Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2003 |
7 gennaio 2003 - G8: "MANIFESTO" SUL BLITZ ALLA DIAZ
"Il Manifesto"
La vera storia del blitz alla Diaz
Dagli interrogatori dei pm di Genova emergono le responsabilità dei dirigenti della polizia intervenuti nella scuola al G8 del luglio 2001. I celerini romani rispondono dei 61 feriti gravi, gli alti funzionari anche di falso e calunnia per le false molotov ritrovate alla Diaz: rischiano l'addio alla ps. Due vicequestori le portano a Caldarozzi e Luperi, vicecapi dello Sco e dell'antiterrorismo. Gratteri, La Barbera e Murgolo c'erano ma dormivano. E dietro il "pentito" e il "Giuda" si allunga l'ombra del capo dei capi della celere, Valerio Donnini, il padre del nucleo speciale antisommossa
ALESSANDRO MANTOVANI
Hanno fatto sessantuno feriti tra gente che dormiva, spaccando milze e teste senza pietà. Hanno manipolato le prove, come le due famose bottiglie molotov, per arrestare 93 innocenti. E ora l'inchiesta sull'assalto alla scuola Diaz, che ha portato i pm a interrogare come testimone anche Gianni De Gennaro, ci consegna questi superpoliziotti che negano l'evidenza, si contraddicono, calpestano la procedura penale e finché possono scaricano sul reparto mobile romano (ex celere) di Vincenzo Canterini. Nessuno di loro ha visto alzare un manganello. Da Canterini al prefetto Arnaldo La Barbera sono tutti entrati "dopo", "in posizione arretrata", "tra gli ultimi", "quando la situazione era ormai congelata". Ed è incredibile l'atteggiamento di un big come Gianni Luperi, numero due dell'antiterrorismo del Viminale (ex Ucigos) e al G8 responsabile della sala internazionale delle polizie. A luglio Luperi ha rifiutato di rispondere ai pm, comportamento garantito ai privati cittadini (o a Silvio Berlusconi) ma certo poco opportuno per un dirigente della polizia al quale i magistrati intendevano mostrare il filmato che lo ritrae con la busta delle molotov in mano nel cortile della Diaz. Il vicequestore aggiunto che quella busta ha portato, il 37enne Pietro Troiani, reo confesso perché inchiodato da un agente che ha ormai lasciato la ps, il "supertestimone" 34enne Michele Burgio, rifiuta a sua volta il confronto con il collega al quale dichiara di aver consegnato gli ordigni, Massimiliano Di Bernardini della squadra mobile romana (36), lo stesso funzionario che ha anche dovuto ammettere di non aver mai subito la famosa "sassaiola", pretesto ufficiale della "perquisizione" della sera del 21 luglio 2001. E ancora, il capo del Servizio centrale operativo (Sco) Franco Gratteri, uomo di punta della lotta alla mafia e pupillo di De Gennaro, fa la figura di quello che c'era ma forse dormiva: tutta colpa dei celerini, dice Gratteri, perdendo tempo solo a spiegare della squadretta da lui mandata "per errore" al Media center della scuola di fronte (computer distrutti, hard disk trafugati...) e a correggersi come può dopo la visione del filmato che lo inquadra a pochi metri da Gilberto Caldarozzi (suo vice) che confabula con Luperi con la busta in mano.
Conviene sapere cosa hanno raccontato perché nessuno può prevedere comefinirà l'inchiesta principale sul G8 del 2001. A Genova inizia infatti il primo grado di giudizio ed è tutto interno alla procura. I sostituti Francesco Albini Cardona, Monica Parentini, Vittorio Ranieri Miniati, Francesco Pinto ed Enrico Zucca devono ora difendere il loro lavoro dal procuratore reggente Francesco Lalla, fin dall'inizio il più "comprensivo" con la ps. Vista l'impossibilità di individuare i singoli picchiatori (al di là dell'appartenenza o meno al nucleo romano) perché quasi tutti a volto coperto, l'incriminazione per lesioni gravi passa per l'articolo 40 secondo comma del codice penale, che punisce il poliziotto per non aver impedito un reato - criterio confortato dalla giurisprudenza ma al quale Lalla potrebbe fare argine. Del resto i circa cento indagati per lesioni sarebbero tutti già assolti se i pm non avessero scoperto la messinscena delle molotov, con la quale hanno aggiunto le ipotesi di falso ideologico e calunnia per i tredici firmatari del verbale d'arresto e gli altri funzionari presenti (diciannove in tutto).
Donnini, il "generale" fantasma
Anche per questo bisogna partire dalle due molotov, ritrovate nel pomeriggio durante gli scontri in corso Italia dal vicequestore Pasquale Guaglione, che poi ha dichiarato ai pm di "riconoscerle". Dal verbale si apprende che Guaglione le aveva consegnate a Valerio Donnini, dirigente superiore del Viminale e predecessore di Canterini alla guida della celere romana, padre del nucleo antisommossa. In omaggio alla vecchia scuola militare qualche poliziotto lo chiama ancora "generale". E al G8 il generale Donnini aveva "il coordinamento operativo e logistico dei contingenti dei reparti mobili, dei reparti volo, delle squadre nautiche e delle unità speciali" (dall'ordinanza del Viminale). Era insomma il capo dei capi della celere, una specie di "comandante fantasma" per dirla con il manifesto del 12 agosto 2001 per primo ha pubblicato il suo nome.
Donnini, secondo Guaglione, avrebbe detto "queste le prendo io perché sono importanti". Il "generale" nega, ammette però di averle messe sul Magnum, la jeep su cui si spostava con l'autista Burgio. Il ragazzo ha raccontato di una risposta sgarbata: "Quando è arrivato il dottor Donnini io gli ho fatto presente che c'erano le bottiglie e lui si è rivolto a me in modo alterato - ha riferito il teste Burgio il 4 luglio 2002 - come se avessi fatto una domanda stupida o che comunque non dovevo fare". Donnini, sempre il 4 luglio, ha negato: "Escludo di aver dato ad una sua osservazione che non ricordo affatto una risposta così ambigua e, se mi si consente, anche frutto di una maliziosa illazione, come se io non avessi interesse alla consegna formale. Tale dovere incombeva al Burgio".
