Almanacco dei misteri d' Italia


Gladio, piano Solo, golpes vari, dossier Mitrokhin...
le notizie del 2004: ottobre/dicembre
6 ottobre 2004 - MITROKHIN: DAI GIORNALI
"Il Gazzettino"
ESCLUSIVO Anticipiamo le conclusioni dell'inchiesta
Mitrokhin, i retroscena di uno scandalo italiano Roma
Sono clamorose le conclusioni del rapporto che la Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Mitrokhin sta per votare, e di cui il nostro giornale anticipa i passaggi-chiave. Il documento, ancora riservato, addebita al Sismi una censura sulle bozze del dossier Mitrokhin, inviategli dal servizio segreto inglese. La cancellatura più importante è sul ruolo nel Kgb di Armando Cossutta, ex dirigente del Pci poi diventato uno dei "padri" di Rifondazione e oggi leader dei Comunisti italiani. Il rapporto individua corrispondenze di date e avvenimenti fra l'insabbiamento di parti del dossier Mitrokhin riguardanti Cossutta, e il dietrofront di Rifondazione che nel '95 salvò il governo Dini ormai sull'orlo delle dimissioni, consentendo al centrosinistra di ottenere dal presidente Scalfaro il rinvio del voto anticipato.Il rinvio ha favorito la nascita dell'Ulivo che si è poi mantenuto al potere fino alle politiche 2001.

IL RAPPORTO LA COMMISSIONE PARLAMENTARE HA DICIANNOVE CERTEZZE Sono 19 le conclusioni alle quali arriva il "rapporto di metà mandato" della Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Mitrokhin. E sono conclusioni ancora riservate, che in queste ore stanno passando all'esame del voto. Ma i 19 punti cominciano tutti con due paroline che certificano come assodato dalle prove e dai fatti quanto dichiarato: "Vi fu...". Ecco, in sintesi, i punti acclarati dalla Commissione:
1) Vi fu la sostituzione del direttore del direttore della Prima divisione del Sismi da parte del direttore, generale Siracusa, 48 ore prima che il 28 marzo 1995 arrivassero i primi rapporti Mitrokhin da Londra.
2) Vi fu una paralisi dell'attività di controspionaggio su tutto il rapporto Impedian su preciso ordine emanato il 10 aprile 1995 dal nuovo direttore della Prima Divisione.
3) Vi fu una precisa scelta del Sismi di non incontrare "Impedian", ovvero l'ex agente del Kgb Vasilji Mitrokhin.
4) Vi fu un volontario fraintendimento circa il protocollo ordinario di salvaguardia della fonte, utilizzato come pretesto per tenere all'oscuro organi competenti per legge.
5) Vi fu l'estromissione per un anno, dal 16 maggio 1997 all'8 maggio 1998 della Prima Divisione del Sismi che ha competenza sul controspionaggio.
6) Vi fu l'estromissione della Polizia Giudiziaria pur a fronte dell'evidenza di numerosi reati trascritti nelle schede di lavorazione del Sismi.
7) Vi fu un pregiudizio concettuale che fece ritenere al Sismi l'assoluta inutilizzabilità di tutto il materiale Impedian per attività di controspionaggio.
8) Vi fu una completa e ingiustificata omissione di accertamenti investigativi sui pubblici funzionari indicati nel dossier Impedian che al momento dell'arrivo dei report rivestivano ancora ruoli di responsabilità in seno alla pubblica amministrazione, con un'anomala trattazione della posizione di due alti esponenti della diplomazia, uno con funzioni presso la Presidenza della Repubblica e l'altro con mansioni delicate all'interno del ministero delle Finanze.
9) Vi furono correzioni e interpolazioni preventive sulla stesura del saggio pubblicato dagli inglesi The Mitrokhin archive riguardo il denaro che il Kgb avrebbe versato "direttamente nelle tasche di Armando Cossutta" e riguardo al coinvolgimento dell'agente del Kgb Giorgio Conforto alias agente Dario nell'ambito delle vicende connesse al caso Moro: la mitraglietta Skorpion che lo uccise fu trovata a casa della figlia di Conforto.
10) Vi fu una precisa e deliberata scelta della direzione del Sismi di non formalizzare in alcun atto le comunicazioni pur previste dalla legge: queste scelte, unite all'avocazione e all'inattività, permisero di soffocare le evidenze di Impedian. "Vi fu, in sostanza, una condivisione delle scelte del Sismi da parte dei governi Dini, Prodi e D'Alema.
11) È certo che i presidenti del consiglio dal marzo 1995 all'ottobre 1999 non hanno mai ricevuto comunicazione "ufficiale" da parte del Sismi della produzione Impedian.
12) È certo che i ministri della Difesa dell'epoca non hanno ricevuto ufficialmente - come prevede la legge - comunicazione immediata dei fatti da parte del Sismi.
13) Vi fu un illegittimo "scavalcamento del Cesis omettendo così di coinvolgere un organo deputato a massima autorità politica con responsabilità sulla gestione dei Servizi segreti.
14) Vi fu un'incomprensibile esclusione del Sisde dall'apporto investigativo.
15) Vi fu una trattazione della pratica Impedian anomala anche in confronto con analoghi casi avvenuti in precedenza, come le operazioni denominate Ovation Rodo, Isba e Pravo.
16) Risulta che la pratica Impedian, in copia e anche in originale, classificata come "segretissimo", uscì per almeno tre volte dal Sismi in direzione dell'Autorità politica. Di queste uscite di materiale classificato non v'è traccia formale e protocollare negli atti del Sisme.
17) Vi fu sincronia di gestione dell'affare Impedian da parte dei direttori del Sismi. Le dichiarazioni davanti alla Commissione del generale Siracusa e del suo successore ammiraglio Battelli "hanno visibilmente mirato ad impedire la completa ricostruzione delle circostanze e depistare ulteriormente l'accertamento dei fatti".
18) È certo che gli abusi dell'operazione Impedian non sono state denunciate dal Comitato parlamentare di controllo sui Servizi perché non era al corrente di numerose risultanze emerse solo oggi grazie al lavoro della Commissione d'inchiesta.
19) È comprovata una precisa e determinata volontà dei premier Dini, Prodi, D'Alema e del vicepremier Mattarella di accreditare davanti alla Commissione la tesi di una validità formale e sostanziale dell'operazione Impedian così come gestita dai direttori del Sismi Siracusa e Battelli.

"I silenzi su Cossutta salvarono tre governi" Le conclusioni dell'inchiesta sulle spie sovietiche in Italia: dalle anticipazioni emergono clamorosi risvolti politici Le date e lo "sbianchetto". Sono questi i due pilastri su cui poggia il rapporto che la Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Mitrokhin sta per votare, e del qualeIl Gazzettino è in grado di anticipare alcuni passaggi-chiave. Un rapporto ancora riservato, che in queste ore è oggetto di discussione tra deputati che minimizzano e senatori che ingigantiscono. È il destino di ogni commissione parlamentare: difficile che la verità sia unanime, accadde lo stesso ad esempio per la P2. Ma se la verità sancita dalla "Mitrokhin" sarà quella contenuta nel rapporto, quella di Licio Gelli e compari esce dal confronto come una semplice compagnia di burloni.
LA CENSURA Date e "sbianchetto", coincidenze e scolorina: elementi che tornano a galla quasi in ogni pagina del documento. Lo "sbianchetto" è quello utilizzato dal Sismi per operare una censura clamorosa sulle bozze del dossier Mitrokhin che il servizio segreto inglese, l'Mi5, aveva consegnato ai colleghi italiani per le "opportune verifiche". La cancellatura più eclatante che balza all'occhio riguarda il ruolo di Armando Cossutta, oggi presidente dei comunisti italiani dopo aver creato Rifondazione comunista e prima ancora aver rappresentato la linea filosovietica più ortodossa del Pci fino alla sua dissoluzione. Nell'autunno del 1998 lo storico inglese Christopher Andrew, incaricato di scrivere insieme a Vasilji Mitrokhin un saggio con tutte le rivelazioni dell'ex agente del Kgb, ha terminato il suo lavoro: le bozze vengono consegnate ai servizi inglesi che "girano" a quelli italiani le parti riguardanti il nostro Paese. La Commissione parlamentare d'inchiesta ha scoperto che dalle bozze rispedite a Londra un'operazione di "sbianchettatura" ha fatto sparire una frase: a pagina 790 si leggeva che "...se i fondi dell'Urss dovevano essere diretti verso l'Italia, questi dovevano passare attraverso le mani di Armando Cossutta esometimes directly into the pockets of Cossutta". La frase in corsivo, che tradotta dall'inglese significa "altre volte direttamente nelle tasche di Cossutta", non c'è più.
Possibile che il Sismi si incarichi autonomamente di operare simili censure senza informare di quanto emerge dall'archivio Mitrokhin le autorità che - per legge - dovevano essere informate? Possibile, secondo le deposizioni rilasciate in più occasioni dai protagonisti davanti alla Commissione. Ma qui entrano in ballo le date.
LE ORIGINI "I primi 30 rapporti del materiale consegnato da Mitrokhin all'Mi6 arrivano al Sismi nel marzo 1995 - si legge nel rapporto riservato che sta per essere votato dalla Commissione parlamentare - in un momento molto delicato in Italia sotto il profilo politico e istituzionale". È questa la chiave di lettura scelta dalla Commissione. Una chiave che porta a risultati clamorosi e inquietanti.
28 marzo 1995: quando mancano 48 ore all'arrivo dei primi 30report denominati Impedian (dal nome in codice dell'ex agente sovietico Vasilji Mitrokhin) già da qualche mese nelle mani degli inglesi, il direttore del Sismi generale Siracusa ordina la sostituzione del direttore della Prima divisione, colonnello Alberico Lo Faso. Al suo posto subentra il colonnello Luigi Emilio Masina, già capo del Raggruppamento centri di controspionaggio.
30 marzo 1995:i servizi segreti inglesi Mi5 inviano al Sismi le prime 30 schede, su 261 in totale che riguardano l'Italia.
10 aprile 1995: il nuovo capo della Prima divisione del Sismi, colonnello Masina, emana un ordine di servizio che di fatto paralizza "le attività di controspionaggio su tutto il complesso dei rapporti Impedian. L'ordine è rimasto valido fino alla fine di aprile del 1998".
6 ottobre 1995: l'Mi5 ottiene il report numero 132, quello che riguarda Armando Cossutta.
19 ottobre 1995: il Senato approva la mozione di sfiducia individuale contro il ministro della Giustizia Filippo Mancuso. Il partito di Rifondazione Comunista guidato da Cossutta e Bertinotti prosegue nella martellante richiesta di dimissioni del governo Dini e di nuove elezioni. Il partito è spaccato già da giugno, quando 19 parlamentari avevano fondato il gruppo dei Comunisti Italiani, determinante per la sopravvivenza del governo "tecnico" di Dini. Ma Cossutta già in luglio aveva accentuato la linea intransigente: "Le elezioni devono avvenire entro novembre per eliminare l'ipocrisia esistente che definisce il governo Dini un governo tecnico, mentre sappiamo benissimo che è un governo politico che, sotto l'aspetto tecnico, fa scelte politiche". E ancora: "Dini è quello che per il Portogallo fu Salazar: anche lui ministro delle Finanze, un bravo tecnico; poi in Portogallo non c'è più stata la democrazia per tanti, tanti ani. Forse Dini la pensa allo stesso modo".
23 ottobre 1995: l'assemblea dei 38 parlamentari di Rifondazione comunista decide all'unanimità di votare la mozione di sfiducia a Dini presentata dal centrodestra. Il voto è previsto per il 26 ottobre: la maggioranza di fatto non ha più i numeri per governare, sulla carta i deputati favorevoli alla sfiducia sono 316 e i contrari 308.
26 ottobre 1995: "Cinque minuti prima che alla Camera prendano il via il dibattito e la votazione sulla mozione di sfiducia al governo Dini - si legge nelle bozze del raporto -, Rifondazione inverte radicalmente e improvvisamente la propria rotta politica. È il presidente del Prc Armando Cossutta ad annunciarlo nella dichiarazione di voto: i deputati di Rifondazione non parteciperanno al voto e usciranno dall'aula". Motivo del dietro front? Cossutta lo spiega così: quella mattina Dini gli assicurò che si sarebbe dimesso il 31 dicembre 1995 "ed è ormai certo che si andrà a votare". Nessuna delle due certezze risulteranno poi corrispondenti a verità. Ma c'è di più: uscendo dall'aula, Cossutta annuncia di aver raggiunto un accordo - definito di "desistenza" - con le forze che da lì a qualche mese costituiranno l'Ulivo.
30 ottobre 1995: è la data ufficiale in cui l'Mi5 consegna al Sismi il report su Cossutta e sui suoi rapporti con i sovietici, secondo le dichiarazioni dei vertici. Ma non c'è nessuna certezza su questa data: basti pensare che - come vedremo - inspiegabilmente il Sismi non protocolla il report 132 su Cossutta fino all'8 novembre.
7 novembre 1995: il generale Siracusa, capo del Sismi, incontra ufficialmente il presidente del Consiglio Lamberto Dini "per informarlo dell'esistenza della produzione Impedian. Fra i rapporti di cui Siracusa fa cenno durante l'incontro è compreso anche il 132, uno di quelli riguardanti Cossutta, definito nelle ultime due righe "contatto confidenziale del Kgb" a Roma".
7 novembre 1995:nello stesso giorno Silvio Berlusconi sale al Quirinale per ricevere dal presidente Oscar Luigi Scalfaro la data in cui si terranno le elezioni come promesso qualche mese prima in cambio del via libera al governo tecnico di Dini. Invece si sente rispondere che di elezioni non se ne parla: Scalfaro non intende sciogliere le Camere ritenendo che ci sono i numeri per garantire una maggioranza.
8 novembre 1995: il Sismi si decide a protocollare il report 132 su Cossutta, a più di un mese dal momento in cui l'Mi5 è entrato ufficialmente in possesso del documento.
13 dicembre 1995: nasce l'Ulivo.
5 gennaio 1996: l'Mi5 ottiene il report 152. Si tratta delle 142 pagine del "Lexicon", il dizionario del Kgb che riporta 847 termini usati dall'intelligence sovietica per interpretare competenze e responsabilità specifiche. Da quel documento si potrebbe capire quale sia stato il ruolo di tutti i protagonisti nominati nelle schede in possesso di Mitrokhin.
29 febbraio 1996: il Sismi riceve il report 152. Per altri tre anni incredibilmente non viene tradotto perché, secondo la sorprendente annotazione apposta dal funzionario del nostro servizio segreto militare, "si tratta di un dizionario". "A meno di due mesi dalle elezioni dell'aprile 1996 - commenta il rapporto della Commissione parlamentare d'inchiesta - si poteva dunque avere la nozione esatta di che cosa il Kgb intendesse per "contatto confidenziale", com'era qualificato nel materiale Impedian il presidente del Prc Cossutta, l'uomo che rappresenterà il perno attorno al quale ruoterà l'intera attività del centrosinistra". Ecco cosa si leggeva nel Lexicon alla voce "contatti confidenziali": "Individui di nazionalità straniera che, senza essere fonti, comunicano agli agenti intelligence informazioni di loro interesse e soddisfano richieste confidenziali che in sostanza sono di natura intelligence, sulla base di affinità ideologica e politica, interessi materiali, amicizia o altre relazioni che hanno stabilito con gli agenti intelligence".
LE INCONGRUENZE
E qui i conti non tornano: Dini in due audizioni davanti alla Commissione ha ribadito che nell'incontro del 7 novembre 1995 il generale Siracusa accennò a generiche notizie relative a Cossutta e ai finanziamenti ai partiti "già oggetto di inchieste della magistratura". Ma la condotta attribuita dalla fonte Impedian a Cossutta di percepire fondi anche a titolo personale ("sometimes directly into the pockets...") "non era nè coperta dall'amnistia per i finanziamenti percepiti dalle forze politiche fino al 1989 nè era circostanza a quel momento nota alla nostra Autorità Giudiziaria, che anzi aveva archiviato le inchieste aperte su questo filone a partire dal 1991 per mancanza di elementi di prova". Adesso le prove ci sono, ma secondo il rapporto della Commissione, il Sismi le "sbianchetta". Perché?
Non è questo, il solo "perché" che non trova risposta; o se la trova, è una risposta sconcertante. In quegli stessi giorni di inizio 1996, infatti, l'Mi5 inglese offre per ben tre volte al Sismi l'opportunità di interrogare Mitrokhin, la fonte Impedian ancora coperta da segreto. E incredibilmente per tre volte il Sismi rinuncia. Ormai le elezioni sono alle porte, il voto della tarda primavera del '96 vede il successo dell'Ulivo anche grazie alla "desistenza" di Cossutta. Il dossier Mitrokhin resta ancora una nebulosa nelle mani di pochi. Tra questi pochi c'è anche il nuovo premier Romano Prodi, che ufficialmente viene messo a conoscenza dell'esistenza dell'archivio da parte del generale Siracusa il 30 ottobre 1996. Ma "è certo - rileva la bozza di rapporto della Commissione - che i presidenti del Consiglio che si sono succeduti nel tempo dal marzo 1995 (Dini, ndr) all'ottobre 1999 (D'Alema) non hanno mai ricevuto "comunicazione ufficiale" da parte del Sismi della produzione Impedian, neanche quando furono individuati sul territorio nazionale depositi radio del Kgb". Lo stesso vale per i ministri della Difesa. E di quei pochi incontri protocollati ufficialmente (Dini, Prodi, Andreatta) i contenuti sono vaghi o presentano aspetti inquietanti: il ministro della Difesa Andreatta fu informato ufficialmente in una data non certa collocabile tra il 15 e il 26 ottobre 1996. Ma la data del 2 ottobre vergata a mano sia dal ministro che dal direttore del Sismi in calce a una lettera datata 26 ottobre 1996, è risultata falsa. Andreatta non può dare spiegazioni perché da tempo giace in stato di coma dopo l'ictus che lo colpì in Parlamento.
IL RIBALTONE
Trascorrono così due anni, fino a quando nell'ottobre 1998 le divisioni crescenti tra prodiani, dalemiani e Rifondazione portano alla caduta del governo Prodi. Ma anche in questo caso non si vota: Scalfaro non vuole. Alla bisogna di garantire i voti necessari a varare il "governo del Palazzo" guidato da D'Alema è nato un nuovo soggetto politico: il Partito dei Comunisti Italiani. A questa forza politica, "il cui leader indiscusso Armando Cossutta è indicato da Mitrokhin quale contatto confidenziale del Kgb, viene affidato il dicastero della Giustizia, nella persona di Oliviero Diliberto".
22 gennaio 1999: il Sismi avverte finalmente il Cesis e il ministero della Difesa della scoperta di armi e depositi radio del Kgb, ma tace su tutto il resto. Questo fa ritenere alla Commissione che la condotta del Sismi non fu casualmente sprovveduta, ma frutto di precisa scelta.
11 settembre 1999: sul Times di Londra esce la prima indiscrezione circa la prossima pubblicazione di un libro contenente un dossier chiamato "Mitrokhin" dal nome di un agente del Kgb fuggito anni prima in occidente.
24 settembre 1999: la Procura di Roma acquisisce per la prima volta il dossier Mitrokhin, nella versione "sbianchettata" preventivamente dal Sismi, e apre un'inchiesta per spionaggio con decine di persone indagate.
8 ottobre 1999: il presidente del Consiglio D'Alema si dichiara disponibile a consegnare gli atti del dossier Mitrokhin al Parlamento, ma contrariamente a quello che avvenne per la P2, non la lista dei nomi.
7 maggio 2002: si insedia la commissione parlamentare d'inchiesta sul dossier Mitrokhin, formata da 20 deputati e 20 senatori. A presiederla è nominato il giornalista e parlamentare di Forza Italia, Paolo Guzzanti.
4 maggio 2004: la procura di Roma chiede l'archiviazione dell'inchiesta. Vasilji Mitrokhin non è mai stato interrogato e quindi non ha mai potuto convalidare le accuse contro gli indagati contenute dei report che lui steso aveva scritto.
Non è mai stato interrogato perché è morto ottantaduenne a Londra il 23 gennaio 2004: il Sismi aveva ricevuto le sue carte nove anni prima.

