Almanacco dei misteri d' Italia


G8 e uccisione di Giuliani
le notizie del 2004 - aprile/agosto
1 aprile 2004 - CHIESTO RINVIO A GIUDIZIO CASARINI
"Il Manifesto"
COSENZA
"Rinvio a giudizio per Casarini"
La Procura della repubblica di Cosenza ha chiesto il rinvio a giudizio per Luca Casarini, Francesco Caruso e altre 11 persone. L'accusa è cospirazione politica mediante associazione finalizzata alla turbativa delle funzioni di governo, associazione a delinquere semplice finalizzata ai reati di resistenza a pubblico ufficiale e associazione sovversiva semplice. L'inchiesta era partita dalla costituzione, a Cosenza, della "Rete meridionale del sud ribelle" nella quale, per l'accusa, ci sarebbe stato un gruppo che avrebbe organizzato gli scontri a Genova in occasione del G8. Casarini è stato indagato perché, secondo l'accusa, avrebbe aderito alla "Rete" potenziando la "capacità offensiva" del gruppo. Nella richiesta di rinvio a giudizio si sostiene che nella notte tra il 16 e il 17 luglio 2001 Casarini e Caruso incontrarono al Carlini di Genova un gruppo di black bloc svedesi e inglesi per preparare gli scontri.

"Il Gazzettino"
NO GLOBAL
I pm lo accusano di adesione a "Sud ribelle". Altri 12 attivisti coinvolti nell'inchiesta Cosenza. Chiesto il giudizio per Casarini Cosenza
Il portavoce delle "tute bianche", Luca Casarini, è stato indagato dalla Procura di Cosenza nell'ambito dell'inchiesta su appartenenti alla rete no global in seguito ad una telefonata, intercettata, dalla quale si evincerebbe, secondo l'accusa, l'adesione dello stesso Casarini al gruppo della "Rete meridionale del sud ribelle".Un gruppo di persone aderenti al movimento, è la tesi della Procura che ha chiesto il rinvio a giudizio di 13 persone tra le quali lo stesso Casarini, aveva come obiettivo di impedire il regolare svolgimento del G8 di Genova attraverso scontri con la polizia.Secondo quanto si è appreso in ambienti inquirenti, per l'accusa Casarini avrebbe potenziato la capacità offensiva del gruppo sia a livello di contatti con altri gruppi, sia a livello di capacità operativa.
Nella telefonata intercettata, Casarini, insieme a Francesco Caruso, avrebbe parlato di riunioni in programma allo stadio Carlini di Genova dove, sostiene l' accusa, furono organizzati gli scontri con la polizia.Casarini, inizialmente, non figurava nell'elenco degli indagati. Il suo nome è uscito in occasione della notifica, da parte della Procura dell'avviso di chiusura indagini.

3 aprile 2004 - G8: DAI GIORNALI
"La Repubblica"
Sparò gas negli occhi di un ragazzo inerme, i giudici chiudono l´inchiesta Il G8 colpisce ancora "Canterini va processato" Due anni dopo disse: "Sono orgoglioso e sereno" Per l´ex capo della "Celere" romana accusa di lesioni e violenza privata
MASSIMO CALANDRI
DUE anni dopo il G8 e la sanguinaria irruzione nella scuola Diaz, Vincenzo Canterini ribadiva in un´intervista di essere "orgoglioso" per quanto realizzato nel capoluogo ligure. Rivendicava, il capo della Celere romana, il comportamento "da manuale" dei suoi uomini. Esaltava la "compattezza" del reparto prendendosela con le violenze e le provocazioni altrui. Quei giorni di luglio, giurava, non avevano lasciato cicatrici sulla pelle: "La vita mia e quella dei miei uomini, il nostro lavoro, tutto è rimasto identico. Continuiamo ad agire con spirito sereno e con animo libero". Il vice-questore era e rimane un inguaribile ottimista. Come definire altrimenti, uno che il mese scorso dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Procura per il blitz del 21 luglio 2001 - falso, calunnia, lesioni aggravate - giudica "ridimensionate" le accuse nei suoi confronti? Chissà come avrà reagito leggendo il nuovo avviso di conclusione indagini che gli è stato notificato la scorsa settimana. Perché c´è un´altra inchiesta che vede Canterini vestire i panni dell´indagato e prossimo imputato: è quella magistralmente raccontata da una sequenza fotografica scattata in corso Buenos Aires poche ore prima della morte di Carlo Giuliani. Dove il funzionario di polizia spruzza del gas urticante negli occhi di un manifestante a braccia alzate.
Il pm Francesco Cardona Albini lo accusa di lesioni e violenza privata: Vincenzo Canterini, oggi 57 anni, allora responsabile del VII Nucleo Sperimentale Antisommossa del primo Reparto Mobile di Roma (sciolto poco dopo il G8 di Genova), difeso dall´avvocato Silvio Romanelli, ha venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti o chiedere di essere interrogato. Il magistrato lo ritiene responsabile di "urticazione degli occhi con conseguente temporaneo accecamento" di tre no-global: sono Gianluca V., Marco V. e Nicola L., feriti dalla bomboletta spray di gas urticante Cs impugnata dal vice-questore. Secondo il pm, mancavano i presupposti per l´uso dell´arma: i tre erano con le mani alzate e non facevano nulla di male, inoltre Canterini avrebbe agito "con l´aggravante di aver abusato dei poteri e di aver violato i doveri inerenti la propria funzione di pubblico ufficiale". Il vice-questore a suo tempo si era difeso sostenendo che la documentazione fotografica, allegata alla denuncia presentata dall´avvocato torinese Massimo Pastore (legale di uno dei manifestanti) non era corretta, e che lui fu costretto a reagire ad una vera e propria aggressione. Il magistrato, che ha preso atto della querela di Gianluca V., delle testimonianze di Canterini, degli altri feriti a di persone presenti all´episodio, di fotografie e filmati, la pensa in modo diverso. E´ probabile che la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del capo della Celere venga presentata alla fine di aprile.
Fra tre mesi Vincenzo Canterini comparirà invece nelle vesti di indagato (insieme ad altri 28 tra agenti e super-poliziotti) per il procedimento aperto contro i responsabili dell´irruzione nella scuola Diaz. La prima udienza è stata fissata dal gup Daniela Faraggi nella giornata di sabato 26 giugno.

6 aprile 2004 - G8: PROCESSO NO GLOBAL
ANSA:
G8: PROCESSO NO GLOBAL; IN AULA IL DVD-CHOC DEI PM
DOCUMENTATO FURTO FUCILE DEI CC; DIFESA PROTESTA, E' FICTION
(ANSA) - GENOVA, 6 APR - Due ore di film muto hanno rievocato in aula stamane i drammatici episodi del 20 luglio del 2001, durante il G8, culminati nell' uccisione di Carlo Giuliani, alle 17,30, in piazza Alimonda. Il replay dei filmati sara' fatto in
seguito con le voci, le grida, il ritmo dei tamburi di guerra dei black bloc e i commenti dei pm Anna Canepa e Andrea Canciani. Nella prossima udienza, fissata il 13 aprile, verra' proiettato il terzo Dvd dell' accusa, sulla giornata del 21 luglio.
Tra gli episodi inediti, e' stato visto in diretta il furto di un FAL (Fucile automatico leggero) da un blindato dei carabinieri da parte di un manifestante, dopo che i partecipanti al corteo dei Disobbedienti avevano ingaggiato un violento scontro con le forze dell' ordine. Il blindato infine venne dato alle fiamme.
Secondo i pm Anna Canepa e Andrea Canciani, l' arma sarebbe stata usata nei disordini di piazza dalle forze dell' ordine per lanciare i lacrimogeni. Secondo alcuni difensori degli imputati, in un altro video (non utilizzato dalla pubblica accusa) si vedrebbe un FAL simile abbandonato per terra rotto.
Pochi istanti prima si era assistito all' assalto dell' automezzo da parte di un centinaio di no global, tra cui "l' uomo con il salvagente", poi identificato in Eurialo Predonzani, uno degli imputati anche per l' assalto alla camionetta dei carabinieri in piazza Alimonda.
In un' altra sequenza, sempre sui disordini di via Tolemaide, si e' visto Carlo Giuliani nell' intento di costruire barricate, utilizzando un cassonetto della spazzatura.
I tre video dell' accusa hanno sollevato subito, all' inizio dell'udienza, una raffica di eccezioni da parte dei difensori, poi respinte dal tribunale. In particolare, l' avv. Roberto Lamma del Foro della Spezia, ha sostenuto che "l' espediente e' artistico, fare cioe' un film nel film sullo stile di Antonioni, Tornatore, Godard e Truffault, con l' intenzione di sottolineare un messaggio emozionale e non l' obiettivita' dei fatti come si sono svolti"."Ringrazio come cinefila di questo accostamento - ha ribattuto il pm Anna Canepa -. Qui si tratta pero' di fatti, documentati da foto e immagini video, senza l' intenzione di creare alcuna suggestione negli spettatori".
"L' accusa - ha aggiunto - in questo processo sta giocando a carte scoperte, o meglio video-scoperte. Si tratta percio' di un procedimento privilegiato, dove passo passo i fatti sono tutti documentati".
La difesa inoltre, nel sollevare eccezioni, ha anche spiegato: "Noi il processo vogliamo farlo, ma senza una lettura pregiudiziale dei fatti. L' accusa invece vuole partire da una cornice, prima di aver fornito il quadro".
Le immagini sui fatti del G8 sono partite dal 20 luglio 2001 con la devastazione in corso Buenos Ayres dell' agenzia immobiliare "Firpo" e dell' agenzia del Credito italiano in corso Torino. Poi altre immagini hanno ripreso centinaia di no global, travisati da fazzoletti e passamontagna neri, rossi e bianchi, mentre devastavano e bruciavano auto e cassonetti della spazzatura. Gia' all' inizio della giornata si e' visto un gruppo di manifestanti no global e black bloc mentre si stanno armando utilizzando materiale trovato per strada: recinzione di aiuole, cartelli stradali, cubetti di porfido, assi e spranghe di legno.
C' e' poi l'assalto al carcere di Marassi da parte di un gruppo di black bloc che utilizza bombe molotov e piedi di porco. Le immagini mostrano inoltre la grande difficolta' delle forze dell' ordine a muoversi in uno scenario da guerra civile.
La proiezione e' avvenuta nell' aula bunker del Palazzo di Giustizia, dove si svolge il processo a carico di 25 no global, accusati di devastazione e saccheggio. Il processo, dopo sei ore di udienza, e' stato rinviato a martedi' prossimo.

POLIZIA: CANTERINI LASCIA REPARTO MOBILE PER CRIMINALPOL
AL SUO POSTO GAETANO GIAMPIETRO
Avvicendamento al comando del primo reparto mobile di Roma. Lascia il suo posto Vincenzo Canterini, che viene assegnato alla direzione centrale della polizia criminale. Al posto di Canterini, coinvolto nell'inchiesta sul G8, e' stato nominato Gaetano Giampietro.
Il passaggio di consegne e' avvenuto stamane, in occasione della cerimonia per l'inaugurazione della nuova sede del primo reparto mobile di Roma, alla presenza del capo della polizia, Gianni De Gennaro.

7 aprile 2004 - G8: ARRESTI PRESSO QUESTURA; CHIESTO GIUDIZIO PER 7 POLIZIOTTI
ANSA:
G8: ARRESTI PRESSO QUESTURA; CHIESTO GIUDIZIO PER 7 POLIZIOTTI
Il pm Francesco Cardona Albini ha chiesto il rinvio a giudizio dei sette poliziotti coinvolti, durante il G8, nell' episodio avvenuto nei pressi della Questura quando furono arrestati alcuni manifestanti. Tra questi ultimi figurava anche il minorenne di Ostia, ripreso dalle telecamere con il volto coperto di sangue mentre l' allora vice capo della Digos, Alessandro Perugini, tentava di sferrargli un calcio.
Le accuse a carico di Perugini e degli altri sei, a vario titolo, sono quelle di abuso di atti d' ufficio, falso, calunnia, lesioni e minacce.
Secondo l' accusa i poliziotti, in concorso tra loro, avrebbero arrestato alcuni giovani abusando dei loro poteri e violando le norme riguardanti i doveri del personale di polizia. Inoltre avrebbero falsificato i verbali di arresto scrivendo circostanze non corrispondenti al vero ed incolpando alcuni dei manifestanti di resistenza aggravata.
L' episodio avvenne il 21 luglio 2001 durante le manifestazioni contro il G8.

9 aprile 2004 - G8: PER MORTOLA E PERUGINI CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO
"Il Messaggero"
G8, per Mortola e Perugini chiesto il rinvio a giudizio
GENOVA - Sarà il gip Califano a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio dei 7 poliziotti accusati, a vario titolo, di abuso d'ufficio, falso, calunnia, minacce e lesioni nei confronti di un gruppo di manifestanti durante il G8. La richiesta riguarda, tra gli altri, Spartaco Mortola e Alessandro Perugini che all'epoca erano, rispettivamente, capo e vice della Digos.
 

9 aprile 2004 - G8: PROCESSO A RISCHIO DI TRASFERIMENTO
"La Repubblica"
Interrogati ieri dai pm due degli anarchici arrestati per l´aggressione ai quattro ragazzi di Novi Ligure: "Gli abbiamo dato solamente due schiaffi"
Le udienze per il procedimento contro la mafia albanese potrebbero così tenersi a Firenze. Problemi pure per il dibattimento in corso sul G8
Tutta colpa dei lavori di rifacimento dell´aula bunker previsti per i prossimi mesi
Grandi processi a rischio trasferimento
MASSIMO CALANDRI
IN ATTESA che la Cassazione si pronunci sulla richiesta di trasferimento da Genova a Torino del procedimento relativo ai 25 accusati di devastazione e saccheggio, i processi del G8 genovese rischiano comunque lo "sfratto" causa lavori. Il pericolo è addirittura quello di finire in un´altra città così come sta per accadere con il dibattimento sulla mafia albanese, destinato probabilmente a svolgersi nel tribunale di Firenze. Tutta colpa dei lavori di rifacimento dell´aula-bunker del capoluogo ligure, previsti per i prossimi mesi: inagibile la grande sala nei fondi del palazzo di giustizia, sarà inevitabile trovare nuovi spazi per i grandi processi in programma prossimamente. In ballo ci sono l´attuale procedimento con 25 imputati, che martedì prossimo giungerà alla sesta udienza; le udienze preliminari nei confronti dei 29 agenti e super-poliziotti protagonisti del famigerato blitz nella scuola Diaz; il maxi processo agli albanesi (due cause che saranno unificate il 17 maggio: 94 imputati, una sessantina di avvocati difensori). Per quest´ultimo dibattimento, non esistono alternative: a Genova manca una sala in grado di ospitare un numero così elevato di imputati e legali, senza tenere conto del pubblico. Quasi scontato il trasferimento in Toscana. Discorso diverso invece per i due processi del G8, che saranno certamente "sfrattati" ma che potrebbero essere ospitati - salvo sorprese - nelle aule della Corte d´Assise.
E a proposito di G8, è stato assegnato al gip Anna Maria Califano il fascicolo contenente la richiesta di rinvio a giudizio di sette poliziotti accusatidi abuso d´ufficio, falso, calunnia, minacce e lesioni nei confronti di un gruppo di manifestanti. Il pm Francesco Cardona Albini pretende che siamo processati, tra gli altri, i vice-questori Spartaco Mortola e Alessandro Perugini.
Ieri sono stati interrogati dai pm Anna Canepa e Andrea Canciani i due autonomi arrestati per aver picchiato e derubato (con Milo T., agli arresti domiciliari) quattro ragazzini di Novi Ligure che ostentavano simboli di "destra". Secondo i legali Mirko Mazzali e Fabio Taddei, Orlando E. e Marta C. avrebbero ammesso di aver dato "qualche schiaffo" ai quattro, ma negano di averli rapinati.

