Almanacco dei misteri d' Italia


G8 e uccisione di Giuliani
le notizie del 2005
10 gennaio 2005 - QUESTORE FIORIOLLI, 'LASCIO GENOVA CON RAMMARICO'
ANSA:
POLIZIA: QUESTORE FIORIOLLI, 'LASCIO GENOVA CON RAMMARICO'
DA DOMANI A NAPOLI,'PER PRIMA COSA PENSERO' A CONOSCERE REALTA"
Lascia con rammarico Genova, citta' a cui e' legato e dove ha vissuto 14 anni in momenti diversi della sua vita, il questore Oscar Fioriolli, trentino di Riva del Garda, che da domani sara' il nuovo questore di Napoli.
Fioriolli, arrivato per l'ultima volta nel capoluogo ligure nell'estate del 2001, con l'obiettivo di "ricucire la ferita che si era aperta a seguito del G8" da domani sara' nella citta' partenopea. Il suo primo passo - come lui stesso ha detto stamani in una conferenza stampa - "sara' quello di cercare di conoscere la realta' della questura e quella esterna".
Non ha pero' voluto sbilanciarsi sugli obiettivi del suo mandato nel capoluogo campano: "su Napoli non posso dire niente, prima devo conoscere, penso che si possa affermare che e' una realta' difficile e forse venire da fuori puo' essere positivo. Vediamo come andra"".
Nel suo bilancio in positivo degli anni trascorsi a Genova Fioriolli mette "almeno una parziale ricucitura dello strappo avvenuto in seguito ai fatti del G8", ma anche un miglioramento nel controllo del territorio soprattutto in relazione al centro storico "dove il dispositivo integrato di controllo da parte delle varie forze dell'ordine ha dato i suoi risultati".
Passi avanti ne sono stati fatti anche nella gestione da parte della questura degli stranieri, che ora non sono piu' costretti a sostenere code ed attese estenuanti, ma una caratteristica che ha contrassegnato il suo mandato - come il questore stesso ha sottolineato - sono state anche le espulsioni degli extracomunitari.
Tra gli obiettivi non raggiunti Fioriolli ha indicato, non senza una certa amarezza, il mai realizzato Centro di permanenza temporanea per stranieri. "Una struttura importante per questo territorio". Mentre tra le criticita' ancora da risolvere, e che comunque si ripropongono nel tempo, "un dispositivo integrato di forze dell'ordine per il controllo del territorio che necessita di essere ancora un po' calibrato".

11 gennaio 2005 - G8: NO GLOBAL; GAGGIANO, NON VIDI CARICHE CARABINIERI
ANSA:
G8: NO GLOBAL; GAGGIANO, NON VIDI CARICHE CARABINIERI
EMERGONO CONTRADDIZIONI NEL RACCONTI DEI TESTI D'ACCUSA
Il dirigente di polizia Angelo Gaggiano del Commissariato Centro di Genova, interrogato oggi come teste d'accusa nel processo a carico di 25 no global, imputati di devastazione e saccheggio, ha dichiarato di ignorare che in via Tolemaide, il 21 luglio del 2001, durante il G8, ci fossero state cariche dei carabinieri contro il corteo delle Tute Bianche.
"Ero in piazza delle Americhe - ha riferito il dirigente - e quando ho avuto notizia dei disordini sono andato incontro al corteo fino in via Tolemaide, dove poi ho ordinato la carica. Non mi risulta che anche i carabinieri avessero caricato il corteo".
Nelle scorse udienze i testi d' accusa Mario Mondelli, funzionario di polizia, e l' ufficiale dei carabinieri Antonio Bruno, avevano invece riferito di aver ordinato la carica dei carabinieri contro i manifestanti a causa di un fitto lancio di pietre e bottiglie contro le forze dell' ordine.
La deposizione di Gaggiano e' durata oggi circa sei ore per ricostruire, anche con l' ausilio di foto e filmati, lo svolgimento del corteo delle Tute Bianche, autorizzato fino a piazza Verdi, ma bloccato poi negli scontri di via Tolemaide, corso Torino e corso Gastaldi.
Il processo, durato fino a meta' pomeriggio, proseguira' martedi' ancora con la deposizione del poliziotto.

24 gennaio 2005 - G8: BOLZANETO, INIZIA GIOVEDI' L'UDIENZA PRELIMINARE
ANSA:
G8: BOLZANETO, INIZIA GIOVEDI' L'UDIENZA PRELIMINARE
47 GLI IMPUTATI, 150 COSTITUZIONI DI PARTI CIVILI
Avra' inizio giovedi' nell'aula Magna del Palazzo di Giustizia, davanti al gup Maurizio De Matteis, l'udienza preliminare dell'inchiesta sui presunti soprusi e pestaggi da parte delle forze dell'ordine e di personale sanitario, avvenuti nella caserma della Polizia di Bolzaneto nei giorni del G8 del luglio del 2001.
Il calendario prevede due udienze alla settimana, giovedi' e sabato, fino alla fine di marzo. Anche per questo procedimento, come per tutti quelli che riguardano il G8, sono state decise eccezionali misure di sicurezza, tra cui il transennamento del palazzo di giustizia.
Per i fatti di Bolzaneto la pubblica accusa ha avanzato 47 richieste di rinvio a giudizio. Sono inoltre circa 150 le costituzioni di parti civili, di cui 40 sono i no global picchiati nella scuola Diaz.
Intanto i pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati stanno preparando una copiosa memoria, che depositeranno a febbraio, in cui viene spiegato il metodo di indagine seguito, le iscrizioni via via fatte sul registro degli indagati, le accuse a carico degli imputati, i riscontri ottenuti, anche al fine di facilitare il giudice a seguire questo procedimento, molto complesso anche per il numero degli imputati.
Le richieste di giudizio, firmate dai pm del pool G8 e dal procuratore Francesco Lalla, riguardano agenti e dirigenti della Polizia di Stato e di quella penitenziaria, medici e personale infermieristico. Le accuse nei loro confronti sono, a vario titolo, abuso d'ufficio, violenza privata, falso ideologico, abuso di autorita' contro detenuti o arrestati, violazione dell'ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell' uomo e delle liberta' fondamentali. Le accuse sono molto pesanti, tanto che il procuratore capo Francesco Lalla ha parlato di vero e proprio "sadismo" che va al di la' del reato di tortura, non ancora introdotto in Italia, perche' "implica non solo una continuita' di trattamento ma anche una finalizzazione, che nel caso specifico non c' e' stata".
Tra gli indagati figurano il vicequestore Alessandro Perugini (all'epoca numero 2 della Digos di Genova), il generale della polizia penitenziaria Oronzo Doria, all'epoca colonnello, e l'ispettore Biagio Antonio Gugliotta.
Della polizia penitenziaria ci sono inoltre Daniela Maida, gli operatori del servizio matricola Giuseppe Fornasiere, Giovanni Amoroso, Marcello Mulas, Michele Colucci Sabia; gli agenti Giuliano Patrizi, Alfredo Incoronato, Daniela Cerasuolo, Antonio Biribao, Vittorio Bertone, Barbara Amadei.
Nella polizia, oltre a Perugini e all'ispettore Anna Poggi, vicequestore a Torino, figurano Antonello Gaetano, Massimo Luigi Pigozzi, Massimo Salomone, Antonello Talu, Aldo Tarascio (sindacalista Silp-Cgil), Francesco Paolo Baldassarre Tolomeo, Mario Turco, Paolo Ubaldi, Franco Valerio, Giovanni Pintus, Natale Parisi, Matilde Arecco.
Gli 11 carabinieri sono Piermatteo Barucco, Gianmarco Braini, Mario Fonicello, Giovanni Russo, Pietro Romeo, Maurizio Piscitelli, Ignazio Mura, Antonio Gavino Multineddu, Corrado Furcas.
I medici sono invece Giacomo Toccafondi, Aldo Amenta, Adriana Mazzoleni, Sonia Sciandra e Marilena Zaccardi. Il medico Toccafondi, responsabile del servizio sanitario all' interno della struttura, e' accusato tra l'altro di aver insultato direttamente le persone visitate con espressioni quali "abile arruolato", "pronti per la gabbia", "benzinaio", "accoltellatori" e di aver offeso con frasi di scherno, ad esempio il giovane Hermann J., con riferimento alla fede politica e la sfera sessuale. Toccafondi, a cui i pm hanno contestato 102 capi di imputazione, e' accusato inoltre di non aver denunciato che nelle celle venivano spruzzati contro i detenuti gas urticanti-asfissianti, omettendo di segnalarlo all'autorita' giudiziaria.
Al generale Oronzo Doria invece, i pm hanno contestato di aver tollerato e comunque non impedito che le persone detenute presso la caserma subissero umiliazioni, offese e insulti in riferimento alle loro opinioni politiche.

24 gennaio 2005 - PIAZZA ALIMONDA, SPUNTA UNA ROSA ROSSA SULL´ALTARE LAICO
"La Repubblica"
IL CASO
Piazza Alimonda, dopo la rimozione spunta una rosa rossa sull´altare laico
UNA rosa rossa accanto alla cancellata riverniciata di fresco: dopo la rimozione dell´altare laico in ricordo di Carlo Giuliani, una mano di verde e il cemento alla base, dopo che le bandiere, i biglietti, le poesie, le magliette, i ricordi erano stati messi da parte per fare un po´ di "ordine" - come auspicato dal parroco - davanti alla chiesa di Nostra Signora del Rimedio, qualcuno ieri in piazza Alimonda è tornato a dedicare un fiore al ragazzo ucciso durante il G8. Anche un modo per dire che la realizzazione di un cippo nell´aiuola centrale della piazza sarebbe una soluzione dignitosa che metterebbe d´accordo tutti. "I nostri amici hanno iniziato una raccolta di firme: ne vogliamo uno con nome, cognome e data. Per ricordare Carlo ma anche tutto quello che è successo in quelle giornate", dice Giuliano Giuliani.

25 gennaio 2005 - AUTOBOMBA ESPLODE DAVANTI AL CARCERE DI CAGLIARI
ANSA:
AUTOBOMBA ESPLODE DAVANTI AL CARCERE DI CAGLIARI
NELLA ZONA DESTINATA AL PARCHEGGIO DEGLI AGENTI
Un ordigno collocato in un'autovettura parcheggiata nel piazzale adiacente il carcere di Buoncammino a Cagliari e' esplosa durante la notte. La piccola area, sul lato nord della cinta muraria, viene utilizzato per parcheggiare le auto dagli agenti della Polizia penitenziaria.
Il fatto e' avvenuto poco dopo le 4. La deflagrazione ha distrutto l'auto e danneggiato altre vetture, mentre frammenti di metallo sono stati scagliati tutto intorno. Sul luogo sono intervenuti i Carabinieri che hanno transennato la zona mentre sono ora in corso i rilievi da parte degli esperti del Ris.
L'autovettura, una Y10, esplosa alle 4 davanti al carcere di Buoncammino a Cagliari e' risultata rubata a Sestu, un centro a una decina di chilometri dal capoluogo. Gli attentatori l'hanno dapprima imbottita di esplosivo e, quindi, l'hanno parcheggiata nei pressi del muro di cinta.
La deflagrazione, oltre a danneggiare le auto degli agenti penitenziari, ha scagliato frammenti dell'autobomba per un raggio di oltre 250 metri.
Intanto i militari del Ris stanno gia' verificando se il tipo di esplosivo utilizzato per l'attentato al carcere sia dello stesso tipo di quello impiegato, sempre durante la notte, nella bomba che e' stata fatta esplodere a Quartu Sant'Elena davanti alla casa di un vicebrigadiere dei Carabinieri indagato per le vicende, avvenute nel luglio 2001, nel corso del G8 a Genova.

AUTOBOMBA CARCERE CAGLIARI: FORSE USATO TELECOMANDO
E' stata forse attivata con un telecomando l'autobomba esplosa davanti al carcere Buoncammino. E' una delle prime ipotesi fatta dagli esperti dopo tre ore di rilievi degli specialisti del Ris i quali stanno continuando il loro lavoro per raccogliere i frammenti della Y10 letteralmente disintegrata dallo scoppio. Le condizioni dell'auto, secondo i Carabinieri, fanno pensare che gli attentatori abbiano usato un esplosivo molto potente, probabilmente Tnt. La bomba e' stata collocata nella parte posteriore dell'utilitaria ed e' stata confezionata in modo da aumentare in misura esponenziale gli efetti dirompenti.
Parti della vettura sono state scagliate in tutte le direzioni in un raggio di quasi 400 metri, arrivando anche oltre al muro di cinta del carcere e nella passeggiata alberata al centro del viale e in un vicino belvedere che si affaccia su piazza d'Armi. Intanto i Carabinieri del Nucleo operativo provinciale di Cagliari hanno accertato che la Y10 e' stata lasciata nel piazzale sterrato, usato come parcheggio dagli agenti di Polizia penitenziaria, a mezzanotte. A quell'ora il piazzale, scarsamente illuminato, e' frequentato anche da coppiette in cerca di intimita' e gli agenti di ronda sugli spalti della cinta muraria del carcere, abituati a questi movimenti, non si sono insospettiti per la presenza di un'altra auto ferma a una trentina di metri dal muro di cinta.
L'esplosione e' avvenuta poco dopo le 4 e la scelta dell'orario, secondo gli investigatori, indicherebbe la volonta' di non provocare vittime. Probabilmente gli attentatori hanno atteso il momento opportuno a bordo di un'auto in sosta nel lato ovest del viale Buoncammino, che si trova piu' in basso ed e' nascosto dalle siepi di pitosporo delle aiuole. L'orario, poi, puo' essere stato scelto per lanciare un altro messaggio, creando una coincidenza temporale con l'attentato compiuto a Quartu Sant'Elena, contro l'abitazione e l'auto di un carabiniere sardo coinvolto nelle vicende del G8 del luglio 2001 a Genova.
Sui responsabili dell'attentato per il momento non viene fatta alcuna ipotesi anche se l'attenzione, chiaramente, e' puntata soprattutto sui Nuclei comunisti combattenti e sui movimenti anarchici.

