Almanacco dei misteri d' Italia


G8 e uccisione di Giuliani
le notizie del 2004 - settembre/dicembre
16 settembre 2004 - G8: NO GLOBAL; RIPRENDE DOMANI PROCESSO
ANSA:
G8: NO GLOBAL; RIPRENDE DOMANI PROCESSO, DECISIONE SU FILMATI
Dopo la pausa estiva, riprendera' domani nell' aula bunker del Palazzo di giustizia il processo a carico di 25 no global accusati di devastazione e saccheggio durante i giorni del G8. Il palazzo di giustizia e le strade limitrofe saranno nuovamente blindate con un imponente schieramento di forze dell' ordine.
Nel corso udienza, presieduta da Marco Devoto, sara' resa nota la decisione dei giudici sulla richiesta, fatta il 13 luglio scorso dalla difesa, dell' esclusione di alcuni filmati e della perizia di altri.
L' avv. Emanuele Tambuscio, anche a nome di altri difensori, aveva chiesto che tutti i video venissero acquisiti in originale anche perche', secondo una consulenza tecnica della difesa, risulterebbe che i filmati acquisiti dalla Procura presentano tagli e quindi non sarebbero genuini. "I reperti - aveva spiegato - devono essere portati in tribunale cosi' come sono all' origine e non con tagli arbitrari". Aveva chiesto percio' che venisse effettuata una perizia sui filmati.
I giudici dovranno inoltre decidere sull' eccezione, sollevata dall' avv. Fabio Sommovigo, a cui si sono associati altri difensori, in merito alla nullita' dell' udienza preliminare perche' la Procura avrebbe dovuto depositare tutti i documenti video in suo possesso, mentre ne avrebbe usato solo il 35%. Il legale ritiene infatti che siano stati violati i diritti della difesa.

17 settembre 2004 - G8: NO GLOBAL; RESPINTE ISTANZE DIFESE, IL PROCESSO CONTINUA
ANSA:
G8: NO GLOBAL; RESPINTE ISTANZE DIFESE, IL PROCESSO CONTINUA
I DIFENSORI CHIEDEVANO LA NULLITA' DELL' UDIENZA PRELIMINARE
Il tribunale di Genova, al termine dell' udienza del processo a carico di 25 no global, accusati di devastazione e saccheggio durante il G8 del 2001 a Genova, ha emesso una ordinanza in cui ha respinto le varie istanze avanzate dai difensori, tra cui la richiesta di nullita' dell' udienza preliminare a causa dei tagli ai filmati in possesso dell' accusa.
I giudici hanno percio' ammesso la produzione dei tre Dvd dell' accusa, proiettati in aula prima della pausa feriale, oggetto di contestazione da parte dei difensori degli imputati perche', a loro dire, con immagini tagliate e manipolate.
I giudici hanno respinto inoltre anche la richiesta dell' accusa, rappresentata dai pm Anna Canepa e Andrea Canciani, di acquisire al fascicolo del dibattimento tutto il materiale filmico-fotografico.
Alcuni difensori, in una memoria presentata questa mattina, hanno lamentato infatti tagli e manipolazioni dei filmati, l' acquisizione solo del 35 per cento del materiale, per cui chiedevano la nullita' dell' udienza preliminare, in quanto il restante materiale (il 65%) sarebbe rimasto in un altro fascicolo processuale, non a disposizione delle difese.
Tra le sequenze "tagliate" i difensori avevano segnalato l' aggressione da parte di un gruppo di carabinieri, che sarebbe avvenuta il 20 luglio del 2001, a Filippo D' Avanzo, uno degli imputati.
"Il presente procedimento - hanno spiegato i giudici - non ha lo scopo di ricostruire l' intera dinamica di tutti i fatti avvenuti, che vengono ripercorsi in questa sede al limitato fine di accertare l' eventuale responsabilita' penale degli imputati per i soli fatti oggetto delle contestazioni".
Il processo proseguira' martedi'.

22 settembre 2004 - G8: NO GLOBAL; TRIBUNALE, INTERROGATORI TROPPO SPERIMENTALI
ANSA:
G8: NO GLOBAL; TRIBUNALE, INTERROGATORI TROPPO SPERIMENTALI
CON UNA ORDINANZA GIUDICI INVITANO I PM A CAMBIARE METODO
Alla fine dell'udienza di oggi del processo a 25 no global, accusati di devastazione e saccheggio durante il G8, il tribunale ha emesso un'ordinanza in cui ha contestato all'accusa di aver sottoposto stamani un teste (Marco Preve, cronista di "Repubblica", ndr) ad un interrogatorio troppo sperimentale e non pertinente.
I giudici hanno quindi invitato i pm e i difensori a produrre documentazione, filmati e fotografie, solo di rilevanza processuale.
I pm Anna Canepa e Andrea Canciani, infatti, contestualmente all'interrogatorio, hanno proiettato per alcune ore i filmati degli episodi piu' violenti per sapere dal teste a quali aveva assistito personalmente e i suoi commenti.
L'udienza, durata dalle 9 alle 16, e' iniziata con l'interrogatorio, come teste d'accusa, del vicequestore vicario di Bologna, Pasquale Zazzaro, che durante il G8 era responsabile della centrale operativa della questura di Genova e responsabile dell'Urp.
Gia' sentito ieri come teste, il poliziotto era stato invitato a integrare i "brogliacci' con i Dvd delle registrazioni integrali delle telefonate fatte e ricevute in quei giorni anche dal 113. Stamane percio' Zazzaro ha consegnato al tribunale due Dvd; quindi e' stato sottoposto al controesame dei difensori.
Alla domanda dell'avv. Emanuele Tambuscio sull'intervento della polizia deciso via radio il 20 luglio del 2001 in piazza Manin ha pero' risposto "non ricordo". Il dirigente ha inoltre risposto allo stesso modo ad altre domande dei difensori sulle manifestazioni che erano state autorizzate nei giorni del G8.
Secondo teste dell'accusa e' stato Marco Preve il quale e' stato sottoposto invece ad un lungo interrogatorio da parte dei pm sulle giornate del 20 e 21 luglio. Contestualmente venivano proiettate le immagini dei disordini piu' violenti.
Preve ha ripercorso tutto il tragitto del corteo, che si era snodato il 20 luglio tra via Tolemaide, corso Gastaldi, via Montevideo e piazza Tommaseo, commentando gli episodi piu' violenti a cui aveva assistito: incendi di auto e cassonetti, assalti a banche e a supermercati. Ha raccontato il percorso di alcuni tamburini vestiti di nero e del manifestante con la maglia gialla da portiere con su scritto il numero 1 (non ancora ufficialmente identificato, ndr).
Il cronista ha poi rievocato la carica di alcuni poliziotti il 21 luglio in piazza Manin, dove si era tenuto un corteo autorizzato, contro manifestanti inermi, mantre i piu' facinorosi erano gia' scappati. Preve ha aggiunto di aver visto un capo reparto che cercava di trattenere i suoi agenti.
Il processo proseguira' martedi' prossimo.

23 settembre 2004 - G8: DIAZ; DEPOSITATA MEMORIA PM
ANSA:
G8: DIAZ; DEPOSITATA MEMORIA PM, RECORD ARRESTI NON CONVALIDATI
UDIENZA AGGIORNATA A LUNEDI'
I sostituti procuratori Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, al termine della quinta udienza preliminare, durata dalle 9 alle 16, hanno depositato una memoria di circa 260 pagine.
Nel corso dell' udienza, il pm Zucca ha esposto le varie fasi delle indagini e le prove raccolte in merito alle irruzioni della polizia nelle scuole Diaz e Pascoli, per cui sono imputati 28 poliziotti (l' imputato Massimiliano Di Bernardini e' stato stralciato), tra dirigenti, funzionari e capisquadra.
Durante la lunga introduzione, durata oltre quattro ore, il pm ha sottolineato che "nella lunga storia della polizia italiana gli arresti in flagranza dei no global nella Diaz costituiscono il record degli arresti non convalidati".
I 93 manifestanti arrestati sono stati infatti tutti prosciolti dal gip Anna Ivaldi dalle accuse di resistenza e violenza a pubblico ufficiale, lesioni personali e di associazione a delinquere perche' "non sono emersi a loro carico elementi che facciano presumere la sussistenza di rapporti associativi con chi devasto' e saccheggio' la citta"".
Zucca ha poi stigmatizzato il comportamento reticente dei poliziotti nel corso degli interrogatori, e si e' lamentato del fatto che nessuno abbia parlato o si sia preso le responsabilita' dei vari episodi contestati. Tra questi ha citato il ritrovamento delle due bottiglie molotov all' interno della scuola, usate come false prove a carico dei dimostranti, la fitta sassaiola che avrebbe causato l' irruzione della polizia, e le varie relazioni di servizio.
L' udienza proseguira' lunedi' prossimo.

G8: DIAZ; MEMORIA PM, I POLIZIOTTI HANNO MENTITO
260 PAGINE; I PM, 'DEBACLE SU PIANO GIUDIZIARIO DELL'OPERAZIONE'
Le indagini della Procura sull' irruzione nella scuola Diaz presero avvio dalle denunce dei gip, insospettiti che durante la convalida dei 93 arresti, tutti i manifestanti, su cui erano ancora visibili i segni delle percosse, raccontassero la stessa storia di pestaggi subiti a freddo all' interno dell' istituto.
Inizia cosi' la memoria dei pm, Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, depositata oggi al termine dell' udienza. "Dall' iniziativa dei giudici - e' scritto nella memoria - era tuttavia gia' posta in maniera esplicita l' ipotesi che alla base dell' eccezionale 'debacle' sul piano giudiziario di una operazione (l' irruzione nella scuola Diaz, ndr) avvenuta sotto la luce dei riflettori vi fosse una inquietante e tuttavia semplice risposta: 'I poliziotti dovevano aver mentito"".
La memoria, divisa in numerosi capitoli, racconta che successivamente alle denunce dei giudici, le indagini cominciarono a puntare i riflettori sull' eccesso di reazione da parte della polizia rispetto ad una presunta resistenza di no global con lanci di sassi e di oggetti.
Le dichiarazioni dei poliziotti - sottolineano i pm - sono di una "assoluta genericita" in quanto nessuno dice o scrive chi ha fatto cosa.
I pm prendono quindi in esame i reati di falso e di calunnia contestati agli imputati. "E' stato difficile - hanno commentato i pm - anche decifrare le firme poste sui verbali di sequestro o di arresto, tanto che una e' rimasta ignota. Nessuno si e' fatto avanti per dire cosa aveva fatto o a che cosa aveva partecipato".
I poliziotti piu' alti in grado - dicono i pm - hanno sostenuto negli interrogatori che non erano ufficiali giudiziari, per cui non dovevano ne' partecipare a questi atti ne' firmarli. Su questo punto i magistrati hanno contestato che essendo i piu' alti in grado e essendo gerarchica la linea di comando era impossibile che non avessero partecipato alla redazione di quegli atti.
I pm hanno quindi illustrato i vari episodi contestati, tra cui l' episodio delle due bottiglie molotov e l' accoltellamento dell' agente romano Massimo Nucera, per cui i poliziotti sono imputati di falso e calunnia.
E' stato poi ricostruito l' episodio dell' irruzione nella scuola Pascoli, liquidato dalla polizia come "un errore". Secondo i magistrati questa giustificazione non regge perche' non si capisce perche' i poliziotti "entrati per errore" abbiano poi spaccato tutto e si siano portati via cassette video e hard-disk.
Dalla memoria emerge una valutazione severa sulla qualita' e modalita' con cui e' stata fatta l' operazione della polizia e soprattutto sul risultato ottenuto.
Il preludio di questa operazione - hanno sottolineato ancora i pm - e' dato dal pestaggio di cui fu vittima il giornalista inglese Mark Covell, avvenuto davanti alla scuola, poco prima dell' irruzione.

G8: DIAZ; MINISTERO INTERNO SI COSTITUISCE NEL PROCESSO
E' ripresa stamani, alle 9, dopo la pausa estiva, l' udienza preliminare a carico di 28 poliziotti imputati per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz, avvenuta il 21 luglio del 2001 durante il G8. Il ministero dell' Interno, chiamato in causa dai difensori quale responsabile civile per la presunte responsabilita' dei poliziotti, si e' costituito nel processo attraverso l' avvocatura dello Stato.
All' inizio dell' udienza, i sostituti procuratori Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini hanno presentato 400 fotografie invece delle 200 annunciate che riprendono le varie fasi della sanguinosa irruzione all' interno della scuola. Il Gup Daniela Faraggi ha interrotto percio' l' udienza per decidere su questa ulteriore acquisizione di materiale.
I difensori, inoltre, hanno chiesto all' accusa il deposito della perizia fatta sui filmati di Indymedia davanti alla scuola Diaz per appurare se prima dell' irruzione c' erano stati lanci di sassi o oggetti. All' udienza sono presenti gli imputati Francesco Gratteri, Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Carlo Di Sarro, Giovanni Luperi.

24 settembre 2004 - G8: DIAZ; COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA SU MEMORIA PM
ANSA:
G8: DIAZ; COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA SU MEMORIA PM
"ELEMENTI GRAVISSIMI PER CREDIBILITA' POLIZIA E ORDINAMENTO"
"L' esposizione delle accuse da parte del pm Enrico Zucca sui fatti della Diaz, porta in primo piano una realta' assolutamente senza precedenti, con una quantita' di elementi gravissimi per la credibilita' della polizia di Stato e del nostro stesso ordinamento democratico".
E' il commento del Comitato verita' e giustizia per Genova, dopo l' udienza preliminare di ieri sull' inchiesta Diaz, in cui sottolinea anche che il blitz alla Diaz e' descritto dal pm come una "eccezionale debacle sul piano giudiziario".
Secondo il Comitato "molti altri elementi della relazione dei pm meriterebbero attenzione, a cominciare dall' "inutile e indegno infierire delle forze dell'ordine', passando per le sistematiche falsificazioni compiute".
"L'opinione pubblica, il governo, la classe politica, i media sono consapevoli o no - chiede il Comitato - che siamo di fronte alla pagina piu' nera nella storia recente delle forze dell' ordine della nostra repubblica?" ."Se ne sono consapevoli - aggiunge - perche' ignorano il processo in corso e non lo trattano con il rilievo giornalistico, etico e politico che meriterebbe? Il silenzio e l' inerzia, in questo caso, rischiano d' avere il sapore della copertura, della rassegnazione e della complicita"".
Il Comitato chiede inoltre:" E' giusto che i dirigenti imputati, di fronte a simili documentate accuse, che ne compromettono gravemente la credibilita' personale, conservino il loro posto di vertice? Non sarebbe piu' giusto, per rispetto dei cittadini e delle divise che indossano, un loro passo indietro, in attesa della conclusione del processo? E perche' in questi anni, ad inchiesta in corso, sono stati addirittura promossi?".
Infine il Comitato chiede l' istituzione di una commissione parlamentare d' inchiesta, "l' unica sede in cui si potrebbero chiarire anche i retroscena politici di questa penosa pagina della nostra storia recente".