13 aprile 2004 - G8: PROCESSO NO GLOBAL; CONCLUSA VISIONE DVD ACCUSA
ANSA:
G8: PROCESSO NO GLOBAL; CONCLUSA VISIONE DVD ACCUSA
E' stato rievocato stamane il 21 luglio 2001, l' ultima drammatica giornata del G8 con la proiezione del terzo dei dvd presentati dall' accusa nel corso del processo a carico di 25 no global accusati di devastazione e saccheggio.
L' udienza si e' poi articolata con una serie di nuove eccezioni da parte della difesa, poi respinte dal tribunale. In particolare l' avvocato Giorgio Bonamassa ha sostenuto la possibilita' che i dvd rappresentati dall' accusa non siano gli stessi depositati nel corso dell' udienza preliminare. La qual cosa comporterebbe la loro non utilizzabilita' nel processo. La questione, verra' riproposta dal difensore, su indicazione dello stesso tribunale, in sede di controesame.
Il processo, dopo una breve sospensione, riprendera' con l'interrogatorio del teste Vittorio Corda, il vigile urbano che ha assembleato i tre Dvd su indicazione della pubblica accusa.

G8: PROCESSO NO GLOBAL, IL 'GIALLO' DELLA MAGLIA GIALLA
NON ANCORA IDENTIFICATO PROTAGONISTA DIVERSE VIOLENZE DURANTE G8
E' un no global, travisato da un casco, con una maglia gialla da portiere di calcio, con su scritto il numero 1, l' involontario protagonista della sesta udienza del processo a carico di 25 imputati, accusati di devastazione e saccheggio durante i giorni del G8.
Il manifestante, non ancora identificato per ammissione degli stessi pm, appare infatti sempre in prima linea nelle devastazioni del 20 luglio 2001, avvenute in piazza Savonarola, corso Torino, piazza Tommaseo, e durante l' assalto al carcere di Marassi. Immagini inedite, su scontri, devastazioni e assalti, sono state fornite da una telecamera sistemata per controllare il traffico in piazza Atleti Azzurri d'Italia.
Oltre alla "maglia gialla", coprotagonisti del filmato sono stati un no global con jeans sdruciti, maglia grigia, travisato da una kefiah, e una ragazza in maglia verde, probabilmente tra i 25 imputati nel processo. Il "discovering" pero' avverra' nelle prossime udienze, quando saranno sentiti gli investigatori che hanno identificato i presunti responsabili delle devastazioni e dei saccheggi.
Le varie immagini, raccolte in un video dell' accusa proiettato la scorsa udienza senza sonoro ne' commenti, sono state collocate oggi in sequenza spazio-temporale dal teste d' accusa Vittorio Corda, l' ispettore dei vigili urbani che ha assemblato i tre Dvd, presentati dai pm Anna Canepa e Andrea Canciani come prove a carico degli imputati.
L' udienza e' iniziata oggi con la proiezione senza sonoro del terzo video dell' accusa (i precedenti Dvd erano stati proiettati il 6 aprile), relativo alla giornata del 21 luglio. Si sono rivissuti i disordini di via Casaregis, corso Torino e piazzale Kennedy, fino all' assalto alla caserma dei carabinieri in corso Italia. Molte le immagini inedite anche in questo Dvd, della durata di un' ora, fornite dalla telecamera dei vigili urbani di piazza Savonarola e da quelle di Forte San Giuliano che hanno ripreso l' assalto alla caserma.
Il processo si e' poi articolato con una serie di nuove eccezioni sollevate dai difensori, poi respinte dal tribunale. In particolare l' avvocato Giorgio Bonamassa ha sostenuto la possibilita' che i Dvd rappresentati dall' accusa non siano gli stessi depositati nel corso dell' udienza preliminare. La qual cosa, secondo il legale, comporterebbe la loro non utilizzabilita' nel processo.
La questione verra' riproposta dal difensore, su indicazione dello stesso tribunale, in sede di controesame del teste Corda.
Il processo, giunto alla sesta udienza, che si svolge nell' aula bunker del tribunale di Genova, proseguira' il 20 aprile alle 9.

14 aprile 2004 - G8: DAI GIORNALI
"La Gazzetta del Sud"
I GIORNI DEL G8
Nel processo a carico di 25 imputati, accusati di devastazione e saccheggio
Il mistero dell'uomo con la maglia gialla
Roberto Marletti
GENOVA - È un no global, travisato da un casco, con una maglia gialla da portiere di calcio, con su scritto il numero 1, l'involontario protagonista della sesta udienza del processo a carico di 25 imputati, accusati di devastazione e saccheggio durante i giorni del G8. Il manifestante, non ancora identificato per ammissione degli stessi pm, appare infatti sempre in prima linea nelle devastazioni del 20 luglio 2001, avvenute in piazza Savonarola, corso Torino, piazza Tommaseo, e durante l'assalto al carcere di Marassi. Immagini inedite, su scontri, devastazioni e assalti, sono state fornite da una telecamera sistemata per controllare il traffico in piazza Atleti Azzurri d'Italia. Oltre alla "maglia gialla", coprotagonisti del filmato sono stati un no global con jeans sdruciti, maglia grigia, travisato da una kefiah, e una ragazza in maglia verde, probabilmente tra i 25 imputati nel processo. Il "discovering" però avverrà nelle prossime udienze, quando saranno sentiti gli investigatori che hanno identificato i presunti responsabili delle devastazioni e dei saccheggi. Le varie immagini, raccolte in un video dell'accusa proiettato la scorsa udienza senza sonoro né commenti, sono state collocate ieri in sequenza spazio-temporale dal teste d'accusa Vittorio Corda, l'ispettore dei vigili urbani che ha assemblato i tre dvd, presentati dai pm Anna Canepa e Andrea Canciani come prove a carico degli imputati. L'udienza è iniziata ieri con la proiezione senza sonoro del terzo video dell'accusa (i precedenti dvd erano stati proiettati il 6 aprile), relativo alla giornata del 21 luglio. Si sono rivissuti i disordini di via Casaregis, corso Torino e piazzale Kennedy, fino all'assalto alla caserma dei carabinieri in corso Italia. Molte le immagini inedite anche in questo dvd, della durata di un'ora, fornite dalla telecamera dei vigili urbani di piazza Savonarola e da quelle di Forte San Giuliano che hanno ripreso l'assalto alla caserma. Il processo si è poi articolato con una serie di nuove eccezioni sollevate dai difensori, poi respinte dal tribunale.

16 aprile 2004 - G8: BOLZANETO, INTERROGATO GEN. DORIA
"La Repubblica"
L´INCHIESTA G8
Bolzaneto, interrogato il generale Doria
Nell´ambito dell´inchiesta sulle presunte violenze alla caserma di Bolzaneto durante i G8, è stato ascoltato dalla Procura il generale della polizia penitenziaria Oronzo Doria. E´ la quinta volta che il generale, all´epoca dei fatti responsabile del coordinamento dei servizi di polizia penitenziaria, viene sentito dai magistrati. L´interrogatorio di ieri è durato un´ora e mezza. Il generale Doria ha chiesto di essere sentito per capire il motivo della denuncia per abuso di autorità su persone detenute. Secondo l´accusa, non impedendo la condotta degli altri, avrebbe sottoposto a misure di rigore non consentite dalla legge le persone ristrette nella caserma di Bolzaneto.
Intanto mercoledì sera, la Digos ha arrestato Federico Boni, 22 anni, un autonomo del Centro Sociale milanese Orso. L´arresto, il quarto, è maturato nell´ambito dell´inchiesta avviata dalla Digos dopo l´aggressione subita su un treno, a Genova, da quattro minorenni piemontesi ritenuti di estrema destra. Secondo quanto appreso, Federico Boni è stato fermato in un bar dell´hinterland milanese. Prima di lui erano stati arrestati altri tre autonomi del Centro Sociale Orso, accusati, come Boni, di violenza privata, lesioni e rapina.

20 aprile 2004 - G8: DAI GIORNALI
ANSA:
G8: GIP RINVIA A PM RICHIESTA GIUDIZIO PER SETTE POLIZIOTTI
MANCA NOTIFICA AVVISO CONCLUSIONE INDAGINI A UN INDAGATO
Per l' omessa notifica dell' avviso di conclusioni indagini preliminari ad un indagato il gip Maria Califano ha restituito alla Procura il fascicolo della richiesta di rinvio a giudizio di sette poliziotti accusati, a vario titolo, di abuso d' ufficio, falso, calunnia, minacce e lesioni nei confronti di un gruppo di manifestanti. L' episodio risale al 21 luglio 2001, durante il G8, nei pressi della Questura.
La richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pm Francesco Albini Cardona riguarda, tra gli altri, Spartaco Mortola e Alessandro Perugini che all' epoca erano, rispettivamente, capo e vice della Digos. Il gip, ritenendo che la richiesta di rinvio a giudizio sia viziata dalla non completa notifica dell' Acip, ha chiesto al pm di rinnovarla o di integrarla emettendo una nuova richiesta di rinvio a giudizio.
Tra i manifestanti che, secondo l' accusa, sarebbero stati picchiati ed arrestati illecitamente, vi era anche il minorenne di Ostia ripreso dalle telecamere con il volto tumefatto mentre Perugini tentava di sferrargli un calcio.

G8: PROCESSO NO GLOBAL; TESTE COMMENTA DVD 20 LUGLIO
La testimonianza di un ispettore dei vigili urbani, Vittorio Corda, incaricato dalla Procura di ricostruire cronologicamente, con foto e filmati, i disordini del 20 e 21 luglio 2001 e' stata al centro della settima udienza del processo a 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio durante il G8.
Il teste, su incarico dei Pubblici Ministeri Anna Canepa e Andrea Canciani titolari dell' inchiesta, ha spiegato stamani nell' aula bunker del palazzo di Giustizia di Genova, momento per momento, le varie fasi relative al 20 luglio contenute nelle immagini raccolte in due DVD. I due video erano stati proiettati senza la spiegazione del teste, nelle scorse udienze.
Le sequenze piu' significative riguardano i disordini di Piazza Manin, di Via Tolemaide, di Corso Torino, e di Piazza Alimonda. Drammatica e' stata la visione del filmato della morte di Carlo Giuliani con i due spari e l' assalto della camionetta dei Carabinieri per opera dei manifestanti.

G8: PROCESSO NO GLOBAL, TUTTI GLI SCONTRI MINUTO PER MINUTO
Le due giornate piu' calde del G8, quelle del 20 e 21 luglio 2001, sono state rivissute oggi, con la ricostruzione cronologica di tutti gli scontri, contenuta in tre Dvd dell' accusa, nel corso della settima udienza del processo a carico di 25 no global, accusati di devastazione e saccheggio.
A illustrare i filmati con le fasi piu' salienti dei disordini, con alcune figure di no global sempre protagonisti, tra cui quello con la maglia gialla da portiere con il numero 1 sulla schiena, e' stato il teste d'accusa Vittorio Corda. Si tratta dell'ispettore dei vigili urbani in forza alla polizia giudiziaria che, su incarico della procura, ha assemblato i tre video, estrapolando e comparando le immagini riprese dalle telecamere fisse delle centraline per il traffico, da filmati delle forze dell'ordine e di varie emittenti televisive pubbliche e private.
L'udienza e' stata caratterizzata inoltre da una istanza dei pm Anna Canepa e Andrea Canciani in cui i magistrati chiedevano al tribunale di duplicare tutto il materiale video chiesto dai vari difensori, sottolineando la difficolta' dell'ufficio, anche in termini di legittimita' dei costi. Il tribunale pero', dopo un'ora di camera di consiglio, ha respinto l'istanza, stabilendo che " e' l'ufficio del pubblico ministero che deve mettere a disposizione della Difesa il materiale usato per formare le prove d'accusa".
I giudici inoltre hanno respinto alcune eccezioni sollevate dai difensori in merito all'utilizzabilita' dei tre Dvd nei confronti di alcuni imputati, per presunte irregolarita' sulla proroga di indagini concessa dal Gup.
Il processo, durato oggi oltre 6 ore, riprendera' martedi' prossimo, alle 9, con il controesame del teste Corda da parte della Difesa.

23 aprile 2004 - G8: INFERMIERE SCRITTORE, NON TORNIAMO INDIETRO
ANSA:
TORTURA: INFERMIERE SCRITTORE SU G8, NON TORNIAMO INDIETRO
Marco Poggi, l'infermiere che ha scritto il libro-denuncia, 'Io l'infame di Bolzaneto' su quanto avvenuto nella caserma genovese durante il G8 del luglio 2001, e' intervenuto con un appello dopo le critiche del ministro Castelli al deputato Verde Paolo Cento che aveva nuovamente denunciato quella vicenda durante il dibattito parlamentare sull'introduzione del Codice penale del reato di tortura.
"Cosa significa - chiede Poggi - tortura reiterata? E' inquietante pensare che il nostro paese possa di fatto legittimare quanto accaduto gia' nella realta'. Cosa fu quella nella caserma di Bolzaneto, infatti, se non tortura? I ragazzi furono costretti per ore a stare nella cosiddetta posizione del cigno testa e braccia contro un muro e gambe divaricate. Come chiamare il dileggio continuo nei confronti di persone inermi? In quella occasione fu tolta dignita' e diritti a individui che, semmai, dovevano essere ritenuti sotto la tutela dello Stato.
Chiedo al mondo politico di non chiudere gli occhi:
l'emendamento leghista approvato dalla Camera riporta indietro il nostro paese a tempi che ci auguriamo di non rivivere mai piu'".

