Almanacco dei misteri d' Italia


Gladio, piano Solo, golpes vari, dossier Mitrokhin...
le notizie del 2003: gennaio
9 gennaio 2003 - LA LEGGENDA DEL GOBBO DEL QUARTICCIOLO
"Il Messaggero"
STORIA & LEGGENDA
Il fantasma del "gobbo" sulle casette color ocra
di ANTONELLA STOCCO
Il 16 gennaio del 1945 Giuseppe Albano detto il gobbo del Quarticciolo muore assassinato con un colpo di pistola alla nuca; a via Fornovo, mentre esce dalla sede dell'Unione Proletaria che a dispetto del nome è uno strano miscuglio di ex trotzkisti, ex fascisti, monarchici, provocatori, ex spie dei tedeschi e cospiratori golpisti. Dirà la versione ufficiale che il gobbo è morto in un conflitto a fuoco con i carabinieri che lo cercavano per l'omicidio di un militare inglese durante un assalto armato agli speculatori della borsa nera. Due giorni dopo l'omicidio centinaia di poliziotti e carabinieri si presentano al Quarticciolo con i carri armati, con i mitra. Dai tetti delle casette ocra piovono le bombe a mano. Due morti, decine di feriti, centinaia di arresti a spazzare via la leggenda del gobbo bandito e partigiano durante l'occupazione nazista, infiltrato nel mondo torbido dei doppiogiochisti, eroe del sottoproletariato e di quei guerriglieri prestati dalla mala e alleati con "Bandiera Rossa" che respingono i fascisti alle soglie di Centocelle, che di notte sabotano sulla Casilina e sulla Prenestina i mezzi tedeschi che devono rifornire il fronte di Anzio, che giustiziano tre nazisti al Quadraro, il 10 aprile del '44, come prima reazione alla strage delle Fosse Ardeatine. Per vendetta i tedeschi rastrellano 700 uomini del Quarticciolo e li deportano in Germania.
Dice chi crede ai fantasmi, che il gobbo, l'eroe-ragazzino, si può ancora incontrarlo quando vaga nelle notti chiare, e la luna è sospesa sulle casette ocra del Quarticciolo. Ma ieri piovigginava, e tutti si sono svegliati all'alba, al rumore delle porte sfondate per le perquisizioni, alla luce dei lampeggianti della polizia, come in un balzo nel tempo: dagli espropri proletari al traffico di cocaina, dalla rabbia delle borgate all'associazione a delinquere. Vanta, il Quarticciolo, vent'anni quasi di quiete costellata di piccoli reati e piccolo spaccio, dalla voglia di riscatto e di futuro. Ma forse è il destino che l'ha racchiuso in una sorta di solitudine tra l'Alessandrino terra delle grandi bande degli anni '70 e dello spaccio in grande stile, il Quadraro e Centocelle, Torpignattara e Tor Tre Teste: un milione di anime, il più alto tasso di detenuti a domicilio di tutta Roma, e c'è chi ricorda i brigatisti e certi boss della Magliana in fila davanti alle caserme quando erano sorvegliati speciali e abitavano tutti qui; adesso sono liberi o sono morti, sospesi tra la cronaca e la storia.
16 gennaio, quasi sessant'anni fa: a via Fornovo il gobbo quasi certamente viene assassinato da un ex spia dei tedeschi conosciuto a Regina Coeli. Sarà il primo delitto politico del dopoguerra, in una nascente strategia della tensione che tentò di esordire con un attentato a un corteo di Pci e Psi. Albano, nei panni di infiltrato, era riuscito a sventarlo. Muore per questo, lui che era sopravvissuto ai nazisti quando arrestarono tutti i gobbi di Roma per mettere le mani sul mitico partigiano, senza riuscire a individuarlo tra i prigionieri eppure c'era. Viene torturato con gli altri, liberato nell'assalto a via Tasso, con gli americani alle porte di Roma. Poi partecipa alla caccia ai fascisti con i poliziotti della questura. Ricordi e leggende. Adesso, l'alba sul Quarticciolo disegna un cielo senza passato e senza sogni, ma c'è chi giura che non è così.

10 gennaio 2003 - LIBRO-INCHIESTA MASTRANGELO SU 'COMPLOTTO COMUNISTA'
"La Gazzetta del Mezzogiorno"
Misteri, zone d'ombra ed interrogativi non mancano mai nella storia. Non fa eccezione, evidentemente, quella italiana dal dopoguerra ai nostri giorni. La rilegge da destra Gianni Mastrangelo, allievo di Pinuccio Tatarella a "Puglia d'oggi", poi al "Roma", consigliere regionale e deputato di An, nel suo recente libro-inchiesta Il complotto comunista. "Esplorando i territori di confine", come scrive nella prefazione Donato Bruno, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Presidenza del Consiglio e Interni della Camera dei Deputati, l'autore rimette in discussione verità che vengono date per acquisite.
Mastrangelo esamina fatti, testimonianze e documenti, stabilisce collegamenti e ricostruisce rapporti alla ricerca del filo rosso che attraverserebbe mezzo secolo di vicende italiane. Dal tesoro di Dongo e dalla Volante rossa all'adesione del Patto Atlantico, da Stay-Behind che poi diventerà Gladio all'apertura a sinistra il percorso attraversa la politica del nostro Paese fino agli anni di piombo. A questi, da piazza Fontana fino al sequestro Moro ed alla strage di Bologna, Mastrangelo dedica particolare attenzione, partendo da lontano e tentando di far luce sui retroscena. Rivivono, così, nelle sue pagine avvenimenti, protagonisti, comparse e registi occulti che chi ha vissuto quella stagione non dimentica: si parla di Egdardo Sogno e del piano Solo, di Feltrinelli, di Pinelli, del commissario Calabresi, di Valpreda, di Freda e Ventura, di Licio Gelli e della P2, delle stragi, degli assassinii, delle gambizzazioni e degli espropri proletari ma anche della Cia, del Kgb, di Carlos, dei servizi segreti cecoslovacchi, di quelli italiani e dei depistaggi. L'autore sostiene, tra l'altro, che "con gli attentati del 12 dicembre 1969 fu realizzata una intesa operativa tra anarchici, marxisti-leninisti e gruppi apparentemente collegati all'estrema destra, attraverso Mario Merlino, per concorrere, insieme, a destabilizzare lo Stato, secondo lo scenario disegnato da Feltrinelli e Delle Chiaie".