Giudizi pesanti del centrosinistra nel dibattito in Commissione che dovrebbe portare nei prossimi giorni al voto sulla bozza di relazione
"Tesi preconcette, giusta la prudenza del Sismi"
"Tesi preconcette, un disegno prestabilito basato su falsità, prove ignorate e documenti non presi in considerazione perché contrari al castello costruito". Il giudizio sul rapporto intermedio della Commissione Mitrokhin da parte dei parlamentari dell'opposizione è durissimo. In particolare, si punta il dito contro il presidente della Commissione Paolo Guzzanti, che in quanto giornalista ha in più occasioni pubblicato articoli in cui anticipava conclusioni e annunciava novità raccolte dall'inchiesta: "La proposta di relazione - rileva ad esempio la senatrice della Margherita Cinzia Dato - è infarcita di ipotesi e sospetti, di insinuazioni degne di romanzi di appendice(...)". Quanto al lavoro del Sismi, il centrosinistra lo difende in quanto "era assolutamente necessario procedere alla verifica dei report sotto il profilo dell'attendibilità" prima di relazionare ai vertici politici o eventualmente all'autorità giudiziaria. Da qui la cautela e i tempi lunghi. Allora perché non interrogare direttamente Mitrokhin? "In realtà l'offerta inglese di ascoltare l'archivista del Kgb fu accettata, non respinta". Semplicemente, "fu deciso di rimandare l'intervista nell'attesa del preannunciato arrivo di ulteriori report". Eppoi, altra obiezione dei Commissari del centrosinistra, il controspionaggio deve agire prioritariamente per prevenire eventuali danni nei confronti dell'Italia, non indagare su vicende che risalgono comunque al passato. "Peccato che il Sismi - ha ribattuto un Commissario del centrodestra, Fabrizio Cicchitto - abbia "accettato" di interrogare Mitrokhin dicendo agli inglesi che lo volevano portare davanti all'autorità giudiziaria italiana: chiaro che una battuta simile veniva detta per farsi dire di no, perché nessun Servizio offre una fonte e e se la fa portare addirittura davanti all'autorità giudiziaria".

7 ottobre 2004 - MITROKHIN: COSSUTTA, QUERELO FELTRI PER UN MILIONE DI EURO
ANSA:
MITROKHIN: COSSUTTA, QUERELO FELTRI PER UN MILIONE DI EURO
SOLO CALUNNIE GIA' SMENTITE - ORA SARO' FINALMENTE UOMO RICCO
Armando Cossutta, presidente del Pdci, annuncia una querela da un milione di euro nei confronti di Vittorio Feltri e di "Libero" per quanto scritto stamani a proposito di possibili pressioni nei confronti dell'uomo politico a causa della sua presenza nei primi report del Dossier Mitrokhin.
Questo accenno e' presente nella relazione di Paolo Guzzanti che fa il punto su due anni di attivita' dell'organismo bicamerale d'inchiesta. "La campagna anticomunista di Vittorio Feltri e del suo giornale - afferma Cossutta - serve soltanto a rafforzare il prestigio dei comunisti quelli di ieri e quelli di sempre. Per quanto riguarda la mia persona non occorre che io risponda: e' la mia vita che smentisce ogni calunnia. Hanno comunque gia' risposto i nostri legali con una pesante querela, chiedendo ad ognuno dei giornali che hanno ripreso quelle calunnie danni per un milione di euro. E finalmente saro' un uomo ricco".

MITROKHIN:DILIBERTO, CONTRO COSSUTTA INFAME CAMPAGNA
"L'infame campagna anticomunista scatenata contro l'integerrima figura politica e personale del presidente del nostro partito, Armando Cossutta, non meriterebbe nemmeno una risposta se non chiamasse in causa anche la linea politica del partito".
Oliviero Diliberto commenta cosi' gli articoli di oggi su "Libero" e altri giornali che tornano su alcuni passaggi della relazione stilata da Paolo Guzzanti nella quale si avanza l'ipotesi di una sorta di "pressione" su Cossutta durante il governo Dini proprio mentre arrivavano a Roma le prime schede dell'archivio Mitrokhin.
"L'idea che ben tre governi della Repubblica siano stati tenuti in ostaggio, ed al contempo aiutati, con l'obiettivo di tenere nascoste presunte 'rivelazioni' contenute nel dossier Mitrokhin, e' semplicemente una colossale sciocchezza dettata da una bizzarra, patologica ossessione di quell'altrettanto bizzarro personaggio che e' Paolo Guzzanti".
Le ricostruzioni "fornite da Guzzanti, e riprese scelleratamente da alcuni giornali, sono destituite di ogni fondamento: basterebbe rileggersi gli atti parlamentari relativi alla vicenda del governo Dini che fu osteggiato in maniera asperrima dall'allora gruppo dirigente di Rifondazione comunista ed in particolare dal suo presidente Armando Cossutta, sino al punto da ottenerne le dimissioni nel dicembre del '95".
"La battaglia condotta da Armando Cossutta e da alcuni di noi fu a tal punto acuta da indurre un gruppo di deputati in disaccordo con quella linea, guidati dall'allora capogruppo Famiano Crucianelli, ad uscire addirittura dal partito. La montatura politica e' dunque evidente".
Le "calunnie personali" contro Armando Cossutta sono "smentite in maniera inequivoca dalla dirittura morale ineccepibile dimostrata in un'intera esistenza fondata sulla coerenza ed il rigore: di tali infamanti accuse i responsabili risponderanno di fronte alla giustizia italiana", aggiunge. "Ma la circostanza che oscuri personaggi impieghino tanto del loro tempo (nonche' mucchi di denaro pubblico) per infamare i Comunisti Italiani, e' segno che facciamo ancora paura alla parte peggiore del Paese. E di cio' siamo orgogliosi".

MITROKHIN: FRAGALA', PERCHE' NON PARLA BERTINOTTI?
"L'assordante silenzio di Bertinotti su Cossutta la dice lunga sulla vicenda Mitrokhin. Il presidente del Pdci ha ben poco da querelarsi contro la libera stampa che esercita il suo dovere di informazione".Il parlamentare di An, Enzo Fragala', capogruppo in commissione Mitrokhin commenta cosi' le reazioni di Cossutta e Diliberto all'inchiesta condotta dal quotidiano 'Libero' sul presidente del Pdci nell'ambito della vicenda Mitrokhin.
"E' significativo - dice ai giornalisti - che la difesa d'ufficio, peraltro palesemente poco convinta, a favore di Armando Cossutta, la faccia solo il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto e non dica neppure una parola il capo di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti. Su quelle non piu' oscure vicende parlamentari che videro, sull'altare del sopravvivenza del governo Dini e del passaggio tra il governo Prodi e quello D'Alema, la spaccatura di Rifondazione Comunista e la creazione del partito cossuttiano, Fausto Bertinotti avrebbe tanto da dire, e lo dice con il suo attuale assordante silenzio".
"Cossutta þ dice il parlamentare di An - ha ben poco da querelarsi contro la libera stampa, che esercita il suo dovere di informazione rispetto a vicende che lo hanno visto protagonista non solo dell'inchiesta sul dossier Mitrokhin, dove in una scheda viene indicato come 'agente confidenziale', ma anche dell'inchiesta giudiziaria della Procura di Roma sui finanziamenti illeciti del Kgb allo stesso Cossutta e al Partico Comunista italiano e, infine, anche dell'inchiesta su Gladio Rossa".

MITROKHIN:GUZZANTI A DILIBERTO, SEI SIMPATICAMENTE ARROGANTE
" La mia piu' sincera umana simpatia per l'arrogante disperazione politica dell'onorevole Diliberto, disperazione comune a tutti coloro che non potendo contestare fatti incontestabili aggrediscono e insultano il Parlamento della Repubblica di cui la Commissione Mitrokhin e' attiva e laboriosa espressione".
Il senatore Paolo Guzzanti risponde all'onorevole Diliberto dopo le polemiche nate dalli articoli di "Libero" e di altri giornali che citano affermazioni presenti nella relazione stilata dal senatore di Fi.
"L'onorevole Diliberto -dice - ha perfettamente ragione nel definirmi bizzarro, perché tutta la mia azione in difesa e alla ricerca della verita' e' purtroppo da considerare in un Paese come il nostro come una eccentrica bizzarria. Posso rassicurare Diliberto sul fatto che la mia bizzarria, dopo quarantadue anni di giornalismo nei piu' autorevoli quotidiani italiani e due e mezzo come presidente di una Commissione bicamerale parlamentare d'inchiesta deve ormai essere considerata sia cronica che recidiva, dunque pericolosissima per chi ha dedicato la propria vita politica a camuffare e insabbiare la verita'".

MITROKHIN: RIZZO, CONTRO COSSUTTA PER DENIGRARE STORIA PC
"La campagna contro Armando Cossutta e' una mossa della destra per denigrare la storia e l'azione dei comunisti italiani ed ha il fine politico di creare una problema rispetto alla possibilita' del centrosinistra di tornare a governare il Paese. Questi sono i fatti, il resto e' bugia e propaganda politica. Al Presidente dei Comunisti italiani va tutta la mia solidarieta' politica". Marco Rizzo, Presidente della Delegazione dei Comunisti italiani al Parlamento Europeo interviene nella polemica sui riferimenti fatti nella relazione della commissione Mitrokhin ad Armando Cossutta, di cui parlano oggi alcuni giornali.
"Sono stato coordinatore della segreteria nazionale di Rifondazione comunista dal 1995. Sono stato coordinatore della segreteria nazionale dei Comunisti italiani dal 1998 al 2001. In tutte le battaglie politiche per tenere ferma la posizione dei lavoratori e per dare una possibilita' di riuscita a governi di centrosinistra abbiamo sempre e solo usato un metodo chiaro e limpido".
La vicenda Mitrokhin - aggiunge infine - "non ha mai toccato lontanamente queste vicende politiche".