27 aprile 2004 - G8: PROCESSO NO GLOBAL; RINVIATO CONTROESAME TESTE ACCUSA
ANSA:
G8: PROCESSO NO GLOBAL; RINVIATO CONTROESAME TESTE ACCUSA
Su eccezione dei difensori, e' stato rinviato, con una ordinanza del Tribunale, il controesame del teste d' accusa Vittorio Corda, l' ispettore dei vigili urbani in forza alla polizia giudiziaria, incaricato dai pm Anna Canepa e Andrea Canciani di assemblare cronologicamente su video foto e immagini delle violenze di strada durante il G8.
L' udienza di stamane, l' ottava, del processo a 25 manifestanti imputati di devastazione e saccheggio, si e' articolata in varie eccezioni dei difensori, tra cui la richiesta di un rinvio nell' esame del teste, motivata dalla mancata acquisizione del materiale richiesto.
Di parere opposto al rinvio sono stati i pm che hanno sostenuto l' impossibilita' di far fronte, per motivi tecnici, in tempi rapidi alla consegna di tutto il materiale chiesto dai difensori e che comunque foto e video sono da mesi depositati negli atti processuali.
Il tribunale infine, su accordo delle parti, ha deciso di procedere con l' esame di altri testi d'accusa. La prossima udienza si terra' martedi'.

30 aprile 2004 - G8: DAI GIORNALI
ANSA:
G8: FINI, QUALCOSA NON SI SPIEGA IN DECISIONI PROCURA GENOVA
IN ITALIA SERVE CERTEZZA PENA, MAGISTRATI RIFLETTANO
"La politicizzazione della magistratura non si rivela solo in certi accanimenti": lo ha affermato il vicepremier Gianfranco Fini, per il quale "c'e' qualcosa che non si spiega se la procura di Genova ha rinviato a giudizio piu' uomini delle forze dell'ordine che terroristi o Black bloc".
Parlando della questione sicurezza, "obiettivo prioritario per il nostro governo", Fini ha insistito sulla necessita' di garantire la certezza della pena: "La magistratura si occupa di tutto, spero cominci a riflettere su come la discrezionalita' attribuita dalla legge vada interpretata con intelligenza. Se alcuni magistrati troppo generosi mettono in liberta' dopo pochi giorni chi e' stato arrestato dalle forze dell'ordine, non ci sara' alcuna certezza di vincere la lotta al crimine".
Quanto all'inchiesta su Genova, "il Governo non ha avuto dubbi sulla parte da cui schierarsi, mentre certa sinistra sosteneva in modo vergognoso che non si capiva chi fosse l'aggredito e chi l'aggressore. Ci auguriamo lo capisca quanto prima anche una certa parte della magistratura: lo dico cosciente dell'autonomia dei giudici, e con il grazie ai tantissimi magistrati onesti che operano in prima linea".

5 maggio 2004 - G8: IL GIALLO DEI SACCHEGGI NON OSTACOLATI
"La Repubblica"
Dal processo nuovi dubbi sulle libertà concesse al Black bloc
G8, il giallo dei saccheggi "La polizia non fece nulla"
Parla la titolare del negozio razziato
"Chiamai il 113 per chiedere aiuto, ma un agente mi rispose che avevano ricevuto l´ordine di non intervenire"
MASSIMO CALANDRI
"QUANDO ho chiesto aiuto al 113, il poliziotto mi ha risposto che avevano ricevuto l´ordine di non intervenire". Con la testimonianza di Nadia V., una delle titolari del supermercato Dì per Dì di piazza Giusti, nell´aula-bunker cala un silenzio gelido. Nero. Un silenzio che rimanda mille interrogativi senza risposta, e un´inquietudine che da quasi quattro, interminabili anni, pesa sulle coscienze di tutti. Di tutti, ma non di chi gestì l´ordine pubblico. Era il 20 luglio 2001: i Black Bloc devastavano la città, i genovesi chiedevano aiuto. La polizia rispondeva "no": nessun intervento, lasciate che sfondino le vetrine, che saccheggino i negozi, che brucino le auto. Che s´alzi alto il fumo sulle barricate erette da quel pugno di criminali. Perché? E perché solo qualche ora prima, quando a poche centinaia di metri le Tute Nere cominciavano ad armarsi di spranghe e di pietre - così come puntualmente anticipato da un´informativa del Ministero dell´Interno - i quindicimila militari ed agenti della Foce non muovevano un dito? Sono domande che il pm Anna Canepa ieri mattina non ha posto, e del resto non poteva, non doveva farlo: sul banco degli imputati ci sono 25 persone accusate di aver devastato e saccheggiato la città, tocca accertare le loro responsabilità. Per ora.
Ieri mattina la Procura ha interrogato una mezza dozzina di testimoni dell´assalto al supermercato di Marassi, episodio eclatante di quella follia che durante il G8 coinvolse migliaia di persone. Ne è uscito un racconto per molti versi sconcertante, con un quartiere intero in balìa per oltre quattro ore di fantomatici manifestanti che davano indisturbati l´assalto a negozi, istituti di credito e grandi magazzini. Nel mirino finirono il supermercato in piazza Giusti, l´agenzia della Banca Popolare di Novara, il distributore di benzina Ip e altri esercizi commerciali. Una giornata di ordinaria pazzia e senza più ordine, così come quando - giura un testimone - un vigile urbano si rifiutò in pratica di prendere nota del numero di targa di un´auto che trasportava la merce rubata al supermercato. "Mi disse di contattare la polizia". E s´allontanò in fretta. "In strada volava di tutto: palloni rubati al distributore di benzina, e poi pezzi di carne, lattine, bottiglie di champagne, cosciotti d´agnello del supermercato. Io sono stata al balcone dalle 13.30 alle 19. I fatti erano troppo avvincenti. Il giorno dopo ho deciso anche di filmare i vari disordini". Ma è quella richiesta d´aiuto senza risposta, che lascia il segno.
"Una deposizione che apre uno spiraglio nelle rappresentazioni stereotipate fatte da alcune fazioni politiche e riprese da alcuni mass media", commenta Antonio Bruno, del Comitato Verità e Giustizia per Genova. "Una deposizione che ci interroga sulla gestione dell´ordine pubblico in quei giorni. E che conferma gli interrogativi espressi da esponenti del movimento new global che hanno sempre sottolineato come le forze dell´ordine si siano accanite contro manifestanti pacifici, lasciando prevalentemente impuniti quelli non aderenti al cartello di associazioni che si riconoscevano nel Genoa Social Forum".

10 maggio 2004 - G8: DAI GIORNALI
"La Repubblica"
LE TAPPE
Genova, per la prima volta la procura si appella alla Convenzione europea dei diritti dell´uomo. Sevizie esercitate a più riprese
"Processate i torturatori di Bolzaneto"
Soprusi al G8, chiesti 47 rinvii a giudizio per guardie, agenti, medici
Accusati di aver trattato i no global con "modalità non conformi ad umanità"
In caserma pestaggi, minacce, umiliazioni "Non rispettata la dignità della persona"
MASSIMO CALANDRI
GENOVA - Appellandosi alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell´uomo e delle libertà fondamentali, la Procura di Genova chiede di processare 47 persone responsabili a diverso titolo dei soprusi avvenuti nella caserma di Bolzaneto durante il G8. Nella domanda di rinvio a giudizio per guardie carcerarie, ufficiali dei carabinieri, funzionari di polizia, agenti, militari, quattro medici e un generale, viene espressamente citato l´articolo 3 della Convenzione: "Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti". Perché in quelle sciagurate notti del luglio 2001 la "tortura" venne esercitata a più riprese, sostengono i magistrati, che accusano gli indagati di aver trattato i no-global fermati "con modalità non conformi ad umanità e tali da non rispettare la dignità della persona", di aver usato nei loro confronti un trattamento penitenziario "inumano e degradante". Pestaggi, minacce, umiliazioni, violenze fisiche e morali: ragazzi costretti a restare per ore in piedi con le braccia alzate, ragazze obbligate a rimanere nude davanti ad agenti maschi, uno cui spezzarono le dita divaricandole, un´altra abbandonata in cella a vomitarsi addosso, e poi gas urticanti a soffocare quelli rinchiusi nelle gabbie, parolacce, insulti, calci, pugni e sputi a quelli che passavano lungo un tunnel di persone in divisa. ?Comitato di accoglienza´, lo avevano ribattezzato.
Il pool dei pm genovesi, coordinato dal procuratore aggiunto Mario Morisani, ha redatto una richiesta che non potrà essere sottoscritta prima di domani, giorno in cui scadono definitivamente i termini delle indagini preliminari: nelle ore successive, con ogni probabilità mercoledì mattina, la domanda di processare i 47 sarà inoltrata all´ufficio gip. Abuso d´ufficio, minacce, violenza, percosse, ingiurie, omessa denuncia, falso ideologico, abuso di autorità contro arrestati o detenuti: questi alcuni dei reati contestati. La Procura chiede di processare il generale Oronzo D´Oria del Dipartimento dell´amministrazione penitenziaria, che durante il G8 fu il funzionario più alto in grado tra quelli che si fermarono per un certo tempo nella struttura della Polizia di Stato. Un ispettore ha ricordato di aver avvertito il generale che le cose nel "centro di temporanea detenzione" non andavano per il verso giusto, e che i colleghi del Gruppo Operativo Mobile _ con le loro urla, quella "strana" esuberanza nei confronti dei no-global fermati _ stavano passando il segno. D´Oria allora era il più stretto collaboratore del pm Alfonso Sabella, di fatto il numero uno del Dap in quei giorni di luglio: la posizione del magistrato, che a Bolzaneto si trattenne per un periodo troppo breve per potersi rendere conto di quanto stava accadendo, sarà archiviata. Tra le altre richieste di rinvio a giudizio quella relativa al vice-questore Alessandro Perugini, già numero due della Digos genovese, finito nei guai per il calcione in faccia rifilato ad un quindicenne romano ed una serie di arresti illegali durante il vertice internazionale: gli avevano affidato la gestione della struttura. E poi c´è Giacomo Toccafondi, il dottore responsabile del coordinamento del servizio sanitario che vanta decine di capi d´imputazione. E che ripete: "A Bolzaneto non accadde nulla di strano: lo constatò anche il Ministro della Giustizia, Roberto Castelli, quella sera che visitò il centro".

Nei prossimi giorni la Procura chiederà 47 rinvii a giudizio per le violenze nella caserma del G8
"A Bolzaneto fu vera tortura"
Fra gli accusati Perugini, un generale e il medico Toccafondi
Coinvolti negli orrori guardie carcerarie, ufficiali dei carabinieri, funzionari di polizia, agenti, militari e sanitari
MASSIMO CALANDRI
A BOLZANETO fu vera "tortura", scrive la Procura di Genova nella sua richiesta di rinvio a giudizio: i pm del pool G8, che nei prossimi giorni chiederanno di processare 47 persone coinvolte a diverso titolo nella gestione del "centro di temporanea detenzione", citano la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell´uomo e delle libertà fondamentali. E in particolare si rifanno all´articolo 3: "Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti". Come altrimenti definire i pestaggi, le umiliazioni, le minacce, le privazioni inferte ai circa trecento no-global che nel luglio 2001 transitarono per la struttura della Polizia di Stato? L´elenco di episodi preso in considerazione dei magistrati non lascia purtroppo dubbi: a partire da quel giovane cui furono spezzate le dita, divaricandole, per giungere alla storia della ragazze - Elisabetta e Daniela, si chiamavano - rimaste a lungo nuda in infermeria davanti ad un gruppo di uomini; o ricordando quei ragazzi asfissiati in cella dai gas urticanti, quella ragazza abbandonata a terra mentre si vomitava addosso; le decine di persone costrette a rimanere in piedi per ore, con le braccia alzate; i fermati obbligati a passare attraverso un ?tunnel´umano dove volavano schiaffi e calcioni. E le minacce, gli insulti: o ancora quando la povera Anna Julia K., cui alla Diaz avevano frantumato la mascella e fatto cadere quasi tutti i denti a bastonate, venne minacciata e presa in giro puntandole un manganello alla bocca. Episodi che vengono stigmatizzati dalla Procura che denuncia "modalità non conformi ad umanità e tali da non rispettare la dignità della persona", sottolineando come i fermati vennero sottoposti "ad un trattamento penitenziario inumano e degradante".
Coordinati dal procuratore aggiunto Mario Morisani, i pm del pool G8 (Patrizia Petruzziello, Francesco Cardona Albini, Francesco Pinto, Vittorio Ranieri Miniati, Enrico Zucca) attenderanno domani la scadenza definitiva delle indagini preliminari, per sottoscrivere quindi la richiesta di rinvio a giudizio ed inoltrarla all´ufficio gip. Le accuse vanno dall´abuso d´ufficio alle percosse, e poi violenza, minacce, ingiurie, falso ideologico, abuso di autorità su arrestati e detenuti. I magistrati chiedono di processare guardie carcerarie, ufficiali dei carabinieri, funzionari di polizia, agenti, militari, quattro medici e un generale. Oronzo D´Oria era il funzionario più alto in grado del Dipartimento di amministrazione penitenziaria, dopo il pm Alfonso Sabella: un ispettore avrebbe dichiarato di averlo informato che le cose nel centro di temporanea detenzione non andavano per il verso giusto, e che i colleghi del Gruppo Operativo Mobile - e le loro urla, quella "strana" esuberanza nei confronti dei no-global fermati - stavano decisamente andando sopra le righe. D´Oria prende naturalmente le distanze dai fatti esattamente come Sabella, che a Bolzaneto rimase per un periodo troppo breve per potersi rendere conto di quello che accadeva: la posizione del magistrato, oggi in servizio a Firenze, sarà archiviata. Sotto accusa anche Alessandro Perugini, il vice-questore ex numero 2 della Digos che gestì la struttura e che è finito nei guai anche per alcuni arresti illegali durante il vertice internazionale (e il famigerato calcione rifilato ad un quindicenne davanti alla questura). Il primato dei capi di imputazione spetta a Giacomo Toccafondi, il dottore, tre anni fa coordinatore e responsabile organizzativo del servizio sanitario di Bolzaneto. Toccafondi si è sempre difesa sostenendo di non aver visto nulla di "anormale" nel centro di temporanea detenzione, ammettendo di aver pronunciato qualche "battuta" che non voleva certo essere offensiva ed appellandosi a Roberto Castelli, Ministro della Giustizia. "Una sera venne a visitare la struttura, e non trovò niente di strano". Da segnalare che ad oggi, nonostante le centinaia di denunce e l´inchiesta penale, le indagini interne delle rispettive amministrazioni non hanno in pratica portato a nulla.