AUTOBOMBA CARCERE CAGLIARI: SOPRALLUOGO MAGISTRATI DDA
Il procuratore distrettuale antimafia di Cagliari, Carlo Piana, accompagnato dal sostituto procuratore della Procura distrettuale antiterrorismo, Paolo De Angelis, sta compiendo un sopralluogo davanti al carcere di Buocammino dove e' esplosa l'autobomba.
Il Procuratore e' accompagnato dal comandante del Nucleo operativo provinciale dei Carabinieri, cap. Giuseppe Donnarumma, che sta illustrando ai magistrati la dinamica dell'esplosione che ha proiettato frammenti di metallo e plastica in un raggio di oltre 300 metri. Pezzi della Y10 esplosa sono stati trovati anche all'interno della cinta muraria del carcere.

ATTENTATI IN SARDEGNA:ROTTA TREGUA CHE DURAVA DA 4 MESI
BOMBE DAVANTI CARCERE CAGLIARI E CASA CARABINIERE G8 GENOVA
Due esplosioni in sincrono alle 4 del mattino e a 15 chilometri di distanza l'una dall'altra, davanti al carcere Buoncammino di Cagliari e alla casa di un carabiniere di Quartu Sant'Elena, coinvolto nei fatti del G8 di Genova, hanno rotto in Sardegna una tregua che durava da piu' di 4 mesi, riconfermando la particolare effervescenza eversiva dell'isola, come evidenziato nell'ultima relazione del ministero dell'Interno sullo stato della sicurezza in Italia.
Le ultime due azioni, con i due bersagli simbolo scelti, sembrano confermare in pieno l'analisi di investigatori e intelligence secondo i quali i diversi gruppi di matrice marxista-leninista, indipendentista e anarco-insurrezionalista, seguendo anche indicazioni pervenute dal 'carcerario', avrebbero cercato e, forse, trovato un'intesa comune nell'agire.
L'autobomba davanti al carcere Buoncammino rappresenta in questo senso un autentico salto di qualita'. Nonostante i Carabinieri del Nucleo operativo provinciale e del Ris di Cagliari, impegnati nelle indagini e nella raccolta di indizi, mantengano uno stretto riserbo su tutti i particolari, risulta evidente che rubare un'auto due giorni prima in un paese dell'hinterland cagliaritano, imbottirla di esplosivo (forse Tnt) e poi sistemarla nel piazzale sterrato usato come parcheggio dagli agenti di Polizia penitenziaria e farla esplodere in contemporanea con l'altro ordigno di Quartu, rappresenta piu' di una semplice coincidenza temporale.
Vi e' una capacita' organizzativa ben piu' alta sicuramente di quella necessaria per piazzare bombolette di gas da campeggio collegate a taniche di benzina, come capitato finora in molti altri casi. L'uso del fattore "tempo", piuttosto, fa venire in mente l'attentato a Porto Rotondo, poco dopo la conclusione della visita del premier britannico Tony Blair a Silvio Berlusconi, quando il 17 agosto dell'anno scorso i Nuclei proletari per il comunismo fecero ritrovare un ordigno collegato ad un timer in un cassonetto dei rifiuti.
In quel caso vi fu l'annuncio, forse, secondo gli inquirenti, per dimostrare la propria capacita' organizzativa e operativa ad altre frange della galassia eversiva che, sempre secondo l'analisi del Viminale, vedrebbe aggregati nell'isola reduci delle vecchie Brigate Rosse, separatisti e anarco-insurrezionalisti. Con un 'messaggio supplementare' verso gli indipendentisti, con i quali esisterebbero forti contrasti sulla linea politica e, soprattutto, sulla strategia complessiva nel confronto con lo Stato.
La nuova esplosione di violenza richiedera' ora nuove analisi. Carlo Piana, procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia, accompagnato dal suo sostituto dell'Antiterrorismo, Paolo De Angelis, ha partecipato personalmente al lunghissimo sopralluogo davanti al carcere cagliaritano, a conferma dell'attenzione riservata al fenomeno che ha messo l'isola in testa alle statistiche stilate dal Sisde sugli attentati compiuti in Italia: 14 nei primi 9 mesi del 2004.
L'uso dell'autobomba, forse attivata con un telecomando, era poi stato profetizzato dai servizi segreti quando nell'ultima Relazione mettevano in guardia dall""entrata in scena di giovani leve, verosimilmente intenzionate ad amplificare, in maniera artificiosa, la percezione del sentimento antistatuale e antisistema nell'isola".
Questi militanti di nuova generazione, per il Sisde, sono "accomunati dalla propensione all'azione violenta piuttosto che da solide identita' ideologiche". Praticamente un identikit proiettato nel futuro al quale ora restano da aggiungere volti e nomi da portare davanti ai giudici che indagano su libri, lettere e videocassette-bomba, sul micidiale ordigno contro la Deutsche Bank, disinnescato all'ultimo minuto in via Mameli a Cagliari, il 5 settembre 2001; poi sui due ordigni inesplosi trovati a Nuoro il 26 settembre 2002 vicino alla Prefettura e alla sede dell' Associazione industriali, e, due giorni dopo, sull'attentato incendiario contro un ripetitore della Rai a Capoterra (Cagliari).

BOMBA CONTRO CASA CARABINIERE SARDO INDAGATO PER VICENDE G8
Un atto intimidatorio e' stato compiuto durante la notte contro l'abitazione di un carabiniere sardo coinvolto nelle vicende del G8 del luglio 2001 a Genova. Una bomba e' stata fatta esplodere davanti alla casa, alla periferia di Quartu Sant'Elena, lievemente danneggiata assieme all'autovettura del militare.
Il fatto e' avvenuto poco dopo le 4, nello stesso momento in cui a Cagliari e' stata fatta esplodere l'autobomba davanti al carcere di Buoncammino. Fra le ipotesi e' maggiormente seguita dagli inquirenti quella di una pista anarchica anche se, finora, non vi e' stata una rivendicazione ufficiale.
Il vice brigadiere dovrebbe comparire nel processo che avra' inizio giovedi' prossimo nell'aula Magna del Palazzo di Giustizia di Genova. Si tratta dell'udienza preliminare dell'inchiesta sui presunti soprusi e pestaggi da parte delle forze dell'ordine e di personale sanitario, avvenuti nella caserma della Polizia di Bolzaneto nei giorni del G8. Per quei fatti la pubblica accusa ha avanzato 47 richieste di rinvio a giudizio, e fra gli 11 carabinieri indagati vi e' anche il militare di Quartu Sant'Elena.
Sul luogo dell'esplosione sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Quartu e gli uomini del Ris che stanno analizzando il tipo di esplosivo utilizzato per l'attentato al militare che nel luglio 2001 era in servizio nel Battaglione dell'Arma a Genova impegnato nel servizio di ordine pubblico.

25 gennaio 2005 - G8: NO GLOBAL; DIFESA PRODUCE CONDANNA DI DIRIGENTE PS TESTE
ANSA:
G8: NO GLOBAL; DIFESA PRODUCE CONDANNA DI DIRIGENTE PS TESTE
LA CORTE L'HA ACQUISITA PER VALUTARE SUA ATTENDIBILITA'
Sara' valutata anche sulla base di una sentenza definitiva che lo vede condannato per ricettazione in concorso con un magistrato l'attendibilita' del primo dirigente di polizia Angelo Gaggiano sentito per oltre 18 ore come testimone nel processo a carico di 25 no global imputati di devastazione e saccheggio durante il G8.
La sentenza e' stata prodotta stamani dal collegio difensivo dei no global ed e' stata acquisita dalla corte al fine di valutare l'attendibilita' delle dichiarazioni rilasciate dal testimone durante le sue deposizioni, cosi' come previsto dall'articolo 236 del codice di procedura penale.
Per il dirigente di polizia, a capo del commissariato centro del capoluogo ligure, che nei giorni del G8 aveva ricoperto ruoli chiave (responsabile di piazza il 19 luglio, per il corteo della disobbedienza del 20 e per quello internazionale del 21) e' stata una doccia fredda. Rivolgendosi al presidente della corte Marco Devoto ha detto: "non mi sento piu' in condizioni di rispondere. Vorrei sapere se sono attendibile o meno".
Gaggiano ha anche tentato di dare una propria versione della vicenda, spiegando "di aver comprato da un pretore mobili rubati", ma al termine dell'udienza il giudice Devoto ha precisato: "lei non ha comprato mobili rubati, e' stato condannato in concorso per commercio di materiale rubato".
La vicenda si riferisce a quando Gaggiano, all'epoca dirigente del commissariato di Urbino, e l'ex pretore di Cesena Giovanni Cascini, furono processati sulla base di un'indagine condotta dai carabinieri per una serie di furti nelle Marche ed in Emilia Romagna. Nelle loro abitazioni furono infatti trovati numerosi oggetti di antiquariato per un valore di varie decine di vecchie lire, oggetti che erano stati rubati tra il 1990 e l'inizio del 1992. La condanna per Gaggiano, pronunciata in primo grado a Firenze, era stata di un anno e dieci mesi con la condizionale.
A produrre la sentenza e' stato l'avvocato Emanuele Tambuscio d'accordo con gli altri avvocati del collegio difensivo. "L'abbiamo fatto - ha spiegato il legale - perche' il testimone e' stato inesatto su molte circostanze importanti".
Tra le altre cose, stamani, nella sua ricostruzione Gaggiano ha parlato della presenza di un furgone bianco che distribuiva mazze di legno nel corteo delle tute bianche. "Circostanza che - spiega un altro avvocato delle difesa, Laura Tartarini - non risulta da alcun verbale".
Un altro punto in cui il funzionario di polizia sarebbe caduto in contraddizione, spiega il legale, sono gli incendi di via Canevari. Gaggiano in udienza aveva detto che erano state le tute bianche, mentre dal video appare chiaro che in azione erano entrati i black bloc. Alcune inesattezze sono state puntualizzate anche dal giudice al latere.
"Sono stato citato come teste anche dalla difesa - ha detto Gaggiano piu' tardi - hanno tirato in ballo questa brutta storia perche' non ho detto quello che volevano che dicessi. Mi dispiace che abbiano tirato fuori questa vicenda che risale a 15 anni fa, per la quale sono stato riabilitato dal mio ministero, e che avevo cancellato dalla mia mente".

27 gennaio 2005 - G8: BOLZANETO; INIZIATA UDIENZA PRELIMINARE
ANSA:
G8: BOLZANETO; INIZIATA UDIENZA PRELIMINARE
PICCOLO PRESIDIO DEL COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA
Con un piccolo presidio del Comitato Verita' e Giustizia per Genova davanti al Tribunale, e' iniziata, questa mattina, l' udienza preliminare per le violenze avvenute nella caserma di Bolzaneto durante il G8. Sono 47 gli imputati nei confronti dei quali il Gup Maurizio De Matteis dovra' decidere l' eventuale rinvio a giudizio.
Nell' udienza di oggi, dopo l' appello degli imputati, e' prevista la costituzione di 150 parti civili, tutti i manifestanti che hanno denunciato di essere stati picchiati nella caserma adattata durante il G8 come centro di raccolta degli arrestati.
I reati contestati nelle 161 pagine della richiesta di rinvio a giudizio fatta dai Pm del pool G8 sono a vario titolo abuso d' ufficio, violenza privata, abuso di autorita' contro detenuti o arrestati, falso, violazione dell' ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell' uomo.
Tra gli indagati figurano il vicequestore Alessandro Perugini all' epoca numero due della Digos di Genova, il generale della Polizia Penitenziaria Oronzo Doria, all' epoca colonnello, e l' ispettore Biagio Antonio Gugliotta. I medici imputati sono invece Giacomo Toccafondi, Aldo Amenta, Adriana Mazzolesi, Sonia Sciandra e Marilena Zaccardi.

G8: BOLZANETO; CITATI IN GIUDIZIO TRE MINISTERI
CONCLUSA PRIMA UDIENZA, PROSEGUIRA' IL 19 FEBBRAIO
Si e' conclusa alle 16,20 la prima udienza preliminare per i fatti di Bolzaneto in cui si sono costituite 129 parti civili, tra cui molti no global stranieri.
Nel corso dell' udienza, iniziata stamane alle 9, tre ministeri, della Giustizia, degli Interni, e della Difesa sono stati citati in giudizio dal gup Maurizio De Matteis su richiesta dei difensori delle parti offese. La notifica e' avvenuta in aula all' avvocatura di Stato che rappresentava i ministeri, che erano stati indicati dalla procura come parti offese.
"La scelta dei ministeri di non costituirsi parti offese e' gia' una indicazione politica - ha commentato l'avv. Roberto Lamma del Foro della Spezia. Con la citazione in giudizio dovranno ora rispondere in solido dei reati commessi dagli imputati, loro dipendenti".
L' udienza e' stata rinviata al 19 febbraio su richiesta dei difensori che devono vagliare le richieste di costituzione di parte civile.

