Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2003: maggio |
5 maggio 2003 - G8: MORTE GIULIANI, ARCHIVIAZIONE PER PLACANICA
"Il Nuovo"
G8, il gip archivia il procedimento contro Placanica
Il carabiniere era indagato per l'omicidio di Carlo Giuliani, avvenuto il 20 luglio 2001, in piazza Alimonda. L'archiviazione era stata chiesta dal pm.
di Alessandra Fava
GENOVA - Quarantacinque pagine e la parola archiviazione mettono fine alle indagini sull'omicidio Giuliani. Perché, secondo il gip Elena Daloiso, la notizia di reato è infondata, avendo Placanica agito per legittima difesa e facendo legittimo uso delle armi. Così ha scelto Daloiso, ex pm, che oggi pomeriggio ha accolto la richiesta di archiviazione per legittima difesa del pm Silvio Franz, avanzata in dicembre dello scorso anno.
A quasi due anni di distanza dall'omicidio del manifestante Carlo Giuliani avvenuto in piazza Alimonda durante gli scontri del G8 - imputato il carabiniere reo confesso Mario Placanica - terminano così anche le ricerche su quel che accadde alle 17,37 di quel venerdì del G8. Dopo aver esaminato 34 fotografie, la videocassetta in Vhs realizzata dalla Questura di Genova con su filmati Mediaset, Luna Rossa e Polizia scientifica, le consulenze sui bossoli e l'estintore, e le tante testimonianze dei presenti fra le forze di polizia e i manifestanti, Daloiso scrive: fine.
Nessun dubbio che tutto sia andato come raccontano i testimoni e come hanno ricostruito i consulenti del pm con la nota testi del proiettile deviato dal sasso.
Da pagina 2 a pagina 28, Daloiso ricostruisce il fatto citando foto (comprese quelle della Mobile), ma soprattutto le ricostruzioni dei presenti a partire da quella di un anarchico francese che nel suo sito racconta delle pietrate, della folla, degli "sbirri che indietreggiavano", di quelle "due piccole macchine 4x4 dei carabinieri". Vede il vetro rompersi. Sono gli attimi fatali: "ho sentito la prima detonazione, abbastanza forte, secca e vicina" - l'anarchico era sui gradini della Chiesa del Rimedio che dà sulla piazza. Quindi secondo il testimone i carabinieri caricano e allontanano giornalisti, fotografi e manifestanti.
Da altre foto e testimonianze la gip precisa che sul Defender alla guida c'era Cavataio e sopra vi prendevano posto Raffone e Placanica, tanto che lo ripete a più riprese. "Non vi è alcun dubbio", scrive Daloiso, "che la morte del giovane Giuliani è stata cagionata da uno dei colpi esplosi dalla pistola di Mario Placanica" e cita le dichiarazioni del carabiniere rilasciate lo stesso giorno e l'11 settembre 2001, nonché quelle di Cavataio e Raffone tutte concordanti sull'assalto subito da parte dei manifestanti.
Quindi si passa all'esame delle dichiarazioni di chi era intorno alla camionetta e agli interrogatori fatti a Massimiliano Monai, Eurialo Predonzani e Luca Finotti indagati per devastazione, saccheggio e resistenza aggravata. Dichiarazioni fondamentali, dei manifestanti e degli occupanti del Defender, secondo il gip, che non furono messe a conoscenza dei consulenti da parte del pm (tirata d'orecchi). Fondamentali per "chiarire quale fosse la situazione ambientale e la direzione dei colpi sparati".
Sulla consulenza del pool di esperti scelti dal pm (Balossino, Torre, Romanini e Benedetti) il gip pensa che corrisponda a realtà: "la visione del filmato (di Luna Rossa ndr) dà la sensazione della coincidenza fra i due fenomeni", lo sfarinamento del "sasso" e il passaggio del proiettile. E se il suono arriva dopo, è perché chi faceva le riprese non era troppo vicino.
Infine siccome Placanica è "pienamente legittimato a fare uso delle armi quando ricoressero i presupposti della necessità di respingere una violenza" e "la situazione era di grave pericolo" e l'assalto al Defender c'è stato - secondo il gip - come si desume dalle dichiarazione di Monai, come dell'anarchico francese, Placanica non rientra neppure nel caso di legittima difesa perché "i colpi sono stati certamente diretti verso l'alto e solo per un'imprevedibile modifica della traiettoria uno di essi è andato a colpire Carlo Giuliani" e in più non poteva difendersi che con l'arma.
