Almanacco dei misteri d' Italia
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5 ottobre 2002 - G8: GIULIANI; ULTIMO CONFRONTO TRA PERITI, LA PAROLA AL PM
ANSA:
Ultimo atto, oggi, nell'inchiesta sui fatti di piazza Alimonda di due anni fa quando, durante il G8, il giovane Carlo Giuliani venne ucciso da un colpo di pistola sparato dal carabiniere Mario Placanica. Dopo l'incontro di oggi a Palazzo di Giustizia tra i periti del pm e gli avvocati delle due parti il sostituto procuratore Silvio Franz dovra' decidere se archiviare il caso oppure rinviare a giudizio il militare. Il confronto di oggi, iniziato alle 11 e terminato alle 15.20, si e' basato ancora una volta sulle perizie che trova discordi gli avvocati della famiglia Giuliani. "E' stato un utile chiarimento - ha spiegato all'uscita l'avvocato della famiglia Giuliani, Giuliano Pisapia -, anche se per noi rimangono ancora alcuni lati da chiarire e le divergenze sono rimaste tali. Aspettiamo le scelte del pm e poi vedremo come comportarci rispetto ad un'eventuale archiviazione dell'inchiesta, oppure alla decisione di rinviare a giudizio Placanica". Secondo gli avvocati della famiglia Giuliani il proiettile che ha ucciso Carlo non sarebbe stato deviato "ne' da un calcinaccio, ne' da alcun altro oggetto" ha ribadito Pisapia. "Lo dimostrano - ha aggiunto - alcuni fotogrammi dei video girati in piazza Alimonda in cui si vedono tracce di sangue sul volto del ragazzo prima della frantumazione aerea del sasso". Ma allora come mai il proiettile e' risultato essere scamiciato? "Sicuramente, in base alle nostre perizie - ha ribadito Pisapia - ribadiamo con forza che non si e' aperto impattando ne' con un sasso, ne' con un oggetto che possa averlo deviato". Il perito balistico della parte offesa ammette che l'impatto con il cranio di Carlo Giuliani non puo' aver provocato la frammentazione del proiettile. Come possibile giustificazione, quindi, gli avvocati della famiglia Giuliani non escludono il difetto di fabbricazione. "Non posso ancora anticipare nulla sugli accertamenti della difesa" ha spiegato Pisapia alla domanda di una possibile richiesta di verifica sui proiettili prodotti dalla ditta "Fiocchi" per le Beretta Parabellum in dotazione alle forze di polizia, lasciando pero' intendere una mossa in questa direzione. Ben diversa la posizione dei legali di Mario Placanica che puntano ad un'archiviazione del caso e secondo i quali le macchie rosse sul volto di Giuliani visibili in alcuni video sarebbero solo riflessi di luce. "Altrimenti - dice l'avvocato Vittorio Colosimo - non si spiegherebbe come mai le stesse macchie rosse appaiono anche su altri manifestanti che, per fortuna, sono ancora in vita. E se davvero Giuliani fosse stato colpito quando ancora aveva l'estintore in mano, come mai sullo stesso estintore non c'erano tracce di sangue?". Spettera' adesso al pm, alla luce di quest'ultimo incontro, stabilire se rinviare a giudizio il carabiniere Mario Placanica per eccesso colposo di legittima difesa, oppure se archiviare il caso per uso legittimo di armi. Nel primo caso la parte offesa avra' 10 giorni dalla comunicazione per motivare la propria eventuale opposizione di fronte al Gip oppure decidere di chiedere ulteriori accertamenti allungando cosi' i tempi della decisione definitiva.6 ottobre 2002 - G8: AVV.COLOSIMO, PLACANICA NON HA SPARATO CON LA VOLONTA' DI COLPIRE GIULIANI
ANSA:
L' eventuale richiesta di archiviazione dell' inchiesta sulla morte di Carlo Giuliani che il pm di Genova Silvio Franz potrebbe depositare "rispecchia in modo assoluto la verita' dei fatti". Lo ha detto l' avv. Vittorio Colosimo, difensore di Mario Placanica, il carabiniere indagato per la morte durante il G8 di Genova, il 20 luglio dello scorso anno, di Carlo Giuliani. "Dall' inchiesta, condotta dal pm Franz con estremo scrupolo e rigore - ha aggiunto l' avv. Colosimo - non sono emersi peraltro elementi tali per giungere ad una diversa conclusione. Sono state valutate tutte le ipotesi e fatte tutte le verifiche del caso e la conclusione cui si e' giunti e' una sola: Mario Placanica non ha sparato con la volonta' di uccidere, ma soltanto per difendersi in una condizione di necessita' e di grave pericolo per la propria vita e per quella degli altri due carabinieri che erano a bordo della camionetta assalita dai manifestanti. Le perizie hanno dimostrato, inoltre, che il colpo di pistola sparato da Placanica ha raggiunto Giuliani dopo essere stato deviato da un calcinaccio. Cio' dimostra che Mario Placanica non ha puntato l' arma contro Giuliani". Secondo l' avv. Colosimo, inoltre, "c' e' da tenere conto dell' evidenza dei fatti e della ragionevolezza comune, che portano ad escludere qualsiasi volonta' omicida da parte di Placanica. La decisione del pm di chiedere l' archiviazione, dunque, e' assolutamente logica e prevedibile. Torna la serenita' finalmente per Mario Placanica perche' si rende conto che l' indagine sta giungendo all' accertamento dei fatti cosi' come lui li ha sempre descritti fin dal primo momento". Colosimo ha anche sottolineato che "e' da escludere anche qualsiasi ipotesi di eccesso colposo di legittima difesa, per la quale non esiste alcun presupposto".7 ottobre 2002 - G8: AGENTE ACCOLTELLATO CAMBIA VERSIONE
"Il Nuovo"
G8, Diaz: l'agente colpito nel blitz cambia versione
"Le coltellate erano due, non una". Il poliziotto corregge la versione data un anno fa e contestata dalle analisi del Ris sulla divisa. Il ferimento aveva fatto scattare l'irruzione contro i manifestanti.
di Alessandra Fava
GENOVA - Due coltellate, anziché una come aveva raccontato dodici mesi fa. A più di un anno di distanza dalla deposizione come parte lesa, Massimo Nucera, l'agente accoltellato da un manifestante nella notte dell'irruzione alla Diaz, racconta la sua verità e qualcosa stride con quella prima deposizione. Secondo i pm ci sono lacune e cambiamenti, a partire appunto, dal numero delle coltellate. Le differenze sarebbero legate tutte a quel maledetto verbale firmato alle tre di notte in Questura.
"C'è un equivoco tra la relazione di servizio e quello che è successo", dice l'avvocato Silvio Romanelli, che difende l'agente come gran parte della squadra di Canterini. Nel verbale l'agente racconterebbe di essere stato colpito da qualcuno che gli si avventava contro la gola. Oggi Nucera chiarisce la dinamica dei fatti e lo fa raccontando per filo e per segno senza interruzione la sua verità, di fronte a una telecamera in Procura. La versione di Nucera è che il manifestante gli avrebbe inferto una coltellata, lui lo avrebbe allontanato con una spinta e quindi quello lo avrebbe colpito una seconda volta. Sarebbe così spiegato perché i due tagli del giubbotto antiproiettile e della giacca non collimano (uno va per un senso, uno per un altro formando una sorta di x) come rilevato dalla perizia del Ris (Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri di Parma).
Insomma un aggiustamento in corsa. Nucera infatti fu sentito dalla Procura come parte lesa nel settembre dello scorso anno ("unico degli agenti della squadra speciale antisommossa a non aver avuto l'avviso di garanzia", sottolinea l'avvocato Romanelli). Quindi, dopo la perizia del Ris che sostiene che i tagli non sono compatibili con il racconto della dinamica dei fatti, viene indagato per falso e calunnia. Chiamato in Procura in primavera si avvale della facoltà di non rispondere. L'incidente probatorio tra qualche mese chiarirà la dinamica dei fatti.
Ma oggi Nucera ha dato ai pm Francesco Albini Cardona e Enrico Zucca anche la sua versione dei fatti sulla firma del "verbale madre", quello sugli arresti e le perquisizioni alla Diaz (che contiene anche l'elenco del materiale sequestrato, comprese le molotov). Vi appaiono infatti venticinque firme, anche di agenti che non parteciparono all'irruzione (come anticipato dal Nuovo il 23 settembre). L'agente scelto avrebbe specificato di essere stato invitato dai suoi superiori, diversi funzionari compreso un genovese, a firmare. Anche se dopo l'episodio dell'accoltellamento al secondo piano dell'edificio, lui è uscito dalla scuola e non ha preso più parte alla perquisizione.
Stamattina è stato sentito anche Michelangelo Fournier, vice questore e braccio destro di Vincenzo Canterini. Indagato per lesioni, sembra abbia confermato la versione data lo scorso settembre, compreso quel "basta basta" gridato ai suoi uomini e rilevato anche nelle testimonianze dei manifestanti. Fournier avrebbe però aggiunto anche qualche dettaglio prezioso per la Procura.
La tensione sulla vicenda non è ancora svanita. "Finirà tutto in una bolla di sapone", mormora un poliziotto che accompagna gli interrogati. Intanto gli stessi agenti della Diaz si occuperanno di tutelare l'ordine pubblico a Firenze, in occasione del Forum sociale europeo di novembre.7 ottobre 2002 - G8: DIAZ; INTERROGATO DIRIGENTE POLIZIA FOURNIER
ANSA:
E' durato mezz' ora questa mattina in Procura l' interrogatorio del dirigente di Polizia Michelangelo Fournier, vice di Vincenzo Canterini capo del Nucleo antisommossa di Roma, indagato di concorso in lesioni per la sanguinosa perquisizione alla Scuola Diaz durante il G8. Assistito dall' avvocato genovese Silvio Romanelli, Fournier ha confermato in dieci righe di verbale le dichiarazioni gia' fatte al Pm Enrico Zucca il 21 settembre scorso. Fournier, presente alla Diaz la notte dell' irruzione notturna della Polizia, e' stato infatti riconosciuto da alcuni manifestanti come il funzionario che ha gridato "basta, basta" ai poliziotti che stavano picchiando i no-global. Alla domanda pero' del Pubblico Ministero di rivelare a chi avesse rivolto l' esortazione, Fournier non avrebbe fornito risposte esaurienti. Il magistrato con questa nuova tornata di interrogatori, intende infatti identificare gli agenti picchiatori della Diaz.8 ottobre 2002 - G8: LIBERAZIONE
"Liberazione"
Omicidio Giuliani, il padre di Carlo: "Vogliamo solo la verità". Pisapia: "Verifica dibattimentale" Diaz, le false coltellate dell'agente scelto Sabrina Deligia Mario Placanica, il milite inquisito per l'omicidio di Carlo Giuliani avvenuto il 20 luglio 2001 a Genova, durante il G8, rischia di essere assolto dall'accusa perché un sasso avrebbe deviato il proiettile. Perché si sarebbe comunque trattato di legittima difesa e non di un eccesso della stessa. Insomma l'omicidio Giuliani rischia di essere archiviato: sabato scorso il pm Silvio Franz ha infatti chiuso l'indagine, nonostante le divergenze e le incongruenze tra i risultati della perizia del pool di esperti da lui convocati e quelli dei consulenti della famiglia Giuliani.
"A questo punto è quanto mai necessaria la verifica dibattimentale, perché nel contraddittorio delle parti si possa accertare cosa è avvenuto davvero in piazza Alimonda", spiega Giuliano Pisapia, il legale che rappresenta la famiglia Giuliani. "Non si può pensare di chiudere un fatto così tragico, con tutte le discordanze emerse. Per questo soltanto una verifica dibattimentale, durante la quale sarà possibile esaminare e controesaminare prove, indizi, imputati e testimoni, si potrà arrivare ad una ricostruzione imparziale di quanto accaduto". I temi di discordanza tra le diverse ricostruzioni di quanto avvenuto in piazza Alimonda riguardano l'individuazione del momento preciso in cui Carlo venne colpito dalla pallottola esplosa dal Defender su cui si trovava Placanica; la distanza della vittima dal veicolo dell'Arma e la teoria secondo cui il proiettile avrebbe colpito il giovane dopo una deviazione subita per aver colpito un calcinaccio lanciato dai manifestanti contro i carabinieri.
"Differenze sostanziali", incalza Giuliano Giuliani, padre di Carlo. "Ci sembra insostenibile la possibile archiviazione che si basa su un elemento "fantasioso", su la traiettoria di un sasso geniale. E' la somma delle incongruenze tra le perizie a suggerire la necessità di un dibattimento. Non abbiamo nessuna voglia di vendetta, che sia ben chiaro, vogliamo chiarezza, questa sì, su quanto è accaduto a Genova in quelle ore, in quei giorni", commenta Giuliano Giuliani. Resta dunque aperto lo scontro sulle perizie di parte con le quali è stata ricostruita la morte di Carlo. Il pm Franz aspetterà comunque la fine del mese per depositare le sue conclusioni.
La notte dei pestaggi
Massimo Nucera, l'agente scelto del nucleo antisommossa di Roma, indagato per concorso in lesioni, falso e calunnia, afferma ora di essere stato colpito nella scuola Diaz non con una, ma con due coltellate.
