Giorno per giorno gli appunti segreti di uno dei padri della Dc
Il diario segreto di Fanfani sul
rapimento Moro
1 MARZO. (...)«C’è un po’ di confusione tra i discorsi
dei gruppi e conclusione unitaria. Chi l’attribuisce a una dissociazione
di Donat Cattin, Rumor e Colombo dalle posizioni già prese, chi
ad un cedimento di Piccoli, chi a manovre e promesse di Evangelisti. Ora
si direbbe che la strada è spianata a una conclusione. Quanto fragile
e quanto sottile?(...)
9 MARZO. (...)A Torino si riapre il processo contro le Brigate rosse.
I giurati accettano, nonostante le minacce dei brigatisti.
10 MARZO. Giro di riunioni, in Direzione, nei gruppi, nella delegazione
Dc, per superare l’ultima richiesta del Pci di entrare al governo. Contrari
Psi e Pci mentre in attesa di essere invitato il Pri. Il Psi dichiaratamente
all’opposizione. La DN allettava Andreotti a aprire a destra il governo..
A Torino uccisione di un maresciallo di PS e rifiuto di avvocati di ufficio.
A sera si sparge la voce che la Cassazione ha deciso che il processo di
Milano contro le Brigate rosse sia unificato con quello di Torino, con
presumibile rinvio di questo ad altra data. Lo scollamento è sempre
più palese. Intanto Forlani dichiara che i nostri alleati sopportano
capendo ciò che avviene nella politica italiana.
11 MARZO. Andreotti forma il governo. Solo due i nuovi ministri, ed
incredibili trasferimenti, anche all’insaputa degli interessati. Quando
è venuto da me ho avviato il discorso dei disegni di legge da approvare.
Per quelli diretti ad evitare il referendum mi ha chiesto la deliberante
in Commissione. Gli ho detto che è mio potere decidere, e non mortificherò
l’Assemblea ed il popolo imponendo alle Commissioni di discutere cose molto
importanti. S’è rassegnato. Naturalmente ho detto che mi adopererò
affinché gli esami siano rapidi. Meravigliato che non parlassi del
governo, mi ha domandato: «che te ne pare del governo?». Gli
ho risposto seccamente: «ma che ti è saltato in mente di passare
Stammati dal Tesoro ai Lavori Pubblici. È contento?». Mi risponde:
«l’ho cercato, non c’era ed allora ho detto alla sorella di avvertirlo»!
12 MARZO. Freddezza dei giornali comunisti; critici gli altri sulla
formazione del governo.
15 MARZO. Oggi il governo ha nominato i sottosegretari. A Gava e Zamberletti
è stato chiesto di restare fuori per frenare il (...) malumore del
Pci.
16 MARZO. Moro rapito, i 5 della scorta uccisi. Subito Andreotti chiede
o fa dire ad Ingrao che le sue dichiarazioni previste per le 10 si possano
omettere purché - annunziato il nuovo governo - un deputato chieda
che, data la situazione, è bene immettere il governo al potere,
dandogli la fiducia senza discussione. Quando prima Ingrao e poi Andreotti
e infine Anderlini per S. Ind e per il Pci mi dicono ciò, rispondo
che la Costituzione porge e la motivazione (...) anche indotta all’«udite
le dichiarazioni del Governo» impone che le dichiarazioni ci siano.
Pensi il governo come farle. S’arrendono e dicono: va bene, parlerà
pure Andreotti.(...)
17 MARZO. Enorme commozione, diffusissima, per il rapimento di Moro
e la strage dei cinque accompagnatori. Faccio domandare se posso andare
a far visita ai familiari di Moro. Mi pregano di ritardare per dar modo
alla sposa di riprendersi. Alle 17 con Ingrao andiamo da Leone per sottolineare
le ragioni di eccezionale gravità che ci hanno portato ad una contrastata,
ma regolamentarmente corretta, procedura per il dibattito sulla fiducia.
Dalle 11 alle 16 riunione della Direzione. quando ho veduto che si perdevano
in dettagli, l’ho richiamati severamente a considerare la dura realtà.
Ho ricordato che i tanti miei ammonimenti sono stati disattesi. Ora la
situazione è disperata. Da parte eversiva si ha un gruppo di cervelli,
da parte governativa nulla. Invito Zac a mettersi intorno un gruppo di
cervelli, ed egli dice di avere i due vice segretari Galloni e Gaspari
e di integrarli con i due presidenti dei Gruppi Piccoli e Bartolomei e
di aggiungersi in assenza di Moro... Bodrato! (...)
18 MARZO. Visito la signora Moro. Una meraviglia di fortezza, fede
e serenità. Quando le esprimo la mia ammirazione, risponde: Aldo
e io da anni eravamo preparati a un simile triste evento. Al pomeriggio
funerale dei cinque agenti a S. Lorenzo in Verano.
19 MARZO. Il messaggio delle Brigate rosse è molto significativo:
è un appello a tutti gli insoddisfatti di sinistra di concentrarsi
nel Partito comunista proletario e combattente. Da ciò il concentrarsi
di critiche al sistema, che per vari aspetti è una antologia dei
motivi che ogni componente di estrema sinistra tira fuori per criticare
il sistema. Anche le critiche alla Dc vengono scelte tra quelle che possono
fare più breccia sui nazional-comunisti-puritani - , quindi contro
le multinazionali, contro il capitalismo e l’individualismo, contro la
corruzione. In questo quadro passano in secondo ordine tutti i possibili
ricatti per scambiare Moro con Curcio e altri.
20 MARZO. A cena l’ambasciatore Gardner e moglie. Compiaciuti dei risultati
elezioni francesi ma allarmati per il rapimento di Moro.