"Il Gazzettino"
IL CASO "A Londra cerchiamo altre carte di Mitrokhin" "Sui lavori della Commissione Mitrokhin c'è stato uno scandaloso silenzio stampa. Qui sono uscite cose che farebbero saltare per aria un Paese normale, e invece a cominciare dai Tg del presidente del Consiglio si è di fatto instaurata una congiura del silenzio. Ma tra qualche giorno la relazione che stiamo discutendo in Commissione sarà ultimata, e allora vedremo...". Paolo Guzzanti è presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Mitrokhin, ma oltre che senatore è anche giornalista: non vede l'ora di potersi togliere qualche sassolino dalla scarpa, lo farà quando il lavoro sarà finito e per ora vorrebbe limitarsi a commentare quel che ha letto sulGazzettinodi ieri. Cose che conosce benissimo, ovviamente. "In effetti avete colto due aspetti fondamentali dell'inchiesta. La concatenazione delle date in cui si sono svolti i fatti e certe "coincidenze" suggeriscono un ben preciso legame tra l'emergere del dossier Impedian-Mitrokhin e il passaggio di Cossutta da una posizione di estrema opposizione a Dini a una posizione di appoggio al governo tecnico voluto da Scalfaro, anche a costo di arrivare alla scissione di Rifondazione comunista con la nascita dei Comunisti italiani, per arrivare al sostegno a Prodi e a D'Alema".
In Commissione però alcuni parlamentari sostengono che sono congetture senza prove.
"I fatti incontrovertibili sono molti".
Ad esempio?
"Nel caso Impedian, e solo nel caso Impedian, sono state violate tutte le norme perentorie presenti nella legge 801 del 1977, che è quella nata sulla scorta delle polemiche che per anni hanno investito i servizi segreti italiani, con le vicende del Sid, del Sifar, delle varie "deviazioni"; si decise, una volta per tutte, che il Sismi deve obbligatoriamente avvertire sempre, in caso di acquisizione di notizie sensibili del controspionaggio, prima il ministro della Difesa, poi il Cesis e tramite questo il presidente del Consiglio. In commissione ho sventolato le carte che dimostrano che questa prassi è sempre, dico sempre stata seguita, tranne in un caso: il caso Impedian".
Non può essersi trattato "solo" di un errore del Sismi?
"Se così fosse non si sarebbero incartati in una serie di piccole menzogne durante le deposizioni in Commissione. Menzogne provate. È venuto fuori che l'allora ministro della Difesa Andreatta era l'unico che sapeva, guarda caso l'unico che - poveretto - non può parlare. Il direttore del Sismi Siracusa è venuto a dire che aveva parlato del caso Mitrokhin, ma solo a voce, ai vari presidenti che si sono succeduti. Dini sembrava di ricordare qualcosa, ma non ricordava bene. A Prodi, Siracusa dice di aver consegnato una lettera da fargli firmare, in piedi dietro una porta di palazzo Chigi, ma il premier si rifiutò: quando il Copaco gli chiese perché non abbia insistito, visto che si trattava di una cosa così importante, Siracusa disse: "E che dovevo fare, sdraiarmi per terra? Quello era il presidente del Consiglio..."".
Questo cosa dimostra?
"Che fin prima del primo giorno fu tutto predisposto affinché il dossier Impedian, cioè le elaborazioni fatte dagli inglesi delle rivelazioni e delle carte consegnate da Mitrokhin, venisse gestito secondo interessi politici. Sapevano che stavano arrivando le carte, non è un caso che abbiano rimosso il capo della Prima Divisione del Sismi 48 ore prima che le prime schede arrivassero da Londra".
Ma in molti hanno sostenuto che le carte di Mitrokhin fossero in realtà ben poca cosa.
"Peccato che inglesi e americani concordino che si è trattato della più grande inchiesta di controspionaggio del secolo. E su una cosa di queste dimensioni, in costante violazione della legge il Sismi non ha compiuto nessuna delle procedure che la legge 801 indica come tassative. È un fatto unico nella storia del servizi segreti".
Ci sono elementi che dimostrano come i vertici del Sismi si fossero in realtà resi conto di quel che avevano per le mani?
"Ne dico uno: la dottoressa Maria Buozzi, che era a capo di una delle sezioni del controspionaggio, appena arrivano le prime 30 schede, prende carta e penna ed emette un ordine con cui si fa divieto di attivare i centri di controspionaggio, se non su espressa autorizzazione del direttore del Sismi. Se davvero erano convinti che fossero bazzecole, perché trattare la cosa ai massimi livelli?".
Forse erano importanti ma non urgenti, in fondo l'Urss era ormai morta e sepolta da due-tre anni...
"Mitrokhin ha fatto luce su una massa di agenti del Kgb che hanno continuato a lavorare o nell'attuale servizio russo o per servizi di Paesi che hanno legami col terrorismo, ad esempio in Bosnia o in alcuni Paesi arabi. Gente che poi ha finito per avere legami con Al Qaida. C'era un ramo del Kgb che si occupava di organizzare il terrorismo nel mondo. Quelle di Mitrokhin non erano notizie buone per gli storici, ma per l'attualità. Tant'è vero che tra 10 giorni una delegazione della Commissione andrà a Parigi per cercare di interrogare il terrorista Carlos".
Avete ricostruito tutto ciò che è stato cancellato dal Sismi?
"Pensiamo che ci sia anche dell'altro. Il Sismi ha avuta una meticolosa cura omissiva e censoria. A tal punto quelle carte "non interessavano", che hanno lavorato di forbici e sbianchetto in una misura impressionante. Sono state omesse i due quinti delle informazioni: ad esempio, tutte le notizie utili al riconoscimento dei coinvolti".
Sperate di trovare qualcosa di nuovo a distanza di tanto tempo?
"Stiamo aspettando che rientri da Londra una missione del Sismi che ha avuto l'incarico formale di andare da a vedere se c'era dell'altro oltre ai 261 reports inviati all'epoca. C'è infatti il sospetto che gli inglesi, appena entrati in possesso del materiale, abbiano chiamato i vertici dei vari Servizi alleati, consegnando in via informale l'elenco del materiale che li interessava: "questa roba riguarda voi, diteci cosa vi serve che la sviluppiamo". Quindi le schede arrivate sono solo le parti che sono state sviluppate. Almeno, così è avvenuto per gli altri Paesi".
E cosa potrebbe esserci di più importante di quel che già si è saputo?
"Vedremo: visto come hanno trattato queste schede, qualche sospetto è legittimo. Come mai i report su giornalisti e politici vengono avocati dal direttore del Sismi, se questi le giudica "poca cosa"?".
Da questo quadro i vertici del Sismi dell'epoca risulterebbero o incapaci o in malafede. Che fine hanno fatto?
"Il generale Siracusa è stato nominato da D'Alema comandante dell'Arma dei Carabinieri cancellando una regola in vigore dopo lo scandalo De Lorenzo in base alla quale chi ha guidato il Sismi non può comandare l'Arma; è stato poi confermato per un secondo mandato, anche questo per la prima volta nella storia, e per di più quando aveva già superato i limiti di età. L'Ammiraglio Battelli è Consigliere di Stato".
Ario Gervasutti

7 ottobre 2004 - GLADIO: IL 9 OTTOBRE ASSEMBLEA ASSOCIAZIONE EX VOLONTARI
ANSA:
GLADIO: IL 9 OTTOBRE ASSEMBLEA ASSOCIAZIONE EX VOLONTARI
IN PROGRAMMA ANCHE IL RINNOVO DELLE CARICHE
E' fissata per il 9 ottobre a Ziracco (Udine), l'assemblea generale dell'Associazione Italiana Volontari Stay Behind, che riunisce gli ex appartenenti della disciolta struttura militare piu' nota come Gladio.
L'associazione era stata costituita dieci anni fa a Redipuglia (Gorizia), e aveva tra i suoi dichiarati intenti quelli di "difendere e diffondere le motivazioni ideali" che ispirarono l'adesione volontaria alla struttura Stay Behind, e difenderne "la reputazione e l'onorabilita' contro ogni forma di denigrazione".Questa sara' dunque l'assemblea del decennale, che dovra' anche rinnovare le cariche interne. Attuale presidente e' Giorgio Mathieu, di Pinerolo (Torino), che ricopre l'incarico ormai da sei anni.
Il giorno successivo, presso il cimitero di Cividale del Friuli, si terra' una cerimonia commemorativa per il col. Aldo Specogna che, oltre che combattente della guerra partigiana, fu comandante della zona Nord-est della struttura Stay Behind.
La cosiddetta Gladio - oggetto negli anni Novanta di quella che Mathieu ha anche recentemente definito una persecuzione politica e giudiziaria - era sorta nel secondo dopoguerra nell'ambito dei servizi di sicurezza militare, analogamente a quanto avvenuto in altri paesi Nato, con il compito di operare in clandestinita' in caso di invasione nemica.

7 ottobre 2004 - PAOLO EMILIO TAVIANI
ANSA:
PERSONAGGI/ PAOLO E. TAVIANI, MINISTRO ED ESPERTO DI COLOMBO
Partigiano, ministro, massimo esperto di Cristoforo Colombo: Paolo Emilio Taviani fu una delle figure piu' rappresentative della cultura italiana del Dopoguerra.
Nato a Genova nel 1912, Taviani, insieme al compagno di partito Zaccagnini, fu uno dei piu' importanti dirigenti democristiani che presero parte attivamente e in maniera determinante alla Resistenza. Fu la voce del futuro senatore, infatti, ad annunciare via radio ai genovesi che la citta' era insorta e si era liberata dal giogo nazifascista.
Che la cultura avrebbe caratterizzato tutta la sua esistenza era facile intuirlo anche dal suo grado di istruzione: Taviani consegui' infatti quattro lauree, in giurisprudenza, scienze politiche, storia ed economia. Proprio alla Facolta' di Economia di Genova Taviani ottenne la sua prima cattedra, mentre nel 1949 fu per breve tempo segretario politico generale della Dc.
Eletto alla Camera nel 1948, verra' riconfermato a Montecitorio in tutte le successive consultazioni elettorali fino al 1976. In quell'anno, passa al Senato dove viene rieletto ininterrottamente fino al 1987. Nel 1991 l'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga lo nomina Senatore a vita.
Nel 1951 viene nominato Sottosegretario agli Esteri nel VII Governo De Gasperi. Nel 1953 (VIII De Gasperi) diventa ministro del Commercio Estero. Nel governo Pella (1953) passa al Ministero della Difesa, carica che manterra' fino al governo Zoli (1957) indipendentemente dai cambi di governo e di maggioranza (I Fanfani 1954, Scelba 1954, I Segni 1955). Secondo quanto testimoniano storici e commentatori e' in questi anni che si avvicina a Gladio.
Nel 1959 Taviani ritorna al governo come Ministro del Tesoro del II Governo Segni. Nel 1960 e' Ministro del Tesoro con Tambroni e nel III Governo Fanfani. Nel 1962 sempre Fanfani forma il suo primo governo con il sostegno dei parlamentari socialisti e Taviani e' Ministro degli Interni, carica che manterra' nei successivi tre governi presieduti da Aldo Moro (1964-1968).
Dopo le elezioni del 1968, Moro lascia la guida del governo a Rumor e Taviani e' Ministro per gli Interventi straordinari nel Mezzogiorno. Nel 1969 Rumor forma il suo II Governo di cui Taviani e' Vicepresidente. Nel successivo III Governo Rumor (1970) abbandona la Vicepresidenza e torna ad occuparsi degli Interventi straordinari nel Mezzogiorno, carica che ricoprira' anche nel successivo Governo Colombo (1970). Nei due governi Andreotti di centro-destra (1972) e' Ministro del Bilancio (nel II Andreotti assume anche l'interim del Mezzogiorno). Taviani ritorna ad occupare la carica di Ministro degli Interni che manterra' nei due consecutivi governi Rumor (Rumor IV 1973, Rumor V 1974. Questi sono gli ultimi due incarichi di Governo ricoperti da Taviani, poco prima dell' avvento delle Brigate Rosse.
Dopo essere stato anche vicepresidente del Senato, il politico e' morto nel 2001, non prima di aver pronunciato, in qualita' di membro anziano del Senato, un accorato discorso sull' origine della democrazia repubblicana.

9 ottobre 2004 - SELVA: IN UNA CASSA I SEGRETI DEL PCI
ANSA:
SELVA: IN UNA CASSA I SEGRETI DEL PCI
INTERVISTA A LIBERO
"C'e' una cassa, nel sottoscala di un ex ufficio governativo di una capitale dell'est europeo. Si tratta di documenti risalenti alla guerra fredda: bollette, ordini di pagamento, ricevute di versamenti". Il presidente della Commissione Esteri della Camera e deputato di An, Gustavo Selva, in un'intervista a LIBERO parla di presunti finanziamenti dell'Unione Sovietica al Pci, di Armando Cossutta e dell'inchiesta Mitrokhin.
"Spero di riuscire a poter rendere pubblico questo materiale entro tempo ragionevoli... un mese. Mi sembra che l'inchiesta Mitrokhin stia producendo risultati non da poco. L'insabbiamento vi fu, eccome. In quel momento - ricorda Selva - governava Dini, e Cossutta, che avrebbe potuto contribuire a sfiduciarlo, all'ultimo momento cambio' idea e decise che Dini doveva rimanere al suo posto. (...) Quei soldi che arrivavano dal Pcus servirono a finanziare battaglie anti occidentali come quella contro i missili a Comiso, servirono a costruire false accuse contro gli americani durante la guerra di Corea. (...) Per non parlare delle case editrici, la Editori Riuniti e Rinascita, ad esempio, ma anche le scuole di partito, la Cgil, le cooperative rosse".
"Quella del Pci - continua Selva - fu un'attivita' di spionaggio a volte condotta in maniera perfino troppo disinvolta. Si facevano pagare per notizie che in realta' erano riportate dalla stampa. (...) c'e' ancora molto materiale su cui indagare. Oggi parliamo del dossier Mitrokhin. Ma e' proprio sicuro che la verita' sia contenuta solo li' dentro?", conclude il deputato di An.

