Almanacco dei misteri d' Italia


Uccisione Massimo D' Antona
le notizie del 2003
3 gennaio 2002 - VERTICE NUOVE BR IN CORSICA ?
"Il Corriere della sera"
"Nuove Br, un vertice in Corsica Assieme a Pegna c'era Casimirri"
L'unico latitante del caso Moro, fuggito in Nicaragua, segnalato nell'isola francese
ROMA - Un "vertice" in Corsica tra vecchi brigatisti latitanti per mettere a fuoco strategie operative e stringere rapporti con i separatisti. Puntano decisamente sulla parte settentrionale dell'isola francese le indagini dei magistrati impegnati a dare un nome ai terroristi che hanno ucciso Massimo D'Antona e Marco Biagi. Il filone d'inchiesta che ha portato all'arresto, lo scorso 17 dicembre, dell'ex esponente di "Prima Linea" Michele Pegna sta facendo emergere collegamenti che hanno impresso un vertiginoso impulso alle verifiche sulle nuove Brigate Rosse. Insieme con Pegna, nel periodo primavera-estate del 2000, sarebbe stato segnalato nella zona di Ajaccio anche Alessio Casimirri: il brigatista, scappato nel 1983 nel Nicaragua, è stato condannato all'ergastolo per il sequestro di Aldo Moro, ma non è mai stato estradato dal Paese centroamericano. E sempre in quel periodo, esattamente il 2 giugno, è stato arrestato vicino ad Ajaccio, sulla spiaggia di Ile Rousse, Alvaro Loiacono, altro terrorista delle Br che deve scontare il carcere a vita per l'omicidio dello statista democristiano, ma che è sempre stato latitante tra Francia e Svizzera. D'ANTONA - Lo sviluppo alle indagini sul ruolo che Pegna potrebbe aver avuto nelle nuove Br e nell'omicidio di Biagi (all'epoca di quello di D'Antona era ancora detenuto a Trani per una condanna a 16 anni) è arrivato grazie a due testimonianze. La prima è di Maria Lobascio, l'insegnante del penitenziario pugliese con la quale il presunto brigatista ha avuto una convivenza di alcuni mesi dopo essere stato liberato: la donna, oltre a ricordare che l'ex compagno le diceva di aver provveduto a procurarsi armi per il suo gruppo, ha raccontato ai funzionari della Digos di Roma che Pegna si vantava di aver appreso in carcere il contenuto della rivendicazione dell'omicidio di D'Antona firmata dalle Br. "Avevamo i nostri "sistemi" per nasconderla", avrebbe detto Pegna alla Lobascio alludendo ai metodi utilizzati dagli "irriducibili" detenuti a Trani per ricevere e occultare documenti da elaborare.
LA CORSICA - Ad aprire il fronte corso delle verifiche sono state invece le dichiarazioni di Lorenzo Musso, l'ex avvocato di Imperia arrestato per un duplice tentativo di sequestro di persona. E' stato lui a dire che, dopo aver allacciato rapporti con il capo dei separatisti Jean Michel Rossi, quest'ultimo gli aveva mostrato le foto di due terroristi che erano stati ad Ajaccio nel primo semestre del 2000. Uno, poi riconosciuto da Musso durante un interrogatorio di fronte al pm Franco Ionta, sarebbe Pegna. L'altro, secondo gli inquirenti, poteva essere Casimirri (ma Musso non lo ha riconosciuto). Pegna ieri si è fatto interrogare dal Tribunale del Riesame che deve decidere se liberarlo: "Non sono mai stato in Corsica", ha detto ricordando di non essersi "dissociato dalla lotta armata" ma aggiungendo che "quest'ultima va condotta in maniera più complessa" e ribadendo che era "in pensione" dalla scarcerazione. La decisione del Tribunale del Riesame è attesa per oggi.
Flavio Haver