Riconosce, però, che su piazza Fontana la verità "più sembra a portata di mano e più diventa irraggiungibile". Intanto, il Partito Comunista era impegnato a "non compromettere agli occhi dell'opinione pubblica l'immagine di un partito che, bloccato sulla via della conquista del potere con la forza dagli accordi di Yalta, doveva necessariamente accettare il gioco democratico". Quanto al caso Moro, secondo Mastrangelo, "i veri motivi del rapimento del presidente della Dc vanno ricercati nella logica marxista-leninista delle Brigate Rosse che consideravano l'intesa Dc-Pci una manovra del sistema capitalistico, che poneva il Pci in condizione di subalternità verso gli interessi occidentali e lo allontanava dall'orbita filosovietica, aumentandone le spinte autonomistiche".
Le duecentosessantuno schede del dossier Mitrokhin, pubblicate in appendice completano un discorso portato avanti con coraggio e coerenza, che vanno, comunque, riconosciuti all'autore anche se non si condividono opinioni, valutazioni e conclusioni.
Gianni Custodero
"Il complotto comunista" di Gianni Mastrangelo (Controcorrente ed., pp. 264, euro 16,00).

10 gennaio 2003 - MORO: LIBRO FASANELLA E ROCCA SU MARKEVICH E SEDUTA SPIRITICA
"Panorama"
Moro, l'ultima verità sulla seduta spiritica
di Giovanni Fasanella
Dopo il rapimento, Romano Prodi e alcuni amici interrogarono l'aldilà. Oggi dietro quella famosa riunione spuntano logge, esoterismo e messaggi cifrati. Un libro svela nuovi retroscena e ipotesi sulle trattative con i brigatisti per liberare l'ostaggio
Ricordate la seduta spiritica alla quale partecipò Romano Prodi ai tempi del sequestro Moro? Si è sempre ritenuto che quella strana riunione fosse servita, coprendo la fonte, a inviare un'informazione agli inquirenti.
Giovanni Fasanella e Giuseppe Rocca, autori del libro Il misterioso intermediario, danno una ricostruzione sorprendente: le rivelazioni di Moro rischiavano di destabilizzare l'ordine mondiale e i poteri forti decisero di intervenire.
Attraverso Igor Markevic, il direttore d'orchestra al centro di mille intrecci. Di seguito, alcuni brani del capitolo che ricostruisce proprio quell'oscuro episodio.
La situazione aveva finito per complicarsi perché erano in troppi a cercare una via d'uscita, ma spesso in modo autonomo e confuso.
In quelle condizioni non poteva esserci altra possibilità che cercare una soluzione governata. Era, allora, indispensabile trovare un luogo estremamente discreto e protetto, dove agissero trasversalmente solo interessi e logiche sovrannazionali. E dove a condurre il gioco fossero persone altrettanto discrete e quasi invisibili, nel senso, cioè, di una loro assoluta insospettabilità in quella funzione.
Da quel momento l'affare Moro entrò in un'altra dimensione, fu come inghiottito in una dolina carsica e seguì un suo percorso sotterraneo. Una dimensione esoterica, blindata, assolutamente inaccessibile ai profani.
FLUIDI PARANORMALI
Era il 2 aprile. In pieno allarme internazionale per le rivelazioni del presidente democristiano, in Italia pareva che non si potesse far altro che affidarsi a fluidi paranormali. E così, mentre attorno a Roma un sensitivo, chiamato dal governo, cercava Moro con tecniche da rabdomante, una risposta arrivò dall'Appennino emiliano. Qui, in una casa di villeggiatura, un pacioso gruppo di amici, dopo aver mangiato, insieme alle rispettive famiglie, con la dovizia e la prelibatezza di quelle zone, non sapeva cosa fare: il tempo si era guastato e avevano dovuto rinunciare alla prevista passeggiata. Così, tra le chiacchiere delle mogli e il chiasso dei bambini, avevano deciso di fare una seduta spiritica.
Avevano messo un piattino da caffè al centro di un grande foglio, ai cui bordi erano state scritte le lettere dell'alfabeto, vi avevano puntato tutti un dito sopra e avevano cominciato a porgli domande sull'onorevole Moro e sulla sua sorte. La cosa strana è che quegli amici erano quasi tutti serissimi docenti universitari e che fra loro c'erano un futuro presidente del Consiglio, Romano Prodi, e un futuro ministro, Alberto Clò. Il piattino aveva cominciato a correre con grande decisione da una all'altra delle lettere e aveva composto un nome: G-R-A-D-O-L-I.
È possibile che in un frangente così tragico dei luminari scherzassero con un piattino attorno alla vita di Moro? E se facevano sul serio, pensavano davvero che gli spiriti (sia pure autorevoli) di Alcide De Gasperi e Giorgio La Pira, evocati in quella seduta, potessero rivelare il luogo in cui Moro era tenuto prigioniero? Se lo scopo fosse stato veramente quello di fare arrivare un'informazione coprendone la fonte, non sarebbe stato più semplice ricorrere a una lettera o a una telefonata anonime? Non si sarebbe potuto far correre una voce attivando il passaparola degli amici di amici?
"GRADO 51"
Viene da chiedersi, allora, se sia possibile leggere in qualche altro modo quel messaggio. Lo si potrebbe, per esempio, prendere alla lettera, per quello che è: un messaggio esoterico, appunto, cioè in codice. La seduta spiritica avrebbe segnalato, allora, a chi era in grado di capirlo, che quell'indicazione poteva essere decifrata solo da chi, interno o esterno al gruppo, fosse iniziato a quel particolare linguaggio cifrato. Se il codice fosse stato, per esempio, quello rosacrociano, le lettere indicate dal piattino avrebbero potuto non formare il nome del paesino sul lago di Bolsena, ma essere lette come GRADO-LI (grado 51).
Si sarebbe rinviato, cioè, a un livello ancora più occulto del trentatreesimo, il gradino più alto della gerarchia massonica conosciuta. Quale poteva essere questo misterioso Grado LI? Un rarissimo testo pubblicato in Francia intorno al 1870 da Ély Star (pseudonimo di un seguace di Péladan e di Flammarion), Les Mysteres de l'horoscope, svela che il Grado LI corrisponde al Maître du Glaive, il Signore del Gladio. E l'ipotesi può acquistare una sua perturbante suggestione se si pensa appunto alla rete segreta Gladio e alla circostanza che al numero 68 di via Gradoli abita il pittore Ivan Mosca della loggia Monte di Sion, gran maestro, con il nome esoterico Hermetico, dell'Ordine dei Cavalieri massoni eletti Cohen dell'Universo, confraternita in rapporto di fratellanza con i Rosacroce.
