Almanacco dei misteri d' Italia


Piazza Fontana
le notizie del 2003
11 febbraio 2003 - ZORZI IN TRIBUNALE A TOKYO
"Il Manifesto"
Tokyo, le "ammissioni" di Zorzi in tribunale
"E' vero, ero conosciuto dai servizi giapponesi già nell'83". Prima di ottenere la cittadinanza
Hagen Roi Alias Delfo Zorzi: condannato per piazza Fontana, dall'89 è cittadino giapponese e i magistrati non riescono ad ottenerne l'estradizione
PIO D'EMILIA
TOKYO
"E' vero. Nel 1983, poche giorni prima della visita di Pertini in Giappone, fui contattato dai servizi giapponesi. Mi chiesero se avevo intenzione di creare problemi. Li rassicurai...". E Delfo Zorzi venne lasciato tranquillo. La polizia giapponese era dunque a conoscenza del passato di Zorzi. Ma si limitò a verificarne la conversione in uomo d'affari e lo lasciò in pace. Non lo disturbò neanche tre anni dopo, quando l'Italia ne chiese per la prima volta l'estradizione, in seguito alla condanna a dieci anni (poi annullata) per ricostituzione del partito fascista: reato politico, dissero, non è previsto nel nostro codice. E nel 1989, per evitare ulteriori problemi, il grande passo. Zorzi dà impulso alla domanda di naturalizzazione che viene approvata a tempo di record. Zorzi diventa giapponese. Sayonara. Ma se il Giappone vuole "scaricare" Zorzi, da ieri lo può fare senza temere di attentare ai diritti di un sincero amante dei ciliegi in fiore, giunto nel Sol Levante come novello Lafcadio Hearn e non, come sostiene la magistratura italiana, per sottrarsi alla giustizia. Sono le due di pomeriggio. Tribunale di Tokyo. Delfo Zorzi entra di nuovo dal portoncino riservato agli imputati. Ma non ammanettato. A scortarlo in aula - gremita di nuovo di cittadini italiani residenti in Giappone, qualche giornalista ed un funzionario della nostra ambasciata - sono infatti i suoi avvocati, ben cinque, che fanno il loro ingresso in un trionfo di profumi, vestiti firmati, valigette in pelle, presumibilmente griffate. Sembra si vada a discutere di marchi, esclusive, commissioni. Invece no. Si parla di Piazza Fontana. Ogni volta che Zorzi apre bocca, fa un'ammissione, confermando la maggior parte delle circostanze contestate ai giornalisti. Assieme agli avvocati, non si sa bene a che titolo, sfila il professor Romano Vulpitta, suo ex professore all'Orientale di Napoli e oramai da anni socio, o forse solo prestanome, di alcune delle sue società. Finché si tratta di confermare la sua presenza ad un certo pranzo (quello che lo stesso Vulpitta, all'epoca funzionario europeo, organizzò in onore di Giorgio Almirante, nel 1975, circostanza finalmente ammessa) o il fatto che, sotto lo pseudonimo di Alfredo Rossetti, Zorzi inviasse corrispondenze da Tokyo all'organo della DC, Il Popolo, va bene. Ma quando si tratta di spiegare perché ritenga diffamante essere descritto come appartenente al "movimento d'opinione" Ordine Nuovo o perché, nel presentare la sua richiesta di naturalizzazione, abbia omesso di citare i suoi precedenti penali, Zorzi è in difficoltà. Perché, gli chiede un avvocato a bruciapelo, non torna in Italia e subisce il processo? Diamine. "Perché nel giugno 1995 riferii tutto quello che sapevo al giudice Pradella, a Parigi. Non c'è alcun ulteriore contributo che io possa dare al processo...".
A fine udienza Zorzi era però esausto, e l'impressione è che si sia pentito di non aver usufruito dell'assistenza di un interprete ufficiale. Finirà forse per pagare un prezzo molto alto, per aver voluto impressionare la Corte circa la sua sincera giapponesizzazione. Forse è bene ricordare che Delfo Zorzi, alias Hagen Roi, in questo processo è il querelante, la parte offesa. Un imprenditore di successo il cui business e la cui credibilità sono stati "dolosamente e ingiustamente danneggiati" da una serie di articoli diffamatori. Articoli apparsi sulla stampa giapponese, un paio dei quali a firma di chi scrive, in cui si sostengono fatti noti e meno noti, come la dubbia acquisizione della cittadinanza giapponese, le troppo ricorrenti "sbadataggini" che, se tali fossero, trasformerebbero un agguerrito teorico della destra eversiva e un imprenditore di successo in un emerito cretino. Lei ha avuto per anni un doppio passaporto? "Si, ma non pensavo che fosse un reato... volevo sapere se ero sotto inchiesta, per questo ne ho chiesto il rinnovo anche dopo essere diventato giapponese". E come mai ha continuato a servirsi del nostro consolato, per autenticare la sua firma in calce alle procure? Non poteva rivolgersi alle autorità giapponesi? "Già. Forse sono stato un po' ingenuo. Ma l'ho fatto su consiglio dei miei avvocati. Mi dissero vai in ambasciata, in mezz'ora te la cavi". E bravo Gaetano Pecorella. Questa si chiama istigazione a delinquere. A parte il fatto - sottolineato dal mormorio della sala - che una tale sollecitudine nell'espletamento delle pratiche consolari, francamente, non risulta. "Una procura? Nel mio caso, venti giorni", assicura una cittadina.

26 febbraio 2003 - PIAZZA FONTANA: PECORELLA RINUNCIA A DIFESA DELFO ZORZI
ANSA:
Il presidente della commissione Giustizia della Camera Gaetano Pecorella ha annunciato di rinunciare alla difesa di Delfo Zorzi, il principale imputato per la strage di Piazza Fontana, che e' residente in Giappone. "Considerato che ripetutamente forze politiche interessate hanno insinuato che possa esservi un collegamento tra la mancata estradizione di Delfo Zorzi e la mia posizione istituzionale come Presidente della Commissione Giustizia - spiega Pecorella in una nota - ho assunto la determinazione di rinunziare irrevocabilmente alla sua difesa nel dibattimento che avra' luogo avanti al corte di assise di appello di Milano". "Pur ribadendo - osserva Pecorella - che la mancata consegna all'Italia di Delfo Zorzi e' dovuta alla nazionalita' giapponese, di cui ancora gode, e' mia intenzione con questa rinunzia, fugare ogni sospetto che possa investire la mia persona o, a maggior ragione, la correttezza delle procedure di estradizione tempestivamente avviate dal Ministero della giustizia".

24 maggio 2003 - FRATTINI ANNUNCIA NUOVI PASSI PER ESTRADIZIONE ZORZI
"Il Gazzettino"
PIAZZA FONTANA Nuovi passi avanti per l'estradizione del terrorista nero condannato all'ergastolo
"Il Giappone consegnerà Delfo Zorzi"
Franco Frattini ha sollevato il caso Zorzi chiedendo al Giappone che siano fatti "ulteriori passi" nell'inchiesta sulla revoca della cittadinanza al terrorista nero condannato all'ergastolo in contumacia per la strage di piazza Fontana. In un incontro a Parigi con il ministro degli Esteri Yoriko Kawaguchi, il titolare della Farnesina ha chiesto una accelerazione dell'inchiesta aperta dal Giappone nel 2000 per verificare se Zorzi abbia tenuto "una buona condottà" mantenendo il passaporto italiano contro la legge nipponica.Il capo della diplomazia giapponese ha detto di rendersi conto delle implicazioni politiche della vicenda ed ha assicurato che solleverà il tema al ministro della Giustizia nipponico Majumi Moriyama a compiere sollecitamente i passi ulteriori necessari per arrivare ad una definizione della vicenda.Delfo Zorzi infatti è cittadino giapponese sin dal 1989 e ha assunto il nome di Hagen Roi. È sposato con una giapponese e da allora vive a Tokyo dove ha aperto un'attività imprenditoriale di grande successo.Il ministro degli Esteri italiano ha sollevato il caso Zorzi per sottolineare l'attenzione e la sensibilità sulla vicenda di tutto il governo, il Parlamento e dell'opinione pubblica italiana. In sostanza, Frattini ha ricordato al suo omologo giapponese le "aspettative" italiane che le autorità di Tokyo vogliano considerare il vizio dell'acquisizione della cittadinanza giapponese da parte di Zorzi, il quale nel chiedere la cittadinanza nascose alcuni elementi che - se conosciuti - non avrebbero permesso la concessione della cittadinanza. Manca insomma il requisito della buona fede. Naturalmente, la revoca della cittadinanza permetterebbe l'estradizione del terrorista sul quale dal 1997 pende un mandato di cattura internazionale.

30 giugno 2003 - PIAZZA FONTANA: ZORZI VINCE CAUSA A TOKYO PER DIFFAMAZIONE
ANSA:
Delfo Zorzi, condannato in primo grado all'ergastolo in contumacia per la strage di Piazza Fontana del 1969, ha vinto oggi in Giappone una causa per diffamazione contro un giornalista italiano e alcuni organi di stampa nipponici che l'avevano descritto come un pericoloso terrorista e responsabile di gravi delitti.
Il giudice del tribunale distrettuale di Tokyo ha condannato il giornalista Pio d'Emilia de 'Il Manifesto' e la rivista giapponese 'Sapio' al pagamento di un indennizzo di un milione di yen( circa 7.350 euro al cambio attuale). Zorzi, che dal 1989 e' cittadino giapponese sotto il nome di Roi Hagen, aveva chiesto un risarcimento danni di 7 milioni di yen (51.470 euro).
"Dalla documnetazione ricevuta da questo tribunale - si legge in un passo chiave della sentenza - non si puo' dedurre che Roi Hagen sia il responsabile della strage di Piazza Fontana".
Agli atti del tribunale di Tokyo e' compresa anche una parte della sentenza, tradotta in giapponese, del tribunale di Milano del giugno 2001 che condanna Zorzi-Hagen all'ergastolo.