21 MARZO. Riferisco in apertura della seduta al Senato sulle espressioni
di solidarietà usate alla signora Moro e sulla sua gratitudine.
Andreotti ha rinunziato a dare comunicazioni al Senato sia direttamente,
sia tramite la risposta a una interrogazione. Pare che anche questo fosse
l'avviso del Pci.
22 MARZO. (...)Al pomeriggio è venuto da me Zaccagnini, non
ha alcuna idea in testa. Non vorrebbe nemmeno convocare il consiglio nazionale.
Io gli dico che deve convocarlo, preparandolo bene con incontri di tutti
i settori. E lo invito a superare difficoltà Psicologiche e a convocare
anche i cento o i mille, per chiedere ad essi che diano pure la loro opinione,
ma in modo democratico e con linguaggio fraterno. L’unità non nasce
dall’unanimismo, ma dalla chiara esposizione delle differenti opinioni.
Questo avevo detto al mattino anche a Scalia, Segni e Maz. che m’erano
venuti a trovare; e che ho invitato a riflettere assicurandomi (...) un
generazionale atteggiamento presuntuoso e litigioso, in definitiva antiunitario.(...)
23 MARZO. Viene a cena Ingrao, non è ottimista sul ritrovamento
di Moro, né sulla possibilità del governo a sfuggire a una
discussione parlamentare che potrebbe divaricare i cinque partiti di maggioranza.
24 MARZO. Bartolomei mi dice che Cossiga assente. Lui, Piccoli, Zaccagnini
che forse un avvocato suo consulente può prendere qualche contatto
indiretto con i brigatisti. Aggiunge che Piccoli invece attende che un
radioestesista olandese precisi il luogo in cui Moro sarebbe - come lui
dice - tenuto a Roma; però il macchinoso apparato di polizia, carabinieri
e truppe non riesce a concludere nulla. Ingrao mi fa invitare a riunire
il Senato sabato, domenica e lunedì; gli rispondo che da tanti anni
nei tre giorni di Pasqua il Senato è chiuso; che ciò è
stato già deciso e comunicato e che quindi ciò si continuerà
a fare, tanto più che il Senato ha tenuto seduta in aula mercoledì
e giovedì. Certi demagogici cedimenti alle pretese di Pannella sarebbe
bene interromperli, specie quando non servono proprio a nulla.
26 MARZO. Grande rilievo sulla stampa al secondo messaggio delle Br.
Evidente il tentativo del Pci di prevenire l’effetto dell’appello alla
sua sinistra, assumendo il messaggio del suo freddo argomentare, anche
perché esso condanna il Pci per aver cambiato idea rispetto alle
critiche di mesi ed anni fa che ora le Br fanno proprie, con ciò
cercando di rompere la compattezza della base del Pci e della triplice
sindacale. (...) Pare che la polizia romana sia riuscita rintracciare il
furgoncino che fu preparato per rapire l’onorevole Moro.
27 MARZO. Vedo Malfatti, ma benché partecipi al comitato interministeriale
di sicurezza non sa più di quanto scrivono i giornali. E poco più
mostra di sapere Parlato che pure ho visto. I giornali non ci sono e la
polizia non dice che cose generiche. Caro Fanfani, sono profondamente addolorato
per l'inqualificabile atto banditesco perpetrato a Roma (...) Ti ho scritto
anche per un altro motivo ed è questo. La Polizia cerca l’onorevole
Moro negli alloggi mentre invece è tenuto prigioniero nella catacomba
vicino al luogo della strage. La certezza mia non è suffragata da
fatti concreti ma solo ed esclusivamente dall’aver «visto»
in modo trascendente il luogo del quale ti invio lo schizzo.(...) Scusami
del disturbo e con la certezza di una risoluzione positiva colgo l'occasione
per augurarTi Buona Pasqua. F. S.
28 MARZO. Passato a Parlato uno schizzo del S. di una «catacomba»
presso il luogo della strage, nella quale dice certo Sacca da Torino che
si sforza a trovare l’on. Moro. Mi pare una fantasticheria, ma è
meglio far controllare tutto. Vedo alcuni governanti (Pastorino e Del Rio)
e parlamentari con pareri diversi sulla situazione ma con notizie sullo
stato d'animo diffuso non certo incoraggianti. L’inattività di Zac
e dei suoi più stretti collaboratori è criticata. Il frenetico
operare a vuoto del ministro degli Interni è condannato. Del governo
non si hanno che notizie indirette.(...)
29 MARZO. (...)Alle 10 articolo Voce Repubblicana per le dimissioni
di Leone. Poi telefonata di Bezzi che preannuncia qualche gesto del Quirinale
contro un partito (rep.) che chiede le dimissioni. Alle 20,30 Ingrao mi
telefona per dirmi che è arrivata a Cossiga una brutta lettera di
Moro che propone scambi con i brigatisti. Alle 22 Cossiga mi legge la lettera
di Moro e poi me ne manda il testo. Rana ritiene che la calligrafia sia
di Moro, però come se scrivesse sotto lenta dettatura. Del resto
si vede da molte espressioni che è imposto dai carcerieri.
30 MARZO. Grande spazio alla lettera di Moro, però svuotata
come libera espressione dell’autore, certamente costretta dai rapitori.
Spazio anche alla mia lettera a Repubblica, che Scalfari presenta assai
bene. Al pomeriggio alla Camilluccia vertice Dc. Consiglio una massima
intesa sulla fermezza Dc di fronte ai ricatti, e invito il governo ad affrontare
i problemi tattici in consultazioni con i partiti che lo sostengono.