27 settembre 2004 - G8: DIAZ; PM CHIEDE GIUDIZIO PER 28 POLIZIOTTI
ANSA:
G8: DIAZ; PM CHIEDE GIUDIZIO PER 28 POLIZIOTTI
(ANSA) - GENOVA, 27 SET - Per la sanguinosa irruzione della polizia nella scuola Diaz, avvenuta il 21 luglio del 2001 durante il G8, i pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Cardone Albini hanno chiesto il rinvio a giudizio di 28 poliziotti, tra dirigenti, capisquadra e agenti. La richiesta e' stata fatta stamani al termine della requisitoria del pubblico ministero Cardona Albini che ha anche depositato i numerosi filmati provenienti da varie fonti, anche amatoriali.
La scorsa udienza i pubblici ministeri avevano depositato una lunga memoria di 261 pagine con le motivazioni dei vari capi d' accusa. I poliziotti sono infatti imputati di falso, calunnia e lesioni gravi.
Intanto nella prossima udienza del 2 ottobre cominceranno gli interrogatori di alcuni imputati su richiesta dei difensori tra cui l' ex vice questore della Digos di Genova, Carlo Di Sarro e quattro capisquadra.

G8: DIAZ; PM, A GIUDIZIO I POLIZIOTTI, HANNO MENTITO
'NON CHIEDIAMO PROCESSO PER LEGGE DEL CONTRAPPASSO' (di Paola Mattarana)
I pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini hanno ribadito e formalizzato stamani nell' udienza preliminare la richiesta di rinvio a giudizio per 28 poliziotti, tra dirigenti, funzionari, capisquadra e agenti, per la sanguinosa irruzione della polizia nella scuola Diaz, avvenuta il 21 luglio del 2001 durante il G8.
La richiesta e' stata fatta stamane davanti al gip Daniela Faraggi al termine della requisitoria del pubblico ministero Cardona Albini, che ha anche depositato numerosi filmati provenienti da varie fonti, anche amatoriali.
La scorsa udienza i pubblici ministeri avevano depositato una memoria di 261 pagine con le motivazioni dei vari capi d' accusa. I poliziotti sono imputati a vario titolo di falso, calunnia, lesioni gravi, falso ideologico, furto, e irruzione arbitraria nella scuola Pascoli. Secondo l' accusa, "alla base dell' eccezionale 'debacle' sul piano giudiziario di un' operazione avvenuta sotto le luce dei riflettori" vi era "una inquietante eppure semplice risposta: 'i poliziotti dovevano aver mentito' ".
"Non si e' chiesto - hanno scritto i magistrati nella memoria dell' accusa depositata venerdi' scorso - il rinvio a giudizio degli imputati per veder loro applicato una sorta di contrappasso, ma si e' cercato al contrario di distinguere ed analizzare le responsabilita' in un modo che non e' stato certamente usato nei confronti delle vittime della operazione Diaz".
Intanto nella prossima udienza del 2 ottobre cominceranno gli interrogatori di alcuni imputati su richiesta dei difensori tra cui l' ex vice questore della Digos di Genova Carlo Di Sarro, difeso dagli avvocati Giuseppe Giacomini e Pier Giovanni Junca, e quattro capisquadra, assistiti questi ultimi dall' avv. Piero Porziani.
L' avvocato Alfredo Biondi, difensore del vice questore romano Pietro Troiani, il poliziotto che porto' le due bottiglie molotov all' interno della scuola, al termine dell' udienza ha contestato i metodi dell' accusa. I pubblici ministeri infatti si erano opposti alla richiesta dell' avvocato Pier Giovanni Junca di poter utilizzare per l' interrogatorio del suo assistito, il vice questore Carlo Di Sarro, alcuni filmati depositati oggi dall' accusa. A quel punto, il giudice Daniela Faraggi ha deciso un uso limitato dei filmati, di stretta attinenza alla posizione processuale dell' imputato.
"I pubblici ministeri in questo modo hanno cercato di condizionare la difesa", ha commentato Biondi che ha poi sottolineato: "Non so se accettare questa liturgia puramente formale, come se la difesa fosse ospite dell' accusa e non parte del processo". "Con questo criterio - ha concluso - penso proprio che non faro' interrogare i miei assistiti".
Il pm Enrico Zucca, in merito alle dichiarazioni dell' avv. Biondi, ha ribattuto che "l' eccezione sollevata dall' accusa, riguardo l' utilizzo dei filmati da parte delle difese, era puramente tecnica". "Si tratta comunque - ha aggiunto - di normali schermaglie procedurali tra accusa e difesa, non certo di condizionamenti o censure".
I pm, nella loro memoria al gip, hanno inoltre spiegato: "L'indagine conclusa ha permesso di verificare la sussistenza di obiettivi elementi che consentono di ritenere adeguata ed esaustiva la risposta agli interrogativi principali che sembravano destinati a rimanere insoluti, proprio per la prevedibile reazione tesa a confondere nella massa indistinta le responsabilita"".
"A prescindere dai riscontri che sono rappresentati dai numerosi documenti filmati - hanno scritto - di cui e' stato possibile avere la disponibilita', le dichiarazioni delle persone offese costituiscono ancora un dato processuale suscettibile di evoluzione perche' soltanto dal pieno dispiegarsi della prova orale nel dibattimento potra' apprezzarsi con quale livello di dettaglio e' possibile ricostruire gli avvenimenti occorsi all'interno della scuola Diaz e cosi' valutare pienamente la incongruenza e la assoluta inverosimiglianza di ogni dichiarazione offerta dagli imputati".
Nella memoria viene ancora sottolineato :"Si potra' comprendere quanto fragili siano le dichiarazioni di non aver visto, di non poter direttamente testimoniare, si potra' quindi comprendere la ragione della redazione di atti che e' sostanzialmente priva di autore. L'impossibilita' di verifica delle operazioni compiute da parte dei pubblici ufficiali apparira' nel suo pieno significato di copertura dei comportamenti illegali che ciascuno degli imputati ha fatto propri, ponendoli a giustificazione dell'arresto degli occupanti".

G8: DIAZ; AVV BIONDI CRITICA METODI DELL'ACCUSA
L' avvocato Alfredo Biondi, difensore del vice questore romano Pietro Troiani, al termine dell' udienza ha contestato i metodi dell' accusa.
I pubblici ministeri infatti si erano opposti alla richiesta dell' avvocato Pier Giovanni Junca di poter utilizzare per l' interrogatorio del suo assistito il vice questore Carlo Di Sarro uno spezzone dei filmati prodotti dall' accusa. "L' accusa in questo modo ha cercato di condizionare la difesa", ha commentato Biondi che ha poi sottolineato: "Non so se accettare questa liturgia puramente formale, come se la difesa fosse ospite dell' accusa e non parte del processo".
"Con questo criterio - ha concluso - penso proprio che non faro' interrogare i miei assistiti".

G8: DIAZ; LISIPO, RICHIESTA GIUDIZIO NON INDICA COLPEVOLEZZA
La richiesta di rinvio a giudizio per i 28 poliziotti, imputati di falso, calunnia e lesioni gravi, per i fatti alla scuola Diaz durante il G8 di Genova "non indica colpevolezza". Il Lisipo (Libero sindacato polizia) invita cosi' ad aspettare prima di "sputare veleno". Ai colleghi, aggiunge il sindacato, "va tutta la solidarieta' del Lisipo. Hanno fatto solo il proprio dovere con spirito di abnegazione e la professionalita' di sempre".
Il Lisipo, afferma in una nota il segretario nazionale, Antonio de Lieto, "rammenta che sulla questione solo la magistratura e' deputata a far chiarezza" e alla magistratura "rinnova la massima fiducia". I poliziotti, prosegue, "ogni giorno mettono a repentaglio la propria incolumita' per la sicurezza dei cittadini. Oggi - aggiunge - non si perde l' occasione per sputare veleno addosso e sparare sentenze di colpevolezza prima ancora della conclusione dei regolari processi".
Il Lisipo, conclude il segretario, "in tempi non sospetti, per tutti i colleghi impiegati in servizio di ordine pubblico a Genova per il G8, ha messo a disposizione il proprio ufficio legale. Nel contempo ha fortemente rivendicato la necessita' della presenza di un magistrato in piazza durante lo svolgimento di servizi di ordine pubblico, per meglio garantire manifestanti e rappresentanti delle forze dell'ordine".

2 ottobre 2004 - G8: PROCESSO DIAZ, IL GIALLO DEI TABULATI
"La Repubblica"
IL CASO
La difesa chiede spiegazioni
Processo Diaz il giallo dei tabulati
I legali: "Quegli atti sono elementi essenziali"
PER i difensori dei super-poliziotti si tratta di un "giallo" in piena regola, che rischia addirittura di mandare all´aria tutta l´inchiesta sul famigerato blitz della polizia nella scuola Diaz. In ballo ci sono i tabulati telefonici originali dei quattordici funzionari che l´ultima notte del G8 parteciparono all´operazione nell´istituto di via Cesare Battisti. Alcuni avvocati degli indagati, che ne avevano chiesto copia all´ufficio del giudice per le indagini preliminari, ieri mattina si sono sentiti rispondere dai responsabili della cancelleria che di quei tabulati non c´è traccia. Meglio, tutto quello che è possibile mettere a disposizione sono le cosiddette "elaborazioni" fatte dagli investigatori della squadra mobile genovese, che collaborarono alle indagini dei pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini. "Non è un particolare da poco", protesta Marco Corini, che tra gli altri difende Gilberto Caldarozzi, uno degli uomini ai vertici del Ministero dell´Interno, e Filippo Ferri, capo della squadra mobile di La Spezia. "Gli originali di quei tabulati sono essenziali: lo ha dimostrato la Procura nella sua lunga ed articolata memoria, concentrandosi proprio su diversi fotogrammi e la coincidenza con le telefonate fatte da alcuni funzionari. I pm parlano precisamente di ?tabulati´, e non di ?elaborati´, e dei ?tabulati´ hanno chiesto l´acquisizione. Ma di originali in pratica ce ne sono solo 3 su 14: che fine hanno fatto gli altri?". Una domanda che per Marco Corini merita al più presto una risposta. Una risposta che potrebbe mandare a carte quarantotto l´intero procedimento. "Se i pm ci diranno che si erano semplicemente persi tra la montagna di carte di quest´inchiesta, poco male: l´importante è poterne alla fine disporre in qualche modo, e pazienza se dovremo aspettare. Ma se di questi tabulati non si trova più traccia, allora il quadro cambia radicalmente: si paventa la nullità". Parole che preludono ad un inevitabile scontro, una battaglia clamorosa che probabilmente in Procura non pensavano neppure lontanamente di dover affrontare. Stamani davanti al gup Daniela Faraggi è comunque in programma l´interrogatorio del vice-questore Carlo Di Sarro, difeso dagli avvocati Giuseppe Giacomini e PierGiovanni Iunca: è stato lo stesso Di Sarro a chiedere di essere ascoltato, mostrando una sorta di mosaico di immagini che dimostrerebbe come quella notte non partecipò a nessun titolo al blitz.
(m.cal.)

2 ottobre 2004 - G8: DIAZ; DI SARRO, ASSOLUTA ESTRANEITA' AI FATTI CONTESTATI
ANSA:
G8: DIAZ; DI SARRO, ASSOLUTA ESTRANEITA' AI FATTI CONTESTATI
Con l' esame e controesame del vicequestore Carlo Di Sarro si e' conclusa oggi pomeriggio, alle 17, la settima udienza preliminare relativa all'irruzione dei poliziotti nella scuola Diaz, avvenuta il 21 luglio del 2001 durante il G8. Di Sarro e' accusato di concorso in lesioni, falso e calunnia.
"Il mio assistito - ha commentato l'avv. Gimmi Giacomini - e' l'unico dei 28 imputati che ha chiesto di essere sottoposto all'esame e controesame. Sono molto soddisfatto perche' nel lungo esame non e' emerso alcun contributo alla tesi accusatoria, anzi ha dimostrato la sua assoluta estraneita' ai fatti contestati".
Di Sarro ha sostenuto infatti di non aver partecipato all'irruzione nella scuola e di non aver organizzato l'operazione. Aveva infatti solo compiti di sorveglianza esterna come funzionario della Digos a capo di sette agenti. Ha poi respinto le accuse di falso e calunnia, sostenendo che non poteva pensare che i verbali redatti dai suoi colleghi non fossero veritieri.
L'udienza proseguira' il 7 ottobre.

2 ottobre 2004 - G8: DIAZ; GUP RESPINGE ISTANZA DIFESA SU TABULATI TELECOM
ANSA:
G8: DIAZ; DIFENSORI MINACCIANO REMISSIONE MANDATO
Polemiche tra gli avvocati difensori dei poliziotti e il gup Daniela Faraggi per l'ordinanza in cui stamani il giudice ha respinto la richiesta dei legali di acquisire gli originali dei tabulati Telecom con tutte le telefonate della notte dell'irruzione della polizia nella scuola Diaz. Alcuni legali per protesta hanno abbandonato l'aula dell'udienza. Alcuni di loro stanno infatti valutando di dismettere il mandato, se fare interrogare o meno i loro assistiti, e se chiedere l'acquisizione dei tabulati alla Corte di Cassazione.
"Dobbiamo riconoscere - ha commentato l'avv. Marco Valerio Corini, difensore di cinque poliziotti - che anche il pm Enrico Zucca, dopo aver ammesso che non si tratta di tabulati originali ma di elaborati della polizia giudiziaria, si e' posto questo problema e sembrava disponibile a chiedere questa acquisizione".
"Siamo di fronte - hanno aggiunto i difensori - a una mera legalita' formale, e non ci prestiamo ad andare avanti in questo procedimento. L'esigenza di procedere speditamente ha indotto il gup a ritenere sufficienti gli atti prodotti dall'accusa".
I difensori hanno inoltre ricordato che quattordici poliziotti sono imputati di falso e calunnia sulla base dell'incrocio tra filmati e tabulati che non esistono agli atti. "Eppure il pm il 7 agosto del 2001 - hanno sottolineato - aveva dato ordine alla squadra mobile di acquisire integralmente dalla Telecom i tabulati cartacei".
"Abbiamo la spiacevole sensazione che gli sforzi della difesa siano considerati un fastidioso incidente" ha commentato l'avv. Alfredo Biondi, difensore del vicequestore romano Pietro Troiani, il poliziotto visto entrare nella scuola con due bottiglie molotov, definite dall'accusa "false prove" della polizia contro i no global.
"Sarebbe importante per tutti - ha aggiunto - che venisse fatta chiarezza sui tabulati che non ci sono. La giudice invece si accontenta di quelli allo stato degli atti". Per Biondi "manca un'analisi piu' completa, omissione di cui la difesa valutera' le proiezioni anche nelle fasi successive del procedimento". L'avvocato ha quindi concluso: "Non so proprio se faro' interrogare i miei assistiti".
Nel corso dell'udienza e' stato sentito, dietro sua richiesta, il vicequestore Carlo Di Sarro, assistito dagli avv. Gimmi Giacomini e Pier Giovanni Junca.
L'avv. Riccardo Passeggi, parte civile per alcuni no global, arrestati nella scuola Diaz, ha commentato: "Non entro nel merito delle scelte dei colleghi: ognuno difende gli imputati come meglio crede. Resta il fatto che nel processo penale la verita' nasce tra le diverse ricostruzioni delle parti e che qui abbiamo in atti dei tabulati provvisti di sufficienti crismi di autenticita"".
Il legale ha poi sottolineato: "E' nel potere della difesa portare la prova contraria e mi domando perche' cio' non si faccia".

