Almanacco dei misteri d' Italia


L' uccisione del commissario Calabresi
le notizie del 2005
13 gennaio 2005 - CALABRESI, CASSAZIONE SU LIBRO CEDERNA
ANSA:
CASSAZIONE: CALABRESI, LIBRO CEDERNA FOMENTO' CLIMA DI ODIO
SGARBI LA ACCUSO' DI ESSERE QUASI MANDANTE, FU DIRITTO CRITICA
La Cassazione da' credito alla tesi, sostenuta, da Vittorio Sgarbi, per cui la scrittrice Camilla Cederna con il suo libro "Pinelli, una finestra sulla strage" creo', insieme ad altri, il clima di "linciaggio" nel quale fu ucciso il commissario Luigi Calabresi: la scrittrice, insomma, fu "quasi mandante" morale di quel omicidio.
In particolare, la suprema corte, trovando pienamente legittima la tesi di Sgarbi gia' sposata dalla corte d'appello di Milano, ha respinto la richiesta di risarcimento danni da diffamazione presentata dai parenti delle scrittrice in qualita' di eredi, dal momento che la Cederna e' morta. Sgarbi - nel novembre del '91 - in una trasmissione televisiva su una delle reti Mediaset aveva affermato: "Camilla Cederna e' stata quasi mandante dell'omicidio Calabresi perche' ha scritto un libro contro di lui, incriminandolo come se fosse stato l'assassino del famoso anarchico Pinelli". La Cederna chiese ed ottenne - dal tribunale di Monza nel 1996 - un risarcimento danni per cento milioni di vecchie lire. In secondo grado, invece, la corte di appello di Milano, nel giugno 2000, ritenne che Sgarbi aveva correttamente esercitato il diritto di critica e revoco' il risarcimento. Contro questa sentenza gli eredi della scrittrice hanno fatto ricorso in Cassazione sostenendo la lesivita' delle dichiarazioni di Sgarbi.
Ma la Suprema Corte ha rigettato il loro reclamo con la sentenza 559 della terza sezione civile. Sottolineano i supremi giudici che la sentenza della corte d'appello ha correttamente motivato il suo verdetto in quanto "dopo aver rettamente collegato il giudizio di 'quasi mandante' alla sola pubblicazione del libro, ne ha tratto, anzitutto e motivatamente, che lo Sgarbi aveva attribuito alla Cederna una responsabilita' soltanto morale e non gia' giuridica dell' omicidio Calabresi". Sottolinea, inoltre, la Cassazione che, certamente, "anche la sola attribuzione di siffatta responsabilita', tanto piu' perche' collegata ad un fatto di estrema gravita' quale l'assassinio del commissario Calabresi, e' suscettibile di arrecare offesa all'altrui reputazione". Con riguardo a questo aspetto la Cassazione afferma che la corte di appello di Milano non si e' "sottratta" alla "necessaria verifica" del "negativo giudizio espresso da Sgarbi sulla personalita' morale" della Cederna. Aggiunge la suprema corte che i giudici di Milano, in base "all'esame diretto del libro", "con motivazione adeguata" hanno "ritenuto rispondente al vero che il libro avesse contribuito a suscitare quel clima di odio, nel quale maturo' l'omicidio". Infine, secondo gli 'ermellini' in maniera "adeguata" la corte di appello di Milano "ha mostrato di recepire e far proprie le argomentazioni difensive di Sgarbi: il quale aveva, tra l'altro, attribuito alla Cederna di aver esplicitamente accusato il commissario della morte dell'anarchico".
Conclude la terza sezione civile del Palazzaccio che e' "ineccepibile" la sentenza della corte di appello di Milano che ha stabilito che "sussistevano anche i requisiti dell' interesse sociale alla informazione e della correttezza dell' espressione". In Cassazione, Sgarbi ha chiesto che fosse respinto il ricorso degli eredi della Cederna sostenendo che "i libri, se non uccido fisicamente, possono non dimeno annientare la reputazione di una persona".

17 gennaio 2005 - SOFRI: IN PERMESSO PREMIO PER UN GIORNO, A PASSEGGIO PER PISA
ANSA:
SOFRI: IN PERMESSO PREMIO PER UN GIORNO, A PASSEGGIO PER PISA
CONSEGNATO ALL'EX LEADER DI LC PREMIO PROVINCIA CROTONE
"Oggi ho passeggiato per Pisa e la gente mi ha riconosciuto, bonariamente". Lo ha raccontato al termine di una giornata di permesso dal carcere Don Bosco di Pisa, dove e' tuttora detenuto, Adriano Sofri.
L' ex leader di Lc ha parlato con i giornalisti prima di ricevere, in un noto albergo cittadino, un premio dell' amministrazione provinciale di Crotone, dedicato al Mediterraneo e consegnatoli dal Presidente Sergio Iritale. Un riconoscimento dato ad "una persona che con grande lucidita' ha voluto dare un messaggio di serenita' e solidarieta"", ha ricordato Iritale. Sofri ha ringraziato parlando di "gesto di amicizia". Rispetto alle motivazioni del premio ha aggiunto, "spero di simulare bene la mia serenita' e consegnarla agli altri". "La cosa bella e' comunque l'intenzione di unire le sponde del Mediterraneo - ha concluso Sofri - in un momento dove il Mediterraneo si e' fatto sepolcro di tanti naufraghi".

18 gennaio 2005 - POSTE: FRANCOBOLLO PER CALABRESI, IL SORRISO DEL COMMISSARIO
ANSA:
POSTE: FRANCOBOLLO PER CALABRESI, IL SORRISO DEL COMMISSARIO
Il volto, giovane e con un grande sorriso, del commissario Luigi Calabresi: questa l' immagine scelta per il francobollo che le Poste Italiane dedicheranno il 26 gennaio al funzionario di polizia ucciso il 17 maggio del 1972.
Il francobollo avra' un valore di 0,45 euro; la tiratura sara' di 3,5 milioni di esemplari. A commento dell'emissione sara' messo in vendita un bollettino illustrativo con articoli a firma del ministro del' interno, Giuseppe Pisanu, e di Mario, Paolo e Luigi Calabresi. Annulli speciali primo giorno di emissione a Roma e Milano.

20 gennaio 2005 - SOFRI: CONFLITTO A CONSULTA? EXTREMA RATIO
ANSA:
SOFRI: CONFLITTO A CONSULTA? EXTREMA RATIO
La possibilita' che il Capo dello stato sollevi un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale sul potere della grazia "astrattamente parlando si puo' verificare". Il presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida, interpellato a proposito del caso Sofri, non intende entrare nel merito della questione.
Ma si limita a far notare che il conflitto davanti alla Consulta "e' sempre a disposizione come strumento ultimo. Non e' detto che vi si debba ricorrere senza prima perseguire altre strade. Su questo tema - fa notare il presidente Onida - la dottrina ha fornito tutte le tesi sui poteri di grazia del ministro della Giustizia e del presidente della Repubblica".

26 gennaio 2005 - CALABRESI: UN FRANCOBOLLO PER RICORDARE SERVITORE STATO
ANSA:
CALABRESI: UN FRANCOBOLLO PER RICORDARE SERVITORE STATO
A CERIMONIA SOTTOSEGRETARIO LETTA, MINISTRI PISANU E GASPARRI
Il sorriso di un "servitore dello Stato", di un "uomo delle istituzioni", il cui "eroico sacrificio" deve rappresentare per tutti una lezione di impegno civile, un esempio ed un simbolo allo stesso tempo. Con queste parole e con l'immagine di un volto sereno, giovane e sorridente e' stato presentato il francobollo commemorativo dedicato dalle Poste italiane al commissario di Polizia Luigi Calabresi, ucciso il 17 maggio del 1972 a Milano, per il cui omicidio sono stati condannati gli ex di Lotta continua Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi.
Un riconoscimento ma anche un "risarcimento" dovuto alla memoria e alla dignita' del funzionario di polizia, "vittima di un linciaggio", e' stato sottolineato durante la cerimonia alla quale hanno partecipato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, i ministri dell'Interno e delle Comunicazioni, Giuseppe Pisanu e Maurizio Gasparri, il presidente di Poste italiane, Enzo Cardi, e Bruno Vespa.
"Fu un'aggressione barbara e vile... Gli spararono alle spalle mentre andava al lavoro", ha detto Pisanu, sottolineando pero' come "il suo martirio era iniziato ancor prima, con l'odiosa e ben organizzata campagna denigratoria che per due anni riempi' molte pagine di infamie e i suoi giorni di amarezza". Anche Gasparri, ricordando "gli anni drammatici, tremendi per la nostra nazione" in cui maturo' quell'omicidio, ha parlato del "linciaggio" e dell' "offensiva" messa in campo da piu' parti contro Calabresi, che era "diventato - ha detto - il simbolo di uno stato repressivo. Era definito da molti, da troppi, 'nemico del proletariato', falsamente indicato come responsabile della morte dell'anarchico Pinelli".
Per questo, l'emissione del francobollo commemorativo e' soprattutto un "risarcimento della dignita' morale, dell'onore e persino dell'umanita"" di un "grande servitore dello Stato, un uomo delle istituzioni" ha detto Gianni Letta, su cui si "era tentato di gettare un'ombra". Anche Vespa ha parlato della "campagna di odio" alimentata nei confronti del funzionario di polizia.
Oggi, invece, "tutti rendano onore a Luigi Calabresi, autentico eroe italiano", ha detto il ministro delle Comunicazioni, che ha piu' volte definito il commissario "un simbolo che deve appartenere a tutti, evitando polemiche". Perche', ha concluso Gasparri, "si puo' perdere la vita per servire lo Stato, ma non si perda mai la memoria, il ricordo di chi ha sacrificato la vita per lo Stato".
A distanza di oltre trent'anni, ha inoltre rilevato il ministro dell'Interno, "quella tragica vicenda non si cancella e quell'esempio rimane un riferimento sicuro e alto per quanti hanno scelto di servire, nella Polizia di Stato, la democrazia e la sicurezza dei cittadini". E verso di loro, c'e' "un debito di riconoscenza che va onorato tutti i giorni", ha aggiunto.
Commossa la vedova del commissario Calabresi, che in prima persona ha ricordato le qualita' del marito: "un uomo che amava le istituzioni, aveva un forte senso dello stato ed ha sempre lavorato con passione facendo del suo lavoro un servizio per la collettivita"", ha detto la signora Gemma Capra (a cui e' stata consegnata una targa), esprimendo un augurio: "Io spero che questo francobollo che ricorda anni davvero bui per il nostro Paese possa oggi far superare quella stagione di odio".
Questa e' certamente una di quelle "occasioni in cui la filatelia puo' svolgere un impegno civile", ha invece detto Cardi, ricordando insieme a Gasparri i francobolli commemorativi gia' dedicati ad altre vittime del terrorismo e della mafia (i giudici Falcone e Borsellino, il generale Dalla Chiesa e lo statista Dc Moro). Il francobollo dedicato a Calabresi e' del valore di 0,45 centesimi e avra' una tiratura di 3,5 milioni di esemplari.
"Da oggi - ha infine aggiunto Pisanu - saranno moltissimi gli italiani che, rivedendo il suo volto sorridente, potranno leggervi una lezione di impegno civile e rendere omaggio alla sua eroica esperienza di servitore dello Stato, di un uomo che non dobbiamo dimenticare".