Letto così e riferito alla situazione internazionale, quel messaggio poteva essere interpretato in due modi: o come una richiesta di intervento rivolta al fantomatico Signore di quella organizzazione; oppure come l'annuncio che il Grado LI stava per muoversi.
Questa lettura, del resto, potrebbe essere ulteriormente confermata anche da certe frequentazioni di alcuni dei partecipanti a quella seduta.
I CIRCOLI DI PRODI
È noto, per esempio, quanto il professor Prodi sia vicino, per formazione e rapporti, ad ambienti finanziari anglo-americani, in particolare alla London school of economics. Il prestigioso istituto di formazione finanziaria era nato, nell'alveo di un'altra organizzazione, la Fabian Society, insieme alla Round Table. Alla stessa area di influenza può essere riportato anche un gruppo assai vicino a Prodi, quello del Mulino. L'associazione bolognese di cultura, infatti, nel 1965 era stata tra i fondatori, con il centro studi Nord-Sud e la Fondazione Olivetti, dell'Istituto affari internazionali, promosso da Altiero Spinelli come filiazione italiana del Royal institute of international affaires.
L'idea del Riia era nata a Parigi nel 1919, durante la Conferenza della pace, quando il colonnello Edward House, plenipotenziario del presidente Woodrow Wilson, aveva riunito all'Hotel Majestic un gruppo di delegati anglofoni suoi confratelli della Round Table.
Tra loro, oltre a Bernhard Berenson, gran protettore di Markevic, c'era anche lord Esme Howard, padre di Hubert, il dominus rector di quel Palazzo Caetani attorno al quale ruotano tutti gli enigmi del caso Moro. Era Hubert Howard, il Grado LI, fonte o destinatario del messaggio del piattino?
Era lui il Signore del Gladio indicato con la seduta spiritica? Forse non è un caso che tra i più intimi amici di Howard, uno dei pochissimi ammessi a pescar trote nel fiume di Ninfa, fosse proprio Enrico Mattei, con Paolo Emilio Taviani e Moro fondatore di Gladio.
POTERI PIÙ FORTI DEL GOVERNO
Proprio a ridosso di quell'episodio, Hubert Howard ebbe un contatto con il governo italiano. Non si sa se sia stato chiamato o se sia stato lui a proporsi, magari per comunicare che da quel momento la cosa era in mano a poteri più forti e che non erano gradite interferenze. In qualunque modo siano andati i fatti, è molto probabile che sia stato appunto quell'incontro a segnare l'entrata in azione di Howard e delle due istanze che egli rappresentava. Istanze che lo legavano entrambe a Igor Markevic molto più strettamente di quanto non facesse un matrimonio con due cugine. È probabile, infatti, che l'immagine di Howard come principe consorte di Lelia Caetani celasse altri livelli di operatività. Se il vero compito di Howard a Roma fosse stato quello di fare da tramite fra la Gladio italiana e la rete Stay-behind e insieme l'Authority di quel sistema di protezione? Questo ruolo si saldava, forse, all'altro livello che si potrebbe ricostruire frugando nelle zone ancora oscure e ignote della biografia di Hubert. Andrebbe meglio indagato, per esempio, il lungo rapporto che lo legò a Kermit, il figlio del presidente americano Theodore Roosevelt. Kermit, che svolse un'intensa attività di intelligence nella Cia, era anche uno dei più convinti sostenitori della sinarchia, cioè dell'idea di un Governo mondiale.
Di questo pensiero si trovò una sistematica esposizione in un documento segreto venuto alla luce nel 1935: si intitolava Pacte Synarchique ed enunciava i principi e la strategia per diffondere, in tappe successive, l'Ordine nuovo in tutto il mondo. La gradualità come elemento decisivo per il compimento di un progetto così ambizioso e globale era stata messa a punto dalla Fabian Society, che prese il nome proprio da Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore e puntò molto sulla formazione: The London school of economics fu una sua creazione e divenne modello per molte università, tra le quali Harvard.
LA CITTÀ MAGICA
Nel 1978, Howard appariva solo un gentiluomo di campagna, dedito al riordino e all'amministrazione dell'ingente patrimonio della moglie Lelia (morta l'anno prima), con la quale da molto tempo si era ritirato nel feudo di Sermoneta. Qui i due avevano dedicato tutte le loro cure allo splendido giardino di Ninfa, fatto nascere da Marguerite Chapin tra le rovine di una città morta, che Gregorovius definì "la Pompei del Medioevo". I ruderi, secondo molte voci, ospitavano spesso sedute spiritiche e questo contribuiva ad aumentare la suggestione di quel luogo remoto e protetto. In quest'oasi Hubert Howard è vissuto appartato, ma niente affatto isolato.
Molti dei frequentatori erano dello Iai, altri della Trilateral, delle Conferenze Bilderberg, l'Istituto Atlantico, il Club di Roma fondato e presieduto da Aurelio Peccei. Tutte sigle che in vario modo discendono dal mondialismo della Fabian Society, attraverso la Round Table e il Royal institute of international affaires e costituiscono in Italia una sorta di trasversale Partito angloamericano.
Ecco, allora: dopo che si era avuta la certezza che le rivelazioni di Moro toccavano punti vitali per la sicurezza del Patto Atlantico, questo schieramento angloamericano si era mosso e aveva attivato il Signore di Gladio.
Che si ricordò di un'altra situazione difficile, nella Firenze occupata dai tedeschi, e di un giovane artista che che lo aveva aiutato a uscirne, Igor Markevic. Hubert e Igor, dunque, di nuovo insieme, come 34 anni prima, a trattare ancora una volta sulla sorte di un ostaggio eccellente: durante la guerra, i tesori di Firenze in mano ai nazisti; nella primavera del 1978, Moro in mano ai brigatisti rossi.
QUEL MUSICISTA DALLE MILLE AMICIZIE
I due ultimi Caetani (anche Igor aveva sposato un'erede della famiglia, Topazia, ndr) erano due stranieri: uno dell'Ovest, l'altro dell'Est. Hubert sapeva che, dopo la trattativa per Firenze, Igor aveva mantenuto rapporti con ambienti americani e inglesi; che era intimo amico di Moshe Feldenkrais, il guaritore di Ben Gurion; che aveva intrecciato in Svizzera le relazioni più cosmopolite; e che aveva eccellenti rapporti con il governo francese da cui negli anni Sessanta aveva ricevuto la Legion d'Onore.
