Almanacco dei misteri d' Italia
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le notizie del 2003: febbraio |
4 febbraio 2003 - MITROKHIN: SPIA RUSSA STRELKOV COLLABORO' CON SISMI SU DOSSIER
ANSA:
Recentemente la commissione parlamentare d'inchiesta Mitrokin ha acquisito molti documenti del Sismi riguardanti il lavoro svolto sul dossier Mitrokin. Da quelle carte e' uscita la storia di una spia sovietica, particolarmente attiva in Italia tra il '67 e il '73, citata nel dossier alla scheda 34, che ha accettato di collaborare il nostro servizio segreto militare, il Sismi, per far luce sulla sua attivita' e sui nomi citati. Il nome della spia sovietica attiva in Italia e' Vladimir Yevgeniyevich Strelkov, ex diplomatico accreditato presso l'addetto culturale. Rientrato in Italia negli anni '90 Strelkov e' stato "agganciato" dal servizio italiano ed ha deciso di collaborare fornendo nuovi particolari sull'attivita' del servizio segreto sovietico e sulla rete di informatori attiva in Italia. In particolare Strelkov ha indicato 3 delle persone gia' presenti sul dossier Mitrokin e in particolare l'ex senatore socialista Luigi Anderlini ("Romolo"), Emo Egoli, e la fonte "Nino" che e' indicata nel dossier Mitrokin come scheda numero 14. Su questa scheda si e' appuntata l'attenzione dell'on. Enzo Fragala' (An) che ha piu' volte sostenuto, durante le recenti audizioni, che dietro "Nino", che faceva parte dell'istituto affari istituzionali, vi era in realta' Stefano Silvestri, presidente dello IAI e sottosegretario alla difesa durante il governo presieduto da Lamberto Dini. Strelkov ha invece chiarito che "Nino" altri non e' che Massimo Bonanni, uomo attivo nello IAI. Oggi durante l'audizione davanti alla commissione Mitrokin della dottoressa Maria Vozzi, che ricevette le prime 30 schede del dossier il 30 marzo del '95, la stessa ha detto che appena vide la scheda 14 penso' anch'essa a Stefano Silvestri. "Poi, ragionando con piu' attenzione, ho pensato che non si trattasse di lui". Piu' volte nelle ultime audizioni si era avanzata l'idea che "Nino" potesse essere Stefano Silvestri, che tra l'altro fece parte nel 1978 del "comitato di esperti" che affianco' il ministero dell'interno nella gestione delle attivita' durante il sequestro di Aldo Moro. Strelkov compare nel dossier Mitrokin con poche righe: "ha lavorato presso l'ambasciata sovietica di Roma dal 1967 al 1973 sotto gli auspici del SSOD (Unione delle societa' per l'amicizia sovietica). Strelkov era un agente del quinto dipartimento del primo direttorato generale del KGB, che operava in Italia". A sollevare la questione Strelkov e' stato l'on. Walter Bielli (Ds). "Se un servizio aggancia una ex spia per verificare la veridicita' di alcune notizie ricevute - ha detto Bielli - questo non vuole certamente insabbiare. Noi crediamo di approfondire la vicenda e di poter incontrare Mitrokin e di vedere gli originali delle informazioni". Nel '95 la dottoressa Vozzi non sapeva chi fosse la fonte impedian (Mitrokin). "Feci in quell'epoca alcune considerazioni. La fonte impedian sembrava sincera ma sorpassata. Le schede riguardavano persone fra i 60 e i 95 anni. Pensai che poteva essere una fonte pilotata dal KGB perche' erano nomi che potevano essere 'bruciati' ma la fonte impedian diede anche nomi di agenti ancora in servizio. Feci delle ipotesi: poteva essere una fonte proveniente dal dipartimento latino del KGB, perche' i suoi nomi si riferivano soprattutto ad agenti italiani, spagnoli e francesi; poteva lavorare nell'ambiente giornalistico, perche' molte schede riguardavano giornalisti e politologi".5 febbraio 2003 - MITROKHIN: MARIA VOZZI (SISMI) IN COMMISSIONE
"Il Tempo"
Audizione alla Commissione. Fragalà: nel '99 informazioni false al Copaco Mitrokhin, nuovi documenti del Sismi NUOVI documenti saranno inviati da Forte Braschi, quartier generale del Sismi, alla commissione Mitrokhin, andando a così ad aggiungersi ai sette faldoni che costituiscono il cosiddetto "galleggiante", ovvero il corpus dei fascicoli relativi al materiale Impedian al quale ha lavorato il nostro servizio segreto militare nel periodo compreso tra il 1995 ed il 1999.
Le carte contengono anche la corrispondenza intercorsa tra il Sismi e l'MI6 inglese e le risposte che il nostro servizio ha fornito all'omologo britannico, ha spiegato oggi a san Macuto un alto dirigente del nostro controspionaggio, la dott.ssa Maria Vozzi, sulla base delle ricerche effettuate presso gli archivi della 1° Divisione.
Proveniente dalle file della Polizia di Stato e successivamente passata al Sismi, Maria Vozzi è subentrata nel '95 al colonnello Lo Faso nella gestione delle schede in arrivo dall'Inghilterra. Alla commissione ha spiegato di aver visto per la prima volta il materiale il 30 marzo '95, secondo quanto risulta dai suoi appunti, e che il direttore del servizio, generale Sergio Siracusa, venne informato dell'esistenza del dossier in luglio, come riporta un documento con il visto di presa visione.
"Il 28 maggio '95 - ha continuato la Vozzi - ho dato agli inglesi 27 risposte su 50 report pervenuti dopo aver effettuato indagini d'archivio alla 1° Divisione. Nel luglio successivo, i servizi britannici declassificarono il materiale da "top secret" a "segreto", e sul quel punto richiesi una lettera formale, secondo la prassi del servizio".
E se dietro il colonnello Vasilj Mitrokhin, l'archivista della Lubianka che ha fornito alla Gran Bretagna il materiale sulle spie dell'Est infiltrate in Occidente, si celassero più fonti? L'interrogativo è stato posto nel corso dell'audizione da Walter Bielli, esponente dei Ds. Il quale ha anche domandato alla dottoressa Vozzi come mai gli inglesi, essendo entrati in possesso dei documenti fin dal '92, ci avvertirono soltanto nel '95.
"Gli inglesi - ha risposto il dirigente del controspionaggio - avvertirono per primi gli Stati Uniti. Per quanto ci riguarda, noi abbiamo avuto le informazioni da un collegato. Escludo poi nel modo più assoluto che della vicenda se ne fosse parlato prima del '95 all'interno del Sismi". Giulio Andreotti ha chiesto se non fosse "curioso che gli inglesi avessero mandato così tardi i documenti relativi ai depositi dei Nasco con i ricetrasmettitori". "Forse -ha aggiunto- vi è una ragione che mi sfugge". La risposta della Vozzi è stata secretata.
"Dall'audizione si conferma il dato politico rilevante secondo cui nel 1999, quando il Copaco e quindi il Parlamento, venne informato dall'autorità politica e dal Sismi sulle emergenze del dossier Mitrokhin, vennero fornite al Parlamento informazioni false e depistanti alle quali il Copaco ha dovuto credere formulando una relazione totalmente disancorata dalla realtà" ha affermato il capogruppo di An in Commissione Enzo Fragalà.5 febbraio 2003 - COMMISSIONE MITROKHIN: IN ARRIVO FALDONI SU GIORNALISTI
"Il Nuovo"
Mitrokhin, ora tocca ai giornalisti
Alla commissione d'inchiesta sono già arrivati i faldoni con i dossier dei giornalisti che la spia sovietica accusava di essere al soldo del Kgb. C'è attesa per le prossime audizioni.
ROMA - Già prima delle rivelazioni del dossier Mitrokhin, i servizi segreti italiani lo avevano individuato da tempo come spia russa: Vladimir Strelkov, l'ex agente del Kgb che recentemente ha accettato di collaborare con il Sismi, era stato schedato come "Agente A", perché - in particolare - i nostri 007 avevano scoperto che l'uomo, ufficialmente in Italia come segretario dell'addetto culturale dell'ambasciata sovietica, aveva più volte cercato di avvicinare funzionari del ministero degli Esteri. Quindi, il contenuto del dossier Mitrokhin ha confermato ciò che i nostri servizi segreti avevano già autonomamente scoperto.
Del caso Strelkov si parlerà nuovamente martedì prossimo, alla ripresa dell'audizione di Maria Vozzi, la funzionaria del Controspionaggio del Sismi che per prima si era occupata della gestione del dossier Mitrokhin. Un'audizione cui seguirà, mercoledì, quella del colonnello Masina, ossia di colui che ha guidato la prima Divisione (controspionaggio e antiterrorismo) durante la fase più calda degli accertamenti nei confronti del dossier inviato dagli inglesi.
Audizioni assai importanti, perché mentre vanno avanti gli approfondimenti e arrivano nuovi documenti, via via i contorni della vicenda diventano più chiari. Ad esempio, Strelkov ha consentito di chiarire il mistero della scheda 14, dimostrando che non si trattava di Stefano Silvestri, il presidente dello Iai ed ex sottosegretario alla Difesa, più volte chiamato in causa dal parlamentare di An, Fragalà, il qualche aveva sostenuto che la scheda 14 era una "fotografia" di Silvestri. Invece no: si tratta probabilmente di un ex funzionario dell'Istituto Affari Internazionali, da anni ormai fuori dallo IAI e impegnato in attività accademica.
Una rivelazione che ha provocato qualche dissapore interno al Polo: alcuni dei commissari si sono resi contro che una "crociata" scatenata sulla base di una lettura troppo di parte dei documenti può rivelarsi controproducente. E soprattutto rischia di trasformarsi in un boomerang, come nel caso di Silvestri.
Infatti, in questa prima fase dei lavori, una parte dei commissari del Polo aveva cercato di dimostrare che il Sismi, per non dispiacere troppo di vecchi governi di centro-sinistra, aveva fatto poco o nulla sul dossier Mitrokhin. Una circostanza dimostrata anche dal fatto che i nostri 007 lasciarono cadere l'offerta inglese di incontrare l'ex agente "defezionista" del Kgb, ossia Vasili Mitrokhin.
Dai documenti, al contrario, sta emergendo una realtà assai diversa: anzitutto l'operazione che ha portato all'agganciamento di Vladimir Strelkov - fatto di non ordinaria amministrazione - che ha fatto emergere una volontà del Sismi di andare fino in fondo, anche grazie all'aiuto di un ex ufficiale della "rete italiana" del Kgb, che si è detto disposto a raccontare alcuni retroscena e a decifrare alcuni passaggi oscuri del dossier Mitrokhin, compresa l'identificazione di persone indicate solo con il nome in codice.
Non solo: dagli atti risulta anche che il Sismi si è attivato con tutti i principali servizi segreti degli ex paesi dell'Est, o "satelliti", per cercare ogni riscontro, dal terrorismo internazionale, fino al ruolo di alcune persone. Anche in questo caso, non sono emerse azioni di "rallentamento" dell'accertamento della verità. Anzi, il contrario.
Adesso? A palazzo San Macuto dovrebbero arrivare altri documenti del Sismi relativi agli accertamenti sull'operazione Mitrokhin. Ci potrebbero essere notizie molto interessanti. Nel frattempo, a quanto sembra, assai interessanti sarebbero le carte già arrivate a San Macuto e che riguardano i giornalisti coinvolti nel dossier.8 febbraio 2003 - COMMISSIONE MITROKHIN: NOTA SISMI SCAGIONA GIORNALISTI
"Il Nuovo"
Una nota del Sismi scagiona i giornalisti
Nei dossier della commissione Mitrokhin una nota del Sismi avverte che i cronisti spesso erano esibiti dagli 007 come "fonte" solo per giustificare rimborsi spese. Una sorta di "spiopoli".
ROMA - Giornalisti spia per conto dei sovietici? Nulla affatto. Più correttamente si dovrebbe dire: giornalisti diffamati dalla diffusione del dossier Mitrokhin, attraverso il quale semplici voci generiche e, spesso, imprecise, sono state trasformate in certezze da dare in pasto all'opinione pubblica. Una novità clamorosa e, sotto alcuni aspetti, inattesa, che è emersa dai documenti del Sismi arrivati negli archivi della commissione presieduta dal senatore Paolo Guzzanti, che hanno trovato conferma nella prima parte dell'audizione di Maria Vozzi, la funzionaria del controspionaggio che fu tra i primi ad occuparsi materialmente del dossier Impedian.
Martedì prossimo la commissione dovrebbe finire di ascoltare la Vozzi, mentre per martedì è prevista l'audizione del colonnello Masina, che guidò la prima Divisione del Sismi proprio nel periodo "caldo" delle scoperte del dossier.
Ma davvero i giornalisti non c'entravano nulla con la rete spionistica sovietica? In gran parte dei casi è proprio così. Certo, gli accertamenti hanno consentito di riscontrare che alcuni - ma solo personaggi minori - effettivamente diedero un contributo a campagne di stampa orchestrate dal Kgb, come alcuni articoli scandalistici contro la moglie del dissidente Sakarov, che comparvero però su un settimanale a diffusione provinciale. Gli altri? Non c'è nessun elemento per dire che fossero spie sovietiche. Anzi, risulta che è piuttosto vero il contrario.
Il documento che contiene questa verità è stato acquisito dalla Commissione: si tratta di un breve nota in cui il controspionaggio italiano metteva in guardia gli inglesi dal credere troppo ai rapporti Impedian che riguardavano i giornalisti. Due le ragioni principali: l'esperienza degli 007 italiani aveva insegnato che molti giornalisti avevano normali rapporti di lavoro e di scambio di opinioni con loro "colleghi" dell'Est, che magari utilizzavano la professione di cronista o corrispondente in Italia per un giornale od una agenzia di informazione, come "copertura".
Quindi al massimo si trattava di contatti inconsapevoli, tra l'altro poco significativi rispetto alla qualità delle informazioni che potevano essere carpite tramite questi canali. In altri casi addirittura - ha segnalato lo stesso Sismi - erano gli stessi agenti del Kgb a spacciare con i propri superiori un rapporto di natura informativa con un inconsapevole giornalista italiano, solo per acquisire meriti che in realtà non avevano o, peggio, per giustificare rimborsi spese che altrimenti non avrebbero potuto essere giustificati. In pratica, il contatto confidenziale come"copertura" per un guadagno illecito. Per semplificare, si potrebbe dire che era una sorta di "spiopoli".