Fino ad oggi il poliziotto aveva parlato di un solo tentativo di accoltellamento, ma ieri invece, interrogato per quattro ore in procura a Genova, ha specificato ai pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini la dinamica completa del fatto: così da una - peraltro già smentita da una perizia della scientifica dei carabinieri - sono diventate due le coltellate materializzatesi addosso al giubbotto di Nucera. Per la cronaca l'episodio sarebbe avvenuto alla Diaz, nella notte del 21 luglio, durante il pestaggio da parte della polizia di persone inermi che dormivano all'interno della scuola. "L'equivoco sulle coltellate è tra la relazione di servizio e quello che è successo. Nucera scrisse il verbale in modo molto sintetico alle tre di notte, quando era molto stanco" si è precipitato ha spiegare ieri Ilvio Romanelli, difensore dell'agente scelto. Nucera era talmente stanco che nella sua relazione di servizio scrisse di qualcuno che lo aveva aggredito puntandogli un coltello alla gola. Ma ieri l'agente si è ravveduto ha raccontato ai magistrati un'altra versione: in questura, quella notte, avrebbe ricevuto pressioni da parte di un funzionario milanese, che non conosceva, per sottoscrivere i verbali di sequestro degli oggetti ritrovati nella scuola (tra cui le due molotov) e di arresto dei 93 no-global. E a proposito del suo accoltellamento, Nucera ha spiegato ai magistrati che la notte dell'irruzione venne aggredito al buio, quando si trovava al secondo piano della scuola: "Ho avvertito che un manifestante mi veniva incontro con qualcosa in mano. Ho cercato di respingerlo". E il coltello? Nucera ricorda di averlo raccolto per terra. E le coltellate? Nucera sostiene di essersi accorto dei tagli sul giubbotto antiproiettile solo mentre scendeva le scale, nel riporre il manganello tonfa.8 ottobre 2002 - G8: BOLZANETO; VIOLENZE, 33 RICONOSCIUTI DA FERMATI
ANSA:
Sono 33, tra poliziotti, agenti di polizia penitenziaria e carabinieri, di cui 13 gia' indagati, le persone riconosciute dai manifestanti come presunti responsabili o testimoni di violenze e soprusi avvenuti nella caserma di Bolzaneto, durante i giorni del G8. La procura sta inoltre verificando le responsabilita' dei sanitari, in tutto una decina tra medici e infermieri, accusati a loro volta di presunti abusi e molestie nei confronti di una trentina di no-global. Continuano intanto da parte dei magistrati gli interrogatori delle persone offese alle quali vengono sottoposte le fotografie di tutto il personale presente nella caserma per far luce sugli episodi denunciati e sui responsabili delle violenze. Tra gli indagati delle forze dell' ordine ci sono l' ex vicedirigente della Digos genovese Alessandro Perugini, interrogato l' 8 gennaio scorso, il vicequestore Anna Poggi di Torino, due capitani della polizia penitenziaria, due ufficiali del Battaglione Sardegna ed un ispettore di polizia. Tutti devono rispondere dell' ipotesi di accusa di non aver impedito, pur avendone la percezione, la violenza nei confronti degli arrestati. Unico indagato invece tra i sanitari e' per ora il medico dell' amministrazione penitenziaria Giacomo Toccafondi, accusato per presunte violenze da alcuni no-global e da un infermiere bolognese. Secondo i pm, impegnati da mesi in queste indagini, a Bolzaneto, punto di raccolta delle persone fermate durante i giorni del G8, il clima era molto pesante: vessazioni costanti, percosse e insulti. La procura ha infatti raccolto decine di testimonianze e denunce da parte dei manifestanti che transitarono nella caserma.9 ottobre 2002 - G8: 40 SENATORI OPPOSIZIONE PER INCHIESTA PARLAMENTARE
ANSA:
Quaranta senatori del centrosinistra si oppongono all' archiviazione dei fatti del G8 di Genova e sottoscrivono la richiesta di istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta. L' iniziativa e' partita dal capogruppo di Prc, Gigi Malabarba e dal sen.Nando Dalla Chiesa (Margherita), che hanno raccolto piu' del 10% delle firme dei componenti il Senato per aprire una procedura d' urgenza per l' approvazione dell' inchiesta. "Le novita' clamorose emerse nei giorni scorsi - afferma Malabarba - su tutte le principali vicende di repressione durante il G8 stravolgono e perfino capovolgono le conclusioni della Commissione parlamentare di indagine e hanno convinto i senatori dell' opposizione a tentare di disvelare le omerta', le falsita' e anche i depistaggi operati da chi aveva il compito di tutelare l' ordine pubblico. Si tratta anche di una risposta ai genitori di Carlo Giuliani e all' appello sottoscritto da migliaia di cittadini nell' anniversario della morte del giovane, che hanno chiesto esplicitamente la commissione d' inchiesta".15 ottobre 2002 - G8: DIAZ, IL GIALLO DELLE FIRME SUI VERBALI
"Il Gazzettino"
GENOVA La magistratura ha accertato che i documenti non sono stati sottoscritti da alcuni funzionari presenti all'irruzione G8. Nei verbali del blitz alla Diaz il giallo delle firme Genova
I verbali del blitz alla scuola Diaz, avvenuto il 21 luglio dell'anno scorso, durante il G8, sarebbero stati firmati anche da poliziotti che non avevano partecipato all'irruzione. Mancano invece alcune firme di funzionari presenti all'irruzione.
Il "giallo delle firme" è emerso ieri pomeriggio, nel corso dell'interrogatorio, durato circa sei ore, dell'ex dirigente della squadra mobile genovese, Nando Dominici, indagato di falso e calunnia. L'interrogatorio è stato poi secretato dai pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini. Assistito dall'avv. Maurizio Mascia, Dominici ha raccontato di non aver partecipato all'irruzione, ma di aver firmato i verbali nell'esercizio delle sue funzioni, senza porsi il problema della falsità (ora contestata dai pm ai poliziotti) degli oggetti trovati all'interno della scuola (tra cui le due bottiglie molotov) e dell'accoltellamento all'agente romano Massimo Nucera.
"Il mio assistito - ha detto l'avv. Mascia - ha firmato il verbale relativo alle notizie di reato e quello di arresto dei 93 manifestanti sul presupposto che le relazioni di servizio fossero veritiere". L'indagine della procura sulle firme "fantasma" era partita dalle ricerche fatte dal pool di investigatori, nominato dal capo della polizia per far luce sull' operato dei colleghi. Il responsabile del pool, Claudio Sanfilippo consegnò in procura il rapporto "Molotov". Per copertina venne scelta la scena del "Bacio di Giuda" di Giotto (Gi-otto) dall'affresco della Cappella degli Scrovegni di Padova. Delle firme presenti sui verbali, subito ne vennero identificate 19, e altre 4 recentemente. Ora il nuovo giallo: parte dei firmatari, tra cui Dominici, hanno chiarito di non essere direttamente coinvolti nell'irruzione nella scuola."Liberazione"
Diaz, quel "pasticciaccio delle firme" sui verbali della notte dei pestaggi Interrogato ieri l'ex capo della mobile di Genova accusato di falso e calunnia Sa. Del. E' stato interrogatorio ieri l'ex dirigente della squadra mobile di Genova, Nando Dominici, attualmente vicequestore vicario di Brescia, indagato di falso e calunnia per aver sottoscritto i verbali relativi all'irruzione notturna della polizia nella scuola Diaz, durante il G8.
Dominici è uno dei funzionari di polizia indagati per aver firmato i verbali di sequestro in cui sono elencate, tra i vari oggetti trovati, anche le due bombe molotov, ritenute false prove anche dai magistrati: prove costruite a tavolino per giustificare il pestaggio e gli arresti dei 93 no-global presenti nell'istituto e le accuse di associazione a delinquere. Quei verbali, come anticipato la scorsa settimana da Il secoloXIX sono stati firmati anche da poliziotti che non avevano partecipato all'irruzione. E ieri si è avuta la conferma che mancano invece alcune firme di funzionari presenti durante i pestaggi. Il "pasticciaccio delle firme" si è infatti palesato, nel corso dell'interrogatorio di Dominici, durato circa sei ore, dell'ex dirigente della squadra mobile genovese.
Assistito da Maurizio Mascia, Dominici ha raccontato di non aver partecipato all'irruzione, ma di aver firmato i verbali nell'esercizio delle sue funzioni, senza porsi il problema della falsità (ora contestata dai pm ai poliziotti) degli oggetti trovati all'interno della scuola (tra cui le due bottiglie molotov) e dell'accoltellamento all'agente romano Massimo Nucera. "Il mio assistito - ha detto l'avvocato Mascia - ha firmato il verbale relativo alle notizie di reato e quello di arresto dei 93 manifestanti sul presupposto che le relazioni di servizio fossero veritiere". Dominici ha spiegato infatti ai pm di essere arrivato quella sera alla scuola Diaz a perquisizione avvenuta, quando ormai l'irruzione della polizia era conclusa.
L'indagine della procura sulle firme "fantasma" era partita dalle ricerche fatte dal pool di investigatori, nominato dal capo della polizia Gianni De Gennaro per far luce sull'operato dei colleghi in merito all'irruzione nella scuola Diaz. Il responsabile del pool, Claudio Sanfilippo, attuale dirigente della squadra mobile genovese, a fine estate consegnò in procura il rapporto "Molotov". Per copertina venne scelta la scena del "Bacio di Giuda" di Giotto (Gi-otto) dall'affresco della Cappella degli Scrovegni di Padova. Delle ventuno firme presenti inizialmente sui vari verbali, subito ne vennero identificate diciannove, e altre quattro recentemente.15 ottobre 2002 - G8: BOLZANETO; CONCESSA PROROGA SEI MESI PER INDAGINI
ANSA:
Una proroga di sei mesi e' stata concessa dal gip Lucia Vignale, su richiesta del pm Vittorio Ranieri Miniati, per l' inchiesta sulle presunte violenze da parte all' interno della caserma della polizia di Bolzaneto durante i giorni del G8. La richiesta di proroga dovrebbe riguardare 13 indagati per i quali le ipotesi di reato sono quelle di abuso di autorita' su persone detenute, lesioni (a titolo omissivo per non aver impedito l' evento), ingiurie e minacce. In un caso l' ipotesi e' quella di lesioni vere e proprie. Tra gli indagati figura anche Alessandro Perugini, all' epoca vice capo della Digos di Genova che, in quella circostanza, e' risultato il funzionario piu' alto in grado presente nella struttura che era stata organizzata dalle forze dell' ordine come centro di detenzione temporaneo per i manifestanti arrestati. Furono numerose le denunce presentate in Procura per presunti abusi e violenze da parte delle forze dell' ordine che sarebbero avvenuti nella caserma di Bolzaneto tra il 20 ed il 22 luglio dell' anno scorso. Per quanto riguarda l' inchiesta sull' irruzione nella scuola Diaz il pm Enrico Zucca aveva convocato per oggi il commissario Fabio Ciccimarra, indagato per calunnia e falso per i verbali redatti dopo l' intervento nella scuola ma il poliziotto ha fatto sapere al magistrato che si avvale della facolta' di non rispondere. Ciccimarra che era gia' stato ascoltato dai magistrati genovesi perche' indagato per concorso in lesioni, fa anche parte degli otto poliziotti arrestati a Napoli la scorsa primavera per gli incidenti con i manifestanti avvenuti nel marzo dell' anno scorso nella capitale partenopea. Per domani, invece, e' previsto l' interrogatorio di Carlo Di Sarro, ex funzionario della Digos genovese ed oggi responsabile del commissariato di Rapallo. E' accusato, a sua volta, di calunnia e falso: secondo l' accusa, avrebbe firmato il verbale relativo al sequestro dei reperti in cui erano citate anche le false molotov poi attribuite ai manifestanti arrestati.16 ottobre 2002 - G8: DIAZ; INTERROGATO EX FUNZIONARIO DIGOS DI GENOVA
ANSA:
L' ex numero tre della Digos di Genova, Carlo Di Sarro, ora dirigente del commissariato di Rapallo, indagato di falso e calunnia, e' stato interrogato stamani in Procura nell' ambito dell' inchiesta sull' irruzione della polizia nella scuola Diaz, del 21 luglio dell' anno scorso, durante il G8. L' interrogatorio, durato circa tre ore, e' stato secretato. A Di Sarro, assistito dagli avvocati Gimmi Giacomini e Pier Giovanni Junca, i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini hanno contestato la firma sul verbale di arresto dei 93 no-global presenti nell' edificio, in cui era descritto anche l' accoltellamento dell' agente romano Massimo Nucera. Di Sarro invece non sottoscrisse, a differenza dei suoi colleghi, anche il verbale di sequestro in cui sono elencate, tra gli oggetti trovati, le due bottiglie molotov, considerate dagli inquirenti false prove della polizia per giustificare gli arresti e le accuse di associazione per delinquere. Oggi il poliziotto ha spiegato ai magistrati che la sera dell' irruzione notturna aveva guidato una delle colonne della polizia che avevano ricevuto l' ordine di eseguire la perquisizione nella scuola. Arrivato all' istituto, Di Sarro non entro', ma rimase nelle vicinanze, con funzioni di controllo della zona. Di Sarro ha ammesso di essere entrato nella scuola, ma solo dopo l' irruzione, e di aver visto i numerosi oggetti sequestrati, tra cui le due bottiglie molotov. Il poliziotto pero' non firmo' il verbale relativo al sequestro, in quanto non aveva partecipato all' operazione.22 ottobre 2002 - G8: DIAZ, LA VERITA' IN SETTE MINUTI
"Il Corriere della sera"
Molotov alla Diaz, la verità in sette minuti
Dalla sassaiola che portò al blitz alle prove false: la ricostruzione degli investigatori. Il "mistero" del telefonino di Canterini
"Scusa Canterini, c'è uno degli agenti nostri ferito con una coltellata?" "... Ci hanno provato" (Dialogo tra Spartaco Mortola, capo della Digos di Genova, e Vincenzo Canterini, capo del Reparto mobile di Roma, cortile della scuola Diaz, tra le 00.41 e le 00.44). E allora tentiamo di ricostruirla di nuovo, la notte italiana più brutta degli ultimi anni, l'irruzione nell'edificio che ospitava i no global durante il G8, le botte, le prove false.
Dall'inizio alla fine, come un film. Perché questa volta non sono singole scene. Una traccia c'è. I primi punti fermi di un'inchiesta sempre più complicata che ha tra gli indagati alcuni tra i più importanti uomini della polizia italiana (falso, calunnia, lesioni gravi). Al centro di tutto, il tentativo di capire chi truccò le carte. Chi diede l'ordine di prendere le due molotov trovate nel pomeriggio di quel giorno in un'aiuola di corso Italia al termine degli scontri, e portarle dentro la Diaz, per usarle come "prove" della pericolosità dei no global che dormivano nell'istituto. Chi le mise, chi sapeva. Al momento, molti indizi vanno verso il vicequestore Pietro Troiani, ex del Reparto mobile di Roma, ex delfino di Vincenzo Canterini (l'uomo che "diresse" l'irruzione), a Genova in quei giorni per fare da raccordo tra i suoi ex colleghi e la questura. Antonio Burgio, l'autista del furgone che recuperò le due molotov sostiene di avere ricevuto da lui l'ordine di portarle nell'istituto. In mano ai magistrati Francesco Pinto ed Enrico Zucca c'è un filmato - sequestrato a luglio all'emittente "Primocanale" - che riprende i funzionari di polizia a colloquio tra loro nel cortile della Diaz e il sacchetto blu che contiene le molotov. A che ora viene girato quel filmato? Prima o dopo il "deposito" delle false prove nella scuola? Il rapporto della squadra speciale della polizia su quella notte prova a fissare i paletti della storia. Ci sono sette minuti decisivi per l'inchiesta, dalle 00.34 alle 00.41, nei quali si consuma la vicenda delle molotov. Ci sono le contraddizioni di Vincenzo Canterini. C'è la verità sul filmato.
L'AGGRESSIONE - E' la sassaiola che subisce davanti alla Diaz il convoglio in servizio di perlustrazione alle dipendenze di Massimo Di Bernardini, dirigente dello Sco (Servizio centrale operativo). L'episodio che porta all'irruzione. Di Bernardini nella sua relazione lo fissa alle 22.30. Sarebbe però un orario incompatibile con il reale svolgimento dei fatti. Un mero errore materiale, per gli investigatori, ma che a cascata sarà ripetuto in centinaia di atti. L'episodio andrebbe anticipato di un'ora: entro le 21.30 di quel 21 luglio. Gli investigatori ci arrivano studiando il traffico telefonico di Di Bernardini, e dei suoi superiori Francesco Gratteri, capo dello Sco, e del suo vice Gilberto Caldarozzi, e lo conferma una relazione degli uomini del primo reparto mobile di Roma, presenti all'episodio.
CANTERINI - Prima riunione in questura, lui non c'è. E' ancora a cena. A che ora viene contattato? Se l'aggressione al convoglio fosse avvenuta alle 22.30 - fanno notare gli investigatori - sarebbe chiaro che il blitz era stato deciso "a prescindere". Invece, non è così. Canterini viene informato alle 21.50 dal suo superiore Valerio Donnini, della decisione che sta maturando in questura: intervenire "in modo massiccio" con uomini e mezzi. I suoi. L'ordine è chiaro: concentrare il suo reparto davanti alla questura entro le 23.00.