Ma Hubert conosceva soprattutto i suoi legami viscerali con la Grande Madre Russia, confermati anche dalle dichiarazioni filosovietiche, al momento di assumere l'incarico a Santa Cecilia. Di Igor, inoltre, Hubert apprezzava l'abilissimo direttore d'orchestra e la sua idea di una prospettiva sonora che armonizzasse in gerarchia le contrastanti sezioni strumentali: una capacità professionale da lui portata a vero virtuosismo, anche perché in quel modo sublimava la sua profonda pulsione a conciliare ogni contrasto.
IL "PRIORATO DI SION" E I SERVIZI SEGRETI
Soprattutto, però, Hubert sapeva quali fossero i fini del misterioso Priorato di Sion, di cui Jean Cocteau, intimo amico e sodale di Igor, era stato Nautonnier (nocchiere, ndr). Ordine dalla fisionomia sfuggente e mutevole, durante la guerra era stato contattato anche dai servizi inglesi per organizzare la resistenza in Francia. Charles de Gaulle se n'era servito per la sua ascesa al potere. E gli americani avevano fatto proprie le due idee fondamentali del Priorato: agire nel campo della psicologia di massa e realizzare il grande disegno di una federazione di stati europei.
Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln, gli storici che hanno studiato questo ordine, ce lo descrivono come immerso da qualche tempo in una "sfera piuttosto tenebrosa", dove politica, massoneria, Cavalieri di Malta, Cia, Vaticano, alta finanza "si incontrano, si uniscono temporaneamente per uno scopo o per l'altro, poi riprendono la propria strada".
Anche tutti questi fili del Priorato di Sion, negli anni Settanta, finivano con l'intrecciarsi dentro e attorno a Palazzo Caetani, in una ragnatela di discrete relazioni e di contatti insospettabili fra persone e istituzioni. Nella primavera del 1978, dunque, non poteva che essere convocata lì, a Palazzo Caetani e dintorni, la riunione sinarchica per risolvere i problemi aperti dal sequestro Moro. Su questo piano sovrannazionale Hubert Howard e Igor Markevic avrebbero governato l'intricata matassa di interessi e di posizioni che si aggrovigliavano nel caso Moro.
In un'ipotetica divisione dei ruoli, è possibile che Igor agisse sul campo, per così dire, tornando a fare la spoletta tra le parti, magari anche con il cervello politico delle Br, e Howard tenesse il controllo nella cabina di regia di Palazzo Caetani.

16 gennaio 2003 - MITROKHIN: POLEMICHE PER VISITA GUZZANTI AL SISMI
"Il Nuovo"
Guzzanti va al Sismi: e la Mitrokhin s'infiamma
Il presidente della commissione, accompagnato dall'ex 007 Inzerilli, va a Forte Braschi a consultare dossier. Polemiche dell'opposizione. Si ripara con la visita del vicepresidente, ma stavolta insorgono i ds.
di Alberto Terrasi
ROMA - L'ultima polemica, questa volta, ha tempi e luoghi assai precisi. Tempo: 6 ore. Luogo: Forte Braschi, sede del Sismi, il servizio segreto militare. Cosa è accaduto? Lunedì scorso dagli 007 si è presentato il senatore Paolo Guzzanti, presidente della commissione Mitrokhin, che ha chiesto e ottenuto di consultare una serie di documenti riservati, custoditi negli archivi del servizio segreto, che potrebbero - anzi, dovrebbero - essere acquisiti prossimamente dalla Commissione.
Una visita inusuale. Tanto più curiosa - è apparsa all'opposizione - perché Guzzanti ha scelto di essere accompagnato da un consulente particolare: il generale Paolo Inzerilli, già capo di Stato maggiore del Sismi e capo di Gladio, la cui presenza tra gli esperti di palazzo San Macuto aveva suscitato non poche polemiche, proprio per i suoi trascorsi tra gli 007.
In teoria, Guzzanti avrebbe dovuto andare nella sede del Sismi insieme con il vice-presidente della Commissione, Andrea Papini della Margherita, proprio per sottolineare il carattere istituzionale e non di parte della visita. Ma il presidente si è presentato da solo. Come mai? Guzzanti si è giustificato: ho provato a contattare Papini, ma non sono riuscito a raggiungerlo telefonicamente, così solo andato ugualmente. Inutile dire che la visita di Guzzanti ha provocato non pochi malumori.
Che, tra l'altro, hanno generato altri malumori all'interno dello stesso centro-sinistra. Infatti, come "riparazione", si è deciso che giovedì mattina a Forte Braschi si presentasse da solo il vice-presidente Papini, per esaminare a sua volta i documenti che avrebbero dovuto essere acquisiti dalla commissione. Una scelta che non è sembrata a tutti opportuna, ma che - al contrario - è apparsa come una legittimazione dello "strappo" di Guzzanti. Tanto più che alla fine Papini ha deciso di farsi accompagnare ugualmente da Inzerilli, dallo stesso consulente sul quale l'Ulivo aveva fatto un fuoco di fila. Questo nonostante ci fossero molti altri consulenti di "area Ulivo" in grado di fornire una altrettanto adeguata assistenza.
Il capogruppo dei Ds in commissione Mitrokhin, Valter Bielli, getta acqua sul fuoco. "Non c'è nessuna polemica all'interno dei commissari dell'Ulivo. Certo c'è un dato di fondo che desta perplessità: la visita a Forte Braschi avrebbe dovuto essere programmata e svolta in maniera collegiale, secondo modalità prestabilite. Qui siamo di fronte ad un presidente che va da solo perché, dice, non ha trovato al telefono il suo vice, Papini. Come se una visita al Sismi fosse qualcosa di estemporaneo. Ecco, senza alimentare polemiche, io dico che bisogna recuperare in commissione uno spirito collegiale che oggi manca del tutto. Se ognuno va per conto suo, non si conteranno i malumori ed i sospetti. E questo non è interesse di nessuno".
Ad ogni modo, al di là dei metodi, sembra che la visita di Guzzanti alla sede del Sismi avrà degli effetti sui lavori della Commissione: è stato deciso di acquisire un lungo elenco di documenti che dovrebbero servire a contestualizzare le affermazioni fatte nei vari rapporti del dossier Impedian. In questo modo si entrerebbe nel merito della questione. Tanto più che alcuni consulenti, tra questi il professor Donno, già stato stati autorizzati a svolgere altre acquisizioni documentali all'archivio di Stato e al Viminale. Non solo. A quanto sembra, nei prossimi giorni anche una serie di consulenti in quota Ulivo dovrebbero essere autorizzati a scartabellare documenti custoditi in archivi riservati, sempre con lo scopo di trovare elementi utili all'inchiesta.