Ecco perché, aveva detto immediatamente il Sismi, bisogna stare molto attenti a prendere per buone le informazioni che riguardano i giornalisti. Molti dei quali, come ben si ricorderà, si trovarono in mezzo alla bufera quando il dossier Mitrokhin fu divulgato e alcuni giornali stilarono le "liste nere" delle presunte spie sovietiche. Anzi, come detto, nella maggior parte dei casi, gli accertamenti del Sismi hanno dimostrato che le persone chiamate in causa avevano un atteggiamento di scarsa simpatia - per non dire peggio - nei confronti dell'Urss e che nella loro attività avevano piuttosto attaccato i sovietici.
Anche per questo, una volta terminate le audizioni dei funzionari del Sismi, il presidente Guzzanti sembra orientato a convocare i giornalisti e a sentire le loro ragioni o la loro versione dei fatti. Del resto, Guzzanti non solo è giornalista, ma è anche un garantista che ha l'intenzione di dichiarare "certo" solo quello che certo è; e nello stesso tempo di restituire l'onore a coloro che sono stati vittima della diffusione selvaggia del dossier Mitrokhin. Anche per questo c'è una grande attesa del momento in cui la Commissione entrerà nel merito del dossier. Le prossime due audizioni potrebbero essere assai significative in questa direzione.9 febbraio 2003 - RICERCA IN ARCHIVI USA: LA DECIMA MAS
"La Repubblica"
Istituita lì nel gennaio del 1994 una sede dei National Archives
E' nel Maryland la miniera dei segreti italiani
la località Il secondo piano della struttura dedicato all' Europa Controlli di sicurezza ma nessun limite alla lettura
ANTONIO MONDA
COLLEGE PARK - Se non fosse per i padiglioni dell' università del Maryland che si intravedono ai confini del parco, o i nomi altisonanti delle avenue, che replicano l' enfasi celebratoria del centro della capitale anche in questi sobborghi disabitati, sembrerebbe di essere in quello che gli americani definiscono "the middle of nowhere". Ma è su questa boscosa collina a nordest di Washington che dal gennaio del 1994 è stata inaugurata una sede dei National Archives nella quale sono stati raccolti filmati coperti fino ad allora dal segreto di stato, gran parte dei documenti militari delle due guerre mondiali, un' infinità di microfilm che testimoniano il lavoro di intelligence svolto dopo i conflitti e la più grande documentazione sul Watergate e l' omicidio di John Fitzgerald Kennedy. All' interno di questo palazzone di vetro di cinque piani i controlli di sicurezza sono estenuanti, la gratuità dell' ingresso stride con la volontà di lucrare su servizi obbligatori come l' uso di armadietti a pagamento, ma non esiste alcun tipo di limitazione: per consultare i documenti sui quali risalta ancora il timbro "top secret" basta dichiarare di non avere altro fine che effettuare delle ricerche, specificando un' area che può spaziare dal lavoro dell' Oss nei paesi stranieri alle foto della guerra civile scattate da Matthew Brady. Non esiste un' area dedicata esclusivamente all' Italia, ma basta indirizzare le ricerche nei periodi critici del nostro dopoguerra per rendersi conto del filo diretto che è esistito in ogni momento con gli Stati Uniti, dell' infinità di rapporti segreti, raccomandazioni ed istruzioni che hanno riguardato uomini politici di governo ed opposizione, personaggi dello spettacolo e rappresentanti del clero, episodi dimenticati e misteri mai risolti. I faldoni che riguardano l' Italia sono raccolti - spesso unicamente con criterio cronologico - con quelli relativi ad altre nazioni che hanno giocato un ruolo chiave nell' alleanza strategica contro i paesi di oltre cortina. Capita così d' imbattersi in schede dettagliate su personaggi spiati dall' Oss in Francia mescolate con le richieste di tenere sotto osservazione fascisti riparati in America che riuscivano ad occultare il loro passato o comunisti rimasti in Italia che manifestavano con orgoglio il proprio presente. James Angleton, responsabile del controspionaggio nel nostro paese fino al 1955, seguiva con preoccupazione le scelte politiche del centro che guardava a sinistra di De Gasperi, e si assicurava con lettere a propria firma che fosse garantita l' immunità alla Decima Mas e al principe Junio Valerio Borghese. Un rapporto del febbraio del 1946 controlla il lavoro diplomatico svolto da due prelati che diventeranno pontefici che rispondono al nome di Angelo Roncalli e Giovanni Battista Montini, ed il linguaggio asettico di un dispaccio successivo svela la preoccupazione per l' incontro tra il futuro Paolo VI e Palmiro Togliatti. Sono infiniti gli elementi di stimolo storiografico per comprendere il rapporto tra i due paesi, ma il secondo piano di questo gigantesco archivio è pressochè deserto, e questa miniera di documenti europei che farebbe la gioia di Graham Greene per il doppio e triplo gioco riportato quasi in ogni fascicolo ("Gli attentati successivi all' arresto del leader comunista Leon Ferretti sono dovuti probabilmente a fascisti che hanno voluto far cadere la colpa sull' altra parte. Ferretti a sua volta e' responsabile di vari attentati. Del suo arresto abbiamo fatto in modo che non trapelasse alcuna notizia) viene pressochè ignorata da una generazione di ricercatori che sembra tendere sempre di più verso l' insularità, ed affolla quotidianamente gli archivi della commissione Warren, i documenti sulla traiettoria del proiettile che ha tolto la vita a Kennedy e sugli omissis dei nastri di Nixon.Le carte dei servizi segreti sul 1945
Quando gli Usa arruolavano la Decima Mas
DOSSIER
ATTILIO BOLZONI TANO GULLO
GLI americani si fidavano solo di loro. Quelli che odiavano i "rossi", quelli che volevano cacciarli a qualunque costo dall' altra parte del mondo. Gli americani chiedevano fedeltà e in cambio offrivano impunità. Per il prima e per il dopo. Per sempre. Garantivano le spie. Ogni contatto, ogni manovra, ogni piano veniva comunicato con dispacci a Washington. Messaggi "secret" come questo, datato 16 ottobre 1945: "Immunità garantita agli ex membri della Decima Mas". Dagli archivi dell' intelligence Usa esce un altro pezzo di storia italiana del dopoguerra, gli accadimenti di un Paese che in quegli anni - svelano gli atti desecretati dalla Cia - è il più grande laboratorio di manipolazione politica clandestina. Ossessionati dal pericolo bolscevico, turbati dall' apparato e dalla forza del Pci, preoccupati dai tatticismi di De Gasperi, rassicurati dalle diffidenze della Santa Sede verso la Democrazia cristiana ancora alleata con Togliatti (tra le alte sfere vaticane qualcuno già accarezzava l' dea di far nascere un secondo e più conservatore partito cattolico), i servizi segreti Usa avevano costruito nella Penisola una rete spionistica per condizionare i passi della nascente Repubblica. Un esercito di uomini pronti a tutto che, già nella primavera del 1945, nei fatti è quella Gladio che "ufficialmente" nascerà qualche anno più tardi. I documenti che raccontano cosa avvenne sono tutti conservati nel palazzo di cristallo e cemento degli Archivi Nazionali degli Stati Uniti d' America, tra i boschi di College Park nel Maryland, a una trentina di chilometri da Washington. Erano carte top secret fino a qualche tempo fa, carte provenienti dagli schedari dell' Oss (Office of Strategic Services), l' antenato della Central Intelligence Agency. Al centro di quella "rete" c' è il giovane James Jesus Angleton, capo del controspionaggio americano a Roma dal '44 al '47, nome in codice "Artefice". E' lui che, pur di bloccare l' avanzata della sinistra, architetta e pilota da Trieste alla Sicilia tutte le "operazioni speciali". Il suo Comando riceve il 4 aprile del 1946 un rapporto da una fonte coperta "che sta lavorando clandestinamente a Roma per trovare supporto economico e politico per i neofascisti e per legalizzare la loro posizione". L' analisi che fanno gli ufficiali dell' Oss su queste informazioni: "La sua posizione (della fonte, ndr) è quella che i comunisti, e quindi la Russia, stanno ottenendo un controllo sull' Italia, i neofascisti sono un importante baluardo contro il comunismo. Si dovrebbe permettere loro di rientrare nella vita politica italiana per continuare a dare il loro contributo per la sconfitta del comunismo". Concludeva l' informativa: "Gli Stati Uniti dovrebbero entrare in trattativa con i neofascisti e sostenerli, in cambio otterrebbero il completo controllo della situazione politica italiana". Ma già da tempo, il capitano Angleton aveva intuito che i fascisti sarebbero primi attori della sua strategia. Era stato proprio lui, il 10 maggio del 1945, a strappare dalle mani dei partigiani milanesi il comandante della Decima Mas Junio Valerio Borghese. Travestito da ufficiale americano, il "principe nero" era stato trasportato fino a Roma su una jeep dell' Esercito Usa. Comincia proprio in quei giorni a svilupparsi la trama del servizio segreto di Washington, in quei giorni si forma un esercito raccattato un po' ovunque. Addestrato in Italia ma anche oltreoceano. Ci sono decine di documenti dell' Office of Strategic Services che testimoniano il "recupero" dei militari della Decima Mas, dei criminali di guerra, di ex collaborazionisti, di agenti dell' Ovra, di capi e sottocapi del regime fascista. Il rapporto del 16 ottobre 1945 spedito dal capitano Angleton al colonnello Earle Nichols sull' "immunità" da assicurare al principe Borghese e ai suoi marò, spiega bene cosa stava accadendo: "Attraverso il nostro agente JK 1/8...uno specifico gruppo dell' ex personale "gamma" della Decima Mas al momento utilizzato in un ufficio Alleato sperimentale a Venezia... questi individui devono essere considerati diversamente e resi immuni da qualsiasi imputazione per attività condotte fino a questo punto". Sono 20 gli esperti sabotatori, tutti inseriti in una lista. Cinque di loro sono già stati selezionati per l' "addestramento" negli Stati Uniti. La loro storia e i loro nomi sono in un atto del 29 ottobre del '45: "...Tadini Camillo, Merighi Giulio, Monti Franco, Freguglia Carlo e Berni Berno sono stati ingaggiati per servizio negli Usa...". In un' altra carta, alla stessa data, si parla di questi uomini della Decima Mas "che vengono impiegati per compiti speciali". Quali sono quei "compiti speciali" non viene specificato, ma in due lettere che Angleton invia al suo Comando il 6 novembre del '45 c' è scritto: "Alla luce del fatto che Borghese assume un grosso interesse di lungo periodo all' interno del nostro lavoro, suggeriamo che il Dipartimento della Marina intervenga per richiedere la custodia del soggetto, allo scopo di sfruttare al massimo le sue superiori conoscenze sulle armi e sulle tattiche segrete di sabotaggio navale". Lo "sfruttamento" del "principe nero" - rivelerà un altro documento sempre del novembre 1945 - sarà discusso nei dettagli qualche settimana dopo a Washington. Da Angleton in persona. Il principe adesso è nelle mani dell' americano che fa la spia a Roma. Compare e scompare all' ombra dell' Oss, entra ed esce dal penitenziario di Procida, gli agenti Usa lo prelevano ancora nel marzo del '46 e lo riportano in cella nel giugno successivo. Le missioni di Junio Valerio Borghese resteranno per tanti anni un mistero. Il capo del controspionaggio in Italia è consapevole che la guerra non finirà con la firma del trattato di pace. Ci sono i comunisti da fermare, c' è un embrione di Stato che è ancora troppo debole per garantire sicurezza all' Occidente antibolscevico. E i fascisti sono ancora tanti, tantissimi in Italia. La fonte romana che mesi prima aveva consigliato di proteggerli censisce all' Oss le milizie nere: "A Milano e provincia i neofascisti sono 50 mila ben armati, a Genova 20 mila, per la metà armati. Lo stesso a Venezia e nei dintorni. Anche nei centri di Bergamo e Brescia sono molto forti. Il centro di Roma conta 30 mila uomini, 10 mila dei quali armati. Nel Sud ci sono centri neofascisti a Napoli, Bari, Reggio Calabria e Sicilia...". Ma James Angleton sa bene che qualunque cambiamento in Italia non si fa solo con la soldataglia e le operazioni "sporche", sa perfettamente che senza il via libera dellla Santa Sede non si arriva lontano. I collegamenti tra servizi Usa e quelli vaticani ci sono da sempre e si intensificano nella fase bellica quando Allen Dulles (uno dei capi dell' Oss in Europa) stringe, in Svizzera nel 1942, rapporti con il frate domenicano belga Felix Morlion. Ma è dopo la Liberazione che la partita diventa decisiva. In un dossier dell' Oss senza data ma infilato tra i fascicoli dei "rapporti con il Vaticano" - "La guerra segreta in Italia" - gli 007 di Washington scrivono che "...poiché i suoi obiettivi spirituali (della chiesa cattolica ndr) sono mondiali, il Vaticano è il centro più esaurientemente informato del mondo". Territorio privilegiato per le spie. Ecco un atto dell' ' intelligence Usa dell' agosto 46 con oggetto: "News from the Vatican". Il testo: "...Il Vaticano al giorno d' oggi si rende conto che la prima linea deve essere tenuta ad ogni costo per prevenire l' avanzata del comunismo". Il 23 febbraio del 1946 l' agente dell' Oss JK9/1 intercetta una notizia e la manda a Washintgon per dispaccio: "De Gasperi ai suoi intimi (quindi c' è una fonte vicina al Presidente del Consiglio che riferisce alle spie Usa, ndr) ha detto che sembra sempre più evidente, dall' atteggiamento del Vaticano, che alla segreteria di Stato si cerca di dare vita a un nuovo partito per intimorire la Democrazia cristiana". Ma già quasi due anni prima era stata definita la "linea" della chiesa per il dopoguerra. Rapporto Oss dell' 8 dicembre del 1944: "Direttive vaticane al partito cattolico". Vi si legge: "Informiamo che il Vaticano ha inviato categoriche istruzioni a De Gasperi, leader del partito cristiano democratico, come segue: a) cooperare ad ogni costo con i "partiti dell' ordine"....b) temporeggiare a ogni costo con i sei partiti con l' obiettivo di evitare situazioni pericolose ma rompere al momento opportuno con gli elementi di sinistra...". Dalla Santa Sede va e viene - nell' inverno tra il 1945 e il 1946 - il capo del governo Alcide Gasperi. Il Presidente cerca di rassicurare il papa, intuisce che con i comunisti ancora al governo la chiesa è inquieta, che le alte gerarchie gli chiedono garanzie ancora più precise. Negli archivi di College Park c' è traccia anche di un giovanissimo Giulio Andreotti. Il cablogramma è proveniente da Roma e porta la data del 20 febbraio 1946. Il delfino di Alcide De Gasperi il giorno prima aveva parlato con un noto giornalista, e gli aveva raccontato il contenuto di una conversazione privata del Presidente del Consiglio sulla situazione politica. In realtà quel giornalista è JK-12, una spia che invia il suo cablo a Washintgon: "Andreotti ha informato..." Ma Angleton guarda anche oltre il Vaticano e i fascisti di Borghese. Aggancia il controspionaggio del Regio esercito, dei Reali carabinieri e della Marina italiana. La spia è anche attenta a ciò che sta accadendo al Sud dell' Italia, in Sicilia i comunisti hanno alzato la testa con le prime occupazioni dei feudi, i contadini che si prendono le terre. E così il capitano sta pensando di reclutare nei suoi squadroni anche un bel po' di mafiosi. In America Lucky Luciano già prepara le valigie. Tra poco sbarcherà a Palermo.Borghese
Dal fascismo all' intelligence la parabola del principe nero
Nato nel 1906 da una delle più potenti famiglie nobiliari romane, il principe Junio Valerio Borghese diventa fascista fin dai primi Anni Venti. E' comandante della Decima Mas; il 10 maggio del 1945 sfugge alla fucilazione dei partigiani grazie al capitano dell' Oss James Angleton. Nel 1948 viene condannato all' ergastolo. Pochi mesi dopo sarà clamorosamente assolto in Appello. Nel 1951 viene acclamato presidente del Movimento Sociale Italiano. Il 3 settembre 1968 fonda il Fronte Nazionale, formazione di estrema destra che negli anni successivi sfornerà pericolosi terroristi. Conosciuto come il "principe nero", la notte tra il 7 e l' 8 dicembre del 1970 è a capo di un tentativo di colpo di Stato. I golpisti sono già schierati in punti strategici della capitale, ma "l' operazione" rientra misteriosamnente all' ultimo momento. Borghese aveva anche contattato la mafia siciliana per "controllare" l' isola, i boss però rifiutarono l' offerta. Muore in Spagna nel 1974.10 febbraio 2003 - PORTELLA DELLA GINESTRA: L'OMBRA USA DIETRO LA STRAGE ?
