, precisando che e' stata "la prima data utile" comunicata dal Quirinale per l' incontro dopo la lettera dell' 8 novembre.
"Per deferenza - dice - non faccio commenti su possibili azioni che potra' intraprendere il Quirinale. Non considero l' iniziativa del Quirinale un atto di ostilita' verso il guardasigilli ma un' azione chiarificatrice". Poi chiama fuori Silvio Berlusconi dalla vicenda. "L' incontro di ieri sera con il presidente del Consiglio - aggiunge - non c' entra con questa vicenda. Ieri si e' parlato di giustizia in generale".
"Di fronte alla mia coscienza - ribadisce - ritengo che attualmente Bompressi non abbia i requisiti per ottenere la grazia. Non e' una preclusione assoluta ed eterna, ma ora per me non sussistono i motivi per controfirmare questa proposta. Poi vedremo cosa succedera' ".

BOMPRESSI: SOSTEGNO TRASVERSALE A INIZIATIVA CIAMPI
INTANTO SU SOFRI AN INSISTE, CHI VUOLE LA GRAZIA DEVE CHIEDERLA
Tra il Quirinale che preme, il ministero della giustizia che frena, e la Corte Costituzionale che potrebbe essere chiamata a sciogliere il nodo, l'ipotesi della grazia ad Ovidio Bompressi torna a far discutere con passione il fronte dei favorevoli e quello dei contrari, due schieramenti che non coincidono con i due poli.
La vicenda, inevitabilmente, riporta alla ribalta anche l'ancor piu' controversa questione della clemenza per Adriano Sofri, anche se oggi non e' stata trattata nel colloquio fra Ciampi e Castelli, e nonostante essa abbia profili per piu' versi distinti: innanzi tutto perche' Sofri non ha mai presentato domanda di grazia, e perche' nella vicenda Bompressi pesa il grave stato di salute.
L'iniziativa di Ciampi, che ha ufficialmente manifestato la volonta' di concedere la grazia a Bompressi, e la risposta di Castelli, che ha ufficialmente detto di non voler proporre ne' controfirmare il provvedimento, ha innescato numerose reazioni e commenti.
A sostegno del Quirinale si sono pronunciati quanti reclamano da tempo clemenza per i soli due condannati per il delitto Calabresi che si trovano in carcere. Tra loro, il verde Marco Boato, gia' promotore della legge che avrebbe dovuto facilitare l'iter della grazia. Boato definisce "sconcertante" la posizione di Castelli perche', osserva, dopo essersi detto contrario a concedere a Sofri la grazia che il condannato non ha chiesto, si oppone alla clemenza per Bompressi, che la grazia l'ha chiesta da anni.
Ancor piu' dura e' la reazione del capogruppo dei Ds, Luciano Violante, che giudica il comportamento del ministro "un atto eversivo dell'ordinamento costituzionale" che impedisce al capo dello stato di compiere un atto di sua prerogativa. Cosi', commenta il segretario del Prc, Fausto Bertinotti, si lede il diritto costituzionale cui il capo dello Stato dovrebbe porre rimedio concedendo lo stesso la grazia a Bompressi e allargandola a Sofri. A favore della grazia quale prerogativa autonoma del capo dello stato si schierano anche esponenti della Margherita, come Ermete Realacci e Sandro Battisti.
In questa situazione, molti auspicano che per risolvere la questione il presidente della Repubblica sollevi un conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato, chiamando cioe' la Corte costituzionale a decidere se il potere di grazia spetti solo al presidente o richieda la proposta e la controfirma del ministro. Il ricorso alla Consulta e' auspicato anche da uomini del centro destra, come Michele Saponara, di Forza Italia, che invita Ciampi ad andare avanti per poter concedere d'ufficio la grazia a Bompressi, e successivamente anche ad Adriano Sofri, anche perche' il mondo politico e' orientato in prevalenza in questo senso. Indicazioni favorevoli all'atto di clemenza vengono anche da altri esponenti della Cdl, come il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione.
Ma nel centro destra c'e' anche chi - fra loro esponenti di An - tiene a distinguere la posizione dei due condannati. Maurizio Gasparri avverte che l'eventuale grazia a Bompressi, che l'ha chiesta, non va considerata "un aperitivo" per la grazia a Sofri, che non l'ha fatto. Quanto a Castelli, Gasparri si schiera dalla sua parte e si dice convinto che il capo dello Stato non abbia potere di dare la grazia se il ministro non la condivide. Piu' sfumata, la posizione espressa da Ignazio La Russa, ma analoga a quella di Gasparri su un punto: se Sofri vuole la grazia la deve chiedere. A questa condizione, An non e' contraria, rimettendosi per entrambi i condannati alle decisioni di chi ha la competenza istituzionale.
Chi si distingue dagli uni e dagli altri e' il presidente dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, che pur esprimendo rispetto per il Ciampi, e pur criticando il ministro Castelli, che a suo avviso si oppone solo "per ragioni preconcette", preferisce rivolgere il proprio pensiero alla "vera vittima" di questa storia, cioe' al commissario Luigi Calabresi.
Infine, c'e' Marco Pannella che invita Ciampi ad andare avanti senza farsi ingannare e a guardare il contrasto nato con Castelli non come conflitto di attribuzione, ma come una "minaccia governativa di compiere un illecito penale".