L´INTERROGATORIO
E Canterini si presenta davanti ai giudici
"ORGOGLIOSO e sereno" per il comportamento tenuto dai suoi uomini durante il G8 genovese, il vice-questore Vincenzo Canterini _ allora capo della Celere romana protagonista dell´irruzione nella scuola Diaz _ è atteso per oggi pomeriggio al nono piano del tribunale del capoluogo ligure. In ballo c´è l´interrogatorio davanti al pm Francesco Cardona Albini, che lo accusa di lesioni e violenza: è un´altra inchiesta che vede il funzionario nei panni dell´indagato, e si riferisce ad un episodio in cui Canterini spruzzò del gas urticante negli occhi di tre manifestanti a braccia alzate. Assistito dall´avvocato Silvio Romanelli, Canterini ha chiesto di essere interrogato prima della definitiva chiusura delle indagini.

ANSA:
G8: VIOLENZE DI STRADA; INTERROGATO CANTERINI
EX COMANDANTE REPARTO MOBILE ROMA ACCUSATO PER SPRAY URTICANTE
E' stato interrogato questa mattina dal pm Francesco Cardona Albini dalle 10.30 a mezzogiorno Vincenzo Canterini, ex capo del reparto mobile di Roma, indagato per lesioni ad alcuni manifestanti durante il G8 del 2001 a Genova. In particolare Canterini e' accusato di aver spruzzato spray urticante negli occhi di un avvocato.
Al termine dell' interrogatorio, assistito dall' avvocato Silvio Romanelli, Canterini ha spiegato di aver intimato a delle persone di togliersi da piazza Tommaseo per la loro stessa incolumita', visto che la situazione era pericolosa. Il difensore ha ribattuto all' accusa mossa dal pm di aver usato uno spray urticante contro un manifestante spiegando: "ha scelto di spruzzare in aria lo spray come mezzo meno traumatico per disperdere i manifestanti piu' violenti".
L' episodio contestato dalla procura accadde il 21 luglio del 2001, intorno a mezzogiorno, all' incrocio fra corso Buenos Aires e via Casaregis. Secondo l' accusa, Canterini avrebbe spruzzato il contenuto di uno spray urticante negli occhi di un avvocato torinese, Gianluca Vitali, che protestava per un lancio di lacrimogeni ad altezza d'uomo e di altri due manifestanti.

11 maggio 2004 - G8: DAI GIORNALI
ANSA:
G8: BOLZANETO; PROCURA FIRMA RICHIESTE GIUDIZIO PER 47
I sostituti procuratori del pool G8 hanno firmato in tarda mattinata 47 richieste di rinvio a giudizio per le violenze ai manifestanti del G8 detenuti nella caserma della Polizia di Bolzaneto. Le richieste di giudizio riguardano agenti e dirigenti della Polizia di Stato, di quella penitenziaria, medici e personale infermieristico.
Le accuse nei loro confronti sono a vario titolo quelle di abuso d'ufficio, violenza privata, abuso di autorita' contro detenuti o arrestati, violazione all' ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell' uomo e delle liberta' fondamentali.
Le parti lese nel procedimento sono 150 di cui 40 sono i manifestanti picchiati prima dalla polizia nella scuola Diaz e poi trasferiti nella caserma di Bolzaneto.
Tra gli indagati figurano cinque medici, tra cui Giacomo Toccafondi, responsabile sanitario della struttura. Al medico i pm hanno contestato, oltre ad altri reati, anche le violazioni della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell' uomo. In particolare gli e' stato contestato di aver effettuato egli stesso ed aver comunque consentito che altri medici effettuassero controlli e visite mediche al primo ingresso con modalita' non conformi alla dignita' umana.
Tra gli altri indagati figurano il vicequestore Alessandro Perugini, in quanto funzionario col grado piu' alto che si e' avvicendato nella caserma, il generale della Polizia Penitenziaria Oronzo Doria e alcuni graduati.
Il fascicolo che riguardava il magistrato Alfonso Sabella, all' epoca responsabile del Dap, e' stato stralciato in quanto nei suoi confronti i pm chiederanno l' archiviazione. Secondo i magistrati del pool G8, infatti, Sabella pur essendo responsabile della traduzione dei detenuti sarebbe stato presente solo saltuariamente in caserma e avrebbe delegato il controllo al generale Oronzo Doria.

G8: VIOLENZE SU ARRESTATI BOLZANETO, CHIESTI 47 GIUDIZI
ANCHE CINQUE MEDICI TRA IMPUTATI, 150 LE PARTI LESE
Quarantasette richieste di rinvio a giudizio, oltre 150 parti lese, di cui 40 sono i no global picchiati nella scuola Diaz, circa 600 persone transitate dalla caserma di Bolzaneto: sono i dati dell' inchiesta sui presunti soprusi e violenze avvenuti nella struttura della Polizia di Stato durante i giorni del G8.
Le richieste di giudizio, firmate oggi dai pm del pool G8 e dal procuratore capo Francesco Lalla, che saranno trasmesse al gip, riguardano agenti e dirigenti della Polizia di Stato e di quella penitenziaria, medici e personale infermieristico.
Le accuse nei loro confronti sono, a vario titolo, abuso d' ufficio, violenza privata, falso ideologico, abuso di autorita' contro detenuti o arrestati, violazione dell' ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell' uomo e delle liberta' fondamentali.
Intanto il Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, in merito alle 47 richieste di rinvio a giudizio, ha ribadito "il convincimento che le forze di polizia (e in primis la polizia penitenziaria) sono istituzioni sane e democratiche del Paese, formate da donne e uomini che quotidianamente svolgono con professionalita', alto senso del dovere, e dello Stato, il difficile compito di operatori della sicurezza sociale".
"Il reato piu' grave, l' abuso d' ufficio - e' l' amaro commento di un magistrato - previsto dall' art. 323 del codice penale, prevede una condanna da 6 mesi a tre anni di reclusione, per cui quando la condanna sara' definitiva, il reato potrebbe gia' essere prescritto. Il nostro lavoro non dico che e' vanificato dai tre gradi di giudizio, ma certamente pochi imputati sconteranno la pena che sara' a quel punto solo simbolica".
Tra gli indagati figurano cinque medici, tra cui Giacomo Toccafondi, responsabile sanitario della struttura, Aldo Amenta e Sonia Sciandra . A Toccafondi i pm hanno contestato, oltre ad altri reati, anche le violazioni della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell' uomo. In particolare e' accusato di "aver effettuato egli stesso ed aver comunque consentito che altri medici facessero i controlli e il cosidetto 'triage' e le visite al primo ingresso con modalita' non conformi ad umanita' e tali da non rispettare la dignita' della persona visitata".
Tra gli altri indagati figurano il vicequestore Alessandro Perugini, in quanto funzionario col grado piu' alto che si e' avvicendato nella caserma, il generale della Polizia Penitenziaria Oronzo Doria, Biagio Antonio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria, responsabile della sicurezza del centro di detenzione provvisorio, due tenenti dei carabinieri, e altri componenti delle forze dell' ordine.
La posizione invece del magistrato Alfonso Sabella, all' epoca responsabile del Dap, indagato in un primo tempo per omesso controllo doloso, e' stata stralciata in quanto nei suoi confronti i pm chiederanno l' archiviazione. Secondo i magistrati del pool G8, infatti, Sabella sarebbe stato presente solo saltuariamente in caserma e avrebbe delegato il controllo al generale Oronzo Doria, all' epoca colonnello.
L' inchiesta a cui non hanno collaborato, a detta di alcuni magistrati, in alcun modo le forze di polizia, ha avuto invece una svolta dalle dichiarazioni spontanee di due infermieri e di alcune guardie penitenziarie, sentite dai pm come persone informate dei fatti.
Da parte dei rappresentanti del Sappe, Donato Capece e Roberto Martinelli, rispettivamente segretario generale e vice segretario, e' stato anche ricordato e fatto proprio il passaggio del discorso in merito ai fatti del G8 del procuratore generale di Genova Domenico Porcelli, all' inaugurazione dell' anno giudiziario. -"Che fine hanno fatto gli autori dei saccheggi e della violenza urbana che in quei giorni sconvolse Genova? Perche' le indagini sui teppisti "non hanno condotto a risultati numericamente apprezzabili' e perche' si pensa che in quei giorni accaddero solamente l' irruzione alla Diaz e le presunte violenze a Bolzaneto?".

G8: BOLZANETO; SAPPE, FORZE DI POLIZIA ISTITUZIONI SANE
I dirigenti del Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, in merito alle 47 richieste di rinvio a giudizio delle forze dell'ordine per i fatti accaduti nella caserma di Bolzaneto, hanno commentato: "La nostra posizione in relazione ai fatti accaduti a Genova a margine del G8 del luglio 2001 non cambia".
"Ribadiamo infatti - hanno spiegato Donato Capece, segretario generale e Roberto Martinelli, suo vice - il convincimento che le forze di polizia (e in primis la polizia penitenziaria) sono istituzioni sane e democratiche del Paese, formate da donne e uomini che quotidianamente svolgono con professionalita', alto senso del dovere e dello Stato il difficile compito di operatori della sicurezza sociale. Certo, la responsabilita' penale e' personale e chi eventualmente ha sbagliato, di fronte a prove certe e inconfutabili, e' giusto che paghi".
Capece e Martinelli hanno anche sottolineato "l'assoluta fiducia del Sappe circa l'operato della magistratura, fermo restando che comunque i rinvii a giudizio di questa mattina non possono essere letti come patenti di colpevolezza assoluta e definitiva a danno di appartenenti alle forze di polizia".
I sindacalisti hanno poi ricordato e fatto proprio il passaggio del discorso del procuratore generale di Genova Porcelli all'inaugurazione dell'anno giudiziario sul G8: "Che fine hanno fatto gli autori dei saccheggi e della violenza urbana che in quei giorni sconvolse Genova? Perche' le indagini sui teppisti "non hanno condotto a risultati numericamente apprezzabili" e perche' si pensa che in quei giorni accaddero solamente l'irruzione alla Diaz e le presunte violenze a Bolzaneto?".
"Non crediamo - hanno concluso - che i 'buoni' fossero solo da una parte ed i 'cattivi' esclusivamente dall'altra. Ed e' per questo che sosteniamo che le responsabilita' di comportamenti contrari alle leggi dello Stato debbano essere individuate singolarmente, non certo per categoria. Proprio come prevede la Carta Costituzionale".

G8: PROCESSO NO GLOBAL, SENTITI COME TESTI VITTIME DANNI
Sei negozianti della zona di piazza Giusti, i quali erano stati per oltre quattro ore, il pomeriggio del 20 luglio 2001, in balia di black bloc e manifestanti che razziavano e devastavano, hanno deposto stamane come testi dell' accusa nel processo a carico di 25 no global, accusati di devastazione e saccheggio durante i giorni del G8.
Il primo teste ad essere interrogato e' stato il titolare dell' agenzia immobiliare "Firpo" di corso Torino, a cui vennero distrutte le vetrate esterne e che riporto' gravi danni alle strutture. Firpo ha denunciato danni per oltre 35 milioni di vecchie lire che gli sono gia' stati risarciti dal Comune di Genova.
Sono quindi stati interrogati Rosanna Stilo della Car Rent, Adriano Poggio delle Poste Italiane di corso Sardegna, e Raffaele Zambonini dell' Area Banca di via Rimassa: quest' ultimo ha denunciato una danno complessivo per 95 mila euro. Il titolare invece dell' autosalone Italauto di corso Marconi, Riccardo Ciaburri, ha detto di aver subito danni per 100 milioni e di non essere stato ancora risarcito.
L' udienza, durata dalle 9 alle 11,30, proseguira' martedi' prossimo con l' escussione di altri testi d' accusa.

12 maggio 2004 - G8: PROCURATORE CAPO DI GENOVA LALLA
ANSA:
G8: PROCURATORE, DEFINITO 90% EPISODI MA INDAGINI PROSEGUONO
PER BOLZANETO VIOLAZIONE DELL' ART. 608 ABUSI SU ARRESTATI
"Non possiamo ritenere concluso l' aspetto processuale per il G8. Ma con i provvedimenti su quanto successo alla Diaz e a Bolzaneto, oltre che su quanto avvenuto per strada, posso dire che e' stato definito il 90% degli episodi". Lo ha detto stamani il procuratore capo di Genova, Francesco Lalla.
All' indomani della notizia sul deposito di 47 richieste di rinvii a giudizio (per 15 rappresentanti della polizia di Stato, 16 agenti della Penitenziaria, 11 carabinieri e 5 medici), il procuratore capo specifica i numeri dell' indagine della procura sui soprusi e le violenze avvenuti sui detenuti nella struttura della polizia durante i giorni del G8 e sottolinea come tutta la vicenda processuale che ha portato alle richieste di rinvio a giudizio ruoti attorno al reato "previsto dall' art. 608 che punisce l' abuso di autorita' contro arrestati e detenuti". La violazione della convenzione sui diritti umani, citata nella richiesta, e' dettata cosi' da "un' esigenza giuridica che integra sostanzialmente il reato di abuso".
Impossibile applicare, nel caso esistesse, il reato di tortura, perche' la tortura, spiega Lalla, "implica non solo una continuita' di trattamento ma anche una finalizzazione, che nel caso specifico non c' e' stata".
Lalla ha poi ricordato ancora una volta che i black bloc non sono andati a giudizio perche' "non identificati". "Abbiamo individuato - ha detto il procuratore - 25 persone per i reati di strada e queste sono state mandate a giudizio. Altri non ne sono stati identificati, e devo dire che dalle polizie straniere, alle quali ci siamo rivolti, non abbiamo avuto una sola identificazione".
Il procuratore capo ha poi confermato che e' ancora aperta la tranche investigativa su un gruppo di teatranti austriaci.