G8: DIAZ; GUP RESPINGE ISTANZA DIFESA SU TABULATI TELECOM
E' stata respinta stamane dal Gup Daniela Faraggi l' istanza di alcuni legali dei poliziotti relativa all' acquisizione di tabulati originali della Telecom sulle telefonate intercorse durante l' irruzione nella scuola Diaz, durante il G8.
Secondo la difesa, infatti, la Procura ha presentato come prove al Gup semplici brogliacci elaborati dalla Polizia giudiziaria. Gli originali non sono stati depositati in quanto allo stato attuale sarebbero irreperibili.
L' avvocato Gianni Giacomini, difensore del vicequestore Carlo Di Sarro, ha dichiarato: "I tabulati non ci sono. Se i magistrati volessero, potrebbero chiederli in originale alla Telecom".
Nel corso dell' udienza sara' sentito, dietro sua richiesta, il vicequestore Di Sarro che si dichiara estraneo all' irruzione nella scuola.

5 ottobre 2004 - G8: NO GLOBAL; TESTE, MANIFESTANTI ERANO ULTRA' GENOA E SAMP
ANSA:
G8: NO GLOBAL; TESTE, MANIFESTANTI ERANO ULTRA' GENOA E SAMP
COMMISSARIO DELAVIGNE, LI AVEVO GIA' VISTI A STADIO MARASSI
"Erano ultra' del Genoa e della Sampdoria i manifestanti che il 20 luglio cercarono di violare la zona rossa, abbattendo le cancellate in piazza Corvetto. I loro volti li avevo gia' visti allo stadio di Marassi, quando ero in ordine pubblico". Lo ha riferito oggi Francesco Maria Delavigne, primo dirigente della polizia di Stato, uno dei testi d' accusa nel processo a 25 no global, accusati di devastazione e saccheggio, durante i giorni del G8 del 2001 a Genova.
Il poliziotto, che era in servizio presso la Prefettura, nella zona rossa, ha ricordato che i manifestanti avevano posizionato i cassonetti dell' immondizia per poter superare le cancellate, sotto un nutrito lancio di bottiglie, oggetti pesanti e frutta contro i poliziotti schierati.
Delavigne ha poi aggiunto che l' intervento della polizia era durato circa 30 minuti, supportato dal lancio, a scopo intimidatorio, di due candelotti lacrimogeni.
Erano invece prevalentemente degli "autonomi" i manifestanti visti in piazza Portello dal vicequestore torinese Fulvio Azzolini, altro teste d' accusa nel processo. Il dirigente ha riferito gli scontri del 20 luglio del 2001, avvenuti nel centro cittadino.
"Verso le 11 avevo sentito per radio - ha raccontato - che un gruppo di circa 2000 manifestanti cercava di penetrare nella vicina piazza Corvetto, creando difficolta' al personale di servizio. Mi recai quindi sul posto, unitamente a due squadre, per contenere i partecipanti, in gran parte 'autonomi', che sventolavano bandiere di Rifondazione Comunista".
L' assalto invece al carcere, avvenuto il 21 luglio, e' stato rievocato oggi aula dal tenente Giuseppe Colizzi, comandante del contingente in servizio in piazzale Marassi.
"I piu' facinorosi, circa mille manifestanti, molti dei quali con cappucci neri - ha ricordato - tentarono l' assalto lanciando bottiglie molotov, contenitori di vetro, sassi, all' indirizzo dei militari. Considerato lo sproporzionato numero dei manifestanti, per disperderli, lanciammo 25 lacrimogeni. Ma la folla galvanizzata dalla soverchiante superiorita' numerica non accennava ad indietreggiare". "In quelle ore - ha aggiunto - erano in atto numerosi scontri in tutta la citta' per cui era impossibile ricevere rinforzi".
Nel corso dell' udienza hanno deposto inoltre il maggiore dei carabinieri Gabriele Vox, comandante del nucleo Informativo, in relazione agli attacchi alla "zona rossa" e il vicequestore aggiunto Serafina Maria Corbascio, che ha ricordato gli scontri avvenuti in piazza Portello, vicino alla "zona rossa".
La prossima udienza si terra' martedi'.

7 ottobre 2004 - G8: DIAZ; DIFESA, CONTINUA BATTAGLIA SUI TABULATI
ANSA:
G8: DIAZ; DIFESA, CONTINUA BATTAGLIA SUI TABULATI
E' continuata stamane nell' udienza preliminare a carico di 28 poliziotti, accusati di falso e calunnie per l' irruzione nella scuola Diaz durante il G8, la battaglia della difesa sull' acquisizione dei tabulati originali della Telecom respinta la scorsa udienza dal Gip Daniela Paraggi.
Gli avvocati Alfredo Biondi e Enrico Marzaduri hanno reiterato l' istanza, chiedendo in caso di rigetto la nullita' di tutti gli atti e interrogatori fatti dall' accusa connessi ai tabulati.
Dopo queste eccezioni, l' udienza e' stata sospesa perche' nell' aula della Corte d' Appello, dove si stava svolgendo, non funzionano i microfoni, mentre nell' aula magna dove e' stata spostata c' erano per terra e sui mobili calcinacci dei lavori in corso.
Intanto ieri e' stata presentata al Procuratore capo Francesco Lalla e al Procuratore generale Domenico Porcelli un'altra istanza di acquisizione dei tabulati originali delle telefonate intercorse la notte dell' irruzione della Polizia nella Diaz. I legali difendono dirigenti e alti funzionari della Polizia tra cui Giovanni Luperi, Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Salvatore Gava, Davide Da Novi, e Pietro Troiani, il poliziotto visto portare nell' istituto le due bottiglie incendiarie molotov usate poi come false prove a carico dei manifestanti dalla Polizia.

G8: DIAZ, GUP RESPINGE ISTANZE ACQUISIZIONE TABULATI TELECOM
Il gup Daniela Faraggi, alla ripresa pomeridiana dell' udienza preliminare per l'irruzione della Polizia nella scuola Diaz durante il G8, ha respinto le nuove istanze presentate stamani dai difensori dei poliziotti imputati per ottenere l'acquisizione dei tabulati originari della Telecom, in cui sono contenute le telefonate fatte e ricevute dai poliziotti.
Il giudice si e' riservata comunque l' acquisizione qualora la ritenga necessaria nel corso della discussione. L' udienza e' quindi proseguita con gli interventi degli avvocati di parte civile ed e' stata aggiornata a domani, venerdi'.
Nella sua ordinanza, il gup ha ribadito quanto gia' sostenuto nell' ordinanza del 2 ottobre, cioe' che non sussiste, come sostiene la difesa dei poliziotti, la nullita' degli atti e degli interrogatori fatti dai pm perche' hanno utilizzato gli elaborati della squadra mobile, anziche' i tabulati originali.
"Il problema - ha ribadito l' avv. Alfredo Biondi - e' che le contestazioni agli imputati da parte dell' accusa sono state fatte su riassunti della squadra mobile su una serie di conversazioni piu' vaste. E' diritto percio' della difesa ottenere l' acquisizione dei tabulati originali, perche' i brogliacci non sono utilizzabili come fonti di prova". Biondi ha quindi chiesto: "Come si fa a stabilire che e' vera la versione della Procura costruita su brogliacci della squadra mobile invece che su reperti originali?".
Nel corso della discussione i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini hanno commentato: "Gli avvocati con queste istanze vogliono sollevare solo confusione".

8 ottobre 2004 - G8: DIAZ: PARTI CIVILI, MOLOTOV PASSATE DI MANO COME OMINO NERO
ANSA:
G8: DIAZ: PARTI CIVILI, MOLOTOV PASSATE DI MANO COME OMINO NERO
"Le due bottiglie molotov sono girate di mano in mano come nel gioco dell' omino nero" - ha detto nel suo intervento l' avv. Ezio Menzione, parte civile nel procedimento a carico di 28 poliziotti, tra dirigenti e funzionari, accusati di falso, calunnia e concorso in lesioni gravi, per l' irruzione nella scuola Diaz, durante il G8.
Nessun poliziotto infatti, nel corso delle indagini preliminari, ha ammesso di aver portato o ordinato di portare le molotov dentro la scuola. Secondo l'accusa, inoltre, erano state inserite nei verbali come false prove per l' arresto di 93 no global, poi prosciolti.
Nel corso dell' udienza di oggi hanno parlato le numerose parti civili che hanno svolto ciascuna un pezzetto di storia della sanguinosa irruzione in relazione ai reati contestati.
"E' un processo delicato - hanno sottolineato i legali - perche' sono imputati i massimi vertici dell' antiterrorismo (Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, ndr). Se le stesse prove a loro carico le avesse un semplice imputato, questi andrebbe spedito a giudizio o magari avrebbe gia' patteggiato".
Il quadro politico di questa vicenda e la catena di comando sono state trattate dagli avv. Laura Tartarini, Emanuele Tambuscio, e Riccardo Passeggi, mentre la parte cruenta, cioe' le ferite riportate dai no global durante il pestaggio, e' stata svolta dall' avv. Stefano Bigliazzi.
Bigliazzi ha sottolineato tra l' altro che "se fossimo in Inghilterra sarebbero considerate oltraggio alla Corte tutte le bugie raccontate dai poliziotti sulla sanguinosa irruzione: il falso accoltellamento (all' agente romano Massimo Nucera, ndr), il fitto lancio di sassi che avrebbe provocato il blitz contro presunti black bloc, le due bottiglie incendiarie, i falsi verbali".
Altro rilievo ai poliziotti e' stato fatto in merito ai verbali firmati senza essere presenti ai fatti. "E' estremamente grave che un pubblico ufficiale sottoscriva un verbale senza essere stato presente ai fatti. Invece alla Diaz e' successo anche questo" - hanno sottolineato le numerose parti civili.
Gli avvocati hanno infine concluso con la richiesta di giudizio per tutti i poliziotti imputati. L' udienza proseguira' lunedi' con altri interventi dei legali di parte civile.

12 ottobre 2004 - G8: DIAZ, PROCURA ACQUISISCE TABULATI ORIGINALI TELEFONATE
ANSA:
G8: DIAZ, PROCURA ACQUISISCE TABULATI ORIGINALI TELEFONATE
LA RICHIESTA ERA STATA AVANZATA DA DIFENSORI DEI POLIZIOTTI
La procura di Genova ha acquisito gli originali dei tabulati delle conversazioni fatte e ricevute dai poliziotti, prima e durante l' irruzione nella scuola Diaz, con i telefoni cellulari Wind, di cui i pm avevano prodotto solo delle sintesi della squadra mobile.
La notizia e' stata confermata dal procuratore capo Francesco Lalla il quale ha commentato: "Con l' acquisizione agli atti del processo dei tabulati originali delle telefonate, abbiamo ottemperato a quanto chiesto come diritto dalla difesa".
Nella lunga memoria dell' accusa, di 300 pagine, a carico di 28 poliziotti, di cui e' in corso l' udienza preliminare per l' irruzione nella Diaz, i pm infatti non avevano prodotto i tabulati cartacei delle telefonate, ma solo delle E-mail della questura. "Secondo i nostri accertamenti - ha aggiunto Lalla - mancavano solo gli originali relativi ai telefoni cellulari Wind, e non di altri gestori".
Nei giorni scorsi alcuni difensori avevano presentato una memoria-esposto al procuratore capo e al procuratore generale Domenico Porcelli, in cui chiedevano che fine avevano fatto gli originali dei tabulati delle telefonate, ovvero l' elenco cronologico completo di tutte le conversazioni intercorse tra tutti i protagonisti dell' irruzione.
La richiesta era gia' stata avanzata dai legali il 29 settembre scorso alla segreteria del gup Daniela Faraggi, poi riformulata il 2 ottobre in aula come eccezione procedurale chiedendo la nullita' di tutti gli interrogatori in cui i pm avevano utilizzato i tabulati in versione non originale.
Le richieste della difesa era state pero' respinte dal gup, sollevando numerose polemiche tra i difensori, alcuni dei quali avevano minacciato di dismettere il mandato perche' "la situazione era al limite della legalita"".
La prossima udienza si terra' venerdi' con l' inizio delle arringhe dei difensori dei poliziotti.

G8: DIAZ, DIFENSORI NO GLOBAL POLEMIZZANO SU ESPOSTO DIFESA
Gli avvocati di parte civile, che assistono piu' di 80 manifestanti, parti offese nel procedimento a carico di 28 poliziotti per l'irruzione nella scuola Diaz, polemizzano con i difensori per l'esposto presentato in procura in cui chiedono gli originali dei tabulati telefonici, lamentando che i pm avrebbero leso il diritto della difesa.
"L'unica lesione al diritto di difesa - commentano i legali
- e' quella commessa ai danni delle persone che la notte dei fatti si trovavano nelle scuole Diaz e Pascoli ed oggi sono parti civili nell'udienza preliminare in corso".
"Ricordiamo infatti - aggiungono - che ad essi fu impedito di essere assistiti da avvocati o da persone di loro fiducia durante le 'perquisizioni' sfociate in un massacro generalizzato e, dopo il loro arresto, pur se ricoverati in ospedale, fino allo svolgimento delle udienze di convalida".
Gli avvocati di parte civile sottolineano inoltre: "La procura alla quale si rivolgono i difensori degli imputati, nei giorni immediatamente successivi ai fatti della Diaz rifiuto' di svolgere accertamenti urgenti sulle lesioni degli agenti di polizia, lesioni che gia' allora destavano molte perplessita".
"Tutti i fermati e gli arrestati stranieri di quella notte - ricordano - dopo la mancata convalida dell'arresto furono espulsi dal prefetto di Genova con un centinaio di provvedimenti urgentissimi e sbrigativi che furono poi dichiarati nella quasi totalita' dei casi illegittimi ed annullati".
I legali denunciano infine che "l'espulsione rese per mesi estremamente difficoltoso l'esercizio del diritto di difesa delle odierne parti offese".

