Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2004: gennaio-marzo |
8 gennaio 2004 - LIBRO SU POLIZIA E PROTESTA
"Il Corriere della sera"
ANTEPRIMA La più completa storia delle forze dell'ordine dalla Liberazione alle recenti manifestazioni del movimento no global
Potere e cittadini: il pendolo della polizia
Polizia del re o polizia dei cittadini? Braccio armato del potere o organo statuale garante dei diritti? Il primo studio completo sull'ordine pubblico in Italia dalla Liberazione a oggi, Polizia e protesta edito da Il Mulino, si apre con la lunga repressione, in molte circostanze sanguinosa (109 civili uccisi in scontri e incidenti tra il '47 e il '54), guidata dal ministro dell'Interno democristiano Scelba, e si chiude con i gravi episodi che macchiarono il comportamento degli uomini in divisa durante il G8 del 2001 a Genova (ministro il berlusconiano Scajola): fermi arbitrari, sevizie e pestaggi ai fermati, falsificazione di prove. Sembrerebbe quasi che in cinquant'anni nulla sia cambiato nel nostro Paese e che la polizia sia invariabilmente uno strumento violento nelle mani dei governi. In realtà i due autori del saggio, Donatella della Porta e Herbert Reiter, spiegano, attraverso una documentazione ricca di statistiche, ricostruzioni, atti parlamentari, interviste, come il rapporto tra ordine pubblico e libertà di manifestazione abbia vissuto fasi alterne, segnate da passi avanti (in complesso, nettamente prevalenti) e regressioni, sullo sfondo di un quadro legislativo sempre piuttosto ambiguo. Il delicato equilibrio, mai giunto, a differenza che in Inghilterra, al consolidamento di norme e prassi, da noi risulta legato a una serie di variabili in continua oscillazione. Determinante è chi comanda, certo, il colore dell'esecutivo. Ma pesano anche la linea più o meno intransigente dell'opposizione, la capacità di controllo dei sindacati, l'affacciarsi sulla piazza di nuovi soggetti e movimenti sociali, l'organizzazione e la mentalità delle forze dell'ordine.
L'inizio fu difficile perché l'Italia repubblicana dovette fare i conti con la continuità pressoché integrale della polizia fascista, e bisogna peraltro sottolineare che fece pochissimo per alleggerire quell'eredità.
Al termine dei processi celebrati nei primi tre mesi dopo la Liberazione vi furono appena tre poliziotti "dispensati dal servizio", ossia espulsi, e la percentuale degli epurati venne mantenuta sempre bassa nella convinzione che il coinvolgimento con il regime fosse stato generale e fossero da colpire soltanto i casi più eclatanti per non smobilitare l'intero corpo.
Ancora più significativa risultò la mancata revisione del Testo unico di Pubblica Sicurezza come se una democrazia potesse avvalersi indifferentemente delle regole usate da una dittatura. Dc e Pci, forzati alleati di governo, avevano prospettive diverse e non riuscirono a mettersi d'accordo, sperando ciascun partito di poter riscrivere più tardi il Testo a proprio piacimento. Modello di polizia, dunque, immutato: centralizzata, militarizzata, con ampio margine discrezionale sul campo. La concezione autoritaria del fascismo andava oltre l'ordine pubblico materiale per puntare a quello ideale, inteso come omogeneizzazione del pluralismo a determinati valori. Così ripresero a funzionare gli uffici politici nelle questure e il casellario delle schedature.
Unica novità l'introduzione della Celere, con i suoi spiegamenti in massa e la forza d'urto nello scioglimento delle manifestazioni (cariche, lacrimogeni, caroselli), che si rivelò poi utile strumento coercitivo per la politica inaugurata da Scelba e proseguita lungo il decennio successivo (ministro, dal '55, il dc Tambroni). Lo spartiacque era stato l'esito delle elezioni nel '48: sconfitta del fronte popolare, passaggio dei comunisti a un'opposizione dura e frequente ricorso alla piazza. La tragica prova generale si ebbe con lo sciopero nazionale dopo l'attentato a Togliatti: 6 agenti e 11 dimostranti uccisi.
C'è da notare che fino al '69 non si sarebbe registrata più alcuna vittima tra i poliziotti in servizio d'ordine mentre ancora molti cittadini sarebbero morti. Per esempio, durante la protesta contro la serrata delle Fonderie riunite a Modena, quando gli agenti aprirono il fuoco, ammazzando 6 persone. Una strage. L'indomani l'irriducibile Scelba telegrafò ai prefetti: "Il Paese esige ordine, sicurezza et tranquillità". Gli autori dello studio caratterizzano questo periodo come una "guerra civile fredda", che si dipanava in parallelo con la forte contrapposizione internazionale. Tra reale pericolo e psicosi aggiunta, la polizia perseguiva un "nemico interno", da fermare ad ogni costo. Denunciava, arrestava, proibiva comizi e cortei della sinistra, adducendo l'insufficienza del preavviso. Vigilava sull'affissione di manifesti e perfino sulla raccolta di fondi. Fu bloccato un volantino-appello dell'Udi per l'assistenza invernale ai poveri finché non venne cancellata la frase "aiutiamo i disoccupati" lasciando la più neutra "aiutiamo i bisognosi".
I numerosi scioperi, di braccianti al Sud come di operai al Nord, erano giudicati atti pressappoco sovversivi, indipendentemente dalle motivazioni sociali ed economiche. La Dc, in effetti, muoveva dal presupposto che il Pci volesse utilizzare le libertà costituzionali per arrivare al potere e sopprimerle. E lo "scelbismo" nutriva la certezza che i comunisti avessero quadri paramilitari segreti e un piano insurrezionale già predisposto. Il fatto che il piano probabilmente esistesse, se non altro in chiave difensiva per i casi di golpe o messa al bando, non significa, tuttavia, che ogni manifestazione ne fosse un'azione preparatoria. Si è parlato per quel periodo di "democrazia protetta", ma dall'altro lato sembrò una "democrazia limitata".
Pur aperti dai gravissimi incidenti durante le diffuse dimostrazioni contro il congresso missino a Genova che provocarono la caduta del governo di centro-destra guidato da Tambroni (9 morti), gli anni Sessanta segnarono un miglioramento nel rapporto tra polizia e piazza. Cambiò innanzitutto il quadro romano perché il Psi, dopo avere a lungo fiancheggiato i comunisti, acconsentì ad avviare, accanto alla Dc, la stagione del centro-sinistra. L'uccisione di un operaio a Ceccano, nel '62, alimentò per la prima volta nelle file della maggioranza la richiesta di una nuova politica dell'ordine pubblico. Si cominciò a discutere sulla limitazione nell'uso delle armi e il ministro dell'Interno Taviani, pure democristiano ma di orientamento diverso dai predecessori, disse che gli agenti dovevano "sentirsi al servizio della legge e degli stessi cittadini". Sta di fatto che dall'ottobre '62 al '68 non ci furono altre vittime.
Il governo tentò anche di riformare il modello di polizia, ma le divergenze, tra le ali estreme di Dc e Psi, risultarono insanabili: legge approvata al Senato e mai alla Camera. A oltre vent'anni dal fascismo le norme del Testo di Ps sarebbero rimaste perfettamente inalterate se non fosse intervenuta la Consulta che, tra il '56 e il '65, aveva emesso 12 sentenze di illegittimità costituzionale per altrettanti articoli.
L'autunno caldo nelle fabbriche e la contestazione studentesca, sul finire del decennio, tornarono a inasprire i comportamenti della polizia. Per quanto riguarda le dimostrazioni sindacali fu applicata una decisa repressione preventiva, fitta di denunce e divieti, ma si evitarono, dopo i morti di Avola e di Battipaglia, altri scontri gravi e con il tempo si giunse a strategie di mediazione e negoziato. La protesta giovanile restò, invece, una spina nel fianco.
Contro le tecniche di guerriglia urbana le precedenti esperienze della Celere si rivelarono spesso inutili. Ricorda un agente: "Era come se i ragazzi si prendessero gioco di noi". Gioco tragico perché entrambi i fronti subirono molte vittime: dallo studente milanese Franceschi alla romana Giorgiana Masi, dalla guardia Annarumma al sottufficiale Custrà.
Mentre incominciava il terrorismo br e proseguivano le stragi propiziate da estrema destra e servizi deviati, sempre più frequentemente scendevano in strada i commandos di autonomi con le fatidiche P38. In quel clima si registrò un mutamento molto importante nello scenario politico. Il Pci del compromesso storico si avvicinò alla Dc e appoggiò apertamente il governo in difesa della democrazia, contro l'insidia dei gruppi più radicali.
Gli anni '80 e '90 più che alla storia, data la vicinanza, appartengono alla cronaca e si dimostrano per lo studio meno interessanti giacché il panorama dell'ordine pubblico perse complessità. Una relativa pace sociale, la consacrata responsabilizzazione dei sindacati e della polizia, che ottiene finalmente nell'81 la sua riforma. I nuovi sfidanti sono i centri sociali e gli ultras degli stadi, affrontati come facinorosi, teppisti, fautori di violenza fine a se stessa. A parte gli abusi e la battaglia al G8 di Genova (morte di Carlo Giuliani), fino a oggi ordinaria amministrazione. Ci sarebbe, semmai, da preoccuparsi per il futuro. L'insofferenza alla crisi degli strati più bassi, gli scioperi selvaggi e i blocchi stradali, le minacce di tolleranza zero non lasciano presagire tempi tranquilli. Polizia del re o dei cittadini?
Il libro di Donatella della Porta e Herbert Reiter, "Polizia e protesta", uscirà la prossima settimana da Il Mulino (pagine 364, 24)13 gennaio 2004 - ARRESTATO D'ERME PER SCONTRI A VERTICE EUROPEO
"Il Corriere della sera"
Scontri al vertice europeo, D'Erme arrestato
Il consigliere di Rifondazione ai domiciliari con altri 11. I no global: giovedì corteo fino alla casa del premier
ROMA - Al suo posto in consiglio comunale ieri c'era soltanto una maglietta con la scritta "Bersaglio". Dall'alba Nunzio D'Erme, leader romano dei Disobbedienti, eletto per Rifondazione comunista, era invece agli arresti domiciliari. Accusato di aver partecipato agli scontri durante la manifestazione contro il vertice europeo organizzata a Roma il 4 ottobre scorso dal movimento New Global che fu preceduta da sacchi di letame scaricati davanti alla casa del premier Berlusconi. Indagato, insieme a 11 persone (per altre due è scattato l'obbligo di firma), per violenza e resistenza "essendosi opposto alle forze dell'ordine, con il volto travisato, aggredendole con catene e bastoni". "Sarà la magistratura a decidere - commenta il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu - ma è chiaro che chi pratica la violenza politica in piazza o altrove prima o poi paga. Ed è giusto che paghi". Per D'Erme ora sembra scontata la sospensione dalla carica di consigliere.
L'ACCUSA - Gli accertamenti della Digos si sono concentrati sui filmati registrati quel giorno. "D'Erme - scrive il gip nell'ordinanza - viene ripreso in prima fila nello schieramento dei manifestanti con indosso un casco da motociclista semintegrale grigio privo di visiera e travisato con un fazzoletto rosso tipo bandana in viso, armato di scudo di plexiglas e mazza di legno. Lo stesso è stato riconosciuto durante gli scontri mentre colpiva con la mazza le forze dell'ordine preposte allo sbarramento e poi ripreso nell'atto di lanciare un oggetto in direzione del contingente di polizia". Il resto, dicono i magistrati, lo hanno fatto le testimonianze degli agenti: "D'Erme è stato notato nell'atto di indossare il casco e coprirsi il volto con il fazzoletto poco prima di raggiungere il luogo degli incidenti. Nel fotogramma 16 di polizia scientifica al termine della manifestazione, all'altezza della metropolitana Laurentina porta ancora con sé il casco da motociclista utilizzato durante gli scontri".
IL CAMION - Tra le contestazioni c'è anche quella di aver affittato un Tir, poi sequestrato, "sul quale i manifestanti caricarono tra l'altro 54 scudi artigianali di plexiglas, 2 coltelli, un pugnale, 4 bastoni di legno, 2 bastoni di ferro e 4 caschi". La Digos ha accertato che il camion fu affittato dai Giovani Comunisti e utilizzato prima del corteo anche dalla parlamentare di Rifondazione Graziella Mascia.
LA PERQUISIZIONE - Quando gli agenti sono arrivati nel suo appartamento di via Amelia, dove il consigliere vive con la madre, hanno notificato l'ordinanza e poi perquisito l'abitazione portando via un giubbotto, un paio di jeans, un fazzoletto e un paio di scarpe da ginnastica per confrontarli con gli indumenti ripresi nei filmati. Lo scontro tra accusa e difesa si giocherà naturalmente sull'identificazione dei manifestanti attraverso i video, ma anche sulla reale necessità di ordinare la cattura tre mesi dopo i fatti. Una decisione che il gip giustifica sottolineando come "la condotta serbata durante le varie fasi della manifestazione e le azioni poste in essere nel corso dei gravi scontri con le forze di polizia, rendono evidente la puntuale organizzazione delle modalità delittuose, frutto di una precisa e preordinata strategia criminale". Il magistrato parla di "particolare propensione degli indagati alla violenza e ad atti di intemperanza verso la società civile e verso rappresentanti delle istituzioni dello Stato".
LA PROTESTA - "Giovedì marceremo fino a casa del presidente Berlusconi. Questa è la sua vendetta per il letame che gli fu scaricato sotto Palazzo Grazioli il giorno precedente alla manifestazione dell'Eur". Reagiscono in maniera decisa i Disobbedienti e annunciano nuove iniziative di protesta contro "la volontà repressiva di comprimere la contestazione sociale decapitando il movimento romano". Il prefetto Achille Serra è già in allerta: "Non li faremo avvicinare".
Fabrizio Caccia Fiorenza SarzaniniIL LEADER INDAGATO
"Sì, avevo casco e scudo. Ma quello con il bastone non sono io"
"È normale indossare protezioni, ci siamo ritirati dopo la carica della polizia"
ROMA - "Ma guarda un po'? Questo giudice ha scoperto ora come ci vestiamo noi Disobbedienti..." Chiuso in casa sua, al quinto piano di un grande palazzo del Tuscolano, alla periferia di Roma, Nunzio D'Erme, il consigliere comunale no global eletto nelle file di Rifondazione comunista, ha reagito all'arresto domiciliare come un leone in gabbia. Il suo avvocato Marco Lucentini l'ha trovato così, mentre macinava chilometri nel corridoio di casa sotto lo sguardo preoccupato della madre Paola, intenta a preparargli un piatto di pasta.
