| Mercoledì 1 Marzo 2000 |
di FABRIZIO RIZZI
MILANO - Un aereo dei servizi segreti
italiani aspettò a lungo, sulla pista di Beirut, il rilascio di
prigionieri, come avevano chiesto le Brigate rosse, in cambio della vita
di Aldo Moro. Alcuni generali dei servizi si prestarono per quest’operazione
salvezza, ma poi vennero destituiti e mandati in pensione. Sono questi
i passi salienti di un’intervista rilasciata al «Messaggero»
da "Carlos", conosciuto come lo "Sciacallo", in cui oltre agli scenari
di novità vengono lanciati messaggi obliqui, senza offrire opportuni
riscontri anche su personaggi al di sopra di ogni sospetto. Il suo vero
nome è Vladimir Ilich Ramirez Sanchez, 51 anni, ed è stato
negli anni ’70 e ’80 la «primula rossa» del terrorismo internazionale,
accusato di ben 83 delitti, fra cui l’attentato alla sede Opec di Vienna,
eclatanti omicidi, ed ora è in prigione, alla «Santé»
di Parigi. L’intervista è avvenuta, attraverso domande scritte con
risposte in inglese, tramite l’avvocato Sandro Clementi, che fa parte del
collegio internazionale di difesa.
Secondo "Carlos", di cui recentemente
la Commissione stragi ha chiesto la disponibilità a un interrogatorio,
le Br sono ancora in fase «operativa». Nel caso Moro afferma,
ma non è appurato, che i terroristi avevano progettato il sequestro
di tre persone, ma poi ne rapirono soltanto una, ossia lo statista Dc.
E che a Milano si tentò una riunione tra «rivoluzionari stranieri»
per cercare una trattativa con uomini dello Stato, ma ci fu un blitz della
polizia che aveva già identificato questi terroristi, i quali sfuggirono
per un soffio alla cattura. E sulla strage di Bologna fa balenare l’ipotesi
che la bomba fosse diretta a colpire un «compagno». Ma tutte
queste rivelazioni necessitano di verifiche accurate e di attente valutazioni
per essere giudicate perfettamente credibili.
Lei ha detto che Aldo Moro poteva
essere salvato. Perchè sostiene questa tesi, che cosa conosce della
vicenda?
«Le Brigate rosse sono state
molto attente a preparare l’operazione Moro. Passarono da un’operazione
che aveva un triplice obiettivo di sequestro al sequestro di una sola persona».
(Per Carlos, dunque, altre due persone erano nel mirino dei brigatisti,
ma per motivi che non spiega, vennero, evidentemente, salvate, N.d.R.).
Le Br hanno avuto suggeritori stranieri
o anche italiani?
«E’ stato, per quanto ne so,
un loro progetto. Le Brigate rosse sono comunisti italiani, non sono agenti
stranieri».
Ma il caso Moro è ancora
pieno di misteri?
«Ci sono ancora alcuni passaggi
su cui vorrei riflettere. Moro aveva accettato il compromesso storico e
poi quest’idea venne sabotata». (Sarebbe questa la motivazione politica
alla base della non volontà di salvare Moro, N.d.R.).
Gli altri fatti sui quali intende
riflettere quali sono?
«A Milano avvenne questo fatto.
Che rivoluzionari stranieri mentre stavano recandosi a una riunione decisiva,
per stabilire un contatto con un rappresentante dello Stato, sono sfuggiti
per un soffio all’arresto della polizia. Gli agenti stavano cercando di
intercettare i loro principali ospiti stranieri di cui possedevano, nelle
loro mani, foto e dettagli sulla loro identità». (Il linguaggio
di Carlos è sibillino: non dice se la polizia aveva teso proprio
a lui questa trappola, come sarebbe facile dedurre, e non rivela neppure
quali erano questi «ospiti stranieri», N.d.R.).
Di quali altri fatti, sui quali
ha avviato una "riflessione", è a conoscenza?
«All’aeroporto di Beirut un
jet "Executive" dei servizi di sicurezza italiani rimase in attesa a lungo,
aspettando un contatto con le Br attraverso gente estranea alla resistenza
palestinese. Non c’erano uomini di Al-Fatah».
E da chi veniva guidato questo
nucleo dei servizi italiani favorevole alla trattativa?
«C’erano patrioti anti-Nato,
inclusi alcuni generali, che erano partiti per aspettare il rilascio dei
prigionieri e per salvare la vita a Moro e l’indipendenza dell’Italia.
Invece questi patrioti, inclusi alcuni generali, sono stati dimessi e costretti
ad andare in pensione». (Qualora questo fatto fosse appurato, resta
da capire, al di là del linguaggio ermetico, chi fossero questi
"patrioti anti-Nato" appartenenti, secondo Carlos, agli apparati dello
Stato. N.d.R.).
Per tornare alle vicende di oggi,
crede che l’Italia sia ancora a rischio attentati?
«Occorre aspettarsi nuovi attacchi
terroristici».
Può davvero avvenire una
ricostituzione delle Brigate Rosse? Oppure è stato definitivamente
sconfitto il partito armato?
«Le Brigate rosse sono in fase
operativa».
Lei da tempo è in carcere.
Ma ritiene che ci sia un mandante straniero, magari islamico, nella regia
occulta di alcuni attentati avvenuti in Italia?
«A Bologna un compagno, probabilmente
sotto sorveglianza, viaggiava senza bagaglio cercando di fuggire dopo l’identificazione.
E’ sceso alla stazione mentre il treno era ancora in corsa e si è
trovato nel piazzale della stazione poco prima che esplodesse una bomba
(è un riferimento, mai appurato dalle inchieste italiane, alla strage
avvenuta nell’agosto 1980. N.d.R.). Noi ci chiedemmo, in quel momento,
se non fosse lui che doveva morire in quell’esplosione. Per quel che mi
risulta non ci sono operazioni rivoluzionarie straniere in Italia con la
complicità di Stati stranieri ad eccezione di alcune collegate alla
lotta anti-sionista in cui Paesi arabi progressisti potrebbero aver fornito
assistenza logistica».
Lo sceicco Bin Laden, sospettato
per le stragi americane in Africa, è davvero il suo erede?
«Questa è un’assurdità
inventata dal giornale "Jeune Afrique"».
E’ vero che lei ha vissuto in Sudan,
in diversi periodi, come vicino di casa di Bin Laden?
«No, lo sceicco Bin Laden stava,
rispetto a me, dall’altra parte dell’aeroporto di Karthoum. C’era un compagno
che aveva una casa vicino a quella dello sceicco».
Un’ultima domanda su Ustica. Lei
parlò, in una precedente intervista, di una battaglia nei cieli
per colpire Gheddafi. Perchè i libici, allora, hanno taciuto per
lungo tempo? Ad Ustica che cos’è avvenuto e chi ha sbagliato?
«Ho già detto tutto quanto
sapevo, erano informazioni di seconda mano. La scoperta recente del relitto
di un Phantom Usa vicino alla costa Nord della Sicilia e l’ammissione dei
militari americani secondo cui c’è un altro relitto di Phantom vicino,
sono abbastanza stupefacenti. La Libia è stata oggetto di complotti
senza fine, aggressioni e attacchi Nato e dei suoi alleati. I libici, spesso,
sono stati zitti e, quando hanno potuto, hanno cercato la rappresaglia».