CALABRESI: LA VEDOVA, SPERO SI SUPERI STAGIONE DI ODIO
"Io spero che questo francobollo che ricorda anni davvero bui per il nostro Paese possa oggi far superare quella stagione di odio". Cosi' la signora Gemma, vedova del commissario Luigi Calabresi, ucciso il 17 maggio del 1972 ha commentato dicendosi "commossa" l'iniziativa con la quale e' stato dedicato al funzionario di polizia un francobollo commemorativo.
E' una iniziativa "importante - ha detto la signora Gemma - perche' Luigi Calabresi era un uomo che amava le istituzioni, aveva un forte senso dello stato ed ha sempre lavorato con passione facendo del suo lavoro un servizio per la collettivita"". La vedova del commissario Calabresi ha quindi rivolto "un ricordo ha tutte le vedove dei caduti per servizio".

CALABRESI: BULGARELLI,PER PINELLI NE' FRANCOBOLLO NE' VERITA'
Per l'anarchico Giuseppe Pinelli non vi e' stato "ne' un francobollo ne' la ricerca della verita"". Cosi' il verde Mauro Bulgarelli commenta l'emissione del francobollo commemorativo dedicato al commissario della Polizia di Stato Luigi Calabresi, ucciso a Milano il 17 maggio 1972.
"Non discuto - spiega Bulgarelli - sul fatto che le Poste italiane abbiano deciso di commemorare con un francobollo l'omicidio del commissario Calabresi, ne' che il ministro dell'Interno abbia ufficialmente sponsorizzato l'iniziativa. Soprattutto, rispetto il dolore dei familiari. Ma - aggiunge - non posso non rilevare che nelle ricostruzioni del contesto storico in cui quell'omicidio avvenne viene completamente rimossa la figura di Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico ingiustamente accusato per la strage di Piazza Fontana, precipitato 'accidentalmente' dalla finestra del quarto piano della questura di Milano, dove Calabresi prestava servizio, il 15 dicembre del 1969".
"Per giustificare quella morte - prosegue Bulgarelli - la magistratura formulo' una tesi che ha fatto storia nella letteratura giuridica, quella del 'malore attivo' e dell' 'improvvisa alterazione del centro di equilibrio' che avrebbero provocato il volo fuori dalla finestra del corpo di Pinelli. Gli stessi periti d'ufficio esclusero in maniera categorica la possibilita' che quell'evento, in palese contrasto con le piu' elementari leggi della fisica e della medicina legale, avesse potuto provocare la caduta e la morte di Pinelli. Eppure il caso fu archiviato, senza che Pinelli e i suoi familiari abbiano mai avuto giustizia. E' per questo - conclude l'esponente dei Verdi - che mi sembrerebbe equo ricordare anche quella morte, non con un francobollo ma con una seppur tardiva ricerca della verita"".

11 marzo 2005 - SABELLI FIORETTI: CALABRESI, ALTRI MILITANTI COINVOLTI
ANSA:
SABELLI FIORETTI: CALABRESI, ALTRI MILITANTI COINVOLTI
INTERVISTA AL GIORNALE
"Io non ho la verita'. Ma quel che tutti dicono, e nessuno scrive, e' che il delitto e' maturato dentro il servizio d'ordine milanese" di 'Lotta Continua'. Lo afferma Claudio Sabelli Fioretti, ex militante di sinistra e firma di punta del Magazine del Corriere della Sera, secondo il quale "quelli condannati non sono gli unici coinvolti" nell'omicidio Calabresi.
Sabelli Fioretti ritiene che "Sofri sia innocente". "Ma va difeso da se stesso" aggiunge in un'intervista al GIORNALE. "L'arroganza della lobby che lo difende gli ha solo arrecato danno, e non si puo' inventare solo per lui l'ottavo grado di giudizio. Chieda la Grazia, faccia un piccolo cedimento. E' il suo comportamento insensato che lo tiene dentro".

"TESTO RIPRESO DA DAGOSPIA"
Dopo essere stato un militante della sinistra parlamentare negli anni Settanta, ha collezionato in questi anni alcune delle più clamorose interviste sul caso Sofri. E ieri, Claudio Sabelli Fioretti, ha preso carta e penna, e ha scritto sul settimanale del Corriere della Sera una lettera aperta che sicuramente farà discutere: "Avanti compagni, la verità è ancora rivoluzionaria". Sottotitolo inequivocabile: "Non c'è solo il rogo di Primavalle tra i segreti scomodi degli anni Settanta. C'è l'omicidio del commissario Calabresi". E poi, dulcis in fundo: "È proprio il caso di dire: chi sa parli".
Sabelli, che fai, citi Lenin per chiedere alla sinistra un tempo extraparlmentare, la più radicale e difficile delle revisioni?
"Per questo lo cito. Se la leggendaria frase è sua, non posso che dirmi leninista: la verità è ancora rivoluzionaria. E nel caso Calabresi la verità debba squarciare il velo delle troppe amnesie".
Scusa Sabelli, ma dopo quattro interviste-choc qualcuno potrebbe chiederti: hai il dente avvelenato?
"Casomai è singolare che se uno parla del caso Sofri il primo riflesso sia dire: perché te ne occupi? Lo sai che ogni volta che scrivo quel cognome ricevo una reazione di suo figlio Luca che mi bacchetta e mi dice che non posso interessarmi di questa storia?".
Perfetto: dopo questa intervista ti arriva sicuramente la quinta. Cosa ti dice lui?
"Una volta anche una cosa divertente. Che quando incontro qualcuno per strada rispondo: e tu che ne sai del caso Sofri?".
Questa è buona. Sicuro che non hai il rancore dell'ex?
"Affatto. Anche perché non sono un ex. Sono stato da ragazzo simpatizzante di Lotta Continua, uno che non si scorda di aver sottoscritto al partito di Sofri il dieci per cento della sua liquidazione da Panorama nel 1974".
Non si è mai iscritto?
"No, ma a Lc c'erano quelli che mi erano più simpatici: i più divertenti, i più eclettici, i più anti-stalinisti. Proprio per questo, sono arrabbiato. Non posso accettare l'idea che proprio lì possa essere nato un delitto come questo".
Perché torna a parlare del caso Calabresi, allora?
"Perché c'è stato il caso Primavalle. Non è accanimento, anzi. Quel che è accaduto ci spiega che se non si fa luce, il passato continuerà sempre a tornare a galla, la storia non si chiude".
Su cosa occorre far luce?
"Su tutto. Insomma, parliamoci chiaro: il primo che ha avuto il coraggio di squarciare il velo è stato Mughini. Che ha rotto l'inaccettabile doppiezza per cui nei salotti si diceva del delitto quel che non si scriveva sui giornali".
Cosa ti ha detto Mughini?
"Ha detto: "Io penso che un commando di Lotta continua abbia ucciso Calabresi". Ha detto: "Dieci italiani sanno chi lo ha ucciso". Ha detto: "Sofri? È più probabile che sappia". A me sembra una cosa enorme".
Poi sei andato da Erri De Luca...
"E anche lui ha detto cose incredibili: che lui non è l'assassino "solo perché ero a Roma". E che la verità sull'assassinio si potrà dire "solo quando non ci saranno più prigionieri". E quando gli chiedo se sappia chi ha ucciso Calabresi dice: "preferisco non risponderti. Non mi sento libero di parlare di questo". Uno come Claudio Rinaldi aggiunge che non crede possibile che Marino si sia inventato un delitto. Un altro ex come Lanfranco Pace aggiunge che salutò l'omicidio come un atto di giustizia proletaria"".
Tu colleghi tutti questi interrogativi per dire cosa?
"Quelli condannati, chiaramente, non sono gli unici coinvolti".
Pensi che Sofri sia colpevole?
"Al contrario, che sia innocente. Ma che vada difeso da se stesso. L'arroganza della lobby che lo difende gli ha solo arrecato danno, e non si può inventare solo per lui l'ottavo grado di giudizio. Chieda la Grazia, faccia un piccolo cedimento. È il suo comportamento insensato che lo tiene dentro".
Lei è convinto che sia innocente, ma che sappia la verità.
"Come tutti loro".
E la verità qual è?
"Io non ho la verità. Ma quel che tutti dicono, e nessuno scrive, è che il delitto è maturato dentro il servizio d'ordine milanese".
Ora sono io a chiederle i nomi.
"Se avessi voluto li avrei scritti. Ma gli interessati sanno bene che si parla di loro. E sono loro a dover parlare, dopo anni di silenzio. Anche perché, altrimenti, anche il loro silenzio è una risposta".

15 marzo 2005 - OMICIDIO CALABRESI: BOMPRESSI; TRIBUNALE SI RISERVA DECISIONE
ANSA:
OMICIDIO CALABRESI: BOMPRESSI; TRIBUNALE SI RISERVA DECISIONE
ACCUSA E DIFESA CONCORDI NEL CHIEDERE CARCERAZIONE DOMICILIARE
Il tribunale di sorveglianza di Genova si e' riservato di decidere sulla richiesta di prolungare la carcerazione domiciliare per Ovidio Bompressi, condannato a oltre 19 anni per l' omicidio del commissario Calabresi, avvenuto a Milano. La decisione e' prevista tra due giorni.
Bompressi rischia infatti di tornare in carcere per scadenza dei termini di arresti domiciliari che erano stati concessi dal tribunale di sorveglianza di Genova due anni fa per motivi di salute. Nell' udienza di oggi, anche il sostituto procuratore generale si e' associato alla richiesta del difensore, avvocato Ezio Menzione di Milano, di carcerazione domiciliare. A favore degli arresti domiciliari si sono pronunciati anche i medici che hanno in cura Bompressi i quali hanno rilevato l' incompatibilita' del carcere con l' attuale situazione psicofisica del condannato.

30 marzo 2005 - OMICIDIO CALABRESI: BOMPRESSI RIMANE AD ARRESTI DOMICILIARI
ANSA:
OMICIDIO CALABRESI: BOMPRESSI RIMANE AD ARRESTI DOMICILIARI
Puo' rimanere agli arresti domiciliari, ancora due anni, Ovidio Bompressi, perche' la sua detenzione in carcere e' incompatibile con il suo stato psicofisico. Lo ha deciso il tribunale di sorveglianza di Genova che ha disposto stamane il differimento per due anni dell' esecuzione della pena, cioe' il ritorno di Bompressi nel carcere di Pisa.
Bompressi fu rinchiuso in carcere a Pisa il 24 gennaio del 1997, dopo la sentenza definitiva della Cassazione che lo condannava a 19 anni, 9 mesi e otto giorni di carcere per l' omicidio del commissario Calabresi compiuto a Milano.