9 ottobre 2004 - GLADIO: EX VOLONTARI CHIEDONO STATUS MILITARE
ANSA:
GLADIO: EX VOLONTARI PUNTANO A NUOVA STORIOGRAFIA
E INSISTONO SU RICONOSCIMENTO STATUS MILITARE
L' associazione degli ex volontari di Gladio compie dieci anni e rilancia da Ziracco di Remanzacco (Udine), dove si e' svolta oggi l' assemblea annuale, l' obiettivo del riconoscimento dello status giuridico di militari per tutti i civili appartenenti alla struttura.
Ma la struttura - nata negli anni Cinquanta, nell' ambito dei servizi di sicurezza militari, per operare in clandestinita' in caso di invasione nemica - cerca anche, assegnando le prime borse di studio a giovani neolaureati e organizzando i primi convegni, di costruire una nuova storiografia che porti alla luce una verita' storica che, sottolineano gli ex volontari, e' stata messa a tacere dalle offensive politiche e giudiziarie dello scorso decennio.
L' obiettivo piu' generale che l' associazione di volontari Stay Behind si pone e', insomma, quello di continuare a lavorare per il riscatto dell' immagine della struttura dopo "la potente campagna di disinformazione - ha rilevato il neo confermato presidente, Giorgio Mathieu - condotta contro di noi dal 1990 in avanti". Campagna "definitivamente smentita - ha riconosciuto - dalla sentenza della Corte di Assise di Roma del 2001 che sanci', con il proscioglimento dell' ammiraglio Fulvio Martini, del generale Paolo Inzerilli e del col. Gianantonio Invernizzi dalle ultime accuse, la legittimita' dell' organizzazione".
E cosi' oggi sono state assegnate tre borse di studio ad altrettanti studenti laureatisi con tesi volte a ricostruire appunto la complessa realta' storica dell' organizzazione Stay Behind. Tesi giudicate da una commissione di cui ha fatto parte anche il generale Inzerilli, che oggi ha illustrato i contenuti dei lavori premiati senza rinunciare ad alcune puntualizzazione critiche. Sono stati inoltre annunciati due convegni sulla storia di Gladio, in programma il 5 novembre a Pinerolo (Torino) e successivamente a Pordenone.
Quanto al riconoscimento di status di militari, e' l' obiettivo di una proposta di legge per la quale l' associazione, dopo il mancato incontro richiesto negli anni scorsi al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, intende ora avviare una raccolta di firme tra i parlamentari, in maniera trasversale tra le forze politiche. "La proposta di legge - ha precisato Mathieu - e' composta di tre articoli, il primo dei quali relativo appunto allo status di militari che dovrebbe essere riconosciuto a tutti i 622 ex appartenenti a Gladio (fra cui anche 17 donne), in quanto la presenza della struttura era nota al Ministero della Difesa ed era dipendente dai servizi segreti militari". Gli altri due articoli sono invece relativi al riconoscimento del distintivo dell' associazione (in cui figura la scritta "Silendo libertatem servo") e dell' associazione d' arma.
"Ma vogliamo chiarire - ha detto ancora Mathieu - che non chiediamo ne' pensioni ne' alcun tipo di riconoscimento economico". "Del resto - ha precisato - i volontari di Stay Behind non godevano di alcuna retribuzione ma solo di rimborsi spese".
Infine, un rammarico perche', con lo scioglimento dell' organizzazione nel 1991, il patrimonio di conoscenze e professionalita' nel campo della guerra non convenzionale raggiunto dagli aderenti, non e' piu' stato utilizzato. "Non abbiamo mai avuto obiettivi che fossero legati alla politica interna italiana - ha sottolineato Mathieu - ma eravamo addestrati per organizzare una resistenza clandestina in caso di invasione. Dopo la caduta del muro di Berlino, alcuni di noi avrebbero ancora potuto svolgere un ruolo di supporto ai servizi segreti, per esempio nelle indagini su eventuali nuclei di terrorismo islamico in Italia".
Un concetto ripreso anche dall' editore Francesco Gironda, ex portavoce dell' associazione. "Quanto abbiamo visto i primi attentati in Iraq - ha sottolineato - c' e' stato facile prevedere tutto cio' che poi e' accaduto, secondo le regole della guerra non ortodossa. Gladio aveva un grande patrimonio di conoscenze in questo campo, che ora l' Italia ha perduto".
All' assemblea, alla quale hanno partecipato una cinquantina di persone, e' giunto anche quest' anno il messaggio di saluto del senatore Francesco Cossiga, da sempre vicino all' organizzazione e lui stesso coinvolto e prosciolto, dopo essersi autodenunciato, dalle accuse piu' gravi contestate agli ex appartenenti di Gladio.

GLADIO: INZERILLI, NON ERA CONTRO MINORANZA SLOVENA
Non era negli scopi di Gladio operare in alcun modo contro i diritti della minoranza slovena in Italia: lo hanno detto sia il presidente degli ex volontari di Stay Behind, Giorgio Mathieu, sia il generale Paolo Inzerilli, che oggi hanno partecipato all' assemblea annuale dell' associazione.
L' incontro si e' svolto a Ziracco di Remanzacco (Udine), a pochi chilometri dal confine sloveno e da un' area in cui alcuni ritengono che anche la presenza di Gladio abbia contribuito a un clima generale di limitazione dei diritti di espressione della minoranza slovena che vive nella zona.
"Non c'e' mai stata alcuna attivita' ne' finalita' del genere - ha detto Inzerilli - e posso dirlo per certo, visto che mi sono studiato tutte le carte relative alla storia di Stay Behind".
Poteva pero' "esistere in qualcuno - ha proseguito - una mentalita' difensiva nei confronti di una parte della minoranza che negli anni '50 poteva appoggiare le rivendicazioni titine in Italia. Che poi qualcuno, dopo qualche bicchiere in osteria, usasse accenti anti slavi - ha concluso - e' un' altra cosa. Ma Gladio non c' entrava proprio".

10 ottobre 2004 - LE MEMORIE DELL' EX AMBASCIATORE USA GARDNER
"Il Sole 24 ore"
Claudio Gatti
L'ex ambasciatore americano Richard Gardner ha appena pubblicato le sue memorie sugli anni tra il 1977 e il 1981 da lui passati a Roma per conto dell'amministrazione Carter. Oltre 450 pagine per spiegare come riusci' a impedire al Pci di entrare al governo in un momento in cui persino la Confindustria sembrava vederne l'opportunita'. Ma soprattutto per sostenere che cosi' facendo avrebbe dato un contributo decisivo al crollo del comunismo.
Quelle di Gardner non sono solo memorie di parte. Sono anche memorie tronche. L'ex ambasciatore non cita infatti il piccolo grande segreto dell'ambasciata Usa in Italia di quegli anni. Si chiamava Operazione Devil Star, e fu la piu' riuscita operazione di spionaggio mai condotta contro il partito comunista italiano. Fu soprattutto la piu' straordinaria fonte di informazioni a cui l'ambasciata Usa a Roma pote' attingere per sapere che cosa faceva, diceva e addirittura pensava Enrico Berlinguer.
La rivelazione piu' significativa di questa operazione - la risoluta ostilita' di Berlinguer nei confronti di Mosca - fa pensare che l'inflessibile opposizione dell'ambasciata Usa all'ingresso del Pci al governo abbia contribuito a rallentare di anni un processo evolutivo che Berlinguer sembrava pronto ad accelerare. In altre parole, la svolta della Bolognina sarebbe forse potuta avvenire svariati anni prima della caduta del Muro.
Ferragosto a Roma e' il giorno migliore per una visita non programmata in un museo. O in un appartamento. E' infatti il giorno preferito dei ladri. Per questo motivo 35 anni fa', nel 1979, le primissime ore del mattino di Ferragosto furono scelte dai quattro uomini scesi da una macchina parcheggiata nelle vicinanze di Via del Corso.
Con speciali faretti a luce infrarossa montati sulla fronte e microtrasmittenti all'orecchio, due di loro presero posizione alle due estremita' di Via dell'Umilta'. Gli altri due, armati di una borsa con attrezzi, si avvicinarono al portone del numero 46. Impiegarono pochi secondi a forzare la serratura del portoncino. C'era un piccolo ascensore, ma preferirono fare a piedi le tre rampe di scale. La serratura della porta dell'appartamento fu altrettanto facile da aprire. Avendo gia' studiato la pianta dell'appartamento, sapevano esattamente dove andare. Uno di loro estrasse un pezzo di legno dalla borsa. Sembrava un tipico pezzo di supporto aggiunto sotto la base di una credenza per rafforzarla. Con una variante: conteneva un microfono, una batteria e un trasmettitore.
Come in tutte le operazioni delle Cia in Italia, le prime due lettere del suo nome in codice erano "D-E", le lettere che a Langley indicavano il nostro paese. Operation Devil Star era stata avviata all'inizio del 1976, ma a giugno del 1979 era stata improvvisamente interrotta per un inconveniente: il bersaglio aveva deciso di traslocare.
"Quando si seppe del trasloco ci fu un momento di panico," ricorda una persona allora coinvolta nell'operazione che identificheremo col nome di Fred. "Era stata fino ad allora la piu' fruttuosa "penetrazione" di un partito comunista fuori dell'Unione Sovietica e della Cina."
"Non fu cosa da poco," conferma un secondo funzionario della Cia che chiameremo Artie.
Era anche una delle operazioni piu' segrete dell'epoca. Sapeva solo chi doveva sapere. Per questo e' rimasta segreta per cosi' a lungo.
"Anche all'interno della station della Cia a Roma non tutti sapevano," aggiunge un terzo funzionario che chiameremo Peter.
Da quando era diventato segretario generale del Pci, nel 1972, Enrico Berlinguer, aveva suscitato l'interesse della Cia, che gli aveva affibiato il nome in codice di DEvil Squid - calamaro diabolico.
Nel corso degli anni Berlinguer aveva guidato il partito lungo un percorso di maggiore autonomia da Mosca diventando il simbolo del cosiddetto euro-comunismo, formula che permetteva al partito di mantenere un piede nella staffa "comunista" e l'altro in quella della democrazia parlamentare.
Ma se Berlinguer era disposto a dimostrare la sua fedelta' ai valori democratici occidentali, non c'era dubbio che il partito mantenesse una componente intenzionata a rimanere legata a Mosca. Insomma, non era affatto chiaro se il Pci fosse veramente disposto a mantenere l'Italia legata all'Alleanza Atlantica. In caso di uno showdown con Mosca con chi si sarebbe schierato Enrico Berlinguer?
Con la sua personalita' introversa e la sua notoria discrezione, il segretario del Pci era un enigma per molti. Per questo "decifrare Berlinguer" divenne una delle priorita' della Cia in Italia.
"Berlinguer era un uomo molto guardingo," ricorda Giglia Tedesco, ex senatrice comunista e vice-presidente del Senato, amica personale del segretario comunista.
Ma non era solo una questione di carattere. Berlinguer sapeva di essere sotto il costante controllo dei servizi segreti italiani. Per questo evitava di parlare di questioni delicate al telefono. O persino nel suo ufficio e a casa.
"Berlinguer si fidava di pochissime persone... forse una sola," aggiunge Tedesco. Quella persona era suo marito, Tonino Tato', capo dell'ufficio stampa e segretario di Berlinguer. Oltre che suo piu' stretto collaboratore.
Dal 1967, Tato' e Tedesco vivevano in un piccolo appartamento su Via de' Nari, a poche centinaia di metri da Palazzo Madama. Erano 62 metri quadri al terzo piano della depandance di un palazzo nobile. Forse perche' cosi' piccolo e accogliente, o forse perche' lo considerava fuori della portata dei "radar" dei servizi, comunque sia, dopo le regionali del 1975, Berlinguer comincio' a usarlo per i suoi incontri piu' riservati. Oltre che per passarci molte serate con Tato' e Tedesco
Agli inizi del 1976, Hugh Montgomery, chief of station della Cia a Roma, ebbe un'idea che avrebbe potuto permettergli di avere accesso al cuore del leader del Pci: mettere delle cimici nell'appartamento di Tato'.
"Installammo almeno due microfoni. Uno nella cucina e un altro in un mobile del salotto," dice Fred. "Fu un'operazione definita in gergo "unilaterale". Nel senso che non avvisammo ne' tantomeno coinvolgemmo i servizi italiani."
Ma i microfoni da soli non bastavano. Occorreva anche trovare un Listening Post - la stazione d'ascolto. Venne scelto l'appartamento di una signora americana che aveva un contratto con la station come traduttrice, Madame S. L'ubicazione del suo appartamento era perfetta: a Piazza del Biscione, a un centinaio di metri da via de' Nari. All'ultimo piano, il che aiutava la ricezione.
Sul tetto del palazzo i tecnici della Cia installarono un'antenna ricevente, collegata a uno speciale registratore che Madame S teneva chiuso dentro una scrivania. Ogni mattina prendeva le cassette - comuni cassette da registratore - e le portava negli uffici della Cia nell'ambasciata di Via Veneto. Li' c'era un'altra contrattista, Madame N, che aveva il compito di ascoltare i nastri e trascrivere il loro contenuto in italiano. I testi venivano poi dati a Madame S che li traduceva e passava a un funzionario della sezione "affari interni" della stazione che selezionava i brani piu' interessanti da trasmettere al chief of station e al funzionario che preparava i rapporti per il quartier generale di Langley.
Dopo le politiche del giugno 1976, da cui il Pci era uscito con il 34,4%, nacque il governo delle astensioni.
"Il patto che porto' al governo della non-sfiducia venne siglato tra me e Berlinguer proprio a casa di Tato'," ricorda Giulio Andreotti. "Berlinguer si impegnava a votare a favore di un documento che riconosceva nel Patto Atlantico e nella Cee i punti di riferimento della politica estera italiana. In cambio l'impegno era di arrivare, seppur a tappe, a togliere l'estraneita' oggettiva del Pci dal governo. I tempi erano da definire, ma la logica era di portarlo a essere una componente del governo."
Ma col passare dei mesi, la pressione affinche' il ruolo del Pci venisse riconosciuto formalmente con una qualche poltrona ministeriale continuo' a crescere. A Washington, l'amministrazione Carter era agitatissima. "Dopo essermi consultato con Gardner, il 14 marzo 1977 scrissi al presidente che una svolta a sinistra in Italia era potenzialmente il nostro piu' grave problema politico in Europa," ricorda l'allora consigliere alla Sicurezza Nazionale Zbigniew Brzezinski nel suo libro di memorie.
Dopo settimane di intensi negoziati emerse una nuova formula. Quella del cosiddetto accordo programmatico. Il Pci avrebbe da allora fatto un altro, seppur piccolo passo in avanti. Ma era chiaro che anche questa appariva come un rimedio temporaneo. Tutto lasciava pensare il passo successivo sarebbe stato quello di creare una coalizione governativa con membri del Pci oppure della Sinistra Indipendente. Ovviamente c'era anche chi si opponeva. Sia a sinistra che a destra.
I negoziati erano continui. Accordi venivano fatti e disfatti dietro le quinte e in modo segreto. Moro, Andreotti e Fanfani avevano contatti diretti con Berlinguer e negoziavano senza necessariamente informarsi a vicenda. In poche parole, nessuno sapeva veramente quello che i leader democristiani erano disposti a concedere al Pci. O quello che Berlinguer pretendeva per mantenere il suo supporto. Con un'unica eccezione: la stazione della Cia a Via Veneto.
Su pressione dell'ambasciatore Gardner, il 12 gennaio 1978, il Dipartimento di Stato decise di uscire allo scoperto emettendo un comunicato senza mezzi termini: "Non siamo favorevoli alla partecipazione dei comunisti al governo. Al contrario vorremmo che l'influenza dei comunisti in tutti i paesi dell'Europa occidentale diminuisse."
Quattro giorni dopo Andreotti offri' le proprie dimissioni ottenendo immediatamente il mandato per trovare una nuova formula. Nonostante il monito americano, tutto lasciava pensare che il passo successivo sarebbe stato quello di includere nel nuovo governo membri o "amici" del Pci.
"Nel febbraio del 1978 il Pci stava per entrare al governo," ricorda Giglia Tedesco.
Il 3 febbraio, Tato' comunico' a Berlinguer il contenuto di una sua conversazione con il segretario di Andreotti, Franco Evangelisti: "A Toni', e' fatta, voi entrate nella maggioranza."
Cinque settimane dopo Andreotti si presento' invece al Quirinale con un elenco di nomi praticamente identico a quello del monocolore precedente.
"Fummo molto scioccati. Era una virata di bordo inaspettata," ricorda Tedesco.
Andreotti oggi nega che sia stato un intervento americano a bloccare una nuova fase del percorso che avrebbe dovuto portare il Pci al governo. "Nel nostro partito i tempi non erano ancora maturi," dice.
Moro temeva una spaccatura della Dc ed e' quindi possibile che con Andreotti abbia deciso di tenere a bada gli oppositori interni a suon di poltrone ministeriali. Ma non si puo' escludere che siano invece stati gli americani a "convincerlo".
5 giorni dopo, il 16 marzo 1978, Moro venne rapito dalle Brigate Rosse e in un clima di emergenza nazionale il Pci decise di dare comunque il proprio sostegno al nuovo monocolore di Andreotti.
La primavera successiva, nel 1979, fu la volta della Cia a essere sorpresa: dopo 12 anni a Via de' Nari, Tato' aveva deciso di cambiar casa.
Il problema piu' immediato riguardava uno dei microfoni. Approfittando del trasloco, Tato' e Tedesco avevano deciso di mandare i loro mobili piu' vecchi da un restauratore. La Cia doveva rimuovere il blocco di legno. Ma non era agosto.
E il centro della citta' brulicava di romani e di turisti. Si opto' per un piano alternativo: il giorno in cui la credenza sarebbe dovuta essere portata dal restauratore posizionarono la loro stazione d'ascolto mobile - un furgone Fiat bianco con apparecchiature elettroniche di ogni genere - nei pressi di Via de' Nari. Seguirono poi il camion del restauratore fino al suo negozio a Montesacro.
Quella notte un team di specialisti entro' dentro e rimosse il blocco di legno.
Riuscire a trovare una nuova stazione d'ascolto fu molto piu' complicato. Il parlamento italiano aveva appena approvato la legge sull'equo canone e da un giorno all'altro nessuno affittava piu' nulla. Alla fine una soluzione si trovo' grazie a un funzionario appena trasferito a Roma da Parigi. Era il figlio di una primadonna della mondanita' internazionale, con connections in tutto il mondo. Incluso l'aristocrazia romana. Piu' che un appartamento fu trovata un'intera ala all'ultimo piano di uno dei piu' prestigiosi palazzi romani, Palazzo Odescalchi.
Ma c'era un problema aggiuntivo: Madam S non aveva il profilo socio-economico tipico dell'inquilino di un indirizzo del genere. La soluzione arrivo' col trasferimento a Roma di Mister P.
Cinquantenne, ancora scapolo ma amante delle belle donne, Mister P era un vero bon vivant. E grazie al suo hobby, aveva anche una copertura perfetta: l'antiquario.
Sebbene Mister P fosse da anni un dipendente a tempo pieno della Cia, la sua passione non era lo spionaggio bensi' i mobili antichi, o ancor piu' i tappeti orientali. Era una scelta perfetta per Palazzo Odescalchi. E quell'appartamento, con il suo prestigiosissimo indirizzo, era perfetto per lui. Il suo enorme salone venne prontamente convertito in showroom per tappeti orientali.
Nelle elezioni del giugno 1979, il Pci perse 4 punti di percentuale, punito da un elettorato che non lo percepiva ne' all'opposizione ne' al governo. Ma governare senza il Pci rimaneva difficile.
A Washington Brzezinski continuava a pensare che occorresse mantenere il veto. A Roma Richard Gardner era d'accordo, convinto com'era che il cavallo su cui puntare fosse il Psi di Bettino Craxi.
L' ironia e' che a ritenere che l'ingresso del Pci al governo non fosse affatto uno spauracchio era proprio quell'organismo che per tre decenni aveva combattuto i comunisti con ogni mezzo e modo: la Cia.
In ambasciata molti pensavano che la Agency fosse divenuta inspiegabilmente soft nei confronti dei comunisti. Ma non sapevano che la Agency aveva un orecchio elettronico a casa di Tato' e poteva quindi sentire quello che Berlinguer diceva al suo piu' fidato collaboratore nell'intimita' del suo appartamento.
"In privato Berlinguer era durissimo - feroce - contro l'ala pro-sovietica," conferma Tedesco. "Lui era... diciamo la parola: anti-sovietico."
"Certamente Berlinguer era anti-sovietico," conferma Andreotti. "Aveva abbastanza intuito quello che era veramente l'Urss, anche se nella propaganda i comunisti dovevano continuare a dirne tutto il bene possibile. Quando gli feci notare questa contraddizione mi rispose che non poteva fare una lotta su due fronti. Doveva prima pensare all'Unione Sovietica. Perche' loro gli davano preoccupazioni serie."
"Grazie all'operazione Devil Star ci rendemmo conto che il Pci non aveva affatto buoni rapporti con Mosca. Anche se il Dipartimento di Stato e l'ambasciatore in particolare non volevano sentirselo dire," aggiunge Peter.
Il nuovo chief of Station, Duane Clarridge era, come il suo predecessore, un anti-comunista convinto. Ma piu' pragmatico. E grazie al continuo flusso di informazioni provenienti dall'appartamento di Tato' si convinse che Berlinguer non era affatto un burattino nelle mani di Mosca.
Nell'autunno del 1980, Clarridge ideo' un piano che gli avrebbe offerto una doppia opportunita': dare maggiore governabilita' all'Italia e umiliare i sovietici. Lo battezzo' Operazione Soluzione Finale (del problema comunista) e consisteva in tre fasi, ognuna della quale aveva una serie di ostacoli politici che il Pci doveva superare in un graduale processo che sarebbe terminato da parte comunista con il definitivo abbandono di ogni legame con Mosca e da parte americana con il riconoscimento della legittimita' delle aspirazioni governative del Pci.
Nel novembre 1980, Clarridge invio' la sua proposta al quartier generale. Il passo successivo fu quello di presentarlo in ambasciata. Ma Gardner non apprezzo' affatto l'iniziativa. Convoco' Clarridge per colazione e gli comunico' che il piano non avrebbe mai e poi mai avuto il suo sostegno. Ne' tantomeno quello di Ronald Reagan, che aveva appena vinto le elezioni in America. Insomma, sarebbe rimasta lettera morta. E cosi' fu.
Nel 1984, Enrico Berlinguer fu stroncato da un infarto durante un comizio a Padova e la Cia decise di concludere Operation Devil Star. Otto anni dopo mori' anche Tato'.
Il 21 ottobre 1998 un erede di Berlinguer, Massimo D'Alema, presto' giuramento come primo ministro. Pochi mesi dopo, quando l'amministrazione Clinton decise di andare in guerra in Kossovo, il governo D'Alema apri' le basi del nostro paese ai bombardieri della Nato che attaccavano le forze dell'ex leader comunista Slobodan Milosevic.
Per molti negli Usa fu una piacevole sorpresa. Per chi era al corrente di Devil Star fu solo la conferma definitiva di quello che avevano sentito due decenni prima nell'appartamento di Tato'.