CIAMPI PRONTO A SOLLEVARE CONFLITTO SU BOMPRESSI-SOFRI
CAPO DELLO STATO INTENDE GRAZIARLI, ANCHE SE CASTELLI DICE 'NO'
(di Alberto Spampinato)
Carlo Azeglio Ciampi sembra piu' che mai deciso a concedere la grazia a Ovidio Bompressi e ad Adriano Sofri nonostante la contrarieta' del ministro Castelli, che oggi, al Quirinale (dove e' stato esaminato solo il caso Bompressi) gli ha confermato il parere negativo e il rifiuto a predisporre un decreto di clemenza. "Il presidente della Repubblica ha preso atto di tale comunicazione e si e' riservato di assumere le proprie decisioni", si legge nel comunicato.
A questo punto, sembra chiaro che il Colle, interpretando l'articolo 87 della Costituzione, che prevede la proposta del Guardasigilli, non considera l'input di Via Arenula indispensabile per l'esercizio di un potere che la Costituzione attribuisce al capo dello Stato. Il presidente potrebbe ora rivolgersi al presidente del Consiglio e non e' da escludere che di fronte a nuove difficolta' potrebbe sollevare presso la Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato, per rivendicare l'esercizio del potere di grazia.
Ciampi ha cominciato ad esaminare fin dal 2002 la posizione di Bompressi e di Adriano Sofri, condannati per l'omicidio del Commissario Luigi Calabresi, maturando progressivamente un orientamento favorevole al gesto di clemenza che, a suo avviso, non puo' essere interpretato come un quarto grado di giudizio e tanto meno come un colpo di spugna rispetto alle sentenze dei giudici, ma come un atto umanitario. Questa posizione di Ciampi si e' scontrata subito con la contrarieta' del ministro leghista Castelli.
In un primo tempo, il Quirinale ha sperato di superare la divergenza con il dialogo e facendo affidamento sulle prese di posizione del presidente del Consiglio Berlusconi, dichiaratosi piu' volte a favore del provvedimento di clemenza per questi detenuti. Di fronte alla situazione di stallo, a dicembre dell'anno scorso, Ciampi dichiaro' apertamente di puntare sull'approvazione della proposta di legge presentata da Marco Boato, che si proponeva di chiarire in modo inequivocabile che il potere di grazia del capo dello Stato non e' sottoposto al concerto con il Guardasigilli. Il consenso politico sembrava scontato. La soluzione sembrava a portata di mano, ma il 17 marzo scorso la norma fu bocciata alla Camera con i voti di An e della Lega. Ciampi si ritrovo' cosi' al punto di partenza.
Secondo una interpretazione restrittiva della norma costituzionale, sostenuta da alcuni giuristi, aveva le mani legate dall'atteggiamento del Guardasigilli. Secondo l'opinione di numerosi altri costituzionalisti, e del leader radicale Marco Pannella (che per sbloccare la situazione ha fatto lo sciopero della fame) invece ha sempre avuto le mani libere, poiche' a loro avviso il potere di grazia spetta in modo esclusivo al presidente della Repubblica.
Dopo qualche giorno di riflessione, il primo aprile scorso, Ciampi decise con un gesto clamoroso di imboccare la strada dell'esercizio autonomo del potere di grazia. Scrisse a Castelli una lettera chiedendogli di istruire il fascicolo per la grazia ad Adriano Sofri (anche se il detenuto di Pisa non ha mai presentato una domanda di clemenza) e di aggiornare il fascicolo per la grazia a Bompressi, da tempo agli arresti domiciliari per motivi di salute. In questa occasione, il Quirinale invoco' espressamente l'art. 681 del Codice di Procedura Penale, che prevede, appunto, il potere autonomo di grazia e la clemenza anche in assenza di proposta del Guardasigilli.
Trascorsi sei mesi, i fascicoli sono arrivati al Quirinale, col parere negativo del Guardasigilli e stamani c'e' stato lo show down fra Ciampi e Castelli. Nei prossimi giorni si conosceranno gli sviluppi.
In questi anni Ciampi ha amministrato con molta prudenza il potere di grazia: ha firmato in tutto sei provvedimenti. Il piu' clamoroso a beneficio del turco Ali' Agca, l'attentatore del Papa. A quanti lo hanno di volta in volta tirato per la giacca sollecitando atti di clemenza ad personam, il capo dello Stato ha sempre risposto rinviando al rispetto della prassi e delle procedure costituzionali e ordinarie. Il presidente della Repubblica, ha fatto osservare, non puo' fare altro che muoversi entro il rigido binario del rispetto formale e sostanziale di delle regole, quindi sulla base di istruttorie del Guardasigilli contenenti i pareri positivi dell'autorita' giudiziaria e delle parti lese.
Principi che Ciampi evoco' per la prima volta pochi mesi dopo la sua elezione al Quirinale. Era il novembre 1999 quando Silvio Berlusconi gli rivolse un pubblico appello a concedere la grazia a Bettino Craxi, che non rientrava in Italia da Hammamet, nonostante fosse bisognoso di cure, a causa delle condanne penali subite. Anche in quella occasione il Quirinale ricordo' i termini della procedura costituzionale, assicuro' attenzione per l'aspetto umanitario della vicenda e concluse: "Il presidente si attiene a questi principi e risponde alla propria coscienza".

