Almanacco dei misteri d' Italia


Piazza Fontana
le notizie del 2004
12 gennaio 2004 - PIAZZA FONTANA: DOMANI RIPRENDE PROCESSO D'APPELLO
ANSA:
PIAZZA FONTANA: DOMANI RIPRENDE PROCESSO D'APPELLO
Riprende domani il processo d' appello per la strage di piazza Fontana. La corte dovra' decidere sull' ammissione di una serie di prove chieste dalla difesa di Delfo Zorzi tra cui alcuni confronti fra il superpentito Martino Siciliano e persone che avrebbero detto cose diverse dalle sue. Contro queste richieste si era espresso il sostituto procuratore generale Laura Bertole' Viale.
Se la corte dovesse respingere le istanze difensive, sempreche' i legali degli altri imputati non ne formulino altre, l' istruttoria scaturita dalla parziale rinnovazione del dibattimento potrebbe essere dichiarata chiusa e comincerebbe la discussione con la requisitoria della pubblica accusa.
Oggi intanto e' stata depositata in Cancelleria la perizia disposta sulla conversazione intercettata nel pomeriggio del 13 marzo 1996 tra uno degli imputati, il medico veneziano Carlo Maria Maggi, e il figlio Marco a proposito della presenza a Milano il 12 dicembre 1969 dell'ispettore di On per il Triveneto. Grazie alla piu' sensibile apparecchiatura usata dal perito Caterina Bussi, la trascrizione presenta qualche diversita' rispetto a quella gia' agli atti. Spettera' comunque alla Corte d' Assise d' Appello presieduta da Roberto Pallini valutare il significato di alcune frasi che risultano tronche e comunque non complete.

13 gennaio 2004 - PIAZZA FONTANA: COMINCIA PROCESSO APPELLO
ANSA:
PIAZZA FONTANA: UDIENZA PROCESSO RITARDATA PER CAOS TRAFFICO
Lo sciopero dei conducenti dei mezzi pubblici ha avuto riflessi anche sull' attivita' del palazzo di giustizia. Soltanto a mezzogiorno e' cominciata l' udienza odierna del processo d' appello per la strage di piazza Fontana.
Il ritardo e' stato determinato dalla difficolta' di alcuni giudici popolari, componenti la Corte d' Assise d' Appello, a raggiungere la cittadella giudiziaria. Il presidente Roberto Pallini, in apertura dei lavori, ha annunciato che non ci sara' l' interruzione per il pranzo.
Si e' cominciato con l' audizione dei tre periti (quello d' ufficio ed i consulenti della pubblica accusa e della difesa) che hanno trascritto la conversazione telefonica avvenuta nel marzo 1996 tra l' imputato Carlo Maria Maggi (l' unico dei tre condannati all' ergastolo in primo grado oggi presente in aula) e il figlio Marco.
Dopo l'ascolto dei periti e' arrivato in aula un altro imputato, Giancarlo Rognoni che ha chiesto e ottenuto di fare una dichiarazione spontanea. Oltre a negare ogni addebito in ordine all'accusa di strage ("io quella sera - ha detto - ero in piazza Fontana a gridare la mia rabbia per l'accaduto"), Rognoni ha esclamato: "Io sono qui per esprimere dolore alle famiglie delle vittime e per confermare a me stesso che con questa vicenda non c'entro proprio nulla". L' imputato ha anche contestato le affermazioni del pentito Martino Siciliano, definendole in contrasto con la realta' dei fatti. Dopo quasi sette ore di camera di consiglio la corte ha accolto alcune delle istanze difensive disponendo l'acquisizione agli atti di alcuni documenti tra cui una piantina di Napoli per verificare alcuni contrasti emersi fra le dichiarazioni di imputati e testimoni e ammettendo la citazione di quattro nuovi testimoni che erano stati indicati dalle difese di Zorzi e Rognoni. A questo punto per dare tempo ai difensori di mettersi in contatto con i testimoni, saltera' l'udienza prevista per giovedi' e si riprendera' in aula martedi' prossimo 20 gennaio. Per effetto della lunga permanenza in camera di consiglio e' stata aggiornata ad una delle prossime udienze una dichiarazione spontanea dell'imputato Maggi che aveva preparato la lettura di un documento intitolato "La mia automobile", in riferimento all'uso della sua auto da parte degli estremisti di Ordine Nuovo del Veneto.

13 gennaio 2004 - PIAZZA FONTANA: LIBRO DI CUCCHIARELLI E BARBIERI
"Clorofilla.it"
Paolo Barbieri e Paolo Cucchiarelli presentano, giovedì a Roma, "La strage con i capelli bianchi. La sentenza su Piazza Fontana". Un'ampia scelta ragionata del processo che ha chiuso oltre 30 anni di inchieste sul tragico attentato costellato di giudizi interlocutori o paradossali. Il saggio fa il punto sulla logica politica della bomba che puntava ad "innescare" il golpe militare. Scelta alla fine venuta meno per il "tirarsi indietro" di alcuni settori della Dc e, principalmente, del suo segretario. Che fu, poco più tardi, rapito e ucciso per mano delle brigate rosse...
Quando Moro disse: "Siamo in guerra"
Roma - L'hanno definito, con un'enfasi che trasborda emotivamente ma che aiuta a capire cosa ha rappresentato nella recente storia d'Italia, "Il giorno dell'innocenza perduta": il 12 dicembre del 1969 quando a Milano una bomba semina morte tra la gente colpevole solo di essere entrata in una banca.
E' la proclamazione - dicono molti di quelli che vissero quel giorno sulle diverse barricate - di una guerra; quella a bassa intensità militare ma ad alta valenza politica", che segnerà almeno tutto il quindicennio successivo, e che avrà fasi, coloriture politiche e protagonisti diversi.
Di quella crisi del dicembre '69, l'architrave di un intero periodo storico, si parla nel volume "La strage con i capelli bianchi. La sentenza per Piazza Fontana", pubblicato dagli Editori Riuniti, che sarà presentato giovedì alla libreria Bibli di Roma. Saranno presenti Giovanni Pellegrino, ex presidente della Commissione Stragi, il magistrato milanese Guido Salvini, autore dell'inchiesta che ha portato alla condanna del gruppo ordinovista veneto per la strage e due storici di opposte "barricate", Piero Craveri, autore de 'La Repubblica dal 1958 al 1992" e Francesco Maria Biscione, che ha pubblicato recentemente il volume "Il sommerso della Repubblica". Al giornalista Andrea Montanari spetta il non facile compito di coordinare i lavori.
Il volume presenta, oltre ad alcuni saggi che fanno il punto principalmente sulla inchiesta che ha svelato il ruolo del gruppo ordinovista e del processo milanese, un'ampia scelta ragionata della sentenza che ha chiuso oltre 30 anni di inchieste sulla strage di Piazza Fontana costellata di giudizi interlocutori o paradossali.
Il saggio che apre il volume fa il punto sulla logica politica della strage che puntava ad "innescare" il golpe militare, scelta alla fine venuta meno per il "tirarsi indietro" di alcuni settori della Dc e, principalmente, di Aldo Moro che quel giorno disse ai suoi familiari: "Siamo in guerra".
E' sulla logica politica della strage che la sentenza denuncia un limitato approfondimento rispetto ai documenti presentati dal giudici Salvini quando si è arrivati al rinvio a giudizio. Tra l'altro Salvini si interessò lungamente di un volume poco più che clandestino "Il segreto della Repubblica", pubblicato sotto pseudonimo da Fulvio Bellini, il primo giornalista in Italia ad ipotizzare l'omicidio di Enrico Mattei.
Il volume di Bellini rimase poche ore nelle librerie italiane nell'ottobre del '78. Ma via via quello smilzo pamphlet ha rivelato la sua forza di analisi tanto da indurre il giudice a chiedere all'autore quali fossero le fonti di una così chiara ricostruzione che vedeva nello scontro tra Saragat e Moro, risolto alla fine con la sostituzione del saragattiano Mario Tanassi al posto del moroteo Luigi Gui nel fondamentale dicastero del ministero della Difesa e la contemporanea "archiviazione" dell'indagine sulla pista neofascista, la crisi politico-istituzionale (e probabilmente militare) del dicembre 1969.
Fulvio Bellini ha spiegato che gli elementi per delineare quello scontro gli vennero dall'intelligence inglese con la quale era rimasto in contatto dopo la collaborazione avuta durante la Resistenza.
Sia Craveri, sia Piscione nelle loro opere dedicano particolare attenzione a questo volumetto: scrive Craveri che Gui aveva immediatamente raccolto elementi che portavano alla pista neofascista e il ministro li aveva girati ad Aldo Moro. "Poteva essere l'inizio di un nuovo destabilizzante terremoto politico, essendo tra l'altro in corso i lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del luglio '64.
Il terzo governo Rumor di centrosinistra nacque probabilmente, oltre che dall'insieme di motivazioni che abbiamo già esaminato, anche su di un compromesso relativo a questo specifico punto, che intercorse tra alcuni dei maggiori protagonisti politici, fossero questi Moro e lo stesso Saragat, con cui da un lato si decideva di archiviare l'indagine sulla pista neofascista e di sostituire, come titolare del ministero della Difesa, il moroteo Gui, con il saragattiano Mario Tanassi, dall'altro si dava il via libera alla costituzione del nuovo governo di centrosinistra".
Craveri attribuisce a "questo compromesso" un valore decisivo per il superamento della grave crisi.
Di identico avviso Biscione che sottolinea che a convincere Saragat ad abbandonare la linea oltranzista sarebbe stato Aldo Moro in un drammatico incontro che si svolse il 23 dicembre nel corso del quale impose una sorta di "gentlemen's agreement" che prevedeva da parte dei socialdemocratici l'abbandono del progetto di scioglimento anticipato della legislatura e da parte governativa l'accantonamento della "pista nera" che già si stava delineando.
Il volume di Paolo Barbieri e Paolo Cucchiarelli affronta questo nodo sulla base della sentenza e
dell'inchiesta Salvini ma nel corso della presentazione sarà illustrato anche un ulteriore elemento, inedito, che proviene da un importante giornalista noto per le sue posizioni di destra, Enrico Mattei. Scrive Mattei in un saggio "La teoria della 'strategia della tensione' " non risparmiava il Quirinale anzi lo considerava il centro promotore, con l'accusa che veniva riecheggiata persino da autorevoli giornali inglesi di seria tradizione".
"Chi fu vicino a Saragat in quei momenti non poté non ammirare la fermezza con cui fece fronte alla più grave tempesta politica e istituzionale che abbia investito la Repubblica italiana. Fu in questa congiuntura politica procellosa che una mattina fui chiamato al telefono a Firenze: il presidente della Repubblica avrebbe gradito fare colazione con me. L'indomani ero a tavola con lui nella palazzina Einaudi a Castel Porziano. Eravamo in tre, c'era anche il figlio di Saragat, Giovanni, giovane diplomatico, temporaneamente occupato alla presidenza della Repubblica.
Dopo il caffe' Giovanni tuttavia si alzò, salutò e si ritirò. Mi disse allora il presidente che egli considerava con accresciuta angoscia la crisi della Repubblica democratica a suo parere avviata alla paralisi funzionale. 'La generazione della Costituente, la generazione di De Gasperi
non ha eredi - mi disse -. C'è una ondata di anarchia, spesso violenta, che ci assale da ogni lato. Manca una classe politica che la sappia fronteggiare. Ogni giorno lo Stato è costretto alla capitolazione.
In queste condizioni mi sono più volte chiesto se non sarebbe toccato a me il compito di prendere qualche iniziativa per la salvezza della Repubblica. Ora vorrei sentire il suo parere. Non dovrei dimettermi da questa carica subito dopo aver sciolto il Parlamento, e assumere io la guida di una campagna elettorale di riscossa democratica, del tipo di quella che procurò, la grande, decisiva vittoria del 18 aprile 1948?'. La mia risposta fu molto semplice. Osservai che le deformazioni che la Repubblica italiana aveva subito non erano piovute dal cielo, erano il frutto della gramigna partitocratica insinuatasi negli interstizi di tutte le strutture costituzionali.
Un appello al popolo non ci avrebbe dato che un Parlamento simile se non peggiore di quelli degli ultimi anni. Se De Gaulle era riuscito a 'rifare' la Repubblica in Francia, consunta dai nostri stessi
mali, era stato perché era potuto uscire dal terreno democratico per rientrarci dopo aver fatto approvare dal Paese un progetto di riforma che estirpava le radici della partitocrazia. Ma per realizzare questo disegno, c'era voluto il colpo di Stato di Ajaccio e di Parigi.
C'era voluto il colonnello Massu, c'erano voluti i paracadutisti di Algeri e della Francia metropolitana. 'Ma lei, signor presidente, se la sente di mettersi su questa strada? E dove li trova i colonnelli Massu? E che succederebbe in Italia se lei annunciasse con un suo proclama la sospensione quadrimensile della Costituzione, affidando alle cinque più alte cariche dello Stato una riforma costituzionale risanatrice, da mettere in votazione con un referendum? Se anche prendesse impegno di costituirsi all'Alta Corte di Giustizia, in caso che il referendum le fosse contrario, l'operazione sarebbe possibile?'.
Saragat apparve molto contrariato dal mio discorso, facendomi capire che non avrei dovuto permettermi di avanzare una simile ipotesi alla sua presenza"."Comunque - mi disse -, quello quello che si è fatto in Francia non sarebbe possibile in Italia. Sono stato ambasciatore
a Parigi (oltre che esule) e conosco bene quel Paese. Ma io avevo desiderato di conoscere il suo parere su ben altro disegno, concepito nel quadro di una assoluta ortodossia costituzionale. I colpi di Stato non mi interessano anche se sono convinto ammiratore di ciò che ha potuto fare De Gaulle in Francia".
Certo Enrico Mattei non avrebbe potuto citare un tale dettagliato piano nella sua replica se non gli fosse stato prima esposto da suo interlocutore. Rimane il nodo dello "scontro" Saragat-Moro e del perché i capeli di Moro, come ha rivelato la figlia Agnese nel suo recente libro ("Un uomo cosi") sbiancarono alla notizia della strage che lo raggiunse a Parigi, come ricordò molti anni dopo in un fondamentale capitolo del suo "memoriale" scritto nel carcere delle Br.