BOMPRESSI NON TORNA IN CARCERE, MA SPERA NELLA GRAZIA
CONDIZIONI SALUTE ANCORA NON COMPATIBILI CON CARCERE
Ovidio Bompressi, sempre in trepida attesa della grazia, ha ottenuto oggi di rimanere agli arresti domiciliari ancora due anni, perche' la detenzione in carcere continua ad essere incompatibile con il suo stato psicofisico.
La decisione e' del tribunale di sorveglianza di Genova, presieduto da Lino Monteverde, che ha disposto stamane il differimento per due anni dell' esecuzione della pena, cioe' il ritorno di Bompressi nel carcere di Pisa. Bompressi, inizialmente agli arresti domiciliari, era da un anno in sospensione pena, di fatto in liberta', in attesa della decisione del tribunale di sorveglianza.
"Per quanto la vicenda ci amareggi - ha commentato uno dei difensori, l' avv. Ezio Menzione del Foro di Pisa - perche' siamo sempre detenuti, siamo tuttavia soddisfatti per la conversione ai domiciliari". Il legale ha aggiunto: "Il tribunale di sorveglianza di Genova ha tenuto conto della speranza e del buon senso che si possa arrivare ad una definizione complessiva della vicenda attraverso la grazia".
Anche l' avv. Felice Besostri, codifensore di Bompressi, pur accogliendo con soddisfazione la decisione del Tribunale di Genova, ritiene tuttavia "che la situazione di Ovidio Bompressi e di Adriano Sofri debba trovare una soluzione definitiva nell'ambito dei poteri di grazia del Capo dello Stato".
L' ordinanza ha preso anche in considerazione l' attivita' nel mondo del volontariato a cui da tempo si dedica Bompressi, stabilendo che possa lasciare la sua abitazione, a Massa, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17.
Bompressi e' inoltre autorizzato ad allontanarsi da casa per i necessari contatti e le terapie presso le strutture sanitarie territoriali purche' avvisi, anche telefonicamente, il comando dei carabinieri preposto alla vigilanza.
Bompressi entro' in carcere a Pisa il 24 gennaio del 1997, dopo la sentenza definitiva della Cassazione che lo condannava a 19 anni, 9 mesi e otto giorni per l' omicidio del commissario Calabresi compiuto a Milano.
Il 20 aprile del '98 venne pero' liberato "per gravissimi motivi di salute" su decreto del magistrato di sorveglianza pisano, decisione confermata dal Tribunale di sorveglianza di Firenze. Bompressi in carcere soffriva di depressione ed era dimagrito di 13 chili.
Alla scadenza dei termini della sospensione concessa da Firenze, il magistrato di sorveglianza di Massa concesse una proroga, in attesa di una decisione definitiva del Tribunale di sorveglianza di Genova. Quest' ultimo e' competente perche' Bompressi, da quando e' libero vive a Massa, comune che rientra nel distretto di Corte d' Appello del capoluogo ligure.
L' ordinanza di oggi del tribunale di sorveglianza di Genova, che ricalca quella presa il 14 maggio del 2003, ha ricostruito fin dall' inizio, cioe' dal 24 settembre del 1998, la vicenda processuale di Bompressi davanti alla magistratura di sorveglianza.
"Bompressi - ha sottolineato il presidente del tribunale, Lino Monteverde - appena entra in carcere precipita rapidamente in una grave crisi depressiva, con conseguente 'anoressia' e patologie di carattere fisico, altrettanto rapidamente ne esce quando rientra in famiglia".
Il tribunale ha poi evidenziato di aver preso in seria considerazione che le crisi psico-fisiche di Bompressi, verificatesi in occasione della detenzione in carcere, non fossero strumentali. "Si e' accertato - e' scritto nell' ordinanza - che le reazioni ogni volta poste in essere dal soggetto con determinazione di fronte alle ricorrenti scarcerazioni hanno avuto conseguenze sempre piu' gravi, per cui si puo' ritenere provato che il pericolo di morte nell' eventualita' di una nuova carcerazione rappresenti qualcosa di piu' di una mera possibilita', anche in considerazione dell' eta' del soggetto (58 anni, ndr) e del suo progressivo indebolimento organico".
Infine il tribunale, dopo aver deciso il differimento della pena per due anni, ha auspicato che Bompressi "raggiunga progressivamente con il tempo un equilibrio psico-fisico tale da consentirgli di rispondere in modo diverso a situazioni di quel tipo". In pratica che Bompressi, se nel frattempo non verra' graziato, possa tornare in salute per scontare la pena in carcere. 
   

13 aprile 2005 - BOMPRESSI: TAR LAZIO ORDINA A MINISTERO DEPOSITO RELAZIONI

ANSA:

BOMPRESSI: TAR LAZIO ORDINA A MINISTERO DEPOSITO RELAZIONI

DIFENSORI, FINALMENTE SAPREMO PERCHE' NO DI CASTELLI A GRAZIA

   Il Tar del Lazio ha ordinato al Ministero della Giustizia di depositare in giudizio entro 30 giorni la relazione dell' Ufficio Grazie su Ovidio Bompressi, quella della Direzione Generale degli Affari Penali e il provvedimento del ministro Castelli. Il provvedimento e' del 5 aprile scorso ed e' stato reso noto oggi dall'avv. Felice Besostri che assiste Bompressi nel ricorso davanti al Tar contro il rifiuto opposto dal ministro alla richiesta della famiglia di accedere al fascicolo.

   "Finalmente Ovidio Bompressi, la sua famiglia io e i suoi altri avvocati Gamberini e Menzione sapremo le ragioni per le quali il ministro Castelli si oppone alla grazia per Bompressi e, indirettamente, per Adriano Sofri - commenta con soddisfazione il legale - Il provvedimento del Tar Lazio ci risparmia il ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo".

   Ma l'avv. Besostri esprime anche un rammarico: "Unica nota non positiva - sottolinea - e' il silenzio sulle decisioni del Presidente sulla istanza di grazia della famiglia Bompressi per il loro congiunto".

 

29 aprile 2005 - MUSICA: SOFRI A PRIMA MAGGIO CON BOCELLI, LOREN E DALLA

ANSA:

MUSICA: SOFRI A PRIMA MAGGIO CON BOCELLI, LOREN E DALLA

DOMANI SERA A FIRENZE INAUGURAZIONE CON LA TOSCA DI PUCCINI

   Ci sara' anche Adriano Sofri domani sera alla serata inaugurale del 68/o Maggio musicale fiorentino che si apre con la "Tosca" di Giacomo Puccini, diretta dal maestro Zubin Mehta. Tra i palchi, assieme a Sofri, anche Sofia Loren, Lucio Dalla, Andrea Bocelli e Nicola Piovani.  Sofri da tempo beneficia di permessi per uscire dal carcere Don Bosco di Pisa dove e' detenuto per l' omicidio del commissario Calabresi.

   In rappresentanza del ministero dei beni culturali ci sara' il direttore generale dello spettacolo Salvatore Nastasi. Attesi inoltre esponenti della politica, del mondo diplomatico, culturale e imprenditoriale.

   L'allestimento di "Tosca", a cura del regista romano Giorgio Barberio Corsetti presenta, tra le novita', anche costumi e ambientazioni che richiamano gli anni '60, e immagini video riprese in diretta che amplificano gestualita' e sguardi degli interpreti.

   Il ruolo di Tosca e' stato affidato a Violeta Urmana, mentre Ruggero Raimondi sara' il perfido barone Scarpia. Urmana indossera i gioielli Swarovski esibiti da Maria Callas al suo debutto in Tosca al Metropolitan di New York nel 1956.

   L'inizio dello spettacolo e' previsto alle 19 al Teatro comunale.

 

 

13 giugno 2005 - GRAZIA: CIAMPI SOLLEVA CONFLITTO PER BOMPRESSI

ANSA:

GRAZIA: CONFLITTO RIGUARDA SOLO CASO BOMPRESSI

Il conflitto di attribuzione sollevato dal Capo dello Stato davanti alla Corte Costituzionale - si e’ successivamente appreso - e’ stato presentato tramite l’ Avvocatura generale dello Stato e riguarda solo la grazia ad Ovidio Bompressi, l’unica su cui c’e’ un fascicolo trasmesso al Quirinale e che il presidente Ciampi ha potuto valutare.

 

GRAZIA: CIAMPI SOLLEVA CONFLITTO PER BOMPRESSI

CASTELLI CONTRARIO A CLEMENZA, LA PAROLA ORA ALLA CONSULTA

(di Silvia Barocci)

Il conflitto davanti alla Corte Costituzionale era gia’ preannunciato da tempo. Ma resta un conflitto istituzionale senza precedenti. Era lo scorso novembre quando il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi aveva informato il ministro della Giustizia Roberto Castelli che si riservava di assumere le proprie decisioni di fronte al ‘no’ del Guardasigilli alla grazia ad Ovidio Bompressi, l’ex di Lotta Continua condannato a 22 anni assieme ad Adriano Sofri per l’omicidio del commissario Calabresi. Trascorsi sei mesi, il Capo dello Stato e’ passato dalle parole ai fatti. E, dopo aver dato incarico al suo ufficio legislativo di studiare la questione, ha presentato a Palazzo della Consulta, attraverso l’Avvocatura generale, il ricorso con cui ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato.

La titolarita’ del potere di grazia e’ un’esclusiva del Capo dello Stato? Oppure il ministro della Giustizia, se non e’ d’accordo, puo’ esercitare un potere di veto? A queste domande dovra’ rispondere la Corte Costituzionale. Storicamente e’ un conflitto senza precedenti, se si pensa che alla Consulta, in 50 anni di storia, non sono mai arrivate questioni di tale portata.  O meglio, si sono risolte prima. E’ il caso del conflitto che l’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli decise di sollevare contro la decisione dell’allora Presidente Cossiga di concedere la grazia a Renato Curcio: il ricorso fu ritirato e mai esaminato dalla Corte. In questo caso niente ripensamenti, il conflitto c’e’ e viene accolto con “favore” dal Guardasigilli Castelli, secondo il quale ora “si fara’ chiarezza una volta per tutte sulla natura del potere di grazia” e “ciascuno potra’ assumersi finalmente le proprie responsabilita”.

Il braccio di ferro e’ di vecchia data. Ciampi ha cominciato ad esaminare fin dal 2002 la posizione di Bompressi e di Sofri, maturando progressivamente un orientamento favorevole al gesto di clemenza che, a suo avviso, non puo’ essere interpretato come un quarto grado di giudizio e tanto meno come un colpo di spugna rispetto alle sentenze dei giudici, ma come un atto umanitario.  Una posizione, questa, che si e’ subito scontrata con la contrarieta’ del ministro leghista Castelli.

In un primo tempo, il Quirinale ha sperato di superare la divergenza con il dialogo e facendo affidamento sulle prese di posizione del presidente del Consiglio Berlusconi, dichiaratosi piu’ volte a favore del provvedimento di clemenza per i due ex di Lotta continua. Di fronte alla situazione di stallo, a dicembre 2003 Ciampi ha prima dichiarato apertamente di puntare sull’approvazione della proposta di legge presentata da Marco Boato, che si proponeva di chiarire in modo inequivocabile che il potere di grazia del capo dello Stato non e’ sottoposto al concerto con il Guardasigilli. Ma il 17 marzo del 2004 la norma e’ stata bocciata alla Camera con i voti di An e della Lega.  Ciampi si e’ cosi’ trovato al punto di partenza.