14 maggio 2004 - G8: BOLZANETO, TUTTI I NOMI E I NUMERI DELL' INCHIESTA
ANSA:
G8: BOLZANETO, TUTTI I NOMI E I NUMERI DELL' INCHIESTA
I destinatari delle 47 richieste di rinvio a giudizio, depositate martedi' scorso, per gli episodi avvenuti nella caserma di Bolzaneto durante il G8, sono 15 dirigenti e agenti della polizia, 16 dirigenti e agenti della polizia penitenziaria, tra cui il generale Oronzo Doria, 11 carabinieri e 5 medici, di cui 3 donne.
Tra le 255 parti lese, 150 sono manifestanti tra cui i 40 arrestati nell' irruzione dei poliziotti nella scuola Diaz; figurano inoltre tra le parti lese anche tre ministeri, della Giustizia nella persona del ministro Roberto Caselli, dell' Interno, e della Difesa.
I reati contestati nelle 161 pagine della richiesta di rinvio a giudizio sono a vario titolo abuso d' ufficio, violenza privata, abuso di autorita' contro detenuti o arrestati, falso, violazione dell' ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell' uomo e delle liberta' fondamentali.
Le accuse sono molto pesanti, tanto che il procuratore capo Francesco Lalla ha parlato di vero e proprio "sadismo" che va al di la' del reato di tortura, non ancora introdotto in Italia, perche' "implica non solo una continuita' di trattamento ma anche una finalizzazione, che nel caso specifico non c' e' stata".
Tra gli indagati figurano il vicequestore Alessandro Perugini (all' epoca numero 2 della Digos di Genova), il generale della polizia penitenziaria Oronzo Doria, all' epoca colonnello, e l' ispettore Biagio Antonio Gugliotta.
Della polizia penitenziaria ci sono inoltre Daniela Maida, gli operatori del servizio matricola Giuseppe Fornasiere, Giovanni Amoroso, Marcello Mulas, Michele Colucci Sabia; gli agenti Giuliano Patrizi, Alfredo Incoronato, Daniela Cerasuolo, Antonio Biribao, Vittorio Bertone, Barbara Amadei.
Nella polizia, oltre a Perugini e all' ispettore Anna Poggi, vicequestore a Torino, figurano Antonello Gaetano, Massimo Luigi Pigozzi, Massimo Salomone, Antonello Talu, Aldo Tarascio (sindacalista Silp-Cgil), Francesco Paolo Baldassarre Tolomeo, Mario Turco, Paolo Ubaldi, Franco Valerio, Giovanni Pintus, Natale Parisi, Matilde Arecco.
Gli 11 carabinieri sono Piermatteo Barucco, Gianmarco Braini, Mario Fonicello, Giovanni Russo, Pietro Romeo, Maurizio Piscitelli, Ignazio Mura, Antonio Gavino Multineddu, Corrado Furcas.
I medici sono invece Giacomo Toccafondi, Aldo Amenta, Adriana Mazzoleni, Sonia Sciandra e Marilena Zaccardi. Il medico Toccafondi, responsabile del servizio sanitario all' interno della struttura, e' accusato tra l' altro di aver insultato direttamente le persone visitate con espressioni quali "abile arruolato", "pronti per la gabbia", "benzinaio", "accoltellatori" e di aver offeso con frasi di scherno, ad esempio il giovane Hermann J., con riferimento alla fede politica e la sfera sessuale. Toccafondi, a cui i pm hanno contestato 102 capi di imputazione, e' accusato inoltre di non aver denunciato che nelle celle venivano spruzzati contro i detenuti gas urticante-asfissiante, omettendo di segnalarlo all' autorita' giudiziaria.
Al generale Oronzo Doria invece, i pm hanno contestato di aver tollerato e comunque non impedito che le persone detenute presso la caserma subissero umiliazioni, offese e insulti in riferimento alle loro opinioni politiche, quali "zecche comuniste, "bastardi comunisti", "ora chiama Bertinotti" "te lo do io Che Guevara e Manu Chao", "Popolo di Seattle fate schifo" e di aver permesso che i detenuti fossero costretti a gridare "Viva il Duce", "Faccetta nera bella abissina " , "Un due tre viva Pinochet quattro cinque sei a morte gli ebrei".

18 maggio 2004 - G8: PROCESSO;TESTE, CARICATO CORTEO DOPO LANCIO SOLI 3 SASSI
ANSA:
G8: PROCESSO;TESTE, CARICATO CORTEO DOPO LANCIO SOLI 3 SASSI
SECONDO TESTIMONE INDISTURBATA 'SQUADRACCIA' DI 250 BLACK BLOC
Sfilata di testi d' accusa, al processo a carico di 25 no global, accusati di devastazione e saccheggio durante il G8.
Dopo il racconto dettagliato dei danni a banche, aiuole, insegne, auto, e negozi, fatto da alcuni testi, a sorpresa un giornalista ha sostenuto che la famosa carica dei carabinieri contro il corteo di via Tolemaide, che i manifestanti sostengono sia stata fatta a freddo, in realta' era stata decisa dopo un lancio simbolico di soli tre sassi.
Gianluca Scaduto, genovese, cronista di Tuttosport a Torino, ha anche commentato che mentre le forze dell' ordine nella zona di Brignole avevano tollerato le devastazioni e i saccheggi di 250 black bloc, era bastato il lancio dei tre sassi per decidere la carica contro il corteo.
"Una squadraccia di 250 black bloc - ha detto - ha devastato e saccheggiato indisturbata tutta la zona intorno alla stazione ferroviaria di Brignole, mentre e' bastato un lancio di tre sassi contro le forze dell' ordine, perche' i carabinieri iniziassero la carica del corteo all' incrocio con via Tolemaide". "In quella traversa, lato Brignole - ha spiegato - c' erano una decina di cellulari dei carabinieri vecchio modello in fila per tutta la strada; davanti ai cellulari una settantina di carabinieri fra i meglio equipaggiati di quelli visti in tre giorni".
Scaduto ha aggiunto che "quando il corteo era a circa dieci metri dall' incrocio di via Tolemaide, corso Torino e corso Sardegna, che io non vedevo ma sentivo rumoreggiare e stava avanzando, un gruppetto di under 20, in buona parte composto dai fuoriusciti dei blockers e' andato da solo all' assalto dei carabinieri". "Hanno fatto - ha sottolineato - un lancio simbolico con non piu' di due o tre sassi; un attimo dopo il lancio il corteo e' entrato nell' incrocio; i blockers si sono dileguati a sinistra e li ho persi di vista perche' sono iniziati i lanci di lacrimogeni non indirizzati verso di loro, ma verso il corteo da cui non era ancora partito nulla anche se urlava fortissimo". Il giornalista ha anche aggiunto:"I lacrimogeni sono stati lanciati quasi ad altezza d' uomo, ne ho visto uno in particolare passare appena sopra le teste delle prime file, rimbalzare su un maxi tabellone pubblicitario e cadere in mezzo al corteo".
All' inizio dell' udienza, la undicesima del processo, ha deposto l' amministratore delegato di Banca Carige, Giovanni Berneschi, il quale ha raccontato che i danni subiti dalle agenzie durante il G8 ammontano ad oltre 350 milioni di lire.
Ettore Zauli, direttore del settore Parchi e Giardini del Comune di Genova, ha invece quantificato in 402 milioni di lire i danni subiti dal verde pubblico, dai fiori e dalle ringhierine in ferro delle aiuole.
Divertente e' stato il racconto di Giovanni Militello, ex concessionario delle moto Kavasaki, il quale ha detto che alcuni giorni prima del G8 aveva regalato ad un ragazzo inglese un pacchetto di sigarette e un po' di soldi. Nell' uscire dal negozio il giovane aveva messo la mano sul cuore e, indicando l' insegna, gli aveva promesso che non avrebbe subito danni. In effetti il negozio e' stato l' unico della zona della Foce a non subire danni dai black bloc.
Il processo continuera' martedi' il primo giugno.

20 maggio 2004 - G8: SU INTERRUZIONE CONFERENZA STAMPA CENTRI SOCIALI
"La Repubblica"
Dopo l´irruzione della polizia per interrompere una conferenza stampa dei centri sociali, si accende il dibattito
Digos in tribunale, il fantasma del G8
Nando Dalla Chiesa: "È una ferita che si rimargina lentamente"
WANDA VALLI
L´interruzione di un incontro nella sala stampa di palazzo di Giustizia, è il sintomo di qualcosa di nazionale, che riparte dal G8, ferita mai rimarginata in tutti i protagonisti, ragazzi, abitanti, gente di polizia. I politici debbono sentire come un dovere il compito di svelenire un clima, di ricucire un rapporto che si è incrinato. Dice così Nando dalla Chiesa, sociologo e senatore dell´Ulivo eletto Genova, il giorno dopo la conferenza stampa bloccata. Con proteste e polemiche non ancora finite. Adesso, nessuno vuol più parlare, la Procura non ha aperto nessuna inchiesta, resta il problema di fondo. Ragiona Dalla Chiesa: "Né da una parte né dall´altra, a Genova, il G8 è stato una parentesi. Ha lasciato strascici mentali, psicologici, pesanti, è una ferita di quelle che si cicatrizzano lentamente. Il nostro compito, come politici, è ricucire, parlare, spiegare, a rischio di critiche". Sul "giallo della sala stampa", aggiunge: " E´ il segnale di un malessere diffuso. In giro per l´Italia vedi scritte "sbirri infami", oppure contro i centri sociali "quelli che hanno distrutto Genova" e c´è chi, come il senatore Schifani, di Forza Italia, nell´aula del Senato a noi dell´opposizione che chiedevamo conto delle torture in Iraq, ha replicato: "tendete a coinvolgere i nostri soldati come avete già fatto per Genova". Bugie che la dicono lunga sul clima, sulle strumentalizzazioni".
Torniamo a quanto è successo l´altro giorno a Palazzo di Giustizia. C´è una conferenza stampa tra cronisti e quattro giovani del Centro sociale l´Orsa di Milano, con il consigliere regionale di Rifondazione, Arturo Fortunati. Arriva, improvviso, un ordine di sgombero: "il Procuratore generale ha detto che senza autorizzazione non si fa nessuna conferenza", dice un agente del nucleo di polizia giudiziaria del palazzo, affiancato da colleghi della Digos. Tra i giornalisti, stupefatti e indignati, c´è anche il presidente dell´Ordine Ligure, Attilio Lugli, che, prima protesta con gli altri, e poi decide di chiarire la questione. Parla con il pg Porcelli che ribatte: "avevo detto di togliere eventuali striscioni, nient´ altro. Mi offendo, se pensate che abbia potuto dare una disposizione del genere". Anche il Questore, Oscar Fioriolli definisce l´interruzione del colloquio una faccenda "improvvida", esclude, però, che siano coinvolti uomini della Digos, presenti a Palazzo solo per seguire il processo a 26 sospettati di essere stati tra i black bloc che hanno devastato la città, proprio al G8. Il giorno dopo, i rancori non sono sopiti, rimane l´indignazione. Attilio Lugli: "da vent´anni abbiamo quella sala stampa, dove viene chi ha qualcosa da dire. Un fatto del genere non si era mai verificato, e non mi interessa sapere chi ha sbagliato. Ho chiesto se dovevamo sgomberare perché gli agenti avevano una notizia di reato, o sapevano che stava per accadere qualcosa. In quel caso, mi sarei fatto perquisire per primo, ho aggiunto. Mi hanno risposto di no, che c´era quell´ordine. Poi smentito". Anche il Questore preferisce non aggiungere nulla, la sensazione netta è di un clima teso, senza una ricostruzione dei fatti precisa. Nando dalla Chiesa riparte dal G8: "quella ferita è forte, nel movimento dei giovani, nella gente, nelle forze di polizia. Ho partecipato alle loro assemblee e, si sentono ancora sotto accusa, ancora sotto giudizio". Ma l´altro giorno si trattava solo di un incontro, chiesto da giovani del centro sociale Orsa, dopo l´arresto di quattro loro compagni, per annunciare un presidio davanti al palazzo. Nando dalla Chiesa ha una spiegazione: "Purtroppo si manifesta la tendenza a vivere i giovani dei centri sociali in un certo modo. Loro, a parole, a volte disconoscono, almeno in parte, una trama del Paese in cui inserirsi e così c´è chi pensa abbiano meno diritti. E´ sbagliato, e noi politici dovremmo svolgere un ruolo di ricucitura, parlando con gli uni e con gli altri". E´ una strada da seguire comunque, ragiona dalla Chiesa. Anzi, per lui, "un dovere".

23 maggio 2004 - G8: PROCURATORE GENOVA, AMAREGGIATO PER ACCUSE PARZIALITA'
ANSA:
G8: PROCURATORE GENOVA, AMAREGGIATO PER ACCUSE PARZIALITA'
LALLA RIBADISCE, DIFFICILE IDENTIFICAZIONE BLACK BLOC
E' amareggiato il procuratore della Repubblica di Genova, Francesco Lalla, per le reiterazione delle critiche da parte del vicepresidente del consiglio, Gianfranco Fini, ai magistrati inquirenti di Genova accusati di aver rinviato a giudizio piu' poliziotti che black bloc per i disordini del G8. Il capo della procura ribadisce quanto detto gia' in passato: la differenza numerica e' dovuta solo alla difficolta' di identificare i manifestanti violenti.
"Non voglio rispondere polemicamente - afferma stamani Francesco Lalla, sollecitato dall'Ansa - ma francamente trovo molto superficiale questa insistenza puramente numerica. Non riesco a comprenderla. Sono solo dispiaciuto per le critiche che ci giungono dopo aver lavorato cosi' a lungo e senza preconcetti per identificare tutti coloro che si sono macchiati di reati".
"Non e' stato facile identificare i manifestanti - prosegue Lalla - abbiamo inutilmente chiesto la collaborazione di varie polizie straniere, abbiamo persino fatto pubblicare a pagamento un'inserzione sui giornali grazie alla quale abbiamo identificato un sindacalista dei Cobas. Era una persona nota, ma prima della pubblicazione sembrava che nessuno lo conoscesse. Ripeto, scarsissime sono state le notizie che abbiamo ricevuto per l'identificazione dei manifestanti violenti".
"Non e' stata certo una scelta da parte nostra rinviare a giudizio piu' appartenenti alle forze dell'ordine che black bloc", ribadisce Lalla, che ricorda che oltre ai 29 manifestanti gia' sotto processo, altri stanno per essere rinviati a giudizio in vari filoni d'inchiesta, come i teatranti austriaci. "Se ne avessimo identificati 150 di manifestanti violenti ne avremmo rinviati a giudizio altrettanti", prosegue il procuratore con pacatezza.
"Ed il paziente lavoro di indagine continua", conclude il procuratore che poi ammette: "Non abbiamo desistito, ma le difficolta' ovviamente aumentano con il passare del tempo".

27 maggio 2004 - CASSAZIONE: G8; RESTA A GENOVA IL PROCESSO AI NO-GLOBAL
ANSA:
CASSAZIONE: G8; RESTA A GENOVA IL PROCESSO AI NO-GLOBAL
Rimane a Genova il processo nei confronti dei 26 manifestanti no-global accusati di devastazione, saccheggio e resistenza aggravata a pubblico ufficiale durante i disordini avvenuti nel capoluogo ligure durante il G8. Lo ha deciso la prima sezione penale della Cassazione, respingendo la richiesta di trasferire il processo ad altra sede, presentata dai legali degli imputati. Invano, dunque, i difensori hanno cercato di sostenere che a Genova non ci sarebbe "il clima adatto" per celebrare questo processo. In particolare Piazza Cavour ha rigettato il ricorso presentato dai legali di Duccio Bonechi e altri 25 imputati. Nei mesi scorsi era stata respinta dalla procura generale del Palazzaccio una analoga richiesta di rimessione presentata dai legali dei poliziotti accusati di violenze contro i manifestanti fermati. In sintesi, la Cassazione ritiene che Genova sia la sede adatta dove celebrare i processi nati in seguito alle violenze verificatesi durante il G8.