SOFRI: GRAZIA A BOMBRESSI? MOGLIE, NON CI ILLUDIAMO
"Non ci facciamo illusioni": cosi' Giuliana Brogi, moglie di Ovidio Bompressi, ha commentato l' intenzione del presidente Ciampi di concedere la grazia al marito, condannato per l'omicidio del commissario Calabresi.
La signora e' apparsa dispiaciuta nell' apprendere la contrarieta' al provvedimento da parte del ministro della giustizia Roberto Castelli. L' intenzione del presidente Ciampi, ha aggiunto Giuliana Brogi, "e' una buona notizia. Spero si decida al piu' presto, ma il rifiuto di Castelli non ci fa illudere".

25 novembre 2004 - BOMPRESSI: DAI GIORNALI
ANSA:
BOMPRESSI: TAORMINA, CIAMPI PUO' FIRMARE GRAZIA
POTERE DI ESCLUSIVA PERTINENZA DEL CAPO DEL CAPO DELLO STATO
Carlo Taormina, ordinario di procedura penale all' universita' di Roma e deputato di Forza Italia, e' del parere che il Presidente della Repubblica possa legittimamente firmare il decreto di grazia per Ovidio Bompresso, cosi' come, se lo ritiene, per Adriano Sofri, indipendentemente dal pare contrario del Guardasigilli.
"Il potere di concedere la grazia e di commutare le pene - dice Taormina - e' di esclusiva pertinenza del Capo dello Stato e per questa ragione esso e' disciplinato dall'art. 87 della Costituzione che contempla tutte le prerogative costituzionali del presidente della Repubblica rispetto alle quali il potere esecutivo non ha alcuna possibilita' di interferenza. Tutto cio' - aggiunge - nella logica della separazione dei poteri che nella nostra Costituzione non sono solo i tre tradizionali ( esecutivo, legislativo e giudiziario), ma vi e' anche il capo dello Stato in quanto rappresentante dell'unita' nazionale".
"Il potere di grazia - dice ancora l' on. Taormina - fuoriesce da ogni logica di carattere legale e costituisce una valvola di sicurezza rispetto a disfunzioni dell'apparato statale o ad esigenze di rottura alla sua imprescindibile rigidezza. Solo la erronea impostazione del potere di grazia, come se fosse di pertinenza del governo, ha sempre fatto ritenere che esso rientrasse tra le normali competenze costituzionali del ministro della Giustizia e che, quindi, la sua proposta fosse condizione imprescindibile e, conseguentemente, anche la sua controfirma secondo l'art. 89 della Costituzione. E' evidente invece, che appartenendo il potere di grazia alle prerogative del capo dello Stato, esso non puo' rientrare tra i poteri del ministro della Giustizia e quindi tra le materie in cui la proposta blocca il capo dello Stato e la controfirma e' presupposto di validita' dei suoi atti".
"In base alla Costituzione, ed al di la' delle prassi costituzionali invalse fino ad ora", Ciampi dunque - secondo Taormina - "firmerebbe legittimamente la grazia a Bompressi. Puo' fare immediatamente altrettanto per Adriano Sofri, giacche', venuto meno l'impedimento dovuto alla erronea prassi costituzionale ora indicata - conclude - il capo dello Stato puo' graziare chiunque anche se non ne faccia domanda, secondo quanto espressamente afferma l'art. 681 del codice di procedura penale, mai contestato davanti alla Corte costituzionale".