Dopo qualche giorno di riflessione, il 30 marzo del 2004, il gesto clamoroso del Capo dello Stato: a Castelli viene chiesto, per lettera, di istruire un fascicolo per la grazia ad Adriano Sofri (anche se il detenuto di Pisa non ha mai presentato una domanda di clemenza) e di aggiornare il fascicolo per la grazia a Bompressi, da tempo a casa perche’, per motivi di salute, la pena gli e’ stata sospesa. In questo caso il Quirinale ha invocato espressamente l’art. 681 del Codice di procedura penale, in base al quale la grazia puo’ “essere concessa in assenza di domanda o di proposta”, dunque propendendo per un’interpretazione del potere autonomo di grazia del Capo dello Stato A settembre dell’anno scorso sono arrivati al Quirinale i nuovi pareri aggiornati dei magistrati su Bompressi (di cui uno e’ positivo), mentre a novembre gli uffici di Via Arenula hanno chiuso il fascicolo su Sofri (i pareri del magistrato di sorveglianza e del gip sono entrambi negativi). Il 24 novembre Castelli, salito al Quirinale per proporre tre decreti di grazia (uno all’ex bandito sardo Graziano Mesina, gli altri all’ex detenuto cagliaritano Aldo Orru’ e all’ex carabiniere Luigi Pelle’), ha ribadito al presidente Ciampi che non intende firmare la grazia per Bompressi. Oggi il conflitto arriva alla Corte Costituzionale.

Il Guardasigilli si e’ sempre fatto forte di quanto previsto dall’art.89 della Costituzione, secondo cui “nessun atto del presidente della Repubblica e’ valido se non e’ controfirmato dai ministri proponenti che ne assumono la responsabilita’ “.  Il potere di grazia, allora, e’ duale (e quindi e’ necessaria la controfirma del ministro della Giustizia) oppure e’ di esclusiva competenza del Capo dello Stato (art.87 Costituzione)? La parola passa ora alla Consulta. Le ipotesi - avanzate da alcuni costituzionalisti - sono tre: la Corte potrebbe dar torto al Guardasigilli, affermando che la sua firma e’ obbligatoria perche’ si tratta di un atto puramente formale; oppure sostenere che il potere della grazia e’ duale; infine potrebbe anche arrivare a una sorta di “compromesso”, stabilendo che se Castelli non intende controfirmare, puo’ farlo al suo posto il presidente del Consiglio.

Certo e’ che, qualsiasi decisione la Consulta prendera’, questa avra’ un suo peso anche per un’eventuale grazia ad Adriano Sofri, il cui fascicolo non sarebbe stato mai trasmesso al Quirinale.

 

14 giugno 2005 - GRAZIA: LA LETTERA DI CASTELLI CHE CIAMPI CHIEDE ANNULLARE

ANSA:

GRAZIA: LA LETTERA DI CASTELLI CHE CIAMPI CHIEDE ANNULLARE

E’ datata 24 novembre 2004 la lettera con cui il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ha comunicato al presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che non avrebbe inviato al Quirinale il decreto di concessione della grazia ad Ovidio Bompressi che gli era stata chiesto dal Colle l’8 novembre. Con il conflitto di attribuzione tra poteri dello stato sollevato dinanzi alla Consulta, il presidente Ciampi chiede ai giudici costituzionali l’annullamento di quell’atto di rifiuto.

Ecco, di seguito, il testo integrale della lettera del Guardasigilli allegata al ricorso trasmesso alla Corte Costituzionale:

“Signor Presidente, prendo atto della Sua determinazione di voler concedere ad Ovidio Bompressi la grazia della pena detentiva residua e del conseguente invito a trasmetterLe il relativo decreto di concessione.

Sono note - scrive il ministro Castelli - le posizioni che ho assunto nel corso dei recenti dibattiti sulla modifica dell’art.87 della Costituzione, posizioni del tutto favorevoli ad un esercizio esclusivo del potere di grazia da parte del Presidente della Repubblica.

Ma il Parlamento per ben due volte, in sede di esame sia di legge ordinaria, che di legge costituzionale non ha condiviso questa impostazione.

Mi pare quindi di poter affermare - prosegue il Guardasigilli che la Costituzione vigente pone in capo al Ministro della giustizia la responsabilita’ di formulare la proposta di grazia.

A questo proposito nell’esercizio di tale potere mi sono sempre ispirato al principio di eguaglianza che, nel caso di specie, per quanto riguarda la mia valutazione personale, non mi pare sia soddisfatto.

Sono pertanto profondamente dispiaciuto - conclude Castelli - di non poter aderire a questa Sua richiesta che, per me, non e’ condivisibile ne’ sotto il profilo costituzionale ne’ nel merito”.

 

GRAZIA: QUANDO CIAMPI DECISE DI ‘CAMBIARE LE REGOLE’

NON GRADI’ SAPERE DA GIORNALI IL ‘NO’ DI CASTELLI A BOMPRESSI

Due anni fa, per la precisione nell’ottobre del 2003, il Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, non gradi’ di apprendere dai giornali la decisione del ministro della Giustizia, Roberto Castelli, di archiviare la domanda di grazia presentata da Ovidio Bompressi. E percio’ decise di cambiare le regole. O meglio, di modificare la prassi che per lungo tempo aveva consentito al ministro della Giustizia di chiudere un fascicolo, senza neanche informarne il Capo dello Stato, quando riteneva che non ci fossero i presupposti per concedere la grazia. E’ quanto emerge dagli atti del ricorso del presidente alla Corte Costituzionale sui poteri della grazia.

“Le chiedo di fare in modo che, d’ora innanzi, il Capo dello Stato sia regolarmente informato della conclusione di tutte le istruttorie in materia di grazia”, scrisse Ciampi a Castelli.  Sollecitazione che il Guardasigilli accolse subito, convenendo con il Capo dello Stato che la fuga di notizie sul caso Bompressi fosse stato “un episodio spiacevole”.

Al Colle furono subito inviate le relazioni su 26 richieste di grazia archiviate con esito negativo. Tra queste c’era quella di Ovidio Bompressi, ma non quella di Adriano Sofri, l’altro ex di Lotta Continua, che non ha mai presentato domanda di grazia.  Il 30 marzo del 2004 Ciampi chiese a Castelli un approfondimento del caso Bompressi e di istruire un fascicolo su Sofri. Il resto e’ cronaca nota di un braccio di ferro arrivato ora alla Corte Costituzionale.

L’avvocatura generale dello Stato, che ha presentato il ricorso per conto del Quirinale, tiene pero’ a sottolineare la ‘svolta’ di Ciampi nel 2003, quando pretese il cambiamento di una prassi che “finiva per attribuire in qualche misura al ministro della Giustizia dei poteri di decisione sostanziale” sulla grazia. Quella vecchia prassi - si sostiene nel ricorso - era in contrasto con principi e norme che regolano il potere di grazia, di cui invece il titolare costituzionale e’ il Presidente della Repubblica (art.87 della Costituzione).

Non si tratta quindi di un potere “duale”, come invece ha sempre sostenuto il ministro Castelli. Tant’e’ che l’Avvocatura afferma che “non e’ invocabile l’esistenza di una consuetudine costituzionale secondo cui la concessione del provvedimento di clemenza consegue a una collaborazione tra Presidente della Repubblica e ministro della Giustizia”. Questa collaborazione, secondo il vice avvocato generale dello Stato, Ignazio Francesco Caramazza, che ha firmato il ricorso del Quirinale, e’ cambiata nel tempo, di pari passo con “le modifiche subite dalle norme dell’ordinamento penitenziario” che hanno previsto misure alternative alla detenzione. In questo modo l’istituto della grazia, al quale fino a non molto tempo fa si ricorreva per svuotare le carceri, e’ tornato ad essere un atto di clemenza con una “intima natura equitativo-umanitaria”, come del resto e’ “evidente” dalla “drastica riduzione del numero delle grazie concesse”.

 

GRAZIA: DIFESA BOMPRESSI STUDIA POSSIBILITA’ INTERVENTO

Il collegio degli avvocati difensori di Ovidio Bompressi studiera’ la possibilita’ di intervenire nel giudizio davanti alla Corte Costituzionale, anche se non esistono precedenti in materia. Lo ha annunciato l’avv.Felice Besostri anche a nome degli avvocati Gamberini e Menzione, esprimendo soddisfazione per la decisione del presidente Ciampi di rimettere alla Consulta il conflitto di attribuzione tra la Presidenza della Repubblica ed il Ministero della Giustizia sulla concessione della grazia.

I difensori di Bompressi ritengono infatti “lesivo dei diritti dell’uomo e del diritto di difesa che proprio il beneficiario di un eventuale provvedimento di grazia sia escluso dal giudizio”.

“Le anomalie che Ovidio Bompressi ha dovuto subire sono molte - affermano - non da ultimo la sottrazione alla conoscenza sua e dei suoi difensori delle motivazioni di opposizione del ministro Castelli. Il Ministero di Grazia e Giustizia fino alla settimana scorsa non aveva ancora adempiuto ad un ordine del Tar di esibire la documentazione”, ricordano i difensori che “attendono con serenita’ gli sviluppi successivi”.

 

15 giugno 2005 – GRAZIA: RICORSO CIAMPI, CASTELLI NON PUO’ PORRE VETO

ANSA:

GRAZIA: RICORSO CIAMPI, CASTELLI NON PUO’ PORRE VETO

CHIESTO A CONSULTA ANNULLAMENTO RIFIUTO MINISTRO SU BOMPRESSI

“Non spetta alla ministro della Giustizia il potere di rifiutare di dare corso alla determinazione, alla quale il Capo dello Stato e’ pervenuto, di concedere la grazia ad Ovidio Bompressi”. Cosi’ si conclude il ricorso del presidente Ciampi che, attraverso l’avvocatura generale dello Stato, ha sollevato conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale. Con il ricorso si chiede pertanto alla Consulta di annullare la lettera del 24 novembre scorso con la quale il Guardasigilli Castelli rifiutava di inviare al Quirinale il decreto di grazia per l’ex di Lotta Continua che gli era stato sollecitato da Ciampi l’8 novembre.

Con il ricorso - firmato dal vice avvocato generale dello Stato, Ignazio Francesco Caramazza, e composto da 15 pagine piu’ sette di documenti allegati - il Capo dello Stato “rivendica l’integrita’ delle proprie esclusive attribuzioni costituzionali nell’esercizio del potere di concessione della grazia, attribuzione che e’ stata lesa dal rifiuto, da parte del ministro della Giustizia, di predisporre il relativo decreto di concessione” della grazia ad Ovidio Bompressi “nonche’ di controfirmarlo”.

Secondo il Quirinale, sono stati violati gli articoli 87 della Costituzione (poteri del Capo dello Stato) e 89 (controfirma ministeriale sugli atti del Presidente della Repubblica).

Sfogliando il ricorso si scopre che la determinazione di Ciampi di concedere la grazia della pena detentiva residua a Bompressi risale all’8 novembre, quando ha chiesto al ministro Castelli di inviargli il relativo decreto di grazia per la successiva emanazione. Il Guardasigilli, con una lettera del 24 novembre (quando sali’ a Quirinale per presentare altri tre decreti di grazia, tra cui quello per Mesina), ha risposto di “non poter aderire” alla richiesta, giudicandola “non condivisibile ne’ sotto il profilo costituzionale ne’ nel merito” e sostenendo che la Costituzione “pone in capo al ministro della Giustizia la responsabilita’ di formulare la proposta di grazia”.