Quanto alle dichiarazioni rese da Monai a organi di stampa, in cui il manifestante parla della presenza di un quarto uomo nel Defender, la gip scrive: "non hanno alcuna veste processuale".
"Siamo più che soddisfatti", sottolinea Giuseppe Gallo, codifensore di Placanica insieme all'avvocato Vittorio Colosimo, "certo resta il profilo umano e non dimentichiamo il dolore della famiglia Giuliani. Ma in un momento in cui l'opinione pubblica inveisce contro la magistratura, qui invece ci troviamo una sentenza in pieno accordo con quello che già la collettività aveva percepito scagionando Placanica il giorno stesso del fatto". "Mi sento più sollevato", dice Placanica. "Ho sempre avuto fiducia nella giustizia, anche perché consapevole di non avere mai voluto colpire nessuno volontariamente. Quella fiducia è stata ripagata". Daloiso archivia anche la posizione di Cavataio il guidatore del Defender perché la "sua responsabilità a qualunque titolo nella morte di Carlo Giuliani non appare in alcun modo ipotizzabile".6 maggio 2003 - G8: GIULIANI; GIP, VALUTATO SOLO FATTI E RESPONSABILITA'
ANSA:
Ha studiato gli atti quattro mesi il gip Elena Daloiso, prima di decidere, senza ombra di dubbio, che il carabiniere Mario Placanica, accusato di omicidio volontario per la morte del giovane Carlo Giuliani, durante gli scontri del G8, ha fatto uso legittimo dell'arma e ha agito per legittima difesa.
"Noi magistrati dobbiamo valutare solo i fatti e le responsabilita' personali, senza preconcetti ne' idee personali e i fatti sono stati accertati dagli inquirenti, per cui mi sono basata solo sugli atti delle indagini. Ognuno di noi infatti puo' avere le sue idee, ma se ci lasciassimo influenzare dai nostri convincimenti, apriremmo la strada all'arbitrio", ha commentato oggi il gip, rispondendo indirettamente alla richiesta di un pubblico dibattimento, avanzata dai familiari di Giuliani e dall'area no global, per appurare anche le responsabilita' di chi aveva gestito l' ordine pubblico, durante il G8.
Nell' ordinanza, depositata ieri pomeriggio, il gip ha accolto infatti la richiesta di archiviazione per legittima difesa, avanzata dal pm Silvio Franz per Placanica, andando anche oltre la richiesta dell'accusa. Ha sostenuto infatti che l'uso dell'arma e' stato "legittimo" e "assolutamente indispensabile e graduato in modo da risultare il meno offensivo possibile".
I legali della famiglia Giuliani, avv. Lia Vinci e Giuliano Pisapia, che si erano opposti all'archiviazione, chiedendo un pubblico dibattimento, stanno valutando ora se ricorrere o meno alla Cassazione. La suprema corte pero' puo' pronunciarsi solo su eventuali vizi procedurali, senza entrare nel merito della decisione del gip. Per la riapertura delle indagini occorrono invece elementi nuovi.
L'ordinanza, articolata in 48 pagine, inizia con il racconto di un anonimo anarchico francese, scritto su un sito internet, in cui vengono riportati via via i disordini che si stavano verificando in via Tolemaide e piazza Alimonda, dove mori' Giuliani.
"I lanci di proiettili - racconta il manifestante - sulle fila della polizia si sono intensificati a poco a poco: e' iniziata adesso una fitta pioggia di pietre. Ne prendevano tante sul muso e vedevano tutti che dietro le centinaia di persone che le attaccavano c'erano 1000/2000 piu' su nel corso che iniziavano a seguire sempre piu' numerosi...".
"Gli sbirri - aggiunge - sono indietreggiati verso una stradina perpendicolare. Abbiamo continuato a caricarli, piu' indietreggiavano e piu' caricavamo. Eravamo piu' numerosi di loro e fuggivano il contatto".