G8: BOLZANETO; PRIMA UDIENZA TRA INDIFFERENZA POLITICI CHIESTE 129 PARTI CIVILI, CITATI TRE MINISTERI (di Paola Mattarana)
Solo un piccolo presidio del "Comitato Verita' e Giustizia per Genova" ha manifestato questa mattina davanti al tribunale di Genova per l' udienza preliminare nei confronti di 47 imputati, presieduta dal Gup Maurizio de Matteis, sulle violenze avvenute nella caserma di Bolzaneto durante il G8, nel luglio del 2001.
Il Comitato "per non dimenticare" ha tappezzato gli scalini dell' ingresso del tribunale con fogli bianchi in cui erano denunciati i vari soprusi a carico dei detenuti avvenuti a Bolzaneto. Preoccupazione comune, che serpeggia tra le parti offese e i loro difensori, e' che i reati rischino la prescrizione, soprattutto se sara' approvato anche il decreto "Salva-Previti".
L' avv. Gilberto Pagani, del Foro di Milano, che assiste quattro manifestanti stranieri, ha sottolineato invece che "dal momento che questo non e' un processo come gli altri, in quanto si tratta di 255 persone offese dai servitori dello Stato, brillano per la loro assenza i partiti politici, compresi quelli di sinistra. La scelta e' chiara: non entrare in contrasto con l' apparato dello Stato".
Imputati del procedimento sono 47 tra agenti penitenziari, poliziotti, carabineri e medici, nei confronti dei quali il gup dovra' decidere l' eventuale rinvio a giudizio chiesto dai pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati, che presenzieranno alle varie udienze, e dagli altri magistrati del pool G8.
I reati contestati nelle 161 pagine della richiesta di rinvio a giudizio sono, a vario titolo, abuso d' ufficio, violenza privata, abuso di autorita' contro detenuti o arrestati, falso, violazione dell' ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell' uomo.
Tra gli indagati figurano il vicequestore Alessandro Perugini all' epoca numero due della Digos di Genova, il generale della Polizia Penitenziaria Oronzo Doria, all' epoca colonnello, e l' ispettore Biagio Antonio Gugliotta. Tra i cinque medici imputati, Giacomo Toccafondi deve rispondere di 102 capi di imputazione.
All' udienza, in cui erano presenti pochi imputati, si sono costituite 129 parti civili, su 255 parti offese, tra cui anche Valerie Vie, la cittadina francese, ex militante di Attac, arrestata il 20 luglio dopo aver violato la "zona rossa" e portata a Bolzaneto.
Nel corso del procedimento, iniziato alle 9 e concluso alle 16,20, sono stati citati a giudizio dal gup Maurizio De Matteis tre ministeri, della Giustizia, degli Interni e della Difesa, come richiesto dai difensori delle parti offese, i manifestanti insultati e picchiati, secondo l' accusa, all' interno della caserma di Bolzaneto.
I ministeri dovranno quindi rispondere in solido con i loro dipendenti, imputati nel procedimento, qualora fossero condannati, per i danni morali e materiali provocati ai manifestanti arrestati.
"La scelta dei ministeri di non costituirsi parti offese e' gia' una indicazione politica - ha commentato l'avv. Roberto Lamma del Foro della Spezia, difensore di sette parti offese -. Con la citazione in giudizio i ministeri dovranno ora rispondere in solido dei danni morali e materiali causati dagli imputati, loro dipendenti, qualora venissero condannati".
"La mia impressione - racconta I.G. un giovane di Milano, che si e' costituito oggi parte civile - e' che la lentezza di questo procedimento portera' alla prescrizione. Provo inoltre molta amarezza per il fatto che tutti gli imputati sono ancora in servizio". Il manifestante era stato arrestato nella scuola Diaz, ferito e portato a Bolzaneto. Era stato ore e ore in piedi, con le mani alzate, coperto di insulti. "Si respirava un' aria - ricorda - da circolo fascista. Per due anni non sono riuscito, come tanti miei amici, a tornare a Genova".
Valerie Vie, imputata a Genova per aver violato la zona rossa, si e' oggi costituita parte offesa. La donna, madre di tre bambini, era arrivata a Genova il 19 luglio del 2001, in occasione del G8, come attivista di Attac. La Vie era stata arrestata e portata a Bolzaneto dove ha denunciato di essere stata picchiata, insultata, umiliata per tre giorni. Ancora oggi racconta con amarezza di Bolzaneto, di giovani feriti lasciati per terra, di decine di manifestanti coperti di sangue, presi a pedate al grido di "Comunisti, integralisti, rossi, porci, cani".
L' udienza e' stata rinviata al 19 febbraio, su richiesta dei difensori degli imputati che devono vagliare le costituzioni di parte civile.

G8: BOLZANETO; ANTIGONE E AMNESTY, INTRODURRE REATO TORTURA
Amnesty International e Antigone denunciano "la preoccupante lentezza con cui la Camera sta affrontando il tema della tortura" e rilanciano l'iniziativa "per una sollecita introduzione del reato di tortura nel codice penale italiano", in occasione dell'udienza preliminare sulle violenze compiute nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova.
"Dopo la brutta figura dello scorso aprile, quando si era previsto il reato di tortura solo in presenza di un atto reiterato - ha dichiarato Marco Bertotto, presidente di Amnesty International Italia - ci saremmo aspettati uno scatto di orgoglio da parte del Parlamento italiano, con una condanna rapida e decisa di questa pratica inumana". "Invece, a quasi quattro anni dalla presentazione del primo progetto di legge - ha aggiunto - siamo ancora una volta in attesa che si pronunci la commissione Giustizia della Camera, per poter poi superare l'esame dell'Aula e del Senato. Il Parlamento e' inadempiente anche di fronte alle centinaia di migliaia di cittadini che hanno firmato gli appelli rivolti ai presidenti di Camera e Senato e al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi".
Patrizio Gonnella, coordinatore nazionale di Antigone ha espresso apprezzamento per il fatto che "i deputati sembra abbiano trovato l'accordo su un nuovo testo sufficientemente conforme alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura". "A maggior ragione, la lentezza dei lavori parlamentari e' incomprensibile e inaccettabile, soprattutto ora che si avvicina la fine della Legislatura".
"La mancanza di un reato specifico nel codice penale italiano - aggiunge Gonnella - non solo costituisce una grave inadempienza dell'Italia in tema di diritti umani, come piu' volte evidenziato dalle Nazioni Unite, ma garantisce l'impunita' a chi compie atti di tortura nel nostro paese". Infine, le due associazioni auspicano che i procedimenti avviati a Genova "conducano all'accertamento delle responsabilita' e, in conformita' agli standard internazionali, riconoscano piena giustizia e risarcimento alle vittime".

28 gennaio 2005 - G8: PROCESSO BOLZANETO, DAI GIORNALI
"La Repubblica"
Prima udienza per gli abusi nella caserma, subito il rinvio al 19 febbraio
Sulle violenze di Bolzaneto l´ombra della prescrizione
Un altro pacco bomba a una guardia
Cinque ore soltanto per fare l´appello degli indagati e delle parti lese
Le vittime chiedono i danni ai ministeri della Difesa, dell´Interno e di Grazia e Giustizia
MASSIMO CALANDRI
SUL CLIMA sereno all´interno dell´aula, sulla sorprendente assenza di accenni polemici da parte degli avvocati difensori e tutto sommato anche sulla compostezza di qualche decina di persone che ha manifestato davanti al tribunale, pare gravare l´ombra lunga e inquietante della prescrizione. Dicono che il destino del processo per le violenze e i soprusi nella caserma di Bolzaneto sia quello di non arrivare mai ad una sentenza definitiva: del resto, i tempi della giustizia sono quelli, e nel gennaio del 2009 - data in cui con ogni probabilità non si discuterà ancora l´appello - i delitti saranno inevitabilmente cancellati. Ma i protagonisti dell´udienza preliminare cominciata ieri mattina sono consapevoli che comunque c´è in gioco la legalità, la democrazia, la storia, che le parole dei pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati - "sostanziale compromissione dei diritti umani fondamentali", "comportamenti inumani e degradanti" - resteranno comunque nelle coscienze di tutti. Dopo cinque ore dedicate all´appello degli indagati (47 tra carabinieri, poliziotti, guardie carcerarie e 5 medici) e delle parti lese (255 no-global transitati per il "centro di temporanea detenzione"), tra costituzione di parte civile, una memoria di aggiornamento della pubblica accusa e le eccezioni della difesa, l´appuntamento è slittato al prossimo 19 febbraio. Le vittime hanno chiesto un risarcimento dei danni ai ministeri dell´Interno, della Difesa e della Giustizia. Si sono costituiti parte civile anche i genitori di una ragazza fermata, Sara Bartesaghi. Ieri in aula si sono presentati in pochi, tra gli accusati: c´era Anna Poggi, il vice-questore che con Alessandro Perugini - l´ex numero 2 della Digos, finito nei guai anche per il pestaggio di un adolescente ed alcuni arresti illegali - gestiva la struttura di Bolzaneto. Mancavano il generale Oronzo D´Oria e mancava Giacomo Toccafondi, il medico genovese - difeso dall´avvocato Alessandro Vaccaro - che ha collezionato un elenco di accuse lungo un chilometro. E mancava Antonio Biagio Gugliotta, l´ispettore che durante il G8 era responsabile della polizia penitenziaria. E proprio Gugliotta suo malgrado è diventato protagonista di un "caso" che ha destato non poche preoccupazioni, legato com´è ad un altro inquietante episodio verificatosi alla vigilia di questo delicato processo. L´altra notte a Quartu Sant´Elena, in provincia di Cagliari, un´esplosione ha danneggiato l´autovettura di un brigadiere dei carabinieri che risulta essere tra i 47 indagati, accusato di "abuso di autorità contro arrestati o detenuti" in concorso con altri. Un attentato che gli esperti del Viminale legherebbero all´ambiente anarco-insurrezionalista. E di un analogo attentato in un passato recente era rimasto vittima lo stesso Gugliotta, in servizio presso la casa circondariale di Taranto. Un pacco-bomba a lui indirizzato era stato infatti intercettato nella sede delle Poste della città pugliese. Un episodio tenuto rigorosamente sotto silenzio, oggetto di un´approfondita inchiesta al termine della quale per "motivi di sicurezza" quello che fu il responsabile delle guardie carcerarie di Bolzaneto è stato trasferito.

8 febbraio 2005 - G8: NO GLOBAL; CHIESA, VOLEVO AVVISARE CASARINI DI SCONTRI
ANSA:
G8: NO GLOBAL; CHIESA, VOLEVO AVVISARE CASARINI DI SCONTRI
GIORNALISTA HA RACCONTATO IL 20 E 21 LUGLIO
Ha deposto per tre ore, oggi pomeriggio, il giornalista Giulietto Chiesa, in qualita' di teste dell' accusa e della difesa nel processo a carico di 25 no global, accusati di devastazione e saccheggio nei giorni del G8, nel luglio del 2001.
Chiesa in quei giorni era a Genova come inviato speciale della Stampa e li ha descritti anche nel libro "G8/Genova".
Nel ricordare i disordini avvenuti il 20 luglio, in piazza Paolo da Novi, Chiesa ha raccontato di aver visto un gruppo di giovani, seduti a terra, la maggior parte stranieri, vestiti di nero e incappucciati. "Ad un certo punto - ha rievocato - li ho visti con spranghe di ferro tagliare l' asfalto, mentre la piazza era totalmente sguarnita di forze dell' ordine. E' arrivato poi un drappello e vedo il comandante che si e' tolto il casco. Allora capisco che sta per succedere qualcosa di anomalo".
Chiesa a quel punto, parlando con dei colleghi, aveva sollecitato: "Bisognerebbe avvertire Casarini". "Ma nessuno di noi - ha aggiunto oggi - aveva il numero cosi' la comunicazione non c' e' stata".
Chiesa ha definito poi un "errore tattico' delle forze dell' ordine il fatto di aver lasciato gran parte della citta' senza presidi. Quindi ha raccontato la carica "violentissima" dei carabinieri in via Tolemaide contro le tute bianche che, secondo Chiesa, non stavano facendo niente.

13 febbraio 2005 - G8: SPUNTANO TRE NUOVI BLACK BLOC
"La Repubblica"
G8, dopo quattro anni di indagini sugli incidenti arrivano nuovi risultati Spuntano tre nuovi black bloc
Sono passati quattro anni dal G8. Ma le inchieste non vanno in archivio. Anzi, mentre si processano i giovani accusati degli scontri e gli agenti che hanno brutalizzato un centinaio di ragazzi alla scuola Diaz, la Digos denuncia altre tre persone. Tutti manifestanti, che sarebbero stati identificati mentre affrontavano le forze dell´ordine. Tra loro anche uno dei presunti responsabili dell´incendio di un blindato dei carabinieri, all´incrocio tra corso Torino e via Tolemaide. Ma potrebbe non finire qui. Gli investigatori dispongono di un archivio di ben 400 nomi. Per ognuno dei quali ci sono una o più foto, oppure spezzoni video che li ritraggono in momenti caldi delle manifestazioni del luglio 2001. Ma non in circostanze tali da far scattare un´ipotesi di reato. La polizia, però sta lavorando per capire se qualcuno dei 400 identificati, sia riconoscibile nelle immagini che ritraggono gli episodi più violenti di quelle ore.