29 maggio 2004 - G8: AGNOLETTO
"La Repubblica"
Agnoletto, lo scout del Giambellino che ha scalato il Kilimangiaro
È cresciuto con don Rebuzzini, "prete comunista", ama l´alpinismo e sogna un figlio. A Milano sta solo 2 sere la settimana
Dall´86 si occupa dei malati di Aids e combatte la globalizzazione. Ma dopo il G8 ha rotto con l´ala violenta
ZITA DAZZI
Ci sono alcuni rari momenti in cui Vittorio Agnoletto esce dal ruolo di impassibile ed austero portavoce italiano del Social Forum e direttore scientifico della Lila, la Lega italiana per la lotta all´Aids. Uno di questi momenti è quando gli chiedi della sua adolescenza da capo scout nella Milano dei tardi anni ?70 visti da quell´avamposto particolare che era il quartiere Giambellino, al seguito di quello che ancora oggi è il suo referente spirituale, il burbero don Renato Rebuzzini, noto già allora come "prete comunista". Al solo ripensare all´età dell´oro, lo sguardo di Agnoletto si accende e la voce si spiega: "Un bravo lupo, io voglio diventar/gentile e più cortese, io saròòò...". E bisogna fermarlo, perché si capisce che andrebbe avanti fino in fondo e che ha un vasto repertorio. Cosciente di essere stonato, non demorde, come se quei momenti lo riportassero indietro nel tempo, quand´era solo un ragazzo di ottima famiglia, primo di quattro fratelli e di 25 cugini, che ancora adesso abitano tutti vicini, in due stabili anni ?60 affacciati sul verde di piazza Insubria.
È qui, nel cuore del popolare quartiere Calivairate - e non nella sede di Rifondazione comunista che lo candida come indipendente alle Europee - che Vittorio Agnoletto, ha il suo quartiere generale. Qui fanno base le anziane zie, le più attive della sua grande famiglia a sostenerlo, quelle che vanno porta a porta e nei mercati a distribuire i volantini. Ed è qui, nel salotto pieno di souvenir etnici dal sud del mondo, che pianifica uscite, dibattiti, linea da tenere nei talk show o risposte da dare agli articoli che lo attaccano. Consigliere, stratega e allenatore psicologico è il fratello più piccolo Stefano, professore, che gli organizza impegni fuori Milano e incontri casalinghi con gruppi di simpatizzanti e indecisi da convincere.
Sul tavolo, nel grande salotto maniacalmente ordinato, c´è il diploma che gli hanno consegnato l´estate scorsa, dopo la scalata del Kilimangiaro. Come i canti scout, l´alpinismo e lo sci sono le passioni di tutta la vita. Nessun figlio "ma a 46 anni non ho ancora rinunciato all´idea" e un grande amore segreto: "È attrice di teatro, una donna che mi riempie di felicità".
Ma per la famiglia c´è tempo, per uno che a Milano, ci passa una, massimo due sere alla settimana. Nel resto del tempo viaggia da un continente dall´altro, passa da un convegno sul consumo critico a uno sulla finanza etica, da una fiera del commercio equo a un Wto, da Porto Alegre a Bombay, da Cancun a Davos, senza tralasciare in Italia gli incontri con la miriade di associazioni di quell´universo pacifista e antiliberista che in lui si riconosce. Lui trotta come un cammello dormendo cinque ore per notte, con un´unica preoccupazione quando torna a casa: "Disfare la valigia prima di andare a dormire".
Tra un viaggio e l´altro, gli rimane solo il tempo per un risotto alla milanese e una cotoletta impanata dai genitori, che hanno assistito curiosi all´implacabile ascesa di quel figlio un po´ secchione, magro come uno stecco - 56 chili in tutto - col chiodo fisso della giustizia sociale e della lotta alle "multinazionali farmaceutiche che negano l´uso dei farmaci anti Aids in Africa".
Amico fraterno di don Ciotti e di Paolo Rossi, sostenuto da persone diverse come Haidi Giuliani e don Andrea Gallo, Agnoletto si definisce "credente, ma non molto praticante" e dice di aver imparato nei suoi vent´anni di scoutismo, che "nella vita, come in montagna, bisogna tenere il passo del più lento". Da lì all´occuparsi degli ultimi, dei malati di quella malattia nell´86 ancora misteriosa che era l´Aids, il passo fu breve. "La strada nella vita non te la scegli, ma la incontri. E così a me è capitato l´Aids quando ero obiettore di coscienza in un Sert del Veneto, fresco di laurea in medicina".
Esperto di fama europea in tema di lotta all´Aids, Agnoletto venne buttato fuori da tutte le commissioni nazionali e internazionali, dopo le contestazioni al G8 di Genova da parte del popolo no global guidato da lui e da Luca Casarini, da cui oggi prende le distanze: "Allora non ho voluto spaccare il movimento per non consegnare alla violenza politica un´intera generazione. Dopo, si è consumata fra noi una netta frattura. Abbiamo scelto diverse forme di lotta. Io sono un non violento, non mi riconosco in certe pratiche". Parole, che forse gli costeranno qualche voto dei centri sociali. Ma le zie sono più contente così.

1 giugno 2004 - G8: PROCESSO; TESTIMONI RICOSTRUISCONO DANNEGGIAMENTI
ANSA:
G8: PROCESSO; TESTIMONI RICOSTRUISCONO DANNEGGIAMENTI
ASSALTO A MARASSI E DISORDINI PIAZZA ROSSETTI RIPERCORSI IN AULA
"Se avessi potuto, avrei strozzato con le mie mani le forze dell' ordine che non intervenivano". Lo ha detto stamani in aula, nel corso della 12.a udienza del processo contro 25 no global accusati di devastazione e saccheggio durante il G8, una delle testi del pubblico ministero.
La donna, che abita in piazza Rossetti, ricorda che tra il 20 e il 21 luglio del 2001 avvennero una serie di danneggiamenti. Soprattutto il 21 luglio la donna ha ricordato che "una parte dei manifestanti, molti dei quali vestiti di nero, devastarono una finanziaria e una banca. Anche un gruppo di manifestanti pacifici, tra i quali c' era il presidente della Confederation Paysanne Jose' Bove', tento' di fermarli ma senza riuscirci". La testimone ha poi raccontato che il gruppo di giovani vestiti di nero incendio' alcune auto, una delle quali "venne spinta in fiamme contro il nostro garage, dentro il quale si trovano le caldaie. Se i vigili del fuoco non fossero intervenuti in tempo, la casa sarebbe saltata per aria".
Nonostante quell' aggressione pero', ha sostenuto la donna, "le forze dell' ordine schierate poco lontano non intervennero. Se avessi potuto, li avrei strozzati con le mie mani".
Il pubblico ministero Andrea Canciani ha poi chiamato a deporre, tra gli altri, l' ex comandante delle guardie carcerarie di servizio, all' epoca, al carcere di Marassi, Antonio Chessa, interrogato sui disordini sul piazzale antistante la prigione. Secondo Chessa, "la polizia aveva escluso che Marassi fosse un obiettivo sensibile. Ho visto un gruppo di ragazzi giungere nel piazzale e attaccare il carcere con una sassaiola. Ma io ero sulle mura e non vedevo le porte del carcere che, comunque, mi risulta essere state incendiate a causa del lancio di alcune molotov".
"Mi ero accorto - ha proseguito l' ex comandante della polizia penitenziaria genovese - che i carabinieri, che si trovavano sotto il carcere con tre blindati, erano andati via".
Sul punto specifico, il pm Canciani ha interrogato anche un altro teste, l' attuale vicecomandante delle guardie carcerarie di Marassi, Luigi Parente. "L' aggressione - ha detto il funzionario - e' durata circa un' ora, di cui l' assalto vero e proprio pochi minuti. Dopo le 12 - ha specificato Parente -, ho visto dalla finestra del secondo piano, sopra la portineria, uno scambio di lacrimogeni tra carabinieri e una trentina di manifestanti arrivati da via Canevari e dalla scalinata vicino al carcere".
Anche secondo Parente, il carcere e' stato presidiato per un certo periodo di tempo da alcuni blindati dei carabinieri comandati da un funzionario di polizia. Entrambi i funzionari del carcere hanno specificato che l' ammontare definitivo dei danni "era di circa 60 milioni di lire".
Il presidente Marco Devoto ha aggiornato l' udienza all' 8 giugno. Nel frattempo, il pm ha depositato un' ulteriore lista di materiale video a disposizione delle difese.

13 giugno 2004 - G8: L' ODISSEA DELLA PSICOLOGA NO-GLOBAL
"La Repubblica"
La Procura di Cosenza la fece arrestare per venti giorni. Ma non è finita
Andò al G8 con una zucca è accusata di cospirazione
L´odissea della psicologa No Global
Per i magistrati avrebbe agito per sovvertire l´ordine economico dello Stato
GIOVANNI MARINO
Ha gridato slogan in rima, del tipo: "Con la frutta e la verdura arriveremo in Prefettura". Poi ha tentato di poggiare sul casco di un celerino una grossa zucca. Risultato: è finita in galera per venti giorni filati. Scarcerata, è tuttora accusata, assieme ad altri dodici No Global, di reati gravissimi, roba da golpe.
In sintesi, citando la richiesta di rinvio a giudizio per: "Cospirazione politica mediante associazione al fine di turbare l´esercizio delle funzioni del governo italiano durante il G8 a Genova nel luglio 2001". Una cospirazione consistita nell´"effettuare propaganda sovversiva; creare una più vasta associazione composta da migliaia di persone volta a sovvertire violentemente l´ordinamento economico costituito nello Stato". E ancora, Lidia deve rispondere con altri di: "Associazione per delinquere"; "resistenza a pubblico ufficiale, occupazione di edifici privati; attentato agli organi costituzionali a Genova e a Napoli". Programmi da alti strateghi del crimine. Difficile immaginare una giovane psicologa intenta a cercar lavoro capace di tanto.
Eppure è questa la realtà giudiziaria che vive Lidia Azzarita, trentuno anni, psicologa napoletana. Entrata in un autentico tunnel il 15 novembre di due anni fa, quando la Procura di Cosenza la fece arrestare assieme ad altri No Global ed al suo ragazzo, Francesco Cirillo, calabrese di Diamante. Lidia è tuttora sotto processo. "Una storia ai limiti della realtà", la definisce il suo avvocato, il penalista Mario D´Alessandro.
Che racconta: "Gli elementi posti alla base di queste terribili accuse sono davvero incredibili; la mia cliente, il 16 marzo 2001, un giorno prima della manifestazione di piazza dei No Global a Napoli, fu autrice, assieme a molti altri, di un corteo non violento per il centro della città. Una manifestazione assolutamente pacifica. Ebbene, per la Procura l´aver gridato in quella occasione "Con la frutta e la verdura arriveremo in Prefettura", e, di seguito, "Con la frutta e la verdura faremo la lotta più dura", cercando di appoggiare poi del tutto scherzosamente una zucca sulla testa di un celerino, concretizza questa serie di gravissimi reati".
Ma c´è un altro comportamento che viene contestato alla psicologa: "Già, l´aver diffuso un manuale di autodifesa - spiega l´avvocato - a parte il fatto che si trovava già in Internet ed altro non era che una copia di quello del movimento di Seattle, anche qui, i passaggi incriminati lasciano spazio allo stupore; il manuale è, appunto, di autodifesa e non di aggressione, la dicitura dice tutto".
L´avvocato è deciso a dare battaglia. "Nella scorsa udienza preliminare abbiamo ricusato il giudice, perché, a nostro parere, ha già manifestato il proprio convincimento sui fatti, generando un legittimo sospetto da parte nostra e degli imputati sull´esistenza di un pregiudizio. Deciderà adesso la corte di appello di Catanzaro".
La vita di Lidia, dal suo arresto alle gravi imputazioni di oggi, è cambiata. Ha perso importanti opportunità di lavoro. Racconta con amarezza il suo difensore: "Non è possibile finire venti giorni in prigione, al carcere di Latina, fra l´altro in una cella con alcune brigatiste irriducibili, tornare in libertà, restare imputata e dopo due anni trovarsi ancora sotto processo con accuse pazzesche per la loro gravità; pochi sanno che la mia cliente ha perso l´opportunità di svolgere il suo ruolo di psicologa nell´ospedale pschiatrico giudiziario di Aversa e di partecipare ad altri concorsi; opportunità di lavoro sfumate proprio per questa vicenda".
Sotto procedimento, per la stessa vicenda, anche altri due campani. Si tratta di Francesco Caruso, portavoce del movimento. E di Alfonso De Vito. Siamo nella fase dell´udienza preliminare, al termine della quale il giudice dovrà decidere chi rinvia a giudizio e chi no.
"Giuro, nella mia carriera non mi è mai capitato nulla di simile, non si può essere accusati di voler sovvertire l´ordine economico del nostro Stato perché si maneggia una zucca e si inneggia a frutta e verdura...".
Domani nuovo, acceso, round giudiziario. Lidia Azzarita ci sarà.

17 giugno 2004 - G8: DIAZ; DANNI A PC, COMUNE PARTE CIVILE CONTRO POLIZIOTTI
ANSA:
G8: DIAZ; DANNI A PC, COMUNE PARTE CIVILE CONTRO POLIZIOTTI
LO HA ANNUNCIATO IL SINDACO PERICU
Il sindaco di Genova, Giuseppe Pericu, ha annunciato stamane che il Comune intende costituirsi parte civile nel processo per la sanguinosa irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8, limitatamente al danneggiamento di due computer nella scuola Pascoli, sede del centro stampa dei no global.
"Abbiamo esaminato la documentazione della procura da cui risulta il danneggiamento materiale relativo a due soli computer di proprieta' del Comune - ha detto il sindaco Giuseppe Pericu - per il quale sono imputati due commissari di polizia".
Il sindaco ha inoltre ipotizzato che il comune potrebbe farsi carico dell' accoglienza a Genova, durante il processo, delle persone straniere coinvolte nell' episodio della Diaz, accennando alla possibilita' di reperire "alberghi o alloggi idonei".
La prima udienza preliminare sui fatti della Diaz e' fissata per sabato 26 giugno. La procura di Genova ha chiesto il rinvio a giudizio per 29 poliziotti, tra dirigenti e funzionari, accusati a vario titolo di falso, calunnia, abuso d'ufficio e lesioni gravi in concorso tra loro. I 93 no global arrestati durante il blitz sono gia' stati tutti prosciolti dalle accuse.
"Avevamo gia' escluso i danni all'immagine nella vicenda dei black block - ha detto il sindaco - quindi abbiamo mantenuto lo stesso atteggiamento". La costituzione di parte civile del comune nel processo ai manifestanti violenti era stata respinta dai giudici.
"Eventualmente ci costituiremo parte civile per il ristoro dei danni materiali nei confronti dei due funzionari di polizia imputati dei danni ai computer. L'avvocato Manzitti ci dira' se la costituzione cosi' impostata e' ammissibile o no".
"Daremo accoglienza alle parti lese che arriveranno per l' udienza di fine giugno - ha detto il sindaco - persone che arriveranno da varie parti d'Italia". Alle domande dei cronisti su come si concretizzera' l'accoglienza, il sindaco ha risposto:
"Mi sembra giusto che abbiano assistenza. Vediamo di trovare loro un alloggio, dare un minimo di assistenza".