15 gennaio 2004 - LIBRO SU STRAGE DI PIAZZA FONTANA
ANSA:
PIAZZA FONTANA:ERA APPOGGIO A GOLPE IL SEGRETO DELLA STRAGE?
IN UN LIBRO LA SENTENZA E 'TENTAZIONI' DEL QUIRINALE NEL '69
La strage di Piazza Fontana sarebbe stato il primo atto di una serie di azioni volte ad una "forzatura" del sistema democratico italiano da parte di una serie di strutture dello Stato che si sarebbero aggregate con delle formazioni della destra. Un progetto che avrebbe preso in considerazione anche l'allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, il quale pero' si sarebbe fermato davanti all'indisponibilita' ad avviarsi verso "folli avventure" del presidente del Consiglio Mariano Rumor. Ma a spingere Saragat ad abbandonare la scelta oltranzista sarebbe stato soprattutto Aldo Moro in un colloquio avvenuto (secondo fonti dei servizi segreti britannici) il 23 dicembre 1969, poco piu' di dieci giorni dopo l'esplosione che causo' a Milano 17 morti e 84 feriti.
L'orientamento di Saragat verso una "svolta presidenziale" si evince da una conversazione inedita dell'allora capo dello Stato con il giornalista Enrico Mattei, il cui contenuto e' stato reso noto oggi durante la presentazione del volume "La strage con i capelli bianchi" dei giornalisti dell'Ansa Paolo Barbieri e Paolo Cucchiarelli, che racconta la storia dell'inchiesta sull'eccidio di 32 anni fa per il quale sono stati condannati Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni.
In un suo testo, Mattei conferma la teoria, lanciata dal domenicale britannico 'The Observer', in base alla quale il Quirinale "sarebbe stato in qualche modo il centro promotore della strategia della tensione". Al termine di un pranzo nella tenuta presidenziale di Castelporziano, Saragat avrebbe detto a Mattei: "C'e' un'ondata di anarchia, spesso violenta, che ci assale da ogni lato. Manca una classe politica che la sappia fronteggiare. Ogni giorno lo Stato e' costretto alla capitolazione. In queste condizioni - avrebbe osservato il Capo dello Stato - mi sono chiesto piu' volte se non sarebbe toccato a me il compito di prendere qualche iniziativa per la salvezza della Repubblica". Tuttavia, Saragat non pensava a un 'golpe' simile a quello dei Colonnelli in Grecia o alla 'riforma' della Repubblica francese di De Gaulle, ma, spiega Cucchiarelli, "ad una 'forzatura' nel quadro di una 'assoluta ortodossia costituzionale"'. "I colpi di Stato - avrebbe ribadito Saragat a Mattei - non mi interessano".
Dopo la dichiarazione dello Stato di emergenza, Saragat avrebbe pensato a una riforma costituzionale affidata alle cinque piu' alte cariche dello Stato da mettere in votazione con un referendum; se non fosse stata approvata, si sarebbe consegnato all'Alta corte di Giustizia. Ma il progetto si fermo', probabilmente anche in seguito alla reazione della gente di Milano che gremi' Piazza Duomo il giorno dei funerali delle vittime di Piazza Fontana. "Non accadde nulla perche' alla fine gli uomini delle Istituzioni, pur tentati da un clima anti-sovietizzazione, hanno tenuto", sottolinea Giovanni Pellegrino, l'ex presidente della commissione parlamentare Stragi che ha partecipato alla presentazione del volume, moderata da Andrea Montanari.

20 gennaio 2004 - PIAZZA FONTANA: A SENTENZA IN 2 MESI IL PROCESSO D'APPELLO
ANSA:
PIAZZA FONTANA: A SENTENZA IN 2 MESI IL PROCESSO D'APPELLO
Dovrebbe andare a sentenza in due mesi circa il processo di secondo grado per la strage di piazza Fontana, dopo che si e' chiusa oggi la raccolta delle prove nel supplemento di istruttoria dibattimentale disposto dalla Corte d'Assise d'Appello di Milano.
Oggi sono stati sentiti gli ultimi tre testimoni: Domenico Leccisi, il medico Sergio Gazzoli e Gian Riccardo Romani, ascoltati su circostanze utili a confermare quanto riferito nella sua lunga deposizione dal pentito Martino Siciliano. Poi ha preso la parola uno degli imputati, il medico veneziano Carlo Maria Maggi, che ha dato lettura di un documento in cui nega ogni coinvolgimento nella strage del dicembre 1969, escludendo di essere venuto a Milano in quella circostanza e fornendo una serie di elementi sulla sua militanza politica nell'estrema destra.
Maggi ha ricordato che uno dei tre testimoni ascoltati poco prima, Leccisi, aveva partecipato al trafugamento della salma di Benito Mussolini e ha escluso, dato il suo massiccio impegno professionale, di avere avuto tempo per dedicarsi a "certe cose".
A questo punto e' tutto pronto per la discussione della causa. Giovedi' prossimo e' prevista la requisitoria del sostituto procuratore generale Laura Bertole' Viale, che dovrebbe parlare per tre ore, poi tocchera' ai patroni di parte civile, quindi ai difensori che complessivamente dovrebbero parlare per un periodo tra le 40 e le 50 ore. Il presidente della Corte d'Assise d'Appello Roberto Pallini ha fissato udienze al 3, 5, 10, 12, 17 e 19 febbraio. Se sara' poi necessario, ne verranno fissate altre. Nel giro di meno di due mesi si dovrebbe arrivare alla sentenza.

22 gennaio 2004 – PROCESSO APPELLO PIAZZA FONTANA: PG, CONFERMARE I TRE ERGASTOLI
ANSA:
PIAZZA FONTANA: PG, CONFERMARE I TRE ERGASTOLI
ZORZI, MAGGI E ROGNONI GIA' CONDANNATI IN PRIMO GRADO
Conferma della sentenza di primo grado e, quindi, ergastolo per Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni: queste le richieste che il sostituto procuratore generale Laura Bertole' Viale ha formulato oggi nel processo d'appello per la strage di piazza Fontana, dopo una requisitoria durata quasi 6 ore.
   L'intervento della rappresentante della pubblica accusa ha ricostruito anni di trame dell' estremismo di destra: da Ordine Nuovo alla Fenice, da Freda e Ventura agli attuali imputati.
   «La strage della Banca Nazionale dell'Agricoltura - ha detto Laura Bertole' Viale - non deve essere considerata un episodio a se stante, ma il clou di una trama che somiglia ad un film e si dipana attraverso avvenimenti diversi: dagli attentati sui treni a quelli di Milano, Gorizia e Trieste».
   Molto analitico anche l' esame svolto dal magistrato della procura generale sulle circostanze che prepararono la cosiddetta strategia della tensione. «Non dimentichiamo che Franco Freda, a suo tempo assolto per questa vicenda sia in primo grado a Catanzaro che in appello a Bari, si avvalse per la preparazione degli ordigni della collaborazione di un esperto elettricista». Utili per inquadrare le responsabilita' anche un esame delle modalita' esecutive dei vari episodi dinamitardi, il riscontro dei periti di Catanzaro sulla composizione della bomba, che conteneva gelatina, e una serie di ulteriori conferme tecniche che ribadirebbero il coinvolgimento degli imputati, nell' attentato avvenuto il 12 dicembre 1969 e che causo' la morte di 17 persone oltre al ferimento di altre 85.
   L'ultima parte della requisitoria ha riguardato l'esame dei motivi d'appello, la contestazione dell'alibi di Zorzi, grazie anche ad un dettagliato esame di una cartina topografica di Napoli localita' dove l'imputato viveva in quel periodo, le motivazioni della strategia eversiva, i riscontri probatori della valigia contenente armi consegnata da Zorzi a Martino Siciliano oltre ad altre armi sequestrate dagli inquirenti e l'inattendibilita' delle dichiarazioni degli imputati: «Hanno cercato di negare anche l'evidenza» ha detto il sostituto procuratore generale.
   «Fatte queste valutazioni - ha concluso Bertole' Viale rivolta alla Corte d'Assise d'Appello - io non vi chiedo di essere buoni, ma giusti: in questo senso non vi resta che confermare il giudizio di primo grado».
   Prima della chiusura dell'udienza ha parlato brevemente il primo dei legali di parte civile, l'avvocato dello Stato Gabriella Vanadia, in rappresentanza del ministero degli Interni, che ha ribadito la richiesta di conferma del riconoscimento delle responsabilita' degli imputati.
   Nella causa figura anche Stefano Tringali, accusato solo di favoreggiamento e condannato in primo grado a tre anni di reclusione. Anche per lui la pubblica accusa aveva chiesto la conferma, pur tenendo conto che il reato contestato tra qualche mese potrebbe essere prescritto.
   In aula si tornera' martedi' prossimo, 27 gennaio, con gli interventi dell'avv. Corso Bovio, parte civile per il Comune di Milano, e dell'avv. Federico Sinicato in rappresentanza del comitato delle vittime della strage.

27 gennaio 2004 – CASSAZIONE SU ZORZI
"Brescia Oggi"
I motivi del sì all'arresto dell'ordinovista
Strage, la Cassazione spiega: "Su Delfo Zorzi condanna prevedibile"
"La riscontrata sufficienza dei gravi indizi di colpevolezza appare di per sè sola idonea, da un punto di vista generale e astratto, a giustificare la prognosi di una sentenza di condanna". Con queste parole la sesta Sezione Penale della Cassazione ha respinto il ricorso di Delfo Zorzi, in Giappone da anni, contro l'ordinanza con la quale il Tribunale di Brescia, il 4 dicembre 2002, applicava nei suoi confronti "la misura della custodia cautelare in carcere disponendo la sospensione della sua esecuzione fino al momento della sua irrevocabilità". Zorzi è accusato dalla procura bresciana di aver fornito l'esplosivo per la strage avvenuta in Piazza della Loggia, a Brescia, il 28 maggio 1974 e adesso con la sentenza 2527 la Suprema Corte promuove l'operato dei giudici di Brescia e i riscontri accusatori emersi dal loro lavoro. Per quanto riguarda la credibilità di Tramonte, per Piazza Cavour sono legittime le argomentazioni dei giudici bresciani che non hanno creduto alla sua ritrattazione avvenuta "improvvisamente" e dopo molti anni, attraverso un memoriale scritto e in maniera "generica e parziale rispetto a quanto dichiarato in precedenza".
Per quanto, invece riguarda le condizioni di salute mentale del teste Carlo Digilio, Piazza Cavour condivide le conclusioni dei giudici bresciani sulla sua attendibilità dal momento che "la patologia del Digilio è risalente nel tempo (anno 1995) e non vi è prova obiettiva di postumi permanenti da essa derivanti, fornendo un quadro adeguato della coerenza della narrazione, così da escludere l'incidenza della eventuale malattia sulla sua credibilità".
Così il ricorso di Zorzi è stato respinto con tanto di condanna al pagamento delle spese processuali. Per quanto riguarda la richiesta della misura cautelare, il Palazzaccio aggiunge che essa è "ampiamente e logicamente motivata in punto di pericolo di fuga, sia perchè lo Zorzi è latitante in relazione a una specifica condanna (la strage di Piazza Fontana a Milano), sia perchè il suo allontanamento dall'Italia è risalente nel tempo ed è obiettivamente predisposto ad evitare comunque la custodia cautelare in carcere".

27 gennaio 2004 – PROCESSO APPELLO PIAZZA FONTANA: LA PAROLA ALLE PARTI CIVILI
ANSA:
PIAZZA FONTANA: APPELLO; LA PAROLA ALLE PARTI CIVILI
Dopo la requisitoria del sostituto procuratore generale Laura Bertole' Viale, che ha chiesto la conferma delle condanne all'ergastolo per gli imputati, al processo d'appello per la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 (17 morti un'ottantina di feriti) sono iniziati gli interventi dei patroni di parte civile.
   Ha iniziato l'avvocato Corso Bovio, che cura gli interessi del Comune di Milano. Bovio, che ha sostenuto la colpevolezza di Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni (per i quali il pubblico accusatore aveva chiesto l'ergastolo), ha parlato a lungo anche di alcuni avvocati che in primo grado hanno difeso Delfo Zorzi (Gaetano Pecorella, Antonio Franchini e Lodovico Mangiarotti), indagati per favoreggiamento a Brescia perche' avrebbero fatto avere denaro al pentito Martino Siciliano affinche' ritrattasse tutte le accuse nei confronti di Zorzi. Secondo il legale il pagamento di Siciliano sarebbe proprio un elemento probatorio a carico di Zorzi.
    Dopo Corso Bovio e' intervenuto l'avvocato Federico Sinicato, patrono di parte civile per un gruppo di familiari delle 17 persone che persero la vita nell'attentato alla Banca Nazionale dell'Agricoltura. Sinicato si e' soffermato a lungo sulle intercettazioni di conversazioni telefoniche di Carlo Maria Maggi, che sarebbero utili a dimostrare il coinvolgimento di Ordine Nuovo del Veneto nella strage.

29 gennaio 2004 - PIAZZA FONTANA: APPELLO; PARTE CIVILE CHIEDE CONDANNE
ANSA:
PIAZZA FONTANA: APPELLO; PARTE CIVILE CHIEDE CONDANNE
Anche l'udienza di oggi al processo d'appello per la strage di piazza Fontana e' stata dedicata alla voce dell'accusa privata. L'avvocato Federico Sinicato, patrono di parte civile per il comitato dei parenti delle vittime dell'attentato del 12 dicembre 1969, ha concluso nel pomeriggio il suo intervento cominciato martedi' scorso e, dopo le argomentazioni di carattere generale, e' passato all'esame delle singole posizioni dei tre imputati, Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Giancarlo Rognoni, per i quali il sostituto procuratore generale Laura Bertole' Viale aveva chiesto la conferma della condanna all'ergastolo.
Tra gli argomenti toccati, quello riguardante gli esplosivi usati dal gruppo e, in particolare, i detonatori. Secondo il teste Carlo Digilio, Maggi aveva auspicato la trasformazione dei detonatori meccanici tradizionali in elettrici e qualcosa del genere era proprio avvenuto in occasione della strage di Milano. Alla fine del suo lungo intervento, l'avvocato Sinicato, ricordando gli effetti della strage, ha avuto un attimo di commozione proprio quando ha richiesto la condanna con obbligo di risarcimento.
Martedi' prossimo, dopo l'ultimo intervento dell'accusa privata (l'avvocato Consuelo Bosisio parlera' per i familiari di due vittime), cominceranno le arringhe difensive.

31 gennaio 2004 - GIAPPONE: CAUSA ZORZI (HAGEN ROI)-PIO D'EMILIA
"Il Manifesto"
STRAGI
Perde Zorzi. Assolto Pio D'Emilia
La corte d'appello di Tokyo ha assolto ieri il nostro Pio D'Emilia nella causa di diffamazione intentata da Delfo Zorzi, l'ordinovista mestrino condannato all'ergastolo in primo grado per la strage di Piazza Fontana. Zorzi, che dal 1989 è diventato cittadino giapponese e si fa chiamare Hagen Roi, aveva citato in giudizio D'Emilia per un articolo a sua firma apparso sulla rivista giapponese Sapio. L'articolo, ripreso poi da varie testate nipponiche, si ricostruiva la vicenda, sostenendo che Zorzi per acquisire la cittadinanza nipponica, aveva mentito alle autorità giapponesi omettendo le sue passate condanne penali e conservando la cittadinanza italiana in violazione della legge giapponese. Particolari decisivi: solo la revoca della cittadinanza può consentire a Tokyo di estradare il terrorista nero come l'Italia richiede. In primo grado D'Emilia era stato condannato con le testate incriminate. Ieri l'assoluzione. A Zorzi era andata male anche al tribunale di Roma nella causa intentata a D'Emilia e al manifesto.