Se così sarà, se cioè una decina di consulenti di Polo e Ulivo potranno davvero girare per i vari archivi alla ricerca di documentazione, la commissione potrebbe fare quel salto di qualità tanto atteso ed entrare finalmente nel merito della questione delle spie russe in Italia. Tra l'altro acquisendo una documentazione di importante valore storico-poltico che potrebbe essere messa in un secondo momento a disposizione degli storici e dei ricercatori e sottratta alle rigidissime regole archivistiche, che di fatto impediscono di consultare documenti riservati.

18 gennaio 2003 - IL PESO DEGLI "EPISODI OSCURI" NELLA RECENTE STORIA ITALIANA
"La Stampa"
IL PESO DEGLI "EPISODI OSCURI" NELLA RECENTE STORIA ITALIANA
Così il passato entra nella sfida elettorale La guerra è già in atto su "Telekom-Serbia" e "Mitrokhin"
ROMA
L´AUTOREVOLE Financial Times azzarda che la commissione d´inchiesta parlamentare su Tangentopoli nasca per centrare due obiettivi del presidente Berlusconi. Il primo: "Ingenerare dubbi" sulle circostanze nelle quali venne "mortificato" alla fine del `94, quando a Napoli, mentre presiedeva un vertice Onu sulla criminalità internazionale, fu raggiunto da un avviso di garanzia dalla Procura di Milano. Il secondo: dimostrare che "dietro i suoi problemi giudiziari c´è un complotto della sinistra". Lettura riduttiva: a sentire gli stessi diretti protagonisti della polemica sulla istituenda commissione, la realtà è assai più complessa. Comunque sia, questa commissione d´inchiesta si aggiungerà, se sarà varata, alle altre due che sono state istituite in questa legislatura: la commissione Telekom-Serbia e quella Mitrokhin. E, dunque, è il caso di esaminare nel loro insieme le finalità di queste tre commissioni. Giuseppe Caldarola, Ds, componente del Comitato di controllo sui Servizi, propone questa lettura: "Il centrodestra con la commissione Mitrokhin vuole mettere in mora l´esperienza socialcomunista fino a lambire pezzi della Dc. Con Telekom-Serbia e Tangentopoli vuole invece colpire la magistratura e quel mondo finanziario che non si schierò quando Berlusconi scese in campo. Queste tre commissioni, insieme, tendono a ricostruire la storia d´Italia come un colpo di Stato attuato da una lobby di magistrati influenzata dalla politica, e forse aiutata dal disinteresse americano verso i gruppi dirigenti della Prima Repubblica. Le tre commissioni nascono da un impasto di rancori e da una esigenza di fondo: il centrodestra sente di non avere ancora legittimità, malgrado il consenso elettorale, e vuole dichiarare l´illegittimità altrui". Una sorta di complotto, dunque, per l´opposizione. Uno scenario che non condivide, naturalmente, Fabrizio Cicchitto, vicepresidente del gruppo di Forza Italia alla Camera: "Non capisco perché l´opposizione si scandalizza tanto. Le tre commissioni furono proposte nella precedente legislatura. Gli eredi del Pci non hanno mica il monopolio sulle proposte istitutive di commissioni. Non c´è nessun complotto, ripeto, queste commissioni nascono dall´esigenza di capire cosa è accaduto in questi anni. Dall´Antimafia alla commissione Stragi, da quella Sindona alla P2 che altro sono state se non cercare di capire o scrivere pezzi di interpretazione storica degli eventi?". Cicchitto, di fronte ai malumori e alle preoccupazioni esplicitate, si rivolge all´opposizione: "Tutti hanno votato l´istituzione delle commissioni Mitrokhin e Telekom-Serbia. Qualcuno si è pentito di averle votate, visto l´andamento dei lavori di queste due commissioni?". Le audizioni delle commissioni d´inchiesta parlamentare su Telekom-Serbia e il dossier Mitrokhin vanno avanti tra silenzi e polemiche neppure tanto sotterranee. Per esempio, l´altro giorno l´ex Capo dello Stato, Francesco Cossiga, avvertiva: "Le notizie apparse sui giornali sui lavori della commissione Telekom-Serbia, temo segnino l´inizio di un accanimento nei confronti del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi (all´epoca dei fatti della presunta tangente che sarebbe stata pagata, Ciampi era ministro del Tesoro, ndr). Un accanimento che mi sembra pericoloso, ingiusto e fuorviante". Chi partecipa ai lavori della commissione si dice esterrefatto per ciò che sta emergendo. Chiarisce Enzo Fragalà, di An: "La commissione Mitrokhin serve a capire qual è stato il livello di condizionamento della politica interna ed estera dell´Italia da parte del Kgb". Secondo il diessino Walter Bielli, invece, la maggioranza "vuole dimostrare che tutto ciò che ha messo alla prova la tenuta della democrazia, come le stragi, è giustificabile in ragione del Muro di Berlino, di un pericolo rosso". Più semplicemente, obietta il Verde Giampaolo Zancan, "l´obiettivo della maggioranza è dimostrare che una parte del Sismi, in collusione con i governi dell´Ulivo, ha occultato parti del dossier Mitrokhin, che si ferma al 1985. Ricostruire la storia di vicende così lontane nel tempo non ci consentirà di avere dati apprezzabili". Scenari apocalittici e inquietanti, che rischiano di aggravarsi ancora di più se il Parlamento deciderà di varare la commissione d´inchiesta sulla corruzione e sull´uso politico della giustizia (Tangentopoli), che dovrebbe accertare le deviazioni della magistratura. L´ex pm Nitto Palma, di Forza Italia, relatore del testo base che tante polemiche ha già sollevato, spiega: "Con questa commissione vogliamo trovare risposte e spiegazioni al conflitto tra il potere politico e giudiziario, qualunque esse siano. Sarà un passaggio obbligato e doloroso per restituire al rapporto tra i due mondi la sua fisiologia". Replica Giuseppe Fanfani della Margherita: "Ma quale ristabilimento di un rapporto fisiologico tra politica e magistratura. La maggioranza vuole brandire la clava, delegittimare e intimidire la magistratura. E´ un´operazione non rivolta al passato ma al presente e al futuro. Anche la Mitrokhin e Telekom-Serbia rispondono a questo obiettivo: sono uno strumento di ricatto, un bisturi che si affonda o si ritrae in funzione della situazione politica contingente". Cosa sta emergendo dai lavori della Telekom-Serbia? Il presidente della commissione, Enzo Trantino, di An, usa una metafora: "L´indagine ha messo sul tavolo operatorio un cadavere che è tornato in vita. L´acquisto delle azioni di Telekom-Serbia, da quello che ci hanno raccontato i vertici di Telecom e Stet, è stata una operazione anomala, ambigua, scandalosa, sconvolgente. L´operazione è servita a coprire il finanziamento della politica o qualcos´altro. Siamo riusciti a ricostruire la tela del ragno, l´attività piramidale. Telekom-Serbia è stata una disfatta per le finanze dello Stato. Stiamo cercando di capire se sono stati interessi illeciti di singoli o di gruppi che hanno inteso lucrare sull´operazione". Ancora più esplicito Carlo Taormina, Forza Italia: "L´affare Telekom-Serbia va inserito in un contesto politico nel quale l´Italia voleva rinsaldare così i rapporti con Milosevic, con quella Jugoslavia in guerra. Il problema della tangente di 33 miliardi è poca cosa: sono stati pagati 800 miliardi per un affare sbagliato, perché Telekom-Serbia non valeva niente". Ora si annuncia la commissione su Tangentopoli, le cui finalità sono, per molti dell´opposizione e per l´Anm, "incostituzionali". Tuonava l´altro giorno Gavino Angius, capogruppo al Senato dei Ds: "La maggioranza pretende di scardinare gli equilibri istituzionali, di alterare il sistema della separazione dei poteri e dei reciproci controlli tra politica e giustizia, di porre sotto accusa la magistratura". Parole gravi, pesanti, che lasciano intravedere nuove fibrillazioni istituzionali. E a chi obietta che è compito degli storici capire la storia del passato, Carlo Taormina obietta: "Il passato è sepolto: vogliamo capire cosa è accaduto per avere ben chiaro in testa come muoverci per il futuro. Non è illegittimo rivendicare il controllo sul funzionamento del sistema giudiziario nei suoi rapporti con la politica".