L'anarchico descrive poi i fatti di piazza Alimonda, spiegando dapprima che "e' stato tutto violento, rapido e confuso e quindi saro' prudente". E racconta che "le due piccole macchine 4X4 dei carabinieri hanno cercato di indietreggiare, ma la seconda non ce l' ha fatta. Il veicolo si e' trovato tagliato fuori dal resto del dispositivo poliziesco e a contatto con i manifestanti che hanno iniziato a lapidarlo e a picchiarlo con le sbarre e con i manici". Ad un certo punto il manifestante dice anche di aver visto la "macchia chiara" di una mano all'altezza del torso con il prolungamento di questa mano di una massa nera e luccicante. Ho immediatamente capito che non potesse trattarsi che di un'arma a mano e che era da quest'arma che provenivano le detonazioni. Ho pensato che avesse tirato in aria per sprigionarsi (liberarsi dall' accerchiamento, ndr)".
Nel sostenere l'uso legittimo dell'arma da parte di Placanica, assediato dagli aggressori, il gip fa riferimento anche alle dichiarazioni di altri tre manifestanti, Massimiliano Monai, Eurialo Predonzani, e Luca Finotti, indagati di tentato omicidio per l'assalto al "Defender", a bordo del quale c'erano i tre carabinieri, Placanica, Raffone e Cavataio. Tutti e tre hanno infatti dichiarato di aver sentito Placanica urlare piu' volte, prima dei due colpi di pistola, la frase "Andate via, andate via, altrimenti vi ammazzo".
Il gip poi, a proposito della deviazione subita dal proiettile nell'impatto con un calcinaccio, andando cosi' ad uccidere Giuliani, contestata dai familiari di Carlo, ha ribadito oggi: "Ne sono piu' che convinta. Le analisi fatte dai consulenti del pm sono inconfutabili".
Nella sua ordinanza il gip ha sostenuto infatti che Giuliani e' stato ucciso da un colpo di pistola il cui proiettile era stato deviato da un calcinaccio in volo. Per il magistrato infatti "il 'bersaglio intermedio', colpito dal primo proiettile esploso da Placanica, e' stato proprio un 'calcinaccio'.7 maggio 2003 - G8: IL PADRE DI GIULIANI DELUSO PER L' ARCHIVIAZIONE
"Il Nuovo"
G8, Giuliani: "Fatico ad avere fiducia in me stesso"
Così il padre del manifestante morto durante gli scontri del G8 di Genova a due giorni dall'archiviazione del procedimento contro Placanica. "Speravo che il gip decidesse per un'altra perizia".
di Alessandra Fava
GENOVA - "Fiducia nella giustizia, nello Stato? Me lo chiedono in tanti. A volte faccio fatica ad avere fiducia anche in me stesso". L'affermazione woodyalleniana è di Giuliano Giuliani, il padre di Carlo, il manifestante morto quel venerdì 20 luglio durante i disordini del G8, ucciso dal carabiniere Mario Placanica. Ieri si è messo un vestito elegante grigio, una cravatta rossa, il dopobarba, ed è partito per piazza De Ferrari a incontrare gli amici di Carlo e quelli che lo hanno sostenuto in questi giorni. E' sempre un moderatore, fa alzare la gente che si siede per terra in piazza Alimonda. Usa toni misurati anche nello sdegno. Resta sindacalista nell'anima. Oggi sono passati due giorni dall'archiviazione per uso legittimo delle armi e legittima difesa, Giuliano Giuliani non ha ancora letto interamente le 45 pagine, "lo farò con calma", dice in un soffio come se tenesse il fascicolo sul comodino. Sabato pomeriggio non sarà in piazza Alimonda per ricordare ancora suo figlio, ci sarà la moglie. Giuliani invece avrà un incontro in Emilia-Romagna. Lui e Heidi Gaggio sono spesso invitati ad assemblee, conferenze, incontri, proiezioni di film. In tutta Italia. Ogni settimana.
In che cosa ha sperato sino all'altro ieri?
Che il gip davanti a due consulenze diametralmente opposte, quella dei nostri consulenti e quella degli esperti del pm, decidesse per un'altra perizia. Le conclusioni nostre e del pool di Torre sono così diverse. Almeno qualcuno che ci desse un'occhiata, altri dal di fuori.
Si è parlato tanto di immagini nella ricostruzione di piazza Alimonda, delle foto di Martinez della Reuters e degli altri che erano presenti all'omicidio. Che idea vi siete fatti, lei e Heidi?