2 febbraio 2004 - PIAZZA FONTANA: CAUSA DIFFAMAZIONE ZORZI-D'EMILIA
ANSA:
PIAZZA FONTANA:ZORZI,SI E' CHIUSA A TOKYO CAUSA DIFFAMAZIONE
NO A RICHIESTA MAXI INDENNIZZO DA GIORNALISTA ITALIANO
(ANSA) - TOKYO, 2 FEB - Il tribunale di secondo grado di Tokyo ha chiuso una causa per diffamazione intentata da Delfo Zorzi, riducendo o congelando gli indennizzi ordinati in primo grado contro un giornalista italiano e riviste e giornali nipponici per una serie di articoli sull'ex militante di Ordine nuovo, dal 1989 cittadino giapponese con il nome di Roi Hagen e condannato nel giugno 2001 in primo grado a Milano all' ergastolo in contumacia per la strage di Piazza Fontana.
La sentenza d'appello, resa nota oggi, ha ridotto da 700.000 a 500.000 yen ( da 5.300 a 3.790 euro) il risarcimento ordinato al quotidiano 'Mainichi' e ha respinto le richieste di Zorzi di ottenere maxi indennizzi dal giornalista Pio d'Emilia, de 'Il Manifesto', dalla rivista 'Sapio' e dalla casa editrice 'Shogakkan', che avevano pubblicato articoli a firma di d'Emilia, prendendo atto che la 'Shogakkan' ha gia' pagato 1.737.534 yen ( 13.140 euro) in linea con la sentenza di primo grado. In quel processo Zorzi, alias Roi Hagen, aveva chiesto un indennizzo di complessivi 7 milioni di yen (oltre 53.000 euro), somma ribadita nel dibattimento in appello.
I giudici di secondo grado non sono entrati nel merito della sentenza del 30 giugno scorso ma, nel motivare la riduzione o il congelamento degli indennizzi, hanno riconosciuto che gli articoli a firma di d'Emilia e degli altri mass media " non hanno danneggiato il buon nome e la posizione sociale" di Zorzi, come invece sostenuto dal querelante, e nella sostanza si fondavano sugli atti dei processi in Italia.
Negli articoli veniva ricostruita l'intera vicenda dell'ex militante di Ordine nuovo, i suoi presunti appoggi di estremisti di destra giapponesi fino all'acquisizione della cittadinanza nipponica nel 1989, nonostante i precedenti penali di Zorzi e il suo mantenimento della cittadinanza italiana fino al 1997, a dispetto dell'espresso divieto della legge nipponica.
La sentenza di primo grado, se da una parte ravvisava diffamazione negli articoli "perche' inducono nel lettore un'immagine fortemente negativa del signor Hagen", dall'altra ammetteva "la fondatezza" di alcune informazioni", notando in particolare che "sono documentate le accuse a Hagen di aver acquisito in modo irregolare la cittadinanza nipponica e di aver usato illegalmente la doppia cittadinanza".
Un particolare importante, visto che la richiesta di estradizione di Zorzi, presentata dall'Italia al Giappone all'inizio del 2000 e tuttora sotto esame del governo di Tokyo, insiste su questo punto.
In mancanza tra i due paesi un trattato di estradizione, l'unico modo per Tokyo di restituire all'Italia Zorzi-Hagen e' la revoca della cittadinanza nipponica. Cosa in teoria possibile qualora vengano accertate "gravi irregolarita" nell' acquisizione della cittadinanza. " Ma per questo ci vogliono prove inconfutabili, che ancora non abbiamo" ripetono al Ministero della giustizia giapponese.

3 febbraio 2004 - PIAZZA FONTANA: APPELLO; INIZIATE ARRINGHE DIFESA
ANSA:
PIAZZA FONTANA: PROCESSO APPELLO; INIZIATE ARRINGHE DIFESA
   Al processo d'appello per la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 (17 morti, un'ottantina di feriti), dopo la requisitoria del sostituto procuratore generale, Laura Bertole' Viale, che ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado (ergastolo per Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni e tre anni per Stefano Tringali accusato di favoreggiamento) e gli interventi dei legali di parte civile, e' ora il turno degli avvocati difensori degli imputati. Nell'udienza di oggi ha iniziato l'avvocato Paolo Tebaldi, difensore di Zorzi.
L'avvocato Paolo Tebaldi, in apertura del suo intervento, ha sottolineato la necessita' di valutare secondo le regole le prove acquisite senza andare alla ricerca di verita' storiche. Quindi e' entrato nel merito del processo sostenendo che il suo assistito il giorno dell'attentato alla Banca Nazionale dell'Agricoltura si trovava a Napoli, dove studiava all'Universita'. Dopo alcune ore di arringa l'udienza e' stata aggiornata a giovedi' prossimo.
In precedenza aveva ultimato il suo intervento l'avvocato Consuelo Bosisio, patrono di parte civile per il Comune di Milano e dei familiari di due vittime. L'avvocato Bosisio ha sottolineato il contributo offerto dal pentito Martino Siciliano che, sentito in aula, ha rinnovato per intero le accuse a Zorzi e ad Ordine Nuovo, confermando anche di avere ritrattato solo perche' dal Giappone, dove abita e dove ha anche ottenuto la cittadinanza, l'ex camerata, attraverso i suoi legali, gli aveva fatto avere una consistente somma di denaro.

5 febbraio 2004 - PIAZZA FONTANA: APPELLO, LEGALE ZORZI CHIEDE ASSOLUZIONE
ANSA:
PIAZZA FONTANA: APPELLO, LEGALE ZORZI CHIEDE ASSOLUZIONE
Si e' conclusa con la richiesta di assoluzione del suo assistito l'arringa dell'avvocato Paolo Tebaldi, uno dei difensori di Delfo Zorzi, l'ex ordinovista veneto, condannato all'ergastolo al processo per la strage di Piazza Fontana,per la quale si sta celebrando il processo d'appello.
Il legale di Zorzi che nella scorsa udienza aveva sostenuto l'impossibilita' del suo assistito di essere a Milano il 12 dicembre del 1969 in quanto, a suo dire, era a Napoli, oggi ha ripercorso le testimonianze dei pentiti Carlo Digilio e Martino Siciliano.
Il processo e' stato aggiornato al 10 febbraio con l'arringa di uno dei difensori di Carlo Maria Maggi e il presidente della prima Corte d'Assise d'Appello, Roberto Pallini, ha annunciato che l'udienza si celebrera' in un'altra aula in quanto quella utilizzata fino ad ora sara' interessata ai lavori di messa in sicurezza del palazzo di giustizia di Milano.

6 febbraio 2004 - PIAZZA FONTANA E VERONA
"L'Arena"
Alle battute conclusive il processo d'appello per la bomba che nel 1969 esplose nella Banca nazionale dell'agricoltura. I morti furono diciassette
Piazza Fontana, Verona fu il crocevia
Atto d'accusa contro Ordine Nuovo. Ma l'avvocato di Zorzi attacca i collaboratori
di Luigi Grimaldi inviato a Milano
Un pezzo di storia dell'organizzazione di estrema destra Ordine Nuovo di Verona s'intreccia con la strage di piazza Fontana a Milano, avvenuta il 12 dicembre 1969, quando una bomba esplose nella sede della Banca nazionale dell'agricoltura, uccidendo diciassette persone e ferendone ottanta. Al processo in Corte d'assise d'appello, giunto alle battute conclusive, la pista veronese che porta alle stragi più gravi degli anni della strategia della tensione sta per essere messa alla prova. Caduta proprio in appello al processo per la strage alla questura di Milano, con le assoluzioni degli imputati tra i quali il generale veronese Amos Spiazzi e con il ridimensionamento dell'importanza del covo di via Stella dove transitarono terroristi con tanto di esplosivi, stavolta la corte è chiamata ancora una volta a verificare quelle ipotesi e i contatti tra gli ordinovisti e i referenti della Cia a Verona che, secondo le ricostruzioni, seppero del piano dell'attentato, ma non fecero nulla per evitarlo.
Ieri, l'avvocato Paolo Tebaldi, difensore di Delfo Zorzi, oggi imprenditore di successo in Giappone con il nuovo nome di Hagen Roy, latitante per la legge italiana e condannato in primo grado all'ergastolo insieme con il medico veneziano Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, ha attaccato in aula con la sua arringa le dichiarazioni dei due collaboratori di giustizia Martino Siciliano e Carlo Digilio.
Le loro affermazioni, contenute tra mezzo milione di pagine degli atti d'indagine sulla strage, sono i pilastri sui quali poggiano le motivazioni delle condanne nella sentenza di primo grado e le conclusioni del sostituto procuratore generale Laura Bertelé Viale che ha chiesto la conferma degli ergastoli anche in secondo grado.
Ma l'avvocato di Zorzi ieri ha messo in discussione non solo le contraddizioni dei racconti, ma anche "quattro grandi virate nelle dichiariazioni di Siciliano", come le ha definite il legale. "La prima è la ritrattazione silenziosa sulla partecipazione di Digilio. Nella primavera del 1996, arriva la seconda virata. La situazione di Siciliano in quel momento è questa: torna dalla Colombia e viene a sapere della campagna di stampa sul ruolo del Sismi sulla sua collaborazione e il fatto che le sue dichiarazioni sono rappresentate come contrastanti con quelle dell'altro collaboratore. Inoltre, si sono essiccati i fondi per le sue collaborazioni con i servizi. Allora, viene cacciato da casa dalla convivente colombiana. E ritratta".
"Poi", ha proseguito l'avvocato Tebaldi, "viene arrestato e ritratta la ritrattazione. Nascono così le accuse sul fatto che gli investigatori gli hanno estorto le dichiarazioni". Il legale ha poi messo l'accento sul comportamento di Siciliano al processo: "Più volte non ha ricordato i fatti che gli venivano chiesti. E ha detto: "Allora ricordavo meglio. Confermo ciò che ho detto, anche se ora non ho memoria specifica sui dettagli"". "Pressato", ha concluso l'avvocato, "si giustifica dicendo la verità: all'udienza del 2 dicembre 2003, Siciliano si appella a uno strano concetto: "Sono un miope della memoria. Mi ricordo meglio le cose avvenute lontano nel tempo più di quelle recenti". Il suo punto di riferimento, quindi, sono le cose da lui dichiarate. Che sono cose vicine. E la sua frase è rivelatrice, altrimenti avrebbe ricordato molto bene le cose di trent'anni prima".
Le accuse contro Zorzi e gli altri due ordinovisti si fondano su episodi e confidenze. Nessuno dice di aver visto Zorzi collocare la bomba in piazza Fontana (è infatti ritenuto l'esecutore materiale della strage), ma i collaboratori hanno parlato di episodi che precedettero l'esplosione. Come l'incontro avvenuto al Canal Salso a Mestre. Siciliano ha raccontato di aver visto esplosivo in una macchina. Anche su questo fatto l'avvocato Tebaldi ha avuto da replicare: "Digilio dice di essere andato al Canal Salso e di aver visto Zorzi e un'auto con dentro l'esplosivo. Ma Zorzi non ha mai guidato una macchina e tantomeno ha avuto una patente. Nella prima narrazione, il 16 maggio 1997, Digilio non indica un altro personaggio, cioè Mariga (un amico di Zorzi, ndr). Lo fa per la prima volta il 30 dicembre 1997. Allora, se Zorzi non ha la patente, c'è la necessità di avere qualcuno che ce l'ha portato sul posto. Così viene indicata la figura di Rudy Zorzi, fratello di Delfo, alla guida di una Dyane di colore rosso. Il 5 settembre 1996 Siciliano afferma di non ricordare che tipo di auto avesse Rudy. Ma il 24 giugno 1997, quando viene interrogato subito dopo altre dichiarazioni di Digilio, la versione cambia completamente. A specifica domanda, Siciliano risponde: "Posso confermare che Rudi alla fine degli anni Sessanta utilizzava una vettura Dyane"".
L'indagine successiva, però, ha evidenziato che il fratello di Delfo Zorzi, nel 1969, non aveva la patente e nemmeno una macchina. E alla fine della sua arringa, l'avvocato Tebaldi ha chiesto l'assoluzione del suo assistito.
Ma le prove raccolte dall'accusa contro Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, si fondano anche su una figura di primo piano di Ordine Nuovo di Verona: Marcello Soffiati, di Colognola ai Colli, morto nel 1988. La sentenza di primo grado ricorda che Digilio lo ha indicato come l'autore degli attentati al palazzo della Regione a Trento e ad alcuni treni. La casa di Soffiati e di suo padre Bruno a Colognola ai Colli è descritta come un luogo di numerosi incontri di ordinovisti e più in generale di personaggi legati ai servizi segreti americani, come il riparatore di frigoriferi Sergio Minetto, veronese, arrestato nella prima fase dell'indagine sulla strage di piazza Fontana per reticenza e poi prosciolto dall'accusa di spionaggio, perché le rivelazioni di notizie riservate a un paese alleato (in questo caso gli Stati Uniti) non sono considerate un reato.
La corte ha sostenuto che non solo Digilio e Siciliano hanno ricostruito questo scenario, ma anche altri testimoni hanno parlato dell'adesione alla strategia eversiva di Soffiati che manteneva contatti strettissimi con gli ordinovisti veneziani, tra i quali Maggi e Zorzi. "Il testimone Persic", ha scritto la corte d'assise, "ha raccontato che durante una riunione si parlò di colpo di Stato, dell'esito delle attività di sovvertimento rivoluzionario auspicato dai partecipanti al fine di instaurare uno Stato di destra che avversasse il pericolo della presa del potere da parte dei comunisti".

- Ritratto di militante
Soffiati, "politico" da intelligence
Era considerato un eversivo, ma morì prima del dibattimento
Marcello Soffiati era un esponente politico dell'intelligence statunitense che operava negli anni Sessanta a Verona. Come Carlo Digilio, il collaboratore che ha raccontato i dettagli sulla strage di piazza Fontana. Lo sostengono i giudici di Milano che, in primo grado, hanno condannato all'ergastolo Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e GianCarlo Rognoni. "Digilio e Soffiati costituirono un'entità legata da vincoli politici e amicali talmente solida da durare per oltre dieci anni senza incrinature o dissidi palesi", scrive la corte. Quei rapporti con l'intelligence si intrecciarono con la militanza politica in Ordine Nuovo. Nel processo di Milano, molti testimoni hanno raccontato che Soffiati abbracciò l'ideologia stragista "propugnata da Maggi e dai veneziani". Uno ha detto di aver visto Soffiati che consegnava le chiavi per aprire i treni a Digilio. E poi, sui convogli esplodevano bombe. Un altro invece ha spiegato che Marcello e suo padre Bruno consideravano moderati gli aderenti al Movimento sociale italiano e vagheggiavano un colpo di Stato, una "presa del potere con mezzi rivoluzionari". "Quindi, i dibattiti con i Soffiati erano piuttosto accesi" e avvenivano nella trattoria di Colognola "in forma di riunioni conviviali, alle quali partecipavano gli amici".
"Marcello Soffiati apparteneva a quel ristretto gruppo di ordinovisti veneti che tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta propugnò e realizzò la politica eversiva", sottolinea la corte. Il suo posto, se non fosse morto, sarebbe oggi accanto a Zorzi, Maggi e Rognoni al processo di Milano. (l.g.)