BOMPRESSI: PANNELLA INVIA A GIORNALI IL TESTO DELL'ART 289
LA DECISIONE DELLA GRAZIA SPETTA A PRESIDENTE REPUBBLICA
"Per evitare il compiersi dell'ennesimo tentativo di raggiro e di usurpazione dei poteri e delle persone al vertice del nostro Stato, formalmente vi invio il testo dell'articolo 289 del Codice Penale in tema di 'Attentato contro gli organi costituzionali". Cosi', in una nota ai giornali, Marco Pannella torna sul conflitto di poteri tra il capo dello Stato e il ministro della Giustizia ribadendo la sua convinzione che la decisione della grazia spetta al presidente.
"E' punito - recita l'articolo - con la reclusione non inferiore a dieci anni, qualora non si tratti di un piu' grave delitto, chiunque commette un fatto diretto ad impedire, in tutto o in parte, anche temporaneamente: 1) al Presidente della Repubblica o al Governo l'esercizio delle attribuzioni o prerogative conferite dalla legge; (...) La pena e' della reclusione da uno a cinque anni se il fatto e' diretto soltanto a turbare l'esercizio delle attribuzioni, prerogative o funzioni suddette."
"Oltre un anno fa - sottolinea il leader radicale - dovetti ricorrere all'espediente di affiggere su un muro del Pr il testo dell'articolo 681 del cpp, che a quindici anni dalla sua approvazione veniva totalmente ignorato dalla stampa e dalla dottrina ... stampabile. In attesa di affiggere di nuovo, a fini anche audiovisivi, l'articolo 289 del cp, mi pregio di inviarvelo urgentemente anche nella speranza di impedire, nei confronti dello stesso presidente della Repubblica e della pubblica opinione italiana, gli effetti prevedibili di un pericoloso colpo di coda volto a sottrarre un Potere costituzionalmente stabilito e tutelato 'trasferendolo' dal suo titolare alla Corte costituzionale, attraverso l'espediente di un inesistente, per ora, 'conflitto di attribuzioni'".

BOMPRESSI: STORACE, PER ME CHI UCCIDE DEVE STARE IN GALERA
MA LA SUA SITUAZIONE E' DIVERSA DA QUELLA DI SOFRI
"Non ho molta simpatia dell'estrema sinistra e la mia valutazione potrebbe essere viziata da un pregiudizio. Secondo me chi uccide deve stare in galera". Cosi' il presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, giudica il no del ministro della Giustizia Castelli alla grazia a Bompressi.
"Il carcere - ha aggiunto Storace - certo serve anche al ravvedimento ma non so se questo e' il caso. Devo pero' dire che se si fosse trattato della grazia per Sofri, sarei stato molto piu' netto mentre per Bompressi mi dicono che ci siano dei problemi di salute. Sofri invece scrive e parla con mezzo mondo, non mi sembra proprio privato della liberta"".
Quanto alle divergenze tra il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e il ministro Roberto Castelli, l'esponente di An, spiega: "Non conosco le carte, il Presidente della Repubblica dice una cosa, Castelli un'altra...la Costituzione afferma che dovrebbero dire la stessa cosa tutti e due".

