Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2003 |
19 marzo 2003 - FAUSTO E IAIO 25 ANNI DOPO
"Liberazione"
Centinaia a Milano per ricordare i giovani antifascisti Venticinque anni dopo, per Fausto e Iaio. E Dax Checchino Antonini Venticinque anni dopo la Milano antifascista è ancora in Via Mancinelli dove furono uccisi Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci. Per tutti Fausto e Iaio, giovanissimi militanti del Leoncavallo che lì aveva sede. Ammazzati due giorni dopo il rapimento Moro da appartenenti alla destra estrema di Roma, come si legge nel decreto di archiviazione, del '99, che è un preciso atto d'accusa con nomi e cognomi di esecutori e mandanti. Dal '78, questo angolo del Casoretto è uno dei luoghi simbolo di quella parte di città che non vuole scordare. A maggior ragione ieri, a 48 ore dall'omicidio di un altro giovane antifascista - Davide Cesare dell'Officina di resistenza sociale dei Navigli - e dopo la notte "genovese" di carabinieri e poliziotti scatenati, sembra con armi improprie, nel pronto soccorso dell'ospedale S. Paolo. Al momento di mandare in stampa Liberazione il previsto concerto dei Gang, cui sarebbe seguito un corteo notturno, non era ancora iniziato e la strada "è già piena per metà - come riferisce Davide Tinelli, militante del "Leo" e da nove anni consigliere Prc a Palazzo Marino - la polizia è defilata e il clima non è esasperato".
Nelle sedi di movimento, intanto, si discute ancora sulla risposta da dare all'omicidio di Davide. Se dovesse scoppiare la guerra nel frattempo, i cortei di molte città saranno caratterizzati anche dalla questione antifascista e dalla tensione per tenere aperti gli spazi di agibilità democratica in un clima determinato dalla "gestione guerresca", stile Diaz, dell'ordine pubblico in un ospedale. C'è all'ordine del giorno l'idea di un corteo nazionale sabato prossimo ma prima sarà necessario capire quando saranno celebrati i funerali. L'autopsia sul corpo dell'operaio ventiseienne sgozzato nella notte di domenica è prevista per giovedì e dovrebbe servire a stabilire il numero delle lame che hanno colpito Dax, così era conosciuto Cesare a Brescia e poi a Milano dove s'era trasferito un paio di anni fa. Per ora le armi del delitto non sono state ancora ritrovate e solo uno dei tre fermati ha una grossa ferita da taglio ad una mano. Si tratta di FM, 29 anni, indagato assieme al padre GM e al fratello di 17 anni. Di lui si sta occupando il tribunale dei minori mentre gli adulti della famiglia saranno interrogati oggi dal Gip nel carcere di S. Vittore. Nella loro abitazione di via Brioschi, non lontana dal bar Tipota di fronte al quale è stato ucciso Davide, sono stati ritrovati alcuni cimeli fascisti oltre ad una foto del roitweiler Rommel sull'uscio. La richiesta di convalida dell'arresto è stata già presentata e le perizie dovranno anche stabilire l'origine del sangue che imbratta due paia di jeans, due giubbotti e un paio di magliette sequestrate nell'appartamento di via Brioschi. L'accusa per i tre è di concorso nell'omicidio di Dax, di porto abusivo di armi e del tentato omicidio delle altre due persone rimaste ferite nell'aggressione. Uno di loro, Antonino Alesi, detto Alex, ventinovenne operaio alla Necchi di Pavia e delegato Cub, è stato operato al Policlinico ma le sue condizioni restano gravi, seppure stazionarie.
Indignazione per i fatti di Milano è stata espressa ancora ieri dal comitato Fermiamo la guerra, il cartello che ha promosso la grandissima mobilitazione del 15 febbraio contro la guerra senza se e ma. Oltre alla solidarietà e al cordoglio per la famiglia, gli amici e i compagni di Davide, l'ampia coalizione pacifista chiede che venga fatta piena luce sulle responsabilità per i gravi fatti della stessa notte al pronto soccorso preoccupata dalla spirale di violenza che hanno innescato e che ha provocato violenze, il giorno successivo, anche a Roma e che "il movimento condanna". "Gravissimo e non casuale tentativo di inquinare il movimento democratico, pacifista e solidale che sta dominando la scena politica del paese": queste le parole che ha scelto la Fiom all'indomani dell'omicidio di Davide Cesare (che le agenzie di stampa sbrigativamente continuano a definire "autonomo") chiedendo sia eliminata "la trama delle coperture e delle connivenze che oggi in Italia dà sostegno alle varie forme di teppismo neofascista".
I compagni di Dax e Alex, intanto, continuano a respingere le accuse della questura di aver ostacolato le ambulanze e di voler portare via la salma di Davide dal S. Paolo. "Nulla di più falso e infondato", replicano ancora i testimoni, la cui versione è suffragata da quella di operatori dell'ospedale che hanno visto i pestaggi. Un sindacato del settore, l'Usis, ha denunciato i rischi per l'utenza determinati dal comportamento delle polizie per quelle corsie: "E. R. ma alla cilena".
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