Per il Quirinale “il ministro e’ sicuramente titolare di poteri istruttori ma questi non possono che concludersi, al piu’, con una valutazione. In base al principio della leale collaborazione tra le istituzioni - si legge nel ricorso - il ministro della Giustizia esprime il proprio parere al Presidente della Repubblica, al piu’ di pervenite a un provvedimento condiviso. Con la conseguenza che, nel caso in cui tale condivisione non si verificasse anche dopo aver esperito un adeguato confronto sui presupposti (che nel caso di specie, riguardante Ovidio Bompressi, si e’ svolto), la volonta’ prevalente e quindi la decisione finale non possono che essere quelle del titolare del potere costituzionale di grazia e cioe’ il Presidente della Repubblica”.

La decisione della Consulta sul conflitto di attribuzione tra poteri sollevato dal Capo dello Stato - fa notare l’avvocatura generale dello Stato - “oltre a dirimere il conflitto insorto, verra’ ad assumere il precipuo scopo di fare chiarezza definitiva su un punto importante dell’interpretazione della Costituzione, gia’ oggetto di dibattiti dottrinali di grande rilevanza”.

 

GRAZIA: RICORSO CIAMPI, LE DISTINZIONI SU POTERI PRESIDENTE

Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, si chiede oggi come nel ricorso del Capo dello Stato alla Consulta possa essere stato estrapolato il potere di grazia dall’art.87 della Costituzione, che elenca tutti i poteri del presidente della Repubblica. Se la Corte Costituzionale dara’ ragione a Ciampi - argomenta il Guardasigilli - allora verrebbero riconosciuti al presidente “poteri enormi”.

Su questo argomento vi e’ un ampio riferimento nelle pagine 8 e 9 del ricorso che l’Avvocatura generale dello Stato ha presentato alla Consulta per conto di Carlo Azeglio Ciampi.

In quel passaggio si distingue tra atti formali e sostanziali del presidente: nel primo caso la controfirma del ministro “proponente” ha il significato di “assunzione di responsabilita’ politica”, nel secondo la controfirma e’ “un atto dovuto in quanto ha una funzione, per cosi’ dire, notarile”.

 “La dottrina - scrive il vice avvocato generale dello Stato, Ignazio Francesco Caramazza - e’ unanime nel riconoscere che la controfirma ministeriale assume un significato radicalmente diverso a seconda del tipo di atto presidenziale cui viene apposta”. Da una parte ci sono “atti formalmente presidenziali ma sostanzialmente governativi”: costituiscono di gran lunga la maggioranza e tra questi - si legge nel ricorso - ci sono i decreti di emanazione degli atti aventi forza di legge e dei regolamenti, oltre al potere che il Capo dello Stato ha di nominare i funzionari dello Stato. Per questo tipo di atti la controfirma del ministro competente “ha il significato di attestare la effettiva paternita’ dell’atto e la conseguente assunzione di responsabilita’ politica, in quanto il Capo dello Stato si limita ad un mero controllo di legittimita’, oltre che di provenienza”.

Ma esiste anche un altro tipo di atti che spettano al Capo dello Stato, quelli che l’avvocatura generale dello Stato definisce “formalmente e sostanzialmente presidenziali”, per i quali le posizioni del ministro e del presidente “risultano sostanzialmente invertite”. Tra questi atti prettamente presidenziali il ricorso cita la nomina dei giudici costituzionali da parte e dei senatori a vita, l’invio di messaggi alle Camere, la richiesta di riesame di una legge e, appunto, anche il potere di concedere la grazia. “In tali casi - e’ scritto nel ricorso - la controfirma ministeriale si presenta come un atto dovuto, in quanto ha una funzione, per cosi’ dire, notarile, di mera attestazione della provenienza dell’atto da parte del Capo dello Stato, oltre che di controllo della regolarita’ formale”. E’ per queste ragioni che, in base al conflitto sollevato dal Quirinale dinanzi alla Consulta, il ministro Castelli “non puo’ rifiutare” di controfirmare la grazia ad Ovidio Bompressi.

Sara’ in ogni caso la Corte Costituzionale a decidere se confermare o meno questa dottrina “unanime” cui fa riferimento il ricorso del Quirinale. Al momento la data della camera di consiglio per l’ammissibilita’ del conflitto deve essere ancora fissata dal presidente della Consulta, Piero Alberto Capotosti.  Non e’ escluso che i giudici decidano sull’ammissibilita’ il 6 o 7 luglio, che poi e’ l’ultima settimana lavorativa prima della pausa estiva. Una volta decisa l’ammissibilita’ (per i piu’ scontata) del conflitto, questa verra’ comunicata al Quirinale, che avra’ un tempo massimo di 60 giorni per notificare alla controparte il ricorso e la sua ammissione. Dall’avvenuta notifica la controparte, vale a dire il ministro della Giustizia, avra’ 20 giorni di tempo per costituirsi in giudizio quando la Consulta affrontera’ il conflitto nel merito. Castelli ha detto di non aver ancora deciso se si fara’ rappresentare davanti alla Corte. Certo e’ che, se vorra’ farlo, dovra’ rivolgersi a un avvocato del libero foro e non all’avvocatura generale dello Stato.

 

18 giugno 2005 - SOFRI: DUE GIORNI AL MESE NELLA SUA CASA DI FIRENZE

ANSA:

SOFRI: DUE GIORNI AL MESE NELLA SUA CASA DI FIRENZE

HA OTTENUTO PERMESSO SENZA AVERLO CHIESTO

Adriano Sofri, detenuto nel carcere di Pisa per l’ omicidio del commissario Calabresi, gode da qualche tempo del permesso di poter trascorre due giorni al mese nella sua abitazione di Firenze. La notizia e’ trapelata oggi. Il beneficio e’ stato concesso senza che Sofri lo abbia richiesto.

Adriano Sofri sta usufruendo di quanto stabilito dall’ ordinamento penitenziario che prevede, agli articoli 61 e 61 bis, la possibilita’ di ottenere permessi che vengono concessi nell’ ambito del programma rieducativo previsto dallo stesso ordinamento.

Secondo quanto si e’ appreso, dopo un quarto di pena scontata, scatta automaticamente per i detenuti, se non ci sono gravi motivi ostativi, il permesso per andare presso la propria abitazione e Sofri avrebbe gia’ usufruito di piu’ permessi dal gennaio 2005.

 

SOFRI: LA NORMA CHE HA INTRODOTTO I PERMESSI PREMIO

E’ la legge Gozzini che ha introdotto i permessi premio per i condannati che abbiano gia’ scontato parte della pena, abbiano tenuto una buona condotta in carcere e possano vantare una partecipazione attiva ai programmi di trattamento. L’obiettivo principale della normativa e’ facilitare i rapporti con la famiglia, ma anche permettere ai detenuti di soddisfare interessi culturali e lavorativi.

E’ l’articolo 30 ter della legge 354 del 1975 (norme sull’ordinamento penitenziario) a disciplinare nel dettaglio la concessione dei permessi premio: possono essere concessi ai condannati  “che hanno tenuto regolare condotta” (cioe’ che durante la detenzione “hanno manifestato costante senso di responsabilita’ e correttezza nel comportamento personale , nelle attivita’ organizzate negli istituti e nelle ventuali attivita’ lavorative o culturali”)   e che non risultano “socialmente pericolosi”. A provvedere e’ il magistrato di sorveglianza, sentito il direttore dell’istituto. I permessi devono avere “durata non superiore ogni volta a quindici giorni” e servire a “ consentire di coltivare interessi affettivi, culturali o di lavoro”. La durata complessiva  “non puo’ superare quarantacinque giorni in ciascun anno di espiazione”.

L’esperienza dei permessi premio - precisa la disciplina-“e’ parte integrante del programma di trattamento e deve essere seguita dagli educatori e assistenti sociali penitenziari in collaborazione con gli operatori sociali del territorio”.

La concessione dei permessi e’ ammessa nei confronti dei condannati all’arresto o alla reclusione non superiore a tre anni”; dei condannati alla reclusione superiore a tre anni, dopo l’espiazione di almeno un quarto della pena. Un tetto che sale ad almeno la meta’ della pena (ma non oltre i dieci anni) per i responsabili di gravi delitti, come l’associazione per delinquere di stampo mafioso. Il permesso premio puo’ essere concesso anche ai condannati all’ergastolo, dopo l’espiazione di almeno dieci anni.

Il provvedimento sui permessi premio puo’ essere impugnato davanti al tribunale di sorveglianza.

 

SOFRI: LA PRIMA VOLTA FUORI DAL CARCERE NELL’AGOSTO 2004

Il primo permesso per uscire dal carcere usato da Adriano Sofri risale all’ agosto dello scorso anno, quando l’ ex leader di Lc, condannato per l’ omicidio del commissario Luigi Calabresi, chiese e ottenne di poter recarsi al comune di Pisa per avere la sua carta di identita’. In quella occasione Sofri utilizzo’ i due giorni di permesso anche per trascorrere una giornata al mare, a Marina di Pisa.

Nel febbraio dello stesso anno aveva chiesto un permesso per partecipare ad una iniziativa culturale, organizzata dal duomo di Milano, alla quale era stato invitato. Le polemiche insorte in quella occasione suggerirono a Sofri di ritirare la sua richiesta di permesso.

Dopo la prima “uscita” dell’ agosto del 2004 ne sono seguite altre, tra cui le piu’ recenti per partecipare ad una manifestazione in ricordo di Giorgio Gaber a Pisa, e, alla fine dell’ aprile scorso, per assistere all’ inaugurazione del maggio musicale fiorentino.

 

SOFRI: LE SENTENZE PER L’EX LEDER DI LOTTA CONTINUA

La vicenda giudiziaria di Adriano Sofri (e di Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani) condannato in via definitiva per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi, va avanti ormai da 17 anni (l’arresto e’del 28 luglio 1988), mentre dall’ uccisione del commissario Calabresi (17 maggio 1972) sono passati quasi 33 anni. Queste le sentenze che hanno riguardato l’ex leader di Lotta Continua, Bompressi e Pietrostefani:

2 maggio 1990: Sofri, Bompressi e Pietrostefani sono condannati a 22 anni, Marino ad 11 anni.

12 luglio 1991: la prima Corte d’ Assise d’ appello conferma la sentenza di primo grado.

23 ottobre 1992: la Cassazione annulla la precedente sentenza e rinvia gli atti alla Corte d’ Assise d’ appello di Milano.

21 dicembre 1993: la seconda Corte d’ Assise d’ appello di Milano assolve Pietrostefani, Bompressi e Marino e per effetto estensivo anche Sofri che non ha presentato appello.

27 ottobre 1994: la Cassazione annulla la sentenza d’ assoluzione.

11 novembre 1995: la terza Corte d’ Assise d’ appello condanna Sofri, Bompressi e Pietrostefani a 22 anni, mentre a Marino e’ riconosciuta la prescrizione del reato.

22 gennaio 1997: la Cassazione respinge tutti i ricorsi.