G8: NO GLOBAL, TRIBUNALE CHIEDE ALLE PARTI PROVE RILEVANTI
PROIETTATI DUE FILMATI SU DISORDINI PIAZZA PORTELLO
Due video, uno di 10 e l' altro di tre minuti, relativi ai disordini avvenuti il 20 luglio del 2001 in piazza Portello, nel centro cittadino, sono stati proiettati stamani da parte dell'accusa e della difesa, nel corso del processo a carico di 25 no global accusati di devastazione e saccheggio durante il G8.
All'udienza di oggi hanno deposto due testi dell'accusa, Serafina Corbascio, vicequestore in servizio il 20 luglio in quella zona, e l'autista di un funzionario a cui era stata bruciata l'auto in corso Italia, nel levante cittadino.
Il presidente Marco Devoto, al termine dell'udienza, ha esortato le parti a non produrre piu' filmati "su cui ha perplessita' circa la loro rilevanza come prove". "Siamo arrivati al cinquantesimo teste - ha aggiunto - e vi invito nuovamente ad attenervi ad atti che provino la responsabilita' penale degli imputati".
I due video ritraggono una quarantina di manifestanti, la maggior parte a volto scoperto, mentre scendono da via Caffaro diretti in piazza Portello, con la polizia pronta a caricare. Nel corso dei disordini, due manifestanti vengono arrestati, un cassonetto viene incendiato, e la polizia inizia a lanciare lacrimogeni.
La funzionaria, durante la proiezione dei video, ha ricordato che uno degli arrestati aveva la barba, ma e' stata subito contestata da un difensore il quale ha puntualizzato che si trattava di sangue sul volto.
L'udienza proseguira' martedi' prossimo.

15 ottobre 2004 - G8: DIAZ; AVV.LI GOTTI, PM OFFRE COME PROVA SOLO UN SILLOGISMO
ANSA:
G8: DIAZ; AVV.LI GOTTI, PM OFFRE COME PROVA SOLO UN SILLOGISMO
DURATA SEI ORE ARRINGA DIFENSORE DI FRANCESCO GRATTERI
"Il pm ha chiesto il rinvio a giudizio offrendo quale prova inerente l' imputazione solo un sillogismo capzioso". Lo ha detto l' avv. Luigi Li Gotti, difensore di Francesco Gratteri, uno dei 28 poliziotti imputati per l' irruzione nella scuola Diaz, al termine della sua arringa, durata sei ore, svolta nel corso dell' udienza preliminare.
Per Gratteri, all' epoca del G8 direttore dello Sco, ora dirigente all' Antiterrorimo, la pubblica accusa ha chiesto il rinvio a giudizio per falso, calunnia, abuso d' ufficio e concorso in lesioni gravi.
Secondo il difensore il "sillogismo capzioso" dell' accusa consiste nel fatto che i vertici di polizia, presenti nella scuola, non hanno impedito che altri cambiassero la realta' dei fatti e potessero scrivere cose diverse, mentre avrebbero dovuto percepire, in qualita' del loro grado, quello che era vero e quello che era menzognero. "In conclusione del suo argomentare - ha evidenziato l' avv. Li Gotti - l' ufficio del pm offre quale prova il 'sentire della polizia', ossia dei singoli operatori".
"Questa - ha aggiunto - dovrebbe essere la 'prova' da verificare in dibattimento; questa cosiddetta 'prova' non c' entra per nulla con la 'prova' di consapevolezza, asserita in virtu' di mero convincimento personale del pm".
Sui fatti specifici, l' avv. Li Gotti, rifacendosi ai tabulati anche non originali, e ai filmati prodotti dai pm, ha contestato la ricostruzione fatta dall' accusa, rappresentata dai sostituti procuratori Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini.
In particolare ha sostenuto che la decisione di arrestare i 93 no global presenti nell' istituto precedette di mezz' ora l' arrivo nella scuola delle due bottiglie molotov. "E' certo - ha sostenuto il difensore - che le bottiglie molotov apparvero nel cortile della scuola a mezzanotte e quaranta minuti, cosi' come e' certo che Gratteri seppe solo che i due ordigni erano stati rinvenuti nel corso della perquisizione, senza conoscenza del luogo esatto del rinvenimento".
Al termine dell' arringa, l' avv. Li Gotti ha chiesto al gup Daniela Faraggi il non luogo a procedere.
L' udienza preliminare proseguira' lunedi' prossimo con le arringhe di altri difensori.

G8: DIAZ; DIFESA LUPERI CHIEDE NON LUOGO A PROCEDERE
POICHE' NON ACQUISITI AGLI ATTI TABULATI ORIGINALI TELEFONATE
Ha chiesto il non luogo a procedere l'avvocato Enrico Marzaduri, difensore di Giovanni Luperi, uno dei 28 dirigenti di polizia imputati per l' irruzione nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova.
Nel corso dell' udienza preliminare e' infatti emerso che i tabulati originali delle telefonate dei poliziotti prima e durante il blitz nella scuola non sono stati ancora acquisiti agli atti del procedimento.
"E' una vergogna - ha commentato l' avvocato Marzaduri -. I magistrati stanno ancora acquisendo le prove, mentre io sto discutendo".
Alla richiesta infatti del difensore di che fine abbiano fatto i tabulati originali acquisiti nei giorni scorsi dalla procura, il pm Enrico Zucca ha risposto di non averli ancora agli atti.
Dopo la richiesta di non luogo a procedere da parte dell' avvocato Marzaduri, il gup Daniela Faraggi ha emesso un' ordinanza in base alla quale le discussioni della difesa potevano iniziare "per ragioni di speditezza".

18 ottobre 2004 - G8: VIOLENZE DI PIAZZA, UDIENZA PRELIMINARE PER POLIZIOTTI
ANSA:
G8: VIOLENZE DI PIAZZA, UDIENZA PRELIMINARE PER POLIZIOTTI
SI TERRA' VENERDI', IMPUTATI EX DIRIGENTI DIGOS DI GENOVA
E' slittata a venerdi' l' udienza preliminare a carico dell' ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola, del suo vice Alessandro Perugini e di altri cinque poliziotti imputati a vario titolo, di abuso d' ufficio, falso, calunnia, minacce e lesioni nei confronti di un gruppo di manifestanti. L' episodio risale al 21 luglio 2001, durante il G8, nei pressi della Questura.
L' udienza, iniziata oggi, e' stata subito rinviata dal gup Maria Letizia Califano per l' impossibilita' di alcuni difensori di essere presenti, in quanto impegnati nell' udienza preliminare a carico di 28 poliziotti, imputati per l' irruzione nella scuola Diaz, durante il G8.
Tra i manifestanti che, secondo l' accusa, sarebbero stati picchiati ed arrestati illecitamente, vi era anche il minorenne di Ostia ripreso dalle telecamere con il volto tumefatto mentre Perugini tentava di sferrargli un calcio, poi andato a vuoto.
Secondo l' accusa, sostenuta dal pm Francesco Cardona Albini, i poliziotti, in concorso tra loro, avrebbero arrestato alcuni giovani abusando dei loro poteri e violando le norme riguardanti i doveri del personale di polizia. Inoltre avrebbero falsificato i verbali di arresto scrivendo circostanze non corrispondenti al vero ed incolpando alcuni dei manifestanti di resistenza aggravata.

G8: DIAZ; AVV. PORCIANI, REATO POLIZIOTTI E' INDOSSARE DIVISA
"Il reato dei miei assistiti e' quello di indossare una divisa da poliziotto, di appartenere al settimo nucleo antisommossa e di essere entrati per due minuti nella scuola Diaz. Ma questi reati non sono previsti dal codice penale italiano". Lo ha detto l' avv. Pietro Porciani del Foro di Milano, difensore di quattro capisquadra, imputati per l' irruzione nella scuola Diaz, durante il G8, nella sua arringa tenuta stamane, durante l' udienza preliminare.
I quattro poliziotti sono accusati come altri dirigenti e funzionari (in tutto 28 imputati), di concorso in lesioni, falso e calunnia.
L' avv. Porciani ha sostenuto che non esiste alcuna prova che i suoi assistiti abbiano commesso reati ne' a titolo di azione, ne' di omissione. "Non di azione - ha spiegato - perche' sono rimasti dentro la scuola solo due minuti, e neppure di omissione perche' non hanno tollerato che altri commettessero le lesioni nei confronti dei no global presenti nell' istituto".
Alla fine dell' arringa, durata pochi minuti, il difensore ha chiesto al gup Daniela Faraggi il proscioglimento dei suoi assistiti.
L' udienza proseguira' mercoledi' con le arringhe di altri difensori.

19 ottobre 2004 - G8: NO GLOBAL, PICCHIATO AGENTE CAMUFFATO DA GIORNALISTA
ANSA:
G8: NO GLOBAL, PICCHIATO AGENTE CAMUFFATO DA GIORNALISTA
STAVA RIPRENDENDO CON TELECAMERA CORTEO BLACK BLOC
Un agente della polizia scientifica con addosso la pettorina fosforescente con su scritto "Stampa", e' stato picchiato da alcuni black bloc mentre li stava riprendendo con la telecamera in via Canevari, il 21 luglio del 2001, durante il G8. L' episodio e' emerso oggi, nel corso dell' udienza a carico di 25 no global accusati di devastazione e saccheggio.
Intanto il tribunale, su richiesta delle parti, ha incaricato un perito di acquisire le registrazioni di tutte le telefonate, di circa 700 ore, arrivate in Questura nei giorni 20 e 21 luglio del 2001.
A raccontare l' aggressione e' stato un poliziotto della Digos che quel giorno era alla guida di una moto da cross che trasportava un agente della polizia scientifica incaricato di riprendere con la telecamera le varie fasi delle manifestazioni in citta'.
"Ad un certo punto in via Canevari eravamo con tre moto per filmare cosa stava accadendo - ha detto - quando ho visto dei black bloc aggredire un agente della polizia scientifica che aveva addosso la pettorina che identificava i giornalisti". Il poliziotto ha aggiunto: "Al collega aggredito e' stata portata via la telecamera. Noi, per allontare i black bloc, abbiamo sparato alcuni colpi di pistola in aria".
Il fatto che i poliziotti indossassero le pettorine riservate ai giornalisti era emerso anche durante il G8 e aveva provocato immediate proteste dell' Ordine e dell' Associazione dei giornalisti, tanto che la Questura ordino' via radio ai poliziotti che le indossavano di non usarle piu'.
L' udienza proseguira' martedi' prossimo.

20 ottobre 2004 - LIBRO SU LA BARBERA
"Il Giornale di Vicenza"
L'inviato del nostro Giornale presenterà la biografia dell'investigatore alle 18 in museo civico
Tessarolo racconta La Barbera
In "Senza offesa" il giornalista ripercorre la vita del poliziotto
(r. f.) Trent'anni di storia italiana rivissuti attraverso la vita e le imprese investigative di Arnaldo La Barbera, uomo di Stato in prima linea, poliziotto speciale alle costole di mafiosi, camorristi e della criminalità organizzata. L'autore dell'avvincente biografia, intitolata "Senza offesa" e inserita nella collana "Il giallo Mondadori ", è il giornalista nonché inviato del Giornale di Vicenza, Claudio Tessarolo. Libro e scrittore saranno i protagonisti dell'incontro odierno promosso dall'Associazione Inteprofessionale Bassanese.
L'appuntamento si terrà nella sala Chilesotti del museo civico, a partire dalle 18, e rientra nel programma delle iniziative messo a punto dal sodalizio in occasione del ventennale di fondazione.
In "Senza offesa" Tessarolo ripercorre 30 anni di carriera di La Barbera, carattere burbero e scontroso, un po' complesso, "servitore dello Stato" dotato di una straordinaria capacità nel capire e interpretare eventi e situazioni. Duecentocinquanta pagine che raccontano episodi noti e inediti: il giornalista bassanese ha infatti conosciuto da vicino La Barbera quando, da giovane cronista di nera, frequentava la Questura di Venezia.
Un'amicizia, la loro, proseguita anche dopo il trasferimento del poliziotto dal capoluogo lagunare a Palermo dove indagò sulla strage di Capaci e sull'attentato al giudice Borsellino, e poi ancora a Napoli contro la camorra, a Roma per l'Anno Santo, fino a Genova per il G8.
Uscito nelle edicole e nelle librerie in tutta Italia, la pubblicazione è già un successo. In pochi giorni, infatti, ha venduto oltre 15 mila copie e la Mondadori sta pensando ad una ristampa.

21 ottobre 2004 - G8: DIAZ; LEGALE, DI SARRO MAI PARTECIPATO A PERQUISIZIONE
ANSA:
G8: DIAZ; LEGALE, DI SARRO MAI PARTECIPATO A PERQUISIZIONE
"Il mio assistito non ha preso parte alla decisione, ne' all' organizzazione e neppure all' esecuzione della perquisizione nella scuola Diaz. E neppure ha partecipato alla decisione dell' arresto dei manifestanti". Lo ha detto l' avv. Piergiovanni Iunca che, insieme a Giuseppe Giacomini, difende Carlo Di Sarro, funzionario della Digos all' epoca dei fatti, nell' ambito dell' udienza preliminare, davanti al gip Daniela Faraggi, a carico di 28 poliziotti accusati per l' irruzione nella Diaz, durante il G8.
Di Sarro, attuale vice questore aggiunto e dirigente del commissariato di Rapallo, e' accusato di calunnia, falso e abuso d' ufficio. "Di Sarro - ha spiegato l' avv. Iunta - e' chiamato in causa perche' ha sottoscritto il verbale di arresto ma lui si trovava all' esterno della scuola perche' aveva il compito di fare attivita' di osservazione e di tenere i rapporti con chi arrivava sul posto, compresi i politici". "L' unico episodio al quale ha assistito - ha aggiunto il legale - e' stato il lancio di oggetti. Di Sarro ha sottoscritto il verbale d' arresto sulla base degli elementi che gli erano stati forniti dai colleghi e dai superiori. Non poteva in alcun modo dubitare della genuinita' di quello che avevano fatto perche' si trovava all' esterno".
Ha poi parlato l' avv. Sergio Usai del foro di Roma che difende Massimo Mazzoni, all' epoca ispettore capo dello Sco. L' udienza proseguira' sabato 30 ottobre con le arringhe dell' avv. Giuseppe Giacomini per Di Sarro e l' avv. Silvio Romanelli che difende Vincenzo Canterini (insieme all' avv. Rinaldo Romanelli), Michelangelo Fournier e Massimo Nucera, oltre a Fabrizio Basili e Vincenzo Compagnone (insieme all' avv. Paolo Costa), Ciro Tucci e Carlo Lucaroni (insieme all' avv. Marzia Ceschina).
A chiedere il rinvio a giudizio dei poliziotti, tra dirigenti, funzionari, capisquadra e agenti, sono i pm Enrico Zucca e Francesco Albini Cardona che, in una memoria di 261 pagine presentata nel settembre scorso, avevano motivato i vari capi d' accusa. I poliziotti sono imputati, a vario titolo, di falso, calunnia, lesioni gravi, falso ideologico, furto e irruzione arbitraria nella scuola Pascoli.