Burgio faceva l'autista per la struttura logistica, prima ha scarrozzato Donnini e la sera ha portato Troiani alla Diaz. E il 10 luglio ha confermato: "Ricordo di aver parlato delle bottiglie al dottor Donnini e questi mi ha risposto male e spazientito". E ha spiegato: "Ero preoccupato per la presenza delle bottiglie. Avrei potuto e dovuto procedere anch'io per la consegna in questura, ma essendo stato abituato, sin da quando prestavo servizio sulle volanti, che per qualsiasi cosa si devono richiedere disposizioni al superiore presente sulla vettura, avendo io chiesto disposizioni prima al dott. Donnini e poi al dott. Troiani e non avendole ricevute, non ho ritenuto di prendere iniziative". L'iniziativa (da solo?) la prenderà Troiani.
Burgio il "pentito", Troiani il "Giuda"
Alla sera è lo stesso Donnini a mobilitare il nucleo antisommossa per la "perquisizione", sia pure condividendo con altri quell'inspiegabile ricorso alla celere. Le molotov sono ancora sulla jeep, Burgio le ha solo spostate nel portabagagli. A quel punto entra in scena Troiani, che si serve dello stesso autista perché fa parte della struttura di Donnini (del quale è peraltro "allievo" riconoscente). Alla Diaz non dovrebbe neanche andarci, Troiani. Anzi, nei primi documenti il suo nome non c'è: lo fa Burgio. Sentito come teste il 1° luglio scorso Troiani dapprima nega, racconta che le bottiglie erano state trovate fuori dalla Diaz: "Il mio autista Burgio mi si avvicina e mi dice che in macchina o nelle immediate vicinanze sono state trovate, non so se da lui o da altri, due bottiglie molotov. (...) Io le ho portate subito a Di Bernardini e sono andato via". Poi, quando il pm gli fa notare che "questo contrasta con le dichiarazioni di Di Bernardini", Troiani aggiunge: "Lo so, a Di Bernardini ho detto che i miei le avevano trovate nel cortile della scuola o sulla scala d'ingresso" e il pm "fa rilevare che che nel verbale viene evidenziata una circostanza ancora diversa sul ritrovamento" (c'è scritto nella scuola, non fuori, ndr). Allora Troiani dice: "Mi rendo conto della mia leggerezza, il mio problema era solo `liberarmi' di quelle bottiglie", ammettendo candidamente che la stessa squadra mobile di Roma cui appartiene Di Bernardini, notificandogli la convocazione, lo aveva messo in contatto con lui: "La dottoressa Manti mi ha fornito il numero di telefono del collega, anzi mi ha fatto il numero lei. Mi sono poi sentito anche con Burgio". Ma a quel punto Troiani è indagato e per la ps diventa "il traditore": fa pensare a lui il Giuda di Giotto stampato sul frontespizio del rapporto di settembre della Digos genovese. Di Bernardini sostiene aver dirottato Troiani su Caldarozzi senza nulla chiedere sulla provenienza degli ordigni. I due sono ex compagni di corso, sembrano cercare una versione concordata, partono telefonate e sms. Ma quando Di Bernardini chiede il confronto Troiani rifiuta. E comunque le molotov finiscono davvero a Caldarozzi, un altro pezzo grosso che prima nega e dopo aver il film dice: "Prendo atto che l'ufficio indica che le dichiarazioni di Troiani e Di Bernardini paiono riscontrate dal filmato. Ribadisco di non ricordare di aver mai avuto in mano il sacchetto".
Il video inchioda i numeri due
Mezzanotte e mezza, il massacro è fatto. E' il momento ripreso dalla tv privata Primocanale (agli atti come Blue sky 1 e 2) e mostrato agli indagati il 30 luglio scorso. Sono sull'ingresso: Luperi e Caldarozzi con la busta, poco più in là il capo della Digos di Genova Spartaco Mortola, Canterini, Gratteri ma anche Giovanni Murgolo, che di fatto rappresentava il prefetto Ansoino Andreassi, rimasto in questura con le sue "perplessità" sul blitz. Murgolo dal cortile parla a lungo con lui per telefono. Entrambi, l'attuale numero due del Sisde Andreassi e il vicario di Bologna Murgolo, vengono dall'antiterrorismo targato Pci, mentre quasi tutti gli altri appartengono al mondo delle squadre mobili (e di De Gennaro). Ma tra tanti "cervelli fini", tutti investigatori esperti, nessuno si preoccuperebbe di sapere da dove diavolo vengono le molotov, che se non sono attribuibili a nessuno servono solo per la propaganda.
Murgolo però si sporca le mani il meno possibile, come del resto Gratteri e la buonanima del prefetto Arnaldo La Barbera, l'ex capo dell'Ucigos scomparso pochi mesi fa. Fanno però una figura barbina. Gratteri deve balbettare: "Forse non ripeterei quello che ritengo un errore, essermi recato alla Diaz". Molto più pesanti le posizioni di Calderozzi, Luperi e soprattutto del genovese Mortola: è lui a fare il sopralluogo e a dare il via alle operazioni, riferendo di aver saputo dal Gsf che la scuola era ormai nelle mani di chissà chi. Gravi anche le accuse a Filippo Ferri e Fabio Ciccimarra, i due giovani vicequestori indicati da Di Bernardini e Mortola come i redattori del verbale poi firmato in tredici. Ferri, classe `68, comanda la squadra mobile di La Spezia; Ciccimarra ('70) dirigeva l'antirapine di Napoli ed era il capo dei poliziotti accusati di violenze alla caserma Raniero dopo il Global forum del 17 marzo 2001. Raccontano che l'accusa di associazione per delinquere l'hanno decisa dopo in questura, ovviamente con tutti i dirigenti, e così hanno accollato le molotov a tutti i 93. I gip e la stessa procura li bocceranno: gli arresti non saranno convalidati, l'inchiesta partirà proprio da lì.