IN VIAGGIO - Seconda riunione: inizia alle 23 circa, si conclude 40 minuti dopo con la partenza del convoglio del reparto mobile. Destinazione, la scuola Diaz. Lo conferma l'esame delle telefonate dell'assistente Burgio, alla guida di uno dei mezzi del reparto. E' l'autista di Troiani. Sul suo furgone ci sono le molotov. Dalle ore 23 alle 23.49 la sua utenza viene registrata dalle "celle" telefoniche lungo la direttrice nord della questura, e dalle 23.59 "impegna" quelle in direzione Levante. Sarebbe la dimostrazione che il furgone con le molotov raggiunse la Diaz - per l'appunto nella zona Est di Genova - a mezzanotte.
MOLOTOV - Dichiarazioni, testimonianze e tabulati fissano il momento decisivo alle 00.34, quando l'autista Burgio telefona a Troiani - 22 secondi di conversazione -. Sono entrambi alla Diaz, lo prova l'esame dei loro cellulari e delle altre telefonate (00.51, chiama Troiani, e 00.59, chiama Burgio) tra i due, che attivano la stessa "cella", la più vicina alla scuola. Ma è alle 00.34 che secondo gli investigatori scatterebbe l'ordine: portare le molotov nella scuola.
IL FILMATO - Riprende il "conciliabolo" davanti al portone d'ingresso della scuola tra i funzionari di polizia. Una riunione divisa in due: ci sono due differenti spezzoni di immagine, che nel filmato sono di seguito ma in realtà sono "separati" di almeno tre minuti, frutto di uno "stacco" di ripresa. Prima sequenza: ci sono tutti. Il numero due dell'Ucigos Giovanni Luperi, che parla al telefono e che per alcuni istanti ha in mano il sacchetto con le molotov, Canterini, Mortola, Gratteri, Caldarozzi, Troiani. Secondo gli investigatori, che hanno analizzato i tabulati di tutti i poliziotti in questione, l'inizio di quel video, di quel conciliabolo, è da fissare poco prima delle 00.41 e 30 secondi, orario in cui Luperi risponde a una telefonata del suo superiore, il prefetto Arnaldo La Barbera (terza conversazione tra i due dopo quelle delle 00.33 e 00.38), l'unica contestuale a quella effettuata da un altro funzionario ripreso dalla telecamera, ore 00.38, durata dieci minuti. I sette minuti tra la telefonata dell'autista Burgio a Troiani e la riunione dei funzionari sono lo snodo dell'inchiesta. Il video si chiuderebbe con Mortola che sembra rientrare nella scuola con Troiani. Per questo, i due verranno risentiti dai pm. Bastano quei 7 minuti per prelevare le molotov dal furgone, portarle nella scuola e poi fuori per mostrarle ai funzionari che quindi si mettono a discutere sul punto?
IL MISTERO - Riguarda Canterini. Che durante il blitz parla, e molto, al telefono. Non con il suo cellulare di servizio che squilla alle 00.19 e poi all'una e sette minuti. Ed è muto per un'ora, quella dell'irruzione alla Diaz, durante la quale - come testimonia anche il filmato - il capo del Reparto mobile di Roma parla più volte al telefonino. Usando un cellulare (un Samsung) o una scheda sconosciuta verso un numero non identificato. Perché non usava il cellulare di servizio? Con chi parlava? Cosa stava dicendo?
RISPOSTE - L'indagine della polizia su se stessa finisce qui. Un lavoro basato sui fatti che fissa punti fermi, ore e circostanze. Senza azzardare soluzioni, implicitamente indica alcune responsabilità. Tocca ai magistrati il lavoro più difficile, integrare la ricostruzione di quella notte - basata solo su dati oggettivi - con le versioni dei fatti emerse dagli interrogatori. E' stata chiesta una proroga delle indagini, probabilmente verrà sentito De Gennaro. E' ancora lunga, la notte della Diaz.
Marco Imarisio22 ottobre 2002 - G8: NUOVA RICHIESTA COMMISSIONE D'INDAGINE
"Liberazione"
Torna in Senato la richiesta di commissione che faccia luce sui fatti di Genova: dalla morte di Carlo alle "bombe" in divisa G8, quelle false molotov da inchiesta Sabrina Deligia Arriva al Senato la richiesta di una Commissione d'inchiesta sui tragici fatti di Genova, avvenuti nel luglio 2001, durante il G8. Dopo la bocciatura avvenuta lo scorso anno da parte della maggioranza, che fortemente volle una innocua commissione d'indagine, senza cioè alcun potere inquirente, la richiesta sottoscritta da quaranta senatori del Prc e dell'Ulivo approda oggi in Commissione Affari costituzionali.
"Il fallimento di quella iniziativa parlamentare e le palesi contraddizioni con quanto emerso dalle indagini della magistratura sull'uccisione di Carlo Giuliani, sull'assalto squadristico alla scuola Diaz e sulle violenze alla Bolzaneto hanno convinto tutte le forze di opposizione al senato a sottoscrivere una nuova richiesta. Il confronto anche in sede politica è indispensabile se si vuole evitare l'archiviazione e punire i responsabili di Genova", spiega Gigi Malabarba, capogruppo Prc al Senato e primo firmatario della richiesta che sarà discussa oggi. "Aver superato il dieci per cento dei parlamentari richiedenti, la mobilitazione di migliaia di cittadini e l'impegno della famiglia Giuliani che hanno sottoscritto un appello in tal senso, ha imposto la calendarizzazione rapida della richiesta. Alla luce di quanto è emerso nei giorni scorsi - incalza Malabarba - non ci può essere nessun argomento contrario alla commissione d'inchiesta. Un nuovo rigetto rappresenterebbe il più arrogante dei tentativi di occultamento della verità su quella drammatica vicenda per garantire l'impunità degli autori della violenza di Stato e anche, se non vogliamo dimenticarlo, di un assassinio di Stato. E non sarebbe certo un buon viatico per un buon svolgimento del Forum sociale europeo che sta per svolgersi a Firenze".
Telefonata cruciale
Le molotov erano pronte prima del sanguinoso blitz della polizia nella scuola Diaz. E' quanto emerge dalle indagini della squadra speciale di investigazione guidata dal capo della mobile genovese Claudio Sanfilippo. La prova è in una telefonata fatta da Pietro Troiani, il vicequestore sospettato di aver portato nell'istituto le due molotov, le false prove appunto - quelle che sono servire a giustificare prima il pestaggio, poi l'arresto dei 93 noglobal che dormivano nei loro sacchi a pelo. La conferma arriva dall'intreccio di tabulati, conversazioni, contraddizioni e un filmato. Quella notte Troiani, ex del reparto mobile di Roma, ex delfino di Vincenzo Canterini (l'uomo che diresse l'irruzione), chiamò il suo autista e sette minuti dopo le bottiglie arrivarono alla scuola: le telecamere di "Primocanale" hanno registrato la scena dove Giovanni Luperini, numero due dell'antiterrorismo, viene ripreso con il sacchetto in mano - contenete le bottiglie - alle 00.41. Antonio Burgio, l'autista del furgone che recuperò le due molotov in strada, conferma di aver ricevuto da Troiani l'ordine di portarle alla Diaz. In mano ai magistrati Francesco Pinto ed Enrico Zucca c'è il filmato - sequestrato a luglio all'emittente genovese - che riprende i funzionari di polizia a colloquio tra loro nel cortile della Diaz con il sacchetto blu che contiene le molotov e ci sono anche le contraddizioni di Vincenzo Canterini. A che ora viene girato quel filmato? Prima o dopo il "deposito" delle false prove nella scuola? Nel rapporto della squadra speciale ci sono sette minuti decisivi per l'inchiesta: dalle 00.34 alle 00.41, nei quali si consuma la vicenda delle molotov. Alle 00.34 inizia la conversazione tra Troiani e l'autista Burgio: la telefonata dura 22 secondi, sono entrambi alla Diaz, lo prova l'esame dei loro cellulari e si chiamano più volte (00.51, chiama Troiani, e 00.59, chiama Burgio). Ma è alle 00.34 che scatterebbe l'ordine di portare le molotov nella scuola.
Per gli investigatori, che hanno analizzato i tabulati di tutti i poliziotti coinvolti con la Diaz, l'inizio di quel video è da fissare poco prima delle 00.41 e 30 secondi, orario in cui Luperi risponde a una telefonata del suo superiore, il prefetto Arnaldo La Barbera (terza conversazione tra i due dopo quelle delle 00.33 e 00.38), l'unica contestuale a quella effettuata da un altro funzionario ripreso dalla telecamera, ore 00.38, durata dieci minuti. I sette minuti tra la telefonata dell'autista Burgio a Troiani e la riunione dei funzionari sono lo snodo dell'inchiesta. Il video si chiude con Mortola che sembra rientrare nella scuola con Troiani. Per questo, i due verranno risentiti dai pm. Ma c'è ancora da svelare il mistero Canterini. Il capo della mobile di Roma parla più volte al telefonino, ma non quello di servizio, come risulta anche dal fimato. Il cellulare Samsung di servizio suona infatti per l'ultima volta alle 00.19. Perché? Con chi parlava? Cosa stava dicendo? E' tempo di verità. Nell'intreccio dei tabulati sfilano chiamate concitate in una manciata di minuti e per la prima volta spunta anche il nome di Manganelli, oggi vice capo della polizia, stretto collaboratore di De Gennaro.23 ottobre 2002 - G8: DIAZ; HA LASCIATO POLIZIA AUTISTA CHE PORTO' LE MOLOTOV
ANSA:
Ha dato le dimissioni dalla polizia dopo 12 anni di servizio, Antonio Burgio, l' autista del vicequestore romano Pietro Troiani durante il G8, che la sera del blitz alla scuola Diaz, avvenuto il 21 luglio dell' anno scorso, porto' nel cortile le due bottiglie molotov, poi usate dalla polizia come false prove contro i 93 no-global arrestati. A dare notizia delle sue dimissioni e' stato lo stesso poliziotto in una intervista pubblicata oggi su "Repubblica". Intanto l'on. Alfredo Biondi, difensore del vicequestore di Roma Pietro Troiani, indagato come altri poliziotti di falso e calunnia, ha contestato la ricostruzione di Burgio sulla vicenda delle due molotov e soprattutto che sarebbe stato Troiani a impartirgli l' ordine di portarle alla Diaz. Le dimissioni di Burgio, sentito come teste due volte dalla procura nel luglio scorso, sarebbero state motivate dal clima con cui veniva trattato in caserma e dal comportamento della polizia nella vicenda Diaz. "Io continuo a credere - ha detto il poliziotto nell' intervista - in determinati valori e comportamenti che nella polizia di oggi mi sembra non ci siano piu'". Dopo il G8, Burgio venne aggregato dal ministero al reparto mobile di Genova-Bolzaneto dove e' rimasto fino a poco tempo fa, prima di decidere di lasciare la polizia. Nella sua intervista, Burgio ha raccontato che fu Troiani a dargli l' ordine di portare le due bottiglie molotov alla Diaz, ma di non essere entrato nell' edificio. "Troiani era nel cortile - ha spiegato - e li' mi sono fermato". Ma l' avvocato Biondi ha contestato questa ricostruzione, spiegando che "Troiani ha negato davanti ai magistrati di essere stato a conoscenza che a bordo del suo veicolo ci fossero le due molotov. Quando e' arrivato alla Diaz ha ricevuto una telefonata dal suo autista Burgio il quale gli ha comunicato che a bordo c' era della roba. A quel punto Troiani gli ha ordinato di portarla alla Diaz e poi l' ha consegnata ad altri poliziotti che erano li'". Biondi ha aggiunto "Che cosa e' successo dopo e come e' stato interpretato questo gesto e a chi sarebbe stata attribuita l' iniziativa operativa Troiani non lo sa". Biondi infine ha stigmatizzato tutta la ricostruzione apparsa sui giornali della vicenda Diaz. "La procura di Genova - ha concluso - sta costruendo un meccanismo di comportamento concorsuale che non esiste. E al dibattimento lo smonteremo come un giocattolo da bambini".24 ottobre 2002 - G8: CON "L'ESPRESSO" UNA VIDEO-INCHIESTA
"Liberta'"
Un video dell'Espresso
Il G8 di Genova raccontato in 90 minuti
Roma - Novanta minuti di scioccante, incontrollabile, avvilente violenza allo stato puro. Ad oltre un anno di distanza dai clamorosi avvenimenti di Genova, accaduti nel luglio 2001 durante il G8, le immagini inedite contenute nella video- inchiesta dell'Espresso - in uscita domani insieme al settimanale - sono destinate ancora una volta a paralizzare l'attenzione del pubblico, a suscitarne un'inquietante incredulità. "Maledetto G8" è il titolo del primo appuntamento con i video approfondimenti dedicati a fatti d'attualità, realizzati e proposti ai lettori dal settimanale d'informazione. A metà tra un documentario ed un reportage giornalistico, che riserva alle riprese video l'occhio imparziale della realtà, il film ha richiesto un lungo e laborioso lavoro di raccolta delle immagini, provenienti da filmati amatoriali, di freelance, di professionisti, e resa possibile anche grazie alla collaborazione della Fondazione Carlo Giuliani. Una ricerca volutamente meticolosa, perché il video, per quanto di "denuncia", risulta "non schierato", né contro le forze dell'ordine, né pro il Genoa Social Forum, o No Global, e così via. Senza parole, prive di commento, o voci fuori campo, partono le scene di Genova, ricostruite in ordine cronologico e sottotitolate solo da testi che danno le coordinate spazio temporali: date, luoghi, orari. Il risultato finale del montaggio è completo: dalla distruzione della città ad opera delle cosiddette "tute nere", i Black Block, alla morte del ventitreenne Carlo Giuliani, all'"incursione" della polizia nella scuola Diaz, quartier generale del Genoa Social Forum.29 ottobre 2002 - G8: LIBRO GIULIANI SU "UN ANNO SENZA CARLO"
"La Gazzetta di Mantova"
I Giuliani e il loro libro su Carlo
Giovedì alle ore 21 nella Sala degli Stemmi a Palazzo Soardi in via Frattini sarà presentato il libro "Un anno senza Carlo", di Haidi e Giuliano Giuliani, genitori di Carlo, 23 anni, morto il 20 luglio 2001 durante gli scontri tra forze dell'ordine e manifestanti anti G8 a Genova. All'iniziativa, organizzata dalla Federazione Ds di Mantova parteciperanno Giuliano Giuliani, padre di Carlo, Chiara Loschi, segretaria della Sinistra Giovanile di Mantova, Vanni Dian, segretario provinciale Cgil, Pasquale Pugliese, della Rete Lilliput di Reggio Emilia. Il libro è frutto dell'incontro tra la giornalista dell'Unità Antonella Marrone e i genitori di Carlo, per un confronto-confessione su come è cambiata la loro vita dopo la morte del figlio.29 ottobre 2002 - G8: NASCE COMITATO CITTADINI COINVOLTI IN INCHIESTE
"La Nazione"
Dopo il G8, nasce un comitato di cittadini coinvolti nelle inchieste
La signora si presenta come la mamma di Sara. "Sara passava dalla Diaz a riprendere lo zainetto; è stata fermata, picchiata, portata in ospedale dove le hanno riscontrato un trauma cranico. Ciononostante l'hanno presa e trasferita a Bolzaneto, dove l'hanno di nuovo picchiata. Le hanno impedito di telefonare a un avvocato, così come a casa. Di lei non ho avuto notizie per 24 ore". 24 ore di black-out del diritto. "Sara risulta ancora indagata per associazione a delinquere a scopo di saccheggio e devastazione. Ora abbiamo da affrontare il processo". Con Sara, gli indagati per gli scontri con la polizia alla Diaz sono 93. Trecento, invece, le persone ancora coinvolte nelle inchieste sulle violenze (Bolzaneto, fatti di strada) avvenute a Genova, G8 2001. Tutti ora hanno da affrontare il processo: per questo è nato il comitato "Verità e Giustizia per Genova" (www.veritagiustizia.it), presentato dalla presidentessa Enrica Bartesaghi ieri a Firenze, attivo al prossimo Social Forum. E' nato perché ci sono le spese legali da sostenere, e occorrono soldi: la cifra da raggiungere (avvocati da impegnare a tempo pieno, perizie) è come uno slogan, un milione di euro, "necessario ad affrontare quantomeno "ad armi pari" la controparte: uno dei legali dei poliziotti, ad esempio, è l'ex ministro Alfredo Biondi". Per i soldi, nasce "Verità e Giustizia", e per molto altro ancora: l'attivazione d'un provvedimento d'identificazione delle forze dell'ordine tramite targhette da applicare sulle divise, la costituzione d'una commissione parlamentare d'inchiesta con pieni poteri. Perché non si dimentichi quel che è successo a Genova. Perché soprattutto si sappia cosa davvero è successo a Genova solo un anno fa.