10 febbraio 2004 - PIAZZA FONTANA: APPELLO; PARLA LA DIFESA DI MAGGI
ANSA:
PIAZZA FONTANA: APPELLO; PARLA LA DIFESA DI MAGGI
Al processo d'Appello per la strage di Piazza Fontana l'udienza oggi e' stata interamente occupata dall'arringa dell'avvocato Mauro Ronco, difensore del medico veneziano Carlo Maria Maggi, condannato in primo grado all'ergastolo insieme a Delfo Zorzi e Giancarlo Rognoni.
Il legale ha trattato una serie di elementi che dovrebbero dimostrare l'asserita l'estraneita' del suo assistito nell'attentato che il 12 dicembre 1969 anni fa provoco' la morte di 17 persone e il ferimento di altre 85. Ha contestato soprattutto l'attendibilita' delle dichiarazioni di Carlo Di Giglio, tracciando poi un analitico esame dell'esplosivo usato per sventrare la banca di piazza Fontana escludendo che potesse essere del tipo di cui parla Di Giglio per attribuirlo al gruppo degli attuali imputati.
L'arringa dell'avv.Ronco proseguira' anche nell'udienza di giovedi' quando dovrebbe esserci spazio anche per la difesa di Rognoni. Il presidente della Corte, Roberto Pallini, conta di poter arrivare a sentenza entro la fine del mese.

12 febbraio 2004 - PIAZZA FONTANA: APPELLO; DIFESA MAGGI CHIEDE ASSOLUZIONE
ANSA:
PIAZZA FONTANA: APPELLO; DIFESA MAGGI CHIEDE ASSOLUZIONE
PER L'AVVOCATO RONCO NECESSARIO SEGUIRE PISTA ANARCHICA
Al processo d'appello per la strage di Piazza Fontana continuano gli interventi della difesa e si torna a parlare della pista anarchica. La prima parte della mattinata e' stata dedicata alla conclusione dell'arringa dell'avvocato Mauro Ronco, difensore di Carlo Maria Maggi (condannato in primo grado all'ergastolo insieme a Delfo Zorzi e Giancarlo Rognoni). Ronco, che aveva gia' parlato per l'intera udienza di martedi' scorso, ha concluso il suo intervento chiedendo l'assoluzione del suo assistito che non avrebbe nulla a che fare con l'attentato che nel dicembre del 1969 provoco' la morte di 17 persone oltre al ferimento di altre 85.
Per il legale la responsabilita' della strage dovrebbe essere cercata negli ambienti anarchici in quanto le accuse dei pentiti Di Gilio e Siciliano nei confronti di Maggi sarebbero "invenzioni che hanno consentito la costruzione di un teorema accusatorio senza prove".
L'assoluzione e' stata chiesta anche dall'avvocato Caroleo Grimaldi, difensore di Stefano Tringali, accusato solo di favoreggiamento e condannato in primo grado a tre anni di reclusione.
Nel pomeriggio ha preso la parola l'avvocato Benedetto Tusa in difesa di Giancarlo Rognoni. Tusa ha ripercorso la vicenda elencando una serie di motivazioni che escluderebbero il suo assistito da ogni responsabilita' nella strage. Le sue conclusioni arriveranno pero' nella prossima udienza fissata al 17 febbraio.
La riproposta dell'attribuzione della strage agli anarchici, fatta dal legale di Carlo Maria Maggi, arriva nel momento in cui davanti all'ottava sezione del tribunale penale di Milano e' in corso un processo per diffamazione a carico dell'ex presidente del consiglio comunale di Milano Massimo De Carolis.
Quest'ultimo l'anno scorso, il giorno successivo alla morte di Pietro Valpreda, aveva ribadito il coinvolgimento del ballerino anarchico nella strage alla Banca Nazionale dell'Agricoltura. Un parente di Valpreda lo aveva querelato.

17 febbraio 2004 - PIAZZA FONTANA: APPELLO; DIFESA ROGNONI
ANSA:
PIAZZA FONTANA: APPELLO; DIFESA ROGNONI, COLPE DELLA SINISTRA
   Si e' parlato anche di foibe oggi, al processo d'Appello per la strage di piazza Fontana compiuta il 12 dicembre 1969 a Milano. Lo ha fatto l'avv. Enzo Fragala', deputato di An e difensore di Giancarlo Rognoni, condannato in primo grado all' ergastolo insieme a Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi.
Fragala' ha fatto un excursus storico sugli assassinii commessi dal regime di Tito, citando appunto la tragedia delledelle foibe carsiche, e ha parlato di una sessantina di attentati anarchici, tra i quali afferma dovrebbe esserci anche quello alla Banca di piazza Fontana. Fragala' ha detto che la strategia della tensione fu inventata dalla sinistra, e ha citato in proposito Mosca, il Kgb e Berlinguer.
Prima di lui aveva concluso l'intervento, iniziato la scorsa settimana, l' avv. Benedetto Tusa, anch'egli difensore di Rognoni, per il quale ha chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto. Dopo Fragala' ha preso la parola l'avv. Antonio Franchini, ultimo difensore di Zorzi: nella prima parte del suo intervento, che continuera' dopodomani, il legale ha sottolineato certe incongruenze di alcune testimonianze, tra cui quella del pentito Martino Siciliano. "Ogni volta che pur a distanza di tempo, si riesce a riscontrare una dichiarazione di Siciliano - ha detto Franchini -, si scopre che e' falsa".
La prossima settimana, dopo la replica del sostituto Procuratore Generale Laura Bertole' Viale, ci saranno quelle delle parti civili e dei difensori. Poi la Corte potra' entrare in camera di consiglio per preparare la sentenza.

19 febbraio 2004 - PIAZZA FONTANA: APPELLO; VERSO LA CAMERA DI CONSIGLIO
ANSA:
PIAZZA FONTANA: APPELLO; MERCOLEDI' LA CAMERA CONSIGLIO
I giudici della prima Corte d'Assise d'appello, davanti ai quali si celebra il processo per la strage di Piazza Fontana, si ritireranno mercoledi' prossimo in camera di consiglio per decidere la sentenza. Lo ha annunciato oggi il presidente Roberto Pallini.
L'intera udienza di oggi e' stata occupata dall'arringa dell'avvocato Antonio Franchini, difensore di Delfo Zorzi (condannato all'ergastolo in primo grado insieme a Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni). Il legale, che aveva cominciato il suo intervento martedi' scorso, parlando soprattutto della scarsa attendibilita' dei pentiti Martino Siciliano e Carlo Digilio, concludera' il suo intervento martedi' prossimo, udienza nella quale sara' dato spazio alle repliche del sostituto procuratore generale e degli altri legali. Mercoledi', prima della camera di consiglio, verra' data la possibilita' agli imputati per una dichiarazione spontanea.

20 febbraio 2004 - PIAZZA FONTANA: NUOVA LAPIDE PER RICORDARE PINELLI
ANSA:
PIAZZA FONTANA: MARTEDI' NUOVA LAPIDE PER RICORDARE PINELLI
La vecchia e ormai deteriorata lapide posta nel 1976 in piazza Fontana a Milano per ricordare l' anarchico Giuseppe Pinelli verra' sostituita martedi' 24 febbraio con una nuova, identica all' originale.
Lo ha reso noto Mauro Decortes, del Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa. "A pochi giorni di distanza dalla sentenza d' appello per la strage di piazza Fontana, attesa per fine mese - spiegano in una nota i promotori dell' iniziativa - questo gesto intende assumere un significato preciso: ricordare alla Milano democratica e antifascista le responsabilita' della destra eversiva e degli apparati dello Stato nella strage che avvio' in Italia una stagione di bombe e terrore. Di questa strage Giuseppe Pinelli fu l' ultima vittima innocente".
La cerimonia della sostituzione della lapide avverra' alle ore 18 e sara' accompagnata da un concerto della Banda degli Ottoni.

PIAZZA FONTANA: FERRETTO (AN), SI' A LAPIDE MA NO A ODIO
Si' ad una nuova lapide in ricordo di Giuseppe Pinelli, purche' non venga ripetuta la scritta 'assassinato', come riportato sulla lastra posta nel 1976 in Piazza Fontana. Lo ha detto Silvia Ferretto Clementi, consigliere regionale di AN, ricordando che la magistratura italiana 'ha riconosciuto l'assoluta innocenza del Commissario Calabresi, stabilendo in modo chiaro ed inconfutabile che Giuseppe Pinelli non venne assassinato'.
"Dopo decenni di calunnie - ha detto l'esponente regionale di AN - e' ora di concedere la grazia alla memoria del Commissario Calabresi, ucciso per la funzione che svolgeva per conto dello Stato, al servizio della comunita' e della societa' tutta, condannato senza appello da un 'tribunale' nemmeno troppo invisibile ed in seguito ad una lunga e pesante campagna di odio scatenata contro di lui da una sinistra violenta ed arrogante in un periodo in cui bastava veramente poco per essere identificato come nemico e quindi diventare un bersaglio".
Silvia Ferretto ha poi ricordato la sua proposta di assegnare il 16 marzo la medaglia d'oro al valore civile della Regione Lombardia alla memoria del commissario Calabresi.

21 febbraio 2004 - PIAZZA FONTANA: LAPIDE PER PINELLI
"L' Unita'"
Pinelli fu ucciso nella Questura: vogliono cancellare quel ricordo A Giuseppe Pinelli ferroviere anarchico ucciso innocente nei locali della Questura di Milano il 16-12-1969. Così ricorda la lapide piantata nell'erba a un lato dell'aiuola nel centro di piazza Fontana, a Milano, rivolta alle vetrine e alle insegne della Banca dell'Agricoltura, l'anarchico Pino Pinelli: anche la lapide ha la sua storia, ha resistito ventotto anni alle ingiurie degli uomini, alle sassate dei fascisti, ai dibattiti del consiglio comunale sempre diviso (nel 1992 venne riconosciuta però "parte integrante della piazza"), all'anonimo pennello censore. Non piaceva a molti che venisse ricordata così una strage fascista, non piaceva quella parola, scolpita, "ucciso", che non solo evocava alla lontana, ma indicava una responsabilità. Il tempo, la pioggia, lo smog, hanno fatto di peggio, corrompendo il marmo e la scrittura. Così hanno deciso di sostituirla: anarchici del Ponte della Ghisolfa, il centro sociale Leoncavallo, Rifondazione, l'osservatorio democratico sulle nuove destre, hanno deciso che una nuova lapide dovesse sostituire quella usurata. Verrà sistemata nella stessa aiuola martedì prossimo... Naturalmente uguale in tutto e per tutto alla precedente. Rimarrà quello scandaloso "ucciso". Fa parte della storia, una storia oscura in una profonda notte milanese, che neppure un magistrato bravo e onesto come il futuro procuratore capo Gerardo D'Ambrosio era riuscito a rischiarare.
D'Ambrosio indagò a lungo sulla morte di Pinelli (la morte accidentale di un anarchico, come titolava la sua satira Dario Fo) e concluse scrivendo di "malore attivo". Non gli servì molto la testimonianza del commissario Luigi Calabresi, che per ore e ore aveva interrogato Pinelli in quella stanza di via Fatebenefratelli. Anche Calabresi ha avuto la sua lapide, collocata in piazza S. Ambrogio nel 1989. Dice: "A ricordo del commissario della polizia di Stato Luigi Calabresi assassinato da mani eversive. I poliziotti di Milano". Calabresi venne colpito a morte, appena fuori casa, mentre saliva sulla sua "cinquecento", pochi anni dopo la bomba di piazza Fontana, la mattina del 17 maggio 1972. Per la sua morte furono incriminati e condannati il pentito Leonardo Marino, Bompressi, Pietrostefani e Adriano Sofri.
La notizia del cambio di lapide in piazza Fontana ha scaldato gli animi della destra. Un consigliere regionale di An, Silvia Ferretto, moglie del vicesindaco De Corato, s'è levata contro quella parola, "ucciso" (lei in realtà dice "assassinato"), e ha protestato: basta con la campagna d'odio scatenata contro Calabresi "da una sinistra violenta ed arrogante in un periodo in cui bastava veramente poco per essere identificato come nemico e quindi diventare un bersaglio". La sinistra, un'altra sinistra, fu la vittima di quelle bombe, di un terrorismo assassino, e fu la protagonista della sua sconfitta. Vittima fu Giuseppe Pinelli, il ferroviere padre di famiglia, "ucciso" prima di cadere da una finestra, da un'idea fissa, politica, che aveva guidato dalle prime ore quella indagine (incoraggiata da tanta buona stampa milanese): che si dovesse cercare tra gli anarchici (ne vennero fermati ottantaquattro), che un anarchico avesse lasciato tra i clienti della banca la maledetta valigetta nera. Pietro Valpreda se la cavò con tre anni di galera e una assoluzione. Giuseppe Pinelli morì innocente, ma venti minuti dopo la sua fine il questore Marcello Guida, che sotto Mussolini era stato direttore del confino politico di Ventotene, gridò che si era suicidato, perché "l'alibi era crollato".
La parola che fa scandalo deve ricordare anche questo in "un paese senza memoria": non ci saranno colpevoli, accertati e condannati, ma Giuseppe Pinelli fu "ucciso" da qualche cosa che assomigliava tanto a una campagna d'odio, la rozza orchestrazione di un'inchiesta di polizia alla ricerca di un "mostro", naturalmente di sinistra.
Oreste Pivetta

24 febbraio 2004 - PIAZZA FONTANA: INDISPOSIZIONE PRESIDENTE, SALTA UDIENZA
ANSA:
PIAZZA FONTANA: PER INDISPOSIZIONE PRESIDENTE SALTA UDIENZA
Per una indisposizione del presidente della Corte d'Assise d'Appello, Roberto Pallini, e' stato modificato il programma della fase finale nel processo di secondo grado per la strage di piazza fontana.
Oggi, dopo la conclusione dell'arringa dell'avvocato Antonio Franchini, difensore di Delfo Zorzi, dovevano esserci le repliche, ma l'udienza non si e' svolta ed e' stata rinviata al 4 marzo. Poi, in un giorno successivo da stabilire, verra' data la parola per l'ultima volta agli imputati prima dell'ingresso del collegio giudicante in Camera di Consiglio.
Oltre a Zorzi sono imputati nella causa Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni. Tutti e tre furono condannati all'ergastolo in primo grado, pena di cui ha chiesto la conferma il sostituto procuratore generale Laura Bertole' Viale.

24 febbraio 2004 - PIAZZA FONTANA: CAMBIATA LAPIDE IN RICORDO PINELLI
ANSA:
PIAZZA FONTANA: CAMBIATA LAPIDE IN RICORDO PINELLI
IDENTICA ALLA PRECEDENTE; GLI ANARCHICI, IMPOSSIBILE DIMENTICARE
   La parola 'ucciso' e' rimasta. Ed e' appunto per sottolineare quella parola che gli anarchici di Milano hanno voluto cambiare, questa sera in Piazza Fontana, la lapide che ricorda la morte di Giuseppe Pinelli, avvenuta il 16 dicembre del 1969.
La scritta sulla nuova lapide e' in tutto e per tutto identica a quella precedente: 'A Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico ucciso innocente nei locali della Questura di Milano il 16-12-1969. Gli studenti e i democratici milanesi'. L'unica differenza e' che la scritta e' stata scolpita su un blocco di granito grigio che e' stato collocato ai piedi della vecchia lapide, a suo tempo posta in una aiuola antistante la sede della Banca dell'Agricoltura.
Gli anarchici milanesi per l'occasione hanno organizzato una manifestazione distribuendo volantini sui quali era scritto:
'Pinelli e' stato assassinato, gli anarchici non archiviano'.
Quindi in un altro volantino hanno ricordato: "a soli pochi giorni dalla sentenza di appello per la strage di Piazza Fontana attesa per la fine del mese, questo gesto intende assumere un significato preciso: ricordare alla Milano democratica e antifascista la responsabilita' della destra eversiva e degli apparati dello Stato nella strage che avvio' in Italia una stagione di bombe e di terrore. A 34 anni dai fatti - prosegue il volantino degli anarchici - di fronte alla mole impressionante delle prove e dei riscontri che hanno inchiodato come esecutori materiali i fascisti di Ordine Nuovo, intollerabile e sconcertante sarebbe una sentenza di assoluzione".
"Di questa strage - conclude il volantino - Giuseppe Pinelli fu l'ultima vittima innocente. Per lui solo lo scandalo di una sentenza ormai passata alla storia come quella del 'malore attivo'. Impossibile dimenticare".