L'accusa di Franco Gratteri
Donnini invece non era alla Diaz. Il "generale" è testimone, non indagato. E' però inquietante la sua ombra, perfino Gratteri sembra suggerirlo. Dice infatti ai pm il 30 luglio 2002: "A determinare il caos all'interno della scuola potrebbe essere stato qualcuno del reparto mobile o di altri reparti, così come l'episodio dell'accoltellamento simulato può essere servito a parare l'eccesso di violenza usato nei confronti di alcuni degli occupanti; penso che anche l'episodio delle bottiglie sia stato montato per giustificare quanto accaduto. Ritengo sarebbe importante determinare chi abbia comandato Troiani di venire alla Diaz - insiste Gratteri - può essere che si sia mischiato con gli altri e che abbia fatto quello che hanno fatto gli altri del reparto mobile e che abbia pensato di coprire l'accaduto. Molti potrebbero essere i moventi concreti da parte di una componente della polizia che non ritengo rappresentativa". E' la linea dei vertici: tutta colpa del reparto di Canterini, il massacro come le molotov e il finto accoltellamento (Gratteri ammette: "Simulato"). E se Troiani, pur non facendone parte, si definisce ancora uomo del reparto ("noi del reparto", dice), il suo capo Donnini della celere è l'anima, la memoria, il vero numero uno.
Una "reazione" alla "sassaiola"?
A parte l'accoltellamento dell'agente Massimo Nucera per il quale è fissato l'incidente probatorio per il 18 febbraio, i pm stanno valutando una per una le posizioni dei funzionari. Rispetto alle molotov devono dimostrare la condivisione del proposito calunnioso e non sempre è facile. Anche perché, a quanto sembra, le prove fasulle sono state concepite solo a posteriori, per coprire il sangue.
A tavolino è stata invece organizzata la perquisizione, motivata invece con la storia della sassaiola contro uno dei "pattuglioni misti" organizzati la sera del 21 da Caldarozzi su ordine di Andreassi e Gratteri e con la collaborazione di Donnini. Nessuno ha mai fatto nomi e cognomi degli aggrediti. Neanche Di Bernardini, che prima aveva scritto la relazione come se la sassaiola l'avesse subita lui e alla fine ha balbettato: "Non so che dire, ho riferito quanto avevo appreso `de relato'" da non si sa chi. Come se nulla fosse quasi tutti parlano della "perquisizione" come di una "reazione" alle sassate. Persino Gratteri dice "risposta all'aggressione". E di lì alla "rappresaglia" il passo è breve, specie per la "componente" della ps che il capo dello Sco non ama.7 gennaio 2003 - G8: DIAZ; PM IRRITATI PER PUBBLICAZIONE VERBALI SECRETATI
ANSA:
Irritazione oggi in procura a Genova per la pubblicazione su alcuni quotidiani dei verbali di interrogatorio, tutti secretati, dei dirigenti e funzionari di polizia indagati per le false prove usate per legittimare il sanguinoso blitz nella scuola Diaz, avvenuto il 21 luglio 2001, durante il G8, e gli arresti di 93 no global. I verbali erano stati allegati nella richiesta di archiviazione per il procedimento a carico dei 93 no global, presentata al gip dal procuratore reggente Francesco Lalla. I pm titolari dell' inchiesta sui poliziotti hanno lamentato infatti che ora gli indagati sono a conoscenza delle dichiarazioni di tutte le parti in causa, per cui in pratica dovranno giocare a carte scoperte, senza alcun effetto sorpresa sulle varie contraddizioni, che dovevano essere oggetto di una nuova tornata di interrogatori. La "confessione" ad esempio di Pietro Troiani, che ha ammesso di aver ordinato al suo autista di portare le due molotov all' interno della scuola, e' ancora al centro di accertamenti per arrivare con chiarezza alla "catena di comando". Sul presunto falso accoltellamento di Nucera e sul ritrovamento delle due bombe incendiarie, invece e' gia' stato esplicito il capo dello Sco, Francesco Gratteri, che ha parlato di "accoltellamento simulato" e ha invitato i pm "a determinare chi abbia comandato Troiani di venire alla Diaz".8 gennaio 2003 - PROCURA GENOVA ACQUISTA PAGINA GIORNALE PER FOTO BLACK BLOC
"Il Corriere della sera"
"Aiutateci a trovare quei giovani"
G8, la Procura acquista una pagina del Secolo XIX per identificare i Black bloc
Due persone sono state riprese a volto scoperto: si pensa possano avere guidato il raid contro una banca
GENOVA - Dopo essere stati protagonisti (spesso controvoglia) di migliaia di articoli e servizi televisivi sul G8, i magistrati della procura di Genova hanno deciso di farselo a modo loro, l'articolo sul giornale. Così si sono comprati mezza pagina de Il Secolo XIX di oggi (il principale quotidiano cittadino) e hanno fatto pubblicare la foto di due persone coinvolte negli scontri del G8, chiedendo ai lettori di fornire informazioni su di loro. La foto ritrae in primo piano e frontalmente i volti di un uomo e una donna sui quarant'anni. L'immagine è stata ripresa la mattina del 20 luglio del 2001 da una telecamera dei vigili urbani all'incrocio fra corso Buenos Aires e corso Torino, all'inizio dei disordini che sfoceranno nel pomeriggio con l'uccisione di Carlo Giuliani. I due sono davanti ad una banca che viene devastata dai black bloc, ed apparentemente non fanno nulla.
La loro identificazione secondo la procura è indispensabile per il prosieguo delle indagini sugli scontri, che hanno già portato all'emissione di 23 misure cautelari. I cittadini potranno fornire informazioni sui due di persona, per telefono o per posta. Perché ai pm interessi la coppia di corso Buenos Aires, al momento è top secret. Secondo indiscrezioni, i magistrati sospettano che i due possano aver diretto l'assalto dei black bloc. Ancora più segreta è la cifra che la procura ha sborsato per la mezza pagina sul Secolo XIX (ma si tratta di alcune migliaia di euro). "L'acquisto di uno spazio - commenta il procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino - è apparso uno strumento funzionale ad un più trasparente operato della procura della Repubblica. E inoltre consente di poter decidere i criteri con i quali deve avvenire la pubblicazione delle immagini". Una volta pubblicata sul Secolo XIX , in esecuzione di un decreto della procura, la foto potrà essere ripresa da giornali, tv e siti Internet.
Proseguono nel frattempo le altre inchieste sul G8 di Genova. Per il blitz alla Diaz, è ormai accertato il nome del funzionario che ordinò di portare nella scuola le due molotov trovate per la strada, molotov che saranno usate come false prove per arrestare i 93 manifestanti presenti nell'edificio. Si tratta del vicequestore Pietro Troiani. Di fronte ai pm, ha ammesso che dopo il blitz aveva chiamato il suo autista e gli aveva detto di portare alla Diaz le due molotov. Poi, ha spiegato Troiani, "per leggerezza" avrebbe detto ai colleghi di averle trovate lì. Una versione che non convince i pm, che sospettano che altri funzionari sapessero della falsità delle prove.