21 gennaio 2003 - MITROKHIN: LO FASO, PRIME CARTE CON MODALITA' ANOMALE
ANSA:
Il 30 marzo del 1995 un ufficiale dei servizi segreti inglesi consegno' ad Alberigo Lo Faso, alto ufficiale del Sismi, i primi trenta reports riguardanti il dossier Impedian, maggiormente conosciuto come il dossier Mitrokhin. Quel giorno Lo Faso ebbe l'impressione che gli inglesi volessero avere riscontri sulle notizie fornite dalla fonte che era sotto il loro controllo gia' da tre anni. Inoltre gli inglesi adottarono delle modalita' "anomale" e "inconsuete" per consegnare le carte saltando del tutto l'ufficio relazioni esterne, che e' deputato a mantenere i contatti con i servizi collegati. Inoltre i servizi inglesi vollero mantenere quanto mai riservata l'origine delle notizie inviate ai servizi italiani. L'uomo che ricevette i primi trenta reports e' il generale Alberigo Lo Faso, all'epoca direttore della prima divisione del Sismi, carica che l'alto ufficiale mantenne ancora per 3-4 giorni prima di passare la mano alla dottoressa Maria Vozzi. Lo Faso e' stato ascoltato questa sera dalla commissione Mitrokhin per far luce proprio sulle modalita' con le quali arrivarono al Sismi le prime carte del dossier. "Quell'ufficiale - ha detto Lo Faso ai commissari - mi consegno' il plico e non mi disse assolutamente nulla. Mi colpi' la lettera di accompagnamento che indicava che le notizie allegate erano state fornite da una fonte sensibile. Gli inglesi sembravano preoccupati di mantenere la copertura della fonte e ci lasciarono in una sorta di incertezza sulla genuinita' della stessa perche' ci chiesero di verificare le notizie che ci avevano inviate". Lo Faso ha spiegato che l"'anomalia" delle modalita' di trasmissione del dossier non era del tutto inconsueta da parte dei servizi americani e inglesi. "Ci chiesero in sostanza di confermare e verificare le notizie che loro ci avevano trasmesso". Lo Faso abbandono' l'incarico pochi giorni dopo e passo' le consegne a Maria Vozzi, che ebbe, in rapida successione, alcuni incontri con i rappresentanti dei servizi inglesi. "Noi non demmo molta importanza a quelle notizie perche' in sostanza riguardavano elementi che si fermavano all'inizio dell'80 e inoltre - ha detto in sostanza Lo Faso - il fatto che gli inglesi ci chiedessero conferma delle notizie faceva immaginare su una sorta di incertezza sulla genuinita' della fonte. Non diedi particolare importanza a quelle carte". Nulla inoltre ci dissero - ha aggiunto l'alto ufficiale del Sismi - sulla volonta' di arrivare alla pubblicazione di un libro ne' sapemmo all'epoca che gia' nel '92 gli inglesi avevano informato gli alleati sulla presenza di una fonte che stava fornendo notizie sulla rete spionistica del Kgb in occidente. L'audizione di Lo Faso e' andata avanti per alcune ore e quella di Maria Vozzi, prevista per questa sera, e' stata rinviata alla prossima settimana.

22 gennaio 2003 - MITROKHIN: ARRIVANO I PRIMI DOSSIER
"Il Nuovo"
Alla Mitrokhin arrivano i primi dossier
Dal Sismi spediti i primi incartamenti alla commissione: Licio Gelli, Inge Feltrinelli, il padre della br Giuliana Conforto. L'ex capo del controspionaggio accusa: "Gli Usa avevano libero accesso ai nostri archivi".
ROMA - Alla fine è spuntato anche Licio Gelli. Cosa c'entra con la commissione Mitrokhin l'ex maestro venerabile della Loggia P2, organizzazione massonica che era - come è spiegato in numerosi saggi storici - il luogo del cosiddetto "oltranzismo atlantico", ossia dei più accesi sostenitori delle ragioni dell'Occidente e degli Stati Uniti durante la "guerra fredda"? C'entra. Perché tra le mille verità e leggende che sono fiorite in questi anni su Gelli, ce ne è una secondo la quale avrebbe avuto a che fare anche con il Kgb. Doppi e tripli giochi. E così tra il materiale richiesto dalla commissione Mitrokhin al Sismi c'è anche il fascicolo del Venerabile, limitatamente ai documenti che riguardano questa ipotesi.
Ma il materiale arrivato a San Macuto è assai copioso: 10 faldoni di carte, cui seguiranno altri invii di documenti, Che cosa sta per arrivare? Ad esempio il fascicolo su Giorgio Conforto, l'agente Dario del Kgb, padre di Giuliana Conforto, la donna che ospitò i due brigatisti Valerio Morucci e Adriana Faranda che avevano partecipato al sequestro di Aldo Moro. Conforto è un personaggio controverso, spia sovietica fin dagli anni del fascismo, però "smascherato" a più riprese. "Bruciato", si direbbe.