4 marzo 2004 - PIAZZA FONTANA: APPELLO VERSO CONCLUSIONE
ANSA:
PIAZZA FONTANA: APPELLO VERSO CONCLUSIONE CON POSSIBILE CODA
DOMANI INIZIO CAMERA DI CONSIGLIO: DURERA' ALCUNI GIORNI
Potrebbe avere uno strascico il processo d'appello per la strage di piazza Fontana che oggi si e' pressoche' chiuso sul piano della discussione davanti alla Corte d'Assise d'Appello presieduta da Roberto Pallini. Nel corso della sua replica il sostituto procuratore generale Laura Bertole' Viale, nel chiedere la conferma dei tre ergastoli gia' fatta in sede di requisitoria per Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Giancarlo Rognoni, ha invitato la Corte a trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica per accertare eventuali reati di falsa testimonianza in alcune deposizioni di testi a difesa.
Bertole' Viale ha ribattuto con date e nomi di persone ad alcune argomentazioni difensive che avevano messo in dubbio la credibilita' dei due pentiti, Martino Siciliano e Carlo Digilio. La rappresentante della pubblica accusa ha anche ricordato i passaggi di denaro di Delfo Zorzi a Siciliano per indurlo a non presentarsi (come sostanzialmente avvenne in primo grado) in aula a confermare le sue precedenti dichiarazioni, ed anche al coimputato Maggi che aveva manifestato l'intenzione di collaborare con gli inquirenti.
Prima dell'intervento del sostituto pg aveva concluso la sua arringa, snodatasi nelle ultime due udienze, il difensore di Zorzi, Antonio Franchini, che ha chiesto l'assoluzione del suo assistito. Poi hanno replicato gli avvocati di parte civile tra i quali Federico Sinicato, che ha richiamato un episodio che coinvolgerebbe in maniera pesante Delfo Zorzi, e alcuni legali della difesa.
Domani dopo le restanti repliche dei difensori il presidente dara' la parola per l'ultima volta agli imputati, quindi il collegio giudicante entrera' in camera di consiglio per preparare la sentenza. La riunione, in un albergo cittadino, dovrebbe durare alcuni giorni.
Oltre ai tre imputati principali, condannati in primo grado all'ergastolo, a giudizio c'e' anche un imputato minore, Stefano Tringali, accusato solo di favoreggiamento, e condannato dalla Corte d'Assise a tre anni di reclusione.
 

5 marzo 2004 - PIAZZA FONTANA: APPELLO; GIUDICI IN CAMERA DI CONSIGLIO
ANSA:
PIAZZA FONTANA: APPELLO; GIUDICI IN CAMERA DI CONSIGLIO
I giudici della Corte d'Assise d'Appello, da poco prima delle 11.00, sono in camera di consiglio per preparare la sentenza di secondo grado per la strage di piazza Fontana.
Il verdetto sara' emesso nei prossimi giorni.

PIAZZA FONTANA: APPELLO; VERSO ENNESIMA SENTENZA
CORTE IN CAMERA CONSIGLIO IN ALBERGO CON DUE FURGONI DOCUMENTI
Dopo circa quattro mesi di udienze i giudici della Corte d'assise d'appello sono entrati oggi in Camera di consiglio per preparare la sentenza di secondo grado per la strage di Piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969 quando un potente ordigno esplosivo sventro' la filiale della Banca Nazionale dell'Agricoltura, provocando 17 morti e 85 feriti.
Davanti ai giudici, dopo una serie infinita di altri processi che avevano avuto come sbocco l'assoluzione degli imputati, sono rimasti, con l'accusa di strage, Delfo Zorzi, ora imprenditore in Giappone, dove ha preso la nazionalita' nipponica, il medico veneziano Carlo Maria Maggi e il milanese Giancarlo Rognoni: tutti condannati all'ergastolo in primo grado, mentre un quarto imputato, Stefano Tringali, accusato solo di favoreggiamento, ebbe tre anni di reclusione. Tutti gli imputati hanno sempre negato l'addebito, ma il sostituto procuratore generale Laura Bertole' Viale, al termine della requisitoria, ha chiesto la conferma della pena inflitta dalla Corte d'assise, dopo avere valutato le responsabilita' singole e di gruppo dell' associazione di estrema destra, radicata in Veneto, 'Ordine Nuovo'.
Oggi si sono concluse le repliche dei difensori. Hanno parlato gli avvocati Benedetto Tusa per Rognoni e Mauro Ronco per Maggi. Il primo ha sottolineato come a carico del suo assistito non vi siano nemmeno le chiamate accusatorie dei pentiti Martino Siciliano e Carlo Digilio, che appesantiscono la posizione degli altri due imputati principali. Il secondo ha contestato le dichiarazioni dei due collaboratori di giustizia, soprattutto quella di Digilio che, secondo una perizia, eseguita dopo che lo stesso fu vittima di un ictus, lo riterrebbe non perfettamente in grado di intendere e volere e soprattutto di valutare fatti avvenuti molto indietro nel tempo. Lo stesso legale ha quindi sottolineato l'inattendibilita' di Siciliano in relazione ad uno specifico episodio: quello in cui il pentito afferma di avere telefonato a Maggi in ospedale. Secondo l' avvocato Ronco quel giorno Maggi sarebbe stato ancora in carcere: circostanza che renderebbe impossibile la telefonata e il relativo colloquio.
Chiusa in maniera definitiva anche la seconda parte della discussione, con le controrepliche, il presidente Roberto Pallini ha dato per l'ultima volta la parola agli imputati. In quel momento in aula era presente soltanto Rognoni che ha dato lettura di un documento in cui si respinge ogni accusa. "Chiedo - ha detto l'imputato - di essere giudicato per quello che ho fatto. Non chiedo di essere giudicato da giudici buoni, ma da giudici onesti". "Mi appello - ha detto poi Rognoni rivolto alla corte - alla vostra esperienza e vi invito a valutare i documenti in vostro possesso e nei quali vi e' la prova della mia innocenza. Io non ho nulla a che vedere con quella terribile strage e il 12 dicembre 1969 ero regolarmente a lavoro".
Queste sono state le ultime parole del processo. Poi la corte si e' trasferita in un albergo del centro cittadino portando con se' due furgoni di carte: quelle che costituiscono gli oltre 100 faldoni del fascicolo arricchito degli ultimi documenti acquisiti oggi in aula. Prevedibile un esame e una discussione di alcuni giorni. Il presidente Pallini ha informato le parti che saranno avvertite un giorno prima della lettura della sentenza.

12 marzo 2004 - PIAZZA FONTANA: ZORZI, MAGGI E ROGNONI ASSOLTI IN APPELLO
"Repubblica.it"
L'art.530 (la vecchia insufficienza di prove) per Zorzi e Maggi
Rognoni è stato invece riconosciuto innocente con formula piena
Piazza Fontana, nessun colpevole
Assolti in appello gli imputati
I legali dei familiari delle vittime: "Conclusioni sorprendenti"
MILANO - Piazza Fontana, Milano, 12 dicembre 1969. Una terribile esplosione uccide 17 persone e ne ferisce 84. E oggi, a quasi 35 anni distanza, la verità giudiziaria su quel giorno buio della Repubblica è tutta da riscrivere.
I tre imputati principali della strage di piazza Fontana, dopo aver avuto in primo grado una condanna all'ergastolo, sono stati infatti tutti assolti in appello. Per la seconda corte d'assise d'appello di Milano gli estremisti di destra Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni "non hanno commesso il fatto".
Ridotta da tre anni a un anno di reclusione la pena per Stefano Tringali, accusato di favoreggiamento.
I giudici hanno assolto l'ex ordinovista veneto Delfo Zorzi (che ora vive in Giappone ed è cittadino nipponico) e l'ex ispettore di Ordine Nuovo per il Triveneto, Carlo Maria Maggi, in base all'art. 530, secondo comma del Codice di procedura penale, che corrisponde alla vecchia formula dell'insufficienza di prove. L'ex neofascista del gruppo milanese La Fenice, Giancarlo Rognoni, è stato invece assolto con formula piena. E con la sentenza sono state revocate l'ordinanza di arresto nei confronti di Zorzi (mai eseguita) e la misura cautelare dell'obbligo di dimora per Maggi.
Com'è ovvio, di opposto tenore i commenti delle parti.
Il legale di parte civile del Comitato familiari delle vittime, Federico Sinicato, ha definito "sorprendenti" le conclusioni a cui sono giunti i giudici: "Non immaginavo che la Corte, che pure ha seguito accuratamente l'intero processo, ha sentito Martino Siciliano e potuto prendere atto della falsità dei testi a difesa, potesse arrivare a un verdetto di non colpevolezza". "E' come se avessero ucciso ancora una volta mio padre - ha detto Carlo Arnoldi, che nella strage del 1969 perse il genitore - è un colpo che non mi aspettavo, è come se non fossero mai passati 34 anni così difficili".
Gioisce invece uno degli avvocati degli imputati, che citando Brecht afferma: "C'è un giudice a Berlino". Mentre Carlo Maria Maggi commenta a caldo la sentenza dicendo di aver paura ad alzarsi "per l'emozione". Il medico veneziano, che è sotto processo anche per la strage di Brescia e quella alla questura di Milano, continua a proclamarsi "assolutamente innocente" per la bomba alla Banca dell'Agricoltura: "La condanna di primo grado è stata vergognosa, io Piazza Fontana non sapevo nemmeno dov'era".
Il sostituto procuratore generale al processo di appello Laura Bertolè Viale, ha comunque preannunciato il ricorso in Cassazione contro la sentenza. Per il deposito della sentenza con le motivazioni, il collegio giudicante si è fissato un termine di 30 giorni, inferiore quindi al consueto: di solito la scadenza è di novanta giorni.

"Rainews 24"
Dalla pista anarchica alla matrice 'nera'. 35 anni di indagini inutili
Strage di Piazza Fontana:nessun colpevole
La sentenza della Corte d'Assise per il processo di appello assolve tutti i principali imputati dell'attentato alla Banca dell'Agricoltura avvenuto a Milano il 12 dicembre 1969 dove morirono 16 persone
Trentacinque anni di indagini e nessun colpevole. La sentenza letta oggi nell'aula della seconda sezione della Corte d'Assise di Milano per il processo d'appello per la strage di piazza Fontana manda tutti assolti i tre principali imputati.
Le 103 vittime dell'attentato (16 morti e 87 feriti) non hanno ancora ottenuto giustizia. L'ormai cittadino giapponese Delfo Zorzi, il medico veneziano Carlo Maria Maggi e il milanese Giancarlo Rognoni erano stati condannati in primo grado all'ergastolo, Stefano Tringali, che aveva invece ricevuto una condanna a tre anni per favoreggiamento, ha visto la sua pena ridotta ad un anno e ottenuto la sospensione condizionale della pena.
Il sostituto procuratore generale Laura Bertole' Viale aveva chiesto la conferma delle pene inflitte dalla Corte d'Assise. La corte era entrata in camera di consiglio venerdi' scorso, trasferendosi in un albergo del centro portando con se' il contenuto di due furgoni di documenti.
La strage avvenne il 12 dicembre alle 16.37: un ordigno contenente sette chili di tritolo esplode nella sede della Banca nazionale dell'agricoltura in Piazza Fontana, a Milano. Il bilancio e' di 16 morti e 87 feriti.
La prima pista seguita e' quella anarchica. Lo stesso giorno della strage viene arrestato il ferroviere Giuseppe Pinelli, a cui non viene contestata alcuna imputazione. Ma dopo tre giorni di interrogatorio condotto dal commissario Luigi Calabresi (che verra' assassinato il 17 maggio 1972) Pinelli muore precipitando dalla finestra della Questura. La versione ufficiale parla di suicidio.
Pochi giorni dopo, pero', viene aperta un'inchiesta per omicidio ai danni dei poliziotti presenti all'interrogatorio; Calabresi compreso, anche se non era presente nella stanza al momento del salto nel vuoto. Il 16 dicembre viene arrestato Pietro Valpreda, anch'egli anarchico, accusato di essere l'esecutore materiale della strage, poi assolto otto anni dopo. Lentamente, pero', comincia a emergere la pista neofascista legata ai servizi segreti del Sid. Principali accusati l'agente del Sid Guido Giannettini e i militanti dell'organizzazione neofascista Ordine Nuovo Franco Freda e Giovanni Ventura (entrambi di formazione neonazista).
Il 23 febbraio 1972 inizia a Roma il processo, poi trasferito a Milano per incompetenza territoriale, e infine a Catanzaro, per motivi di ordine pubblico. Il proceso di Catanzaro si conclude il 18 gennaio 1977 con la condanna all'ergastolo per Freda, Ventura e Giannettini. I tre vengono pero' assolti in appello, ma la sentenza viene annullata dalla Cassazione. Il nuovo processo riprende a Catanzaro il 13 dicembre 1984.
Questa volta e' imputato anche Mario Merlino, un agente del Sid che secondo l'accusa avrebbe contribuito a depistare le indagini. Ma i quattro vengono assolti e la sentenza confermata dalla Cassazione. Nuovo processo al via nell'ottobre 1987, questa volta contro Massimiliano Fachini e Stefano Delle Chiaie, entrambi assolti due anni dopo.
Nel 1990 la svolta definitiva. Il pubblico ministero Guido Salvini riapre le indagini. Questa volta c'e' un elemento nuovo decisivo: Delfo Zorzi, capo operativo della cellula veneta di Ordine Nuovo, per sua stessa ammissione, e' l'esecutore materiale della strage. Ma subito dopo la strage Zorzi e' fuggito in Giappone, da dove, quindi, seguira', in contumacia, il processo iniziato il 16 febbraio del 2000.

ANSA:
PIAZZA FONTANA: APPELLO; TUTTI ASSOLTI
(ANSA) - MILANO, 12 MAR - I tre imputati principali della strage di piazza Fontana sono stati assolti. In primo grado avevano avuto l'ergastolo.
I giudici della seconda Corte d'assise d'Appello di Milano hanno assolto Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni per non aver commesso il fatto. Hanno invece ridotto da tre a un anno di reclusione la pena per Stefano Tringali, accusato di favoreggiamento.