Chiara Di Clemente31 ottobre 2002 - G8: MORTE GIULIANI; FAMIGLIA DEPOSITA NUOVE OSSERVAZIONI
ANSA:
Ultimo atto oggi, in procura, per i fatti di piazza Alimonda: la famiglia Giuliani, parte offesa nel procedimento per la morte del figlio Carlo, ha depositato una relazione di cinque pagine in cui ribadisce le critiche ai risultati delle perizie dei consulenti del pm Silvio Franz, titolare dell' inchiesta. Intanto e' slittata a meta' novembre la probabile richiesta di archiviazione nei confronti del carabiniere Mario Placanica, indagato di omicidio volontario per la morte di Giuliani e dell' autista del Defender, Filippo Cavataio. I consulenti della famiglia Giuliani, con nuovi rilievi tecnici, hanno puntualizzato che i consulenti tecnici del pm non hanno mai collocato il momento dello sparo in tempi univoci. Hanno inoltre sostenuto che "nella relazione non viene considerato il sonoro e non si fa cenno alcuno al presunto, e a nostro avviso del tutto inesistente, impatto con un sasso o un calcinaccio". Lo dimostrerebbero, secondo i periti di parte, alcuni fotogrammi di video girati in piazza Alimonda in cui si vedono tracce di sangue sul volto del ragazzo prima della frantumazione aerea del sasso. "In realta' - si legge nella relazione - tutti i frames relativi all' esperimento svoltosi a Fidenza dimostrano sempre che in un unico frame e' visibile contemporaneamente: sparo/fumo, sfarinamento/rottura calcinaccio, buco sul cartone; mentre, ovviamente, il sonoro varia al variare della distanza di ripresa". I consulenti hanno poi ribadito che Carlo venne ucciso con un colpo sparato ad altezza d' uomo. "In relazione alle traiettorie dei due colpi esplosi - hanno scritto - e' ormai accertato che il primo attinse Carlo Giuliani e che il secondo impatto' sul muro della chiesa. Visti i rispettivi punti di arrivo ne consegue che devono essere stati sparati da entrambi ad altezza d' uomo, la traiettoria del secondo poi giace su di una retta passante per il defender inclinata di 10 gradi rispetto all' orizzontale e, quindi, entro i tre-quattro metri dall' epicentro di fuoco passa ad altezza d' uomo".5 novembre 2002 - TRAGICOMMEDIA SU UCCISIONE CARLO GIULIANI
"Il Tirreno"
Una tragicommedia per ricordare l'uccisione di Carlo Giuliani e il G8
di Tiziana Etna
LIVORNO. "Ogni riferimento a persone e/o fatti realmente esistiti o accaduti non è puramente casuale"... se ci fossero stati dei titoli di coda: questo è ciò che avrebbe dovuto esserci scritto. Ma anche se non era scritto da nessuna parte questo è stato comunque il concetto recepito dagli spettatori dela commedia tragicomica scritta e diretta da Michelangelo Ricci e interpretata dal gruppo che compone Il teatro dell'assedio dal titolo "I testimoni di Kassel". La rappresentazione teatrale presentata in prima assoluta al cinema teatro dell'Agip Petroli conteneva un messaggio forte celato dietro ad una grottesca comicità; un ricordo e una rabbia che è ancora viva nei cuori di molti: l'uccisione di Carlo Giuliani e le brutte vicende del G8. Tuttavia, dall'inizio alla fine nessun nome, nessun evento e nessun movente politico erano dichiarati apertamente, tutto lasciava spazio alla libera interpretazione e all'individuale riflessione. Un buon lavoro che ha dato il risultato sperato, come ci conferma il regista che alla domanda "ti sei servito della comicità per arrivare più facilmente a comunicare concetti profondi?," risponde: "A Genova ero in prima fila ed ho assistito in prima persona a tanta ingiustizia, mi sono servito della comicità solo per poter raccontare ciò che io stesso ho vissuto restandone più al di fuori possibile.
In scena per primo lo stesso Ricci nel ruolo di un direttore artistico il quale fa sostenere un provino ad una ragazza di sensati ideali interpretata da Francesca Bianchi la quale si propone con un monologo da lei scritti. Dalle sue "fastidiose" parole ha inizio la vicenda carica di allegorie e doppi sensi. Tutti gli attori hanno dato prova di professionalità ed hanno mostrato uno spiccato talento. Paolo Spartaco Palazzi, nel ruolo del commissario Francisco Kassel, con la sua padronanza di scena ed una voce grave ha ben interpretato l'ipocrisia del potere, Alessandro Cuccu e Maurizio Muzzi rispettivamente nei panni del brigadiere e della recluta hanno impersonato l'esistenza di un servilismo inconsapevole. Giovanna Maina, nel ruolo di Giovanna Savannah una attricetta disposta a tutto in rappresentanza dell'umana ignoranza e dell'arrivismo, colpevole e vittima degli egoisti manipolatori. Pochi e semplici costumi, una povera scenografia, la musica quasi assente se non quella acustica e reale della chitarra di Alessandra Falca, già interprete della "signora", la quale a fine commedia ha intonato una canzone dedicata a "un figlio" probabilmente quel figlio martire degli eventi genovesi dello scorso anno.5 novembre 2002 - G8: DIAZ, PROCURA CHIEDE INCIDENTE PROBATORIO PER NUCERA
ANSA:
Il pm Enrico Zucca, titolare del filone d' inchiesta sull' irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8, ha chiesto al Gip un incidente probatorio nella forma di una nuova perizia per il "caso Nucera", l' agente del nucleo antisommossa di Roma che racconto' di essere stato accoltellato da un manifestante. La sua richiesta e' in via di notifica a tutti i 19 funzionari di polizia indagati di falso e calunnia per l' accoltellamento dell' agente e per il ritrovamento delle due molotov, due fatti che la procura sospetta essere false prove 'fabbricate' dalla polizia per giustificare il sanguinoso blitz notturno nella scuola e gli arresti di 93 no-global. Il pm Zucca ha chiesto al Gip di poter effettuare, in contradditorio con le parti, una verifica tecnica sul giubbotto e sul corpetto antiproiettile di Nucera, a suo tempo sequestrati, per conoscere il numero delle coltellate e la dinamica dell' episodio. Una precedente perizia, eseguita dai carabinieri del Ris di Parma su richiesta del pm, aveva concluso che i tagli all' altezza del petto sul giubbotto e sul corpetto non erano compatibili con il racconto del poliziotto. La procura inoltre, il 12 giugno scorso, aveva dato al Gip parere contrario all' esperimento giudiziale chiesto dall' avvocato Silvio Romanelli, difensore di Nucera, anche perche' l' agente non aveva spiegato al giudice la dinamica dei fatti. Il Gip, in linea con il parere negativo formulato dalla procura, aveva dichiarato inammissibile la richiesta del difensore.8 novembre 2002 - G8: DIAZ; SEI NUOVI AVVISI DI GARANZIA A POLIZIOTTI
ANSA:
Sei nuovi avvisi di garanzia - che portano cosi' il totale a 19 - in cui vengono ipotizzati i reati di lesioni personali gravi, falso e calunnia, sono stati inviati dalla procura di Genova ad altrettanti poliziotti, per l' irruzione notturna nella scuola Diaz-Pertini, avvenuta il 21 luglio dell' anno scorso durante il G8. I nuovi avvisi di garanzia sono contenuti nella comunicazione della richiesta di incidente probatorio per il presunto accoltellamento dell' agente Nucera che la squadra mobile di Genova, su incarico della procura, sta notificano in questi giorni alle parti lese e ai 19 poliziotti. La richiesta di incidente probatorio e' stata inviata al Gip dai pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini. I magistrati sospettano che l' accoltellamento sia una prova "fabbricata" dalla polizia (come il ritrovamento delle due molotov) per giustificare il sanguinoso blitz e i 93 arresti dei no-global presenti nell' istituto. I sei nuovi avvisi di garanzia sono nei confronti di Salvatore Gava e Massimo Mazzoni di Roma, Maurizio Panzieri di Vicenza, Leone Aniceto di Salerno, Renzo Cerchi e Davide Di Novi della Spezia. A breve saranno fissati i loro interrogatori in procura. Gli altri indagati, con le stesse ipotesi di accusa, sono il vice dirigente dello Sco Gilberto Caldarozzi, il dirigente del reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini, il vicequestore Fabio Ciccimarra di Napoli, il commissario romano Massimiliano Di Bernardini, il capo dello Sco Francesco Gratteri, l' ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola, il vice dell' antiterrorismo Giovanni Luperi, il vicequestore vicario di Bologna Lorenzo Murgolo, l' agente romano Massimo Nucera, il vicequestore romano Pietro Troiani, l' ex capo della mobile di Genova Nando Dominici, l' attuale dirigente del commissariato di Rapallo Carlo Di Sarro, il dirigente della squadra mobile della Spezia Filippo Ferri. Per l' episodio dell' accoltellamento di Nucera, i pm hanno chiesto al Gip un incidente probatorio, consistente in una perizia e in un esperiemnto giudiziale. I quesiti della perizia sono mirati a stabilire la natura delle tracce, le lacerazioni, le abrasioni, il loro numero, la loro provenienza da strumento da taglio, il probabile numero di colpi inferto e la loro direzione. L' esperimento giudiziale invece dovra' ricostruire l' azione descritta da Nucera, verificando la sua compatibilita' con i segni inferti sul giubbotto antiproiettile e sulla divisa dell' agente.9 novembre 2002 - G8: DIAZ, AVVISI DI GARANZIA PER SEI POLIZIOTTI
"Il Messaggero veneto"
IL G8 DI GENOVA
Irruzione alla Diaz: avvisi di garanzia per sei poliziotti
GENOVA. Sei nuovi avvisi di garanzia - che portano così il totale a 19 - in cui vengono ipotizzati i reati di lesioni personali gravi, falso e calunnia, sono stati inviati dalla procura di Genova ad altrettanti poliziotti, per l'irruzione notturna nella scuola Diaz-Pertini, avvenuta il 21 luglio dell'anno scorso durante il G8.
I nuovi avvisi di garanzia sono contenuti nella comunicazione della richiesta di incidente probatorio per il presunto accoltellamento dell'agente Nucera che la squadra mobile di Genova, su incarico della procura, sta notificano in questi giorni alle parti lese e ai 19 poliziotti. La richiesta di incidente probatorio è stata inviata al gip dai pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini. I magistrati sospettano che l'accoltellamento sia una prova "fabbricata" dalla polizia come il ritrovamento delle due molotov.14 novembre 2002 - G8: UCCISIONE GIULIANI, IPOTESI DOLO EVENTUALE
"Il Nuovo"
Piazza Alimonda, spunta l'ipotesi del "dolo eventuale"
Secondo il pm Silvio Franz il carabiniere, che agì per difendersi, sparò ad altezza d'uomo non per uccidere, ma sapendo che poteva colpire qualcuno.
di Alessandra Fava
GENOVA - Il pm Silvio Franz, responsabile del fascicolo d'inchiesta su Piazza Alimonda consegnerà a breve l'atto finale al gip Elena D'Aloiso. E sembra che su quei fogli ci sarà scritto: richiesta di archiviazione per legittima difesa. Sollevando però nelle motivazioni l'ipotesi del dolo eventuale, in ogni modo non punibile a causa della legittima difesa. Insomma Placanica si difese dall'assalto - sembra la lettura del magistrato - trovandosi in un atteggiamento mentale, soggettivo, di dolo eventuale, cioè sparò senza prendere la mira avendo presente che comunque avrebbe potuto uccidere qualcuno, come quando si lancia un sasso. Sparò ad altezza d'uomo dunque, ma fu legittima difesa.
Finisce così il lavoro di un anno e mezzo del pm Silvio Franz incaricato di decifrare gli avvenimenti di quel venerdì 20 luglio del 2001, quando a Genova, in piazza Alimonda, morì Carlo Giuliani, 23 anni, colpito a morte dal carabiniere Mario Placanica, 21 anni.
Decifrare la situazione è stato complesso: l'assalto dei manifestanti al Defender, il ragazzo davanti al mezzo con in mano un estintore pochi secondi prima di cadere a terra in una pozza di sangue. Le prime due consulenze balistiche non servirono a chiarire la situazione. Riguardavano la compatibilità dei proiettili con l'arma di Placanica, la Beretta, ed erano assolutamente contraddittorie.
A febbraio il pubblico ministero commissiona una nuova consulenza, ma questa volta sceglie un pool di esperti: Nello Balossino professore torinese per la parte informatica, Carlo Torre come medico legale e i due esperti balistici Paolo Benedetti e Pietro Romanini. Ricominciano coì i sopralluoghi e le misurazioni in piazza Alimonda. Si comincia a parlare di un corpo che avrebbe potuto deviare il colpo, si esclude l'estintore e viene fuori il calcinaccio. Nello Balossino è il più convinto: il proiettile colpì un sasso che a sua volta deviò il colpo. Nella consulenza, discussa con i difensori di Placanica (Colosimo e Gallo) e gli avvocati della famiglia Giuliani (Vinci e Pisapia), e depositata in Procura nell'estate, i periti hanno affermato che il primo colpo fu deviato mentre il secondo finì nel muro della chiesa.
La consulenza ha fatto scalpore, la difesa l'ha criticata ampiamente con una consulenza di parte che stabilisce che Carlo Giuliani si trovava a 3,30 metri dal Defender e che lo sparo fu diretto. Qualcuno azzarda che Placanica abbia manomesso il proiettile, ma nessuno lo ha messo nero su bianco.