20 ottobre 2004 - IL PASTICCIO DEL DOSSIER MITROKHIN
"L'Opinione"
Il pasticcio del dossier Mitrokhin
di Maurizio Liverani
Periodicamente, sulla stampa nazionale si torna a parlare del Dossier Mitrokhin. Per non irritare i giornali della grande industria si volge tutta l'attenzione su Armando Cossutta sorvolando sui beneficiari ("confindustriali") degli aiuti. Il problema delle spie e dei foraggiamenti sovietici, qualora lo si sviscerasse, porterebbe a rivelazioni ghiotte per indagatori audaci. C'è stato un periodo in cui il Pci aveva - dal dopoguerra sin quasi ad oggi - numerosi giornali fiancheggiatori "sostenuti" con i rubli sovietici. Questi giornali elaboravano un tipo di politica per il Pci più socialdemocratica che comunista.
Queste gloriose testaste si chiamavano "Nuovo Corriere", "Milano Sera", "L'Ora". Oltre a "Paese Sera", giornale fiancheggiatore per eccellenza, sopravvissuto ai confratelli per lunghi anni. Il cassiere di questa stampa è stato Amerigo Terenzi. Lo spirito imprenditoriale di Terenzi rifulse soprattutto negli anni del Fascismo come amministratore della stampa del duce. Nel dopoguerra apparve a Togliatti un trafficone di genio, un praticone, un funzionario molto abile. E' morto nella Corea comunista nell'estremo tentativo di trovare costassù denari per foraggiare la stampa di sinistra.
La sua passione è sempre stata, sin dall'inizio della stampa comunista, per i fiancheggiatori. Attraverso i giornali paracomunisti come "Paese Sera" faceva entrare nel "giro comunista" scrittori e letterati. Acchiappare uno scrittore come il cacciatore il tordo, è stata sempre la grande libidine di Terenzi il quale non vedeva l'ora di andare da Togliatti e dirgli, sventolando "Paese Sera": "ecco, ti porto Domenico Rea" oppure "Carlo Bernari si schiera con noi", "persino la Ortese collabora", "Pratolini sbava all'idea di un contratto".
Scrittori conservatori, letterati ultra reazionari venivano impregnati, per il fatto di firmare sulla "sua" stampa, di qualità squisitamente comuniste. Con tutti questi vip, i precetti del comunismo di marca sovietica avvizzivano in questa stampa ancor prima dell'invasione dei carri armati di Kruscev in Ungheria. In quei giorni, man mano che le notizie incalzavano, come guitti di certe compagnie costretti, per cause di forza maggiore, a cambiare programma, le illustri penne di "Paese Sera" chiedevano a me (titolare delle pagine degli inviati) che cosa stesse succedendo al giornale. In modo poco serio dissi a Domenico Rea: "si chiude, la festa è finita".
Due giorni dopo l'autore di "Gesù fate luce" esordiva sul "Corriere d'Informazione" con un articolo al vetriolo illuminando la realtà del "socialismo reale". Due anni prima c'era stata Postdam, pochi chilometri da Berlino Est, dove il volto del "socialismo reale" normalizzò con i soliti cingolati una rivolta popolare. L'inviato tuttofare Felice Chilanti durante i "fatti d'Ungheria" si era dato malato. Una "scelta" di comodo perché ogni volta che accennava ad un dissenso, Amerigo Terenzi lo invitava a star quieto, ricordandogli la sua collaborazione alla "difesa della razza" di Interlandi; la stessa rivista che nel "famigerato ventennio" ospitava le cronache antiebraiche di Ruggero Orlando.
Gli altri che rimasero davano saggi di innocua irriverenza, gradita al Pci, pronta a trasformarsi in disponibilità all'ossequio. I redattori sapevano da chi veniva l'obolo che li faceva vivere; si ribellavano perciò con misura e gradualità. Poteva il partito comunista sovietico tollerare che giornali finanziati dall'Urss segnalassero l'infamia totalitaria denunciando l'abiezione di milioni di schiavi sui quali si edificava l'impero sovietico? No, non poteva tollerarlo. L'annichilimento dei giornali fiancheggiatori fu un giochetto da ragazzi.
La difesa di un comunismo schietto e senza maschera gradualmente passò sulle colonne della stampa nazionale. Sempre "intransigenti" sul capitolo della libertà, questi organi della grande industria consideravano la situazione in Urss in modo alquanto diverso dai "fiancheggiatori" soppressi. Incoraggiando ottimistiche curiosità per le possibilità di "investimenti" del padronato italiano in Urss. Predicavano la distensione ma non prendevano mai di punta il "saggio e umano" comunismo nato con Kruscev. Comunismo che non esitò a mandare i cingolati nel '68 a Praga. "Disgrazia" deprecata per qualche giorno, secondo la tradizione opportunistica della nostra stampa.
L'ostentata moderazione lusingò l'opportunismo dei grandi industriali che hanno sempre fatto buoni affari con l'Unione Sovietica. Il dossier Mitrokhin (insalsicciato di firme illustri del nostro giornalismo) è giunto in tempo per studiare a fondo la doppiezza dei comunisti che hanno sempre braccato, come il cane da tartufi, le torri campanarie della grande stampa. La clausola per questa cultura che vuole avere il posto che le spetta è sempre la stessa. Accettare essenzialmente le strutture della società comunista o para comunista, di cui si è però liberi di criticare gli elementi più insignificanti. Trovarsi nel dossier Mitrokhin, è per molti personaggi illustri un rovello che inacidisce il sangue.

21 ottobre 2004 - MITROKHIN: DA LUNEDI' MISSIONE A PARIGI PER CARTE CARLOS
ANSA:
MITROKHIN: DA LUNEDI' MISSIONE A PARIGI PER CARTE CARLOS
Missione di una delegazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul dossier Mitrokhin a Parigi, da lunedi' prossimo, per acquisire nuova documentazione su Carlos 'Lo sciacallo', il noto terrorista internazionale detenuto a Parigi. Dopo un primo invio di documenti la Commissione ha ritenuto di dover andare nella capitale francese per avere delucidazioni e nuovi documenti raccolti dalla magistratura francese nell'ambito della vasta documentazione riguardante l'attivita' terroristica svolta da Carlos sull'intero scacchiere internazionale. Al centro delle richieste, in particolare, i contatti di Carlos con i servizi dell'Est, Stasi e Kgb in particolare. "Noi - dice Paolo Guzzanti, presidente della Commissione - abbiamo molti indizi ed elementi che conducono ad indicarci che Carlos fu tra gli altri legato al Kgb e a diverse entita' medio orientali. Ci interessa sapere un po' di piu' fra i legami tra Carlos e le Brigate Rosse anche perche' qua e la' spuntano nomi, riferimenti, alcune tracce che portano fino ad oggi. Senza nessuna enfasi - dice ancora Guzzanti - senza lanciarci in avanti stiamo cercando di capire cosa lega Carlos alla rete internazionale dell'Est e alla sua attivita' ma sappiamo anche che lui non ha interesse a parlarci e quindi andremo a parlare con i magistrati. Cosa lega Carlos al caso Moro? Cosa lo lega alle Br? Perche' Carlos fu una pedina di quella guerra per bande scatenata nel 1980 nei confronti dei dissidenti libici?". Della delegazione faranno parte il presidente, i due vice presidenti e un rappresentante della maggioranza, Enzo Fragala', e dell'opposizione, Walter Bielli, oltre ad alcuni consulenti.

MITROKHIN: DATO, GUZZANTI NON FACCIA IPOTESI GIORNALISTICHE
SE HA QUALCOSA DA RIVELARE LO FACCIA IN PARLAMENTO O DAL GIUDICE
"Quelle che avanza il presidente Guzzanti sono mere ipotesi giornalistiche: non basate certamente sulle carte che sono presenti nella commissione e che sono a disposizione di tutti. Quindi se il presidente Guzzanti ha qualcosa da rivelare lo faccia in aula, in commissione, o davanti ad un giudice. Ma non scriva articoli facendoli passare per notizie". Cinzia Dato (Margherita) componente della commissione Mitrokhin critica le ultime dichiarazioni del presidente Guzzanti che ha parlato di un danno arrecato alla nostra intelligence, anche per quel che riguarda gli approfondimenti delle piste relative al terrorismo come conseguenza del non approfondimento del dossier Mitrokhin.
"Guzzanti e' pregato - ancora una volta - di essere chiaro. In quella maniera non si puo' esprimere un uomo che ha un ruolo istituzionale. Sono solo ipotesi che non poggiano su nulla. Sono articoli e non notizie". Cinzia Dato ricorda a Guzzanti anche che e' agli atti della commissione un documento del Copaco inglese che affermava che non vi erano elementi che riguardassero nel dossier la sicurezza nazionale se non in due-tre casi che noi non conosciamo. La stessa magistratura inglese, nel '98 non ha deciso di agire in alcun senso dopo avere verificato le notizie contenute nel dossier. Evidentemente gli italiani sono piu' zelanti degli inglesi".