"La Repubblica"
Le carte segrete sulla strage
L' ombra Usa a Portella della Ginestra
dossier
ATTILIO BOLZONI E TANO GULLO
GLI agenti speciali hanno lasciato le loro impronte a Portella della Ginestra. L' ombra della strage che non ha avuto mai mandanti si allunga fino all' Office of Strategic Services, il servizio segreto americano che in quegli anni era comandato in Italia dal capitano James Jesus Angleton. Una pattuglia di quegli uomini che lui aveva reclutato tra le file della Decima Mas e nella sbirraglia fascista, sbarca a Palermo in anticipo su quel Primo Maggio. La missione siciliana e le altre incursioni contro i "rossi" in varie città d' Italia erano state programmate da quattordici mesi. Lo testimonia un cablogramma datato 12 febbraio 1946 indirizzato al War Department e firmato da Angleton in persona: "Ho bisogno immediatamante di almeno dieci agenti per aprire basi a Napoli, in Sicilia, a Bari e a Trieste. Devono essere sottoposti ad un addestramento intensivo... Servono per operazioni militari". C' è aria di festa quella mattina di primavera del 1947 sulle colline intorno a Piana degli Albanesi, all' improvviso partono le sventagliate di mitraglia e il fuoco lascia per terra undici contadini. Ma non è solo Salvatore Giuliano a sparare. E non sono soltanto le armi dei suoi disgraziati banditi a far fuoco dalle rocce della montagna. Negli schedari degli Archivi Nazionali degli Stati Uniti d' America, gli atti desecretati dalla Cia svelano fatti e personaggi che raccontano le vicende di Portella prima e dopo il bagno di sangue. Ecco cosa è custodito nel labirinto di carte sepolte per oltre mezzo secolo alla Central Intelligence Agency. Ci sono indizi che portano ancora alle "squadre" del principe Junio Valerio Borghese addestrate dall' Oss e spedite in Sicilia. Ci sono banditi che incontrano spie travestite da giornalisti. Ci sono monaci ed ex funzionari dell' Ovra che trattano con il "re" di Montelepre. Ci sono mafiosi del calibro di Lucky Luciano che a sorpresa tornano nell' isola. E, a Palermo, c' è anche un covo antibolscevico collegato con le milizie di tutta Italia. Ogni foglio del "servizio" Usa emana odore di intrigo. Ma lì dentro c' è soprattutto la storia di certe armi di cui nessuno si era mai curato. La prima traccia di Portella che conduce agli agenti di Angleton è ancora oggi conficcata nei corpi dei sopravvissuti: schegge di metallo di ignota provenienza. Non sono frammenti di proiettili, non sono bombe a mano andate in frantumi. Non sono niente, ufficialmente: solo "qualcosa" che il Primo Maggio ha colpito decine di contadini, donne e bambini. Quasi tutti i testimoni avevano allora raccontato "di aver sentito, prima degli spari, un sibilo e il tipico rumore dei mortaretti". Alcuni avevano addirittura pensato ai giochi di fuoco allestiti per il giorno di festa. Nei documenti di College Park si trova quel "qualcosa" che fa un sibilo. Quel "qualcosa" è dentro il manuale di "Armi speciali, congegni ed equipaggiamenti" redatto dall' Oss nel febbraio del 1945. Nell' opuscolo c' è la foto della "Special Weapon", bomba aerea simulata in dotazione solo agli uomini del servizio segreto. Un testo ne spiega le caratteristiche tecniche e l' uso: "Obiettivo: simulare il fischio e l' esplosione di una bomba. Descrizione: è un congegno pirotecnico che produce un fischio dopo di che esplode come un grosso petardo...". In molti, a Portella, vengono raggiunti da quei frammenti. In quasi tutti i primi referti se ne parla, poi le schegge scompaiono per sempre dai rapporti medico-legali. E le uniche armi che risultano agli atti sono quelle imbracciate dai banditi di Giuliano. Eppure, già all' alba di quella mattina del Primo Maggio, i contadini che si incamminano verso il pianoro di Portella sentono le voci e le paure che si rincorrono per i paesi vicini. Tra le pieghe del processo per la strage c' è una testimonianza. Quella di Maria Baio che riferisce cosa le sussurra la vicina di casa Antonia Partelli: "Mi disse : "I contadini vanno a Portella ma lo sanno che lì ci stanno gli americani che devono buttare le caramelle?"". Questo avviene poche ore prima della sparatoria. Ma vediamo - attraverso la documentazione dell' Oss - cosa è accaduto nei mesi precedenti. In un dossier "secret" del 20 febbraio 1946 si legge: "Molti elementi neofascisti provenienti dal Nord Italia sono stati inviati in Sicilia". Un altro dossier, stavolta a firma Angleton informa: "L' ex federale di Firenze Polvani ha promosso un incontro tra i principali gruppi neofascisti italiani... Polvani è arrivato per l' occasione dal Centro Nazionale neo fascista di Palermo...". Questo Polvani ricorre spesso negli archivi dell' Oss. Il capitano Angleton non ne riporta mai il nome di battesimo ma negli schedari di College Park si trova il fascicolo (scritto in italiano) di un agente del Servizio Informazioni Difesa della Repubblica di Salò che si chiama proprio Massimo Polvani. A Palermo, come abbiamo visto, è attivo il Fronte antibolscevico.Lo sponsorizza in un' "informativa" all' Oss anche Nino Buttazzoni, ex capitano della Decima Mas, un luogotenente del principe Borghese, che comincia a collaborare con i servizi Usa. Il Fronte antibloscevico di Palermo ha sede nel centro storico, in via dell' Orologio. Proprio qui, dopo la strage di Portella e dopo gli assalti del 22 giugno del 1947 alle Camere del Lavoro di mezza Sicilia, vengono ritrovati gli stessi volantini lanciati dai commandos che con bombe e mitra avevano seminato morte e terrore. Ma non ci sono solo i fascisti che fanno scorribande in Sicilia. A Palermo, soggiorna un boss che tutti davano ormai residente negli Stati Uniti. E' Lucky Luciano. Si aggira per i paesi di mafia intorno a Portella a bordo di una Dodge rossa carrozzata Torpedo. Sul boss circolano tante leggende. Una - sempre smentita dagli storici - lo voleva a Gela durante lo sbarco Alleato. Ma questa volta la "prova" della sua presenza sull' isola la forniscono gli stessi americani, catalogando nei loro archivi un "promemoria" che ricevono da Napoli il 27 agosto 1947: "Lucky Luciano giunse in Palermo proveniente da Genova il 2 gennaio ultimo scorso... dal 15 gennaio prese alloggio all' Excelsior e il 30 maggio passò alle Palme. Il 22 giugno lasciò Palermo per Capri. Durante la sua dimora in Palermo non risulta abbia svolto attività di sorta". L' appunto poliziesco è vero solo in parte. Nei mesi trascorsi a Palermo il mafioso non sta proprio con le mani in mano. Lo avvistano a Carini con una ciurma "di otto eleganti giovanotti" due ore prima dell' attacco alla Camera del Lavoro. Lo avvistano a San Giuseppe Jato quando da una Dodge rossa sparano contro la sezione comunista. Per conto di chi agisce Lucky Luciano? Perché torna in Sicilia libero mentre dovrebbe trovarsi in un pentitenziario americano per scontare una pena per traffico di droga? E' lo stesso boss che confiderà in seguito allo scrittore Tom Mangold: "Spero che non accada mai niente a James Angleton perché verrebbero sicuramente a cercare me". E' sempre in quel periodo che in Sicilia vengono paracadutati altre pedine fondamentali della "rete" di Angleton. Uno è il monaco benedettino scomunicato Giuseppe Cornelio Biondi, catturato dall' Oss (rapporto 4 aprile 1945) come "agente nemico" e poi internato in un campo di concentramento. All' improvviso viene misteriosamente liberato, qualche mese dopo ce lo troviamo in Sicilia. E' a Monreale insieme a Gaspare Pisciotta, il braccio destro di Giuliano. Poi c' è Ciro Verdiani, ex agente dell' Ovra che diventerà Ispettore Capo della polizia nell' isola. Anche lui è catturato come "agente nemico" (rapporto Oss 9 luglio 1945), anche lui scende a Sud, da super poliziotto al servizio di Angleton, per banchettare con il "re" di Montelepre. E infine c' è il giornalista Mike Stern che fa scoop a ripetizione intervistando il bandito. Più che giornalista Stern è una spia, ha il grado di capitano dell' Office Strategic Services. Manda le sue corrispondenze alle riviste "Life" e "True" fino agli ultimi assalti alle Camere del Lavoro del palermitano. Poi sparisce per sempre dall' isola. Nell' orbita dell' esercito di Angleton intanto entrano altri personaggi. Già siamo nel 1951 quando l' Oss è ormai Cia. Il documento ha la data del 30 novembre: "Dovrebbe aver luogo la nascita di un Fronte nazionale che raggruppa neofascisti come Valerio Borghese e i fondatori del Fronte nazionale monarchico, deputati Giovanni Francesco Alliata di Montereale e Tommaso Leone Marchesano". Quei due saranno accusati di essere tra i mandanti del massacro. A fare i loro nomi è Gaspare Pisciotta, prima di bere quel famoso caffè all' Ucciardone. Questa è la storia di Portella della Ginestra "riletta" con i documenti del servizio segreto americano. Questa è la storia di una strage che volevano in tanti.Parla Casarrubea, storico, autore di cinque libri sulla strage
C' era un commando che sparò dall' alto
l' intervista 'Dietro quel massacro mafiosi e fascisti. E la probabile regìa occulta degli americani'
Giuseppe Casarrubea, 56 anni, storico, ha passato l' ultimo decennio a studiare la strage di Portella della Ginestra. All' avvenimento ha dedicato cinque volumi. Proprio per uno di questi libri, paradossalmente, Casarrubea è l' unico imputato per quei fatti del 1947. Lo ha querelato il generale dei carabinieri Roberto Giallombardo. L' ufficiale si è sentito diffamato per la ricostruzione della misteriosa morte in una caserma di Alcamo di Salvatore Ferreri, uno dei banditi di Giuliano conosciuto come frà Diavolo. Il generale sostiene di avere sparato per legittima difesa durante una colluttazione; lo storico ritiene che si sia trattato di un' eliminazione per chiudere la bocca a un testimone che poteva "parlare" dei mandanti di Portella. Professore, lei da tempo scrive che Giuliano fu solo uno strumento usato da altri per fini eversivi. Vuole spiegare la sua tesi? "Negli atti del processo di Viterbo sulla strage ci sono numerose circostanze che fanno pensare a una manipolazione per coprire i veri responsabili. Le centinaia di documenti dell' Oss rinvenuti nel 2002 dal ricercatore Mario J. Cereghino all' Archivio nazionale degli Stati Uniti di College Park, dove ha trascorso sei settimane, ci forniscono nuovi elementi che porterebbero a una regia occulta americana". Cosa accadde veramente quel Primo maggio a Portella? "Secondo la versione ufficiale Giuliano fu l' unico esecutore della strage, invece fu solo un parafulmine. In realtà quella mattina interagirono diversi soggetti. Innanzitutto i mafiosi: tre giorni prima avevano tenuto un summit in una masseria vicina, ebbero loro il compito di controllare il territorio. Poi elementi fascisti si mossero dietro le quinte: per manovrare la banda Giuliano e per preparare militarmente il massacro. A Salvatore Ferreri, confidente numero uno del capo della polizia isolana Ettore Messana, fu ordinato di caricare i mitra e uccidere. Tanti soggetti interessati all' "affare politico" di Portella ma una sola mente". Giuliano ha sparato o no? "Si, ma in aria. I proiettili trovati sui corpi dei morti sono quelli del mitra Beretta calibro 9 che aveva Salvatore Ferreri, mentre il re di Montelepre era dotato di altre armi. Della presenza di frà Diavolo, documentata dai testi, non c' è traccia negli atti investigativi. Giuliano cadde in una trappola: la mente della strage gli fece credere che quel giorno si sarebbe solo dovuto assassinare il capo dei comunisti Girolamo Li Causi. Oggi si può legittimamente ritenere che sul pizzo di fronte al pianoro, a lanciare quelle bombe-petardo non potevano che essere uomini di un commando militare. Poi c' è un' altra inquietante coincidenza nei sei mesi precedenti: si muovono con sincronia in Sicilia tre personaggi chiave: Lucky Luciano, Mike Stern e Salvatore Ferreri. E proprio in quei mesi le tante mafie diventano un' unica potente mafia".il caso
Fu il primo eccidio nell' Italia del dopoguerra
Quella di Portella della Ginestra è la prima strage del dopoguerra italiano. Il Primo Maggio del 1947 migliaia di contadini provenienti da San Giuseppe Jato e da Piana degli Albanesi, scesero nel pianoro per la festa dei lavoratori. I primi colpi di mitraglia partirono alle dieci, i morti furono 11 e i feriti 57. Il processo per la strage si aprì a Viterbo nell' aprile del 1950 e si concluse con la condanna di vari membri della banda Giuliano. Tra questi anche Gaspare Pisciotta che, nel 1954, morirà avvelenato all' Ucciardone. Il bandito Giuliano fu ucciso nel luglio del '50.11 febbraio 2003 - MITROKHIN: FRAGALA', SILVESTRI, "NINO" E LA VICENDA MORO
ANSA:
Enzo Fragala' (An) torna all'attacco. Per il componente della commissione di inchiesta sulla vicenda dell'archivio Mitrokhin il report n.14 del dossier, quello che parla della fonte "Nino", si riferisce a Stefano Silvestri gia' vicedirettore dello Iai e non, come riferito da Vladimir Strelkov, gia' agente del Kgb operante a Roma, ad un altro esponente dell'Istituto affari internazionali. Oggi, nella nuova tornata dell'audizione della dottoressa Maria Vozzi (Sismi) Fragala' ha respinto questa interpretazione, raccolta a suo tempo dal servizio segreto militare dallo stesso Strelkof. Il dossier Mitrokhin in sostanza parla - ha detto l'esponente di An - del "numero due dell'istituto" e' cioe' di Stefano Silvestri, poiche' il numero uno, storicamente, e' identificabile nella persona di Altiero Spinelli che fondo' lo Iai nel 1975. "La scheda 14 si riferisce al 'deputy director' dello Iai. Il dossier Mitrokhin fornisce informazioni fino al 1984, anno in cui l'archivista del Kgb va in pensione. In quel periodo il 'deputy director' ,cioe' il numero 2 dello Iai e' Stefano Silvestri", che e' quindi da identificare, secondo l'esponente di An, nella fonte "Nino". Quindi "Nino" non era Bonanni (come indicato da Strelkov) ne' Bonvicini, indicato come contatto di servizi dell'Est nell'ambito dello scandalo che coinvolse il consigliere dell'ex presidente del Consiglio, Ciriaco De Mita, e cioe' lo studioso Ruggero Orfei, e che collaborava con lo Iai. Ma Fragala', nella sua lunga arringa, ha evocato anche qualche 'filo' che porta direttamente alla vicenda Moro. Silvestri, sottosegretario alla difesa nel Governo Dini, nel 1978 fece parte del comitato di esperti che supporto' il ministro dell'Interno Francesco Cossiga durante il rapimento del presidente della Dc, Aldo Moro. Uno dei suoi appunti, cioe' una analisi sulle logiche e dinamiche del terrorismo, stilato come consulente di Cossiga, venne ritrovato nell'abitazione di Giuliana Conforto, in viale Giulio Cesare 44 a Roma, il giorno in cui vennero arrestati, nel maggio del 1979, Valerio Morucci ed Adriana Faranda (i 'postini' durante i 55 giorni del sequestro Moro'). Giuliana Conforto e' la figlia di Giorgio Conforto, l'agente Dario, uno dei piu' importanti e influenti capi della rete spionistica del Kgb in Italia, sottolinea Fragala'. Oggi e' emerso che la dottoressa Vozzi, dipendente del Sismi dal 1995, partecipo' all'operazione della squadra mobile di Roma che porto' all'arresto di Morucci e Faranda nell'appartamento di Giuliana Conforto. Noi non sapevamo che l'appartamento - ha detto la funzionaria del Sismi - fosse della figlia di Conforto. Non ci arrivammo per il nome di lei, individuammo prima la zona, poi la strada. L'obiettivo erano due o tre appartamenti di quel palazzo, non mi pare che sia stato fatto all'epoca il nome di Conforto padre. Che poi sia stato fatto successivamente non lo so. Potrebbe averlo fatto la Digos. Fragala, durante l'odierna riunione della commissione Mitrokhin ha ipotizzato anche un contato dello Iai con uomini che furono coinvolti nelle indagini sull'attentato al Papa. "Nel febbraio 1982, nell'ambito delle indagini sulla 'pista bulgara' per l'attentato al Papa ed il rapimento del generale americano Dozier, emerse che Luigi Scricciolo, gia' indicato come in contatto con servizi segreti bulgari presto' attivita' di collaborazione allo Iai dal luglio 1975. Risulta da documenti che Silvestri e Scricciolo avessero in piu' di una occasione scambiato opinioni su argomenti delicati come la Nato e questioni legate al terrorismo, come il caso Dozier". Ma sulla questione la Vozzi ha detto di non avere specifici elementi.11 febbraio 2003 - COMMISSIONE MITROKHIN: ANCORA POLEMICHE SU FONTE 'NINO'
"Il Nuovo"
Mitrokhin, è ancora scontro sulla fonte "Nino"
Guzzanti accusa l'opposizione di aver messo "in pericolo" lo 007 russo che scagiovana il presidente dello IAI, Silvestri. Replicano i ds: "Il nome non era coperto da omissis". Si sgonfia il caso Bonaventura.
ROMA - Il colonnello Ferraro? Con il caso Mitrokhin non c'entra nulla: l'ex ufficiale del Sismi morto suicida non ha mai avuto nulla a che fare con il dossier Impedian e le notizie di un suo coinvolgimento sono del tutto infondate. La seconda parte dell'audizione della funzionaria del Controspionaggio, Maria Vozzi, ha riservato l'ennesima sorpresa: un'altra delle teorie (o forse dei "teoremi") che aleggiava intorno alla vicenda Mitrokhin si è rivelato infondato.
Nella precedente audizione era stato accertato che il "Nino" di cui si parlava in una scheda non era - come ha sempre sostenuto l'onorevole Fragalà di An - il presidente dello Iai, Stefano Silvestri. Sul "caso" Silvestri, però, le polemiche sono continuate anche nell'audizione di oggi.
Ma andiamo con ordine, a cominciare dal "caso Ferraro". Come si ricorderà, il colonnello del Sismi fu trovato morto in circostanze misteriose. Un "giallo" alimentato anche dalla convivente dello 007, la quale sostenne che la sera in cui si sarebbe impiccato, il colonnello Ferraro non solo non aveva mostrato nulla di particolare, ma - anzi - aveva parlato di cosa fare nel resto della serata e per l'indomani. Testimonianza che, con altri elementi, aveva fatto ipotizzare un omicidio, mascherato da suicidio.
Le indagini, però, si conclusero affermando che si era trattato da suicidio. Da allora le leggende sono fiorite: sono comparsi sulla scena testimoni più o meno attendibili che hanno collegato Ferraro ad ogni mistero degli ultimi anni: dal caso Alpi ai traffici di armi, Gladio, caso Moro e - anche - affare Mitrokhin. Leggende, verosimilmente. Ma l'alone di mistero della morte di uno 007 è sempre stato intrigante e le voci hanno avuto spesso spazio sui giornali.
Così quella che voleva accostare il nome di Ferraro al caso Mitrokhin era già stata inserita in un elenco di presunti "morti misteriose" collegate al dossier sul Kgb, insieme a quella del colonnello Bonaventura, morto per cause naturali alla vigilia della sua audizione. Maria Vozzi, invece, ha avuto parole categoriche: il colonnello Ferraro con il dossier Mitrokhin non c'entra nulla.
Ma a palazzo San Macuto, durante l'audizione della funzionaria del Controspionaggio, sono continuate le polemiche sul caso Silvestri, ossia l'ex sottosegretario alla Difesa nonché presidente dello Iai, il cui nome - secondo Fragalà di An - sarebbe contenuto nella scheda 14, quella relativa all'informatore Nino. Fragalà ha molto insistito sul punto, facendo leva sul fatto che il nome di Silvestri era già spuntato durante l'operazione Orfei, quando il Sismi scoprì l'elenco di presunti contatti degli 007 cecoslovacchi tra cui c'era quello di Silvestri.
La Vozzi ha spiegato che, sulla base degli elementi da lei raccolti, non era possibile identificare il "Nino" con Silvestri. Anzi, alcuni elementi facevano ritenere il contrario. Fragalà ha insistito molto, arrivando ad ipotizzare addirittura una sorta di depistaggio realizzato dal Sismi per coprire il presidente dello Iai.
Vero? Sembrerebbe di no. Perché - come era già emerso nell'altra audizione - nel frattempo il Sismi aveva "agganciato" un ex agente del Kgb, Vladimir Strelkov, che si era detto disposto a collaborare. E poiché era Strelkov in persona a gestire "Nino", i nostri 007 gli hanno chiesto chi fosse: si trattava di un tal Bonanni e non di Silvestri, la risposta. Una circostanza che sembra sgomberare il campo da equivoci.
Ma proprio sulla vicenda Strelkov è scoppiata l'ennesima polemica: "Esiste un pericolo di vita per Vladimir Strelkov. Non sappiamo se oggi vive in Russia, in Italia o altrove", ha detto presidente della Commissione, Paolo Guzzanti. "Fu Walter Bielli (Ds) a parlarne per la prima volta - ha affermato Guzzanti - la dottoressa Vozzi del Sismi disse di non sapere nulla di quell'operazione, confermandola però implicitamente. L'attuale direttore del Sismi ci aveva pregato di mantenere la riservatezza su Strelkov, ma ormai il danno è fatto. Nel marzo 2000 il Sismi ha avvicinato e messo a stipendio Strelkov che era un agente del Kgb. Sul caso Strelkov c'è stato un errore che ha creato problemi all'interno della commissione".
Immediata la replica di Bielli: "Nei documenti che sono stati inviati dal Sismi, i nomi che devono essere protetti sono stati coperti da omissis. Il nome di Strelkov era in chiaro, né il documento aveva la classifica di segreto, come pure avviene in altri casi delicati. Se il Sismi avesse voluto proteggere una sua fonte, avrebbe dovuto espungere il nome, che ha fatto in altri documenti. Ho parlato della vicenda Strelkov per chiedere chiarimenti su una questione che reputo di particolare importanza e citando il documento in forma riassuntiva, così come correttamente devono essere utilizzati i documenti di cosiddetta vietata divulgazione. Mi sembra che coloro che hanno diffuso il contenuto della scheda del galleggiate relativo a Libero Lizzadri si siano comportati analogamente. Ed io non ho avuto nulla da dire. La verità è che il caso Strelkov sta provocando molto nervosismo del Polo: da un lato c'è la prova che il Sismi ha indagato seriamente sul dossier, senza farsi influenzare da D'Alema e Prodi: dall'altro c'è la prova che Stefano Silvestri non è l'informatore Nino. Due teoremi che stanno crollando".12 febbraio 2003 - MITROKHIN: MASINA, IL SISMI INFORMO' DINI E PRODI
ANSA:
Lamberto Dini e Romano Prodi furono informati dall' allora direttore del Sismi, Sergio Siracusa, dell' esistenza del dossier Mitrokhin nella loro qualita' di presidenti del Consiglio. L' indicazione e' venuta da Luigi Masina, direttore della Prima divisione del Sismi dall' aprile '95 al gennaio '97 con una memoria consegnata oggi alla Commissione parlamentare di inchiesta sul dossier Mitrokhin. Masina afferma che Siracusa informo' Dini nel novembre del 1995. Prodi e l' allora ministro della Difesa, Beniamino Andreatta, nel novembre 1996. All' incontro fra Siracusa e Andreatta era presente l' amm.Battelli. All' incontro fra Siracusa e Prodi era presente il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.Il senatore Paolo Guzzanti, presidente della Commissione Mitrokhin ha letto oggi nel corso dell'audizione della dottoressa Maria Vozzi, funzionaria del Sismi, il testo di una lettera inviata dal generale Sergio Siracusa alla presidenza della Commissione in cui il generale fornisce una serie di "radicali modifiche" e precisazioni rispetto a quanto da lui dichiarato durante le precedenti audizioni davanti allo stesso organismo parlamentare (ottobre e novembre 2002) e in precedenza di fronte al Copaco (dicembre 1999). Nella lettera si legge che il servizio segreto britannico propose al Sismi di incontrare la fonte Mitrokhin (allora nota come Impedian); che vi e' stato un incontro fra il direttore del servizio inglese M. I. 6 e il generale Siracusa l'11 giugno 1996; che nei giorni 8-10 luglio 1996 il Sismi mando' suoi uomini a Londra per incontrare il servizio britannico, sempre a proposito della fonte Impedian. Ciononostante l'incontro fra il Sismi e Mitrokhin non ebbe mai luogo.
13 febbraio 2003 - MITROKHIN; EREDI GIANNI CORBI VINCONO CAUSA CONTRO GIORNALI
"La Repubblica"
LA SENTENZA
Quotidiano nazionale condannato su Mitrokhin diffamò Gianni Corbi
ROMA - Gli eredi di Gianni Corbi hanno vinto la causa contro Il Giorno, il Carlino e la Nazione. Il Tribunale di Milano ha condannato i tre giornali per l´articolo "Mitrokhin, giornalisti di Repubblica che vergogna" del 13 ottobre '99. Per i giudici si trattò di diffamazione e di "indebita lesione dell´onore" di Corbi: per questo hanno condannato le testate al risarcimento di 50 mila euro.15 febbraio 2003 - MORTE MARTINI: DAI GIORNALI
"Liberazione"
Morto Fulvio Martini per sette anni capo del Sismi
Il guardiano di Gladio, custode dei segreti
Annibale Paloscia
L'ammiraglio Fulvio Martini, in codice Ulisse, ha dedicato gli ultimi anni della sua vita a scrivere un libro di memorie in cui rivendica a se stesso un ruolo che nella sua professione di agente segreto non ebbe mai: quello di grande protagonista dello spionaggio mondiale. La sua carriera nell'intelligence è stata lunga: ha lavorato nei servizi d'informazione della marina militare dal 1956 al 1962; è stato addetto navale a Belgrado dal 1965 al 1968; nei successivi dieci anni è stato al Sid e al Sismi; dal 1984 al 1991 ha diretto il Sismi riscuotendo grandi apprezzamenti dai suoi amici e "padroni" Bettino Craxi e Giuliano Amato. "Padroni" era un termine che usava lui stesso, non per servilismo, ma per saggia convinzione che i capi dello spionaggio dipendono solo dal presidente del consiglio. Se non altro gli va riconosciuto il merito di aver diretto servizi segreti con un piglio di maggiore autorevolezza rispetto ai suoi predecessori, assumendosi responsabilità e non restando sempre nell'ombra.