LA CITTÀ E LA GIUSTIZIA
La Digos identifica uno dei presunti responsabili dell´assalto al blindato dei carabinieri in via Tolemaide
Scontri del G8, tre nuove denunce
Quattro anni dopo, black bloc, e non solo, nel mirino
Si continua a lavorare analizzando un maxi archivio video fotografico con i volti di oltre 400 persone già individuate
MARCO PREVE
Le ultime denunce risalgono a una manciata di giorni fa. Segno che, con buona pace di alcuni ministri ed esponenti politici, le indagini sull´"altro fronte" del G8 di Genova sono andate avanti comunque, tra difficoltà connaturate al tipo di accertamento e totale assenza di collaborazione da parte delle autorità e delle polizie di mezza Europa.
A tre anni e mezzo di distanza dai giorni del luglio 2001, si può fare un primo bilancio numerico della cosiddetta inchiesta sui black bloc, ovvero sui responsabili dei disordini, che vede impegnati i pm Anna Canepa e Andrea Canciani a fianco degli investigatori della Digos.
Intanto, è attualmente in corso il processo contro 25 attivisti - arrestati nel dicembre 2002 - di diverse regioni italiane accusati di devastazione e saccheggio. Oltre a questo gruppo, sono indagati per gli stessi o altri reati sempre riconducibili ai disordini di strada, altre 51 persone, solo tre dei quali stranieri. A loro vanno poi aggiunti 13 appartenenti del centro sociale Askatasuna di Torino, indagati per un episodio in particolare, quello del camion sequestrato a Quarto, che secondo la polizia custodiva i bastoni da utilizzare negli scontri. Infine, gli investigatori dispongono di un archivio di ben 400 nomi. Per ognuno dei quali ci sono una o più foto, oppure spezzoni video che li ritraggono in momenti caldi delle manifestazioni del luglio 2001. Ma non in circostanze tali da far scattare un´ipotesi di reato. La polizia, però, sta continuando a visionare e rivedere l´enorme quantità di materiale video-fotografico per capire se qualcuno dei 400 identificati, sia riconoscibile nelle immagini che ritraggono gli episodi più violenti di quelle ore.
Ed è stato proprio seguendo questo metodo che, di recente, l´ufficio diretto dal vicequestore Giuseppe Gonan ha inviato in procura un rapporto con la denuncia di tre nuovi soggetti.
Il primo, G.B., 41 anni, è un frequentatore del cento sociale Pedro di Padova, quello che ha come leader Luca Casarini, all´epoca del G8 portavoce delle Tute Bianche e ancora oggi anima del movimento dei disobbedienti. Nei confronti di G.B. l´accusa è di devastazione e saccheggio e riguarda l´assalto al mezzo blindato dei carabinieri, quello dato alle fiamme all´incrocio tra corso Torino e via Tolemaide il giorno 20, un paio d´ore prima dell´uccisione di Carlo Giuliani.
Il secondo denunciato è un trentaduenne di Verona, S.B., simpatizzante del movimento anarchico ma non appartenente a nessun centro o gruppo in particolare. Le contestazioni nei suoi confronti sono di devastazione e resistenza a pubblico ufficiale e il luogo in cui avrebbe commesso tali reati è piazza Paolo da Novi, calata nello scenario della tarda mattina del 20 luglio quando decine di giovani italiani e stranieri divelsero il selciato, spezzarono le griglie delle aiuole, smontarono impalcature per procurarsi delle "armi".
E sempre per la sua presenza in piazza Paolo da Novi, è stato denunciato G.S., 36 anni, residente a Lucca, conosciuto per la sua frequentazione dell´area dell´autonomia. Per lui la contestazione riguarda l´articolo della legge che punisce il travisamento. Il manifestante toscano è stato riconosciuto in alcune fotografie mentre si abbassa e si alza un passamontagna.
Per questi, come per molti altri degli indagati dell´inchiesta, è logico aspettarsi ora le critiche e le proteste del movimento antagonista. Fin dall´inizio delle inchieste, una parte del popolo no-global ha rifiutato l´etichetta di devastatori, sostenendo che gesti e comportamenti contestati dagli inquirenti erano la reazione, la difesa, agli attacchi delle forze dell´ordine e alla brutalità impiegata per fermare e disperdere manifestazioni autorizzate. Per capire se queste interpretazioni politiche abbiano anche un fondamento giuridico, bisognerà attendere la conclusione del processo nei confronti dei 25 accusati di devastazione e saccheggio, arrivato nei giorni scorsi alla trentasettesima udienza.

23 febbraio 2005 - NO GLOBAL: RINVIATA UDIENZA PROCESSO COSENZA
ANSA:
NO GLOBAL: RINVIATA UDIENZA PROCESSO COSENZA
I TREDICI IMPUTATI SOTTOSCRIVONO DOCUMENTO CONTRO INCHIESTA
E' stato rinviato al 30 marzo prossimo il processo nei confronti dei 13 militanti dei movimenti no global imputati di associazione sovversiva.
Il rinvio e' stato deciso dai giudici della corte d'assise di Cosenza che hanno accolto l'istanza del difensore di Luca Casarini. Il legale ha chiesto un differimento per un lutto in famiglia.
Tra i 13 imputati nel processo ci sono anche alcuni capi storici del movimento no global come Francesco Caruso, leader dei Disobbedienti napoletani, e Luca Casarini. Secondo l'accusa, alcuni dei componenti del Movimento 'Rete meridionale del sud Ribelle' avrebbero pianificato gli incidenti accaduti in occasione del Global forum di Napoli e del G8 a Genova.
I tredici imputati hanno intanto sottoscritto un documento nel quale sostengono che "non c'e' ragione per cui i giudici di Cosenza debbano processarci per avvenimenti che hanno avuto luogo altrove, ma tutto sommato e' meglio cosi', che in un processo politico la separatezza del potere si riproduca nell'arbitrio dei suoi dispositivi. A Cosenza ci processeranno per criminalizzare ed esorcizzare l'insorgenza sociale che a Napoli e Genova nel 2001 li ha spaventati".
"Il teorema del pubblico ministero Fiordalisi - prosegue il documento dei 13 imputati - incardina un'ipotesi che descrive il movimento contro la globalizzazione autoritaria e la guerra permanente come un'enorme e verticistica macchinazione criminale, speculare probabilmente all'immaginario culturale dei nostri accusatori. Il tentativo e' di adattare ai nuovi movimenti l'armamentario repressivo delle leggi d'emergenza e del codice fascista. Il processo di Cosenza si lega percio' indissolubilmente ai processi che presso il tribunale di Genova e di Napoli cercano i colpevoli tra i manifestanti di quei controvertici, confondendo volutamente la violenza delle "forze dell'ordine" con la resistenza diffusa che essa ha provocato. Se e' cosi' siamo tutti inquisiti, perche' in decine di migliaia, in quelle manifestazioni, abbiamo cercato di resistere alle cariche selvagge, ai blindati lanciati a folle velocita', ai proiettili e alle manganellate".

24 febbraio 2005 - G8: BOLZANETO; MEMORIA D'ACCUSA DI 500 PAGINE
ANSA:
G8: BOLZANETO; MEMORIA D'ACCUSA DI 500 PAGINE
SARA' PRESENTATA IL 5 MARZO DAI PM DEL POOL G8
Una memoria di 500 pagine sara' presentata dalla pubblica accusa all'udienza del 5 marzo, al termine della requisitoria sui fatti di Bolzaneto, avvenuti nel luglio del 2001 durante il G8, per i quali ha gia' chiesto al gup il rinvio a giudizio di 47 indagati tra poliziotti, carabinieri e personale medico.
Intanto oggi si e' tenuta la terza udienza preliminare, davanti al gup Maurizio De Matteis, in cui gli avvocati difensori hanno presentato un centinaio di eccezioni sulla legittimazione di numerosi manifestanti e loro familiari costituitisi parti offese.
Tra gli altri, il difensore di uno dei cinque medici indagati ha sostenuto che la sua assistita, una dottoressa, deve rispondere solo per i presunti reati avvenuti durante i suoi turni di lavoro e ha chiesto percio' l'esclusione come parti offese di alcune persone passate in infermeria quando il medico era assente.
La pubblica accusa ha invece sostenuto che la dottoressa doveva garantire comunque tutti i giorni determinati controlli e non solo durante il suo turno.
Il gup si e' riservato di decidere e ha rinviato l'udienza a giovedi' prossimo.
I reati contestati ai 47 imputati nelle 161 pagine della richiesta di rinvio a giudizio fatta dai pm del pool G8 sono a vario titolo abuso d'ufficio, violenza privata, abuso di autorita' contro detenuti o arrestati, falso, violazione dell'ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo.
Tra gli indagati figurano il vicequestore Alessandro Perugini all'epoca numero due della Digos di Genova, il generale della Polizia Penitenziaria Oronzo Doria, all'epoca colonnello, e l'ispettore Biagio Antonio Gugliotta. I medici imputati sono invece Giacomo Toccafondi, Aldo Amenta, Adriana Mazzolesi, Sonia Sciandra e Marilena Zaccardi.

24 febbraio 2005 - NO GLOBAL: INTERCETTAZIONI; LEADER SU BLACK BLOC E ZONA ROSSA
ANSA:
NO GLOBAL: INTERCETTAZIONI; LEADER SU BLACK BLOC E ZONA ROSSA
DOCUMENTI IN ATTI PROCESSO CATANZARO STASERA A 'PUNTO E A CAPO'
Stralci di intercettazioni telefoniche tra il leader delle Tute bianche, Luca Casarini, ed il leader dei disobbedienti di Napoli, Francesco Caruso, agli atti del processo in corso a Cosenza nel quale sono imputati insieme ad altri 11 appartenenti al movimento no global con l' accusa di associazione sovversiva, saranno trasmessi dalla trasmissione "Punto e a capo", in onda stasera alle 21 su Raidue, che ne ha anticipato la trascrizione.
Si tratterebbe di conversazioni intercettate nei giorni antecedenti al vertice del G8 svoltosi a Genova dal 20 al 22 luglio 2001, in cui si parla della presenza dei black block allo stadio Gaslini e dell' organizzazione delle manifestazioni. Circostanze che erano emerse in occasione della richiesta di rinvio a giudizio, formulata dal sostituto procuratore Domenico Fiordalisi il 31 marzo 2004, e che secondo l' accusa costituiscono la prova che il gruppo aveva organizzato gli incidenti che poi si verificarono a Genova.
Nel colloquio telefonico tra Casarini, Caruso e un tale Pietro, delle 23.48 del 16 luglio, si parla della presenza dei black block. E' Caruso a dirlo a Pietro: "Ci stanno i black block, svedesi, inglesi che vogliono fare come Goteborg, cioe' vogliono fare una cosa assieme sul livello della disobbedienza ...". Pietro chiede quindi di parlare con Casarini e gli dice "so che vi state divertendo la' eh?". "E' na' bomba sto posto" risponde Casarini.
Nel colloquio con un giornalista, delle 17.46 del 18 luglio, invece, Caruso parla della violazione della zona rossa. "Se quelli attaccano prima" dice il giornalista e Caruso risponde "non cambia il risultato, significa che dovremmo... . Significa che dovremmo superare prima degli altri muri, l' abbiamo preventivato. Cioe' che c' era prima un muro che e' fatto appunto ... che costa 24 milioni al mese senza gli straordinari, che e' fatto coi manganelli, coi caschi".
Sempre a proposito della violazione della zona rossa, Casarini, parlando con Caruso (conversazione intercettata alle 16.12 del 12 luglio) afferma, tra l' altro: "Sappiamo questa volta, non e' possibile fare un discorso semplicemente simbolico tra virgolette, cioe' qui stavolta bisogna sfondarla la zona rossa, per cui questo presuppone tutta una serie di elementi voglio dire certamente concreti no anche cioe' reggere cari... o insomma una roba impegnativa per chi ha paura ... non per chi ha paura, chi non e' abituato. Come io gli ho continuato a dire guardate che comunque non e' che con la tuta bianca o senza tuta bianca questo cambia. Io credo che invece sia un problema di assunzione politica delle pratiche. Cioe' voglio dire che tutti quelli che fanno il blocco insieme si assumono, ognuno di loro, si assume il fatto di reggere con i livelli stabiliti, cioe' con la disobbedienza civile fatta in quella maniera li"".
Agli atti dell' inchiesta c' e' anche un messaggio di posta elettronica inviato da "grilloparlante" nel quale si afferma che a "Genova sono stati piu' i non BB a spaccare che i BB".

25 febbraio 2005 - G8: CASINI CHIEDE CHIARIMENTI SU INTERCETTAZIONI
ANSA:
G8: CASINI CHIEDE A MADEO CHIARIMENTI SU INTERCETTAZIONI
DELL'INIZIATIVA INFORMATO PRESIDENTE GIUNTA AUTORIZZAZIONI
Il Presidente della Camera dei deputati, Pier Ferdinando Casini, ha inviato la seguente lettera al Presidente del Tribunale di Cosenza, Antonio Madeo, in seguito alle sollecitazioni pervenute da alcuni parlamentari in relazione alle intercettazioni di conversazioni di deputati:
"Signor Presidente - scrive Casini - e' stata segnalata alla Presidenza della Camera dei deputati lþeventualita', di cui hanno dato notizia anche organi di informazione, che, nell'ambito di un procedimento penale pendente nei confronti di terzi presso codesta Autorita' giudiziaria, siano state acquisite agli atti trascrizioni di intercettazioni di conversazioni alle quali avrebbero preso parte deputati. Al riguardo, Le saro' grato se vorra' fornirmi ogni utile elemento di conoscenza sugli eventuali profili di interesse della Camera dei deputati, ai fini di cui allþarticolo 68 della Costituzione".
Della lettera il Presidente Casini ha informato il Presidente della Giunta per le autorizzazioni, Vincenzo Siniscalchi.

G8: INTERCETTAZIONI INDIRETTE PARLAMENTARI A ESAME CONSULTA
CORTE DECIDERA' SU LEGITTIMITA' LEGGE 140 DOPO CASO COLOMBO
Sono utilizzabili le intercettazioni telefoniche alle quali casualmente hanno preso parte senatori o deputati? Sara' la Corte Costituzionale a dare una risposta a una questione che, dopo il caso del senatore Emilio Colombo, si e' nuovamente riproposta con le intercettazioni telefoniche, trasmesse ieri sera da 'Punto e a capo', tra parlamentari Verdi e del Prc con alcuni degli imputati al processo in corso a Cosenza contro i 'no global'.
I giudici della Consulta, infatti, proprio di recente sono stati investiti dalla Corte di Cassazione della questione di legittimita' costituzionale di due articoli (6 e 7) della legge 140 del 2003, vale a dire quella norma la cui prima parte, meglio conosciuta come 'Lodo Schifani' perche' sospendeva i processi contro le cinque piu' alte cariche dello Stato, fu dichiarata incostituzionale un anno fa.
In questo caso, invece, l'Alta Corte dovra' decidere sulla costituzionalita' proprio delle cosiddette intercettazioni "indirette", quelle cioe' che chiamano in causa parlamentari intercettati casualmente mentre parlano con un'altra utenza sotto controllo. La legge 140 per l'attuazione delle immunita' parlamentari previste dall'art. 68 della Costituzione, prevede infatti che "il giudice per le indagini preliminari, anche su istanza delle parti ovvero del parlamentare interessato, qualora ritenga irrilevanti, in tutto o in parte, ai fini del procedimento i verbali e le registrazioni delle conversazioni o comunicazioni intercettate in qualsiasi forma nel corso di procedimenti riguardanti terzi, alle quali hanno preso parte membri del Parlamento, ovvero i tabulati di comunicazioni acquisiti nel corso dei medesimi procedimenti, sentite le parti, a tutela della riservatezza, ne decide, in camera di consiglio, la distruzione integrale ovvero delle parti ritenute irrilevanti". E ancora: se il gip, su istanza di una parte processuale, ritiene necessario utilizzare quelle intercettazioni o quei tabulati la norma prevede che deve "richiedere entro i dieci giorni successivi, l'autorizzazione della Camera alla quale il membro del Parlamento appartiene o apparteneva al momento in cui le conversazioni o le comunicazioni sono state intercettate". Se l'autorizzazione viene negata, allora - prevede ancora la legge - "la documentazione delle intercettazioni e' distrutta immediatamente, e comunque non oltre i dieci giorni dalla comunicazione del diniego". "Tutti i verbali, le registrazioni e i tabulati di comunicazioni acquisiti" violando queste disposizioni "devono essere dichiarati inutilizzabili dal giudice in ogni stato e grado del procedimento" .
Queste norme, secondo la Cassazione che ha sollevato la questione dinanzi alla Corte Costituzionale - sarebbero illegittime perche' violerebbero il diritto all'uguaglianza dei cittadini (art.3 della Costituzione), il diritto alla difesa (art. 24) e il principio dell'obbligatorieta' dell'azione penale (art.112).
La questione - discussa lo scorso 8 febbraio in udienza pubblica alla Consulta - prende le mosse dal caso del senatore a vita Emilio Colombo: dalle indagini condotte dalla magistratura di Roma era risultato che Stefano Donno, uno dei finanzieri addetti alla scorta del senatore, aveva contattato telefonicamente Giuseppe Martello (accusato di rifornire droga a vip della capitale) dalle due utenze in uso a Colombo per ordinare cocaina su suo incarico. I giudici della Consulta devono ancora decidere.