21 ottobre 2004 - MORTO PREFETTO DI GIOVINE
"La Repubblica"
IL LUTTO
Stroncato da un malore a 67 anni. Gestì il G8
Addio a Di Giovine, prefetto e gentiluomo
Il funzionario, ora difensore civico, gestì l´organizzazione genovese del Vertice
"Personalmente lo ricordo con particolare stima, avendo lavorato a stretto contatto con lui in occasione della preparazione del G8 nel 2001", dice il sindaco Giuseppe Perìcu. "Se ne va un uomo al quale Genova e la Liguria devono moltissimo, come prefetto e come difensore civico. Ma se ne va soprattutto un amico delle istituzioni locali e dei cittadini", ricorda ieri Sandro Biasotti, presidente della Regione. Antonio Di Giovine, 67 anni, attuale difensore civico della Regione Liguria e prefetto di Genova durante il G8 del 2001 è morto l´altra sera nella sua abitazione in seguito ad un improvviso malore. "Un amico di Genova che ha saputo svolgere un ruolo prezioso di tramite tra le istituzioni locali e il governo centrale in tutte le vicende e i problemi che hanno interessato la nostra comunità negli anni scorsi", commenta Alessandro Repetto, presidente della Provincia. Padre di tre figli, Di Giovine era stato eletto Difensore Civico della Regione Liguria dopo aver lasciato l´amministrazione statale ed essere andato in pensione. Laureato in Giurisprudenza all´Università di Milano, si era specializzato presso la Scuola di Perfezionamento in Scienze Amministrative dell´Università di Bologna. Quindi, a Roma, aveva conseguito il Diploma di tecnico Internazionale in pubbliche relazioni. Entrato per concorso nell´Amministrazione Civile dell´Interno nel Gennaio 1960, dopo un primo periodo trascorso a Brescia e Firenze, nel 1963 venne assegnato alla Prefettura di Torino dove rimase sino al 1982. Di Giovine è anche stato fondatore dell´Associazione studi Amministrativi e di due riviste a carattere giuridico: "Società ed Amministrazione" e "l´Ambiente ed il Diritto". Dall´aprile 1982 fu Vice Prefetto Vicario di Milano. Nominato Prefetto il 3 Agosto 1985, è stato Direttore Centrale per gli Istituti di Istruzione della Polizia di Stato. Nella qualità di Direttore centrale, è stato membro di numerosi organismi internazionali ed ha fatto esperienza praticamente in tutti i Paesi della Comunità Europea, negli Stati Uniti d´America e in Estremo Oriente. Successivamente è stato Prefetto di Pavia, di Brescia e di Genova. Attualmente, anche Presidente onorario dell´Anpas Ligure. Anche il presidente del consiglio regionale, Francesco Bruzzone, ha espresso il cordoglio, a nome dell´assemblea, per la morte di Antonio Di Giovine, difensore civico della Regione Liguria. "E´ stato un Difensore Civico di alta qualità e grande autonomia, sono profondamente dispiaciuto", ha detto Bruzzone preannunciando la partecipazione del consiglio regionale alle esequie in forma ufficiale e solenne.

22 ottobre 2004 - G8: VIOLENZE DI STRADA, PM CHIEDE GIUDIZIO PER 7 POLIZIOTTI
ANSA:
G8: VIOLENZE DI STRADA, PM CHIEDE GIUDIZIO PER 7 POLIZIOTTI
TRA GLI IMPUTATI GLI EX DIRIGENTI DIGOS MORTOLA E PERUGINI
Il pm Francesco Cardona Albini, al termine della requisitoria, ha chiesto il rinvio a giudizio di sette poliziotti, tra cui gli ex dirigenti della Digos di Genova Spartaco Mortola e Alessandro Perugini, imputati a vario titolo di lesioni aggravate, falso ideologico, calunnia, abuso d' ufficio e danneggiamenti.
L' udienza preliminare, che si tiene davanti al gup Maria Letizia Califano, riguarda i presunti pestaggi da parte della polizia avvenuti il 21 luglio del 2001 in corso Barabino, davanti alla questura, durante il G8.
Gli altri poliziotti imputati sono: Antonio Del Giacco, spezzino; Sebastiano Pinzone, catanese; Enzo Raschella', calabrese; Luca Mantovani della provincia di Rovigo, e Giuseppe De Rosa, della provincia di Catanzaro.
Tra gli episodi contestati ai poliziotti il pm ha ricordato il calcio sferrato all' occhio del minorenne Marco Mattana dall' allora numero due della Digos di Genova, Alessandro Perugini, che aveva fatto il giro del mondo come simbolo per i no global delle violenze della polizia sui manifestanti.
Di questo e di altri fatti ha parlato stamane il magistrato, basandosi su foto, filmati e dichiarazioni delle parti offese. Hanno quindi discusso gli avvocati di parte civile che rappresentano, oltre a Mattana, altri tre manifestanti picchiati e arrestati e il difensore di Perugini, avv. Giovanni Scopesi. Complessivamente in via Barabino erano finiti in manette sette no global con l' accusa di resistenza. Mattana e' stato assolto in primo e secondo grado, mentre per gli altri e' stata gia' accolta dal gip la richiesta di archiviazione avanzata dal pm.
L' udienza proseguira' venerdi' con gli interventi degli altri difensori.

26 ottobre 2004 - G8: BOLZANETO; UDIENZA PRELIMINARE IL 27 GENNAIO
ANSA:
G8: BOLZANETO; UDIENZA PRELIMINARE IL 27 GENNAIO
SONO 47 LE RICHIESTE DI RINVIO A GIUDIZIO
E' stata fissata al 27 gennaio, davanti al gup Maurizio De Matteis, l' udienza preliminare dell' inchiesta sui presunti soprusi e pestaggi da parte delle forze dell' ordine e di personale sanitario, avvenuti nella caserma della Polizia di Bolzaneto nei giorni del G8.
Per i fatti di Bolzaneto, i pm hanno avanzato 47 richieste di rinvio a giudizio. Sono inoltre piu' di 150 le parti lese, di cui 40 sono i no global picchiati nella scuola Diaz.
Le richieste di giudizio, firmate dai pm del pool G8 e dal procuratore capo Francesco Lalla, trasmesse all' ufficio dei gip, riguardano agenti e dirigenti della Polizia di Stato e di quella penitenziaria, medici e personale infermieristico.
Le accuse nei loro confronti sono, a vario titolo, abuso d' ufficio, violenza privata, falso ideologico, abuso di autorita' contro detenuti o arrestati, violazione dell' ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell' uomo e delle liberta' fondamentali.
Tra gli indagati figurano cinque medici, tra cui Giacomo Toccafondi, responsabile sanitario della struttura, Aldo Amenta e Sonia Sciandra. A Toccafondi i pm hanno contestato, oltre ad altri reati, anche la violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell' uomo. In particolare e' accusato di "aver effettuato egli stesso ed aver comunque consentito che altri medici facessero i controlli e il cosidetto 'triage' e le visite al primo ingresso con modalita' non conformi ad umanita' e tali da non rispettare la dignita' della persona visitata".
Tra gli altri imputati figurano il vicequestore Alessandro Perugini, in quanto funzionario col grado piu' alto che si e' avvicendato nella caserma, il generale della Polizia Penitenziaria Oronzo Doria, Biagio Antonio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria, responsabile della sicurezza del centro di detenzione provvisorio, due tenenti dei carabinieri, e altri componenti delle forze dell' ordine.
La posizione invece del magistrato Alfonso Sabella, all' epoca responsabile del Dap, indagato in un primo tempo per omesso controllo doloso, e' stata stralciata, in quanto nei suoi confronti i pm chiederanno l' archiviazione.

29 ottobre 2004 - G8: VIOLENZE DI STRADA, CONCLUSA UDIENZA PRELIMINARE
ANSA:
G8: VIOLENZE DI STRADA, UNA CONDANNA, MORTOLA PROSCIOLTO
Si e' conclusa questa mattina l' udienza preliminare a carico di sette poliziotti accusati a vario titolo di lesioni, falso e calunnia, in relazione agli arresti eseguiti in corso Barabino, durante il G8.
Questa mattina sono terminati gli interventi dei difensori per cui il Gup si e' riservato di decidere in merito alla richiesta di rinvio a giudizio degli imputati. Uno di loro ha chiesto il rito abbreviato. La decisione e' attesa per oggi pomeriggio.
Fra i poliziotti sono imputati l' ex dirigente della Digos di Genova, Spartaco Mortola, oggi questore aggiunto ad Alessandria, e il suo vice Alessandro Perugini, all' epoca del G8 numero due della Digos. Quest' ultimo e' accusato tra l' altro di aver sferrato un calcio a Marco Mattana, all' epoca minorenne. La scena, ripresa dalle telecamere, fu trasmessa dai telegiornali e fece il giro del mondo.

G8: VIOLENZE DI STRADA; UNA CONDANNA, MORTOLA PROSCIOLTO
RINVIATI A GIUDIZIO ALTRI CINQUE POLIZIOTTI
Prima condanna e prima assoluzione oggi a Genova per i fatti del G8 nei confronti dei poliziotti imputati per le violenze di strada. Prosciolto da ogni accusa dal gup Maria Letizia Califano "per non aver commesso il fatto" e' stato Spartaco Mortola, all' epoca dirigente della Digos di Genova, imputato di abuso d' ufficio, falso ideologico e calunnia per i verbali degli arresti di sette no global, avvenuti in corso Barabino, il 21 luglio del 2001 davanti alla questura.
E' stato invece condannato con rito abbreviato a un anno e otto mesi Giuseppe De Rosa, della provincia di Catanzaro, per aver colpito al volto con il manganello Marco Mattana, all' epoca minorenne, il giovane manifestante diventato simbolo per i no global delle presunte violenze di strada commesse dalle forze dell' ordine durante il G8.
Gli altri cinque imputati sono stati tutti rinviati a giudizio. Il processo e' stato fissato al 9 febbraio davanti alla terza sezione del tribunale.
Soddisfazione per il suo proscioglimento da parte del gup e' stata espressa da Spartaco Mortola all' uscita dell' aula. In termini calcistici, con le braccia alzate, ha esclamato raggiante "Uno a zero".
Mortola infatti e' anche imputato di falso e calunnia per l' irruzione nella scuola Diaz, avvenuta la notte del 21 luglio 2001, di cui e' in corso l' udienza preliminare.
Giuseppe De Rosa invece, e' uscito velocemente dal Palazzo di Giustizia, senza alcun commento. Oltre alla condanna a un anno e otto mesi di reclusione con la condizionale, il poliziotto dovra' versare una provvisionale di 10 mila euro a favore di Marco Mattana, parte civile, assistito dagli avv. Stagliano di Milano e Riccardo Passeggi di Genova.
I poliziotti rinviati oggi a giudizio sono invece l' ex numero due della Digos di Genova Alessandro Perugini; Antonio Del Giacco, spezzino; Sebastiano Pinzone, catanese; Enzo Raschella', calabrese, e Luca Mantovani, della provincia di Rovigo.
Perugini deve rispondere dell' accusa di concorso in lesioni personali aggravate, insieme a Pinzone e a De Rosa, per aver colpito con calci il minorenne Mattana, provocandogli vari traumi e ferite all' occhio e alle palpebre.
Complessivamente in via Barabino erano finiti in manette sette manifestanti con l' accusa di resistenza. Mattana e' stato assolto in primo e secondo grado, mentre per gli altri e' stata gia' accolta dal gip la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Francesco Cardona Albini.

30 ottobre 2004 - G8: DIAZ; AVV. ROMANELLI, CANTERINI NON PARTECIPO' IRRUZIONE
ANSA:
G8: DIAZ; AVV. ROMANELLI, CANTERINI NON PARTECIPO' IRRUZIONE
"Canterini aveva messo il suo reparto a disposizione del Questore. A capo della squadra, divisa in due, c' erano due dirigenti della Digos di Genova. Il mio assistito entro' per ultimo nella scuola, quando l' irruzione era gia' finita". Lo ha sostenuto oggi, nel corso dell' udienza preliminare, l' avv. Silvio Romanelli, difensore di Vincenzo Canterini, all' epoca del G8 comandante del VII Nucleo Sperimentale del I Reparto mobile di Roma. Canterini e' uno dei 28 poliziotti accusati per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz, durante il G8.
"L' inchiesta - ha proseguito - e' partita attribuendo a lui tutta la responsabilita' dei pestaggi, quando in realta' il mio assistito ha eseguito solo degli ordini".
Nel corso del suo intervento, durato quattro ore, l' avv. Romanelli ha proiettato anche un video per sostenere che all' interno dell' edificio non c' erano solo gli uomini di Canterini, ma altri poliziotti con divise diverse da quella atlantica e anche in borghese. "All' interno della scuola - ha detto - c' erano almeno 150 poliziotti, di cui solo una quarantina del reparto di Canterini. Nel filmato si vede che la maggior parte indossa caschi rotondi, azzurri e luccicanti, mentre quelli del reparto mobile sono oblunghi e di colore blu opaco".
L' avv. Romanelli, nel corso dell' udienza, ha poi esaminato le posizioni di altri sette imputati: Michelangelo Fournier, vice di Canterini, Massimo Nucera e Maurizio Panzieri imputati per il presunto falso accoltellamento, e quattro capisquadra, Fabrizio Basili, Vincenzo Compagnone, Ciro Tucci e Carlo Lucaroni.
"Per Fournier - ha sostenuto - c' e' la testimonianza di una teste che l' ha visto togliersi il casco e gridare 'Basta, basta', mentre accorreva in soccorso a una ragazza ferita. Il mio assistito ha chiamato anche l' ambulanza".
Sull' episodio dell' accoltellamento del poliziotto romano Massimo Nucera, da parte di un no global rimasto sconosciuto, che l' accusa ritiene falso, Romanelli ha ribadito che non esiste un movente perche' il suo assistito dovesse inventarlo. "Di quest' accusa di falso - ha spiegato - sono imputati solo Nucera e il collega Panzieri e non i dirigenti di polizia. Se davvero e' stato un disegno preordinato per avallare ulteriormente gli arresti dei no global, l' accusa deve dimostrarlo. Invece si limita a imputare il fatto solo a due poliziotti che non fanno certo parte della catena di comando. A chi giova allora questa bugia?".
Nell' udienza di oggi, durata fino al pomeriggio, e' intervenuto anche l' avv. Giuseppe Giacomini, difensore di Carlo Di Sarro, all' epoca funzionario della Digos di Genova.
"Il mio assistito - ha ribadito il legale - non ha preso parte alla decisione, ne' all' organizzazione e neppure all' esecuzione della perquisizione nella scuola Diaz. E' entrato nell' istituto solo dopo i fatti. Il suo compito era quello di stare fuori dell' edificio come osservatore e di tenere i rapporti con chi arrivava sul posto, avvocati, politici e giornalisti".
L' avvocato ha sostenuto che Di Sarro ha visto il lancio di oggetti, che l' accusa sostiene non ci sia stato, e che ha sottoscritto il verbale di arresto sulla base delle notizie che gli erano state fornite da colleghi e superiori. "Per quale motivo - ha concluso - Di Sarro avrebbe dovuto pensare che fossero avvenuti fatti diversi da quelli avallati da colleghi e superiori?"
La prossima udienza si terra' sabato prossimo con le arringhe di altri difensori.