Uno strano amore
La vera storia dello spionaggio italiano era un mistero prima della sua morte e lo resta anche dopo. Nel suo libro di memorie, Martini non nomina mai Licio Gelli, che per anni è stato il burattinaio dei servizi segreti italiani, non parla della strage Ustica, prodotta da un grande intrigo internazionale, liquida in poche righe l'attentato al Papa, con un oscuro riferimento a elementi "che mi fanno ritenere che in alcuni ambienti del patto di Varsavia l'eventualità della eliminazione fisica di Papa Woytila fu presa in esame, anche se poi probabilmente scartata". Nulla sul sequestro Moro, nessuna luce sulle stragi fasciste e mafiose. Parliamo di avvenimenti in cui i servizi segreti italiani sono stati, con significativa frequenza, coinvolti come "parte deviata". Lo strano amore di Martini per"Gladio", nome iniziale di Stay Behind, una struttura clandestina anticomunista creata in ambito Nato negli anni Cinquanta, è la prova evidente della sua incapacità di archiviare le vecchie ossessioni della guerra fredda. Secondo lui il "segreto" di Gladio doveva essere conservato perennemente. Quando i giudici veneziani Mastelloni e Casson scoprìrono l'esistenza dei "gladiatori", Andreotti si presentò in parlamento e alzò il sipario sulla segretezza di quella struttura, che non aveva legittimità in uno Stato democratico. Per tanti decenni all'insaputa del Parlamento e di gran parte dei ranghi del governo era stata tenuta in piedi ad Alghero una base di addestramento per "civili" pronti a impegnarsi in operazioni anticomuniste nel caso di minacce sovietiche contro l'Italia. Erano stati messi a loro disposizione perfino dei depositi di armi. Per Martini la decisione di rivelare l'esistenza di "Gladio" fu "una malaugurata idea"e la pubblicazione della lista dei 622 gladiatori fu un "atto scorretto" perché significava "gettare in pasto quelle persone a una certa opinione pubblica di sinistra che non si è ancora vergognata si aver tifato per quello che era il nostro avversario nel periodo della guerra fredda".
L'attacco ai magistrati
Incontenibile l'attacco ai magistrati di varie procure, che "forse perché idelogicamente orientati, mostrarono nell'occasione uno zelo che si guardarono bene dal mostrare quando saltò fuori l'esistenza della cosiddetta Gladio rossa". Incriminato da Casson,
Martini era fondamentalmente rimasto un paladino della guerra fredda, fuori tempo, disposto perfino ad avallare la bufala della gladio rossa, per difendere i suoi "gladiatori" anticomunisti. Il 27 luglio del '90 la Gladio fu sciolta per ordine del Governo. Nel 1991 il giudice Casson, ritenendo che Gladio fosse una struttura terroristica, incriminò Martini per "costituzione di banda armata". Dopo vari colpi di scena (perfino l'autoaccusa del presidente della repubblica Cossiga) il caso Gladio fu trasferito alla procura della repubblica di Roma. Nel 2001 Martini e il generale Inzerilli suo capo di stato maggiore sono stati assolti.
Le imprese degli 007
A parte la notorietà dovuta a Gladio, e l'alta considerazione in cui lo hanno tenuto Craxi e Amato, sappiamo poco delle imprese compiute dall'ammiraglio nella sua lunghissima attività di agente segreto. Se dovessimo dar credito al quadro pittoresco che fa nelle sue memorie dei successi dei servizi segreti italiani, dovremmo riabilitare i nostri spesso disistimati 007 con un dieci e lode. A sentire Martini sono stati artefici di cose straordinarie: i primi a sapere che i sovietici volevano installare i loro missili a Cuba; i primi a sapere che l'esercito egiziano avrebbe attaccato Israele e con quali modalità si sarebbe svolta la guerra del Kippur ("Noi intuimmo il piano strategico di Sadat ma Shalev il capo dei servizi segreti israeliani non condivise la mia analisi"); i primi a sapere che una congiura stava per rovesciare Gorbaciov; i primi a sapere che la Jugoslavia, dopo Tito, sarebbe stata spappolata dalle guerre etniche; i primi a preannunciare l'attacco dei terroristi arabi contro l'aeroporto di Fiulmicino. Martini fa passare i poliziotti come imbecilli perché non dettero retta alla segnalazione del Sismi, ma in verità il servizio segreto aveva preannunciato un pericolo costituito da 30 iraniani in viaggio verso l'Italia, mentre la strage fu compiuta da quattro palestinesi. Come tutte le glorie anche quella di Martini ha lasciato un segno: il buio sui misteri d'Italia."Il Corriere della sera"
Alla guida del Sismi dal 1984 al 1991, tra Sigonella e Gladio. Ma la sua carriera partì dai missili di Cuba
Morto Martini, il grand'ammiraglio dello spionaggio
E' morto ieri a ottant'anni l'ammiraglio Fulvio Martini, capo del Sismi dal 1984 al 1991 (record tuttora imbattuto). E il Grande Circo internazionale delle spie - la parola gli piaceva poco, lui preferiva "intelligence" - perde un grande protagonista della Guerra Fredda. Uno che fino all'ultimo ha coltivato il vezzo piuttosto britannico di tenere numero di telefono e indirizzo di casa sull'elenco, come un cittadino qualsiasi. Figura davvero anomala, nel panorama dei nostri servizi segreti. Triestino, marinaio per vocazione, ammiraglio di squadra con un passato di comando sull'incrociatore Vittorio Veneto e un nome in codice - "Ulisse" - al quale dedicò il titolo di un libro di memorie. La sua carriera di spia comincia negli anni Sessanta con uno scoop da ufficiale dell'intelligence in servizio sul Bosforo, incaricato di controllare i mercantili sovietici diretti nel Mediterraneo. In una foto immortalò alcuni pezzi di ricambio di un missile in viaggio per Cuba, consegnando nelle mani degli americani una delle prove che sarebbero servite a incastrare Kruscev durante la crisi. Nella sua personale classifica, il numero uno era sempre stato Markus Wolf. Cioè "Misha", l'uomo che in trent'anni o giù di lì aveva fatto crescere la Stasi più del Kgb, giocandosi Cia, Dgse ed MI6 come ai dadi: "Un genio. E un ebreo, che non guasta". Poi venne il giorno che lo sfizio di conoscerlo, riuscì a toglierselo. Ormai da pensionato a pensionato, col Muro venuto giù e un sacco di lavoro in meno per l'intelligence dei due mondi. Era il 1998, una serata calda di luglio sulla terrazza dell'hotel Forum a Roma. Parlarono fitto fitto in inglese davanti a uno scotch, per ore. "Misha" a raccontare come gli aveva fatto le scarpe, in tanti anni di Guerra Fredda. E lui, il Comandante, a ribattere colpo su colpo. Come quella volta che a Berlino Est credevano di aver trovato il modo d'infiltrare agenti nella Germania Ovest, attraverso un giro vorticoso di aerei e scali che avrebbe "ripulito" le spie venute dal freddo con una sosta intermedia a Milano: "Beh, adesso posso confessartelo Misha: noi avevamo scoperto il trucco. E a Linate piazzammo una telecamera piccola così proprio al controllo passaporti, collegata coi cugini a Bonn. Senza saperlo, ci mettevi in bocca i tuoi uomini. Noi gli facevamo una lastra in diretta, poi li davamo in consegna ai federali". Acqua passata, brindarono.
Da capo del Sismi, gliene capitarono un paio niente male. Quando gli fu affidato il compito di riportare gli algerini nel Club Med dei servizi segreti, ad esempio. "Andai a Parigi, per convincere i francesi che erano i più ostici. E mi trovai davanti un generale della Legione che aveva combattuto la campagna d'Algeria facendo saltare un braccio a uno dei capi della resistenza. Poi andai ad Algeri, e nella loro delegazione trovai quello senza il braccio. Quando vennero a Roma per il primo incontro e li vidi entrare nella sala, per un momento pensai che sarebbe finita a revolverate".
Fu sempre lui, nel 1987, a organizzare il cambio della guardia a Tunisi: via Burghiba, presidente Ben Alì. "C'era una situazione incontrollabile, per via dei colpi di testa di Burghiba che voleva giustiziare un gruppo di fondamentalisti. Ne parlai col mio collega francese della Dgse, il generale Imbot. Troviamo una soluzione insieme, dissi. E quello: "Sono affari nostri, l'Impero non vi riguarda". Ah, sì? Beh, da italiano non la mandai giù. Misi al corrente Craxi, lui diede via libera e sostituimmo Burghiba. La mattina dopo Chirac si mangiò il fegato e Imbot pure. Per fare l'operazione avevamo utilizzato il piano francese, con ventiquattro ore d'anticipo e con un nostro candidato alla presidenza: Ben Alì".
Burbero e anche scorbutico, grande comunicatore, pronto a prendersela con Andreotti che aveva rivelato l'esistenza di Gladio ma anche a sospettare pubblicamente un coinvolgimento di francesi e americani nella strage di Ustica, questo era Fulvio Martini. Se ai suoi funerali qualcuno scoprirà che c'è anche una corona di fiori del presidente tunisino, adesso sa perché.
Andrea Purgatori"La Stampa"
SCOMPARSO A OTTANT´ANNI L´EX CAPO DEL SISMI
Addio allo 007 Martini Protagonista di Sigonella
ROMA
E' morto nella sua casa di Roma l'ammiraglio Fulvio Martini, che fu a capo del Sismi dal 1984 al 1991. Di fatto è stato la mente dei nostri 007 per vent'anni. Un periodo lunghissimo. E qui sta il primo record di Martini: durare nonostante l'avvicendarsi dei governi, stimato da Craxi e da Amato, ma anche da Spadolini, Cossiga o Andreotti, passando indenne, e anzi sempre crescendo nella considerazione, attraverso le prove della politica come quelle della Guerra Fredda, bordeggiando tra America e Urss. Uno che non aveva complessi d'inferiorità. Quando si trattò di dire in Parlamento come interpretava la vicenda di Ustica, disse: "Per me sono stati gli americani o i francesi. Cinquanta a cinquanta". E venne giù il mondo. Era innanzitutto un triestino e un ufficiale di Marina. In queste caratteristiche, la sua essenza: ossia quella di un rigoroso gentiluomo che osservava con distacco le "pastette" romane, ma allo stesso tempo con sentimento patriottico. Ed è il senso del suo libro "Nome in codice: Ulisse". La prova più difficile, quella che lo consacrerà ufficiale dalla schiena dritta, e senza le doppie fedeltà che avevano caratterizzato fin troppi suoi predecessori alla guida degli 007, fu l'incidente di Sigonella. Era l'ottobre del 1985, Bettino Craxi guidava il governo. Martini si trovava alla guida del Sismi da un anno. La vicenda, come si ricorderà, nacque dal dirottamento da parte palestinese di un transatlantico italiano, "Achille Lauro", nel mezzo del Mediterraneo. Furono giorni concitati. Martini gestì tutta la fase del dirottamento "sul campo". Prima l'andirivieni della nave, mentre si tesseva una rete diplomatica in Egitto. A bordo, intanto, veniva giustiziato il povero Leon Klinghoffer, reo di essere ebreo americano, ma in Italia non si sapeva. "Eravamo - scrive Martini - completamente dipendenti dal servizio americano e da quello israeliano, i quali avevano mezzi superiori ai nostri, ma avevano anche interessi diversi". E già nella sottolineatura dei vari "interessi", c'è il punto di chi si prepara a difendere quello nazionale. Costi quel che costi. Venne poi la fase dello scambio e tutto sembrava finito. Invece era dietro l'angolo il secondo tempo: l'aereo egiziano fu intercettato da jet americani, sulle piste della base di Sigonella si schierarono i marines da una parte, gli avieri di leva e i carabinieri dall'altra. Fu la notte in cui si rischiò uno scontro armato. Craxi, Andreotti e Spadolini parlavano al telefono con Reagan e i suoi. Passavano le ore e non se ne veniva a capo. L'ammiraglio, intanto, era diventato il braccio esecutivo del governo nel primo caso di vero contrasto tra Italia e Stati Uniti che mai si fosse verificato dalla Seconda Guerra mondiale. Era lui a chiamare il comandante generale dei carabinieri e per fargli spostare i blindati da Catania a Sigonella. Era sempre lui a ordinare il decollo di aerei dell'Aeronautica militare. Finì come si sa. Gli americani della Delta Force tornarono sui loro aerei. I palestinesi vennero presi sotto il controllo italiano. Il governo americano imprecò a lungo contro Craxi e Andreotti. Un particolare non si sapeva, e ci pensarono le memorie di Martini a divulgarlo: quando tutto sembrava finito, e nei cieli del Tirreno si era formata una strana carovana con il piccolo aereo del Sismi ad aprire la via, il Boeing egiziano dietro, due caccia militari di scorta, "da una pista di rullaggio secondaria, a luci spente, decollò da Sigonella un caccia F14 americano della Sesta Flotta. Tentò di interferire con il volo della nostra formazione, cercando ancora una volta di dirottare l'aereo egiziano". Quando il primo tentativo di disturbo fallì, poi, a Ciampino, con la scusa di un'avaria, atterrò assieme a quello di Martini anche un aereo americano con un generale a bordo. "Si posò sulla pista e si mise di traverso davanti all'aereo egiziano che si era appena fermato vicino al comando del 31° Stormo dell'Aeronautica militare". Conclusione: "Stavo perdendo la pazienza e la mia reazione fu decisa. Feci sapere al pilota americano e al generale che se non ubbidivano subito al mio ordine di togliersi di mezzo, avrei fatto buttare fuori pista l'aereo con i bulldozer. Gli detti cinque minuti di tempo; ne passarono solo tre, andò via". Ecco, questo era l'ammiraglio Martini. Uno che ha amato il suo mestiere di agente segreto. Il suo principale impegno era la caccia a quelli del Kgb "e ne ho trovati tanti con il lardo sul collo". La dirittura morale, e le capacità di analisi, gli conquistarono la stima dei capi delle intelligence occidentali e orientali. Gli inglesi gli fecero interrogare Gordievski, un super-agente transfuga, prima di chiunque altro. L'ultimo capo del Kgb, Krjuckhov, lo ospitò nella sua dacia nel 1991 e in pratica gli anticipò il colpo di stato contro Gorbaciov. Gli israeliani lo ammiravano perché aveva saputo capire in anticipo - e li aveva avvisati - dell'attacco del Kippur. "È un mestiere talmente sporco che solo un gentiluomo può farlo", era il suo motto. All'ultimo finì sotto processo per una vicenda collegata a Gladio, ma fu assolto e di questa decisione era felice. Si era trovato addosso un'etichetta, però, che non gli piaceva, quella di ammiraglio craxiano. Perciò, tra le ultime righe del suo libro, fece sapere al mondo: "Ho sempre avuto le mie convinzioni del tutto personali, me le sono tenute, e se devo dire la verità non le ho mai cambiate. Solamente dopo che ero stato nominato, Spadolini venne a conoscenza, perché un giorno me lo chiese, che in effetti votavo per il suo partito".