Gli avvocati del giornalista italiano Pio d'Emilia de 'Il Manifesto' e della rivista nipponica 'Sapio' hanno anunciato ricorso contro la sentenza di oggi del tribunale di Tokyo che li ha condannati ad un risarcimento danni di un milione di yen per diffamazione di Delfo Zorzi, l'italiano naturalizzato giapponese condannato in primo grado a Milano nel giugno 2001 all'ergastolo per la strage di Piazza Fontana.
" E' una sentenza pilatesca e contradditoria", ha detto l'avvocato di Pio d'Emilia.
Zorzi, dal 1989 giapponese con il nome di Roi Hagen, aveva chiesto un risarcimento danni di 7 milioni di yen (circa 51.470 euro) e la pubblicazione di scuse su tutti gli organi di stampa giapponesi citati nella causa civile per diffamazione ( oltre alla rivista Sapio, i quotidiani Mainichi e Asahi e la rivista Aera). Il giudice di Tokyo ha concesso un risarcimento di un milione di yen ( pari 7.350 euro) ma ha respinto la richiesta di pubblicazione di scuse.
" Siamo abbastanza soddisfatti della sentenza , che ci da' ragione. Anche se non sono state accolte interamente le richieste di risarcimento danni ed e' stata respinta la pubblicazione delle scuse - ha detto il capo del collegio di avvocati di Zorzi secondo il quale " si valutera' con calma se presentare ricorso. Personalmente propendo per il no".

Delfo Zorzi, l'ex militante di Ordine nuovo dal 1989 cittadino giapponese con il nome di Roi Hagen e condannato nel giugno 2001 in primo grado a Milano all' ergastolo in contumacia per la strage di Piazza Fontana, ha vinto oggi a Tokyo una causa per diffamazione contro un giornalista italiano e alcune riviste e quotidiani nipponici che l' avevano descritto come un pericoloso terrorista sospettato di gravi reati.
Il giudice del tribunale distrettuale di Tokyo ha condannato, con una sentenza sibillina, il giornalista Pio d'Emilia del Manifesto e la rivista Sapio al pagamento di un indennizzo di un milione di yen (circa 7.350 euro al cambio attuale) per un articolo pubblicato sulla rivista qualche mese prima della sentenza di Milano. Il quotidiano Mainichi, il settimanale Aera, pubblicato dal gruppo del quotidiano Asahi, e la casa editrice Shogakkan sono statei condannati per diffamazione a indennizzi da un minimo di 300.000 yen (2.200 euro) ad un massimo di 750.000 (5.500 euro), per articoli analoghi, che citavano come fonte lo stesso Pio d'Emilia.
Negli articoli veniva ricostruita l'intera vicenda dell'ex militante di Ordine nuovo, i suoi presunti appoggi di estremisti di destra giapponesi fino all'acquisizione della cittadinanza nipponica nel 1989, nonostante i precedenti penali di Zorzi e il suo mantenimento della cittadinanza italiana fino al 1997 a dispetto dell'espresso divieto della legge nipponica.
"Dalla documentazione ricevuta da questo tribunale non si puo' dedurre che Hagen sia con certezza il responsabile della strage di Piazza Fontana. Gli articoli in questione sono diffamatori in quanto inducono nel lettore un'immagine fortemente negativa del signor Hagen", si legge in un passo chiave della sentenza, che in altre parti ammette invece la "fondatezza delle informazioni" del giornalista italiano.Agli atti del tribunale di Tokyo e' compresa anche la sentenza del tribunale di Milano del giugno 2001. Il giudice non sembra pero' averla presa in considerazione, risultando posteriore agli articoli denunciati da Zorzi, che aveva chiesto un risarcimento danni da d'Emilia e dalla rivista Sapio di 7 milioni di yen (51.470 euro) e la pubblicazione di scuse su tutti i mezzi di stampa querelati. Richiesta questa respinta dal giudice che ha poi abbassato da sette ad un milione di yen l'indennizzo a carico di d'Emilia, assolto in Italia in un analogo processo intentatogli dagli avvocati italiani di Zorzi. "Siamo comunque soddisfatti della sentenza, che ci da' ragione" - ha commentato il capo del collegio di avvocati di Zorzi, nato nel 1947 e diventato un uomo d'affari di successo in Giappone nel campo dell'import-export -. Valuteremo se presentare ricorso, visto che non tutte le richieste sono state accolte. Personalmente sono contrario".
Chi invece ha gia' preannunciato ricorso e' l'avvocato di Pio d'Emilia, Yoichi Kitamura, che ha parlato di "sentenza pilatesca e contradditoria". Nella lunga motivazione il giudice ammette, ad esempio, che " sono documentate le accuse a Hagen di aver acquisito in modo irregolare la cittadinanza nipponica e di aver usato illegalmente la doppia cittadinanza".
Un particolare importante, visto che la richiesta di estradizione di Zorzi presentata dall'Italia al Giappone all'inizio del 2000 insiste proprio su questo punto.
In mancanza tra i due Paesi un trattato di estradizione, l' unico modo per Tokyo di restituire all'Italia Zorzi-Hagen e' la revoca della cittadinanza nipponica. Cosa in teoria possibile qualora vengano accertate "gravi irregolarita" nell' acquisizione della cittadinanza. "Ma per questo ci vogliono prove inconfutabili e ancora non le abbiamo" ripetono al Ministero della giustizia giapponese.

4 luglio 2003 - PIAZZA FONTANA: IL 16 OTTOBRE PROCESSO APPELLO PER STRAGE
ANSA:
La corte d'assise d'appello ha fissato per il 16 ottobre prossimo l'inizio del processo di secondo grado per la strage di piazza Fontana. Il collegio giudicante sara' presieduto da Roberto Pallini, mentre la pubblica accusa sara' sostenuta dal sostituto procuratore generale Laura Bertole' Viale.
Torna per l'ennesima volta davanti ai giudici l'episodio chiave della cosiddetta strategia della tensione: l'esplosione di una bomba all'interno della filiale di piazza Fontana della Banca Nazionale dell' Agricoltura: 16 persone morirono mentre altre 90 rimasero ferite. Primo ad essere sospettato fu il ballerino anarchico Pietro Valpreda, incriminato in seguito alla testimonianza di un tassista che l'avrebbe visto portare la borsa con la bomba. Le indagini esclusero poi ogni responsabilita' di Valpreda e imboccarono la strada dell' estremismo di destra. Dopo oltre trent'anni, la nuova inchiesta era approdata al processo, alla cui conclusione i giudici inflissero tre condanne all'ergastolo: al medico veneziano Carlo Maria Maggi, all'imprenditore veneto Delfo Zorzi (ora residente in Giappone, paese di cui e' diventato cittadino con il nome di Roi Hagen) e all'estremista di destra Giancarlo Rognoni.

13 ottobre 2003 - PIAZZA FONTANA: VERSO IL PROCESSO D'APPELLO
ANSA:
PIAZZA FONTANA: GIOVEDI' IL PROCESSO D'APPELLO
L'UDIENZA SLITTERA' PER SCIOPERO AVVOCATI
Quella di giovedi' sara' una falsa partenza per il processo d'appello per la strage di Piazza Fontana alla Banca Nazionale dell'Agricoltura del 12 dicembre 1969 (17 morti e 84 feriti). A causa dell'astensione delle udienze degli avvocati, per lo sciopero indetto dall'Unione delle Camere penali, infatti, l'inizio del processo slittera' alla settimana successiva.
Falsa partenza annunciata, quindi, proprio come accadde per il processo di primo grado, conclusosi poi nel giugno del 2001 con la condanna all'ergastolo di Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Gian Carlo Rognoni. A pochi giorni dall'inizio del processo di secondo grado i familiari delle vittime e il Comitato unitario antifascista di Milano con Cgil, Cils e Uil lanciano un appello alla citta' affinche' giovedi', anche se l'udienza slittera' per lo sciopero dei legali, a Palazzo di giustizia venga organizzata una presenza. "Non si tratta - ha spiegato Maria Grazia Fabrizio della Cisl nel corso di una conferenza stampa - di organizzare una manifestazione. Chiediamo ai democratici milanesi di dare un segno della loro presenza partecipando all' apertura del processo di una delle vicende che hanno segnato la storia d'Italia". "Noi sappiamo - ha detto Fabrizio - che la Milano democratica quel giorno sara' a palazzo di giustizia".
Un processo d'appello quello sulla strage di Piazza Fontana che si apre dopo una condanna di primo grado e dopo che la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione del giudici della Corte d'Appello di Milano per la strage della questura del maggio 1973. Due inchieste collegate in quanto alcuni imputati sono comuni e l'accusa si basa, in parte, sulla testimonianza degli stessi pentiti: Carlo Digilio e Martino Siciliano. I giudici d'appello avevano ribaltato la sentenza di condanna in primo grado per la strage alla questura. Un' assoluzione che avrebbe potuto minare l'impianto accusatorio anche per Piazza Fontana ma la Cassazione, annullando quella sentenza e disponendo un nuovo giudizio, lo ha rivalutato, giudicando attendibili le dichiarazioni di Carlo Digilio.
"La Cassazione - ha detto l'avvocato Ludovico Sinicato, legale di parte civile - ha messo dei paletti ben fermi ritenendo, nel complesso, veritiere le dichiarazioni di Digilio".
Quella che si apre con il processo d'appello per la strage di Piazza Fontana e' una stagione importante per quanto riguarda i fatti di terrorismo neofascista degli anni '70. Tra qualche mese, infatti, a Brescia si chiudera' l'inchiesta per la strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974 (8 morti e 100 feriti). Anche per questa strage sono indagati gli stessi personaggi di Ordine Nuovo del Veneto coinvolti nelle stragi di Piazza Fontana e alla questura di Milano.

14 ottobre 2003 - PIAZZA FONTANA: DIFESE CHIEDERANNO RINNOVAZIONE DIBATTIMENTO
ANSA
PIAZZA FONTANA: DIFESE CHIEDERANNO RINNOVAZIONE DIBATTIMENTO
Richiesta di rinnovazione dibattimentale per ascoltare una cinquantina di testimoni sara' presentata dai difensori degli imputati al processo d'appello per la strage di piazza Fontana che comincera' formalmente dopodomani, 16 ottobre, ma che dovra' essere aggiornato per lo sciopero dei penalisti.
Il programma, fissato in linea di massima dal presidente Roberto Pallini, prevede due udienze settimanali. Resta da stabilire, e questo sara' fatto valutando l'affluenza del pubblico dopo gli appelli dei familiari delle vittime, del Comitato unitario antifascista e dei sindacati, se mantenere il processo all'interno del Palazzo di Giustizia o spostarlo in un'aula bunker.
Sulla durata al momento non e' possibile fare previsioni in quanto molto dipendera' dalla decisione della Corte d'Assise d'Appello sull'ammissione dei testi e sulle altre eccezioni preliminari che saranno formulate in apertura. Anche oggi i legali di Delfo Zorzi (imputato insieme a Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni di strage, mentre Stefano Tringali deve rispondere di favoreggiamento) ha depositato un nuovo documento a difesa. Difficilmente comunque la sentenza potra' essere emessa prima di Natale.