6 novembre 2004 - G8: DIAZ, SPUNTA NUOVO TELEFONO CELLULARE NOTTE IRRUZIONE
ANSA:
G8: DIAZ, SPUNTA NUOVO TELEFONO CELLULARE NOTTE IRRUZIONE
USATO DA VICEQUESTORE TROIANI, MANCANO PERO' I TABULATI
Nel procedimento per l' irruzione della polizia nella scuola Diaz, durante il G8, spunta il mistero di un secondo telefono cellulare, usato quella sera dal vicequestore Pietro Troiani, "l' uomo delle molotov", da cui sarebbe partita una telefonata diretta alla questura. La chiamata sarebbe avvenuta proprio durante il famoso "conciliabolo" dei poliziotti fuori della scuola, davanti al sacchetto azzurro contenente le due bottiglie molotov.
"A chi telefono' Troiani in quel frangente, dopo aver mostrato le due bottiglie?" si e' chiesto l' avv. Carlo Di Bugno, difensore di Giovanni Luperi, e "perche' i pm non hanno allegato agli atti del processo i tabulati o anche solo i brogliacci delle telefonate fatte da Troiani dal secondo cellulare usato quella sera?".
La difesa di Luperi, a margine dell' udienza preliminare a carico di 28 poliziotti, accusati di falso e calunnia, ha lamentato infatti che non esistono agli atti i tabulati delle telefonate fatte da Troiani con il secondo cellulare, la sera dell' irruzione nella scuola Diaz. "A quanto mi risulta - ha detto l' avv. Carlo Di Bugno - una di queste venne fatta ad un poliziotto in questura, piu' o meno durante il cosiddetto 'conciliabolo' dei dirigenti di polizia davanti alla scuola, quando Troiani mostro' il sacchetto azzurro con dentro le due bottiglie molotov".
"Non capisco inoltre - ha aggiunto il legale - perche' i pm non abbiano ancora allegato agli atti del procedimento i tabulati originali delle varie telefonate intercorse quella sera e perche' non risulti che Troiani quella sera avesse usato due telefoni cellulari".
L' avv. Di Bugno, difensore di Luperi, all' epoca del G8 braccio destro del prefetto Arnaldo La Barbera, capo dell' Ucigos, ha chiesto stamane al giudice come incidente probatorio l' interrogatorio di Troiani e di Michele Burgio, suo assistente. "Sono troppe, infatti, - ha spiegato - le incongruenze emerse negli interrogatori fatti dai pm. Desidero poterli sentire a mia volta". Il giudice Daniela Faraggi su questa istanza si e' riservata di decidere.
Il gup ha invece respinto due eccezioni di nullita' 'tecniche' presentate dall' avv. Marco Corini, difensore di Salvatore Gava, imputato per l' irruzione nella scuola Pascoli.
Nel corso dell' udienza ha tenuto poi l' arringa difensiva l' avv. Enrico Dascola, difensore insieme all' avv. Luigi Li Gotti, di Francesco Gratteri, all' epoca del G8 direttore dello Sco.
"Nei confronti del mio assistito - ha sostenuto - ci sono solo elementi di natura logica. L' accusa dice che e' responsabile in quanto soggetto apicale che 'non poteva non sapere'. Quanto al 'conciliabolo' fuori della scuola, che compare in una immagine di 20 secondi, senza sonoro, cosi' importante per l' accusa, in realta' mostra Gratteri di spalle al gruppetto di poliziotti mentre sta telefonando. Che prova di colpevolezza e'?".

9 novembre 2004 - G8: NO GLOBAL; POLIZIOTTO RICONOSCE 'MOLOTOV' IN TRE FOTO
ANSA:
G8: NO GLOBAL; POLIZIOTTO RICONOSCE 'MOLOTOV' IN TRE FOTO
Francesco Puglisi, conosciuto con il soprannome di "molotov", e' stato riconosciuto oggi in tre foto nel corso del processo a carico di 26 no global, da un poliziotto della Digos di Palermo, in servizio a Genova nei giorni del G8. Il manifestante catanese e' imputato di devastazione, saccheggio e detenzione di materiale esplodente.
Puglisi nelle immagini era parzialmente travisato da un casco da antinfortunistica. Nel processo deve rispondere anche del reato di aver indossato caschi protettivi e altri oggetti come maschere antipolvere per rendere difficoltoso il riconoscimento.
Nell' udienza di oggi hanno deposto carabinieri e poliziotti che hanno raccontato i vari episodi a cui hanno assistito durante il G8. In particolare, due carabinieri della caserma di San Fruttuoso hanno ricordato di aver fermato due ragazze, che si erano qualificate giornaliste, con in mano dei cartelli stradali appena divelti. Un poliziotto invece ha raccontato di aver arrestato per danneggiamenti due ragazzi italiani e uno tedesco, che non fanno parte pero' dei 26 imputati.
Il processo e' stato aggiornato a martedi', con la proiezione dei filmati della carica del 20 luglio 2001 delle forze dell' ordine in via Tolemaide.

11 novembre 2004 - G8: DIAZ; DIFENSORE, POLIZIOTTO PORTO' MOLOTOV SU ORDINE
ANSA:
G8: DIAZ; DIFENSORE, POLIZIOTTO PORTO' MOLOTOV SU ORDINE
PROSEGUONO ARRINGHE DIFENSORI AGENTI A UDIENZA PRELIMINARE
"Burgio ha obbedito a un ordine che gli era stato impartito dal suo diretto superiore Troiani il quale gli aveva detto di portare le molotov dal blindato al cortile della scuola Diaz". Lo ha detto l' avv. Pierluigi Pesce del foro di Savona, nel corso dell' udienza preliminare per l' irruzione della polizia alla Diaz, durante il G8.
Pesce, difensore di Michele Burgio che all' epoca dei fatti era assistente di polizia in servizio presso il primo reparto mobile di Roma (ora non e' piu' in polizia), ha sostenuto che il suo assistito aveva poi affidato a Troiani la gestione delle molotov. "Burgio non poteva immaginare la sorte che avrebbero avuto quelle molotov". Burgio e' accusato di calunnia e di detenzione e porto illegale di due bottiglie molotov in concorso con Pietro Troiani.
Sempre stamani, all' udienza davanti al gup Faraggi, presenti i pm Enrico Zucca e Francesco Albini Cardona, ha parlato anche l' avv. Diego Perugini, del foro di Roma, difensore di Luigi Fazio, all' epoca dei fatti sovrintendente della Squadra Mobile di Roma (ora in pensione), accusato di aver percosso un free-lance di Indimedia, Andreas Huth, durante la perquisizione eseguita all' interno della scuola Pascoli. "Se l' episodio e' avvenuto - ha detto l' avv. Perugini - non e' stato Fazio. Dagli atti, infatti, risulta che ci sono testimonianze secondo le quali egli si trovava in un altro punto della scuola".
L' udienza riprendera' il 15 novembre. E' previsto che il 20 parli l' avv. on. Alfredo Biondi, difensore di Pietro Troiani, accusato di calunnia e di aver detenuto e portato illegalmente in luogo pubblico due bottiglie incendiarie. Secondo l' accusa le molotov, trovate il 21 luglio 2001, nei pressi di corso Italia, erano poi state portate dalla questura a piazza Merani a bordo di un automezzo di servizio e da li' alla scuola Diaz dove poi erano state affidate ad altri colleghi.

16 novembre 2004 - G8: VIOLENZE STRADA; RIEVOCATA CARICA CC IN VIA TOLEMAIDE
ANSA:
G8: VIOLENZE STRADA; RIEVOCATA CARICA CC IN VIA TOLEMAIDE
Il vicequestore Mario Mondelli e' stato il primo teste dell'accusa a essere sentito sui fatti di via Tolemaide del 20 luglio del 2001, durante il G8, nel processo a carico di 25 no global accusati di devastazione e saccheggio.
In particolare al poliziotto i difensori hanno chiesto di rievocare la carica dei carabinieri contro il corteo autorizzato delle tute bianche che ha scatenato le reazioni dei partecipanti, la maggior parte pacifici. Mondelli era infatti a capo di 300 carabinieri e di 20 blindati.
"Si e' trattato solo di una azione di contenimento e di contatto da parte dei carabinieri nei confronti dei dimostranti piu' violenti", ha sostenuto nel suo interrogatorio in merito a varie domande dei difensori sulla carica contro i partecipanti al corteo pacifico e autorizzato. "La cosiddetta carica - ha aggiunto - e' stata solo un intervento difensivo per mettere in sicurezza il nostro personale e i manifestanti pacifici".
Nel suo racconto Mondelli ha poi ricostruito, aiutato da vari filmati prodotti dall'accusa e dalla difesa, le varie fasi di quell'episodio sostenendo di essere stato da subito bersaglio, insieme ai carabinieri, di vari oggetti contundenti.
"Non mi sono mai trovato - ha commentato - in situazioni analoghe a quelle vissute il 20 luglio a Genova. Non ho mai subito attacchi cosi' violenti. Anche se non diedi io l'ordine di lanciare lacrimogeni, ritengo comunque che sia stato opportuno".
Mondelli ha anche raccontato di aver avuto l'ordine di arrivare a Marassi, per cui avrebbe dovuto attraversare le gallerie sotto la stazione Brignole. "Nel sottopasso pero' vidi troppi dimostranti - ha spiegato - per cui non ho ritenuto opportuno passare per quella strada".
Il poliziotto, rispondendo a una domanda dell'avv. Emanuele Tambuscio, ha anche ricordato che gli era stato assegnato un poliziotto genovese come guida per arrivare a Marassi. "Ad un certo punto non l'ho piu' visto e dovetti arrangiarmi".
La carica in via Tolemaide e' stata al centro anche dell'interrogatorio, tenutosi oggi pomeriggio, del capitano dei carabinieri Antonio Bruno, che comandava i 300 militari insieme al vicequestore Mario Mondelli.
"Ho dato io l'ordine di caricare - ha ammesso senza esitazioni - per reagire ai lanci di oggetti che ci piovevano addosso e per ristabilire l'ordine pubblico".
Nel corso dell'udienza la difesa ha prodotto alcune comunicazioni della sala operativa della questura che ordinavano a Mondelli di dirigersi in piazza Giusti in quanto da corso Gastaldi stava arrivando il corteo delle Tute Bianche.
Per un disguido invece manifestanti e carabinieri vennero in contatto e ci fu la carica. "No, hanno caricato le tute bianche, porco giuda - aveva infatti gridato un funzionario in una comunicazione della questura - loro dovevano andare a piazza Giusti".
In un'altra comunicazione delle 14.55 si sente un altro poliziotto che dice a Mondelli: "Spostati, lascia passare... le tute bianche".
Nel corso del processo la difesa ha anche prodotto una ordinanza con l'autorizzazione per il corteo ad arrivare fino in piazza Verdi, cioe' dopo via Tolemaide, dove e' stato caricato.
Il processo continua martedi' prossimo.

20 novembre 2004 - G8: DIAZ; AVV. BIONDI, MOLOTOV COME FAZZOLETTO DI DESDEMONA
ANSA:
G8: DIAZ; AVV. BIONDI, MOLOTOV COME FAZZOLETTO DI DESDEMONA
NELL' ARRINGA PER TROIANI LEGALE CITA DRAMMA DI OTELLO
Ha citato anche il dramma di Otello, paragonando le due bottiglie molotov al fazzoletto di Desdemona, l' avv. Alfredo Biondi, nella sua arringa a difesa del vicequestore romano Pietro Troiani, imputato di calunnia per il ritrovamento delle bottiglie incendiarie nella scuola Diaz il 21 luglio del 2001, durante il G8.
Secondo i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, le due motolov sarebbero state usate come false prove dalla polizia per arrestare i 93 no global presenti nell' istituto.
L' arringa del legale e' durata oltre tre ore nel corso dell' udienza preliminare a carico di 28 poliziotti, per i fatti avvenuti nella scuola Diaz.
Nel corso dell' udienza il Gup Daniela Faraggi ha respinto l' istanza avanzata dall' avv. Carlo di Bugno, difensore di Giovanni Luperi, all' epoca del G8 vice comandante dell' Ucigos, di poter interrogare come incidente probatorio Pietro Troiani e l' autista Michele Burgio. Il giudice si e' invece riservato di decidere sull' istanza presentata oggi dallo stesso legale e dal collega Enrico Corini, di trasferire cioe' il processo da Genova a Torino per il presunto coinvolgimento nei fatti del magistrato Francesco Pinto, la notte dell' irruzione pm di turno.
"Per il reato di calunnia - ha spiegato l' avv. Biondi - ho citato Otello; e' infatti il reato di Jago che fa apparire il fazzoletto di Desdemona come non consegnato a Cipro, ma consegnato a Cassio, che avrebbe tradito Otello. Invece era tutto falso".
Uscendo dalla metafora, l' avv. Biondi ha sostenuto che Troiani porto' le due bottiglie nel piazzale della scuola "alla luce del sole e ripreso anche dalle telecamere" per poi consegnarle al suo superiore Massimiliano Di Bernardini. "Il mio assistito - ha sottolineato - e' l' unico poliziotto che ha riferito questo episodio, mentre gli altri hanno preso le distanze. Era il suo superiore li' presente a dovere dare atto che le molotov non erano state trovate nella scuola, ma fuori (nel pomeriggio in corso Italia, ndr)".
"Troiani - ha ribadito il legale - se avesse avuto intenzione di stabilire un rapporto di collegamento tra l' interno e l' esterno avrebbe clandestinizzato le cose. Invece fa tutto alla luce del sole e lo riferisce anche ai magistrati".
L' avv. Biondi ha poi contestato la richiesta di giudizio dei pm citando circa 40 pagine che riguardano il suo assistito. "E' un caso di illogicita' manifesta - ha sostenuto - tra le acquisizioni che gli stessi pm hanno stabilito da pagina 110 a pagina 144 del loro elaborato e quello che poi hanno tratto nelle loro conclusioni erronee. Avrebbero infatti dovuto dire che le bottiglie erano all' interno della scuola, mentre Troiani le ha portate fuori, dove e' stato fotografato".
Secondo la ricostruzione dei pm invece il trasporto delle molotov era avvenuto da Donnini a Burgio, e poi da Troiani che le aveva consegnate a Di Bernardini davanti alla scuola.
L' avv. Biondi ha poi ammesso che "Troiani potra' rispondere di un segmento di responsabilita', mentre il reato di calunnia presuppone che il disegno criminoso sia a monte e globale e non stabilito a posteriori da comportamenti illeciti di altri".
"Un mosaico - ha concluso - e' fatto di tante tessere, ma una tessera avulsa dal mosaico non ha alcun significato, puo' avere un colore, ma non rispetta il disegno criminoso che e' stato fatto".