MITROKHIN:D'ALEMA,SPAZZATURA,UNA SORTA DI TRIBUNALE POLITICO
DILIBERTO, UNA COLOSSALE MONTATURA
Alla presentazione del libro autobiografico di Armando Cossutta, "Una storia comunista', e' stato inevitabile parlare anche del dossier Mitrokhin su cui il centrodestra ha istituito una commissione di indagine guidata da Paolo Guzzanti. Oliviero Diliberto e Massimo D'Alema hanno stigmatizzato l'attivita' della commissione che ha discusso del caso Cossutta che era segnalato come il personaggio politico che prendeva i soldi da Mosca ai tempi del Pcus.
Il primo a parlarne e' stato il segretario dell'Pdci che ha parlato di una "colossale montatura per screditare Cossutta e i governi del centrosinistra con una commissione, presieduta da una stravagante personalita' come Guzzanti, che oltre a gettare fango ha portato avanti la tesi stravagante che tre governi, Dini, Prodi e D'Alema sarebbero stati tenuti ostaggio per non far uscire il nome di Cossutta".
"A parte che c'e' un falso storico - osserva Diliberto - perche' noi eravamo all'opposizione con il governo Dini non avevamo tutto questo potere per condizionare".
Dal canto suo, D'Alema dice di "non avere alcuna difficolta' a definire la commissione Mitrokhin come spazzatura. Siamo passati tutti - osserva - davanti a quella sorta di tribunale politico che e' testimonianza della scarsa cultura democratica della destra".
"Bisogna impegnarci - conclude il presidente dei Ds - a comportarci in modo diverso quando andremo al potere da come loro hanno trattato la sinistra e la storia italiana".

MITROKHIN: CICCHITTO A D'ALEMA,COMMISSIONE NON E' SPAZZATURA
"Purtroppo per D'Alema la Commissione Mitrokhin non e' spazzatura, ma e' basata su precisi elementi obiettivi fondati su una serie infinita di riscontri": lo afferma Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia.
"E' un elemento obiettivo - aggiunge il parlamentare - che il direttore del Sismi dell'epoca violo' la legge 801 non informando i ministri della Difesa Corcione e Scognamiglio. E' un dato obiettivo che non fu fatta alcuna indagine seria. E' un dato obiettivo che Pecchioli e Cossutta misero in piedi un apparato di ricetrasmittenti e di addestramento per attivita' paramilitari di intesa con il KGB e i servizi bulgari. E' un dato obiettivo che il KGB intervenne piu' volte pesantemente nella vita politica italiana finanziando la scissione del PSI e infiltrando in questo partito numerose spie. E' un dato obiettivo che Morucci e Faranda furono arrestati a casa della figlia di Conforto, una delle principali spie del KGB. E' un dato obiettivo che fu lasciata cadere per tre volte dal Direttore del SISMI dell'epoca, generale Siracusa, l'offerta inglese del 1996 di far incontrare Mitrokhin con gli uomini del SISMI che seguivano la vicenda".

MITROKHIN: CHI E' CARLOS 'LO SCIACALLO'
Considerato per decenni la 'Primula rossa' del terrorismo internazionale, Ilich Ramirez Sanchez, dello 'Carlos', conosciuto anche come 'lo sciacallo" e' stato arrestato in Sudan il giorno prima di ferragosto del 1994 in Sudan. Dopo l'arresto e' subito consegnato alla Francia. Sembra che i servizi di tutto il mondo avessero di lui solo una vecchissima fotografia.
Nato il 12 ottobre 1949 a Caracas (Venezuela), figlio di un avvocato comunista che lo chiama Ilich in onore di Lenin, Carlos avrebbe firmato il suo primo attentato nel 1973 a Londra, sparando contro il direttore di un grande magazzino. In quell' occasione il colpo fu deviato dalla dentiera dell'uomo.
Carlos, alto e corpulento, e' ritenuto l'autore o l'ispiratore di vari sanguinosi attentati in Europa perpetrati negli anni '70 e '80, i piu' importanti dei quali sono il sequestro, avvenuto a Vienna nel 1975, di 70 persone tra cui 11 ministri del petrolio dei paesi dell' Opec, concluso con tre morti; un attentato, nel 1982, contro il treno Tolosa-Parigi sul quale avrebbe dovuto trovarsi il sindaco di Parigi Jacques Chirac, cinque morti.
Carlos sarebbe stato al centro di una rete terroristica internazionale e avrebbe avuto rapporti soprattutto con gruppi oltranzisti palestinesi e con i tedeschi della Raf (Magdalena Kopp e' stata la sua compagna per quasi 15 anni).
Oltre al terrorismo, Carlos ha coltivato anche la sua romantica immagine di dandy vecchia maniera, collezionista di belle donne, gran bevitore, fumatore di sigari di grande qualita' e nottambulo impenitente. Anche dopo il suo arresto ha avuto una love-story con la sua avvocatessa, Isabelle Coutant-Peyre.
Il 24 dicembre 1997 Carlos e' condannato all'ergastolo dalla Corte d'Assise di Parigi per il triplice omicidio della Rue Toullier del 27 giugno 1975. Alla lettura della sentenza, Carlos ha alzato il pugno chiuso gridando: "Viva la rivoluzione". Il 23 giugno 1999 la Cassazione ha respinto il ricorso presentato da Ilich Ramirez Sanchez e la condanna al carcere a vita e' cosi' diventata definitiva. In seguito la Francia ha respinto la richiesta di estradizione presentata dall' Austria per il sequestro dei ministri dei paesi Opec (Vienna 1975).
Nel marzo del 2000, dal carcere parigino della Sante', Carlos ha rilasciato due interviste a quotidiani italiani, in cui ha parlato del caso Moro, di Ustica e della strage di Bologna e ha detto anche di ritenere probabile una nuova azione delle Brigate rosse. Ora la commissione Mitrokhin si rechera' da lunedi a Parigi per acquisire carte sul terrorista in riferimento ai suoi rapporti con la 'rete' dei servizi dell'Est.

22 ottobre 2004 - MITROKHIN: DAI GIORNALI
"L'Opinione"
Fragalà: "Cossutta si sente messo con le spalle al muro"
di Ruggiero Capone
Enzo Fragalà è il deputato che da anni si occupa d'eversione comunista in Italia, oggi è capogruppo di An, commissione Mitrokhin, e nelle passate legislature è stato membro della commissione Stragi. L'opinione lo ha intervistato per spiegare la posizione di Armando Cossutta dei Comunisti italiani, e per fare luce sui vecchi legami delle Br con il Kgb.
Perché Cossutta ha presentato un suo libro con D'Alema, e nel testo solo tre pagine sono dedicate al Kgb?
Cossutta si sente messo con le spalle al muro. Quindi tenta d'affermare, all'interno della sinistra neo comunista, la propria rispettabilità: uno dei mezzi è la pubblicazione d'un libro negazionista. Ma c'è un qualcosa di roboante che inchioda Cossutta, cioè il silenzio assordante di Bertinotti: il leader di Rifondazione comunista non ha detto una parola in difesa di Cossutta (leader dei Comunisti italiani). Bertinotti sta dimostrando la sua coerenza. Bertinotti non è mai stato nel Pci e soprattutto non è mai stato una spia, quindi non se l'è sentita d'intervenire a favore di Cossutta. E poi una cosa è l'adesione all'idea comunista, altro è fare la spia a favore d'un paese nemico che condizionava la nostra vita politica: basta ricordare che il Kgb era implicato nel sequestro Moro, il tentato omicidio del Papa, poi ha depredato i nostri segreti industriali e militari, e soprattutto attentava alla nostra sicurezza.
Cosa ha dimostrato Mitrokhin?
Che Armando Cossutta non solo sarebbe stato un collettore di soldi per il Pci (secondo quanto si legge nel rapporto) ma anche una fonte confidenziale di Mosca. Era un agente operativo, cioè il massimo nella scala gerarchica del Kgb. L'informativa 132 etichetta Armando Cossutta come "contatto confidenziale della residentura del Kgb di Roma". Tra i documenti forniti dall'archivista Mitrokhin c'è il resoconto di un incontro che il leader dei Comunisti italiani ebbe la notte del 12 dicembre 1975 con l'ambasciatore sovietico in Italia, Nikita Ryzhov. Da quelle relazioni un cosa appare certa: Cossutta era contrariato dall'atteggiamento dei vertici del Pci in quel periodo, ed erano i tempi della svolta di Berlinguer. Alla voce finanziamenti sovietici al Pci, risulta, appunto, che Cossutta era un collettore di soldi (in compagnia di altri dirigenti: da Longo a Cappelloni) per il partito.
Perché Berlinguer chiuse con Mosca ed odiava il Kgb?
Quando Berlinguer scampò l'attentato in Bulgaria non volle più mettere piede in alcun paese del "Patto di Varsavia", e soprattutto si raffreddò con i comunisti che intrattenevano rapporti confidenziali sovietici.
Angeletti della Uil ha confermato le sue teorie sulle Br?
Angeletti conferma che a sinistra c'è la certezza sul fatto che le quinte colonne delle Br sono annidate nel ministero del Lavoro ed in alti apparati dello stato. Dico che Bassolino potrebbe sapere qualcosa su questa gente. E' fuori dubbio che esista un altro Senzani di turno, che ha segnalato prima D'Antona e Biagi, poi Letta, Catalini e Salvatori. Ci sono pupari insospettabili, nascosti nelle istituzioni e nei sindacati, che trasformano le parole in piombo, l'odio ideologico in sangue.
Fino a che punto il sistema brigatista ha inquinato i vertici dello stato?
L'eccezionale attività di indagine svolta dalle forze dell'ordine sui "file" delle Brigate Rosse, finalmente decrittati grazie al pentimento di Cinzia Banelli, riporta alla luce l'inquietante interrogativo che la demagogia di sinistra ha sempre tentato di occultare. Fin da quando ero componente della storica commissione stragi m'interrogavo su chi potesse fornire ai terroristi rossi le indicazioni strategiche e gli obiettivi da colpire, soprattutto chi indirizzasse la mano omicida verso personaggi la cui rilevanza istituzionale è assolutamente sconosciuta a tutti. Non si può ignorare la scoperta dei nomi dei tre obiettivi delle Br: Enrico Letta, Mario Catalini e Gianni Salvatori. Tutti nei "file" informatici dell'organizzazione terrorista. Il terribile sospetto è che alcune quinte colonne, sin dai tempi delle prime imprese negli anni '70 del brigatismo rosso, si siano annidate nei gangli delle istituzioni, di partiti e sindacato. Oggi sono ancora vivi e vegeti. Il Senzani di turno, che ha individuato e indicato come bersagli del terrorismo brigatista prima Massimo D'Antona, poi Marco Biagi e adesso (sappiamo dalle indagini) anche Enrico Letta, Marco Catalini e Gianni Salvadori, è certamente nascosto in un nodo istituzionale, e legato ad apparato sindacale, dove è in grado di far conoscere alle Brigate Rosse, vecchie o nuove che siano, il nemico da abbattere.
A chi pensa?
Ad un innominabile grande vecchio delle Br, ad un "salotto buono intellettuale" su cui è vietato indagare. La verità atroce, soprattutto per le vittime, è che esistono questi pupari insospettabili che, con la scusa della lotta sindacale o della contrapposizione politica, forniscono alla manovalanza armata i bersagli per far diventare piombo le parole e sangue l'odio ideologico.

ANSA:
MITROKHIN: FRAGALA', NON E' ARCHEOLOGIA SPIONISTICA, C'E' MORO
"Non e' archeologica spionistica. Nel dossier Mitrokhin ci sono nomi, dati, riferimenti che operano all'interno della storia recente, ad esempio il sequestro di Aldo Moro". Enzo Fragala', capogruppo di An nella commissione Mitrokhin, ricorda i due elementi scaturiti dal dossier Impedian-Mitrokhin che riguardano i 55 giorni del rapimento del presidente della Dc cioe' la presenza vicino a Moro, prima del 16 di marzo del '78, di un presunto borsista poi rivelatosi un agente del Kgb, Sergei Sokolov, che abbandono' l'Italia subito dopo il rapimento, e il fatto che Valerio Morucci ed Adriana Faranda, fuoriusciti dalle Br, vennero arrestati, nel maggio del '79 in viale Giulio Cesare, nella casa di Giuliana Conforto, figlia del "capo rete" del Kgb in Italia, Giorgio Conforto.
Fragala' e' intervenuto alla trasmissione "Radio anch'io" in contraddittorio con Cinzia Dato ed ha respinto una per una le osservazioni della senatrice della Margherita. Fragala' ha ricordato l'anomalo comportamento del Sismi: tutti i paesi occidentali hanno fatto, su quelle liste, su quei nomi, attivita' di controspionaggio e di identificazione, tranne l'Italia, che per quattro anni ha tenuto in un cassetto, ed almeno in un caso sbianchettato, la lista per non dare fastidio al manovratore. L'unica vera attivita' di riscontro e' stata quella che ha visto i Ros, sulla base delle schede e delle informazioni raccolte dall'archivista del Kgb, rintracciare i depositi dove erano sotterrate radio ricetrasmittenti, nel circondario di Roma, che potevano collegarsi direttamente con la sede del Kgb a Mosca.

MITROKHIN: DATO, E' COME TELEKOM SERBIA,TENTATI DI ANDARCENE
"I metodi che adotta la commissione Mitrokhin per lavorare e per sviluppare la sua analisi non sono molto dissimili da quelli della commissione Telekom Serbia" che ha visto il centrosinistra abbandonare l'organismo bicamerale. Cinzia Dato, capogruppo della Margherita in commissione Mitrokhin, interviene a "Radio Anch'io" in contraddittorio con il capogruppo di An Enzo Fragala' e contesta soprattutto gli obiettivi politici del lavoro della commissione.
"E' un materiale vecchio e che non riguarda alcuna minaccia attuale e che nel mondo non ha dato origine ad alcuna altra commissione parlamentare d'inchiesta che, in questo caso, ha solo l'obiettivo di sollevare dubbi ed ipotesi inquietanti sui governi precedenti", dice la senatrice Dato.
"Non si tiene conto dei materiali che sono depositati, della base documentale del lavoro e si avanzano ipotesi giornalistiche non documentate, su cui si chiede di lavorare, che non hanno alcun riscontro negli atti. Abbiamo affermazioni non documentate su ipotesi romanzesche".
Il dossier Mitrokhin, argomenta l'esponente della Margherita, non vale nulla e i servizi segreti non hanno insabbiato nulla ma si sono attenuti alle forti raccomandazioni di segretezza che venivano dalla Gran Bretagna, segretezza forse motivata da una sorta di "copyright" che doveva sfociare nel libro poi pubblicato dal professor Andrew. La Dato infatti ricorda che era intenzione di Mitrokhin realizzare un libro sin dal momento della sua fuga in occidente con l'obiettivo di "monetizzare" per il suo futuro: "Sono stati fatti su quelle liste tutti i controlli di archivio possibili e si e' agito quando sono emersi elementi di interesse".
Rispondendo ad una domanda di un radioascoltatore, la Dato ha detto che "la tentazione di abbandonare, di andare via dalla commissione, e' grande perche' si lavora con un metodo che ha ben poco di istituzionale. Le informazioni su cui ci si basa sono vecchie e quelle interessanti erano gia' note".
Infine la senatrice fa riferimento anche alla vicenda Moro, citata da Fragala' nei suoi interventi: "C'e' un procedimento aperto, il sesto, e queste notizie - sottolinea - non hanno fatto fare un passo in avanti ai magistrati".