"La Repubblica"
Il commento di Bompressi sul conflitto per la clemenza. I legali: se torna in carcere, muore
L´amarezza dell´ex di Lc "Un no incomprensibile"
La moglie: sono sedici anni che aspettiamo, ora contano solamente i fatti
ILARIA CIUTI
FIRENZE - Una giornata in apparenza come le altre. Ovidio Bompressi ha continuato ieri a lavorare tra i testi e i manifesti dell´archivio storico della Resistenza. Ha avuto il permesso di riordinare, come volontario, l´archivio dell´Anpi di Massa Carrara dove vive in detenzione domiciliare. E´ un compito che lo interessa e che svolge in "modo preciso e puntiglioso", dice il presidente Ermenegildo Della Bianchina. Sapere, naturalmente, lo ha saputo: che il ministro Castelli gli nega quella grazia che il presidente Ciampi vorrebbe dare. Né ha nascosto al suo avvocato la prima reazione: "Amarezza e sconcerto - ha confessato a Ezio Menzione -. Cosa altro potrei provare nel sapere che il capo dello Stato dice di avere già deciso in senso favorevole e nel vedermi negare il provvedimento dal ministro che non chiarisce i motivi?". Poi, Bompressi torna alla Resistenza e la moglie Giuliana risponde alle telefonate. "Le intenzioni del presidente Ciampi sono una buona notizia. Per il resto c´è poco da dire - spiega - Sono sedici anni che aspettiamo. Ormai contano solo i fatti e non le parole. Noi continuiamo ad attendere".
Bisogna fare in fretta, avverte Menzione. Il 14 dicembre il tribunale di sorveglianza di Genova dovrà decidere se proseguire la carcerazione domiciliare o far sì che Bompressi ricominci a scontare i 19 anni cui è stato condannato per il delitto Calabresi, nel carcere Don Bosco di Pisa da cui era uscito due anni fa in carrozzella, così dimagrito e sfinito da non reggersi in piedi. "Una forma di anoressia scatenata dalla detenzione che, se tornasse in carcere, i medici prevedono gli sarebbe fatale", dice l´avvocato, che considera "le dichiarazioni di Ciampi un "ultimatum istituzionale" tale da lasciar prevedere il ricorso alla Consulta. "Dispiace - prosegue - che il conflitto istituzionale debba scoppiare per un caso così semplice. A meno che il presidente Berlusconi si sostituisca al suo ministro, come i costituzionalisti sostengono che può fare. D´altra parte neanche Castelli è riuscito a spiegare il suo rifiuto della grazia. No, perché no, ha detto. Ha aggiunto che non si dà la grazia per malattia. Noi l´abbiamo chiesta perché ci sono le condizioni: il ripensamento, il reinserimento sociale, la buona condotta, la non opposizione della famiglia Calabresi. Se vuole l´abiura di stampo inquisitorio, il nostro ordinamento non la prevede".
Chi davvero è sconcertato sono gli amici di Massa, dove esiste un comitato che si chiama "La città per Ovidio". Si telefonano, si chiamano. "Non ci saremmo mai immaginati tanta ostinazione di fronte alla decisione del presidente della Repubblica - dicono - Qui Ovidio è conosciuto da tutti e tutti gli vogliono bene. Alla presentazione della domanda di grazia riuscimmo a raccogliere in dieci giorni 7.000 firme, di quelle con la carta di identità. Vorremmo una soluzione ".

1 dicembre 2004 - SOFRI: CASTELLI, TROPPO POCO IN CARCERE PER LA GRAZIA
ANSA:
SOFRI: CASTELLI, TROPPO POCO IN CARCERE PER LA GRAZIA
Gli otto anni trascorsi in carcere da Adriano Sofri sono "un tempo troppo breve" perche' sia proposta la grazia. Lo ha detto il ministro della Giustizia Roberto Castelli nel programma 'Porta a porta'. Castelli ha ricordato che la grazia si basa su una prassi consolidata basata su una serie di condizioni e, facendo riferimento anche al caso di Ovidio Bompressi, ha spiegate non si sono verificate queste condizioni. Sottolineando che si tratta di una sua "convinzione personale", il ministro ha detto che una delle condizioni e' appunto "il tempo passato in carcere, un tempo che deve essere proporzionale alla condanna".
""Non vi e' dubbio che sul piano della legittimita' sono colpevoli - ha detto riferendosi al 'numero incredibile di giudizi' - quindi devono espiare un tempo congruo". Poi ha sottolineato che il suo giudizio e' riferito allo stato attuale:
"Non dico che non proporro' mai la grazia per loro", "il dato fondamentale - ha poi concluso - e' che qualcuno abbia chiesto la grazia perche' di fronte a un atto che puo' essere letto come un atto di arroganza, qualche problema c'e"".