16 ottobre 2003 - PIAZZA FONTANA: COMINCIA PROCESSO D' APPELLO
"Il Nuovo"
Processo per la strage di piazza Fontana, primo stop
Rinviata la prima udienza a causa dello sciopero degli avvocati. Degli imputati presente solo Carlo Maria Maggi, che deve rispondere di favoreggiamento. Il 12 dicembre del '69 l'attentato in cui morirono 16 persone.
MILANO - Processo per la strage di piazza Fontana, secondo grado. In una manciata di minuti inizia e finisce l'udienza d'esordio. Il tempo di far giurare i giudici popolari, far l'appello degli imputati e il presidente Roberto Pallini è stato costretto a rinviare l'udienza al 23 ottobre, a causa dello sciopero degli avvocati penalisti. Si dovrà perdere ancora del tempo quindi. Oltre a quello che ci separa dalle 16.30 del 12 dicembre 1969, quando scoppiò una bomba all'interno della sede della Banca dell'Agricoltura che portò alle morte di 16 persone e al ferimento di 84.
Ma una astensione dal lavoro conta più di tutto. E non c'è ragione che tenga. Nel complesso il sistema giustizia oggi non ha dato una gran prova di sè. L'udienza era iniziata con un certo ritardo per la difficoltà da parte di uno dei giudici popolari a raggiungere l'aula (in un palazzo segnato da sequestri di scale e chiusure di porte dopo il crollo di una parte di un soffitto avvenuta giorni fa).
Dei quattro imputati, c'era solo Carlo Maria Maggi che deve rispondere di favoreggiamento. Assente, come da sempre, Delfo Zorzi, che da molti anni vive in Giappone. Oltre a Giancarlo Rognoni e Stefano Tringali.
Dopo aver stilato il calendario delle prossime udienze con appuntamenti al 23, 28 e 30 ottobre, 4, 11, 13, 18, 20, 25 e 27 novembre, il presidente ha chiesto alle parti se fossero o meno d'accordo nel concedere ad operatori tv e fotografi di effettuare riprese in aula: tutti sono detti d'accordo ad eccezione della difesa di Rognoni, mentre Maggi ha esclamato: "Va bene per la tv, i fotografi non mi entusiasmano".
Una decisione al riguardo, dopo il parere positivo espresso anche dal sostituto procuratore generale Laura Bertolé Viale, sarà presa dalla corte entro la data della prossima udienza. In causa si sono costituiti parte civile, oltre ai parenti delle vittime, anche diversi enti pubblici, tra cui il Comune e l'amministrazione provinciale di Milano, la presidenza del Consiglio dei Ministri e il ministero dell'Interno. Prima di dichiarare chiusa l'udienza, il presidente ha invitato tutti alla puntualità.

24 ottobre 2003 - PIAZZA FONTANA: PROCESSO D'APPELLO
"Il Gazzettino"
Piazza Fontana: dopo 34 anni ricostruita la strage
Si è aperto ieri il processo di secondo grado per la strage di piazza Fontana. I lavori sono cominciati con la lunga relazione svolta dal presidente della Corte d'Assise d'Appello, Roberto Pallini, che, dopo avere ricostruito i fatti per i quali si è arrivati a questo ulteriore dibattimento, ha spiegato le motivazioni che hanno indotto la Corte d'Assise ad infliggere nel giugno 2001 tre ergastoli. La sentenza di primo grado vide la condanna all'ergastolo per i tre imputati accusati di strage - Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni -, mentre tre anni di reclusione pera Stefano Tringali, imputato solo di favoreggiamento. Tra gli argomenti toccati da Pallini l'utilizzazione della testimonianza di Martino Siciliano, il pentito chiamato come testimone anche al processo di primo grado e improvvisamente allontanatosi. Siciliano proprio per la sua mancata deposizione è indagato a Brescia perché i magistrati bresciani hanno scoperto che per non testimoniare avrebbe ricevuto denaro da Delfo Zorzi. Il processo continuerà martedì prossimo, 28 ottobre, Ieri in aula dei quattro imputati era presente soltanto Tringali. Dei tre condannati all'ergastolo, Zorzi è da anni residente in Giappone.

4 novembre 2003 - PROCESSO PIAZZA FONTANA: RELAZIONE OCCUPERA' ALTRA UDIENZA
ANSA:
PIAZZA FONTANA: APPELLO; RELAZIONE OCCUPERA' ALTRA UDIENZA
L'ATTO INTRODUTTIVO HA GIA' OCCUPATO QUATTRO SEDUTE
Al processo d'appello per la strage di piazza Fontana nemmeno oggi, dopo quattro udienze, il presidente della corte d'assisi d'appello Roberto Pallini e' riuscito a portare a termine la lettura della sua relazione.
Dopo avere trattato l'attivita' dei gruppi di estrema destra 'Ordine nuovo' e 'La Fenice', i precedenti processi sulla vicenda svoltisi a Catanzaro e Bari (nei quali furono assolti Freda e Ventura), le argomentazioni con cui la Corte d'assise condanno' in primo grado all'ergastolo gli attuali imputati Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, e le motivazioni delle varie impugnazioni, il relatore ha ricostruito in tutti i particolari l'attentato del 12 dicembre 1969 nel quale morirono 17 persone e altre 84 rimasero ferite.
Complessivamente Pallini ha gia' letto per 24 ore. In apertura dell'udienza di oggi, alla quale era presente soltanto uno dei maggiori imputati (Rognoni) aveva detto di avere ancora 300 pagine da leggere.
Alla sospensione dei lavori ne restavano poco piu' di 120, la cui lettura occupera' buona parte della prossima udienza fissata all'11 novembre. Se ci sara' poi tempo le difese formuleranno le prime richieste di prova.

8 novembre 2003 - STRAGE PIAZZA LOGGIA: CASSAZIONE RESPINGE RICORSO ZORZI
ANSA:
STRAGE PIAZZA LOGGIA: CASSAZIONE RESPINGE RICORSO ZORZI
La Corte di Cassazione ha respinto nei giorni scorsi il ricorso presentato dai legali di Delfo Zorzi, contro l'ordine di cattura emesso dal Tribunale di Brescia, nell'ambito delle indagini sulla strage di piazza della Loggia.
Zorzi attualmente vive in Giappone, nazione di cui ha anche la cittadinanza. Il ricorso dei legali di Zorzi era stato presentato contro la decisione del Tribunale del Riesame di Brescia, che autorizzava la cattura dell'ex ordinovista. Il procuratore capo di Brescia, Giancarlo Tarquini, commentando la pronuncia della Cassazione, ha detto: "E' una decisione importante, anzi importantissima. Questo anche per quanto riguarda l'estradizione di Zorzi".
E' iniziato circa tre anni fa l'iter giudiziario relativo all'ordine di cattura nei confronti di Delfo Zorzi nell'ambito delle indagini sulla strage di Piazza della Loggia.
Nel 2000 il gip non aveva accolto la richiesta presentata dalla Procura di Brescia, che aveva quindi fatto ricorso al Tribunale del Riesame. La richiesta in sede di riesame venne accolta, ma fu annullata successivamente dalla Corte di Cassazione a cui si erano appellati i legali di Zorzi. L'ordine di cattura e' quindi stato ripresentato davanti al Tribunale del Riesame, che l'ha nuovamente accolto. I difensori di Zorzi hanno quindi presentato ricorso in Cassazione, ricorso che stavolta e' stato respinto.
L'inchiesta, condotta dal procuratore aggiunto Roberto Di Martino e dal sostituto Francesco Piantoni, sulla strage di Piazza della Loggia, durante il 2003, ha registrato importanti passi in avanti. Si e' costituito nel marzo scorso Martino Siciliano, l'ex pentito e indagato che era fuggito in Francia alcuni giorni prima dell'interrogatorio con la formula dell'incidente probatorio. Siciliano, una volta ritornato in Italia, e' stato sottoposto all'interrogatorio con questa formula.
Ora quindi non ci sono piu' vincoli all'ordine di cattura nei confronti di Zorzi. Cio' consente alla Procura di avviare l'iter volto a ottenere l'estradizione dell'ex ordinovista veneto. Analoga richiesta e' gia' stata presentata relativamente al processo per la strage di Piazza Fontana, al termine del quale Zorzi, in primo grado, e' stato condannato all'ergastolo.
"Intendiamo arrivare in tempi brevi alla conclusione dell'inchiesta per chiedere i rinvii a giudizio", ha detto il procuratore di Brescia, Giancarlo Tarquini. Nel mese di dicembre scade la proroga che il Parlamento ha concesso alla Procura di Brescia per il proseguimento delle indagini sulla strage.

ANSA:
STRAGE PIAZZA LOGGIA: ZORZI, IL PROBLEMA DELLA ESTRADIZIONE
NEGATA PER PIAZZA FONTANA PERCHE' CITTADINO GIAPPONESE
L' estradizione di Zorzi e' stata gia' richiesta dal Governo italiano alle autorita' giapponesi il 20 marzo 2000, e piu' volte riaffermata, in relazione alla strage di piazza Fontana ma finora la cittadinanza giapponese ottenuta da Zorzi ne ha impedito l'adempimento, visto che la legge giapponese vieta che possa essere consegnato ad autorita' straniere un cittadino nipponico. Unica possibilita' potrebbe essere solo la revoca della cittadinanza giapponese.
Delfo Zorzi e' nato ad Arzignano (Vc) nel 1947 e vive a Tokyo, in Giappone, (dove e' arrivato nella prima meta degli anni '70 con una borsa di studio privata). Ha sposato una donna giapponese, e' titolare di una societa' di import-export nel settore della moda, e dal 1989 e' cittadino giapponese con il nome di Hagen Roi.
Il nome di Zorzi era stato iscritto nel registro degli indagati, con una ipotesi di concorso in strage, gia' l' 8 luglio del '95. Il 30 giugno 2001 la Corte di Assise di Milano lo ha condannato in contumacia all'ergastolo per la strage di piazza Fontana.
Zorzi era stato coinvolto anche nell'inchiesta sulla strage di Peteano (31 maggio 1972), ma, dopo una condanna a dieci anni in primo grado, era stato assolto in appello per insufficienza di prove.
Zorzi, in Giappone, ha sempre condotto una vita molto riservata, evitando appuntamenti ufficiali, anche quelli riservati a uomini d'affari e imprenditori del suo stesso settore. Nel 1995 chiese all'Ambasciata d'Italia a Tokyo il rinnovo del passaporto, che gli fu concesso dopo il nulla-osta accordato dalla Questura competente del suo ultimo recapito in Italia prima di trasferirsi definitivamente in Giappone.