4 APRILE. Giunge una seconda lettera di Moro. Zac la fa qualificare
di inattendibile. A me sembra meriti attenzione e quando alle 20,30 Zac
mi chiama lo dico a lui e agli altri. Non contesto il dovere dello Stato
e dei partiti di non trattare, anche per non rafforzare le Br, rispetto
al prigioniero; ma ciò non esonera il Governo dal fare tutto ciò
che deve per ridurre la aggressività delle Br e metterle in difficoltà,
per renderle più ragionevoli anche nel trattamento di Moro; e ciò
non impedisce ai congiunti di fare ciò che ritengono lecito per
affrettare la sua liberazione. Chiedo che Zac dia prova di solidarietà
alla famiglia andando a rendere omaggio e solidarietà alla moglie
ed a spiegarle la linea di condotta suddetta che tutti dichiarano adottabile.
Propongo infine che Zac riduca il numero dei compartecipi alle sue decisioni
a due o tre (es: presidenti dei Gruppi), consulti i più rappresentativi
membri della Direzione per prepararsi ad ascoltare proposte organiche di
azione che Zac e i compartecipi saranno in condizione di fare. Poi si andrà
al CN.
5 APRILE. Zaccagnini va a casa Moro, pare accolto molto freddamente.
Poi si incontra con i presidenti dei Gruppi e li trova contrari a inserire
sul Popolo un articolo di correzione della linea sinora prescelta.
6 APRILE. Sospendo la seduta mattutina quale rimprovero all’assenteismo
dei senatori.(...) Chiede di parlarmi Evangelisti per dirmi che entro pochi
giorni potrebbero essere richieste prima le dimissioni di Cossiga e quindi
quelle di Andreotti, di conseguenza chiede che io mi incontri con quest’ultimo.
Gli rispondo che condivido la sensazione che la situazione sta aggravandosi,
non mi rifiuto di incontrare Andreotti ma nel quadro dell’esame dei lavori
parlamentari per i prossimi tre mesi. E ciò posso fare, presenti
anche i due presidenti dei Gruppi Dc. E ciò a prevenire critiche
per supposte manovre o accorgimenti che esulino dalle mie competenze. Evangelisti
dice che proporrà di venire da me lunedì con i due presidenti.
7 APRILE. Negli incontri di Bartolomei-Piccoli-Gaspari con i singoli
notabili pare che si sia trovato l’80% contrario a un CN e disposto a ordine
sparso - a pensare solo a prepararsi a un Congresso. Gli Zac. lo vorrebbero
soltanto per trovare applaudita conferma, i dorotei lo vorrebbero tra un
anno per trarne novità. Pisanu assicura contrasti con Andreotti
che favorirebbe il seguente organigramma: lui al Quirinale, Zac alla presidenza
Dc, Galloni alla segreteria e Fanfani a Palazzo Chigi. Di tutti questi
esposti nessuno si rende conto che la situazione difficilmente consentirà
tante attese; e che comunque il succedersi degli avvenimenti imporrebbe
maggior chiaroveggente unità. Anche Dosi - molto vicino ad Andreotti
- venuto a trovarmi profila con accorgimenti vari di tamponare le difficoltà
dei prossimi mesi, per poi prendere di petto tutta la situazione a fine
d’anno. È il pensiero di Andreotti? Si arguirebbe di sì.
Scrivo una lettera alla signora Moro. 7/4 - copia Gentile signora, leggo
la sua lettera al "Giorno" . In giorni tanto tristi mi consenta dirle che,
malgrado l'assenza di segni, la speranza di riabbracciare Aldo è
confermata dalla ferma convinzione che Iddio non può non compensare
i suoi meriti e non può non contrastare la nostra Fede. Per ciò
nonostante tutto con Lei e i suoi figli credo sia ancora possibile, dopo
tanto dolore, riabbracciarlo. [....]Con deferente cordialità e rinnovati
auguri, suo
8 APRILE. Qualche giornale, smentendo pretese mie iniziative per liberare
Moro trattando, precisa che io ho imposto a Zac una linea di azione per
rendere presente la Dc in Parlamento e nel Paese, e per consentirle così
di contribuire ad affrontare e risolvere i gravi problemi del momento.
Piccoli si dice fermo nel volere che i due presidenti affianchino Zac,
permanentemente, quale segreteria collegiale. Conviene che deve essere
deciso dalla direzione da convocarsi in settimana. Faccio presente la necessità
che poi la Dir. convochi il CN, essendo inimmaginabile che non si faccia.
Alle 20,30 prima notizia che Moro ha mandato un’altra lettera, ma ai familiari,
perciò non si conosce che dirà. Più tardi si apprende
che la lettera è stata intercettata dalla polizia, quindi anche
il segreto istruttorio la protegge. A notte si sparge la voce che a Piazza
del Gesù ci sarebbero riunioni, ma nessuno si fa vivo.
9 APRILE. I giornali fantasticano e ricamano sulle notizie di ieri
sera. Ma mostrano di non sapere molto sul messaggio di Moro.(...)
10 APRILE. (...)Alle 19 e mezza un altro messaggio delle BR con una
parte della pretesa deposizione di Moro al processo che gli fanno sentire
opprimente. Bartolomei e Piccoli sono andati dalla signora Moro, trovandola
disponibile a comprendere le ragioni dello Stato e del partito Dc, e ad
i suoi approcci i suoi approcci non contrastanti ma speculari le ricerche
per l’attesa liberazione.(...)
11 APRILE. Lo scritto di Moro è particolarmente rivolto a Taviani,
con aspri rimproveri. Massime la stampa lo giudica imposto e ne trae argomento
per invitare la Dc a restare ferma. Di prima mattina un custode del carcere
di Torino ucciso da sconosciuti, due uomini e due donne.