22 giugno 2004 - G8: DIAZ; 26/6 UDIENZA PRELIMINARE,RISCHIA SLITTAMENTO
ANSA:
G8: DIAZ; 26/6 UDIENZA PRELIMINARE,RISCHIA SLITTAMENTO
VICEQUESTORE IMPUTATO E' IN COMA DOPO INCIDENTE STRADALE
Potrebbe anche slittare l' udienza preliminare, che iniziera' sabato prossimo, in calendario fino ad ottobre, nei confronti di 29 poliziotti, tra alti dirigenti, funzionari e capisquadra, imputati per l' irruzione nella scuola Diaz, avvenuta il 21 luglio del 2001, durante il G8, sfociata nell' arresto e nel pestaggio di 93 no global.
Uno degli indagati infatti, il vicequestore romano Massimiliano Di Bernardini, 38 anni, ha avuto ieri sera, in sella alla sua moto, un incidente stradale e si trova ricoverato in ospedale in coma.
Il gup Daniela Faraggi, su istanza del pm o delle parti, potrebbe decidere infatti di rinviare l' udienza preliminare o di stralciare la posizione dell' indagato. Ma il difensore del vicequestore intende proseguire.
"Nel ribadire l' innocenza del mio assistito - ha commentato l' avv. Massimo Lauro del Foro di Roma - non chiedero' al giudice ne' il rinvio dell' udienza ne' lo stralcio, in quanto la volonta' di Di Bernardini e' quella di raggiungere al piu' presto la verita"".
Di Bernardini, attualmente a capo della sezione rapine della squadra mobile di Roma, e' il poliziotto che per primo parlo' delle due bottiglie molotov viste nella scuola la sera dell' irruzione in mano di Pietro Troiani, a sua volta indagato. Le bottiglie incendiarie sono state usate, secondo l' accusa, come false prove della polizia per giustificare l' arresto dei 93 manifestanti. Intanto il collegio difensivo degli imputati romani e la procura di Genova stanno redigendo le rispettive memorie conclusive da presentare davanti al giudice. I pm Enrico Zucca e Francesca Cardona Albini non l' hanno ancora depositata all' ufficio del gip, mentre i difensori la stanno aspettando per preparare le loro repliche. Il collegio difensivo comunque ha intenzione di chiedere di conoscere le prove documentali e di vedere i filmati. Di questi il piu' importante, ai fini dell' accusa, della durata di una decina di secondi, e' il famoso "conciliabolo" avvenuto davanti alla scuola Diaz, dopo la scoperta delle due bottiglie molotov. Al vertice improvvisato erano presenti tra gli altri Francesco Gratteri, ex capo dello Sco (Servizio centrale operativo), Giovanni Luperi, all' epoca vice comandante dell' Ucigos, Gilberto Caldarozzi, vice direttore Sco. In particolare dopo la notizia del ritrovamento nella scuola delle due molotov, si vede nel filmato Gratteri che parla concitato al telefono cellulare. "Stava semplicemente informando il suo superiore, Antonio Manganelli - ha spiegato il difensore, avv. Luigi Li Gotti - di questo ritrovamento".
La telefonata pero' aveva subito destato molti sospetti nei magistrati, soprattutto dopo la scoperta che le bottiglie incendiarie erano state portate all' interno dell' istituto non dai manifestanti, ma dalla polizia per fabbricare delle false prove contro i no global e giustificare inoltre la sanguinosa irruzione.
Altro episodio contestato ad alcuni indagati, come falso e calunnioso, e' quello della coltellata da parte di un manifestante, rimasto ignoto, all' agente scelto romano Massimo Nucera, a sua volta imputato.
Ci sono poi le firme sui verbali di arresto dei manifestanti di cui devono rispondere una decina di imputati tra cui Spartaco Mortola, ex dirigente della Digos di Genova, Nando Dominici, ex capo della squadra mobile, Salvatore Gava e Filippo Ferri.
L' ex capo del reparto mobile di Roma, Vincenzo Canterini, il suo vice Michelangelo Fournier e otto capisquadra sono invece accusati anche di lesioni personali per l' irruzione nell' istituto.
Le accuse contestate agli imputati sono, a vario titolo falso, calunnia, abuso d' ufficio e lesioni gravi in concorso.
Intanto sono attesi per venerdi' una trentina di ragazzi stranieri che quella notte si trovavano nella scuola Diaz. Sono parti offese nel processo e vengono dalla Germania, dall' Inghilterra e dalla Spagna, e saranno ospitati dal Comune di Genova. Il sindaco di Genova Giuseppe Pericu inoltre ha annunciato che l' amministrazione si costituira' parte civile per i danni subiti all' istituto Pascoli, dove era stato sistemato il centro stampa, danneggiato dall' irruzione arbitraria decisa da alcuni poliziotti.

22 giugno 2004 - G8: UN PROCESSO AD ALESSANDRIA
"La Repubblica"
Ad Alessandria nel mirino la penitenziaria. E sabato a Genova si decide la sorte dei 29 funzionari accusati dei falsi e delle violenze della Diaz
G8, violenze sui fermati primo agente alla sbarra
La preside della scuola Pertini nega la scuola a trenta reduci della "notte cilena" del 2001
MARCO PREVE
Mentre Genova si prepara ad affrontare il momento clou dell´inchiesta sulle violenze e i falsi della Diaz, è ad Alessandria che si celebra il primo processo contro un rappresentante delle forze dell´ordine per i fatti del G8. La settimana scorsa si è, infatti, tenuta la prima udienza contro un agente della polizia penitenziaria del carcere di Alessandria, imputato per il reato di lesioni. Secondo le accuse formulate dal sostituto procuratore Marcello Maresca, l´agente avrebbe malmenato alcuni dei detenuti che, tra il 22 e il 23 luglio 2001, vennero trasferiti dalla caserma di Bolzaneto negli istituti piemontesi e lombardi, in attesa degli interrogatori di garanzia.
Anche se molti "reduci" dalle umiliazioni e dalle violenze di Bolzaneto spiegarono che arrivare in un "carcere normale", fu come passare dall´inferno al paradiso, al loro ingresso a parecchi manifestanti non fu risparmiata un´accoglienza a suon di calci, insulti e manganellate.
Ci fu chi ebbe il coraggio civile di denunciare anche questi abusi. Come Evandro Fornasier, psicologo quarantenne torinese. Attraverso le sue dichiarazioni e le testimonianze di altri arrestati del G8, vennero individuati due poliziotti penitenziari. La posizione di uno venne archiviata, mentre il secondo, rinviato a giudizio, si è seduto nei giorni scorsi sul banco degli imputati.
Proprio quello che cercheranno di evitare, a cominciare da sabato, i 29 funzionari della polizia di stato per i quali i pm del pool G8 hanno chiesto il rinvio a giudizio. Tra di loro i capi di settori strategici come Franco Gratteri, responsabile dell´antiterrorismo o Giovanni Luperi, rappresentante italiano del pool europeo di investigatori che coordinano le indagini sugli integralisti islamici.
Le udienze preliminari (il calendario prevede diverse date fino a quest´utunno) davanti al giudice Daniela Faraggi si annunciano particolarmente tese. Anche se la pretattica non lascia trapelare molto, sembra logico aspettarsi dagli avvocati difensori dei poliziotti qualche colpo a sorpresa per tentare di bloccare, rinviare o trasferire il processo in altra sede. Soluzione, quest´ultima, già intrapresa nei mesi passati, ma bocciata dalla Cassazione. Le accuse nei confronti dei 29 vanno dal falso ideologico, all´abuso d´ufficio, alle lesioni, alla calunnia. Reati commessi nel corso della sanguinosa irruzione, la notte del 21 luglio 2001, nel dormitorio del Genoa Social Forum allestito nella scuola di via cesare Battisti. Quella notte, gli uomini della celere romana diretta da Vincenzo Canterini pestarono senza pietà tutti gli occupanti; un agente e un funzionario portarono all´interno dell´edificio due molotov sequestrate in corso Italia il giorno prima; alcuni tra i più noti superpoliziotti italiani firmarono verbali in cui attestavano il ritrovamento degli ordigni ed utilizzavano quindi dei falsi per attestare la pericolosità degli arrestati (contestazioni poi tutte archiviate) e sostenere così l´accusa di associazione a delinquere. Tra i presunti "bidoni" rifilati da appartenenti alla polizia di stato quella notte, anche le coltellate inferte da un aggressore, mai individuato, al corpetto di un agente della celere. Tagli che, secondo la procura, l´agente si sarebbe provocato da solo, come conferma una perizia eseguita dai carabinieri del Ris di Parma.
Un ricordo, quello della Diaz, che da ancora fastidio. Venerdì, infatti, arriveranno a Genova 33 ragazzi stranieri che quella notte si trovavano nella Diaz. Sono tutti parti offese del processo, e vengono dalla Germania, dall´Inghilterra e dalla Spagna. Il Comune si sta dando da fare per ospitarli, ma il loro desiderio più grande spiega l´avvocato Laura Tartarini "sarebbe quello di poter tenere una conferenza stampa all´interno della Diaz, ma nonostante le mie numerose richieste e solleciti la preside Carla Castelli non mi ha mai risposto".

23 giugno 2004 - G8: DIAZ, IL PROCESSO RISCHIA IL RINVIO
"La Repubblica"
IL CASO
Mancano quattro giorni all´inizio del dibattimento sulle violenze
Diaz, il processo rischia il rinvio
Alcuni legali vogliono citare il ministero dell´interno
Se qualcuno compirà il passo già sabato, lo slittamento sarà automatico
Domani, intanto, arriveranno in città i primi dei 33 "reduci" stranieri della notte
Meno 4 giorni dall´inizio delle udienze preliminari per le violenze e i falsi della Diaz. Sono, queste che precedono la fase che dovrà stabilire se rinviare a giudizio 29 funzionari della polizia, le ore delle strategie. Con alcune incognite che potrebbero stoppare immediatamente le udienze provocando un rinvio del calendario. Dipenderà dalla volontà di alcune parti offese (i 93 manifestanti arrestati nella scuola di via Battisti il 21 luglio 2001) e dei loro legali di citare per danni il Ministero dell´interno in quanto responsabile dell´operato dei suoi dipendenti, tra i quali alcuni dei massimi dirigenti della polizia italiana. Uno di loro, il vicequestore romano Massimiliano Di Bernardini, 38 anni, ha avuto lunedì sera, un grave incidente stradale e si trova ricoverato in ospedale in coma. Il giudice Daniela Faraggi, su istanza del pm o delle parti, potrebbe decidere di rinviare l´ udienza preliminare o di stralciare la posizione dell´ indagato. Ma il difensore del vicequestore intende proseguire.
Il dato certo è che il Ministero dell´interno, in quanto "datore di lavoro" dei 29 funzionari, verrà sicuramente citato per danni - dai no global pestati, arrestati e calunniati - all´inizio della fase dibattimentale, nel caso il gup decida per il rinvio a giudizio. Ma esiste la possibilità che qualcuno voglia compiere il passo già sabato, e questo comporterebbe un automatico rinvio di diversi giorni delle udienze. Non avrà invece ripercussioni la costituzione di parte civile che il Comune ha già annunciato e verrà formalizzata nelle prossime ore. Ma l´aspetto schermaglie non può non tener conto delle mosse della difesa. I legali dei poliziotti, che già in passato tentarono - senza successo poiché la Cassazione respinse il ricorso - di far trasferire il processo a Torino, potrebbero infatti ottenere un rinvio o una sospensione anche per questioni secondarie come errori nelle notifiche degli atti.
Di questi ed altri aspetti si discuterà oggi, nell´incontro che, nel tardo pomeriggio, un gruppo di avvocati dei no global avrà con i magistrati del pool G8. "Nessuna riunione di carbonari ma tutto alla luce del sole" scherza un avvocato, precisando che le parti si vedranno nella biblioteca della procura proprio a fianco degli uffici del capo dell´ufficio, Francesco Lalla. Domani, intanto, arriveranno in città i primi dei 33 "reduci" stranieri della notte della Diaz. A nome loro, ieri, dalle pagine di Repubblica, l´avvocato Tartarini si era detta dispiaciuta per la mancata risposta della preside della scuola Diaz-Pertini alla richiesta di fornire una sala dell´istituto, per una conferenza stampa. La preside Carla Castelli ha però voluto specificare "di aver risposto con una lettera raccomandata (Laura Tartarini ha spiegato di non averla ancora ritirata, ndr)", senza però voler specificarne il contenuto. La preside si è limitata a sottolineare "che in questi giorni la scuola è impegnata negli esami di stato". Logico supporre, quindi, che la Diaz non ospiterà conferenze stampa.
(marco preve)