3 gennaio 2003 - PEGNA TORNA IN LIBERTA'
ANSA:
Torna in liberta' il presunto brigatista Michele Pegna. La decisione e' del Tribunale della liberta' di Roma che ha ravvisato un vizio di forma nell' ordinanza di custodia cautelare per associazione eversiva e banda armata emesso il 31 ottobre scorso dal gip Maria Teresa Covatta su richiesta dei pubblici ministeri Franco Ionta e Pietro Saviotti. Pegna era stato arrestato a Napoli dalla Digos dopo quattro giorni di latitanza.
Il Tribunale della liberta' di Roma ha disposto la scarcerazione di Michele Pegna, ma il presunto br deve ancora scontare un anno di casa lavoro, che gli era stato imposto dal Tribunale di sorveglianza di Bari come aggravante della misura della liberta' vigilata attribuita a Pegna e alla quale l' indagato si era sottratto dopo la sua scarcerazione dal carcere di Trani il 15 gennaio del 2000. Il difensore del presunto br, Mario D'Alessandro, che ieri, durante la discussione davanti al Tribunale della liberta', aveva sollevato una serie di questioni procedurali a supporto della richiesta di revoca dell' ordinanza di custodia cautelare, ha espresso l' auspicio che l' autorita' giudiziaria "continui ad indagare per dimostrare l' estraneita' di Pegna dalle Brigate rosse". La mancata trasmissione al tribunale del riesame di un documento, il verbale dell'interrogatorio di Pegna davanti al gip Covatta, e' la circostanza che ha fatto decadere l'efficacia dell' ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti del presunto brigatista. Il provvedimento del tribunale del riesame, quindi, non e' basato su questioni di merito ed ora i pm romani dovranno valutare se ricorrere per cassazione con la decisione del collegio presieduto da Ernesto Mineo od emettere una nuova ordinanza di custodia cautelare.
E' la casa lavoro di Sulmona (L'Aquila) la prossima destinazione di Michele Pegna, il presunto brigatista che ha ottenuto oggi la scarcerazione dal Tribunale del riesame di Roma per un vizio di procedura (mancata trasmissione di atti al Tribunale). Il provvedimento con il quale si impone a Pegna il soggiorno di un anno nella casa lavoro di Sulmona era stato emesso dal Tribunale di sorveglianza di Bari come forma di aggravamento della misura della liberta' vigilata alla quale l' indagato si era sottratto a partire dal 15 gennaio del 2000, quando usci' dal carcere di Trani. A sollecitare la revoca dell' ordinanza di custodia cautelare con due istanze (la prima al gip Covatta era stata respinta) sono stati gli avvocati Mario D'Alessandro e Maria Russo, i quali, nel corso della discussione tenutasi ieri davanti al collegio presieduto da Ernesto Mineo, avevano eccepito l' omessa trasmissione degli atti che sono a fondamento della misura restrittiva e di quelli relativi alle indagini compiute nei giorni successivi all' arresto di Pegna. "Avrei preferito che il Tribunale della liberta' si fosse pronunciato nel merito della vicenda - ha detto l' avv. D'Alessandro - in modo da verificare l' insussistenza degli indizi che hanno originato l' emissione dell' ordinanza di custodia cautelare. Auspico ora che non comincino a spuntare come funghi pentiti che raccontano storie inverosimili".

La Procura di Roma non intende sollecitare l' emissione di una nuova ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Michele Pegna, ma valutare la possibilita' di impugnare in Cassazione il provvedimento del Tribunale del riesame, che ha disposto la scarcerazione dell' indagato per un vizio di procedura. Lo hanno dichiarato il procuratore della Repubblica, Salvatore Vecchione e il responsabile del pool antiterrorismo della capitale, Franco Ionta. "Non sara' chiesta un' altra misura restrittiva - hanno sottolineato - perche' le esigenze cautelari sono garantite dal provvedimento di assegnazione di Pegna alla casa lavoro". Secondo i due magistrati, l' iniziativa del Tribunale di sorveglianza di Bari assicura "condizioni sufficienti per evitare i pericoli di fuga e di reiterazione del reato da parte dell' indagato". "La decisione del Tribunale del riesame - hanno aggiunto Vecchione e Ionta - sara' esaminata quando verranno depositate le motivazioni. Sara' allora che valuteremo se ci sono le condizioni per ricorrere in Cassazione". L' eventuale ricorso ai giudici della Suprema corte sarebbe basato su una sentenza delle sezioni unite del 21 luglio '95. I giudici, nel dare ragione ad un tribunale del riesame che sospese un' udienza camerale al fine di ottenere la trasmissione di tutti gli atti a suo tempo inviati dal pubblico ministero, aveva riconosciuto che il Tribunale del riesame "puo' procedere al giudizio - e' detto in quella sentenza - solo con piena cognizione degli atti. Nell' ipotesi di mancata trasmissione di tutta la documentazione e' legittimo il rinvio della decisione ai fini dell' acquisizione degli atti mancanti. Tale provvedimento interlocutorio, mirato alla completa cognizione della documentazione - si legge ancora nella sentenza del '95 - non si qualifica infatti come atto istruttorio, bensi' come provvedimento necessario, strumentale alla decisione e costituisce espressione di un dovere funzionale il cui esercizio e' indispensabile per la definizione del procedimento incidentale".