12 APRILE. (...)È venuto a trovarmi Cervone. Mi racconta che
nella lettera alla moglie Moro se la prende con Zac e Cossiga, con il governo,
i Gruppi parlamentari che hanno preso la via dura, con quanti lo incoraggiarono
a prendere la carica di presidente del CN, infine con i morotei, specie
Cervone stesso, Dell’Andro e Rosati che non si predispongono a rompere
l’unanimità, fonte di distorsioni, sembra scriva. Anche per la S.
Sede e il suo direttore Levi le parole sono dure. Stamani l’Ansa annuncia
una telefonata recepita a Torino dove si chiedono le dimissioni di Fanfani
presidente del Senato entro pochi giorni, ad evitare che siano colpiti
i familiari del presidente.
13 APRILE. Riunione della Direzione. Invito a conservare e dimostrare
solidarietà nell’angoscia e nell’ansia della famiglia Moro. Faccio
notare la grande prova di solidarietà che la Dc ha dimostrato in
questa occasione. Ne il dover tener presente che anche tra i convergenti
parlamentari, tra gli iscritti , tra i cittadini cominciano a manifestarsi
perplessità. Bisogna riflettere su ciò. Anche per questo
al più presto bisogna che la Dc si dia una strategia, fissi i modi
e i termini delle azioni tattiche sia per quanto riguarda i problemi della
difesa della democrazia, della sicurezza dei cittadini, della difesa dell’equilibrio
sociale. A sera al Senato si è conclusa la discussione della riforma
della legge Reale. Alle 23 una voce femminile telefona al centralino che
nella Biblioteca del Senato c’è una bomba. Si allarmano le forze
di sicurezza ed alle 24,30 finita l’ispezione ho potuto constatare che
a Palazzo Madama bombe non ne erano. Alle 3 e mezza di notte altra telefonata
della stessa voce, si dice a conoscenza che l’ispezione non ha fatto scoprire
nulla, ed annunzia che la bomba sarà messa nei prossimi giorni.
10 aprile Caro Fanfani grazie delle tue felicitazioni. Posso ormai dare
poco alla vita pubblica e quel poco è oggi impegnato nella più
ardua lotta del trentennio. Con cordialità tuo Nenni
14 APRILE. Le monache claustrali benedettine di Verrucchio mi mandano
un solidale biglietto per la signora Moro. Glielo mando. La Camera approva
la legge sull’aborto.
15 APRILE. La TV alle 20 annuncia un nuovo comunicato delle BR. In
esso si annunzia che il processo Moro è finito ed egli è
stato condannato a morte. Interpellato dall’Ansa, rispondo riferendomi
al motto di La Pira «spes contra spem» e dicendo che ad esso
bisogna attenersi. (...) 14/4/78 Gentile signora, tra le tante lettere
di suore di clausura che ringraziano per il libro sulla Pira si inseriscono
spesso righe di auspicio per la liberazione di Aldo. Oggi nella lettera
delle benedettine di Verrucchio trovo anche un foglietto particolare per
lei. Glielo accludo. Sarà un'altra parola di conforto nella Sua-nostra
pena. Con l'augurio di sempre per lei, per i suoi figli e noi tutti le
invio un saluto cordiale.
16 APRILE. Una riunione dei delegati Dc con Andreotti e Cossiga per
constatare che ancora sul caso Moro si brancola nel buio. La PS pensa che
la condanna riveli la preoccupazione dei brigatisti, locali, di liberarsi
presto di Moro chiudendo la presente loro impresa. La delegazione Dc insiste
nel dovere di promuovere o sollecitare qualche iniziativa. Escluso Vaticano,
Croce rossa o Caritas si penserebbe ad International Amnesty ed in questo
senso si penserebbe di mandare a Londra il professor Lazzati per i primi
contatti, da vedere poi come estendere e con chi alle Brigate rosse. (...)
17 APRILE. Bartolomei conferma che le prime azioni di contatto con
International Amnesty sono cominciate. Si spera di avere in giornata le
prime notizie. In apertura di seduta al Senato ricordo la condanna di Moro
e auspico che chi può dia qualche suggerimento e che i brigatisti
sappiano ascoltarlo. Un’ora dopo Amnesty International fa sapere che è
disposta ad un appello accogliendo così la spinta dei suoi cari
e della Dc.
18 APRILE. Drammatico comunicato delle Brigate rosse annuncia l’esecuzione
di Moro come un «suicidio» e - paragonandoli a quelli germanici
dei mesi scorsi - ne preannunzia altri. Tutto il giorno sono vani i sopralluoghi
nelle montagne della Duchessa. La salma di Moro non si trova. A Ingrao
che voleva sospendere la seduta consiglio di non farlo, continuando i lavori,
pur preannunciando che il governo ha promesso di riferire non appena avrà
notizie certe. Alla chiusura, avendomi fatto sapere Andreotti che non ci
sono novità, comunico all’Aula che il Governo non ha notizie da
dare. Comincia a diffondersi il dubbio che il comunicato Br sia stato un
diversivo per altre manovre o per coprire insorgenti spostamenti, tanto
più che il rapido sgombro del covo - con armi e documenti abbandonati
- allarma nel senso suddetto. Anche a Zaccagnini che voleva convocare la
Direzione per le 16 ho consigliato di soprassedere non essendoci notizie
certe.
19 APRILE. Invito Cossiga a riferire al Senato. I presidenti dei Gruppi
accettano di non aprire un dibattito, ma non sono soddisfatti dello scarso
contenuto delle informazioni. Lettera di Rana a nome della Signora Moro.