E allora come e perché ha continuato ad agire per conto dei sovietici fino agli anni Settanta? Anche in questo caso c'è da chiedersi se era un doppiogiochista o cosa. Dubbi assai fondati che hanno consigliato ai commissari della Mitrokhin di acquisire il fascicolo. Che arriverà insieme con molti altri, tra cui quello di Inge Feltrinelli, moglie di Giangiacomo, l'editore morto nel 1972 durante un tentativo di attentato a Segrate e considerato - soprattutto dalla storiografia di destra - un personaggio chiave per risalire ai presunti rapporti tra eversione italiana e servizi segreti dei paesi dell'Est.
Tra l'altro, i commissari della commissione Mitrokhin sono anche alla ricerca di un ipotetico carteggio intercorso negli anni Novanta tra la Cia e il Sismi sulla rete spionistica della ex Germania orientale messa in piedi dalla famigerata Stasi. Di questo carteggio fino ad ora hanno solo parlato i giornali. I parlamentari hanno chiesto al Sismi di verificare nei suoi archivi l'eventuale esistenza di questi documenti e trasmettere le parti eventualmente di interesse per la commissione.
Tutte le notizie sono state date dal presidente della Commissione, Paolo Guzzanti, durante la seduta di martedì sera, cominciata in grande ritardo per i concomitanti lavori della Camera sul cosiddetto "indulto". Guzzanti ha anche dato una ulteriore notizia, relativa alla polemica fatta dal consulente in quota Polo, Giancarlo Lehner, che aveva minacciato di dimettersi perché tra i consulenti figura Giulietto Chiesa, ex corrispondente de l'Unità da Mosca durante gli anni Ottanta cosa che - secondo Lehner - sarebbe stata incompatibile con quella di consulente della Commissione. Giulietto Chiesa rimarrà al suo posto. In compenso Guzzanti ha chiesto a Lehner di ritirare le sue dimissioni. Pari e patta, dopo una serie di fuochi incrociati tra maggioranza e opposizione.
Nel merito dei lavori, poi, la commissione ha ascoltato fino a notte fonda il generale Enrico Lofaso, già capo del controspionaggio del Sismi tra il 1994 e il 1995, che fu colui che ricevette materialmente le prime trenta schede del dossier Mitrokhin. Lofaso, però, fu sostituito dopo solo cinque giorni e non ha potuto di re molto nel merito. "Ricordo - ha spiegato il generale - che la procedura usata dagli inglesi per trasmetterci quel materiale non fu normale, non seguì la prassi consolidata. L'impressione che ebbi, leggendo brevemente le prima carte, fu che gli inglesi in qualche modo cercassero attraverso di noi riscontri su ciò che affermava la loro fonte, ossia Vasilj Mitrokhin".
Insomma l'intelligence britannica non diede certezze, ma sembrò cercare risposte. Cosa che consigliò una gestione prudente del materiale, il cui contenuto doveva essere verificato. Dalle parole di Lofaso (come in quella degli altri ufficiali ascoltati precedentemente) è emersa anche una grossa conflittualità all'interno del Sismi, motivata da questioni di carriera e cordate interne piuttosto che da contrapposizioni politiche. Ed infatti Lofaso ha sottolineato come la decisione di sostituirlo alla guida del Controspionaggio lo avesse colto di sorpresa e lo avesse amareggiato. "Non ho mai capito i motivi - ha detto - Forse i successi che eravamo riusciti a realizzare".
I commissari del Polo hanno sollevato un dubbio: per caso Lofaso è stato sostituito perché, sulla base della prima lettura delle schede del dossier Mitrokhin, era stato giudicato politicamente inaffidabile? Difficile crederlo, perché la sostituzione fu decisa prima dell'arrivo del dossier. Quando nessuno ne conosceva il contenuto. Ma è chiaro che i commissari del Polo puntavano ad un obiettivo: vedere se il capo del Sismi dell'epoca, il generale Siracusa, fu informato in anticipo, magari in maniera informale dai suoi colleghi inglesi. Questo perché il Polo punta a mettere sotto accusa la gestione Siracusa.
Ma la vera novità dell'audizione, a quanto pare, è contenuta in un passaggio in seduta segreta, dopo la domanda di un commissario dell'Ulivo sulle reti spionistiche presenti in Italia. Lofaso avrebbe confermato che, oltre ai russi, anche i servizi segreti dei paesi cosiddetti alleati sono particolarmente attivi nel nostro paese. In particolar modo gli americani, che ancora nel 1994-1995 avevano un accesso quasi diretto a tutte le fonti. Insomma: l'Italia paese di spie.

24 gennaio 2003 - MITROKHIN: POLEMICA BIELLI-GUZZANTI
"Il Nuovo"
Mitrokhin, è polemica tra Bielli (Ds) e Guzzanti
Il presidente in un editoriale sull'Avanti: "Il diessino mi ha confidato informalmente che su questa questione il Polo ha vinto". Bielli inferocito: "Mai pronunciato quelle parole".
ROMA - Riprenderanno la prossima settimana con l'audizione di Maria Vozzi, la responsabile della sezione del controspionaggio del Sismi che si occupò per prima del dossier Mitrokhin, i lavori della commissione che devono far luce sulla rete spionistica sovietica in Italia durante gli anni della "guerra fredda". Ed è anche probabile che a essere ascoltato nell'aula di San Macuto ci sia presto il colonnello Masina, successore del generale Enrico Lofaso alla guida della prima divisione, che fu l'ufficiale che materialmente ha gestito gli accertamenti sul caso Mitrokhin.
Audizioni importanti, anche se il centro-sinistra (finora inascoltato) sta facendo pressioni perché la commissione d'inchiesta senta anche alcuni dei giornalisti chiamati in causa dal dossier che, a quanto sembra, sono del tutto estranei al Kgb e che sono finiti in quella lista per i motivi più svariati. Insomma, poco alla volta si vuole entrare nel merito del dossier, piuttosto che sugli aspetti meramente gestionali.
Nel frattempo, più che delle spie sovietiche, sono le polemiche a tenere banco in Commissione. Ieri ce ne è stata addirittura una "triangolare": sul nuovo Avanti (quello del Polo) il senatore Guzzanti, che della commissione Mitrokhin è presidente, ha polemizzato con l'editorialista del Corriere della Sera, Paolo Mieli, sostenendo che i primi mesi di lavoro dimostrano tutta la validità della commissione Mitrokhin.