MITROKHIN: FRAGALA', DA CARTE CARLOS POTREMO SAPERE MOLTO
Enzo Fragala', capogruppo di An in commissione Mitrokhin, partecipera' da lunedi' prossimo alla missione che l'organismo di inchiesta fara' a Parigi per raccogliere elementi e documenti riguardanti il terrorista internazionale Carlos, detto "lo sciacallo". Una missione fortemente voluta da An e che mira a far luce sui legami tra la rete del terrorista e il Kgb.
"Dalle carte che gia' abbiamo, inviateci da Parigi, emerge la struttura di una rete che faceva capo a Carlos e che era denominata 'Separat' e a questa rete sarebbe appartenuto, secondo i documenti francesi, anche Valerio Morucci. Inoltre tra i documenti ve ne sarebbe uno, della Stasi, il servizio segreto dell'ex Germania dell'Est, che attribuisce a Carlos l'attentato del 23 dicembre '84 per il quale e' stato invece condannato il cosiddetto 'cassiere della mafia' Pippo Calo"".
Intervenendo a "Radio Anch io", il deputato ha detto che "al Kgb, tramite Carlos, faceva capo una fitta rete che aveva gangli e riferimenti nelle Br, nell'Olp, nell'Ira ed in altri gruppi terroristici che avevano il fine politico ultimo di destabilizzare paesi occidentali. Tra l'altro - ha detto Fragala' - si dovrebbe reperire una lettera, gia' nota e citata in altre inchieste, dell'allora responsabile del Kgb Yuri Andropov che rivolgendosi ai responsabili dei vari servizi segreti del patto di Varsavia, chiedeva di intraprendere azioni attive per screditare e 'distruggere sul piano fisico il famigerato Karol Wojtyla', da poco eletto sul soglio di Pietro".

MITROKHIN: GUZZANTI A D'ALEMA, TUE PAROLE SONO EVERSIVE FANNO DA PRELUDIO AD ABBANDONO COMMISSIONE DI OPPOSIZIONI?
"Le parole ingiuriose e volgari di Massimo D'Alema sulla Commissione Mitrokhin, organismo bicamerale d'inchiesta, composto da 20 deputati e 20 senatori,sono un insulto all'intero Parlamento e, quindi, eversive".
Dura replica di Paolo Guzzanti, presidente della commissione Mitrokhin al Presidente Ds che aveva parlato della commissioone come di "spazzatura", una "sorta di tribunale del popolo". Ora Guzzanti replica:"Nessuno, nel vecchio Pci, si sarebbe mai sognato di definire una commissione parlamentare come 'spazzatura'. L'aggressione al Parlamento di D'Alema e' strumentale, in vista di un eventuale abbandono della Commissione da parte dei membri della minoranza. Questo perche' la Commissione Mitrokhin sta scoprendo verita' che il presidente dei Ds non vuole che vengano alla luce. D'altra parte, e' piuttosto rassicurante che D'Alema, la cui carriera politica e' contrassegnata da una serie ininterrotta di errori e sconfitte, attacchi la Commissione che ho l'onore di presiedere", aggiunge Guzzanti.
"Sarebbe stato piuttosto preoccupante se una persona come lui, che non ne ha mai azzeccata una che e' una, avesse invece lodato i lavori della Commissione Mitrokhin".

22 ottobre 2004 - UN GIUDICE ITALIANO, BIOGRAFIA DI BERIA DI ARGENTINE
ANSA:
UN GIUDICE ITALIANO, BIOGRAFIA DI BERIA DI ARGENTINE (NOTIZIARIO LIBRI)
"Storia di un giudice italiano" di Mimmo Franzinelli e Pier Paolo Poggio (Rizzoli, PP. 376).
"Vitalissimo organizzatore e solitario giudice, studioso internazionalizzato e riservato nobile piemontese, coraggioso combattente e sereno fatalista. In un'ambivalenza che e' stata sempre trasparente, lontana da ogni umana doppiezza": cosi' Giuseppe De Rita, nella prefazione a questo libro di Mimmo Franzinelli e Pier Paolo Poggio ha descritto Adolfo Beria di Argentine. In poche righe ha riassunto la vita di una delle personalita' piu' prestigiose della magistratura italiana, scomparsa nel 2000.
Adolfo Beria di Argentine e' stato veramente tutto cio' che De Rita ha descritto: partigiano, studioso di diritto, giudice e appassionato animatore dell'Associazione dei magistrati con l'obiettivo di modernizzare e riformare la categoria. Il libro rivela molti aspetti poco conosciuti di una vita avventurosa e coraggiosa di Beria di Argentine. Nel 1943, per esempio, prima di entrare in magistratura, fu chiamato a Roma come addetto all'ufficio centrale corrispondenti di guerra e dopo l'armistizio si arruolo' nella divisione Franchi di Edgardo Sogno. L'intelligence britannica, sfruttando la sue esperienza giornalistica, lo incarico' di una pericolosa missione di spionaggio. Fu cosi' accreditato dal comando germanico come corrispondente di guerra presso il Gruppo Armate Liguria. In realta' Beria, attraverso le sue corrispondenze, informava gli alleati, documentando anche le atrocita' del battaglione esploratori 'Littorio'. Notizie che servirono per la preparazione del dossier sui crimini di guerra.
L'amicizia con Sogno continuo' anche nel dopoguerra al 'Corriere Lombardo' ma si ruppe per sempre quando l'ex ambasciatore venne investito dall'inchiesta giudiziaria sul cosiddetto golpe bianco negli anni '70: "Beria - ricorda nel libro Gerardo d'Ambrosio - parlava con ammirazione di Sogno ed era stupito delle cose che stavano emergendo sul suo conto dall'inchiesta della magistratura torinese". Magistrato sempre in prima linea e schierato a difesa dell'indipendenza della magistratura, per cui quando l'inchiesta per la strage di Piazza Fontana venne avocata e da Milano trasferita a Catanzaro, promosse un'iniziativa per ridefinire la questione delle avocazioni che il Parlamento fece diventare legge dopo pochi mesi.
Garantista, si schiero' contro l'idea di leggi restrittive durante gli anni bui del terrorismo e lui stesso fini' nel mirino delle Brigate Rosse: in un covo venne trovato un dossier con notizie precise sui suoi spostamenti e sui suoi incontri. Il suo impegno si estese anche alla criminalita' mafiosa e a quella economica. Gerardo d'Ambrosio, per anni capo del pool Mani pulite della Procura milanese di Beria d'Argentine: "Verso la fine del 1990 era preoccupato che il bubbone scoppiasse. Aveva capito che si sarebbe creato uno scontro-confronto fra la magistratura e il mondo politico, cosa che lo preoccupava soprattutto per quanto riguardava l'indipendenza della magistratura". D'Ambrosio nel ricordo introduce il raffronto con cio' che era accaduto nei primi anni '70 con l'inchiesta su Piazza Fontana: "Quando si indago' per vedere se ci fossero responsabilita' politiche in riferimento alla strategia della tensione, aveva visto quale era stata la reazione: il trasferimento del processo. E allora quale sarebbe stata la reazione ad un conflitto molto forte tra magistratura e potere politico?". Secondo D'Ambrosio il timore di Beria era che la magistratura potesse perdere la sua autonomia.
Un timore confermato anche da Francesco Saverio Borrelli che prese il suo posto in Procura generale: "Lui era preoccupato del ruolo della magistratura per certe esposizioni un po' eccessive. Quell'esortazione alla prudenza che in anni piu' lontani, prima dell'esplosione di Mani pulite, proveniva ad ogni colloquio con lui su processi che coinvolgessero personalita' politiche, partiti politici, pubbliche amministrazioni, credo che non nascesse da una volonta' di nascondere o di non vedere determinate cose, quanto alla preoccupazione che la magistratura si compromettesse, compromettesse la propria indipendenza con operazioni che, volenti o nolenti, avevano una valenza di carattere politico".

23 ottobre 2004 - SOGNO: VARESE GLI DEDICA PIAZZA
ANSA:
SOGNO: VARESE GLI DEDICA PIAZZA, RIFONDAZIONE PROTESTA
Nella toponomastica delle citta' italiane, e' la prima volta che compare il suo nome, oggi piu' che mai controverso: a Edgardo Sogno, medaglia d'oro della Resistenza, il Comune di Varese ha dedicato un largo in pieno centro storico.
Questa mattina, alla cerimonia ufficiale di intitolazione, hanno partecipato la vedova Anna Arborio Mella Sogno e il coordinatore nazionale di Forza italia Sandro Bondi. Eccezionali le misure di sicurezza: si temevano manifestazioni di protesta da parte di chi ha polemizzato contro la scelta, ma manifestazioni non ci sono state. A ricordare la figura di Sogno e' stato l'onorevole Egidio Sterpa, che ha tracciato un profilo di "uomo e idealista, una figura leggendaria, un personaggio che merita di essere ricordato", al di la' delle vicende che lo hanno visto coinvolto nel Dopoguerra. "Sarebbe riduttivo pensarlo solo come un eroe della Resistenza - ha aggiunto Francesco Forte, ex ministro e presidente del Comitato Sogno -:
Edgardo in seguito sviluppo', oltre al pensiero liberale, un pensiero di carattere nazionale e democratico". Per le strade di Varese, mentre il corteo delle autorita' lasciava a piedi la messa celebrata nella Basilica di San Vittore, accompagnato dalle note della fanfara di Vergiate e dalla Guardia d'Onore del Pantheon, Rifondazione Comunista distribuiva un pamphlet in cui largo Sogno e' definito "una vergogna per la Varese democratica".
Sandro Bondi ha risposto alle critiche parlando di "un uomo che aveva profonde convinzioni morali, ideali, di cui ha dato testimonianza con la propria vita: un esempio anche per le nuove generazioni".
"Leggendario comandante della 'Franchi', medaglia d'oro al valor militare, ambasciatore, scrittore, statista, apostolo della liberta": cosi', la targa della nuova piazza varesina ricorda Edgardo Sogno.

SOGNO: BONDI VICENDA EMBLEMATICA DELLE DIVISIONI DEL PAESE
La vicenda di Edgardo Sogno e' emblematica della storia e delle attuali divisioni politiche in Italia: lo ha sostenuto il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, che e' intervenuto questa mattina a Varese alla cerimonia di intitolazione di una piazza dedicata ad Edgardo sogno medaglia d'oro della Resistenza.
L'esponente di Forza Italia ha spiegato da palco: "Oggi purtroppo abbiamo ancora una memoria del nostro passato divisa, inconciliata, fonte di nuovi conflitti politici. Questo avviene, e lo dico senza polemica, soprattutto perche' esiste ancora la volonta' di qualcuno di manipolare la storia per fini politici e senza fare i conti con la propria storia". Bondi dunque ha attaccato la sinistra senza mai nominarla direttamente. "La vicenda di Sogno a questo proposito e' davvero emblematica dell'anomalia del nostro Paese - ha argomentato -. Un eroe della resistenza democratica al fascismo e al nazismo, un campione della liberta' e della democrazia, un difensore di tutti i valori dell'occidente e' stato per lunghi anni oltraggiato, e' stato messo sul banco degli imputati, e' stato ingiustamente accusato, e sappiamo da chi, e' stato fatto soffrire e con lui la sua famiglia da chi fino a qualche anno fa era al soldo dei nemici dell'occidente".
Bondi ha quindi aggiunto, ricordando la figura dell'ex partigiano: "Le preoccupazioni di Edgardo Sogno sul rischio che gli eredi della tradizione comunista potessero conquistare il potere in Italia erano purtroppo gravemente fondate". A queste preoccupazioni e all'atteggiamento della sinistra, il coordinatore di Forza Italia riconduce le recenti polemiche sul caso Mitrokhin: "Ecco perche' oggi fa scandalo che un'inchiesta possa far luce sull'affare Mitrokhin e qualcuno ha potuto dire che una commissione d'inchiesta sia una spazzatura; ecco perche' ancora oggi uomini politici che hanno fatto vanto dei loro rapporti con l'Unione Sovietica e che ancora oggi rivendicano con orgoglio di essere comunisti, possono sentirsi in diritto di impartire lezioni di democrazia a chicchessia".
Bondi ha quindi concluso il suo intervento ricordando gli incontri tra Edgardo Sogno e il presidente del Consiglio Berlusconi. "Edgardo Sogno aveva giustamente visto in Silvio Berlusconi il suo stesso coraggio, il suo stesso amore, la sua stessa passione nella difesa dei valori della liberta' e della democrazia".

25 ottobre 2004 - GLADIO: COSSIGA, UNA LEGGE PER RICONOSCIMENTO A 'GLADIATORI'
ANSA:
GLADIO: COSSIGA, UNA LEGGE PER RICONOSCIMENTO A 'GLADIATORI'
PRESENTATO DDL AL SENATO, RIGUARDA 522 VOLONTARI 'STAY BEHIND'
Dare un "giusto riconoscimento politico e morale anche sul piano dello status militare" a tutti i 622 volontari (ne sono rimasti vivi circa 550) che hanno preso parte a "Stay behind", la struttura meglio conosciuta come Gladio disciolta al governo italiano il 27 novembre 1990: lo propone un disegno di legge presentato al Senato da Francesco Cossiga.
"Nel 2001 - scrive il presidente emerito della Repubblica nella relazione introduttiva - la Corte di Assise di Roma ha statuito in via definitiva cio' che era gia' politicamente e storicamente evidente: la piena liceita' e legittimita' della struttura della rete italiana Stay Behind, conosciuta come 'Gladio"", sorta nel 1956 e costituita in seno alla Nato "nell'ambito dei servizi di informazione e di sicurezza".
"Questa struttura - dice Cossiga - era destinata ad operare in clandestinita' nell'ipotesi di invasione nemica di parte dei territori degli Stati dell'Alleanza, in concorso con le Forze Speciali e con i servizi di informazione alleati, anche al fine di organizzare e supportare eventuali movimenti di 'resistenza'.
Il senatore a vita sottolinea che i membri di Gladio hanno subito dopo lo scioglimento dell'organizzazione "una vera e propria persecuzione politica e giudiziaria, contraddistinta da pesanti illazioni sulla pretesa natura eversiva di Gladio, e sull'ingiusto collegamento della relativa organizzazione ai non ancora del tutto chiariti episodi di destabilizzazione sofferti dal nostro Paese dagli anni '60 sino alla definitiva sconfitta del terrorismo e soprattutto alla fine della guerra fredda".
Per questo, dice Cossiga, "e' necessario che la verita' storica e anche ormai quella giudiziaria finalmente emersa, si sostanzi anche in un giusto riconoscimento politico e morale anche sul piano dello status militare, per tutti coloro che, in conformita' al superiore dovere sancito dall'art. 52 della Costituzione e agli ordini del legittimo governo della Repubblica, avevano dato la loro consapevole disponibilita' per servire la Patria, al di sopra di ogni distinzione di credo ideale politico o religioso, o di appartenenza sindacale".
In particolare il provvedimento, che si compone di tre articoli, sancisce "l'equiparazione al servizio presso le Forze Armate dello Stato del servizio volontario prestato presso la struttura Stay Behind da parte dei suoi membri cosiddetti 'esterni"". Una equiparazione che, secondo il senatore a vita, "non costituisce un caso isolato nell'ambito del nostro ordinamento in quanto in passato si e' gia' provveduto allo stesso modo per il Corpo Volontari della Liberta"", e che "rileva esclusivamente sotto il profilo politico, morale e anche sul piano militare: viene infatti espressamente escluso al riguardo qualsiasi effetto retributivo, previdenziale e assistenziale.
Per chi ha partecipato a Gladio, poi, viene prevista la istituzione di un distintivo onorifico e si equipara l'Associazione Stay Behind tra gli appartenenti alla disciolta struttura alle altre Associazioni d'arma riconosciute dal ministero della Difesa.