20 APRILE. Le Br smentiscono il comunicato di avant’ieri e danno un
ultimatum alla Dc: entro 48 ore la Dc deve accettare lo scambio di prigionieri,
altrimenti sarà eseguita la condanna di Moro (il che convalida il
volantino smentito). Zac riunisce un vertice. Andreotti comunica che tutti
i partiti sono contrari a trattative, solo il Psi incerto ed ambiguo. Zac
legge una lettera che gli ha scritto Moro, chiede si tratti, in termini
perentori che fanno supporre o un suo cedimento totale alle pressioni o
una sua acquiescenza lucida. Per cinque ore tutti espongono il loro pensiero.
Forlani per la trattativa. Cossiga fa sondaggi tramite la famiglia (inadatta)
o altri organismi. Gli altri più contrari che favorevoli. De Mita
chiede che sia Andreotti a far decidere ai partiti della maggioranza per
assumersi il solidale criterio. Propongo che si riunisca la Direzione domani
si acceda almeno a che domani si ripeta il vertice, sul quale mi riservo
di dare qualche suggerimento. Alle 18 mi aveva telefonato la Signora Moro
chiedendomi di favorire la liberazione del marito con parole molto serene.
21 APRILE. Riunione di altro vertice. Prima di esso da Zaccagnini che
mi aveva chiamato trovo Cervone, Dell’Andro, Rosati e Giuseppe chiedono
che all’appello pubblico rivolto dalla signora Moro la Dc risponda accettando
l’idea degli accertamenti. Zac tace, io chiedo se intendono dire che i
Moro affidino a loro o ad altri il mandato di trattare. Dicono - confusamente
- di non saperlo. Rispondo che faremo il possibile per trovare una formula
che non scoraggi - almeno - utili accertamenti. E ciò ripeto - come
incoraggiamento - a Zac quando resto con lui. Dopo riunione collegiale
fino alle 21. Esprimo le mie idee, confermo che per passi decisivi bisogna
ricorrere alla Direzione, ed invito a trovare il modo di esprimere un incoraggiamento
a contatti diretti o indiretti della famiglia, in modo però da non
far rinunciare la Dc alla difesa degli ordinamenti democratici. Su questa
linea che, più con varianti, accettano si conclude invitando Andreotti
a fare un comunicato discusso e migliorato. Chiedo che prima di emetterlo
si sondi se intesa la solidarietà dei partiti, evitando sulla crisi
dello Stato anche una crisi di governo.(...)
22 APRILE. La stampa accoglie abbastanza bene il comunicato Dc, si
direbbe che lo attendeva anche più duro. Il Santo Padre invia alle
BR una lettera di invito a liberare Moro, senza condizioni. Generale è
il riconoscimento del gesto del Papa, ma discusso qualche aspetto della
lettera. Repubblica fa conoscere l’intero testo della lettera di Moro a
Zaccagnini, giunta ieri l’altro. Chi l’ha data? La famiglia per premere
o Zac per modificare il comunicato dell’altra sera?
23 APRILE. Riunione a piazza del Gesù, preoccupati di come accogliere
le dichiarazioni di Guerzoni e la lettera di Rosati per la famiglia Moro.
Zac e Andreotti vorrebbero una lettera aperta a Rosati. Si parla e si adotta
il sistema di una dichiarazione alla stampa che saldi il messaggio autografo
del Papa (stamani invece ha parlato di carnefici), ricordi che la Dc ha
scelto uno strumento (leggi Caritas) per identificare i modi di salvare
Moro, ma che sinora non ha avuto alcun segnale. Alle 21 e mezza mi chiama
al telefono la signora Moro per ringraziarmi delle cure prese per far intendere
le preoccupazioni della famiglia e preghiere per una strada giusta per
contemperare le esigenze dello Stato con quelle della salvezza di una persona.
Più tardi Rizzoli dice che il Pci si augura che la Dc licenzi Zaccagnini
e metta al suo posto Forlani; da altra parte - anche di amici di Forlani
- si dice che tale è la trama.
24 APRILE. In giornata due fatti: un comunicato delle BR che propone
la libertà di Moro contro 13 arrestati o condannati brigatisti:
la risposta negativa del governo con una tenue attesa per dire termini
richiesta; una lettera di Moro a Zaccagnini di richieste e di minaccie,
incredibile!
25 APRILE. Scrivo ad Andreotti per sottolineare l’esigenza dell’approntamento
di un programma di difesa organica della democrazia e della sicurezza del
quale il rapito Moro è uno degli effetti per difetto. Naturalmente
chiedo che il governo lo esprima alle due Camere. Soprassiedo per ora dall’inviare
una lettera a Zaccagnini sullo stesso argomento, da sottoporre alla Direzione.
Quando alle 18 egli mi telefona gli dico che la Direzione andava riunita
prima delle recenti decisioni di vertice. Ora è bene che la convocazione
sia armonizzata con quanto farà il Governo in sé e davanti
al Parlamento. Giorgio dice di avere inteso diffondersi la voce che sarebbe
giudicata buona cosa se il presidente Leone concedesse la grazia ai brigatisti.