PIAZZA FONTANA: APPELLO; REVOCATA CUSTODIA CAUTELARE ZORZI
I giudici della seconda Corte d' Assise d'Appello di Milano hanno assolto l'ex ordinovista veneto Delfo Zorzi, che ora vive in Giappone ed e' cittadino nipponico, e l'ex ispettore di Ordine Nuovo per il Triveneto, Carlo Maria Maggi dall' accusa di strage per non aver commesso il fatto, in base all'art. 530, secondo comma del Codice di procedura penale (corrispondente alla vecchia insufficienza di prove).
L'ex neofascista del gruppo milanese La Fenice Giancarlo Rognoni e' stato assolto con formula piena; per Stefano Tringali la pena e' stata ridotta da tre a un anno con la sospensione condizionale e non menzione della condanna, in relazione al reato di favoreggiamento.
I giudici hanno quindi revocato l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Milano, e mai eseguita, nei confronti di Zorzi per il reato di strage e hanno revocato la misura cautelare dell'obbligo di dimora per Maggi.

PIAZZA FONTANA: TUTTI ASSOLTI E SI TORNA DACCAPO
DECIMO ATTO GIUDIZIARIO, CANCELLATO ERGASTOLO PER I TRE IMPUTATI
Per la strage di piazza Fontana si torna da capo. Dopo la condanna all'ergastolo, in primo grado, dei tre imputati principali, e' arrivata oggi in appello l' assoluzione. Per non aver commesso il fatto per Giancarlo Rognoni e con la stessa formula, ma in base all'articolo 530 del codice di procedura penale (in pratica la vecchia insufficienza di prove), per Carlo Maria Maggi e Delfo Zorzi. La Corte d' d'Appello ha ridotto poi a un anno di reclusione la pena che la corte d'assise aveva fissato in tre anni per Stefano Tringali, accusato solo di favoreggiamento.
Il dispositivo e' stato letto dal presidente della Corte d'assise d'appello Roberto Pallini, dopo una settimana esatta di camera di consiglio trascorsa in un albergo del centro cittadino. In aula non era presente nessuno dei tre imputati: e se Delfo Zorzi ormai se ne sta da anni in Giappone (paese di cui ha ormai la cittadinanza), gli altri due avevano preferito attendere altrove. Per Zorzi, i giudici hanno disposto la revoca dell'ordinanza di custodia cautelare, mai eseguita; per Maggi quella dell'obbligo di dimora.
Una sentenza che, in un certo senso, ha destato sorpresa. Il sostituto procuratore generale Laura Bertole' Viale, che aveva chiesto la conferma dell'ergastolo per i tre accusati di strage, non ha commentato, limitandosi a dire: "Dovro' fare ricorso in Cassazione". L'avv.Federico Sinicato ha definito "sorprendenti" le conclusioni a cui sono arrivati i giudici. Sconcertati i familiari delle vittime, diversificati i commenti politici, c'e' di plaude alla "reale imparzialita'" e di parla di "schiaffo alla citta'". Di tutt'altro tenore le dichiarazioni dei difensori. "C'e' un giudice a Berlino - ha esclamato l'avvocato Benedetto Tusa, difensore di Rognoni - qui a Milano dopo i processi all'ideologia, e' arrivata finalmente una pronuncia sui fatti".
Ma la vicenda, a 34 anni e 3 mesi esatti di distanza dalla terribile esplosione alla Banca Nazionale dell'Agricoltura, non e' affatto conclusa. La corte si e' presa un tempo brevissimo per depositare le motivazioni: soltanto 30 giorni, rispetto ai soliti 90, pur considerando la complessita' della vicenda. Poi scatteranno i ricorsi in Cassazione e, quindi, si tornera' a parlare dell'attentato avvenuto nel pomeriggio del 12 dicembre 1969 alla filiale di piazza Fontana della Banca Nazionale dell' Agricoltura dove una bomba esplose causando la morte di 17 persone e il ferimento di altre 85.
Calcolando i vari gradi di giudizio, gli interventi della Cassazione, questo era il decimo processo per la strage. Si comincio' con le indagini a carico di Pietro Valpreda, poi gli inquirenti abbandonarono la cosiddetta pista rossa per imboccare quella nera. Ad un certo punto la corte di Cassazione sottrasse l'inchiesta alla magistratura milanese ritenendo che, sulla vicenda, il clima degli ambienti giudiziari del capoluogo lombardo non fosse del tutto sereno. Da qui il trasferimento degli atti alla corte d'assise di Catanzaro che mando' assolti gli imputati Freda e Ventura (con giudizio successivamente confermato dalla corte d'assise d'appello di Bari). Fu aperto poi col nuovo rito il processo a carico degli attuali imputati, ritenendoli peraltro coinvolti insieme a coloro che era gia' stati assolti e non potevano piu' essere giudicati per lo stesso reato dal quale erano stati prosciolti.
Separatamente dal processo principale per la strage, e' aperto a Brescia un processo nei confronti di avvocati difensori di Zorzi che avrebbero fatto da tramite tra il loro assistito e il pentito Martino Siciliano, al quale sarebbero state passate alcune centinaia di milioni di lire per ritrattare le accuse rese in sede di indagini preliminari o quanto meno per non presentarsi in aula davanti alla Corte d'assise per confermare le chiamate accusatorie. In secondo grado invece Siciliano si presento' regolarmente e ribadi' con una serie di particolari, il coinvolgimento di Zorzi e di Maggi, non parlando mai invece del terzo imputato, Rognoni, che oggi e' stato assolto con formula piena, proprio per la mancanza di citazioni sia da parte di Siciliano che ad opera dell'altro collaboratore di giustizia, Carlo Digilio. Ma anche per gli altri, le prove sono state ritenute non tali da giustificare una condanna.

PIAZZA FONTANA: PARTE CIVILE, CONCLUSIONI SORPRENDENTI
Il legale di parte civile del Comitato familiari delle vittime di piazza Fontana, Federico Sinicato, ha definito "sorprendenti" le conclusioni a cui sono giunti i giudici della seconda corte d'assise d'appello di Milano che hanno assolto gli imputati del processo per la strage che il 12 dicembre 1969 causo' 17 morti e 84 feriti a Milano.
"Non immaginavo che la Corte, che pure ha seguito accuratamente l'intero processo, ha sentito Martino Siciliano e potuto prendere atto della falsita' dei testi a difesa, potesse arrivare a un verdetto di non colpevolezza", ha detto Sinicato.
"Sono conclusioni che trovo sorprendenti", ha detto il legale che ha spiegato di attendere le motivazioni per valutare il ricorso in appello.

PIAZZA FONTANA: DIFESA ROGNONI, SENTENZA NON IDEOLOGICA
Secondo il legale di Giancarlo Rognoni, Benedetto Tusa, la sentenza di oggi, che assolve gli imputati per la strage di piazza Fontana, e' "finalmente una sentenza senza paraocchi ideologici".
"Esiste ancora uno stato di diritto - ha commentato il legale - e questa sentenza e' la prova che si puo' giudicare le persone in base ai fatti e non in base alle loro posizioni politiche".

PIAZZA FONTANA: MAGGI, SEMPRE STATO ASSOLUTAMENTE INNOCENTE
"Adesso sono seduto, ma ho paura ad alzarmi per l'emozione". Commenta cosi' Carlo Maria Maggi, dalla sua casa all'isola della Giudecca a Venezia, la notizia dell'assoluzione al processo d'appello per la strage di Piazza Fontana, che ha appreso dall'Ansa.
"Sono ammalato - ha proseguito Maggi - con influenza e bronchite, ma credo che adesso guariro' in fretta". Il medico veneziano, che e' sotto processo anche per la strage di Brescia e quella alla questura di Milano, continua a proclamarsi "assolutamente innocente" per la bomba alla Banca dell'Agricoltura. "La condanna di primo grado - ha detto - e' stata vergognosa. Io Piazza Fontana non sapevo nemmeno dov'era. A Milano ci sono venuto solo per il processo".
Quanto alla figura del "pentito" Carlo Digilio, che assieme a Martino Siciliano con le sue rivelazioni ha accusato il gruppo ordinovista veneziano dell'organizzazione della strage, Maggi ne parla come di "un disperato che dipendeva dal giudice, e ha fatto e ha detto quello che voleva lui. Adesso e' stato sbugiardato, e spero che tutti gli altri processi adesso si risolvano in bene".
"Mi restano - ha concluso Maggi - le mie sorelle, che mi hanno aiutato in questi anni. Molti amici, con tutti i problemi che ho avuto, li ho persi per strada".

PIAZZA FONTANA: ZORZI, LIBERATO DA UN INCUBO
Delfo Zorzi ha rilasciato all'Ansa una dichiarazione scritta a commento della sentenza di assoluzione della Corte di appello di Milano dall'accusa di essere stato l'esecutore materiale della strage di Piazza Fontana.
"Oggi la Corte di assise di appello di Milano, sezione II, a quasi 10 anni dall'inizio del procedimento, mi ha finalmente assolto dall'infamante reato di strage in relazione all' attentato del 12 dicembre 1969 alla Banca nazionale dell'Agricoltura, per non avere commesso il fatto. Per me - afferma Zorzi - si tratta, con questo riconoscimento della mia sempre proclamata innocenza, della liberazione da un incubo che definire kafkiano e' persino limitativo. E' stata una battaglia lunghissima, che ho portato avanti con il determinante aiuto di avvocati coraggiosi e molto professionali, l'avv. Franchini, l'avv. Tebaldi (e nel processo di prima istanza dell'avv. Pecorella) e di tutti i loro collaboratori. Ho condotto questa battaglia - prosegue Zorzi - per i miei figli e per tutti coloro che hanno creduto nella mia innocenza. Le false accuse di pentiti prezzolati alla fine non hanno retto al vaglio di un Giudice (con la G maiuscola stavolta) imparziale, che ha dimostrato di privilegiare la strada dei fatti e degli atti ai teoremi politico-giudiziario-mediatici. La Corte per otto giorni ha studiato accuratamente - conclude - le carte del processo ed ha rifiutato evidentemente tutte le assurdita' su Cia, intelligence americana militare e quant'altro propinato da due pentiti".

PIAZZA FONTANA: ZORZI, CAPISCO AMAREZZA FAMILIARI VITTIME
MA INDAGINI AVEVANO PRESO STRADA SBAGLIATA
"Capisco l'amarezza dei familiari delle vittime della stragi. Ma non e' facendo altre vittime che si ottiene giustizia. Purtroppo le indagini avevano preso una strada sbagliata".
Lo ha detto oggi a Tokyo, in uno scambio di domande e risposte con l'Ansa dopo aver rilasciato una dichiarazione scritta, l'ex militante di Ordine Nuovo Delfo Zorzi, assolto per non aver commesso il fatto dal reato di strage per l'attentato di Piazza Fontana.
" Dire vittime e' forse una parola grossa, visto che ne' io ne' Maggi ne' Rognoni siamo stati condannati a morte, pena che non esiste in Italia - ha precisato Zorzi - ma e'un fatto che siamo stati ingustamente accusati di una strage che ha provocato numerosi morti e feriti. Capisco, ripeto l'amarezza dei familiari: ci sono stati pero' giudici istruttori e giudici di primo grado che avevano in mano tutti gli elementi per capire e non hanno voluto farlo".

PIAZZA FONTANA: ZORZI, LO SFOGO DI UN ASSOLTO
'E' ARRIVATO UN GIUDICE CON LA G MAIUSCOLA'
(di Roberto Maggi)
Assolto oggi in appello dall'accusa di aver piazzato la bomba di Piazza Fontana nel lontano 12 dicembre 1969, Delfo Zorzi, dal 1989 cittadino giapponese con il nome di Roi Hagen, si dice, in una dichiarazione scritta e poi in una libera conversazione telefonica con l'Ansa a Tokyo, dove vive, " liberato da un incubo che definire kafkiano e' persino limitativo", e felice di aver finalmente incontrato un giudice con la G maiuscola " che ha fatto giustizia delle false accuse di pentiti prezzolati e manovrati da giudici che avevano imboccato una strada sbagliata, chiudendo gli occhi davanti ai fatti e alle carte".
Scusandosi per " inciampare ogni tanto in parole italiane che non pratico piu' da tempo", l'ex militante di Ordine Nuovo, ora uomo d'affari e imprenditore in Giappone, legge prima la dichiarazione scritta che segna nero su bianco la sua rivincita "a quasi 10 anni dell'inizio del procedimento" ." Per me si tratta - scrive - con questo riconoscimento della mia sempre proclamata innocenza, della liberazione di un vero e proprio incubo. E' stata una battaglia lunghissima che ho portato avanti con il determinante aiuto di avvocati coraggiosi e molto professionali'" .
Una battaglia, tiene a ricordare, dove ci sono vincitori e vinti anche tra gli stessi giudici. "Le false accuse di pentiti prezzolati alla fine non hanno retto al vaglio di un giudice, con la G maiuscola finalmente, ( lasciatemelo dire, commenta, dopo essere passato davanti a tanti altri giudici con la g minuscola), imparziale, che ha dimostrato di privilegiare la strada dei fatti e degli atti ai teoremi politico-giudiziario-mediatici". Quelli dei giudici di primo grado, commenta a ruota libera, che lo condannarono all'ergastolo " in appena sette ore di camera di consiglio", mentre stavolta " la Corte - torna la dichiarazione scritta - per otto giorni ha studiato attentamente le carte del processo e ha rifiutato tutte le assurdita' su Cia, intelligence americana (militare) e quant'altro propinato da due pentiti".
Zorzi, che ha ora 56 anni, aveva bisogno stasera di sfogarsi e accetta per un po' domande e risposte a ruota libera dopo la lettura della dichiarazione preparata in anticipo. Richiesto di che cosa provi nei confronti dei familiari delle vittime delle stragi, rimane soprappensiero. " Non saprei - cerca le parole -Il fatto e' che le indagini hanno preso all'inizio una strada sbagliata. Capisco l'amarezza dei familiari e ho letto le loro reazioni. Ma non e' facendo altre vittime ( innocenti condannati ingiustamente, intendo dire) che si ottiene giustizia. Purtroppo ci sono stati giudici che pur avendo tutti gli elementi per capire, hanno fatto finta di non capire, per carrierismo e ingordigia".
Ma un'idea su chi siano allora i veri autori delle stragi a cominciare da quella di Piazza Fontana, se la sara' fatta? " Troppe teorie - risponde - e non spetta certo a me fare analisi e considerazioni.Quello che posso dire e' che prima sulla bocca di tutti c'era la 'conspiracy theory'. Di recente, tuttavia, alcuni storici seri come Galli della Loggia, Sabbatucci, lo stesso Mieli, hanno cominciato a mettere a posto le cose. Ricordo fra tutti uno dei piu' grandi giornalisti italiani, Indro Montanelli, che nel 1995 quando comincio' a circolare il mio nome in relazione a Piazza Fontana, sentenzio': e' un'altra bufala. Aveva ragione. Lo stesso D'Ambrosio era perplesso. Ma il giudice istruttore Salvini ha utilizzato alcuni pentiti per costruire un teorema, senza uno straccio di prova".
Zorzi sa che l'assoluzione di oggi non gli consente di poter rientrare da libero cittadino, con il passaporto giapponese che ora possiede, in Italia. Perche' ha ancora a carico un mandato di cattura per la strage di Piazza della Loggia e un processo in corso su questo. " Ma l'impianto accusatorio di Brescia - si congeda - si regge sulle stesse tesi di Piazza Fontana e sulle confessioni dello stesso pentito, Digilio. Non reggera'. Per intanto la richiesta di estradizione al Giappone presentata dal governo italiano contro di me, con l'assoluzione odierna non sta piu' in piedi".