Stefano Secondino8 gennaio 2003 - G8: FOTO PROCURA; SONO SINDACALISTI ROMANI DEI COBAS
ANSA:
Sono due sindacalisti romani del Sin.Cobas l'uomo e la donna ritratti nell'immagine fatta pubblicare a pagamento dalla Procura della Repubblica di Genova sul Secolo XIX. I due si sono gia' messi in contatto telefonico con i magistrati e si presenteranno domattina in Procura per essere interrogati. Lo ha confermato Luciano Muhlbauer, della segreteria nazionale del sindacato autonomo, che gia' in serata aveva preso posizione sulla vicenda. I due, dei quali per il momento non sono stati resi noti i nomi, erano in piazza Paolo da Novi - afferma Muhlbauer - per partecipare con altri sindacalisti di base ad una delle piazze tematiche organizzate il 20 luglio 2001 dal movimento no global contro il G8. "Nella migliore delle ipotesi la Procura ha preso un granchio - osserva Muhlbauer - nella peggiore sta cercando di mettere in piedi un teorema accusatorio per dimostrare una inesistente contiguita' tra i black bloc ed i sindacalisti di base. I due sindacalisti sono persone conosciutissime, che svolgono attivita' tra i lavoratori e che sono anche stati a Porto Alegre nel Forum Sociale. Noi eravamo in piazza Paolo da Novi per una manifestazione regolarmente annunciata. Quando ci siamo accorti dei black bloc abbiamo tentato di fermarli e poi abbiamo abbandonato la piazza. Probabilmente i black bloc cercavano di interloquire con noi nell'illusione di trovare un'agibilita' politica che non hanno mai avuto. Stanno accadendo cose strane alla Procura di Genova. Guarda caso si punta l'indice contro i Cobas appena dopo la pubblicazione dei verbali dei poliziotti autori delle violenze alla scuola Diaz".8 gennaio 2003 - G8:PUBBLICAZIONE VERBALI,INDAGATI 4 GIORNALISTI E 2 AVVOCATI
ANSA:
Quattro giornalisti e due avvocati sono stati indagati dalla procura di Genova per la pubblicazione di alcuni verbali di interrogatorio secretati, di dirigenti e poliziotti, accusati di falso e calunnia per la vicenda delle due bottiglie molotov alla Diaz. L' accusa nei loro confronti e' quella di concorso in rivelazione di segreto d' ufficio e conseguente pubblicazione. I giornalisti indagati sono Massimo Calandri e Marco Preve, del quotidiano "La Repubblica", Marcello Zinola del "Secolo XIX", e Alessandro Mantovani del "Manifesto". "La procura promuove questa iniziativa - ha commentato Attilio Lugli, presidente dell' Ordine dei giornalisti liguri - nel contesto di una richiesta di archiviazione a cui gli stessi verbali erano stati allegati. E il gip su richiesta delle parti li aveva poi depositati. Quale segretezza, dunque, si invoca? Quella, anacronistica, che prevede la non pubblicazione degli atti del pm fino al processo di secondo grado?". "L' Ordine dei giornalisti della Liguria e' conscio - ha aggiunto Lugli - che la violazione di norme del codice, ancorche' inadeguate, possa determinare risposte della magistratura, ma in questa situazione e' difficile comprendere quale sia stata la violazione". Oggi i giornalisti e gli avvocati sono stati convocati dall' autorita' giudiziaria per la notifica del procedimento penale instaurato nei loro confronti dal procuratore reggente Francesco Lalla, con l' invito a nominarsi un avvocato difensore. I giornalisti sono accusati di aver pubblicato nei rispettivi giornali, il 7 gennaio scorso, stralci di verbali secretati, di un procedimento ancora in corso, mentre gli avvocati di aver passato le fotocopie ai giornalisti, pur sapendo che si trattava di atti coperti da segreto istruttorio.9 gennaio 2003 - G8: COBAS IN PROCURA,SIAMO VITTIME DI CRIMINALIZZAZIONE
ANSA:
(di Paola Mattarana)
Si dicono vittime di una provocazione politica e di una criminalizzazione i due sindacalisti romani della Federazione Cobas Giangiacomo Mondovi' e Simona Cerrone, interrogati oggi, per oltre tre ore, dai pm genovesi del pool G8, a cui si sono presentati spontaneamente dopo essersi riconosciuti ieri nelle foto pubblicate sul "Secolo XIX" con un avviso a pagamento della procura. "Anche se siamo stati interrogati alla presenza dei nostri avvocati - hanno commentato in una conferenza stampa al palazzo di Giustizia - riteniamo di essere stati sentiti come persone informate dei fatti, non da indagati, perche' i magistrati non ci hanno contestato alcun reato". Secondo indiscrezioni, pero', i due dirigenti sarebbero indagati per concorso in devastazione e saccheggio, in quanto presenti in piazza Paolo Da Novi, il 20 luglio del 2001, mentre un gruppo di black bloc assaltava la filiale di una banca genovese. Sono stati ripresi in due video dei vigili urbani, della durata di un minuto, mentre sembrano colloquiare a gesti con i manifestanti piu' violenti. Assistiti dagli avvocati difensori, Simonetta Crisci di Roma e Raffaella Multedo di Genova, i due dirigenti sindacali hanno poi annunciato querele ai giornali per ottenere il risarcimento dei danni subiti e che si rivolgeranno al garante della privacy per la violazione della loro immagine. "Ora - hanno aggiunto - noi ci chiediamo pero' il motivo di tutta questa sceneggiata e macchinazione. In quella piazza tematica, che ci era stata autorizzata per protestare contro le manifestazioni del G8, in occasione dello sciopero nazionale del movimento, siamo infatti stati oggetto di violenza da parte della polizia e di provocazione di gruppi di violenti". Per i sindacalisti e' quindi "molto dubbio o macchinoso il fatto che si prendano delle persone in atteggiamento palesemente pacifico, come si