Faccio osservare che che in ogni caso dovrebbe essere mantenuta nei limiti
e nelle procedure della legge; e mi domando come il Governo, senza contraddirsi,
può sottoporre il decreto alla firma di Leone, e come egli potrebbe
sottrarsi ad una nuova ondata di critiche da parte dei «duri»
e di quanti sono stati vittime dei brigatisti. E poi chi può parlare
di ciò a Leone? Non certo una autorità statale. Personale
- riservata Roma 25 aprile 1978 Caro presidente, l’aggravarsi e l’angoscioso
problema concernente la vita la vita di Moro ti ha suggerito ieri sera
di convocare prontamente il C.I.S. Rientra sicuramente nelle tue competenze
scegliere i modi più opportuni per regolare l’attività di
governo e per determinare l’intesa con le due Camere - i tempi ed i modi
per comunicare decisioni al Parlamento. Consentimi di osservare che, considerato
correttamente, il tragico caso Moro - drammatico esempio di una lunga serie
di attentati, fin dal suo primo manifestarsi presentò evidenti connessioni
con i due problemi generali della sicurezza pubblica e della stabilità
degli ordinamenti democratici. Stando così le cose consentimi di
chiederti se non ritieni che la riunione del C.I.S. sia stata la premessa
di un susseguente Consiglio dei Ministri, e se questo non debba essere
il naturale e prudente antefatto di comunicazioni alle due Camere sulla
attuazione da parte del Governo del programma da esse approvato il 16 marzo,
con sollecitudine proporzionata alla gravità dei ricordati problemi
generali. L’eccezionale preminenza di quei problemi urgentissimi fa pensare
indilazionabile un organico e completo esame di essi - come ebbi a dire
negli incontri che avemmo col nostro Segretario Zaccagnini - per prospettarne
altrettanto organica soluzione da avviare con la massima celerità.
Naturalmente i contatti col Parlamento aiuteranno il Governo ad adottare
le misure migliori per difendere gli ordinamenti democratici, per interrompere
le corrosioni ad essi arrecati dall’insicurezza diffusa, per evitare ulteriori
sistematici attentati alla vita e alla libertà di ogni cittadino.
Sento dire che è il tempo di una nuova Resistenza; a me pare sia
il tempo di difendere strenuamente la democrazia che la Resistenza ci ha
dato! Con te esprimo ogni fervido appassionato augurio per la liberazione
di Moro, ed a te personalmente invio un cordiale saluto.
26 APRILE. Chiedo alla Signora Moro di vederla e lei con parole molto
cortesi dice che posso andare verso le 11. Mi accoglie con affettuosa riconoscenza,
anche a nome dei figli e mi dice: «Lei è l’unico che ha avuto
per me tanta comprensione». Non sa nulla del marito più di
quanto dicano. Non ha assunto atteggiamenti anti-Dc. Spera che il marito
torni, teme in chissà quali condizioni e con ferma rassegnazione
non esclude una catastrofe. Parliamo delle varie ipotesi di cui si parla
e ci promettiamo di riflettere sui modi più opportuni, legittimi
ed efficaci per la liberazione di suo marito. Con toccante cortesia nel
congedarmi dopo 20 minuti mi dice: «Stia bene attento, giri poco,
cambi ore ed itinerari. Lei può essere agognata preda per i brigatisti,
con maggiore danno per tutti noi». Infondate notizie nel pomeriggio
sulla pretesa avvenuta liberazione di Moro. Poi contrasti tra Pri e Pci
con il Psi accompagnati dai sospetti sulla novità di Zac e Craxi.
A sera Andreotti rispondendo alla mia lettera, ne accetta l’impostazione
generale. Teme che un colloquio col Parlamento sul caso Moro scuota la
maggioranza. 26 aprile 1978 Caro Fanfani, condivido con te l'impressione
che occorra più che mai - dato il triste e perdurante imprevisto
criminoso che impegna l'opinione pubblica - sviluppare con la dovuta serietà
e celerità il programma di governo volto a fronteggiare le molteplici
situazioni di emergenza. Penso di fare con i colleghi il punto della situazione
nel prossimo Consiglio dei Ministri e alla prima occasione utile ne informerò
volentieri il Parlamento. In quanto a riferire sulle indagini e le vicende
del caso Moro ritengo che - salvo fatti nuovi - convenga soprassedere un
poco, per non compromettere la situazione già tanto difficile e
non evidenziare qualche latente polemica tra partiti che vedo con grande
preoccupazione e che spero si riassorba. Tante cose cordiali e grazie degli
auguri di buon lavoro che ti ricambio vivamente. Giulio Andreotti
27 APRILE. Cossiga ha chiesto di vedermi, per espormi il rischio cui
è esposto e il disagio in cui si trova. Gli ho detto che l’uno e
l’altro non si eliminano, né con le sue dimissioni, né con
una crisi di governo; ma con la ripresa organica dell’azione del partito.
28 APRILE. Stasera altro comunicato delle brigate rosse in polemica
con Andreotti, a giustificazione di quanto fanno tutti i giorni e con appello
a tutti gli scontenti del Pci. Bartolomei mi manda a dire con Cresci che
le BR si propongono di spararmi da lontano. Il Psi insiste sulla ricerca
di proposte per liberare Moro. Ma Craxi si accorge che in una eventuale
riunione dei segretari dei cinque partiti egli non può fare proposte
senza provocare la crisi; mentre la Dc potrebbe farle, appoggiata dal Psi.
29 APRILE. Bezzi è venuto a trovarmi e l’ho informato sullo
stato d’animo degli ambienti politici circa il caso Moro. Nuova lettera
di Moro a Zacccagnini con riferimenti a Piccoli e a Misasi, preconizzato
successore di Moro anche se provvisorio al CN da convocarsi sollecitamente.
Moro polemizza con la lettera del cardinal Pellegrino ed altri, sostenendo
di non essere stato drogato e di riflettere e scrivere in perfetta lucidità.
Telefono alla Signora Moro che mi ringrazia per la mia comprensione, apprendo
che alle 17,30 vedrà Zac, Galloni, Bartolomei e Piccoli. Pare che
anche quest’ultimo abbia ricevuto una lettera da Moro. Altra si dice indirizzata
a Zac, Misasi, Andreotti. Craxi fa sapere che anche lui ha ricevuto una
lettera di Moro. Tramite la famiglia Moro mi è fatta pervenire una
lettera di Moro, indirizzatami come Pres. del Senato, piena di stima ed
affetto, anche se ufficializzata col Lei. Chiede che il Parlamento si occupi
del suo caso e per trattativa gli si ridia libertà.