"Mi sarei travisato con un casco in testa, una bandana rossa sul volto, uno scudo di plexiglas per non prendere colpi addosso? Capirai che scoperta... - ha detto Nunzio D'Erme, riferendosi alla descrizione fatta di lui dal gip Finiti -. Lo sanno tutti come ci presentiamo alle manifestazioni: quella è la copertura che avevamo deciso di avere e che è normale in occasioni come quella dell'Eur. Dopodiché io non ho dato mazzate a nessuno. Ecco cosa dirò al gip che mi ha fatto arrestare".
Sotto, per strada, in via Amelia, un gruppo di no global romani arrivati in un mini-corteo improvvisato sotto la guida di Guido Lutrario, uno dei pochi leader rimasti a piede libero, intanto gli lanciava slogan di solidarietà finché D'Erme non si è affacciato al balcone, corredato di una bandiera arcobaleno della pace, per dire soltanto: "Ahò, statevene boni, sennò qua me fate vergognà...".
Poi D'Erme è tornato a occuparsi del suo arresto. "Avvocato, tre poliziotti della Digos m'hanno svegliato alle 6 del mattino e m'hanno perquisito la casa per la seconda volta in tre mesi - ha ricordato D'Erme -. Hanno preso un giubbino nero e un fazzoletto rosso dentro un cassetto. Figuriamoci! Hanno portato via anche un paio di jeans e le scarpe da ginnastica. Poi mi hanno portato in Questura e rifatto per l'ennesima volta le foto segnaletiche. Come se non ce le avessero già. Qui c'è qualcuno che si sta a vendicare... E intanto ha anche trovato il modo di iniziare la campagna elettorale...".
Il gip scrive però che all'Eur, il 4 ottobre, D'Erme ha colpito con una mazza le forze dell'ordine e che in seguito è stato visto e ripreso nell'atto di lanciare un oggetto in direzione del contingente di polizia che inseguiva i manifestanti. "Voglio proprio vedere questi fotogrammi - ha protestato D'Erme -. Non sono certo io. Quando la carica della polizia ha sbaragliato la nostra posizione difesa col plexiglas ce ne siamo andati. L'hanno visto tutti, anche in tv... E in ogni caso io non ho dato nessuna mazzata. E non ho lanciato un bel niente".
Suonano alla porta. Parlamentari di Rc come Elettra Deiana e Giovanni Russo Spena, la vicepresidente del consiglio comunale Monica Cirinnà, la vicepresidente del consiglio provinciale Rosa Rinaldi. D'Erme non può parlare. Intanto cammina su e giù per la casa.
Paolo BrogiLa prima revoca dopo l'azione con il letame
LA PROTESTA Il 4 ottobre scorso, durante la Conferenza Intergovernativa, alcuni no global si scontrano con la polizia. Il giorno prima avevano versato 110 chili di letame davanti alla residenza romana di Silvio Berlusconi in via del Plebiscito
GLI ARRESTI
Ieri, 12 no global sono stati messi agli arresti domiciliari con le accuse di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, danneggiamento e manifestazione non autorizzata
NUNZIO D'ERME
Alle azioni del 3 e 4 ottobre partecipa anche il consigliere del Comune di Roma Nunzio D'Erme (Prc), leader dei Disobbedienti romani. Il blitz del letame gli costa la delega al "bilancio partecipativo" che il sindaco Veltroni trasferisce all'organizzazione no global per le occupazioni di stabili Action, di cui D'Erme è attivista. Da ieri, D'Erme è agli arresti domiciliari13 gennaio 2004 - G8: CONCLUSE INDAGINI SU NO GLOBAL CENTRO SOCIALE ASKATASUNA
ANSA:
G8: CONCLUSE INDAGINI SU NO GLOBAL CENTRO SOCIALE ASKATASUNA
RINVIATO A GIUDIZIO L' IRANIANO OMID TABAR FIROUZI
Per le violenze di piazza e i danneggiamenti che si sono verificati a Genova nel luglio del 2001, durante i giorni del G8, si e' conclusa l' istruttoria su alcuni frequentatori del centro sociale torinese "Askatasuna". Si tratta di Andrea Rostellato, dei fratelli Federico e Massimo Guido, e di Giorgio Rossetto.
Il fascicolo, assegnato al pm Sergio Merlo, e' stato inviato in questi giorni dal magistrato ai colleghi Anna Canepa e Andrea Canciani, titolari dell' inchiesta sulle violenze di piazza.
Le accuse nei confronti dei no global sono a vario titolo quelle di resistenza, danneggiamenti e porto di armi improprie per i danni alla palestra e all' asilo di Quarto dove erano alloggiati.
Intanto oggi il gip ha rinviato a giudizio l' iraniano Omid Tabar Firouzi, la cui posizione era stata stralciata per un ritardo di notifica dall' udienza preliminare per le violenze di strada, che si era conclusa il 3 dicembre scorso con il rinvio a giudizio di 25 manifestanti. Il processo si terra' per tutti gli imputati il 2 marzo prossimo.
Tra gli episodi contestati agli indagati, a cui verra' inviato l' avviso di fine indagini preliminari, c' e' la distribuzione di bastoni e altri armi da un furgone partito da Torino e poi filmato a Genova nel corteo del 21 luglio. Il furgone, affittato in un autonoleggio del capoluogo piemontese, era partito da Corso Regina Margherita, a Torino, giovedi' 19 luglio. Prima che imboccasse l' autostrada era stato poi bloccato e perquisito dalla polizia, ma all' interno era stato trovato solo un impianto stereo. Nel pomeriggio si era unito al corteo dei 'migranti'. Quindi era ricomparso la mattina di sabato 21 e ripreso piu' volte in video, anche dall' elicottero, mentre dimostranti prelevavano dall' interno mazze e spranghe da usare nella manifestazione anti-G8.17 gennaio 2004 - G8: GIULIANI, FONDINA E PROIETTILE PROVANO PRESENZA ALTRO CC
ANSA:
G8: GIULIANI, FONDINA E PROIETTILE PROVANO PRESENZA ALTRO CC
LO AFFERMA PADRE DI CARLO A CONVEGNO ORGANIZZATO DA APRILE
"Ho tanti dubbi sull'identita' dello sparatore: un carabiniere ausiliario non ha una fondina alla coscia ne' proiettili speciali come quello che ha ucciso mio figlio". Lo ha detto Giuliano Giuliani, il padre di Carlo, ucciso da un carabiniere durante gli scontri al G8 di Genova, ribadendo la tesi che a sparare non fu Mario Placanica. Giuliani ha parlato del G8 al convegno organizzato da Aprile su 'Diritti di cittadinanza e Stato di diritti'. "Io ho il diritto a conoscere la verita' - ha detto - ma un giudice ha impedito il dibattimento con l'archiviazione del caso. Non chiedo condanne o processi, ma almeno un dibattimento".
Il papa' di Carlo ha citato brevemente due indizi che lo hanno convinto di essere di fronte a "un atroce falso mediatico che ha ingannato l'opinione pubblica facendole credere che la morte di mio figlio sia stata causata da un carabiniere ausiliario con solo pochi mesi di esperienza nell'Arma".
"A sparare a Carlo non puo' essere stato Placanica - ha detto Giuliani - perche' l'arma non e' stata estratta da una fondina alla cintura, quella degli ausiliari, ma da una fondina a coscia, che offre maggiore facilita' di estrazione, quelle che usano solo i militari piu' esperti. Inoltre sono stati usati proiettili speciali e non d'ordinanza".17 gennaio 2004 - G8: IL FILM DI PELLEGRINI
"Liberta'"
Tutta la verità sul G8
Nel film di Pellegrini sui fatti di Genova
Per chiunque negli ultimi anni sia stato giovane e di sinistra (le due cose non sono strettamente necessarie, ma aiutano), la settimana fra domenica 15 e domenica 22 luglio del 2001 - e in particolare il suo orribile weekend - è un buco nero che attrae la memoria con la sua inesorabile forza di gravità: il tragico G8 di Genova è stato uno spartiacque nella vita di chi c'è stato e anche di molti che non ci sono stati. Quel G8 è il centro di Ora o mai più, lungometraggio di Lucio Pellegrini (regista del fortunato E allora, mambo! e di Tandem) presentato all'ultimo Festival di Locarno con un successo che non è bastato a rendere meno accidentata la diffusione di questa pellicola, prodotta da Fandango con Raicinema e a tutt'oggi quasi invisibile in Italia, nonostante la distribuzione affidata a una "dépendance" Rai come 01.
"Le scene degli abusi e dei pestaggi dei poliziotti nella caserma di Bolzaneto, di cui diversi "superstiti" ci hanno confermato il realismo, hanno impaurito diverse persone alla Rai, che hanno chiesto dei tagli al film incontrando il rifiuto di Pellegrini. Non so se questo abbia avuto a che fare con la carente distribuzione del film" ha detto l'altra sera il giovane protagonista Jacopo Bonvicini, ospite al cinema Jolly di San Nicolò di una preziosa "proiezione con dibattito" moderata dal gestore Alberto Tagliafichi (assente il regista Pellegrini, trattenuto a Roma da impegni di lavoro). Girato fra Pisa, Livorno e la base Nato di Camp Darby, Ora o mai più nasce da una storia in parte autobiografica del pisano Roan Johnson, che ha firmato soggetto e sceneggiatura con Angelo Carbone. E' il romanzo di formazione del giovane David (Bonvicini), studente modello di fisica alla Normale che a un passo dalla laurea, complice l'attrazione per Viola, si trova catapultato in un collettivo di "sinistra antagonista" capeggiato da Luca. Per David è l'uscita dal bozzolo, l'occasione di chiedersi che direzione dare alla sua vita, di cercarsi un destino - invece di subirlo - anche nell'"ognuno per sé" che dopo Genova scompagina il gruppo. La pellicola ha i suoi difetti: Pellegrini segue - salvo poche impennate - un taglio visivo e narrativo di televisiva piattezza, laddove un po' di radicalità espressiva in più non avrebbe forse guastato. Ma la scelta del tema è coraggiosa, e questo giovane cast fitto di esordienti (ma ci sono anche camei di Toni Bertorelli e Lucia Vasini) è molto "in parte". E Bonvicini, eccellente "attore per caso" di grande umiltà e simpatia, non si è negato alle domande e alle curiosità del pubblico.
"A Genova, nel 2001, partecipai alla "Manifestazione dei migranti" di giovedì 19, poi tornai a casa per questioni personali che, col senno di poi, non erano un buon motivo per perdere l'appuntamento con la storia" ha detto di sé, aggiungendo: "Tolto il nuovo film di Guido Chiesa, non ho ricevuto altre proposte per il cinema. La mia vera attività resta lo studio. Anche se la mia avventura dovesse finire qui, però, direi che è stato bellissimo".
omar18 gennaio 2004 - G8: COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA,AMAREZZA PER PAROLE PORCELLI
ANSA:
G8: COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA,AMAREZZA PER PAROLE PORCELLI
Le dichiarazioni del pg di Genova, Domenico Porcelli, in merito alle inchieste sul G8, pronunciate ieri durante la relazione per l' apertura dell' Anno giudiziario "sorprendono e amareggiano" il Comitato Verita' e giustizia per Genova che, in una nota, chiede se la giustizia sia "una questione di contabilita', che si misura sul numero degli indagati fra due parti immaginate come contrapposte".
"Non pensiamo che la giustizia si misuri coi numeri, e non consideriamo le forze dell' ordine come avversario - si legge nella nota -: chiediamo che siano accertate le responsabilita' operative e politiche di chi violo' i diritti civili di migliaia di persone, di chi abuso' del proprio potere pestando decine di persone, di chi maltratto' i fermati".
Secondo il Comitato, il pg Porcelli ha posto "invece una questione di numeri: pochi manifestanti indagati rispetto agli agenti delle forze dell' ordine. Se la giustizia si misurasse cosi', cosa dovremmo aspettarci dall' inchiesta per la caserma Diaz? Per avere un processo per quella mattanza, dovremmo forse averne un altro a chi fu picchiato, umiliato, arrestato, sulla base di prove false costruite dalla polizia?".
"Il pg Porcelli - si legge nella nota - dovrebbe preoccuparsi del fatto che solo trenta persone sono indagate in quell' inchiesta, dirigenti e funzionari che guidarono la spedizione. Chi esegui' materialmente i pestaggi sfuggira' alla giustizia perche' non identificato".
Il Comitato chiede al pg Porcelli "come puo' un uomo che rappresenta a cosi' alto livello la giustizia fare dichiarazioni che sembrano mettere sullo stesso piano reati contro le cose compiuti da anonimi individui e reati gravissimi compiuti contro le persone e contro la legge (come le false prove alla Diaz) compiuti da uomini in divisa collocati ai piu' alti livelli gerarchici. Cosi' sta mettendo in gioco la credibilita' delle istituzioni e la tenuta delle regole democratiche".19 gennaio 2004 - G8: DIFENSORI NO GLOBAL IMPUTATI FORSE CHIEDERANNO LA CIRAMI
ANSA:
G8: DIFENSORI NO GLOBAL IMPUTATI FORSE CHIEDERANNO LA CIRAMI
PER LA DECISIONE, FISSATA RIUNIONE A GENOVA IL PRIMO FEBBRAIO
Hanno intenzione di invocare la legge 'Cirami', che prevede il trasferimento dei processi per 'legittima suspicione', alcuni difensori dei 26 no global imputati di devastazione e saccheggio, che saranno giudicati dal tribunale di Genova il 2 marzo. L'eventuale decisione sara' presa nel corso di una riunione fissata il primo febbraio a Genova.
Se la "legittima suspicione", una volta avanzata, dovesse venire accolta, il procedimento verrebbe spostato per competenza a Torino.
Dopo aver criticato i poliziotti indagati per l'irruzione nella scuola Diaz che hanno gia' chiesto che il procedimento a loro carico venga spostato a Torino (la decisione e' al vaglio della Corte di Cassazione), ora anche alcuni difensori dei no global preferirebbero che i loro assistiti non venissero processati dal giudice naturale.
Secondo indiscrezioni, gli avvocati difensori genovesi dei no global sarebbero invece contrari a questa richiesta per cui, pur accettando di partecipare all'incontro, non hanno intenzione di chiedere lo spostamento del processo per i loro assistiti.