vede dalle foto e dai filmati a disposizione della procura, e si associno a gruppi violenti". "Giacomo Mondovi' dell'esecutivo nazionale e Simona Cerrone dell'esecutivo romano - afferma la Confederazione Cobas in una nota - ovviamente erano a Genova il 20 luglio, come tutti e tutte noi, per lo sciopero nazionale indetto dai Cobas e dal Sindacalismo di base, in piazza Da Novi (la 'piazza del lavoro e dei diritti', una delle piazze tematiche autorizzate) in attesa, insieme alla confederation paisienne di Bove', alle madres de plaza de Majo, alla Cut brasiliana, dell'arrivo di migliaia di lavoratori, contadini e no global provenienti da tutta Italia con i treni speciali. Giacomo e Simona, erano in quella piazza a casa loro, anche se di li' a poco nella tarda mattinata e in lato di quella piazza sono cominciati gli scontri tra forze dell'ordine e black bloc, tanto da costringere i Cobas a lasciare quell'iniziale concentramento per riposizionarlo a piazzale Kennedy". Mondovi' ha sottolineato di non credere che il problema della procura fosse quello di identificare delle persone "ma riteniamo - ha detto - che i Cobas, organizzazione sindacale antiliberista all'interno di un movimento liberista, sia oggetto di continui tentativi di criminalizzare le proprie forme di attivita'". Il leader nazionale dei Cobas, Piero Bernocchi, presente per l'occasione a Genova, ha spiegato che "i due sindacalisti sono personaggi pubblici, organizzatori di molte manifestazioni di piazza, per cui e' strano che la polizia e le varie Digos non siano riuscite a identificarli dopo un anno e mezzo di indagini". Sulla polemica circa il metodo usato per il loro riconoscimento, definito dagli interessati "una specie di taglia sui giornali", il procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino ha spiegato che "dopo un anno e mezzo e' risultato impossibile giungere ad un risultato con le classiche modalita' di indagine tipiche della polizia giudiziaria e nonostante le ripetute sollecitazioni non ci e' giunta nessuna risposta".11 gennaio 2003 - G8: NUOVO SCENARIO DOPO INCHIESTA SU COBAS ?
"Il Corriere della sera"
L'istruttoria nata dalla pubblicazione della foto: la procura annuncia accertamenti su un presunto patto con i Black bloc
"G8, nuovo scenario dopo l'inchiesta sui due Cobas"
Il pm Pellegrino: parlavano con i violenti poi arrestati. Il sindacalista indagato: ci vogliono criminalizzare
GENOVA - Nuovo scenario nelle inchieste sul G8 di Genova, su possibili contatti e accordi fra black block e settori del Genoa Social Forum. Ad aprirlo secondo la procura è stata l'identificazione (attraverso una foto pubblicata a pagamento su Il Secolo XIX ) di due dirigenti nazionali dei Cobas, ripresi mentre parlano con un gruppo di tute nere. Tra queste ci sono i milanesi Vincenzo Vecchi e Marina Cugnaschi, anarco-insurrezionalisti arrestati il 4 dicembre nell'operazione contro i violenti del G8. "Il comportamento dei due sindacalisti è singolare, per non dire equivoco - ha detto il procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino -. Parlano tranquillamente con i black block. Questo apre un nuovo scenario e impone nuovi accertamenti". LO SCENARIO - Il sospetto dei pm è che tra Cobas e tute nere possa esserci stato un accordo per non disturbarsi in occasione delle manifestazioni del 20 luglio. Quel giorno il sindacato aveva organizzato una "piazza tematica" sul lavoro in piazza Paolo da Novi. L'ipotesi dell'accordo nasce dal video che riprende Giacomo Mondovì e Simona Cerrone, dirigenti nazionali Cobas, mentre parlano con Vecchi, Cugnaschi e altri giovani che raccolgono pietre e bastoni in piazza da Novi. Il fatto che i due conversino con gente armata di bastone e col volto coperto, e che Mondovì poi li faccia allontanare con un gesto, ha fatto nascere i sospetti. Ora gli inquirenti sono concentrati su un incontro di preparazione alle manifestazioni, il 19 luglio all'asilo Prato Verde di Quarto. C'erano anche Vecchi e Cugnaschi: se il contatto con i Cobas c'è stato, potrebbe essere avvenuto lì. I due anarchici, interrogati in carcere dai pm, hanno ammesso solo di essere stati a Genova nei giorni del G8, non di essere le persone riprese nel video.
LE INDAGINI - Il nuovo scenario potrebbe riportare in auge il rapporto del Ros dell'Arma, che ricostruiva presunte connivenze del Genoa social forum ed era stato accantonato dalla procura. I pm avevano preferito la linea della polizia: perseguire singoli episodi. Ed è stato proprio alla Digos che la procura aveva chiesto di identificare i due del video. Quando la polizia ha risposto di non poter dar loro un nome, i magistrati sono ricorsi all'inserzione. "Non avevamo avuto una delega specifica per quell'identificazione - dice il questore Oscar Fioriolli - e la foto non è stata mandata alla questura di Roma". Pellegrino commenta malizioso: "Non potevamo escludere l'ipotesi che quei due fossero agenti...".
I COBAS - Giacomo Mondovì, uno dei due sindacalisti indagati per concorso in devastazione e saccheggio, si è presentato in procura con la collega Simona Cerrone. Respinge le accuse: "Non conosco Vecchi e Cugnaschi - ha detto -. Ho spiegato ai pm di aver parlato solo con alcune tute nere italiane che sbaraccavano un cantiere. Ci siamo mandati a quel paese". Il leader nazionale Pietro Bernocchi parla di "ipotesi senza senso. I black block hanno distrutto la nostra manifestazione, ci hanno picchiati e fatti inseguire dalla polizia. Va avanti un piano di criminalizzazione del movimento".