30 APRILE. Viene a Palazzo Giustiniano Ingrao, con i due Segr. Giu.,
leggiamo le lettere che Moro ci ha inviato. Sono autentiche, rivolta al
Presidente di ciascuna Camera col lei. Invocano il Parlamento ad essere
coerente con la Costituente e a notifìcare il plenum e accennano
alla sua liberazione mediate scambio di prigionieri. Decidiamo di inviare
l’originale alla Procura di Roma, al Pres. del Cons. e al Pres. della Rep.
poi di darne comunicazione ai presidenti dei Gruppi; il che perciò
tra le 15 e le 19 trovando tutti - meno il Psi - sulla linea dura.
1 MAGGIO.In serata Giovanni Moro mi telefona a nome della mamma: a
nome delle Brigate R. è stato a loro telefonato che se entro tre
ore non si tenderà a trattare, Moro sarà ucciso. Telefono
a Zaccagnini per esortarlo ad esaminare la novità e decidere il
da fare. Risponde che Andreotti l’ha consigliato prima ad accertare prima
l’autenticità della telefonata. Allora io insisto a parlarne con
Cossiga che probabilmente può farlo in qualche modo. Verso le 21
si apprende che la famiglia Moro ha indirizzato una dura lettera alla Dc
chiedendo la convocazione del CN. Zaccagnini nel contempo annuncia che
domani convocherà la delegazione. Forse i due fatti potessero indurre
i brigatisti a non dar seguito alla telefonata. Lunga perquisizione negativa
al Senato dopo l’annuncio telefonico di un attentato, coincidente con la
liberazione di Moro.
2 MAGGIO. L’Osservatore Romano accusa il Senato di adottare procedure
veloci per l’aborto. Detto mia pronta smentita.
3 MAGGIO. Dc e governo ribadiscono linea dura, ma attento esame di
ipotesi umanitarie.(...)
4 MAGGIO. (...) Il Pci con un comunicato ribadisce la linea dura, pur
ammettendo iniziative umanitarie non contraddittorie con quella. Così
i partiti si riavvicinano. Mi giunge una cartolina postale scritta a macchina
in rosso con annuncio di un attentato mortale a me e contro la classe dirigente
Dc, e parole esaltanti le Brigate Rosse. La passo al Questore D’Agostino.
5 MAGGIO. Verso le 17 vengo a sapere che c’è un altro comunicato
BR. Parla di conclusione del processo Moro ed esecuzione, senza chiarire
se è avvenuta o sta per avvenire. Telefono alla Signora Moro, risponde
desolata e cordialmente mi dice che sempre una mia visita è gradita;
arrivo alle 18,49 e mi trattengo dieci minuti, perché viene il Sostituto
Proc. Generale della Repubblica per una conversazione con lei. È
una mamma straordinaria, finisce per confortare me, non coltiva illusioni,
è ferma nel rimproverare - con parole ferme ma pacate - alla Dc
ed al Governo di non aver tentato salvare Moro, come - ella dice - ben
fece per arabi, algerini ed altri. Intanto dichiaro di essere andato per
amicizia tra i Moro in momento tanto difficile, nel quale la fede soltanto
invita ancora a sperare. Alle 20 vado da Zaccagnini. Freato comunica che
la Moro ha telefonato a Leone e Andreotti. Invito Zacc. a fare altrettanto.
Alle 23 la Signora Moro mi telefona annunciando che Aldo le ha fatto pervenire
una lettera di congedo e mi invita a sollecitare Leone e Andreotti a fare
qualcosa. Telefono a Bonifacio e Bezzi ottenendo che il governo annunci
subito per RTV la disponibilità al controllo sulle carceri di Am
Ind. e Zac a convocare il CN. Telefono alla Signora Moro, assai grata.
6 MAGGIO. Perdurano le incertezze, specie a Piazza del Gesù.
Al pomeriggio Bonifacio telefona: non trovano casi idonei meritevoli di
grazia, salvo qualche incertezza su una ventina di casi. Ciò telefono
a Bezzi perché ne informi Leone e veda di arguire personalmente,
almeno come giurista, questi ultimi accertamenti. Mi informano che Cossiga
sta indagando con colloqui con Andreotti, La Malfa ed i comunisti ciò
che può essere fatto nei due casi possibili di liberazione o di
morte. Nel primo caso avrebbe già prenotato camere al Policlinico
Gemelli per un ricovero di più settimane. Alle 19 chiedo per telefono
alla signora Moro se le sono pervenuti segnali. Mi risponde di no. La informo
che continuano le indagini mirate per attuare almeno un caso di possibile
grazia. Ella mi ringrazia e insiste affinché si faccia questo CN.
Mi telefona Leone assicurandomi che sta vigilando, preoccupato però
di fare passi che ottengano effetti opposti anche da parte delle Br. Mi
telefona Craxi che ci sarebbe un caso utilizzabile e forse utile - lo sa
Vassalli - e dice di chiedere. Ne informo il Quirinale perché lo
chieda a Vassalli. Telefono a Bezzi, chiederà; benché stamani
Vassalli gli abbia mandato il nome della Besuschio inutilizzabile.
7 MAGGIO. Stamani vengo avvertito che le mie telefonate alla Signora
Moro sono state intercettate in arrivo - come tutte quelle ai Moro - ed
hanno avvertito interesse per una frase: «Finalmente una buona notizia».