Che se hai una digitale che scatta decine di immagini al secondo, non è possibile che alla fine te ne rimangano una ogni 8 secondi. Che prese le foto bisognava prendere la piazza e studiarla da ogni punto di vista. Da ogni angolo. Perché tutte immagini sono fatte a distanza, con l'utilizzo degli zoom e spesso risultano schiacciate. Quelli di Luna Rossa ad esempio erano accanto alla Chiesa del Rimedio, verso la scalinata. Poi c'è la foto con un ragazzo che tira una pietra e sembra attaccato al Defender, invece in una immagine che abbiamo recuperato noi, fatta da un abitante del palazzo in cima a via Caffa si vede che in quello stesso momento era quattro metri più in là, alle striscie pedonali all'angolo di via Caffa verso l'inferriata della chiesa. Insomma le immagini sono tutte le decifrare.
Che cosa la convince meno delle conclusioni del gip?
E' lunga la lista. Da dove cominciamo? Intanto mi sembra strano che un magistrato inizi con la testimonianza di un anarchico francese , un anonimo su internet che avrebbe potuto scrivere chiunque, in più con certe espressioni come "sbirri". Poi c'è la costruzione creativa dei periti del pm: la storia del sasso è una delle cose più incredibili che siano mai state scritte e usate. Quanto allo sparo in alto abbiamo la foto Reuters con la pistola puntata su Carlo. E' scattata qualche frazione di secondo prima che Carlo morisse. Come si fa a dire ora che sparò in alto?.
Quindi?
Quindi quel giorno non è successo niente. In piazza Alimonda c'era una gara di tiro al piattello.
L'archiviazione però in qualche modo era attesa, ve l'aspettavate...
Sì, ma non con una sorta di legittimazione concessa all'uso delle armi durante una manifestazione pubblica. Mi sembra la configurazione di un modello di ordine pubblico che non ha niente a che vedere con l'ordine costituzionale, e soprattutto miope . E anche l'enfasi sulla camionetta aggredita e circondata, la situazione di pericolosità in cui si trovavano i militari, come se fossero in una battaglia. Rivediamo le foto usando le stesse angolature e gli stessi zoom, e ci accorgeremo che la situazione non era drastica.
Che cosa si aspetta per il futuro?
Niente. Solo che il paese chieda verità e giustizia. Sarebbe già una grande cosa. Quanto alla fiducia nei magistrati, ne ho tantissima, infatti ho chiesto il dibattimento. Anche se mi dico deluso di questa sentenza. Deluso, certo.
Il caso sembra chiuso anche perché non è possibile fare una riesumazione visto che il cadavere di Carlo è stato cremato. Anche il gip lo scrive alla fine della sua ordinanza di archiviazione. Perché si scelse la cremazione?
E' stata una scelta strettamente di famiglia.
Anche all'autopsia non avevate vostri consulenti, come era diritto della parte offesa...
Se è per quello neppure noi abbiamo mai visto Carlo nudo, dopo che è morto.
Non lo avete mai visto?
Sì, ma era tutto fasciato, vestito per benino. Spuntavano solo le mani e una parte del viso e basta. Che cosa dovevamo fare? Denundarlo? Non ce la siamo sentita. Forse non ci abbiamo nemmeno pensato. Bisogna trovarcisi in quei momenti. Tante cose avremmo potuto fare diversamente...12 maggio 2003 - G8: INCHIESTA ARCHIVIATA PER 93 NO-GLOBAL
"Il Nuovo"
G8, inchiesta archiviata per 93 No global
Il fascicolo sui 93 manifestanti arrestati nella scuola Diaz nel luglio del 2001 è stato archiviato. Tra le accuse anche resistenza a pubblico ufficiale e detenzione di coltelli e armi improprie.
di Alessandra Fava
GENOVA - I 93 manifestanti presenti alla Diaz durante il blitz nella notte tra il sabato 21 e domenica 22 luglio 2001 (tutti arrestati, 62 dei quali feriti), da oggi non sono più accusati di resistenza aggravata e lesioni. Così conclude il gip Anna Ivaldi che dal 5 dicembre scorso doveva decidere sulla richiesta d'archiviazione dell'allora sostituto procuratore, oggi capo della Procura, Francesco Lalla. A carico dei 93 tuttavia permane l'accusa di associazione a delinquere che in dicembre fu stralciata.