La scarcerazione di Michele Pegna per un vizio procedurale non scalfisce il quadro indiziario raccolto nei confronti del presunto brigatista. E' il primo commento negli ambienti della Digos romana, dove si attendono le motivazioni della decisione del tribunale della liberta' per un ulteriore approfondimento di giudizio sulla vicenda. Per gli investigatori, a fronte del dispositivo, ma non delle motivazioni, l'unico elemento di giudizio e' quello relativo al riferimento all'articolo 309 del codice di procedura penale, che fa pensare ad un vizio procedurale, nella notifica dei documenti o nella trasmissione degli atti. Un elemento che comunque non pregiudica il quadro indiziario messo a punto finora, che e' stato accolto sia dal Gip sia dal tribunale. Gli investigatori sottolineano che in questo momento non si e' ancora alla fase del giudizio, ma a quella delle indagini preliminari e molte questioni dovranno essere approfondite. Ma il provvedimento non ha nulla di scandaloso e la scarcerazione per vizio procedurale fa parte delle regole, che valgono per tutti e devono essere accettate e rispettate. In ogni caso, si fa osservare, Pegna sara' assegnato ad una casa lavoro e li' potranno essere mantenute le esigenze di carattere cautelare.

Dopo l' uccisione di Massimo D' Antona, i cui responsabili non hanno ancora un volto, gli investigatori hanno seguito diversi filoni:
IL TELEFONISTA: il 16 maggio 2000, a Roma, e' arrestato Alessandro Geri, sospettato di essere il 'telefonista' del gruppo che ha colpito D'Antona. Dopo una decina di giorni Geri e' scarcerato. Un mese fa la sua posizione e' stata archiviata.
IL RAPINATORE: il 12 dicembre 2000, dopo una rapina a Todi, e' arrestato Giorgio Panizzari, ex terrorista di sinistra, graziato nel 1998. Panizzari finira' nel registro degli indagati anche per l' uccisione di D' Antona, ma a luglio dello scorso anno la sua posizione e' stata archiviata.
IL FRONTE CARCERARIO: a fine maggio-inizio giugno del 1999, nel carcere di Novara e' trovata una lettera in cui gli 'irriducibili' Cesare Di Lenardo, Stefano Minguzzi, Francesco Aiosa, Ario Pizzarelli e Daniele Bencini rivendicavano la valenza politica dell' attentato. Altri fogli sull' attentato D'Antona sono trovati nei carceri di Latina e di Trani. A fine ottobre 2002 ordinanze di custodia cautelare sono notificate nel carcere di Trani agli irriducibili Antonino Fosso, Michele Mazzei, Francesco Donati e Franco Galloni, sospettati di avere avuto un ruolo nella preparazione della rivendicazione.
I CARC: l' inchiesta si e' occupata anche di un possibile ruolo dei Carc, i Comitati di appoggio alla Resistenza per il Comunismo, il cui leader, Giuseppe Maj, e' in clandestinita'. I Carc fanno parte del mondo dell' estremismo di sinistra ma dicono di lavorare per la ricostruzione del Partito Comunista. Sull' uccisione di D'Antona avevano criticato le Br-Pcc.
INIZIATIVA COMUNISTA: l' inchiesta sul caso D' Antona sembra arrivata ad una svolta il 3 maggio 2001, quando sono arrestati otto militanti di Iniziativa Comunista. Il loro capo, Norberto Natali, aveva pensato di candidarsi alle elezioni politiche a Crotone. Sono ritenuti fiancheggiatori delle Brigate rosse e avrebbero avuto contatti con il brigatista Nicola Bortone, allora latitante (e' stato poi arrestato in Svizzera ed estradato in Italia). I nomi di alcuni di loro verranno iscritti nel registro degli indagati anche per l' omicidio D'Antona. In particolare, una testimonianza indica Rita Casillo come presente sul luogo dell' agguato a D'Antona. Il riconoscimento pero' fallisce. Un po' per volta, tutti i militanti di Ic sono ormai tornati in liberta'.
PEGNA: il 13 dicembre emerge la notizia che Michele Pegna, un ex terrorista, e' ricercato. Il 17 Pegna e' arrestato a Napoli, davanti alla stazione centrale, mentre stava entrando in una cabina telefonica. Nell' ordinanza di custodia si parla anche di legami con gli irriducibili accusati di aver collaborato alla stesura della rivendicazione dell' omicidio D' Antona. Oggi Pegna e' tornato in liberta' per un vizio di forma nell' ordinanza di custodia cautelare.
 
 
 


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