La decisione di sollevare la 'Cirami' si sarebbe rinforzata dopo le dichiarazioni fatte dal pg Domenico Porcelli, durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Il Pg infatti ha rilevato che a fronte di 70 avvisi di fine indagini a carico dei poliziotti, solo 26 sono stati i rinvii a giudizio dei manifestanti che hanno messo il capoluogo ligure a ferro e a fuoco. "Con questo clima - ha commentato un avvocato romano - con quale serenita' possiamo affrontare un processo davanti ai giudici di Genova?".21 gennaio 2004 - G8: AGENTI PENTITI, A BOLZANETO CI FU VIOLENZA
"Il Secolo XIX"
Agenti pentiti: G8, a Bolzaneto ci fu violenza A sorpresa l'inchiesta riparte
Genova "Li hanno picchiati, da quando sono usciti dai cellulari fin dentro le stanze della caserma di Bolzaneto". Non sono i racconti dei no-global arrestati duranti gli scontri nelle strade durante il G8 del luglio 2001. Sono le ammissioni di alcuni "pentiti" tra le forze dell'ordine, nei quadri della polizia penitenziaria. Le ammissioni rappresentano una breccia nel muro di silenzio su quel che è accaduto nella caserma, trasformata nei giorni del summit dei Grandi in carcere provvisorio.
Dichiarazioni giunte a sorpresa quando ormai l'inchiesta era prossima alla conclusione. E che hanno spalancato scenari inattesi. I magistrati della procura nascondono con cura i nomi di chi ha fornito le rivelazioni. Ma, collegando circostanze, orari, documenti, hanno ricostruito un nuovo quadro di responsabilità. "Bolzaneto - confida un pm - non era una situazione dove tutto era filato liscio, come hanno sempre sostenuto gli indagati tra le forze dell'ordine, bollando come invenzioni le accuse dei manifestanti".
Se l'inchiesta ora riparte, si profila però un'ulteriore slittamento dei tempi. Molti avvisi di conclusione delle indagini dovranno essere nuovamente notificati.ANSA:
G8: VIETTI, GRAVI SE VERI I FATTI RIPORTATI DA QUOTIDIANO
Se veri, quelli raccontati da due 'pentiti' della polizia penitenziaria su quanto accadde durante il G8 nella caserma genovese di Bolzaneto sono fatti gravi e preoccupanti. Lo dice a Radio Radicale il sottosegretario alla giustizia Michele Vietti, intervistato sull'indiscrezione de Il Secolo XIX.
"Con tutta la prudenza che richiedono valutazioni su notizie giornalistiche - dichiara Vietti - certamente si puo' dire che se quanto riportato da questo quotidiano rispondesse al vero si tratterebbe di fatti gravi e preoccupanti. Ovviamente bisogna attendere le valutazioni che la magistratura genovese ha in corso. Tutto questo pero' non cambia la valutazione politica di quegli eventi in cui si fronteggiarono manifestanti violenti da un lato e tutori delle forze dell'ordine dall'altro. Anche ove si dimostrasse che ci sono stati da parte di singoli esponenti delle forze dell'ordine abusi - conclude Vietti - questo non cambierebbe pero' il quadro complessivo della situazione".G8: BOLZANETO; DUE AGENTI AMMETTONO VIOLENZE, REAZIONI
CENTROSINISTRA RINNOVA RICHIESTA COMMISSIONE PARLAMENTARE
Ha suscitato numerose reazioni la notizia, pubblicata oggi dal Secolo XIX, secondo la quale due agenti di polizia penitenziaria avrebbero ammesso di aver visto picchiare nella caserma di Bolzaneto i manifestanti arrestati durante il G8. Se il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) esprime massima fiducia nell'operato della magistratura, ma si chiede perche' i due hanno parlato solo ora che l' inchiesta dei pm genovesi stava per chiudersi, vari deputati del centro-sinistra colgono l' occasione per rinnovare la richiesta di una Commissione d'inchiesta parlamentare sul G8 e chiedono garanzie per gli agenti cosiddetti "pentiti".
Si tratterebbe della prima ammissione esplicita sulle violenze a Bolzaneto, giunta alla fine dello scorso novembre, quando ormai l' inchiesta dei pubblici ministeri genovesi stava per chiudersi con l' invio di 43 avvisi di chiusura indagini nei quali si ipotizzano pero' solo reati come abuso d'autorita' sui detenuti, abuso d'ufficio e falso ideologico. In particolare erano state accertate angherie nei confronti dei manifestanti arrestati, ma non vere e proprie violenze fisiche. Le rivelazioni dei due agenti "pentiti" hanno portato alcune settimane fa all' invio di avvisi di comparizione al generale della polizia penitenziaria Oronzo D'Oria ed all' allora ispettore del Dap, il magistrato Alfonso Sabella e potrebbero quindi cambiare il quadro investigativo.
"Mi chiedo perche' non le abbiano denunciate subito, quelle violenze - afferma il segretario generale aggiunto del Sappe Roberto Martinelli - Cosa hanno fatto per imperdirle? Perche' non le hanno segnalate al funzionario del DAP che coordinava l' attivita' della Polizia Penitenziaria, il magistrato Alfonso Sabella? Perche' non hanno chiesto di essere rimossi dall' incarico? Il Corpo di Polizia penitenziaria e' una istituzione democratica e sana, composto da decine di migliaia di uomini e donne che, nonostante gravi carenze di organico, deficienze di strutture e di mezzi, rappresentano lo Stato nel difficile contesto delle galere".
"Pur nell' eccezionalita' del momento - conclude Martinelli - nell' emergenza che si e' vissuta a Genova nei giorni del G8 sono convinto che le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria impegnati nella struttura di Bolzaneto hanno svolto il loro lavoro seguendo dei principi istituzionali. Certo, non escludo nulla ed e' giustissimo che chi ha sbagliato paghi. Ma ci vogliono prove concrete per accusare qualcuno di qualcosa, non di chiacchere".
Il vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, il Verde Paolo Cento, il vicepresidente del gruppo di Rifondazione Comunista alla Camera, Graziella Mascia, ed il capogruppo dei Ds nella Commissione Affari costituzionali, Carlo Leoni, tornano oggi a chiedere con forza la Commissione parlamentare d' inchiesta "che il centrodestra - afferma Leoni - ha sempre ostacolato e che puo' finalmente ricostruire la verita' che serve alla giustizia e alla democrazia italiana".
"Apprezzo il coraggio e la lealta' con cui i due agenti si sono schierati a sostegno della verita' - afferma l' on. Cento - Ora il ministro dell' Interno garantisca che queste persone non subiscano ritorsioni e che non si ripeta quanto accaduto al giovane Matteo Federici, espulso dalla polizia perche' aveva detto cosa pensava dei fatti di Genova. Nonostante l'evidenza di quanto accaduto, un muro di omerta' e' calato sulle giornate del G8 e questo non e' accettabile. E' indispensabile che i pestaggi e le violenze siano ricondotti a precise responsabilita' penali e politiche. Per questo il Parlamento non deve restare a guardare: e' opportuna una commissione di inchiesta che faccia luce sulle violenze di Genova".
"Ora sono sempre piu' evidenti - afferma infine il vicepresidente del gruppo di Rifondazione Comunista alla Camera, Graziella Mascia - i motivi che portano alla richiesta di una Commissione d'inchiesta parlamentare, che disponga dei poteri propri della magistratura, per far luce, finalmente, su quanto realmente accaduto in quei giorni, sulle catene di comando e sulle responsabilita' politiche. Continueremo su questa strada finche' non saranno corretti le omissioni e gli errori fino ad oggi compiuti e þ ha concluso Mascia - fino a quando verita' e giustizia non saranno garantite".
Il deputato della Margherita Roberto Giachetti esorta inoltre: "Si proceda a tutto campo per arrivare alla verita', incoraggiando chi non ha scelto la strada dell'omerta'. Le nostre preoccupazioni di allora, cioe' che fossero stati compiuti atti illegittimi, oggi trovano una clamorosa conferma". Per il vicepresidente di Prc alla Camera, Giovanni Russo Spena, infine, i fatti raccontati dai due agenti "fanno cadere quel muro di omerta' opposto alla magistratura in maniera corporativa" e, in secondo luogo, "delineano un vero e proprio reato di tortura".22 gennaio 2004 - G8: BOLZANETO; LALLA, NESSUNA DIVERGENZA IN PROCURA
ANSA:
G8: BOLZANETO; LALLA, NESSUNA DIVERGENZA IN PROCURA
«La Procura di Genova e' in grado di gestire con serenita' anche questo supplemento di indagine»: il Procuratore Francesco Lalla conferma le notizie uscite in questi giorni circa le ammissioni di alcuni agenti sulle violenze subite durante il G8 da alcuni manifestanti nella caserma di Bolzaneto, ma smentisce l' esistenza di divergenze all' interno della Procura.
«Le notizie uscite sono vere nella sostanza, ma non c'e' alcuna drammatizzazione dei toni» ha dichiarato Lalla, interpellato dai alcuni giornalisti. «La riunione che abbiamo tenuto su questa vicenda - ha aggiunto, riferendosi sempre a notizie di stampa - non ha avuto toni drammatici, come invece e' stato scritto. Si e' svolta in un clima sereno, di normale dialettica, dove ognuno ha espresso le proprie opinioni».G8: BOLZANETO; SABELLA, IN QUESTO MOMENTO SOLO SILENZIO
GIA' ACCUSATI DI FALSO I DUE POLIZIOTTI DELL' UCCIARDONE
«In questo momento, sarebbe necessario solo il silenzio»: cosi' Alfonso Sabella, il magistrato palermitano ora in forza alla procura di Firenze ed ex ispettore del Dap sotto la direzione di Giancarlo Caselli, commenta la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati da parte dei magistrati che, a Genova, hanno riaperto il fascicolo delle violenze nella caserma di Bolzaneto. Si tratterebbe di una iscrizione 'tecnica' che, secondo quanto si e' appreso, potrebbe sfociare in un' archiviazione.
Sarebbero stati due agenti della polizia penitenziaria in servizio nel carcere palermitano dell' Ucciardone a parlare del coinvolgimento di altri agenti del Dap e dei vertici operativi dell' amministrazione penitenziaria, Sabella appunto e il generale Oronzo Doria, gia' ascoltato dalla procura genovese. Uno di questi due agenti e' difeso, assieme al suo collega, dall' avvocato palermitano Fragala', membro della commissione Mitrokin e parlamentare di Alleanza Nazionale.
Gli agenti, oltre a parlare di altri loro colleghi della polizia penitenziaria, avrebbero «confessato» di aver parlato a Bolzaneto con i vertici del Dap di quanto avveniva nella caserma. Circostanza questa che troverebbe smentita.3 febbraio 2004 - G8: BOLZANETO, SENTITO PM SABELLA
"Il Corriere della sera"
G8, per il caso Bolzaneto interrogato il pm Sabella
GENOVA - L'inchiesta sui presunti abusi commessi nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova ha avuto ieri il suo ultimo atto con l'interrogatorio di Alfonso Sabella, ex
pm antimafia a Palermo ora alla procura di Firenze, che durante il G8 ricopriva la carica di ispettore del dipartimento di Amministrazione penitenziaria. Il magistrato figura tra gli indagati, insieme ad altri 41 poliziotti. Ad accusarlo, le dichiarazioni di due agenti di polizia penitenziaria, secondo i quali non avrebbe fatto tutto quello che era nelle sue possibilità per evitare che avvenissero le presunte violenze sui manifestanti. Ha dichiarato Alessandro Garassini, legale di Sabella: "Al di fuori della posizione del mio assistito, sono emerse indicazioni interessanti su possibili retroscena relativi
ai fatti del G8 sui quali credo valga la pena di avviare approfondimenti e non solo in sede giudiziaria". Con questo interrogatorio, l'inchiesta sui fatti di Bolzaneto è formalmente conclusa.3 febbraio 2004 - G8: BOLZANETO; PIANO PREVENTIVO CONTRO VIOLENZE NON ATTUATO
ANSA:
G8:BOLZANETO;INTERROGATORIO SABELLA,NON SAPEVO DI VESSAZIONI
MA ESISTEVA UN PIANO PREVENTIVO DI ARRESTI CHE VENNE DISATTESO
Alfonso Sabella, magistrato della procura fiorentina ed ex ispettore del Dap, indagato dalla procura genovese nell' ambito dell' inchiesta sulle presunte violenze nella caserma di Bolzaneto durante il G8, si era recato nella caserma "due-tre volte al giorno", aveva visto "gente con le mani alzate e appoggiate al muro per le perquisizioni", ma nessuno gli ha mai riferito e mai e' venuto a sapere "di violenze o vessazioni". E' quanto emerso a 24 ore dall' interrogatorio reso davanti ai pubblici ministeri genovesi.
Secondo indiscrezioni, durante l' interrogatorio sarebbe emersa anche l' esistenza, prima del G8, di un piano preventivo di arresti, messo a punto per arginare la violenza dei Black bloc. Piano preventivo che pero' non sarebbe mai stato attuato.G8: BOLZANETO; MARTINELLI, AGENTI NON PARLARONO DI VIOLENZE
SEGRETARIO SAPPE, ERANO SPECIALISTI UFFICIO MATRICOLA
Gli agenti di polizia penitenziaria di Palermo, interrogati dai magistrati per i fatti avvenuti nella Caserma di Bolzaneto durante il G8, "non hanno riferito di violenze o percosse ai danni di manifestanti arrestati durante i fatti del G8 e condotti a Bolzaneto". Lo afferma, in una nota, Roberto Martinelli (Sappe), riferendosi ad una lettera che l' avvocato Nino Fragala', "legale dei due agenti e deputato di Alleanza nazionale ha inviato ai quotidiani e alle agenzie per smentire le recenti notizie di stampa circa le 'confessioni' dei due agenti siciliani".
Martinelli si riferisce ad alcuni articoli di stampa apparsi nei giorni scorsi. "L'avvocato Fragala' - sottolinea Martinelli - precisa che i suoi assistiti, specialisti dell'ufficio matricola, erano chiamati a rispondere esclusivamente dei modi e dei termini in cui si prestava assistenza agli arrestati, sia riguardo alla loro identificazione sia riguardo alla comunicazione data alle autorita' consiliari ed ai familiari per quanto concerne i giovani di nazionalita' straniera".
Pertanto, l'interrogatorio e le dichiarazioni rese dai due agenti, "non potevano concernere atti di violenza o percosse che, peraltro, non sono mai state percepite o riferite".4 febbraio 2004 - G8: DIAZ; GIP, NESSUNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE PER NO GLOBAL
ANSA:
G8:DIAZ; GIP,NESSUNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE PER NO GLOBAL
NON CI FU SODALIZIO CRIMINOSO CON CHI DEVASTO' LA CITTA'
I 93 no global arrestati il 21 luglio 2001 dopo l' irruzione della polizia nella scuola Diaz sono stati prosciolti dall' accusa di associazione a delinquere perche' "non sono emersi a loro carico elementi che facciano presumere la sussistenza di rapporti associativi con chi devasto' e saccheggio' la citta"'. Per questi motivi il gip Anna Ivaldi, condividendo le tesi dei pm Canepa e Canciani, ha accolto (come anticipato stamani da "Il Giornale" e da "La Repubblica") la richiesta di archiviazione per i 93 no global che dormivano nella scuola Diaz durante il G8.