8 dicembre 2004 - CALABRESI: 32 DOPO LA MORTE LO RICORDA LA SUA EX-SCUOLA
ANSA:
CALABRESI: 32 DOPO LA MORTE LO RICORDA LA SUA EX-SCUOLA
E NELLA CELEBRAZIONE AFFIORA IL DIBATTITO SULLA GRAZIA
Come tutti, prima di diventare un poliziotto, e' stato uno scolaro, un alunno. E Luigi Calabresi, il diploma di maturita' classica lo aveva conseguito all' Istituto San Leone Magno di Roma, che oggi ha voluto ricordare la figura del commissario ucciso a Milano il 17 maggio 1972 con una cerimonia nel corso della quale e' stata scoperta una lapide. Una iniziativa, ha spiegato il direttore del San Leone Magno, Domenico De Biasio, che l'ha promossa, per "mettere insieme la memoria di Calabresi e la sua grande fede".
A ricordarlo sono stati i suoi familiari, gli alunni di oggi, gli insegnanti, i responsabili della scuola, gli uomini delle istituzioni. Ed e' stato il figlio Mario a sottolineare che suo padre "era un uomo delle Istituzioni che ammirava la Repubblica. L'ha capito molto bene il presidente Ciampi che quest'anno gli ha conferito la medaglia d'oro", ha aggiunto Mario Calabresi al quale piace ricordare la figura paterna "come un ragazzo allegro e un alunno indisciplinato", ha detto riferendosi al luogo in cui si e' svolta la cerimonia, ma anche come "un uomo profondamente democratico e una persona che ha mostrato sempre serenita' andando fino in fondo senza nascondersi". Sotto una pioggia battente, nel cortile del San Leone Magno, a scoprire la lapide che ricorda l' ex alunno-commissario e' stato proprio il figlio.
Commozione, ricordi, e anche qualche accenno ai temi che, a distanza di oltre 30 anni, rendono ancora attuale quel 17 maggio 1972, quando Calabresi venne assassinato. Tra cui la questione della grazia a coloro i quali stati condannati per l' omicidio. A toccarla e' stato il presidente della regione Lazio, Francesco Storace, secondo il quale "va bene il perdono, ma io chiedo il rispetto del dolore di una famiglia e di una nazione". "Un detenuto puo' chiedere di essere graziato, spero pero' che non pretenda i ringraziamenti", ha aggiunto Storace, parlando con i giornalisti, che ha poi fatto una distinzione tra Ovidio Bompressi e Adriano Sofri (il terzo condannato, Giorgio Pietrostefani e' latitante all' estero): "L'atteggiamento di Sofri e' stato fino ad oggi troppo supponente", mentre per Bompressi "si potrebbe motivare un provvedimento per questioni di salute". Piu' indirettamente si riferisce alla questione il vice presidente della Camera Publio Fiori, portando il saluto "di tutti i gruppi parlamentari, nessuno escluso": "Noi dobbiamo perdonare, ma non dobbiamo dimenticare il passato perche' solo non dimenticando il passato siamo in grado di costruire un futuro migliore".
A prevalere e' la commozione, soprattutto quando il vicecapo vicario della polizia Antonio Manganelli, ricorda che quando seppe dell' omicidio aveva "21 anni e mezzo e una sola certezza: diventare commissario di polizia. Quella fu una notizia che mi inondo' di emozione, sgomento e dolore. Ma tre anni dopo diventai commissario". Ne parla usando un affettuoso 'Gigino', un diminutivo tipico tra colleghi, il prefetto di Roma Achille Serra: "Lo portero' sempre nel mio cuore". "Luigi - ha detto ancora il prefetto - e' stato ucciso giorno dopo giorno da una campagna vergognosa, lui che non era neanche nella stanza di Pinelli quando questi si suicido'. Ma nei giorni successivi non ebbe mai un momento di debolezza. Gli chiesi: ma perche' non te ne vai? Da anni la scorta nel nostro Paese non si nega a nessuno e quest'uomo invece andava in giro di solo".

14 dicembre 2004 - OMICIDIO CALABRESI: SLITTA A MARZO DECISIONE SU BOMPRESSI
ANSA:
OMICIDIO CALABRESI: SLITTA A MARZO DECISIONE SU BOMPRESSI
TRIBUNALE GENOVA VUOLE ACQUISIRE ALTRA DOCUMENTAZIONE CLINICA
E' slittata al 15 marzo la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Genova sull' eventuale ritorno in carcere di Ovidio Bompressi, la cui detenzione e' stata dichiarata mesi fa incompatibile con le sue condizioni di salute. Il rinvio e' stato deciso stamani dal presidente Lino Monteverde, "per acquisire nuova documentazione clinica".
"Molto probabilmente - ha spiegato il difensore di Bompressi, avvocato Ezio Menzione - il Tribunale e' in attesa della decisione sulla concessione della grazia da parte del ministro della Giustizia".
Nell' udienza di oggi, il difensore ha sostenuto che se Bompressi tornasse in carcere (ora e' agli arresti domiciliari) ricadrebbe nella depressione e nell' anoressia. Bompressi fu rinchiuso in carcere a Pisa il 24 gennaio del 1997, dopo la sentenza definitiva della Cassazione che lo condannava a 19 anni, 9 mesi e 8 giorni di carcere per l' omicidio del commissario Calabresi compiuto a Milano.