18 marzo 1998: la Corte d’ appello di Milano respinge la

richiesta di revisione.

6 ottobre 1998: la Cassazione annulla l’ordinanza di Milano e rinvia alla corte d’appello di Brescia la decisione.

1 marzo 1999: anche la corte d’appello di Brescia respinge la revisione.

27 maggio 1999: la Cassazione annulla l’ ordinanza di Brescia, rinviando la decisione alla Corte d’ appello di Venezia.

24 gennaio 2000: Venezia rigetta la richiesta di revisione e conferma la condanna. Sofri torna in carcere, Bompressi si costituisce il 7 marzo e il 29 marzo ottiene il differimento per motivi di salute. Pietrostefani resta latitante, forse in Francia.

5 ottobre 2000: la prima sezione penale della Corte di Cassazione rigetta il ricorso e la condanna diventa definitiva.

11 giugno 2003: la corte europea dei diritti dell’ uomo respinge, perche’ ‘irricevibile’, il ricorso di Sofri, Bompressi e Pietrostefani che chiedevano la revisione del processo denunciando una violazione nei loro confronti del diritto ad un processo equo sancito dall’articolo 6 della convenzione europea dei diritti umani.

 

SOFRI: ‘LIBERO’ COL PALLONE IN ATTESA DI UN LAVORO

AVV. MENZIONE, DA AUTUNNO USUFRUISCE DEI PERMESSI

Da tempo Adriano Sofri usufruisce di permessi premio che gli consentono di uscire dal carcere don Bosco di Pisa. Per adesso sono due giorni al mese - ha confermato l’ avvocato Ezio Menzione, che ha tutelato l’ ex leader di Lotta Continua - e ne gode dall’ autunno scorso.  Spesso “l’ abbiamo incontrato a Pisa, magari a mangiare qualcosa fuori con gli amici, o a fare quattro passi”.

La notizia di Sofri a Cavriglia (Arezzo) che prende parte ad una partita di calcio benefica, e’ letteralmente esplosa nel pomeriggio. Le voci a quel punto si sono accavallate: e’ liberta’ vigilata, no e’ in permesso premio, ancora no, si tratta dei permessi previsti dalla Gozzini. Piu’ tardi spunta anche la voce di un ‘incarico’ alla Normale.

Ma Menzione non si mostra affatto meravigliato della ‘trasferta’ di Sofri nell’ aretino: e’ tranquillo quando afferma che “non e’ una novita’. Dalla fine del 2004, racconta, Sofri gode di permessi. Due giorni al mese. Prima poteva solo rimanere a Pisa, in citta’, poi il provvedimento del magistrato di sorveglianza e’ stato ampliato e ora puo’ uscire dal pisano e recarsi anche fuori comune. A Tavarnelle, per esempio, a casa sua. O anche a Cavriglia a giocare una partita di pallone”.

La concessione dei benefici “e’ prevista in via fissa dopo che il condannato abbia scontato un terzo della pena - ha aggiunto Menzione -. Quindi basta fare due calcoli: senz’ altro posso dire con certezza che di questi permessi Sofri ne gode da almeno 10 mesi. Lo abbiamo visto spesso in giro per Pisa, tante volte. E si e’ anche recato a teatro”. Come quella sera che  si reco’ al Verdi di Pisa per assistere a ‘L’ illogica allegria - Per Gaber senza Gaber’. Una serata di beneficienza organizzata da Sandro Luporini  e Sergio Staino, alla quale Sofri partecipo’ assieme ad altri detenuti del carcere don Bosco.

Ma non solo calcio e nemmeno solo svago anche se ‘impegnato’.  Sofri, con tutta probabilita’, godra’ di un altro beneficio previsto dall’ ordinamento giudiziario. Potra’, se il giudice di sorveglianza dara’ parere favorevole, lavorare all’ esterno.  Anche in questo caso la notizia esce dal ‘giro’ calcistico di Cavriglia dove Sofri questo pomeriggio non solo ha partecipato alla partita, ma e’ anche andato a fare quattro chiacchiere con l’ ex sindaco - e suo amico personale - Enzo Brogi.

E anche in questo caso le notizie, piu’ o meno vere, si intrecciano. Ma alla fine esce fuori la cosa vera: Sofri potra’ lavorare alla Normale di Pisa, l’ istituto di eccellenza del circuito universitario nazionale.

“So che il giudice di sorveglianza sta vagliando la possibilita’ di concedere a Sofri il lavoro all’ esterno - ha detto Menzione -. Ma non posso dirvi niente di piu’. Credo sia alla Normale, la sua ‘vecchia’ scuola”. Anche in questo caso, si tratta di un beneficio previsto dall’ ordinamento penitenziario.

 

SOFRI: ‘LIBERO’ PER UN GIORNO,CALCIATORE PER BENEFICENZA

PARTITA TRA ARTISTI TOSCANI E CONSIGLIERI REGIONALI

Adriano Sofri questo pomeriggio e’ “libero” a Cavriglia. Libero perche’ ci e’ arrivato senza agenti di scorta; libero perche’ e’ sceso in campo, a sorpresa, nello stadio della cittadina valdarnese giocando in questo ruolo nella partita di calcio che vede di fronte la Tnt Artisti toscani e la squadra dei consiglieri regionali.

Sofri e’ arrivato a Cavriglia alle 17.30 a bordo di una Saab blu guidata da un familiare. Non ha rilasciato dichiarazioni, ma alla domanda se lo soddisfaceva il ruolo da lui ricoperto in campo, da lontano ha precisato: “in realta’ io gioco da mezzo libero”.

Per l’ occasione, considerata la natura della manifestazione, Sofri ha ottenuto il nulla osta per trascorrere il pomeriggio a Cavriglia, chiamato direttamente da Enzo Brogi, storico sindaco del comune, adesso consigliere regionale, presidente della Tnt e da oltre 30 anni amico personale dell’ ex leader di Lotta continua.

L’ iniziativa di beneficenza e’ stata promossa per raccogliere fondi in favore di Ucodep, organizzazione non governativa che realizza pozzi per le scuole della provincia di Phu Tho in Vietnam.

 

SOFRI: 11 MINUTI IN CAMPO, FOTO VICINO A GIUDICE AREZZO

Ha giocato undici minuti, ha toccato tre palloni, due di piede e uno di mano (fallo laterale) e nella foto di gruppo, prima del fischio di avvio, era vicino a Cosimo Crolla, giudice del tribunale di Arezzo e suo compagno di squadra nella TnT - Artisti toscani.

Questi i numeri del ‘calciatore Sofri’ che sulla maglia porta il 61, i suoi anni quando fu ‘tesserato’ nel 2003 dal presidente della squadra, il consigliere regionale Enzo Brogi.

Sofri non ha giocato da libero come annunciato, anche perche’ la squadra avversaria, quella dei consiglieri regionali, aveva un attacco veloce e potente.

Scarpini nuovi di zecca e maglia fuori dai pantaloncini, l’ ex leader di Lotta Continua ha mostrato, per l’ eta’ e lo scarso allenamento, un discreto comportamento atletico. Nessun contrasto, nessuna caduta. Corsa a passi rapidi, ma di breve durata: “Sono abituato - ha detto uscendo - ad allenarmi in spazi molto stretti”.

Gentile e cortese con chiunque lo ha avvicinato, ha declinato con decisione ogni richiesta di intervista anche se solo legata alla partita di oggi e ai suoi scopi umanitari (finanziare tramite la ong Ucodep pozzi per dare acqua potabile a scuole di una provincia vietnamita).

Per Sofri e’ stata una ‘rimpatriata’ in mezzo a tanti amici nuovi e quelli di un tempo. L’abbraccio non e’ mancato da alcuno dei suoi compagni di squadra con i quali Sofri e’ al terzo impegno (gli altri due si sono disputati all’interno del carcere Don Bosco di Pisa). Calorosi i saluti con Pelu’, con Pupo, con Novello Novelli, con Franco Baldini, d.s. della Roma. Ma anche dagli avversari consiglieri regionali, a cominciare dal presidente Riccardo Nencini.

All’ intervallo, con il risultato sullo 0-0, Sofri si e’ avvicinato con l’inseparabile Enzo Brogi alle tribune per salutare un pubblico plaudente. Poi nel secondo tempo, forse aspettando una nuova chiamata in campo che non e’ mai arrivata, e’ rimasto in panchina partecipando come un tifoso alle azioni di gioco. Quando l’ arbitro Bizzarri ha mandato tutti sotto la doccia, Sofri ha capito che per lui il “capitano padrone” Piero Pelu’ aveva emesso il giudizio di “volenteroso, ma purtroppo fuori forma”.

 

SOFRI: AVV MENZIONE PRECISA, FUORI PER DUE GIORNI AL MESE

Adriano Sofri usufruisce di due giorni di permesso al mese dall’ autunno scorso, ma solo da poche settimane il provvedimento, adottato dal giudice di sorveglianza, ha avuto un ampliamento: se Sofri prima poteva uscire dal carcere per due giorni al mese ma doveva rimanere nell’ ambito geografico della citta’ di Pisa, adesso e’ ‘caduto’ l’ obbligo di rimanere in citta’ e puo’ uscire dai suoi confini.  Lo ha precisato l’ avvocato Ezio Menzione, che ha difeso Sofri assieme all avvocato Alessandro Gamberini.

Menzione, raggiunto per telefono, ha specificato che per il momento Adriano Sofri gode “di due giorni di permesso al mese” e che “sta usufruendo di questi permessi ormai da mesi, credo dall’ autunno scorso. Spesso infatti l’ abbiamo incontrato a Pisa. Ma se prima doveva rimanere a Pisa, adesso puo’ raggiungere anche Tavarnelle (Firenze), dove vive”.

 

SOFRI: POTREBBE LAVORARE PRESSO BIBLIOTECA NORMALE PISA

Adriano Sofri, nel momento in cui il giudice di sorveglianza dara’ parere favorevole ad una attivita’ lavorativa fuori dal carcere, potra’ lavorare presso la biblioteca della Scuola Normale di Pisa, istituto di cui e’ stato allievo negli anni Sessanta. E’ escluso, invece, contrariamente a quanto si era appreso in un primo momento, che possa avere un incarico di docenza alla stessa Normale.

 

SOFRI: PROBABILE DOCENZA A NORMALE PISA

Adriano Sofri potrebbe diventare docente alla Normale di Pisa, una una delle piu’ alte istituzioni universitarie italiane. L’ ex leader di Lotta continua, secondo quanto si e’ appreso, potrebbe infatti ottenere un permesso permanente per andare ad insegnare.

In questo senso, presso il giudice di sorveglianza competente, sarebbe pendente una pratica nella quale si ipotizza proprio l’ affidamento di un incarico a Sofri alla Normale.

 

19 giugno 2005 - SOFRI: ALLA NORMALE LAVORERA’ NELLA TORRE DEL CONTE UGOLINO

ANSA:

SOFRI: ALLA NORMALE LAVORERA’ NELLA TORRE DEL CONTE UGOLINO

Una delle sedi della biblioteca della Scuola Normale di Pisa, quella dove Adriano Sofri ha chiesto di andare a lavorare come archivista, e’ nella antica Torre del conte Ugolino, il nobile pisano condannato a morire di fame insieme ai suoi figli. Conosciuta come la Torre della Fame, l’antica struttura, di cui rimangono le mura, e’ stata inglobata nel Palazzo dell’Orologio, in piazza de’ Cavalieri, sede della biblioteca di lettere.