11 novembre 2003 - PIAZZA FONTANA: APPELLO; CONCLUSA RELAZIONE DOPO 5 UDIENZE
ANSA:
PIAZZA FONTANA: APPELLO; CONCLUSA RELAZIONE DOPO 5 UDIENZE
Cinque udienze e' durata, e si e' conclusa oggi, la relazione del presidente Roberto Pallini al processo d'appello per la strage di piazza Fontana. Subito dopo la conclusione, sono iniziati gli interventi delle parti per formulare le richieste di prove e di rinnovazione del dibattimento.
Primo a prendere la parola, il sostituto procuratore generale Laura Bertole' Viale, che ha chiesto tra l'altro alla corte di acquisire agli atti anche la cassetta che contiene la registrazione di una intercettazione ambientale effettuata il 13 marzo 1996 in casa di Carlo Maria Maggi, condannato in primo grado all'ergastolo assieme a Delfo Zorzi e a Giancarlo Rognoni.
La rappresentante della pubblica accusa ha invitato il collegio giudicante a non limitarsi a leggere la trascrizione di quel colloquio, avvenuto tra l'imputato e il figlio Marco, ma ad ascoltare in aula la versione originare perche' conterebbe elementi utili per stabilire dove fosse Maggi nel giorno della strage del il 12 dicembre 1969 alla filiale della Banca Nazionale dell'Agricoltura di piazza Fontana, nella quale morirono 17 persone e altre 84 rimasero ferite.
Dopo l'ascolto, la corte potrebbe anche disporre una perizia per una nuova trascrizione visto che, secondo l sostituto procuratore generale, quella agli atti potrebbe non essere del tutto fedele.
La rappresentante della Procura generale ha chiesto anche l'acquisizione dei verbali relativi all'incidente probatorio svoltosi a Brescia tra il maggio e il giugno scorsi per ascoltare il pentito Martino Siciliano, che dopo aver fatto una serie di rivelazioni sull'attivita' di "Ordine Nuovo", spari' dalla circolazione e raggiunse la Colombia, sostenendo che quanto gli dava lo Stato italiano come collaboratore di giustizia era troppo scarso.
A quell'incidente probatorio, disposto nell'ambito dell'inchiesta sulla strage bresciana di piazza della Loggia, erano presenti i difensori di Maggi e di Zorzi. Laura Bertole' Viale ha chiesto inoltre che la corte d'assise d'appello acquisisca agli atti la sentenza emessa dalla corte di Cassazione l'11 luglio scorso sulla strage avvenuta il 17 maggio 1973 davanti alla Questura di Milano, e si e' dichiarata disponibile a mettere a disposizione del collegio giudicante altri documenti di cui parlera' in una fase successiva, dopo le istanze dei difensori.
I rappresentanti di tutte le parti civili costituitesi nella causa si sono associati alle richieste della pubblica accusa e la parola e' quindi passata alle difese. Prima che i lavori venissero aggiornati a giovedi' prossimo, ha parlato per circa 2 ore l'avvocato Mauro Ronco, difensore di Maggi. Il legale, che ha anticipato qualche tema di quella che sara' alla fine del processo la sua arringa, ha chiesto tra l'altro la citazione di diversi nuovi testimoni, tra cui un ufficiale dei carabinieri e un vicequestore.
Nel corso della prossima udienza si dovrebbero esaurire gli interventi dei difensori. Poi tocchera' alla corte valutare le varie istanze e prendere le relative decisioni.

13 novembre 2003 - PROCESSO PIAZZA FONTANA: CHIESTA TESTIMONIANZA VENTURA
ANSA:
PIAZZA FONTANA: APPELLO; CHIESTA TESTIMONIANZA VENTURA
Conclusa la relazione del presidente della Corte d'Assise d'appello Roberto Pallini, al processo per la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 (17 morti un'ottantina di feriti) e' stata la volta delle richieste da parte degli avvocati difensori.
L'avvocato Enzo Fragala', ex membro della commissione stragi, che ha parlato per Giancarlo Rognoni, condannato all'ergastolo in primo grado con Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi, ha chiesto l'acquisizione di un ingente quantitativo di documenti che dovrebbero meglio inquadrare la posizione del suo assistito. Per Delfo Zorzi l'avvocato Antonio Franchini ha chiesto nuove numerose testimonianze, tra le quali quella di Giovanni Ventura (gia' processato insieme a Franco Freda per questa vicenda e assolto in appello a Bari e per questo non imputato in questo processo) e il presunto aderente a 'Ordine Nuovo' Cesare Tiaco. Attualmente Ventura si trova in Argentina e potrebbe essere sentito per rogatoria. Nel corso del suo lungo intervento l'avvocato Franchini ha sottolineato l'incompletezza dell'istruttoria dibattimentale di primo grado, soprattutto in relazione ai contrasti che sarebbero emersi tra i due collaboratori degli inquirenti, Carlo Di Gilio e Martino Siciliano.
Di quest'ultimo il sostituto procuratore generale Laura Bertole' Viale aveva chiesto l'acquisizione agli atti del verbale di incidente probatorio svoltosi a Brescia, mentre la difesa sostiene che lo stesso dovrebbe essere rintracciato e ascoltato in aula. Franchini ha anche chiesto la testimonianza di alcuni ufficiali della Marina militare degli Stati Uniti.

18 novembre 2003 - PIAZZA FONTANA: PROCESSO APPELLO, ISTANZE ACCUSA E DIFESA
ANSA:
PIAZZA FONTANA: PROCESSO APPELLO, ISTANZE ACCUSA E DIFESA
CORTE ASSISE APPELLO DECIDERA' GIOVEDI' SU NUOVO DIBATTIMENTO
Al processo d'appello per la strage di Piazza Fontana, oggi la parola e' andata all'accusa e alla difesa. Giovedi' prossimo la Corte d'Assise d'Appello di Milano entrera' in camera di consiglio per decidere quali istanze accogliere e se disporre un nuovo dibattimento.
In apertura d'udienza, stamane, il sostituto procuratore generale Laura Bertole' Viale ha risposto alle varie richieste di prova formulate dalla difesa, opponendosi alla lettura di verbali di interrogatorio e degli atti dei processi che si svolsero, a Catanzaro e a Bari, nei confronti dei primi imputati della vicenda, Franco Freda e Giovanni Ventura. La rappresentante della pubblica accusa, che aveva gia' fatto al riguardo le sue richieste (acquisizione dell' incidente probatorio svoltosi a Brescia con il pentito Martino Siciliano e di una cassetta con le intercettazioni ambientali di un colloquio tra Carlo Maria Maggi e il figlio Marco) ha definito ininfluenti ai fini della valutazione diverse prove indicate dai difensori. Sostanzialmente sulla stessa linea l'avvocato Federico Sinicato, patrono di parte civile per le famiglie delle 17 persone decedute nell'attentato avvenuto il 12 dicembre 1969 alla Banca Nazionale dell'Agricoltura di Milano. "Le difese - ha detto Sinicato - intendono fare un altro processo che possa avere esito diverso rispetto a quello di primo grado. Evidentemente non sono bastate le 150 udienze del dibattimento in corte d'assise. Dovrebbe essere un processo alle indagini, peraltro gia' analizzate, valutate e rifatte". Il legale si e' poi opposto (definendola una istanza provocatoria) alla richiesta di lettura degli atti di primo grado, fatta dai difensori di Delfo Zorzi (condannato all'ergastolo insieme con Carlo Maria Maggi e a Giancarlo Rognoni).
Nel pomeriggio si sono concluse le controrepliche difensive. Qualcuno ha chiesto che venisse dato atto, a verbale, che la parte civile ha compiuto una violazione tecnica leggendo testualmente alcuni brani delle relazioni di servizio del capitano Giraudo in colloqui con Nico Azzi e con Carlo Maria Maggi. Il presidente Roberto Pallini ha sottolineato che non vi e' stata alcuna violazione dell'articolo 482 del codice di procedura penale da parte dell'avvocato Sinicato che, per sottolineare la necessita' di certe acquisizione documentali, ne ha letto alcuni brani. Le altre parti civili (Comune di Milano e presidenza del Consiglio) si erano associati alle conclusioni della procura generale. A questo punto sono finiti gli interventi dei rappresentanti delle parti sulle prove da ammettere nel processo.