17 dicembre 2004 - BOMPRESSI: CASTELLI, NON SARO' IO A RICORRERE ALLA CONSULTA
ANSA:
BOMPRESSI: CASTELLI, NON SARO' IO A RICORRERE ALLA CONSULTA
Il ministro della Giustizia, Roberto castelli, ritiene di non avere al momento la "possibilita' " ne' ravvisa "l'opportunita' " di sollevare un conflitto davanti alla Corte Costituzionale sul caso della grazia ad Ovidio Bompressi, l'ex esponente di Lotta Continua. Nel corso di un' intervista a Radio Radicale, il Guardasigilli lascia intendere che a porre la questione davanti alla Consulta dovra' essere, semmai, il Capo dello Stato.
"Io sicuramente non ho intenzione al momento di sollevare alcun conflitto - dice . Vedremo cosa intendono fare gli altri soggetti in campo nel loro pieno diritto".
Da sempre il Guardasigilli ha manifestato la sua contrarieta' a controfirmare un atto di clemenza nei confronti di Bompressi che invece il Capo dello Stato sarebbe intenzionato a concedere. Castelli ripete che "c'e un problema costituzionale" perche' "la Costituzione non e' chiara" sul fatto se il potere della grazia sia duale (e quindi sia necessaria la controfirma del ministro della Giustizia) oppure se sia di esclusiva competenza del Capo dello Stato.
"Auspico che venga fatta chiarezza una volta per tutte, il Parlamento non ha voluto o non c'e' riuscito, credo che oggi non possa essere che la Consulta a dirimere il problema pero' nel caso in cui qualche soggetto sollevi il problema stesso".
Lei non lo fara'?, gli viene chiesto. "Non c' e' in questo momento da parte mia la possibilita' di farlo, e non ravviso in questo momento l'opportunita' di farlo. Vediamo cosa succede. Io vedo che molti - aggiunge Castelli - fanno richiamo alle prerogative di ciascuno, mi adeguo giustamente anche io, quindi non intervengo minimamente nelle determinazioni altrui. Io sicuramente non ho intenzione al momento di sollevare alcun conflitto, vedremo cosa intendono fare gli altri soggetti in campo nel loro pieno diritto".

18 dicembre 2004 - PREMI: A ADRIANO SOFRI IL PROVINCIA DI CROTONE
ANSA:
PREMI: A ADRIANO SOFRI IL PROVINCIA DI CROTONE
RICONOSCIMENTO SARA' CONSEGNATO NEL CARCERE DI PISA
Adriano Sofri e' il vincitore del Premio Provincia di Crotone. L' ufficializzazione e' giunta stamani nel corso di un incontro con i giornalisti cui hanno partecipato il presidente della Provincia, Sergio Iritale, l' assessore alla Cultura, Giuseppe Poerio, i giurati Mario Fortunato, Predrag Matvejevic e Vito Teti.
Il premio sara' consegnato nel carcere di Pisa non appena arrivera' l' autorizzazione ministeriale.
"Un premio - ha sostenuto Iritale - che diventa evento quello di quest' anno e che a partire da oggi e nel futuro volgera' lo sguardo al Mediterraneo".
"Con questo Premio - e' scritto nelle motivazioni della giuria - si vuole segnalare una figura di intellettuale che, con i suoi scritti, si interroga in maniera profonda sulla drammaticita' dei nostri giorni con analisi sempre puntuali e attente ad individuare quanto di nuovo si muove sia a livello locale che globale, tenendo forte il senso di una memoria vivificante. La sua opera e la sua scrittura si innestano bene nell' idea di premio che intende porsi come raccordo tra culture diverse".
"Il Premio Provincia di Crotone 2004, dunque - prosegue la motivazione - ad un autore impossibilitato a spostarsi dal proprio luogo di residenza abituale: Adriano Sofri. E non un premio per un libro in particolare, ma per il suo impegno di autore e testimone dei nostri tempi. Questa edizione e' dedicata, quindi, a tutti gli scrittori che nel mondo soffrono persecuzioni politiche o sono in prigione. La scrittura per un recluso, come per tutti gli esuli e quanti scrivono in condizioni di disagio, resta uno dei pochi strumenti per tenere vivi la mente e i sentimenti. Gli scritti di Sofri attraversano le sbarre del carcere e volano leggeri, ma crudi e veri lungo quella striscia di luce che riconduce lo scrittore al mondo esterno".
Il Premio Crotone, istituito nel 1956, e' stato assegnato, in passato, a personalita' della cultura italiana quali Leonida Repaci, Leonardo Sciascia, Pierpaolo Pasolini, Giuseppe Ungaretti, Alberto Moravia, Alberto Mondadori e Davide Lajolo. Dopo un lungo periodo di sospensione, la Provincia ha deciso di riprendere l' attivita' del premio nel 1999. George Steiner, Gore Vidal, Raffaele La Capria, Alfonso Berardinelli e Roberto Calasso sono stati premiati nelle ultime edizioni, connotate anche da premi speciali a Giorgio Spini e ad Anna Foa. Inoltre e' stato dato spazio anche al giornalismo nelle sue diverse forme con i riconoscimenti all' inviata del Tg3 Giovanna Botteri e al giornalista Alain Elkan.