Francesco Grignetti"La Nuova Sardegna"
Ammiraglio ex capo del Sismi
Morto Martini, il dolore dei gladiatori
ROMA. E' morto l'ammiraglio Fulvio Martini, capo del Sismi dal 1984 al 1991. Nato a Trieste nel 1923, è stato uno dei più celebri e chiacchierati 007 italiani. Fu coinvolto nell'inchiesta sulle presunte deviazioni di Gladio, la struttura segreta costituita in Italia in ambito Nato, ma nel 2001 la corte di assise di Roma lo ha assolto. "Siamo profondamente addolorati per la morte dell'ammiraglio Fulvio Martini, che della nostra associazione è stato socio d'onore": lo afferma Giorgio Mathieu, presidente dell'Associazione italiana volontari Stay Behind. "Qualche anno fa - ricorda Mathieu - avevo avuto il piacere di incontrarlo durante una serata organizzata da alcuni amici in Sardegna. L'ammiraglio si era detto tranquillo per l'esito del processo che allora lo vedeva ancora sotto accusa".18 febbraio 2003 - "FAMIGLIA CRISTIANA" SU UNABOMBER
"Famiglia Cristiana"
TERRORISMO
L'ATTENTATORE CHE DA 10 ANNI COLPISCE NEL NORDEST
UNA (O MOLTI) BOMBER
Si è sempre parlato di un individuo isolato, ma le bombe scoppiate recentemente in due chiese del Padovano sembrano rilanciare l'ipotesi di un gruppo. Forse militare.
Due bombe, nella notte. Altrettante chiese colpite, a Reschigliano e a Villanova di Camposampiero, provincia di Padova. I due attentati avvengono a breve distanza: il primo alle 23.05 dell'8 febbraio scorso, il secondo alle 23.25. Bombe senza senso e prive di rivendicazioni. Gli inquirenti parlano di un "consistente quantitativo di esplosivo" e non escludono "un'ipotetica matrice terroristica", che però non sarebbe attribuibile al cosiddetto "unabomber" del Nordest, quello dei tubi esplosivi che da 10 anni seminano il panico in Friuli e Veneto.
La paternità di "unabomber" viene esclusa per la distanza dai luoghi degli attentati precedenti: non ha mai colpito nel Padovano. E tuttavia si tratta di due chiese, come nel caso dell'ultimo attentato, quello della bomba di Natale di Cordenons, avvenuto due mesi fa, in provincia di Pordenone.
In quel caso si sospetta subito di "unabomber". Anche se questo ordigno è diverso da tutti i precedenti. Per la prima volta è l'attentatore a scegliere il momento dello scoppio. Quella di Cordenons è una "vera" bomba, dotata di un timer e divisa in due parti: la seconda, in grado di provocare una strage (c'erano più di mille fedeli), non è esplosa perché l'attentatore ha deliberatamente commesso un errore da manuale. Forse è un avvertimento, come nelle esplosioni avvenute in provincia di Padova nei giorni scorsi.
Il fatto è che per gli oltre 30 attentati del Nordest si è sempre seguita la pista del maniaco seriale che agisce da solo, espertissimo in elettronica e maestro in trappole esplosive. Una tesi, tuttavia, che lascia più di qualche dubbio.
Quali? Torniamo al 4 agosto 1996. Una bomba esplode sulla spiaggia di Lignano, ferendo gravemente un uomo. In quel caso verrà sospettato un professore udinese, poi prosciolto. Il professore finisce nel mirino degli investigatori perché dichiara che l'attentato sarebbe stato rivendicato dal gruppo terroristico greco "17 novembre", con il sistema della "rivendicazione ambientale": spiega che la bomba era stata volutamente posta allo stabilimento balneare numero 17, vicino all'ombrellone numero 227. Che c'entra? La somma delle cifre, specifica l'uomo, dà 11 (2+2+7). Quindi 17-11, ossia "17 novembre".
La scena dell'attentato sulla spiaggia di Lignano,
il 4 agosto 1996 (foto Olympia).
Ancora più curiose sono le spiegazioni che in seguito il professore pubblica in un libro di autodifesa. "Si è verificato un caos enorme", scrive, "quando il ministro degli Interni Mancino ha letto in Parlamento il codice di accesso che accompagnava le rivendicazioni della Falange armata". "Recentissime si sono quindi sviluppate le rivendicazioni ambientali", continua. "Nelle intenzioni degli ideologi del terrorismo si ritiene che, guardando il teatro dell'attentato nel suo complesso, si rilevano i segnali che fanno comprendere chi questo attentato ha posto in essere".
Affermazioni considerate fantasiose, perché il gruppo terroristico greco "17 novembre" non ha mai operato in Italia. Ma è il riferimento alla Falange armata a far scattare molti campanelli d'allarme: la Falange ha rivendicato telefonicamente le stragi di Firenze, Milano e Roma del 1993 proprio con la sigla "Falange armata - gruppo 17 novembre".
Messaggio in codice: 17/11
C'è di più. Analizzando alcuni attentati con l'ottica dei messaggi in codice, la cosiddetta rivendicazione ambientale con la chiave 17 novembre (o 17/11) sembra funzionare. Sia con molti dei microattentati di "unabomber", sia con le stragi del '93 e con quella di Udine del 23 dicembre '98. Se si dovesse dar credito alla tesi del "linguaggio in codice", ne conseguirebbe che le bombe e bombette del Nordest richiamano gli attentati del 1993, tanto da protrarne nel tempo gli effetti. Va ricordato che per quegli atti sono stati individuati gli esecutori materiali (la mafia dei Corleonesi), ma ancora si indaga sui presunti mandanti.
Inoltre, c'è una singolare serie di rimandi di data. Il 4 agosto, giorno dell'attentato di Lignano, è anche l'anniversario della strage del treno Italicus del 1974, ripetuta a distanza di 10 anni nella stessa tratta ferroviaria, con la strage del "rapido 904" del 23 dicembre 1984.
Ebbene, oltre a essere collegate a diversi attentati, c'è un elemento comune a queste tre date (17 novembre, 4 agosto e 23 dicembre): la parola "vittoria". Il 17 novembre ricorre la memoria di Santa Vittoria, che viene ricordata dal calendario anche il 23 dicembre. Mentre il 4 agosto tra i santi del giorno c'è San Nicodemo, nome che deriva dal greco Nike demos, che significa vittoria del popolo.
Sembrerebbero connessioni fragili, se non fosse che, osservando le date degli attentati del 1993, tre di questi sono stati messi in atto in giorni in cui si festeggia un San Vittore (vincitore) e l'ultimo in via Palestro, strada intitolata alla vittoria di una storica battaglia risorgimentale.
Nemmeno l'attentato di Cordenons fa eccezione: innanzitutto, la chiesa è situata in piazza Vittoria. E il 25 dicembre, data dell'attentato, corrisponde alla festa pagana del sol invictus, il sole che vince sulle tenebre.
Al meccanismo surreale di codici e date non sfuggono gli ultimi attentati di Padova. L'8 febbraio è il giorno di San Laureato, ovvero colui che porta il lauro della vittoria; la prima bomba è esplosa alle 23.05, un orario simbolico: le lancette dell'orologio del campanile sono state fermate dall'esplosione formando la lettera "V". Senza contare che, in fatto di orari, le 23 sono anche le 11 di sera, e le 5 di pomeriggio sono le 17. Cioè, ancora, 17/11.
Ma torniamo alla Falange armata. È proprio nel 1993 che un'inchiesta avviata dalla denuncia del coordinatore dei Servizi segreti dell'epoca Paolo Fulci individua in 22 ufficiali del Sismi (l'intelligence militare) i telefonisti che hanno rivendicato le azioni della Falange. Alcuni di loro appartengono alla sezione "K" istituita dall'ammiraglio Fulvio Martini, allora capo del Sismi, morto nei giorni scorsi. Per Fulci, quelle persone operavano nel cuore del servizio segreto militare, alla VII divisione del Sismi, quella da cui dipendeva anche Gladio, l'organizzazione scoperta dai magistrati Felice Casson, a Venezia, e Guido Salvini, a Milano.
I due giudici individueranno strutture occulte - mai pienamente identificate - che agivano parallelamente a Gladio, con operazioni in Italia e all'estero (tra l'altro, alle attività di questa fantomatica Gladio nera si stava interessando il giudice Giovanni Falcone; non fece in tempo a occuparsene perché fu ucciso il 23 maggio 1992). Le indagini nei confronti dei 22 telefonisti della Falange armata non portarono a condanne.
"K", l'undicesima lettera
Diverso l'esito delle inchieste sulla sezione "K" del Sismi (cui appartenevano alcuni dei 22 della Falange), che aveva una sede a Udine ed è stata ritenuta nel marzo 1997 "eversiva dell'ordine costituzionale" dalla II Corte di Assise di Roma. Ebbene, merita ricordare che la fattura tecnica delle bombe ha portato gli inquirenti a ritenere che l'autore degli attentati del Nordest sia un esperto "esplosivista", forse di scuola militare.
Quanto alle date, sembra tutt'altro che casuale la firma del "17 novembre", scelta dalla Falange armata per le rivendicazioni. Le strutture dei Servizi indagate sono il X reparto, la VII divisione e la sezione "K", cioè l'undicesima lettera dell'alfabeto. Basta accostarle: escono 10, 7 e 11, e cioè 17-11: 17 novembre.
Luigi Grimaldi e Luciano Scalettari18 febbraio 2003 - COMMISSIONE MITROKHIN: POLEMICHE SU STRELKOV
"Il Nuovo"
Il caso Strelkov arroventa la Mitrokhin
Lite Guzzanti-Ds sullo 007 russo che aiutò il Sismi. Il presidente accusa la Quercia che lo nominò in seduta: "Ora è in pericolo di vita". Bielli: "E' Guzzanti che fa correre rischi a me". E oggi parla Siracusa.
ROMA - Un nuovo scontro Guzzanti-Bielli (presidente della commissione contro capogruppo dei Ds, ndr) mentre sullo sfondo si profila un "caso Siracusa", l'ex direttore del Sismi, che il centro-destra vorrebbe di nuovo ascoltare, ma non nella forma di "libera audizione", bensì in quella più formale di "testimone", dal momento che la commissione ha i poteri dell'autorità giudiziaria. Questo perché, nella precedente audizione, il vecchio capo degli 007 avrebbe sostenuto cose poi rettificate in una lettera inviata lo scorso 11 febbraio a palazzo San Macuto. Ma il centro-sinistra ha già detto che si opporrà a questo tipo di convocazione (da testimone) perché rappresenterebbe una sorta di pressione di Siracusa, affinché affermi cose non troppo sgradite al Polo.
Alla vigilia dell'audizione del generale Masina, ex capo del Controspionaggio,che sarà sentito oggi, la commissione Mitrokhin è di nuovo al centro di tensioni. Tensioni non necessariamente negative perché nonostante il tema assai scottante, fino ad ora lo scontro politico in commissione è rimasto tale, senza scadere nella rissa verbale. In pratica un confronto molto vivace, ma costruttivo.
Andiamo per ordine, a cominciare dalla "lite" Guzzanti-Bielli, nata dal cosiddetto "caso Strelkov", di cui il "Nuovo" ha dato ampiamente conto nei giorni passati: nel corso di un'audizione, Valter Bielli ha rivelato che un ex agente del Kgb, Vladimir Strelkov - indicato nel dossier Mitrokhin - era stato nel frattempo agganciato dal Sismi; aveva accettato di lavorare per gli 007 italiani, per raccontare alcuni retroscena dell'ex rete spionistica sovietica in Italia (della quale Strelkov aveva fatto parte) ed identificare alcuni informatori dei russi ancora senza un nome. Bielli aveva parlato del caso Strelkov, per due ragioni: anzitutto perché l'agente sovietico aveva fatto chiarezza su un "giallo" che aveva diviso la commissione, ossia la "scheda 14" ed il presunto coinvolgimento dell'esperto di strategie internazionali, Stefano Silvestri. Il misterioso vice-presidente dello Iai indicato nella scheda, aveva precisato Strelkov, non era Silvestri, bensì un altro funzionario dello Iai, del quale aveva fatto nome e cognome.
La rivelazione smontava una sorta di "teorema" su cui aveva insistito molto Fragalà di Alleanza Nazionale. Inoltre, secondo Bielli, la vicenda Strelkov dimostrava come il Sismi avesse indagato seriamente sul caso Mirokhin, contrariamente a quanto sosteneva il centro-destra, che ha sempre sospettato un certo lassismo degli 007, per non dispiacere il governo dell'epoca.
Da parte sua, Guzzanti aveva affermato che il nome di Strelkov, che compariva in un documento di "vietata divulgazione", ma non segreto, non avrebbe dovuto essere rivelato. "Adesso Strelkov potrebbe essere in pericolo di vita", aveva detto. Bielli è andato su tutte le furie: "Un rilievo irricevibile, la cose non finisce qui". Ed in effetti lo scontro avrà un seguito in ufficio di presidenza. Ha detto Valter Bielli: "Guzzanti deve spiegare in base a che cosa ha detto che Strelkov è in pericolo di vita. Non mi risultano comunicazioni ufficiali in tal senso. Ha parlato il giornalista o il presidente della Commissione? Non vorrei che con queste accuse gratuite, fosse proprio Guzzanti a far correre qualche rischio a me. I regolamenti sono chiari: i documenti di vietata divulgazione non possono essere riprodotti, ma il loro contenuto può essere reso noto in forma riassuntiva. Così ho fatto. Tenuto conto che nel materiale che è arrivato in commissione, molti nomi sono coperti da omissis, quando devono rimanere segreti. Nel caso di Strelkov ciò non era avvenuto: il nome era in chiaro. Segno che non c'era una riservatezza particolare. Piuttosto il rischio è un altro: con questa gestione a rullo compressore, c'è il rischio che noi diamo in pasto all'opinione pubblica la struttura del Sismi ed i nomi ed i cognomi di funzionari ancora in attività".