"La sola ricostruzione possibile sulla base degli atti di questo procedimento di quanto accadde alla Diaz nella notte 21-22.7.01 - scrive Ivaldi - è quella che di fatto esclude che gli indagati abbiano posto in essere atti di resistenza", perché "quanto dagli stessi dichiarato non ha trovato smentita". Nelle motivazioni dell'ordinanza Ivaldi smonta in sostanza ogni accusa contro i manifestanti e sottolinea le incongruenze dei verbali e l'accusa ai manifestanti di aver costruito barricate, lanciato oggetti dalle finestre e posto in essere ogni forma di resistenza. Fatti, tra l'altro, che sono ancora materia di indagine di sette magistrati della Procura (gli stessi che stanno indagando sulla perquisizione alla Diaz, sulle molotov false e i verbali taroccati, sul giubbotto dell'agente Nucera).
Ivaldi ricorda inoltre che l'affidabilità dei verbali della polizia è relativa visto che "le firme sono illeggibili" e si scoprì poi che non corrispondevano interamente agli agenti presenti nella scuola: "la circostanza che siano emersi elementi che hanno indotto il pm a ipotizzare il reato di falso in relazione ai verbali...esclude che da tali verbali possa desumersi alcuna certezza circa l'effettivo svolgimento dei fatti". Inoltre c'è una totale concordanza nelle dichiarazioni rilasciate dai 93 ai magistrati circa la violenza dell'irruzione - sottolinea il gip - tanto più che i manifestanti finirono poi in carceri diverse e quindi espulsi dall'Italia e poi sentiti dai pm all'estero con rogatorie. Mentre "i funzionari interrogati hanno reso versioni discordanti circa l'ingresso nella scuola, tutti attribuendo ad altri di esservi entrati per primi".
La richiesta di archiviazione del dottor Lalla a suo tempo fece scalpore. Primo perché fu presentata il giorno successivo all'applicazione delle misure contro i 23 manifestanti accusati di devastazioni nei giorni del G8. Secondo, perché fu stralciata la parte relativa alla resistenza e terzo, perché nella motivazione il magistrato sosteneva in toto la credibilità della versione delle forze dell'ordine (la barricata, il lancio degli oggetti e altro) e chiedeva l'archiviazione "sia perché non è configurabile un concorso di tutti i denunciati in tutti od alcuni dei reati ipotizzati sia perché è risultato carente da parte della polizia giudiziaria l'individuazione soggettiva dei responsabili", insomma perché non si sapeva chi aveva fatto che cosa.13 maggio 2003 - G8: MINACCE A PM FRANZ, INDAGHERA' PROCURA TORINO
ANSA:
Sara' la procura della repubblica di Torino, competente per i reati che coinvolgono i magistrati del distretto di Genova, a indagare sulle minacce di morte ricevute per posta dal pm genovese Silvio Franz in relazione all' archiviazione del procedimento a carico del carabiniere Mario Placanica per l'uccisione di Carlo Giuliani durante il G8.
L' invio del fascicolo a Torino, per l' apertura delle indagini, e' stato confermato stamane dal procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino al quale il pm genovese ha consegnato la lettera di minacce. La notizia, anticipata oggi dal quotidiano La Repubblica, e' stata confermata anche dal magistrato Franz. "Si tratta - ha detto il sostituto procuratore - di quattro pagine contenenti tutti gli insulti possibili e immaginabili. Nella busta, oltre alla lettera di insulti, c'erano anche due lamette".
Il magistrato ha aggiunto solo di aver comunque trasmesso la lettera subito all' ufficio del suo diretto superiore, il procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino. "Presumibilmente - ha commentato quest'ultimo - si tratta di una persona esaltata che scrive una lettera di minacce. Per me e' una stupidaggine di nessun rilievo. Comunque ho trasmesso il fascicolo per competenza ai colleghi di Torino".
La lettera che sembra inviata da un detenuto della Spezia, e' pero' priva del timbro del carcere.14 maggio 2003 - G8: DIAZ; TRE NUOVI AVVISI A POLIZIOTTI PER FALSO E CALUNNIA
ANSA:
Dopo le molotov e le coltellate all' agente Nucera, ora anche la fitta sassaiola contro una pattuglia di poliziotti e' stata messa in dubbio dai pm genovesi, titolari delle indagini sulla sanguinosa irruzione della polizia nella scuola Diaz, durante il G8.
L' episodio, che fu addotto a giustificazione della perquisizione, e' stato infatti contestato in tre nuovi avvisi di garanzia ad altrettanti poliziotti del reparto mobile di Roma, con l' ipotesi di accusa di falso e calunnia. La notizia, anticipata oggi dal quotidiano "La Repubblica", e' stata confermata dal pm Zucca. "Nel corso delle indagini, ha spiegato il magistrato - e' emerso che nessun poliziotto ha scritto esattamente cosa era successo davanti alla Diaz, anzi tutti hanno dato versioni contrapposte o per sentito dire".