Premessa che effettivamente ho fatto all’annuncio che forse - datomi da
Bezzi - che Vassalli aveva trovato un carcerato suscettibile sia di essere
graziato, sia di essere messo in libertà provvisoria. E ciò
doveva essere segnalato al ministro Guardasigilli Bonifacio Paese Sera
pubblica per la linea dura nota al testo di Bartolomei, e lo io per gli
accertamenti, salvo poi vedere l’opportunità di ricorrere a quel
caso per favorire - se ancora possibile - la liberazione di Moro. Alle
10 telefona Signorile da Viterbo , che vuole vedermi. Gli fisso un appuntamento
per le 16. È venuto, mi dice che ancora c’è qualche lasso
di tempo per Moro e infine, da quanto gli consta, (gli basterebbe) una
dichiarazione, ma una autorevole, per richiamare la volontà di compiere
qualche atto consentito dal rispetto delle legge, ma capace di conseguire
la libertà di Moro. E questo ultimo punto potrebbe apparire un invito
ad altri atti volti allo stesso scopo da parte dei Br. Telefono a Bartolomei,
è disposto a farla e alle 18 concordiamo la stesura che le BR alle
20 la RTV riceverebbe.
8 MAGGIO. Paese Sera pubblica per la linea dura nota al testo di Bartolomei,
e lo prenda per un indizio di un «forse» Fanfani favorevle
a liberare Moro con qualche atto autonomo facilitatore. Vado a Montevarchi
per l’inaugurazione della sezione La Pira e parlo per le elezioni. Craxi
a sera dice che ha chiesto un segno che Moro è vivo, quindi bisognerebbe
che la direz. Dc domani non chiudesse troppo presto, in modo da non vanificare
una sia pur tenue possibilità di aver vivo Moro.
9 MAGGIO. Grande risalto su tutti i giornali al mio discorso di ieri.
Mentre a piazza del Gesù finisco il mio intervento, Zac è
stato chiamato fuori. La seduta così si è conclusa con le
mie ultime parole con le quali dicevo di votare a favore dell’o.d.g. proposto
come auspicio che si facesse quanto sinora non è stato fatto. Dopo
qualche minuto vado nella stanza accanto e Zac e Andreotti mi comunicano
che in via Caetani, tra le sedi quindi del Pci e della Dc, è stata
indicata per telefono una auto entro la quale c’è la salma di Moro.
Invito Zac a tornare in sala per comunicare la notizia ai membri della
direzione e commemorare brevemente Moro. Vado a casa Moro, mi accoglie
la figlia Anna che abbracciandomi a me che piangevo, dice: «Ora papà
finalmente sta bene». La mamma mi presenta gli altri figli che abbraccio,
mi ringrazia di quanto ho fatto per trovare il modo di salvare il marito
e mi invita a dire a Zac che si attengano a quanto scritto da Moro sulla
privacy della sua morte e sepoltura. Aggiunge che ove provocassero i Dc
la famiglia Moro risponderebbe in modo inaspettato. Vado a Piazza del Gesù
e dico a Zac, è esterrefatto, sembra accettare il mio consiglio
di rispettare l’invito dei Moro. Alle 17 annunzio al Senato e in segno
di lutto rinvio la seduta a domani.
10 MAGGIO. ...Al pomeriggio ho commemorato in aula Aldo Moro. Prima
mi aveva telefonato la vedova raccomandandomi ancora di insistere presso
la Dc perché si astenesse da chiassose manifestazioni. Frattanto
moglie e figli trasportavano la salma a Torrita Tiberina, facendomi sapere
che l’unico politico gradito ai funerali privatissimi ero io. Sono quindi
andato a Torrita dopo il Senato, ma il seppellimento era finito. Ho sostato
pregando nella cappella e tornato a Roma ho mandato alla vedova un biglietto
di solidarietà specie in questo giorno e ho inviato anche copia
di quanto ho detto al Senato. In serata ho informato Zac che mi ha ringraziato
di essere andato al cimitero di Torrita.
11 MAGGIO. I giornali annunciano le dimissioni di Cossiga.(...) Sembra
che Andreotti volesse sostituirlo in serata con Scalfaro, Piccoli, Bartolomei,
Malfatti o Ruffini; ma poi si adatta ad assumere l’interim, almeno fino
alla discussione alla Camera dell’intero caso Moro. Da molte parti si invoca
la crisi, pur escludendo che si possa superare escludendo il Pci dalla
maggioranza.
12 MAGGIO. Giunto l’annunzio che il Papa presenzierà in San
Giovanni alla Messa per Moro telefono alla moglie chiedendole se non credesse
opportuno derogare alla regola di non andare a cerimonie, presenziando
a questa per rispetto al Papa. Mi risponde che non andrà nè
lei nè i figli. Chiedo che vada almeno il fratello. Mi risponde
che andrà un fratello e la sorella. E mi ripete che non andrà
soprattutto per non venir meno all’invito del marito e per non trovarsi
accanto alle persone che so (allusione ad Andreotti e Zaccagnini). Cossiga
è venuto a trovarmi nella tarda mattinata. Gli leggo il comunicato
che faro. Ne è contento. Mi pare deciso a restare per un po’ distaccato.
I Moro fanno un comunicato di ringraziamento a quanto ha fatto il Papa,
ma con ciò praticamente confermano che non andranno a San Giovanni.
13 MAGGIO. Alle 6 e mezza sono a San Giovanni Laterano per la Messa
per Moro l’ha chiusa il Papa notando - nella preghiera - che Dio non aveva
accolto la nostra supplica a far liberare Moro. V’era un grande sconforto
sull’amara situazione, ma una contrapposizione netta alla tesi della signora
Moro che dice essere stati i governanti e i dirigenti Dc a non voler accogliere
l’invito di Moro a liberarlo. Ceno - dopo tanti anni - con Scalfari...