22 novembre 2003 - PIAZZA FONTANA: LIBRO BARBIERI E CUCCHIARELLI
ANSA:
LIBRI: LA STRAGE CON I CAPELLI BIANCHI, PIAZZA FONTANA
Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Giancarlo Rognoni. Nomi del passato, forse destinati all'oblio se una sentenza del 30 giugno del 2001 della Corte d'assise di Milano non li avesse condannati all'ergastolo per la strage di piazza Fontana (17 morti e 84 feriti il 12 dicembre del'69).
La storia di questa "inchiesta venuta dal passato" e che ha portato all'individuazione dei responsabili dell'eccidio 32 anni dopo e' raccontata in un libro dai giornalisti dell'Ansa Paolo Barbieri e Paolo Cucchiarelli. "La strage coi capelli bianchi" (Editori Riuniti, 254 pagine e 12,50 euro), con una prefazione dello storico Nicola Tranfaglia, ripercorre l'iter di questa inchiesta infinita, fino al processo milanese per il quale, in questi giorni e' in corso il dibattimento d'appello. Sono ricostruiti ruoli, figure dell'estremismo di destra nel cui ambito maturo' l'attentato che, invece, costo' tre anni di carcere a Piero Valpreda (ritratto a pugno chiuso nella foto di copertina) e che mori' la notte tra il 6 e 7 luglio dell'anno scorso per una grave malattia.
Attraverso ampi stralci della motivazioni della sentenza di condanna di Zorzi e degli altri imputati si spiega il quadro di riferimento in cui la strage venne ideata: quello di Ordine Nuovo, che dal 1956 al 1969, come scrivono i giudici "rappresento' la realta' piu' importante nel panorama della destra extraparlamentare". Un quadro di riferimento individuato dal giudice istruttore milanese Guido Salvini con le sue inchieste sulle trame nere.
I due giornalisti raccontano anche che cosa avvenne nell'aula bunker piazza Filangieri, di fronte al carcere di San Vittore, in quei due anni di dibattimento: dalla testimonianza reticente dell'ex capo dell'ufficio D del Sid Gianadelio Maletti, che poi atteso a Brescia per testimoniare sulla strage di piazza Loggia preferi' tornare in Sud Africa, alle dichiarazioni dei 'soldati' dell'estrema destra Vincenzo Vinciguerra ed Edgardo Bonazzi che accusarono apertamente Ordine Nuovo di essere contiguo ai servizi segreti.
C'e' poi nel libro l'atmosfera di quell'aula, le polemiche per l'assenza delle istituzioni milanesi, la "sorpresa dolorosa" per i familiari delle vittime di vedere l'avvocato Gaetano Pecorella, nel primo processo legale di parte civile per il Comitato d'azienda della Banca Nazionale dell'Agricoltura, chiedere, in qualita' di difensore di Delfo Zorzi, la trasmissione degli atti a Catanzaro. E' raccontata l'attesa della decisione dei giudici sulla richiesta del legale, con la presenza simbolica dell'allora Procuratore Gerardo D'Ambrosio accanto ai colleghi Maria Grazia Pradella e Massimo Meroni. Poi le lacrime per l'emozione e la rabbia dei parenti delle vittime perche', nel giorno della sentenza in quel'aula quasi deserta, come all'inizio del processo non c'erano rappresentanti delle istituzioni milanesi.
Il libro viene presentato lunedi' pomeriggio, alla libreria Rizzoli in galleria Vittorio Emanuele a Milano.

26 novembre 2003 - PIAZZA FONTANA: SICILIANO
"Il Gazzettino"
STRAGE DI PIAZZA FONTANA Aveva bisogno di soldi perché quelli che gli aveva dato lo Stato per la sua collaborazione erano finiti troppo presto, allora aveva deciso di ribussare alla porta dell'ex camerata Delfo Zorzi offrendogli il suo silenzio. Martino Siciliano, il pentito di numerose inchieste sul terrorismo nero, ha raccontato questa sua verità ai giudici della Corte d'Assise di Appello di Milano, davanti ai quali si sta celebrando il processo di secondo grado per la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 (17 morti e un'ottantina di feriti).Siciliano, ex ordinovista di Mestre, accusatore di Zorzi che con Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni è stato condannato all'ergastolo per Piazza Fontana, ha risposto per cinque ore alle domande del presidente, Roberto Pallini, e ha ribadito tutto ciò che già ha raccontato ai magistrati bresciani che indagano per la strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974 (8 morti 1 100 feriti) e cioè di aver ritrattato le accuse solo per denaro."Feci presente la mia situazione economica al mio avvocato - ha spiegato Siciliano - e dissi che era necessario contattare l'avvocato Pecorella affinché si attivasse presso Zorzi perché io ero pronto a non confermare le mie accuse dietro pagamento". Era il maggio del 1998 e Siciliano iniziò la sua nuova collaborazione, non più con la giustizia ma con Delfo Zorzi. All'incidente probatorio davanti al Gip Clementina Forleo, infatti, si avvalse della facoltà di non rispondere mentre ai processi per la strage alla questura di Milano e per quella di Piazza Fontana non si presentò in aula.
"Il mio legale, l'avvocato Fausto Maniaci - ha detto Siciliano - mi aveva spiegato che non potevo dare un colpo al cerchio e uno alla botte ma che dovevo decidere di stare o con Zorzi o con l'accusa".Per il silenzio Siciliano chiese 200 mila dollari "ma il mio avvocato chiese solo 200 milioni di lire perché mi spiegò che aveva capito quella cifra". Il primo versamento di 15 mila dollari venne fatto a Zurigo dall'avvocato Maniaci: "Mi aveva detto che Pecorella si era recato personalmente in Giappone da Zorzi il quale aveva dato l'assenso al pagamento. Poi seguì uno stillicidio di versamenti. Io, per esempio, quando venni convocato per il processo di Piazza Fontana, decisi di partire dalla Colombia per l'Italia proprio per mettere pressione agli avvocati di Zorzi affinché mi dessero i soldi pattuiti".Martino Siciliano ha anche ricordato i primi contatti con Zorzi quando l'inchiesta era solo all'inizio: "Avevo perso il lavoro perché il mio nome era stato scritto sui giornali in merito al mio coinvolgimento nell'inchiesta. Chiesi aiuto a Zorzi che mi promise di trovarmi una sistemazione a San Pietroburgo in una sua azienda. In Russia ebbi la netta sensazione che era in programma una mia sparizione. Un'intuizione giusta perché c'è un'intercettazione fatta a Mestre in cui si parla che per farmi tacere o mi si dava una montagna di soldi o un colpo di calibro 9 in testa".I soldi non sono stati l'unico argomento affrontato nel corso dell'udienza. Siciliano ha anche raccontato delle riunioni di Ordine Nuovo a Mestre nel 1966. "Pino Rauti, Franco Freda e Carlo Maria Maggi - ha raccontato il pentito - sostenevano che era giunta l'ora di passare ad un livello superiore rispetto alle scazzottature con gli avversari. Dicevano che era necessario fare azioni pesanti, come appunto gli attentati, per indurre l'esercito ad intervenire. Dicevano anche che per queste azioni era necessario creare un gruppo ristretto".
Martino Siciliano, autore degli attentati alla scuola Slovena di Trieste e al cippo di confine di Gorizia dell'autunno 1969, ha anche spiegato che l'artificiere del gruppo era Carlo Digilio, l'altro pentito che al processo di primo grado non è stato condannato in quanto, per la sua collaborazione, il reato è stato giudicato prescritto.Si è ritornato a parlare anche di Pietro Valpreda, l'anarchico che per primo venne accusato come l'autore della strage e poi definitivamente assolto. Siciliano, infatti, ha spiegato qual era all'epoca la voce che girava negli ambienti di destra sulla strage di Piazza Fontana: "Si diceva che era stato usato il metodo dello schiaccianoce: da una parte la destra e dall'altra l'estrema sinistra per schiacciare lo Stato. Passava insomma l'idea per cui la strage era il frutto di una commistione tra destra ed estrema sinistra".

28 novembre 2003 - PIAZZA FONTANA: SICILIANO, VOLEVAMO RAPIRE FELTRINELLI
"La Gazzetta del sud"
STRAGE DI PIAZZA FONTANA - PARLA MARTINO SICILIANO
Anche un ex SS nel mancato rapimento di Feltrinelli
Barbara Bazzani
MILANO - I pestaggi in piazza, le devastazioni delle sedi del Pci di Mestre, i furti di esplosivo nelle cave e il progetto di rapimento dell'editore Giangiacomo Feltrinelli sono stati al centro dell'interrogatorio di Martino Siciliano, il pentito al processo per la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, per la quale è in corso l'appello a Milano. "Feltrinelli - ha ricordato Siciliano - negli ambienti di destra era considerato un fiancheggiatore delle Brigate rosse che, a quell'epoca, erano in fieri. Con il conte Marco Foscari, che aveva una tenuta in Austria vicina a quella di Feltrinelli, decidemmo di rapirlo per consegnarlo poi alle autorità italiane". Il pentito ha raccontato che con il guardacaccia del conte, un ex SS, armati con i fucili da guerra tedeschi andarono allo chalet di Feltrinelli ma lo trovarono vuoto per cui il piano saltò. Per la sua militanza in Ordine Nuovo, Siciliano è stato protagonista di centinaia di episodi, tra i quali anche l'affissione a Mestre di manifesti filo-cinesi: "Facevamo scritte inneggianti a Mao e affiggevamo manifesti filo-cinesi affinché venissero accusati i comunisti e la gente si stancasse". La strategia dei gruppi di destra, insomma, doveva essere quella di attuare attentati e una serie di provocazioni al fine di creare una situazione tale da giustificare in seguito l'intervento dell'esercito. Era previsto anche un piano nel caso le cose andassero in modo diverso e, cioè, nel caso la sinistra avesse preso il potere: "Per il golpe Borghese - ha detto Siciliano - erano state previste strutture civili e militari. Era stato organizzato il cosiddetto Piano di Sopravvivenza. Erano stati costituiti i Nuclei di difesa dello Stato e se i comunisti avessero preso il potere ci saremmo dovuti rivolgere ai Carabinieri che ci avrebbero dato le armi". Siciliano dalla fine degli anni '60 ai primi del '70 è stato protagonista con Delfo Zorzi di tutte le azioni del gruppo, compreso il furto di 30 chilogrammi di esplosivo alle cave di Arzignano al Chiampo: "Era contenuto in sacchetti trasparenti con la scritta Ammonal". Una dichiarazione, questa, che conferma quanto detto da Carlo Digilio, l'armiere di On e accusatore di Delfo Zorzi e soprannominato "Otto" o "Legionario" o "Zio Otto". Martino Siciliano è stato a tempo pieno organico a tutte le azioni dell'estrema destra del Triveneto con una sorta di doppia militanza, come quasi tutti i suoi ex camerati, tra Msi e Ordine nuovo "erano due vasi comunicanti" ha spiegato. Una militanza che l'ha portato a partecipare anche a campi di addestramento militare e teorico sopra il lago di Como, a Cascia e a Celle Ligure, e legata a doppio filo a quella di Delfo Zorzi. "Zorzi - ha ricordato Siciliano - era un tipo deciso e determinato e voleva la distruzione dell'avversario". Un violento, insomma, e per spiegare meglio ha raccontato alcuni episodi: "Un giorno, per dimostrare la sua virilità ariana ha strozzato con le sue mani un gatto davanti a tutti noi. Ha pestato a freddo diversi militanti che si erano resi colpevoli di qualche debolezza. Ad uno, dopo averlo picchiato, gli ha strofinato il viso contro un muro di cemento. Lui pensava che i camerati dell'Msi potevano sbagliare per debolezza ma non quelli di Ordine Nuovo".