G8: MASOTTI, CHI NON DAREBBE UNO SCOOP ULTRAVERIFICATO?
LE TRASCRIZIONI DEI NASTRI SONO DEPOSITATE
"Perche' proporre le intercettazioni del processo di Cosenza sul G8 a 'Punto e a capo'? Perche' faccio il giornalista, come decine e centinaia di miei colleghi. E chi non avrebbe utilizzato uno scoop ultraverificato cosi'?". Parola del vicedirettore di Raidue Giovanni Masotti, e conduttore di 'Punto e a capo', che spiega la decisione di trasmettere ieri le intercettazioni telefoniche tra il leader delle Tute bianche, Luca Casarini, e il leader dei disobbedienti di Napoli, Francesco Caruso prima del vertice dei G8 a Genova nel 2001.
Ma la cosa ha scatenato non poche polemiche e oggi e' intervenuto anche il Garante per la privacy, a cui, spiega Masotti "e' stata gia' consegnata la cassetta della puntata di ieri sera".
"Tanti colleghi hanno usato materiali di questo tipo - continua il vicedirettore di Raidue - soprattutto sui quotidiani ma anche in televisione. Ricordo ad esempio Santoro che lo fece con alcune intercettazioni che inerivano a inchieste sul filone di tangentopoli. Faccio il giornalista quindi di fronte a cose di questo tipo mi sembrava pazzesco non darle come contributo ad una chiarezza, ad una verita', al rilancio di alcune problematiche che sembravano abbastanza sopite. Senza avere la minima presunzione di esprimere giudizi o sentenze o tanto meno condanne". E' incontestabile, secondo Masotti, che nell'amplificare la polemica "c'e' il valore aggiunto della tv, ma vorrei vedere quale giornalista davanti ad uno scoop ultraverificato di questo tipo non l'avrebbe utilizzato".
Per quanto riguarda il materiale: "La fase delle indagini preliminari si e' compiuta da tempo, e' stata fatta la perizia e sia le trascrizioni che i nastri sono depositati presso la cancelleria della corte d'assise di Cosenza a disposizione delle parti processuali. Quindi sostanzialmente e' gia' acquisito agli atti processuali, formalmente pero' non lo e' ancora perche' l'acquisizione doveva essere fatta mercoledi' scorso nella terza udienza che e' stata poi rinviata per lutto di uno dei difensori degli imputati. Questa e' esattamente la posizione di questo materiale".
Quanto alla sua posizione, a chi invoca la sua presenza in Commissione di vigilanza per dare conto dell'accaduto, Masotti replica: "ripeterei quello che ho detto ora".

G8: POLEMICHE SU INTERCETTAZIONI, CASINI INTERVIENE
VIGILANZA E GARANTE PRIVACY SI OCCUPERANNO DI PUNTO E A CAPO
(di Giovanni Graziani).
E' una polemica a piu' livelli e con tante implicazioni quella che si e' alzata attorno al caso delle intercettazioni nell'ambito del processo ai no global in corso a Cosenza. Un livello della questione riguarda le intercettazioni di alcuni deputati (che sarebbero i verdi Paolo Cento e Mauro Bulgarelli, e Graziella Mascia, del Prc), sulle quali il presidente della Camera ha chiesto chiarimenti al presidente del tribunale di Cosenza. Un altro livello riguarda la trasmissione 'Punto e a capo' di Rai due, dove sono state mandate in onda conversazioni intercettate fra Luca Casarini e Francesco Caruso, imputati a Cosenza. Infine c'e', a livello piu' generale, la questione del rispetto della privacy, il rapporto con il diritto di cronaca ed i limiti da non superare per non trasformare una trasmissione in un processo televisivo.
Per quanto riguarda le intercettazioni sui parlamentari e il rispetto dell'immunita' parlamentare, Casini ha gia' chiesto chiarimenti al presidente del tribunale di Cosenza, Antonio Madeo, per sapere se sono state "acquisite agli atti del processo" intercettazioni non autorizzate di parlamentari. La vicenda dovrebbe poi essere trattata dalla giunta per le autorizzazioni che, come spiega il presidente Vincenzo Siniscalchi, deve controllare se non ci sia stata un' "utilizzazione" di intercettazioni nei confronti di parlamentari anche su utenze che, non essendo loro intestate, potevano essere messe sotto controllo senza autorizzazione.
Ma a fare scalpore e' soprattutto la trasmissione dove sono state mandate in onda le intercettazioni di colloqui fra Casarini e Caruso prima del G8 a Genova nel 2001, caratterizzato dagli scontri in cui perse la vita Carlo Giuliani e dalle azioni violente dei 'black block', e seguite da polemiche che hanno toccato anche i comportamenti della polizia.
Secondo il parere espresso da molti nell'opposizione, la puntata di 'Punto e a capo', alla quale ha preso parte il ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri, ha rappresentato un grave esempio di utilizzo del servizio pubblico per influenzare l'esito del processo in corso a Cosenza attraverso un "uso distorto" delle intercettazioni. Un uso che, denuncia fra gli altri il capogruppo del Prc alla Camera, Franco Giordano, farebbe parte di una "campagna di criminalizzazione nei confronti del movimento e della sinistra". Inoltre, si afferma da piu' parti, a 'Punto e a capo' e' andata in onda una sorta di processo senza contraddittorio, usando materiale processuale non ancora a disposizione delle parti del processo di Cosenza.
Per questo, oltre all'intervento di Casini per cio' che attiene il rispetto dell'immunita' parlamentare, l'opposizione chiede l'intervento della commissione di vigilanza sulla Rai e quello dell'autorita' garante della privacy sollecitato fra gli altri dal verde Cento, uno dei deputati che sarebbe stato intercettato.
Per quanto riguarda la vigilanza, il presidente della commissione Claudio Petruccioli ha fatto sapere di aver chiesto chiarimenti al direttore generale, Flavio Cattaneo, e che lunedi' ricevera' la cassetta con la registrazione del programma su cui riferira' il giorno seguente alla commissione. L'acquisizione del programma e' stata chiesta anche dall'autorita' garante della privacy, che ha cosi' avviato le procedure per verificare il rispetto della legge.
Di fronte a queste critiche, la maggioranza e' solidale col giornalista Giovanni Masotti, che da parte sua rivendica di aver fatto uno "scoop" diffondendo materiale "sostanzialmente" gia' acquisito agli atti processuali.
In ogni caso, afferma Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore nazionale di Forza Italia, chi oggi protesta dovrebbe ricordarsi che "dal '92 al '96, intere trasmissioni della terza rete Rai sono state dedicate a udienze di processi o alla esibizione di materiale di fonte giudiziaria". Per questo, conclude Cicchitto con un riferimento a Michele Santoro, "Samarcanda docet".
Anche il responsabile informazione di An, Alessio Butti, e' su questa lunghezza d'onda e sostiene che le polemiche contro 'Punto e a capo' sono il "dazio" che l'opposizione deve pagare per "l'alleanza con la sinistra estrema extraparlamentare".

G8: LEGALE DI CARUSO, PUNTO PIU' BASSO DI CRIMINALIZZAZIONE
ACCUSE PER LE INTERCETTAZIONI TRASMESSE DA 'PUNTO E A CAPO'
"Siamo arrivati al punto piu' basso e pericoloso di criminalizzazione mediatica di liberi cittadini sottoposti a procedimenti giudiziari." Lo ha dichiarato l'avvocato Annalisa Senese, uno dei difensori di Francesco Caruso nel processo di Cosenza in merito alla trasmissione "Punto e a capo" durante la quale sono state trasmessi video e intercettazioni riguardanti i no-global.
"Stiamo valutando la possibilita' di querelare i responsabili della trasmissione 'Punto e a capo' laddove ne ravvisassimo gli estremi di legge. Certamente - ha aggiunto l'avvocato Senese - presenteremo un esposto all'autorita' giudiziaria competente per capire come sia stato possibile che, a dibattimento non ancora iniziato, atti a disposizione solo delle parti siano finiti nelle mani di giornalisti televisivi".
"E' una gravissima violazione delle garanzie processuali e mette in discussione la credibilita' stessa della giustizia. Peraltro le intercettazioni ed i video sono stati trasmessi in maniera parziale e decontestualizzata, cosi' realizzando un tragico montaggio di falsita' e manipolazioni. Il diritto all'informazione e la giustizia italiana - conclude l'avvocato Senese - non meritano un discredito cosi' pesante e volgare".

26 febbraio 2005 - G8 E INTERCETTAZIONI: DAI GIORNALI
ANSA:
G8: AGNOLETTO: MASOTTI MI DISSE, SO CHE E' UNA VIOLAZIONE
INTERVISTA ALL'UNITA'
"Forse sarebbe opportuno che almeno da adesso al 4 aprile, in vista delle elezioni regionali, tutti gli esponenti della sinistra si rifiutassero di offrire copertura a "Punto e a capo" ". Lo dice in un'intervista a L'UNITA' Vittorio Agnoletto.
"L'altra sera - continua il parlamentare europeo di Rifondazione comunista - sono rientrato da Strasburgo e ho saputo dall'ufficio stampa della Rai che nella puntata in programma sarebbero andati in onda documenti "top secret" del processo di Cosenza. Ho parlato con Masotti, mi ha precisato che si trattava di due intercettazioni. Era assolutamente consapevole del fatto che non poteva utilizzare quel materiale, prima della conclusione del processo d'appello, ma mi ha detto che se ne infischiava: "so che è una violazione, ma faccio il giornalista". Gli ho detto che non condividevo il fatto che venissero prodotte prove senza dare la parola agli imputati e che non avrei partecipato alla trasmissione". (...) "Avrei ritenuto opportuno che nessun parlamentare della sinistra si presentasse - continua il portavoce del Genoa Social Forum -, per evitare di fornire una sbiadita legittimazione a una trasmissione faziosa e unidirezionale. Da casa ho seguito la trasmissione e ho visto un susseguirsi di spezzoni di filmati, tagliati e ricuciti, in modo da costruire un prodotto mediatico aggressivo e mistificatorio, funzionale a una tesi precostituita. Ovvero la contiguita' tra il movimento sceso in piazza a Genova e i Black Bloc. La tesi di un movimento allenato alla guerriglia. Anche le intercettazioni telefoniche sono state riprodotte con la stessa tecnica del taglia e cuci, per riscrivere arbitrariamente la storia di cio' che e' successo a Genova".
""E' evidente che quella trasmissione e' stata preparata come una trappola - conclude Agnoletto -, col duplice obiettivo di influenzare il processo in corso a Cosenza e soprattutto per far apparire come una montatura il processo genovese per Bolzaneto. Sicuramente possiamo rivolgerci alla commissione di vigilanza della Rai, al garante per la privacy (che e' stata violata) o ricorrere alla Corte europea di Strasburgo. Ma credo che l'azione più immediata ed efficiente sia quella di non partecipare a quella trasmissione: la sinistra non dia alibi a una par condicio palesemente violata".

G8: CARUSO, 'PUNTO E A CAPO', SQUALLIDO SPOT DEL CENTRODESTRA
"La trasmissione 'Punto e a capo' e' stato uno squallido spot elettorale del centrodestra". Lo ha detto a Napoli, a margine di una manifestazione nel quartiere di Scampia, il leader dei Disobbedienti, Francesco Caruso, commentando il contenuto di alcune intercettazioni telefoniche trasmesse durante la trasmissione di Rai Due in onda giovedi' scorso.
"Tra l'altro - ha aggiunto Caruso - non si capisce quale sia lo scoop trasmesso attraverso del materiale defraudato dal fascicolo dell'inchiesta di Cosenza. Quello che diciamo nelle intercettazioni trasmesse e' quanto abbiamo sempre rivendicato prima, durante e dopo Genova - ha concluso - e cioe' la violazione della zona rossa come azione legittima di riappropriazione di un pezzo di territorio sequestrato, all'epoca ,dagli otto grandi del pianeta terra".

27 febbraio 2005 - G8: BOLZANETO, TOCCA ALL'ACCUSA
"La Repubblica"
IL G8
Violenze a Bolzaneto, tocca all´accusa
"ALESSANDRO Perugini + 46" è l´intestazione della monumentale memoria - circa settecento pagine - che la Procura di Genova presenterà nel corso dell´udienza preliminare per i soprusi e le violenze presso la caserma di Bolzaneto durante il G8. Il documento, a firma dei pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati, potrebbe essere consegnato sabato prossimo al gup Maurizio De Matteis. Giovedì mattina lo stesso giudice deciderà su alcune eccezioni presentate da legali dei 47 indagati per i quali i magistrati hanno chiesto il rinvio a giudizio. Sotto accusa ci sono funzionari di polizia, agenti, guardie carcerarie, carabinieri e cinque medici: le loro vittime sono circa trecento no-global che nel luglio 2001, dopo essere stati fermati nel corso dei disordini seguiti alle proteste contro il vertice internazionale, passarono per il "centro di prima detenzione" allestito nella caserma della Polizia di Stato.