E' caduta cosi' l' ultima accusa per i 93 no global che erano gia' stati prosciolti dal gip - su richiesta di archiviazione del pm - dalle accuse di resistenza e violenza a pubblico ufficiale, lesioni personali e altro. In quel caso specifico, il gip ricorda nell' ordinanza emessa ieri, "la richiesta di archiviazione venne accolta non solo per l' impossibilita' di attribuire agli indagati condotte specifiche, ma anche per difetto di prova in ordine ai reati attribuiti".
Restava da decidere sullo stralcio, operato dai pm, in merito all' accusa di associazione a delinquere.
Scrive il gip: "Il materiale sequestrato nel corso della perquisizione alla scuola Diaz (al di la' dei dubbi circa l' acquisizione di parte del materiale originanti dall' attuale pendenza di procedimenti nei confronti di chi esegui' la perquisizione, pendenza cui si fa riferimento nella richiesta di archiviazione oggi in esame), non costituisce di per se' elemento sufficiente a fondare l' ipotesi di sussistenza del reato associativo, attribuito ad un gruppo di 93 persone, di provenienza geografica diversa, di eta' diversa, di appartenenza ad associazioni politiche diverse".
Il riferimento del gip e' alla questione delle due molotov fatte ritrovare in corso Italia e messe nel cortile della scuola Diaz e per le quali sono indagati alcuni poliziotti, questione che viene accennata anche nella richiesta dei pubblici ministeri.
Ma non e' finita qui: tra l' altro, scrive il gip, "non sono stati acquisiti elementi ulteriori dai quali possa emergere la partecipazione degli indagati o di alcuni di essi ad una associazione finalizzata al compimento di atti di devastazione e saccheggio nei giorni immediatamente precedenti il loro arresto".
Il pubblico ministero infatti, "da' conto delle indagini svolte, l' esito delle quali lo porta ad escludere la partecipazione degli indagati ad un sodalizio criminoso, sulla base di un duplice ordine di considerazioni: l' azione dei Black bloc, in relazione alla quale al momento dell' arresto era stato ipotizzato il reato associativo, non pare indicativa dell' esistenza di un sodalizio criminoso che con tale Blocco si identifichi, non essendo individuabile una struttura di riferimento ed apparendo le condotte poste in essere in modo spontaneo da individui o da associazioni".
Il secondo punto riguarda le indagini, dalle quali, afferma il gip, "non sono emersi a carico degli indagati elementi che facciano presumere la sussistenza di rapporti associativi coinvolgenti gli indagati o alcuni tra essi e la partecipazione degli stessi a fatti di devastazione e saccheggio".ANSA:
G8: VINCENZI,CI FU CONTRORDINE AZIONE PREVENTIVA BLACK BLOC
EX PRESIDENTE PROVINCIA, NOSTRE DENUNCE NON VENNERO ASCOLTATE
"Avevamo denunciato a chi di dovere una evidente preparazione alla guerriglia da parte dei Black bloc raccolti nella struttura messa a disposizione a Genova Quarto, ma nessuno ci ascolto"". Cosi' Marta Vincenzi, oggi assessore al Comune di Genova ed ex presidente della Provincia ai tempi del G8, interviene sulla questione del piano preventivo di arresti che, secondo l' ex ispettore del Dap Alfonso Sabella, interrogato ieri dai magistrati genovesi, venne disatteso.
"Il giorno della morte di Carlo Giuliani - ricorda Vincenzi
- tra la sera e la mattina, quella struttura si trasformo'. Ci eravamo accorti che le persone che si trovavano li' dentro stavano preparandosi ad aggredire. Ne abbiamo subito informato chi di dovere, ma le nostre denunce per un intervento preventivo caddero nel nulla e il motivo non e' mai stato chiarito. Avevamo il dubbio, il sospetto, che fosse successo qualcosa, che qualcuno avesse dato una specie di contrordine".
Secondo Vincenzi, "e' necessario adesso collegare e verificare il senso di quelle denunce e di quanto successe, per capire il cambiamento di indirizzo che ha portato poi ai fatti di Bolzaneto e della Diaz".5 febbraio 2004 -G8; CASSAZIONE, RIMANE A GENOVA INCHIESTA SU POLIZIOTTI
ANSA:
CASSAZIONE:G8; RIMANE A GENOVA INCHIESTA SU POLIZIOTTI
Rimane a Genova il procedimento ai poliziotti indagati per abuso di'ufficio, lesioni aggravate, calunnia e falsita' ideologica nell'ambito delle indagini per i cosidetti fatti del G8 di Genova avvenuti il 21 e 22 luglio 2001. Lo ha deciso la procura generale della corte di cassazione, respingendo la richiesta di alcuni poliziotti sotto inchiesta che volevano trasferire il procedimento a Torino.
L' istanza era stata fatta dagli indagati Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Daniele Di Novi e Renzo Cerchi. Ad avviso degli indagati l'inchiesta doveva essere trasferita da Genova a Torino perche' - secondo i legali di difesa - erano emersi "indizi di reita' " a carico del dottor Francesco Pinto, magistrato della procura di Genova, e procuratore di turno proprio nei giorni del G8. Ma il palazzaccio ha escluso la sussistenza di tali indizi.
Per la Cassazione tutte le "circostanze" addotte dai poliziotti indagati per chiedere il trasferimento dell' inchiesta a Torino "non consentono di enucleare ulteriori comportamenti e concrete attivita' meritevoli di valutazione ai fini penali e di individuare, cosi', a carico del dott.Francesco Pinto elementi indizianti di oggettivo rilievo di un suo coinvolgimento nella formazione degli atti di investigazione e, dunque, di un suo concorso nelle ipotesi accusatorie gia' contestate ai funzionari di polizia".
Per chiedere il trasferimento i sei poliziotti che si sono rivolti alla Procura di piazza Cavour, avevano fatto leva sulle dichiarazioni rese nell' interrogatorio del 23 luglio 2002 da Spartaco Mortola, dirigente della Digos di Genova. Mortola, nel descrivere le modalita' della perquisizione della scuola "Diaz-Pertini", con riferimento alla collocazione e al rinvenimento di due bottiglie incendiarie, disse che "siccome non si sapeva esattamente dove erano state trovate queste bottiglie... da come mi ha detto il dott.Ferri, parlandone con il dott.Pinto, che era il magistrato di turno, si e' detto mettiamole... praticamente vicino all' atrio di ingresso perche' era nella disponibilita' di tutti". In seguito, alla richiesta di ulteriori chiarimenti avanzati dal pm sulla "indicazione e sui suggerimenti eventualmente forniti dal dott.Pinto al Ferri sul luogo dove avevano trovato le molotov", il dott.Mortola "allegando uno stato emotivo, di agitazione, ha immediatamente e formalmente rettificato e ritrattato le precedenti affermazioni", dicendo che "non corrispondono al vero", essendo frutto di uno "sbaglio". Inoltre la Procura del Palazzaccio rileva che "peraltro, proprio il dott.Ferri, dirigente della squadra mobile di La Spezia, nel suo interrogatorio del 22 settembre 2002 ha decisamente escluso la circostanza contestata, sostenendo di non conoscere nemmeno il dott.Francesco Pinto e di non aver mai avuto 'contatti' quella notte con il medesimo". Alla luce di tutte queste circostanze - tra le quali la Cassazione annovera "il riferimento confuso a presunti contatti telefonici tra il dott.Pinto e il dott.Ferri", appresi, "peraltro de relato", "l' immediata rettifica" delle sue affermazioni da parte di Mortola, le "categoriche smentite" del dott.Ferri riguardo "colloqui e iniziative concordate con il magistrato di turno durante lo svolgimento delle operazioni" alla Diaz - hanno portato la Procura della Suprema Corte alla determinazione per cui "deve procedere il pm presso il tribunale di Genova" nelle indagini a carico dei poliziotti accusati di aver compiuto abusi e lesioni gravi nei confronti dei manifestanti ospitati nella scuola "Diaz". Il provvedimento emesso dalla Procura della Suprema Corte e' composto di quattro pagine e porta la firma del sostituto procuratore generale Antonio Abate, che ha anche disposto la restituzione degli atti al pm di Genova "per il corso ulteriore" dell' inchiesta.CASSAZIONE: G8; PROCURA, CONFERMATA LINEA DELL'UFFICIO
PINTO, RICONOSCIUTA LA BUONA FEDE DEI COLLEGHI
"Il fatto che sia stata confermata la linea del nostro ufficio e' motivo di soddisfazione professionale, significa che avevamo agito secondo le regole. Ne eravamo sicuri e questo provvedimento ne e' la riprova". Lo ha detto il procuratore capo di Genova, Francesco Lalla, commentando la sentenza della cassazione che mantiene a Genova il processo sui fatti del G8.
Il pm Francesco Pinto, il magistrato di turno la notte dell' irruzione della polizia alla Diaz, e per il presunto coinvolgimento del quale alcuni legali dei poliziotti avevano chiesto il trasferimento dell' inchiesta a Torino, ha detto:
"Mi astengo dai commenti nel merito. L'unica cosa che posso dire e' che sono contento che sia stata riconosciuta la buona fede dei colleghi. Non ho mai messo in dubbio che avessero fatto una scelta cristallina".
"La cosa non puo' che farmi piacere - e' il commento del procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino, che a sua volta si occupa dei fatti del G8 - se c'e' un posto dove doveva essere fatto il processo e' Genova dove si sono verificati i fatti".8 febbraio 2004 - G8: DIAZ, INTERVISTA AD AVVOCATO POLIZIOTTI
"La Padania"
INTERVISTA ALL'AVVOCATO CHE DIFENDE I POLIZIOTTI DELLA DIAZ
"No global liberi di sfasciare tutto"
"La decisione di prosciogliere i 93 no global fermati la sera della perquisizione apre la strada ai violenti" nostro inviato
roberto schena
Adesso i no global che hanno sfasciato Genova esigono le scuse del governo. "Visto? Avevamo ragione noi del Comitato Verità e Giustizia, ora vogliamo una commissione parlamentare e le dimissioni dei vertici della polizia".
Che cosa li rende tanto baldanzosi è presto detto: i 93 no global arrestati il 21 luglio 2001 dopo l'irruzione della polizia nella scuola Diaz sono stati prosciolti dall'accusa di associazione a delinquere perché "non sono emersi a loro carico elementi che facciano presumere la sussistenza di rapporti associativi con chi devastò e saccheggiò la città".
All'avvocato Pietro Porciani, che difende diverse decine di poliziotti indagari per i fatti della Diaz, abbiamo chiesto se si aspettava una conclusione del genere. "Certo", risponde. "Era prevedibile".
Avvocato, in pratica, a parte i 25 no global rinviati a processo, sembra che nessun altro abbia sconvolto Genova. Niente responsabilità.
Non sono affatto stupito dall'ordinanza di proscioglimento per i 93 non global. Dimostra ancora una volta la mancanza di obiettività della magistratura genovese. Ormai la convinzione è diffusa. Speriamo che questo modo di procedere non si estenda al resto d'Italia, purtroppo ci sono brutti segnali.
Quali?
Voglio proprio vedere che provvedimenti saranno presi nei confronti dei centri sociali che sono una vera minaccia per tutti. A Milano i centri "Orso" e "Area" hanno stilato un elenco di persone, di locali, tra cui due librerie e un paio di ristoranti, di esponenti politici, di An e della Lega, da colpire.
Da Genova paiono giungere "segnali forti", molto forti, ma in una sola direzione.
Appunto. C'è da annotare tristemente che nel caso dei 93 le indagini, semplicemente, non sono state fatte. E si trattava soltanto di andare a vedere che tipo di materiale c'era dentro la Diaz per comprendere che non erano tutti giovanotti usciti da un convento. Un incoraggiamento per i violenti.
Quasi tutti i fermati della Diaz erano stranieri. Il gip dice che non erano Black bloc.
Ah si? In base a quali indagini? Oltre i tre quali erano stranieri. Ma, per fare un esempio, mentre a tutti i poliziotti indagati è stato ritirato il tonfa, il manganello sfollagente, non i risulta neppure mezza inchiesta sulle decine di strumenti atti ad offendere trovati nella scuola. Se non altro per vedere se qualcuno le abbia maneggiate.
Adesso cosa succederà? I no global chiedono la testa dei poliziotti. Gliela daranno?
Succederà che andrà avanti la tesi dei poliziotti violenti contro manifestanti angioletti, che si scaricherà sulla polizia la responsabilità dei disordini al G8 di Genova. La cosa grave è nessuno degli occupanti della Diaz risulta indagato di niente, gli unici a subire indagini sono i poliziotti e le loro intenzioni di difendere la città. Gli altri non rispondono.
È come se le forze dell'ordine avesse fatto malissimo anche solo a pensare di entrare a vedere cosa c'era alla Diaz e perché qualcuno, proveniente dai suoi paraggi, aveva lanciato sassi contro una camionetta di passaggio.
Esatto. Come si sono permesse? Né si è cercato di comprendere i rapporti fra la Diaz e la Pascoli, l'edificio scolastico situato di fronte, che ospitava il quartier generale del Genoa global forum, lo stesso che lo aveva ricevuto in affido dalla Provincia per qualche giorno. Non dimentichiamo, infine, che è la prima volta, o una delle pochissime volte in cui è violato il concetto di extraterritorialità dei centri sociali. I quali ultimi, adesso, ormai, si stanno spingendo a stilare elenchi di persone e cose da punire.ANSA:
G8: BOLZANETO; I CONTENUTI DEL PIANO PREVENTIVO DI ARRESTI
A GIORNI SARANNO INVIATI ACIP A POLIZIOTTI, CC E ISPETTORI DAP
Era tutto costruito sul filo dei tempi dettati dal codice di procedura penale il piano di arresti preventivi di cui ha parlato il magistrato ed ex ispettore del Dap Alfonso Sabella nell' interrogatorio di lunedi' scorso davanti ai pm genovesi.
Il piano, che secondo quanto affermato dal magistrato fiorentino non e' mai stato attuato, avrebbe consentito di bloccare, con un fermo di pg per identificazione tramutato poi in richiesta di convalida e arresto per associazione a delinquere finalizzato alla devastazione e al saccheggio, i Black bloc che stavano per arrivare a Genova.
Secondo quanto appreso da fonti investigative, nei giorni immediatamente precedenti al G8 di Genova, venne stabilito che due erano i punti principali da affrontare: il primo riguardava la protezione delle delegazioni, con il dispositivo di sorveglianza della Zona rossa e il secondo era relativo alla protezione delle manifestazioni. Dal 15 luglio, cominciarono ad arrivare le prime informazioni sulle riunioni dei gruppi di Black bloc che provenivano dall' estero, con i punti di riferimento a Genova e i luoghi di riunione.