ANSA:
PIAZZA FONTANA: ZORZI, CADUTA LA CONSPIRACY THEORY
NON HO IDEA DI CHI POSSA AVER COMMESSO LE STRAGI
"In quasi 10 anni come sospettato e accusato di una strage che non avevo commesso, non mi sono fatto un'idea di chi possano essere stati gli autori. Dico solo che ci sono state troppe teorie e teoremi. Troppe conspiracy theory sulla bocca di tutti. E che aveva perfettamente ragione Montanelli a sentenziare nel 1995, quando per la prima volta salto' fuori il mio nome in relazione a Piazza Fontana' : E' un'altra bufala".
Lo ha detto Delfo Zorzi oggi a Tokyo in un'intervista telefonica con l'Ansa. " Lo stesso D'Ambrosio, che aveva percorso altre strade - ha aggiunto - nutriva delle perplessita'. Ma il giudice istruttore Salvini, senza uno straccio di prove, ha manovrato pentiti per costruire un castello sbagliato, forse per carrierismo o ingordigia".

PIAZZA FONTANA: ZORZI, FASCICOLO A TOKYO SI CHIUDE
ESTRADIZIONE ORMAI IMPOSSIBILE
Con l'assoluzione di Delfo Zorzi oggi nel processo di appello per la strage di Piazza Fontana, si chiude di fatto la lunga e complessa trattativa tra Italia e Giappone per l'estradizione dell' ex militante di Ordine Nuovo, dal 1989 cittadino giapponese con il nome di Roi Hagen.
Lo hanno indicato fonti del ministero della giustizia giapponese. "Anche nel caso di una conferma in appello della condanna di primo grado all' ergastolo, le possibilita' di estradizione, pur esistenti, richiederebbero comunque un giudizio molto complesso, e motivabile soltanto con un grave danno al bene pubblico del Giappone, superiore di molto agli svantaggi derivanti al singolo cittadino dalla privazione della sua nazionalita'. In piu', cio' sarebbe possibile "solo a sentenza passata in giudicato" avevano anticipato nei giorni scorsi alti funzionari del ministero in un'intervista ad alcuni giornalisti italiani.
Per il Giappone il caso 'Zorzi' ha riempito voluminosi fascicoli, depositati presso l' Ufficio degli affari civili, competente in materia di revoca della cittadinanza, passo indispensabile per l'estradizione ad un Paese come l'Italia, priva di un trattato bilaterale in materia. Sorprendentemente, il fascicolo compare sotto la lettera "Z", e non "H", come ci si sarebbe atteso, visto che per il Giappone Zorzi e' dal 1989 Hagen. "Tutta la stampa ha sempre parlato di Zorzi - hanno detto i funzionari - e l'abbiamo fatto per comodita'. Inoltre, la legge ci obbliga a rispettare la privacy dei cittadini e non siamo tenuti a svelare i cognomi di chi e' naturalizzato".
La richiesta di estradizione era stata presentata dall'Italia nella primavera del 2000 e il Giappone aveva promesso massima collaborazione, chiedendo contemporaneamente tutta la documentazione necessaria tradotta in lingua giapponese.
Processo andato avanti fino ad oggi, con numerosi incontri a livello politico e tecnico tra i due Paesi. "Non sappiamo ancora se quanto abbiamo in mano sia sufficiente per la revoca della cittadinanza", avevano detto gli alti funzionari ricordando che lo Stato giapponese avrebbe dovuto "essere sicuro al 100% delle prove contro Zorzi per poter affrontare vittoriosamente la causa che l' interessato avrebbe immediatamente sollevato contro la revoca della sua cittadinanza. In ogni caso una condanna definitiva per reati gravissimi come il terrorismo peserebbe, e molto, sulle nostre decisioni".
Ora l'assoluzione in appello per non aver commesso il fatto "taglia la testa al toro", hanno indicato fonti vicine ai legali giapponesi di 3mZorzi-Hagen.
Non ci sono precedenti in Giappone di revoca della cittadinanza a scopo di estradizione dietro richiesta di un Paese straniero. "Anche per questo siamo estremamente attenti e non per guadagnare tempo, sia chiaro", avevano detto gli alti funzionari.
Un altro caso internazionale sulla cittadinanza riguarda l' ex presidente peruviano Alberto Fujimori, rifugiatosi, ancor prima della destituzione nel 2000, in Giappone, Paese di cui ha avuto la cittadinanza fin dalla nascita nel Paese sudamericano da genitori emigrati dal Giappone. Tokyo ha finora respinto le richieste di estradizione del Peru' che accusa l'ex presidente di gravi violazioni dei diritti umani.

PIAZZA FONTANA: CASTELLI, SCONFITTA PER LO STATO
"Non commento mai le sentenze in se', e anche stavolta mi attengo a questo principio. Mi sento di fare un commento di carattere generale, che non ha nulla a che fare con l'operato della magistratura, con le sentenze. Purtroppo, amaramente, direi che e' un pochino una sconfitta dello Stato, perche' dopo 35 anni, non siamo riusciti a trovare un colpevole". Cosi' il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, a Darfo per partecipare al convegno 'Pedofilia oggi', ha risposto ai giornalisti in merito alla sentenza d'appello per la strage di PIazza Fontana.
"E' chiaramente una sconfitta di tutti - ha aggiunto Castelli - e soprattutto direi che e' molto amaro per i parenti delle vittime. Questo, senza commentare in alcun modo questa o quella sentenza. Purtroppo pero' la situazione oggi e' questa".
Il ministro ha poi osservato che "su alcune stragi fortunatamente e' stata fatta luce. Ricordo comunque - ha concluso - che questo processo non e' finito perche' c'e' ancora la Cassazione che si deve esprimere. Vedremo".

PIAZZA FONTANA: SCONFORTO TRA PARENTI VITTIME
E' lo sconforto il sentimento che prevale tra i parenti delle vittime della strage di piazza Fontana, dopo l'assoluzione dei tre principali imputati da parte del giudici della seconda corte d'assise d'appello di Milano. "E' come se l'avessero ucciso un'altra volta", ha detto uno dei parenti delle vittime mentre Anna Maria Mocchi, che ebbe il marito ferito nella esplosione del 12 dicembre del '69 (l'uomo mori' diversi anni dopo) ha esclamato: "se uno solo fosse stato condannato sarei andata in carcere a trovarlo e gli avrei chiesto: 'perche' l'hai fatto?'".
Deluso anche il legale dei familiari delle vittime, Federico Sinicato, il quale attende di leggere le motivazioni, per la stesura delle quali i giudici si sono riservati 30 giorni, per poi presentare ricorso in Cassazione.

PIAZZA FONTANA: SEN.BONFIETTI, SONO ESTERREFATTA
"Sono esterrefatta per la sentenza di Milano che manda assolti, a 35 anni dalla strage, gli imputati di Piazza Fontana". E' il commento di Daria Bonfietti, presidente dell' associazione familiari delle vittime della strage di Ustica e parlamentare Ds, all' assoluzione in appello di tutto gli imputati per la strage di Piazza Fontana.
"Mi pare una terribile beffa - ha aggiunto Bonfietti - che proprio quando stiamo tutti piangendo per la scia di morte che azioni terroristiche hanno sparso nella vicina Spagna e a pochi mesi da quell'11 settembre che l'Europa ha scelto come data simbolo dell'impegno contro il terrorismo, la prima terrificante azione terroristica che ha sconvolto l'Italia nel 1969 sia ancora senza colpevoli. Sento lo strazio dei poveri parenti che oggi, nel dolore, si ritrovano ancora piu' soli e disillusi nel ricordo dei loro cari. Rispetto le sentenze, ma credo di poter dire che ritengo inspiegabile, alla luce di quello che abbiamo conosciuto in questi anni, un completo capovolgimento delle posizioni degli imputati e perche' nel processo non erano emersi fatti nuovi ed anzi vi erano state deposizioni che avevano confermato le responsabilita' degli imputati".
"Ma il problema di fondo - osserva Bonfietti - rimane l'insufficiente impegno del nostro Paese contro il terrorismo, nuovo e passato: contro il terrorismo si e' fatta perfino una guerra ma e' mancato - e il risultato di oggi, cioe' la mancanza di colpevoli per Piazza Fontana, lo dimostra - l'impegno costante e quotidiano per ricercare i colpevoli, continuare la ricerca delle prove, far luce sui depistaggi, mettere ordine nei servizi. I rappresentanti delle nostre istituzioni, che giustamente parteciperanno in Spagna alle manifestazioni contro il terrorismo, debbono sentire che hanno un debito profondo, nel nostro Paese, con i parenti delle vittime e la coscienza democratica del Paese".

PIAZZA FONTANA: MOTIVAZIONI SENTENZA PRIMO GRADO
Secondo le motivazioni della sentenza di primo grado, depositata il 19 gennaio 2002, non si sa ancora chi fu a depositare la valigetta con la bomba che provoco' la morte di 17 persone e il ferimento di altre 84 all' interno della Banca Nazionale dell'Agricoltura in Piazza Fontana a Milano. I giudici della seconda Corte d'Assise di Milano, che il 30 giugno 2001, dopo un anno e mezzo di processo, hanno condannato all'ergastolo Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, non hanno pero' dubbi nel sostenere che la strage, che apri' la stagione del terrore in Italia, fu ideata, organizzata e materialmente eseguita dai fascisti della cellula veneta di Ordine Nuovo.
Nelle 850 pagine delle motivazioni della sentenza, i giudici hanno sostenuto che il quadro delle prove raccolte "e' solidissimo", che la strage e' stata voluta e che i pentiti Carlo Digilio e Martino Siciliano sono credibili.
DELFO ZORZI - Non c'e' la prova, scrivono i giudici, che sia stato lui a depositare la valigetta con la bomba all'interno della Bna ma non ci sono dubbi, anche grazie alle testimonianze di Digilio e Siciliano, che abbia ideato e partecipato alla fase esecutiva della strage. Per i giudici e' accertato che Zorzi teorizzo' la strategia stragista, che con Maggi assunse il ruolo di ideologo del gruppo e che nel 1969 partecipo' a diversi attentati. Non solo: i giudici spiegano anche che Zorzi, oltre a progettare un attentato contro Mariano Rumor, chiese a Vincenzo Vinciguerra, responsabile della strage di Peteano, di fare espatriare Franco Freda. Nelle motivazioni e' anche stato giudicato irrilevante che il 6 dicembre si trovasse a Napoli. La circostanza serviva alla difesa di Zorzi a negare l'incontro del giorno successivo dell'ordinovista con Carlo Digilio a Canal Salso a Mestre. Digilio ha raccontato che fu in quell'occasione che Zorzi gli mostro' l'esplosivo che con l'auto di Maggi stava trasportando a Milano.
CARLO MARIA MAGGI - Secondo i giudici la definizione di mandante e' un'espressione sintetica e riduttiva sul ruolo dell'ispettore di ON per il Triveneto. Oltre ad aver teorizzato la strategia stragista, fu lui, secondo la Corte, a fornire l'auto per il trasporto, da Mestre a Milano, dell'esplosivo, cosi' come aveva fatto per gli attentati di Trieste e Gorizia dello stesso anno. I giudici sostengono anche che Maggi nei giorni immediatamente precedenti alla strage preannuncio' gli avvenimenti a Digilio, sollecitandolo ad avvisare i militanti veneziani perche' non tenessero armi in casa e perche' si precostituissero un alibi. Maggi, inoltre, scrivono i giudici, ribadi' a Digilio il suo coinvolgimento nell'attentato, giustificando con la logica politica le vittime della strage.
GIANCARLO ROGNONI - I giudici si sono convinti della sua colpevolezza dalla testimonianza dell'estremista di destra Edgardo Bonazzi che ha riferito di avere appreso da Nico Azzi che Rognoni ebbe un ruolo di supporto logistico negli attentati del 12 dicembre, con particolare riferimento all'ordigno collocato nella sede della Banca Commerciale di piazza Scala, dove aveva lavorato. I giudici hanno comparato la metodologia degli attentati di Trieste e Gorizia dove, appunto, fu necessaria una base logistica. Tanto piu' serviva per la strage di piazza Fontana che richiedeva una coordinazione materiale con gli attentati di Roma e i militanti milanesi che conoscessero i luoghi. Certo il legame tra la Fenice di Rognoni e i veneti di On.
CARLO DIGILIO - Accusato come gli altri della strage, ha collaborato con la giustizia per cui, per lui, il reato e' prescritto. Sicuramente Digilio ha collaborato per ottenere i benefici ma l'apporto dato alle indagini e' stato giudicato fondamentale. L'episodio piu' importante raccontato dal pentito, secondo i giudici, e' quello relativo all'incontro con Zorzi il 7 dicembre del '69 a Canal Salso quando verifico' l'esplosivo che doveva servire per gli attentati del 12 dicembre. Digilio ha detto il vero anche quando ha parlato dei servizi segreti americani, nonostante le molte incongruenze sui suoi presunti referenti David Carret e Teddy Richards. Secondo i giudici, tra l'altro, anche se fosse stata accertata la falsita' delle dichiarazioni di Digilio su questo aspetto, non venivano meno le dichiarazioni sulle responsabilita' di Zorzi e Digilio nella strage.
FREDA E VENTURA - Non erano imputati in quanto la loro assoluzione a Bari e' passata in giudicato. I giudici hanno pero' recuperato quelle sentenze per dimostrare che, anche se non piu' processabili, Freda e Ventura avevano contatti con Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi. In particolare si sono soffermati sul particolare che Freda deteneva i timers serviti per diversi attentati. Freda, che e' stato sentito in aula, e' stato definito testimone "reticente e falso".
STEFANO TRINGALI - Accusato di favoreggiamento e' stato condannato a tre anni di reclusione. Il suo ruolo, scrivono i giudici, e' stato quello di aiutare Zorzi nell'azione di depistaggio delle indagini.