1 marzo 2005 - G8: PETRUCCIOLI, SU 'PUNTO E A CAPO' LEGALI RAI CONTRARI
ANSA:
G8: PETRUCCIOLI, SU 'PUNTO E A CAPO' LEGALI RAI CONTRARI
ULTERIORI CHIARIMENTI DA DG PROSSIMA SETTIMANA IN VIGILANZA
Giovedi' scorso 'Punto e a capo' ha fatto "informazione militante, trasformandosi in atto di accusa" e ha proposto le intercettazioni telefoniche relative al G8 di Genova del 2001 nonostante il parere contrario dell'ufficio legale della Rai. Lo ha rivelato il presidente della Vigilanza Rai, Claudio Petruccioli, che oggi ha riferito in commissione sui contatti avuti in merito alla contestata puntata del programma di Raidue con il direttore generale di Viale Mazzini, Flavio Cattaneo.
"Ho preso subito contatto con la direzione generale - ha spiegato Petruccioli, sollecitato a intervenire sull'argomento da Franco Giordano (Prc), Giuseppe Giulietti (Ds) e Paolo Gentiloni (Margherita) - per chiedere chiarimenti sul caso. Cattaneo mi ha informato di aver detto al conduttore del programma, Masotti, di ascoltare preliminarmente l'opinione dell'ufficio legale, ma non sapeva se poi questo fosse realmente avvenuto. Il dg mi ha poi richiamato per fornirmi una prima ricostruzione dei fatti: l'ufficio legale, nella persona non del responsabile ma di un componente, avrebbe sconsigliato a Masotti di utilizzare il materiale poi contestato, non so se in tutto o in parte, ma il conduttore non avrebbe accreditato questa tesi. In ogni caso, come mi ha spiegato in una successiva conversazione, Cattaneo prendera' posizione, ed eventualmente provvedimenti, dopo che si sara' espressa l'Autorita' garante per la privacy, che ha chiesto in visione la cassetta e che dovrebbe pronunciarsi in questa settimana".
Il presidente della Vigilanza ha comunque ribadito la sua opinione personale su 'Punto e a capo' ("Piu' che di informazione, si e' trattato di una presa di posizione"), annunciando che la Vigilanza se ne occupera' "per valutare se ci sono state violazioni della delibera della commissione relativa al trattamento televisivo dei processi. C'e' da appurare se le intercettazioni (fra Luca Casarini e Francesco Caruso, imputati nel processo ai no global di Cosenza, ndr) fossero gia' acquisite agli atti processuali oppure no. C'e' anche da tener contro del punto di vista della difesa delle persone chiamate in causa".
Sulla questione, ha concluso Petruccioli, la Vigilanza "fara' il punto la prossima settimana, quando Cattaneo completera' la sua audizione".

1 marzo 2005 - G8: NO GLOBAL; TESTE, NESSUN POLITICO IN SALA OPERATIVA CC
ANSA:
G8: NO GLOBAL; TESTE, NESSUN POLITICO IN SALA OPERATIVA CC
SEQUESTRATO VIDEO DI LUNA ROSSA SU VIOLENZE PIAZZA MANIN
Non erano presenti esponenti politici ne' istituzionali nella centrale operativa dei carabinieri, nella caserma di Forte San Giuliano, il 20 luglio del 2001 durante il G8, quando si verificarono i violenti scontri tra manifestanti e forze dell' ordine, culminati nell' uccisione di Carlo Giuliani, in piazza Alimonda.
Lo ha testimoniato oggi, nel corso del processo a 25 no global accusati di devastazione e saccheggio, rispondendo a una domanda della difesa, il maggiore Antonio Frassinetto, del Primo Reggimento dei carabinieri Tuscania, che era presente nella centrale operativa. La domanda dei difensori dei no global era in relazione alle voci su una presenza costante del vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini nella sala operativa. L'on. Fini visito' la questura, la prefettura ed il comando provinciale dei carabinieri il giorno successivo, 21 luglio.
L' ufficiale ha raccontato inoltre che i reparti dei carabinieri si spostavano solo su ordine della centrale operativa allestita nella caserma, e non della questura "anche se il Tuscania era a completa disposizione del questore, come forza di riserva".
Il processo, in cui e' stato sentito anche il capitano Luigi Viti Odierna, a capo del quarto plotone del contingente Tuscania, e' stato poi rinviato a martedi' prossimo.
Intanto il pm Francesco Cardona Albini ha sequestrato, come scrive oggi "La Repubblica", un video della casa di produzione Luna Rossa, da tempo gia' agli atti del G8, per poterlo utilizzare formalmente nel suo fascicolo.
Il pm e' titolare dell' inchiesta sulle presunte violenze di strada, avvenute in piazza Manin contro i pacifisti, tra cui due studenti spagnoli del gruppo Pink, delle quali sarebbero responsabili quattro poliziotti, accusati di falso, abuso e calunnia. Nel filmato si vede uno dei giovani spagnoli che viene ammanettato, il suo amico che va incontro ad un poliziotto per chiedere spiegazioni e viene a sua volta arrestato. A terra poi c'e' un terzo ragazzo a cui i poliziotti sferrano una manganellata sulla testa.
I poliziotti, che sono gia' stati raggiunti da un avviso di garanzia nell' aprile dello scorso anno, sono il vice sovrintendente Antonio Cecere, e gli agenti Luciano Berretti, Marco Neri e Simone Volpini, tutti in forza al settimo reparto mobile di Bologna.
Per le presunte violenze, invece, della polizia a danno di due pacifiste della rete Lilliput, Marina Spaccini, una pediatra di Trieste, e Simona Coda, sono in corso a Genova due procedimenti davanti al tribunale civile in cui viene chiesto il risarcimento per i danni subiti al Ministero dell' Interno, quale responsabile dell' operato degli agenti.
Sempre per i fatti del G8 il gip Daniela Faraggi ha incaricato oggi il medico legale Marco Salvi di eseguire una perizia sull'agente romano Massimiliano Di Bernardini per appurare se puo' partecipare al processo a suo carico. Di Bernardini infatti e' imputato per i fatti avvenuti nella scuola Diaz, tra cui il ritrovamento delle due bottiglie molotov, ma la sua posizione venne stralciata dall' udienza preliminare, in cui doveva venire deciso l' eventuale rinvio a giudizio, perche' era finito in coma in seguito ad un incidente stradale.
Il 6 aprile iniziera' il processo a carico di 28 poliziotti, accusati per gli episodi avvenuti all' interno delle scuole Diaz e Pertini, a vario titolo, di falso, calunnia, lesioni gravi, furto, e danneggiamenti.

G8: POLIZIOTTO INDAGATO, PAROLA ORDINE ERA REPRESSIONE
IN ORDINE PUBBLICO NON ACCADE NULLA CHE POLITICO NON VOGLIA
"Il G8 di Genova ha significato un cambiamento di 360 gradi nei comportamenti della polizia, soprattutto in tema di ordine pubblico: mentre la parola d' ordine dal 1981, da quando cioe' vi fu la smilitarizzazione e la sindacalizzazione della polizia, e' stata prevenzione, la sensazione che invece durante il G8 la parola d' ordine fosse repressione era abbastanza netta". Lo ha affermato Aldo Tarascio, poliziotto e sindacalista del Silp, indagato per abuso di autorita' per i fatti accaduti a Genova nella caserma di Bolzaneto, in un' intervista in onda questa nel corso di 'Controcorrente', su Sky TG24 alle 22.35.
"Quando non ero ancora indagato - ha spiegato Tarascio - dissi che nulla si muove in ordine pubblico che il politico non sappia o non voglia. A Genova si dovevano ottenere probabilmente determinati obiettivi, determinati risultati. Non si capisce la ratio di tante cose fatte e decise". Per esempio, ha aggiunto, "si sapeva benissimo quale era il capo dei black bloc, ma si e' intervenuti soltanto il sabato pomeriggio, quando poi se ne erano andati via tutti".
Il sindacalista del Silp Aldo Tarascio ha precisato in serata all'Ansa di aver detto nell' intervista rilasciata a "Controcorrente" che "si sapeva benissimo quale era il campo (e non il 'capo') dei black bloc".
"Con quella dichiarazione - ha aggiunto - intendevo dire che ho sentito sostenere pubblicamente dalla cronaca successiva agli eventi che si conosceva l' ubicazione del campo dei black bloc".
Tarascio ha poi sottolineato: "Preciso comunque che non ho e non avevo alcuna notizia diretta di questa conoscenza da parte delle autorita' competenti ne' durante gli eventi ne' dopo, ma ribadisco che ne ho appreso notizia da pubbliche dichiarazioni, riportate dalla cronaca, di esponenti politici, successivamente ai fatti".

1 marzo 2005 - G8: DAI GIORNALI
"La Repubblica"
IL CASO
Carica sui pacifisiti: avvisi di garanzia per agenti della Celere, sequestrato un video
G8, violenze in piazza Manin indagine su quattro poliziotti
MARINO BISSO
MARCO PREVE
Mentre si sta avviando a conclusione la prima causa civile per risarcimento danni del G8, prende il via anche un nuovo filone d´indagine su violenze e abusi del luglio 2001, quello per gli arresti illegali effettuati dalla polizia in piazza Manin, dove si erano radunate le varie anime del pacifismo, specie quello di matrice cattolico e quello che aderiva alla Rete Lilliput.
Nei giorni scorsi, il pm Francesco Cardona Albini ha disposto il sequestro di un video della casa di produzione Luna Rossa, e notificato quattro avvisi di garanzia ad altrettanti poliziotti del reparto mobile di Bologna: Antonio Cecere, 45 anni, vice-sovrintendente, e poi gli agenti Luciano Berretti (32), Marco Neri (30) e Simone Volpini (29), difesi dall´avvocato Gianluca Arrighi, del Foro di Roma.
Il filmato e alcune fotografie scattate il 20 luglio del 2001 dimostrano che le accuse contenute nei verbali di arresto di due studenti spagnoli sono fasulle, inventate. Ai quattro celerini vengono contestati i reati di falso, abuso e calunnia. Sostennero, infatti, che Adolfo Sesma Gonzales e Luis Alberto Lorente Garcia (assistiti dall´avvocato Emanuele Tambuscio), si scagliarono contro i reparti con molotov e spranghe.
Ma il video di Luna Rossa immortala una verità diversa. Quella di un ragazzo, Sesma, che si avvicina agli agenti e viene ammanettato, del suo amico, Lorente, che lo raggiunge per avere spiegazioni e subisce la stessa sorte. C´è anche un terzo amico, che non viene arrestato ma, a freddo e senza ragione, viene colpito da una manganellata in testa e abbandonato sul selciato.
Una scena che racchiude forse tutto il caos e la brutalità di quanto accadde in piazza Manin. Nella piazza pacifica e in festa arrivarono verso le 15 di quel pomeriggio alcune decine di black bloc reduci dal saccheggio di diversi quartieri e dall´assalto al carcere di Marassi. La polizia decise di caricare quando i "neri" erano già passati, e così con lacrimogeni e manganelli gli agenti si accanirono su indifesi pacifisti cattolici e laici. Ed è proprio la causa civile, mossa contro la polizia da una pediatra di Trieste quel giorno tra i simpatizzanti della Rete Lilliput, che si avvia a conclusione. La donna, assistita dall´avvocato Alessandra Ballerini, per una mano rotta da una manganellata ha chiesto un risarcimento, per danni anche morali, di centomila euro.

L´INCHIESTA
Due spagnoli in manette per "lancio di molotov" e "possesso di tubolare". Tutto inventato, ci sono le foto
Arresti illegali al G8 di Genova prove false, indagati 4 agenti
I poliziotti sono tutti del reparto mobile di Bologna: accusati anche di calunnia
MARINO BISSO
MARCO PREVE
ROMA - Quasi quattro anni e migliaia di foto esaminate, si apre un nuovo filone d´indagine sul G8 di Genova: gli arresti illegali in piazza Manin. Con il sequestro, avvenuto il 21 gennaio, di un filmato di Luna Rossa e l´avviso di garanzia per falso, abuso e calunnia nei confronti di quattro agenti del reparto mobile di Bologna, prende il via un nuovo capitolo della vicenda. In piazza Manin, infatti, a ridosso del centro di Genova e della sua Zona rossa, la celere si fece sfuggire i black bloc e caricò, picchiandoli, i pacifisti della rete Lilliput. Centinaia di non violenti, in larga parte aderenti ad associazioni cattoliche, che avevano scelto di manifestare contro la globalizzazione cantando e mostrando i palmi delle mani colorati di vernice bianca.
Assieme a loro c´erano anche molti stranieri, come Adolfo Sesma e Luis Lorente Garcia, studenti universitari spagnoli, entrambi di Saragozza, incensurati. Il primo venne arrestato perché, recita il verbale del 20 luglio 2001 "sorpreso mentre effettuava all´indirizzo dei reparti della polizia un lancio di molotov", mentre il secondo finiva in manette perché "trovato in possesso di un tubolare di ferro si avventava contro i componenti della squadra colpendo gli scudi di alcuni agenti. E durante la sua cattura opponeva resistenza". Finirono entrambi nella prigione speciale di Bolzaneto dove subirono il trattamento a base di soprusi, botte e insulti per due giorni.
Ma era tutto falso. Il loro, sostiene oggi il pm Francesco Cardona Albini anche alla luce di un video e di alcune fotografie, fu un arresto illegale, "senza che vi fosse stato alcun atto, antecedente, concomitante o successivo all´arresto che lo potesse giustificare". Un "disegno criminoso" che secondo il magistrato portò i quattro poliziotti a creare un falso, abusare dei loro poteri e di fatto calunniare i due manifestanti iberici.
Gli agenti indagati appartengono tutti al Reparto Mobile di Bologna dislocato quel giorno in piazza Manin. L´avvocato Gianluca Arrighi, del Foro di Roma, difensore di Volpini, è convinto che gli agenti non abbiano violato la legge né abusato dei propri poteri. "Ora attendiamo le decisioni della Procura - spiega l´avvocato Arrighi - e non è detto che voglia procedere contro i poliziotti".
Buona parte delle accuse nei loro confronti deriva dalla visione di un film di Luna Rossa, il gruppo guidato da Francesco Maselli che ha documentato i giorni del G8, in cui si vedrebbe chiaramente come Gonzales venga arrestato senza motivo, e la stessa sorte tocchi al suo amico Lorente quando va a chiedere spiegazioni. C´è anche un terzo ragazzo spagnolo, che ha meno fortuna. Raggiunge i poliziotti che stanno ammanettando gli amici e, come unica risposta alle sue domande, ottiene una manganellata in testa. Gli agenti lo abbandonano sul selciato portandosi via gli arrestati. I due giovani spagnoli, assistiti dall´avvocato Emanuele Tambuscio hanno sporto denuncia e intentato una causa civile per il risarcimento dei danni. Una strada già intrapresa da molti dei pacifisti della Rete Lilliput che riportarono ferite nel corso della carica della celere in piazza Manin. Una pediatra di Trieste, cui un agente ruppe una mano ha chiesto un risarcimento per danni anche morali di centomila euro.