Grazie a quell' informativa, sarebbe stato possibile, a partire dal 17 luglio intervenire con una serie di perquisizioni personali, da effettuarsi "anche in strada": nel caso si fossero trovate mazze, bastoni, simboli, polizia e carabinieri potevano procedere "in maniera intensiva" a fermi di polizia ipotizzando l' associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio.
Con gli atti trasmessi al pm (48 ore) si sarebbe potuto chiedere al gip la convalida e questo avrebbe fatto 'guadagnare' altre 48 ore. In termini di tempo, tutto questo iter procedurale avrebbe portato lontano i Black bloc da Genova fino al 21 luglio sera.
Intanto, secondo quanto anticipato dal quotidiano 'La Repubblica', a giorni verranno recapitati a ufficiali dei carabinieri, funzionari di polizia della questura di Genova, poliziotti della penitenziaria e ai responsabili del Dap, Alfonso Sabella, appunto, e al generale Oronzo Doria, gli avvisi di conclusione indagini preliminari (Acip), che chiudono formalmente l' indagine sulla gestione della caserma di Bolzaneto.9 febbraio 2004 - G8: A GIORNI LA CHIUSURA DELLE INDAGINI
"La Gazzetta del Sud"
G8: A GIORNI LA CHIUSURA DELLE INDAGINI
Bolzaneto, quel piano che non fu mai attuato
GENOVA - Era tutto costruito sul filo dei tempi dettati dal codice di procedura penale il piano di arresti preventivi di cui ha parlato il magistrato ed ex ispettore del Dap Alfonso Sabella nell'interrogatorio di lunedì scorso davanti ai pm genovesi. Il piano, che secondo quanto affermato dal magistrato fiorentino non è mai stato attuato, avrebbe consentito di bloccare, con un fermo di pg per identificazione tramutato poi in richiesta di convalida e arresto per associazione a delinquere finalizzato alla devastazione e al saccheggio, i Black bloc che stavano per arrivare a Genova. Secondo quanto appreso da fonti investigative, nei giorni immediatamente precedenti al G8 di Genova, venne stabilito che due erano i punti principali da affrontare: il primo riguardava la protezione delle delegazioni, con il dispositivo di sorveglianza della Zona rossa e il secondo era relativo alla protezione delle manifestazioni. Dal 15 luglio, cominciarono ad arrivare le prime informazioni sulle riunioni dei gruppi di Black bloc che provenivano dall'estero, con i punti di riferimento a Genova e i luoghi di riunione. Grazie a quell'informativa, sarebbe stato possibile, a partire dal 17 luglio intervenire con una serie di perquisizioni personali, da effettuarsi "anche in strada": nel caso si fossero trovate mazze, bastoni, simboli, polizia e carabinieri potevano procedere "in maniera intensiva" a fermi di polizia ipotizzando l'associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio. Con gli atti trasmessi al pm (48 ore) si sarebbe potuto chiedere al gip la convalida e questo avrebbe fatto "guadagnare" altre 48 ore. In termini di tempo, tutto questo iter procedurale avrebbe portato lontano i Black bloc da Genova fino al 21 luglio sera. Intanto, secondo quanto anticipato dal quotidiano "La Repubblica", a giorni verranno recapitati a ufficiali dei carabinieri, funzionari di polizia della questura di Genova, poliziotti della penitenziaria e ai responsabili del Dap, Alfonso Sabella, appunto, e al generale Oronzo Doria, gli avvisi di conclusione indagini preliminari (Acip), che chiudono formalmente l'indagine sulla gestione della caserma di Bolzaneto.10 febbraio 2004 - G8: MAMMA FRANCESE VIOLO' ZONA ROSSA
ANSA:
G8: MAMMA FRANCESE VIOLO' ZONA ROSSA, IL RACCONTO
"HO FATTO RESISTENZA SOLO PER TUTELARE I MIEI DIRITTI"
"Ho fatto resistenza ma solo per salvaguardare me stessa e tutelare i miei diritti". Valerie Vie, 38 anni, la cittadina francese arrestata dopo aver violato la 'zona rossa' durante il G8, si e' difesa cosi' oggi al processo che la vede imputata di resistenza e danneggiamento davanti al giudice monocratico Giovanna Galliano.
Per quanto riguarda il danneggiamento della griglia del varco di protezione che era stato forzato ha affermato di "non avervi partecipato in prima persona perche' in diversi la scuotevano". Valerie Vie, mamma di tre bambini, ha raccontato di essere arrivata a Genova dalla Francia il 19 luglio 2001 con un autobus dell' associazione Attac. Quando il pm Anna Canepa le ha contestato che dai verbali di interrogatorio risulta che aveva ammesso tutto, sia la resistenza che il danneggiamento, ha risposto che era molto provata quando fu interrogata "dopo tre giorni di detenzione trascorsi senza mangiare ne' bere".
"L' interrogatorio - ha detto - e' stata la prima occasione di un contatto con l' esterno. Ero molto turbata e affaticata. Ricordo di aver risposto di si' a tutto quello che mi e' stato chiesto. Ho dato anche dettagli ma solo perche' lo stato psicologico in cui mi trovavo mi ha fatto dire delle cose non vere". La sua verita' Valerie Vie l' ha voluta fornire stamani sottolineando che quando e' stata danneggiata la griglia le porte del cancello si sono aperte da sole.
"Il movimento - ha spiegato - aveva previsto che la zona rossa doveva essere passata simbolicamente. Io sono andata avanti e pensavo che tutti gli altri mi avrebbero seguita. Ho fatto qualche metro ed un poliziotto mi e' venuto incontro. Dapprima mi ha afferrata per le braccia in maniera normale ma poi mi ha spinto all' interno della zona rossa". "A quel punto - ha proseguito Valerie - mi sono spaventata e mi sono attaccata ad un palo perche' volevo tornare indietro ma sono stata afferrata con piu' forza e mi e' stato puntato il manganello contro le costole. Poi sono stata ammanettata. Siamo arrivati in una strada dove c' erano persone in abiti civili che mi hanno placcata e mi hanno chiesto i documenti".
Valerie Vie ha proseguito il suo racconto sostenendo di aver chiesto se era possibile avere un interprete e che voleva avvertire il suo gruppo. "Chiedevo cosa stava accadendo - ha detto Valerie - ma si sono innervositi e mi hanno afferrata saldamente. Io ho detto che conoscevo i miei diritti e volevo un avvocato, che ero madre di tre bambini e non potevano trattarmi cosi'. Ma mi hanno buttata a terra cercando di farmi entrare su un' auto con la forza. Poi e' arrivata una seconda auto dalla quale sono scesi 4-5 poliziotti in uniforme che mi hanno picchiata sulla schiena e sulla pancia. Ho fatto resistenza per non salire in auto ma una donna che era all' interno e' scesa e mi ha dato un forte colpo in testa e poi mi ha ammanettato anche l' altra mano".
La Vie, assistita dagli avvocati Antonio Lerici di Genova e Claudio Novaro di Torino oltre che imputata per i fatti del G8 e' anche parte lesa. La donna infatti ha denunciato di essere stata picchiata, insultata ed umiliata mentre era in stato di arresto nella caserma di Bolzaneto dove rimase tre giorni. Prima di lei avevano deposto due appartenenti alle forze dell' ordine ed un giornalista della sede genovese della Rai, Tarcisio Mazzeo, che il 20 luglio 2001 si trovava con la sua troupe in piazza Dante e vide che un gruppo di manifestanti cercava di forzare la cancellata. "Quando fu aperto un varco - ha detto - ho il ricordo di una donna che entro' nella zona rossa con le mani alzate seguita da un vecchietto, pure con le braccia alzate".
Il processo e' stato poi rinviato al 23 aprile perche' il giudice vuole visionare il filmato Rai di quell' episodio.12 febbraio 2004 - G8: COMUNE PARTE CIVILE, NO GL0BAL OCCUPANO CONSIGLIO
ANSA:
G8: COMUNE PARTE CIVILE, NO GL0BAL OCCUPANO CONSIGLIO
SOSPESA L'ASSEMBLEA, PRC CHIEDE CHIARIMENTO POLITICO
Uno striscione con la scritta "siamo tutti devastatori", insulti, urla e qualche sputo. Cosi' i 'ragazzi del G8' hanno inteso manifestare nell'aula del consiglio comunale contro la decisione della giunta di Genova di costituirsi parte civile nel procedimento a carico di 26 no global che verranno processati per devastazione e saccheggio. Decisione che ha prodotto anche la richiesta di un chiarimento politico da parte di Rifondazione comunista.
E proprio i due assessori di Rifondazione, Walter Seggi e Dante Taccani, hanno abbandonato la seduta del consiglio comunale, convocata in via ordinaria e iniziata in mezzo agli insulti di una cinquantina di no global. Un'occupazione che si e' momentaneamente risolta con la disponibilita' del vicesindaco Alberto Ghio a incontrare i ragazzi nell'aula della giunta.
Tra i manifestanti, anche Haidi Giuliani, madre di Carlo, ucciso durante gli scontri del G8, che ha chiesto al sindaco Giuseppe Pericu di ritirare il provvedimento del comune definendolo "una delibera vergognosa".
"Un atto politico e non tecnico - ha detto uno dei ragazzi - che se non verra' ritirato sortira' come effetto un'occupazione permanente da parte nostra dell'aula del consiglio comunale. Perche' non vi siete costituiti parte civile per quanto e' avvenuto alla Diaz e a Bolzaneto?".
Il provvedimento, oltre ad aver generato malcontento in Rifondazione comunista, ha provocato qualche 'mal di pancia' anche nei Ds. Fulvio Molfino ha sottolineato come questa decisione "sia un atto politico che contrasta con quanto approvato in giunta". Di parere contrario Angela Burlando, che ha stigmatizzato il comportamento dei ragazzi, assicurando comunque che sulla questione "verra' aperto un dibattito".
"Riteniamo che sia stato un errore politico della giunta il non aver valutato che, ponendosi come parte civile in questo processo, si sarebbe provocata una reazione di una parte consistente del movimento che, tra l'altro, fa parte integrante del blocco sociale che sostiene la giunta - ha detto Dante Taccani - per questo Rifondazione chiede un chiarimento politico (che ci sara' giovedi' prossimo, come confermato dal vicesindaco Ghio). Chiediamo che la giunta ridiscuta in termini politici una decisione presa guardando solo al lato tecnico".
La scelta della giunta non e' condivisa neanche da don Andrea Gallo: "Costituirsi parte civile? Si vede che devono recuperare ancora dei soldi. Comunque e' una decisione che non capisco". Anche il sacerdote, cosi' come Haidi Giuliani, ha ribadito la necessita' di istituire una commissione parlamentare d' inchiesta sui fatti del G8.
Sullo stesso tema sono intervenuti oggi anche i componenti del forum sociale "Verita' e giustizia" che in una lettera inviata al sindaco Pericu si dichiarano "sorpresi ed amareggiati dalla solerzia con cui l'amministrazione si e' mossa per costituirsi parte civile", stupore che aumenta di fronte al silenzio alla richiesta "di fare di Genova nel 2004 non solo la capitale europea della cultura, ma anche la capitale europea dei diritti civili".
I Verdi regionali, intanto, chiedono che "la giunta, oggi e in futuro, esprima la stessa volonta' di contrapporsi verso qualsiasi atto di violenza avvenuto in citta' in quei giorni: dal blitz della Diaz agli eventi della caserma di Bolzaneto, che altrettanto profondamente hanno ferito la citta' e minato i diritti fondamentali riconosciuti da uno Stato democratico".
Nel frattempo il Movimento ha raccolto le firme a sottoscrizione di una lettera aperta ai cittadini sulla decisione della giunta, lettera che conclude con la richiesta di ritiro della delibera che predispone alla costituzione di parte civile.18 febbraio 2004 - LUCA CASARINI TRA INDAGATI INCHIESTA COSENZA
ANSA:
NO GLOBAL: LUCA CASARINI TRA INDAGATI INCHIESTA COSENZA
NOTIFICATI AVVISI CONCLUSIONE FASE ISTRUTTORIA A 13 PERSONE
Luca Casarini, portavoce delle "Tute bianche", e' stato indagato nell' ambito dell' inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Cosenza contro appartenenti all' area dei no global.
A Casarini, Alfonso di Vita (gli unici nomi nuovi dell' inchiesta) e ad altre 11 persone coinvolte sin dall' inizio nell' inchiesta, che il 15 novembre 2002 porto' all' arresto di 20 persone, il sostituto procuratore Domenico Fiordalisi, ha fatto notificare l' avviso di chiusura indagini.
Secondo quanto si e' appreso, Casarini e' stato indagato in seguito ad una telefonata, intercettata, con Francesco Caruso, leader dei Disobbedienti del sud Italia (pure raggiunto dall' avviso di chiusura indagini), antecedente al G8 di Genova e nella quale si parla di alcune riunioni in programma allo stadio Carlini dove, secondo l' accusa, si sarebbero organizzati gli scontri con le forze dell' ordine.
Le accuse per le 13 persone raggiunte dall' avviso di chiusura indagini (di cui parlano oggi alcuni quotidiani locali) sono di cospirazione politica mediante associazione, attentato agli organi costituzionali dello Stato e propaganda sovversiva. Gli indagati hanno adesso 20 giorni di tempo per presentare le loro memorie difensive o chiedere di essere ascoltati, quindi il magistrato decidera' se chiedere al Gip il rinvio a giudizio od il proscioglimento.
Complessivamente nella fase iniziale dell' inchiesta furono coinvolte 42 persone. Oltre alle 20 arrestate, 22 furono raggiunte da avviso di garanzia. Il pm, pero', al momento ha focalizzato la sua attenzione solo su 13. Si tratta di Casarini, De Vito, Caruso, Antonino Campenni', di 39 anni, di Parghelia (Vibo Valentia); Anna Curcio (33), di Cosenza; Claudio Dionesalvi (33), di Cosenza; Salvatore Stasi (50), di Taranto;
Francesco Cirillo (54) ed il figlio Emiliano (25), di Diamante (Cosenza); Michele Santagata (38), di Cosenza; Lidia Azzarita (31), di Napoli; Giuseppe Fonzino (31), di Taranto; Vittoria Oliva (63), di Montefiascone (Viterbo).
L' inchiesta prese le mosse dalla costituzione, avvenuta a Cosenza nel maggio 2001, della "Rete meridionale del sud ribelle", un' organizzazione che, a giudizio del pm, avrebbe anche organizzato incidenti in occasione del G8 di Genova e della manifestazione di Napoli.