Il pm ha aggiunto che i tre nuovi poliziotti sono stati indagati perche', in una relazione tardiva, hanno riferito di un grosso sasso che aveva sfondato un vetro blindato del loro furgone, tanto che il mezzo venne poi portato in una officina della polizia".
Questo episodio pero' non risulterebbe dai verbali dei superiori, tra cui il funzionario romano Massimiliano Di Bernardini, che scrisse solo di una fitta sassaiola, specificando in seguito, davanti ai pm, che gli era stata riferita, come anche il lancio di un bullone. Di Bernardini scrisse pero' di aver visto di persona lanciare una bottiglia di birra sopra una delle quattro auto civetta della polizia e un manifestante che si aggrappava allo specchietto retrovisore di una vettura.
I tre nuovi avvisi di garanzia ai poliziotti romani hanno suscitato immediate polemiche da parte di alcuni difensori dei funzionari di polizia, indagati a loro volta di falso e calunnia. Il difensore di Di Bernardini, avv. Massimo Lauro, ha commentato: "Il mio assistito riferi' ai magistrati di aver saputo da un agente del reparto mobile di un sasso che aveva sfondato la camionetta. Mi pare dunque che non ci sia niente di nuovo sotto il sole".
"Le accuse che arrivano attraverso i giornali sono una costante di reali o presunte iniziative che l' autorita' giudiziaria procedente potrebbe aver compiuto o no", ha commentato invece l' avv. Alfredo Biondi, difensore di Pietro Troiani, il funzionario romano, gia' indagato per le false molotov nella scuola Diaz, citato da "Repubblica".
"Il mio cliente - ha aggiunto - non ha avvalorato nulla se non quello che in realta' e' accaduto e quindi se un' accusa deve essergli mossa sarebbe avventata e infondata al tempo stesso". "Ribadisco - ha concluso - che le accuse non si fanno attraverso i giornali, ma con atti formali che ne' a me ne' al mio assistito sono pervenuti".30 maggio 2003 - G8: GIULIANI; SCADUTI I TERMINI PER RICORSO IN CASSAZIONE
ANSA:
Per la giustizia italiana e' definitivamente chiuso il procedimento per la morte di Carlo Giuliani durante il G8, ucciso il 21 luglio del 2001, in piazza Alimonda, da un colpo di pistola sparato dal carabiniere di leva Mario Placanica. Sono scaduti infatti i termini per il ricorso in Cassazione da parte dei familiari del giovane no global, per chiedere un nuovo procedimento.
ll gip Elena Daloiso, il 5 maggio scorso, aveva archiviato per legittima difesa e uso legittimo dell' arma il procedimento a carico di Placanica, indagato di omicidio volontario.
Gli avvocati Giuliano Pisapia e Lia Vinci, che assistono i familiari del giovane no-global, hanno scelto invece di appellarsi alla Corte Europea dei diritti dell' uomo, con sede a Strasburgo ''perche' - spiegano - il ricorso per Cassazione era tecnicamente impossibile. Speriamo ora di ottenere giustizia e verita' dai giudici europei''.
La famiglia Giuliani, durante il procedimento, ha sempre sostenuto di non essere animata da desideri di vendetta, ma solo dalla ricerca della verita', che a suo dire poteva emergere soltanto da un pubblico dibattimento.
La Corte europea dovra' ora ripercorrere le varie fasi di tutta la giornata del 21 luglio 2001, caratterizzata da violenti scontri tra no global e forze dell' ordine, per valutare se la morte di Carlo Giuliani poteva essere evitata con una migliore organizzazione del servizio d' ordine.
Intanto il pm Silvio Franz, titolare dell' inchiesta su piazza Alimonda, sta vagliando la posizione di Eurialo Predonzani, Massimiliano Monai e Luca Finotti, i no global indagati per tentato omicidio, protagonisti dell' assalto al Defender dei carabinieri. Il fascicolo a loro carico potrebbe infatti confluire nell' inchiesta piu' ampia sulle violenze di piazza, condotta dai pm Anna Canepa e Andrea Canciani, dal momento che i tre giovani sono stati individuati in altri episodi violenti contro le forze dell' ordine.
@ scrivi all' almanacco dei "misteri d'Italia"
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