La Normale ha tre sedi per la propria biblioteca, che conta 800mila volumi ed e’ la piu’ grande, a scaffale aperto, d’Europa, oltre a migliaia di microfilm a disposizione dei normalisti, ma quella nella Torre della Fame, ristrutturata negli anni Ottanta, e’ la principale. L’ edificio e’ proprio davanti al palazzo della Scuola: in una di quelle aule Adriano Sofri, che ha studiato alla Normale, fu protagonista di un famoso “duello” dialettico nei primi anni Sessanta con l’ allora segretario del Pci Palmiro Togliatti. Sofri lo interruppe contestando alcune tesi esposte dal politico, il quale lo apostrofo’ dicendogli: “Provateci voi allora, a fare la rivoluzione”. “Ci provero’, ci provero”” fu la risposta di Sofri. Piazza de’ Cavalieri e’ legata alla vicenda di Sofri anche per motivi piu’ recenti: nel 1997 fu teatro di una manifestazione alla quale parteciparono migliaia di persone per chiedere la liberazione dell’ ex leader di Lc condannato per l’ omicidio del commissario Luigi Calabresi.

Non ancora precisato, secondo quanto emerso, di cosa in particolare si occupera’ Sofri come archivista. La decisione, una volta ottenuta l’autorizzazione al lavoro esterno al carcere, dovrebbe essere presa con la direttrice e il prorettore della biblioteca, Michele Giriberto. Puo’ darsi che l’ex leader di Lc venga incaricato di catalogare e ordinare i libri di Sebastiano Timpanaro e di Eugenio Garin, fra i fondi privati di pregio accolti negli ultimi tempi dalla biblioteca della Normale.

 

SOFRI: CASTELLI, NOI STIAMO CON ABELE CHE E’ CALABRESI

PONTIDA (BERGAMO), 19 GIU - “Noi stiamo con Abele che e’ Calabresi”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, parlando dal palco di Pontida subito dopo Umberto Bossi.

“Oggi - ha proseguito - si vuole liberare Caino. Tutti i poteri forti sono in campo a sostegno del loro mondo al contrario”. “Il mondo della sinistra e dei masso-comunisti vuol far tornare in liberta’ anche chi ha ucciso. Io e la Lega non siamo d’accordo”.

Nel suo intervento il ministro Castelli non ha mai citato per nome Adriano Sofri ma in un passaggio ha sottolineato: “Quando e’ uscita la notizia che avrebbe potuto ottenere la grazia, Caino ha scritto che era ora e che era un suo diritto. Questa e’ la mentalita’ di quelli di sinistra”.

 

SOFRI: CASTELLI, NON FIRMERO’ MAI ATTO GRAZIA

IL MINISTRO A PONTIDA, NOI STIAMO CON ABELE

“Non firmero’ mai l’atto di grazia” per Adriano Sofri. Dall’happening leghista di Pontida, il ministro della giustizia Roberto Castelli torna a ribadire il suo categorico no alla concessione del provvedimento di clemenza per l’ex leader di Lotta Continua, auspicato da un ampio schieramento politico che include anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e quello del consiglio Silvio Berlusconi.

E proprio a quest’ultimo sembra esser rivolto il messaggio del Guardasigilli, dopo la decisione del capo dello Stato di ricorrere alla Corte Costituzionale affinche’ definisca chiaramente a chi appartiene il potere di concedere la grazia stabilito dall’articolo 87 della Costituzione. Una questione sollevata da Ciampi relativamente al caso di Ovidio Bompressi - l’altro esponente di Lotta Continua condannato assieme a Sofri e Pietrostefani per l’omicidio Calabresi - per superare l’impasse generata proprio dal ripetuto no di Castelli e che avra’ in ogni caso evidenti ripercussioni sulla vicenda Sofri.

“Lungi da me coartare le azioni di chicchessia - ha detto Castelli - ma, se qualcuno vuole prendere decisioni, ciascuno deve prendere la propria responsabilita’ davanti al popolo. Fino a quando avro’ la responsabilita’ di questo atto non lo firmero”. Il Guardasigilli ha precisato che da parte sua non c’e’ pero’ alcun attacco nei confronti del presidente della Repubblica, ne’ problemi nei rapporti con l’inquilino del Colle.  “I miei rapporti con Ciampi sono ottimi - ha spiegato -. Io non ho attaccato nessuno e la mia posizione in materia e’ talmente dentro la Costituzione che bisogna ricorrere alla Corte per decidere”.

“Noi stiamo con Abele, che e’ Calabresi - ha poi proseguito Castelli dal palco di Pontida - Oggi si vuole liberare Caino.  Tutti i poteri forti sono in campo a sostegno del loro mondo al contrario. Il mondo della sinistra e dei masso-comunisti vuol far tornare in liberta’ anche chi ha ucciso. Io e la Lega non siamo d’accordo”. E poi, direttamente rivolto ad Adriano Sofri, anche senza mai citarlo: “Quando e’ uscita la notizia che avrebbe potuto ottenere la grazia, Caino ha scritto che era ora e che era un suo diritto. Questa e’ la mentalita’ di quelli di sinistra”.

Non condivide la posizione di Castelli il sottosegretario alla Giustizia Luigi Vitali. “Rispetto la posizione del ministro Castelli sulla questione della grazia per Adriano Sofri, ma non la condivido. Io al suo posto avrei controfirmato il decreto del presidente della Repubblica”, ha detto, aggiungendo che “quella del ministro e’ una decisione personale e non una decisione collegiale del Governo”. Per il vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, il verde Paolo Cento, Castelli farebbe bene ad “aspettare in silenzio e con rispetto la decisione della Corte Costituzionale” anziche’ continuare a “predicare l’ ostruzionismo istituzionale contro ogni possibilita’ di concedere la grazia”. Cento parla di “stumentalizzazione politica, con il chiaro intento propagandistico ed elettorale” piuttosto che “una piena adesione al dettato della Corta Costituzionale”.

Adriano Sofri, dal canto suo, continua a tacere sulla questione grazia: la sua attenzione sembra, in questo momento, piu’ rivolta all’ imminente decisione del magistrato di sorveglianza, che potrebbe aprirgli le porte ad un lavoro nella biblioteca della Normale di Pisa.

 

20 giugno 2005 - SOFRI: VIA LIBERA GIUDICE SORVEGLIANZA A LAVORO ESTERNO

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SOFRI: VIA LIBERA GIUDICE SORVEGLIANZA A LAVORO ESTERNO

DOMANI O MERCOLEDI’ INIZIERA’ INCARICO BIBLIOTECA NORMALE PISA

Il giudice di sorveglianza di Pisa, secondo quanto si e’ appreso, ha dato la sua autorizzazione al lavoro esterno, presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, per Adriano Sofri, condannato a 22 anni di carcere per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi.

Gia’ da domani o da mercoledi’ prossimo l’ex leader di Lc dovrebbe prendere servizio, con un incarico per la biblioteca della Scuola Normale di Pisa.

Sempre secondo quanto si e’ appreso, Sofri si occupera’ della catalogazione di alcuni fondi privati, fra cui quelli di Sebastiano Timpanaro ed Eugenio Garin, che di recente hanno arricchito la bibliotea della Normale che, con i suoi 800mila volumi, e’ la piu’ grande, a scaffale aperto, d’Europa.

 

SOFRI: UN LAVORO FUORI CARCERE NELLA SUA VECCHIA SCUOLA

(di Paola Catani)

Un lavoro fuori dal carcere, nella scuola di cui fu allievo oltre 40 anni fa.

Adriano Sofri, 63 anni il prossimo primo agosto, gia’ da domani, o forse da mercoledi’, potra’ uscire dal Don Bosco di Pisa, l’istituto penitenziario dove e’ detenuto, per lavorare alla  biblioteca della Scuola Normale Superiore di Pisa, tornando poi a dormire in carcere. Il giudice di sorveglianza di Pisa ha dato il via libera al lavoro esterno per l’ex leader di Lotta Continua, condannato a 22 anni di reclusione, con sentenza divenuta definitiva nel 2000, per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi, avvenuto il 17 maggio 1972 a Milano.

Sofri ha gia’ scontato un terzo della pena, condizione imprescindibile per l’applicazione dell’ articolo 21 dell’ordinamento penitenziario che regola il lavoro esterno al carcere. L’impiego lo ha poi trovato nella sua vecchia scuola, la Normale, dove, per le sue competenze specifiche, avra’ un incarico nella biblioteca, la piu’ grande d’Europa a scaffale aperto con i suoi 800mila volumi, ampliatasi di recente grazie ad alcuni fondi privati di pregio, come quelli di Sebastiano Timpanaro e di Eugenio Garin. Di questi fondi privati si occupera’ proprio l’ex leader di Lotta Continua: un lavoro di studio e di catalogazione di libri, non al pubblico, nel Palazzo dell’Orologio, sede della biblioteca di lettere, in piazza de’ Cavalieri. Il Palazzo e’ famoso per contenere le mura perimetrali della Torre della Fame, quella in cui il conte Ugolino della Gherardesca fu condannato a morire di stenti insieme ai suoi figli.

Sofri per tre anni e’ stato un normalista, cosi’ si definiscono gli studenti della Scuola, centro di formazione e ricerca fondato da Napoleone nel 1810 come succursale dell’Ecole Normale Superieure di Parigi. Un istituto d’eccellenza dove si accede per concorso, una “scuola d’elite a base egualitaria” la definisce il suo direttore Salvatore Settis, che fra i suoi ex allievi annovera presidenti della Repubblica come Giovanni Gronchi e Carlo Azeglio Ciampi, premi Nobel come Giosue’ Carducci, Enrico Fermi e Carlo Rubbia, oltre a politici come Massimo D’Alema e Enrico Mussi.

Agli inizi degli anni Sessanta l’allora futuro leader di Lotta Continua, che sarebbe nata nel 1969 dalle ceneri de “Il Potere operaio” di Pisa, era uno studente della Classe di lettere e fra i suoi maestri aveva lo storico Delio Cantimori.  Ma la sua carriera alla Normale, dove era approdato da Trieste, sua citta’ natale, si concluse nel 1963. Fu espulso, dopo essere stato protagonista anche di un famoso “duello” dialettico con l’ allora segretario del Pci Palmiro Togliatti. Quest’ultimo era stato invitato a parlare alla Normale. L’allora ventunenne Sofri lo interruppe contestando alcune tesi esposte dal politico.  Togliatti lo apostrofo’ dicendogli: “Provateci voi allora, a fare la rivoluzione”. “Ci provero’, ci provero”” fu la risposta di Sofri.