3 dicembre 2003 - PROCESSO PIAZZA FONTANA: SICILIANO
"Il Gazzettino"
PIAZZA FONTANA Siciliano racconta la stagione eversiva di Ordine Nuovo "Così la cellula veneta scelse lo stragismo" Milano
NOSTRO INVIATO
"Ma cosa facevate in quel circolo?". "Discorsi di varia cubatura, signor presidente. C'era uno slancio culturale, si parlava della situazione politica, si progettava lo spegnimento della Fiamma... un argomento peraltro attualissimo". Ma chi l'ha detto che il processo d'appello per la strage di Piazza Fontana è archeologia giudiziaria, indagine a scoppio ritardato su un misfatto di oltre trent'anni fa, giudizio sul passato che rischia di confondersi con la storia? È sufficiente una battuta del pentito Martino Siciliano per capire che questo processo è come un libro aperto. In cui anche la destra sembra non finir mai di fare i conti con se stessa. Lo spiega, Siciliano, quel riferimento. A voler spegnere la Fiamma Tricolore, alla fine degli anni '60, era Pino Rauti, capo di Ordine Nuovo, uscito dal Msi perchè convinto che la via democratica non avrebbe mai portato al potere. Soltanto che lo spegnimento avrebbe dovuto avvenire, con un eufemismo dei giorni nostri, "facendoci la pipì sopra". "E pensi che oggi Rauti è diventato il custode della Fiamma, assieme alla nipote di Mussolini" annota maliziosamente Siciliano riferendosi alle polemiche seguite all'abiura del fascismo da parte di Gianfranco Fini.
Il testimone mestrino appare piuttosto lucido. Adesso che ha i capelli bianchi può permettersi di raccontare la sua verità. E spiegare l'escalation della violenza che portò nel '69 alla strage di Piazza Fontana. È la storia dei movimenti di destra, combattuti tra manifestazione palese delle idee e clandestinità. Per questo era nato Ordine Nuovo, costola del Msi, una scheggia impazzita. "In On ci furono due fasi. La prima puntava ad instaurare una politica dell'insicurezza, con attentati alle cose, in modo da far intervenire l'Esercito. Secondo le informazioni, nei gradi di comando non pochi militari erano orientati per la Repubblica Sociale". Però in Italia non accadde ciò che avvenne nella Grecia dei colonnelli. "Visto che le forze armate non hanno reagito in modo favorevole, fu teorizzato l'uso della provocazione e della violenza con attentati sul territorio, come gli attentati ai treni. Si voleva dimostrare alla popolazione che i terroristi - individuati come gli anarchici con il cappello a punta e la bomba rotonda - potevano colpire in ogni momento". Schematico, ma chiaro. Al presidente che gli chiede una demarcazione cronologica, risponde: "Fino all'inizio del '68 ci furono momenti dimostrativi. L'attentato selezionato e stragista, che doveva colpire le persone, cominciò dopo, la deriva di quella guerra civile iniziò tra la fine del '68 e i primi mesi del '69. Fu allora che si parlò della necessità di far scorrere il sangue". Ma quali sono i soggetti di quella farneticazione criminale? "I discorsi vennero fatti e ascoltati a Mestre e Venezia dal sottoscritto, da Delfo Zorzi e da Carlo Maria Maggi. A Padova li ha ascoltati e li ha fatti Franco Freda. A Roma sia Pino Rauti, sia Paolo Signorelli. A Trieste il gruppo di Neami, Portolan, Bressan. A Milano ne ho parlato con Giancarlo Rognoni". Fu un passaggio cruciale. E siccome "l'obiettivo stragista di cui si parlava era solo contro la popolazione civile", qualcuno ebbe crisi di coscienza e se ne andò. Piazza Fontana venne dopo. Ma Siciliano ha già avvertito: "La strage fu un disguido". Eppure quella scelta rimase, ha mutilato orrendamente le vittime, ha ferito l'Italia, ha marchiato per sempre i protagonisti di allora che oggi non hanno ancora finito di fare i conti con quei delitti impuniti.

10 dicembre 2003 - PIAZZA FONTANA: COMITATO ANTIFASCISTA, VERITA' ATTESA 34 ANNI
ANSA:
PIAZZA FONTANA: COMITATO ANTIFASCISTA,VERITA' ATTESA 34 ANNI
Sempre di meno, sempre piu' anziani, sempre piu' dimenticati dal circuito della grande informazione. Eppure non si arrendono: aspettano la verita', tutta la verita' su quel 12 dicembre 1969 da 34 anni. Sono i parenti delle vittime riuniti nell'associazione familiari vittime della strage di Piazza Fontana, e i membri del Comitato permanente antifascista contro il terrorismo che quest'anno si apprestano a celebrare l'anniversario della bomba "che cambio' la storia d'Italia" con una speranza in piu': quella che viene dal processo d'appello contro Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, dirigenti del gruppo neofascista di Ordine Nuovo, gia' condannati all'ergastolo in primo grado.
Dal processo, la sentenza del quale e' prevista tra la fine di gennaio e il febbraio del 2004, - dicono gli organizzatori delle manifestazioni di venerdi' prossimo - emerge l'ultima occasione per la verita'. "Finalmente - ha spiegato Saverio Ferrari del Comitato antifascista di Milano - nel processo si parlera' della fase preparatoria della strage, delle strategie, dei finanziamenti e delle protezioni di cui godette Ordine Nuovo. Si ricostruiscono i fini degli avvenimenti, si potrebbe cioe' finalmente smascherare la grande operazione politica che aveva interesse a piegare le grandi associazioni democratiche, ora che e' appurato che qualcuno in quei tempi penso' a soluzioni 'alla greca', al colpo di Stato". Ma, secondo Ferrari, la crepa aperta dai pentiti nei gruppi neofascisti dopo tanti anni "puo' riaprire e gettare luce su altri avvenimenti come la strage in Questura, quella di piazza della Loggia e tanti altri episodi minori. Con buona pace di chi oggi pontifica che la strategia della tensione non e' mai esistita".
"Il disinteresse della stampa - ha detto Gianfranco Maris, presidente dell'Aned, associazione degli ex deportati politici, dopo aver constatato la scarsa presenza di giornalisti alla conferenza stampa - e' la punta di un iceberg che spiega bene cosa sta diventando il nostro sistema informativo". Secondo Maris "si parla di terrorismo oggi in misura perfino enfatica, pensando a quello internazionale, a quello dell'Iraq, che poi terrorismo non e' sempre. E non si parla piu' di quel 12 dicembre 1969". Neanche la Banca Nazionale dell'Agricoltura e' piu' quella: da qualche anno non esiste piu', assorbita da un altro istituto di credito.
Le celebrazioni, intitolate la 'Memoria di Milano', prevedono la deposizione delle corone in Piazza Fontana da parte delle autorita' alle 16.30, un corteo da piazza della Scala a Piazza Fontana alle 17.30 e la manifestazione conclusiva alle 18.30.

11 dicembre 2003 - PIAZZA FONTANA: SICILIANO, PARLO PER RISPETTO VITTIME
ANSA:
PIAZZA FONTANA: M.SICILIANO, PARLO PER RISPETTO VITTIME/ANSA
E' stato riammesso da pochi giorni al programma di protezione come collaboratore di giustizia, e oggi ha voluto testimoniare di non essere solo un pentito nel senso tecnico-giuridico del termine. Alla vigilia del trentaquattresimo anniversario della strage di Piazza Fontana (17 morti e un'ottantina di feriti) Martino Siciliano, il testimone che da quattro udienze sta raccontando ai giudici della Corte d'Assise d'Appello le responsabilita' di Ordine Nuovo, di Delfo Zorzi, di Carlo Maria Maggi e di Giancarlo Rognoni nell'organizzazione e nell'esecuzione dell'attentato alla Banca Nazionale dell'Agricoltura, ha voluto rivolgere un messaggio ai familiari delle vittime.
"Tutto cio' che ho fatto - ha detto a proposito della sua testimonianza - l'ho fatto per essere chiaro di fronte alla storia e per rispetto nei confronti delle vittime della strage e dei loro familiari". Siciliano, recentemente arrestato dalla magistratura bresciana per favoreggiamento a favore di Delfo Zorzi, ha anche precisato: "Potevo benissimo rimanere in Francia come un fuoriuscito invece ho preferito ritornare a Brescia ed andare in galera per tre mesi e venire anche qui davanti a voi con tutte le mie manchevolezze di memoria".
Fatta questa premessa, Siciliano ha continuato a parlare dei suoi rapporti con Giancarlo Rognoni, con Delfo Zorzi e con Carlo Maria Maggi, il responsabile di On del Triveneto, del quale oggi la sostituto procuratore generale, Laura Bertole' Viale, ha depositato una perizia tecnica di un'intercettazione ambientale del marzo 1996. Nell'intercettazione Maggi, parlando con il figlio dell'inchiesta per la strage di Piazza Fontana, spiegando il perche' della conoscenza di alcuni particolari dice "...Io era a Milano". Circostanza, questa, che Maggi ha sempre negato ai magistrati. I giudici dovranno ora decidere se ammettere questa intercettazione con la perizia.
Nell'udienza di oggi Martino Siciliano ha anche parlato degli attentati alla scuola slovena di Trieste e al cippo di confine di Gorizia del novembre 1969, ai quali ha partecipato con Zorzi, Giancarlo Vianello e Anna Maria Cozzo. "Erano - ha spiegato il pentito - attentati che dovevano preparare quello di Piazza Fontana". Poi si e' soffermato a lungo sulla cosiddetta 'cena del tacchino', ovvero quando a casa di Giancarlo Vianello, ex ordinovista di Mestre, la notte del Capodanno del 1969 raccolse la confessione di Delfo Zorzi in ordine alla partecipazione alla strage di Piazza Fontana.
"Quella notte - ha ricordato Siciliano - Delfo Zorzi che destava i reducismi, cioe' le riunioni dove si ricordavano le azioni che avevamo messo a segno, forse perche' aveva il cuore troppo pieno o forse per il troppo alcol abbasso' le barriere. Ci disse che non era vero nulla di cio' che si leggeva sui giornali e cioe' che la strage era stata fatta dagli anarchici e da Valpreda. Ci disse che quella strage era opera nostra".
"Zorzi, che per la prima volta non vidi freddo e determinato, - ha ricordato Siciliano - alle obiezioni mie e di Vianello sul fatto che erano morti degli innocenti, ci rispose che quel sangue sarebbe stato il concime per un movimento fascista che avrebbe riscattato l'Italia e l'Europa".
Il presidente, Roberto Pallini, ha chiesto a Siciliano per quale motivo di questa cena ha parlato per la prima volta solo due anni dopo le sue prima rivelazioni: "La strage di Piazza Fontana - ha risposto il pentito - e' stata una cosa cosi' tragica che io l'avevo rimossa dalla mia coscienza per cui per
farmi ritornare alla mente molte cose ho impiegato tempo". Giancarlo Vianello ha sempre negato la circostanza della cena, dicendo che poteva essere stata fatta ma l'anno precedente, spiegando anche di avere trascorso un periodo di vacanza in Svezia nel dicembre del 1969. "Puo' essere - ha detto Siciliano - che sia stato in Svezia, io pero' ribadisco che il Capodanno del '69 l'abbiamo trascorso a casa sua con Delfo Zorzi, mangiando il tacchino che aveva preparato sua madre, bevendo molto e ascoltando gli inni nazisti". E sulla responsabilita' di Ordine Nuovo Siciliano ha anche precisato: "Quando Zorzi ci disse che la strage l'avevamo fatta noi si riveriva a On del Triveneto. E' chiaro che queste azioni - ha aggiunto - non si facevano senza l'avallo locale di Carlo Maria Maggi e nazionale di Pino Rauti e Paolo Signorelli".