Il 10 novembre dello scorso anno, il Tribunale della Liberta', accogliendo il ricorso di 18 indagati (due furono scarcerati poco dopo l' arresto dallo stesso Gip), ha annullato l' ordinanza, stabilendo, pero', l' obbligo di firma per Francesco Caruso, Francesco Cirillo e Michele Santagata. Quella e' stata la seconda pronuncia del Tribunale dopo che la prima, che pure aveva annullato le ordinanze, era stata poi annullata dalla Cassazione.
Nella motivazioni seconda decisione, il Tribunale del riesame ha sostenuto che all' interno della "Rete meridionale per il sud ribelle" esisteva un gruppo di persone che cospiro' politicamente per compiere attentati contro gli organi costituzionali in occasione del vertice G8 di Genova del luglio 2001.NO GLOBAL: CASARINI, ACCANIMENTO DA DESTRA OBLIO A SINISTRA
COSI' COMMENTA ISCRIZIONE IN REGISTRO INDAGATI PROCURA COSENZA
"Per i movimenti i periodi elettorali sono i peggiori: la destra si accanisce piu' di quello che fa normalmente nell'imporre leggi che producono paura, criminalizzazione e carcere mentre la sinistra si 'dimentica' le ragioni per le quali milioni di persone sono scese nelle piazze". Cosi' Luca Casarini, leader dei disobbedienti del nordest, commenta l'iscrizione nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Cosenza.
Per Casarini, si vuole da tutte le parti, "anche da quelle che si dicono di opposizione", "riscrivere la storia ad uso e consumo del potere", criminalizzando un intero movimento.
Ricordando di avere contribuito a contestare "il piu' radicalmente possibile" il G8, Casarini afferma di far parte di "una associazione sovversiva mondiale il cui obiettivo e' un altro mondo possibile".NO GLOBAL: CARUSO A MAGISTRATI, LASCIATECI COSPIRARE IN PACE
"Noi continueremo la nostra battaglia per la costruzione di un altro mondo possibile. Non possiamo che chiedergli di lasciarci cospirare in pace". E' quanto sostiene in una nota il portavoce del movimento dei disobbedienti, Francesco Caruso, rivolgendosi ai magistrati che indagano sul movimento dei No Global.
Facendo riferimento all'inchiesta della procura di Cosenza che recentemente ha portato all'emissione di avvisi di conclusione di indagine anche nei confronti di Luca Casarini, portavoce delle 'Tute Bianche', Francesco Caruso ha aggiunto che "l'inchiesta di Cosenza si arricchisce di nuove follie e allucinazioni. Il sostituto procuratore Fiordalisi, dopo aver indagato e incarcerato venti persone per un inchiesta sul reato ottocentesco della 'Cospirazione Politica', oggi inserisce il nome di Luca Casarini, portavoce dei centri sociali del nord-est, tra gli indagati della Rete Meridionale del Sud Ribelle".
"Questa vicenda - prosegue Caruso - per quanto grottesca, e' comunque un ulteriore inquietante attacco nei confronti del movimento. La procura di Cosenza ha ormai centrato tutta la sua attenzione sul G8 di Genova, sui preparativi del controvertice, ma le giornate di Genova non furono un atto di cospirazione politica, come sostiene il Fiordalisi, ma l'espressione di un movimento globale che rivendicava e rivendica anche ora i diritti, giustiazia sociale e democrazia. Ora vogliono riscrivere la storia di Genova e del movimento no global dentro le aule dei tribunali, a queste accuse dobbiamo rispondere con una mobilitazione di massa, dobbiamo essere in migliaia il 2 marzo in piazza a Genova in occasione dell'apertura del processo contro 26 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio".
Il portavoce del movimento dei disobbedienti ha poi detto infine che "malgrado la repressione montante, malgrado l'attacco di questi giorni ai centri sociali napoletani, continueremo a mobilitarci e lottare per la difesa dei diritti sociali, contro le ingiustizie del nostro tempo".21 febbraio 2004 - G8: BOLZANETO, VERSO LE PRIME ARCHIVIAZIONI
"La Repubblica"
Verso la chiusura le indagini per i soprusi commessi nella caserma contro i manifestanti fermati in piazza
Bolzaneto, prime archiviazioni
Prosciolto il giudice Sabella, quaranta verso il processo
Per molti impossibile procedere in mancanza del riconoscimento da parte delle vittime
Ancora sotto accusa l´ex numero due della Digos, Perugini, tra i responsabili del carcere
MASSIMO CALANDRI
SARà archiviata la posizione d´una dozzina tra poliziotti ed agenti di polizia penitenziaria, sotto inchiesta per i soprusi commessi ai danni dei no-global nella caserma di Bolzaneto durante il G8. In questi giorni dalla Procura di Genova stanno partendo gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, ma il numero delle notifiche non coinciderà con quello degli iscritti - vecchi e nuovi - nel registro degli indagati. Ai 43 indicati in una prima fase si sono aggiunti più recentemente 5 nomi, compresi quello del generale Oronzo Doria e del pm Alfonso Sabella: il pool G8 avrebbe deciso negli ultimi giorni di stralciare la posizione del magistrato e di poco più di una decina di appartenenti alle forze dell´ordine. Nessuno di loro riceverà alcun nuovo avviso, e nella prossima richiesta di rinvio a giudizio della Procura ne verrà chiesta l´archiviazione. I motivi sono diversi: Sabella, oggi giudice a Firenze e già braccio destro di Caselli all´Antimafia palermitana, nel luglio 2001 responsabile ispettivo per il Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria), avrebbe in qualche modo chiarito la propria posizione nel corso dell´ultimo interrogatorio degli inquirenti genovesi, ribadendo di non aver mai assistito a - e tantomeno di aver saputo di - violenze nei confronti delle persone accompagnate nella struttura della Polizia di Stato. Pure, anche con i colleghi Sabella è stato molto critico con la gestione dell´evento G8 in riferimento all´ordine pubblico. Nel caso degli altri indagati non si è invece mai giunti ad un riconoscimento "certo" da parte dei no-global che avevano denunciato violenze e soprusi.
Sotto accusa restano quasi quaranta persone, e tra di loro Alessandro Perugini, ex numero 2 della Digos del capoluogo ligure coinvolto anche nell´inchiesta per il pestaggio di un adolescente romano ed alcuni arresti illegali. Tre anni fa, Perugini era tra i responsabili della gestione del "centro di temporanea detenzione" di Bolzaneto. Con lui ci sono guardie carcerarie, agenti, carabinieri ed alcuni graduati della polizia penitenziaria: il generale Doria, che nella gerarchia istituzionale era secondo solo a Sabella, ma anche due capitani (oggi maggiori) ed un ispettore - accusato di false comunicazioni ai pm - tirati indirettamente in ballo dalle "confessioni" di alcune guardie. Le imputazioni più frequenti riguardano l´abuso d´ufficio e l´abuso di autorità su detenuti. Nel mirino ci sono anche quattro medici, su tutti quel Giacomo Toccafondi che - assistito dall´avvocato Alessandro Vaccaro - fu interrogato per la prima volta l´undici settembre di tre anni fa, il pomeriggio in cui caddero del Due Torri di New York. Tra gli accusatori più implacabili di Toccafondi l´infermiere bolognese, Marco Poggi, che in questi giorni ha pubblicato un drammatico diario di quei giorni ("Io, l´infame di Bolzaneto"). Durante il G8, per il "centro di temporanea detenzione" passarono quasi trecento manifestanti fermati nelle strade di Genova: 255 di loro hanno presentato dettagliate denunce delle sopraffazioni subite nella caserma.L´INCOGNITA
Via ai processi con l´ombra della Cirami
QUANTE probabilità ha il primo processo sui fatti del G8 di restare a Genova? L´appuntamento del prossimo 2 marzo nel tribunale del capoluogo ligure - con 26 presunte Tute Nere accusate di aver devastato e saccheggiato la città durante il G8 - potrebbe essere il primo e forse anche l´ultimo, all´ombra della Lanterna. Gli avvocati di alcuni manifestanti alla sbarra sono infatti intenzionati a sollevare la legge Cirami, tirando cioè in ballo il "legittimo sospetto" e questo perché tra le vittime degli incidenti risulta anche un giudice genovese, cui i Black Bloc incendiarono l´autovettura. A questo punto la corte - presieduta da Marco Devoto - potrebbe anche decidere di sospendere il processo prima di prendere una decisione, che può portare via anche alcuni mesi. La sospensione è a discrezione dei giudici. Di Cirami tuttavia non si dovrebbe ancora parlare martedì prossimo: la prima udienza sarà infatti dedicata all´esame della lista dei testimoni presentati dalle parti, cui seguiranno alcune eccezioni procedurale da parte della difesa. L´appuntamento successivo è fissato per il martedì seguente, 9 marzo.22 febbraio 2004 - PACCO BOMBA A PERITO PER IL G8
"La Gazzetta di Parma"
Pacco-bomba per il perito del G8 Parola, bottiglia piena di tritolo davanti alla villa di Paolo Romanini Un ritaglio di giornale appiccicato con del nastro da pacco marrone e due parole: "E' morto". Erano le 8,30 di ieri mattina quando la donna andata ad accudire la madre del perito balistico Paolo Romanini ha trovato davanti al cancello della sua villa di Parola uno "strano" pacchetto. Ma c'è voluto poco all'esperto dei casi "Marta Russo" e "Carlo Giuliani" per capire di cosa si trattava. Una mezza bottiglia d'acqua piena di sostanza allo stato solido, con una miccia e un accendino collegato. Esplosivo, sicuramente.
Poi, dai primi riscontri è emerso un nome più preciso: tritolo. Ma nonostante la sostanza altamente esplosiva, l'ordigno rudimentale non sarebbe potuto esplodere. Il tritolo (che può essere utilizzato sia in polvere che allo stato solido) per esplodere necessita infatti di un detonatore. Nel pacchetto, invece, c'era semplicemente un accendino, inserito in modo da creare una scintilla se aperto. Questo lascerebbe pensare più a in gesto dimostrativo che ad una volontà di uccidere.
Romanini, esperto qual è, gli ha dato solo un'occhiata veloce, senza toccare nulla, e poi ha telefonato subito ai carabinieri. Quando è arrivato il Nucleo operativo di Fidenza i militari hanno capito di cosa poteva trattarsi. I militari hanno circondato l'area, esaminato a lungo il pacco e - dopo aver appurato che in quello stato era innocuo e trasportabile - lo hanno prelevato.
Paolo Romanini da anni si occupa di perizie giudiziarie come esperto di balistica. Vive e lavora nel suo studio di Parola, sulla via Emilia, in comune di Fontanellato, di fianco alla famosa osteria che fu della sua famiglia. Tra i casi che ha affrontato di recente quello dell'uccisione di Carlo Giuliani durante il G8 di Genova, nel luglio del 2001. Era stato chiamato come consulenti dal pm Silvio Franz, titolare dell'inchiesta, ed è stato lui ad avere l'intuizione, poi avallata da prove concrete, che il proiettile che uccise il giovane no global era stato deviato da un sasso.
La posizione del militare che sparò venne poi archiviata per legittima difesa. Ad alleggerire comunque la posizione processuale di Placanica fu proprio questa ricostruzione perché confermò che il militare aveva sparato in aria e non contro il giovane manifestante.
Ma la versione di Romanini non venne accettata dalla famiglia Giuliani e dai sostenitori no global. Tanto da prendersela (questi ultimi), sui siti Internet e non solo, con Romanini e con il medico legale Carlo Torre, anch'egli perito nella vicenda genovese. Ed è stato in merito alla sua perizia che Romanini ha ricevuto, circa un anno fa, una lettera intimidatoria e un proiettile, recapitatogli in una busta nella cassetta delle lettere. Da nove mesi, così, l'esperto vive scortato dai carabinieri, che lo accompagnano anche durante i suoi viaggi di lavoro.
Quel pacco esplosivo, qualcuno lo ha lasciato davanti alla sua casa durante la notte tra venerdì e sabato. Quando alla mattina Romanini lo ha trovato era bagnato e quindi lì già da ore. Dell'indagine si sta occupando il reparto operativo dei carabinieri di Parma, che sta indagando a tutto campo per capire quali ambienti possano aver avuto interesse a confezionare l'ordigno.
Ieri, davanti alla villa di Romanini ha sostato tutto il giorno un'auto dei carabinieri di Fidenza. La scorta, infatti, è stata intensificata. E sul perché sia stata scelta proprio la giornata di ieri per compiere il gesto resta un mistero: il 21 febbraio non era una giornata significativa per la vicenda di Genova. Romanini fu nominato perito per il caso Giuliani nel febbraio del 2002, sì, ma all'inizio del mese. Unica coincidenza: venerdì è stato il giorno d'uscita del nuovo album del cantautore bolognese Francesco Guccini intitolato "Ritratti":tra le nove ballate anche "Piazza Alimonda", dedicata appunto all'uccisione di Giuliani. E qualcuno si è chiesto se non possa aver contribuito anch'essa a fomentare l'odio ingiustificato per chi, da vent'anni, compie con impegno e riconosciuta competenza il suo mestiere.
Leonardo SozziPARLA LA "VITTIMA" "Spero sia solo una carnevalata" (l.soz) "La voglio prendere come una carnevalata". Nessun "grosso spavento", niente timori per possibili "attentati". Romanini non si fa certo prendere dal panico, anzi, la butta sul ridere. "Sinceramente non saprei dire cosa significhi tutto questo - spiega il perito -. Quando la signora che viene ad accudire mia madre mi ha detto del pacco, sono sceso. Era vicino all'entrata, appoggiato per terra. Ho dato un'occhiata e ho visto la scritta, l'accendino e una sostanza che sembrava compatta. Ho chiamato subito i carabinieri. Poi, quando sono arrivati sono rientrato in casa e non sono più uscito". Romanini non azzarda alcuna ipotesi: "Cosa i carabinieri abbiano trovato esattamente dentro il pacco non lo so. E' solo sapendo cosa contiene che si può dire se fosse innocuo o meno".
Nella notte, notato nulla? Rumori strani? "Macchè, qui davanti (la casa si trova proprio sulla via Emilia, ndr) c'è un traffico...". Ora ha paura? "No, no. Sono sereno, voglio pensare che sia una carnevalata".
E sulle precedenti minacce da Romanini arriva un "no comment". "Ci sono indagini in corso", dice soltanto. Nemmeno se, a suo parere, l'ordigno fosse riferibile direttamente alla vicenda Carlo Giuliani?. "Mi sono occupato di tante vicende - aggiunge - anche legate alla malavita, ma principalmente al Sud...". Ma i "problemi" maggiori, si sa, il perito di Parola li ha avuti con al vicenda G8.Da Calabresi a Marta Russo: per lui cartucce e bossoli non hanno segreti E' considerato il maggior esperto di armi del nostro Paese. Paolo Romanini, 48 anni, ha effettuato perizie per i casi più importanti della cronaca giudiziaria italiana, dall'omicidio del commissario Calabresi alle vicende del mostro di Firenze, dall'uccisione della studentessa Marta Russo alla "Sapienza" di Roma (dove la scena dell'omicidio venne ricostruita tra le palazzine dell'Università di Parma) a un caso più "nostrano": quello del barista Nadalini, che venne ucciso dai colpi di mitraglietta sparati da un'agente della Questura di Parma durante un inseguimento sulla via Emilia.