2 marzo 2005 - G8: PUNTO E A CAPO; CARUSO QUERELA MASOTTI E AUTORE SERVIZIO
ANSA:
G8: PUNTO E A CAPO; CARUSO QUERELA MASOTTI E AUTORE SERVIZIO
ESPOSTO A MAGISTRATURA SU DIFFUSIONE ATTI
Francesco Caruso, imputato a Cosenza nell'ambito del processo ai no global relativo ai fatti del G8 di Genova del 2001 e protagonista con Luca Casarini delle intercettazioni telefoniche trasmesse il 24 febbraio da 'Punto e a capo', ha querelato il conduttore del programma di Raidue, Giovanni Masotti, e l'autore del servizio, Gennaro Sangiuliano, per diffamazione a mezzo di trasmissione televisiva.
Nell'esposto, depositato oggi alla procura di Roma, si chiede anche alla magistratura "di verificare - ha spiegato Annalisa Senese, legale del collegio difensivo degli attivisti imputati a Cosenza - come gli atti del processo siano arrivati nelle mani dei giornalisti televisivi, dal momento che si tratta di registrazioni telefoniche custodite sotto sigillo e non ancora trascritte: nel momento in cui il perito incaricato di trascriverle le illustrera' ai giudici, diventeranno oggetto di valutazione per tutti".
"Riteniamo - ha detto ancora l'avvocato - che la trasmissione abbia manipolato il pensiero di Caruso e abbia suggerito che la regia degli scontri del G8 fosse proprio di Casarini e Caruso: un argomento che e' il tema del processo di Cosenza e che pertanto va discusso nelle aule di giustizia e non in tv". Masotti, ha ricordato il legale, ha giustificato l' "attualita' del tema facendo riferimento a un'udienza celebrata a Cosenza il giorno prima: ma purtroppo - ha ironizzato - quell'udienza e' stata rinviata al 30 marzo perche' uno degli imputati era ammalato. L'unica udienza del processo celebrata finora risale al 2 dicembre 2004 e ha affrontato solo le questioni preliminari".
L'annuncio della querela e' avvenuto nell'ambito di una conferenza stampa convocata dall'Osservatorio per il diritto al dissenso, costituito nel luglio scorso da alcuni parlamentari per monitorare i processi sul G8 di Genova e Cosenza.
"Siamo preoccupati - ha sottolineato Giovanni Russo Spena del Prc - perche' con 'Punto e a capo' si e' stabilito un inedito precedente: il servizio pubblico ha mandato in onda senza contraddittorio intercettazioni ancora oggetto di perizia, non ancora acquisite nel fascicolo del dibattimento, e materiale video non ancora depositato davanti al giudice terzo. Si tratta dunque di materiale illegittimamente consegnato a giornalisti del servizio pubblico e illegittimamente trasmesso, con manipolazioni e con l'avallo del ministro delle Comunicazioni Gasparri, presente in studio".
Su un programma che Mauro Bulgarelli (Verdi) ha definito "un teleprocesso in contumacia", il diessino Giuseppe Giulietti chiedera' conto "a nome di tutta l'opposizione in Vigilanza, al direttore generale della Rai Cattaneo" nell'audizione gia' prevista per la prossima settimana. "Al dg - ha detto Giulietti - chiederemo quali provvedimenti di 'riparazione' mediatica intenda assumere l'azienda e come si ridara' dignita' a chi e' stato leso. Alla Rai, che ieri si e' difesa affermando di attendere le decisioni della Vigilanza e del Garante per la privacy, ricordo che 'Raiot' di Sabina Guzzanti fu chiuso in due ore, senza attendere nessuno, e che e' rimasto lettera morta il reintegro di Oliviero Beha votato all'unanimita' dalla stessa Vigilanza". La Rai, gli ha fatto eco Gloria Buffo (Ds) "e' ormai sotto sequestro nella sua funzione di servizio pubblico: manda in onda programmi non solo di parte, ma che ledono i diritti fondamentali".
Citando il caso di Enrico Rotondi, il cronista "di fatto rimosso nei giorni scorsi dall'incarico di seguire il processo Imi-Sir", il segretario dell'Usigrai Roberto Natale ha sottolineato la necessita' "che la Rai chiarisca qual e' la sua linea sull'informazione giudiziaria. Non vogliamo censure ne' sanzioni, e' un problema di coerenza dei comportamenti. Ma non facciamo passare il concetto di 'riparazione': parliamo piuttosto - ha concluso Natale - di rettifica, replica, ripristino della correttezza dell'informazione violata".

G8: PUNTO E A CAPO; SANGIULIANO, NON SONO AUTORE SERVIZIO
"Non sono io l'autore del servizio sui fatti del G8, ne' ho contribuito a realizzarlo". E' quanto chiarisce in una nota il giornalista e inviato Rai Gennaro Sangiuliano in merito all'annunciata querela da parte di Francesco Caruso per la puntata di 'Punto e a capo' dedicata ai fatti del G8 di Genova del 2001.
"Prima di annunciare querele - sottolinea Sangiuliano - bisognerebbe guardare la puntata di 'Punto a Capo' alla quale ho dato il mio contributo con un'intervista ad Oreste Scalzone, che tra l'altro sulla vicenda G8 esprime solidarieta' a Caruso, realizzata a Parigi. Il servizio con immagini sui fatti di Genova non e' mio ne' ho contribuito a realizzarlo".
"Sto valutando, a questo punto, con i miei avvocati, se querelare il signor Caruso - conclude il giornalista - tenuto conto che la Cassazione, in molte sentenze, giudica diffamatoria l'attribuzione di un fatto falso".

G8:PUNTO E A CAPO;PETRUCCIOLI, COME UFFICO STAMPA DI PARTITO
PRESIDENTE VIGILANZA INTERVISTATO DA SKY TG24
"Quella di Masotti è semplicemente una trasmissione da ufficio stampa di partito". E' il giudizio di Claudio Petruccioli, presidente della Commissione di vigilanza sulla Rai, dato nel corso di un'intervista in onda questa nel corso di Controcorrente, l'approfondimento condotto da Corrado Formigli su SKY TG24 alle 22.35.
Paragonando il programma di Raidue a quelli proposti da Michele Santoro, Petruccioli afferma: "Anche quella di Santoro è una tv di tendenza. E' come il teatro: ha una tesi, è una drammaturgia però con una consistenza televisiva notevole per questo ha un seguito. Quella di Masotti - sottolinea - è semplicemente una trasmissione da ufficio stampa di partito".
Accostando 'Punto e a capo' ai programmi di Daniele Luttazzi, Petruccioli afferma: "Quello che conta è il buon gusto e l' equilibrio. La satira deve evitare di scadere nell'insulto gratuito". Infine, definisce "abbastanza militante" Satyricon, il programma di qualche anno fa di Luttazzi sospeso dopo una puntata con Marco Travaglio.

3 marzo 2005 - G8: PUNTO E A CAPO; LEGALE CARUSO,PRECISAZIONE SU TELEFONATE
ANSA:
G8: PUNTO E A CAPO; LEGALE CARUSO,PRECISAZIONE SU TELEFONATE
AVVOCATO ANNALISA SENESE SU AZIONE LEGALE CONTRO LA RAI
"Vorrei rettificare le dichiarazioni impropriamente ed erroneamente attribuitemi circa le azioni legali intraprese a tutela del mio assistito Francesco Caruso. Evidentemente mi devono essere state attribuite, per errore, dichiarazioni da me non rese nel corso della affollata conferenza stampa tenuta ieri alla Camera dei Deputati a Roma". Lo afferma l'avvocato Annalisa Senese, difensore del leader dei disobbedienti Francesco Caruso, in una precisazione diffusa oggi.
"Non ho mai affermato, infatti - ha detto l'avvocato Senese - che le intercettazioni mandate in onda dalla trasmissione 'Punto e capo' del 24.2.2005 sarebbero 'registrazioni telefoniche custodite sotto sigillo e non ancora trascritte', ma solo che Caruso, a mezzo dei suoi legali, in un esposto a carico di ignoti depositato all'autorita' giudiziaria ieri mattina, chiedeva di verificare se ci fossero estremi di reato per la diffusione integrale di atti sottoposti ai limiti di pubblicazione di cui all'art. 114 c.p.p., ovvero non pubblicabili sino alla sentenza di primo grado".
"Discorso diverso - ha aggiunto la Senese - per quanto concerne l'azione legale a carico del giornalista televisivo Masotti. Accanto all'esposto contro ignoti, infatti, abbiamo depositato una querela per diffamazione nei confronti dei responsabili della trasmissione 'Punto e a capo' poiche' Francesco Caruso si e' ritenuto offeso nella reputazione".

7 marzo 2005 - G8: MAGGIORE CARABINIERI, NESSUN POLITICO IN CASERME
"Avanti!"
IL MAGGIORE DEI CARABINIERI ANTONIO FRASSINETTO SMENTISCE LA PRESENZA DI FINI G8,"nessun politico nelle caserme" 07/03/2005 L'ufficiale ha inoltre raccontato che i loro reparti si spostavano solo su ordine della centrale operativa allestita nella caserma, e non della questura che comunque controllava il Tuscania GENOVA - Non erano presenti esponenti politici né istituzionali nella centrale operativa dei carabinieri, nella caserma di Forte San Giuliano, il 20 luglio del 2001 durante il G8, quando si verificarono i violenti scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, culminati nell' uccisione di Carlo Giuliani, in piazza Alimonda. Lo ha testimoniato nel corso del processo a 25 no global accusati di devastazione e saccheggio, rispondendo a una domanda della difesa, il maggiore Antonio Frassinetto, del Primo Reggimento dei carabinieri Tuscania, che era presente nella centrale operativa. La domanda dei difensori dei no global era in relazione alle voci su una presenza costante del vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini nella sala operativa. Fini visitò la questura, la prefettura ed il comando provinciale dei carabinieri il giorno successivo, 21 luglio. L'ufficiale ha raccontato inoltre che i reparti dei carabinieri si spostavano solo su ordine della centrale operativa allestita nella caserma, e non della questura "anche se il Tuscania era a completa disposizione del questore, come forza di riserva". Il processo, in cui è stato sentito anche il capitano Luigi Viti Odierna, a capo del quarto plotone del contingente Tuscania, è stato poi rinviato a martedì prossimo. Intanto il pm Francesco Cardona Albini ha sequestrato, un video della casa di produzione Luna Rossa, da tempo già agli atti del G8, per poterlo utilizzare formalmente nel suo fascicolo. Il pm è titolare dell'inchiesta sulle presunte violenze di strada, avvenute in piazza Manin contro i pacifisti, tra cui due studenti spagnoli del gruppo Pink, delle quali sarebbero responsabili quattro poliziotti, accusati di falso, abuso e calunnia. Nel filmato si vede uno dei giovani spagnoli che viene ammanettato, il suo amico che va incontro ad un poliziotto per chiedere spiegazioni e viene a sua volta arrestato. A terra poi c'é un terzo ragazzo a cui i poliziotti sferrano una manganellata sulla testa. I poliziotti, che sono già stati raggiunti da un avviso di garanzia nell'aprile dello scorso anno, sono il vice sovrintendente Antonio Cecere, e gli agenti Luciano Berretti, Marco Neri e Simone Volpini, tutti in forza al settimo reparto mobile di Bologna. Per le presunte violenze, invece, della polizia a danno di due pacifiste della rete Lilliput, Marina Spaccini, una pediatra di Trieste, e Simona Coda, sono in corso a Genova due procedimenti davanti al tribunale civile in cui viene chiesto il risarcimento per i danni subiti al ministero dell'Interno, quale responsabile dell'operato degli agenti. Sempre per i fatti del G8 il gip Daniela Faraggi ha incaricato il medico legale Marco Salvi di eseguire una perizia sull'agente romano Massimiliano Di Bernardini per appurare se può partecipare al processo a suo carico. Di Bernardini infatti è imputato per i fatti avvenuti nella scuola Diaz, tra cui il ritrovamento delle due bottiglie molotov, ma la sua posizione venne stralciata dall'udienza preliminare, in cui doveva venire deciso l'eventuale rinvio a giudizio, perché era finito in coma in seguito ad un incidente stradale. Il 6 aprile inizierà il processo a carico di 28 poliziotti, accusati per gli episodi avvenuti all'interno delle scuole Diaz e Pertini.