11 dicembre 2003 - TEATRO: PIAZZA FONTANA, DIARIO DI VALPREDA IN SCENA A MESTRE
ANSA:
TEATRO: PIAZZA FONTANA, DIARIO DI VALPREDA IN SCENA A MESTRE
SPETTACOLO ISPIRATO AI RICORDI DI PRIGIONIA DELL'ANARCHICO
(di Antonella Barina)
"Con quella bomba hanno voluto fermare il 1968 e il 1969, hanno voluto fermare milioni di esseri umani che avevano deciso di vivere da esseri umani": le parole di Pietro Valpreda vengono scandite nitidamente sulla scena di "Cella 522", lo spettacolo del Teatro della Calchera di Venezia, rappresentato al Teatro del Parco di Mestre.
La messa in scena del testo di Valpreda e' rigorosa, strettamente fedele al diario del carcere scritto dall'anarchico tra il 1969 e il 1972, quando fu imprigionato con l'accusa di essere l'autore della strage di Piazza Fontana, alla quale risulto' successivamente estraneo.
Interpretato da Enrico Corradini, il detenuto Valpreda diventa "simbolo di innocenza, quanto le vittime della strage: e' giusto rappresentare lo spettacolo a Mestre - afferma l'attore vicentino - perche' la bomba e' stata costruita qui, in questo territorio". La "cella 522" e' quella in cui l'anarchico, sempre dichiaratosi innocente, viene rinchiuso dopo mesi di isolamento: nel suo personaggio si rispecchia la condizione carceraria piu' dura, eletta a metafora di vita.
In una scenografia semplice, dove troneggia centrale il bugliolo della cella, l'attore ripercorre i ricordi dell' imputato in una progressiva spersonificazione, man mano che questi viene inghiottito dall'universo carcerario.
"Verso i vent'anni, quando, volenti o nolenti, si comincia a formare e a cercare una qualche idea politica, io - spiega Corradini - incontrai le parole di Valpreda quando tra i libri conservati nello scaffale di mio padre fui incuriosito da un volume dalla copertina ingiallita. Era il diario di Valpreda". "Da quelle parole - prosegue - traspariva innocenza, fiducia, assoluta necessita' di vivere".
Nulla viene direttamente rappresentato della strage, mentre viene invece narrata pacatamente l'influenza che il 12 dicembre 1969 costrinse a letto Valpreda, lo stesso giorno in cui alla Banca dell'Agricoltura la bomba esplodeva uccidendo 16 persone e ferendone oltre cento. Seguono le tappe dell' arresto, i primi interrogatori, il "riconoscimento" da parte del tassista Rolandi, le reazioni dei media, la solitudine e la disperazione del carcere. "A coprire tutto - aggiunge Enrico Corradini - forse fu proprio lo Stato stesso, o un cosiddetto potere forte, un potere 'alto': per me fu tremendo aprire gli occhi su queste incertezze, sulle pesanti ombre che ancora gravano sulla storia del nostro paese".
"Uno come me - dice Valpreda nel suo diario ed oggi nello spettacolo che vi si ispira - non puo' espiare al posto di qualcun altro una colpa cosi' grande".
Lo spettacolo e' scritto, diretto e musicato dallo stesso Corradini assieme a Giuseppe Terranova, e realizzato in collaborazione con Michele Boato, il professore che ne ha sollecitato la realizzazione a conclusione di un percorso scolastico, con i suoi alunni, sugli anni di piombo.
Le scenografie sono di Paola Cardarelli. Il 15 dicembre replica nell'Aula Magna dell'Universita' di Trieste.

12 dicembre 2003 - STRAGE PIAZZA FONTANA: PENTITO SICILIANO
"Il Nuovo"
"Quella sera che Zorzi mi disse: siamo stati noi"
Il pentito Martino Siciliano ai giudici della Corte d'Assise d'Appello: "parlo per rispetto delle vittime". La rivelazione a 34 anni dall'episodio che inaugurò la strategia della tensione.
di Olga Piscitelli
MILANO - In attesa di verità, con un pentito che solo ora ha deciso di vuotare tutto il sacco "per essere chiaro di fronte alla storia e per rispetto nei confronti delle vittime e dei loro familiari". Non sono bastati 34 anni per far luce su quel 12 dicembre del 1969 che cambiò la storia d'Italia. Non del tutto. Per la prima volta Martino Siciliano ammette: "In occasione di una cena, Delfo Zorzi ci disse che non era vero nulla di ciò che si leggeva sui giornali e cioé che la strage era stata fatta dagli anarchici e da Valpreda. Ci disse che quella strage era opera nostra".
La strage di Piazza Fontana con il suo triste bilancio di 17 morti e 88 feriti è ancora appesa al filo della giustizia. Niente è più come prima, nemmeno la Banca Nazionale dell'Agricoltura, assorbita da un altro istituto di credito. Invecchiati, sempre meno e sempre più dimenticati, i familiari delle vittime e i componenti il Comitato antifascista contro il terrorismo sfileranno anche quest'anno in un corteo muto da piazza della Scala a piazza Fontana. Ma oggi la celebrazione intitolata la "Memoria di Milano" ha un motivo di speranza in più: il processo d'appello contro Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, dirigenti del gruppo neofascista di Ordine Nuovo, già condannati all'ergastolo, in primo grado.Da questo ennesimo processo, che si è aperto a ottobre 2003 e di cui si attende sentenza per i primi mesi del 2004, dipende l'ultima occasione per la verità.
Alle 16.30, ora in cui un ordigno di sette chilogrammi di tritolo esplose nel salone centrale della Banca Nazionale dell'Agricoltura, anche quest'anno saranno deposte corone. La prima sarà come al solito quella del sindaco. "Finalmente - dice Saverio Ferrari del Comitato antifascista di Milano - in quest'ultimo processo si parlerà della fase preparatoria della strage, delle strategie, dei finanziamenti e delle protezioni di cui godette Ordine Nuovo".
Il passato riaffiora e anche se ormai questa strage ha i capelli bianchi, per dirla col titolo di uno dei tanti libri che ne raccontano i fatti, la vicenda pesa sulla democrazia d'Italia. Quelle indagini dirottate sulla pista anarchica, quella pagina scura che travolge le vite dell'anarchico Pinelli e del commissario Calabresi, quell'arresto inutile che taglia le gambe al ballerinoPietro Valpreda. E' solo l'inizio. Ci vorranno mesi prima che gli inquirenti si indirizzino versogli ambienti dell'eversione nera. Quella veneta, in primis. Errori e depistaggi, informatori e politici. L'inchiesta travolge tutti e non coinvolge nessuno. Fino al 30 dicembre 2001.
E' a questo punto che, dopo oltre trent'anni, un rimpallo di competenze tra Roma e Milano, una nuova inchiesta e otto processi, si arriva alla sentenza. I giudici milanesi accolgono le richieste del pubblico ministero Guido Salvini e infliggono tre condanne all'ergastolo: al medico veneziano Carlo Maria Maggi, all'imprenditore veneto Delfo Zorzi (ora residente in Giappone, paese di cui è diventato cittadino con il nome di Roi Hagen) e all'estremista di destra Giancarlo Rognoni. Secondo l'accusa Zorzi sarebbe l'autore materiale della strage di piazza Fontana, il medico veneziano Carlo Maria Maggi il mandante, mentre Giancarlo Rognoni avrebbe offerto il supporto logistico. I giudici che hanno firmato la condanna non hanno dubbi nel sostenere che la strage, che aprì la stagione del terrore in Italia, fu ideata, organizzata e materialmente eseguita dai fascisti della cellula veneta di Ordine Nuovo. In tutto, 850 pagine di motivazioni della sentenza, per sostenere che ilquadro delle prove raccolte "è solidissimo", che la strage è stata voluta e che i pentiti Carlo Digilio e Martino Siciliano sono credibili.
Ora tocca ancora al pentito Siciliano. Da quattro udienze sta raccontando ai giudici della Corte d'Assise d'Appello le responsabilità di Ordine Nuovo, di Delfo Zorzi, di Carlo Maria Maggi e di Giancarlo Rognoni. "Potevo benissimo rimanere in Francia come un fuoriuscito invece ho preferito ritornare a Brescia ed andare in galera per tre mesi e venire anche qui davanti a voi con tutte le mie manchevolezze di memoria". Nell'udienza di ieri Martino Siciliano ha anche parlato degli attentati alla scuola slovena di Trieste e al cippo di confine di Gorizia del novembre 1969, ai quali ha partecipato con Zorzi, Giancarlo Vianello e Anna Maria Cozzo. "Erano - ha spiegato il pentito - attentati che dovevano preparare quello di Piazza Fontana". Perché parlare solo ora, chiede Roberto Pallini, presidente della Corte. Semplice quanto cruda la risposta: "La strage di Piazza Fontana è stata una cosa così tragica che io l'avevo rimossa dalla mia coscienza per cui per farmi ritornare alla mente molte cose ho impiegato tempo".