25 giugno 2004 - G8: DIAZ; NO GLOBAL A GENOVA PER ACCUSE A POLIZIOTTI
ANSA:
G8: DIAZ; NO GLOBAL A GENOVA PER ACCUSE A POLIZIOTTI
DOMANI UDIENZA PRELIMINARE PER LA SANGUINOSA IRRUZIONE
Sono venuti dall' Inghilterra, come Mark, un polmone leso da una manganellata, dalla Germania, come Lena, che e' stata trascinata per i capelli lungo una rampa di scale, dalla Francia, dalla Spagna, ma anche dall' Italia. Sono i 'ragazzi' della Diaz, quelli che al G8 del 2001 furono arrestati e picchiati durante un blitz delle forze dell' ordine e che hanno deciso di costituirsi parte civile all' udienza preliminare contro 29 poliziotti che si terra' domani a Genova.
Nell' aula bunker del tribunale, presidiato dalle forze dell' ordine, si troveranno faccia a faccia con i poliziotti accusati di falso, calunnia, e lesioni gravi nei loro confronti. Davanti al gup Daniela Faraggi sfileranno infatti i giovani no global e i dirigenti, funzionari e capisquadra che parteciparono a vario titolo all' irruzione sanguinosa, poi culminata in 93 arresti. Tutti gli occupanti della Diaz sono stati prosciolti dalla magistratura.
Intanto alcuni avvocati dei no global hanno annunciato la costituzione di parte civile anche contro il Ministero dell'economia per ottenere un eventuale risarcimento danni. In tal caso l' udienza verrebbe rinviata di dieci giorni per concedere all' avvocatura dello Stato di prendere visione dell' istanza. Altro rinvio potrebbe venire deciso dal gup anche per l' assenza del vicequestore romano Massimiliano Di Bernardini, 38 anni, uno degli indagati, in gravi condizioni all' ospedale. Il giudice, dopo il deposito della memoria dell' accusa, potrebbe infatti decidere, su istanza delle parti, di rinviare l' udienza preliminare o di stralciare la posizione dell' indagato. Ma il difensore del vicequestore intende proseguire.
Di Bernardini, attualmente a capo della sezione rapine della squadra mobile di Roma, e' il poliziotto che per primo parlo' delle due bottiglie molotov viste nella scuola la sera dell' irruzione in mano di Pietro Troiani.
Saranno presenti invece all' udienza, tra gli altri, Francesco Gratteri, ex capo dello Sco (Servizio centrale operativo), Giovanni Luperi, all' epoca vice comandante dell' Ucigos, Gilberto Caldarozzi, vice direttore Sco, il dirigente Lorenzo Murgolo, Spartaco Mortola, ex dirigente della Digos di Genova, Nando Dominici, ex capo della squadra mobile, Vincenzo Canterini, ex capo del reparto mobile di Roma, il suo vice Michelangelo Fournier, otto capisquadra, e i vicequestori Salvatore Gava, Filippo Ferri e Pietro Troiani.
L' udienza di domani comunque si articolera' con l' esame delle notifiche, la costituzione di parte civile dei no global e del Comune di Genova e con le eccezioni che presenteranno i difensori dei poliziotti. Tra queste ultime potrebbe anche essere sollevato il legittimo sospetto previsto dalla legge Cirami per spostare il procedimento in altra sede. Il collegio difensivo comunque ha intenzione di chiedere di conoscere le prove documentali e di vedere i filmati.
L' irruzione avvenne nella notte tra il 21 e il 22 luglio: dentro la scuola erano un centinaio, 93 furono quelli arrestati e quasi tutti picchiati, e in molti furono poi portati all' interno della caserma di Bolzaneto, dove dissero di aver subito altre violenze. In molti sono tornati per la prima volta a Genova dopo i giorni del 2001, altri hanno preferito mandare gli avvocati a rappresentarli "perche' - hanno spiegato all' unisono legali britannici, spagnoli e francesi - tutti hanno pensato che fosse importante esserci".
Per tanti, pero', la paura ha lasciato spazio alla voglia di giustizia, di sapere la verita' su chi fu responsabile di quanto avvenuto quella sera: "Ho 62 anni - racconta Arnaldo, fazzoletto rosso al collo e un cartello sempre appeso al collo con scritto 'sono uno della Diaz' - ma gli agenti quella notte non si fermarono neanche davanti a me e ne uscii con parecchie ossa rotte: sono qui perche' voglio sapere chi fu il responsabile".
I volti della Diaz, pero', sono quelli di tanti ragazzi stranieri, oggi come allora con sandali e piercing, che hanno riattraversato mezza Europa non per manifestare "ma per sapere la verita"". Una delegazione ha anche incontrato il sindaco di Genova, per chiedergli solidarieta': "la citta' si sente in debito - ha risposto oggi Giuseppe Pericu - verso chi era venuto qui a manifestare, secondo un organizzazione che noi abbiamo condiviso, e non ha potuto farlo".

26 giugno 2004 - G8: DIAZ; COMINCIATA UDIENZA PRELIMINARE
ANSA:
G8: DIAZ; COMINCIATA UDIENZA PRELIMINARE
E' cominciata stamani, alle 9.30, davanti al Gup Daniela Paraggi, l' udienza preliminare a carico di 29 poliziotti imputati per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz, avvenuta il 21 luglio del 2001, durante il G8, in cui vennero arrestati 93 no global poi prosciolti. I reati contestati sono falso, calunnia, lesioni gravi e abuso d' ufficio in concorso. In particolare, i poliziotti devono rispondere dell' accusa di aver portato nella scuola due bottiglie molotov per usarle come false prove a carico dei manifestanti.
Una lunga coda di no global, parti offese nel procedimento, e di poliziotti (alti dirigenti, funzionari e capi squadra), si e' formata questa mattina davanti all' Aula Magna del tribunale di Genova per i controlli da parte delle forze dell' ordine. Tra i poliziotti presenti oggi in aula ci sono Francesco Gratteri, ex capo dello Sco, il suo vice dell' epoca Gilberto Caldarozzi, Giovanni Luperi, all' epoca vice comandante del Ucigos, Spartaco Mortola, ex capo della Digos genovese, Nando Dominici, Squadra Mobile genovese, ed il vice questore Filippo Ferri, ex capo della Squadra Mobile della Spezia.
Rappresentato dal suo legale, avvocato Massimo Lauro del Foro di Roma, e' il vice questore Romano Massimiliano Di Bernardini, in gravi condizioni all' Ospedale per un incidente stradale.
L' udienza, dopo le prime fasi procedurali e l' appello degli imputati, potrebbe venire rinviata su richiesta delle parti per l' assenza di Di Bernardini. Il rinvio potrebbe venire deciso anche per la costituzione annunciata di parte civile dei no global contro il ministero dell' Economia.
L' udienza, che si svolge a porte chiuse e che si articolera' sino ad ottobre, e' cominciata con le prime eccezioni procedurali.

G8: DIAZ; CONCLUSA PRIMA UDIENZA PRELIMINARE A GENOVA
E' terminata alle 16,30 l' udienza preliminare nei confronti di 29 poliziotti, accusati a vario titolo di falso, calunnia, falso ideologico e lesioni gravi in concorso, per l' irruzione nella scuola Diaz, avvenuta durante il G8 del 2001.
Il gup infatti, su richiesta dei difensori, ha concesso i termini alla difesa per controllare le numerose costituzioni di parte civile. Il giudice quindi ha rinviato a sabato prossimo la prosecuzione dell' udienza preliminare.
L' on. Alfredo Biondi (FI), difensore del vicequestore Pietro Troiani, uno degli imputati, ha gia' annunciato che chiedera' un ulteriore slittamento per suoi impegni parlamentari all' Aja.

G8: DIAZ; STRALCIATA POSIZIONE VICE QUESTORE DI BERNARDINI
Il Gup Daniela Faraggi ha stralciato la posizione del vicequestore Massimiliano Di Bernardini, ricoverato nei giorni scorsi in stato di coma in ospedale dopo un grave incidente stradale. Di Bernardini e' uno dei 26 polizotti imputati per l' irruzione nella scuola Diaz, durante il G8 del 2001 a Genova. Il procedimento a suo carico e' stato rinviato dal giudice al 20 luglio.
Di Bernardini, attualmente a capo della Sezione rapine della Squadra Mobile di Roma, e' il poliziotto che per primo parlo' delle due bottiglie molotov, viste nella scuola la sera dell' irruzione nelle mani di Pietro Troiani, a sua volta imputato. Le bottiglie incendiarie sono state usate, secondo l' accusa, come false prove della Polizia per giustificare l' arresto dei 93 manifestanti, poi tutti prosciolti.

G8: DIAZ; UDIENZA PRELIMINARE TRA SCARAMUCCE E SIT-IN
STRALCIATA POSIZIONE POLIZIOTTO ROMANO IN COMA
(di Paola Mattarana)
In aula giudici e avvocati impegnati in scaramucce preliminari; all'esterno sit-in pacifico dei no global che hanno presentato come significativo simbolo un grande Pinocchio di legno colorato di bianco, rosso e verde.
Si e' svolta cosi' l'udienza preliminare nei confronti di 29 poliziotti, che dovra' decidere se rinviare o meno a giudizio gli imputati della sanguinosa irruzione nella scuola Diaz, avvenuta il 21 luglio del 2001, durante il G8.
L' udienza, durata circa sei ore, e' stata dedicata all' appello degli imputati e alle costituzioni di un centinaio di parti civili. Quindi e' stata rinviata dal gup Daniela Faraggi a sabato.
Il gup infatti, su richiesta dei difensori, ha concesso i termini alla difesa per controllare le numerose costituzioni di parte civile. Molto probabilmente l' udienza slittera' ancora per impegni parlamentari dell' on. Alfredo Biondi, difensore di Pietro Troiani, uno degli imputati.
Nel corso dell' udienza e' stato espulso un avvocato tedesco, codifensore di alcuni no global, perche' scattava foto agli imputati con il telefono cellulare.
Nonostante i timori della vigilia per l' ordine pubblico, che hanno fatto blindare con uno schieramento di forze dell' ordine il Palazzo di Giustizia, i manifestanti no-global si sono riuniti solo in un sit-in pacifico davanti al tribunale e hanno fatto un corteo fino in piazza De Ferrari, davanti a Palazzo Ducale, nell' ex "zona rossa" del G8. Alcuni avevano al collo un cartello con le foto delle mura e dei termosifoni della caserma Diaz imbrattati di sangue. Sotto, una didascalia a ricordo della "notte cilena".
Nel corso dell' udienza il gup ha deciso inoltre lo stralcio e il rinvio al 20 luglio del procedimento a carico del vicequestore Massimiliano Di Bernardini, ricoverato in stato di coma in ospedale dopo un grave incidente stradale.
Di Bernardini, assistito dall' avv. Massimo Lauro del Foro di Roma, e' il poliziotto che per primo parlo' ai magistrati delle due bottiglie molotov, viste nella scuola la sera dell' irruzione nelle mani di Pietro Troiani, a sua volta imputato. Le bottiglie incendiarie sono state usate, secondo l' accusa, come false prove della polizia per giustificare l' arresto dei 93 manifestanti, poi prosciolti.
E' stato inoltre revocato dai suoi quattro assistiti l' on. Ignazio La Russa di An. La difesa e' stata assunta dall' avvocato Piero Porciani.
Intanto oggi i legali dei 93 manifestanti arrestati nella scuola Diaz, hanno presentato la costituzione di parti civili, unitamente ad altri quattro no global picchiati davanti all' istituto, e ad una ventina di altre persone, tra cui la presidente del Comitato Verita' e Giustizia per Genova, Enrica Bartesaghi, per le ferite riportate dalla figlia Sara, il gruppo di Radio Gap, Onda Rossa e i medici e infermieri del Medical Social Forum.
Tra i 16 poliziotti presenti oggi in aula c' erano Francesco Gratteri, ex capo dello Sco, il suo vice Gilberto Caldarozzi, Giovanni Luperi, all' epoca vice comandante del Ucigos, Spartaco Mortola, ex capo della Digos genovese, Nando Dominici, ex dirigente della Squadra Mobile genovese, il vice questore Filippo Ferri, ex capo della Squadra Mobile della Spezia.
Nelle prossime udienze potrebbe anche essere sollevato da qualche avvocato il legittimo sospetto previsto dalla legge Cirami per spostare il procedimento in altra sede. Il collegio difensivo comunque ha intenzione di chiedere le prove documentali e di vedere i filmati.
"Noi abbiamo piena fiducia nei giudici genovesi - ha commentato l' avv. Maurizio Mascia, difensore di Mortola e di Dominici - che pensiamo non siano influenzabili da fattori esterni".
L' accusa invece, rappresentata dai pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, si e' riservata di presentare la copiosa memoria, di oltre 200 pagine, alle prossime udienze, quando si entrera' nel merito del procedimento.

27 giugno 2004 - G8: DIAZ, COMINCIA IL PROCESSO
"Il Manifesto"
Diaz, gelo nell'aula bunker
Al via il processo. Canterini e i suoi non si presentano
La Russa molla L'onorevole di An rinuncia alla difesa dei poliziotti. Sfuma, per ora, il ricorso alla Cirami. Si riparte il 1 luglio
ALESSANDRO MANTOVANI
INVIATO A GENOVA
Si sono ritrovati nell'aula bunker del tribunale, a due anni e undici mesi da quella notte di violenza e di bottiglie molotov fasulle. I superpoliziotti imputati con i loro legali e, nei banchi appena dietro, i giovani (e i meno giovani) italiani, tedeschi, inglesi, spagnoli e svizzeri che vennero massacrati e arrestati alla scuola Diaz. A tre capisquadra della celere romana è toccato sedere in fondo, quasi in mezzo ai no global. Gelo nell'aula piena. Indifferenza ostentata. Tensione e sguardi di traverso. Solo il vecchio Arnaldo Cestaro, vicentino di 65 anni, ha avuto il coraggio di puntare su Franco Gratteri, l'attuale capo dell'antiterrorismo che è il volto più noto tra gli imputati, per stringergli la mano e mostrare una sua foto dell'estate 2001: stava sulla sedia a rotelle con fratture alle braccia, alla gambe e alle costole, perché alla Diaz venne letteralmente travolto dalle manganellate e dai calci. E quando hanno fatto l'appello Arnaldo ha risposto: "Presente, purtroppo, grazie al dottor Gratteri". Scenette divertenti sull'abbigliamento: la giudice Daniela Faraggi ha richiamato un giovane tedesco perché era in canottiera, l'avvocato Alfredo Biondi ha bacchettato il collega Dario Rossi perché non era in giacca e cravatta. "La prossima volta vengo in costume", minacciava l'ex ministro della giustizia e parlamentare di Forza Italia. Biondi assiste il vicequestore Pietro Troiani, l'uomo che fece portare nel cortile della Diaz le due bottiglie incendiarie utilizzate per arrestare i no global.
Tra imputati, persone offese, avvocati e consulenti c'erano più di duecento persone. Non volevano mancare all'udienza preliminare (a porte chiuse) del processo a 29 dirigenti, funzionari e agenti di ps che parteciparono all'operazione conclusiva del G8 genovese, l'assalto al dormitorio del Genoa social forum dopo due giorni di manifestazioni e di scontri con un morto e centinaia di feriti. Gratteri, l'allora suo vice al Servizio centrale operativo (Sco) Gilberto Caldarozzi, Gianni Luperi che dirige la sezione informativa dell'antiterrorismo, l'ex capo della digos genovese Spartaco Mortola, il vicequestore Filippo Ferri e altri sono accusati di falso e calunnia, essenzialmente per le due molotov. Vincenzo Canterini, il suo vice e gli altri responsabili del reparto mobile (ex celere) di Roma, ai quali venne affidata l'irruzione nell'edificio, rispondono di concorso in lesioni personali per il pestaggio, che rese obbligatorio il ricovero per ben 61 dei 93 arrestati: gli autori materiali delle violenze non sono stati identificati e molti di loro non appartenevano al reparto romano. Ne fa parte, invece, Massimo Nucera, accusato di essersi inventato una coltellata.
Su dodici imputati della celere romana c'erano solo quattro caposquadra, presenti anche per revocare il mandato a un avvocato di peso, il coordinatore di An Ignazio La Russa, affidandosi unicamente al milanese Pietro Porcelli, uscito tanti anni fa dallo studio La Russa. L'ex comandante Canterini e i suoi, tutti assistiti dall'avvocato Silvio Romanelli, non si sono presentati. Come Troiani, il vicequestore delle molotov, e Michele Burgio, l'ex agent