22 dicembre 2004 - BOMPRESSI: LEGALE, CONSIGLIO STATO CORRETTO SU ITER GRAZIA
ANSA:
BOMPRESSI: LEGALE, CONSIGLIO STATO CORRETTO SU ITER GRAZIA
IN UNA RECENTE SENTENZA HA ESPOSTO LE DUE TESI CONTRAPPOSTE
L'avv. Felice Besostri, che assiste la famiglia Bompressi con gli avvocati Gamberini e Menzione nella pratica della concessione della grazia ad Ovidio Bompressi, si e' detto "parzialmente soddisfatto", di una recente sentenza della quarta sezione del Consiglio di Stato, depositata il 14 dicembre scorso, riconducibile, incidentalmente, all' iter della domanda di grazia proposta da Ovidio Bompressi.
"Il Consiglio di Stato - ha detto il legale - pur confermando una sentenza del Tar Lazio del 28 febbraio scorso, se ne e' ampiamente discostato nella parte relativa al potere di grazia. Il Tar Lazio aveva infatti affermato che l'iniziativa rispetto all'atto in questione debba provenire dal Ministro, pur potendo verosimilmente il Presidente della Repubblica sollecitare la proposta ministeriale; conseguentemente la valutazione negativa espressa dal Ministro preclude qualsivoglia decisione autonoma del Capo dello Stato". Il Consiglio di Stato, invece - ha aggiunto l' avvocato Besostri - "molto piu' correttamente ha esposto le due tesi sul potere di grazia, dando pero' ampio rilievo alle argomentazioni che configurano la grazia come potere proprio del Presidente non condizionabile dal Ministro di Giustizia".
"Questo ci basta - ha detto ancora il legale - perche' con il primo ricorso contro il silenzio-rifiuto dell'Amministrazione a provvedere chiedevamo che il Ministro concludesse la pratica presso il suo Ministero e che trasmettesse il fascicolo al Presidente della Repubblica per le sue determinazioni. Cio' abbiamo ottenuto grazie alla nuova prassi instaurata da questa Presidenza. Resta il rammarico - ha continuato - che il Consiglio di Stato non abbia censurato il fatto che il ricorso e' stato deciso in base a documenti sottratti alla visione del suo difensore. Valuteremo - ha concluso l'avv. Besostri - se portare queste questioni innanzi la Corte Europea di Giustizia, ovviamente se non intervenisse prima la concessione della grazia".

27 dicembre 2004 - CASTELLI: MINACCIATO PER BOMPRESSI E SOFRI
ANSA:
CASTELLI: MINACCIATO PER BOMPRESSI E SOFRI
INTERVISTA AL MESSAGGERO
"C'e' sempre piu' gente che mi odia e che sta cercando di farmi del male perche' non do la grazia a Sofri e Bompressi". Lo rivela il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, in un'intervista al MESSAGGERO.
"Sono tanti, forti, potenti e variegati - sottolinea -. Non e' la solita lobby degli ex di Lotta Continua che non temo mica. E' gente molto piu', molto piu' forte, molto piu' temibile. (...) Sono molto piu' di minacce, sono pressioni e cose molto piu' complicate e preoccupanti. Ma e' difficile che riescano ad ammorbidirmi".
Domani intanto riprendera' in Parlamento la discussione sulla riforma della Giustizia, dopo le rilevazioni di Ciampi. Avete deciso le correzioni? Gli chiede il giornalista del quotidiano romano. "Non tutte e non ancora - risponde il Guardasigilli -. E' chiaro che terremo conto dei rilievi fatti dal Quirinale e faremo delle modifiche per soddisfare queste osservazioni. Alcune sono scontate".
"Ciampi ha di fatto certificato che la legge e' bene all'interno del perimetro della Costituzione - conclude Castelli -. Tutta la parte dela separazione delle funzioni e' rimasta intatta, come la parte del procuratore. Cose importantissime. Lo stesso e' accaduto, dopo mesi, mesi e mesi di discussioni e di sproloqui, per la tipizzazione degli illeciti disciplinari e per la copertura economica. Insomma: l'impianto della legge e' rimasto saldamente in piedi".
 
 

 
 


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