10 marzo 2005 - G8: BOLZANETO; INIZIATA REQUISITORIA PM, MEMORIA DI 600 PAGINE
ANSA:
G8: BOLZANETO; INIZIATA REQUISITORIA PM, MEMORIA DI 600 PAGINE
Una memoria di oltre 600 pagine sara' depositata dalla pubblica accusa sabato prossimo, al termine della requisitoria, iniziata stamane, sui fatti di Bolzaneto, avvenuti nel luglio del 2001 durante il G8, per i quali i pm hanno gia' chiesto al gup il rinvio a giudizio di 47 indagati tra poliziotti, carabinieri e personale medico.
Intanto oggi, nel corso della quarta udienza preliminare, il gup Maurizio De Matteis ha emesso una complessa ordinanza, di 45 pagine, in cui ammette in sostanza le numerose parti civili (circa 150), tra cui i genitori di alcune parti offese, e la costituzione di tre ministeri - Giustizia, Interno, e Difesa - citati in giudizio su richiesta dei difensori delle parti offese. I ministeri dovranno percio' rispondere in solido dei reati commessi dagli imputati, loro dipendenti.
Il giudice inoltre ha accettato la parziale modifica di alcune imputazioni contestate nel corso della prima udienza dall' accusa.
I pm Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello hanno poi iniziato la loro esposizione raccontando l "accoglienza" riservata agli arrestati da parte delle forze dell' ordine.
Tra gli episodi inquietanti nei confronti dei no global arrestati, riferiti oggi dalla pubblica accusa, ci sono le minacce a sfondo sessuale nei confronti di giovani e ragazze ed episodi aberranti come quello di far indossare un cappellino con su disegnati una falce e un organo sessuale maschile,pretendendo una sorta di sfilata nei corridoi della caserma. Poi le lunghe attese in piedi con le braccia alzate, gli insulti, i calci e i pugni contro i fermati.
I pm hanno poi raccontato le difficolta' di queste indagini, dovute all' atteggiamento omertoso degli agenti della polizia penitenziaria e in genere delle forze dell' ordine, e agli statini risultati poi alterati delle presenze e degli orari di servizio nella caserma, piu' volte definita un "lager".
I reati contestati ai 47 imputati, nelle 161 pagine della richiesta di rinvio a giudizio, sono a vario titolo abuso d' ufficio, violenza privata, abuso di autorita' contro detenuti o arrestati, falso, violazione dell'ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo.
Tra gli indagati figurano il vicequestore Alessandro Perugini all'epoca numero due della Digos di Genova, il generale della Polizia Penitenziaria Oronzo Doria, all'epoca colonnello, e l'ispettore Biagio Antonio Gugliotta. I medici imputati sono invece Giacomo Toccafondi, Aldo Amenta, Adriana Mazzolesi, Sonia Sciandra e Marilena Zaccardi.

12 marzo 2005 - G8: BOLZANETO, PM DEPOSITANO MEMORIA DI OLTRE 500 PAGINE
ANSA:
G8: BOLZANETO, PM DEPOSITANO MEMORIA DI OLTRE 500 PAGINE
I pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati hanno depositato stamane una memoria, di oltre 500 pagine, sui fatti che si verificarono all' interno della caserma di Bolzaneto, durante il G8 del 2001.
La pubblica accusa parla di tortura, sadismo, e del "comitato di accoglienza" subiti dai 255 arrestati transitati nella caserma, senza poter avere contatti con familiari ne' avvocati.
Dei cinque capitoli in cui e' stata suddivisa la memoria il piu' significativo per l' accusa e' il quarto dove si parla delle violenze subite dai giovani no global, italiani e stranieri.
Nel quinto capitolo invece viene descritta l' area sanitaria dove cinque medici, tra i quali tre donne, avrebbero curato i feriti tra insulti e minacce e vessazioni di ogni tipo.
Tra i 47 indagati figurano i medici Giacomo Toccafondi, responsabile sanitario della struttura, Aldo Amenta, Adriana Mazzolesi, Sonia Sciandra e Marilena Zaccardi. A Toccafondi i pm hanno contestato anche la violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell' uomo.
Altri indagati sono il vicequestore della Digos Alessandro Perugini, il generale della polizia pentitenziaria Oronzo Doria, all' epoca colonnello, e l' ispettore Biagio Antonio Gullotta.
I reati contestati sono a vario titolo abuso d' ufficio, violenza privata, abuto d' autorita' contro detenuti o arrestati, falso, violazione dell' ordinamento penitenziario.

G8: BOLZANETO; PM, INFERMERIA, TAPPA PERCORSO UMILIAZIONE
L'infermeria allestita nella caserma di Bolzaneto che avrebbe dovuto essere un luogo di assistenza e di aiuto per le persone detenute, una sorta di "zona franca" da maltrattamenti, era diventata, secondo l' accusa, un'altra tappa del percorso di umiliazione.
"E' emerso in maniera chiara ed incontrovertibile dall' indagine - hanno scritto i pm nella memoria - che il trattamento subito in infermeria dagli arrestati e' stato vessatorio e sicuramente non conforme ai principi della tutela della dignita' e della salute delle persone".
"Anche qui - hanno evidenziato - il clima era grave; non sono mancati casi di percosse , minacce e insulti soprattutto da parte degli Agenti della Polizia Penitenziaria, che svolgevano le perquisizioni. Queste erano effettuate senza il necessario rispetto della persona e non veniva prestata attenzione, neppure da parte dei sanitari, a coloro che lamentavano situazioni di particolari sofferenze e disagi".
I pm hanno denunciato inoltre che "molte donne dovevano spogliarsi e rimanere nude anche in presenza di agenti uomini, e alcune fra queste hanno ricordato di essere state anche costrette a questa situazione per un tempo lungo, superiore a quello strettamente necessario per la visita medica".
Sotto accusa e' anche la scelta dell'abbigliamento da parte del personale sanitario. "Il dirigente medico (Giacomo Toccafondi, ndr) - hanno sottolineato i pm - non richiese infatti che i suoi colleghi collaboratori indossassero un abbigliamento immediatamente rilevabile come sanitario (ad esempio camice bianco o verde tipo ospedaliero o arancione, che pure era stato messo a disposizione) e neppure ritenne di indossarlo egli stesso; vennero cosi' indossati abiti borghesi e spesso addirittura in uso alla stessa Polizia Penitenziaria". "Il medesimo dottor Toccafondi- hanno scritto i pm - era solito indossare una maglietta scura con la scritta "Polizia Penitenziaria", il pantalone della tuta mimetica di ordine pubblico della penitenziaria, spesso un giubbotto scuro multitasche (facilmente confondibile con quello utilizzato dalla penitenziaria) e calzature tipo polacchini (scure alte e stringate) simili agli anfibi; spesso effettuava il triage con guanti di pelle color testa di moro scuri con le nocche imbottite. Si recava, per sua stessa ammissione, al lavoro con la pistola, che depositava all'ufficio matricola e cosi', evidentemente, percorreva con la stessa una parte del corridoio sino a raggiungere tale ufficio. Spesso infine si rivolgeva alle persone che stava visitando con termini tipicamente militareschi, quali " Abile e arruolato " e " Pronto per la gabbia ".
"Certo tutto questo non e' in se' penalmente rilevante - hanno commentato i magistrati -; un medico ben puo' indossare abiti borghesi e svolgere piu' che correttamente il suo lavoro, ma a Bolzaneto sarebbero stati necessari e doverosi da parte dei medici una particolare sensibilita' ed un segnale forte di dissenso rispetto al clima generale e che fossero anche esteriormente percepibili; in tal senso era troppo importante anche l'abbigliamento perche' avrebbe evidenziato una presa di distanza dell'area medica dal comportamento illegale delle forze dell'ordine; cio' non e' stato".
Per i magistrati "Tutto questo ha comportato che l'impatto delle parti offese con i medici avvenisse in condizioni di soggezione fisica e morale analoghe a quelle generali; non va dimenticato infatti che il triage avveniva all'ingresso del padiglione e quindi in pratica subito dopo il "comitato di accoglienza" e che spesse volte il medico veniva scambiato per un poliziotto".
"L'infermeria poi, che avrebbe dovuto essere caratterizzata da una sorta di 'extraterritorialita" - e' il giudizio dei pm - finiva con l'apparire agli occhi degli arrestati, sia per la presenza della Polizia Penitenziaria che ivi eseguiva le perquisizioni, sia per il comportamento e l'aspetto esteriore dei medici, come un locale del tutto analogo alle celle ove erano detenuti".

G8: BOLZANETO: PM, NON VERA TORTURA MA TRATTAMENTO INUMANO
PM. SCELTA PRUDENZIALE ANCHE PER BREVITA' DETENZIONE
"Il trattamento inflitto a Bolzaneto e' stato di una gravita' impressionante e ha integrato sicuramente un trattamento inumano e degradante in violazione dell'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali".
Lo hanno scritto i pm nel capitolo IV, dove spiegano le motivazioni dei gravi reati contestati, che hanno rasentato la vera e propria tortura. I pm hanno tuttavia contestato, come scelta "prudenziale", la violazione dell'art. 3 della convenzione dei diritti umani e non la tortura "per la durata del trattamento rapportata al tempo di permanenza dei detenuti presso la struttura. I detenuti che sono rimasti nella caserma per maggior tempo sono stati gli arrestati presso la Scuola Diaz e tra questi alcuni sono rimasti nella struttura per circa 35 ore (quindi comunque meno di due giorni)". "In Bolzaneto - hanno sottolineato - sono stati adottati tutti quei meccanismi che vengono definiti di 'dominio psicologico' al fine di abbattere la resistenza dei detenuti e di ridurne la dignita', cioe' costringere il detenuto a stare in piedi per ore, privarlo del sonno del cibo e dell'acqua, esporlo a temperature estreme, esporlo a rumori forti, minacciare di stupro soprattutto le donne".
Per la pubblica accusa "tutto cio' e' potuto avvenire, come in ogni caso di tortura, grazie alla parola chiave, l'impunita', ovvero quel meccanismo fatto di omissioni (la negazione delle responsabilita', la mancate indagini da parte dei responsabili delle strutture, l'assenza di punizione degli esecutori materiali ) per cui i responsabili non vengono puniti e le vittime terrorizzate hanno paura di denunciare i maltrattamenti subiti".
"Anche in questa problematica dunque - e' scritto nella memoria - l'Ufficio del Pubblico Ministero ha seguito nella contestazione un criterio sicuramente prudenziale (contestazione di realizzazione di trattamenti inumani e degradanti ampiamente provati da tutte le indagini e non di tortura)". I pm hanno quindi motivato la scelta prudenziale "per la durata del trattamento rapportata al tempo di permanenza dei detenuti presso la struttura. I detenuti che sono rimasti nella caserma per maggior tempo sono stati gli arrestati presso la Scuola Diaz e tra questi alcuni sono rimasti nella struttura per circa 35 ore (quindi comunque meno di due giorni)".
Per i pm percio' "Pur nella indubbia e rilevante gravita' del trattamento e conseguentemente del comportamento dei responsabili, la durata di permanenza e' stata quindi relativamente contenuta, non essendosi estesa ad una pluralita' di giornate, e per questo solo motivo ci si e' limitati alla contestazione di violazione dell'art. 3 della convenzione sotto il profilo del trattamento inumano o degradante".

G8: BOLZANETO; PM, PAGINE BRUTTE, DIFFICILI DA DIMENTICARE
"Pagine brutte sono state scritte in quei giorni a Bolzaneto alla Caserma Nino Bixio nei rapporti tra le Forze dell'Ordine ed i cittadini italiani e stranieri, pagine brutte di comportamenti gravi che, se anche dovessero incontrare la prescrizione, tuttavia difficilmente potranno essere dimenticati".
E' Il commento finale dei pm nella lunga e articolata memoria, illustrata oggi nel corso dell' udienza preliminare.
"I capi ed i vertici di quella caserma - hanno sottolineato - hanno permesso e consentito che in quei tristi giorni del luglio 2001 a Genova si verificasse una grave compromissione dei diritti delle persone. Ancora piu' grave perche' erano persone detenute, gia' private della loro liberta' personale; persone che in quella caserma, a prescindere dal comportamento precedente che ve le aveva portate, erano inermi ed impotenti, spesso ferite, quasi sempre spaventate e terrorizzate. Non c'e' emergenza che possa giustificare quello che e' accaduto".
Per i pm infatti "in quei giorni a Bolzaneto per i detenuti e' stata gravemente offesa la dignita' di uomini, la loro liberta' fisica e morale".
I magistrati hanno ricordato infatti "il taglio di ciocche di capelli a Taline Ender, Massimiliano Spingi, e Sanchez Chicarro, lo strappo della mano a Giuseppe Azzolina, il capo fatto infilare nella turca a Ester Percivati, l'umiliazione di Marco Bistacchia costretto a mettersi carponi e ad abbaiare come un cane e il pestaggio di Mohamed Tabbach , persona con un arto artificiale".
I pm inoltre hanno rievocato l' episodio umiliante imposto ad Hinrrichs Meyer Thorsten, costretto ad indossare un cappellino rosso con la falce ed un pene al posto del martello, con il quale e' stato costretto a girare nel piazzale senza poterlo togliere. "E poi - hanno aggiunto - l'etichettatura sulla guancia, a mo' di marchio, per i ragazzi arrestati alla Diaz al momento dell'arrivo a Bolzaneto, i colpi sui genitali , per molti. Le minacce di violenza sessuale, per molti. Percosse, ingiurie , umiliazioni, per tutti".
Infine hanno citato un brano del libro "Un anno di Costituzione italiana:art.13" di Andrea Camilleri in cui si legge: "Stava taliando alla TV le immagini delle torture inflitte da 'no poco di sordati miricani ai carzarati iracheni ... l'occhio immediatamente ti cadiva non sull' ebete e sadica soddisfazione del torturatore, ma su chi veniva torturato riducendolo a cosa, a oggetto, ad armalo: manichino per addestramento.., ex omo ora cane al guinzaglio... non piu' omo ma solo un pezzo di carne trimante offerto alla vucca spalancata di un cane".

G8: PM;IN 500 PAGINE ORRORI BOLZANETO,RASENTATA TORTURA
CHIESTI 47 GIUDIZI, ANCHE I SANITARI COME AGUZZINI
(di Paola Mattarana)
Trattamento inumano e degradante in violazione dell'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali.
Cosi' i pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati hanno definito gli insulti, il sadismo, i calci, i pugni e le botte, che hanno rasentato la vera e propria tortura, subiti dagli arrestati che sono transitati nella caserma di Bolzaneto durante il G8 del luglio 2001.
I pm hanno tuttavia contestato agli indagati, poliziotti, medici, guardie carcerarie, carabinieri, come scelta "prudenziale", la violazione dell'art. 3 della Convenzione dei diritti umani e non la tortura "per la durata del trattamento rapportata al tempo di permanenza dei detenuti presso la struttura".
Il "j'accuse" e' contenuto in una mem