23 novembre 2004 - G8: NO GLOBAL; CC ARMATI DI MAZZE CONTRO CORTEO TUTE BIANCHE
ANSA:
G8: NO GLOBAL; CC ARMATI DI MAZZE CONTRO CORTEO TUTE BIANCHE
DEPOSITATE 60 FOTO, FILMATO SU PESTAGGIO IMPUTATO D' AVANZO
Nella carica contro il corteo delle 'tute bianche', avvenuta il 20 luglio del 2001 in via Tolemaide, i carabinieri, oltre ai manganelli 'tonfa' regolamentari, usarono contro i manifestanti spranghe e mazze fuori ordinanza. La novita' e' emersa oggi, durante il processo a no global accusati di devastazione e saccheggio per i fatti del G8, nel corso dell' interrogatorio del cap. Antonio Bruno, teste dell' accusa, che era a capo di 190 carabinieri del Battaglione "Lombardia", insieme al vicequestore Mario Mondelli.
I difensori hanno prodotto infatti dei video e 60 foto in cui si vedono una quindicina di carabinieri con mazze e spranghe fuori ordinanza.
In un video inoltre e' ripreso uno degli imputati, Filippo D' Avanzo, di 23 anni, originario di Avellino, mentre viene picchiato da un militare. Per questo episodio - hanno sottolineato i difensori a margine del processo - c' e' un procedimento in corso a carico del carabiniere.
Alla domanda dell' avv. Emanuele Tambuscio sull' uso delle mazze e spranghe fuori ordinanza durante la carica al corteo delle Tute Bianche, il cap.Bruno ha risposto: "Il reparto era equipaggiato con i tonfa, per cui i militari che si vedono con le spranghe o le hanno portate di loro iniziativa oppure le hanno raccolte negli scontri con i manifestanti".
Il cap. Bruno, all' inizio del suo interrogatorio da parte dei pm Anna Canepa e Andrea Canciani, per motivare la carica contro il corteo autorizzato, ha spiegato che "improvvisamente all' imbocco di via Pisacane, presidiato dal terzo plotone, un gruppo molto consistente di manifestanti con volto coperto da fazzoletti e passamontagna di colore nero e armati di spranghe, incomincio' a lanciare contro i militari bottiglie di vetro, pietre, bottiglie incendiarie, petardi, mentre nel contempo rovesciava e accatastava cassonetti dell' immondizia per formare delle barricate".
La difesa, in merito al fitto lancio di pietre e oggetti sostenuto dal teste, ha sottolineato piu' volte che, nei filmati, non ce n' era traccia.
La prossima udienza del processo si terra' martedi' prossimo.

26 novembre 2004 - G8: DIAZ; DISCUSSIONE CONCLUSA, DECISIONE GUP IL 13 DICEMBRE
ANSA:
G8: DIAZ; DISCUSSIONE CONCLUSA, DECISIONE GUP IL 13 DICEMBRE
Sara' presa il 13 dicembre dal gup Danuiela Faraggi la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio di 28 dirigenti, funzionari e capisquadra della Polizia, imputati per l' irruzione nella scuola Diaz durante il G8. Oggi pomeriggio si e' conclusa infatti la discussione, protrattasi dal 26 giugno, dell'udienza preliminare.
Il dibattimento si e' articolato nella lunga requisitoria dei pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini e nelle arringhe dei difensori.
Il gup ha respinto inoltre oggi le varie istanze di integrazione formulate dalla difesa, ritenendo che il quadro probatorio fosse ormai esauriente, mentre si e' riservata di decidere su due eccezioni di nullita'.

G8: DIAZ; IL 13 DICEMBRE SENTENZA GUP PER I POLIZIOTTI
CHIUSA DISCUSSIONE A UDIENZA PRELIMINARE
Ci sara' il 13 dicembre il verdetto del gup Daniela Faraggi sui 28 poliziotti, tra cui alcuni dirigenti dell' antiterrorismo, di cui e' stato chiesto dalla pubblica accusa il rinvio a giudizio per i reati di falso, calunnia e lesioni gravi in concorso. I poliziotti sono imputati per l' irruzione nella scuola Diaz, avvenuta il 21 luglio del 2001, durante il G8.
Il termine e' stato fissato dallo stesso gup che in queste settimane deve decidere se rinviare a giudizio i poliziotti oppure proscioglierli.
Oggi pomeriggio si e' conclusa infatti la discussione, protrattasi dal 26 giugno, che si e' articolata nella lunga requisitoria (261 pagine) dei pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini e nelle numerose arringhe dei difensori.
Il gup oggi ha respinto inoltre le varie istanze di integrazione formulate dalla difesa, ritenendo che il quadro probatorio fosse ormai esauriente, mentre si e' riservata di decidere, sempre il 13 dicembre, su due eccezioni di nullita'.
Queste ultime sono state presentate da alcuni difensori e riguardano un presunto coinvolgimento del pm di turno la notte della Diaz, Francesco Pinto, nella vicenda del ritrovamento delle molotov. I legali hanno chiesto percio' il trasferimento del processo a Torino.
Il giudice oggi ha inoltre respinto le richieste di acquisizione di altri tabulati telefonici "in quanto non determinanti", e l' esperimento di incidente probatorio. L' avv. Carlo Di Bugno, difensore di Giovanni Luperi, aveva chiesto infatti l' esame di Michele Burgio e Pietro Troiani per la vicenda delle bottiglie molotov portate dalla polizia nella scuola e usate come false prove a carico dei 93 no global presenti nell' istituto.
Tra i poliziotti, per i quali e' stato chiesto il processo, figurano, oltre a Giovanni Luperi, all' epoca vice capo dell' Ucigos, Francesco Gratteri, ex capo dello Sco (Servizio Centrale Operativo), oggi dirigente all' Antiterrorismo, e Vincenzo Canterini, comandante del VII nucleo sperimentale di Roma. La richiesta di rinvio a giudizio riguarda inoltre Gilberto Caldarozzi, vice di Gratteri durante il G8, Michelangelo Fournier, all' epoca vice di Canterini, il vicequestore Pietro Troiani, e l' agente scelto Massimo Nucera.
Manca invece in questo procedimento, in quanto e' stato stralciato, il vicequestore romano Massimiliano Di Bernardini, 38 anni, che si trova ricoverato in ospedale in coma dopo un incidente stradale.
Secondo le tesi dell' accusa, "alla base dell' eccezionale 'debacle' sul piano giudiziario di un' operazione avvenuta sotto le luce dei riflettori" vi era "una inquietante eppure semplice risposta: 'i poliziotti dovevano aver mentito' ". "Non si e' chiesto - hanno scritto i magistrati nella memoria - il rinvio a giudizio degli imputati per veder loro applicato una sorta di contrappasso, ma si e' cercato al contrario di distinguere ed analizzare le responsabilita' in un modo che non e' stato certamente usato nei confronti delle vittime della operazione Diaz".
I difensori hanno dato battaglia su vari fronti, tra cui quello dei tabulati, cioe' delle telefonate intercorse la notte dell' irruzione tra i vari poliziotti. La difesa ha chiesto piu' volte al gup l' acquisizione integrale e non i brogliacci parziali redatti dalla polizia giudiziaria. Per dirimere questa "querelle" era sceso in campo anche il procuratore capo Francesco Lalla facendosi consegnare parte degli originali dei tabulati. Ma la polemica proseguita fino ad oggi si e' conclusa con un nuovo rigetto del giudice.
Nelle arringhe difensive e' stato citato dall' avv. Alfredo Biondi, che difende Troiani, anche il dramma di Otello a proposito del fazzoletto di Desdemona paragonato alle bottiglie molotov, che sarebbero state usate dalla polizia come false prove.
All' inizio dell' udienza preliminare, i no global avevano tenuto un pacifico sit in davanti al tribunale su cui sovrastava un grande Pinocchio di legno.

24 novembre 2004 - MITROKHIN: RELAZIONE GUZZANTI SI VOTERA' IL 15 DICEMBRE
ANSA:
MITROKHIN: RELAZIONE GUZZANTI SI VOTERA' IL 15 DICEMBRE
Ieri sera la commissione Mitrokhin ha deciso, dopo aver concluso il dibattito generale con la replica del presidente Paolo Guzzanti, che il voto finale sulla relazione predisposta dal presidente ci sara' il 15 di dicembre. La decisione di spostare cosi' in avanti il voto, che era previsto per oggi alle 13,30, e' stata presa per gli impegni dei due rami del Parlamento, in particolare perche' il Senato e' totalmente assorbito dall'esame della legge finanziaria.
Ieri sera, fino a tarda notte, il presidente Paolo Guzzanti ha replicato al lungo dibattito generale presentando anche alcuni piccoli "aggiustamenti" del suo documento.
Tra l'alto Guzzanti ha fatto un cenno, nel nuovo testo della relazione, alla recente missione a Parigi di una delegazione dell'organismo bicamerale d'inchiesta per incontrare il magistrato che indaga sulla rete 'Separat' del terrorista internazionale Carlos di cui avrebbe fatto parte anche Valerio Morucci. In questo passaggio Guzzanti scrive: "In particolare il Kgb si articolava in diversi direttorati che (come c'e' stato confermato autorevolmente anche da fonte che non vogliamo citare in questo passaggio ma che e' nota anche ai membri dell'ufficio di presidenza che hanno partecipato ad una recente commissione rogatoria) si occupava non di reprimere ma di organizzare attivita' terroristiche ed eversive proteggendole e curandone il coordinamento, nel corso di periodiche riunioni che vedevano riuniti intorno allo stesso tavolo esponenti di movimenti di liberazione e di organizzazioni propriamente terroristiche, bande armate e guerriglie. Nel corso di queste riunioni erano presenti alcuni esponenti dei servizi segreti orientali, in particolare ufficiali della Stasi, della Repubblica Democratica Tedesca con potere di supervisione sui servizi ungheresi, a sempre, in ogni riunione, era comunque presente con un ruolo dirigente e di coordinamento il rappresentante del Kgb sovietico".

25 novembre 2004 - MORTA ANNA SOGNO, VEDOVA DI EDGARDO SOGNO
ANSA:
MORTA ANNA SOGNO, VEDOVA DI EDGARDO SOGNO
E' morta a Torino, Anna Sogno, 81 anni, vedova dell' ambasciatore Edgardo Sogno, il comandante partigiano medaglia d' oro della Resistenza, monarchico, liberale che molto ha fatto discutere per le sue posizioni politiche.
Si e' spenta ieri a tarda sera in una clinica torinese per una improvvisa crisi respiratoria. Sofferente di cuore, nei giorni precedenti era stata ricoverata in ospedale, poi le sue condizioni erano apparse migliorate ed era stato deciso dai familiari, le figlie Laura e Sofia, il trasferimento nella clinica per la convalescenza.
Anna ed Edgardo Sogno si erano conosciuti a Milano nell' immediato dopoguerra e si erano sposati nel luglio del '46. Anna, pittrice apprezzata, aveva condiviso con il marito le battaglie ideali anche aspre che lo avevano portato ad essere ingiustamente accusato di un tentativo di golpe. Dopo la sua morte, nel 2000, ne aveva custodito la memoria ed era stata una delle animatrici del "Comitato per la liberta' Edgardo Sogno". Si era anche battuta per fare apporre sul muro della sua casa di via Donati, a Torino, una lapide in ricordo del marito. Nel settembre del 2002, un anno dopo la tragedia delle torri gemelle, organizzo' una personale di suoi quadri dedicati all' attentato di New York.
Il funerale di Anna Sogno si svolgera' sabato mattina, nella chiesa torinese di Santa Barbara.

26 novembre 2004 - MORO: GUZZANTI (FI), FU OPERA DI INTELLIGENCE MILITARE?
ANSA:
MORO: GUZZANTI (FI), FU OPERA DI INTELLIGENCE MILITARE?
PRESIDENTE COMMISSIONE MITROKIN: STIAMO RILEGGENDO TERRORISMO
"Stiamo cominciando a rileggere i fatti del terrorismo degli anni '70 e '80: sul caso Moro l'ipotesi che si sta prepotentemente affacciando e' che il rapimento dello statista e poi la sua uccisione siano stati strumento di una vera e propria operazione di intelligence militare". Lo ha affermato questa sera a Sondrio, il senatore Paolo Guzzanti, presidente della commissione d'inchiesta Mitrokin, invitato dal colonnello Francesco Capone comandante provinciale dei carabinieri e membro della commissione.
Il caso Moro, ha spiegato Guzzanti, "viene ora visto sotto un'ottica completamente diversa, rafforzata dai recenti contatti con la magistratura inquirente francese e dalle analisi politiche e militari della situazione internazionale tra la fine della guerra del Vietnam e l'inizio della perestroika".

28 novembre 2004 - LEDEEN DI NUOVO A ROMA
"La Repubblica"
La spia e l´Amico Americano
Uomo della Cia, amico dei nostri servizi segreti, negli anni Settanta la sua ombra si è allungata sui misteri italiani: dal rapimento Moro sino alla P2. Ora, Michael Arthur Ledeen è riapparso a Roma. Frequenta i grandi alberghi della Capitale e gioca a bridge con il capo del Sismi Nicolò Pollari, che però lo definisce "discutibile". La sua missione è combattere "il Male". E fare affari
CARLO BONINI E GIUSEPPE D´AVANZO
è ritornato Michael Arthur Ledeen e il gioco si è fatto subito duro. L´Amico Americano in casa nostra ha già pasticciato. Per ricordare qualche sua impresa, ha ficcato il naso nel "sequestro Moro", per conto della Cia. Ha brigato con Francesco Pazienza nella palude del Sismi governato dalla P2. Si è mosso obliquo nella politica italiana, tra Craxi e Cossiga, fino ad essere dichiarato "persona non grata". Ora è di nuovo tra noi. Ha la giacca del falco neocon, un lavoro da fare - la guerra all´Islam e al terrorismo - e nessuna voglia di perdere tempo con le ipocrisie del Belpaese. Troppi nel nuovo establishment - Antonio Martino, Gianfranco Fini, Marcello Pera - gli devono un favore. Non si è dato da fare per accreditarli a Washington o a Gerusalemme? Facciano la loro parte, allora, e senza cautele: l´Amico Americano ha una missione da portare a termine.
Qual è la missione? Questa è la domanda. Per mesi, i parlamentari del comitato di controllo sui servizi segreti lo hanno chiesto. Nessuno li ha degnati di attenzione. Per afferrare un filo, è necessario fermare quel che per certo è accaduto. Tra la primavera e l´estate, New York Times, Newsday, 60minutes di Cbs, Washington Monthly ci girano intorno e alla fine raccolgono una circostanza indiscussa. Questa. Pochi mesi dopo l´11 settembre, prima del Natale di quel catastrofico 2001, l´Amico Americano è a Roma. Con un iraniano. Un trafficante d´armi, già protagonista dello scandalo Iran-Contra. Manucher Ghorbanifar. Con Michael e accanto a Manucher, due funzionari dell´Office of Special Plans del Pentagono. Larry Franklin e Harold Rhode.
Il piccolo drappello di "cospiratori" incontra dei fuorusciti iraniani. Il meeting dura tre giorni. Forse in una sala riservata al piano interrato dell´Hotel Parco dei Principi (ora trasformata in fitness room). Forse in un appartamento "coperto" del Sismi vicino a Piazza di Spagna. La nostra intelligence è della partita. C´è un alto ufficiale e un "agente a contratto" che conosce il persiano, il farsi. Fanno il loro mestiere per conto del Capo, Nicolò Pollari. Spiano i colloqui. Sbirciano le grandi carte geografiche dell´Iraq e dell´Iran distese sul tavolo e affisse alle pareti. Sono i mesi convulsi della guerra in Afghanistan e della pianificazione dell´attacco a Saddam Hussein.