Dopo averci pensato su un bel po' e aver aspettato che passasse l'anniversario del G8 di Genova e il Forum di Firenze, ormai il pm Franz considera chiusa l'inchiesta e ha deciso: richiesta di archiviazione seppure con la precisazione della situazione di dolo eventuale. Sparirebbe così l'ipotesi dell'abberratio (Placanica sparava in aria e il sasso deviò) suggerita, in qualche modo, dalla consulenza del pool di esperti. Non parla del ventilato "uso legittimo delle armi". E non abbraccia neppure la tesi della famiglia Giuliani che Placanica sparò prendendo la mira, che fu omicidio e che serve un processo.
Dal momento della consegna toccherà al gip accogliere la richiesta, rigettarla e chiedere con imputazione coattiva il processo oppure restituire gli atti al pm per nuove indagini.14 novembre 2002 - G8: GIULIANI; SPUNTA L' IPOTESI DEL DOLO EVENTUALE
ANSA:
E' slittata alla prossima settimana il deposito della richiesta di archiviazione per legittima difesa nei confronti del carabiniere Mario Placanica, accusato di omicidio volontario per la morte di Carlo Giuliani, avvenuta il 20 luglio dell' anno scorso, durante il G8 a Genova. Secondo indiscrezioni pero', non confermate dal magistrato, il pm Silvio Franz, titolare delle indagini su piazza Alimonda, nella sua richiesta solleverebbe al gip l' ipotesi del "dolo eventuale" a carico di Placanica, reato pero' che non e' punibile se compiuto per legittima difesa. Il carabiniere cioe' avrebbe sparato per difendersi, senza prendere di mira le sagome che gli stavano davanti, ma sapendo comunque che poteva colpire qualcuno. Placanica inoltre avrebbe sparato ad altezza d' uomo, come da tempo sostengono i legali della famiglia Giuliani, gli avvocati Lia Vinci di Genova e Giuliano Pisapia di Milano. Alla richiesta di una conferma su queste voci che circolano nel Palazzo di Giustizia, il pm Franz si trincera dietro un "no comment", spiegando anche di non avere ancora concluso il suo lavoro. L' ipotesi che Placanica abbia sparato ad altezza d' uomo contrasterebbe in parte con le conclusioni a cui sono giunti gli stessi periti del pm, per i quali non era stato possibile "determinare la traiettoria del proiettile - e' scritto nella loro relazione - che ha attinto il Giuliani, poiche' l' impatto contro un oggetto idoneo a danneggiare strutturalmente il proiettile non puo' non aver modificato, in modo peraltro non quantificabile, l' originaria direzione". Secondo i periti del pm inoltre "Placanica poteva solo intravedere la sagoma di Giuliani che e' poi risultata in evidenza a seguito del suo avanzamento verso il Defender". Le altre ipotesi che potrebbe sollevare il pm nella sua richiesta al gip sono anche l' "aberratio delicti", che e' l' errore tra il risultato che si vuole raggiungere e quello che si ottiene, e il "dolo putativo", in cui gioca l' elemento psicologico come nel "dolo eventuale", perche' si e' a conoscenza che un dato comportamento puo' portare ad un reato.2 dicembre 2002 - G8: MORTE GIULIANI, CHIESTA ARCHIVIAZIONE PER PLACANICA
ANSA:
Il pm Silvio Franz ha chiesto stamane l'archiviazione, per legittima difesa, della posizione del carabiniere Mario Placanica, indagato per omicidio volontario per la morte del giovane no global Carlo Giuliani, avvenuta il 20 luglio 2001 durante il G8. Sulle motivazioni della richesta di archiviazione per legittima difesa piena, contenute in 36 pagine dattiloscritte, il Pm Silvio Franz ha spiegato che "la condotta di Placanica e' stata posta in essere quando il pericolo era imminente, reale, attuale". Secondo il magistrato, inoltre, "il carabiniere non poteva agire diversamente perche' l' aggressione al defender era violenta e virulenta quindi Placanica aveva la giustificata percezione di essere in pericolo di vita". Nella sua richiesta il magistrato non ha neppure escluso che Placanica possa aver sparato ad altezza d' uomo. Anche in questo caso, pero', non ci sarebbe dolo da parte del carabiniere perche' "in quel momento aveva la convinta percezione di essere in pericolo di vita". Il pm Silvio Franz ha chiesto l' archiviazione anche nei confronti del carabiniere Filippo Cavataio, autista del Defender, a sua volta indagato di concorso in omicidio per la morte di Carlo Giuliani, "perche' la sua condotta e' stata ininfluente sull' evento". "Allo stesso non e' imputabile l' omicidio nei confronti di Cavataio - ha scritto Franz - sia per mancanza dell' elemento soggettivo (facendo retromarcia egli passo' sopra il corpo di Giuliani ma essendo assolutamente ignaro della circostanza), sia perche' tale condotta (si vedano i risultati dell' autopsia e le considerazioni sulle cause e i tempi della morte di Giuliani fatti dal consulente prof. Torre) e' stata ininfluente sull' evento".
Il carabiniere Mario Placanica, che il 20 luglio dell' anno scorso uccise con un colpo di pistola Carlo Giuliani durante gli scontri per il G8, agi' per legittima difesa. Lo ha stabilito il pubblico ministero Silvio Franz, che ha depositato oggi la richiesta di archiviazione. I legali della famiglia Giuliani hanno gia' annunciato opposizione ed il padre del giovane genovese continua a chiedere che si svolga un processo. La stessa richiesta di archiviazione e' stata fatta al gip Elena D'Aloiso anche per Filippo Cavataio, autista del Defender assaltato dai manifestanti. Cavataio era indagato con la stessa ipotesi di accusa, per aver concorso nell' omicidio, guidando in retromarcia il mezzo sopra il corpo di Giuliani. La perizia autoptica ha infatti concluso che Giuliani mori' per una ferita da arma da fuoco alla testa e non per l' investimento. Si e' chiusa percio' oggi, almeno da parte della procura, dopo 15 mesi di indagini riassunte e illustrate in 36 pagine, una delle inchieste-chiave sul G8. "Nutrivo e nutro fiducia nella giustizia. Una fiducia che trova adesso conferma", e' stato il commento di Mario Placanica, mentre i suoi difensori, gli avvocati Mario Colosimo di Catanzaro e Giuseppe Gallo di Genova, hanno espresso "soddisfazione assoluta", pur con il "rammarico per la morte di Carlo Giuliani, un giovane di vent'anni". Opposizione invece alla richiesta di archiviazione e' stata annunciata subito dai difensori che assistono la famiglia Giuliani, parte offesa nel procedimento, gli avvocati Giuliano Pisapia e Lia Vinci. "Non sussistono infatti - hanno spiegato - i presupposti di fatto e di diritto della legittima difesa". L' avv. Pisapia ha sottolineato inoltre "la necessita' di una verifica dibattimentale a fronte di consulenze tecniche, dei consulenti del pm e della famiglia Giuliani, che sono pervenute a risultati diametralmente opposti". Il padre di Carlo, Giuliano Giuliani, ha commentato con amarezza che "ci sono ancora tante incertezze per cui stendere un velo su questa vicenda mi appare molto deludente. Ne vogliamo fare uno dei tanti misteri d' Italia?". Ha poi ribadito la posizione della famiglia, di non volere "nessuna vendetta, ma solo verita'". Numerose le reazioni anche dei politici e dei rappresentanti dei no-global. "Ne eravamo certi dal primo momento: e' scattata la legittima difesa", ha detto l' ex ministro dell' interno Claudio Scajola, in carica durante il G8 di Genova. "Mi piace pero' ricordare - ha aggiunto - quel povero ragazzo freddato in piazza Alimonda. Oggi tutti hanno veramente compreso il significato di quello che e' accaduto. Quella violenza cieca, organizzata, voglio vederla come un pagina superata, una triste pagina della politica italiana". Da parte del presidente dei senatori Ds, Gavino Angius, e di altri esponenti di centrosinistra si torna invece a chiedere la costituzione di una commissione parlamentare d' inchiesta. E l' on. Russo Spena (Prc) parla di due pesi e due misure, riferendosi agli arresti dei no global meridionali. Per Luca Casarini, portavoce dei Disobbedienti del nord ovest "e' vergognoso che sia addirittura l' accusa a chiedere l' archiviazione per Placanica, mentre per Vittorio Agnoletto "la richiesta del pm rappresenta un tentativo inaccettabile di autoassoluzione da parte dello Stato". Il pm Franz, nelle motivazioni per la legittima difesa, ha ribadito "in toto" le conclusioni dei suoi consulenti, cioe' che Placanica sparo' verso l' alto e che ci fu una deviazione del proiettile da parte di un calcinaccio, risultata anche dalla scamiciatura della pallottola. Il proiettile - ha scritto - raggiunse il volto di Giuliani perche' deviato. Si tratta percio' di "un elemento assolutamente imprevedibile e improbabile che amplifica enormemente la gravita' dei fatti determinando la morte di Giuliani". Il magistrato inoltre ha scartato, con ampie argomentazioni giuridiche, tutte le ipotesi di responsabilita' a carico di Placanica: l' omicidio volontario, cioe' che abbia sparato mirando a colpire il giovane; l' omicidio colposo e l' omicidio doloso (nella forma del dolo eventuale). Nel ricostruire l' episodio, Franz ha scritto che "il Defender era circondato e l' aggressione fisica agli occupanti era evidente e virulenta. In quei momenti Placanica aveva la giustificata percezione di essere in pericolo di vita". Ha sottolineato percio' che nel nostro ordinamento la messa in pericolo di un bene fondamentale come l' integrita' fisica giustifica la legittima difesa e che in questo caso non si ravvisa neppure l' ipotesi di un eccesso colposo della stessa. "Placanica - ha evidenziato il magistrato - nel momento in cui spara e' terrorizzato ed e' attendibile quando non riesce a ricostruire il processo mentale che l' ha portato a premere il grilletto. Forse sparando voleva solo impaurire gli aggressori ai quali non erano bastate le minacce verbali e l' estrazione dell' arma per desistere (ipotesi che trova conforto nella direzione verso l' alto dei due colpi sparati da Placanica), forse invece era sua intenzione porre fine all' aggressione sparando nella direzione degli aggressori tramite quel ristretto specchio visivo costituito dal lunotto potesriore del defender e accattando anche il rischio di colpire qualcuno". "Ritengo - ha concluso - che questo dubbio non trovera' mai una risposta, prima di tutto nella mente di Placanica". Sui fatti di piazza Alimonda al pm rimane ancora da valutare il ruolo e le responsabilita' dei tre presunti aggressori di Placanica: Massimiliano Monai "l' uomo della trave", Eurialo Predonzani "il ragazzo col giubbotto salvagente" e il ventenne " barista" di Pavia, indagati di tentato omicidio.
Il pm Silvio Franz, nella sua richiesta di archiviazione per Mario Placanica per legittima difesa, ha escluso dapprima con certezza l' ipotesi che "il carabiniere abbia sparato il primo colpo mirando a colpire Giuliani". Il magistrato ha preso poi in considerazioni altre due ipotesi, quella dell' omicidio colposo e dell' omicidio doloso (nella forma del dolo eventuale), ma anche per queste ipotesi la sua conclusione e' stata negativa. Il pm inoltre ha ribadito le conclusioni dei suoi consulenti, cioe' che Placanica sparo' verso l' alto e che ci fu una deviazione del proiettile da parte di un calcinaccio. E definisce questa circostanza "un elemento assolutamente imprevedibile e improbabile che amplifica enormemente la gravita' dei fatti determinando la morte di Giuliani". Nel ricostruire l' episodio di piazza Alimonda, Franz ha scritto che "il defender era circondato e l' aggressione fisica agli occupanti era evidente e virulenta. In quei momenti Placanica aveva la giustificata percezione di essere in pericolo di vita". Il pm si e' chiesto quindi se vi erano per Placanica altri strumenti di difesa. "La pistola - ha spiegato - era mezzo idoneo a fermare l' aggresione e non si puo' certo addebitare a Placanica considerazioni in merito all' equipaggiamento fornitogli". "Certamente - ha aggiunto - Placanica poteva evitare di usare l' arma cosi' come decidere di soccombere e subire l' aggressione in atto, ma tale condotta non era esigibile". Franz ha sottolineato infatti che" nel nostro ordinamento la messa in pericolo di un bene fondamentale come la integrita' fisica giustifica una reazione nei termini previsti dall' art. 52 del codice penale" (la legittima difesa, ndr). "Tornando alle due ipotesi residuali fatte in precedenza - ha proseguito - si ritiene che in entrambi i casi la scriminante sia integralmente applicabile alla condotta del Placanica e che la stessa non sia censurabile ai sensi dell' art. 55 del codice penale (eccesso colposo, ndr). Il magistrato, prima di giungere alle sue conclusioni, ha dapprima valutato le condotte di Carlo Giuliani e di Mario Placanica, spiegando che il carabiniere "nel momento in cui spara e' terrorizzato ed e' attendibile quando non riesce a ricostruire il processo mentale che l' ha portato a premere il grilletto. Forse sparando voleva solo impaurire gli aggressori ai quali non erano bastate le minacce verbali e l' estrazione dell' arma per desistere (ipotesi che trova conforto nella direzione verso l' alto dei colpi), forse, invece, era sua intenzione porre fine all' aggressione sparando nella direzione degli aggressori tramite quel ristretto specchio visivo costituito dal lunotto posteriore del defender e accettando anche il rischio di colpire qualcuno. "Ritengo che questo dubbio - ha concluso il magistrato - non trovera' mai una risposta prima di tutto nella mente di Placanica".