E poi, dal febbraio del 2002, il caso Carlo Giuliani, il giovane manifestante ucciso nel luglio del 2001 durante gli scontri avvenuti in occasione del "G8" di Genova. Fu proprio Romanini, assieme ad altri periti, a ricostruire nelle campagna di Fidenza l'episodio che costò la vita al ragazzo. E fu lui a sostenere e a confermare che il proiettile sparato dal carabiniere venne deviato da un sasso. ma in questo ultimi anni - a aperte i casi finiti su tv e giornali - si è occupato di numerosi delitti legati alla malavita e avvenuti in Meridione.
Romanini, da più di vent'anni è chiamato dalle magistrature di tutt'Italia per perizie balistiche di ogni genere.
Oltre al suo lavoro di perito è direttore della rivista specializzata "Tac-Armi", autore di saggi e di tre libri su armi e munizionamento.22 febbraio 2004 - G8; LA CRISI IN GIUNTA COMUNALE GENOVA
"La Repubblica"
La crisi più grave della giunta Pericu: la via d´uscita dopo la rivolta di Rc passa per un allargamento delle parti civili
I danni anche per Diaz e Bolzaneto
Documento del Correntone fa scoppiare la guerra nei ds
L´ipotesi di una ricerca più allargata di verità e giustizia potrebbe far superare il contrasto
Le consultazioni del sindaco e lo strappo violento contro la segreteria di Tullo
DONATELLA ALFONSO
UN NUOVO documento da presentare presto, probabilmente martedì in una giunta straordinaria, che chiarisca come il Comune, ritenendo corretto costituirsi in giudizio per i danni materiali del G8, intende fare altrettanto quando sarà il momento di processare i responsabili delle violenze alla Diaz e a Bolzaneto. "Una richiesta di verità e giustizia a 360 gradi" lo definisce Mario Tullo, segretario provinciale diessino. E´ chiaro che non siamo più agli atti amministrativi, ma a quelli politici; e potrebbe essere questa, che va verso le posizioni più dialoganti di Rifondazione Comunista, la strada di una mediazione lungo la quale rimettere insieme i vari pezzi della giunta Perìcu, che mai ha subito scossoni come in questi giorni, al punto da far trapelare la clamorosa minaccia del sindaco di dimettersi: in risposta al gioco del logoramento praticato ormai da mesi con i litigi e i dissidi nella maggioranza di centrosinistra. Un logoramento che sembra arrivare anche dall´interno del suo partito, i Ds, con la posizione critica presa da sei consiglieri del Correntone: e la minaccia del sindaco, che ieri ha trascorso la giornata da "politico", scambiando pareri e discussioni con assessori, consiglieri, esponenti di tutta la coalizione, resta in piedi, anche se mai espressa apertamente; anzi, l´unico messaggio ufficiale che ieri, nonostante sollecitazioni durate una giornata intera, Perìcu ha lanciato è stato che si sta lavorando per un documento- quello la cui stesura è affidata a Marta Vincenzi e Luca Borzani - che arriverà presto, e su cui si potrà discutere. Ma la minaccia di dimissioni, non solo ipotetica, serve anche per far capire a tutti che i giochi dei partiti o ancor peggio quelli interni ai vari schieramenti, non possono mettere in discussione la continuità dell´azione amministrativa.
Così, mentre Rifondazione sta a guardare l´effetto delle proprie decisioni, ora sono i Ds a vivere i malesseri peggiori; dopo il documento dei sei consiglieri berlingueriani (Casagrande, Delpino, Morettini, Lavagetto, Biggio, Molfino) che chiedono la sospensione della delibera e condannano le "eccessive rigidità", quindi anche quella di Perìcu, c´è stata una prima rispota stupita del segretario Tullo ("nessuno mi aveva detto niente") che scatena nuovamente i berlingueriani, con tanto di nota fimata dai coordinatori Mino Ronzitti ed Andrea Sassano, in cui si conferma che la fiducia a Perìcu non è e non sarà mai in questione "ma questo non può portarci ad autocensurarci nei nostri convincimenti che abbiamo espresso sia nel gruppo consiliare che in segreteria provincale, al contrario di quanto è stato riferito dal segretario provinciale". Ronzitti e Sassano si dicono pronti anche a disertare il comitato politico di lunedì sera riversando tutto l´interesse su una riunione della mozione fissata per stamani nella federazione di piazza de Marini. Dove invece ieri si sono incontrati Tullo, il segretario regionale Margini, una manciata di parlamentari e dirigenti della maggioranza fassiniana, a discutere l´atteggiamento da prendere verso Rifondazione e le possibili soluzioni della crisi, ma anche le liti interne. "Affronteremo il discorso nel comitato politico; sarà un confronto e non un processo" dice Tullo. Ribatte Ronzitti: "Tullo o non capisce o dice il falso, dovrebbe dimettersi". Mette l´uniforme da pompiere Margini, che conferma pieno appoggio a Tullo e al suo lavoro per trovare convergenze in un momento così delicato per la coalizione, e ipotizza che le tensioni nascano anche da uno scenario nazionale, dalle posizioni diverse prese sia sul mantenimento del contingente in Iraq sia sulla lista unitaria. "Rispetto alla costituzione di parte civile non si può dire che non sia un atto amministrativo, ma è corretto che se si sceglie un certo approccio al problema, che questo valga per tutti gli argomenti - dice Margini - Ma noi dobbiamo lavorare tutti insieme, se no come faremo a battere Berlusconi e Biasotti? Le posizioni critiche sono un valore, ma dobbiamo trovare una convergenza di tutta la maggioranza e non solo con Rifondazione" Come dire: le obiezioni della Margherita hanno il loro valore, le richieste di discussione politica di Pdci, Verdi e Italia e Valori anche. Ma non si discuterà sicuramente questa settimana in consiglio: troppo tardi per inserire l´argomento all´ordine del giorno, conferma il presidente Emanuele Guastavino. Martedì 2 marzo, giorno d´inizio del processo ai no global, allora? Oh guarda: proprio quel giorno il consiglio potrebbe saltare, ci sono appuntamenti nazionali cui molti diessini sono invitati?24 febbraio 2004 - ANARCHICI: LEONARDI CHIEDE RITO ABBREVIATO
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ANARCHICI: LEONARDI CHIEDE RITO ABBREVIATO
Il giovane anarchico viterbese Massimo Leonardi ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato per il procedimento a suo carico in cui e' accusato di aggressione ai danni di un carabiniere in borghese nel corso degli scontri del 4 ottobre scorso in occasione della Conferenza intergovernativa. Il fascicolo su Leonardi e' stato unificato con quello intestato a Marco Ferruzzi, accusato dello stesso reato e che ha presentato oggi una analoga richiesta.
Il Gup Andrea Vardaro si e' riservato la decisione ed ha intanto disposto una perizia medica sul carabiniere per stabilire l' entita' delle ferite riportate aggiornando l' udienza al 23 marzo prossimo.
Il pm Salvatore Vitello aveva chiesto per entrambi il rinvio a giudizio per i reati di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. In un altro procedimento sulle attivita' degli anarco-insurrezionalisti, di cui e' titolare lo stesso Vitello, Leonardi e' accusato di associazione sovversiva. Quest' ultimo e Ferruzzi sono stati identificati grazie alle foto scattate in occasione degli incidenti tra disobbedienti e forze dell' ordine.
Massimo Leonardi, in particolare, viene ritenuto dagli inquirenti un personaggio di spicco nella galassia degli anarchici ed in particolare del movimento anarchico viterbese. Il giovane, arrestato il 18 ottobre scorso, e' attualmente agli arresti domiciliari; Marco Ferruzzi, catturato il 3 dicembre scorso, fu denunciato con altri appartenenti al collettivo anarchico viterbese, per aver partecipato a Genova al cosiddetto controvertice del luglio del 2001 contro il G8 sfociato in incidenti e disordini provocati dai black block.26 febbraio 2004 - G8: DAI GIORNALI
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G8: DIAZ; PRONTA RICHIESTA GIUDIZIO PER TRENTINA POLIZIOTTI
OLTRE VENTI I CAPI DI IMPUTAZIONE
E' stata predisposta la richiesta di rinvio a giudizio per una trentina di poliziotti a conclusione dell' inchiesta sull' irruzione della Polizia nella scuola Diaz che, durante il G8, nel luglio 2001, ospitava i no-global.
Il fascicolo, di 36 pagine, e' ora all' esame del procuratore capo Francesco Lalla e dei procuratori aggiunti Giancarlo Pellegrino e Mario Morisani che devono firmarlo prima di depositarlo in cancelleria.
La richiesta di rinvio a giudizio e' stata preparata dai pm Enrico Zucca, Francesco Albini Cardona, Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello.
Secondo quanto si e' appreso, sono oltre venti i capi di imputazione, a vario titolo.G8: DIAZ; I DUE ANNI DELL' INCHIESTA SULL'IRRUZIONE
Le richieste di rinvio a giudizio nei confronti dei poliziotti per l' irruzione nella scuola Diaz che stanno per essere depositate in cancelleria giungono a distanza di due anni e mezzo dal G8 e pochi giorni prima che inizi il processo (il 2 marzo) per i 26 no-global accusati delle violenze di piazza.
Sono stati necessari oltre due anni di indagini condotte a pieno ritmo dai magistrati per "raccontare" quella notte del 21 luglio 2001 quando 200 operatori, tutti appartenenti a vari reparti e uffici della polizia di Stato, parteciparono all' irruzione nella scuola Diaz-Pertini, operazione che si concluse con l' arresto delle persone trovate all' interno dell' edificio. Furono 93 i no global arrestati per i quali e' stata poi decisa l' archiviazione.
Per le violenze consumate all' interno dell' istituto scolastico furono indagati funzionari e dirigenti di polizia. Non furono, invece, identificati gli agenti che usarono il manganello con troppa disinvoltura. I pm indagarono anche su due episodi riferiti a quella notte: le molotov presumibilmente usate come false prove dalla polizia per giustificare l' arresto dei 93 manifestanti ed il presunto falso accoltellamento di un agente romano.
Dopo l' invio degli avvisi di conclusione indagini per i fatti della scuola Diaz, il 12 settembre scorso, alcuni dei poliziotti indagati chiesero, alla Procura, tramite i loro legali, il trasferimento dell' inchiesta a Torino perche' sarebbero esistiti "indizi di reita"' a carico di un magistrato genovese, il sostituto procuratore Francesco Pinto, di turno la notte della polizia alla Diaz. Il riferimento e' la vicenda delle false molotov ritrovate dalla polizia nella scuola.
La Procura di Genova respinse la richiesta di trasferimento ed i legali dei poliziotti si rivolsero alla Procura Generale della Cassazione che il 5 febbraio ha detto definitivamente no al trasferimento a Torino.G8: PRC ESCE DA GIUNTA COMUNE GENOVA, INUTILI LE MEDIAZIONI
CENTRO SINISTRA CONSERVERA' COMUNQUE MAGGIORANZA
"Chi ci sta ci sta, chi non ci sta non ci sta": cosi' il sindaco di Genova Giuseppe Pericu ha confermato quanto emerso in questi giorni sulle divergenze con Rifondazione Comunista. La giunta stamani ha approvato un documento politico per precisare la propria posizione in merito alla costituzione di parte civile al processo sulle violenze di strada del G8, ma Prc e' irremovibile e martedi', giorno del processo, dara' l' ordine ai suoi due assessori di dimettersi.
Il centro sinistra, comunque, in consiglio comunale manterra' la maggioranza relativa anche con l' uscita dei quattro consiglieri di Prc.
Nel documento approvato dagli assessori di Palazzo Tursi e' contenuta la richiesta di una commissione parlamentare di inchiesta sui giorni di luglio del 2001 e si rimanda alla scelta di costituirsi parte civile, 'ove ne esistano le condizioni e i presupposti giuridici' negli altri processi su Diaz e Bolzaneto.
"La delibera di costituzione di parte civile del Comune non puo' essere intesa come rimozione dei giorni del luglio del 2001 - si legge nel documento - o peggio come identificazione tra violenti e movimenti antiglobalizzazione. La decisione dell' amministrazione non ha significato accusatorio o di pregiudizio di colpevolezza, ma mira alla ricerca della verita' processuale e alla tutela del patrimonio collettivo della comunita"'.
Il testo del documento non convince pero' Rifondazione Comunista, che chiede il ritiro della delibera: stamani Pericu ha anche tentato un' ultima mediazione incontrando i segretari dei partiti della maggioranza di centro sinistra riuniti presso la Federazione dei Verdi, ma nessuno dei presenti sembra aver cambiato posizione. "Stasera - conferma il segretario provinciale Bruno Pastorino - si riunira' il comitato politico federale genovese, che salvo sorprese approvera' l' ordine di dimissione dei due assessori dalla giunta".
All' orizzonte, ad ogni modo, si profila un appoggio esterno di Prc a molte delle decisioni della giunta.G8:A GENOVA DIVISIONI IN PRC SU DELIBERA COMUNE PARTE CIVILE
TRA I 'DISSIDENTI' UN ASSESSORE, CAPOGRUPPO ED EX SEGRETARIO
Rifondazione Comunista si divide a Genova in seguito alla crisi che si sta compiendo in questi giorni in Comune sul G8. Uno dei due assessori che dovrebbero dimettersi, il capogruppo in consiglio comunale e l'ex storico segretario provinciale sono in contrapposizione con la linea della segreteria del partito.
Mentre Dante Taccani, uno dei due assessori di Prc nella giunta genovese, seguira' le probabili indicazioni del partito e rimettera' la delega, il suo collega Valter Seggi, anch'egli firmatario della delibera contestata e al secondo ciclo amministrativo con la giunta Pericu e' di diverso parere: "Io sono per una saggia mediazione - afferma - e credo che il documento approvato stamani dalla giunta sia pienamente condivisibile. Non mi riconosco in quella che chiamo la rifondazione della rifondazione comunista, portata avanti sia a livello nazionale che a livello locale: io, comunque, credo di avere la coscienza a posto".
Seggi stasera partecipera' alla riunione del comitato politico federale in cui molto probabilmente passera' la linea 'intransigente' del segretario Bruno Pastorino: tra i 72 rappresentanti, infatti, la minoranza dovrebbe contare sulla carta di meno di una decina di voti. Se Prc dara' l'indicazione di dimettersi, pero', Seggi non e' detto che lascera' comunque la delega: sull'argomento stamani il sindaco Pericu ha preferito non commentare, anche se non ha mai fatto mistero di apprezzare il lavoro di Seggi all' assessorato alle manutenzioni e alla gestione del ciclo delle acque.