26 ottobre 2004 - EX GLADIATORI, CON DDL COSSIGA GIUSTO RICONOSCIMENTO
ANSA:
GLADIO: EX GLADIATORI, CON DDL COSSIGA GIUSTO RICONOSCIMENTO
SANCIRA' DEFINITIVAMENTE PIENA LEGGITTIMITA' DI STAY BEHIND
"Il disegno di legge presentato al Senato dal presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, rappresenta davvero quel giusto riconoscimento morale e politico per tutti noi 'gladiatori"". Commenta cosi' Giorgio Mathieu, presidente dell'associazione italiana volontari Stay Behind, l'iniziativa di Cossiga che ha chiesto un riconoscimento politico e morale, anche sul piano dello status militare, per tutti i 622 volontari (ne sono rimasti vivi circa 550) che hanno fatto parte della struttura meglio conosciuta come Gladio, sciolta al governo italiano il 27 novembre 1990.
"Il riconoscimento dello status giuridico di militari per tutti coloro che avevano dato la loro consapevole disponibilita' per servire la Patria nella malaugurata ipotesi di invasione nemica nel territorio italiano - spiega Mathieu - sancira' politicamente anche quanto e' gia' stabilito in via definitiva dalla Corte d'Assise di Roma con sentenza del luglio 2001: e cioe' - aggiunge il presidente dell'associazione di ex gladiatori - la piena liceita' e legittimita' della nostra struttura".
Il prossimo 5 novembre, fa poi sapere Mathieu, si terra' un convegno a Pinerolo (To) dedicato alla vicenda Gladio e a "disinformazione e verita' storica": l'incontro - spiega l'ex gladiatore - "servira' anche a precisare quali saranno i passi che l'associazione dovra' fare a sostegno della proposta di Cossiga".

2 novembre 2004 - MITROKHIN: ROGATORIA IN FRANCIA PER CARLOS
ANSA:
MITROKHIN: FRAGALA', CARLOS E STASI DIETRO STRAGE TRENO 904
DELLA STRUTTURA DI CARLOS FACEVA PARTE ANCHE VALERIO MORUCCI
Ci sarebbe la Stasi, il servizio segreto della Germania dell'est dietro la strage del treno 904 Firenze-Bologna. Lo afferma in una nota Enzo Fragala', capogruppo di An in Commissione Mitrokhin commentando i risultati della rogatorio fatta in Francia presso la magistratura che sta indagando sull'attivita' del terrorista internazionale Carlos , 'lo sciacallo'. Secondo l'esponente di Alleanza nazionale gli attentati in Europa compiuti dai terroristi rossi sarebbero stati eterodiretti dai Servizi dei Paesi dell'Est per destabilizzare l'Occidente all'interno di una ben precisa strategia.
"La rogatoria internazionale - dice Fragala' - con la quale la Commissione Mitrokhin ha esaminato a Parigi gli innumerevoli faldoni dell'inchiesta giudiziaria francese sul terrorismo rosso e sul gruppo 'Separat' guidato dal famigerato 'Sciacallo', alias Ilich Ramirez Sanchez detto Carlos, ha avuto esiti eccezionalmente positivi".
"Della rete "Separat" - spiega Fragala' - facevano parte, fra l'altro, alcuni brigatisti rossi come Valerio Morucci, Giorgio Bellini, Renato Curcio e Alessandro Giraldi. E il nostro Paese era considerato dai Servizi segreti orientali e dalle reti terroristiche particolarmente 'permeabile' per il passaggio di armi ed esplosivi oppure direttamente interessato a grandi atti terroristici. In questo senso - conclude Fragala' - e' esemplare l'indicazione del capitano della Stasi, Borostowski, che attribuisce al 'gruppo Carlos' l'attentato di Natale, del 23 dicembre 1984 sul treno Firenze-Bologna. In questo contesto bisognera' approfondire l'eventuale passaggio di Carlos a Bologna alla vigilia della strage del 2 agosto 1980".
Fragala' lancia un avvertimento su eventuali smentite o polemiche risposte alla sua tesi: la Commissione Mitrokhin si sente "naturalmente vincolata allo stretto segreto istruttorio che tutela l'inchiesta giudiziaria del giudice Bruguiere, di modo che non rendera' pubblico nessun documento e nessuna attivita' di indagine fin quando, tra qualche mese, l'istruttoria francese sara' definitivamente conclusa. Per questo - ammonisce Fragala' - sono e saranno vani tutti i tentativi di chi, da sinistra, ha tentato o tentera' di impedire il disvelamento di una verita' inconfutabile: il terrorismo politico in Europa, Brigate rosse comprese, e' stato alimentato, finanziato, armato e addestrato dai Servizi segreti orientali in una strategia di terrore e di destabilizzazione che avrebbe dovuto far cadere il fronte interno dei Paesi occidentali e consentire l'instaurazione di regimi terzomondisti o addirittura comunisti filosovietici".

MITROKHIN: FRAGALA' CONFERMA, CARLOS DIETRO STRAGE TRENO 904
SONO ATTI GIA' DISPONIBILI, INTERROGHIAMO UFFICIALI EX STASI
Nessuna rettifica. Enzo Fragala' conferma "l'esistenza di documenti che attribuiscono a "Separat" e al gruppo Carlos l'attentato al 904: "sono agli atti della Commissione Stragi", dice in particolare il capogruppo in commissione Mitrokhin per An. "E sono rafforzati - spiega - da un rapporto della Dst francese, anch'esso gia' acquisito. Chiedero' l'audizione di tutti gli ufficiali della Stasi che hanno avuto un ruolo, diretto o indiretto, in questa vicenda".
"Le mie precedenti considerazioni sulle responsabilita' del "gruppo Carlos" e dell'organizzazione terroristica "Separat" riguardo "l'attentato dinamitardo contro il treno Bologna-Firenze il 23.12.1984" fanno riferimento documentale ad un atto richiesto ed acquisito dalla Commissione Stragi nel maggio 2001 in esecuzione della rogatoria promossa per iniziativa dell'allora presidente senatore Giovanni Pellegrino Tale atto þ sottolinea - "e' una relazione della Divisione XX/8 del 18 gennaio 1985 ad opera del capitano Borostowski della Stasi, responsabile della Sezione 'Terrorismo Internazionale' del Ministero per la Sicurezza dello Stato dellþex-Ddr. Quindi non e' una emergenza o una acquisizione legata alla rogatoria della Commissione Mitrokhin a Parigi guidata dal presidente, senatore Paolo Guzzanti".
"Tale relazione þ continua il deputato di An - annovera e attribuisce alla rete terroristica guidata da Carlos una serie di attentati contro interessi francesi in Germania occidentale e in Francia, oltreche' la strage di Natale sul treno 904 Bologna-Firenze".
"Peraltro þ rivela Fragala' - la circostanza e' confermata anche da un dettagliato rapporto di oltre 200 pagine della Dst francese al giudice Bruguiere dell'ottobre del 1995, nel quale gli esperti dell'antiterrorismo francese attribuiscono, senza ombra di dubbio, l'organizzazione dei sopracitati attentati a 'Separat'. Anche tale rapporto fa parte della prima tranche di documenti, provenienti dall'autorita' francese, gia' agli atti dell'ufficio stralcio della Commissione Stragi". "Qualunque sia l'interpretazione, lþanalisi o la lettura di tale importante documento acquisito dalla Commissione Stragi þ dice l'esponente di An - e' indubbio che merita tutto l'approfondimento possibile da parte della Commissione Mitrokhin per la parte di inchiesta che riguarda il condizionamento e l'influenza dei Servizi segreti del Patto di Varsavia sulla vita politica e civile italiana.
Chiedero' pertanto al prossimo ufficio di presidenza l'audizione di tutti i funzionari della Stasi che hanno redatto e firmato tali documenti, primo fra tutti lþautore del rapporto del gennaio 1985 allo scopo di verificare, attraverso la fonte primaria di tale relazione, tutti gli ulteriori elementi utili a verificare informazioni e responsabilita' sugli esecutori e i mandanti di una delle piu' gravi stragi terroristiche consumate sul territorio italiano".
Sono certo þ conclude Fragala' þ "che l'intera Commissione Mitrokhin, da destra e da sinistra, condividera' il valore di ricerca della verita' scaturiente dalle fonti documentali in nostro possesso e che potra', ancor piu', verificarsi, attraverso l'audizione di tutti gli ufficiali della Stasi che hanno avuto un ruolo, diretto o indiretto, in questa vicenda. Naturalmente il quadro complessivo dell'inchiesta giudiziaria su 'Separat' e sul gruppo Carlos potra' fornire, una volta caduto il segreto istruttorio su quegli atti, ampi elementi di verifica dell'indicazione acquisita dalla Stasi sulle vere responsabilita' dell'attentato dinamitardo al treno 904".

MITROKHIN: GUZZANTI,CI SIAMO IMPEGNATI SU SEGRETO PER CARLOS
TUTT'ALTRO CONTESTO PER QUESTIONE 904
La commissione Mitrokhin si e' impegnata "sulla parola d' onore"" a rispettare il vincolo di riservatezza posto dalla magistratura francese sulla documentazione che dovrebbe arrivare a Roma da Parigi e che riguarda l' attivita' internazionale della rete terroristica che faceva capo a "Carlos lo sciacallo". Una struttura definita nelle carte con il nome "separat" e della quale avrebbe fatto parte anche Valerio Morucci, componente delle Br durante il caso Moro. Paolo Guzzanti, conferma, conversando con i giornalisti, l' impegno "anzi la parola personale d' onore" data al magistrato Bughiere, ma afferma anche che della questione del treno 904 e della possibile regia della Stasi nella strage del 1984 le carte danno "una ben diversa lettura da quella fornita da Enzo Fragala"".
Senza entrare in dettagli per non violare assolutamente i riferimenti e le citazioni, il presidente della commissione sostiene tuttavia che la questione va letta "ben diversamente" da come e' stata posta dal commissario di An; ma Guzzanti da' tuttavia un giudizio politico complessivo della missione e dei relativi risultati. "Risulta assolutamente chiaro ed espresso in termini inoppugnabili che l' unica inchiesta indipendente condotta in Europa nel corso di 25 anni, porta ad una mappa sconcertante e documentatissima, ma tutt' altro che non attesa di una gestione decentrata da parte dell' Urss dei maggiori episodi di terrorismo e di eversione. Solo raramente il Kgb ha gestito episodi di violenza o di eversione ma ha deferito il tutto ai servizi segreti dei Paesi del Patto di Varsavia, primo fra tutti la Stasi, cioe' il servizio segreto della Germania dell' Est che operavano direttamente gestendo reti e gruppi. La Stasi - aggiunge a mo' di esempio Guzzanti - aveva un ruolo preminente sull' Ungheria, era una vera e propria dipendence ma e' capitato anche che i servizi dell' Est intervenissero direttamente sul Kgb o comunque svolgessero un ruolo non direttamente subalterno rispetto alla 'casa madre'. Nulla sarebbe emerso direttamente sul caso Moro e la Commissione - afferma ancora Guzzanti conversando con i giornalisti - potrebbe interessarsi anche degli archivi della Stasi a cui Carlos, per vie parallele ma certe, faceva capo".

3 novembre 2004 - MITROKHIN: ACCAME, INDAGARE SU LEGAMI CARLOS-RAPIMENTO MORO
ANSA:
MITROKHIN: ACCAME, INDAGARE SU LEGAMI CARLOS-RAPIMENTO MORO
Falco Accame, ex presidente della commissione Difesa della Camera dei deputati, chiede che sia fatta luce sui possibili legami tra il gruppo Carlos e il rapimento di Aldo Moro. "Troppi sono gli elementi che collegano queste due vicende. La magistratura a Roma indaga e ora anche la commissione Mitrokhin che si e' recata a Parigi. Spero che la magistratura e la commissione parlamentare vogliano far luce sui possibili legami testimoniati dai due 'gladiatori' Arconte e Cangedda, che hanno l' uno parlato di un' attivazione della rete della Gladio militare prima del sequestro Moro e l' altro di una segnalazione raccolta grazie alle informazioni provenienti da ambiente della Stasi, il servizio segreto dell' est, e che indicavano in 'Gradoli Strasse" la base romana delle Br durante i 55 giorni. Sono fatti ed elementi che si incrociano con i sibillini ma eloquenti segnali che sono venuti nel tempo da Carlos con alcune interviste. Si faceva riferimento all' attivazione dei nostri servizi segreti fino alla mattina del 9 di maggio del 1978 quando un jet dei servizi segreti italiani era in attesa, sulla pista dell' aeroporto di Beirut, per un possibile scambio di prigionieri. Un elemento che ha trovato riscontro nella missione che svolse quel giorno l' allora vice responsabile del Sismi amm. Fulvio Martini. Chiedo che magistratura e commissione di inchiesta approfondiscano questo versante anche sulla base delle due testimonianze, oppure che i due "gladiatori" vengano perseguiti per calunnia".

3 novembre 2004 - LIBRI: QUANDO LA CIA PAGAVA GLI INTELLETTUALI
ANSA:
LIBRO DEL GIORNO: QUANDO LA CIA PAGAVA GLI INTELLETTUALI/ANSA
NON TUTTI PERO' CONOSCEVANO L'ORIGINE VERA DEI FINANZIAMENTI
(di Maria Gabriella Giannice)
FRANCES STONOR SAUNDERS - 'LA GUERRA FREDDA CULTURALE' - (FAZI EDITORE, PP.479, EURO 21,50).
Nel pieno della Guerra Fredda gli Stati Uniti destinarono grandi risorse a un programma segreto di propaganda culturale, rivolto all'Europa occidentale e anche all'Italia con lo scopo di contrastare il richiamo del comunismo s