Una dettagliata ricostruzione dell' assalto dei manifestanti al Defender dei carabinieri in piazza Alimonda e' contenuta nella richiesta di archiviazione del pm Silvio Franz nei confronti di Mario Placanica, in cui ha sostenuto che il militare agi' per legittima difesa. "I manifestanti - ha scritto Franz - raggiungono di slancio il Defender con a bordo i carabinieri Cavataio, Raffone e Placanica. Inizia una fitta sassaiola, i vetri laterali vengono sfondati con spranghe e bastoni, il vetro posteriore viene infranto". Massimiliano Monai (uno dei tre manifestanti indagati per tentato omicidio dei tre carabinieri) ha il torso nudo e una maschera protettiva da pugilato". "Il rumore era assordante - ha dichiarato Monai al pm - ed io, trovata a terra una trave, cominciai a colpire il tetto del mezzo; l' ultimo colpo lo diressi all' interno del mezzo il cui finestrino posteriore destro era gia' frantumato. Vidi per un attimo il volto del carabiniere (Raffone) che era posizionato nella mia direzione e ne colpii la sagoma, poi lo vidi accucciarsi. Mentre avveniva tutto cio' la gente urlava frasi di disprezzo e minaccia nei confronti dei carabinieri, quali 'bastardi, vi ammazziamo"'. Il pm ha proseguito sottolineando che "Raffone, colpito al volto e al costato, si accuccia, mentre Placanica cerca di proteggerlo e urla 'finitela, andatevene'. Nel mentre Cavataio cerca di fare retromarcia e forse gli si spegne il motore. A quel punto Placanica, dopo essere stato colpito al capo, estrae la pistola e urla 'andatevene o vi ammazzo'. Dai video si percepisce che alcuni dei manifestanti vedono la pistola e si allontanano. La circostanza e' confermata da Eurialo Predonzani" (a sua volta indagato). "A questo punto Carlo Giuliani - ha scritto il magistrato - si porta sul retro del mezzo e raccoglie per terra l' estintore gia' lanciato una prima volta contro il Defender da un altro aggressore. Giuliani, prima di spostarsi dietro il mezzo, aveva colpito il mezzo dei carabinieri mentre si trovava vicino a Predonzani, armato di una spranga. Giuliani viene colpito mentre solleva l' estintore sopra la testa ed e' nell' atto di lanciarlo. Al primo sparo ne segue un secondo in rapida successione. A quel punto il carabiniere Cavataio riesce ad ingranare la retromarcia e passando sopra il corpo di Giuliani si allontana in direzione di piazza Tommaseo. Fatti pochi metri, salgono sul mezzo altri due carabinieri (Amatori e Rando), mentre Placanica con in mano la pistola e la testa sanguinante ripeteva la frase 'Mi volevano ammazzare, io non voglio Morire'". Il pm ha inoltre ricostruito i movimenti di Carlo Giuliani e degli altri manifestanti indagati, prima del loro arrivo in piazza Alimonda: Giuliani era vicino a Predonzani e lanciava pietre all' imbocco di via Caffa; Monai con una trave e Giuliani con un bastone erano in prima fila negli scontri in via Tolemaide; Giuliani trascinava una campana per la raccolta di vetro e raccoglieva pietre, rompendo il selciato, presso il distributore Ip ubicato all' incrocio tra piazza Giusti e via Archimede.3 dicembre 2002 - CHI E' IL PM FRANZ
"La Stampa"
Franz, pm noto per le indagini "clamorose"
GENOVA
Riservato protagonista dell´inchiesta sulla morte di Carlo Giuliani durante gli incidenti per il G8 a Genova, il sostituto procuratore Silvio Franz ha silenziosamente inanellato una già lunga catena di indagini clamorose. Si comincia nel 1996 alla Spezia, dove, con il pm Alberto Cardino, si occupa dell´inchiesta sulla gestione delle Ferrovie, una sorta di Tangentopoli 2 da 22 miliardi, che esplode con l´arresto dell´amministratore delegato delle Ferrovie Lorenzo Necci accusato di associazione per delinquere, peculato, corruzione, abuso di atti di ufficio, truffa e anche falso in bilancio. Oltre a Necci, finiscono in manette altri personaggi eccellenti: Francesco Pacini Battaglia (già finito nelle maglie di Mani Pulite nel 1993 e più volte interrogato da Di Pietro a Milano), la sua segretaria Eliana Pensieroso, Emo Danesi, onorevole democristiano assai potente negli Anni 80 a Pisa, Livorno e Lucca, poi politicamente bruciato dalla P2. Secondo i magistrati spezzini esiste "un´associazione per delinquere operante su tutto il territorio nazionale e all´estero, dedita alla gestione occulta di aziende a capitale pubblico al fine di conseguire ingentissimi profitti". Con "magistrati a libro paga" per risolvere eventuali problemi giudiziari. I vari filoni d´inchiesta si spostano poi a Perugia (magistrati) e a Brescia (tangenti). Ma è solo dell´anno dopo, il 1997, l´inchiesta su un presunto maxitraffico di rifiuti tossici alla discarica di Pitelli. Franz firma 31 avvisi di garanzia che raggiungono amministratori di Comune, Provincia e Regione per abuso di atti di ufficio e falso ideologico in atto pubblico: tre ex sindaci della Spezia, due ex presidenti della Provincia, un ex assessore all´ambiente della provincia e consigliere regionale, l´assessore regionale all´ambiente in carica, due ex assessori regionali all´ambiente. Trasferito a Genova, sposato con la giornalista del Tg4 Rosanna Piturro (ex miss Liguria), padre di una bimba di 5 anni, Franz è il magistrato che per la prima volta è riuscito ad applicare l´associazione per delinquere di stampo mafioso nei confronti di una banda di albanesi: 60 gli arresti effettuati dalla Mobile nell´"Operazione Canun".
a. p.3 dicembre 2002 - G8, RICHIESTA ARCHIVIAZIONE PLACANICA: DAI GIORNALI
"Il Corriere della sera"
G8, chiesta l'archiviazione per Placanica
"Giuliani fu ucciso per legittima difesa"
GENOVA - La procura di Genova ha chiesto al giudice per le indagini preliminari l'archiviazione dell'inchiesta per omicidio volontario contro Mario Placanica, il carabiniere calabrese che il 20 luglio dell'anno scorso ha ucciso il no global Carlo Giuliani durante gli scontri per il G8 a Genova. Secondo il pubblico ministero Silvio Franz, il militare in piazza Alimonda ha agito per legittima difesa: "Non poteva agire diversamente perché l'aggressione fisica era evidente e virulenta. In quei momenti Placanica aveva la giustificata percezione di essere in pericolo di vita". La procura ritiene che il carabiniere non abbia mirato contro Giuliani, ma abbia sparato in aria: il proiettile sarebbe stato deviato da un sasso e solo per questa ragione avrebbe colpito il manifestante. Soddisfatti gli avvocati di Placanica, mentre i legali della famiglia Giuliani annunciano opposizione all'archiviazione e chiedono il rinvio a giudizio.
La richiesta del pm divide le forze politiche. La destra approva, la sinistra esprime dubbi e chiede una commissione parlamentare d'inchiesta.Il magistrato: i colpi verso l'alto
Critiche velate della Procura per i "disservizi" sulla gestione dell'ordine pubblico
DAL NOSTRO INVIATO
GENOVA - Poteva andare in un altro modo? Poteva non accadere? "Non può essere sottaciuto il fatto che l'organizzazione delle operazioni fu profondamente modificata nella notte tra il 19 e il 20 luglio e da ciò derivò parte dei disservizi palesatisi nella giornata del 20". E' il dubbio che resta al magistrato Silvio Franz, l'uomo che per 500 giorni ha avuto il delicato compito di lavorare all'inchiesta sulla morte di Carlo Giuliani.
Anche i "disservizi" portarono due ragazzi uno di fronte all'altro. Quello senza pistola morì, l'altro sarebbe andato incontro a un calvario personale che deve ancora finire. Nelle trentasei pagine che compongono la richiesta di archiviazione nei confronti del carabiniere Mario Placanica dall'accusa di omicidio volontario, emergono (velate) critiche al modo in cui è stato gestito l'ordine pubblico durante il G8 di Genova. Solo degli incisi: "La pistola era mezzo idoneo a fermare l'aggressione e non si può certo addebitare a Placanica considerazioni in merito all'equipaggiamento fornitogli".
Era l'inchiesta dall'esito più scontato, quella sulla morte di Carlo Giuliani. Ma anche la più attesa, perché i simboli contano. Il magistrato non ha dubbi: "La camionetta dei carabinieri era circondata e l'aggressione fisica degli occupanti era evidente e virulenta. In quei momenti Placanica aveva la giustificata percezione di essere in pericolo di vita... la condotta difensiva è stata posta in essere quando il pericolo era attuale". E in qualche modo, nella sua chiarezza, questa richiesta di archiviazione non migliora la posizione dei tre manifestanti accusati di tentato omicidio ai danni dei tre militari che si trovavano a bordo.
Ma in una richiesta di assoluzione per legittima difesa conta anche quello che passava per la testa a chi ha sparato. "Placanica non sostiene, nei primi interrogatori, neppure di avere sparato volontariamente in aria". L'unica certezza sulla direzione di quei colpi sono le perizie dei consulenti: "In base agli accertamenti, furono sparati con una inclinazione verso l'alto". Nel momento in cui spara, "Placanica è terrorizzato e attendibile quando non riesce a ricostruire il processo mentale che l'ha portato a premere il grilletto. Forse voleva solo impaurire gli aggressori...forse, invece, era sua intenzione porre fine all'aggressione sparando in direzione degli aggressori e accettando anche il rischio di colpire qualcuno. Ritengo - scrive Franz - che questo dubbio non troverà mai una risposta prima di tutto nella mente di Placanica".
Nella "catena causale" che porta alla legittima difesa entra anche un elemento "assolutamente imprevedibile e improbabile (la deviazione del calcinaccio) che amplifica enormemente la gravità dei fatti determinando la morte di Giuliani". Ne derivano tre probabilità. L'ultima ("Placanica ha sparato il primo colpo mirando a colpire Giuliani") è scartata a priori dagli accertamenti dei periti del pm. Le altre due ("Placanica ha sparato i due colpi il più in alto possibile", "Ha sparato senza mirare a qualcosa o a qualcuno ma con l'intento di fermare l'aggressione") non escludono la legittima difesa, data dallo stato di pericolo in cui si trovava il carabiniere.
Ma Franz (con coraggio) afferma anche che l'intenzione del militare era "comunque quella di sparare e l'impatto della pallottola sul calcinaccio non ha costituito una causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l'evento e idonea a interrompere il processo causale originato dalla condotta del militare". In sintesi, vi sia stata o meno la deviazione del calcinaccio, Placanica ha sparato volontariamente, ma la sua condotta "non è censurabile". Cinquecento giorni dopo, è andata così.
Marco Imarisio"L' Unione sarda"
I No global: "Un altro mistero d'Italia"
Roma La richiesta di archivazione per la tragedia di Genova ha subito scatenato le polemiche e le accuse dei no global. "Rappresenta un tentativo inaccettabile di autoassoluzione da parte dello Stato per evitare che in un pubblico processo emergano le responsabilità non solo del responsabile materiale della morte di Carlo Giuliani, ma dei vertici della polizia, dei carabinieri, del governo che allora gestì l'ordine pubblico". Così Vittorio Agnoletto, da Baghdad dove è impegnato, con una delegazione di parlamentari e rappresentanti di associazioni, in una missione di pace, commenta la richiesta di archiviazione per il carabiniere Placanica. "Conoscere la verità sulla morte di Carlo e sui fatti che la precedettero e che ne costituirono gli antefatti -prosegue- come ad esempio l'immotivata carica dei carabinieri contro il corteo delle tute bianche, non è una questione privata che riguarda il movimento e i carabinieri: ogni cittadino ha diritto a sapere come effettivamente si sono svolti i fatti e questo è possibile solo attraverso un pubblico dibattimento ove vi sia un confronto tra le parti e ove possano essere ascoltati i testimoni. Non possiamo accettare una verità precostituita, la stessa che, a poche ore dalla morte di Carlo, si affrettarono a dichiarare alti esponenti del governo". Agnoletto chiede quindi che "sia costituita una Commissione d'inchiesta parlamentare, con tutti i poteri previsti dalla legge, come da tempo richiesto da diversi senatori".
Luca Casarini, leader dei Disobbedienti del Nordovest, spara a zero: "Trovo vergognoso che sia addirittura l' accusa a chiedere l' archiviazione per Placanica. Il problema non è assolvere lui, ma assolvere il governo, il ministero dell' Interno e l' Arma dei Carabinieri". L' esponente no global invita a leggere sul sito internet www.sherwood.it la contro-inchiesta sulla morte di Giuliani fatta da alcuni media-attivisti del movimento. "Si vuole insabbiare l' inchiesta sui fatti del G8 e l' uccisione di Giuliani - prosegue Casarini - per impedire che si apra uno spiraglio di luce su quello che è successo a Genova. A Genova - conclude Casarini - io ero fra quelli che cercavano di difendersi da un tentativo di massacro portato avanti da polizia e carabinieri. Difendersi da una violazione dei diritti umani è un diritto, non una colpa, e io questo diritto lo rivendico".
Una commissione parlamentare d'inchiesta "sulla morte di Carlo Giuliani e sugli abusi durante il G8 di Genova" è stata sollecitata anche dal deputato Paolo Cento (Verdi): "Non è possibile - dice Cento - che la morte di Carlo sia un nuovo mistero all'italiana: al di là della verità giudiziaria - aggiunge - è necessario stabilire le responsabilità politiche degli orrori accaduti a Genova".4 dicembre 2002 - G8: NUOVI ARRESTI PER GENOVA
"Il Nuovo"
No global nel mirino: 9 arresti per il G8
I reati contestati sono quelli di saccheggio e devastazione. Per i manifestanti di Genova non viene ipotezzata l'associazione sovversiva. Nove di loro andranno in carcere. Domiciliari per "l'uomo della trave".
di Alessandra Fava
CASARINI: "VOGLIONO COLPIRE I DISOBBEDIENTI"
I LEGALI: ARRESTI INGIUSTIFICATI
I MAGISTRATI: C'ERA IL RISCHIO DI REITERAZIONE
LA PROCURA MOTIVA I 23 ARRESTI
GENOVA - L'hanno voluta chiamare Delta, come Digos. E' l'operazione scattata questa notte alle 4, esattamente all'indomani della scarcerazione dei venti No global, riportati in libertà dal Tribunale del Riesame di Catanzaro. L'operazione ha coinvolto 19 province italiane ed ha portato a 9 arresti, 4 esecuzioni di arresti domiciliari, 6 obbligo di fissa dimora e 4 presentazione alla stazione di polizia (l'obbligo di firma). Oltre a 52 perquisizioni che hanno coinvolto anche il centro sociale Pedro dei disobbedienti padovani di cui fa parte Luca Casarini, Villa Litta e la casa occupata di via Raimondi a Milano e il Guernica a Catania.
Oltre alle persone già identificate in base alla gran mole di documentazione filmata e fotografica, e a quelle in via di identificazione, a un anno e mezzo dai fatti, all'appello secondo il giudice mancano ancora molti responsabili. Il gip parla, infatti, di "responsabilità concorrente di numerose persone, moltissime delle quali allo stato non ancora identitifcate". E' quanto si ricava dalla lettura dell'ordinanza di custodia cautelare del gip Elena Daloisio. In particolare, dopo aver ripercorso "le linee essenziali dei fatti accaduti il 20 e 21 luglio", il giudice spiega quali sono le fattispecie di reato ipotizzabili: a questo riguardo, fa riferimento non solo alla "condotta tenuta dagli attuali indagati", ma anche al comportamento delle "numerose altre persone di cui è tuttora in corso l'identificazione". Il giudice ricorda, infatti, che "è stato al momento individuato un numero di soggetti molto ristretto in relazione alla mole dei partecipanti alle manifestazioni, a carico dei quali si ritiene ricorrano gravi indizi dei reati di devastazione, saccheggio e resistenza aggravata"
Tutto parte dall'inchiesta dei pm Canepa e Canciani relativamente agli incidenti di piazza e alle devastazioni durante il G8. Il gip Elena Daloiso ha accolto tutte le richieste di misure chieste dai pm eccetto una. "Delta è il frutto di un anno d'indagine", spiega Giuseppe Gonan, capo della Digos genovese che ha coordinato l'attività, "Abbiamo anche creato un pool investigativo ad hoc con 12 elementi. Abbiamo visionato 500 videocassette fotogramma per fotogramma, 130 cd rom, 24 mila fotografie e redatto rapporti per 23 mila pagine all'autorità giudiziaria".