Tra chi sembra non condividere la linea della segreteria c'e' anche il capogruppo in Comune Roberto Delogu, e soprattutto l'ex segretario genovese Giordano Bruschi, iscritto al Pci dal 1942:
"credo che questa mossa purtroppo non contribuira' a frenare l'emorragia di iscritti - afferma - e che la mancanza dei Comunisti dalla giunta per questioni importanti come Amt e Ilva non faccia per nulla bene alla citta"'. Su una sua eventuale uscita dal partito Bruschi ha detto: "Io rimango comunista e lo saro' anche se dovessi rimanere da solo".27 febbraio 2004 - G8: DAI GIORNALI
"Il Corriere della sera"
IL RETROSCENA
"Le finte coltellate? I comandi non c'entrano"
Vittima e testimone inventarono l'aggressione dei no global
DAL NOSTRO INVIATO
GENOVA - Il giubbotto dell'agente Nucera? Ne risponderà soltanto il proprietario e il suo collega che disse di avere visto entrambi, il giubbotto e l'agente, accoltellati da un no global al primo piano della scuola "Diaz".
E' forse la novità più rilevante contenuta nella richiesta di rinvio a giudizio per i poliziotti autori dell'irruzione nella scuola che ospitava i no global durante il vertice del G8.
Dopo la vicenda delle molotov, il caso di falso (tale lo ritengono i magistrati) più eclatante dell'inchiesta genovese riguarda l'aggressione subita da Massimo Nucera, poliziotto del nucleo antisommossa di Roma guidato da Vincenzo Canterini, il quale sostenne di essere stato accoltellato da un inquilino della scuola durante l'irruzione. E, a corredo della tesi, esibì il suo corpetto anti proiettile lacerato da alcuni fendenti.
"Dopo aver sfondato la porta al grido di "Fermi, polizia!" - fece mettere a verbale - unitamente all'ispettore capo Panzieri, entravo di slancio nella stanza buia e mi trovavo improvvisamente di fronte a un giovane dell'altezza di circa metri 1.70, il quale mi affrontava impugnando un coltello con la mano destra, puntandomelo con il braccio destro verso la gola... ".
Una perizia stabilì che le coltellate al giubbotto di Nucera erano false. Tesi che la difesa dell'agente ha sempre contestato e che è stata messa in dubbio anche dal perito nominato dal Tribunale durante l'incidente probatorio avvenuto lo scorso aprile.
Quando le indagini vennero chiuse - era il 12 settembre - il reato di falso e calunnia con riferimento a questo episodio era stato attribuito a tutti i funzionari responsabili del blitz, nei confronti dei quali si ipotizzava una sorta di "dolo successivo".
Accusa che adesso viene cancellata. Il presunto accoltellamento viene invece interpretato come un "falso" partito dal basso, del quale non sono responsabili i vertici della struttura di comando che quella notte doveva dirigere le operazioni.
Una iniziativa isolata, che precedette tutti gli altri presunti falsi commessi durante e dopo l'irruzione. Secondo i magistrati, gli unici responsabili e ideatori sono Nucera e l'ispettore capo Panzieri, per i quali è stato chiesto il processo per falso e calunnia.
M. Ima.28 febbraio 2004 - G8: DAI GIORNALI
"La Repubblica" edizione Bologna
IL CASO
Cadute le accuse per la Diaz
G8, prosciolto Murgolo ex capo Digos
LORENZO MURGOLO, ora al Sismi, ma per anni a Bologna come capo della Digos e poi questore vicario, è stato prosciolto dalle accuse per "la notte nera" della polizia alla scuola Diaz di Genova. Quella sera Murgolo era in servizio fuori della scuola, ma senza alcuna responsabilità e quindi non poteva - come invece secondo l´accusa hanno fatto tre alti dirigenti della polizia, per i quali la Procura di Genova si appresta a chiedere il processo - "indurre gli agenti di polizia a attestare falsamente" prove che avrebbero dovuto giustificare l´azione violenta dentro l´istituto di via Cesare Battisti, dove si presumeva fossero nascosti i black bloc che avevano scatenato gli incidenti durante il G 8 e provocato l´altrettanto violenta reazione delle forze dell´ordine. Saranno processati anche tredici agenti che hanno scritto verbali di arresto pieni di prove false e i capi del disciolto VII Reparto anti-sommossa di Roma, che hanno guidato l´irruzione nella scuola. Lorenzo Murgolo, che a Genova per il G 8 era stato comandato come altri funzionari della Questura di Bologna, a tutto questo è risultato alla fine estraneo. In quei giorni aveva operato in borghese per le vie di Genova a controllare le manifestazioni e rintuzzare le azioni dei dimostranti violenti."La Repubblica"
"Il risultato delle consulenze tecniche è clamoroso: ci sono anomalie nelle indagini"
Diaz, avvocati al contrattacco nuova denuncia per i giudici
Il primo tentativo è già finito nel nulla
MASSIMO CALANDRI
"FORMALIZZEREMO nelle prossime ore il clamoroso risultato di alcune consulenze tecniche, evidenziando alcune anomalie nella conduzione delle indagini. Ed invertendo il circuito". Non è poi così difficile, tradurre l´affermazione dei difensori di alcuni super-poliziotti indagati per il famigerato blitz alla Diaz: significa che nei prossimi giorni, forse già all´inizio della settimana, sarà presentata una nuova denuncia nei confronti di almeno uno dei pm che hanno appena chiesto il rinvio a giudizio di 29 tra funzionari ed agenti coinvolti nella sanguinaria irruzione del luglio 2001. Era già accaduto con il sostituto procuratore Francesco Pinto, tirato in ballo nel corso di un interrogatorio da Spartaco Mortola, allora capo della Digos: bastò una frase mezza sparacchiata - e subito ritrattata - per chiedere il trasferimento degli atti prima alla Procura poi alla Cassazione, ricevendone un secco niet ma tutto sommato alimentando una politica del sospetto che sarà forse utile in futuro. Questa volta nel mirino dovrebbe finire un altro magistrato, l´importante è invertire il circuito e cioè: ribaltare i ruoli, da accusati ad accusatori. Ma è davvero così difficile difendersi nel e non dal processo?
La richiesta di rinvio a giudizio sottoscritta unanimemente dalla Procura (in calce, oltre che quelle dei pm che hanno gestito direttamente l´inchiesta, compaiono le firme del procuratore capo Francesco Lalla e dei procuratori aggiunti Giancarlo Pellegrino e Mario Morisani) dicono non regali troppi spunti di riflessione. E´ un po´ come se gli inquirenti avessero voluto tenere nascoste le carte ed in particolare gli assi agli accusati: limitandosi all´elenco delle persone che si vogliono processare, e alle relative imputazioni formulate nei loro confronti. Rispetto alla lista degli indagati è scomparso un solo nome: Lorenzo Murgolo, oggi numero due del Sismi, allora questore vicario a Bologna. Avrebbe dato una versione leggermente diversa dai colleghi sul ritrovamento delle molotov, ma soprattutto non rivestiva alcun ruolo ufficiale o di polizia giudiziaria in quella maledetta operazione: la sua posizione è stata stralciata, il fascicolo è destinato all´archiviazione. Restano gli altri, ma resta in particolare quella menzogna che si nutre e s´ingrassa dei due falsi più clamorosi: le molotov falsamente attribuite ai no-global, le fantomatiche coltellate all´agente Massimo Nucera. Per le due bottiglie incendiarie fu indagato per primo il vice-questore Pietro Troiani: nelle richieste di rinvio a giudizio i pm del pool G8 avrebbero tenuto conto anche e soprattutto delle ultime, inedite dichiarazioni del funzionario. Nelle quali Troiani avrebbe pesantemente tirato in ballo alcuni super-poliziotti presenti la notte dell´irruzione, spiegando che quella di piazzare nella scuola le bottiglie (in realtà recuperate molte ore prima in un´aiuola di corso Italia) fu un´iniziativa concordata tra più persone e non l´inganno di un servitore dello Stato troppo zelante. Per le presunte coltellate, i pm hanno ritenuto che l´imbroglio fu un´iniziativa dello stesso Nucera e del collega che gli diete immediatamente spago, Maurizio Panzieri: i due paradossalmente avrebbero ingannato gli altri colleghi, concorrendo al falso e alla calunnia ecumeniche.
"Se la richiesta di rinvio a giudizio sarà accolta, si tramuterà in un colossale fiasco dibattimentale", taglia corto Marco Corini, uno dei legali dei funzionari di polizia: "Passerà alla storia come una delle più grandi sviste giudiziarie della storia, è impossibile che qualcuno basandosi su quegli elementi possa condannare i miei clienti". Giancarlo Pellegrino, procuratore aggiunto, non dice se la richiesta sia già stata depositata o meno alla cancelleria del gip: "Non sappiamo quando depositeremo gli atti. Sono all´esame della Procura, ma anche quando lo faremo non diremo nulla. Un cittadino ha il diritto di sapere di essere imputato quando riceve la notifica e non dai giornali". Paolo Cento, senatore dei Verdi e vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera, rilancia la proposta di una commissione parlamentare per i fatti di Genova: "Allora l´unico responsabile politico fu il Governo. Dalla richiesta di rinvio a giudizio per l´irruzione nella scuola Diaz emerge chiaramente una volontà di gestire in modo repressivo e irresponsabile l´ordine pubblico durante quelle giornale e per questo ci dovremmo costituire tutti parte civile proprio contro il Governo".IL RITORNO DEL G8
IL PROCESSO
Traffico bloccato, numero chiuso per l´accesso all´aula
Il Tribunale scopre la zona rossa
In arrivo anche forze di polizia da altre città
Gli avvocati: "I genovesi hanno diritto a seguire l´udienza. La militarizzazione serve solo ad alimentare il clima di tensione"
MASSIMO CALANDRI
L´INTRODUZIONE del "numero chiuso" garantirà il normale svolgimento del processo salvaguardando le regole della democrazia? Domanda inevitabile, il giorno dopo la pubblicazione dell´ordinanza firmata dal procuratore generale Domenico Porcelli: dove si legge che solo cento persone potranno assistere al processo nei confronti dei 26 manifestanti accusati di aver devastato e saccheggiato il capoluogo ligure durante il G8. Un processo che a distanza di quasi tre anni dai fatti continua a coinvolgere ed emoziona l´intera città, e non solo. Ma in deroga alla pubblicità del dibattimento, il procuratore generale invoca i timori d´un sovraffollamento no-global ed in sostanza allestisce una nuova Zona Rossa, amareggiando gente come Laura Tartarini, avvocato di alcuni imputati e consigliere comunale di Rifondazione: "Questa militarizzazione _ denuncia il legale _ è un tentativo reiterato di alimentare la tensione. I genovesi hanno diritto ad assistere al processo. Le misure di sicurezza previste danno per scontata una pericolosità degli imputati che è tutta da dimostrare: per il maxi-processo alla mafia albanese non era stato previsto nulla del genere, eppure credo ci sia qualche differenza tra chi è accusato di stupri, omicidi, sfruttamento della prostituzione, traffico di stupefacenti, e chi deve invece rispondere del furto di due bottiglie di vino da un supermercato". Il questore Oscar Fioriolli, che ha trascorso la mattinata di ieri in tribunale, getta acqua sul fuoco: "Mi auguro che la tensione non salga: spero nel buon senso di tutti, ho la massima fiducia dei genovesi. Per quelli che arriveranno da fuori, non so: al momento non siamo ancora in grado di stabilire il numero e le iniziative dei ?contestatori´, ma il dispositivo sarà comunque tale da consentire il libero accesso in aula e il normale svolgimento del processo". E´ comunque previsto l´arrivo di personale in divisa da fuori Genova.
Quali saranno, nel dettaglio, le misure di sicurezza per l´udienza delle ore 9 di martedì 2 marzo? Intanto, la zona intorno al palazzo di giustizia sarà di fatto chiusa al traffico automobilistico e in pratica "pedonalizzata". L´ingresso del tribunale sarà diviso in due: da una parte, a sinistra _ accessibile solo da Pammatone e dal tunnel che collega largo XII Ottobre con via V Dicembre _ entreranno tutti quelli che vorranno normalmente accedere al palazzo; l´ingresso a destra _ raggiungibile solo da via delle Casaccie _ sarà riservato alle persone che a diverso titolo assisteranno al processo dei 26. Ci saranno naturalmente ampi cordoni di polizia all´esterno, dove le persone saranno identificate e controllate nell´eventualità che qualcuno possa avere con sé "armi od oggetti atti ad offendere". Chi potrà entrare in aula? Saranno duecentosessantasei, giudici esclusi (presiederà Marco Devoto, responsabile della seconda sezione penale). Cento persone tra il pubblico, centoquaranta tra avvocati e giornali più naturalmente gli imputati. All´interno, ingressi separati per "addetti ai lavori" e spettatori. No a telecamere e fotografi. Probabile la presenza di molti dei 26, ci saranno sicuramente Massimiliano Monai, Eurialo Predonzani e Luca Finotti, che furono accusati di tentato omicidio nei confronti dei carabinieri in piazza Alimonda. Martedì ci sarà tempo per discutere sulle liste di testimoni presentate dalle parti, ed è probabile che alcuni legali presenteranno delle eccezioni procedurali. Nell´udienza successiva, la settimana seguente, sarà sollevato il legittimo sospetto.29 febbraio 2004 - G8; VIOLENZE IN STRADA, VERSO IL PROCESSO
ANSA:
G8: VIOLENZE IN STRADA; MARTEDI' IL PROCESSO A 26 NO GLOBAL
Tra eccezionali misure di sicurezza iniziera' martedi' 2, nell' aula magna del Palazzo di Giustizia, il processo a carico di 26 no global, accusati a vario titolo, per le violenze di strada avvenute durante il G8, di devastazione e saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, porto e detenzione di materiale esplodente, furto aggravato e continuato e lesioni gravi.
A rappresentare l' accusa saranno i pm Anna Canepa e Andrea Canciani, titolari dell' inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino.
L' aula in cui si svolgera' il processo sara' protetta dalle forze dell' ordine che, su disposizione della Procura, non lasceranno entrare piu' di un centinaio di persone e sara' accessibile da due varchi, uno riservato per le persone che hanno titolo e interesse processuale (giudici, imputati, parti offese, ecc.) e per i giornalisti e l' altro destinato al pubblico. Sara' invece vietato l' ingresso di macchine fotografiche e telecamere.
Intanto da parte dei Disobbedienti e' stato annunciato "che il corteo di martedi' tocchi l' area del tribunale, che raggiunga coloro i quali