 

21 giugno 2005 - SOFRI: IL PRIMO GIORNO DEL BIBLIOTECARIO ADRIANO

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SOFRI: IL PRIMO GIORNO DEL BIBLIOTECARIO ADRIANO

(dell’ inviata Chiara Carenini)

Liberta’ si chiama Normale, la scuola della liberta’ intellettuale, ‘l’ isola liberale di tolleranza’, l’ ‘innocenza di Giovanni Gentile’. Adriano Sofri, detenuto, oggi e’ qui: nella sua vecchia scuola ha trovato un ufficio che non ha sbarre tra la finestra e il cielo e, soprattutto, non ha limiti d’ impegno. Art. 21, lavoro esterno, che per l’ ex leader di Lc significa schedare, fare l’ inventario e catalogare le donazioni Garin (14 mila tra volumi, incunaboli, secentine e cinquecentine) e Timpanaro (7000 volumi). Dieci ore di lavoro al giorno, 800 euro di stipendio, l’ aria rarefatta della Scuola per eccellenza, quella che ha formato tra gli altri Carlo Azeglio Ciampi.

Palazzo della Carovana, Vasari lo ripenso’ nel ‘500 con grande successo. Da sempre la Normale sta’ li’, in piazza dei Cavalieri, parte di un’ ellisse. Queste scale, difese da Cosimo de’ Medici, Adriano Sofri, dopo il sopralluogo di ieri, le ha salite stamani per la seconda volta, primo giorno di lavoro all’ esterno. Primo giorno da impiegato in una biblioteca che per molti studiosi e’ un grande punto di riferimento.

E se fuori c’ e’ “rumore - dice il prorettore dell’ archivio e della biblioteca professor Michele Ciliberto, sprofondato in una poltrona del suo ufficio dove, nel ‘600, stavano i guardiani -, che vi devo dire, passera’. Sofri e’ stato chiamato perche’ ha competenze specifiche, e’ un normalista. E la Scuola Normale ha una grande capacita’ di re-attrazione dei sui ex allievi”.

Sofri era qui, nel 1963. Poi lo beccarono con la sua futura moglie in stanza e scattarono le rigide regole della Scuola: venne espulso. Altro che querelle con Togliatti, altro che scarso rendimento: venne buttato fuori per amore.

Primo giorno di lavoro, prima riunione operativa tra Sofri e il professor Ciliberto, lui che di Garin fu allievo, poi assistente, poi sostituto alla cattedra. Ciliberto ha, di Garin, l’ assoluta serenita’ intellettuale: “Fuori urlano, urlano, ma prima o poi si stancheranno - dice alludendo alle critiche sull’ incarico affidato a Sofri -. Ricordate l’ etica della responsabilita’ di Weber?”.

Mentre Ciliberto parla, Sofri lavora: e’ inavvicinabile, perche’ vigono le regole ferree del carcere. Anche qui, tra queste mura pesanti. E’ “stanco del ‘rumore’ Adriano Sofri - dice ancora Ciliberto -, ma sereno”. La sua stanza affaccia sulla chiesa in ristrutturazione. Una stanza con la finestra grande, con tanti libri e tanto spazio. Quello spazio che non ha in cella. “Adesso per Sofri le cose sono paradossalmente peggiorate - ha detto Franco Corleone, ex sottosegretario alla giustizia, che gli ha reso visita in ufficio -. Ora, nella sezione dei semiliberi, dove Sofri tornera’ a dormire la sera, trovera’ una cella piccolissima, senza aria, con una ‘turca’ a vista, un piccolo lavandino e centinaia di zanzare”. E’ l’ ex sezione delle ‘punizioni’ del carcere Don Bosco di Pisa.

Primo giorno, chissa’ se c’ era emozione nell’ ex leader di Lc. Quando ha salito le scale, verso le 9, non ha parlato con i cronisti che lo aspettavano. Ha sorriso pero’, ed e’ entrato veloce dalla porta che immette in un’ atmosfera diversa. Senza tempo, si direbbe. Pochi passi, le scale, il corridoio con gli stemmi di legno dipinto che ti fanno stare con il naso in su, il suo ufficio. Ha lavorato sodo: non e’ sceso nemmeno a mensa, quella interna alla Scuola, che prepara i pasti per i professori, gli studenti, gli impiegati.

Palazzo della Carovana, ex Palazzo degli Anziani e’ il centro di eccellenza della cultura italiana, oggi e’ anche il centro dell’ attenzione dei media. “Rumore - dice ancora Ciliberto - rumore che prima o poi finira””.

 

SOFRI: HO PASSATO GIORNATA A CORREGGERE BOZZE, GRANDE TESTO

ALLE 19 CONCLUSA LA PRIMA GIORNATA DI LAVORO ALLA NORMALE

“Ho passato tutto il giorno a correggere bozze di un libro edito dalla Normale che si intitola ‘Skemata’. Interessantissimo, un grande lavoro”. Cosi’ Adriano Sofri, al termine della sua prima giornata di lavoro alla Normale di Pisa.

Sofri, alle 19 in punto, e’ uscito dall’ istituto e si e’ incamminato da solo a piedi verso il carcere Don Bosco dove trascorrera’ la notte.

Sereno, stanco, ma rilassato nel volto, Adriano Sofri e’ uscito sorridente dalla Normale dopo aver salutato la signora dell’ingresso con un “ci vediamo domani”. Scortato dal capo ufficio stampa della Normale, Sofri ha detto ai numerosi giornalisti “non vi agitate, io non ho fretta, ma non vi dico nulla”.

Il libro di cui ha corretto le bozze, ha precisato dopo aver scherzato con un fotografo, “e’ di Maria Luisa Catoni e ho imparato un sacco di cose. Un lavoro formidabile. Ci vediamo”.  Con una borsa nera su una spalla, Sofri ha imboccato via Consoli del Mare per recarsi nuovamente al don Bosco.

 

SOFRI: TRA I ‘NORMALISTI’ 40 ANNI DOPO

DIRETTORE SETTIS, TUTTO E’ TRANQUILLO

(dell’ inviato Domenico Mugnaini)

“Tutto e’ tranquillo”. Il direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, Salvatore Settis, minimizza la novita’ che, non fosse altro per la presenza di giornalisti e fotografi davanti all’ingresso, ha “sconvolto” l’istituto d’eccellenza e rimanda al suo portavoce Massimiliano Tarantino ogni ulteriore commento.

“Minimizzare” sembra essere la parola d’ordine per studenti e professori perche’, come ricorda proprio Tarantino, usando le parole del direttore “la Normale e’ una scuola d’elite su base egualitaria”. Tradotto: nel Palazzo della Carovana si entra solo se sei dotato di “talento” speciale. Anche Sofri, 40 anni fa, c’era entrato e quando questa mattina ha salito nuovamente le scale che danno su Piazza dei Cavalieri, lo ha fatto, nel nome “di quella tolleranza e apertura di pensiero” che alla Scuola si “respira”. E lo ha fatto a dispetto di “tutto il rumore che e’ stato caricato da qualche eccesso di contrasto politico - spiega il presidente dell’associazione dei normalisti, Franco Montanari, ordinario di letteratura greca all’Universita’ di Genova - e che, personalmente, penso sia stato visto anche con molta rozzezza istituzionale”.

Montanari spiega di non voler entrare nel merito della vicenda processuale, “non ne ho ne’ il titolo ne’ la competenza”, ma da un punto di vista “morale e culturale - aggiunge - penso sia del tutto giusto il reinserimento nel lavoro e nella societa’ dei detenuti”. Personalmente non conosce Sofri, ma non esclude di incontrarlo: “penso sia una persona che ha cose da dire”. Presidente onorario dell’ Associazione e’ il Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi. Forse i suoi richiami continui alla tolleranza e all’ uguaglianza, hanno radici anche negli studi che ha fatto alla Normale. Un istituto dove spesso sono stati anticipati i grandi movimenti che hanno attraversato il secolo scorso. “Ne puo’ essere una prova - conclude Montanari - la stessa vicenda, ormai famosa, dello “scontro” tra Sofri e l’allora segretario del Pci Palmiro Togliatti. Quasi un’anticipazione di quello che sara’ il movimento del ‘68”.

Se i docenti non parlano, qualche studente e’ invece piu’ disponibile. Secondo Gabriele Allegro, 23 anni, di Alessandria, al quarto anno di Lettere, “per la serenita’ dell’ambiente, e di Adriano Sofri, mi auguro che cali presto il silenzio su tutta la vicenda”, ma Gabriele e’ anche convinto che “sara’ un collaboratore d’eccezione per la sua esperienza umana e intellettuale”. Tra i frequentatori della biblioteca, c’e’ anche chi non e’ proprio della stessa opinione, o comunque considera quello concesso a Sofri, un “privilegio” che gli e’ stato concesso “per motivi politici”, e che “ad un detenuto qualunque - spiega Roberta Zanella, laureanda in beni culturali - certamente non sarebbe mai stato concesso”. Lei non e’ una “normalista” ma frequenta la biblioteca. Il suo giudizio e’ netto, “trovo tutto questo scandaloso e non da un punto di vista culturale o morale, ma solo politico”.

Quasi rispondendo indirettamente anche a lei, Tarantino ricorda che la Scuola e’ “un’istituzione pubblica” dove, tutti gli studenti, una volta entrati, hanno vitto e alloggio e tasse universitarie pagate, “perche’ qui lo Stato accoglie l’elite”.  E qui, da oggi, e’ tornato a lavoro anche il detenuto Adriano Sofri che, come ha detto il sindaco di Pisa Paolo Fontanelli, “certamente continuera’ a dare il suo importante contributo per la crescita della societa’ civile”.  

 

SOFRI: ESPULSO DA NORMALE IN ‘63, SORPRESO CON FUTURA MOGLIE

Adriano Sofri venne espulso dalla Scuola Normale di Pisa nel 1963 non per la sua querelle con Filippo Togliatti ne’ per un presunto scarso rendimento (la permanenza alla Normale e’ subordinata a una media di libretto di 27): venne sorpreso nella stanza del collegio con la ragazza che poi divenne sua moglie.

Il particolare e’ stato svelato oggi, primo giorno di lavoro di Sofri, e si e’ cosi’ appreso il motivo che costrinse la direzione della Normale a espellere lo studente Sofri che pure si laureo’ col professor Saitta nel 1964. Negli anni ‘60 la Normale aveva, infatti, al suo interno collegi rigorosamente separati.

 

21 giugno 2005 – SOFRI: DAI GIORNALI

“La Stampa”

OTTIENE IL SI’ DAL GIUDICE PERCHE’ HA SCONTATO UN TERZO DI PENA

Sofri esce dal carcere

Lavora in biblioteca nella «sua» Normale

E’ tornato nella Scuola da cui era stato espulso dopo una lite con Togliatti

Non è a contatto con il pubblico, ogni sera alle 19.30 il rientro in cella

PISA

Il detenuto Adriano Sofri è uscito ieri per il suo primo giorno di lavoro, ma la notte la trascorrerà ancora in carcere, al Don Bosco di Pisa, dove deve rientrare tutte le sere alle 19,30. Sofri, 63 anni il primo agosto, ha già scontato un terzo della pena, e per questo - come altri detenuti nelle sue condizioni - può «essere ammesso al lavoro esterno» come recita l’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario. Il giudice di sorveglianza di Pisa ha dato il via libera al lavoro esterno per l’ex leader di Lotta Continua, condannato a 22 anni di reclusione, con sentenza d