Quanto ai reati di cui sono accusate le persone fermate si tratta di devastazione, saccheggio, fabbricazione e detenzione di materiale esplosivo, porto di armi improprie, incendio doloso, danneggiamento aggravato, danneggiamento di arredi urbani e resistenza a pubblico ufficiale.
"L'operazione è basata sulla contestazione di fatti costituenti reato", spiega il questore Oscar Fioriolli, alla conferenza stampa in Questura delle ore 11, "non l'associazione a delinquere. In parte sono personaggi già noti all'autorità per reati diversi. Molti appartengono all'area anarchico-insurrezionalista e autonomia di classe e diverse persone sono coinvolte a vario titolo in più episodi".
I momenti salienti delle giornate del luglio 2001 su cui si sono soffermate le indagini, sono avvenuti venerdì 20 e sabato 21 e sono: l'assalto al carcere di Marassi, l'assalto e l'incendio al blindato dei carabinieri in corso Torino, il saccheggio dei due supermercati Diperdì di piazza Giusti e via Canevari (zona Marassi), le devastazioni in zona Foce (benzinai e Area Banca).
Gli indagati irreperibili sono due: una persona colpita da custodia cautelare e una dagli arresti domiciliari. Sono state eseguite anche 45 perquisizioni. I manifestanti indagati sono di Genova, La Spezia, Parma, Milano, Pavia, Lecco, Bergamo, Brescia, Padova, Rovigo, Firenze, Roma, Napoli, Avellino, Reggio Calabria, Palermo, Ragusa, Messina e Catania. A Palermo è stato portato in carcere Carlo Arcoleo, 25 anni, esperto in informatica, mentre Antonino Valguarnera, 21 anni, studente universitario, è agli arresti domiciliari. Una informazione di garanzia è stata notificata nei confronti di un docente di scuola media superiore.
Arrestato anche il catanese Francesco Puglisi, 28 anni, rappresentante del centro autogestito Guernica-Fabrica nella zona industriale della città. Sarebbe stato filmato mentre compie atti di devastazione. Puglisi era già stato arrestato il 30 agosto 2000 per detenzione di materiale esplodente: nella sua abitazone la Digos aveva infatti sequestrato trenta candelotti di dinamite, quattro detonatori e settanta metri di miccia. Per questo episodio è stato condannato ad un anno di reclusione. In precedenza era stato denunciato per rapina, spaccio di sostanze stupefacenti, falso, rissa e invasione di edifici. Nei suoi confronti era stata proposta la misura della sorveglianza speciale. A Reggio Calabria, invece, è stato arrestato Carlo Cuccomarino, 50 anni, docente di discipline umanistiche impegnato nel mondo del volontariato. E' accusato di devastazione: è stato fotografato durante gli scontri di Genova "accanto a un furgone che conteneva armi improprie" nei pressi di un istituto scolastico.
E' stato notificato l'arresto domiciliare anche a Massimiliano Monai (noto come "l'uomo della trave", il manifestante che con un asse di legno assalì il defender dei carbinieri da cui partì il colpo mortale per Carlo Giuliani) e Eurialo Predonzani, già coinvolti nell'inchiesta di piazza Alimonda con l'accusa di tentato omicidio (il pm non ha ancora deciso). Monai e Predonzani (quest'ultimo si troverebbe al momento in Germania) sarebbero stati identificati in altri episodi di devastazione e saccheggio.
Quanto al blocco nero straniero: "abbiamo inoltrato le nostre ricerche alle polizie all'estero", dice Gonan, "avremo delle risposte in futuro". Dal materiale in mano alla Digos sono state identificate più di 370 persone "a carico dei quali sono in corso ulteriori verifiche", spiegano in Questura, "l'inchiesta non è finita".G8, i destinatari delle misure cautelari
I nomi, e i reati loro contestati, dei no-global interessati dai provvedimenti della procura di Genova nell'ambito dell'inchiesta sui disordini di piazza nei giorni del G8.
Questi i destinatari delle misure cautelari disposte dal gip Elena Daloiso:
Custodia cautelare in carcere (9, di cui 1 non eseguito):
- Carlo Arculeo, di 25 anni di Palermo ma residente a Pavia, (furto aggravato e continuato, devastazione e saccheggio, porto e dentezione di materiale esplodente, resistenza aggravata a pubblico ufficiale);
- Stefano Caffagnini, di 27 anni di Parma, (devastazione e saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni aggravate a pubblico ufficiale);
- Carlo Cuccomarino, di 40 anni di Reggio Calabria, (devastazione e saccheggio, porto e detenzione di materiale esplodente, resistenza aggravata a pubblico ufficiale);
- Marina Cugnaschi, di 37 anni di Lecco ma residente a Milano, (devastazione e saccheggio, porto e detenzione di materiale esplodente, resistenza aggravata a pubblico ufficiale);
- Mauro Degl'Innocenti, di 46 anni di Piazza al Serchio (Lucca) ma residente a La Spezia, (devastazione e saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale); (provvedimento non eseguito).
- Alberto Funaro, di 34 anni di Roma (devastazione e saccheggio, porto e detenzione di materiale esplodente, resistenza aggravata a pubblico ufficiale);
- Francesco Puglisi, di 28 anni di Catania, (devastazione e saccheggio, porto e detenzione di materiale esplodente,resistenza aggravata a pubblico ufficiale);
- Dario Ursino, di 24 anni di Messina, (devastazione e saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale);
- Vincenzo Vecchi, di 29 anni di Calcinate (Bergamo) ma residente a Milano (devastazione e saccheggio, porto e detenzione di materiale esplodente, resistenza aggravata a pubblico ufficiale)
Arresti domiciliari (4, di cui 1 non eseguito):
- Luca Finotti, di 23 anni di Pavia, (devastazione e saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale);
- Massimiliano Monai, di 31 anni di Genova, (devastazione e saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale);
- Eurialo Predonzani, di 24 anni di Genova ma residente a Milano, (devastazione e saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale) (provvedimento non eseguito).
- Antonino Valguarnera, di 21 anni di Palermo (furto aggravato e continuato, devastazione e saccheggio, porto e detenzione di materiale esplodente, resistenza aggravata a pubblico ufficiale).
Obblighi di dimora o di presentazione all'Ag (10):
- Duccio Bonechi, di 25 anni di Firenze, residente a Padova, (devastazione e saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale);
- Domenico Ceci, di 34 anni di Napoli, (devastazione e saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale);
- Flippo D'Avanzo, di 21 anni di Avellino, (devastazione e saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale);
- Federico Da Re, di 25 anni di Padova, (devastazione e saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale);
- Fabricio De Andrade Araujo, di 19 anni di Rio de Janeiro residente a Rovigo (devastazione e saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale);
- Angelo Di Pietro, di 25 anni di Catania, residente a Genova (devastazione e saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale);
- Antonio Fiandra, di 56 anni di Genova, (devastazione e saccheggio, resistenza aggravata);
- Omid Firouzi Tabar, di 22 anni di Teheran, residente a Padova, (devastazione e saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale);
- Paolo Putzolu, di 29 anni di Genova, (devastazione e saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale);
- Francesco Toto, di 21 anni di Roma (devastazione e saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale).5 dicembre 2002 - G8, GLI ARRESTI PER GENOVA: DAI GIORNALI
"La Stampa"
ALTRI TRE GENOVESI E UNO SPEZZINO IN MANETTE. IRREPERIBILE PREDONZANI, COINVOLTO PER PIAZZA ALIMONDA, Arresto bis per l´uomo della trave L´avvocato di Monai: mi aspettavo il processo
GENOVA
"Ma se ho anche evitato di partire per Firenze, durante il Social Forum, per evitare qualsiasi problema. Eppure gli amici mi dicevano di andare con loro". Massimiliano Monai, il trentatrenne ex barista (ha cambiato attività) conosciuto ormai come "l´uomo con la trave" per le immagini che lo ritraggono mentre colpisce il Defender dei carabinieri in piazza Alimonda, protesta dopo il provvedimento del magistrato che lo relega agli arresti domiciliari. Provvedimento motivato, come hanno spiegato i giudici, per "pericolo di reiterazione del reato" di devastazione e saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Monai è uno dei genovesi, giovani e no, che ieri mattina alle 4 hanno avuto la Digos alla porta di casa per comunicare le varie misure restrittive disposte dalla magistratura. "Sono sorpreso - aggiunge l´avvocato Gianfranco Pagano - A distanza di un anno e quattro mesi dai fatti, mi sarei aspettato la celebrazione di un processo che accertasse le varie responsabilità, piuttosto che un provvedimento di custodia cautelare, che pare allo stato fuori luogo e assolutamente intempestivo". "Si consideri infatti - prosegue l´avvocato - che dopo il G8 Monai non ha più partecipato ad altre manifetazioni no global, che pure si sono tenute nel frattempo". Conclude il legale: "Gli eventi del G8 sono accaduti in un contesto unico e irripetibile che si è innegabilmente determinato anche a seguito di scelte e strategie quantomeno discutibili inerenti la gestione dell´ordine pubblico". Monai sarebbe coinvolto, secondo le accuse confortate dalle riprese televisive e dalle fotografie, in vari momenti di devastazione, sia il 20 che il 21 luglio del 2001, prima e dopo, quindi, l´assalto al Defender durante il quale morì Carlo Giuliani. Genovese, anche se residente a Milano, Eurialo Predonzani, 24 anni, il giovane che compare nelle immagini di piazza Alimonda con addosso un giubbotto salvagente. Anche per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari, ma il giovane non era a casa, al momento dell´arrivo della polizia. La sua posizione potrebbe passare da quella di "irreperibile" a quella di "latitante", in caso non desse notizie di sè. Gli altri genovesi sono Angelo Di Pietro, Antonio Fiandra e Paolo Putzolu. Di Pietro, catanese di nascita, 25 anni, è un operaio che non ha mai avuto a che vedere in passato con manifestazioni e area antagonista, abitante in vico Cicala, è coinvolto nell´assalto del mezzo blindato dei carabinieri, il 20 luglio in vorso Torino. "Ammetto le mie colpe, ho tirato pietre contro il furgone dei carabinieri in corso Torino. Ho sbagliato, non so nemmeno io perchè l'ho fatto. Non lo rifarei più" dice. "Io manco ci volevo andare al corteo - racconta -. Mi ci ha portato la mia ragazza, visto che non avevamo soldi per andare fuori. Io non frequento i centri sociali, a 25 anni sono tutto casa e lavoro. Abbiamo seguito il corteo delle tute bianche. Visto che ero con la ragazza sono rimasto indietro e non sono stato caricato". In corso Torino Di Pietro dice di essere arrivato seguendo il corteo. "Lì c'era un gran casino, anche i carabinieri ci hanno messo del loro. Io ho tirato due pietre al furgone, non ho fatto altro. Non so perchè l'ho fatto, forse è stato il momento. Son sbagli che da ragazzi si fanno". Antonio Fiandra, 56 anni, è accusato di aver partecipato agli scontri di via Tolemaide. Una foto lo ritrae a volto scoperto mentre lancia una pietra contro le forze di polizia. L´uomo, che ha precedenti per droga e reati contro il patrimonio è già in carcere: era stato arrestato nel giugno scorso con l´accusa di aver incassato assegni rubati per 350 mila euro. Fiandra avrebbe poi speso il denaro alle corse dei cavalli. Paolo Putzolu, sottoposto a obbligo di dimora, è un operaio di 29 anni. Ligure anche l´altro "irreperibile", ovvero Mauro Degl´Innocenti, 46 anni, nato in provincia di Lucca ma residente alla Spezia. Oltre ai 23 nomi del "blitz" dell´altra notte, il lavoro dello speciale nucleo della Digos istituito nel 2001 ("dodici investigatori che si sono dedicati esclusivamente ai fatti del G8", come spiega il vicequestore Giuseppe Gonan, dirigente appunto della Digos) ha portato ad altre 45 denunce per reati minori, che vanno dal travisamento al lancio di oggetti pericolosi. Ci sono anche 370 identificazioni, con indagini in corso. Nessuna novità, invece, per quanto riguarda gli stranieri coinvolti negli scontri, in quanto si attendono ancora le risposte dai Paesi ai quali sono state inviate foto e segnalazioni.5 dicembre 2002 - G8: DIAZ; ARCHIVIAZIONE; LALLA, NESSUN CONCORSO IN REATI
ANSA:
Non c' stato concorso nei reati da parte di tutti gli arrestati e non e' stato possibile attribuire ai singoli manifestanti fatti specifici: sono le motivazioni della richiesta di archiviazione, formulate dal procuratore reggente Francesco Lalla, nei confronti dei 93 no global arrestati nella scuola Diaz, durante l' irruzione notturna della polizia, il 21 luglio 2001, durante il G8. Le accuse nei loro confronti erano quelle di associazione per delinquere (poi stralciata dal fascicolo per confluire nel filone d' inchiesta sulle violenze di strada), resistenza aggravata a pubblico ufficiale, furto aggravato, lesioni personali, detenzione di coltelli e armi improprie. "Mancano i presupposti per l' esercizio dell' azione penale contro gli indagati - ha scritto il pm - sia perche' non e' configurabile un concorso di tutti i denunciati in tutti od in alcuni soltanto dei reati ipotizzati sia perche' e' risultata carente da parte della polizia giudiziaria l' individuazione soggettiva dei responsabili delle varie ipotesi criminose". Lalla ha inoltre escluso l' ipotesi di un concorso, anche morale, di tutti gli arrestati "nella resistenza aggravata concretizzatasi nella chiusura di cancelli e portoni, perche' e' chiaro che, sempre in astratto, quel comportamento aveva una attinenza difensiva per tutti gli occupanti, compresi coloro che riuscirono a fuggire dal retro dell' edificio". Nelle motivazioni della richiesta di archiviazione, Lalla ha spiegato che "e' fondamentale la constatazione che nel verbale di arresto e nelle numerose comunicazioni successive della polizia giudiziaria non vi e' nessuna attribuzione soggettiva parziale e specifica relativa a ciascuno dei diversi illeciti denunciati, ma, al contrario, una globale e generica indicazione di tutti gli indagati quali coautori di tutti i reati commessi nell' occasione, salva l' attribuzione ad un singolo, peraltro non identificato, dell' aggressione al Nucera". Quest' ultimo e' l' agente romano che racconto' di essere stato accoltellato da un manifestante; il 12 dicembre prossimo si terra' l' udienza per l' incarico ai consulenti dell' incidente probatorio. Lalla ha proseguito sottolineando che "i successivi atti di indagine non hanno apportato alcuna modifica a questo quadro complessivo. Gli arrestati hanno tutti negato. Gli agenti e funzionari di polizia interrogati in modo specifico sul punto non hanno fornito alcuna indicazione significativa". Il pm ha quindi elencato gli episodi contestati ai manifestanti: la chiusura del cancello e dei portoni d' ingresso della scuola al momento dell' arrivo delle forze dell' ordine, il lancio di oggetti di vario genere dalle finestre dei piani superiori sui poliziotti radunati nel cortile, singoli episodi di aggressione nei confronti di poliziotti, la presenza ingiustificata di numerosi coltelli, due mazze da carpentiere, un piccone, tre mazze di ferro, la sottrazione di materiale da un cantiere edile. "Quanto al sequestro di due bottiglie molotov - ha scritto Lalla - ritrovate secondo il contenuto del verbale d' arresto al piano terra dello stabile scolastico, successivi accertamenti compiuti nell' ambito del procedimento parallelo, concernente i comportamenti tenuti nell' occasione dal personale di polizia, hanno collocato il ritrovamento in tutt' altre circostanze di tempo e di luogo (nel pomeriggio dello stesso giorno, in corso Italia) che parrebbero escludere la riferibilita' del confezionamento e del possesso degli ordigni agli attuali indagati".6 dicembre 2002 - G8; ARRESTI; SI E' COSTITUITO MAURO DEGL'INNOCENTI
ANSA:
Si e' costituito, poco prima delle 17, al posto di frontiera del Brennero della polizia di Stato lo spezzino Mauro Degl' Innocenti, uno dei nove manifestanti del G8 di Genova colpiti dall' ordine di custodia cautelare in carcere. L' uomo, 46 anni, sara' messo a disposizione della magistratura genovese. "Degl' Innocenti si trovava in Germania dove vivono i suoi due figli e la compagna e dove pertanto passa gran parte del suo tempo", ha spiegato il suo difensore, avv. Paolo Tiepidino della Spezia. "Con questo gesto - ha aggiunto il legale - Degl' Innocenti ha di fatto smentito il giudizio e la prognosi di pericolosita' formulata nei suoi riguardi con l' ordinanza di custodia cautelare del Gip presso il tribunale di Genova". Il difensore ha annunciato che presentera' al piu' presto ricorso davanti al tribunale del riesame "sia per questi aspetti, nonche' per la mancanza dei gravi indizi di colpevolezza nei suoi confronti". Mauro Degl' Innocenti e' conosciuto alla Spezia con il soprannome di Gipi (Giustizia proletaria) che gli e' stato dato fin da quando era ragazzo e militava in Lotta Continua. Oggi e' un baby pensionato delle Ferrovie, padre di tre figli, avute da due diverse compagne. Negli ultimi anni Gipi sarebbe diventato un moderato, vicino a Legambiente, continuando la sua militanza soprattutto come pacifista. Degl' Innocenti era presente anche alla manifestazione no global di Firenze, per contestare gli Usa e i Paesi dell' Occidente per la guerra contro l' Iraq.Si sono avvalsi della facolta' di non rispondere i tre arrestati per le violenze al G8 di Genova detenuti nel carcere di Marassi e interrogati stamani dal gip Elena Daloiso. Gli indagati sono Marina Cugnaschi, 37 anni, di Lecco, Vincenzo Vecchi, 29 anni di Calcinate (Bergamo) e Antonio Fiandra, 56 anni, di Genova. I legali hanno spiegato di aver scelto questo comportamento perche' non hanno ancora visto il materiale probatorio contro i loro assistiti (foto e filmati). "Quando avremo esaminato gli atti, decideremo cosa fare" ha spiegato l' avvocato di Vecchi, il genovese Enrico Franchini.