"Il Nuovo"
Piazza Fontana, le tappe dell'inchiesta
di o.p.
12 dicembre 1969 ore 16.37, un ordigno, composto da sette chilogrammi di tritolo, esplode nel salone centrale della Banca Nazionale dell'Agricoltura, in piazza Fontana, a Milano. ragico il bilancio: 17 morti e 88 feriti. Le indagini si concentrano subito sulla pista anarchica. Tra i primi a finire nel mirino è il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli. Interrogato dal commissario Luigi Calabresi, funzionario dell'ufficio politico, Pinelli viene trattenuto per tre giorni: non è accusato di nulla.
15 dicembre del 1969 Pinelli precipita da una finestra della questura di via Fatebenefratelli. La versione ufficiale parla di suicidio, i giudici propenderanno per il "malore attivo". Tutti gli imputati, finiti a processo per omicidio, verranno prosciolti nel 1975, perché "il fatto non sussiste".
16 dicembre del 1969 arrestato il ballerino Pietro Valpreda. E' accusato di essere l'esecutore materiale della strage. Un tassista, Cornelio Rolandi, lo riconosce. Intanto gli inquirenti scoprono che le borse usate per l'esplosivo sono state acquistate a Padova, il timer a Treviso. L'indagine si sposta negli ambienti di eversione nera
3 marzo del '72 scattano gli arresti per Franco Freda e Giovanni Ventura, primi neofascisti coinvolti nell'attentato
23 febbraio 1972: si apre a Roma il primo processo. Dopo 4 giorni la Corte si dichiara incompetente e rinvia gli atti a Milano.
13 ottobre 1972: la Cassazione assegna la competenza a Catanzaro.
23 febbraio 1979: a Catanzaro si conclude il processo: ergastolo per Freda, Ventura e Guido Giannettini, informatore dei Sid. Quattro anni e mezzo a Valpreda per associazione sovversiva
12 agosto 1979: arrestato a Buenos Aires Giovanni Ventura
23 agosto 1979: Franco Freda viene catturato in Costa Rica.
20 marzo 1981: a Catanzaro si conclude il processo di secondo grado. La sentenza assolve per insufficienza di prove dall' accusa di strage Freda e Ventura ma li condanna a 15 anni per attentati a Padova e Milano. Confermata la condanna di Valpreda. Assolto Giannettini.
10 giugno 1982: la Corte di Cassazione annulla la sentenza d' appello di Catanzaro e rinvia il processo a Bari. Confermata solo l' assoluzione di Guido Giannettini
1 agosto 1985: a Bari la Corte d' Assise d' Appello assolve tutti per insufficienza di prove.
27 gennaio 1987: la Cassazione respinge i ricorsi degli imputati di Bari contro la sentenza di secondo grado, rendendola definitiva
27 marzo 1987: a Caracas è arrestato Stefano Delle Chiaie ritenuto coinvolto nella vicenda con Massimiliano Fachini
20 febbraio 1989: la Corte d' Assise di Catanzaro assolve per non avere commesso il fatto Delle Chiaie e Fachini. Delle Chiaie viene scarcerato
11 aprile 1995: a Milano, per un'inchiesta parallela, il giudice istruttore Guido Salvini rinvia a giudizio Giancarlo Rognoni, Nico Azzi, Paolo Signorelli, Sergio Calore, Carlo Digilio e Ettore Malcangi e trasmette a Roma gli atti riguardanti Licio Gelli per il reato di cospirazione politica
Aprile 1995: il pm Grazia Pradella, in seguito affiancata da Massimo Meroni, diventa titolare della nuova inchiesta sulla strage di piazza Fontana
Luglio 1995: Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi sono iscritti nel registro degli indagati con l'accusa di strage
14 luglio 1997: il gip Clementina Forleo emette due ordini di custodia cautelare, uno per Carlo Maria Maggi, l'altro, non eseguito, nei confronti di Delfo Zorzi, imprenditore in Giappone
8 giugno 1999: sono rinviati a giudizio per strage Zorzi, Maggi e Giancarlo Rognoni; per favoreggiamento Stefano Tringali. Poi viene rinviato a giudizio anche Carlo Digilio
24 febbraio 2000: davanti ai giudici della seconda Corte d'Assise di Milano inizia il processo
18 maggio 2001: il pm Massimo Meroni chiude la requisitoria: ergastolo per Zorzi, Maggi e Rognoni. Reato prescritto per il pentito Digilio, due anni di reclusione per Stefano Tringali, accusato di favoreggiamento
30 giugno 2001: è la data della svolta. Dopo oltre trent'anni, la nuova inchiesta è approdata al processo, alla cui conclusione i giudici infliggono tre condanne all'ergastolo: al medico veneziano Carlo Maria Maggi, all'imprenditore veneto Delfo Zorzi (ora residente in Giappone, paese di cui è diventato cittadino con il nome di Roi Hagen) e all'estremista di destra Giancarlo Rognoni. Tre anni a Tringali, prescritto Digilio. I giudici che firmato la sentenza non hanno dubbi: la strage, che aprì la stagione del terrore in Italia, fu ideata, organizzata e materialmente eseguita dai fascisti della cellula veneta di Ordine Nuovo.
19 gennaio 2002: deposito delle motivazioni. I pentiti Digilio e Siciliano sono credibili.
16 ottobre 2003, salta per uno sciopero degli avvocati la prima udienza d'appello del processo che si aggiorna alla settimana successiva.
2 dicembre 2003 il pentito Martino Siciliano, che da tre udienze parla al processo d'appello, spiega: tra la fine del 1968 e i primi mesi del 1969 Ordine Nuovo decise di alzare il livello di scontro e mettere a segno attentati che non fossero solo dimostrativi e che avessero come obiettivo anche la popolazione civile.
11 dicembre 2003, Martino Siciliano continua a parlare e rivela: "In occasione di una cena, Delfo Zorzi ci disse che non era vero nulla di ciò che si leggeva sui giornali e cioé che la strage era stata fatta dagli anarchici e da Valpreda. Ci disse che quella strage era opera nostra".

12 dicembre 2003 - PIAZZA FONTANA: CENTO, GOVERNO AGISCA PER ESTRADIZIONE ZORZI
ANSA:
PIAZZA FONTANA: CENTO, GOVERNO AGISCA PER ESTRADIZIONE ZORZI
Paolo Cento, dei Verdi, sollecita il governo ad agire per ottenere l'estradizione dal Giappone di Delfo Zorzi, condannato in primo grado per la strage di Piazza Fontana di cui ricorre oggi l'anniversario.
"E' inaccettabile, soprattutto dopo le nuove testimonianze del pentito Siciliano, che il governo italiano non si adoperi per ottenere l'estradizione di Delfo Zorzi", afferma Cento, sostenendo che "quella di piazza Fontana fu una strage di stato".
"E' bene, nel giorno dell'anniversario, ricordare - prosegue Cento - le ragioni politiche e storiche di quel terribile episodio: in questo contesto, anziche' le parole di circostanza, sono necessari atti concreti, a cominciare dalla estradizione di Zorzi, condannato in primo grado come autore della strage".
"Dopo le schiaccianti accuse di Martino Siciliano - conclude Cento - ci aspettiamo che il ministro Castelli faccia quanto in suo potere per pretendere che Zorzi rientri in Italia".

17 dicembre 2003 - PIAZZA FONTANA; SICILIANO: SCAGIONAI ZORZI PER DENARO
"Il Gazzettino"
PIAZZA FONTANA Il pentito Siciliano "Scagionai Zorzi solo per denaro" La ricompensa fu di 15mila dollari Milano
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"Il memoriale nel quale ho ritrattato tutte le accuse nei confronti di Zorzi l'ho scritto perché mi erano stati promessi 15 mila dollari". Martino Siciliano, il pentito che da 5 udienze sta rispondendo alle domande al processo d'appello per la strage di Piazza Fontana, ha così spiegato per quale motivo si convinse a scrivere la ritrattazione delle accuse.
Nell'udienza di ieri Siciliano ha anche spiegato di essersi sentito tradito perché gli era stato detto che il memoriale sarebbe servito solo per il processo d'appello: "Invece il mio ex legale, l'avvocato Fausto Maniaci, lo ha consegnato ai magistrati di Brescia che hanno avviato un'indagine che è finita con il mio arresto e il mio rinvio a giudizio per favoreggiamento". L'ex ordinovista, che con le sue accuse ha contribuito a far luce sull'eversione nera degli anni '60, ha quindi raccontato che il memoriale da lui redatto è stato a più riprese corretto dal suo legale "che era in diretto contatto con lo studio dell'avvocato Pecorella".Alla richiesta di una spiegazione da parte del presidente Roberto Pallini sul perché avesse poi deciso di smentire ciò che aveva scritto nel memoriale, Siciliano ha spiegato: "Innanzitutto perché sono stato scoperto e arrestato dai magistrati di Brescia. Comunque anche prima del mio arresto stavo meditando di raccontare tutta la verità perché mi rendevo conto di avere tradito la fiducia di tante persone come, per esempio quella del giudice Guido Salvini".Siciliano ha quindi confermato la crisi di pianto che ebbe nel gennaio '70 dopo che aveva raccolto le confidenze di Zorzi in relazione alla sua partecipazione alla strage: "Ero in galleria Matteotti a Mestre con Piergiorgio Gradari che anni dopo verrà eletto senatore per l'Msi. A lui dissi che non era vero niente di ciò che si leggeva e cioè che la strage era stata fatta dagli anarchici. Gli spiegai che era di Ordine Nuovo ed ebbi una crisi di pianto. Lui mi rispose che non sapeva nulla e mi disse di non parlarne a nessuno".
Siciliano ha anche detto ai giudici dei suoi timori: "In ambienti di Mestre mi è stato fatto capire che non sono in pericolo per ciò che ho detto su Piazza Fontana, ma perché ho di fatto rubato a Zorzi 300 milioni di lire". E sul denaro ha voluto aggiungere un particolare: "Hagen Roy, come si fa chiamare adesso Zorzi, io lo chiamo Marco Polo. Partì da Mestre con una valigia con un milione, di dollari non di lire. A differenza di Marco Polo, però, lui non è più ritornato e credo che non farà mai più ritorno in Italia".
 
 
 


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