Guzzanti, da parte sua, ha notato come in effetti la gestione dei documenti di "vietata divulgazione" non sia del tutto chiaro, perché una classifica per così dire "intermedia" non lascia capire fino in fondo cosa si possa usare delle informazioni contenute.
Adesso? E' possibile che, dopo un chiarimento anche duro, tra il presidente della Commissione ed il capogruppo dei Ds torni la "pace". Perché, curioso a dirsi, tra i due, nonostante numerose scintille, c'è una sorta di simpatia sul piano personale (come Guzzanti ha scritto in un articolo pubblicato sull'Avanti) che forse è la migliore medicina per tenere lo "scontro" in commissione nell'alveo dell'acceso confronto politico, senza scadere.
Molto dipenderà anche dal caso Siracusa. Infatti i commissari del Polo non sono sembrati molto soddisfatti delle audizioni dei due ex direttori del Sismi dell'era Ulivo (anche se in realtà Siracusa fu nominato durante il primo governo Berlusconi) ed hanno rilevato una serie di contraddizioni sulle quale i due 007 dovrebbero dare conto nel corso di una seconda audizione. Sul "secondo giro" sono tutti d'accordo. Ma l'Ulivo vuole che avvenga sotto forma della "libera audizione", come è accaduto nella prima tornata. Il Polo punta sulla testimonianza formale. Proprio in virtù delle contraddizioni che, a loro dire, sarebbero emerse. L'Ulivo si opporrà. Cosa accadrà? Il Polo sembra molto determinato sul punto. E forse farà prevalere la forza dei numeri.
In questi clima, oggi è prevista l'audizione del generale Masina, già capo del controspionaggio durante la fase "calda" del dossier Mitrokhin. Una audizione assai interessante, in un clima - tanto per cambiare - molto caldo. Un calore, come detto, che fino ad ora sta trasformando la Mitrokhin in una commissione "viva". Ed è già un primo risultato.18 febbraio 2003 - MITROKHIN: BIELLI, NEL 1995 SERVIZI CHIESERO DI ASCOLTARLO
ANSA:
I servizi segreti italiani avevano chiesto agli inglesi, verso la fine del '95, di poter ascoltare Mitrokhin. Ma gli inglesi avevano rifiutato dicendo che l' archivista russo non aveva alcuna intenzione di essere interrogato dagli "007" nazionali. E' questa una delle novita' emerse nell'audizione di oggi in commissione Mitrokhin del generale generale Luigi Masina, ex responsabile della prima divisione del Sismi. Ma, secondo il deputato dei Ds Walter Bielli, ci sono nuovi elementi anche su altre due questioni: sul fatto che la Cia avesse accesso diretto alle informazioni del ministero dell' Interno italiano e che ci sono dei documenti originali scritti in cirillico che, tranne una sola scheda arrivata in commissione, nessuno ha mai richiesto. "Inoltre - afferma Bielli - l'audizione di Masina e' servita anche a fare chiarezza su un altro punto e cioe' che dietro il famoso agente 'Nino' non si nascondeva il sottosegretario Silvestri, ma Bonanni. E questo significa che le 'fragalate' hanno il tempo che trovano...". L' unico documento in cirillico che possiede la commissione Mitrokhin e' quello che il servizio segreto inglese trasmette al Sismi nel novembre del '98: si tratta della scheda n. 237 che parla di alcuni luoghi nei quali agenti del Kgb a Roma avevano nascosto apparecchi radiotrasmittenti. In realta', nel volume che raccoglie la traduzione in italiano dei 'reports' del dossier, ci sono 'due' schede n. 237 che sono, di fatto, due traduzioni inglesi differenti tra loro. Ma nessuna delle due permette il ritrovamento dei nascondigli per colpa di "un riferimento metrico" che poi risultera' errato. Solo il documento in lingua russa consente di scoprirli. "E allora - si chiede Bielli - perche' non sono state chieste tutte le schede in cirillico? Perche' ci si e' accontentati solo delle traduzioni inglesi che si sono rivelate per di piu' inesatte?". "Un altro aspetto che va chiarito - afferma il deputato - e' quello se la Cia aveva davvero un accesso diretto al Viminale. Il generale Alberico Lo Faso, direttore della I divisione del Sismi fino al 4 aprile 1995, ci ha descritto un' attivita' molto pressante svolta dal servizio segreto americano. E c'e' anche un documento in proposito che lo dimostra. La Cia insomma, ha spiegato Lo Faso, avrebbe avuto questo accesso diretto alle informazioni del ministero dell'Interno anche dopo la guerra fredda: esattamente dal '97 al 2000. E questo significa che il dossier avrebbe potuto essere costruito 'a piu' voci'". Inoltre, sottolinea, "nel documento c'e' anche scritto che non si volevano sentire alcuni uomini politici italiani perche' si poteva essere in presenza di 'un' attivita' di tipo disinformativo'". "Insomma - conclude Bielli - i servizi segreti italiani ci hanno provato a fare indagini su questo fronte in modo serio e circostanziato. Ma bisogna insistere e chiedere le schede originali".19 febbraio 2003 - COMMISSIONE MITROKHIN: ANCORA POLEMICHE SU SILVESTRI
"La Gazzetta del sud"
I LAVORI DELLA COMMISSIONE MITROKHIN
Fragalà sollecita Masina sulla sorte di un dossier che poteva riferirsi al sottosegretario Silvestri
Perché fu trascurata dal Sismi la scheda 14?
ROMA - Nel novembre del 1996 la prima divisione del Sismi prepara un appunto sul dossier Mitrokhin, le cui carte cominciarono a giungere in Italia dal marzo 1995. La lettera allegata viene firmata dall'allora capo del Sismi Siracusa. Siracusa - secondo quanto lui stesso riferisce a Masina - incontrò separatamente sia l'allora ministro della Difesa Andreatta sia l'allora presidente del Consiglio Prodi. "Sia Prodi sia Andreatta - scrive Masina - hanno condiviso le proposte del Sismi". A fine novembre-primi di dicembre del 1996 Masina, direttore della prima divisione del Sismi, incontra il nuovo capo del servizio Battelli. Battelli conferma a Masina che era stato presente all'incontro fra il generale Siracusa ed il ministro Andreatta. Nell'incontro fra Battelli e Masina, quest'ultimo rammenta a Battelli che "negli ultimi atti della pratica c'è una lettera al presidente del Consiglio (Prodi ndr. ) non siglata, una lettera al ministro Andreatta siglata, schede allegate ad esse ed un appunto di presentazione al suo predecessore (Siracusa ndr. )". Battelli trattiene la pratica presso di lui. Nel novembre 1996 Siracusa, capo del Sismi, incontra insieme Andreatta e Battelli. La Cia aveva accesso diretto al Viminale? La notizia è stata data ieri in Commissione Mitrokhin da Valter Bielli (Ds), che cita le parole di Alberico Lo Faso, direttore della prima divisione del Sismi fino al 4 aprile 1995. "Il generale Lo Faso - afferma Bielli - ci ha descritto di una attività molto pressante che era svolta dal servizio statunitense. Lo Faso ci ha perfino detto che avevano accesso diretto al Viminale, tanto da poter riscontrare (ci ha descritto anche un episodio) la completezza di alcune notizie che lui aveva fornito ad alcune persone. Ecco perché ho parlato in termini impropri di triangolazioni....". Luigi Emilio Masina, direttore della prima divisione del Sismi dopo Lo Faso, afferma: "E' un qualcosa che non riguarda Impedian, credo". I lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta sul dossier Mitrokhin continuano a ruotare sulla scheda 14, giunta dalla Gran Bretagna il 30 marzo 1995. L'allora sottosegretario alla Difesa era Stefano Silvestri. E Fragalà (An) pensa che la scheda 14 si riferisse proprio a Silvestri. Ieri Fragalà ha chiesto a Masina, direttore della prima divisione del Sismi dal 4 aprile 1995: "Perché la scheda 14 non risvegliò il fascicolo su Giorgio Conforto, stella al merito dell'Armata Rossa per l'attività spionistica al servizio del Kgb? Perché non si rispolverò il dossier sullo Iai, rinvenuto nell'abitazione di Giuliana Conforto (figlia di Giorgio) quando furono arrestati i brigatisti Morucci e Faranda? Perché la scheda 14 venne messa nel dormitorio?".
Masina: "Non lo so. Sulla scheda 14 mi fu accennato dal funzionario che la trattava (mi pare la dottoressa Vozzi): "Potrebbe essere, ma non ne sono convinta". Perché all'epoca non fu fatto qualcosa, non le so rispondere".
Guzzanti: "Ma chi aveva l'autorità e la funzione per collegare i dati?".
Masina: "Il funzionario che trattava la pratica".
Guzzanti: "Ed il funzionario chi era?".
Masina: "Stiamo parlando della dottoressa Vozzi. Ma un momento... Quale pratica?".
Fragalà: "Non vi poteva sfuggire il fascicolo su Giorgio Conforto, era molto cospicuo. Poi un dossier informativo sullo Iai era a casa di Giuliana Conforto".
Masina: "Questo non lo so".
Fragalà: "La scheda 14 parlava del numero due dello Iai... Il Kgb o Giuliana Conforto o suo padre si occupava dello Iai...".
Masina: "Non glielo so dire. Devo andare a vedere le carte. Io ricordo sulla scheda 14 quello che mi è stato detto: "Potrebbe essere il vicepresidente o il vicedirettore dello Iai, ma non ne siamo certi". Allora, se non ne siamo certi, prima di muoversi, bisogna vedere. Perché non sia stato visto il fascicolo di Conforto, non lo so. Su Conforto ho visto solo le schede".
Fragalà: "Ma se la Vozzi dice "potrebbe essere Silvestri, non ne siamo certi". A questo punto il secondo passaggio doveva essere mettiamo questa scheda o fra i politici o in una posizione di ulteriore accertamento. Invece la scheda viene messa immediatamente nel dormitorio fra gli ignoti".
Masina: "Non so rispondere".
Fragalà: "Ma si trattava del sottosegretario alla Difesa, che magari doveva essere assolutamente discolpato. Magari non c'entra niente, ma bisognava fare la verifica. Non si mette la scheda nel dormitorio...".
Masina: "Non so rispondere. Andrò a vedere le carte. Ma nessuno ha detto che non si doveva fare niente".
Fragalà: "Nessuno ha detto che si doveva fare qualcosa. E' il contrario. Questo è grave".
Masina: "La scheda non è stata sottratta o nascosta".
Fragalà: "Ma se voi non vi siete allertati per una puntuale verifica, quando la scheda allude, magari falsamente, all'allora sottosegretario alla Difesa del governo Dini. Ma allora quando vi dovevate allarmare? La Commissione su questo dovrà approfondire. E' un campanello di allarme di anomalie, di inefficienze, di inadeguatezze gravissime".20 febbraio 2003 - MITROKHIN: LA CIA CONTROLLAVA IL VIMINALE
"Liberazione"
Un capo del controspionaggio rivela: la Cia ha accesso ai segreti del Viminale Se l'amico Bush ci spia Dalla commissione Mitrokhin è venuto fuori che la Cia controlla il Viminale. A dirlo è il Sismi: ed è questa naturalmente la vera notizia. La commissione d'inchiesta sull'affare Mitrokhin è stata voluta dalla maggioranza per fare un po' di maccartismo fuori tempo, di anticomunismo stagionato, ma in quelle carte c'è assai poco da apprendere sull'attività dei servizi segreti sovietici in Italia, mentre di rimbalzo, per effetto delle audizioni, si apre un problema molto serio: quello dell'autonomia dei nostri apparati di sicurezza dalla Cia.
Il generale Alberico Lo Faso, che ha comandato il controspionaggio italiano fino al 4 aprile 1995, ha detto in seduta segreta che la Cia ha svolto in Italia "un'attività molto pressante" e che le sue orecchie hanno avuto accesso anche al Viminale, il che significa oltre i confini dei rapporti istituzionali tra le spie dei Paesi aderenti alla Nato. A conferma delle sue informazioni il generale Lo Faso ha citato un caso avvenuto negli anni Novanta. Il Sismi aveva avuto sentore di una minaccia terroristica contro un obiettivo Usa in Italia ed aveva trasmesso un'informativa con tutti i dettagli al Viminale, mentre si era limitato a darne notizia in modo generico alla Cia.
Il servizio segreto Usa fece una protesta al Sismi per l'incompletezza delle informazioni ricevute, dimostrando che aveva piena conoscenza dei particolari indicati nella nota pervenuta al Viminale. L'articolo 3 della legge che regola le attività dei servizi segreti dice che solo il Cesis, l'organo di coordinamento, è autorizzato ad avere rapporti con gli apparati di spionaggio stranieri. La Cia può aver ottenuto quelle informazioni in possesso del Viminale solo fuori dai canali istituzionali. Se il nostro Sismi si appropriasse di notizie riservate custodite dagli apparati federali della sicurezza degli Stati Uniti ne nascerebbe uno scandalo immane. In Italia, dalla fine della guerra fino agli anni Ottanta, si è accettato il fatto che non solo i segreti del nostro Intelligence, ma anche le attività di organismi di polizia fossero sotto il controllo dei servizi segreti americani.
Negli anni della guerra fredda era data per scontata la subalternità. Umberto Federico D'Amato, direttore degli Affari riservati del Viminale, non faceva mistero dell'alta considerazione in cui era tenuto dai servizi segreti americani. Il problema dell'autonomia dei nostri servizi segreti si pose dopo lo scandalo P2. I capi del Sismi e del Sisde e molti capi militari provenivano da quella loggia segreta che sotto la bandiera dell'anticomunismo nascondeva relazioni con Paesi stranieri. Perfino uomini di grande prestigio come il generale Dalla Chiesa si erano iscritti alla P2. Se Gelli poteva riunire sotto la sua bandiera mezzo governo e i vertici delle forze armate e dello spionaggio, significa che era munito di altissime credenziali.