7 dicembre 2002 - G8: INTERROGATO IN CARCERE PARMA UNO DEGLI ARRESTATI
ANSA:
Stefano Caffagnini, parmigiano di 27 anni, tra gli arrestati dei giorni scorsi per i fatti del G8 di Genova, e' stato interrogato per rogatoria questa mattina nel carcere di Parma dal gip Giuseppe Coscioni alla presenza dell' avvocato difensore Andrea Marvasi. Il legale ha riferito che Caffagnini - accusato di devastazione e saccheggio oltre che di resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale - ha risposto punto per punto alle circostanziate domande, negando ogni addebito. In sostanza, il giovane ha ribadito di non aver compiuto alcun tipo di devastazione o di saccheggio ne' di aver aggredito un carabiniere. Il padre Enrico, in una conferenza stampa organizzata insieme a colleghi ed amici del giovane nella cooperativa sociale in cui quest' ultimo presta servizio, ha poi aggiunto di aver visto personalmente il video del Tg5 'Speciale Terra' in cui si vedrebbe il figlio intervenire per aiutare un carabiniere in difficolta'. L' uomo gia' nei giorni scorsi aveva scritto una lettera alla 'Gazzetta di Parma' per esprimere il suo stupore e la sua amarezza per i provvedimenti presi dalla magistratura genovese e per tracciare un profilo del giovane ben diverso da quanto emergerebbe dai capi d' accusa. Enrico Caffagnini non ha ancora potuto incontrare il figlio che invece ha ricevuto in carcere la visita del deputato Ds Carmen Motta: "L' ho visto dopo l'interrogatorio - ha raccontato - e l' ho trovato tranquillo e sereno. Mi auguro che gia' dalla prossima settimana le cose si possano chiarire". Nel tardo pomeriggio e' in programma una manifestazione di solidarieta' a Caffagnini organizzata dal circolo 'Mariano Lupo' (i cui aderenti hanno gia' allestito un presidio davanti al carcere), dal Comitato antirazzista e altre organizzazioni.Si sono avvalsi della facolta' di non rispondere alle domande del Gip di Messina, Alfredo Sicuro, due dei no global arrestati su disposizione del Gip di Genova nell' ambito dell' inchiesta sui disordini del G8 e che sono detenuti nel carcere di Gazzi. Sono il messinese Dario Ursino e il catanese Francesco 'Jimmy' Puglisi. Durante il loro brevissimo interrogatorio, davanti alla struttura penitenziaria di Messina, si e' svolto un presidio di protesta al quale hanno partecipato alcune centinaia di giovani che hanno durante contestato l' arresto dei due no global. Durante la manifestazione il conducente di un' automobile ha tamponato due giovani manifestanti che sono stati medicati nel pronto soccorso del Policlinico per delle contusioni.
10 dicembre 2002 - BOMBE VICINO QUESTURA GENOVA: DAI GIORNALI
"Il Corriere della sera"
Genova, bombe in questura: "Volevano uccidere"
Due ordigni esplodono nella notte, il secondo doveva colpire i poliziotti. Inchiesta per strage, nessuna rivendicazione
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
GENOVA - Due esplosioni a dieci minuti l'una dall'altra, a pochi metri dalla questura di Genova, alzano la tensione e portano indietro di anni l'orologio della storia italiana, fino a quelli di piombo, quando il terrorismo non esitava a colpire le forze dell'ordine. "Chi ha messo quegli ordigni voleva uccidere gli agenti", dirà il questore di Genova. Il primo a esplodere è poco più di un grosso petardo e, per gli investigatori, doveva attirare i poliziotti; il secondo, una bomba vera, avrebbe potuto ammazzarli. E alla mente torna un'altra trappola, quella organizzata contro la questura di Bologna il 18 luglio 2001, l'antivigilia del G8 di Genova funestata da quattro attentati. E non c'è chi non colleghi le due esplosioni agli strascichi che quel summit e le manifestazioni, che lo caratterizzarono, si portano ancora dietro.
Sono le 3.50 di ieri mattina. Un ispettore della polizia esce dal retro per parlare con alcuni colleghi. Il freddo vento di tramontana piega i lecci nel giardino pubblico che, dalle pendici di una collinetta, confina con la questura ed è dedicato al procuratore di Genova Francesco Coco, ucciso dalle Br negli anni '70. L'esplosione è forte, ma non eccessiva. I poliziotti pensano a un petardo lanciato contro di loro, forse uno scherzo. Vogliono scoprire chi è stato e allora, convinti che si trovi ancora nel giardino, invece di entrare dal cancello principale a 50 metri lungo corso Aurelio Saffi, aggirano il parco con tre volanti. Due, trecento metri che le auto percorrono in pochi secondi. Gli agenti salgono su un muretto e si affacciano dall'inferriata verde che circonda il giardino. Con le torce elettriche illuminano le aiuole. Anche stavolta, decidono di non entrare, di aspettare. Sarà la loro salvezza.
Alle 4 in punto, la seconda esplosione, metallica e fortissima, fa tremare i vetri nel quartiere e, a una ventina di metri, sfonda le finestre ai quattro piani del lato sud della questura. Pezzi di metallo (tra cui bulloni che potrebbero far parte della bomba) e di legno, sassi e terra vengono scagliati a un centinaio di metri. Lo spostamento d'aria proietta gli agenti all'indietro facendoli cadere dal muretto. Non sono feriti, ma ora si rendono conto che non è uno scherzo. Nessuno si azzarda a entrare nel parco. Solo più tardi, quando gli artificieri e i vigili del fuoco avranno fatto il loro lavoro, sarà il momento della scientifica e della Digos che tenteranno di dare volto e nome ai responsabili. E allora si capirà che quelle due bombe erano state nascoste in due cestini per i rifiuti e che avevano un innesco a tempo (trovato anche un pezzo di pila elettrica che fa pensare a un timer) programmato per uccidere. Se i poliziotti, come sarebbe stato logico, fossero entrati dal cancello principale e avessero percorso il vialetto che si inerpica lungo la collinetta per raggiungere il cestino della prima esplosione, sarebbero stati investiti dalla seconda. La bomba vera, infatti, era in un altro cestino che si trova in un piazzale a metà del vialetto. Per questo la Procura ha subito aperto un fascicolo di indagine. E' a carico di ignoti e ipotizza il reato di strage.
Le indagini, oltre che dai reperti, partono dall'esplosivo, sembra tritolo, e dalle immagini registrate da una telecamera a raggi infrarossi che potrebbe avere memorizzato nel buio alcune sagome. Nulla viene trascurato: tra i detriti sono stati recuperati anche un tesserino di codice fiscale a alcuni scontrini emessi domenica. C'è poi il cancello secondario del giardino, il cui lucchetto è stato trovato tranciato: viene chiuso alle 18, quindi gli attentatori hanno operato dopo quell'ora. "Seguiamo tutte le piste", dice ancora il questore. Anche se gli investigatori non escludono un collegamento con la criminalità organizzata albanese, colpita da un'indagine della polizia e da un processo in corso, è chiaro che, in attesa di una rivendicazione attendibile, il quadro complessivo richiama gli scontri e le inchieste del G8 genovese, oltre che la pista anarco-insurrezionalista. E sabato prossimo a Genova ci sarà una manifestazione dei No global di protesta contro gli ultimi arresti compiuti dalla Digos.
Giuseppe Guastella10 dicembre 2002 - ATTENTATO GENOVA: RIVENDICATO DA BRIGATE 20 LUGLIO
ANSA:
L' attentato compiuto ieri a Genova sarebbe stato rivendicato dalle Brigate 20 luglio. Lo afferma 'Il Velino', ricordando che si tratta della stesso gruppo ritenuto responsabile dell' attentato compiuto nel febbraio scorso in via Palermo, a Roma, nei pressi del Ministero dell' Interno.
"Abbiamo solo iniziato. Di giorno e di notte non abbiate certezze, c'e' ancora tanto lavoro da fare... carcerieri, torturatori e i loro padroni non vivono su di un altro pianeta!". Lo si legge nel documento firmato dalla Brigata 20 luglio, che contiene anche minacce al carabiniere Mario Placanica, che uccise Carlo Giuliani.13 dicembre 2002 - G8: DUBBI PERITO SU ARMA CHE HA UCCISO GIULIANI
"Panorama"
"Cercate l'arma che ha ucciso Giuliani"
di Alessandro Calderoni
I proiettili, la traiettoria dei colpi, le ferite. Un perito solleva dubbi su chi ha sparato. E dice: forse il carabiniere non c'entra
Probabilmente non sapremo mai come sia morto davvero Carlo Giuliani. La richiesta di archiviazione del pm di Genova, che avalla la legittima difesa del carabiniere Mario Placanica, ferma il caso al momento e all'intenzione dello sparo, senza approfondire che cosa sia realmente successo tra l'istante in cui il carabiniere ha premuto il grilletto e quello in cui Giuliani è caduto a terra esanime.
Già un anno fa il professor Antonio Ugolini, inizialmente scelto dalla famiglia Giuliani come consulente balistico, poi sostituito su iniziativa del padre della vittima, sosteneva la possibilità che Carlo fosse stato ucciso da un proiettile non proveniente dalla pistola di Placanica. Il primo consulente del pm, Valerio Cantarella, aveva affermato una tesi simile, rilevando che i due bossoli ritrovati sembravano essere stati sparati da armi diverse.
Anche Cantarella lasciò subito il caso. La seconda tornata di consulenti concordò sulla comune provenienza dei proiettili: l'arma del carabiniere.
Oggi, dopo la richiesta di archiviazione, Ugolini accetta di esporre i propri dubbi, cauto ma deciso. Si occupa di balistica da 40 anni e ha seguito alcuni dei più controversi casi di cronaca italiani: da Moro alla Uno bianca, da Ustica a Ilaria Alpi, da Sofri a Marta Russo.
Quale mistero si nasconde nella morte di Carlo Giuliani?
Punto primo, non si sono ritrovati i proiettili che ferirono mortalmente il ragazzo, quindi non esistono elementi di certezza per riferirli alla sola canna della pistola del Placanica. I bossoli sono soltanto involucri non direttamente correlabili al corpo della vittima, perciò non provano nulla. E piazza Alimonda ne era piena, quel giorno.
Il corpo di Giuliani non ha restituito alcuna informazione utile?
La consulenza autoptica non parla di alcun prelievo di tasselli di cute o frammenti ossei dal cranio: una scelta irreversibile, dato che la salma è stata cremata con notevole rapidità. È impossibile quindi accertare scientificamente da che parte il proiettile sia entrato e uscito: la valutazione è stata fatta solamente a occhio. Inoltre, non mi pare che sussista alcun elemento in grado di provare che ad attraversare il cranio di Giuliani sia stato un calibro 9 per 19 come quelli in dotazione a Placanica, anzi le dimensioni dei fori d'ingresso e uscita sono pari e in un caso anche inferiori all'ingombro fisico di un proiettile di quel tipo, il che fa pensare maggiormente alla colpevolezza di un calibro più piccolo.
Come fa a esserne sicuro?
Un proiettile come quello di Placanica avrebbe causato l'esplosione del cranio per pressione idrodinamica, ferendo poi probabilmente qualcun altro alle spalle di Giuliani. La testa di Carlo, invece, era intatta e nessun altro è stato colpito. Nemmeno la posizione dello sparatore è chiara. Mai, in tutta la mia carriera, ho constatato per un proiettile presumibilmente frammentato, in questo caso a causa dell'impatto con un calcinaccio, procurasse un foro d'entrata più grande del foro d'uscita. Un'eccezione storica. Oppure il colpo è partito da dietro.
Secondo lei, che cosa potrebbe essere accaduto?
Non si può escludere che ci sia stato un terzo sparo, oltre ai due uditi dai testimoni ed effettivamente esplosi da Placanica. Un colpo partito da un'arma silenziata non sarebbe mai stato avvertito a causa del trambusto generale. E il frammento di fibra di vetro individuato sul cadavere potrebbe, in quest'ottica, appartenere proprio al materiale isolante di cui si compongono i silenziatori.17 dicembre 2002 - G8: DIAZ; SENTITO COME TESTIMONE CAPO POLIZIA DE GENNARO
ANSA:
Il capo della polizia Gianni De Gennaro e' stato sentito oggi a Roma come testimone dai pubblici ministeri genovesi Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini in merito al blitz della polizia nella scuola Diaz avvenuto il 21 luglio dell'anno sco