Stefano Secondino12 gennaio 2003 - G8: INCHIESTA SU CONTATTI COBAS-BLACK BLOC
"La Stampa"
"CI FURONO CONTATTI SIGNIFICATIVI NELL' ASSALTO AD UNA BANCA FRA COBAS E BLACK BLOC" G8 a Genova, le indagini si spostano sui gruppi
GENOVA
Se non è una svolta, le assomiglia molto. I magistrati genovesi che indagano sui disordini di piazza in occasione del G8 del luglio 2001 allargheranno il campo d´azione al ruolo e al comportamento non solo dei singoli manifestanti, ma anche dei gruppi presenti agli episodi più controversi di quei giorni. Ieri il procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino ha spiegato che le indagini "non proseguiranno solo sull´individuazione dei singoli manifestanti più violenti - ancora decine da individuare - ma anche sugli spostamenti e i contatti dei vari gruppi nelle giornate del G8, in particolare dei Cobas". La svolta arriva a pochi giorni dall´identificazione, grazie a un´inserzione disposta dalla procura genovese su "Il Secolo XIX" di Giangiacomo Mondovì e Simona Cerrone, dirigenti romani Cobas. Da tempo gli inquirenti sospettavano che le due persone, riprese dalle telecamere dei vigili urbani durante la devastazione di un cantiere edile in piazza Savonarola e l´assalto alla filiale del Credito Italiano, fossero collusi con i black bloc che avevano eseguito il blitz. L´identificazione dei due come sindacalisti Cobas ha fatto scattare un ulteriore meccanismo di indagine. Anche perchè le sequenze riprese dalle telecamere, secondo i magistrati, rivelerebbero singolari "colloqui" tra i sindacalisti e il "blocco nero". E proprio la particolare "qualità" e importanza per le indagini di queste sequenze avrebbero spinto i magistrati a utilizzare, per identificarne i protagonisti, una procedura singolare come quella della pubblicazione delle foto. Alla domanda se questi nuovi accertamenti potrebbero portare alla contestazione dell´associazione per delinquere, Pellegrino risponde: "La linea investigativa rimane per ora la stessa, quella cioè di non fare costruzioni teoriche su precedenti accordi, ma di capire come hanno interagito tra di loro non solo i singoli ma tutti i gruppi presenti in quei giorni". In questa nuova ottica gli inquirenti dovranno rivedere oltre 800 ore di filmati. A suggerire ai magistrati il sospetto che i due dirigenti romani dei Cobas fossero in contatto con manifestanti dei black bloc sono le immagini riprese da due telecamere di sorveglianza dei vigili urbani: si vedono in piazza Savonarola durante il saccheggio del cantiere e durante l´assalto alla banca mentre si muovono con sicurezza, senza paura, e sembrano colloquiare con Vincenzo Vecchi e Marina Cugnaschi, due anarchici dell´area milanese arrestati e indagati insieme con altre 21 persone, il 4 dicembre, su ordine del gip Elena Daloiso. Mondovì ha però smentito di conoscere i due presunti black bloc milanesi, ammettendo solo di aver litigato con un "sacco di ragazzi". I gruppi, che saranno oggetto di nuova attenzione da parte della procura, sono quelli del centro sociale Askatasuna di Torino, i Cobas e il vero e proprio "Blocco Nero". Tre appartenenti al centro sociale torinese, Federico Guido, Mohamed Tabbach e Andrea Rostellato, vennero arrestati durante il G8 per aver distribuito bastoni ed altre armi da un furgone durante il corteo del 21 luglio e per aver partecipato a devastazioni e saccheggi di immobili, tra cui i locali di un asilo, in via Giovanni Maggio. Un verbale del vicesegretario generale della Provincia di Genova, Bruno Cervetto, datato 9 agosto 2001, indicava in circa mezzo miliardo di lire la stima dei danni nell´asilo Se.Di. di Quarto durante un sopralluogo nella prima mattinata del 20 luglio, diverse ore prima degli incidenti che culmineranno con la morte di Carlo Giuliani. Per quanto riguarda i Cobas, i magistrati vaglieranno, oltre ai due filmati di piazza Savonarola, anche l´episodio della perquisizione del liceo Paul Klee, in pratica gestito dal movimento durante il G8, in cui furono arrestati 23 presunte "tute nere" straniere. Infine, all´attenzione dei magistrati sono i gruppi dei black bloc. I gruppi furono ripresi in alcune foto scattate nei locali messi a disposizione della Provincia in via Maggio, e in vari episodi di violenza nelle strade, tra cui l´assalto al "Credito italiano" e all´agenzia immobiliare "Firpo". Marco Raffa13 gennaio 2003 - G8: COBAS; NUOVE INDAGINI ANCHE SU PERQUISIZIONE IN LICEO
ANSA:
Nuove indagini, con la richiesta di altre identificazioni, sono state decise dalla Procura della Repubblica di Genova anche in merito all' episodio della perquisizione del Liceo artistico Paul Klee, avvenuta durante il G8, in cui vennero arrestati 23 manifestanti, la maggior parte del movimento Cobas. Slitta percio' anche la richiesta di archiviazione pronta da tempo da parte dei Pm Sergio Merlo e Paola Calleri nei confronti degli arrestati. "Alla luce infatti del nuovo filone di indagini sul Movimento Cobas - dicono in Procura - verra' approfondita la loro partecipazione in ogni episodio". La perquisizione nel Liceo porto' all' arresto da parte delle forze dell' ordine di 23 persone con l' accusa di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio, ma i Pm non ne chiesero la convalida al Gip. Solo nei confronti di quattro dei 23 arrestati sono rimaste queste accuse; si tratta di componenti del Centro Sociale di Torino Askatasuna di cui e' pronta la richiesta di rinvio a giudizio. L' episodio della perquisizione al Liceo infatti e' legato al furgone che distribuiva