PIAZZA FONTANA: QUEL 12 DICEMBRE
Milano, 12 dicembre 1969, ore 16.30. Con l'esplosione di una bomba nel salone degli sportelli della Banca Nazionale dell'Agricoltura, al numero 4 di piazza Fontana, comincia una nuova fase della "strategia della tensione", che insanguinera' l' Italia per anni.
Al contrario della quasi totalita' delle altre banche, a quell' ora il salone della Bna e' ancora pieno di gente, perche' vi si svolgono contrattazione del mercato agricolo. L' ordigno e' collocato sotto il tavolo centrale, in una valigetta. L' attentato causa diciassette morti (quattordici sul colpo, due nei giorni successivi, uno morto dopo anni per le conseguenze dell' esplosione) e 84 feriti e ha un effetto devastante anche sull' opinione pubblica. Ma la bomba di piazza Fontana non e' la sola di quel giorno.
Poco dopo la strage di piazza Fontana, una bomba viene scoperta nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, in piazza della Scala 6. A Roma, alle 16.55, una bomba esplode nel passaggio sotterraneo della Banca Nazionale del Lavoro che collega l'entrata di via Veneto con quella di via San Basilio. I feriti sono quattordici. Alle 17.22 e alle 17.30, sempre a Roma, esplodono altre due bombe. Una davanti all' Altare della Patria (alla base del pennone dell' alzabandiera), l'altra all'ingresso del museo del Risorgimento, in piazza Venezia. I feriti sono quattro.
Le indagini, immediatamente dopo la strage, vengono orientate verso gli anarchici, in particolare su Pietro Valpreda, sul circolo del Ponte alla Ghisolfa di Milano e su quello del 'XXII Marzo' di Roma. Solo nel 1971, un' inchiesta condotta dal giudice di Treviso Giancarlo Stiz, partita dalle dichiarazioni di Guido Lorenzon, dirige l' attenzione verso i gruppi neofascisti veneti.
Qual era l' obiettivo immediato della strage ? Nessuno dei processi, neanche quest'ultimo, ha saputo dare una risposta, anche se emerge in modo evidente la volonta' di condizionare la realta' italiana in modo da provocare un "richiamo all' ordine". Aldo Moro, nel suo 'Memoriale', scrive: "La cosiddetta strategia della tensione ebbe la finalita', anche se fortunatamente non consegui' il suo obiettivo, di rimettere l' Italia nei suoi binari di normalita', dopo le vicende del 1968 e il cosiddetto autunno caldo. Si puo' presumere che paesi associati a vario titolo alla nostra politica e quindi interessati a un certo corso politico vi fossero in qualche modo impegnati attraverso i loro servizi segreti di informazione".

PIAZZA FONTANA: LA STRAGE CON I CAPELLI BIANCHI
CRONOLOGIA DELLE VICENDE GIUDIZIARIE LEGATE ALLA STRAGE
Queste le principali tappe dell' inchiesta e dei processi che si sono susseguiti sulla strage di piazza Fontana, in questi quasi 35 anni:
- 12 dicembre 1969: un ordigno esplode nella Banca Nazionale dell' Agricoltura in piazza Fontana a Milano. 17 morti e 84 feriti.
- 15 dicembre 1969: a Milano l' anarchico Giuseppe Pinelli muore precipitando da una finestra della Questura mentre viene interrogato. Lo stesso giorno e' arrestato Pietro Valpreda.
- 23 febbraio 1972: si apre a Roma il primo processo. Dopo 4 giorni la Corte si dichiara incompetente e rinvia gli atti a Milano.
- 13 ottobre 1972: la Cassazione assegna la competenza a Catanzaro, perche' a Milano possono esserci problemi di ordine pubblico.
- 23 febbraio 1979: a Catanzaro si conclude il processo, cominciato il 18 gennaio 1977. Ergastolo per Freda, Ventura e Giannettini. Quattro anni e mezzo per Valpreda e Merlino per associazione sovversiva.
- 12 agosto 1979: a Buenos Aires viene arrestato Giovanni Ventura.
- 23 agosto 1979: Franco Freda viene catturato in Costa Rica.
- 20 marzo 1981: a Catanzaro si conclude il processo di secondo grado. La sentenza assolve per insufficienza di prove dall' accusa di strage Franco Freda e Giovanni Ventura ma li condanna a 15 anni per attentati a Padova e Milano. Confermate le condanne di Valpreda e Merlino per associazione sovversiva. Assolto Giannettini.
- 10 giugno 1982: la Corte di Cassazione annulla la sentenza d' appello di Catanzaro e rinvia il processo a Bari. Confermata solo l' assoluzione di Guido Giannettini.
- 1 agosto 1985: a Bari la Corte d' Assise d' Appello assolve per insufficienza di prove Freda, Ventura, Merlino e Valpreda.
- 27 gennaio 1987: la Cassazione respinge i ricorsi degli imputati di Bari contro la sentenza di secondo grado, rendendola definitiva.
- 27 marzo 1987: a Caracas e' arrestato Stefano Delle Chiaie ritenuto coinvolto nella vicenda con Massimiliano Fachini.
- 20 febbraio 1989: la Corte d' Assise di Catanzaro assolve Delle Chiaie e Fachini per non avere commesso il fatto. Delle Chiaie viene scarcerato.
- 11 aprile 1995: a Milano, per una inchiesta parallela, il giudice istruttore Guido Salvini rinvia a giudizio Giancarlo Rognoni, Nico Azzi, Paolo Signorelli, Sergio Calore, Carlo Digilio e Ettore Malcangi e trasmette a Roma gli atti che riguardano Licio Gelli per il reato di cospirazione politica.
- aprile 1995: il pm Grazia Pradella, in seguito affiancata da Massimo Meroni, diventa titolare della nuova inchiesta sulla strage di piazza Fontana.
- luglio 1995: Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi sono iscritti nel registro degli indagati con l' accusa di strage.
- 8 giugno 1999: sono rinviati a giudizio per strage Zorzi, Maggi e Giancarlo Rognoni; per favoreggiamento Stefano Tringali. In seguito viene rinviato a giudizio anche Carlo Digilio.
- 24 febbraio 2000: davanti ai giudici della seconda Corte d' Assise di Milano inizia il processo.
- 30 giugno 2001: i giudici della seconda Corte d' Assise accolgono le conclusioni dell' accusa e condannano Zorzi, Maggi e Rognoni all' ergastolo. Tre anni a Tringali, prescritto Digilio.
- 19 gennaio 2002: depositate le motivazioni. I pentiti Digilio e Siciliano sono credibili.
- 6 luglio 2002: muore Pietro Valpreda, 69 anni, il ballerino anarchico che fu il primo accusato per la strage.
- 16 ottobre 2003: comincia il processo d'appello.
- 22 gennaio 2004: al termine della requisitoria, il sostituto procuratore generale Laura Bertole' Viale chiede la conferma della sentenza di primo grado e invita la Corte a trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica per accertare eventuali reati di falsa testimonianza in alcune deposizioni di testi a difesa.
- 5 marzo 2004: i giudici della Corte d'Assise d'Appello di Milano entrano in camera di consiglio.
- 12 marzo 2004: la sentenza d' appello assolve tutti gli imputati.
- (ANSA).

PIAZZA FONTANA: PRIMO GRADO E APPELLO, TUTTO CAMBIA
In diversi casi, nei processi che hanno riguardato fatti di terrorismo stragista o di grossi omicidi politici, le sentenze sono cambiate radicalmente a seconda dei diversi gradi di giudizio:
- PIAZZA FONTANA - Al primo processo, a Catanzaro, Freda, Ventura e Giannettini sono condannati all' ergastolo. Nell' appello di Catanzaro sono pero' assolti (Freda e Ventura sono condannati a 15 anni per altri attentati). La sentenza e' annullata dalla Cassazione, ma il secondo appello, a Bari, li assolve completamente, con la successiva conferma della Cassazione. Il primo processo della nuova inchiesta condanna in primo grado all' ergastolo Zorzi, Maggi e Rognoni. Oggi l' appello li assolve.
- CALABRESI - Sofri, Bompressi e Pietrostefani sono condannati a 22 anni dalla sentenza di primo grado. La sentenza di appello conferma le condanne, ma poi la Cassazione annulla la sentenza. Il nuovo processo d' appello invece li assolve, ma anche questo viene annullato dalla Cassazione. Il terzo processo d' appello torna ad una sentenza di condanna a 22 anni per Sofri, Bompressi e Pietrostefani e, dopo varie vicende e ricorsi, la sentenza diventa definitiva.
- QUESTURA DI MILANO - La condanna all' ergastolo di Bertoli, colto sul fatto e reo confesso, non ha dubbi in nessun grado di giudizio. Il processo successivo per un supplemento d'inchiesta invece si conclude in primo grado con la condanna all' ergastolo per Maggi, Spiazzi, Boffelli e Neami e a 15 anni per Maletti. In appello pero' tutti gli imputati sono assolti. La Cassazione poi conferma l' assoluzione per Spiazzi e Maletti e ordina un nuovo processo d' appello per Maggi, Boffelli e Neami.
- STRAGE DI BRESCIA - In primo grado, Buzzi e' condannato all' ergastolo e Papa a 10 anni e sei mesi. La sentenza d' appello assolve tutti, anche Buzzi, che nel frattempo e' stato ucciso in carcere da Tuti e Concutelli. Parte un' altra inchiesta per la cosiddetta 'pista Ferri', ma tutti i processi vedranno assolti tutti gli imputati. Attualmente, per la strage, a Brescia e' ancora in corso un' altro troncone di inchiesta.
- ITALICUS - Tuti, Franci e Malentacchi sono assolti in primo grado, nel processo a Bologna. In appello Tuti e Franci sono condannati all' ergastolo. Anche qui la Cassazione annulla la sentenza, ma il nuovo processo d' appello assolvera' di nuovo tutti. La Cassazione poi rendera' definitive le assoluzioni.
- PECORELLI - A Perugia, la sentenza di primo grado assolve Andreotti, Badalamenti, Vitalone, Calo', La Barbera e Carminati. Il processo d' appello invece condanna Andreotti e Badalamenti a 24 anni e conferma l' assoluzione per gli altri. La Cassazione invece assolve, senza rinvio, anche Andreotti e Badalamenti.
- STRAGE BOLOGNA - A Bologna, il processo di primo grado condanna all' ergastolo Fioravanti, Mambro, Fachini e Picciafuoco. Il giudizio di appello, sempre a Bologna, li assolve. Ancoara la Cassazione annulla la sentenza d' appello e il nuovo processo di secondo grado condanna all' ergastolo Fioravanti, Mambro e Picciafuoco, mentre assolve Fachini. Poi, ancora la Cassazione rende definitiva la condanna per Mambro e Fioravanti e annulla la condanna per Picciafuoco, che in un ennesimo appello sara' assolto, con conferma in Cassazione.

13 marzo 2004 - PIAZZA FONTANA: DAI GIORNALI
"Avvenire"
Le assoluzioni per la strage di piazza Fontana
Quel vizio d'origine che divora le sentenze
Esecutori e mandanti hanno copiosamente beneficiato di un credito di depistaggio
Domenico Rosati
La sentenza d'appello per la strage di Piazza Fontana, che considera non provate le accuse per le quali in primo grado erano stati inflitti tre ergastoli (Zorzi, Maggi e Rognoni) non ispira un commento agevole. Indignazione? Tanto tempo è passato. Rassegnazione? E come si fa ad arrendersi? Prosciugato il serbatoio delle parole, si rischia di cadere nel gorgo delle frasi fatte. Ma se, come viene spontaneo, si va a cercare nel repertorio dei pre-cedenti, si trova forse una delle possibili spiegazioni di tanti anni di sentenze che si rincorrono, in una competizione a somma zero, in cui l'ultimo verdetto cancella le tracce di tutti gli altri.
Cosi, all'inizio del 1970 accadde a chi scrive di osservare che, "malgrado i rapidi arresti e le incriminazioni, nessuna luce politica è stata fatta sui criminosi e micidiali attentati di Milano e di Roma; e sempre più frequentemente voci insospettabili si levano a domandarsi se per caso la fretta e la necessità di concludere non abbiano provocato errori imperdonabili". Allora si era imboccata di slancio la pista "anarchica" centrata sulla figura ambigua ma inoffensiva di Pietro Valpreda. Poi erano venute le correzioni di rotta verso una "pista nera" (Freda e Ventura) che però si era resa impraticabile. E solo negli ultimi anni dalle sabbie dell'oblìo erano affiorate circostanze che parevano ricomporre il mosaico delle connessioni tra operatori del crimine politico e apparati deviati dello Stato. Testimonianze importanti, come quella di Paolo Emilio Taviani, erano sopraggiunte a spiegare come la paura degli sviluppi del caso italiano (allora il centro-sinistra di Moro) spingesse qualche gruppo e qualche apparato a cercare torbidi supporti nell'area eversiva del neofascismo.
Piazza Fontana fu il frutto violento di tale "strategia della tensione", volta ad alimentare l'"incubo" di un futuro imponderabile e, con esso, una domanda d'ordine a qualsiasi costo. Ciò vale anche se l'entità della strage (pare che gli autori ritenessero ch e a quell'ora la Banca dell'Agricoltura fosse deserta) fu superiore agli effetti desiderati; e ciò gettò nel panico chi avrebbe dovuto trarne il beneficio del rovesciamento dell'indirizzo politico, che invece si consolidò. Di qui, con il senno dell'oggi, la fretta e la necessità di concludere le indagini; e comunque di distoglierne lo svolgimento dal tracciato principale. Sicché esecutori e mandanti, nuovamente tornati ignoti, hanno copiosamente beneficiato di un simile credito di depistaggio, che ha funzionato per questa e per altre indagini. Ed è la consapevolezza di tale vizio d'origine, più che il merito dell'ultimo giudizio, a far pesare come un macigno sulla coscienza civile del Paese il mancato accertamento della verità giudiziaria dopo tanti lustri.
Attendere le motivazioni è d'obbligo. E così per i ricorsi. Ma il rischio più grave è che, in mancanza di una indicazione giuridicamente provata, prendano vigore da un lato indebite quanto antistoriche riabilitazioni e, dall'altro, la tesi della "strage di Stato", quando ormai non c'è dubbio che quella ed altre stragi, se ebbero connivenze interne, furono tuttavia - per giudizio unanime - contro lo Stato democratico. In fondo fu questa consapevolezza a sventare la minaccia perché in quei drammatici momenti tutte le forze politiche e sociali seppero isolare ogni terrorismo senza deragliare dal tracciato della democrazia. E' un punto di storia comune da non archiviare; ed è una lezione che vale anche oggi al di là della pur tragica esperienza italiana.

"Il Corriere della sera"
Mancano esecutori e mandanti
"Soldi in cambio di finte verità"
Il super-pentito che perde la memoria. E il testimone chiave che ritratta, fugge all'estero, viene arrestato e quindi confessa di essersi fatto "comprare" dal principale accusato. In attesa delle motivazioni, l'unica spiegazione della sentenza di ieri, che ha assolto gli imputati lasciando ancora senza colpevoli la strage, si può cercare nei dubbi sollevati in aula da tutte le difese. Una rilettura in negativo di tutto il processo. Le indagini ripartono con il pentimento di Carlo Digilio: l'estremista di destra confessa di aver fornito al gruppo veneto di Ordine Nuovo anche l'esplosivo per la strage di Milano. Prima del dibattimento, il collaboratore di giustizia viene colpito da un ictus che provoca vuoti di memoria: la sua deposizione in assise, l'unica utilizzabile come prova, è contestata dalle difese per le incertezze su date, nomi e circostanze. In primo grado la corte condanna all'ergastolo Zorzi, Maggi e Rognoni, giudicando le lacune di Digilio marginali e giustificate dagli oltre 30 anni ormai trascorsi. In appello però i nuovi giudici acquisiscono le più recenti deposizioni del pentito (che sta sempre peggio) a Brescia, dove le difese denunciano dimenticanze e contraddizioni più gravi.
L'altro testimone d'accusa, Martino Siciliano, in primo grado si rifiuta di deporre e fugge all'estero. Intercettato e arrestato dai carabinieri, confessa di essere stato pagato da Zorzi (con 115 mila dollari, tramite un avvocato) per ritratta