Purtroppo la commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2 non ha fatto luce sul mistero delle credenziali internazionali su cui si fondava il potere della loggia segreta. Scoppiato lo scandalo, l'Italia bonificò i servizi segreti allontanando gli elementi provenienti dalla P2. I nuovi capi dei servizi si assunsero il compito di rendere i nostri apparati di sicurezza autonomi nella valutazione delle informazioni provenienti dalle spie al servizio di altri Paesi e in grado di gestire l'attività di intelligence senza subalternità alla Nato e senza condizionamenti della Cia. Questo avveniva venti anni fa. Il fatto che il generale Lo Faso abbia chiamato in causa il Viminale per un'informativa segreta finita alla Cia, attraverso misteriosi canali, è indicativo di un duraturo, se non permanente, stato di disagio avvertito nei nostri servizi segreti per lo strapotere dello spionaggio Usa.
Il Cesis, che dovrebbe garantire la correttezza dei rapporti con lo spionaggio straniero, dipende direttamente dalla presidenza del Consiglio. Berlusconi è in grado di imporre il rispetto della legge senza eccezioni, neppure per i servizi segreti del potente amico Bush?24 febbraio 2003 - FESTA DEGLI EX GLADIATORI
"Il Gazzettino"
UDINE
Festa degli ex "gladiatori"
"Sempre fedeli alla Patria"
NOSTRO SERVIZIO
Si sono ritrovati ancora una volta per non dimenticare, per tenere vivo lo spirito dell'organizzazione di cui hanno fatto parte. Gli ex militanti di Stay-Behind, la struttura segreta collegata alla Nato, più conosciuta in Italia come "Gladio", si sono incontrati ieri a Cividale del Friuli per commemorare "uno dei loro", scomparso da più di vent'anni: Aldo Specogna, colonnello degli alpini e responsabile di Stay - Behind per il Nord Est.
Molti i partecipanti, soprattutto familiari ed associazioni militari "simpatizzanti": alpini, bersaglieri, paracadutisti, alcuni provenienti anche da fuori Regione. Il corteo ha fatto il suo ingresso in cimitero e si è fermato davanti alla lapide del colonnello scomparso nel 1982.
Il discorso commemorativo è stato tenuto da Giorgio Perissin, uno dei membri di Stay - Behind e promotore di questa iniziativa. "Siamo venuti a testimoniare il nostro rispetto, a condividere l'operato, ricambiare se possibile l'amicizia che il nostro comandante Aldo Specogna ha saputo darci con tanta umiltà, spirito di servizio e sacrificio" - ha esordito Perissin.Ricordare Specogna è stata anche l'occasione per per ribadire l'importanza di quella che secondo gli ex militanti è stata una causa giusta e sacrosanta, il cui valore non è stato compreso. "La disinformazione - ha tuonato Perissin - ha premesso a pseudostorici di far inserire nei libri di testo delle nostre scuole apprezzamenti infamanti sull'operato dell'organizzazione, colpevolizzandoci di tanti misfatti". Significativa la parte finale del discorso: l'ex di Gladio, esprimendo sicuramente il pensiero di molti dei presenti, ha voluto precisare (ancora una volta) che gli ex di Stay - Behind sono orgogliosi del loro operato: "Noi ci troviamo qui per confermare i nostri principi, il nostro impegno ad essere fedeli alla patria".
E, rispondendo a quanti "dubitano e non comprendono la realtà delle situazioni", ha concluso: "La nostra fu una scelta legittima, libera, ponderata e convinta per rispondere a necessità storiche che coinvolsero il destino della nostra patria".
Francesca Pozza25 febbraio 2003 - MITROKHIN: PM DELLA DDA DI CATANIA CONSULENTE COMMISSIONE
ANSA:
C' e' anche un magistrato siciliano tra i consulenti della Commissione parlamentare d' inchiesta sul 'Dossier Mitrokhin' e l' attivita' di intelligence italiana, presieduta dal senatore Paolo Guzzanti. E' il sostituto procuratore della Dda di Catania, Ignazio Fonzo. Il magistrato non lascia pero' l' incarico alla Direzione distrettuale antimafia perche' ha ottenuto che la consulenza alla Commissione parlamentare fosse part-time.26 febbraio 2003 - MITROKHIN: KGB TENTO' DI ARRUOLARE SOTTOSEGRETARIO
"Il Nuovo"
Il Kgb cercò di arruolare un sottosegretario
Lo rivela alla commissione Mitrokhin il generale Masina: "Fu nel '93, il piano dei servizi sovietici sventato dal Sismi".
ROMA - Nel 1993 il Sismi sventò un tentativo di "coltivazione" di un sottosegretario del governo allora presieduto da Carlo Azeglio Ciampi: i servizi segreti russi - anche dopo la caduta del muro e il crollo dei regimi dell'est - avevano cercato di tenere in piedi la loro rete spionistica e di contattare i politici, per avere informazioni di prima mano.
Ma la storia dimostra anche che molte persone finite negli archivi dei servizi segreti ex sovietici con la dicitura "contatti" o "sotto coltivazione", in realtà sono vittime piuttosto che complici del Kgb. Per questo è probabile che molti nomi contenuti nel dossier Mitrokhin non siano di spie russe, ma di cittadini italiani sicuramente diffamati, che gli ex sovietici avevano cercato di compromettere. Le certezze della vigilia - quando il dossier fu dato in pasto alla stampa - non sembrano reggere ad un esame più attento delle carte, si cui sta lavorando la Commissione.
La vicenda del tentativo di "agganciare" l'ex sottosegretario del governo Ciampi è stata ricordata nell'audizione che si è svolta martedì notte dal generale Masina, a lungo funzionario di primo piano del Sismi, nonché per un periodo capo del Controspionaggio. Masina ha raccontato questo episodio, appunto, per spiegare come sia necessario essere molto prudenti prima di definire una persona spia e come, spesso, molti cittadini indicati come "agenti", in realtà non fossero altro che persone ignare del fatto che i sovietici li avevano individuati come possibili fonti inconsapevoli.
Ma qual è la storia? Masina non ha spiegato chi fosse il sottosegretario. Si è limitato a raccontare che un giorno il direttore del Sismi lo convocò, dicendogli di andare ad ascoltare un politico che aveva avuto dei sospetti. Infatti l'esponente del governo era stato avvicinato da un giornalista russo che gli aveva chiesto un appuntamento e gli aveva cominciato a fare alcune domande.
Dopo alcuni tentativi del russo di avere un contato, l'uomo politico si era insospettito e si era rivolto al direttore del Sismi il quale, a sua volta, aveva attivato il capo del Controspionaggio, ossia lo stesso Masina. "Dopo che il sottosegretario mi raccontò cosa gli era capitato - ha detto Masina in commissione Mitrokhin - io gli ho detto: onorevole, lei è sotto coltivazione. Anzi, è possibile che in questo momento negli archivi dei servizi segreti russi il suo nome sia già in un elenco definito come contatto".
Inutile dire che il sottosegretario ringraziò molto il Sismi, sia perché il tentativo di "coltivazione" era stato immediatamente smascherato, sia perché non correva più il rischio di trovarsi il suo nome in qualche elenco, come era capitato a molti finiti dei rapporti del dossier Mitrokhin, pur non avevano mai avuto nulla a che fare con lo spionaggio sovietico. Ecco le ragioni della prudenza.
Una prudenza necessaria, anche alla luce di un elemento reso noto dal capogruppo dei Ds, a proposito del "caso Silvestri". Come è noto, il parlamentare di An, Fragalà sostiene che l'ex sottosegretario alla Difesa, nonché presidente dello Iai, sia da identificare nel "Nino" indicato nella scheda 14. Al contrario, un ex agente del Kgb che ha deciso di collaborare con il Sismi, Strelkov, ha sostenuto che il "Nino" non era Silvestri, ma un altro dirigente dello Iai. Sulla vicenda c'è stato anche un duro scambio di lettere tra Silvestri e il Foglio.
Ma qual è la novità? Dalle altre audizioni, era emerso che il nome di Silvestri risultava agli atti del Sismi come un contatto dei cecoslovacchi. Verissimo. Però, ha scoperto Bielli, il nome di Silvestri era comparso in un elenco di presunte spie di Praga di una ventina di persone. Solo per cinque (e tra questi non c'era Silvestri) il Sismi decise di mandare un'informativa alla magistratura. Tra l'altro i cinque sono stati anche assolti. Ha commentato il generale Masina: "Premesso che io non ho seguito quella vicenda, devo ritenere che se nella denuncia il Sismi non fece il nome di Silvestri era perché mancavano riscontri; non c'erano elementi". Quindi la "campagna" che riguarda Silvestri si basa su una vicenda già esaminata sia dal Sismi che dalla magistratura, che esclusero un qualsiasi coinvolgimento dell'ex sottosegretario alla Difesa.
E adesso? Si aspetta una riunione dell'ufficio di presidenza. Ma l'orientamento del presidente Guzzanti è chiarissimo: ascoltare di nuovo gli ex direttori del Sismi, Siracusa e Battelli, ma non nella forma della libera audizione, bensì in quella più formale della testimonianza. Poi un'altra audizione sul caso Strelkov, che tante polemiche ha suscitato. L'Ulivo si opporrà. Ma il Polo - su questo punto - non vuole mediazioni.27 febbraio 2003 - MITROKHIN: GUZZANTI SU PRODI
"La Gazzetta del sud"
Il presidente della Commissione Guzzanti cita un giudizio del generale Siracusa, ai tempi direttore del Sismi
"Prodi fece come don Abbondio"
Le due versioni di un episodio datato 30 ottobre 1996: l'allora premier rifiutò una firma
ROMA - "Il 30 ottobre 1996 alle ore 20,30 il generale Siracusa (allora direttore del Sismi, ndr ) va da Prodi portando una lettera identica a quella firmata dal ministro Andreatta e va con l'intenzione di fargliela leggere ed ottenere da lui una sigla sulla lettera, ma non ci riesce. Non ci riesce e in una audizione al Copaco del 2 dicembre 1999 spiegherà il motivo. Siracusa al Copaco disse: "Del resto non potevo dire, signor Presidente io non esco di qui se Lei non firma. Ho preso la lettera e l'ho portata via"". Lo ha affermato ieri in Commissione Mitrokhin il presidente Paolo Guzzanti. Guzzanti cita l'audizione di Siracusa al Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza del 2 dicembre 1999. Guzzanti ha aggiunto: "Siracusa a noi disse: "Io che dovevo fare... quello era il presidente del Consiglio". Anzi, disse una cosa un po' diversa. Disse che andò dal presidente Prodi senza l'intenzione di fargli firmare la lettera ma che l'aveva in tasca come una sorta di memorandum. Al Copaco invece Siracusa aveva detto che il suo obiettivo era farsi siglare la lettera da Prodi ma che il presidente Prodi non ne volle sapere. Fece un po' come Don Abbondio con Renzo e Lucia". "Il 10 dicembre 2002 - prosegue Guzzanti - il colonnello Faraone ci ha raccontato che l'appunto preparato a metà ottobre 1996 terminava con una proposta informativa con una lettera al ministro della Difesa e una al Segretario generale del Cesis. Poi Faraone dice: "La lettera diretta al Segretario generale del Cesis frettolosamente la sera cambia indirizzo e diventa una lettera al presidente del Consigliò". Masina, allora direttore della prima divisione del Sismi, afferma: "Parte una proposta della prima divisione con lettera del Cesis, poi corretta in presidenza Consiglio, e vengono allegati 180 report in originale così come forniti dalla Gran Bretagna. Con la lettera del ministro della Difesa erano allegati 180 report in copia. Questo è il dato". Guzzanti: "Ma Prodi dichiarò più volte di non sapere nulla, di non avere mai saputo nulla sul dossier Impedian...". Qui l'audizione è stata secretata. Più tardi Masina afferma di avere ricevuto lui da Siracusa l'ordine di cambiare "l'indirizzo della lettera e dei 186 allegati in originale" dal Cesis alla presidenza del Consiglio. Ordine poi eseguito da Faraone.
62 mila cablogrammi - Il Kgb intercettò 62000 cablogrammi italiani cifrati provenienti da 60 Paesi. I cablogrammi erano di natura diplomatica e militare. L'Italia - dice Guzzanti - ha avuto notizia di questa "enorme penetrazione russa nei nostri sistemi cifrati" con la scheda 176 del dossier Mitrokhin trasmessa dalla Gran Bretagna il 16 ottobre 1996 "il giorno in cui viene protocollata dal Sismi la lettera per Prodi ed Andreatta. La scheda però perviene formalmente solo nel maggio 1997".
Il dossier Aia - "Nel maggio 1979 a casa di Giuliana Conforto, dove vennero arrestati Morucci e Faranda, fu ritrovato un dossier informativo sull'Istituto Affari Internazionali. Il dossier si sofferma in particolare sui collegamenti organici fra lo Iai, la casa editrice "Il Mulino" di Bologna e la Cia. In quel rapporto è descritto con minuziosa precisione l'organigramma dello Iai e del Mulino nel quale figurano personaggi di primissimo piano della comunità di intelligence degli Usa. Il rapporto informativo cita il professor Stefano Silvestri come vicedirettore (deputy director) dello Iai. Viene citato anche Gianni Bonvicini nel ruolo di segretario dell'Istituto. Lo Iai viene presumibilmente ritenuto come una sorta di stanza di compensazione nei rapporti est-ovest durante la guerra fredda. La dottoressa Vozzi (collaboratrice di Masina al Sismi ndr.) prese parte all'operazione di arresto di Giuliana Conforto. Perchè questo dato cruciale non esce quando nel 1995 arriva il dossier Mitrokhin?". Lo ha domandato Enzo Fragalà (An) in Commissione Mitrokhin. Masina, responsabile della prima divisione del Sismi dal 4 aprile 1995, risponde: "Vozzi controllò la scheda 14. Ebbe un barlume che potesse essere Silvestri, però non ne era certa. Vozzi non fece una liaison con il caso Conforto. Non lo so perché. Certo è una cosa un po' strana, ma la scheda 14 non identifica Stefano Silvestri".
Perché non fu denunciato? - "Il nome di Silvestri emerse per il caso Orfei, ma all'autorità giudiziaria vennero denunciate 5 persone e fra queste 5 persone Silvestri non c'era". Lo ha affermato in Commissione Mitrokhin il commissario Valter Bielli (Ds). Alla richiesta di un commento, Masina, ex direttore della prima divisione del Sismi, afferma: "Non ho trattato il caso Orfei. Evidentemente non c'erano riscontri". Bielli ha anche rivelato che Giorgio Conforto "risulta essere da atti un uomo legato ai nostri servizi". Secondo Enzo Fragalà (An) "Giorgio Conforto era invece il capo della struttura spionistica del Kgb in Italia nonché medaglia al merito dell'Armata rossa". Giorgio Conforto è morto negli anni Ottanta.
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