bastoni ai manifestanti, in cui c' erano appunto i quattro appartenenti al Centro Sociale torinese. La Procura, come ha anticipato oggi "La Repubblica", sta inoltre vagliando una dichiarazione resa a suo tempo alla Digos da un pensionato di 59 anni, sul fatto che alcune frange di Cobas durante le manifestazioni erano armate di bastoni. Il pensionato, in rappresentanza degli agricoltori contro la globalizzazione, era intervenuto in piazza alla guida di un trattore sul cui rimorchio c'era una mucca di gesso. "Ho potuto notare - ha raccontato il pensionato - che tali bastoni consistevano in manici di attrezzi agricoli nuovi, dello stesso tipo di quelli che avevo visto estrarre dal furgone in Piazza Paolo da Novi. Mi sono allarmato molto e ho manifestato a Pietro (il proprietario della mucca Ercolina, ndr) la mia forte preoccupazione per tale fatto che ci metteva in una brutta situazione da noi non voluta, e alla fine abbiamo deciso di chiedere ai Cobas di riprendersi i bastoni, assumendo come pretesto che dovevamo andare in un' altra direzione". Infatti i Cobas - secondo la dichiarazione del pensionato - avevano affiancato il trattore su cui viaggiava senza chiedere il permesso e avevano cominciato a disfarsi delle armi in loro possesso infilandole all' interno di un bidone trasportato sul rimorchio del tratto o fra le gambe della mucca di gesso.23 gennaio 2003 - G8: COMINCIATI INTERROGATORI PM A 21 NO GLOBAL
ANSA:
I pm genovesi hanno iniziato gli interrogatori dei 21 no global (due, Marina Cugnaschi e Vincenzo Vecchi, sono gia' stati sentiti precedentemente) che nel dicembre scorso erano stati colpiti da misure restrittive nell' ambito dell' inchiesta sui disordini di piazza avvenuti nel luglio 2001 durante i giorni del G8 a Genova. Sono stati ascoltati Antonio Fiandra, 56 anni, genovese, accusato di devastazione, saccheggio e resistenza aggravata a publico ufficiale e Luca Finotti, 23 anni, di Pavia, accusato degli stessi reati, entrambi difesi dall' avv. Laura Tartarini. Fiandra, che ha precedenti per reati contro il patrimonio, e' accusato di aver partecipato agli scontri di via Tolemaide. Una foto pubblicata su un quotidiano locale lo ritrae a volto scoperto mentre lancia una pietra contro le forze di polizia. La squadra mobile genovese lo aveva arrestato nel giugno scorso con l' accusa di aver incassato assegni rubati per 350 mila euro. A tradirlo erano state le consistenti puntate alle corse dei cavalli. Fiandra che ha l' obbligo di firma e di dimora ma e' in carcere per la vicenda degli assegni, avrebbe riferito di essersi trovato in piazza con i manifestanti perche' condivideva le loro idee. Luca Finotti, il barista pavese arrestato e poi messo agli arresti domiciliari, era gia' stato interrogato dal pm Silvio Franz che si occupa dell' inchiesta sulla morte di Carlo Giuliani. Finotti, infatti, e' anche indagato di tentato omicidio per l' assalto al defender dei carabinieri in piazza Alimonda. Sia a Franz che in sede di tribunale del riesame aveva confermato di essersi riconosciuto in alcune foto. Il giovane avrebbe detto di aver perso la calma dopo tre ore di cariche e, soprattutto, dopo aver visto morire Carlo Giuliani.24 gennaio 2003 - G8: GIUDICE MINIATI, MACCHE' LAGER, SOLO SCHIAFFI
"Panorama"
Macché lager, solo schiaffi
di Giacomo Amadori
Poliziotti accusati di molestie sessuali e violenze. Però l'inchiesta della procura ha ridimensionato le denunce.
"Nella caserma di Bolzaneto non ci sono state violenze sessuali, né molestie". Il sostituto procuratore genovese Vittorio Ranieri Miniati allontana subito il sospetto più infamante sull'operato delle forze dell'ordine nei giorni del G8 di Genova. "I poliziotti non facevano chiudere la porta del bagno: sono molestie?" chiede con l'espressione di chi ha già la risposta.
E quel ragazzo costretto a subire, nudo, gli apprezzamenti di una donna in camice? "Battute. A meno che non vogliamo considerare molestia lo spogliarsi in infermeria davanti a persone di sesso opposto".
Questo magistrato dai modi gentili e dal sorriso timido, nell'ultimo anno e mezzo, si è occupato a tempo pieno del presunto lager di Bolzaneto, dove, durante il G8, venivano trasferiti i manifestanti fermati dalle forze dell'ordine.
Ha ascoltato storie di piercing strappati e arti spezzati, più consone ad altre latitudini e altri regimi. "Certo in quella caserma c'era un clima generale di vessazione, i ragazzi sono stati costretti a rimanere in piedi per ore" continua il pm. Ma il quadro non è più quello di una caserma degli orrori.
Spiega Ranieri Miniati: "Il ragazzo con la mano rotta è l'episodio più grave tra quelli denunciati. C'è un referto, la testimonianza del medico che gliel'ha messa a posto. Ma non sarà facile dimostrare che il fatto sia successo in caserma". Episodi altrettanto gravi? "Un paio, non di più. Per il resto qualche pugno e qualche schiaffo". Un bilancio non ancora definitivo, ma certamente meno pesante di quello che avevano lasciato immaginare le denunce nei giorni immediatamente successivi al G8.
"Entro febbraio concluderemo le indagini" prevede il magistrato che in un anno e mezzo ha ascoltato un centinaio dei 250 no global transitati da Bolzaneto.
Alla fine su 650 guardie carcerarie, poliziotti e carabinieri che hanno operato nella caserma, quanti sono gli indagati? "Un'ottantina. Venti perché facevano parte della catena di comando, gli altri 60, riconosciuti attraverso le fotografie, in quanto esecutori materiali delle violenze. Tra di loro anche una decina di donne".