Mieli, al contrario, si sarebbe mostrato assai scettico sull'opportunità di rispolverare la "guerra fredda" in Italia, rischio insito nella creazione della commissione stessa. A conforto della sue tesi, nell'articolo su l'Avanti, Guzzanti ha raccontato il contenuto di una breve conversazione privata tra lui e il capogruppo dei Ds, Valter Bielli. Il quale, secondo Guzzanti, gli avrebbe confidato, più o meno: basta andare avanti, perché voi del Polo avete vinto.
Vero? Bielli è andato su tutte le furie. "Ma quando mai ho affermato che hanno vinto? Casomai il contrario". Così da Guzzanti-Mieli, la polemica si è trasformata di Bielli-Guzzanti. Ed il parlamentare diessino ha preso carta e penna, per scrivere: "Nell'articolo Lei mi attribuisce una frase che in quei termini non ho mai pronunciato e la estrapola da un colloquio avuto fuori dai lavori della Commissione".
Dopo aver ribadito di non aver mai detto che il Polo ha vinto e che quindi è meglio fermarsi, Bielli prosegue: "Se sapessi come sono andate le cose, sai il primo a rallegrarmene e avremmo già finito i lavori della Commissione: il problema è invece tutto aperto e mi aspetto proprio dal lavoro avviato e non concluso che si possa arrivare ad un giudizio condiviso. Ma voglio anche dirle, caro Guzzanti, e non so se chiamarla presidente, o vide-direttore del Giornale o giornalista de l'Avanti, che è difficile rapportarsi con chi, come Lei, è uno e trino e a seconda dei momenti agisce nel ruolo che ritiene più opportuno. Ma questo, mi creda, non aiuta quell'accertamento della verità che invece dovrebbe essere la finalità della Commissione che Lei presiede".
Il messaggio a chi è indirizzato? A tutti e tre i Guzzanti. Al vice-direttore del Giornale; al giornalista de l'Avanti che polemizza con Mieli, citando Bielli. E anche - ma soprattutto - al presidente della Commissione. Ma a ben vedere, in questa ennesima polemica si scorgono anche alcuni inattesi sprazzi di sereno: sia Guzzanti che Bielli non escludono che si possa arrivare ad una verità condivisa. E forse è questa la vera notizia.

29 gennaio 2003 - MITROKHIN: I DUBBI DEL SISMI
"Il Nuovo"
Il dossier Mitrokhin e i dubbi del Sismi
Dalla carte giunte alla commissione d'inchiesta, emerge una nota dei "servizi" in cui si metteva in guardia contro errori di trascrizione e manomissioni che potrebbero dare luce diversa a persone ed episodi.
ROMA - Ma siamo sicuri che il dossier Mitrokhin sia arrivato in Italia senza alcuna manomissione? Senza alcun errore di trascrizione? Senza un "non" - messo o aggiunto - in grado di stravolgere il senso di una frase? Insomma, esiste una garanzia di controllo della fonte originaria?
Dubbi che erano stati a suo tempo sollevati, ma che adesso hanno trovato una autorevole conferma in uno dei tanti documenti mandati dal Sismi alla commissione presieduta dal senatore Paolo Guzzanti. Infatti, nella montagna di carte arrivate a palazzo San Macuto, c'è una nota firmata dal direttore dei servizi segreti militari, in cui si mette in guardia il governo dal giungere a conclusioni affrettate, proprio perché - appunto - nonostante la stima nei confronti dei servizi segreti inglesi, gli italiani non avevano potuto avere alcun controllo diretto sui documenti originali, ossia quelli trafugati da Vasilj Mitrokhin dagli archivi del Kgb. A maggior ragione dovrà procedere con i piedi di piombo la Commissione, visto che dagli atti risulta che è il Sismi stesso ad avanzare dubbi sulla totale limpidità della operazione.
Il dossier Mitrokhin è dunque inattendibile? Assolutamente no. Molte delle notizie che sono contenute nei cosiddetti "rapporti Impedian" sono state riscontrate ed è indubitabile che i sovietici - come del resto americani, israeliani, inglesi ed altri - avessero una rete spionistica in Italia, utilizzata soprattutto per lo spionaggio tecnologico e industriale. Tuttavia è evidente che in un mondo così particolare come quello dei servizi segreti, dove vero, verosimile e falso marciano sempre a braccetto, è possibile che nove notizie "vere" siano solamente utili per accreditare come "vera" una decima, che magari è "falsa".
Oltre a questo, appunto, non c'è alcuna garanzia che nella trascrizione dei documenti da parte di Mitrokhin sia avvenuto qualche errore materiale, tale da stravolgere - come detto - il senso di una frase. Ecco allora, anche partendo dalle valutazioni caute del Sismi, la necessità di svolgere ulteriori approfondimenti.
Si andrà in questa direzione? Sembra proprio di sì. Perché la commissione Mitrokhin, nonostante le asprezze e le polemiche continue, ha sorprendentemente cominciato a marciare in un clima di grande collaborazione tra le parti, forse anche grazie all'atteggiamento del presidente Guzzanti, che ha scelto una linea di condotta "liberale", senza verità precostituite, dove ogni approfondimento utile per fare chiarezza verrà effettuato. Ed infatti sono state già avviate le procedure per ascoltare lo stesso Vasilj Mitrokhin, che potrà chiarire molti dubbi.
Lo stesso nodo del confronto delle fonti non sarà probabilmente eluso, perché sarebbe impossibile fare una relazione minimamente attendibile senza aver svolto preliminarmente una verifica accurata del materiale da studiare.
In questo clima di - si spera non momentanea - concordia, l'ufficio di presidenza ha deciso di ascoltare nei prossimi giorni la dottoressa Maria Vozzi, che ha curato i primi riscontri sul cosiddetto dossier Mirokhin e il colonnello Masina, uno dei capi del Controspionaggio che si sono occupati della vicenda.
Seguiranno le audizioni di altro funzionari dei servizi segreti che a vario titolo si sono interessati degli accertamenti sulle spie sovietiche in Italia.
Dopo questa prima fase, è probabile che la Commissione - cominciando dai giornalisti - voglia ascoltare tutte le persone chiamate in causa nel dossier, per stabilire chi era effettivamente una spia russa e chi è stato, al contrario, inserito in maniera arbitraria e depistante nell'elenco. Un lavoro che si preannuncia lungo e interessante, proprio perché le attese su questo punto - il merito del dossier - sono molto vive.
 
 

 

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