L´uomo dalla faccia furba
Ledeen è attivissimo. Frenetico, addirittura. Tra una conferenza e un dibattito televisivo; tra una cena a Milano e un bagno turco e un cocktail Martini all´Hotel de Russie a Roma, incontra il ministro della Difesa, Antonio Martino, e il direttore del Sismi. Nicolò Pollari, appunto.
Dunque, Martino e Pollari conoscono la missione di Ledeen. Sanno chi lo ha accreditato da Washington. Con chi, nel Vicino Oriente, tesse la sua tela. Antonio Martino è muto come un pesce. Di Ledeen non parla. Degli incontri romani dell´Amico Americano non parla. Si avverte un sodo imbarazzo nel suo staff soltanto a fare il nome di Ledeen. È lo stesso imbarazzo che s´impossessa di Nicolò Pollari. Al contrario di Martino, però, il direttore del Sismi parla, spiega, ricorda, chiarisce anche se spesso confonde, dimentica, dissimula. State a sentire.
Nicolò Pollari ha una faccia furbissima. Gli occhi sempre in movimento. Guarda di lato o in su o in giù, mai verso l´interlocutore. Parla a raffica con un eloquio attorcigliato. Ora allusivo, ora lambiccato fino all´incomprensibile, ma non fatica né affatica quando vuole farsi comprendere. Nella calura dell´estate - qualche mese fa - ha quei maledetti investigative reporters alle calcagne. Quelli fanno domande in giro, scrivono lettere all´ambasciata, chiedono incontri a questo e a quello. Che vanno cercando Laura Rozen e Paul Glastris (Washington Monthly)? Quali "soffiate" ha raccolto a Washington David Gelber (producer di 60minutes)?
Pollari è in apprensione. Sembra aver voglia di liberarsi il cuore da una pena. È Michael Ledeen, la pena. Quel solo nome precipita il direttore dell´intelligence in un gorgo d´ansia che ha al fondo un assillo: che il suo nome, il suo Servizio possano essere associati alla reputazione opaca e alla missione oscura dell´Amico Americano. È di questo che si vuole liberare. Per farlo, cerca luoghi o clamorosamente affollati, come il bar del Grand Hotel St. Regis, o salette discrete di alberghi nascosti, come il Rex, a ridosso del Teatro dell´Opera, o la riservatezza del suo ufficio male illuminato a Palazzo Baracchini.
Racconta Pollari. "Michael Ledeen è una persona discutibile". Discutibile? E allora perché organizzare il meeting del 2001, per di più con un tipaccio come Ghorbanifar?
Pollari. "È vero, siamo stati noi a organizzare l´incontro di Roma con gli iraniani, ma Ghorbanifar non c´era. Quegli iraniani lì non lo conoscevano. Addirittura uno di loro chiese come si scrivesse il suo nome. L´incontro, dunque. Le cose sono andate così. Mi chiama un ministro. Quale? Niente nomi. Mi dice che il Pentagono vuole organizzare un meeting con alcuni iraniani. Hanno informazioni su alcune questioni che riguardano la nostra sicurezza nazionale. Mi do da fare. Tengo d´occhio la cosa con due dei miei. Quelli discutono della rava e della fava. Ma, soprattutto, di contratti petroliferi. Dell´Eni. Di concessioni per nuove estrazioni. Di linee di credito per decine di milioni di dollari. Qualche tempo dopo, un ministro - no, niente nomi - mi chiede di incontrare Ledeen. Quello si presenta e, altro che sicurezza nazionale!, mi parla di affari. Come se il Sismi fosse un Carrefour, dove si compra e si vende. Decido di avvertire il governo. Metto nero su bianco le mie perplessità sull´opportunità istituzionale di continuare a frequentare questa persona. Voglio evitare futuri fraintendimenti. Dico. Ledeen sostiene di essere stato incaricato da Washington: vogliamo accertare se è vero? L´Americano frequenta a Roma persone influentissime. In quell´occasione nessuno gli dà copertura. Chi ha il potere di farlo mi dice di attendere da Washington una conferma del suo ruolo istituzionale. Non arriva alcuna conferma. Allora vado a Washington. Incontro George Tenet, il direttore della Cia. Mi conferma che Ledeen non ha alcun incarico e consiglia: evitatelo! Al ritorno in Italia, dico ai miei: signori, Michael Ledeen è da oggi un vostro "obiettivo". Voglio sapere tutto. Che fa, chi vede, quando, come, dove, quali sono i suoi traffici".
Dalla scacchiera, nel racconto dell´affannato direttore del Sismi, sparisce il personaggio più controverso (Ghorbanifar) e la questione più sensibile (la sicurezza nazionale). Affiorano gli affari, anche per società italiane come l´Eni, e una ragione politico-strategica: l´organizzazione di una rivoluzione che possa rovesciare il regime di Teheran. Appare una "preda" da braccare fino a renderla inoffensiva. Sorprendentemente, è Michael Ledeen.
Il ritorno dell´Amico Americano acquista, a questo punto, una trama. Nell´apparente indifferenza - o forse con la discreta collaborazione - del governo, l´Italia è diventata il terreno di incubazione e la piazza di finanziamento del prossimo fronte della guerra all´Asse del Male. Un riscontro alla storia di Pollari lo si può rintracciare.
Ledeen è ossessionato dal regime dei mullah di Teheran. Il 21 aprile del 2003, per dirne una, raccoglie duecento esuli iraniani, in un sobborgo di Santa Monica, Los Angeles. Organizza l´appuntamento un monarchico amico personale del figlio dell´ultimo Scià. Michael Ledeen arringa alla folla: "Quella iraniana è la più ricca diaspora della storia. Dovete immaginare come finanziare una rivoluzione democratica. Oggi, potete comprarvi un Iran libero con soltanto venti milioni di dollari". Soltanto venti milioni di dollari per liberarsi degli ayatollah. È questa l´operazione che Ledeen propone alla nostra intelligence con l´avallo del ministro Martino? Un indizio dell´intreccio di rivoluzione e finanza, di democrazia e affari, lo si può scorgere.
Alla fine del 2002, Ledeen fonda a Washington la Coalition for Democracy in Iran (CDI). Nel board siedono, con Ledeen, l´ex direttore della Cia James Woolsey e Rob Sobhani. Sobhani è un professore della "Georgetown University". Nato in America nel ?60 da un ufficiale dell´esercito dello Scià, fonda la Caspian Energy Consulting, con sede nel Maryland. Ragione sociale, la consulenza petrolifera alle imprese americane sui mercati del Caspio. La Caspian è nell´Azerbaijan aperto alle basi militari Usa. È in Afghanistan, dove ripropone la costruzione della pipeline transafgana già studiata dalla Unocal, bocciata dai Taliban, sollecitata da tutte le grandi compagnie petrolifere. Gli addetti chiamano, quella pipeline, "la via della seta" perché attraversa l´Iran, il Turkmenistan, l´Afghanistan. L´impresa ha ora una chance in più di essere realizzata perché il presidente afgano Hamid Kharzai ha lavorato per la Unocal. È nelle pieghe di questo progetto che si possono trovare i dollari per "comprarsi un Iran libero"? Finanziate, con l´Eni, la rivoluzione iraniana e avrete il vostro posticino nella "via della seta": è questo l´affare suggerito da Ledeen al governo? È questo il programma politico-economico presentato a Pollari? È questa la missione dell´Amico Americano?

Le verità di Michael
Conviene dare la parola a Michael Arthur Ledeen. L´uomo sa essere brusco, ma la serenità del Tanksgiving lo rende cordiale. Innanzitutto, Antonio Martino. È stato il ministro a organizzare l´incontro con Pollari? "Non ho bisogno di andare da un ministro per incontrare un vecchio amico e una vecchia conoscenza come Pollari". Un vecchio amico? Da quando? "Conosco il generale da molti anni e l´ho incontrato molte volte, se si vogliono escludere le nostre partite al tavolo di bridge. Siamo due affezionati giocatori. Il meeting, allora. È vero, Manucher Ghorbanifar c´era. E allora? Incontro chi mi pare. Sono un privato cittadino. È falso che lavori per l´Office of Special Plans o per il Pentagono o per qualsiasi altra Agenzia. A Roma sono venuto a mie spese. A quell´incontro hanno partecipato esperti in questioni iraniane. Si è parlato di Iran e le informazioni raccolte hanno consentito di salvare vite americane. Chi vi ha partecipato è orgoglioso di averlo fatto. È vero, conosco Rob Sobhani ma non i suoi affari né ho rapporti con la Caspian. È probabile che abbia parlato con Martino di Iran. Discuto di Iran con chiunque abbia interesse a farlo e il vostro ministro è senza dubbio persona interessata a farlo. Non ho parlato di affari con Pollari e tantomeno di Eni. Ho invece detto spesso, anche pubblicamente, quel che penso: i governi e le aziende occidentali dovrebbero sostenere l´opposizione democratica in Iran. Non sarei sorpreso se avessi ripetuto questo concetto in conversazioni private, quindi anche a Pollari. Ora una domanda la faccio io. Dov´è l´hotel de Russie?".
Nel teatro delle ombre, Michael Ledeen - altro che "obiettivo di intelligence" o "persona discutibile" - appare in Italia un ospite gradito, benaccetto, benvisto. Riappare l´oscuro Manucher Ghorbanifar. E dire che Ledeen, con la sciagurata reputazione dell´iraniano, avrebbe interesse alla sua scomparsa dalla scena. Pollari, al contrario di Ledeen, ha un curioso interesse a nasconderne la presenza. Si dissolvono il Pentagono di Donald Rumsfeld, Paul Wolfowitz e Douglas Feith. Forse (perché si fa fatica a credere che Ledeen si muova da "privato cittadino"). Emerge un´antica (e taciuta) amicizia tra l´Amico Americano e il Capo delle nostre spie. Si trova traccia di un progetto per finanziare la rivoluzione di Teheran con il contributo di società e governi interessati a sfruttarne il gas e il petrolio. Si accerta che il ministro Antonio Martino è stato informato delle idee e delle iniziative di Ledeen (e del Pentagono?) contro l´Iran. È stata informata anche l´Eni? Ora la missione del nostro Amico Americano è un po´ più chiara. È quella del governo di Roma a farsi buia.

Chi è Michael Ledeen
Il protetto
Dice di se stesso Michael A. Ledeen: "Sul mio conto sono state scritte molte sciocchezze?". Nella sua autobiografia figura un presente da "ricercatore permanente in politica estera ed intelligence" dell´American Enterprise Institute di Washington, il think-tank della riflessione "neoconservative". Ha amici importanti nell´Amministrazione Bush: il vicepresidente Dick Cheney; il "principe delle tenebre" Richard Perle; il sottosegretario alla Difesa Paul Wolfowitz; il direttore dell´Office of Special Plans del Pentagono Douglas Feith; il capo dello staff di Cheney, Lewis "Scooter" Libby.
Ledeen è un falco che non fa mistero di esserlo. Firma il manifesto che battezza la dottrina neocon, partecipa alla costruzione del "caso Iraq", sostiene Ahmed Chalabi e il suo "Iraqi National Congress". Lavora al rovesciamento dei mullah iraniani, dei baathisti di Damasco. Ha un rapporto diretto con la destra israeliana, con i think-tank americani che la esprimono (su tutti il Jewish Institute for National and Security Affairs).
Fa ingresso nella politica che conta con Ronald Reagan, quando è prima "special advisor" del Segretario di Stato Alexander Haig (1981-1982), quindi consulente di Robert Mac Farlane, il National Security Advisor del Presidente. È una ribalta importante, che Michael Ledeen si guadagna in Italia nella seconda metà degli anni ?70. Arriva a Roma come ricercatore di storia. Perché è in storia che si è laureato all´università del Wisconsin ed è una cattedra in storia che, nel 1972, gli è stata negata dall´Università di Saint Louis per sospetto plagio intellettuale. Coltiva la passione per Machiavelli, ma è affascinato dal Ventennio. Firma la celebre "intervista sul fascismo" a Renzo De Felice. Lo chiamano "professore". Fa anche dell´altro. Durante il sequestro Moro (1978) è nell´unità di crisi raccolta al Viminale da Francesco Cossiga. Collabora con il Sismi piduista di Giuseppe Santovito e qui costruisce, insieme a Francesco Pazienza, il falso scoop che, nell´autunno ?80, travolge Billy Carter e costa la rielezione a Presidente del fratello Jimmy (Ledeen accusa Billy Carter di "intelligenza" con Gheddafi, riferendo di incontri e denaro versato per ammorbidire le relazioni tra i due Paesi). Nel suo libro (Mission: Italy - Mondadori ed.), Richard Gardner, allora ambasciatore a Roma, lo profila come "agente di influenza". Forse per conto dell´allora capo della stazione Cia di Roma, Duane Clarridge, che sarà "figura di primo piano nella cospirazione Iran-Contras, dove verrà incriminato per falsa testimonianza al Congresso".
Ledeen è sempre dove "le cose" accadono. Nella notte di Sigonella, è alla Casa Bianca dove, al telefono, traduce le parole di Bettino Craxi a Reagan. È a Roma, nel 1985, quando i palestinesi di Abu Nidal assaltano i banchi El-Al di Fiumicino (la notizia gli viene anticipata dal suo amico Manucher Ghorbanifar, trafficante d´armi poi coinvolto nello scandalo Iran-Contra. Proprio come l´altro "amico" Duane Clarridge). È in Uruguay per mettere le mani sull´archivio di Licio Gelli. È a Grenada (1983), incaricato di rovistare negli archivi del regime marxista per giustificare a posteriori "le ragioni dell´invasione". "È - disse Federico Umberto D´Amato, lo scomparso ex capo dell´Ufficio affari riservati del Viminale - l´uomo di collegamento tra la politica italiana e il nuovo gruppo di potere di Washington".
Nella seconda metà degli anni ?80, il generale Fulvio Martini, nuovo direttore del Sismi, lo dichiara "persona non grata", accusandolo di aver defraudato il servizio di 100 mila dollari per consulenze fantasma. Riappare con il ritorno del Great Old Party alla Casa Bianca. Nel 2001, sul Wall Street journal, saluta come "epica" la vittoria di Berlusconi. Quindi, apre i saloni dell´American Enterprise Institute al vicepremier Gianfranco Fini in visita a Washington e ne accredita la trasformazione in "statista" ("Abbiamo fatto lo stesso con Prodi", dice). Torna in Italia, ospite in tv e convegni di lustro, come quello che il Senato di Marcello Pera organizza a Lucca sulle "rela