Una percentuale molto alta di signore in divisa. "Non perché siano più cattive, ma sono state riconosciute con facilità per il loro numero esiguo e le capigliature". Ultima domanda: quanti saranno i rinvii a giudizio? "Le posizioni più a rischio sono una quarantina: quelle dei capi e di una ventina di violenti. Vedremo" conclude il pm.29 gennaio 2003 - G8: DIAZ; CANTERINI, CATENA DI COMANDO FATTA DI PAPAVERONI
ANSA:
"La catena di comando era fatta di papaveroni. Io cosa c' entro in tutto quello che hanno deciso?". Si e' difeso cosi' il dirigente del reparto mobile di Roma, Vincenzo Canterini, convocato nuovamente in procura a Genova, nel corso del lungo interrogatorio, di oltre tre ore, davanti ai pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, titolari dell' inchiesta sull' irruzione alla Diaz durante il G8. Canterini e' indagato per falso, calunnia e concorso in lesioni gravi in merito all' irruzione nella scuola, avvenuta il 21 luglio 2001, e per gli episodi del presunto falso accoltellamento dell' agente romano Massimo Nucera ed il ritrovamento delle due bottiglie molotov. "Siamo stati convocati nuovamente in procura - ha spiegato l' avvocato difensore Silvio Romanelli - per rispondere delle asserzioni fatte dal mio assistito in una intervista pubblicata il 16 gennaio dal 'Manifesto"'. "Ho confermato tutto - ha aggiunto Canterini - ma non posso entrare nei particolari perche' l' interrogatorio e' stato secretato". Nell' intervista Canterini aveva chiesto anche un' inchiesta parlamentare perche' "con l' Italia condannata dall' Europa, quella penale non basta, nonostante sia condotta in modo eccellente e tra mille difficolta"'. Canterini rilascio' quell' intervista una settimana dopo la pubblicazione (7 gennaio) su alcuni giornali di stralci di verbali dell' inchiesta Diaz, per la quale sono ora indagati sette giornalisti e due avvocati. Insieme a Filippo Bertolani dell' Associazione funzionari di polizia, Canterini aveva ribattuto ad alcune frasi dette ai magistrati da Francesco Gratteri, direttore dello Sco. Gratteri infatti, a sua volta indagato con le stesse ipotesi di accusa, aveva fatto ai pm genovesi una sua ricostruzione dell' episodio del blitz. "Se dovessi impostare una indagine su quanto e' accaduto alla Diaz - aveva detto Gratteri - partirei dal dato che a determinare il caos all' interno della scuola potrebbe essere stato qualcuno del reparto mobile o di altri reparti, cosi' come l' episodio dell' accoltellamento simulato possa essere servito a parare l' eccesso di violenza usato nei confronti di alcuni degli occupanti della Diaz; penso che anche l' episodio delle bottiglie sia stato montato per giustificare quanto accaduto all' interno della Diaz. Sarebbe importante determinare chi abbia ordinato a Troiani di venire alla Diaz, puo' essere che si sia mischiato con gli altri e che abbia fatto quello che hanno fatto gli altri del reparto mobile e che abbia pensato di coprire l' accaduto. Molti potrebbero essere i moventi da parte di una componente della polizia che non ritengo rappresentativa". Canterini, tirato in ballo da Gratteri, ha ribadito oggi, con una frase piu' colorita, quanto gia' aveva affermato nell' intervista, che esisteva cioe' "una catena di comando che ha progettato e fatto eseguire la perquisizione alla scuola Diaz". Il dirigente romano infatti ha ribadito di non voler diventare il "capro espiatorio" non solo del pestaggio dentro la scuola, ma anche dell' accoltellamento 'simulato' (denunciato da Nucera, agente del suo reparto) e delle due molotov, portate dalla polizia nella scuola per essere usate come false prove a carico dei 93 no global arrestati. Canterini ha ammesso solo che il suo reparto ha partecipato al pestaggio nella scuola, sottolineando pero' che "c' erano anche altri che dipendevano da una linea di comando che, secondo gli atti, era tutt'altro che 'confusa'". "In polizia - ha aggiunto - contano i gradi, e alla Diaz c' erano pezzi da novanta, tutti o quasi provenienti dal mondo delle squadre mobili, dal mondo di De Gennaro (capo della Polizia), specializzati cioe' nella lotta al crimine ma digiuni di politica ed eversione. E i capi si mantenevano in contatto con Roma, prima, durante e dopo". Canterini ha quindi rimandato al mittente, cioe' a Gratteri, l' accusa di aver comandato e gestito l' irruzione nella Diaz. Gratteri infatti, a parte il prefetto Arnaldo la Barbera, scomparso di recente, era il dirigente piu' alto in grado presente alla Diaz.L' avv. Silvio Romanelli in serata ha precisato che il suo assistito, Vincenzo Canterini, nell' interrogatorio di oggi non ha parlato di De Gennaro. "Contesto anche - ha aggiunto - che abbia confermato che l' accoltellamento di Nucera sia stato simulato e che abbia ammesso che i suoi uomini abbiano partecipato al pestaggio". "Oggi il mio assistito - ha aggiunto Romanelli - ha sventato il tentativo dei Pm di attribuire al dott. Gratteri la volonta' di fargli redigere un rapporto falso". L' avv. Romanelli ha concluso che "sia Canterini che la difesa si rifiutano di partecipare al gioco delle tre tavolette che sembra si voglia mettere in atto".
30 gennaio 2003 - G8: DIAZ;PM ZUCCA,BUONE RAGIONI PER REGISTRARE INTERROGATORI
ANSA:
"Ci sono evidentemente buone ragioni per cui siamo soliti registrare integralmente su nastro gli interrogatori, pur non essendovi obbligati per legge". E' il commento del pm Enrico Zucca, titolare, insieme al collega Francesco Cardoni Albini, del filone d' inchiesta del G8 sulla scuola Diaz, alle dichiarazioni rilasciate ieri all' Ansa dall' avv. Silvio Romanelli, difensore di Vincenzo Canterini, capo del reparto mobile di Roma, in merito all' interrogatorio del suo assistito. L' avv. Romanelli aveva infatti dichiarato che, nel corso dell' interrogatorio, Canterini "ha sventato il tentativo dei Pm di attribuire al dott. Gratteri la volonta' di fargli redigere un rapporto falso". Aveva anche aggiunto che "sia Canterini che la Difesa si rifiutano di partecipare al gioco delle tre tavolette che sembra si voglia mettere in atto". Il difensore aveva inoltre precisato che il suo assistito non aveva parlato del capo della polizia De Gennaro. "Contesto anche - aveva sottolineato - che abbia confermato che l' accoltellamento di Nucera sia stato simulato e che abbia ammesso che i suoi uomini abbiano partecipato al pestaggio". Canterini ieri avrebbe ribadito ai magistrati genovesi quanto detto in un' intervista pubblicata dal "Manifesto" il 16 gennaio scorso, che esisteva cioe' "una catena di comando che ha progettato e fatto eseguire la perquisizione alla scuola Diaz" e di non voler diventare il "capro espiatorio" di questa vicenda. Ieri intanto e' stato interrogato in procura, dal procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino, Gianni Calesini, questore vicario di Genova durante il G8, ora questore di Pavia, nell' ambito dell' inchiesta sulle violenze di strada in cui sono coinvolti anche due dirigenti dei Cobas. Secondo indiscrezioni il magistrato avrebbe chiesto a Calesini di illustrare le iniziative e gli spostamenti dei vari gruppi e associazioni presenti alle manifestazioni del G8.
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